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AMBIENTE

MENSILE - TECNOLOGIE AMBIENTALI PER L’INDUSTRIA E LA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE -

ANNO XXX NOVEMBRE 2019

N 10


SOMMARIO BIOMASSE & BIOGAS

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PANORAMA

Più biogas con PreMix

DEPURAZIONE I disoleatori a ingombro ridotto

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Un sistema lineare e versatile per rendere omogenei prodotti difficili quali letame a paglia lunga, pollina e scarti vegetali in genere

La particolare forma costruttiva ne consente un elevatissimo rendimento. Numerose le ideali applicazioni

Il biogas sotto copertura

Aria pulita e recupero energetico

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AB Cover è un rivestimento a doppia membrana per digestori. Silocover è ideale per ricoprire i silos contenenti liquame o digestato

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Filtrazione a secco e a umido, adsorbimento chimico/fisico, sistemi di combustione catalitica o con recupero termico rigenerativo

ENERGIA

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Trattamenti avanzati dei reflui I sistemi MBR

Il composito per l’eolico

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Per soddisfare le nuove richieste di potenza ed efficienza servono pale più lunghe ma leggere e resistenti

Le membrane a fibra cava Memcor

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Ideali per le applicazioni su acque reflue, come MBR e trattamento terziario, e per sistemi di potabilizzazione e produzione di acqua industriale

MACCHINE & STRUMENTAZIONE

Le sonde CID per il telecontrollo

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Sensori a tecnologia brevettata il cui funzionamento prevede un sistema scada con software Depuraweb per il controllo remoto dei parametri nelle acque

GREEN FASHION

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L’eco-produzione della viscosa

LABORATORI

Per produrre questa fibra in modo corretto e ambientalmente sostenibile basta seguire le B.A.T. europee, ma volendo si può fare anche di più

Le sfide dell’acqua in Lombardia Firmano una convenzione per migliorare l’efficienza del servizio e puntare sull’innovazione, grazie a know how e strumentazioni all’avanguardia

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Rigenerare con Phoenix

RETI IDRICHE

RIFIUTI Più elettonica, meno rifiuti

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Pulire le strade con acqua depurata 19

I nuovi modelli di business hanno iniziato a cambiare l’industria. Produzione e consumo stanno virando verso l’economia circolare

Un servizio di qualità

Un nuovo impianto per Acea

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I rifiuti speciali in Italia

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E’ partita dal comune milanese di Assago la nuova sperimentazione di Gruppo Cap per ridurre i consumi di acqua potabile

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Secondo la ricerca del Centre on Regulation in Europe, una regolazione indipendente può stimolare gli investimenti nel settore

ENTERPRISE EUROPE NETWORK

GLI INDIRIZZI DELLE AZIENDE CITATE SONO A PAG. 36 Hi-Tech Ambiente

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panorama secondo i dati del Centro di Coordinamento raee, nel primo semestre del 2019 a livello nazionale sono state ritirate e avviate a trattamento dall’insieme dei sistemi Collettivi 156.230 tonnellate di rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche, 13.349 ton in più rispetto al pari periodo 2018, ossia un incremento del 9%. per quanto la crescita della raccolta dei raee abbia interessato tutti i primi sei mesi dell’anno, è il primo trimestre a contribuire maggiormente a questo incremento: da gennaio a marzo sono infatti state avviate a corretto trattamento oltre 77.600 ton di raee, 8.944 ton in più rispetto ai primi tre mesi del 2018 (+13%). Nel secondo trimestre, a livello complessivo si evidenzia un rallentamento caratterizzato comunque da un +6% rispetto al pari periodo dell’anno precedente, a cui ha contribuito in buona parte l’eccezionale picco di crescita registrato ad aprile (+14%), mese che ha e-

Nel primo semestre 2019

Raee: riciclo a +9%

videnziato il più importante incremento nella raccolta di raee di tutto il semestre. Con 86.274 ton (+8%) di raee av-

rApporto ANNuAle ComieCo

viate a corretto smaltimento è ancora una volta il Nord italia a raccoglierne i maggiori quantitativi. È però il Centro a registrare l’incre-

mento maggiore rispetto al primo semestre 2018: +13%, pari a 36.219 ton. sud e isole si fermano a 33.737 ton (+9%). Con un +17% rispetto al primo semestre del 2018, pari a 34.214 ton, è il raggruppamento di elettronica di consumo (r4) quello che registra il maggior incremento, dato doppiamente rilevante se si considera la difficoltà storica di raccolta di questa tipologia di apparecchiature. Anche i grandi bianchi (r2) e il freddo e clima (r1) evidenziano trend di crescita interessanti, rispettivamente +11% e +8%, corrispondenti a 53.331 e 39.893 ton. È invece più contenuta (+4%) la crescita delle sorgenti luminose (r5) per un totale di 1.073 ton. in linea con le aspettative, infine, è la decrescita registrata in r3 (-1% pari a 27.719 ton), effetto della sostituzione dei televisori a tubo catodico con i più leggeri schermi piatti.

CArtA, plAstiCA, legNo

Carta: +4% la raccolta L’eco-contributo rimodulato

Aumenta la raccolta differenziata di carta e cartone in italia. la tutela dell’ambiente è ormai un principio cardine del senso civico dei cittadini, sempre più attenti a differenziare carta e cartone dagli altri materiali. Dietro buoni risultati però non c’è solo l’impegno a differenziare, comunque fondamentale, ma anche un sistema di gestione efficace ed efficiente, capace di garantire a qualunque condizione il ritiro e l’avvio a riciclo degli imballaggi su tutto il territorio nazionale. e’ quanto emerge in sostanza dall’analisi dei dati del 24° rapporto di Comieco, dal quale si evince che sono 3,4 milioni le tonnellate di carta e cartone nel 2018 (oltre 56 kg/ab),

con un aumento complessivo del 4%, pari a +127.000 ton rispetto al 2017, distribuito su tutto il territorio nazionale, ma con particolare evidenza al sud e al Nord.

il CdA di Conai, valutate le richieste dei consorzi di filiera Comieco, Corepla e rilegno, ha deliberato una rimodulazione del contributo ambientale per gli imballaggi in carta, plastica e legno che entrerà in vigore dal 1° gennaio 2020. la decisione è stata presa per continuare a garantire un equilibrio economico che assicuri le risorse necessarie al raggiungimento degli obiettivi di recupero e riciclo dei rifiuti di imballaggio su tutto il territorio nazionale. il contributo per gli imballaggi in carta passerà da 20 euro/ton a 35 euro/ton, mentre resta invariato il contributo aggiuntivo per i poliaccoppiati a prevalenza carta. il contributo per gli imballaggi in plastica aumenterà solo per la fascia C, che passare da 369 euro/ton a 546 euro/ton e per la fascia B2 (imballaggi con una filiera di selezione e riciclo in fase di consolidamento e sviluppo) che sarà di 436 euro/ton. il contributo per gli imballaggi in legno passerà da 6 euro/ton a 9

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euro/ton, e l’aumento avrà effetto anche sulle procedure forfettarie/semplificate per importazione di imballaggi pieni.


A luglio scorso è stato pubblicato il "position paper sulle agro energie", elaborato dal ministero dell’Agricoltura, dal Crea, da Coldiretti, Confagricoltura e Cia. scopo del piano è quello di dare sia il giusto risalto al contributo delle biomasse di origine agricola sul piano nazionale energia-Clima, che ha ricevuto le prime osservazioni da parte della Commissione europea, sia meglio focalizzare gli adempimenti relativi al recepimento della direttiva reD ii sulle energie rinnovabili. <<occorre promuovere ulteriormente le bioenergie, che rappresentano una realtà fondamentale per il futuro dell'agricoltura italiana - afferma il ministro gian marco Centinaio - tenendo conto anche dell'ampia disponibilità delle biomasse e dell'opportunità di una lo-

puBBliCAto il positioN pAper

Le bioenergie vanno promosse

ro valorizzazione energetica sia per quanto riguarda le biomasse residuali, agricole e forestali, che le colture>>. il piano, nel delineare lo sviluppo

della strategia energia-clima al 2030, tiene conto delle ricadute positive di carattere ambientale, economico e sociale, legate alla produzione di energia da biomasse e

@AMBIENTE ON-LINE@AMBIENTE ON-LINE@

Il portale per le diagnosi energetiche È online il portale Audit 102 sviluppato dall’enea per supportare le imprese che sono chiamate ad effettuare la diagnosi energetica dei propri impianti produttivi entro il 5 dicembre 2019.

il nuovo sito è stato ideato per semplificare l’inserimento del rapporto di diagnosi e della relativa documentazione, con particolare attenzione al ruolo che imprese e consulenti rivestono

nel processo di diagnosi energetica, garantendo la responsabilità, la proprietà e la riservatezza dei dati trasmessi. il check-up energetico per le grandi imprese e per quelle energivore da realizzare ogni 4 anni è stato introdotto dal D.lgs 102/2014 che ha recepito la Direttiva 2012/27/ue sull’efficienza energetica. in seguito al provvedimento è stata istituita, da parte dell’enea, una banca dati dedicata ai rapporti di diagnosi. l’italia si colloca al top della classifica ue dei paesi più virtuosi nell’attuazione della direttiva europea sull’efficienza energetica per i check-up nelle aziende: nel periodo 2015-18 sono state inviate 16.105 diagnosi energetiche da parte di 8.871 aziende, di cui 5.862 da grandi imprese e 2.913 da imprese energivore, con un risparmio di 896,3 ktep/anno.

www.audit102.enea.it

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da biogas, ottenuti da matrici residuali e sottoprodotti, limitando l'uso di colture dedicate e puntando a incrementare l'erogazione di altri beni e servizi. Nel dettaglio, per quanto riguarda l'energia elettrica, si sottolinea come gli attuali livelli di produzione possano e debbano essere mantenuti al 2030 (20 tWh) attraverso la previsione di politiche e misure di sostegno che tengano conto della capacità delle biomasse di mitigare gli effetti del cambiamento climatico. inoltre, la produzione di energia termica deve essere sostenuta da un'ulteriore crescita delle bioenergie al 2030 rispetto agli attuali livelli di produzione. infine, per il settore dei trasporti, occorre puntare con maggiore decisione allo sviluppo dei biocarburanti avanzati di origine agricola, in particolare del biometano.

TROPPI ABITI IN DISCARICA Nel sistema moda è sempre più necessario che la sostenibilità sia legata alla tracciabilità del prodotto e del processo produttivo, e ciò è fattibile solo con l’impegno da parte di tutti i soggetti coinvolti nella filiera. i prodotti tessili aumentano con la crescita demografica e cresce anche il numero di vestiti venduti: da 50 miliardi nel 2000 a 100 miliardi nel 2015. tutto si butta via velocemente, generando una grande massa di rifiuti tessili. il riciclo è ancora un segmento di nicchia con costi alti, il 73% degli scarti tessili va direttamente in discarica». Dagli anni ’70 ad oggi si è passati da 26 miliardi a 97 mld di tonnellate di abiti nelle discariche del mondo, con un inquinamento altissimo. per arginare il problema arriva una direttiva europea che impone entro il 1 gennaio 2025 l’istituzione della raccolta differenziata per i rifiuti tessili.


DEPURAZIONE A C Q U A

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A R I A

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S U O L O

I disoleatori a ingombro ridotto Fantoni Serbatoi

la particolare forma costruttiva ne consente un elevatissimo rendimento. Numerose le ideali applicazioni Nata nel 1966, Fantoni serbatoi è oggi tra le aziende di punta nella fabbricazione di serbatoi in poliestere rinforzato con fibra di vetro (vetroresina), decantatori modulari e tradizionali, per sedimentazione delle acque reflue, disoleatori, miscelatori statici (orizzontali o verticali), colonne filtro, torri per abbattimento fumi (scrubber, quench) oltre ai manufatti su specifica del cliente. il produrre fuori standard su disegno è infatti la quotidianità per l’azienda. oltre al noto decantatore modulare Comby 10, progettato e realizzato per risolvere i problemi di sedimentazione di acque reflue in spazi ridotti (di facile manutenzione ad alto rendimento e chimico-resistente), di comprovata efficacia sono anche i disoleatori Fantoni, in vetroresina. sono concepiti in modo da ridurre al minimo lo spazio occupato con un rendimento elevatissimo, reso possibile dalla particolare forma costruttiva che favorisce la separazione di grassi, oli o altre sostanze con peso specifico inferiore all'acqua che flottano verso la superficie. il flusso in entrata trova una camera di dimensioni tali da ridurre la velocità istantanea ad un valore vicino alla velocità di flottazione prima che il flusso entri nella zona di separazione sotto un

primo cono fisso, che costituisce il primo stadio di separazione. Nella camera di separazione il flusso non supera mai la velocità di 3.5 mm/sec (velocità di flottazione dell'olio di lino a 15 °C). le particelle oleose per raggiungere la superficie passano sul piano inclinato costituito dal cono e tendono ad aggrapparsi fino a raggiungere una dimensione tale da permettere la flottazione verso l'alto. All'uscita del primo stadio è posizionato un secondo cono chiuso, in fondo al quale viene prelevata l'acqua destinata all'uscita ad un livello molto basso rispetto allo sfioro, rendendo praticamente

impossibile la fuoriuscita dell'olio (secondo stadio). e' inoltre predisposta una camera di raccolta dell'olio nella quale il livello di sfioro è posto più in alto rispetto all'uscita, la diversità di livello è dovuta alla differenza di superficie delle due camere, separazione e raccolta olio. tutto questo consente lo scarico continuo dell'olio accumulato senza intervento alcuno. Questi disoleatori trovano ideale applicazione per i trattamenti galvanici (vasche di sgrassatura), trattamenti di acque di dilavamento piazziali, di lavaggio autoveicoli, di lavaggio cisterne (per stoccaggio o trasporto oli combu-

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stibili etc.), di molitura (e lavaggio in oleifici) e per la sgrassatura di acque destinate allo scarico in fognatura. una versione del tutto particolare di disoleatore può essere rappresentata dallo stesso Comby 10. pur essendo un decantatore, il suo principio di funzionamento fa si che sia utilizzabile, con modeste modifiche relative, proprio anche come disoleatore. la serie Comby 10 è stata infatti applicata con successo anche con l'applicazione del cono raccogli olio e schiuma. e per ottenere un corretto dimensionamento del decantatore il dato necessario è la velocità di sedimentazione dell'acqua e la portata in metri cubi/ora di refluo da trattare. ma l’efficacia delle soluzioni proposte da Fantoni dipendono anche dalle innovative tecniche produttive impiegate, da strumenti in continuo aggiornamento e da una seria collaborazione tra il mondo della ricerca e gli utilizzatori dei propri prodotti, unitamente al fatto che Fantoni si propone come vera e propria azienda-laboratorio. Versatilità, professionalità applicata alla produzione, accurata scelta delle materie prime, efficiente organizzazione commerciale e capillare assistenza, anche post-vendita, fanno il resto, consentendo così di ottenere un ottimo rapporto costo/qualità.


Ventilazione industriale nasce nei primi anni ‘70 e inizialmente produce sistemi di aspirazione refili e trucioli di legno, con stoccaggio in silos in muratura o a pannelli e successivo sistema di insufflaggio in caldaia, per soddisfare la crescente richiesta delle numerose falegnamerie operanti nel territorio, le quali potevano trarre un beneficio economico dall’utilizzo dei loro scarti di lavorazione come combustibile per riscaldare le botteghe. Negli anni l’azienda ha arricchito sempre più la gamma di produzione che, attualmente, copre praticamente ogni aspetto del trattamento dell’aria e il recupero energetico: filtrazione a secco, filtrazione ad umido, adsorbimento chimico/fisico, sistemi di combustione (catalitica o con recupero termico rigenerativo), combustione biomasse con recupero energetico.

Aria pulita e recupero energetico Ventilazione Industriale

Filtrazione a secco e a umido, adsorbimento chimico/fisico, sistemi di combustione catalitica o con recupero termico rigenerativo

FILTRAZIONE A SECCO

per la scelta dell’idoneo sistema di filtrazione polveri, in genere si fa riferimento al tipo di polvere da abbattere (composizione e granulometria) e alla concentrazione presente nel flusso da trattare. Cicloni e multicicloni sono utilizzati nel caso di alte concentrazioni di polveri grossolane, con alto peso specifico. Filtri a cartucce o a maniche autopulenti sono invece impiegati nel trattamento di polveri più sottili; in particolare i filtri a maniche, se equipaggiati con speciali tessuti filtranti, possono trattenere anche polveri submicroniche. ABBATTIMENTO A UMIDO

gli abbattitori a umido o scrubber vengono impiegati per l’abbattimento di polveri (qualora l’impiego di filtri a secco sia per qualche motivo sconsigliato, come nel caso di polveri infiammabili) e per l’abbattimento di sostanze idrosolubili. in questo ambito la gamma produttiva di Ventilazione industriale comprende: scrubber a coni venturi (consigliabile, quando il tipo di inquinante ne consente l’impiego, per le dimensioni compatte, costi ridotti e bassa necessità di manutenzione); scrubber a colonna (con corpi di riempimento – piatti filtranti o letti flottanti) particolarmente indicati per tutte le sostanze idrosolubili, con rese di abbattimento molto alte.

Combustione di biomassa con recupero energetico (per riscaldamento capannone)

ADSORBIMENTO CHIMICO/FISICO

il trattamento dell’aria coinvolge sia l’aspetto legato alla depurazione di sostanze inquinanti sia l’aspetto legato alle molestie olfattive; in en-

trambi i casi il filtro a carbone attivo può essere la scelta più corretta. l’adsorbimento è il processo mediante il quale si ottiene una condensazione del solvente presente nell’aria, su una superficie solida (il carbone attivo). generalmente è

SISTEMI DI COMBUSTIONE

l’ossidazione termica rappresenta la soluzione più indicata per il trattamento di flussi inquinati da idrocarburi. Due le opzioni: - ossidatori catalitici, che trovano impiego nel trattamento di idrocarburi non alogenati. il corretto dimensionamento del letto di catalizzatore può assicurare fino al 100% di rendimento di abbattimento degli inquinanti. la semplicità di utilizzo e la possibilità di impiego con concentrazioni anche variabili di inquinante, rendono questo tipo di impianto particolarmente indicato nel trattamento di emissioni derivanti da impianti di stampa, accoppiamento film plastico, impianti chimici - ossidatori termici rigenerativi, che rappresentano l’evoluzione nel setContinua a pag. 12

Combustore termico rigenerativo Hi-Tech Ambiente

consigliabile adottare questa applicazione quando le concentrazioni di inquinante non sono molto alte, altrimenti il carbone si satura velocemente rendendo le operazioni di manutenzione frequenti e onerose. una speciale applicazione di questa tecnologia è rappresentata dall’adsorbitore con recupero solvente; questo macchinario è particolarmente indicato quando nel processo industriale viene utilizzato un solo solvente che, attraverso disidratazione e distillazione può essere riutilizzato nel ciclo produttivo, con evidente ritorno economico per l’utilizzatore.

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non solo alle aziende che lavorano il legno, ma anche a quelle che si trovano a dover smaltire scarti con caratteristiche particolarmente problematiche (quali ad esempio la pollina, sanse esauste, farina di vinaccioli, ecc.).

Aria pulita e recupero energetico tore ecologico di trattamento di effluenti gassosi tramite processo di combustione. essi nascono dall’esigenza di andare incontro alla richiesta del mercato orientata verso impianti sempre più affidabili, di semplice conduzione/manutenzione e con costi di gestione il più possibile contenuti. infatti, il combustore rigenerativo ha consumi energetici estremamente modesti grazie al sistema di recupero termico. IL TRATTAMENTO DEGLI INQUINANTI “PARTICOLARI”

la lunga esperienza maturata in anni di attività e le molteplici specifiche esigenze sottoposte dai clienti, ha spinto Ventilazione industriale a progettare sistemi “combinati” per la rimozione di specifiche categorie di inquinanti. sono quindi nati: - i sistemi di rimozione CFC, che utilizzano contemporaneamente più stadi di abbattimento (filtrazione,

CONCLUSIONE

Scrabber a coni venturi

combustione rigenerativa, reattore per neutralizzazione gas acidi, adsorbimento su carbone attivo); - i “riconcentratori”, idonei all’abbattimento di soV presenti in quantità modesta in grandi volumi d’aria; dopo una prima fase di filtrazione/depolverazione il flusso viene inviato a unità di adsorbimento poste in parallelo e infine ossidate in un combustore rigenerativo. il processo consente di ridurre di circa 10-50 volte il volume di gas da bruciare termicamente, aumentando nel contempo la concentrazione delle soV contenute nel flusso.

CALDAIE E SISTEMI DI COMBUSTIONE BIOMASSE

Ventilazione industriale produce e commercializza anche caldaie e impianti per la valorizzazione delle biomasse. gli scarti di produzione, qualora posseggano un potere calorifico interessante, possono rappresentare una risorsa importante da utilizzare per poter recuperare calore da impiegare nel processo produttivo, produrre energia elettrica, produrre vapore, ecc. in quest’ottica sono stati studiati gli impianti di combustione biomassa, dedicati

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il comune denominatore della proposta di Ventilazione industriale, fin dalla sua fondazione, è stata la ricerca dei possibili benefici economici legati all’utilizzo di taluni macchinari che, per loro natura, non sono destinati a contribuire al processo produttivo ma possono essere percepiti come puro costo. se da un lato a livello normativo un’azienda manifatturiera ha l’obbligo di conformare le emissioni inquinanti ai limiti imposti, dall’altro è importante che possa contenere gli oneri di gestione/manutenzione e, se possibile, trarre anche un vantaggio finanziario. la sfida dell’azienda negli ultimi cinquant’anni è stata proprio questa, mettere al servizio del cliente la propria esperienza e know-how per raggiungere questo duplice obiettivo.


Trattamenti avanzati dei reflui I sistemi MBR 1a parte

i trattamenti biologici delle acque di scarico stanno passando dai sistemi a biomassa sospesa (come il trattamento a fanghi attivi) ai sistemi a biomassa adesa, nei quali i batteri che compiono la depurazione aderiscono su membrane (processi mABr - membrane Aerated Biofilm reactor) oppure su supporti mobili, generalmente costituiti da corpi di riempimento in polietilene (processi mBBr - moving Bed Biofilm reactor). esistono anche sistemi misti, in cui la biomassa è in parte sospesa e in parte adesa, che vengono indicati con la sigla iFAs (integrated Fixed Film Activated sludge), e sistemi in cui la depurazione avviene con il processo convenzionale CAs (Conventional Activated sludge) ma le membrane sono presenti nella fase di filtrazione, sostituendo in pratica la fase finale di sedimentazione (sistemi impropriamente indicati con la sigla mBr - membrane Biological reactor, mentre sarebbe più appropriata la sigla mFr - membrane Filtration reactor). I SISTEMI MBR

la tecnologia classica dei sistemi di depurazione biologica a fanghi attivi richiede, a valle della vasca di ossidazione, un bacino di sedimentazione, che ha lo scopo di separare per gravità i fanghi attivi dall'acqua depurata. gli impianti mBr separano invece i fanghi dall'acqua mediante filtrazione su membrane, che possono essere posizionate all'interno della vasca di ossidazione, oppure collocate in vasche esterne. oltre ad essere molto più compatti, i sistemi di filtrazione su membrana presentano numerosi vantaggi, come: - possibilità di ottenere un effluente praticamente privo di solidi sospesi, cioè perfettamente limpido - migliori caratteristiche sanitarie

fibra cava, in cui il refluo da depurare passa all'esterno della fibra, mentre la parte depurata ("permeato") si raccoglie all'interno; oppure del tipo piano, costituite cioè da fogli verticali paralleli e distanziati tra loro. in entrambi i casi, la pulizia viene eseguita in continuo mediante insufflazione di aria; le membrane a fibre cave possono essere sottoposte ad un ciclo periodico di controlavaggio, che di solito è sconsigliabile per le membrane a pannelli piani, a causa di possibili fenomeni di delaminazione. le iniziali perplessità circa la durata in servizio delle membrane non hanno ragione di essere: alcuni impianti sono in esercizio anche da 12 anni, con tassi di sostituzione media inferiori al 3%. dell'effluente, in quanto le membrane sono in grado di trattenere alcuni microorganismi patogeni (come Cryptosporidium, giardia) che sono resistenti ai normali trattamenti di disinfezione con cloro - maggiori possibilità di riutilizzo diretto dell'effluente, grazie ai due vantaggi sopra citati, senza bisogno di clorazione o sterilizzazione con uV o ozono - riduzione dei quantitativi di fanghi prodotti, con conseguenti risparmi sui costi della sezione di ispessimento e disidratazione, e sui costi finali di smaltimento - miglior controllo dell'età del fango, con possibilità di lavorare con fanghi "giovani", riducendo la quantità di ossigeno da fornire e quindi l'energia richiesta per l'aerazione - possibilità di ridurre i quantitativi di additivi coagulanti e flocculanti, con evidenti benefici economici - possibilità di operare con elevate concentrazioni di solidi sospesi nella miscela aerata (fino a 15-20 gr sst/lt, contro i 5-6 gr sst/lt dei normali sedimentatori), riducendo così il volume delle vasche di ossidazione

Bassa sensibilità alle variazioni qualitative dell'alimentazione, ed in particolare a picchi di torbidità e di solidi sospesi Facilità di manutenzione, in quanto la struttura modulare degli impianti mBr consente di isolare facilmente le sezioni dove è necessario intervenire, mantenendo in marcia il resto dell'impianto maggior semplicità dell'impianto, grazie all'eliminazione del sedimentatore e della sezione di sterilizzazione. gli svantaggi sono il maggior consumo di energia elettrica per l'azionamento delle pompe, e la necessità di un attento controllo dello stato di pulizia delle membrane, allo scopo di evitare fenomeni di intasamento prematuro. inoltre, gli impianti a membrana richiedono un pretrattamento più accurato (grigliatura fine, dissabbiatura, degrassatura). i costi di investimento sono più alti a causa del costo delle membrane, ma possono essere compensati dal fatto che il minore ingombro evita di dover acquisire nuove aree per la costruzione o l'ampliamento degli impianti. le membrane normalmente utilizzate possono essere del tipo a

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MBR PER REFLUI URBANI

inizialmente l'uso dei reattori mBr era limitato ad impianti di piccole dimensioni, per piccole comunità non connesse a reti fognarie, alberghi, complessi turistici e simili. in italia la prima applicazione su larga scala della tecnologia mBr ai reflui urbani si è avuta nel 2003 con il depuratore di Brescia; la decisione di utilizzare le membrane venne presa per l'impossibilità di trovare spazi adeguati per un sedimentatore tradizionale in grado di garantire il rispetto del limite di solidi sospesi richiesto dal D.lgs 152/99 (35 mg/lt). successivamente, la tecnologia mBr è stata applicata in numerosi impianti, tra i quali il depuratore di rimini, che è il più grande impianto mBr esistente in europa, dovendo far fronte ad una popolazione che nella stagione estiva raggiunge i 560.000 abitanti. Anche il depuratore di Viareggio dispone di un sistema mBr, con riutilizzo dell'acqua in uscita per l'alimentazione di un acquedotto industriale. Continua a pag. 15


Le membrane a fibra cava Memcor Giotto Water

ideali per le applicazioni su acque reflue, come mBr e trattamento terziario, e per sistemi di potabilizzazione e produzione di acqua industriale giotto Water, distributore esclusivo delle membrane memcor in italia e altri mercati mondiali, vanta un’esperienza di oltre 40 anni nella realizzazione, avviamento, conduzione e manutenzione di apparecchiature per gli impianti di depurazione acque primarie e reflue. le membrane memcor sono costituite da fibre cave atte sia alla filtrazione del mixed liquor proveniente dal trattamento biologico (configurazione mBr - membrane Bio reactors) sia ai trattamenti terziari delle acque di scarico e di potabilizzazione (configurazione uF – ultrafiltrazione, sia in versione sommersa che pressurizzata). Di seguito alcune delle referenze più significative realizzate sul mercato italiano. Nel luglio del 2019 è stato inaugurato a pescasseroli (AQ), nel parco Nazionale d'Abruzzo, lazio e molise, il nuovo depuratore per le acque nere e meteoriche, gestito dal gruppo saca. Dimensionato per punte di 12.000 abitanti equivalenti nel periodo di maggiore affluenza turistica, presentava la duplice sfida di dover trattare forti fluttuazioni stagionali di carico e portata e di dover minimizzare l’impatto ambientale in un contesto naturale, protetto a oltre mille metri di quota. grazie all’utilizzo di bioreattori a membrana è stato possibile soddisfare entrambe le esigenze; l’area in questione potrà pertanto u-

scire dalla procedura di infrazione comunitaria 85/13 inflitta dalla Corte di giustizia europea, riferita agli scarichi di acque reflue urbane in aree sensibili. grazie al miglioramento della qualità delle acque del fiume sangro e del lago di Barrea, quest’ultimo è stato dichiarato nuovamente balneabile. il potenziato impianto di depurazione di santa giustina, a rimini, gestito dal gruppo Hera, è stato inaugurato nel giugno 2015 ed è il fulcro del psBo (piano salvaguardia della Balneazione ottimizzato), una grande opera infrastrutturale che ha interessato rimini e il suo territorio. santa giustina oggi è il più grande de-

puratore d’europa con la tecnologia di ultrafiltrazione a membrane, che ha consentito il raddoppio della capacità depurativa da 220.000 a 560.000 ab.eq.. il sistema a membrane memcor, ha portato a un’elevata qualità dell’effluente in volumi estremamente compatti. l’impianto di depurazione delle acque reflue per i comuni di santa margherita ligure e portofino, gestito dal gruppo iren, è stato inaugurato nell’aprile del 2013. il depuratore è ubicato all’interno di un bunker in cemento armato per la salvaguardia dell’ambiente circostante, a ridosso del mare. la necessità di ridurre gli spazi richiesti, ha portato ad adottare

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un comparto a membrane con capacità che varia da 12.000 ab.eq. nel periodo invernale e 36.000 ab.eq. nel periodo estivo. Nonostante la mareggiata dell’ottobre 2018, che ha reso diverse sezioni di impianto inagibili e imposto il revamping di gran parte delle apparecchiature installate, i moduli a membrana hanno mantenuto ottimo stato di conservazione, a riprova dell’elevatissima resistenza meccanica e qualità delle membrane memcor. l’impianto di depurazione intercomunale del golfo paradiso di recco, gestito dal gruppo iren, è stato inaugurato nel giugno del 2016 e ha una capacità depurativa massima di 35.000 ab.eq.; con tale opera, l’agglomerato di recco è uscito dalla procedura di infrazione europea. Con la realizzazione dell’impianto si voleva garantire un impatto visivo, acustico e olfattivo nullo: è stato pertanto inserito all’interno di gallerie sotterranee con gli edifici realizzati secondi i canoni dell’architettura ligure. il sistema dei bio-reattori a membrana memcor ha garantito una minimizzazione degli ingombri e degli spazi, il raggiungimento di valori di scarico di molto inferiori rispetto a quanto previsto dalla normativa e la massima flessibilità di esercizio, vista la duplice possibilità di funzionamento del comparto biologico come ‘convenzionale’ e come trattamento a cicli alternati.


Continua da pag. 13

fibra piana configurate in cassette). particolarmente interessante è la capacità dei processi mBr di rimuovere residui di sostanze farmaceutiche e di tensioattivi, sia dai reflui urbani che da quelli industriali. la tecnologia mBr si presta inoltre molto bene al trattamento dei reflui da allevamento zootecnico, come verificato in un impianto dimostrativo installato a roverè Veronese (Vr) per il trattamento di reflui suinicoli.

Trattamenti avanzati dei reflui MBR PER REFLUI INDUSTRIALI

la tecnologia mBr si presta ottimamente per la depurazione delle acque reflue di diversi settori industriali: cartiere, industrie alimentari (in particolare casearie e vitivinicole), concerie, lavanderie, industrie chimiche, raffinerie di petrolio, industrie farmaceutiche. le industrie apprezzano soprattutto la possibilità di riutilizzare l'effluente come acqua per i circuiti di raffreddamento; per il riutilizzo come alimentazione alle caldaie per la produzione di vapore è generalmente necessario un trattamento su membrane per osmosi inversa. il limitato ingombro degli impianti mBr consente di realizzare aumenti di capacità su impianti esistenti senza dover acquisire nuovo terreno, semplificando quindi gli adempimenti burocratici. inoltre, la struttura modulare dei reattori mBr permette di adeguare facilmente la capa-

cità dell'impianto alle variazioni di domanda depurativa. esistono attualmente in europa varie centinaia di impianti industriali che utilizzano la tecnologia mBr, soprattutto nell'intervallo di capacità da 100 a 500 mc/giorno. tra i costruttori dai nomi più noti ci sono: siemens, che ha sviluppato un sistema chiamato petro mBr, specifico per le raffinerie di petrolio, e Veolia, che ha

puntato su un processo modulare altamente automatizzato, chiamato Biosep; ma anche numerose aziende italiane che propongono la loro tecnologia (come, ad esempio, ecoblock di Depur padana Acque, o mempulse di giotto Water) o che distribuiscono in italia tecnologie straniere di comprovata efficacia (come, ad esempio, Waterspin che propone Fibre plate della Fibracast, membrane a

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GREEN FASHION L A

P R O D U Z I O N E

" M O D A "

T U T E L A

L’ A M B I E N T E

L’eco-produzione della viscosa Tecnologia meno inquinante

per produrre questa fibra in modo corretto e ambientalmente sostenibile basta seguire le B.A.t. europee, ma volendo si può fare anche di più il raion è una fibra ottenuta dalla cellulosa mediante un processo chimico, e in ragione di ciò viene definita una fibra “artificiale” ma non “sintetica”, in quanto ha origine da una materia prima naturale e non da intermedi chimici. Nell’opinione comune il raion è considerato una fibra poco importante ma in realtà, pur essendo di impiego largamente minoritario rispetto alle fibre sintetiche, rappresenta un mercato di 12 miliardi di dollari, che cresce a un ritmo del 4,76% ogni anno, e raggiungerà 16 miliardi di dollari nel 2023; la produzione di viscosa, una particolare tipologia di raion, è circa 5 volte quella della lana. la maggior parte (56%) del raion viscosa viene usato per l’abbigliamento, particolarmente per fodere e capi leggeri come sottovesti, camicette, gonne, foulard. percentuali minori sono utilizzate per tessuti di uso domestico (21%), industriale (14%) e medico (8%). la maggior parte della produzione avviene in Asia, soprattutto in Cina, in india (11%) e nel sudest asiatico (10%), mentre l’europa contribuisce per poco più del 10%.

il raion viscosa si ottiene sciogliendo la cellulosa (ottenuta da legni teneri come pioppo, eucalipto o bambù) con soda caustica e poi aggiungendo solfuro di carbonio; si ottiene così una soluzione colloidale, chiamata “viscosa”, dalla quale si ottengono le fibre di raion per filatura entro un bagno di acido solforico. Da questa sommaria descrizione del processo risulta immediatamente evidente l’uso di sostanze chimiche pericolose: soda caustica e acido solforico sono altamente corrosivi, ma la sostanza più pericolosa è il solfuro di carbonio. inoltre, nel processo di filatura si genera (come sottoprodotto) idrogeno solforato, che oltre a essere tossico è anche altamente disturbante per il suo odore di uova marce. si comprende immediatamente che la produzione di raion viscosa possa avere un rilevante impatto sanitario e ambientale. tuttavia, è possibile produrre questa fibra in modo corretto e ambientalmente sostenibile, seguendo le B.A.t. pubblicate dalla Commissione europea nel 2007. Queste BAt ammettono ancora l’uso del solfuro di carbonio, a patto però Hi-Tech Ambiente

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che venga impiegato in un sistema a ciclo chiuso, e contengono prescrizioni dettagliate sulle emissioni in aria e nelle acque, e sulla gestione dei rifiuti. CHI RISPETTA LE B.A.T. (E CHI NO)

le B.A.t. sono vincolanti solo in europa, e solo dopo il recepimento da parte dei singoli stati. il maggior produttore europeo (la società austriaca lenzig) ha sviluppato una tecnologia, denominata lyocell, che al posto del solfuro di carbonio impiega un solvente atossico (N-metilmorfolina-N-ossido), che non contiene zolfo e viene recuperato alla fine del processo. Questa tecnologia risulta molto meno inquinante di quella standard e rispetta senza difficoltà le prescrizioni delle B.A.t. la lenzig ha tuttora due impianti (uno dei quali in Cina) che producono con il processo al solfuro di carbonio; ma anch’essi rispettano le B.A.t., dimostrando che i valori di emissioni, rifiuti e consumi energetici non sono irrealistici e possono validamente servire da modello per tutti i produttori. per diffondere le B.A.t. al di fuori dell’europa, ed estenderne l’applicazione anche a valle della produzione (cioè al commercio e all’utilizzo), l’ente senza scopo di lucro Changing market Foun-

dation ha lanciato nel 2018 l’iniziativa “roadmap towards viscose and modal fibre manufacturing”. A questa iniziativa partecipano attualmente Asos, H&m, inditex, marks&spencer, tesco, esprit, C&A e Next, e tutti i partecipanti si sono impegnati a rendere pubblica la catena dei loro fornitori e adintraprendere nei loro confronti azioni di verifica della sostenibilità ambientale della produzione. Alle aziende sopracitate si devono aggiungere ellen Fisher, patagonia e stella mcCartney, che avevano in precedenza avviato iniziative analoghe, e sono in corso promettenti

contatti con John lewis, gap e New look. Dispiace non vedere in questa “lista positiva” produttori italiani, alcuni dei quali hanno pure una buona immagine ambientale. la stessa lenzig, nonostante costituisca un esempio positivo per i suoi stabilimenti europei e cinesi, gestisce un impianto in indonesia che non rispetta le B.A.t. ma, tuttavia, prevede di compiere sostanziali progressi entro il 2022, grazie ad un piano di investimenti di oltre 100 milioni di euro. il gruppo indonesiano Aditya Birla, che è il maggior produttore mondiale di raion viscosa, con ol-

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tre il 17% del mercato, si è dichiarato impegnato a conseguire gli obiettivi ambientali previsti nelle B.A.t. sebbene al momento non abbia fornito dettagli, prevede di investire quasi 150 milioni di euro per adeguare agli standard europei 7 dei suoi stabilimenti, situati in india, indonesia, Cina e tailandia. inoltre, il gruppo ha migliorato notevolmente la gestione dei suoi rifiuti, che spesso venivano scaricati in modo incontrollato alla periferia dei villaggi indiani e indonesiani. i produttori cinesi hanno fatto grandi progressi a partire dal 2017, sotto la spinta delle nuove norme in materia ambientale emanate dal governo. migliaia di fabbriche nei diversi settori industriali, compreso il tessile, sono state chiuse o sottoposte a severe sanzioni. tuttavia, la Cina ha preferito sviluppare proprie norme e codici di comportamento. in particolare, nel marzo 2018 è stata lanciata la “Collaborazione per lo sviluppo sostenibile della viscosa”, che raggruppa i 10 principali produttori cinesi (che insieme rappresentano più di metà della produzione mondiale). i dettagli di questa iniziativa non sono ancora stati dichiarati, ma fonti autorevoli indicano che le B.A.t. europee verranno prese come modello.


Rigenerare con Phoenix Distretto di Prato

meno spreco di tessuti, acqua ed energia, meno uso di prodotti chimici e coloranti, meno emissioni di Co2 Almeno 300 kg di abiti usati in cashmere, da raccogliere su tutto il territorio italiano e a cui ridare nuova vita, grazie alle tradizionali tecniche di rigenerazione tessile del distretto pratese. e’ questo l’ambizioso obiettivo di rifò, la startup di prato attiva nel settore della moda in chiave sostenibile attraverso il recupero dei tessuti. l’ultima iniziativa lanciata è “phoenix”, il progetto di raccolta di abiti usati che fino a settembre prossimo punterà a coinvolgere i consumatori di tutta italia nell’applicazione pratica e attiva del modello di economia circolare della startup, basato appunto sul recupero di fibre tessili in ottica di riparazione, rigenerazione ed eventuale produzione di nuovi capi. un processo virtuoso che consente di ridurre del 90% l’uso di acqua, del 77% quello dell’energia, del 90% i prodotti chimici, del 95% le emissioni di Co2 e del 100% l’uso di coloranti. <<secondo alcune stime - spiega Niccolò Cipriani, founder di rifò l’industria della moda spreca globalmente circa un camion di tessuti al secondo. Con phoenix vogliamo sensibilizzare i consumatori sull’importanza del recupero di abiti vecchi e dismessi che possono essere riparati, riutilizzati, trasformati e rigenerati, coinvolgendoli direttamente e in modo attivo e partecipe nel processo di recupero, dall’inizio alla fine. leggere i numeri dello spreco fa sempre effetto, ma a volte si dimentica in fretta, e noi di rifò vogliamo aggiungere alla pura informazione anche l’emozione di poter far toccare con mano al consumatore l’abito riparato o addirittura un capo nuovo, dimostrando come il tessuto rigenerato mantenga la stessa qualità e morbidezza di quello originale>>. l’intento di phoenix (come il leggendario uccello che rinasce dalle

proprie ceneri) è tanto semplice quanto efficace: chiunque può spedire a rifò, che si fa carico dei costi della spedizione, i propri capi usati in 100% lana cashmere che vuole riparare o rigenerare. una volta ricevuti gli abiti, l’azienda, ove possibile, li ripara per poi rispedirli al mittentecome nuovi, o, nel caso non sia possibile la riparazione, li trasforma in nuovi capi d’abbiglia-

mento, procedendo alla sfilacciatura e trasformando quindi gli scampoli di tessuto in nuovi indumenti. in entrambi i casi, rifò ricompensa il “donatore” con un buono del valore di 10 euro per l’acquisto di un nuovo capo della collezione rifò. poche le limitazioni alla raccolta, poiché l’azienda accetta qualsiasi indumento, dai maglioni alle sciarpe fino ai calzini, e in qualsiasi con-

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dizione; che siano rotti, scuciti, tarmati o macchiati, tutti gli abiti possono essere oggetto della raccolta. Ad un’unica condizione però: che l’etichetta sia integra e indichi 100% cashmere. <<iniziamo dal cashmere, ma presto estenderemo la raccolta anche a lana e cotone. purtroppo, non tutte le fibre tessili possono essere rigenerate. e’ il grosso limite dell’industria del fast fashion - chiarisce Cipriani – infatti, i capi che ad esempio contengono un mix di cotone e poliestere sono essenzialmente non riciclabili, per via dei costi del processo di separazione dei materiali>>. i numeri del settore del riciclo tessile, in effetti, sono importanti, nonostante rivelino ancora alcune criticità: secondo gli ultimi dati disponibili, sono 133.000 le tonnellate di rifiuti tessili raccolte in italia, circa 2,2 kg procapite, di cui però solo il 29% destinate al riciclo, inteso come riutilizzo di materie prime seconde per l’industria tessile. Fibre che, comunque, una volta sfilacciate, vengono spesso esportate all’estero per i processi di rifilatura.


RIFIUTI T R A T T A M E N T O

E

S M A L T I M E N T O

Più elettronica, meno rifiuti Trasformazione in atto

I nuovi modelli di business hanno iniziato a cambiare l’industria. Produzione e consumo stanno virando verso l’economia circolare L’economia circolare sta già iniziando a trasformare l’industria, in particolare quella dell’elettronica. Un cambiamento dettato da novità normative, ma anche e soprattutto dalla nuova tecnologia e da innovativi modelli di business. E poi c’è l’attenzione alle politiche di sostenibilità, che è cresciuta e continuerà ad aumentare nei prossimi anni, soprattutto per quanto riguarda la gestione dei rifiuti e il riciclo. È quanto emerge dal Rapporto Cobat 2018, secondo il quale nel 2018 il Il consorzio ha gestito oltre 140.000 tonnellate di prodotti a fine vita, divisi tra batterie al piombo (116.000 ton), pile portatili (6.000 ton), raee (19.000 ton, soprattutto grandi bianchi) e PFU (2.000 ton). Ma Cobat, oltre a rendere pubblici i dati della raccolta e del riciclo dei rifiuti tecnologici in Italia, ha anche di recente presentato la ricerca “Scenari e strategie future di gestione dei rifiuti tecnologici”, realizzata da Althesys. <<La filiera dei prodotti tecnologici e del loro fine vita non cambierà solo per l’applicazione dei principi dell’economia circolare spiega Alessandro Marangoni, CEO di Althesys - ma anche, e in qualche caso soprattutto, perché

si evolverà il modo di produrre, vendere e utilizzare i prodotti. Molti di questi non saranno più acquistati dai consumatori ma diventeranno servizi, quindi non “pay for goods” ma “pay for use”. Muteranno i canali di vendita, sempre più online, e con questi le modalità di gestione del fine vita. L’innovazione tecnologica modificherà anche materiali e componenti dei prodotti, cambiando cicli di vita e flussi delle

materie prime. Alcune saranno strategiche, come le terre rare, altre porranno nuove questioni e soluzioni per il recupero, come le batterie nell’automotive. Tutto ciò richiederà un più efficiente uso delle risorse e il riciclo, favorendo il recupero di materie prime seconde da diversi flussi, con particolare focus su quelli dei dispositivi elettronici>>. Hi-Tech Ambiente

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È stato inaugurato ad ottobre scorso uno tra i più grandi impianti di compostaggio a digestione anaerobica, trattamento di rifiuti organici e produzione di biogas dell’Italia Centrale. Situato a Monterotondo Marittimo, in provincia di grosseto, è stato realizzato in circa due anni e ha una capacità autorizzata per il trattamento di 70.000 tonnellate annue di rifiuti, per una produzione di energia elettrica complessiva annua pari a circa 6 gWh. L’impianto, dotato delle tecnologie

NEL gROSSETANO

Un nuovo impianto per Acea più avanzate presenti sul mercato, fornirà notevoli benefici ambientali, tra questi il minor conferimento in discarica di rifiuti organici che vengono trasformati in fertilizzanti utili

per l’agricoltura (compost) e la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili, tramite la valorizzazione energetica del biogas prodotto dal processo di digestione anaerobi-

ca del rifiuto. <<Questo è un impianto di grande valore per il territorio - commenta Stefano Donnarumma, amministratore delegato di Acea - in quanto permette una gestione virtuosa e sostenibile del ciclo dei rifiuti. Il suo avvio rappresenta per Acea un passo importante nell’attuazione degli obiettivi del Piano Industriale 2019-2022 nel settore del trattamento dei rifiuti in un’ottica di economia circolare che prevede anche la realizzazione di nuovi impianti>>.

I tappetini della Ford Ecosport in plastica riciclata L’impegno di Ford in materia di ecosostenibilità passa anche attraverso il riutilizzo di milioni di bottigliette di plastica per realizzare i tappetini del suv compatto EcoSport. Per la precisione, per ciascun tappetino servono circa 470 bottiglie per bevande in plastica monouso. Dal 2012 (anno del lancio di EcoSport) ad oggi, Ford ha trasformato oltre 650 milioni di bottigliette di plastica da mezzo litro. Fin dalla prima applicazione dell'utilizzo di plastica riciclata, a bordo della Mondeo, più di 20 anni fa, la casa automobilistica dell'Ovale Blu oggi ricicla 1.2 miliardi di bottigliette all'anno. La trasformazione della plastica in tappetini per auto implica innanzitutto la frantumazione di bottiglie e tappi in piccoli fiocchi, che vengono fusi a 260 °C e poi trasformati in fibre del diametro di un capello. Queste fibre passano ora in un apposito telaio che le intesse insieme dando vita al materiale che, così intrecciato, può essere impiegato per fare i tappetini.

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RAPPORTO ISPRA

I rifiuti speciali in Italia Produzione sempre in aumento ma il Belpaese si conferma leader nel riciclo Ancora in aumento la produzione nazionale dei rifiuti speciali che, nel 2017, sfiora i 140 milioni di tonnellate (quasi il 3% in più rispetto al 2016). Cresce solo la produzione di rifiuti non pericolosi (+3,1%), mentre rimane stabile quella di rifiuti pericolosi (+0,6%, pari a 60.000 ton). I rifiuti complessivamente gestiti aumentano del 4% e l’Italia si conferma leader nel riciclo segnando un +7,7% delle quantità avviate a recupero di materia e un calo del 8,4% di quelle destinate allo smaltimento. Nel 2017 i rifiuti importati (oltre 6 mln di ton) sono il doppio di quelli esportati. La quantità maggiore arriva dalla germania, quasi 2 mln di ton (dei quali il 96% rifiuti metallici) seguiti da quelli provenien-

ti dalla Svizzera, oltre 1 mln di ton, dalla Francia, 824.000 ton e dall’Austria, 733.000 ton. I rifiuti di metallo importati sono destinati al riciclaggio, principalmente in acciaierie di Friuli Venezia giulia e Lombardia. Il 68% dei rifiuti esportati (oltre 2 mln di ton) sono non pericolosi e il restante 32% (circa 1 mln di ton) sono pericolosi. Sono i dati

dell’ultima edizione del Rapporto Rifiuti Speciali 2019, il report annuale dell’Ispra che fornisce un quadro di informazioni oggettivo, puntuale e sempre aggiornato sulla produzione e gestione dei rifiuti speciali, non pericolosi e pericolosi. Qualche dato in più: il 41% del totale prodotto sono rifiuti C&D (oltre 57 mln di ton), il 25,7% dal trattamento rifiuti e bonifiche

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(quasi 36 mln di ton), il 21,5% da industria manifatturiera (quasi 30 mln di ton); è il Nord che produce più rifiuti speciali, quasi 81 mln di ton (58,3%), poi il Sud con quasi 33 mln di ton (23,7%) e il Centro con circa 25 mln di ton (18%); in testa c’è la Lombardia con il 22,2% dei rifiuti speciali generati (30,8 mln di ton) seguita da Veneto ed Emilia-Romagna con circa il 10% (circa 14 mln di ton ciascuna); 11.209 sono gli impianti di gestione rifiuti speciali totali, di cui 6.415 al Nord (e 2.176 nella sola Lombardia), 2.165 al Centro e 2.629 al Sud; gli impianti dedicati al recupero di materia sono 4.597 (41% del totale); il recupero di rifiuti inorganici riguarda oltre 54 mln di ton (quasi il 37%) e deriva prevalentemente da attività di C&D (44,8 mln di ton); il recupero di metalli e di rifiuti organici è pari al 13,6% e 8,4% del totale gestito; circa 2 mln di ton di rifiuti speciali sono usati come combustibile per l’industria, più di 1 mln di ton viene incenerito e 12 mln di ton sono smaltiti in discarica (l’8,2%), di cui circa 10,9 mln di ton di rifiuti non pericolosi e 1,2 mln di ton di pericolosi.


BIOMASSE & BIOgAS B I O M A S S A

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B I O g A S

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B I O M E TA N O

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C O g E N E R A z I O N E

Più biogas con PreMix Vogelsang

Un sistema lineare e versatile per rendere omogenei prodotti difficili quali letame a paglia lunga, pollina e scarti vegetali in genere La riduzione delle sovvenzioni pubbliche spinge a massimizzare per quanto possibile l’efficienza degli impianti di biogas, per mantenerne invariata o quasi la redditività. Uno dei principali strumenti attraverso cui è possibile ottenere questo risultato è l’incremento di efficienza nella produzione di biogas, a parità di materiali immessi nel digestore. Ottenere più gas dalla stessa quantità di substrati o ridurre il ciclo di produzione sono risultati che possono modificare in modo significativo il bilancio finale dell’impianto. Entrambi si possono perseguire attraverso una miglior alimentazione dell’impianto. Soprattutto se si utilizzano sottoprodotti, oggi largamente sfruttati per ridurre i costi, l’immissione di materiale correttamente miscelato e triturato può migliorare l’efficienza dell’impianto e ridurre il tempo necessario per la digestione, contribuendo ad accelerare il ciclo produttivo.

in cui la componente secca è mescolata con liquami o digestato. Vi sono infine i circuiti di alimentazione flessibili, che possono utilizzare sia frazioni solide sia liquami, siero di latte o altri fluidi. Il vantaggio di tali soluzioni risiede nella loro versatilità, che permette di impiegare di volta in volta i sottoprodotti reperiti sul mercato a un costo inferiore. L’alimentazione solida, se ha dalla sua la semplicità, richiede tuttavia un alto dispendio energetico per la miscelazione interna al digestore e impone tempi di trasformazione più lunghi. Per questo molti oggi preferiscono l’alimentazione liquida, che miscelando le materie prime con digestato o simili riduce lo sforzo degli agitatori interni e aumenta anche l’efficienza dell’impianto.

Come funziona il PreMix Vogelsang

PREMIX, QUATTRO IN UNO

Vogelsang ha sviluppato, tra tanti altri, un sistema specifico per la premiscelazione di materiali vari e successivo caricamento nel digestore. PreMix è composto da una pompa monovite serie CC, un trituratore RotaCut e una vasca di miscelazione, dove arrivano sia i substrati solidi, come insilati, paglia o letame, sia quelli liquidi, per esempio il digestato ricircolato dall’impianto. Aspetto distintivo di PreMix è l’esclusivo sistema a quattro fasi, ovvero separazione dei corpi estranei

SOLIDA, LIQUIDA O VARIABILE

I sistemi di alimentazione si possono suddividere in base alla forma che assumono le materie prime immesse nel digestore. Avremo così una alimentazione prevalentemente solida, realizzata solitamente con coclee direttamente nel digestore oppure tramite vasca di premiscelazione, oppure liquida,

Il PreMix in un impianto biogas Hi-Tech Ambiente

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a monte del processo di miscelazione, omogeneizzazione dei materiali con triturazione di quelli grossolani e infine pompaggio della sospensione nel digestore o nei digestori, essendo un singolo dispositivo in grado di alimentare anche più vasche. In sostanza, PreMix riceve il materiale grezzo, separa i corpi estranei grazie al sistema di rimozione optional Debris Removal System (DBS), tritura i materiali a fibra lunga, li mescola con la frazione solida e invia la sospensione al digestore. grazie alle sue caratteristiche costitutive, PreMix è in grado di lavorare prodotti complessi come pollina, letame e scarti vegetali o animali, facilitando l’azione dei batteri anaerobi e quindi aumentando l’efficienza dell’intero ciclo. Avendo la possibilità di alimentare più digestori e dimensioni compatte, PreMix si inserisce facilmente nell’impianto, divenendone parte integrante e contribuendo a preservarne le componenti. Il concetto di manutenzione semplificata QuickService, infine, riduce fortemente i costi di manutenzione e i tempi di fermo macchina, a tutto vantaggio della produttività generale della struttura.

REDUNIT, SOLUZIONE ALTERNATIVA Combinando una pompa serie CC con un trituratore a due alberi XRipper, o anche un ulteriore trituratore RotaCut, si ottiene la RedUnit, una soluzione

alternativa per la triturazione e il pompaggio di materiali di vario tipo. L’XRipper è infatti in grado di triturare in modo efficiente i materiali più diversi, inmmersi in un liquido oppure tal quali. La pompa CC, grazie alle sue

caratteristiche strutturali, gestisce facilmente anche materiali grossolani e abrasivi. RedUnit è quindi un’eccellente soluzione per movimentare solidi o sospensioni e al tempo stesso proteggere i sistemi a valle del circuito.

Versione monostadio della RedUnit Vogelsang

BIODERMOL AMBIENTE

Un aiuto dai bioattivatori La digestione anaerobica di substrati organici è un processo biologico caratterizzato da una serie di reazioni che per realizzarsi richiedono condizioni adeguate. I parametri che entrano in gioco sono diversi e il loro controllo ottimale non è sempre possibile, con il rischio che la resa dell’impianto e il relativo investimento economico siano compromessi. Ai gestori degli impianti biogas Biodermol Ambiente offre un valido aiuto: una linea di bioattivatori in polvere per la digestione anaerobica, studiati per stimolare il processo rendendolo più efficiente e migliorando le performance. Desolf, ad esempio, è specifico per eliminare gli eccessi di acido solfidrico negli impianti biogas. Il suo principio attivo è rappresentato da composti a base di ferro, che reagendo con H2S ne elimina la presenza nel biogas. L’acido solfidrico è una sostanza secondaria sviluppatasi nel processo di produzione del biogas, che se risulta in eccesso rispetto agli standard provoca una serie di effetti indesiderati quali: corrosione, aumento dei tempi di gestione e dei tempi di fermo impianto per manutenzione, minor produzione di metano, tossicità. Desolf prodotto è stato impiegato all’interno di un impianto a biogas da 250 kW alimentato in prevalenza a letame e liquame bovino. Il dosaggio mantenuto per i tre mesi di durata della prova è stato pari a 20 kg di prodotto

ogni due giorni. I valori di H2S sono sensibilmente diminuiti passando da valori superiori anche ai 300 ppm fino ad attestarsi su valori attorno ai 100 ppm. Contestualmente è stato rilevato un incremento nella percentuale di metano prodotto, passata dal 48% al 50%, a testimonianza della migliore qualità del biogas prodotto. Biolase è un biocatalizzatore altamente attivo per incrementare la capacità di produzione di biogas, contenente enzimi quali cellulasi, amilasi, proteasi e lipasi. Questo complesso enzimatico permette di degradare componenti organiche altrimenti non attaccabili in condizioni standard. Denox è invece un sequestrante dell’ammoniaca. Questo prodotto ha una base di componente minerale e una microbica in grado di sequestrare l’azoto ammoniacale, riducendone la disponibilità nella frazione liquida del digestato. L’azione sequestrante riduce i livelli di ammoniaca libera, mitigandone l’effetto inibitorio sulla biologia del processo. La microflora batterica interviene utilizzando l’azoto come fonte di nutrimento. Foamstop, è un antischiuma senza siliconi per abbattere ogni tipologia di schiuma che si può formare durante il processo di digestione anaerobica. L’assenza di composti siliconici evita la formazione di silossani deleteri per il sistema. Tamph è un prodotto a base di carbonati e magnesio, adatto nei casi di problemi di acidosi conclamata e in condizioni di instabilità del pH. garantisce un’azione di innalzamento del pH nel breve periodo ed è in grado di limitarne le variazioni nel corso del tempo. Biolase Fibra è, infine, un complesso enzimatico in grado di degradare anche le sostanze come la fibra (cellulosa, emicellulosa, pectina), che possono causare problemi di miscelazione all’interno del digestore. In questo modo l’omogeneità della biomassa all’interno del reattore viene migliorata, con un conseguente beneficio sugli autoconsumi energetici e anche sulla resa di produzione del biogas.

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Il biogas sotto copertura Wiefferink

AB Cover è un rivestimento a doppia membrana per digestori. Silocover è ideale per ricoprire i silos contenenti liquame o digestato Da oltre 60 anni il gruppo olandese Wiefferink è all'avanguardia nella lavorazione di pellicole flessibili, e fornisce coperture per silos e vasche per lo stoccaggio del biogas. L'azienda ha conseguito tutte le necessarie certificazioni e dispone dei metodi di produzione più avanzati: apparecchiature moderne per la saldatura termica e ad alta frequenza, tecnologie di taglio basate su CNC, un laboratorio proprio, impianti di controllo e protocolli di lavorazione, che garantiscono elevati standard di qualità. LA COPERTURA A LUNGA DURATA

AB Cover consiste in un rivesti-

Silocover

mento a doppia membrana, in cui la membrana esterna rimane sempre sotto pressione, con alta resistenza agli agenti atmosferici (pioggia, neve, vento, ecc.). Le membrane sono realizzate con

tessuti biassiali rinforzati su ambo i lati con rivestimento in PVC di qualità elevata, resistente agli agenti chimici. grazie alla resistenza chimica e meccanica, AB Cover ha una

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grande capacità di contenimento dei gas, unita al rispetto degli standard di qualità più elevati. Le procedure innovative di taglio e saldatura consentono di distribuire in modo più uniforme le forze biassiali nel sistema di copertura, mentre la struttura semisferica consente una riduzione del carico sulla parete del silo. Rispetto alle coperture standard, AB Cover presenta una capacità notevolmente maggiore e variabile di stoccaggio di gas, e può fungere anche da copertura per un digestore o un post-fermentatore per lo stoccaggio temporaneo del gas. E’ inoltre conforme alle normative ambientali sia locali che europee. Ogni rivestimento viene personalizzato in base alle richieste specifiche del cliente e alle condizioni atmosferiche: sono disponibili rivestimenti per tutti i silos presenti in commercio fino ad un diametro di 40 metri. Pressioni di esercizio fino a 5 mbar e depressione fino a -1,5 mbar non sono un problema. Su richiesta sono disponibili modelli AB Cover per condizioni ancora più estreme. Le cinghie di tensionamento e la rete supportano la membrana interna in caso di poco gas o depressione; inoltre, hanno un dispositivo per l'abbattimento biomeccanico dello zolfo. AB Cover viene fornito già confezionato direttamente sul luogo di installazione; le cinghie (con una forza di trazione di 2.500 kg) e la rete di desolforazione (con una resistenza di 400 kg/mq) vengono installati con un grado di inclinazione che varia in base al diametro (è possibile, su richiesta, l'aggiunta di torri per la manutenzione). Nella sua versione standard, la copertura comprende: membrana


esterna in pellicola biassiale resistente ai raggi UV, membrana interna biassiale resistente agli agenti chimici, ventilatori per la creazione della pressione sulla membrana esterna, connessioni all'impianto di aerazione, valvola di sovra e depressione, indicatore meccanico del volume del gas. Sono inoltre disponibili i seguenti optionals: soffianti in esecuzione atex, aperture di ispezione e oblò, bordo speciale e struttura del sensore di livello antigelo, sensore di livello a ultrasuoni, test di tenuta del gas.

per la copertura dei silos: è formato da un resistente tessuto in poliestere, rivestito da ambo i lati in PVC, che è resistente ai liquami e ad altre sostanze aggressive, e assicura una protezione a lunga durata dagli agenti atmosferici estremi. Il fissaggio è assicurato da un sistema composto da tubi e cinghie, che trasferiscono le forze dal sostegno centrale alla circonferenza del silo. grazie a una o più aperture di ispezione, è possibile anche eseguire la manuten-

zione dei miscelatori, che spesso sono presenti nelle vasche. Inoltre, la copertura dei silos impedisce la penetrazione di acqua piovana, evitando così inutili aumenti di volume. Silocover, fornito già confezionato e pronto all'uso, è disponibile sia nella versione contro l'odore oppure a tenuta stagna rispetto ai gas. La copertura viene realizzata in base al possibile carico di vento e neve nel luogo in cui verrà posata: per ogni sito viene valutata la struttura più opportuna, me-

LA COPERTURA SILOCOVER

Valvola di pressione montata su AB Cover

Per contenere le emissioni di sostanze dannose, in molti Paesi europei vige l'obbligo degli stoccaggi di liquame/digestato. Attualmente, tutti gli Stati UE devono adeguare le loro normative interne alle direttive europee relative ai limiti delle emissioni di CO2: l'impiego di una copertura è quindi necessaria ed è già stata resa obbligatoria per legge in Olanda, Danimarca, Belgio, Italia e in alcuni Paesi dell'Est Europa. Silocover è la soluzione ideale

diante un calcolo statistico. Nella versione standard contiene: rivestimento grigio in plastica flessibile rinforzato con cinghie, supporto centrale, apertura di ispezione con protezione antipioggia, sistema di tubi circolari con tiranti per il tensionamento della membrana. Sono inoltre disponibili optionals quali apertura di ispezione aggiuntiva con protezione antipioggia, versione a tenuta di gas e versione verde.

AB Cover

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energia all’equivalente di cinque milioni di case. gli esperti del settore ritengono che, se la domanda di energia eolica continuerà di questo passo, entro il 2050 un terzo del fabbisogno mondiale di elettricità potrà essere soddisfatto con questo tipo di energia. Oggi, i produttori devono affrontare continue pressioni per ottenere rendimenti più elevati dalle turbine, con una maggiore efficienza dei costi e una maggiore potenza in grado di generare più energia. Per raggiungere questo obiettivo, i produttori stanno realizzando turbine con pale più lunghe che catturano più vento, il che, a sua volta, si traduce nella generazione di una quantità superiore di energia. Tuttavia, pale più lunghe comportano un aumento di peso, un fattore controproducente per un’efficiente produzione energetica. Per ottenere una turbina potente ed efficiente con pale più lunghe, i produttori richiedono materiali leggeri e più resistenti dei materiali tradizionalmente utilizzati.

Il composito per l’eolico

LA SOLUZIONE? I MATERIALI COMPOSITI

Un settore che cresce

Per soddisfare le nuove richieste di potenza ed efficienza servono pale più lunghe ma leggere e resistenti Mentre il mondo cerca di limitare l’uso di energia derivante da combustibili fossili, la domanda di energia rinnovabile sta aumentando, e quella eolica sta diventando una risorsa su cui fare particolare affidamento. Nel 2018, in Europa gli investimenti in energia eolica hanno riguardato il 63% delle energie rinnovabili, mentre nel 2017 erano solo il 52%. Per soddisfare la crescente domanda di energia eolica, i produttori stanno aumentando la

potenza delle turbine e, di conseguenza, devono adattare il design delle pale. L’AUMENTO DELLA DOMANDA

La domanda di energia eolica è quindi in aumento. Si tratta di una fonte energetica pulita, economica e sostenibile. Dato che i timori per l’ambiente e i cambiamenti climatici stanno portando a una maggiore necessità di energia rinnovabile e so-

stenibile, le turbine eoliche costituiscono un elemento sostanziale della soluzione, con oltre 340.000 turbine di questo tipo già utilizzate per produrre energia in tutto il mondo. La Cina, ad esempio, responsabile di oltre un terzo della capacità eolica mondiale, nel 2015 ha installato più turbine eoliche dell’UE; mentre nel 2018 la Scozia ha generato abbastanza elettricità ricavata da questa fonte energetica per fornire energia

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gran parte della forza della pala di una turbina proviene da una trave di supporto, o spar cap, che percorre la lunghezza della pala stessa. Tradizionalmente, gli spar cap sono realizzati in fibra di vetro, che offre la necessaria resistenza e rigidità, con un peso inferiore rispetto ad altri materiali come i metalli. Tuttavia, vista la pressione per ottenere pale più lunghe, viene utilizzata la fibra di carbonio per via del peso più leggero rispetto alla fibra di vetro. Questo materiale consente alle pale più lunghe di catturare una maggiore quantità di energia eolica. Di norma, ogni produttore di pale determinerà nella progettazione il punto in cui la fibra di carbonio diventa la soluzione ottimale e lo spar cap sarà progettato di conseguenza. Per stare al passo con la crescente domanda di energia eolica, i produttori devono investire in materiali compositi di lunga durata e ad alte prestazioni, che contribuiscono all’efficienza per garantire che venga prodotta la massima quantità di energia.


macchine & strumentazione

Le sonde CID per il telecontrollo Da CID Ing Ventura

Sensori a tecnologia brevettata il cui funzionamento prevede un sistema scada con software Depuraweb per il controllo remoto dei parametri nelle acque Attualmente la gestione degli impianti di depurazione richiede una particolare attenzione dal punto di vista ambientale e dei costi di gestione, compresa formazione e aggiornamento del personale addetto. Per tale motivo molto utile è il sistema SCADA CID, particolarmente indicato per i consorzi di gestione degli impianti di depurazione comunale. Negli impianti di depurazione, biologici in particolare, è fondamentale la tempestività nel riscontrare disfunzioni dovute a cause improvvise, dati i lunghi tempi di risposta per il ristabilirsi delle condizioni di funzionamento a regime. L’azienda CID Ing Ventura, che opera dal 1979 nel settore della depurazione dei reflui, ha conseguito il Brevetto Europeo riguardante l’invenzione di un nuovo principio per la rilevazione in continuo dei parametri nelle acque, utilizzato nella produzione e commercializzazione delle sonde e dei sistemi Supervisory Control and Data Acquisition (SCADA) per le acque nei complessi industriali, civili e consortili. grazie alla sua esperienza CID è stata pioniere nella ricerca di sistemi di controllo remoto e parametrizzazione delle variabili chiave di processo, al fine di ottimizzare la gestione in termini di affidabilità e riduzione dei costi, garantendo il controllo delle acque in uscita, nel rispetto delle leggi e dell’ambiente. I principali vantaggi sono i seguenti: - buona attendibilità delle concentrazioni dei parametri comparate al-

le analisi di laboratorio - manutenzione economicamente conveniente - taratura programmata eseguibile dal personale tecnico addetto alla gestione dell’impianto - informazioni dei parametri di processo e disfunzioni disponibili in cloud in tempo reale da qualunque dispositivo mobile - durata di vita almeno di 5 anni dopo il periodo di garanzia (come previsto dal “green Public Procurement”). La caratteristica innovativa del sistema di rilevazione CID è il non utilizzo di reagenti ma un sistema di elaborazione basato sulla machine learning, tramite l’apprendimento dei dati forniti da saltuarie analisi di laboratorio per la rielaborazione statistica o a reti neurali degli input ricevuti ogni 2 sec, mediante misurazione spettroscopica della radia-

zione infrarossa diffusa nell’acqua tramite le fibre ottiche della sonda. Quest’ultima immersa nell’acqua fornisce istantaneamente le concentrazioni dei parametri. I parametri rilevati forniscono il trend e la sua probabilità o attendibilità sulla corrispondenza tra i dati delle analisi di laboratorio e quelli rilevati in continuo dal sistema CID. LE SONDE CID

Le sonde CID in acciaio inox per immersione parziale sono prodotte nei modelli: - CID Out, particolarmente indicata per il controllo dell’acqua depurata in uscita da impianti di depurazione con trattamento biologico, e ogni sonda immersa nell’acqua rileva in continuo ogni 2 sec parametri quali SST, BOD5, COD, torbidità

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- CID TE, indicata per la rilevazione in continuo nell’acqua tal quale dei tensioattivi con potere schiumogeno con concentrazione da 0,5 a 70 ppm Le sonde CID, il cui funzionamento prevede un sistema scada con software Depuraweb per il controllo remoto, sono in acciaio inox e caratterizzate da robustezza e durata di vita superiore a 10 anni. L’attendibilità dei parametri è frutto del sistema di elaborazione dei dati rilevati e della pulizia pneumatica. Tale sistema di pulizia è particolarmente efficiente ed è il frutto di alcuni anni di ricerche e verifiche, poiché garantisce che il segnale emesso e ricevuto dalla coppia di fibre ottiche non sia invalidato dallo sporco o da incrostazioni che si formano inevitabilmente sui terminali delle fibre ottiche. La pulizia è automatica e comandata dal programma Depuraweb secondo il ciclo di rilevazione dati configurato. IL SISTEMA SCADA CID

Il telecontrollo delle apparecchiature CID permette il monitoraggio remoto di impianti distribuiti sul territorio mediante acquisizione e trasmissione in cloud di dati e segnali. Esso rende anche possibile effettuare quei controlli che altrimenti sarebbero eseguiti con interventi in loco da parte del personale di sorveglianza. Inoltre, i dati sono disponibili in ogni momento mediante accesso al cloud. Continua a pag. 30


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Le sonde CID per il telecontrollo Il software Depuraweb, precaricato da CID sul PC industriale dell’apparecchiatura di telecontrollo, funziona con S.O. Windows;e permette a qualsiasi PC, con installato il software Accentraweb fornito da CID, di acquisire e gestire dati e allarmi ricevendo anche sms nel caso di attivazione di allarmi. Tramite sistema VPN il cliente può collegarsi alla postazione dal proprio PC, tablet o smartphone e operare direttamente. In un impianto biologico a fanghi attivi per un caseificio, dove oltre alla produzione del grana padano si concentra il siero, sono installate in ossidazione la sonda per la rilevazione del potenziale Redox e in uscita la sonda CID Out collegate al sistema scada CID per l’acquisizione elaborazione e salvataggio dati. I valori di allarme min e max del Redox sono impostati per permettere ai vari comparti dell’impianto i valori ottimali per la defosfatazione, denitrificazione e ossidazione. La variabilità dei valori redox segue l’andamento delle concentrazioni in ingresso all’impianto. La sonda posta in uscita dalla depurazione rileva la concentrazione in ppm di COD indicando con picchi istantanei la presenza di fiocchi di fango nell’effluente depurato. Quando al depuratore giunge uno scarico troppo concentrato il redox precipita in poche ore e la sonda CID posta in uscita registra l’innal-

LA DIFFERENZIATA DI QUALITA’ CON XSPECTRA DI XNEXT E’ di Xnext l’avanzato sistema d’identificazione dei contaminanti, una tecnologia applicabile alla raccolta differenziata dei rifiuti. Rappresenta la nuova frontiera del controllo qualità applicabile direttamente sulla linea di trattamento. Si tratta di Xspectra, un detector a raggi X che, combinando le competenze scientifiche della fotonica, della microelettronica e dell’intelligenza artificiale, permette un’analisi spettrografica in tempo reale dei materiali esaminati. Questa tecnologia, che consente di individuare qualsiasi tipo di

- ricevere gli allarmi istantaneamente in modo automatico in caso di guasti o disfunzioni e sms di notifica agli operatori - collegarsi in remoto alla postazione dal proprio PC, tablet o smartphone e operare direttamente - rendere più efficiente la gestione degli impianti eliminando gli interventi in loco di controllo generale - aumentare la specializzazione del personale di sorveglianza mediante mansioni più qualificanti. Inoltre, l’enorme mole di dati acquisiti negli anni dal sistema della CID sono in fase di rielaborazione per dare luogo ad analisi predittive del funzionamento processuale dell’impianto, rendendo possibile prevedere il verificarsi di problemi in fase gestionale. zamento della COD. In questo specifico caso, essendo assente un sistema di aerazione mediante inverter, l’operatore in loco riceve istantaneamente notifica tramite sms per la attivazione/disattivazione delle non conformità agli standard richiesti, parte da un approccio completamente nuovo che sfrutta sino a 1024 livelli di energia per generare in pochi millisecondi un’immagine radiografica notevolmente più sofisticata delle immagini ottenute con gli scanner tradizionali funzionanti con 2 soli livelli di energia. grazie a Xspectra è possibile individuare la presenza di corpi estranei di dimensioni e composizione fino a ieri non identificabili, rivoluzionando così il processo del controllo qualità. Questo nuovo detector è stato realizzata con l’importante collaborazione del Politecnico di Milano ed è brevettato.

unità di emergenza. Negli impianti biologici a fanghi attivi a insufflazione d’aria, CID Ventura suggerisce di installare sulla linea principale d’aria dei compressori il sensore di pressione, così da intervenire nel caso di ostruzione delle candele (e quindi operare la pulizia o sostituzione) o nel caso di fermo del compressore d’aria per disfunzione (e quindi mettere in funzione l’unità di riserva). gli allarmi sono inviati istantaneamente sia in cloud che tramite notifica sms. Tutti i dati registrati oltre che in grafico sono riportati in tabella, con data, ora e valore. Il sistema scada CID, composto dalle sonde e apparecchiature di produzione CID, permette di: - centralizzare la supervisione degli impianti, avendo a disposizione tutti i dati di funzionamento sia istantanei che registrati (parametri di processo, portate, stato macchine, allarmi) - controllare in cloud istante per istante il funzionamento degli impianti (processo, uscita, stato macchine)

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PROGRAMMI DI RICERCA E SVILUPPO

Tra i programmi di ricerca e sviluppo di CID è prevista la misura automatica del Vf30’ (volume dei fanghi sedimentati a 30 min in cilindro 1.000 cc o cono Imhoff) negli impianti biologici per gestire il processo e in modo automatico i fanghi di supero. Il Vf30’, rilevato in ossidazione negli impianti biologici, è un dato molto importante nella gestione di tali impianti. CID Ventura dopo alcuni anni di prove ha implementato i parametri rilevati approntando l’apparecchiatura VF30CID che rileva automaticamente a intervalli fissati il volume dei fanghi sedimentati e invia al computer del sistema scada CID il segnale della lettura fotometrica rilevata per fornire i cc di fango sedimentato. Il sistema scada CID, composto dalle sonde e apparecchiature, è prodotto da CID che ne garantisce il servizio di assistenza e i ricambi, avvalendosi di componenti di primaria qualità.


laboratori

Le sfide dell’acqua in Lombardia Rete dei laboratori di Water Alliance

Firmano una convenzione per migliorare l’efficienza del servizio e puntare sull’innovazione, grazie a know how e strumentazioni all’avanguardia Acqua del rubinetto sempre più sicura, buona e controllata grazie alla nuova Rete dei Laboratori, il primo network che unisce il know how, le strumentazioni e le best practice di tutti i laboratori di analisi dei gestori del servizio idrico integrato di Water Alliance – Acque di Lombardia. Le 8 aziende pubbliche che ne fanno parte (gruppo CAP, Brianzacque, Lario Reti Holding, Padania Acque, Pavia Acque, Uniacque, SAL e Secam) proseguono il percorso di innovazione e condivisione delle competenze nel settore, sottoscrivendo la “Convenzione di Rete sui Laboratori di Analisi”, che va nella direzione di ottimizzare la gestione e le prestazioni dei servizi di analisi del patrimonio idrico. L’iniziativa dei gestori lombardi, che forniscono i servizi di gestione acquedotto, depurazione e fognatura di 800 Comuni, per un totale di quasi 6 milioni di abitanti, consentirà di accrescere la propria capacità innovativa, scientifica e tecnologica, sia sotto il profilo individuale che collettivo, attraverso lo scambio delle analisi e la condivisione di strumentazioni d’eccellenza e di competenze. Non solo: consentirà anche la possibilità di razionalizzare i costi e portare nel lungo termine vantaggi economici per tutte le aziende coinvolte. <<La Convezione rappresenta un capitolo importante per il percorso comune intrapreso dalle aziende pubbliche dell’idrico lombardo aderenti a Water Alliance. I labo-

ratori di analisi delle acque, infatti - spiega Alessandro Russo, portavoce di Water Alliance - rappresentano un asset strategico di qualsiasi gestore del servizio idrico in grado di elevare gli standard di qualità e sicurezza sia dell’acqua che beviamo e di quella che viene reimmessa nell’ambiente. Abbiamo deciso di unire forze ed eccellenze per essere ancora più efficienti nell’affrontare le sfide imminenti nel settore della gestione delle acque, come quella rappresentata dai contaminanti emergenti>>. Innovazione tecnologica e sinergie professionali quindi al centro di un esempio concreto di sharing knowledge: sono questi i presupposti della Rete dei Laboratori di Water Alliance, che mette al centro la condivisione delle risorse, delle strumentazioni e della conoscenza per garantire l’efficienza dei servizi pubblici. La Rete dei Laboratori erogherà servizi e pre-

stazioni a ciascun “Laboratorio di Rete” che ne faccia richiesta, con l’obiettivo di: accrescere la capacità gestionale, la capacità innovativa e l’ottimizzazione nella gestione delle analisi in laboratori; condividere lo sviluppo e la diffusione di innovazione tecnologica e di processo nella gestione della fase dei controlli delle acque; sviluppare metodologie analitiche in grado di affrontare efficacemente la problematica dei contaminanti emergenti nelle acque potabili e reflue; valorizzare e mettere a disposizione competenze tecniche, know how e risorse (anche umane) di cui dispongono le aziende pubbliche di Water Alliance; perseguire una strategia flessibile, attraverso lo sviluppo congiunto di iniziative negli ambiti della ricerca, utilizzando le migliori pratiche e le eccellenze, patrimonio delle aziende in rete; aumentare il potere contrattuale nel mercato degli approvvigionamenti.

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La “Convenzione di Rete sui Laboratori di Analisi”, condivisa da Water Alliance comporta inoltre una serie di vantaggi in termini tecnici ed economici, partendo dall’ottimizzazione della gestione di tutte le apparecchiature esistenti nei laboratori stessi, che saranno a disposizione di tutti per attività specifiche, senza interrompere l’attività di routine e con la sicurezza di poter disporre di un parco strumenti ad alto contenuto tecnologico. Ciò presuppone un costante e continuo aggiornamento da parte dei tecnici e del personale attraverso lo scambio di informazioni ed esperienze specifiche delle tecniche analitiche e dei cicli produttivi tipici della gestione del ciclo idrico (potabilizzazione, depurazione, ecc). Infine, la garanzia e la qualità dei risultati delle prove, monitorati attraverso la partecipazione a circuiti di confronto organizzati in ambito Confservizi Lombardia.


L’analisi delle nanoplastiche in mare Con le pinzette Raman

Soluzioni per monitorare in cloud le attività e le condizioni della pompa e per avere un facile accesso e controllo dei dati registrati Un team di ricerca dell’Istituto per i processi chimico-fisici (Ipcf) del CNR ha applicato per la prima volta le pinzette ottiche combinate con la spettroscopia Raman (pinzette Raman) allo studio delle micro (<20 µm) e nano (<1 µm) particelle plastiche in acqua dmare. Le pinzette ottiche, inventate dal premio Nobel Arthur Ashkin negli anni ’80, consentono di intrappolare e manipolare micro e nanostrutture in ambiente liquido sfruttando le deboli forze che la luce esercita sulla materia. La loro combinazione delle pinzette ottiche con la spettroscopia Raman consente di avere uno strumento unico nel suo genere, capace di superare l’attuale gap metodologico nell’analisi chimica

delle micro e nanoplastiche, e con una sensibilità tale da rivelare piccoli aggregati di particelle di polistirene di 50 nm di diametro. Le pinzette Raman, infatti, superano le capacità della spettroscopia Raman convenzionale in liquido, intrinsecamente limitata a misurazioni di ensemble e su campioni molto concentrati, consentendo l’analisi a livello di singola particella anche su dispersioni molto diluite. Essendo una

tecnica di microscopia, tali pinzette consentono inoltre di determinare dimensioni e forma delle particelle intrappolate (sfere, frammenti, fibre, ecc.) con una risoluzione spaziale limitata solo dalla diffrazione. <<Potendo intrappolare e analizzare le particelle disperse in acqua a livello individuale - afferma Pietro gucciardi, a capo della ricerca - siamo stati in grado di determinarne la natura chimica e discriminare inequivocabilmente le particelle

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plastiche dalla materia organica e dai micro sedimenti minerali presenti nei campioni di acqua marina investigati>>. Lo studio condotto ha permesso di dimostrare le potenzialità analitiche delle pinzette Raman sia su particelle modello sia su campioni raccolti sulle coste locali, invecchiati dagli agenti atmosferici e costituiti da comuni inquinanti plastici, quali polietilene, polipropilene, nylon, polimetilmetacrilato e polistirene.


reti idriche Sono esattamente 7.720 i litri di acqua potabile risparmiati in poco più di sei mesi. È questo il dato che testimonia l’impegno di gruppo Cap, gestore del servizio idrico integrato della città metropolitana di Milano, nel ridurre l’impiego di acqua potabile per usi non domestici. La sperimentazione ha consentito alle macchine spazzatrici del Comune di Assago, nella loro mansione di pulitura delle strade cittadine, di approvvigionarsi di acqua depurata presso lo stabilimento locale dove le acque reflue vengono appositamente trattate e depurate per essere reimmesse nell’ambiente. <<L’utilizzo di acqua depurata per usi non domestici è uno dei temi del prossimo futuro per il settore idrico - afferma Alessandro Russo, AD di gruppo Cap – infatti dobbiamo non solo consumare meno ma anche consumare meglio, avvalendoci di una risorsa importante come l’acqua depurata, che si presta a mille utilizzi quotidiani, dall’irrigazione dei campi e dei nostri giardini alla pulizia delle strade>>. L’iniziativa, tra le prime nel milanese, mira ad aprire la strada ad altri Comuni che vogliano ripetere lo stesso gesto virtuoso, allineandosi alle linee guida della nuova direttiva europea (Drinking Water Directive) che esorta i singoli Paesi ad attuare politiche di risparmio idrico sostenibili. In questa direzione viene in aiuto ai Comuni e alle aziende del milanese la nuova tariffa dell’acqua, che prevede tariffe agevolate con lo scopo di promuovere l’uso dell’acqua di prima falda e il riuso di acqua depurata (tariffa per usi pubblici e sociali e tariffa per usi non potabili), anziché la preziosa acqua del rubinetto, in ottica di economia circolare. La scelta di promuovere la riduzione dei consumi di oro blu ha portato gruppo Cap a potenziare le iniziative che mirano al riuso delle acque di depurazione trattate in agricoltura, il settore che impiega il 51% dell’acqua a disposizione. A novembre 2018, presso il depuratore di Peschiera Borromeo, è stato avviato il primo Sanitation Safety Plan italiano, in collaborazione con l’Istituto Superiore di Sanità e con la supervisione della North Carolina University, che permette l’analisi dei rischi per

Pulire le strade con acqua depurata Quasi 8.000 litri risparmiati

E’ partita dal comune milanese di Assago la nuova sperimentazione di gruppo Cap per ridurre i consumi di acqua potabile riuso a scopo irriguo. Vengono applicate soluzioni 4.0, le tecnologie IOT, che permetteranno il monitoraggio continuo e il controllo costante della qualità delle acque trattate.Stiamo parlando di un ambizioso programma di investimenti che ha ricevuto un finanziamento di 5 milioni di euro giunto dalla Commissione Europea nell’ambito della call Horizon 2020 “Digital solutions for water” al progetto “DWC - digital-water.city - Leading urban water management to its digital future”.

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Un servizio di qualità Non conta se pubblico o privato

Secondo la ricerca del Centre on Regulation in Europe, una regolazione indipendente può stimolare gli investimenti nel settore REGOLAZIONE INDIPENDENTE

Non conta che la proprietà del gestore idrico sia pubblica o privata, ciò che importa è che il servizio sia efficiente, soddisfi gli utenti, con standard di qualità elevati e omogenei in tutte le aree del Paese. E’ quanto emerge dalla ricerca “Proprietà e funzionamento del settore idrico: un dibattito internazionale in evoluzione rispetto alle proposte di nazionalizzazione in Italia”, condotta dal Centre on Regulation in Europe (CERRE). Il lavoro fa luce sulla situazione internazionale, sui fondamenti della regolamentazione dell'acqua e sulle azioni da mettere in campo per sistemi più efficienti e sostenibili. ASSETTO PROPRIETARIO

Quando si prende in considerazione la partecipazione del pubblico al settore idrico, si evince dallo studio, è importante mettere in evidenza che la proprietà pubblica dei beni non implica necessariamente la gestione pubblica dei servizi, né il loro finanziamento pubblico con la tassazione generale. Indipendentemente da una gestione pubblica o privata, gli obiettivi principali del sistema idrico comprendono l'affidabilità dell’approvvigionamento di acqua, i servizi igienici e sanitari, l'efficienza operativa, garantire l'accessibilità economica, la salvaguardia dell'ambiente e la conservazione della risorsa.

sistema idrico di raggiungere i target e gli standard qualitativi adeguati al soddisfacimento dei cittadini. <<Per quanto riguarda l’ingresso di privati – spiega Sean Ennis, direttore del Centre for Competition Policy - ciò è opportuno in particolar modo in situazioni, come quella italiana, nelle quali è necessario incrementare il livello degli investimenti per colmare il gap infrastrutturale, in particolar modo in un contesto di limitate capacità di risorse pubbli-

che. Per questo diventa un tema centrale riuscire a garantire adeguati investimenti nelle infrastrutture. In base alla necessità di finanziare gli investimenti per le infrastrutture, il rapporto propone degli scenari a seconda della proprietà. Se si intende coinvolgere il privato, è necessario garantire un’adeguata copertura dei costi del capitale; al contrario, se è il pubblico a dover investire sulla rete, potrebbe dover ricorrere in maniera più massiccia alla fiscalità generale>>.

PRIVATI E INVESTIMENTI

La principale caratteristica economica del settore idrico è, secondo la ricerca, la dipendenza da un’infrastruttura fissa (gli acquedotti), che non è di proprietà del gestore, ma data in concessione dallo Stato. La condizione della rete è fondamentale per comprendere la capacità del Hi-Tech Ambiente

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In questo senso una regolazione indipendente può stimolare gli investimenti nel settore, sia in presenza di società pubbliche che di privati. La maggior parte dei Paesi dell’Ocse dispone di autorità di regolazione per l'acqua con una notevole indipendenza dal governo. In Italia un aspetto chiave è che, accanto a operatori idrici di grandi dimensioni, esiste ancora un grande numero di operatori molto piccoli. Ci si chiede perciò, da un lato, se operatori di così piccole dimensioni siano in grado di sfruttare le economie di scala e, dall’altro, se il mantenimento di questi operatori possa far aumentare il costo dell'acqua. <<Il lavoro del CERRE – afferma giordano Colarullo, direttore generale di Utilitalia – evidenzia i rischi connessi a un dibattito sul tema del servizio idrico che non entra a pieno nel merito delle questioni. L’acqua in Italia è sempre stata pubblica e sempre lo sarà. Riguardo all’assetto proprietario del gestore, poco importa la sua natura, ma al contrario è fondamentale il livello di efficienza, insieme alla quantità e alla continuità di investimenti che è in grado di garantire. In Italia serve una “strategia idrica nazionale” che assuma un orizzonte di investimenti almeno decennale, anche per far fronte a fenomeni climatici sempre più estremi. Soprattutto nel sud e nelle isole sarebbe importante destinare le risorse finanziarie disponibili alla costruzione di serbatoi, a nuovi approvvigionamenti, al riutilizzo delle acque reflue, alla riduzione delle dispersioni e alle interconnessioni tra acquedotti. Al contrario si rischia di impegnare fondi pubblici per una riorganizzazione del settore che potrebbe allontanarci dal conseguimento di questi obiettivi>>.


Opportunità di partnership commerciali e tecnologiche da Enterprise Europe Network Enterprise Europe Network è la più importante rete finanziata dalla Commissione Europea per dare sostegno alle aziende in attività di internazionalizzazione, trasferimento tecnologico, ricerca e sviluppo

Eco-friendly sound damping sandwich panel for electromechanical systems TOSG20190918001 A Singapore institute has developed a novel eco-friendly sandwich panel for cost-effective sound damping in electro-mechanical systems. The composite sandwich panel replaces traditional synthetic materials such as polyurethane foams with a mechanically stronger, injection mouldable and 3D printable structure with tunable sound, vibration, mechanical and heat absorption properties.The institute is interested in potential licensing opportunities with MNEs/SMEs of all sizes. Romanian company specialised in manufacturing of thermo and hydro insulation systems is looking for partners under distribution service and/or manufacturing agreement. BORO20190910001 North-Eastern Romanian company with over 25 years experience as manufacturer and distributor of fiberglass reinforcement mesh, drainage and waterproofing systems is interested to cooperate with foreign partners to expand on new markets, under distribution and/or manufacturing service agreement. Brussels-based start-up is looking for energy providers to test a new concept of energy and soft mobility as a service based on modular stations to enter a joint venture or technical cooperation agreement to develop this new service. TOBE20190916001 A Brussels-based start-up active in the community car sharing

services is currently testing a new concept to deliver energy and soft mobility as a service. They are experts on community sharing management and they are looking for energy providers with a renewable and users-oriented mindset to test a modular station-based concept. The partnership sought is that of a joint venture or technical cooperation agreement. The stations are being tested in several locations already. Israeli company specialized in the separation and treatment of industrial food waste is seeking partners for a joint venture agreement BOIL20190618002 The Israeli company possesses the expertise to handle industrial food waste and add value to it through a field of repurposing processes. Utilizing a joint venture agreement, the company hopes to find a business partner with whom it may share its insider knowledge to encourage the spread of these environmentally sustainable activities abroad. Continuous close-loop fast pyrolysis technology for processing plastic, organic and end-of-life tires (ELT) waste TOCY20190618001 A Cypriot engineering SME, specialized in waste management offers an innovative recycling solution for the plastic, organic and end-of-life tires (ELT) waste, based on the solid-tosolid heat transfer.The solution can be customized according to client needs. Manufacturers of recycling equipment, recycling and engineering companies, municipalities and large industrial waste producers are sought for joint venture or com-

mercial agreement with technical assistance. French company specialized in the field of sewage water transfer is looking for suppliers of grinders machine for waste water treatment plants. BRFR20181231001 The French company has a long tradition in sewage water transfer systems for municipalities and industrial companies. The main activities of the company include pumping, grinding, compacting and aeration solutions.The company is looking for suppliers of grinders (in line and channel) to reduce the size of the solids inside the municipal and industrial waste water (wipes, stones, plastics, …) to protect the pumps and other elements.The company would like to conclude new partnerships with suppliers or manufacturers of grinders systems. The French company expects proposals that will combine high quality, high performance, reliability and affordable pricing. The French company is looking for companies manufacturing or supplying products under distribution services agreement. Dutch company is looking for a partner who has innovative technologies or technological knowledge for recycling, reuse and valorization of waste streams. TRNL20181211001 The Dutch company has an innovation center that facilitates, implements and accelerates innovations in the field of waste and resources and is searching for innovative technologies for recycling, reuse and valorisation, outside its home market.The cooperation type is

depending on the type of techonology and the cooperation sought. The type of cooperation possible are commercial- , financial-, license-, services- and joint venture agreeement. A Japanese company developed a multi-functional organic matter disposal device and is looking for EU distributors and sales agents BOJP20190301001 A Japanese manufacturer of sub-critical water reaction equipment is looking for EU distributors and sales agents in order to access the European market (with its in-house organic matter disposal device). It is the only multi-functional processing device in the world capable of processing both plastics and organic waste and is a cheaper alternative to incinerators and landfill. A distribution agreement or a commercial agency agreement is expected with the relevant partners. Environmentally friendly waste-to-energy (WtE) technology based on high temperature matter conversion processes TOCY20190415001 Α Cypriot engineering SME, specialized in waste management offers an innovative, tested and confirmed solution for the WtE industry, based on the molten slag principle adopted from metallurgy industry, with both environmental and economic advantages. The solution can be customized according to client needs.Waste management industries, engineering companies, municipalities and city councils are sought for joint venture agreement or commercial agreement with technical assistance.

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Siemens Water Technologies Spa Tel 0383.806711 E-mail pierluigi.piacentini@siemens.com

Waterspin Srl Tel 02.9511419 E-mail info@waterspin.net

Centro di Coordinamento Raee Tel 800.894097 E-mail info@cdcraee.it

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Utilitalia Tel 06.94528276 E-mail areacomunicazione@utilitalia.it

Wiefferink Italy Tel +49.17.13690785 E-mail italy@wiefferink.nl

CID Ing Ventura Srl Tel 030.3730699 E-mail info@venturacid.it

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Cobat Tel 06.48795217 E-mail comunicazione@cobat.it

IPCF-CNR Tel 090.397262 E-mail gucciardi@ipcf.cnr.it

Veolia Water Technologies Italia Spa Tel 02.91795001 E-mail info@veoliawaterst.it

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Hi-Tech Ambiente n.10 - Novembre 2019  

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