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UN LESSICO PER LA CITTÀ COMUNE (a cura della Commissione diocesana per la pastorale sociale e del lavoro)

La seconda parola chiave sulla quale proponiamo la riflessione è altrettanto impegnativa della precedente, dedicata al lavoro (cfr. Voce V. 4 mag 2014) e riguarda la solidarietà. Questo termine, che entra decisamente nelle costituzioni, come quella italiana, non è oggetto solo del pensiero della teoria sociale o dell’orientamento dei rapporti tra individuale e collettivo. Costituisce, insieme alla sussidiarietà, uno dei pilastri di un pensiero sociale che dal papa Pacelli in poi si chiamerà Dottrina Sociale della Chiesa e che trova espliciti riferimenti, per ultimo, nell’intensa esortazione Evangelii gaudium. La solidarietà, si legge nel capitolo dedicato alla dimensione sociale dell’evangelizzazione, “è una reazione spontanea di chi riconosce la funzione sociale della proprietà e la destinazione universale dei beni come realtà anteriori alla proprietà privata” (EG, 189). Con le necessarie mediazioni culturali la solidarietà può essere un fondamento credibile delle dinamiche sociali, politiche e, soprattutto, economiche? Pensiamo di sì. Sicuramente se ne avvarrà il binomio cristiano/cittadino, oltreché una città edificata intorno a relazioni dove l’avanzamento individuale non è contrapposto a quello collettivo. Su nostro invito, partecipa a questa riflessione Pier Giorgio Maiardi dell’Associazione Agire politicamente ed animatore di C3dem. Agire politicamente è finalizzata a promuovere la cittadinanza attiva dei cristiani e a coordinare l’impegno di quanti, nell’esercizio della carità culturale e politica, intendono ispirarsi alla tradizione culturale e storica del cattolicesimo democratico. Di C3dem, quale rete di collegamento tra esponenti di un ampio numero di associazioni dell’area cattolica democratica, è stato scritto in precedenza su Voce V. (n. 45, 22 dic 2013) in occasione del primo incontro nazionale di novembre 2013. Ricordiamo solo che nella Costituzione, nel Concilio Vaticano II e nella nuova cittadinanza, C3dem vede gli orizzonti di riferimento ideale in grado di alimentare modalità di presenza originale nell’attuale realtà civile e nei percorsi di approfondimento intra-ecclesiale. Giancarlo Uncini

IL VALORE E L’ESERCIZIO DELLA SOLIDARIETA’ Noi siamo abituati a porre la solidarietà fra i valori sociali ed a darne la dimensione di una virtù che, come tale, si può possedere ed anche non esserne dotati. Ma la nostra Costituzione la pone, invece, fra i “principi fondamentali” e ne fa, all’art. 2, un dovere inderogabile nell’ambito politico, economico e sociale. Aldo Moro, in un intervento del 1947, nell’Assemblea Costituente, afferma che lo Stato è certamente una forma essenziale, fondamentale di solidarietà umana e che, pertanto, la premessa necessaria e sufficiente per la costruzione dello Stato è la determinazione di una formula di convivenza. Uno Stato, quindi, non estraneo ai cittadini e tanto meno nemico ma espressione di una forma avanzata di convivenza e di solidarietà. In questa visione la solidarietà è alla base di ogni regola di vita comune, presuppone e rende concreto il riconoscimento ed il rispetto dei “diritti inviolabili” di tutti i cittadini che sono “uguali davanti alla legge” senza alcuna discriminazione, e dà senso alla legalità che non rappresenta un giogo a cui ogni cittadino deve sottoporsi suo malgrado ma, invece, una garanzia di rispetto e di sostegno reciproco. Sotto l’aspetto della solidarietà comprendiamo il senso del dovere di ogni cittadino a svolgere un’attività “che concorra al progresso materiale e spirituale della società”, e quindi


un diritto, sancito dall’art. 4 della Costituzione, ad avere questa possibilità attraverso un lavoro, La solidarietà non può rappresentare, allora, un concetto astratto ma deve avere una dimensione concreta e riguardare tutti, singoli e aggregazioni, enti pubblici e privati, locali e nazionali, e pure l’impresa economica a cui l’art. 41 della Costituzione attribuisce una funzione sociale. Solidarietà, significa, infatti, assumere come proprie le esigenze della comunità a cui si appartiene nella consapevolezza che se qualcuno non è solidale ne viene un danno a tutti, e quindi anche a se stesso. Da qui la regola, fra le altre, dell’equità fiscale e del dovere di corrispondere le imposte che la normativa pone a carico di ciascuno per il bene di tutti, ma emerge anche il dovere di operare perché l’imposizione fiscale sia effettivamente equa: anche in questo caso si tratterà di un dovere di solidarietà che grava su ciascuno, dal cittadino che denuncia una disequità, alla struttura politica e sindacale, al parlamentare che opera a livello legislativo. C’è una complementarietà, infatti, fra i soggetti della comunità sociale che l’apologo di Menenio Agrippa paragona ad un organismo vivente. Alla solidarietà si oppone una visione della società composta da individui, ognuno preoccupato esclusivamente di sé, della propria personale realizzazione anche a danno di altri, e del proprio interesse. Si tratta di una società conflittuale, che genera una disequità sociale ed in cui il debole è perdente e viene abbandonato: la considerazione nei confronti del più debole è, infatti, la caratteristica più evidente di una società solidale. La solidarietà, tuttavia, non può essere imposta da un governo dispotico che decide, a proprio giudizio, ciò che è buono e ciò che non lo è per la comunità sociale, saremmo fuori dal sistema democratico - che esalta il valore della solidarietà – ma deve essere scelta da ogni cittadino, ed alla solidarietà occorre che ogni cittadino sia educato. Qui acquista significato sociale la famiglia che, al suo interno, vive il valore della gratuità e della convivenza fra diversi, e che non si pone nella società come un “clan” in difesa esclusiva di sé e dei propri membri ma abitua al rapporto solidale con gli altri e con le istituzioni. Ed è evidente la funzione della scuola e di tutte le agenzie educative, compresa la Parrocchia. Questa esigenza etica della società acquista, per il cristiano, un valore più ricco e profondo: risponde, infatti, al comandamento “ama il tuo prossimo come te stesso” fino alle conseguenze più alte. Del dovere di solidarietà in una società complessa parla ampiamente l’insegnamento sociale della Chiesa: dalla Rerum Novarum che parla della società come di un corpo umano con funzioni complementari, al valore delle virtù sociali esaltate da tutti i successivi documenti del Magistero che evidenziano la interdipendenza fra le persone e le organizzazioni sociali, fino al rapporto fra le nazioni. E la solidarietà viene richiamata anche da Papa Francesco che fa della partecipazione e dell’impegno per la giustizia sociale una via di evangelizzazione. In questa prospettiva il cristiano ha un dovere ed un debito nei confronti della società, prima che diritti da reclamare: la lettera A Diogneto pone i cristiani all’interno del mondo, come l’anima nel corpo, e l’anima non è estranea al corpo, ne è parte integrante, vitale ed ispiratrice! Pier Giorgio Maiardi Ass. Agire politicamente Rete C3dem

Pier Giorgio Maiardi, "IL VALORE E L’ESERCIZIO DELLA SOLIDARIETA’"  

n. 2 della Rubrica “Un lessico per la città comune ”, una proposta di riflessione su alcune parole chiave per capire meglio questo tempo di...

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