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+ Mensile della Pastorale Giovanile - marzo 2011

“Chi dice donne dice DANNO; ed è vero perchè DANNO la vita, DANNO la speranza, DANNO il coraggio, DANNO il conforto, DANNO se stesse per amore.” L’idea di declinare il verbo dare sulla donna può essere male interpretata, visto le polemiche e manifestazioni recenti, poichè le donne sembrano “dare” troppo e nel senso sbagliato. Ma considerando che la donna è in grado di dare vita, la prospettiva cambia. La capacità di “spostare” i confini del corpo per accoglierne un altro, la volontà di nutrirlo e farlo vivere, il dono di farlo conoscere al mondo sono tutti aspetti del dare che è insito nella natura femminile, una natura che ha una prospettiva tutta particolare e unica, che contribuisce ad arricchire la società in modo peculiare. L’idea di dedicare un numero alle donne nasce da questo, dal voler far vedere come l’universo femminile si relaziona e gestisce impegni e responsabilità a cui è chiamato con caratteristiche che non sono comuni se non a chi è per natura votato a “fare spazio” per l’altro. La sensibilità cambia, perchè per troppa cura possono essere assillanti, ma sempre presenti; l’istinto è passato sotto il vaglio del ragionamento, ma se c’è da farsi in 4 non si risparmiano; l’ascolto può sembrare silenzio, ma nel cuore sanno custodire parole e immagini per lungo tempo; le troppe parole possono stancare, ma sono indice dei tentativi per cui cercano sempre di farsi capire. Non è un mondo semplice, quello della donna, che non trova completezza se non nell’integrarsi con quello maschile; ma è una prospettiva che ha un valore particolare, non mercificabile e superficiale, che risponde a quella chiamata all’accoglienza che non può essere ignorata. Allora lasciamo spazio alla donna, con i suoi pregi e difetti, per stupirci di fronte alla sua ricchezza e alla sua complessità, lasciando per una volta da parte immagini e pensieri che ne sviliscono il valore e la bellezza. Francesca Vici

Maschio e femmina li creò. Chiamati ad essere diversi, unici e perfettamente complementari. Il vertice della creazione si esprime nell’essere umano, nella donna, ultima delle realtà create, complemento di Adamo, singolare nel suo essere tratta dalla sua costola. In questa provenienza c’è “una profondità di significato che rimanda all’irripetibilità di ognuno di noi, della nostra vocazione: solo quando ritroviamo il nostro posto, la nostra costola siamo realizzati e felici, divenendo e ricevendo di essere portatori di pienezza per l’altro”. Questo è vero sia per la donna che per l’uomo. Ma in questo numero dedicato alle donne è naturalmente di queste che parlerò. Una vera e propria chiamata, quella ad essere donne, pienamente donne, per nulla scontata o facile che chiede una profonda conoscenza ed accettazione di tanti lati belli e fragili costitutivi di ogni vita. Una vocazione, la nostra, che incarna in modo unico la creatività divina facendo del nostro corpo accoglienza fin nelle viscere, dono tutto per l’altro, per la vita, dono dall’immensa ricchezza e dall’altrettanto sconfinata delicatezza, bisognoso di cure e di accettazione.

La nostra stessa intelligenza è spesso votata alla cura dei particolari, al bello, guidata da quello sguardo che sa cogliere il particolare per valorizzarlo e che, anche per questo, soffre per l’incuria o per l’ovvietà attribuita a tanti gesti. Una vita, la nostra, bisognosa di coraggio nelle scelte semplici e quotidiane, ma anche in quelle straordinarie, che sta tutto nella scoperta e nell’amore per le nostre fragilità, ricchezze e potenzialità. Queste tre caratteristiche “divine” (creatività, intelligenza e coraggio) trovano espressioni bellissime in ogni donna, così come in ogni uomo, che con fiducia decide di fare della propria vita lo spazio per amare. A guardarsi intorno non è difficile trovare mille concretizzazioni di questa scommessa. Quanta creatività c’è nei servizi che troviamo nel nostro territorio! Quanta intelligenza viene messa in campo nell’osservazione della realtà, nella programmazione di tante attività! Quanto coraggio nell’andare contro diversi messaggi privi di speranza! Tutto questo è sotto i nostri occhi costantemente...a volte è persino scontato per quanto siamo abituati a vederlo!! Eppure non

news

PG Sabato 9 aprile Ore 21 , CdG

Parliamo di….Musica e poesia

Venerdì 15 aprile Ore 21.15 san Rocco

Il diritto all’alloggio, con Paolo Pezzana della Caritas nazionale organizzato dalla Scuola di Pace e dalla Casa della Gioventù

Domenica 17 aprile

GMG DIOCESANA 16.30 incontro in piazza del duomo 18.45 preghiera con il Vescovo in Duomo 21.00 Musical Piazza Speranza al Teatro la Fenice

30 aprile -1 maggio uscita a Roma per la beatificazione di Giovanni Paolo II iscrizione obbligatoria, quota di iscrizione 35 euro

c’è niente di ovvio nella scelta di tante donne di dedicarsi al servizio, alla formazione, all’aiuto ai più piccoli o ai più bisognosi. Così come non è per niente scontata la vita di una moglie che fino a tardi si ferma a confrontarsi con il proprio marito sull’andamento della giornata, o di una mamma che prepara la merenda per i figli. Vite divine, tutte ad immagine Sua, alla costante ricerca di quelle tracce di Infinito che ci abitano da sempre e che ci riportano alla Bellezza originaria. E, infine, come non pensare alla Donna che ha potuto accogliere in sé il Figlio di Dio: Lei che come ognuna di noi ha giocato la sua vita in un SI’, detto a bassa voce e con il cuore trepidante, ci mostra la strada carica di gioia e stupore che porta all’Amore. Pensarla giovane ragazza innamorata, poi incinta, in esilio, madre e infine davanti alla morte del figlio, ce la rende più vicina, più vera, compagna delle nostre vite non sempre semplici. A Lei guardiamo con semplicità e fiducia consapevoli di poter trovare la sorella che percorre ora la strada con noi. Carlotta Castelli


Mensile della Pastorale Giovanile - marzo 2011

Detto così può sembrare irriverente. Col titolo non penso infatti a una donna qualunque ma proprio a Maria, la Vergine Maria. Eppure è così che la Sacra scrittura qualifica Maria nell’ultima pagina in cui appare, la visione al cap. 12 dell’Apocalisse dove san Giovanni intuisce un grande segno “femminile” all’interno stesso del Santuario del Cielo, al cuore della storia della salvezza: una Donna vestita di Sole. Certo gli esegeti si sono molto affannati a spiegarci che quella donna è in realtà figura della Chiesa, il nuovo Israele, la figlia di Sion. Ma non ci vuole molta psicanalisi per collegare questa immagine all’esperienza concreta di vita dell’apostolo Giovanni. Sotto la croce, Cristo stesso lo dichiarò figlio, discepolo e custode di questo tesoro incredibile, sua madre, la Madre di Dio. Lui visse con la più bella, la più forte, la più dolce, la più nascosta e la più conosciuta, la più luminosa di tutte le donne: come non pensare che fu questa la sua ispirazione? Giovanni, ricordiamolo, è il discepolo prediletto, quello che sarà definito il Teologo per eccellenza, l’Aquila che vola alta nei misteri divini, l’evangelista che ci lascerà la più disarmante e al contempo precisa definizione dell’indicibile mistero: Dio è Amore.

Ebbene Giovanni conosce un segreto che vincerà il male: la bellezza è luce. Ma cos’è la luce? La luce è comunicabilità del bene, è intuito e ragionevolezza, splendore del vero, svelamento e insieme rivelazione, è comunione, volto e possibilità di incontro. “Dio da Dio, Luce da Luce, Dio vero da Dio vero..” proclamiamo ogni Domenica. Luce, bellezza e amore hanno la stessa fonte, sono sfaccettature dello stesso mistero e di tutto questo il simbolo è una donna. Novità sorprendente del Cristianesimo. In tutte le culture e religioni antiche era il maschio ad essere luce, sole, cielo, mentre la donna è la terra umida, la luna, la notte. Cosa è cambiato? L’esperienza della Vergine Maria ha ribaltato tutto. Sotto i suoi piedi c’è la Luna, perché Maria non vive più la corporeità e il sentimento come mutevolezza, inaffidabilità e debolezza. Lei è la donna forte ritta sotto la croce,

colei che ha creduto, l’unica che con la sua fede teneva in vita la fiamma (unica vera vestale) nella notte terribile del Sabato Santo quando anche Dio era sceso agli Inferi e sulla terra regnava il silenzio. La Madonna poi non è stata mangiata dalla morte, come suo Figlio ne è uscita intatta; lei coronata di stelle è la Regina del cielo e della terra, colei a cui anche Dio obbedisce perché la sua volontà è tutta Amore. La sua tenerezza ha vinto sulla potenza maschile che non è stata degna di essere padre di Dio. Uno dei grandi fondatori della psicanalisi, C. G. Jung salutà nel 1950 la proclamazione del dogma dell’Assunzione in cielo di Maria in anima e corpo, come la più sconvolgente novità religiosa e culturale riguardo al femminile: un corpo di donna abita il divino. Questa da allora la dignità immensa e la vocazione di ogni donna: guidare ogni uomo con la forza della bellezza verso la verità, con la tenerezza verso l’amore, con il proprio corpo e il proprio cuore verso la luce nascosta e sfolgorante del Cielo che non ha pari in questo mondo. Don Andrea Franceschini

SETTIMANE DI CONDIVISIONE

La 5c alb durante la settimana del 20-25 febbraio 2011 ha affrontato una nuova esperienza... la CONVIVENZA! La classe all’inizio era scettica per quanto riguarda l’idea di passare una settimana tutti insieme condividendo tutto. All’inizio avevamo un po’ paura a metterci in gioco perché all’interno della classe c’era una grande crepa che nessuno considerava, nonostante stessimo insieme da tre anni. Questa settimana ci è servita perché ci ha fatto conoscere sotto un altro punto di vista e ha rafforzato quell’amicizia che c’era ma non si vedeva. Ognuno di noi ha avuto il coraggio di tuffarsi, di togliersi quegli indumenti che solitamente indossa e non si e sentito giudicato dagli altri; siamo stati ripagati da questa settimana perché è stata un tassello che si aggiungerà alla nostra vita, un qualcosa che in fondo ci ha cambiato. Durante la condivisione della sera nell’aria si sentiva quell’atmosfera di sincerità e di ascolto dell’uno verso l’altro ed è qui che sono venute fuori le persone belle e sincere che siamo, uomini e donne veri fatti di sentimenti e emozioni. Per qualcuno è stato anche un modo per riavvicinarsi alla Chiesa, riscoprire la propria fede

IL PUNTO GIOVANE

Forse ormai a molti è nota la realtà del PGC (Punto Giovane Calcio) collegata all’esperienza spirituale diocesana del Punto Giovane. Si è già di cosa essa sia, e di come raccolga i ragazzi amanti dello sport per eccellenza che abbiano fatto in passato almeno una volta l’esperienza del “mese” e che desiderano dargli una originale continuità spirituale testimoniando la propria fede anche in un mondo notoriamente ostile come quello del calcio. E’ terminata con successo da un paio di settimane l’avventura di questa nuova squadra al suo primo anno di campionato di “calciotto” in quel di Fano. Non parliamo certo (almeno per ora) del successo dato dai risultati sportivi…: penultimo posto in classifica con due sole vittorie all’attivo (di cui la più recente proprio nell’ultima giornata di campionato). Il particolare successo in questione, è quello ottenuto sul campo della fede e della testimonianza, che è quanto stava

a noi a cuore. Nonostante i momenti difficili determinati dalle inevitabili delusioni sportive, i nostri ragazzi hanno tenuto alta la motivazione che ha dato vita al progetto, ossia quello di dimostrare come si possa giocare a calcio con sportività, lealtà e rispetto del prossimo, tutto ciò nel nome di Dio. E’ infatti un sottile filo quello che separa la temperanza del calciatore dalla voglia di sfogare le frustrazioni, normalmente (purtroppo) esplicitate in imprecazioni, in furbizia a discapito del rivale e nell’agonismo oltre il consentito. E’ su questo filo che ognuno di noi ha provato a camminare come un equilibrista ogni qual volta si scendeva in campo. La costanza spirituale necessaria per non cadere in questi eccessi è stata determinante e per noi si è concretizzata in vari modi: dalla preghiera (coniata apposta per questa avventura) recitata insieme prima di ogni partita, alla presentazione del progetto alle squadre avversarie, sempre

in Dio, in cui per un motivo o per l’altro aveva perso la fiducia; tutto ciò ci ha permesso di conoscere anche persone fantastiche le quali ci hanno aiutato, nonostante fossero impegnate chi negli studi chi nel lavoro, e anche non conoscendoci ci hanno donato una parte della loro vita. Noi, come prima classe dell’alberghiero che ha provato quest’esperienza, ci sentiamo molto fortunati e ringraziamo coloro che hanno reso possibile questa bellissima settimana a partire da Don Andrea che, pur sapendo che eravamo una 5°, ha voluto comunque darci questa opportunità. Inoltre ringraziamo il professore Carlo Petrucci che si è impegnato dando cuore e anima nello sviluppo di questo progetto; e infine ringraziamo l’istituto IPSARCT “ALFREDO PANZINI” e tutti i professori per aver appoggiato questa iniziativa. Ci siamo tutti riuniti e adesso, insieme, emaniamo una gran luce come le stelle che illuminano il cielo, perché una stella unica non riempie l’infinità del cielo ma tutte le stelle messe insieme riempiono ogni singolo spazio.

piacevolmente sorprese; dal Padre Nostro recitato insieme a tutti i giocatori e all’arbitro alla fine delle sfide alla condivisione in pieno stile “Punto Giovane” una volta tornati negli spogliatoi. I frutti sono stati notevoli: l’amicizia rafforzata fra noi (nel bene e nel male…anche i litigi, non estranei nemmeno a noi, servono a consolidare questi legami!); la voglia, mostrata da molte delle squadre che a turno ci affrontavano di adeguarsi con piacere al nostro stile di gioco “mite”; il loro essere uniti a noi nella preghiera di fine partita; la “coppa disciplina” da noi vinta,

a significare che giocare anche senza troppa foga agonistica, si può! Come non menzionare, infine, il prezioso supporto e la bella testimonianza dei tifosi (che sempre più spesso sono state LE tifose) che ci hanno accompagnato in questa prima indimenticabile avventura? Un grazie per questo ulteriore “successo” va a loro, ma va tanto più a chi ha messo anima, cuore e muscoli in campo e a chi in origine ha permesso tutto questo. Marco Basili


Mensile della Pastorale Giovanile - marzo 2011

Carissimi amici, carissime amiche, mi hanno chiesto di condividere con voi alcuni pensieri sul ruolo della donna nella Chiesa, a partire dalla mia esperienza di vergine consacrata nella nostra diocesi. Credo che la prima parola per dire il mio essere nella chiesa sia sposa. È bella questa parola, perché ricorda che al principio di tutto non c’è un fare, ma un essere, non c’è un incarico pastorale, ma una relazione d’amore, quella di una creatura con il suo Creatore. È innanzitutto la Chiesa ad essere Sposa di Cristo e di questa sponsalità noi siamo immagine. Nel Rito di consacrazione il Vescovo ci consegna l’anello nuziale. Come la fede lega per sempre l’uomo e la donna che si sposano, così lega ognuna di noi consacrate a Cristo e al suo corpo che è la Chiesa. Per sempre. E come accade per il matrimonio cristiano questa fedeltà non si fonda sulla sole capacità umane, sarebbe così fragile, ma sull’eterna fedeltà di Dio. Ogni donna attende il suo sposo (abbiamo così bisogno di amare e di sentirci amate!) e anche io attendo il mio Sposo, come la Chiesa. Vedete, da una parte ho già il mio Sposo, il mio Tutto, come dicono le bellissime parole del Rito di Consacrazione, ma d’altra parte, con la Chiesa, attendo il giorno in cui potrò vederlo faccia a faccia il Cristo, e stare alla Sua presenza, e nutrirmi dei suoi baci. Ci attende una gioia eterna, io c’ho scommesso la vita. La seconda parola che utilizzerei è madre. Leggendo il libro del teologo ortodosso Evdokimov “La donna e la salvezza del mondo” mi ha colpito molto il ruolo che egli assegna alla donna nella storia del mondo e della Chiesa. Ad immagine di Maria, la Madre di Dio, ogni donna è chiamata in modo particolare a generare figli nella fede: “L’uomo crea la scienza, l’arte, la filosofia, e perfino la teologia, intese come sistemi, ma tutto ciò porta ad una terribile oggettivazione della verità. Ma fortunatamente c’è la donna che

IN DIALOGO CON

NOME: Lucia Pasquinelli GRUPPO A CUI APPARTIENI : Scout FSE Gruppo “San Bernardo” ChiaravalleMontemarciano DA QUANTO NE FAI PARTE? Dal 2001 L’ESPERIENZA PIU’ BELLA O IL

è predestinata a diventare la portatrice di questi valori, il luogo in cui essi si incarnano e vivono”. Essere donna è “offrire il proprio grembo” perché si incarni il bene, il vero, il bello. Per alcune donne questo passa attraverso il grembo fisico, capace di accogliere e generare la vita, per tutte, e in specie per noi consacrate, si tratta di fare spazio nel grembo del cuore. La Chiesa stessa ha un utero materno, che nel battesimo genera figli di Dio, e senza questa fecondità cesserebbe di esistere. Non c’è gioia più grande della maternità per una donna. E per noi consacrate la rinuncia alla maternità fisica è infondo un martirio, ma ricorda a ciascuna di noi, e a tutta la Chiesa, che nulla possiamo senza l’azione dello Spirito Santo. Ed ecco che l’ultima parola è proprio vergine. Parola difficile, perché piena di tanti retaggi culturali, ma anche così importante da riscoprire. La verginità evangelica è un’attitudine di tutta la persona (e non di una parte del corpo): è l’atteggiamento di chi sa di non essere il padrone degli altri o delle cose, e tanto meno della vita, e attende l’intervento dello Spirito di Dio, lo Spirito d’Amore, per generare. L’umanità ha bisogno che la donna torni a vivere questa verginità nello spirito. Se infatti la verginità evangelica riguarda sia gli uomini che le donne, è vero però che noi donne portiamo scritta nella carne questa chiamata: il nostro corpo è fatto per accogliere e ricevere. Sapremo dare precedenza all’azione di Dio in noi? Tempo fa un amico sacerdote mi ha chiesto di custodire lui e i giovani che il Signore ci ha affidato nel “mio grembo di madre”… è stata una carezza di Dio. Ancora molta è la strada che devo compiere per essere madre spirituale, ma il primo passo è farmi grembo accogliente per lo Spirito Santo, nella preghiera e nelle relazioni con i fratelli. Daniela Giuliani

RICORDO PIU’ BELLO CHE TI PORTI DENTRO: Se dovessi scegliere un’esperienza sicuramente darei inizio ad una lunga lotta fra le fotografie della mia memoria, quindi faccio una ricerca alla voce “bellissima” ed ecco la prima della lista: Non si può capire cosa può rivelarti un cielo notturno estivo se rimani in città o in campagna, ma ci sono posti che dopo un po’ di cammino te lo mostrano in tutto il suo splendore...e chi l’aveva mai vista la Via Lattea!!! Il posto è il Monte Catria e passare una notte di luglio dentro un sacco a pelo a guardare le stelle, vi posso assicurare che si ritorna bambini e che per un tempo incredibilmente lungo ti senti

L’A.C. E’ DONNA?

QUELLI CHE...

RIEMPI IL VUOTO

Il 26 e 27 febbraio a Loreto si è vissuta una delle esperienze più significative dell’Azione Cattolica, uno di quei momenti che ti fa capire cosa significa fare A.C.: l’Assemblea Elettiva Diocesana. Si perché da Statuto l’Azione Cattolica ogni 3 anni è chiamata a rinnovarsi a tutti i livelli e a vivere appieno il suo spirito democratico di scelta dei nuovi responsabili. Senso di questa scelta è l’idea che l’A.C. sia fatta da tutti i suoi membri e non solo dalle persone più carismatiche e, ogni triennio, i soci scelgono le persone da cui più, in quel momento, si sentono rappresentati. Queste persone formano poi il Consiglio Diocesano, organo che sceglie i responsabili di settore e detta le linee programmatiche dell’anno. Una bella responsabilià per i coraggiosi che hanno messo a disposizione la loro passione per l’A.C. candidandosi per questo importante ruolo! E per rendere ancora più democratico ed efficace il momento della votazione dei consiglieri, i vari candidati sono stati presentati (con tanto di foto e curriculum) per dare un volto al nome scritto nella lista. Molti erano anche lì presenti e disponibili a farsi conoscere da chi fosse ancora indeciso. E allora se penso al “genere” dell’A.C. Mi viene in mente che sia donna, non perché formata da donne, ma perché femminile nelle sue caratteristiche. È femmina perché è accogliente. L’A.C. infatti si prende cura dei suoi soci cercando sempre di avere attenzione per la singola persona, un’attenzione che a cascata parte dal centro nazionale fino ad arrivare all’accierrino dell’ultima parrocchia della Diocesi. È femmina perché educa. L’attenzione alla formazione di tutti e in ogni fase della vita è una della sue principali caratteristiche. È femmina perché sensibile. Sensibile alle esigenze della comunità parrocchiale, sensibile a ciò che succede nella vita civile, sensibile alla vita delle singole persone. È femmina perché è “perpetua” nella misura in cui si mette a servizio della Chiesa con umiltà, per quello di cui c’è bisogno. È femmina perché a volte è poco pratica e molto filosofica. È femmina perché collaborante, non vuole fare da sola ma crede nel valore del gruppo e del fare insieme. È femmina perché attenta alle piccole cose, ai dettagli. E allora...buon 8 marzo A.C.!! Cristina Vitali

svuotata, disarmata, quanto stupore e quanta fragilità di fronte al creato...non ci sono parole per descriverlo, mi viene ancora la pelle d’oca! Quella notte è senz’altro il mio ricordo più bello per cui devo ringraziare lo scoutismo e lo è a maggior ragione perché lo condivido con altre dieci ragazze che insieme a me si sono sdraiate con il naso all’insù e si sono fatte avvolgere dall’immensità del cielo e delle stelle, aggiungendo tante risate e calore fino a quando non è arrivato il sonno. LE PRIME DUE COSE CHE TI VENGONO IN MENTE CHE L’ESSERE SCOUT TI HA INSEGNATO: Mi ha insegnato a dire “eccomi”, spronandomi sempre a migliorare me stessa, e sicuramente mi ha educato a lavorare insieme agli altri, perché dove non arrivo io da sola posso sempre contare sull’aiuto di tante sorelle e fratelli che non sanno tirarsi indietro di fronte ad una difficoltà, anzi! Si inizia da piccoli con la vita di squadriglia quando devi condividere la tenda, la cucina (e il cucinare!), l’accendere il fuoco, la pioneristica, il gioco...tutto insieme per poi crescere e diventare un capo, un educatore, quindi come tale confrontarti e preparare attività mai da sola. COME DONNA, IN COSA L’APPARTENENZA, TI HA FATTO MATURARE E CRESCERE: Lo scoutismo ha come fine quello di formare donne di carattere, guardandomi ora capisco che se non fossi stata scout ci sarebbe una Lucia

diversa (e forse non dovrei rispondere alle tue domande!!!), questo perché inevitabilmente è un’associazione in cui maturi e cresci a 360°. Penso all’uniforme che indosso, sempre criticata e mal sopportata, ma che è stata mezzo per crescere, per emanciparmi da mode di costume e di pensiero e una spinta a maturare il senso di responsabilità nel servizio svolto. Inoltre le stesse attività separate dalle branche maschili, pur avendo dei limiti, danno anche l’oppurtunità di fare esperienze tutte al femminile così da creare o rafforzare l’identità di donna, come in nessun altro modo la realtà odierna saprebbe offrire! COME, INVECE, TI METTI IN GIOCO NEL SERVIZIO? COME TI SENTI CHIAMATA A DONARE? Mi ha sempre affascinato la “banca del tempo”, il poter offrire gratuitamente il proprio in cambio di quello altrui. Anche nel servizio il primo passo è di donare il proprio tempo, nel mio caso come Capo Cerchio. Molto semplicemente mi occupo di un gruppo di bambine che iniziano il loro percorso scout, lo stile educativo che noi capo dovremmo avere è un po’ quello di sorelle maggiori. Il gioco è il mezzo con cui cerchiamo di stimolare sempre la loro curiosità in un clima sereno e familiare, questo implica di fatto che noi per prime dobbiamo divertirci e metterci in gioco nel vero senso della parola, perché nulla può essere più eloquente dell’esempio!

POLITICALLY (UN)CORRECT

Sesso: indica gli attributi dell’uomo e della donna riconducibili alle caratteristiche biologiche Genere: esprime le rispettive qualità distintive definite culturalmente “Per quanto riguarda l’ordine e grado delle donne – scriveva nel 1586 il filosofo e giurista francese Jean Bodin – non voglio occuparmene; penso soltanto che sia opportuno che esse vengano tenute lontane da tutte le magistrature, i luoghi di comando, i giudizi, le assemblee pubbliche e i consigli, così che si occupino solo delle loro faccende donnesche e domestiche”. Queste parole, pronunciate più di 400 anni fa, erano diretta conseguenza di un determinato modo di pensare e, come la storia insegna, neanche paragonabile con la realtà che stiamo vivendo ora in quanto ogni espressione culturale è figlia del proprio tempo. Quello che, invece, sarebbe interessante proporre come spunto di riflessione è che ancora oggi le donne faticano a raggiungere posizioni importanti di potere; quei vincoli sono formalmente venuti meno (oggi è possibile vedere donne chirurgo e nelle forze armate, ad esempio) ma poi, in rapporto alla popolazione maschile e al merito personale ottenuto sul campo, sono veramente poche coloro che riescono a scalare l’organigramma e a conquistarsi i cosiddetti “piani alti”. Questo è un problema dalle mille sfaccettature ma che non si risolve certamente con l’imposizione da parte governativa e giuridica di quote basate sul genere (le ormai note “quote

rosa”); il meccanismo delle quote, indipendentemente dal fatto che si tratti di donne, stranieri, di altro credo religioso, di fattezze fisiche, di stili ed atteggiamenti, umilia chi si trova, anche suo malgrado, “differente” agli occhi degli altri e per questo motivo bisognevole di assistenza. Per tutta una serie di cause, ci sono categorie che oggettivamente faticano ad inserirsi attivamente nei processi sociali, economici e lavorativi ma scegliere di privilegiare il meccanismo delle quote a quello del merito può portare ad un beneficio nel brevissimo tempo ma ad un impoverimento culturale e morale nel medio – lungo, con pesantissime ripercussioni poi difficilmente contrastabili. Una politica lungimirante privilegia invece una cultura ed una formazione continua, che non viene tagliata per prima secondo logiche di facile profitto in tempo di crisi, una riscoperta di valori fondamentali ed inalienabili quali il rispetto della Persona, la parità di diritti e doveri di fronte alla legge così come nelle attività quotidiane, l’importanza della famiglia, del lavoro e un equo trattamento retributivo a parità di mansioni e posizioni ricoperte (nei casi più virtuosi gli stipendi raggiungono l’80% circa di quelli degli omologhi maschili). Se per sua natura il genere femminile è volto alla riproduzione, per cultura è e deve essere considerato esattamente come quello maschile. Diego Bossoletti


Mensile della Pastorale Giovanile - marzo 2011

UNA PAROLA

Grazie a te donna! Dalla lettera di Giovanni Paolo II alle donne, 29 giugno 1995 “Grazie a te, donna, per il fatto stesso che sei donna! Con la percezione che è propria della tua femminilità tu arricchisci la comprensione del mondo e contribuisci alla piena verità dei rapporti umani. Grazie a te, donna-lavoratrice, impegnata in tutti gli ambiti della vita sociale, economica,

SPAZIO GMG

culturale, artistica, politica, per l’indispensabile contributo che dai all’elaborazione di una cultura capace di coniugare ragione e sentimento, ad una concezione della vita sempre aperta al senso del «mistero», alla edificazione di strutture economiche e politiche più ricche di umanità. Cristo parla con le donne delle cose di Dio, ed esse le comprendono: un’autentica risonanza della mente e del cuore, una risposta di fede. E Gesù per questa risposta spiccatamente «femminile» esprime apprezzamento e ammirazione, come nel caso della donna cananea (cf. Mt 15, 28). A volte egli propone come esempio questa fede viva, permeata dall’amore: insegna, dunque, prendendo spunto da questa risposta femminile della mente e del cuore. La donna rappresenta un valore particolare come persona umana e, nello stesso tempo, come quella persona concreta, per il fatto della sua femminilità. Questo riguarda tutte le donne

e ciascuna di esse, indipendentemente dal contesto culturale in cui ciascuna si trova e dalle sue caratteristiche spirituali, psichiche e corporali, come, ad esempio, l’età, l’istruzione, la salute, il lavoro, l’essere sposata o nubile. La forza morale della donna, la sua forza spirituale si unisce con la consapevolezza che Dio le affida in un modo speciale l’uomo, l’essere umano. Naturalmente, Dio affida ogni uomo a tutti e a ciascuno. Tuttavia, questo affidamento riguarda in modo speciale la donna _ proprio a motivo della sua femminilità _ ed esso decide in particolare della sua vocazione. La donna è forte per la consapevolezza dell’affidamento, forte per il fatto che Dio «le affida l’uomo», sempre e comunque, persino nelle condizioni di discriminazione sociale in cui essa può trovarsi. Questa consapevolezza e questa fondamentale vocazione parlano alla donna della dignità che riceve da Dio stesso, e ciò la rende

«forte» e consolida la sua vocazione. La Chiesa desidera ringraziare la Santissima Trinità per il «mistero della donna», e, per ogni donna - per ciò che costituisce l’eterna misura della sua dignità femminile, per le «grandi opere di Dio» che nella storia delle generazioni umane si sono compiute in lei e per mezzo di lei. In definitiva, non si è operato in lei e per mezzo di lei ciò che c’è di più grande nella storia dell’uomo sulla terra: l’evento che Dio stesso si è fatto uomo?”

LE VICARIE IN CAMMINO VERSO LA GMG

Continua il cammino verso la GMG di Madrid! Mancano meno di 5 mesi alla partenza dei 300 e più giovani pellegrini della nostra diocesi. Se ancora non si è iniziato a fare lo zaino è comunque iniziata una preparazione, un cammino non fisico, ma spirituale verso questo incontro che ci aspetta. Alcune delle nostre vicarie hanno messo in calendario degli appuntamenti per tutti i giovani (e

non solo quelli iscritti alla gmg) per iniziare a gustare da ora la bellezza che quei giorni ci riserveranno in maniera particolare. Come per ogni incontro speciale è bello e naturale “prepararsi”, cioè farsi trovare pronti senza essere presi alla sprovvista, così è anche per la gmg. Anche la gmg, infatti, è un incontro: di giovani con i giovani, dei giovani con il mondo, dei giovani con il papa e la Chiesa, dei giovani con Cristo. Nelle vicarie

di Corinaldo e Senigallia si è già vissuto un momento di Lectio Divina, la vicaria di Mondolfo ha vissuto invece una messa giovani a Marotta e una lectio divina a Monte Porzio. Il prossimo appuntamento che ci aspetta è la Via Crucis. Ecco le date: per Senigallia sarà venerdì 25 marzo, per la vicaria di Mondolfo venerdì 18, per quella di Corinaldo l’8 aprile e per la vicaria di Ostra domenica 27 marzo. È bello

pensare che ogni settimana di questo mese è colorata dall’incontro dei giovani della nostra diocesi. Tanti punti di luce che si accenderanno nelle nostre vicarie. Una comunione grande che è bello portare nel cuore. Tutti invitati a questo momento speciale, ognuno con la sua vicaria. Può essere un buon modo alternativo per cominciare a riempire il nostro zaino di pellegrini! Buon cammino a tutti noi! Maria Savini

DALLA VICARIA

SINODO DEI GIOVANI, COME PARLARE DI CHIESA … SENZA ANNOIARSI Riunire tutti i rappresentati delle varie associazioni, dei movimenti e delle parrocchie presenti nella nostra diocesi per cercare di lavorare insieme e di far sentire la nostra voce all’assemblea sinodale… Missione impossibile? Sogno? Incubo? Semplicemente realtà. Questa, infatti, è stata l’esperienza dell’assemblea sinodale dei giovani, ma procediamo con ordine. Innanzitutto: che cosa è l’assemblea sinodale dei giovani? L’assemblea è stata un momento d’incontro (strutturato in quattro riunioni) per tutti i giovani eletti durante il pellegrinaggio diocesano di questa estate e per i rappresentanti di tutti i movimenti e le associazioni della diocesi. Ovviamente non ci siamo incontrati semplicemente perché avevamo molto tempo libero (magari!), ma bensì con l’obbiettivo di confrontarci su come migliorare la nostra chiesa nel rapporto con noi giovani. Questo confronto ci ha poi portato a stilare un documento, secondo me molto interessante, con le nostre idee sulla chiesa di domani che abbiamo poi girato all’assemblea sinodale. Insomma una gran noia direte voi! Invece no, rispondo io. Ovviamente non vi nascondo che le prime volte è stato difficile trovare la voglia di uscire di casa per andare a parlare con persone sconosciute di come migliorare la Chiesa… il pensiero

dominante, in fondo, era che tanto non sarebbe servito a nulla e che niente poi sarebbe cambiato. Invece, piano piano, l’assemblea si è fatta scoprire come un bel momento di confronto, di conoscenza con persone e realtà molto differenti dalla mia (non vi ho ancora detto con quale titolo partecipavo all’assemblea… io rappresentavo il gruppo scout AGESCI Senigallia 2) e ho visto, negli occhi degli altri, una gran voglia di far sentire anche la voce di noi giovani nel sinodo diocesano. La titubanza nel partecipare alla prima riunione si è trasformata quindi nella voglia di ritrovarsi per finire i discorsi iniziati la volta prima e la paura che in fondo tutto il lavoro non servisse a niente si è trasformata nella speranza che, anche solo qualcosa, potesse essere preso in considerazione dai padri sinodali e potesse essere accolto nel documento finale dell’assemblea sinodale. Concludo dicendo grazie a tutti quelli che hanno vinto quella paura iniziale mettendosi in gioco facendo sì che l’assemblea fosse tutto quello che vi ho raccontato e molto altro ancora, io personalmente concludo questa esperienza arricchito e spero che anche per voi sia così.

Spavento di Ma ria

Una voce come la Tua Ma in realtà, m che entra nel cuo io Dio, re di una vergine ch e lo spaventa, i era? Uno che si racco una voce di carne manda, e di anima, uno che mi dice d una voce che non i tacere, si vede, uno che non tace un figlio promess , o a me, uno che dice un m tu ancella che no istero n conosci l’amore , e lo divulga a un figlio mio e de tutti. ll’albero, Io sola, povera fa un figlio mio e de l prato, nciulla ebrea che devo credere un figlio mio e de e ne ho paura, ll’acqua, Signore, un figlio solo: perché la fede è u il Tuo. na mano che ti prende le v Come non posso iscere, spaventarmi la fede è una ma e fuggire lontano no ch se non fosse per q e ti fa partorire. uell’ala di uomo che mi è sembrata un’angelo? Alda Merini

Giacomo Mariani

www.pastoralegiovanilesenigallia.it HANNO COLLABORATO Carlotta Castelli, Daniela Giuliani, Giacomo Mariani, Marco Basili, cristina Vitali, Lucia Pasquinelli, don Andrea Franceschini, Diego Bossoletti, Chiara Canonici, Maria Savini, Letizia Prezzemoli.

Moglie: -Mi vedo orribile, ho bisogno di un complimento! Marito: -Hai un’ottima vista, tesoro!


21 grammi PG Senigallia Marzo 2011