Issuu on Google+

+ Lo spazio giovani di Voce Misena - gennaio 2013

SENSTIRSI OBBLIGATI A UNA LIBERA SCELTA. Gennaio e febbraio saranno i mesi della scelta; ormai da tempo le imminenti elezioni hanno invaso il nostro quotidiano, attraverso i giornali, i telegiornali, i dibattiti, gli slogan, le promesse e quant’altro. Al di là del “da che parte stare”, dello scegliere secondo le proprie credenze e bisogni, importante è il gesto della scelta in sé. Diritto e dovere, quello di schierarsi, quello di far sentire la propria voce; possibilità di espressione di accordo e disaccordo, ma pur sempre possibilità di farsi sentire, di essere parte attiva con chi prenderà le prossime decisioni riguardo al nostro paese e più o meno indirettamente, al nostro futuro. Si sono rivolti a noi giovani con tanti appellativi diversi i nostri politici: “bamboccioni”, “choosy”, “sfigati”; ma nello stesso tempo, hanno sostenuto e sostengono che bisogna avere fiducia in noi, perché siamo il futuro, perché bisogna scommettere sulle nuove generazioni, perché l’Italia può risollevarsi solo grazie alla nostra iniziativa. Una contraddizione? Forse sì, forse no: è vero che da una parte potremmo essere “schizzinosi”, e a buon diritto, perché la speranza è di avere una professione che rispecchi, almeno un po’, il percorso di anni di studio e fatica che ognuno ha vissuto; dall’altra, tanti di noi si “adattano”, si ingegnano, si re-inventano cercando di inserirsi nella giungla del lavoro, ma continuando, sempre, a sognare. Proprio perché noi giovani abbiamo capacità di “adattamento”, è importante che attraverso la nostra scelta ci sentiamo rappresentati, nelle esigenze, nei bisogni, e perché no, nei nostri sogni. Ma non solo noi giovani, bensì anche tutti i cittadini che abbiano senso critico e si sentano responsabili gli uni degli altri; perché anche se “non me ne importa perché tanto ognuno pensa ai suoi comodi”, le scelte investiranno tutti, perché la politica è fatta dalla città, dalla cittadinanza tutta, e non solo dai suoi rappresentanti. Allora ascoltiamo, informiamoci, leggiamo, decidiamo chi votare, e prendiamo in mano il futuro. Francesca Vici

“Destra, sinistra, centro sono etichette scomparse. Esistono uomini di destra, di sinistra o di centro. Il superamento della forma partitica significa questo: concedere alla gente di votare le persone”. Così Giorgio Gaber nel 1993 analizzava con occhio critico la situazione politica italiana, alla nascita della cosiddetta Seconda Repubblica. Un’analisi che, ancora oggi, sembra essere particolarmente attuale alla luce delle “salite e discese” in politica e delle elezioni politiche che si avvicinano e portano nuovamente alla ribalta il tema del governo della cosa pubblica. Ed è proprio a questo tema, quello della politica, che abbiamo dato maggior risalto all’interno di questo numero. Il tutto senza voler dare in alcun modo giudizi o indirizzamenti verso determinate classi politiche.Vorremmo, in questo numero, analizzare e stimolare la riflessione sul significato e sul valore della parola “politica” (generando magari delle riflessioni personali o comunitarie sul suo significato originale), provare ad analizzare in modo distaccato l’attuale orizzonte giovanile ed il suo rapporto con il sistema dei partiti e della

democrazia; oltre ad avere a disposizione una testimonianza di una persona che, da cristiano, ha cercato di vivere e di impegnarsi per la politica. È palese che questo tema non può che essere oggetto di grande interesse per tutti i giovani, un tema che è stato trattato anche nel recente campo giovani di AC di cui avrete modo di leggere una testimonianza. E se, come ricorda Paolo VI, “La politica è una maniera esigente di vivere l’impegno cristiano al servizio degli altri” è vero anche che la politica non si ferma solo alle scelte economiche ma coinvolge, regola e disciplina anche tanti altri aspetti della vita sociale, come le scelte relative al lavoro, agli stranieri, all’ordine pubblico, alla gestione dei beni artistici ... Ed ecco quindi che, a fianco dell’analisi della politica, abbiamo scelto di dare spazio a persone e testimonianze di ambienti e situazioni concrete in cui si “scende” dalla “politica delle parole” ad una “realtà dei fatti”. Tra i vari temi trattabili, abbiamo deciso di puntare su alcuni temi in cui, da cristiani, non possiamo “chiudere gli occhi”: la

scuola, il resto del mondo e l’educazione. Ed ecco allora che abbiamo deciso di chiedere un parere su come la scuola riesca ad integrare e a creare “unità delle diversità”, avremo modo di leggere una testimonianza molto forte delle difficoltà e delle diverse esigenze che vengono vissute giorno dopo giorno da chi decide di lasciare l’Italia per venire incontro al povero, per raggiungerlo nel suo terreno. Per concludere avremo l’opportunità di conoscere ed approfondire una delle figure “educative” della Chiesa Moderna: quel Don Giovanni Bosco che divenne Santo continuando a ripetere l’invito a “Formare Buoni Cristiani ed Onesti Cittadini”. Che altro dire? Buona lettura di “21 Grammi” Matteo Guazzarotti

news

pillole di

Le molteplici opere di pace di cui è ricco il mondo testimoniano l’innata vocazione dell’umanità alla pace. In ogni persona il desiderio di pace è aspirazione essenziale e coincide con il desiderio di una vita umana piena, felice e ben realizzata. L’uomo è fatto per la pace che è dono di Dio. L’operatore di pace, secondo la beatitudine di Gesù, è colui che ricerca il bene dell’altro, il bene pieno dell’anima e del corpo, oggi e domani. Veri operatori di pace sono coloro che amano, difendono e promuovono la vita umana in tutte le sue dimensioni: personale, comunitaria e trascendente. La vita in pienezza è il vertice della pace. L’incontro con Gesù Cristo plasma gli operatori di pace impegnandoli alla comunione e al superamento dell’ingiustizia. Emerge inoltre la necessità di proporre e promuovere una pedagogia della pace. Essa richiede una ricca vita interiore, chiari e validi riferimenti morali, atteggiamenti e stili di vita appropriati. Pensieri, parole e gesti di pace creano una mentalità e una cultura della pace, un’atmosfera di rispetto, di onestà e di cordialità. Bisogna, allora, insegnare agli uomini ad amarsi e a educarsi alla pace, e a vivere con benevolenza, più che con semplice tolleranza. Benedetto XVI

Avete riposato abbastanza le vostre corde? Accorrete nume

Siamo pronti voci per ripartire con nuove e “vecchie”!!

rosi...Marco e Giulia

Ti aspettiamo

bre Venerdì 9 novem ore 21,15 tù. Casa della Gioven alla

vi aspettano e hanno

bisogno di voi!!

6 i 348 052329 - Giulia Pasquin 334 8373581 info: Marco Basili per maggiori

Visita il s it rinnovato e o della d w w w . p a s t o ra l e a g g i o r P G g i ov n a n i l ato ese : ) nig alli

a.i È ripartito il t CORO GIOVANI DIOCESANO per info Contattare Giulia Pasquini e Marco Basili


Lo spazio giovani di Voce Misena - gennaio 2013

Lo spazio giovani di Voce Misena - gennaio 2013

VICARIA

10 febbraio. “L’uscita” è un momento prezioso dell’anno pastorale: condividere due giornate vuol dire conoscere nuove persone, stringere amicizie; ma oltre i legami che possono nascere dentro un pullman, ci sono quelli che si instaurano con le realtà che si vanno a visitare. Mi ricordo la vista al Sermig di Torino oppure alle Orsoline di Verona o al Centro Aletti a Roma . . . Ogni incontro incorniciato dalla città visitata, la particolare atmosfera di ogni città dove anche solo per poco più di un giorno, tenti di immergerti, di respirarla di viverla… Vedremo cosa ci lascerà Genova, con il suo odore di mare e il suono della sua musica…o cosa ci doneranno i genovesi. Un detto genovese dice: “PE CONOSCE L’AMO’ DI ZENEISI GHE VEU DI ANNI E DI MEIXI” (Per conoscere l’amore dei genovesi ci vuole degli anni e dei mesi), noi nello spazio di due giorni speriamo di cogliere almeno una goccia di questa bella e misteriosa città. Insomma, vi aspettiamo a Genova! Maria Savini

PASTORALE

UNA SCUOLA MULTICULTURALE

«Ho imparato che il problema degli altri è eguale al mio. Sortirne tutti insieme è la politica. Sortirne da soli è l’avarizia». Così scrivevano, nel 1967, i ragazzi della scuola di Barbiana (FI), sotto l’attenta guida di don Lorenzo Milani, nella Lettera ad una professoressa che tante critiche mosse al contemporaneo sistema scolastico e altrettante ne suscitò, in merito alle soluzioni proposte. Se 46 anni fa la scuola italiana stava lottando, in maniera forse non ancora così uniformemente convinta, per garantire a tutti – poveri e ricchi, figli di contadini come di dottori – un effettivo diritto allo studio, ora le stesse energie andrebbero spese per dare risposte alle multiformi sfide proposte dall’immigrazione. Il nostro è un paese in trasformazione, e la scuola rispecchia i cambiamenti della società; le ultime statistiche (relative all’a.s. 2010/11) rivelano come gli alunni con cittadinanza non italiana che si trovano ad usufruire del sistema scolastico siano 711.064 e rappresentino il 7,9% della popolazione studentesca italiana. Decreti legislativi e circolari ministeriali si susseguono, proponendo linee guida per la realizzazione di una scuola accogliente, multiculturale e capace di garantire a tutti il diritto allo studio: ma, se sulla carta tutto sembra funzionare alla perfezione, la realtà è ancora distante dai princìpi enunciati. Vi è differenza tra convivenza e integrazione, tra tolleranza e solidarietà, tra cancellazione e valorizzazione delle differenze; chiunque si trovi ora ad operare in ambito scolastico ha di fronte a sé il difficile compito di appianare le difficoltà dei singoli inserendoli in un contesto stimolante che permetta loro di realizzare se stessi, crescere e far crescere la comunità in cui sono inseriti grazie alla condivisione del proprio vissuto, delle proprie tradizioni, delle lingue, religioni e culture di provenienza. Tutto questo, però, rimane utopia se non si hanno le risorse (umane, economiche ed intellettuali) sufficienti ad approntare percorsi personalizzati – perché «non c’è nulla che sia ingiusto quanto far le parti uguali fra disuguali», scrivevano sempre gli stessi ragazzi toscani – che mettano in primo luogo lo studente nelle condizioni di potersi inserire proficuamente nell’ambiente scolastico, dal momento che i numeri prima citati sono bambini e ragazzi portatori di una grande ricchezza e che hanno diritto a trovare nell’istituzione scolastica un ambiente che sia loro di sostegno e stimolo per una crescita armonica. Francesca Dubini

Avete presente quella sensazione che fa dire “Sono nel posto giusto!”? Ecco. Questo è stato per me il campo giovani. La consapevolezza di trovarmi esattamente dove dovevo essere, di essere in linea con ciò che Qualcuno ha sognato per me. Non si tratta tanto del buttarsi, del mettersi in gioco come inizialmente io credevo, quanto del fidarsi di quei piccoli segni, dei gesti, delle persone che quotidianamente incontriamo perché niente viene a caso nella nostra vita, tutto ha un senso anche se il più delle volte non riusciamo a vederlo. Me ne sono accorta nel momento in cui, seduta in quel grande salone, mi sono guardata attorno e mi sono lasciata coinvolgere in quei sorrisi, quelle voci, quegli sguardi: tanti altri giovani che come me si sono fidati, anche inconsapevolmente. È stato un campo intenso anche nei momenti di vita più banali. Si faceva comunità, questo rendeva ogni singola azione speciale, e quando parlo di comunità intendo persone che pur essendo diverse tra loro pongono come cardine, come fondamento delle proprie scelte e della vita, Cristo. Porto nel cuore come uno dei momenti più emozionanti, la preghiera nella basilica di San Giovanni: noi giovani dell’Ac di Senigallia insieme ad altre migliaia di giovani di tutta Europa, tante lingue diverse unite in un’unica preghiera che risuonava tra le mura di quell’immensa basilica. Un campo il cui tema è la fede come fiducia nelle sue diverse sfaccettature, da quella verso gli altri a quella nella Chiesa, non può lasciare indifferenti, guardarsi dentro era inevitabile. Le provocazioni durante gli incontri sono state tante ed ogni corda debole della mia vita è stata toccata. La mia fede è davvero piccola a confronto con La Fede riposta in me. Questo Dio che scommette continuamente su di me, che bussa alla mia porta ed attende solo che io gli apra. Noi non ne siamo in grado, non sappiamo aspettare che la porta si apra, non riusciamo a perseverare nel fidarci ma contiamo gli errori. Però mi sono anche detta che accogliendo e godendo a pieno il dono di fiducia che Lui fa a me posso imparare a donare anche io allo stesso modo. Ecco perché la mia presenza al campo è stata una scelta di fiducia. Giulia Bolletta

Siamo in piena campagna elettorale, impossibile non accorgersene visto che nei media c’è un esplosione di notizie, talk show, speciali sulla competizione. Bene. È questo che deve accadere in un paese democratico, non potrebbe essere diversamente, anche se ciò porta con se un rischio di bulimia mediatica. L’elettore-spettatore è quasi inerme di fronte a questo spettacolo (a parte quando esprime le sue intenzioni di voto nei sondaggi). C’è però un importante aspetto che non può essere messo in secondo piano, una sovraesposizione mediatica della politica non è sintomo di una buona informazione rivolta ai cittadini. La spettacolarizzazione della politica fa sì che ci si concentri sui personaggi, sui leader di partiti o movimenti piuttosto che su ciò che intendono fare i candidati una volta eletti. È questa una suggestione nella quale non cadere. È qui però che si può intervenire cercando di “educare” l’orecchio, cioè andare oltre le diatribe personalistiche e cercare di capire nella sostanza quale idea si ha del paese e del futuro da parte di coloro che si offrono di rappresentarlo, anche perché poi se ne potrà chiedere conto una volta terminato il mandato. Spesso in campagna elettorale si punta più agli slogan che a delle proposte reali e fattibili, ciò inevitabilmente crea un senso di falsa illusione diffuso. Nonostante questo, però, è obbligo morale dell’elettore mantenere un’adeguata informazione, in quanto la politica è una cosa che riguarda tutti, non solo gli eletti! Per questo, oltre che ad informarsi sui contenuti delle liste contendenti è bene conoscere anche il profilo dei candidati. La legge elettorale con cui

IN DIALOGO CON

DON PAOLO GASPERINI

Responsabilità, giovani e politica Ciao don Paolo, presentati ai nostri lettori. Sono Paolo Gasperini, uomo e prete di Senigallia. Prima domanda: in questo periodo di crisi politica, economica, sociale e del lavoro è ancora possibile cogliere dei “segni di speranza”, soprattutto

andremo a votare sia per la Camera che per il Senato, non prevede la possibilità di esprimere un candidato all’interno della lista scelta. Per questo motivo è bene andare a leggersi e scoprire chi questa o quella lista candida nella propria regione di appartenenza, è già un tassello in più che va a favore di una politica trasparente. Tutto ciò vale a maggior ragione per chi è appena maggiorenne e si avvicina per la prima volta a votare. Districarsi in un mondo così complicato non è per niente facile. Vi sono però alcuni strumenti offerti da internet che vanno verso una partecipazione consapevole della collettività alle scelte pubbliche. Uno su tutti viene offerto dall’associazione openpolis (openpolis.it) che con un semplice sito (www. voisietequi.it, di nuovo on-line nei primi giorni di febbraio p.v.) in base alle risposte date dall’utente ad alcune domande su vari temi di politica, indica qual è il partito che è maggiormente affine alle inclinazioni dell’utente. La politica come la società in genere sta vivendo un periodo di profondi cambiamenti. Sono in momenti come questi che si aprono finestre di opportunità per cambiare le cose. Sta a noi giovani, con l’enorme aiuto dei nuovi media, porre le basi perché sia peno il significato della parola democrazia partecipata. Una nuova generazione di cittadini informati ed esigenti non può che produrre buoni frutti per tutta la collettività. Andrea Giovannetti

per noi giovani? La speranza è l’umanità stessa. La speranza è la capacità di aver fiducia e di alimentarla. È la voglia di sognare e di progettare. È il desiderio di mettersi insieme per pensare, fare, comunicare, inventare. È la divisione, l’incapacità di progettare insieme, che fa vincere il brutto, la disperazione e la povertà. La speranza è non fuggire il male, la crisi, la fatica… ma affrontarla insieme. Parliamo più direttamente di politica. Aristotele diceva che è l’”arte di amministrare la città conseguendo il bene di tutti”; che valore ha, o dovrebbe avere, nel nostro tempo? È la responsabilità il principio fondamentale dell’agire umano e dunque anche politico, dell’agire per il bene di tutti. La responsabilità è la capacità di saper rispondere personalmente agli eventi della vita, anzitutto di rispondere all’altro e questo porta la persona a compiere un cammino per diventare pienamente umani. Oggi manca questa umanità, perché manca la responsabilità. Se potessi imporrei ai candidati

HANNO FATTO POLITICA

SPAZIO SCUOLA

A PASSO DI MUSICA: DIREZIONE GENOVA Questa volta partiamo a passi di musica. Direzione: Genova. Un fine settimana in cui vistare la Superba, passeggiando fra le sue ripide strade che salgono nei monti e scendo giù fino al mare. Cammineremo alla ricerca dei luoghi che sempre si ascoltano nelle canzoni di Gino Paoli, De Andrè, Fossati… partendo dal Porto Antico, passando da Piazza Caricamento tra gli odori e i vapori delle friggitorie e focaccerie di Sottoripa, arriveremo in Via del Campo, la via della graziosa, occhi grandi color di foglia. Oppure scorgeremo fra i tetti quella vecchia soffitta vicino ala mare, con una finestra a un passo dal cielo blu dove scorrazzava la gatta di Gino Paoli. Accanto ai luoghi e ai suoni della musica genovese incontreremo anche una realtà bella e grande della città: il centro di accoglienza per persone senza dimora dell’associazione “S. Marcellino onlus” per conoscere la loro esperienza, aprire gli occhi su questo disagio. Musica, servizio, ma anche arte: una guida ci accompagnerà alla visita della chiesa del Gesù che custodisce un prezioso mosaico. Questi gli ingredienti della prossima uscita proposta dalla Pastorale giovanile che sarà il 9 e

QUELLI CHE...

RIEMPI IL VUOTO

La politica ha stancato tutti ma non si può far a meno di parlarne… siamo sfiduciati nei confronti delle singole persone e di un intero sistema… a volte è tanto difficile capire cosa sta realmente succedendo. Quando tutto sembra buio c’è un metodo che funziona sempre: tornare alle radici, andare a vedere i significati profondi delle cose. Allora si riscopre che la politica è lo strumento migliore per promuovere la qualità della vita di una comunità civile. In tanti secoli di filosofia, elaborazione del diritto e approfondimenti di ogni tipo non si è trovato uno strumento più efficace della politica. Solo la politica possiede la forza per risolvere alla radice i problemi delle persone più in difficoltà. Per citare solo un esempio, pensiamo alla riforma sanitaria negli Stati Uniti portata avanti dal Presidente Obama, un atto veramente rivoluzionario fatto con gli strumenti della politica. Per stare ancorati alla nostra realtà, penso alla mia piccola esperienza, che risale ormai a più di vent’anni fa, ed è durata dieci anni in giunta e consiglio comunale a Senigallia. In quei dieci anni sono rimasta ancorata ad alcuni criteri che mi hanno permesso di non perdere il rapporto con la realtà di tutti i giorni, e di mantenere quel sano “distacco interiore” da quello che facevo. Provo a condividerne alcuni, dal momento che li ritengo ancora validi. 1. Fare i conti con la storia che ci ha preceduto. Mi riferisco alla storia politica che ha portato il nostro Paese alla democrazia. Questo ci permetterà di scoprire figure umane affascinanti che hanno servito il nostro Paese con convinzione e onestà, e ci permetterà di capire fino in fondo il valore della democrazia. Cosa che troppo spesso ormai si dà per scontata. 2. Pretendere dai politici che conosciamo, di rimanere ancorati alle cose di tutti i giorni. A volte chi fa politica perde il senso delle piccole cose…e di conseguenza si monta la testa… ma a questo si può rimediare continuando a condividere amicizie e interessi nati prima della politica. Quindi mai lasciare soli coloro che fanno politica attiva. 3. Non avere paura dei compromessi. Il compromesso è il risultato di una mediazione tra posizioni diverse. Solo con il compromesso è possibile collaborare con chi ha opinioni diverse da noi. In politica serve il rispetto per le posizione degli altri, con gli assolutismi non si arriva da nessuna parte. Questo compromesso non ha nulla a che fare con i “compromessi” che le persone fanno per fare un po’ di carriera, svendendo principi da cui si sono fatti guidare per una vita. Io credo profondamente che sia possibile fare politica, anche a livelli altissimi, e rimanere persone oneste fino in fondo. Anna Gobbetti

politici una scuola di responsabilità perché questa si possa tradurre in educazione, politica, economia. I giovani, secondo te, possono sentirsi ancora rappresentati dalla classe dirigente? Come possiamo non essere “deviati” o “condotti” da false promesse e crearci una coscienza politica? Impariamo la responsabilità, rispondiamo alla vita, prendiamoci cura delle situazioni che la vita stessa ci offre, andiamo anche alla ricerca di ciò che può vederci protagonisti. Oggi forse non si tratta di scegliere questo o quel candidato, ma di entrare a far parte di un progetto, di avere un obiettivo e di darsi da fare per raggiungerlo. C’è bisogno di forme nuove di rappresentatività, di luoghi nuovi di confronto e di elaborazione politica. Perché un gruppo di giovani non si mette insieme a farlo? E tu, come sacerdote, con che atteggiamento ti poni di fronte alle questioni politiche che emergono in

questo periodo? La prima domanda riguardava la speranza per cui cerca di fare la mia parte: ecco, è necessario, dare conseguenze politiche alla speranza. Ne ricordo tre. Primo: principio di restituzione dei diritti negati agli umiliati e dei doveri elusi dai governanti. Secondo: principio dello sviluppo cooperativo come sviluppo sano contro la logica dello sviluppo umano illimitato. Terzo: principio comunità con vuol dire apertura, condivisione, ospitalità. Ringraziandoti per la tua disponibilità, ti salutiamo con un’ultima domanda: 24 e 25 febbraio prossimi, perchè andare a votare? Perché i principi sopra detti possano essere incarnati nelle scelte politiche. Ringraziandoti per i tuoi suggerimenti, ti salutiamo con la speranza di riuscire a metterli e a “metterci” in campo. Don Paolo Gasperini e Francesca Vici.

UNA PAROLA TRA LE ALTRE

Quest’anno ho avuto la gioia di passare il Natale in Costa d’Avorio insieme a p. Matteo Pettinari, missionario della Consolata, originario di Monte San Vito, e nostro amico!! È difficile fare sintesi di pensieri e sentimenti che si sono rincorsi durante questo tempo in Africa; per ora voglio condividere alcune immagini, come scatti di una fotocamera, per darvi il gusto di entrare ancora più in profondità in questo mondo “Altro” e di fermarvi ad ascoltare ancora… 16 dic. Prima domenica a Dianra. A Dianra c’è il sole ad accogliermi, insieme ai padri della Consolata e alla comunità in festa. Arrivare di domenica ti immerge subito nel meglio che l’africa ha da offrirti: i colori degli abiti, il ritmo delle danze durante la liturgia, i bambini che ti vengono tutti attorno, il rito di accoglienza in cui tutta la comunità ti porge il saluto… un bagno di gioia. Ma

gli occhiali per vedere questa bellezza e capirne il senso li ho “rubati” a p.Matteo. Nell’omelia ci ha invitato a mettere gli occhiali della fede per vedere ogni cosa in modo nuovo: accogliere Dio in noi per vedere in modo nuovo la sanità che non funziona perché medici corrotti si arricchiscono sulla pelle dei poveri; o i dieci anni di guerra civile e divisione del paese che hanno privato i giovani della scuola; o le famiglie dove la donna ancora subisce violenza… Accogliere Dio in noi per generare la Vita, come Maria, per essere la novità che il mondo attende, essere medici, insegnati, famiglie, che costruiscono il Bene, a Dianra, in Costa d’Avorio. Non ho più tolto quegli occhiali! e quando ho visto ingiustizie e povertà sempre ho visto anche uomini e donne di fede che stavano costruendo qualcosa di nuovo: dispensari, alfabetizzazione, microcredito, giardini del dialogo… una meraviglia!

23 dic. Il villaggio di Ninakry. Arriviamo a Ninakry con Jules, il catechista che 3 anni fa mentre lavorava come commerciante ha incontrato Sara, che gli ha chiesto di Cristo. Jules si è fermato con lei tutto il giorno, e il giorno dopo ancora, e poi tutte le domeniche per 3 anni, km e km in bicicletta per raggiungere questo villaggio e “spezzare la Parola” e accompagnare i catecumeni al Battesimo. Sono 16, uomini e donne, che per tre anni si formano, desiderosi di conoscere, desiderosi di aderire alla novità di vita del Vangelo. A Pasqua saranno battezzate Sara e una sua amica, e sarà festa grande nel cuore di Jules come nei cieli. L’arrivo di p. Matteo, accompagnato da due infermieri che si sono presi cura dei malati del villaggio, è stato accolto come una benedizione e una festa… e ho pensato a Gesù che visitava villaggi, guariva, annunciava il Regno dei Cieli… 31 dic-1 gen. Capodanno a Kenaguitakaha. P.Matteo ha scelto il villaggio più lontano dalla Missione per fare festa all’anno nuovo: “Non

puoi tornare a casa senza aver conosciuto Honoré e Lea”. E aveva ragione! Nel 2013 saranno 10 anni che sono diventati cristiani, e attorno a loro sta fiorendo una bella comunità. Figli, nipoti, e tanti altri, che vedono la vita di questi due sposi e scelgono il loro Dio perché li ha resi migliori: “Honoré e Lea vivono in pace, e ci aiutano a ritrovare la pace”, “ho scelto di essere cristiana perché ho visto che Lea non ha più paura, la fede l’ha resa libera”. A Messa il rendimento di grazie si fa concreto nei canti, nelle danze, nei colori delle stoffe appese alle pareti, nel raccoglimento di chi, dopo tanti mesi, può gustare il dono incommensurabile dell’Eucarestia. E tutto questo cambia la vita: nel cortile di Honoré si respira davvero la pace, l’armonia tra uomini e donne, vecchi e bambini, e si trova anche il coraggio di intraprendere un lungo viaggio per curare un nipotino nato con una paresi, che solo dieci anni prima avrebbero guardato come una maledizione…davvero l’Emmanuele abita qui! Daniela Giuliani

POLITICALLY (UN)CORRECT

L’arte di governare la società, nelle forme e sedi istituzionali ma anche attraverso la partecipazione proattiva della popolazione, il tutto in un confronto propositivo, continuo nel tempo e volto al bene della comunità stessa. Al di là delle definizioni scolastiche e delle varie tipologie di sistemi politici o di partecipazione, la politica non dovrebbe essere altro che questo mettersi a disposizione per il bene della collettività. In fondo, poi, per usare le parole di Aristotele, “l’uomo è per natura un animale politico” e non può esimersi dal fatto di esserlo. Nella definizione più ampia del termine, la politica comprende anche tutte quelle azioni quotidiane che ognuno di noi fa scegliendo un prodotto piuttosto che un altro, un particolare stile di vita o sostenendo concretamente un’idea piuttosto che un’altra. Non si può pertanto essere distanti dalla politica, perché sarebbe come rinnegare una parte di sé; al tempo stesso, proprio perché sia efficiente, in democrazia l’istituto della delega ha un ruolo fondamentale: si deve necessariamente attribuire ad alcuni rappresentanti il potere di rappresentare la collettività e farsi portavoce nelle sedi opportune degli interessi collettivi. Se alla base ci sono valori forti e condivisi e la società civile è coesa, il delegare a pochi non rappresenta una minaccia ma, in ottica meritocratica, può costituire un forte impulso per lo sviluppo della comunità stessa; al contrario, i problemi si hanno quando i pochi al governo non rispecchiano la volontà dei cittadini e antepongono interessi personali e si giovano della prestigiosa poltrona occupata. Nel secondo caso, lo stesso impegno politico perde la dignità che lo distingue e si riduce a mero esercizio di potere, fine a se stesso. La difficoltà sta nel capire i bisogni mutevoli della base, esigenze sempre più variegate che

oggi più che mai cambiano molto rapidamente, hanno un riferimento glocale (mondiale con ricadute nel locale) e non rientrano più in strutture e sistemi consolidati da secoli (basti pensare alla storica ma non più reale contrapposizione tra “sinistra e destra”, con schieramenti politici legati ad una persona più che a dei valori, una fluidità di idee e concetti che rende la base elettorale sempre più informata, partecipativa ma “virtuale”, grazie anche alle nuove tecnologie nel mondo della comunicazione). Per comprendere occorrere necessariamente saper ascoltare ed essere fautori del progresso, inteso come la volontà di portare attraverso il proprio impegno in politica idee nuove per rispondere alle domande di chi ha dato la propria delega, fidandosi in qualche modo della persona chiamata a rappresentarlo. Nella storia ci sono stati tanti esempi di politici virtuosi che hanno saputo ripagare (o conquistarsi) questa fiducia mentre, altrettanti, sono stati coloro che l’hanno tradita, cogliendo l’occasione per lucrare ed arricchirsi alle spalle della collettività. Occorre l’impegno e la buona volontà di tutti affinché ogni dibattito, ogni candidatura, ogni elezione ed ogni qualsiasi tipo di partecipazione attiva alla vita politica sia un vero esercizio di democrazia volto alla concretizzazione di un mondo più equo, giusto e dove sia bello vivere. Alle prossime elezioni il nostro singolo voto assume questo preziosissimo valore e sarebbe meglio, allora, lasciare riposare sulle poltrone di casa i vari mangiatori di mortadella e organizzatori di feste, tutti gli Antonio La Trippa, cavalieri, dottori e professori. Diego Bossoletti


Lo spazio giovani di Voce Misena - gennaio 2013

SANTO

STILI DI VITA

Basta leggere la biografia di San Giovanni Bosco per rendersi conto che si tratta di una storia tutta eccezionale, una storia che fin dai suoi inizi profuma di santità. Giovanni Bosco nasce il 16 agosto 1815 in una frazione, vicino Torino, detta i Becchi, all’ età di due anni perde il padre e la madre Margherita si ritrova sola a dover crescere tre figli: Giovanni, Giacomo e Antonio. Il paradosso della santità: colui che è vissuto senza un padre diventerà per tanti ragazzi una figura paterna. La passione per lo studio unita alle grandi capacità portano Giovanni a frequentare la scuola elementare presso Capriglio e poi ad essere accolto nella casa del sacerdote Don Calosso che lo aiuterà nelle materie classiche e a maturare la vocazione sacerdotale. L’ idea del sacerdozio è nata nel cuore del piccolo Giovanni già all’ età di nove anni quando fece un sogno in cui c’ erano centinaia di ragazzi e mentre tentava di farli smettere di bestemmiare un uomo maestoso gli ordina di mettersi a capo di quei ragazzi e di conquistarli non con le percosse ma con la carità e la mansuetudine. Il sogno è la profezia di quello che sarà poi la grande avventura con i ragazzi dell’ oratorio. Giovanni dopo molte fatiche riesce ad entrare in seminario ed infine a diventare sacerdote. Dopo l’ ordinazione gli vengono proposti diversi incarichi ma Don Bosco li rifiuta e decide di completare la propria formazione in un convitto ecclesiastico, dove nel tempo libero i giovani preti avrebbero esercitato il ministero nell’ambiente cittadino. Qui nasce il prete educatore, girando per ospedali, per le strade, per le case popolari, per le carceri si accorge di una dolorosa realtà. La rivoluzione industriale e il fenomeno dell’ urbanizzazione stanno modificando il tessuto sociale dell’ Italia ad un costo che si gioca sulla vita di migliaia di bambini e ragazzi che eseguono velocemente i lavori manuali. Don Bosco si accorge da subito che questi ragazzi hanno bisogno di una scuola, di un posto dove scatenare la propria voglia di correre, di incontrare Dio. Non sarà facile realizzarlo, in molti gli metteranno i bastoni tra le ruote intimoriti da questa novità ma come spesso succede nella vita dei santi le situazioni sfavorevoli si trasformano in occasioni di bene. Quello che è successo poi è storia, l’oratorio, il metodo educativo preventivo, la fiducia nei ragazzi: i salesiani sono come un faro nella notte che ispira e guida tanti educatori che non si tirano indietro di fronte a quella che viene chiamata la sfida educativa. Manuela Medici

PG CALCIO in gioco a fronte delle prove che in ogni singola partita fuoriescono. Le prospettive, dopo quella di continuare con il progetto torneo, allenamenti e squadra, più grandi sono tendenzialmente due: la prima è quella di riportare negli oratori, negli ambienti di chiesa e in quelli sportivi una ideologia dello diversa dello sport: credere che lo sport insieme alla fede possa camminare di pari passo e possa essere uno strumento per parlare di Dio a tutte le età e in ogni luogo. La seconda è quella di farsi pubblicità, in senso buono. Creare un unico insieme, tra squadra, dirigenza, tifosi, pastorale giovanile, cioè la squadra non è solo di pochi, ma una ricchezza per tutta la diocesi. Che diventi una ricchezza per i giovani da dove poter prendere spunto e magari da lì costruire piccole squadre, non solo di calcio, che possano partire all’interno della Chiesa di Senigallia.

Il Natale è passato e ci siamo ben accorti direttamente e indirettamente che alcuni modelli di vita e di consumo son cambiati. Certo son mutati per necessità (perdita di lavoro, aumenti dei costi, incertezze sul futuro, nuove tasse) ma dovremmo anche ragionarci sopra e valutare se alcuni atteggiamenti hanno anche delle positività. In fin dei conti abbiamo visto che i bambini giocano con oggetti semplici e che questi spesso promuovono la loro creatività, fantasia e in una società sempre più terziarizzata sono talenti da sviluppare e coltivare. In molte parrocchie si sono attivate le classiche pesche di beneficienza (anche con i giocattoli, promuovendo la solidarietà nei piccoli) a favore di progetti dei missionari o delle povertà sempre più locali che i vari centri di ascolto della Caritas monitorano quotidianamente. Alcuni hanno riflettuto sul valore del tempo che non può essere tradotto solo in aumento della competitività, della produttività a danno di quelle relazioni sociali il cui miglioramento ci reca una maggiore carica e una visione di speranza per un domani da vivere comunque con letizia. Ecco una parola da nuovo stile di vita: LETIZIA. Cito un bellissimo articolo del prof. Luigino Bruni, economista ,apparso su “Avvenire” del 2 dicembre scorso, dove ci dice che la “parola ha origine dal latino laetus, letame”, un prodotto molto biologico oggi da ricercare senza del quale non si hanno buone terre per buoni frutti! Stefano Pierini

LEGGO

GUARDANDO

IL CORPO UMANO, di Paolo Giordano. Un incontro, che scatena un ricordo; la mattina della partenza, e ci si ritrova catapultati in una base militare nel deserto del Gulistan, in Afghanistan. Il secondo libro di Paolo Giordano, “Il corpo umano”, non è (solo) il racconto di una guerra, è il racconto di un gruppo di giovani, di soldati, di sconosciuti e di amici lasciati in un posto deserto a combattere contro un nemico che non conoscono, e contro le loro paure e le loro debolezze. È il racconto di queste vite e di questi corpi, che si costruiscono e disgregano nella polvere di un deserto che sembra lontano e irraggiungibile, ed invece c’è, in un paese sconvolto da una guerra vera, e in quei conflitti che ognuno può ritrovare nel suo quotidiano. È il racconto di chi è rimasto a casa ad aspettarli, delle madri, delle mogli, dei figli che attendono notizie che non arrivano; è il racconto di chi decide delle loro vite, di chi è un gradino più in alto e muove i fili rimanendo dietro le quinte. È il racconto di una crescita che si matura in una guerra, e che lascerà segni profondi in ognuno di quei soldati che riuscirà a tornare a casa; un libro “disperato”, dove anche nei passaggi più spensierati, si avverte una continua tensione di sottofondo. Da leggere, per chi crede che le guerre siano quelle dei film, per chi crede nella scelta di diventare un soldato. Francesca Vici

LA MIGLIORE OFFERTA E’ l’ultimo film del regista Giuseppe Tornatore, nelle sale cinematografiche da quasi un mese. Non l’hai ancora visto?! Cosa stai aspettando? La storia è quella di un battitore d’asta incaricato da una giovane donna a vendere la vecchia casa posseduta dai genitori. Niente di particolare se non fosse che la donna soffre di agorafobia e lo stesso battitore d’asta vive solo ed isolato dalla sua avversione ad incontrare gli altri. Le paure s’incontrano e quando l’amore ci mette lo zampino si riescono anche a superare. In più l’amicizia, un rischio sempre da correre. Non è possibile anticipare altro perché è un film tutto da vedere e da gustare. Mi ha stupito l’eleganza del film e la sua semplice raffinatezza evidenziata anche dal procedere lento della storia. Si possono così assaporare le innumerevoli immagini dei volti, quelli degli attori che esprimono emozioni trasparenti e quelli rappresentati nelle opere d’arte, o ancora i pochi dialoghi che lasciano spazio al silenzio tenendo lo spettatore carico di aspettative. Un film introspettivo in cui il regista riesce a scandagliare l’animo umano in tutta la sua bellezza, fragilità e nello stesso tempo crudeltà. Il finale è assolutamente inaspettato, quello che mai avresti pensato potesse accadere. Non posso fare altro che augurare a chi ancora non l’ha visto una Buona Visione e il consiglio di lasciarvi provocare da questo film. Claudia Castaldo

www.pastoralegiovanilesenigallia.it

Il Punto Giovane Calcio è nato solo da tre anni, ma già in questo tempo sono stati fatti grandi passi in avanti ed oggi, alla metà del terzo anno ci si chiede quali saranno le nostre prospettive in ottica futura. Sembra quasi comico chiederlo visto che ogni mese, ogni settimana, ogni giorno, alle sue menti pensanti vengono idee nuove, a volte molto ambiziose, a volte extra terrene, ma a volte semplici che colpiscono nel segno di chi partecipa e quindi possono sembrare idee non ben definite. Sicuramente una prospettiva della squadra è quella di dare continuità al gruppo sportivo e dirigenziale, affinché possano garantire la presenza e la voglia per alcuni anni a seguire cosi da porre solide basi, le quali non vengano ridiscusse ogni settembre, ma allo stesso tempo la voglia di rimettersi

La letizia e i buoni frutti

HANNO COLLABORATO Matteo Guazzarotti, Francesca Dubini, Andrea Giovannetti, Fiego Bossoletti, Giulia Bolletta, Claudia Castaldo, Manuela Medici, Daniela Giuliani, Maria Savini, Francesca Vici, Chiara Pongetti, Stefano Pierini, don Paolo Gasperini, Anna Gobbetti.


21 grammi PG senigallia Gennaio 2013