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Estratto dal N. 6 del Nostro Magazine ‘La Passione per i Viaggi’

“Abbiamo viaggiato molto ma non dimenticheremo mai il nostro soggiorno a Zanzibar.”

A settembre del 2009 abbiamo trascorso una settimana in questa splendida isola della Tanzania. L’isola di Unguja, perchè così si chiamava Zanzibar in origine (Zanzibar è in realtà l’arcipelago), è stata sottomessa a diverse dominazioni nel corso dei secoli. Il turismo ha cominciato a svilupparsi dal 1990 grazie al Presidente Salmin Amour che ha incoraggiato gli investimenti stranieri. La maggior parte dei villaggi turistici attualmente esistenti sono italiani. Si calcola che siano 90.000i turisti che arrivano annualmente qui. Oltre al turismo un’altra fonte di guadagno è il mercato delle spezie, che è monopolio di Stato, e la coltivazione di alghe marine. A Zanzibar fu praticata per secoli, prima dagli Arabi e poi dagli Olandesi, la tratta degli schiavi perchè i musulmani non potevano lavorare come schiavi nelle piantagioni e quindi si veniva qui per ridurre in schiavitù gli africani. Noi siamo stati a Stone Town, la capitale, dove abbiamo visitato la Cattedrale Anglicana di Cristo che commemorala fine della vendita degli schiavi: infatti fu costruita proprio nel luogo in cui avveniva questo commercio e l’altare è situato dove c’era un albero in cui gli schiavi venivano legati e percossi. All’interno c’è una specie di bacheca in cui viene ricordato il Dr. David Livingstone che si pensa sia stato uno dei fautori della lotta contro la schiavitù. Sempre all’interno della chiesa abbiamo visto un Crocefisso fatto con il legno di un albero che si trovava sul luogo in cui era stato sepolto il cuore di Livingstone. Poco distante dalla Cattedrale ci sono ancora le fosse, che noi abbiamo potuto visitare, in cui venivano condotti gli schiavi (da una parte le donne ed i bambini e dall’altra gli uomini) per una o due notti in attesa di essere imbarcati e portati via dall’isola. Molti non ce la facevano a vivere ammassati senza bere e mangiare e morivano prima di essere venduti.


Si dice che circa 600.000 schiavi furono venduti a Zanzibar tra il 1830 ed il 1873. A Stone Town abbiamo visitato il centro storico ricco di viuzze , di case arabe con dei portoni in legno di tek lavorati, intarsiati e ricchi di ornamenti come per esempio dei puntali che servivano per tenere lontani gli elefanti. Siamo passati anche davanti alla casa di Freddie Mercury ( la voce dei Queen che visse qui fino a 9 anni) che si trova difronte alla Cattedrale Cattolica di San Giuseppe che abitualmente è chiusa perchè nell’isola ci sono pochissimi cattolici. Abbiamo visto il Forte Arabo al cui interno si svolgono spettacoli di musica e danza, La Casa delle Meraviglie, un edificio dalle colonne altissime e scalinate decorate in argento, dove viveva un Sultano famoso perchè aveva 100 concubine e primo palazzo di Zanzibar a disporre di luce elettrica. Qua e là passeggiavano donne completamente avvolte in abiti neri o nei coloratissimi parei ,tipici di Zanzibar, i Khangas (anch’io ne ho acquistati due)con mani e piedi decorati dall’henné alla maniera araba mentre gli uomini, poichè ci siamo trovati nel clou dei festeggiamenti per la fine del Ramadam, indossavano delle candide tuniche e portavano sul capo dei berretti di lino bianco ricamati. Nella stessa giornata abbiamo fatto il Tour delle piantagioni delle spezie dove abbiamo potuto vedere da vicino ed apprezzare i profumi della pianta del pepe, dello zenzero, della citronella, dei chiodi di garofano, della noce moscata, della vaniglia, il cui fiore, che assomiglia ad un’orchidea, deve essere impollinato ogni mattina e per finire quella della regina delle spezie ovvero la cannella che si ottiene dalla corteccia di un albero e che si riforma ogni tre mesi. Abbiamo visto anche la pianta del rossetto che produce un frutto al cui interno c’è una sostanza cremosa che spalmata sulle labbra ha le caratteristiche del rossetto. Siamo stati accompagnati nel nostro giro da un ragazzo del posto che parlava italiano e che ci ha spiegato le varietà delle piante e i loro usi in cucina o in cosmesi. Qui tutti parlano la nostra lingua correttamente e correntemente: la maggior parte sono autodidatti e lo hanno imparato attraverso i turisti o leggendo molto. Ma parlano benissimo anche l’inglese ed il francese. Sono molto intelligenti e volenterosi. Alla fine del tour un ragazzo è salito su una palma da cocco , ne ha portato giù uno e ci ha fatto bere il latte in esso contenuto ed ha regalato a me un secchiello ed una collana mentre a mio marito un cappello ed una cravatta ottenuti intrecciando foglie di palma. Siamo rimasti estasiati dai profumi delle piante e dalla gentilezza. Noi abbiamo alloggiato presso l’Eden Village situato a Nord- Est dell’isola. Qui c’è la spiaggia più bella e più grande dell’isola : Kendwa Beach. Il mare è color turchese e la sabbia è bianchissima e soffice come il talco. Proprio grazie al ritiro dell’acqua la popolazione, che per la stragrande maggioranza è dedita alla pesca, si riversa sulla spiaggia e incomincia a raccogliere molluschi e pesci rimasti intrappolati. Al di là della spiaggia ci sono i villaggi in cui vivono i Zanzibarini e, mentre gli uomini escono con le barche ottenute scavando i tronchi degli alberi, le donne e numerosissimi bambini e bambine passano parecchie ore andando su e giù in cerca di pesce.


I bimbi più piccoli si divertono scavando nella sabbia. La maggior parte sono tutti musulmani praticanti per cui entrano nell’acqua vestiti e le donne e molte bambine hanno il capo coperto. Un pomeriggio siamo andati a fare un giro con una barca e ci siamo diretti verso un villaggio di pescatori dove abbiamo visto come viene costruita un’imbarcazione. Fanno tutto a mano e dispongono di attrezzi che molte volte sono stati creati da loro. All’interno del villaggio abbiamo potuto vedere le abitazioni in cui vivono: si tratta di costruzioni fatte in mattoni o tufo, ricoperte da tetti in lamiera che creano all’interno un rialzo della temperatura ma durano per sempre mentre ci hanno spiegato che i tetti fatti con la palma da cocco rendono più fresco l’ambiente ma durano dai tre i sei anni. Non vengono intonacate, il pavimento non viene lastricato, talvolta mancano porte e finestre e all’interno dormono in parecchi. Sembrano dei ruderi più che delle abitazioni.Non hanno acqua corrente. Davanti alle case c’ è solo terreno dove razzolano galline e qualcuno possiede anche una vacca di razza Africana. I bambini si divertono con poco. Io avevo portato dei quaderni, delle penne, dei colori, dei giochini, delle magliette e devo dire che mi sono commossa quando ho cominciato a distribuirli perchè tremavano e se li contendevano. Altro che i nostri figli!!!! Ho regalato a tre bambine un dollaro ciascuna e sono corse a casa gridando per la gioia. Pensate che lo stipendio mensile di un poliziotto è di 60 euro!!! Hanno poco ma sono felici, sorridono sempre. Ti chiedono sempre come stai e ti dicono in continuazione Hakuna Matata cioè Non Importa. Mi è piaciuta la frase che mi ha detto uno Zanzibarino: La vita è dolce, peccato che duri poco! Un altro giorno siamo andati, in compagnia di altri turisti italiani , a fare l’escursione denominata Safari blu. Ci hanno condotti a Fumba, nel sud dell’isola, e da qui con una barca tipica, Dhow, su una lingua di sabbia bianca, Menay Bay , dove c’era una laguna blu e qui anch’io ho fatto un po’ di snorkeling ed ho visto pesci multicolori ed una fitta barriera corallina. Poi ci hanno offerto del cocco freschissimo ed infine ci hanno trasferiti a pranzare sull’isola di Kwale dove ci hanno servito sotto gli alberi, sulla spiaggia, una grigliata di gamberoni, tonno, cicale di mare ed aragosta. E poi tanta frutta. Che sapori e che profumi!!! La nostra guida, Giorgio, ( i Zanzibarini si fanno chiamare con nomi italiani) ci ha fatto vedere un baobab ( l’isola ne è piena) di circa 400 anni che, nonostante si sia rovesciato da 70 anni, vegeta ancora. Durante il viaggio di ritorno ci hanno fatto sostare per fare il bagno nella Laguna delle Mangrovie. Certo è un’altro mondo, un’altra realtà, posti unici e noi siamo stati molto bene con questa gente.. Siamo di nuovo tutti sulla barca che questa volta ci riaccompagnerà nel luogo da cui siamo partiti non più a motore ma veleggiando... Ripercorriamo gli stessi paesaggi dell’andata ma ci accorgiamo che la lingua di sabbia bianca è stata inghiottita dalla marea. E dire che qualche ora prima noi eravamo là..... Lungo Kendwa Beach si possono ammirare numerosissime bancarelle dove sono esposti parei, collane, bracciali, anelli, borse da mare, magliette, statuine di masai in legno e tantissime tele con dipinti Masai o tramonti di fuoco. I tramonti, sì i tramonti sono spettacolari!!! In questo periodo, mentre da noi è iniziato l’autunno, a Zanzibar è l’inizio dell’estate.


Il sole durante il nostro soggiorno tramontava alle 18:15 (Zanzibar ha un’ora in più rispetto a noi) e lo spettacolo lo si poteva ammirare solo dalla nostra spiaggia. Ogni sera io, puntualmente, non volevo perdermi questo spettacolo e con telecamera e macchina fotografica ho immortalato , attimo per attimo, il calar del dio Sole. Mentre camminate o prendete il sole si avvicinano sempre i Beach Boys che assillano per vendere i vari tour o per organizzare delle cene a base di aragoste. Poi ci sono delle Zanzibarine che sono specializzate in massaggi o nella realizzazione di treccine o decorazione di mani e piedi con l’ henné. Certo, spesso sono insistenti, ma bisogna anche noi abituarci a sorridere. La nostra spiaggia era controllata da dei giovani Tanzaniani vestiti da Masai. Quando siamo arrivati al villaggio ci hanno dato il benvenuto eseguendo delle danze tipiche e cantando a cappella. Sono altissimi e magrissimi e mi hanno raccontato di guadagnare per 12 ore di lavoro giornaliero solo 50 euro mensili. Un’altra escursione l’ abbiamo fatta a Sud-Ovest dell’isola, quindi dalla parte opposta del nostro villaggio. Ci avevano proposto l’avvistamento dei delfini. Abbiamo raggiunto, con il solito pulmino noleggiato dal simpatico Giorgio,il villaggio dei pescatori di Kizimkazi, siamo saliti su una barca e ci siamo diretti al largo per vedere i delfini. Dopo circa dieci minuti di navigazione li abbiamo avvistati: nuotavano in superficie ed ogni tanto si immergevano. Alcuni giovani del nostro gruppo si sono tuffati ed hanno nuotato con loro. Anche se non sono addomesticati si avvicinano alle barche e giocano. Un’altra esperienza indimenticabile.... Nella stessa escursione era compreso un giro nella Foresta di Jozani dove vivono gli unici esemplari di scimmie Red Colombus (hanno la parte posteriore del capo, il dorso e la coda di pelo rosso). Le abbiamo viste salire, scendere dai rami degli alberi, rincorrersi, giocare, mangiare le foglie: sembrava di assistere ad un documentario di National Geographic. Le automobili costano troppo ed allora i Zanzibarini per spostarsio prendono gli autobus alquanto sgangherati in cui vengono stipati come in una scatola di sardine o vanno in bicicletta. Le bici sono le regine di Zanzibar. I loro conducenti sono velocissimi, s’intrufolano dappertutto. La guida è a sinistra e le strade sono quasi tutte asfaltate ed ogni tanto ci sono dei posti di blocco della polizia locale per controllare quanti turisti passano. Guidare a Zanzibar è difficile perchè i pedoni camminano sui bordi della strada poichè le abitazioni sorgono in prossimità della careggiata e spesso bambini ed animali attraversano all’improvviso. E lungo le strade abbiamo visto spesso passare donne che portavano sul capo ceste varie senza il minimo sforzo e perdita di equilibrio. La lingua nazionale è lo swahili. Abbiamo imparato alcuni vocaboli come: Asante Sana (grazie) Hakuna Matata (non importa) Nakupenda (ti voglio bene) Karibu (benvenuto) Jambo (ciao). Dimenticavo di dirvi che lungo le strade siamo rimasti colpiti dalla presenza, ancora oggi, nel XXI secolo, di alcune case dalle pareti rossicce costruite con fango. A Zanzibar abbiamo imparato a conoscere e ad apprezzare le bellezze del continente africano e ad osservare le contraddizioni di questa area. Le ricchezze della natura e del suolo si scontrano con la povertà di un notevole numero di persone che, tuttavia, sono sempre sorridenti e felici. Hakuna matata cari amici!!!


Estratto N. 6 del Magazine 'La Passione per i Viaggi'