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La crisi aiuta il Caimano. Nessuno può farlo cadere e lui progetta di ricandidarsi nel 2013. Al peggio non c’è fine

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€ 1,20 – Arretrati: € 2,00 Spedizione abb. postale D.L. 353/03 (conv.in L. 27/02/2004 n. 46) Art. 1 comma 1 Roma Aut. 114/2009

Domenica 14 agosto 2011 – Anno 3 – n° 193 Redazione: via Valadier n° 42 – 00193 Roma tel. +39 06 32818.1 – fax +39 06 32818.230

CHI PAGA TUTTO CHI PAGA NIENTE O

La confessione

di Marco Travaglio

(FOTO LAPRESSE)

Ceto medio, pubblico impiego, lavoro dipendente, pensionati: la scure di B. si abbatte sulle categorie che non lo votano Salvi autonomi ed evasori. C’è pure la libertà di licenziare Udi Stefano Feltri Blitz di Sacconi:

Governanti e ricattati di Marco Lillo

dc

uando il ministro Tremonti nella conferenza stampa di venerdì ha detto: “Abbiamo ridotto a 2.500 euro l’obbligo della tracciabilità dei trasferimenti in contanti”, qualche giornalista si è messo a ridere al pensiero dei 4mila (senza traccia) che Marco Milanese (a suo dire) avrebbe ricevuto dalle mani di Tremonti per l’affitto della casa situata a cento passi dal luogo nel quale si svolgeva la conferenza stampa “lacrime e sangue”. I cento passi tra Campo Marzio e Palazzo Chigi separano due mondi ormai inconciliabili. I cronisti non ridevano al pensiero di Tremonti che si costringeva da solo a pagare Milanese (o meglio a dichiarare di pagare) 2mila euro ogni quindici giorni. No. La ragione di quel riso è il sentimento del contrario che separa i comportamenti dei politici dalle loro parole. Nelle prime pagine dei giornali ci chiedono contributi di solidarietà e parlano senza pudore di tagliare le pensioni di invalidità (600 euro) mentre nelle ultime si racconta che Berlusconi ha pagato 9,5 milioni senza apparente giustificazione a Marcello Dell’Utri. E il senatore non ci pagherà un euro di tasse essendo dichiarati come prestito. La sensazione è quella di avere davanti una classe politica delegittimata e ricattabile. All’ultimo istante nella manovra non sono state tagliate le scandalose agevolazioni dell’energia eolica che hanno permesso agli speculatori come Flavio Carboni di guadagnare milioni senza produrre un kilowatt. Come si fa a non pensar male quando si scopre, grazie all’inchiesta P3, che una delle ragioni per la quale le imprese del settore pagavano (7 milioni di euro) era proprio la sua capacità di influenzare (a suon di mazzette) le leggi del centrodestra? Con quale faccia Tremonti impone a un malato appena sopra la soglia di povertà di pagare una visita 34 euro, per l’aumento del ticket, quando un riccone come lui vive per anni in una casa per la quale nessuno paga il canone? Senza averci mai chiarito bene i suoi rapporti con Milanese. Quando Berlusconi, alla fine della conferenza stampa, interrompe appositamente il ministro per dire: “Voglio rassicurare le imprese che costruiscono carceri che non taglieremo gli investimenti”, un brivido corre lungo la schiena se si pensa adi Anemone nel settore delle opere secretate. Il problema non è nei sacrifici, ma in chi li chiede. Una banda di animatori da crociera può andar bene quando si sogna un eterno veglione. Ma quando la nave rischia di affondare ci vuole un capitano vero. E al di sopra di ogni sospetto.

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a livello aziendale si potrà aggirare l’articolo 18, sindacati in rivolta Cannavò pag. 2 z

ORA È LEGGE LA BATOSTA DA 50 MILIARDI DI EURO a manovra bis prende forma, il capo dello Stato ha già promulgato il decreto che contiene la stangata da quasi 50 miliardi (nella notte Lla cifra è salita, come rivela il ministro Giulio Tremonti) per risanare i conti. Ma è prevedibile che prima di essere convertita in legge cambi parecchio. pag. 2 - 3 z

TARTASSATI&MIRACOLATI x Il rigore non è uguale per tutti

Storie dell’Italia stangata Udi Luca De Carolis

Udi Vittorio Malagutti

“TAGLIEREMO FUGA VERSO SU AUTOBUS LE CASSETTE E ASILI ” DI LUGANO

Udi Luca Telese IL DRAMMA UMANO DEI FAN DI B.

n Comune stanno arrivando scurata dal (giusto) clamore angiafrittata? MangiafritIchiedono tante telefonate, i cittadini O mediatico per la stangata di “M tata hai detto!? Ma brutto se le scuole riapri- Ferragosto, dalle nostre parti la fijo de na grandissima mignotranno e quanto aumenteranno le tasse. Sono preoccupati, a ragione: la manovra ci costerà oltre un milione di euro”, dice il sindaco di Terni. pag. 4 z

notizia è passata quasi inosservata. Germania e Svizzera hanno firmato un’intesa per tassare e regolarizzare i capitali rimpatriati. pag. 5 z

taaaa zozza!”. Alla fine, Speranzoso Azzurro, elettore forzista tipo, statale, 64enne, storico fan del Cavaliere grida contro un mito infranto. pag. 4 z

nPippo Baudo

Udi Furio Colombo

“Non ne posso più: la Rai di oggi è una noia mortale”

CAMERON E I LADRI DI LONDRA

Paolin pag. 12z

avid Cameron, primo miDse, ènistro conservatore ingletornato dalle vacanze ita-

CATTIVERIE Il premier: “Nel 2013 riconsegneremo un paese più for te”. La buona notizia è che pensa di ridarcelo. (www.spinoza.it)

all’interno pag. I - VIII z

liane e ha affrontato così il gravissimo problema dell’insurrezione violenta nelle strade di Londra e di altre grandi città inglesi. pag. 14 z

ggi, come a ogni ferragosto, è previsto il consueto pellegrinaggio del ministro della Giustizia a Regina Coeli che come le altre carceri scoppia di detenuti (67mila su 44mila posti), con gran codazzo di politici coccodrilli che poi purtroppo usciranno. Ecco il discorso che Zitto Palma non pronuncerà. “Eccomi qua a promettervi l’ennesimo piano del governo contro il sovraffollamento che, come tutti i precedenti, non funzionerà. Il perché è semplice: noi politici italiani siamo un branco di cialtroni incapaci. Avete presenti le promesse di decongestionare le carceri col “braccialetto elettronico”? E gli annunci di Alfano su “17 nuovi penitenziari con 21mila posti entro il 2012” e su “nuove carceri galleggianti in alto mare come in America”? La verità è che da vent’anni seguitiamo a ripetere che abbiamo troppi detenuti, mentre il guaio sono i troppi delinquenti e i troppi delitti, i troppi reati puniti col carcere, i posti cella troppo scarsi e le detenzioni troppo lunghe per certi reati e troppo brevi (se non inesistenti) per altri. Se un fiume ogni anno tracima, o si devia il corso a monte per ridurne la portata, o si alzano gli argini a valle per contenerlo tutto. Ecco: noi non interveniamo né a valle (sul numero dei posti cella) né a monte (sulle cause che producono tanti detenuti). Sapete perché? Perché per farlo occorre una classe politica onesta. Per noi invece l’emergenza carceri è un affare: ogni 2-3 anni ci serve una scusa per salvare i nostri amici dalla galera con un’amnistia o un indulto (l’ultimo salvò il mio amico Previti). Io sono magistrato e lo so benissimo che non ha senso arrestare migliaia di persone oggi e scarcerarle domani per reati minori (furtarelli, liti coi vigili, ingiurie, risse, omissioni di soccorso, mancato pagamento del telepass) o addirittura non-reati (droga e clandestinità). Ogni anno entrano 90mila persone e ne escono altrettante, di cui 80mila “in attesa di giudizio” (primo, secondo o terzo): la metà esce nei primi 10 giorni. È il “carcere breve”, che non è solo inutile, è dannoso: ogni detenuto ci costa 115 euro al giorno. Ma noi abbiamo altro da fare: prescrizione breve e processo lungo. Il 40% dei detenuti sono extracomunitari, perlopiù clandestini. La gran parte sono in carcere proprio perché clandestini: vengono fermati, ricevono il foglio di via, non vanno via e allora, se li ripeschiamo, li sbattiamo dentro per 2-3 giorni e così via all’infinito. Basterebbe espellerli e rimpatriarli, ma noi – furbi – tagliamo i fondi alla polizia che non ha di che pagargli il biglietto aereo di ritorno. Poi ci sono gli stranieri detenuti perché han commesso delitti: la Bossi-Fini consentirebbe di commutargli gli ultimi due anni di pena con l’espulsione, così potremmo espatriarne 6-7 mila. Invece noi – furbi – li teniamo dentro. Poi ci sono i detenuti definitivi che restano dentro molto più del dovuto grazie ai pacchetti sicurezza di quel genio di Maroni e alla Cirielli di cui io modestamente, fui relatore: niente pene alternative a chi è stato condannato tre volte. Indipendentemente dalla gravità dei reati: chi ha due stupri o due rapine può restarsene fuori, chi invece ha un furto di provolone, una guida senza patente e una vendita di cd taroccati deve restare dentro. Senza queste follie, molti dei 30mila condannati che devono scontare 3 anni potrebbero farlo ai domiciliari o ai servizi sociali. Infine dovremmo smantellare la Fini-Giovanardi sulle droghe, che intasa le carceri con migliaia di tossici arrestati solo perché avevano dosi eccedenti quelle stabilite. Ecco, dovremmo fare un bel mazzo di tutte le porcherie che abbiamo partorito dal ’94 a oggi e abolirle per decreto. Ma non possiamo perché dovremmo rinnegare vent’anni di finta politica della “sicurezza”, che in realtà è solo rassicurazione: faccia feroce sui reatucoli da strada per nascondere la tolleranza mille sui crimini dei colletti bianchi amici nostri. Cioè per mandare dentro chi dovrebbe stare fuori e lasciare fuori chi dovrebbe finire dentro: il mio principale ne sa qualcosa. Buone ferie, ci vediamo l’anno prossimo. Forse”.


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Da luglio ad agosto, così sono cambiati i numeri del rigore

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COLPISCE CHI NON LO VOTA

uanto vale esattamente la manovra? Il bilancio pubblico non è la cosa più semplice del mondo. La manovra di luglio era da 48 miliardi su quattro anni (2011-2014), cioè produceva risparmi di spesa strutturali che al netto delle nuove voci di spesa valevano 48 miliardi. La correzione di bilancio era così scadenzata: 3 miliardi sul 2011, 5 nel 2012, 20 nel 2013 e 20 nel 2014. Dopo

la bocciatura da parte dei mercati e le richieste della Banca centrale europea, il governo ha dovuto rivedere completamente l’impianto. La nuova scansione della manovra, spiegata ieri da Tremonti, prevede la correzione concentrata in tre anni: 2 miliardi sul 2011, poi nel 2013 la correzione cumulata (cioè che include il risparmio strutturale del 2011 che si trascina sull’anno dopo) arriva a 25,7 miliardi. Visto

che anche questi risparmi sono strutturali, cioè permanenti, nell’ultimo anno della manovra, il 2013, il risultato finale sul saldo sarà un miglioramento di 49,8 miliardi, così da raggiungere il pareggio di bilancio richiesto dall’Europa. In pratica, con la manovra, nel 2013 lo Stato registrerà un miglioramento dei conti di quasi cinquanta miliardi rispetto alla situazione prevista prima di luglio.

QUASI 50 MILIARDI RISCHIA L’ARTICOLO 18 Ecco i dettagli della manovra bis di Stefano Feltri

I punti

a manovra bis prende forma, il capo dello Stato ha già promulgato il decreto che continee la stangata da quasi 50 miliardi (nella notte la cifra è salita, come rivela il ministro Giulio Tremonti). Poi, dal 22 agosto, inizierà la conversione in legge, al Senato. Senza voto di fiducia, sia per consentire all’opposizione di far passare qualche emendamento – visto che il Quirinale auspica condivisione – sia per una forma di comprensibile prudenza: se i mercati martedì decideranno che anche questo intervento non basta ci sarà modo di rafforzarlo ancora.

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ANCHE PERCHÉ molte delle misure di cui si cominciano a conoscere i dettagli susciteranno parecchie reazioni. Il ministro del Welfare Maurizio Sacconi, nella conferenza stampa di Palazzo Chigi ieri mattina, rassicura sul fatto che l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori sui licenziamenti senza giusta causa “non è stato toccato”. Poi, però, precisa che il decreto della manovra incentiva la contrattazione a livello aziendale. E nella singola azienda i rappresentanti sindacali, grazie anche al recente accordo con Confindustria, possono decidere in autonomia come regolare una serie di materie tra le quali i licenziamenti senza giusta causa, “tranne quelli discriminatori”. L’articolo 18 resta, quindi, ma si può decidere di non applicarlo. Non è l’unica sorpresa. Nella spiegazione che Tremonti fa della manovra si notano almeno altre due cose. Primo: tutto il

LE MISURE DEL DECRETO MINISTERI. Previsto un taglio di 6 miliardi di euro nel 2012 e 2,5 nel 2013. TREDICESIME. I dipendenti delle amministrazioni pubbliche che non rispettano gli obiettivi di riduzione della spesa potrebbero perdere il pagamento della tredicesima mensilità. TFR. Pagamento con due anni di ritardo dell’indennità di buonuscita dei lavoratori pubblici, per risparmiare cassa. PENSIONI DONNE. Viene anticipato dal 2020 al 2015 il progressivo innalzamento a 65 anni (entro il 2027) dell’età pensionabile delle donne nel settore privato. PROVINCE. Dalle prossime elezioni è prevista la soppressione delle province sotto i 300.000 abitanti, fusione dei comuni sotto i mille abitanti. PONTI. Le festività infrasettimanali laiche verranno spostate al lunedì. SCONTRINI. Tracciabilità di tutte le transazioni superiori ai 2.500 euro. È inoltre previsto l’inasprimento delle sanzioni, fino alla so-

pacchetto fisco più lotta all’evasione è stimato valere solo 1 miliardo. Il cosiddetto contributo di solidarietà, pagato dai redditi superiori a 90mila euro, sommato al gettito della lotta all’evasione (tra sanzioni per chi non emette scontrini e spostamento da 5mila a 2500 del divieto di pagamenti in contanti) darebbe quindi pochi spiccioli. Possibile? Soprattutto visto che a questi interventi, butta lì Tremonti come se niente fosse, ci sarà la temuta (dai leghisti soprattutto) revisione degli studi di settore. Probabilmente questa è una delle voci destinate a gonfiarsi du-

spensione dell’attività, per la mancata emissione di fatture o scontrini fiscali. PENSIONI ANZIANITA’. Sono previsti interventi disincentivanti per le pensioni di anzianità, con anticipo al 2012 del requisito di 97 anni tra età anagrafica e anni di contribuzione. CONTRIBUTO SOLIDARIETA’. Viene esteso ai dipendenti privati la misura già in vigore per i dipendenti pubblici e per i pensionati: prelievo del 5% della parte di reddito eccedente i 90.000 euro e del 10% della parte eccedente i 150.000. ENTI LOCALI. Verranno ridotti 6 miliardi di trasferimenti nel 2012 e 3,5 nel 2013. PERDITE. Riduzione per le società al 62,5% della possibilità di abbattimento delle perdite. SERVIZI PUBBLICI LOCALI. Si punta alla liberalizzazione e verranno incentivate le privatizzazioni. RENDITE AL 20%. La misura riguarda i proventi finanziari e vale circa 2 miliardi di euro. Esclusi i titoli di Stato che restano tassati al 12,5%. GIOCHI E TABACCHI. Un aumento della tassazione dovrebbe portare allo Stato almeno un miliardo di euro. VOLI BLU. Parlamentari e alti burocrati potranno volare soltanto in classe economica.

rante il passaggio parlamentare, magari anche per sopperire ad altre che potrebbero ridursi. Tipo il taglio delle province sotto i 300mila abitanti da cui il ministro Roberto Calderoli ha preso le distanze in tempo reale, mentre lo presentava in conferenza stampa. Per come è congegnato, alle province a rischio basta sciogliere la giunta entro il 2012 e farsi rieleggere per essere praticamente in salvo. L’unico comparto della manovra che sembra blindato è quello della stangata al ceto medio, tra intervento sugli statali e aumento delle tasse. I ministeri devono risparmiare 6

miliardi, se a fine anno non ci sono riusciti i loro dipendenti a Natale non vedranno la tredicesima mensilità. Un’eventualità che per Tremonti è “estremamente improbabile” ma non certo impossibile. Come nota la Uil, i lavoratori rischiano di dover pagare per l’incapacità dei dirigenti di centrare gli obiettivi. Altra novità è che arriva subito la stangata sulle agevolazioni fiscali, che vengono tagliate nel caso (questo sì improbabile) che il Parlamento approvi una riforma del fisco nei prossimi tre mesi. Il taglio a tutti i bonus, dalle detrazioni per i figli a carico a

quelle per le partite Iva dei giovani, vale anche per il 2011 e durerà almeno tre anni, portando nelle casse dello Stato un gettito aggiuntivo di 4 miliardi circa. Per le casse pubbliche il beneficio (e il salasso per i contribuenti) si potrà dunque già avvertire fin da novembre, quando arriveranno gli acconti Irpef. Anche l’altro pilastro della manovra, i tagli agli Enti locali (regioni e comuni) è confermato: almeno 6 miliardi nel triennio, con effetto immediato. Certo, Tremonti promette di nuovo che verranno restituiti almeno i soldi tagliati nel 2010 con la pre-

cedente manovra, ma ormai gli amministratori locali non ci credono più. CERTO, poi ci sarebbe la crescita: a parte la cancellazione dei ponti festivi, non c’è moltissimo. Le imprese brindano al blocco del Sistri, il costoso sistema di tracciamento dei rifiuti avversato da Confindustria, ma su liberalizzazioni e privatizzazioni il governo sembra ancora avere le idee un po’ vaghe. Più probabile che entro breve usi l’arma segreta, auspicata anche dalle imprese, per fare ancora un po’ di cassa: alzare l’Iva.

Le regole sui licenziamenti si decideranno a livello aziendale SACCONI INSERISCE UNA NORMA CHE, DOPO L’ACCORDO DI GIUGNO TRA SINDACATI-IMPRESE, AGGIRA LO STATUTO DEI LAVORATORI di Salvatore Cannavò

onostante da Confindustria e sindaNtromettersi, cati fosse venuto l’invito a non inil governo ha deciso di entrare a gamba tesa nelle relazioni sindacali. Lo ha fatto con l’incentivo alla contrattazione aziendale e territoriale (nella manovra verrà defiscalizzato il salario aggiuntivo erogato dalle aziende) con le quali si potranno stabilire deroghe rispetto ai contratti nazionali su “mansioni, classificazione e inquadramento del personale, disciplina dell’orario di lavoro, modalità di assunzione e disciplina del rapporto di lavoro” ma anche su “recesso dal rapporto di lavoro, fatta eccezione per il licenziamento discriminatorio e il licenziamento della lavoratrice in concomitanza del matrimonio”. L’articolo 18, che secondo Sacconi “non è stato toccato” si potrà così in parte aggirare anche se resta da vedere

la possibilità di disapplicare con contratti aziendali una legge generale. Ma dal sindacato l’accusa al governo è anche quella di aver approntato una norma cucita addosso alla Fiat. Il paragrafo 3 dell’articolo 8 del decreto legge recita: “Le disposizioni contenute in contratti collettivi aziendali vigenti, ap-

provati e sottoscritti prima dell’accordo interconfederale del 28 giugno 2011 tra le parti sociali, sono efficaci nei confronti di tutto il personale delle unità produttive cui il contratto stesso si riferisce a condizione che sia stato approvato con votazione a maggioranza dei lavoratori”. Insomma, gli accordi

Maurizio Landini segretario Fiom (FOTO LAPRESSE)

La Fiom è pronta allo sciopero generale, Cgil tentata ma aspetta di capire che fanno Uil e Cisl

Pomigliano e Mirafiori vengono legittimati “ex post” con quella che la Fiom definisce “legge ad aziendam” e che recepisce le richieste del Lingotto. Dall’interno della Cgil si sottolinea la gravità del combinato tra la norma di ieri e l’accordo del 28 giugno. È stata anche la Cgil, infatti, a firmare un accordo in cui si prevede che la contrattazione nazionale si esercita per “materie delegate dal contratto collettivo o dalla legge” e che tali accordi sono vincolanti per tutti i sindacati interni all’azienda “se approvati dalla maggioranza delle Rsu”. Inoltre, quei contratti aziendali, così approvati, possono definire deroghe anche su “prestazione lavorativa, orari, organizzazione del lavoro”. Non si parla di licenziamenti, introdotti invece dal ministro Sacconi e la Cgil, in ogni caso, sostiene che il decreto del governo “ribalta l’accordo del 28 giugno”. Sta di fatto che i due testi, sovrapposti, costituiscono ora una polpetta

avvelenata. Anche perché si inseriscono in un clima del Paese come quello evidenziato dalle parole del presidente di Confindustria veneta, Andrea Tomat: “Per risanare i conti gli operai dovrebbero lavorare gratis 5 giorni all’anno per 5 anni”. Ora la Cgil che parla di “manovra iniqua” annuncia una mobilitazione “fino in fondo” anche se attende di sapere cosa faranno Cisl e Uil ieri molto silenziose. La Fiom chiede una “mobilitazione straordinaria fino allo sciopero generale” e la convocazione straordinaria del direttivo della Cgil. Giorgio Cremaschi, della minoranza interna alla Cgil, chiede uno “sciopero in tempi utili” ma anche le dimissioni di Susanna Camusso, segretario Cgil. Sulla linea di lotta dura anche la Funzione pubblica della Cgil e il sindacato dei pensionati. Intanto l’Usb ha già convocato due ore di sciopero del pubblico impiego il 9 settembre.


Domenica 14 agosto 2011

Berlusconi è già a Villa Certosa E annuncia: mi ricandido

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COLPISCE CHI NON LO VOTA

ranzo a palazzo Grazioli con Tremonti, Letta e Bonaiuti, poi in aeroporto per partire alla volta di Olbia. Dalle 5 del pomeriggio di ieri, 24 ore dopo aver approvato la manovra che, sostiene, gli ha fatto “grondare sangue”, Silvio Berlusconi, è ufficialmente in vacanza. Destinazione Villa Certosa, a Porto Rotondo, nonostante assicuri

“saranno anche giornate di lavoro”. Di certo, nonostante i guai, il premier non sembra intenzionato a fare passi indietro. Ieri, intervistato dall’Ansa prima di lasciare Roma, ha detto che se si andasse alle elezioni, si ricandiderebbe: “Vedremo al momento opportuno. Io, in diverse occasioni, anche pubblicamente, ho detto che per me fare quello

che sto facendo rappresenta un grande sacrificio. Tuttavia, se sarà necessario non mi tirerò indietro. Peraltro, mi auguro che non sarà necessario”. Non è preoccupato per l’approvazione della manovra se non per un punto: “Abbiamo chiesto dei sacrifici ai parlamentari e questo potrà essere un tema su cui ci sarà magari qualche difficoltà”.

SALASSO SELETTIVO

Famiglie colpite due volte: salgono le tasse e scendono i servizi Chi evade il fisco non preoccupa, come la Casta CHI PAGA TUTTO

CHI PAGHERÀ FORSE

Statali, region i e dipendenti

Alla fine le province resteranno

l bersaglio di questa manovra è abIstatali. bastanza evidente: le famiglie e gli Le famiglie vengono colpite

articolo 15 del decreto prevede la soppresL’mandato sione delle province che, alla scadenza del amministrativo, hanno una popolazione

in due modi: il primo è il taglio, quasi certo se il Parlamento non approva una riforma fiscale in tre mesi, delle agevolazioni fiscali, che si tradurrà in un aumento delle tasse. Il taglio di 4 miliardi colpirà soprattutto le famiglie del ceto medio che beneficiano di circa 3.000 euro di detrazioni Irpef (il taglio sarà lineare, senza fare distinzioni tra agevolazioni per i figli a carico, per spese mediche, per l’i“Ho fatto tutto in coscienza per il bene del Paese” Il ministro del Tesoro durante la conferenza stampa di ieri F L struzione). Le famiglie verranno colpite anche CHI NON PAGA NIENTE lontana dai 500 previsti a suo tempo dal indirettamente, dal taglio dei trasferimenti alle regoverno Prodi e mai applicati). Si era pargioni e ai comuni. Secondo le elaborazioni della lato di un aumento dell’Irpef per i lavoCgia di Mestre, il conto finale della manovra per ratori autonomi per chi sta sopra i 55mila comuni e regioni sarà di 6,3 miliardi in meno nel euro, una soglia bassa ma poco raggiunta 2012 e 8,5 dal 2013. Sindaci e presidenti di regio(non solo per l’evasione ma soprattutto ne stanno già chiarendo in che cosa si tradurrà per quella). Invece niente, anche per il questo crollo delle risorse a disposizione: autimore che avrebbe contribuito ad aumento dei biglietti del trasporto pubblico lomentare il nero spingendo gli autonomi a cale, aumento delle rette degli asili pubblici, dichiarare meno. ritardi nei pagamenti ai fornitori, minori servizi di imposta patrimoniale, tanto temuta, Le imprese non vengono toccate, tranne assistenza anche alle fasce deboli come anziani e ha mille difetti e un solo pregio: col- quelle dell’energia che dovranno farsi cadisabili. Perché i soldi per pagare chi garantiva pisce anche chi dichiara redditi bassi ma rico di una nuova Robin Hood Tax che questi servizi, semplicemente, non ci saranno ha una ricchezza elevata perché evade il aumenta l’Ires (una delle imposte prinpiù. E le famiglie se ne accorgeranno eccome. fisco. Invece il governo ha preferito fare cipali per le aziende). Tremonti giura che Per le famiglie che contano tra i redditi quello di un prelievo straordinario ma calcolato sul questo aggravio fiscale non verrà scariun dipendente statale, poi, hanno anche altri proreddito, e non sul patrimonio. Così i più cato a valle sulla bolletta dei consumatori, blemi: se l’ente pubblico di riferimento non riesce penalizzati sono i pochi italiani che han- ma è comunque singolare che si colpia rispettare gli obiettivi fissati dal governo sulla no un reddito elevato (sopra i 90mila eu- scano le imprese energetiche in un anno riduzione della spesa, addio alla tredicesima ro) e lo dichiarano pure. Ci sono misure in cui di profitti ne stanno vedendo pochi mensilità. E se lo statale in questione è prossimo anti-evasione, nella manovra, ma dai ri- nel settore. alla pensione (di anzianità contributiva), invece di sultati incerti: sanzioni per chi non ri- L’altro modo per colpire i gruppi più bevedere l’agognata liquidazione dopo sei mesi, selascia lo scontrino, rischio espulsione nestanti di professionisti poteva essere condo la legge attuale, la riceverà dopo due anni. dall’ordine per i professionisti infedeli al un aumento della concorrenza. Invece le Il danno non sarà monetario, ma le famiglie dofisco, una possibile revisione degli stu- liberalizzazioni per ora dovrebbero rivranno anche fare i conti con il taglio dei ponti, di di settore e l’abbassamento della guardare solo minori restrizioni alla visto lo spostamento delle festività non religiose soglia della tracciabilità per i pagamen- pubblicità e alcune deroghe alle tariffe al lunedì che farà crescere il Pil ma ridurrà le vati in contante da 5.000 a 2.500 euro (ben minime. canze.

inferiore a 300mila abitanti (secondo un censimento che comincerà a ottobre) o che occupano una superficie inferiore a 3mila chilometri quadrati (come Sondrio, la città di Tremonti). Secondo il ministro Roberto Calderoli sbaglia chi sostiene che i criteri della superficie e della densità popolare servono a salvare le province amministrate dalla Lega. Effettivamente ha ragione: se tutto va come deve andare, quei criteri di province ne salvano di più. Forse anche tutte. Per capirlo bisogna fare attenzione a due parole: una è “censimento”, l’altra è “scadenza del mandato”. Spiega Calderoli che per capire precisamente quante province salteranno è il caso di attendere i nuovi dati sugli abitanti delle città visto che gli ultimi disponibili risalgono al 2001, sono troppo datati. I tempi del censimento, però, sono lunghi: ci vorrà almeno un anno. E nell’autunno del 2012 non solo alcuni mandati potrebbero essere appena stati rinnovati, ma soprattutto potremmo non aver più nemmeno questo governo, e allora addio taglio delle province. Anche la riduzione di quasi 50mila poltrone dovuta alla fusione dei comuni con meno di 1000 abitanti comporta un aumento di efficienza, ma non esattamente un risparmio economico. I conti li fa il coordinatore Piccoli comuni dell’Anci, Mauro Guerra: “Per i consiglieri comunali 19-20 euro lordi a seduta, per gli assessori 130 euro lordi al mese: indennità che spesso non vengono neppure percepite o che risultano ulteriormente dimezzate quando l’amministratore, come nella maggioranza dei casi per i piccoli comuni, è un lavoratore dipendente”. Per quanto riguarda i costi della politica, verrà dimezzata l’indennità per i deputati e i senatori che da altre professioni fuori dalle Camere percepiscono redditi superiori al 15% dell’indennità stessa. Contributo di solidarietà raddoppiato, infine, rispetto ai “normali” cittadini: 10% per chi guadagna più di 90mila euro l’anno, 20% per chi supera i 150mila.

OTO

Autonomi, evasori e aziende sono salvi

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APRESSE

Economia balneare “Ho come l’impressione che ci rivedremo”

La minaccia di Tremonti: “Un libro con quello che ho visto” di Paola Zanca

o sguardo vispo dura qualche secondo. Il tempo di sganciare Lla bomba: “Quest’estate mi dedicherò a scrivere la traccia di un libro in cui spiegherò come sono andate le cose e metterò in evidenza alcuni aspetti trascurati”. Giulio Tremonti la butta lì all'inizio della conferenza stampa convocata per illustrare la manovra. A chi ancora ieri ha continuato a dargli del “pazzo” (Maurizio Belpietro su Libero), del “rabattino” (Vittorio Feltri sul Giornale), al Berlusconi che fa sapere ai giornali di non aver “potuto incidere su nulla” perché con lui “ci sono state delle contrapposizioni di vedute”, il superministro risponde così: con una minaccia. Il “videogame” con “i mostri che arrivano”, ci tiene a dirlo, Tremonti lo aveva già visto 3 anni fa. “La

paura e la speranza” lo ha scritto nel 2008, e adesso non ha nessuna voglia di stare ad ascoltare quelli che gli fan la ramanzina, che gli dicono “era tutto prevedibile”, come se lui non se ne fosse accorto. Né ha intenzione di intestarsi in tutto e per tutto la stangata che fa “grondare sangue”. Lo dice (senza che nessuno gliel’abbia chiesto) alla cronista del New York Times venuta ad ascoltarlo a palazzo Chigi: “Lei pensa che il contributo di solidarietà non sia giusto? Noi sì”. Non è solo l’atteggiamento marzullesco di un ministro che si fa le domande e si dà le risposte, è quel “noi” a suonare stonato. I responsabili del cerimoniale si guardano perplessi, come se condividessero l’analisi di Pier Ferdinando Casini di tre giorni fa (“questo è da ricoverare”). Il ministro nel frattempo ha spostato la sedia: rispetto a Paolo

Bonaiuti, Roberto Calderoli e Maurizio Sacconi, siede mezzo metro indietro. Questione di comodità, ovvio, ma che nel terzetto ci sia un quarto incomodo non si intuisce solo dalla posizione delle poltrone. Loro gli suggeriscono cose che forse non vorrebbe dire, lui li bacchet-

ta per non aver sottolineato a sufficienza alcuni aspetti della manovra. Quando un giornalista domanda a Tremonti quanto si aspetta di ottenere dal contributo di solidarietà il ministro tentenna, dice che le cifre sono ancora da calcolare. Ma Bonaiuti lo interrompe, perché

Il ministro appare sempre più solo e provato: “Chiederemo l’ammissione ai lavori usuranti”

Pamphlet Il saggio pubblicato da Tremonti nel 2008 in cui (sostiene lui) aveva previsto la crisi (il lettore non ha la stessa impressione)

su una materia così delicata è meglio rassicurare con i numeri, giusti o sbagliati che siano: “Un miliardo”, ripete due volte. Qualche minuto più tardi, invece, è il ministro a interrompere il collega Sacconi, che ha appena finito di illustrare le misure per “lo sviluppo”: “E delle professioni hai parlato?”, lo rimprovera. “Dette, dette”, risponde come a uno da tranquilizzare. Sacconi deve averle illustrate in uno di quei lunghi momenti in cui Tremonti è rimasto a guardare un punto fisso del pavimento, in mezzo alla sala. Quando sta a braccia conserte, si intravede un polsino sbottonato. Tra i quattro, è l’unico pallido, che il sole non l’ha incrociato nemmeno mezza giornata. “Abbiamo fatto domanda di ammissione al catalogo dei lavori usuranti”, dice mentre appoggia sul tavolo la bottiglietta d’acqua. E non

devono essere stati solo i conti a stancarlo. Ha gli occhi puntati addosso da settimane, da quando il suo braccio destro Marco Milanese è finito nell’inchiesta P4. Adesso ogni volta che si tocca gli occhiali, che si sistema la cravatta (ieri ne indossava una “della scuola di diritto di Yale”), che dice qualcosa nell’orecchio ai colleghi, finisce travolto dallo “shooting” dei fotografi. Per uno che aveva detto di sentirsi “spiato” è la beffa finale. Prima di andare a palazzo Grazioli per un’altra ora e mezza di colloquio con Berlusconi, si congeda dai giornalisti: “Ho come l’impressione che ci rivedremo”. “Non per una manovra...”, lo zittisce Calderoli, l’amico con cui andava in vacanza a Lorenzago nelle estati in cui non aveva bisogno di minacciare di scrivere libri per tenerselo buono.


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Abrogazione del Porcellum, via alla raccolta firme

È

COLPISCE CHI NON LO VOTA

cominciata la raccolta firme per l’abrogazione del Porcellum. L’iniziativa, promossa dai democratici ulivisti, è partita da Roma, proprio sotto l’ufficio del Ministro Calderoli, primo firmatario della legge elettorale vigente che lui stesso definì una “porcata”. Tra gli animatori del referendum, Arturo Parisi: “La crisi drammatica che il Paese sta attraversando – ha

sostenuto – costringe a scelte dolorose a causa dei ritardi e degli errori del governo e dimostra quanto grande sia il bisogno di un Parlamento pienamente rappresentativo e rispettato. È in un passaggio come questo che si manifesta tutto il danno prodotto dalla sciagurata legge elettorale presente che, affidando la nomina dei parlamentari a pochi capipartito, li ha separati dai cittadini, riducendoli ad una casta

sottoposta quotidianamente al pubblico dileggio. È perciò sempre più urgente mettere riparo a questa situazione abrogando la legge attuale e impedendo che quella che è stata definita una porcata sporchi anche il prossimo Parlamento. Solo i cittadini – conclude – possono rompere questo giro vizioso. Il referendum serve a questo. A dire basta: o cambiate voi, e in fretta o la abroghiamo noi”.

MASSACRO PER I PIÙ DEBOLI Leopoldo Di Girolamo, sindaco di Terni: “Con questa manovra dovremo tagliare asili, scuole e trasporti” di Luca

De Carolis

n Comune stanno arrivando tante telefonate, i cittadini chiedono se le scuole riapriranno e quanto aumenteranno le tasse. Sono preoccupati, a ragione: la manovra ci costerà oltre un milione di euro”. Per Leopoldo Di Girolamo, sindaco di Terni (112mila abitanti, industrie in lotta con la recessione), il futuro prossimo sarà fatto di scelte necessariamente difficili: “Con questa finanziaria, dovremo tagliare i servizi e aumentare le imposte. E a rimetterci saranno i più deboli”. Sindaco, dove e quanto taglierete? Dobbiamo ancora fare i conti, ma di certo dovremo aumentare le rette per mense scolastiche e asili e le tariffe del trasporto pubblico, assieme a imposte come quella per l’occupazione di suolo pubblico. Ma gli aumenti non ci basteranno: dovremo per forza ridurre i servizi al minimo. E a pagare il conto saranno soprattutto bambini, famiglie, anziani e disabili. Per fare un esempio: i posti negli asili diminuiranno? È uno dei tanti rischi possibili. Stanto ai primi calcoli, la manovra taglierà i trasferimenti a Terni di un milione, forse un milione e 200mila euro. Tutto questo, dopo i tagli terribili dell’anno scorso. La manovra 2010 e la legge sul federalismo ci avevano già tolto sei

“I

milioni di euro. Quest’anno siamo ugualmente riusciti a chiudere il bilancio senza aumentare le tasse: ma non paghiamo i fornitori da maggio. Un grave danno per l’economia locale. Le industrie ternane hanno già problemi per la recessione. Il settore della chimica e della siderurgia sono in difficoltà, per la crisi internazionale. La manovra darà loro altri problemi, e così abbiamo di fronte un altro rischio: minori introiti per le industrie, e minori entrate fiscali anche per i comuni. Tra le province tagliate c’è anche quella di Terni. Prevede contraccolpi per il Comune? Sì, almeno sul piano organizzativo, perché in Umbria resterebbe solo la Provincia di Perugia, e la Regione potrebbe essere caricata di ulteriore lavoro. Diversi sindaci, anche di centrodestra, invocano l’insurrezione degli Enti locali. Di fronte a una manovra sanguinosa, calata dall’alto, la disobbedienza civile è una reazione legittima. Noi sindaci dell’Umbria, di ogni schieramento, avevamo già programmato per settembre la restituzione simbolica delle chiavi delle città ai prefetti di Perugia e Terni, per protestare contro i precedenti tagli ai comuni. Ora dovremo pensare ad altre iniziative. Perché questa manovra va per forza cambiata.

Illustrazione di Marilena Nardi In alto l’Agenzia delle Entrate In basso, la sede della Banca della Svizzera Italiana a Lugano (FOTO EMBLEMA, ANSA)

FICTION ma non troppo

L’amaro risveglio di Speranzoso Azzurro di Luca

Telese

angiafrittata? Mangiafrit“M tata hai detto!? Ma brutto fijo de na grandissima mignottaaaa zozza!”. E poi, alla fine, Speranzoso Azzurro, elettore forzista tipo, dipendente statale, sessantaquattro anni, storico fan del Cavaliere fin dal 1994, due figli a carico e moglie carismatica e scassacazzi era partito. E poi alla fine, Speranzoso Azzurro nella pancia del traghetto ululó. Gridava apparentemente contro il suv bianco avorio Porsche che gli bloccava la strada nel garage congestionato dal fumo di scappamento delle macchine. Ma in realtà stava gridando contro i tagli, contro il suo governo, contro tutto quello in cui aveva creduto per 17 lunghi anni. Quello che Speranzoso fece subito dopo – invece – non era prevedibile da nessuno. QUELLO del Porsche bianco, il gioielliere a basso reddito (anche lui berlusconiano, ma in modo radicalmente diverso) da venti centimetri più in alto della Fiat Punto di Speranzoso, abbassó il finestrino, sputò sul cofano della sua macchina e gridò con un sorriso compiaciuto: “A sfigatooo!!!”. L’antefatto che spiega questo conflitto antropologico (e fisico) fra Speranzoso e Rubino Supercafone (il padrone della Porsche, milionario a basso reddito) si svolge con drammatica unitá di tempo luogo e azione fra Civitavecchia e Olbia, fra il Ponte 1 e il Ponte 4 della nave Tirrenia. Anzi, a pensarci bene, già all’imbarco sul molo, quando Rubino – gioielliere dell’Olgiata con

dichiarazione tarocca meritevole di sostegno dei servizi sociali (16mila euro) – ha bruciato nella fila la famiglia di Speranzoso, fuori dalla macchina a mangiare il famoso panino con la frittata confezionato da Cesira. Cesira ha fatto solo in tempo a dire: “Ciccio, ma questo qui che ‘vvole?”, che il posto faticosamente conquistato la mattina è andato perso, in una nuvola di carburazione accelerata. Ciccio (lo ha sempre chiamato così) lei lo cazzia sempre, è vero. Ma l’ha sempre amato come nessuna, e per lui ha preparato i migliori panini con frittata di Roma ovest. Della Manovra lacrime e sangue (anche per lui), fino a quella mattina, Speranzoso avrebbe poi confessato di non sapere nulla. La sera prima Cesira aveva detto: “A letto presto, Ciccio, sinnó se perdemo la nave come nell’82!!”. Le responsabilità di quella celeberrima mancata partenza furono attribuite a lui: videro la finale mundial in un alberghetto e fu un bel ricordo con Cesira che agitava la bandiera. SULLA ROMA Civitavecchia, invece, avevano parlato per l’ennesima volta della casetta di Largo Preneste: “Ciccio, ma conveniva dare già l’acconto? Abbiamo da pagare l’università di Stella!”. Stella, la più piccola: la speranza di casa, dal Pigneto a Cambridge, come i cervelloni della tv. Speranzoso non ci dormiva la notte per l’orgoglio. Aveva rifatto i conti decine di volte, il primo azzardo della sua vita. Lasciato il ministero aspettava il Tfr già da un anno. Ma la casa che attendevano da una vita non poteva attendere loro di più. L’a-

veva fermata con caparra, e con la liquidazione si risolvevano entrambe le cose. E poi Cesira, nella frittata, aveva quel modo unico di rosolare le cipolle. Sul ponte del traghetto, al bar, aveva ritrovato i tipi del Porsche bianco avorio. Avevano Il Messaggero e

Gridava contro tutto quello in cui aveva creduto per 17 anni Quello che fece subito dopo non era prevedibile Libero aperti, discutevano della nuova manovra: “Ahò, zio Silvio c’ha parato le chiappette belle, ancora una volta. Noi non paghiamo nulla!”. La siliconata con brillocco gridó: “Evviva!”. Speranzoso si fece sfuggire quella domanda e fu la fine: “Ma perché, c’è qualcuno che paga? Ha detto Berlusconi che non avrebbe messo le mani in tasca agli italiani”. Il padrone della Porsche, Rubino, aveva i baffi a manubrio: “Ma ‘ndo vivi? Hanno bloccato le liquidazzioni, se so’ bevuti le detrazzioni”. Speranzoso stava precipitando in un incubo: “Ma non c’è nessuna tassa, vero?”. L’amico di Rubino, quello che teneva il braccio sul collo della brasiliana con il neo a forma di fragola, rise

fragorosamente: “Si nun poi più detrarre, bello, è peggio de’ ‘no zeppo in culo. E poi le liquidazioni degli statali so’ bloccate per due anni, ed ecco l’altro zeppo!”. E Rubino: “Pensa, noi co’ quello che dichiariamo ar negozzio siamo pure esentati da tutto, eh eh”. Speranzoso tornó in cabina e non disse più nulla. Il fratello di Cesira gli porgeva la rosetta farcita: “Mi’ sorella stavorta s’è superata”. LA MATTINA dopo, quando tutti erano in macchina coi motori accesi, il ponte non si abbassava e l’adrenalina di tutti saliva alle stelle, il Porsche si fece largo di nuovo, alla sua maniera, sgommando sulle paratie. E fu allora che a Speranzoso

calarono le nubi livide davanti agli occhi. Pensava al gioielliere che dichiarava 16mila euro, a quella vacanza che non si poteva già più permettere, a Cambridge che sfumava, all’acconto per la casetta che ormai era perso, a cosa avrebbe dovuto dire a Stella, che per contribuire aveva lavorato tutta l’estate alla cassa di Auchan. Sgasó la Punto sbarrando la strada alla Porsche mentre il ponte calava, mostrando le palme di Olbia. L’amico di Rubino abbasso il cristallo azzurrato e gridò: “A magnafrittataaa! Statte bbono che puzzi de ovo!!!”. La brasiliana con la voglia di fragola, vicino alla siliconata col brillocco squittì divertita: “Hi-hi-hi!”. E poi, come già sapete, Rubino sputò. Speran-

Alessandro Penati (Cattolica)

cato i consumi ovvero l'iva e il patrimonio immobiliare per finanziare gli enti locali. Essenzialmente è una manovra che aumenta le imposte e non taglia le spese in maniera durevole. E in più, le imposte utilizzate sono sul reddito da lavoro: sarebbe stato più efficiente incidere sulla ricchezza e sul patrimonio immobiliare. È inoltre un intervento molto distorsivo: quando si tassa a margine del lavoro si disincentivano le persone a lavorare, e anche all’investimento nelle imprese, se sono familiari.

luca@lucatelese .it

Si sarebbe dovuto agire su una riduzione della spesa visto che questa è cresciuta, negli ultimi anni, sempre molto più dell’inflazione. Il tasso di crescita dell’economia degli ultimi 10 anni è stato dello 0,2 per cento: questo vuol dire recessione subito e nessun aiuto alla crescita, che invece sarebbe dovuta essere la priorità ora. Ridurre lo spazio del debito senza che ci sia la crescita è duro. Oltre a essere iniqua, è una manovra poco efficace. È abbastanza difficile prevedere il comportamento degli individui. Far pagare chi già paga fa crescere l'evasione, fa aumentare il lavoro non regolare. Soprattutto non è una manovra che cambia la dinamica della spesa e quindi anche dal punto di vista dei mercati non risulterà molto credibile. Gli investitori non sono mica scemi”

MISURE SENZ’ALTRO DEPRESSIVE una manovra senz’altro depressiva “È nel senso che tocca i debiti da lavoro. Sarebbe stato molto meglio se avesse toc-

zoso aprì il cofano, estrasse il crick e lo roteó sul suv Porsche bianco avorio verniciato in grafite del gioielliere: “Porcoddue, ladro de mmerdaaaa! Tu la frittata di Cesira non la devi nemmeno nominà, capito!?”. Per toglierlo da quello che restava del cofano, mentre la brasiliana singhiozzava con un taglio sulla guancia, ci vollero due marinai nerboruti. Quando arrivò la polizia portuale, Cesira stava abbracciando Speranzoso bagnandolo di lacrime orgogliose: “St’omo mio cos’è! Cos’è st’omo mio!”. Quella mattina Berlusconi perse un milione di voti in tutta Italia. Più i cinque della famiglia Speranzoso. Al Prenestino.


Domenica 14 agosto 2011

Il giornale dei vescovi denuncia: “I furbi la fanno franca”

“T

utti, poveri, ceto medio e (veri o presunti) ricchi, pagheranno qualcosa. Politici compresi. Tutti, meno gli evasori”. È questo il giudizio di Avvenire sulla manovra del governo: “Gli unici scrive il direttore Marco Tarquinio – che non hanno legge, che non subiscono tagli, che dribblano i sacrifici. Chi ci governa e chi siede in Parlamento

elle ore convulse di venerdì sera, poco prima che la madre di tutte le stangate venisse ufficialmente annunciata agli italiani, la nuova tassa era data per sicura. E questa volta sarebbe andata a colpire i lavoratori autonomi, cioè il nocciolo duro dell’evasione fiscale italiana. Per questa categoria di contribuenti i tecnici del ministero dell’Economia avevano studiato un’imposta addizionale sui redditi superiori a 55 mila euro, quelli che normalmente vengono tassati con l’aliquota al 41 per cento: “È un provvedimento che va nel senso dell’equità”, spiegavano i collaboratori di Giulio Tremonti. Nel senso che gli autonomi rischiavano di sfuggire in massa alla tagliola del nuovo

N

Tito Boeri (Bocconi)

COLPISCE CHI NON LO VOTA

glio agli enti locali li mette nella condizione di dover tagliare alcune prestazioni dei servizi ai cittadino. Sono critico nei confronti questa manovra principalmente perché introduce nuove tasse. Si poteva scegliere di spostare il baricentro della tassazione sui patrimoni, soprattutto su quelli immobiliari, riducendo quella sul lavoro. C’è un problema molto serio: questa manovra fa aumentare

da questa manovra “se ne potrà uscire con le ossa rotte, cioè con un aggravamento degli squilibri, ma se ne potrà anche uscire con un miglioramento decisivo della coesione sociale del Paese, a patto che si rispettino due condizioni, togliere laddove vi è una situazione di grande disponibilità e/o di privilegio, e riequilibrare verso chi ha troppo poco rispetto ai bisogni, e non di procedere con tagli indiscriminati”. QUANTO DICHIARANO GLI AUTONOMI

QUESTA VOLTA PAGANO TUTTI ANZI NO

In migliaia di euro, anno 2008

L’addizionale sui redditi autonomi oltre 55mila euro è rimasta sulla carta contributo di solidarietà, quello per i redditi superiori a 90 mila o a 150 mila euro. Come dire, sono così pochi gli autonomi che arrivano a queste soglie di reddito che il governo era pronto ad abbassare la soglia di imposizione. Obiettivo: prendere nella rete almeno una parte di quei contribuenti professionisti, commercianti, artigiani, che riescono a dribblare il fisco dichiarando redditi minimi, spesso e volentieri irrisori. Niente da fare. All’ultimo momento l’addizionale è saltata.

la tassazione del lavoro dipendente, penalizzando chi le tasse le paga già. I dati delle dichiarazioni dei redditi ci dicono che sono solo 400mila gli italiani che dichiarano una cifra superiore ai 90 mila euro. Alcuni di questi si troveranno a pagare un’aliquota del 53 per cento. E poi non ci sono misure contro l’evasione fiscale: l’unica operazione fatta è quella sulla tracciabilità, ma la soglia è comunque elevata a 2.500 euro. L’affitto di Tremonti poteva tranquillamente rientrarci. La manovra avrà effetti recessivi e peggiorerà la situazione dei consumi e la competitività. Parte di queste tasse si scaricheranno sui salari e sui prezzi e dunque rischiano di rendere più difficile la ripresa economica”.

CONTRO GLI EVASORI, IL NULLA una manovra di tasse, iniqua, che non “È colpisce i patrimoni. E recessiva perché colpisce i redditi da lavoro. Questo nuovo ta-

ricordi che, da oggi, tutto ciò che verrà scontato e addirittura condonato o perdonato a quest’altra casta peserà 45 miliardi di volte in più nel giudizio degli italiani onesti”. Il quotidiano della Cei si riserva un giudizio più ponderato quando saranno noti i diversi provvedimenti per ora solo abbozzati, ma in un altro editoriale – a firma della sociologa Carla Collicelli, storica dirigente del Censis – avverte che

Anche gli autonomi pagheranno per due anni (2012 e 2013) un contributo di solidarietà. Proprio come i lavoratori dipendenti e i pensionati. Tremonti non ha fornito spiegazioni per questa scelta dell’ultimo minuto. ALCUNI ESPERTI hanno sollevato l’ipotesi che potessero emergere problemi di costituzionalità per via di un reddito identico (55mila euro) tassato con aliquote diverse in base alla professione del contribuente (autonomo e dipendente). Indietro tutta, quindi. Niente addizionale per le categorie dove si concentra la quasi totalità degli evasori. Siamo alle solite, quindi. Il contributo di

Il 98 per cento dei lavoratori interessati riuscirà ad aggirare il contributo di solidarietà

solidarietà peserà quasi per intero sulle spalle di chi non può fare a meno di pagare le tasse fino all’ultimo euro. Gli altri invece la faranno franca. Qualcuno tipo i macellai, che dichiarano in media intorno ai 16 mila. Oppure ristoratori, concessionari d’auto, proprietari di bar, tutti sotto i 20 mila euro di reddito annuo, almeno stando alle loro dichiarazioni dei redditi. Ma anche la gran parte degli ingegneri (42 mila euro di reddito in media) e degli architetti (meno di 30 mila euro dichiarati) non avranno niente a che fare con il nuovo balzello varato da Tremonti. D’altra parte le statistiche parlano chiaro. Nel 2010 solo 394 mila contribuenti (lo 0,9 per cento del totale) hanno denunciato un reddito per il 2009 superiore ai 100 mila euro e di questi solo 14.700 erano liberi professionisti, artigiani o commercianti. In altre parole, sulla base di questi dati, oltre il 98 per cento dei lavoratori autonomi riuscirà ad aggirare il contributo di solidarietà. Pagano i dipendenti, come al solito. E come al solito le loro tasse andranno a finanziare i servizi pubblici garantiti anche agli autonomi evasori. Vit. Mal.

E i soliti noti fanno la fila in banca a Lugano CONTI E CASSETTE DI SICUREZZA IN SVIZZERA NEL TIMORE (SVANITO) DI NUOVE TASSE di Vittorio Malagutti Milano

scurata dal (giusto) clamore Omercati mediatico per la crisi dei e la stangata di Ferragosto, dalle nostre parti la notizia è passata quasi inosservata. Eccola: Germania e Svizzera hanno firmato un’intesa per tassare e regolarizzare i capitali esportati illegalmente nella Confederazione dai cittadini tedeschi. È una sorta di scudo fiscale, che, in aggiunta, prevede che a partire dal 2013 le banche elvetiche dovranno segnalare i depositi provenienti dalla Germania. QUESTI CAPITALI verranno tassati con un’aliquota del 26 per cento. Uno scudo, certo, ma con una grossa differenza rispetto a quello varato per la prima volta nel 2003 fa da Giulio Tremonti, allora come oggi ministro dell’Economia. Già, perché gli evasori fiscali tedeschi per mettersi in regola dovranno pagare

una penale compresa tra il 19 e il 34 per cento della somma a suo tempo sottratta al fisco. In Italia, invece, Tremonti garantì ponti d’oro a chi aveva truffato lo Stato. E così, chi ha riportato a casa il malloppo, se l’è cavata con una penale del 2,5 per cento sul totale dei capitali nascosti in Svizzera o in altri paradisi off shore. Nel 2009, quando il governo Berlusconi varò la sua seconda amnistia fiscale, l’aliquota salì al 5 per cento, comunque molto lon-

La Germania vara uno scudo fiscale al 34% Tremonti chiedeva il 5 ma non ha svuotato i forzieri elvetici

tana dalla stangata decisa dai tedeschi. La differenza di trattamento aiuta a capire perché, nonostante la propaganda di Tremonti sull’attacco alle “caverne di Ali Babà” (folcloristica definizione coniata dal ministro), in questi ultimi anni gli italiani non abbiano affatto smesso di fare la fila per parcheggiare i loro soldi a Chiasso e Lugano, oppure, per i più sofisticati, a Ginevra e Zurigo. È vero, in questi ultimi due, tre anni il fi-

sco ha messo a segno alcuni ben pubblicizzati colpi contro qualche milionario di fama: sportivi, cantanti, attori, imprenditori. Tutti sanno, però, che le probabilità di essere scoperti sono molto ridotte. E comunque sono convinti (a ragione, visti i precedenti) che prima o poi arriverà una provvidenziale amnistia per chiudere a poco prezzo i conti con il passato. Allora c’è poco da sorprendersi se in questi giorni di grande confusione moltissimi

italiani non possono proprio fare a meno di affidarsi al loro consulente svizzero. BANCHIERI , fiduciari, avvocati, tutti pronti a dare buoni consigli a clienti vecchi e nuovi. Molti di loro hanno anche aderito allo scudo negli anni scorsi. E in questo modo si sono messi in regola, in modo anonimo e a poco prezzo. Salvo poi riportare i soldi al sicuro in Svizzera. In queste settimane c’è perfino chi segnala una corsa alle cassette di sicurezza degli istituti elvetici, che di certo sono un nascondiglio a prova di fisco ma anche di ladri, soprattutto quando si parte per un lungo soggiorno estivo e non ci si fida più della cassaforte casalinga. Sta di fatto che dopo due scudi siamo ancora al punto di partenza. Se il gioco si fa duro, e magari si corre il rischio di dover saldare il conto con il fisco, ecco che i soliti noti prendono la via di Lugano. Loro le tasse non le hanno mai pagate. E sono convinti di continuare così.

Notai

327,0

Farmacisti

112,4

Dirigenti d’azienda

105,5

Medici e chirurghi

63,3

Commercialisti e consulenti del lavoro

50,8

Dentisti

46,2

Avvocati

46,7

Tabaccai

44,3

Consulenti finanziari e amministrativi

44,2

Ingegneri

42,2

Periti industrali

39,4

Designer

37,2

Gestori di pompe funebri

32,8

Intermediari delle assicurazioni

33,0

Consulenti informatici

31,7

Architetti

29,5

Geologi

28,6

Geometri

27,1

Agronomi

25,5

Agrotecnici e periti agrari

26,3

Giornalai

18,0

Venditori all’ingrosso di frutta e verdura

16,6

Concessionari di autoveicoli

17,7

Psicologi

20,2

Benzinai

14,0

Proprietari di Bar, caffè e gelaterie

16,3

Gioiellieri e orologiai

14,3

Ristoratori

14,5

Veterinari

16,8

Macellai

16,0

Tassisti

14,5

Barbieri e parrucchieri

11,4

TOTALE CONTRIBUENTI

18,9


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Domenica 14 agosto 2011

COLPISCE CHI NON LO VOTA

LUIGI ZANDA, PD “Manovra iniqua e amorale” “Così non la votiamo, ma nessun ostruzionismo” di Wanda Marra

na manovra “iniqua e amorale”, che così com’è non è votabile. Luigi Zanda, vicecapogruppo del Partito democratico al Senato, condanna senza appello il decreto varato dal governo. Senatore Zanda, ci dà la sua valutazione della manovra? È iniqua perché colpisce i soliti tartassati senza neanche distinguere tra chi è scapolo e chi ha una famiglia con 5 o 6 figli. E poi perché colpisce ancora le regioni e i comuni e dunque i servizi ai più bisognosi. E perché non contiene nulla che colpisce i super ricchi. Berlusconi quale speciale imposta si è attribuito? Leggi ad personam sì, tasse ad personam no... Non ha fatto imposte per chi ha accumulato ricchezze spaventose. In questo Paese i ricchi sono diventati sempre più ricchi, i poveri sempre più poveri. E poi questa è una manovra anche amorale perché non prevede misure che favoriscano la crescita e perché è stata fatta con molto ritardo. Non c’è nulla di serio contro l’evasione, tranne la misura della tracciabilità, né contro l’economia illegale e criminale. Il governo non coglie l’opportunità (le crisi sono anche questo), non ha bussola politica. Veramente una bussola pare che ce l’abbia: ha colpito soprattutto il ceto medio,

U

risparmiando i suoi elettori. Certo, ma questa miopia è la denuncia che non hanno capito che questa è molto più di una crisi, è l’inizio di un processo di cambiamento economico e sociale che investirà il mondo. Questa crisi nasce da un uso immorale dell’economia: quando si crea finanza

Ma restiamo minoranza

Noi vogliamo la modifica del decreto. Se non hanno la maggioranza, che trattino

10, 20 volte superiore all’economia reale, e lo si fa senza regole, si entra in una condizione di fragilità assoluta. Berlusconi colpisce dove è più facile farlo e dove pensa di toccare interessi diversi da quelli che interessano a lui. Vista questa valutazione così pesante la voterete? Non conosciamo il testo del provvedimento. Fino a ora non c’è stata neanche una te-

lefonata di Berlusconi all’opposizione. Questa è un’aggravante. Certo. Non è mai successo nella Prima Repubblica che si varasse una cosa così importante senza che il Pci fosse informato preventivamente. E quindi? Così non è votabile. Ma la manovra precedente l’avete fatta approvare – anche su richiesta di Napolitano – in tre giorni. Siete pronti a rifarlo, visto che il Quirinale vuole che sia fatta in fretta? Il governo dice che la manovra può essere modificata. Noi vogliamo fare le nostre proposte: per esempio non è nemmeno stato preso in considerazione il dimezzamento del numero dei parlamentari, non è stato fatto nessun accenno alla riforma dello Stato. Speravo che la manovra fosse accompagnata dalla dichiarazione politica che annunciava la modifica della legge elettorale. E invece niente. Anche la scomparsa del 2 giugno, del 25 aprile, del primo maggio sono una cosa seria, perché sono tre date che segnano il profilo della Repubblica. Ma di fronte a tutto questo farete un’opposizione dura? Non faremo ostruzionismo. Chiederemo cambiamenti, se no voteremo contro. Non si tratta però di votare solo contro a Berlusconi, ma a una manovra che è

Il vicecapogruppo del Senato a proposito della pressione dell’Europa: “Non conosciamo la lettera della Bce, il governo avrebbe dovuto farcela vedere” stata varata sotto la pressione dell’Europa. Non conosciamo la lettera della Bce. E vorrei sottolineare che una lettera anche confidenziale è nella disponibilità di chi la riceve. Il governo italiano avrebbe dovuto farla conoscere. Io chiedo esplicitamente di vederla. Sta dicendo che nella lettera della Bce si chiedevano misure diverse da quelle poi previste nel decreto? Non conoscendo la lettera

della Bce esaminiamo il testo del decreto. Ma facciamo l’ipotesi che viste le divisioni nella maggioranza (ieri in 9 del Pdl hanno annunciato degli

emendamenti) vi trovaste nella condizione di avere dei voti determinanti. Se i mercati reagiranno positivamente al decreto rischiate di dover scegliere tra affossare Berlusconi e affossare il Paese. Che farete? Siamo in minoranza, non possiamo affossare nulla. Se avessimo avuto questa possibilità avremmo cacciato Berlusconi da tempo. Il Berlusconi di oggi però non è quello del passato. Potrebbe essere più semplice cacciarlo. Quindi, se la maggioranza non avesse i voti? Non ci credo. In quel caso tratteranno per modifiche migliorative. Altra ipotesi: nel caso i mercati non si fidassero e continuassero a reagire male, nonostante la manovra, che farete? Non è un’ipotesi. I mercati registreranno che c’è un decreto legge, che il Parlamento si è impegnato a non modificare i saldi, e che l’opposizione chiede provvedimenti sociali e che favoriscano la crescita. L’altra sera, nel momento in cui tutti condannavano la manovra, Di Pietro ha aperto al governo. Cosa ne pensa? Di Pietro ha delle sue umoralità che molte volte lo rendono indecifrabile.

LE 7 PROPOSTE del Partito democratico il piano del Pd articolato in sette punEallacco ti: da un prelievo sui capitali scudati, tracciabilità per importi superiori ai mille euro fino al dimezzamento dei parlamentari, alle liberalizzazioni e alla dismissione di immobili pubblici. Si prevede un prelievo straordinario una tantum sull’ammontare dei capitali esportati illegalmente e scudati. Poi c’è un pacchetto di misure contro l’evasione fiscale: la tracciabilità dei pagamenti superiori a 1.000 euro e soglie più basse, a partire dai 300 euro, per l’obbligo del pagamento elettronico per prestazioni e servizi; obbligo di tenere l’e-

lenco clienti-fornitori; descrizione del patrimonio nella dichiarazione del reddito annuo con previsione di severe sanzioni in caso di inadempimento. Poi c’è l’imposta ordinaria sui valori immobiliari di mercato e il piano quinquennale di dismissioni di immobili pubblici in partenariato con degli Enti locali. Il Pd propone di realizzare poi immediatamente almeno una parte delle liberalizzazioni. Il sesto punto è dedicato alle politiche industriali. Infine, pubblica amministrazione, istituzioni e costi della politica: il primo passo è il dimezzamento del numero dei parlamentari.

I dissidenti del Pdl aumentano: in 9 contro il decreto L’OPPOSIZIONE CHIEDE CAMBIAMENTI. CASINI: “SE ARRIVANO BLINDATI SIAMO PRONTI A FARE LE BARRICATE” di Sara Nicoli di Lidia

Ravera

Il sorriso senza allegria del premier CHE FINE ha fatto l’inossidabile sorriso del premier, quella bonomia da venditore, quell’ottimismo della corbelleria, che tante storielle ha regalato alla Patria? Guardatelo bene: il volto tumefatto di Silvio non reca traccia alcuna dell’allegria programmatica con cui per 17 lunghi anni ci ha intrattenuti sull’orlo del baratro. Costretto alla contiguità con l’introverso Tremonti, offre ai fotografi le labbra curvate dall’amarezza di chi vorrebbe allontanare l’amaro calice, invece deve berselo tutto. Gli occhi ridotti a due fenditure inespressive, fra palpebre calanti e borse

crescenti, il collo inghiottito definitivamente dal colletto della camicia, con una compostezza catatonica recita agli italiani il triste elenco delle punizioni a cui saranno sottoposti, per avergli accordato una così durevole e demenziale fiducia. Purtroppo a pagare non saranno soltanto quelli che l’hanno votato. Pagheremo caro e pagheremo tutti, anche (e forse soprattutto) noi, che abbiamo tentato di ostacolarlo fin da subito. Se qualcuno dei suoi sodali glielo ricorda, il suo cuore smetterà di grondare sangue. Per un attimo: il tempo breve di un sorriso. Vendicativo.

una mera questione di numeri. Se Èdiecialla Camera dovessero mancare voti nella maggioranza, il governo andrebbe a gambe per aria. E proprio sulla manovra. Dopo la presentazione delle misure, da parte di Tremonti e Berlusconi, si era registrato uno strappo da parte di quattro ‘falchi’ del Pdl, fino a ieri fedelissimi al premier, convinti di rischiare di perdere lo zoccolo duro del proprio elettorato perché “Tremonti chiede nuove tasse”. Giorgio Stracquadanio, Lucio Malan, Guido Crosetto e Isabella Bertolini avevano preso le distanze dal decreto: “Con nuove tasse, non lo votiamo, anche nel caso in cui il governo dovesse mettere la fiducia”. IERI, VISTO L’ANDAZZO e per nulla rincuorati dalla nuova spiegazione data da Tremonti sulle misure, la flottiglia dei dissidenti è ulteriormente lievitata: da 4 a 9. Un numero che fa paura. Anche per i nomi che compongono il gruppo: Antonio Martino, storico fondatore di Forza Italia, oggi in aperto dissapore con Denis Verdini,

quindi Crosetto, Bertolini, Stracquadanio e Giuseppe Moles, uomo vicino a Martino, poi Giancarlo Mazzuca, responsabile comunicazione del gruppo pidiellino alla Camera, per finire con Santo Versace, Alessio Bonciani e Deborah Bergamini. E, forse, non sono neppure finiti qui. GIRA VOCE, in ambienti della maggioranza, che anche altri siano pronti a uscire allo scoperto, soprattutto tra gli ex An ma anche nella Lega, dove il malcontento soprattutto tra gli uomini di rito ‘maroniano’ è un’onda che cresce con il passare delle ore: l’opposizione interna ora è una realtà. Nel mirino c’è, soprattutto, Giulio Tremonti. È lui, a detta dei dissidenti pidiellini, ad aver contravvenuto al ‘giuramento’ fatto all’elettorato di non mettere nuove tasse, lui che ha spinto “con un’ottusa quanto miope, politica dei tagli trasversali e dell’aumento della pressione fiscale” la manovra nel senso di un salasso di quel ceto medio-alto che rappresenta il bacino elettorale del Pdl, soprattutto al nord. Morale: se la manovra non dovesse cambiare radicalmente – in senso liberale,

s’intende – loro sarebbero anche pronti a non votare l’intero articolato. Anche se il governo dovesse mettere la fiducia. Per il momento, si limitano a chiarire bene l’intento: “Per rispetto della parola data agli elettori – si legge in un loro comunicato congiunto – abbiamo deciso di presentare una serie di emendamenti che sostituiscano le maggiori tasse con migliori riforme, che riducano l’impatto depressivo sull’economia, che riducano la spesa pubblica in rapporto al Pil”. NELLA ‘FRONDA’ ci sono deputati che Camera possono fare davvero la differenza. E ci sono anche due uomini di Miccichè, raggruppati in Forza Sud, che starebbero per passare con i ‘dissidenti’. A questo si aggiunge il fatto che Casini e Di Pietro, hanno annusato puzza di bruciato sull’eventualità di una fiducia: “Se arrivano alla Camera blindati – ha messo le mani avanti il leader Udc – siamo pronti a fare le barricate”. E Di Pietro, che l’altra sera aveva aperto tra lo sconcerto generale, ha in parte corretto il tiro: “Siamo responsabili, ma non mangeremo una polpetta avvelenata”.


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SPRECHI

I NABABBI DELL’AGENZIA DEL DEMANIO Dirigenti con super stipendi da 300mila euro, auto di lusso e mensa riservata a 7,50 euro di Daniele

Martini ed Elisabetta Reguitti i chiamano i magnifici 6 facendo il verso al titolo di un famoso western anni Sessanta, I magnifici 7, con Steve McQueen e Charles Bronson. Li chiamano così non perché sono valorosi e audaci come gli eroi del film, ma per via dei tanti benefici extralusso di cui godono. Sono i 6 direttori centrali del Demanio, alti papaveri dello Stato trattati non con i guanti bianchi, ma qualcosa di più, dal ministero del Tesoro, cioè da Giulio Tremonti. Lo stesso Tremonti che sta chiedendo lacrime e sangue agli italiani. I loro nomi sono sconosciuti ai più, eccoli: Carlo Bertagna, vice direttore, Paolo Maranca, capo dell’area operativa, Antonio Ronza, direttore delle risorse umane, Edoardo Maggini, direttore della pianificazione, Bruno Finmanò, responsabile degli affari finanziari, Marco Cima, direttore finanziario. Sopra ai 6 c’è un settimo, il direttore Maurizio Prato, un manager nominato proprio al-

L

cuni giorni fa anche presidente e amministratore del Poligrafico dello Stato, che però nella nomenklatura pubblica è un caso a sé. Secondo le versioni ufficiali, il suo incarico al Demanio sarebbe addirittura a costo zero per le casse pubbliche, cioè svolto in “spirito di servizio”, come si diceva un tempo. A differenza dei loro pari grado delle altre agenzie fiscali, che pure non sono lasciati nell’indigenza come il poverello d’Assisi, i 6 del Demanio godono di stipendi che gli altri si sognano, gratifiche, gettoni di presenza, premi annuali, mensa riservata e a “prezzo politico”, cioè a pochi spiccioli, auto di lusso sempre a disposizione. Macchinone belle grandi con un leasing rinnovato proprio alcune settimane fa, Audi, Bmw e Volvo di grossa cilindrata e così ingombranti che per farle agevolmente entrare nel garage della sede, al numero 38 di piazza Barberini a Roma, all’inizio di luglio hanno dovuto chiamare i muratori per allargare l’ingresso. E nonostante il cor-

tile della rimessa sia tutto per loro, non basta, perché secondo quanto risulta a fonti interne e qualificate, quando i 6 sono fuori dall’ufficio e si beccano una multa, magari per divieto di sosta, non devono sobbarcarsi la fatica di sbrigare la faccenda da soli. A QUEL PUNTO in soccorso arriva l’ufficio risorse umane che prende in carica la pratica. Per le auto dei 6, del resto, il Demanio paga pure premurosamente quegli invidiabili permessi comunali con il contrassegno “X” che consentono di percorrere le strade del centro a traffico limitato. Costo: un po’ meno di 600 euro l’uno. Insomma,i magnifici 6 sono una minicasta incistata nella casta. Un drappello di Paperoncini statali che ha attirato l’attenzione anche di un senatore della Lega nord, Piergiorgio Stiffoni, il quale ha rivolto un’interrogazione piuttosto ruvida al ministro Tremonti e ora parlando con Il Fatto Quotidiano invoca il classico “Basta!”. Secondo Stiffoni ai 6 vengono regalati perfino i bonus benzina. Il più alto in grado, Ber-

tagna, è al Demanio da 10 anni e si sente così a suo agio, ben pagato e coccolato, che quando un po’ di tempo fa gli hanno proposto di diventare amministrare delegato di Sviluppo turismo, cioè un salto di carriera, ha rifiutato perché gli offrivano “solo” 220mila euro. Tutti quanti veleggiano con stipendi intorno ai 300mila euro all’anno, quasi un terzo in più dei pari grado delle altre agenzie fiscali. Che infatti li vedono come il fumo negli occhi. Per non parlare dei giovani quadri, bloccati nella carriera e fermi al palo di stipendi che non arrivano ai 60mila euro. A disposizione i 6 hanno anche una foresteria riservata con tavolo in cristallo, al quinto piano del palazzo e una stupenda terrazza completa di gazebo per il relax dopo i pasti. I cibi sono forniti da una cucina annessa che secondo alcuni non avrebbe i necessari permessi di legge. Il costo del pranzo è da fast food: 7 euro e 50. Tutti e 6 fanno anche parte del Comitato di gestione e a ogni riunione ritirano un gettone di presenza. E in più alla fine dell’anno in-

In alto le immagini del parco auto a disposizione dei 6 direttori. In basso i lavori di ampliamento dell’ingresso della sede per permettere l’accesso delle macchine

cassano un premio speciale, altri 50mila euro, per aver fatto il lavoro previsto, cioè per aver rispettato il contratto di servizio con il Tesoro. La fortuna dei 6 si chiama Elisabetta Spitz, la ex moglie di Marco Follini, lanciata da Gianni Letta al vertice del Demanio come direttrice. Fu lei a volere

nel 2005 i 6 direttori e fu lei, che incassava uno stipendio di oltre 500mila euro, a volerli ricoprire d’oro e di benefit. Quando nel 2008 alla Spitz succedette Prato, sembra che quest’ultimo abbia timidamente tentato di interrompere la fiera. Ma Letta disse no e Prato si adeguò.


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ITALIE

CROCIERE DI MONNEZZA

Napoli è pulita: per mantenerla così, rifiuti spediti via mare per aggirare il sistema camorra di Enrico

Fierro

entoquaranta tonnellate e sembra un miracolo. Tanta era la monnezza per strada ieri a Napoli. Praticamente una carta a terra, considerato che la quantità di rifiuti in città qui si è sempre calcolata a migliaia di tonnellate. Quando, come nelle settimane scorse, ce n’erano 2mila si polemizzava sull’uso della parola “emergenza”. Perché nei giorni neri del 2009, e prima del 2008, i cumuli erano montagne che arrivavano fino ai primi piani delle case. Venticinque tonnellate sono state portate via dalla Galleria Quattro Giornate nei giorni scorsi.

C

GLI OPERATORI dell’Asia, la società comunale per l’igiene pubblica che il sindaco de Magistris ha affidato al supertecnico piemontese Raphael Rossi, hanno raccolto di tutto. Materiali edili, carcasse di tv, frigoriferi e cucine, vecchi materassi, bidoni di vernici. Dopo due notti di lavoro, una squadra di 12 netturbini, 20 mezzi e 12mila euro spesi, la galleria è stata liberata. Napoli pulita, così appariva la città “aperta per ferie” ieri ai turisti che la visitavano. Ma a tenere alto il tono delle polemiche è la

scelta del sindaco di trasferire la monnezza made in Vesuvio all’estero. Quanto costerà? Perché non portarla nelle discariche della Campania? Andiamo con ordine. Luigi de Magistris nelle settimane scorse aveva annunciato di aver raggiunto un accordo con alcuni paesi europei per risolvere l’emergenza rifiuti. Top-secret i luoghi del trasferimento per “evitare boicottaggi e interferenze”, disse il primo cittadino consapevole che dietro l’affaire rifiuti si muovono interessi economici e politici consistenti che hanno un solo obiettivo: far fallire il piano della nuova amministrazione. De Magistris, il suo vice Tommaso Sodano e Raphael Rossi si sono mossi per definire accordi con municipalità e

La soluzione: da settembre 248mila tonnellate di immondizia in Olanda e Norvegia

società operanti soprattutto in Norvegia e Olanda. In modo diretto, saltando la catena di intermediazioni che operano nel settore delicatissimo del trasporto dei rifiuti. Si tratta di rappresentanti che hanno le mappe delle società che gestiscono inceneritori all’estero, curano contatti e hanno relazioni che gli consentono di intervenire, lucrando un quota consistente dell’affare, quando a Napoli la situazione rifiuti arriva al limite. IN OLANDA verrano trasferite 48mila tonnellate di rifiuti, 24mila a iniziare da settembre, per un totale (comprendendo anche le quantità che verranno smaltite probabilmente in Norvegia) di 248mila tonnellate. La monnezza viaggerà su navi da 5mila tonnellate scelte direttamente dall’operatore olandese, precisano fonti del Comune. All’amministrazione e al suo braccio operativo Asia spetterà solo “la trasferta in stiva” dei rifiuti, per questa ragione è stato costituito un consorzio di scopo tra la Sapna, la società della Provincia (centrodestra) per la raccolta. Passaggi che gli uomini di de Magistrtis sottolineano con puntigliosità per dimostrare che si sono saltate tutte le intermediazio-

Via Toledo, al cento di Napoli, durante e dopo l’emergenza (FOTO ANSA)

ni evitando pericoli di inquinamento e infiltrazioni. Sui costi l’assessore Tommaso Sodano è netto: “Spenderemo molto di meno rispetto al trasferimento dei rifiuti in Campania o in altre regioni italiane. Se solo avessimo speso un euro in più ci avrebbero impalati”. Per trasferire monnezza in Campania occorrono 130 euro a tonnellata, 160 nelle altre regioni, 200 in Sicilia. “Lavorare all’estero – giura Sodano – ci costerà il 10-15% in meno, lo ripeto, non è un costo in più. Qui c’è gente che fa finta di non capire! Questa è un’operazione tran-

sitoria che ci consentirà di spezzare la catena discarica-inceneritore-rifiuti per strada”. SODANO fa un po’ di conti e ricorda che l’emergenza degli ultimi dieci anni è costata otto miliardi senza portare a risultati significativi. “Nel 2010 l’Asia, ha speso 6 milioni per gli straordinari provocati dalle file dei camion agli Stir (gli impianti di tritovagliatura dei rifiuti, ndr) e 1 milione per il noleggio dei bobcat quando la città era sommersa di rifiuti. Soldi che non intendiamo più buttare all’aria, interessi

che non vogliamo più ingrassare all’ombra di un’emergenza perenne”. De Magistris e i suoi uomini giurano che la fase del turismo della monnezza è transitoria. “A settembre partirà il piano per la raccolta porta a porta per 325mila abitanti, a gennaio arriveremo a 500mila, qualcosa come il 50% della popolazione coinvolta. Stiamo facendo grandi passi avanti, ma le difficoltà sono tante, pensate all’Asia che il Comune ha ricapitalizzato con 43 milioni, aveva il 60% del parco macchine bloccato perché non era stata pagata la manutenzione”.

ACQUE PERICOLOSE

“LIBERI SUBITO”: A PROCIDA IN 3MILA PER I MARINAI RAPITI DAI PIRATI

I manifestanti al porto di Marina Grande a Procida (FOTO ANSA) di Pierluigi G. Cardone

e navi e gli aliscafi ripartoLsolidale”. no con mezz’ora di “ritardo Prima di lasciare il porto, il suono delle sirene di bordo saluta le oltre 3mila persone che presidiano Marina Grande. I manifestanti applaudono. A Procida, ieri, il disservizio è diventato solidarietà. Dei turisti nei confronti degli isolani, di quest’ultimi ai parenti di chi, da mesi, è nelle mani di pirati somali disposti a tutto.

Giuseppe Lubrano Lavadera, Crescenzo Guardascione, Vincenzo Ambrosino e Gennaro Odoaldo: i primi due comandante e secondo ufficiale della ‘Savina Caylin’, sequestrata l’8 febbraio scorso a largo della costa somala; gli altri, invece, allievo di macchina e primo ufficiale di coperta della ‘Rosalia D’Amato’ presa in ostaggio a 400 miglia dall’Oman, nel mare Arabico. Per chiedere la loro liberazione e per velocizzare l’intervento delle autorità, mezza

isola ha invaso il porto di Marina Grande. I parenti di Ambrosino e Odoaldo, però, non erano in piazza: hanno preferito rispettare le indicazioni della Farnesina, che ha chiesto loro riservatezza e discrezione. Nunzia Nappa, la moglie di Giuseppe Lubrano Lavadera, ha invece deciso di far sentire la sua voce. Troppa attesa e nessuna buona novità. “Abbiamo capito, dopo 6 mesi - ha detto -, che continuando così non avremmo mai risolto la questione ed ecco perchè abbiamo deciso di manifestare. Novità sostanziali che l’equipaggio fosse vivo non ce ne sono state negli ultimi due mesi perché l’ultima telefonata con mio marito risale a 54 giorni fa. Poi, grazie ad un collegamento di un giornalista l’ho sentito lunedì scorso. Mi ha detto che ormai non ce la fanno più”. Maglie bianche e scritta nera: “liberi subito”. Poi la protesta vera e propria, identica nel suo ripetersi. Arrivano le imbarcazioni dei turisti e di volta in volta centinaia di procidani, incatenati tra loro, occupano i portellone delle navi. Venti minuti, mezz’ora di stop. Poi “liberano” i natanti. Solo in un caso c’è stata tensione, ovvero quando un cordone di forze dell’ordine ha cercato di impedire a 300 manifestanti di realizzare la loro innocua dimostrazione all’arrivo della Caremar ‘Adeonà’. L’agitazione, però, è durata un batter di ciglia. Prima, per le vie dell’isola, un’auto invitava tutta la cittadinanza a partecipare alla

protesta del porto, dove, poco prima della chiusura della manifestazione, sul palco la signora Nunzia ha preso il microfono: “Grazie Procida”. Anche la chiesa è solidale: un sacerdote, rivolgendosi alla folla, ha portato la solidarietà del cardinale Crescenzio Sepe. Alle 17.30 di oggi, invece, sulla spiaggia del Bagno Elena di Posillipo, a Napoli, una messa ricorderà non solo i marittimi rapiti dai pirati, ma anche le vittime della collisione del peschereccio investito dalla Jolly Grigio ad inizio set-

timana. E mentre la gente protesta, la politica cerca di velocizzare le procedure per il rilascio. A modo suo. Due giorni fa, il ministro della Difesa La Russa ha annunciato che, in caso di pericolo di vita dei marinai rapiti, i militari della ‘Andrea Doria’ - che ieri si è avvicinata alla ‘Savina Caylin’ per proseguire la trattativa con i corsari somali - sono pronti ad intervenire con un blitz. Ai parenti dei sequestrati (che in realtà rischiano la morte da mesi, ndr), però, l’idea non piace per niente:

troppo alto il rischio che qualcosa vada storto. “Ci hanno pregato di non fare azioni di forza perché si potrebbe mettere in pericolo la sopravvivenza dei nostri connazionali” ha rivelato il ministro degli Esteri Franco Frattini, che ha poi aggiunto come siano in corso “trattative che non possiamo rivelare per avvicinarci sempre meglio alla possibilità di liberazione”. La melina del politichese contro la forza dei procidani, che già si preparano a invadere Roma.

DIGIUNARE per la vergogna delle carceri: oltre 1600 con i Radicali n giorno senza acqua né cibo per Ustraordinaria chiedere alle Camere una seduta al fine di risolvere la drammatica questione delle carceri italiane. Lo sciopero della fame e della sete di oggi, organizzato dai Radicali italiani, fino al primo pomeriggio di ieri aveva raccolto oltre 1.600 adesioni. Un numero considerevole a sostegno di un’iniziativa che vuole dar seguito alle parole del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che, al recente convegno del Senato dal titolo “Giustizia! In nome della legge e del popolo sovrano”, aveva usato parole dure per descrivere la situazione della giustizia e degli istituti di pena di quello che fu il Bel Paese. “Una questione di prepotente urgenza sul piano costituzionale e civile” era stato l’appello dell’inquilino del Quirinale, monito al quale si rifanno i Radicali per chiedere una seduta straordinaria ad hoc al Parlamento.

L’iniziativa (promossa da Marco Pannella, dalla vice-presidente del Senato Emma Bonino, dalla deputata radicale Rita Bernardini e da tutta una serie di personalità che operano a vario titolo nel sistema carcerario italiano), ha raccolto l’adesione di molti rappresentanti politici (parlamentari e consiglieri regionali) e dei direttori di alcuni penitenziari italiani, tra cui quelli di Trieste (il cui dirigente è tra i promotori dello sciopero, ndr), Alessandria, Lanciano, Arezzo, Livorno, Pesaro, Augusta, Grosseto, Catania, Potenza, Bologna, Empoli ed Enna. A margine del digiuno, inoltre, stamane Emma Bonino, Rita Bernardini, Sergio Stanzani, Mario Staderini e Gianmarco Ciccarelli (rispettivamente presidente e segretario dei Radicali e componente del comitato nazionale del movimento) si recheranno in visita al carcere romano di Rebibbia.


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LUNGHE DEGENZE, TROPPI MORTI IL PRONTO SOCCORSO DOPO I TAGLI San Camillo, il sindacato dei medici lancia l’allarme posti letto, è ovvio che l’affollamento del pronto soccorso diventi endemico. A questo si aggiunge il dramma dei medici assunti con contratto a tempo, costretti, assieme ai colleghi, a turni massacranti giorno e notte. Così è impensabile andare avanti”. PER AVERE la conferma basta fare un salto al pronto soccorso del San Camillo e cercare di capire cosa succede realmente. Un signore cinquantenne staziona su una sedia a rotelle. Come va? Domanda ardita. “Adesso meglio. Ma ieri me la sono vista brutta. Sono arrivato con un fortissimo mal di testa, decine di persone in attesa. Poi mi affibbiano un codice verde e mi prescrivono degli analgesiL’Ospedale San Camillo a Roma (FOTO ANSA) di Mario Reggio

l paziente arriva al pronto soccorso e viene classificato “codice verde”. Aspetta in barella o sulla sedia a rotelle perché può essere oggetto di prestazioni “differibili”. Insomma non è un caso urgente. Peccato che spesso la situazione precipita. E i numeri forniti da una recente inchiesta dell’Anaao del San Camillo di Roma, il più forte sindacato dei medici ospedalieri, sono davvero preoccupanti. “Nel 2005 ci sono stati tre decessi che sono saliti a 27 nel 2010 e proiettando i dati del primo trimestre del 2011 potrebbero salire a 48”. La replica di Aldo Morrone, direttore generale dell'azienda San Camil-

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lo-Forlanini, non si fa attendere. “Quei dati non sono reali, l’analisi dei transiti dei pazienti attraverso il pronto soccorso e i decessi è molto complessa. Non nascondo il fatto che i problemi esistono e sono reali e per questo abbiamo assunto 4 medici destinati all’emergenza. Ma il sabato e la domenica, quando l’assistenza sul territorio si fa labile, il problema dell’affollamento si aggrava”. Risponde Donato Antonellis, segretario regionale dell’Anaao: “Confermo i dati elaborati dai colleghi del San Camillo. E aggiungo che il fenomeno dei decessi si è aggravato in molti ospedali della capitale ma anche delle province laziali. Quando vengono tagliate le risorse, quando si eliminano i

La denuncia dell’Anaao: dai 3 morti del 2005 ai 27 del 2010 E quest’anno potrebbero salire a quota 48 ci. Subito dopo torno a casa”. E poi? “Tutta la notte è stato un calvario. Il dolore lancinante non passava e stamattina mia figlia mi ha riportato al pronto soccorso. La scena sempre la stes-

sa. Medici e infermieri disponibili, ma con la ressa era difficile capire come sarebbe andata a finire. Ho cominciato ad urlare. A quel punto hanno deciso di farmi una Tac. Meno male, perché hanno scoperto che avevo un aneurisma in corso. Adesso mi ricoverano in reparto e mi curano. Me la sono vista davvero brutta”. La seconda storia ce la racconta un infermiere del pronto soccorso. “Due giorni fa si è presentata una signora che lamentava un forte dolore al fianco sinistro. Il marito ci ha detto che aveva già sofferto per un’infezione al rene, ma che negli ultimi giorni la situazione si era aggravata. Codice verde, farmaci antinfiammatori e di nuovo a casa. Stamattina la signora è tornata. Qualcuno ha telefonato a un altro che conta e la musica è cambiata. Subito le analisi: infezioni gravi a tutti e due i reni. È stato disposto il ricovero immediato e domani andrà in sala operatoria”. Una storia tutta italiana. La signora è stata “fortunata”, ma quanti altri pazienti hanno un santo in paradiso? Quanti anziani soli riescono a farsi raccomandare? Ma l’inchiesta dell’Anaao del San Camillo non si ferma ai codici verdi. Il pronto soccorso, vista la riduzione dei posti letto nei reparti, ha perso la sua funzione e si è trasformato in un’area di degenza. Ecco i numeri: “La permanenza per oltre 24 ore, prima evento occasionale, è ora diventata più frequente. Nel 2010 la degenza in pronto soccorso ha superato le 24 ore

per 2.280 persone e, dai dati del primo trimestre del 2011, possiamo stimare che i pazienti potrebbero arrivare a 4mila. E ancora più drammatica è la previsione per i 1.240 pazienti destinati a trascorrere in barella più di 48 ore e per i 400 che supereranno le 72 ore”. Ma le note dolenti arrivano anche dal fronte economico. Per garantire la copertura dei turni l’azienda ha dovuto ricorrere a due strumenti: i contratti atipici e le “prestazioni aggiuntive”. Il primo è chiaro e semplice: si arruola un medico disoccupato con la clausola di un contratto a tempo determinato. Poi si vedrà se rinnovarlo o meno. IL SECONDO è poco noto ai più: si prende un medico già in organico e gli si offre la possibilità di fare gli straordinari. La cosa paradossale è che “se l’azienda assumesse un nuovo medico in ruolo, spenderebbe 37 euro per ogni ora di servizio – continua il rapporto dell’Anaao – mentre con le prestazioni aggiuntive i costi variano dai 70 ai 500 euro l’ora. Un evidente suicidio gestionale: ad esempio la spesa di 1 milione e 260mila euro deliberata nel primo semestre del 2011 per la copertura dell’organico medico, solo nell’area dell’emergenza, avrebbe consentito l’assunzione di 40 medici con un monte ore quasi doppio”. E la Regione Lazio che fa? Il presidente Renata Polverini, per darsi un tono elegante inaugura, assieme a Woody Allen, il futuro cinema all’ex ospedale Forlanini. Il San Camillo può aspettare.

ARRIVANO LE ANTENNE-SPIA: SCEMPIO USA IN SICILIA Condorelli Catania

ombrelloni, pinne Nsottoiente e occhiali, gli americani Ferragosto hanno iniziato i lavori delle mega-antenne militari ad altissima frequenza a Niscemi, nel cuore della Sicilia, in provincia di Caltanissetta. La gente è all’oscuro di tutto, immense parabole basculanti e una grande colata di cemento stanno cambiando il volto della monumentale sughereta di contrada Ulmo, un sito d’importanza comunitaria, dove gli agricoltori non possono realizzare muretti in cemento né stradine di servizio. Le foto che il Fatto può mostrare, scattate dal consigliere comunale di Niscemi Massimiliano Ficicchia, rappresentano la prova che lo “scempio” è iniziato. NELLA CALURA estiva il fresco dei sugheri secolari ha lasciato spazio a centinaia di Tir e motopale che si aggirano rivoltando il terreno per piantare pilastri di ferro e cemento. Al posto dei muretti a secco adesso c’è un reticolato con un grande cartello: “Warning – U.S. Navy Installation – Installazione militare della Marina statunitense”.

“Qui si gioca con la salute dei cittadini”, incalza il consigliere Ficicchia che per protesta è uscito dalla maggioranza targata Pd-Mpa, che sarebbe “distratta”, anche se il sindaco Giovanni Di Martino in passato è stato sempre in prima fila durante cortei e manifestazioni. Tutto iniziò nel 2001 con un accordo bilaterale tra gli Usa e l’Italia siglato dal governo Berlusconi e ratificato nel 2006 da Romano Prodi con una clausola: la Regione Sicilia doveva dare il nulla osta. Con un decreto del 2007 la competenza per il rilascio della Valutazione Impatto Ambientale è passata al Comune di Niscemi. Il primo nulla osta è stato annullato, il secondo non è stato concesso, secondo il consigliere Ficicchia, presidente della commissione consiliare sull’antenna Muos (Mobile User Object System), i lavori non potevano iniziare. C’è il rischio, secondo il dossier del comitato No-Muos, della “violazione degli accordi bilaterali”. Il portale nomuosniscemi.org contiene in apertura il volantino di battaglia del 2010 e un dossier corredato da numerose ricerche che sottolineano come “le esposizioni a lungo termine di campi elettromagnetici ad

LAMPEDUSA

Ancora centinaia di sbarchi

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uovo sbarco di immigrati a Lampedusa. Un barcone di legno con a bordo 320 persone (tra cui 35 donne e 11 minori), originarie dell’area subsahariana, avvistato a circa mezzo miglio dal porto è stato soccorso e accompagnato sull’isola da una motovedetta della Guardia di finanza. Un altro barcone con un centinaio di migranti è stato avvistato ieri sera dalla Guardia costiera sempre in prossimità di Lampedusa.

(FOTO ANSA)

NAPOLI

Camorra, il boss Iannone catturato

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opo 14 mesi di latitanza è stato arrestato il boss della camorra Alessandro Iannone, 34 anni, presunto reggente del clan Beneduce Longobardi, attivo a Pozzuoli e nella zona Flegrea. Iannone si nascondeva in una villa a Quarto, nel Napoletano. Il latitante ha tentato di fuggire all’arrivo della polizia giudiziaria ma è stato bloccato dalle forze dell’ordine.

MILANO

NISCEMI SI RIBELLA

di Antonio

N

altissima frequenza, anche se non eccessive ma prolungate nel tempo, possono produrre insorgenze tumorali agli organi riproduttivi e leucemie”. Addirittura il fascio delle potenti antenne elettromagnetiche rispetto ai centri abitati sarebbe “sopra i limiti della legge 36/2001: 135 km”. Ma non è tutto visto che al mondo esistono soltanto tre installazioni di antenne Muos e gli americani hanno pensato bene di piazzarle al centro di luoghi desertici della Virginia, delle Hawaii e in Australia. LE TRE ANTENNE basculanti in questione hanno ciascuna un diametro di 20 metri, la cementificazione riguarda un’area di 2059 mq della foresta protetta di Niscemi, “i campi elettromagnetici prodotti – si legge nel dossier No-Muos – vanno a interferire con qualunque apparecchiatura “elettrica”, inclusi by-pass, sedie a rotelle, pace-maker”. Non a caso, la costruzione del Muos era stata prevista inizialmente presso la base americana di Sigonella a Catania, ma

poi, per evitare interferenze, l’operazione è stata spostata a Niscemi. Oltre allo spettro del’inquinamento elettromagnetico il vero nodo è rappresentato dai rapporti Italia-Usa. Mentre i militari hanno delimitato l’area protetta, i vertici delle istituzioni sono silenti, per non parlare del governo nazionale e di quello regionale guidato da Raffaele Lombardo, leader dell’Mpa, lo stesso partito in cui milita il consigliere Ficicchia, che spiega: “Mi aspetto una presa di posizione chiara da parte di Lombardo ma anche da parte del sindaco di Niscemi del Pd che è suo alleato. Il ricorso al Tar deve es-

La giunta Pd-Mpa chiude un occhio: lavori al via anche se manca il nulla osta del Comune

sere fatto immediatamente, gli americani hanno semplicemente comunicato l’inizio dei lavori al comune, è uno scandalo. Dov’è finito il necessario nulla-osta dell’ufficio tecnico? Mi rendo conto che la questione è politica e di livello nazionale”. L’appuntamento è per il dopo Ferragosto con l’organizzazione di una nuova grande manifestazione.

Le foto scattate dal consigliere di Niscemi, Massimiliano Ficicchia, testimoniano l’avvio dell’installazione dei radar

Lite nel traffico libanese in coma

È

in coma il cittadino libanese Samer El Daqoer, 34 anni, investito in via Marco Bruto, a Milano, dopo una lite con un altro automobilista scoppiata a causa di un sorpasso azzardato. L’uomo, residente a Como, è stato operato alla testa all’ospedale Niguarda di Milano per un’emorragia ma non ha mai ripreso conoscenza. L’investitore, Orazio Pennisi, 33enne di Monza, è stato arrestato per omicidio volontario.

PALERMO

Pedofilia, suicida poliziotto indagato

U

n ispettore di polizia palermitano di 49 ani, indagato per presunti abusi sessuali su una bambina di dodici anni, si è tolto la vita sparandosi un colpo di pistola alla tempia nella vasca da bagno. Il poliziotto, che nonostante l’inchiesta, continuava a prestare servizio alla questura, era sposato. Venerdì, dopo aver subito una perquisizione da parte dei suoi colleghi, ha chiesto ai familiari di andare nella villetta di Cefalù dove dovevano trascorrere le vacanze, e si è tolto la vita.


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ZUFFA INGLESE (E ISRAELIANA) Vacanze finite per la first family

Iran I violenti Basij contro il Regno Unito

Sono finite ieri le vacanze toscane anche per la famiglia Cameron in Toscana. La moglie del premier inglese, Samantha, con i figli Nancy, Florence e Arthur hanno già raggiunto il primo ministro. David Cameron aveva lasciato all’improvviso la tenuta di Petrolo nel Valdarno, in provincia di Arezzo, lo scorso 8 agosto, per tornare Oltremanica, dove erano nel frattempo scoppiate le rivolte e dove già c’era polemica per il suo “ritardo”. (FOTO LAPRESSE)

Gli studenti filo-conservatori, vicini al corpo paramilitare dei Basij, manifesteranno oggi di fronte all’ambasciata britannica a Teheran in segno di protesta “alla linea repressiva di Londra”. Ieri il comandante dei Basij, il generale Mohammad Reza Naqdi, aveva annunciato alla comunità internazionale la propria disponibilità a inviare un gruppo di peacekeepers in Gran Bretagna. (FOTO LAPRESSE)

Un super-poliziotto americano a Londra

PASSATI

CONFRATELLI SINDACO & PREMIER

DAVID CAMERON COMMISSARIA SCOTLAND YARD DOPO LO SCAMBIO DI ACCUSE SULLA GESTIONE DELLA RIVOLTA di Roberta Zunini

a guerriglia nelle strade si è trasformata in guerra nei palazzi del potere. Dopo la figuraccia per non aver saputo bloccare subito i saccheggi, Scotland Yard ha ingaggiato un violento braccio di ferro con Downing Street, che però vede in vantaggio il governo. Alle critiche del neo capo della polizia londinese, Tim Godwin, per i tagli di due miliardi di sterline dal budget delle forze dell’ordine, il premier David Cameron, ha risposto confermando che il programma di riforma andrà avanti, dopo aver aspramente criticato la gestione delle prime ore di rivolta: “Seimila agenti per le strade erano pochi”. Punto e basta. Nessuna marcia indietro dunque da parte del premier e del ministro delle Finanze, George Osborne. Anzi, per tentare di risolvere il problema della delinquenza “consumista”, Cameron ha deciso di assumere come consulente addirittura un poliziotto straniero. L’americano Bill Bratton, detto “lo sceriffo” per aver sedato le rivolte nere di Los Angeles negli anni ‘90. Uno schiaffo alla già compromessa credibilità di Scotland Yard, il cui capo si è dovuto dimettere lo scorso mese per lo scandalo “intercettazioni” del giornale News of the World di Murdoch. “La riforma della polizia con la conseguente riduzione dei suoi organici, decisa dal governo britannico nell’ambito del suo programma di austerità, andrà avanti nonostante l’ondata di guerriglia urbana che ha percorso l’Inghilterra nei giorni scorsi”, ha spiegato il ministro Osborne, alla radio della Bbc. “Il premier, il ministro dell’Interno e io abbiamo però previsto di aumentare la presenza della polizia nelle comunità, di renderla più visibile”. Affermazione che ha mandato su tutte le furie il capo della polizia, che si è sentito doppiamente preso in giro visto che i tagli provocheranno la perdita di circa 30mila posti di lavo-

L

ro, soprattutto tra le fila degli agenti. Chi deciderà come dispiegare sul campo gli agenti comunque non sarà più solo il vertice della polizia londinese ma il super consulente Brutton che ha già divulgato la sua ricetta. MOLTO SIMILE a quella utilizzata per sconfiggere le gang di Los Angeles e per ripulire da protettori e spacciatori Hell’s Kitchen, il quartiere a ridosso di Times Square, a Manhattan, quando il sindaco repubblicano Rudolph Giuliani decise di trasformare il cuore della Grande Mela in un immenso centro commerciale, per attirare più turisti e accontentare i ricchi residenti di

Downing Street impone lo “sceriffo” Usa Confermati anche i tagli alle forze dell’ordine

Manhattan che non sopportavano di vedere prostitute e papponi in giro. Il sessantatreenne Bratton, pur non avendo ancora firmato la consulenza ha già dichiarato in una lunga intervista al Daily Telegraph: “I teppisti, specialmente quelli più giovani, non temono come dovrebbero la polizia e non sono consapevoli delle conseguenze dei loro atti di violenza, il che rende più difficile il controllo della situazione”. Secondo il “supercop”, le tecniche troppo prudenti delle forze dell’ordine non giovano alla sicurezza ma allo stesso tempo, la sola forza non è sufficiente. Suggerisce pertanto di seguire la logica della “risposta flessibile”, affiancando all’uso di armi non letali come le pallottole di gomma, fucili paralizzanti taser, spray al peperoncino e cannoni ad acqua, per ristabilire l’ordine pubblico, l’utilizzo delle bande giovanili stesse, opportunamente avvicinate, come sorveglianti. Si tratta dunque di infiltrare le gang e poi di convincerle a lavorare per la polizia. Se questo metodo ha funzionato a Los Angeles o a New York non è detto però che risulterà vincente anche nel Regno Unito dove il tessuto sociale è diverso e soprattutto dove finora i

premier inglese David Canon è sempre stato Icosìlmeron, intransigente, perfettino

Bill Bratton, supercop Usa. Sotto, Cameron e Johnson. In basso, cortei in Israele (FOTO ANSA)

poveri e i disoccupati hanno vissuto grazie allo stato sociale, parola sconosciuta negli Stati Uniti. Il ceto medio- basso inglese è molto diverso dal corrispettivo americano. Lo ha confermato indirettamente anche il ministro Osborne, sottolineando che il governo britannico deve fare i conti con problemi sociali dalle radici profonde, con intere comunità che sono state lasciate indietro dal resto del Paese. UN COMPITO davvero arduo che comporta un investimento economico altissimo, in contraddizione con il programma di tagli all’assistenza sociale, alla sanità e soprattutto all’istruzione previsti dalla riforma Cameron. Il problema più spinoso, ossia la sicurezza pubblica, comunque non sarà fa-

cile da gestire perché Scotland Yard e la polizia britannica non accoglierà certo Bratton con le fanfare. Il segretario del sindacato della polizia di Manchester, Ian Hanson, ha solidarizzato con i colleghi londinesi dicendo che non c’è bisogno di uno che vive a migliaia di chilometri da qui per risolvere questi problemi: “I dirigenti si sono esposti per appoggiare i loro agenti per poi vedersi rifilare questo ceffone in faccia da parte del premier”.

e amante del law and order. C’è stato un tempo, quello universitario, a Oxford, nel 1987, in cui assieme all’attuale sindaco di Londra, Boris Johnson, faceva baldoria senza preoccuparsi dei danni alla collettività. Per esempio rompere una vetrina con una fioriera, dopo aver ingurgitato numerosi drink e birra. Entrambi appartenenti alla creme de la creme dell’alta società inglese, i due “statisti” conservatori – oggi rivali di partito – per anni furono compagni di bisbocce nell’esclusivo circolo Bullingdon Club. Entrambi allora erano ventenni, ma al contrario di Johnson, Cameron, non ha mai confessato i suoi eccessi di gioventù. Ancor prima della sua elezione, ha imposto un silenzio ferreo, come se avesse chissà cosa da nascondere. La storia dell’atto vandalico e della poco onorevole fuga del premier fu raccontata anche in un docu-drama di Channel 4. Della serie: “quelli che la fanno sempre franca”, perché parte dell’alta società.

ALTRI INDIGNATI

UNDICI CITTÀ D’ISRAELE IN PIAZZA CONTRO NETANYAHU di Francesca Cicardi

ppena dopo il tramonto, alAgiorno lo scadere dello Shabbat, sacro e di riposo per gli ebrei – che, secondo i precetti tradizionali, non possono usare nessun meccanismo durante questa giornata e perciò non possono aprire la porta di casa, guidare o twittare – sono cominciate le manifestazioni convocate in undici località israeliane. Gli organizzatori volevano dimostrare che le loro rivendicazioni non riguar-

dano solo Tel Aviv (dove sabato scorso sono scese in piazza più di 250mila persone), ma tutto il Paese. I punti di raduno principali sono stati Beer Sheva al sud e Haifa al nord, dove decine di migliaia di israeliani hanno chiesto ancora una volta riforma economica e del welfare. In Israele, gli stipendi sono bassi o insufficienti, rispetto al costo della vita, che non smette di aumentare, in particolare i prezzi delle case, che sono una delle cause all’origine del movimento che, a un mese dalla nascita, si spinge a chiedere “giustizia sociale”. Le tasse sono alte e l’assistenza sociale sempre meno (negli ultimi 20 anni sono state tagliate le sovvenzioni per l’accesso alla casa e per la sanità di circa il 50%): la maggior parte dei soldi pubblici è destinata

Governo nel panico. E da ieri è ufficiale: il 20 settembre all’Onu si vota per lo Stato di Palestina

all’esercito, in un Paese che è in guerra permanente, e alla manutenzione della comunità ultra-ortodossa. Per ora, nessuno osa parlare del conflitto palestinese né di occupazione, ma emergono le prime riflessioni e critiche. Per esempio, i dati economici relativi alla costruzione e alla sicurezza delle colonie in Cisgiordania – già state finanziate nel 2009 di ben quattro volte di più del budget che il governo destina ai territori non occupati –, dove gli standard

di vita superano quelli delle città israeliane e dove i residenti ottengono abitazioni e servizi, ottimi e gratis o per pochi shekel, ma producono una ricchezza al di sotto della media del Paese. Il governo di estrema destra del primo ministro Bibi Netanyahu è minacciato dalle tende che da settimane sono piantate nel boulevard Rothschild di Tel Aviv, proprio nel momento in cui i palestinesi si preparano per la più grande offensiva diplomatica

La lettera

GERUSALEMME, SOGNANDO LA LAUREA IN MEDICINA

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iceviamo (dall’Associazione per la pace di Luisa Morgantini, che se ne sta occupando) e pubblichiamo la lettera di una ragazza palestinese in grave difficoltà economica, tanto da rischiare di rinunciare agli ultimi anni di studi in medicina. Sono iscritta a Medicina, Università Al-Quds (diplomata nel 2008 con la media del 96,7). Comincerò il quarto anno a settembre. Provengo da una famiglia palestinese di undici persone e sono la figlia maggiore. Ho 7 sorelle e 2 fratelli. Mio padre, Adeeb Abu Rahma, attivista contro il muro a Bil’in, è stato ferito varie volte alle manifestazioni del venerdì: un proiettile di gomma l’ha colpito a entrambi i femori,

degli ultimi anni: il 20 settembre infatti, l’Autorità nazionale palestinese richiederà all’Onu il riconoscimento dello Stato palestinese, entro i confini del 1967 con Gerusalemme Est capitale, così come era già stato annunciato e ieri riconfermato. Secondo l’Anp, sono le politiche a favore degli insediamenti che stanno mettendo in difficoltà Netanyahu di fronte ai suoi cittadini, le stesse che impediscono un accordo di pace con i palestinesi.

provocandogli problemi di mobilità. Mio padre è stato arrestato nel luglio 2009 e condannato a 18 mesi di prigione. Tutta la mia famiglia ha sofferto per questo, sia psicologicamente sia economicamente. Siamo stati molto tristi per la sua assenza e per la sua detenzione in condizioni difficili. Io sono stata a malapena in grado di pagarmi l’università. Mio padre è uscito di prigione 8 mesi fa e ora lavora come autista, ma ci troviamo in precarie condizioni economiche. Durante questi anni di studi ho imparato che niente è impossibile e che dobbiamo credere in noi stessi. Il mio sogno è laurearmi nonostante tutte le difficoltà e diventare pediatra, per aiutare i bambini a ritrovare il sorriso. Specialmente in Palestina, dove i bimbi si addormentano e si svegliano nella paura e nella guerra. Prima o poi il mio sogno si realizzerà. Rajaa Rahma


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POCHE STELLE (E STRISCE) Castro Festa per gli 85 anni, in sua assenza

Cuba Le prime nozze gay della Rivoluzione

Cuba festeggia in pompa magna gli 85 anni del suo ex lider maximo ed ex presidente, ma guarda avanti in attesa delle attese riforme politiche ed economiche. Fidel non ha partecipato ieri al primo evento in suo omaggio, la “Serenata della fedeltà” al Teatro Karl Marx dell’Avana: assente, l’ex presidente non è più in condizioni di partecipare a un grande evento pubblico del regime. (FOTO ANSA)

Le prime nozze gay ieri a Cuba, ma in questo caso la sposa, Wendy Iriepa, è un transessuale riconosciuto donna in forma ufficiale. Iriepa, una delle prime cubane a sottoporsi a un’operazione di cambio di sesso pagata dallo Stato, ha sposato Ignacio Estrada, attivista per i diritti gay, nel giorno dell’85mo compleanno di Fidel Castro. Nei primi anni della Rivoluzione gli omosessuali venivano perseguitati e spediti in campi di “rieducazione”. (FOTO ANSA)

“BARACK, I NERI ORA STANNO PEGGIO LA RIELEZIONE? GUADAGNATELA” Jesse Jackson a Obama: “Sbagli a inseguire la destra” La delusione dell’America per Barack Obama? La spiega allo “Spiegel” uno dei suoi primi sostenitori, il reverendo Jesse Jackson. Jackson pur appoggiando Obama fin dall’inizio, ancora in campagna elettore, luglio 2008, dovette scusarsi per una gaffe: “Obama parla ai neri dall’alto in basso: vorrei tagliargli le palle”.

Il reverendo Jesse Jackson, leader della comunità afro-americana Nel riquadro, Barack Obama (FOTO AP, FOTO ANSA)

di Gregor Peter Schmitz

everendo Jackson, quando ha parlato per l’ultima volta con il presidente Obama? È un pezzo che non ci sentiamo. Lei è stato tra i primi ad appoggiare Obama a Chicago e l’immagine di lei che piangeva in pubblico al Grant Park di Chicago subito dopo l’annuncio della vittoria elettorale nel 2008 ha fatto il giro del mondo. Come descriverebbe i suoi attuali sentimenti nei confronti della presidenza Obama? In quel momento a Grant Park avevamo finalmente vinto. Eppure in quel momento pensai al lungo viaggio compiuto, ai molti anni di lotte per i diritti civili. Obama è stato l’ultimo staffettista di una staffetta durata 60 anni. Pensai a tutte le ferite subite durante quella lunga marcia, pensai a Martin Luther King e a quanto sarebbe stato bello se fosse stato lì con noi anche per soli 20 secondi, se avesse potuto constatare che 60 anni di lotte erano serviti a qualcosa. Non v’è dubbio che una parte dell’entusiasmo di quella sera sia svanito. È vero che la posizione di Obama si è indebolita anche in seno alla comunità afro-americana? Noi neri siamo stati i primi a sostenere Obama molto prima che lo appoggiassero altri con generose donazioni. Il nostro è stato il primo amore: il 96% dei neri ha votato per lui nel 2008. Eppure oggi la nostra comunità è la più colpita dalla disoccupazione: il 16% degli afro-americani sono senza lavoro. Siamo al primo posto per la disoccupazione, per la minore aspettativa di vita e per i pignoramenti per il mancato pagamento del mutuo. La nostra comunità soffre e questa sofferenza deve manifestarsi in qualche modo. E secondo lei il presidente non vi sta aiutando? Obama lavorava a stretto contatto con le comunità, era un organizzatore e sa benissimo come si organizzano le comunità. Qui povertà e violenza uccidono, ma non esiste alcun progetto di ricostruzione. Secondo i critici il governo Obama è semplicemente troppo vicino alla comunità finanziaria. Il professore di Princeton Cornel West ha definito il presidente Obama “la mascotte di Wall Street”. È un genere di linguaggio che

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non mi piace. Certo in Congresso gli interessi di Wall Street sono molto ben rappresentati e difesi. Le leggi sono fatte per i ricchi. Anche nella Casa Bianca di Obama? Obama ha un consigliere economico. Non sarebbe giusto che avesse anche un consigliere per le problematiche del lavoro? Al momento i poveri e i disoccupati non hanno voce a Washington. Nel corso delle recenti trattative per l’innalzamento del tetto del debito Obama ha accettato tagli di miliardi di dollari della spesa pubblica senza che i Repubblicani accettassero in cambio un aumento delle tasse. È troppo disponibile al compromesso? Credo che sottovaluti la forza degli avversari e la tenacia con cui difendono le loro idee. I Repubblicani dicono di voler tagliare drasticamente la spesa pubblica, le pensioni, l’assistenza medica e gli ammortizzatori sociali che tutelano i poveri e le famiglie dei lavoratori per favorire gli americani più ricchi. Se il Tea Party è deciso a cancellare le conquiste del New Deal, siamo in presenza di una ideologia completamente diversa. E se l’ala destra del Partito repubblicano è decisa a difendere coloro che non pagano le tasse e a combattere una nuova “guerra civile” per far approvare leggi volte a rendere difficile alle minoranze l’esercizio del diritto di voto, anche in questo caso siamo in presenza di una ideologia completamente diversa. Quindi Obama deve mostrare i muscoli?

Sottovaluta la spinta ideologica degli avversari e non capisce che sono decisi a distruggerlo anche se le loro iniziative potrebbero danneggiare l’economia del paese e la vita di milioni di persone. Obama si è posto l’obiettivo della pacificazione, ma battersi contro i Repubblicani è come battersi contro i pitbull. Non mollano l’osso. Ora la situazione è peggiorata: i Repubblicani sono convinti che se continueranno a spingere, Obama continuerà a cedere. Non

hanno visto alcuna resistenza da parte del presidente. Gli americani hanno bisogno di un presidente che parli con voce più chiara e forte, insomma un tipo alla Lyndon B. Johnson. Obama è in grado di farlo. E allora deve farlo. Mi hanno detto che farà un giro in autobus per il paese. Avrebbe dovuto farlo prima delle trattative per l’innalzamento del tetto del debito e avrebbe dovuto spiegare agli americani cosa avrebbero perso in caso di taglio del bilancio. Crede che Obama sia riluttante ad affrontare questi temi per non essere bollato come “presidente nero”? In un certo senso sì… Bill Clinton era libero di rivolgersi ai neri e di affrontare i loro problemi perché era bianco. Obama al contrario deve sopportare insulti che nessun presidente ha mai dovuto sopportare prima di lui. Basti pensare al linguaggio che la destra usa contro il presidente Barack Obama. In pieno Congresso gli danno del bugiardo, lo accusano di non essere cristiano, di non essere nato negli Stati Uniti, di non essere uno di noi. In questo clima è difficile per il primo afro-americano giunto alla Casa Bianca affrontare questi problemi. Lei stesso ha espresso qualche dubbio sulle posizioni di Obama in materia di rapporti interraziali. Durante la campagna presidenziale del 2008 lo ha accusato di parlare dei

Il sabato berlinese tra ricordo del Muro e “marcia delle puttane” Ieri la capitale tedesca raccolta nel cinquantenario dalla nascita del Muro è stata anche teatro della “marcia delle puttane”, un migliaio di donne in corteo contro la violenza sessuale (FOTO ANSA)

Crac America

Fallimenti TONFO DI MID-TERM Nel novembre 2010 Obama perde nettamente le elezioni di metà mandato. I Repubblicani conquistano la Camera dei Rappresentanti e sei Stati. Il presidente attribuisce la sconfitta alla crisi: “La gente è frustrata perché l’economia non si riprende”. Ma si dice pronto “a lavorare con i Repubblicani”. ACCORDO DEFAULT Dopo una difficilissima trattativa, lo scorso 1° agosto Democratici e Repubblicani

“Assistenza sanitaria, reddito, mutui, paghiamo tutto soltanto noi Molto delusi dal presidente” neri con condiscendenza. Mi pento di aver rilasciato quella dichiarazione offensiva. Ma l’insistenza con cui Obama parlava di “responsabilità dei neri” dava l’impressione che i nostri problemi dipendessero da una certa mancanza di responsabilità da parte nostra e non da una man-

trovano un’intesa su fisco e spesa pubblica per scongiurare la bancarotta . Obama ammette: “Non è questo l’accordo che avrei preferito, ma il default avrebbe avuto effetti devastanti”. STOP A RIFORMA sanitaria: venerdì scorso, la Corte d’Appello federale di Atlanta ha bollato come “parzialmente incostituzionale” la riforma sanitaria, varata l’anno scorso. Una legge fortemente voluta dal presidente, tanto da essere ribattezzata “Obamacare”. Ma per i giudici della Georgia, il Congresso l’ha approvata con “un eccesso d’autorità”.

canza di risorse. Si poteva essere portati a credere che i neri sono disoccupati perché non hanno troppa voglia di lavorare. E non mi pare che le cose stiano così. In America il divario tra bianchi e neri si è allargato. La condizione dei neri è peggiorata rispetto a quella dei bianchi in materia di assistenza sanitaria, di casa, di reddito. Non è un divario che dipende dalla mancanza di buona volontà; è un divario strutturale e istituzionale che affonda le sue radici in secoli di schiavitù e di segregazione razziale. E non dimenticate: la comunità nera è stata decisiva per la vittoria di Obama. Se vuole essere rieletto deve occuparsi dei bisogni della sua base elettorale. © 2011 Der Spiegel, distributed by The New York Times Syndicate Traduzione di Carlo Antonio Biscotto


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SECONDOTEMPO SPETTACOLI,SPORT,IDEE in & out

C’ERAUNAVOLTALA RAI

“NON NE POSSO PIÙ DI GENTE CHE CUCINA” Pippo Baudo: “La tv pubblica oggi è una noia mortale”

di Chiara Paolin

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ualche giorno fa ho vissuto la più grande umiliazione della mia vita. Mi sono presentato negli uffici di viale Mazzini col mio badge, ma non sono riuscito a entrare perché la macchinetta non lo riconosceva. C’erano gli uscieri, nessuno m’ha aiutato: ho rimesso il badge in tasca e me ne sono andato”. Pippo Baudo è in vacanza a Torre delle Stelle, paradiso di sabbia bianca tra Cagliari e Villasimius. Gli ultimi giorni a Roma lo hanno amareggiato, ma già da tempo non è tranquillo. Perché? Vede, voi giustamente fate una serie di interviste dal titolo “C’era una volta la Rai”. Ma questo incipit, favolistico e funebre, suona molto male. La Rai è stata una grande realtà italiana, è un importante tassello della scena contemporanea e deve rappresentare un valore anche per il futuro. I segnali, però, sono preoccupanti.

Cominciamo dagli inizi. Da quel 6 febbraio 1966 quando in cabina di regia non arrivò la prevista puntata di Rin Tin Tin e furono costretti a mandare in onda la bobina di un programma sconosciuto, Settevoci. Le dico solo che ho passato i primi anni della mia carriera televisiva a farmi toccare: le braccia, la faccia, le mani. Farsi toccare da chi? Dalla gente. Quando mi vedevano per strada chiedevano: “Ma come fa lei a stare dentro, lì? Perché l’immagine vola da dove sta in quel momento fin dentro la casa o il bar?”. Era una dimensione magica, quasi da stregoni. Infatti i cameramen indossavano il camice bianco come fossero scienziati o medici. Una rivoluzione tecnologica. E culturale. La più grande della nostra storia nazionale, io credo. La tivù permise a tutti gli italiani di avere una lingua e soprattutto un linguaggio comune. Il grande Sergio Pugliese me lo diceva sempre: “Attenti alle parole”. E Salvo Randone aggiungeva: “Tu devi pensare nel dialetto tuo, e poi parlare sempre in italiano. Così facevano i migliori, come Totò e Alberto Sordi”. Com’è stato lavorare con la storia viva dello spettacolo italiano? Ah, una cosa semplicissima. Ricordo una volta che un contadino vicino casa mia, in Sicilia, mi disse esattamente questa frase:

Il conduttore per eccellenza Giuseppe Raimondo Baudo, in arte Pippo, nasce a Militello in Val di Catania il 7 giugno 1936. Frequenta il Liceo Classico a Catania dove si laurea in Giurisprudenza. La sua prima apparizione in tv è ne “La conchiglia d’Oro”, condotto da Enzo Tortora, nel 1959. 1966 La svolta della vita è una bobina della serie “Rin Tin Tin” che non arriva in tempo per la trasmissione. La Rai al suo posto manderà in onda la puntata pilota di “Settevoci”. 1968 Presenta per la prima volta il festival di Sanremo che poi condurrà 13 volte (detiene il record), l’ultima nel 2008. 1972-1973 Conduce la storica trasmissione “Canzonissima”, varietà con gara canora a cui era abbinata la Lotteria di Capodanno. 1984 Per tre anni è il mattatore di “Fantastico”, dove lancia definitivamente Heather Parisi e Lorella Cuccarini. 1987 Baudo passa a Canale 5 con “Festival” e per un decennio sarà un “tira e molla” tra Mediaset e viale Mazzini, a cui torna definitivamente nel 1999.

“Pippo, ieri sera ho visto lo show”. Capisce? Lo show, disse. Lui, un analfabeta. E poi quante serate, concerti e feste ho presentato con la gente che restava davvero sconvolta nel vedermi in carne e ossa. Ricordo soprattutto la felicità dei gestori di circo: c’era la coda per farsi la foto con me e l’asinello. A pagamento, chiaramente. Choc fisico a parte, lei era anche un guru.

La mossa vincente di B

Quando gli spettatori videro la faccia di Mike Bongiorno sulle reti commerciali, il messaggio fu deflagrante

Locarno Pardo d’oro al film “Back to stay” di Milagros Mumenthaler

Teatro Valle “Festeggia” oggi due mesi di intensa occupazione

Sembra la preistoria, ma bisognerebbe riflettere. All’epoca quel che usciva dal video, dico fino agli anni Settanta, era legge. La rubrica “Una risposta per voi”, del mitico professor Cutolo, cambiò davvero la mentalità delle persone: un suo consiglio valeva più del prete e del farmacista. E quando io portai in video le gemelle Kessler lo scarto fu evidente: donne belle, emancipate, che ballavano ma parlavano pure. Studio Uno cambiò l’idea del rapporto tra generi. Mina non era solo una cantante, ma una personalità autonoma e fortissima. Poi lo spettacolo si fece più ritmato: i comici audaci, le ballerine alla Heather Parisi, i quiz incalzanti. Il passaggio vero fu la tv commerciale, un fenomeno che i dirigenti Rai non compresero affatto. Berlusconi sembrava un parvenue, un piccolo arrivista, l’interprete rozzo di una tradizione nobile e intangibile, la nostra. Invece fece la mossa più intelligente: prese Mike. Mike Bongiorno. Quella fu la mossa decisiva. Quando il pubblico vide la sua faccia su un’altra rete, il messaggio fu deflagrante: Rai o qualcos’altro è la stessa cosa. Era il 1979 quando Mike esordì su TeleMilano, che poi diventò Canale5. Anch’io ho lavorato per Mediaset, a un certo punto, e mi sono trovato bene perché si ragionava in modo diverso. Meno politica, più attenzione al lavoro, e molto orgoglio. La politica ha sempre man-

Rossi Valentino parte sesto al Gp di Brno, in pole c’è Pedrosa

giato la Rai? Le racconto solo un episodio. Nel 1978 facevo Domenica In, cinque edizioni consecutive di grandissimo successo. Nel programma presentavo anche dei libri, e c’era un ottimo riscontro sulle vendite dei titoli di cui si parlava. Allora mi chiamarono in direzione e dissero: “Basta, ’sta cosa vale troppo, non puoi più farla come ti pare a te”. Praticamente dovevo accettare di spartire lo spazio tra le varie case editrici, come da indicazioni superiori. Così ho mollato tutto e mi sono messo a fare Fantastico. La tivù leggera era la frontiera, anche per lanciare il Biscione. Drive in e tutto il resto hanno cambiato faccia alla tivù. Però secondo me quando Mentana creò il telegiornale fu compiuto il passo definitivo. Da allora in poi la rete privata ha lentamente ma costantemente guadagnato

Segno dei tempi

Alcuni giorni fa non sono riuscito a entrare a viale Mazzini: il mio badge non veniva letto dalla macchinetta

Eto’o “Tratto con l’Anzhi ma può esserci una sorpresa inglese”

spazio sulla Rai. Imponendo un modello produttivo, un’estetica, un sistema di valori che mette al centro il guadagno. L’ingresso in politica di Silvio Berlusconi ha complicato le regole del gioco. Certo. Anche lì ci fu scarsa capacità di comprensione da parte di tutti: sembrava un’avventura, una bizzarria. Invece è la storia d’Italia per come la conosciamo ora. E la Rai di oggi? Ahi, qui comincia a farmi male. Se penso che alla Rai oggi ci sono i cosiddetti adattatori, invece degli autori, mi sento davvero morire. Una volta lo sa come facevamo? Riunioni dalla mattina alla sera. Stavamo lì giorno e notte a pensare, litigare, trovare idee, modificarle fino a quando non eravamo tutti convinti. Adesso comprano un programmino già fatto e arriverderci a tutti. Risultato? Una noia mortale. Non ne posso più di gente che cucina, che mangia, che vince un sacco di soldi solo per un colpo di fortuna, bambini che cantano come allo Zecchino d’oro ma con testi d’amore e ammiccamenti disgustosi. Giuro che se quest’estate fanno passare un’altra volta la Principessa Sissi spacco la tivù. Ci sarà pure qualcosa che le piace. Aspetti, dico ancora quello che non sopporto: tutti i programmi di morti ammazzati, sangue, mistero. Sara, Yara, Melania. Basta. Guardo volentieri i telegiornali, anche perché almeno lì si può scegliere. E vedere che quando c’è una testa che funziona, i soldi non sono tutto: Mentana fa un gran bel lavoro con poco e niente. Chiaramente serve almeno la libertà di fare quel che si pensa sia giusto, e questo in Rai forse è diventato impossibile. La storia di Santoro e Saviano dice molto. Le capita di vedersi in onda con vecchi spezzoni? Dopo il Tg1 della sera la fascia Da Da Da è un successo. Quello è il peggio in assoluto. È la morfina, è la droga per la gente che ha più di cinquant’anni e si sente meglio a rivedere le immagini in bianco e nero mentre i giovani pensano che YouTube sia l’unica soluzione.

Un’elaborazione grafica di una foto di Baudo sul palco dell’Ariston, a Sanremo (FOTO ANSA)


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SECONDO TEMPO

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IL PEGGIO DELLA DIRETTA

TELE COMANDO TG PAPI

ma parola è sempre di Tremonti, che parla di “non prevedibilità” di questa manovra che resta quindi una tegola sulla testa degli italiani, caduta non si sa bene da dove. A seguire Silvio Berlusconi che assicura che tutto funziona con il suo ministro dell’Economia anche se “qualche incomprensione c’è stata”, ora si va avanti. A chi il primo giudizio sulla manovra, Di Pietro e Fassina a parte? Perché non fare una capatina sulle spiagge calabresi e napoletane dove “quest’anno si spendono meno soldi per le vacanze, perchè di soldi ce ne sono meno” dicono i villeggianti. Dopo il varo l’impressione è che ce ne saranno ancora meno.

Il grafico dell’imprevisto di Alfredo Faieta

g1 T Laura Chimenti in un raggiante vestito color aragosta apre il notiziario delle 20 informando subito che Silvio Berlusconi, licenziata la manovra economica, è in partenza per la Sardegna non prima di essersi trattenuto con la cancelliera tedesca Angela Merkel e Nicolas Sarkozy e aver ricordato che potrebbe ricandidarsi nel 2013 se dovesse servire. A questo punto il tg può iniziare e la parola passa alla al decreto salva conti d’agosto, che è soprattutto addizionali Irpef ai redditi alti, che siano lavoratori privati o politici. Il ministro Giulio Tremonti dice che “la manovra non era prevedibile, si può controllare lo spread sui grafici”. Prima delle reazioni politiche, la storia delle piccole province e piccoli comuni che se ne andranno. Uil, Cisl, Ugl e Cigl è la sequenza delle repliche delle parti sociali che vedono “luci e ombre”. g2 T Alle 13 Chiara Lico in nero comunicava meno solarità nel gran giorno dell’approvazione della manovra aggiuntiva da 45 miliardi. Didascalica e monotona l’enunciazione dei principali provvedimenti. Fosse stata la lettura dell’elenco telefonico sarebbe stata perfetta. La pri-

g3 T Bianca Berlinguer nell’edizione delle 19 sceglie un look total black. Si parte subito dalla conferenza stampa post Consiglio dei ministri dove a Tremonti chiedono lumi sulla cravatta della “scuola di diritto di Yale”. Buono a sapersi per chi aspira ad altre frequentazioni accademiche. Per il tg di resistenza la manovra è centrale e assorbe ben 20 minuti. Giusta sottolineatura sulla sparizione de “l’addizionale sui redditi dei lavoratori autonomi”. Gli altri due tg, con un pubblico di partite Iva, avevano ritenuto la notizia forse non così importante. Stoccata sui guai prossimi venturi dei lavoratori pubblici (sono milioni di voti) e presenza in studio di Walter Veltroni che in cinque minuti scarsi ricorda come il Pd sia stato responsabile ma nel merito le misure non vanno, e il presidente delle “meno tasse per tutti” è il solito bluff. La patrimoniale? Per Veltroni, “chi ha paghi in questo momento”.

di Fulvio

Il verdetto? Viva Truffaut Abbate

ual è la cosa più “bella” – sì, Qtelevisore, esatto la più bella – che un nel senso dell’oggetto, possa donare nella quiete estiva perfino del primo mattino o anche della cosiddetta controra, al suo spettatore docilmente assonnato dall’azzurro di una vacanza? La risposta, accantonato l’orrore per l’ordinaria programmazione che d’estate assomiglia a un’interminabile diarrea, risiede nella rivelazione improvvisa di un “vecchio” film che sembra avere almeno all’apparenza la sostanza di un semplice tappabuchi: riempitivo, mastice da palinsesto. Fermiamo qui l’immagine! Non è davvero il caso adesso di svelarne il titolo, prima c’è da fare ritorno all’incubo ordinario. Ecco, credo si tratti di Verdetto finale (Rai1), una roba che sta a Forum come il lompo sta al caviale. Battute a parte, si tratta comunque di un succedaneo di un classico giorno trascorso in pretura, dove c’è modo di provare (si fa per dire) a sbrogliare antiche intricate matasse, cavoli amari familiari che custodiscono fiammeggianti scazzi tra una sorella pronta e la diretta consanguinea circa la gestione di

un appartamento posseduto “ai mezzi”. Spiega sorella A: “Come può una storia d’amore iniziata solo sei mesi fa permetterti di pensare che davvero si tratti dell’uomo della tua vita?”. Replica, seccamente, sorella B, la diretta innamorata, l’interessata: “Ma che ne sai tu?”. Insinuando in questo modo che dietro l’apparente preoccupazione affettiva – “di questo passo mi finisce sotto i ponti!” – si nasconda invece un animo da meschina rosicona. Già, come può lo scoglio dell’invidia arginare l’onda montante dell’amore? Certo che no, tantomeno in un regime di concorrenza, quando c’è da risultare più convincenti di Rita Dalla Chiesa. E così via con il benestare di un redivivo Antonio Lubrano, lì in veste di vecchio saggio, pronto a schierarsi dalla parte dell’innamorata che, ingorda, vorrebbe l’appartamento tutto per sé. Dimenticavo: è davanti agli occhi di Veronica Maya che si svolge il tutto. Mi correggo: davanti alle sue labbra. Contundenti. Chissà cosa starà pensando il pubblico a casa, se davvero gradisce o Il grande regista Francois Truffaut, che ha firmato quattro film con le avventure di Antoine Doinel (FOTO ANSA)

piuttosto è pronto a sognare un processo ulteriore, che metta fine al teatrino giudiziario, c’è forse qualcuno che lo sa? Ma è arrivato il momento di rimettere in movimento, di più, di svegliare il fotogramma che avevamo lasciato in sonno per illustrare i crimini del luogo comune. Il momento più “bello”, di più, le parole, i volti, le immagini, i sospiri smerigliati propri dell’amore stavano pochi canali più in là, casualmente su Sky Cult, custoditi da un capolavoro di Francois Truffaut, L’amore fugge. Oh, è bastato ritrovare il racconto di Antoine Doinel e di Colette perché si rimettesse in moto l’autoclave della poesia contrapposta alla certezza del basso impero televisivo. Nel medesimo condominio – nel senso di televisore come scatola visiva e sonora – l’inerme spettatore d’improvviso si è sentito riscattato dalla grazia assoluta della narrazione cinematografica: i fianchi delle ragazze di Montmartre contro il lucidalabbra delle sorelle-figuranti di Verdetto finale. Mi dirai che si tratta di una lotta impari. Sarà pure così, ma esistono anche le isole verso cui fuggire. Grazie Truffaut, hai salvato uno spettatore-forzato dell’estate.

LA TV DI OGGI LO SPORT

I FILM 13.30 NOTIZIARIO TG1 14.00 VARIETÀ Lasciami cantare! (REPLICA) PREVISIONI DEL TEMPO Che tempo fa 16.30 NOTIZIARIO TG1 16.35 PRIMA TV RAI FILM A gonfie vele 18.00 TELEFILM Il Commissario Rex 18.50 GIOCO Reazione a catena 20.00 NOTIZIARIO TG1 Rai TG Sport 20.40 DOCUMENTI DA DA DA 21.30 FICTION Ho sposato uno sbirro 2 “Sotto protezione” “Una figlia” 23.50 ATTUALITÀ Speciale TG1 0.45 NOTIZIARIO TG1

15.15 PRIMA TV RAI FILM La valle delle rose selvatiche - La forza dell'amore 16.45 TELEFILM Sea Patrol 17.30 RUBRICA SPORTIVA RaiSport Numero 1 18.00 NOTIZIARIO TG2 L.I.S. - Meteo 2 18.05 FILM L'amore trova casa 19.35 TELEFILM Squadra Speciale Cobra 11 20.30 NOTIZIARIO TG2 21.05 TELEFILM N.C.I.S.: Los Angeles “Ricatti e inganni” 21.50 PRIMA TV TELEFILM Numb3rs “Diabolica” 22.40 PRIMA TV RAI TELEFILM Brothers and Sisters 23.20 RUBRICA SPORTIVA Domenica Sportiva Estate

14.00 NOTIZIARIO TG Regione - Meteo - TG3 14.30 FILM Se non avessi più te 16.15 FILM Colazione da Tiffany 18.05 TF Arsenio Lupin 18.55 NOTIZIARIO Meteo 3 - TG3 - TG Regione TG Regione Meteo 20.00 VARIETÀ Blob 20.15 PRIMA TV TELEFILM I misteri di Murdoch 21.00 ULTIMA PUNTATA DOCUMENTARIO Kilimangiaro - Gli incontri ravvicinati di Licia Colò 22.55 NOTIZIARIO TG3 TG Regione 23.10 LE PRIME DI CINEMATRE - PRIMA TV RAI FILM Two Lovers

20.57 PREVISIONI DEL TEMPO Meteo 21.00 NOTIZIARIO News lunghe da 24 21.27 PREVISIONI DEL TEMPO Meteo 21.30 RUBRICA Ippocrate 21.57 PREVISIONI DEL TEMPO Meteo 22.00 ATTUALITÀ Inchiesta 4 (Esteri) (REPLICA) 22.30 NOTIZIARIO News lunghe da 24 22.57 PREVISIONI DEL TEMPO Meteo 23.00 RUBRICA Tempi dispari (REPLICA) 23.27 PREVISIONI DEL TEMPO Meteo 23.30 RUBRICA Tempi supplementari 0.00 NOTIZIARIO News

20.00 NOTIZIARIO TG5 Meteo 5 20.40 VARIETÀ Bikini 21.10 VARIETÀ Lo Show dei Record 0.00 FILM La casa stregata

19.40 TELEFILM Il Commissario Cordier 21.30 PRIMA TV FICTION Il Giudice e il Commissario “Parole sbagliate” 23.30 FILM Pericolosamente insieme

19.30 FILM Scuola di Polizia 5: Destinazione Miami 21.20 FILM Red eye 23.00 PRIMA TV TELEFILM Royal Pains 23.50 PRIMA TV TELEFILM Miami Medical 0.40 FILM Quo Vadis, Baby?

20.30 REAL TV Chef per un giorno 21.30 ULTIMA PUNTATA DOCUMENTARIO Missione natura “Lungo il volo delle cicogne” 23.50 NOTIZIARIO TG La7 0.05 FILM L'ultima spia Yuri Nosenko KGB

SC1= Cinema 1 SCH=Cinema Hits SCP=Cinema Passion

SCC=Cinema Comedy SCF=Cinema Family SCM=Cinema Max

21.00 Robin Hood SCF Il principe dei ladri 21.00 Strike Force SCM 21.00 La bella società SCP 21.00 La vita è una cosa SCC meravigliosa 21.10 Il mondo dei SCH replicanti 21.10 Shrek - E vissero felici SC1 e contenti 22.45 Immagina che SCH 22.50 Un ragazzo tutto SCC nuovo 22.50 L'apprendista stregone SC1 22.55 La nostra vita SCP 23.05 Hungry for You Voglia di lei SCM 23.25 La storia infinita SCF

SP1=Sport 1 SP2=Sport 2 SP3=Sport 3

16.55 Calcio, Premier League 2011/2012 1a giornata West Bromwich Albion - Manchester United (Diretta) SP1 19.00 Calcio, Premier League 2011/2012 1a giornata Stoke City - Chelsea (Differita) SP1 20.30 Golf, The 2011 PGA Championship 4a giornata (Diretta) SP3 21.00 Tennis, ATP World Tour Masters 1000 2011 Montreal: finale (Diretta) SP2 21.15 Calcio, Premier League 2011/2012 1a giornata West Bromwich Albion - Manchester United (Replica) SP1 23.00 Beach soccer, Serie A Poule Scudetto: Finale (R) SP1

LA TV DI DOMANI LO SPORT

I FILM 12.20 TELEFILM Don Matteo 3 13.30 NOTIZIARIO TG1 TG1 Economia 14.10 ATTUALITÀ Verdetto Finale 15.00 TELEFILM Il Maresciallo Rocca 4 17.00 NOTIZIARIO TG1 Che tempo fa 17.15 TELEFILM Heartland 17.55 TELEFILM Il Commissario Rex 18.50 GIOCO Reazione a catena 20.00 NOTIZIARIO TG1 20.30 DOCUMENTI DA DA DA 21.20 FILM Il grande Torino 23.50 RUBRICA E la chiamano estate...

14.00 TELEFILM Ghost Whisperer 14.50 PRIMA TV RAI TELEFILM Army Wives 15.35 TELEFILM Squadra Speciale Colonia 16.20 TF The Good Wife 17.05 PRIMA TV 90210 17.45 NOTIZIARIO TG2 Flash L.I.S. - Sport - TG2 18.45 TELEFILM Cold Case 19.35 TF Senza traccia 20.30 NOTIZIARIO TG2 20.30 21.05 TELEFILM Squadra Speciale Cobra 11 21.55 PRIMA TV TELEFILM Countdown 22.45 PRIMA TV TELEFILM Supernatural 23.20 NOTIZIARIO TG2 23.35 RUBRICA Stracult

14.45 RUBRICA TGR Piazza Affari 14.50 NOTIZIARIO TG3 L.I.S. 15.00 TELEFILM The Lost World 15.40 FILM Chi si ferma è perduto 17.20 DOCUMENTARIO GEOMagazine 2011 18.55 PREVISIONI DEL TEMPO Meteo 3 - TG3 - TG Regione - Regione Meteo 20.00 VARIETÀ Blob 20.15 TELEFILM Alice Nevers - Professione giudice 21.05 CINEMATRE PRESENTA FILM The Black Dahlia 23.05 NOTIZIARIO TG Regione 23.10 ATTUALITÀ TG3 Linea notte estate

20.57 PREVISIONI DEL TEMPO Meteo 21.00 NOTIZIARIO News lunghe da 24 21.27 PREVISIONI DEL TEMPO Meteo 21.30 RUBRICA Meridiana - Scienza 1 21.57 PREVISIONI DEL TEMPO Meteo 22.00 ATTUALITÀ Inchiesta 3 (Interni) (REPLICA) 22.30 NOTIZIARIO News lunghe da 24 22.57 PREVISIONI DEL TEMPO Meteo 23.00 RUBRICA Consumi e consumi 23.27 PREVISIONI DEL TEMPO Meteo 23.30 RUBRICA Tempi supplementari

20.00 NOTIZIARIO TG5 20.40 VARIETÀ Paperissima Sprint 21.20 FILM Sette anni in Tibet 0.00 FILM Diario di uno scandalo

20.30 TELEFILM Renegade 21.10 TELEFILM I Delitti del Cuoco “I morti non fanno paura” “Delitto alle terme” 23.10 FILM Mia moglie è una bestia

19.00 NOTIZIARIO SPORTIVO Studio Sport 19.25 TELEFILM C.S.I. Miami “L'ultima scommessa” 20.20 TELEFILM Standoff 21.10 DOCUMENTARIO Wild - Oltrenatura 0.30 PRIME TV TELEFILM Trauma

20.00 NOTIZIARIO TG La7 20.30 ATTUALITÀ In Onda 21.10 FILM Il ritorno del Monnezza 23.10 FILM Febbre da cavallo 1.00 NOTIZIARIO TG La7 1.10 VARIETÀ Alballoscuro (REPLICA)

SC1= Cinema 1 SCH=Cinema Hits SCP=Cinema Passion

SCC=Cinema Comedy SCF=Cinema Family SCM=Cinema Max

21.00 Save the last dance SCF 21.00 Mediterraneo SCC 21.00 Flirting with Forty L'amore quando meno te lo aspetti SCP 21.00 Bad boys SCM 21.10 La Passione di Cristo SCH 21.10 Prima tv Stone SC1 22.35 L'insostenibile leggeSCP rezza dell'essere 22.45 Puerto Escondido SCC 23.00 Karate Kid II SCF La Storia Continua 23.00 The Manchurian SC1 Candidate 23.05 Blow SCM 23.20 A perfect getaway Una perfetta via di fuga SCH

SP1=Sport 1 SP2=Sport 2 SP3=Sport 3

17.00 Tennis, ATP World Tour Masters 1000 2011 Cincinnati: 1a gior. (Diretta) SP3 17.00 Tennis, ATP World Tour Masters 1000 2011 Cincinnati: 1a gior. (Diretta) SP2 20.55 Calcio, Premier League 2011/2012 1a gior. Manchester City - Swansea City (Dir.) SP1 23.00 Beach soccer, Trofeo Internazionale Margherita di Savoia 2011 Prima parte SP1 23.00 Tennis, ATP World Tour Masters 1000 2011 Cincinnati: 1a giornata (R) SP3 23.00 Automobilismo, IndyCar 2011 New Hampshire (R) SP2 1.00 Tennis, Cincinnati: 1a SP3 giornata (Diretta)


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Domenica 14 agosto 2011

SECONDO TEMPO

PIAZZA GRANDE Cameron e i ladri di Londra di Furio Colombo

avid Cameron, primo ministro conservatore inglese, è tornato dalle vacanze italiane dove si era offeso per non essere stato riconosciuto dalla giovane cassiera di un bar, e ha affrontato così il gravissimo problema dell’insurrezione violenta nelle strade di Londra e di altre grandi città inglesi. Ha lanciato “una rivolta linguistica”, come dice con infinita ammirazione Pierluigi Battista sul Corriere della Sera del 12 agosto. Di che cosa si tratta? Nel momento in cui dava ordine alla polizia di usare la mano pesante e di far pagare senza misericordia chiunque tentasse o avesse tentato la rivolta, nel momento in cui istituiva tribunali anche notturni per emettere subito sentenze severissime agli arrestati, sulla base esclusiva delle informazioni di polizia, e mentre mandava la polizia a fare irruzioni violente nelle case dei “sospetti”, in quel momento ha detto che tutto era opera di delinquenti e criminali, di ladri e saccheggiatori, di vandali senza scrupoli e senza causa, usando le tre parole che, nel linguaggio criminale inglese e americano, segnalano il grado inferiore ma anche peggiore del delinquere: thug, moron, scum, ovvero: feccia della terra.

D

La soluzione? Giustizia sommaria ALLA FECCIA della terra i giudici in parrucca bianca rifilano sentenze di decine di settimane (curiosa unità di misura), di decine di mesi, come se stesse affacciandosi su una laboriosa classe media che, per una volta, si è incrinata. Per capire, misuriamoci intanto con le immagini. Dalle pagine de La Repubblica (12 agosto) un giovane nero, appena condannato, si copre il volto e intanto saluta la tv con il gesto del dito, lo stesso gesto con cui, in Italia, il ministro

delle Riforme si rivolge, senza che nessuno si offenda, ai suoi avversari. Dunque questa gente non viene da un mondo così lontano e così diverso dal nostro. Poi incontriamo, sempre sui giornali, il packistano Tariq Jahan, barba bianca, padre di Haroon, uno dei tre ragazzi uccisi a Birmingham che invoca: “Neri, asiatici, bianchi, viviamo insieme, perché ucciderci gli uni con gli altri?”. Le parole buone e sagge attraversano il niente. Leggiamo, infatti, le opinioni di un John King che a quanto pare passa per un esperto di rivolte giovanili in Inghilterra. Sentite: “Sono in pochi a credere che i disordini degli ultimi giorni abbiano qualcosa a che fare con la povertà, il razzismo e la repressione della polizia. Gli opinionisti parlano per soldi, non per un’esperienza diretta. I rivoltosi che, nella stragrande maggioranza dei casi hanno messo a ferro e fuoco i loro stessi quartieri, appartengono a una sottocultura americana che non ha nulla a che vedere con la vecchia cultura dei neri britannici basata sull’impegno e sul lavoro”. Sul lavoro? Strano che un esperto come King non sappia che il lavoro non c’è più e dunque non c’è piu il legame sociale che istantaneamente il posto di lavoro creava. Strano che non abbia sentito dire che in tutte le rivolte dei poveri viene messo a ferro e fuoco il quartiere dei poveri. Forse è molto giovane ma, visto che parla di “sottocultura americana”, si sarà pure informato sulle rivolte di Newark (1964), di Washington (1968), di Los Angeles dopo la bastonatura del nero Rodney King (1992), una rivolta di poveri che ha distrutto tutta la Los Angeles povera e che è stata domata da reparti dell’esercito americano, dopo che la polizia è stata ritirata dalle strade di Los Angeles e il suo capo destituito. La grande diversità fra gli Stati Uniti dell’altro secolo (persino con presidenti repubblicani) e l’Inghilterra del dopo Thatcher, e di David Cameron, è che allora esiste-

Demagoscuola ma tecnologica di Marina Boscaino

perimentare significa verificare la validità di qualcosa. Sono anni che il Miur ci propone invece “sperimentazioni” di cui non abbiamo mai potuto valutare l’efficacia. S’iniziò con le classi “sperimentali” della riforma Moratti, sino alla “sperimentazione” della valutazione di scuole e insegnanti, annunciata tra fasti mediatici lo scorso dicembre – dapprima fallita, dato il rifiuto dei collegi – poi misteriosamente risorta. Da allora a oggi non un dato pubblicato, non un’evidenza: sperimentano. Poi dicono che la sperimentazione è andata bene. E così sia. Un farmaco si sperimenta con l’auspicio e l’obiettivo di inserirlo sul mercato, diffonderlo, usarlo per le

S

cure. A scuola no. Le sperimentazioni rimangono lettera morta, non si tende alla replicabilità dell’esperienza: la rendicontazione non fa parte delle pratiche nostrane. IN PRINCIPIO FU Cl@ssi 2.0, prima tornata del Progetto Scuola Digitale, nell’anno scolastico 2009/10: 156 classi di secondaria di primo grado (su un totale dell’anno precedente di 77.799), selezionate tra 2.361 candidature. Il Piano vuole “modificare gli ambienti di apprendimento attraverso l’integrazione delle tecnologie nella didattica”. Ciascuna classe ha ricevuto 15.000 euro, da spendere soltanto per le “dotazioni d’aula individuate in base alle caratteristiche della progettazione”. La selezione è stata fatta dagli Uffici scolastici regionali,

Il piccolo “Tiny” è il verro più grande Blake Everman, allevatore di Postville, Iowa, cammina felice con il suo verro, chiamato ironicamente (è il caso di dirlo) Tiny, ovvero “minuscolo”, che ha vinto il titolo di “Verro più grande” nell’annuale competizione dello Stato, che si tiene a Des Moines. Il piccolo Tiny pesa 1.196 libbre. Più o meno 540 kilogrammi. Negli Stati Uniti le gare di questo genere sono molto sentite dagli allevatori delle contee.

va, negli Usa, l’idea di chiedere delle interpretazioni e delle risposte alla grande sociologia universitaria. E nessuno avrebbe fatto finta che si possano seppellire eventi come le violenza di Londra e delle grandi città industriali inglesi attribuendole a bande di mascalzoni “che vogliono distruggere per la voglia di distruggere”.

Quella bambina diventata un simbolo TIPICA LA STORIA, raccontata volentieri dai giornali e dalla televisioni, della bambina di undici anni (la più giovane delinquente detenuta in questi giorni) acciuffata mentre trascinava via un bidone per le immondizie nuovo (evidentemente rubato in un supermercato): “La madre è stata trovata ubriaca in un pub, in compagnia di un uomo”. Interessante, no, come tipica storia di ragazzi

Per il primo ministro inglese e alcuni opinionisti le rivolte sono opera di “feccia” e ribelli senza causa Nessuno ha cercato di capirne le ragioni, come invece fecero negli Usa dopo i riot di Newark e L.A.

(FOTO LAPRESSE / AP PHOTO / CHARLIE NEIBERGALL)

delinquenti e criminali che vogliono distruggere per il gusto di distruggere e che sono thugs, morons e scum. Il mondo di Oliver Twist è tornato, ma non provate a fuggire, voi huligani di periferia che non siete neppure capaci di stare al gioco della rivoluzione linguistica di David Cameron. Siete sottocultura americana, come i neri di Newark, di Washington, di Los Angeles. Come tutti i rivoltosi poveri, fate male solo a voi stessi, alle vostre case, ai vostri supermercati. Ci sarà stata una maggioranza di pazzi al Congresso degli Stati Uniti. Ma, di fronte a quelle spaventose sequenze di rivolta urbana, il Congresso americano ha voluto una Commissione indipendente sulla violenza in America. E quella commissione, fatta di gente strana di Harvard, Princeton e Columbia University, ha dato torto alla cecità della politica e ha stabilito che non sono retate di polizia, arresti a migliaia e processi notturni, e meno che mai “rivoluzioni lingui-

Sono anni che il ministero propone “sperimentazioni” (su poche classi) i cui risultati non vengono mai resi noti né consolidati Pura retorica e belle parole per nascondere il dissesto concreto

416 in totale nei tre ordini di scuola (che, nel complesso, solo nella scuola statale, sono 333.337). In termini percentuali siamo di fronte a valori irrisori. Lo scorso luglio sono state poi individuate 13 scuole

in base ai “progetti innovativi sviluppati dalla scuola negli anni passati” e richiede il coinvolgimento di tutti gli insegnanti. L’Ansas fornisce il piano di supporto alle scuole, le Fondazioni Agnelli e della Compagnia di San Paolo valuteranno i progetti attuati. Lo scorso anno l’azione è stata estesa: 124 le classi selezionate per la primaria (su 137.073, a livello nazionale) e 136 per la superiore (18.465): le “classi 2.0” sono ora quindi

2.0, tra le statali di ogni ordine e grado, tra 200 candidati. Afferma il documento Patto per la Scuol@ 2.0. del Miur: “La Scuol@ 2.0 deve essere un luogo dove i saperi possono costruirsi in spazi collaborativi, flessibili e dinamici insieme all’integrazione con le metodologie didattiche formali, informali e non-formali (…) per individuare strategie che coniughino l’innovazione nella programmazione didattica con i modelli

stiche”, a guarire il male, ma nuove garanzie sui diritti civili, scuole e speranza di un futuro.

Sempre meno lavoro, sempre più tagli L’ESORDIO DI CAMERON è apparso pericoloso e, prima ancora, futile perché ha trasformato in questione di sicurezza un enorme problema sociale, che non è (non è solo) il taglio vastissimo di posti di lavoro, il raddoppio del costo delle già costose università, la vita senza uscita in quartieri degradati, la mancanza totale di punti di appoggio e di sostegno sociale per bambini, adolescenti, famiglie (l’Inghilterra conservatrice di Cameron è arrivata fino all’eliminazione delle biblioteche di quartiere, che esistevano a Londra da prima del socialismo). E poi Cameron ha sostenuto – speriamo in malafede – che il problema negato può essere risolto con più polizia e soprattutto con più violenza della polizia,

organizzativi, strutturali e infrastrutturali dell’istituzione scolastica”. Evocazione insistita di Lisbona 2020: “Superare il concetto tradizionale di classe, per creare uno spazio di apprendimento aperto sul mondo nel quale costruire il senso di cittadinanza e realizzare “una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva, le tre priorità di Europa 2020”. PER QUESTO “occorre un’organizzazione didattica che aiuti a superare la frammentazione della conoscenza e a integrare le discipline in nuovi quadri d’insieme e trasformare gli ambienti di apprendimento, i linguaggi della scuola, gli strumenti di lavoro e i contenuti”. Principi teoricamente condivisibili: un uso consapevole e intenzionale delle tecnologie nella didattica sarebbe strumento significativo nell’edificazione di un progetto di scuola. Ma che si scontrano, non appena si riesca ad andare oltre gli slogan dell’innovazione, con la realtà che questo governo ha materializzato attraverso la propria politica. Tra maestro unico e taglio del 10% del tempo scuola

che ha operato rastrellamenti dentro i quartieri e dentro le case (rompendo vetri e mobili proprio come gli scums) con un impegno di guerra che spezzerebbe il Paese se non fosse già spezzato. Commentando gli eventi di Londra, la sociologa americana Saskia Sassen (Columbia University) ha scritto sul New York Times (12 agosto): “La destra americana è ossessionata dall’idea di tagliare tutto ciò che si può tagliare dalla spesa pubblica. I piani di austerità di Cameron sono il sogno del Tea Party che si è avverato. Ora l’Inghilterra impara le conseguenze di quei tagli, che hanno creato una vasta rabbia cieca senza alcun progetto politico. America e Inghilterra, due paesi così diversi, si assomigliano nel grado estremo di disuguaglianza sociale. Entrambi si avviano lungo una strada che aumenta la paura, estende l’isolamento e abbatte la qualità della vita”. Forse gli ammiratori del disastro di Cameron, vogliono che sia anche la strada italiana.

alle superiori, tra abbattimento delle ore di laboratorio ai tecnici e professionali ed emergenza di cittadinanza per i nuovi italiani e per gli italiani da generazioni, la scuola è stata trasformata in uno sportello aperto al pubblico, dove impiegati a volte gentili e capaci, ma sempre frettolosi, devono ottimizzare le performance. Ci hanno parlato di tempi distesi dell’apprendimento. Qualche esperienza europea ci indica che un’altra scuola è possibile. Ma non saranno certo demagogiche operazioni di facciata, totem tecnologici, “gare” mercantili – che nascondono, dietro taumaturgiche modernità, il fatto che a fronte di qualche centinaio di vincitori ci sono migliaia di esclusi – a rendere migliore la qualità del nostro disastrato sistema scolastico. Che non è quello della retorica dei nativi digitali e della didattica 2.0; ma quello dell’amianto, dell’insuccesso formativo, della dispersione, della diminuzione delle competenze di letto-scrittura, della precarietà come dato esistenziale. Dove sono finiti i diritti per tutti? *tutti i dati citati sono fonte Miur


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SECONDO TEMPO

BOX

MAIL Le bugie di Zaia riguardano tutto il Veneto

Furio Colombo

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A proposito della lettera circa le bugie di Zaia sulla sanità, l’entrata dei ticket non riguarda la sola Cittadella, ma tutto il Veneto: ticket aggiuntivi di 10 euro e di 5 per i meno abbienti. Ma il fatto più tragicamente divertente è che per fare questa operazione la giunta che fa capo a Zaia ha scaglionato i prezzi (per quel poco che si poteva). Sapete cosa è successo? Da pochi mesi finalmente le Asl erano riuscite a preparare dei documenti (rinnovabili ogni anno e abbastanza snelli) che attestavano l’esenzione in base al reddito, per evitare gli imbrogli. Ora, con questa manovra, si è dovuti ritornare alle autocertificazioni da un giorno all’altro, con le relative scartoffie da firmare soprattutto da parte di anziani, poveracci e stranieri. Risultato: code pazzesche per l’accettazione delle analisi tanto che per esempio i prelievi di sangue finiscono alle 11.30 invece che alle 9.45 circa. Baruffe, scene isteriche, gente che aspetta dalle 8.00 alle 11.00; persone che se ne vanno, vecchietti che si sentono male, segretarie insultate. Forse la gente avrebbe preferito che si applicasse la regola nazionale invece che una mezza, finta agevolazione che ha messo in croce tutti. Ma vedrete che risolveremo i problemi dell’Italia quando ci diminuiranno gli stipendi.

A DOMANDA RISPONDO LA POLITICA CONTRO LA POLITICA

aro Colombo, non le sembra da incoscienti il silenzio dei politici sullo scandalo sempre più dilagante dei costi della politica? Non sarebbe interesse di coloro che sono, o sembrano coinvolti, uscire allo scoperto e fare qualcosa? Pensano forse che tanto furore passerà e poi tutto tornerà come prima? Alessia

C

SONO SICURO che siamo di fronte a un clamoroso errore umano e politico. Nel momento in cui il dramma di tutti si fa così grande, il fatto che ci siano solo decisioni del governo aggrava il danno e le aspettative segnano comunque tempesta per tutti (e panico, vero panico, per chi è già sull’orlo del precipizio), il silenzio dei politici può portare solo al peggio. Di quale silenzio sto parlando? Sto parlando, dell’incomprensibile silenzio di deputati e senatori su se stessi. Dovrebbero avere capito le seguenti cose: primo, spetta a loro parlare anche per conto di tutto lo spreco che avviene nel vasto suolo e sottosuolo ai vari livelli della politica italiana, se non altro come esempio per tutti; secondo, ormai sanno che nessuno lo farà per loro, certo non i deputati o senatori “questori”, a cui sarebbe spettato prendere l’iniziativa, (perché è loro compito il controllo dei conti). Evidentemente è mancato il coraggio. Coraggio è la parola giusta. E infatti invece di augurarsi che l’attenzione dell’opinione pubblica se ne vada altrove, occorre

Emanuela

LA VIGNETTA

affrontare subito l’abisso di separazione che sembra contrapporre i cittadini ai politici. È necessario assumersi subito un impegno che non richiede altra decisione o approvazione che quella dei senatori e deputati. Propongo la creazione di un “contributo di solidarietà” del Parlamento al Paese, pari alla metà della spesa complessiva di ciascuna Camera. Direte che per una simile decisione ci vuole l’unanimità, e che sarà impossibile averla. È vero, ma – con la collaborazione dei presidenti – è possibile anche l’approvazione a maggioranza. Dunque cominciamo subito a batterci per ottenerla, chiediamo aiuto per avere il sostegno e l’adesione più alta possibile. Chiediamo ai presidenti di ricominciare da capo il dibattito sul problema affrontato dai “questori” in modo così difensivo e lontano dalla realtà, allo stesso modo in cui tutti stanno chiedendo al governo di ricominciare da capo con le misure di salvezza, che non possono essere l’imposizione di ticket ai malati, tagli ai disabili e libertà di licenziamento. Un vero e aperto dibattito su come ridurre in modo radicale il costo della politica, almeno per la parte che riguarda deputati e senatori, potrà dirci se il Parlamento italiano, in un momento tragico, è peggiore o migliore, (almeno un po’ migliore) della cattiva opinione che ormai sta diventando, fra i cittadini, persuasione profonda. Furio Colombo - Il Fatto Quotidiano 00193 Roma, via Valadier n. 42 lettere@ilfattoquotidiano.it

trimoni di ogni tipo e basterebbe una tassazione su tutti i patrimoni la cui origine non sia dimostrabile con redditi congruenti o con successioni ereditarie, per far concorrere anche questi patrimoni al risanamento economico del Paese. E per migliorare l’efficacia di questo provvedimento occorre decidersi, almeno a livello europeo, ad abolire l’anonimato azionario. Ascanio De Sanctis

Vendola e l’indifferenza per i medici minacciati

Una manovra degna di un bambino analfabeta Vorrei ricordare le parole del leghista Tosi, a me non simpatico, perché della Lega: “Per una simile manovra finanziaria sarebbe bastato un bambino”. Se è vero che siamo all’ultima spiaggia, allora sarebbe sì occorso un provvedimento lacrime e sangue, ma strutturato in modo tale da farci piangere adesso, nell’attesa del ritorno del bel tempo. Invece da questa spremuta di cervelli non è

stato creato il futuro. Povera patria, poveri noi. Giorgio

La mafia ringrazia per la mancata patrimoniale Non aver adottato l’imposta patrimoniale nella manovra economica è il maggiore regalo mai fatto alle mafie che sono, con la loro enorme entità di loschi affari, i più grandi evasori d’Italia e del pianeta. I loro redditi, quasi tutti in nero e non tassati, si trasformano in pa-

Mi permetto di intervenire sul dibattito aperto dal Fatto sulSan Raffaele di Taranto. Appartengo a quel gruppo di cosiddetti manager chiamati dal nord a portare esperienze innovative, metodi nuovi e soprattutto stili di governo non compromessi con cricche e camarille locali, entusiasti di misurarsi con una direzione politica che – così asseriva – avrebbe evitato di intromettersi nelle scelte di gestione, avrebbe favorito l’assoluta trasparenza negli appalti e nei concorsi, avrebbe promosso la partecipazione e la ricerca. Come è andata a finire è noto: piano, piano, dopo un primo periodo di latitanza (in cui non a caso vennero registrati successi importanti), la politica e il notabilato ripresero spazio e

infine proclamarono orgogliosamente che primariati e appalti erano cosa in cui non si poteva lasciare mano libera a dei tecnici, che gli ospedali, fonti di voti e consensi, non si potevano toccare e razionalizzare (il che significava in molti casi chiuderli) e che le strutture, quelle sì necessarie, che dovevano in molti casi affiancarli o sostituirli (poliambulatori, centri di medicina generale, ospedali di giorno) non avevano lo stesso peso in termini di scambio di poteri e favori e dunque non andavano né progettati né costruiti. Taccio del ruolo di Tedesco in questo sviluppo che vide pezzo dopo pezzo smontare la macchina che si era costruita tra tante speranze. I direttori venuti da fuori e i migliori di quelli espressi dalla società pugliese furono indotti a fare le valigie e a sgombrare, nel mio caso minacce di morte, prontamente denunciate, mi indussero per ripicca a restare ancora un poco. E taccio pure delle reazioni dell’apparato, che andarono dalla gelida indifferenza al rifiuto puro e semplice dell’assessore di ricevermi per informarlo della cosa (tanto più preoccupante perché il circostanziato invito ad andarmene era arrivato su una busta intestata della Regione). A proposito del San Raffaele del Mediterraneo osser-

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IL FATTO di ieri14 agosto 1956 Il Dorotheenstädtischer Friedhof di Berlino Mitte è uno strano cimitero. Un luogo di austera sacralità in cui, abbandonarsi, senza spleen, a reminiscenze colte, visto il numero di defunti eccellenti, riuniti, in una raffinata oasi sepolcrale, nei loro semplici ed eleganti cippi funerari. Un gotha di morti che va da Heinrich Mann a Fichte, a Hegel, a Marcuse. E a Brecht, che al 126 della Chausseestrasse , proprio accanto al piccolo camposanto, aveva fissato la sua ultima dimora, e che pochi giorni prima della sua morte per infarto, il 14 agosto 1956, aveva scritto al suo editore Suhrkamp, “… ho tre stanze al primo piano e dalla mia finestra osservo questo affascinante cimitero degli ugonotti, dove sono sepolti Hegel e Fichte…”. Per l’ultimo sonno, Brecht deciderà di essere interrato in una semplice tomba in granito, di fronte a quella di Hegel, circondato, come in un’inedita e impropria foto di gruppo, dalle donne della sua vita, la moglie Helen Weigel, Ruth Berlau e Elisabeth Hauptmann. Sulla lapide scarna, solo le sue iniziali. Per volontà del Maestro che amava quel luogo discreto e in cui anche oggi, il vagabondare solo per il gusto della memoria colta, non rischia di confondersi con la profanazione. Giovanna Gabrielli

vo che: Taranto non ha bisogno di un centro d’eccellenza ma di un ospedale moderno ed efficiente; che per la ricerca avanzata e le alte specializzazioni l’ospedale deputato e in grado di intercettare buona parte dei flussi di mobilità passiva già esiste e va solo riformato con decisione e coraggio: si chiama Policlinico di Bari e certo la difficoltà di mettere mano a un’opera di pulizia e riordino non giustifica la costruzione ex novo di una improbabile struttura di élite a Taranto; che un nuovo e moderno ospedale a Taranto si può tranquillamente finanziare con le somme già disponibili e con i risparmi che si realizzerebbero nell’arco di qualche anno chiudendo ospedali inutili e in alcuni casi pericolosi. Inoltre l’operazione, basata da quel che leggo sul sistema del project financing, ha un senso laddove manchino totalmente risorse finanziarie e risultino bloccati tutti i metodi alternativi. Ma soprattutto che l’esperienza ormai pluridecennale dimostra che i costi di gestione sostenuti dal privato e accollati al pubblico per periodi di tempo lunghissimo si trasformano in un peso insostenibile in grado di affondare il bilancio di una regione. In ogni caso, ogni iniziativa del genere dovrebbe passare attraverso trasparenti e contestabili procedure di rigorosa evidenza pubblica, come richiesto a noi dallo stesso Vendola nella lettera che ci inviò all’inizio del nostro impegno.

Lei diretto desidero precisare che la mia nomina a direttore della Scuola superiore di studi avanzati della Sapienza è stata effettuata dal rettore previi pareri favorevoli del Senato accademico e del Consiglio di amministrazione. Il ministero e il ministro stesso non solo non hanno svolto alcun ruolo in merito, ma non ne erano neppure informati. Negli ultimi tre anni, peraltro, il Miur ha concesso specifici finanziamenti finalizzati alla costituzione o al rafforzamento di scuole analoghe a numerosi altri atenei oltre che alla Sapienza. Quanto all’affermazione che io abbia contribuito ad attribuire a mia moglie un contratto di ricerca, la circostanza è falsa poiché la vicenda risale a prima del nostro matrimonio; in ogni caso, al fine di garantire la totale imparzialità dei lavori, mi astenni comunque dal partecipare ad alcuna attività o decisione relativa alla sua domanda. Alessandro Schiesaro

Prendiamo atto della ricostruzione del Prof. Schiesaro. Alcuni fatti rimangono però incontrovertibili: il braccio destro del ministro Gelmini dirige la nuova Scuola superiore di studi avanzati della Sapienza sostenuta dal Miur di cui è coordinatore della segreteria. Ed è anche in organico – seppur in aspettativa – alla stessa facoltà di Lettere nella quale è associata la moglie. E.Reg.

Gian Luigi Saraceni

Diritto di Replica In relazione all’articolo pubblicato il 12 agosto sul giornale da

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