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anno 3 numero 11 ottobre 2008

PASS IL MAGAZINE DEGLI STUDENTI DELLʼUNIVERSITÀ DI VERONA

STAMPATO SU CARTA RICICLATA


PASSATENEO LA NUOVA RIFORMA DIDATTICA

Incontro con Franco Fummi .......................................... 4

UNIVR

Speciale elezioni .......................................................... 5

PASSAPORTO: ERASMUS CORNER

Breve intervista a uno studente cinese .......................... 5

INTERVISTA A INDRO MONTANELLI

Traduzione intervista rilasciata al Guardian .................... 6

BESTIARIO

Caccia alle streghe / Siete Troppi .................................. 7

PASSWORLD NEWS DAL MONDO

Principali notizie in breve.............................................. 8

DOWN IN ALBION

Avventura a York ............................................................ 9

L’ALTRA FACCIA DELLE OLIMPIADI

Il punto su Beijing 2008 ............................................. 10

MITOLOGIA CANAGLIA

Mass media e strumentalizzazione delle notizie ........... 11

THE RAPE OF NANKING

Una pagina di storia dimenticata ............................ 12/13

PASSATEMPO MUSIC MADE IN VERONA

Conosciamo la band veronese dei Canadians ......... 14/15

PLAYLIST

Tre canzoni per un’estate passata .............................. 15

CINEMA

Alla scoperta di Kubrick .............................................. 16

LIBRO

“Diario di scuola” di Daniel Pennac ............................. 17

ARTE

EDITORIALE

SOMMARIO

JULIETTE - Ottobre 2008. Un benvenuto alle matricole

e un buon rientro a tutti gli altri! Il 2008-2009 assomiglierà alle montagne russe per noi: salita delle tasse, salita dei prezzi della mensa, discesa nel numero di esami e speriamo una bella salita nella qualità dei corsi. Anzi, è ora di dire che vogliamo davvero questo salto di qualità possibile solo creando piani di studio coerenti, con un numero di esami coerente, non un esamificio-farsa nel quale lo studio diventa una corsa assurda. Vogliamo sentirci preparati per affrontare una professione. E perché l’insegnamento fornito dall’università sia riconosciuto, è indispensabile una valutazione seria del livello di ciascun studente, non uno spari-voto a caso, come spesso accade. Vogliamo anche degli esami dove ci è richiesta una riflessione, non un apprendimento a memoria subito dimenticato perché non maturato. Sto parlando soprattutto delle discipline umanistiche, quindi invito tutti gli studenti di altre facoltà a dare i loro pareri, scrivendo a info@passvr.com. Questo giornale è fatto da voi, per comunicare, parlare della nostra università, e del mondo, raccontateci aneddoti, problemi o soddisfazioni, Pass è qui per darvi la parola. Per aprire questo numero una nota d’ottimismo con la Decrescita o come uscire dalla logica “più consumo, più sto bene”. Consumo ergo sum sarebbe il segreto della felicità? Mmmh, Damiano ci fa riflettere sopra un attimo. Nel Passateneo, avrete informazioni sulle tasse, la riforma didattica, le novità a Filosofia, un’intervista inedita in Italia a Montanelli tradotta da Francesco e il problema degli esami per gli studenti che lavorano by Giovanni. In Passworld Chiara ci propone un flash-back sulle Olimpiadi, e Clara una riflessione sui miti moderni. La parte storica di Paolo questa volta descrive un episodio dimenticato della storia nippo-cinese, particolarmente crudo, crudele, ma secondo noi importante da pubblicare. Infine, come sempre il nostro Passatempo è stracolmo di musica con l’intervista di Federico a un gruppo veronese, i Canadians, la recensione letteraria, il cinema, un invito ad andare alla mostra di Castelvecchio su Girolamo Dai Libri... Buona lettura. julietferdinand@yahoo.fr

PASS

IL MAGAZINE DEGLI STUDENTI DELLʼUNIVERSITÀ DI VERONA info@passvr.com - www.passvr.com

Girolamo Dai Libri, l’universo in un quadro................... 18

NERO RUBRICA DI PAROLE

Due poesie ................................................................ 19

APPUNTAMENTI DEL MESE

Il meglio del mese di Ottobre ...................................... 20

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PRODOTTO CON IL CONTRIBUTO DELL’UNIVERSITÀ DI VERONA

Registrazione Tribunale di Verona n° 1748 del 31.3.2007 Direttore responsabile: Angelo Perantoni Proprietario: Gruppo Pass Editore: In attesa di passaggio Redazione chiusa il: 30 Settembre 2008 HANNO SCRITTO: Paolo Perantoni, Giovanni Ghisu, Juliette Ferdinand, Federico Longoni, Chiara Matteazzi, Francesco Greco, Clara Ramazzotti, Damiano Fermo, Davide Spillari, Prof. Carlo Bortolozzo, Irene Pasquetto, Elisa Zanola. FOTOGRAFIE E ILLUSTRAZIONI (OVE NON INDICATO): Google, Flickr, Gettyimages, iStockphoto, Wikimedia PROGETTO GRAFICO: Eugenio Belgieri e Giuliano Fasoli LA FOTO DI COPERTINA È DI: Juliette Ferdinand STAMPA: Tipografia CIERRE - Sommacampagna (VR)

Copyright: Le condizioni di utilizzo di testi e immagini, laddove è stato possibile, sono state concordate con gli autori. Tutti i diritti sono riservati, testi, grafiche e fotografie sono coperte da copyright. Ogni copia degli stessi è illecita. Si ricorda che il contenuto del singolo articolo non definisce il pensiero della redazione e dell’editore. Grazie a tutti coloro che hanno collaborato, ma che sono stati dimenticati nei ringraziamenti.


CRESCITA ZERO, ODDIO CHE PAURA! Non si cresce più: 0,0 - 0,5 - 0,7...Caspita! Si può pure andare sotto, è la fine! Paura generalizzata. Al contrario invece, che tranquillità quando grazie a incendi, malattie, rifiuti, file di macchine accese in colonna, guerre e quant’altro, il nostro caro PIL viaggia verso le stelle. Più consumiamo (qualsiasi cosa) più cresce l’economia e la nostra ricchezza. L’Italia torna a crescere...ahhhhhh, che sollievo, meno male! E proprio nel mezzo fra terrore e sollievo, non si sa bene per quale bisogno, cresce un’idea, come risposta a una società che sembra beatamente ipnotizzata dal consumo: il suo nome è “decrescita” e sembra abbia un grande effetto pedagogico e liberatorio. Il suo scopo è rallentare, offrire alternative credibili alla tirannia dello spreco. Il suo slogan: vivere con meno è facile. Persino divertente. Invertire la corsa ai consumi è la cosa più allegra che ci sia. Allegri senza il mio insuperabile i-phone? Ma come è possibile? Tranquilli! Lungi da questo articolo fare terrorismo mentale degli annunciatori di penitenza, ricordare il senso del dovere, i dieci comandamenti. La sola regola è la gioia di vivere. Capire dove e quando è il momento di cambiare rotta, per il nostro bene. Quarant’anni fa si è scatenata la corsa allo spreco. In quarant’anni il nostro impatto negativo sulla biosfera è triplicato, e non smette di crescere. Nella nostra vita ha fatto irruzione l’Usa e Getta, l’obsolescenza programmata dei beni. Una follia. Il trenta per cento della carne dei supermercati va direttamente nella spazzatura, un’auto è vecchia dopo tre anni, un computer peggio ancora. E se non li cambi sei “out”.Viviamo d’acque minerali che vengono da lontanissimo, in mezzo a sprechi energetici demenziali, con l’Andalusia che mangia pomodori olandesi e l’Olanda che mangia pomodori andalusi. E che dire delle bistecche, gonfie di mangimi alla soia, coltivata a migliaia di chilometri di distanza, in campi ricavati dai disboscamenti dell’Amazzonia. E se lavorassimo meno, riprendendoci in mano pezzi di vita, vera libertà di decidere cosa produrre e consumare, come stare al mondo? Se per esempio ci mettessimo insieme per acquistare prodotti biologici da un’azienda agricola locale che fa gli stessi prezzi

dell’IPERMERCATO? Una bestemmia? No, andate a vedervi su internet chi sono e cosa fanno i GAS (gruppi di acquisto solidale). Mah, ancora più semplice, pensiamo alla bici un attimo. Non usiamo la bici perchè si deve ma per vivere meglio, punto e basta. Incontri persone, parli, impari, e la giornata comincia in discesa. Ivan Illich, grande fustigatore dello spreco, diceva che questo mondo ad alto consumo di energia è, inevitabilmente, un mondo a bassa comunicazione fra uomini. Ecco, la bici è il simbolo del contrario. Una vita a bassa energia genera alta comunicazione. Non parliamo dei telefonini! Potremmo dire che fanno male, che per costruirli si usa un minerale rarissimo e altamente tossico; o che dietro a ogni cellulare c’è il sangue delle guerre tribali fomentate dall’Occidente in posti come il Congo. Invece la verità è che con qualche chiamata in meno e un po’ di organizzazione mentale in più� si vive meglio. L’ansia cala. L’allegria aumenta. Uno lo capisce anche senza sapere niente di economia e scomodare la geopolitica. Lo sviluppo è diventato mistica, mitologia, religione che anestetizza le sue vittime. Il vero oppio dei popoli. Ci dicono che per uscire dalla crisi economica dobbiamo lavorare di più. Diventare cinesi. Che la Cina vada al disastro e affoghi nell’inquinamento, sono obiezioni irrilevanti. Si va avanti lo stesso. È così ovvio: una società che ha come solo scopo lo sviluppo economico è come un individuo che vuole solo essere obeso. Eppure la gente ha lo stesso paura di cambiare, teme di perdere il benessere. È un segno di paura e per questo l’economia globale accelera invece di rallentare e la corsa alle ultime risorse diventa rapina, guerra e il sistema entra nel tunnel dell’assurdo. E paura e consumi aumentano in parallelo. Ma non si può tornare indietro! E chi vuole tornare indietro, io sto solo guardando avanti, fine del petrolio permettendo! DAMIANO FERMO damiano.fermo@gmail.com

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LA NUOVA RIFORMA DIDATTICA: INCONTRO CON FRANCO FUMMI FRANCESCO GRECO francescogreco22@yahoo.it

Ormai è sulla bocca di tutti: da quest’anno l’università cambia assetto didattico, via il vecchio vestito per quello nuovo. E a spiegarci se si sia data solo una sforbiciata alla barba del vecchio Signor Ateneo, e magari una spolverata alla zimarra, oppure ci troviamo di fronte a rinnovamento totale del look, c’è Franco Fummi, presidente della commissione istruttoria permanente per la didattica all’interno del Senato Accademico. “La riforma didattica si fonda su due principi di base: trasparenza e giusta valutazione” dice. Ci spieghi un po’ questa riforma: cosa cambierà per gli studenti? Il Decreto Ministeriale 270/ ‘04, imponeva il cambiamento: allora l’ateneo scaligero si è attivato per un restyling generale. Nello specifico il decreto pone dei limiti precisi alla proliferazione di corsi fantoccio, un’eccessiva frammentazione dei corsi insomma, e poi allo sdoppiamento tra lauree triennali e specialistiche. Come vi siete mossi per risolvere questi due problemi? Primo la troppa frammentazione: crediti troppo piccoli, tanti esami, crediti che non corrispondono al carico reale di un esame, ect. Il nostro intervento è stato questo: non più di venti insegnamenti per corso e con esami di non più di 12 crediti. Tra i 6 e i 12 crediti, al massimo 6, con moduli di almeno 3 crediti. Diminuiscono gli esami e crescono i crediti. Per quanto riguarda lo sdoppiamento di cui prima, adesso l’accesso alle lauree specialistiche viene regolamentato da dei saperi minimi: test d’ammissione, e niente studenti con debiti formativi: se entri, entri e punto. Questo permette agli studenti maggiore scelta.

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Maggiore scelta, maggiore valutazione, più trasparenza. In che modo? Attraverso una regolamentazione: ci siamo dati delle regole interne precise. Primo basta con l’eccessiva specializzazione, voglio dire, troppe lauree che hanno creato figure fantoccio. In questo senso abbiamo accorpato i corsi di laurea, adottando curricula diversi che fanno capo alla stessa facoltà. Il principio che abbiamo seguito è stato quello di uniformare il più possibile le facoltà, perché devono lavorare con metodi e principi uguali. Poi l’ho già detto (ma repetita iuvant), la separazione netta tra lauree triennali e le specialistiche. Infine i due principi alla base della riforma: trasparenza e valutazione. Trasparenza e valutazione, mi piacerebbe approfondire... A questi due principi si informa tutto. Partiamo dalla trasparenza: gli studenti devono sapere dove stanno andando. Non si può navigare a vista. In questo senso renderemo il sito dell’università più ricco di informazioni e accompagneremo le matricole durante il primo anno. Cosa intende, una sorta di tutorato? Sì e non solo: dobbiamo dedicare maggiori attenzioni alle matricole. Ci siamo accorti che la maggior parte degli studenti lascia dopo il primo anno.. Questo fenomeno va arginato e la nostra diga contro gli abbandoni del primo anno, sarà il tutorato in primis (la matricola va inserita nel mondo universitario, questo è evidente- e secondo ne verificheremo i saperi minimi. Poi essendo la formazione tra i liceali diversificata, abbiamo adottato questo metodo: se si hanno dei saperi minimi insufficienti, allora si entra con dei debiti formativi che lo studente, assistito da un tutor, dovrà rimediare in un anno. Se alla fine non rime-

dia non passa al secondo anno, ma resta al primo come ripetente. Un’altra cosa, forse pochi studenti sanno del Diploma Supplement. Che cos’è? E’ un allegato al diploma di laurea che ripercorre passo per passo la carriera universitaria. Una sorta di “cronaca personale”. E’ scritto sia in inglese che in italiano e spiega tra l’altro cosa ha studiato lo studente, il contenuto degli insegnamenti, il suo curriculum insomma. Utilissimo sia per il mercato del lavoro che per chi vuole andare all’estero. Poi vorrei rendere noto che per gli studenti esiste anche il RAS (Regolamento D’ateneo per gli Studenti), che è il contratto tra docenti, personale amministrativo e gli studenti. Sul RAS ci sono scritti i loro doveri, e i loro diritti soprattutto. Anche come deve svolgersi correttamente un appello. Perciò dovrebbe essere la Bibbia dello studente, che se vede delle irregolarità deve farlo presente al docente col RAS in mano! Passiamo al secondo principio: la valutazione... La valutazione è un processo complesso. Oltre allo sfoltimento di corsi, crediti e insegnamenti e la verifica dei saperi minimi(cose che rientrano comunque nella giusta valutazione), abbiamo voluto sperimentare l’autovalutazione: tutti i corsi di laurea dovranno compilare le relazioni di autovalutazione, che non sono i soliti questionari di valutazione compilati dagli studenti, ma qualcosa di diverso. Una sorta d’autocritica. In sintesi la riforma è: Un nuovo capitolo per il nostro ateneo: più trasparenza e una maggiore valutazione dei saperi, e del sapere. Questo ci tengo a ribadirlo!


DAMIANO FERMO (Presidente Consiglio degli Studenti)

Si sta concludendo il mandato biennale della rappresentanza studentesca che ha visto impegnati in varie sedi studenti facenti parte di 3 liste (Dialogo e Partecipazione, Student Office e Nuovo Ateneo). Ecco in sintesi ciò che il Consiglio degli studenti, detto il “Parlamentino” degli studenti ha fatto in questi 2 anni: • È stata incrementata la quota studentesca nella Commissione Didattica, importante perché decide sull’organizzazione dei corsi li laurea, sui diritti e doveri del sapere degli studenti. • Nonostante l’aumento delle tasse universitarie, è stato ottenuto il blocco di un ulteriore aumento del 15 % e la rimodulazione delle fasce in modo che chi ha un ISEE inferiore paghi realmente meno. E’ stato raggiunto poi un accordo per anticipare l’erogazione delle borse di studio già a novembre. • Sono state organizzate feste, concerti e conferenze (FestAteneo 2007, De Andrè al Teatro nuovo, Cari Vecchi anni ‘60, Festa delle Associazioni Universitarie, Patch Adams in Aula Magna, a breve una iniziativa sulla Costituzione Repubblicana...). • Raggiunto un netto miglioramento della qualità della mensa, grazie alla continua presenza dei rappresentanti nelle sedi decisionali. (ora dovremo batterci per ridurre gli effetti sugli studenti degli aumenti decisi dalla Regione Veneto). • Attivato e gestito un blog degli studenti, visitabile da univr.it con oltre 250 contatti al giorno. Uno strumento che mette in contatto studenti con i propri rappresentanti e aiuta a rintracciare i problemi nel complesso mondo universitario. • Abbiamo chiesto e ottenuto il ripristino della targa dedicata a studenti partigiani, posta all’entrata della biblioteca Frinzi. • Abbiamo definito un regolamento di comportamento per il civile e responsabile utilizzo dei posti disponibili nelle biblioteche, sostenendo in oltre una richiesta per l’istituzione di una nuova biblioteca umanistica. • Abbiamo ottenuto dal Comune la disponibilità di un ampio parcheggio in via Cantarane, per studenti pendolari. Stiamo continuando a far presente la necessità di spazi per lo studio e l’aggregazione nelle nuove zone della caserma Passalacqua. • I rappresentanti in ogni singola Facoltà hanno cercato di seguire la situazione “locale” e migliorare i malfunzionamenti talvolta presenti nelle diverse sedi. Insomma un mandato che ha dato soddisfazioni quando siamo riusciti ad ottenere un miglioramento nella qualità del sapere e della vita universitaria degli studenti. Il prossimo novembre ci saranno le elezioni studentesche che rinnoveranno la presenza dei rappresentanti nell’Ateneo. Ragazze e ragazzi è dunque ora di farsi avanti, metterci la faccia per sostenere le istanze di 23000 studenti non è una soddisfazione da poco. Noi l’abbiamo fatto, ora tocca a qualcun’altro fare meglio di noi. Solo grazie alla partecipazione di tutti si possono raggiungere risultati. A voi la scelta sul “come” partecipare... non sul “se”.

PASSAPORTO: ERASMUS CORNER a cura di: FRANCESCO GRECO francescogreco22@yahoo.it

Marco (nome tradotto) 18 anni, ha lasciato la Cina, per la precisione la grande città industriale di Xi’An, per Verona. Fuori dall’ufficio Stage e Tirocini legge PASS... Perchè Verona tra le tante città italiane? Ma niente, ero in Cina e stavo navigando in Internet con la mia fidanzata per decidere dove andare: becco questa città molto graziosa e non appena lei ha visto che era la città di Giulietta e Romeo, avevamo deciso. Anzi lei aveva deciso (ride e si volta verso la fidanzata al fianco, una minuta cinesina con gli occhiali; sembra fatta di porcellana). Così eccomi qua nella città dei due tragici innamorati! foto di: Francesco Greco

foto di: *Lauretta* (Flickr.com)

UNIVR: SPECIALE ELEZIONI

Che cosa ti ha veramente fatto dire: “L’università di Verona è il posto per me” ? Dopo l’iniziale infatuazione, ho dovuto decidere con ragione cosa avrei studiato a Verona: così dopo ore su internet e molte e-mail (ho anche contattato degli studenti di qui), la mia scelta è caduta sulla facoltà di Lingue. Perché Lingue? Volevo imparare l’italiano. Nel mio Paese e penso in gran parte dell’ Europa, l’italiano è poco conosciuto e questo significa buone possibilità di lavoro. Soprattutto quando tornerò là.

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ZITTI,PARLA MONTANELLI:

“L’UNIVERSITÀ ITALIANA È UNA COSCA MAFIOSA” In una mattina polverosa Domenico Pacitti, baffi e borsalino, bussa alla porta della casa milanese di Indro Montanelli: quella mattina Milano assomiglia a un gigante dormiente. Montanelli lo fa accomodare nel suo studio e incomincia a parlare a ruota libera: la corruzione in Italia, la Chiesa, la politica, ma soprattutto la situazione delle università italiane, sono i temi toccati nel corso di una lunga giornata. Ne esce uno dei migliori ritratti dell’uomo coriaceo che fu Indro Montanelli. Per me un modello come per tanti. Una perla opaca e allo stesso tempo di raro splendore.

DP: Ma pensi solo alle difficoltà che gli studenti devono fronteggiare

Domenico Pacitti: Le università italiane hanno maturato nel tempo

paese che sono finite per trasformare niente. Ho l’età che ho, ho visto il fascismo- le ho viste tutte. Quando eravamo molto giovani-avevo solo dodici anni- siamo cresciuti con la convinzione (poi si rivelatasi illusoria) che potevamo fare qualcosa di importante fuori dal fascismo. Lentamente ma inesorabilmente siamo diventati dei paria, perchè il fascismo voleva creare un totalitarismo e invece divenne la parodia di un totalitarismo. Non sarebbe stata nemmeno un’impresa seria. Divenne seria per altre ragioni, quando l’Italia entrò in guerra, ma prima fu proprio una farsa. Viene chiamata dittatura, ma fu una dittatura in pieno stile italiano e perciò un qualcosa di negoziabile. Tutto era negoziabile. Poi tornammo alla democrazia. Eravamo anche allora molto giovani e vedemmo questa democrazia trasformarsi in una partitocrazia, cioè in un sistema mafioso. Vede, l’Italia riesce sempre a predominare in tutto ciò che fa in nome di dei miti e cose sacre e dopo li corrompe, ne fa delle parodie. Tu dai agli italiani Gesù Cristo e ti trovi la chiesa cattolica.Vuol dire che c’è un qualcosa nel nostro sangue.

una reputazione meritatamente riprovevole. Qual’è la sua opinione sulla situazione avversa in cui si trovano? Indro Montanelli: Le università italiane da sempre soffrono di una malformazione che è alla base della stessa cultura italiana. È sì una cultura accademica, ma una cultura che nacque nei palazzi dei principi ed è rimasta tale fino ad oggi. Non fa nessuna differenza se il principe è uno laico o ecclesiastico.

DP: Può dare una spiegazione sul perchè la cultura Italiana prese questo

stampo e come si è sviluppata? IM: Questo è un argomento estremamente difficile, ma se vuole posso darle le linee generali: la cultura italiana è così perchè non ha mai avuto un pubblico. E non ha avuto un pubblico a causa della Contro-Riforma. La Riforma Protestante dall’altro lato ha spinto il fedele a leggere le Sacre Scritture per conto suo e a interpretarle senza invocare l’aiuto di un prete, se non per un consiglio occasionale. Questa fu la modalità con la quale l’alfabetizzazione si diffuse in quei Paesi. Perciò le persone sapevano come leggere e scrivere ben prima. Così gli intellettuali nel Regno Unito, Olanda e altrove scrivevano per un mercato, un mercato pubblico. Ma gli italiani non hanno mai avuto un tale mercato. C’erano molti analfabeti e l’unico pubblico, il solo lettore era il principe, il signorotto locale, ammettendo che fosse in grado di leggere. E così la cultura italiana già dagli inizi nacque per le accademie, perchè era appannaggio del palazzo del signore o principe e richiedeva la forma più assoluta d’asservimento. Ora noi non abbiamo più il principe, ma il suo posto è stato preso dai partiti politici e da chi detiene il potere economico. La cultura italiana non è mai stata a servizio del pubblico. La cultura universitaria è riservata alle persone che lavorano nell’università. Questo significa che il professore si rivolge ad altri professori, mai al gregge dei comuni mortali perchÈ muoversi al di fuori del fortilizio accademico sarebbe troppo pericoloso. Semplicemente, non è così che si fa. È disonorevole. E anche il linguaggio utilizzato dai nostri professori è un linguaggio da mafiosi, un gergo da cosca mafiosa, perchè la cultura in Italia è una cosca mafiosa. È la pura verità. Ed è la verità per ragioni storiche precise.

DP: Gli studenti italiani chiedono ancora una volta riforme radicali. Qual’è il suo consiglio? IM: Bè gli studenti e gli italiani in generale è meglio che dimentichino l’idea di un cambiamento, una palingenesi quasi, che nasca dalla forza delle leggi. In Italia abbiamo fin troppe leggi.

DP: Quindi qual’è il Suo consiglio per gli studenti italiani? Mi sembra ci sia più ottimismo ora, o meglio, meno pessimismo nell’aria. IM: Ottimismo?

DP: Allora cosa pensa dovrebbero fare? IM: Ci sono molti altri metodi per comunicare la propria disapprovazione e disdegno al proprio professore.

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ogni giorno- un insegnamento insufficiente di professori raccomandati sulla base di criteri ben lontani dal merito, incompetenti, poi esami pubblici truccati, favoritismi, etc.- la lista è infinita. Lei dice che non dovrebbero affidarsi alla violenza e concordo pienamente, ma cosa dovrebbero fare allora? IM: Ancora insisto sulla non-violenza. Altrimenti farebbero il gioco dei loro avversari: nel ‘68 ho dovuto difendere i professori, il che mi ha irritato, ma dovevo farlo.

DP: Pensa che le cose cambieranno in meglio? IM: Ho perso la speranza. Ho visto fin troppe trasformazioni in questo

DP: Tornando all’università, cosa mi dice di coloro che vorrebbero di-

sfarsi di tutto questo marciume per costruire qualcosa di nuovo? IM: Per quanto riguarda il percorso che dovrebbero seguire, ciò che accade è che a un certo punto vengono inghiottiti dal sistema. Se entrano nell’ accademia, vuol dire che ne hanno accettato le regole. La ribellione è un lusso che non si possono permettere.

DP: Qui si riferisce agli studenti o ai professori? IM: Gli studenti e i giovani professori. DP: Cosa dovrebbero fare allora per cambiare le cose? Se per esempio

un giovane professore che entra pur essendo competente nel suo lavoro, dovrebbe segnalare le ingiustizie? O pensa che semplicemente non dovrebbe proprio entrarci nel mondo accademico? IM: Dovrebbero entrarci promettendo di ribaltare la situazione. Ma di certo non è facile.

DP: Pensa sia giusto consigliare loro di emigrare? Non sarebbe più co-

raggioso per loro restare e cercare di fare qualcosa? IM: Restare e provarci- sì. Però se dovessi dire a questi ragazzi di farlo, sarei in cattiva fede perchè non credo nella possibilità che possano avere successo. Ma in qualche modo dobbiamo incoraggiarli.

DP: Possiamo allora dire che non è il sistema o le leggi che devono

cambiare, ma la mentalità? IM: Questo è il punto! La mentalità, il carattere, che sono le cose più difficili da cambiare.

Tratto da Domenico Pacitti su The Guardian e tradotto da FRANCESCO GRECO francescogreco22@yahoo.it


BESTIARIO

rubrica sul_ nostro_ ateneo _osservazioni_ lamentele_ aneddoti..

CACCIA ALLE STREGHE A FILOSOFIA

Una cosa che ci è stata insegnata quando muovevamo i nostri primi passi nel mondo del sapere (chi più chi meno): è il significato della parola filosofia. Tutti starete ora ripetendovi in testa, significa: amore per il sapere. Mi ha riferito uno studente che i professori del corso di laurea in filosofia amerebbero così tanto il sapere, da porre un requisito d’accesso alquanto discriminatorio per la laurea specialistica in filosofia: se non ti sei laureato con un bel 104 non entri, anzi dovrai espiare le tue colpe davanti a una commissione agguerrita, pronta a tutto, tranne al silenzio.

“SIETE TROPPI”

Insospettabili nostalgici del papinismo si aggirano per le facoltà

ANONIMO FILOSOFO

GIOVANNI GHISU giovanni.ghisu@yahoo.it

illustrazione di: Giovanni Pannunzio

In parole povere - conclude in una nota a piedi pagina il Nostro - la stessa facoltà sta dicendo che uno studente uscito con meno di 104 è probabilmente stupido e pieno di lacune, quindi lo si controlla. La questione è che una laurea è legalmente valida a partire dalla votazione minima, la quale dovrebbe già garantire di per sé il possesso dei saperi minimi... Quindi richiedere un test di verifica a chi ha votazione inferiore a 104 (cavolo.. quasi il massimo!) significa ammettere che tutte le lauree sotto tale votazione sono state quasi sicuramente regalate, mah... Quindi se avevate intenzione di lanciarvi in una scalata verso le vette del sapere, rinunciatevi: ma soprattutto vergognatevi: un bel 103, o un 90 o se vogliamo un dignitoso 85, è del tutto insufficiente.Vergogna! Mi chiedo cosa succederebbe se un piccolo tarlo si insinuasse dove non si può scavare: vale a dire le cartelle dove sono custoditi i voti di laurea di alcuni professori di lettere....

Giugno/Settembre/Gennaio: tempo di appelli, tempo di esami, tempo di giochi di prestigio per trovare l’incastro giusto in mezzo agli altri esami da dare, tempo di alta diplomazia: quella che serve per convincere il tuo datore di lavoro a cederti il permesso per andare all’appello d’esame e, poi, a cedertelo di nuovo perchè immancabilmente non c’era tempo per interrogare anche te. Perchè ho scritto quest’articolo per Bestiario? Perchè nelle aule d’esame sempre più spesso si assiste ad una bestialità: si vedono studenti lavoratori in difficoltà che una volta ottenuto il permesso dal lavoro si sentono rispondere “oggi ne faccio 8” (mentre tu sei il 15°) o “oggi no di certo, provate domani” (manco è sicuro che al secondo giorno ti andrà bene), o “se vuole provare a restare magari, forse a fine giornata, riesco a chiamarla” (beninteso: sono le 9 del mattino...). Grazie al cielo, o meglio grazie alla mia “bamboccionaggine”, il problema non riguarda direttamente me e gli altri studenti non lavoratori; ma non se ne può più lo stesso. È ora che si trovi una soluzione al problema, perchè oltre al danno, spesso questi studenti subiscono anche la beffa di sentirsi dire che la colpa è dovuta all’essersi iscritti per ultimi. Allora sia chiaro: l’iscrizione non è una gara del dito più veloce. Anche l’ultimo ha diritto a non subire perdite di tempo, continui rimandi, e a non doversi stracciare le vesti per convincere il datore di lavoro ad un nuovo permesso (perchè di fatto se lui non vuole, all’esame non ci si va), e per convincere qualcuno a cedergli il posto. È vero che alcuni professori sono comprensivi e rimettono tra i primi questi studenti, ma il fatto è che, primo: lo fanno scartandone altri. Secondo: è ora che passi il principio di base al quale l’essere esaminati in una data certa non è una concessione ma un diritto. Ma quando si propone di fare una lista con i numeri che verranno chiamati nei vari giorni, in modo da non essere obbligati a presentarsi per niente,ci si sente dire che spesso agli appelli ci sono molti assenti e che di conseguenza il professore si troverebbe con metà alunni, cosa che addirittura potrebbe costringerlo a doversene andare prima del tempo. Ora, so che alcuni teologi dell’amministrazione avranno obiezioni dottrinali da fare ma, secondo il mio modestissimo parere (le minacce di morte per apostasia vanno inviate a giovanni.ghisu@yahoo.it), il professore universitario non è Dio. Ebbene sì. E anche se da ciò si evince che è mortale, la letteratura medica a riguardo è abbastanza concorde nell’affermare che non vi sono casi accertati di professori deceduti solo per essersi tenuti liberi per quattro ore e averne poi usate solo tre. Comunque, nel dubbio, sappiamo che non succede quasi mai: spesso chi tra gli ultimi ha la possibilità di presentarsi lo stesso, lo fa, e copre il buco. Diciamoci la verità: se nel ‘69 l’uomo è riuscito ad arrivare sulla luna, nell’anno 2008 può un’università pubblicare su internet la lista di chi verrà effettivamente chiamato, per fare in modo che ci si presenti a colpo sicuro? Io dico di sì, gli studenti dicono di sì e, a dirla tutta, vogliono che sia così. E visto che gli studenti pagano, visto che sono clienti, qualcuno dovrà tenerne conto, o no? E qui mi rivolgo direttamente ai candidati rappresentanti, perchè questo articolo l’ho scritto soprattutto per loro: dite di sì anche voi. Prendete un impegno scritto su Pass per risolvere (o almeno per tentare di risolvere) il problema. Se poi anche l’amministrazione dicesse di sì, o almeno spiegasse pubblicamente perchè continua a dire di no, saremmo tutti più felici; o, nel secondo caso, se non altro un po’ meno incazzati...

Voglio dire, se non puoi dimostrare di aver un bel centone più quattro, non potrai entrare così facilmente nel club esclusivo di Sofia: piuttosto dovrai farti il mazzo in cucina e poi forse passerai in sala. Riporto di seguito il testo della riforma didattica, trovato al fianco di questo misero studente di Filosofia, morto di crepacuore dopo aver incassato un irrimediabile e ineluttabile 103. Sic! “Per essere ammessi al Corso di laurea magistrale in Scienze filosofiche sono necessari: 1.il possesso di un’adeguata preparazione iniziale, che sarà oggetto di verifica mediante un colloquio. Ne sarà esentato il laureato di primo livello in Filosofia con punteggio di laurea superiore a 104/110 (centoquattro/110).”

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News dal Mondo

PAKISTAN: ZARDARI HA VINTO LE ELEZIONI PRESIDENZIALI ISLAMABAD - Asif Ali Zardari, vedovo di Benazir Bhutto e copresidente del Partito popolare pachistano (Ppp), ha vinto le elezioni presidenziali in Pakistan. Secondo dati non ufficiali citati dai media di Islamabad, Zardari avrebbe ottenuto 460 voti elettorali su un totale di 702 in Parlamento e in quattro assemblee provinciali. 6 settembre 2008, fonte: (Adnkronos/Dpa/Xin) GRAN BRETAGNA: A LONDRA E’ ONLINE LA MAPPA DEI REATI LONDRA - Prima di uscire i londinesi consultano la mappa. Non quella stradale, bensì quella dei crimini, catalogati e suddivisi per quartiere. L’idea è venuta a Scotland Yard, che ha creato il sito http://maps.met. police.uk aperto alla consultazione e con l’obiettivo di ridurre i reati in città. Secondo il sindaco Boris Johnson, si tratta di un servizio molto utile. In particolare, ha detto in conferenza stampa, la mappa stimolerà l’attenzione e il coinvolgimento della cittadinanza, facendo così pressione sulla polizia per un maggiore impegno. 3 settembre 2008, fonte: (CdS)

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GERMANIA: “POLO NORD SI PUO’ CIRCUMNAVIGARE”; È LA PRIMA VOLTA BERLINO - Il Polo Nord si può circumnavigare: per la prima volta nella storia dell’uomo, i ghiacci che coprivano i passaggi a Nordest e Nord-ovest si sono sciolti in modo simultaneo, creando così nuove importanti rotte per i trasporti marittimi mondiali. La notizia arriva da un team di ricercatori dell’Università tedesca di Brema, ma affinchè le navi possano utilizzare senza alcun pericolo questi percorsi si dovrà aspettare ancora qualche tempo. Intanto, nuove immagini satellitari analizzate dai ricercatori tedeschi non lasciano ombra di dubbio: mai negli ultimi 125 mila anni, il fenomeno dello scioglimento dei ghiacci alle estremità orientale e occidentale del Polo Nord si era verificato contemporaneamente. 31 Agosto 2008, fonte: (Ansa)

serie limitata di bottiglie nere - in vendita in esclusiva ai magazzini Harrods a 1,5 sterline l’una - e un logo “Coca Zero Zero Sette” basato sui motivi tipici dell’universo Bond. 3 settembre 2008, fonte: (Ansa)

GEORGIA: USA STANZIANO MAXI-FONDO, 1 MILIARDO DI DOLLARI PER RICOSTRUZIONE WASHINGTON - Gli Stati Uniti hanno annunciato lo stanziamento di un fondo da 1 miliardo di dollari a favore degli interventi di ricostruzione in Georgia, in seguito al conflitto tra le forze di Tbilisi e di Mosca per il controllo delle regioni separatiste filorusse di Ossezia del Sud e Abhkazia. Il segretario di Stato Usa, Condoleezza Rice, ha detto che gli aiuti di Washington serviranno a ricostruire le abitazioni e le infrastrutture pubbliche gravemente danneggiate dalla guerra. 3 setttembre 2008, fonte: (Adnkronos)

USA: IL CONDANNATO: “SARO’ CIBO PER I PESCI” AUSTIN (Texas) - L’ultimo desiderio di Gene Hathorn, condannato a morte in Texas e autore del libro Dead man walking non è una sigaretta, né un lauto pranzo. Lui vuole diventare cibo per pesci, se non verrà accolta per la terza volta la sua domanda di grazia. Harthorn, 47 anni, condannato a morte nel 1985 perché ha ucciso suo padre, la sua matrigna e il suo fratellastro, desidera che il suo corpo diventi un’ “installazione artistica”. L’autore della macabra performance sarà Marco Evaristti, 45enne artista cileno che vive in Danimarca e che ha intenzione di congelare, a tempo debito, il corpo di Harthorn e farne cibo per pesci, da distribuire in pacchetti ai visitatori dell’installazione che potranno così dar da mangiare ai pesci. «Ho scelto di diventare cibo per pesci perché la Corte che mi ha condannato mi considera “feccia umana” spiega Harthorn - e questa mi sembra una giusta conclusione». 05 settembre 2008, fonte: (CdS)

GRAN BRETAGNA: JAMES BOND BERRÀ COCA COLA ZERO LONDRA - Via il mitico vodkaMartini e largo alla Coca-Cola. L’attore Daniel Craig, in Quantum of Solace verrà immortalato mentre beve Coca Cola Zero. Un privilegio che lo storico marchio americano ha pagato caro: 5 milioni di sterline (circa 6,15 mln di euro). Per l’occasione verranno messe in produzione una

USA: GOOGLE LANCIA IL BROWSER “CHROME” SAN FRANCISCO - Google, il numero uno fra i motori di ricerca Internet, a partire da oggi introdurrà “GoogleChrome”, un nuovo browser. Il lancio rappresenta una sfida diretta a Microsoft. Attualmente il mercato dei browser è dominato da Microsoft, con una quota di mercato del 74%. Inizialmente il nuovo sistema di navigazione sarà messo a disposizione degli utenti di Windows, ma in seguito sarà esteso a quelli di Apple Macintosh e di Linux. 2 settembre 2008, fonte: (Ansa)


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“Molti moralisti non sono che peccatori senza occasioni”

(Roberto Gervaso) Sono prigioniero in un bagno pubblico. Rannicchiato in uno stanzino poco più grande di una cabina telefonica e aspetto Meg. Neanche un giorno passato a York e già sono nei guai. Prima di arrivare nel sonno tutto traballava. Mi sveglio con la sensazione di essere a casa: tocco qua e là, cerco la lampada sul mio comodino, ma le mie mani affondano su uno schienale ruvido e morbido. Al mio fianco c’è Abbie, una vecchia amica. Ci metto poco a riscoprire di essere in Inghliterra, per la precisione diretto a York su un autobus di linea. Insomma il puzzle della realtà torna a ricomporsi e le tessere del sogno, è inutile dirlo, non quadrano. Non quadra nemmeno una centrale nucleare all’orizzonte: un’escrescenza laboriosa che sporca la campagna dello Yorkshire. Quando scendo dall’autobus il parcheggio è deserto. Siamo solo io, Meg e Abbie. Sulla t-shirt di Meg campeggia Jim Morrison: la frase che lo accompagna: “Kill your father, fuck your mother”. Abbie invece è Abbie: capelli biondo cenere, gambe bianche come latte, ma pur sempre da urlo; un fiume di sensualità pronto a rompere gli argini. Scena: un parcheggio desolato. Io: “Che si fa?” Meg (con un sorriso): “Io sono venuta per trovare mio padre” Abbie: “SÏ tuo padre, ma se sei scappata di casa perchè non lo sopportavi. E sei venuta a vivere da me ...” Meg (accigliata): “Non è proprio cosÏ e lo sai” Io: “Allora cosa facciamo?” Abbie (risentita): “Chiedilo a Meg. E’ di York” Meg: “Io mi farei una birra ... c’è un supermercato poco lontano”. Camminiamo per un po’ freddi come il vento che tira. Le due ragazze, è chiaro, hanno avuto un diverbio. Tornano felici: siamo arrivati al supermarket. Le ragazze fanno il pieno di birra (una bottiglia a mano e l’altra in borsa), e Meg me ne passa una quinta. Una volta fuori ce ne inondiamo le budella: è agosto sÏ, ma tira un vento che se fossimo in Kansas ci si aspetterebbe un tornado. E’ qui che cominciano i guai. L’alcool incomincia a fare effetto. Passiamo per il centro, un grosso cerchio di case in mattoni con al centro una fontana da dove spuntano a raggio le vie che scattano lontane dal cuore della città. Abbie è già stufa della birra, mi passa la sua seconda bottiglia. ìMeg andiamo al pub di tuo padre, ho bisogno di un tonic” dice. Meg viene invece fermata da una ragazza con occhiali e lunghe ciocche rosse. La scena è la facciata della cattedrale di St. William.

Io: “E quella chi è ...?” Abbie (bocca sul pastoso andante e occhi lucidi ma sornioni): “Quella ? E’ una rookie, la sua amica di infanzia. Un topo di biblioteca! Una noia!” Io: “Bè sembra una tipa interessante ...” Abbie (sul geloso andante e quindi ancor più impastata): “Sposatela! Suo padre possiede una libreria, è proprio per te ...” Io: “Ok non dicevo in quel senso. E’ che ..” Abbie: “Che ...?” Da dietro un angolo spuntano due poliziotti. Divisa bianca, cappello rigido ben calcato e facce incazzate. L’uno sfiora la fondina, l’altro accarezza il manganello, il famigerato sap. Non capisco, ma ci andiamo di corsa allo Harold. L’Harold è un piccolo pub su un solo piano. Un arreso nel segno della tradizione è il suo cruccio,la miglior Yorkshire soup il suo vanto. Quando usciamo Abbie ha già ingollato un gin&tonic e due birre. Meg non ha lesinato le pinte offerte dall’amico Ryan, un ragazzo dai toni scuri e dal gomito forte. Birre in mano lasciamo l’Harold, portandoci dietro il solo Ryan. Sul nostro cammino, tornati in piazza, si piazza per l’appunto una predicatrice. Non è una stranezza qui a York che qualche protestante salga sul piedistallo di un lampione e spari a zero sui vizi della gioventù. E noi piombiamo nel bel mezzo di questo comizio ab aeternum. Vedo la rabbia che monta negli occhi dei miei compagni, capisco che le parole di quella donna sul lampione vengono tramutate dall’alcol in lingue biforcute che bruciano ogni inibizione. Ryan comincia a controbattere . Non capisco tutto quel che dice, ma le facce intorno mi dicono che i suoi latrati stanno creando scompiglio. Vedo che la folla si apre. Vedo spuntare due poliziotti: la birra ce l’ho in mano io. Ryan è molesto, ma la birra ce l’ho io. Non faccio in tempo a capire che Abbie corre via; Meg gli va dietro. Anch’io mi metto in moto. Ed eccomi arrivato al bagno pubblico. Intrappolato perchè quei due con i loro saps sono proprio fuori e con questi vestiti mi riconoscerebbero subito. Scena un lurido gabinetto della piazza centrale Abbie (ancora col fiatone): “ Non ti preoccupare tutto andrà bene” Io: “Mi preoccupo sÏ, potevate dirmi che in questa città se ti beccano che tracanni birra nelle ore diurne...” Abbie: “si rischia una multa e di più. Ryan più di te...” Io: “Non mi va. Ma quanto ci mettono?” Abbie (dispiaciuta e agitata): “Non lo so... Meg è andata a recuperare Ryan, ti servono dei nuovi vestiti per uscire. Ryan li prende a casa e te li porta”. Quando mi infilo i vestiti di Ryan, sembro un bambino troppo cresciuto: i pantaloni mi vanno stretti, le maniche lunghe della felpa mi arrivano quasi alle ascelle. All’uscita nessuno mi riconosce. Sono salvo, tiro fuori il mio pacchetto di Dunhill e mi fumo una sigaretta liberatoria. Ora a tutti torna il sorriso.York sembra dormire sotto un cielo blu turchese: una piccola città in una sfera di cristallo.

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CHIARA MATTEAZZI chiara.matteazzi@yahoo.it

L’altra faccia delle

Olimpiadi

Hanno fatto davvero molto parlare di sé queste Olimpiadi, e ora che si sono concluse, peraltro con una cerimonia di chiusura davvero degna di nota, sembra quasi mancare qualcosa nella nostra quotidianità. Appassionati o meno, il ciclone mass-mediatico che ha accompagnato i giochi ha investito ognuno di noi. E ora, che fare? Sicuramente andare fieri dei nostri otto ori azzurri e custodirli gelosamente, dirà qualcuno. Ma forse possiamo fare anche qualcos’altro, ossia riflettere. Cosa praticamente impossibile fino a qualche settimana fa, quando ogni gara ci teneva col fiato sospeso giorno e notte. E così, più o meno inconsapevolmente, le polemiche, le proteste e gli appelli che avevano preceduto il fatidico 08/08/08 hanno fatto largo ai record di Bolt piuttosto che alle soddisfazioni della scherma o del canottaggio. Ma le Olimpiadi non sono state solo questo, e ammetterlo non significa opacizzarne la bellezza, ma semplicemente guardarle con occhio critico, con lucida consapevolezza: significa essere parziali. E così, rovistando nel retrobottega di Beijing 2008, al riparo dal fasto, dalle luci abbaglianti dei fuochi d’artificio e dagli spalti sempre gremiti di spettatori, si apre davanti a noi uno spettacolo non sempre altrettanto sfavillante, fatto di promesse non mantenute,

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di siti web censurati, di ingiustizie. Kiu Jingmin, vicepresidente del Comitato promotore di Pechino 2008, affermò: “Assegnando a Pechino i Giochi, aiuterete lo sviluppo dei diritti umani”. Era il 2001. Nonostante alcune lievi aperture – riforme in tema di pena di morte e maggiore libertà di stampa per i media internazionali – il reale “sviluppo dei diritti umani” sembra davvero lontano. Ad oggi Pechino è il maggior investitore in Sudan nell’industria petrolifera ed è accusata di vendere armi alla popolazione africana, alimentando così i massacri che stanno dilaniando il Paese. Dal punto di vista politico la situazione rimane ingessata, nonostante l’introduzione del libero mercato. Il sistema legale è stato spesso tacciato di arbitrarietà e di corruzione. Nelle carceri (laogai) vigerebbero condizioni di vita disumane al limite dello schiavismo e verrebbero applicati sistematicamente la tortura e tecniche di lavaggio del cervello. Un altro triste capitolo è rappresentato da un agghiacciante primato: quello delle esecuzioni capitali. La Cina è infatti il paese al mondo in cui si eseguono più condanne a morte. Si suppone che annualmente nel suolo cinese vengano giustiziate 6.000 persone (con un’incidenza del 85,4% sul totale mondiale), alcune stime hanno parlato addirittura di 10.000. Ad aggiungersi all’orrore di questa realtà vi è il traffico illegale degli organi dei giustiziati (fonti non ufficiali sono arrivate a supporre che le condanne corrispondano a volte a delle precise richieste di organi compatibili con quelli del condannato). Nel Paese del tarocco, la libertà è una merce a caro prezzo. Lo sanno bene i tibetani. A nulla o quasi sono valsi gli appelli del Dalai Lama, il suo augurio e le sue speranze sono cadute nel vuoto: “Dopo le proteste di marzo e le Olimpiadi avevamo creduto a dei segnali positivi. Siamo stati smentiti, i nostri emissari si sono trovati davanti a un muro”, queste le sue dichiarazioni di alcune settimane fa. Il sogno tibetano ha preso una strada del tutto diversa rispetto a quello olimpico. E forse ora non si può più fare molto. Quel che è certo è che tante speranze sono state infrante. “La grande esperienza corale delle Olimpiadi di Pechino darà i suoi frutti, anche nella società cinese” ha affermato Giorgio Napolitano. L’augurio è che questo possa accadere. Per ora non resta che prepararci alle prossime olimpiadi, e ripensare a quelle appena trascorse, non dimenticando di guardare anche l’altra faccia della, anzi, delle ben 100 medaglie che la Cina si è guadagnata. La saggezza popolare ci insegna che non è tutto oro quello che luccica... e forse non si sbaglia.


Ci sono molte favolette del nostro tempo che creano notizie infondate volte solo a spaventare e narcotizzare la gente. Miti come l’idea che il neoliberismo sia il miglior modello economico mai avuto o che il terrorismo sia una minaccia grande quanto l’Apocalisse. In realtà, sono inganni, fiction politiche e allarmismi strumentalizzati dai mass media in un gioco che sta perdendo il controllo. Una strategia usata dai Governi per nascondere l’inadeguatezza dello Stato, una politica dell’illusione, una sorta di Matrix in cui non ci resta che ingoiare una pillola e ascoltare la cattiva novella. Alcune di queste vi risulteranno tremendamente familiari.

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Prima di tutto l’esportazione della democrazia come nuova missione dei paesi occidentali, una diffusione di libere idee e altre nobili virtù che non sono mai state davvero debellate in Europa, figuriamoci in Afghanistan. In secondo luogo, la convinzione che oggi si stia meglio.

verso questi due “catastrofici” eventi è infondata, ma reale. Per spiegare il panico che generano i terroristi islamici c’è un esempio lampante: l’attacco alla metro di Londra (7 luglio 2005) in cui morirono circa cinquanta persone. Dopo quattro attacchi terroristi da parte dell’IRA nei pub inglesi nel 1976 ne morirono circa quattrocento. Eppure la gente ha più paura oggi di allora. Perché? Forse è colpa del grande reality show a cui assistiamo ogni giorno? Noi europei un po’ meno, forse, ma gli americani credono davvero che il nemico, un giorno, gli piombi in casa di punto in bianco e l’unica certezza che hanno raggiunto dalla Guerra Fredda, è che avere un’arma in casa “ti salva il culo da Bin Laden”. Sarà pure così ma in ogni catapecchia, villa, capanna o condominio iracheno c’era una pistola. A qualcuno risulta che la guerra sia finita? La seconda menzogna è più complessa. Fin dal tira e molla tra l’URSS e gli USA, il possedere o meno un ordigno nucleare significava essere o meno una potenza mondiale. Nel momento in cui la bomba ce l’hanno tutti, questa cessa di essere uno strumento bellico per diventare un mezzo diplomatico.

Dopo il 1989 si è andata impoverendo la classe media e la crescita economica, si calcola, è entrata nelle tasche dell’1% della popolazione, quella che ha un reddito maggiore. Invece il reddito medio, nell’anno 2008, in Europa, è più basso che negli anni Settanta. Praticamente possiamo comprare meno cose oggi rispetto a trent’anni fa. Risulta quasi ridicolo a pensarci. Se volessimo trovare un colpevole a questo calo economico dovremmo renderci prima conto che questo accade quando lo Stato diventa [Mercato , un’istituzione che crea le condizioni ideali per produrre guadagno a individui e a corporation (e il popolo?). Questo modus operandi provoca un cambiamento di ruolo che porta lo Stato ad usare una politica illusoria volta a spaventare il cittadino che cercherà protezione e quindi andrà a votare. Un demoralizzante circolo vizioso che però non ha fine con l’aspetto economico (ah, ce ne sarebbero da dire...) ma prosegue in campo

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socio-politico con enormi bugie a cui non dobbiamo vergognarci di credere, semmai imbarazziamoci se pensiamo ancora che sia tutto vero. Tra le menzogne peggiori vanno segnalate la minaccia del terrorismo e quella nucleare, nate dopo l’11 settembre 2001. La paura

Non prude più così tanto farne uso bensì non usarlo. Paradossalmente la vera protezione di una nazione diventa non attivare mai la bomba contro altri ma giocarci parecchio. Ecco perché l’Iran/ Ahmadinejad si muove in quella direzione, vuole la bomba nucleare per poter negoziare. Accendiamo la TV e sentiamo che vogliono tutti uccidere e massacrare e provocare stragi di sangue, ma quanto c’è di vero? Quanta paura è fondata? Ridimensionare l’angoscia, ecco una buona sfida del nostro tempo. (Articolo ispirato ad una conversazione con Loretta Napoleoni, autrice di Economia Canaglia, Il Saggiatore, 2008)

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THE RAPE OF NANKING PAOLO PERANTONI paul_ency@yahoo.it

Gli eventi che sconvolsero la città di Nanchino, antica capitale della Repubblica di Cina, nell’inverno del 1937, rimangono una profonda ferita all’interno della memoria storica cinese, tanto da influire, a settant’anni di distanza, sui rapporti con la comunità internazionale e soprattutto con il Giappone, che ancora nega l’esistenza delle violenze e addirittura cancella questa pagina dai testi unici delle scuole. Tutto ebbe inizio con la sconfitta cinese a Shanghai durante la Seconda guerra cino-giapponese (1937-1945) che portò i giapponesi ad entrare trionfalmente sul territorio cinese aprendo di fatto la via alla conquista di tutta la regione. L’unico ostacolo, politico più che strategico, alla riuscita della conquista, era rappresentato dalla storica capitale di Nanchino dove il presidentegenerale nazionalista Chiang Kai-shek (alleato da un anno con i comunisti del Fronte popolare di Mao Tsè Tung) decise di non porre le migliori truppe alla difesa della città, affidando così un esercito di sbandati di circa 100 mila uomini al gen. Tang Shengzhi. Il 9 dicembre 1937 le truppe giapponesi comandate dal tenente generale Yasuhiko Asaka, zio dell’imperatore Hirohito e facente le veci del gen. Iwane Matsui, diede l’ultimatum alla città, che decise di non arrendersi. Un massiccio attacco venne portato avanti dalle truppe nipponiche e, dopo tre giorni di combattimenti, la città cadde in mano alle truppe del Sol levante. Questo è tutto quello che si legge sui libri ufficiali, ma da qui inizia un’altra storia, sconosciuta quanto drammatica, che solo recentemente è emersa dal buco nero del negazionismo internazionale. La sua riesumazione storica è stata ottenuta grazie al lavoro della ricercatrice statunitense Iris Chang che nel 1997 pubblicò lo studio The rape of Nanking. In un testo acerbo e in alcuni punti fallace, la scrittrice di origine cinese raccontò al mondo intero

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cosa successe dopo la caduta di Nanchino del ’37: riportò alla luce l’eccidio di migliaia di persone. Occupata la città, il generale Matsui venne colto da tubercolosi e quindi tutto il potere passò nelle mani del principe Asaka Yasuhiko; è dal suo stato maggiore che partì l’ordine: “Uccidete i prigionieri”. Si procedette dunque a decapitare i prigionieri (violando così il protocollo di Ginevra firmato dal Giappone nel 1925) mediante colpi di katana, l’antica spada dei Samurai. Nonostante nascano gare spontanee tra i soldati su chi ne ammazzi di più, il comando generale non è contento in quanto non si uccide abbastanza in fretta. Si scavano quindi delle fosse comuni e si mitragliano i prigionieri, oppure si gettano i corpi dalle millenarie mura cittadine ed i sopravvissuti vengono finiti con la baionetta. Quando il tempo e la noia lo permettono, i soldati giapponesi fanno a gara di crudeltà. C’è chi fa sbudellare i monaci buddisti dai cani lupo, chi invece fa dissanguare i prigionieri dopo averli feriti. Si raccolgono persino teste decapitate come souvenir di Nanchino da riportare in patria. I prigionieri inermi vengono usati come bersaglio, vuoi per le pallottole o per le baionette. Cinesi seppelliti fino alla cintola vengono poi schiacciati dai carri armati. Per finire arrivano a seppellirli vivi in grosse fosse comuni. Quando il massacro dei soldati finì e non ne rimase più nessuno, iniziarono gli stupri di massa che interessarono forse più di 80 mila donne. La notizia fu talmente terribile che fece il giro del mondo e sul “New York Times” dell’epoca si può ancora leggere di bambine stuprate insieme alle nonne, o di suore consegnate alla soldatesca e violentate fino alla morte. “Le donne cinesi non portavano biancheria allora”, racconta un veterano, “rompevamo la stringa dei pantaloni e le stupravamo. Una dopo l’altra, per ore. Le chiamavamo cessi” (da The rape of Nanking). La cosa incredibile è che le violentate furono fortunate rispetto alle altre. Gli stupri, infatti, annoiano presto e si passa dunque ad impalare le donne. Il mezzo è un limite per la fantasia e quindi si utilizzano il bambù, le baionette, e persino i razzi accesi così da dilaniare la vittima. I giapponesi obbligano anche all’incesto: i padri vengono costretti ad accoppiarsi con le figlie, i fratelli con le sorelle. Chi rifiuta semplicemente muore, chi accetta muore lo stesso, dopo le torture. I soldati mutilano i seni delle donne e castrano gli uomini, abbandonandosi anche ad alcune forme di cannibalismo: sono infatti persuasi che la carne umana li renda invulnerabili. In una società dove la cultura della purezza femminile è considerata sacra dal dettame di Confucio, lo stupro lascia vergogna, angoscia ed una lunga catena di suicidi. Poi un giorno, arriva anche il rassicu-

rante annuncio ufficiale: “Distribuzione di viveri”. È una trappola; le donne vengono incatenate e destinate al “comfort delle truppe”, ad essere quindi prostitute per i soldati, che ne approfittano stuprandole fino alla morte. In mezzo a tanta mostruosità vi furono anche perle di grande umanità da parte dei pochi occidentali rimasti in città; è il caso della signora Vautrin, dell’ultimo medico rimasto, il dott. Wilson, ma specialmente di John Rabe il nazista. Egli, convinto sostenitore di Hitler, schifato da tanto orrore si prodigò per salvare migliaia di cinesi facendo leva sulla sua carica diplomatica (era a capo di una commissione internazionale che doveva reggere Nanchino) proprio come faranno qualche anno più tardi Schindler o Perlasca. Gli riuscì di salvare addirittura alcune centinaia di migliaia di persone e per questo a Nanchino viene ricordato come il “Buddha vivente”. In Germania, per le sue accuse contro l’alleato nipponico cadde in rovina e scampò per poco ai lager, aiutato da una colletta da parte dei cinesi di Nanchino. Al processo di Tokio, equivalente dell’assise di Norimberga, il principe Asaka non fu accusato. Gli accordi di pace prevedevano infatti l’immunità per Hirohito e la sua famiglia. Così venne impiccato il gen. Matsui che non era nemmeno a Nanchino durante la strage, anzi, aveva subito accusato i suoi soldati di “barbarie” in un’intervista al “New York Times” e sulla spiaggia di casa aveva eretto un altare buddista chiedendo perdono alle vittime. L’eccidio passò sotto silenzio dopo il ’49 quando, in piena guerra fredda, la Cina comunista non poteva rivendicare la propria versione della storia. Iris Chang si è suicidata nel 2007.

PER APPROFONDIRE: Un libro di: Iris Chang trad. di S. D. Altieri Lo stupro di Nanchino Corbaccio, Milano 2000 Un film di: B. Spahic e A. Pick Iris Chang - The rape of Nanking Reel IRIS Productions INC. 2007

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ECCO A VOI I CANADIANS

MADE IN VERONA VOL. 1

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Domanda di rito per rompere il ghiaccio: come e quando sono nati i Canadians? Sono nati all’inizio del 2005, quasi per caso. Io e Michele (il chitarrista, ndr) abbiamo pensato bene di trovarci a suonare qualcosa nella sua sala prove. Abbiamo chiesto a Duccio se la cosa potesse interessargli e in un attimo la band era nata! Inizialmente alla batteria c’era Francesco Baldo, sostituito nel 2006 da Christian.Vittorio ha iniziato a suonare con noi insieme a Christian. Ho letto su che vi siete fatti notare grazie ad un episodio del programma americano Project My World. In cosa consisteva? Consisteva in tre splendide fanciulle americane arrivate appositamente a Verona per incontrarci. Sono venute in sala prove, le abbiamo portate in giro per la città, e insomma, ci siamo divertiti parecchio. Quando il programma è andato in onda, nel novembre del 2006, abbiamo avuto un boom di ascolti su MySpace. Una cosa davvero inaspettata! Sulla copertina del vostro album c’è un ombrellone a strisce colorate. Alcuni dei brani del disco (come Summer Teenage Girl e 15th Of August), sembrano degli inni alla stagione più calda dell’anno. Presumo che l’estate sia la vostra stagione preferita... Io preferisco l’inverno. L’estate torna spesso nei nostri brani, è vero. Ma il nostro è un disco finto solare. In realtà i testi sono parecchio “sono depresso perchè il mondo fa schifo” ma mascheriamo bene questa cosa! Per l’edizione giapponese del disco ci hanno chiesto due bonus track, tra le quali Soon Soon Soon, forse la canzone più allegra della nostra produzione: evidentemente in Giappone i tristoni non vanno più di moda! Quali sono le band che hanno maggiormente influenzato il vostro stile? Weezer, Grandaddy, ma anche Foo Fighters, Get Up Kids, Jimmy Eat World. E pure Beatles e Beach Boys. Un po’ di tutto, insomma. Nella compilation Post Remixes Vol.1 (uscita recentemente per la casa discografica La Valigetta, ndr), voi siete presenti con la cover di Playground Love degli Air. Come mai avete scelto proprio questo pezzo? Probabilmente perchè sapevamo suonare solo quello. In molti hanno apprezzato la scelta. Molti altri l’hanno criticata, bollandola come “semplice rilettura in chiave rock”. A me sembra più in chiave psichedelica-noise, e sarà per questo che tale canzone, tra tutte quelle che suoniamo dal vivo, è quella che mi piace meno. Io amo le canzonette pop. Che dite della scena musicale veronese odierna? Negli ultimi mesi l’abbiamo seguita poco, ma sappiamo dell’esistenza di due band enormi come i Fake P e gli Home. I locali

sono sempre quelli, fortunatamente ha aperto l’Arci Kroen, un’isola felice in mezzo a tante situazioni più o meno inutili, un posto con una programmazione degna di nota anche a livello internazionale. E poi c’é sempre Interzona, l’unico posto dove poter vedere una band come i Built To Spill a Verona. Ci sono tanti giovani che sognano di sfondare nel mondo della musica. Quali consigli dareste a tutti loro? Fare tanti concerti; cercare di autopromuoversi in modo intelligente, evitando spam e cose simili. Se il materiale è buono e il lavoro che c’è dietro è genuino, prima o poi si riuscirà a catturare l’attenzione di qualcuno. State già pensando al nuovo disco? Avete già pronta qualche canzone nuova? Sì, attualmente stiamo lavorando per comporre quelle che saranno le canzoni del nuovo disco. Finora ne abbiamo quattro o cinque, mi sembra di ricordare. Una data d’uscita potrebbe essere fine 2009, ma non azzardo pronostici. Intanto alla fine dell’estate uscirà il nuovo video (che sarà Ode To The Season, ndr), sempre da A Sky With No Stars. Poi torneremo in tour, per poi chiuderci di nuovo in sala prove. Per chiudere voglio sapere qualcosa sul vostro futuro. Come immaginate i Canadians fra 10 anni? Con figli. Cinque famiglie modello...più o meno. Nel prossimo numero vi farò conoscere un’altra band scaligera tra le più interessanti in circolazione: i Bikini The Cat. Non perdetelo! FEDERICO LONGONI federico.longoni@yahoo.it

TRE CANZONI PER UNʼESTATE PASSATA

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Se il vostro sogno più grande è quello di suonare su un palco con la vostra band davanti ad una folla in delirio, questo articolo fa proprio al caso vostro. Questo articolo è la dimostrazione che a volte i sogni si avverano. Lo dimostrano i Canadians, quintetto veronese che nel giro di un anno sono riusciti a varcare i confini italiani con il loro album d’esordio, A Sky With No Stars. Per conoscerli meglio, ho intervistato Massimo, il batterista.

DAVIDE SPILLARI

Alcuni dicono: la musica è la colonna sonora della nostra vita, io sottoscrivo ampiamente questa affermazione. Non c’è un periodo della mia vita che non riesco ad associare ad una particolare canzone, o a un insieme di canzoni, o a un gruppo che suona canzoni. L’estate e uno di questi periodi, la hit parade estiva, il TORMENTONE! I miei tormentoni, a parte le svariate prove ontologiche dell’esistenza di Dio,sono i seguenti per l’estate 2008: al numero uno...sognavo di dire questa frase... rullo di tamburi...ratatatatà: Bregovic, musica balcana d’autore, l’ho scoperto quest’anno quasi per sbaglio, ottimo sbaglio, consiglio di provare. Seconda, bè penso di essere ripetitivo, perchè suppongo di aver già citato questo gruppo in passato, però quando ci sta una doppia citazione ci sta, e quindi ricito i Radiohead, e dico In Rainbows, lo dico e basta, forse doveva essere al numero uno, questo disco è eccezionale punto e a capo. Numero tre, ultimo ma senza infamia, Sebastien Tellier, con Divine è stato davero divino, lui lo conoscevo da un pezzo...ma è stato una divertentissima scoperta sentire che questa canzone ha avuto un certo successo radiofonicocommerciale.

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meccanicamente liberi focus on stanley kubrick

vero nulla, Alex è condizionato nell’unico brandello di libertà (malsana) che gli è rimasta, il lavaggio del cervello è il vero obiettivo del Governo che (ci) trasforma in “arance meccaniche”: compatte, sane, dal colore brillante all’esterno, ma dentro un incubo di vizi e istinti incontrollabili bloccati da azioni e messaggi del tutto fuori dal proprio controllo. Guardo il film per la ventesima volta e ancora mi stupisce, è così forte visivamente e d’impatto emotivamente che anche solo un’immagine muta, ferma, avrebbe detto tutto. A Clockwork Orange , questo il titolo originale, è un manifesto, una battaglia o una constatazione? Sprofondiamo nel cinismo o cerchiamo il vero Io? Non è granchè come risposta, ma di fondo c’è la libertà. Possiamo uccidere chiunque ma siamo vincolati, pur sempre, ad una moralità nata (fortunatamente, aggiungo) quando la natura primitiva e selvaggia ha “trovato il monolite” .

Dimostrazione lampante che non sono solo i premi a sancire la grandezza di un artista, Stanley Kubrick è e rimane nella memoria un occhio attento e perspicace, un regista scrupoloso nei particolari quanto tagliente nelle inquadrature. Artefice di grandiose pellicole dall’attualità quasi soffocante, associo Kubrick a storie di personaggi folli, disfatti, profondi abissi psicologici di una complessità, talvolta, sublime e filosofica. Intenzionato a non rinunciare, mai, alla Storia, quasi fosse una divinità, tutte le sue opere sono metafore interessantissime che, paradossalmente, sfociano nel realismo evitando di crollare sui moralismi. Kubrick penetrava l’assurdità del reale, i suoi parossismi, il meccanicismo dell’esistere, parola che raccoglie in sé tutta l’enormità del lavoro del regista. Ci sono connessioni matematiche tra i singoli personaggi e la pantomima a cui sono

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obbligati ad assistere. Obbligati, sì. Alex, il volto e l���essenza di Arancia Meccanica , il film di cui vi scrivo, è tutto fuorchè libero: folle, maniacale, paranoico ma mai libero.

La bontà viene da dentro; la bontà è una scelta. Quando un uomo non ha scelta cessa di essere uomo

CLARA RAMAZZOTTI clararamazzotti@yahoo.it

La crudeltà insita nel protagonista, l’unica emozione di un personaggio, di uno Stato, di un mondo. Falsità, disillusione, violenza. Alex stupra, uccide, fa uso di droghe (“Il Korova Milkbar vende latte, cioe’ diciamo latte rinforzato con qualche droguccia mescalina , che è quello che stavamo bevendo”) e il rimorso è del tutto inesistente. Sarebbe banale una santificazione finale. E Kubrick non lo è. Alex viene catturato e “curato”. Non è

Il dramma esiste nel notare come Alex non sia altro che un umano. I suoi atti aggressivi cosa sono, in fondo, rispetto a quello che i telegiornali ci dicono? Non avete mai sentito, nella stessa giornata, di omicidi stupri guerre rapine?E in che mondo vivete, perché il mio è fatto anche di questo. Devo ammetterlo, non ho mai letto il romanzo di Burgess, da cui è tratto il film, ma spulciando interviste dello scrittore qui e là ho scovato queste brevi parole a proposito del lavoro svolto da lui e da Kubrick: “Il mio eroe, o antieroe, Alex, è veramente malvagio, a un livello forse inconcepibile, ma la sua cattiveria non è il prodotto di un condizionamento teorico o sociale - è una sua impresa personale, in cui si è imbarcato in piena lucidità”. Eppure io, ancora, vedo in Alex la non scelta. Cosa sceglie? Comincia da cattivo, finisce da cattivo inconsapevole. Se ha deciso qualcosa l’ha fatto quando ha picchiato un barbone mezzo ubriaco, quando ha ingoiato mescalina e latte, entrando nelle case altrui. Sono scelte, certo, ma c’è una rabbia così totalizzante che vedo solo false possibilità. E torno a domandarmi se liberi siamo o ci sentiamo.


DANIEL PENNAC

DIARIO DI SCUOLA

Feltrinelli 2007 / Euro 16 PROF. CARLO BORTOLOZZO

Atto d’amore e di gratitudine verso la scuola e soprattutto verso alcuni insegnanti: questo il cuore dell’ultimo libro di Daniel Pennac, Diario Di Scuola, appassionato resoconto di un percorso scolastico difficile, quello dell’autore stesso, ritenuto un somaro e demoralizzato dai suoi deludenti risultati, finché non incontrò alcuni insegnanti “che si sono buttati” nell’avventura educativa. Alla fine mi hanno tirato fuori. E molti altri con me. Ci hanno letteralmente ripescati. Dobbiamo loro la vita. Ed ancora: Ho sempre pensato che la scuola fosse fatta prima di tutto dagli insegnanti. In fondo, chi mi ha salvato dalla scuola se non tre o quattro insegnanti? Insegnanti che hanno fatto di Pennac un insegnante, capace di star di fronte ai suoi giovani allievi con pazienza e passione (le due qualità fondamentali di un educatore), valorizzando le capacità di ognuno, perché nessuno può esprimere davvero la sua interiorità se non si sente toccato da uno sguardo amico, che ti guarda non per quello che sei capace di fare ma per quello che sei. Pennac, da attento osservatore della realtà, sa che si tratta innanzi tutto di vivere il presente, “il presente d’incarnazione”, come lo chiama l’autore, affinché la conoscenza possa incarnarsi nel presente di una lezione. Così come il giovane Daniel si sente stimato da alcuni insegnanti, similmente accade con l’amore, altra suprema forma di conoscenza; così leggiamo affascinati il racconto dell’incontro con la ragazza desiderata: Una donna mi amava! Per la prima volta in vita mia, il mio nome riecheggiava alle mie orecchie! Una donna mi chiamava per nome! Esistevo agli occhi di una donna, nel suo cuore, tra le sue mani, e già nei suoi ricordi, come mi dimostrava il suo primo sguardo dell’indomani! Scelto fra tutti gli altri! Io! Preferito! Io! Da lei! [...] Di colpo qualcuno aveva fiducia in me! E io avevo fiducia in me stesso. Il libro oscilla continuamente tra i ricordi scolastici dell’infanzia alle riflessioni dell’insegnante maturo, offrendosi, tra l’altro, come prezioso repertorio di consigli ai suoi colleghi: per esempio, quando sostiene la necessità di far imparare a memoria agli allievi molti letterari: E perché non imparare questi testi a memoria? In nome di che cosa non appropriarsi della letteratura? Se questi testi fossero persone, se queste pagine eccezionali avessero volti, dimensioni, una voce, un sorriso, un profumo, non passeremo il resto della vita a morderci le mani per averli lasciati scappare via?]; oppure il modo di fare l’appello [io chiamo i miei ragazzi guardandoli, li accolgo, li nomino uno per uno, e ascolto la loro risposta” [...] un breve istante in cui lo studente deve sentire di esistere ai miei occhi, lui e non un altro. Diario Di Scuola si conclude con i ritratti grati ed affettuosi degli insegnanti di Pennac: alcuni di essi, insegnando, comunicavano se stessi, amando e padroneggiando la loro materia con una tale disinvoltura al punto che questo faceva di ogni ora un avvenimento che potevamo ricordare in quanto tale. Il libro rimette al centro della scuola il rapporto insegnante-allievo, senza il quale non può esserci educazione e sappiamo bene come questa sia diventata la vera emergenza nazionale.

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Girolamo Dai Libri l’universo in un quadro JULIETTE FERDINAND julietferdinand@yahoo.fr

La scena è ambientata in un paesaggio ameno, immerso nel silenzio della foresta. Lo spettatore, appena identificato il tema della Natività, viene rapito dai dettagli meravigliosi offerti dal paesaggio dipinto: piante, animali, ma anche figure in lontananza danno voglia di entrare nel quadro, di passeggiare sul sentiero e di guardare più da vicino i personaggi e la natura tutt’attorno. Questa sarà la prima sensazione che proverà il visitatore della mostra su Girolamo Dai Libri a Castelvecchio, scoprendo la prima tela esposta, il Presepio dei Conigli. Prima mostra monografica dedicata ad uno dei pittori più dotati dell’arte veronese, vissuto a cavallo tra il Quattrocento e il Cinquecento. Bambino prodigio, si forma come miniatore nella bottega di famiglia, dalla quale deriva il suo sopranome “dai libri”, per poi approdare al lavoro di pittore cogliendo le novità portate da Andrea Mantegna verso una pittura sempre meno statica, in tre dimensioni, che interloquisce con lo spettatore. Girolamo ha la particolarità di poter passare dai formati più ridoti nei manoscritti, ai formati giganti delle pale d’altare, senza perdere la precisione e il gusto del dettaglio che rende i suoi quadri cosi umani. Ci offre una poesia propria, che lo spettatore percepisce vedendo l’accuratezza nel rappresentare vegetali e umani, i loro visi, l’incarnato, i tessuti; un’attenzione quasi tenera nella descrizione degli animali, come il cane della Madonna dell’Ombrello. Girolamo costringe l’osservatore ad interrogarsi, commuoversi, a divertirsi anche nello scoprire i particolari, gli abitanti che popolano i quadri. Il contadino che sta guardando la sacra famiglia con una certa “nonchalance”, cosa sta pensando? Ha capito l’importanza del bambino appoggiato per terra, o è solo incuriosito dalla strana compagnia di persone e animali? I conigli in primissimo piano del Presepio dei conigli hanno un senso simbolico o testimoniano la bellezza della Natura? Ecco le domande che ci vengono in mente scoprendo gli imponenti quadri della mostra, veri mondi incorniciati, concentrati di vita e specchio dell’immaginario del pittore e della sua epoca. Ma il grande pregio della mostra sta nel presentare anche i manoscritti illustrati da Girolamo, abilissimo miniaturista. Alla vista di questi, il visitatore capisce subito come all’epoca i libri erano oggetti preziosi per eccellenza, vere e proprie opere d’arte, risultato di ore e ore di lavoro e di tensione, meraviglie minuscole. Frutto dell’incontro tra un testo sacro, e un’immagine preziosa, i libri presentati alla mostra avevano un grande valore, alla volta spirituale, artistico ed economico. Un vero patrimonio concentrato in poche pagine, che ci fa pensare ai nostri libri odierni, per fortuna ormai accessibili a tutti ma privi del pregio artistico. Guardate bene queste miniature, sarete sorpresi: anche in un contesto sacro, sono piene di fantasia, sembrano costituire uno spazio libero per la creazione artistica. E cosi, con il presteso di fare un capolettera, Girolamo rappresenta mostri e personaggi fantastici misteriosi. Passando dal più piccolo al più grande (le pale d’altare sono alte più di tre metri e le miniature pochi centimetri!) la mostra permette di mettere in luce tutto il percorso di questo artista poco conosciuto, e anche di conoscere, grazie all’idea di esporre i materiali tecnici necessari per la realizzazione delle miniature, un aspetto che di solito è lasciato in disparte. Si pone agli antipodi della mostra gigante dei “capolavori” del Louvre, annullata qualche mese fa. La mostra che Marco Goldin e il Comune proponevano non aveva nessun filo conduttore, ricerca o messaggio culturale, ma voleva semplicemente attrarre più visitatori possibile, con un costo del biglietto superiore a quello del Louvre intero! All’opposto la mostra di Castelvecchio fa scoprire al pubblico l’in-

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Dove: Museo di Castelvecchio - Corso Castelvecchio, 2 Verona Quando: dal 12 luglio 2008 al 15 febbraio 2009 Apertura: da martedì a domenica 8.30 - 19.30; lunedì 13.30 - 19.30 Costo biglietti: museo e mostra / intero 8€, ridotto 7€ solo mostra / intero 5€, ridotto 4€

Visite guidate gratuite alla mostra (ingresso a pagamento) dal 7 settembre 2008, ogni domenica ore 16.00

tera carriera di un artista, fa entrare lo spettatore nel suo mondo, nella sua epoca e propone un momento di riflessione e di poesia pura. Fino a febbraio a Verona potrete visitare la mostra dedicata a uno degli artisti maggiori di Verona, Per Girolamo Dai Libri pittore e miniatore del Rinascimento veronese.


NERO rubrica di parole

INVIATE I VOSTRI RACCONTI, POESIE, CITAZIONI A: zanola.elisa@libero.it

L’aria di zolfo attraversa le carni con le sue lame. Non lasceremo che l’oblio le catturi. Non è un uomo che qui è sepolto! Qui muore la libertà.

Siamo sangue e carne e cuore che scorre e vive

a cura di: Elisa Zanola

Non si temono le armi, qui il pensiero non perde voce e parole senza sbarre voleranno tra le pagine e per le strade.

Per non dimenticare: un poeta maturo ed una giovane studentessa riflettono su una morte insensata e cruenta... CORTICELLA LEONI

e non ci accontenta la mera esistenza! E non ci fermeranno pugnali o nocche di ferro! Non è un uomo che qui è sepolto! Qui è la città con le sue rovine. Parla dell’estraneo senza sentirlo scontra lo sguardo. Morale arida distorto perbenismo! Ecco bei signori Le regali maschere della violenza conservatene un ricordo, turisti e viaggiatori, ammirate la città dell’amore!

Con quella luna calante qualcuno doveva “pagarla”, dallo zoo dell’assurdo giunsero le iene.

Ma attenzione, il suo braccio sicuro può colpirvi alle spalle e sorpresa la domanda vi attraverserà d’un fremito: -Non è Cupido ciò che mi colpì?-

Giunsero al sorgere di un giorno di festa, volutamente svuotata di senso.

Il suo volto A se stessa la schernisce, dietro la beltà, una megera.

Nicola sapevi di una città sicura ti hanno taciuto il vero. Avremmo voluto conoscerti quando percorrevi un futuro gestibile. Il decoro, i divieti, la tolleranza zero di questa città ti accolsero in una morte violenta. Giorgio Maria Bellini

No. Non è soltanto un uomo che qui è sepolto, noi con lui, la cultura insieme. Muore qui chi d’esistere non s’accontenta, ma camminerà sulle proprie ceneri perché qualche moneta non comprerà la sua libertà. Nessuna resa nessun terrore non si cancellerà quella vita spezzata in una notte senza senso! Anna

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APPUNTAMENTI DEL MESE IRENE PASQUETTO

14 OTTOBRE - ARTE SU PIAZZA Manifestazione insolita e curiosa, si tratta di una gara di 12 Madonnari ( artisti che dipingono figure sacre con i gessi solitamente sull’asfalto). Le opere verranno realizzate su 12 basi di masselli auto-bloccanti, poi giudicate e date in beneficenza. 17 OTTOBRE - CONCERTO, TEATRO FILARMONICO Primo concerto della stagione sinfonica al filarmonico. Carmina Burana per soli coro e orchestra. Inizio ore 20.30, biglietti in vendita sul sito www.arena.it DAL 16 AL 20 OTTOBRE - ART-VERONA Verona fiere propone anche quest’anno la fiera d’arte moderna e contemporanea, giunta alla quarta edizione. L’evento consiste in una serie di esposizioni delle più importanti gallerie d’arte di italiane di qualità! Collezionisti, appassionati, studenti, curatori di musei...approfittatene! 20 OTTOBRE - GRILLO AL PALASPORT Beppe Grillo non dovrebbe aver bisogno di presentazioni ne definizioni. Comunque: comico altamente satirico ed esilarante incavolato nero con l’attuale politica italiana. Lo spettacolo comincia alle ore 21 e i biglietti a partono da 20 euro. Da vedere. DAL 21 AL 28 OTTOBRE - MOSTRA SU MOZART, PALAZZO MUTILATI L’argomento della mostra è la musica e la vita del grande compositore. “Mozart:perfezione, libertà ed ironia” è il titolo della mostra. Ingresso gratuito. 28 E 29 OTTOBRE - “IL MAESTRO DI GO”, TEATRO FILARMINCO Lo spettacolo inaugura la stagione lirica e di balletto invernale. Inizio ore 20.30. informazioni sul sito della fondazione Arena www.arena.it.

Un calice di vino rosso e la scritta “Prima brindi...poi sbandi” è il nome della campagna di prevenzione ed informazione per la sicurezza stradale, promossa dalla Polizia Provinciale di Verona, che compare sui test per la rilevazione di alcol monouso distribuiti gratuitamente in manifestazioni ed eventi eno-gastronomici. Proprio durante questi appuntamenti, vengono messi a disposizione tre precursori e un etilometro omologato per chi desidera essere sottoposto al controllo del tasso alcolemico. Il consumo di alcool unisce giovani e meno giovani nella ricerca di serate all’insegna del divertimento e della buona compagnia. Spesso però, troppo spesso, non si considerano gli effetti dell’alcool sulla guida, nonostante la cronaca quotidianamente offra esempi della drammatica correlazione esistente tra alcool e incidenti stradali. L’allungamento dei tempi di reazione (cioè il periodo che trascorre tra la percezione del pericolo e l’inizio dell’esecuzione di una qualsiasi manovra da parte del conducente), l’alterazione del senso del pericolo (con la tendenza a sopravvalutare le proprie capacità e quelle del veicolo), la riduzione della capacità visiva (con la riduzione della visione periferica e l’errata o distorta valutazione della posizione del proprio veicolo rispetto agli altri veicoli sulla strada e agli ostacoli) sono gli effetti oggettivi dell’assunzione di alcool in un conducente. L’abuso di alcool provoca conseguenze gravi al tuo fisico, la bevuta di una sola notte ti può stravolgere la vita. Noi ti chiediamo solo pochi minuti della tua attenzione, un’opportunità. Nei prossimi appuntamenti mensili potrai conoscere le novità introdotte nel Codice della Strada per la guida in stato di ebbrezza. Intanto contattaci per richieste e curiosità all’indirizzo mail: primabrindipoisbandi@provincia.vr.it.


#11 October 2008