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Amatissimi figli, odiate il male e vivete nel bene. Solo il bene vi salverà. OPERA MAGNA JESUS NAZARENUS REX JUDEORUM AMEN JESUS

Timbro-Sigillo Croce asta trasversale: In Mea Cruce Asta perpendicolare: Vestra salus Nel semicerchio alla base della croce Imprimatur Domini J. Christi Misericordiae. Villa Gratiarum, 4 settembre 1992 (p. 1) Frontespizio. Ad Patrem meum. Ad frates et consores. Ad puellulam meam. + Jesus Pars prima (p. 2) Prefazione L'opera Magna, amor Jesus, comprende due parti. La prima, vera e propria parte iniziale, che parla, o meglio descrive tutto quanto l'Amore incommensurabile di Gesù. La seconda, Amor hominum, che disciplina piuttosto quell'amore umano, perché esso diventi un amore cosmico, tale da irradiare una luce sempre più splendente, capace di coinvolgere tutto il pianeta terra e condurlo ad una nuova dimensione spaziale e temporale.


L'amore cosmogonico, di cui si parlerà, descrivendone le caratteristiche salienti, più travolgenti, è naturalmente lo stesso Amore di Cristo, che è sceso sulla terra per salvare tutto il genere umano. E' questo un amore, "pazzo", senza limiti, né di misure, che costella di sè tutta l'Opera Magna che intraprenderemo a scrivere. La sua lingua? Il latino, naturalmente, perché qualche lingua universale ancora eletta per la santificazione delle anime. E tutto sarà, poi, come sempre, dedicato, in prima misura, a colei che scrive e che, eletta fra tutte le anime, cospargerà di sè, sapientemente guidata, la testimonianza più vera e più grande della sua stessa vita. Il biasimo degli uomini, le invidie, gli accorati richiami ad una vita ormai sempre più dedicata Cristo, suo nobilissimo Sposo e Signore. L'opera non è l'ultima, ma precederà la fine, che sarà annunziata nel libro stesso a colei che scrive. Si correderà di ben 40 libri, ognuno dei quali in due tomi o volumi. Ognuno dei libri comprenderà una versione anche il di lingua italiana, nonché in greco ed in aramaico. I capitoli di ogni libro saranno intorno ad un numero di 15, 20. Questa è segnata tra le opere più monumentali che esistano nel settore della mistica. Ad ognun lettore la sua scelta. Amen. Amen. Amen. + Jesus Nazarenus Rex Judeorum. Pace, Misericordia e Amore. Amen. Amen. Amen. (p. 3) PARS PRIMA Amor Jesus ad hominum. Liber Primus (Capitula I-XX). GLI INCONTRI DÌ DIO DEI TEMPI FUTURI + Gesù Nazareno, Re dei Giudei. Villa Gratiarum, 4 settembre, Anno IV. (p. 5) ..... Nota PAS. E' l'Anno IV perché la Comunicazione ha avuto inizio fine 1988 inizio 1989, per cui il 1992 è qui considerato come l'anno IV della Comunicazione di Dio agli uomini degli anni 2000, realizzato attraverso la "Voce", entità a se stante, creata da Dio ad hoc, cioé per tale comunicazione, che si è spenta il 19 luglio 2011, alle ore 03,55, nella sua casa nel luogo anzidetto. ..... Liber Primus Operae Magnae, quae a Coelesti Situ nobis descendit. Amen. (p. 7) .... Nota PAS. Oggi parliamo facilmente di "siti internet". Noi ci siamo collegati ad un "Sito celeste" e ne siamo felici. Ciò che abbiamo appreso è un dono grandioso per noi e per tutti. .... BREVE PREFAZIONE Tutto ciò che a me è stato ordinato di scrivere, Io scriverò, senza omettere alcuna cosa.


La Chiesa santissima di Dio, alla cui Autorità estrema su questa terra io rimetto ogni cosa, sarà mia giudice eccelsa ed irrevocabile. Al suo santissimo e primissimo Ostello io, poverissima Serva, mi rifugio, perché ogni mia parola sia da Lei considerata, vagliata ed osservata. Nihil obstat me ad Te venire Sanctissimam ac Piissimam ac Altissimam Romanam et Apostolicam Ecclesiam Domini Dei Nostri. Amen. + Colei che scrive Villa Gratiarum, 21 settembre 1992. (p. 8) CAPITOLO I 1. Incontri con Dio sono chiamati quegli incontri che sin da principio sono stati presenti nella Volontà Suprema di Dio Padre. Essi sono quattro. Il primo si verifica sotto la giurisdizione di una conoscenza terrena, poiché dall'uomo nessuna conoscenza può provenire senza che egli sia guidato da Dio. Il secondo per volontà di Dio Padre, Signore di tutte le cose, che munifica tutti delle sue grazie. Il terzo, poi, è sotto il suo personale giudizio, poiché egli solo regna in tutte le cose. Il quarto, infine, si verifica senza la presenza di quanti non sono di Dio. Così è. Vi è una differenza tra questi quattro incontri con di Dio. Infatti, alcuni sono incontri di terra, e cioè il primo ed il secondo. Gli altri, cioè il terzo ed il quarto, sono incontri di cielo, quindi superiori ed eterni. Così è. (pp. 9-10) Capitolo II Gli incontri di cielo e superiori sono quelli che avvengono nel regno dei cieli. Essi sono due. Il primo, subito dopo la morte temporale. Il secondo in un secondo momento, quando avverrà la fine di questo mondo e ci sarà una nuova sistemazione e di questo nell'ordine dell'universo. Questi due incontri sono purissimi, cioé privi di contatti esterni e umani, perché collocati nella nuova dimensione dell'eternità. Ma le specie di mortale essenza sono due. Una in terra, l'altra in cielo. La prima si manifesta sulla terra, allorché rivestite lo stato di corporeità. La seconda, invece, in lontanissime zone mesogoniche, quando un'altra natura discende in voi. Quale? Quella spirituale, che in voi risiede fino alla purificazione che vi farà accedere all'eternità. Queste due specie di mortale natura sono eterne e superiori. Ma non si verificano sulla terra, ma in zone particolari di cielo. Così è. (pp. 11-12) Capitolo III Gli incontri del cielo sono perciò ancora sotto una particolare specie di mortalità. Vediamo quale. L'uomo, nascendo, eredita insieme al suo corpo l'anima. Ma, quale anima? Non certo quella del proprio genitore terreno. Bensì quella del suo soavissimo Padre del cielo. Ed è a questa anima che vengono affidati i due incontri del cielo, nonostante essa sia ancora chiusa in una specie di mortale essenza. L'anima che fa, infatti, subito dopo la morte terrena, cioè dopo la dipartita dal corpo? Non certo perviene subito in cielo, a meno che non sia del tutto purificata. E questo dovrà accadere o lungo la sua peregrinazione sulla terra oppure in una zona di cielo, che definiamo mesozonica, cioé zona di


centro o zona mediana. Il divino e santo purgatorio, cioè, dove avviene la purificazione totale fino alla resurrezione. Resurexit tertia die! Sì, proprio così. Tertia die! Amen. Amen. Amen. (pp. 13-14) Capitolo IV Ora, se il corpo va in frantumi, così come sulla terra, come è possibile quella che abbiamo chiamata purificazione corporale? È, in effetti, una purificazione, ma soltanto spirituale. E allora che c'entra qui il corpo? Sì, c'entra, in quanto è stato il corpo a determinare il retaggio che si trova ora lo spirito. È per questo che si chiama anche purificazione corporale. Che cos'è, infatti, il corpo, se non l'involucro entro cui si contiene lo spirito insieme all'anima? Ma lo spirito è contenuto entro una carcassa che di per sé è estremamente fragile ed anche dannosa, dannosa per lo spirito in esso contenuto, dannosa per l'anima che in esso, corpo, ha la sua dimora. Lo spirito e il corpo non sono mai d'accordo, tranne in un punto, quando il corpo è costretto a seguire lo spirito. Quando? Lo diremo più in là. Amen. Amen. Amen. (pp. 15-16) Capitolo V Cosa c'è nel corpo che perdura oltre la vita o esistenza terrena? C'è l'anima. Ben lo sappiamo. Ma essa è fuori del corpo, è esteriore al corpo. Noi parliamo, invece, di qualcosa che, pur essendo entro il corpo, non si distrugge con esso. E' lo spirito del corpo, insieme al quale è legata l'anima e lo spirituale esistente intorno ad essa. E' come un filo lungo di ragnatela che, oltrepassando la materia, conduce al centro del patrimonio anima-spirito. Questo filo è come un cordone ombelicale che favorisce l'accesso della linfa vitale all'interno del corpo e che, una volta estintosi questo, finisce col ritrovarsi all'interno dell'anima-spirito. Ed è qui, allora, che si mescola, attraversando la raggiera esistente intorno alla anima, e, quindi, macchiandola o esecrandola oppure appesantendola in ogni sua parte ed è qui che bisogna agire con l'epurazione. Amen. Amen. Amen. (pp. 17-18) Capitolo VI Questo filo, di cui si parla, arriva al magnète principale, che è il cuore. Perché magnète? Di magnetismo bisogna parlare, perché, in effetti, l'uomo è simile ad un magnète che scarica potenze di luce e radiazioni nucleari. Quando l'uomo è disteso, dormiente, allora nulla accade, ma, appena esso comincia a muoversi, a parlare, a gesticolare, allora si sprigionano da lui potenze inenarrabili ed inesauribili. Sono le forze stesse del magnetismo che in lui si sviluppa. Perché magnetismo è perché forze magnetiche? L'animale-uomo è simile a tutti gli altri corpi celesti e terrestri, cioé al labirinto di enucleànti forme di paradossale, infinita materia cosmica, inaridita e non. Quando e come? Quando? Sotto l'albero della mela. Come? Attraverso il peccato delle origini. L'orripilante, indicibile disobbedienza perpetrata dall'uomo nel suo essere figlio di Dio. Da allora quante cose sono cambiate. Ma di ciò diremo più avanti. (pp. 19-20) Capitolo VII


Allora, ritornando a quegli incontri di cui si parlava prima, si capisce che alcuni di essi avvengono ancora alla presenza della corporeità, essendo questa più o meno presente all'arrivo dello spirito e dell'anima là, dove si dà inizio alla completa epurazione dell'essere in Dio. Dove, lo sappiamo. Quando e come, non ancora. Quando? Subito, dopo la morte temporale. L'anima, infatti, uscendo dal povero suo corpo, raggiunge una località mesozonica, cioé di centrale stazione, ed ivi attende che il suo spirito venga epurato. Come? Non è dato a voi saperne di più. Tuttavia, per vostra umana conoscenza, sappiate che l'epurazione è più o meno grave, cioé più o meno penosa, a seconda dello stato in cui si trova il peso orbitale dell'anima-spirito. Ma cos'è il peso orbitale? È il peso interiore di ciascuna anima-spirito, quel peso che consente o no di entrare nell'orbita di Dio. Qual'è questa orbita? Quella del santo Paradiso. Amen. Amen. Amen. (pp. 21-22) Capitolo VIII Quando avviene l'epurazione, l'abbiamo detto; come, pure. Tuttavia, c'è qualcosa da precisare. L'anima non viene epurata giù nel santo e divino Purgatorio. L'anima è flammula Dei. Essa perciò ritorna a Dio così com'è, dopo avere atteso la purificazione dello spirito. Il ritorno allora è scintillante, perché l'anima precede quell'ingresso che porterà lo spirito a sedere in Paradiso. È l'anima, che fa? Dopo la rigenerazione da parte di Dio, ritorna sulla terra e quivi riveste un'altra ciclicità spazio-tempo. Lo spirito, intanto, dopo tutta la sua purificazione, risale in cielo ed ivi sosta nell'attesa della risurrezione dei corpi. Ma di quali corpi? Ogni anima ha rivestito di sé più corpi e dato vita a più di uno spirito. Allora, che avviene? La "espurgatio corporum", cioè la purificazione dei corpi. Ogni corpo, lo abbiamo detto, è rimasto collegato per tutto il tempo della sua esistenza terrena all'anima, alla sua anima e al suo spirito. Alla morte nel tempo, che avviene lo diremo più innanzi. Amen. Amen. Amen. (pp. 23-24) Capitolo IX Così è La purificazione dei corpi. Cos'è la purificazione dei corpi? Ogni corpo ha la sua anima e genera poi lo spirito, il suo spirito. Cosa avviene allora? Dopo la morte temporale il corpo raggiunge la madre terra, ma non del tutto. Una parte di esso rimane attaccato all'anima-spirito. Ne costituisce, per dir così, il peduncolo staccato, quasi uno stelo reciso. E' questa parte che va rigenerata e che trasformerà il corpo. Come e quando? Alla rigenerazione dei corpi e alla fine dei secoli. Ognuno di questi peduncoli andrà ad innestarsi in quello che era l'immane corpo, soggetto alle leggi della naturalità materiale e lo rigenererà. Sarà allora luminoso e splendente come non mai, polvere cosmica quale è sempre stato, ma opacizzato dal nero peccato. Avrete, per così dire, un nuovo corpo in cieli nuovi e terre nuove. E' così. Amen. Amen. Amen. (pp. 25-26)


Capitolo X Qualche volta succede che l'Amore di Dio cambi ogni cosa, cioé trascini già su questa terra un'anima insieme ad un corpo in maniera tale da trasformare questo corpo malato e obeso alla purificazione totale. Allora avviene quella che voi chiamate santificazione. Ma che cos'è la santificazione, se non la quint'essenza di Dio fattasi carne in voi? E' così, piccola mia, è così che dovrai vivere, perché si manifesti in te l'onnipotenza di un Dio che ama e vuole a qualsiasi costo il bene, il vostro bene, il bene di ciascuno di voi. Amen. (pp. 27-28) -------------------------------------------Capitolo XI Questo capitolo undecimo è tutto in latino. FINE DELL'INTRODUZIONE. (CTRL 061011) (p. 28) -------------------------------------------PARS PRIMA AMOR JESUS AD HOMINUM L’amore di Gesù per gli uomini Liber primus: Pars secunda (Capitula XII-XX) Investigationes Supremae Die ventura. Cognoscientia. Amen. (p. 29) Capitolo XII La conoscenza dell'uomo è assai limitata, quasi inesistente, perché l'uomo vive nella colpa e nel nero peccato. Quella che gli uomini chiamano conoscenza altro non è che una semplice, anzi semplicissima forma di intellettualistica scienza umana. Utile sì, ma fino ad un certo punto, perché, dunque, necessita che l'uomo ampli questa sua semplicissima forma di conoscenza umana? Ma perché egli è predisposto all'ascolto di cose non solo umane, cioè terrene. La sua mente può cioè, anzi deve, immagazzinare altri dati da computerizzare ed assommare per il raggiungimento di scienze superiori che preannunziano la conoscenza suprema, cioè Dio. Ma, questa conoscenza può egli, l'uomo, raggiungerla stando ancora sulla terra? Certamente sì, ma per infusione, come sta avvenendo qui in questo libro, che segna il passaggio da una forma di vita ad un'altra, che definiremo ascensionale, perché priva ormai di quelle caratteristiche intellettualoide dell'avanzata, tarda età. Noi procederemo a ritmo serrato ed autenticamente chiaro per indurre chi scrive ad intendere e a seguire ciò che di pari passo si andrà sottoscrivendo. Amen. + Gesù. Gesù di Misericordia. (pp. 31-33) Capitolo XIII L'antica conoscenza umana era certamente inferiore a quella odierna, ma l'uomo non ha mutato aspetto. Era ed è sempre lo stesso. Non ha raggiunto quella saviezza che farebbe di lui un cittadino del mondo. Basterebbe che mutasse pelo e sarebbe salvo. Ma, l'inutilità di una vita tutta sbagliata lo porta a commettere sempre più esagerazioni aberranti, capaci di estorsioni sempre più allucinanti. Chi crede in me, non estorce, ma dà, dà tutto quello che ha per amore del fratello che soffre e che


vive di stenti. Quest'uomo, invece, non vuole donare, perché non mi conosce, perché non sa chi Io sia. Andate, perciò, o uomini, miei amici, a dirglielo, ma non con le parole, bensì con i fatti. Amen. Amen. Amen. (pp. 34-35) Capitolo XIV La conoscenza, dunque, non è frutto di esperienza terrena, ma opera di Dio, per mezzo della sua grazia santificante e della sua soavissima infusione. Cos'è l'«infusio Dei»? l'infusione divina? E' questa una parola che merita più di una attenta spiegazione. La parola "infusione" significa "illuminazione" e questa, a sua volta, deriva da un'altra parola, che significa "sublimazione". Sublimare, infatti, vuole dire ascendere e comprendere. Ascendere verso l'infinito cielo stellato è comprenderne alcune delle verità, verità di fede, si capisce. L'infusione ora è, infatti, l'atto con il quale o per mezzo del quale si ascende e si comprende. Ora, tale infusione o illuminazione è opera di Dio per mezzo del suo santissimo Spirito Paraclito. Amen. Amen. Amen. (pp. 36-37) Capitolo XV Ogni sapienza viene, perciò, da Dio, il quale conosce tutte le cose, quelle che sono, che furono è che saranno. Perché Dio conosce tutte le cose e l'uomo no? Perché se Egli è perfettissimo, l'uomo non lo è, ma soltanto quando è ancora sulla terra. Nella condizione di peccatore, anche se renitente, l'uomo va sublimato perché conosca e comprenda. L'assurda sua condizione di penitente smarrito su questa valle di lacrime lo rende incapace di conoscere da solo ciò deve conoscere. Ha bisogno di una conoscenza superiore che è sostegno a tutte le sue conoscenze umane. Ma questa non va acquistata che in un solo modo, attraverso la totale rinuncia all'essere del mondo. E' soltanto con l'appartenenza totale a me, Signore e Re del creato, che si ingenera in voi, in ciascuno di voi, quella particolare predisposizione al sapere che è in ogni uomo, come un magnéte, che rimane chiuso fino a quando è disinnescato dal magnéte suo principale. Ma appena si innesta la comunicazione, cioé la scintilla che produce il contatto, allora il vostro magnète comincia a scuotersi e a vibrare tutto, dando impulsi ed effervescenze. La totalità dell'appartenenza a Dio provoca la suprema accensione, che ingenera la viabilità al vero sapere, l'unico di appartenenza totalmente divina. Amen. Amen. Amen. (pp. 38-40) Capitolo XVI L'unità trivalente, che c'è nell'uomo, è stata per sempre squilibrata dal peccato di Adamo e di Eva. Da quel peccato, insomma, che cancellò nell'uomo quella sua radice profondamente unitaria che lo collegava a Dio, Uno e Trino. Il sistema trinitario risulta, perciò, del tutto sbilanciato in quella prevalenza della carne sullo spirito e sull'anima. Che cosa ci sia di assolutamente vero e di inderogabilmente accessibile, perché reso comprensibile all'uomo, non è più dato all'uomo sapere e conoscere. E' per questo che in lui prevalgono le nozioni e le conoscenze umane del sapere, più che quelle ultraterrene e soprannaturali. L'apostasia, che è nell'uomo, è cosa altamente iniqua e spasmodicamente reale. In lui c'è volontà non di sapere per conoscere Dio e la Verità Suprema, ma volontà di sapere per acquistare in potere e preponderanza sugli altri.


Fortunati sono quegli uomini che si sono salvati, perché hanno anteposto volontà di conoscenze soprannaturali a volontà di acquisizioni terrene. E fortunati siete voi, quando diranno di voi ciò che essi vorranno per causa mia! Egli è Dio e vive e regna nei secoli dei secoli. Amen. Amen. Amen. (pp. 41-43) Capitolo XVII L'antica trivalenza si è dissolta in uno squilibrante «io» psico-fisico che interiorizza tutto quello che gli perviene dalle esperienze mondane e terrene. Per questo l'uomo non è più un essere celeste e superiore, ma intimamente legato all'afflato geo-termico, sedentariamente nocivo per ogni ricerca divinizzatrice. L'uomo, perciò, si è impoverito, allestendo per sè un sistema geocentrico di immanente preminenza. Amen. Quando avverrà la fine dei suoi giorni, che cosa troverà a sostegno della sua infinità eternità? Non certo più la terra, essendo essa ormai lontana, bensì un altro ecosistema, che avrà come fulcro quello dello spirituale asse di superiore entità, commensurabile con un rapporto nuovo che non è più quello della magnetìte terrestre, bensì quello dell'evanescenza nebulo-nucleare. Questi due termini, che stanno in antitesi fra loro, indicano in effetti tutta una demografica mappa celestiale, che va dalla terra verso i luoghi a voi per ora sconosciuti. La nebulosa paratermica nucleare, che sta a comprimere il cielo della terra, è sopra il vostro pianeta, ma nessuno potrà in essa penetrare, se non avrà acquistato quella elementarietà paratermica soprastante, che non è questione né di caldo né di freddo, ma di unione e di disunione termica e paraellitica con la soprastante atmosfera ozonica. Il vostro capo, irradiante effetti magnètici, èindisturbato qui, nella vostra calotta termica terrena, ma non lo sarebbe in quella zona di ventilazione massima, carica di fibrillazioni mesozoniche. È per questo che il vostro corpo deve essiccarsi e perdere la quantità di magnetìte sovrastante, se vuole ritornare ad essere ciò che una volta fu. Ed è qui che si alligna il discorso. Essere di nuovo ciò che un tempo sì fu Non è facile, ma bisogna esserlo. E, a questo, soccorrono leggi fisiche, ma anche spirituali, perché l'amore di Dio rende evanescenti, trasparenti corpi enucleatesi intorno ad una piccola fiamma di luce e di bontà. Quando? Lo diremo tosto. Come? Lo vedremo. Amen. Amen. Amen. (pp. 44-47) Capitolo XVIII L'amore del Padre, che vive e regna nei secoli eterni, può cambiare tutto il vostro essere, rendendolo incapace di fare il male e partecipe di ogni bellezza e bontà. È inutile pensare che questo si possa ottenere da soli, perché il singolo non esiste nell'universo, ma esiste piuttosto l'aggregazione, la confratèrnita, l'unità. Il singolo è operazione vostra, della terra. Nell'universo spaziale esiste un Solo Uno e Trino. Gli altri sono aggregati alla sua santità e al suo Splendore. Quanto questo sia vero è cosa considerare serenamente dall'acquisizione di alcune doti esistenti tra voi e che fanno parte, per così dire, di quella creazione ancora intonsa, l'aggregazione delle erbe e delle piante in genere. Il trifoglio odoroso, per esempio, non cresce mai nei campi a piccoli ciuffi, ma a colonie. Così delle erbe odorose: salvia, rosmarino, garofano ed altre. Che dire poi della menta e di ogni altra che si voglia erba o pianta o fiore? Il mughetto, per esempio, di campagna è un fiore delicato e sopraffino, ma il suo spuntare nei prati è in aggregazione. E l'aggregazione è anche nei piccoli boccioli di rosa. In un roseto non reca meraviglia vedere spuntare uno, due, tre e perfino


quattro bocciòli intorno ad una rosa, un cespo di rose voi lo chiamate, ma è un'aggregazione salvifica, perché in esso si potenzia e si esprime, allo stesso tempo, l'Amore. La singolarità, invece, indica rapacità e non trascendenza, indica frantumazione e non l'amorevolezza. Chi è che divide, separa, perciò àmputa, quindi fraziona ed indebolisce. Che cosa? Ma, l'amore! E' per questo che esiste sulla terra il gruppo aggregato di cervi, di scoiattoli, di anfibi, di uccelli. La natura conserva ancora qualcosa che voi avete distrutto col “non-amore”. Amando, si cerca di stare insieme. Armando, si vive. Cosa pensate che ci sia nel regno dei cieli? Una frantumata schiera di nobili e di non nobili o di inferiori? Il cielo, patria di tutti gli uomini, non frantuma, né separa, ma erige ed unisce, vive, palpita, così, come vedete da una qualsiasi delle vostre stelle. Sono anch'esse una galassia, un aggregato, dunque. Bisogna per questo che voi non vi scindiate, ma vi uniate, cercandovi fraternamente intorno a quel solo Uno, che unisce tutti in una sola schiera, la santità. Il distacco no! Quello non è da Dio. La violenza, l'abominio né sono la causa. Per questo, chi è diviso non ama, ma toglie all'amore. Che cosa? La santità che è aggregazione e comunione. Amen. Amen. Amen. (pp. 48-52) Capitolo XIX E' cosa davvero soave vivere insieme ai propri fratelli. E' cosa degna di ogni onore e blandizia. Vivere insieme significa distruggere quel dente avvelenato della furbizia di Satana per inneggiare all'amore tutto splendore del Padre. Chi vive insieme al proprio fratello e alla propria sorella, non sarà ricacciato indietro dallo splendore del Regno. I suoi occhi risplenderanno all'entrata di un sì grandioso Ostello: Il Paradiso! Non esiste posto o “punto-luce” più splendidamente ancorato all'amore del Padre. Egli è l'Eterno! Egli è l'Invincibile. Egli è il soavissimo Padre che tutti attende al di là di quella soglia o scalèa, che è l'Amore. Amen. Amen. Amen. (pp. 53-54) Capitolo XX Quanto all'uomo è concesso sapere sta scritto nelle Tavole della Legge. Sono esse i principi basilari a cui ogni uomo deve attenersi. Guai a chi se n'è distaccato. Gli viene impedito il rientro nei Cieli. Solo a Gesù, il Salvatore, è concesso redimere l'uomo da tale violenza. Sì! È una violenza il disobbedire, perché amore è pace, e pace è obbedire. Il non-amore provoca la disobbedienza, quindi la belluinità e chi è belluino non entrerà nel Regno di lassù. Amen. Amatissimi figli, odiate il male e vivete nel bene. Solo il bene vi salverà. Amen. Amen. Amen. (pp. 55-56) (PAS, I ed. Favara 101011)


Amatissimi figli, odiate il male e vivete nel bene.Solo il bene vi salverà.