Page 1

ne

o izi

V

ed

Periodico d’informazione dell’Oratorio San Giovanni Bosco e San Domenico Savio, Buonalbergo (BN)

La parola

al parroco

Con Maria Essere Luce Nel Signore

pagina 2

Il papa beato a Benevento

Occhio sul mondo

pagina 3

Karol Wojtila Beato Il crocifisso nelle scuole pagina 4

La parola al lettore

La storia di Buonalbergo

di Pasquale Maria Mainolfi

La vita di un santo Sant’Antonio da Padova

Il 3 aprile 2011 le Religiose Francescane di Sant’Antonio hanno organizzato a Buonalbergo una giornata interamente dedicata ai ragazzi. Questa ha avuto luogo presso il Santuario della Madonna della Macchia del nostro paese ed ha visto la partecipazione dei giovani di Foglianise e San Giorgio del Sannio, oltre a quelli della nostra parrocchia. Tema fondamentale della giornata è stato il messaggio del Santo Padre Benedetto XVI per la XXVI Giornata Mondiale della Gioventù. Dopo la calorosa accoglienza che le suore ci hanno riservato, ci siamo recati in Chiesa per l’ascolto dell’inno “Firmes en la fe” preparato, appunto, per

Sant’Antonio da Padova, al secolo Fernando di Buglione, nasce a Lisbona da nobile famiglia portoghese discendente dal crociato Goffredo di Buglione. A quindici anni è novizio nel monastero di San Vincenzo a Lisbona, poi si trasferisce nel monastero di Santa Croce di Coimbra, il maggior centro culturale del Portogallo appartenente all’Ordine dei Canonici regolari di Sant’Agostino. Qui studia scienze e teologia con ottimi maestri, preparandosi all’ordinazione sacerdotale che riceverà nel 1219, all’età di ventiquattro anni. Quando sembrava dover percorrere la carriera del teologo e del filosofo, decide di lasciare l’ordine agostiniano. Fernando, infatti, non sopporta i maneggi politici tra i canonici agostiniani e re Alfonso II, in cuor suo anela ad una vita religiosamente più severa. Il suo desiderio si realizza nel 1220: il confidare la sua aspirazione di vivere nello spirito del Vangelo gli fa ottenere il permesso, dal provinciale francescano di Spagna e dal priore agostiniano, di entrare nel romitorio dei Minori e esercita subito professione religiosa, mutando il nome in Antonio in onore dell’abate, eremita egizia-

continua a pagina 9

continua a pagina 5

L’angolo del catechismo

Rinati dall’acqua pagina 6

Non tutti sanno che... ... è successo a Buonalbergo

L’emergenza rifiuti di Cosentino Marinaro

pagina 7

Il regio Tratturo pagina 8


la parola al parroco Con Maria essere luce nel Signore

Nei vangeli non viene raccontato che Gesù sia apparso alla Madre dopo la risurrezione. Ma questo velo di riserbo che avvolge la persona di Maria non impedisce ragionevolmente di affermare che la Vergine abbia visto il Risorto. È convinzione della Chiesa latina ed orientale che la Madonna non abbia dovuto essere esclusa dal privilegio delle pie donne e sia stata forse la prima a vedere il Figlio risorto. Comunque sia, è certo che Maria sta e conversa con i testimoni della santa risurrezione, ed è essa stessa la testimone privilegiata del Risorto. Noi di Buonalbergo, siamo ogni anno, come portati per mano dalla nostra bellissima statua della Madonna della Macchia a entrare nella comprensione del mistero pasquale prolungando la gioia della risurrezione con la tradizionale festa del Lunedì in albis. La statua di “Maria Ss. della Macchia” è un capolavoro non solo artistico e prezioso, risalente al XII-XIII sec., ma ricco di una bellezza affascinante che subito invita alla preghiera e dispone con dolcezza materna l’animo ad accogliere il suo divin Figlio quale luce di verità per la propria vita. Dopo l’ultimo restauro che ce l’ha restituita nella sua semplicità e bellezza originali, questa statua ci parla più direttamente ed efficacemente, rappresenta una sintesi mirabile del mistero della nostra redenzione, un vero e proprio “evangelium pauperum”, in poche parole una statua tutta pasquale. La figura centrale è il bambino, la madonna invece sembra fungere da sfondo. Già nelle sue vesti, manto dorato e tunica rossa, il bambino manifesta il suo mistero teandrico, la sua divina umanità; i lineamenti di adulto sul suo volto vogliono ricordare che quel bambino,

2

tenuto in braccio dalla madre, è lo stesso redentore che muore sulla croce. La mano destra indica alla maniera orientale il conteggio dell’ottavo giorno con una sola mano fermandolo col pollice e in questo modo forma anche due lettere greche, la Υ e la Θ, le iniziali di υίός θεού (uiòs theoù), Figlio di Dio; nella mano sinistra ha un cartiglio con la scritta in latino della pericope giovannea che ricalca uno stereotipo delle icone antiche di Cristo “Εγώ είμι τό φώς τού κόσμου”(egò eimì fòs toù kòsmou) (Io sono la luce del mondo), per indicare che il Verbo si è reso visibile nella natura umana e che c’è identità tra il bambino Gesù e il Vangelo; inoltre i piedi sovrapposti e distaccati stanno a significare il Crocifisso risorto. La stessa Madonna con il suo sorriso sobrio rimanda al “risus paschalis”, alla gioia pasquale e con il suo abbigliamento caratteristico di una donna di servizio continua a proclamarsi l’umile serva del Signore che canta il Magnificat della speranza. Tutta la veglia pasquale, la notte più chiara del giorno, è caratterizzata dal mistero della luce di Cristo nel segno del cero pasquale, che arde e con ciò si consuma: croce e risurrezione sono inseparabili. La risurrezione di Gesù è un’irruzione di luce. La morte è su-

Siamo nel pieno di una crisi economica e di un’emergenza umanitaria causata dal costante e crescente afflusso di clandestini e profughi provenienti per lo più dalla Tunisia con gli incessanti sbarchi a Lampedusa: ciò significa che centinaia di migliaia di giovani hanno scarse prospettive di trovare lavoro nell’immediato futuro. Di contro esistono milioni di persone che preferiscono mangiare, bere e spassarsela facendo finta di nulla. Di fronte a queste sfide, le generazioni hanno bisogno di darsi l’un l’altro la speranza. Gli anziani hanno bisogno di dare speranza ai giovani perché possano credere in un futuro. E i giovani hanno bisogno di dare speranza agli anziani perché rappresentano essi stessi il futuro. Qual è il fondamento della nostra speranza? Come possiamo trovare il coraggio di andare avanti nella fiducia che Dio ci darà un futuro che non possiamo neppure immaginare, mentre non riusciamo a trovare un lavoro o abbiamo litigato con la persona che amavamo più di ogni cosa al mondo? La notte prima della sua morte, il momento più buio della storia dell’umanità, Gesù sa che Giuda lo ha venduto, Pietro lo rinnegherà e gli altri discepoli se la sarebbero data a gambe. Eppure, quando tutto sembrava perduto

perata, il sepolcro spalancato. Gesù Cristo ha veramente preso la luce dal cielo l’ha portata sulla terra, anzi il Risorto stesso è luce, la luce del mondo. Con la risurrezione, il giorno di Dio entra nelle notti della storia. Il giorno della Bibbia inizia alla sera: “E fu sera e fu mattina, primo giorno” (Gn 1,5). La luce non è un termine predefinito. È una vittoria sulle tenebre; dove c’è luce, nasce la vita, il caos può trasformarsi in cosmo.

e non sembrava esserci più futuro, lui ha compiuto una cosa straordinaria. Mentre stava cenando con i suoi amici, ha preso il pane e l’ha dato loro dicendo: «Questo è il mio corpo, dato per voi» (Mt 26,26). Quando l’unico futuro sembrava essere ormai solo la croce, lui ha compiuto questa pazzia: un gesto generoso e carico d’amore, ha donato tutto se stesso senza riserve. È questo il fondamento della nostra speranza.


Allora anche noi se vogliamo essere nella luce, vivere in pienezza dobbiamo imparare e amare come Gesù ci ama. È una sorta di tirocinio l’imparare ad amare gli altri così come sono, nella loro forza e nella loro debolezza, nella loro unicità, superando la rivalità. L’amore dice: «È meraviglioso che tu esista». La rivalità dice: «la tua esistenza minaccia la mia». Solo un amore che si fa dono di sé, incondizio-

natamente, senza pretendere nulla in cambio, è un amore carico di speranza e di luce. In questa Pasqua la Madonna, Stella della Speranza, “Vergine bella, che di sol vestita, coronata di stelle, al sommo Sole piacesti sì che in te sua luce ascose …” possa farci comprendere che con il battesimo siamo entrati nella luce di Cristo. In Lui riconoscia-

mo che cosa è vero e che cosa è falso, che cosa è luminosità e che cosa il buio. «Svegliati, o tu che dormi, destati dai morti e Cristo ti illuminerà» (Ef 5, 14). Auguri a tutti di una santa Pasqua! Alleluìa

Il Papa Beato venne a Benevento 21 anni fa Fu l’Arcivescovo Carlo Minchiatti ad annunciare il lieto evento: “II 2 luglio di quest’anno, nella festa della Madonna delle Grazie il Santo Padre Giovanni Paolo II sarà a Benevento”. II Pastore della nostra archidiocesi inviò in tutte le parrocchie un manifesto che oltre a comunicare il fatto rivolgeva anche un caloroso invito a ringraziare il Signore per il grande dono. Per tutta la famiglia diocesana questo fu certamente un evento straordinario ma non inconsueto se si pensa che per la sua gloriosa storia di città pontificia, Benevento è stata visitata da una ventina di Pontefici per motivi di natura pastorale e politica. Cronologicamente 1’ultimo Papa venuto a Benevento prima della storica visita del 2 luglio 1990 di Karol Wojtyla, fu Pio IX nel 1849, ben 141 anni prima di Giovanni Paolo II. Infatti a Roma fu proclamata la Repubblica e il 6 febbraio 1849 l’Assemblea Costituente promulgò la caduta del potere temporale, il Papa fuggì da Roma a Gaeta. Risiedendo a Portici presso i Borboni il Papa del dogma dell’Immacolata Concezione venne in quella circostanza a Benevento, città pontificia. Ancora prima Alessandro III, che lottò contro Federico Barbarossa e protesse la Lega Lombarda, durante il suo pontificato (1159-1181) venne a Benevento. In seguito Benedetto XIII, che governò la Chiesa dal 1724 al 1730, più noto alla nostra gente come Papa Orsini, fu eletto Pontefice quando era Cardinale Arcivescovo di Benevento. Fatto Papa andò a Roma ma conservò il titolo di Arcivescovo di Benevento per la particolare affezione che lo legava alla nostra terra, ed anche da Romano Pontefice per ben due volte visitò Benevento. Infine il 2 di luglio 1990, il 263° successore del Pescatore di Galilea baciò la nostra terra ed incontrò la gente forte e laboriosa del nostro Sannio. Venne così a

confermare nella fede i suoi fratelli. L’entusiasmo, 1’esultanza e la gioia furono dunque comprensibili e direi inevitabili. La visita Pastorale che Giovanni Paolo II compì tra noi il 2 di luglio coincise con la celebrazione “dell’Anno internazionale dei Sanniti” e forse la venuta del Sommo Pontefice fu l’unico vero straordinario evento di quell’Anno. II Santo Padre venne per inaugurare e benedire il Nuovo Seminario e per incontrare 1’intera comunità in occasione della festa della Madonna delle Grazie. Fu la prima volta che un Papa accettò di presiedere le celebrazioni di una festa patronale. II Suo pellegrinaggio nella nostra città assunse dunque un evidente significato mariano. E’ noto il programma dettagliato della storica giornata che vivemmo. Sua Santità giunse in elicottero alle 8,30 presso la Basilica della Madonna delle Grazie e qui rivolse ai presenti un’allocuzione mariana dopo di che, in macchina, raggiunse il Duomo dove salutò sacerdoti, religiosi, religiose, seminaristi, associazioni e movimenti ecclesiali della diocesi. Attraversando Corso Garibaldi e Viale Atlantici raggiunse il Nuovo Seminario e dopo la benedizione ed inaugurazione rimase a pranzo con gli eccellentissimi Vescovi della Metropolia e con tutti i Sacerdoti dell’Arcidiocesi. Dopo una breve sosta nel pomeriggio incontrò nella palestra del Seminario tutti gli ammalati e al Palasannio tutti i giovani. All’ora del vespro celebrò, con tutti i vescovi e i sacerdoti l’Eucarestia nello stadio Santa Colomba, alla presenza di molti fedeli della Città e della Diocesi. Erano passati 12 anni da quando Karol Wojtyla era diventato Giovanni Paolo II ed un interesse sempre crescente si riversava ormai sulla Sua persona.

Dapprima fu la sorpresa per il nome nuovo e la inattesa nazionalità. Ma gradualmente fu “1’uomo” ad attrarre 1’interesse e con 1’interesse la simpatia e con la simpatia la venerazione, la devozione, 1’amore delle moltitudini. E questo sia perché il Papa è sempre padre universale, sia perché nella paternità di Karol Wojtyla le folle scorgevano con crescente percezione un singolare carisma che senza nulla togliere al rispetto dovutogli per l’altissima carica, suscitava la sensazione di avere in Lui un amico, un fratello, quasi un familiare. Non sorprende perciò che il desiderio di conoscere meglio la Sua persona, di incontrarlo e stringergli la mano si diffuse sempre più tra la gente. Non era una curiosità morbosa. Non era la ricerca dell’idolo, come avviene in molte manifestazioni di massa della nostra società consumistica. Era il desiderio di sapere perché si ama e la ricerca di una storia nella quale ciascuno si sente coinvolto, così come avviene per quella della propria famiglia. Ecco perché la visita del Papa a Benevento diventò una occasione di gioia per tutti. C’è stato un uomo nel mondo, nella nostra storia recente, che ha brandito in alto e con grande forza la fiaccola della speranza e che in nome di Dio ha compiuto un’opera capace di costruire soltanto il bene, per ogni uomo e per 1’intera umanità. Ora, quest’uomo di Dio venuto da molto lontano e che il 2 luglio di 21 anni fa è venuto a visitarci, il prossimo primo maggio in Piazza San Pietro sarà proclamato Beato dal Suo più intimo collaboratore e Suo immediato successore, Papa Benedetto XVI. Mons. Pasquale Maria Mainolfi

3


occhio sul mondo Karol Wojtila beato

La sera del sabato 2 aprile 2005, mentre si era già entrati nel giorno del Signore, ottava di Pasqua e Domenica della Divina Misericordia, il Signore ha chiamato a sè il santo Padre Giovanni Paolo ll. Da quella sera fino all’8 aprile, quando hanno avuto luogo le esequie del defunto pontefice, più di tre milioni di pellegrini sono confluiti a

Roma per rendere omaggio alla salma di un uomo straordinario, il Servo di Dio, uomo di intensa vita di preghiera e testimone coraggioso del Vangelo di Cristo. Sotto la sua guida la chiesa si è avvicinata al terzo millennio e ha celebrato il grande giubileo del 2000. Tutti abbiamo potuto constatare che era già santo in vita per la sua testimonianza evangelica anche quando era afflitto da atroci sofferenze. Negli ultimi giorni della sua vita ci dimostra che il vero apostolato e il vero abbandono in Cristo si ha solo attraverso un assiduo contatto con Dio. “Totus tuus Maria” sono state le ultime parole pronunciate dal santo Padre. Queste semplici parole ancora una volta ci di-

mostrano la grandezza di quest’ uomo che è stato un costruttore di pace in un mondo pieno di contraddizioni, ha plasmato e guidato una chiesa più spirituale ed ha abbattuto i muri dell’ideologia. Umanità, serenità, coraggio, audacia, generosità, spirito missionario, tutto questo è stato ed è Karol Wojtila. L’apostolo appassionato dei giovani che ha gridato: “Spalancate la porte a Cristo, non abbiate paura”. Il 14 gennaio l’annuncio tanto atteso finalmente è arrivato. Il 1 maggio in piazza san Pietro sarà proclamato beato Giovanni Paolo ll, un uomo che attraverso la sua testimonianza è stato capace di stupire il mondo ed attirare numerosissime folle di fedeli.

Il Crocifisso nelle scuole In Italia, dopo che il tribunale de L’Aquila, aderendo alla richiesta di Adel Smith dell’unione Musulmani d’Italia, aveva autorizzato la rimozione del crocifisso nelle aule della scuola, si è parlato tanto di tale questione. Secondo Adel Smith e seguaci, il crocifisso andrebbe tolto da ogni scuola perché quel “cadavere in miniatura” turba l’animo sensibile dei bambini. Un’insegnante di scuola media di La Spezia ha fatto staccare dal muro della sua aula il crocifisso, dichiarando che così favoriva l’integrazione in classe di un’alunna musulmana. Un docente metodista di Bologna ha dichiarato di aver insegnato per molti anni con il crocifisso alle spalle, senza mai notare che la presenza del crocifisso suscitasse negli alunni riflessioni profonde sul destino umano o sul senso della vita. La croce può essere considerata un insignificante ornamento della parete. Alcuni sostengono che uno stato laico non deve privilegiare alcuna religione e che nessuno dovrebbe esporre in pubblico i simboli della propria religione. Qualcuno vorrebbe che sia lasciata a tutti la libertà di scelta e che nelle scuole siano insegnanti, genitori e studenti a prendere decisioni per ciò che concerne la religione. Fa riflettere il fatto che, mentre in Italia ci si mobilita contro il crocifisso, simbolo della fede cristiana per eccellenza e segno della partecipazione di Dio alla vicenda umana, negli Stati Uniti il presidente della nazione, nell’assumere l’incarico, giura sulla Bibbia e invoca la benedizione di Dio sulla nazione, e questo appare normale a tutti. La maggior parte degli italiani sono con-

4

trari alla rimozione del crocifisso dalle scuole. Molti ricordano con nostalgia quando alle elementari pubbliche la maestra prima di iniziare la lezione faceva dire una preghiera. Si vedeva il crocifisso sulla parete, e a nessuno veniva in mente che l’immagine del crocifisso potesse provocare traumi o far del male a qualcuno. Si potrebbe sottolineare che in una Società in cui a Dio si pensa troppo poco, un’immagine sacra ne aiuta a ricordare l’esistenza. Non è da sottovalutare che la religione cristiana cattolica è tuttora quella seguita dalla maggior parte degli italiani, anche se non tutti sono assidui praticanti. Sul problema del crocifisso si è cominciato a discutere a causa della presenza di alunni musulmani e di altre religioni nelle scuole italiane. Alcuni pensano che ai ragazzi non cattolici, presenti nelle scuole in Italia, si dovrebbe dare la possibilità di conoscere la religione cattolica, non per imporla, ma per far loro capire che vivono in un paese dove c’è una religione diversa dalla loro. In questo modo sarebbero educati a conoscere e rispettare la civiltà e la cultura del popolo che li ha accolti. Se in un paese musulmano agli stranieri non è consentito di professare pubblicamente la propria religione e tutti sono costretti a rispettare le loro leggi, basate sul Corano, appare poco chiaro il motivo per cui agli italiani, col pretesto di un’equivoca tolleranza, si chieda di togliere dai luoghi pubblici il crocifisso, che è il principale simbolo della cultura e della religione cristiana. Se a qualcuno da fastidio vedere in una scuola o in un luogo pubblico l’immagine del

crocifisso, perché simbolo della religione cristiana, reclamandone con arroganza la rimozione, viene da pensare, anche se il paragone potrà sembrare esagerato, che se a qualcuno dà fastidio incontrare sul suo cammino una chiesa, perché fa riferimento a Cristo, allora tutte le chiese dovrebbero essere abbattute! Che direbbero i musulmani, che tenacemente difendono i propri simboli e i propri riti, se si chiedesse loro di togliere il fondamento islamico da tutte le loro leggi? Il crocifisso non è un oggetto qualunque appeso alla parete come un attaccapanni, ma è un’immagine che vuole rendere visibile una delle principali verità della religione cristiana. Non è insignificante il segno della croce che il cristiano fa al mattino o quando sale in macchina. In quel gesto si esprime la fede che dà significato e sostegno al modo di vivere del cristiano. Tra la vita che si conduce e il riferimento al crocifisso c’è un legame molto forte. Se vi dà noia il crocifisso non guardatelo. Ma se vi posate lo sguardo cercate di capire che quello non è solo un simbolo religioso, è anche il simbolo di una cultura di libertà, di autentica libertà. Senza quel simbolo, senza Cristo, la storia europea sarebbe stata un’altra, e così le sue istituzioni, la sua cultura avrebbero preso direzioni diverse.


continua da pagina 1

no. Anelando al martirio, subito chiede ed ottiene di partire missionario in Marocco. Antonio non si fermò mai in Marocco: ammalatosi appena partito da Lisbona, la nave fu spinta da una tempesta direttamente a Messina, in Sicilia. Curato dai francescani della città, in due mesi guarisce. A Pentecoste è invitato al Capitolo generale di Assisi, arriva con altri francescani a Santa Maria degli Angeli dove ha modo di ascoltare Francesco, ma non di conoscerlo personalmente. Ad Antonio è assegnato il ruolo di predicatore ed insegnante dallo stesso Francesco, che gli scrive una lettera raccomandandogli, però, di non perdere lo spirito della santa orazione e della devozione. Comincia a predicare nella Romagna, prosegue nell’Italia settentrionale, usa la sua parola per combattere l’eresia (è chiamato anche il martello degli eretici), catara in Italia e albigese in Francia, dove arriverà nel 1225. Quando è in Francia, tra il 1225 e il 1227, assume un incarico di governo come custode di Limoges. Mentre si trova in visita ad Arles, si racconta che gli sia apparso Francesco che aveva appena ricevuto le stigmate. Nominato provinciale dell’Italia settentrionale, Antonio apre nuove case, visita i conventi per conoscere personalmente tutti i frati, controlla le Clarisse e il Terzo ordine, va a Firenze, finché fissa la residenza a Padova e in due mesi scrive i Sermoni domenicali. E’ mariologo, convinto assertore dell’assunzione della Vergine. Su richiesta di papa Gregorio IX nel 1228 tiene le prediche della settimana di Quaresima e da questo papa è definito “arca del Testamento”. Si racconta che le prediche furono tenute davanti ad una folla cosmopolita e che ognuno lo sentì parlare nella propria lingua. Per tre anni viaggia senza risparmio; è stanco, soffre d’asma ed è gonfio per l’idropisia; torna a Padova e memorabili sono le sue prediche per la quaresima del 1231. Per riposarsi si ritira a Camposampiero, vicino Padova, dove il conte Tiso, che aveva regalato un eremo ai frati, gli fa allestire una stanzetta tra i rami di un grande albero di noce. Da qui

la vita di un santo Sant’Antonio da Padova

Antonio predica, ma scende anche a confessare e la sera torna alla sua cella arborea. Una notte che si era recato a controllare come stesse Antonio, il conte Tiso è attirato da una grande luce che esce dal suo rifugio e assiste alla visita che Gesù Bambino fa al Santo. A mezzogiorno del 13 giugno, era un venerdì, Antonio si sente mancare e prega i confratelli di portarlo a Padova, dove vuole morire. Caricato su un carro trainato da buoi, alla periferia della città le sue condizioni si aggravano al punto che si decide di ricoverarlo nel vicino convento dell’Arcella dove muore in serata. Si racconta che mentre stava per spirare ebbe la visione del Signore e che al momento della sua morte, nella città di Padova frotte di bambini presero a correre e a gri-

dare che il Santo era morto. Nei giorni seguenti la sua morte, si scatenano “guerre intestine” tra il convento dove era morto che voleva conservarne le spoglie e quello di Santa Maria Mater Domini, il suo convento, dove avrebbe voluto morire. Durante la disputa si verificano persino disordini popolari, infine il padre provinciale decide che la salma sia portata a Mater Domini. Non appena il corpo giunge a destinazione iniziano i miracoli, alcuni documentati da testimoni. Anche in vita Antonio aveva operato miracoli quali esorcismi, profezie, guarigioni, compreso il riattaccare una gamba, o un piede, recisa, fece ritrovare il cuore di un avaro in uno scrigno, ad una donna riattaccò i capelli che il marito geloso le aveva strappato, rese innocui cibi avvelenati, predicò ai pesci, costrinse

una mula ad inginocchiarsi davanti all’ Ostia, fu visto in più luoghi contemporaneamente, da qualcuno anche con Gesù Bambino in braccio. Antonio fu canonizzato l’anno seguente la sua morte dal papa Gregorio IX. La grande Basilica a lui dedicata sorge vicino al convento di Santa Maria Mater Domini. Trentadue anni dopo la sua morte, durante la traslazione delle sue spoglie, San Bonaventura da Bagnoregio trovò la lingua di Antonio incorrotta, ed è conservata nella cappella del Tesoro presso la basilica della città patavina di cui è patrono. Nel 1946 Pio XII lo ha proclamato Dottore della Chiesa. Le manifestazioni di devozione per il Santo sono tante e antichissime anche nel nostro paese. Quando la chiesa di San Carlo, prima dell’800, non aveva ancora la seconda navata, né la statua di Sant’Antonio di Padova, i cittadini di Buonalbergo si recavano in processione al convento di Montecalvo Irpino (AV) la mattina del 13 giugno per giungere in tempo per partecipare alle pratiche religiose. Tale tradizione è proseguita fino agli anni ’50. Le partorienti si rivolgevano a Sant’Antonio per aiutarle durante il travaglio e gli promettevano di dare al nascituro il suo nome. Molto diffuso infatti era in paese il nome Antonio e anche abbinato al primo, come Michelantonio, Nicolantonio, Angelantonio, ecc… Un altro voto era la consacrazione del bimbo al Santo con la vestizione in Chiesa, il 13 giugno, del suo saio per un certo periodo, poiché la mortalità infantile era molto elevata. Per grazie ricevute si offrivano al Santo oggetti d’argento che ornavano il suon altare. Per le strade del paese circolava un maialino fino al periodo dell’ingrasso, in cerca di cibo, che ognuno gli dava “lo porco de Sant’Antonio”; questo veniva macellato e venduto per contribuire alle spese dei festeggiamenti in onore del Santo. Il giorno della sua festa per tradizione, ancora oggi, qualche devoto distribuisce in chiesa panini benedetti chiamati “il pane di Sant’Antonio”. La preghiera più diffusa è la tredicina di Sant’Antonio di Padova che era seguita dal canto in latino del Responsorio “Si quaeris miracula”. Una tredicina speciale fu composta dal nostro concittadino, il francescano padre Ludovico Ventura, teologo e oratore, per ottenere la vittoria delle armi italiane nella Prima Guerra Mondiale (1914 – 1918) e la pace europea.

5


l’angolo del catechismo Rinati dall’acqua Il Battesimo è il primo dei sacramenti, che insieme alla Confermazione e l’Eucarestia fa parte dei sacramenti della iniziazione cristiana. È il primo incontro con Cristo, che ci unisce a lui, divenendo nuove creature togliendoci il peccato originale. La Chiesa associa il Battesimo alla Veglia Pasquale: come Cristo vince la morte così l’uomo nel Battesimo muore al peccato ed è fatto partecipe della vita nuova in Cristo risorto. È per questo che la Quaresima, tempo di preparazione alla celebrazione della Santa Pasqua e tempo di conversione, è anche concepita come un itinerario battesimale. In modo particolare i Vangeli che abbiamo ascoltato durante la Quaresima di questo ciclo liturgico, ci hanno fatto riscoprire i segni battesimali. Olio dei catecumeni, segno di fortezza Nel Battesimo, il sacerdote ci unge con l’olio. E’ il simbolo della fortezza, per vincere le tentazioni di ogni giorno e la tentazione più grande, quella di dimenticare che Dio è nostro Padre. Veste bianca Il giorno del Battesimo ci viene donata una veste bianca, segno di purezza. Diventiamo nuove creature, rivestite da Cristo. Il peccato è come una macchia, che ci sporca la veste, ma grazie alla riconciliazione, l’amore del Padre ridona splendore alla nostra veste. L’acqua del Battesimo Nel Battesimo siamo immersi tre volte nell’acqua, segni di immersione nell’amore del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Quell’amore vero che ci avvolge e che non ci lascia mai. La candela Il giorno del Battesimo riceviamo una candela, simbolo della luce del mondo che è Gesù. Dovremmo tenere sempre accesa questa candela durante la nostra vita, e non permettere alle ombre del male di spegnerla. La fede Il giorno del nostro Battesimo i nostri genitori hanno chiesto la fede, eravamo troppo piccoli per farlo, si sono impegnati a coltivarla in loro per trasmetterla a noi. Durante la Veglia pasquale, allora, rinnoviamo le promesse battesimali, riaffermando che Cristo è il Signore della nostra vita, quella vita che Dio ci ha comunicato quando siamo “rinati dall’acqua e dallo Spirito Santo”, e riconfermiamo il nostro impegno a corrispondere all’azione della grazia per essere suoi discepoli. 6


parola al lettore L’emergenza rifiuti in Campania In questa terza edizione della rubrica “la parola al lettore” pubblichiamo l’articolo di Cosentino Marinaro che con molto entusiamo ha scritto queste righe per il nostro giornalino. Ci riporta alcune considerazioni e dettagli sulla gestione dei rifiuti in Campania.

Sono oramai nove anni che la Campania convive con il problema dei rifiuti. L’emergenza è iniziata quando le istituzioni hanno cominciato a mostrare interesse per questo settore. Inizialmente era una giungla. I cittadini erano totalmente all’oscuro delle problematiche. I piccoli e medi comuni avevano la propria discarica, che fumava continuamente e che immetteva nell’aria grandi quantità di diossina e le zone più popolose riempivano di rifiuti ogni buco esistente senza alcuna protezione, anche questi con l’immancabile fumarola, necessaria per bruciare il materiale e creare lo spazio per altri quantitativi. In parallelo a questa calamità ve ne era una altra ancora più florida per le mafie locali: i rifiuti tossici, scorie e rifiuti industriali delle fabbriche perlopiù del nord Italia. La nostra camorra, la più ignorante tra le mafie esistenti al sud, ha inzuppato i territori campani di questa “merda nociva”, portando malattia e morte nelle nostre comunità in cambio di pochi spiccioli. Oggi, abbiamo sotto gli occhi la gravità del problema, con grosse discariche che si riempiono l’una dopo l’altra, montagne di balle disseminate per tutta la regione ed enormi quantitativi di rifiuti trasportati in Germania e in altre discari-

che d’Italia. Poniamoci una domanda: “senza l’emergenza , questi rifiuti e quelli tossici in arrivo dal nord dove li avremmo dovuti cercare?” La Campania produce 7500 tonnellate di rifiuti al giorno, più o meno un campo di calcio per una altezza di 7 metri, quindi non esiste buco che non venga riempito. Le province di Benevento ed Avellino sono ad una percentuale di differenziata in media con le altre province del centro Italia, la provincia di Salerno è considerata tra le prime in Italia , mentre le province di Napoli e Caserta sono le cenerentole del bel paese. Abbiamo oggi in funzione il termovalorizzatore di Acerra, che brucia tutti i quantitativi di trito vagliato provenienti dagli stabilimenti delle tre province più virtuose per la differenziata, senza nessun problema, in quanto con questi rifiuti la temperatura dei forni si attesta stabilmente oltre le 1500 calorie, senza emettere diossina nell’aria. Ma ogni volta che si prova con il trito vagliato proveniente dagli stabilimenti di Napoli e Caserta i forni perdono calorie ed aumenta il quantitativo di diossina immesso nell’aria, quindi, ancora oggi la maggior parte dei rifiuti di queste due province va in discarica. Le discariche della Campania grazie a Napoli e Caserta ricevono il 60% del totale dei rifiuti prodotti dagli abitanti della regione contro una media nazionale del 15% cento e l’8% della Lombardia.

E’ facile comprendere che con questi numeri continueremo a scavare fossi che saranno puntualmente riempiti. Oggi si sta faticosamente andando verso la provincializzazione di questo settore. La provincia di Benevento per autogestirsi ha dovuto accollarsi circa 250 tonnellate di rifiuti giornalieri provenienti da Napoli e provincia, da smaltire tra lo Stir di Casalduni e la discarica di Sant’Arcangelo Trimonte. La nostra provincia produce 300 tonnellate di rifiuti differenziati al giorno, di cui 120 tonnellate di indifferenziata veicolati e lavorati presso lo stir di Casalduni per essere poi bruciati dal

termovalorizzatore di Acerra , 100 tonnellate di frazione umida, 20 tonnellate di vetro, 30 tonnellate di plastica e 30 di carta, quasi tutti inviati in impianti fuori provincia. La Sannio Ambiente e Territorio s.r.l., società creata per gestire il ciclo dei rifiuti nella nostra provincia, ha in progetto di costruire impianti ad hoc per lavorare tutti i materiali proveniente dalla raccolta differenziata, con la speranza che non ci capiti nei prossimi mesi una altra discarica tra capo e noce di collo, per sopperire all’inciviltà dei nostri corregionali partenopei. Dopo la discarica di San Bartolomeo, dopo la discarica di Fragneto, dopo la discarica di Montesarchio, dopo la discarica di Ariano, dopo la discarica di Savignano, dopo la discarica di Sant’Arcangelo, bisogna battersi per la costruzione della discarica di Piazza Plebiscito.

7


la storia di Buonalbego Il Regio Tratturo Il nome “tratturo” deriva da “tractoria”, cioè il privilegio, conosciuto nei codici degli imperatori Teodosio e Giustiniano, al libero passaggio dei pastori sui pubblici sentieri. I tratturi non sono una caratteristica solo italiana, ma si trovano in tutta Europa, in particolare Spagna, Francia, Portogallo, Grecia, Romania, Ungheria. Il nostro Regio Tratturo Pescasseroli – Candela di origini preistoriche attraversa 4 regioni (Abruzzo, Molise, Campania, Puglia), 6 province (Aquila, Isernia, Campobasso, Benevento, Avellino, Foggia), 39 comuni. Nel nostro territorio giunge a ovest da S. Giorgio La Molara, attraversa Buonalbergo trasversalmente e continua ad est verso Casalbore, passando sotto la Torre normanna; presso quest’ultimo luogo lo si ricorda, oggi, con un fascio di pietre. All’origine il tratturo era lungo all’incirca 200 km e aveva

una larghezza di 111 m. Oggi invece le sue dimensioni si sono ridotte, e nei tratti in cui è interamente conservato, può raggiungere la larghezza di 60 m. Ampi tratti del Tratturo non sono più visibili essendo stati coperti da strade, edifici, coltivazioni, boschi o semplicemente cancellati dagli agenti atmosferici. Nonostante ciò esso rappresenta il secondo, in ordine di lunghezza, dei Regi Tratturi. Nacque come via militare di servizio per le legioni romane da Brindisi a Roma, e divenne, poi, percorso della transumanza dai Monti dell’Abruzzo al Tavoliere delle Puglie e ritorno. In età preromana era la più agevole e importante via di comunicazione, da sud a nord, tra il Sannio meridionale e quello centrale. Lungo il tratturo i pastori spostavano i loro greggi dall’Abruzzo ai fertili di pascoli della Puglia. Insieme a questi vi

8

viaggiavano, più tardi con l’istituzione del Giubileo, anche i pellegrini diretti a Gerusalemme per la visita del Santo Sepolcro. I tratturi erano strade più sicure rispetto alle strade consolari come la Traiana, perché permettevano di evitare guerre locali e pestilenze e poi davano la possibilità di attraversare città e paesi, dove si incontravano santuari e luoghi di riposo. Lungo il Regio Tratturo furono istituiti tre posti doganali: la dogana presso la Taverna di Monte Chiodi; una dogana in Casalbore; un’altra ancora nel tenimento di Buonalbergo, presso il fiume Miscano, in contrada“Tavernola”. Inoltre il tracciato è delimitato da 1546 termini lapidei di confine con i privati (numerati progressivamente a partire da Pescasseroli, con i numeri dispari a sinistra e i pari a destra) e, a tratti, da muretti a secco e siepi. Questi cippi lapidei, che contraddistinguevano i tratturi dall’epoca aragonese in poi, si trovavano ai margini della pista o nella parte centrale, e non solo servivano ad identificare i tracciati del Tratturo, ma anche assicuravano ai pastori privilegi e protezione durante la transumanza. Il tracciato non è stato coltivato da millenni perciò ospita una flora particolare, dalle orchidee selvatiche ai funghi “cardarelli”, dalla “berretta di prete” – i cui frutti venivano usati dai pastori contro le pulci – alla rosa canina, dalle erbe aromatiche ai giunchi,

utilizzati per realizzare le fascere per formaggi e ricotta. Lungo il tratturo si incontrano edifici e manufatti che nei secoli hanno rappresentato punti nodali del commercio e della sosta; tra questi notevole importanza hanno rivestito le taverne e le masserie. Esse sono costruzioni in muratura mista, con più vani e locali attrezzati per la sosta delle greggi e degli addetti. Sono localizzate in punti particolari come zone di valico, attraversamenti di fiumi, incrocio tra tratturi e tra tratturi e tratturelli, spazi areali tra il paese e il Tratturo. Tra questi vi è la Taverna di Buonalbergo che risale all’anno 1000. Una costruzione dove veniva fornito il servizio di ristoro a coloro che passavano di lì. Nel 1806 la Taverna, per la prima volta, viene rappresentata in pianta nella sua reale posizione, e appare composta da due corpi di fabbriche. L’ultimo ampliamento della Taverna fu dovuto ai lavori di Buonalbergo che la trasformarono in una vera e propria residenza gentilizia in campagna. Intorno al 1950 è divenuta proprietà di un’antica famiglia buonalberghese; quella dei Perrelli ed è diventata una masseria.


continua da pagina 1

non tutti sanno che...

Radicati, fondati e saldi in Cristo

la Gmg 2011 di Madrid. Questo è stato seguito da una breve ma intensa catechesi, dopo la quale ci siamo divisi in gruppi per riflettere sul messaggio del papa. A ciascun gruppo è stato associato un simbolo legato alla frase “Radicati e fondati in Cristo, saldi nella fede (Col2,7)” che San Paolo usa nella lettera ai Colossesi e ognuno si è ritirato per riflettere sul messaggio del Santo Padre. Dopo aver pranzato e ballato c’è stato un canto di invocazione allo Spirito Santo e subito dopo ogni gruppo ha condiviso attraverso una breve rappresentazione la riflessione fatta insieme. Tutti hanno visto premiato il proprio impegno in quanto le scenette sono state molto apprezzate e sicuramente efficaci. I gruppi hanno infatti colto perfettamente l’essenza del messaggio lanciato dal Papa ed hanno saputo condividerla trasmettendo agli “spettatori” le giuste emozioni. I simboli su cui si è svolta la riflessione sono stati tre: l’albero, la casa e l’olio. Il primo elemento si confà alla parola “radicati”. Come si può infatti accedere alla fede senza radici? La nostra fa-

miglia, il nostro parroco, i nostri insegnanti sono le nostre radici e come tali rappresentano il punto di partenza della nostra fede che deve attingere dai loro insegnamenti ed espandersi sempre più. La “casa” è un secondo modo di rappresentare il nostro credo e più in particolare la nostra vita, questa se fondata su solide fondamenta e quindi su Cristo saprà resistere anche alle tempeste più dure, ma al contrario se costruita sulla sabbia si piegherà al più leggero alito di vento. L’olio, infine, rappresenta l’essere “saldi” nella fede. Esso oltre che essere elemento di purificazione va osservato anche sotto un altro punto di vista: in passato i guerrieri cospargevano il proprio corpo con l’olio per “scivolare” dalla presa dei nemici, allo stesso modo noi cristiani dobbiamo ungere la nostra anima per sfuggire dal peccato e restare saldi nella fede. Tutte queste riflessioni sono state poi tradotte in preghiere dei fedeli per la celebrazione eucaristica celebrata da Don Luigi a termine dell’incontro. Una giornata dunque ricca di spunti che ci ha fornito le basi per approfondire individualmente i temi trattati e per porci delle domande essenziali: su cosa si fonda la nostra vita? La nostra fede dove affonda le sue radici? Saprà resistere alle tempeste che si presenteranno? Tutti noi

dovremmo porci questi interrogativi e rispondere sinceramente, solo così potremo imparare a conoscerci ed essere veri testimoni della Parola di Dio. Concludiamo questo articolo con un’esortazione lasciataci dal Santo Padre nel suo messaggio: “Cari amici, costruite la vostra casa sulla roccia, come l’uomo che “ha scavato molto profondo”. Cercate anche voi, tutti i giorni, di seguire la Parola di Cristo. Sentitelo come il vero Amico con cui condividere il cammino della vostra vita. Con Lui accanto sarete capaci di affrontare con coraggio e speranza le difficoltà, i problemi, anche le delusioni e le sconfitte. Vi vengono presentate continuamente proposte più facili, ma voi stessi vi accorgete che si rivelano ingannevoli, non vi danno serenità e gioia. Solo la Parola di Dio ci indica la via autentica, solo la fede che ci è stata trasmessa è la luce che illumina il cammino. Accogliete con gratitudine questo dono spirituale che avete ricevuto dalle vostre famiglie e impegnatevi a rispondere con responsabilità alla chiamata di Dio, diventando adulti nella fede. Non credete a coloro che vi dicono che non avete bisogno degli altri per costruire la vostra vita! Appoggiatevi, invece, alla fede dei vostri cari, alla fede della Chiesa, e ringraziate il Signore di averla ricevuta e di averla fatta vostra!”. E’ possibile consultare il sito www.gmg2011.it

Festa di carnevale in piazza Anche quest’anno è arrivato l’appuntamento con il Carnevale!! La Pro Loco di Buonalbergo ha infatti organizzato la festa che noi ragazzi dell’Oratorio abbiamo animato con tanta allegria. La festa di Carnevale è stata festeggiata il 6 marzo, non al Teatro come gli altri anni, ma in piazza Garibaldi…all’aperto. Il pomeriggio si è svolto tra balli, giochi, stelle filanti… e tanti ma tanti coriandoli, che i bimbi hanno gettato addosso agli animatori!!! Il pomeriggio non era cominciato nei migliori dei modi: infatti è piovuto fino a cinque minuti prima di cominciare la festa!! Poi, però, tutto è andato per il meglio e i circa quaranta bambini si sono divertiti tantissimo, ma anche noi ani-

matori!! Quest’anno c’è stata una novità stupenda: infatti abbiamo realizzato il “Trucca bimbo”; ogni bambino ha scelto una maschera di suo gradimento e noi animatori l’abbiamo realizzata… cercando di farla molto simile alla realtà!!! E così in giro per la piazza si vedevano maschere di tutti i tipi: “l’uomo ragno”; bambine truccate da principesse o da farfalle tutte colorate; oppure bambini con i volti tutti rossi o blu.. e inoltre c’era chi ha avuto il coraggio di farsi dipingere sul volto una maschera da mostro, che, dicendo la verità, ha avuto molto successo!!! Quest’iniziativa è stata molto apprezzata dai bambini; già la sera tutte le foto erano in bella vista su facebook... pronte per essere commen-

tate!! All’inizio della festa, durante il “trucca bimbo”, alcuni animatori hanno fatto dei giochi di intrattenimento per conoscere i bambini per poi organizzare i giochi e i balli che hanno caretterizzato il pomeriggio!!! La festa si è conclusa con un grande cerchio che ha coinvolto bambini, animatori e genitori tra ringraziamenti e applausi per il pomeriggio bellissimo trascorso insieme. Ciao bambini ci vediamo l’anno prossimo con il nuovo appuntamento con il Carnevale!!!

9


I Servi del Cuore Immacolato di Maria Da un paio di anni la nostra comunità ha instaurato un legame particolare con l’ordine dei Servi del Cuore Immacolato di Maria attraverso incontri di catechesi, gite, campi scuola e giochi. Ci sentiamo molto legati a tale ordine non solo perché vi parte un nostro amico e compaesano, Luigi Polvere, ma anche perché collaborano con Don Luigi per la nostra formazione religiosa e per la nostra crescita. In questa edizione vi proponiamo una descrizione dettagliata del loro ordine sia per conoscerli meglio ma anche per suscitare un pò di interesse ad avvicinarsi di più alle loro attività.

La Famiglia Religiosa denominata “Istituto dei Servi del Cuore Immacolato di Maria” nasce il 13 Maggio 1991 ed è stata eretta come Istituto di diritto diocesano il 19 Giugno 1993 dall’allora Rev.mo Abate e Vescovo di Subiaco Mons. Stanislao Andreotti. Oggi l’Istituto trova la sua sede legale e principale presso la Diocesi di Roma, in via di Villa Troili 56. La sigla dell’Istituto in tutte le Nazioni è I.C.M.S. (Immacolati Cordis Mariae Servi). Il titolo “Servi del Cuore Immacolato di Maria” vuole indicare la particolare offerta della propria consacrazione a Dio attraverso il Cuore Immacolato di Maria. Come la Santa Vergine si è offerta totalmente al servizio della persona e dell’opera del Figlio suo e nell’Annunciazione proclama : “Eccomi sono la Serva del Signore” (Lc 1, 38) così i Servi del Cuore Immacolato di Maria consacrano la propria vita a Dio scegliendo Maria come propria padrona, maestra, guida al fine di operare per la salvezza dell’uomo in Cristo. Lo Spirito Santo li rende attenti ai segni dei tempi e fa loro riconoscere nel messaggio di Fatima un aiuto proveniente dal Cielo in grado di curare i mali che insidiano l’umanità. Pertanto essi si impegnano a realizzare la volontà di Dio annunciata dalla stessa Vergine ai tre pastorelli a Fatima il 13 Giugno 1917: “Dio vuole stabilire nel mondo la devozione al mio Cuore Im-

10

macolato di Maria”. Il carattere mariano dell’Istituto è espresso nello stemma che rappresenta il Cuore Immacolato di Maria e nel motto “Per mezzo del mio Cuore Immacolato portate Cristo al mondo” Contemplando Maria che compie la volontà di Dio, i Servi del Cuore Immacolato di Maria vogliono imitarLa accogliendo Cristo, vivendoLo nella propria santificazione e cooperando con il loro impegno apostolico a generarLo negli uomini Esprimono, pertanto, il proprio amore indiviso a Cristo accogliendo il dono di una più stretta sequela di Lui, tramite la pubblica e perpetua professione dei Voti di Castità, Povertà e Obbedienza. Inoltre professano uno speciale quarto voto di fedeltà e obbedienza alla persona del Santo Padre e al suo Magistero, consapevoli della perenne ed insostituibile validità del suo insegnamento e certi che soltanto “ubi Petrus ibi Ecclesia”. In questa salda dipendenza dal Romano Pontefice essi trovano la fonte, l’incremento e la difesa dell’universalità della loro consacrazione religiosa e della loro azione apostolica.

Infatti sostenuti da quella medesima carità che lo Spirito Santo ha infuso nel Cuore Immacolato di Maria, i Servi del Cuore Immacolato di Maria, come religiosi, donano la propria vita a Cristo nel servizio apostolico al Suo Corpo che è la Chiesa. Vedendo gli squilibri e le angosce dell’umanità, inquinata dall’ateismo sistematico, dal secolarismo e dal permissivismo, che tanto gravemente insidiano i valori fondamentali della norma morale cristiana, sentono l’urgenza della Parola salvatrice di Gesù: “Convertitevi e credete al Vangelo” (Mc 1,15) ed, accogliendo l’accorato appello alla conversione e alla penitenza che il Cuore Immacolato di Maria rivolge all’umanità da Fatima, essi promuovono nel popolo di Dio: a) Un rinnovato spirito di preghiera, privilegiando la recita del S. Rosario, per condurre ad una autentica conversione di vita. b) La vita sacramentale e in special modo la frequenza ai sacramenti dell’Eucaristia e della Riconciliazione, favorendo l’adorazione eucaristica. c) La vera devozione alla Madonna e la consacrazione al Cuore Immacolato, al fine di cooperare al suo trionfo. d) La fedeltà al Papa e al Magistero della Chiesa. e) La diffusione e la difesa delle veri-


tà di fede. A questo fine combattono, con ogni mezzo, gli errori del tempo. Per realizzare queste finalità si impegnano nei seguenti ambiti di apostolato: MISSIONI AL POPOLO A favore di una nuova evangelizzazione e di un rinnovamento periodico e vigoroso della vita cristiana, i Servi del Cuore Immacolato di Maria si impegnano a dare missioni al popolo; privilegiano in esse l’aspetto mariano, presentando agli uomini la funzione materna di Maria Serva del Signore, Mediatrice tra Dio e l’umanità, affidando a Lei il loro mandato missionario. ESERCIZI SPIRITUALI Offrono la loro esperienza spirituale al clero diocesano, ai consacrati e ai laici, attraverso esercizi, ritiri spirituali e incontri di preghiera. CULTO EUCARISTICO Promuovono l’adorazione Eucaristica affinché nel cuore dei cristiani ritorni l’amore e il dovuto rispetto a questo Sacramento. IL SANTO ROSARIO Nello spirito del Messaggio di Fatima, i Servi del Cuore Immacolato di Maria promuovono nel popolo di Dio la recita del Santo Rosario, spiegando il valore di questa preghiera voluta dal Cielo, raccomandata dai Pontefici e oggi tanto abbandonata, educando, attraverso di essa, il popolo di Dio alla meditazione, secondo il desiderio espresso dalla Madonna a Fatima. GLI STRUMENTI DELLA COMUNICAZIONE SOCIALE I Servi del Cuore Immacolato di Maria utilizzano tali strumenti per aiutare il popolo di Dio a vivere la propria fede cristiana, per vincere l’ignoranza religiosa e combattere gli errori del tem-

po. Per diffondere l’annuncio del Vangelo e divulgare il Messaggio di Fatima, i Servi del Cuore Immacolato di Maria si impegnano alla diffusione della buona stampa. Le loro attività apostoliche sono sempre accompagnate dalla distribuzione di opuscoli, libri e periodici adatti alle diverse categorie di fedeli. LA PROMOZIONE CRISTIANA DELLA GIOVENTU’ L’Istituto dei Servi del Cuore Immacolato di Maria favorisce la promozione cristiana della gioventù attraverso: - missioni vocazionali per far riscoprire a ciascuno la propria particolare chiamata da parte di Dio (alla vita consacrata, sacerdotale diocesana, matrimoniale, ecc.); - esercizi, ritiri, incontri e conferenze adatte alle esigenze della loro età; - la cura pastorale negli oratori giovanili; - gli strumenti della comunicazione sociale per favorire la loro formazione cristiana. Offre ai giovani un ambiente familiare, con la possibilità di incontri culturali, di preghiera, caritativi e ricreativi, per educarli a maturare nella loro fede e al retto uso del tempo libero. EVANGELIZZARE ATTRAVERSO LA CARITA’ Al seguito di Cristo povero, i Servi del Cuore Immacolato di Maria si sentono solidali con i più poveri e li servono con l’amore e l’attenzione di Cristo. Fanno proprie le loro ansie e preoccupazioni, offrendo quanto necessario per la loro promozione umana e spirituale, condividendo con loro anche il necessario, quando la situazione lo richiedesse. Nell’esercizio della carità tengono

sempre presente che la loro azione è apostolica ed è rivolta alla salvezza delle anime. COOPERAZIONE ALLA MISSIONE APOSTOLICA DEL SANTO PADRE Confortati dalla materna preoccupazione verso la persona e l’opera del Santo Padre, espressa dalla Vergine Maria a Fatima, i Servi del Cuore Immacolato di Maria sentono di dare una speciale disponibilità a servizi apostolici richiesti dal Santo Padre, in risposta ad esigenze particolari della sua persona e della Chiesa. Vedendo insieme con il Santo Padre albeggiare una nuova epoca missionaria, collaborano alla sua azione missionaria per non sottrarsi al dovere supremo di annunziare Cristo a tutti i popoli. AIUTO AL CLERO E SERVIZIO ALLA CHIESA LOCALE I Servi del Cuore Immacolato di Maria aiutano i sacerdoti e i religiosi nella loro formazione permanente e nel loro ministero attraverso confessioni, predicazioni di tridui, novene, esercizi e ritiri spirituali. Si rendono anche disponibili per la formazione degli aspiranti alla vita

sacerdotale e consacrata. Inoltre essi esercitano il servizio alla Chiesa locale in armonia con i piani pastorali diocesani. Ogni Servo del Cuore Immacolato di Maria è legato al Movimento della Famiglia del Cuore Immacolato di Maria dall’unico carisma, che condivide, secondo gli Statuti, con le altre componenti della Famiglia stessa. Si impegna, pertanto, a viverne lo spirito e a sostenerne le opere, collaborando attivamente al suo interno, anche nella formazione spirituale dei suoi membri. Tale appartenenza è parte costitutiva della sua consacrazione e identità di Servo del Cuore Immacolato di Maria.

11


ridere fa bene

www.oratoriobuonalbergo.it

Una barca in fiume africano. Ci sono 4 ciechi e al timone un balbuziente. Ad un tratto il balbuziente avvista un ippopotamo e grida IP IP IP... e i ciechi URRAAH!!

Cosa dice un giardiniere napoletano alla moglie quando torna a casa? - Damme nu vaso...

Papà cosa sono le icone? Sono immagini sacre - e perché windows ne ha tante? Perché per farlo funzionare ci vogliono i miracoli

Una vecchietta chiede ad un passante: - scusi per andare al cimitero dove devo prendere l’autobus?e lui: - in faccia-

Bisogna mantenersi in forma. Mia nonna ha cominciato a camminare a 60 anni per 5 miglia al giorno ... adesso ha 97 anni e nessuno sa dove diavolo sia

Mangio pesce perché sono contro la caccia, mangio l’albicocca perché sono contro la pesca Negli ultimi 15 giorni sono stato a dieta. Quanto ho perso? 15 giorni

Dal dottore. - Lei ha dolori allo sterno? - No all’interno.

Per commenti e suggerimenti scriveteci a corriere@oratoriobuonalbergo.it


Edizione Pasqua 2011  

Corriere dell'Oratorio. Edizione Pasqua 2011

Advertisement
Read more
Read more
Similar to
Popular now
Just for you