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PROGRAMMA POLITICO DEL PARTITO COMUNISTA PER ROMA CAPITALE Per Alessandro Mustillo Sindaco

1) Patto di stabilità, debito, DUP. Il Partito Comunista non rispetterà i vincoli sul bilancio previsti dal patto di stabilità, che limitano le possibilità di spesa anche in caso di presenza di bilanci in attivo. Una politica imposta dalla UE che sta strozzando i comuni e che rende impossibile finanziare adeguatamente la copertura dei servizi pubblici e garantire l’effettività dei diritti sociali ai cittadini. Un indirizzo generale che ha un doppio scopo: drenare risorse pubbliche verso le banche tramite il pagamento degli interessi sul debito pubblico; incrementare le misure di privatizzazione delle società a partecipazione comunale e quindi privatizzare i servizi, a tutto discapito della garanzia effettiva dei diritti sociali. Roma ha circa 14 miliardi di debito pubblico. Tronca ha previsto un piano di rientro di 500 milioni all’anno. Una misura insostenibile, se non accumulando altro debito, distruggendo i servizi sociali a Roma, svendendo il patrimonio comunale. Eletti in consiglio comunale chiederemo l’accesso a tutti i documenti inerenti il debito del comune di Roma (oggi Roma Capitale) su cui ancora oggi c’è poca trasparenza. Bisogna indagare su chi sia il 43% di soggetti creditori del debito del Comune di Roma/Roma Capitale, inerente le pregresse amministrazioni, che risulta ignoto secondo la relazione del commissario straordinario. Rinegoziare con gli enti pubblici detentori di quote di debito (Cassa Depositi e Prestiti) le clausole contrattuali e i tassi di interesse. Impegnare governo e regione ad una conferenza Stato – Regione Lazio – Roma Capitale per la discussione sui crediti vantati dal Comune di Roma/Roma Capitale nei confronti delle istituzioni regionali e nazionali e di enti e società collegate per stornare tali quote dall’ammontare del debito complessivo, evitando che la permanenza di debiti incrociati sia solo fattore di crescita degli interessi. Utilizzare le clausole di responsabilità, indagare sull’incidenza di derivati e altri strumenti finanziari nell’innalzamento del debito, non pagare un debito pubblico che è stato realizzato sulle spalle dei romani, per finanziare speculazione e ruberie. Se il Partito Comunista amministrasse Roma bloccherebbe le misure previste nel Documento Unico di Programmazione, a partire dal piano di dismissioni delle partecipazioni pubbliche nelle aziende municipalizzate, alla svendita del patrimonio pubblico, alla diminuzione dei servizi sui territori. Nella pagine seguenti del programma sono illustrati obiettivi e modalità in cui il PC valorizzerebbe il patrimonio comunale, le proposte per un nuovo modello di gestione delle società municipalizzate, 2) Colpire rendita fondiaria e speculazione La rendita fondiaria a Roma rappresenta il principale strumento di profitto parassitario delle grandi società che da sempre pesa sulle spalle dei lavoratori romani. Attaccare la rendita fondiaria è dunque l’unica premessa per restituire risorse alla collettività e per costruire un modello di città alternativo a quello voluto da costruttori e speculatori. Paghi chi fino ad ora ha speculato è uno slogan che sintetizza perfettamente la linea guida del criterio di amministrazione che il Partito Comunista intende adottare per Roma.


Con il PC al Campidoglio il sistema di assegnazione degli appalti per le opere pubbliche sarebbe completamente revisionato. Senza aspettare l’intervento della magistratura è necessario preventivamente escludere quelle società che si siano rese inadempienti per opere precedenti; applicare le penali per i ritardi sulle consegne dei lavori (oggi costantemente abbonati dalle istituzioni comunali); impedire la proliferazione di varianti che rappresentano uno strumento utilizzato costantemente dalle società edili per innalzare i costi delle opere e quindi i propri guadagni; impegnare le società che hanno partecipazioni nei consorzi e nelle società vincitrici degli appalti a fidejussioni, contratti di garanzia da parte di tersi, per evitare il ricorso all’istituto del fallimento come pratica per aggirare impegni economici e responsabilità derivanti da inadempimento o cattivo adempimento. Il Partito Comunista bloccherebbe nuove licenze di costruzione. Roma non ha bisogno di nuovi quartieri e nuove case, ma di riqualificazione urbanistica; chiederebbe immediatamente il rispetto delle clausole dei contratti che prevedevano la realizzazione da parte delle società edili di servizi aggiuntivi (viabilità, parchi, strutture), pretendendo risarcimenti economici e obblighi di adempimento, anche attraverso la realizzazione di lavori pubblici in compensazione. 3) Un nuovo modello economico per le municipalizzate e partecipate, gestione del patrimonio comunale. A Roma è in atto un massiccio processo di privatizzazione delle aziende municipalizzate e delle partecipazioni del comune nelle società di servizi. Si fa leva da una parte sull’argomento del debito pubblico, dall’altra sull’inefficienza dei servizi pubblici e su presunti privilegi dei lavoratori. Si tratta di argomenti da rigettare, che sono funzionali alla svendita del patrimonio pubblico. Il PC intende respingere il massiccio ricorso alle privatizzazioni delle società municipalizzate, valorizzando un nuovo modello di gestione pubblica che superi inefficienze, garantendo ai cittadini servizi di qualità. Un nuovo modello economico per le municipalizzate prevede la valorizzazione delle risorse interne, dei lavoratori. Basta con supermanager esterni per stipendi milionari, basta con la politica delle assunzioni a chiamata diretta tra quadri e dirigenti delle municipalizzate. Comitati di controllo formati da lavoratori e cittadini che esprimano un giudizio qualitativo sulle condizioni di lavoro e sulle condizioni dei servizi effettivamente garantiti. Assunzioni per i lavoratori che svolgono compiti sul territorio. Superamento del sistema delle esternalizzazioni di servizi a cooperative e società terze che scaricano sui lavoratori presunte riduzioni di costi, ingrassando il sistema del malaffare da cui nasce mafia capitale. Quanto al patrimonio edilizio pubblico crediamo che debba essere messo a disposizione della città e non svenduto come intendono fare i principali partiti. Chiediamo la cancellazione della delibera 140 e una progetto di assegnazione degli spazi sociali che valorizzi le attività sociali, culturali, ricreative e sportive nei territori. 4) Lavoro, precarietà, diritti. Il Partito Comunista pone al centro del suo programma amministrativo la tutela del lavoro e dei diritti della classe lavoratrice, tanto nel settore pubblico, per quanto concerne la diretta dipendenza dal comune, tanto nel settore privato (municipalizzate, società appaltatrici) per la regolamentazione


del sistema di appalti, per l’utilizzo delle prerogative amministrative nel contrasto del lavoro nero, del ricorso alla precarietà, delle discriminazioni salariali e di ogni altra forma. Il PC si impegna a colmare le carenze di organico di dipendenti comunali (attualmente sotto organico di circa un quarto); a procedere all’adeguamento dei contratti dei dipendenti con il superamento del sistema delle quote accessorie del salario e inserimento nella quota fissa al fine di assicurare con certezza a tutti i lavoratori un salario dignitoso; a stabilizzare i lavoratori precari e impedire il ricorso a nuove forme di contratti precari nella pubblica amministrazione; avviare una politica di internalizzazione dei lavoratori che svolgono servizi di competenza comunale oggi assunti attraverso cooperative, associazioni, società terze mediante il ricorso ad esternalizzazioni ed appalti. Bloccare il massiccio ricorso alle esternalizzazioni di servizi, anche nelle società municipalizzate, significa tutelare i lavoratori, impedire forme di discriminazioni, ricorso alla precarietà, diminuzione di salari e diritti. Oggi ciò avviene in molti campi: dai call center comunali, ai lavoratori di servizi di dipendenza comunale, alle municipalizzate. Tra le misure che del DUP che verranno riviste vi sono anche quelle inerenti licenziamenti e diminuzioni negli organici, in particolare nel settore educativo, la revisione dei contratti di assegnazione dei canili comunali. Il PC intende invertire il processo di progressiva sostituzione di lavoratori con volontari, che in questi anni si sta attuando in diversi settori cittadini. La partecipazione volontaria dei cittadini deve essere un ausilio, ma non determinare sostituzione dei lavoratori di professione, sia per la garanzia della qualità dei servizi cittadini, sia per evitare l’ennesimo strumento funzionale al licenziamento di lavoratori e alla riduzione degli organici. Per quanto concerne il residuo sistema di appalti a soggetti terzi, al netto della politica di internalizzazione, il Partito Comunista chiederà il rispetto delle clausole sociali per la tutela del lavoro, aggiungendo come criterio nell’assegnazione degli appalti la valutazione delle condizioni salariali e di diritti dei lavoratori assunti. Ci impegniamo a controllare attraverso l’invio di ispettori per il contrasto del lavoro nero, delle forme di caporalato, dello sfruttamento di manodopera immigrata a basso costo al fine di incrementare i profitti privati a danno dei lavoratori italiani e immigrati. Il PC intende inoltre utilizzare le istituzioni comunali come presidio di difesa del lavoro nella città. Immaginiamo un sindaco e una giunta che si ponga dalla parte dei lavoratori, che faccia sentire la propria voce a livello nazionale, verso le grandi società, al fine di impedire il ricorso a licenziamenti, delocalizzazioni produttive e tutto ciò che oggi sta lasciando a questa città crescenti livelli di disoccupazione. Come comunisti infine poniamo come obiettivo l’incremento dei posti di lavoro nel settore privato, in particolare nel turismo, nelle attività produttive legate alla piccola e media impresa, all’artigianato, all’agroalimentare attraverso politiche di difesa di questi settori dall’attacco delle grandi multinazionali, mediante strumenti di agevolazione fiscale, politiche di promozione a livello nazionale e internazionale, concordando con le associazioni di settore misure specifiche in questa direzione. 5) Piano casa. Da più di 30 anni nessun governo della città ha provveduto ad affrontare il tema degli alloggi popolari se non in termini emergenziali, riducendo spesse volte il dibattito ad una mera questione di ordine pubblico. L’ampio spazio lasciato alla gestione criminale degli appalti per i centri per l’assistenza alloggiativa temporanea (CAAT ora SAAT) e il fallimento dei piani di zona, rappresentano gli ennesimi esempi di speculazione e uso improprio di fondi pubblici per l’edilizia agevolata ad esclusivo vantaggio dei soliti noti padroni della città. A fronte di un fallimento


evidente nella gestione di un tema così delicato come quello della casa, i numeri di tale disastro sono ancora più drammatici. Nel 2014 infatti è stato di 8’264 il numero degli sfratti eseguiti nella sola Provincia di Roma, un numero in forte aumento rispetto all’anno precedente (nel 2013 sono stati 6’299), mentre ad oggi più di 30'000 sono le persone iscritte nelle graduatorie del comune per la richiesta di un alloggio popolare e 2’500 quelle che vivono nei cosiddetti residence (SAAT) che costano ogni anno più di 25 milioni di euro al Comune di Roma. Le recenti giunte Marino e l’attuale amministrazione “coatta” del commissario Tronca in accordo con quella regionale di Zingaretti, hanno affrontato tale situazione di indigenza e difficoltà di migliaia di lavoratori, disoccupati, immigrati, anziani e giovani, attraverso l’adozione di misure puntuali ed emergenziali, del tutto insufficienti non solo a risolvere parzialmente il problema, come ad esempio l’ultimo piano sull’emergenza abitativa varato lo scorso 16 marzo dalla Regione Lazio, ma neppur semplicemente a definire una strategia chiara per affrontare il problema nei prossimi anni. Il PC fa proprie le rivendicazioni più avanzate dei movimenti di lotta per la casa e dell’Unione degli Inquilini. La nostra città necessita di almeno 10’000 nuovi alloggi da destinare alle categorie di popolazione più deboli, mentre circa 200 mila immobili tra pubblici e privati sono ancora vuoti o disabitati. Dopo anni di inerzia e strumentalizzazione della questione abitativa a Roma, è necessario riportare il tema alla sua vera natura ovvero l’adozione di un piano locale per gli alloggi popolari con obiettivi a lungo termine restituendo alla città ciò che le grandi compagnie edilizie hanno ottenuto speculando in questi anni. Per fare ciò i comunisti propongono alcune misure che possono essere adottate già nell’immediato, per poi utilizzare quelle risorse, oggi inutilizzate o peggio sprecate, che possono essere facilmente riconvertite negli interessi dei cittadini. Pertanto le nostre proposte sono: -Blocco immediato degli sfratti per i prossimi due anni; -Pagamento dell’IMU e aumento delle addizionali comunali sugli immobili invenduti per le grandi compagnie edilizie, al fine di rendere economicamente non conveniente il mantenimento di immobili sfitti, diminuire sensibilmente il prezzo degli appartamenti invenduti, facilitare l’accesso alla casa da parte dei lavoratori e delle loro famiglie e contrastare la speculazione edilizia; -Censimento e mappatura degli immobili vuoti di proprietà del Comune di Roma, dello Stato e dei privati. Impegno alla negoziazione con lo Stato e la Regione dei beni del patrimonio disponibile oggi in dismissione, per riconversione a edilizia popolare e per evitare ennesimo favore alla speculazione edilizia. - ricorso alle procedure di esproprio per pubblica utilità di cui all’art 43 Cost di immobili invenduti nelle mani di grandi società immobiliari e finanziarie con acquisizione e rifunzionalizzazione degli edifici vuoti da destinare ad alloggi popolari, privilegiando gli immobili che si trovano in centro città e nelle aree più densamente abitate e successiva assegnazione ai cittadini in graduatoria; -Ripristino e aumento dei fondi per i progetti di autorecupero (legge regionale 55/1998) per favorire nuove forme di abitare la città contemporanea e cooperazione tra le persone. -Chiusura dei SAAT (servizio assistenza alloggiativa temporanea) e riutilizzo di quei fondi per la realizzazione di nuovi progetti di edilizia residenziale pubblica, salvaguardando il diritto all’abitazione delle persone oggi alloggiate nel SAAT nel passaggio di sistema. -Manutenzione e rifunzionalizzazione degli alloggi di proprietà comunale e dell’ATER, esenzione del pagamento IMU da parte degli immobili ATER e conversione delle quote in ristrutturazione degli immobili; -No alla truffa dei piani di zona: pagamento anticipato per gli oneri concessori e di urbanizzazione, ripristino immediato dei prezzi di locazione e di vendita secondo il regolamento stabilito dal Comune di Roma per gli alloggi di edilizia agevolata; - Valutazione dei piani regolatori e dell’adempimento da parte delle società costruttrici di tutte le previsioni originarie delle concessioni ottenute, con obbligo di adempimento dei servizi ancora oggi


non realizzati, avviamento di procedure di negoziazione per pagamento in equivalente o realizzazione di lavori pubblici in compensazione; - controllo sull’utilizzo effettivo degli alloggi popolari. Una volta assegnati gli alloggi non possono e devono essere affittati o venduti a terzi, pena la perdita dell’alloggio e denuncia penale. 6) Sviluppo urbanistico della città Per anni la speculazione edilizia è stata la padrona incontrastata di questa città. Quartieri costruiti nell’agro romano nati intorno a centri commerciali come unico polo sociale, privi di servizi, trasporti adeguati, spesso con pagamento di pedaggio autostradale per raggiungere la propria abitazione. Veri e propri quartieri dormitorio, con l’unica variante del consumo nel centro sociale. Accanto a questo un sistema di quartieri sorti con il ricorso all’abusivismo, che priva la città di un tessuto omogeneo, che rende difficili trasporti e servizi. E’ necessario un nuovo modello urbanistico è necessario per una città cresciuta tra speculazione e abusivismo, che concentra enormi differenze all’interno di un territorio vastissimo e con diversi livelli di urbanizzazione. In una città con 200.000 immobili sfitti e una popolazione che non cresce ad elevati tassi, non c’è bisogno di ulteriore consumo di suolo e di costruzione di nuovi quartieri. La sfida del nostro tempo si chiama: riqualificazione. Bisogna puntare sulla riqualificazione dei quartieri esistenti. Per far questo il PC intende: - agevolare mediante la politica fiscale comunale le opere di riqualificazione di edifici, con particolare attenzione per il decoro urbano, per le ristrutturazioni che consentano risparmio energetico. - Finanziare progetti di riqualificazione individuati attraverso processi di partecipazione popolare, con l’ausilio dei comitati di quartiere dei cittadini, di residenti, valorizzando le specifiche competenze dei cittadini residenti (architetti, ingegneri, ecc…); - Studiare con le associazioni di categoria degli esercenti commerciali misure per valorizzare il contributo e la partecipazione nelle opere di riqualificazione di strade; - Bloccare le nuove concessioni immobiliari, il consumo di suolo agricolo; - Investire su un piano generale per l’edilizia scolastica con la messa in sicurezza degli edifici scolastici di competenza comunale. Richiedere in un’apposita conferenza Stato – Regione – Roma Capitale di delineare indirizzi per una politica di riqualificazione degli edifici scolastici di competenza comunale e non, con appositi finanziamenti da parte di Stato e regione, con l’obiettivo di creare poli scolastici multifunzionali, in sostituzione di edifici non più in regola con le moderne disposizioni, collegati con mezzi di trasporto specifici, posti in connessione diretta con impianti sportivi, parchi pubblici, e servizi associati; - Tutelare il verde pubblico, renderlo accessibile ai romani, valorizzare attraverso la creazione di servizi per bambini e anziani le potenzialità del sistema dei parchi e delle aree verdi cittadine, porre vincoli paesaggistici su alcune delle aree verdi ancora non edificate e sottrarle alla speculazione. Il PC condanna il sistema dei punti verde qualità che hanno complessivamente rappresentato l’ennesimo favore alla speculazione edilizia, lasciando opere incompiute e gravosi oneri a carico delle casse pubbliche. La creazione di parchi e aree sportive attrezzate non può essere demandata ai privati. - Progetti di recupero delle aree post industriali con assegnazione degli spazi per finalità sociali, di tutela dell’artigianato e della piccola produzione cittadina, conversione in aree attrezzate per finalità culturali sui territori. 7) Periferie, servizi e diritti sociali.


In questi anni si è acuito il gap tra il centro della città e le periferie romane, a causa di politiche sociali sbagliate e di un vero e proprio abbandono delle periferie da parte delle istituzioni. Porre le periferia al centro dell’azione di rinnovamento e riqualificazione della città è un obbligo per noi comunisti. Il PC intende realizzare un piano straordinario da 1 miliardo di euro per le periferie nel periodo 2016-2021 privilegiando le seguenti linee guida: - riqualificazione urbanistica di settori di quartieri con particolare condizione di degrado, mediante investimento pubblico; - miglioramento del trasporto pubblico urbano, con investimento sulle linee di periferia, incremento della presenza di vie ferroviarie e tranviarie di superficie a collegamento diretto (metro leggera), razionalizzando il sistema di collegamento dei bus urbani, delle piste ciclabili; - incremento e tutela del verde pubblico, realizzazione di parchi attrezzati per bambini e anziani, anche mediante esproprio di terreni privati se necessario; Insieme a questo è necessario difendere e incrementare i servizi sociali cittadini sui territori, e in particolare nelle periferie. Ridurre il gap sociale significa non limitarsi alla concezione di degrado in termini di pulizia e estetica della città, ma comprendere le ragioni sociali che sono alla base delle differenze che oggi si creano e intervenire per finanziare adeguatamente le politiche sociali. In particolare: - utilizzo del patrimonio pubblico per finalità sociali e culturali. Difesa dei presidi sociali e culturali nei quartieri, vincoli sulle sale cinematografiche e sui teatri per impedire chiusura, politica di agevolazioni alle iniziative culturali tramite finanziamenti. Blocco delle concessioni a sale gioco, lotta contro la droga nei quartieri: - Incremento delle attività sportive e delle strutture pubbliche adibite ad impianti sportivi, con la collaborazione delle federazioni sportive nazionali e delle associazioni sportive territoriali valorizzando lo sport popolare sul territorio; - Incremento dei posti negli asili nido, salvaguardia dell’occupazione delle educatrici e degli educatori oggi a rischio licenziamento, con l’obiettivo di arrivare alla copertura delle richieste a cui oggi non viene data risposta. - Difesa dei presidi sanitari pubblici. Il PC si pone sul terreno della lotta politica contro la chiusura di ospedali e la “razionalizzazione “ del sistema sanitario che consegna ai privati la sanità nazionale. Sperimentare al contrario un modello di sanità diffusa in termini di prevenzione e piccoli interventi, presente sul territorio, accanto alla creazione di ospedali e poli di eccellenza specialistica a livello cittadino, è il modello da seguire per una migliore condizione della vita e per assicurare ad anziani e famiglie un miglior sistema sanitario; - Valorizzazione dei centri interculturali per l’integrazione e l’assistenza alle famiglie bisognose, italiane e immigrate, riconoscendo il grande ruolo sociale svolto in questi anni dai centri interculturali; 8) Trasporti. Roma ha bisogno di un moderno e efficiente sistema di trasporto pubblico di cui oggi la città non dispone, a causa di strategie sbagliate, di politiche che per anni hanno avvantaggiato il trasporto privato, di ruberie e sprechi che sulle società di trasporto hanno avuto un peso non trascurabile. Inutile pensare che le problematiche del trasporto cittadino potranno essere risolte in pochi mesi: serve una pianificazione di una strategia complessiva che richiederà anni. Roma deve avere un sistema di trasporto su ferro, un sistema integrato di metropolitane, linee ferroviarie cittadine (metro leggere e di superficie), corridoi tranviari. Questo sistema deve costituire la spina dorsale del sistema del trasporto urbano e comporta in particolar modo la necessità di:


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portare a termine i lavori della metro C, iniziare i cantieri per la metro D, i prolungamenti della B e della A, con particolare controllo sugli appalti e sulle tempistiche dei lavori; - razionalizzare e migliorare il sistema di trasporto ferroviario a partire dalla Roma Lido, investendo su forme di collegamento veloce tra i quartieri di periferia e il centro della città, come fatto recentemente con Tiburtina – Ponte di Nona; - portare a termine la realizzazione dei corridoi tranviari trasversali ai quartieri della città inserendo le fermate della metro all’interno dei percorsi. Accanto a tale spina dorsale dovranno essere individuate modalità di raccordo per creare copertura capillare di trasporto pubblico e trasporto privato non inquinante nei quartieri. E’ in questo senso che immaginiamo l’utilizzo di bus elettrici e di aree ciclabili, evitando l’utopia della città in bicicletta non realizzabile a Roma per la condizione orografica e urbanistica della città, ma funzionale a integrarsi come elemento di trasporto locale nel sistema generale della mobilità cittadina. La realizzazione progressiva di un sistema di trasporto pubblico su ferro consentirà a medio periodo di diminuire l’utilizzo di autobus su strada, sostituendo alcune linee con i nuovi tratti di metro, ferrovie e tram, con riconversione dei lavoratori nelle nuove mansioni. In questo periodo non è possibile far ricadere sui cittadini il costo dell’inefficienza delle politiche pubbliche, a meno di realizzare profonde ingiustizie sociali. Per questa ragione il PC intende: - rivedere i tagli e la razionalizzazione delle linee di periferia degli autobus operata dalla giunta predente e dal commissario straordinario e investire per la copertura di tutta la città con trasporto pubblico; - non incrementare le aree ztl in assenza di piani di trasporto alternativo che siano effettivamente praticabili. Impegnarsi per garantire un piano di trasporto che preveda alternative concrete per incrementare le aree pedonali nel centro storico ed in particolare nell’area archeologica, tali da non arrecare ulteriori problemi al trasporto cittadino. - Cancellazione del pedaggio autostradale per le aree di recente urbanizzazione al di fuori del GRA, che costituiscono l’ennesimo peso sui cittadini delle periferie; Altro elemento di importanza è la politica di costo e controllo del servizio pubblico. Il PC ritiene che le legittime richieste di controllo sulla vidimazione dei biglietti debbano essere accompagnate con una più accorta politica sociale in materia di gratuità e agevolazioni per l’utilizzo del trasporto pubblico. Le nostre proposte possono essere così sintetizzate: - riportare ad 1€ il costo base del biglietto per una corsa, diminuire l’importo del giornaliero; - ripristinare le agevolazioni cancellate o modificate sulle fasce sociali più deboli con aumento delle esenzioni per il pagamento, in particolare per i giovani al di sotto dei 18 anni, per i disoccupati In tema di trasporti è necessario poi ricordare che il PC intende operare per la creazione di un’unica società di trasporto della città metropolitana di Roma, garantendo in questo modo il pieno controllo e la razionalizzazione delle linee che interessano i pendolari che quotidianamente si recano a Roma per lavoro o studio. Una società pubblica che gestisca il trasporto nell’interesse dei cittadini e non per finalità di profitto, con il superamento del sistema di RomaTPL che ha creato disagi a cittadini e lavoratori, peggiorando le condizioni del trasporto pubblico. Per i taxi il PC appoggia le rivendicazioni contro Uber e più in generale ritiene che su questo settore non debba essere dato spazio a società internazionali, né a licenze collettive che finiscono per impoverire sia il servizio garantito ai cittadini che le condizioni dei lavoratori. 9) Rifiuti, pulizia della città, pavimentazione stradale.


In questi anni la raccolta differenziata a Roma ha fatto importanti passi in avanti rispetto al passato. Si tratta di una base di partenza migliore di quella precedente che tuttavia richiede un ulteriore lavoro nella direzione dell’aumento del riciclo a scapito della gestione tradizionale dei rifiuti. Il PC si oppone all’apertura di nuovi inceneritori nel territorio cittadino; intende aumentare il numero dei lavoratori dell’AMA (attraverso campagna di assunzione specifica, al fine di non drenare risorse umane da altri settori) per la raccolta porta a porta estendendola in più aree della città; aumentare nelle restanti zone la raccolta differenziata con l’obiettivo di incrementare complessivamente l’ammontare del riciclo. Ci opponiamo alla privatizzazione del settore e all’utilizzo di società terze per la gestione del ciclo dei rifiuti in città. L’AMA deve concludere il ciclo dei rifiuti, non appaltando o cedendo a soggetti privati parti della gestione, specialmente la parte finale che può comportare alle case pubbliche introiti. E’ necessario ripensare complessivamente alla luce delle nuove tecnologie la gestione del ciclo rifiuti con l’obiettivo di azzerare le forme di trattamento inquinante portando all’utilizzo dei rifiuti come risorsa per riciclo e fonti energetiche pulite. In questi anni i tagli per pulizia e riparazione delle strade sono stati determinanti per lo stato in cui versa la città. Su questa condizione pesa più che in altri casi la caratteristica di un enorme territorio comunale a differente grado di urbanizzazione che rende onerosa la pulizia e rifacimento del manto stradale. Per questo è necessario: - investire maggiormente in questi settori, inviando più fondi ai municipi in modo che essi possano operare concretamente per la sicurezza, il decoro, la pulizia delle strade, il rifacimento e la riqualificazione di aree pedonali, dei marciapiedi; - l’invio di un maggior numero di operatori su strada con efficentamento dei mezzi messi oggi a disposizione; - un controllo meticoloso del rifacimento del manto stradale da parte delle società private al fine di evitare qualsiasi spreco o ruberia su materiali e modalità di esecuzione dei lavori. Basta con la politica delle toppe di asfalto che alla prima pioggia saltano nuovamente: controllo serrato sul rifacimento del manto stradale da parte delle imprese che ottengono gli appalti. 10) Centro storico Negli ultimi anni il centro storico sta subendo un progressivo abbandono da parte dei residenti romani. Il costo degli alloggi, le difficoltà connesse con la vita all’interno dei quartieri storici rischiano di trasformare il centro di Roma in una vetrina, buona solo per turisti e per le grandi società internazionali che utilizzano gli immobili a fine speculativo o al massimo di immagine e prestigio. L’unicità di Roma deve tornare ad essere patrimonio quotidiano dei romani. Allo stesso modo si deve saper rispondere alle esigenze del settore turistico, ai legami con i settori produttivi della città che dal turismo traggono sostentamento vitale, si deve tutelare il patrimonio storico, artistico della città di Roma, ma soprattutto renderlo qualcosa di vivo. Il patrimonio pubblico immobiliare non è un peso di cui disfarsi ma una base da cui partire per dare indirizzi politici sul centro della città. Non crediamo che la privatizzazione e la vendita del patrimonio porteranno vantaggi a Roma: in questo modo si finirebbe per svendere in mani private immobili che potrebbero essere destinati ad altro. Sulle politiche abitative pensiamo che chi ha i requisiti possa e debba accedere a alloggi popolari anche nel centro storico a prezzi calmierati. Relativamente al caso affittopoli non va fatta di tutta un’erba un fascio, ma separate queste situazioni. In questa direzione gli immobili del comune possono diventare un primo elemento di ritorno dei romani nel centro storico, insieme alla politica generale prevista dal PC sul tema delle abitazioni.


Il patrimonio non residenziale può essere messo a disposizione delle botteghe storiche e dell’artigianato oggi tartassato dalla competizione con grandi aziende e società multinazionali che rischiano di lasciare Roma priva del suo tessuto storico produttivo. La valorizzazione delle aree archeologiche passa per l’equilibrio tra conservazione e inserimento all’interno della vita cittadina. Non vogliamo la città vetrina del passato, ma una città in cui la valorizzazione del passato sia parte della vita reale dei cittadini. I fori, il centro e le aree che senza danno alla loro conservazione, possono essere messe a disposizione di progetti culturali, musicali, eventi sportivi occasionali, che siano realmente vissuti dai romani. Il PC intende proseguire sulla strada aperta dalle giunte Argan e Petroselli per la tutela del parco archeologico centrale della città e dell’Appia Antica, connettendo i due poli anche attraverso la realizzazione di specifici percorsi pedonali e ciclabili, liberando l’area dal traffico automobilistico. 11) Turismo e marchi di qualità per Roma. Sebbene il turismo sia una risorsa importante della città, negli ultimi anni i profitti del settore turistico si sono concentrati sempre di più nelle mani di pochi gruppi, spesso facenti capo a grandi società internazionali. Il rischio è che Roma finisca per ricevere tutti i lati negativi delle città turistiche e solo le briciole dei guadagni. Questo perché per anni è mancata una politica che permettesse di “fare sistema” sul turismo, evitando il turismo mordi e fuggi e che i canali turistici fossero determinati a livello internazionale, accontentandosi al massimo di alzare le tasse di soggiorno e pesare ancora di più sui piccoli albergatori. La nostra idea è che Roma debba guadagnare sul turismo. Per questo proponiamo: - valorizzazione delle linee turistiche del servizio di trasporto pubblico e blocco della loro privatizzazione, con assunzione di guide e migliorandone il funzionamento. Il controllo pubblico delle linee di trasporto turistico permette di orientare i turisti in percorsi determinati aiutando la promozione delle attività artigianali; - una serie di marchi immediatamente identificabili che consentano ai turisti di poter riconoscere gli esercizi commerciali romani e italiani, e altre categorie (anche straniere) che siano legate a disciplinari qualitativi. Tutti gli esercenti (ristoranti, alberghi…) potranno fare richiesta aderendo alle condizioni previste e usufruendo di un circuito privilegiato per il turismo. Obiettivo difendere la qualità dell’accoglienza e del settore agroalimentare e artigianale italiano dalla concorrenza al ribasso, orientando nella scelta il flusso turistico con una garanzia cittadina della qualità. - Raccordo con le realtà locali dell’artigianato per la tutela del settore e per la diffusione dell’artigianato locale 12) Cultura, sport popolare, eventi. L’investimento sulla cultura, in particolar modo nelle periferie rappresenta un punto essenziale del programma dei comunisti. Alla cultura bisogna mettere a disposizione spazi, politiche di sostegno contro la speculazione e la sottomissione alle logiche di profitto. Per questo proponiamo: - vincoli alle strutture storiche di teatri, cinema con politiche pubbliche si sostegno; - contrasto della chiusura delle strutture culturali nelle periferie;


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valorizzazione della cultura popolare romana, delle attività culturali spontanee di associazioni in periferia e nei quartieri popolari, percorsi di sinergia con scuole nei territori, interventi specifici per iniziative culturali nelle periferie romane; nuova visione dell’Estate Romana sottraendola alla sua attuale connotazione commerciale, maggiore capillarità delle iniziative sul territorio romano. Aperture straordinarie dei musei e ampliamento delle esenzioni per cittadini con redditi bassi. Valorizzazione del ruolo produttivo, artistico e storico dell’area degli studios di Cinecittà con investimento pubblico per rilanciarne la funzione, modernizzando le strutture e salvaguardano la memoria storica del cinema romano e nazionale;

Stesso discorso vale per lo sport. Come comunisti riteniamo che l’investimento nelle strutture sportive significhi un’alternativa reale per la gioventù in particolar modo nelle periferie. Non c’è politica contro il degrado e la droga che non abbia come base le attività sociali nei territori. Per questo il PC propone: -

maggiore trasparenza nell’assegnazione degli impianti facenti capo al patrimonio comunale diversificando società a natura privata da associazioni di sport popolare. Basta affitti ridicoli a circoli multimilionari al centro, sì a investimento per rendere lo sport accessibile; - potenziamento delle strutture sportive presenti in città e accordi con le federazioni sportive nazionali e le associazioni sportive romane per il loro utilizzo; - riqualificazione dello Stadio Flaminio e delle strutture sportive (palestre, piscine) presenti nella struttura, come progetto di punta dello sport popolare nella città. Il PC è contrario alle olimpiadi a Roma, ritiene prioritario l’investimento nelle infrastrutture sportive per le periferie. Le olimpiadi servono solo a palazzinari e speculatori, come visto in occasione dei mondiali di nuoto. 13) Immigrazione e integrazione I flussi migratori non cesseranno fino a che le politiche imperialiste non finiranno. Roma comune di pace rifiuta la guerra e lo sfruttamento delle risorse dei popoli, questa posizione politica andrà ribadita anche attraverso la forza delle istituzioni comunali, verso il governo nazionale. La politica verso l’immigrazione non può essere limitata all’accoglienza in strutture temporanee o campi. Le persone che intendono restare a Roma, devono essere poste in condizione di avere un’esistenza dignitosa e accesso ai diritti che sono dei cittadini italiani, con conseguente rispetto dei doveri. Bisogna impedire la competizione al ribasso tra lavoratori, e che gli immigrati siano gettati nella criminalità in assenza di prospettive. Le politiche di redistribuzione e di attacco alla rendita fondiaria possono liberare le risorse necessarie per consentire una gestione dell’immigrazione che non pesi sui quartieri popolari, ma che sia gestibile dalla collettività. Il PC ritiene il sistema dei campi rom un sistema da superare con politiche di integrazione. Non serve la politica della ruspa che cancella un campo per aprirne altri dieci, come fatto nelle passate gestioni. Serve mettere a disposizione dei cittadini rom, che in stragrande maggioranza sono cittadini italiani, che abbiano i requisiti per accedere alle graduatorie, case e servizi sociali. E’ necessario apprendere da città dove esistono comunità rom perfettamente integrate a livello cittadino, evitare ogni forma di ghettizzazione. Integrazione significa rispetto delle tradizioni ma allo stesso tempo rispetto delle regole comuni. Il superamento del sistema dei campi rom, significa superare logiche criminogene che attraverso la segregazione spingono alla criminalità. In questo senso è necessario investire sulla partecipazione scolastica, e a tutte le attività sociali e culturali, anche attraverso accordi specifici con le comunità.


15) Agroalimentare tutela dei mercati rionali. Roma è il più grande comune agricolo d’Europa. Nel territorio romano sono molte le aziende agricole e le colture da valorizzare e tutelare. La tutela dell’agroromano parte dal blocco della cementificazione che il PC ha posto come obiettivo essenziale nello sviluppo urbanistico della città; dalla requisizione dei terreni agricoli non coltivati e la loro assegnazione a cooperative agricole e piccoli agricoltori, a politiche si sostegno fiscale al settore agricolo nel territorio comunale. I prodotti di Roma e della regione dovranno avere spazio nella ristorazione locale, nelle mense comunali, nelle scuole. Il PC intende valorizzare i mercati rionali, come parte del tessuto storico cittadino, garanzia di qualità dei prodotti agricoli. Bloccheremo le licenze a nuovi centri commerciali, velocizzeremo l’assegnazione delle licenze per i banchi nei mercati cedendo ai municipi la competenza. 16) Tassazione dei beni ecclesiastici Al di fuori del campo d’azione coperto da norme concordatarie e nazionali, a Roma esistono molti beni che godono di privilegi pur non esercitando di fatto un’attività legata al culto. I beni di proprietà di enti ecclesiastici che svolgano attività economica prevalente (alberghi, strutture sportive, ricreative ecc…) devono pagare le tasse come tutti. Basta profitti facili e concorrenza al ribasso con le strutture regolari.


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Programma Politico elezioni comunali Roma 2016  

Il programma politico del Partito Comunista per le elezioni comunali di Roma del 2016.

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Il programma politico del Partito Comunista per le elezioni comunali di Roma del 2016.

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