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SOMMARIO Cari parrocchiani Ancora oggi la famiglia? Famiglia, anima della società Parliamo di Famiglia, l’asilo notturno S. Riccardo Pampuri FBF Onlus Il Calendario Liturgico delle Feste Natalizie Saluto a Don Fulvio La volpe alla mangiatoia Ascolta: parla il silenzio! In alto i cuori “Fare piccole cose con grande amore” Don Franco Bertanza Gruppi Missionari Un po’ di teatro a S. Anna Giubilei sacerdotali / Esperienze di vita che possono aiutare Essere nel web, ma non del web La Terza età di S. Giacomo ad Alghero / Un piacevole pomeriggio Gruppi Sportivi Anagrafe Parrocchiale

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ORARI SS. MESSE S. Anna Feriale 18,00 - Sab. 18,00 - Domenica 8,00 / 10,15 / 16,30 (clin.) S. Antonio Feriale 8,30 / 15,00 - Sabato 8,30 / 18,30 - Domenica 8,00 / 10,00 / 18,30 S. Giacomo Feriale 8,30 - Sabato 8,30 / 18,30 Domenica 9,00 Monast. / 10,00 / 11,15 / 18,30

NUMERI TELEFONICI

Don Faustino Pari – tel. 030.311071 – cell. 339.8246049 – via degli Antegnati,17 Don Alfio Bordiga – tel. 030315504 – cell. 3336168621 – via Denari, 5 Don Gianluca Mangeri – cell. 339.8834768 – via degli Antegnati,17 Don Giacomo Micheletti – tel. 030.373201 – cell. 331.9471823 – Oratorio S. Anna Don Franco Bertanza – tel. 030310553 – cell. 3895889673 – via Bonini,26 Mons. Giacomo Canobbio – tel. 030.2091353 - Seminario

Buon Natale! 2

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Cari parrocchiani di S. ANNA, S. Antonio e S. GIACOMO, E il Verbo si fece carne e venne ad abitare lazione è un Dio personale – non un destino in mezzo a noi…(Giovanni 1, 14) anonimo- non una forza senza volto. È un Dio cosciente di sé e libero nella sua Carissimi parrocchiani, capacità di ope­rare. mancano pochi giorni al Natale. Penso La Parola – il Verbo – è quel pensiero in cui che tutti noi saremo ‘indaffarati’ nei Dio dice se stesso nella forma del dono di preparativi… E ci domandiamo: quale sé, della generosità infinita. Questa Parola genere di preparativi? eterna era da sempre, era presso Dio, era In questo mondo, di fronte a situazioni Dio essa stessa. Nella creazione, con un atto per­sonali, sociali, economiche si resta gratuito e libero, Dio ha posto in esistenza sconcertati, disorientati, indifferenti… E, il mondo con la ricchezza dei suoi elementi. più che preparativi, nascono domande, dei Si può dire, allora, che tutto ciò che esiste perché. Perché ci si sen­te soli, incompresi, – dall’angelo al piccolo vermiciattolo, maltrattati, ingiuriati, calpe­stati nella direbbe sant’Agostino – tutto porta in sé la dignità umana?... Mistero di iniquità che traccia della Parola di Dio. porta l’uomo ad essere egoista, a far finta La Parola Eterna ha lasciato la sua impronta di niente… nelle creature: ogni verità, piccola o grande, Si desidera un dono che ci permetta di pren­ è un frammento della rivelazione del Verbo, dere coscienza e riscattarci da questo male, della Parola eterna di Dio. Certo, la luce che ci dia una chance per essere ‘nuovi’. della verità è spesso nascosta nelle cose, Lasciamoci guidare dall’evangelista San deve farsi spazio in mezzo al limite e alla Gio­vanni, che continuamente ci ripete: menzogna, ma all’inizio del suo Vangelo “E il Verbo si fece carne e venne ad abi­ San Giovanni afferma con forza e sicurezza tare in mezzo a noi”… che: “La luce splende nelle tenebre, ma le In questo inno, così ricco di teologia, tenebre non l’hanno vinta”: lo splendore l’evan­gelista ci descrive come Dio dà la della luce sembra circondato e minac­ciato sua risposta, facendosi ‘prossimo’ a noi, dalle tenebre dell’errore, della menzogna, compagno di viag­gio, riscattandoci dalle della stupidità, ma in questo pericoloso e nelle nostre miserie. San Giovanni ci duello la vittoria appartiene alla luce. fa passare dall’immagine affa­scinante di Giovanni, infatti, prosegue: “A quanti Betlemme – il bambino avvolto in fa­sce però lo hanno e posto in una mangiatoia – alla solennità accolto ha e all’apparente freddezza della riflessione dato il potere teologi­ca: “In principio era il Verbo, e di diventare il Verbo era presso Dio e il Verbo era figli di Dio, Dio… E il Verbo si fece carne.” Eppure a quelli che proprio questo inno ci può permettere di credono nel suo comprendere meglio il mistero di quel nome.” A quelli bambino e di sua madre, degli angeli e dei che credono pastori… di tutti noi. in Gesù – che Presupposto di tutto è che il Dio della rive­ credono quindi 3


nell’amore eterno e infinito di Dio, che riconoscono la vocazione dell’uomo a superare se stesso nel dono – a costoro è dato il potere di diventare figli di Dio. Stranamente Giovanni non scrive: ha dato il potere di “essere” figli di Dio, ma di “diventarlo”. Sottolinea in questo modo il processo di crescita che deve motivare tutte le nostre scelte e i nostri comportamenti: dare alla carne di cui siamo fatti la somiglianza con il Dio che ci ha fatti. E questa somiglianza non è qualcosa di vago o di ambiguo o di fatato: è la forma precisa di Gesù, Verbo fatto carne, carne plasmata dal Verbo eterno di Dio e fatta sua presenza, suo strumento. Il Verbo si è fatto carne perché la carne potesse assumere la forma del Verbo. È la carne di Gesù che ha questa forma, s’intende. Ma l’obiettivo è che anche la nostra carne, mediante la fede nell’amore di Dio e mediante un vissuto coerente con questa fede, assuma la forma della Parola di Dio. Ma spesso ci chiediamo come possiamo fare noi, esseri limitati e fallibili, noi peccatori, a re­alizzare, a portare a compimento, un progetto così alto! Dobbiamo cambiare prospettiva: non sia­ mo noi ma è Dio che opera in noi, non è una conquista umana ma un dono! Dobbia­mo mutare il nostro punto di vista: il nostro è un Dio che ama e non un Dio antagonista. Un Dio che si fa carico dei nostri limiti e ci offre la GRAZIA!

Ebbene, ci suggerisce Giovanni, tu guarda il Figlio unigenito. È uomo, quindi lo puoi guar­dare e ascoltare e conoscere. Ma esiste ‘rivolto al Padre’; quindi quando lo guardi vedi in Lui il riflesso stesso del Padre, di quell’amore eterno “che muove il cielo e l’altre stelle”. La realtà dell’incarnazione, Gesù che si fa uomo, il Dio che assume la nostra con­ dizione umana, dunque, è il prototipo del cristiano e della Chiesa! Quando l’uomo, perciò, è realizzato? È ma­turo? Quando conforma se stesso all’immagine di Gesù Cristo! Questa riflessione che facciamo a livello personale lo è anche a livello comunitario. Quello che posso dire del cristiano lo posso dire anche della Chiesa, di ciascuna comunità cristiana che è chiamata a diventare il segno concreto, visibile, manifesto di Dio! È bello pensarlo per noi come Unità Pastorale, per ciascuno di voi, ma anche per le nostre comunità parrocchiali. Allora il Natale sarà festa di famiglia e non solo per un giorno, ma per sempre… Il Natale apre un orizzonte nuovo: quello di Dio. Dio si è impegnato perché l’uomo possa trovare un’ancora di salvezza. Questo è il nostro augurio dal profondo del cuore: che ciascuno di noi personalmente e le nostre comunità, sappiano diventare sempre di più, per noi stessi e per gli altri, IL VOLTO VISIBILE DEL PADRE! Santo Natale a tutti! I Sacerdoti dell´Unità Pastorale

Comunicato della redazione Nel cammino di comunione verso l’Unità Pastorale si inserisce il nostro Bollettino parrocchiale che da questo numero ritorna ad interessare le tre parrocchie, diventando il bollettino dell’ Unità pastorale. La redazione ha scelto di non suddividere gli articoli in spazio comune e pagine per le singole parrocchie, ma distribuire gli scritti in base alle tematiche, segnalando dove necessario la comunità di riferimento. Ci è sembrata una scelta utile ad unire. Amiamo sperare che questa decisione venga accolta secondo lo spirito della comunione. 4


ANCORA OGGI LA FAMIGLIA? La famiglia. Da sempre viene definita cellula della società. Noi cristiani diciamo anche che essa è cellula viva di un corpo vivo ed è a immagine della Chiesa, che a sua volta è corpo mistico di Cristo. La famiglia è perciò da noi chiamata anche “chiesa domestica”, ad indicare che in essa il sacro si manifesta nell’amore di una coppia, maschio e femmina, volto ad un amore pro-creativo, ad immagine del Dio Amore. La famiglia è ciò che fin dall’inizio dei tempi (e il libro della Genesi ce lo racconta con bellezza evocativa) Dio aveva in mente per lo sviluppo armonico e perfezionantesi dell’umanità. Un padre e una madre danno vita, con il loro amore, alle generazioni successive. Dio crea l’uomo; dall’uomo si genera l’uomo, in un continuum che, alla fine dei tempi, porterà l’essere umano alla théosis, la divinizzazione, il destino di noi tutti; quello cioè di giungere alla piena consapevolezza, come ci è stato preannunciato, di essere figli nel Figlio, co-eredi del Regno e adoratori del Padre, faccia a faccia. Beh, a questo punto diremmo senza sbagliare che se il transito pensato da Dio per l’uomo fin dall’inizio dei tempi è questo, allora la famiglia, relazione incarnata per eccellenza, gioca in esso un ruolo chiave.

Ma allora, perché la famiglia è andata in crisi? Tanti i motivi e in poche righe ne daremo conto sommariamente. Uno: se Dio non esiste, allora anche la famiglia perde senso e peso nell’economia esistenziale. Finisce così che questa “cellula viva” non è più particolarmente apprezzata come tale, quanto piuttosto si trova ed essere considerata un utile modo per organizzarsi la vita; la famiglia consente di sopperire praticamente ai tanti bisogni di maschi, femmine,figli. Un mio conoscente imprecava tempo fa perchè gli sembrava che il suo matrimonio fosse solo “pagare il mutuo, le bollette e fare la spesa al supermercato, più organizzare il tempo libero, che è un gran motivo di litigate!”. Credo che, più di mille trattati sociologici, un’affermazione così abbia messo il dito nella piaga di ciò che può diventare una famiglia, quando non è più riconosciuta come animata dal soffio dello Spirito. In altre parole: la famiglia c’è sempre, come un tempo. Però la sua “verità” (noi diremmo la sua “santità”) ciò che essa è sia in modo manifesto sia in modo simbolico, spesso non è più avvertita come tale. Vale a dire che, per esempio, alcuni valori che sono indispensabili per tenere viva questa cellula, non sono ritenuti ormai così importanti; cosicchè tutto l’impianto

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finisce per crollare. Ci riferiamo, per fare un altro esempio, alla fedeltà coniugale, che più che un valore e un “giogo leggero”, è spesso ormai ritenuto uno scomodo divieto, accollatoci da un qualche retaggio religioso ormai superato o da un Superego tirannico. Pertanto, infrangere tale divieto non è poi un gran peccato (non si parla forse, indulgenti perfino nel termine, di “scappatelle”?). Così come la responsabilità ed il sacrificio paterno/materno nei confronti dei figli non sono più così cogenti, quanto piuttosto accessori rispetto al ritorno di piacevolezza che si pretende di avere nell’essere genitori. Il “bambino re” delle nostre famiglie, nostro figlio, ha finito per sostituire l’adorazione del Puer divinus, Gesù di Nazareth. Questo è un grande problema, poiché invece di educare una creatura all’adultità, cresciamo spesso piccoli tiranni, tanto infantili quanto egocentrici. Essi avranno, in eredità da noi come fardello, anche l’obbligo di restituirci “il maltolto”, per così dire; cioè dovranno risarcirci dell’affetto che gli abbiamo donato sotot ocndizione, del tempo che gli abbiamo dedicato, ecc. E, se non lo faranno, allora la vita per noi non avrà avuto un senso sufficiente per essere giudicata buona. Esempi, certo, ma per dire che occorre ritornare a “pensarsi famiglia” in una dimensione di quel sacro che è gratis, che è pro-esistenza, e che noi tutti, immersi nell’acqua del Battesimo, con-morti e con-risorti in Cristo Gesù, respiriamo come l’aria dai polmoni….solo che spesso facciamo fatica ad accorgercene. Innanzitutto, pensarsi una famiglia umana nel suo insieme, dove nessuno possa essere considerato “non fratello”, cioè estraneo, poiché ci è stato detto che siamo tutti figli di Dio, battezzati e non, dunque tutti, ma proprio tutti, fratelli fra noi. Pensarsi famiglia significa per noi pensarsi famiglia ecclesiale: tutti battezzati, tutti

riconoscentesi fratelli in Cristo. Pensarsi famiglia significa pensarsi famiglia parrocchiale cioè tutti raccolti un certo luogo e lì vocati a portare la Buona Notizia. Pensarsi famiglia significa infine, famiglia chiesa domestica, che incarna e invera il “crescete e moltiplicatevi” genesiaco. Ma, partendo nuovamente dalla chiesa domestica per riallargare il cerchio, pensarsi famiglia significa aprirsi alle altre famiglie prossime nostre. Pensarsi famiglia parrocchiale significa sapersi in comunione con tutte le altre parrocchie, dalla diocesi al mondo intero. Pensarsi famiglia ecclesiale significa sapersi fratelli di ogni altra chiesa. Pensarsi, infine, famiglia umana, significa sapersi, nuovamente, fratelli gli uni gli altri. Fratelli del cinese che lavora in fabbrica, ancora trattato come uno schiavo, e del suo padrone che ora gira in Ferrari; dell’africano che aspetta il pugno di riso che lo terrà in vita, e del signore della guerra che accumula kalashnikov e ricchezze; del giapponese che soffre per le radiazioni atomiche e dei miliardari che quelle centrali hanno costruito. Del sudamericano che si ammala nelle bidonville delle megalopoli e del turista che usa e abusa delle donne di quelle stesse bidonville. Tutti, ma proprio tutti, alle prese con le doglie del parto paoline. Le cellule formano un corpo, appunto. E il nostro corpo è un corpo completo se, al modo di Dio (“somiglianza” che siamo chiamati a perfezionare) ognuno di noi impara a pensarsi come una cellula insostituibile di una cosa sola; tutti noi, singoli in famiglia e famiglie in societas, universalmente chiamati a cantare le lodi della famiglia per eccellenza: la Trinità. Giammaria 6


FAMIGLIA, ANIMA DELLA SOCIETA’ Non possiamo parlare di famiglia anima della società se non comprendiamo l’identità. Solo la famiglia fondata sul dono dell’amore tra marito e moglie diventa strumento di bene al servizio della Chiesa e nella Chiesa al servizio della società. Come avviene questo? Avendo un’identità specifica la famiglia avrà dei compiti originali, che si possono copiare ma non si possono sostituire. Posso dire famiglia anima della società se io oggi mi impegno a educare coloro che tra un po’ faranno famiglia e a rieducare coloro che già sono famiglia. Perché un’onda che ha preso la vita famigliare è quella del privatismo (cose nostre). E’ vero che c’è l’intimita degli sposi e della casa ma ciò non deve scadere nel privatismo. Ci sono due cecità in questa chiusura: la prima è non vedere che se c’è un atto sociale in tutte le culture conosciute è proprio il matrimonio, la seconda riguarda noi cristiani, vale a dire il non considerare il dono ricevuto nel sacramento del matrimonio: non è un timbro privato, è un dono per tutti attraverso la vita di alcuni. Impostare la propria vita matrimoniale in questo modo è anche più speranzoso e ha uno sfondo di prospettiva

molto profonda perché non è mai finito. Se capisco che la vita coniugale non è solo esauribile tra le mie pareti, capisco che abbiamo una messe grande: ce n’è da fare se si vuol amare le persone! Chi si sposa l’ha chiesto come specifico: noi vorremmo diventare santi, essere veramente cristiani amandoci come Lui ci ha amato in maniera completa e totale, sposando la sua fedeltà. La fedeltà, come quella di Gesù, è la base che garantisce che la famiglia cristiana sia davvero anima della Chiesa e della società: anima, qualcosa di vivo che produce movimento, che genera speranza. Diciamo che viviamo in una società basata sulla comunicazione e le persone avendo più strumenti spendono più tempo a comunicare. Sembrano però comunicazioni molto veloci, poco meditate e molto funzionali: è una comunicazione di immagine. Infatti abbiamo creato un vivere sociale che offre nuovi spazi di solitudine, le persone sono sole, e nascono nuove malattie di solitudine (depressione). Preoccupante ad esempio è il fenomeno dei ragazzi topo: sono i ragazzi che si chiudono nella loro camera e che, davanti allo schermo di internet e social networks, hanno l’impressione di avere molti amici, molti rapporti, ma sono solo virtuali. Poi diventano patologici, non vogliono più uscire, non riescono a fare amicizia. Se osserviamo anche i bambini di oggi giocano sempre meno tra di loro e sempre di più con svariati strumenti. L’obiettivo educativo principale è quello di far crescere una persona che sia sempre in relazione con altre persone. Ma allora come la famiglia alimenta questo stile di

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vita e di società? E’ una famiglia dove si spendono trenta parole in casa, più o meno sempre le stesse; dove si corre molto e ci si ferma poco a guardarsi in faccia; dove i vicini sanno di più di noi cosa sta succedendo ai nostri figli. Spesso non c’è tempo per accudire. Anche in casa ci sono molti strumenti per comunicare, ma poi queste stesse persone messe in condizione di relazionarsi con qualcuno non sanno dire niente di significativo: grandi cervelli ma poco calore, non c’è cuore, non c’è interesse per la relazione. L’anima delle nostre famiglie può ancora dire dialogo? La nostra è una società altamente globalizzata con forti correlazioni. Tuttavia ci propone anche grandi disparità! La globalizzazione sta forse nel fatto che tutti beviamo la stessa bibita famosa? Possiamo osservare che la globalizzazione sembra voler unire di più le persone e invece scopriamo che ha regionalizzato ancora di più. Di nuovo qual è il ruolo della famiglia nella globalizzazione? Anche i legami tra i parenti si sono affievoliti. La nostra è la società del benessere. Ma il consumismo da solo non crea uno stare meglio. Dove abbiamo perso, rispetto ai tempi dei nostri genitori? Abbiamo perso in relazioni! E nascono nuove malattie: ad esempio anoressia e bulimia che derivano fondamentalmente da un problema di relazione (fame di amore) che si manifesta con un disturbo rispetto al cibo. La società fondata sulla famiglia si basa sulla differenza di comunione maschio e femmina; scardinare la differenza, scardina l’opportunità di comunione. Quale società possiamo costruire sul neutro? Da questo crescere del neutro deriva la fatica dei ragazzi di identificarsi perché non esistono confini chiari. Anche il mondo educativo è stato quasi tutto appaltato al ramo femminile; un bambino difficilmente

può relazionarsi con adulti significativi maschi; se magari in casa non c’è più il papà seguirà un percorso che presenta solo figure significative femminili, ci vuole anche l’altra parte. Non si capisce più chi è famiglia oggi! Non poter parlare di famiglia o non fare chiarezza su questo concetto incide sulla realtà. Che cosa è la famiglia? Altri stili di vita, che rispettiamo ma non condividiamo, non possono essere chiamati famiglia, perché la famiglia per definizione antropologica è caratterizzata da due relazioni presenti insieme in modo stabile: una relazione di genere (maschio e femmina) e di generazione (genitori e figli). Dov’è che la famiglia anima la società? Nei suoi stili di vita. La famiglia dà stabilità, dà futuro perché essendo stabile punta in avanti. Uno Stato può anche venir meno, la famiglia non viene meno proprio per quella differenza di comunione maschio e femmina e per quella voglia di futuro che è la fecondità. La famiglia dà figli che sono il bene più grande dell’umanità: nuove vite. Ma li dà e li offre con legame interessato e cura, non come una macchina: sono i propri figli e quindi dà la vita per questi. Nessun assistente sociale può dare quello che dà un genitore. Se è vero oggi che anche il legame coniugale può essere sconfessato, quello genitoriale: non può essere sconfessato in quanto scritto nella carne. Lo specifico che la famiglia sta offrendo alla società è questa fecondità di speranza e di stabilità. La paura ci fa rischiare di meno anche rispetto alla scelta di avere figli, ciò accade in particolare nel nostro Paese che è l’ultimo, tra quelli avanzati, per natalità. Non possiamo aspettarci che sia solo lo Stato a intervenire con politiche a sostegno della famiglia, sempre invocate, ma mai realizzate. Quindi è arrivato il momento per la famiglia di approfondire la propria 8


identità. Si comincia a parlare delle cose belle, che ci sono, ma anche di quelle faticose. Dobbiamo stare vicino alle famiglie in difficoltà, con rapporti coniugali in crisi. Insieme bisogna chiedere con azioni importanti un giusto riconoscimento del bene della famiglia, per avere delle facilitazioni diverse. Il concetto di famiglia appartiene alla comunità cristiana e alla società, non lasciamoci derubare il bene più grande che il Signore ci ha dato, il bene della vita e delle relazioni autentiche che si realizzano nella famiglia. Don Giorgio Comini

Parliamo di famiglia, L’Asilo Notturno San Riccardo Pampuri Fatebenefratelli Onlus c’è una zona occupata dall’Asilo Notturno San Riccardo Pampuri Fatebenefratelli Onlus (asilo inteso come accoglienza temporanea). L’entrata si affaccia su via Corsica (vicino al centro Commerciale Flaminia) e i novizi dell’Ordine nel 1982 iniziarono ad avvicinare in stazione le persone senzatetto e offrivano loro un letto caldo per la notte e un po’ di cibo. Questo centro di accoglienza venne dedicato a San Riccardo Pampuri (1897-1930) frate dei Fatebenefratelli che ha vissuto e praticato la professione di Medico a Brescia presso l’Ospedale S. Orsola. Oggi è una Casa Famiglia per 40 uomini che vivono problemi sociali (dipendenza da droga, alcol, gioco) oppure si sono allontanati dalla loro famiglia di origine per vari motivi(disoccupazione, divorzio, …). Padre e madre di questa famiglia è Fra Alberto Rota che si prende cura in collaborazione con alcuni operatori e tanti volontari delle necessità di ognuno. Come in una qualsiasi famiglia i compiti sono divisi tra tutti i membri: ci sono i turni per le pulizie, per il servizio pasti, per la lavanderia. Ci sono dei laboratori di falegnameria e di sartoria, dove le persone possono imparare un lavoro e creare piccoli manufatti che possono essere venduti. A giugno ho lasciato il mio lavoro e dal 1 di settembre di quest’anno lavoro per questa Onlus: ogni mattina entro in questa grande

Nucleo elementare della società umana, formato in senso stretto e tradizionale da genitori e figli, con l’eventuale presenza di altri parenti: questa è la definizione che da il vocabolario del termine famiglia. Quando mi sposai nel 1991 uscii dalla mia famiglia per formarne una mia. Questa definizione collimava alla perfezione con la mia idea di famiglia e ne facevano parte i miei genitori, i nonni, le zie, i suoceri, la sorella, i nipoti, ecc… Questo accadeva vent’anni fa. Oggi vorrei ri-definire la mia idea di famiglia in base a ciò che vivo oggi. Lavoro da oltre vent’anni per l’Ordine Ospedaliero di San Giovanni di Dio, conosciuto come Fatebenefratelli. All’interno della struttura di Via Pilastroni

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Famiglia composta da oltre 50 persone. Nella carta d’identità di questa Onlus c’è scritto: “Crediamo nella famiglia come luogo ideale per il recupero della persona nel suo funzionamento psico-sociale, per ricostruire le relazioni significative e progettare un futuro di dignità capace di speranza. Le <Casa Famiglia> fondate dall’“Asilo Notturno San Riccardo Pampuri Fatebenefratelli Onlus” offrono percorsi riabilitativi finalizzati al reinserimento sociale attraverso ospitalità, vitto, alloggio, opportunità lavorative e/o formative, per rispondere ai bisogni delle persone che hanno perso la loro famiglia a causa di problemi di dipendenze e/o di conflitti familiari, senza distinzione di sesso, razza, nazionalità, religione, nel rispetto dei valori del carisma dell’Ospitalità di San Giovanni di Dio”. Sono parole belle, accattivanti ma il viverle crea una meraviglia quotidiana. Vedo il miracolo che produce ogni giorno nelle persone che incontro. L’essere accolti e riconosciuti come “persona” all’interno di un nucleo familiare crea speranza, da conforto, non ci si sente soli e tutto diventa possibile perché scopriamo che qualcuno è pronto ad aiutarci. Non ci sono nonni, zie, fratelli, cugini. C’è Lorenzo, Abdalla, Alessandro, Alfonso, Saber, Marius, ….. Ma non vedo più la differenza. Quando ho bisogno di loro, ci sono per me e io ci sono per loro. Certo le difficoltà sono tante,

diciamo pure proporzionate al numero di persone che ci vivono, ma, come in una famiglia in cui ci si ama, tutto si supera. Fra Alberto, da grande Padre di Famiglia, non può e non vuole dimenticare nessuno. Dal primo luglio ha inaugurato una Casa Famiglia per Anziani a Brescia in Via Moretto n° 26 e ospita 10 anziani con tre badanti e i primi di novembre ha riaperto la Casa Accoglienza Donne senza fissa dimora sempre in Via Moretto n° 26 a Brescia. La realtà dei senzatetto è agli occhi dei più un popolo di persone invisibili: davanti alla porta dell’accoglienza donne si sono presentate in 16, peccato che i posti disponibili sono 12. Ogni sera in via Corsica alla casa famiglia Uomini preparano decine di coperte perché ogni notte sono in tanti a suonare il campanello e dalla finestra viene loro consegnata una coperta. Durante il periodo natalizio si parla ogni anno della Famiglia di Nazareth composta dal padre, dalla madre e da Gesù. Penso che Gesù vive anche in Famiglie diverse, come quelle dell’Asilo Notturno (Casa famiglia Uomini, Casa famiglia Anziani e Casa accoglienza Donne) dove ogni sera otto braccia portano vicino alla finestra tante coperte e ogni mattina non ci sono più. Queste persone sono figli e forse i loro genitori ogni sera si chiedono dove sono, ma c’è qualcuno che pensa a loro. Grazie Fra Alberto, papà di tanti nostri figli….

Per informazioni: direzione@asilonotturnopampuri.org, - tel. 030/3501436. Oppure: Ornella cell. 338-1774939 Per festeggiare il S. Natale vi aspettiamo sabato 17 dicembre alle ore 20:30 presso l’oratorio di S. Anna per lo spettacolo

“AURORA, la memoria, il Natale” interpretato dai bambini del catechismo. Vi attendiamo numerosi! 10


Calendario liturgico delle Feste Natalizie Preparazione natalizia nella Chiesa di Sant’Antonio - Mons. Canobbio Martedì 20 ore 20.30 S. Messa – Meditazione Mercoledì 21 ore 20.30 S. Messa – Meditazione Giovedì 22 ore 20.30 Liturgia penitenziale - Meditazione - Confessioni

Sant’Anna

DICEMBRE Sabato 17 ore 20.30 Spettacolo natalizio dei ragazzi all’oratorio Martedì 20 ore 16.30 Ritiro Terza età Sabato 24 Giornata dedicata alle Confessioni dalle 9 alle 11 e dalle 15 alle 19 ore 22.30 S. Messa della Notte ‘In Nativitate Domini’ Domenica 25 Natale di Nostro Signore Gesù Cristo - ore 17.30 Vespri solenni Lunedì 26 S. Stefano – Ss. Messe 8.00 – 10.15 Sabato 31 ore 18.00 S. Messa e Te Deum di ringraziamento GENNAIO Domenica 1 Maria Madre di Dio – Giornata Mondiale della Pace Venerdì 6 Epifania di Nostro Signore Gesù Cristo - Giornata infanzia missionaria Domenica 8 Battesimo di Gesù - Durante le SS. Messe rinnovo promesse battesimali Domenica 15 Seconda del tempo ordinario - ore 10.15 Anniversari di Matrimonio

Sant’Antonio

DICEMBRE Mercoledì 21 ore 15.00 Ritiro Terza età Sabato 24 Giornata dedicata alle Confessioni dalle 9 alle 11 e dalle 14.30 alle 19.30 ore 23.30 Celebrazione dell’Ufficio di lettura del Natale ore 24.00 S. Messa della Notte ‘In Nativitate Domini’ Domenica 25 Natale di Nostro Signore Gesù Cristo - ore 18.00 Vespri solenni Lunedì 26 S. Stefano – Ss. Messe 8.00 – 10.00 ore 20.30 Concerto dei cori di S. Antonio e “Dulce canto” in Chiesa Sabato 31 ore 18.30 S. Messa e Te Deum di ringraziamento GENNAIO Domenica 1 Maria Madre di Dio – Giornata Mondiale della Pace ore 18.00 Vespri solenni e Veni Creator per il nuovo anno Venerdì 6 Epifania di Nostro Signore Gesù Cristo Domenica 8 Battesimo di Gesù - Durante le SS. Messe rinnovo promesse battesimali Martedì 18 Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani Domenica 22 Inizio settimana educativa - ore 10.00 Anniversari di Matrimonio Parrocchia S. Antonio di Padova Lunedì 26 dicembre 2011 alle ore 20.30 I cori parrocchiali di S. Antonio e “Dulce Canto” presentano: CONCERTO DI NATALE 2011 “NATALE INSIEME” VI ASPETTIAMO NUMEROSI 11


S. Giacomo

DICEMBRE Venerdì 16 ore 20.30 CammiNatale col coro Arcobaleno dalla Scaletta all’Oratorio Sabato 17 ore 15 Confessioni per gruppi Antiochia e Gerusalemme ore 20.30 Confessioni adolescenti presso Suore S. Antida Domenica 18 ore 11.15 Natale dello sportivo Martedì 20 ore 18-21 Ritiro gruppo Cafarnao Giovedì 22 ore 20.30 Andacht serale. Elevazioni spirituali e musicali Sabato 24 Giornata dedicata alle Confessioni dalle 9 alle 12 e dalle 15 alle 19 ore 24.00 S. Messa della Notte ‘In Nativitate Domini’ Domenica 25 Natale di nostro Signore Gesù Cristo – Ss. Messe in orario festivo Lunedì 26 S. Stefano – Ss. Messe 10.30 – 18.30 Sabato 31 ore 18.30 S. Messa e Te Deum di ringraziamento GENNAIO Domenica 1 Maria Madre di Dio – Giornata mondiale della pace Venerdì 6 Epifania di Nostro Signore Gesù Cristo – Ss. Messe in orario festivo Domenica 8 Battesimo del Signore Domenica 29 Anniversari di matrimonio Caro Don Fulvio, è vero che i sacerdoti sono come i soldati: sono presenti là dove li mandano per essere al servizio della comunità. Apprezziamo il suo “Sì”, il suo pronto “Eccomi”, ma il nostro cuore ne soffre, perché perde chi è stato veramente, totalmente disponibile per la nostra Parrocchia. Non sei stato soltanto “il Parroco”, ma ti sei addossato anche il ruolo del “Curato”: dalle 7 del mattino fino alla sera tardi, ogni giorno ti La croce di San Giacomo donata a don Fulvio sei donato e hai arricchito noi con il tuo esempio, con la tua disponibilità. Sei stato sempre presente, attivo, promotore, guida spirituale e maestro per tutti i gruppi: da quello Caritas-Missioni a quello dei Catechisti, dal gruppo della Catechesi a quello dei Giovani, degli Anziani, dell’Oratorio… e nessuno si è sentito escluso, anzi tutti hanno potuto conoscere ed apprezzare la tua creatività, la tua serietà e fedeltà. Non hai avuto cedimenti, non hai avuto preferenze; come pastore attento per le sue pecorelle ci hai guidato una per una, facendoci sentire un’unica famiglia che aveva un progetto comune, pur nella diversità dei servizi. Il nostro grazie è semplice, ma sincero e vogliamo estenderlo anche alla tua mamma, che ha saputo stare al tuo fianco, coprendo un ruolo di servizio attento alle “piccole cose”, in realtà molto importanti, come l’ordine dei libretti e dei fiori in chiesa, la pulizia degli arredi, tutto condito con alacrità e amore. Nel vedere tale collaborazione amorevole tra madre e figlio, ci è venuta spontanea la figura di mamma Margherita con il suo santo figlio Don Bosco. Auguriamo ad entrambi che continui il vostro impegno, anche nella nuova parrocchia. “San Giacomo” perde un Sacerdote, ma il suo ricordo e il suo servizio rimangono fedele “memoria” per tutti. Con tanto affetto e stima dai tuoi parrocchiani. 12


Martedì 22 dicembre alle 20.30 nella chiesa di S. Giacomo siete invitati all’evento “Andacht serale Elevazioni spirituali e musicali in preparazione al Natale”. Canti, musica e voci nell’atmosfera tipica della tradizione natalizia.

“La volpe alla magiatoia” di P.L. Traversa Chiedono i tre bambini alla signora che li aveva accompagnati a visitare il presepio: “Perché non c’erano animali selvatici nel Presepe? Loro non hanno qualcosa da donare?”. In risposta a questa domanda la loro accompagnatrice racconta la storia dell’incontro tra una volpe e Gesù bambino. Era una notte fonda. Il silenzio era caduto come un sasso dentro la stalla propagando anelli di quiete fino ai campi e alle colline più lontane. Tutto era in pace fuori e dentro. Un fioco baluginio veniva dal centro della stalla, ma oltre a quello tutto era in ombra. La luminosità della stalla veniva dalla mangiatoia, dove il Bambino, un’ombra al centro della sua luce, giaceva tranquillo nella paglia. Era circondato dagli amici animali, le loro fronti chinate sul petto, gli zoccoli piantati solidamente tra le fascine sparse. Erano tranquilli e immobili come statue rivestite di pelo – così immobili che facevano pensare che fossero addormentati nel più profondo dei sonni, al di là dei sogni, nella più totale incoscienza. Ma gli animali dormono con un orecchio all’erta. Sono creature di terra ed è nella loro natura ascoltare il più piccolo tremore della terra. Immediatamente ognuno di quegli orecchi in ascolto ebbe un’impercettibile contrazione. Il rumore, troppo sottile per essere percepito da orecchio umano, si avvicinò lentamente. Un calpestio cauto e prudente divenne più distinto mentre si avvicinava alla stalla. Le vigili creature compresero che zampe morbide, prudenti, risolute, stavano calpestando il terreno dirette verso di loro. Quando la luna fece capolino da una nuvola, videro avanzare guardinga una piccola volpe rossa che, una zampa dopo l’altra, lasciava leggere impronte a forma di fiore sul terreno ghiacciato. Mentre veniva avanti puntando il naso affilato verso terra come se stesse seguendo una traccia, le creature nella stalla si irrigidirono. Il loro antico nemico era a pochi passi e sapevano per esperienza che non c’era da aspettarsi nulla di buono. Ecco avanzare la volpe, le narici aperte e frementi mentre si avvicinava alla stalla. Poi, quando il lucore della mangiatoia la colpì, sollevò la testa e si fermò sulla soglia, liberando il respiro in un lungo lento sospiro. La volpe rimase ferma a lungo a guardare la mangiatoia. Poi, senza provare ad addentrarsi nella stalla, si accosciò a terra con un tonfo leggero, lo sguardo fisso alla mangiatoia. I fianchi degli animali della fattoria fremettero, la paglia frusciò sotto i loro zoccoli. Ma la volpe non ci fece caso. Sembrava non sapere che ci fossero altri animali in quel luogo oltre a lei. Agitò la sua coda verso il Bambino come una grande piuma rossa e tenne i suoi occhi in quelli di lui. Gli animali si guardarono l’un l’altro. Che cosa sarebbe accaduto ora? Allora l’asino con un sonoro raglio scrollò la testa. «Vattene volpe», ragliò cattivo alla nuova venuta. «Questo non è luogo per te!» «Devi andartene! » muggì rabbiosa la mucca. «Via di qui ! » belò la pecora. «Via, via! » fece eco la colomba, sbattendo selvaggiamente le ali. La volpe rizzò un orecchio. Avvolse la coda dalla punta bianca più stretta che poté attorno alle sottili zampe nere. Poi, lentamente, come se la sua attenzione venisse attratta da una grande distanza, volse la testa. Gli occhi stretti sbatterono stupiti, come se notasse per la prima volta il gruppo delle creature arrabbiate che la osservavano nella penombra. Le sue spalle ebbero un

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leggero fremito e il pelo fulvo si increspò lungo la schiena. «Al contrario, » disse tranquilla. «Questo è l’unico luogo per me! ». Il suo sguardo misurò la stalla. «Per l’asino, per la mucca, per la pecora, per la colomba e non un posto per me? ». «Noi siamo qui per proteggerlo,» disse l’asino, chinando la testa con dignità verso il bambino. «E per amarlo, » mormorò dolcemente la mucca, con uno sguardo placido diretto alla sua mangiatoia. La volpe sembrò considerare la cosa, chinando la testa da una parte, mentre rifletteva sulla questione. «Sull’amore,» disse alla fine con tono pensoso, « io non posso dire niente. E’ sempre meglio non dire. Ma quanto a proteggerlo, perché io non dovrei farlo quanto voi? » «Noi siamo amici dell’uomo, » disse la mucca «tu sei sua nemica.» «Forse l’amicizia può essere comprata?» chiese la volpe. «Il vostro fattore a due gambe vi coccola per il vostro bene o per se stesso? Per il carretto trainato, la zangola piena, il pasticcio di piccione, la lana tosata, vi ripaga con una bracciata di fieno e un pezzo di corda per la cavezza. Questo si potrebbe chiamare un affare, se non fosse che in più lui ci mette anche un pezzo di gentilezza: e si dichiara vostro amico! Ma quando mai l’uomo è stato un amico per me? Se io sono suo nemico lui è il mio. Lui mette una taglia sulla mia testa e io ne metto una sulla sua. Quando lui lega una torcia accesa alla mia coda, io corro attraverso i suoi campi di grano maturo e li riduco in cenere. Quando lui mi aspetta in agguato con il fucile carico, io entro di soppiatto nella cucina della sua fattoria e rubo i suoi prosciutti appena affumicati. Nessuna volpe è mai stata amica dell’uomo. Ma non di meno… » una nube oscurò gli occhi gialli. «Una volpe quando verrà il tempo, sarà amica dell’uomo. Io diverrò amica di un solo uomo, anche se lui è ancora piccolo» «Impossibile!» dichiarò la pecora. «Tu sai solo ingannare, non sei capace di fare altro. Ricorda come hai ingannato il corvo! E la povera capra al pozzo! ». «Tu vivi d’astuzia!» l’accusò l’asino. «Che moralisti siete tutti quanti! Di cos’altro dovrei vivere? Ditemelo! In che altro modo potrei distinguere, in una sera di primavera, il ramo spezzato e i rami intrecciati che segnano dov’è sistemata la trappola? Cos’altro mi suggerisce, quando in estate vado a caccia lungo il solco, che la lepre morta distesa a terra ha il cuore pregno di veleno? Chi altri mi avverte in autunno di nascondere i miei cuccioli in profondità sottoterra per ingannare i primi cacciatori? E d’inverno chi mi fa fuggire sottovento, lontano dai famelici cani da caccia? La mia astuzia… solo la mia astuzia. ». «Nessuno, in verità, può addomesticare una volpe. E tuttavia,» e gli occhi gialli della volpe si incupirono, «sta arrivando il tempo in cui una volpe sarà addomesticata». Gli animali la guardarono diffidenti. Quale furfanteria stava tramando ora «E quando avverrà?» la schernivano tutti. La volpe s’azzittì per un momento. Poi voltò la testa verso la mangiatoia e fece un lieve cenno col capo. «Quando gli avrò dato il mio dono, ». «Non è stata una decisione improvvisa, » disse la volpe con calma. «C’è voluto molto tempo per arrivarci e non è stato facile.». «E’ la tua pelliccia?» chiese la pecora. «E’ la tua tana?» chiese la mucca. «Non fatevi turbare, amici. Ciò che ho in serbo per lui è soltanto mio. Non diminuirà il valore dei vostri regali». «E’ la mia astuzia» disse la volpe. Gli animali la fissarono, sconcertati e scandalizzati. «Bene!» disse una voce dalla mangiatoia. «Quello è un buon dono » disse serio il Bambino, lanciando un’occhiata alla volpe. L’asino era perplesso «Perché è buono! Tu sei piccolo, puro e innocente. Che bisogno hai dell’astuzia?» «E’ buona, » disse il Bambino «perché non è parte di una cosa. E’ intera. Chi altro fra di voi mi ha dato così tanto? ». «Tutti voi – e vi ringrazio – mi avete fatto dei doni che rimangono anche a voi stessi. Questo è ciò che deve essere perché così possiamo condividerli. Ma la volpe mi ha dato tutto quello che aveva. Senza la sua astuzia, come si procurerà il cibo e come sfuggirà alle trappole? Come vivrà ora, sola nei boschi? La sua astuzia è la sua forza, la sua astuzia è la sua vita. E’ la sola cosa che possiede e me l’ha donata.» «Ma cosa te ne farai di un simile dono? » gridò l’asino smarrito. «Che cosa è questa astuzia? C’è

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qualcosa che non comprendo.» «Nemmeno io! » gli fecero eco gli altri animali. «Non è necessario capire, » disse il Bambino dolcemente. «L’unica cosa necessaria è lasciare che accada. Amare e lasciare che accada.» Poi voltò la testa verso la porta e fece cenno alla volpe di avvicinarsi. «Vieni!» comandò. «Io vengo da oltre il mondo, se devo vivere in una terra straniera avrò bisogno dell’aiuto di qualcuno.». «Rimani con me » la implorò il Bambino. «Ora loro mi danno il benvenuto. Ma un giorno, quando le foglie diverranno verdi, sarà diverso. Volpe diventa mia amica. Fa’ che sia così, io e te insieme!» «Sai che non posso farlo, » disse la Volpe «questo ci renderebbe uniti. Tu vieni in verità da oltre il mondo. Inoltre sai bene che ciò che devi fare può essere compiuto da uno soltanto. Non tentarmi. Io sono tua amica: proprio per questo devo rifiutare di esserti amica. Non importa quanto questo mi costa. Lasciami andare. Ciò che un amico poteva fare, io l’ho già fatto. Ti ho donato la mia astuzia, e che possa esserti di grande aiuto. Sei tu la volpe ora, sola contro il mondo». Anche gli altri animali accettarono il dono della volpe e tutti si addormentarono di fronte alla mangiatoia, ma il Bambino e la volpe vegliarono entrambi l’uno perso negli occhi dell’altra.

Ascolta: parla il silenzio! distesa del mare che invitano l’uomo ad una riflessione piena di estasi e di smarrimento. E’ proprio di fronte a tanto incanto che siamo chiamati a “sentire” col cuore la voce misteriosa di Dio che chiama all’esistenza, anche dietro il delicato ricamo di una foglia….,e sale spontaneo un pensiero di profonda gratitudine a «Colui che dirige la danza dell’universo» (R. Battaglia). E’ indispensabile conservare lo stupore di fronte al mistero che si annida in ogni cosa perché, come ammonisce lo scrittore inglese Chesterton, «l’uomo non perirà per mancanza di meraviglie ma per mancanza di meraviglia», cioè per mancanza di stupore, di contemplazione, di profondità interiore. Chi è in grado di fermarsi un momento in

Accogliamo con gioia la possibilità di meditare insieme un argomento importante che riguarda la nostra vita di claustrali, ma non solo…Il tema è il “silenzio” che ci conduce, se vissuto, sui sentieri della santità. Ed è proprio il tempo dell’Avvento che ci aiuta a riscoprirne il valore. Presso un antico monastero, uno dei pilastri che sorreggono il cancello d’ingresso porta una scritta, con una grande verità: «Cerca il silenzio, se vuoi ritrovare la tua anima». Il silenzio, religioso ascolto della realtà, è un bisogno connaturale all’uomo. I mistici dicono che in ogni cuore c’è uno spazio di silenzio nel quale Dio stesso abita; chi crea in sé un’oasi silenziosa e si pone in atteggiamento di ascolto vola più facilmente nel firmamento dello Spirito, si avvicina a Dio, ne avverte la voce, in qualche modo lo «vede», perché la meditazione silenziosa, come diceva Bossuet, «è l’occhio dell’anima», un occhio capace di scrutare e penetrare il mistero divino. A volte può essere sufficiente soffermarsi ad osservare attentamente il grande spettacolo del creato: l’apparire dell’aurora e il sorgere del sole, la bellezza delle montagne e delle valli, la voce del vento e la melodia del ruscello, il canto degli uccelli e la lunga 15


silenzio e di iniziare un cammino nel santuario della propria interiorità può cogliere i passi silenti di Dio, udire la sua Parola segreta e avere la certezza di incontrare Lui che « è più intimo a noi di noi stessi » (s. Agostino). Dio, come un mendicante d’amore, rimane in attesa di un cuore che si apra: « Ecco, sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me » (Ap 3,20). In proposito, tra le parabole dei Chassidim raccolte da M. Buber, c’è n’è una che è davvero illuminante: “Un giorno rabbì Mendel di Kozk chiede a bruciapelo ai suoi eruditi ospiti dove abiti Dio e, di fronte al loro imbarazzo e alla loro ironia, dà lui stesso la risposta: «Dio abita dove Lo si lascia entrare»”. Anche noi che viviamo in clausura abbiamo bisogno di spegnere i rumori assordanti del mondo, ascoltare la voce del silenzio e, nel silenzio, lasciarsi interpellare e riempire dalla Parola. Madre Teresa di Calcutta confessava: «Comincio sempre la mia preghiera in silenzio, perché è nel silenzio del cuore che Dio parla. Dio è amico del silenzio…». Il teologo e pastore protestante D. Bonhoeffer, impiccato il sabato santo del 1945 nel lager nazista di Flossenburg, ha lasciato un bellissimo brano sul rapporto tra il silenzio e la Parola: «Facciamo silenzio prima di ascoltare la Parola, perché i nostri pensieri siano già rivolti ad essa. Facciamo silenzio dopo l’ascolto della Parola, perché questa ci parla ancora, vive e dimora in noi. Facciamo silenzio la mattina presto, perché Dio deve avere la prima parola. Facciamo silenzio prima di coricarci, perché l’ultima parola appartiene a Dio. Facciamo silenzio per amore della Parola». Il silenzio è veramente d’oro, se si vuole udire la voce dello Spirito, immergersi nella profondità senza fine del mistero di Dio, lasciarsi condurre dall’Amore per i suoi sentieri di luce, di libertà e di vita. Il silenzio dell’attesa, in questo nuovo Avvento che precede il Santo Natale, sia l’occasione per ascoltare ed incontrare Colui che lo abita! Le sorelle Clarisse Cappuccine

IN ALTO I CUORI

Un anziano sacerdote quando mi incontrava mi salutava dicendomi: “in alto i cuori”. È un’espressione presa dalla liturgia ed è anche un bellissimo augurio. Avere il cuore in alto significa averlo vicino a Dio, averlo immerso in Lui, nel suo amore, nella sua bontà. Non c’è niente di più bello che immergersi nella misericordia di Dio e far esperienza di quanto Dio ci voglia bene. L’amore di Dio è il farmaco potente per guarire dalla durezza di cuore, per rendere il cuore di pietra un cuore di carne: un cuore che vuole bene. Mi sembra bello aiutare i nostri adolescenti e giovani a tenere in alto i cuori ed immergersi nell’amore di Dio. Con l’equipe degli educatori degli adolescenti ci siamo messi all’opera per far riscoprire ai ragazzi il valore e la bellezza del sacramento della riconciliazione. Un sacramento che ti immerge nella bontà e pazienza di Dio Padre. L’immagine che ci fa da riferimento e guida è quella del Padre misericordioso che abbraccia il figlio che si era allontanato. Un Padre che non giudica, che attende e perdona avvolgendoci tutti nel suo abbraccio. Solo il fare esperienza di questo abbraccio ci rende misericordiosi, capaci di maggior comprensione con gli altri e pronti a perdonare. Anche con il gruppo giovani ho iniziato un itinerario di “immersione ” nella bontà di Dio. E lo facciamo seguendo il cammino dell’apostolo Pietro. Un percorso quello di Pietro 16


fatto di slanci e fatiche, di salti in avanti e cadute, ma sul suo cammino c’è Gesù con il suo sguardo amorevole anche quando lui lo rinnega. È qui, nel punto in cui Pietro prende le distanze da Gesù che la misericordia di Dio lo raggiunge e lo abbraccia. Seguendo Pietro ci stiamo addentrando nell’incontro con la pazienza di Gesù, il suo rispetto per i nostri tempi, le nostre fatiche, fragilità. Insieme a Pietro stiamo immergendo la nostra miseria nella misericordia di Dio. Ho voluto rendervi tutti partecipi di questi “cammini di immersione” perché con il Natale Dio ci immerge nella sua misericordia. Il suo amore ci inonda prendendo un volto: quello di Gesù. È perciò questo l’augurio che faccio a tutti: ragazzi, adolescenti, giovani, adulti, anziani, ed in particolare ai cari ammalati: “in alto i cuori”: rivolgiamoli al Signore Gesù, lasciamoci immergere nella sua misericordia che sola può guarirci in profondità. don Gianluca

“FARE PICCOLE COSE CON GRANDE AMORE” Con le parrocchie della nostra unità pastorale abbiamo iniziato l’anno di catechesi sotto la protezione di una “santa famiglia”: quella di Santa Teresa del Bambin Gesù e dei suoi genitori Luigi e Zelia, proclamati recentemente beati. Il 1 ottobre, festa liturgica di S. Teresa, con due pullman siamo partiti alla volta di Verona dove si trova il santuario di S. Teresa. Qui siamo stati accolti da padre Enzo che ci ha fatto visitare il Santuario. Don Gianluca ci ha poi aiutato a conoscere la vicenda di S. Teresa e della sua famiglia. Un vicenda che si colloca nella Francia di fine 1800. Santa Teresa è entrata nel Carmelo di Lisieux a 15 anni ed è rimasta qui sino al momento

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della morte all’età di 24 anni. Nove anni passati in un monastero di clausura facendo “piccole cose ma con grande amore”. Questo era il suo segreto per unirsi a Dio, la sua “piccola via”, come lei la chiamava, per raggiungere il Cielo. Una via possibile per tutte le età e per tutte le vocazioni. La giornata è poi proseguita con il gioco nell’oratorio adiacente al santuario. Abbiamo così iniziato bene il nostro percorso catechistico Siamo certi infatti che Santa Teresa e suoi genitori proteggeranno i nostri ragazzi, le nostre famiglie, noi catechisti e ci aiuteranno a fare “piccole cose con grande amore”. Giulia Abelli


DON FRANCO BERTANZA

Mi pare che una nuova presenza sacerdotale in una comunità parrocchiale susciti un interrogativo curioso: possiamo conoscere qualcosa di te, sapere chi sei? Sono d’accordo e rispondo molto sinteticamente. Sono nato a Pieve di Concesio il 3 aprile 1936 e, per mia grande consolazione, battezzato allo stesso fonte dove divenne cristiano Paolo VI. Il 24 giugno 1961 sono diventato sacerdote per l’imposizione delle mani del compianto Vescovo Giacinto tredici. Le principali tappe della mia storia sacerdotale: 1961-1978: Insegnante in seminario; 19781991: Parroco a Castenedolo; 1991-2011: Parroco a Orzinuovi. In queste date si giocano cinquant’anni di sacerdozio, anni nei quali mi sono sforzato di donare la vita per il Signore e per il Vangelo. Non è stato facile e tutto diventava sempre più bello nella misura in cui cresceva in me la relazione di innamoramento per la persona di Gesù. Con lui è stato possibile superare tutto, vincere le paure e le stanchezze, mantenersi nella pace interiore, nonostante turbamenti di vario genere, sentire il desiderio di andare sempre avanti nella vita sacerdotale dicendomi: “oggi ricomincio nonostante le delusioni, le amarezze, le sconfitte”. Sono stati anni pieni di iniziative, progetti, eventi, di sogni svaniti… Questa mia “passione pastorale”, non posso certo raccontarla a voi, potrei annoiarvi o passare da vanitoso. Ma a voi voglio dire con molta gioia che il Signore, in qualsiasi circostanza, anche nella nostra vita, non fa mai mancare il suo amore, non ti delude mai. Purtroppo, spesso, siamo noi a deluderlo. Ora, lasciata la parrocchia di Orzinuovi, il nostro Vescovo Mons. Luciano Monari mi ha concesso di dedicarmi agli ammalati e di collaborare con le parrocchie di S. Anna, S. Antonio e S. Giacomo in cammino verso l’Unità 18

pastorale. Gli ammalati della clinica S. Anna diventano il primo compito del mio ministero sacerdotale: ad essi porterò il conforto morale e spirituale per aiutarli a sopportare la prova della malattia e a superarla. Con la compassione rivolta agli ammalati e agli infermi Gesù rivelava l’amore divino, che si china con pietà infinita su tutte le miserie umane. Come sacerdote sono chiamato a seguire l’esempio di Cristo e a portare ai malati tutta la simpatia del Salvatore. Il Vescovo, voce dello Spirito, desidera, però, che dia la mia disponibilità a servire anche le vostre parrocchie, le vostre persone in tutti i modi che mi saranno possibili, in comunione con tutti i sacerdoti, iniziando dal parroco, don Faustino. Io non sono mandato per fare tante cose, ma per aiutarvi a conoscere Gesù, a scoprire il suo amore, a credere in lui e a vivere in lui, con lui e per lui. D’altronde non è questa la proposta che il Natale fa a ciascuno di noi? Questo mio primo saluto desidera dire: Grazie a don Faustino che mi ha accolto con tanta fiducia e cordialità. Grazie anche a don Giacomo, a don Giannino e a don Gianluca che mi hanno considerato come uno di loro per collaborare insieme. Un grazie particolare a tutti voi che, mentre incominciamo a conoscerci, mi fate sentire quanta gioia vi dà la presenza del sacerdote testimone di Cristo. Con molta semplicità vi dico: aiutatemi ad amarvi, ad essere vostro servo sull’esempio di Cristo per farmi “tutto a tutti”. Un invito: siamo uniti nella preghiera, camminiamo nel Signore!


IL GRUPPO MISSIONARIO S. GIACOMO Dopo un altro anno intenso di impegni e iniziative anche il Gruppo Missionario si è ritrovato a dover affrontare la partenza dei suoi Pastori Don Fulvio e Don Raffaele, due guide importanti per tutti. Don Raffaele ha lasciato il suo segno soprattutto con le sue parole semplici , ma di vita vissuta come può fare chi è stato in missione. Quanto a Don Fulvio pensiamo sia stato per San Giacomo un buon Pastore, l’oratorio e la Chiesa che ha rinnovato sono sicuramente il luogo dove chi si ritrova non lo fa per vedere le nuove opere, ma perché crede in quello che sta facendo, cioè pregare, ascoltare e professare la parola di Dio. Sicuramente lo fa più volentieri se si trova in un ambiente ospitale con persone che sanno testimoniare quello di cui son convinti. Abbiamo avuto la fortuna di vedere i frutti di ciò che ha seminato Don Fulvio e sicuramente quelli che verranno saranno merito anche delle piante cresciute sotto un “Contadino” che ora non c’e’, che per il bene dei suoi germogli (i giovani) per i quali si e’ fatto in quattro (anche se fare il Parroco e il Curato nello stesso momento in una parrocchia viva come S.Giacomo non e’ da tutti), ha preferito lasciare il campo da poco seminato ad un altro ”Contadino” che saprà curare le piante nate e far in modo che nuovi germogli possano crescere, anche se per fare questo ha bisogno dell’aiuto divino e di quello terreno di tutti noi. Da una parte c’è stata l’amarezza della partenza dall’altra c’è l’entusiasmo di sempre che deve contraddistinguere un G.M. nel ricominciare, soprattutto dopo aver apprezzato la grinta e l’appoggio che il nuovo “Parroco” ci ha dato e per questo già da ora ringraziamo Don Alfio per quello che sta facendo e che farà assieme a noi. Ad Agosto abbiamo salutato Don Bruno che tornava nella sua Patria adottiva, il Mozambico e, con l’occasione, abbiamo consegnato i frutti del nostro impegno dell’anno trascorso. A Settembre ci siamo messi subito all’opera per preparare un ottobre missionario effervescente che è iniziato con la testimonianza ai bambini del catechismo di due giovani ragazze della nostra Parrocchia, Ilaria e Francesca che hanno fatto una bella esperienza di vita in Tanzania. La settimana missionaria è incominciata con animazione della Messa della GMM proseguendo poi nel pomeriggio, con l’animazione di giochi in oratorio, complice una bellissima giornata di sole, e si è conclusa il venerdì seguente con la recita del Rosario Missionario, accompagnata dal coro degli adulti, che ha sottolineato con i suoi canti i momenti di preghiera. I nostri prossimi impegni ci vedono coinvolti per tutto l’inverno a fornire un pasto alle persone senza fissa dimora, iniziativa che vede le nostre tre parrocchie unite da anni (Emergenza Freddo) ed alla quale quest’anno si sono aggiunti parecchi giovani volontari. Altra esperienza che abbiamo proposto è stata la raccolta alimentare effettuata in via Albertano per il Centro di Ascolto della Caritas diocesana del 19 e 20 novembre, che ha visto partecipare in prima persona i ragazzi di I media. Un’altra iniziativa che abbiamo appoggiato, è stata quella proposta dai catechisti dello stesso gruppo, e cioè di effettuare una raccolta di giocattoli usati e non, fino alla festa di Santa Lucia. Il ricavato di questa iniziativa verrà donato a dei bambini indigenti, segnalati da un’associazione “no profit” attiva sul territorio, nel corso di una festa appositamente organizzata. Vi ricordiamo che rimane aperto anche il 17 e 18 dicembre nel sottochiesa il tradizionale Mercatino natalizio dopo le SS. Messe, nel quale potrete trovare idee regalo originali, equosolidali, genuine, ed economiche per fare un bel regalo contribuendo ad aiutare non solo il vostro portafoglio, ma soprattutto le Missioni e le nostre iniziative. VI ASPETTIAMO NUMEROSI

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DAL GRUPPO MISSIONARIO SANT’ANNA Natale è il momento di guardare il mondo con gli occhi dell’amore. E’ il momento di ricordare che il mondo è fatto di persone come noi e cercare di vederle per quello che sono veramente. Hanno tutti dei problemi simili ai nostri, non importa chi siano e da dove vengano, apriamo i nostri cuori all’accoglienza, usiamo i nostri occhi per vedere negli altri sempre il buono e il bello, le nostre mani per stringere altre mani e per aiutare e sostenere chi è nel bisogno. Il GRUPPO CARITAS E MISSIONARIO S. ANNA augura a tutti BUON NATALE E FELICE ANNO NUOVO Cogliamo l’occasione per ringraziare tutti coloro che oltre ad aver partecipato alle nostre tradizionali iniziative Caritas (Mercatini , vendite torte, vendita riso per lo SVI, Emergenza freddo, raccolta viveri per il Centro d’Ascolto, sostegno a “Casa Gabriella di Suor Paola, adozioni a distanza, ecc.) hanno aderito con generosità anche alle raccolte di fondi per le varie emergenze umanitarie che si sono verificate nel corso dell’anno (carestia nel Corno d’Africa, alluvioni in Liguria, e Toscana ecc.) Ricordiamo che la raccolta di vestiario per il momento è sospesa.

LETTERA DALL’UGANDA AL GRUPPO MISSIONARIO SANT’ANTONIO Carissima Adriana e Gruppo Missionario S. Antonio, sento il dovere di dire il mio GRAZIE più sentito e riconoscente per la vostra offerta da destinare ai bambini meno fortunati di coloro che vivono in Italia. Grazie per la vostra generosità. Sia il Signore a ricompensarvi, Lui che non si lascia vincere in generosità. Da parte nostra assicuro che questi poveri insieme a noi pregano per voi e per tutte le vostre intenzioni affinché il Signore vi esaudisca. Dopo ben sette anni di servizio in questa realtà del Nord Uganda, ora mi viene affidato un altro impegno: lavorerò a Kampala nel settore giustizia, pace e integrazione sociale in una baraccopoli della capitale. Una realtà complessa ed essendo il servizio nuovo, da iniziare cioè, sembra ancora più complicato, ma la certezza che il Signore cammina con noi, e che continuerà a farlo, diventa la mia forza. Sono certa che posso anche continuare a contare sulla vostra preghiera ed il vostro sostegno, affinché una realtà dura, come lo è una baraccopoli alla periferia della città, possa diventare un luogo vivibile e le tante, troppe ingiustizie come analfabetismo, lavoro minorile, prostituzione minorile, mancanza di beni di prima necessità come acqua, cibo, vestiti, strutture fognarie… possano essere migliorate. Nuovamente ringrazio e auguro ogni bene. Il Signore vi benedica e sostenga assieme ai vostri cari. Fraternamente Sr. Fernanda Pellizzer - Missionaria Comboniana 20


I RAGAZZI DEL GRUPPO ANTIOCHIA DI S. GIACOMO Con la fine dello scorso anno catechistico, culminato nella ricezione dei sacramenti della confermazione e dell’eucarestia, i ragazzi del gruppo Antiochia sono diventati a pieno titolo “cristiani”. Il principale scopo che si prefigge l’iniziazione cristiana di quest’anno è quello di accompagnarli nei primi passi del nuovo modo di essere, vivere e agire. Il cammino dottrinale che è stato elaborato prevede un percorso molto impegnativo fatto di apprendimento, conoscenza nonché testimonianza cristiana. Tale testimonianza si concretizzerà nella manifestazione della propria fede nella vita reale di tutti i giorni attraverso uno stile di vita conforme a Cristo. Questo nuovo modo di essere, che trasforma tutta la loro personalità (intelligenza, volontà, affettività ecc.) rende possibile un nuovo modo di vivere e agire, un agire più bello nei confronti di Dio e dei fratelli. Per favorire questo progetto educativo, di comune accordo con il gruppo missionario parrocchiale, sono state individuate due iniziative di carattere sociale che vedono

coinvolti attivamente tutti i componenti. Nella prima di queste iniziative, gran parte della comunità, non ha potuto non notare, in occasione della raccolta alimentare effettuata in via Albertano per il centro di ascolto della Caritas diocesana di fine novembre, dei sorridenti ragazzi prodigarsi con affannoso impegno a rendere gioiosa l’atmosfera di quell’evento attraverso una vera e propria gara di solidarietà. Con l’altra iniziativa, invece, è stato chiesto loro di effettuare, fino alla festa di Santa Lucia, una raccolta di giocattoli usati e non. Sono stati esortati a privarsi in prima persona di almeno un giocattolo importante in loro possesso. Il ricavato di questa iniziativa verrà donato a dei bambini indigenti, segnalati da un’associazione “no profit” attiva sul territorio, nel corso di una festa appositamente organizzata. Il desiderio di tutti noi è far si che questi ragazzi si sentano parte viva della comunità, vivano la loro esistenza in comunione con gli altri in uno spirito di sincera solidarietà, mettendo al bando egoismi e particolarismi. Emanuela e Franco

LA VERA LUCE Scendono le ombre della sera e come per incanto la città si rianima. Mille fantastiche luminarie la percorrono e nell’aria c’è gioia speranza attesa… E’ Natale, memoria di un passato lontano, di una notte carica di mistero. Una stella una grotta un BAMBINO…

Alba i una nuova era, di una umanità rinnovata. Nulla più come prima Da Betlemme la salvezza, da Betlemme la VERA LUCE.

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Domenica Tassi


UN PO’ DI TEATRO A S. ANNA Nell’ambito delle iniziative per i festeggiamenti del Santo Natale, la parrocchia di S. Anna ha chiesto ai genitori di organizzare un qualcosa di diverso, un’iniziativa che nascesse dalle nostre idee e che utilizzasse i nostri spazi. Dopo varie proposte, abbiamo pensato ad uno spettacolo teatrale in cui recitassero i bambini. A metà ottobre, grazie all’aiuto delle catechiste e di noi kenioti, siamo riusciti a formare un piccolo gruppo di bambini, e altri, superato il primo momento di timidezza, hanno voluto condividere questa esperienza. Ora la nostra “compagnia teatrale” è composta da 14 elementi di cui due adulti, che si sono gentilmente prestati ad intraprendere questa avventura e che partecipano attivamente all’organizzazione dello spettacolo. Insieme, il sottoscritto e De Pani Gianmarco, seguiamo i ragazzi nelle prove e, con molta pazienza, conteniamo l’entusiasmo con cui i giovani attori affrontano il lavoro. Abbiamo deciso di non seguire testi già noti, ma qualcosa di inedito, un testo nato dalle nostre idee, con il contributo dei bambini, che possa, speriamo, lasciare qualcosa che vada aldilà del divertimento. Con qualche difficoltà abbiamo quindi iniziato le prove dello spettacolo e, speriamo di poter raccogliere i frutti del nostro lavoro, in particolare dei bambini che con impegno renderanno possibile tutto ciò. Volevo fare un accenno ai locali che utilizziamo ogni sabato per le prove e che saranno il nostro palcoscenico. Tutti sappiamo le condizioni in cui l’oratorio si trova ora: i lavori di ristrutturazione sono fermi, e ciò ha limitato gli spazi disponibili e, la sala polivalente che occupa il piano interrato non è ancora terminata. Questo però non ha impedito che l’oratorio, zona bar, per la precisione, potesse essere utilizzato in modo diverso dal solito. Così, nonostante qualche dubbio, si è deciso di rappresentare lo spettacolo nella sala de l bar e locali annessi. La scelta può sembrare inappropriata ma, in realtà, assume un significato importante: vivere attivamente l’oratorio, vuol dire trovare soluzioni alternative che valorizzano in modo ottimale quello che si ha, aldilà delle apparenze, rendendolo più vicino alle nostre esigenze e, in questo caso, a quelle dei nostri figli. Non mi resta che invitarvi tutti a vedere lo spettacolo, sabato 17 dicembre, nella sala bar dell’oratorio di S. Anna, nella speranza che vi regali un momento di serenità ed emozione. Approfitto di questo spazio per augurare, a nome di tutti i genitori e ragazzi del nostro gruppo teatrale, un caloroso Buon Natale. Lucio Luterotti. 22


GIUBILEI SACERDOTALI In questi mesi abbiamo vissuto delle celebrazioni significative per due nostri sacerdoti: a S. Anna il 16 ottobre abbiamo ricordato il quarantesimo di sacerdozio di don Giacomo Micheletti e a S. Antonio il 30 ottobre è ritornato don Giorgio Tansini, parroco per ventisette anni oltre ad altri come curato, per celebrare il suo sessantesimo di ordinazione. Le date scelte non sono state casuali: in entrambi i casi si è celebrata la solennità della Dedicazione della chiesa, il ricordo del giorno in cui il Vescovo ha consacrato questi luoghi alla preghiera e al culto divino, come ha unto le mani e consacrato i sacerdoti per essere ministri della grazia di Dio. Sono stati momenti particolarmente toccanti, che hanno riempito di gioia non solo i due presbiteri, ma le comunità stesse. Per don Giorgio è stata l’occasione per rivedere tanti parrocchiani, per ricordare i lunghi anni di fecondo apostolato a S. Antonio. Don Giacomo, ritornato in salute dopo mesi di malattia, ha condiviso anche con i parenti questo momento di letizia. Ringraziamo il Signore e auguriamo un mondo di bene a don Giacomo e a don Giorgio.

ESPERIENZE DI VITA CHE POSSONO AIUTARE Sono Giancarlo e sono un Alcolista. Nella vita le persone festeggiano avvenimenti importanti. A me capita quest’anno di festeggiare 25 anni di sobrietà caratterizzati dal sodalizio con Alcolisti anonimi e dalla continua speranza di avere finalmente una vita serena. Ricordo benissimo quella sera del luglio 1986 quando mi presentai per la prima volta. Ero in condizioni disperate chiedendo un aiuto che subito ricevetti. Per la prima volta nella mia vita, e in quelle condizioni, fui trattato da persona con rispetto da tutti i presenti. Nessuno mi giudicò, anzi, si misero tutti a mia disposizione, facendomi capire che anche per me esisteva una soluzione per il mio problema che avevo con l’alcool. Mi fecero capire che avevo toccato il fondo come essere umano, che il mio problema era una malattia, e dunque c’era la cura: la frequentazione del gruppo e l’adesione al programma di Alcolisti anonimi, 12 passi e 12 tradizioni. Programma che è la rottura con il mio vecchio stile di vita e l’adesione ad un nuovo stile di vita. Da quel momento la mia vita è cambiata, fatta di qualità e non più di

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quantità. Rivolgo un appello alle persone che hanno problemi con l’alcool, di non isolarsi ma di cercare aiuto da chi questi problemi li ha avuti prima di voi e che questo aiuto ve lo può dare. Alcolisti anonimi per voi può essere, se lo volete, la vostra soluzione. E’ tornato ad operare all’interno della parrocchia S. Antonio un gruppo che si riunisce quatto volte alla settimana: martedì – giovedì – venerdì dalle 20.30 alle 22.30 ; domenica dalle 17.30 alle 19.30. (tel. 3347468109) Non aver paura di telefonare, non aver timore perché ogni problema ha una soluzione, e forse per te che soffri a causa dell’alcool Alcolisti anonimi ti può aiutare. Ti verrà garantito il più completo anonimato, nessun documento da compilare, tutto gratuitamente ma molta esperienza da chi questo problema l’ha vissuto sulla propria pelle. Troverai tanti amici. Ti sentirai come, e forse meglio che in famiglia, senza nessun giudizio ne rimprovero, ma tanto amore e comprensione. Giancarlo – Alcolista anonimo


Essere nel Web, ma non del Web Ed eccoci ancora con InternetSiti… Natale, tempo di attesa, di gioia, di pace… Tanti i segni, veri ma spesso anche fuorvianti, che ci conducono a questi pensieri, e, perché no, speriamo, navigando nella grande rete, di imbatterci in quella bellissima ed altrettanto scomodissima riflessione di don Tonino Bello, un vescovo eccezionale ma soprattutto uno dei grandi profeti che ancora incrociano, di tanto in tanto, il nostro cammino per risvegliare sonoramente la nostra coscienza sopita da tranquilli torpori (cfr per Mons. Tonino Bello: http://www.giovaniemissione.it/spiritualita/kauvgp4.htm). Forse è già stato detto, la comunicazione è una tra le parole più “taggate” (usate) degli ultimi anni; se ne parla a proposito e a sproposito, si cerca di comprenderne “scientificamente” tutte le sottigliezze e sfumature, tutti i linguaggi, tutti gli strumenti che la modulano… eppure, nonostante ciò, si vive il grande paradosso di una società che non riesce più a comunicare, o meglio, non sa più, attraverso la comunicazione, generare e mantenere relazioni stabili, questo perché la maggior parte di noi confonde il “mezzo” con la comunicazione stessa. Per chiarire con un esempio, molti di noi confondono il navigare nei “social network” col comunicare, ovvero: scrivo su Facebook o Twitter, ho “504 amici”, dunque “comunico”: niente di più errato, anzi direi illusorio. Il computer, la rete, le email, il fax, la radio, la televisione, il “cellu”, lo smartphone, il blackberry, l’Ipad o l’Ipod sono e devono restare SOLO strumenti di supporto ai contenuti, con il preciso fine di migliorare la nostra comunicazione che deve dar luogo allo stare, all’esprimere, al soffrire, al gioire… , con i nostri cari, i nostri amici, con le tante persone con le quali ogni giorno veniamo in contatto. Vale ancora il nostro slogan del sito parrocchiale : “Vai sul sito: ti condurrà in oratorio”. A tal proposito, già da questa edizione del bollettino, il tradizionale mezzo cartaceo per far circolare notizie, ritorna in edizione da “Unità Pastorale”. Ci si sta chiedendo: perché non usare anche la rete per far circolare meglio le notizie che interessano le nostre comunità, perché non costituire un unico centro virtuale dove poter scambiare opinioni, dove confrontarsi? Naturalmente poi ci ritroveremo nelle nostre strade o nei nostri oratori per discuterne a quattr’occhi! Vedremo… Per ora un felice e gioioso Natale a tutti! Sono già attivi i siti: www.parrsangiacomo.it www.parrocchiasantantoniobs.org Cercasi collaboratore/i per Sant’Anna 24


la terza età DI S. GIACOMO ad Alghero

Quest’anno abbiamo avuto la gioia di vivere questa vacanza in compagnia di un gruppo formato da ben 26 persone tutte anziane. Per la prima volta nella nostra Parrocchia si è realizzato il desiderio di trascorrere insieme questo periodo di vacanza al mare, dialogando, parlando dei nostri figli, nipoti e godendo di qualche momento di svago con canti e balli in amicizia e spensieratezza. Il tutto si è svolto nell’incanto del golfo di Alghero presso un meraviglioso posto sito sul mare godendo di albe e tramonti infuocati.I giorni sono trascorsi velocemente e insieme abbiamo vissuto momenti sereni. Visto il successo dell’iniziativa, ci proponiamo, se sarà nel disegno di Dio, di ritrovarci l’anno prossimo per una nuovo soggiorno insieme. P.S.: ricordiamo a tutti che ogni venerdì alle 14.30 ci incontriamo per una tombolata insieme.

UN PIACEVOLE POMERIGGIO il centro storico dal sapore medievale, mentre altri sono saliti col pullman fino al santuario delle sante Bartolomea Capitanio e Vincenza Gerosa. La chiesa, di stile neogotico, racchiude le spoglie delle due grandi religiose, fondatrici delle Suore di Maria Bambina. Una reverenda ci ha raccontato la vita delle “Sante di Lovere” sottolineando la loro grande spiritualità e soprattutto l’eccezionale carità. Abbiamo celebrato la S. Messa per ringraziare il Signore di tanti doni dati alla sua chiesa. La visita agli ambienti e ai ricordi delle due sante ha chiuso la parte spirituale. Come sempre una merenda sostanziosa, preparata e servita da alcune volonterose donne delle parrocchie, ha completato con un po’ di ristoro e di dolcezza la nostra favolosa giornata. Un grazie ha chi con tanta premura ci offre queste opportunità spirituali e culturali.

Ogni tanto ci vuole! Sto parlando del pellegrinaggio che abbiamo effettuato a Lovere con 50 adulti e anziani di S. Anna e S. Antonio. Il tutto si è svolto nel pomeriggio di martedì 2 ottobre con partenza alle due. Il solito pullman ci ha prelevati nel piazzale Maestri del lavoro prima, e di seguito altri in via Chiusure. Don Faustino ci ha accolti facendo l’elenco dei presenti ed iniziando la preghiera del santo rosario. Il viaggio è proseguito fra amene chiacchiere tra i vicini di posto. La prima tappa del nostro viaggio è stata l’antica chiesa di S. Maria. Una guida ci ha illustrato i preziosissimi affreschi da poco restaurati. Terminata l’interessante visita, alcuni arditi di gamba hanno attraversato

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A S. ANTONIO RIPARTE LA SCUOLA CALCIO Nel settembre 2010 il Gruppo Sportivo dell’Oratorio si è riorganizzato con l’inserimento di nuovi componenti nel direttivo, si è posto l’obiettivo di rivitalizzare l’attività sportiva giovanile e far riavvicinare all’ oratorio bambini e ragazzi, con lo scopo principale di trasmettere loro non solo principi sportivi ma anche morali. Il gruppo ha quindi proposto le attività di scuola calcio, minibasket e minivolley, ma delle tre ha trovato adesioni solo il calcio. Alla scuola calcio si sono iscritti 16 bambini nati tra il 2004 ed il 2006. Si è creato un bel gruppo: giocano e si divertono insieme. Il loro “mister” è Enrico, un giovane cresciuto nell’oratorio che oltre ad insegnare calcio cerca di essere per i bambini un buon educatore. Nella squadra degli Under 10 si sono iscritti 8 bambini, numero insufficiente per poterli iscrivere al campionato, ma confidiamo in nuove adesioni per poter rilanciare questa categoria. Quest’anno le squadre iscritte al campionato sono 3: Under 14, Top Junior e Open. La scuola calcio partecipa ad un torneo, da noi organizzato, denominato “GIOCO ANCH’IO ” (S.Antonio, Badia, Violino, Torricella). Il gruppo sportivo è aperto a tutti, soprattutto ai giovani disponibili a dedicare tempo e portare nuove idee. Vi aspettiamo numerosi. Per informazioni sul gruppo sportivo e sulle attività svolte rivolgersi a: Ghidinelli Sergio Presidente 3479031469 Amarante Michele Vicepresidente 3383152416 Mazzolini Giuseppe Segretario 3398191662

News dalle nostre squadre del G.s. S. GIACOMO Quest’anno abbiamo ripreso con entusiasmo i diversi campionati in cui sono coinvolte le nostre squadre. Siamo cresciuti ancora ci sono 8 squadre di calcio: dai più piccoli, la squadra under 6 (2006/2007) ai più grandi, la squadra Top Junion (1990-1994) e ben 3 squadre di pallavolo: la squadra delle più grandi è passata alla categoria Junior (19951997), mentre la squadra di minivolley è passata alla categoria Under 14 (1998-2000) e abbiamo un nuovo gruppo di giovani pallavolisti/e che forma la squadra del minivolley (2004-2001). Tutti insieme festeggeremo il Natale domenica 18 dicembre alla messa delle 11.15. Vi aspettiamo numerosi e in divisa per farci gli auguri e prepararci bene alla venuta di Gesù. Ma la vera novità di quest’anno è la squadra di calcio femminile. Partita un po’in sordina questa iniziativa sta avendo un buon successo. Le ragazze di età diverse (1997 e anni precedenti), circa 12 ragazze in tutto, si trovano la domenica pomeriggio verso le 16.00 per l’allenamento. Per ora non si sono iscritte ad un campionato vero e proprio, ma in occasione della festa dell’Oratorio di San Giacomo a fine settembre le abbiamo viste per la prima volta in campo contro una selezione del Gruppo cucina. Si cercano nuove giovani calciatrici che vogliano unirsi alla squadra per allargare il gruppo e le possibilità di gioco. Le interessate possono contattare il Baro (cell. 3396902096). 26


ANAGRAFE PARROCCHIALE S.ANNA Battezzati il 25 settembre 2011 6 PAGLIARINI FEDERICO di Marco e Olello Federica 7 ZIGLIANI MEHRET di Nadir e Picco Vera 8 PALETTI SILVIA di Alberto e Bonometti Elena 9 CAMPI ALBERTO di Davide e Agosti Chiara 10 ANDRINI NICOLE di Roberto e Brunelli Alice 11 BIGNOTTI THOMAS ENRICO di Mauro e Corazza Roke Defunti 15 BERSINI RENATA in GAFFURINI (anni 53) 13 TREGAMBE ANGELO (anni 86) 16 MENSI GENTILE in GREGORELLI (anni 85) 14 RAGNI GUIDO (anni 73) S. ANTONIO Battesimi Battezzate il 18 settembre 2011 11 STEFANINI REBECCA di Fabio e Damiani Eliana 12 STEFANINI SOFIA di Fabio e Damiani Eliana 13 GITTI LIVIA di Alessandro e De Sio Tonia Battezzati il 20 novembre 2011 14 AGAZZI MIRIAM MADELEINE di Giacinto e Lazar Margareta 15 BETTINZOLI MATTIA ANDREI di Francesco e Canuta Maria 16 LAZZARI DARIO di Massimiliano e Camossi Laura Defunti 39 SILINI LUIGIA v. NERVI (anni 98) 34 TIVERON PALMIRA v. TOMMOLINI 40 VIVIANI GIOVANNI (anni 69) (anni 93) 41 TOSINI SANTO (anni 70) 35 SCHIAVIO GIUSEPPE (anni 94) 42 ONGARI MIRIAM v. MARTINELLI 36 GANDOSSI TERESA v. DUSI (anni 99) (anni 81) 37 ZANOTTI RENATO (anni 71) 43 CHITO’ PIERINA (anni 91) 38 BIASIBETTI ADELINA v. LAZZARI (anni 87) S. GIACOMO Battezzato il 9 ottobre 2011 STIFANELLI ALICE di Emiliano e Montini Chiara Battezzato il 4 dicembre 2011 MILANI ALESSANDRO ANGELO di Luciano e Loda Laura Uniti in matrimonio il 7 dicembre 2011 TABLADINI WALTER e CAPPELLI SILVIA Defunti 9 VASTARELLA ANTONIETTA (anni 57) 18 BOTTICINI VALERIO (anni 73) 19 KATZINARI ARISTEA (anni 87) 10 REBOLDI LUCIA (anni 90) 20 RACCHETTI ORNELLA (anni 89) 11 LONGHI PAOLINA (anni 97) 12 FAVALLI GUIDO INNOCENTE (anni 88) 21 BERIOLA LAURA (anni 55) 22 ARCHETTI FRANCESCO (anni 78) 13 AIMO DOMENICO (anni 77) 23 VAILETTI ISABELLA (anni 86) 14 QUAINI GIUSEPPE (anni 77) 24 CORTI ANDREA (anni 87) 15 CESTARI ITALIA (anni80) 25 FRATTINI ARTURO (anni 79) 16 COLLATO FRANCESCA (anni79) 17 GALLI CARLINO (anni 89)

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Bollettino Dicembre 2011