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NUMERO SPECIALE - Supplemento del Giornale IL PONTE, della Parrocchia “Madonna Stella Maris”, Arbatax. ANNO XIII - Aprile 2008 Via Sulki, 1/A 08041 ARBATAX (OG) ∙ Tel. 0782 667651 - 0782 667233 - Fax 0782 664408 - Cell. 335 6305261 - giorgiopiero@tiscali.it

A

mo scorrere l’archivio parrocchiale e immergermi tra carte e documenti e restare affascinato dalle storie che incontro, dai nomi, dagli eventi. L’attenzione viene sempre catturata da qualcosa di nuovo e spesso - lo confido - quando ai nomi si associano i volti, scaturisce anche la preghiera. E’ in una di queste incursioni di archivio che mi sono imbattuto su un foglio singolo ingiallito dal tempo, carico di timbri e ricco di firme. L’Incipit è ufficiale: Presidenza della Repubblica Italiana, firmato: Giovanni Leone, Presidente della Repubblica e On. Rumor, Ministro degli Interni e altre firme. Sono sorpreso: mi trovo davanti al documento originale della dichiarazione di riconoscimento pubblico della Parrocchia Madonna Stella Maris da parte del Ministero degli Interni della Repubblica Italiana. In questo documento firmato 31 marzo 1972 è riportata anche una altra data, per noi importantissima, perché segnala l’Istituzione ufficiale da parte del

Vescovo Mons. Basoli della nostra Parrocchia: 1 ottobre 1966, festa di Santa Teresina del Bambin Gesù. Una data ricorda sempre il tempo che passa, il senso della storia e il ruolo della memoria. Faccio allora un calcolo veloce e considero che sono passati ormai 40 anni dal giorno in cui Mons. Lorenzo Basoli firmava il decreto di Istituzione della Parrocchia dando anche il nome “Madonna Stella Maris”. La nuova realtà ecclesiale prendeva così il nome dalla Chiesa che da circa 20 anni prima aveva incominciato ad accogliere fedeli e vedeva amministrare i primi sacramenti.La Chiesa di Stella Maris, infatti, prendeva forma nei primi anni dopoguerra e nel giro di qualche anno poteva essere inaugurata. Si presentava più accogliente e ampia rispetto all’ antica chiesetta della “Vergine di Adamo” che fino a quel momento rappresentava l’unico luogo sacro adatto per le celebrazioni.

Don Giorgio Piero Cabras

continua a pag. 2

“IN PUNTA DI PIEDI” del Direttore Maurizio Melis pagina 34

L’ editoriale

IL SALUTO DEL VESCOVO Mons. Antioco Piseddu pagina 55


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l’Editoriale continua dalla Prima Pagina

« Non si prende il largo senza una preghiera alla Madonna Stella del Mare» Don Renzo Matta, originario della Diocesi di Ales, ospite della Diocesi di Lanusei, Capellano della Cartiera celebra nella chiesa di Stella Maris

in alto, Padre Clemente Simula 2° parroco ad Arbatax da destra: Don Paolo Loi celebra la S. Messa presso la Chiesetta del Villaggio della Cartiera (1973).

Èb il pa ello rac ai pi avve ssato coglie ù , nim vian giovani Padre Arcangelo Atzei, enti fissarlo re dant . Ric e cons in alcu orda i che 1° parroco della Comunità egna n re f stan rlo i chi, anno un è un do dei Frati Minori. s e pe i ferman lungo c vere. Sia (Festa di 1° Comunione, a nsan m o al o sul cig mmino o come chiesetta Villaggio e l cam min io della finalm dei o pe strad ente 1975) rcors o. a

« Cresce l’affezione per questa Comunità e questa terra »

Un Giornale nato dalla fantasia e dall’impegno dei giovani La Chiesa di Stella Maris, infatti, prendeva forma nei e numerosi fedeli pone “la prima pietra” dell’erigendo primi anni dopoguerra e nel giro di qualche anno po- complesso parrocchiale in una caratteristica e sentita teva essere inaugurata. Si presentava più accogliente cerimonia. e ampia rispetto all’ antica chiesetta della “Vergine di Passeranno due anni fitti di cantiere e di lavoro. Si arAdamo” che fino a quel momento rappresentava l’unico riva al momento tanto atteso della Inaugurazione: è l’8 luogo sacro adatto per le celebrazioni. La piccola comu giugno 1997. Davanti alle autorità civili e militari e axina poteva finalmente contare su un dignitoso edificio ad una folla enorme di fedeli il Vescovo Mons. Piseddu di culto. Il campanile in pietra granito iniziava a diven- dopo aver consegnato le chiavi della nuova Chiesa al tare un segno inconfondibile della Chiesa e anche un parroco Don Giorgio Cabras, può inaugurare il nuovo aiuto importante per l’orientamento e la preghiera dei complesso parrocchiale con la solenne Benedizione e la pescatori. «Non si prende il largo senza una preghiera Celebrazione Eucaristica. La nuova chiesa intitolata a “San Giorgio Vescovo di Suelli” già Paalla Madonna Stella del Mare. Non si LA CONSACRAZIONE trono secondario della Diocesi di Oglirientra in porto a conclusione del duro astra inizia così ad essere Tempio vivo. lavoro senza un saluto alla Mamma del all’interno dell’Altare Ma è necessario procedere anche alla cielo» mi confidava un vecchio pescail Vescovo colloca Consacrazione della Chiesa! Si pensa di tore! Ma gli anni passano e la piccola farla all’interno dell’anno Pastorale spele Reliquie di tre Santi comunità diventa sempre più grande. ciale dedicato alla Liturgia. Fervono alNuove e numerose famiglie bussano alla Sant’ Ignazio da Laconi lora i preparativi: il 23 maggio del 2005 porta di questo meraviglioso territorio; San Luigi Gonzaga - in una suggestiva e indimenticabile il paese si anima di bambini e adulti, San Giovanni Bosco cerimonia - la Chiesa viene consacrata! si costruiscono fabbriche, case, scuole, All’interno dell’altare il Vescovo colloca le reliquie di servizi, strade. La comunità parrocchiale viene affidata, dopo l’esperienza entusiastica e straordinaria tre santi! E’ il rito di consacrazione che lo chiede: le del primo “infaticabile” Parroco don Paolo Loi, ai reliquie di Sant’Ignazio da Laconi, di San Luigi Gonreligiosi francescani “minori conventuali” per de- zaga, di San Giovanni Bosco vengono inserite con gesti solenni. La fede e la preghiera scaturiscono nel canto di cisione di Mons. Salvatore Delogu. Anche i frati francescani lasceranno in questa lode e di ringraziamento. terra un ricordo indelebile e la popolazione sarà La gioia di poter avere un edificio di culto ampio che loro grata per sempre. (All’interno del giornale richiama al senso della bellezza e dell’accoglienza è apportiamo anche l’elenco esatto dei parroci e dei grande. La vita della parrocchia e di questo popolo di coadiutori). Fervono le attività di catechesi, liturgia e Dio che è in Arbatax continua. carità. La parrocchia continua a crescere e ad acqui- Il resto è cronaca di questi giorni. Sono così passati 10 sire una fisionomia sempre più viva e bella. Passano gli anni dall’Inaugurazione della Chiesa di San Giorgio, anni, si avvicendano i parroci, la popolazione cresce 40 anni dall’Istituzione della Parrocchia e 60 anni dalla sempre di più. Si rende presto urgente la costruzione di costruzione della Chiesa di Stella Maris. Non si voleva una nuova Chiesa. I parroci e i fedeli iniziano a “muo- far passare questo speciale “Anniversario” senza far versi”: si rende necessario individuare un terreno adat- nascere una iniziativa di Memoria e ricordo della vita to alla costruzione e cercare i finanziamenti necessari. e delle persone. Il Giornale che avete tra le mani nasce Il percorso è lungo e ricco di ostacoli. I contatti tra la da questa esigenza e si propone con modestia e umiltà. comunità francescana e il Vescovo, tra la popolazione e E’ un piccolo segno, spero gradito, creato dall’impegno e i sindaci si infittiscono. Passano gli anni e alla fine viene dalla fantasia di ragazzi e giovani figli di questa chiesa, allo scopo di rivivere insieme il cammino fatto. Auspichitrovata, con la soddisfazione di tutti, la soluzione. Si iniziano i lavori di progettazione e raccolta di fondi amo che la sua lettura faccia crescere la lode a Dio per i e finanziamenti. L’architetto Massimo Pisu, incaricato doni ricevuti e la gratitudine per avere dello studio del progetto, vede approvato dal Vescovo e incontrato in questi anni sacerdoti e fedeli compagni di dalle autorità competenti il suo lavoro. A questo pun- viaggio che hanno condiviso con noi la gioia di essere cristo è possibile prepararsi con una solenne cerimonia tiani e la fatica di testimoniarlo. Un piccolo mezzo, questo alla posa della prima pietra: è il 2 luglio 1994. Il luogo giornale, che può aiutarci a crescere anche come famiscelto è denominato “Is Covargius” ed è ubicato in glia e comunità. Ringrazio quanti hanno incoraggiato zona centrale rispetto all’ampio territorio della Parroc- questa iniziativa contribuendo con consigli e sponsor chia. Il Vescovo Mons. Antioco Piseddu - subentrato a alla sua realizzazione. Mons. Delogu nel 1981 - attorniato da vari sacerdoti DON GIORGIO CABRAS - PARROCO


La Parrocchia Lidia Lenzi

Maddalena Fara

La Parrocchia è la Comunità eucaristica e il cuore della vita liturgica delle famiglie cristiane; è un luogo privilegiato della Catechesi dei figli e dei genitori.

Consolata Longoni

La Testimonianza della S.ra Maddalena Fara

I primi anni di vita

della Chiesa di Stella Maris

«S

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ono nata nel 1927 a Sassari, e a 16 anni sono arrivata ad Arbatax.

Allora aveva 700 abitanti. Qualche anno dopo iniziarono i lavori per costruire la Chiesa di Stella Maris, nel 1947. I lavori erano diretti dalla Ditta Vigna e terminarono tre anni

erio Calisi, Sig. Girolamo Silv Arbatax, tra i più anziani di a. originario di Ponz alla Una vita dedicata e a fare ro famiglia e al lavo gente. tanto del bene alla

“Catechismo della Chiesa Cattolica n. 2226“ Stella Maris in alto: il coro di Mariano Asunis insieme a Padre

dopo nel 1950.Alla costruzione della Chiesa parteciparono come scalpellini alcuni uomini di Arbatax, tra cui mio padre Giuseppe Fara, Domenico Murru, il signor Cireddu, Domenico Misiano (della Maddalena) e il continentale Signor Del Chiappo. Le pietre utilizzate per la realizzazione della Chiesa venivano tagliate dagli scalpellini in Batteria e in Cava. La Chiesa e il campanile furono costruite contemporaneamente e il primo campanaro fu Giovanni Cau. Il fondatore della Festa fu il sacerdote Padre Melis e il primo anno fu festeggiata a San Gemiliano con il carrettino trainato da un asinello. Fin dall’inizio la Festa prevedeva la processione in mare che veniva chiamata “sampa” e alla Festa partecipavano persone provenienti da gran parte dell’Ogliastra ».

rsano la S.ra Silvia Ave

MARIA DI NAZARETH

Dai ricordi di Silvia e Adelina Aversano

la Stella del Mare

il Miracolo del bambino cieco Le origini della Festa di Stella Maris

L

la S.ra Adelina Aversano

e sorelle Silvia e Adelina Aversano, rispettivamente nate nel 1916 e 1924, ricordano i primi momenti della storia della Chiesa e della Festa. Arrivarono da Ponza nel 1932 quando avevano, la prima, 16 e la

seconda 8 anni. Dai loro ricordi emerge che le Chiesa dedicate alla Madonna

venivano solitamente edificate dove la Madonna faceva miracoli. Così, ci assicurano, anche ad Arbatax si ricorda un fatto eccezionale: la guarigione di una bambino cieco. Infatti, durante una processione in onore della Madonna, un bambino riacquistò la vista. Da allora si decise di costruire la Chiesa da dedicare alla Madonna e, con essa, realizzare una festa in suo onore. La festa inizialmente si svolgeva a Giugno. «Veniva organizzata dai pescatori che dedicavano una intera giornata di pesca per il finanziamento. Era una cosa nuova per il piccolo paese, durava una intera giornata e si svolgeva negli spazi del porto. Dall’inizio si è fatta la “processione in mare” e in queste prime occasione iniziò anche la tradizione delle sagre di pesce. Il paese per l’occasione si trasformava: fiori, lampadine, archi ornati a festa rendevano bene l’eccezionalità dell’avvenimento. E tutto in onore della Madonna! Nelle famiglie in quel giorno si mangiavano gli gnocchi di patate e il pescato del giorno prima». «Era una festa sincera» dicono le due anziane signore e «per l’occasione giungevano persone da tutta l’Ogliastra». Alla fine della giornata, ricordano, venivano assegnate le coppe ai pescatori che avevano partecipato alla realizzazione della Festa. Prima di salutarci le due simpatiche signore ci mostrano alcune foto dei primi anni della festa e noi ringraziamo per la loro disponibilità e per essere riuscite a farci “sperimentare” – con i loro ricordi - le emozioni dei primi anni della festa della Madonna Stella Maris. A CURA DI ALESSANDRA VITIELLO, GIUSEPPE CAPPAI, GABRIELE PISU


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i Documenti ufficiali della Parrocchia

Breve Biografia di Mons. Basoli

N

a cque ad Ozieri il 10 dicembre 1895. Studiò nei seminari di Ozieri e di Sassari dove conseguì la laurea in teologia. Ordinato sacerdote il 15 agosto 1918, fu assistente diocesano dell’Azione Cattolica e parroco a Padru e a Ozieri. Fu consacrato vescovo il 27 dicembre 1936, e prese possesso della diocesi il 21 marzo 1937. Esplicò una grande attività sia sotto l’aspetto della formazione spirituale delle anime che della promozione umana. Tra le sue molte realizzazioni ricordiamo l’Istituto Magistrale “Maria Immacolata” legalmente ricono sciuto con annesso convitto; l’orfanotrofio maschile “San Giuseppe”, attualmente la casa ristrutturata è gestita come cen tro di spiritualità e assistenza agli anziani dalle Suore di Cristo Re; la colonia “Madonna di Ogliastra” di Arbatax; l’avvio delle at- tività formative giovanili nel centro di Bau Mela ot- tenuto dalla S.E.S.; la fondazione, con Agostina Demuro, dell’Istituto secolare di diritto diocesano “Opera Cuore Imla casa di accoglienza per macolato di Maria”; anziani ed handicappati di Barisardo; il completamento del seminario di Lanusei inaugurato il 1954, durante le cele« La Parr c barzioni del Cono o m stab ilme unità d cchia è u gresso Eucaristico nte n na d i fed eli c eter Mariano. ell’a la c

h ui pa m m stora bito di e viene c inata u qual o l e suo e è affid na Chie stituita past ata a sa par d ore. t C.C.C un parr icolare e . 217 oco, 9»

Il testo del Decreto di Istituzione della Nuova Parrocchia di Stella Maris

Mons. Lorenzo Basoli VESCOVO D’OGLIASTRA (1937 - 1970)

. Piseddu da parte del Vescovo Monsrrocchiali lì rto To di ne mu Co al le hiesta ufficia a e i locali pa in alto: la lettera con la ricterreno adatto per la costruzione della Nuova Chies (13 settembre 1985). un per la cessione di

I Parroci di Stella Maris e loro Collaboratori La Parrocchia è istituita con Decreto vescovile il 1 Ottobre 1966 e ha come 1° amministratore (pochi mesi) Don Italo Murru e i sacerdoti della Parrocchia di Sant’Andrea in Tortolì. Dai primi mesi del 1967 amministra la parrocchia Don Mario Mereu sino all’ottobre del 1972. Dal 1 ottobre 1972 al 10 Ottobre 1974: il primo parroco con nomina è Don Paolo Loi, del clero diocesano. Poi la Parrocchia fu affidata ai Frati Minori, dopo la convenzione tra Diocesi di Ogliastra e il Ministro Provinciale dei Frati Minori della Sardegna, Padre Dario Pili firmata il 2 febbraio 1975. a destra: L’ elenco dei parroci che si sono succeduti alla guida della Parrcchia dal 12 febbraio 1975 fino al 1 ottobre 1995:

- Don Paolo Loi: 1 Ottobre 1972 - 10 Ottobre 1974 - Padre Arcangelo Atzei: 12 Ottobre 1974 - 26 Agosto 1978 Padre Pier Battista Deiana

- Padre Ireneo Baldino: 30 Agosto 1978 - 23 Settembre 1979 Padre Clemente Simula

- Padre P. Battista Deiana: 6 Ottobre 1979 - 22 Luglio 1981 Padre Marco Angioni

- Padre Pasquale Dettori: 2 Settembre 1981 -

Luglio 1988

Padre Paolo Ciarloni

- Padre Marco Angioni: Luglio 1988 - Ottobre 1993 Padre Mariano Asunis

- Padre Silvestro Ollano:

Ottobre 1993 - Ottobre 1995

Padre Fausto Mascia

- Don Giorgio Piero Cabras: 1 Ottobre 1995 ...


Stella Maris La Chiesa e il Campanile di Stella Maris: foto fine anni 50

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a sinistra: il Decreto del Presidente della Repubblica che riconosce sugli effetti civili l’ Istituzione della nuova Parrocchia di Stella Maris

La Lettera con la quale Mons. Delogu informa i sacerdoti della Diocesi sull’arrivo della Comunità dei Frati Minori nella Parrocchia di Arbatax. 12 - 09 - 1974

Il Documento della Prefettura di Nuoro che dichiara il Riconoscimento civile della nuova Parrocchia “Madonna Stella del Mare” 8 settembre 1972

“ I Frati stabiliranno la loro Dimora ad Arbatax... saranno un grande aiuto per l’Evangelizzazione. “

sopra: il Porto di Arbatax nei primi anni 50, Lavori di ristrutturazione e ampliamento. a sinistra: festeggiamenti in onore di Stella Maris, anni 60

a destra: alcune immagini di Monsignor Salvatore Delogu durante la cerimonia delle Cresime nella Chiesetta del Villaggio

a destra: la targa in bronzo dedicata alle vittime del bombardamento ad Arbatax durante la II° guerra mondiale il 23 aprile 1943. (Monumento ai Caduti)


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Riscoprire le proprie radici, sentirsi parte di una storia più grande è sempre una esperienza importante. Nell’archivio parrocchiale abbiamo cercato e trovato documenti che testimoniano i primi interessamenti e decisioni per avere una nuova chiesa parrocchiale

Cenni storici: dalle radici ai giorni nostri

La Comunità parrocchiale ha bisogno di una nuova Chiesa

Alcune fasi dei Lavori della Chiesa di San Giorgio tra il 1994 e il 1997 Un momento della posa della prima pietra: Rosinetta Catte presenta al Vescovo, durante la Cerimonia, il plastico della nuova Chiesa.

Il 1° documento è una lettera di Padre Pier Battista al sindaco di Tortolì.

Il documento è del 10 febbraio 1981 Ill.mo Signor Sindaco di Tortolì Le sarei particolarmente grato -

insieme alla co-

munità parrocchiale e ai frati miei collaboratori -

se volesse prendere nella migliore considera-

zione possibile quanto mi permetto di esporle. Lei si è reso certamente conto della ristrettezza in cui si muove la nostra comunità cristiana di Arbatax quanto all’esercizio del culto e alla attività di promozione umana e cristiana, a motivo della ristrettezza della chiesa parrocchiale, nonché della sua collocazione periferica a confronto della dislocazione della popolazione (Arbatax, villaggio cartiera, Is Cogottis) e per totale mancanza di un minimo sufficiente di strutture pastorali. Se la sua amministrazione vo-

“Gesù sì, Chiesa no”.

Questo Gesù individualistico scelto da alcuni è un Gesù di fantasia. Non possiamo avere Gesù senza la realtà che egli ha creato e nella quale si comunica: la Chiesa (Sua Santità Benedetto XVI )

a destra: un momento dei lavori della nuova Chiesa.

lesse mettere a disposizione della nostra comunità una porzione di terreno sufficiente a costruirvi la chiesa parrocchiale e le strutture pastorali necessarie il vantaggio sarebbe grande e tutto per la crescita umana della popolazione, i cui problemi sociali, religiosi morali crescono, come lei ben sa di giorno in giorno. In particolare intendo far rivelare come manchino strutture culturali e sociali che vengano incontro soprattutto alle esigenze dei giovani il cui


La Parrocchia

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disorientamento si dimostra sempre più drammatico con conseguente distorsioni dei valori fondamentali del vivere che li portano ad essere assorbiti dai mali più gravi del momento: penso in particolare alla droga di cui si hanno già nella nostra comunità sintomi allarmanti. Pensi anche agli anziani per i quali non abbiamo nulla da offrire a confronto della loro dignitosa vecchiaia. Pertanto abbiamo assoluto e urgente bisogno di uno spazio di terreno di 6-7000 mq. dove costruire chiesa e strutture. Chiedo il terreno denominato “Is Covargius”. Veda Signor Sindaco, insieme ai suoi collaboratori di considerare la mia presente richiesta con quella generosità e sollecitudine che la nostra disagiata situazione ecclesiale e sociale richiede. In attesa di un cortese riscontro la prego di voler gradire i miei più cordiali ossequi. PADRE PIER BATTISTA DEIANA

in alto: Suor Giulia Matzuzi e Suor M. Bonaria Cocco

sopra: la statua della Madonna Maria di Nazareth, opera dello scultore G. V. Mussner sopra: Padre Pier Battista Deiana (Festa di 1° Comunione)

sopra: Don Paolo Ciarloni, sacerdote nella Parrocchia Stella Maris dal 1981 al 1988

La nuovissima statua di Santa Chiara d’ Assisi all’interno della Chiesa di S. Giorgio, nella navata di destra, opera dello scultore G. V. Mussner (di Ortisei - BZ)

Padre Marco Angioni, in una Cerimonia di 1° Comunione nella Chiesa di Stella Maris

e ies h C tre n le o c s Mari foto dal sa tellite: la Parrocchia di Stella


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10 Anni della Chiesa di San Giorgio

Una data da ricordare

INAUGURAZIONE DELLA CHIESA NUOVA Il Messaggio del Vescovo

qui San Giorgio

Mons. Antioco Piseddu

«È bello per Noi Restare Qui»

La chiesa dedicata a San Giorgio di Suelli

Domenica, 8 Giugno 1997

«

la Chiesa e le strutture della Parrocchia “Stella Maris” che abbiamo a lungo at-

Don Giorgio Cabras

«

Il desiderio di avere una “casa accogliente” per tutti si è finalmente realizzato. Abbiamo costruito un tempio

teso. Lo ringraziamo. E’ un prezioso dono di cui

materiale in cui siamo chiamati a formare “una

bisogna essere degni.

cosa sola in Cristo”.

La Chiesa è un luogo dove Dio più chiaramente

Manteniamo e rendiamo visibile questa unità.

si manifesta agli uomini, luogo di preghiera, di

La Parrocchia diventi sempre più vera e auten-

salvezza e quindi di speranza. In essa gli uomi-

tica comunità nella quale nessuno possa sen-

ni incontrano Dio come Padre, accanto al fratello

tirsi

maggiore Gesù e si incontrano tra di loro.

sempre più luogo dove possiamo dire: “E’ bello

In essa lo Spirito li fa sentire fratelli, donando loro

per noi restare qui” (Luca 9,33).

estraneo. Auguriamoci che sia e diventi

la gioia della concordia e della pace, la gioia di amarsi nella disponibilità all’aiuto reciproco e al servizio, per rendere la società intera migliore. Già da ora mettiamo nelle mani di Maria, madre della Chiesa, tutte le preghiere che nel tempo vi saranno elevate, certi che il Signore, per la sua intercessione, le esaudirà. Tutti di cuore benedico».

Il Messaggio del Sindaco Franco Ladu

« Siamo in Festa! Momento iniziale della Cerimonia di Inaugurazione - il Vescovo, accompagnato dal parroco di S. Andrea Mons. Mario Mereu, arriva sul Sagrato della nuova Chiesa tra un’ala di folla.

Il Signore ci dà la gioia di inaugurare

Il Messaggio del Parroco

A Tortolì operano tre parrocchie, vitali

il parroco Don Giorgio Cabras prende la parola e saluta i presenti.

LA CHIESA

e fondamentali cellule di solidarietà e fraternità; tre importanti Chiese, dislo-

cate nel nostro territorio, diverse nel loro stile architettonico, ma unificate da un medesimo spirito di coesione sociale. Saluto con gioia il nuovo edificio di culto come segno di un’unica comunità tortoliese e come vigoroso strumento di aggregazione».

L’esterno della chiesa visto dalla via Sulki

Il presbiterio con la scultura in pietra trachite, opera dello scultore Tonino Loi di Belvì


San Giorgio 8 Giugno 1997

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« E’ bello toccare con mano la gioia e la gratitudine degli abitanti di un quartiere che entrano per la prima volta nella loro nuova Chiesa ». (Benedetto XVI) dal Discorso dell’architetto Massimo Pisu (noto Mimmo) il giorno della Benedizione e Inaugurazione della chiesa di San Giorgio Vescovo

Q

uando ero bambino, guardando al-

du per avermene dato l’opportunità. Dandomi

cune vecchie foto che ritraevano mio

fiducia si è comportato con me come un vero

padre con degli operai sul tetto del

padre, sostenendomi, aiutandomi nei dubbi,

Tempio Don Bosco a Lanusei, avevo scoperto

stimolandomi e anche criticandomi.

con orgoglio che mio padre aveva partecipato

Ha partecipato con me al travaglio delle scelte,

alla realizzazione di una grande Chiesa.

nelle mie indecisioni e nei miei dubbi. Alla fine

Non avevo dubbi, mi sembrava il lavoro più im-

posso dire che è stata una grande fatica,

portante che avesse fatto, ne ero fiero.

un lavoro difficile, laborio-

Ho avuto poi io la possibilità – addirittura - di

so, ha comportato continui

progettare e realizzare questa Chiesa.

dubbi.

Di questo devo ringraziare principalmente Sua

Tra l’altro, credetemi, non

Eccellenza il Vescovo. Progettare una Chiesa:

capita

impegno grande: tema complesso, affasci-

chiese).Per questo oggi vor-

nante, veramente importante per un architetto

rei principalmente ringraziare

di cui dicono “fa case che sembrano chiese”.

chi ha collaborato con me alla

Ma sono convinto: “Cosa c’è di più che fare una

realizzazione di questa opera.

Chiesa?”. Ho voluto che non sembrasse una

Sua Ecc.Za il Vescovo, il vero

casa, ma soprattutto che non sembrasse una

“motore spirituale” (altro che)

cosa, ma che a tutti sembrasse una Chiesa.

di questa progetto. Un ringrazia-

Ecco il perché delle scelte decise:

mento a tutti gli operai, in parti-

- la cupola che aumenta lo spazio sull’altare;

colare vorrei citare il capo cantiere

- l’abside o “su palas de cresia” – come dice-

Pasquale e il responsabile Angelo

vamo da bambini – la parte curva alle spalle

Stochino, oltre che per le loro capacità indub-

della zona dell’altare;

bie, anche per aver sopportato le mie sfuriate e

- la navata centrale e i ritmi delle navate laterali

le mie “lune storte”.

scanditi da vere colonne di granito vero; - il tet-

Ringrazio mio fratello Fulvio che da Ingegnere

to curvo per ricordare la struttura in legno delle

mi ha affiancato e ha supportato tutte le scelte

barche, richiamo al mare essendo la chiesa nu-

tecniche ed amministrative, non solo per le

ovo complesso parrocchia di “Stella Maris”. Con

sue capacità tecniche indubbie, ma per avermi

l’infuriare del modernismo e del funzionalismo

sempre difeso con tutti e sostenuto tutte le mie

si è perso negli anni passati il gusto ai progetti

scelte progettuali.

formali, composti, credendo che bastasse solo

Vorrei anche ringraziare di cuore chi si è prodi-

garantire la funzione, il funzionamento, che

gato per la riuscita di questa giornata e mi ha

tutto il resto fosse inutile, superfluo. Come se

dato quindi la possibilità di parlare.

si potesse scindere forma-sostanza.

Ringrazio pubblicamente Don Giorgio, il comi-

Non ci ho mai creduto, anzi ho sempre pensato

tato di Arbatax che ho conosciuto in una serata

che il nostro lavoro debba essere svolto con pu-

che è stata per me divertente e indimentica-

dore e rispetto per chi tutti i giorni, passandoci

bile. Tutti i volontari che hanno lavorato sodo e

davanti, vede le nostre opere.

gratis, quanti in queste ultime settimane hanno

Di questo devo ringraziare sua Ecc. Mons. Pised-

faticato per rendere possibile questa giornata.

spesso

progettare

« Cosa c’è di più che fare una Chiesa?»

Il momento della consegna delle chiavi da parte di S. E. Mons. Antioco Piseddu al parroco Don Giorgio Cabras. E’ presente anche Mons. Mario Mereu


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qui San Giorgio

Un Santo di tutti

Breve biografia del Santo Vescovo

T

anto tempo fa...intorno all’anno mille, viveva a Cagliari un uomo di nome Lucifero che con sua moglie Vivenzia era a servizio di una ricca Signora di nome Greca. Lucifero e Vivenzia avevano sempre condotto una vita buona, pregando e lavorando assiduamente.

Uno strano sogno.

« Giorgio era diventato un giovane che amava la Preghiera e aveva una solida cultura. » sotto: il dipinto di San Giorgio di Suelli, opera di Luigi Taccus (1988) presente nella sagrestia della Chiesa

I due coniugi avevano sempre desiderato avere dei figli, ma ormai data l’età avanzata, non speravano più nella nasciata di una bimbo. Ma Dio, con il suo intervento straordinario, aveva voluto accontentare Lucifero e Vivenzia. Così una notte mentre tutti dormivano, e il slilenzio era calato sulla città, la nobildonna Greca, presso la quale lavoravano Lucifero e Vivenzia, fece un sogno: le apparve un angelo bellissimo circondato da vivida luce. L’angelo parlò: «Greca, sappi che la tua serva Vivenzia sta per avere un figlio. Il suo nome sarà Giorgio, sarà un uomo santo, e per mezzo suo il Signore vuole compiere grandi cose per questa gente. Abbi perciò cura di Vivenzia». Il giorno dopo Greca, ricordandosi della visione, proibì a Vivenzia qualsiasi lavoro dicendole di ritirarsi in camera sua e di non affaticarsi. Vivenzia concepì e giutno il tempo del parto didede alla luce un bellissimo bambino, che fu battezzato con il nome di Giorgio. Certamente Dio voleva fare grandi cose con Giorgio: infatti mandò un angelo ad annunciarne la sua nascita come accadde per Gesù e per altri personaggi della storia della salvezza.

Un bambino come tanti, ma...

« Co Pao ntrib lo V u i e la te a st I-1 vost 964 ra ch abilire e iesa, svilu nel t la vo ppare emp stra o e n comu la vostra el m ondo nità cris parrocch tiana ia .» ,

Giorgio cresceva come gli altri bambini del suo tempo. Giocava con i suoi alici del rione, era uno di loro, eppure in qualche cosa e r a diverso: si distingueva per la sua bontà e per la sua intelligenza. I genitori e anche la nobile Greca gli volevano molto bene e lo trattavano con ogni cura. Raggiunta l’età della fanciullezza decisero di avviarlo allo studio del latino e del greco, lingue nelle quali il ragazzo

divenne in breve tempo esperto.

Sacerdote e Vescovo esemplare. Giorgio era diventato un giovane che amava la preghiera e che aveva una solida cultura. Così secondo la volontà di Dio, fu avviato al sacerdozio, e come tale si dedicò con grande zelo alla cura delle anime e al servizio dei poveri, vivendo e predicando il Vangelo. Nel servire la Chiesa la sua santità cresceva di giorno in giorno, e cosa assai rara, a soli 22 anni di età fu eletto Vescovo della Diocesi di “Barbaria”. Era questa una diocesi appena fondata, di cui egli era il primo vescovo. La sede era a Suelli, che il giudice Torchitorio aveva donato a Giorgio. La missione affidatagli era tutt’altro che semplice: si dovevano percorrere lunghe distanze, camminare per i monti, attraversare le valli, recarsi anche nei più piccoli villaggi. E così, Giorgio, come un pioniere, si mise ad “esplorare” l’Ogliastra, portando il Vangelo alla sua gente e compiendo spesso dei miracoli, con i quali sanava i corpi e le anime. Si dedicava specialmente ai poveri. Appena consacrato Vescovo, dispose che i suoi collaboratori facessero l’elenco di tutti i poveri della Dio cesi e tutti aiutava. Un giorno mentre era in Visita a Lotzorai, gli venne incontro un uomo che piangeva; gli era morto un figlio : «Padre mio, diceva, rivolgendosi al Vescovo, perché non siete arrivato prima?

Statua di San Giorgio, opera dello scultore MUSSNER


San Giorgio Avrebbe potuto salvare mio figlio! Ora è morto». San Giorgio vedendo l’uomo in pena, si avvicinò presso il bimbo morto, e dopo aver pregato su di lui gli ridiede la vita.

Buono con tutti. San Giorgio amava gli uomini e trattava bene gli animali. Durante uno dei suoi viaggi, in una giornata assolata, decise di fermarsi in una campo a riposare. Guardando gli uccellini si accorse che erano assetati. Mosso a compassione picchiò il bastone contro una roccia e fece scaturire una sorgente d’acqua, dissetando così quelle povere creature.

Il miracolo dell’acqua La santità del Vescovo Giorgio era evidente anche grazie ai miracoli che compiva. Una volta, l’intrepido Vescovo era in viaggio con il suo seguito. Il cammino era lungo, il sole fortissimo. Da troppo tempo camminavano. Decisero dunque di fermarsi in un piccolo tratto per riposarsi e dis-

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settarsi. Cercavano qualche sorgente, ma non c’era traccia d’acqua. La sete era tanta, il cammino ancora lungo. Allora San Giorgio, vedendo i suoi amici quasi disperati per la sete, colpì con un bastone la roccia, come fece Mosè, e ne fece sgorgare una fresca sorgente. Tutti si dissettrano e ripresero lieti il cammino.

Raggiunse Gesù in cielo, dove prega per la sua Diocesi. San Giorgio aveva fatto tanto del bene: aveva guarito ciechi, malati, rianimato morti; si era mostrato benevolo con tutti. Era però giunto il tempo di ricevere in dono da Gesù il premio delle sue fatiche. Sentendo che la morte gli era vicina, San Giorgio chiamò a se i sacerdoti, e dopo averli benedetti, raggiunse il suo Signore, per godere della gloria dei santi, e per continuare in cielo, come era stato in terra, a fare del bene per la sua diocesi di Ogliastra, che continua ad invocarlo come prottettore. MARCO PACINI E PIERLUIGI CONGIU

i Fedeli attendono sul sagrato l’arrivo in processione di San Giorgio

LA FESTA DI SAN GIORGIO

O

gni anno nella nostra parrocchia si celebra la festa in onore di San Giorgio. I festeggiamenti durano tre giorni e in questo periodo si compiono tre processioni (una al giorno) che caratterizzano la festa stessa, coinvolgendo così le tre diverse zone pastorali della parrocchia. La prima processione ha luogo il primo giorno della festa. Il Venerdì si parte dalla Chiesa di San Giorgio e si raggiunge la Chiesetta del Sacro Cuore in zona Gescal. All’arrivo viene celebrata la Santa Messa, seguita da un rinfresco offerto dal comitato. La seconda processione, sempre con il simulacro del Santo, parte - il sabato sera - dalla Chiesa del Sacro Cuore e raggiunge la Chiesa di Stella Maris. La Madonna è la Regina di tutti i santi. La Domenica mattina poi si parte dalla Chiesa di Stella Maris per raggiungere la chiesa di San Giorgio. Questa processione viene guidata dallo sfilare dei cavalli, seguiti dai gruppi folk (solitamente è presente quello di Tortolì vestito con il tipico abito sardo) la Banda Musicale, le Associazioni, i Comitati, la statua di San Giorgio posta su un carro a buoi e infine i parrocchiani. Il tragitto che essa percorre viene addobbato con coccarde e la strada è ricoperta da un tappeto di fiori colorati. All’arrivo in Chiesa viene data la Benedizione ai cavalli e cavalieri (a cui va anche consegnata una medaglia ricordo) e si celebra la Solenne Santa Messa. Oltre alle processioni e alle celebrazioni eucaristiche la sera si festeggia con balli e musica a cui partecipa tutto il paese. Ci si può divertire anche nei vari giochi presenti nella piazza o fare un giro negli specialissimi stands gastronomici.La festa di San Giorgio è un evento da non perdere, io stessa fin da quando ero piccola aspettavo con ansia questo avvenimento. Mi piaceva partecipare alla processione e la sera divertirmi nei giochi. Di solito la festa inizia alle 20:00 e prosegue per tutta la notte. È un’esperienza imperdibile che avviene solo una volta all’anno. LISA CASULA

Alcune immagini della processione in occasione della festa di San Giorgio

irito p s i bra d unità i v e a ch na com i h c c Parro è anche u mica » a n « U nario dina e o i a s s mis fervoro


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La Consacrazione

della Chiesa di San Giorgio Vescovo , lla Chiesa e d o s s e r all’ing iturgia ide posta e della Solenne L p a L a ll u nclusion il Testo s in basso: al Vescovo, alla co ad Benedett

Mons. Piseddu depone nel cuore dell’altare le reliquie dei tre Santi (Sant’Ignazio da Laconi, San Luigi Gonzaga, San Giovanni Bosco)

«La Parr occh ia...i prat nsegna la ica in op la carit dottrina ere b à del salv C.C.C uone e Signore ifica di C . 217 frate risto , rne 9/12 3»

I

l 25 maggio del 2003 abbiamo avuto il dono di essere testimoni di un evento storico: la consacrazione della Chiesa di San Giorgio Vescovo! Nell’ambito dell’anno pastorale dedicato alla Liturgia il Vescovo e tutta la comunità parrocchiale hanno valorizzato questa straordinaria opportunità per crescere nel senso della Chiesa e affidarsi in maniera sempre più consapevole nelle mani di Colui che “ha voluto porre la sua dimora in mezzo a noi” e che ha dichiarato di voler restare con noi sempre “sino alla fine del mondo”. Il nuovo complesso parrocchiale dedicato a San Giorgio Vescovo era stato benedetto solennemente l’8 giugno del 1997 ma era necessario procedere ancora alla sua Consacrazione. La parrocchia si è così preparata per questo evento con grande intensità, nella catechesi e nella preghiera, sicura dell’importanza del momento e grata a Dio per un dono così grande. Il giorno del solenne rito l’Assemblea formatisi era delle grandi occasioni: insieme al Vescovo erano presenti diversi sacerdoti, le autorità civili (il sindaco di Tortolì Dott. Mauro Pili, il Sindaco di Suelli Prof. Toti Cordeddu) e le autorità militari oltre, naturalmente, i numerosissimi fedeli tutti. La consacrazione della Chiesa e dell’Altare ha fatto così di questo nuovo edificio, voluto e desiderato da anni, il luogo in cui la nostra comunità si riunisce - tutta insieme - per ascoltare la Parola di Dio, per offrirgli intercessione e lode, per celebrare i santi misteri, nonché il luogo in cui è conservato il Santissimo Sacramento dell’Eucaristia. Siamo cresciuti nella certezza che quando viene consacrato un tempio al Dio vivente, si entra nel mistero della Pasqua di Cristo. Cristo stesso, infatti, crocifisso e risorto, è la pietra angolare: “In lui ogni costruzione cresce ben ordinata per essere tempio santo nel Signore; in lui anche voi insieme con gli altri venite edificati per diventare dimora di Dio per mezzo dello Spirito” (Ef 2, 21-22).

N

el bellissimo e suggestivo Rito della Consacrazione si insiste sul grande mistero che si celebra: il mistero della presenza di Dio in mezzo a noi. E’ qualcosa di incredibilmente grande! Questa terra dove posano i piedi dell’uomo, posano anche i piedi di Dio; fra le case dove abitano gli uomini, abita anche Dio stesso. E tutta la solennità del rito significa la santità di questo luogo dove posano i piedi del Signore. La Chiesa consacrata diventa così il segno del vero tempio: il corpo di Gesù nel quale abita la pienezza della misericordia del Padre. Ci insegna S. Paolo che Dio non è solo presente fra noi: ma che viene ad abitare in mezzo a noi. “Non

sapete che siete il tempio di Dio e che lo Spirito di Dio abita in voi?” Il Verbo si fa carne ed attraverso la comunione al suo corpo, lo Spirito Santo viene ad abitare in noi. Nel segno della chiesa consacrata è raffigurata ogni persona umana, chiamata ad essere il vero ed eterno tempio di Dio, il luogo della sua dimora. La liturgia ha dichiarato energicamente la signoria di Cristo attraverso tre riti che hanno seguito la grande preghiera dedicatoria: l’unzione dell’altare e delle pareti della chiesa, col crisma, segno di Cristo, unzione che dice forza, armonia, bellezza. Con questa preghiera si è espressa l’intenzione di dedicare in perpetuo l’altare stesso a Dio e la sua benedizione. Dopo l’unzione c’è stata l’incensazione dell’altare e della chiesa: questo gesto ha voluto significare che il sacrificio a Cristo del quale la comunità cristiana fa memoria nell’Eucaristia, sale gradito a Dio come profumo soave, e così le preghiere dei fedeli si innalzano accette e gradite fino al Padre celeste. Dopo L’incensazione l’altare è stato rivestito con la tovaglia e ornato con fiori, per esprimere che esso, oltre a essere il luogo del Sacrificio, è anche mensa imbandita per la nostra fame e la nostra sete nella festa del Signore. E infine l’illuminazione (sono state accese le candele e altre luci); come nella veglia pasquale questo gesto è stato simbolo della luce di Cristo trasmessa al mondo attraverso la Chiesa. Nella solenne preghiera di dedicazione si sono allora proclamate le meraviglie che Dio ha compiuto lungo la storia per la salvezza degli uomini, e che ancora oggi compie nei segni sacramentali.

L

a la solenne Liturgia ha previsto anche un momento particolarissimo: la deposizione - nel cuore dell’altare - delle reliquie di alcuni Santi. Il Vescovo, con gesti solenni e semplici allo stesso tempo, dopo aver chiesto l’intercessione della Madonna Stella Maris, ha inserito nello spazio apposito ricavato nell’altare, un prezioso cofanetto contenente le reliquie di Sant’Ignazio Da Laconi, di San Luigi Gonzaga e di San Giovanni Bosco. Con l’aiuto di un giovane muratore, membro del Comitato di S. Giorgio (presieduto dal sig. Mario Nappi) ha poi sigillato il tutto.

N

on riusciamo a trovare le parole più adeguate per ringraziare il Signore Dio del dono ricevuto nel Tempio consacrato. Siamo però consapevoli che la gratitudine migliore potrà essere manifestata solo con una vita cristiana sempre più autentica e forte, carica di testimonianza e gioia nella condivisione della fede e nell’accoglienza di coloro che cercano il Signore con cuore sincero.

LE CATECHISTE


San Giorgio

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in alto: Il momento delle firme ufficiali.

Le Autorità religiose, civili e militari presenti, posano alla fine della Cerimonia della Consacrazione della nuova Chiesa.

della nuova Chiesa, formulata dal Vescovo nel cuore della Cerimonia VESC.: Ti lodiamo e ti benediciamo, Padre Santo, perché il Cristo tuo Figlio nel disegno mirabile del tuo amore ha dato compimento alle molteplici figure antiche nell’unico mistero dell’altare. Noè, patriarca della stirpe umana scampata dal diluvio, eresse a te un altare e ti offrì un sacrificio; e tu lo gradisti, o Dio, rinnovando con gli uomini la tua alleanza. Abramo, nostro padre nella fede, in piena obbedienza alla tua parola, edificò un altare, pronto ad immolarvi, per piacere a te, Isacco, suo diletto figlio. Anche Mosè, mediatore della legge antica, costruì un altare, che asperso con il sangue dell’agnello, fu annunzio profetico dell’altare della croce. Infine il Cristo nel mistero della sua Pasqua compì tutti i segni antichi; salendo sull’albero della croce, sacerdote e vittima, si offrì a te, o Padre, in oblazione pura per distruggere i peccati del mondo e stabilire con te l’alleanza nuova ed eterna. E ORA TI PREGHIAMO UMILMENTE, SIGNORE, AVVOLGI DELLA TUA SANTITÀ QUESTO ALTARE ERETTO NELLA CASA DELLA TUA CHIESA, PERCHÉ SIA DEDICATO A TE PER SEMPRE COME ARA DEL SACRIFICIO DI CRISTO E MENSA DEL SUO CONVITO, CHE REDIME E NUTRE IL TUO POPOLO.

Questa pietra preziosa ed eletta sia per noi il segno di Cristo dal cui fianco squarciato scaturirono l’acqua e il sangue fonte dei sacramenti della Chiesa. Sia la mensa del convito festivo a cui accorrano lieti i commensali di Cristo e sollevati dal peso degli affanni quotidiani attingano rinnovato vigore per il loro cammino. Sia luogo di intima unione con te, Padre, nella gioia e nella pace, perché quanti si nutrono del corpo e del sangue del tuo Figlio, animati dallo Spirito Santo, crescano nel tuo amore. Sia fonte di unità per la Chiesa e rafforzi nei fratelli, riuniti nella comune preghiera, il vincolo di carità e di concordia. Sia il centro della nostra lode e del comune rendimento di grazie, finché nella patria eterna ti offriremo esultanti il sacrificio della lode perenne con Cristo, pontefice sommo e altare vivente. Egli è Dio e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo per tutti i secoli dei secoli AMEN.

sopra e sotto: numerosi fedeli partecipano con attenzione alla Cerimonia

a destra: un altro momento suggestivo della Cerimonia della Consacrazione. Le foto di queste pagine sono del fotografo Armando Barca

San Giovanni Bosco

Sant’ Ignazio da Laconi

San Luigi Gonzaga

, piriti s i l g no de lla carità, o s i n c’è l’u egame de » a s e i . Ch me, il l n i rdoti a e i r c n e a i a s Pregh rdo delle hiera dei /123 a l l e «N l’acco la Preg C.C.C. 2179


14 DI CLAUDIA MELIS

N

in alto: Don Oscar, sacerdote venezuelano (ospite della nostra Comunità) assiste i ragazzi durante il GREST. sotto: un Team gioisce a conclusione di una “performance” vittoriosa.

« IL GREST mi ha fatto crescere »

Storia e Tradizioni del “Grest”

on è semplice riassumere in poche

anche senza saperlo, nel gioco, nello stare in-

righe tutto ciò che sta dietro la pa-

sieme, nella vita quindi più che a parole.

rola ‘Grest’. Si potrebbe definire

Questo il concetto, che a metterlo giù sulla carta

sbrigativamente ‘oratorio estivo’, ma non bas-

si inaridisce un po’; vedere un po’ di foto di tutti

terebbe a spiegare l’aspettativa dei ragazzi

questi anni di Grest rende meglio l’idea, e toglie

che puntualmente da maggio (o prima?) at-

anche ogni idealizzazione: centinaia di ragazzi

taccano col fatidico: “Don Giò, quando in-

(e il numero non è esagerato: nell’ultima ed-

izia il Grest?”, ad annunciare che, ancora

izione gli iscritti erano 250!) urlanti e instanca-

per un’altra estate, il Grest non mancherà.

bili, ‘immagliettati’ a gruppi di diverso colore,

Non è semplice raccontare ciò che sta dietro

ciurme di bambini di varia età, qualcuno più

anche perché, dopo tutti questi anni, si di-

grande che sarebbe un ‘animatore’, bandiere,

rebbe che nella nostra parrocchia il Grest ha

bocce, palloni, secchi d’acqua... Il primo giorno

acquisito una vera e propria ‘storia’ e quasi

è solitamente di ambientamento e iscrizione,

delle ‘tradizioni’ (non è forse una tradizione

divisione in gruppi (dai 4 del primo anno, per

la gita degli animatori a conclusione del

il numero sempre crescente dei partecipanti, i

Grest? O l’immancabile gioco della canoa?).

gruppi sono diventati 8), poi si parte: la volta

Proviamo però a partire dal nome. ‘Grest’ è

successiva ogni gruppo sceglie il proprio nome

una sigla che sta ad indicare ‘GRuppo ESTi-

ed un inno (con annesso solitamente l’ urlo’,

vo’, oppure ‘GRande ESTate’, e simili: nessuna

cioè uno ‘slogan’ identificativo della squadra,

definizione precisa, spazio alla creatività (so-

composto anche da una sola vocale, o verso

prattutto del don). Punto fisso: due volte alla

animale, secondo i gusti).

settimana c’è uno spazio in cui i ragazzi posso-

Nella storia del Grest si ricordano gruppi dai

no stare insieme e giocare, alternativa al mare

nomi gastronomico - fumettistico-anglo-ani-

nei lunghi tre mesi di vacanza dalla scuola, e

maleschi (dagli “Hamburger” ai “Simpson”, dai

anche al computer, TV, playstation, messanger

“Sun” agli “Angels”, distinti nella stessa edizione

etc., uno spazio all’aperto per giochi di gruppo,

dagli “Angels Pacific”, dai “Tigers” alle “Foche”,

che si cerca di vivere nel cosiddetto Fair Play:

fino ai “Gamberetti”, e alle... “Ligestre”, per

giocare onestamente, fare tutti partecipi senza

citarne solo alcuni). Fa eccezione l’anno della

escludere nessuno, spirito di squadra, apertura

pittura del Mondo davanti al sagrato della chie-

all’altro... regole a volte esplicite, a volte meno,

sa: quell’anno i gruppi erano: “America”, “Eu-

perché si apprendono solo sperimentandole,

ropa”, “Africa”, “Asia”, “Oceania”.

Gli Animatori dell’Oratorio guidano i bambini alla simpaticissima danza del “goto - goto”.

GREST: l’analisi attenta dei punteggi finali delle gare.

« Non con le percosse, ma con la mansuetudine e la carità dovrai guadagnare il cuore dei giovani!. »

zona ind.l Tel./ e Bacca s Fax 078 ara - TO 2 62 R 3475 TOLÌ

(San Giovanni Bosco) Don Bernard Tondè, sacerdote della Costa d’Avorio, insegna un Bans africano ai bambini del Grest


San Giorgio

Dopo la preghiera insieme in chiesa per affidare al Padre la giornata, si inizia: le squadre acquis-

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Gli Animatori dell’ Oratorio, in notturna studiano la realizzazione del murales dei Continenti

teranno dei punti a seconda dell’esito dei giochi e alla ‘condotta’ dei giocatori, fino alla premiazione del gruppo vincitore la serata conclusiva del Grest, in cui tutto è possibile e la classifica può capovolgersi, grazie anche alle performance dei genitori dei ragazzi di ogni squadra. Scenette e canzoni, terrore degli animatori, che devono spremere le meningi e allo stesso tempo mantenere unito il gruppo, sono tra i giochi più belli e memorabili, come tutti quelli che non necessitano di niente oltre la fantasia. Si potrebbero poi citare alla rinfusa piccoli dettagli della storia del Grest: per un anno (o due anni?) un giorno alla settimana è stato no-stop: dalla mattina al pomeriggio, al parco della Sughereta; l’Aquadream è ormai la meta ambita della gita degli animatori,

DIVERTIMENTO, COLLABORAZIONE, SPIRITO DI SQUADRA, RISPETTO DELLE REGOLE DEL GIOCO, FAIR PLAY, ANIMAZIONE

ma un anno abbiamo fatto una bellissima escursione a Cala Goloritzé, e per diversi anni c’è stata anche la gita di tutto il Grest! Poi ancora: la giuria internazionale, le coreografie danzanti come il “Goto-Goto”, la ricerca dei giochi, la ricerca... dei bambini, la ricerca... degli zaini. Non è semplice per me raccontare in due parole la storia del Grest, anche perché in parte è la mia storia: guardando indietro, con pochi intervalli, le estati sono state scandite dai Grest... e forse proprio per il caldo, la stanchezza a fine giornata, la pazienza che perdi più di una volta o lo scoraggiamento quando, apparentemente, sembra che ciò che fai non è poi così utile... per tutte queste cose il Grest mi ha fatto crescere, per me è stato un allenamento a non stancarsi mai di mettersi a servizio, a ricordarsi sempre che “tutto quello che avete fatto ai miei fratelli più piccoli...”, a ricominciare sempre, con quell’amore infaticabile che ogni anno fa ricominciare un nuovo Grest...

1 2510 6 2 8 . 07 - Tel li.it ì l o t or sca /B - T rafica@ti 3 5 , s ulci bentug Via S im


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U sopra: all’interno del Grest un gruppo di Animatori dell’ Oratorio fotografati durante un’ escursione nel Supramonte di Baunei (alla Grotta Su Meraculu). sotto: vari momenti di attività dell’ Oratorio estivo.

na delle attività più belle della nostra par-

sta vincendo); infatti abbiamo sempre avuto la pro-

rocchia è il grest. Ogni estate per tutto il

va che vince la squadra che da il meglio di se stessa

mese di luglio e agosto, bambini e raga-

sempre: dall’inizio alla fine. Ogni anno vengono in-

zzi si incontrano due volte alla settimana nel piazza-

ventati sempre nuovi giochi, senza dimenticarsi del-

le della chiesa di San Giorgio. Dal primo giorno tutti

le classiche sfide fatte ogni anno come la “canoa” o

vengono divisi in squadre omogenee, nelle squadre

la “carriola”, delle quali nono si può fare a meno. Il

vengono assegnati bambini di ogni età (dai 6 anni in

numero di bambini da anno in anno sta sempre au-

su) e alcuni ragazzi dai 14 anni in su chiamati “ani-

mentando, il grest sta richiamando sempre più per-

matori” che aiutano e controllano i più piccoli.

sone, non solo bambini. Infatti, nell’ultimo giorno di

Ciascuna squadra deve avere un nome e un colo-

questa attività, sono proprio i genitori a giocare e ad

re proprio. La composizione delle squadre rimane

aiutare la squadra del proprio figlio. È bello vedere

invariato per tutta la durata del grest. Tutti i par-

in queste occasioni la comunità così attiva e unita.

tecipanti vengono messi alla prova con varie sfide

Sinceramente non ho mai sentito una persona, né

di abilità, di ballo, di canto, di originalità ecc., alle

bambino, né ragazzo, né adulto, che si sia lamen-

quali, prima o poi, partecipano tutti; certe gare sono

tato di questa attività. La persona che dobbiamo più

dedicate solo ai bambini mentre altre agli animatori.

ringraziare è Don Giorgio che ci da queste opportu-

La cosa bella di questa attività è che

nità, con proprie spese e sacrifici; senza dimenticare

unisce bambini e ragazzi, che

la grande (ma dico GRANDE) pazienza che ha. È di

nella vita reale difficilmente

tradizione per gli animatori, ad ogni fine del grest,

si ritrovano a compiere

di svolgere una piccola gita all’Acquadream; senza

qualcosa insieme.

contare alcuni anni in cui tutti (ragazzi e bambini)

Con noi c’è sempre

hanno fatto un pic-nic al bosco di Lanusei. Le esper-

don Giorgio che ci

ienze fatte sono indimenticabili... I balli sotto il sole,

segue e ci aiuta e

con coreografie impresse negli anni. E cosa che mi

con i più grandi

fa più sorridere sono i vari nomi strampalati che

prepara

vari

sono stati dati alle squadre in questi anni, come: i

giochi. Sono già

simpson, gli zunami, gli angels pacifich, le ligestre,

nove le edizioni

i cinciullà, i dream; per non parlare dei nomi di ani-

fatte

mali: le foche, i tiger, i gamberetti ecc. Ed ora mi

i

del

grest,

gran parte

svol-

tesi nel parco “la Sughereta”,

mentre

le ultime si sono svolte nel piazzale della chiesa. Negli ultimi due anni, sono state montate delle tende, una per ogni squadra, dove i ragazzi possono riposare, mettere i propri oggetti personali e ripararsi dal sole. Oltre ai ragazzi, ai bambini e a Don Giorgio c’è anche una giuria, formata da ragazzi che ormai hanno finito le superiori e da alcuni sacerdoti stranieri che stanno da noi per qualche tempo. Per ogni sfida la giuria assegna punteggi diversi alle varie squadre; alla fine, la squadra che ha raggiunto il punteggio più elevato, viene dichiarata la vincitrice. Nei vari anni si è imparato a non darsi mai per sconfitti (se si sta perdendo) e a non dormire sugli allori (quando si

viene solo una cosa da dire: GRAZIE DON GIÒ 6 IL MIGLIORE DA PARTE DI TUTTI NOI RAGAZZI!!!!!!!!!!!!!!


San Giorgio

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Un motivo per stare insieme

O

rmai il Grest esiste da ben nove anni,

zale della Chiesa un grandissimo disegno dove

ossia dal 1998 e non sembra che sia

sono rappresentati tutti i continenti, ognuno di

passato tutto questo tempo, possia-

diverso colore. Questo bellissimo disegno si può

mo accorgercene solo riguardando le vecchie

ancora vedere ed è ammirato da molti turisti e

foto di gruppo e i vecchi animatori che ormai

non solo. Esso è stato realizzato perché, du-

sono cresciuti e quasi non riconosciamo più.

rante quel Grest, i ragazzi erano tanti e quindi

Il Grest è l’ Oratorio estivo dove i bimbi più

si è deciso di dividerli in più squadre ed ognuna

piccoli, ma anche i ragazzi si possono divertire

di esse rappresentava un continente. Infatti lo

e stare in compagnia durante l’estate facendo

slogan dell’anno era:”Amici per la pelle”. Nel

giochi ed escursioni.

Grest del 2006 abbiamo fatto invece un labora-

Durante questi anni il Grest ha ospitato sempre

torio con la ceramica.

più bambini e ragazzi arrivando anche a 250

Inoltre ogni anno veniva organizzata qualche

persone, ma don Giorgio e i suoi fedeli anima-

escursione, come alle cale della costa di Bau-

tori non si sono scoraggiati e ogni anno proget-

nei, a Lanusei a vedere gli archivi storici dioc-

tano sistemazioni nuove e giochi speciali.

esani del

Alcuni anni del Grest sono stati trascorsi al par-

parchi acquatici, nelle grotte, ecc.

co “la sughereta” dove ci si divertiva facendo le

Insomma durante tutti questi anni ci siamo

cacce al tesoro e spruzzandosi acqua. Inoltre

divertiti in compagnia diventando sempre più

questi ultimi anni don Giorgio ha fatto realizzare

numerosi e più organizzati, infatti se nei primi

delle splendide magliette con cui i partecipanti

anni disegnavamo noi i loghi sui capellini ora

potevano contraddistinguere la loro squadra e

abbiamo a disposizione bandiere e magliette

la domenica durante la messa i bimbi andavano

tutte stampate con i nostri slogan e il nome

con la loro “divisa” fiammante rendendo il mo-

della nostra squadra.

vescovo e il Museo Diocesano, nei

mento molto più allegro e divertente. Durante il Grest 2005 è stato realizzato sul piaz-

GIORGIA MARCIALIS

SLOGAN del 2005

Nel gruppo: gli Animatori del Seminario vescovile, Don Piero Crobeddu e Don Michele Loi, in visita al Grest

è ione drone z a c du è il pa o non ce e ’ l e vi ch solo ne na se Di e t a io lcu ord « Ric re e che D a cosa a e mette l cuo o riuscire non ce n e d a sco) o cos tremm l’arte, e hiavi. » B i n c on po insegna mano le n Giovan n i o in ne en (Sa


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La Festa di Stella Maris ha compiuto 50 anni ma non li dimostra

in alto: Padre Melis sulla barca piccola insieme ai pescatori.

in alto: un momento della Cerimonia sulla banchina prima della Processione in mare.

C

ome vuole ormai la Tradizione la Festa si celebra nel mese di Luglio e - da alcuni anni ormai – segna il suo culmine sempre nella terza domenica del mese. Si celebra da 50 anni anche se non abbiamo riferimenti precisi scritti a riguardo. Abbiamo intervistato allora diversi anziani che – associando altre date importanti della loro vita ai primi ricordi della festa – sono certi di quanto affermano. Ma ciò che importa è che la Festa è attesa da tutti per tutto l’anno. E’ davvero coinvolgente e grande nella sua unicità. Sono coinvolti non solo i paesani e i parrocchiani ma anche numerosi turisti e pellegrini provenienti da tutta l’Ogliastra. L’apice della Festa si raggiunge nel pomeriggio della Domenica quando una solenne Processione parte dalla chiesa, con il simulacro della Madonna, e passando per le vie del paese “ debitamente preparate

con addobbi floreali” per accogliere il passaggio della Madonna, raggiunge le banchine del Porto dove viene celebrata la Santa Messa.Una grande barca viene allestita apposta per consentire la celebrazione eucaristica – spesso presieduta dal Vescovo diocesano – con l’altare e il necessario spazio per i celebranti, i ministranti e gli stendardi delle associazioni e dei comitati. La processione è molto bella. Non mancano le associazioni, altri comitati, i gruppi folk e la banda musicale. In questi u l timi anni i anche ba m -


La Parrocchia a sinistra: il primo Coro della chiesa di S. Maris diretto dalla Maestra Rosetta Balzano

bini che hanno fatto la prima comunione partecipano con il loro abitino bianco. La folla si accalca attorno alla barca, il coro anima la S.Messa mentre in porto via via va organizzandosi la Processione in mare. E’ questo il terzo momento speciale della Festa. Alla conclusione della Eucaristia infatti la statua della Madonna Stella Maris viene “sistemata” con molta cura su un peschereccio messo a disposizione e scelto e preparato per l’occasione. Attorno al peschereccio si raccolgono ogni tipo di imbarcazione, piccole e grandi, nuove o vecchie, colme di fedeli e curiosi. Nessuno vuole mancare a questo caratteristico momento. La processione si avvia, con in testa la barca che porta la statua della Madonna, per fare i tradizionali “tre giri” nel porto. Non mancano i lanci di bengala, fumogeni e le trombe acustiche dei natanti. I fedeli e pellegrini rimasti in banchina seguono con devozione e rispetto nella preghiera. C’ è chi conta anche le barche a seguito della processione per fare i confronti con gli altri anni. Sono di più o sono di meno? Nel frattempo la Banda Musicale in banchina accompagna con le sue “ormai tradizionali melodie” questi momenti speciali. Si arriva quasi al tramonto, ma c’ è la luce necessaria per poter assistere anche al “Lancio della Corona di Fiori” in ricordo delle vittime del mare. Il paese ricorda infatti tra i propri figli coloro che hanno perso la vita durante il lavoro - o altro - proprio in mare. Per molti anni era stato l’elicottero a svolgere questa funzione. Poi la tradizione si era fermata, ma quest’anno 2007, nel 50° della festa si è riusciti a riproporla grazie al lavoro intenso del Comitato. Alla fine della Processione in mare si rientra compostamente in chiesa dove il parroco e gli altri sacerdoti amministrano la benedizione conclusiva. Da quel momento in poi il paese tutto continua ad essere pacificamente invaso da migliaia di presenze che si accalcano tra le bancarelle e il bellissimo parco giochi. Tutti attendono a questo punto la conclusione in bellezza della festa: uno straordinario spettacolo pirotecnico saluta i presenti e lascia l’ invito a non mancare alla festa del prossimo anno. Tutto questo in onore della Madonna nostra patrona. I giorni precedenti alla domenica si erano svolte le sagre tradizionali che attirano migliaia di curiosi e buongustai. Negli spazi attorno alla “Cala Genovesi” e al “Centro Pesca” vengono allestite “cucine attrezzate” per poter friggere il pesce e preparare le cozze. I profumi del “pesce fritto” e delle “cozze” invadono le strade e la gente fa la fila per poter assaggiare. Non manca la buona musica che allieta questi momenti. Siamo convinte: la festa della Madonna Stella Maris è un grande momento religioso ma anche sociale per vie delle numerose opportunità che la gente ha di incontrarsi e di stare insieme. Anche le numerosissime bancarelle - nelle quali si trova davvero di tutto – e il ricco parco giochi attirano le persone per giorni indimenticabili. Se poi fosse mancato l’impegno straordinario dei volontari del comitato tutto questo non sarebbe stato assolutamente possibile. A noi arbataxini rimane la gioia di avere come patrona da venerare e pregare la Madonna Stella Maris e di poter preparare e offrire agli ogliastrini tutti e non solo momenti di vera fede e di festa. GIULIA MORGANTE E ROBERTA MARCIALIS

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Nelle foto vari momenti della Processione durante la Festa di Stella Maris

in alto: il coro di Stella Maris anima la celebrazione eucaristica, presieduta dal Vescovo diocesano, della festa patronale. a sinistra: alla processione della Festa di Stella Maris partecipano anche le Confraternite dei paesi vicini, nella foto quella di Lotzorai.


20 La Festa del 20 Giugno

qui Parrocchia

C’è un giorno ad Arbatax dove tutto si ferma. E’ la festa del Santo papa Silverio, protettore di Ponza e dei pescatori. Nel pomeriggio del 20 giugno una solenne processione con il simulacro del papa – appositamente “alloggiato” su una barca – prende il via dalla Chiesa Stella Maris e passando per le vie del paese raggiunge la grande piazza del Centro Pesca. I gruppi folk e la banda musicale segnalano anche con la loro presenza la straordinarietà del giorno. Ma sono incalcolabili le preghiere che salgono a Dio, chiedendo l’intercessione di San Silverio, in particolare dai pescatori e da chi può vantare le origini ponzesi. Alla fine della Santa messa prende l’avvio anche la Processione in mare “di un solo giro” e la Benedizione dei pescatori, delle barche e del mare. Alla fine si rientra in chiesa.La Festa si chiude poi con intrattenimenti musicali e gastronomici in piazza.

a destra: istantanee della Festa di San Silverio

San Silverio Papa: una Devozione Speciale Oriundo di Frosinone, salì al soglio pontificio nel giugno 536. Il suo pontificato fu breve e molto travagliato; venne coinvolto suo malgrado, nelle lotte politiche e religiose che in quegli anni turbarono l’Italia e la Chiesa, infatti era in corso la guerra tra i Bizantini e gli Ostrogoti per il possesso della penisola. Nel dicembre 536 giunse alle porte di Roma, il generale Belisario dei Goti con le sue milizie e Silverio insieme al Senato, si adoperò perché la città fosse occupata senza combattimenti. Tre mesi dopo, nel febbraio 537 fu la volta del nuovo re degli Ostrogoti, Vitige a cingere d’assedio Roma con il suo esercito, con vari attacchi per ritornarne in possesso, distruggendo i dintorni compreso i cimiteri cristiani e le chiese. E fu durante l’assedio degli Ostrogoti che cominciò la tragedia di Silverio; era giunto da Costantinopoli il diacono Vigilio con lettere dell’imperatrice Teodora, perché venisse favorita la sua elezione alla cattedra di s. Pietro. Il diacono era già stato designato dal papa Bonifacio II (530-532) a suo successore, incontrando però l’opposizione del clero a questa novità, cioè la designazione invece che un’elezione, quindi non aveva potuto entrare in carica. Alla morte di s. Agapito I, egli fu di nuovo designato dall’impero bizantino alla carica di pontefice, ma trovando già eletto Silverio, per la seconda volta egli veniva escluso. Durante l’assedio degli Ostrogoti, che durò quasi un anno, fu messa in circolazione una presunta lettera di Papa Silverio al re Vitige, nella quale prometteva di aprirgli la porta Asinara presso il Laterano, per consegnargli Roma; il generale Belisario convocò

il papa al suo quartiere generale contestandogli l’accusa che Silverio facilmente smontò, anzi per evitare ulteriori sospetti, lasciò il palazzo del Laterano spostandosi presso la Basilica di S. Sabina. Ma il 18-19 marzo ci fu un furioso attacco e Silverio fu di nuovo chiamato da Belisario, che spalleggiato da sua moglie Antonina e da Vigilio, mosse altre accuse a Silverio, quindi fu spogliato degli abiti pontificali e vestito di un abito monastico; ai chierici che l’accompagnavano restati in altra stanza, fu detto che non era più papa e si era fatto monaco. Al suo posto subentrava Vigilio (537-555), mentre Silverio fu deportato a Patara nella Licia; il vescovo di Patara si recò a Costantinopoli a protestare presso l’imperatore Giustiniano, dicendo che nel mondo vi erano molti re ed un solo papa e questi era stato scacciato dalla sua sede. Giustiniano, vincendo le resistenze di Teodora, rimandò a Roma Silverio, con l’ordine che si riesaminassero le presunte lettere e l’intera questione e se fosse risultato innocente, reintegrato come papa; Vigilio impaurito dall’inaspettato ritorno, convinse Belisario di deportarlo nell’isola Palmaria a Ponza. Nell’isola papa Silverio, per porre fine allo scisma che si era creato, abdicò l’11 novembre 537 e consunto dagli stenti e dalla fame, morì martire il 2 dicembre successivo. Il suo corpo, contrariamente a quelli di altri papi morti in esilio, non fu trasferito a Roma, rimanendo nell’isola; il suo sepolcro divenne centro di guarigioni e miracoli e quindi meta di pellegrinaggi. Notizie del culto tributatogli a Roma sono documentate solo qualche secolo più tardi a partire dall’XI.


La Parrocchia Dal rito della BENEDIZIONE DEL MARE “Noi ti benediciamo e ti rendiamo grazie, Dio di provvidenza infinita, per i grandi segni del tuo amore profusi nel corso dei secoli sulle generazioni umane cha hanno solcato le vie del mare. Per tua grazia, Signore, i nostri padri che ci trasmisero i segreti del navigare, ci hanno insegnato a vedere nell’immensità delle acque le orme della tua presenza; e con gli strumenti di questa difficile arte ci hanno insegnato la bussola delle fede e il timone della speranza. Nei giorni di bonaccia e di tempesta tu hai confortato la solitudine degli uomini del mare, hai sostenuto il loro sforzo laborioso e tenace e li hai guidati ad un approdo sicuro. Noi ti preghiamo, Dio

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onnipotente ed eterno: Infondi in tutte le coscienze il tuo santo timore, perchè sia preservato da ogni inquinamento questo scenario di bellezza e questa sorgente di energia e di vita. Sii tu,o Padre, la guida sicura che traccia la nostra rotta in mezzo ai flutti dell’esistenza terrena. Veglia sulle famiglie dei marinai e dei portuali; copri con la tua protezione gli scafi che galleggiano sulle acque e le dimore della terraferma. Ogni imbarcazione che attraversa i mari e gli oceani, porti al mondo un messaggio di civiltà e di fratellanza per un avvenire di giustizia e di pace. Intercedano per noi la Vergine Maria, stella del mare, San Silverio, San Giorgio e tutti i testimoni del Vangelo i cui nomi sono nel libro della vita. Risplenda il tuo volto, o Padre, su coloro che sono morti in mare; la tua benedizione ci accompagni tutti nell’itinerario del tempo verso il porto dell’eterna quiete.” Per Cristo nostro Signore. Amen

SUPPLICA A SAN SILVERIO “Invitto e glorioso Martire San Silverio, Voi, supremo pastore della Chiesa e Vicario di Cristo veniste relegato in quest’isola per difendere la vera Fede Cristiana e per deporvi le Vostre spoglie, glorificate dai numerevoli miracoli. Noi Vi veneriamo, quale eroe della Chiesa militante e principe della trionfante. Come vostri figli devoti, uniamo le nostre umile preghiere alle lodi degli Angeli che ammirano la vostra costanza e fermezza nella Fede e

benediciamo incessantemente il Signore che ci fece dono del vostro patrocinio. Voi, nostro amato protettore, liberateci da ogni disgrazia nella vita presente e da ogni assalto infernale nel punto estremo della nostra morte, affinché con viva fede, ferma speranza ed amore ardente, possiamo venire a godere con Voi le delizie che ci sono preparate nel cielo, per tutti i secoli


22 Lo scorrere del tempo e la storia di un popolo

L

Consacrazione della Chiesa: il Vescovo benedice il nuovo Altare.

Consacrazione della Chiesa: il Saluto delle Autorità

Don Mario Mereu, amministratore della Parrocchia dal 1967 al 1972 celebra le Prime Comunioni presso la chiesetta del Villaggio. (1971)

a celebrazione del 40.mo anniversario dell’erezione della nostra parrocchia ci aiuta a prendere coscienza più profonda di una dimensione essenziale della nostra fede. Come insegna il Concilio Vaticano II “è piaciuto a Dio di santificare e salvare gli uomini non separatamente e senza alcun legame fra di loro, ma ha voluto costituirli in un popolo che lo riconoscesse nella verità e lo servisse nella santità” [Cost. dogm. Lumen Gentium 9,1; EV 1/308]. L’occasione dell’Anniversario ci aiuta a prendere coscienza di appartenere sempre più ad un popolo – il popolo di Dio – che in questo luogo vive come visibile unità da diversi anni. Apparteniamo ad una storia che narra non solo giorni e opere di uomini, ma anche le grandi opere di Dio. Siamo i partners di un’alleanza il cui contraente è Dio stesso: “voi siete il mio popolo” dice il Signore “ed io sono il vostro Dio”. È da questa misteriosa e mirabile appartenenza reciproca che la storia del popolo di Dio in Stella Maris in questo primo scorcio di tempo della sua vita è stata generata. Sappiamo che lo scorrere del tempo non è un divenire senza senso, ma è la storia di un popolo, sostenuto e guidato da Cristo e dal suo Spirito verso la pienezza della beatitudine eterna. Di questo popolo noi facciamo parte da quaranta anni come comunità parrocchiale! Tutto acquista allora significato e niente può ritenersi banale. Nella Chiesa, nella nostra comunità continua a risuonare la voce del Signore. Come ricorda il Concilio Vaticano II, Cristo è sempre presente nella sua Chiesa: “È presente nella sua parola, giacché è lui che parla quando nella Chiesa si legge la Sacra Scrittura” [Cost. Sacrosanctum Concilium 7,1; EV 1/9]. È mediante la predidi Dio fatta dai cazione della Parola parroci (aiutati dalle

catechiste) in questi anni che si costituisce, vive e cresce il popolo di Dio. Si accende la fede nel cuore dei non credenti e si nutre nel cuore dei fedeli. È dalla celebrazione dei divini Misteri che nasce ed è plasmata la Chiesa.“Ciò che abbiamo udito e conosciuto e i nostri padri ci hanno raccontato lo diremo alla generazione futura: le lodi del Signore, la sua potenza, e le meraviglie che ha compiuto”. Dio ci aiuta a capire quale è la dimensione umana della storia e della continuità del popolo di Dio. Come ogni popolo, anche il popolo di Dio che siamo noi si costituisce nel rapporto fra le generazioni. E questo rapporto ha un nome: educazione. E’ la questione vitale per eccellenza nella storia di un popolo. Il rapporto educativo si istituisce mediante un racconto, una narrazione. Racconto, narrazione di che cosa? Delle meraviglie e delle opere che il Signore ha compiuto. La tradizione che lega una generazione all’altra non è fondamentalmente una trasmissione di valori o di regole astratte, ma è una testimonianza, quasi come un benefico contagio attraverso cui l’adulto, che sta già sperimentando la pertinenza alla vita della fede cristiana, la trasmette alle nuove persone che stanno entrando nella vita: “perché ripongano in Dio la loro fiducia e non dimentichino le opere di Dio ma osservino i suoi comandi”. Questo piccolo strumento che avete tra le mani è fatto di carta ma composto con il “cuore” colmo di gratitudine a Dio e a quanti hanno contribuito con la loro vita alla costruzione di questa comunità. Vuole essere anche un segno da lasciare - tramandare - alla nuove generazioni perché “mantengano memoria viva” e si adoperino a continuarla nel solco lasciato dai loro padri e reso vitale dalla presenza di Dio DON GIORGIO CABRAS


La Parrocchia I Battesimi nella Parrocchia di Stella Maris dal 1966 al 2007

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I

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sotto: Venerdì Santo 2006, inizia nella chiesa di Stella Maris il pio esercizio della Via Crucis

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46 39 40 42 45 34 42 36 22 34 31 34 24 44 50 41 40 38 56 48 60

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1987: 1988: 1989: 1990: 1991: 1992: 1993: 1994: 1995: 1996: 1997: 1998: 1999: 2000: 2001: 2002: 2003: 2004: 2005: 2006: 2007:

LE TABELLE A SINISTRA SONO FRUTTO DI RICERCA D’ARCHIVIO REALIZZATE DA: GIUSEPPE CAPPAI, FRANCESCO JESU, MICHELA SERDINO, ALICE CARBONI, STEFANO VACCA, DENISE MASELLA

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Attestato di Prima Comunione 3 Giugno 1953, giorno della Benedizione della Chiesa di Stella Maris

S

Padre Pasquale Dettori

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41 47 82 57 29 40 41 17 41 32 40 38 51 31 32 36 43 44

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1989: 1990: 1991: 1992: 1993: 1995: 1996: 1997: 1998: 1999: 2000: 2001: 2002: 2003: 2004: 2005: 2006: 2007:

dal “Libro Cronico” della Parrocchia di Sant’ Andrea Tortolì

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36 1 19 35 35 55 1 38 3 110 65 31 69 49 59 60 77

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Le Cresime nella Parrocchia di Stella Maris dal 1968 al 2007 1968: 1969: 1972: 1973: 1975: 1976/77 : 1978: 1979: 1980: 1981: 1982: 1983: 1984: 1985: 1986: 1987: 1988:

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A T

28 27 25 32 26 25 21 24 22 29 21 21 25 21 26 35 34 41 38 30 49

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1966: 1967: 1968: 1969: 1970: 1971: 1972: 1973: 1974: 1975: 1976: 1977: 1978: 1979: 1980: 1981: 1982: 1983: 1984: 1985: 1986:

a sinistra: Cresime del 2005

1972: 1973: 1974: 1975: 1976: 1977: 1978: 1979: 1980: 1981: 1982: 1983: 1984: 1985: 1986: 1987: 1988:

2 5 5 6 9 7 8 2 10 11 15 15 21 17 21 25 14

1989: 1990: 1991: 1992: 1993: 1994: 1995: 1996: 1997: 1998: 1999: 2000: 2001: 2003: 2004: 2005: 2006: 2007:

14 22 21 20 25 16 16 21 10 16 22 22 22 25 14 20 22 22

M A T R I M O N I

I Matrimoni nella Parrocchia di Stella Maris dal 1972 al 2007 La statua di San Giuseppe nella chiesa di S. Giorgio, opera dello scultore Mussner

Benedizione della Chiesa di Stella Maris 3 giugno 1953

1953 - 2008

55 Anni della Benedizione della Chiesa di Stella Maris

«Il giorno tre del mese di giugno del 1953 S. Ecc. Ill.ma e Rev.ma Mons. Lorenzo Basoli Vescovo d’ Ogliastra, coadiuvato dal Parroco locale e dai parroco di Lotzorai e Girasole e dal Vice Parroco di Tortolì benedisse la nuova chiesetta di Arbatax costruita per iniziativa del Parroco Canonico Celestino Melis. Egli, nell’alluvione del 1940, che aveva danneggiato fortemente la chiesetta della Verine di Adamo, di proprietà privata, fece insistenza presso il Provveditore delle Opere Pubbliche Onorevole Luigi Carboni, perché fosse e costruita una chiesetta nuova sufficiente per esercitare le funzioni religiose in quella frazione. ivers d ù i p Il Provveditore annuì e diede l’incarico all’Ingegner Calvisi, ora defunto, d’elaborare il progetto che fu approvato e l’esecuzione ne le alità o s r e t p dei lavori appaltata dall’Impresa Vigna di Nuoro. Venne il bombardamento e non si parlò più della costruzione già approvata. nità iale, men u ’ l l e oc en Il Parroco si adoperò di nuovo a rintracciare il progetto e con l’aiuto dello stesso signor Carboni riuscì a consegnare cogli trazione s uale. » c a r di nuovo i lavori all’impresa Ansoldi, il quale portò a termine il lavoro di costruzione generale della Chiesetta. cchia r età, es nza spirit o r r a e P e Finalmente dopo alcuni anni della costruzione si riuscì ad avere il permesso di Benedirla e di funzionarla. » « La tra loro p ed esperi Can Celestino Melis, Parroco


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Alcuni dati relativi ai primi Festeggiamenti in onore del Santo Vescovo Giorgio

“La festa in cui si cammina molto” U

San Giorgio

na volta benedetta la Chiesa di San Giorgio (8 giugno 1997) si è incominciato a pensare alla Festa da celebrare in onore del Santo Vescovo. Il primo comitato – cui spettava il gravoso compito di iniziare una nuova tradizione – dopo molti incontri e accesi dibattiti ha proposto alla comunità e al Consiglio Pastorale una “traccia” possibile per i festeggiamenti. Si era innanzitutto pensato alla necessità di “coinvolgere” non solo idealmente le tre zone pastorali della parrocchia; si decisero pertanto tre giorni di festa con tre processioni colleganti le tre chiese del territorio parrocchiale. dal 1998 La Processione più grande (è più bella) è quella della Dola 1° Festa delle menica mattina. Si svolge partendo dalla Chiesa di Stella ”tre Processioni” Maris per raggiungere la Chiesa di San Giorgio. Con i numerosi parrocchiani presenti partecipano anche gruppi IL VENERDI’ folk, la banda musicale, i suonatori di launeddas e cavalli dalla chiesa di San Giorgio e cavalieri. La processione della Domenica si chiude con la alla Chiesetta del Sacro Cuore. benedizione, nel sagrato della chiesa, proprio dei cavalli IL SABATO e dei cavalieri. Si decise di “insistere” sul “cammino” e dalla Chiesetta del Sacro Cuore sulle processioni proprio perché San Giorgio di Suelli fu il alla Chiesa di Sella Maris. primo evangelizzatore dell’Ogliastra e la attraversò tutta LA DOMENICA “dai monti al mare” a piedi o a cavallo. In questa pagina dalla chiesa di Stella Maris le foto richiamano vari momenti delle processioni. alla Chiesa di San Giorgio

sotto: La Processione incomincia il suo percorso a partire dalla Chiesa di Stella Maris sotto a destra: un momento della processione aperta dalla sfilata dei cavalieri (v.le Europa)

Il Gruppo Folk di Tortolì partecipa alla Processione per la Festa. Nella foto lo stendardo del Comitato di Stella Maris I Ministranti della Parrocchia aprono “il Cammino” dei Fedeli.

a lato: I Fedeli sul sagrato accolgono la statua di San Giorgio alla fine della Processione.

La Processione in occasione della festa si apre con la sfilata dei cavalli e cavalieri dal piazzale delle “Rocce Rosse” fino a raggiungere il Sagrato della Chiesa: nel 2007 sono presenti 40 cavalieri di Tortolì - Arbatax e circondario.


San Giorgio IL SIGNIFICATO DI UNA FESTA IMPRESSA NEL CUORE DI TUTTI

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Sant’ Antonio Abate: la forza della Testimonianza Ogni anno un piccolo grande miracolo: fa incontrare una comunità e un popolo in cammino!

É

uno dei momenti più caratteristici della vita della nostra parrocchia: la Festa di Sant’Antonio Abate. I bambini e i ragazzi l’attendono con gioia e curiosità; gli adulti e gli anziani rivivono le memorie i ricordi dell’infanzia. E’ una ricorrenza davvero speciale: ha una dimensione così caratteristica che “lascia il segno” nel cuore di tutti. Nella giornata di sabato più vicina al 17 gennaio si celebra la festa del Santo con un momento “parrocchiale” vivissimo. La preparazione inizia subito dopo la festa dell’Epifania, portando in un punto preciso della piazza della Chiesa San Giorgio la legna che verrà poi usata per il Falò. In una settimana circa si forma una grande catasta pronta ad essere bruciata.

BREVE BIOGRAFIA DEL SANTO

S

ant’ Antonio Abate è uno dei più illustri eremiti della storia della Chiesa. Nato a Coma, nel cuore dell’Egitto, intorno al 250, a vent’anni abbandonò ogni cosa per vivere dapprima in una plaga deserta e poi sulle rive del Mar Rosso, dove condusse vita anacoretica per più di 80 anni: morì, infatti, ultracentenario nel 356. Già in vita accorrevano da lui, attratti dalla fama di santità, pellegrini e bisognosi di tutto l’Oriente. Anche Costantino e i suoi figli ne cercarono il consiglio. La sua vicenda è raccontata da un discepolo, Sant’Atanasio, che contribuì a farne conoscere l’esempio in tutta la Chiesa. Per due volte lasciò il suo romitaggio. La prima per confortare i cristiani di Alessandria perseguitati da Massimino Daia. La seconda, su invito di Atanasio, per esortarli alla fedeltà verso il Concilio di Nicea.

MOMENTI DIVERSI E CARATTERISTICI Il pomeriggio della festa la piazza si anima in modo veramente unico per la “benedizione degli animali”. In questi anni non solo sono stati portati cani e gatti, canarini e tartarughe, ma anche cavalli, maiali e maialini, pappagalli e caproni, criceti e topolini, conigli e caprette tibetane, cocorite e pesciolini... Una piccola e simpatica Arca di Noè. Il momento della benedizione è anche “catechistico”: imparare a rispettare la natura intera – flora e fauna – creata da Dio è compito di tutti!Un secondo momento caratterizza la festa: la raccolta delle “armi giocattolo”! L’opera catechistica si attiva ormai da anni in questa iniziativa finalizzata ad una sensibilizzazione sempre più forte contro le armi e la violenza. Si raccolgono pertanto le “armi giocattolo” presenti tra le mani dei bambini e si sostituiscono “a sorpresa” con altri giocattoli. Dopo la Benedizione del Falò queste armi verranno poi “buttate e bruciate” al fuoco. Un gesto così vale molto più di mille parole. La Santa Messa Vespertina – con il panegirico del Santo e la Benedizione del Pane di Sant’Antonio - è il momento centrale della festa. In piazza il pane viene distribuito ai presenti e si prepara anche per essere consegnato agli ammalati. Poi si benedice il fuoco e si chiedono grazie per intercessione del santo. La festa prosegue con il “lancio dei Palloncini” e i messaggi della pace scritte dai bambini. Circa trecento palloncini si alzano così in cielo portando gli aneliti di pace e serenità dei bimbi. I loro pensieri e le loro riflessioni sono però letti dai presenti in un grande pannello posto nel sagrato della chiesa: il concorso “poesie e disegni di pace” attira infatti l’impegno dei numerosi ragazzi della catechesi. Insieme ai colori dei palloncini e alle grida di gioia dei bambini e alla musica si diffonde sulla piazza anche il profumo della polenta e della salsiccia arrosto, del pop corn e delle castagne. E’ una convinzione di tutti: Sant’Antonio riesce ogni anno a fare un piccolo grande miracolo: far incontrare una comunità e un popolo in cammino! Grazie Sant’Antonio!

il Falò, momento culminante e vivo dei festeggiamenti di S. Antonio.

Le posie raccolte dai bambini il giorno della festa.

sopra, un momento colorato con i palloncini a sinistra: il Pane Benedetto sotto l’altare a destra: la raccolta delle armi giocattolo


26 PREGHIERA ALLA MADONNA STELLA MARIS,

nostra Patrona

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M A R I A , Vergine Madre di Dio e madre nostra, ci rivolgiamo a Te e ti invochiamo come stella del mare, rifugio e speranza dei peccatori. Tu Immacolata, sei stata preservata da ogni macchia di peccato e splendi di sovrumana bellezza; aiutaci a conservare ed accrescere la grazia del battesimo che ci fa partecipi della vita stessa di Dio. Tu, pellegrina nella fede, hai camminato per le tortuose vie del mondo con lo sguardo rivolto a Dio e hai fatto sempre la sua volontà: aiutaci a crescere nella fede, nella speranza, nella carità e a spendere la nostra vita al servizio di Dio e dei fratelli. Tu hai partecipato alla passione di Gesù e lo hai seguito sino alla croce: fa che possiamo accettare ogni sofferenza, offrendola in riparazione dei peccati nostri, delle nostre famiglie, della nostra società. Tu con materne cure hai assistito la Chiesa nascente, sgorgata dal cuore di Cristo Crocifisso e Risorto e santificata dallo Spirito Santo: assisti la nostra comunità; fa che possiamo sperimentare la gioia di essere Chiesa terrena, anelanti alla Chiesa celeste. Risplendi Tu, come luce di sicura speranza, nel nostro pellegrinare tra le tempestose onde della vita e guidaci al porto sicuro, nella famiglia dei Santi. Amen”

Sono molto contento di essere qui, in questa parrocchia che si chiama Stella Maris. Voi sapete che cosa vuol dire Stella Maris? È vero, è un nome marino e infatti il mare sta qui vicino. Specialmente per quanti devono girare attraverso i mari ci vuole una stella per mostrare la giusta direzione. Stella Maris: questo titolo è attribuito a Maria, Madre di Cristo. Maria è Stella Maris perché ci mostra il giusto indirizzo per non perdere la strada, specialmente nella notte, nella tempesta.È bello il nome che ha la vostra parrocchia ed è anche molto indicativo. Dice che voi avete bisogno di una Stella Maris, di una stella che indica la giusta strada nella vita, specialmente nei giorni difficili, per arrivare al porto, per non sbagliare, per non perdersi. È un nome molto ben scelto per una parrocchia così vicina al mare. Perché qui siamo vicino al mare, vero? Come si chiama questo mare? Mare Tirreno, bravi! E voi qualche volta andate sulle spiagge? Ma adesso no, ci andate in estate! Vi auguro di crescere con questa Stella Maris, di crescere nei vostri anni giovanili, prima da bambini, poi da ragazzi e da giovani, e di non sbagliare la strada per arrivare al porto. Qual è il porto? Il porto di Roma si chiamava una volta Ostia. Ma c’è un’analogia. Arrivare al porto, infatti, vuol dire arrivare al porto di tutta la vita, della vita eterna. Vi auguro che voi tutti parrocchiani della parrocchia Stella Maris, specialmente i più piccoli e i più giovani, manteniate sempre la giusta direzione e arriviate a questo porto verso il quale ci dirige la Stella Maris,

Maria Madre di Cristo. Avete capito? Infine saluto anche i vostri genitori, i vostri catechisti. Grazie per i fiori e la vostra buona accoglienza e speriamo che questa visita ci farà più amici. Avete detto all’inizio che conoscete il Papa attraverso la televisione. Oggi non c’è bisogno della televisione perché avete il Papa in natura, di persona. Ma anche la televisione è molto utile. Si può girare tutto il mondo con l’aiuto della televisione. Auguro a tutti buona domenica e buona Quaresima. Dopo la Santa Messa, Giovanni Paolo II ha incontrato un gruppo di laici impegnati nella vita della comunità parrocchiale. Ecco le sue parole: La Stella Maris è molto importante, specialmente nella notte quando si può perdere il giusto indirizzo. Guardando questa stella si può ritrovare sempre l’indirizzo.È molto significativo il titolo della vostra parrocchia. Fa pensare. Sono diverse le notti che l’uomo deve affrontare, deve passare, e ciascuno di noi ha bisogno di questa stella che lo guida. Voi siete impegnati nella vita della parrocchia, nella catechesi, nella liturgia, nel Consiglio pastorale, nell’apostolato dei giovani. Vi auguro di seguire sempre questa Stella Maris in diverse situazioni: di seguire e anche di far seguire gli altri che hanno bisogno di un giusto indirizzo. Questo auguro alla vostra parrocchia, al vostro parroco, ai suoi collaboratori e a voi tutti impegnati in questa parrocchia nell’apostolato dei laici: catechisti, famiglie, Consiglio pastorale, giovani.”

GIOVANNI PAOLO II

Fuochi d’artificio Festa di Stella Maris 2006 Foto di Giuseppe Benaglio

Un Gruppo di Parrocchiani in visita a Roma durante l’ultima udienza tenuta da Giovanni Paolo II


La Parrocchia UN SEGNO DI AMICIZIA: IL DONO DI UN ULIVO CENTENARIO

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UNA GIORNATA INDIMENTICABILE

DI MARCO PACINI E PIERLUIGI CONGIU

A

lle 10 e 15 della Domenica 4 dicembre 2005 molte macchine e diversi Bus Gt provenienti da Suelli si fermarono nel piazzale della Chiesa di San Giorgio. L’accoglienza della comunità parrocchiale fu molto calorosa. Molte persone si erano già radunate nel sagrato della chiesa incuriosite dalla novità e dal desiderio di fare una pronta e squisita accoglienza. L’incontro tra le due comunità, accomunate in maniera speciale dall’ avere entrambe San Giorgio Vescovo come patrono, si fece subito preghiera. La Santa Messa, presieduta dal nostro parroco don Giorgio e concelebrata dal parroco di Suelli Don Guido Marrosu, è stata per tutti un momento davvero indimenticabile. Presenti all’evento anche il Sindaco di Suelli Prof. Roberto Aru e diversi Assessori e Consiglieri comunali di Suelli, al Capitano dei Carabinieri, Al Comandante della Tenenza di Arbatax e al Comandante del Porto, Ten. Ernesto Cataldi. Alla fine della celebrazione eucaristica abbiamo vissuto un altro momento speciale: la comunità di Suelli, per interessamento del Comune stesso e della parrocchia, ha voluto donare alla comunità di Arbatax un segno della loro amicizia: un ulivo centenario in ricordo di questa gior-

nata e in onore di San Giorgio. La pianta resterà poi per sempre un segno di amicizia e di pace! Abbiamo assistito tutti al momento del “trapianto” dell’Ulivo con trepidazione e gioia grande. Alla fine un grande applauso si è levato dalla folla contagiando tutti. La benedizione alla pianta da parte del Parroco di Suelli e il discorso ufficiale del Sindaco di Suelli hanno ufficializzato il momento. Alla fine ci siamo trasferiti nei locali della Colonia Diocesana per un pranzo coi fiocchi. Anche il Vescovo d’Ogliastra Mons. Piseddu, impegnato fino al quel momento in un’altra parrocchia per la celebrazione delle Cresime, non è voluto mancare all’incontro manifestando il suo plauso per l’iniziativa e per questa amicizia. Dopo il pranzo abbiamo vissuto un altro incontro importante: il parroco di Buddusò Don Nino Vacca e il suo Coro ci hanno regalato un concerto bellissimo! Lo scambio di doni e la dichiarazione reciproca di amicizia ha chiuso un giorno indimenticabile. E’ difficile poi raccontare quanto vissuto in modo così emozionante in un giorno intenso che resterà nella storia di questa comunità. Nelle fotografie di questa pagina cerchiamo allora di regalarvi quelle emozioni e quei ricordi.

La Targa ricordo del Dono dell’Ulivo dell’Amicizia e della Pace donata dall’ amministrazione comunale di Suelli

Il momento della piantumazione dell’Ulivo davanti alla Chiesa di S. Giorgio di Suelli

Altri momenti della Cerimonia e della Festa, che ha coinvolto tutti, anche i bambini e i giovani.

Alla conclusione della Messa il parroco di Suelli benedice la pianta dell’Ulivo donata dall’amministrazione comunale. Accanto il sindaco di Suelli, Dott. Aru

L’ Assemblea composta da parrocchiani di Arbatax e Suelli partecipa attenta e numerosa alla Liturgia Eucaristica

Le Autorità civili e militari presenti alla celebrazione, il Comandante del Porto, il Commissario di Polizia, il Tenente della Finanza, il Maresciallo C.C.


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Don Paolo Loi:

1° Parrocco della parrocchia di Stella Maris

Un contributo alla memoria

L’ esperienza del Primo Parroco: Emozioni, Ricordi, Rimpianti Notizie in breve

Don Paolo Loi all’inizio della sua Missione pastorale (1 Ottobre 1972 - 10 Ottobre 1974)

Don Paolo Loi nasce a Jerzu da Loi Vittorio e Carboni Luigina il 25 Gennaio del 1940. E’ iscritto , fina dall’età di 7 anni all’Azione Cattolica, sezione “Fanciulli”. A 11 anni, primo tra tutti i vari ragazzi delle undici diocesi sarde, vince a Roma, il 16.07.1951, il “Premio Araldo del Papa”, e riceve la medaglia dalle stesse mani del Sommo Pontefice Pio XII°. Sarà un ricordo indelebile per tutta la sua vita. Frequenta le scuole medie inferiori e superiori nel Seminario Vescovile di Lanusei dal 1952 al 1957. Frequenta il Liceo, il Corso Filosofico e Teologico nel Seminario Regionale di Cuglieri dall’Ottobre 1957 al lulgio 1965, conseguendo la Licenza in Sacra Teologia. Fu ordinato sacerdote , a Jerzu, dal Vescovo Mons. Lorenzo Basoli il 03.07.1965.

PRIME MANSIONI: Sono stato nominato Vice Assistente della Gioventù femminile e loro Animatore nei vari campeggi a BauMela. Dal 1965 al 1972 sono Professore di Latino, Greco, Musica, Storia e Geografia nel Seminario Vescovile di Lanusei.. E’ Professore di Religione nel Liceo Classico e nelle Scuole Medie di Lanusei. Professore di Religione nelle Scuole Medie di Arzana. Dal 1966 al 1967 Vice Parroco nella Cattedrale di Lanusei. Dal 1966 al 1972 Professore di Musica e Canto Corale alle Scuole Magistrali di Lanusei, dove ebbi come brave alunne, le signore Carla Balzano e Vanna Pagano provenienti da Arbatax. Sono stato anche Padre Spirituale nel Seminario di Lanusei. Sono stato poi nominato 1° Parroco di Arbatax, dal Vescovo Mons. Salvatore Delogu, il 1 Ottobre 1972 (Festa di Santa Teresina). Ho fatto l’ingresso la sera del 22 Ottobre 1972 presentato ai fedeli dal Canonico Gavino Lai.

sed ... apta mihi” (Piccola, ma... adatta a me).

LA CHIESETTA DEL VILLAGGIO CARTIERA Era un piccolo e lindo fabbricato in legno ma l’altare era così alto che d’estate sentivo il sole picchiare... in testa! Durante la Messa domenicale il sudore mi scendeva a rivoli sulla schiena: arrivato a casa era d’obbligo una bella doccia! Ricordo bene gli artistici addobbi floreali curati dalla mani d’oro della signora Taccus e i tanti ragazzi, giovani e adulti che, la domenica pomeriggio, facevano ressa per vedere i films: unica attrattiva per allora!

LA MIA PRIMA PREOCCUPAZIONE: Avevo molti ragazzi e giovani ma non l’Oratorio. E’stato sempre il mio assillo ad Arbatax, Escalaplano e Cardedu. Soltanto ad Arbatax non riuscii a costruirlo. La Signora Gigina Mazzella promose che mi avrebbe dato una mano: lo avremmo dedicato a sua figlio Pierpaolo morti pochi anni prima in un incidente stradale. Ero d’accordissimo! Purtroppo restò un sogno per allora non realizzato: restai ad Arbatax soltanto un anno e undici mesi! Dissi: “spetterà ad altri”.

I CHIERICHETTI Da subito scelsi un bel gruppo di bravissimi bambini: era uno migliore dell’altro. E’ difficile ricordarli tutti: Sergetto Vacca, Gianni Mannai, Mario Perdisci, Geppino e Aldo Balzano, Maurizio Ghiani, Lucio Fara, Stefano Tugulu, Robertino Murru, i fratelli Romano Giuseppe e Raffaele, Silverio

RICORDI E RIFLESSIONI.

ma soprattutto l’indimenticabile Pier Paolo Murino che,

bordo. La piazza della Chiesa era gremita di fedeli, specialmente di ragazzi e di giovani. Dopo la sobria cerimonia d’insediamento, risposi con brevi parole per ringraziare tutti e, al termine, diedi la Benedizione Eucaristica. Ricordo che dissi: «Sono abituato a parlare poco e ad ascoltare molto, ma mi sentirete negli anni che resterò in mezzo a voi. Mi direte anche “Basta!” Non potevo immaginare che sarei rimasto solo due anni in questa bella e allora piccola Parrocchia: 800 abitanti. Ricordo che poi ci fu un piccolo rinfresco.

LA CHIESETTA PARROCCHIALE “STELLA MARIS” Fui colpito subito dalla numerosa presenza di giovani e di ragazzi: era il mio campo preferito! Quanti di quei ragazzi sarebbero diventati i miei primi chierichetti! La Chiesa era piccola ma bella, pulita, accogliente e calda come una vera famiglia. Anche la casa parrocchialeera piccola: due camere da letto (una per me e una per mia sorella), la cucina, un piccolo bagno e una sala più ampia

« La P inte arrocch si a i real a mani f izza re la esta a t ut fr non sono aternità ti che gl (G.S vani » unive i sforzi . 38) rsal e

tu mi sembri un’abbadia”. E per la casa pensai : “Parva,

Resterò in Parrocchia fino al 22 Settembre 1974.

Vi arrivai sulla mia auto Mini Minor, con nessun altro a

Documento: Atto di Nomina del Parroco Don Paolo Loi

tra me: “Chiesetta chiesetta mia, per piccola che tu sia,

a pian terreno adibita poi per riunioni, sala da proiezione e per giocare a biliardino. Il davanzale che dava sulla piccola pizza era privo di ringhiera. Essendo pericoloso, mio padre e mio zio Antonio Patteri misero un giro di mattoni per evitare che il parroco, affamandosi, cadesse giù! La prima notte, nelle poche ore che riuscii a dormire pensai

Vitello, Maurizio Murino, Segio Bovi, Gianni Careddu ecc., oltre essere stato il miglior chierichetto che abbia mai avuto in tutta la mia vita di parroco, era un lettore serio, attentissimo e dalla pronuncia chiarissima che la farebbe in barba, oggi, a tanti lettori ordinati. Nessuno mancava alla Messa del mattino, ed era difficile, per me, fare i turni: bisticciavano ogni mattina per servirla! In estate dopo la Messa, fatta una frettolosa colazione nelle lor case, a gruppi di quattro, ogni mattina tutti nella mia barchetta a fare il bagno all’isolotto d’Ogliastra o all’Aguglia! Pranzo? Due panini imbottiti e una bottiglietta d’acqua e ... allegri come paque! Rientro alla sera per il Rosario! A Casa? Dopo il Rosario: nessuno voleva tornare a casa! Nell’anno 1973 vinsero il 1° premio come miglior gruppo Ministranti d’Ogliastra. E guai chi toccasse la loro bandiera! “Siam er mejo de tutti” si dicevano l’un l’altro per tutto l’anno!

LE ZELATRICI DEL SEMINARIO Tra le iscritte alle donne di Azione Cattolica, ne scelsi alcune tra le più sensibili al problema delle Vocazioni. Oltre alla preghiera quotidiana, proposi (e fu subito accettato) l’impegno di acquistare, ogni anno, la merendina serale per i seminaristi. Mi consta che tale impegno fu mantenuto per sempre. Adesso che in seminario a Lanusei non ci sono ragazzi, tale impegno lo si può rimandare a ... tempi migliori! Le prime zelatrici (che ricordo) furono Le signore Rosinetta e Bianca Catte, Nomei Vacca, Franca Musella e la Signorina Concetta Soddu.


Stella Maris

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Le foto di queste pagine sono state gentilmente messe a disposizione da Don Paolo Loi per il nostro Giornale e raccontano alcune escursioni e campi scuola organizzati dalla Parrocchia di Arbatax in quegli anni.

IL CANTO Essendo stato professore di Musica e Canto Corale alle scuole magistrali di Lanusei, il canto mi è sempre piaciuto nella liturgia. Insegnai subito la Novena del Santo Natale, i canti di Natale, di Pasqua e quelli per le Messe domenicali. In mia assenza, suonava con maestria L’armonium (a pedale) la signora Rosetta Balzano, diplomata in musica. La figlioletta Luisella era sempre pronta accanto alla mamma: e forse fu proprio guradando e ascoltando la mamma che Luisella Balzano si innamorò della musica. Sono contento che oggi sia proprio lei a dirigere con rara maestria il bellissimo Coro di Arbatax, che a volte invitai anche a Cardedu.

I CAMPEGGI E LE GITE Nel 1973 portai, per 15 giorni, 40 tra ragazzi e ragazzine della Parrocchia e del Villaggio Cartiera ad un bellissimo campeggio nei boschi secolari del Perda Liana. La Messa domenicale era celebrata al campo, fra le tende e sotto le querce. La vita in tenda, le escursioni sui “tacchi” le paure sui sentieri bui del peradaliana e la salita alla vetta del Gennargentu resteranno sempre impresse nella mente di questi vispi ragazzi! I GIOVANI GRANDI non dimenticheranno mai la gita al Gennargentu, nell’estate del 1974, fatta a piedi dalla cantoniera di Piraonni fin sulla punta La Marmora e la discesa fino al Monte Spada, dove ci attendeva il pul-

LE SCUOLE: Materne ed Elementari Per me era un relax trascorrere qualche mezz’oretta tra i bambini della scuola materna ed elementare. La scuola materna era tenuta dalla Suore Domenicane di Lanusei: ricordo bene Suor Agnese che era la più allegra. Che belli quei bambocetti sempre vispi e con gli abitini sempre puliti! Sembravo una chioccia tra i suoi pulcini! Oltre le giovani catechiste, le Suore erano le più valide collaboratrici per la Catechesi parrocchiale. Nelle visite alle scuole elementari del Villaggio Cartiera ho ancora impressa la serietà dei bambini, i grembiuli sempre puliti e la serietà delle insegnanti che riuscivano a tenere la disciplina senza urlare: tra le tante ricordo ancora la signora Careddu con i suoi tre figli: Gabriella, Gianni e Nicoletta, un angioletta co i capelli biondissimi. Quando parti per Escalaplano, una mamma mi disse triste: “Quanto avrei voluto che fosse stato lei a seguire le mie due bambine!” Ricordo ancora il nome di questa mamma!

LE FESTE Suggestiva, più di ogni altra, all’inizio dell’estate, la festa della Madonna “Stella Maris”, con la bella processione a mare. Provo ancora rammarico: la potei celebrare solo per due anni! Mi colpi lo spirito di sacrificio del Comitato permanente per abbellire in tempo le strade con i bellissimi luminari. Posso poi forse dimenticare la festa del 20 giugno per San Silverio? Un pescatore ponzese mi disse un giorno: “Ci spostino la Festa del Corpus Domini, ma non quella di San Silverio!”. Conservo ancora mi pare una traccia di omelia che feci per questo grande santo di Ponza e di Arbatax.

in alto: alla fine della salita sul Gennargentu si posa soddisfatti accanto alla Croce di Punta La Marmora.

mann. Le ragazze, alcune con il tacco a spillo, altre con le “giapponsesine” a infradito, si erano trovate al termine a

RICORDI

piedi... nudi o avvolti con i fazzoletti! Qulacono di questi

Quante ore, al pomeriggio, trascorse per confessare o in porticciolo a parlare e scherzare con i pescatori mentre riassettavano le reti dopo la pesca. Quanta stima conservo ancora per l’allora presidente della Cooperativa pescatori signor Fara, e non potrò mai ringraziarlo abbastanza per aver messo a mia disposizione il furgone della Cooperativa Pescatori in occasione del mio tr as f e r ime nto ad Escalaplano.

“turisti per caso”, incontrandomi dopo anni, mi apostrofano con ironia e nostalgia dicendomi “Assassino..................! Ma... quando ci riporta? Non ho mai fatto gita più faticosa ma anche più bella della

salita

al gennargentu!!!”

in alto: il meritato riposo alla fine dell’escursione. La fatica è tanta ma la soddisfazione di aver raggiunto la cima non ha confronti.

“ Le Ragazze, alcune con il tacco a spillo, altre con le giapponesine a infradito ”

La Scalata del Gennargentu” DON PAOLO LOI (Jerzu 04.11.2007)

“Fui colpito subito dalla numerosa presenza di giovani e di ragazzi”

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Storico abbraccio di riconciliazione politica in Costa d’Avorio davanti a un rappresentante vaticano ABIDJAN, lunedì, 28 maggio 2007 ( ZENIT.org).

IL CARDINAL MARTINO, INVIATO DAL PAPA NEL PAESE AFRICANO

« il Paese africano è stato diviso per più di cinque anni » a sinistra: la zona di interposizione dei Caschi Blu dell’ O.N.U. che segna il confine tra la zona Nord della C. d’Avorio in mano ai Ribelli, e la zona Sud gestita dalle Truppe governative. a lato: il posto di Blocco è fortemente militarizzato. Si nota un mezzo blindato dell’ONU.

E’ senza precedenti l’abbraccio di pace che si sono scambiati, nella cattedrale di Abidjan, il Presidente della Costa d’Avorio Laurent Gbagbo e il suo Primo Ministro Guillaume Soro – ex leader della ribellione del Paese – in presenza del Presidente del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, inviato su espressa richiesta del Papa. Il Cardinale Renato Martino ha percorso, dal 15 al 20 maggio, 800 chilometri nel Paese africano. “E’ stato un viaggio che ho compiuto su richiesta del Papa stesso, che mi ha raccomandato di visitare la Costa d’Avorio proprio in questo momento di pacificazione”, ha spiegato il porporato al suo ritorno ai microfoni della “Radio Vaticana”. Invitato anche dalla Conferenza Episcopale locale, il Cardinal Martino ha presentato il Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa (come sta facendo nei cinque continenti dalla pubblicazione del volume, avvenuta nell’ottobre 2004) e si è fermato in varie città – soprattutto Bouaké, bastione dei ribelli – della Costa d’Avorio, che si sforza di uscire dal tentativo di colpo di Stato del 2002. Come ha ricordato il porporato all’emittente pontificia, il Paese africano è stato diviso per più di cinque anni; dopo l’accordo di Ouagadougou, in Burkina Faso, favorito dalla comunità internazionale, il Presidente ha nominato Primo Ministro il capo dei ribelli. Questo passo ha permesso la soppressione di barriere, soprattutto nella zona di sicurezza, larga 30 chilometri. “Ho visitato sia il Presidente sia il Primo Ministro; poi li ho invitati a venire alla Messa solenne di domenica” [20 maggio, nella capitale Abidjan]; “al momento dello scambio della pace, li ho invitati a ricevere la pace da me e poi a scambiarsi il segno della pace tra di loro: lo hanno fatto”, ha raccontato il Cardinal Martino. “Nello scambiarsi la pace hanno detto: ‘Questo durerà’. Si può immaginare che impatto abbia avuto tale gesto sia sui presenti – la Cattedrale era gremitissima – e sia su tutto il Paese, perché la cerimonia è stata ripresa in

Alcune immagini che testimoniano la realtà della guerra in Costa d’ Avorio, in alto: Don Isidoro insieme ai bambini del villaggio “Baobab“, un villaggio ai confini del Burkina Faso, in piena Savana.

Un Ringraziamento speciale da tutta la Comunità và all’ amministrazione provinciale per aver contribuito generosamente “per fini umanitari ” all’invio del Container per la Costa d’Avorio, con un finanziamento di € 4.000

sopra: Gruppo delle Autorità alla fine dell’incontro con il Cardinale Agrè che si è tenuto il 28 Maggio del 2005 nella nostra Comunità. a destra: Don Bernardo Tondè e Andrea Corrias con alcuni militari governativi nel sud della Costa d’Avorio.

diretta dalla televisione nazionale”, ha aggiunto. Secondo il porporato, i Vescovi della Costa d’Avorio “hanno definito questo abbraccio ‘di portata storica’. Non era mai successo”. Secondo il Cardinale, Gbagbo e Soro hanno dato al Paese un esempio di pacificazione: “E ciò servirà a tutta il popolo, perché come si sono riappacificati loro, così anche la gente del Nord si riappacificherà con quella del Sud”. Da parte sua, il porporato ha indicato la necessità di non dimenticare mai questo giorno, nel caso in cui sorgessero ombre in futuro. Nella solenne Eucaristia, il Cardinal Martino ha incoraggiato il popolo ivoriense a proseguire sulla via della pace e a promuovere la riconciliazione nazionale e la partecipazione di tutte le forze del Paese, senza alcuna eccezione per ragioni politiche, religiose, culturali o etniche. Il porporato è stato inoltre testimone diretto di abbandono e distruzione in questo Paese che sta lavorando alla sua ricostruzione, soprattutto nel campo sanitario ed educativo. E’ questo il contesto in cui svolge la sua missione la Chiesa cattolica, che nel territorio “non è la maggioranza”, ma rappresenta “una buona, consistente minoranza, rispettata da tutti, anche dai musulmani”, ha constatato il Cardinale. “L’episcopato, le comunità cattoliche e tutte le organizzazioni della società civile, che esistono nell’ambito cattolico, saranno e sono già impegnati nella ricostruzione”, ha confermato. Il Presidente del Dicastero ha sintetizzato in questo modo la sua “esperienza molto bella” di questa visita: “Ho visto realizzate le finalità del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, cioè quelle di promuovere appunto la pace”. La Congregazione vaticana per l’Evangelizzazione dei Popoli, attraverso la sua agenzia “Fides”, ha sottolineato l’espressione della vicinanza spirituale e della solidarietà del Papa per la Costa d’Avorio. A nome di Benedetto XVI, il porporato ha inoltre portato aiuti economici per far fronte alle necessità principali dei più bisognosi.


S

iamo arrivati, senza molto clamore, ma con le idee molto chiare e precise. Creare un giornale giovane e fresco, un diario mediatico dove raccontarci nel nostro tempo, per poter scrivere la nostra storia di comunità in cammino, in cammino verso gli uomini e verso Dio. Un giornale presente nel territorio, che strizza l’occhio a chi ha voglia di comunicare per condividere, un grande contenitore di tante voci e di tanti cuori, un immenso libro delle firme dove, chi lo desidera, può lasciare la propria in maniera indelebile in questo nostro passaggio di tempo. In bocca al lupo, caro “Il tempo e la nostra storia”, in bocca al lupo a tutti i collaboratori e simpatizzanti che hanno reso possibile la nascita di questo nuovo strumento di comunicazione. A voi, potenziali lettori, grazie per la vostra compagnia. MAURIZIO MELIS

Direttore Responsabile


Stella Maris Alcune notizie sull’ Illustre Ospite

I

l Cardinale Bernard Agré, Arcivescovo di Abidjan (Costa d’Avorio) , è nato il 2 marzo 1926 a Monga, nell’Arcidiocesi di Abidjan, da Jean Manda e da Jeanne Yomin. È stato battezzato il 2 settembre 1932 a Memni, sua parrocchia d’origine. Ha compiuto gli studi d’ istruzione primaria nella scuola della Missione cattolica di Memni dal 1936 al 1941.Dal 1941 al 1947 ha compiuto gli studi liceali nel Seminario Minore di Bingerville. Ha poi intrapreso gli studi di filosofia nel Seminario Maggiore di Bingerville (1947-1948). È stato quindi accolto nel Seminario Maggiore di Quidah, nel Dahomey (attuale Benin), dal 1948 al 1953, per compiere gli studi teologici. Ordinato sacerdote il 20 luglio 1953 nel Seminario Minore di Bingerville, è stato nominato Vicario a Dabou dove è rimasto dal 1953 al 1956 e dove ha esercitato la funzione di istitutore e di Rettore di scuola.Dal 1956 al 1957 ha ricoperto l’ incarico di Rettore della scuola dei Chierici Minori (Preseminario Minore) di Bingerville. Inviato a Roma nel 1957, presso la Pontificia Università Urbaniana ha conseguito «summa cum laude», nel 1960, la laurea in teologia, con l’ indirizzo in diritto canonico. Rientrato in Costa d’Avorio, dopo aver esercitato per due anni la funzione di parroco dell’ importante parrocchia Notre Dame di Treichville, è divenuto Vicario generale della Diocesi di Abidjan, incaricato a titolo personale dell’ istruzione privata e dei Seminari. Nominato Vescovo di Man l’8 giugno 1968, è stato ordinato ad Abidjan il 3

ottobre successivo e si è insediato come Vescovo di Man l’8 ottobre dello stesso anno. Ha svolto questo incarico fino al marzo del 1992. Il 25 marzo 1992 è stato nominato Vescovo della nuova Diocesi di Yamoussoukro della quale ha preso ufficialmente possesso il 17 maggio 1992. Due anni e mezzo dopo, il 19 dicembre 1994, è stato nominato Arcivescovo di Abidjan, incarico di cui ha preso possesso il 26 febbraio 1995. È Presidente della Commissione Episcopale delle Azioni sociali e caritative della Costa d’Avorio. Sul piano internazionale, dal 1972 al 1996, ha svolto l’ incarico di Presidente della Commissione Episcopale dei Mezzi di Comunicazione Sociale della Conferenza Episcopale Regionale dell’Africa Occidentale (CERAO). Dal 1985 al 1991, è stato Presidente della Conferenza Episcopale Regionale dell’Africa Occidentale(CER AO).Nel 1993 è stato nominato Presidente del Comitato Episcopale Panafricano delle Comunicazioni Sociali (CEPACS), incarico che ha svolto fino al 2000. È stato Membro del Comitato del Grande Giubileo dell’Anno 2000 Da Giovanni Paolo II creato e pubblicato Cardinale nel Concistoro del 21 febbraio 2001, del Titolo di San Giovanni Crisostomo a Monte Sacro Alto. Presidente Delegato per la 10a Assemblea generale ordinaria del Sinodo dei Vescovi (ottobre 2001). È Membro: della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli; dei Pontifici Consigli: delle Comunicazioni Sociali; della Giustizia e della Pace; per la Famiglia.

Il viaggio in Costa D’Avorio (Africa Occidentale) è nato nel contesto della stima e dell’amicizia stabilita con diversi sacerdoti che hanno operato ad Arbatax, in modo particolare con don Bernard Tondè. Durante il viaggio (non privo di pericoli anche per il fatto che si era in piena guerra civile) il nostro accompagnatore ci ha comunicato che il Cardinale della Costa D’Avorio S. Eminenza Card. Agrè era disponibile ad incontrarci. Quei giorni sono indimenticabili. I momenti passati con i bambini delle scuole e di alcuni villaggi e con i sacerdoti e i catechisti delle parrocchie resteranno nella memoria per sempre. Siamo passati dal caldo tropicale della giungla equatoriale del sud al caldo torrido della savana al nord. Abbiamo varcato (con preoccupazione) la “zona di nessuno” presidiata dai soldati

dell’ONU che divideva in due la Costa d’Avorio: al Nord i ribelli e al Sud le “forze governative”. Siamo arrivati al Nord nella città di Bondoukù (centro Diocesi) dopo un lungo e travagliato viaggio. Abbiamo incontrato il Vescovo Felix Q. che ci ha ringraziato per il primo concreto aiuto che abbiamo inviato loro in denaro. Il viaggio di rientro poi è stato una sorpresa dopo l’altra: alle città si alternavano piccoli villaggi fino ad arrivare ad Yamoussoukro la capitale della Nazione. Qui negli ambienti della bellissima Basilica dedicata alla “Madonna della Pace” abbiamo avuto il caloroso incontro col Cardinale. Ci siamo poi permessi alla fine di porgergli il nostro invito per ricambiare la visita presso la nostra comunità ad Arbatax. Così è stato.

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La Visita del Cardinale B. Agrè alla nostra Parrocchia (24 - 30 Maggio 2005)

ll Cardinale ha passato una settimana ospite della nostra comunità. Ha avuto così la possibilità di riposarsi (arriva da noi convalescente a causa di una operazione chirurgica) e di conoscere la parrocchia e il centro Diocesi. Importantissimo l’incontro - testimonianza che si è tenuto in chiesa davanti ad una assemblea attenta e curiosa a cui non è voluto mancare Mons. Antioco Piseddu. Un gruppo di amici ha poi organizzato una escursione in barca che il Cardinale ha gradito tantissimo. La Domenica poi ha celebrato la Santa Messa tenendo l’Omelia in un perfetto italiano e alla conclusione ha lasciato un ricordo ai bambini che la Domenica prima avevano celebrato la loro Prima Comunione. Ripartendo per la Costa D’Avorio ci ha salutato dandoci la sua Benedizione, augurando a tutti una vita santa e ancora ringraziandoci della solidarietà manifestata in questi anni per la sua gente.


36 Breve intervista all’amico Abbè Bernard Tondè, sacerdote della Costa d’Avorio

L’ amore per Cristo 1. Cosa ti ha portato a diventare sacerdote? L’amore per Gesù Cristo e la sua missione di salvezza per ogni uomo.

Un gruppo di alunni festanti alla conclusione delle lezioni.

in alto: Studenti ivoriani.

in alto: Foto ricordo con i capi del Villaggio “Baobab”.

2. Qual è la storia della tua vocazione? Provengo da famiglia cristiana: papa è catechista per vocazione e la mamma casalinga. Molto presto mi hanno trasmesso la fede e cominciai ad andare anche da solo alle Messe delle ore 6 della mattina, prima della scuola elementare. Poi, diventato chierichetto sono stato sempre assiduo. Da bambino dunque, in una di queste mattine, mentre i sacerdoti e le suore facevano la preghiere delle Lodi in chiesa, arrivarono al cantico di Zaccaria “E tu, bambino, sarai chiamato profeta dell’Altissimo perché andrai innanzi al Signore a preparargli le strade” (Lc 1, 68-79). Ho sentito bruciare il cuore; guardai intorno a me, ero l’unico bambino in chiesa. Questo versetto l’ho accolto quel giorno come una chiamata di Dio ad essere sacerdote di Cristo Gesù, il Risorto, il Signore. E cosi fu: dopo 6 anni all’elementare e 4 al liceo, mi ritrovai per 3 anni al seminario medio, prima della maturità e dell’esame di ammissione al seminario maggiore dove ho trascorso 6 anni prima di essere ordinato sacerdote 15 anni fa. 3. Che servizio ricopri all’interno della tua chiesa diocesana? Sono stato responsabile della gioventù, della catechesi dei giovani, della pastorale della famiglia, delle piccole comunità di base e del giornale diocesano. Adesso insegno Teologia morale e bioetica nel seminario maggiore nazionale di teologia. 4. Com’è la situazione politica e sociale nel tuo Paese? La situazione politica e sociale è ancora molto sensibile: dopo quasi 5 anni di guerra, siamo arrivati alla Pasqua 2007 finalmente alla pace con un nuovo governo che è riuscito a unire di nuovo le due parti del territorio che diviso. Le forze armate dell’ONU ci aiutano ancora. Nella popolazione, molti sono morti, ammalati; c’è tanta poverta. Molti hanno perso tutto: casa, famigliari,... intossicato molti. Adesso si

«Èn nuov ecessar ame ia un nte i a pa s l di ge Vangel torale m nera o, ne issio vada zion sost nari inco e in g enga a che n l e e all tro agli nerazio a trasm annunci e do uom ne, issio ne nne ini

Varie immagini della Costa d’Avorio in alto: Don Bernard Abbè Tondè nel Sagrato della Chiesa di S. Giorgio. a sinistra: un momento dell’incontro tra Don Giorgio, Don Bernard e il Vescovo di Bondoukoù Mons. Felix Qouaggiu.

spera di uscirne in maniera decisa.

5. Che percentuale di cattolici è presente nel tuo Paese? I Cattolici sono il 15% della popolazione, mentre gli Animisti raggiungono il 60%, i Musulmani il 25%. 6. Qual è la cosa che ti ha colpito di più durante la presenza nella nostra parrocchia? La presenza di molte persone al rosario, la frequenza alla confessione, all’Eucaristia. Poi ci sono le attività dell’oratorio che sono molto seguite. 7. La situazione del tuo Paese ti ha portato a ripensare alla scelta che hai fatto (di diventare sacerdote)? No. Mi ha piuttosto chiamato ad essere ancora più attento a Cristo sofferente nei piccoli e nei bisognosi. 8. Ti hanno mai minacciato per il ruolo che ricopri? No. 9. C’ è qualcuno che ti ha aiutato in qualche situazione difficile? Don Giorgio e la Parrocchia nel periodo di malattia e di cura. 10. Quali sono i momenti più emozionanti che hai trascorso nella nostra parrocchia? La Novena del Natale, Il Triduo Pasquale, La festa di Stella Maris e di San Giorgio, i Grest, il Festival della Solidarietà,... 11. Cambieresti la tua diocesi se te ne venisse offerta una meno povera? Non penso proprio. Perché bisogna piuttosto aiutare quella più bisognosa ad uscire dalla povertà. Fare la propria volontà, cambiare per il meglio non sarebbe più la Missione di Cristo. Mi ricordo questa parola del Maestro: “Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga” (Giov 15, 16). Nell’ubbidienza al discernimento del proprio vescovo che manda in missione, anche nel caso di un gemellaggio con una diocesi meno povera, è possibile: ma deve sempre essere un mandato dal vescovo. MONICA PIU, GIULIA LAI, CLAUDIO FANNI, MAURO CRISTO E GIULIA CONTU


La Parrocchia

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L’ i n t e r v i s t a a D o n D a m i a n o a l c u n i m e s i p r i m a d e l l a s u a O rd i n a z i o n e

da Ambanja ad Arbatax Come ti chiami? Randrianandrianina Celeste Damien.

Da dove vieni? Dal Madagascar; più specificatamente da Ambanja in provincia Diego Suarez (Antsiranana in malgascio), fondatore della provincia.

Ti hanno battezzato da piccolo o è stata una tua scelta? Sono stato battezzato a un mese e mezzo dalla mia nascita.

Come mai sei stato mandato proprio in questo Paese? Prima di tutto per studiare. Sono arrivato a Roma il 17 Dicembre 1987 presso un Istituto religioso. Mi ha mandato il mio vescovo per intraprendere gli studi di Teologia. Da lì ho avuto anche un’altra vocazione: quella di diventare religioso e quindi ho chiesto di entrare a far parte dell’ordine degli Scolopi dove sono rimasto per circa 6 anni. Ma ho capito che non era la mia strada e quindi ho ripreso i miei studi di Teologia. Un mio compaesano, attualmente parroco di Santa Maria a Villaputzu ha parlato con il vescovo Antioco e ho fatto domanda per entrare in questa diocesi; sono arrivato nel 2005 dapprima in seminario a Lanusei, poi nel 2006 a Cagliari e dal Luglio di quell’anno sono qui a San Giorgio.

Perché hai scelto di diventare prete? Ho vissuto attorno alla parrocchia fin da quando ero piccolo. Anche i miei amici credevano in Dio; infatti avevo due “categorie” di amici: una composta da

COSTA D’ AVORIO

"La situazione politica e sociale è ancora molto sensibile" Don Abbè B. Tondè

seminaristi e l’altra dai miei compagni di squadra (pallacanestro e pallamano) e da alcuni seminaristi. Dopo la maturità dovevo scegliere se continuare gli studi o entrare in seminario e io ho scelto quest’ultima strada. Dopo l’ Anno Propedeutico, che ti prepara al seminario Maggiore (ovvero quello che segue la maturità), il mio vescovo a deciso di mandarmi a Roma, in Laterano, per continuare gli studi. Tra i tanti seminaristi ce n’era uno in particolare molto speciale che sapeva parlare tante lingue, suonare... Io l’ho preso come esempio e la sua testimonianza ha maturato e consolidato in me la scelta che avevo fatto a 14 anni. Gli ho chiesto un consiglio perché era ed è un mio grande amico, come un fratello maggiore, ma lui mi ha risposto: “Questo dipende da te!”. E così ho deciso di entrare in seminario. I miei genitori non sapevano niente fino alla settimana prima che vi entrassi.. Ho fatto tutto da solo!

Che cosa ti piace della cucina sarda? In occasione dell’ordinazione di Don Ernest, parroco di Villaputzu, sono venuto in a Tortolì e il giorno dopo eravamo invitati a pranzo proprio a Villaputzu. Don Piero Crobeddu, rettore del seminario e allora sacerdote, ha preparato da mangiare cibi tipicamente sardi. Dopo mangiato hanno passato formaggi (sardi D.O.C. ovviamente..) come il quaglio e su casu marzu che mi ha lasciato un po’ disgustato alla vista dei vermi e quindi non l’ho assaggiato. Invece ho provato il quaglio che a dire il vero non mi ha del tutto soddisfatto. Tornato a Tortolì però l’ho di nuovo assaggiato: era squisito e da allora non resisto più al suo sapore!! GIULIA LAI & GIULIA CONTU

Come ti trovi in questa parrocchia? Molto impegnato ma mi trovo bene e mi piace.

Qual è il momento più emozionante che hai vissuto nella nostra parrocchia? Quando sono stato ordinato diacono. Ho vissuto in prima persona tutti i momenti della preparazione. Mi sento figlio di questa parrocchia anche se mi sarebbe piaciuto arrivare prima.

"Ho vissuto attorno alla parrocchia sin da quando ero piccolo" Don Damiano

Don Damiano è stato ordinato Diacono il 29 ottobre 2006 e consacrato Sacerdote nella nostra Parrocchia il 16 Settembre 2007. nella pag. successiva l’ articolosull’ Ordinazione sacerdotale

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38 Tutta la Chiesa ogliastrina ha festeggiato ad Arbatax Domenica 16 Settembre l’Ordinazione sacerdotale di Don Damiano Celeste Randrianandrianina

qui Parrocchia

È L’ Ordinando ascolta con attenzione l’omelia del Vescovo celebrante

“il vero protagonista del Ministero sacerdotale è lo Spirito“

« Se incontrassi un Prete e un Angelo saluterei prima il Prete e poi l’Angelo. Questi è l’amico di Dio, ma il Prete lo rappresenta ».

i l g r a n d e g io r n o. Si r e s pi r a l’a r i a d el l e g r a n d i a t t e s e. Si fa strada una serena sensazione di evento e piacevole agitazione . La piazza davanti la chiesa di San Giorgio ad Arbatax nel primo e caldo pomeriggio incomincia ad animarsi: gli ultimi preparativi per la festa e per l’accoglienza vengono portati a compimento. Le campane iniziano la loro distesa a festa: un giovane diacono diocesano - ma originario del Madagascar in Africa - don Damiano Celeste Randrianadrianina verrà ordinato sacerdote. Il Vescovo Mons. Piseddu è atteso per le ore 18,00 e i sacerdoti si preparano all’interno del salone parrocchiale adibito per l’occasione a sacrestia. Da una rapida occhiata ai fedeli in arrivo e ai sacerdoti presenti una certezza: sono rappresentate le diverse foranie della diocesi! Non può che essere così: una ordinazione sacerdotale è un evento di chiesa diocesana straordinaria. Arriva anche l’ordinando Don Damiano Celeste Randrianandrianina visibilmente emozionato. La sua famiglia d’origine non è invece potuta arrivare in tempo per questo giorno di grazia. Sarà la Chiesa parrocchiale e diocesana a rappresentarla. Il servizio liturgico - animato dai seminaristi diocesani e dai ministranti della parrocchia - affida gli incarichi e ripassa i compiti . Tutto è pronto. E la preparazione, l’attesa, l’accoglienza diventa finalmente preghiera. La solenne processione di ingresso segna l’inizio della cerimonia. Il coro accompagna con il bellissimo e solenne canto “Celebra il Signore terra tutta, servite il Signore in esultanza, ed entrate dinanzi a lui con lieti canti” e il profumo d’incenso riempie la chiesa. Non manca il saluto di accoglienza e gratitudine del parroco al Vescovo, ai celebranti e ai fedeli tutti. La celebrazione si snoda solennemente nei vari momenti. La liturgia della Parola è così seguita dal rito dell’ordinazione con la presentazione e l’elezione, in cui il Vescovo interroga don Damiano davanti all’assemblea per verificarne l’idoneità e l’intenzione. Viene dichiarata la scelta e la decisione di consacrarlo sacerdote. La preghiera diventa allora manifestazione di Gratitudine a Dio.

UN “ECCOMI” DENSO DI PROMESSE, FIDUCIA E IMPEGNO L’ Eccomi che don Damiano a voce alta proclama come risposta a Dio che lo chiama e alla Chiesa risuona denso di promesse e di impegni. In quell’Eccomi deciso ci sono le gioie della scoperta di Dio e del suo amore, la sorpresa dell’essere chiamato e la decisione di seguirlo per tutta la vita come suo ministro. L’omelia del Vescovo invita ad aprirsi alla meraviglia di Dio Padre che per portare a compimento la sua provvidenza di amore e salvezza chiama uomini a diventare suoi sacerdoti e testimoni del suo amore. L’invocazione e l’intercessione dei Santi nella lunga preghiera delle litanie ricorda poi a tutti che la chiesa è militante e celeste e che il sacerdote può sempre contare sull’aiuto dei santi. Don Damiano da parte sua aveva espresso davanti al Vescovo e a tutti i fedeli la volontà di esercitare il ministero secondo l’intenzione di Cristo e della Chiesa, sotto la guida pastorale del Vescovo. Dopo gli impegni dell’ordinando e le litanie del Santi, il Vescovo impone le mani e conferisce, con la preghiera di ordinazione, il dono dello Spirito Santo. Anche gli altri sacerdoti hanno imposto le mani su Damiano. Dopo la vestizione con gli abiti sacerdotali (stola e casula), l’unzione delle mani con il sacro crisma, la consegna del pane e del vino, la cerimonia è culminata con l’abbraccio, quale sigillo di benedizione e di consacrazione, del Vescovo a don Damiano. La commozione tocca il cuore di tutti. E mentre il Coro canta “lo Spirito del Signore è su di te, ti ha consacrato per annunziare al mondo il lieto messaggio di salvezza” don Damiano abbracciato tutti i sacerdoti presenti. Ma cosa succede quando, nella solennità dell’evento il Vescovo impone le mani sul capo di un diacono? Cosa significa quell’abbraccio che, pochi minuti dopo, si scambiano il neo-ordinato e lo stesso Vescovo? E l’abbraccio con gli altri sacerdoti? Ogni volta che si partecipa ad un’ordinazione sacerdotale questi momenti colpiscono. Perché? Nell’uno la vita del neo sacerdote viene totalmente consacrata al Signore per un servizio di annuncio, testimonianza e guida alla comunità, l’altro è segno gioioso di pace e di comunione con il Vescovo e con tutto il presbiterio di cui si entra a far parte.

La celebrazione eucaristica è poi continuata con una intensità altissima.

LA FORZA DELLA PREGHIERA E’ vero quanto pronunciava l’Apostolo Giacomo: «Ogni buon regalo e ogni dono perfetto viene dall’alto e discende dal Padre della luce» (Gc 1,17). Quanto abbiamo pregato, e ancora continueremo a farlo, per il “dono” di numerose e sante vocazioni sacerdotali! La speranza che non delude (cfr. Rm 1,5) è stata premiata. Cresce sempre più aiutati dalla riflessione del Vescovo - che un dono è oggi nelle nostre mani: un grande dono fatto non soltanto alla Chiesa diocesana di Ogliastra, ma anche a don Damiano. L’amore di Dio è stato riversato nel suo cuore per mezzo dello Spirito Santo e sarà sacerdote in eterno Pastore con il cuore di Cristo. La Benedizione del Vescovo alla conclusione del rito ha chiuso solennemente la celebrazione con la convinzione di aver partecipato ad un momento indimenticabile di presenza dello Spirito. In ogni ordinazione sacerdotale si adempiono - come abbiamo ricordato - le stesse parole pronunciate da Gesù nella sinagoga: «Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato e mandato ad annunciare il lieto messaggio» (Lc 4,18). Tanto la consacrazione a Cristo, quanto la missione di annunciare la sua Parola, è opera dello Spirito Santo. Ne deriva che il vero protagonista del ministero sacerdotale è proprio lo Spirito. Soltanto per mezzo di Lui, quindi, nella più intima comunione spirituale, diventa santa ed efficace la vita del Pastore. Ogni sacerdote dovrebbe poter dire come San Paolo: «Per me vivere è Cristo» (Fil 1,21). La santità sacerdotale, indispensabile per ogni efficace ministero, richiede, infatti, un’unione stretta ed intima con Cristo. Nell’ultima ordinazione presbiterale Benedetto XVI ebbe a dire ai candidati: «Si può essere pastore del gregge di Gesù Cristo soltanto per mezzo di Lui e nella più intima comunione con Lui. È proprio questo che si esprime nel Sacramento dell’Ordinazione: il sacerdote, mediante il Sacramento, viene totalmente inserito in Cristo affinché, partendo da Lui e agendo in vista di Lui, egli svolga in comunione con Lui il servizio dell’unico Pastore Gesù...» (7 maggio 2006).

LA FESTA IN PIAZZA Alla conclusione del rito il sagrato della chiesa ha raccolto i numerosi fedeli attorno a don Damiano per formulare gli auguri più belli e sinceri. La parrocchia “Stella Maris” che ha accolto e accompagnato il nuovo sacerdote fino all’ordinazione ha poi preparato un bellissimo e ricco rinfresco per tutti. Una possibilità in più offerta per continuare nell’amicizia la gioia di essere chiesa amata da Dio.

Un saluto in francese Don Damiano è di madrelingua francese. Alla fine della celebrazione suonano familiari le espressioni del santo Curato d’Ars che ricordiamo in questa circostanza speciale: «Après Dieu le prêtre c’est tout; dopo Dio il prete è tutto»; e ancora: «Si je rencontrais un prêtre et un ange, je saluerais le prêtre avant de saluer l’ange. Celui-ci est l’ami de Dieu, mais le prêtre tient sa place; Se incontrassi un prete e un angelo saluterei prima il prete e poi l’angelo. Questi è l’amico di Dio, ma il prete lo rappresenta ». DON GIORGIO PIERO CABRAS


La Parrocchia

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il Madagascar

Il saluto al nuovo Sacerdote dal Parroco Don Giorgio e dalla parrocchia Madonna Stella Maris Don Damiano presiede la Celebrazione eucaristica presso la Chiesetta del Sacro Cuore, nei giorni successivi alla sua Ordinazione.

« Il nostro augurio per te lo traggo dalle parole del Rituale »: «Sii consapevole di quanto farai, sii imitatore di ciò che compirai e ispira la tua vita al mistero della croce del Signore». In queste frasi è espressa sinteticamente quell’esigenza d’interiorizzazione che comporta spazi di silenzio, momenti di riflessione, clima di raccoglimento, la devota celebrazione quotidiana e l’uso appropriato dei

mezzi offerti dalla tradizione spirituale della Chiesa e il coraggio e la costanza di attuarli. Ti accompagni in questo cammino la Vergine Maria, Madre dell’Eterno Sacerdote, la Stella Maris. A Lei sappi ricorrere sempre, con filiale devozione, in ogni difficoltà, In Lei troverai sempre aiuto, conforto e rinnovato slancio apostolico, e San Giorgio Vescovo, compatrono della nostra diocesi.»

Don Damiano ha ricevuto dal Vescovo la nomina a ViceRettore del Seminario e ci scrive per salutarci...

D

alla dovuta obbedienza a me comunicata, vi lascio il saluto sincero e un filiale arrivederci nella speranza di poter ritornare spesso in mezzo a voi. Certo! Mi allontano da qui ma sapiate che il mio cuore è sempre con voi. Qui mi sento a casa e a casa, perché mi avete accolto come uno di voi, anzi come un figlio, e un figlio non può dimenticare la sua casa e la mia casa è qui, oltre la Diocesi che mi accolto. Qui sono diventato Diacono e soprattutto qui ho ricevuto la mia Ordinazione Sacerdotale. Di Tradizione, un candidato al Sacerdozio viene ordinata a Casa sua, e in questa comunità sono diventato sacerdote. Perciò posso dire che la mia casa è anche qui. Quindi voi siete i miei fratelli, le mie sorelle, i miei genitori, insomma voi siete la mia famiglia. Mi avete sostenuto, incoraggiato e ho imparato molto da voi. Non dimentico anche la pazienza fraterna e la comprensione paterna del vostro parroco che chiamo sempre “il mio parroco” don Giò. E’ un fratello maggiore per me e una guida fidabile. Mi ha insegnato e addestrato come poteva e con cuiroe mi ha indicato la starrda per essere un buon sacerdote con la sua mitezza e la sua calma invidia-

bile. Grazie don Giò per tutto e di tutto quello che ha fatto per me. Il Signore le ricompensi abbondantemente con la sua Grazia e la sua benedizione. Alle suore che sono state sempre gentili, generose, ospitali, schiette e semplici. E’ sempre un immenso piacere incontrale e fare compagnia a loro ogni qualvolta che vado. Al coro pregiatissimo, che non si lascia intimidire facilmente, perché canta con cuore e conosce il frutto del lungo sacrificio fatto con amore, pazienza e generosità. Al Comitato di San Giorgio, sempre disponibilissimo, pratico, ferversoso e dedito all’impegno preso con decisione fraterna e comune. Vi ringrazio di cuore di tutto quello che avete a me. Non sono in grado di contraccambiere tutto e non lo sarò mai, ma quel poco con posso è non dimenticarvi mai e di portarvi, di ricordarvi nelle mie preghiere. Grazie ancora a tutti! Il Signore vi benedica, vi protegga daogni male e vi dia la sua Pace, ora e sempre. Vi auguro ogni bene. DON DAMIANO RANDRIANANDRIANINA

Don Damiano in compagnia di Don Luis Kike e Don Oscar del Venezuela n veste di giuria internazionale del Grest 2006


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In Venezuela la democrazia è in pericolo

Intervista a Monsignor Baltazar Porras, vicepresidente del CELAM

Mons. Baldazar Porras (Presidente della Conferenza Episcopale Venezuelana e Segretario della Conferenza dei Vescovi latino-americani) è stato ospite della nostra comunità parrocchiale nell’ottobre del 2005 insieme al direttore del Collegio Venezuelano di Roma Mons. Pedro.

in alto: Don Louis (Kike) saluta la sua nuova Comunità parrocchiale di Canaguà in Venezuela nel giorno del suo ingresso come parroco. Si nota sullo sfondo Don Giorgio che porta i saluti della comunità di Arbatax.

ROMA, martedì, 13 novembre 2007 (ZENIT. org).- In un’intervista concessa a ZENIT, monsignor Baltazar Porras, già presidente della Conferenza Episcopale Venezuelana e attualmente primo vicepresidente del CELAM (Consiglio Episcopale Latinoamericano), lancia un allarme sulle minacce per la democrazia da parte di quella che ha chiamato ideologia socialista-bolivariana. Monsignor Porras, Arcivescovo di Merida, capitale dello Stato omonimo – nel nordovest del Venezuela, a 1600 m. di altitudine –, si trova attualmente in Italia. L’intervista è stata curata da Giorgio Salina, presidente dell’Associazione per la Fondazione Europa. Il Presidente venezuelano ha proposto una riforma costituzionale in 30 articoli, ai quali l’Assemblea Nazionale ne ha aggiunti altri 30; tutto questo sarà oggetto di un referendum che suscita forti reazioni. Di che cosa si tratta e perché tante preoccupazioni?

in alto: un’ immagine della popolosa e povera periferia di Caracas. sotto: a 2000 mt. di altezza, sulla Cordigliera delle Ande, la piazza e la Chiesa di Canaguà (3000 abitanti)

Mons. Porras: Possiamo dire che ciò che sarà sottoposto a referendum non è una revisione della Costituzione, bensì una nuova Costituzione che di fatto conferisce praticamente tutti i pieni poteri al Presidente e al Governo, espropriando, nonostante le apparenze, gli spazi di partecipazione del popolo. Inoltre le proposte possono essere accettate o respinte solo in blocco e non selettivamente, impedendo così qualsiasi opportuno discernimento tra i vari articoli. Abbiamo appreso di un recente documento della CEV (Conferenza Episcopale Venezuelana) molto preoccupato e severo circa la proposta di riforma, al punto da definirla

“moralmente inaccettabile”. Possiamo chiederle un commento? Mons. Porras: I recenti pronunciamenti della Chiesa, sia della Gerarchia che delle Comunità religiose e laicali, sono ben accolti e graditi dal popolo che li percepisce in difesa dei diritti di tutti, e non solo di chi ha il potere e agisce con la forza. I Vescovi in particolare hanno definito “moralmente inaccettabile” questa proposta per quattro ragioni: - è ben più che una riforma, come detto prima; - di fatto affievolisce la tutela dei diritti umani, aumentando la discrezionalità incontrastata del Governo; - votare 60 articoli raggruppati in due blocchi impedisce ogni scelta selettiva limitando di fatto la libertà di espressione della volontà popolare. ente manipolata prevedendo possibilità troppo diverse di informazione tra propaganda governativa ed opposizioni e società civile. L’AFP (Agence France-Presse) pochi giorni fa ha dato notizia di una manifestazione definita di massa a favore del Governo. Cosa può dirci in merito?

Mons. Porras: Occorre considerare che la partecipazione alle manifestazioni promosse dal Governo è obbligatoria per tutti i dipendenti pubblici, ai quali assicurano la disponibilità dei mezzi di trasporto, provvedendo inoltre alla distribuzione di cestini pasto, e riconoscendo ai partecipanti un “indennizzo” economico! Tutto ciò perché quello che preme al Governo è l’effetto mediatico, perseguito attraverso i principale mezzi

Viaggio missionario in Venezuela - Settembre 2006: Monsignor Porras nel suo studio di Merida accoglie il signor Benvenuto Corda e Don Giorgio


La Parrocchia

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il Venezuela

sopra: Don Giorgio insieme a due bambini del Paramo venezuelano, altipiano a 3000 mt. di altezza della Cordigliera andina. sotto: la Piazza della Chiesa di Canaguà d’informazione. Le condizioni per le opposizioni sono ben diverse; devono affrontare difficoltà logistiche di ogni genere, ed inoltre le possibilità d’informazione sono molto più limitate. Inoltre tutto il mondo ha visto alla televisione, dopo qualche ora, le diserzioni massicce, e si è potuto ascoltare la chiara eco di un evidente disagio e scontento. L’AP (Associated Press) riferisce di una manifestazione pacifica per chiedere al Tribunale supremo di prorogare i tempi a disposizione per l’informazione sul testo e la diffusione dei motivi di contrasto. La manifestazione si è svolta pacificamente, però nel campus universitario è stata oggetto di gravi attacchi di persone, studenti ed altri, armati e sostenuti da elementi vicini al Governo. Quali sono le Sue considerazioni?

Mons. Porras: È vero, ed è esattamente ciò che è successo a San Cristóbal, a Maracaibo e ancora a Caracas. Oggi in Venezuela molti sono armati e la polizia assicura loro l’immunità, e questo aumenta l’insicurezza e la paura. La violenza suscitata da infiltrati nel campus universitario giustifica l’intervento del Governo contro l’autonomia dell’Università. Due espressioni del lancio di agenzia della AP sono preoccupanti: la prima afferma che l’esito positivo del referendum indebolirebbe le libertà civili; la seconda parla del rischio di trascinare il Venezuela nell’avventura che nessuno si augura. Ci aiuta a decifrale?

Mons. Porras: Certo; indebolisce i diritti civili, perché limita le libertà ed aumenta la discrezionalità del potere: chi non è socialista-bolivariano non è un buon venezuelano, e quindi può essere perseguito. Inoltre l’esperienza comunista castrista è estranea alla nostra cultura, per questo nessuno si augura avventure di questo genere; le posizioni che si richiamano a Che Guevara sono percepite come violenza e ingiustizia. Se il referendum avesse esito positivo vorrebbe dire che

la maggioranza del popolo è con Chavez e condivide le sue proposte, quindi si dovrebbe comunque accettare una scelta democratica. Condivide questa affermazione?

Mons. Porras: No, non sarebbe comunque una scelta democratica. Basti pensare ad un solo dato: l’80% del tempo in radio e televisione è gestito dal potere attuale, mentre solo il 20% del tempo, ovviamente negli orari di minor ascolto, è lasciato alle opposizioni. Inoltre un altro grave problema riguarda il monitoraggio serio ed indipendente della vicenda elettorale; insostituibile funzione di controllo a garanzia della democrazia, che dobbiamo riconoscere in Venezuela manca. Certo, occorre riconoscere anche che l’opposizione è divisa e non è in grado di avanzare una proposta unitaria; le alternative proposte vanno dall’astensione alla partecipazione con voto contrario, ma questo crea incertezza. Devo dire che per il nostro Paese purtroppo non vedo un futuro di pacificazione ma di contrasti, un futuro conflittuale. Il comunismo castrista non fa parte del panorama che il popolo venezuelano si augura. La situazione che Lei ci ha descritto ha influenza sulla vita della Chiesa e delle comunità cristiane del Paese? Quali? Mons. Porras: Il risultato imprevedibile di questa situazione è un forte senso di unità all’interno della Chiesa, e tra la Chiesa cattolica e le altre confessioni. Speravano di dividere la Chiesa al suo interno, ed invece, a parte pochi preti che fanno molto rumore in radio e televisione, Vescovi, sacerdoti e laici sono molto uniti e solidali. E ciò anche se usano ed abusano di simboli cristiani, e se tutto il Governo si dichiara cattolico. È una tattica che finora è fallita. Mentre una esigua minoranza di cristiani parteggia per il Governo, sulle posizioni di difesa della libertà, dei diritti umani, della pace interna ed esterna si realizza una grande compattezza, suggellata da un aumento di vocazioni e conversioni. Tutto questo mentre si contano circa 200 morti assassinati ogni settimana, senza contare la cattura di ostaggi, intimidazioni, eccetera, nella connivente indifferenza del potere.

sotto: un tipico villaggio andino con la sua chiesa.


42 L’ esperienza vissuta nella vostra comunità mi ha fatto crescere nella fede”

Da una nostra intervista a Don Paul Given, sacerdote dell’India

Cosa ti ha portato a diventare sacerdote? Quale è la storia della tua vocazione? Per iniziare, vorrei dire che provengo da un ambiente familiare molto religioso. La mia famiglia è cattolica. Mio padre era catechista nella parrocchia in cui ero nato e abitavamo. Era sempre stato molto vicino ai missionari italiani Cappuccini che in quel tempo erano nella mia diocesi. Mio padre sapeva parlare bene l’inglese e un’altra lingua locale. Con i missionari italiani andava da un posto all’altro predicando e catechizzando le persone. IO osservavo mio padre quando lavorava per l’espansione della chiesa. Mia madre era poi sempre d’aiuto a mio padre. Andavamo in chiesa tutti le mattine per la santa Messa. Poi ogni sera a casa non mancavamo di recitare il Rosario. Anche quando noi dormivamo mio padre si inginocchiava e pregava. Io lo vedevo continuamente devoto a Gesù Cristo e alla sua missione. Per l’eccellente lavoro svolto a favore della chiesa fu chiamato a Rom nel 1975 da Papa Paolo VI. In secondo luogo i missionari che entrarono nella mia diocesi erano i cappuccini della provincia di Bologna. Essi veramente furono persone di grande impegno. Io li osservavo mentre lavoravano. Anche loro mi diedero una grande ispirazione. Coltivai il desiderio di diventare prete dai giorni della mia infanzia. Partecipavo alla santa Messa tutti i giorni. Col tempo sentì che Gesù stava chiamando me per essere suo pastore ed entrai in Seminario nel 1980. Divenni sacerdote nel 1992.

Che servizio ricopri all’interno della Chiesa Diocesana? Il 26 aprile del 1992 fui inviato presso la scuola di Sant’Antonio gestita dalla Dicoesi. Gli studenti erano circa 1500 ma solo 12 erano cattolici, gli altri appartenevano ad altre confessioni religiose: indi, mussulmani. Anche gli insegnanti erano per la maggior parte Indi o mussulmani ad eccezione di alcuni cattolici. E’ bello lavorare con la gente di un’altra fede; abbiamo la possibilità di parlare di Cristo. Durante i 15 anni del mio lavoro come prete feci anche da assistente nella Chiesa Cattedrale. Contiene circa 5000 persone. Dopo lavorai in una piccola parrocchia di una villaggio molto distante. Lavoravo anche in una scuola di 2000 studenti. Non c’era l’elettricità; la vita era abbastanza dura. Il centro Diocesi e la casa del Vescovo distava dalla Missione sette ore di Jeep, Per me qusto periodo è stata veramente molto difficile. Attualmente ho ricevuto un altro incarico: sono stato nominato Direttore del Centro Pastorale della Diocesi in cui si svolgono moltissime attività. Ogni mese abbiamo molte attività e si svolgono diversi programmi. Abbiamo anche una

scuola per i bambini cechi: sono circa 100. Nella Scuola ci sono anche 120 sordo muti. Abbiamo anche una scuola per bambini poveri, le case per gli orfani, per le persone malate di lebbra, etc.

Com’è la situazione politica e sociale nel tuo paese? La situazione politica nel mio paese non molto tranquilla. Il 75 % della popolazione è Indi, il resto mussulmani. Una minima parte siamo cattolici. La convivenza non è sempre pacifica. Nel mio paese ci sono solo 15 famiglie cattoliche. Noi siamo minoranza e come risultato non abbiamo diritto a niente. La vita a volte diventa dura. Gli Indi sono anche buoni e tolleranti. Ma a loro non piace la conversione. Spesso sono sospettosi nei confronti del nostro movimento e la nostra religione. Il governo è Indi e quindo sono in maggioranza però tollerano la cristianità. Con i mussulmani e i sikk è più difficile.

Che percentuale di cattolici è presente nel tuo paese? Come dicevo siamo solo una esigua minoranza. Potrei dire che in tutta l’India siamo il 2.5% di tutta la popolazione del mio paese.

Quale è la cosa che ti ha colpito di più durante la presenza nella nostra Parrocchia? Questo anno durante la pasqua sono stato da voi. Ho partecipato anche alla Benedizione delle Case e delle famiglie. Durante il periodo trascorso ho saputo che molte persone anche se battezzate non sono cristiani praticanti. Alcuni di loro neanche gradiscono che la loro casa venga benedetta. Questo fatto mi è dispiaciuto.


La Parrocchia Don Paul Given con alcune sorelle e bambini

La situazione del tuo paese ti ha portato a ripensare alla scelta che hai fatto di diventare sacerdote? Dio mia ha chiamato per farmi diventare prete e lavorare per la sua gente. Ho detto si alla sua chiamata. Per cui la situazione del mio paese, la mia casa, il mio ambiente difficilmente incidono sulla mia decisione. So di aver preso una decisione giusta e Dio mi ha aiutato a diventare suo degno prete e sono felice di questo. Non penso a nient’altro.

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L’ India

C’è qualcuno che ti ha aiutato nelle situazioni difficili? Si. Ma ogni volta che arrivavano le difficoltà confidavo prima di tutto nel Signore; sapevo che Egli è l’unico che piò risolvere i miei problemi. Dio stesso poi provvede a mandarmi persone per aiutarmi. Quando ero in missione nei villaggi e nelle scuole avevo molti problemi. Una difficoltà grave che metteva a rischio il nostro impegno per l’educazione nelle scuole era la mancanza di elettricità. Raccontai questa situazione a don Giorgio, il vostro parroco e lui volenterosamente si è offerte per aiutarci. Il Festival della Solidarietà fatto nella vostra parrocchia ci ha permesso di avere una “generatore di corrente – gruppo elettrogeno”. Ora la gente della parrocchia e gli studenti della scuola grazie all’aiuto della vostra Parrocchia hanno l’elettricità. Sto sempre ringraziando il Signore per avermi mandato persone come don Giorgio e i suoi parrocchiani. Sarò sempre grato a Dio per il vostro aiuto.

Quali sono i momenti più emozionanti che hai trascorso nella nostra parrocchia? Mi ha molto commosso la forza della fede di molte persone. Ho visto la gente piangere durante le confessioni. E’ stato un momento di grazia anche per me. Anche io mi sono rinforzato nella fede. Le persone incontrate da voi sono molto religiose e praticano la loro fede. Mi ha commosso tanto la via crucis del venerdì santo per le strade del paese. Le feramte della croce che abbiamo fatto nella notte. Mi sono arricchito veramente molto con una indimenticabile esperienza che ho accumulato durante questo tempo.

Se ti dovessero chiamare da Roma per chiederti di diventare Vescovo? Non ho mai mirato così in alto in tutta la mia vita. Vorrei rimanere un semplice prete che serve alle persone come Dio vuole. Per questo qualsiasi cosa che Dio mi chiede e progetta per me, dirò sempre sì alla sua volontà. Un grande saluto e un abbraccio a tutti. Ancora Grazie di cuore! GIULIA LAI, MONICA PIU, GIULIA CONTU

sopra: ragazzi durante l’inaugurazione dell’anno scolastico presso il College diretto da Don Paul Given a lato: una classe dello stesso College


44 La Parrocchia di Stella Maris:

Luogo di Incontro delle differenze e delle diversità

di Don Antonio Fanni e Don Ernest Byrobì

U

n grande evento è accaduto il 6 luglio 2003 nel sagrato della chiesa di S. Giorgio vescovo: di fronte ad una straordinaria assemblea riunita intorno al Vescovo e a molti sacerdoti provenienti dalla nostra Diocesi e da molte parti dell’Italia e del Mondo, lo Spirito Santo ha consacrato don Ernest e me, sacerdoti della sua Chiesa. La diversità delle persone (diverse per provenienza, formazione, cultura, etnia, età, ruolo...) convenute a comporre quell’assemblea era l’immagine propria della Chiesa universale e in qualche modo ben rappresentava l’immagine della Parrocchia di Stella Maris rendendo esplicita la sua vocazione ad essere luogo di incontro delle differenze e straordinaria opportunità per fare tesoro delle diversità presenti al suo interno. Don Giorgio mi ha ricordato che quell’ordinazione sacerdotale è stata la prima di tutta la storia della Parrocchia e questo è stato un motivo in più per ringraziare il Signore del dono del sacerdozio ricevuto in quella splendida giornata di luglio, e un’occasione per rileggere e rivedere l’intervento del Signore in molti momenti della mia storia personale.

Ho ripensato al cammino percorso fino a quel momento: all’evoluzione della vocazione, una storia interrotta a 15 anni e ripresa a 42; alle mie resistenze ad aderire al progetto di vita che il Signore mi invitava ad accogliere; alla scoperta della vicinanza della Comunità parrocchiale che mi ha sostenuto in molti modi nel cammino di preparazione al sacerdozio; alla scoperta della fedeltà del Signore e alla debolezza della mia risposta alla sua chiamata; alla gioia di scoprire che la felicità è legata all’adesione alla Sua volontà. Dopo quella prima ordinazione il Signore ha continuato a chiamare altri a seguirlo nella strada della vita consacrata e del sacerdozio e continuerà a farlo; per questo la Comunità insisterà nella preghiera e convergerà ogni giorno di più verso l’unità in Cristo Gesù. Bisogna però affinare l’udito, per poter riconoscere la sua voce, per scoprire che cosa il Signore vuole che noi facciamo e chiedere che ci dia un cuore grande che sappia rispondere con entusiasmo alla sua voce, sapendo che è nel corrispondere alla sua volontà che potremo trovare la nostra felicità. D. ANTONIO LUIGI FANNI

Don Antonio Luigi Fanni

a lato: il Sagrato della Chiesa di S. Giorgio durante la Celebrazione di Ordinazione sacerdotale presieduta da S. E. Mons. Piseddu

Don Ernest Byrobì


Stella Maris

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La Vocazione Monastica: Straordinaria scelta di Andrea Mulas

P

er dono sorprendente di Dio la nostra Comunità Parrocchiale ha la fortuna di aver visto nascere, crescere e maturare una vocazione di speciale consacrazione alla vita monacale. Un suo figlio da due anni ha intrapreso questa strada presso il Monastero Benedettino di San Pietro di Sorres (Borutta) in Sardegna. La scelta e la decisione per un vita affascinante ma difficile è sempre frutto di un lungo discernimento e preghiera; come comunità parrocchiale abbiamo allora due impegni: il primo è quello di ringraziare il Signore per aver chiamato un figlio di questa comunità per la vita monastica; il secondo pregare per Andrea, perché non gli manchi mai la fiducia e il coraggio per la perseveranza nel cammino.

La Vita del Monaco: il segreto del fascino che emana

«

In contrare Gesù, accogliere in Lui la Parola vivente del Padre, costituisce il cuore della vocazione del monaco. Lui è la sorgente da cui fluisce la vita, il centro che la coordina nei suoi primati e la unifica nei suoi obiettivi. Diventare monaco significa anzitutto percorrere un cammino di ricerca del Signore e di conversione che conduce alla riunificazione interiore seguendo e imitando Gesù. Significa vivere un rapporto personale con il Padre uniti a Gesù e inseriti nella carità che feconda la fraternità. La comunità monastica, piccolo riflesso della santa chiesa, trasmette esperienza di vita e sapienza spirituale. Vi si è introdotti con un processo di discerni-

mento e di crescita che ha le caratteristiche di una iniziazione attraverso l’esperienza trasmessa da una generazione all’altra e verificata sull’Evangelo. Ognuno è chiamato dal Signore a rispondere in prima persona con l’obbedienza della fede in una libertà crescente che ha nell’amore indiviso a Dio e ai fratelli la sua ragione d’essere e la sua misura. La scelta del celibato per il Regno, vissuto nella comunione dei fratelli, è il simbolo più significativo dell’orientamento radicale dell’ intera esistenza verso il Signore. Lo schema classico della tradizione benedettina dell’ “Ora et Labora” (preghiera e lavoro), orienta i giorni del monaco, scandisce gli orari e determina gli spazi logistici della comunità.»

S

ono passati ormai tre mesi da quando il 13 settembre ho fatto l’ingresso ufficiale al Pontificio Seminario Regionale Sardo del “Sacro Cuore di Gesù” a Cagliari. Soprattutto nei primi giorni è stato difficile abituarsi ai ritmi del Seminario e a quelli della Facoltà Teologica ma col passare del tempo sono diventati un’abitudine. La classe in cui mi trovo, dopo un primo momento di incertezza e di studio reciproco, si è fatta molto unita anche grazie all’esperienza degli “Esercizi Spirituali” d’inizio anno seminaristico e alle necessità relative all’inizio delle lezioni in Facoltà. Tre mesi sono forse pochi per dare un giudizio, ma posso fare le prime considerazioni. Grazie all’appoggio dei miei compagni, delle preghiere dei miei cari ed ai colloqui con il Padre Spirituale la mia scelta si va intensificando. Tutto ciò mi da la forza di affrontare i problemi quotidiani e di andare avanti alimentando giorno dopo giorno la mia vocazione.

Devo ringraziare per aver potuto intraprendere quest’esperienza e per avere l’appoggio spirituale e materiale per poter proseguire innanzitutto la mia famiglia, i miei cari parrocchiani, le zelatrici del seminario, Mons. Celestino Porcu, Don Piero Crobeddu (Il Rettore del Seminario Vescovile di Lanusei), don Damiano e il nostro caro parroco don Giorgio Cabras. Grato al Signore per avermi circondato di persone che mi amano e che si prendono cura di me, vi chiedo di continuare ad accompagnarmi con le vostre preghiere attraverso il lungo e arduo cammino che, a Dio piacendo, mi porterà al Sacerdozio. Vi affido alle cure materne di Maria Stella del mare e vi assicuro il ricordo nelle preghiere. Per concludere voglio nuovamente ringraziarvi per tutto il bene che mi avete fatto. MARCO CONGIU

Marco Congiu con un gruppo di ministranti


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Dall’amicizia con sacerdoti stranieri l’avvio di iniziative a carattere solidale

Una Parrocchia

CHE CERCA DI ESSERE MISSIONARIA IL FESTIVAL DELLA SOLIDARIETÀ: IL PERCHÉ DI UNA ESPERIENZA L’ Iniziativa parrocchiale denominata dal suo sorgere “Festival della Solidarietà” nasce dentro l’ambito di un sincero contesto di amicizia con diversi sacerdoti stranieri ospiti e missionari nella nostra parrocchia. Da circa 10 anni abbiamo infatti visto agire e “servire” presso la nostra chiesa presbiteri provenienti da altri contesti culturali ed ecclesiali. Per brevi o lunghi periodi hanno portato e rappresentato nelle nostre celebrazioni la freschezza e l’universalità della chiesa. Non abbiamo più vissuto un Natale o una Pasqua senza la loro significativa presenza. Anche quest’anno per le celebrazioni pasquali sono stati con noi contemporaneamente due sacerdoti provenienti dalla Costa D’Avorio e dall’India. L’esperienza fatta dice che i periodo liturgicamente più forti dell’anno hanno una intensità nuova e speciale con la loro presenza.

I LORO NOMI E’ difficile ricordare tutti i loro nomi ma non dimentichiamo il primo che ha aperto questa esperienza e queste amicizie: l’abbè Simon Mayunga proveniente dalla Zaire e l’altissimo Fr. Gareth Byrne irlandese nel 1997. Per due settimane (1998) sono stati con noi anche Darryl S’ouza del Kuwait e don Lubomir della Cecoslovacchia. Dall’africa nera (Tanzania) l’indimenticabile e simpatico Abbè Alfred a cui piaceva, durante una delle prime Feste di San Giorgio, giocare con i bambini: l’autoscontro rappresentava per lui una attrazione incredibile. Per due feste di Natal è stato con noi anche il “grande e grosso” Abbè Celestin dello Zaire e il simpaticissimo Abbè Tobasci della Repubblica Centraficana. Non dimentichiamo neppure un sacerdote sudafricano in esilio (sotto persecuzione) con il racconto della sua tragedia personale e le prime amicizia con i sudamericani nel 2002 e 2003. Due sacerdoti colombiani ci hanno portato la ricchezza e la vitalità religiosa della Colombia mentre con i Venezuelani dal 2004 è nato un rapporto ancora più profondo. Sono di casa nella nostra comunità parrocchiale don Luis Enrique Rocas (conosciuto come don Kike), don Oscar Alvarez e don Josè Amado Jaimez di Caracas. Abbiamo avuto anche la gioia di essere presenti in Venezuela al loro insediamento come parroci durante un recente viaggio missionario. Tra gli amici Venezuelani ricordiamo anche Don Marcos. L’amicizia con il Venezuela è stata sancita ufficialmente con la visita graditissima di Mons. Balthasar Porras, Vescovo di Merida e Presidente della Conferenza Episcopale

in alto: l’allegria e il sorriso dei bambini della Costa d’ Avorio

T Via ORTOL M. V ir I’ gilio ,

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a lato: la folla davanti al palco si gode lo spettacolo musicale del Festival della Solidarietà

Venezuelana (attualmente anche uno dei Segretari del CELAM – Conferenza dei Vescovi Latino-Americani) e del Rettore del Collegio Venezuelano a Roma Mons. Pedro. Dal 2004 ci pregiamo poi di aver conosciuto anche l’Abbè Bernard Tondè proveniente dalla Costa D’Avorio. E’ stato accolto nella nostra comunità per un anno intero per consentirgli anche di portare avanti delle delicate cure mediche. Anche la sua conoscenza ci ha portato a fare un viaggio missionario in Costa D’Avorio. In Africa abbiamo trovato una realtà decisamente diversa dalla nostra dal punto di vista sociale e politico (siamo arrivati in piena guerra civile) e vivacissima per l’aspetto ecclesiale e religioso. L’incontro ad Abidjan con il Cardinale Bernard Agrè ci ha dato la possibilità di conoscere più approfonditamente la realtà eccleiale non solo della Costa d’Avorio ma di tutta l’Africa Occidentale. Superando le nostre attese il Cardinale aveva poi dichiarato la sua disponibilità a ricambiare la visita in Sardegna. Così è stato. Nel maggio del 2005 abbiamo vissuto un incontro bellissimo di festa e di testimonianza indimenticabile. Il Cardinale ha avuto così la possibilità ringraziarci per l’aiuto che nel 2004 abbiamo riservato per la Diocesi di Boundokou. Per loro avremo poi attivato anche altre due edizione del Festival della Solidarietà. Dalla Costa D’Avorio sono venuti a trovarci e a passare alcuni giorni con noi anche altri tre Vescovi: Mons. Mariè Daniel Dadiè Arcivescovo di Korhogò, Mons. Jean Salomon Lezoutiè, Vescovo di Odiennè e Mons. Paulin Kouabenan N’Gname. La loro presenza in parrocchia è sempre significativa, porta gioia e fa crescere nella fede e nella vita della chiesa. Non possiamo dimenticare anche un’altra amicizia molto significativa: dall’India per diversi anni è stato con noi, prestando il suo servizio sacerdotale in parrocchia per Natale o per Pasqua fr. Paul Given. Anche per lui la parrocchia ha organizzato un Festival della Solidarietà. Siamo riusciti ad acquistare un grande Generatore di Corrente Elettrica per la scuola di cui è direttore, con 1500 studenti. Siamo certi che l’amicizia è concreta e reciproca. Lo scambio di aiuto ha caratterizzato questa storia e la fa crescere. Non vorremo mai che il nostro “impegno missionario” si limiti all’aiuto del ricco che dà al povero. Queste iniziative “mettono in gioco” le persone e la loro vita non le cose che possono dare. Il dono del superfluo non è “traccia di Dio” ma solo ciò che avanza e che non si usa. La reciprocità fa crescere e il dono di sé e della preghiera lascia tracce indelebili nella vita della comunità. L’iniziativa concreta dei Festival per questo è sempre unita alla preghiera e alla conoscenza delle realtà d’origine dei sacerdoti.


Stella Maris ELENCO DELLE ATTIVITA’ E INIZIATIVE CONCRETE

in questi anni così abbiamo operato:

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Maggio 2004: “Progetto Korigjò” - “Solidarietà” per la Costa D’Avorio: Abbiamo donato alla Diocesi di Boundokou (Confine Burkina Faso) 10.000,00 Euro in contanti per sostenere micro progetti di sviluppo nel campo sanitario, scolastico, e di autofinanziamento (in collaborazione stretta con il Comitato San Giorgio). Estate 2005: “Progetto INDIA - KHERI”: abbiamo permesso con l’invio di Euro 5.000,00 l’acquisto di 1 Generatore di Corrente Elettrica per una scuola di 1500 studenti. Estate 2006: “Un Container per Abidjan” - COSTA D’AVORIO : Siamo riusciti ad inviare un Container di 12 metri colmo di beni di prima necessità (Alimenti - medicinali - attrezzature varie “anche informatiche” - indumenti) per un valore complessivo di Euro 15.000,00 sostenendo anche uno studentato di 200 studenti (Seminario Maggiore di Abidjan) e numerosi villaggi, parrocchie, centri sanitari e Diocesi. Natale 2006: Sostegno al VENEZUELA : Piccolo contributo a due centri per L’infanzia nella città di MERIDA di Euro 500,00 ESTATE 2007 - 29/ 30 giugno e 1 luglio: Concreto aiuto per Abidjan e DIOCESI di BOUNDUKOU COSTA D’AVORIO : l’invio di un secondo Container.

S

i chiama Festival della Solidarietà perché nasce e si anima in un contesto di Festa e Gioia. All’interno si vive una attesa e partecipata RASSEGNA MUSICALE CON “GARA CANORA” che richiama cantanti da tutta la Sardegna. Il Festival musicale canoro prevede una giuria che valuta le performance dei cantanti, procede alle selezioni nelle prime due serate per assegnare poi i premi ai vincitori delle due categorie “ junior e senior” nell’ultima serata. IN QUESTI ANNI IL FESTIVAL CANORO HA ASSUNTO UNA DIMENSIONE REGIONALE: L’albo d’oro dei vincitori ha visto coinvolti queste persone provenienti da questi paesi: Vincitori sezione Giovani: MANUELA MAMELI (anno 2004, Triei); MICHELA FLORE (anno 2005, Olbia); MICHELA BRUNDU (anno 2006, Oliena) CLAUDIA IACONO (Anno 2007, Arbatax);

LA LETTERA DI MONS. PAULIN DELLA COSTA D’AVORIO ALLA NOSTRA COMUNITA’

Carissimi parrocchiani di Stella Maris, Appena ritornato a Roma dopo qualche ora passata nella vostra bellissima comunità, scrivo a voi questa lettera per salutarvi e rendervi grazie per l’accoglienza e l’amicizia che mi avete dato. Ho avuto per questi due giorni une grande gioia di essere con voi tutti: genitori, giovani, bambini e con Lei soprattutto, don Giorgio, ed i suoi due parrocchiani e amici che si sono messi al mio servizio con molte simpatia dall’aeroporto di Olbia a Arbatax. In voi ho trovato questa nostra Chiesa, unica e universale in cui siamo tutti fratelli. Aspetto con grande desiderio di poter accogliere alcuni di voi un giorno a San Pedro che è anche la vostra comunità. Prima di lasciare la vostra parrocchia, don Giorgio a nome di voi tutti, mi ha consegnato il vostro dono, compreso un computer. Ringrazio i cari donatori e assicuro loro che questo sarà uno strumento molto utile per il lavoro della Curia Diocesana di San Pedro. Condividerò con i miei diocesani la gioia

che ho ricevuto da voi e con loro rimarremo sempre in unione di preghiera con voi. Affido soprattutto alle vostre preghiere la mia nuova missione come Vescovo di questa diocesi di San Pedro. Vi auguro un santo tempo di Avvento e un felice Natale. + MONSIGNORE PAULIN KOUABENAN

Vincitori sezione Junior: NICOLETTA CORRIAS (anno 2004, Arbatax); EMANUELE DEROSAS (anno 2005, Orosei); EDOARDO MEZZORANI (anno 2006, Quartu S.E.) EMANUELE DEROSAS (anno 2007, Orosei); Durante le tre serate sono previste anche delle sagre ma nell’ambito del Festival è inserita la “FIERA SOLIDALE”: Tanti stands allestiti dai gruppi dell’Oratorio e dalle associazioni. L’obbiettivo è ricavare dalla vendita il necessario per consentire l’invio del Container e l’acquisto dei beni richiesti.

nelle foto alcuni protagonisti delle passate edizioni del Festival della Solidarietà


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...contano i Container

168, 35 KG

RISO

441,25 KG

FAGIOLI - TONNO ZUCCHERO

INDUMENTI

314 SCATOLE (150 Nuovi - 164 Usati)

27,65 KG

Biancheria per la casa

26 SCATOLE

1003 KG

Materassi singoli

7

POMODORI PELATI

1062, 45 Kg

Reti singole

7

OLIO

627 LT

Rete matrimoniale

1

LATTE

750 LT

Materasso matrimoniale

1

DETERSIVI SAPONI

484 KG

Lettini singoli

2

8 Kg

Mobili Cucine componibili base + alto

2

43,75 KG

Pannelli multistrato

2

Giocattoli + Attrezzatura ludica varia

25 SCATOLE

MEDICINALI LENZUOLA

Nelle tabelle qui di fianco vi mostriamo nei dettagli ciò che è stato raccolto negli anni 2006 e 2007 da parte della nostra comunità in collaborazione con il Festival della Solidarietà, destinato ai paesi della Costa d’Avorio e dell’India.

Don Celestino dello Zaire (Africa)

PASTA

COPERTE

16 KG

INDUMENTI SPORTIVI

107 KG

COPPE E TROFEI + medaglie

4 SCATOLE

MICROONDE - ASPIRAPOLVERE

2

Pannolini e assorbent

2 scatole

MACCHINA DA CAFFE’

1

12 SCATOLE

MACCHINA CALCOLATRICE

1

Cancelleria – Materiale scolastico: penne – quaderni – matite - colori Rasoi e Creme da Barba

7 SCATOLE

MACCHINA DA CUCIRE

1

Stoviglie Cucina + piatti

38 SCATOLE

MACCHINA DA SCRIVERE

1

ZAINI e BORSE

4 SCATOLE

SCATOLA GRANDE articoli scuola

1

Seggiolini bimbo

2

MONITOR TB / VIDEO - TELEVISORI

3

Occhiali da sole - Montature

2 SCATOLE

Macchine per caffè

2

SCATOLE PALLONI DA CALCIO/BASKET

4

Tavolini da bar + vassoi

2

SCATOLE SCARPE CALCIO NUOVE

6

Sedie da bar esterno

10

SCATOLE TONER FOTOCOPIATRICE

2

Seggiolini bimbo auto

2

SCATOLE OCCHIALI DA SOLE

1

Grucce per abiti

1 SCATOLA

Forni a microonde

5

SCATOLE PENTOLE CUCINA - CASSERUOLE

7

Macchine per cucire

2

SCATOLE TOVAGLIATO

2

Porta Cd

1

SCATOLE SCARPE NUOVE

12

Radio

3

SCATOLE VESTITI NUOVI

80

Macchina friggitrice

1

SCATOLE DI PIATTI

14

Ferri da stiro

4

OCCHIALI DA VISTA

1

Stufa elettrica

4

Deumidificatore

1

Condizionatore

1

Telefonino

1

Lampadari

2

Ventilatore

1

Bistecchiere elettriche

2

BILANCIA CARRELLO

2

BICICLETTE

3

PORTE - MANTEAU

2

SEDIE A ROTELLE PER AMMALATI

5

FERRO DA STIRO

1

SCATOLE GIOCHI VARI BIMBI

10

Biciclette grandi/adulto

15

FOTOCOPIATORE - STAMPANTI

7

Biciclette bimbo

5

Cavallo a dondolo - gioco

1

Culla + Materassino

1

Letto x fisioterapia + attrezzatura pesi per ginnastica

1

Passeggino per bambino

1

Specchiere per bagno

1

Bidet bagno

4

Lavandini + colonne

5

Water + sciacquoni

5

Rubinetteria bagni wc

1 SCATOLA

COMPUTER

8

FRIGORIFERO

1

TENDE DA CAMPING (140 posti)

10

ABIDJAN, Seminario Maggiore - in primo piano L’ abbè Salomon diventato poi Vescovo di Odienne in Costa d’ Avorio. (E’ stato ospite della nostra Comunità parrocchiale nel settembre del 2005)

Sopra: si prepara il Container da destinare alla Costa d’Avorio...

La Comunità parrocchiale ha donato alla Diocesi di Boundukou anche il container a conclusione dell’ operazione di Solidarietà 2007.

Novembre 2007. Monsignor Paulin, Vescovo di S. Pedro in C. d’ Avorio in visita alla nostra comunità parrocchiale, ringrazia per l ’aiuto concreto inviato in questi anni alle comunità ivoriane tramite i Festival della Solidarietà. Mons. Paulin è morto nelle prime ore del Venerdì Santo 2008 nel suo paese.

Don Carlos sacerdote della Colombia (Sud America)

sopra: Gruppo Elettrogeno, come quello della foto è stato donato alla Comunità di Kheri in India a Don Paul Given nel 2005 grazie al Festival della Solidarietà (importo € 5.000) a lato: il Manifesto del Festival della Solidarietà 2007 in favore della Costa d’Avorio.

Portoncini in legno + finestre doppie 6 (per esterni con annessa doppie porte in vetro) Piastrelle pavim. interni abitazione

5 SCATOLE

Quadri grandi - puzzle arredo chiesa (soggetto liturgico)

7

VALIGIA ARREDI SACRI

1

Borsoni Attrezzatura sportiva bimbi (tute da ginnastica nuove)

2

Aspirapolvere

2

Olio d’oliva extravergine

200 litri

PASTA - vari tipi

350 Kg

Pomodori pelati

150 Kg

ZUCCHERO

60 Kg

Passata Pomodoro

130 Kg

Biscotti

70 Kg

Tonno + Fagioli + Piselli

70 Kg

4 Tende da Campeggio 50 posti

4 borsoni

Motorini

2

Water + sciacquoni

5


Stella Maris In margine ai festeggiamenti della Solennità dell’Epifania

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D

a 8 anni l’Oratorio parrocchiale organizza l’atteso “Festival canoro dell’Epifany” con i bambini e i ragazzi. Il 6 gennaio, giorno dell’Epifania in cui si celebra anche la Giornata Mondiale dell’Infanzia Missionaria, si svolge questo tenerissimo e gioioso appuntamento. Circa una quarantina bambini - o poco più - si preparano durante l’Avvento per “regalare” a tutta la comunità un momento di festa, di incontro e di riflessione con la musica e il canto facendo rivivere – con le loro parole e con struggenti melodie – gli eventi natalizi appena celebrati. Gesù non solo diceva ai contrariati apostoli “lasciate che i bambini vengano a me” ma li presentava anche come modello: “Se non diventerete come bambini non entrerete nel Regno dei Cieli”. Lasciarsi guidare allora da loro nel pensiero e nelle emozioni è una esperienza indimenticabile. L’Epifania poi è la festa dei bambini cristiani che vivono con gioia il dono della fede e pregano perché la luce di Gesù arrivi a tutti i fanciulli del mondo. Per questo anche la proposta dei canti ha sempre tenuto conto della dimensione missionaria e dell’educazione alla mondialità e alla pace. Nel 2005 anche S. Ecc.za il Vescovo ha voluto partecipare a questa iniziativa complimentandosi con il gruppo degli animatori. Ogni anno alla conclusione della Festa si premiano poi i migliori presepi del Concorso “Presepissimo” e si lascia un dono a tutti i bambini e ragazzi partecipanti. Un simpatico rinfresco (spesso a base di caldarroste) chiude un originalissimo e quanto mai atteso “evento musicale”. Nelle foto alcune immagini che ripercorrono alcune edizione del Festival.

sopra: Spettacolo 1971-72 Chiesetta Villaggio Cartiera

Alcune foto che ricordano le varie edizioni del Festival musicale dell’ Epifania.


50 BALLATA PER S. GIORGIO

Il piccolo coro della Parrocchia di Stella Maris che ha preso parte all’incisione del CD di Maurizio Melis, per l’occasione formato da: Sara Corda, Nicoletta Corrias, Alice Cucca, Matteo Cucca, Carlotta Catte, Luca Fiera, Matteo Criscio, Giulia Mele, Daniele Deiana, Erika Barca, Simone Schirru, Susanna Usai, Elena Usala, Emanuela Pisanu, Giovanni Porrà, Carla Congiu Claudio Rocca, Veronica Rocca, Simone Orrù, Beatrice Melis, Veronica Murru, Claudia Orrù, Daniele Lettieri, Cristiana Deiana, Massimo Vitiello diretto da Rosanna Cogotti.

«

Il carisma che il Signore ti ha dato è sicuramente singolare rispetto a tanti altri: cantare il Suo nome, cantare e Sue opere, la Sua gloria, lodarLo

e RingraziarLo. Tu, Maurizio, sei partito cantando i brani dei cantautori che hanno segnato un’epoca nella musica leggera italiana ed hanno accompagnato l’adolescenza e la prima giovinezza di tanti di noi. Forse ispirandoti a qualcuno di loro, hai composto nel Marzo ‘88 il tuo primo brano che inizialmente hai tenuto un tantino nascosto. Ti sei poi reso conto che avevi qualcosa di personale da dire, avevi da raccontare l’Esperienza che di Dio avevi fatto; a questo punto, un brano era insufficiente a narrare le vicende personali che si erano venute a concretiz-

zare tra te e il Signore e, quindi hai composto altre storie musicate che hanno portato nel 1999 alla realizzazione del primo album (di prossima pubblicazione). Essere cantautore di Dio è, nel tuo caso, rappresentare la Sardegna nell’associazione “Il mio Dio canta giovane”; comporta un ulteriore onere (o meglio onore) che consiste nel prendere parte agli incontri del suddetto sodalizio ».

Tratto dalla Biografia di Maurizio Melis sul sito internet a cura di Silvio Cherchi giornalista cattolico. a sinistra: in occasione del Natale 2005 il Coro - a conclusione della celebrazione della S. Messa porge gli auguri di Natale con l’accompagnamento musicale dei giovani. A destra un altro momento della celebrazione


Stella Maris Alcune immagini della chiesa di Stella Maris

in alto il rosone della Chiesa di S. Maris a lato , la statua di San Francesco presente all’ interno.

Sopra: il presepio all’interno della chiesa di San Giorgio

Momenti della Via Crucis, sopra : IL SEPOLCRO, realizzato ad altezza naturale (P.za Colombo - Arbatax) in alto a destra: il Coro maschile anima i canti, un momento della Via Crucis

sopra: i Fedeli nella banchina del porto di Arbatax assistono alla partenza della processione in mare (Luglio 2007) a destra: S.E. Mons. Piseddu e l’Arcivescovo Marie Daniel Dadiè partecipano alla processione in barca durante la festa di Stella Maris. L’ Arcivescovo di Korogò nella Costa d’Avorio guida la Processione di Stella Maris nel luglio del 2007

51


52


San Giorgio

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GHIERA + E R P + O R T CON ICIZIA + M ESTATE + IN A + E IT G RNEI + BANDIERE + GIOCHI + TO + O T N A C ANS + DON GIO’ + + GRUPPO + B IE G A M NDANE + COLORI + BA QUA FRESCA + QUIZ + + AC A FESTA T A ANIMATORI R E S + I T + GELA ESCURSIONI EMIAZIONI + GLIE R P + A IV S U CONCL AM + MEDA E R D A U Q A ALLEGRIA + ES T R G = E T + A + FEST


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Stella Maris

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Carissimi, Sono vicino a voi in questi momenti di festa, nel ricordo delle importanti date della vostra storia. Saluto il vostro parroco, il carissimo Don Giorgio Cabras, i suoi collaboratori, le catechiste, i responsabili della varie attività, le associazioni, i gruppi, le famiglie, i singoli fedeli. Ma saluto anche le altre realtà del territorio, i responsabili della comunità civile, gli amministratori, gli imprenditori, gli operatori culturali e sociali, della comunicazione, gli uomini del mare... tutti In particolare saluto i giovani, parte così importante della parrocchia e protagonisti di molte delle sua attività e i sofferenti. Ringrazio con voi il Signore per i doni che ha fatto a voi e in voi all’intera diocesi di Ogliastra, con l’opera dei miei predecessori Vescovi: Mons. Lorenzo Basoli e Salvatore Delogu, dei vari parroci e sacerdoti che hanno guidato la parrocchia, sia diocesani che religiosi. Il loro ricordo è in benedizione. Giustamente li ricordate con affetto e gratitudine anche nella pagine di questo giornale. Offro al Signore il vostro impegno di bene. Ricordo con gioia il periodo della costruzione della nuova chiesa e la nuova organizzazione della parrocchia. Abbiamo toccato con mano la presenza del Signore Buon Pastore. Continuiamo a guardare a lui. E’ lui che ci interessa. Ma noi pure siamo importanti per Lui; ha dato la sua vita per noi. Ci segue come un amico nel nostro cammino. Bisogna che anche Lui sia importante per noi. La parrocchia è il luogo dell’ esperienza del mistero. Dio Padre ci rende famiglia, attorno a Gesù. Lo Spirito Santo ci vuole rendere famiglia di santi. Il segreto è l’amore, che è la vita stessa di Dio. Vi ripeto le parole di Gesù: “Amatevi l’un l’altro come io vi ho amato”. Nella parrocchia non escludete dal vostro amore nessuno. Tutti si devono sentire accolti, come fratelli. Anche i fratelli che sono lontani, in Africa, in India... dovunque. La pace, la gioia, la serenità, saranno segno della presenza di Cristo, fratello, amico, salvatore. Dove è carità e amore lì c’è Dio: Affido il presente e il futuro della parrocchia ai vostri patroni: la Madonna Stella del Mare e San Giorgio Vescovo, agli altri santi che venerate. E in loro nome invoco dal Signore la più larga e affettuosa benedizione.


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o t t e d e n e B e n a P l il rito de Animali li la Benedizione deg

IL FALĂ“

i palloncini

nomici o r t s a g s d n a t s gli


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accanto il manifesto dell’ ultima edizione


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qui Parrocchia

Le motivazioni che hanno fatto nascere questo prezioso strumento

“il Ponte” è il suo nome! “come

in una famiglia”

a destra Frontespizio

del Giornale Il Ponte sulla Home Page del Sito Internet della Parrocchia, webmaster l’amico e compianto Alessandro Fumagalli. Le foto del sito sono di Nino Schilirò, Pietro Basoccu e Giuseppe Benaglio

...che ci unisce Il Giornalino Parrocchiale, un “Foglio di Collegamento” settimanale della nostra Comunità

H

a 11 anni di vita! E’ arrivato al numero 560 (mentre si scrive questo breve articolo). La prima uscita era di 200 copie mentre oggi se ne stampano settimanalmente 500. Strumento indispensabile di collegamento di notizie e avvisi. Ha scandito il Tempo e i giorni di famiglie e di singoli, ha segnato le tappe più importanti della nostra parrocchia come le più ordinarie. Ha fatto sentire con la sua discreta “presenza” la Chiesa nelle nostre case. Mezzo indispensabile di annuncio e catechesi, veicolo necessario finalizzato ad unire le tre zone pastorali diverse e distanti del territorio parrocchiale e tutte le persone. Un Ponte, appunto, che unisce un arcipelago di isole e famiglie. Stiamo parlando del giornalino della parrocchia. E’ stampato, meglio “fotocopiato”, negli uffici parrocchiali da volontari. “Il Ponte” è il suo nome. Nato da una esigenza reale del territorio si è via via creato uno spazio importante e decisivo all’interno delle nostre famiglie. Nel 1 numero assoluto – datato 4 febbraio 1996 – dal titolo in prima pagina “COME IN UNA FAMIGLIA” vengono riportate all’interno di un riquadro le motivazione che hanno dato vita a questa iniziativa. Il titolo della scheda è: “Perché un giornale” e le motivazione addotte sono: • Per crescere sempre più come famiglia mettendo in circolo” le notizie. • Per far partecipi tutti della vita dell’intera parrocchia. • Perché insieme si gioisca, si soffra, si lotti. • Perché si preghi per i medesimi scopi.

• Perché vengano annullate le distanze e

costruiti nuovi “ponti” di comunione, amicizia, collaborazione. • Perché crollino barriere e steccati. • Perché nessuno si senta estraneo o escluso Si concludeva sempre all’interno del riquadro con un augurio: «Il Ponte vuole essere solo uno strumento e un segno di comunione e di unità. Ci auguriamo che possa svolgere in pieno il suo servizio e che possa diventare veramente “Il PONTE” non solo tra le zone pastorali della nostra Parrocchia, ma tra tutte le persone di buona volontà che si riconoscono in una parrocchia che vuole essere Chiesa aperta e accogliente. Con Gesù Cristo». Possiamo dire dopo 11 anni che “Il PONTE” ha assolto nel miglior modo possibile il suo compito. Un ringraziamento va a chi in questi anni ha collaborato in vario modo (con articoli, nelle fotocopie, con contributi anche economici) a realizzarlo e fare in modo che tutte le domeniche sia ospite nelle nostre famiglie. DON GIORGIO CABRAS


La Parrocchia il Primo numero... non si scorda mai!

(Domenica 4 Febbraio 1996)

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Alcune Edizioni della Rivista

IL PONTE Il Giornale “IL PONTE” non ha mai interrotto la sua pubblicazione, da 13 anni accompagna la vita parrocchiale arbatxina, scandendo il tempo, segnando appuntamenti, dando notizie. É arrivato al n° 607. É necessario ricordare che questo straordinario e semplice mezzo di comunicazione è possibile realizzarlo grazie alla generosità e al contributo di molti parrocchiani. La sua edizione settimanale è possibile trovarla on-line all’indirizzo www.parrocchiastellamaris.it

Nella foto sotto: Virgilio Nonnis, scrittore e storico di Tortolì-Arbatax. Tra le sue opere: - “ Storia e Storie di Tortolì ”; - “Arbatax”; - “Città d’ Ogliastra”; - “Alla scoperta di noi stessi”; - “Spaziando”; - “Tortolì e dintorni”.

batax, a sinistra: Anziane di Ar ppina Cristo. Zia Noemi Vacca e Zia Pe


60

Comune di Tortolì

É

con gran piacere che ho accolto a nome del Comune di Tortolì-Arbatax la gentile ospitalità di Don Giorgio e di tutta la comunità di Arbatax all’interno di questo spazio giornalistico. In qualità di Assessore alle Politiche Giovanili di questo Comune ho il piacere di constatare come questa stessa pubblicazione sia il frutto di un ottima politica che vede i giovani come protagonisti della comunità, nel caso specifico come redattori del “Tempo”. Rendere i ragazzi protagonisti della loro crescita e del loro futuro costituisce per le politiche di questo assessorato, il fondamento e l’anello di giunzione di tutti i progetti e le iniziative che hanno i giovani come destinatari. E’ facile constatare, come nei ricordi di quasi tutti noi la parrocchia sia spesso stata un primo riferimento per tutti i bambini, probabilmente la prima forma di aggregazione extrascolastica, oggi potrei dire, costituendo una forma di programmazione di politiche giovanili. L’esperienza di Don Giorgio con i suoi ragazzi è una iniziativa importante di politica destinata ai ragazzi e in quanto tale è tenuta in grande considerazione dal Comune che vuole attingere dal territorio nuove idee ed esperienze per arricchire le proprie e dare un concreto supporto per tutti i giovani. In quest’ottica le politiche che

il Comune di Tortolì-Arbatax adotta, sono mirate prevalentemente a: valorizzare e investire sulla formazione dei giovani e supportarli nello sviluppo delle loro competenze; promuovere e incoraggiare la creatività; favorire l’integrazione e la socializzazione dei ragazzi; favorire la creazione di occasioni per le attività culturali e ricreative in genere avvicinare i giovani alla vita politica del paese; coinvolgere i giovani in iniziative ad essi rivolte rendendoli protagonisti; attivare sinergie nel territorio coinvolgendo Enti, Istituzioni e Associazioni; promuovere la partecipazione attiva dei giovani: assicurare la consultazione dei giovani nelle decisioni che li riguardano, stimolare la loro entrata nella vita sociale; promuovere l’utilizzo di internet soprattutto nei confronti delle categorie più svantaggiate per favorire l’accesso alla cultura, al mercato del lavoro e all’informazione; Il Comune di Tortolì, per concretizzare i suoi progetti ha dato vita ad una pubblicazione, un “Giornalino on-line”, curato direttamente dal “Gruppo Giovani”, che predispone ogni giorno lo spazio web www.faicrikka.it, con idee e proposte. Proprio nel giornale on line, i ragazzi redigono articoli di vario genere sulle tematiche che ruotano attorno

Riferimenti utili Ufficio dei Servizi Sociali del Comune di Tortolì Via Garibaldi 1 – 08048 Tortolì (OG) Tel. 0782 600713 assessoreporcu@comuneditortoli.it simona.piroddi@comuneditortoli.it www.comuneditortoli.it www.faicrikka.it

tazione en es pr lla de i in ag m im ne a lato alcu va FAICRIKKA ti ia iz in ll’ de le uo sc lle de i davanti ai ragazz bre 20 07, m ce di 7 il I IT ll’ de na ag presso l’aula m entato nello specifico è stato pres ta Giovani ar C la e .it ka ik cr ai .f w w w il sito web

alla vita sociale, a quella privata, alla scuola e al lavoro. Per l’assessorato alle politiche giovanili, anche esso giovane perchè di recente formazione, questo gruppo di ragazzi è il punto di partenza ed anche il vero motore di tutte le iniziative (“Carta giovani”, sito web www.faicrikka.it), nell’auspicio di ampliarlo a nuovi membri e articolarlo in modo che diventi una consulta di “ragazzi”, una sorta di “Commissione” che si renda promotrice delle politiche giovanili del Comune di Tortolì-Arbatax. L’obiettivo generale del progetto mira a responsabilizzare e coinvolgere i giovani che diventano parte attiva della crescita dei sistemi locali e di tutti gli attori che nel territorio possono dare un contributo al progetto. Bisogna valorizzare la risorsa costituita dalla gioventù, perché possa meglio rispondere alle sfide della società e contribuire al successo delle politiche che li riguardano, per poi diventare in futuro la generazione dirigente del territorio.

Valerio Porcu

Ass.re Politiche Giovanili Comune di Tortolì


Comune di Tortolì

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Chi siamo: i ragazzi di “faicrikka.it” presentano il loro

più corsi di lingua italiana per i ragazzi extra-comunitari.

culturale.

progetto ai lettori e chiamano a raccolta altri giovani.

Marco: il gruppo rappresenta “una palestra di opinioni”

LE NOSTRE ATTIVITA’

“Stiamo costruendo una importante iniziativa”. Prima

Claudio:r appresenta un mezzo per arrivare a comuni-

Le nostre attività riguardano:la gestione della redazi-

di presentarvi il nostro lavoro, frutto della nostra coo-

care e interagire con persone di un altro livello, ossia

one giornalistica; il giornalino on line; l’organizzazione

perazione, vorremmo farvi capire chi siamo, come si è

quelle che possono veramente risolvere i problemi.

di manifestazioni musicali; l’organizzazione di feste;

formato il nostro gruppo e qual è il nostro scopo.

Luca: è uno strumento per far sentire le nostre opinioni.

l’organizzazione di scambi culturali con altri gruppi di

Tutto è iniziato un giorno normalissimo di scuola, nel

Veronica: Il giornalino è uno strumento importante per

giovani.

quale però era stata stabilita una presentazione il cui

far sentire a tutti che cosa ne pensiamo. È fondamen-

A CHI E’ RIVOLTO?

scopo era quello di formare un gruppo di giovani a Tortolì.

tale la comunicazione tra il mondo degli adulti e quello

Il progetto è rivolto a tutti i ragazzi che abbiano voglia

L’illustrazione del progetto era stata organizzata dal co-

giovanile.

di condividere con noi idee, interessi e proporre delle

mune della nostra Città, in particolare dall’Assessorato

Irene e Roberta: ci sono altre parti del mondo in cui i

novità alle abitudini dei ragazzi della nostra età.

alle Politiche Giovanili. Gli operatori sociali illustrarono

ragazzi partecipano maggiormente alla vita sociale e

Chi meglio di noi coetanei può comprendere le limi-

gli obiettivi, gli scopi che si volevano raggiungere con

culturale della Città. Noi vorremmo che ci fosse più in-

tazioni che vi sono nel nostro territorio?

la formazione di un gruppo di giovani che lavorasse a

teressamento da parte dei giovani alle problematiche

E allora, visto che l’Amministrazione Comunale ci sta

vari progetti in collaborazione con l’Amministrazione

che ci riguardano. Quindi il gruppo deve essere uno

sostenendo, facciamoci sentire e non solo lamentan-

comunale.

stimolo per smuovere noi ragazzi dalle solite abitudini.

doci ma cercando in prima persona di proporre soluzi-

Il progetto prevede:

oni per apportare dei cambiamenti.

l’iniziativa e i principi, in un modo così interessante

la costituzione di un gruppo promotore che collabori

da attirare decine e decine di iscrizioni. Peccato che

con l’Amministrazione Comunale per ideare e proget-

PARTECIPA ANCHE TU! ISCRIVERSI E’ SEMPLICE Entra nel nostro sito e registrati gratuitamente!

nel frattempo qualcuno si sia perso per strada, in ogni

tare iniziative che interessino i giovani;

Potrai accedere a numerosi servizi tra cui la chat e

caso, noi oggi siamo qui e lavoriamo per creare una

la costituzione di una redazione giornalistica;

il forum, attraverso i quali potrai condividere espe-

vera e propria redazione giornalistica, creare dibattiti

la creazione di un sito web.

rienze ed idee. Inoltre, con il nostro servizio “Chiedi

su temi per noi importanti, condividere e organizzare

PRINCIPI DEL GRUPPO

all’Esperto” avrai la possibilità di ricevere consigli utili

manifestazioni musicali e.... chi più ne ha più ne met-

Il nostro gruppo si fonda su alcuni principi:

e risposte alle tue curiosità o problemi. In più, nel sito

Marzia e Simona ci illustrarono, in un bel discorso,

ta.

rispettare le idee degli altri; essere leali, sinceri, onesti,

potrai trovare informazioni riguardo gli avvenimenti più

La crikka dice:

tolleranti; avere delle regole comuni; essere costanti;

importanti che avvengono nel

nostro territorio

Elisabetta: Tutti si lamentano sul fatto che a Tortolì non

avere libertà di pensiero.

t i p o

date,

si fa niente al di fuori della solita routine e che nessuno

OBIETTIVI DEL GRUPPO

manifestazioni,

fa niente per cambiare le cose “Spero che questo grup-

Come obiettivi ci siamo prefis-

iniziative e tutto

po di giovani possa stimolare la popolazione giovanile.

sati di: creare occasioni per

ciò che può in-

Riccardo: Spero che il gruppo possa rilevare e met-

promuovere le nostre iniziative

teressare

tere in luce le esigenze e i bisogni dei ragazzi. Io sono

e realizzare i nostri progetti; dar

giovani!

convinto che a Tortolì sia necessario creare più punti di

voce alle nostre idee e interagire

ritrovo con più centri di intrattenimento (come il centro

con altre persone che abbiano

di aggregazione giovanile) non solo bar e discoteche.

voglia di confrontarsi su tematiche

Mohamed e Zouher: Il gruppo giovani deve conoscere e

riguardanti

far conoscere i vari punti di vista. Bisogna sensibilizzare

nuovi interessi; Avere uno spazio

le persone al rispetto delle diversità culturali. Attraverso

nostro; Conoscere e far conoscere

il gruppo vorremmo approfondire la conoscenza della

i vari punti di vista; Creare una as-

storia della civiltà sarda. Vorremo anche che ci fossero

sociazione di promozione sociale e

noi

giovani;

concerti,

noi

Creare

I festeggiamenti in onore di Ziu Giuannicu Corrias

101 Candeline di Festa per un Vecchio Bambino UNA VITA DI SEMPLICITA’ E MITEZZA

S

abato 8 marzo 2008 uno stuolo di parenti

e amici hanno festeggiato le 101 candeline di Zio Giovanni. Una festa in piena regola, con la celebrazione della Santa Messa, gli auguri e i regali, la torta e le tante fotografie. Nessuno disposto a perdersi l’espressione commossa e dolce del festeggiato che, incuriosito da tanta attenzione e premura, con fatica cercava di nascondere la sua emozione. Tanta gente attorno “tutta per lui” pareva metterlo in imbarazzo! Non poteva essere che così: ha vissuto sempre nella semplicità, svolgendo onestamente il suo lavoro, senza fronzoli e artefici. Amante della vita e delle cose belle, ricco di sentimenti di gratitudine e servizio, mai tirandosi indietro per aiutare con dignità la famiglia che sempre lo ama. Ziu Giuannicu, come affettuosamente viene chiamato da tutti, nasce a Villagrande l’8 marzo del lontano 1907. Inizia la scuola elementare che ben presto dovrà però abbandonare per aiutare la famiglia. Sono gli

anni della prima guerra mondiale e del dopoguerra e la vita è difficile per tutti. Inizia a fare il servo pastore e a lavorare per diverse famiglie. Durante i lunghi tempi della custodia del gregge imparerà, aiutato da alcuni parenti e amici, a leggere e a scrivere. Ricorda sempre con piacere quei tempi e non dimentica (ha una memoria di ferro) di essere stato anche un ottimo “lanciatore di pietre” con una mira formidabile – che per un pastore era importante - riuscendo così a dirigere e custodire al meglio il suo gregge. Ma i lunghi silenzi della montagna li arricchiva anche della sua musica suonata su un rudimentale flauto di canna: la sua maestria musicale era riconosciuta da tutti. Dal lavoro come pastore dovrà poi passare anche a fare il contadino, distinguendosi anche in questo nuovo campo di attività come un vero esperto. Chi lo conosce non può non rilevare in lui il suo squisito carattere mite e pacato, mai alterato o irato. Può giustamente vantarsi di non aver mai preso una “con-

travvenzione” o multa. In verità l’unica “multa” che ha dovuto pagare è stata la “Tassa Celibe” di mussoliniana memoria. Preferiva pagare questa tassa che convolare a nozze con una donna che non amava. Il matrimonio di pura convenienza non lo attraeva! Tra i ricordi per lui indelebili l’unica volta che è “uscito dalla Sardegna”: dopo i 90 anni una breve gita in

barca verso Cala Sisine. A ziu Giuannico il grazie della sua famiglia e di tutta l’intera comunità parrocchiale.


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L

a Fondazione San Giorgio Vescovo nasce

sare Padre Vincenzo Mario Cannas (già direttore

ancora oggi a distanza di oltre un millennio lo

dall’iniziativa di un gruppo di intellettuali

dell’archivio arcivescovile di Cagliari e autore di

venerano e lo invocano da Urzulei a San Vito da

della provincia di Cagliari e Ogliastra am-

approfonditi studi sul Santo), San Giorgio Vesco-

Tortolì a Osini da Suelli a Cagliari.

miratori e devoti al Santo che hanno deciso di

vo appare come un raggio di luce che squarcia

Come ha ben ricordato l’attuale Vescovo di Ogli-

dedicarsi stabilmente allo studio ed alla divul-

il buio in cui è avvolta la vicenda storica della

astra Mons. Antioco Piseddu il Santo assolse la

gazione della sua personalità ed alla promozione

nostra isola all’alba del primo millennio.

missione affidatagli ponendosi sempre come

del territorio in cui il Santo ha vissuto e operato.

Un periodo storico che ci appare avvolto da tante

fine: “... quello di aiutare i sofferenti, specie i

Tale fondazione nasce principalmente, quindi,

ombre a causa delle vicende che seguirono, nei

malati e i poveri. I suoi miracoli, prosegue Mons.

con lo scopo di approfondire la conoscenza della

secoli successivi, fatte di dominazioni straniere

Piseddu, ce lo presentano paladino della giustiz-

vita e dell’opera del Santo e diffonderne e divul-

che talvolta parevano voler cancellare la stessa

ia, che non esita ad affrontare un crudele pa-

garne le virtù in modo da raccogliere e trasmet-

memoria storica dei sardi, popolo che proprio

drone che sta torturando il suo servo ... .”

tere il messaggio che Egli ci ha voluto lasciare in

nel medioevo dette prova di sapersi dare ordi-

“Altri ce lo presentano impegnato in prima per-

particolare attraverso i fatti prodigiosi compiuti.

namenti di grande valore civile con l’istituzione

sona per la promozione sociale del suo popolo:

La Fondazione intende, inoltre, realizzare una

dei Giudicati. Riprendendo la metafora di Padre

è ansioso di conoscere i poveri di cui fa fare

serie di attività culturali incentrate sulla figura

Cannas ci sembra che approfondire la conoscen-

l’elenco e che aiuta secondo le sue possibilità... .”

di S. Giorgio Vescovo, sia allo scopo di favorire

za intorno alla figura di S. Giorgio Vescovo sig-

“E’ sensibile al problema dell’isolamento dovuto

momenti di preghiera e di pellegrinaggio presso

nifichi fare luce sulla vicenda storica della Sar-

alla situazione della viabilità, tanto che spacca la

il Santuario, dove la tradizione vuole siano cus-

degna (almeno di una sua parte) di quel tempo.

montagna, per rettificare una strada eccessiva-

todite le spoglie del Santo, sia più in generale

Questo per il ruolo che il Santo ebbe durante la

mente tortuosa e lunga.”

promuovendo una serie di attività culturali tese

sua missione nel giudicato di Cagliari, ruolo di

La Fondazione intende raccogliere e rilanciare

alla promozione del territorio.

primaria importanza durante tutto il periodo di

tale messaggio al fine di onorare l’esempio che

Intorno all’anno mille, Giorgio fu ordinato, all’età

esistenza della diocesi, soppressa nel 1420, e

il Santo ha voluto lasciare nella prospettiva di un

di soli 22 anni, primo vescovo della diocesi di

che si mantenne anche con i suoi successori,

riscatto civile e sociale del suo popolo che San

Barbaria (territorio corrispondente all’attuale

quando, in periodo storico successivo, la diocesi

Giorgio Vescovo aveva posto al centro della sua

Ogliastra ed esteso a nord fino a Orgosolo)

ebbe rapporti di certa rilevanza con Pisa.

primaria opera di pastore e benefattore.

ricevendo la missione di evangelizzare un ter-

Ma prima ancora San Giorgio Vescovo si distinse

ritorio a quel tempo pagano. Volendo parafra-

per l’amore per le genti della sua diocesi, che

FONDAZIONE S. GIORGIO VESCOVO di partecipazione ONLUS Sede sociale presso Parrocchia di S. Pietro - Suelli E-mail: fondsangiorgiov@gmail.com tel. 346.8552821

a destra: un’edizione speciale del giornale diocesano ”L’ Ogliastra” che riporta la dichiarazione della Sacra Congregazione per i Sacramenti e il Culto divino sulla conferma di San Giorgio di Suelli, patrono secondario dell’ Ogliastra

DOTT. MARIO ANTONIO CORDEDDU PRES. FONDAZIONE S. GIORGIO V.

Nella compilazione del Modello 730 o UNICO e del Modello CUD Riportare il codice fiscale della Fondazione San Giorgio Vescovo:

92154890922


Direttore Responsabile: Maurizio Melis Direttore di Redazione: Don Giorgio Cabras Progetto Grafico e Impaginazione: Giovanni Monni - Studio Imbentu Tortolì Stampa: Grafiche Pilia, Industrie Grafiche - loc. Baccasara z.i.le - Tortolì Registrazione - Tribunale di Lanusei n° 1139 del 28 - 04 - 2008 La Redazione Giovane del Giornale Silvia Balzano, Gianni Brandas, Giuseppe Cappai, Lisa Casula, Pier Luigi Congiu, Giulia Contu, Mauro Cristo, Clarissa Fois, Francesco Jesu, Giulia Lai, Giorgia Marcialis, Roberta Marcialis, Denise Masella, Claudia Melis, Claudio Milia, Giulia Morgante, Matteo Morgante, Marco Pacini, Giovanni Pani, Manuel Peddiu, Gabriele Pisu, Monica Piu, Michela Serdino, Claudio Vacca, Stefano Vacca, Alessandra Vitiello, Alice Carboni, Roberto Lovicario

Un Ringraziamento và a tutti loro per aver contribuito con gli articoli, le interviste e le idee alla realizzazione di questo Giornale.

FOTOGRAFIE FOTOGRAFI PROFESSIONISTI Maurizio Ghiani, Lara Depau, Armando Barca, FOTOGRAFI AMATORI Alessandro Fumagalli, Pietro Basoccu, Nino Schilirò, Giuseppe Benaglio Ringraziamenti a coloro che hanno fornito foto private per questo giornale: in particolare si ringrazia: Rosanna Cardia, Aurelia Demurtas, Giovanna Mucelli, Rosinetta Catte

Un Libro e un Giornale per sentirci Comunità

U

no dei problemi più sentiti dei centri di recente urbanizzazione è quello delle radici: singoli individui o anche interi nuclei familiari che provengono da varie realtà territoriali e, quindi, da varie esperienze e da varie culture, si trovano a convivere, cioè a condividere esperienze di vita. Il rischio è quello della frantumazione delle precedenti appartenenze e della mancanza di nuove. La parrocchia vuole essere il luogo in cui, attraverso la comune identità del credere, tutti possono trovare identità ed appartenenza. Questi decenni di vita parrocchiale crediamo siano prevalentemente serviti a questo: a farci crescere non solo come Popolo di Dio, ma anche come comunità di uomini e donne che vivono in uno stesso territorio un’esperienza di vita comune. Per rafforzare il processo di identificazione di questa comunità abbiamo anche pensato di pubblicare un libro che potesse dare a questo grande impegno un forte senso di appartenenza, nel tentativo di farne scoprire le radici. Così è nato, in questi mesi, un volume su Arbatax che la parrocchia intende offrire a tutti come segno di una comunità che nasce e cresce. Il volume, curato da Tonino Loddo, noto e apprezzato pubblicista, studioso di storia ogliastrina, è stato scritto

a più mani, da studiosi in larga misura locali, esperti nei vari settori di ricerca. È anche arricchito da splendide fotografie interamente realizzate da fotografi locali o cortesemente messe a disposizione da diverse persone della nostra comunità parrocchiale. Tra i temi trattati ricordiamo il territorio (M. Marcato), l’antico porto (C. Zedda) il porto in età moderna (A. Murroni), la cartiera (A. Murroni), l’Intermare (S. Carta), il turismo (S. Cabras), la pesca (M. Nappi e M. Mammato), la chiesa e le chiese del territorio (G. Cabras e T. Loddo), san Giorgio di Suelli (R. Pinna e C. Zedda), le feste (L. Benaglio e A. Zanet), le torri costiere (M. Cannas e R. Monagheddu), il faro (B. Moi) e diversi altri, per un totale di oltre 350 pagine. Ne è prevista la pubblicazione, a cura dell’Editore Delfino di Sassari, a partire dal prossimo mese di marzo, in fascicoli settimanali che saranno messi a disposizione di tutti nelle edicole. Pensiamo di aver fatto una cosa utile e di incontrare il favore di tutti. È stata, comunque, per tutti noi che abbiamo collaborato alla sua redazione, un’esperienza di confronto e di crescita comune che ci ha arricchito e che ci sprona ad andare avanti. TONINO LODDO

Una Sfida per entrambi...una Sfida per il Tempo L’ ideazione e la creazione di questo giornale si deve a Don Giorgio, parrocco di questa comunità insieme ai ragazzi, diventati poi gli autori di tanti articoli che avete letto. Quando D. Giorgio mi parlò di questa idea, rimasi entusiasta, si trattava di creare e impaginare non un semplice giornalino, ma un GIORNALE... “una cosa grossa” dissi. E’ una sfida e lo sarà per entrambi! La mia esperienza di grafico mi aveva portato finora ad impaginare opuscoli, guide e a collaborare con piccole riviste. L’ idea di creare un prodotto nuovo come un giornale di questa importanza è stata una bella sfida dal punto di vista professionale. Un paio di giorni dopo aver ricevuto l’ incarico mi presentai in parrocchia e incontrando i ragazzi abbiamo discusso sulla scelta del logo e il nome da riportare nella testata...Un nome legato al concetto del tempo, un nome lungo ma pieno di significati. Diverse erano le proposte ,

tra cui : “Il Tempo Antico e moderno“ , “Millennium“ e via dicendo. Alla fine la scelta si è orientata su IL TEMPO E LA NOSTRA STORIA, il logo ha subito delle piccole modifiche nel corso della creazione del giornale stesso con la scelta dell’orologio a scandire il tempo e un quadrante diviso in spicchi a ricordare 3 importanti anniversari nel corso del 2007: i 60 anni di Stella Maris, i 40 anni dell’ istituzione della Parrocchia e i 10 anni di San Giorgio. Ho scelto di dividere il giornale in 3 sezioni cromatiche, l’azzurro per Stella Maris, il verde per la Parrocchia e il giallo per San Giorgio, 3 colori per 3 importanti anniversari di questa comunità, dando molto spazio alle foto e i colori, sacrificando a volte lo stile dell’ impaginazione. Ringrazio ancora Don Giorgio che mi ha dato l’ opportunità di realizzare questo giornale. GIOVANNI MONNI

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Il Tempo e la nostra storia  

NUMERO SPECIALE - Supplemento del Giornale IL PONTE, della Parrocchia “Madonna Stella Maris”, Arbatax

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