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Anno XVIII n.7

LUG-OTT 2020

www.sanmarcellobari.it

Periodico mensile della Parrocchia San Marcello - Bari sanmarcello.bari@arcidiocesibaribitonto.it | distribuzione gratuita

Passaggio di testimone

31 maggio 2020 - Pentecoste con i giovanissimi

Di don Francesco in Francesco, nella paternitĂ di don Andrea, a servizio di una comunitĂ  che sia tutta ministeriale...


Sommario

Perdonare è lasciar andare!

Editoriale

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Buon ritorno a casa, don Francesco!

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Francesco Misceo arriva come un pellegrino 4 Prete per amore!

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EccoCi! Tutti Su Per Terra!

6-7

Lettere d’amore dal Salento

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Don Franco Ricci è sempre vivo

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«Ho un popolo numeroso in questa città»

10-11

L’angolo della poesia

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Appuntamenti comunitari

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L’editoriale di questo numero è il testo dell’omelia di saluto di don Francesco nella Messa di domenica 13 settembre, nel suo 5° anniversario di ordinazione sacerdotale.

La Parola di Dio di questa domenica va a cuore del messaggio

cristiano, facendoci interrogare su qual è la misura del perdono da conseguire. Sempre ci siamo detti che è perdonare senza misura. E Dio si comporta proprio così! Nella parabola del Vangelo, di fronte al debito enorme, il re prova compassione verso il servo. Una compassione più pesante dell’oro condonato. Invece di fronte a un debito veramente piccolo, si consuma un vero e proprio rivendicare i propri diritti, all’opposto della logica del Vangelo. Ma con l’amore non c’è equilibrio tra dare e avere! La compassione con Gesù supera la giustizia! Fare allora come Dio: il servo avrebbe dovuto fare come il padrone. E così lasciarsi andare! Di fatto il perdonare (aphìemi) sta a significare proprio il lasciar andare, lasciare libero, tagliare i legacci del mantener debiti, rancori (il legarsi al dito di domenica scorsa). L’assolvere, lo sciogliere è proprio dare libertà. E vogliamo sentirci liberati innanzitutto da Dio, che non ci vuole perfetti, ma così come siamo, senza inseguire manie di perfezione. E liberati dagli altri, sentendoci accolti come fratelli. Fratelli perdonati. “Siate misericordiosi come misericordioso è il Padre vostro” (Lc 6,36). Non posso condannare chi Dio perdona. Con tutte le difficoltà di accettare l’altro per come è. Il perdono è anche un cammino, da percorrere, anche accompagnati. E quando facciamo fatica a perdonare, abbiamo bisogno innanzitutto di sentirci noi per primi dei “perdonati”. E quanto avrei forse da farmi sciogliere, perdonare anch’io in questi anni. Chiedo anch’io perdono per quanto avrei potuto fare e non ho fatto con voi e per voi, per la mia povera persona. Però sono stato “in mezzo a voi” come fratello innanzitutto, sentendomi accompagnato fin dai primi passi, e come pastore neonato, presente nell’esserci, nello stare, innanzitutto fisicamente, e anche spiritualmente, in mezzo a voi. Ci sarebbe tanto da raccontare in questi sei anni vissuti insieme. Di certo, sono sincero, mai avrei immaginato di dover lasciare San Marcello a ridosso dell’avvicendamento del Vescovo della nostra diocesi, e sulla scia di una pandemia che ci ha toccato tutti e da cui non ne siamo ancora usciti. Una chiamata inaspettata da parte del Vescovo, per poter affiancare il mio parroco di origine, non più nel pieno delle forze, nella parrocchia S. Maria Veterana di Triggiano, dove sono cresciuto, dove sono germogliati i primi segni del mio cammino vocazionale e dove esattamente cinque anni fa venivo ordinato presbitero. Era il 1° settembre 2014 quando il Vescovo mi convocò per comunicarmi di poter mettere i miei primi passi nel ministero in questa comunità, al fianco di don Gianni. Inizio a conoscere la parrocchia nell’autunno, mentre frequento il sesto anno di seminario e preparandomi all’ordinazione diaconale, che si è tenuta il 26 dicembre 2014, festa di Santo Stefano. In quella celebrazione fu proprio don Andrea a presentarmi dinanzi al Vescovo, quale rettore del Seminario di Bari, in tempi non sospetti per colui che avrebbe guidato la parrocchia in questi anni. Nei primi mesi, ma già dai primi giorni, mi accorgo da subito che San Marcello non è una parrocchia comune e che rappresenterà un mondo nuovo da scoprire giorno per giorno, dai mille volti e dalle mille risorse. Il mio primo approccio è stato da subito con i bambini e ragazzi del doposcuola e con i giovani della parrocchia: quanta ricchezza nella loro vivacità e varietà! A volte vere pesti: ma che non ci esime da non poterli abbandonare! I primi momenti sono stati parecchio difficili perché tante presenze affollavano i corridoi dei locali interrati, difficili da gestire, anche se nel tempo le cose sono migliorate con la neonata Casa Arcobaleno, progetto ancora in germe, che attraverso la nuova esperienza oratoriale


comunitaria speriamo possa rifiorire in una veste rinnovata. E poi, da subito, la mia vicinanza al cammino dei giovanissimi, vero fiore all’occhiello della comunità: una presenza annuale di quasi un centinaio di ragazzi adolescenti che grazie all’accompagnamento di educatori strepitosi, rendono viva la nostra comunità, accanto anche ai tanti ragazzi scout del Bari 8. Abbiate cura di loro: sono un dono troppo prezioso! Sprecate il tempo con loro! E poi il gruppo giovani Shabibi che è cresciuto, anche grazie alle esperienze portate avanti che hanno maturato una importante integrazione nell’aspetto della diocesanità e dell’interculturalità: pensiamo alla GMG vissuta in Polonia nel 2016, il Cammino di Santiago e Taizè a Riga nel 2017, il cammino diocesano nel 2018 e l’esperienza in un centro diurno ortodosso per minori in Romania nel 2019. Giovani aperti al gemellaggio interparrocchiale, come già in atto per vari motivi. E come non ricordare i primi sorrisi con i sempreverdi, le signore delle Donne al Centro, dei ministri della comunione, e chi più ne ha ne metta. Tanta strada percorsa nei primi tre anni con don Gianni e la nutrita presenza di ragazzi e personalità dal mondo dei migranti che mi ha fatto crescere nel senso di accoglienza, di fraternità e di solidarietà comune, specialmente verso coloro che hanno trascorso tempi difficili e duri per giungere fin qui in mezzo a noi, basti pensare ai ragazzi delle Querce di Mamre, progetto nato dall’appello del papa di poter accogliere nelle parrocchie famiglie o giovani immigrati. L’esperienza e la vicinanza con la Caritas parrocchiale ulteriormente mi arricchito con tante presenze alla scuola di italiano e allo sportello per le badanti. E poi l’amicizia condivisa con i padri gesuiti, la comunità di Bose, preti studenti stranieri, padri missionari da ogni dove ecc… Poi la chiamata a Roma di don Gianni nel 2017, il turnover con don Andrea e la mia responsabilità in particolare di aiutare il traghettamento della comunità, con serenità e docilità, accompagnati dal Buon Pastore Gesù che non ha fatto mai mancare la sua presenza. La spiccata attenzione di don Andrea alla ministerialità, con il servizio ai diaconi della diocesi, ai sacramenti come fonte di grazia e all’ecclesialità vissuta e ricercata, mi hanno fatto maturare ancora di più grazie a lui in questi ultimi tre anni di ministero a San Marcello. Mi sento di consegnare tre cose per il prosieguo del vostro e nostro cammino: - una cosa che ribadì già a chiare lettere don Gianni tre anni fa, e cioè quella di non dire “si è sempre fatto così”. L’esperienza ancora attuale del Covid ci deve far maturare davvero che, come frutto di questo tempo difficile, è ora di lasciarsi andare in un rinnovamento globale e comunitario dell’accompagnamento di famiglie, ragazzi e adulti, senza paura di osare ma di valorizzare le belle esperienze vissute recentemente in parrocchia, in primis l’oratorio, e tutte le occasioni passate e presenti di fraternità. Essere fratelli e scoprirlo di essere in comunità sia la gioia più grande oggi e sempre, nella correzione fraterna nella verità, con fermezza e con docilità; - andare al cuore dell’esperienza di vita cristiana: preghiera e carità. Aiutiamo i più giovani a riscoprire la preghiera, l’ascolto della Parola, la vicinanza alle persone sole, ammalate, ai piccoli del Vangelo. Tutto converga nell’Eucaristia, come più volte ci ricorda don Andrea, fonte e culmine, da cui attingere energia e forza spirituale e a cui offrire tutto noi stessi, sacrifici e soddisfazioni, e per dar voce davvero a chi non ha voce; - e infine, coltivate l’esperienza di essere chiesa tra chiese ma come unica Chiesa che viaggia all’unisono con tutta la diocesi, la vicaria, il quartiere, la città… vivete il territorio come la vera “chiesa da campo”, e vivete la chiesa-parrocchia come casa da custodire, curare e abbellire. “Tutto posso in colui che mi dà forza” (Fil 4,13): quanta debolezza nell’essere sempre pronto e vigile in una comunità così variegata, all’ascolto di tanta gente di passaggio di ogni età ed estrazione sociale, alla vicinanza dei ragazzi e degli anziani, ma

quanta forza il Signore mi ha concesso per andare avanti, fiducioso in un cammino che abbiamo costruito insieme e che certamente continueremo a fare, anche se in modo diverso, parallelo, come un’unica Chiesa in cammino, che è quella diocesana in cui siamo inseriti e che ci vede in comunione profonda di spirito e di vita cristiana. A Francesco, caro amico e vostro prossimo pastore e compagno di viaggio, l’augurio più fraterno di vivere la comunità nella gioia e nella perseveranza della fede che opera instancabilmente nella carità. E al nostro caro Luca, l’augurio di continuare a camminare con docilità e fermezza secondo la volontà di Dio. Nel mio primo anniversario vi riportai alcune parole di San Giovanni Crisostomo, di cui ricorre oggi la memoria, che ebbe a dire: “Cristo è con me, di chi avrò paura? Anche se si alzano contro di me i cavalloni di tutti i mari o il furore dei prìncipi, tutto questo per me vale di meno di semplici ragnatele. Se la vostra carità non mi avesse trattenuto, non avrei indugiato un istante a partire per altra destinazione oggi stesso. Ripeto sempre: «Signore, sia fatta la tua volontà» (Mt 26, 42). Farò quello che vuoi tu, non quello che vuole il tale o il tal altro. Questa è la mia torre, questa la pietra inamovibile, il bastone del mio sicuro appoggio. Se Dio vuole questo, bene! Se vuole ch'io rimanga, lo ringrazio. Dovunque mi vorrà, gli rendo grazie. Dove sono io, là ci siete anche voi. Dove siete voi, ci sono anch'io. Noi siamo un solo corpo e non si separa il capo dal corpo, né il corpo dal capo. Anche se siamo distanti, siamo uniti dalla carità; anzi neppure la morte ci può separare. Il corpo morrà, l'anima tuttavia vivrà e si ricorderà del popolo. Voi siete i miei concittadini, i miei genitori, i miei fratelli, i miei figli, le mie membra, il mio corpo, la mia luce, più amabile della luce del giorno. Il raggio solare può recarmi qualcosa di più giocondo della vostra carità? Il raggio mi è utile nella vita presente, ma la vostra carità mi intreccia la corona per la vita futura”. Restiamo quindi uniti nel vincolo della carità di Dio, che è Dio stesso, per continuare a camminare insieme in comunione perenne di fede, sotto la protezione della Vergine Maria, madre di Dio e della Chiesa, oggi venerata e festeggiata nella parrocchia d’origine e di prossima missione, con il titolo della Croce, intesa come crocicchio, luogo di incontro e di relazione. Buon cammino, con don Andrea, padre e fratello nel ministero, Antonio, cara presenza nel ministero diaconale, e a Francesco, amico e futuro prossimo confratello!

il vostro d. Francesco donNekkia per i più giovani ;-)

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Buon ritorno a casa, don Francesco! Domenica

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Settembre

u.s.

una

rappresentanza della Comunità di San Marcello, guidata dal Parroco don Andrea Favale, si è recata presso la Comunità Chiesa Madre di Triggiano intitolata “S. Maria Veterana”, per accompagnare e sostenere don Francesco nel suo incarico di Vice Parroco, con la preghiera durante la Messa vespertina, con la partecipazione delle autorità locali e tanti parrocchiani, in occasione della Festa Patronale di Maria Santissima della Croce, Protettrice-Patrona-Avvocata di Triggiano (Ba). In quell’occasione abbiamo augurato a don Francesco un proficuo lavoro pastorale così come ha fatto durante gli anni vissuti nella nostra Comunità, assicurandogli il nostro affetto incondizionato e duraturo.

Al termine della celebrazione, tutti abbiamo provato sentimenti contrastanti: felicità e dispiacere per non averlo più tra noi come Vice Parroco. Ora non ci resta che augurare a lui e alla nuova Comunità di Triggiano, un cammino di evangelizzazione, assicurandogli il nostro fraterno legame di profonda amicizia e gratitudine. Uccio

Francesco Misceo arriva come un pellegrino Un nuovo arrivo, come sempre a San Marcello, è accolto con gioia e curiosità; ed è per questo che la redazione del giornale scrive poche note che ne delineano la personalità. A Francesco do subito del tu, non solo perché sembra più giovane dei suoi 34 anni, ma anche perché si percepisce immediatamente che lui è quel tipo di persona con cui ti senti subito a tuo agio. È stato nominato dal Vescovo come collaboratore parrocchiale, infatti è ancora accolito, ma in cammino verso il diaconato e poi verso la missione sacerdotale. Mi dice della sua grande sorpresa, ma anche della grande gioia nell'apprendere della nomina; avrebbe collaborato con don Andrea, suo educatore e responsabile dell'anno propedeutico al seminario, e con don Francesco che già conosce dagli anni del seminario e con cui ha condiviso delle magnifiche esperienze, partecipando con lui e con i giovani di S. Marcello a tre viaggi di comunità: la GMG di Cracovia, il capodanno di Taizè a Riga e il pellegrinaggio in Terra Santa. Fin da ragazzo Francesco ha vissuto la sua fede in maniera attiva, partecipando alle attività parrocchiali della chiesa del Sacro Cuore di Bari, prima come educatore e poi come responsabile dell'Azione Cattolica dei ragazzi. Si iscrive all'università di lettere frequentando il triennio con indirizzo giornalistico e proseguendo poi con la magistrale in filologia moderna.

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Vive in una famiglia unita e con dei genitori che si amano come il primo giorno e il loro esempio lo stimola a cercare la sua realizzazione e ricerca dell'amore nel matrimonio e nella famiglia, così vive delle relazioni di coppia nella speranza di trovare la persona con cui condividere questo disegno di vita. Con l'andare del tempo si accorge però che la dimensione di coppia non gli permette di esprimere appieno il suo desiderio di amore che rivolge sempre più in una diversa direzione; ed è allora che matura l'idea di frequentare l'anno propedeutico al seminario per poter vivere il suo discernimento vocazionale. Francesco ha già 29 anni quando sente nascere in lui il desiderio di perseguire la strada del seminario e mi dice: “La mia è stata una vocazione adulta. O meglio, la chiamata di Dio non ha età, sono io che

sono dovuto diventare adulto per essere in grado di ascoltarla!”. Terminato l'anno propedeutico vuole essere sicuro della scelta che sta per fare, così decide di partire in viaggio per il cammino di Santiago de Compostela. Compie il percorso dei pellegrini e per un mese cammina da est a ovest, cioè verso il tramonto, per raggiungere un luogo di morte, il luogo in cui è sepolto l’apostolo Giacomo. Mi dice che la vita del pellegrino l'ha segnato talmente tanto da divenire il suo modus vivendi: “Vivo la mia vita da pellegrino sulla terra e porto con me un bagaglio leggero e tanta disponibilità agli imprevisti”. E continua: “Questo camminare verso il tramonto non deve spaventare, perché andando verso la morte di se stessi si incontra tanta vita sul percorso e comunque dopo ogni morte c'è sempre una nuova vita”. Questo viaggio è stato decisivo per la sua scelta di entrare in seminario e ancora adesso che ha terminato gli studi continua a camminare come un pellegrino che non arriva mai, ma che col camminare impregna la sua vita di esperienze umane, spirituali, culturali e pastorali che sono poi i quattro pilastri del potenziale di crescita umana. Così Francesco vuole percorrere la strada della sua vita, come un pellegrino nel mondo, restando sempre in una postura di ascolto e di obbedienza alla vita perché è lì che trovi la volontà di Dio. Anthulla


Prete per amore!

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i siete mai chiesti quante mamme sognano un figlio prete? n figlio, un giovane figlio che sceglie di dedicare la sua vita a Dio, completamente… Proprio come i giovani seminaristi che negli anni si sono avvicendati nella nostra casa-parrocchia: Giacomo, Mimmo, Giulio, Antonio, Mirko, Michele, Luca nostro, lo stesso amatissimo Don Francesco Necchia, il nuovo arrivato Francesco Misceo e, fresco fresco di nomina presbiterale, il carissimo Michele Murgolo, ora Don Michele. Ragazzi meravigliosi, innamorati della verità di Gesù (unica verità) e a Lui consegnati per sempre. Michele è stato con noi tre anni, assegnato dal suo vescovo alla nostra parrocchia per entrare subito nella realtà della ‘vita quotidiana del prete’ (cosiddetta esperienza pastorale) E noi di San Marcello, certamente dopo averlo immediatamente con disponibilità e simpatia, credevamo di dover insegnare questo, quello e l’altro ancora al giovane Michele che, invece, a noi ha insegnato tanto e ha lasciato tanto… La disponibilità, l’umiltà e la dolcezza del sorriso di Michele hanno conquistato da subito la nostra comunità. I giovani, in particolare, hanno trovato nel giovane Michele un riferimento saldo, instaurando un edificante dialogo e un mirabile confronto sui temi assai cari ai giovani, quali i ‘dubbi’ di vita e di fede. Continuando il suo cammino verso il sacerdozio, terminata l’esperienza di iniziazione parrocchiale a san Marcello, Michele è tornato nella sua diocesi ma non ha mai interrotto quel legame consolidato e i contatti con la sua famiglia ‘barese’; finanche durante il lockdown, regalandoci quotidianamente profonde riflessioni sulla Parola del giorno. Grazie Michele!!!

Il racconto dell’ordinazione presbiterale di don Michele Murgolo, che da seminarista si è speso per la nostra comunità

Questo affetto lo ha suggellato fortemente volendo condividere anche con noi la gioia della Celebrazione della sua Ordinazione, nonostante i limiti imposti dalle norme anti COVID. Così, il 3 settembre, una rappresentanza della comunità si è recata a Cerignola, nella bellissima cattedrale gotica che ci ha accolti, già visibile dall’autostrada, con la sua maestosa cupola alta 80 metri! La Celebrazione, presieduta dal Vescovo della diocesi di Cerignola Mons. Luigi Renna, è stata molto emozionante e vissuta in un’atmosfera di intimità e familiarità, insolite per questo genere di occasioni ‘ufficiali’. Michele stesso era visibilmente commosso e i suoi innamorati di Cristo ci hanno trasferito tutta la sua emozione e la sua gioia. Il rettore del Seminario Don Gianni Caliandro e il Vescovo hanno speso parole di presentazione e di accompagnamento semplici, sincere e sentite che sono arrivate dritte ai cuori di tutta l’assemblea. Partendo dalla semplicità, umiltà e laboriosità della famiglia di Michele hanno descritto l’animo consacrato alle stesse caratteristiche di Gesù. Ed hanno sottolineato proprio come, grazie particolarmente ad esperienze di caritas parrocchiale e diocesana e grazie ad un significativo campo in Romania, Michele ha scoperto il volto del Signore nelle persone povere, intuizione del suo cammino vocazionale. Lo stile di Michele discreto, generoso, entusiasta ed altruista rende orgogliosa la Chiesa di aver visto in Michele uno strumento nelle mani di Dio, pronto ad essere educatore nella fede sulle indicazioni della profezia di Ezechiele: “Io stesso cercherò le mie pecore”. Tutti coloro che hanno accompagnato Michele verso il sacerdozio sono stati fondamentali nel suo discernimento; tra tutti grande merito al nostro parroco Don Andrea che, in quanto rettore del seminario propedeutico al tempo, accolse e accompagnò Michele nei primi passi della sua vocazione, indirizzandolo verso un unico sguardo: l’amore della Croce, per tutti… Bellissimi i gesti fortemente significativi dell’ Ordinazione:

IMPOSIZIONE DELLE MANI del Vescovo (effusione dello Spirito Santo) e dei sacerdoti (come partecipazione di fraternità sacramentale)  PREGHIERA DI CONSACRAZIONE (in cui si chiede che l’ordinando diventi conforme all’unico sacerdozio di Cristo, collaboratore del ministero dei vescovi)  VESTIZIONE delle VESTI PRESBITERALI  UNZIONE CRISMALE DELLE MANI che hanno le funzioni specifiche di benedire, consacrare e santificare  CONSEGNA DELLE OFFERTE (PANE/PATENA E VINO/ CALICE) per conformare nel sacrificio eucaristico tutta la propria vita e quella del popolo all’offerta di Cristo Crocifisso  SCAMBIO ABBRACCIO DI PACE con il vescovo, testimonianza della piena comunione tra il Pastore e i fratelli presbiteri a servizio della Chiesa e del mondo. Una celebrazione che porteremo sempre nel cuore tra i ricordi più dolci e significativi. Carissimo Michele, il nostro augurio è che tu possa sempre viverti il tuo Sacerdozio nella libertà dell’amore per Gesù e per il tuo popolo che saprà sempre capirti, sostenerti e ricambiare l’amore, a dispetto di ogni logica umana che potrai e dovrai combattere in nome di Gesù! Torna presto a investirci con la tua grazia! Agnese

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EccoCi! Tutti Il solito oratorio nel

C «è un atto di fede»

Sono molto contento di essere stato in questa squadra perché mi sono divertito moltissimo! Ma il momento più bello di questo campo estivo è stato quando Gerardo mi ha preso e mi ha fatto volare davanti a tutti. Mi sono anche divertito con il lavoro dell'albero in cui si doveva scrivere cosa ci aspettiamo dal futuro ecc. L'ultimo giorno ero un po’ triste perché l’oratorio era finito ma alla fine quando abbiamo fatto i gavettoni mi sono subito rallegrato e divertito a lanciare acqua addosso alle persone. Spero di tornare presto a questo oratorio la prossima estate, perché è diventato il mio oratorio preferito. Christian 6

nella mente di un educatore quando decide di barcamenarsi in una nuova esperienza con i ragazzi – è proprio il caso di dirlo – solo Dio lo sa. Non è mai una decisione del tutto ragionata e non è mai frutto di intenso esercizio razionale. È un atto di fede. Chiamati alla sfida epocale che il post-lockdown ci ha posto e ci pone, non potevamo che rispondere con il nostro, personalissimo, “eccomi!” (Gn 22,1-18). A noi, quest’anno, è toccato provare a resistere alla distanza – solo fisica e mai sociale – che ci è imposta attraverso un’esperienza oratoriale. Il solito oratorio, nel più insolito degli anni. Così, dal 29 giugno al 10 luglio abbiamo lanciato il Grest 2020 “SuPerTerra”: accompagnati da Fruscia, Grugno e tutti gli amici del bosco delle Meraviglie siamo andati alla scoperta del creato e di quanto l’uomo, con la sua azione, osa passa


Su Per Terra! più insolito degli anni sia responsabile dei cambiamenti climatici e ambientali di cui tanto sentiamo parlare. Non sarebbe da buoni cristiani, però, rimanere indifferenti a queste logiche ed è per questo che ci siamo messi all’opera per riscoprirci custodi del creato e allargare il nostro grido di gioia anche oltre i confini parrocchiali, per arrivare al piazzale situato in viale Di Vittorio… nessuno deve rimanere escluso! Ogni giorno, per due settimane, in Parrocchia abbiamo sentito, toccato, udito, assaggiato, annusato LA NOSTRA COMUNITA’! Siamo chiamati. Siamo chi-amati, siamo chiamati ad amare qualcuno, nel senso più profondo della parola ed ognuno di noi, ognuno di voi, imprime alla risposta la propria vocazione. Per raccontare la melodia di emozioni elevatasi non basta una voce, serve un coro e protagonisti di questo coro non possono che essere protagonisti di questa avventura, amati per eccellenza.

«allargare il nostro grido di gioia»

Sono contento di essere stato accolto e occupato nelle varie attività, coinvolto totalmente. Questo Grest è stata la mia prima esperienza e mi ha fatto respirare la letizia della vita parrocchiale di San Marcello. Siamo una squadra fortissima e una comunità vivissima. Grazie di cuore a tutti! Angelo

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Lettere d’amore dal Salento

C

ari lettori della San Marcello, sto per raccontarvi del campo estivo più corto, ma probabilmente anche uno dei più significativi, della nostra amata parrocchia. Prima di iniziare con il racconto vorrei ringraziare tutti gli educatori che hanno reso possibile questa esperienza in un anno particolare come questo: Angela, Anna Lisa, Paola, Filippo, Alessandra, Gerardo, donNecchia, Francesco, Pino e ultimo ma non per importanza Luca. Questo campo è stato un mix di emozioni diverse tra loro ma unite a creare un campo in cui non c’era spazio per la tristezza, se non per quella causata dalla notizia del trasferimento del nostro don Francesco a Triggiano. Ma nonostante tutto abbiamo vissuto tre giorni di divertimento e di riflessione sulle tracce di don Tonino Bello, originario di Alessano, paesino immerso nello sole, lo mare e lo ientu du Salentu. 1°giorno: ‘’Per vedersi dentro’’ Dopo un tour de force tra il sonno (vista la militare sveglia alle 5.30) e la voglia di cominciare, siamo partiti alle 7.00 per arrivare alle 9.00 a Porto Selvaggio, splendida spiaggia immersa nella natura della macchia mediterranea, per poi andare alla struttura che ci avrebbe ospitato: l’Oasi Tabor di Nardò. Dopo aver sistemato tutto, gli educatori si sono messi in nostro ascolto con una serie di attività in pineta e la sera abbiamo inaugurato le pazze serate del campo con la serata a tema ‘’Uomini e donne che vorremmo essere’’, ovvero ognuno si doveva travestire da una persona che riteneva un modello da seguire.

2°giorno: ‘’Per vederci chiaro’’ Il secondo giorno lo definirei con un'unica parola: sorpresa. Una giornata cominciata con la messa domenicale celebrata dal nostro amatissimo don Francesco. La mattinata sembrava essere finita lì ma ci sbagliavamo, ci siamo catapultati in autobus per raggiungere il cimitero di Alessano e per fare una lunga e emozionante riflessione sulle splendide parole che don Tonino rivolgeva e rivolge a noi ragazzi sulla necessità di scrutare il mondo con sguardo attento e critico, anche alla nostra età. Dopo un veloce pranzo a Santa Maria di Leuca dove ci eravamo recati alla fine della riflessione, con nostra grande sorpresa siamo andati al molo per salire sulla barca che segretamente i nostri educatori avevano prenotato per fare un giro per le fantastiche coste di Santa Maria di Leuca e per fare poi un rilassante bagno nelle cristalline acque di quel mare. Dulcis in fundo abbiamo terminato questa splendi-

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da giornata con i ‘’4 ristoranti di Efeso’’ tratto dal famoso programma di Alessandro Borghese: divisi in quattro squadre, due hanno preparato sfiziosi antipasti e due rinfrescanti dolci. 3°giorno: ‘’Per vedere oltre’’ Ma il peggio o il meglio doveva ancora venire: dopo esser andati a dormire verso l’ 1.30 ci siamo svegliati alle 5.00 per intraprendere una camminata verso le spiagge di Nardò dove con il “battesimo” di don Francesco da gruppo di Efeso siamo diventati il gruppo dei Galati, ovvero i cittadini della Galazia, regione dell’Anatolia centrale. Poi dopo lunghi preparativi abbiamo affrontato l’ultimo pranzo di quel pazzo campo con la presenza di uno special guest, un ragazzo che aveva ospitato Luca durante una missione giovani a Nardò. Dopo aver preparato le valigie, ci siamo rimessi nuovamente in autobus per raggiungere l’ultima tappa del nostro viaggio: Otranto. Dopo il giro per le mura di quella splendida città piena di storia, abbiamo passeggiato per Otranto con la spensieratezza più assoluta nonostante fossimo in piedi da circa 19 ore e difatti quella spensieratezza è scomparsa nell’autobus verso Bari dove ci siamo lasciati andare tra le braccia di Morfeo sognando questo fantastico campo… Francesco Cafagna (gruppo Galati 2020/21)

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opo un lungo periodo difficile dal quale siamo usciti recentemente, a noi Giovanissimi di secondo superiore, è stata data dai nostri educatori, Giuseppe Rella, Gianluca Sisto e Anna Nitti, la possibilità di rincontrarci e vivere insieme la fantastica esperienza del campo a Nardò durante il weekend dal 18 al 20 settembre. Purtroppo non tutti i Talent-issimi del gruppo hanno avuto la possibilità di partecipare a questo campo, ma nonostante ciò, noi che abbiamo aderito a questa fantastica iniziativa, tra mascherine ed igienizzanti per le mani, siamo riusciti ugualmente a trascorrere un bellissimo weekend a tema “CUSTODI DEL CREATO”. Questo argomento ci ha fatto riflettere molto sulla bellezza del mondo che ci circonda, ma soprattutto sul fatto che questa bellezza va coltivata e custodita. Siamo infatti passati dal visitare la riserva protetta di Porto Selvaggio, dedicata a Renata Fonte, prima consigliere comunale e assessore donna del Partito Repubblicano Italiano locale (che fu uccisa da un suo collega di partito, primo dei non eletti alle amministrative, il 31 marzo del 1984), al parlare dell’overshoot day, il giorno che indica l’esaurimento ufficiale delle risorse rinnovabili che la Terra è in grado di

I giovanissimi di primo e secondo superiore raccontano i loro

mini-campi estivi

rigenerare nell’arco di 365 giorni, e dopo esserci resi conto che l’overshoot di quest’anno è avvenuto il 22 agosto, abbiamo fatto un piccolo calcolo sul nostro overshoot personale, e ci siamo resi conto che alcuni di noi sarebbero morti ancor prima di nascere, in quanto facevano poche cose favorevoli per l’ambiente, come la raccolta differenziata o andare a scuola in bici. A questo proposito, il giorno dopo, abbiamo fatto una gita di 12km in bicicletta, passando accanto ad alcuni dei luoghi più importanti di Nardò, come le svariate ville storiche del paese. Ma oltre a tutto ciò, durante i diversi giorni, le attività sono sempre state intervallate da dei momenti di preghiera, nei quali siamo stati guidati dal seminarista Francesco Misceo, il quale è stato uno dei punti di riferimento principali di questo campo. Abbiamo riscoperto in lui, oltre alla bravura nel parlare, e alla passione che mette in tutto ciò che fa, la scherzosità e la simpatia di un ragazzino, proprio come fosse uno di noi. Ovviamente i momenti di divertimento e spensieratezza non sono mai mancati, come ad esempio la festa di capodanno che abbiamo organizzato sabato sera, durante la quale molti di noi hanno riscoperto alcuni talenti. Parlando sinceramente all’inizio di questo campo ero molto scettica sul divertirmi o meno, in quanto con le persone che hanno partecipato inizialmente non avevo un legame stretto, ma appena siamo scesi dall’autobus e siamo arrivati a Nardò, ho iniziato subito a prendere più confidenza quasi con tutti. Questa esperienza mi è servita molto soprattutto per capire che dovrei coltivare meglio la mia capacità di mettermi in gioco. In particolare l’attività che mi è piaciuta di più è senza dubbio l’ultima che abbiamo fatto: ognuno di noi ha fatto un “ritratto” di se stesso, e in seguito tutti gli altri, in forma anonima, hanno scritto sui fogli di tutti una “qualità” dell’autore del disegno, che avevano riscoperto durante il campo. Questo mi è servito molto per rendermi conto che ognuno di noi ha dei “talenti” che neanche noi sappiamo di avere, ma che gli altri vedono. Sono tornata da questo campo con l’obbiettivo di coltivare alcune cose che mi sono state scritte sul foglio e che non sapevo mi appartenessero, come la genuinità. Concludo dicendo che questo percorso con i giovanissimi mi sta arricchendo sempre di più, esperienza dopo esperienza, incontro dopo incontro, risata dopo risata, e tutto ciò è solo grazie ai nostri fantastici educatori, che hanno una pazienza infinita e che ci sopportano e ci stanno sempre accanto in qualsiasi momento. Solo chi lo vive, può capire. Grazie di tutto. Silvia Preziosa (gruppo Talent-issimi)


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a nostra presenza vuole ancora una volta testimoniare i valori cristiani trasmessi dal nostro indimenticabile e caro don Franco. Alle tante ed innumerevoli storie lodevoli della sua vita, ispirata a don Tonino Bello, modello di vita anche per noi, vogliamo oggi ricordare quelle vissute al suo fianco, da noi più grandi, nella realizzazione della casa Hosanna, fortemente voluta dall’architetto don Antonio e condivisa da don Franco, a quel tempo nostro direttore dei lavori. Proprio qualche sera fa, con gli amici Gianfranco e Pasquale, ricordavamo insieme le bellissime giornate trascorse a Noci per creare, con estenuanti carichi di pietre, quello spazio antistante la porta del refettorio, oggi tanto utilizzato dai nostri giovani della parrocchia, per riunirsi, pregare e trascorrere momenti lieti. Ripensavamo alla stanchezza fisica di quelle giornate, ma soddisfatti di aver creato, insieme a lui, qualcosa che potesse favorire il soggiorno dei vari gruppi, dei campi scuola, momenti ludici ma soprattutto un luogo dove ritrovarsi per incontri di crescita spirituale nel cammino di fede. Indimenticabili sono stati i momenti gioiosi trascorsi con lui, generoso con tutti, difensore dei deboli e premuroso verso chi era in difficoltà. Sono questi i motivi che hanno fatto maturare in lui la decisione di intraprendere una esperienza missionaria, lontano dai suoi cari e dai suoi affetti, rinunciando ad una vita comoda, per dedicarsi completamente al servizio di un popolo bisognoso e meno fortunato. Le tante lettere inviate a molti di noi, le foto della scuola realizzata, i gruppi dei piccoli a cui insegnava a muovere i primi passi alla vita cristiana, i suoi successi, erano anche per noi un segno della volontà di Dio.

19/6/2020 S. Messa in ricordo di don Franco Ricci celebrata in occasione della ricorrenza del 28° anniversario della sua uccisione in un agguato del 19 giugno 1992 a Soddu Abala

quando dice che don Franco è sempre vivo tra noi, con le sue immortali qualità, la passione per la missione della chiesa, audacia senza limiti ed io aggiungerei il suo coraggio nell’affrontare a viso aperto anche situazioni molto difficili come Cristo ci ha insegnato, offrendo la sua vita per le sue pecore, proprio come il buon Pastore. A 28 anni dalla tua dipartita, ci stringiamo intorno a te per rinnovarti il nostro affetto, anche di chi ti ha raggiunto prematuramente, e che ti ha sempre stimato tanto per le tue scelte e la tua insuperabile disponibilità. Oggi siamo qui tanti e numerosi come sempre, ci sentiamo ancora una volta fortemente in comunione con te e con Cristo, la nostra fede di ragazzi d’un tempo e’ diventata anch’essa adulta grazie al contributo che hai saputo donare alla nostra crescita spirituale attraverso il tuo incondizionato SÌ al Signore. Grazie, caro Franco. Biagio Cipriani

Oltre gli impegni nei numerosi gruppi parrocchiali, in un quartiere non facile, ricordiamo le sue esperienze bellissime in cui ci coinvolgeva, quali l’assistenza al cronicario e soprattutto l’amicizia intrattenuta con l’amico disabile Lello che accompagnava ovunque con la sua auto, offrendosi di accompagnarlo anche nei frequenti viaggi a Firenze, dove Lello era costretto a sottoporsi ad interventi specifici riguardanti la sua disabilità. Faccio mie le riflessioni di don Andrea,

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Alcuni stralci dalla RELAZIONE DEL PRESIDENTE DIOCESANO (Antonio Nicola Colagrande) Grumo Appula, 6 settembre 2020 a cura di NidiVi L’Assemblea Diocesana, causa Covid-19, è stata celebrata nel mese di settembre non essendo stato possibile farlo nei mesi precedenti, proprio nel rispetto delle disposizioni emanate dalle competenti autorità, a tutela della salute pubblica. Mentre sono in corso ì lavori connessi agli adempimenti statutari contemplati per lo svolgimento della XVII Assemblea Diocesana e che in data 30 settembre si svolgeranno i lavori del consiglio diocesano per l’elezione del Presidente Diocesano per il triennio 2020-2023, riprendendo la pubblicazione del nostro giornale parrocchiale dopo la pausa estiva, vogliamo portare all’attenzione dell’AC Parrocchiale e della comunità tutta, una sintesi della relazione del Presidente Diocesano uscente Antonio Colagrande, per descrivere e porre attenzione su quello che è stato il cammino AC del decorso triennio e le riflessioni sul cammino da fare nel prossimo triennio.

“Ora andate, dite ai suoi discepoli e a Pietro che egli vi precede in Galilea. Là lo vedrete, come vi ha detto” (Mc 16,7). Dobbiamo riconoscere che non è certamente casuale se, al termine del triennio 2017/2020, le parole dell’evangelista Marco e il suo invito a tornare in “Galilea” sono risuonate ancora in occasione dell’evento ecclesiale che ha avuto la grazia di ospitare la nostra Diocesi: “Mediterraneo frontiera di pace”. Infatti, spronati da Papa Francesco e recuperando una intuizione di Giorgio La Pira, con i suoi “Colloqui Mediterranei”, siamo stati chiamati a guardare il Mediterraneo come al grande “Lago di Tiberiade e Galilea delle genti”, crogiolo di civiltà e nazioni, di culture e religioni, di popoli e di uomini; un contesto che interroga il nostro essere Chiesa “missionaria” e il nostro essere cittadini del mondo capaci di “facilitare le comunicazioni e gli scambi e unire tre continenti”. Il Santo Padre, in piazza S. Pietro nel 2017, ci ha incoraggiato a un rinnovato slancio missionario con tutto il Popolo di Dio, lasciando le mura rassicuranti dei nostri “cenacoli”, smettendola di guardare il cielo non da contemplativi, ma da inebetiti e

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«HO UN POPOLO NUMEROSO IN QUESTA CITTÀ» forse un po’ “idolatri”. I “cenacoli”, quelli confortanti dei nostri soliti cliché pastorali, delle attività ormai sperimentate e consolidate che ci rassicurano per il semplice fatto che, in fondo, “abbiamo sempre fatto così”, oppure che “non è il caso di andare dietro alle novità e ai capricci dei più giovani”. Ma qual è la nostra “Galilea”? Chi lo decide? Io penso che non lo decida né il presidente diocesano né l’assistente di turno, ma che lo si decida insieme, sentendo di appartenere all’unico Popolo di Dio, che si lascia interpellare dalla Vita e dalla Parola, decifrando insieme i segni dei tempi, ponendoci insieme alcune domande, a partire dall’attuale momento storico che ci testimonia un evidente cambiamento in atto: un “cambiamento d’epoca” che la pandemia in corso ha il merito di mettere meglio a fuoco, se mi è permesso dire ciò senza recare offesa alle migliaia di vittime nel mondo. Altrettanto decisiva è la domanda sulla fede. Già in tempi non sospetti, in quanto credenti, non era consentito a nessuno dare per scontato il senso della propria fede; oggi, in seguito all’attuale pandemia, abbiamo l’opportunità e il dovere di soffermarci ancora, cominciando da noi stessi, su alcune domande: cosa significa credere? che né è della nostra fede? che ne è del nostro essere e sentirci Chiesa oggi? Anche in questo caso, riporto una riflessione stimolante di Matteo Truffelli, presidente nazionale: quello che viviamo è “un tempo che sollecita la fede a divenire ciò che essa è chiamata a essere: uno sguardo non ingenuo eppure tenacemente fiducioso sulla vita, sugli altri, sulla storia che Dio accompagna con la sua presenza”. Forse sono queste alcune questioni decisive del particolare momento storico in corso; questioni rispetto alle quali possiamo provare a tracciare insieme una via maestra per il prossimo triennio, senza alcuna pretesa di essere esaustivi: spenderci con il massimo impegno possibile per maturare nella propria fede e coltivare e formare coscienze “adulte”, capaci di tenere insieme l’amore per Dio e quello per il prossimo, convinti che è da questa fede adulta che scaturisce l’impegno per il Bene Comune e la Giustizia. Perché termini come “dialogo, relazione, persona, fraternità” sono valori essenziali e coerenti con il Vangelo, agli antipodi del “populismo” e antidoto ad ogni “individualismo”; perché il Vangelo non parla alla “pancia” della gente, ma al cuore e alla mente di ciascuno; non ci chiede di “essere contro qualcuno”, ma sempre ci sprona ad “essere per” qualcuno, facendoci sensibili alle attese della

gente, soprattutto se ultimi e senza voce. Questo tempo, ancor più che in passato, ci chiede con forza di radicarci nell’essenziale se vogliamo custodire la possibilità di futuro per la nostra associazione, nella chiesa e nel mondo. Sono 4 essenziali e fondamentali scelte associative, al cui cospetto rileggere il nostro recente triennio e impostare il prossimo. La scelta religiosa: “non di solo pane…”. La scelta religiosa conserva il suo primato e la sua attualità tra quelle della nuova AC voluta da Bachelet con lo Statuto del 1969: la scelta religiosa non voleva significare un rintanarsi nel tempio e in una fede intimistica; anzi, la scelta religiosa doveva essere espressione dell’impegno a coniugare fede e vita, a vivere da discepoli chiamati ad essere “sale della terra e luce per il mondo”, secondo la logica evangelica del nascondimento, del lievito nella massa, del seme nella terra, della lampada sul moggio. È da questa scelta che, per noi laici di Ac, deriva la centralità dell’Eucarestia domenicale e dell’ascolto della Parola; ed è educando a questa scelta che la nostra associazione, a 15 anni dal Congresso Eucaristico, contribuisce a tener viva la luminosa testimonianza dei martiri di Abitene “Sine Dominico non possumus!”. La scelta ecclesiale: “dedicati” alla Chiesa locale. In Diocesi e in parrocchia “L’AC sceglie la parrocchia” perché non ci può essere AC senza riferimento concreto a una comunità ecclesiale: non siamo un movimento, né una qualunque associazione attiva nel terzo settore, né tantomeno un club. La nostra “ragione sociale”, infatti, è una “ragione ecclesiale”: l’ecclesialità fa parte del nostro DNA. Mi permetto di ribadire, anzitutto a me stesso, che come laici di AC non ci è permesso di trascurare la relazione, sia a livello personale che comunitario, con il proprio assistente parrocchiale; una relazione che si nutre di occasioni formali e informali, di incontri personali e comunitari. Non ci è consentito, in nome della nostra essenziale ecclesialità, convocare o riunire un consiglio parrocchiale, luogo per eccellenza di esercizio del dialogo e del discernimento, senza che ne sia informato l’assistente parrocchiale; così come, sempre in nome della ecclesialità che chiama tutto il popolo di Dio a corresponsabilità, i laici di AC non sono la servile manovalanza del parroco o il suo “braccio secolare”; il consiglio non può ridursi a ratificare decisioni prese da altri,


assistente parrocchiale o presidente che sia, approfittando anche di contesti poco formali (magari “WhatsApp” o i “corridoi” della parrocchia). Attenzione! Non si tratta di essere pedanti nel rispettare forma e regole. È in gioco la sinodalità ecclesiale che chiama tutti a “corresponsabilità”. I luoghi di corresponsabilità e discernimento devono essere vissuti con il massimo impegno per raggiungere “convergenze possibili”: “Il discernimento comunitario non è un sistema di logica deduttiva né, tanto meno, la somma matematica dei diversi pareri, ma ricerca umile e fiduciosa delle vie della volontà del Signore”. La scelta “popolare”: una associazione aperta a tutti e per tutti, sebbene non scelta da tutti. La scelta di “essere popolari” non è né sociologica, né strategica: è coerente con quanto ci insegna il Vaticano II nella Lumen Gentium che definisce la Chiesa “Popolo di Dio”. In questo triennio, sulla scia del nazionale, abbiamo dedicato particolare attenzione al tema della popolarità, impegnandoci anche noi a pensare modalità nuove e diverse per “essere con tutti e di tutti”, per recuperare quel necessario “odore delle pecore” e del mondo che ci appartiene e che sembra olezzo solo quando la fede coincide con una religiosità astratta o ritualistica; quando la fede si accompagna ad una idea di Chiesa come “dogana”, che preferisce mantenere “una prudente distanza dalle piaghe del Signore” e non, piuttosto, come grande “ospedale da campo”; quando la fede si limita ad una religiosità bigotta, vissuta solo come “culto del tempio” e con come “cultura dell’amore” per Dio e per l’uomo insieme. A costituirci “popolo”, dunque, non c’è un vincolo sociologico, etnico, culturale o religioso: è la consapevolezza di essere tutti figli di un unico Padre. Per questa ragione, i termini che esprimono ed esplicitano quello di “popolarità” sono “fraternità, familiarità e prossimità”. Relazioni fraterne tra presbiteri e laici, nel rispetto dei diversi carismi e dei differenti livelli di responsabilità nella comunità e nel mondo; relazioni fraterne tra gli stessi laici di Ac, a cominciare dai membri del consiglio parrocchiale e tra i componenti dei diversi settori; tra l’AC e le altre associazioni parrocchiali o quelle sul territorio. Insieme alla “familiarità e fraternità”, il lessico della popolarità ci richiama a testimoniare la “prossimità”. “Tante volte, nella vita, perdiamo tempo a domandarci: «Ma chi sono io?» Tu puoi domandarti chi sei tu e fare tutta una vita cercando chi sei tu. Ma domandati: «Per chi sono io?». Tu sei per Dio, senza dubbio. Ma Lui ha voluto che tu sia anche per gli altri…”. La popolarità,

dunque, resta l’orizzonte entro cui siamo chiamati a vivere il nostro essere associazione perché di questo popolo, di questa “Galilea delle genti”, noi siamo parte. La scelta “formativa”: una scelta permanente. Se l’adesione alla Ac è una vocazione, allora essa è “dono” da accogliere e “compito” che – usando le parole di mons. Ballestrero – “ha bisogno di radicarsi nel solco della vita personale e comunitaria, di crescere, di svilupparsi, di trasformare la vocazione in storia, l’ideale in realtà”. Qui si innesta l’impegno per la formazione che da sempre caratterizza la nostra realtà associativa e che ci sforziamo di pensare ed articolare su misura dei destinatari, considerandoli anzitutto come persone che hanno bisogno di crescere nella fede e nel modo di intendere la vita, di incontrare gli altri e raccontarsi esperienze, magari anche giocando insieme. Conclusioni Potevamo fare di più e meglio? Certamente sì! E siamo anche ben consci che ci sono diverse questioni che ci preoccupano e a cui tutti dovremo nell’immediato prestare attenzione. Provo ad elencarne alcune: - il “tarlo” della disaffezione verso la celebrazione Eucaristica sta crescendo da parte dei più giovani, soprattutto giovanissimi, ma anche tra quanti sono stati individuati e scelti per svolgere un servizio educativo. Il “lock-down” prima e la ripartenza con rigide norme di sicurezza dopo, certamente finiranno per esaltare il fenomeno già in atto e amplificarne gli effetti. Il fenomeno un po’ in crescita, anch’esso accentuato dalla pandemia, con cui giovani ed adulti cedono troppo facilmente alla tentazione di rinunciare a compiti di responsabilità e servizio, in associazione o in comunità, perché “ora che si riparte, bisogna pensare a se stessi”. Certo, le occasioni formative sono tante e diverse, si fa fatica a stare al passo e, a volte, bisogna fare delle scelte; tuttavia, mi sembra che dobbiamo ancora crescere nella direzione di una formazione permanente che da tutti sia avvertita come essenziale per cogliere, nelle mutevoli e sempre nuove circostanze della vita, ciò che è essenziale e che vale la pena tener saldo. Io sono profondamente convinto che l’Azione Cattolica qualifica la sua presenza non tanto sulla base di astratte costruzioni di teologia o altro…, quanto piuttosto dal tipo di presenza, dal significato del nostro impegno e del nostro servizio, dalle convinzioni che noi abbiamo e portiamo nella vita della Chiesa e accanto a tutti i nostri fratelli nella vita degli uomini di oggi.

Cari ragazzi, abitate da poco una terra antica, dipinta con le tibie di albe greche, col sangue di chi è morto in Russia, in Albania. Avete dentro il sangue il freddo delle navi che andavano in America, le grigie mattine svizzere dentro le baracche. Era la terra dei cafoni e dei galantuomini, coppole e mantelle nere, era il Sud dell’osso, era un uovo, un pugno di farina, un pezzo di lardo. Ora è una scena dissanguata, ora ognuno è fabbro della sua solitudine e per stare in compagnia si è costretti a bere nelle crepe che si sono aperte tra una strada e l’altra, tra una faccia e l’altra. Tutto è spaccato, squarciato, separato. Sentiamo l’indifferenza degli altri e l’inimicizia di noi stessi. Uscite, contestate con durezza i ladri del vostro futuro: sono qui e a Milano e a Francoforte, guardateli bene e fategli sentire il vostro disprezzo. Siate dolci con i deboli, feroci con i potenti. Uscite e ammirate i vostri paesaggi, prendetevi le albe, non solo il far tardi. Vivere è un mestiere difficile a tutte le età, ma voi siete in un punto del mondo in cui il dolore più facilmente si fa arte, e allora suonate, cantate, scrivete, fotografate. Non lo fate per darvi arie creative, fatelo perché siete la prua del mondo: davanti a voi non c’è nessuno. Il Sud italiano è un inganno e un prodigio. Lasciate gli inganni ai mestieranti della vita piccola. Pensate che la vita è colossale. Siate i ragazzi e le ragazze del prodigio. Franco Arminio (scrittore, poeta, paesologo)

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Mese di ottobre 2020

ORARI delle CELEBRAZIONI dal 28 settembre: Festivo: 8,00-10,30-19,00 Prefestivo (sabato): 19,00 Feriale: Lunedì 9,00: Liturgia della Parola con Comunione 19,00: S. Messa Martedì 9,00: S. Messa 19,00: Liturgia della Parola con Comunione Mercoledì 9,00: Liturgia della Parola con Comunione 19,00: S. Messa Giovedì 9,00: S. Messa 19,00: Adorazione eucaristica e Confessioni Venerdì 9,00: Liturgia della Parola con Comunione 19,00: S. Messa Sabato 9,00: S. Messa N.B.: In alcune feste particolari la Santa Messa sarà celebrata sia alle 9,00 che alle 19,00. Per questo vi invitiamo a consultare il calendario settimanale affisso in bacheca.

RICOMINCIA L’INIZIAZIONE CRISTIANA! - ISCRIZIONI I genitori dei bambini di terza elementare, che cominceranno l’itinerario di Iniziazione Cristiana (Catechismo – A.C.R.), si incontreranno con Don Andrea e gli educatori mercoledì 21 ottobre alle ore 19.30. Dopo l’incontro, potranno provvedere all’iscrizione dei piccoli. Le iscrizioni all’itinerario di Iniziazione Cristiana (Catechismo-A.C.R.), per gli anni successivi al primo, si potranno effettuare nei seguenti giorni: dal 12 al 16 ottobre dalle 18.30 alle 20.00 dal 19 al 23 ottobre dalle 18.30 alle 20.00 dal 26 al 30 ottobre dalle 18.30 alle 20.00 Tutti i genitori dei ragazzi che frequentano gli anni successivi al primo (dalla quarta elementare alla seconda media), parteciperanno alla festosa celebrazione del 30 ottobre alle ore 19.00 con don Andrea e gli educatori per la presentazione del nuovo anno catechistico.

Fai una DONAZIONE, anche ONLINE sul nostro sito, per contribuire all’esercizio delle opere di carità e per i prossimi lavori di ristrutturazione:

IBAN IT21C0200804030000101696258 - Unicredit Via Putignani - BARI Grazie!

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Giornale 10.2020  

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