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Il Notiziario Parrocchiale Parrocchia di Cenate S. Leone La voce del Papa Pag. 3 - 4

Papa Giovanni XXIII Pag. 5 - 6

Quaresima e Pasqua Pag. 8 - 18

Gruppo Missionario Pag. 27 - 28

Carnevale e animazione Pag. 24 - 25

Estate 2014 Pag. 30

TEMPO DI PASQUA! Il cammino di quaresima ha già superato la metà del suo svolgersi e la Pasqua è sempre più prossima. Il tempo corre sempre più velocemente, così che tante volte non riusciamo a gustare pienamente tutto ciò che porta con sé; continuiamo a correre e siamo sempre più in ritardo. Per questo il tempo della quaresima ci chiede di rallentare la nostra corsa, fino quasi a fermarci a volte. Per pensare… per fare il punto della situazione sulla nostra vita… per riflettere… per decidere… Il periodo quaresimale è il tempo del silenzio, della calma. E’ il tempo per guardare dentro noi stessi, staccandoci da quanto ci sta attorno. E’ il tempo di “riprenderci” ciò che siamo. Ecco allora la preghiera per riscoprire il nostro essere figli di Dio, la nostra relazione con Lui. Ecco l’elemosina per risentirci fratelli e imparare che “non ci siamo solo noi”, ma c’è qualcuno che ci aspetta, che aspetta da noi un gesto di attenzione. Ecco allora il digiuno per liberarci da tutto ciò che in qualche modo ci obbliga, per ritrovare la nostra libertà. Grazie a tutto questo, possiamo arrivare preparati, “allenati” alla grande festa della Pasqua. Perché la Pasqua ci chiede di essere ben allenati. Allenati per correre il più a lungo e il più velocemente possibile ad annunciare che la tomba è vuota, il Signore è risorto! Allenati per riconoscere in quel sepolcro disabitato, la parola di Dio definitiva sull’uomo. Allenati per andare verso ogni nostro prossimo a portargli l’annuncio d’amore più grande e inatteso. Così la Pasqua non è più il tempo del rallentare, del pensare, del riflettere… E’ il tempo dell’annuncio. E’ il tempo da non perdere per urlare, senza pensare, che Gesù è vivo! Senza pensare perché… ci è bastato vedere un sepolcro vuoto… la vita ha vinto! Così in questi ultimi giorni di quaresima, ricarichiamoci il più possibile per essere pronti alla lunga corsa che, partendo da un sepolcro vuoto, arriverà in ogni angolo della terra. Perché oggi tocca a noi correre, siamo noi i testimoni chiamati ad annunciare la risurrezione! Auguri di Buona Pasqua Don Mauro


Il notiziario parrocchiale

L’EDITORIALE

di Virgilio

«Lasa fa à Lü…» Che saggia bellezza in quel “lasa fa à Lü”. No, non è un’espressione cinese o araba, bensì una sublime professione di fede dei cristiani bergamaschi. Di fronte ad eventi inspiegabili, non con un senso di rassegnazione, ma con la certezza che prima o poi Dio metterà a posto ogni cosa, il credente, nel passato, sussurrava fiducioso: «Lasa fa à Lü» (lascia fare a lui). Così si esprimevano quanti avevano vivido il concetto della divina Provvidenza, confidando in quel Dio che, come scrisse Alessandro Manzoni, “non turba mai la gioia dei suoi figli, se non per procurarne loro una più certa e più grande”. «Lasa fa à Lü», mi diceva mio padre quand’ero piccolo e andavo da lui a protestare perché, sentendo forte il senso della giustizia, non ammettevo che le cose non andassero per il verso migliore. «Lasa fa à Lü», mi ha detto oggi un amico, quasi a velato rimprovero per aver espresso la mia amarezza perché, dopo tanti anni che prego, molte cose non si sono messe a posto secondo le mie richieste: non a mio vantaggio, ma a beneficio di chi amo. E mi sono pure sentito rimproverare perché, alla mia veneranda età, dovrei pregare non per ottenere qualche cosa, ma perché sia fatta la volontà del Signore. Alla ricerca di un esempio contemporaneo da proporre ai credenti nella linea del «Lasa fa à Lü», niente di meglio della vita passata e presente di papa Francesco, che parla al mondo con i gesti, più che con le parole, e affascina il mondo intero con la sua sconcertante umiltà. Gesti che è inutile sottolineare, perché sono sotto gli occhi di tutti. Mentre vale la pena mettere in risalto alcune sue espressioni che hanno caratterizzato il suo essere cristiano, prete, arcivescovo, cardinale.

Ormai quasi un anno fa è arrivato nel cuore del cattolicesimo un uomo dagli estremi confini del mondo ad indicarci la strada della santità, attraverso la gioia di abbandonarsi completamente alla volontà del Signore che, al momento opportuno, “volge lo sguardo all’umile” e lo fa grande, non per i suoi meriti, ma perché l’illogico Amore interviene ad “abbattere i potenti dai troni e a innalzare gli umili” che solo in Lui confidano. Quando il cardinale camerlengo gli chiese se accettasse di essere papa rispose: “Sono un peccatore, ma accetto”. E da quel momento si è messo all’opera per rinnovare la chiesa che vuole povera, fraterna, libera, semplice, generosa e gioiosa. Papa Francesco predica l’umiltà quale virtù indispensabile per non rovinare le opere migliori: “Umiltà, perché il Signore possa continuare a fare grandi cose”. Invita ad essere audaci quanti si sottovalutano o si lasciano vincere dalle paure. Secondo lui, nulla è mai del tutto perduto: “Coraggio. Rialza la testa e non lasciare che ti rubino la tua dignità”. Frequente è, poi, l’invito diretto agli operatori pastorali ad andare nelle “periferie esistenziali”, là dove non va nessuno. Infine, tra le sue espressioni che trovo più significative voglio ricordare quel “lasciati misericordiare”. I Papi e i poeti possono permettersi il lusso di inventare un termine che dica, in maniera forte, il meglio del loro messaggio. A chi è schiacciato dai sensi di colpa ribadisce: “se sei misero, lascia che la misericordia di Dio ti inondi, lasciati abbracciare dalla tener essa di un Padre prodigo che fa festa in cielo quando riconosci la tua colpa, chiedi perdono e ti affidi a Lui, accogliendo come grazia chi ti ricorda: «Lasa fa à Lü».

Ho trascritto questo articolo di Valentino Savoldi che ho trovato sulla rivista Il Cenacolo di febbraio 2014 n.2 perché condivido ciò che è scritto e perché credo che dobbiamo imparare ad affidarci a Dio e a «Lasa fa à Lü», ovviamente senza stare con le mani in mano ma dopo aver pregato e non esserci stancati di farlo e dopo aver fatto tutto ciò che è nelle nostre possibilità umane. Lasciamoci abbracciare dalla Croce di Cristo. Buona Pasqua Virgilio Potete inviare commenti, articoli, foto, riflessioni... notiziario.parrocchia.sanleone@gmail.com

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Anno 86 Numero 1 - Marzo 2014


La voce del Papa MESSAGGIO DEL SANTO PADRE FRANCESCO PER LA QUARESIMA 2014

Si è fatto povero per arricchirci con la sua povertà (cfr 2 Cor 8,9) Cari fratelli e sorelle, in occasione della Quaresima, vi offro alcune riflessioni, perché possano servire al cammino personale e comunitario di conversione. Prendo lo spunto dall’espressione di san Paolo: «Conoscete infatti la grazia del Signore nostro Gesù Cristo: da ricco che era, si è fatto povero per voi, perché voi diventaste ricchi per mezzo della sua povertà» (2 Cor 8,9). L’Apostolo si rivolge ai cristiani di Corinto per incoraggiarli ad essere generosi nell’aiutare i fedeli di Gerusalemme che si trovano nel bisogno. Che cosa dicono a noi, cristiani di oggi, queste parole di san Paolo? Che cosa dice oggi a noi l’invito alla povertà, a una vita povera in senso evangelico? La grazia di Cristo Anzitutto ci dicono qual è lo stile di Dio. Dio non si rivela con i mezzi della potenza e della ricchezza del mondo, ma con quelli della debolezza e della povertà: «Da ricco che era, si è fatto povero per voi…». Cristo, il Figlio eterno di Dio, uguale in potenza e gloria con il Padre, si è fatto povero; è sceso in mezzo a noi, si è fatto vicino ad ognuno di noi; si è spogliato, “svuotato”, per rendersi in tutto simile a noi (cfr Fil 2,7; Eb 4,15). È un grande mistero l’incarnazione di Dio! Ma la ragione di tutto questo è l’amore divino, un amore che è grazia, generosità, desiderio di prossimità, e non esita a donarsi e sacrificarsi per le creature amate. La carità, l’amore è condividere in tutto la sorte dell’amato. L’amore rende simili, crea uguaglianza, abbatte i muri e le distanze. E Dio ha fatto questo con noi. Gesù, infatti, «ha lavorato con mani d’uomo, ha pensato con intelligenza d’uomo, ha agito con volontà d’uomo, ha amato con cuore d’uomo. Nascendo da Maria Vergine, egli si è fatto veramente uno di noi, in tutto simile a noi fuorché nel peccato» (Conc. Ecum. Vat. II, Cost. past. Gaudium et spes, 22). Lo scopo del farsi povero di Gesù non è la povertà in se stessa, ma – dice san Paolo – «...perché voi diventaste ricchi per mezzo della sua povertà». Non si tratta di un gioco di parole, di un’espressione ad effetto! E’ invece una sintesi della logica di Dio, la logica dell’amore, la logica dell’Incarnazione e della Croce. Dio non ha fatto cadere su di noi la salvezza dall’alto, come l’elemosina di chi dà parte del proprio

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superfluo con pietismo filantropico. Non è questo l’amore di Cristo! Quando Gesù scende nelle acque del Giordano e si fa battezzare da Giovanni il Battista, non lo fa perché ha bisogno di penitenza, di conversione; lo fa per mettersi in mezzo alla gente, bisognosa di perdono, in mezzo a noi peccatori, e caricarsi del peso dei nostri peccati. E’ questa la via che ha scelto per consolarci, salvarci, liberarci dalla nostra miseria. Ci colpisce che l’Apostolo dica che siamo stati liberati non per mezzo della ricchezza di Cristo, ma per mezzo della sua povertà. Eppure san Paolo conosce bene le «impenetrabili ricchezze di Cristo» (Ef 3,8), «erede di tutte le cose» (Eb 1,2). Che cos’è allora questa povertà con cui Gesù ci libera e ci rende ricchi? È proprio il suo modo di amarci, il suo farsi prossimo a noi come il Buon Samaritano che si avvicina a quell’uomo lasciato mezzo morto sul ciglio della strada (cfr Lc 10,25ss). Ciò che ci dà vera libertà, vera salvezza e vera felicità è il suo amore di compassione, di tenerezza e di condivisione. La povertà di Cristo che ci arricchisce è il suo farsi carne, il suo prendere su di sé le nostre debolezze, i nostri peccati, comunicandoci la misericordia infinita di Dio. La povertà di Cristo è la più grande ricchezza: Gesù è ricco della sua sconfinata fiducia in Dio Padre, dell’affidarsi a Lui in ogni momento, cercando sempre e solo la sua volontà e la sua gloria. È ricco come lo è un bambino che si sente amato e ama i suoi genitori e non dubita un istante del loro amore e della loro tenerezza. La ricchezza di Gesù è il suo essere il Figlio, la sua relazione unica con il Padre è la prerogativa sovrana di questo Messia povero. Quando Gesù ci invita a prendere su di noi il suo “giogo soave”, ci invita ad arricchirci di questa sua “ricca povertà” e “povera ricchezza”, a condividere con Lui il suo Spirito filiale e fraterno, a diventare figli nel Figlio, fratelli nel Fratello Primogenito (cfr Rm 8,29). È stato detto che la sola vera tristezza è non essere santi (L. Bloy); potremmo anche dire che vi è una sola vera miseria: non vivere da figli di Dio e da fratelli di Cristo. La nostra testimonianza Potremmo pensare che questa “via” della povertà sia stata quella di Gesù, mentre noi, che veniamo dopo di

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Lui, possiamo salvare il mondo con adeguati mezzi umani. Non è così. In ogni epoca e in ogni luogo, Dio continua a salvare gli uomini e il mondo mediante la povertà di Cristo, il quale si fa povero nei Sacramenti, nella Parola e nella sua Chiesa, che è un popolo di poveri. La ricchezza di Dio non può passare attraverso la nostra ricchezza, ma sempre e soltanto attraverso la nostra povertà, personale e comunitaria, animata dallo Spirito di Cristo. Ad imitazione del nostro Maestro, noi cristiani siamo chiamati a guardare le miserie dei fratelli, a toccarle, a farcene carico e a operare concretamente per alleviarle. La miseria non coincide con la povertà; la miseria è la povertà senza fiducia, senza solidarietà, senza speranza. Possiamo distinguere tre tipi di miseria: la miseria materiale, la miseria morale e la miseria spirituale. La miseria materiale è quella che comunemente viene chiamata povertà e tocca quanti vivono in una condizione non degna della persona umana: privati dei diritti fondamentali e dei beni di prima necessità quali il cibo, l’acqua, le condizioni igieniche, il lavoro, la possibilità di sviluppo e di crescita culturale. Di fronte a questa miseria la Chiesa offre il suo servizio, la sua diakonia, per andare incontro ai bisogni e guarire queste piaghe che deturpano il volto dell’umanità. Nei poveri e negli ultimi noi vediamo il volto di Cristo; amando e aiutando i poveri amiamo e serviamo Cristo. Il nostro impegno si orienta anche a fare in modo che cessino nel mondo le violazioni della dignità umana, le discriminazioni e i soprusi, che, in tanti casi, sono all’origine della miseria. Quando il potere, il lusso e il denaro diventano idoli, si antepongono questi all’esigenza di una equa distribuzione delle ricchezze. Pertanto, è necessario che le coscienze si convertano alla giustizia, all’uguaglianza, alla sobrietà e alla condivisione. Non meno preoccupante è la miseria morale, che consiste nel diventare schiavi del vizio e del peccato. Quante famiglie sono nell’angoscia perché qualcuno dei membri – spesso giovane – è soggiogato dall’alcol, dalla droga, dal gioco, dalla pornografia! Quante persone hanno smarrito il senso della vita, sono prive di prospettive sul futuro e hanno perso la speranza! E quante persone sono costrette a questa miseria da condizioni sociali ingiuste, dalla mancanza di lavoro che le priva della dignità che dà il portare il pane a casa, per la mancanza di uguaglianza rispetto ai diritti all’educazione e alla salute. In questi casi la

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miseria morale può ben chiamarsi suicidio incipiente. Questa forma di miseria, che è anche causa di rovina economica, si collega sempre alla miseria spirituale, che ci colpisce quando ci allontaniamo da Dio e rifiutiamo il suo amore. Se riteniamo di non aver bisogno di Dio, che in Cristo ci tende la mano, perché pensiamo di bastare a noi stessi, ci incamminiamo su una via di fallimento. Dio è l’unico che veramente salva e libera. Il Vangelo è il vero antidoto contro la miseria spirituale: il cristiano è chiamato a portare in ogni ambiente l’annuncio liberante che esiste il perdono del male commesso, che Dio è più grande del nostro peccato e ci ama gratuitamente, sempre, e che siamo fatti per la comunione e per la vita eterna. Il Signore ci invita ad essere annunciatori gioiosi di questo messaggio di misericordia e di speranza! È bello sperimentare la gioia di diffondere questa buona notizia, di condividere il tesoro a noi affidato, per consolare i cuori affranti e dare speranza a tanti fratelli e sorelle avvolti dal buio. Si tratta di seguire e imitare Gesù, che è andato verso i poveri e i peccatori come il pastore verso la pecora perduta, e ci è andato pieno d’amore. Uniti a Lui possiamo aprire con coraggio nuove strade di evangelizzazione e promozione umana. Cari fratelli e sorelle, questo tempo di Quaresima trovi la Chiesa intera disposta e sollecita nel testimoniare a quanti vivono nella miseria materiale, morale e spirituale il messaggio evangelico, che si riassume nell’annuncio dell’amore del Padre misericordioso, pronto ad abbracciare in Cristo ogni persona. Potremo farlo nella misura in cui saremo conformati a Cristo, che si è fatto povero e ci ha arricchiti con la sua povertà. La Quaresima è un tempo adatto per la spogliazione; e ci farà bene domandarci di quali cose possiamo privarci al fine di aiutare e arricchire altri con la nostra povertà. Non dimentichiamo che la vera povertà duole: non sarebbe valida una spogliazione senza questa dimensione penitenziale. Diffido dell’elemosina che non costa e che non duole. Lo Spirito Santo, grazie al quale «[siamo] come poveri, ma capaci di arricchire molti; come gente che non ha nulla e invece possediamo tutto» (2 Cor 6,10), sostenga questi nostri propositi e rafforzi in noi l’attenzione e la responsabilità verso la miseria umana, per diventare misericordiosi e operatori di misericordia. Con questo auspicio, assicuro la mia preghiera affinché ogni credente e ogni comunità ecclesiale percorra con frutto l’itinerario quaresimale, e vi chiedo di pregare per me. Che il Signore vi benedica e la Madonna vi custodisca. Dal Vaticano, 26 dicembre 2013 Festa di Santo Stefano, diacono e primo martire

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Papa Giovanni XXIII

In attesa della canonizzazione del Papa bergamasco Nel nostro ricordare la figura di Giovanni XXIII che il prossimo 27 aprile sarà “fatto santo” insieme a Giovanni Paolo II, riportiamo il suo discorso “improvvisato” la sera d’apertura del concilio Vaticano II. Un discorso che non era previsto, come testimonia il suo segretario particolare, da poco cardinale, mons. Loris Capovilla: – “non parlo! Ho già detto tutto stamane” –, avrebbe detto Giovanni XXIII. Tuttavia, incuriosito di proposito dallo stesso segretario che, guardando tra le imposte, gli disse che c’era tanta gente, con tante fiaccole di luce festosa il Papa cambiò idea, gli chiese la stola e fece aprire quella finestra, già allora finestra del Papa, (quella dell’Angelus domenicale) davanti alla piazza gremita più che mai fece un discorso che è quasi il suo testamento. Quanti lo hanno ascoltato, nel rileggerlo sentiranno ancora il suono caldo della sua voce, ne sentiranno le pause e il respiro già affaticato dalla lunga giornata vissuta e dalla malattia. E’ un discorso che ancora oggi è capace di parlare al nostro cuore, al cuore di chi sa riconoscere in queste parole il cuore pieno di amore di colui che le ha pronunciate e vissute.

Giovedì, 11 ottobre 1962 Cari figliuoli, sento le vostre voci. La mia è una voce sola, ma riassume la voce del mondo intero; qui tutto il mondo è rappresentato. Si direbbe che persino la luna si è affrettata, stasera – osservatela in alto! – a guardare a questo spettacolo. Noi chiudiamo una grande giornata di pace; di pace: « Gloria a Dio, e pace agli uomini di buona volontà ». Ripetiamo spesso questo augurio e quando possiamo dire che veramente il raggio, la dolcezza della pace del Signore ci unisce e ci prende, noi diciamo: “Ecco qui un saggio di quello che dovrebbe essere la vita, sempre, di tutti i secoli, e della vita che ci attende per l’eternità”. Dite un poco: se domandassi, potessi domandare a ciascuno: “Voi da che parte venite?”, i figli di Roma che sono qui specialmente rappresentanti [risponderebbero]: “Noi siamo i vostri figliuoli più vicini, Voi siete il Vescovo di Roma”. Ma voi, figliuoli di Roma, voi sentite di rappresentare veramente la Roma caput mundi, così come nella Provvidenza è stata chiamata ad essere: per la diffusione della verità e della pace cristiana. In queste parole c'è la risposta al vostro omaggio. La mia persona conta niente, è un fratello che parla a voi, diventato Padre per la volontà di Nostro Signore, ma tutt’insieme: paternità e fraternità e grazia di Dio, tutto, tutto! Continuiamo, dunque, a volerci bene, a volerci bene così, a volerci bene così, guardandoci così nell’incontro, cogliere quello che ci unisce, lasciar da parte quello - se c’è – qualche cosa che ci può tenere un po’ in difficoltà. Niente: Fratres sumus! La luce che splende sopra di noi, che è nei nostri cuori, che è nelle nostre coscienze, è luce di Cristo, il quale veramente vuol dominare, con la Grazia sua, tutte le anime. Stamattina è stato uno spettacolo che neppure la Basilica di San Pietro, che ha quattro secoli di storia, non ha mai potuto contemplare. Apparteniamo quindi ad un'epoca, nella quale siamo sensibili alle voci dall'Alto: e vogliamo essere fedeli e stare secondo l'indirizzo che il Cristo benedetto ci ha fatto. Finisco, dandovi la benedizione. Accanto a me amo invitare la Madonna Santa e benedetta, di cui oggi ricordiamo il grande mistero. Ho sentito qualcuno di voi che ha ricordato Efeso e le lampade accese intorno alla basilica di là, che io ho veduto con i miei occhi, non a quei tempi, si capisce, ma recentemente, e che ricorda la proclamazione del Dogma della Divina Maternità di Maria. Ebbene, invocando Lei, alzando tutti insieme lo sguardo verso Gesù benedetto, il Figliol suo,

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ripensando a quello che è con voi, a quello che è nelle vostre famiglie, di gioia, di pace e anche, un poco, di tribolazione e di tristezza, la grande benedizione accoglietela di buon animo. Questa sera lo spettacolo offertomi è tale da restare ancora nella mia memoria, come resterà nella vostra. Facciamo onore alla impressione di questa sera. Che siano sempre i nostri sentimenti come ora li esprimiamo davanti al Cielo e davanti alla terra: fede, speranza, carità, amore di Dio, amore dei fratelli; e poi, tutti insieme, aiutati così nella santa pace del Signore, alle opere del bene ! Tornando a casa, troverete i bambini; date una carezza ai vostri bambini e dite: “Questa è la carezza del Papa”. Troverete qualche lacrima da asciugare. Fate qualcosa, dite una parola buona. Il Papa è con noi specialmente nelle ore della tristezza e dell'amarezza. E poi, tutti insieme ci animiamo cantando, sospirando, piangendo, ma sempre sempre pieni di fiducia nel Cristo che ci aiuta e che ci ascolta, continuare e riprendere il nostro cammino. Così, dunque, vogliate attendere alla Benedizione che vi do ed anche alla buona notte che mi permetto di augurarvi, con la preghiera, però, che non si cominci solamente…Oggi noi iniziamo un Anno, un Anno – chi lo sa? – speriamolo bene: il Concilio comincia e non sappiamo quando finirà. Potesse finire prima di Natale…Ma forse forse non riusciremo a dir tutto, ad intenderci su tutto bene. Ci vorrà un altro ritrovo. Ma se il ritrovarci così deve sempre allietare le nostre anime, le nostre famiglie, Roma e tutto quanto il mondo, tutto intero, vengano pure questi giorni, li aspettiamo in benedizione. Dunque, rispondete alle mie parole, alle mie benedizioni (Benedizione) Il governo della Chiesa è innanzitutto espresso dal Papa, ma Egli non fa tutto lui: ha i suoi collaboratori, suoi confratelli, tutti spesi nell’intesa, sempre, di far trionfare il piano di Nostro Signore Gesù Cristo. Ecco qua i rappresentanti: ecco, venite! Venite! - il Segretario di Stato [ndr:A mleto Giovanni Cicognani], che rappresenta tutti, questo Segretario di Stato, cardinale, non è mica nato qui intorno, conosce tutta l’America, ha passato tutta la sua vita così visitando i vari continenti. E tutti gli altri suoi che sono in collaborazione sua, più o meno hanno porto l’orecchio a quelle che sono le invocazioni, i desideri del popolo cristiano. Con loro, e alla presenza loro, un’altra benedizione. Ma poi vi lascio andare a casa, perché la sera si attarda sopra di noi e la buona notte deve essere santificata, anche quella.

Verbale Consiglio Pastorale Seduta del 21 febbraio 2014

Assenti giustificati: Bena Angela, Lorenzi Manuel Assente: Melegoni Chiara, Carminati Natalino Piano pastorale 2013-2014: la catechesi degli adulti: verifica del tempo di avvento Risulta essere positiva l’esperienza vissuta nel tempo di avvento con una buona partecipazione, con interventi profondi da parte dei presenti, alcuni dei quali “nuovi”. La catechesi del sabato sera dopo la celebrazione è risultata forse un po’ troppo stringata, vale la pena dedicarle qualche minuto in più. Buona quella della domenica mattina. Utile sia il foglietto guida che la possibilità di interventi e domande da parte dei presenti. Buona anche la scelta dell’orario in concomitanza con la catechesi dei ragazzi, che permette la presenza di genitori. La Lectio Divina, anche questa partecipata, richiede più attenzione alla possibilità di intervenire da parte dei presenti, perché non sempre si sente quanto viene detto.

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Nel complesso le iniziative messe in atto nel periodo di avvento possono essere ritenute positive e riproponibili anche in altre occasioni. programmazione periodo quaresima-pasqua: celebrazioni, attività, proposte, suggerimenti... L’incontro si è aperto con la preghiera che ha sottolineato il senso del tempo quaresimale come il cammino che siamo chiamati a fare nel passare dal nostro riconoscerci peccatori ad essere capaci di lode a Dio. Avendo sullo sfondo questo concetto di quaresima, si è pensato alla programmazione di questo tempo dell’anno liturgico, considerando anche l’esperienza del tempo di avvento. 

La catechesi degli adulti in chiesa la domenica alle ore 9.30

La Lectio divina in chiesa il giovedì alle ore 20.30

La Via Crucis itinerante il venerdì sera alle ore 23.30

Per i ragazzi delle elementari confermato il momento del mercoledì pomeriggio con il momento di preghiera in chiesa (via crucis o altro). Per i ragazzi delle medie la preghiera e la colazione in oratorio il martedì mattina alle ore 6.50.

Nel periodo quaresimale, tempo penitenziale per eccellenza, ci sarà maggiore disponibilità per accostarsi al sacramento del perdono.

varie ed eventuali Nel prossimo mese di maggio, oltre alle celebrazioni mariane nelle diverse frazioni come solitamente facciamo, ci saranno due celebrazioni alle ore 20.30 presso il nostro santuario di Misma. I due martedì verranno individuati e indicati prossimamente. Verrà mandata una comunicazione alle parrocchie che sono attorno al Misma. Ai primi di marzo si inizierà a pensare ai vari momenti e attività estivi, nel tentativo di coinvolgere più persone sia nella programmazione che nell’attività. Per quanto riguarda gli adolescenti, si pensa per loro ad una vacanza “particolare” nel senso che sarà totalmente autogestita (naturalmente seguiti e guidati nella preparazione). Per questo non ci sarà una “pubblicità” della vacanza ma, solo in un secondo momento, si coinvolgeranno altri adolescenti. Restano confermati il cre al mattino, dopo la positiva esperienza dello scorso anno, e il camposcuola dei ragazzi delle medie che si svolgerà in una baita – baita Brominetto – in Valdorizzo. Gli adolescenti hanno preparato un “cineforum” sul tema della famiglia. Saranno quattro proiezioni che si terranno il lunedì sera alle ore 21.00. La richiesta di organizzare un incontro sul tema della famiglia potrebbe collocarsi al termine del cineforum. Per questo verrà contattato l’ufficio di curia per avere suggerimenti e indicazioni a riguardo. Il pellegrinaggio tradizionale di settembre potrebbe svolgersi nelle zone di padre Pio, come da diverse richieste. Intanto restano aperte altre possibilità. Prima dell’inizio dell’estate si cercherà di ufficializzare tutto quanto riguardo il pellegrinaggio. Nasce una discussione attorno alla questione della presenza di alcuni soggetti che stazionano in oratorio parecchio tempo, suscitando qualche sospetto soprattutto considerando l’età e la modalità della loro presenza. L’invito è quello di presenziare il più possibile gli spazi dell’oratorio. Per questo è necessaria la collaborazione di tutti per essere presenti a turno per vigilare sui ragazzi e non lasciare “campo libero” a questi soggetti. Vedremo come organizzarci in questo senso.

Il Consiglio Pastorale termina alle ore 23.30. Prossimo incontro del Consiglio Pastorale Parrocchiale: venerdì 23 maggio 2014

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Quaresima 2014

Programma delle iniziative pastorali del periodo quaresimale Questo il calendario e le occasioni per vivere il tempo forte della quaresima in preparazione alla Pasqua. Sono occasioni utili per approfondire e nutrire la nostra fede: dalla riflessione alla preghiera, alla celebrazione. Diversi modi per compiere il nostro cammino. L’invito è quello di scegliere una di questa modalità e viverla fino alla fine. Se poi riusciamo a fare qualcosa in più… buon cammino! Mercoledì delle ceneri, 5 marzo, cena del povero ore 19.30 in oratorio e S. Messa alle ore 21.00 Catechesi degli adulti in chiesa la domenica alle ore 9.30: domenica 9 marzo credo… fu crocifisso per noi domenica 16 marzo credo… morì e fu sepolto domenica 23 marzo credo… è risuscitato domenica 30 marzo credo… è salito al cielo domenica 6 aprile credo… verrà nella gloria Preghiera di Colletta il martedì nella S. Messa delle ore 17.00 Si tratta di un breve commento alla preghiera che introduce la celebrazione e indica il cammino che siamo invitati a compiere. Lectio divina in chiesa il giovedì alle ore 20.30: giovedì 13 marzo chiamati giovedì 20 marzo per grazia giovedì 27 marzo come luce giovedì 3 aprile della vita giovedì 10 aprile con Dio Via Crucis itinerante il venerdì sera alle ore 20.30: venerdì 14 marzo Verdelido venerdì 21 marzo Valpredina venerdì 28 marzo Piazze venerdì 4 aprile S. Ambrogio venerdì 11 aprile in chiesa Per i ragazzi delle elementari confermato il momento del mercoledì pomeriggio con il momento di preghiera in chiesa (via crucis o altro). Per i ragazzi delle medie la preghiera e la colazione in oratorio il martedì mattina alle ore 6.50. Ci sarà la preghiera di lodi e vespri prima delle celebrazioni del mattino e al termine delle celebrazioni pomeridiane. Nel periodo quaresimale, tempo penitenziale per eccellenza, ci sarà maggiore disponibilità per accostarsi al sacramento del perdono. Per tutte le settimane della quaresima, dalla prima domenica alla domenica delle Palme, il parroco sarà presente in chiesa: lunedì 8.30-9.30 e 20.30-21.30; martedì dalle 17.00 alle 19.00.

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La Via Crucis

Ripercorriamo la via della croce attraverso le 15 stazioni Per creare comunione con chi, per i più diversi motivi, non può condividere e pregare con noi la Via Crucis, riportiamo le 15 stazioni con un breve riferimento alla parola di Dio, così da poter vivere questo momento anche in casa.

I° STAZIONE Gesù dinanzi al sinedrio e a Pilato è condannato a morte Venuta mattina, tutti i gran sacerdoti e gli anziani del popolo tennero consiglio contro Gesù per farlo morire e, legatolo, lo condussero e consegnarono al governatore Pilato. Pilato, sapendo che Gesù era un galileo, lo inviò dal Re Erode per farlo giudicare, ma Erode riconoscendo Gesù un falso Re, dopo avergli messo un mantello color porpora sopra le spalle, lo rimandò da Pilato. Pilato, dal pretorio, fece condurre fuori Gesù, che portava la corona di spine e il mantello di porpora, e sedette nel tribunale. Era la preparazione della Pasqua. Disse ai Giudei: "ecco il vostro re!". Ma quelli gridarono: "Via, via, crocifiggilo". E insistevano a gran voce, chiedendo che venisse crocifisso. Pilato allora decise che la loro richiesta fosse eseguita, e abbandonò Gesù alla loro volontà. Padre nostro…

Ave Maria…

Gloria al Padre… II° STAZIONE Gesù è caricato della croce

Dopo averlo schernito, i soldati spogliarono Gesù della porpora e gli rimisero le sue vesti, poi lo condussero fuori per crocifiggerlo. Dice Gesù: "Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua". Padre nostro…

Ave Maria…

Gloria al Padre… III° STAZIONE Gesù cade sotto la croce

Il castigo che ci dà la salvezza si è abbattuto su di Lui: per le sue piaghe noi siamo stati guariti. "Sono curvo e accasciato. Palpita il mio cuore, la forza mi abbandona, si spegne la luce nei miei occhi. Amici e compagni si scostano dalle mie piaghe, i miei vicini stanno a distanza; poiché io sto per cadere". Padre nostro…

Ave Maria…

Gloria al Padre… IV° STAZIONE Gesù incontra sua madre

Parlando a Maria, Simeone aveva profetizzato: "Egli è qui per la rovina e la risurrezione di molti in Israele, segno di contraddizione perché siano svelati i pensieri di molti cuori. E anche a te una spada trafiggerà l'anima".

Padre nostro…

Ave Maria…

Gloria al Padre… V° STAZIONE Gesù è aiutato dal Cireneo

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Mentre lo conducevano verso il luogo del Golgota, costrinsero un tale che passava, un certo Simeone di Cirene, padre di Alessandro e Rufo, a portare la croce. "Chi non prende la sua croce e non mi segue dice il Signore - non è degno me". "Portate i pesi gli uni degli altri, così adempirete la legge di Cristo".

Padre nostro…

Ave Maria…

Gloria al Padre… VI° STAZIONE La Veronica asciuga il volto a Gesù

Di te ha detto il mio cuore: "Cercate il suo volto. Il tuo volto, Signore, io cerco. Non nascondermi il tuo volto. Molti si stupirono di lui, tanto era sfigurato per essere d'uomo il suo aspetto. Non ha apparenza né bellezza per attirare i nostri sguardi. Disprezzato e reietto dagli uomini, uomo dei dolori che ben conosce il patire, come uno davanti al quale ci si copre la faccia". Padre nostro…

Ave Maria…

Gloria al Padre… VII° STAZIONE Gesù cade la seconda volta

"Il Signore fece ricadere su di lui l'iniquità di noi tutti. Maltrattato, si lasciò umiliare e non aprì bocca. Era come un agnello condotto al macello, come una pecora muta di fronte ai suoi tosatori". Padre nostro…

Ave Maria…

Gloria al Padre…

VIII° STAZIONE Gesù consola le donne di Gerusalemme Seguiva Gesù una gran folla di popolo e di donne che si battevano il petto e facevano lamenti su di lui. Ma Gesù, voltandosi verso le donne, disse: "Figlie di Gerusalemme, non piangete su di me, ma piangete su voi stesse e sui vostri figli". Padre nostro…

Ave Maria…

Gloria al Padre… IX° STAZIONE Gesù cade la terza volta

Essi godono della mia caduta, si radunano contro di me per colpirmi all'improvviso. Mi dilaniano senza posa, mi mettono alla prova, scherno su scherno. Contro di me digrignano i denti. Noi che siamo forti abbiamo il dovere di sopportare l'infermità dei deboli, senza compiacere noi stessi. Padre nostro…

Ave Maria…

Gloria al Padre… X° STAZIONE Gesù è spogliato delle vesti

I soldati, quando ebbero crocifisso Gesù, presero le sue vesti e ne fecero quattro parti, una per ciascun soldato. La tunica era senza cuciture, tessuta tutta d'un pezzo da cima a fondo. Perciò dissero tra loro: "Non stracciamola, ma tiriamo a sorte a chi tocca". Così si adempiva la scrittura: "Si son divisi tra loro le

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Anno 86 Numero 1 - Marzo 2014


mie vesti, e sulla mia tunica hanno gettato la sorte". Padre nostro…

Ave Maria…

Gloria al Padre…

XI° STAZIONE Gesù è inchiodato in croce Sul luogo detto Cranio crocifissero Gesù e i due malfattori, uno a destra e l'altro a sinistra. Gesù diceva: "Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno". Padre nostro…

Ave Maria…

Gloria al Padre… XII° STAZIONE Gesù muore in croce

Alle tre Gesù gridò: "Elì, Elì, lemà sabactàni", che significa : "Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?". Il velo del tempio si squarciò nel mezzo. Gesù gridando a gran voce disse: "Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito". Detto questo spirò. Padre nostro…

Ave Maria…

Gloria al Padre… XIII° STAZIONE Gesù è deposto dalla croce

I Giudei, perché i corpi non rimanessero in croce durante il sabato, chiesero a Pilato che fossero portati via. Sopraggiunta la sera, Giuseppe d'Arimatea andò coraggiosamente da Pilato per chiedere il corpo di Gesù. Pilato concesse la salma. Egli allora, comprato un lenzuolo, lo calò giù dalla croce e ve lo avvolse. Padre nostro…

Ave Maria…

Gloria al Padre… XIV° STAZIONE Gesù deposto nel sepolcro

Nel luogo dove era stato crocifisso Gesù vi era un giardino e nel giardino un sepolcro nuovo scavato nella roccia. Là Giuseppe depose il corpo di Gesù. Rotolata poi una gran pietra sulla porta del sepolcro, se ne andò. Padre nostro…

Ave Maria…

Gloria al Padre… XV° STAZIONE Gesù è risorto

L'angelo disse alle donne: "Non abbiate paura, voi! So che cercate Gesù crocifisso. risorto, come aveva detto; venite a vedere il luogo dove era deposto. Presto, andate discepoli: "E' risuscitato dai morti, e ora vi attende in Galilea; là lo vedrete. Ecco io L'annuncio pasquale degli angeli alle donne e agli apostoli: "Gesù, il crocifisso, proclamato attraverso i secoli, a tutti gli uomini, dalla chiesa. Questa è la nostra fede.

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Non è qui. E' a dire ai suoi ve l'ho detto". è risorto!", è

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SETTIMANA SANTA

Orari celebrazioni e momenti comunitari Ci stiamo preparando a vivere la settimana più significativa dell’intero anno liturgico: la Settimana Santa. I riti e le celebrazioni di questa settimana si sostengono e si completano a vicenda. Proprio per questo celebrare la Pasqua è vivere l’intera settimana: dall’ingresso di Gesù a Gerusalemme la domenica delle Palme, alla solenne Veglia del Sabato Santo, passando per l’Ultima Cena del giovedì e la Passione e Morte del venerdì. La solennità della Pasqua è il cuore della nostra fede: per questo motivo, quanto storicamente accaduto nello svolgersi di qualche ora, viene diluito in più giorni. Per avere la possibilità di vivere meglio quanto è successo e quanto il Signore Gesù ha fatto e fa per ciascuno di noi. Per far sì che l’atto d’amore del Signore possa entrare più in profondità nella nostra vita, perché possiamo avere il tempo di renderci conto di tutto questo. Da qui l’importanza di celebrare la grande festa di Pasqua, non riducendola alla celebrazione unica e particolare della Veglia, ma vivendola nella sua interezza e pienezza. Da qui l’invito a fare attenzione agli orari e ai giorni delle diverse celebrazioni per vivere in modo vero e pieno la grande festa di Pasqua. Lunedì 14 aprile

- in mattinata comunione agli ammalati - ore 20.30 riconciliazione comunitaria

Martedì 15 aprile

- in mattinata comunione agli ammalati - ore 14.30 riconciliazione bambini delle elementari - ore 15.30 riconciliazione ragazzi delle medie

TRIDUO PASQUALE Giovedì 17 aprile Venerdì 18 aprile

Sabato 19 aprile

- ore 20.30 Cena del Signore: ricordiamo l’istituzione dell’Eucaristia, la lavanda dei piedi. Al termine della celebrazione inizia il tempo di adorazione all’Eucaristia per tutta la notte. -in mattinata preghiera dei ragazzi davanti al sepolcro, così suddivisi: -9.00-9.30 quinta elementare -9.30-10.00 quarta elementare -10.00-10.30 terza e seconda elementare -10.30-11.00 prima media -11.00-11.30 seconda media -11.30-12.00 terza media -ore 15.00 via crucis -ore 20.30 actio liturgica e processione con il Cristo morto (papa Giovanni, Europa, Casco, Provinciale, Europa, papa Giovanni). Ricordiamo la morte di Gesù e il suo dono per la nostra salvezza. -giorno di silenzio e preghiera davanti al Cristo morto. -ore 14.30 benedizione delle uova pasquali -ore 21.00 solenne veglia pasquale, celebrazione della risurrezioni di Gesù. E’ la celebrazione più importante della nostra fede, nella quale è racchiuso il perché del nostro credere.

Per vivere al meglio e in piena disponibilità questi giorni di preghiera e di grazia, è bene accostarci al sacramento della riconciliazione. Negli orari seguenti è garantita la presenza di un “padre forestiero” in chiesa. Negli altri orari si farà il possibile per avere la presenza di un sacerdote disponibile.

Lunedì 14 Martedì 15 Giovedì 17 Venerdì 18 Sabato 19 Pagina 12

10.00-12.00 (20.30 riconciliazione comunitaria) 10.00-12.00 (nel pomeriggio riconciliazione ragazzi) 16.00-18.00 9.30-12.00 e 16.00-18.00 9.30-12.00 e 15.00-18.00 Anno 86 Numero 1 - Marzo 2014


SI PUO’ MORIR DI FAME ADORAZIONE SETTIMANA SANTA

E’ terribile ma vero: si può morir di fame! Le statistiche ce lo confermano che tanta gente, anche ai giorni nostri, purtroppo, muore di fame per motivi vari ma che hanno tutti lo stesso epilogo: la morte. E questo, nonostante la morte ci faccia paura. Il tutto ci interroga, ci stupisce, ci fa tirare logiche conclusioni, …. Questo invece non avviene sempre di fronte alla realtà di MORIR DI FAME DI FRONTE AD UNA TAVOLA LAUTAMENTE IMBANDITA. Questa è una stranezza, ma può avvenire, sul piano spirituale, per nostra superficialità. Il Signore Gesù ha inventato il Pane Eucaristico perché conosceva quanto a noi persone umane era ed è necessario questo Pane Celeste. E’ il Pane dei Forti, il Cibo che dà ed alimenta la vita. Il pegno della vita eterna. l’alimento senza il quale la nostra vita spirituale muore. E’ veramente importante, anzi necessario che noi riflettiamo su queste realtà. Il Signore ce le ha donate e ci illumina perché le comprendiamo. Non possiamo ignorarle, non curarcene come se non esistessero, pena la morte spirituale ! Non penso che siamo così superficiali di non averle mai prese in considerazione, ma è facile che le varie occupazioni e preoccupazioni della vita le abbiano sfuocate alla nostra attenzione. Superficialità momentanea, fase transitoria, ma che ci deve far paura, ci deve preoccupare, ci deve spingere immediatamente ai ripari: solo così la nostra vita spirituale non morirà ma crescerà vigorosa, bella, gioiosa. Vivere la fede, il vangelo, la vita cristiana è la realtà più bella, più entusiasmante che ci sia! Provare per credere. L’invito concreto, urgente è il seguente: NUTRIAMOCI DELL’EUCARISTIA, ADORIAMOLA, PREGHIAMOLA, VIVIAMOLA! GESU’ EUCARISTICO CI ATTENDE, NON FACCIAMOLO ASPETTARE OLTRE!! Prossimamente avremo delle occasioni anche comunitarie per avvicinarci all’EUCARISTIA:  l’adorazione notturna della notte tra il Giovedì ed il Venerdì Santo, quando la chiesa rimarrà aperta per l’intera notte e noi ci alterneremo in adorazione. Gesù aspetta ciascuno di noi, ci vuol parlare, ci vuol ascoltare, vuol riversare in nilsuo immenso amore, ci vuol arricchire dei suoi doni, vuol perdonare i nostri sbagli,… 

le Giornate Eucaristiche quando l’Eucaristia verrà esposta alla nostra adorazione. Ritagliamo un po’ di tempo per fargli compagnia, per andarlo a ringraziare, a lodare, ad invocare Gesù Eucaristico, il Pane della vita, il nostro Salvatore. Senza di Lui moriamo!! In particolare sono invitati i genitori ed i nonni, quelli cioè che devono parlare al Signore non solo di se stessi, ma anche dei figli e dei nipoti. La Parrocchia organizza adorazioni: 1- nel primo giorno delle Giornate Eucaristiche - per tutti i nati del 1975 - per tutti i nati del 1974 - per tutti i nati del 1973 - per tutti i nati del 1972 - per tutti i nati del 1971 2- nel secondo giorno delle Giornate Eucaristiche - per tutti i nati del 1970 - per tutti i nati del 1969 - per tutti i nati del 1968 - per tutti i nati del 1967 - per tutti i nati del 1966

Giovedì 29 Maggio 2014 dalle ore 17, 30 alle 18,00 “ “ 18 ,00 “ 18,30 “ “ 18,30 “ 19,00 “ “ 19,00 “ 19,30 “ “ 19,30 “ 20,00 Venerdì 30 Maggio 2014 dalle ore 17, 30 alle 18,00 “ “ !8 ,00 “ 18,30 “ “ 18,30 “ 19,00 “ “ 19,00 “ 19,30 “ “ 19,30 “ 20,00

SIETE VIVAMENTE ATTESI

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TURNI DI ADORAZIONE NOTTURNA DEL GIOVEDI’ SANTO 2014

Dalle 22 alle 23

Via Odas e dintorni

Dalle 23alle 24

Zona Verdelido Est

Dalle 24 all’1

Giovani e Gruppo Ado

Dall’1 alle 2

Zona Verdelido Ovest

Dalle 2 alle 3

Via S. Ambrogio e Volpata

Dalle 3 alle 4

Via Costa Muratori e dintorni

Dalle 4 alle 5

Via Verdi e Via Provinciale (dall’incrocio con via Prati Molini in giù)

Dalle 5 alle 6

Zona Centro e Valcalchera

Dalle 6 alle 7

Piazze, Valpredina, Via Bassetti, via Provinciale (dall’incrocio con via Prati Molini in poi, verso S. Rocco

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LA S. PASQUA E L’ARTE FIGURATIVA - in un baleno La parola S. Pasqua richiama alla mente la passione e morte di nostro Signore con tutte le umane sofferenze da Lui subite e la Sua sfolgorante Resurrezione intrisa di sorprendente soprannaturalità. A due millenni dall’accaduto nessuno resta insensibile di fronte a questa grande donazione divina avvenuta per amore dell’umanità, dono denso di atrocità sfociato poi in inatteso splendore e inaccessibile mistero. Tante palpitanti emozioni hanno trovato ampio spazio per tutte le arti, anche per quella figurativa lasciando all’immaginazione dei pittori di ogni epoca la rappresentazione dei sentimenti e dei protagonisti di quella vicenda. Ci si potrebbe dilungare sulla Passione con tutte le travagliate immagini che raffigurano la tragica esecuzione, ma dato che il tutto si concluse con la Resurrezione, soffermiamoci su di essa. Diversi pittori hanno cercato di imprimere sulle tele questo mistico avvenimento immaginandolo in tutto il suo splendore ed imprimendo stupore in chi le osserva. Quando si ammira un capolavoro d’arte, per poterlo “RESURREZIONE DI CRISTO” apprezzare in pieno, ci si riferisce alle spiegazioni di Caravaggio qualche esperto in materia. Un cultore di fama in questo campo, a tutti noto, è Vittorio Sgarbi che in una sua recente opera sviluppa la presenza del Figlio di Dio nella storia della pittura offrendo spiegazioni sulle opere pittoriche che interessano questo tema.

“RESURREZIONE” Peter Paul Rubens

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Così Sgarbi si esprime: - E’ certamente indicativo che la più grande rivoluzione compiuta nella storia dell’uomo sia legata al nome di un Figlio. Rivoluzione che trova fondamento e certezza nella Risurrezione. Le Rivoluzioni non le fanno i padri: le fanno i figli. Dio ha creato il mondo, ma Suo Figlio lo ha salvato. Nel nome del Padre noi riconosciamo l’autorità, ma nel nome del Figlio noi affrontiamo la realtà. I più grandi capolavori nella storia dell’arte hanno protagonista il Cristo, mentre il Padre si affaccia dall’alto benedicente, quando si manifesta. … Il Padre Eterno è . Non fa. E questo ne limita la rappresentazione. Appare essenziale nel momento della creazione… Poi si vede poco, occhieggia qua e là; ma il Cristo domina. Ed è il Figlio cui il Padre ha delegato il destino dell’uomo. Nel nome del Figlio si cambia il mondo.

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Tra le immagini dell’arte che meglio testimoniano la maestà del Figlio in questa Sua posizione dominante ed in tutta regalità c’è la” Resurrezione” di Piero della Francesca a Borgo Sansepolcro, un affresco di impressionante energia che Aldous Huxley definì – la più bella pittura del mondo -. Aveva ragione ( prosegue Sgarbi). Qualche anno prima un altro inglese Austen H.L. ne aveva osservato la sovrumana potenza, pur tutta calata nelle forme dell’uomo trionfante sul sepolcro dopo la morte e con i soldati ai suoi piedi, vinti, inermi nel sonno. Il Cristo di Piero è dotato di una maestà terrificante e non terrena nel contegno, nei grandi occhi fissi nel vuoto e nei tratti, malgrado ciò distesi. Forza e calma. Molte altre Resurrezioni….sono immagini di potenza in cui il Figlio manifesta tutta la sua concentrata forza del Padre calandola nella vita degli uomini e annunciando anche per loro una Resurrezione dopo la morte, una vita eterna. Proprio in questa certezza il Cristianesimo fonda la sua grandezza.

“RESURREZIONE” Piero della Francesca

E certo nessun pittore lo mostra in modo più perentorio di Piero della Francesca. Piero vede la Risurrezione come il trionfo del Figlio, la vittoria della rivoluzione, la conferma del disegno di Dio. Nessuno ha visto Cristo come lui, nell’atto di uscire dalla tomba con il vessillo in mano, come un guerriero che ha sconfitto il nemico. La vittoria della vita sulla morte. Cristo domina sugli uomini, ai suoi piedi, e contro la natura, alle sue spalle, il mondo, che coincide con la campagna toscana…… Sorpresa da tali espressioni, frutto del pensiero di un critico d’arte che considero colto e tendenzialmente legato alle apparenze, ho pensato che meritassero di essere divulgate per renderle note ai lettori di questo bollettino anche perché offrono valide riflessioni sull’argomento della Risurrezione.

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LA PASSIONE DEL SIGNORE LE PIE DONNE

Come dobbiamo essere grati alle "Pie Donne"! Lungo il viaggio al Calvario, il loro singhiozzare fu l'unico suono amico che giunse agli orecchi del Salvatore; mentre pendeva dalla croce, i loro sguardi furono gli unici a posarsi con amore e compassione su di lui. Per Maria Santissima, luogo di conforto fu la casa di Lazzaro. Presto ella fu presa di nuovo dall’ardente desiderio di soffrire accanto al Figlio…ripartì con Maria Maddalena e le Pie Donne. Erano in diciassette, velate e piene di dolore. Marta, Maria Maddalena e le altre piangevano sulle sofferenze del loro Signore, indifferenti alle ingiurie e al sarcasmo della plebaglia. … L'Addolorata mostrò alle pie discepole le varie stazioni santificate dal sangue e dai dolori del suo amatissimo Figlio, e tutte fecero oggetto di venerazione. Così, ebbe inizio la devozione più commovente nella tradizione della Chiesa; riporto pochi passi che ne fanno menzione: Giunte in cima al Calvario, la Madre di Gesù, sua nipote Maria, figlia di Cleofa, e Salomè avanzarono fino al promontorio delle croci. Con loro c'era anche Giovanni. Marta, Maria Heli, Veronica, Giovanna Cusa e Susanna si man tennero più distanti, accanto a Maria Maddalena che sembrava uscita fuori di sé. Più lontano si trovavano altre sette donne circondate da alcune persone compassionevoli. La Santa Vergine era appena ritornata sul promontorio delle crocifissioni. Quando udì i gemiti di suo Figlio misti ai colpi del martello, e vide l'atroce chiodatura dei piedi, cadde di nuovo svenuta fra le braccia delle sue compagne. Quando il Signore chinò il capo e rese lo spirito, erano passate da poco le ore quindici. Vidi la sua anima discendere nel limbo come una figura luminosa. Giovanni e le Pie Donne caddero con la fronte nella polvere. Le poche persone ancora presenti sul Golgota si percossero il petto e si affrettarono a rincasare. Le vidi profondamente commosse, mentre si laceravano le vesti e si cospargevano il capo di polvere. Giovanni e le pie donne si rialzarono e prestarono amorevoli cure alla Vergine. Raccogliere notizie sulle “Pie Donne” dalla conoscenza comune non ha dato i frutti che speravo. Ero sinceramente convinta che, soprattutto le donne, potessero essere maggiormente informate sulla maestosità di queste figure “impavide” che sono state precursore di iniziative che oggi definiremmo rivoluzionarie. I nostri giorni le identificherebbero nelle "Madri Coraggio"! Le Pie Donne hanno sfidato il pericolo che c'era nel mostrarsi così apertamente in favore di un condannato a morte; Gesù aveva detto: "Beato chi non si sarà scandalizzato di me" (Lc7, 23). Esse sono soprattutto i Messaggeri: "Allora Gesù disse loro: Andate ed annunziate ai miei fratelli che vadano in Galilea e là mi vedranno” (Mt 28, 10). Con queste parole le costituiva prime testimoni della risurrezione, "maestre dei maestri" come le chiama un autore antico Gregorio Antiocheno. Queste figure discrete hanno resistito allo scandalo della croce e sono rimaste unite ai piedi del Signore assieme alla Madonna, anche quando tutto sembrava finito; i discepoli più intimi lo avevano abbandonato e stavano organizzando il ritorno a casa. Le stesse sono state le prime a vederlo risorto perché erano state le ultime ad abbandonarlo da morto e anche dopo la morte, venivano a portare aromi al suo sepolcro (Mc 16, 1).

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Le donne avevano seguito Gesù per gratitudine del bene da lui ricevuto. Lo seguivano, è scritto, "per servirlo" (Lc 8, 3; Mt 27, 55); erano le uniche, dopo Maria la Madre, ad avere assimilato lo spirito del Vangelo. Avevano seguito le ragioni del cuore. Dopo tante ere che hanno preso il nome dall'uomo - homo erectus, homo faber, fino all'homo sapienssapiens, cioè sapientissimo, di oggi - avremmo a buon diritto potuto aprire per l’umanità un’era della donna e cioè (logicamente) un'era del cuore e della compassione nella speranza che questa terra cessi finalmente di essere "l'aiola che ci fa tanti feroci" - Dante Alighieri, Paradiso. Da ogni parte emerge l'esigenza di fare più spazio alla donna. Bisogna solo evitare di ripetere l'antico errore gnostico secondo cui la donna, per salvarsi, deve cessare di essere donna e trasformarsi in uomo. Cfr Vangelo copto di Tommaso, 114; Estratti di Teodoto, 21, 3. Il pregiudizio pare talmente radicato nella cultura che le stesse donne hanno finito per assorbirlo tanto da soccombere troppo facilmente ad esso: per affermare la loro dignità, hanno creduto a volte necessario assumere atteggiamenti maschili. Tornando al passato, la liturgia bizantina ha onorato le Pie Donne dedicando ad esse una domenica dell'anno liturgico, la seconda dopo Pasqua, che prende il nome di "domenica delle Mirofore", cioè delle portatrici di aromi. Gesù è contento che si onorino nella Chiesa le donne che lo hanno amato e hanno creduto in lui quand'era in vita. Su una di esse - la donna che versò sul suo capo un vasetto di olio profumato - fece questa straordinaria profezia, puntualmente avveratasi nei secoli: "Dovunque sarà predicato questo Vangelo, nel mondo intero, sarà detto anche ciò che essa ha fatto, in ricordo di lei" (Mt 26, 13).

Le Pie Donne non sono, però, solo da ammirare e onorare, sono anche da imitare. San Leone Magno dice che "la Passione di Cristo si prolunga sino alla fine dei secoli". S. Leone Magno, Sermo 70, 5 (PL 54, 383). La Passione si prolunga nelle membra del corpo di Cristo. Sono eredi delle "Pie Donne" le tante donne, religiose e laiche, che stanno oggi a fianco dei poveri, dei malati di Aids, dei carcerati, dei reietti d'ogni specie della società. Ad esse - credenti o non credenti - Cristo ripete: "L'avete fatto a me" (Mt 25, 40). Non solo per il ruolo svolto nella Passione, ma anche per quello svolto nella Risurrezione, le Pie Donne sono di esempio alle donne cristiane di oggi. La loro presenza accanto al Crocifisso e al Risorto contiene un insegnamento vitale per noi. Dobbiamo dare più spazio alle "ragioni del cuore", se vogliamo evitare che, mentre si surriscalda fisicamente, il nostro pianeta ripiombi spiritualmente in un'era glaciale. La grande crisi di fede nel mondo d'oggi esiste perché non si da ascolto alle ragioni del cuore, ma solo a quelle contorte della mente. Al potenziamento dell'intelligenza e delle possibilità conoscitive dell'uomo non va di pari passo, purtroppo, il potenziamento della sua capacità d'amore. Quest'ultima, anzi, sembra che non conti nulla, mentre sappiamo che la felicità o l'infelicità non dipendono tanto dal conoscere o non conoscere, quanto dall'amare o non amare, dall'essere amato o non essere amato. Il motivo di ciò è semplice: noi siamo creati "a immagine di Dio". Dio è amore, Deus caritas est!

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Paola Di Cairano

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Omelia del Vescovo alla GMMR 2014

Messa Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato 19 gennaio 2014 Grazie a te, don Ettore, ai sacerdoti, a tutta la comunità di Trescore. Grazie a tutti i sacerdoti e a tutte le comunità di questo vicariato. Grazie particolarmente al direttore dell’Ufficio Migranti, don Massimo, e ai suoi collaboratori, ai sacerdoti che sono al servizio delle diverse comunità linguistiche e etniche presenti nella nostra Diocesi. Un saluto ai sindaci presenti, alle autorità che rappresentano il nostro popolo. Un saluto a tutti voi, cari fratelli e sorelle e affettuosamente a voi, fratelli e sorelle che venite da lontano, da Paesi diversi dal nostro, alcuni ormai da tanti anni, altri più recentemente. Vogliamo pregare tutti insieme, così come don Ettore ci ha ricordato, così come questa 100a Giornata ci propone. Permettetemi di dire un grazie particolare ai fratelli della comunità musulmana, che mi hanno accolto offrendomi come segno di amicizia, di vicinanza, di condivisione il loro tè. Anche questo contribuisce a quel cammino, che appunto non vuole allontanarci, ma avvicinarci, nonostante gli ostacoli che dobbiamo superare. In questo momento è proprio l’apertura, la grazia di Dio alla sua Parola, al suo Amore, che rinnova le nostre speranze, che ci rende irriducibilmente convinti che la strada da percorrere sia quella dell’unità. Entriamo insieme nei santi misteri domandando perdono per tutte le volte che in noi sono prevalsi i sentimenti che allontanano, che dividono, che ci rendono ostili gli uni gli altri, cominciando dalle nostre famiglie, fino alle comunità più estese.

OMELIA

Care sorelle e cari fratelli, celebriamo questa 100a Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato all’insegna di quel titolo e di quel messaggio che il Papa che ci ha consegnato e recita così “Migranti e rifugiati verso un mondo migliore”. Che cos’è questo mondo migliore? È un mondo salvato, è un mondo riscattato dal male, è un mondo fondato sulla giustizia, sulla libertà, sull’amore e sulla pace. Così come nel suo limpido e indimenticato magistero ci ricordava Papa Giovanni. Il mondo non sarà mai così, ma è chiamato ad essere così. E se noi vogliamo vivere in maniera degna del mondo che ci è affidato, ogni giorno dobbiamo corrispondere a questa chiamata del mondo. Il mondo perfetto sarà quando Dio sarà tutto in tutti. Il mondo migliore non può essere soltanto per qualcuno, un mondo soltanto per me, un mondo soltanto per noi. Abbiamo udito dal profeta Isaia “io ti renderò luce delle nazioni perché porti la mia salvezza fino alle estremità della Terra”. Il mondo migliore è un mondo in cui riconosciamo i segni del futuro, a partire da quella ricreazione che Gesù ha ricominciato. Ecco l’agnello di Dio che toglie il peccato del mondo, l’innocente che prende la strada di portare su di se il peccato, l’ingiustizia, il male, che li affronta e li supera non con la loro logica, ma con una logica nuova: la logica dell’amore che trasforma, anche a prezzo del proprio sacrificio. In questa città, in questa terra, mi piace ricordare un segno, una persona che attraverso il suo sacrificio e attraverso la testimonianza della sua famiglia ci ricorda l’intensità sofferta di questa verità. Il mondo migliore è il mondo nel quale nessuno è straniero, nessuno è escluso, nessuno è lontano, come dice il titolo di questa Giornata, celebrata nella nostra Diocesi a vent’anni dalla costituzione dell’Ufficio Migranti. È stato Papa Paolo VI, altro grande nostro testimone della fede, che a conclusione del Concilio ecumenico pronunciava queste parole che non sono semplicemente uno slogan, ma diventano un programma per la comunità cristiana e la Chiesa universale. Nella Chiesa e per la Chiesa nessuno è straniero, nessuno è escluso, nessuno è lontano. La ricchezza di queste prospettive viene accompagnata nell’insegnamento di Papa Francesco Omelia del Vescovo alla GMMR 2014 da delle

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indicazioni precise particolari dove il Papa ci ricorda che questa realtà, questa dimensione del mondo contemporaneo, va affrontata in maniera globale. Ogni tentativo di affrontare in termini parziali questo tema, questa realtà, è destinato al fallimento. Il Papa ricorda che il tema della migrazione, oggi come allora, interpella i Paesi di origine di ciascuno e le politiche perché lo sviluppo possa garantire la possibilità di vivere nella propria terra, di vivere accanto alla propria famiglia. È un tema, ricorda il Papa, da affrontare soprattutto con una mentalità nuova. E allora ritorna quello che ormai è diventato uno stigma di questo pontificato, una parola rivolta innanzitutto ai cristiani e a tutti gli uomini: bisogna passare dalla cultura dello scarto alla cultura dell’incontro. Perché non è semplicemente superare la cultura dello scontro, ma superare quella cultura e qui meccanismi che continuamente producono scarti. Per cui i rifiuti non sono soltanto quelli che con grande difficoltà e a volte con altrettanti egoismi produciamo e non sappiamo smaltire, ma i rifiuti diventano: rifiuti umani. Qui vengono veramente tanti, in qualche modo, consumati e ridotti a questa stregua: migranti, rifugiati, anziani, disabili, improduttivi, persone che non sono capaci di reggere i ritmi delle eccellenze che ci vengono proposti. Certamente questo cambio di mentalità si accompagna ad alcune condizioni che in termini essenziali ricordo. Dobbiamo sempre più renderci conto non in termini rassegnati che la migrazione, che pure ha connotato in termini così forte la storia del nostro Paese e che in questi momenti si sta rinnovando in forme nuove ma a volte altrettanto inquietanti, ebbene la grande migrazione di popoli in questi decenni è una realtà che non può essere considerata semplicemente con i criteri dell’emergenza. Il cambiamento di mentalità ci deve portare a riconoscere che il tema della libertà religiosa è un tema decisivo nel mondo contemporaneo, in Italia e in tutti i Paesi del mondo. A questo tema non possiamo sottrarci. Libertà religiosa significa anche diritto al culto, poter pregare secondo la propria religione e aver luogo degni dove poter celebrare e pregare. Ancora questo cambiamento interpella la comunità cristiana in un modo particolare. Cari fratelli e sorelle, questa lettura del Vangelo in molte lingue dice come è la Chiesa oggi: una Chiesa unita dalla fede, formata da popoli, i più diversi, dalle lingue più diverse, ma che riconoscono come decisivo il loro legame con Cristo e lo riconoscono come principio della fraternità che non deve fermarsi soltanto alla comunità cristiana. E allora permettete di immaginare come le nostre comunità cristiane e anche le nostre comunità civili possono diventare grembo di un mondo migliore. Lo diventeranno se alimentiamo ragioni di fiducia, è impensabile che il popolo italiano si trovi in questo momento ai livelli più bassi delle classifiche dei sentimenti di fiducia che un popolo nutre, non semplicemente nei confronti delle istituzioni, ma nei confronti dei propri concittadini. Cari fratelli e sorelle, come cristiani, come cittadini, dobbiamo porci di fronte a questa istanza. Più alimentiamo ragioni di sfiducia, più diffondiamo ragioni di sfiducia, più ci rendiamo possibile un mondo migliore, un futuro che possa attrarre i nostri sforzi per illuminare gli occhi dei nostri figli. Una fondamentale fiducia nelle persone, che ci stanno vicina, con le quali possiamo costruire rapporti di fiducia certamente non ingenui, ma appunto nemmeno segnati da quella radicale sfiducia che sembra accompagnarci in questo tempo: la fiducia nel futuro, la fiducia nella ripresa, la fiducia nelle istituzioni potrà ritrovare il suo nervo nella misura in cui coltiviamo fiducia tra noi, con le persone che vivono con noi, col cuore di ogni persona, a qualsiasi popolo appartenga, a qualsiasi lingua sia la sua. Una fondamentale fiducia nelle persone e nel bene vuol dire fondamentale fiducia nei rapporti e nel significato di questi rapporti. Perché le comunità cristiane e civili diventino grembo di un mondo migliore è necessario che superiamo noi stessi, che le nostre stesse comunità superino se stesse. Noi stiamo scontando il grave peccato del ripiegamento su noi

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stessi, alla fine i nostri nemici rischiano di essere quelli che stanno nella nostra casa, nel nostro paese, nelle nostre comunità, a volte adottando la possibilità di adottare su chi è diverso, su chi è lontano, su chi proviene da altri Paesi gli esiti di questa cultura tutta centrata su di me, sul mio io, non potremo che rimanere fondamentalmente soli e impauriti da una condizione di questo genere. D’altra parte non basta che il mio io superi se stesso e la vicenda evangelica è tutto un superamento di noi. La realizzazione della Omelia del Vescovo alla GMMR 2014 vita non sta in questo ripiegamento e ne stiamo pagando conseguenze evidenti, eppure siamo così duri a comprendere. Il superamento di se e il superamento delle nostre stesse comunità, le nostre famiglie rinchiuse in se stesse, per cui il vicino, non solo straniero, ma della nostra stessa lingua, della nostra stessa cultura, diventa estraneo. Un’estraneità diffusa, i nostri paesi, le nostre città, non possiamo pensare così. È difficile, perché ci siamo abituati, perché crediamo che questa sia la ragione forte, che il resto sia impercorribile, impensabile, lasciato a qualche buon’anima. Superamento di se, superamento dei confini di ogni comunità, diventare grandi, diventare liberi, costruendo comunità da tanti noi che trasformano gli uomini in tanti altri, a un noi comunitario sempre più ampio, capace di condividere problemi e soluzioni e a guide che si facciano interpreti di questo noi comunitario e non soltanto di noi parziali ed esclusivi. Cari fratelli e sorelle, mentre dico queste cose, ho presente gli ostacoli, le fatiche, le delusioni, le smentite che ci percorrono. Ho presente anche le paure che ci affliggono e che a volte ci irrigidiscono. Ma a chiusura noi aggiungiamo chiusura. E dove ci porta questo se non ad una radicale solitudine? I temi della sicurezza che sono temi di una grande serietà e che ogni giorno non solo riempiono le pagine dei giornali, ma riempiono le nostre riflessioni, le nostre responsabilità, vanno affrontati con gli strumenti appropriati che una società si dota. Ma è impensabile di immaginare a rinunciare a quella ricchezza di relazioni, forti, significative, che per altro hanno accompagnato la vita delle nostre comunità e che garantiscono quel tessuto dentro le quali l’insicurezza, la paura, trova innanzitutto una risposta comunitaria insieme alla risposta necessaria con gli strumenti e le persone competenti e appropriati. Una comunità cristiana, una comunità civile come grembo di un mondo migliore è una comunità che nutre speranza, ma non una speranza affidata alla fortuna, al caso, al fato, al destino, una speranza che si fonda in Dio, nella fede in Dio. Cari fratelli e sorelle, siamo qui, credenti di tutti i Paesi, di tutti i popoli, di tutte le lingue, è da questa fede condivisa che nasce una speranza forte, non semplicemente una speranza che viene messa alla prova della paura o della delusione, la speranza forte che nasce in quel Cristo che veramente ha iniziato la trasformazione del mondo e che se ci chiede di essere discepoli e per il quale vogliamo essere discepoli veramente siamo chiamati a seguirlo sulla strada che è la fede in Dio e che diventa speranza per tutti gli uomini. Quella fede diversa in Dio, anche nei confronti di uomini e di donne di altre religioni, non può più essere motivo di divisione, deve diventare motivo, desiderio di conoscenza più profonda, di conoscenza che percorra le strade possibili di una condivisione e di una vicinanza. Il Papa conclude il suo messaggio con questo auspicio, rivolto soprattutto a voi, cari immigrati: non perdere la speranza che anche a voi sia riservato un futuro più sicuro, che sui vostri sentieri possiate incontrare una mano tesa, che vi sia dato di sperimentare la solidarietà fraterna e il calore dell’amicizia. Il segno delle mani che rappresenta il simbolo della celebrazione di quest’anno da parte del nostro Ufficio Migranti riprende proprio queste parole del Papa: possiate incontrare una mano tesa. Abbiamo vissuto la stagione delle mani pulite, il Papa ci indica la stagione delle mani tese, vogliamo raggiungere la stagione delle mani unite.

+ Francesco

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Giornata per la Vita Il giorno 2 febbraio 2014, abbiamo celebrato, nella nostra parrocchia, la giornata per la vita e come ormai da diversi anni succede, sono stati invitati tutti i bambini battezzati nell'anno precedente. Così la S. Messa delle 10,30, già gioiosa di suo, si è ulteriormente animata grazie ai bambini che si muovevano ed arrampicavano sull'altare, ai genitori, ansiosi, che rincorrevano i propri figli e ai ragazzi di catechismo che approfittando della situazione si distraevano senza essere continuamente richiamati. Ma dovendo riflettere su questa giornata, pensavo che forse una sola giornata non fosse sufficiente per il tema trattato; dopo tutto la vita è la vita; mi viene in mente l'inizio di una canzone di Renato Zero che dice : " Penso che ogni giorno sia come una festa miracolosa", credo sia la definizione più appropriata perché la vita è davvero un miracolo che si manifesta ogni giorno, da quando nasciamo. Tante volte non ce ne rendiamo conto forse perché ci siamo “dentro”. In una lectio, Don Mauro diceva che noi non ci rendiamo conto dell'amore di Dio perché siamo dentro tale Amore quindi non lo vediamo. Ciò vale anche per il dono più grande che Dio stesso ci ha fatto, quello della vita, non sempre lo riconosciamo in quanto essendo nella vita non ce ne rendiamo conto. Nel darci appuntamento all'anno prossimo Vi auguriamo di vivere la Quaresima riconoscenti della vita nell’attesa della Pasqua, trionfo della vita stessa. Commissione Pastorale per la Famiglia

Anniversari di Matrimonio Il 16 febbraio abbiamo celebrato la messa degli Anniversari di Matrimonio. Una messa un po’ diversa dalle altre, perché arricchita da gesti e sottolineature, attenzioni particolari nei nostri confronti. Dal leggere con a fianco il proprio consorte, all’offertorio, dai canti ad altri momenti che aiutano a mettere a fuoco questo momento particolare. Avendo ricevuto tanto, il minimo è ringraziare chi ha voluto arricchire la nostra messa. Ma curiosamente…siamo stati ringraziati noi! Invitati e ringraziati per la nostra presenza! Perché diamo una testimonianza particolare, almeno al giorno d’oggi. Il matrimonio vuole essere un sigillo “per sempre”, il che in questa nostra epoca fatta di cambiamenti continui e rapidissimi sembra anacronistico, sicuramente molto, forse a volte troppo, impegnativo. In effetti non è sempre facile sopportarsi e supportarsi…

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Dovessimo davvero scrivere le cose belle e quelle brutte…come sarebbe il nostro quaderno? Ai testimoni del nostro matrimonio la risposta. A quei figli che a fine messa ci hanno abbracciato nel regalarci una piccola ancora, classico simbolo della stabilità, e così facendo ci hanno regalato ancora una profonda emozione.

Queste poche righe sono state scritte da una coppia, che ringrazia per tutto questo, per questa occasione speciale che ci chiama a sostare un attimo e riflettere sul perché abbiamo fatto determinate scelte di vita… Come ha scritto Pablo Neruda: Se saprai starmi vicino, e potremo essere diversi, se il sole illuminerà entrambi senza che le nostre ombre si sovrappongano, se riusciremo ad essere “noi” in mezzo al mondo e insieme al mondo, piangere, ridere, vivere. Se ogni giorno sarà scoprire quello che siamo e non il ricordo di come eravamo, se sapremo darci l’un l’altro senza sapere chi sarà il primo e chi l’ultimo se il tuo corpo canterà con il mio perché insieme è gioia… Allora sarà amore e non sarà stato vano aspettarsi tanto.

Incontro vicariale degli Animatori Liturgici con il Vescovo Francesco 13 febbraio 2014 Il vicario locale don Ettore ringrazia il Vescovo ed i partecipanti che a diverso titolo si mettono a servizio della propria comunità per permettere il nostro incontro con il Signore. Ringrazia le tante persone che ci mettono il cuore impegnandosi con gratuità, disinteresse, dedizione, amore e sottolinea l’importanza di trovarsi per rivedere insieme con il Vescovo l’arte del celebrare. Don Ettore rimarca l’attenzione e la vicinanza del Vescovo che sta visitando per la quarta volta tutta la diocesi incontrando le diverse categorie di persone che partecipano attivamente alla vita della chiesa. L’anno scorso il Vescovo ha incontrato i catechisti. Il Vescovo ringrazia a nome di tutta la Chiesa e dichiara che il suo non è solamente sentimento di gratitudine ma un riconoscimento per il servizio che gli animatori liturgici svolgono per la comunità. Con una parabola moderna (il film “il pranzo di Babette”) suscita in noi il desiderio che le celebrazioni liturgiche siano vissute da tutti con gioia grande perché Gesù è sempre con noi e da’ tutto per noi. Al contrario dobbiamo combattere la noia che attraversa le nostre liturgie. Visti i tanti ministeri che contribuiscono all’animazione liturgica, il Vescovo ci invita a ritrovare il gusto dell’unità di intenti per favorire l’incontro di ognuno con il Signore. Io sto con il Signore e Lui mi comunica la sua vita, è un dialogo continuo. Noi siamo la briciola, ma la briciola di questo Pane che è Gesù. Le briciole (ministeri) sono tante ma il gusto è partecipare per l’unità. Il Mistero (Pane-Gesù) è unico pur nella diversità dei ministeri. Alcuni consigli da lui indicati:  Riconoscersi reciprocamente tra gli animatori dei vari ambiti  Lavorare insieme alla preparazione della liturgia  Prestare il contributo con animo di servizio, non in “concorrenza”, non improvvisando e non per ambizione personale  Lasciare prevalere la logica del Vangelo  Risvegliare la consapevolezza che il compito di animatore liturgico è un servizio al Signore, all’assemblea e al presidente della celebrazione Vogliamo rivolgere un ringraziamento particolare a tutti coloro che hanno offerto, preparato e servito il ricco buffet a tutti i partecipanti. Mina e Giusi

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Carnevale Ogni anno la sera di carnevale il desiderio di scrivere bussa alla mia porta e si presenta con un enorme baule di emozioni ed io non posso fare a meno di aprirlo. Dentro c’è un po’ di tutto, momenti carichi di entusiasmo, momenti di scoraggiamento, perché sembra facile, ci si trova con qualche papà capace di costruire, si sceglie il tema e si fa . . ., ma non è così perché per arrivare a quel carro ci sono sempre le difficoltà della giornata, il lavoro, gli imprevisti, i problemi e le gioie della nostra vita quotidiana, e tutto questo rende il carro un miraggio lontano. Più che il carro (VERAMENTE BELLO) il premio l’hanno meritato questi uomini che hanno montato la macchina dei FLINTSTONES la sera tardi, al freddo e mangiando una pizza d’asporto sul carro. Se questo non è impegno è qualcosa di ancora più grande, è voglia di fare qualcosa di buono per gli altri senza competizione ed esclusione, ognuno porta ciò che sa fare. Qualcuno monta e porta il materiale, qualcuno cuce, altri si occupano dell’impianto o di dare una mano lungo la giornata, ma sempre con lo stesso scopo, far divertire i bambini si San Leone. Miracolosamente il carro è stato terminato, all’incirca due ore prima della sfilata, l’appuntamento è fisso alle 14,00 al parcheggio del mercato. Uno alla volta arriviamo, ci guardiamo, e pensiamo (In che stato…); dopo qualche commento e battuta si parte, come sempre in ritardo e quindi di corsa, e chi resta giù dal carro deve rincorrere il trattore, con il pranzo sullo stomaco, fino all’oratorio. Li il grande ingresso, senza che prima ci ricomponiamo per non far notare che abbiamo il fiatone, visto che abbiamo più o meno il doppio degli anni dei ragazzi che negli ultimi anni hanno imparato a premiarci con molta eleganza e maturità. E’ ammirevole vedere anche il loro impegno nell’animare la giornata, e neanche se la prendono quando vedono noi adulti sfoggiare le vecchie coppe per dimostrare le nostre ripetute vittorie. Il pomeriggio passa davvero in fretta, tanta fatica ad organizzare e in un momento è ora di riordinare, forse dovrebbe essere carnevale più spesso per ricordarci che ognuno di noi è una piccola goccia, ma tante gocce formano un grande mare dove c’è posto per tanta altra acqua. Io da mamma mi auguro che questa giornata sia tesoro per i miei figli e che l’impegno che tutti noi abbiamo tentato di mettere in questa festa sia un esempio per loro di costanza e voglia di fare. Un enorme GRAZIE A TUTTI, anche al Don, che mi ha concesso questo spazio che è dedicato a chi ogni anno ci permette di vivere uno splendido carnevale. ALLA PROSSIMA!!!! Miriam Pagina 24

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Un Marzo all’insegna dell’animazione Se l’anno scorso il carnevale è stato un evento isolato, quest’anno con l’Animation Group (oppure come lo chiamiamo noi, A.G.) abbiamo deciso di dargli continuità e fare in modo che da esso scaturissero una serie di appuntamenti animativi per grandi e piccini. Ma andiamo con ordine. Sicuramente un accenno va fatto al riguardo del carnevale, dove i nostri animatori, sulla scia dell’anno scorso, hanno scelto come tema per i loro travestimenti un altro classico di Walt Disney: “Biancaneve e i sette nani”. Tuttavia per rendere ancora più strambo e divertente l’assortimento dei nanetti, hanno pensato bene di aggiungerne alcuni alquanto stravaganti. Ecco perché vi siete visti sfilare davanti gente vestita da cavernicolo, fruttolo, coriandolo…e molti altri ancora, i quali hanno animato la domenica carnevalesca coinvolgendo la gente con musiche e danze, sia in oratorio sia durante la sfilata. Il tutto è stato concluso con il momento molto sentito delle premiazioni, nel quale sono stati rilasciati dei veri e propri attestati per la maschera più bella e originale, per le migliori maschere di coppia e di gruppo, nonché per il carro migliore. A questa giornata sono seguite altre iniziative, come quella del martedì grasso (in cui si è tenuto un mega torneo di calcio concluso da una merenda e un film degni di questo giorno) ma soprattutto le domeniche di animazione (16, 23, 30 Marzo) nelle quali i bambini e i ragazzi sono stati invitati (da variopinte locandine) a incontrarsi in oratorio, per vivere un anticipo di estate e approfittare delle prime giornate primaverili. A fare da filo rosso è stato di nuovo il racconto di Biancaneve (drammatizzato dai nostri animatori, improvvisatisi attori per l’occasione) e il tutto è stato condito con le immancabili danze, giochi divertenti e una meritata merenda. Tra le tante cose siamo rimasti molto colpiti dalla partecipazione di alcuni genitori che senza alcuna vergogna si sono cimentati a giocare con i propri figli e hanno contribuito alla buona riuscita della proposta. Tutto questo è sicuramente un bel viatico anche per i nostri animatori, che proprio in questa esperienza ricominciano a “fare le prove” per la bella e faticosa esperienza del CRE, oltre al fatto di imparare cose come la responsabilità, il servizio e la cura dei più piccoli. In conclusione, siamo fiduciosi che col tempo questi appuntamenti diventeranno sempre più una bella occasione per incontrarsi, divertirsi e fare sempre più comunità. Per questo vi invitiamo, già adesso, a partecipare numerosi l’anno prossimo affinché la vostra gioia assieme alla nostra renda sempre più vivo e colorato il nostro paese. Mario Il Notiziario parrocchiale

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Cineforum Recuperando un' iniziativa di alcuni anni fa nel nostro oratorio, in questo mese di Marzo abbiamo voluto proporre una rassegna cinematografica sul tema della famiglia. Quando ci siamo trovati la prima volta c’era solo un’idea: quella di rilanciare il nostro cineteatro attraverso delle attività di proiezione ed eventualmente avviare una “ristrutturazione tecnica” della sala con i fondi raccolti. Abbiamo quindi deciso di proporre per gli ultimi 4 lunedì di Marzo, altrettanti film con un taglio non necessariamente serio ma attraverso i quali è possibile rileggere una tematica molto vicina agli spettatori. Una volta individuato il tema, la famiglia, la scelta dei film è stata abbastanza semplice e sono stati calendarizzati così:  Lunedì 10 Marzo: Il piccolo Nicolas e i suoi genitori. Tema: La famiglia secondo il punto di vista del figlio  Lunedì 17 Marzo: Il più bel gioco della mia vita. Tema: La famiglia e i sogni  Lunedì 24 Marzo: Mi chiamo Sam. Tema: Gli ingredienti essenziali della famiglia  Lunedì 31 Marzo: American Life. Tema: Una comunità che custodisce la famiglia. Al momento in cui scriviamo sono state effettuate le prime 2 proiezioni e ci riteniamo soddisfatti dei riscontri del pubblico. Inoltre, in questa ultima settimana di Marzo avranno inizio i lavori per sistemare gli impianti audio e video del teatro, per una spesa di circa € 4.000,00, spesa che cercheremo di ammortizzare anche con altre iniziative di questo genere. Il Gruppo “Cineforum”

Siamo su Facebook In questo mondo in continua evoluzione, dove internet è ormai ovunque, anche la nostra parrocchia ha voluto prendersi un piccolo spazio nella grande rete. Così, qualche settimana fa, è stata inaugurata la pagina Facebook ufficiale della Parrocchia di San Leone. Questo nuovo strumento comunicativo si aggiunge agli ormai collaudati fogli degli avvisi e bacheche come mezzo di divulgazione degli appuntamenti e delle iniziative. Inoltre sulla pagina verranno inserite foto direttamente dalle attività, nei limiti che la privacy permette. Perché abbiamo scelto proprio Facebook? Il motivo che ha guidato questa scelta è principalmente la facilità con cui le informazioni pubblicate raggiungono gli utenti. Inoltre il sistema delle pagine Facebook permette anche a chi non "ha Facebook" di raggiungere le informazioni pubblicate. L'unica cosa da fare è quindi digitare, sul proprio computer

www.facebook.com/parrocchiasanleone Se sei un utente Facebook l'invito è quello di mettere il "mi piace" alla pagina e ricevere le informazioni direttamente nella sezione notizie del tuo profilo. Se non sei un utente Facebook, ogni tanto controlla la pagina e potresti trovare degli appuntamenti che magari ti sono sfuggiti. Damiano Pagina 26

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Ventiduesima giornata di preghiera e digiuno in memoria dei Missionari Martiri 24 Marzo 2014 Pochi mesi fa, mentre le comunità del mondo celebravano la Giornata Missionaria Mondiale, moriva Afra Martinelli, missionaria laica, da oltre trent’anni in Nigeria. Papa Francesco la ricordava nella preghiera dell’Angelus e ripeteva a tutti: “Tanti nostri fratelli e sorelle lavorano senza fare rumore per annunciare il Vangelo con la vita, con le opere… come ha fatto questa nostra sorella”. Ricordate i missionari, che in modi diversi hanno pagato con la vita il loro generoso servizio per i fratelli, non deve diventare per noi un alibi: non possiamo limitarci con la celebrazione del loro nome… No! Abbiamo il compito di raccogliere lo stile, la indiscussa serietà e dedizione, che li ha spinti a non temere per l’eventualità di minacce e rischi… questi nostri amici ci scuotono affinché la nostra vita di discepoli del Maestro Gesù continui a proclamare il Vangelo che libera, che restituisce la dignità ai troppi fratelli e sorelle calpestati dalle ingiustizie di altri fratelli e sorelle! Lavorare per il Vangelo significa vivere la buona notizia che siamo fratelli, amati da un Padre universale, la cui forza è la misericordia! Vita insieme, condivisione, accompagnamento, sono termini che spiegano il Vangelo… Espulsione, minacce, insicurezza, debolezza, povertà, ignoranza… sono esperienze che avviliscono ancora molti popoli della terra. Come contrastare tutto questo? Se “ricordare” significa etimologicamente “portare nel cuore”, quanto più la celebrazione annuale dei Missionari Martiri ci aiuta a portare nel cuore la forza di chi, conquistato da Cristo, è stato pronto a testimoniare fino in fondo, fino al dono supremo della vita! Le nostre Chiese locali portino sempre nel cuore, e soprattutto nelle scelte, la pace. Coloro che Dio ci ha fatto conoscere sulla nostra strada, tutte le sorelle e i fratelli che hanno testimoniato la forza del Vangelo, ci convertano affinché (come scrive l’apostolo Giovanni) tutti siano portatori di Vita e di Vita in abbondanza!

Martiri on the Road La “Martyria” è la conditio sine qua non per essere veramente discepoli di Gesù che in questo non fa sconti a nessuno. Tutti, infatti, siamo chiamati a testimoniare la nostra fede, a raccontare il nostro incontro col Risorto, a sopportare ogni sorta di tribolazione, ingiustizia, persecuzione fisica e spirituale, incomprensioni di qualsiasi genere, pur di trasmettere la Buona Notizia che noi stessi abbiamo ricevuto da altri. Viviamo in un’epoca dove sembra diventato difficilissimo testimoniare la propria fede: in Italia abbiamo perso il sapore del nostro essere sale della terra e spesso riduciamo il nostro annuncio a sterili dissertazioni sul tema e perbenismi che odorano più di ipocrisia che di cristianesimo.

Martirio vuol dire testimonianza: martire è dunque colui o colei che testimonia. Siamo giustamente tenuti a reputare tali solo coloro che nel compiere questo annuncio perdono drammaticamente la vita a causa della violenza altrui. Per cui la maggior parte di noi può ritenersi esente da questa martyria visto che vive in realtà più o meno pacifiche dove nessuno ti darebbe mai una sberla in faccia per aver Il Notiziario parrocchiale

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parlato di Gesù. Commettiamo un grosso errore così pensando poiché, se martyria è testimonianza e riguarda ogni battezzato, ogni cristiano che si reputi discepolo del Maestro non può sottrarsi da questa. I Vangeli per altro sono chiarissimi e Gesù stesso più volte mette in evidenza questa necessità. Questo fa della nostra chiesa una comunità missionaria, una parrocchia che testimonia l’Amore di Cristo non solo negli eventi in cui “giochiamo in casa” ma soprattutto in quei luoghi di minoranza, in quei luoghi dove lo spazio lo condividiamo con moltissimi altri che potrebbero non pensarla come noi. Quante volte nella nostra giornata parliamo ad altri di quanto e come Gesù abbia sconvolto la nostra vita? Di come non riusciamo più a prescinderlo nelle scelte di ogni giorno e di quanto lo sentiamo profondamente vicino? La risposta ideale dovrebbe essere “sempre” ma si accettano anche promesse di fedeltà con rinnovo quotidiano, sicuramente non “prestazioni occasionali”, poiché il Vangelo non è per un’occasione di vita ma volendo giocare con le parole è la nostra occasione di Vita. Papa Francesco sin dall’inizio del suo pontificato ci esorta ad attraversare le periferie, ad entrarvi ed impiantare lì la nostra dimora, la nostra tenda missionaria, poiché quelle periferie sono il luogo preferito di Gesù; la strada è il luogo in cui Gesù ha scelto di vivere e di annunciare il Vangelo. Martyria è dunque uscire da se stessi, per entrare nella casa dei poveri e rinascere con Lui ogni giorno attraverso un annuncio che instancabilmente ci spinge sulle strade del mondo! (tratto dalla rivista Missio n.1/2014) Gruppo Missionario Parrocchiale

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Come destinare l’otto per mille alla Chiesa Cattolica Ancora una volta mi rivolgo a Voi per ricordare che con la denuncia dei redditi ci è data anche la possibilità di scegliere di destinare l’otto per mille delle tasse pagate alla Chiesa Cattolica per scopi di beneficenza, assistenza, culto, etc. Semplicemente facendo una firma in più, non pagando soldi in più, noi possiamo contribuire a tutte le attività che la Chiesa fa nel corso di un anno. Pertanto, sia coloro che compilano il Modello 730, sia coloro che compilano il Modello Unico, ma anche coloro che hanno solo il Modello CUD possono firmare. I titolari del Modello CUD, senza altri redditi, dopo aver apposto la firma nella casella apposita devono consegnare il modello in Banca o in

Posta. Non lasciamoci pertanto sfuggire la possibilità di contribuire in questo modo alle attività della Chiesa. Grazie a tutti Virgilio

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Il nostro “piccolo San Leone” è arrivato a casa Lo scorso 20 febbraio è arrivato nella mia casella di posta elettronica questo graditissimo messaggio che ben volentieri “inoltro” a tutta la comunità parrocchiale di San Leone: “Reverendo Don Mauro, ieri mattina alla presenza di 140 alunni della unità educativa di San Jose Obrero, sotto un violento acquazzone, è stata intronizzata la statua di San Leone Magno, da Voi gentilmente offerta, nella cappella della Virgen del Carmen. La cerimonia è riuscita molto partecipata. Il Parroco Don Giulio ha ringraziato la Parrocchia di Cenate Sopra per il bellissimo dono che fa bella mostra nella cappella costruita con il vostro contributo. Un sentito ringraziamento a Lei e a tutti i parrocchiani. Madre Lisetta 20 Febbraio” Così il nostro piccolo “Leoncino”, come affettuosamente lo abbiamo sempre chiamato, è giunto nella sua nuova dimora. Lì sarà segno costante della nostra vicinanza alla comunità di Esmeraldas, dove adesso possiamo davvero dire c’è una parte di noi. Ancora un grazie a tutti quelli che in diverso modo hanno contribuito a realizzare il piccolo-grande sogno della nostra suor Lisetta! Don Mauro

San Leone più conosciuto Con la collocazione della statua di S. Leone nella chiesetta di Esmeraldas stanno per sospendersi i numerosi intrecci di bene che sono intercorsi in questi anni tra Sanleonesi ed Esmeraldegni per il gemellaggio che è stato fatto tra le due comunità cristiane. Il bene non termina mai anzi è sempre, in qualche modo, fermento di altro bene. Questo è confortante per tutti noi che, a volte, non viviamo immersi nel bene come potremmo. Le vicende, la generosità di questi anni, partite da un accordo tra la missionaria suor Lisetta e Don Mauro, le conosciamo perché ascoltate a viva voce nella nostra chiesa parrocchiale e/o pubblicate sui vari nostri notiziari. Una vicenda bellissima che ha visto la generosità di tante persone! In questa situazione si è evidenziato qualcosa di particolare e, almeno per me, molto edificante e piacevole: abbiamo costatato che, riguardo al nostro San Leone Magno Papa, grande, dotto e faro nella Chiesa, purtroppo c’è grande ignoranza. Ci sono sì i suoi illuminanti e preziosi scritti ed alcuni dipinti ma non si va al di là. In commercio non c’è altro materiale: non statue, non immagini, non oggetti religiosi… Grande silenzio e povertà quindi attorno a questa grande persona. L’arrivo della statua, appositamente ordinata, acquistata e spedita da noi in Esmeraldas, alla “Metà del Mondo”, serva ad allargare la conoscenza, la devozione, l’ammirazione e l’imitazione per il nostro grande Santo. Noi lo amiamo e ci auguriamo avvenga tutto questo. Suor Luigina

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Estate 2014 Come sempre anticipiamo e confermiamo le date delle attività estive, rivolte in particolare a bambini e ragazzi. I dettagli dei diversi momenti saranno comunicati più avanti, così come l’apertura delle iscrizioni.

Centro Ricreativo Estivo: 16 giugno – 11 luglio Mentre scriviamo queste righe non abbiamo ancora la certezza del titolo del cre. Potrebbe essere "pianoterra... e venne ad abitare in noi". Il tema sarà quello della casa, dell'abitare in continuità con gli ultimi anni e temi del cre: passpartù - il Verbo; everybody - si fece carne. Dal punto di vista organizzativo, come lo scorso anno il CRE si svolgerà sia al mattino che al pomeriggio. Ci saranno i tradizionali giochi e le gite. Speriamo di riuscire ad introdurre qualcosa di nuovo per rendere questo momento non solo bello ma anche capace di sorprendere. Il Cre è per tutti i bambini che inizieranno a frequentare le scuole elementari dal settembre ’14 ai ragazzi che concludono le scuole medie nel giugno ’14. I costi sono in fase di definizione ma come lo scorso anno faremo il possibile per contenerli.

Camposcuola medie: dal 12 luglio – 19 luglio presso la Baita Brominetto in Valdorizzo (Bagolino - Bs) Come lo scorso anno si tratta di una baita in mezzo al bosco, con un bel prato dove poter fare diverse attività e la possibilità di vivere le gite alla scoperta di luoghi nuovi. Questa settimana è rivolta ai ragazzi che il prossimo anno frequenteranno le scuole medie. Ci sono 50 posti disponibili quindi è bene per gli interessati non perdere tempo ad iscriversi, perché i posti “volano via” velocemente e non c’è la possibilità di avere una seconda casa come lo scorso anno. Anche stiamo definendo i costi che non dovrebbero discostarsi molto da quello dello scorso anno (€ 200,00)

Camposcuola adolescenti: dal 20 luglio al 27 luglio In merito a questo camposcuola è stata fatta una scelta diversa dal solito. Inizialmente la proposta è rivolta agli adolescenti che durante l’anno hanno partecipato e vissuto il cammino del “gruppo ado”. Questo perché si vuole proporre un momento che non sia semplicemente una vacanza, ma che si inserisca nel cammino che gli adolescenti stanno compiendo. La volontà non è quella di escludere qualcuno, ma di far vivere un’esperienza significativa a quanti hanno manifestato nel corso dell’anno attenzione, disponibilità, sensibilità verso quelli che siamo soliti chiamare e riconoscer come valori cristiani.

Pellegrinaggio parrocchiale: 3-7 settembre in Puglia, nella terra di Padre Pio Dopo la pausa dello scorso anno ritorna la nostra gita/pellegrinaggio di settembre. Andremo in Puglia, nella terra di Padre Pio. Il programma dettagliato è in fase di definizione, ma possiamo già anticipare che, oltre ai luoghi legati alla figura di padre Pio, visiteremo Bari "vecchia" con la sua cattedrale e il castello, Alberobello e i suoi trulli, i "sassi" di Matera scenario del film "The passion", Benevento e Casamari. Stiamo mettendo un po' in ordine tutto questo e poi il programma sarà definitivo. Vista la lunghezza del viaggio c'è un giorno in più e il costo (per minimo 40 partecipanti) sarà di € 450, tutto compreso dal pranzo del primo giorno al pranzo dell'ultimo giorno. (supplemento per la camera singola in definizione).

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ANAGRAFE PARROCCHIALE Defunti

Battesimi

14 dicembre 2013

Angela Plebani Lina di anni 82

16 Marzo 2014 Riccardo Foresti Edoardo Zanotti

21 dicembre 2013

Federico Bombardieri Rico di anni 87

23 gennaio 2014

Sonia Belotti di anni 45

19 Marzo 2014

Pezzotta Maria Gemma di anni 87

Matrimoni

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CALENDARIO PASTORALE MARZO Mercoledì

Giovedì Venerdì

5

6 7

MERCOLEDI DELLE CENERI 8.00 e 21.00 S. Messa 16.00 liturgia per bambini e ragazzi 19.30 cena del povero in oratorio 16.00 adorazione per le vocazioni 20.30 vespri e adorazione

Domenica Lunedì Martedì Giovedì Venerdì

9 10 11 13 14

I di Quaresima 21.00 cineforum 1° serata 21.00 organizzazione festa estate 20.30 lectio divina 20.30 Via Crucis al Verdelido

Domenica Lunedì Giovedì Venerdì

16 17 20 21

II di Quaresima 21.00 cineforum 2° serata 20.30 lectio divina 20.30 Via Crucis in Valpredina

Domenica Lunedì Giovedì Venerdì

23 24 27 28

III di Quaresima 21.00 cineforum 3° serata 20.30 lectio divina 20.30 Via Crucis alle Piazze

Domenica Lunedì

30 IV di Quaresima 31 21.00 cineforum 4° serata

Orario delle Messe FERIALI nella parrocchiale di San Leone 8,00 lunedì - mercoledì – venerdì 17,00 martedì – giovedì 20,30 il primo venerdì di ogni mese (da ottobre a giugno)

FESTIVE DELLA VIGILIA 17,00 a Valpredina * 18,30 a S. Ambrogio *

* sospese dalla Festa dei Santi a Pasqua 18,00 nella parrocchiale di San Leone*

* dalla Festa dei Santi a Pasqua

DOMENICALI E FESTIVE nella parrocchiale di San Leone 7,30 – 10,30 – 18,00

APRILE Giovedì Venerdì

3 4

20.30 lectio divina 20.30 Via Crucis a S. Ambrogio

Domenica Lunedì Giovedì Venerdì

6 7 10 11

Domenica

13 PALME — inizio settimana santa 10.00 ritrovo alla scuola dell’infanzia, corteo con i rami di ulivo, Messa 14 comunione ammalati 20.30 riconciliazione comunitaria in chiesa 15 comunione ammalati 14.30 riconciliazione elementari 15.30 riconciliazione medie

Lunedì Martedì

Giovedì Venerdì

17 18

Sabato

19

DOMENICA 20

V di Quaresima 20.45 gruppo catechisti 20.30 lectio divina 20.30 Via Crucis in chiesa parrocchiale

TRIDUO PASQUALE 20.30 cena del Signore. Adorazione notturna 15.00 via crucis 20.30 actio liturgica e processione 14.30 benedizione uova pasquali 21.00 veglia pasquale APRILE PASQUA DI RESURREZIONE

Confessioni nella parrocchiale di San Leone

OGNI SABATO Da settembre a giugno dalle 8,15 alle 9,00 (è disponibile don Mauro)

Adorazione Eucaristica e possibilità delle confessioni Da settembre a giugno nella parrocchiale di San Leone SABATO : dalle 8,00 alle 9,00 PRIMO GIOVEDÌ DEL MESE

dalle 16,00 alle 17,00 PRIMO VENERDÌ DEL MESE dalle 20,30 alle 21,30

NUMERI TELEFONICI UTILI parroco don Mauro Vanoncini

035956008 - 3385302936

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Notiziario Parrocchiale - Marzo 2014