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Periodico della ComunitĂ di Rebbio

giugno 2017 / anno 59

il Focolare


IL FOCOLARE | GIUGNO 2017

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In copertina: un momento della Rebbio In Festa. Da ormai quattro anni, questo evento rappresenta un’occasione importante di aggregazione e condivisione per la nostra comunità. Nonostante alcune premesse difficili, grazie all’impegno di tante persone la festa è riuscita anche quest’anno! Le dedicheremo spazio nel prossimo numero de Il Focolare.

C’è una verità elementare, la cui ignoranza uccide innumerevoli idee e splendidi piani: nel momento in cui uno si impegna a fondo, anche la provvidenza allora si muove. Infinite cose accadono per aiutarlo, cose che altrimenti mai sarebbero avvenute... Qualunque cosa tu possa fare, o sognare di poter fare, incominciala. L’audacia ha in sè genio, potere, magia. Incomincia adesso. Johann Wolfgang Von Goethe


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Giugno 2017 In questo numero

Papa Francesco a Monza: Dio incontra il suo popolo in periferia

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Il vescovo Oscar visita la nostra comunità

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Festa per la Prima Comunione e la S. Cresima

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Ben venuto don Pierino!

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News: notizie in breve

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Una testimonianza: insieme, per superare tante difficoltà

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Ricordando Mons. Gianfranco: una vita, tra catechesi e scuola

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Dolores, un secolo di amore per la famiglia

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Al servizio della carità: don Renzo Scapolo, un prete scomodo

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U.S. Alebbio: un anno di sport, con il sorriso

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Il bello del nostro quartiere: i lavatoi, nel passato luoghi di aggregazione

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FUORICAMPO

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Nel quartiere: il Bar Ardita, chiuso dopo ottant’anni

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Lettere a Il Focolare

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Calendario liturgico

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Anagrafe parrocchiale

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25 marzo

Dio incontra il suo popolo in periferia La celebrazione eucaristica con papa Francesco al Parco di Monza, momento di gioia e di riflessione.

L’annunciazione di Gesù, ai margini della storia Abbiamo appena ascoltato l’annuncio più importante della nostra storia: l’annunciazione a Maria. […] L’annunciazione di Gesù avviene in un luogo sperduto della Galilea, in una città periferica e con una fama non particolarmente buona, nell’anonimato della casa di una giovane chiamata Maria. […] il nuovo Tempio di Dio, il nuovo incontro di Dio con il suo popolo avrà luogo in posti che normalmente non ci aspettiamo, ai margini, in periferia. Lì si daranno appuntamento, lì si incontreranno; lì Dio si farà carne per camminare insieme a noi fin dal seno di sua Madre. Ormai non sarà più in un luogo riservato a pochi mentre la maggioranza rimane fuori in attesa. Niente e nessuno gli sarà indifferente, nessuna situazione sarà privata della sua presenza: la gioia della salvezza ha inizio nella vita quotidiana della casa di una giovane di Nazareth. Dio stesso è Colui che prende l’iniziativa e sceglie di inserirsi, come ha fatto con Maria, nelle nostre case, nelle nostre lotte quotidiane, colme di ansie e insieme di desideri. […]

Aperti all’iniziativa di Dio Di fronte allo smarrimento di Maria, davanti ai nostri smarrimenti, tre sono le chiavi che l’Angelo ci offre per aiutarci ad accettare la missione che ci viene affidata. 1. Evocare la Memoria La prima cosa che l’Angelo fa è evocare la memoria, aprendo così il presente di Maria a tutta la storia della Salvezza. Evoca la promessa fatta a Davide come frutto dell’alleanza con Giacobbe. Maria è figlia dell’Alleanza. Anche noi oggi siamo invitati a fare memoria, a guardare il nostro passato per non dimenticare da dove veniamo. Per non dimenticarci dei nostri avi, dei nostri nonni e di tutto quello che hanno passato per giungere dove siamo oggi. Questa terra e la sua gente hanno conosciuto il dolore delle due guerre mondiali; e talvolta hanno visto la loro meritata fama di laboriosità e civiltà inquinata da sregolate ambizioni. La memoria ci aiuta a non rimanere prigionieri di discorsi che seminano fratture e divisioni come unico modo di risolvere i conflitti. Evocare la memoria è il migliore an-


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Gruppo di pellegrini rebbiesi tidoto a nostra disposizione di fronte alle soluzioni magiche della divisione e dell’estraniamento. 2. L’appartenenza al Popolo di Dio La memoria consente a Maria di appropriarsi della sua appartenenza al Popolo di Dio. Ci fa bene ricordare che siamo membri del Popolo di Dio! Milanesi, sì, Ambrosiani, certo, ma parte del grande Popolo di Dio. Un popolo formato da mille volti, storie e provenienze, un popolo multiculturale e multietnico. Questa è una delle nostre ricchezze. E’ un popolo chiamato a ospitare le differenze, a integrarle con rispetto e creatività e a celebrare la novità che proviene dagli altri; è un popolo che non ha paura di abbracciare i confini, le frontiere; è un popolo che non ha paura di dare accoglienza a chi ne ha bisogno perché sa che lì è presente il suo Signore. 3. La possibilità dell’impossibile «Nulla è impossibile a Dio»: così termina la risposta dell’Angelo a Maria. Quando crediamo che tutto dipenda esclusivamente da noi rimaniamo prigionieri delle nostre capacità, delle nostre forze, dei nostri miopi orizzonti. Quando invece ci disponiamo

a lasciarci aiutare, a lasciarci consigliare, quando ci apriamo alla grazia, sembra che l’impossibile incominci a diventare realtà. Lo sanno bene queste terre che, nel corso della loro storia, hanno generato tanti carismi, tanti missionari, tanta ricchezza per la vita della Chiesa! Tanti volti che, superando il pessimismo sterile e divisore, si sono aperti all’iniziativa di Dio e sono diventati segno di quanto feconda possa essere una terra che non si lascia chiudere nelle proprie idee, nei propri limiti e nelle proprie capacità e si apre agli altri. Come ieri, Dio continua a cercare alleati, continua a cercare uomini e donne capaci di credere, capaci di fare memoria, di sentirsi parte del suo popolo per cooperare con la creatività dello Spirito. Dio continua a percorrere i nostri quartieri e le nostre strade, si spinge in ogni luogo in cerca di cuori capaci di ascoltare il suo invito e di farlo diventare carne qui ed ora. Parafrasando sant’Ambrogio nel suo commento a questo brano possiamo dire: Dio continua a cercare cuori come quello di Maria, disposti a credere persino in condizioni del tutto straordinarie. Il Signore accresca in noi questa fede e questa speranza..


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27 aprile

Il vescovo Oscar visita la nostra comunità Dopo la celebrazione eucaristica, un confronto con il Consiglio Pastorale: la parrocchia tra profezia e ordinarietà.

La sera del 27 aprile il vescovo Oscar e don Fabio Fornera, direttore del Centro Missionario Diocesano e dal prossimo settembre Vicario Episcopale per la Pastorale, sono venuti in visita alla nostra comunità. La serata è iniziata con la celebrazione della S. Messa, molto partecipata, anche per la presenza dei cresimandi e delle loro famiglie. Durante l’omelia il Vescovo ha elogiato la nostra comunità per l’impegno a favore di tutte le fragilità presenti, ricordandoci che Dio ci visita in ogni uomo povero e sofferente. Al termine della celebrazione, ha voluto salutare i cresimandi e i parrocchiani presenti, prima di mettersi in ascolto del Consiglio Pastorale con cui ha condiviso alcune riflessioni. Un membro del Consiglio ha ringraziato il Vescovo per la sua preziosa presenza e ha ricordato le numerose attività che si svolgono all’interno della parrocchia e dell’oratorio, in vari ambiti: dall’iniziazione cristiana alle iniziative ludico-sportive, dall’accoglienza alla Caritas, alla scuola di italiano, ai corsi per fidanzati, al gruppo anziani, al servizio dei ministri dell’Eucarestia. Il Vescovo ha preso poi la parola

sottolineando che “Rebbio è una parrocchia multiculturale, con arrivi che possono essere interpretati come vera ricchezza, se si riesce a cogliere anche i doni che il Signore offre nei passaggi, nelle presenze e nei servizi.” Una parrocchia, ha sottolineato, dove oltre all’accoglienza ci sono anche altre povertà e ricchezze che hanno bisogno di premura e vicinanza. “Rebbio è un esempio per le altre comunità parrocchiali che non possono stare solo a guardare, perché la dinamica dell’accoglienza non è di qualcuno o di qualche ufficio, ma è dinamica della carità che testimonia la fede.” Il Vescovo, nel ribadire la presenza profetica di don Giusto, ha richiamato alla necessità di un lavoro d’equipe tra sacerdoti, laici e religiosi, determinante per condividere e coordinare un progetto, caratterizzato sì da un servizio di accoglienza, senza però far mancare le attività di pastorale ordinaria. Per questo ha promesso che nei prossimi mesi invierà un collaboratore per affiancare don Giusto nella gestione della parrocchia. Grazie, Vescovo Oscar, per le Sue parole che hanno illuminato e riscaldato i nostri cuori. Daniela


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Iniziazione Cristiana

Festa per la Prima Comunione e la S. Cresima Domenica 7 maggio, settantadue ragazzi si sono accostati per la prima volta all’Eucaristia e hanno ricevuto il dono dello Spirito Santo.

“Chi cerca trova… un tesoro” “Qual è il grande tesoro che vorremmo trovare per vivere bene la nostra vita? Scopriamolo insieme mettendoci alla ricerca di questo tesoro, della perla preziosa che ci dona gioia.” Così è iniziato, domenica 30 aprile, sulla verde collina del Seminario, il ritiro per le famiglie dei ragazzi e delle ragazze del terzo anno di discepolato, in preparazione alla celebrazione dei Sacramenti della S. Cresima e della Prima Comunione. I ragazzi (69 di Rebbio e 3 della parrocchia di Camerlata), coi propri catechisti, i genitori insieme a numerosi padrini e madrine, con altri catechisti, hanno riflettuto sulla parabola del tesoro e della perla preziosa (Mt 13,44-46). Per gli adulti, in particolare, è stato un momento disteso (rubato agli affanni quotidiani) in cui prendere in mano il Vangelo, ascoltare quello che a ciascuno dice, confrontarsi, condividendo pensieri e vissuto, riprendendo quel dialogo di fede (o di ricerca) che, in questi cinque anni di percorso, pur nelle difficoltà, si è sempre cercato di sostenere e accrescere camminando insieme.

In seguito, una “Caccia al tesoro”, vissuta insieme dai componenti di ogni famiglia, è stata occasione per “cercare” e riconoscere alcune “perle preziose” incontrate lungo tutto il percorso catechistico: Perle della Parola di Dio (brani biblici narrati/ascoltati, su cui si è riflettuto) Perle delle celebrazioni/Consegne (momenti di espressione di fede, di preghiera e comunione…) Perle delle esperienze (momenti di comunità, di relazione, di condivisone, di impegno…). Dopo la “Caccia al tesoro” i ragazzi e i genitori hanno scritto …. “Questo percorso ci ha fatto capire che tutto ciò che abbiamo fatto è sempre da seguire, anche dopo negli anni; è da tenere sempre presente nella nostra memoria e, soprattutto, nel nostro cuore”. “Felice di ricevere Confermazione ed Eucaristia dopo questo percorso vissuto serenamente”. “Mi sono piaciuti molto gli incontri di catechismo, perché ascoltavo la Parola di Dio e Lo sentivo accanto a me”. “Il nostro tesoro è stato anche incontrare Gesù nei pomeriggi passati insieme tra giochi, merende, preghiere


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8 e riflessioni, conoscendo anche nuove persone del nostro quartiere”. “Questo percorso ci ha insegnato ad amare Dio perché Lui ama ognuno di noi. Attraverso la preghiera ringraziamoLo, sperando che ci dia la forza di superare le difficoltà di ogni giorno, dandoci la forza di rimanere sempre fedeli, aiutando il prossimo e chi ne ha più bisogno, come abbiamo fatto con i nostri lavoretti, donando il ricavato della vendita alla Caritas”. Oggi riceviamo la “chiave” per entrare nel Regno di Dio… possiamo anche chiudere questa porta, ma abbiamo sempre con noi i doni per riaprirla… Dio ci accoglie sempre”. “L’incontro per conoscere le testimonianze degli ospiti e dei volontari della Caritas parrocchiale è stata una bella esperienza, perché abbiamo sentito e visto una realtà della quale fino ad allora avevamo sentito solo parlare”. “Ognuno di noi vive il suo percorso verso la fede, a volte perdendo la strada, ma, in un modo o nell’altro, aprendo il cuore, la ritrova”. “Come Gesù ha dato il suo corpo e il suo sangue per noi, spero di continuare il mio cammino di fede e, quando prenderò la Comunione, spero di non deluderLo perché sto mangiando una parte di Lui che entra in me”. “Il Padre Nostro è la preghiera che mi piace di più anche perché, quando la diciamo in chiesa, ci teniamo tutti per mano”. “Riceverò la Cresima e l’Eucaristia e mi avvicinerò di più a Dio e mi sentirò ancora di più Sua figlia”. “Il tesoro è Dio, il suo Regno, cioè il vero senso della nostra vita, da saper vedere nelle occasioni quotidiane dell’esistenza e da voler cercare ogni giorno per crescere nella Verità e nella gioia, anche con sacrifici, rinunce e

dono di qualcosa di noi (averi e tempo, carismi e capacità)”. Una grande festa Domenica 7 maggio, nella chiesa di Camerlata, sono stati celebrati insieme i due Sacramenti della S. Cresima e della Prima Comunione, come previsto dal progetto di Iniziazione Cristiana della nostra diocesi. La Cresima è stata amministrata da don Angelo Riva che, nel corso dell’anno, ha potuto conoscere le famiglie dei ragazzi, collaborando coi catechisti per alcuni momenti formativi rivolti ai genitori. Durante la S. Messa, sono state raccolte offerte (ben 1423 Euro) per la mensa dell'Opera don Guanella: i ragazzi consegneranno personalmente le offerte nei prossimi giorni. Le testimonianze dei genitori Cinque anni fa è incominciato il nostro cammino, non sempre è stato facile, si trattava di rinunciare ad alcune domeniche da passare in famiglia, di impegnarsi a percorre un cammino con i nostri figli. Spesso mi sono domandata se tutto ciò fosse la scelta più giusta per Giulia, una bambina che fa fatica a relazionarsi con gli altri e che non conosceva nessuno, perché abitiamo in un comune diverso e frequentava una scuola diversa. Il fatto poi di incontrarsi solo una volta ogni mese, mese e mezzo non aiutava di certo. Ma poi, incontro dopo incontro, siamo arrivati al quinto anno e qui come per miracolo Giulia ha iniziato a parlare con Miriam, con Samuela, con Giacomo e con Angel. Durante questi incontri, noi adulti abbiamo avuto la possibilità di confrontarci, di esprimere i nostri dubbi, di consolarci.


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Qui e in quarta di copertina il gruppo di cresimandi

Ho imparato come l’esempio sia il miglior modo di spronare i nostri figli; alcune domeniche, quando Giulia non voleva venire a messa, le dicevo: “Non fa niente vado da sola”, e lei mugugnando mi seguiva. Vorrei poter dire che ora Giulia adora venire a messa, non è proprio così… però c’è una cosa che lei ha imparato: ogni sera prima di addormentarsi prega. Sempre, non si dimentica mai. Così penso che forse pian piano riuscirà ad avvicinarsi a Gesù, io da parte mia ce la metterò tutta per non farla diventare un “pipistrello”*. Un grazie particolare a Marina, la sua catechista, che con noi è sempre stata disponibile, aprendo la sua casa ogni volta che dovevamo recuperare qualche incontro di catechismo perso, con il sorriso e la dolcezza ci ha aiutato e spronato durante questo cammino, in lei ho trovato una nuova amica. Un grazie anche a don Giusto, che ci ha accolto nella sua comunità anche

se di “diritto” non ci spettava e che non ci ha mai fatto sentire estranei. Stefania Roccatello (mamma di Giulia) *[Don Angelo ha raccontato la storiella del pipistrello che non si riusciva a far uscire da una chiesa, poi qualcuno disse: “Dategli la Cresima, così saremo certi che non vi tornerà più!!!”] Ne ė passato di tempo dal nostro primo incontro. Voi eravate bambini, noi genitori desiderosi di iniziare qualcosa che non sapevamo, qualcosa di nuovo, di coraggioso. Come tutte le nuove esperienze sapevamo da dove si partiva, ma non dove il cammino ci avrebbe portato. E di cammino ne abbiamo fatto… Non ė stato sempre semplice, anzi alle volte, le paure e i timori hanno preso il sopravvento. Ma poi tornava la fiducia


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10 nel pensare che eravamo insieme, genitori, figli, catechisti a provare a trovare la strada, la via migliore per costruire qualcosa di buono. Non siamo riusciti ad arrivare a tutto, anzi a volte ci ė mancato il tempo per approfondire e comprendere nel profondo la parola di Dio. Però in questi anni ci siamo sentiti amati da Dio…nelle nostre fragilità, mancanze, nelle nostre sofferenze che nel nostro cammino familiare sono state tante. Ora siamo qua, carichi di gioia, emozionati...voi ragazzi cresciuti, noi genitori e catechisti un po’ più ricchi e consapevoli dei tuoi doni. Ma questo è solo l’inizio più bello perché è da oggi che tutto inizia. E allora...arrivederci presto!” Anna (mamma catechista) Ti ringrazio, Signore, per la Tua chiamata, è solo grazie a quest’ultima che sono divenuta testimone della Tua pace e messaggera della Tua parola. Ti sono immensamente riconoscente per avermi concesso di essere stata parte di questo cammino, un percorso vissuto intensamente con i meravigliosi ragazzi che la comunità parrocchiale mi ha affidato. Nei momenti in cui cedevo allo sconforto, la preghiera ed altresì il silenzio spirituale mi hanno sostenuto attraverso il sorriso dei bambini e le amicizie sorte tra noi genitori. Grazie per tutta la passione vissuta e condivisa con l’équipe dei catechisti in questo lungo cammino, dove la forza per arrivare alla meta era alimentata dai talenti che ognuno di noi si regalava reciprocamente. Prego la Vergine Maria affinché protegga i nostri ragazzi dal male e dai

pericoli ed al contempo aiuti loro a crescere come autentici figli di Dio permeati dalla Sua sapienza e dalla Sua grazia.” Marina (mamma catechista) Dal tradizionale catechismo al percorso di iniziazione cristiana….Quante domande! Quanti dubbi! Non lo nascondiamo: quando 5 anni fa abbiamo partecipato ai primi incontri con nostro figlio Alessandro, prevaleva un certo scetticismo. Perché un coinvolgimento così diretto di noi genitori? Talmente diretto da trovarci ad essere allo stesso tempo catechisti ed allievi, sentendoci inadeguati per il primo ruolo e piuttosto “attempati” per il secondo. Eppure, incontro dopo incontro, abbiamo cominciato a comprendere che dobbiamo essere noi genitori i primi maestri nella Fede dei nostri figli, in quanto la catechesi familiare “precede, accompagna e arricchisce ogni altra forma di catechesi”, come Papa Giovanni Paolo II già diceva all’inizio del suo pontificato. Ognuno di noi vive la Fede in modo diverso perché diversa è la sensibilità di ciascuno; tuttavia la capacità di trasmetterla e di insegnarla ai propri figli si acquisisce soltanto con una vera e propria catechesi di noi adulti, che nel nostro percorso è stata resa pratica grazie al confronto con gli altri genitori. Ora, arricchiti da questa esperienza, ci auguriamo di poter svolgere con maggior consapevolezza la nostra “consegna”: aiutare i nostri ragazzi a vivere una vera vita cristiana. Marisa e Stefano


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Ben venuto don Pierino! Nelle scorse settimane, don Pierino Riva è stato nominato collaboratore a Rebbio e amministratore parrocchiale a Camerlata. Nativo di Capiago e ordinato sacerdote nel 1973, don Pierino, dopo un lungo ministero a S. Agata in Como, come vicario parrocchiale, è stato parroco di Cavallasca e di Fino Mornasco. Dal 2015 è Vicario Episcopale per Como Centro.

Notizie in breve

News

Contatti utili

Don Aurelio e don Alfredo: preti da 25 anni Don Aurelio Pagani, originario della nostra parrocchia, ora parroco a Lavena Ponte Tresa, e don Alfredo Nicolardi, vicario a Rebbio dal 1992 al 2000, ora parroco della comunità pastorale di Cadorago- Caslino- Bulgorello, festeggiano il venticinquesimo di ordinazione sacerdotale. Grati per la loro presenza tra noi, li ricordiamo nella preghiera: il Signore li ricolmi dei suoi doni e li sostenga nel loro ministero.

Don Giusto Della Valle (parroco) tel. 031 520622 cell. 366 7090468 e-mail: giustodellavalle@gmail.com

Don Vito: 40 anni di sacerdozio Vicario a Rebbio dal 1982 al 1991, don Vito Morcelli, ora parroco a Regoledo di Cosio, ricorda i quarant’anni di sacerdozio. La comunità parrocchiale, nella preghiera, lo affida al Signore, con gratitudine e riconoscenza.

Comunità La Missione tel. 031 431 0792

Don Carlo Scacchi: 50 anni dalla scomparsa Il primo maggio 1967 tornava alla casa del Padre don Carlo Scacchi, per venti anni parroco a Rebbio.Oggi lo ricordiamo riconoscenti per tutto quello che, come guida sicura della comunità, ci ha lasciato in opere d’arte nella nostra chiesa e nella costruzione lungimirante dell’oratorio che allora, negli anni Sessanta, sembrava troppo grande e ora è quasi insufficiente..

Roberto Bernasconi (diacono) tel. 031 521 332

Padri Comboniani tel. 031 5241 55 SANTE MESSE Feriali: ore 8.30 Prefestivi: ore 1 7.30 Domeniche e Festivi: ore 7.30 - 1 0.00 - 1 8.00


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Una testimonianza

Insieme, per superare tante difficoltà Giancarlo Ragazzoni racconta la sua esperienza di dolore e malattia, vissuta nella condivisione con la famiglia e nella luce della fede. La lettera enciclica Laudato sì sulla cura della casa comune di Papa Francesco inizia con il Cantico delle creature di San Francesco: “Laudato sì, mi’ Signore, per nostra matre Terra, la quale ne sustenta et governa, et produce diversi fructi con coloriti fiori et herba”. Questo bel cantico mi ricorda il libro Lettera ai contadini sulla povertà e la pace di Jean Giono, testo che sottolinea come la terra sia di sostentamento per sé, per tutta la famiglia e per gli altri in caso di eventuali calamità. Anche nella Bibbia, nel libro della Genesi, si racconta che quando Dio creò l’uomo e la donna li benedisse e disse loro: ”Siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra, soggiogatela”. Si può dunque affermare che Dio ha creato il primo matrimonio e il desiderio della famiglia. Nel primo capitolo della lettera apostolica matrimoniale sull’amore nella famiglia (Amoris Laetitia) di Papa Francesco, si sottolinea come la Bibbia sia popolata da famiglie, da generazioni, da storie di amore e di crisi familiari. Fin dall’inizio entra in scena la famiglia di Adamo ed Eva che rappresenta la forza della vita, che continua anche nei momenti

di dolore e di sofferenza. A questo punto vorrei portare la mia esperienza: in 44 anni di matrimonio ci sono stati momenti di gioia, ma anche di dolore e di sofferenza, che siamo riusciti a superare come coppia. Dopo i primi 10 anni di matrimonio, le prime spine: è nato il nostro primo figlio, ma in età scolare ci ha lasciati a causa di un fatale incidente. Vi lascio immaginare cosa significhi subire una tale perdita e quanto sia stato difficile affrontare come coppia questo grandissimo dolore. Io e mia moglie, tuttavia, abbiamo reagito e siamo stati sostenuti da familiari, amici, sacerdoti e dalla preghiera costante. Poco tempo dopo siamo stati messi ancora a dura prova: ho dovuto subire una delicata operazione al cuore. La donna al mio fianco, però, mi ha trasmesso tanto coraggio e non mi ha mai abbandonato un secondo. Nel 2012 ho dovuto sottopormi a un nuovo intervento al cuore e anche in quest’occasione ho potuto contare sulla presenza e sul conforto della mia famiglia e degli amici. Tra le opere di misericordia vi è pro-


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prio quella di visitare gli ammalati per alleviare il più possibile le loro fatiche e infondere loro coraggio. Circa due anni fa un’ulteriore sofferenza, dovuta a una setticemia e a un ictus che mi hanno costretto a rimanere circa 8 mesi in ospedale. Mia moglie e i miei figli sono sempre stati al mio fianco e mi hanno aiutato a non mollare, dicendomi: “Forza, in questi anni hai superato tanti momenti difficili e anche questa volta insieme ce la faremo!” Vorrei ringraziare di cuore tutte le persone che, durante i mesi trascorsi in ospedale, mi hanno fatto visita e mi hanno sostenuto con la preghiera favorendo la mia guarigione. In quel periodo ho trovato sollievo anche nel seguire alla televisione la S. Messa e il rosario trasmesso dalla grotta di Lourdes. Sopra la porta della mia camera era appeso un crocifisso e il mio volto era sempre rivolto a lui. Mi dicevo: “Io sto soffrendo, ma tu hai sofferto di più anche per i miei peccati”. Sia Lui che i Santi mi hanno dato il conforto di cui avevo bisogno in quel momento difficile e veramente posso affermare che Gesù e l’intercessione della Madonna mi hanno aiutato a guarire.

Non mi stancherò mai di ringraziare mia moglie, la mia famiglia, i miei amici per tutto quello che hanno fatto per me. Nonostante tutti gli ostacoli incontrati nei miei 72 anni di vita la mia fede verso Dio è sempre rimasta salda. Vorrei concludere dedicando a tutti una splendida poesia: Semina semina L’importante è seminare - poco, molto, tutto il grano della speranza. Semina il tuo sorriso perché splenda intorno a te. Semina le tue energie per affrontare le battaglie della vita. Semina il tuo coraggio per risollevare quello altrui. Semina il tuo entusiasmo, la tua fede il tuo amore. Semina le più piccole cose, i nonnulla. Semina e abbi fiducia: ogni chicco arricchirà un piccolo angolo della terra. Giancarlo Ragazzoni


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Ricordando don Gianfranco Frumento

Una vita, tra catechesi e scuola

Originario di Rebbio, è stato un esponente di punta del rinnovamento catechistico italiano. “In vita e in morte, nella salute e nella malattia, il Signore ci circonda di un amore senza limiti, ammanta di tenerezza la nostra vita, sostenendoci nei momenti bui della solitudine e della malattia”. Con queste parole, il vescovo Oscar ha ricordato don Gianfranco Frumento, tornato alla casa del Padre il 24 febbraio. Gianfranco nasce a Como il 18 gennaio 1928, da Maria Sala, di Como, e Agostino Frumento, di Savona, e viene battezzato a San Fedele in Como. Quando Gianfranco è ancora un bambino la famiglia si trasferisce a Rebbio. Nell’ottobre 1943, Gianfranco entra nel Seminario Diocesano a Sant’Abbondio: sono tempi duri anche per i seminaristi. L’unica bomba che colpisce la città, cade non lontano dal seminario. Passato al Seminario Maggiore, Gianfranco si ritrova con altri dodici seminaristi, provenienti da diverse zone della diocesi. Intelligente, generoso, sensibile e un po’ emotivo, manifesta già in quegli anni un interesse per la catechesi. Ordinato il 28 giugno 1952, don Gianfranco viene assegnato per un breve periodo alla parrocchia di Nesso, poi, dal 1953 al 1957, è vicerettore dell’Orfanotrofio Maschile di Como. Si dedica quindi alla catechesi, col-

laborando con don Silvio Riva, don Gaetano Gatti e don Eliseo Ruffini, secondo le indicazioni del Concilio Vaticano II, pubblicando articoli su riviste specializzate e sussidi per la catechesi. Dal 1957 al 1990 è vice direttore dell’Ufficio Catechistico Diocesano e contemporaneamente insegna religione in diverse scuole cittadine. Nel 1990 diventa canonico della cattedrale, dove da anni era confessore. Don Gianfranco ha vissuto dal 1957 al 1990 presso l’Istituto Santa Croce di Via Tommaso Grossi, dove, dopo una breve parentesi in Via Odescalchi, era poi tornato per alcuni anni. Da qualche anno era in Ca’ d’Industria, a causa di problemi di salute: come ha ricordato don Lorenzo Calori, suo compagno di ordinazione, la sua è stata una lunga salita al Calvario, in una grande solitudine, soprattutto interiore. Il vescovo Oscar ha sottolineato che don Gianfranco ha vissuto un’esistenza in umiltà, accettando la volontà di Dio. “Nella Chiesa, amata e servita, ha lasciato emergere i diversi doni di mente e di cuore di cui il Signore lo ha dotato: I suoi occhi possano ora contemplare il volto di Cristo risorto”. Ora don Gianfranco riposa nella Cappella dei Canonici della cattedrale al Cimitero Monumentale, a Como.


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16 aprile

Dolores, un secolo di amore per la famiglia Dolores Ferrari Scaravelli ha compiuto cento anni il giorno di Pasqua. I figli, Carla e Ugo, le scrivono una lettera colma di gratitudine. Cara mamma, oggi compi 100 anni, un secolo di pagine di vita che raccontano di una bambina, ultima di sette fratelli, nata e cresciuta nelle campagne dell’Emilia, poi donna, sposa di papà Aldo e mamma di noi, tuoi figli, Carla e Ugo. Hai fatto della tua esistenza un dono d’amore alla famiglia. La casa, il marito, i figli sono stati il tuo unico interesse, a noi hai dato tutta l’attenzione, la cura, la trepidazione che solo il cuore della mamma sa offrire. Fedele compagna di papà, gli sei stata sempre accanto, accettando di seguirlo nei sedici trasferimenti che, per motivi di lavoro, l’hanno portato a spostarsi in città e paesi diversi, trovando in te risorse ed energie per ricominciare, ogni volta, a rimettere insieme una casa e cercare nuove relazioni ed amicizie. Non trascurando mai i tuoi impegni di moglie e di mamma. Poi, il trascorrere del tempo e il peso degli anni hanno rallentato i tuoi passi sino a fermarti e i ruoli di sempre si sono invertiti. Ora sono le tue mani che chiedono e le nostre a offrirti, tentando di ricambiare, per quanto possibile, l’amore e le attenzioni che ci hai dato ogni giorno. E’ proprio questa tua fragilità che

ha aperto i nostri occhi e ci ha fatto comprendere il dono prezioso e il valore inestimabile che in te abbiamo ricevuto. Auguri mamma per i tuoi meravigliosi 100 anni e per averti ancora a lungo con noi. I tuoi figli A Dolores, un carissimo augurio dall’intera comunità parrocchiale: buon compleanno!


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Al servizio della carità

Don Renzo Scapolo, un prete scomodo La riflessione del vescovo Oscar, durante la liturgia funebre, nella chiesa di Muggiò il 4 maggio. […] Siamo davanti a una figura di credente che ha inquietato molti, perché don Renzo non si è accontentato dei proclami o di buone intenzioni, perché non ci ha annunciato la Parola di Dio per poi restare tutto come prima, perché sopraffatti dagli impegni e dalle tante urgenze immediate. Don Scapolo è stato un “prete scomodo”, sia per i fedeli, che per i confratelli sacerdoti e forse anche per i vescovi, come uno dei profeti che Dio, di tanto in tanto, invia a visitare il suo popolo. Il profeta, per sua natura, turba la tranquillità dell’agire comune, ci sveglia dal torpore del quotidiano, fino a scuoterci e a costringerci comunque a prendere posizione, come singoli e come comunità. “Ecco, io stesso cercherò le mie pecore e le passerò in rassegna”, abbiamo ascoltato nella prima lettura dal profeta Ezechiele. Questo è il compito del pastore, a imitazione di Cristo, il grande pastore delle pecore: adoperarsi per una “Chiesa in uscita”, termine caro a Papa Francesco, ma che già don Scapolo era solito usare quale suo costante metodo pastorale, non accontentandosi delle poche pecore presenti all’interno della comunità cristiana, anzi favorendo la fuori uscita di queste, alla ricerca delle molte

disperse e senza pastore: “Usciamo, usciamo ad offrire a tutti la vita di Gesù Cristo. Preferisco una Chiesa accidentata, ferita e sporca per essere uscita per le strade, piuttosto che una Chiesa malata per la chiusura e la comodità di aggrapparsi alle proprie sicurezze”. [è l’invito di Papa Francesco al n. 49 di EG]. Penso all’intima gioia di don Scapolo all’udire queste affermazioni di Papa Francesco, del quale è stato sempre in sintonia, respirando lo stesso clima sociale ed ecclesiale in terra argentina, negli anni in cui ha vissuto come missionario fidei donum a Fernandez. “Andrò in cerca della pecora perduta e ricondurrò all’ovile quella malata, fascerò quella ferita e curerò quella malata, avrò cura della grassa e della forte”. Don Renzo si è preso cura delle persone, nella loro condizione di vita, con una speciale attenzione per i più deboli e disagiati. Il suo stile, da vero pastore, era quello di coinvolgere anche gli altri, di educare le comunità cristiane alla partecipazione, perché non rimanessero inerti davanti alle difficoltà, ma prendessero responsabilmente le iniziative più adatte, a qualunque costo. Lo possono testimoniare i parrocchiani di Camerlata, di Caversaccio, di Plesio,


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17 ma anche io stesso negli anni in cui fummo insieme collaboratori proprio qui a Muggiò, insieme a don Aldo, altro prete profeta della carità. Fu don Renzo ad accogliere i primi profughi giunti nelle nostre terre dal Libano, fino a convincere le comunità cristiane, stupefatte e smarrite per l’arrivo di tanta gente, che turbava la comune tranquillità, circa il dovere di accoglienza e il compito della ospitalità, proprio in virtù della fede proclamata, che, senza le opere, è morta, come sottolinea S. Giacomo nella sua lettera. Viene a proposito questa affermazione di Papa Francesco: “A volte sentiamo la tentazione di essere cristiani mantenendo una prudente distanza dalle piaghe del Signore. Ma Gesù vuole che tocchiamo la miseria umana, che tocchiamo la carne sofferente degli altri. Aspetta che rinunciamo a cercare quei ripari personali e comunitari che ci permettono di mantenerci a distanza dal nodo del dramma umano, affinché accettiamo veramente di entrare in contatto con l’esistenza concreta degli altri e conosciamo la forza della tenerezza” (EG 270). Con questa consapevolezza in cuore, don Scapolo non esitò a prendere l’iniziativa in favore dei Bosniaci, assicurando aiuti umanitari a Sarajevo, creando perfino un Associazione di volontari, fino a sfidare i pericoli della guerra allora in corso. Se è vero che la carità è il cuore della vita della Chiesa e la bussola che ne orienta i passi, don Scapolo ci ha insegnato a “considerare i poveri di grande valore e a fare in modo che i poveri, in ogni comunità cristiana, si sentissero come “a casa loro”. Così ha adempiuto l’insegnamento evangelico che ci permette di incontrare Cristo proprio

nei poveri, coi quali egli si identifica: “Tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”. Caro don Renzo: aiuta ora dal cielo la nostra Chiesa perché faccia della carità la prova suprema della fede. Continua a inquietarci perché non cessiamo mai di amare il Signore attraverso quell’impegno di carità che ci permette di affrontare le nuove sfide di oggi, con lo stesso ardore, passione ed entusiasmo con cui tu stesso ti sei prodigato. Amen.

Don Renzo Scapolo, nato a Santa Giustina in Colle (PD), è stato ordinato sacerdote a Como nel 1965. Vicario parrocchiale a Camerlata, fidei donum in Argentina, collaboratore a Muggiò, parroco a Valmorea e poi a Plesio e Barna, in missione nei Balcani in guerra, in prima linea nell’accoglienza dei profughi dal Libano, don Renzo ha speso la sua vita accanto ai poveri, nella condivisione umile e sincera. Ora riposa nel Signore, accanto ai suoi genitori, nel cimitero di Montano.


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U.S. ALEBBIO

Un anno di sport, con il sorriso Il bilancio alla fine della stagione sportiva si apre verso il futuro: tra entusiasmo e voglia di educare. Anche quest’anno siamo giunti alla fine della stagione sportiva e la “voglia di fare” dei Settori Calcio, Volley e Basket dell’U.S. Alebbio ha permesso a circa 200 ragazzi di vivere l’esperienza educativa dello sport. Molti degli obiettivi che erano stati prefissati sono stati raggiunti, altri ancora sono in lavorazione e ci permettono di progettare il futuro. Non sono di certo mancati i problemi, le incomprensioni, ma si è riusciti con la collaborazione di tutti a superare le difficoltà e ad andare avanti. I risultati sportivi per alcune squadre sono arrivati, altre hanno fatto un po’ fatica, ma arriveranno. E’ solo necessario rispettare le capacità di ogni atleta, coglierne le difficoltà e aiutarli a superarle. E’ stato importante soprattutto seguire i ragazzi durante gli allenamenti, le partite, i tornei, vederli “crescere” giorno dopo giorno, vederli diventare “grandi”, “più grandi” di un anno fa, assecondare il loro entusiasmo e la loro voglia di stare insieme. L’impegno di tutti (atleti, allenatori, dirigenti, genitori) è stato grande e

deve essere sempre di più “impegno con il sorriso”, perché mai ci si deve stancare di indirizzare, di educare, di valorizzare i nostri ragazzi con la serenità di cui hanno bisogno. L’U.S. Alebbio si impegna a continuare le attività con questi presupposti, perché tutto non finisca alla fine di un allenamento o di una partita. Naturalmente per proseguire abbiamo bisogno di bambini e ragazzi che vogliono, per la stagione sportiva 2017/2018, iniziare a fare sport nella nostra Società. Per chi vuole mettersi in gioco con noi di seguito sono elencate le nostre attività e i contattinmdei Responsabili per avere informazioni più dettagliate. Inoltre in occasione della FESTA U.S. ALEBBIO DOMENICA 18 GIUGNO presso la Parrocchia di Rebbio saremo presenti con i Settori Calcio, Volley e Basket con il seguente programma: ore 10.00 S. Messa ore 12.30 Pranzo sociale e servizio ristoro per tutta la giornata Nel pomeriggio giochi per tutti. Per l’US Alebbio, Graziella Lanni


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Il bello del nostro quartiere

I lavatoi, nel passato luoghi di aggregazione Nella zona sud della città, diverse le strutture presenti: da conservare e valorizzare.

I lavatoi hanno rappresentano quei punti di polarizzazione di taluni lavori femminili frequenti in un’Italia non ancora entrata nella civiltà dei consumi, e per la gran parte legata invece ad una economia contadina. Il duro lavoro delle lavandaie era quindi posto in capo quasi esclusivamente alle donne, specialmente se sole, madri, vedove oppure non sposate, ed era solo parzialmente compensato dalla socialità che si instaurava a causa dell’aggregazione intorno al lavatoio. Va anche detto che nel primo Novecento la disponibilità di acqua corrente nelle abitazioni era molto limitata, quindi necessitava di recarsi giocoforza presso queste strutture pubblico/private. L’introduzione della lavatrice nelle case degli italiani come elettrodomestico di massa ha consentito di liberare le donne da un compito gravoso, che, comunque, anche quando era esercitato come mestiere era scarsamente remunerativo. Inoltre, tale occupazione aveva finito per acquisire nel tempo una specie di connotazione negativa, in quanto sinonimo di donne volgari e sboccate. I lavatoi di solito erano dei manufatti di forma rettangolare al cui interno si

poteva trovare una vasca unica oppure alcune vasche magari allineate in batteria, caratterizzate da un piano d’appoggio inclinato che consentiva il trattamento del bucato. I materiali costitutivi potevano essere la pietra e il legno per quelli più antichi, oppure la muratura ed il cemento armato per quelli di più recente fattura. Sono ancora presenti sei lavatoi nella zona sud della nostra città, e precisamente: quello di via Salvadonica (Rebbio), di Lazzago, di via alla Guzza (Camerlata), di via per Prestino, di via Valorsa (Breccia, purtroppo ridotto a rovina) e di via Magni (località Cà Morta). Quello di Rebbio è piuttosto antico e serviva le case rurali della “Salvadonica”, mentre il “Pulesin” in località Cà Morta è stato realizzato negli anni ‘60 del secolo scorso; il manufatto di Lazzago è da mettere in relazione con le origini agricole del borgo. Nella città di Como sono presenti oggi poco meno di una trentina di lavatoi. Sono manufatti ancora interessanti dal punto di vista morfologico, certo essi rappresentano un modello sociale consegnato ormai alla storia, ma proprio per questo da conservare e valorizzare. Un progetto finalizzato alla loro promozione potrebbe con-


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21 siderarli come luoghi che furono di concentrazione di un certo tipo di lavoro femminile e della società di quel tempo, come punti di sensibilizzazione sul tema dell’acqua, dell’erogazione della stessa con moderne “casette d’acqua”, come stazioni di relais e di sosta magari prima di intraprendere percorsi pedonali all’interno del Parco Regionale della Spina Verde. Partire dal quotidiano per valorizzare Il lavatoio della via Salvadonica

quella “sor’aqua, la quale è multo utile et humile et pretiosa et casta”, secondo la definizione poetica contenuta nel bellissimo “Cantico delle creature” e le strutture che ne hanno consentito un uso sostenibile, potrebbe essere l’atteggiamento mentale per raccordare il presente con il passato per un futuro condiviso. Andrea Rinaldo


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F U O R I C A M P O Sondrio

La due giorni giovani Da tutta la diocesi, per riflettere e preparare il Grest. Il 20 e 21 maggio scorsi un piccolo gruppo di animatori del Grest, che si terrà nella nostra parrocchia dal 12 al 30 giugno, si è recato a Sondrio per partecipare alla due giorni diocesana organizzata dalla Pastorale Giovanile. Durante questo week-end ci sono stati momenti di riflessione, alternati a momenti di gioco che servivano anche per fornire qualche idea da riproporre in ogni oratorio. Durante la serata di sabato ci siamo recati al teatro Sociale di Sondrio per assistere

ad uno spettacolo con una piccola sorpresa: lo presentava Paolo Cevoli, comico di Zelig. Tema dello spettacolo: La Bibbia, riletta in chiave contemporanea. La domenica verso mezzogiorno ci siamo recati in chiesa per partecipare ad una messa molto bella e coinvolgente. Infine, per concludere questa entusiasmante due giorni ci siamo fermati a Varenna per tappa gelato e qualcuno ha bagnato i piedi nel lago!!! I giovani della due giorni

In pellegrinaggio

Fatima, sotto il velo di Maria Nel silenzio e nella preghiera, per accogliere l’amore di Dio. Portogallo. Fatima. Appena arrivi capisci subito che sei in un posto un po’ strano: i negozi in giro vendono articoli religiosi e la gente fa shopping religioso! A uno a cui non va giù nemmeno lo shopping normale, se di normale si può parlare, tutto questo

non fa certo una bella impressione... Però, tutto cambia superato il muro del santuario e sul percorso che porta alla casa dei pastorelli. Mano a mano che entri in preghiera, ti accorgi che non hai più le mille preoccupazioni che ti assillano a casa, o per lo meno,


L CF O OL CO I L FIO A LRAER |E G| IGUI U G GNNOO 220011 7

23 continuano ad esserci, ma fuori da te. Anche tutte le distrazioni che a casa ci fanno vivere sempre in un altro posto o in un altro luogo e non ci fanno vivere il nostro presente: “Devo fare questo ... devo fare quest’altro ...”. Lo smartphone non disturba perché all’estero costa... Non puoi nemmeno dire che si riesce a FARE silenzio. Lì, sotto il velo di Maria, al riparo dalla frastuono del mondo, riesci a ESSERE nel silenzio. E in questo silenzio puoi aprirti con più docilità per accogliere l’amore di Dio. Un amore che turba, perché è gratuito e quindi ingiusto per la nostra logica, un amore che ti interroga nella tua vita, come è stato durante l’annunciazione a Maria. Ed è molto significativo che al pellegrinaggio ci fossero seminaristi che, in diverse tappe del loro cammino, avrebbero dovuto dire di lì a poco il loro “eccomi” (eh già...pure i seminaristi devono ripetere il loro sì almeno

quattro volte durante il loro percorso, anche se c’è chi dice che lo dobbiamo ripetere tutti ogni mattina quando ci alziamo...). Il pellegrinaggio si è chiuso con il rientro a casa, e si deve chiudere con il rientro. Il rientro nella nostra ordinarietà, nella nostra quotidianità, dove si gioca veramente la nostra vita: nell’amore concreto della nostra famiglia, delle persone che incontriamo a scuola, al lavoro, in parrocchia, per strada.  Roberto Ps: Sapete cosa mi porto a casa? Un bel rosario (anche se lo shopping non piace) per pregare per tutto il mondo, lontano e vicino: per i giovani, per le famiglie, per chi soffre, per la pace nel mondo...ce n’è un bisogno talmente grande! Come dicono: “Pregate, pregate, pregate!”

Il recital dei giovani

Un reality show in giro per il mondo Anche quest’anno i giovani dell’oratorio hanno realizzato, tutti assieme, il Recital, ma c’è stato di più. Sono state coinvolte tutte le realtà che gravitano attorno all’oratorio: genitori dell’Alebbio e ragazzi ospitati dalla nostra parrocchia. Tutti assieme sono riusciti a costruire uno spettacolo bello, con messaggi autentici e importanti per il mondo in cui siamo tutti immersi. L’impegno – tanto - ha poi dato i suoi frutti nel portare in scena lo spettaco-

lo, sperando che sia servito e piaciuto a tutti gli spettatori. Per questa edizione si è cercato un nuovo genere, mettendo in scena un reality show in giro per il mondo, in cui si sono visti i cambiamenti e la crescita personale di alcuni personaggi, ma anche la cocciutaggine di alcuni altri, che non hanno per nulla cambiato opinione. Purtroppo il pubblico è stato poco numeroso, ma sicuramente caloroso.


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A Torino

Il Sermig, una fabbrica di pace La storia di una fabbrica di armi divenuta ‘arsenale’ di solidarietà e accoglienza. A Torino esiste un edificio, chiamato Arsenale della Pace, dove si offre aiuto a chi ne ha bisogno, a chiunque suoni il campanello all’ingresso, dove molti volontari, soprattutto giovani, si offrono di aiutare chi è in difficoltà. Ma perché si chiama in questo modo? L’Arsenale della Pace è stato in passato una fabbrica di armi dell’esercito, utilizzata per produrre gli armamenti impiegati nella guerra dalle truppe italiane e dopo la Seconda Guerra Mondiale è entrato in disuso. Due giovani, Ernesto Olivero e sua moglie Maria Cerrato, nel 1964 decisero di fondare il Sermig (Servizio Missionario Giovani) con l’obiettivo di “eliminare la fame e le grandi ingiustizie nel mondo, costruire la pace, aiutare i giovani a trovare un ideale di vita”. Ernesto aveva pensato che le grandi e spaziose strutture della fabbrica d’armi che venivano usate come origine di sofferenza e dolore dovessero essere trasformate in una fonte di pace e di carità. Nel 1983 fu approvata dal comune di Torino la richiesta di utilizzo di quelle strutture a scopi umanitari. Arsenale è una parola che fa subito venire in mente la guerra, ma le uniche battaglie che si combattono al Sermig sono quella contro la fame e la povertà, che sono presenti sul nostro territorio. Inizialmente l’idea era

di aiutare le missioni più lontane, nei paesi più disagiati, ma poi si è capito che anche attorno a noi ci sono realtà di povertà economica e interiore e che molte persone hanno bisogno di aiuto anche nei nostri paesi più sviluppati. Così iniziò l’impresa di molti, di ristrutturare, pulire, progettare e rendere funzionante la struttura che ora ogni sera ospita decine di persone, ogni giorno offre assistenza medica a molti che non possono permettersi un intervento per motivi economici, che ospita i bambini più piccoli in una scuola dell’infanzia, per citare solo alcuni tra i tipi di accoglienza che si praticano al suo interno. Ora però sono state aperti anche altri Arsenali della Pace, uno in Brasile e l’altro in Giordania, così da portare questa iniziativa anche all’estero. Da oltre trent’anni questa fabbrica di armi è stata resa fabbrica di carità, e tutt’ora continua a donare felicità e speranza a chi ne ha bisogno; essa è un esempio di come si possano cambiare le cose e creare un mondo migliore. Giacomo


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Nel quartiere

Il Bar Ardita, chiuso dopo ottant’anni Il locale di Via Paoli, gestito sempre dalla stessa famiglia, ha cessato l’attività a fine maggio. E’ quasi la fine di maggio. Tra pochi giorni la saracinesca del bar Ardita di Via Paoli 22 sarà abbassata. Per sempre. Aperto nel 1935, da Angelina Bianchi, il bar Ardita è stato gestito per più di ottant’anni dalla stessa famiglia. “Negli anni Trenta – racconta Marilena, l’attuale proprietaria – il locale era una gelateria. La zia Angelina faceva poi tre – quattro caffè al giorno con una macchinetta elettrica (ndr ancora in bella mostra su un ripiano) e mesceva al banco litri di vino”. Nel 1963 zia Angelina lascia il bar e subentra così il nipote Angelo con la moglie Ileana. “Tutti in famiglia – continua Marilena – davano una mano. Il nonno Peppino, il mio nonno paterno, si voccupava del rifornimento della cantina e del frigorifero. I miei nonni materni, Cesare e Maria, davano una mano, l’uno al banco e l’altra in casa, anche nella cura di noi bambini”. Marilena inizia a lavorare al bar nel 1984, come garzona. Nel 1994, diventa la proprietaria del locale e lo gestisce con il marito Sergio. Insieme sottolineano che “qui di gente ne è passata tanta”. “Il nostro locale – aggiunge Marilena – è sempre stato un luogo di ritrovo, con tante storie condivise, momenti di pianto e tante risate.” Ben inserito nel tessuto sociale del

quartiere, il bar, nel corso dei decenni, è stato al passo con i tempi, seguendo l’evoluzione degli usi e dei costumi. “La nostra è una delle tante piccole attività, che si vanno a perdere e non si recuperano più”. Con tutto il carico di umanità condivisa, con i giovani e i meno giovani. Restano i tanti ricordi e la gioia di aver saputo costruire relazioni sincere. as


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Lettere a Il Focolare

Scrivere a parrocchiarebbio@gmail.com

Uno scritto dedicato a chi non ha mai avuto la fortuna di conoscere Armida. Armida... Dove sei? Regalami ancora il tuo sorriso! La pace che trasmetti solo incontrandoti cancella dalla vista le sofferenze perchè la tua luminosa bontà le affievolisce, regalando serenità. Chiusa in casa da vent’anni, costretta su una sedia a rotelle, sei riuscita a insegnare cosa vuole dire amare. Hai amato un marito che per esigenze di salute hai servito sessant’anni, anche quando tu, per prima, avresti avuto bisogno di aiuto. Pretendere il massimo dal tuo metro quadro di terreno che accudivi inginocchiata perchè questo potesse dare frutti o fiori da offrire a chi ti veniva a trovare: un pomodorino, un gambo di prezzemolo che sapevano di amore e di cura. I tuoi unici tesori, le foto dei parenti esposte in bella mostra, compreso il pronipote che non hai ancora conosciuto di persona. La risposta alla tua lettera inviata a Papa Francesco dove non chiedevi nulla per te, ma che si ricordasse del sessantesimo anno di matrimonio di tua sorella. Il tuo tempo libero lo dedicavi a pregare ricordando con nomi e date amici e nemici. Le tue frequentazioni giornaliere? Una vecchia gallina spennacchiata che ti regalava qualche uovo e una lucertolina con cui condividevi il cibo. E la tua casa? Costruita mattone su mattone, frutto della fatica delle notti passate ad accudire i malati. Armida, una persona estranea a un’epoca priva di sentimenti. Per te l’incendio è stato solo un’altra prova che riuscirai a superare con dignità e amore anche questa volta. Amica cara, spero che ora tu sia serena e per questo prego il Signore, lo stesso a cui tu sei devota e a cui ti rivolgi con tanto ardore e nel pregarlo e nel pensare agli angeli del paradiso, non posso fare a meno di immaginarli con il tuo volto e il tuo sorriso.


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Calendario liturgico Dal 18 al 22 settembre ore 20.30 S. Rosario nei cortili Sabato 23 settembre ore 15 Confessioni ore 17.30 S. Messa prefestiva

Festa della Madonna della Consolazione Domenica 24 settembre ore 7.30 - 18 SS. Messe d’orario ore 10 S. Messa concelebrata ore 14.30 Processione con il simulacro della Madonna della Consolazione, Vespri e benedizione. La Processione partirà dal cortile di via Cuzzi 5/7 a seguire via Alebbio, Chiesa Parrocchiale. Al termine: Offerta Canestri. Lunedì 25 settembre ore 17.30 S. Messa ore 20.30 S. Messa per i defunti della parrocchia, segue Processione al cimitero.

Anagrafe parrocchiale Ci hanno preceduto nella casa del Signore 13 Coppa Marisa 14 Baghin Luigi 15 Grisoni Francesco 16 Monti Pietro Alessandro 17 Gracci Maria 18 Prosdocimo Enzo 19 Gaffuri Tullio 20 Caprani Natale 21 Scapolo Don Renzo 22 Tagliabue Angelo 23 Linsalata Rosalia 24 Bonazzi Padre Bernardino 25 Codari Silvana 26 Rossi Alberto 27 Silvano Edera 28 Cappelletti Renata 29 Mazzucco Lucia 30 Cini Franco Battezzati nella Fede della Chiesa e dei Genitori 2 Albonico Federico 3 Bonavita Federico Giusto 4 Fortunato Luca 5 Vergottini Pietro 6 Besio Nicholas Antonio 7 Dinardo Tommaso 8 Gasperoni Tommaso Uniti nel Sacramento del Matrimonio 1 Bevione Marco e Invernizzi Daniela (Chiesa di Titignano, Orvieto) 2 Fazio Tiziano e Gentile Valeria (Chiesa di S. Antonio, Camerlata)


Trimestrale della ComunitĂ di Rebbio Direttore responsabile: Lattanzi Enrica Stampa a cura di JMD

il Focolare

Il Focolare - numero di giugno 2017  

Periodico di informazione della comunità di Rebbio

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