Issuu on Google+


1

IN QUESTO NUMERO PREGHIERA : PROFETI DI UN FUTURO NON NOSTRO

2

RIFLESSIONE DI DON GIUSTO

3

IL SALUTO DI DON FEDERICO

5

IL NOSTRO “GRAZIE" A DON FEDERICO

8

VITA COMUNITARIA : NUOVI PICCOLI AMICI CENTENARIO SCUOLA MATERNA VIA LISSI RIDERE, DIVERTIRE, FARE DEL BENE

12 13 18

RICORDANDO ANGELO E PINO

20

LA CAREZZA DEL PERDONO

26

PAGINE DI STORIA

28

CALENDARIO LITURGICO

30

ANAGRAFE PARROCCHIALE

31

CONTATTI UTILI

32


2

PROFETI DI UN FUTURO NON NOSTRO Ogni tanto ci aiuta il fare un passo indietro e vedere da lontano. Il Regno non è solo oltre i nostri sforzi, è anche oltre le nostre visioni. Nella nostra vita riusciamo a compiere solo una piccola parte di quella meravigliosa impresa che è l’opera di Dio. Niente di ciò che noi facciamo è completo. Che è come dire che il regno sta più in là di noi stessi. Nessuna affermazione dice tutto quello che si può dire. Nessuna preghiera esprime completamente la fede. Nessun credo porta la perfezione. Nessuna visita pastorale porta con sé tutte le soluzioni. Nessun programma compie in pieno la missione della Chiesa. Nessuna meta né obiettivo raggiunge la completezza. Di questo si tratta: Noi piantiamo semi che un giorno nasceranno. Noi innaffiamo semi già piantati, sapendo che altri li custodiranno. Mettiamo le basi di qualcosa che si

svilupperà. Mettiamo il lievito che moltiplicherà le nostre capacità. Non possiamo fare tutto, però dà un senso di liberazione l’iniziarlo. Ci dà la forza di fare qualcosa e di farlo bene. Può rimanere incompleto, però è un inizio, il passo di un cammino. Una opportunità perché la grazia di Dio entri e faccia il resto. Può darsi che mai vedremo il suo compimento, ma questa è la differenza tra il capomastro e il manovale. Siamo manovali, non capomastri, servitori, non messia. Noi siamo profeti di un futuro che non ci appartiene. Oscar Arnulfo Romero


3

LA RIFLESSIONE DI DON GIUSTO: U n ca n a l e a p e rto Don Federico parte in questi giorni a nome della Diocesi di Como per assumersi un servizio “da prete” nella comunità Giovanni XXIII fondata a Rimini dal Don Oreste Benzi. Il pensiero che vorrei comunicarvi è uno solo. Possa la partenza di Federico mantenere un canale aperto, un flusso di persone di Rebbio alla Giovanni XXIII ed in particolare da giovani e da famiglie che si aprono all'accoglienza.

sito web:

È significativo in tal senso che la Diocesi di Como abbia affidato all'ufficio per la Pastorale Giovanile, il compito di programmare e verificare il lavoro di Don Federico. Ci aspettiamo che continuino le proposte in corso - servizi ai senza fissa dimora a Milano e campi in Romania – e ne nascano di nuove orientate a far scoprire ai giovani, alle famiglie di Rebbio e a noi tutti, la chiamata naturale all'accoglienza.

www.apg23.org


4 U n e sta te i n stra d a Ci auguriamo di passare una buona estate piĂš in strada che in casa. In realtĂ  a Rebbio si fa poca vita da cortile, da piazzale di condominio, salvo alcune eccezioni come ad esempio l'Edificatrice. Una proposta, se non ci sono, mettiamo le panchine all'ingresso di casa e se il regolamento condominiale o altro ce lo impediscono lottiamo per ottenerle.

Una seconda proposta: organizziamo piccole o grandi feste di rione, di condominio, di vicinato, magari con dei piccoli assaggi delle specialitĂ  gastronomiche di ciascuno. Buona estate

Don Giusto Della Valle


5

QUESTO E‛ IL MOMENTO FAVOREVOLE il saluto di don Federico

Noi, che eravamo già partiti per nave, facemmo vela per Asso, dove dovevamo prendere a bordo Paolo; così infatti egli aveva deciso, intendendo fare il viaggio a piedi. Quando ci ebbe raggiunti ad Asso, lo prendemmo con noi e arrivammo a Mitilene. 1 5Salpati da qui, il giorno dopo ci trovammo di fronte a Chio; l'indomani toccammo Samo e il giorno seguente giungemmo a Mileto. 1 6Paolo infatti aveva deciso di passare al largo di Èfeso, per evitare di subire ritardi nella provincia d'Asia: gli premeva essere a Gerusalemme, se possibile, per il giorno della Pentecoste. Siamo nel capitolo 20 degli Atti degli Apostoli e Luca racconta degli ultimi spostamenti di Paolo prima della sua partenza verso Roma. Mi è piaciuto mettere quest’introduzione perché anch’io a breve lascerò la parrocchia di Rebbio per continuare il mio ministero sacerdotale all’interno della Comunità Papa Giovanni Xxiii fondata da don Oreste Benzi

(sacerdote di Rimini morto il 2 novembre 2007).

Secondo le opportunità offertemi dai responsabili della Comunità andrò a vivere, almeno nei primi anni, a Pianengo, un paese a pochi Chilometri da Crema, in una Casa famiglia. La Casa famiglia è il perno della Comunità Giovanni XXiii. Tale realtà è guidata da una coppia di sposi: Veronica Bonzi (insegnante elementare) e Michele Giordano (operatore in Comunità terapeutica). Oltre ai loro tre figli naturali, in casa ci sono tre figli rigenerati nell’amore (in affido o adozione) e una volontaria che da alcuni anni vive in famiglia. I miei principali compiti all’interno della Comunità saranno i seguenti: Accompagnamento spirituale delle persone e dei nuclei familiari che già fanno parte della Comunità Papa Giovanni sul territorio CremaLombardia Accompagnamento dei giovani che già vivono l’esperienza sulla strada di volontariato con i senza dimora


6 Animazione delle serate in strada a Milano con i senza fissa dimora Incontro di “Primo annuncio” sulla strada con i giovani Incontro delle realtà in terra di missione per delle giornate di Ritiro/Deserto Campi in terra di Missione o di Condivisione con giovani e/o disabili Affiancamento spirituale alle comunità terapeutiche Tante emozioni, sentimenti dentro di me in questo ultimo tempo che sono tra voi. Volti, esperienze, ricordi tornano alla mente. Mi soffermo semplicemente su una parola: grazie! Cinque anni fa arrivavo a Rebbio e dentro di me c’era la consapevolezza che sarebbero stati anni, questi trascorsi tra voi, di verifica e di discernimento. Il Signore, certamente anche attraverso voi, comunità di Rebbio, che siete stati la mia famiglia, mi ha fatto comprendere che era giunto il momento di chiedere al Vescovo la possibilità di continuare (per un periodo determinato) a vivere il mio sacerdozio all’interno della

comunità Giovanni Xxiii. Non entro nello specifico delle persone e delle situazioni per le quali dover dire grazie perché mi ci perdereiV Grazie a tutti e ciascuno! Grazie anche e soprattutto a quelle situazioni dove “ho fatto un po di fatica” perché lì mi sono dovuto confrontare con me stesso, i miei limiti e chinare la testa davanti al Signore e rimettermi a Lui e alla sua volontà. Mi affido ancora all’esperienza di San Paolo e al saluto che va rivolgendo agli abitanti dell’Asia sapendo della sua dipartita. E’ il mio saluto e l’augurio che rivolgo a ciascuno di voi. "Voi sapete come mi sono comportato con voi per tutto questo tempo, fin dal primo giorno in cui arrivai in Asia[V]Non ritengo in nessun modo preziosa la mia vita, purché conduca a termine la mia corsa e il servizio che mi fu affidato dal Signore Gesù, di dare testimonianza al vangelo della grazia di Dio.[V] Vegliate su voi stessi e su tutto il gregge, in mezzo


7 al quale lo Spirito Santo vi ha costituiti come custodi per essere pastori della Chiesa di Dio, che si è acquistata con il sangue del proprio Figlio. [V] E ora vi affido a Dio e alla parola della sua grazia, che ha la potenza di edificare e di concedere l'eredità fra tutti quelli che da lui sono santificati.[V] In tutte le maniere vi ho mostrato che i deboli si devono soccorrere lavorando così, ricordando le parole del Signore Gesù, che disse: "Si è più beati nel dare che nel ricevere!"". Dopo aver detto questo, si inginocchiò con tutti loro e pregò. Infine un incoraggiamento! Sono alcune parole pronunciate da don oreste Benzi pochi giorni prima che morisse. È quasi un testamento spirituale dedicato ai giovani, ma facilmente attuabile anche per ciascuno di noi. Questo è il momento favorevole! Diceva Seneca: "Poco giova il vento favorevole se il marinaio non sa dove andare". Noi invece sappiano dove andare. Abbiamo gli strumenti, la comunità, i fratelli, gli ultimi con

cui condividiamo e abbiamo la mèta chiara: Gesù! Scegliamo una Vita da infiltrati, per andare là dove c'è la sofferenza e la fatica. Prima di tutto cerchiamo di cambiare noi stessi, poi per trapianto vitale cambiamo chi incontriamo e l'ambiente dove siamo. Non abbiate paura di andare ovunque nelle discoteche, sul muretto, nei barV senza pretese, solo con la scelta di voler essere me stesso, suo servo, marinaio che sa dove andare. Portate la gioia che crea festa. Vivete un anno nella giovinezza, nella gioia! Siate Giovani giovani, cioè giovani davvero, giovani per età e per lo spirito!Partite dalla conversione interiore perché l'incontro con Cristo ci cambia, cambia tutto, sparisce la lamentela, la mormorazione il male. Se si è giovani dentro tutto questo lascia posto alla gioia, al sorriso. Ecco il canto nuovo dei Redenti! Cristo è vita ed è risorto. Se è vita, io voglio gustarlo. Se è vita, allora è simpatico e voglio viverlo. E vivendolo, vivo il mio bisogno profondo. Siate rivoluzionari nell'amore, scoppiate di gioia! Don Oreste Benzi (28 ottobre 2007) Don Federico


8

IL NOSTRO "GRAZIE" A DON FEDERICO

G ra zi e D on F e d e ri co!

“Ho conosciuto don Federico una sera bevendo una tisana: il suo modo di parlare così veloce, le sue inflessioni dialettali, la sua gestualità me lo facevano apparire come un entusiasta della vita, ne sono rimaste colpita. Il percorso verso il quale ha accompagnato i nostri ragazzi, in questi anni, è stato di conoscenza e approfondimento verso tematiche difficili; ha permesso a molti di noi l'approccio ad una realtà che forse senza di lui ci avrebbe solo sfiorati. I nostri ragazzi hanno avuto il privilegio di conoscere e di toccare con mano la disperazione dei senza fissa dimora, la miseria dei bambini rumeni, i campi di volontariato nel nostro territorio. Don federico ha gettato semi di conoscenza che resteranno nel bagalio culturale dei nostri figli, esperienze uniche costruite per imparare a donare agli altri, ma, cosa non meno importante, per fare tutti insieme. Sono profondamente grata a Don Federico per le opportunità che ci

ha donato ma sopratutto , come madre, per ciò che lascia ai nostri figli. Quando ho saputo che sarebbe andato via dalla nostra parrocchia, ero molto contenta per lui, so che ciò che andrà a fare è l'inzio di una avventura che è la sua vita, sicuramente difficile, ma è tutto ciò che lo rappresenta. Spero che tutto ciò che ci ha donato in questi anni resti nei nostri cuori e ci serva a far crescere nei nostri figli la voglia di conoscenza e sia da stimolo per noi adulti.” Cinzia. Cinzia, che ha anche collobarato intensamente e in modo operativo con Don Federico, ha colto nel segno nel sintetizzare il senso della sua permanenza a Rebbio. Anch'io l'ho conosciuto nel mese di agosto del 2009, quando, prima ancora di fare il suo ingresso ufficiale in parrocchia, si aggirava fuori dalla messa e si presentava ai ragazzi appena usciti dalla chiesa. Mi è subito piaciuto il suo approccio semplice e diretto ai giovani, che ha


9 presto cercato di coinvolgere attraverso le sue proposte. E poi sono subito partite le avventure dei campi, dapprima mirati a formare e rendere coeso il gruppo degli adolescenti, ma ben presto indirizzati a proporre testimonianze di volontariato, a far conoscere direttamente ai ragazzi realtà dolorose e a loro magari ignote, come la fatica quotidiana di chi si sforza di uscire dalla tossidipendenza o l'universo invisibile dei senza fissa dimora. Certo il suo impegno nell'associazione Papa Giovanni XXIII gli ha permesso di attingere ad un'esperienza già consolidata e di comunicare ai giovani l' entusiamo per l'impegno concreto ed attivo. Credo che Don Federico sia stato il vicario “ del fare”, che ha puntato con forza non solo sulla catechesi tradizionale, ma sul coinvolgimento nell'esperienza diretta. Per gli adolescenti , che ha accompagnato negli anni difficili della crescita, tra amicizie, primi amori, entusiami e contestazioni, la sua presenza è stata un'occasione per “aprire gli occhi sul mondo”. Lo

dimostrano anche le scelte coraggiose delle tematiche dei recital, altra attività che ha curato in modo particolare, considerandola un'opportunità per coinvolgere anche gli adolescenti e i giovani più riluttanti a seguire regolarmente gli incontri di catechismo. I recital di questi anni hanno affronato temi non scontati, come il disagio giovanile che sfocia in violenza gratuita nell'omicidio di Suor Maria Laura Mainetti, l'impegno nella lotta contro la mafia e infine i mille volti della dipendenza, che è il soggetto dello spettacolo in corso di allestimento. Tutte occasioni per cantare, danzare e recitare insieme, ma anche- non guasta dirlo- per coniugare valori cristiani e impegno civile. Tutte occasioni per dire .....grazie Don Federico! Cinzia e Sofia


10 Ci ao d on

Mi hanno chiesto di scrivere un pensiero su di te e non so da dove partire. Quando sei arrivato a Rebbio ricordo ancora l’entusiasmo di mio figlio che rientrando a casa dopo averti conosciuto ci ha detto “questo è il mio don” . Ti eri presentato al trasloco con infradito, pantaloncini hawaiani e maglietta colorata e questo aveva fatto un certo colpo. Non so come procedere, devo fare un bilancio, devo raccontare la tua storia tra la nostra gente, devo farti degli auguri? Sei il primo vicario che io ricordi che lascia Rebbio di sua spontanea volontà . Lo fai perché già quando stavi “studiando da prete” in seminario hai avuto un incontro forte che ti ha segnato nel profondo. Oltre Gesù hai incontrato don Oreste Benzi e questo ha cambiato la tua vita. Ogni volta che vedo la sua foto con te appesa nel tuo salotto non posso non ricordare quando anch’io l’incontrai tanti anni fa. Venne a Como per fare una testimonianza ad una marcia della pace ed io andai a prenderlo alla stazione.

Parlammo un po’ e venne fuori che stava ospitando un signore, Toni, che abitualmente viveva sulla strada e che per diverso tempo era stato ospite di don Battista Galli a Como, sparendo poi un giorno all’improvviso. Ed ecco ti ricompare a Rimini! Com’è piccolo il mondo dei poveri e com’è grande il cuore di chi accoglie. Della testimonianza che fece quel giorno don Oreste ricordo solo un aneddoto: ad un ragazzo che gli chiedeva di poter andare ad incontrare e ad aiutare le donne di strada chiese “ le tue ginocchia sono buone? Perché se vuoi fare questo servizio dovrai pregare molto ed in ginocchio e quindi servono delle ginocchia buone”. Don hai fatto una scelta importante. Credo sia un bene che tu l’abbia fatta. Se non ricordo male credo anch’io di averti invitato a fare questa scelta, un po’ di tempo fa. Hai prestato con cura il tuo servizio alla nostra parrocchia, ma il tuo cuore non è mai stato del tutto qui. Hai fatto conoscere ai nostri ragazzi esperienze nuove, il vero rapporto con chi è nel bisogno, con chi vive le vere difficoltà della vita. Sono


11 cose che lasciano un segno. Hai coinvolto ragazzi che difficilmente si sarebbero aperti ad una iniziativa della parrocchia con i recital, spettacoli spesso dal contenuto forte, non sempre facile da narrare, ma sempre belli e coinvolgenti. Sono cose che lasciano un segno.

La chiudo qui. Ti auguro di vivere un’ esperienza forte, e di farne tesoro, e poi di non tenerla tutta per te ma di saperla condividere con chi un giorno ti verrà affidato come parroco (perché sarà la tua esperienza più bella) e di avere ginocchia buone. Grazie per quello che hai fatto tra noi. Filippo


12

VITA COMUNITARIA

N U O VI P I CCO LI AM I CI

Domenica 4 maggio 201 4 la S. Messa è stata animata dall'equipe 0-6, aiutata dalle famiglie dei bambini battezzati nell'anno 201 3. Chi siamo ve lo diciamo con poche e semplici parole...il nostro impegno è quello di far conoscere e accompagnare i piccoli della nostra comunità e le loro famiglie all'inizio del loro percorso di fede e della prima scoperta di Gesù, ponendoci loro più come amici che come veri e propri catechisti. Insieme organizziamo incontri per bambini dai 0-6 anni con l'obiettivo di farci e far conoscere le famiglie attraverso un primo approccio con la Chiesa, con semplici momenti di confronto mirato e laboratori per i più piccoli, inerenti all'argomento proposto nella giornata. Ci poniamo l'obiettivo di vedere l'oratorio come un luogo aperto a Dio e a loro.

Domenica vedere così tanti bimbi presenti alla Messa, messi in prima linea, ci ha scatenato una bella carica di positività in quanto essi sono il futuro e perchè crediamo che, dando loro le giuste basi, possano crescere nuovi giovani cristiani attenti al messaggio che Dio ci ha trasmesso e che riguarda l'aiutare il prossimo, valore troppo spesso messo da parte. L'omelia era accompagnata da versetti o piccole grida che i bimbi facevano e che ci piace concepire come il loro modo di dire alla comunità....CI SIAMO ANCHE NOI, se pur piccoli, ma siamo parte della vostra grande e bella comunità e vogliamo dare il nostro piccolo contributo a modo nostro , cominciando col farvi vedere e sentire la nostra presenza. Ci ha fatto molto piacere il ringraziamento che don Giusto ha fatto a noi per il lavoro svolto, ai genitori per la partecipazione ed ai bimbi, dicendo loro che saranno sempre i benvenuti alla Santa Messa della domenica. Sonia, mamma di Noemi Equipe 0-6


13

CENTENARIO DELLA SCUOLA MATERNA DI VIA LISSI

S . M E S S A 1 8 M AG G I O 2 0 1 4

"Siamo qui riuniti oggi attorno al Signore per ringraziarlo e lodarlo in questo momento di festa della nostra scuola. Diciamo grazie per l’idea che hanno avuto delle persone il secolo scorso di istituire una scuola, grazie per il tempo che tanti bambini ed adulti hanno avuto per crescere nella scuola, grazie per il dono della vita che il Signore ci fa per vivere felici insieme, grazie per l’amore del Signore che diventa concreto in ogni persona che ci dona il suo amore, grazie per la presenza del Signore che ci permette di fare una chiesa, una famiglia, apprezzando le doti di ciascuno, grazie per tutte le persone che ci seguono dalla casa del Signore e che tanto hanno fatto per noi, giorno per giorno, grazie per la speranza che il Signore ci dona, certi che abbiamo davanti un futuro migliore, perché Lui non ci abbandona,

grazie per tutto il bene che abbiamo ricevuto, grazie per la gioia di poter far festa fra di noi e con Lui grazie Signore perché tu credi in noi e ci fai continuare a camminare con fiducia e gioia. "


14 Qu a n d o c’ e ra l ’ a si l o

Continua, in questo numero, la storia della Scuola Materna, che festeggia quest’anno i cento anni. Due testimonianze cii riportano indietro nel tempo, tra la metà degli Anni Quaranta e la fine degli Anni Cinquanta.

Parlare con lei significa ripercorrere un lungo tratto della storia dell’asilo. Con grande entusiasmo e una memoria così vivace da rendere ancora più interessante il racconto, Amalia ripercorre le vicende dell’istituzione che da un secolo caratterizza la parrocchia e il quartiere. “Quando si era piccoli, all’asilo, noi bambini, in fila indiana, percorrevamo le scale della parte vecchia dell’edificio, per portare fino in solaio dei legnetti che provenivano dalla ditta Griesser (ndr situata in Via Scalabrini, nell’area dell’attuale Cittadella dell’Artigianato, la fabbrica produceva tapparelle).” Probabilmente sarebbero poi serviti per alimentare l’impianto di riscaldamento. “E, cosa forse un po’ strana rispetto alle attuali abitudini, i bambini dell’asilo partecipavano ai

funerali e accompagnavano i defunti al cimitero. Si indossava un’uniforme: grembiule nero, d’inverno mantellina blu e cappello con la scritta Asilo Infantile. Al termine della cerimonia, il messo comunale, all’ingresso del cimitero, distribuiva ai bambini la mancia, che era stata messa a disposizione dai parenti del defunto.” Da ultimo, ricorda Amalia, “all’asilo veniva distribuito il latte condensato: era buonissimo!” La scuola elementare, con classi di soli bambini e di sole bambine, in quegli anni non aveva ancora una sede precisa: “Ho frequentato – continua Amalia – la prima e la seconda elementare nell’edificio che ospitava l’asilo, al piano dove si trova attualmente la cucina. Si andava a scuola tutti i giorni, tranne il giovedì. Si restava a pranzo all’asilo e il sabato c’era sempre la minestra di riso!” Gli anni passano e i ricordi dell’asilo si intrecciano con l’attività dell’oratorio. “In estate si organizzavano i cosiddetti campi estivi, per le bambine e le ragazze all’asilo e per i bambini e i ragazzi dai Padri Comboniani. Noi ragazze si restava tutto il giorno all’asilo, e,


15 dopo il pranzo, che veniva preparato dai Padri Comboniani, si partecipava alla scuola di cucito.” Le ragazze che frequentavano la parrocchia trascorrevano tutte le domeniche all’asilo: “ Dopo che era stata bruciata la casetta dell’oratorio (ndr nel gennaio 1 955, viene appiccato il fuoco alla casetta dell’oratorio e, nel giro di brevissimo tempo, tutto viene distrutto. Ad agosto, il vescovo Bonomini benedice la prima pietra del nuovo oratorio) anche i ragazzi si ritrovano all’asilo, finché vennero loro assegnati dei locali, nell’edificio che ora ospita la caserma dei Carabinieri.” All’asilo si svolgevano anche le riunioni, “le adunanze”, dell’Azione Cattolica, con l’allora parroco don Carlo Scacchi. Non mancavano le feste, ad esempio per Sant’Agnese, o piccole rappresentazioni teatrali. “Si andava

sempre dalle suore, anche il giorno di Natale: si era tra le venti e le trenta ragazze. Ci si trovava a giocare (abbiamo giocato così tanto a palla!) e a chiacchierare. L’asilo aveva anche una biblioteca, piccola, ma con libri buoni,” scelti da don Carlo, che in questa come in altre attività ci metteva impegno e passione. “La cosiddetta scuoletta si trovava a piano terra, nell’ala vecchia dell’edificio. Si potevano prendere i libri in prestito.” A conferma della buona qualità dei libri, Amalia ricorda di aver letto Cime tempestose di Emily Brontë e Le campane di Nagasaki di Takashi Nagai. Quando, poi, Amalia inizia il suo servizio di catechista, si ritrova di nuovo all’asilo: “Avevo circa 1 7 anni e si faceva catechismo tutti i giorni, in Quaresima. Io mi occupavo dei piccoli delle elementari. Le bambine della prima e seconda elementare si ritrovavano all’ asilo, tutti gli altri in chiesa, dalle 1 3.30 alle 1 4.00.” E, tutta la conversazione, è anche un grazie grande alle suore che si sono succedute in quegli anni: suor Riccardina, suor Giuditta, suor Paolina e suor Teresina. Antonella


16 Le su ore , l e stri n g h e e i fi l m

A suo tempo, nei lontani anni 50, chiamavamo la Scuola Materna Asilo: era gestita solo da suore biancovestite nei giorni infrasettimanali e in nero la domenica, durante le funzioni religiose. Ricordo le grida gioiose dei bambini durante i giochi, subito dopo aver lasciato melanconicamente la mamma sul cancello, le file di piccole sdraio per il riposo pomeridiano ed i saggi sul palco nel salone. Quello che non ricordo sono le liti, i dispetti ed i pianti che sicuramente, con tanti bambini, ci saranno stati. Successivamente, quando

frequentavo le elementari, la domenica pomeriggio dopo i vespri, confortati dalla Teresa con le stringhe di liquirizia, ci si ritrovava nel salone per assistere alla proiezione di film, generalmente western. Ricordo ancora lo scoppio di urla entusiastiche, quando al suono della carica arrivavano i nostri. Sono pochi ricordi, che non andranno dispersi, perché sicuramente sono condivisi con le generazioni che mi hanno preceduto e che tuttora si susseguono. Natale Castelletti

Ap e Ri ci cl o a l l a S cu ol a M a te rn a Tra le tante iniziative proposte dalla scuola materna di via Lissi in occasione dei festeggiamenti del suo centenario, il 1 0 maggio c'è stato un incontro/aperitivo intitolato -ApeRiciclo: aperitivo con ricette anti spreco e incontro/laboratorio “siamo ciò che buttiamo”I rappresentanti delle associazioni L'isola che c'è e Rete clima hanno accolto il pubblico proponendo ai

partecipanti un simpatico “outing” sulle proprie malefatte nel campo dei rifiuti: i più timidi hanno raccontato di piccole mancanze come buttare le bottiglie di vetro senza togliere il tappo o la carta nel nero; qualche temerario ha confessato cose tipo “ho buttato un ferro da stiro in un cestino per strada”... E' stata poi presentata l'iniziativa dal titolo “Meno rifiuti +


17 valore” volta a sensibilizzare i comaschi rispetto a quelle azioni che possono portare vantaggi sia ambientali che economici e sociali ed è sintetizzata con lo slogan 1 .RIDUCO - 2.RIUSO - 3.RICICLO. 1 . ridurre la produzione di rifiuti alla fonte, agendo sulle modalità di vendita dei commercianti e sullo stile di consumo, e valorizzando le opportunità di riuso e di riciclo. Vogliamo ridurre la quantità di rifiuti che produciamo? Acquistiamo prodotti sfusi o con imballaggi ridotti: si portano a casa -e si pagano- + prodotti e – rifiuti. Utilizziamo per la spesa borse di tela: sono resistenti e pratiche. Beviamo l’acqua dei nostri rubinetti: è sicura, comoda e conveniente. 2. allungare la vita dei prodotti, con interventi quali riuso, riparazione, scambio, baratto e condivisione di prodotti ancora in buono stato: circa il 50% dei beni durevoli e tessili gettati via, in media, può essere ancora utilizzabile e almeno il 40% può essere recuperato come materiali. 3. migliorare la capacità di riciclo, per ridurre quanto più possibile la porzione indifferenziata.

Sappiamo cosa può diventare ciò che buttiamo? Organico: compost e biogas. Vetro: nuovi oggetti e contenitori in vetro. Carta: nuova carta e cartone. Plastica: nuovi contenitori, fibre tessili, sacchetti, arredi urbani, ecc. Metalli: nuovi utensili e oggetti in metallo. Legno: truciolati e biogas. Durante l'incontro i bambini dei genitori partecipanti sono stati intrattenuti da un'animatrice con “Il gioco del riciclo - laboratorio creativo di riciclo”. Un'ottima idea per avvicinare i bimbi a problemi che riguardano anche loro; quale posto migliore di una scuola materna per cominciare a gettare nella società un seme di “coscienza civica”? A conclusione di tutto è stato offerto un aperitivo con ricette antispreco che prevedono l'utilizzo anche di avanzi e altre parti di cibo normalmente buttati. Per chi volesse approfondire: www.lisolachece.org www.reteclima.it www.sipuofarecoop.it www.facebook.com/progettobart www.cooperaticacortocircuito.it Matteo


18

Ridere, divertire, fare del bene

Questo è il nostro biglietto da visita! Così vogliamo presentarci a voi e a chi non ha mai sentito parlare del nostro gruppo che , da ormai da otto anni, ha iniziato a mettere in scena degli spettacoli teatrali via via sempre più impegnativi e particolari. Ci accomuna la passione per il teatro V e questo ci fa sempre divertire: durante le prove, prima e dopo gli spettacoli, ogni volta che ci troviamo insieme! Il nostro divertimento, si tramuta nel ridere scrosciante della gente che segue i nostri spettacoli! E ridendo, le persone, riescono a vivere una serata, a teatro, più leggera, accantonando per un po’ preoccupazioni e malumori. Fare del bene ..fa bene!.. e chi viene ai nostri spettacoli, sa che noi mettiamo a disposizione gratuitamente la nostra passione per il teatro, per sostenere associazioni presenti nella nostra zona che hanno bisogno di aiuto! In questi anni, abbiamo dato il nostro sostegno a più di quindici realtà intorno a noi!! Proprio in questi mesi, stiamo

portando in scena una commedia molto, molto brillante in tre atti : “Rumori fuori scena” scritta da Michael Frayn . La prima fu fatta a Londra ed ebbe un tale successo, che ormai da più di trent’anni viene portata in tutti i teatri del mondo! La storia racconta di una sgangherata compagnia teatrale alle prese con uno spettacolo da mandare in scena tra equivoci, gag dietro le quinte e intrecci di storie personali. Più lo spettacolo prende il volo, più tra gli attori diventa difficile la convivenza, dando vita a situazioni davvero esilaranti. Una commedia nella commedia, dove la bravura degli attori unita alla brillantezza del testo, vi lascerà a bocca aperta! Per noi delle Quinte Abbondanti è stata una sfida importante e faticosa, con prove impegnative e lunghe ma gli applausi, le risate e i visi felici, ci appagano sempre di tutto! Vi aspettiamo a teatro! Venite a conoscerci e anche voi, mentre riderete divertendovi, ci aiuterete a fare del bene! Le Quinte Abbondanti


19 Per informazioni: tel: 339 8442242 sito web: www.lequinteabbondanti.it em@il: info@lequinteabbondanti.it

facebook: Le Quinte Abbondanti


20

ANGELO GILARDI

Una testimonianza di servizio per la comunità

Proveniente dalla Diocesi Milanese, dopo il matrimonio Rebbio è diventata la sua nuova residenza. Le sue caratteristiche la simpatia, la lealtà, la generosità, l'amicizia. Ha svolto la sua attività lavorativa nel commercio, cambiando più volte gli articoli offerti in vendita. In quel periodo la vita parrocchiale di Rebbio stava percorrendo con entusiasmo il riavvio delle attività, dopo l'incendio e la distruzione della vecchia sede dell'oratorio e la disponibilità della nuova struttura tuttora esistente. Angelo, da anni militava nelle ACLI milanesi e si era inserito subito nel Circolo di Rebbio, assumendo per anni l'incarico di Presidente e dando il suo contributo nelle attività di soggiorno della Sede Provinciale. L'intestazione della licenza del Bar dell'oratorio è stato il primo impegno assunto in Parrocchia. Questa premessa iniziale ci permette di conoscere Angelo Gilardi come uno dei tanti che si sono inseriti nella nostra comunità con l'apertura tipica della Diocesi milanese. Nel folto gruppo impegnato nelle attività della parrocchia, Angelo ha subito rappresentato una risorsa che ha sempre considerato prioritario l'impegno del fare: - la Commissione amministrativa - La proiezione cinematografica domenicale nel Teatro Nuovo - L'incanto dei canestri per la festa patronale - La gestione del ritrovo bar - I pellegrinaggi a Lourdes, per molti anni appuntamento fisso e vissuto con intensità. Oltre che nella Parrocchia, il suo impegno è stato significativo nel ruolo di Presidente del nascente Consiglio di Circoscrizione. Uno dei suoi ultimi incarichi è stato quello della presidenza della


21 Cooperativa edilizia di Camerlata; grazie al suo determinante contributo i problemi di questa attività hanno trovato una positiva soluzione. La Fede e i Valori, oltre al suo carattere aperto e cordiale sono gli aspetti che più delle attività ci permettono di ricordarlo. Gli innumerevoli pellegrinaggi alla Madonna di Lourdes venivano vissuti da Angelo con commovente spiritualità, anche negli ultimi anni, attraverso il Rosario in collegamento televisivo. Il rapporto con i Sacerdoti era sempre accompagnato da una grande amicizia: la sua partecipazione alla Messa domenicale con la lettura della liturgia e dei canti, si concludeva con la colazione al bar insieme al Sacerdote celebrante. Come presidente della Circoscrizione Comunale viene sottolineato da tutte le componenti politiche di allora, il leale sostegno alle diverse proposte. Ora, per completare il suo ricordo, determinanti diventano le priorità, le scelte, i valori, e il terreno da percorrere è quello della Famiglia, della Comunità, della Chiesa. Nella famiglia ha certamente vissuto, con la moglie Mariarosa, i figli e i nipoti, i momenti più belli della sua vita, affrontando con serenità anche gli immancabili momenti più difficili. Nella Comunità più volte è stata chiamato a operare nelle Istituzioni del Quartiere, nel Consiglio della Ca' d'Industria e nell'Associazionismo Sociale . Anche in questi percorsi di volontariato il cambiamento delle situazioni ha determinato crisi e difficoltà personali. Ha percorso gli ultimi sei anni della sua vita costretto su una carrozzina, confortato dalla Fede, dall'affetto e dalle cure dei propri familiari. Il ricordo di Angelo per la Comunità di Rebbio sarà quello della testimonianza Cristiana e dell' impegno sociale. Ora condividerà con i suoi cari e gli amici che lo hanno preceduto il Premio per la preziosa testimonianza di Laico Cristiano. Vittorio Pozzi


22

Ricordando Pino Romano A papà Pi n o Il 25 aprile, Pino Romano, il papà di don Gianpaolo, “è serenamente volato nell’abbraccio del Padre”. Lo ricordiamo attraverso le parole, semplici, ma profonde, dell’omelia pronunciata nel giorno del funerale. Un giorno, tanto tempo fa, con l’impertinenza tipica dei bambini, domandai a papà se avesse paura di morire. Lui ci pensò su un poco e, poi, con sicurezza, mi disse di no. Non so se davvero fosse così, non so se in quelle parole ci fosse un coraggio particolare o, piuttosto, il desiderio di dare soddisfazione alla mia curiosità infantile, infondendomi tranquillità. Una cosa è certa: papà aveva e ha avuto fino alla fine una gran voglia di vivere. Una vita, la sua, lunga (e di questo possiamo solo essere grati al Signore). Una vita intensa e ricca di storie. Se ne sarà accorto chi avrà ascoltato

anche solo qualcuno dei racconti di papà; da quelli legati alla sua infanzia in Calabria, con le fatiche familiari, i tanti chilometri a piedi per andare a scuola, le amicizie, la fame a lungo patita; ai racconti legati alla guerra, che papà ha vissuto in Marina; e poi, poi gli anni duri della ricostruzione, qui a Como, i timori e le speranze, gli svariati lavori, le passioni (la musica, il teatro, la recitazioneV), e una vita via via sempre più piena. Quando, poi, tutto sembrava scorrere su di un binario già prestabilito, ecco l’inizio di un secondo e forse inatteso tempo, con il matrimonio e la famiglia, in età già matura. E anche, com’è normale che sia, con il declino. Papà ha affrontato due volte una malattia dura come il cancro uscendone, possiamo dirlo, vincitore (quanta consolazione se questo fatto potesse diventare anche solo un piccolo seme di speranza e di conforto per quanti combattono la stessa battaglia!). E, ancora, ci sono


23 state preoccupazioni e speranze. Infine, è arrivata la stagione della debolezza e della fragilità. Fino in fondo. Fino a questo ultimo tratto di cammino, iniziato in ospedale proprio la domenica delle Palme, proseguito in una vera e propria settimana di Passione, terminato nel compiersi, anche per papà, della Pasqua e della risurrezione. Papà si è

consumato come la fioca fiamma di una candela nei giorni in cui abbiamo contemplato (e ancora contempliamo) nel cero pasquale il segno della luce vera, il fuoco che non si estingue, l’Amore e la Vita del Risorto. È difficile, dopo tutto questo, esimersi dall’usare una parola, certo generica e banale, per descrivere la sua vita: è stata


24 un’avventura. Come tutte le avventure anche la sua non è stata priva di fatiche: papà era, come tutti, un uomo e un peccatore. Anche lui ha avuto i suoi limiti, ha commesso i suoi errori, il suo carattere non era privo di spigoli e non era indenne da difetti e, certo, non era semplice schiodarlo dalle sue convinzioni, giuste o sbagliate che fossero. Un atteggiamento, quest’ultimo, che si riversava anche nella sua fede: una fede schietta e genuina, che non esitava, soprattutto in questi ultimi anni, a manifestare e che certo ha voluto trasmetterci: ricordo ancora le passeggiate fatte con me, quand’ero piccolo, la domenica mattina, dopo la Messa, dai Padri Comboniani, per andare alla Madonnina a dire una preghiera. Nei confronti miei e di mio fratello, papà ha provato a farci capire che anche Dio, che soprattutto Dio è un Padre, un Padre che ci ama. Papà ce lo ha detto ogni giorno e lo ha fatto con le sue risorse ma anche con le sue povertà, con i suoi slanci

e con i suoi limiti. In fin dei conti, è questo il compito più alto per un papà, forse l’unico vero compito di un padre: farci intravedere il volto di Dio. Ma c’è, tra le realtà ricordate prima, un’attività di papà che ci può aiutare a capire meglio tutto questo: la sua passione per il teatro. Sono stati già in tanti ad aver paragonato la vita ad un palcoscenico, un’immagine diventata perfino logora: di volta in volta si sente dire che la vita è un dramma, una commedia, una tragedia, magari persino una farsa. Tutto vero. La vita, ogni vita, è probabilmente tutto questo. Ma, come quando cala il sipario, un attore scende dal palco e torna alla vita, quella vera, così oggi avviene per papà; la liturgia ci dice che per lui le cose di questo mondo sono passate: giù dal palco della vita, entra nella vita vera. E proprio questo, allora, ci fa capire il segreto più grande di tutti. La vita sarà anche un’avventura, un intreccio di storie carico di elementi di tragedia o fatto di pagine serene e incantate. Ma, a me pare, la vita, ogni vita, più di


25 tutto somiglia ad uno di quegli spettacoli che si fan da bambini, a scuola o magari in oratorio: quelli che sembrano l’appuntamento più importante della vita, che ti fanno tremare e ti sbattono il cuore in gola; quanta paura di sbagliare! E poi? Poi si recita, si raccolgono applausi, magari si meriterebbe anche qualche fischio; è stata una recita lunga o corta, si è stati protagonisti o solo comprimari; forse ci si è dimenticati la parte o forse si è incespicato in qualche passaggio. Ma sapete una cosa? Non conta nulla; perché alla fine, scesi dal palco, tirato un gran sospiro di sollievo, a contare è solamente l’abbraccio di un papà o di una mamma che ti fa sentire il miglior attore di questa terra. E del resto non importa davvero più nulla. “Se non diventerete come bambini”: forse il Vangelo che abbiamo ascoltato vuol dirci solo questo: lasciati abbracciare dall’amore di Dio. Papà, di certo, in questi ultimi tempi, in tanti aspetti, era tornato bambino. E, ora posso ben dirlo,

sono stati questi tempi sì di sofferenza, ma soprattutto di grazia. Ho visto vivere e ho visto morire papà, e quella domanda di un bambino di tanti anni fa ha trovato la sua risposta più autentica: la paura è certo parte della vita, ma l’unica certezza che non crolla, l’unica speranza che non cade, l’unico senso che ci appaga sta in quell’abbraccio che ci attende giù dal palco della vita. All’abbraccio del Padre affido con tutti voi, oggi, papà Pino, certi che lì anche lo ritroveremo. Addio, papà. Al giorno che Dio vorrà. don Gianpaolo


26

LA CAREZZA DEL PERDONO

Ha graziato l’assassino di suo figlio e con una sberla gli ha salvato la vita LA CAREZZA DEL PERDONO Poteva abbandonarsi alla vendetta, ha invece scelto il perdono. Poteva infliggere la morte, ha invece preferito la vita. La storia di questa madre coraggio ha commosso il mondo. E’ accaduto in Iran, paese che assieme alla Cina detiene il triste primato del più alto numerodi condanne a morte eseguite. Eppure per una volta, grazie alla scelta di questa madre segnata dal dolore, è andata diversamente. Siamo a Noshahr, una cittadina del nord del paese. La scena è immortalata da numerose foto. Un giovane di appena venti anni, Balal Abdullah, viene spinto a forza da alcuni poliziotti sul patibolo, una costruzione realizzata con tubi arrugginiti, costretto a salire su una sedia e a farsi stringere il cappio al collo. Sette anni fa ha ucciso in una rissa un altro ragazzo. Balal non sa che la donna in lacrime, tutta velata di nero, che compare al suo fianco è la madre del ragazzo che ha assassinato. Non sa che quella

donna, che ha subito una perdita immensa, è pronta a un grande gesto d’amore. La donna non resiste alla disperazione del ragazzo. Gli si avvicina, e, invece di spingere via la sedia per concludere l’impiccagione, gli dà uno schiaffo che assomiglia tanto a una carezza.

Lo perdona e così gli restituisce la vita, come prescrivela legge islamica, la sharia. “L’assassino- ha raccontato poi la donna – piangeva chiedendomi perdono, io l’ho schiaffeggiato, cosa che mi ha calmato, e poi gli ho detto: Così ti punisco per il male che mi hai fatto. Alcune donne hanno applaudito, altre hanno pianto”. Lo stesso Balal, dopo essere stato riportato al carcere, ha espresso tutta la sua commozione:


27 “Lo schiaffo ha separato il perdono dal patibolo e mi dispiace che nessuno mi abbia schiaffeggiato prima che io abbia preso il coltello“. (Ndr: interessante affermazione per molti educatori forse troppo permissivi) Questa storia a lieto fine non deve far dimenticare però la terribile realtà della pena di morte. Secondo

le stime del governo iraniano, lo scorso anno sono state 369 le condanne eseguite, Ma secondo molte organizzazioni che si battono per la difesa dei diritti umani, la realtà è molto più drammatica: le uccisioni sarebbero almeno il doppio di quelle ammesse. da Avvenire del 22 aprile 201 4

Auguri don Davide!

Il prossimo 27 giugno, don Davide Galante festeggerà il sessantesimo anniversario di ordinazione sacerdotale. Impegnato ora a Sanremo, quale cappellano di una comunità di suore, don Davide è arrivato a Rebbio nel 1 996, dopo diverse esperienze pastorali in varie zone della diocesi, e vi è rimasto fino al 2000. L’ intera comunità, ricordando il suo prezioso contributo alla vita parrocchiale, soprattutto nell’assistenza agli ammalati e agli anziani e nella catechesi per la Terza Età, lo ricorda con affetto nella preghiera e affida al Signore il suo cammino sacerdotale.


28

PAGINE DI STORIA “Il 6 marzo è una giornata come tante altre di quella stagione, quando il freddo dell’inverno se n’è andato, ma non fa ancora caldo. Vado al lavoro, come tutte le mattine. Capisco subito, però, che qualcosa non va. Alcuni operai fanno circolare dei volantini e li incollano ai muri..” Le parole di Ines Figini nel libro “Tanto tu torni sempre” ci riportano a settant’anni fa, quando a Como, come in altre località del Nord sotto il controllo nazifascista, furono organizzati alcuni scioperi per lottare contro la fame, la miseria e la deportazione. Degli operai deportati dalla Tintoria Castagna (Carbonoli, Gatti e Rodiani) e dalla Tintoria Comense (Fontana, Meroni, Scovacricchi, Malacrida, Borgomainerio e Figini), sei uomini morirono a Mauthausen e uno tornò a casa, ma in condizioni così precarie da morire qualche mese dopo. Ada e Ines sopravvissero al campo di concentramento. Ines continua ancora oggi a parlare della sua esperienza, portando un messaggio di speranza e di perdono.

Il 1 7 e il 1 8 maggio, alcune organizzazioni sindacali e culturali del Comasco hanno realizzato un viaggio a Mauthausen per ricordare quegli uomini e quelle donne. Il KZ Mauthausen, costruito nel 1 938 e liberato dagli Americani nel maggio 1 945, si trova nei dintorni di Linz, in Austria. Di lì sono passate circa 200.000 persone: esseri umani sottoposti a torture, umiliazioni e violenze dentro e nelle immediate vicinanze della fortezza costruita dagli stessi prigionieri con le pietre ricavate dalla vicina cava di granito, lungo la quale corre la Scala della Morte, una lunga scalinata percorsa dai deportati con grossi blocchi di pietra e sulla quale centinaia di persone hanno trovato la morte. Mauthausen, come altri campi, aveva un elevato numero di sottocampi, dove venivano praticate le più terribili atrocità. “Rinaldo Fontana da Rebbio”, così si legge nell’ordine di deportazione firmato dal prefetto fascista Scassellati, è deceduto in uno di questi campi. Nella parte vecchia del nostro cimitero, una foto e la


29 scritta Mauthausen collegano il nostro quartiere con fatti di storia che sembrano lontani nel tempo e nello spazio. A Mauthausen, vicino al Krematorium, nel museo aperto lo scorso anno, un libro enorme riporta i nomi di tutti i deportati a Mauthausen o nei campi satellite. Facendo passare le pagine, si ha l’impressione di essere travolti dalle vicende che hanno portato lì, a pochi chilometri dal Danubio, uomini e donne che lottavano per la

libertà, che credevano nel proprio lavoro, che faticavano per il sostentamento della propria famiglia, così come faceva Rinaldo Fontana per la moglie Maria e per i figli Rita e Giorgio. Andare a Mauthausen è un viaggio nella memoria. E’ un percorso di presa di coscienza di quanto accaduto, così lontano, ma così vicino. E’ un cammino di conversione e di speranza, nella necessità, come scrive Ines Figini, “di guardare al futuro”. as

foto della pagina del libro


30

CALENDARIO LITURGICO F E S TA D E LLA M AD O N N A D E LLA CO N S O LAZI O N E D O M E N I C A 2 8 S E T T E M B RE 2 0 1 4 D a Lu n e d ì 2 2 a Ve n e rd ì 2 6 se tte m b re Ore 20,30 : S.Rosario nei cortili S a b a to 2 7 se tte m b re Ore 1 5,00 Confessioni Ore 1 7,30 S.Messa prefestiva D om e n i ca 2 8 se tte m b re Ore 7,30 – 1 8,00 SS.Messe d’orario Ore 1 0,00 S.Messa concelebrata. Presieduta da DON VITTORIO BIANCHI, Vicario a Rebbio dal 1 964 al 1 966, che ricorda il suo 50° anniversario di Ordinazione Sacerdotale . Ore1 4,30 Processionecon il simulacrodellaMadonnadella Consolazione, Vespri e benedizione. Al termine : INCANTO DEI CANESTRI La Processione partirà dal cortile di via Spartaco 1 3, a seguire via Spartaco, via Lissi, via Alebbio, Chiesa parrocchiale. Lu n e d ì 2 9 se tte m b re Ore 8,30 S.Messa Ore 20,30 S.Messa per i defunti della parrocchia, segue Processione al cimitero


31

ANAGRAFE PARROCCHIALE

B a tte z z a ti n e l l a fe d e d e l l a C h i e s a e d e i G e n i to r i

2 BALBO NATHAN 3 TOLENTINO LANZ CEDRIC 4 DI MAGGIO ELISA 5 ALIVERTI SOFIA 6 POCCIA VEJAS 7 PIRGARO ALICE

U n i ti n e l s a c r a m e n to d e l m a tr i m o n i o

1 LODA MARCO e ALBERTI ARIANNA 2 BACAS PANAJOTIS e TESTA ANNA (celebrato a GAETA ) 3 GAGLIARDI EMANUELE e MANELLI ANNA

Ci h a n n o p re ce d u to n e l l a ca sa d e l S i g n ore 1 7ALBERGHINI GIORGIO 1 8 GRANILLO GIUSEPPE 1 9 MOLTENI MARIA 20 RICCI ANNA 21 MARMO NICOLA 22 SANGALLI ERMINIA 23 SEREGNI NORMA 24 PALUMBO ANTONIO 25 ROMANO PINO


32

CONTATTI UTILI don Giusto Della Valle (parroco) tel. 031 520622 - cell. 366 7090468 email: giustodellavalle@gmail.com don Federico Pedrana (vicario) tel. 031 591 763 cell. 347 31 70426 email: fedefedepedra@yahoo.it Roberto Bernasconi (diacono): 031 521 332 ComunitĂ  La Missione: 031 521 828 Padri Comboniani: 031 5241 55

SANTE MESSE Feriali: ore 8.30 Prefestivi: ore 1 7.30 Domeniche e Festivi ore 7.30 - 1 0.00 - 1 8.00


Focolare 2014 06 giugno web