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IN QUESTO NUMERO PAROLA DI DIO

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FESTA PATRONALE DI SAN MARTINO

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RIFLESSIONE DI DON FEDERICO : DIALOGO, SCELTA RADICALE, CONVERSIONE

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VITA COMUNITARIA : INCONTRO FAMIGLIE 0-6 ANNI, REBBIO LUOGO DI INCONTRI, RACCONTI DI AMICI E FRATELLI

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RICORDANDO ADALBERTO PARRAVICINI

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CENT’ANNI DEL CORPO MUSICALE DI REBBIO

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INTERVISTA AL PITTORE VITTORIO MOTTIN

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POESIA DELL’OTTOCENTO ANCORA ATTUALE

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RECENSIONI : LINATI, DA REBBIO ALL’EUROPA

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CALENDARIO LITURGICO

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ANAGRAFE PARROCCHIALE

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CONCERTO DI SAN MARTINO

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PAROLA DI DIO D ALLA P RI M A LE TTE RA D I S AN G I O VAN N I AP O S TO LO Figlioli miei, questo è il messaggio che abbiamo udito da Lui e che noi vi annunciamo: Dio è luce e in Lui non c'è tenebra alcuna. Se diciamo di essere in comunione con Lui e camminiamo nelle tenebre, siamo bugiardi e non mettiamo in pratica la verità. Ma se camminiamo nella luce , come Egli è nella luce, siamo in comunione gli uni con gli altri, e il sangue di Gesù, il Figlio suo, ci purifica da ogni peccato. Se diciamo di essere senza peccato, inganniamo noi stessi e la verità non è in noi. Se confessiamo i nostri peccati, egli è fedele e giusto tanto da perdonarci i peccati e purificarci da ogni inquità. Se diciamo di non avere peccato, facciamo di Lui un bugiardo e la sua parola non è in noi.

Figlioli miei, vi scrivo queste cose perchè non pecchiate; ma se qualcuno ha peccato, abbiamo un Paràclito presso in Padre: Gesù Cristo, il giusto. E' Lui la vittima di espiazione per i nostri peccati; non soltanto per i nostri, ma anche per quelli di tutto il mondo. Parola di Dio


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FESTA PATRONALE DI SAN MARTINO D O M E N I C A 1 0 N O VE M B R E 2 0 1 3 S AB ATO 9 N O VE M B RE Ore 1 5.00 in Chiesa confessioni Ore 1 7.30 Santa Messa prefestiva D O M E N I C A 1 0 N O VE M B R E Ore 7.30 e 1 8.00 Sante Messe Ore 1 0.00 Santa messa concelebrata, presieduta da Don Roberto Bartesaghi Ore 1 2.30 pranzo comunitario (serve prenotazione) Ore 1 4.00 inizio giochi per tutti - Tombolata Ore 1 7.00 PREGHIERA CONCLUSIVA Ore 21 .00 CONCERTO DI SAN MARTINO


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LA RIFLESSIONE DI DON FEDERICO

Dialogo, scelta radicale, conversione Venerdì notte, ora 1 .30, mi stavo coricando quando arriva un messaggio al cellulare: “Prete, sono in psichiatria, quando mi vieni a trovare?” Inizialmente non ci

credevo perché la persona che mi aveva scritto, un giovane ventenne, ama questo tipo di scherzi. Ci siamo scambiati qualche messaggio e mi rendo conto che è veramente ricoverato all’ospedale nel reparto psichiatrico. Vado a trovare nei giorni successivi questo amico e si racconta: “Sono qui perché l’altra sera ho tentato di farla finita!” E mi dice i particolari, gli aneddoti e la premeditazione del tutto. Chiaramente nella mia mente si annidano ragionamenti, riflessioni, pensieri. Quando riesco mi chiedo “Perché questa

situazione è capitata a me? Perché ho incontrato questa persona? Cosa vuoi dirmi Signore attraverso

quest’incontro?” Non

al caso!

credo troppo

Condivido alcuni pensieri circa questa vicenda, certamente banali e scontati per i più, a me sembrano significativi! In un epoca, la nostra, dove infinite sono le vie di comunicazione, i metodi per dialogare, un giovane deve giungere a mezzi così estremi per dire il proprio malessere? Forse che ci sia tanta comunicazione e poco DIALOGO? Respiriamo tante emozioni, talvolta anche forti, troppo forti. Viviamo tanto coinvolgimento emotivo nelle vicende della vita, ma c’è in noi UNA SCELTA RADICALE DELLA VITA STESSA con tutto il bagaglio di esperienze positive e negative che essa riserva?


7 Mi guardo dentro e vedo i miei limiti, i miei difetti, vedo i miei attriti. Talvolta li vorrei scaricare sugli altri colpevolizzandoli, ma effettivamente quanto sono disposto a CAMMINARE con me stesso, a CONVERTIRMI lavorando su di me?

parole di speranza in occasione della Festa Patronale di San Martino. San Martino ha saputo entrare in relazione profonda col povero al quale ha regalato il suo mantello. Ci aiuti ad essere uomini e donne di DIALOGO tra di noi e con Lui. La notte stessa in sogno, San Martino dialogherà con Gesù. Il nostro patrono ha saputo fare della propria vita una SCELTA RADICALE e profonda di donazione e di attenzione, anche in questo, San Martino, ci sia di supporto. Infine ci dia la forza di una CONVERSIONE continua. Io devo convertirmi a Gesù e al prossimo, non gli altri, io!

Ci sarebbero altri pensieri, ma mi fermo a questi tre, che li vedo anche legati al nostro cammino di parrocchia.

Buona festa di San Martino a tutti, sia a chi c’è in comunità, ma anche a chi non c’è!

Queste mie parole vogliono essere anche e soprattutto

Don Federico


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VITA COMUNITARIA

INCONTRI PER FAMIGLIE CON FIGLI IN ETA’ PRESCOLARE (0 ­6 A N N I )

Carissime famiglie, la festa di S.Martino che tra pochi giorni celebreremo è segno che il nuovo anno di attività pastorali, della nostra parrocchia, è riiniziato dopo la pausa estiva. Dopo l’esperienza positiva degli scorsi incontri abbiamo pensato di continuare! L’obbiettivo del nostro trovarsi è sempre quello di condividere il vissuto quotidiano di ciascuno, in modo da aiutarci reciprocamente a dare un senso Cristiano ai gesti che viviamo nelle nostre giornate con i nostri bambini. La gioia, l’intensità e la ricchezza dei momenti di incontro che abbiamo condiviso tra noi e con i nostri figli, sono il richiamo migliore per rimetterci sulla strada della nostra amicizia. Per offrirvi la possibilità di compiere un percorso di educazione alla fede con i nostri figli, abbiamo pensato di

organizzare, oltre a tutti i momenti comunitari della nostra parrocchia a cui dobbiamo sentirci personalmente invitati, tre incontri dove ci confronteremo con la famiglia di Gesù, i suoi Amici e dove ricorderemo il Battesimo dei nostri bambini.

Tutto quello che vivremo quest’anno, ci aiuterà a scoprire sempre più alcuni degli elementi costitutivi della nostra fede, cercando di trovare i modi con cui trasmettere questi elementi ai nostri figli.


9 Gli incontri che abbiamo programmato saranno il 1 7 Novembre 201 3 1 2 Gennaio 201 4 1 6 Marzo 201 4 Con l’anno nuovo abbiamo in programma di organizzare degli incontri di formazione per Catechisti Battesimali, cioè per quelle persone che intendono RE B B I O : L U O G O D I I N C O N T RI In estate ho tenuto le mie piante in giardino; adesso, prima che arrivi il freddo, cambio la terra, le trapianto, controllo che non abbiano parassiti; in poche parole mi sto prendendo cura di loro e le accolgo in casa per proteggerle. Per sopravvivere dovranno espandere le loro radici nel nuovo vaso, nel nuovo terreno. Mentre le mie mani lavorano, penso alle riflessioni che mi è stato chiesto di scrivere sull’esperienza di accoglienza vissuta nella nostra parrocchia. Anche i nostri amici, come le mie piante, hanno dovuto

collaborare nell’accompagnamento delle famiglie che chiedono il Battesimo dei propri figli. Chiunque fosse interessato può contattare i sacerdoti. In attesa di potervi incontrare di nuovo, un caro saluto. L’equipe 0-6 abbandonare le loro radici culturali ed affettive alla ricerca di una vita migliore e sono giunti a Como dopo aver affrontato l’incognita di un difficile e pericoloso viaggio. Perdere la madre-patria, rinunciare alla lingua-madre, strappare le proprie radici per ricostruire una nuova vita è un percorso difficile e doloroso, che può essere facilitato dall’essere accolti nella nuova comunità in cui si vive. Sono trascorsi, ormai, più di due anni dall’arrivo dei profughi nel nostro quartiere. L’incontro con persone straniere ci ha posto di fronte a problemi linguistici, culturali, di accoglienza in spazi


10 che spesso non garantivano un’adeguata privacy. Molti volontari, a vario titolo e con compiti diversi, hanno donato il loro tempo per sostenere e accompagnare nelle esigenze quotidiane e personali ciascuna delle persone giunte da noi; il rischio è stato ed è quello di occuparsi della soluzione dei problemi quotidiani e di perdere di vista l’incontro con le PERSONE, con la loro storia, con la loro cultura. Diversi sono stati i percorsi e i traguardi raggiunti da ognuna delle persone accolte: la famiglia di Ola e di Koni Adeboye, con i loro due bambini di cui uno nato a Como, ha raggiunto l’autonomia; la famiglia di Beatrice e Stephen Asare, anch’essa con due bambini, presto potrebbe lasciare la casa dell’oratorio; molti dei ragazzi si sono organizzati per condividere una casa e sostenersi anche se con lavori spesso precari; qualcuno ha chiesto di tornare nel proprio Paese; altri necessitano ancora del nostro sostegno e della nostra

vicinanza. L’esperienza più dolorosa è stata certamente la malattia e la morte di Ahmed Kani che in maggio ha raggiunto la casa di Dio. Diversi sono stati i percorsi anche delle persone della nostra comunità: incontrare, accogliere chi è “diverso” mette in evidenza le contraddizioni, le paure, la fatica, i pregiudizi, la voglia di mettersi in gioco, la disponibilità di ognuno di noi ad andare verso l’altro. Io credo che, in questo mescolarsi di fatti e di sentimenti, una luce abbia illuminato ogni cosa mostrandoci che la VITA ha sempre il sopravvento su tutto, ovviamente mi riferisco alla nascita di quattro bambini. La nostra comunità ha avuto il privilegio di salutare il loro venire alla luce, figli di due mondi che, mi auguro, possano finalmente incontrarsi in nome dell’AMORE per la VITA. Maria Angela


11 RACCO N TI D I AM I CI E F RATE LLI PAS S ATI D A CAS A N O S T RA

Cos’hanno in comune un regista, una mamma e un ventenne? La risposta: la loro storia. Semplice eppure così difficile. Può sembrare una favola in realtà se la si ascolta si capisce subito che di bello e di fantastico c’è poco e più si affina l’orecchio ci si rende conto che questa è la storia di migliaia e migliaia di persone. Noi abbiamo deciso di raccontarvela per farvela conoscere. Ormai sono quasi due anni che la nostra parrocchia si è attivata per l’accoglienza dei profughi. Diversi sono i volti che abbiamo conosciuto. Qualcuno è rimasto e qualcun altro è andato verso nuove mete lasciando spazio a nuovi arrivi. Abbiamo deciso di presentarvi tre delle persone accolte.

I n co m i n ci a m o co n D o n g o , ragazzo ventottenne che arriva dal Camerun. Professione regista. “Come hai fatto ad arrivare a Rebbio? Qual è stata la strada che ti ha portato in questa parrocchia?” “io sono scappato dal mio Paese in aereo. Ho fatto una tappa a

Casablanca e poi dritto fino a Malpensa. A Milano ho fatto richiesta come rifugiato politico e ho seguito il percorso che mi proponevano i vari centri d’accoglienza. Poi circa un anno fa ho accompagnato dei miei amici a Como e grazie alle Acli sono venuto a conoscenza di quello che faceva la parrocchia di Rebbio per i profughi e ho deciso di girare un documentario sull’accoglienza degli immigrati in questa parrocchia. Ora sono ospite di don Giusto perché sto aspettando il permesso per tornare a casa mia!” “parlaci un po’ dei centri d’accoglienza. Com’è stata la tua esperienza? Quali le tue impressioni?” “ beh che direR. All’inizio non ti rendi realmente conto. Arrivi e sei catapultato in una realtà diversa e non ci fai nemmeno caso. Poi la nostalgia e la diversità prendono il sopravvento e ti rendi conto della forte ostilità che le persone hanno nei tuoi confronti e l’unico modo che hai per difenderti è chiuderti in te stesso. Si, non


12 posso dire che nei vari centri non sia stato aiutato però forse l’aiuto che realmente serve non sono sempre i soldi o un posto dove dormire ma piuttosto il bisogno primario di sentirsi delle persone, di sentirsi utili per qualcuno. Certo tutto ciò comporta delle responsabilità in più ma a volte serve proprio questo alle persone. Forse è proprio questo che succede qui. Le persone si sentono rispettate perché si affidano loro compiti e si dimostra loro rispetto.” “aiutaci a capire. Cosa ti ha spinto a venir via dal tua

Paese?” “ Per colpa del mio lavoro sono stato imprigionato dal regime. Sono stato catturato dai servizi segreti e incarcerato. Per 7 giorni sono stato rinchiuso in una cella con un solo pensiero in testa: la morte. Sapevo che ero lì per morire. Poi i miei genitori, che fanno parte del regime, sono intervenuti per salvarmi. Con loro il rapporto è sempre stato molto difficile a causa delle mie azioni, per il mio andare contro corrente. Una volta uscito di prigione l’unico modo per rimanere vivo era quello di


13 prendere e scappare. I miei genitori mi hanno aiutato a fuggire e mi hanno pagato il volo rassicurandomi che a Milano ci sarebbe stato qualcuno ad aspettarmi per aiutarmi. Una volta a Milano ho capito subito che non ci sarebbe stato nessuno! Ora sono qui perché le persone che possono aiutarmi a tornare a casa sono a Como. Io voglio tornare a casa perché so che è il posto dove devo stare per far crescere il mio Paese. Noi giovani siamo il futuro e la speranza dell’Africa. Insieme possiamo creare il Sogno. L’assenza di questo causa tutti problemi e le difficoltà del mio Paese.” P rose g u i a m o con B e a tri x, una mamma nigeriana di 38 anni. “Beatrix raccontaci un po’ il tuo viaggio!” “ allora io avevo lasciato la Nigeria per vivere in Libia. Quando la guerra è esplosa sono scappata con la mia famiglia. Sono salita su un barcone, la mia casa per tre giorni con altre 600 persone

circa. Ringraziando Dio non c’è stato nessun morto. Siamo arrivati a Lampedusa e siamo stati per 1 0 giorni nel centro d’accoglienza. Poi siamo stati trasferiti a Genova e subito portati qui a Rebbio.” “Hai visto tante realtà. Quali sono state le tue sensazioni, le tue emozioni? L’accoglienza com’è stata?” “ il mio viaggio fino a Lampedusa è stato contrassegnato dalla paura. Ho tenuto gli occhi chiusi per tre giorni credo. Una volta giunti sull’isola siamo stati portati in questo centro. C’erano un sacco di persone, niente privacy e diciamo che non è proprio un posto accogliente. Per dieci giorni i miei occhi sono stati fissi sui miei bambini. Avevo paura che accadesse loro qualcosa. Fortunatamente siamo stati trasferiti a Genova. Abbiamo preso un traghetto e lì ho visto un briciolo di speranza. Arrivati da don Giusto siamo stati accolti come persone. Siamo arrivati senza nulla perché avevamo lasciato tutto in Libia e senza chiedere nulla ci ha donato tutto


14 quello che poteva. Mi ha aiutato molto mandandomi a scuola per imparare la lingua, mi ha dato la possibilità di poter fare un tirocinio per poter imparare un mestiere insomma mi ha fatto sentire importante. Tutte le persone che ci aiutano ogni giorno sono preziose per noi e a loro va il nostro grazie.” “ti manca l’Africa?” “si molto. Ogni sera sento la mia famiglia al telefono e parlo con loro. Se penso di tornare? Non ora. Ho bisogno di poter assicurare un futuro ai miei figli e so che ora tornando a casa non potrei darglielo!” Con cl u d i a m o con S a l i m , un ragazzo ventenne che abitava in Libia con la sua famiglia. “parlaci di te salim” “io sono venuto in Italia scappando dalla guerra in Libia. A milano l’associazione Arca mi ha fatto venire a Como per potermi seguire meglio ed essermi più vicino.” “spiegaci meglio” “non c’è molto da dire. Mi hanno permesso di fare un tirocinio di

rendermi utile per qualcosa.” “ti va di raccontarci un po’ del viaggio’” “ sinceramente non mi ricordo nulla. Ho tentato di dimenticare” Sono tre racconti diversi ma qualche punto in comune ce l’hanno. Alla base c’è la fuga da una sofferenza. Da una situazione così tragica che impedisce alle persone una vita dignitosa o semplicemente di vivere. Una fuga però che porta verso l’ignoto sperando che sia migliore di quello che viene lasciato. Le persone che scappano lo chiamano “il viaggio della speranza” ma è veramente così? In realtà cosa trovano quando arrivano nel nostro paese? La risposta è nelle nostre mani e sta nella volontà nostra di far sì che ciascuno di loro possa avere il suo lieto fine!


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RICORDANDO ADALBERTO PARRAVICINI Nello scorso mese di luglio ci ha lasciato Adalberto Parravicini. Nato nel 1 929, partecipava giovanissimo attivamente alla vita dell’oratorio, che in quegli anni era caratterizzata da una moltitudine di iniziative promosse dai vicari e dal dinamismo di Luciano Roncoroni. Quando nel 1 955 un incendio doloso distrusse la casetta di legno, allora sede dell’oratorio, il parroco Don Carlo Scacchi, iniziando la costruzione del nuovo oratorio, affidò al geometra Adalberto, già affermato professionista, la supervisione dei lavori e le pratiche burocratiche inerenti. Successivamente lo volle inserito nel Consiglio amministrativo della parrocchia, impegno che mantenne fino agli anni ottanta. Contemporaneamente era nel direttivo della Mutua sanitaria di Rebbio fino alla cessazione della stessa avvenuta con l’entrata in vigore del servizio sanitario

nazionale. Nella Scuola materna di via Lissi fu consigliere fin dagli anni settanta, promosse l’ampliamento della struttura e successivamente per circa vent’anni ne fu attivissimo presidente. Stimato professionista nel campo delle opere in gesso, eseguì per il comune di Como vari lavori importanti, citiamo in particolare la fontana di piazza Camerlata, senza dimenticare le sollecitazioni verso l’amministrazione cittadina per la soluzione di problemi che interessavano la nostra zona. La comunità rebbiese, e soprattutto coloro che l’hanno conosciuto e stimato, lo ricordano con riconoscenza per tutto quanto ha saputo svolgere nell’ambito sociale e parrocchiale, con impegno, consiglio e competenza per tantissimi anni. Sandro


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CENT’ANNI DEL CORPO MUSICALE DI REBBIO

Quest'anno noi del Corpo Musicale di Rebbio compiamo 1 00 anni, è una cosa importante che... non capita tante volte nella vita. Forse l'abitudine di vedere “la banda” sempre presente, costantemente, così “normale, ci distrae dall'accorgerci che abbiamo a Rebbio una realtà così antica, importante e colma di esperienze. A partire da quel lontano 1 91 3 quando un gruppo di amici, tra cui il papà dell'attuale Presidente Carluccio Roncoroni, fondarono la banda ne abbiamo percorsa molta di strada, abbiamo tanta storia nei nostri strumenti e tante note ancora da suonare. Sono tantissime le persone che nei 1 00 anni sono passate da qui e le vibrazioni dei loro strumenti o delle voci riverberano ancora nell'aria. Basterebbe iniziare a scrivere nomi e cognomi per rievocare innumerevoli e bellissimi ricordi. Ad esempio ne cito solo due, Enrico Roncoroni e Alessandro Invernizzi. Li conoscete! Attualmente stanno fondando un banda da qualche parte in paradiso ma noi qui ne

percepiamo ancora la splendida presenza, ogni giorno, e ne portiamo orgogliosi il testimone. Ma com'è che nel corso degli anni tanti hanno amato e amano la banda?! Semplice, perché è un bellissimo posto dove stare. E' un luogo dove bambini, giovani, adulti e anziani possono stare insieme e stare bene, qui le età si annullano e si riesce con armonia a collaborare per un unico risultato. Ognuno porta quello che ha, chi l'esperienza, chi l'entusiasmo e chi tanto altro ancora. La banda, che solo a sentirla si capisce che nell'aria c'è festa. Come una pianta secolare, che è vecchia ma si rigenera costantemente, la banda è antica e sempre nuova. Il passato è in tutti i musicanti che ci sono stati, i soci, il pubblico, i maestri. Indimenticabili i maestri: Giacomo Sala che in tanti anni ha cresciuto e forgiato la banda e Daniele Roncoroni che l'ha rinnovata in genere e stile e resa moderna. Il presente è ora.. siamo qui, a volte


17 tanti a volte pochi ma ci siamo. Ci incontriamo alle processioni (sono pochi i paesi qui intorno che possono vantare una tal cosa), ai concerti o quando, un paio di volte all'anno la domenica mattina, giriamo per le strade del quartiere e veniamo a svegliarvi. La banda è un luogo accogliente e a nostra volta siamo bene accolti; dalla Parrocchia con don Giusto che ha un occhio di riguardo per noi come per le altre associazioni di volontariato, dalle persone che ci coccolano quando andiamo a fare i concerti nei cortili o che ancora ci fanno un'offerta per permettere al Corpo Musicale di continuare la propria attività. Il futuro l'abbiamo già cominciato, in compagnia del nuovo e bravissimo maestro Michele Cappelletti e poi... come gemme che danno nuova vita alla pianta .. noi abbiamo la nostra “scuola allievi”. Siamo orgogliosi dei nostri allievi ai quali dedichiamo tante attenzioni e domandategli, com'è!? Vi diranno che non è un gioco imparare a suonare ma che si divertono molto! Secondo me è un'esperienza che i

vostri figli o nipoti non dovrebbero perdere, e i nostri insegnanti stanno svolgendo un lavoro magnifico. Gli allievi sono il nostro futuro, sono quei germogli che a 1 00 anni ci permettono di avere la freschezza e l'energia di un diciottenne; seguiteli e sosteneteli perché vi ricambieranno regalandovi momenti meravigliosi. A proposito di insegnanti vorrei ricordare Paolo Sala che per tanti anni,assieme al papà Giacomo, è stato responsabile della scuola e al quale devo e dobbiamo molto. A noi sta il compito di trasmettere non solo la conoscenza musicale ma anche lo spirito e l'amore per la Banda. Il Corpo Musicale di Rebbio, cent'anni alle spalle.. guardando al futuro. Restateci accanto e continuate con noi. Claudio Canduci


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intervista al pittore VITTORIO MOTTIN I l b osco d e l l ’ a m ore e d e l l a sol i d a ri e tà Da qualche tempo le scale del nostro Oratorio hanno preso vita grazie ad alcune immagini dipinte che con ironia rappresentano vari momenti dell’esistenza e da questa estate, poi, le pareti del piano superiore si sono aperte all’accoglienza di una serie di personaggi, testimoni significativi nel nostro tempo dei valori che il cristianesimo propone ad ogni uomo che voglia davvero dare un senso pieno alla vita. Abbiamo incontrato Vittorio Mottin, dal cui pennello sono fiorite queste immagini. Albatese, legato a don Giusto da un debito di riconoscenza per averlo aiutato, quando da giovane prete fu vicario ad Albate, a dare un senso profondo ed autentico alla sua esperienza di fede; pittore formatosi a Brera, specializzatosi in design, e in incisione ad Urbino, protagonista di molte mostre in diverse parti d’Italia; attualmente si dedica in particolare a corsi di disegno per bambini presso l’ “Archivio Maraja” (grande illustratore di libri per ragazzi) ad Albate.

Q u a l è l ’ i d e a d i fo n d o c h e h a i s p i r a to i l tu o l av or o?

Mi ha sempre colpito un’espressione di P iero Angela

che dice come il sorriso apra nel cervello migliaia di spore che ci inducono a realizzare cose serie ed importanti, per questo ho pensato di illustrare lungo le pareti delle scale dell’Oratorio scene di vita che invitino al sorriso per raggiungere poi in cima una porta che ci apre alla sacralità della vita. A r r i v a ti a l l ’ u l ti m o p i a n o , q u a n d o a p r i a m o l a p o r ta , c i tr o v i a m o d i fr o n te a ta n te p e r s o n e : c o s a r a p p r e s e n ta n o ?

Mi ha ispirato il Salmo 1 quando dice che “l’uomo è come un albero piantato lungo corsi d'acqua, che dà frutto a suo tempo: le sue foglie non appassiscono e tutto quello che fa riesce bene.” All’inizio c’è un libro aperto da cui scaturisce una fonte di vita per tante persone che in tutto il mondo e in tutte le religioni sono state con la loro vita, spesso donata fino all’estremo, un segno concreto di amore e di speranza anche per il nostro tempo. Ho suddiviso i soggetti secondo il criterio dei diversi continenti per dare un respiro universale al nostro incontrarci: all’inizio l’Oriente, al


19 centro l’Occidente e le Americhe, a lato l’Africa con i simboli del continente “giovane”. In fondo uno spartito. È la danza della vita, un’idea di gioia. Ognuno di noi è una nota che danza in questa vita come su un pentagramma, tra alti e bassi, ma sempre in cerca della piena armonia. C o m e h a i s c e l to i p e r s o n a g g i d a r a p p r e s e n ta r e ?

Non è stato facile e avrei desiderato dare ancora più

spazio ai laici, ma ho cercato di rappresentare una gamma vasta di testimonianze di diversi ambiti di vita e di impegno. La storia di ciascuno potrà, se approfondita, offrire spunto per ogni persona, secondo le diverse caratteristiche. Ho privilegiato alcuni particolarmente legati al nostro territorio, come san Luigi Guanella, suor Laura di Chiavenna, don Renzo Beretta, Luigina Barella di Camerlata, padre Ambrosoli, ma anche altri legati al mondo della missione e della solidarietà, come Marcello Candia, che mi aveva

particolarmente colpito per la sua scelta radicale di vita, o don Benzi, che ho conosciuto personalmente e del quale ricordo il sorriso che esprimeva un’accoglienza paterna. L’Africa è stata una scoperta per i tanti personaggi, alcuni anche insigniti del Nobel come la keniota Wangari (per la pace nel 2004) che anch’io non conoscevo e che mi sono stati suggeriti da alcuni Africani accolti a Rebbio, oltre che da don Giusto. Poi i monaci di Tibhirine, sequestrati in Algeria dagli estremisti islamici o, per l’Asia il ragazzo quattordicenne morto sul lavoro omaggio a tutte le vittime innocenti dello sfruttamento minorile. E i l b o s c o c o s a r a p p r e s e n ta ?

I tanti alberi che formano il bosco sono le Associazioni che in diverso modo e in molti ambiti lavorano per l’accoglienza, la solidarietà, l’integrazione; piante che crescono senza far rumoreR l’Oratorio stesso è un luogo di crescita dove il seme della testimonianza può e deve mettere radici. Intervista a cura di Laura Casartelli


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POESIA DELL'OTTOCENTO ANCORA ATTUALE

Questa poesia, scritta nel 1 889 in onore agli emigranti italiani che partivano per le americhe, risulta di sconvolgente attualità. Intrisa di sentimenti e vissuti diversi: sofferenza, malinconia, amore per le proprie radici e per la propria terra, confusione, condivisione del dolore e della povertà, speranza per il futuro e per una vita migliore . La storia ritorna implacabile, sui nostri lidi ora cercano salvezza uomini donne e bimbi di terre martoriate, gente che fugge da disperazione e guerre, come allora, come all'inizio del '900, dall'Italia povera senza lavoro e pane. Allo stesso modo fa pensare ai ragazzi che partono perché l'Italia non ha più lavoro per loro, e cercano solo certezze per il futuro ed una vita indipendente. Marco

G l i E m i g r a n ti ­ d i E d m o n d o D e A m i c i s

Cogli occhi spenti, con lo guancie cave, Pallidi, in atto addolorato e grave, Sorreggendo le donne affrante e smorte, Ascendono la nave Come s’ascende il palco de la morte. E ognun sul petto trepido si serra Tutto quel che possiede su la terra. Altri un misero involto, altri un patito Bimbo, che gli s’afferra Al collo, dalle immense acque atterrito. Salgono in lunga fila, umili e muti, E sopra i volti appar bruni e sparuti Umido ancora il desolato affanno Degli estremi saluti Dati ai monti che più non rivedranno.

Salgono, e ognuno la pupilla mesta Sulla ricca e gentil Genova arresta, Intento in atto di stupor profondo, Come sopra una festa Fisserebbe lo sguardo un moribondo. Ammonticchiati là come giumenti Sulla gelida prua morsa dai venti, Migrano a terre inospiti e lontane; Laceri e macilenti, Varcano i mari per cercar del pane.

Traditi da un mercante menzognero, Vanno, oggetto di scherno allo straniero, Bestie da soma, dispregiati iloti, Carne da cimitero, Vanno a campar d’angoscia in lidi ignoti.


21 Vanno, ignari di tutto, ove li porta La fame, in terre ove altra gente è morta; Come il pezzente cieco o vagabondo Erra di porta in porta, Essi così vanno di mondo in mondo.

Dai muti clivi che il tramonto indora La man levate i figli a benedire.... Benediteli ancora: Tutti vanno a soffrir, molti a morire.

Vanno coi figli come un gran tesoro Celando in petto una moneta d’oro, Frutto segreto d’infiniti stonti,

Chi al lido che dispar tende le braccia. Chi nell’involto suo china la faccia, Chi versando un’amara onda dagli occhi

E le donne con loro, Istupidite martiri piangenti.

Pur nell’angoscia di quell’ultim’ora Il suol che li rifiuta amano ancora; L’amano ancora il maledetto suolo Che i figli suoi divora, Dove sudano mille e campa un solo.

[...]

[...]

La sua compagna abbraccia, Chi supplicando Iddio piega i ginocchi.

[...]

Addio, fratelli! Addio, turba dolente! Vi sia pietoso il cielo e il mar clemente, V’allieti il sole il misero viaggio; Addio, povera gente, Datevi pace e fatevi coraggio.

E ognuno forse sprigionando un grido, Se lo potesse, tornerebbe al lido; Tornerebbe a morir sopra i nativi Monti, nel triste nido Dove piangono i suoi vecchi malvivi.

Stringete il nodo dei fraterni affetti. Riparate dal freddo i fanciulletti , Dividetevi i cenci, i soldi, il pane, Sfidate uniti e stretti L’imperversar de le sciagure umane.

Addio, poveri vecchi! In men d’un anno Rosi dalla miseria e dall’affanno, Forse morrete là senza compianto, E i figli nol sapranno, E andrete ignudi e soli al camposanto.

E Iddio vi faccia rivarcar quei mari, E tornare ai villaggi umili e cari,

Poveri vecchi, addio! Forse a quest’ora

E ritrovare ancor de le deserte Case sui limitari I vostri vecchi con le braccia aperte.


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Recensioni: LINATI, DA REBBIO ALL'EUROPA

Ritratto dello scrittore rebbiese, a lungo residente a Villa Cantalupa

Pubblicato lo scorso anno, il libro Comaschi di Marco Guggiari offre una serie di ritratti di

personaggi nati a Como o vissuti nel suo territorio durante il Novecento. Di particolare interesse per la nostra comunità la vicenda e l’opera di Carlo Linati, nato a Como nel 1878 e vissuto a Rebbio nella Villa Cantalupa, oggi in Via Strabone. Di seguito pubblichiamo alcuni stralci dal testo di Marco Guggiari. Si tratta di informazioni biografiche e di parti, brevi, ma interessanti, dei racconti dello scrittore rebbiese.

Linati “era nato il 25 aprile 1 878 da genitori comaschi borghesi e benestanti. La mamma, Margherita Perlasca, proveniva da una famiglia di setaioli. Il padre, Eugenio, in città era un apprezzato e famoso ingegnere. Toccò a lui l’incarico di progettare e costruire l’Esposizione Voltiana del ’99, per celebrare il 1 00° dell’invenzione della pila. L’allestimento andò poi distrutto a causa di un devastante incendio. Il figlio Carlo ne scriverà in una drammatica pagina delle sue “Passeggiate lariane”, diciassette in

tutto: < (R) Mio padre che ne era stato l’architetto ideatore e che attorno a quella ingegnosa fantasia di tela e stucco aveva lavorato per mesi con infinito amore, seppe la notizia da alcuni contadini che tornavano da Como dov’erano stati spettatori del tragico fatto. Da prima non volle credervi. Ma un nuvolo di favolesche sollevato dall’incendio fin al di sopra della montagna di Monte Caprino venne poi a cadere e a posarsi sulle aiole del nostro giardino (a Rebbio, nda) e mio padre allora comprese veramente, a quel nero pulviscolo, la verità della cosa. Disperato, a furia, senza cappello in testa, risalì le coste del monte, ne attraversò la cima e si affacciò alla colma. Laggiù in basso, sull’orlo del lago, sotto un cielo divinamente azzurro, l’Esposizione finiva di bruciare crepitando, e già di tra le fiamme si vedevano apparire i monconi carbonizzati delle sue strutture più robuste. Ritto sul declivio, appoggiato al fusto di un pinastro mio padre piangeva come un bambino davanti alla sua opera


23 distrutta. Una nube densa s’alzava dal rogo crepitante e voltava verso il monte il suo enorme pennacchio. Io ero riuscito a raggiungerlo e m’ero seduto accanto a lui. Con tutte e due le mani premute contro la faccia egli singhiozzava. Poi quando mi vide si lasciò andar a sedere accanto a me e per la prima volta in vita sua, piegò il capo sulla mia spalla, piangendo più forte.> Linati visse a lungo nella Milano che lo avrebbe consacrato scrittore. [R] Nel capoluogo lombardo entrò in contatto con gli intellettuali che frequentavano librerie e ritrovi di artisti. [R] Durante la Prima guerra mondiale fu ufficiale nella zona di Vicenza. Ignorò il fascismo, che infastidiva la sua indole. Ne si interessò mai alla politica. [R] Chi lo ha conosciuto lo descrive come un gentiluomo, che discorreva sommessamente e parlava con gusto, alternando locuzioni straniere alle più schiette espressioni dialettali. Suonava diversi strumenti e amava dipingere. Alto di statura e vigoroso, sempre abbronzato, aveva folti sopraccigli, naso aquilino e volto ossuto pronto ad illuminarsi di un sorriso buono. [R]

La sua opera è un tutt’uno con l’amore per la natura e per i luoghi, con il desiderio di viaggiare, con la curiosità di conoscere persone e Paesi anche lontani. Non era certo un ‘pantofolaio’. Gli piaceva l’avventura. Andò in idrovolante verso Zara. Affrontò il Reno a bordo di una canoa pieghevole. Fece il campeggiatore in Bretagna. [R] Linati collaborò intensamente al quotidiano di Via Solferino e al ‘Corriere d’Informazione’. Oltre che sul ‘Convegno’, scrisse sulla ‘Lettura’ e su numerose riviste letterarie. Fece il librettista di alcune operette. Compose radiodrammi. Fu traduttore e fece conoscere agli italiani,” numerosi scrittori inglesi e americani. “Morì d’infarto l’11 dicembre 1 949, una domenica a mezzogiorno nella sua ‘Cantalupa’, la grande casa borghese lunga e grigia – come aveva scritto – davanti a cui si stendeva un ampio giardino.” Guggiari Marco, Comaschi, Persone e fatti del Novecento, Como, Società Cooperativa Editoriale Lariana, 201 2, pp.41 ss


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CALENDARIO LITURGICO Venerdì 1 Novembre: Festa di Tutti i Santi S. Messe ore 7.30, ore 1 0.00 (concelebrata) ed ore 1 8.00 nel pomeriggio ore 1 4.30 vespri e processione al cimitero Sabato 2 Novembre: Commemorazione dei defunti S. Messa ore 1 0.00 al cimitero da lunedì 4 a venerdì 8 Novembre: S. Messe ore 8.30 in chiesa ed ore 1 6.00 al cimitero

Domenica 1 0 Novembre: Festa patronale di San Martino Domenica 1 0 Novembre: ore 21 .00 Concerto di San Martino Domenica 1 Dicembre: a Tavernerio - ritiro adulti Domenica 8 Dicembre: Santa Cresima - ragazzi di II Media Dal 1 6 al 24 Dicembre: Novena di Natale Mercoledì 25 Dicembre: Santo Natale Martedì 31 Dicembre : Ore 1 7.30 Santa Messa e canto “Te Deum” Mercoledi 1 Gennaio 201 4 : Giornata mondiale della pace S. Messe ore 1 0.00 e 1 8.00 Lunedì 6 Gennaio: Epifania del Signore


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ANAGRAFE PARROCCHIALE

B a tte z z a ti n e l l a fe d e d e l l a C h i e s a e d e i G e n i to r i

22 MAGNAYE ANDREANA JULIA 23 CATELLI LISA 24 CASTELLI ZIHAO MARCO 25 CURUBA BEATRICE ADRIANA 26 SEPIO ALESSIA U n i ti n e l S a c r a m e n to d e l m a tr i m o n i o i n p a r r o c c h i a

6 DONGHI SIMONE e DELLA VECCHIA ANNALISA 7 ALBERTINI STEFANO e FROSCO LUISA

C i h a n n o p r e c e d u to n e l l a c a s a d e l S i gnor e

50 CASARTELLI DANILO 51 MERONI CAMILLA 52 GUAGLIANONE NICOLA 53 PIZZAGALLI SERGIO 54 IARIA DOMENICO 55 FRESCO LIDA 56 BISON BRUNO 57 BATTELLO ANNA


26 CHIESA PARROCCHIALE DI REBBIO

d o m en i c a 1 0 n o v em b r e o r e 2 1 . 0 0

C O N C E RT O D I S A N M A RT I N O omaggio a M a r io B ia n c h i “applausi per una vita attiva e generosa”

Ensemble Vocale “ F a m ig l ia S a l a ” -Como-

… quando la passione per il canto coinvolge un‛intera famiglia papà Paolo: tenore - mamma Maria: mezzo soprano Sofia: mezzo soprano - Lucia: soprano - Giovanni: tenore Margherita: contralto - Caterina: voce bianca

in collaborazione con il Gruppo Turistico Rebbiese

Il Focolare numero di Novembre 2013  

Periodico di informazione della Comunità di Rebbio (CO)