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IN QUESTO NUMERO

PAPA FRANCESCO

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DON FEDERICO: L'ESTATE E' ALLE PORTE

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VISITA PASTORALE : IL MESSAGGIO DEL VESCOVO DIEGO

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DALL'ALBANIA A REBBIO

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VITA COMUNITARIA

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CALENDARI ESTIVI

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LA CARITAS PARROCCHIALE

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IL CONCILIO VATICANO II째 , CINQUANT'ANNI DOPO

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"HOUSING SOCIALE" - INTERVISTA ALL'ASSESSORE

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RICORDANDO GLI AMICI ARISTIDE E ALESSANDRO

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CALENDARIO LITURGICO

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SONO GIA' PASSATI VENTICINQUE ANNI

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ANAGRAFE PARROCCHIALE

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CONTATTI UTILI

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PAPA FRANCESCO


3 F ra n ce sco I : N on re sti a m o a d o l e s c e n ti tu tta l a v i ta . Tutti sono rimasti colpiti dal modo di comunicare del nuovo Pontefice: diretto, senza sovrastrutture, capace di arrivare dritto al cuore. In ogni suo discorso non c’è mai retorica, conosce bene il mondo e ci aiuta a guardarlo con un nuovo sguardo. Abbiamo scelto alcuni frammenti di due i discorsi pronunciati da Francesco I: il 4 maggio, dopo aver guidato il Rosario, nella Basilica di Santa Maria Maggiore e il 1 6 maggio, durante l’udienza tenuta ad alcuni ambasciatori. Francesco I contrappone la responsabilità al disimpegno e, parlando ai rappresentanti dei paesi stranieri, si è scagliato contro corruzione ed evasione. «Quanto è difficile nel nostro tempo prendere decisioni definitive. Ci seduce il provvisorio, siamo vittime di una tendenza che ci spinge alla provvisorietà, come se desiderassimo rimanere adolescenti per tutta la vita. Non dobbiamo avere paura degli

impegni definitivi». «Gesù Cristo con la sua Passione, Morte e Risurrezione ci porta la salvezza, ci dona la grazia e la gioia di essere figli di Dio, di chiamarlo in verità Padre. Maria è Madre, e una madre si preoccupa soprattutto della salute dei suoi figli, sa curarla sempre con grande e tenero amore. La Madonna costudisce la nostra salute. Che cosa vuole dire questo? Penso soprattutto a tre aspetti: ci aiuta a crescere, ad affrontare la vita, ad essere liberi». «Una mamma aiuta i figli a crescere e vuole che crescano bene. Per questo li educa a non cedere alla pigrizia che deriva da un certo benessere, a non adagiarsi in una vita comoda che si accontenta di avere solo delle cose. La mamma ha cura dei figli perché crescano sempre di più, crescano forti, capaci di prendersi responsabilità, di impegnarsi nella vita, di tendere ai grandi ideali» «Il Vangelo di Luca dice che nella famiglia di Nazareth, Gesù cresceva e si fortificava, pieno di


4 sapienza, e la grazia di Dio era su di lui. La Madonna fa questo per noi, ci aiuta a crescere umanamente e nella fede, a essere forti e non cedere nella tentazione dell’essere uomini e cristiani in modo superficiale, ma a vivere con responsabilità, a tendere sempre più in alto». «Libertà non significa fare tutto ciò che si vuole, lasciarsi dominare dalle passioni, passare da un’esperienza all’altra senza discernimento, seguire le mode del tempo. La libertà ci è perché sappiamo fare scelte buone. E Maria da buona madre ci educa a essere, come Lei, capaci di fare scelte definitive, con quella libertà piena con cui ha risposto sì al piano di Dio sulla sua vita». 4 maggio, Basilica S. Maria Maggiore Roma

S e rve ri form a : a i u ti a i p ove ri «Troppa precarietà, conseguenze funeste. Una corruzione tentacolare e un’evasione fiscale egoista hanno assunto dimensioni mondiali». «Si instaura una nuova tirannia invisibile, a volte virtuale, che impone unilateralmente e senza rimedio possibile le sue leggi e le sue regole. Inoltre l’indebitamento e il credito allontanano i Paesi dalla loro economia reale e i cittadini da loro potere d’acquisto reale. La volontà di potenza e di possesso è diventata senza limiti». «Il denaro è diventato un idolo. Ideologie promuovono l’autonomia assoluta dei mercati e speculazione finanziaria. C’è una tirannia delle leggi del mercatoT occorre una riforma finanziaria e aiuto i poveri» «Va riconosciuto che la maggior parte degli uomini e delle donne del nostro tempo continuano a vivere in una precarietà quotidiana con conseguenze funeste. La paura e la


5 disperazione prendono i cuori di numerose persone, anche nei Paesi cosiddetti ricchi, la gioia di vivere va diminuendo, l’indecenza e la violenza sono in aumento, la povertà diventa più evidente». «Il Papa ama tutti, i ricchi e i poveri ma ha il dovere, in nome di Cristo, di ricordare al ricco che deve aiutare il povero, rispettarlo, promuoverloT La carità è la carezza della Chiesa». «La Chiesa incoraggia i governanti ad essere veramente al servizio del bene comune

delle loro popolazioni, esorta i dirigenti delle realtà finanziarie a prendere in considerazione l’etica e la solidarietà». 1 6 maggio, Vaticano. Discorso agli ambasciatori di Kyrgyzstan, Antigua e Barbuda, Lussemburgo, Botswana.


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L' ESTATE E' ALLE PORTE Pochi giorni fa a Palermo, era il 25 maggio, è stato beatificato Padre Pino Puglisi, sacerdote ucciso dalla mafia il 1 5 settembre del 1 991 , giorno del suo 56° compleanno. L’intento di “3P”, così veniva soprannominato Padre Pino Puglisi, era quello di rendere il quartiere più bello, più vivibile, aiutarlo ad uscire dall’anonimato liberandolo dalle fauci della mafia. E’ riuscito a far liberare dei magazzini comunali in mano alla mafia per realizzare un centro chiamato “Padre Nostro”; ha tentato di portare quei beni primari che a Brancaccio (quartiere in cui era situata la parrocchia) non si potevano avere perché tutte era

gestito dalla mafia. Ha voluto iniziare il suo lavoro con i bambini e i giovani, coloro che erano il futuro, la speranza di Brancaccio!!! E questo gli costò la vita. ma quella gioia, quella bellezza che voleva portare nel suo quartiere l’ha caratterizzato anche nel momento della morte: mentre l’uccisore stava per sparargli, Padre Pino Puglisi ha detto sorridendo “Me lo aspettavo”. Questa frase è rimasta talmente impressa nell’omicida (un giovane abituato ad ammazzare) che da lì ha iniziato il suo processo di conversione. 3P sovente usava queste parole: "Le

nostre iniziative e quelle dei volontari devono essere un segno.


7 Non è qualcosa che può trasformare Brancaccio. Questa è un'illusione che non possiamo permetterci. E' soltanto un segno per fornire altri modelli, soprattutto ai giovani. Lo facciamo per poter dire: dato che non c'è niente, noi vogliamo rimboccarci le maniche e costruire qualche cosa. E se ognuno fa qualche cosa, allora si può fare molto..."

a livello di condomini, di rioniT perché non impegnarci affinchè anche il nostro quartiere sia sempre più godibile, sempre più bello e gioioso? E’ vero, a volte ci verrà chiesto un piccolo sforzo, quello di uscire da noi stessi per andare incontro all’altro, ma questo non può che far bene a noi e all’altro, può generare relazioni di amicizia e di fraternità nuove T Padre Pino Puglisi ha avuto il coraggio di uscire da se stesso, forse un po’ troppo (potrebbe dire qualcuno), ma questo suo esporsi ha provocato un bene più grande a tal punto che la Chiesa lo proclama “beato”. Perché non cogliere l’invito di Padre Pino e se ognuno fa qualche cosa, allora

L’estate è alle porteT Estate: tempo di vacanza, relax, riposo, ferie (per chi se le può permettere)T. La parrocchia con le associazioni presenti sul territorio farà alcune proposte, altre ne potranno sorgere

si può fare molto..?

Buon estate, buone ferie, ma anche buon’opportunità per incontrarci e render più bello il nostro quartiere! Don Federico


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VISITA PASTORALE Il messaggio del Vescovo Diego

Sabato 23 e domenica 24 febbraio la comunità parrocchiale ha accolto il vescovo Diego per la visita pastorale: due giornate molto intense durante le quali mons. Coletti ha avuto modo di mettersi in ascolto delle persone che, in ambiti diversi, compongono la variegata realtà della parrocchia e del quartiere. Presso il Cine Teatro Nuovo si è svolta nel pomeriggio di sabato l’assemblea parrocchiale, importante momento di riflessione e di confronto con il vescovo. Il Consiglio Pastorale Parrocchiale e i membri delle Commissioni che ad esso fanno capo avevano preparato, nei mesi precedenti la visita di mons. Coletti, un documento nel quale sono state evidenziate alcune caratteristiche del quartiere e della parrocchia e dei cammini di fede e di carità che questa porzione di Chiesa sta portando avanti. Il tutto nel tentativo di elaborare un progetto pastorale per il futuro. Al vescovo, di conseguenza, sono state sottoposte alcune domande riguardanti quei

temi che la comunità parrocchiale ritiene più urgenti per la riflessione e per il cammino futuro. Di seguito, riportiamo alcuni stralci dell’intervento del vescovo Diego. Vogliono essere spunti di riflessione per l’intera comunità, chiamata a far tesoro del messaggio del vescovo, per poter continuare a camminare con l’entusiasmo che viene dal vivere una relazione profonda con il Signore della storia. Con u n a forte i d e n ti tà cri sti a n a Noi abbiamo sempre bisogno di continuare a nutrire una relazione viva con il Signore Gesù perché questa si traduca in un senso maturo di fede, applicando alla vita il modo di pensare del Signore Gesù, che è sempre qualcosa di nuovo, inedito, urgente e immediato. La strada da percorrere è quella di vivere fino in fondo, con passione, la propria identità dentro lo Spirito di Gesù che mette insieme, che fa camminare e che impasta una umanità nuova.


9 I n u n ca m m i n o d i form a zi on e La formazione alla corresponsabilità nella Chiesa va di pari passo con l’assunzione di responsabilità. In questo ambito, manca una disponibilità diretta e globale all’accudimento della comunità cristiana, preparandosi ad assumere questa responsabilità attraverso una rigorosa e paziente formazione permanente. I Vescovi lombardi sostengono che ci sia bisogno di una comunità cristiana di adulti, capace di assumersi il cammino globale della comunità locale e che viva la propria spiritualità non alla ricerca di qualche esperienza particolarmente bella e personalmente edificante, ma della

competenza di fede che è necessaria per poter servire i fratelli nella fede, nella speranza e nella carità. P re n d e rsi cu ra d e l l a com u n i tà Una Chiesa in mano solo ai preti e ai religiosi rischia di finire per essere spiritualistica e disincarnata. Le cose funzionano quando la pastorale, che è la cura per la vita cristiana della comunità, viene tenuta in mano da un “nucleo apostolico” della comunità cristiana che si prepara costantemente e si mette al servizio con uno sguardo su tutto l’orizzonte dell’attività pastorale e sempre con il debito riferimento alla successione apostolica presente nella parrocchia attraverso i sacerdoti. Così, quando cambia un prete non succede la rivoluzione, non viene tutto azzerato, perché c’è un nucleo di donne e di uomini – il più abbondante


10 possibile, il più formato possibile – che si è preso cura con lui della comunità cristiana e che favorisce il cambiamento, pronto ad accogliere un prete che arriva, a offrirgli fraternità, fargli sapere che può contare su qualcuno. Reinventatevi una comunità cristiana capace di dare continuità al suo cammino e di accogliere, dentro questo cammino, un parroco, che verrà con una sua novità, ma troverà una comunità viva! Tra d i a l og o e i n te g ra zi on e Il dialogo parte quando la diversità è vissuta come occasione, non come una minaccia, non come un fastidio. Se pensiamo: “Sarebbe meglio che tutti fossero uguali a me!”, sarebbe un mondo noiosissimo. Meno male che siamo diversi! Abituiamoci a vedere in modo positivo la diversità, ad essere gente che quando vede qualcosa di diverso da sé si incuriosisce positivamente. La parrocchia di Rebbio è un prezioso laboratorio di integrazione. Integrazione non vuol dire semplicemente rispetto reciproco,

ma dialogo: la costruzione di un percorso al termine del quale non sono loro (chiunque siano questi loro) a dover diventare tali e quali a noi, ma siamo noi tutti a dover diventare qualcosa di diverso, qualcosa di nuovo. Per noi cristiani sempre in coerenza con il Vangelo. D a cri sti a n i p e r i l b e n e com u n e La Chiesa non deve fare azione partitica, non deve immischiarsi nelle questioni della vita civile in quanto Chiesa, ma il cristiano ha una responsabilità gravissima e bellissima da esercitare per il bene comune della società in cui vive. Il cristiano veramente preparato a entrare nel dibattito politico è chiamato a dare le ragioni – dice la lettera di San Pietro – della speranza che è in lui. I cristiani portano la ricchezza proveniente dalla loro fede, così come chiunque occupandosi di politica, cioè dell’attenzione alla città dell’uomo, porta una propria visione del mondo.


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DALL' ALBANIA A REBBIO

La testimonianza riportata di seguito è stata letta nella chiesa di San Rocco, a Como, nello scorso mese di marzo, durante la veglia per i missionari martiri.

Sono Dario Hyka, ho 1 5 anni e questa sera vorrei raccontare la storia della mia famiglia. Accanto a me ci sono mia mamma Irene e mio padre Arian. I miei genitori sono nati e cresciuti in Albania, nella citta di Tirana e vivono a Como da 22 anni. Con noi c’è anche mia sorella Camilla che ha 1 0 anni e, come me, è nata in Italia. A 27 anni, nel 1 991 , mio padre è scappato dalla sua terra che era diventata “un buco nero”, un paese colpito dalla crisi economica e dalla dittatura comunista, un luogo in cui agli uomini era stata tolta qualsiasi libertà. L’Albania, dominata da Enver Hoxha dal 1 944 al 1 985, era diventata Tun paese in cui per poco si rischiava di finire in galera e di essere sottoposti ad orribili torture; T.un paese dove era vietato ascoltare le radio e guardare le TV

straniere; Tun paese dove non si poteva più avere fiducia nella gente perché ogni uomo poteva essere un nemico, una spia del regime; Tun paese in cui la persecuzione non risparmiava nessuno. La Chiesa Cattolica venne stroncata e tanti furono i preti, i vescovi e i laici eliminati dal regime. Anche i musulmani e gli ortodossi non vennero risparmiati e molti furono gli Iman e i Pope imprigionati e fucilati. Moschee, monasteri e chiese vennero abbattuti o trasformati in musei, teatri e centri culturali. Molti furono gli albanesi che, spinti dal desiderio di libertà e dalla necessità di un avvenire migliore, scapparono con mezzi di fortuna dalla loro terra verso l’Italia. Mio papà è uno di questi albanesi. Lui scappò dal suo paese il 4 marzo del 1 991 . Dal porto della città di Valona quel giorno erano ormai salpate tutte le imbarcazioni. Restava, però, ancorato in mezzo alla baia, un peschereccio in pessime condizioni che papà ed altre 33 persone raggiunsero a


12 nuoto ed occuparono. Mio padre racconta di non aver mai creduto di riuscire a raggiungere quella barca anche perché non era un uomo di mare. Ce la fece e, una volta a bordo, mentre cercava di capire quali fossero le reali condizioni della barca trovò, nella stiva, un piccolo crocifisso che per lui fu un segno di speranza e che, ancora oggi, è custodito nella nostra casa. Da quel momento, infatti, cominciò a pensare: “Non so come, ma sono certo che noi andremo in Italia!” E così fu. La notte successiva al papà e agli altri compagni di viaggio venne mandato un altro peschereccio che li portò a Brindisi. Mio padre restò in questa città alcuni giorni durante i quali apprezzò l’accoglienza che ricevette dai brindisini e fu testimone dello sbarco di migliaia di profughi albanesi, persone che avevano i loro volti segnati dalla stanchezza e dal dolore, ma che avevano nel cuore il desiderio di un futuro migliore. Da Brindisi poi raggiunse, tramite un amico, Como e qui venne ospitato nel Centro di Accoglienza di Sagnino.

Il papà ogni anno faceva ritorno in Albania dalla sua famiglia e durante uno di questi viaggi avvenne l’incontro con mia mamma, Irene. Nel 1 997 i miei genitori si sposarono in Albania e poi anche la mamma seguì il papà in Italia, paese in cui siamo nati e cresciuti Camilla e io. Due anni fa mia sorella ed io abbiamo ricevuto il Battesimo nella Parrocchia di Rebbio durante la Santa Messa di Pasqua. I nostri genitori, che vengono da due famiglie musulmane, sono stati contenti di poterci battezzare e hanno coinvolto i nostri parenti che sono venuti dall’Albania per condividere con noi la gioia di questo importante momento. Noi tutti siamo infatti convinti che gli insegnamenti della religione cattolica aprano il cuore degli uomini all’accoglienza e aiutino le persone a vivere in modo pacifico costruendo rapporti improntati al dialogo e al rispetto reciproco. Nonostante i miei genitori vivano in Italia da più di vent’anni, non hanno dimenticato la loro terra. Essa è parte di loro, la portano sempre nel cuore e hanno cercato di farla


13 conoscere ed amare anche a me e a Camilla Direi che ci sono riusciti perché io già da piccolo, in un testo scritto in seconda elementare, raccontavo: “Io un giorno ho visto una farfalla gigante, l’ho chiamata e lei è venuta da me. Abbiamo fatto amicizia e mi ha portato in giro sul dorso. Io volevo visitare l’Albania e la casa dei miei nonni. Ho fatto atterrare la farfalla e mi sono

fermato a vedere come stavano i nonni. Stavano molto bene e mi hanno augurato buona fortuna. Erano molto contenti di vedermi e pure io ero contento di averli visti”. Grazie per averci ascoltato. I miei genitori sono convinti di aver potuto raccontare la loro storia proprio perché noi viviamo in un paese cattolico. Dario Hyka


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VITA COMUNITARIA

VIA CRUCIS 2013 QUANDO I RAGAZZI SI TRASFORMANO IN TESTIMONI PER LE STRADE DEL QUARTIERE

La Croce è se m p re l ì su l l a d e stra d e l l ’ a l ta re a te sti m on i a re l a Vi a Cru ci s d i q u e st’ u l ti m o Ve n e rd ì S a n to. U n i ti n e ra ri o a l l ’ i n te rn o d e l q u a rti e re , sta zi on e , d op o sta zi on e com e g l i a l tri a n n i . E p p u re l a sce l ta d i fa rl a ra ccon ta re a g l i a d ol e sce n ti d e l l a n ostra p a rrocch i a l ’ h a re sa p e r tu tti n oi i n d i m e n ti ca b i l e . Ab b i a m o ch i e sto a u n o d e i p rota g on i sti d i q u e l l a se ra ta d i ri cord a re q u e l l a l u n g a , i n te n sa se ra ta . Venerdì 29 marzo si è svolta nelle vie del quartiere di Rebbio la Via Crucis animata dai ragazzi delle medie e da qualche adolescente delle superiori. Abbiamo iniziato a prepararla circa un mese prima, tutte le settimane ci siamo trovati per provare le varie scene da recitare. Il gruppo era composto da circa quaranta ragazzi che recitavano, da una decina di catechiste che ci hanno accompagnato in questo percorso e dal vicario don Federico. La Via Crucis era composta da sei

stazioni messe in scena in sei luoghi diversi di Rebbio e intervallate, durante gli spostamenti, da preghiere o canti. Fin dall’inizio le catechiste ci hanno spiegato che non stavamo realizzando una commedia o un’opera qualunque, ma stavamo inscenando il percorso doloroso di Cristo che si avvia alla Crocifissione e che noi non eravamo lì per ridere e scherzare, ma per aiutare le persone a pregare e riflettere sull’amore che Gesù ha avuto per noi. Egli infatti ci ha tanto amato da sacrificare la sua vita per l’umanità. La Via Crucis è partita dal centro di aggregazione giovanile “OASI” nel parco Negretti dove abbiamo messo in scena la “preghiera di Gesù nell’orto degli ulivi” e “il tradimento di Giuda”. In seguito ci siamo spostati, sempre in un clima di preghiera , in un cortile di un palazzo che si affaccia in via Palma: su un balcone abbiamo rappresentato la scena di Barabba che viene liberato al posto


15 di Gesù. Da lì siamo giunti in un cortile di un palazzo in via Giussani dove si è svolta la scena della caduta di Gesù e dell’aiuto che il Cireneo gli ha offerto nel portare la sua croce . La Quarta stazione racconta Veronica che asciuga il volto di Gesù mentre, nella Quinta abbiamo rappresentato, su un balcone in via Grilloni, i soldati che si dividono le vesti e che gettano la sorte sulla sua tunica. È stata la prima volta che a Rebbio si realizzava una via Crucis tra le vie del quartiere. Molte persone hanno partecipato seguendo il corteo o semplicemente affacciandosi alle finestre per assistere alle scene e dire una preghiera insieme. Giunti in chiesa, per la scena conclusiva la morte di Gesù, le persone si sono disposte nei banchi. Sull’altare una Croce di circa tre metri, realizzata da alcuni papà, intorno alla quale abbiamo messo in scena la

morte di Gesù alla fine abbiamo recitato una preghiera. Desidero fare un ringraziamento a tutte le persone che si sono date da fare per la buona riuscita della via Crucis: in modo particolare alle catechiste, a don Federico, agli uomini che hanno allestito le varie scene, alle famiglie che ci hanno ospitato sui loro balconi, al coretto di Rebbio che ci ha accompagnato durante gli spostamenti e a tutte le persone che, anche in minima parte, hanno contribuito alla realizzazione della rappresentazione del Calvario e della morte di Gesù. Mattia


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CALENDARI ESTIVI

GREST: dal 1 0 al 29 giugno

CAMPI ESTIVI PER I RAGAZZI PARROCCHIA DI REBBIO E PRESTINO Albaredo dal 30 giugno al 6 luglio per i ragazzi che a settembre frequenteranno la 1 °, 2° e 3° media VICARIATO Baselga di Pinè (Trentino) Dal 7 al 1 4 luglio per i ragazzi che a settembre frequenteranno la 1 ° superiore CAMPI ESTIVI ADOLESCENTI E GIOVANI Per chi a settembre frequenterà la 2° e 3° superiore Dal 1 5 al 20 luglio BERGAMO Campo di servizio, di condivisione e di preghiera Per chi a settembre frequenterà la 4° e 5° superiore Dal 21 al 27 luglio BERGAMO Campo di servizio, di condivisione e di preghiera Per giovani Campo di servizio a Lourdes con l'UNITALSI Dall'8 al 1 4 agosto Per giovani dai 1 8 anni in su Campo al Cottolengo di Torino Dal 5 al 1 3 agosto


17 E S TATE A RE B B I O I N S I E M E Anche per quest’anno, i gruppi e le associazioni presenti nel quartiere hanno in programma di realizzare delle iniziative per animare le giornate estive. Il programma non è ancora ben definito ma ci stiamo impegnando per offrirvi varie occasioni di incontro e di svago un po’ per tutte le età e per consentire a chi rimarrà a casa di avere momenti per ritrovarsi, per stare insieme, visitare, giocare, mangiare e divertirsi. Appena verrà definito nei dettagli, verrà pubblicato un calendario preciso dei vari appuntamenti che per il momento vi anticipiamo. P rog ra m m a d i m a ssi m a d e l m e se d i G i u g n o 2 e 9/6 torneo di mini volley (da confermare) 8/6 bande- concerto sul sagrato della chiesa dalle 1 6.00 alle 1 8.00 9/6 festa nel parco di via Negretti tutto il giorno 1 al 1 5/6 Torneo di calcio 1 2/6 gara di bocce presso la bocciofila della cooperativa 1 5-1 6/6 Play on the lake 21 - 28/6 proiezione opere liriche di Giuseppe Verdi in Ca’ d’industria 23/6 biciclettata nella spina verde Tutti i giovedì sono proposte delle passeggiate leggere In data da definirsi ma in giugno Gara di carte presso la bocciofila Torneo di calcio delle nazioni Da metà mese fino a luglio un sabato ogni 1 5 giorni cena tipica con i gruppi nazionali presenti sul territorio P rog ra m m a d i m a ssi m a d e l m e se d i Lu g l i o 7/7 festa al parco negretti (organizzato da tutti coloro che hanno partecipato al progetto di coesione) 1 2/7 proiezione opere liriche di Giuseppe Verdi in Ca’ d’industria Tutti i giovedì, l’Oratorio propone gite per tutti Proiezione delle foto dei viaggi del GTR La Filodrammatica proporrà la sua ultima opera


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Attività del centro di ascolto della Caritas parrocchiale di Rebbio

Il centro di ascolto della Caritas parrocchiale di Rebbio è composto da un gruppo di 11 volontari che, coordinati da don Giusto, 2 volte alla settimana (martedì e venerdì dalle 1 6 alle 1 8) ascolta i bisogni di chi si presenta e, se possibile, cerca di fornire un aiuto, direttamente o indirizzando le persone ad istituzioni specifiche per le loro necessità. L’obiettivo principale del centro di ascolto è quello di sviluppare una relazione con persone che vivono un momento di difficoltà o hanno problemi di integrazione, per cercare di creare legami che vadano oltre lo stretto bisogno del momento. Alla base dell’ascolto ci sono la solidarietà, il rispetto e la condivisione. Spesso si entra in relazione con persone di altre nazionalità, religioni, abitudini, culture e bisogni, cercando di avviare, sia pure in un contesto locale, un esempio di convivenza tra popoli. Attorno al centro di ascolto sono nate, spontaneamente, attività come il doposcuola e le scuole di cucina e di cucito, che hanno anche

lo scopo di aggregare e integrare le diverse culture. Il miglior risultato che si possa ottenere è fare in modo che le persone aiutate diventino a loro volta di aiuto per chi è in emergenza. Tutto questo senza dimenticare le necessità materiali che, per chi si trova in difficoltà, sono ovviamente importanti: l’aiuto consiste nella distribuzione del pacco alimentare o, a seguito di verifiche dell’effettiva necessità, in un contributo occasionale per il pagamento di bollette, canoni d’affitto e biglietti per il rientro definitivo in patria. La distribuzione del pacco viveri avviene ogni 40 giorni circa, compatibilmente con i rifornimenti da parte del Banco Alimentare. Una volta all’anno poi, grazie alla Colletta Alimentare Nazionale, riusciamo ad avere un buon quantitativo di alimenti. Purtroppo, ultimamente la quantità di alimenti ricevuti è insufficiente per il fabbisogno complessivo. Nel corso dell’anno 201 2, grazie a questo servizio, siamo riusciti ad aiutare circa 40 famiglie, per un


19 totale di 1 63 persone: 1 23 di età compresa tra i 5 e 65 anni, 36 di età inferiore ai 5 anni e 4 di età superiore ai 65 anni. Inoltre, due volte alla settimana (lunedì e mercoledì dalle 9 alle 11 ) alcuni volontari si occupano della distribuzione di vestiario, raccolto in parrocchia.

Per quanto riguarda l’aiuto puramente economico (per bollette, affitto, T), la Caritas parrocchiale si sostiene con varie entrate: fondo diocesano, offerte varie, ecc., di cui si allega un sintetico bilancio. Raffaella a nome del GRUPPO CARITAS

B I LAN CI O E N TRATE 2 0 1 2 Fondo Solidarietà Diocesano (6 fondi ottenuti) + € 5.000,00 Cassa profughi (rimborso viveri utilizzati per i profughi) + € 1 .273,00 Offerte varie da parrocchiani per la Caritas + € 11 .292,06 Totale U S C I TE 2 0 1 2 Spese varie per: alimenti, medicine, bollette, affitti Aiuti specifici a 6 famiglie grazie al Fondo Solidarietà Diocesano Permessi di soggiorno (5), rinnovo passaporti (1 ) Biglietti vari per rimpatrio (1 4) Totale

+ € 1 7.565,06 - € 8.951 ,95 - € 5.000,00 - € 1 .305,00 - € 2.446,74 - € 1 7.703,69


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IL CONCILIO ECUMENICO VATICANO II, CINQUANT’ANNI DOPO L’11 ottobre del 1 962, il giorno in cui, Festa della Divina maternità di Maria, si aprì solennemente il Concilio Ecumenico Vaticano II, io c’ero! Avevo appena compiuto dieci anni e da pochi giorni ero in quinta elementare, ma posso dire, senza presunzione, che quell’evento di cui sono stata testimone ha davvero “segnato” la mia esperienza cristiana. Il primo ricordo è quello dell’interminabile processione di Vescovi (più di 2500) che entravano in S. Pietro e che, con la mia inseparabile compagna Sandra, avevo seguito in diretta TV, su invito della maestra (era giovedì, il giorno libero da scuola), non senza qualche intervallo per giocare un po’ in cortile. Ho intuito allora, e l’ho sempre sperimentato di persona, che la Chiesa è ben più grande del circoscritto territorio intorno al campanile, che pure è importante perché offre l’opportunità dell’incontro concreto e indistinto, ma che non può diventare

esclusivo, perché l’autoreferenzialità alla lunga soffoca e inaridisce. È il Vescovo il garante dell’annuncio del Vangelo ai nostri giorni e lui pure in comunione fraterna con gli altri Vescovi e con il Papa.

L’esperienza più forte fu poi la riforma liturgica. A Rebbio non vi arrivammo impreparati perché don Carlo Scacchi, il parroco di allora, burbero, ma con una straordinaria sensibilità per le cose belle e ben


21 fatte, l’aveva fatta precedere da una “Settimana liturgica” durante la quale dei frati, preparati ad hoc, ci avevano introdotti ai “sacri misteri”. Per me, bambina curiosa e desiderosa di capire, fu meraviglioso scoprire cosa succedeva durante le celebrazioni liturgiche. Attraverso l’uso della lingua del popolo, innanzitutto, ma soprattutto comprendendo che i gesti che si compiono durante il rito sono “significativi” e ci coinvolgono insieme, popolo e celebrante, in un unico grande atto che, più è compreso, più è vero ed efficace. Non è la Chiesa che fa l’Eucaristia, ma è l’Eucaristia che fa la Chiesa. Quel pane spezzato e condiviso, che noi crediamo essere Gesù che sempre rinnova il suo donarsi per noi, ci unisce in un modo che noi non possiamo interrompere, pena una mancanza di sincerità e di autenticità che diventa controproducente: “Vi riconosceranno da come vi amerete”. Ci fu poi la gioia e l’impegno nell’accogliere la Parola di Dio che finalmente era accessibile a tutti,

ma non era poi così facile da capire. Nel frattempo ero cresciuta e fu proprio attraverso la lettura della “Dei verbum” (la Costituzione conciliare sulla Divina rivelazione) che capii come non si può essere mai “superficiali” nell’accostare un testo o un fatto, ma occorre sempre tener conto almeno del contesto in cui questi si formano e avvengono. Non è così anche nella vita quotidiana, dove tutti sperimentiamo la sofferenza procurata dai pettegolezzi “infondati”? Venne poi la stagione della “Apostolicam actuositatem”, il Decreto sull’apostolato dei laici, che concretizzava quanto già affermato dalla Costituzione “Lumen Gentium”, accolto con entusiasmo, soprattutto nell’ambiente dell’Azione Cattolica, che è stata, ed è tutt’ora, la mia “scuola” di fede e di vita. “In quanto partecipi dell’ufficio di Cristo sacerdote, profeta e re, i laici hanno la loro parte attiva nella vita e nell’azione della Chiesa. All’interno delle comunità della Chiesa la loro azione è talmente necessaria che senza di essa lo stesso apostolato dei pastori non può per lo più


22 raggiungere la sua piena efficacia” (AA, 1 0). Non più semplici “esecutori”, quindi, ma “corresponsabili”. Certo, la responsabilità pesa, esige preparazione, costanza, impegno e non può essere lasciata all’improvvisazione e allo spontaneismo, pur appassionati, come fu in quei primi anni di attuazione del Concilio. Oggi potremmo chiederci “Esiste ancora il laicato?” come fa Paola Bignardi in un suo librino recentemente rieditato (e al quale rimando: Ed. AVE, 201 2), ma questo è un altro discorso e ci porterebbe lontanoT Sono passati 50 anni dall’inizio del Concilio, pochi, pochissimi, se pensiamo che molti decreti del Tridentino, che pure vanta quasi 500 anni, sono ancora inattuati! L’intento profondo che animò l’intuizione del Papa Giovanni XXIII nell’indire il Concilio e il coraggio di Paolo VI nel concluderlo fu quello di riproporre agli uomini di oggi, con un linguaggio appropriato, fatto di parole e di segni, Cristo, “luce delle genti”. Qualche ombra c’è ancora, ci sarà sempre, perché ritornare

all’essenziale, spogliandoci del superfluo, anche nella nostra esperienza cristiana, richiede il superamento dei particolarismi e delle visioni restrittive, che ci condizionano quando pensiamo che sia solo il nostro punto di vista l’unico corretto, e questo esige una costante conversione. Non ci resta che invocare lo Spirito, in questa rinnovata Pentecoste della Chiesa alla quale ci introduce anche il nuovo pontificato, perché possiamo testimoniare al mondo la gioia e la bellezza di avere incontrato Gesù, il Signore della Storia, così che molti altri lo possano incontrare. Per chi ha una qualche dimestichezza con internet e desidera approfondire la conoscenza e la riflessione sul Concilio segnalo un sito molto interessante: www.vivailconcilio.it. Laura Casartelli Bernasconi


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"HOUSING SOCIALE"

(alloggi e servizi, con forte connotazione sociale, per coloro che non riescono a soddisfare il proprio bisogno abitativo sul mercato)

intervista all'assessore alla Casa e Politiche abitative del Comune di Como, avv. M. Iantorno Con la crisi che morde sempre più le fasce più deboli, esistono situazioni sempre più critiche che costringono alcune famiglie a fare i conti con sfratti e pignoramenti, abbiamo quindi deciso di affrontare la problematica dell'housing sociale, cominciando con l'intervistare l'avv. Marcello Iantorno, assessore del Comune di Como con varie deleghe, tra le quali “Patrimonio”, “Casa e politiche abitative”. Marco D . = domanda R. = risposta D. Ci è stato riferito che ci sono 12 alloggi comunali sfitti e non occupati in via Spartaco. Le risulta?

R. Si è vero, gli appartamenti siti in via Spartaco attualmente non assegnati sono 1 2 (dodici) D. Se sì, come mai?

R. Il problema delle unità abitative non assegnate né assegnabili non riguarda solo via Spartaco ma un gran numero di abitazioni facenti parte del patrimonio abitativo del Comune di Como che ad è pari circa a oltre 11 0 unità. Per anni non è stata fatta alcuna

manutenzione rendendo gli alloggi non in buono stato e circa 11 0 di esse addirittura non abitabili. devo dire che gli alloggi vuoti possono essere assegnati solo dopo avere realizzato gli interventi di ristrutturazione, di adeguamento tecnologico e di messa a norma di cui necessitano e non prima. Al momento solo due di questi dodici appartamenti di via Spartaco sono stati completamente ristrutturati e saranno a breve assegnati secondo la graduatoria E.R.P. che verrà pubblicata entro la metà di questo mese di maggio. D. Per superare gli ostacoli della mancanza di fondi e del patto di stabilità, avete mai pensato di far


24 restaurare agli assegnatari gli alloggi, naturalmente mediante imprese che rilascino i dovuti certificati di conformità, scontando le spese dal canone di locazione?

R. Attualmente vi è un piano di vendita di circa 60 alloggi a prezzi ridotti il cui ricavato è previsto di circa 4 milioni di euro e da destinare alla riparazione dei 11 0 appartamenti che dicevo prima. Purtroppo però la crisi in corso non rende fattibile facilmente questo piano di vendita. Gli alloggi possono essere assegnati solo quando sono a norma e non prima. Una volta assegnati la normativa regionale che regola la materia (L.R. n.1 /2004 art. 1 3) permette all’assegnatario di alloggi che necessitino di “interventi minimi di manutenzione oppure di adeguamento a norme di sicurezza o entrambi” di poter anticipare i lavori da fare, previo accordo con il Comune, scontando poi la spesa con i canoni di affitto. Occorre però tenere presente che spesso i nuclei familiari non dispongono del danaro necessario ai predetti interventi. Sto cercando

di verificare se esiste una strada per procedere alle riparazioni prima delle assegnazioni magari pagando questi interventi con i futuri canoni di locazione. La strada non è semplice perché richiede la disponibilità della impresa che fa i lavori, del reperimento dei finanziamenti e poi del pagamento dilazionato. La legge regionale non lo consentirebbe. Si tratta di trovare una strada nuova, magari avviando contatti e incontri anche con la Regione Lombardia. D. Avete mai pensato alla locazione dello stesso alloggio a più persone che avendo difficoltà diverse ma anche risorse differenti, coabitando uno stesso alloggio possano aiutarsi a vicenda? come ad esempio uno studente universitario ed un anziano solo. In altre città di Italia sembra abbia funzionato.

R. La normativa regionale non consente, allo stato, queste soluzioni. D. Avete mai pensato alla possibilità per le Associazioni di


25 farsi carico della spesa di messa a norma e recuperare dal Comune la somma, mediante il canone di locazione, con la possibilità per l'associazione di designare la famiglia che entrerà nell'appartamento tra le famiglie in difficoltà del Quartiere?

R. In base alla normativa regionale che disciplina le assegnazioni degli alloggi di edilizia residenziale pubblica non sarebbe consentita la concessione a persone fuori graduatoria e secondo l'ordine della stessa. Più in generale, è intenzione dell'assessorato al patrimonio di Como verificare, anche con la Regione Lombardia, le modifiche regolamentari più opportune per rendere possibile la realizzazione di quanto prospettato nelle precedenti domande e rendere il sistema meno ingessato di oggi. Sto anche cercando, al di fuori del sistema degli alloggi di residenza pubblica (ERP) di facilitare l'incontro tra la offerta di alloggi a prezzo ridotto e la locazione di queste case a persone o coppie, giovani o anziani, con redditi bassi

impossibilitati a rientrare nelle assegnazioni di case popolari ma non così abbienti da potersi permettere una casa con canoni di mercato. Questo richiede la collaborazione di proprietari di case sfitte, magari prevedendo anche periodi di durata inferiori a quelle di legge (per esempio 3 anni invece di quattro) o cauzioni più basse. Abbiamo avviato qualche contatto con associazioni di proprietari di case e verificando la possibilità. Più in generale dobbiamo pensare a un insieme di interventi anche di tipo nuovo e non sperimentato prima al fine di poter rispondere alla grande domanda di alloggi popolari o a a canoni bassi oggi così aumentata per via della crisi in corso. fine dell'intervista


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IN RICORDO DI ARISTIDE CASARTELLI LE MANI E LO SGUARDO Nel ricordo di Aristide Casartelli si intrecciano il sorriso e lo sguardo, donati a familiari e amici. Carissimo Aristide, siamo qui insieme a tua moglie e ai tuoi figli per accompagnarti con la preghiera Eucaristica alla casa del Padre. Sarà Lui questa volta a dirti "ciao, carissimo, ti stavo aspettando", come facevi sempre tu, con il tuo sorriso e una battuta spiritosa, accompagnato da tua moglie Pinuccia.

Quello che non vogliamo dimenticare sono le MANI e lo SGUARDO. Le mani di un bambino lontano da casa, che cerca la mamma, il papà partigiano, il fratello soldato. Le mani di chi conosce la miseria e si risolleva con il lavoro: tanto lavoro, serio, onesto, infaticabile; i calli dei motori, le fiacche dei mattoni per tirare su la casa. Le mani forti e calde di sposo, padre, nonno, amico. Le mani che hanno stretto quelle di don Giusto, che ti ha portato per mano in questi mesi. Le mani di un prete che sorregge un alpino, come don Carlo in Russia. Perché hai dovuto farla anche tu la lunga traversata, un’altra delle centomila gavette di ghiaccio che ci ricordavi con commozione.


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E POI LO SGUARDO. Lo sguardo di un uomo tenace, schietto, ottimista, mai fermo. Lo sguardo attento, testone, un po’ burbero ma sempre rispettoso. Uno sguardo che qualche volta non abbiamo compreso, e per questo dobbiamo anche chiederti scusa. Ma quello che non possiamo e non vogliamo dimenticare MAI sono DUE VOLTI. Il volto della sofferenza, dell’essere nudo e perso davanti al male, della ricerca di una risposta che non arrivava: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?” . Ci è sembrato di vedere in te il volto di Gesù sulla Croce. E soprattutto il volto sereno degli ultimi minuti, il sorriso che ci hai regalato gratuitamente, come sempre. Ci è sembrato di vedere in te il volto di Gesù risorto nel cenacolo: “Pace a voi” . In quel momento abbiamo capito cosa intendevi quando ci dicevi “vado avanti” . Non era avanti ma DAVANTI. DAVANTI AL DIO DELLA VITA. I familiari


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IN RICORDO DI SANDRO INVERNIZZI TESTIMONE DI CORAGGIO E SERENITA' In un pomeriggio piovoso d’aprile la comunità parrocchiale ha accompagnato alla casa del Padre Sandro Invernizzi, originario di Como centro, ma da decenni residente a Rebbio. Le testimonianze al termine della celebrazione eucaristica hanno sottolineato come Sandro, “nella sua vita, abbia saputo trasmettere alla sua adorata famiglia e ai suoi amici i veri valori di amore, amicizia e attenzione. Ha fatto fruttare i suoi talenti nell’impegno sociale, facendosi promotore dell’Associazione Genitori a Rebbio, favorendo una preziosa collaborazione tra scuola e famiglia. Determinante è stata la sua presenza all’interno del Corpo Musicale di Rebbio e nella Filodrammatica, che ha saputo

guidare con fermezza, ma anche con tanta pacatezza e amicizia: era sempre attento alle necessità di chi gli stava attorno, sostenendo, anche attraverso la preghiera, chi stava affrontando momenti difficili.” Le parole di alcuni amici del Gruppo Uomini di Lourdes hanno evidenziato il coraggio e la serenità, con cui, in un cammino di fede, ha saputo affrontare la malattia: “A Lourdes era andato per ringraziare la Madonna e non per chiedere, perché aveva già ricevuto tanto dalla vita.” Ne è uscito il ritratto di un uomo consapevole “di aver vissuto una vita colma di doni e pronto, quindi, a non aver timore della morte.”


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CALENDARIO LITURGICO F E S TA D E LLA M AD O N N A D E LLA CO N S O LAZI O N E DOMENICA 22 SETTEMBRE 201 3 d a Lu n e d ì 1 6 a Ve n e rd ì 2 0 S e tte m b re Ore 20,30 S.Rosario nei cortili S a b a to 2 1 se tte m b re Ore 1 5,00 Confessioni Ore 1 7,30 S.Messa prefestiva D om e n i ca 2 2 se tte m b re Ore 7,30 – 1 8,00 SS.Messe d’orario Ore 1 0,00 S.Messa concelebrata. Presieduta da DON SERGIO BIANCHI, nostro Parrocchiano, che ricorda il suo venticinquesimo anniversario di Ordinazione Sacerdotale . Ore 1 4,30 Processione con il simulacro della Madonna della Consolazione,Vespri e benedizione. Al termine : INCANTO DEI CANESTRI Lu n e d ì 2 3 se tte m b re Ore 8,30 S.Messa Ore 20,30 S.Messa per i defunti della parrocchia, segue Processione al cimitero


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Nel venticinquesimo di sacerdozio

Le tte ra a p e rta a d on S e rg i o Sono già passati venticinque anni! Sembra trascorso poco tempo da quando, tra l’incredulità di tutti noi, nostro fratello annunciò il desiderio di diventare sacerdote. Incredulità, non dovuta al dispiacere di questa scelta, ma ad una sorta di stupore. Stupore nel capire di essere parte di un disegno grande, immenso. Il Signore ha parlato ad un cuore in ascolto pronto ad arrendersi alla grandezza del Suo messaggio! Una Voce forte, che non ammette tentennamenti, ma anche, allo stesso tempo, dolce e carezzevole, che ti fa lasciare tutto: famiglia, casa, amici, luoghi cari. La vita del sacerdote è sicuramente un cammino in continua salita, ma con la certezza che, in qualsiasi luogo si è destinati, lì si trova certamente una nuova famiglia, una nuova casa, nuovi amici. Questo è quello che leggiamo negli occhi di nostro fratello don Sergio ed è questo che continueremo a chiedere, per lui, nelle nostre preghiere: che sia sempre accolto e

ben voluto. Rispetto a venticinque anni fa la nostra famiglia si è un po’ ridotta, ma siamo convinti che la gioia di questo bellissimo e importante traguardo è motivo di festeggiamento anche in Paradiso, dove mamma e nonni ci proteggono e pregano per tutti noi . Venticinque anni sono un bel pezzetto di cammino, ma non ci si può riposare! C’è ancora tanto lavoro da fare, tanto da condividere, tanti progetti da realizzare T e siamo sicuri che tu, don Sergio, non starai con le mani in mano! Auguri, la tua famiglia


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ANAGRAFE PARROCCHIALE

B a tte z z a ti n e l l a fe d e d e l l a C h i e s a e d e i G e n i to r i

4 MUSCARELLA GIOVANNI 5 MUSCARELLA LUCA 6 EHIGIAMUSOE SINDY EDOGNOGHO 7 EHIGIAMUSOE ANNA OSASUYI 8 BOTTURI MARTA 9 TRIFIRO GIACOMO 1 0 PATERINO ANGELA 11 NICOLETTI GABRIELE 1 2 KAYTAZI EMANUEL 1 3 TOMMASINO MEGAN 1 4 TOMMASINO CHRISTIAN

1 5 MELLI MARTINA 1 6 ROMERO RIVERA YASMINE LUCERO 1 7 GIORDANO ACHILLE 1 8 VATALANO LAURA 1 9 FUSCOLI KEVIN 20 ALARADO SANCHEZ CRISTOPHER ANTONY 21 MANCUSO MIRKO

U n i ti n e l S a c r a m e n to d e l m a tr i m o n i o i n p a r r o c c h i a

1 BASILE ALESSIO e RATTI VALERIA C i h a n n o p r e c e d u to n e l l a c a s a d e l S i gnor e

1 4 SABENE MARIA 1 5 MAIO VITTORIA 1 6 TARANTINO PATRIZIA 1 7 PADRE CARLO NEGRO 1 8 PIAZZA ANTONINA 1 9 GARIONI ERNESTINA 20 CAVALLERI PAOLINA

21 MONDELLI LUISA 22 GIANI CARLA 23 JACCHETTI CECILIA 24 MULAS GIOVANNI 25 GUALTIERO WALTER 26 CASARTELLI ARISTIDE 27 INVERNIZZI ALESSANDRO 28 FIORE UMBERTO 29 SESSA SALVATORE


32 CONTATTI UTILI don Giusto Della Valle (parroco) tel. 031 520622 ­ cell. 366 7090468 email: giustodellavalle@gmail.com don Federico Pedrana (vicario) tel. 031 591763 cell. 347 3170426 email: fedefedepedra@yahoo.it Roberto Bernasconi (diacono): 031 521332 Comunità La Missione: 031 521828 Padri Comboniani: 031 524155

SANTE MESSE orario estivo

Feriali: ore 8.30 Prefestive: ore 17.30 Domeniche e Festivi ore 7.30 ­ 10.00 ­ 18.00


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il Focolare Giugno 2013  

Periodico d'informazione della comunità di Rebbio

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