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“GUARDERANNO A COLUI CHE HANNO TRAFITTO”

Veneriamo il Sacro Cuore di Gesù guidati da Santa Margherita Maria Alacoque

Cenni della vita e scritti di Santa Margherita Maria Alacoque

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Cenni della vita di S. Margherita M. Alacoque

Dalle rivelazioni del Sacro Cuore di Gesù a S. Margherita M. Alacoque

Alcune promesse fatte da Gesù

L’insegnamento dei Sommi Pontefici

Una riflessione del Card. C.M. Martini

Cenni della vita 3


di S. Margherita M. Alacoque

Margherita Alacoque nacque a Lautecourt nei pressi di Verosvres nel dipartimento di Saone e Loira, nella Borgogna, il 22 luglio 1647. Era figlia di genitori ferventi cristiani, suo padre era il notaio Claude Alacoque e sua madre, Philiberte Lamyn, era anch'essa figlia di un notaio. Ebbe quattro fratelli: due, di salute cagionevole, morirono intorno all'età di vent'anni, mentre Chrysostome, il maggiore, prese le veci del padre quando questi morì e l'altro fratello divenne curato di Bois SainteMarie. Dalla sua biografia si apprende che all'età di quattro anni fece voto di verginità. Ad otto anni il padre morì e la madre la inviò in un collegio guidato da suore Clarisse. Nel 1661 racconta che le apparve la Madonna. Molto tardi, soltanto nel 1669, all'età di 22 anni, ricevette la cresima; con l'occasione fece aggiungere al suo nome anche quello di Maria. Margherita Maria Alacoque decise di entrare in monastero, nonostante l'opposizione della famiglia che voleva per lei un matrimonio. Margherita Maria Alacoque fu però decisa a seguire fino in fondo la propria vocazione ed entrò nell'ordine della Visitazione. Margherita Maria Alacoque, dopo alcuni anni di vita nel monastero della Visitazione di Paray-le-Monial, sostenne 4


di avere avuto il 27 dicembre 1673, un'apparizione di Gesù, affermando che lo stesso domandava una particolare devozione al suo Sacro Cuore. Margherita Maria Alacoque disse di aver avuto tali apparizioni per 17 anni, sino alla morte. Margherita Maria Alacoque venne malgiudicata dai superiori ed osteggiata dalle consorelle, tanto che essa stessa ebbe a dubitarne delle apparizioni. Di fondamentale importanza fu, a questo punto, l'incontro con il gesuita Claude La Colombière, che divenne il suo direttore spirituale e che le diede quella fiducia in sé stessa. Claude La Colombière, si convinse profondamente sull'autenticità delle apparizioni e difese la Alacoque anche dalla Chiesa locale la quale giudicava le apparizioni come "fantasie" mistiche. All'indomani della sua morte, avvenuta nel 1690, due sue discepole, compilarono una Vita di suor Margherita Maria Alacoque. Margherita Maria Alacoque riceve dal suo direttore spirituale l'ordine di scrivere le sue esperienze ascetiche. Ella inizia l'autobiografia sottolineando questo suo disgusto: « Soltanto per amor Tuo, o mio Dio, mi sottometto all'obbedienza di scrivere queste memorie e ti chiedo perdono della resistenza che fino ad ora ti ho opposta. E siccome Tu solo 5


sai quanto forte sia la mia ripugnanza, Tu solo puoi concedermi la forza di superarla. » « Devo farmi estrema violenza per scrivere tutte queste cose che avevo tenute nascoste con tanta gelosia e tante precauzioni per il futuro. » Afferma di ricevere in una rivelazione privata la conferma di andare avanti nello scrivere, seppure dalle sue parole traspare che ella ritiene che i suoi racconti siano diretti esclusivamente al suo direttore spirituale: «Queste parole mi dettero un gran coraggio, ma la paura, che questo mio scritto cada sotto lo sguardo altrui, continua; » Dalla autobiografia apprendiamo che ella sentì la vocazione alla vita religiosa fin dall'infanzia, quando neppure comprendeva appieno cosa significasse: « Oh, mio unico amore, quanto vi sono grata per avermi protetta sin dalla prima gioventù, divenendo signore e padrone del mio cuore [...] E senza sapere cosa volessero esattamente dire, mi sentivo di continuo forzata a pronunciare queste parole: «O mio Dio, vi consacro la mia purezza e vi faccio voto di perpetua castità». » A seguito, racconta che a partire dal 27 dicembre 1673, giorno di San Giovanni Evangelista, colui che secondo il vangelo aveva appoggiato il capo sul cuore di Cristo, le apparve ripetute volte Gesù. In quella che viene chiamata la grande rivelazione, lei scrive che Gesù le mostrò il suo Sacro Cuore e le chiese che il venerdì dopo l'ottava del Corpus Domini sia 6


celebrata una festa per rendere culto al Sacro Cuore. La festa verrà stabilita ufficialmente dalla Chiesa cattolica nel 1856, oltre 160 anni dopo la sua dipartita. Nella sua descrizione della grande promessa che lei afferma ricevere da Gesù, scrive che a coloro che ricevono la comunione per nove mesi consecutivi, ogni primo venerdì del mese, verrà concesso il dono della penitenza finale. Esso consiste nel non morire in stato di peccato, né senza ricevere i sacramenti. L'ultima parte della promessa da lei descritta ha carattere mistico: lei scrive che Gesù promette sicuro asilo nel suo Sacro Cuore al fedele moribondo negli ultimi istanti. Margherita Maria afferma che per ben 17 anni ha avuto ulteriori rivelazioni private, nelle quali ella racconta che Gesù la chiama "discepola prediletta" e le rivela "segreti del suo cuore divino", insegnandole la "scienza dell'amore". L'autobiografia di Margherita Maria Alacoque contiene racconti di rivelazioni private ma anche di mortificazioni corporali, talvolta molto severe. «Dormivo sopra un asse o sopra bastoni nodosi, e poi mi battevo con la disciplina, cercando rimedio ai conflitti e ai dolori che sentivo dentro me. Tutto quanto potevo soffrire esteriormente, sebbene le umiliazioni e le contraddizioni di cui ho parlato prima fossero continue e aumentassero invece di diminuire, mi pareva un sollievo in confronto alle pene che soffrivo dentro me e che mi facevo violenza per sopportare in 7


silenzio e tenere nascoste, come il mio buon Maestro m'insegnava. » Sebbene simili racconti di mortificazione corporale si ritrovino nelle ascesi di altri religiosi canonizzati, il rapporto della Chiesa cattolica riguardo alle forme di penitenza è molto cambiato con il trascorrere del tempo. Così ne parla il moderno Catechismo della Chiesa Cattolica, approvato nel 1992 da Papa Giovanni Paolo II: « Come già nei profeti, l'appello di Gesù alla conversione e alla penitenza non riguarda anzitutto opere esteriori, « il sacco e la cenere », i digiuni e le mortificazioni, ma la conversione del cuore, la penitenza interiore. [...] La Scrittura e i Padri insistono soprattutto su tre forme: il digiuno, la preghiera, l'elemosina » La notorietà di Margherita Maria Alacoque è dovuta al fatto che le sue presunte rivelazioni private porteranno allo sviluppo del culto e della festa al Sacro Cuore di Gesù. In questo senso si affianca ad altri religiosi come san Giovanni Eudes e il gesuita Claude La Colombière, suo padre spirituale, che favorirono tale culto. Esso era presente in modo meno popolare, in epoca precedente, ed è documentato da evidenti tracce storiche risalenti ai secoli XIII-XIV, soprattutto nella mistica tedesca. In memoria ed onore di questo culto si portò a compimento l'edificazione della Basilica del Sacro Cuore nel quartiere di Montmartre a Parigi, accessibile dal 1876. 8


All'apertura canonica della sua tomba nel luglio 1830, il suo corpo è stato trovato incorrotto, e tale è rimasto, conservato sotto l'altare della cappella di Paray-leMonial. Il 18 settembre 1864 fu beatificata da papa Pio IX e canonizzata nel 1920, durante il pontificato di papa Benedetto XV. La sua memoria liturgica ricorre il 16 ottobre, mentre nel calendario delle ricorrenze religiose la festa in onore del Sacro Cuore di Gesù è stata stabilita per il venerdì successivo la II domenica dopo Pentecoste. Sempre a seguito della militanza in questo senso della più famosa delle figlie di Jeanne de Chantal è diffusa tra molti cattolici la pratica dei primi nove venerdì del mese instaurata proprio da questa santa. Nel 1928 Papa Pio XI riconosce nell'enciclica Miserentissimus Redemptor la credibilità da parte della Chiesa cattolica delle sue visioni, affermando che Gesù "si manifestò a Santa Margherita Maria".

Dalle rivelazioni del Sacro Cuore di Gesù a S. Margherita M. Alacoque

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“La mia maggior gioia …. comunicarmi spesso”. La mia maggiore gioia nell'allontanarmi dal mondo era pensare che avrei potuto comunicarmi spesso, mentre allora potevo farlo raramente, e mi sarei ritenuta la creatura più felice se solo avessi potuto farlo spesso e passare notti intere, da sola, davanti al santo Sacramento. Lì mi sentivo così sicura che, pur essendo estremamente paurosa, me ne scordavo non appena mettevo piede nel luogo delle mie delizie più dolci. E la vigilia della comunione, per la grandezza del gesto che stavo per compiere, cadevo in un silenzio talmente profondo che non riuscivo a parlare se non facendomi violenza. E dopo che mi ero comunicata, non avrei voluto bere, mangiare, vedere né parlare, tanto erano grandi la pace e la consolazione che sentivo. Finché mi era possibile mi nascondevo, per apprendere ad amare il mio sovrano Bene, che m'invitava a ricambiare il suo amore. Credevo che non avrei potuto amarlo, qualunque cosa facessi, se prima non avessi imparato l'orazione. Tutto quanto sapevo era lui ad avermelo insegnato e consisteva nell'abbandonarmi a tutte le sue sante emozioni quando potevo rinchiudermi con Lui in qualche luogo discosto. Ma mi lasciavano assai poco tempo libero, perché dovevo lavorare tutto il giorno con i domestici e, la sera, si scopriva che non avevo fatto nulla che potesse contentare le persone presso cui mi trovavo.

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“La mia anima era una tela in attesa del pittore”. Poiché non avevo mai avuto una guida né una direzione e ignoravo cosa fosse, ero più che mai disposta ad assoggettarmi al fine di poter obbedire. Mi sembrava un oracolo tutto quanto mi veniva detto e pensavo che non avrei più avuto nulla da temere, ora che facevo ogni cosa per obbedienza. Quando pregai la maestra delle novizie di insegnarmi l'orazione, di cui la mia anima era molto desiderosa, lei si rifiutò di credere che, essendo entrata in religione all'età di ventitré anni, non sapessi ancora farla. Dopo che glielo ebbi assicurato, mi disse per la prima volta: «Va' a metterti di fronte al Signore come una tela in attesa del pittore». Avrei voluto che mi spiegasse cosa intendeva dire, perché non capivo, anche se non osavo dirglielo, ma mi fu detto: «Vieni, te lo insegnerò io». E non appena fui in preghiera, il mio sovrano Maestro mi mostrò che la mia anima era una tela in attesa, sulla quale Lui voleva dipingere tutti i tratti della sua vita dolorosa, spesa interamente nell'amore e nella privazione, nella separazione, nel silenzio e nel sacrificio, nella sua consumazione. Vi avrebbe dipinto tutto questo, dopo averla pulita di tutte le macchie che vi restavano, sia dell'attrazione per le cose terrene sia dell'amore per me stessa e per gli uomini, cui il mio carattere tendeva ancora molto. “Mi lasciò riposare a lungo sul suo petto”. Una volta, dunque, mentre ero davanti al Santissimo Sacramento avendo trovato un po' di tempo libero, 11


poiché le occupazioni che mi si davano non me ne lasciavano affatto, mi sentii investita dalla divina presenza, ma così fortemente, che mi dimenticai di me stessa e del luogo dove ero, e mi abbandonai a quel divino Spirito, consegnando il mio cuore alla forza del suo amore. Egli mi lasciò riposare a lungo sul suo petto divino, dove mi fece conoscere le meraviglie del suo amore e i segreti inspiegabili del suo sacro Cuore, che mi aveva sempre tenuto nascosto, fino al momento in cui egli me lo manifestò per la prima volta. Lo fece in modo così effettivo e sensibile che non mi lasciò alcun dubbio, per gli effetti che questa grazia produsse in me; tuttavia temo sempre d'ingannarmi in tutto ciò che dico avvenire in me. Ed ecco come mi sembra sia accaduto. Egli mi disse: «Il mio divin Cuore è così appassionato d'amore per gli uomini, e per te in particolare, che non può più contenere in se stesso le fiamme dell'ardente carità, e bisogna che le diffonda per mezzo tuo. Si manifesterà così agli uomini per arricchirli dei suoi preziosi tesori che io ti faccio vedere, e che contengono le grazie santificanti e salutari necessarie per sottrarli all'abisso di perdizione. Ti ho scelta come un abisso d'indegnità e d'ignoranza per il compimento di questo grande disegno, affinché tutto sia fatto da me». Dopo mi chiese il cuore; io supplicai lo prendesse, come fece, e lo mise nel suo adorabile; in esso me lo fece vedere come un atomo che si consumava in quell'ardente fornace e da qui ritirandolo come una fiamma ardente in forma di cuore, lo rimise dove l'aveva preso <: il Sacro Cuore mi era presentato come un sole scintillante di una luce sfolgorante, i cui raggi ardenti mi 12


cadevano perpendicolarmente sul cuore. Me lo sentivo dapprima incendiato di un fuoco così ardente che mi sembrava di stare per esser ridotta in cenere. Particolarmente in quel tempo il divino Maestro m'insegnava che cosa voleva da me e mi rivelava i segreti di quell'amabile Cuore.

“Mi mostrò il suo amatissimo cuore”. Una volta, fra le altre, che il Santissimo Sacramento era esposto, dopo essermi sentita rinchiudere in me stessa con un raccoglimento straordinario di tutti i miei sensi e potenze, Gesù Cristo, mio dolce Maestro, si presentò a me tutto splendente di gloria con le cinque piaghe brillanti come cinque soli. Da questa sacra Umanità uscivano fiamme da ogni parte, ma soprattutto dall'adorabile petto, che somigliava una fornace. Essendosi aperta, mi mostrò il suo amatissimo Cuore che è la viva sorgente di queste fiamme. Allora mi mostrò le meraviglie inspiegabili del puro amore, fino a quale punto l'aveva portato ad amare gli uomini, dai quali riceveva ingratitudini e sconoscenza. «Questo mi causa molto più dolore», mi disse, «che quanto ho sofferto durante la Passione; tanto che se essi ricambiassero in qualche modo il mio amore, stimerei poco quanto ho fatto per loro, e vorrei se fosse possibile far ancora di più; ma essi rispondono con freddezze e con ripulse a tutte le mie premure di far loro del bene. Tu, almeno, fammi il piacere di supplire alle loro 13


ingratitudini per quanto ti riuscirà». E mostrandogli la mia impotenza mi rispose: «Ebbene, ecco di che supplire a tutto ciò che ti manca». E nello stesso tempo quel divin Cuore si aprì. Ne uscì una fiamma cosi ardente che io pensai di esserne consumata. Ne fui tutta penetrata, e non potevo più sostenerla, allora gli chiesi di avere pietà della mia debolezza. «Io sarò la tua forza», mi disse, «non temere nulla, ma sii attenta alla mia voce e a quanto ti chiedo per disporti al compimento dei miei disegni. Per prima cosa, mi riceverai nel santo Sacramento quando l'ubbidienza te lo vorrà permettere, per quante mortificazioni e umiliazioni te ne potranno derivare; tu devi riceverle come pegni del mio amore. Farai la comunione specialmente i primi venerdì di ogni mese. Tutte le notti dal giovedì al venerdì ti farò partecipare a quella mortale tristezza che ho voluto sentire nell'orto degli Ulivi; questa tristezza ti porterà, senza che tu la possa capire, a una specie di agonia più difficile a sopportare della morte. Per accompagnarmi nell'umile preghiera che presentai allora al Padre fra tutte le mie angosce, ti alzerai fra le undici e mezzanotte, per prostrarti un'ora con me, col viso contro terra, sia per calmare la collera divina, chiedendo misericordia per i peccatori, sia per addolcire in qualche modo l'amarezza che sentivo; l'abbandono da parte degli apostoli, mi obbligò infatti a rimproverarli di non aver potuto vegliare un'ora con me. Durante quest'ora tu farai ciò che t'insegnerò.

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“Ti chiedo che il primo venerdì dopo l'ottava del santo Sacramento sia dedicato a una festa particolare per onorare il mio Cuore”. Una volta, in un giorno dell'ottava, mentre ero davanti al santo Sacramento, ricevetti dal mio Dio grazie straordinarie del suo amore e mi sentii toccata dal desiderio di ricambiarlo in qualche modo e di rendergli amore per amore. Lui mi disse: « Non puoi darmi amore più grande che fare quanto già tante volte ti ho chiesto». Allora, rivelandomi il suo Cuore divino, aggiunse: «Ecco questo Cuore che ha tanto amato gli uomini, che non si è mai risparmiato, fino a spossarsi e a consumarsi al fine di testimoniar loro il suo amore. Per riconoscenza ricevo dalla maggior parte degli uomini solo ingratitudini, irriverenze e sacrilegi, insieme alla freddezza e al disprezzo che mi usano in questo sacramento d'amore. Ma ciò che mi è ancora più doloroso è che, a trattarmi così, siano cuori che mi sono consacrati. Perciò ti chiedo che il primo venerdì dopo l'ottava del santo Sacramento sia dedicato a una festa particolare per onorare il mio Cuore. In quel giorno ti comunicherai e gli tributerai un'ammenda d'onore, per riparare le indegnità che ha ricevuto durante il periodo in cui è stato esposto sugli altari. Ti prometto pure che il mio Cuore si dilaterà e spargerà in abbondanza gli influssi del suo divino amore su quelli che gli tributeranno quest'onore e faranno sì che gli venga tributato». 15


“Si presentarono a me le Tre Persone della SS. Trinità”. Invece, Nostro Signore continuava a tributarmi le sue grazie e ricevetti, in un momento durante il quale avevo perso i sensi, quella incomparabile per cui si presentarono a me le tre persone della Santa Trinità, che riempirono di grande consolazione la mia anima. Non sono in grado di spiegare quel che mi accadde; posso solo dire che mi parve che il Padre eterno, mostrandomi una grandissima croce irta di spine, insieme a tutti gli altri strumenti della passione, mi disse: «Tieni, figlia mia, ti faccio lo stesso dono che ho fatto al mio amato Figlio». « E io», mi disse il mio signore Gesù Cristo, «ti ci crocifiggerò come io sono stato crocifisso e ti terrò compagnia». La terza di quelle adorabili persone mi disse che lui era solo amore e che mi avrebbe consumata purificandomi. Il mio animo rimase in una pace e in una gioia inconcepibili e l'impressione che mi fecero quelle divine Persone non si è cancellata mai più. Mi apparvero sotto forma di tre giovani vestiti di bianco risplendenti di luce, tutti della stessa età, grandezza e bellezza. Allora non capii, come ho capito in seguito, le grandi sofferenze che tutto ciò comportava.

Le dodici promesse di Gesù ai devoti del suo Sacro Cuore 16


Gesù a Santa Margherita Maria Alacoque

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Darò loro tutte le grazie necessarie al loro stato.

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Metterò la pace nelle loro famiglie.

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Li consolerò in tutte le loro pene.

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Sarò loro rifugio sicuro durante la vita e soprattutto alla loro morte.

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Spargerò abbondanti benedizioni su tutte le loro imprese.

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I peccatori troveranno nel mio Cuore la fonte e l'oceano infinito della misericordia.

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Le anime tiepide diventeranno ferventi.

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Le anime ferventi perfezione.

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Benedirò le case dove l'immagine del mio Sacro Cuore sarà esposta e onorata.

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Darò ai sacerdoti il dono di toccare i cuori più induriti.

si

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eleveranno

a

grande


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Le persone che propagheranno questa devozione avranno il loro nome scritto nel mio Cuore, dove non sarà mai cancellato.

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Io prometto nell'eccesso della misericordia del mio Cuore che il mio amore onnipotente concederà a tutti quelli che si comunicheranno il primo venerdì del mese per nove mesi consecutivi la grazia della penitenza finale. Essi non moriranno in mia disgrazia, né senza ricevere i Sacramenti, e il mio Cuore sarà loro rifugio sicuro in quell'ora estrema.

L’insegnamento dei Papi

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Pio IX nel Breve di beatificazione di Margherita Maria così si esprime: «per accendere di più questo fuoco di carità volle Gesù che si stabilisse e si propagasse nella Chiesa la venerazione e il culto del suo sacro Cuore... Orbene si degnò scegliere la venerabile serva Margherita Maria Alacoque... la quale certamente si mostrò degna di così grande officio e missione».

Leone XIII, all'inizio dell'Enciclica «Annum Sacrum», scrive: «La beata Margherita ricevette la missione celestiale di propagare il culto del divin Cuore».

San Pio X approva la formula di consacrazione delle famiglie al Sacro Cuore, con questo inizio: «Sacro Cuore di Gesù, che avete manifestato a santa Margherita il desiderio di regnare nelle famiglie cristiane...».

Benedetto XV, nella Bolla di canonizzazione della Santa, usa un modo di esprimersi che è singolare in documenti di tale portata: «Il Signore tante volte si manifestò (a santa Margherita), con la quale parlò con somma benignità per ravvivare l'amore e la devozione al suo sacro Cuore». La Bolla si sofferma inoltre a descrivere le comunicazioni del Salvatore nei riguardi del suo Cuore, e si serve delle parole stesse della Santa, specialmente nel 19


riferire con tutti i dettagli la richiesta della festa liturgica del Cuore di Gesù e la «Grande Promessa».

Pio XI, nell'Enciclica «Miserentissimus Redemptor», dice espressamente di aver scritto per far conoscere il pensiero della Santa, e si lamenta che delle cose dette dal Signore a Santa Margherita non se ne conosca da molti la sostanza, oppure se qualche cosa si conosce non se ne tenga conto. Cita la Santa a proposito della «consacrazione» e della «riparazione». Alla fine dell'Enciclica il Pontefice esprime la speranza che il Signore conceda grandi beni agli individui e alla società, «dato che il nostro medesimo Redentore ha promesso a Margherita Maria che tutti quelli che avessero onorato il suo Cuore, sarebbero stati ricolmati dell'abbondanza delle grazie celesti».

Pio XII, nell'Enciclica «Haurietis aquas», dice che Santa Margherita Maria «occupa certamente un posto principalissimo» tra coloro che hanno promosso il culto al Sacro Cuore. E precisa: «Ciò che fu rivelato a Santa Margherita Maria non ha aggiunto nulla alla dottrina cattolica. Ma l'importanza di queste rivelazioni consiste nel fatto che Cristo Signore, mostrando il suo Cuore, ha voluto attirare l'attenzione degli uomini in un modo straordinario e singolare alla contemplazione e venerazione del mistero dell'amore divino». 20


Il medesimo Pontefice si ferma a considerare il fatto particolare delle rivelazioni: «Con questa speciale manifestazione Cristo fece conoscere il suo Cuore, con espressioni chiare e ripetute, come simbolo col quale gli uomini sarebbero attratti alla conoscenza e al riconoscimento del suo amore; e contemporaneamente lo costituì come segno e tesoro di misericordia e di grazia per le necessità della Chiesa del nostro tempo».

Giovanni XXIII, nella Lettera Apostolica «Inde a primis», tratta del culto del Preziosissimo Sangue e delle relazioni col culto del Santissimo Nome e del Cuore di Gesù. A questo proposito dice: «I Romani Pontefici non colmarono di minori benefici il culto del sacro Cuore di Gesù, per la cui piena e perfetta affermazione e propagazione in tutto il mondo contribuirono assai le manifestazioni che Gesù fece a Santa Margherita Maria Alacoque, mostrandole il suo sacro Cuore».

Paolo VI, nella Lettera Apostolica «Investigabiles divitias Christi» scrive testualmente: «Il Salvatore, ricco di misericordia, rivelandosi, come è fama, a Santa Margherita Maria Alacoque nella città chiamata Paray-leMonial, chiese insistentemente che tutti gli uomini, con pubbliche preghiere onorassero il suo Cuore , piagato per amor nostro, e riparassero con tutto il cuore le offese fatte a lui. 21


È cosa meravigliosa il costatare quanto questo culto, da allora, abbia germogliato e fiorito in mezzo al clero e al popolo cristiano, e come la devozione a questo Cuore si sia estesa in quasi tutta la terra...».

Giovanni Paolo II, nell'Enciclica «Dives in misericordia» al n° 13 ha queste espressioni: «La Chiesa professa la misericordia di Dio, la Chiesa ne vive nella sua ampia esperienza di fede ed anche nel suo insegnamento, contemplando costantemente Cristo, concentrandosi in lui, sulla sua vita e sul suo Vangelo, sulla sua croce e risurrezione, sull'intero suo mistero. Tutto ciò che forma la «visione» di Cristo nella viva fede e nell'insegnamento della Chiesa ci avvicina alla visione del Padre nella santità della sua misericordia. La Chiesa sembra professare soprattutto la misericordia di Dio e venerarla, rivolgendosi al Cuore di Cristo. Infatti proprio l'accostarci a Cristo nel mistero del suo Cuore ci consente di soffermarci su questo punto - in un certo senso, centrale, e nello stesso tempo, più accessibile sul piano umano - della rivelazione dell'amore misericordioso del Padre, che ha costituito il contenuto centrale della missione messianica del Figlio dell'Uomo». Il Santo Padre si appella al culto del Sacro Cuore, come oggi si trova nella Chiesa; e questo è quello che è partito dalle rivelazioni di Paray, da Santa Margherita. Queste espressioni quanto mai lusinghiere, mentre rendono onore all'umile e grande discepola del Sacro Cuore, costituiscono un'approvazione indiretta dei suoi 22


scritti, e soprattutto documentano la grande stima dei Sommi Pontefici per la devozione al Cuore divino del Salvatore. Il vero grande «messaggio» di Margherita Maria Il grande messaggio di Santa Margherita e dei suoi scritti è Cristo Gesù «Cuore Divino». Diventa provvidenziale e attuale questo tema prestigioso specialmente oggi, in uno dei momenti più drammatici della storia umana, quando imperversa l'egoismo e la violenza, e l'uomo vive nella solitudine più malinconica, alla ricerca di un cuore che ami davvero e che ami all'infinito. E questo non può essere che il Cuore del Figlio di Dio, il quale si è fatto uomo proprio per farsi amico di ogni uomo, di ognuno di noi.

La devozione al Sacro Cuore di Gesù Una riflessione del Card. C.M. Martini 23


In occasione dei cinquant’anni dell’enciclica Haurietis aquas. (15 maggio 2006)

Ricordo molto bene il tempo in cui uscì l’enciclica Haurietis aquas in gaudio. Io ero allora studente di Sacra Scrittura e membro della comunità del Pontificio Istituto Biblico, dov’era professore l’illustre biblista padre Agostino Bea, poi fatto cardinale da papa Giovanni XXIII. Padre Bea era uno stretto collaboratore di papa Pio XII, e si diceva nella comunità, penso con buone ragioni, che egli avesse contribuito a preparare questo documento. Certamente colpiva l’impostazione biblica di tutto il testo, a partire dal titolo, che è una citazione dal libro di Isaia (12, 3). Perciò l’enciclica (che portava la data del 15 maggio 1956) fu letta con molta attenzione dalla comunità dell’Istituto Biblico, che ne apprezzava in particolare il fondamento sui testi della Scrittura. Nel passato invece tale devozione, che di per sé ha una lunga storia nella Chiesa, si era sviluppata tra il popolo a partire soprattutto da cosiddette “rivelazioni” di tipo privato, come quelle a Santa Margherita Maria nel secolo XVII. La percezione di come in essa venisse sintetizzato concretamente il messaggio biblico dell’amore di Dio era qualcosa che ci riavvicinava a questa devozione tradizionale, che nel passato recente era stata molto sentita soprattutto nella Compagnia di 24


Gesù, in particolare nella sua lotta contro il rigorismo giansenista. Il fatto che papa Benedetto abbia voluto scrivere una lettera per ricordare questa enciclica proprio al superiore generale della Compagnia di Gesù si deve certamente anche al fatto che i Gesuiti si consideravano particolarmente responsabili della diffusione di questa devozione nella Chiesa. Ciò veniva anche affermato da Santa Margherita Maria, secondo la quale questo incarico era stato voluto dallo stesso Signore che si manifestava a lei. Fu così che la devozione al Sacro Cuore mi fu presentata nel noviziato dei Gesuiti, negli anni Quaranta del secolo passato. Ciò mi portava a riflettere sul modo con cui fosse possibile vivere questa devozione e d’altra parte lasciarsi ispirare nella propria vita spirituale dalla ricchezza e dalla meravigliosa varietà della parola di Dio contenuta nelle Scritture. E questa domanda si poneva con tanta più insistenza in quanto anche il mio personale cammino cristiano si era imbattuto in qualche modo fin dalla fanciullezza con questa devozione. Essa mi era stata instillata da mia madre con la pratica dei primi venerdì del mese. In questo giorno la mamma ci faceva alzare presto per andare alla messa nella chiesa parrocchiale e fare la comunione. C’era la promessa che chi si fosse confessato e avesse fatto la comunione per nove primi venerdì del mese di seguito (non era permesso saltarne uno!) poteva essere certo di ottenere la grazia della perseveranza finale. Questa promessa era molto importante per mia 25


madre. Ricordo che per noi ragazzi c’era anche un altro motivo per recarsi così presto alla messa. Infatti si prendeva allora la colazione in un bar con una buona brioche. Una volta fatta la comunione per nove primi venerdì di seguito, era opportuno ripetere la serie, per essere sicuri di ottenere la grazia desiderata. Ne venne poi anche l’abitudine di dedicare questo giorno al Sacro Cuore di Gesù, abitudine che poi da mensile era divenuta settimanale: ogni venerdì dell’anno era dedicato in qualche modo al Cuore di Cristo. Così era nel mio ricordo la devozione di allora. Essa era concentrata soprattutto sull’onore e sulla riparazione al Cuore di Gesù, visto un po’ in sé stesso, quasi separato dal resto del corpo del Signore. Alcune immagini riproducevano infatti soltanto il Cuore del Signore, coronato di spine e trafitto dalla lancia. Uno dei meriti dell’enciclica Haurietis aquas era proprio di aiutare a porre tutti questi elementi nel loro contesto biblico e soprattutto di mettere in risalto il significato profondo di tale devozione, cioè l’amore di Dio, che dall’eternità ama il mondo e ha dato per esso il suo Figlio (Gv 3, 16; cfr. Rm 8, 32, ecc.). Così il culto del Cuore di Gesù è cresciuto in me col passare del tempo. Forse si è un po’ affievolito per quanto riguarda il suo simbolo specifico, cioè il cuore di Gesù. È diventato, per me e per tanti altri nella Chiesa, una devozione verso l’intimo della persona di Gesù, verso la sua coscienza profonda, la sua scelta di dedizione totale a noi e al Padre. In questo senso il cuore 26


viene considerato biblicamente come il centro della persona e il luogo delle sue decisioni. È così che vedo come questa devozione ci aiuta ancora oggi a contemplare ciò che è essenziale nella vita cristiana, cioè la carità. Comprendo anche meglio come essa è in stretta relazione con la Compagnia di Gesù, la quale è generata spiritualmente dagli Esercizi di sant’Ignazio di Loyola. Infatti gli Esercizi sono un invito a contemplare a lungo Gesù nei misteri della sua vita, morte e resurrezione, per poterlo conoscere, amare e seguire. Grande merito di questa devozione è stato dunque quello di avere portato l’attenzione sulla centralità dell’amore di Dio come chiave della storia della salvezza. Ma per cogliere questo era necessario imparare a leggere le Scritture, a interpretarle in maniera unitaria, come una rivelazione dell’amore di Dio verso l’umanità. L’enciclica Haurietis aquas segnò un momento decisivo di questo cammino. Come si è avuto e si avrà ancora in futuro uno sviluppo positivo dei semi lanciati dall’enciclica nel terreno della Chiesa? Penso che un momento fondamentale è stato quello del Concilio Vaticano II, nella sua costituzione Dei Verbum. Essa ha esortato l’intero popolo di Dio a una familiarità orante con le Scritture. Di qui anche le diverse “devozioni” ricevono approfondimento e nutrimento solido. Il punto di arrivo odierno lo potremmo vedere nella enciclica di papa Benedetto XVI Deus caritas est. Egli scrive: «Nella storia d’amore che la Bibbia ci racconta, Dio ci viene incontro, cerca di conquistarci – fino 27


all’Ultima Cena, fino al Cuore trafitto sulla croce, fino alle apparizioni del Risorto<»; e conclude dicendo: «Allora cresce l’abbandono in Dio e Dio diventa la nostra gioia (cfr. Sal 73 [72], 23-28)». Si tratta perciò di leggere con sempre maggiore intelligenza spirituale le Sacre Scritture, tenendo desta l’attenzione a ciò che sta alla radice di tutta la storia di salvezza, cioè l’amore di Dio per l’umanità e il comandamento dell’amore del prossimo, sintesi di tutta la Legge e dei Profeti (cfr. Mt 7,12). In questo modo saranno messe a tacere anche oggi quelle che sono state lungo i secoli le obiezioni al culto del Sacro Cuore, che lo accusavano di intimismo o di fomentare un atteggiamento passivo, a scapito del servizio del prossimo. Pio XII ricordava e confutava queste difficoltà, che non sono scomparse neppure ai nostri tempi, se Benedetto XVI può scrivere nella sua enciclica: «È venuto il momento di riaffermare l’importanza della preghiera di fronte all’attivismo e all’incombente secolarismo di molti cristiani impegnati nel lavoro caritativo» (n. 37). Un altro merito dell’enciclica Haurietis aquas consisteva nel sottolineare l’importanza dell’umanità di Gesù. In questo riprendeva le riflessioni dei Padri della Chiesa sul mistero dell’Incarnazione, insistendo sul fatto che il cuore di Gesù «dovette indubbiamente palpitare d’amore e d’ogni altro affetto sensibile» (cfr. nn. 21-28). Perciò l’enciclica aiuta a difendersi da un falso misticismo che tenderebbe a superare l’umanità di Cristo per avvicinarsi in maniera in qualche modo diretta al mistero ineffabile di Dio. Come hanno sostenuto non solo i Padri della Chiesa, ma anche i grandi santi come Santa Teresa 28


d’Avila e sant’Ignazio di Loyola, l’umanità di Gesù rimane un passaggio ineliminabile per comprendere il mistero di Dio. Non si tratta quindi di venerare soltanto il Cuore di Gesù come simbolo concreto dell’amore di Dio per noi, ma di contemplare la pienezza cosmica della figura di Cristo: «Egli è prima di tutte le cose e tutte sussistono in lui< perché piacque a Dio di far abitare in lui ogni pienezza» (Col 1, 17.19). La devozione al Sacro Cuore ci ricorda anche come Gesù abbia donato sé stesso “con tutto il cuore”, cioè volentieri e con entusiasmo. Ci viene dunque detto che il bene va fatto con gioia, perché «vi è più gioia nel dare che nel ricevere» (At 20, 35) e «Dio ama chi dona con gioia» (2Cor 9, 7). Ciò tuttavia non deriva da un semplice proposito umano ma è una grazia che Cristo stesso ci ottiene, è un dono dello Spirito Santo che rende facile ogni cosa e ci sostiene nel cammino quotidiano, anche nelle prove e nelle difficoltà. Infine vorrei far menzione di quello che è chiamato Apostolato della preghiera, che è nato nel secolo XIX, a opera di padri gesuiti, in stretta connessione con la devozione al Sacro Cuore. Ritengo che esso metta a disposizione di tutti i fedeli, con l’offerta quotidiana della giornata in unione con l’offerta eucaristica che Gesù fa di sé, uno strumento molto semplice per mettere in pratica quanto dice san Paolo nell’inizio della seconda parte della Lettera ai Romani, dando una sintesi pratica della vita cristiana: «Vi esorto dunque, fratelli, per la misericordia di Dio, ad offrire i vostri corpi come 29


sacrificio vivente, santo e gradito a Dio; è questo il vostro culto spirituale» (Rm 12, 1). Tante persone semplici possono trovare nell’apostolato della preghiera un aiuto per vivere il cristianesimo in maniera autentica. Esso ci ricorda anche l’importanza della vita interiore e della preghiera. A Gerusalemme si sente in maniera particolare come la preghiera, e in particolare l’intercessione, costituisca una priorità. Non naturalmente soltanto la povera preghiera di ciascun singolo, ma una preghiera unita all’intercessione di tutta la Chiesa, la quale a sua volta non è che un riflesso dell’intercessione di Gesù per tutta l’umanità. Quest’intercessione si eleva senza interruzione da parte di Gesù al Padre per la pace tra gli uomini e per la vittoria dell’amore sull’odio e sulla violenza. Abbiamo tanto bisogno di questo ai nostri giorni, soprattutto in questa “città della preghiera” e “città della sofferenza” che è Gerusalemme.

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O TER BEATA CIVITAS CUI RITE


lapide collocata in piazza Vittorio Emanuele

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Santa Margherita Maria Alacoque