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Anno XLV XLVIII LVIII - n° n°5 5 se settembre ett ttem embr bre / ottobre 2018 ““Poste “Po ste te Italiane Itali liane ane sp spa pa s sped. ped pe ed. abb a abb. bb. b. po b. post. st. D/ st D/L 353/2003 (conv. in L.27/2/2004 n° 46) art. 1. comma 2, dcb tv”

PERIODICO PERI PE RIODIC CO B BIMESTRALE IME M STRA ST ALE D DELLA E PARROCCHIA DI SAN GIACOMO DI VEGLIA


Redazionale Gentili Lettrici e Lettori, Largo ai giovani! Questa è una delle chiavi di lettura di questo numero, perché non solo i giovani hanno contribuito in modo sostanzioso con significativi articoli ma anche perché la riflessione di don Giulio si rivolge in particolare a loro invitandoli a partecipare alla crescita e al cambiamento della nostra comunità, augurando loro di mettersi in gioco e con coraggio perseguire valori umani e cristiani che diano sostanza alla loro vita. E così sembrano infatti fare impegnandosi numerosissimi per la progettazione prima e la buona riuscita poi del GR.EST, partecipando all’incontro agostano con il Santo Padre e aderendo al cammino spirituale annuale sia parrocchiale che foraniale. Altri spunti di lettura da segnalare sono la riflessione di Mario Bortolot sull’ipocrisia, denunciata da Papa Francesco come vera piaga del mondo, da estirpare perché corrode l’animo umana e mina le relazioni personali e comunitarie. Infine desideriamo anche a nome della comunità porgere il nostro benvenuto a don Matteo, augurandogli di trovare calore umano e stimoli per la sua missione. La Redazione


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www.sangiacomoapostolo.it e-mail: sangiacomodiveglia@libero.it

La rilessione

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Come leggere la Bibbia

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sito a cura di: Federica Spinazzè

I nuovi Santi

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Il campanile di San Giacomo

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Beati i costruttori di pace

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Sinodo dei giovani

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ANNO XLVIII – N. 5 settembre – ottobre 2018

Largo ai giovani

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“Poste Italiane spa sped. abb. post. D/L 353/2003 (conv. in L.27/2/2004 n° 46) art. 1. comma 2, dcb tv”

Virus da cui vaccinarsi

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PERIODICO BIMESTRALE DELLA PARROCCHIA DI SAN GIACOMO DI VEGLIA

Centenario della Grande Guerra

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Viaggio in Armenia e Georgia

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Scuola

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L’angolo dei fiori

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Sport

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Brevi dal Consiglio di Quartiere

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Dall’archivio parrocchiale

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Direttore responsabile: don Giampiero Moret Coordinatore redazione: Angelo Turbian Redazione: Annalisa Botteon, Maria Teresa Cesa, Stefania Chies, Bruno Dall’Anese, Raffaella Marcon, don Giulio Fabris, Angelo Turbian

foto di prima pagina: Tartaglia Matteo: Fiore della foresta – Acrilico su tela cm. 65x80

Impaginazione: Stefania Chies Impaginazione pagina giovani: Alessio Belli

Hanno collaborato a questo numero: Stampa: Tipse Redazione e Amministrazione: Piazza Fiume, 58 San Giacomo di Veglia TV tel. 0438.500295 Finito di redigere il 10 – 09 – 2018

Mauro BASSETTO Mario BORTOLOT Andrea COSTANTINI D. Matteo CONTE Andrea DE NADAI Insegnanti ELEMENTARI Terra FERTILE

Gruppo GIOVANI Giulia MAIUTTO Pietro OSSI Giancarlo POSER Loris TESSARI Paola TURBIAN Marta ZANETTE


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La riflessione

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arissimi parrocchiani, si avvicina la XV° Assemblea generale ordinaria del Sinodo dei Vescovi sul tema “I giovani, la fede e il discernimento vocazionale” che si terrà a Roma dal 3 al 28 ottobre. Papa Francesco ha sollecitato più volte la Chiesa a farsi carico delle nuove generazioni e a riflettere sulle modalità con le quali si relaziona ad esse. Il Papa è molto attento: da una parte esalta i giovani, ma anche li richiama direttamente alle loro responsabilità, invitandoli ad aprirsi a Dio, a fidarsi della Chiesa e degli altri, a vivere relazioni autentiche e a non lasciare “che i bagliori della gioventù si spengano nel buio di una stanza chiusa in cui l’unica finestra per guardare il mondo è quella del computer o dello smartphone”. Allo stesso tempo, però, Papa Francesco ha messo in guardia la Chiesa dal pericolo di parlare dei giovani senza far parlare

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i giovani, lasciandoli a “distanza di sicurezza”. Forse sono questi i problemi del dialogo tra le generazioni: la paura, la solitudine, la fede. In alcuni contesti, ecclesiali e civili, si è passati da quel “non abbiate paura di essere giovani” di San Giovanni Paolo II°, all’aver paura dei giovani! Si ha paura quando pongono interrogativi scomodi ai quali non sappiamo più rispondere con la coerenza della nostra testimonianza. Si ha paura della novità che i giovani portano con sé, adducendo ancora la giustificazione del “si è sempre fatto così”. Infine si ha paura delle paure dei giovani perché, dentro di noi, siamo consapevoli che dove c’è un giovane che ha paura c’è – o c’è stato – un adulto che ha fallito la sua missione. Per questo motivo Papa Francesco dice che nei giovani c’è “una paura di sottofondo che è quella di non essere amati, benvoluti, di non essere accettati per quello che sono”. Oggi, sono tanti i giovani che hanno la sensazione di dover essere diversi da ciò che sono in realtà. Altri temono di non riuscire a trovare una sicurezza affettiva e rimanere soli. In molti, davanti alla precarietà del lavoro, subentra la paura di non riuscire a trovare una soddisfacente affermazione professionale. Di non veder realizzati i propri sogni. Molte di queste paure sono


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La riflessione

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responsabilità e sfide della comunità educante in generale, ma anche della nostra comunità parrocchiale. Ecco perché il Sinodo diventa per la Chiesa un’occasione per riprendere il gusto di sognare e camminare insieme ai giovani, perché così facendo la paura si tramuterà in uno strumento di crescita reciproca. Sarà il coraggio di fare un passo in avanti per abbattere la paura tipica dei passi indietro. Un coraggio che Papa Francesco ritrova nella figura di Maria, posta come esempio per i giovani. Infatti, in occasione della Veglia mariana internazionale dei giovani, il Pontefice ha detto che “è bello che dei giovani preghino il Rosario, manifestando così il loro affetto per la Vergine. Il suo messaggio, del

resto, è oggi più attuale che mai” perché “è rimasta giovane anche dopo il parto, quando, si è fatta discepola del Figlio con l’entusiasmo dei giovani, e lo ha seguito fino alla croce con il coraggio che solo i giovani possiedono”. Il Papa desidera che, in particolare nella Chiesa, vengano affidate ai giovani “responsabilità importanti, e che si abbia il coraggio di lasciar loro spazio”. Anche nella nostra parrocchia preghiamo perché si trovi il coraggio del cambiamento e, ci si metta sempre più accanto ai giovani. Ci costerà certamente fatica, ma di sicuro sarà un viaggio che farà felici entrambi: giovani e comunità parrocchiale. Don Giulio

ORARIO INVERNALE (inizio ora legale) DELLE SANTE MESSE FESTIVE Chiesa Prefest. Festiva 9.30 10.30 SAN GIACOMO 18.30 08.30 Monastero Ss. PIETRO e PAOLO

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08.30

SAN FRANCESCO

18.30

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CATTEDRALE

19.00

8.00

10.00

MESCHIO SANTA GIUSTINA

18.30 19.00

8.30

10.00

SANT’ANDREA

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SALSA

18.30 17.30 S. Giovanni

SERRAVALLE

IN GROTTA: Tutti i giorni ore 7.30 IN GROTTA: Venerdì ore 16.00 Recita del S. Rosario ore 15.30

10.30 18.30 11.30

19.00

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10.00 09.00 8.30

ORARIO S.te MESSE FERIALI IN PARROCCHIA

11.00 10.00 S. Giovanni

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IN MONASTERO: Da Lunedì a Sabato ore

7.30

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Come leggere la Bibbia

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LA TEOLOGIA di Ma co Inizio del Vangelo di Gesù, CRISTO, FIGLIO DI DIO. Occorre prendere con tutta serietà ciascuna parola del primo versetto del Vangelo di Marco; è la chiave del Vangelo, della teologia di Marco. L’evangelista infatti si propone di rivelarci progressivamente il mistero di Gesù, perché noi possiamo entrare nel mistero della sua vita, della sua persona, della sua missione. I tre nomi li ritroviamo nel Vangelo: - Gesù indica l’umanità - Cristo esprime la prima “identità” nascosta di Gesù - Figlio di Dio esprime la sua identità vera e profonda. Chi è Gesù? Questo è il grande interrogativo che percorre tutto il Vangelo di Marco. Al momento del battesimo una voce che viene dall’alto ce lo rivela, ma per la fede non è sufficiente un’affermazione per quanto autorevole. Occorre che l’uomo, attraverso l’osservazione e l’esperienza, arrivi a conoscere un po’ a fondo il mistero di Gesù. I demoni sanno, ma devono tacere Gesù non parla di sé: predica il Regno di Dio, guarisce, perdona. La sua azione suscita interrogativi; la sua identità però viene espressa solo dai demoni e Gesù impone loro il silenzio. Gli uomini si chiedono: CHI E’? Questa domanda viene spontanea di fronte all’agire di Gesù. La risposta di Pietro: “Tu sei il Cristo” E’ la professione di fede di Pietro ma anche qui Gesù proibisce di parlarne. E ne dice il motivo: il titolo di “Cristo” non è chiaro, si presta a malintesi. Perciò fa capolino soprattutto d’ora in poi un altro nome: “Figlio dell’uomo” che deve soffrire e che i discepoli non amano e non comprendono. La risposta di Dio

La narrazione della trasfigurazione culmina con la voce del Padre: “Questi è il Figlio mio prediletto: ascoltatelo”. Questa affermazione è diretta ai discepoli e non a Gesù: è rivelazione privata, da tener segreta, da sfruttare solo per sé, prima della passione. Controversia sul titolo “Figlio di Davide” Dal momento della professione di Pietro, Gesù fa trasparire il mistero della sua persona, e nel vangelo appare un nuovo titolo: “Figlio di Davide”. Così viene acclamato Gesù al suo ingresso a Gerusalemme. La risposta di Gesù La questione sull’identità di Gesù viene sollevata nell’interrogatorio di Gesù davanti al Sinedrio. E’ una domanda fondamentale che riprende i due titoli della prima frase del Vangelo ed è posta qui in un momento importante della storia di Gesù. Per la prima volta, alla domanda del sommo sacerdote, Gesù prende chiaramente posizione e dichiara: “io lo sono!”. La conseguenza di questa risposta sarà il grido scandalizzato del sommo sacerdote che parlerà di bestemmia. Per questo Gesù sarà condannato! la risposta dell’uomo Sotto la croce il centurione professa per la prima volta la fede in Gesù, “Figlio di Dio”. Ora non è più possibile illudersi sull’identità di Gesù: non si possono cullare “sogni di gloria”, ora si sa esattamente in chi si ha da credere! L’identità di Gesù è riconosciuta proprio nel momento che potrebbe sembrare “il meno indicato”. Questo è il Cristo! I cristiani di Roma, perseguitati, forse erano tentati di mettere in secondo piano la croce, forse erano scioccati dalla persecuzione. Però la comunità cristiana deve saper bene il suo compito: seguire Gesù con coraggio e perseveranza. Per noi: chi è Gesù? E’ un interrogativo importante a cui ciascuno è bene risponda personalmente. - Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio: ma perché tutta questa fatica nel Vangelo di Marco per scoprire l’identità di Gesù?


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Gesù e i discepoli: l’incomprensione Chiamati fin dalla prima ora a seguirlo, per vivere in comunione con Lui e inviati in missione, essi che dovrebbero distinguersi dalla folla, dai nemici, di fatto si manifestano incapaci di capire Gesù. Soprattutto la loro incomprensione si manifesta di fronte agli annunci della passione, nell’orto del Getsemani… e fuggiranno. La loro lentezza a credere, la continua incomprensione, la fuga, sottolineano ancora di più il mistero di Gesù che è incomprensibile senza la fede donata dal Risorto. don Giulio

UN ANNO DI CAMMINO CON I NOSTRI GIOVANI

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iamo Giancarlo e Marta e, insieme a Rosi e don Giulio, nel corso di quest’anno abbiamo accompagnato gli animatori dei gruppi giovani di San Giacomo di Veglia nel loro cammino di programmazione delle attività. I ragazzi si incontrano ogni venerdì sera e sono divisi in due gruppi: uno di prima e seconda superiore e uno dalla terza alla quinta superiore. Abbiamo una buona continuità di presenze, con l’obiettivo principale di stare insieme in modo semplice e formativo, imparando a fare gruppo, a costruire il gruppo favorendo la collaborazione e l’integrazione delle differenze. Il filo conduttore che ha caratterizzato il cammino del gruppo di prima e seconda superiore è stato il tema dei “valori” su cui fondare la propria vita e i sogni e progetti che hanno per il futuro; mentre per il gruppo dei più grandi il tema fondamentale è stata la “comunicazione”, come comunicare se stessi in modo rispettoso di sé e degli altri. Tutti hanno dato particolare attenzione alle opportunità e ai potenziali rischi dell’uso dei “social network”. Ricordiamo alcune delle iniziative che sono state realizzate nel corso di quest’anno per concretizzare questo obiettivo generale del fare gruppo: la Veglia di Natale, la Via Crucis a livello foraniale, l’animazione mensile della S. Messa dei giovani organizzata a livello foraniale. E poi ricordiamo anche iniziative altrettanto importanti, come la castagnata, la vendita di torte al Sangio per finanziare le attività del CineSangio, il Grest, che è l’impegno più corposo anche a livello organizzativo perché i giovani dedicano 4 mesi di lavoro e di programmazione per poterlo realizzare. Infine, citiamo anche i ritiri che hanno compiuto come momento conclusivo dell’anno pastorale, suddivisi nei due gruppi, in cui i ragazzi hanno vissuto due giorni insieme, condividendo riflessioni e attività concrete come la preparazione dei pasti per tutti. Dopo il riposo estivo, si prospetta la ripresa delle attività, e noi, condividendo il cammino fatto, auspichiamo che ci sia un ulteriore approfondimento di alcuni temi per noi fondamentali come il confronto con la Parola di Dio, che è costantemente ricordata da persone carismatiche, da Papa Francesco a don Luigi Ciotti. Secondo noi è il punto di riferimento della vita, soprattutto la sua concretizzazione nelle piccole e grandi scelte che compiamo ogni giorno. E più teniamo conto di questa Parola, più potremo far sì che essa possa illuminare le nostre decisioni e ci porti a cambiare e migliorare veramente e stabilmente. Provare per credere! Marta e Giancarlo

Giovani Giovan

DON MATTEO CONTE Sono don Matteo Conte e da settembre sono il nuovo assistente religioso (cappellano) dell’Ospedale civile di Vittorio Veneto e collaboratore pastorale nell’unità pastorale di Ceneda, che comprende anche la parrocchia di San Giacomo Apostolo. Sono originario di Mestre e ho scoperto la mia vocazione al sacerdozio nel 2006, quando abitavo a Sarano e avevo lavorato per quasi 10 anni nella Guardia di Finanza, come maresciallo. Sono giunto a voi dopo diversi anni di formazione in Comunità Vocazionale a Castello Roganzuolo e in Seminario a Vittorio Veneto. Da seminarista ho prestato servizio pastorale nelle parrocchie di Cordignano, Mareno, Soffratta, Brugnera, San Cassiano, e da diacono a Motta e San Giovanni di Motta e sono stato segretario personale del Vescovo per un anno. Ho operato a Ceggia, Fossà, Gainiga e Grassaga (in provincia di Venezia ma nella diocesi di Vittorio Veneto) dove ho svolto i miei primi tre anni di sacerdozio. Ho già incontrato molti di voi celebrando la Messa festiva e feriale. Spero di incontrare presto anche tanti altri per conoscerci meglio e, insieme a voi, di crescere nella fede e nella sequela del Signore Gesù. don Matteo

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I nuovi Santi

Settembre•Ottobre 2018

PAOLO VI E OSCAR ROMERO “Santi insieme” Papa Paolo VI e l’arcivescovo martire Oscar Arnulfo Romero saranno proclamati santi insieme e questo avverrà domenica 14 ottobre, a Roma, nel corso del Sinodo dedicato ai giovani. Questo è stato annunciato dal Papa nel Concistoro tenutosi a maggio.

PAOLO VI, al secolo Giovanni Battista Montini (1897-1978), è il Pontefice bresciano di Concesio che ha guidato la Chiesa dal 1963 al 1978, il grande timoniere del concilio Vaticano II° che grazie a lui giunse in porto; il Papa della Populorum progressio e dell’Humanae vitae ma anche della travagliata fase che visse la Chiesa nel dopo Concilio e del dramma del rapimento e dell’uccisione dell’amico Aldo Moro. E’ il Papa che abbracciò il patriarca ecumenico di Costantinopoli Atenagora I e che visitò la Terra Santa. Uno sguardo ad alcune encicliche che hanno segnato il suo ministero. La Populorum progressio (PP) è la ricerca di un umanesimo nuovo che permetta all’uomo moderno di superare se stesso. Lo sviluppo è il passaggio da

Nell’esercizio di tutte le libertà si deve osservare il principio morale della responsabilità personale e sociale: nell’esercitare i propri diritti i singoli esseri umani e i gruppi sociali in virtù della legge morale sono tenuti ad avere riguardo tanto ai diritti altrui quanto ai propri doveri verso gli altri e verso il bene comune. Con tutti si è tenuti ad agire secondo giustizia ed umanità. Paolo VI condizioni meno umane a condizioni più umane. C’è un movimento ascensionale. L’ascesa dalla miseria al necessario. L’originalità della proposta di Paolo VI è l’umanesimo della carità. L’orizzonte di Paolo VI indicava i rischi del razzismo, la disuguaglianza, la paura che i lavoratori migranti non fossero accolti. C’è il rischio che la crescita divenga un bene assoluto, supremo. Rischio che gli uomini non s’incontrino più per l’amicizia, ma per interessi. Nel 1964 nell’Ecclesiam Suam Montini apriva al dialogo con le religioni. Nel 1975 nell’Evangeli Nuntiandi ribadiva l’idea. Non si tratta di angosciarsi per un mondo sempre più scristianizzato, ma di riconoscere nel povero il volto di Cristo. Si tratta non di confrontarsi con le altre religioni, ma di mostrare che Gesù di Nazareth s’incarna nei crocefissi della storia. Occorre servire l’uomo in ogni sua necessità: chiesa ancella dell’umanità; nel piccolo è presente Cristo. Sarà santo per il miracolo attribuito alla sua intercessione della guarigione di un feto, al quinto mese di gravidanza, nel 2014. La madre, della provincia di Verona, era a rischio di aborto per una patologia che avrebbe potuto compromettere la vita del piccino e della donna stessa. La signora fu convinta da un’amica a recarsi a pochi giorni dalla beatificazione


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di Montini a Brescia, nel Santuario delle Grazie, per pregare il Papa. I successivi controlli medici attestarono la completa guarigione del feto. La bambina è nata e oggi sta bene. Il miracolo, come quella della beatificazione, riguarda la vita nascente. Una sorta di messaggio “soprannaturale” del Papa dell’Humanae vitae di cui ricorre proprio quest’anno il cinquantennale.

OSCAR ARNULFO ROMERO (1917-1980) è la voce dei poveri del Salvador. Era la sera del 24 marzo 1980 quando l’arcivescovo di San Salvador venne assassinato mentre celebrava la Messa nella cappella dell’ospedale per malati terminali, dove viveva, per essere vicino ai poveri. Uno sparo lo colpì sull’altare mentre teneva l’Ostia in mano. Morì qualche minuto più tardi all’età di 63 anni. La vigilia, in un’omelia in Cattedrale, Romero aveva chiesto ai militari di non uccidere. Il paese era in preda ad una ter-

ribile guerra civile. Romero era un pastore che aveva a cuore il suo popolo: possedeva il carisma della parola e della predicazione; vedeva l’ingiustizia sociale del Paese, l’amara condizione dai salvadoregni. Si schierò per la giustizia e per una migliore distribuzione delle ricchezze. Romero sapeva di essere in pericolo, ma restò con il suo popolo. Divenuto arcivescovo di San Salvador nel 1977, fu il contatto quotidiano con i fedeli, a cui Romero non s’è mai sottratto, a fargli prendere coscienza dell’iniquità del sistema sociopolitico dell’epoca, che “scartava” la maggior parte dei cittadini. Ben presto divenne “voce dei senza voce”, cioè dei poveri. Da uomo di pace, disse un giorno: “Se Cristo avesse voluto imporre la redenzione con la forza delle armi o con quella della violenza non avrebbe ottenuto nulla. E’ inutile seminare l’odio”. Duran-

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Io parlo in prima persona perché questa settimana mi è arrivato un avviso che sto nella lista di coloro che stanno per essere eliminati la prossima settimana. Ma rimanga il punto fermo che la voce della giustizia nessuno mai potrà ammazzarla. Oscar Romero te il suo funerale, davanti alla porta della Cattedrale, in presenza di una moltitudine di fedeli, cardinali, vescovi e sacerdoti, venuti da tutta l’America, gli squadroni della morte cominciarono a sparare. Immaginate la paura, le grida, i pianti e il fuggi fuggi. Fu un massacro: 43 morti e centinaia di feriti. Monsignor Romero è il primo vescovo martire del dopo Concilio (Fr. Ilario Contran, missionario in Centro America). E’ un martire della speranza, della giustizia e della pace. Diceva: “la violenza non è cristiana, neppure umana. C’è un comandamento per tutti: non uccidere”. E’ violento e assassino non solo chi uccide fisicamente, ma anche chi induce a uccidere, i mandanti! Il 6 gennaio 1980 disse: “Io sono solo il pastore, il fratello, l’amico di questo popolo sofferente e affamato”. Il 24 febbraio 1980 annunciava: “mi è giunta la notizia che sono nella lista delle persone da eliminare la prossima settimana; però state certi che la violenza non può uccidere la voce della giustizia e se mi uccideranno, continuerò a vivere nella mia gente”. Oggi Monsignor Romero è un santo, venerato, amato e imitato come modello di vita cristiana incentrata nelle beatitudini del Vangelo. Papa Paolo VI, che sarà canonizzato con Romero, diceva: “Il cristiano deve essere un coraggioso missionario, se no, non è cristiano”. Il miracolo attribuito alla sua intercessione ha al centro una donna del Salvador che per una gravissima complicanza rischiava di morire dopo la nascita del piccolo. Il marito, trovando una Bibbia della nonna con un’immagine dell’arcivescovo, aveva invocato l’aiuto del presule. La mattina successiva, in clinica, l’uomo scoprì che gli organi interni della moglie avevano ricominciato a funzionare.

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Comunità C omunità iin n ccammino ammino

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… segue dal precedente numero …

IL CAMPANILE DI SAN GIACOMO DI VEGLIA

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a non trascorsero che pochi mesi che una delle due campane collocate, disgraziatamente, si ruppe. Fu necessario così rifonderle entrambe per problemi di intonazione e pertanto, due anni dopo, esattamente il 7 giugno 1783 le nuove campane furono riposizionate e di nuovo benedette. (La più grande pesava 1150 libbre e la più piccola 883). Alla spesa sopperirono i sangiacomesi con una tassazione rapportata al “dazio della macina” che ciascuno pagava. (Era infatti una tassa proporzionale ai cereali che si portavano a macinare). E’ curioso che l’evento della loro nuova collocazione è registrato tra gli atti di nascita della parrocchia di San Giacomo di quell’anno, quasi fosse un battesimo di queste nuovissime campane. Era allora parroco don Francesco Mompiani con cappellano don Giovanni Gaiotti. I fabbricieri della parrocchia di allora erano Isidoro Glesi, Giuseppe Fiorin e Bonifazio Polo. E così i sangiacomesi, orgogliosi del loro campanile, cominciarono a sentire le campane che scandivano le loro giornate lavorative e fungevano da riferimento per tutta la comunità. E’ vero: le campane hanno svolto per secoli il compito di richiamare le comunità ai loro doveri religiosi, di annunciare gli avvenimenti felici e quelli tristi e sono stati strumento di coinvolgimento per la vita civile. Attraverso il suono delle campane tutta la comunità veniva coinvolta e la gioia e la sofferenza di una famiglia diventavano gioia e sofferenza di tutti. Del resto, in passato, comunità civile e comunità religiosa coincidevano quasi del tutto, specialmente

nei piccoli paesi come il nostro. Il campanaro era un dipendente regolarmente stipendiato dalle parrocchie per i compiti ordinari e straordinari. Ogni giorno doveva suonare per l’avemaria della mattina e della sera, per il “segno” di mezzogiorno, per le messe, per il ricordo della morte di Gesù alle tre pomeridiane del venerdì… Le campane suonavano a festa per i momenti felici come il matrimonio o con i rintocchi lenti per quelli tristi come il transito del feretro di qualche defunto. Suonavano a stormo per le “feste grandi” o a martello per annunciare un pericoloso temporale, un incendio, una calamità. E il campanile, con le campane installate nel 1783, svolgeva per bene il suo compito, quando, dopo aver festeggiato il raggiungimento dei 100 anni, giunse l’anno 1873. Era il 29 giugno, festa dei santi Pietro e Paolo, ed anche San Giacomo fu colpito da un grande terremoto che portò danni gravissimi in paese e a Vittorio. Il danno più grave lo subì proprio la torre campanaria, che minacciava di crollare e che per questo venne alla meglio rattoppata con alcuni tiranti e barre di ferro. Fu però un rimedio solo palliativo e subito cominciarono in quegli anni in paese le polemiche, in quanto parte della popolazione era convinta che il campanile sarebbe crollato e ne chiedeva l’abbattimento e parte lo difendeva strenuamente, sicura che non ci fosse nessun rischio. E’ stato infatti accertato che tra le dettagliate problematiche che in quegli anni alcuni cittadini sangiacomesi segnalarono al sindaco di Vittorio,


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per rivendicare l’autonomia amministrativa della frazione, non risultassero questioni afferenti al campanile esistente e alla sua presunta pericolosità, segno che, evidentemente, la fazione che sosteneva questa tesi era probabilmente maggioritaria. E così si andò avanti per anni a discutere e chiacchierare sulla pericolosità del campanile finché nel 1903, il Genio Civile di Treviso, cui toccava il controllo della strada principale di Alemagna, più volte intervenne per la salvaguardia dei passanti e per la sicurezza della strada già percorsa in quegli anni dalle prime automobili a causa della caduta di qualche intonaco, costringendo il sindaco Wasserman ad intervenire con un’ordinanza che vietava il movimento a dondolo delle campane, e conseguentemente, la maggior parte del loro suono. Questo continuò ad aumentare malumori nella popolazione e le vecchie e sempre presenti ruggini nei rapporti con Vittorio, mai sepolte, si scatenarono fragorosamente il 20 luglio 1903, quando, in occasione della morte di Papa Leone XIII buona parte della popolazione di San Giacomo si recò al campanile, con l’ufficiale intento di suonare le campane per l’importante lutto; venne scassinata la porta d’ingresso e i più facinorosi, noncuranti dei divieti di suonare le campane, imbracciarono le corde e con quanta forza avevano in corpo suonarono per lungo tempo, probabilmente animati più dal sentimento di rivalsa nei confronti delle proibizioni ricevute e di ripicca contro quanti in paese erano favorevoli all’abbattimento della torre, piuttosto che dalla fede e dal rispetto verso il papa defunto. Smisero solo verso sera e prima del sopraggiungere delle guardie comunali. Per questo l’Amministrazione

Comunità in cammino comunale di Vittorio fece chiudere il campanile e proibì definitivamente e tassativamente, con un’ordinanza, qualsiasi utilizzo delle campane; anzi, fece ancora di più, intimando alla Fabbriceria di staccare i batacchi dalle campane, disposizione che però nessuno eseguì. Dopo pochi giorni da questi fatti, il 30 luglio 1903, fu eseguito un sopralluogo condotto dal tenente dei carabinieri con tre suoi subalterni, per svolgere indagini sull’accaduto e per il mancato distacco dei batacchi. Il tenente ordinò nuovamente ai fabbricceri sangiacomesi, che si rifiutarono ancora, di staccare i battenti delle campane. Anche tutto il popolo si rifiutò di farlo, dando vita quasi a una sollevazione popolare in paese. Il giorno dopo i carabinieri si ripresentarono con un manovale di Colle Umberto il quale salì scortato dai militi sulla torre e staccò i battenti. Non l’avesse mai fatto! Un consistente gruppo di paesani minacciò il manovale di gettarlo dall’alto se non avesse provveduto a rimetterli a posto subito. Ottenuto quanto volevano i sangiacomesi si misero a suonare la campana a martello per radunare tutta la popolazione. Si presentarono famiglie intere: anziani, donne e bambini tutti in stato di grande agitazione, tanto che il tenente, dopo aver cercato di parlare, vistosi inascoltato e timoroso anche per la sua persona, ritornò a Vittorio a riferire al Sindaco i fatti. Trascorsero alcuni mesi e poi anni di calma e per i sangiacomesi ci fu un lungo periodo di stallo nel quale del campanile non si parlò più di tanto, anche se il suono delle campane era quasi scomparso. Nel 1913 il problema del campanile tornò alla ribalta per il pericolo di crollo ed anche il nuovo sindaco di Vittorio, Dr. Francesco Rossi se ne dovette occupare. Con una nuova delibera, infatti, confermò nuovamente il divieto di suonare le campane Pochi giorni dopo, nel luglio 1913, il Prefetto di Treviso, con una lettera all’Amministrazione Comunale chiese addirittura l’abbattimento del campanile, ritenendo evidentemente che il provvedimento di blocco dei batacchi delle campane non fosse sufficiente. Riguardo ai problemi strutturali del Campanile, pare che i fabbricieri parrocchiali avessero sempre sostenuto essere soldi sprecati quelli che eventualmente avrebbero dovuto spendere per i restauri. Segue nel prossimo numero di Torre di Veglia

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BEATI I COSTRUTTO ORI DI PACE

Pace in Bici AL SANGIO “Se vuoi la pace…” è stato il titolo della serata alla quale hanno partecipato più di 150 persone, il 7 agosto al SanGio, alla presenza di don Albino Bizzotto, Lisa Clark e della carovana di Pace in Bici. Un momento speciale, in cui la comunità di San Giacomo di Veglia, grazie all’accoglienza riservata da don Giulio e all’attivo coinvolgimento del Gruppo Giovani, ha potuto avvicinare ed abbracciare i “Beati Costruttori di Pace”, impegnati nella loro annuale iniziativa di commemorazione delle atomiche su Hiroshima e Nagasaki (6 e 9 agosto). La 10ª edizione di Pace in Bici, connotata per natura dalla forte impronta di lotta agli armamenti nucleari, era partita il 5 agosto da San Siro di Bagnoli (ex base missilistica a sud di Padova, ora centro di accoglienza per i profughi) per concludersi, come consuetudine, ad Aviano il 9 agosto. Gli organizzatori hanno voluto accettare l’invito di fare tappa nella nostra città, impegnata a celebrare il Centenario della fine della Prima Grande Tragedia Mondiale. La parrocchia di San Giacomo, da parte sua, ha dimostrato la sensibilità per cogliere l’opportunità di

crescere ed arricchirsi, confrontandosi con i valori di cui sono testimoni don Albino e Lisa Clark (copresident dell’International Peace Bureau coordinatrice di Rete Disarmo, in Italia rappresenta ICAN, Nobel per la pace 2017 «è un riconoscimento del ruolo della società civile, e un rafforzamento dello spirito originario delle Nazioni Unite: i popoli che si uniscono per difendere i diritti umani e per costruire la pace nel mondo»). Questo il pensiero di Loris Tessari che, insieme a Franco G. Gobbato, ha voluto l’arrivo di Pace in Bici a San Giacomo. “Se il Centenario vittoriese ha fatto suo il motto ‘Quando scoppia la pace’ personalmente, ho ritenuto preziosa e significativa, l’occasione di condividere con la comunità in cui vivo, i concetti imprescindibili di PACE e NONVIOLENZA, così come sono spiritualmente e politicamente concepiti dai Beati. Invitare don Albino e Lisa Clark a proporre le loro riflessioni, sempre attente e severe in tema di diritti umani e civili, ha fatto germogliare in me energie nuove, rinvigorito pensieri e convinzioni. Le energie sono quelle che nascono dalle parole di don Albino (davvero in splendida forma, inesauribile sui pedali e nei discorsi, alla faccia dell’anagrafe!) e Lisa Clark (che tesse relazioni e incontra persone ad ogni livello, relazionandosi e dispensando un’umanità che è unica, con chiunque!); i pensieri e le convinzioni sono quelle di dovermi misurare e confrontare quotidianamente con la forza che deriva appunto da queste energie. Ecco allora che penso (e sono convinto) della necessità di un’ampia diffusione e condivisione, delle idee di fratellanza e uguaglianza tra tutti gli esseri umani perché le soluzioni ai conflitti o alle tensioni sociali, di qualsiasi genere, non possono trovare sempre e unicamente risposte nel ricorso all’uso della forza. Non solo in senso militare, ma anche in ogni singolo aspetto della vita umana, in cui la violenza non dovrebbe essere in alcun modo giusti-


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ficata, favorendo così il nascere di relazioni solidali ed empatiche. A chi crede che queste piccole e semplici riflessioni siano troppo utopiche, propongo un sincero esame della propria coscienza: un’indagine autonoma rispetto ai bisogni veri ed autentici (non alterati o manipolati nella loro percezione), ai desideri individuali e collettivi che albergano nei cuori di ciascuno di noi, per provare a comprendere se la sopraffazione o la subordinazione rappresentino o meno l’ideale del proprio concetto di convivenza sociale, di felice e compiuta realizzazione della propria esistenza.O se piuttosto non debbano esistere altre possibilità di incontro con noi stessi e con gli altri,che

siano in grado di emanciparci dalla violenza. Certo la prima operazione da compiere consisterebbe in un “disarmo culturale”, grazie al quale riuscire ad interpretare l’umanità (la sua storia, il suo presente, per costruire un futuro meno oscuro), in chiave positiva. Per poter compiere un’azione simile è necessario, ritengo, un atto di coraggio, sovversivo, ad iniziare magari dal modo con cui siamo abituati ad approcciare la storia! Se ancor oggi impariamo, insegniamo e ricordiamo la storia come una successione di guerre, di eventi che si impongono per la violenza che seminano, non possiamo negare che l’effetto di distorsione sia già insito nell’oggetto di studio, a discapito di tutte quelle pratiche e azioni che, nella storia, hanno permesso a chi ci ha preceduto di non precipitare nella spirale della violenza dell’uomo sull’uomo. Una degenerazione evitabile e che, non dimentichiamolo, si autoalimenta, generando solo altra sofferenza e voglia di rivalsa. La storia del sangue risparmiato, la conta

dei salvati grazie alla nonviolenza e alla sua storia monumentale, dovrebbe trovare più spazio nei programmi scolastici, ed essere riconosciuta maggiormente nella sua valenza simbolica, ma anche estremamente pragmatica. Le celebrazioni del Centenario vittoriese, purtroppo, non hanno dedicato a questi temi l’attenzione e la cura che meriterebbero, ma non possiamo dimenticare la lezione di Aldo Capitini: «Se vuoi la pace, semina la pace». Un’ultima riflessione mi viene direttamente dal cuore, ed è un ringraziamento per la gioia che ho sentito nell’incontrare molte affinità nelle persone che hanno permesso, il 7 agosto al SanGio, si respirasse un’aria che può far solo bene all’anima: oltre a don Giulio e al Gruppo Giovani, la cooperativa Terra Fertile, l’Associazione I Dodici Ponti, i fidi lettori e molti altri.” Nella sua introduzione alla serata, anche Gobbato ha ribadito la centralità della pace, così come dovrebbe essere per l’agenda di chi governa e di ogni cittadino nel suo quotidiano agire: “Le letture […]tratte da libri di diversi autori, sono scritti di chi la guerra cent’anni fa l’ha vissuta in prima persona, al fronte o sotto al giogo di un nemico imposto. Sono storie, che sebbene lontane nel tempo, hanno o potrebbero avere un eco odierno in un qualsiasi fronte o luogo ove la guerra dimora. Ebbene sì, la guerra ha sempre lo stesso volto, si percepisce sempre allo stesso modo. Provoca sempre le stesse sofferenze: cent’anni fa come ora. E badate bene non è l’amore di patria, la necessità di espansione vitale, l’amore omerico e fantasioso per una donna che spinge uomini inconsapevoli ad odiarsi e fare la guerra e chi, guarda oltre gli eventi per capirne le cause, prima o poi ne coglie il minimo comune denominatore: il denaro. Chi ordina la guerra lo fa per arricchirsi e il popolo ne paga solo le conseguenze e soffre al fronte e in casa propria. […] Poi parleremo di pace. Ma attenzione: il messaggio che questa sera dovrebbe passare non è di fare la pace non facendo la guerra, ma di fare che la pace diventi in noi una necessità come l’aria che respiriamo e diventi un modus vivendi indipendentemente dal nostro colore della pelle, dal nostro credo religioso e politico, dalla nostra appartenenza ad una patria”. Come dice un altro Nobel per la Pace, Nelson Mandela: «La pace è un sogno e può diventare realtà… ma per costruirla bisogna essere capaci di sognare» Loris Tessari

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Sinodo dei g giovani iovaani

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GIOVANI E FEDE DENTRO L’INDIFFERENZA UN SEGRETO DA COGLIERE

Il rapporto tra i giovani e la fede è tema di attualità, non solo per l’avvicinarsi del Sinodo ma anche perché i giovani e la fede stanno veramente a cuore a tutti noi. Per riflettere sul tema è importante evitare almeno un paio di errori tra i più comuni: - pensare ai giovani senza considerarli all’interno dell’intero percorso della loro vita e, inoltre, - separare la fede da un’interpretazione complessiva dell’esistenza. E’ utile ricordare che la giovinezza è solo un momento di un percorso più articolato e complesso. Ha quindi le caratteristiche, i pregi e i difetti di quel singolo momento, non è l’intero. E non tutto può essere dato o richiesto in quel momento: alcune cose potranno maturare, altre scomparire. Ci potrà stare anche qualche cambiamento di percorso e qualche errore.

La fede guida della vita Anche la fede rischia di non essere ben compresa se staccata dal suo contesto. La fede è un modo di interpretare e vivere l’intera esistenza, ed è così legata ai gesti e alle scelte della vita da essere difficilmente riconoscibile senza di essi. Così non è mai facile capire se la fede c’è o non c’è. A volte compare dove meno te l’aspetti, perché è molto più vicina a un modo di vivere che a un semplice concetto o definizione. Anche per questo non è mai facile comprendere i giovani e la loro fede. Se la fede viene interpretata solo come una pratica religiosa o come un assenso intellettuale, i giovani appaiono lontani da essa. Al contrario, se quegli stessi giovani sono confrontati con gli itinerari di fede descritti nella Bibbia o nella tradizione cristiana, appaiono assai meno lontani da un autentico cammino di fede.


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L’altro è una missione meravigliosa Francesca, studentessa 20enne della Facoltà di Scienze della Comunicazione racconta così alcuni passaggi importanti della sua vita: “Un giorno muore il fratello di una mia amica, un bambino di dieci anni. Da lì ho deciso di fare della mia vita qualcosa di straordinario. Ho deciso di avvicinarmi alle persone. Cerco di stare accanto agli altri. Cerco di amare un po’ di più e, prima di tutto, prima di me stessa vedo l’altro. Secondo me l’altro è una missione meravigliosa, è una scoperta meravigliosa. Penso che ognuno abbia croci e momenti di sconforto. Tutta la bellezza, però, sta nel trasformare questi momenti e nell’arricchire la vita degli altri. Nel vedere la loro luce, quando tu ci sei. Questo spero di fare ogni giorno: ascoltare. Mi sono ripromessa che non avrei mai più fatto morire gli altri di solitudine. So cosa si prova e quindi non accadrà mai che qualcuno non senta la mia presenza. Perché io ci sono, per me è una missione. Amare l’altro è una missione. E’ trasmettere quello che io ho dentro. Ci provo quotidianamente”. Sorprendente la capacità di Francesca di trasformare una situazione di difficoltà e di dolore in un’occasione di crescita della propria disponibilità all’incontro, all’ascolto e alla dedizione. Sembra scorgere in lei i tratti dei grandi fondatori cristiani che da situazioni di bisogno sono stati capaci di trarre progetti in grado di migliorare la vita di tutti.

Sinodo dei giovani Fede come autentico incontro con gli altri Per capire i giovani credo sia necessario ascoltarli di più, evitando di interpretare la loro fede alla luce di schemi formali. La loro educazione religiosa, anziché essere progettata come un “vaccino” da inoculare il prima possibile e una volta per sempre, deve essere pensata come un cammino progressivo da accompagnare delicatamente per tutta la vita. La fede, più che come una serie di pratiche e di concetti, è un incontro personale con Gesù dal quale nasce, con consapevolezza e libertà, un modo di vivere più autentico. Purtroppo nella pastorale siamo ancora impegnati a gestire spazi e a organizzare eventi e percorsi comunitari anziché favorire l’incontro personale e l’ascolto reciproco. Però abbiamo tutti un eccellente modello di pastorale: Gesù, che era davvero un “maestro” nell’incontrare le persone ed ascoltarle, per rianimare la loro libertà e la loro vita.

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, a m o R so r e v o in m m a c in i n va Gio Giovani in cammino verso Roma, Sinodo ettando ilil Sinodo asp aspettando In vista dell’importante appuntamento del Sinodo che si terrà a ottobre, sul tema “I giovani, la fede e il discernimento vocazionale”, papa Francesco ha più volte ribadito la volontà da parte sua, ma di tutti i vescovi, i sacerdoti e la Chiesa in generale, di ascoltare quanto noi giovani abbiamo da dire su questi argomenti. Già nella lettera che ci ha rivolto a gennaio, scrive: “La Chiesa desidera mettersi in ascolto della vostra voce, della vostra sensibilità, della vostra fede; perfino dei vostri dubbi e delle vostre critiche. Fate sentire il vostro grido, lasciatelo risuonare nelle comunità e fatelo giungere ai pastori.”. Con questo intento di ascolto reciproco è stato organizzato il grande incontro per tutti i giovani italiani tenutosi a Roma nelle giornate dell’11 e 12 agosto, in cui papa Francesco ci ha invitato a percorrere “mille strade” diverse, ognuno secondo i suoi mezzi, le sue possibilità e le sue distanze, per arrivare ad incontrarlo. Tra i vari gruppi che si sono mossi da tutte le diocesi italiane, anche alcuni di noi hanno avuto l’occasione di partecipare a questo evento per poter rispondere al papa “siamo qui!”. Martedì 7 agosto siamo partiti, in compagnia di altri ragazzi provenienti da Ceneda, Cordignano e Cappella Maggiore e con l’insostituibile guida di don Fabrizio Casagrande e don Paolo Salatin, per giungere a Loreto, dove abbiamo potuto celebrare la messa nel Santuario che custodisce la Santa Casa di Maria. Da questo luogo significativo ci siamo spostati a Spello, da cui abbiamo compiuto un vero e proprio pellegrinaggio a piedi fino alle porte di Assisi: siamo partiti da casa solamente con uno zaino sulle spalle insieme ad altri ragazzi che nemmeno conoscevamo, ma ognuno di noi ha saputo essere aperto e disponi-

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bile verso ciò che la Provvidenza aveva in serbo per noi, per poi intessere sincere relazioni con gli altri, nella semplicità e nella fraternità. Ad Assisi, dove per tre giorni siamo stati ospitati presso le Suore Francescane Angeline di Santa Maria degli Angeli, abbiamo vissuto tre giorni speciali in cui ci sono state donate occasioni intense e preziose per

provare a coltivare la relazione con il Signore, cosa che, come papa Francesco ben sa, non è facile per noi giovani, immersi nella vita frenetica del giorno d’oggi. Grazie alla guida di suor Tiziana, ai momenti di silenzio e preghiera e agli insegnamenti esemplari e sempre attuali di due giovani come noi, Francesco e Chiara d’Assisi, che hanno saputo rinunciare a tutto per donare la vita al Signore e agli altri, abbiamo vissuto un’atmosfera unica che speriamo di portare nel cuore per il futuro, anche se saremo lontani da


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quei posti magici in cui sorgono le significative chiese di San Rufino, San Francesco, Santa Chiara e San Damiano. Ma vivere un pellegrinaggio vuol dire non essere mai “arrivati”, significa essere sempre pronti a ripartire e vivere nuove esperienze: ed è così che sabato ci siamo immersi nella folla di 70mila ragazzi che al Circo Massimo hanno partecipato alla veglia con papa Francesco. Sono stati momenti emozionanti, in cui il papa, rispondendo alle nostre domande, ha insistito sulla necessità di avere dei sogni e sul dovere di coltivarli, sull’amore, sulla testimonianza e sull’essere protagonisti del bene (“E’ bene non fare il male, ma è male non fare il bene!”). Dopo una notte bianca in cui abbiamo avuto la possibilità di partecipare a conferenze su diverse tematiche, o di riposare nella magnifica Chiesa del Santissimo nome di Gesù, ci siamo infine spostati a piazza San Pietro per l’ultimo importante appuntamento della messa domenicale celebrata dal cardinale Bassetti, seguita dall’Angelus e dagli ultimi entusiasti e calorosi saluti al papa. Ci teniamo a ringraziare don Giulio per la vicinanza che ci ha dimostrato, e tutte le persone della parrocchia che hanno sostenuto il nostro viaggio. Pensiamo che, anche nella nostra comunità, questa sia stata una piccola ma bella occasione di dialogo e confronto, che speriamo possa crescere anche nei

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prossimi mesi: sinodo vuol dire proprio “camminare insieme”, anche con la fatica e le difficoltà che questo comporta. Come ha scritto un sacerdote: “Non ci sono lì a Roma con il papa tutti i giovani italiani, ma quei giovani sono lì “segno” per tutti gli altri giovani del nostro bel paese. Sono cibo che dona forza per il cammino di ogni cristiano.” Speriamo davvero, allora, che quanto di bello e importante vissuto in questi giorni possa dare testimonianza e nuova energia nella nostra vita e nell’ambiente che ci circonda.

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GREST 2018

UN GREST NEL PAESE DELLE MERAVIGLIE Anche quest’anno il gruppo giovani di San Giacomo si è impegnato nella realizzazione del grest che si è svolto dal 27 agosto al 7 settembre e che ha contato la partecipazione di ben 160 ragazzi; due settimane all’insegna del divertimento e dell’amicizia. Le avventure di Alice nel Paese delle Meraviglie hanno ispirato i temi principali del grest “IL GREST DELLE MERAVIGLIE”. Ogni giorno i ragazzi si sono cimentati nella realizzazione di lavoretti, sfidati nei giochi a squadre e nei tornei e impegnati nei laboratori dedicati alla serata finale, quali teatro, balletti, musiche e scenografie: al termine di ogni giornata animatori ed animati si sono sfidati nella consueta partita di palla

avvelenata. Non sono mancati i momenti di riflessione introdotti dalle scenette: una tratta dal cartone, l’altra ispirata al Vangelo. Ai giorni in oratorio si sono alterante le uscite: mercoledì 29 agosto la gita in montagna nella località di Limana e mercoledì 5 settembre in Seminario per il TUTTIXUNO, un momento di comunità e gioco insieme alle altre parrocchie. Durante le due settimane, i ragazzi sono anche stati ospiti degli alpini per un pranzo. Sabato 1 settembre il nostro parroco Don Giulio ha celebrato la messa seguita dalla cena tutti insieme. Sabato 8 settembre la tanto attesa serata finale, che ha visto come protagonisti i ragazzi stessi i quali hanno saputo intratte-

nere il pubblico della comunità con i loro talento: uno spettacolo che ha unito sul palco grandie piccini e che ha lasciato un segno nel cuore di tutti in ricordo del tempo passato insieme. Un ringraziamento speciale va a Don Giulio, ad Isolina, ad ORMET, Pull Jeans, alla Banca Prealpi, al negozio di strumenti musicali di Erisimo, alla Compagnia Vittoriese del Teatro e a tutti coloro che si sono resi disponibili per aiutare nella realizzazione di questo grest. È stata un’esperienza indimenticabile, speriamo di vederci l’anno prossimo, vi aspettiamo!


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CINESANGIO 2018

UN’EDIZIONE DI SUCCESSO

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Virus da cui vaccinarsi

L’IPOCRISIA DI ACCUSARE GLI ALTRI MENTRE SI FANNO LE STESSE COSE Ipocrisia: atteggiamento molto diffuso Ipocrisia, è noto, significa sostenere una parte, recitare, fingere; è spesso simulazione di virtù, di devozione religiosa, e in genere di buoni sentimenti, di buone qualità e disposizioni, per guadagnarsi la simpatia o i favori di una o più persone, ingannandole (da Treccani). Il vizio dell’ipocrisia è particolarmente odioso, viscido, grave e colpevole, perché non è semplicemente un vizio passionale o istintuale, come può essere la lussuria o l’intemperanza, causato più da fragilità che da malizia. Di solito gli ipocriti non sono impulsivi o maleducati, come le persone passionali o le persona sgarbate, rozze o violente, che in fin dei conti possono nascondere buone benché velleitarie intenzioni, o essere in buona fede o solo psichicamente turbate o immature, come per esempio i giovani. L’ipocrisia è dunque quell’atteggiamento per il quale il soggetto, per ottenere approvazioni od onori dagli onesti, assume all’esterno un modo di pensare o di agire apparentemente onesto, ma internamente, “sotto sotto”, come si suol dire, l’intenzione è cattiva, ingannevole e dannosa nei confronti di quegli stessi onesti. Si tratta dunque di una forma di finzione o simulazione , che si propone di ottenere un successo mondano acquistandosi una fama di immeritata virtù. Ipocrisia: si insinua anche tra i cristiani Facilmente l’ipocrita si propone al pubblico come austero moralizzatore degli onesti, mentre egli nell’intimo è molto peggio di loro. Tutto ciò concorre alla creazione della sua immagine o, come

si dice, del suo ”look” di persona ragguardevole e moralmente esemplare. L’ipocrita può avere ottime maniere, egli è “falso e cortese”, può essere una persona altolocata o socialmente influente, ma intanto cova magari a lungo il veleno nel suo cuore, veleno che all’occasione non mancherà di sputare contro il povero malcapitato indifeso che si fida di lui; dal che si riconosce la presenza di questo cancro in persone che magari un momento prima hanno pregato con te, ti hanno trattato con la massima gentilezza e cortesia, ti danno alla Messa il segno della pace, senza risparmiare lodi e complimenti. Come non sdegnarsi davanti a simili comportamenti? Da qui si comprende lo sdegno di papa Francesco quando l’ha enfatizzato nel suo famoso discorso sui “virus” che ci inquinano l’esistenza. L’ipocrisia dunque è un vizio calcolato, si potrebbe dire “intelligente”, frequente nelle persone colte, e il suo atto è studiosamente modellato e premeditato con una specie di astuzia o falsa prudenza, che sa attendere il momento opportuno e le circostanze favorevoli con una perfida pazienza ed abilità, che a volte stupisce. Al poveraccio che non ha niente da perdere l’ipocrisia non interessa. E forse è proprio lui un miglior candidato al regno dei cieli. L’ipocrita si finge amico, ma intanto trama nell’ombra e colpisce improvvisamente l’innocente alle spalle restando nascosto, come “un serpente che ti morde”. Ecco perché nei Vangeli Gesù chiama gli ipocriti “serpenti” e “razza di vipere”. Inoltre è difficilmente guaribile perché, a causa della sua superbia e ostinazione, è incapace di pentimento.


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Difficile sintetizzare le tante situazioni in cui come cristiani accusiamo gli altri di avere comportamenti non conformi e poi, invece, ipocritamente, facciamo gli stessi sbagli. Anche a livello di provocazione, provo ad elencarne alcuni, che a mio modo di vedere, sono molto diffusi: L’evasione delle tasse: evadere le tasse, ovvero non dare a Cesare quello che è di Cesare, è furto. Sono risorse sottratte alla comunità ad uso e beneficio dei soli evasori. Dunque, se le parole hanno un loro significato, chi sottrae indebitamente risorse di altri, si dovrebbe chiamare ladro. Si ha un bel parlare che le tasse sono elevate, ed vero, però lo sono perché pochi le pagano ed i servizi che giustamente pretendiamo vanno finanziati, pena la loro riduzione. I discorsi giustificativi per tali comportamenti disonesti, conditi spesso dagli evasori con argomentate e anche fascinose motivazioni, non tolgono nulla alla gravità del fatto di sottrarre risorse a tutti. E viviamo purtroppo tempi in cui chi è più scaltro nel fregare lo Stato è considerato il più furbo e capace. Il volontariato: Spesso molti di noi, cristiani praticanti e credenti, si attivano per finalità di promozione sociale tramite attività di volontariato e/o di gratuita messa a disposizione dei propri talenti per quelli che sono meno fortunati, o in attività di segnalazione di problematiche sociali anche serie, che poi magari assumono i connotati di “comitati” o di “movimenti” per cercare proporre soluzioni a questo o quel giusto problema. Domanda: in coscienza è sempre vero che lo facciamo per sincera disponibilità o non invece per beneficiare del ritorno di immagine o di prestigio nella società? Il farci gli “affari nostri”: spesso predichiamo bene sul nostro stare in società e su come atteggiarsi rispetto alle onerose scelte che quotidianamente dobbiamo fare per vivere. Siamo campioni nel dare indicazioni su come necessiti operare in maniera etica e corretta. Viviamo invece di piccole miserie, di comportamenti anche strumentali attivati per cercare il nostro solo beneficio, dimenticandoci dei principi a cui i cristiani dovrebbero rifarsi nei rap-

Pastorale Sociale porti con gli altri. I luoghi di lavoro, le miserie e gelosie che si generano, le invidie e maldicenze, le “fuffigne” che spesso mettiamo in atto solo a nostro uso ed utilità, ecc…sono esempi di comportamenti che di cristiano hanno ben poco. E magari, la domenica precedente, assistiamo alla messa e prepariamo le preghiere dei fedeli! Il cercare i padrini o gli amici importanti: E’ opinione diffusa che senza conoscenze non si va da nessuna parte. Quante volte si dice che l’unico “ascensore sociale” nella società deve essere l’impegno, la capacità e la competenza. I cristiani in particolare dovrebbero avere attenzione per i talenti che ci sono stati donati, facendo di tutto per moltiplicarli. Cosa facciamo perché questo “ascensore

sociale” funzioni veramente, specie per i giovani, o invece continuiamo ad ingripparlo cercando scorciatoie tramite l’amico dell’amico senza rispetto per i meritevoli, magari auto-assolvendoci dicendo che il mondo è sempre andato avanti così? Ecc. ecc....e senza parlare dell’ipocrisia, ormai fisiologica, che i nostri rappresentanti politici, di tutti i colori, dimostrano nel prometterci o prospettarci situazioni e soluzioni che sono palesemente non veritiere o inattuabili, dicendo spesso una cosa ed il suo contrario il giorno dopo, con la medesima convinzione, estorcendo la nostra fiducia. O dell’ipocrisia di quelli che riescono a gestire contemporaneamente più rapporti sentimentali, apparendo magari casti e timorati di Dio e persone perbene. Mario Bortolot

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NEL CENTENARIO DELLA GRANDE GUERRA ricordiamo i nostri compaesani caduti DE NADAI LUIGI GIOVANNI di Angelo e di Maestro Giuditta nato il 2 gennaio 1897 a San Giacomo di Veglia

Soldato Rientrato in famiglia e morto a guerra ultimata

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Morto il 23 dicembre 1919 a San Giacomo causa malattia e ferite riportate in combattimento

ngelo e Giuditta Maestro L’Ospedale Militare di Firenze abitavano in un borgo di case messe in fila lungo la strada del Menarè che porta verso Conegliano. La loro piccola porzione di casa fu riempita da ben sei figli: Giulia (1893) morta a otto anni, Antonio (1895), Luigi Giovanni (1897,) Francesco (1902), Angela (1905) poi sposata con Angelo Casagrande e l’ultimo Ottavio nato nel 1909 e poi sposo di Erminia Tonon. Di lui non conosciamo nulla causa delle spaventose condizioni in cui operarono) della vita militare: sappiamo di più dei suoi frateltornarono dal fronte ben 2.400.000 classificati come li. Antonio, di professione bracciante, dopo la naja ammalati e dopo che erano stati colpiti da altre epinell’artiglieria di montagna fu aggregato al 46° regdemie come tifo, tubercolosi (specie tra i prigionieri) gimento d’artiglieria di campagna: fu ferito e inviato malaria, vaiolo e la terribile influenza spagnola. Le all’ospedale militare di Firenze dal quale uscì guarito cause maggiori furono anche la scarsa alimentazione, e ritornò a San Giacomo. Il fratello più giovane, Otla precaria igiene personale, le condizioni di lavoro tavio, che al momento della sua chiamata alle armi molto usuranti, le poche difese da caldo e freddo. aveva sei anni, dopo la guerra intraprese il mestiere Chi morì per malattia venne spesso considerato dello zoccolaio e si sposò poi con Erminia Tonon. come una vittima di serie B, a differenza di quanti Morì però giovanissimo a neanche vent’anni di setcaddero colpiti dal piombo, ma il nostro rispetto ed ticemia nel 1939 senza riuscire a vedere il suo primo il ricordo non dovrà mai mancare nei confronti di figlio al quale fu imposto il suo stesso nome per chi lasciò la sua vita nei letti di un ospedale ricordo: nacque infatti dopo quattro mesi piuttosto che tra i reticolati del fronte. E dalla sua morte. Tra l’altro questo figlio tale è il nostro ricordo per Luigi Giovanni partirà poi giovanissimo per l’Australia che morì a San Giacomo, un anno dopo in cerca di un futuro migliore e ivi morì la fine della guerra, mentre attendeva il pochissimi anni fa. santo Natale del 1919 e a pochi giorni LUIGI GIOVANNI tornò dalla dal compimento dei 23 anni. Lasciò guerra pieno di acciacchi e di malattie genitori e fratelli nel dolore più grande e con il fisico debilitato. E’ l’immagie riaprì in tante mamme e papà, dei figli ne di tanti reduci dalla terribile guerra. e dei familiari il triste ricordo degli altri Dei circa 5 milioni i soldati nella grande giovani caduti. guerra, due terzi dei quali combattenti in trincea (e questo contribuì a renOttavio, fratello minore dere questo numero elevatissimo a del soldato Luigi Giovanni, morto giovane


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COVRE PRIMO di Stefano e di De Nadai Luigia nato l’11 dicembre 1896 a Colle Umberto

Soldato del 230° reggimento FANTERIA Brigata Campobasso

disperso il 24 ottobre 1917 sull’altopiano della Bainsizza in combattimento

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rimo Covre nacque a San Martino di Colle Umberto ed era figlio di Stefano e Luigia De Nadai. Fu il primogenito della coppia e gli furono imposti tre nomi: Primo e poi Stefano e Giovanni (dai due nonni). Primo aveva già due fratelli, nati dal precedente matrimonio del padre Stefano che era rimasto vedovo di Regina Bet dopo pochi anni di matrimonio. Stefano si risposò nel 1893 con Luigia De Nadai dalla quale nacque PRIMO. Le famiglie Covre, detti “Majola” erano numerosissime a S. Martino e la sua che lavorava la terra, poco prima dello scoppio della guerra si trasferì nella campagna del Rovarè sotto la Fanti del 230° Reggimento Fanteria parrocchia di San Giacomo. Era alto 169 cm., aveva capelli biondi e ricci, occhi celesti ed era di colori- impregnava i vestiti. Passò dal Sabotino, al Podgora, to roseo. Arruolato come soldato di seconda catego- al monte Santo e al San Gabriele finché arrivò l’ulria con il n° 8872 venne inviato prima in Trentino tima battaglia dell’altopiano della Bainsizza, dove le e poi sul Carso, sul monte Sabotino e sul Podgora, forze italiane subirono gravissime perdite di uomini. dove fu assegnato nel maggio del 1916 Andavano per mulattiere improvvisate, alla costituenda Brigata Campobasso del su piste sconosciute, sempre sotto i bom230° reggimento di fanteria. Partecipò bardamenti e senza oramai la percezione poi alla battaglia a Vertoiba dove avvenne del tempo. Erano stremati e moralmenun sanguinosissimo scontro nel tentatite disfatti, ma tenevano duro: tra i suoi vo di circondare tutto il Carso e dove un commilitoni c’era il giovane poeta triebattaglione fu completamente distrutto e stino Scipio Slataper che li intratteneva perse oltre 550 uomini. Era impegnato a distraendoli dalle preoccupazioni con le rifornire le prime linee di reticolati, casue poesie. Poi venne il tremendo, quanvalli di Frisia e di ogni altro tipo di mato inaspettato, disastro di Caporetto. Fante della Brigata teriale necessario. Erano fatiche e disagi Erano sull’altipiano della Bainsizza che Campobasso tremendi, con il freddo e la pioggia che fu una infausta conquista dove perirono 165.000 uomini senza alcun risultato decisivo. Anzi, l’esito di quella battaglia, farà invece persuadere l’Austria e la Germania a lanciare una grande offensiva. E’ il 24 ottobre 1917 e Primo, nel fiore dei suoi 21 anni ancora da compiere, muore in combattimento, sull’altipiano, disperso tra le rocce, nel tentativo di contenere l’affondo del nemico. Cadde come tanti altri mentre i suoi commilitoni superstiti cominciarono disordinatamente la ritirata che li porterà a fermarsi sul Piave. In suo ricordo, al primo nato maschio della famiglia dopo la guerra, nel 1921, fu imposto il suo nome. Bruno Dall'Anese Fanti impegnati sull’altopiano della Bainsizza

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Rubriche

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Viaggio gg in

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ARMENIA E GEORGIA

annuale viaggio-gita estivo della nostra comunità parrocchiale e di quanti utilizzano questi momenti per trascorrere un periodo di vacanza, ci ha portato quest’anno a conoscere le realtà di due nazioni: l’Armenia e la Georgia. Negli ultimi tempi di Armenia si parla molto sia per il genocidio subito nel 1915 ad opera dei turchi sia per la guerra del Nogorno-Karabagh. L’Armenia non deve essere ricordata solo per questi tragici fatti: da oltre tremila anni gli Armeni sono presenti su un territorio che è il ponte naturale tra Oriente ed Occidente e, pur schiacciati dai potenti imperi limitrofi, hanno conservato e tramandato una cultura fortemente identitaria, espressa con una loro lingua ed un alfabeto proprio e sostenuti sempre dalla forza

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del cristianesimo. L’Armenia è infatti il primo stato a religione cristiana, che ha adottato ufficialmente a partire dai primissimi secoli dopo la morte di Cristo e l’ha sempre mantenuta, nonostante odio e attriti con le popolazioni attigue, di credenza musulmana. L’arrivo a Yerevan, capitale dell’Armenia, ci ha evidenziato subito la vocazione culturale dei suoi abitanti. La capitale è dominata dalla gigantesca statua di Madre Armenia, loro simbolo; abbiamo poi visto il monumento Cascade, strutturato come una grande scalinata e centro dell’arte contemporanea. Belli anche il Palazzo Presidenziale, il Parlamento ed il teatro nazionale. Particolare la visita alla Cattedrale Patriarcale di Echmidiadzin, il così detto “Vaticano Armeno”, simbolo degli attuali cristiani cattolici d’Armenia, costruito nel secolo quinto secondo la tradizione di San Gregorio Illuminatore. Struggente e stimolante per la riflessione il monumento Tsitsernagaberd, memoriale dedicato alle vittime del Genocidio Armeno, dove immagini e foto fanno rabbrividire e gridano vendetta, considerando che ancor oggi, lo stato turco, artefice di tale genocidio, non lo riconosce e lo nega. Questo luogo sacro è meta continua di pellegrinaggi dei tre milioni di abitanti oggi residenti in Armenia e soprattutto degli oltre dieci milioni di Armeni che vivono esuli e dispersi in tutto il mondo. Ma il principale simbolo dell’Armenia sono i Monasteri presenti in tutta la nazione: ne abbiamo visti molti: Gherad, Gherardavanq, Sevan e Dilijan, Sevanavanq, Goshavank e Haghartsin; uno più bello dell’altro,


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tutti racchiusi in luoghi magici. Non poteva mancare la Biblioteca Matenadaran che espone 17.000 antichi manoscritti, custodi dei vecchi testi sacri da ben tre millenni. L’Armenia ci ha offerto un viaggio affascinante, attraverso aspri paesaggi e verdi vallate, con una civiltà agricola di evidente povertà. Ma i suoi abitanti manifestano una grandissima accoglienza, dignità ed integrità, che mantengono pur nelle difficoltà. Dopo l’Armenia, ecco la Georgia: ci accoglie la capitale Tblisi e subito saliamo alla Chiesa della Metekhida da dove si ammira un panorama dall’alto dell’intera città vecchia caratterizzata dalle sue strade strette, con verande e case colorate e quartieri pendenti uno sopra l’altro. Tblisi è però soprattutto una città dinamica ed europea con costruzioni moderne e proiettate nel futuro. La Georgia, già repubblica dell’Unione Sovietica, è oggi indipendente e politicamente si sta allontanando dalla Russia anche a causa dei conflitti interni dei territori dell’ Abcasia e della Ossezia del Sud. I suoi abitanti sono di maggioranza di fede cristiano-ortodossa. Il paese vive d’agricoltura anche perché tutte le precedenti industrie governate dalla Russia sono state da quest’ultima smantellate dopo il distacco politico. Stupenda e quasi irreale la città di Uplistsikhe, la città delle caverne del primo millennio avanti Cristo che si estende nelle vicinanze di Gori, città natale di Stalin, che vive nel ricordo della sua figura tanto da avergli dedicato un grande museo. Abbiamo poi percorso verso nord la Grande Strada Militare, tra terribili strapiombi, che ci ha portato a quasi duemila metri d’altezza tra le magnifiche

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montagne del che di poter d l Caucaso, C h quasii sembrava b toccare con mano. Tra questi monti vi sono vari Monasteri come Jvari, e la Chiesa della Trinità di Gergeti. A Mtskheta, antica capitale della Giorgia, abbiamo ammirato l’ultimo loro gioiello: la Cattedrale di Svetitskhoveli. La Georgia, a differenza dell’Armenia, sta rincorrendo la modernità e uno sviluppo più dinamico e rivolto all’industria. Entrambe ci hanno soddisfatto e resteranno comunque nella nostra mente per le loro particolarità e per i grandi tesori artistici.


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Scuola S cuola

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RITORNO A SCUOLA CON SORPRESA! Nei N Ne ei pr prim primi imi gi imi ggiorni iornii d dii settem settembre mbr bre re n ne nel el cort cortile rtiile de rt d della llaa sc scu scuocuoo abbbi bbiamo trovato tro rovvato una SORPRESA! SOR RPR PRESA! la abbiamo Sui sassi, tra il ghiaino, sono nate delle piante strane che hanno attirato l’attenzione di Ivano e delle insegnanti che a turno si chinavano ad osservare: 4 piccole angurie verdissime, dalla perfetta forma sferica, erano appoggiate su un terreno grigio, freddo ed incolto! Tutti guardavamo dapprima sorpresi, increduli di quanta grazia avevamo davanti agli occhi! Nessuno aveva seminato, nessuno aveva curato durante quelle giornate torride, eppure le ANGURIE erano nate e cresciute bene, attaccate da nessun insetto. Durante l’ultimo giorno di scuola, mentre giocavamo, per rinfrescarci i genitori avevano offerto delle fette di anguria fresche e succose. La forza della natura, mentre tutti eravamo in

v caanz va nzaa, non riposava, rip ip posav ossav ava, a, si si impegnava impegn im pegn pe gnav avva a raggiungerci ragg ra gggiung iung iu ngeerci ercii vacanza, con un messaggio mes essaggio di di speranza s er sp eran anza za bellissimo: bellli lissim imo: o ”Nulla ”Nulla va a con perduto” e anche quando non ce l’aspettiamo qualcosa viene a dirci che esiste una forza che va oltre le nostre attese. Quello che si “ semina”, anche se non siamo sempre consapevoli, spesso dà frutti incredibilmente perfetti. Anche quello che si fa a scuola a volte sembra inascoltato, scomodo e faticoso, ma come un bucaneve sa andare oltre il freddo e altre piante riescono a dare frutti tra i sassi, così i SAPERI escono a confortare le ore e i giorni che non sono più vacanza. Buon rientro a scuola ragazzi, grandi, piccoli e piccolissimi! Le insegnanti

Lau ea Sono Anna Piccin, una ragazza di 25 anni (26/7/1993) nata a Vittorio veneto e cresciuta con la mia famiglia nel quartiere di San Giacomo in via Cal de Livera. Ho frequentato le scuole elementari alla Nazario Sauro e le scuole medie alla Lorenzo Da Ponte. Vista la mia passione per le materie scientifiche ho deciso di proseguire i miei studi al liceo scientifico Flaminio dove mi sono diplomata. Dopo la maturità, nel settembre del 2012 ho fatto e superato il test di ammissione per il corso di laurea di medicina e chirurgia a Trieste, iniziando così il mio percorso universitario, terminato il 25 luglio di quest’anno. Sono stati 6 anni molto impegnati: molte ore di studio, lezioni e tirocini. Ho in questo periodo della mia vita dedicata tutta me stessa in questa splendida facoltà alla quale mi sono sempre più appassionata con il passare del tempo e con l’incremento delle conoscenze ed esperienze nell’ambito sanitario. Questa esperienza universitaria è stata molto tosta e intensa per l’impegno e la dedizione che ha richiesto ma la soddisfazione è stata ed è enorme dopo aver raggiunto il traguardo della laurea, grazie anche al supporto amorevole della mia famiglia e di chi mi vuole bene. Sono per ora sicura e convinta della mia scelta che spero e credo mi darà grandi soddisfazioni professionali ed umane, facendomi crescere sempre più come medico e come persona. Questo lavoro richiede costanza, passione, aggiornamento, studio, pazienza e sacrificio ma in cambio ti dona l’amore, benevolenza e splendida commovente riconoscenza dei pazienti che riesci ad aiutare. Ho appena fatto un’esperienza a Londra di 3 settimane per imparare l’inglese e ora ad ottobre sono pronta per cominciare i tirocini per affrontare a febbraio l’esame di stato e successivamente l’esame di specialistica che mi auguro di superare per poter iniziare qua in Italia la specializzazione in cardiologia, con il desiderio di viaggiare e fare esperienze anche all’estero.


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L’ARTE CHE CI FA BENE Renza Pavan Macalli in arte Momo, è molto conosciuta anche per i suoi laboratori d’arte nei centri diurni della cooperativa Terra Fertile. La fortunata collaborazione di Renza con Terra Fertile ha permesso alle persone con disabilità che frequentano i centri di realizzare oggetti artistici di pregio, da proporre non soltanto a un pubblico sensibile al valore della solidarietà, ma a tutti coloro che sono attenti al design. Oggetti unici, ricercati e di pregio frutto di entusiasmo e soddisfazione. Chi è Renza Pavan? Renza è la Donna Futuro e le sue opere arredano il mondo con classe! È attiva in prestigiosi progetti italiani ed internazionali. La sua formazione artistica nasce alla scuola dei maestri mosaicisti di Ravenna. L’arte di Momo può essere definita nomade e disinibita. Predilige una diligente ricerca dell’armonia cromatica. Si pone in una rispettosa distanza da ogni forma di arte classica e tradizionale, affermando l’esigenza di una espressività interiore affidata sostanzialmente a qualità evocative di colore. Connotazione espressiva che riconduce ad emozioni e valorizza una forte percezione estetica. Nei suoi lavori sono presenti contaminazioni di natura etnica e di arte primitiva. Ha deciso di condividere la propria arte anche con le persone con disabilità. Perché Renza ha deciso di lavorare con la disabilità? Ha deciso di condividere la propria arte grazie alla disponibilità ed apertura d’animo, per nulla scontata, che la avvicinano alla disabilità e alla fragilità. Racconta di un concorso vinto e di una cattedra alle scuole professionali di Lancenigo. Segue un progetto nazionale innovativo sulla disabilità ed integrazione del Prof. Soresi dell’Università di Padova, il progetto artistico del Piccolo Rifugio di Vittorio Veneto. Inoltre cura un progetto sperimentale presso il carcere minorile di Treviso e molti altri progetti intergenerazionali, certa che l’arte infonde benessere. Le sue parole chiavi sono: pensiero fluido, ricerca e studio, conoscenza e vicinanza. Nei centri diurni di Terra Fertile Renza propone: perseveranza, valorizzazione, no limits, visione, piacere, condivisione, rispetto dei tempi che è anche elogio alla lentezza = BENESSERE CON FORMA E COLORE!

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I N T E RV I S T IA AMO… L A R A D IA A Z IO O N E SO OLARE!

“S

otto questo sole è bello pedalare sì, ma c’è da sudare…” Quando Baccini e i “Ladri di biciclette” scrissero quello che è riconosciuto come il “tormentone” dell’estate 1990, probabilmente avevano davvero pedalato e sudato “sotto il sole”, ma forse non si sono chiesti come fa il sole a riscaldare così il nostro corpo e, più in generale, tutti i corpi ad esso esposti, sebbene con nette differenze. Dobbiamo allora ascoltare una nuova protagonista… la radiazione solare! Signorina Radiazione, che piacere averla tra noi, ma come mai in queste settimane sta scemando sempre più? Mmmh, insomma, siete un po’ esagerati… si, non sono forte e duratura come in giugno, ma riesco pur sempre a farvi trascorrere belle giornate all’aperto, e vi accompagnerò con la mia discesa verso dicembre… sperando che le nubi e le nebbie non mi impediscano di darvi almeno un po’ della mia energia! Energia, che parolona… ma di cosa sei fatta quindi? Il Sole emette continuamente, in tutte le direzioni, enormi quantità di energia in varie forme (note come “lunghezze d’onda dello spettro solare”); la Terra ne riceve una parte, molto piccola, ma sufficiente a garantire la vita e mantenere in forma liquida gli oceani grazie ad una temperatura media globale attorno ai 14°C. Io sono vita, io sono radiazione visibile, infrarossa, UV e molto altro… Si sente molto parlare di “effetto serra”, tu ne sai qualcosa? Eccome! Sono proprio io a esserne vittima…ora mi spiego meglio. Quando attraverso l’atmosfera terrestre e riscaldo le superfici che incontro (terre emerse, oceani, laghi, ghiacci…), una parte di me viene riflessa verso l’alto da tali superfici; la presenza dell’atmosfera e dei suoi gas naturali “cattura” una piccola parte di que-

sta riflessione, agendo come una “serra” per le piante. Tuttavia, a causa della scelleratezza delle azioni umane degli ultimi decenni, è andata aumentando la concentrazione dei gas naturali, ai quali si sono aggiunti gas creati dall’uomo per gli utilizzi industriali più svariati. Il risultato? Io arrivo dal Sole circa con la stessa energia ma poi… rimbalzo su e già nell’atmosfera, e questo provoca l’aumento delle temperature. Non sussistono più dubbi… Brrrrrrr (e non è un brivido di freddo), non ci piace quanto ci racconti… cambiamo argomento ora, svelaci

qualche tuo segreto! Amici miei, ricordatevi che l’energia si trasforma continuamente, e quindi sono ben lieta di comunicarvi che, grazie alle differenze tra equatore e poli, si generano immense correnti d’aria che ruotano attorno alla Terra e ridistribuiscono il calore, alla ricerca perenne dell’equilibrio che non esiste… una macchina in continuo movimento. Più in piccolo, osservate le nubi che si formano in estate sopra i monti, pensate che quelle masse di vapore si sono sollevate grazie a me, al fatto che ho riscaldato i pendii delle montagne che hanno a loro volta trasmesso trasme ta il calore all’aria che le FARMACIE DI TURNO IN CITTA’ sovrastav sovrastava… una macchina, perfetta! Cara Radiazione, sa che lei è proprio FARMACIE DI TURNO – OTTOBRE – NOVEMBRE 2018 interessante? Ora però dobbiamo 05 – OTTOBRE – COMUNALE 3 –Via Forlanini,2 (Costa) 0438/556628) salutarla e andare a far visita a una 12 – OTTOBRE – ZAMPERLINI – Via Da Ponte, 26 (0438)/53116) gran dama locale, che ci dice della 19 – OTTOBRE – MARSON – Via Garibaldi, 114 (0438/53378) precipitazione? Che ottima scelta, 26 – OTTOBRE – COMUNALE 1 – Via Brandolini,111(0438 53198) proprio ora che siamo in autunno e 02 – NOVEMBRE – PALATINI – Via Cavour, 114 (0438 53274) la madama pioggia scende di solito 09 – NOVEMBRE – COMUNALE 2 – P.zza Fiume, 29 (0438/500351) copiosa, a segnare il passo del cam16 – NOVEMBRE – PANCOTTO – P.zza Flaminio, 10 (0438/53365) biamento stagionale nella transizione 23 – NOVEMBRE – COMUNALE 3 –Via Forlanini,2 (Costa) 0438/556628) verso l’inverno… sono sicura che vi 30 – NOVEMBRE – ZAMPERLINI – Via Da Ponte, 26 (0438)/53116) darà grosse soddisfazioni. Buon viagGuardia Medica risponde al N° 0438/ 553708 gio! La Guardia Medica pediatrica al N° 0438/668244 (Conegliano) Andrea Costantini


o l o g n a L’ i r o i F dei

VIAGGIO V IAGG GGIO IO T TRA TR RA R AS SPEZIE, AROMI E PR P PROFUMI RO RO OF F M MII QUARTA TAPPA: STORACE Cari Amici, Che bello ritrovarci a settembre, mese in cui tutto ricomincia, in cui si fanno nuovi progetti e ci si prepara alla stagione autunnale, più colorata che mai. Nella nostra rubrica quest’oggi ci occuperemo di Aromi e Profumi, che per la tradizione orientale hanno sempre ricoperto un ruolo molto importante: venivano infatti uti-

lizzati per aromatizzare i cibi, profumare ambienti e persone nonché per onorare divinità e sovrani. Come nasce il profumo? La parola “profumo” deriva letteralmente dal latino “per fumum” ed indicava l’odore piacevole del fumo ottenuto bruciando sostanze varie (resine, legni, semi, fiori secchi…). Tali sostanze erano molto richieste ed alcune viaggiavano da remoti luoghi d’origine in quanto considerate preziose come l’oro o le gemme. L’uso di bruciare aromi nei riti religiosi è antichissimo: si ritrova in India e in Persia, in Siria e in Egitto. Gli egiziani utilizzavano varie misture sia per le cerimonie di adorazione a Ra, il dio del Sole, che per l’imbalsamazione delle mummie: in quest’ultima però era escluso l’uso dell’incenso, riservato al solo culto divino. Nella religione cristiana i profumi assumono una funzione importantissima, come si evince leggendo la Bibbia: durante il lungo cammino nel deserto, Mosè riceve da Dio le prescrizioni sulla costruzione del santuario e sui suoi mi-

E GALBANO

nistri insieme alle formule per la preparazione dei timiati, ossia dei profumi da bruciare. “Il Signore disse a Mosè: Procurati balsami: storàce, ònice, galbàno come balsami e incenso puro: il tutto in parti uguali. Farai con essi un profumo da bruciare, una composizione aromatica secondo l’arte del profumiere, salata, pura e santa. Ne pesterai un poco riducendola in polvere minuta e ne metterai davanti alla Testimonianza, nella tenda del convegno, dove io ti darò convegno” (Esodo 30, 34-36). Lo Storace (Styrax officinalis, L.) è una pianta caducifoglia a portamento arbustivo, l’unica specie ad areale europeo del genere che comprende oltre un centinaio di specie a distribuzione tropicale. Questo arbusto fiorisce tra aprile e maggio e produce vistosi fiori bianchi e profumati, raggruppati in infiorescenze di 4-5 fiori. Lo troviamo nelle regioni del Mediterraneo orientale fino al Libano, Siria ed Israele; in Italia si trova in quantità abbondante a nord est di Roma e precisamente nella Riserva naturale di Monte Catillo e nel Parco regionale naturale dei Monti Lucretili di cui è divenuto simbolo. La Ferula gommosa (Ferula gummosa), nota come Galbano, è una pianta appartenente alla famiglia delle Apiaceae, originaria dell’Asia centrale e occidentale. Si tratta di una pianta alta circa un metro, molal to resinosa, con foglioline lucenti e piccoli fiori. La resina gommosa che trasuda dal fusto – chiatr mata appunto “galbano” m – è utilizzata nella preparazione di vari tipi di inra censo e ha proprietà proce prietà antispasmodiche, pr antisettiche e stimolanti: an veniva infatti utilizzata ve in passato come cura per le vie respiratorie e per gli organi digestivi. Alla prossima tappa! Giulia Maiutto


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Non s’ode voce

È

il bel beell titolo tit ittol olo scelto sccel scel e to da da Maria Mari Mari Ma riaa Nives Nives Cais Ni Cais per accompagnare la sua ultima – per il momento– mostra chee fino a domenica ch dom omenicca 7 ottobre ottto tobrre è possibile posssibile visitare a Piavon di Oderzo, nella sede dell’associazione Ca’ po Lozz Lo z ioo Incontri, Inc n ontri, i, dal dal mercoledì mer erco c led co dì alla dì allaa domenica dom do menica dalle ore 15.00 alle ore 24.00. Lozzio Anco An corra una volta voltta la nostra noosttraa artista arrtista ci ci invita invvita a condividere il suo mondo poetico che il critico d’arte Lorena Ancora Gava descrive descr escrive così coossìì “profondo “proofon on ondo n o chee nella nella potenza del segno acquista carne e vigore”. Gava ope peere esposte esp s ostte nella l bella bel e la cornice cornice cii narrano dell’abilità tecnica, della sensibilità e dell’armonia che da Le opere seemp prree contraddistinguono con ontr t ad ddiistingu guon ono le opere ope pere re grafi grafiche di Nives che hanno ottenuto molti riconoscimenti e apprezsempre zamenti critici. Piante erbe fiori acque, da sempre suoi temi preferiti, incantano l’occhio e l’animo dell’osservatore che non può non rimanere rapito dalla precisione del segno grafico e allo stesso tempo dalla sua lievità e dal significato in essi racchiuso, attento ad indagare e a far emergere “la moltitudine dei sentimenti che le percorrono l’anima, le accendono gli occhi e le fanno muovere le mani sulla lastra”. La Redazione

In questo numero lasciamo la penna a Paola Turbian, figlia di Milena BoL E N A B O N AT O I M nato, che vuole DI proporci un dolce semplice, senza zucchero e burro, ottimo per coloro che per star bene, non gradiscono gli zuccheri, ma anche per tutti coloro che lo possono mangiare senza sensi di colpa.

Dolci sapor i

DOLCE DI PESCHE E AMARETTO

Ingredienti: 2-3 pesche – 2-3 cucchiai di liquore amaretto – 2 cucchiai di zucchero di canna (o 1 di Stevia) – 3 uova – 180 gr. di zucchero di canna (o 90 gr. di Stevia) – 80 gr. di olio di girasole – 200 gr. di farina – 1 bustina di lievito

Preparazione: Tagliare le pesche a spicchi, mettere 2-3 cucchiai di liquore amaretto, 2 cucchiai di zucchero di canna (o 1 cucchiaio di Stevia), lasciarle insaporire mentre prepariamo l’impasto. In una terrina sbattere le 3 uova con i 180 gr. di zucchero di canna (o i 90 gr. di Stevia), gli 80 gr. di olio di girasole (4 cucchiai), 30 gr. di liquore amaretto (3 cucchiai), i 200 gr. di farina con una bustina di lievito. Versare l’impasto in una tortiera, con sotto carta da forno e mettere sopra le pesche tagliate a spicchi. Infornare a 200° per 40 minuti. Lasciare raffreddare e buona degustazione a tutti! Paola Turbian


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calcio VITTSANGIACOMO O

Sport

9 settembre è partito il campionato vero e proprio; subito in salita contro il Cadore, dove abbiamo ricevuto una sonora lezione. Sarà un girone avvincente e tosto, con 5 squadre bellunesi (Cavarzano, Plavis-Santa Giustina bellunese, Alpago, e le neopromosse Cadore e Fiori Barp-Sedico), 6 del circondario (Cisonese, Cappella, San Martino, Cordignano, Godega e Se l’assetto societario del VittsangiacoSantaluciasusegana), 4 della Destra Piave mo si presenta nel segno della continuità, (Caerano e San Gaetano retrocesse dalla c’è stato invece un avvicendamento nei Promozione, AltivoleMaser e Postioma). vertici della direzione sportiva: Enrico Nel Settore giovanile ci presentiamo Ros (foto) è subentrato a Marco Zanetal via dei rispettivi campionati con una te quale direttore sportivo e si occuperà formazione per ogni categoria. Oltre agli anche del coordinamento della formazioJuniores, avremo gli Allievi – allenatore ne Juniores. Massimo Marcon (foto) ha Fabio Michelon, e i Giovanissimi – alassunto il ruolo che è stato per molti anni lenatore Tarcisio Ostet. Due saranno le di Livio Poloni ed è il nuovo responsabile squadre degli Esordienti a 9 (allenatori: del Settore Giovanile. Alberto Giust e Francesco Sartori). Due La Prima Squadra, allenata da MirIl nuovo responsabile anche le formazioni dei Pulcini (per i del Settore Giovanile ko Collodel (nello staff tecnico Fabio Da nati 2008-2010) allenate da Mattia CerMassimo Marcon Re allena i portieri, Antonio Pischedda minara e Alessandro Barro, è il nuovo fisioterapista, Marco Botter e e che giocheranno le partiFabio De Bastiani sono rispettivamente te il mercoledì pomeriggio. I l’accompagnatore ufficiale e l’assistenPiccoli Amici e Primi calte all’arbitro), si è presentata al via con ci, che giocheranno le loro una rosa molto rinnovata. Ai confermati partite il giovedì pomeriggio, Torres (portiere), Reginato (centravansaranno seguiti da Massimo ti), Artico, Canzian, Carnelos, CerminaCanal e Marta Sommariva, ra, De Luca, Diedhiou, Ferri, Meneghin, la quale si occuperà anche Saccon, si sono aggiunti Christian Galdell’educazione motoria dei lo (portiere), Davide Da Dalt, Andrea più grandi. Nicola Tamburlin Fier, Alberto Francescon (difensori), seguirà specificatamente la Leonardo De Crignis, Matteo Zampieri preparazione dei portieri. (centrocampisti), Romeo Golemi, Kevin Luca Ferri, tra Carlo Marin Sabato 8 e il successivo Lovisotto (attaccanti). Sono stati age Marco Canzian, premiato 15 settembre c’è stata la per la 100^ partita gregati nel giro della prima squadra an3^ edizione del torneo preche alcuni giovani come Yuri De Nardi campionato per Giovanissimi e Matteo Stefano che provengono dalintitolato a Luigi Polentes con Sei squadre la nostra Juniores, allenata quest’anno partecipanti. da Alessio Poldelmengo (allenatore in Sul fronte del miglioramento degli impianti 2^ della prima squadra), che si profila sportivi, mentre prosegue l’iniziativa “Un matcompetitiva e con cui potrà esserci un tone per il campo”, è stato concesso dalla proficuo interscambio. Non è escluso proprietaria in comodato d’uso un appezzainfine, prima della chiusura dei tesseramento di terreno contiguo al campo del menti, l’arrivo di un altro attaccante Vitt che, non appena sistemato a prato, di livello. sarà utilizzato per completare gli allenaLe partite di Coppa veneto (Alpamenti. go e Cisonese) sono servite da roPietro Ossi daggio per testare i nuovi, mentre il Il nuovo direttore sportivo del Vittsangiacomo Enrico Ros

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MEZZOFONDO ALLA RISCOSSA! Bentornati all’appuntamento con la Vittorio Atletica e con i suoi atletici protagonisti che non temono neppure l’afoso sole estivo! Terminata la fase primaverile con i Campionati di Nazionali di Società è cominciata la seconda fase, ricca di Meeting e Campionati nella quale i nostri atleti hanno combattuto per la vittoria o per il miglioramento dei propri tempi o misure. Nei diversi Meeting di giugno ottime gare sono state realizzate dalla velocista Giorgia Rizzo (27”18 nei 200 m), dal velocista Filippo Peruch (38”73 nei 300m CM) e dal saltatore Giacomo De Osti (6.50 m nel salto in lungo), dalla discobola Elena Sartori (41.36 m) e dalla giavellottista Gloria Pavan (42.80 m). Luglio significa per il mezzofondo solo una cosa: Trento! In questo mese infatti nella città trentina si svolgono tre meeting di mezzofondo in tre martedì consecutivi nei quali si disputano i 1500 m nella prima giornata, 800 e 5000 m nella seconda giornata e i 3000 nella terza giornata di questo Gran Premio del Mezzofondo. Il clima solitamente particolarmente favorevole nelle ore serali (temperature calde ma non afose, assenza di vento), l’organizzazione ottima e la moltitudine di atleti di ogni livello presenti rappresenta ormai da molti anni un momento particolarmente propizio a gareggiare e anche quest’anno non è stato da meno nonostante una delle tre giornate sia stata caratterizzata da vento e pioggia forte; il mese è stato particolarmente denso di gare, tenendo in considerazione che si sono pure disputati i Campionati Regionali Assoluti ad Arzignano e i Meeting di Sacile, San Giovanni Lupatoto, Pordenone e Trieste e i risultati di conseguenza sono stati altrettanto corposi. Per i più giovani (ragazzi e cadetti) le prestazioni migliori sono state realizzate dal ragazzo Mattia Tocchet, dalle cadette Alice Biz Gloria Ros e Maddalena Pin e infine dal cadetto Francesco Cao. Nel settore assoluto, “dei grandi”, hanno invece migliorato i propri primati personali Samuele Voltolina Marco Uliana, Silvia Sangalli, Andrea De Nadai e Eva Feletto. Dopo la breve pausa di ferragosto l’appuntamen-

to principale del finale di stagione settembrino sono stati i Campionati Italiani Assoluti svoltisi la prima settimana di settembre a Pescara, al quale hanno partecipato le nostre atlete Gloria Pavan e Eva Feletto classificata 7° nella difficile prova dei 3000 m siepi con il tempo di 10’56”44 (alla terza esperienza sulla distanza); le auguriamo di poter continuare a crescere fino ad emulare e, perché no, superare il fratello Leonardo, quest’anno capace di conquistare il titolo

assoluto nell’analoga prova maschile con il mostruoso tempo di 8’34”17! Finita qui? Assolutamente no, questo settembre ci riserverà tanti importanti appuntamenti come il completamento delle 8 prove del Gran Prix Giovani di corsa su strada, le finali dei Campionati di Società Allievi su pista e il Criterium Nazionale Cadetti, valido per l’assegnazione del titolo nazionale. In bocca al lupo a tutti! Per non perdere nessun aggiornamento seguiteci sulle pagine Facebook e Instagram oppure di venirci a trovare ogni giorno dalle 18 alle 20 per poter provare le specialità che l’atletica propone. Stay tuned! Andrea De Nadai


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BREVI DAL CONSIGLIO DI QUARTIERE Lo scorso 12 luglio si è riunito il Consiglio di Quartiere. La riunione, che ha visto la partecipazione di numeroso pubblico, riguardava le attività dell’Associazione Misericordia. Il giorno 7 luglio era stata inaugurata la nuova sede di tale associazione. Durante la sistemazione di questa sede, situata all’incrocio tra via Mattei e via Menaré, alcuni cittadini avevano chiesto se vi fossero tutti i regolari permessi ed inoltre se fosse stato chiesto un cambio d’uso per trasformare l’edificio in un luogo religioso. Il Consiglio di Quartiere aveva sentito il Sindaco il quale aveva confermato che i permessi c’erano e non era stata fatta alcuna richiesta per cambio della destinazione d’uso dell’edificio. Successivamente il Consiglio ha parlato anche con il vicepresidente dell’associazione Misericordia, il quale, spiegato che non c’era la volontà di trasformare lo stabile in un luogo religioso, ha detto che l’intenzione era di creare uno spazio polifunzionale per le attività dell’associazione e se possibile per quelle di altre associazioni. Alla riunione erano stati invitati rappresentanti dell’Associazione Misericordia, i quali hanno spiegato le attività che erano state fatte nei vari anni e quelle che sarebbero state fatte nella nuova sede. Le attività confermate per ora sono i corsi di lingua araba base, il corso di cucina etnica, la donazione di sangue (un gruppo di membri dell’associazione sono donatori Avis regolari, se qualcuno vuole unirsi saranno lieti di allargare il gruppo) ed altre attività che andranno in base alla disponibilità dei volontari. Alcune persone del pubblico hanno chiesto se era possibile riproporre il baratto culturale che veniva fatto nell’area Fenderl. I membri dell’associazione hanno spiegato che cercheranno di farlo anche qui per sfruttare il grande giardino della nuova sede. Dal pubblico è poi emersa una domanda riguardo ai fondi che hanno permesso l’acquisto della sede. I rappresentanti dell’associazione hanno spiegato che diversi anni fa avevano comprato una sede in via Boite tramite offerte dei membri dell’associazione. Dopo aver rivenduto quello stabile, dopo aver risparmiato nei vari anni ed aver ancora una volta chiesto offerte ai membri dell’associazione sono riusciti a pagare la nuova sede. I membri dell’Associazione hanno poi spiegato che il gruppo che si è formato nei vari anni serve per mantenere le radici con la loro terra d’origine. La comunità inoltre vigila sui comportamenti dei membri e mantiene i giovani sulla buona strada. Se qualcuno dovesse compiere atti non leciti verrebbe subito segnalato alle autorità. Per dimostrare che non c’è nulla di segreto, i rappresentanti dell’associazione hanno detto che chiunque voglia visitare la sede o partecipare alle attività è libero di farlo, la lingua che si parlerà è l’italiano. La prossima riunione del Consiglio di Quartiere sarà giovedì 4 ottobre presso l’Ex asilo di via Isonzo. Mauro Bassetto

Dall'Archivio parrocchiale SUOR ELENA MICHELIN

23.11.1937 – 11.10.2003 Ricordiamola a 15 anni dalla morte

La nostra compaesana Sr. Elena prende i voti tra le Figlie di San Giuseppe. Si è dedicata nella cura dell’infanzia in vari istituti della Congregazione. Il suo percorso di fede a servizio degli altri la vede all’inizio degli anni ‘80 alla Casa Mater Dei di Vittorio Veneto, una casa di accoglienza per le giovani donne in difficoltà e i loro bambini. Un’esperienza vissuta con grande disponibilità verso gli altri, disposta sempre a capire gli affanni e le sofferenze di quanti in lei cercavano conforto. Ha vissuto il trapasso avvenuto l’11 11 ottobre tt b 2003 in modo esemplare, sostenuto dalla fede profonda che in lei non è mai mancata. A tutti i sangiacomesi resta il privilegio di aver avuto tra noi un donna esempio di disponibilità verso gli altri. La Redazione

ADDIO A GIGI VILLANOVA San Giacomo di Veglia ha perso uno dei paladini più agguerriti. Dopo qualche anno di malattia che lo costretto ad un ricovero in Casa di Riposo a Tarzo, è mancato a 72 anni Luigi Villanova. Da sempre attento osservatore delle vicende politiche cittadine (impegnato nelle file della Democrazia Cristiana), si è speso tutta la vita per il quartiere di San Giacomo e per i suoi abitanti, che era sempre disposto ad aiutare e accompagnare. Convinto sostenitore dell’importanza dei consigli di quartiere, più volte è stato presidente esidente a San Giacomo. Negli ultimi anni prima della malattia assieme ad Alberico Sonego, si era battuto a favore del Monastero Cistercense, contro la cementazione del suo brolo e per il riconoscimento del “Luogo del cuore Fai”, ottenuto anche grazie al suo impegno nel 2006: nell’occasione aveva anche stretto un bel rapporto con il soprintendente Guglielmo Monti e conobbe il poeta Andrea Zanzotto.

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Dall’Archivio parrocchiale

DEFUNTI

Anagrafe

La Torre di Veglia Settembre•Ottobre 2018

LE FAMIGLIE RICORDANO

25 COLLODEL FRANCO di anni 83 (il 24.07.2018) Via Caldelivera. 18

DELLA LIBERA PIETRO n. 11.01.1939 m. 12.08.2017

GIACOMIN NELLINO n. 15.08.1935 m. 07.09.2013

LONGO LUIGI n. 26.02.1913 m. 14.09.1992 PAGOTTO ANGELA ved. Longo n. 12.07.1917 m. 30.04.1997

MARCHIONI SILVIO 10.07.1917 – 17° anniversario

LONGO SILVIA n. 14.01.1981 m. 01.09.2011

SACCON VITTORIO n. 17.11.1934 m. 08.10.2017

BASSETTO SILVIO n. 01.01.1925 m. 06.09.2008 PIN ELVIRA ved. Bassetto n. 28.04.1931 m. 20.10.2008

ANTIGA SAMUELE n. 21.06.1917 m. 08.09.1994 DAL PONTE AUGUSTA ved. Antiga n. 26.05.1924 m. 21.08.2013

SEGAT GIOVANNI n. 04.03.1947 m. 16.01.2009

GAVA LINA ved. Da Dalt n. 26.02.1913 m. 07.10.2007

28 MODANESE SIMEONE di anni 80 (il 07.09.2018) Vittorio Veneto

Funerale di un ex-parrocchiano

26 VILLANOVA LUIGI di anni 72 (il 25.08.2018) Via Vea, 38 ZITOUMI SAMIR di anni 55 (il 19.08.2018)

27 PIGNAT AURELIA ved. Casagrande di anni 95 (il 05.09.2018) Via Isonzo, 163

Una Santa Messa di suffragio è stata celebrata presso la chiesa di San Francesco. Il funerale è stato celebrato ad Algeri, sua città natale.

LE VOSTRE OFFERTE dal 21/06/2018 al 31/08/2018 N.N. S. Antonio – 7 N.N. per Presbiterio – 2 Sottoscrizioni – Comunione ammalati – Benedizione famiglie – Ricavato “Famiglia Cristiana” LUG-AGO – Uso sala compleanni giugno – GSE – Offerta per Grest – Offerte San Fermo – Offerte Sant’Antonio – Contributo spese per IRC – In memoria di Tonus Giulia, dalla famiglia – In memoria di Piccin Alba, dalla famiglia – In memoria di Marcon Maria, dalla famiglia – In memoria di Collodel Franco, dalla famiglia e parenti – In memoria di Villanova Luigi, dalla famiglia. TOTALE €. 6.623,50


Agenda Pastorale OTTOBRE Lunedì 1: Martedì 2: Giovedì 4: Sabato 6: Domenica 7: Giovedì 11: Domenica 14: Lunedì 15: Martedì 16: Mercoledì 17: Giovedì 18: Domenica 21: Lunedì 22: Mercoledì 24: Domenica 28:

Santa Teresa di Gesù Bambino, vergine e Dottore della Chiesa Santi Angeli Custodi San Francesco d’Assisi, Patrono d’Italia San Magno vescovo, Patrono secondario della Diocesi 27ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO Festa della Beata Vergine del Rosario San Giovanni XXIII, papa 28ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO Santa Teresa di Gesù, vergine e Dottore della Chiesa Santa Margherita Alacoque, vergine Sant’Ignazio d’Antiochia, vescovo e martire San Luca, evangelista 29ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO 92ª Giornata Missionaria Mondiale San Giovanni Paolo II, papa San Luigi Guanella, sacerdote 30ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

NOVEMBRE Giovedì 1:

Venerdì 2: Domenica 4: Venerdì 9: Sabato 10: Domenica 11: Lunedì 12: Sabato 17: Domenica 18: Mercoledì 21: Giovedì 22: Sabato 24: Domenica 25:

Venerdì 30:

Commemorazione di tutti i fedeli defunti 31ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO Dedicazione della Basilica Lateranense San Leone Magno, vescovo e Dottore della Chiesa 32ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO San Martino di Tours – 68ª Giornata del Ringraziamento San Giosafat, vescovo e martire Santa Elisabetta d’Ungheria, religiosa 33ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO 2ª Giornata Mondiale dei Poveri Presentazione della Beata Vergine Maria Santa Cecilia, vergine e martire Santi Andrea Dung-Lac, sacerdote e Compagni, martiri vietnamiti 34ª e ultima DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO NOSTRO SIGNORE GESÙ CRISTO RE DELL’UNIVERSO Giornata del Seminario e di sensibilizzazione per il sostentamento del clero Sant’Andrea, apostolo


A “

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Matteo Tartaglia: Riflessi interrotti - Acrilico su tela cm. 50X40

La Torre di Veglia n5 settembre-ottobre 2018  

n5 settembre-ottobre 2018

La Torre di Veglia n5 settembre-ottobre 2018  

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