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Anno 106 - N. 4 - NATALE 2014

CAMMINIAMO INSIEME

BOLLETTINO PARROCCHIALE DI LOCARNO

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CAMMINIAMO INSIEME

ORARIO DELLE CELEBRAZIONI

ORARIO DELLE CELEBRAZIONI IN CITTÀ Sabato Collegiata S. Antonio Sacra Famiglia Santa Caterina San Francesco Monti della SS. Trinità Chiesa Nuova

17.30 20.00 17.00 18.00T 18.00

Solduno

17.30

Domenica 9.00

Feriali 10.30 10.30 11.00

20.00

7.00 18.00 17.00

10.00T 9.00 9.00

10.30

LU 8.30 MA-VE 17.30

Muralto Madonna del Sasso Carmelo S. Giuseppe

17.30 17.00

7.15 8.00

T

10.00 17.30 19.30 T 10.00 11.00 17.00 7.00 - 17.00 7.30

In lingua tedesca.

I SACERDOTI DELLA CITTÀ • don Carmelo Andreatta, Arciprete, Vicolo Collegiata 5

tel. 091 751 38 53

• don Lukasz Janus, Vicario, Vicolo Collegiata 5

tel. 091 751 38 53

• don Filippo Arcari, Vicario, Via Balestra 48

tel. 091 752 10 14

• don Bruno Martignoni, Parroco, Solduno

tel. 091 751 05 13

• don Francesco Sandrin, Capp. Osp. La Carità, Vicolo Collegiata 5

tel. 091 751 38 53

• don Matias Hungulu, Parroco S. Francesco, Via Cittadella 20

tel. 091 751 84 14

COMUNITÀ RELIGIOSE • Carmelo San Giuseppe, Via Fregera 10

tel. 091 751 49 44

• Monastero Santa Caterina, Via S. Caterina 2

tel. 091 752 19 82

• Figlie di Santa Maria di Leuca, via Balestra 48

tel. 091 756 87 55

CONTO CORRENTE POSTALE Parrocchia cattolica di Locarno In copertina: Cristiani iracheni perseguitati in fuga

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CCP 65-3762-0


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LA LETTERA

CAMMINIAMO INSIEME

Carissimi parrocchiani,

è Natale! Gesù viene ancora a “visitarci dall’alto (come) Sole che sorge per rischiarare quelli che stanno nelle tenebre e nell’ombra di morte e dirigere i nostri passi sulla via della Pace” (Lc 1,78-79). Questo è il vero Natale! Luce, Vita, Pace! Il Verbo di Dio, in Gesù si è fatto carne, uno di noi, per riversare nel nostro Cuore ciò di cui abbiamo perennemente bisogno e che non siamo assolutamente in grado di darci da noi stessi. I Suoi doni il Signore ce li offre non come ce li dà il “mondo”. Soltanto il Dio-con-noi è luce, vita e pace in modo autentico e duraturo! E in Lui anche noi possiamo diventare a nostra volta portatori di luce, di vita e di pace! Da circa 1700 anni i Cristiani celebrano il Natale di Cristo. Come mai allora ci sembra, in certi casi, di “marciare (ancora) sul posto”? Guerre, disuguaglianze e ingiustizie sociali, schiavitù vecchie e nuove… Forse perché abbiamo la presunzione di bastare a noi stessi, di potercela fare da soli attingendo unicamente alle “cisterne screpolate” del mondo?! Ancora una volta, mentre riviviamo il Suo Natale, il Signore ci invita ad accoglierLo. “Io sto alla porta e busso” (Ap 3,20). Sì: il vero Natale è questione di accoglienza di Cristo! Lo scrive l’evangelista Giovanni: “A quanti l’hanno accolto, ha dato potere di diventare figli di Dio” (Gv. 1,12). Lo stesso Gesù a più riprese dice: “Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama. Chi ama me sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui» (Gv 14,21-24). “Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me”. Accogliere il Signore con tutto il Cuore, con tutta l’anima e con tutte le forze: questa è la chiave di volta che ci apre alla vera esperienza del Natale cristiano, sperimentandone poi i frutti, gli stessi che lo Spirito Santo ha già riversato nei nostri Cuori in abbondanza, il giorno del nostro Battesimo: “amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, padronanza di sé” (Gal 5,22). 3


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LA LETTERA

Abbiamo un immenso bisogno di pace e di fraternità. In questo Natale vi invito a una speciale preghiera per i nostri fratelli cristiani perseguitati a causa della loro fede. Molti sono coloro, uomini e donne di ogni fede, che nel mondo intero rendono possibile, soprattutto nelle zone di conflitto, di persecuzione, di dissesti naturali e di miseria, il miracolo della vita in tutte le sue sfaccettature, operando gratuitamente, con Cuore aperto e generoso per il bene di tutti e per la fraternità universale. A noi, qui a Locarno, non è chiesto di meno. Il mio augurio, carissimi fratelli e sorelle della Parrocchia, è che ciascuno possa fare e rifare sempre l’esperienza fondamentale dell’accoglienza di Colui che rende possibile l’impossibile! E con Gesù nel Cuore, nella mente e nelle forze, andare incontro ogni giorno a tutti con il buon “profumo” di Cristo! Buon Natale dunque! Anche a nome di don Lukasz, don Filippo, don Francesco e di tutto il Consiglio parrocchiale. Buon Natale soprattutto ai più piccoli e poveri tra noi; a chi fatica maggiormente a causa della sofferenza, dell’età, delle condizioni economiche sfavorevoli…; a chi vivrà per la prima volta il Santo Natale nell’assenza fisica di un proprio famigliare alla tavola della festa. Chiediamo davvero il dono dello Spirito Santo al Principe della Pace: in questo dono possiamo aiutarci gli uni gli altri, piccoli e grandi, a procedere sereni, lieti e risoluti sul cammino della vita, verso la Vita. Il vostro parroco don Carmelo Andreatta

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LA LETTERA PASTORALE

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LA LETTERA PASTORALE DEL VESCOVO VALERIO Mons. Valerio Lazzeri Vescovo di Lugano

PASSARE ATTRAVERSO IL FUOCO Lettera Pastorale 2014-2015

Il Santo Natale, quest’anno, ci porta un regalo speciale, importante e atteso che ci aiuterà ancor più a leggere e a vivere il Natale del Signore, così come la nostra fede in Lui, sgombrando il campo da tutte le sovrastrutture con le quali, nel tempo, lo abbiamo incrostato e appesantito: si tratta della prima Lettera pastorale del nostro Vescovo Valerio: “Passare attraverso il fuoco”. In questo numero del bollettino parrocchiale ho voluto inserire integralmente la Lettera pastorale del Vescovo affinché la maggior parte dei parrocchiani possano leggerla e meditarla. Ne faremo anche motivo d’incontro per una lettura e un dialogo comunitari. Dopo le festività natalizie dedicheremo dei momenti precisi a tale scopo. Vi auguro una buona e proficua lettura. Libro dell’Esodo 2,11 – 3,18 In quei giorni, Mosè, cresciuto in età, si recò dai suoi fratelli e notò i lavori pesanti da cui erano oppressi. Vide un Egiziano che colpiva un Ebreo, uno dei suoi fratelli. Voltatosi attorno e visto che non c'era nessuno, colpì a morte l'Egiziano e lo seppellì nella sabbia. Il giorno dopo, uscì di nuovo e, vedendo due Ebrei che stavano rissando, disse a quello che aveva torto: "Perché percuoti il tuo fratello?". Quegli rispose: "Chi ti ha costituito capo e giudice su di noi? Pensi forse di uccidermi, come hai ucciso l'Egiziano?". Allora Mosè ebbe paura e pensò: "Certamente la cosa si è risaputa". Poi il faraone sentì parlare di questo fatto e cercò di mettere a morte Mosè. Allora Mosè si allontanò dal faraone e si stabilì nel paese di Madian e sedette presso un pozzo. Ora il sacerdote di Madian aveva sette figlie. Esse vennero ad attinge- re acqua per riempire gli abbeveratoi e far bere il gregge del padre. Ma arrivarono alcuni pastori e le scacciarono. Allora Mosè si levò a difenderle e fece bere il loro bestiame. Tornate dal loro padre Reuel, questi disse loro: "Perché oggi avete fatto ritorno così in fretta?". Risposero: "Un Egiziano ci ha liberate dalle mani dei pastori; è stato lui che ha attinto per noi e ha dato da bere al gregge". Quegli disse alle figlie: "Dov'è? Perché avete lasciato là quell'uomo? Chiamatelo a mangiare il nostro cibo!". Così Mosè accettò di abitare con quell'uomo, che gli diede in moglie la propria figlia Zippora. Ella gli partorì un figlio ed egli lo chiamò Gherson, perché diceva: "Sono un emigrato in terra straniera!". Nel lungo corso di quegli anni, il re d'Egitto morì. Gli Israeliti gemettero per la loro schiavitù, 5


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LA LETTERA PASTORALE

alzarono grida di lamento e il loro grido dal- la schiavitù salì a Dio. Allora Dio ascoltò il loro lamento, si ricordò della sua alleanza con Abramo e Giacobbe. Dio guardò la condizione degli Israeliti e se ne prese pensiero. Ora Mosè stava pascolando il gregge di Ietro, suo suocero, sacerdote di Madian, e condusse il bestiame oltre il deserto e arrivò al monte di Dio, l'Oreb. L'angelo del Signore gli apparve in una fiamma di fuoco in mezzo a un roveto. Egli guardò ed ecco: il roveto ardeva nel fuoco, ma quel roveto non si consumava. Mosè pensò: "Voglio avvicinarmi a vedere questo grande spettacolo: perché il roveto non brucia?". Il Signore vide che si era avvicinato per vedere e Dio lo chiamò dal roveto e disse: "Mosè, Mosè!". Rispose: "Eccomi!". Riprese: "Non avvicinarti! Togliti i sandali dai piedi, perché il luogo sul quale tu stai è una terra santa!". E disse: "Io sono il Dio di tuo padre, il Dio di Abramo, il Dio di Isacco, il Dio di Giacobbe". Mosè allora si velò il viso, perché aveva paura di guardare verso Dio. Il Signore disse: "Ho osservato la mise- ria del mio popolo in Egitto e ho udito il suo grido a causa dei suoi sorveglianti; conosco infatti le sue sofferenze. Sono sceso per liberarlo dalla mano dell'Egitto e per farlo uscire da questo paese verso un paese bello e spazioso, verso un paese dove scorre latte e miele, verso il luogo dove si trovano il Cananeo, l'Hittita, l'Amorreo, il Perizzita, l'Eveo, il Gebuseo. Ora dunque il grido degli Israeliti è arrivato fino a me e io stesso ho visto l'oppressione con cui gli Egiziani li tormentano. Ora và! Io ti mando dal faraone. Fà uscire dall'Egitto il mio popolo, gli Israeliti!". Mosè disse a Dio: "Chi sono io per andare dal faraone e per far uscire dall'Egitto gli Israeliti?". Rispose: "Io sarò con te. Eccoti il segno che io ti ho mandato: quando tu avrai fatto uscire il popolo dall'Egitto, servirete Dio su questo monte". Mosè disse a Dio: "Ecco io arrivo dagli Israeliti e dico loro: Il Dio dei vostri padri mi ha mandato a voi. Ma mi diranno: Come si chiama? E io che cosa risponderò loro?". Dio disse a Mosè: "Io sono colui che sono!". Poi disse: "Dirai agli Israeliti: Io-Sono mi ha mandato a voi". Dio aggiunse a Mosè: "Dirai agli Israeliti: Il Signore, il Dio dei vostri padri, il Dio di Abramo, il Dio di Isacco, il Dio di Giacobbe mi ha mandato a voi. Questo è il mio nome per sempre; questo è il titolo con cui sarò ricordato di generazione in generazione. Và! Riunisci gli anziani d'Israele e dì loro: Il Signore, Dio dei vostri padri, mi è apparso, il Dio di Abramo, di Isac- co, di Giacobbe, dicendo: Sono venuto a vedere voi e ciò che vien fatto a voi in Egitto. E ho detto: Vi farò uscire dalla umiliazione dell'Egitto verso il paese del Cananeo, dell'Hittita, dell'Amorreo, del Perizzita, dell'Eveo e del Gebuseo, verso un paese dove scorre latte e miele. Essi ascolteranno la tua voce e tu e gli anziani d'Israele andrete dal re di Egitto e gli riferirete: Il Signore, Dio degli Ebrei, si è presentato a noi. Ci sia permesso di andare nel deserto a tre giorni di cammino, per fare un sacrificio al Signore, nostro Dio. Carissimi presbiteri, diaconi, fratelli e sorelle nel Signore! Da un anno ormai mi è stato affidato il servizio episcopale nella nostra diocesi. In questi primi mesi ho già avuto l'occasione di incontrare personalmente molti di voi. Ho potuto vivere, nelle comunità, nelle case, nei gruppi, nelle associazioni, nei movimenti e nelle famiglie, momenti intensi. Ho cominciato a condividere con voi l'esperienza dei vari colori e tonalità della vita: gioie e dolori, speranze e preoccupazioni. Con alcuni non è mancata la possibilità di uno scambio aperto ed esteso su possibili percorsi, prospettive, progetti, da pensare e da realizzare insieme. Tutto questo dovrà ancora crescere, consolidarsi, trovare modalità più organiche ed efficaci di espressione. Intanto, però, non dobbiamo

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LA LETTERA PASTORALE

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cessare di rendere grazie al Signore per quello che ci ha già donato e continua a donarci. Il nostro è certo un tempo per molti versi travagliato, difficile da interpretare. Non mancano però i fermenti e i segnali positivi, che insieme non dobbiamo cessare di riconoscere e di cogliere, come Chiesa che è a Lugano. Quanti semi di bontà, di disponibilità, di perseveranza nell’aiuto, in situazioni spesso nascoste, colgo un po’ dovunque. Non parlo solo della generosità e della solidarietà che in modo magnifico si manifestano nei momenti più drammatici, come è capitato anche di recente in occasione dei tragici eventi legati al maltempo. Penso anche alla miriade di gesti di comprensione, di vicinanza, di gratuità, che custodiscono quella realtà preziosissima che è la qualità umana del nostro vivere nel quotidiano. È qui che meglio possiamo riconoscere il volto più autentico del nostro essere popolo di Dio in cammino su questo preciso territorio, con le sue particolarità e la sua storia, e insieme del nostro essere partecipi del- la corsa secolare del Vangelo di Gesù Cristo sulle strade del mondo. Ciò richiede sia cura attenta alle radici, che ci danno la linfa, sia apertura alle sfide planetarie e a orizzonti più globali. In questo senso, pur essendo già numerosi gli impulsi, i suggerimenti, gli appelli e le indicazioni che ho potuto finora raccogliere, mi rendo ben conto di essere solo agli inizi di un percorso di conoscenza, che nei prossimi anni dovrà essere continuato e approfondito, nell'obbedienza comune alla Parola di Dio e nell'ascolto reciproco, paziente e attento, di ogni voce, per arrivare a riconoscere sempre meglio "ciò che lo Spirito dice alle Chiese" (Ap 1,7). Tuttavia, anche se è viva in me la coscienza di dover imparare ancora molto di voi, della vostra storia, di ciò che vi sta veramente a cuore, vi fa gioire e soffrire ogni giorno nell'impegno di essere fedeli alla chiamata del Signore, ritengo mio dovere di fratello, cui è stato chiesto di fungere da padre in mezzo a voi, rivolgervi una parola che possa essere di incoraggiamento e di orientamento nel nostro comune cammino ecclesiale. La prospettiva di fondo della riflessione è la stessa che ci è stata indicata con chiarezza da Papa Francesco nella sua esortazione apostolica post-sinodale Evangelii Gaudium. È la “gioia del Vangelo” richiamata in uno dei paragrafi iniziali della prima lettera di Pietro: "siete ricolmi di gioia, anche se ora dovete essere, per un po' di tempo, afflitti da varie prove, affinché la vostra fede, messa alla prova, molto più preziosa dell'oro – destinato a perire e tuttavia purificato con fuoco – torni a vostra lode, gloria e onore quando Gesù Cristo si manifesterà" (1Pt 1,6-7). Come non sentirsi in profonda sintonia con queste parole? Le prove ci sono anche per la nostra Chiesa locale, per le comunità, le famiglie, gli uomini e le donne che vivono sul territorio della nostra diocesi. Intendiamoci. Non sono magari le prove di persecuzione aperta che tanti fratelli e sorelle in Cristo devono affrontare, proprio in questo tempo in tante parti del mondo. Non sono neppure le resistenze, le indifferenze o le ostilità manifeste che qua e là si possono registrare. Il fenomeno da noi è certamente più sottile e insidioso, ma esiste! Si manifesta spesso come un sentimento vago di stanchezza e di scoraggiamento. Va alla radice del nostro slancio, insinua nel cuore il lamento, l'autocommiserazione, il grigiore e insidia il coraggio, la franchezza e la gioia della testimonianza. Assomiglia a una contraerea, pronta ad alzarsi ogni volta che un’iniziativa positiva prende il volo, qualcuno si espone in prima persona, un progetto tende a consolidarsi. Allora, l’invidia, il risentimento sordo, di- ventano altrettante minacce per la nostra vita cristiana ed ecclesiale, ma anche semplicemente umana. Eppure, l'apostolo ci invita a guardare a un dato ancora più inconfutabile di tutto ciò che risulta negativo nell'esperienza storica dei cristiani: la gioia! La gioia di fondo che colma i credenti, la realtà di una fede che nonostante tutto, sorprendentemente, perdura, contrariamente a ogni superficiale evi-

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LA LETTERA PASTORALE

denza: "voi amate Gesù Cristo, pur senza averlo visto e ora, senza vederlo, credete in lui" (1Pt 1,8). Ha ragione perciò Papa Francesco a ricordarci che “le sfide esistono per essere superate. Siamo realisti, ma senza perdere l’allegria, l’audacia e la dedizione piena di speranza!” (EG 109). A mia volta, vorrei partire da qui nel rivolgermi a voi, dalla disarmante constatazione di un fatto che continuo a scorgere percorrendo il Ticino: il miracolo dell'attaccamento dei cuori umani a Gesù. È la meraviglia a cui ciascuno può accedere nel profondo del suo cuore, nonostante tutte le contraddizioni, i tentennamenti e le opacità della sua vita. Non lo abbiamo mai visto, ma una fiamma, più o meno intensa, ci lega a lui, ci spinge ad aderire alla sua Persona, a cercarlo, a invocarlo, a non poter fare a meno di rivolgerci a lui. È di questo stupore primordiale della fede che desidero in questa mia prima lettera parlare un poco con voi. È più preziosa dell'oro destinato a perire, dice l'apostolo, e perché, se già la realtà caduca viene purificata, quella che ci unisce all'inestinguibile presenza del Vivente non dovrebbe passare al crogiolo e uscirne ancora più forte e pura? Tutto ciò che è prezioso è anche messo alla prova. Ciò che conta di più nella nostra vita deve attraversare il fuoco. Non potrebbe essere questa una chiave di lettura per il momento storico che stiamo vivendo? Non è forse possibile trarre da qui un'indicazione per arrivare ad abitare meglio da cristiani questo nostro tempo complesso, sofferto eppure così ricco di stimoli di rinnovamento profondo, di ricerca dell'autentico, dell'originale, del non artefatto? Ne sono convinto! E per cercare di illustrarvelo meglio, vorrei prendere come guida un grande credente dell'antico testamento, Mosè. Questi, proprio attraverso il fuoco che faceva ardere il roveto senza consumarlo, ha ricevuto la missione di condurre un popolo attraverso il deserto, dalla schiavitù al servizio del Dio vivente, dall'oppressione alla terra promessa. Chissà che non possa anche a noi indicare qualche passaggio per liberare un po' dalle scorie l'oro sempre ancora un po' grezzo della nostra fede. 1. Il fuoco della delusione Ho la sensazione che uno dei sentimenti più diffusi del nostro tempo sia quello della delusione. Delusione in campo economico, sociale, politico. La crisi che non passa, i progetti di sviluppo che si arenano in mille difficoltà, la fragilità delle relazioni a ogni livello, la difficoltà a impegnarsi in progetti di ampio respiro, il ripiegarsi sul presente, sull'immediato, il rifiuto di fare i conti sia con il proprio passato sia con un possibile futuro: tutto questo ci parla di un'esperienza umana che ci trova completamente sguarniti, incapaci di reagire. Di che si tratta? Credo che si possa parlare del duro, inevitabile, ma alla fine benefico, impatto con la realtà. È quello che ha Mosè, "cresciuto in età" (Es 2,11), quando si reca dai suoi fratelli e nota i loro lavori forzati. In quel momento, la sua reazione è rapida e violenta, come spesso è la nostra di fronte alle cose che si contrappongono alle nostre attese. Per il giovane cresciuto alla corte del faraone, troppo grande è la differenza tra il mondo dei suoi pensieri e quello reale in cui vivono i suoi fratelli. E il risultato è una perdita di controllo, che lo porta a dilapidare in un attimo il tesoro delle sue risorse. Quante volte questo accade anche a noi! L'incapacità di sostenere il reale con tutte le sue pesantezze e le sue contraddizioni, finisce per bruciare tutte le possibilità di agire in esso. La positiva volontà di cambiare non si confronta con la storia così com'è e, invece d'introdurvi fermenti di novità e di inaugurare fecondi processi di trasformazione, produce solo i cocci delle nostre immaginazioni infrante. L'indignazione, l'insofferenza, pur giustificata, per l'esistente, non basta da sola a rinnovare realmente le cose.

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C'è qui una grande lezione anche per noi, per la Chiesa, a livello universale e anche particolare. Sul nostro territorio ecclesiale sono numerosi i cantieri lasciati a metà, le proposte avanzate e subito abbandonate, i cumuli in cui si confondono i ruderi e il materiale inutilizzato. Come mai? Forse la volontà di fare subito qualcosa non ha saputo sempre misurarsi con la realtà dei ritmi delle persone. Forse però, ancora più profondamente, lo zelo dell'agire non si è cimentato con il passaggio essenziale alla sua purificazione e l'energia impetuosa si è così trasformata in scoraggiamento, in disincanto e amarezza. Certo, Gesù ha affermato chiaramente di non essere venuto a portare pace "ma spada" (Mt 11,34). "Sono venuto a gettare fuoco sulla terra e come vorrei che fosse già acceso" (Lc 12,49). C'è un'impazienza divina in queste parole di Gesù. Eppure, quando i due fratelli, Giacomo e Giovanni, vorrebbero fare scendere un fuoco dal cielo per eliminare la resistenza del villaggio samaritano al passaggio di Gesù verso Gerusalemme, non ricevono un'approvazione e devono scoprire con lui "un altro villaggio" (Lc 9,56). È così chiaro che il fuoco del Signore, quello che purifica la nostra fede, non è quello che vorremmo per distruggere gli ostacoli che ci stanno davanti, ma quello che si accende quando non ci sottraiamo alla resistenza del reale ai nostri progetti di cambiamento, anche quelli animati dai propositi più alti. È in gran parte il fuoco della delusione dei nostri sogni, quello che ci apre alla fede in Colui che realizza sempre le sue promesse. Ecco il primo punto! Se vogliamo che la nostra fede diventi ardente, cessi di essere un semplice involucro di abitudini rassicuranti con cui avvolgere la nostra paura di esistere, dobbiamo imparare ad abbracciare ciò che delude le nostre aspettative, a non soffocare né tentare di ingannare la nostra delusione, ma a lasciarci prendere per mano da essa, alla scoperta di ciò che rimane saldo quando tutto crolla delle nostre rappresentazioni di felicità, di realizzazione di noi stessi, del nostro ideale familiare, del nostro modello di comunità ecclesiale, di movimento, di associazione. Come viviamo le nostre "sconfitte"? Nelle nostre famiglie, nelle nostre relazioni affettive, nelle nostre comunità? Siamo pronti a riconoscere, nello scarto tra ciò che ci aspettavamo e ciò che si presenta effettivamente a noi, il fuoco che purifica la nostra fede, fa brillare ancora di più il nostro amore per Gesù? Oppure nella nostra ama- rezza non cessiamo di cercare dei capri espiatori per quello che è capitato, per la diminuzione cui vediamo sottoposte le nostre parrocchie, le nostre istituzioni, le nostre associazioni e movimenti? Perché, invece di passare umilmente e fiduciosamente attraverso la prova, ci dedichiamo con tanta acribia alla ricerca delle cause di quanto avvenuto per poi concludere che, se si fosse fatto in un certo modo da noi indicato, oggi non saremmo a questo punto? Il grande rischio per le nostre comunità è di trasformarsi nei luoghi del lamento, delle nostalgie, delle recriminazioni. Giustamente si fanno delle analisi della situazione che la Chiesa sta vivendo nel nostro tempo, dei fenomeni di trasformazione che ne stanno cambiando l'aspetto sociologico e la figura nel mondo attuale. Tuttavia, ciò che conta alla fine è la capacità di liberare il cuore dalle macerie del passato, di rinnovare il nostro grande, generoso, audace e incondizionato ascolto alla voce misteriosa di Dio, qui e ora; ascolto che si deve aprire ad ogni livello, soprattutto quando la realtà resiste alle nostre aspettative. 2. Il fuoco del quotidiano Cosa rimane dopo il crollo delle nostre attese? Per noi, spesso, solo il grigiore, il tirare avanti a fatica, il vuoto da riempire con le compensazioni o con le distrazioni più o meno virtuali. Per Mosè è la fuga lontano dal faraone nello sconosciuto territorio di Madian (cf. Es 2,15). Tutto è perduto allora?

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Evidentemente, no. E c'è subito un segnale che ci deve fare riflettere. “Mosé fuggì lontano dal faraone e si fermò nel territorio di Madian e si sedette presso un pozzo” (Es 2,15). Il pozzo è un luogo decisivo per il quotidiano degli esseri umani, soprattutto nel deserto. È il luogo dove andare ad attingere ogni giorno l'acqua necessaria per vivere, il luogo dell'incontro e dello scambio, che può partire dal più prosaico fino ad arrivare ai vertici della rivelazione. Pensiamo allo straordinario sviluppo del dialogo di Gesù con la donna samaritana, nel Vangelo di Giovanni (cf. Gv 4): partito dal bisogno quotidiano di attingere acqua, arriva fino alla “sorgente d’acqua che zampilla per la vita eterna” (Gv 4,14). Spesso, però, il luogo da cui tutti dipendono per vivere è anche il luogo del confronto difficile, dei piccoli e grandi soprusi dei più forti sui più deboli. Nel libro dell'Esodo, si legge dei pastori che impediscono ogni giorno alle figlie del sacerdote di Madian l'accesso del loro gregge agli abbeveratoi (cf. Es 2,16). È la prova del quotidiano, il fuoco lento che finisce per logorare le nostre forze, l'asprezza sottile e diffusa delle nostre giornate affannose, alle prese con il pulviscolo degli impegni, delle fatiche, delle resistenze con cui, prima o poi, ciascuno di noi deve fare i conti. Sul momento potrebbero sembrare anche piccole cose, ma quando durano settimane, mesi, anni... Eppure – possiamo esserne certi! – non c'è altro ambito in cui qualcosa di nuovo può cominciare. Dio non è assente dal lunedì al sabato. Ricordiamoci della parola di Gesù a coloro che ponevano un discrimine insormontabile tra il festivo e il feriale, accusandolo di operare nel giorno destinato all'assoluto riposo: "Il Padre mio agisce anche ora e anch'io agisco" (Gv 5,17). Il Signore ci fa sempre cogliere nelle pieghe delle nostre giornate, apparentemente tutte uguali, l'occasione per rendere migliore la nostra vita e quella di chi ci sta accanto. Torniamo un attimo al testo dell'Esodo: è sorpreso il sacerdote di Madian nel vedere tornare le sue figlie prima del solito: "Come mai oggi avete fatto ritorno così in fretta?". E le ragazze rispondono: "Un uomo, un Egiziano, ci ha liberato dalle mani dei pastori: lui stesso ha attinto per noi e ha fatto bere il gregge". E da qui tutto cambia per Mosè. "'Dov'è? - dice il sacerdote di Madian - Perché avete lasciato là quell'uomo? Chiamatelo a mangiare il nostro cibo!' Così Mosè accettò di abitare con quell'uomo" (Es 2,18-21). Ecco un altro grande compito per la Chiesa: il quotidiano da abitare, da umanizzare, da ritrovare come il luogo privilegiato dell'evangelizzazione. Colpisce sempre nelle parole di Gesù ai Dodici inviati in missione, o, nel Vangelo di Luca, ai settantadue, quante volte ritorni il riferimento alla casa, alla dimensione domestica, a cui i missionari devono fare riferimento. "In qualunque casa entriate, prima dite: 'pace a questa casa!'... Restate in quella casa... Non passate da una casa all'altra" (Lc 10,5-7). Senza la casa, manca l'ambito primordiale della trasmissione del Vangelo. Ora, le nostre case stanno diventando sempre più gusci impenetrabili, spazi privati contrapposti ad un ambiente esterno sempre più percepito come invadente. In esse, sempre più raramente si lascia entrare, salvo poi non trovare più in esse un angolo non "colonizzato" dai mezzi di comunicazione più intrusivi. Quante delle nostre abitazioni hanno conservato quello che in oriente si è soliti chiamare "l'angolo bello", il luogo dell'icona o dell'immagine sacra, con una lampada da accendere al momento della preghiera? In ogni caso, ci sarebbe davvero da rallegrarsi, se si riuscisse a ripristinare o a introdurre, nel nostro ambiente domestico, questo piccolo segno, per custodire anche fisicamente e visibilmente, il senso del nostro essere orientati al Signore che viene, del nostro essere aperti all'Altro, del nostro essere in attesa della grazia di una visita, capace di togliere dall'isolamento, di portare la novità di Dio, di dare la consapevolezza di essere importanti per qualcuno. Dire “quotidiano” e dire “casa” in questo particolare tempo tra due Sinodi dei Vescovi dedicati alla famiglia significa più in concreto tenere viva l’attenzione che Papa Francesco ha voluto dare a questa

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LA LETTERA PASTORALE

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realtà, fragile e preziosa, che trova nella casa il suo principale luogo di manifestazione. In tale periodo di transizione tra le due fasi del processo sinodale siamo infatti sollecitati, pastori e fedeli, a continuare a cercare insieme, sostenuti dallo Spirito Santo, vie misericordiose e vere, perché in ogni vicenda famigliare, per quanto dolo- rosa e complessa, e in ogni vicenda affettiva umana, possa brillare la luce del Vangelo di Gesù Cristo, capace di risanare le ferite e in- fondere vita nuova. A questo riguardo, siete ora voi sposi, portatori del sacramento del matrimonio, che, con la vostra testimonianza, potete aiutare la Chiesa intera a esprimere con autenticità ed efficacia il Vangelo della famiglia. A tal fine, mi auguro che il processo di ascolto e il cammino ecclesiale in tale ambito possa continuare anche nella nostra diocesi, soprattutto a livello vicariale e parrocchiale, nelle singole comunità, con iniziative semplici, pratiche e possibili rivolte alle persone desiderose di offrire la loro testimonianza e di far sentire la loro voce di uomini e donne, che vivono o cercano di vivere nel Signore legami famigliari di fedeltà, di comunione reciproca e di apertura alla vita. Dobbiamo avere fiducia che, stando con pazienza in ascolto delle domande vere che la vita ci pone – e che non sempre coincidono con quelle che riteniamo di poter immediatamente formulare – in- sieme potremo scoprire, con l’aiuto sempre invocato dello Spirito Santo, il sentiero umile ma percorribile attraverso le difficoltà che a volte possono apparire umanamente insormontabili. Come Vescovo, sento davvero di dover dire a tutti: non abbiamo forse qualcosa di specifico da dire e da fare come cristiani, per dare il nostro contributo all'umanizzazione del quotidiano? Per portare il Vangelo, siamo chiamati a imparare l'arte di entrare nelle case. Siamo invitati a rafforzare quel senso di ospitalità semplice e concreto che non è certo assente dalla migliore tradizione del nostro popolo. Non si tratta di passare di casa in casa come per una propaganda, ma di attraversare ogni volta la soglia della casa altrui con la voce di Maria subito riconosciuta da Elisabetta: “ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo” (Lc 1,44). Ciò significa diventare portatori, non solo di aiuti materiali o di parole convenzionali di prossimità, ma del vento dello Spirito che dà a ciascuno la gioia di essere visitati da Dio. 3. Il fuoco dell'attenzione C'è un altro fuoco attraverso cui occorre far passare la nostra vita e la nostra maniera di essere uniti al Signore. È un fuoco che siamo noi a dover alimentare, perché nessuno potrà farlo al nostro posto: è il fuoco dell'attenzione a ciò che accade davanti a noi. Ci sono parole molto belle di Simone Weil a questo proposito1. Questa straordinaria donna ebrea, afferrata da Cristo anche se rimasta per tutta la vita sulla soglia della Chiesa, aveva capito che l'ardore dell'attenzione non ha nulla a che fare con uno sforzo muscolare. Esso consiste invece in una profonda disponibilità interiore ad accogliere qualunque cosa si presenti al nostro sguardo, senza neutralizzarla pregiudizialmente, senza selezionarla in base ai nostri rigidi schemi mentali, ma lasciandola parlare, permettendole di rivelarci ciò che non abbiamo ancora visto, ciò che non sappiamo ancora. Nel nostro mondo, fatto spesso d'immagini che vogliono manipolare il nostro cuore, di parole seduttrici, di emozioni superficiali da consumare in un momento, l'esercizio dell'attenzione va continuamente ripreso. Esso ci porta a cogliere l'inatteso che sbuca dalla trama dello scontato proprio come accade al grande patriarca di cui stiamo seguendo le orme. "Mosè stava pascolando il gregge di Ietro, suo suocero, sacerdote di Madian" (Es 3,1). Niente di più consueto nella vita di un uomo diventato per circostanze non volute pastore di bestiame non suo. Il lavoro quotidiano è diventato per lui un'abitu-

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dine, ma gli occhi non si sono spenti. "Egli guardò ed ecco: il roveto ardeva per il fuoco, ma quel roveto non si consumava" (Es 3,2). Qualcosa d'insolito avviene in quel giorno a prima vista non diverso da tanti altri. Tuttavia, da solo, questo non basta per cambiare una vita. Per lasciar parlare la novità, occorre la decisione esplicita di passare attraverso il fuoco dell'attenzione: "Mosè pensò: 'Voglio avvicinarmi a osservare questo grande spettacolo: perché il roveto non brucia?'" (Es 3,3). È solo un piccolo passo, un gesto magari appena accennato, ma è quello che il Signore attende per farci sentire la sua voce che ci chiama per nome: "Il Signore vide che si era avvicinato per guardare; Dio gridò a lui dal roveto: 'Mosè, Mosè!" (Es 3,4). Occorre riconoscerlo: spesso ci lamentiamo per il silenzio di Dio, per la sua assenza, per la sua mancata risposta ai nostri appelli e alle nostre preghiere. Così la vita delle nostre parrocchie e delle nostre comunità finisce per ristagnare in una ripetitività senza vita e senza gioia. Non ne siamo né fieri né contenti, ovviamente, ma forse non abbiamo l'audacia di andare alla radice di questo stato di cose. Tutto infatti dipende dalla nostra maniera di guardare, di mettere a fuoco la realtà. Ci sono cose che non reggono a un'osservazione attenta. Appaiono subito irrilevanti e cadono come scorie insignificanti. Ce ne sono subito altre però che brillano di luce nuova e, se ci avviciniamo a esse, anche solo per curiosità, possono trasformare tutta una vita. Questo non dovremmo mai dimenticarlo! Ogni pagina della Scrittura, soprattutto quando è proclamata nella liturgia, è un roveto ardente, ogni Eucaristia ci mette in contatto con il fuoco che arde senza consumare. Ci manca però il coraggio di passare attraverso il fuoco dell'attenzione, di lasciarci attirare verso ciò che non conosciamo ancora. Forse abbiamo paura di vedere sconvolto l'assetto del mondo che riteniamo l'unico possibile per noi? Mi colpisce sempre a questo proposito l'episodio della guarigione dell'indemoniato di Gerasa nel Vangelo di Marco. Dopo la liberazione di questo uomo da tutto ciò che gli impediva di vivere umanamente, "la gente venne a vedere che cosa fosse accaduto. Giunsero da Gesù, videro l'indemoniato seduto, vestito e sano di mente", ma invece di avvicinarsi e lasciarsi prendere dallo spettacolo, "ebbero paura". E alla fine "essi si misero a pregarlo di andarsene dal loro territorio" (Mc 5,15-17). Davvero sconcertante! Siamo però sicuri che ciò non si riproduca ogni volta che vediamo accadere qualcosa di nuovo e passiamo oltre per non rischiare di dover cambiare qualcosa nella nostra vita? Siamo spesso a un passo soltanto dalla manifestazione di un mondo nuovo, di un ordinamento tutto diverso da quello, fatto di conflitti e di esclusioni, al quale ci siamo ormai abituati, ma questo passo ci risulta arduo, pericoloso, impossibile da compiere. Rendercene conto, prenderne atto è fondamentale se non vogliamo trovarci a piangere l’assenza di una novità e di una vita a cui noi stessi magari senza accorgercene abbiamo deciso ad un dato momento di chiudere la porta. L'attenzione non è un hobby da coltivare nei ritagli di tempo. È un impegno di ogni istante e riguarda ogni componente della nostra realtà ecclesiale. Se abbiamo paura di lasciare entrare l'insolito nella nostra vita, se abbiamo messo sul nostro cuore una spessa coltre protettiva per non lasciarci ferire da tutto ciò che potrebbe compromettere l'equilibrio – comunque precario! – che siamo riusciti a raggiungere, stiamo chiedendo al Signore di cercare altrove un territorio più adatto alla sua proposta. E forse è proprio quello che sta avvenendo nel mondo, dove non sono i popoli che da più tempo hanno ricevuto il Vangelo ad avvicinarsi e a lasciarsene fecondare, ma quelli che, essendo veramente poveri e disarmati, sono più pronti a vivere lo stupore di una Presenza che fa ardere la creazione senza consumarla.

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4. Il fuoco della rivelazione Giungiamo così al punto decisivo: la rivelazione del Dio vivente, l'irruzione nella storia umana del Trascendente, del Tre volte Santo, del Totalmente Altro. Sono varie le espressioni, più o meno adeguate, che si è soliti usare a questo proposito. Tutte tentano di evocare un'idea diventata insopportabile o comunque inconcepibile per molti nel nostro tempo. Alcuni parlano addirittura della prima generazione nella storia umana che vive come se Dio non ci fosse, inmaniera totalmente autonoma ed emancipata da questo riferimento preciso all'Alterità divina. Di fatto, però, ciò che è in gioco è molto più di un'idea. Anche qui possiamo parlare di un fuoco attraverso cui far passare la nostra umanità, il nostro modo di essere in relazione con noi stessi e gli uni con gli altri. Il racconto dell'Esodo è da questo punto di vista chiarissimo. La santità di Dio, che esige da Mosè che si levi i sandali dai piedi, quasi per assicurarsi che egli abbia in quel momento i piedi ben piantati per terra, si manifesta unicamente rimandando chi la percepisce a ciò che accade nella storia. "Ho osservato la miseria del mio popolo in Egitto e ho udito il suo grido a causa dei suoi sovrintendenti: conosco le sue sofferenze. Sono sceso per liberarlo dal potere dell'Egitto e per farlo salire da questa terra verso una terra bella e spaziosa" (Es 3,7-8). Ecco il Dio vivente e santo che si fa conoscere nel tempo: Sguardo, Ascolto, Compassione, Umiltà che eleva. Non è un Dio altro per estraniarci dalla durezza della storia, per scappare altrove. È un Dio che si manifesta così altro da noi, così sovrabbondante di vita, da non doversi mai difendere dalla miseria dell'umanità, come facciamo noi mortali, ma da poterla ospitare interamente in sé, nelle sue viscere, fino ad abbassarsi per farci salire a Lui. Non è forse questo richiamo all’umiltà di Dio, alla sua misericordia, che ha reso così amata e popolare la figura di Papa Francesco, che testimonia una Chiesa dalla parte del debole e del peccato- re e non dalla parte del giudice? È la santità ospitale di Dio di cui tutto nella vita di Gesù di Nazaret è narrazione, epifania, manifestazione piena e insuperabile. Leggiamo, per esempio, nel Vangelo di Matteo: "Gesù percorreva tutte le città e i villaggi, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il Vangelo del Regno e guarendo ogni malattia e infermità. Vedendo le folle, ne sentì compassione (letteralmente: fu preso alle viscere), perché erano stanche e sfinite come pecore che non hanno pastore" (Mt 9,35-36). Stanchezza, oppressione, sfinitezza, miseria... Non sono forse le realtà che quotidianamente passano sotto il nostro sguardo, sollecitato più che mai da immagini di ogni tipo provenienti da ogni parte del mondo? Come credenti siamo chiamati anzitutto a non soccombere all'assuefazione e all'indifferenza, a impegnarci con tutte le forze a nostra disposizione nella lotta contro ogni forma di ingiustizia, di disparità e di sopruso di cui veniamo a conoscenza. Ciò però non basta. Come instancabilmente ci esorta a fare Papa Francesco, il grido dei poveri deve spezzare la durezza del nostro cuore2. La nostra fede deve imparare a passare attraverso il fuoco della rivela- zione, il duro e insieme beatificante confronto con la Parola che, nel concreto della nostra storia, ci disarma e ci trafigge. Carissimi, non possiamo aspettarci dalla rivelazione del Dio vivente una semplice comunicazione di servizio, un'indicazione minima di buon comportamento per avere infine un attestato di buona co- scienza. Occorre che ci disponiamo a mettere in conto una bruciatura a ogni contatto con la Verità che salva. La chiesa continua a nascere ai piedi della croce di Gesù, come ci attesta Luca, in un movimento di radicale conversione: "tutta la folla che era venuta a vedere questo spettacolo, ripensando a quanto era accaduto, se ne tornava battendosi il petto" (Lc 23,47). Questo continua ad accadere anche nel tempo, come appare dalla reazione degli ascoltatori di Pietro, nel giorno di Pentecoste. È

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il primo discorso pubblico della Chiesa e, at- traverso la predicazione, è come se tutti si trovassero sul Calvario a ricevere la suprema rivelazione del Dio vivente: "all'udire queste cose si sentirono trafiggere il cuore e dissero a Pietro e agli altri apostoli: ‘che cosa dobbiamo fare, fratelli?’" (At 2,37). Questa domanda degli ascoltatori di Pietro dobbiamo tenerla ben presente. Essa può essere considerata come un criterio di discernimento sia della nostra predicazione che della qualità del nostro ascolto. È certamente compito di chi annuncia, infatti, mettere in contatto gli ascoltatori, non con dei pensieri più o meno devoti, ma con il fuoco della rivelazione, con il Dio vivente che osserva, ascolta, conosce e scende per liberare e far risalire il suo popolo, con le viscere di misericordia di Gesù Cristo avvinte dallo smarrimento e dallo sfinimento della gente. È qui e solo qui che risiede l'efficacia della Parola che siamo chiamati a testimoniare. Parola disarmata e spoglia, ma di fuoco e non piatta e scontata. A questo riguardo sono da rileggere con attenzione le preziose indicazioni di Papa Francesco sulla preparazione della predicazione. Questa certamente richiede da parte di tutti i ministri della Parola un impegno di studio, di approfondimento e di elaborazione del linguaggio più adatto per farsi capire, ma non può essere separata dall’impegno di tutta una vita disposta a passare attraverso il crogiolo della conversione al Dio vivente. È poi anche compito di chi ascolta verificare l'avvenuto contatto con il Signore. Se usciamo indenni da una predicazione o da una celebrazione, non è sempre dovuto ai limiti di chi ha preso la parola davanti all'assemblea. Se rimaniamo uguali a come siamo entrati, è forse anche perché non siamo molto disposti a lasciarci inquietare, a credere che qualcosa nella nostra vita potrebbe cambiare. Così il miracolo della fede comincia sempre quando, passati attraverso il fuoco della rivelazione, ci accorgiamo che qualcosa nella vita può e deve cessare di essere come prima. 5. Il fuoco della missione Insomma, l'incontro con il Signore è vero se da esso scaturisce una missione, un mandato che non si perde nella nebbia di un vago ideale di miglioramento, ma porta a intervenire alla radice di ciò che impedisce la realizzazione del sogno di Dio sulla creazione. Questo è un invio che nessuno può inventarsi o progettare a partire dalle proprie idee di sviluppo o di miglioramento della società o della Chiesa. Esso scaturisce invece direttamente dalla scoperta della vulnerabilità del Signore alle sofferenze del suo popolo. Da una percezione intensa da parte nostra di ciò che sta a cuore a Dio qui e ora: "Ecco, il grido degli Israeliti è arrivato a me e io stesso ho visto come gli Egiziani li opprimono. Perciò va'! Io ti mando dal faraone" (Es 3,9-10). Come dire più chiaramente che la missione non è qualcosa che si aggiunge alla vita del credente, non viene dalle sue elucubrazioni più o meno benintenzionate, ma scaturisce in lui come esigenza da ciò che viene a conoscere a contatto con il Signore? Lo dice magnificamente Papa Francesco: “la missione al cuore del popolo non è una parte della mia vita, o un ornamento che mi posso togliere, non è un’appendice o un momento tra i tanti dell’esistenza. È qualcosa che non posso sradicare dal mio essere se non voglio distruggermi. Io sono una missione su questa terra, e per questo mi trovo in questo mondo.” (EG 273). Siamo davvero ancora troppo afflitti nella Chiesa da una mentalità – oserei dire – aziendale. Pensiamo ancora alla Chiesa come a un'organizzazione che una volta era diffusa capillarmente sul territorio e aveva molto personale a disposizione, mentre oggi fatica a reclutare tutti i funzionari per tenere in piedi le sue iniziative.

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Qui più che altrove la nostra fede deve passare attraverso un fuoco di purificazione. Anche se radicata in un ambito geografico preciso, con la sua storia, le sue parrocchie e le sue istituzioni, una chiesa diocesana non deve cessare di pensarsi come un popolo di inviati dalla compassione di Dio per gli uomini, divenuta visibile nel fianco squarciato di Gesù, innalzato sulla croce. Possiamo esistere come Chiesa nel tempo soltanto nella consapevolezza dell'assoluta attualità dell'evento pasquale cui veniamo resi pienamente presenti a ogni Eucaristia, nell'ascolto costantemente rinnovato di ciò che i discepoli si sentono dire da Gesù risorto dai morti prima della sua ascensione al cielo: "A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo" (Mt 28,18-20). Certo, la missione che il Signore ci affida mette inevitabilmente in causa il nostro senso di inadeguatezza. "Chi sono io - dice subito Mosè - per andare dal faraone e far uscire gli Israeliti dall'Egitto?" (Es 3,11). È la reazione tipica dell’inviato, che percepisce subito di mancare del linguaggio capace di agganciare l'interesse e l'attenzione degli ascoltatori. Quanti discorsi fra di noi sulla povertà dei nostri mezzi o sulle modalità o strategie per rendere più efficaci le nostre iniziative pastorali! Indubbiamente, si tratta di riflessioni importanti che occorre pur fare quando si tratta di rendere operative le nostre decisioni pastorali. Bisogna però che la nostra ricerca di strumenti adeguati di comunicazione con gli uomini e le donne del nostro tempo non sia il surrogato di un'assenza di fuoco, il tentativo di ingannare il nostro cuore inaridito da troppo tempo passato senza aver gustato il sapore della misericordia di Dio, il calore del suo amore, la tenerezza appassionata e irresistibile con cui egli non cessa di pronunciare il nostro nome. Non dobbiamo dimenticare che a tutte le obiezioni che possiamo formulare il Signore non cessa di rispondere con la nudità e l'essenzialità di parole che tagliano corto con i nostri tentativi di schermirci e di difenderci con la nostra falsa umiltà: "Io sarò con te... Io sono colui che sono" (Es 3,12.14). Lo so che sono tantissime le interpretazioni possibili di queste parole misteriose. È degli esegeti il compito di essere più precisi nell'analisi. A me basta coglie- re in queste espressioni i due aspetti della scoperta che sempre riaccende nel cuore umano il fuoco della missione: Dio è colui che è con te, Dio è la sorpresa che continuamente si rinnova nella tua vita. Carissimi, non riduciamo il senso della missione alle attività missionarie! La nostra missione è un essere prima che un fare, un ascoltare prima che un dire, un contagiare prima che un proclamare. In fondo la nostra missione di cristiani è essenzialmente quella di offrire la nostra umanità perché Dio possa manifestarsi nel mondo come prossimità e novità permanente delle nostre storie. Prendiamo in mano l'inizio del Vangelo di Marco, che accompagnerà la liturgia domenicale, almeno nella parte romana della nostra diocesi. Ci dice chiaramente dove e come il Dio-con-noi, l'Emmanuele, ha cominciato a tracciare la Via sulle strade polverose di Palestina: "Dopo che Giovanni fu arrestato", ossia, proprio nelle pieghe più oscure di questa storia umana dove i profeti vengono messi violentemente a tacere, "Gesù andò nella Galilea", la terra di confine, del chiaroscuro, dell'identità sospetta e messa in discussione. Non ci va però con una teoria o con una magica soluzione dei problemi della società, ma "proclamando il Vangelo di Dio" (Mc 1,14). Potremmo forse anche dire: annunciando un Dio che non sta lontano, un Dio che si fa buona notizia per l'uomo in cammino, l'unico Dio che il cuore umano può accogliere come grazia e liberazione.

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Conclusione Carissimi, è ora di concludere. Ho promesso a me stesso e a molti che non sarei stato lungo, perché è mio desiderio raggiungere anche chi non ha molto tempo da dedicare alla lettura. Penso in particolare ai genitori che lavorano, ai giovani e meno giovani preoccupati di trovare un posto di lavoro. La vita non fa davvero sconti a nessuno e sono tante le incombenze che mette sulle nostre fragili spalle umane. Cosa ho voluto dirvi con questo mio scritto? Anzitutto, ho voluto ricordarvi la realtà nella quale siamo immersi, anche se così raramente e così poco ce ne rendiamo conto; la realtà di per sé impossibile eppure donata che nessuno di noi deve cercare lontano o addirittura inventare: "siete ricolmi di gioia". Non è una chimera o una frase fatta. È un dato inconfutabile della vita cristiana. Essa ha come suo fondamento lo Spirito Santo effuso da Dio nei nostri cuori, per farli entrare in sintonia con l'Abbà, il modo più affettuoso di rivolgersi al Padre, il grido essenziale del cuore umano di Gesù. Non abbiamo infatti “ricevuto uno spirito da schiavi per ricadere nella paura”, ma “lo Spirito che rende figli adottivi, per mezzo del quale gridiamo Abbà, Padre!” (Rm 8,15). Questo è semplicemente il Reale, più reale di tutto ciò che siamo soliti definire tale. Non c'è perciò da aggiungere niente a quello che è. Si tratta di diventarlo, di lasciare che quello che è si manifesti attraverso ogni fibra della nostra umanità. In questa linea, l'unica parola che in questo momento mi sento di indicarvi come pastore è quella che più volte è tornata in questo mio scritto: fuoco! Non il fuoco d'artificio che inganna, non il fuoco di paglia che dura poco, non il fuoco dell'euforia o dell'esaltazione, che lascia subito sfiniti, disgustati e inariditi. Piuttosto, il fuoco che Cristo è venuto a gettare sulla terra e che così intensamente egli desidera sia acceso nei nostri cuori. Il fuoco che brucia le nostre illusioni e i nostri progetti irrealizzabili, il fuoco del quotidiano che ci umanizza, il fuoco dell'attenzione che fa cantare le cose più ordinarie, il fuoco del Dio vivente che ci rende partecipi della sua passione per l'umanità, il fuoco della missione acceso dal Vangelo di Dio portato da Gesù. Viviamo un tempo in cui s'incrociano molti fenomeni difficili da decifrare. Ci sono segni di dispersione, di frammentazione, di liquidità. Eppure, non manca la sete di comunione. Tutto sembra all'insegna della superficialità e della fretta, eppure, improvvisamente, s’intravvedono impreviste ricerche di profondità e di senso. Il mondo è infiammato da guerre, conflitti, divisioni di ogni tipo che minacciano oggi più che mai di assumere una dimensione globale. Dal cuore degli uomini, però nessuno è ancora riuscito a strappare definitivamente l'attesa della pace. Cosa dire di tutto questo? Non ho una risposta univoca. Mi viene in mente solo un detto dei miei amati padri del deserto, che voglio lasciarvi come sintesi di quello che ho cercato di dirvi e che, a mio avviso, non manca di indicare un preciso orientamento pastorale per la nostra Chiesa.

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"Abba Lot si recò da abba Giuseppe e gli disse: 'Abba, per quanto posso, io faccio la mia piccola liturgia, il mio piccolo digiuno, la preghiera, la meditazione, vivo nella quiete e, per quanto posso, mantengo puri i miei pensieri. Che cosa dunque devo fare ancora?'. L'anziano allora si alzò, tese le braccia al cielo e le sue dita divennero come dieci torce di fuoco, e gli disse: "Se vuoi, diventa tutto come di fuoco!" (Giuseppe di Panefo 7). Come cristiani spesso andiamo in cerca di che cosa possiamo ancora aggiungere alle nostre attività, come possiamo meglio organizzarci per essere più efficaci. Qualche volta ci chiediamo se dobbiamo essere ottimisti o pessimisti nei confronti del futuro. In realtà, il nostro modo di esistere e di non lasciarci travolgere dagli eventi, di abitare il momento della storia che Dio ha assegnato alla nostra vita, di interpretarlo e di aprirlo al Regno del Veniente è uno solo: diventare ardenti!

+ Valerio Lazzeri Vescovo di Lugano

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CALENDARIO LITURGICO – ANNO B

DICEMBRE 24 MERCOLEDÌ

FERIA MAGGIORE DI AVVENTO

14.00

24-25

Collegiata: Celebrazione del Sacramento della Confessione fino alle ore 18.00 (saranno presenti diversi Sacerdoti).

LA NOTTE TRA IL 24 E IL 25 DICEMBRE NELLA PARROCCHIA DI SANT’ANTONIO ABATE VENGONO CELEBRATE LE SEGUENTI SS. MESSE NATALIZIE 22.00 24.00 24.00 24.00

25

Chiesa SS. Trinità Locarno Monti Collegiata Sacra Famiglia Monastero San Giuseppe

GIOVEDÌ – NATALE DEL SIGNORE – SS. MESSE DEL GIORNO 09.00 09.30 10.30 10.30 11.00 17.15

Collegiata Monastero San Giuseppe Collegiata Collegiata S. Caterina Monte Bré

Attenzione!!! Non viene celebrata la S. Messa delle ore 20.00 in Collegiata.

26 VENERDÌ

S. STEFANO, DIACONO, PRIMO MARTIRE – Festa Le SS. Messe del giorno: 08.00 09.00 10.30 17.00 17.00

Monastero S. Giuseppe Collegiata Sacra Famiglia S. Caterina Colmanicchio

17.00 Collegiata: “CONCERTO NATALIZIO” all’organo il Mo. Beniamino Calciati (presentazione e programma a pag. 27) 18


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CALENDARIO LITURGICO – ANNO B

28 DOMENICA

CAMMINIAMO INSIEME

SANTA FAMIGLIA DI GESÙ, MARIA E GIUSEPPE – Festa 10.30

Sacra Famiglia: S. Messa solenne Durante la celebrazione affideremo in modo speciale il Quartiere Nuovo alla protezione della Santa Famiglia di Nazaret cui la chiesa è dedicata. Al termine, sul sagrato: aperitivo offerto dal Gruppo Animazione del Quartiere.

31 MERCOLEDÌ

S. SILVESTRO PRIMO - PAPA

17.30

Collegiata: S. Messa S. Messa solenne di ringraziamento per i benefici ricevuti durante l’anno e canto dell’inno “TE DEUM”

Attenzione!

Non vengono celebrate le SS. Messe delle ore 18.00 nella chiesa dei Monti della Trinità e delle ore 20.00 nella chiesa della Sacra Famiglia.

GENNAIO 1 GIOVEDÌ

MARIA SS.MA MADRE DI DIO – Solennità Le SS. Messe del giorno: 08.00 09.00 10.30 10.30 20.00

Monastero S. Giuseppe Collegiata Collegiata Sacra Famiglia Collegiata

17.00

Collegiata: S. Vespri della Solennità

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CALENDARIO LITURGICO – ANNO B

4 DOMENICA

SECONDA DOPO NATALE – orario festivo

6 MARTEDÌ

EPIFANIA DEL SIGNORE – Solennità – orario festivo

14.30

Sacra Famiglia: Arrivo dei Re Magi · accoglienza dei tre Re · momento di dialogo in chiesa · preghiera conclusiva · distribuzione dei doni · panettonata al Centro Sacra Famiglia

17.00

Collegiata: S. Vespri della Solennità a conclusione delle feste natalizie

11 DOMENICA

BATTESIMO DEL SIGNORE – Festa – orario festivo

17 SABATO

SANT’ANTONIO ABATE – memoria

08.00

Collegiata: S. Messa della memoria

18.00

Chiesa SS. Trinità di Locarno Monti: CELEBRAZIONE ECUMENICA nel quadro della settimana di Preghiera per l’Unità dei Cristiani. Sono invitati i fedeli della Comunità evangelica riformata, della Comunità Siro ortodossa e della Comunità cattolica di Locarno.

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CALENDARIO LITURGICO – ANNO B

CAMMINIAMO INSIEME

18-25 gennaio 2015 SETTIMANA DI PREGHIERA PER L’UNITÀ DEI CRISTIANI

Gesù disse: Dammi un po’ d’acqua da bere (Gv 4,7) Celebrazione ecumenica per tutta la Svizzera italiana nella chiesa parrocchiale di Breganzona

domenica 18 gennaio 2015 alle 16.30 ******* Culto ecumenico teletrasmesso dalla chiesa Evangelica Riformata di Viale Cattaneo a Lugano

domenica 25 gennaio 2015 alle ore 10.00 ******* Nelle SS. Messe e celebrazioni della settimana in Parrocchia si pregherà per l’unità dei Cristiani

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II ORDINARIA (B)

LA COMUNITÀ CRISTIANA DI LOCARNO FESTEGGIA IL SUO PATRONO SANT’ANTONIO ABATE Vengono celebrate le seguenti SS. Messe: 08.00 09.00 10.30 11.00

Monastero San Giuseppe Collegiata Collegiata: SS. Messa solenne Monastero Santa Caterina

Non c’è la S. Messa delle 10.30 alla Sacra Famiglia 20.00

Collegiata

(il programma della Festa patronale è pubblicano a pag. 28)

25 DOMENICA

III ORDINARIA – orario festivo 21


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CALENDARIO LITURGICO – ANNO B

FEBBRAIO 1 DOMENICA

IV ORDINARIA (B) – orario festivo

2 LUNEDÌ

PRESENTAZIONE DEL SIGNORE – festa

3 MARTEDÌ

20.00

Collegiata: benedizione delle candele e processione verso Chiesa Nuova Santa Messa benedizione dei bambini e delle famiglie

20.00

S. Famiglia: benedizione delle candele (nel campo da gioco) e processione verso la chiesa Santa Messa benedizione dei bambini e delle famiglie

SAN BIAGIO – VESCOVO E MARTIRE – memoria

La benedizione della gola, che verrà impartita alla fine di ogni Messa del giorno, ci invita a ringraziare il Signore per tutti i suoi benefici e a essere sempre attenti al grande dono della vita, nostra e altrui, da preservare, difendere e curare.

8 DOMENICA

QUINTA ORDINARIA (B) – orario festivo

TRIDUO DI PREPARAZIONE ALLA FESTA DELLA MADONNA DI LOURDES Domenica 8 febbraio 09.00 Chiesa Nuova: S. Messa 15.00 Chiesa Nuova: S. Rosario 17.00 Chiesa Nuova: S. Vespri e benedizione eucaristica Lunedì 9 febbraio 09.00 Chiesa Nuova: S. Messa 15.00 Chiesa Nuova: S. Rosario 17.00 Chiesa Nuova: S. Vespri e benedizione eucaristica Martedì 10 febbraio 09.00 Chiesa Nuova: S. Messa 15.00 Chiesa Nuova: S. Rosario 17.00 Chiesa Nuova: S. Vespri e benedizione eucaristica 22


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CALENDARIO LITURGICO – ANNO B

11 MERCOLEDÌ

09.00 09.30 15.00 17.00

15 DOMENICA

CAMMINIAMO INSIEME

B.V. MARIA DI LOURDES – festa

Chiesa Nuova: S. Messa Chiesa Nuova: Adorazione eucaristica fino alle 11.30 Chiesa Nuova: S. Rosario Chiesa Nuova: S. Vespri e benedizione eucaristica

VI ORDINARIA (B) – orario festivo

18 MERCOLEDÌ DELLE CENERI SOLENNE INIZIO DEL TEMPO DI QUARESIMA “Riconciliatevi con Dio. Ecco il momento favorevole”

(2Cor 5,20-6,2)

GIORNO DI MAGRO E DIGIUNO (sono obbligatori astinenza dalle carni e digiuno) Collegiata e chiesa S. Famiglia: 20.00

S. Messa con l’imposizione delle Ceneri sul capo dei fedeli Verrà distribuita la busta del Sacrificio quaresimale e l’Agenda della Quaresima, altrettanti segni di conversione

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CAMMINIAMO INSIEME 22 DOMENICA

CALENDARIO LITURGICO – ANNO B

PRIMA DI QUARESIMA (B) – orario festivo

“Lo Spirito sospinse Gesù nel deserto e nel deserto rimase quaranta giorni, tentato da Satana” (Mc 1,12-15) 10.30 15.00 17.00

Collegiata e S. Famiglia: S. Messa Presentazione alla Comunità dei bambini e delle bambine della Prima Comunione e consegna del Calendario di Quaresima Collegiata: Celebrazione del Sacramento dell’Unzione per tutti gli ammalati e gli anziani della Parrocchia Collegiata: Santi Vespri di Quaresima

MARZO 1 DOMENICA

SECONDA DI QUARESIMA (B) – orario festivo

“Questi è il figlio mio, l’amato; ascoltatelo!” (Mc 9,7) 17.00

8 DOMENICA

Collegiata: Santi Vespri di Quaresima

TERZA DI QUARESIMA (B) – orario festivo

“Distruggete questo tempio e io in tre giorni lo farò risorgere” (Gv 2,19) 12.00 17.00

15 DOMENICA

Centro Sant’Antonio: Pranzo comunitario quaresimale Collegiata: Santi Vespri di Quaresima

QUARTA DI QUARESIMA (B) – orario festivo

“Dio ha mandato il Figlio perché il mondo si salvi per mezzo di Lui” (Gv 3,17) 17.00

19 GIOVEDÌ

Collegiata: Santi Vespri di Quaresima

S. GIUSEPPE SPOSO DELLA B.V. MARIA – Solennità

Attenzione! Non è celebrata la S. Messa prefestiva delle ore 18.00 ai Monti della Trinità.

22 DOMENICA

QUINTA DI QUARESIMA (B) – orario festivo

“Se il chicco di grano caduto in terra muore, produce molto frutto” (Gv 12,20-33) 12.00 17.00 24

Centro S. Famiglia: Pranzo comunitario quaresimale Collegiata: Santi Vespri di Quaresima


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CALENDARIO LITURGICO – ANNO B

CAMMINIAMO INSIEME

29 DOMENICA DELLE PALME E DELLA PASSIONE DEL SIGNORE (B) SOLENNE INIZIO DELLA SETTIMANA SANTA Nelle Settimana santa, la Chiesa celebra i Misteri della Salvezza portati a compimento dal Cristo negli ultimi giorni della sua vita, a cominciare dal suo ingresso messianico in Gerusalemme fino alla sua beata passione e gloriosa risurrezione. 08.00 09.00

S. Messa Monastero San Giuseppe S. Messa in Collegiata

10.15

Ritrovo nei Cortili del Centro S. Antonio e del Centro Sacra Famiglia: · benedizione dei ramoscelli d’ulivo · lettura del Vangelo · processione solenne verso le rispettive chiese del Quartiere

Segue la Processione festosa delle Palme nei due quartieri della Parrocchia, verso la Collegiata e verso la chiesa Sacra Famiglia. 10.30

S. Messa in Collegiata e in chiesa Sacra Famiglia

17.00

Lode vespertina in Collegiata

20.00

S. Messa in Collegiata

A TUTTE LE SANTE MESSE SI RITIRANO LE BUSTE DEL SACRIFICIO QUARESIMALE

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CAMMINIAMO INSIEME

ASSEMBLEA PARROCCHIALE STRAORDINARIA

CONVOCAZIONE A norma dell’articolo 9 del Regolamento parrocchiale è convocata

L’ASSEMBLEA PARROCCHIALE STRAORDINARIA GIOVEDÌ 22 GENNAIO 2015 alle ore 18.00 presso il Centro Sant’Antonio con il seguente Ordine del giorno: 1. 2. 3. 4. 5. 6. 7. 8. 9.

Lettura e approvazione dell’ultimo verbale Nomina di due scrutatori Nomina del Presidente del giorno Rapporto del Presidente del Consiglio parrocchiale Approvazione precario e servitù sul terreno di via Varesi Approvazione del Preventivo 2015 Approvazione revisione Regolamento parrocchiale Informazioni del Consiglio parrocchiale Diversi – eventuali Per il Consiglio parrocchiale

Il Presidente: Tiziana Zaninelli

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La Segretaria: Barbara Angelini-Piva


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CONCERTO IN COLLEGIATA

CAMMINIAMO INSIEME

VENERDĂŒ 26 DICEMBRE 2014 FESTA DI SANTO STEFANO COLLEGIATA SANT’ANTONIO LOCARNO

organista:

Mo. Beniamino Calciati In programma musiche natalizie ENTRATA LIBERA Beniamino Calciati. Nato nel 1988, discepolo di M.T. Immormino, F. Caporali, D. Ruzza, A. Polignano, A. Ruo Rui, ha condotto brillanti studi musicali conseguendo quattro diplomi (pianoforte, organo e composizione organistica, strumentazione per banda, musica corale e direzione di coro), per poi completare, nel 2012, il corso accademico di studi in organo nella classe di Stefano Molardi presso il Conservatorio di Lugano, ottenendo il master of arts in music performance con giudizio "molto bene". Presso la medesima struttura ha ottenuto anche il CAS per organisti, operatori liturgici e direttori di coro. Abbiamo trascritto solo le note iniziali del ricchissimo percorso professionale del Mo. Calciati che riporteremo integralmente sul programma del Concerto.

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CAMMINIAMO INSIEME

IL PROGRAMMA DELLA FESTA PATRONALE

DOMENICA 18 GENNAIO 2015  Unica S. Messa alle ore 10.30, in Collegiata Non viene quindi celebrata la S. Messa delle 10.30 alla S. Famiglia.  Il Pane di S. Antonio Sarà benedetto e distribuito ai fedeli al termine della celebrazione eucaristica delle ore 10.30.  L’aperitivo Sarà servito sul sagrato della Collegiata dopo la S. Messa. Momento significativo che ci permetterà di incontrarci in un clima fraterno.  Il banco del dolce All’uscita della Collegiata, dopo la S. Messa delle 10.30. Il ricavato della vendita di torte e dolciumi è destinato a sostenere le attività della parrocchia.  Per i bambini e i ragazzi Alle 14.30, al Centro Sant’Antonio: la grande tombola con ricchi premi. La proposta è rivolta soltanto ai bambini/e e ai ragazzi/e. Le cartelle sono tutte gratuite.  Il concorso di disegno per bambini e ragazzi Quest’anno, in onore del nostro Patrono, abbiamo rivolto l’invito ai bambini delle elementari (dalla Terza alla Quinta elementare) e ai ragazzi della Scuola Media (dalla Prima alla Quarta) a presentare, entro il 15 gennaio un disegno, su foglio A4. Tema del concorso: “Ti disegno la Pace” (Gesù ha detto, rivolgendosi ai suoi discepoli: “Vi lascio la pace, vi do la mia pace”). I disegni, liberamente realizzati con ogni tecnica (matite colorate, acquarelli, pennarelli, collage, ecc…) verranno poi esposti al Centro Sant’Antonio proprio all’occasione della Festa patronale. Una speciale Giuria valuterà le opere e ne premierà nove (1°,2°,3° rango per le terze, quarte e quinte elementari – 1°,2°,3° rango per le prime e secondo Medie – 1°,2°,3° rango per le terze e quarte Medie) al termine della Tombola per i bambini e i ragazzi, al Centro Sant’Antonio. Buon lavoro a tutti!  Alle ore 17.00, in Collegiata, il Concerto del “Coro Unione Armonia” Non è “dovuto” questo gesto della nostra Corale nel quadro della festa patronale! Infatti: offrire un Concerto comporta un impegno notevole da parte del Maestro Sergio Pacciorini e dei suoi coristi, soprattutto in questi ultimi decenni dove il Coro ha conosciuto un ridimensionamento di presenze e di voci. Per questo motivo vogliamo ringraziare sentitamente l’”Unione Armonia” che, sempre con la sua presenza è segno di vitalità e di continuità nella nostra Parrocchia. Rinnoviamo quindi l’invito a tutti, uomini e donne, a diventare membri attivi di questo Coro dalla storia ultracentenaria.

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IL CONCERTO DEL CORO “UNIONE ARMONIA”

CAMMINIAMO INSIEME

Domenica 18 gennaio 2015 ore 17.00 nella Collegiata di S. Antonio a Locarno

CONCERTO DEL

CORO UNIONE ARMONIA di Locarno diretto dal Mo. Sergio Pacciorini-Job

partecipano

il Coro Castelgrande di Bellinzona diretto dal Mo. Sergio Pacciorini-Job

gli organisti

G.Galfetti e R.Salaorni

presenta Liliana Fagetti 29


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CAMMINIAMO INSIEME

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VIAGGIO/PELLEGRINAGGIO PARROCCHIALE


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APPUNTAMENTI PARROCCHIALI

CAMMINIAMO INSIEME

APPUNTAMENTI PARROCCHIALI NEI PRIMI MESI DEL 2015 Mese di gennaio  Venerdì 2  Sabato 10  Giovedì 22  Venerdì 30

PAROLA DI VITA DEL MESE DI GENNAIO 20.00 COLLEGIATA S. ANTONIO Parola di Vita e preghiera per la pace TOMBOLA DELL’EPIFANIA ALLA SACRA FAMIGLIA 20.00 CENTRO S. FAMIGLIA ASSEMBLEA PARROCCHIALE STRAORDINARIA 18.00 CENTRO S. ANTONIO INCONTRO E CENA COLLABORATORI PARROCCHIALI 19.00 CENTRO S. FAMIGLIA

Mese di febbraio  Sabato 7  Lunedì 9

GRANDE TOMBOLA CON RICCHI PREMI 20.00 CENTRO S. ANTONIO PAROLA DI VITA DEL MESE DI FEBBRAIO 20.00 COLLEGIATA S. ANTONIO Parola di Vita e preghiera per la pace

Mese di marzo  Lunedì 2  Domenica 8  Domenica 22

PAROLA DI VITA DEL MESE DI MARZO 20.00 COLLEGIATA S. ANTONIO Parola di Vita e preghiera per la pace PRANZO COMUNITARIO DI QUARESIMA 12.00 CENTRO S. ANTONIO PRANZO COMUNITARIO DI QUARESIMA 12.00 CENTRO S. FAMIGLIA

Ricordiamo inoltre Ogni venerdì pomeriggio 15.00 CENTRO S. ANTONIO LECTIO DIVINA SUL VANGELO DELLA DOMENICA 31


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CAMMINIAMO INSIEME

ISCRIZIONI PER LA CRESIMA

ISCRIZIONI PER LA CRESIMA NEL NOVEMBRE 2015 Carissimo/a ragazzo o ragazza che quest’anno frequenti la Terza Media, ti annunciamo che

sono aperte le iscrizioni alle Catechesi in vista della Cresima che per il 2015 è prevista per Domenica 22 novembre, Solennità di Cristo Re dell’Universo, alle ore 10.00 in Collegiata Sant’Antonio. Anche dal bollettino parrocchiale ti invitiamo dunque a riflettere su questa proposta, la Cresima che col Battesimo e l’Eucaristia completa il cammino dell’Iniziazione cristiana. Non è obbligatorio intraprendere questo percorso di preparazione alla Confermazione. Se però deciderai di iscriverti, sappi che dichiarerai di impegnarti responsabilmente e con fedeltà:

· a partecipare con assiduità a tutti gli incontri proposti dal programma di preparazione e a prendere così maggior coscienza della tua fede nel Signore Gesù; ·

ad alimentare la tua fede con la preghiera e con la partecipazione all’Eucaristia domenicale assieme ai tuoi giovani amici e a tutta la Comunità cristiana;

· a vivere l’Amicizia con il Signore come realtà capace di determinare per sempre tutta la tua vita; · a essere nella Chiesa e nella Società in cui vivi un testimone credibile di Gesù, vivendo il Suo Vangelo. Parlane anche coi tuoi genitori, ma alla fine dovrai essere tu convinto dell’importante passo che la Cresima ti chiama a compiere. Pensaci bene e, se il caso, telefonami per annunciare la tua disponibilità e il tuo desiderio di far la Cresima. Ti invierò in un secondo momento il formulario d’iscrizione che dovrai debitamente riempire e riconsegnandomelo al più presto. Gli incontri inizieranno subito dopo la festività natalizie. Nell’attesa di risentirci e rivederci auguro a te e a tutti, i tuoi cari un buon e sereno Natale del Signore. don Carmelo Andreatta 32


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NOTIZIE DAL MONASTERO SAN GIUSEPPE

CAMMINIAMO INSIEME

QUINTO CENTENARIO DELLA NASCITA DI SANTA TERESA DI GESÙ (SANTA TERESA D’AVILA) AVILA, 28 MARZO 1515 Carissimi comparrocchiani, siamo le carmelitane del Monastero S. Giuseppe di Locarno Monti e vorremmo farvi partecipi della nostra gioia. Il nostro Ordine di Nostra Signora del Monte Carmelo sta per entrare nell’anno giubilare della nascita di colei che noi chiamiamo la nostra Santa Madre Teresa, poiché si deve a lei la riforma dell’Ordine con la fondazione di monasteri femminili e conventi maschili, secondo la regola primitiva, non mitigata, dando origine al Carmelo teresiano: i carmelitani e le carmelitane scalze (con questo termine erano designati i religiosi tornati alla primitiva austerità ma non necessariamente privi di calzature). Nata e cresciuta ad Avila, in Castiglia, Teresa è una splendida giovane donna, di buona famiglia, con grandi doti intellettuali e umane e sembra destinata ad avere grande successo in società, ma il Signore ha altri progetti su di lei e lei, a vent’anni, fugge di casa per entrare in monastero. Però le ci vuole del tempo, prima di consegnarsi totalmente all’Amore! Quando, infine, lo fa, il Signore può compiere in lei il suo capolavoro! S. Teresa di Gesù è Madre anche per i preziosi insegnamenti che ha lasciato ai suoi figli e alle sue figlie, ma che sono utili a tutti! Li troviamo raccolti nei suoi libri: “Vita”, autobiografico, che lei definisce ‘Il libro delle misericordie di Dio’; “Cammino di perfezione” scritto per insegnare alle sue figli e e ai suoi amici la pratica dell’orazione, peculiarità della sua riforma; “Fondazioni” il più interessante dal lato storico, ma pure colmo di insegnamenti; “Castello interiore” che è il suo capolavoro. Ci sono pure poesie, un vasto epistolario e opere minori. I suoi insegnamenti, la dottrina da lei esposta, l’influsso esercitato su tutta la spiritualità, le hanno valso il titolo di “Dottore della Chiesa” insignitole da Papa Paolo VI il 27 settembre 1970. E fu la prima donna a riceverlo! 33


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CAMMINIAMO INSIEME

NOTIZIE DAL MONASTERO SAN GIUSEPPE

Teresa scrive come parla, nel castigliano del ‘500 e la sua opera è importante anche perché segna una pietra miliare nella storia della lingua spagnola.

il logo dell’anno della vita consacrata

L’anno giubilare, dunque, iniziato il 15 ottobre (festa di S. Teresa) di quest’anno, terminerà lo stesso giorno dell’anno prossimo. È bello che Papa Francesco abbia proclamato il 2015 anno della Vita Consacrata mentre noi festeggiamo questa grande donna, modello di vita consacrata! Vi invitiamo perciò a unirvi alle nostre preghiere e a pregare per noi! Le Monache carmelitane del Monastero San Giuseppe

Tutti noi della Comunità parrocchiale assicuriamo a queste nostre sorelle Monache l’unione nella preghiera e nella vita quotidiana vissuta nella fede del Signore. Le ringraziamo perché, assieme alle Monache agostiniane del Monastero di Santa Caterina, le sentiamo davvero “Cuore pulsante” della Parrocchia e della nostra Chiesa diocesana, in forza della loro specifica vocazione: incessante opera di preghiera e offerta della vita al Signore, per amore della Chiesa e di tutta l’Umanità. Già ci sono state delle belle proposte d’incontro, aperte a tutti, da parte delle Sorelle, per vivere con intensità l’anno giubilare teresiano. Altre ce ne saranno! L’invito è quindi rivolto a tutti, in particolare ai giovani e alle giovani, affinché aderiscano a ciò che le nostre Monache ci proporranno nei prossimi mesi. Oltre a conoscere Santa Teresa d’Avila, straordinaria figura di donna, di cristiana e di consacrata, sempre di grande attualità, sarà anche l’occasione per scoprire e conoscere la Comunità delle Monache di Locarno Monti, entrando in un colloquio fraterno dal quale potrà scaturire un nuovo cammino di Comunione, prezioso per la vita personale e comunitaria. Auguri, carissime Monache! E “Grazie” per la vostra intensa e vivace presenza!

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L’OBOLO DI SANT’ANTONIO

CAMMINIAMO INSIEME

Dalle pagine di questo bollettino parrocchiale rilanciamo l’accorato appello:

NON DIMENTICATE LA VOSTRA COMUNITÀ Il prossimo mese di gennaio 2015, come ampiamente ricordato in questa edizione di “Camminiamo insieme”, festeggeremo il nostro Patrono Sant’Antonio abate. È ormai tradizione che in quest’occasione venga raccolto l’Obolo di Sant’Antonio. Come già sapete la nostra Parrocchia non vuole emettere nessuna tassa di culto, soprattutto perché crede ancora nel senso di responsabilità, nell’impegno e nella generosità di tutti i suoi membri per far fronte insieme a tutte le spese, ordinarie e straordinarie, che la Parrocchia deve onorare. Lo sappiamo: sono tempi difficili dal punto di vista economico e non solo. Oltretutto siamo continuamente sollecitati anche da altri enti e associazioni che, giustamente, chiedono a loro volta un aiuto. Ciò nonostante vi preghiamo di non dimenticare la Parrocchia che svolge una missione importante all’interno della Società. È anzitutto un richiamo costante a quei Valori da cui è nata e poggia tuttora la nostra cultura. Valori che troppo spesso sono calpestati ma comunque invocati e l’assenza dei quali produce una povertà immensa a tutti i livelli del nostro vivere. Inoltre: le strutture della Parrocchia, che servono primariamente per le attività parrocchiali, sono sempre tanto richieste anche per altri incontri e manifestazioni di tipo sociale, culturale o ricreativo e abbisognano di conseguenza di manutenzione ordinaria e straordinaria. Per ultimo ricordiamo che coi suoi svariati momenti d’incontro e con le sue proposte, la Comunità parrocchiale svolge anche un compito pubblico e culturale non da poco. Gli incontri con la gioventù, con le famiglie, gli anziani, gli ammalati e tutti coloro che chiedono ascolto, accoglienza e aiuto non si possono quantificare, ma sono oltremodo preziosi. Vi invitiamo quindi a guardare alla Parrocchia come a una componente importante e irrinunciabile della Comunità sociale, a guardarla con simpatia e col desiderio di aiutarla a continuare a svolgere la sua missione. IN ALLEGATO TROVATE LA POLIZZA DI VERSAMENTO PER L’OBOLO DI SANT’ANTONIO Già sin d’ora vi ringraziamo per la vostra generosa disponibilità nell’accogliere questa sollecitazione.

Il Consiglio Parrocchiale e i Sacerdoti della Parrocchia 35


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G.A.B. 6600 Locarno Ritorni: Parrocchia S. Antonio 6600 LOCARNO

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Bollettino Camminiamo Insieme - n 4 2014 - Locarno  

Bollettino Parrocchia Cattolica - Collegiata Locarno Natale 2014

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