INSIEME 76 - DICEMBRE 2021

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Periodico della Parrocchia S. Maria Assunta in Brembate di Sopra Anno XIII - N. 76 - DICEMBRE 2021


ABBONAMENTO Poiché molte persone hanno chiesto chiarimenti su come ricevere a casa il giornalino parrocchiale "Insieme", ecco alcune precisazioni che speriamo possano essere utili. 1) Il nome e l'indirizzo vanno consegnati in sacrestia. 2) La quota chiamata "di abbonamento" o "quota annuale" (di euro 15,00) verrà inserita in un’apposita busta distribuita nel mese di Febbraio. I Copertina: Nevicata a Brembate di Sopra. IV Copertina: Natività.

Tale quota si raccoglie in chiesa nella cassetta con l'indicazione "INSIEME" oppure in sacrestia.

Foto: Luca Bonati.

La quota serve per sostenere le spese di stampa.

Direttore: don Giacomo Ubbiali Direttore responsabile: Davide Agazzi Editore: Parrocchia S. Maria Assunta, Brembate di Sopra

Stampa: EQUA - Clusone Redazione: don Carlo, Chiara, Dario, Marco, Max, Luca, Luciano. Impaginazione e coordinatore: Luciano Foto ed elaborazione foto: Max Distributore: Luciano

Sommario 3 Editoriale 6 Vita parrocchiale 12 Anagrafe

Collaboratori: don Giacomo, don Carlo, Marco, Andrea, Daniele, Raide, Luca, Dario, Chiara, Luca, Marina

E-mail: insiemebrembatesopra@gmail.com Sito web: www.parrocchiabrembatedisopra.it AUTORIZZAZIONE DEL TRIBUNALE DI BERGAMO N. 28 DEL 20.10.2008

14 La voce dell’Oratorio 18 Vita della Chiesa 21 Attualità


Editoriale

VERSO UNA CHIESA “SINODALE”

C

arissimi, nel mese di Ottobre si è aperta la fase Diocesana del grande evento che caratterizzerà il Cammino della Chiesa Universale nei prossimi anni. Non possiamo non prendere consapevolezza di una proposta che potrà e dovrà essere capace di coinvolgere tutti i fedeli. Infatti, come dice il vademecum pensato per la preparazione del Sinodo…

“L’intero Popolo di Dio condivide una comune dignità e vocazione attraverso il Battesimo. Tutti noi siamo chiamati, in virtù del nostro Battesimo, a partecipare attivamente alla vita della Chiesa. Nelle parrocchie, nelle piccole comunità cristiane,

nei movimenti laicali, nelle comunità religiose e in altre forme di comunione, donne e uomini, giovani e anziani, siamo tutti invitati ad ascoltarci l’un l’altro per sentire i suggerimenti dello Spirito Santo, che viene a orientare i nostri sforzi umani, immettendo vita e vitalità nella Chiesa e guidandoci in una comunione più profonda in vista della nostra missione nel mondo. Mentre la Chiesa intraprende questo cammino sinodale, dobbiamo fare tutto il possibile per radicarci in esperienze di autentico ascolto e discernimento avviandoci a diventare la Chiesa che Dio ci chiama ad essere”. Questo è l’obiettivo che ci si prefigge:

“In questa luce, l’obiettivo dell’attuale Sinodo è di ascoltare, insieme all’intero Popolo di Dio, ciò che lo Spirito Santo sta dicendo alla Chiesa. Lo facciamo ascoltando insieme la Parola di Dio nella Scrittura e la Tradizione vivente della Chiesa, e poi ascoltandoci l’un l’altro, specialmente coloro che si trovano ai margini, discernendo i segni dei tempi. In effetti, l’intero processo sinodale mira a promuovere un’espeEDIT O RI ALE

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rienza vissuta di discernimento, partecipazione e corresponsabilità, dove abbiamo la possibilità di raccogliere insieme una diversità di doni in vista della missione della Chiesa nel mondo. In questo senso, è chiaro che lo scopo di questo Sinodo non è di produrre altri documenti. Piuttosto, intende ispirare le persone a sognare la Chiesa che siamo chiamati a essere, a far fiorire le speranze, a stimolare la fiducia, a fasciare le ferite, a tessere relazioni nuove e più profonde, a imparare gli uni dagli altri, a costruire ponti, a illuminare le menti, a riscaldare i cuori e a rinvigorire le nostre mani per la nostra missione comune (DP 32). Questo

sce i nostri popoli, diversi ma con un’unica fede, attraverso l’alleanza che offre al suo popolo. La comunione che condividiamo trova le sue radici più profonde nell’amore e nell’unità della Trinità. È Cristo che ci riconcilia con il Padre e ci unisce gli uni agli altri nello Spirito Santo. Insieme, siamo ispirati dall’ascolto della Parola di Dio, attraverso la Tradizione vivente della Chiesa, radicati nel sensus fidei che condividiamo. Tutti abbiamo un ruolo da svolgere nel discernere e vivere la chiamata di Dio per il suo popolo. Partecipazione: Un appello a coinvolgere tutti coloro che appartengono al Popolo di Dio - laici, consacrati e ordinati - perché si impegnino nell’esercitare un ascolto reciproco profondo e rispettoso. Questo ascolto crea lo spazio per ascoltare insieme lo Spirito Santo e guida le nostre aspirazioni a beneficio della Chiesa del terzo millennio. La partecipazione si basa sul fatto che tutti i fedeli sono qualificati e chiamati a servirsi a vicenda attraverso i doni che ciascuno ha ricevuto dallo Spirito Santo. In una Chiesa sinodale tutta la comunità, nella libera e ricca diversità dei suoi membri, è chiamata insieme a pregare, ascoltare, analizzare, dialogare, discernere e offrire consigli al fine di prendere decisioni pastorali che corrispondano il più possibile alla volontà di Dio. Sforzi

significa che l’obiettivo di questo processo sinodale non è una semplice serie di esercizi che iniziano e finiscono, quanto piuttosto un cammino di crescita autentica verso la comunione e la missione che Dio chiama la Chiesa a realizzare nel terzo millennio. Questo cammino percorso insieme ci chiamerà a rinnovare le nostre mentalità e le nostre strutture ecclesiali per vivere la chiamata di Dio per la Chiesa in mezzo agli attuali segni dei tempi. Ascoltare l’intero Popolo di Dio aiuterà la Chiesa a prendere decisioni pastorali che corrispondano il più possibile alla volontà di Dio Il tema del Sinodo è “Per una Chiesa sinodale: Comunione, partecipazione e missione”. Le tre dimensioni del tema sono comunione, partecipazione e missione. Esse sono profondamente interconnesse. Sono i pilastri vitali di una Chiesa sinodale. Non c’è alcun ordine gerarchico tra loro. Al contrario, ognuna arricchisce e orienta le altre due. Esiste una relazione dinamica tra le tre dimensioni che deve essere articolata tenendo conto di tutte e tre.

genuini devono essere compiuti per assicurare l’inclusione di coloro che sono ai margini o si sentono esclusi. Missione: La Chiesa esiste per evangelizzare. Non possiamo mai essere centrati su noi stessi. La nostra missione è testimoniare l’amore di Dio in mezzo all’intera famiglia umana. Questo processo sinodale ha una profonda dimensione missionaria. Ha lo scopo di permettere alla Chiesa di testimoniare meglio il Vangelo, specialmente con coloro

Comunione: Nella sua benevola volontà, Dio riuniEDIT O RI ALE

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che vivono nelle periferie spirituali, sociali, economiche, politiche, geografiche ed esistenziali del nostro mondo. In questo modo, la sinodalità è una via attraverso la quale la Chiesa può compiere più fruttuosamente la sua missione di evangelizzazione nel mondo, come un lievito al servizio della venuta del Regno di Dio. Accompagniamo i primi passi di questa iniziativa ecclesiale così importante, rivolgendo a Dio la nostra preghiera con le parole che seguono e che hanno spesso accompagnato numerose occasioni nelle quali la Chiesa si è ritrovata per riconoscere e ricercare la volontà di Dio

Il logo ufficiale del cammino sinodale

Siamo davanti a Te, Spirito Santo, mentre ci riuniamo nel Tuo nome.

Un grande albero maestoso, pieno di saggezza e di luce, raggiunge il cielo. Segno di profonda vitalità e speranza, esprime la croce di Cristo. Porta l'Eucaristia, che brilla come il sole. I rami orizzontali aperti come mani o ali suggeriscono, allo stesso tempo, lo Spirito Santo.

Con Te solo a guidarci, fa’ che tu sia di casa nei nostri cuori; Insegnaci la via da seguire e come dobbiamo percorrerla.

Il popolo di Dio non è statico: è in movimento, in riferimento diretto all'etimologia della parola sinodo, che significa "camminare insieme". Le persone sono unite dalla stessa dinamica comune che questo Albero della Vita respira in loro, da cui iniziano il loro cammino.

Siamo deboli e peccatori; non lasciare che promuoviamo il disordine. Non lasciare che l’ignoranza ci porti

Queste 15 sagome riassumono tutta la nostra umanità nella sua diversità di situazioni di vita, di generazioni e origini. Questo aspetto è rafforzato dalla molteplicità dei colori brillanti che sono essi stessi segni di gioia. Non c'è gerarchia tra queste persone che sono tutte sullo stesso piano: giovani, vecchi, uomini, donne, adolescenti, bambini, laici, religiosi, genitori, coppie, single; il vescovo e la suora non sono davanti a loro, ma tra di loro. Molto naturalmente, i bambini e poi gli adolescenti aprono loro il cammino, in riferimento a queste parole di Gesù nel Vangelo: " Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli”. (Mt 11,25)

sulla strada sbagliata né che la parzialità influenzi le nostre azioni. Fa’ che troviamo in Te la nostra unità affinché possiamo camminare insieme verso la vita eterna e non ci allontaniamo dalla via della verità e da ciò che è giusto. Tutto questo chiediamo a te, che sei all’opera in ogni luogo e in ogni tempo, nella comunione del Padre e del Figlio,

La linea di base orizzontale: "Per una Chiesa sinodale: comunione, partecipazione e missione” corre da sinistra a destra nella direzione di questa marcia, sottolineandola e rafforzandola, per finire con il titolo "Sinodo 2021 - 2023": il punto più alto che sintetizza il tutto.

nei secoli dei secoli. Amen. D Giacomo

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CALENDARIO PARROCCHIALE CATECHESI ADULTI

CATECHESI RAGAZZI (oratorio)

Mercoledì

Martedì

15.00 - 16.00

Sabato

15.00 - 16.00

8.30 in Parrocchia

* Sono programmati incontri sulla parola di Dio lungo tutto L’ANNO LITURGICO.

ADORAZIONE

Il Santissimo Sacramento resta esposto ogni Venerdì dalle ore 16.00 alle 18.00 18.00 S. Messa.

DICEMBRE

Ore 8.30 – 12.00 e 15.00 – 18.00: Confessioni per tutti in chiesa.

3 Venerdì. S. Francesco Saverio, sacerdote.

24 Venerdì. Ore 8.30 – 12.00 e 15.00 – 18.00: Confessioni per tutti in chiesa.

4 Sabato. S. Giovanni Damasceno, sacerdote e dottore della Chiesa.

Natale del Signore (Vigilia: Is 62,1-5/ Sal 88/ At 13,16-17.22-25/ Mt 1,1-25) (Notte: Is 9,1-6/ Sal 95/ Tt 2,11-14/ Lc 2,1-14a) (Aurora: Is 62,11-12/ Sal 96/ Tt 3,4-7/ Lc 2,15-20) (Giorno: Is 52,7-10/ Sal 97/ Eb 1,1-6/ Gv 1,1-18)

5 Domenica II di Avvento. (Bar 5,1-9/ Sal 125/ Fil 1,4-6.8-11/ Lc 3,1-6) 6 Lunedì. S. Nicola, vescovo. 7 Martedì. S. Ambrogio, vescovo e dottore della Chiesa. Patrono della Regione Lombardia. Ore 18:00 Santa Messa animata dai Ministri Straordinari dell’Eucaristia

24 Venerdì. Ore 16.30 S. Messa di Natale in Casa di Riposo per gli ospiti Ore 18.00: S. Messa della Vigilia di Natale in chiesa parrocchiale. Ore 21.30: S. Messa nella Notte Santa.

8 Mercoledì. Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria. (Gen 3,9-15.20/ Sal 97/ Ef 1,3-6.11-12/ Lc 1,26-38) Giornata dell’adesione all’Azione Cattolica.

25 Sabato. Sante Messe: ore 7.30 – 9.00 – 10.15 – 11.30 - 18.00.

11 Sabato. S. Damaso I, papa.

26 Domenica. Santa Famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe. (1 Sam 1,20-22.24-28/ Sal 83/ 1 Gv 3,1-2.21-24/ Lc 2,4152)

12 Domenica III di Avvento. (Sof 3,14-18a/Sal. Is 12,2-6/ Fil 4,4-7/ Lc 3,10-18)

27 Lunedì. S. Giovanni, apostolo ed evangelista. INIZIO DEL CAMPOADO A MEZZOLDO

13 Lunedì. S. Lucia, vergine e martire.

28 Martedì. Ss. Innocenti, martiri.

9 Giovedì. S. Giovanni Diego Cuauhtlatoatzin.

29 Mercoledì. S. Tommaso Becket, vescovo e martire.

14 Martedì. S. Giovanni della Croce, sacerdote e dottore della Chiesa.

31 Venerdì. S. Silvestro I, papa. Ore 18.00: S. Messa festiva di ringraziamento.

19 Domenica IV di Avvento. (Mic 5,1-4a/ Sal 79/ Eb 10,5-10/ Lc 1,39-45)

GENNAIO

21 Martedì. S. Pietro Canisio, sacerdote e dottore della Chiesa.

1 Sabato. Ottava di Natale. Maria Santissima Madre di Dio. (Nm 6,22-27/ Sal 66/ Gal 4,4-7/ Lc 2,16-21)

23 Giovedì. S. Giovanni da Kęty, sacerdote. VIT A P AR RO CCHI AL E

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55a Giornata Mondiale della pace sul tema “Educazione, lavoro, dialogo tra le generazioni: strumenti per edificare una pace duratura”. Ore 17.00: Adorazione eucaristica per la pace.

Conclusione della Settimana di preghiera per l’Unità dei Cristiani.

2 Domenica II di Natale. (Sir 24,1-2.8-12/ Sal 147/ Ef 1,3-6.15-18/ Gv 1,1-18)

27 Giovedì. S. Angela Merici, vergine.

26 Mercoledì. Ss. Timoteo e Tito, vescovi.

28 Venerdì. S. Tommaso d’Aquino, sacerdote e dottore della Chiesa.

3 Lunedì. Ss. Nome di Gesù. 4-5 gennaio. ESPERIENZA GIOVANI A BERLINO.

30 Domenica IV del Tempo ordinario (Ger 1,4-5.17-19/ Sal 70/ 1Cor 12,31-13,3 Lc 4,21-30)

6 Giovedì. Epifania del Signore. (Is 60,1-6/ Sal 71/ Ef 3,2-3a.5-6/ Mt 2,1-12) Sante Messe: ore 7.30 – 9.00 – 10.15 – 11.30 - 18.00. Giornata mondiale dell’infanzia missionaria. Ore 15.00: Vespro e processione dei Re Magi.

31 Lunedì. S. Giovanni Bosco, sacerdote.

FEBBRAIO

7 Venerdì. S. Raimondo de Peñaford, sacerdote.

2 Mercoledì. Presentazione del Signore. 26a Giornata mondiale per la vita consacrata.

9 Domenica. Battesimo del Signore. (Is 40,1-5.9-11/ Sal 103/ Tt 2,11-14; 3,4-7/ Lc 3,15-16.21 -22) Ore 11.30: Invito alla Messa per le famiglie dei bambini battezzati durante l’anno scorso. Ore 16: Celebrazione dei battesimi.

3 Giovedì. S. Biagio, vescovo e martire. S. Ansgario (Oscar), vescovo. 5 Sabato. S. Agata, vergine e martire. 6 Domenica V del tempo ordinario. (Is 6,1-2a.3-8/ Sal 137/ 1Cor 15,1-11/ Lc 5,111) 44a Giornata nazionale per la vita sul tema: “Custodire ogni vita”.

13 Giovedì. S. Ilario, vescovo e dottore della Chiesa. 14 Venerdì. Anniversario della Dedicazione della Cattedrale di Bergamo. 15 Sabato. Ss. Narno, Viatore e Giovanni, vescovi di Bergamo.

Cronaca parrocchiale

16 Domenica II del Tempo ordinario. (Is 62,1-5; Sal 95; 1Cor 12,4-11; Gv 2,1-12)

a cura di d. Carlo

17 Lunedì. S. Antonio, abate. 33a Giornata nazionale per l’approfondimento e lo sviluppo del dialogo tra Cattolici ed Ebrei.

3 ottobre. Domenica. Celebrazione delle Cresime. In una domenica con clima tipicamente autunnale, settantacinque ragazzi hanno ricevuto il dono dello Spirito Santo nel sacramento della Cresima. Suddivisi in due gruppi, alle 9 e alle 11, accompagnati dai padrini e dalle madrine, si sono ritrovati presso la casa parrocchiale, da dove, in corteo, si sono diretti verso la chiesa. Lì, ad attenderli, c’erano i loro genitori. Dopo essersi accomodati in chiesa è iniziata la celebrazione presieduta da mons. Ubaldo Nava, questa volta presente tra noi in rappresentanza del vescovo. La messa è stata accompagnata dal Coro “Voci di Maria” e animata dagli stessi ragazzi cresimandi, assistiti dai loro catechisti. In particolare, hanno proposto le preghiere dei fedeli e hanno portato le offerte all’altare. Senza dubbio, però, il momento principale è stato quello del rito della cresima, che si è svolto dopo la lettura della Parola di Dio e l’omelia del celebrante che ha raccomandato ai ragazzi di continuare il percorso iniziato già da anni e

18 Martedì. Inizio della Settimana di preghiera per l’Unità dei Cristiani. 20 Giovedì. S. Fabiano, papa e martire. S. Sebastiano, martire. 21 Venerdì. S. Agnese, vergine e martire. 22 Sabato. S. Vincenzo, diacono e martire. 23 Domenica III del Tempo ordinario (Ne 8,2-4.5-6.8-10/ Sal 18/ 1Cor 12,12-30/ Lc 1,1-4; 4,14 -21) 24 Lunedì. S. Francesco di Sales, vescovo e dottore della Chiesa. 25 Martedì. Conversione di S. Paolo, apostolo. VIT A P AR RO CCHI AL E

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che non deve fermarsi dopo la cresima. I ragazzi hanno quindi proclamato la loro fede. È stato invocato su di loro lo Spirito Santo con l’imposizione delle mani da parte dei sacerdoti concelebranti. Quindi, ad uno ad uno, accompagnati dal padrino o dalla madrina, si sono presentati davanti al celebrante per ricevere l’unzione con il sacro crisma.

che hanno poi offerto il pranzo ai presenti, ospitati nel giardino della loro casa. Lunedì 18 ottobre la festa si è conclusa in oratorio con la tombola, organizzata, come da tradizione, dai volontari di Tresolzio, e con la celebrazione della messa, presieduta da Don Corinno, gradito ospite. Anche da queste pagine ringraziamo quanti hanno collaborato per i festeggiamenti: i tanti volontari e volontarie che hanno reso gradevole e partecipata la festa. Un grazie particolare alla famiglia Terzi di Sant’Agata per la squisita ospitalità.

Al termine della messa, prima della immancabile foto ricordo, i catechisti hanno consegnato ai cresimati un piccolo dono: una “tau”, la lettera dell’alfabeto greco che è stata sempre utilizzata dai cristiani come richiamo alla croce di Gesù. Vuole essere un piccolo segno distintivo del cammino che i ragazzi intendono continuare per portare la propria identità cristiana nelle varie attività della loro vita.

24 ottobre. Domenica. Celebrazione degli Anniversari di Matrimonio. Durante la messa delle 10.30 di domenica 24 ottobre, ventiquattro coppie della nostra comunità hanno voluto ringraziare il Signore per il loro Anniversario di matrimonio. A questa celebrazione sono state invitate le coppie che quest’anno celebrano un anniversario particolarmente significativo. Durante la messa le coppie di sposi si sono di nuovo accostate al celebrante per rinnovare la loro promessa matrimoniale e per ricevere la benedizione. È stata una celebrazione particolarmente gioiosa, animata da alcuni di loro con la proposta delle letture, delle preghiere dei fedeli e della presentazione delle offerte. A rendere solenne la celebrazione ha contribuito il Coretto con il canto. Prima della conclusione, don Giacomo ha consegnato ad ogni coppia una corona del rosario. È un piccolo omaggio che indica agli sposi una possibile strada da percorrere ogni giorno della loro vita di coppia, soprattutto nei momenti di difficoltà. Alcune coppie, con i loro figli, hanno continuato la festa pranzando insieme.

17 ottobre. Domenica. Festa di San Luca. Sono tornate quest’anno le celebrazioni in onore di San Luca. Per due anni la festa si era limitata alla memoria nel giorno liturgico, prima a causa della chiusura della chiesina di Tresolzio per i ben noti problemi di stabilità e poi per la pandemia. Domenica 17 ottobre ci siamo ritrovati all’oratorio alle ore 10.30 per la celebrazione della messa. “Invitato speciale”, San Luca, la cui statua è stata ospitata in ora-

1 e 2 novembre. Festa di Tutti i Santi e Commemorazione di tutti i fedeli defunti. La Solennità di Tutti i Santi si è svolta normalmente. Si è data particolare importanza alla celebrazione delle messe. Il momento più coinvolgente si è svolto nel pomeriggio, al cimitero. Nonostante la pioggia incessante, erano molto numerose le persone che si sono ritrovate per il ricordo dei cari defunti. Dopo una preghiera e una riflessione introduttiva, in corteo, si è passati tra le tombe. Durante il cammino si sono fatte alcune soste nelle quali sono state letti alcuni brani per la riflessione personale, seguiti dalla preghiera e dall’aspersione delle tombe. Si è voluto così accomunare tutti i defunti nel ricordo e nella preghiera.

torio in questi anni, per vegliare sui ragazzi insieme a San Giovanni Bosco. Terminata la celebrazione, alcuni volontari hanno posto la statua su un carro addobbato, e l’hanno trasportata alla chiesina di Tresolzio. Dopo alcuni mesi di restauri, la chiesina di San Luca è tornata agibile. La ricollocazione della statua e la benedizione della chiesa hanno rappresentato il “ritorno alla normalità”. Sia alla celebrazione della messa che alla successiva benedizione, oltre ai numerosi fedeli, erano presenti i membri della famiglia Terzi di Sant’Agata, proprietari della chiesina, VIT A P AR RO CCHI AL E

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Martedì 2 novembre è stato il giorno della Commemorazione di tutti i fedeli defunti. Alle messe che vengono celebrate quotidianamente, si è aggiunta la messa pomeridiana al cimitero. Inutile dire che questa messa, come tutti gli anni, è sempre molto frequentata, così come quelle che si sono celebrate nei giorni successivi, per tutto l’Ottavario.

sere altrimenti. In tutti i partecipanti rimaneva vivo il ricordo della persona cara che la morte ha strappato loro, lasciando un vuoto incolmabile. Nell’omelia, riflettendo sulla Parola di Dio della Solennità di Gesù Cristo Re dell’Universo, don Giacomo ha invitato i presenti a trovare il conforto nell’amore di Dio che non ci lascia mai soli; la sua regalità altro non è che una manifestazione dell’amore infinito che Dio riversa su di noi. Dopo l’omelia, al suono della campana, sono stati letti, uno per uno, i nomi dei sessantuno defunti di quest’ultimo anno. All’offertorio, alcuni dei parenti, a nome di tutti gli altri, hanno portato all’altare, oltre al pane e al vino, una candela accesa, un vaso di fiori e l’elenco dei defunti. Questi oggetti sono stati posti sull’altare, davanti al quale era stata preparata una bella scenografia. Dopo la comunione, tutti i presenti hanno letto una toccante preghiera per chiedere al Signore l’aiuto necessario per superare il dolore della morte del proprio caro.

20 novembre. Sabato. Ricordo di tutti i defunti dell’anno. Nella serata di sabato 20 novembre è stata celebrata la santa messa per tutti i defunti dell’ultimo anno. Alla celebrazione sono stati invitati tre parenti per ogni defunto; questo numero per dar modo di rispettare le norme di distanziamento anti-Covid. Quelli che non sono potuti intervenire, hanno potuto partecipare attraverso i canali social della parrocchia, dato che ne è stata curata la trasmissione. È stata una celebrazione sobria e molto sentita, e non poteva es-

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Riflessioni di un catechista …

Ora la società (e non solo il catechismo) è profondamente cambiata. Il cristianesimo non è più dato per scontato come qualche decennio fa, non si va più a dottrina, non si impara più nulla a memoria, a parte forse qualche timida preghiera da recitare, se siamo fortunati, in famiglia. Anche chi sta scrivendo, non ha imparato a memoria le 433 risposte delle altrettante domande pensate e scritte nel famoso catechismo di PIO X. Ma la riflessione che vorrei fare in queste righe, insieme a voi, è un’altra, e vuole partire dalle gioie e dalle fatiche del fare il catechista oggi. Quando ero io ai miei tempi a frequentare, posso dire che il catechismo era quasi “superfluo”, perché in famiglia già si viveva, si respirava e si percepiva il catechismo. La mia prima catechista è stata mia mamma, non la signorina “X” che mi vedeva una volta alla settimana in parrocchia … e l’importanza di essere un cristiano nella società l’ho imparato dai miei genitori, prima ancora che dalla suddetta signorina “X” o dal parroco. Purtroppo, ai giorni nostri anche la famiglia è cambiata profondamente in tutti i suoi aspetti e molte volte ha perso, oltre a diverse dimensioni, anche quella religiosa. Molti bambini che ho a catechismo non vanno a messa, non sanno preghiere diverse dal Padre Nostro o dall’Ave Maria, non vivono l’appartenenza ad una comunità cristiana come una cosa importante nella loro vita. Se poi dovessi osare chiedere quali sono i doni dello Spirito Santo o quali sono le virtù teologali … avrei paura delle risposte! E come si fa a fare un catechismo che sia efficace? Come si può parlare di Gesù e del suo messaggio d’amore, sapendo che le tue parole difficilmente verranno riprese o vissute dai tuoi bambini in famiglia? La famiglia, diventata indifferente alla religione, che vive in una società altrettanto indifferente alla religione, delega al catechista quello che dovrebbe fare lei, cioè parlare di Gesù e far capire la bellezza di una vita vissuta seguendo le parole di Gesù. E, come è normale che sia, questa delega non può funzionare … il catechista o il parroco di turno non possono sostituirsi alle famiglie. Il risultato? Il bambino/ ragazzo viene a catechismo più o meno costretto dai suoi genitori, senza capire bene quello che sta facendo, anzi a volte subendolo contro voglia. A volte, fra educatori dell’oratorio, ci siamo soffermati a pensare a come si potrebbe cambiare la catechesi, a come renderla più efficace e attraente per i nostri ragazzi, a come fare per ripensarla a medio-lungo termine. Domande impegnative, le nostre, che esigono risposte non semplici, che ovviamente non siamo ancora in grado di dare. L’unica cosa certa che ci accomuna, sia pur con età ed esperienze differenti, è una sorta di “folle passione educativa” che ci fa scommettere ancora sulla bontà del catechismo, sulla proposta del Vangelo e sulla necessità di farlo conoscere ancora oggi. Con la certezza che non siamo da soli. Dove non arriva più la famiglia, dove si ferma l’intraprendenza del catechista, dove ci si scontra con le fatiche pastorali … lì continua a soffiare lo Spirito, che non ci lascia mai soli e che continua a dirci, all’orecchio del cuore, “… tu butta il seme, a farlo crescere ci penserò io”.

Chi ci ha creato? Ci ha creato Dio. Chi è Dio? Dio è l'Essere perfettissimo, Creatore e Signore del cielo e della terra. Che significa «perfettissimo»? Perfettissimo significa che in Dio c’è ogni perfezione, senza difetto e senza limiti, ossia che Egli è potenza, sapienza e bontà infinita. Che significa «Creatore»? Creatore significa che Dio ha fatto dal nulla tutte le cose. Che significa «Signore»? Signore significa che Dio è padrone assoluto di tutte le cose. Dio ha corpo come noi? Dio non ha corpo, ma è purissimo spirito. Dov'è Dio? Dio è in cielo, in terra e in ogni luogo: Egli è l'Immenso. Dio è sempre stato? Dio è sempre stato e sempre sarà: Egli è l'Eterno Dio sa tutto? Dio sa tutto, anche i nostri pensieri: Egli è l'Onnisciente Dio può far tutto? Dio può far tutto ciò che vuole: Egli è l'Onnipotente. … Qualche lettore più “esperto” (esperienza dovuta agli anni) certamente si ricorderà queste domande e le risposte, magari imparate a memoria ai tempi del catechismo, anzi, scusate … della “dottrina”. Così veniva insegnato il cristianesimo, a memoria. Al di là dello sforzo mnemonico, di certo utile ed importante anche quello, non credo che ci fosse lo spazio per una rielaborazione dei contenuti imparati. Si dovevano sapere e vivere, all’interno di una società che li dava per appresi, scontati, da non mettere in discussione.

Marco VIT A P AR RO CCHI AL E

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Anagrafe BATTESIMI

MATRIMONI

INNOCENTI MIRKO di Matteo e di Mazzola Alice nato a Bergamo l’11.04.2021 battezzato il 03.10.2021

In parrocchia: LOPARCO SOFIA di Antonio e di Ghezzi Sara nata a Bergamo il 26.12.2020 battezzata il 03.10.2021

Mangili Maichol con Maffezzoni Alessia il 06 novembre.

MARCHESI GABRIELE di Paolo e di Cisana Angela nato a Ponte San Pietro il 27.03.2021 battezzato il 03.10.2021

TENTORI SAMUEL di Mirko e di Valceschini Vania nato a Ponte San Pietro il 12.06.2021 battezzato il 03.10.2021

SCOLARI VITTORIA di Athos e di Meregalli Sara nata a Bergamo il 13.08.2021 battezzata il 10.10.2021

AN AG R AF E

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FUNERALI CAGLIONI ADELE ved. Locatelli di anni 83 morta il 25 settembre.

PEZZOTTA OLIVO LUIGI di anni 91 morto il 07 ottobre.

MILESI LUCA di anni 48 morto il 29 settembre.

NIGITA FABRIZIO di anni 60 morto il 10 ottobre.

DOLCI MARCO di anni 68 morto il 02 ottobre.

CACCIA ADRIANO di anni 91, morto il 05 novembre.

GIACOMETTI ENRICHETTA ved. Gambirasio di anni 100, morta il 06 novembre.

FARINA ALIDA ved. Rota di anni 72 morta il 13 novembre.

BELOTTI GIUSEPPE di anni 70 morto il 10 ottobre.

ROTTOLI GIUSEPPE di anni 81 morto il 02 ottobre.

CONSONNI LUCIA in Bonacina di anni 88 morta il 12 ottobre.

FAVATA ALESSANDRO di anni 50 morto il 04 ottobre.

ROTA DAMIANO di anni 89 morto il 26 ottobre.

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BERTOLINI EDDA ved. Garioni di anni 77 morta il 19 novembre.

TOSETTI LUIGIA ved. Fumagalli di anni 83 morta il 20 novembre.

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Babel 2.0

riesco proprio a percepirlo nella sua pienezza, guardandomi attorno. Si, ci si prova, si fa un poco finta. Tra tanti vogliamoci bene, barconi, muri, veti incrociati, promesse di un mondo più pulito e tanti compromessi e bla bla bla, medici eroi della pandemia ora complici di cupi complotti, virus ed epidemie mentali, vaccini e “vaccate” che ogni giorno riempiono carta stampata e notiziari.

Ci stanno provando a riprendere il ritmo natalizio di prima, con le luminarie, i suoni, i regali, i panettoni, i buoni pensieri confezionati ad hoc per l’occasione, i pacchi e i mercatini. Di prima del Covid, naturalmente. Perché l’anno scorso, complice l’indisciplina dell’essere umano, hanno dovuto chiudere e ridimensionare il loro Natale dei balocchi, che anno dopo anno aveva annacquato il senso profondo di questa Festa. Di que-

Faccio fatica a vederlo come un moderno avvento di gente che migra a Betlemme per il censimento, di magi che seguono una intuizione, pastori e gente che accorre alla grotta. Con la stella cometa, il coro degli angeli in cielo e quella sensazione di pace e serenità che tutto pervade. Senza scomodare la lotta finale ad Armageddon o l’Apocalisse e le fiumane di genti, che accorrono per il giudizio finale, abbassiamo un poco il profilo e pensiamo più in semplice alla Babele. Una babele contemporanea, l’apoteosi di un percorso dell’uomo che ha puntato ad arrivare al cielo, a Dio, e addirittura a scalzarlo, ad andare oltre. Per tornarsene con le pive nel sacco. Dalle stelle alle stalle. E quando cadi dall’alto fa male.

sto ciclo di feste. Ripensando a quello trascorso e osservando cosa è successo nel 2021 verrebbe da dire che in fondo non è cambiato molto, anzi che molte cose sono peggiorate. Ad oggi, 18 novembre, mentre scrivo, non parlo dell’aspetto sanitario, piuttosto di quello umano.

Siamo una diaspora di lingue, di valori, di speranze. Tutti con e al tempo stesso contro tutti. A braccia aperte quanto conviene ma anche grandi cottimisti della costruzione di muri fisici e spirituali. Tutto e il contra-

Mi direte che sono un poco pessimista, che davanti al bicchiere lo vedo sempre mezzo vuoto invece che mezzo pieno. Sarà, ma facciamo un esempio. Tutti chiusi in casina abbiamo giocoforza riscoperto la vita di famiglia. Abbiamo messo molto più a lungo le gambe sotto il tavolo insieme ai familiari, che prima li vedevi la sera e già erano pesanti. La riscoperta del focolare domestico, famiglie che si ritrovano davanti alla televisione. L’altra faccia della medaglia sono le botte da orbi volate, le violenze in famiglia in aumento, e il tasso di separazioni tra coniugi in forte ascesa. Più in generale, nel sociale, un tasso di litigiosità, di polemiche e di prepotenza, di individualismo. Il bicchiere mezzo pieno lo lascio commentare a voi.

rio di tutto. Funamboli che giocano a mosca cieca in bilico su una corda. In questa Babele 2.0. E intanto Lui, ogni volta sempre più ostinato, nasce di nuovo. Per proporre ancora una volta una prospettiva diversa. Un mondo diverso che riesce a fare con ogni singola tessera un gigantesco unico mosaico. Superando ogni ostacolo. È curioso pensare che dopo la torre di Babele l’uomo non sia più riuscito a parlare un linguaggio unico e a tutti comprensibile fino a dopo la discesa dello Spirito Santo. Quando il profetizzare degli Apostoli veniva compreso da ebrei, alessandrini, greci, romani e da ogni altro popolo. Ci vuole proprio lo zampino dall’Alto per venirne a capo.

Il Natale come momento vero di unità tra i popoli, tra gli esseri umani, a prescindere dal credo religioso. Non

Che questa nuova Natività butti bene per tutti noi, per tutta l’umanità. Luca

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La felicità del presepe

povero elemento che diventa la culla di Gesù spuntano tutti gli altri personaggi. Ma il fatto che tutto parta da questo clima di semplice povertà dà il tono a tutto l’episodio, un tono senza pretese, un tono indifeso e misterioso: nasce un bambino, una bella notizia; nasce un bambino, e che fine farà? “ Il mirabile segno del presepe, così caro al popolo cristiano, suscita sempre stupore e meraviglia. Rappresentare l’evento della nascita di Gesù equivale ad annunciare il mistero dell’Incarnazione del Figlio di Dio con semplicità e gioia. Il presepe, infatti, è come un Vangelo vivo, che trabocca dalle pagine della Sacra Scrittura. Mentre contempliamo la scena del Natale, siamo invitati a metterci spiritualmente in cammino, attratti dall’umiltà di Colui che si è fatto uomo per incontrare ogni uomo. Il presepe come lo intendiamo noi nasce a Greccio nel 1223, “dove San Francesco si fermò venendo probabilmente da Roma… Dopo il suo viaggio in Terra Santa, quelle grotte gli ricordavano in modo particolare il paesaggio di Betlemme. Ed è possibile che il Poverello fosse rimasto colpito, a Roma, nella Basilica di Santa Maria Maggiore, dai mosaici con la rappresentazione della nascita di Gesù, proprio accanto al luogo dove si conservavano, secondo un’antica tradizione, le tavole della mangiatoia. In realtà il primo presepe non fu di statuine ma fu fatto con persone vere, fu una rappresentazione sacra, che oggi chiameremmo “presepe vivente”: “Quindici giorni prima di Natale, Francesco chiamò un uomo del posto, di nome Giovanni, e lo pregò di aiutarlo nell’attuare un desiderio: «Vorrei rappresentare il Bambino nato a Betlemme, e in qualche modo vedere con gli occhi del corpo i disagi in cui si è trovato per la mancanza delle cose necessarie a un neonato, come fu adagiato in una greppia e come giaceva sul fieno tra il bue e l’asinello» … Il 25 dicembre giun-

Quando ero piccolo era una bella storia fare il presepe. Alcune statuine avevano il loro posto fisso, forse da decenni: erano quelle di mio nonno e venivano sistemate accanto alla grotta o vicino al laghetto di carta stagnola, davanti a una casetta o già sulle stradine di sassolini bianchi. Il presepe è bello perché racconta una storia, con i personaggi che “si muovo-

no”, e alla fine si muovono anche i re Magi, nascosti all’inizio dietro la montagna, con i loro cammelli e i loro doni. Sono in ritardo di due anni con questo articolo perché questa lettera del Papa è del 2019. Non dice niente di nuovo ma ci ricorda il punto. Il punto non è fare il presepe ma il punto è che facendo il presepe si può arrivare a Gesù. La brevissima lettera di Papa Francesco è intitolata Admirabile signum, sul significato e il valore del presepe: “Con questa Lettera vorrei sostenere la bella tradizione delle nostre famiglie, che nei giorni precedenti il Natale preparano il presepe. Come pure la consuetudine di allestirlo nei luoghi di lavoro, nelle scuole, negli ospedali, nelle carceri, nelle piazze... Si impara da bambini: quando papà e mamma, insieme ai nonni, trasmettono questa gioiosa abitudine, che racchiude in sé una ricca spiritualità popolare. Mi auguro che questa pratica non venga mai meno; anzi, spero che, là dove fosse caduta in disuso, possa essere riscoperta e rivitalizzata”. La parola “presepe” viene dal latino e significa “mangiatoia” e attorno a questo semplice e VIT A D ELL A CHI ES A

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sero a Greccio molti frati da varie parti e arrivarono anche uomini e donne dai casolari della zona, portando fiori e fiaccole per illuminare quella santa notte. Arrivato Francesco, trovò la greppia con il fieno, il bue e l’asinello. La gente accorsa manifestò una gioia indicibile, mai assaporata prima, davanti alla scena del Natale. Poi il sacerdote, sulla mangiatoia, celebrò solennemente l’Eucaristia, mostrando il legame tra l’Incarnazione del Figlio di Dio e l’Eucaristia. Da questo episodio nasce la tradizione del presepe e chi è stato a Greccio sicuramente riassapora il clima silenzioso e mistico che si respira: “Perché il presepe suscita tanto stupore e ci commuove? Anzitutto perché manifesta la tenerezza di Dio… In modo particolare, fin dall’origine francescana il presepe è un invito a “sentire”, a “toccare” la povertà che il Figlio di Dio ha scelto per sé nella sua Incarnazione. E così, implicitamente, è un appello a seguirlo sulla via dell’umiltà, della povertà, della spogliazione, che dalla mangiatoia di Betlemme conduce alla Croce”. Dopo questa introduzione, il Papa passa in rassegna i vari elementi del presepe per cogliere il senso che portano in sé: il cielo stellato nel buio e il silenzio della notte, i paesaggi fatti di rovine di case e palazzi antichi che a volte sostituiscono la grotta e diventano la dimora di Gesù, le montagne, i ruscelli, le pecore e i pastori, commenta il Papa: “In questo modo ricordiamo, come avevano preannunciato i profeti, che tutto il creato partecipa alla festa della venuta del Messia. Gli angeli e la stella cometa sono il segno che noi pure siamo chiamati a metterci in cammino per raggiungere la grotta e adorare il Signore”. Un pensiero e un sorriso anche per tutte le altre statuine che non ci sono nel vangelo ma ani-

mano ogni presepe: “questa immaginazione intende esprimere che in questo nuovo mondo inaugurato da Gesù c’è spazio per tutto ciò che è umano e per ogni creatura. Dal pastore al fabbro, dal fornaio ai musicisti, dalle donne che portano le brocche d’acqua ai bambini che giocano: tutto ciò rappresenta la santità quotidiana, la gioia di fare in modo straordinario le cose di tutti i giorni, quando Gesù condivide con noi la sua vita divina”. Il momento finale è quando si mette nella mangiatoia la statuina di Gesù: finisce l’attesa, ci siamo, è Natale. “Dio si presenta così, in un bambino, per farsi accogliere tra le nostre braccia. Nella debolezza e nella fragilità nasconde la sua potenza che tutto crea e trasforma. Sembra impossibile, eppure è così: in Gesù Dio è stato bambino e in questa condizione ha voluto rivelare la grandezza del suo amore, che si manifesta in un sorriso e nel tendere le sue mani verso chiunque”. La lettera di Papa Francesco continua con un pensiero sui Magi e si conclude con l’invito a fare il presepe perché anche in questo modo si può trasmettere la fede in famiglia, con gioia e semplicità, sentendo che Dio è vicino e realmente presente nelle nostre case: “A partire dall’infanzia e poi in ogni età della vita, (il presepe) ci educa a contemplare Gesù, a sentire l’amore di Dio per noi, a sentire e credere che Dio è con noi e noi siamo con Lui, tutti figli e fratelli grazie a quel Bambino Figlio di Dio e della Vergine Maria. E a sentire che in questo sta la felicità”. Dario

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Tra slanci ambientalisti e transizione necessaria La ventiseiesima Conferenza Onu sul cambiamento climatico (Cop26), tenutasi a Glasgow, in Regno Unito, dal 31 ottobre al 12 novembre, si è da poco conclusa con la redazione di un documento di impegno definito dai media “annacquato”. Per citare il primo ministro britannico Boris Johnson, «non si possono costringere nazioni sovrane a fare quello che non vogliono fare. Tristemente, questa è la natura della diplomazia». Gli sforzi da parte dell’Unione Europea e degli Stati Uniti per riuscire a coinvolgere la Cina e l’India (a loro volta rappresentanti di altri Paesi del sud-est asiatico come l’Australia, il Paese più inquinante al mondo in rapporto al numero di abitanti) a impegnarsi sull’eliminazione delle emissioni derivanti dal carbone sono stati semi-vani: durante l’assemblea plenaria conclusiva, l’India ha chiesto all’ultimo di sostituire nel documento definitivo l’espressione «phase-out», ossia l’«eliminazione graduale» del carbone, facendo inserire invece nel documento finale la formula «phase-down», ossia la «riduzione graduale». Su questo punto specifico, l’accordo complessivo rischiava di collassare, così la conferenza ha ripiegato su un compromesso. Come mai non si riesce a prendere decisioni incisive nella lotta al cambiamento climatico? Il problema, secondo il chimico e accademico italiano Ugo Bardi, è quello descritto da Garrett Hardin già nel 1968 con il termine “tragedia dei beni comuni”. Hardin aveva notato come l’interesse individuale cozzi spesso con l’interesse comune quando si tratta di qualcosa che appartiene a tutti. All’epoca si parlava dei pascoli inglesi, ma la stessa idea vale per l’atmosfera: nessuno vuole sacrificarsi per fare un favore agli altri, così va a finire che il bene comune viene distrutto o reso inservibile. Per fortuna, la “tragedia” di Hardin non è una conseguenza necessaria della gestione dei beni comuni. Elinor Ostrom (1933-2012) la prima donna che ha ottenuto il premio Nobel per l’economia, era andata a studiare sul campo i metodi di gestione di risorse comuni come foreste, fiumi o pascoli e aveva osservato che in molti casi la gestione tradizionale funzionava benissimo quando tutti gli interessati avevano un ruolo attivo nelle decisioni e dove tutto il meccanismo era trasparente per tutti. Secondo Ostrom, con una gestione condivisa e trasparente AT T U ALIT À

si generano dei meccanismi di controllo reciproco che tendono a neutralizzare i tentativi di imbrogli e quando il governo ci mette lo zampino, spesso succedono dei disastri. Proviamo allora ad applicare le idee di Ostrom alla gestione dell’atmosfera terrestre. Chiaramente, la conferenza COP26 è stata gestita dall’alto – in modo “verticale” – e il convegno era fortemente sbilanciato verso l’Occidente, basti notare l’assenza del premier cinese Xi Jinping. Questo sbilanciamento del convegno in senso sia sociale che geografico e culturale potrebbe essere il suo limite principale, sia per la crescente sfiducia in occidente verso i governi sia per il fatto che in Asia molta gente ne ha abbastanza degli occidentali che si mettono in cattedra. Da noi, la Cina è spesso considerata il “cattivo” della questione climatica dato che è il principale emissore di gas serra al mondo, ma è anche vero che le emissioni pro-capite dei cinesi sono molto inferiori a quelle occidentali, per non parlare del rapido sviluppo delle energie rinnovabili e dell’elettrificazione del trasporto in Cina. Sotto molti aspetti, inoltre, la Cina è più avanzata dell’Occidente in termini della gestione dei beni comuni: l’attuale governo di Xi Jinping sta promuovendo l’idea di prosperità comune (benessere collettivo contro diritti individuali) e incoraggiando a limitare il sovra consumo di tutti i tipi. Insomma, ci sono speranze che i cinesi possano fare qualcosa di concreto, forse meglio di quanto siamo riusciti a fare noi, fino ad ora più che altro chiacchiere. Sono trent’anni che gli scienziati continuano a dirci che la Terra si sta scaldando a causa delle attività umane e che se non facciamo qualcosa le cose andranno sempre peggio. Sono trent’anni che si parla di come fermare il cambiamento, ma tutto quello che si fa sono grandi riunioni internazionali in cui migliaia di persone arrivano in aereo in qualche posto per discutere tutti insieme su come ridurre le emissioni. E le emissioni continuano ad aumentare. Allora, forse bisognerebbe pensare a cambiare strategia. Per anni, e anche tutt’oggi, i movimenti ambientalisti hanno – in ottima fede – cercato di convincere il pubblico che il cambiamento climatico esisteva ed

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aspettate. Per esempio, ci aspettavamo automobili volanti e invece è arrivata una cosa che le rende inutili: l’internet. Per l’energia ci aspettavamo miracoli dall’energia nucleare, e invece è arrivata una cosa che la rende obsoleta: il pannello fotovoltaico. Se Seba ha ragione, entro due o tre decenni dovremmo poter essere in grado di liberarci dai combustibili fossili e allo stesso tempo azzerare le emissioni. Non senza sacrifici, è chiaro: investire in qualcosa di nuovo richiede risorse che vanno trovate da qualche parte e che non sono più disponibili per altre cose. Ma una volta che il meccanismo è partito, non si ferma più. Siccome le rinnovabili costano meno dei fossili, si tratta di utilizzare la leva del profitto per far fare al sistema economico quello che sa fare bene: eliminare le tecnologie costose e obsolete (i fossili) e muoversi con decisione verso energie pulite. Questo richiede snellire le procedure burocratiche per installare gli impianti di energia rinnovabile ma, più che altro, un cambiamento di attitudine. Il movimento ambientalista, se vuol davvero ottenere dei risultati, non può più rimanere bloccato su una visione obsoleta che vede la riduzione dei consumi come l’unica forma di virtù: proposte come la “decrescita felice” si sono purtroppo dimostrate impraticabili, così come è controproducente schierarsi contro l’energia eolica.

era una cosa pericolosa. Poi, si ragionava, qualcuno avrebbe fatto qualcosa per fermarlo. Ma chi, esattamente? Le esortazioni erano dirette più che altro ai cittadini con l’idea che se i più motivati avessero ridotto i propri consumi, poi tutti avrebbero seguito l’esempio. Ma basta davvero che il mio vicino di casa mi veda andare in bicicletta, o che una ragazzina svedese con le trecce attraversi l’Atlantico in barca a vela per dare il buon esempio, per decidere di non comprarsi la Suv nuova? Per fortuna, ci sono metodi migliori: l’avanzamento tecnologico dell’energia rinnovabile sta travolgendo tutte le previsioni in termini di costi e di efficienza. Oggi, i combustibili fossili sono altrettanto obsoleti delle locomotive a vapore: secondo accreditate fonti scientifiche, i pannelli fotovoltaici ormai sono diventati più efficienti di qualsiasi fonte energetica, incluso il petrolio e il nucleare. Anche l’eolico sta andando sempre meglio, e ciò si riflette sui prezzi dell’energia rinnovabile che sono più bassi di quelli di altre fonti. L’ha notato anche Tony Seba che dirige un‘organizzazione che si chiama “RethinkX.” Seba ha visto le innovazioni nelle tecnologie rinnovabili e ha fatto un semplice ragionamento: se una nuova tecnologia costa meno della vecchia, la deve per forza rimpiazzare, il che avviene di solito in modo rapido e distruttivo, con la vecchia tecnologia che crolla rapidamente. È successo, per esempio, quando i cavalli furono rimpiazzati dalle automobili negli Stati Uniti; qualcosa di simile sta per succedere per i veicoli stradali a motore termico, rimpiazzati da veicoli elettrici. La stessa cosa potrebbe succedere per i combustibili fossili, petrolio, gas, e carbone, che in qualche decennio potrebbero essere sostituiti dalla più conveniente e pulita elettricità rinnovabile. Tutto ciò potrebbe avvenire semplicemente per i normali meccanismi del mercato che favoriscono le tecnologie più efficienti e meno costose. Tony Seba è forse troppo ottimista? Può darsi, ma è anche vero che le rivoluzioni tecnologiche spesso avvengono in settori dove uno non se le sarebbe AT T U ALIT À

Se riusciamo a superare gli ostacoli ideologici e burocratici, potremo davvero essere partecipi di una “transizione tecnologica” dirompente. Così come sono sparite alla svelta macchine da scrivere e videocassette, allo stesso modo i combustibili fossili possono essere sostituiti dall’energia rinnovabile. È vero che non basta eliminare i fossili per evitare un cambiamento distruttivo, ma è un primo passo fondamentale. Il cambiamento climatico potrebbe essere ormai irreversibile, ma questo non vuol dire che non dobbiamo provare perlomeno a ridurre i danni. Ce la possiamo fare. Chiara

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L’eutanasia è un atto di morte, il mondo cattolico non si lasci convincere

Come se la malattia, seppur grave ed inguaribile, rendesse la nostra vita una non-vita. Si va giù pesanti sulla perdita di autodeterminazione, come se dipendere dalla cura amorevole di un’altra persona ci renda “vegetali”. Mi sembra un approccio a dir poco “anaffettivo”, poiché si trattano persone vive e morte come un rigido protocollo d’intervento, dimenticando lo spessore delle relazioni che ci legano ai nostri cari ammalati. L’eutanasia non è la soluzione alla malattia e al dolore delle persone che amiamo e che, nell’arco di un giro di luna, si ritrovano una diagnosi infausta sul comodino. L’eutanasia è una brutale scorciatoia, che preferisce rendere inutile la vita di chi è malato, piuttosto che curarla. L’eutanasia è un vero e proprio atto di morte, intriso di violenza perché intenzionalmente cerca la morte dell’altro. L’eutanasia si appropria indebitamente della scienza medica e dei mezzi sanitari per violentare il codice etico del personale sanitario. Denigra e violenta il giuramento di Ippocrate che impegna a perseguire la difesa della vita e il sollievo della sofferenza, a non provocare deliberatamente la morte di una persona. È inammissibile che la scienza medica, dopo aver sacrificato e impegnato storie, persone e menti illuminate per progredire nella cura delle persone, sia messa a servizio delle cliniche della morte. L’eutanasia non ci renderà più liberi, ma più morti!

C’è un diffuso terrorismo psicologico che in modo subdolo trapela dalla campagna referendaria di raccolta firme per l’eutanasia legale. Assistiamo ad approcci all’apparenza pacati ed eleganti, ma che allo stesso tempo usano la sottile strategia di suscitare profonda inquietudine di fronte ai temi del fine vita. Il popolo pro-eutanasia legale fa leva sulle paure della malattia gravissima, della perdita di libertà e delle capacità decisionali. Prospetta malattie terminali vissute come un inferno terrificante di cui nessuno (neanche io) vorrebbe essere vittima. Insomma, liberano una vipera velenosa che possa serpeggiare tra i sentimenti più sensibili dell’animo umano. Di fatto si mette l’accento sulla paura di sopravvivere in condizioni di malattie altamente invalidanti, piuttosto che intercettare quali possibili cure poter riservare alla persona a noi cara. Si calca la mano sull’angoscia e sulla disperazione della malattia, sulla perdita di coscienza e di libertà.

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Il mondo cattolico, e non solo, non si lasci persuadere dai toni convincenti dei promotori dell’eutanasia legale. L’eutanasia nega le verità più profonde dell’esistenza dell’uomo. E cioè che la vita umana merita di essere vissuta fino in fondo, perché sempre è meraviglia. Verità universale, verità per ogni uomo. I nostri corpi, le nostre stesse vite non smettono mai di raccontare la bellezza che portiamo dentro, neanche quando si ritrovino addosso un male incurabile o una prognosi infausta. Non lasciamoci sfilare di tasca le verità dell’esistenza umana, universalmente riconosciute. Dobbiamo morire bene! Si lancia un appello ad umanizzare la morte attraverso la cura. Anche quando non sarà possibile guarire, sarà sempre possibile curare, alleviare il dolore, lenire le angosce, sostare al fianco del letto delle sofferenze. Non è inutile la cura di chi è inguaribile. Non è da cestinare la vita malata, fosse anche la nostra. Anche quando non potremo aggiungere anni alla vita, potremo però aggiungere vita agli anni. Frequento gli ospedali, non come medico, ma come padre di figli fragili. Consulto le debolezze dei miei figli come pagine di Vangelo, ritrovo nelle loro malattie bellezze inaudite. La sofferenza del corpo scava dentro di noi e scova pagine inedite della nostra vita. Verità assolute scritte con la stessa calligrafia del dolore. Non mi spaventa l’uomo dei dolori, perché porta con sé una salvezza inaspettata. Non possiamo cedere alla violenza dell’eutanasia, anche

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quando indossa il camice bianco. L’eutanasia si macchia di sangue innocente. Non mi sarei dato pace se avessi ascoltato le voci di chi, di fronte al mio piccoletto di 10 anni in stato di veglia aresponsiva, attaccato al ventilatore per la respirazione assistita con tracheostomia, mi diceva che quella non era più vita. Un padre si siede al fianco del letto e a mani nude fa a cazzotti con il dolore della persona che ama. Poi se ne prende cura e la carica sulle sue spalle come se quel dolore fosse suo. Non la uccide, mai. È il tempo dell’unità. Siamo chiamati a difendere la vita, alle soglie dell’imminente discussione parlamentare sulla proposta di legge dell’eutanasia legale. Politici cattolici e uomini tutti, alla ricerca della verità sull’uomo e del significato della sua esistenza, siamo chiamati ad essere alleati. Di fronte alla deriva eutanasica che a spallate intende liberarsi di chi viene considerato un peso per la società, noi possiamo sostenere le migliori metodologie per umanizzare la cura delle persone. Possiamo testimoniare che curare, pur con sacrificio, è carità umana. Il mondo cattolico, e non solo, ritrovi unità di fronte alle verità esistenziali dell’uomo. Ciascuno di noi si senta personalmente interpellato a ricomporre la grammatica della cura e a scrivere che la buona morte è morire tra le braccia di chi ci ha amato. E nulla di ciò che abbiamo amato andrà perduto. Luca Russo Da “Interris” – 8 novembre 2021

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Nel rifiuto di ogni confronto la nuova dittatura del gender La pressione culturale e politica per imporre idee nella società. La «cancel culture» colpisce anche chi sostiene che il sesso esiste: la strategia è zittire, emarginare e isolare. Una forma di colonialismo che penalizza le donne La saggista americana Rebecca Solnit ha rifiutato di essere intervistata al Festivaletteratura di Mantova, optando per un monologo, perché non ha voluto rispondere alle domande di una «transfobica» Judith Butler sostiene che la categoria 'donna' va ridefinita e che se una pensa che il sesso sia reale è una fascista. E non si discute

il silenzio... Ma ora, un anno dopo, sono arrivata a credere che i costi del rimanere in silenzio siano troppo alti per me e per tutti noi... Le persone vicine ti consigliano di stare in silenzio perché è la cosa migliore da fare. La scrittrice nigeriana Chimamanda Ngozi Adichie scrive: 'A volte però il silenzio fa sì che una bugia inizi ad assumere il luccichio della verità'. Parlava di individui, ma la sua cautela vale anche per le nazioni. Il silenzio di così tanti americani di fronte a così tante bugie, specialmente su questioni come il genere e la razza, sta iniziando a conferire il luccichio di verità a queste bugie. Le persone stanno iniziando a credere a idee nocive, come l’idea che l’America sia una nazione irrimediabilmente razzista, o l’idea che il tuo sesso non sia una realtà biologica». Il virus woke (significa: risveglio) è americano, con varianti locali. Qualche giorno fa la saggista americana Rebecca Solnit ha rifiutato di essere intervistata da me al Festivaletteratura di Mantova. L’evento era programmato da mesi, le domande – in tutta franchezza, buone domande – le aveva pretese 24 ore prima, ma dopo averle lette ha optato per un – noiosissimo – monologo. All’organizzazione del Festival ha detto che non avrebbe parlato con una «transfobica». Non c’era assolutamente nulla di transfobico nelle mie domande. Parlavo proprio d’altro. Questo è tremendamente woke. I 'risvegliati' parlano solo con altri 'risvegliati', e la prova del risveglio consiste fondamentalmente nell’adesione integrale ad almeno un paio di assiomi: i bianchi sono tutti fascisti oppressori, e anche chi crede che il sesso biologico sia reale è un fascista oppressore. Date un occhio alla serie tv 'Them', su PrimeVideo: una rappresentazione allegorica-horror da cui spurga un odio razziale inaudito. Le cose sono a questo punto in America? Quanto all’altro assioma, quello su sesso e genere, Solnit dice che «non esiste una definizione univoca di cosa sia una donna... Non si tratta di avere l’utero o il seno o il ciclo o di partorire, perché le donne non sono un allevamento (e, scusate, non riesco a smettere di vantarmi della mia città: il primo uomo a partorire è stato a San Francisco)... esistono tante altre varianti» (da un editoriale su 'The Guardian'). La sua concittadina Judith Butler è super-woke. È stata tra le prime a risvegliarsi e a dare una sveglia al mondo. Nel 1990 – giovane e brillante studiosa di Hegel e dei decostruzionisti francesi di giorno, frequentatrice di drag bar la notte – nel suo best seller 'Gender Trouble' spiegò un costrutto sociale non è solo il genere, ma anche il sesso biologico. In una recente intervista, sempre su 'The Guardian', Butler ha affermato che la categoria 'donna' va ridefinita e che se una donna pensa

Troppa gente oggi non riesce più a dire elementari verità. Se le dicesse verrebbe messa ai margini, zittita, imbavagliata, bloccata dai profili social – deplatformed –, indicata al pubblico ludibrio, mobbizzata fino a perdere il lavoro. Vale in particolare per il lavoro intellettuale e per l’insegnamento nelle università: posso testimoniarlo. Ormai il numero di casi di docenti deplatformed è notevole. Se dici, per esempio, che il sesso esiste, che è una realtà biologica, che non ti viene semplicemente 'assegnato alla nascita': bene, sei fuori, perdi l’incarico, devi trovare un altro modo per campare. Vale anche in politica. Sull’ultimo numero di 'Newsweek', Maud Maron, madre di tre maschi e una femmina e candidata al consiglio comunale di New York, parla della scrittrice JK Rowling, autrice della saga di Harry Potter e ormai regina delle deplatformed per essersi ribellata alla neolingua 'inclusiva' che impone alle donne il neo-nome di 'mestruatori'. «Volevo aggiungere la mia voce a quelle che la supportano – scrive Maron –. Volevo twittare #IStandwithJKRowling (Sto con JK Rowling). Ma non l’ho fatto. Mi candido per il consiglio comunale di Lower Manhattan e non volevo rischiare di essere chiamata transfobica. Quindi ho scelto

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di un’infinità di altre porcherie – sia un’ancella delle destre fasciste. Questo non parlarsi tra donne è un inaudito nel femminismo, rivoluzione senza spargimenti di sangue fatta di relazioni, autocoscienza, parole, amore. Lo stesso giorno in cui si sottrae al dialogo con me, Solnit condivide con entusiasmo sul suo profilo Facebook un articolo della giornalista britannica genderqueer Laurie Penny, titolo: «No, I will not debate you». Secondo Penny la retorica del dialogo «è molto utile per l’estrema destra». La cancel culture non è solo abbattere statue, è anche nascondere persone vive. Si parla solo con gli identici, come riflessi in uno specchio. Una specie di narcisismo paranoide che – nota un’intelligente amica – è il risultato dall’innesto mortale del postmodernismo e della French Theory su una società sempre più narcisista e ombelicale com’è quella americana. Un tribalismo di ritorno, che frantuma la società in migliaia di micro-identitarismi permalosi e in guerra. L’ Europa non è immune dal virus nodebate, ma la pandemia non ci ha ancora travolto. Vacciniamoci. Dobbiamo proporci di diventare il baluardo del libero pensiero. Il libero confronto va difeso in ogni luogo, a cominciare dalle università dove la situazione sta diventando intollerabile. «Se l’America vuole restare il luogo in cui si è liberi di dire ad alta voce semplici verità, dobbiamo rimuovere le sanzioni associate al rifiuto dell’ortodossia woke » conclude Maud Maron su 'Newsweek'. «Risvegliati, se vuoi, ma se le tue idee hanno valore – e alcune ne hanno – allora convinci i tuoi concittadini sui tuoi argomenti; non costringerli al silenzio ». Con l’improvvisa ritirata delle truppe Usa dall’Afghanistan – nel

che il sesso sia reale è una fascista. E con le fasciste non si discute, non si parla: si chiama 'no-debate'. Forse è fascista anche la pakistana Bina Shah, che ha obiettato: «Ho solo bisogno di sapere come si applica la definizione di donna di Judith Butler alle donne afghane che vengono picchiate per strada dai taleban. Hai mai considerato che la tua accademia non si adatta davvero alla vita delle donne nel Sud del mondo?». Per concludere: «Temo che gli attivisti per i diritti trans si stiano comportando come nuovi colonizzatori occidentali e imperialisti, imponendoci le loro idee di genere e sessualità nello stesso modo in cui il loro impero ci è stato imposto per buona parte del 20° secolo. Davvero non vorrei il colonialismo del genere nel 21° secolo». L’'Economist' dedica una delle sue ultime copertine alla «minaccia della sinistra illiberale» riferendosi alla «nuova generazione di progressisti che sta ripristinando metodi che sinistramente ricordano quelli di uno Stato confessionale, con versioni moderne dei giuramenti di fedeltà e delle leggi sulla blasfemia». Il no-debate viene praticato da molto tempo e con fermezza dal mondo Lgbtq. L’abbiamo visto anche in Italia con i sostenitori del ddl Zan che si sono sottratti a ogni confronto critico. Lo rivendica Alessandro Zan nel suo libro 'Senza paura. La nostra battaglia contro l’odio': nessun confronto con le Terf, femministe «transfobiche » di cui fa nomi e cognomi – a proposito di non-odio – definite vicine «all’estrema destra» e al «conservatorismo più reazionario » e dalle quali – lamenta – è «stato inseguito con un’aggressività al limite dello stalking, facendomi accuse lunari in privato, tra cui quella di sottrarmi al confronto ». In effetti, si è trattato proprio di questo: sottrazione al confronto. I cosiddetti 'Denton’s Paper' – direttive congegnate da uno dei maggiori studi legali del mondo a uso dei sostenitori della gender identity – dicono che meno si parla, meno si discute, meglio è. Anche perché potrebbe capitarti di non sapere come replicare alle obiezioni di un interlocutore capace di sostenere che il sesso è reale. Nei suoi libri e nel suo monologo Solnit ha parlato di 'democrazia delle voci' e di ' free speech', libertà di espressione: purché la voce dell’altro/a sia una semplice eco della tua. Cioè: si deve escludere, per essere davvero 'inclusivi'. Solnit – e chi mai se lo sarebbe immaginato? – è una fervida sostenitrice del no-debate. A quanto pare, come Butler, è convinta che il femminismo critico del genere – e dell’utero in affitto, degli ormoni ai bambini e AT T U ALIT À

suo monologo mantovano Solnit non ha nemmeno menzionato le afghane parlando di violenza maschile – il 2021 sarà probabilmente ricordato come un punto di svolta per il ruolo dell’America nello scacchiere geopolitico internazionale. Ma il morbo del no-debate non è meno minaccioso per l’identità di quel grande Paese e di tutto l’Occidente. Marina Terragni da “Avvenire” 14 settembre 2021.

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Informazioni parrocchiali Gli orari e le indicazioni qui riportate sono state predisposte considerando le difficoltà del periodo che stiamo attraversando. Orari e disposizioni potranno cambiare con i prossimi mesi via via che la situazione si modifica e si normalizza, anche gli stessi orari delle Messe. Ma ne daremo opportuna e puntuale comunicazione, nel caso. ORARI SANTE MESSE DA LUNEDÌ A SABATO MATTINA: ore 8,00 - 18,00 in Parrocchia (in caso di funerale la messa delle 18 è sospesa). SABATO (prefestiva): ore 16.30 e ore 18.00 in Parrocchia. DOMENICA: ore 7.30 - 9.00 - 10.15 - 11.30 - 18.00 (tutte in Parrocchia). Disponibilità per le Confessioni Don Giacomo: venerdì 16.00 - 17.30 Don Ubaldo: ogni sabato 09.30 - 11.00 Don Carlo: ogni sabato 15.00 - 16.30 I posti in Chiesa sono limitati per via delle distanze che vanno assolutamente mantenute: potranno entrare in tutto 80 persone in Parrocchia e 150 in Oratorio. Per Oratorio si intende logicamente lo spazio aperto sul cortile. 

Un incaricato all’esterno accoglierà i fedeli, verificherà la presenza della mascherina (obbligatoria), i guanti (in alternativa sarà necessario igienizzare le mani con il gel posto all’ingresso). Entrati in Chiesa andrete ad occupare i posti più vicini all’altare occupando le sedie disponibili o i posti indicati nei banchi.

E’ vietato l’ingresso a chi ha sintomi legati al virus, a chi ha febbre oltre i 37.5, a chi ha frequentato persone positive al Covid nei giorni precedenti.

Ricordiamo alle persone più anziane e fragili che si raccomanda di stare a casa con la garanzia che il precetto festivo è assolto comunque partecipando alla messa in TV. La domenica l’accesso per partecipare alla celebrazione sarà consentito a partire da 30 minuti prima della celebrazione. Evitiamo rincorse ai posti o affollamenti all’ingresso e tra i banchi.

Due regole assolute su tutte: mantenere la mascherina che copra naso e bocca e non avvicinarsi mai agli altri né muoversi senza motivo dal posto che vi sarà assegnato.

Si invita chi si trovasse a non poter entrare in Chiesa a non creare assembramenti sulla piazza della Chiesa, mantenendo in ogni caso la distanza dagli altri e indossando la mascherina.

La Chiesa di Casa Serena rimane chiusa agli accessi esterni. Rimanderemo a data da destinarsi la celebrazione dell’Eucaristia aperta ai fedeli.

Telefono Oratorio:

380.7522605

Tel. dei Sacerdoti:

Don Giacomo Ubbiali Tel. 380.6984169 e-mail: giacomoubbiali@virgilio.it Don Carlo Comi Tel. 035.332092 - cell. 340.6483352 e-mail: comicarlo@virgilio.it Don Ubaldo Nava Tel. 035.908406 - cell. 333.3229389 e-mail: d.ubaldonava@gmail.com



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