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Periodico della Parrocchia S. Maria Assunta in Brembate di Sopra Anno XIII - N. 75 - OTTOBRE 2021


ABBONAMENTO Poiché molte persone hanno chiesto chiarimenti su come ricevere a casa il giornalino parrocchiale "Insieme", ecco alcune precisazioni che speriamo possano essere utili. 1) Il nome e l'indirizzo vanno consegnati in sacrestia. 2) La quota chiamata "di abbonamento" o "quota annuale" (di euro 15,00) verrà inserita in un’apposita busta distribuita nel mese di Febbraio. I Copertina: Chiesetta del Vioz (TN). IV Copertina: Veduta di Pejo (TN).

Tale quota si raccoglie in chiesa nella cassetta con l'indicazione "INSIEME" oppure in sacrestia.

Foto: Luca Bonati.

La quota serve per sostenere le spese di stampa.

Direttore: don Giacomo Ubbiali Direttore responsabile: Davide Agazzi Editore: Parrocchia S. Maria Assunta, Brembate di Sopra

Stampa: EQUA - Clusone Redazione: don Carlo, Chiara, Dario, Marco, Max, Luca, Luciano. Impaginazione e coordinatore: Luciano Foto ed elaborazione foto: Max Distributore: Luciano

Sommario 3 Editoriale 5 Vita parrocchiale 10 Anagrafe

Collaboratori: don Giacomo, don Carlo, Carmelo, Giulio Terzi di Sant’Agata, Nicola, Stefano, Dalila, Arturo, Dario, Chiara,

E-mail: insiemebrembatesopra@gmail.com Sito web: www.parrocchiabrembatedisopra.it AUTORIZZAZIONE DEL TRIBUNALE DI BERGAMO N. 28 DEL 20.10.2008

12 La voce dell’Oratorio 20 Vita della Chiesa 22 Attualità


Editoriale

C

arissimi, all’inizio di questo mese di ottobre, mese missionario, lascio lo spazio dell’editoriale alle parole di suor Nives, scritte pochi giorni dopo l’uscita dell’ultimo numero dell’INSIEME, ad agosto. Sono parole fortissime che parlano dell’Etiopia, ma provocano la nostra fede. Leggetelo, rileggetelo: mettono alla prova la nostra misera fede e ci aprono gli occhi sul mistero grande della vita e del dolore… chissà che non ci scandalizzino un po’ e ci aiutino a riscaldare e insaporire un poco quel “brodino tiepido e insipido” a cui si riduce spesso la nostra fede…

d Giacomo

L’incontro con i catechisti non era partito benissimo, con degli interventi a gamba tesa da parte loro. Ma sister, dov’è Dio in questa carneficina? Domanda nuda e radicale. Disonesto eluderla facendo finta di niente. Come ho fatto io, quando mi hanno posto la domanda. Tentare una risposta è un azzardo. Ma bisogna provarci. Il mio hard disk gira a vuoto, è pieno di virus e non consente nuove applicazioni. Non esistono visioni neutre del mondo, né di Dio. In qualche modo ogni visione è pregiudiziale costituendosi in base a determinate interpretazioni di una realtà che in quanto percepita attraverso dei filtri quali i sensi, non può mai essere neutra o oggettiva nel senso classico o positivistico che è possibile dare al termine. La visione di Dio ne è un esempio perché soggetta al modo in cui interpretiamo la realtà. Insieme al negativo e alle ombre, esistono sempre le dimensioni negative e portatrici di luce. Non ci è concesso avere solo luce o solo tenebre. Tutte le realtà sono crepuscolari, mescolando luci e ombre. Ma in questa riflessione il mio approccio riguarda le ombre, perché sono queste a causare gli attuali problemi. Per quanto possa essere doloroso guardare in faccia la realtà, lo è di più essere calpestati. Come lo è il popolo Gumuz, ora. La libertà è come l’aria; ci si accorge quanto vale quando comincia a mancare. Saper muoversi con il linguaggio, è importante per noi umani, un po’ vuol dire sapersi muovere nella vita. Ereditiamo tutto un linguaggio che correda in qualche modo la nostra esistenza e, con essa ci orientiamo. Ma a volte non è sufficiente. Io non trovo le parole adatte ad esprimere quello che vivo. Le parole a disposizione non mi bastano. Il vocabolario che mi è stato dato è incompleto e le parole ereditate non riescono a raccontare l’esperienza che sto vivendo, al punto che avverto forte una tensione fra linguaggio ed esperienza vissuta. Un filosofo, non ricordo chi, diceva che il limite del mio linguaggio significano i limiti del mio mondo. Qui bisogna far nascere parole nuove non più contenibili in rigidi reparti. La sensazione adesso, è quella di una liberante nudità del pensiero, dell’anima, del cuore. E dunque anche una inattesa sensazione di leggerezza, che si accompagna allo smarrimento iniziale. L’impressione lucidissima di non aver EDIT O RI ALE

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ben più chiaro dove mi trovo, come la vertigine di uno sbandamento che si fonde però con l’entusiasmo di una nuova rischiosa libertà. Non so bene come muovermi; sembra di essere in un negozio di cristalli. Eppure, non si può star fermi, a costo di rompere qualche pezzo. Sono proprio sulla graticola… Invece di credere ho cercato di far “esistere” Dio, e il Dio che ho cercato di far esistere è quello che dà il senso al dolore innocente: costruire un mondo senza dolore... ne ho viste troppe e di tutti i colori ultimamente. Nei messaggi di calore che mi sono arrivati subito dopo aver annunciato che abbiam dovuto abbandonare la missione, mi è sembrato davvero di sentir soffiare un vento leggero, iniziale, tenue di speranza. Si, trovare di nuovo le ragioni della speranza, cocciuta, fragile, indistruttibile. Sperare per sperare, se serve contro ogni evidenza, perché a volte non può essere che così. Forse occorre soprattutto che si riprenda a parlare di futuro con più forza e maggior speranza. Agostino di Ippona affermava che la speranza ha due bellissimi figli: l’indignazione e il coraggio. L’indignazione per come vanno le cose, e il coraggio per cambiarle. Quale sarà il nostro posto in tutto questo processo? Rimettere in movimento una comunità ecclesiale che da tempo vive una situazione di stanchezza, sofferenza e di fatica non è facile per nessuno. Come la nostra chiesa può ripensare la propria presenza e missione evangelizzatrice nella società di oggi e di domani? Non ci è concesso calpestare pigramente le impronte già presenti. Dobbiamo lasciare le nostre.

EDIT O RI ALE

Non possiamo arrivare troppo tardi perché questa volta non si torna indietro. Come violente scosse di terremoto arrivano gli ultimi attacchi (speriamo siano gli ultimi) dei ribelli contro i militari federali e fanno tremare i pilastri di ottimismo che sono le mie consorelle, che tengono anche loro faticosamente in piedi, in una quotidianità faticosa da gestire a causa dell’insicurezza. Siamo un cantiere aperto e vogliamo continuare ad esserlo. Siamo attraversate anche da debolezze, limiti, sbandamenti, relazioni incagliate o a volte fallite (ci sono ahimè). A volte mi sento sopraffatta, ma allora mi vien in aiuto Simone Weil con il suo ardire estremo: “sembra di trovarsi in un’impasse da cui l’umanità possa uscire solo con un miracolo. Ma la vita umana è un miracolo”. Respingo l’idea che questo sia un tempo di rassegnazione; per noi è ancora tempo di costruire utopie, manifestando nel nostro impegno una rinnovata dimensione nell’amore di Dio, che vive in mezzo a noi e con noi, e ciò intreccia un nuovo modo di vivere la fede e di condividere la speranza. Perché ciò ci riguarda. Il percorso è irto di ostacoli. Il pasto non è gratis. La ricerca progredisce solo con la pace e questa richiede pazienza. Io prego perché il Signore ci faccia giustizia, perché, se dovessi farla io, andrebbe a finire male. Prego che mi dia la calma; perché tenga ferme le mie mani, perché prudono. E chiedo anche l’aiuto vostro. Grazie. Difficile fare previsioni ora. Troppo sono le variabili e le incognite sul cammino. Fare memoria significa fare storia viva, nella carne e nelle lacrime, non solo percorrere quel che è stato, ma perché, e come sia possibile che non accada più. L’inferno dei viventi dice Marco Polo, non è qualcosa che sarà; se ce n’è uno, è quello che è già qui. E io confermo. Si può parlare di Dio, solo abitando la sofferenza, facendosene carico. Ma io una risposta non l’ho ancora data. Volete darmi una mano voi? Grazie vostra sorella Nives.

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CALENDARIO PARROCCHIALE CATECHESI ADULTI

CATECHESI RAGAZZI (oratorio)

Mercoledì

Martedì

15.00 - 16.00

Sabato

15.00 - 16.00

8.30 in Parrocchia

* Sono programmati incontri sulla parola di Dio lungo tutto L’ANNO LITURGICO.

ADORAZIONE

Il Santissimo Sacramento resta esposto ogni Venerdì dalle ore 16.00 alle 18.00 18.00 S. Messa.

OTTOBRE

18 Lunedì. S. Luca, evangelista. Tombola e santa Messa in Oratorio nel pomeriggio

1 Venerdì. S. Teresa di Gesù Bambino, vergine e dottore della Chiesa. Inizia il mese missionario.

19 Martedì. S. Giovanni de Brébeuf e Isacco Jogues, sacerdoti e Compagni, martiri. S. Paolo della Croce, sacerdote.

2 Sabato. Ss. Angeli Custodi.

22 Venerdì. S. Giovanni Paolo II, papa.

3 Domenica XXVII del Tempo ordinario. (Gen 2,18-24/ Sal 127/ Eb 2,9-11/ Mc 10,2-16) Ore 9.00 e 11.00: Celebrazioni delle Sante Cresime Ore 16.00: Celebrazione dei battesimi.

23 Sabato. S. Giovanni da Capestrano, sacerdote.

4 Lunedì. S. Francesco d’Assisi, Patrono d’Italia.

95a Giornata missionaria mondiale sul tema: «Non possiamo tacere quello che abbiamo visto e ascoltato» (At 4,20). Festeggiamenti per gli anniversari di matrimonio.

24 Domenica XXX del Tempo ordinario. (Ger 31,7-9/ Sal 125/ Eb 5,1-6/ Mc 10,46-52)

5 Martedì. S. Faustina Kowalska, vergine. 6 Mercoledì. S. Bruno, sacerdote.

27 Mercoledì. S. Teresa Eustochio Verzeri, vergine.

7 Giovedì. Beata Vergine Maria del Rosario.

28 Giovedì. Ss. Simone e Giuda, apostoli.

9 Sabato. S. Dionigi, vescovo e Compagni, martiri. S. Giovanni Leonardi, sacerdote.

29 Venerdì. Ore 15 – 16.30 e 20.30 - 22: Confessioni in parrocchia.

10 Domenica XXVIII del tempo ordinario (Sap 7,7-11/ Sal 89/ Eb 4,12-13/ Mc 10,17-30) Ore 16.00: Celebrazione del battesimo.

30 Sabato. Ore 9 – 12: Confessioni in parrocchia. 31 Domenica XXXI del Tempo ordinario. (Dt 6,2-6/ Sal 17/ Eb 7,23-28/ Mc 12,28b-34)

11 Lunedì. S. Giovanni XXIII, papa. 14 Giovedì. S. Callisto I, papa e martire.

NOVEMBRE

15 Venerdì. S. Teresa d’Avila, vergine e dottore della Chiesa.

1 Lunedì. Tutti i Santi. (Ap 7,2-4.9-14/ Sal 23/ 1Gv 3,1-3/ Mt 5,1-12a) Ore 15.00: Al Cimitero, vespri e preghiera per i defunti. Giornata mondiale della santificazione universale. Dal mezzogiorno di oggi e per tutta la giornata di domani sarà possibile acquisire l’indulgenza plenaria per i defunti, alle solite condizioni: visita alla chiesa, recita del Padre nostro e del Credo, recita di una preghiera

16 Sabato. S. Edvige, religiosa. S. Margherita Maria Alacoque, vergine. 17 Domenica XXIX del Tempo ordinario. (Is 53,10-11/ Sal 32/ Eb 4,14-16/ Mc 10,35-45) La statua di san Luca viene riportata dall’Oratorio nella sua Chiesa VIT A P AR RO CCHI AL E

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secondo l’intenzione del Papa, essere confessati e comunicati. Dall’1 all’8 novembre è possibile acquisire l’indulgenza plenaria, una volta al giorno, facendo devotamente visita ad un cimitero.

Giornata mondiale delle claustrali. Giornata nazionale di sensibilizzazione per il sostentamento del clero.

2 Martedì. Commemorazione di tutti i fedeli defunti. Ore 15.00: S. Messa al cimitero.

23 Martedì. S. Clemente I, papa e martire. S. Colombano, abate.

3 Mercoledì. S. Martino de’ Porres, religioso. Ore 15.00: S. Messa al cimitero.

24 Mercoledì. Ss. Andrea Dung-Lac, sacerdote e Compagni, martiri.

4 Giovedì. S. Carlo Borromeo, vescovo. Ore 15.00: S. Messa al cimitero. Oggi si fa memoria dei vescovi di Bergamo defunti.

25 Giovedì. S. Caterina d’Alessandria, vergine e martire.

22 Lunedì. S. Cecilia, vergine e martire.

28 Domenica I di Avvento. (Ger 33,14-16/ Sal 24/ 1Ts 3,12-4,2/ Lc 21,25-28.34-36)

5 Venerdì. Santi e Beati di cui in Diocesi si conservano le Reliquie. Ore 15.00: S. Messa al cimitero. . 6 Sabato. Ore 11.00: Matrimonio Mangili Maichol – Maffezzoni Alessia.

30 Martedì. S. Andrea, apostolo.

DICEMBRE 3 Venerdì. S. Francesco Saverio, sacerdote.

7 Domenica XXXII del Tempo ordinario. (1Re 17,10-16/ Sal 145/ Eb 9,24-28/ Mc 12,38-44) 71a Giornata nazionale del ringraziamento.

4 Sabato. S. Giovanni Damasceno, sacerdote e dottore della Chiesa.

8 Lunedì. Ore 15.00: S. Messa al cimitero.

5 Domenica II di Avvento. (Bar 5,1-9/ Sal 125/ Fil 1,4-6.8-11/ Lc 3,1-6)

9 Martedì. Dedicazione della Basilica Lateranense. 10 Mercoledì. S. Leone Magno, papa e dottore della Chiesa.

Cronaca parrocchiale

11 Giovedì. S. Martino di Tours, vescovo.

a cura di d. Carlo

12 Venerdì. S. Giosafat, vescovo e martire. 1 agosto. Domenica. Inizia il pellegrinaggio dei giovani. È iniziato in questo primo giorno e prima domenica di agosto il pellegrinaggio sulle strade di Puglia di un bel gruppo di giovani, sulle tracce di San Michele. Ovviamente, ne parlano più diffusamente loro nell’apposito spazio. Qui mi sembra importante la segnalazione di questo avvenimento che ha visto anche la partecipazione, da lontano, di numerose persone della nostra comunità attraverso i canali social.

14 Domenica XXXIII del Tempo ordinario. (Dn 12,1-3/ Sal 15/ Eb 10,11-14.18/ Mc 13,24-32) 5a Giornata mondiale dei poveri sul tema: «I poveri li avete sempre con voi» (Mc 14,7). 15 Lunedì. S. Alberto Magno, vescovo e dottore della Chiesa. 16 Martedì. S. Margherita di Scozia. S. Geltrude, vergine.

3 – 15 agosto. Festa patronale dell’Assunta. Anche quest’anno, come ormai da diversi anni, la preparazione alla festa patronale dell’Assunta è iniziata il 3 agosto, giornata in cui nella nostra comunità si celebra la Solennità dell’Anniversario della Dedicazione della chiesa parrocchiale, consacrata del vescovo di Bergamo mons. Antonio Redetti nel 1734. Si è dato particolare rilievo alla messa vespertina delle ore 20. La chiesa, anche se non era al completo, ha raccolto la preghiera di diverse persone che hanno così voluto ricordare l’importanza di questo luogo nel quale la nostra comunità si riunisce per incontrarsi con il Signore e con i fratelli. La pandemia ancora in corso ha sconsigliato di riprendere

17 Mercoledì. S. Elisabetta di Ungheria, religiosa. 18 Giovedì. Dedicazione delle Basiliche dei Ss. Pietro e Paolo, apostoli. 20 Sabato. Ore 18.00: S. Messa in suffragio di tutti i defunti dell’anno (terza di novembre). 21 Domenica. Nostro Signore Gesù Cristo Re dell’Universo. (Dn 7,13-14/ Sal 92/ Ap 1,5-8/ Gv 18,33b-37) VIT A P AR RO CCHI AL E

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appieno le iniziative che accompagnavano la novena di preparazione all’Assunta.

Infine, nella serata di sabato 14 agosto, si è rinnovato l’appuntamento della celebrazione della messa vespertina nella Piazza Giovanni Paolo II. Era una serata serena e calda, e questo ha favorito anche la presenza di numerose persone. La santa messa concelebrata è stata accompagnata dal Coro “Le Voci di Maria”. Il tutto si è svolto con semplicità, in un clima di raccoglimento non sempre scontato quando si svolgono celebrazioni all’esterno.

Un altro appuntamento si è svolto nella serata di giovedì 5 agosto davanti alla cappella dei caduti dell’aeronautica che si trova nel parco accanto alla Torre del Sole. Anche questo non è stato un appuntamento casuale. Sta continuando quest’anno il Giubileo Lauretano. L’arma dell’aeronauta ha scelto proprio la Madonna di Loreto come Patrona. Un bel gruppo di persone si è ritrovato davanti

Domenica 15 agosto è stata la giornata della festa patronale. Le messe sono state celebrate secondo gli orari festivi. Sempre a causa della pandemia si è preferito non svolgere la processione della statua della Madonna per le vie del paese. La conclusione della giornata festosa è stata affidata alla messa vespertina delle ore 18, accompagnata dalla Corale. Durante tutte le giornate della preparazione e della festa, alcuni volontari hanno allestito, sotto il porticato della casa parrocchiale, una pesca di beneficenza, il cui ricavato è andato alle attività parrocchiali.

alla cappella per la recita del rosario, conclusa con un momento di preghiera tenuto dagli avieri davanti alla Madonna. Martedì 10 agosto si è svolto, in chiesa, un breve momento di preghiera mariana, al termine del quale, per chi voleva, c’è stata la possibilità di accostarsi al sacramento della riconciliazione. Giovedì 12 agosto si è svolto un altro bel momento. Alla messa delle ore 18 sono stati invitati i sacerdoti, i religiosi e le religiose nativi e quelli che hanno svolto il loro ministero della nostra comunità. Oltre a don Giacomo, don Ubaldo e don Carlo erano presenti anche P. Corrado Maggioni, P. Danilo Magni, Don Mansueto Caglioni e Don Alberto Brignoli. Altri hanno assicurato la loro presenza nella preghiera. Erano presenti anche diverse suore. La celebrazione ha avuto, giustamente, un clima gioioso. È sempre bello trovarsi davanti al Signore per ringraziare per quanto Lui ci dona attraverso il servizio e il ministero di tanti che hanno arricchito la nostra comunità con la loro presenza e la loro opera o che sono da qui partiti per svolgere la loro missione in altre parti del mondo. Una cena conviviale ha concluso il bell’incontro. VIT A P AR RO CCHI AL E

26 – 29 agosto. Sagra dell’oratorio. La Sagra dell’Oratorio, dopo essere stata sospesa un anno, è ripresa in queste giornate di fine agosto. Apparentemente si è svolta in tono minore. Non erano previste serate musicali; solo cucina, bar e… gioia di stare insieme in oratorio. Numerosissimi i volontari, adulti e soprattutto ragazzi e giovani, che si sono impegnati per la buona riuscita di questo bel momento di vita oratoriale e parrocchiale. Se ne parla in modo più dettagliato nelle pagine dell’Oratorio, alle quali vi rimando.

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Santa Sede,

spiritualità mariana cristocentrica. In seguito, l’istituto approda nelle missioni. Anche il fratello padre Giambattista, morto alcuni anni fa missionario in Africa, era entrato nella stessa congregazione. Padre Maggioni viene ordinato sacerdote il 20 marzo 1982 dal bergamasco Alessandro Assolari, vescovo monfortano di Mangochi in Malawi nella chiesa dello studentato dell’istituto a Roma. Dopo la laurea in Sacra Liturgia al Pontificio Istituto liturgico Sant’Anselmo a Roma, viene destinato all’insegnamento di Liturgia, sempre nella Capitale, nella Pontificia Facoltà teologica Marianum e al Sant’Anselmo. Nel 1990 entra a servizio della Santa Sede nella Congregazione per il culto divino e la disciplina dei Sacramenti, diventando successivamente uno dei capi ufficio della stessa. Nel 2000 è anche responsabile dell’ufficio liturgico del Comitato centrale dell’Anno Santo. Il 26 settembre 2013 Papa Francesco lo nomina consultore dell’ufficio delle celebrazioni liturgiche del Pontefi-ce. Il 5 novembre 2014 riceve la nuova nomina di sottosegretario della Congregazione per il culto divino e la disciplina dei Sacramenti, carica che ha cessato con la nuova nomina di presidente del Pontificio Comitato per i Congressi eucaristici internazionali, dotato di nuovo statuto da Papa Benedetto XVI il 24 dicembre 2009. Padre Maggioni, che è autore di numerose pubblicazioni in campo liturgico e mariologico, è anche membro del Consiglio accademico della Pontificia Accademia mariana internazionale.

nuovo incarico per padre Corrado Maggioni La nomina. Il monfortano bergamasco scelto dal Papa per guidare il Pontificio Comitato per i Congressi eucaristici internazionali

Il Pontificio Comitato venne costituito nel 1879 da Leone XIII in seguito alla diffusione, a livello europeo, soprattutto in Francia e in Belgio, della devozione eucaristica, che si era espressa in Congressi eucaristici nazionali e in pellegrinaggi. Attualmente, l’opera del Comitato consiste nel far meglio conoscere, amare e servire Gesù Cristo nel suo mistero eucaristico, centro della vita della Chiesa cattolica e della sua missione per la salvezza del mondo. Il suo compito principale è di promuovere la preparazione e la celebrazione periodica dei Congressi eucaristici internazionali (presieduti da un delegato pontificio), l’ultimo dei quali si è da poco concluso a Budapest, capitale dell’Ungheria, con l’intervento di Papa Francesco.

Il religioso monfortano bergamasco padre Corrado Maggioni, 64 anni, finora sottosegretario della Congregazione vaticana per il culto divino e la disciplina dei Sacramenti, è stato nominato da Papa Francesco nuovo presidente del Pontificio Comitato per i Congressi eucaristici internazionali. «Padre Corrado sottolinea padre Battista Cortinovis, superiore della casa monfortana di Redona in città - è un grande lavoratore, è molto preciso e disponibile. Inoltre, ha una vasta preparazione in campo liturgico e da tempo è impegnato nella Curia della Santa Sede». Padre Maggioni è nato il 6 novembre 1956 a Brembate Sopra. Entra ventenne nella Compagnia di Maria-Congregazione dei Padri Monfortani, fondata nel 1705 a Poitiers in Francia da San Louis Marie Grignion de Montfort con lo scopo della predicazione nelle campagne e la carità, caratterizzandosi con una VIT A P AR RO CCHI AL E

Carmelo Epis Da “L’Eco di Bergamo” del 16/09/2021.

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portanti, o semplicemente per raccogliersi nella quotidianità silenziosa e riflessiva della preghiera, come mai mancava di fare mia nonna Maria Luisa. La Chiesina era, e continua ad essere, il luogo di aggregazione nella preghiera di una piccola, ma assai motivata comunità di residenti nelle due frazioni di Tresolzio, e non solo loro. La vita di famiglia che, con mia sorella Maria Francesca, ho avuto la fortuna di condurre a Tresolzio per molti anni, così come è avvenuto per molti nostri vicini, è stata davvero l'esperienza di una solidale comunità: famiglie di agricoltori, di lavoratori e impiegati in imprese e professioni diverse, di madri di inesauribile forza e religiosità. Come dimenticare anche solo per un istante tutto quello che abbiamo insieme vissuto, appreso, e condiviso con persone straordinarie, ad esempio le famiglie Maggioni, Cisana, Rota Asperti, Gaverini, Bonacina, Rossi, Roncelli, Belotti, e tanti altri? Nella storia più antica, la profonda devozione al Santo da parte dei Marchesi Rota - importante dinastia dei Condottieri insediata a Bergamo con la loro Rocca nella Città Alta e proprietà abitative e agricole nei terreni “dell’Isola” tra i quali Tresolzio - fu all'origine della costruzione e consacrazione del luogo di Culto a San Luca. Erano gli anni della profonda sofferenza causata, anche tra le popolazioni della Bergamasca, dalla terribile pestilenza del 1630. La destinazione votiva della Chiesina aveva un profondo significato di fiduciosa speranza nella intercessione di un Santo che, attraverso le sue esperienze di vita e nei viaggi con Paolo, era stato diretto testimone di malattie e di epidemie incurabili e della forza della Fede necessaria per affrontarle. Sono convinto che per tutta la nostra Comunità la ricorrenza di San Luca quest'anno abbia un significato di profonda speranza e fiducia nel futuro."

Riapre la chiesina di San Luca

"Per la Comunità di fedeli che a Brembate e a Tresolzio è particolarmente legata e partecipa alle tradizioni di preghiera e di devozione proprie alla Parrocchia della Vergine Assunta, la Festa di San Luca Evangelista del 18 ottobre prossimo riveste un significato davvero speciale. Dopo un lungo periodo protrattosi oltre le previsioni iniziali a causa della pandemia, è stato ultimato il completo restauro della Chiesina di San Luca: l' "Oratorio di San Luca", come indicano i documenti seicenteschi risalenti alla sua prima costruzione. Il restauro si è reso necessario a causa dei danni provocati alle sue antiche strutture da eccezionali eventi atmosferici e geologici. Per oltre quattro secoli, in questo luogo di devozione e di preghiera, hanno trovato il conforto della Fede in Cristo numerose generazioni che hanno abitato il territorio posto tra Brembate e il torrente Lesina. Una ricchissima storia di comunità essenzialmente agricole, almeno sino a metà Novecento, che hanno attraversato fasi dolorose e difficili, così come periodi di prolungato e crescente benessere, vivendo sempre nella Fede che ha caratterizzato questa regione. La Chiesina di San Luca si trova nella frazione di Tresolzio, ed è dedicata a San Luca Evangelista, autore dell'omonimo Vangelo e degli Atti degli Apostoli. Si tratta di un luogo e di un edificio che, pur nella sua essenziale semplicità, costituisce una radice salda nelle convinzioni, nelle esperienze umane, negli affetti di quanti l'hanno frequentato per pregare insieme agli altri, per commemorare i Defunti, per celebrare battesimi, matrimoni, ricorrenze imVIT A P AR RO CCHI AL E

Giulio Terzi di Sant’Agata

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Anagrafe BATTESIMI PIAZZALUNGA DAVIDE di Enzo e di Greco Marianna nato a Bergamo il 17.01.2021 battezzato il 05.09.2021

DE SANCTIS GIORGIA di Cristian e di Morselli Stefania nata a Bergamo il 16.06.2020 battezzata il 25.07.2021

QUADRI EMILY di Fabio e di Milesi Valentina nata a Bergamo l’11.09.2020 battezzata il 05.09.2021

ANGIOLINI ALEX di Mirko e di Brioschi Valentina nato a Bergamo il 02.09.2020 battezzato il 01.08.2021

RAVASIO RACHELE di Paolo e di Fortunato Eleonora nata a Bergamo il 26.03.2021 battezzata il 05.09.2021

PARATICO STELLA di Luca e di Rota Martir Anna nata a Ponte San Pietro il 08.02.2021 battezzata il 08.08.2021

SANA GIORGIA di Matteo e di Sartirani Silvia nata a Bergamo il 16.11.2020 battezzata il 05.09.2021

CODOGNNOLA ALICE di Marco e di Alessio Maria Rosa nata a Ponte San Pietro il 30.08.2020 Battezzata il 29.08.2021

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MATRIMONI

FUNERALI QUARTI SABRINA di anni 52 morta il 23 luglio.

In parrocchia: Della Mussia Walter con Quarti Valentina, il 27 agosto. Gotti Matteo con Gandolfi Viola, il 28 agosto. Fumagalli Omar con Scalvenzi Marta, il 30 agosto.

ROTA BIASETTI GIOVANNI di anni 70 morto il 02 agosto.

Fenili Alberto con Pfeiffer Iris, il 20 settembre. Fuori parrocchia: SCUDELETTI ROSANNA in Messi, di anni 77, morta il 06 agosto.

Valsecchi Alex con Barachetti Francesca, il 29 luglio a Monte Marenzo (LC). Tironi William con Colleoni Sara, il 30 luglio a Margno (LC). Gasparini Davide con Pina Silvia, il 30 luglio ad Almenno San Salvatore.

MAGGIONI PIERINO di anni 79 morto il 21 agosto.

Maffioletti Matteo con Roncelli Michela, il 07 settembre ad Almenno S. Salvatore. Doneda Marco con Belotti Rossana, il 16 settembre ad Almenno S. Salvatore.

MAGGIONI BRUNO di anni 80 morto il 25 agosto.

Rota Emanuele con Cortesi Michela, il 25 settembre a Bergamo.

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La famiglia al centro Sarà la famiglia il tema al centro del prossimo anno pastorale. Lo ha annunciato il vescovo Francesco Beschi il 9 giugno scorso, chiedendo alle parrocchie di proseguire l’attenzione a servizio della vita nei luoghi della quotidianità e nella scia della lettera pastorale dello scorso anno - a continuare a servire la vita dove la vita accade.

«All’interno di questo anno particolare - ha spiegato il Vescovo - la Diocesi e le parrocchie approfondiranno questo tema. Se il criterio che vogliamo assumere è quello di servire la vita, il riconoscimento ecclesiale e sociale della famiglia è indispensabile». L’Ufficio diocesano per la famiglia sta elaborando alcune proposte che un’équipe di lavoro sta definendo e che saranno inoltrate alle parrocchie. Saranno messi a disposizione materiali e sussidi che potranno essere utili alle comunità perché si possa giungere al cuore delle famiglie, delle parrocchie, dei giovani e delle periferie. Rispondendo ai numerosi interventi dei presenti il Vescovo ha ribadito di continuare come cristiani a dire la verità del Vangelo e a proporre la famiglia secondo lo spirito evangelico, consapevoli però di essere immersi in un contesto pluralistico. Vicinanza e proposta della verità sono due criteri che devono muovere i nostri passi. Ai preti ha suggerito di «non lasciarsi appesantire dalla rassegnazione, ma di vivere con fiducia» e li ha invitati a «continuare a tenere unite le comunità e ad alimentare in esse il desiderio di ritrovarsi».

Rivisitazione dell’enciclica Amoris laetitia Il focus dell’azione pastorale sarà centrato sulla famiglia che il Vescovo ha individuato come «uno dei luoghi dove la vita accade, luogo esistenziale fondamentale». Il 19 marzo scorso papa Francesco ha dato inizio all’Anno della famiglia Amoris laetitia a cinque anni dalla pubblicazione dell’esortazione apostolica. Questo anno speciale si concluderà nel giugno 2022 con l’incontro mondiale delle famiglie a Roma.

VIT A D ELL A CHI ES A

Arturo Bellini

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Servire la vita dove la vita accade La famiglia

Dio in casa, che Abramo e Sara hanno in dono la buona notizia, il vangelo della nascita di un figlio. Mi piace, in occasione di questa lettera, condividere un dettaglio molto particolare. Seguendo la linea all’interno delle figure attorno al tavolo, si coglie la forma di un calice: è l’orizzonte della comunione d’amore di Dio, di cui siamo fatti a immagine e somiglianza. Quel calice ci invita a vivere la vita dove la vita accade, anche e soprattutto quando la Vita è quella stessa di Dio. Il calice non c’è di fatto, ma si compone aprendo uno spazio, offrendo cioè a ciascuno il proprio posto per sedersi da figli al tavolo della casa della famiglia di Dio. Così è la prospettiva della speranza della nostra fede e del nostro amare, così è quanto professiamo nella celebrazione eucaristica comunitaria, così è lo stile delle nostre famiglie come “chiese domestiche”. La soglia della casa è scuola e palestra di relazione, perché è il luogo dell’incontro e della fedeltà che, come pane quotidiano “fa sacro” ogni gesto, anche quello più scontato, anche quello più pesante. È la qualità di quell’amore che rende calice i nostri legami, che rende divino il nostro sederci a tavola in famiglia, riempiendo di Dio la vita, proprio là dove la vita accade

Care famiglie, mi rivolgo a voi come ho fatto nella mia prima lettera “A casa nella Chiesa”: mi sembra giusto, in questo Anno della Famiglia che Papa Francesco ci invita a celebrare in occasione del quinto anniversario della sua Esortazione dal titolo “Amoris laetitia”, la “gioia dell’amore”. Sono le parole che aprono il suo scritto e meritano di essere ricordate: “La gioia dell’amore che si vive nelle famiglie è anche il giubilo della Chiesa… Malgrado i numerosi segni di crisi del matrimonio, il desiderio di famiglia resta vivo, in specie fra i giovani, e motiva la Chiesa. Come risposta a questa aspirazione, l’annuncio cristiano che riguarda la famiglia è davvero una buona notizia”. L’annuncio del Vangelo alimenta la gioia dell’amore e della vita familiare ed è quello che ci proponiamo sempre, particolarmente quest’anno: è la missione della Chiesa tutta, cominciando dalle famiglie stesse, insieme ai presbiteri, ai diaconi, alle persone consacrate e tutto il Popolo di Dio. Nei giorni più dolorosi della pandemia, abbiamo riconosciuto e condiviso un criterio che non vogliamo diventi slogan: “servire la vita dove la vita accade”. Mi sembra provvidenziale poterlo indicare anche per quest’anno, consapevole che in famiglia la vita accade in modo unico e originale, misterioso e meraviglioso, umile e grandioso. La comunità cristiana, in gran parte formata da famiglie, avverte la missione di servire la famiglia e la vita che vi accade, riconoscendo e alimentando la vita stessa di Gesù, Crocifisso e Risorto, che nella comunità familiare si manifesta e si incarna. + Vescovo Francesco

L’immagine L’icona scelta è conosciuta come la “Trinità di Rublev”. I tre “angeli” sono seduti attorno alla mensa di casa di Abramo e Sara, che sullo sfondo è rappresentata come casa accogliente, come roccia di valori, come germoglio generativo. È nell’accoglienza familiare di VIT A D ELL A CHI ES A

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I “pappagalli verdi” di Gino Strada

mento giusto nel posto sbagliato e vengono colpiti da una bomba o, più subdolamente, da una mina antiuomo. Di lui ci resta la solenne critica alle guerre; ci resta Emergency, associazione che soccorre le vittime civili delle guerre nei Paesi in cui l’assistenza medica è quasi inesistente; ci resta il suo primo libro, Pappagalli verdi. Cronache di un chirurgo di guerra, scritto nel 1999.

Emergency e Gino Strada, chi non ne ha mai sentito parlare? Il 13 agosto di quest’anno è morto; lui si definiva “chirurgo di guerra”: “chirurgo di guerra, e che vuol dire? È la domanda che mi viene fatta da molti. E allora comincio con lo spiegare che faccio il chirurgo ma non sono un militare , ché anzi li detesto, e che non sono neppure al loro servizio... si riesce il più delle volte a far capire che serve a qualcosa, vista la quantità di guerre piccole e grandi che funestano il pianeta, e la quantità di poveri disgraziati che ci vanno di mezzo” (p. 49).

A questa esperienza drammatica è dedicato proprio questo suo primo libro, un ventaglio di impressioni e ricordi, appunti e incontri durante gli interventi in Ex Jugoslavia e Afghanistan: “Un vecchio afgano con i sandali rotti e infangati stava accanto al figlio di sei anni nel pronto soccorso dell’ospedale di Quetta. Il bambino si chiamava Khalil e aveva il volto e le mani coperti da abbondanti fasciature. “È stato ferito da una mina giocattolo, quelle che i russi tirano sui nostri villaggi” disse Mubarak, l’infermiere che faceva anche da interprete... In sala operatoria ho tolto le bende: la mano destra non c’era più, sostituita da un’orrenda poltiglia simile a un cavolfiore bruciacchiato, tre dita della sinistra completamente spappolate… All’uscita dalla sala operatoria Mubarak mi mostra un frammento di plastica verde scuro: “Guarda, questo è un pezzo di mina giocattolo, l’ hanno raccolta sul luogo dell’esplosione. I nostri vecchi le chiamano pappagalli verdi…”: dieci centimetri in tutto, due ali con al centro un piccolo cilindro. Sembra una farfalla più che un pappagallo… La mina non scoppia subito, spesso non si attiva se la si calpesta. Ci vuole un po’ di tempo – funziona, come dicono i manuali, per accumulo successivo di pressione. Bisogna prenderla, maneggiarla ripetutamente, schiacciarne le ali. Chi la raccoglie insomma, può portarsela a casa, mostrarla nel cortile agli amici incuriositi, che se la passano di mano in mano, ci giocano. Poi esploderà” (p.35). Il brano continua immaginando chi progetta con tanta intelligenza queste mine altamente efficienti, arrivando al nostro mondo “civile” che le bombe le costruisce molto bene.

Medico e chirurgo all’ospedale di Rho, collabora per alcuni anni con la Croce Rossa in varie zone di conflitto nel mondo; in seguito a queste esperienze, con un gruppo di colleghi, nel 1994 fonda Emergency: le vittime che vengono soccorse sono tra i famosi “effetti collaterali” perché non sono militari che combattono ma sono persone che si trovano al mo-

I racconti sono brevi e coinvolgenti, storie di persone incontrate o di situazioni vissute che sembrano tremendamente attuali: “Kabul, 25 aprile 1992. Da dieci giorni oramai tutti si chiedono quando i mujaheddin invaderanno la città… All’improvviso ci troveremo faccia a faccia con i nuovi padroni dell’Afghanistan: come reagiranno? I comandanti dei vari gruppi di mujaheddin sono capaci di invitarti a casa loro per il tè, di ringraziarti di cuore perché ti prendi cura della loro gente. E il giorno dopo, nello stesso posto, la tua ambulanza viene mitragliata” (p. 43). AT T U ALIT À

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popolo dell’Afghanistan. Come ti chiami? Gafur. Un frammento metallico ad alta velocità lo ha trapassato... in sala operatoria le cose non vanno bene: il fegato ha uno squarcio esteso, il rene destro è tagliato in due, e anche gli intestini e lo stomaco sono pieni di buchi... Gafur: un civile? Un talebano? Un terrorista? Un mujaheddin? Un uomo. Che probabilmente morirà oggi, 13 novembre, prima vittima della Kabul “liberata” (p. 9-10). Anche questo è un libro che si legge divorando le pagine: dopo il famoso 11 settembre 2001, mentre tutte le organizzazioni internazionali, comprese Nazioni Unite e Croce Rossa, se ne vanno prevedendo la reazione americana, Gino Strada e un gruppo di medici riescono ad entrare clandestinamente in Afghanistan e a raggiungere il centro medico di Emergency a Kabul. Per avere altre notizie si può cercare in internet “Emergency” ed avere un quadro più dettagliato dei tanti interventi effettuati sia nel corso degli anni che attualmente in corso. Aggiungo anche di Teresio Bosco il libro Gino Strada, contro tutte le mine del mondo, un rapido libretto adatto ai più piccoli. Dario

In alcuni casi i personaggi del libro tornano più volte: in alcuni casi la loro vita continua, in una miseria silenziosa e dignitosa, nonostante le amputazioni o le protesi; in altri casi ci trova davanti a un paralizzante senso di impotenza e amarezza: quello che si poteva fare l’abbiamo fatto… ma è servito? Il libro nacque anche per raccogliere fondi in favore dell’organizzazione ma ha soprattutto aperto lo sguardo su un mondo non considerato, delle persone nei luoghi di guerra, persone già a contatto con fame e povertà, a cui si aggiungono mine antiuomo e proiettili vaganti: vite già difficili a cui si aggiungono le brutalità della guerra. Si legge in un fiato e si resta impressionati. E anche a rileggerlo dopo qualche anno è ancora un libro “forte”. Più lineare ma ugualmente coinvolgente è Buskashì. Viaggio dentro la guerra, scritto nel 2002. Buskashì è il gioco nazionale afgano in cui due squadre di cavalieri si contendono la carcassa di una capra; è un gioco violento e senza regole e l’unica cosa che conta è il possesso della carcassa. É come il tragico gioco a cui partecipano i numerosi protagonisti del conflitto afgano, solo che al posto della capra c’è il AT T U ALIT À

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Afghanistan: tra storia e racconti

no in Afghanistan formalmente per aiutare Shah Shujah a liberare la città di Herat, in quel momento assediata dai persiani (alleati della Russia). Nel giro di poco tempo però i persiani si ritirarono, e l’invasione inglese si trasformò in una mera operazione militare per includere l’Afghanistan nella sfera d’influenza dell’Impero, nota come Prima guerra anglo-afghana. Se inizialmente l’operazione ebbe successo, nel giro di poco tempo gli inglesi incontrarono enormi resistenze da parte dei gruppi armati locali sostenitori di Dost Mohammed. Analogamente agli Stati Uniti nel 2001, anche gli inglesi raggiunsero il loro obiettivo iniziale, ma si trovarono di fronte al problema di come mantenere il controllo della situazione. Nel giro di un paio d’anni le rivolte locali ebbero la meglio e l’esercito inglese venne costretto alla ritirata, lo Shah Shujah venne assassinato e Dost Mohammed si insediò a capo del paese. Nonostante l’esito disastroso della Prima guerra anglo-afghana, se ne combatterono una seconda e persino una terza nel 1919, durante la quale gli afghani riuscirono a guadagnare autonomia sui britannici e il Regno Unito riconobbe l’Afghanistan come stato indipendente. Negli anni Cinquanta si cominciò a formare un nuovo schieramento: al posto della Russia degli zar c’era quella sovietica, al posto del Regno Unito gli Stati Uniti. Nel 1953 divenne primo ministro Mohammad Daoud, cugino dell’emiro, che cercò di avvicinarsi agli americani, data la storica diffidenza nei confronti dei russi. Le missioni diplomatiche andarono però piuttosto male e l’Afghanistan cominciò ad avvicinarsi sempre di più all’orbita sovietica: il primo viaggio all’estero di Nikita Krusciov, successore di Stalin, fu proprio in Afghanistan. Nel 1978, a seguito di una grossa rivolta popolare, l’Afghanistan divenne una repubblica socialista, con a capo Hafizullah Amin. Si calcola che più di 20 mila persone siano state uccise durante questo governo: moltissime appartenevano allo stesso partito, sottoposto da Amin e dai suoi colleghi a feroci e periodiche purghe. Questi metodi provocarono forti e brutali insurrezioni nel paese, con gruppi armati di mujaheddin (così venivano e vengono ancora oggi chiamati i guerriglieri nel paese) sostenuti dal Pakistan che ben presto cominciarono a conquistare ampie zone rurali. Il paese era così diviso tra Amin, un dittatore sanguinario che non rispondeva agli ordini di Mosca, e la guerriglia anticomunista. Nel 1979 iniziò una

Ripercorrere la storia anche remota dell’Afghanistan aiuta a comprendere molti problemi che si trascinano ancora oggi. Da sempre invaso e conquistato da diversi imperi per la sua posizione geografica strategica, anche prima della nascita delle compagnie europee delle Indie nel Seicento, incastonato tra il subcontinente indiano, la Cina, l’ex impero zarista e l’Iran, l’Afghanistan è stato molto impattato in particolare dall’invasione dei Mongoli del 1221, che distrussero le coltivazioni e lasciarono dietro di

sé un territorio prevalentemente desertico. Città e fattorie, che basavano la propria vita su tecniche di coltivazione vecchie di secoli, si trovarono indifese sul cammino delle orde mongole, mentre una larga parte delle popolazioni nomadi fu in grado di scampare al loro attacco. Tuttavia, gli eventi storici che più hanno contribuito a portare il paese al punto in cui si trova oggi sono accaduti negli ultimi due secoli. All’inizio dell’Ottocento, dopo l’uscita di scena di Napoleone, rimasero russi e inglesi a contendersi il territorio. All’epoca il dominio sul paese era conteso tra l’emiro Dost Mohammed e Shah Shujah Durrani, ma Shah Shujah nel 1838 firmò a Lahore un trattato assieme a inglesi e ai loro alleati sikh che avrebbe cambiato in maniera profonda la storia dell’Afghanistan. In cambio della protezione di inglesi e sikh, infatti, Shah Shujah cedette di fatto la ricca e fertile valle di Peshawar, che nel tempo entrò a far parte dell’Impero britannico e poi del moderno Pakistan. Fu il primo embrione della divisione del popolo di etnia pashtun, che abitava nella zona e nelle valli vicine e si trovò diviso tra due imperi e poi due paesi differenti. Ancora oggi questa divisione è al centro del rapporto al tempo stesso conflittuale e simbiotico che permane tra Afghanistan e Pakistan. Molti guai di oggi – la divisione dell’etnia pashtun tra Pakistan e Afghanistan, l’ingovernabilità delle aree tribali tra i due paesi, l’intolleranza religiosa dei musulmani della zona – hanno la loro origine negli accordi di Lahore del 1838, sottoscritti a esclusivo vantaggio di due potenze straniere, che non sarebbero mai state davvero amiche dell’Afghanistan e della sua gente. Nel dicembre del 1838, diecimila soldati inglesi entraroAT T U ALIT À

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lentemente da tribù di etnia pashtun e aveva studiato nelle madrase, le scuole coraniche pakistane (da cui il nome talebani, che significa “studenti”). Il loro iniziale obiettivo era quello di ripristinare la pace e la sicurezza dopo il ritiro dei sovietici, e instaurare nei territori che controllavano un’interpretazione molto radicale della sharia, la legge islamica. L’ascesa dei talebani fu favorita anche dalle divisioni tra i mujaheddin, che dopo avere combattuto contro i sovietici tornarono a essere molto divisi, e a scontrarsi per ottenere il potere. La loro azione fu favorita dall’appoggio della popolazione, che in quel periodo particolarmente caotico per la storia del paese era in parte rassicurata dal ruolo che erano riusciti a ritagliarsi nei territori che controllavano. Il gruppo di fatto si era sostituito al governo, svolgendo parte delle sue funzioni; vietarono la televisione, la musica e il cinema. Il nuovo regime introdusse inoltre norme molto restrittive delle libertà personali delle donne: oltre all’obbligo di indossare il burqa, fu loro vietato di guidare bici, moto e auto, di utilizzare cosmetici e gioielli e di entrare in contatto con qualsiasi uomo che non fosse il marito o un parente. Dal 1996 i talebani ospitarono inoltre in Afghanistan le basi dell’organizzazione terroristica al Qaida, fondata all’inizio degli anni Novanta

lunga occupazione, in cui i sovietici rimasero impelagati per dieci anni senza riuscire a domare le insurrezioni e la resistenza dei mujaheddin, che a un certo punto furono sostenuti anche dagli Stati Uniti. Tra tutti gli avvenimenti recenti e meno recenti della storia afghana, l’invasione sovietica è probabilmente quello che più di tutti ha contribuito a radicalizzare la politica del paese e impoverire la società afghana. Le truppe sovietiche si ritirarono nel 1989 e lasciarono un Afghanistan lacerato dai conflitti interni alle stesse fazioni che avevano combattuto contro di loro, e iniziò una sanguinosa guerra civile. Fu in questo contesto che nacque il gruppo dei talebani: fondato come gruppo islamista nel 1994 nella città di Kandahar, in Afghanistan, dal mullah Mohammed Omar, che aveva combattuto proprio tra i mujaheddin nella guerra contro i sovietici che avevano occupato il paese per un decennio, nel 1996 prese il potere e ospitò in Afghanistan le basi dell’organizzazione terroristica al Qaida. Nel 2001 il leader di al Qaida, Osama bin Laden, organizzò l’attentato terroristico contro le Torri Gemelle di New York e contro l’edificio del Pentagono a Washington, di cui quest’anno abbiamo purtroppo commemorato il ventesimo anniversario. In risposta, gli Stati Uniti invasero l’Afghanistan. L’intervento militare americano provocò il rovesciamento di quel regime, ma non la fine dei talebani, che si riorganizzarono pazientemente e aspettarono il momento giusto per rifarsi sotto: cioè quando i paesi occidentali se ne sarebbero andati, lasciando il governo afghano in balìa di sé stesso. Quel momento sembra essere arrivato, e sta producendo quello a cui stiamo assistendo in questi giorni: una ormai inevitabile riconquista dell’Afghanistan da parte dei talebani. Come il mullah Omar, anche il resto dei talebani proveniva preva-

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dal saudita Osama bin Laden, figlio di un ricchissimo costruttore yemenita. Bin Laden aveva avuto in precedenza un ruolo nella resistenza dei mujaheddin contro i sovietici, contribuendo al loro finanziamento con i soldi dell’impresa di costruzioni di famiglia. Il 7 agosto del 1998 al Qaida fu responsabile degli attentati alle ambasciate statunitensi di Kenya e Tanzania, a cui gli Stati Uniti risposero bombardando quattro siti militari in Afghanistan. Negli anni seguenti bin Laden continuò a godere della protezione dei talebani e ad avere le basi della sua organizzazione in Afghanistan: fu da lì che organizzò gli attentati dell’11 settembre del 2001 contro gli Stati Uniti. La fragilità del governo afghano ha fatto sì che in molte zone dell’Afghanistan i talebani siano diventati una specie di “governo ombra”: hanno iniziato, per esempio, a riscuotere le tasse e si sono dedicati all’estrazione illegale delle risorse dalle miniere del paese, alla tassazione dei beni e soprattutto allo sfruttamento dei proventi del traffico dell’oppio. Insomma, nonostante vent’anni di invasione statunitense, i talebani non sono mai stati sconfitti realmente, tanto che l’accordo di pace raggiunto con gli Stati Uniti nel febbraio del 2020 è stato giudicato da molti una vittoria del gruppo islamista. L’accordo prevedeva

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perlustravano le campagne, casa per casa, cercando i talebani, e a volte uccidendo civili sospettati di esserlo, o portandoli in prigione. Le donne raccontano anche che erano i talebani, spesso, ad avvisare la popolazione locale degli attacchi e dei conflitti imminenti, consigliando di chiudersi in casa, di non transitare per le strade, o chiudendo il traffico ai civili quando dovevano attaccare un veicolo militare americano. Quando pensiamo a come le donne afghane che vivono nelle campagne stiano vivendo l’instaurazione del nuovo regime talebano, è importante avere in mente tutto questo. Per molte di loro – che in questi vent’anni non sono andate all’università, non hanno viaggiato, non sono diventate giornaliste, politiche o diplomatiche, non hanno vissuto in città che crescevano e si trasformavano – la fine dell’occupazione americana e il ritorno dei talebani significa semplicemente la conclusione della guerra. Le donne nelle aree rurali subiscono le stesse prevaricazioni di prima, ma senza carri armati, attacchi aerei e altre violenze nei dintorni. «Se ci ubbidisci, non ti uccideremo» è il semplice accordo con cui i talebani gestiscono ora molti di quei luoghi. Interrogate sulla disparità con cui sono trattate rispetto agli uomini, alcune di queste donne hanno risposto polemizzando sul fatto che mentre alle donne di Kabul venivano dati dei diritti, le donne in campagna venivano uccise. Altre hanno difeso le regole esistenti, dicendo che le donne e gli uomini non sono uguali, che hanno ruoli diversi, e che questi ruoli vanno rispettati, e preservati. Qualcuna ha detto che ha pensato tante volte di lasciare suo marito, ma che per lei sarebbe stata una rovina economica e sociale. Altre, infine, hanno detto che vorrebbero che le regole cambiassero, che fosse permesso loro di andare liberamente al mercato, o a fare un picnic. Tutte, però, concordano sul fatto che il cambiamento non può essere imposto. Alcune di loro pensano che lo strumento per acquisire diritti risieda proprio nella religione islamica: «I talebani dicono che le donne non possono uscire, ma non esiste nessuna regola del genere nella religione islamica», dice una di loro. «Col capo coperto, dovremmo poter andare dove vogliamo». È importante considerare anche il racconto di questa parte così rappresentativa, in termini demografici, del paese, per cercare di capire cosa sta succedendo e come viene vissuto il nuovo regime anche in zone meno raccontate dai giornali o sui social network, e per evitare di ricondurre l’Afghanistan di questi giorni a una sola immagine.

il ritiro graduale dei circa 13 mila soldati americani in Afghanistan, ma secondo il governo locale era stato concluso troppo frettolosamente dall’amministrazione dell’allora presidente statunitense Donald Trump, concedendo molto ai talebani e senza molte garanzie. Tra le altre cose, come conseguenza dell’accordo erano stati liberati cinquemila prigionieri talebani. In cambio, il gruppo aveva promesso di diminuire il numero di attacchi impegnandosi a non trasformare il paese in una base per i terroristi jihadisti. Mentre il ritiro è stato confermato dal nuovo presidente statunitense Joe Biden, i colloqui di pace tra governo e talebani sono sembrati fin da subito molto difficili se non impossibili da portare a termine. La debolezza del governo afghano, unitamente a un esercito armato e addestrato male e all’improvvisa mancanza del supporto militare americano, ha lasciato spazio ai talebani per avanzare senza quasi incontrare resistenza nella loro riconquista del paese. Da quel momento, nelle principali città del paese si tengono quasi tutti i giorni forti proteste, molte delle quali organizzate da sole donne, che temono di perdere le libertà conquistate nel corso degli ultimi vent’anni. Tali proteste sono state molto raccontate sui media, e a oggi sono il principale fenomeno di opposizione al regime talebano tra la popolazione afghana. La situazione, però, è molto diversa nelle zone rurali dell’Afghanistan, dove vive più del 70 percento della popolazione e dove tutte le occupazioni – sia quella sovietica che quella americana – sono state caratterizzate da momenti di grande violenza, spesso contro i civili. Per le donne afghane che vivono nelle campagne, quindi, il ritorno dei talebani non ha destato l’indignazione e il malcontento che ha caratterizzato le città. L’Afghanistan pare così un paese diviso in due: se nelle città l’occupazione sovietica e quella americana hanno spesso portato – sebbene con problemi e molte inadeguatezze – diritti e prosperità, nelle campagne hanno portato più che altro violenza, spesso contro i civili. Nelle città, il regime talebano è stato vissuto come un inferno; nelle campagne, come un momento di pace. Nelle campagne, le donne afghane hanno vissuto quindi molto male anche l’occupazione americana, che per loro ha significato più che altro una nuova ripresa delle violenze e della guerra civile. Per molte di loro, l’immagine del male non corrispondeva tanto ai talebani quanto ai comandanti dell’esercito afghano e ai soldati americani che AT T U ALIT À

Chiara

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Informazioni parrocchiali Gli orari e le indicazioni qui riportate sono state predisposte considerando le difficoltà del periodo che stiamo attraversando. Orari e disposizioni potranno cambiare con i prossimi mesi via via che la situazione si modifica e si normalizza, anche gli stessi orari delle Messe. Ma ne daremo opportuna e puntuale comunicazione, nel caso. ORARI SANTE MESSE DA LUNEDÌ A SABATO MATTINA: ore 8,00 - 18,00 in Parrocchia (in caso di funerale la messa delle 18 è sospesa). SABATO (prefestiva): ore 16.30 e ore 18.00 in Parrocchia. DOMENICA: ore 7.30 - 9.00 - 10.15 - 11.30 - 18.00 (tutte in Parrocchia). Disponibilità per le Confessioni Don Giacomo: venerdì 16.00 - 17.30 Don Ubaldo: ogni sabato 09.30 - 11.00 Don Carlo: ogni sabato 15.00 - 16.30 I posti in Chiesa sono limitati per via delle distanze che vanno assolutamente mantenute: potranno entrare in tutto 80 persone in Parrocchia e 150 in Oratorio. Per Oratorio si intende logicamente lo spazio aperto sul cortile. 

Un incaricato all’esterno accoglierà i fedeli, verificherà la presenza della mascherina (obbligatoria), i guanti (in alternativa sarà necessario igienizzare le mani con il gel posto all’ingresso). Entrati in Chiesa andrete ad occupare i posti più vicini all’altare occupando le sedie disponibili o i posti indicati nei banchi.

E’ vietato l’ingresso a chi ha sintomi legati al virus, a chi ha febbre oltre i 37.5, a chi ha frequentato persone positive al Covid nei giorni precedenti.

Ricordiamo alle persone più anziane e fragili che si raccomanda di stare a casa con la garanzia che il precetto festivo è assolto comunque partecipando alla messa in TV. La domenica l’accesso per partecipare alla celebrazione sarà consentito a partire da 30 minuti prima della celebrazione. Evitiamo rincorse ai posti o affollamenti all’ingresso e tra i banchi.

Due regole assolute su tutte: mantenere la mascherina che copra naso e bocca e non avvicinarsi mai agli altri né muoversi senza motivo dal posto che vi sarà assegnato.

Si invita chi si trovasse a non poter entrare in Chiesa a non creare assembramenti sulla piazza della Chiesa, mantenendo in ogni caso la distanza dagli altri e indossando la mascherina.

La Chiesa di Casa Serena rimane chiusa agli accessi esterni. Rimanderemo a data da destinarsi la celebrazione dell’Eucaristia aperta ai fedeli.

Telefono Oratorio:

380.7522605

Tel. dei Sacerdoti:

Don Giacomo Ubbiali Tel. 380.6984169 e-mail: giacomoubbiali@virgilio.it Don Carlo Comi Tel. 035.332092 - cell. 340.6483352 e-mail: comicarlo@virgilio.it Don Ubaldo Nava Tel. 035.908406 - cell. 333.3229389 e-mail: d.ubaldonava@gmail.com


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