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Periodico della Parrocchia S. Maria Assunta in Brembate di Sopra Anno XII - N. 70 - DICEMBRE 2020


ABBONAMENTO Poiché molte persone hanno chiesto chiarimenti su come ricevere a casa il giornalino parrocchiale "Insieme", ecco alcune precisazioni che speriamo possano essere utili. 1) Il nome e l'indirizzo vanno consegnati in sacrestia. 2) La quota chiamata "di abbonamento" o "quota annuale" (di euro 15,00) verrà inserita in un’apposita busta distribuita nel mese di Febbraio. I Copertina: “San Pietro al Monte”, Civate (LC). IV Copertina: “Lago dei Curiosi” Carona (BG).

Tale quota si raccoglie in chiesa nella cassetta con l'indicazione "INSIEME" oppure in sacrestia. La quota serve per sostenere le spese di stampa.

Foto: Luca Bonati.

Direttore: don Giacomo Ubbiali Direttore responsabile: Davide Agazzi Editore: Parrocchia S. Maria Assunta, Brembate di Sopra

Stampa: EQUA - Clusone Redazione: don Carlo, Chiara, Dario, Marco, Max, Luca, Luciano Impaginazione e coordinatore: Luciano Foto ed elaborazione foto: Max Distributore: Diego

Sommario 3 Editoriale 5 Vita parrocchiale 10 Anagrafe

Collaboratori: don Giacomo, don Carlo, Andrea, i catechisti, Valentina, Giorgia, Alice, Raide, Stefania, Dario, Luca, Alessandro, Marco

12 La voce dell’Oratorio

E-mail: insiemebrembatesopra@gmail.com

18 Vita della Chiesa

Sito web: www.parrocchiabrembatedisopra.it AUTORIZZAZIONE DEL TRIBUNALE DI BERGAMO N. 28 DEL 20.10.2008

24 Attualità


Editoriale

RIFLESSIONI SUL NATALE

C

arissimi, a poche settimane da un Natale decisamente particolare (non serve che ne scriva il motivo), vorrei proporvi un testo tratto da una rivista francescana, che ripercorre l’esperienza emozionante e accogliente dei giorni natalizi vissuti in famiglia, con riti e tradizioni che molti dei nostri ragazzi difficilmente avranno la possibilità di sperimentare… lo riporto perché sono convinto (questo è anche l’augurio che vi lascio, in sintonia con l’autore di questa riflessione) che il valore del Natale e la sua portata umana e divina si possono comunque tenere vive attraverso scelte piccole, semplici e coraggiose, fatte nelle nostre famiglie e nelle nostre comunità. Il Natale dice che Dio è dalla nostra parte… Non possiamo rassegnarci e pensare che tutto sia perduto, come se ogni nostra scelta non conti nulla e tutto sia già scritto nelle logiche di un mondo che a volte sembra tanto confuso. Ognuno di noi può fare qualcosa perché il Natale di Gesù parli ancora al mondo di oggi e alla nostra società. Se proveremo a metterci in gioco, sarà davvero un Buon Natale, nonostante tutto…

“Il Natale ritorna, come ogni anno, con il suo carico di emozioni, con i suoi riti, le sue luci, i suoi colori. Riti, luci, colori che hanno finito però per perdere una gran parte del suo significato. Non sono più giovane e sono passati ormai circa cinquant’anni dalla mia infanzia; tuttavia, ricordo ancora i canti, sempre gli stessi, che mia nonna mi cantava e m’insegnava a cantare dai primi giorni di dicembre fino alla vigilia della festa. Vicino alla grande stufa a legna, mi teneva sulle ginocchia e cantava: a

EDIT O RI ALE

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me piaceva sentirla, anche se la sua voce non gran cosa, e pian piano memorizzavo parole e melodia. Poi c’era il presepe da fare, con le statuine di mio zio uscite illese dalla guerra: sempre quelle, quasi una reliquia ormai, alle quali se ne aggiungevano altre nuove, che di anno in anno i miei mi compravano; un anno, tra gli altri, la capanna per Maria e Giuseppe fu una vera sciccheria, fatta con virgulti d’olivo intrecciati e coperta di muschio: ricordo le corse tra gli ulivi per strapparne i virgulti, lo sguardo attento con cui fissavo mio zio mentre li intrecciava, la divertente ricerca del muschio tra gli alberi e le rocce. C’era la funzione serale, scandita dalle due novene, quella dell’Immacolata e quella del Natale, e c’era il profumo dei dolci, che usciva dai forni e ricordava a tutti, giorno dopo giorno, l’imminenza del lieto evento. Arrivava infine la vigilia del Natale, che per un bambino era più emozionante del giorno dopo: al mattino si tirava fuori la tombola, per verificare attentamente che i numeri ci fossero tutti, si preparavano fagioli e ceci, necessari per quel rito, si sistemava il presepe, si riordinava la paglia nella greppia. Al pomeriggio l’attesa raggiungeva il culmine, fino a contare non le ore, ma i minuti, mentre la casa si riempiva dell’odore del sugo (con il tonno) e dei fritti. La cena e la tombola, tuttavia, non erano la parte essenziale, né la principale, di quella serata, che giungeva al suo culmine e trovava il suo pieno significato nella messa di mezzanotte, alla quale ci si recava tutti insieme, come in processione: al ritorno, prima di andare a dormire, si metteva nel presepio la statuina di Gesù Bambino, appena nato tra gli uomini, che poteva così stare al suo posto anche in quella poetica rappresentazione natalizia. Non era solo poesia. Era anche il consumarsi di un’esistenza che trovava nella fede la sua ragion d’essere. Un ‘mondo piccolo’ che ricercava le proprie ragioni di vita in un ordine altro, divino; un mondo non ancora dominato dalla legge dell’apparire e dell’effimero. Ha senso ricordare oggi certe cose, con un tono che riEDIT O RI ALE

schia di scadere nel rimpianto e nella nostalgia? Credo di sì, perché – lo scrisse un poeta a me caro – “è fatto di memoria l’uomo, / come una casa, un vicolo” (Elio Filippo Accrocca). Ma quale memoria del Natale s’imprimerà nella mente dei fanciulli di oggi? Quale ricordo avranno dei giorni che lo precedono? Cosa resterà loro, oltre lo sfavillio delle luci e il bombardamento pubblicitario? Le canzoni di Natale quasi sempre le imparano dalla tivù, non sulle ginocchia della nonna; i dolci, buoni certo, quasi mai sono fatti in casa; il presepe è per molti qualcosa da andare a vedere nelle chiese… Fuor di retorica, li stiamo impoverendo, privandoli di qualcosa a cui hanno diritto! Tuttavia, a niente servirebbe piangere sul latte versato, se non potessimo imprimere alle cose un corso diverso. Qualcosa, invece, possiamo fare ed è alla nostra portata. Propongo due gesti, tanto per esser chiaro: primo, nelle prossime settimane (fino all’epifania), spegnere per una sera durante la settimana tivù, computer, telefonini e riunire la famiglia in un gioco comune (ad esempio, perché non realizzare, settimana dopo settimana, un bel puzzle, che sarebbe capace di coinvolgere tutti?); secondo, ritagliare due minuti al giorno per pregare insieme, anche con i più piccoli, che potrebbero essere invitati a ringraziare Dio per qualcosa successa durante la giornata. Se lo faremo, il Natale, quest’anno, avrà un sapore diverso. (Mauro Berti, Rivista San Francesco). Don Giacomo

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CALENDARIO PARROCCHIALE CATECHESI ADULTI

CATECHESI RAGAZZI (oratorio)

Mercoledì

Martedì

15.00 - 16.00

Sabato

15.00 - 16.00

8.30 in Parrocchia

* Sono programmati incontri sulla parola di Dio lungo tutto L’ANNO LITURGICO.

ADORAZIONE

Il Santissimo Sacramento resta esposto ogni Venerdì dalle ore 16.00 alle 18.00 18.00 S. Messa.

DICEMBRE

24 Giovedì. Ore 9.00 – 12.00 e 15.00 – 18.00: Confessioni per tutti in chiesa.

3 Giovedì. S. Francesco Saverio, sacerdote.

Natale del Signore (Vigilia: Is 62,1-5/ Sal 88/ At 13,16-17.22-25/ Mt 1,1-25) (Notte: Is 9,1-6/ Sal 95/ Tt 2,11-14/ Lc 2,1-14a) (Aurora: Is 62,11-12/ Sal 96/ Tt 3,4-7/ Lc 2,15-20) (Giorno: Is 52,7-10/ Sal 97/ Eb 1,1-6/ Gv 1,1-18)

4 Venerdì. S. Giovanni Damasceno, sacerdote e dottore della Chiesa. 6 Domenica II di Avvento. (Is 40,1-5.9-11/ Sal 84/ 2Pt 3,8-14/ Mc 1,1-8)

24 Giovedì. Ore 20.30: S. Messa nella Notte Santa (gli orari potrebbero variare).

7 Lunedì. S. Ambrogio, vescovo e dottore della Chiesa. Patrono della Regione Lombardia. Ore 18.00: S. Messa con la presentazione dei ministri dell’Eucaristia.

25 Venerdì. Natale del Signore. Sante Messe: ore 7.30 – 9.00 – 10.15 – 11.30 - 18.00. 26 Sabato. S. Stefano, primo martire. S. messe: ore 8 – 16.30 - 18.00.

8 Martedì. Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria. (Gn 3,9-15.20/ Sal 97/ Ef 1,3-6.11-12/ Lc 1,26-38) Giornata dell’adesione all’Azione Cattolica.

27 Domenica. Santa Famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe. (Gen 15,1-6; 21,1-3/ Sal 104/ Eb 11,8.11-12.17-19/ Lc 2,22-40)

9 Mercoledì. S. Giovanni Diego Coauhtlatoatzin. 11 Venerdì. S. Damaso I, papa.

28 Lunedì. Ss. Innocenti, martiri.

12 Sabato. Beata Vergine Maria di Guadalupe.

29 Martedì. 11° Anniversario della morte di mons. Roberto Amadei, vescovo di Bergamo.

13 Domenica III di Avvento (Is 61,1-2.10-11/ Sal da Lc 1,46-54/ 1Ts 5,16-24/ Gv 1,68.19-28)

31 Giovedì. S. Silvestro I, papa. Ore 18.00: S. Messa di ringraziamento.

14 Lunedì. S. Giovanni della Croce, sacerdote e dottore della Chiesa.

GENNAIO

20 Domenica IV di Avvento (2Sam 7,1-5.8b-12.14a.16/ Sal 88/ Rm 16,25-27/ Lc 1,2638)

1 Venerdì. Maria Santissima, Madre di Dio. Ottava di Natale. (Nm 6,22-27/ Sal 66/ Gal 4,4-7/ Lc 2,16-21) 54a Giornata mondiale della pace sul tema: “La pace come cammino di speranza: dialogo, riconciliazione e conversione ecologica”. Ore 16.00: Adorazione eucaristica per la pace.

21 Lunedì. S. Pietro Canisio, sacerdote. 23 Mercoledì. S. Giovanni da Kęti, sacerdote. Ore 9.00 – 12.00 e 15.00 – 18.00: Confessioni per tutti in chiesa. VIT A P AR RO CCHI AL E

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2 Sabato. Ss. Basilio Magno e Gregorio Nazianzeno, vescovi e dottori della Chiesa.

FEBBRAIO

3 Domenica II dopo Natale. (Sir 24,1-4.12-16/ Sal 147/ Ef 1,3-6.15-18/ Gv 1,1-18)

2 Martedì. Presentazione del Signore. 25a Giornata mondiale della vita consacrata.

6 Mercoledì. Epifania del Signore. (Is 60,1-6/ Sal 71/ Ef 3,2-3.5-6/ Mt 2,1-12) Giornata mondiale dell’infanzia missionaria. Ore 15.00: Vespro.

3 Mercoledì. S. Biagio, vescovo e martire. S. Ansgario (Oscar), vescovo.

7 Giovedì. S. Raimondo di Peñafort, sacerdote.

6 Sabato. S. Francesco Spinelli, sacerdote.

10 Domenica. Battesimo del Signore. (Is 55,1-11/ Sal da Is 12,2-6/ 1Gv 5,1-9/ Mc 1,7-11) Ore 11.30: Festa del Battesimo per tutti i bambini battezzati durante l’anno.

7 Domenica V del Tempo ordinario. (Gb 7,1-4.6-7/ Sal 146/ 1Cor 9,16-19.22-23/ Mc 1,29-39) 43a Giornata nazionale per la vita.

5 Venerdì. S. Agata, vergine e martire.

11 Lunedì. Inizia il Tempo ordinario. 13 Mercoledì. S. Ilario, vescovo e dottore della Chiesa.

Cronaca parrocchiale

15 Venerdì. Ss. Narno, Viatore e Giovanni, vescovi di Bergamo.

a cura di D. Carlo 4 ottobre. Domenica. Celebrazione delle Cresime. Dovendo preparare dei certificati di cresima, più volte ho consultato i registri delle cresime, e spesso, in passato, capitava che le cresime venissero celebrate a ottobre o addirittura a dicembre. Da diverso tempo, però, è diventato normale celebrare i sacramenti dell’iniziazione alla fine dell’anno catechistico, perciò a maggio o inizio giugno. Le ben note vicende legate alla pandemia, con l’impossibilità di compiere qualsiasi celebrazione, ci ha costretto a rimandare le celebrazioni dei sacramenti in momenti più propizi. Questo è il motivo della celebrazione delle Cresime domenica 4 ottobre. I sessantaquattro ragazzi sono stati suddivisi in due gruppi per dar modo di poter celebrare nel rispetto dei protocolli di sicurezza. Per il primo gruppo la celebrazione è iniziata alle ore 9,00 e per il secondo alle 11,00. In entrambe le concelebrazioni ha presieduto mons. Ubaldo Nava, che conosciamo perché presta servizio nella nostra comunità. Questa volta, però, era in rappresentanza del Vescovo. I ragazzi, accompagnati dai padrini e dalle madrine, oltre che dai genitori, si sono preparati in chiesa parrocchiale. La messa, pur celebrata in modo sobrio, non ha mancato di presentare i tratti della solennità, data dalla partecipazione calorosa e convinta dei ragazzi, impegnati a manifestare in modo chiaro la loro fede. Durante l’omelia, prendendo spunto dalla Parola di Dio appena ascoltata, il celebrante ha calorosamente invitato i ragazzi a essere attenti nel dare un volto sincero e coerente alla loro vita, manifestando apertamente la loro appartenenza a Cristo. Il rito, ordinato e composto, si è svolto dopo l’omelia. I ragazzi, accompagnati dal padrino o dalla madrina, si sono accostati all’altare, dove il celebrante ha loro unto la fronte con il sacro crisma: “Sigillo dello Spirito”. Al termine della messa i catechisti che li hanno accompagnati durante il loro cammino di preparazione, hanno loro con-

17 Domenica II del Tempo ordinario. (1Sam 3,3b-10.19/ Sal 39/ 1Cor 6,13c-15a.17-20/ Gv 1,35-42) 32a Giornata nazionale per l’approfondimento e lo sviluppo del dialogo tra cattolici ed ebrei. 18 Lunedì. Inizia la Settimana di Preghiera per l’Unità dei cristiani. 20 Mercoledì. S. Fabiano, papa e martire. S. Sebastiano, martire. 21 Giovedì. S. Agnese, vergine e martire. 22 Venerdì. S. Vincenzo, diacono e martire. 23 Sabato. S. Paola Elisabetta Cerioli, religiosa. 24 Domenica III del Tempo ordinario. (Gio 3,1-5.10/ Sal 24/ 1Cor 7,29-31/ Mc 1,14-20) Domenica della Parola di Dio. 25 Lunedì. Conversione di S. Paolo, apostolo. Si conclude la Settimana di Preghiera per l’Unità dei cristiani. 26 Martedì. Ss. Timoteo e Tito, vescovi. 27 Mercoledì. S. Angela Merici, vergine. 28 Giovedì. S. Tommaso d’Aquino. sacerdote e dottore della Chiesa. 31 Domenica IV del Tempo ordinario. (Dt 18,15-20/ Sal 91/ 1Cor 7,32-35/ Mc 1,21-28) 69a Giornata mondiale dei malati di lebbra. VIT A P AR RO CCHI AL E

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segnato un tau, simbolo francescano, e una preghiera di saluto. 11 ottobre. Domenica. Iscrizioni al catechismo. Nonostante la situazione di difficoltà più volte segnalata, non è mancato nemmeno quest’anno il momento dell’iscrizione al catechismo. Si è svolto, con le dovute precauzioni, in oratorio, nel pomeriggio di domenica 11 ottobre. Ad allietare il momento di ritrovo ha provveduto la Federazione Campanari Bergamaschi, presenti con il loro castello mobile con il quale gira nei vari paesi per le dimostrazioni di suono delle campane da parte dei campanari.

ottobre. Il momento di preghiera è stato accompagnato anche da due testimonianze. La prima, in video, ha presentato la testimonianza di P. Pier Luigi Maccalli, rapito, rimasto per lungo tempo in ostaggio e recentemente liberato. La seconda, dal vivo, è consistita nell’ascoltare la parola di don André, sacerdote della Repubblica del Congo, che per qualche tempo è tra noi per motivi di salute. All’incontro hanno partecipato diverse persone sia della nostra comunità che di quelle vicine.

18 ottobre. Domenica. Festa di san Luca. Sicuramente la circostanza che la festa liturgica di San Luca cadesse proprio di domenica, in condizioni normali non avrebbe fatto altro che accentuare la solennità della festa, alla quale, soprattutto la parte della comunità che risiede a Tresolzio e dintorni, è particolarmente legata. Quest’anno non ci sono state le messe nello spazio apposito a Tresolzio, accompagnate dal contorno festoso di tombolate, caldarroste e panini. Si è comunque voluto dare un segno, anche solo piccolo, della festa, in attesa di tempi migliori. Nel pomeriggio di domenica 18 ottobre, in oratorio, dove è custodita la statua di San Luca, si è svolta una gioiosa tombolata. Al termine è stata celebrata la santa Messa in onore del Santo evangelista.

25 ottobre. Domenica. Celebrazione delle Prime Comunioni. Anche per le Prime Comunioni si è trattato di un tempo inusuale, abituati come siamo all’atmosfera primaverile del mese di maggio. Il clima, nonostante fossimo in autunno, non ci ha, però, fatto rimpiangere la primavera. In una bella giornata di sole, cinquantadue bambini, suddivisi anche in questa circostanza, in due gruppi, hanno celebrato la loro Prima Comunione in due messe diverse, alle ore 9,00 e alle 11,00. Con i loro genitori si sono preparati presso la casa parrocchiale e da lì, in corteo, si sono presentati in chiesa, portando in mano una spiga, che, dopo aver ricevuto la croce da don Giacomo, hanno deposto in un vaso presso l’altare. Anche in questa occasione le due celebrazioni, pur se con sobrietà, non hanno mancato di essere solenni e gioiose. Particolarmente emozionante è stato il momento in cui i bambini, uno a uno, si sono accostati a ricevere il dono dell’Eucaristia. Al termine della messa è stato consegnato ai bambini un piccolo ricordo da parte dei catechisti che con dedizione e impegno li hanno preparati a questo importante momento della loro vita.

19 ottobre. Lunedì. Veglia Missionaria. L’annuale Veglia Missionaria, che coinvolge i gruppi missionari (e non solo) della nostra fraternità, si è svolta nella nostra chiesa parrocchiale nella serata di lunedì 19

1 novembre. Domenica. Solennità di Tutti i Santi. La Solennità di Tutti i Santi quest’anno si è celebrata di domenica. Lo svolgimento delle messe in chiesa parrocchiale ha seguito l’orario comune a tutte le feste. In questa domenica si è passati all’”orario invernale”. È stata sospesa la messa che veniva celebrata in oratorio alle ore 10,30 ed è stata sostituita da due messe: una alle ore 10,15 e l’altra alle ore 11,30. Una messa in più si è resa necessaria per far fronte al fatto che in chiesa il numero dei posti disponibili è molto inferiore rispetto a quello che era possibile avere con la celebrazione all’aperto in oratorio. Alle 15.00, nel cimitero, abbiamo pregato per tutti i defunti. Il momento è stato semplice ma intenso. Don Giacomo ha iniziato la preghiera presso la cappella centrale, per poi passare tra le tombe. Per evitare assembramenti, i VIT A P AR RO CCHI AL E

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presenti sono stati invitati a sostare presso le tombe dei loro cari. È stato recitato il rosario, intramezzato, a ogni decina, dalla lettura di brevi riflessioni, dall’aspersione e dall’incensazione delle tombe. La preghiera finale e la benedizione hanno concluso la sentita celebrazione.

è stato fatto il ricordo di tutti i defunti deceduti nell’ultimo anno. Quest’anno sono stati molti: 128! Data la situazione, si è pensato di ricordare i defunti in una messa alle ore 20, con l’invito rivolto, per ragioni di sicurezza, a un solo familiare. È stata preparata, per la partecipazione di tutti gli altri familiari, la trasmissione della messa in streaming, sui canali social. Il clima della celebrazione è stato molto intenso. Il momento più toccante è stato quel-

2 novembre. Lunedì. Commemorazione di tutti i fedeli defunti. Il ricordo dei cari defunti è continuato anche il lunedì seguente, giorno della Commemorazione di tutti i fedeli defunti. Sono state celebrate due messe in chiesa, alle ore 8 e alle 18. Alle ore 15 c’è stata la celebrazione della messa al cimitero, con una folta partecipazione di fedeli. Anche nei giorni dell’ottavario è continuata la celebrazione della messa al cimitero. Questo, però, è stato possibile solo per due giorni, fino a mercoledì 4 novembre. La nuova ondata della pandemia, con le conseguenti decisioni governative, ha consigliato di riprendere la celebrazione pomeridiana in chiesa, per evitare il più possibile i tanti temuti assembramenti.

lo della lettura dei nomi dei defunti, accompagnata dal rintocco della campana. Chi ha seguito la trasmissione da casa ha potuto vedere anche i volti delle persone scomparse. All’offertorio sono stati portati dei fiori, l’elenco dei defunti, un cero, il pane e il vino.

14 novembre. Sabato. Ricordo di tutti i defunti deceduti nell’anno. Nella serata del sabato precedente la Terza domenica di novembre, circostanza tanto cara al cuore dei Brembatesi,

Cinquantesimo di Suor Ornella Rota Sperti A settembre Suor Ornella Rota Sperti ha celebrato il 50° di vita religiosa a Namwera, la sua Parrocchia. Ci ha inviato alcune foto della bellissima giornata.

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Mi presento …

a lavorare e di approfondire il mio interesse per la religione iniziando a frequentare l’istituto Superiore di Scienze Religiose di Bergamo in vista anche di un ipotetico insegnamento dell’IRC nelle scuole. Così ho continuato per tre anni e devo dire senza troppi problemi, in quanto avevo tutto ciò che ritenevo importante. Quello che mi scombussolò nuovamente i piani fu la scelta improvvisa di Enrico, mio amico di vecchia data, che come un fulmine a ciel sereno mi comunicò la sua scelta di vita: entrare in seminario. Questa sua scelta mi portò a pormi diverse domande e rimise in discussione le mie scelte. Fatto sta che dopo non molto tempo presi il coraggio necessario chiamai in seminario e comunicai la scelta ai miei genitori. Nell’ottobre del 2015 iniziai a frequentare l’anno propedeutico presso la scuola vocazioni giovanili e non senza paure, ripensamenti e dubbi decisi di proseguire il mio cammino in teologia che continua tuttora. Qui ho avuto modo non solo di conoscere altri giovani che si interrogano come me riguardo alla vocazione sacerdotale ma grazie a loro e alla presenza dei formatori sto avendo l’occasione di conoscere meglio me stesso e il Signore in forma sempre più profonda portando anche in superfice diverse paure, insicurezze ma anche di accorgermi di molte doti. Inizio, dunque, quest’avventura a Brembate con il desiderio di conoscere una realtà diversa da quelle incontrate fino ad ora e di scoprire ancora di più il ruolo del prete dentro la realtà dell’oratorio e della parrocchia. Spero che quest’esperienza mi possa portare a intessere nuove relazioni, specie con i più giovani, e a condividere insieme con loro un percorso di crescita e di collaborazione vicendevole. Concludo ringraziando anzitutto l’intera comunità per l’accoglienza e la fiducia. Un grazie particolare va a don Giacomo che mi ospita nella sua casa e a Raide che da quest’estate mi sta aiutando ad entrare nel mondo del vostro oratorio, in un periodo non cosi normale. Nella speranza di incontrarci di persona vi saluto di vero cuore.

Ciao a tutti! Forse vi starete domandando chi sia quel forestiero che da qualche tempo si aggira nei pressi dell’oratorio o alla porta della chiesa a fare “la guardia”. Mi presento sono Andrea ho 28 anni e vengo da Credaro.

Sono in seminario dall’ottobre del 2016 e condividerò con voi gli ultimi passi del mio cammino di seminario. Cosa posso dire di me? Sperando di non annoiavi provo a raccontarvi brevemente la mia storia. Fin da quando sono piccolo sono cresciuto frequentando insieme alla mia famiglia l’oratorio del paese, luogo che mi ha permesso di crescere non solo come uomo ma anche come credente: giocando con gli amici e frequentando la catechesi domenicale (non sempre con molta voglia). Divenuto adolescente ho voluto continuare a stare in oratorio con il desiderio di offrire parte del mio tempo libero nella cura particolare dei più piccoli, prima come animatore e poi come catechista e volontario nelle diverse occasioni dell’anno. Nel 2011 ho concluso il percorso delle scuole superiori diplomandomi come perito informatico presso l’istituto “Serafino Riva” di Sarnico e qui iniziano i problemi. Cosa fare della mia vita? Andare al lavoro? in università? oppure in seminario come il don e la mia allenatrice di Basket mi suggerivano? In quel periodo non ebbi il coraggio per intraprendere una strada cosi impegnativa, allora decisi di andare VIT A P AR RO CCHI AL E

Andrea

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Anagrafe BATTESIMI CODOGNOLA FRANCESCO di Marco e di Trovini Chiara nato a Bergamo il 29.11.2019 battezzato il 04.10.2020

CATTANEO MATTEO di Marco e di Turani Roberta nato a Bergamo il 20.05.2020 battezzato il 11.10.2020

TASCA ELIA di Davide e di Facchinetti Daniela, nato a Bergamo il 05.04.2020 battezzato il 04.10.2020

VOLPE CRISTIANO di Salvatore e di Taschetta Morena nato a Bergamo il 02.10.2019 battezzato il 11.10.2020

BETTOSTI ELENA di Luca e di Zanchi Pamela nata a Ponte San Pietro il 13.03.2020 battezzata il 11.10.2020

COLOMBO OTTAVIA di Cristiano e di Zanchi Martina nata a Bergamo il 12.11.2019 battezzata il 22.11.2020

BREMBILLA ANAIS di Marc e di De Biase Letizia nata a Seriate il 10.11.2019 battezzata il 11.10.2020

FARINA GRETA di Manuele e di Celoria Giovanna nata a Bergamo il 27.07.2020 battezzata il 29.11.2020

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MATRIMONI

FUNERALI BULLA GIOVANNA ved. Brioschi di anni 83, morta il 29 settembre.

In Parrocchia: GELMINI MATILDE ved. Erba di anni 85 morta il 06 ottobre.

Caccia Adriano Angelo con Borella Maria Simona il 03 ottobre.

TIRONI CHIARA ved. Caslini di anni 97 morta il 12 ottobre.

Comi Davide con Magni Silvia il 14 ottobre

LAZZARI ADRIANA ved. Messi di anni 83 morta il 09 novembre.

CANEVARI AUDOLI di anni 84 morto il 26 novembre.

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L A VO DE DELL’O R AT O RIO

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Un Messale per le nostre assemblee Le principali novità della nuova edizione del Messale Romano Con l’inizio del tempo di Avvento (domenica 29 Novembre), le nostre comunità incominceranno a celebrare l’Eucaristia con la nuova edizione del Messale Romano. Di che cosa si tratta? Quali sono le principali novità rispetto all’edizione precedente? Cambierà qualcosa per le nostre assemblee liturgiche? Sono alcune delle numerose domande che interpellano pastori e fedeli attorno a questo argomento. Cerchiamo di offrire qualche spunto di approfondimento, mettendo in evidenza le variazioni più significative. Un nuovo Messale? Se vogliamo essere precisi, non siamo di fronte ad un “nuovo” Messale, nel senso stretto del termine. Si tratta della traduzione/edizione in lingua italiana della terza editio typica del Messale Romano in lingua latina (2002).

trovano le motivazioni di fondo del lavoro, le Precisazioni della Conferenza Episcopale in merito ad alcune questioni celebrative e soprattutto un interessante Messaggio dei vescovi italiani per accompagnare la recezione della nuova edizione del Messale. In questa sede ci limitiamo a riportare le principali novità, seguendo l’andamento ordinario della celebrazione, consapevoli del fatto che molto rimane da approfondire. I riti di introduzione Nei riti di introduzione della Messa, avranno un maggior impatto nei fedeli queste due variazioni: l’introduzione dell’espressione “fratelli e sorelle” nella recita del Confesso ed il nuovo incipit dell’inno del Gloria. Nel primo caso, si tratta di una “novità” che attraversa tutta la celebrazione e non solo i riti di introduzione e che di fatto era già stata inserita con l’edizione italiana del 1983, per esempio nelle monizioni del sacerdote all’atto penitenziale, durante l’offertorio, nello scambio della pace. Nel caso del Confiteor l’espressone “fratelli e sorelle” entrerà però per la prima volta in una preghiera liturgica recitata coralmente da tutta l’assemblea. Ciò richiederà semplicemente un po’ più di attenzione da parte di tutti. Il nuovo testo sarà così: “Confesso a Dio onnipotente e a voi, fratelli e sorelle, che ho molto peccato […]; supplico la Beata Vergine Maria, gli angeli, i santi e voi fratelli e sorelle di pregare per me il Signore Dio nostro”. L’inizio del Gloria avrà invece queste parole: “Gloria a Dio nell’alto dei cieli e pace in terra agli uomini, amati dal Signore”. Si intende, con questa traduzione, essere più fedeli al testo evangelico ed uniformare il testo liturgico alla traduzione della Bibbia approvata dalla CEI nel 2008 ed accolta nelle pericopi scritturistiche del Lezionario. Nei riti di introduzione vi è, in realtà, un’altra variazione che avrà certamente meno impatto per l’assemblea ma che riveste una certa importanza. Si tratta della valorizzazione dell’invocazione in lingua greca Kyrie eleison / Christe eleison rispetto alla traduzione italiana “Signore,

Con la riforma liturgica del Concilio Vaticano II nasce infatti un nuovo Messale (conosciuto anche come Messale di Paolo VI) che ha visto, fino ad oggi, tre edizioni “ufficiali” in lingua latina (1970/1975/2002). Queste sono il testo di riferimento per le traduzioni nelle diverse lingue nazionali. Per quanto riguarda l’Italia, abbiamo avuto tre traduzioni/edizioni nel 1973, nel 1983 (quella in uso fino ad oggi) ed ora nel 2020. Ci troviamo quindi sempre con il Messale di Paolo VI, opportunamente tradotto, arricchito, riveduto ed aggiornato. Ciò testimonia il cammino della riforma liturgica che sempre si propone quale principale obiettivo, quello di promuovere e favorire la partecipazione attiva di tutti i fedeli alle celebrazioni. Le principali novità Se entriamo nei dettagli del Messale, ci rendiamo subito conto che le variazioni rispetto all’edizione precedente sono più di quanto immaginiamo. Spesso si tratta di nuove traduzioni, di risistemazione di alcune espressioni, di arricchimento attraverso piccole aggiunte. La Conferenza Episcopale Italiana ha prodotto un pregevole sussidio dal titolo Un Messale per le nostre assemblee (facilmente ricuperabile sul sito web della CEI) dove si VIT A D ELL A CHI ES A

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pietà”. Di fatto, quando si sceglierà di utilizzare la terza forma dell’atto penitenziale (ossia quella con i “versetti”, chiamati tropi) si dovrà ricorrere obbligatoriamente all’acclamazione Kyrie eleison. «L’invito a ritrovare il suono originale della preghiera in greco fa risuonare nella lingua in cui furono scritti i Vangeli una supplica che difficilmente riesce a rendere nella traduzione italiana la dimensione della misericordia» (1). Le preghiere eucaristiche Come sappiamo, la preghiera eucaristica è la parte centrale della celebrazione della Messa. È di importanza fondamentale, come ricorda l’Ordinamento Generale del Messale Romano, che ogni fedele ne riscopra il valore e la struttura celebrativa. La terza edizione italiana, come la seconda, riporta dieci preghiere eucaristiche. È necessario che colui che presiede sappia sceglierle opportunamente, proclamandole con cura e devozione, aiutando così tutta l’assemblea ad unirsi a Cristo sommo sacerdote che si offre al Padre per la salvezza dell’umanità. Per quanto riguarda i prefazi, la nuova edizione presenta qualche arricchimento (ad esempio con l’introduzione di due nuovi prefazi per i santi pastori, due per i dottori della Chiesa, ecc.) consentendo così di usufruire di una maggior abbondanza di testi liturgici. Nella preghiera eucaristica II, suscita un certo interesse l’espressione “santifica questi doni con la rugiada dello Spirito perché diventino il Corpo e il Sangue del Signore nostro Gesù Cristo” che andrà a sostituire “santifica questi doni con l’effusione del tuo Spirito”. Si tratta di una traduzione più fedele all’editio typica latina che ricupera un’espressione orante della liturgia ispanica che in alcune sue preghiere associa il dono dello Spirito alla rugiada. «L’immagine della rugiada è biblica e rinvia all’ambiente della Palestina, nel quale la rugiada costituisce un bene prezioso, che supplisce l’assenza della pioggia […]. Per questo senso di prosperità, di fecondità, di risveglio e di forza vivificante che si posa nel silenzio, essa è scelta da Osea per descrivere la presenza e l’azione di Dio verso Israele: “Sarò come rugiada per Israele” (Os 14,6) […]. Dalla ricchezza simbolica di quest’immagine la Chiesa non poteva non lasciarsi attrarre per descrivere l’azione benedicente di Dio che si posa sull’uomo, e in particolare il dono dello Spirito che viene ad irrorare la terra dell’umanità» (2).

utilizzati per operare questi due cambiamenti sono diversi: «nel primo caso, si trattava di garantire una maggiore fedeltà al testo originale greco e alla sua traduzione latina, che riportava un “anche” (sicut et nos dimittimus)»; nel secondo caso, il criterio utilizzato è stato di tipo più pastorale, dal momento che si è ritenuto che la traduzione precedente, pur corretta dal punto di vista lessicale, corresse il rischio di trasformare Dio Padre nel tentatore» (3). Sempre nei riti di comunione si trovano altre due variazioni. Il dono della pace sarà annunciato con queste parole: “scambiatevi il dono della pace”, rimarcando maggiormente come la pace che scaturisce dal mistero stesso di Dio sia anzitutto un dono suo da accogliere e diffondere. Vi è poi un cambiamento nelle parole che accompagnano l’ostensione del Pane spezzato dopo la fractio panis e la litania dell’Agnus Dei. Ecco il nuovo testo: “Ecco l’Agnello di Dio. Ecco colui che toglie i peccati del mondo. Beati gli invitati alla cena dell’Agnello”. Oltre al far precedere l’ostensione dell’Agnello rispetto all’invito alla Comunione, vi è con la nuova traduzione una maggiore fedeltà al testo latino che rimanda a sua volta al testo biblico di Apocalisse 19 dove si descrivono le nozze dell’Agnello. È evidente il rimando escatologico e quindi l’importanza di non smarrire l’intimo legame tra il sacrificio eucaristico ed il banchetto nella Gerusalemme celeste. Anche nei riti di congedo sono state aggiunte due nuove formule: “Andate in pace” e “Andate e annunciate il vangelo del Signore”. Un Messale per cantare Nella nuova edizione del Messale troviamo la presenza, all’interno del testo e non più solo in appendice, del rigo musicale. La scelta non è semplicemente dettata da finalità organizzative ma intende promuovere il canto “della” Messa e non solo “nella” Messa. In questo senso vi è un chiaro invito rivolto ai presbiteri nel valorizzare anche il linguaggio musicale, aiutando l’assemblea a riscoprire il valore del canto soprattutto nelle risposte ai dialoghi con colui che presiede.

I riti di comunione Certamente nei riti di comunione si trova la novità più significativa che ha suscitato maggior dibattito ed interesse a livello ecclesiale, cioè la nuova traduzione del Padre nostro. In particolare, la “preghiera del Signore” presenterà due variazioni: “rimetti a noi i nostri debiti, come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori” e “non abbandonarci alla tentazione”. Di fatto, questa versione era già entrata nella liturgia eucaristica con l’accoglienza nel Lezionario della traduzione della Bibbia CEI del 2008 (come già indicato a proposito del Gloria). Dal punto di vista dell’analisi del testo, è importante notare – e ciò è indice del travaglio di ogni traduzione – come i criteri VIT A D ELL A CHI ES A

1 P. TOMATIS, A servizio del dono. La nuova edizione del Messale, Elledici, Torino 2020. 2 IBID, 46. 3 IBID, 52-53.

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Enciclica. «Fratelli tutti»: la chiave di volta della fraternità universale La nuova enciclica sociale di papa Francesco, firmata ad Assisi, per superare i mali e le ombre del mondo. Ecco i contenuti Un manifesto per i nostri tempi. Con l’intento di «far rinascere un’aspirazione mondiale alla fraternità». La nuova lettera enciclica di papa Francesco che si rivolge «a tutti i fratelli e le sorelle», «a tutte le persone di buona volontà, al di là delle loro convinzioni religiose» è «uno spazio di riflessione sulla fraternità universale». Necessaria, nel solco della dottrina sociale della Chiesa, per un futuro «modellato dall’interdipendenza e dalla corresponsabilità nell’intera famiglia umana». Per «agire insieme e guarire dalla chiusura del consumismo, l’individualismo radicale e l’auto-protezione egoistica».

resto, affermava Paolo VI, «chiamata a incarnarsi in ogni situazione e ad essere presente attraverso i secoli in ogni luogo della terra – questo significa “cattolica” –, può comprendere, a partire dalla propria esperienza di grazia e di peccato, la bellezza dell’invito all’amore universale». Francesco spiega poi che le questioni legate alla fraternità e all’amicizia sociale sono sempre state tra le sue preoccupazioni e che negli ultimi anni ha fatto riferimento ad esse più volte. L’enciclica raccoglie molti di questi interventi collocandoli in un contesto più ampio di riflessione. E se la redazione della Laudato si’ ha avuto una fonte di ispirazione dal suo fratello ortodosso Bartolomeo, il Patriarca ecumenico di Costantinopoli che ha proposto con molta forza la cura del creato, in questo caso si è sentito stimolato in modo speciale dal Grande Imam Ahmad AlTayyeb, con il quale il Papa si è incontrato nel febbraio del 2019 ad Abu Dhabi per ricordare che Dio «ha creato tutti gli esseri umani uguali nei diritti, nei doveri e nella dignità, e li ha chiamati a convivere come fratelli tra di loro». Papa Francesco ricorda che quello non è stato «un mero atto diplomatico, bensì il frutto di una riflessione compiuta nel dialogo e di un impegno congiunto». E che questa enciclica, pertanto, raccoglie e sviluppa i grandi temi esposti in quel Documento firmato insieme e recepisce, nel suo linguaggio, «numerosi documenti e lettere ricevute da tante persone e gruppi di tutto il mondo». La genesi della lettera tuttavia è stata accelerata da un’emergenza: l’irruzione inattesa della pandemia del Covid-19, «che – come scrive Francesco – ha messo in luce le nostre false sicurezze, e al di là delle varie risposte che hanno dato i diversi Paesi, è apparsa evidente l’incapacità di agire insieme». Perché «malgrado si sia iper-connessi – spiega ancora il Papa – si è verificata una frammentazione che ha reso più difficile risolvere i problemi che ci toccano tutti». E adesso «se qualcuno pensa che si tratti solo di far funzionare meglio quello che già facevamo, o che l’unico messaggio sia che dobbiamo migliorare i sistemi e le regole già esistenti, sta negando la realtà». Il Papa afferma inoltre che se ancora una volta si è sentito motivato specialmente da san Francesco d’Assisi, anche altri fratelli non cattolici sono stati ispiratori: Martin Luther King, Desmond Tutu, il Mahatma Gandhi. In particolare cita però il beato Charles de Foucauld. E prendendo a prestito le sue parole così chiosa la sua conclusione agli otto capitoli e 287 punti di Fratelli tutti: « “Pregate Iddio affinché io sia davvero il fratello di tutte le anime di questo paese”. Voleva essere, in definitiva, “il fratello universale”. Ma solo identificandosi con gli ultimi arrivò ad essere fratello di tutti. Che Dio ispiri questo ideale in ognuno di noi. Amen».

Per superare «le ombre di un mondo chiuso» e conflittuale e «rendere possibile lo sviluppo di una comunità mondiale che viva l’amicizia sociale». Per la crescita di società eque e senza frontiere. Perché l’economia e la politica siano poste «al servizio del vero bene comune e non siano ostacolo al cammino verso un mondo diverso». Perché quanto stiamo attraversando con la pandemia «non sia l’ennesimo grave evento storico da cui non siamo stati capaci di imparare». Perché le religioni possono offrire «un prezioso apporto per la costruzione della fraternità e per la difesa della giustizia nella società». La fonte d’ispirazione per questa nuova pagina di dottrina sociale della Chiesa viene ancora una volta dal Santo dell’amore fraterno, il Povero d’Assisi «che – afferma il Papa – mi ha ispirato a scrivere l’enciclica Laudato si’, e nuovamente mi motiva a dedicare questa nuova enciclica alla fraternità e all’amicizia sociale». Sulla scia dell’adagio terenziano ripreso da Paolo VI nella sua enciclica programmatica Ecclesiam Suam, papa Francesco ricorda nell’incipit stesso della sua lettera enciclica quanto «tutto ciò che è umano ci riguardi» e che «dovunque i consessi dei popoli si riuniscono per stabilire i diritti e i doveri dell’uomo, noi siamo onorati, quando ce lo consentono, di assiderci fra loro». La Chiesa del VIT A D ELL A CHI ES A

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to come legge fondamentale del nostro essere: che la società si incammini verso il perseguimento del bene comune e, a partire da questa finalità, ricostruisca sempre nuovamente il suo ordine politico e sociale, il suo tessuto di relazioni, il suo progetto umano». Dunque, afferma Francesco, «non dico più che ho dei “prossimi” da aiutare, ma che mi sento chiamato a diventare io un prossimo degli altri». E spiega che «in quelli che passano a distanza c’è un particolare che non possiamo ignorare: erano persone religiose. Questo indica che il fatto di credere in Dio e di adorarlo non garantisce di vivere come a Dio piace». «Una persona di fede – spiega – può non essere fedele a tutto ciò la fede stessa esige, e tuttavia può sentirsi vicina a Dio e ritenersi più degna degli altri. Ci sono invece dei modi di vivere la fede che favoriscono l’apertura del cuore ai fratelli, e quella sarà la garanzia di un’autentica apertura a Dio».

Le ombre di un mondo chiuso Nel primo capitolo vengono passate in rassegna le tendenze del mondo attuale che ostacolano lo sviluppo della fraternità universale. Tra queste i diritti umani non sufficientemente universali, le nuove forme di colonizzazione culturale, lo scarto mondiale dove «certe parti dell’umanità sembrano sacrificabili a vantaggio di una selezione che favorisce un settore umano degno di vivere senza limiti». «Mentre, infatti, una parte dell’umanità vive nell’opulenza, un’altra parte vede la propria dignità disconosciuta, disprezzata o calpestata e i suoi diritti fondamentali ignorati o violati. «La storia – afferma il Papa – sta dando segni di un ritorno all’indietro. Si accendono conflitti anacronistici che si ritenevano superati, risorgono nazionalismi chiusi, esasperati, risentiti e aggressivi. Nuove forme di egoismo e di perdita del senso sociale mascherate da una presunta difesa degli interessi nazionali». «Abbiamo bisogno di costituirci in un “noi” che abita la Casa comune. Tale cura non interessa ai poteri economici che hanno bisogno di entrate veloci. Spesso le voci che si levano a difesa dell’ambiente sono messe a tacere o ridicolizzate, ammantando di razionalità quelli che sono solo interessi particolari. In questa cultura che stiamo producendo, vuota, protesa all’immediato e priva di un progetto comune, «è prevedibile che, di fronte all’esaurimento di alcune risorse, si vada creando uno scenario favorevole per nuove guerre, mascherate con nobili rivendicazioni». E non manca un’attenzione anche verso la condizione delle donne: «L’organizzazione delle società in tutto il mondo è ancora lontana dal rispecchiare con chiarezza che le donne hanno esattamente la stessa dignità e identici diritti degli uomini. A parole si affermano certe cose, ma le decisioni e la realtà gridano un altro messaggio». È un fatto che «doppiamente povere sono le donne che soffrono situazioni di esclusione, maltrattamento e violenza, perché spesso si trovano con minori possibilità di difendere i loro diritti».

Società aperte che integrano tutti «L’individualismo radicale – afferma Francesco nel terzo capitolo “Pensare e generare un mondo aperto” – è il virus più difficile da sconfiggere». «Ci fa credere che tutto consiste nel dare briglia sciolta alle proprie ambizioni, come se accumulando ambizioni e sicurezze individuali potessimo costruire il bene comune. Quando questo principio elementare non è salvaguardato, non c’è futuro né per la fraternità né per la sopravvivenza dell’umanità. Se la società si regge primariamente sui criteri della libertà di mercato e dell’efficienza, non c’è posto per costoro, e la fraternità sarà tutt’al più un’espressione romantica». Francesco indica la necessità di promuovere il bene morale e il valore della solidarietà: «È far fronte agli effetti distruttori dell’Impero del denaro. La solidarietà, intesa nel suo senso più profondo, è un modo di fare la storia, si tratta di un’altra logica – spiega – Se non ci si sforza di entrare in questa logica, le mie parole suoneranno come fantasie. Ma se si accetta il grande principio dei diritti che promanano dal solo fatto di possedere l’inalienabile dignità umana, è possibile desiderare un pianeta che assicuri terra, casa e lavoro a tutti. Questa è la vera via della pace, e non la strategia stolta e miope di seminare timore e diffidenza nei confronti di minacce esterne». Il diritto a vivere con dignità non può essere negato a nessuno, afferma ancora il Papa, e poiché i diritti sono senza frontiere, nessuno può rimanere escluso, a prescindere da dove sia nato. In quest’ottica, il Papa richiama anche a pensare ad «un’etica delle relazioni internazionali», perché ogni Paese è anche dello straniero ed i beni del territorio non si possono negare a chi ha bisogno e proviene da un altro luogo. Il diritto naturale alla proprietà privata sarà, quindi, secondario al principio della destinazione universale dei beni creati. Una sottolineatura specifica viene fatta anche per la questione del debito estero: fermo restando il principio che esso va saldato, si auspica tuttavia che ciò non comprometta la crescita e la sussistenza dei Paesi più poveri.

L’esempio del Buon Samaritano Per il superamento delle ombre il Papa indica la strada d’uscita nella figura del Buon Samaritano a cui dedica il secondo capitolo, sottolineando come in una società malata che volta le spalle al dolore e che è “analfabeta” nella cura dei deboli e dei fragili, tutti siamo chiamati – proprio come il Buon Samaritano - a farci prossimi all’altro, superando pregiudizi, interessi personali, barriere storiche o culturali. «È un richiamo sempre nuovo, benché sia scritVIT A D ELL A CHI ES A

Stefania Falasca (da Avvenire, domenica 4 ottobre) (1. Continua)

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L’arte racconta Dio Il libro suggerito in questo bollettino è stato scritto da un frate domenicano, teologo e anche artista: Giuseppe Damigella, L’arte racconta Dio, pubblicato nel 2020.

In questo testo l’autore rimanda a un altro studio, piuttosto corposo, di François Boespflug, Le immagini di Dio. Una storia dell'Eterno nell'arte, pubblicato nel 2012. Qui la prospettiva è più ampia perché ci si riferisce anche all’arte islamica e a quella ebraica che sono molto più problematiche nel raffigurare Dio ma non per questo evitano di rappresentarlo, e nei diversi periodi storici l’autore mostra l’evoluzione di questo rapporto complesso tra la trascendenza di Dio e la possibilità di immaginarlo e “raccontarlo” senza ridurlo a un idolo. Dario

La premessa è un po’ complicata ma in sintesi dice che l’arte è importantissima perché le opere d’arte non soltanto “raccontano” qualcosa di Dio ma è Dio stesso che in queste opere dal momento che ogni opera d’arte racconta emozioni e suscita riflessioni, è sempre comunicazione di qualcosa di sublime, di trascendente, di qualcosa che “va oltre”, e quindi ci “trascina” verso Dio. Per il resto il libro segue un percorso molto semplice perché ripercorre il testo del Credo: si parte quindi da alcune opere dedicate alla Trinità e altre dedicate alla creazione del mondo e alle storie di Adamo ed Eva. Sempre seguendo il testo del Credo, la seconda parte è dedicata a Gesù e al racconto della sua vita attraverso l’occhio attento dei vari artisti che nei secoli hanno sottolineato alcuni aspetti e alcune vicende, partendo dai vangeli ma immaginando anche particolari toccanti e delicati, come nell’Adorazione dei pastori del Lotto in cui un riccioluto bambinello prende tra le mani il delicato muso di una pecorella. Il libro è ricco di descrizioni e interessante anche per scoprire luoghi meno frequentati come il Duomo di S. Gimignano in Toscana. L’ultima parte è dedicata allo Spirito Santo con il sottotitolo: “il grande sconosciuto”, e infatti, purtroppo, le opere d’arte presentate in questa sezione sono molto poche: è vero che rappresentare lo Spirito è complicato, ma qui l’autore delude un po’.

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Nel limbo dei sospesi

di tanta gente. Non sono ancora arrivati a capire che il primo problema è quello della “salute” nel senso più completo e che la soluzione prima che da un governo o da un miracolo dipende dai nostri comportamenti. Se capisci questo, poi trovi comunque una soluzione anche per i tanti risvolti economici. Invece dai ancora a polemizzare sui perché o percome di un giallo, di un arancio o di un rosso o sui ventuno piuttosto che i cinque parametri. Nauseante. Da elogiare, invece, il comportamento in materia da parte del mondo cattolico. Qualcuno che ha qualcosa da ridire c’è anche lì, per carità, come in ogni buona famiglia. Ma in generale, a partire dal papa fino ai fedeli l’approccio è stato rispettoso di tutti i provvedimenti legislativi in materia, con atteggiamenti prudenti e coscienziosi. Si è inoltre fatto carico di una pesante responsabilità, più di tanti che hanno speso solo parole anche a vanvera, consentendo nell’intero periodo estivo la realizzazione di quasi tutti gli eventi per la gestione dei C.R.E. estivi e oratoriali, insieme al mondo dello sport e del volontariato. Poche parole e molti fatti. Per non parlare sempre del virus facciamo un pensierino anche alla situazione tragicomica d’oltre oceano, dopo le elezioni americane. Se non mi avessero detto che erano quelle americane, avrei pensato fossero quelle italiane. E noi ci lamentiamo che in alcune sezioni elettorali lo spoglio finisce il giorno dopo!!!! Per carità, dobbiamo tenere conto delle particolarità di quel sistema elettorale, ma una settimana francamente pare un poco troppo. E ancora oggi (sto scrivendo la domenica 22 novembre, festa di Cristo Re) tutto pare chiaro ma il teatrino continua. Noi diciamo che i nostri politici non mollano la poltrona, ma questo ci si è addirittura incollato!! Corre voce che si sia impuntato sui voti falsi perché aveva visto una cartina degli Stati Uniti tutta colorata di punti rossi, come il rosso dei repubblicani. Nessuno ha avuto il coraggio di ribattergli che era la cartina con tutti i contagi del Covid-19 che ha riempito la sua nazione nell’ultimo anno del suo regno, a furia di liberi tutti e nessun vincolo. Si dice anche che voglia ispirarsi al modello Vaticano: se loro hanno due papi, perché in America non avere due presidenti? Mi fermo qui, perché è Natale e dovremmo essere tutti più buoni, ma francamente cominciamo ad essere un poco stufi di fare i bravi. Caliamo le quinte su questo anno bisesto e più funesto di altri. Cerchiamo di ricordarci i tanti momenti di solidarietà che nonostante tutto l’hanno punteggiato e le cose belle che a bocce ferme e con più tranquillità riscopriremo di aver vissuto, nonostante tutto. E, se non i nostri capi ed i potenti, che almeno il buon Dio vegli su di noi e ci riservi un anno sereno. Buona Natale. Buone Feste a tutti.

Un altro anno sta per finire. Un anno da dimenticare, più o meno per tutti. Ma sarà molto difficile o addirittura impossibile visto l’impatto che ha avuto sulle nostre esistenze. Anche se non toccati direttamente da lutti o dall’espe-

rienza della malattia, siamo tutti graffiati, sfregiati dentro, imbrattati, malconci. In questa seconda ondata forse ancor più della prima. Perché la storia si è fatta lunga (ma lo si sapeva che non sarebbe finita con i balli estivi in riviera, anche se abbiamo fatto finta di crederci) e il tempo scardina ogni difesa, soprattutto quando abbassi un poco la guardia. Forse anche perché nella prima ondata di quasi un anno fa eravamo proprio al centro assoluto della pandemia e quello che adesso chiamiamo prudenza e comportamento responsabile (non ancora di tutti) allora era paura, inquietante sensazione di impotenza. Talmente forte da non lasciare spazio ad altro che non fosse resistenza, resilienza. Non che ora ci si possa divertire, ma avendo forse già pagato pegno in passato l’impatto al momento è meno cruento e c’è più spazio per riflettere, cercare di capire, metabolizzare, arrabbiarsi. E questo è il compito più difficile. Un poco come quando in una famiglia c’è un lutto: ci chiediamo tutti dove i familiari trovino la forza per il momento delle lunghe visite dei parenti, delle esequie, della sepoltura, magari anche dopo mesi di fatiche che hanno provato tutti durante la malattia. Ma altrettanto complicato, se non peggio, è il dopo, quando tutto è finito e il gravoso peso del dolore si fa sentire. Non siamo nel dopo Covid, ma ammettiamo che in questa seconda ondata qui nella nostra terra ha azzannato meno. Non so voi, ma una sensazione di stanchezza mi prende in questi momenti, forse anche il periodo dei morti, l’attesa di un Natale con le sue atmosfere anche un poco leggere e commerciali ma che in parte (non neghiamolo) non abbiamo mai disdegnato. E non mi viene facile leggere, scrivere, magari concludere un articolo per il nostro giornalino. Perché poi parla e riparla, finisci comunque a cadere nell’argomento pandemia. Sensazioni diverse, quasi opposte tra loro, si sovrappongono nella mente. Una è di profonda “delusione” considerato che a distanza di quasi un anno le logiche politiche, commerciali, economiche (per quanto importanti) sono ancora il motore dei pensieri VIT A D ELL A CHI ES A

Luca

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Gli amortali

una morte che porta la vita attraverso il riposo. D’altronde erano stati proprio i cristiani a cambiare il modo di indicare gli uomini, tra loro si chiamavano «i viventi», non più i mortali. Sapevano che c’era la morte, ma era solo un «sonno». Anche per la cultura cristiana l’esistenza acquisiva così pieno slancio, perché era il luogo e il tempo in cui la Vita che non muore germoglia in chiunque voglia accoglierla: «Sono venuto perché gli uomini abbiano la vita e la abbiano in abbondanza» dice Cristo.

I morti hanno a che fare con i vivi: l’ho imparato sin da bambino. Nella notte tra l’1 e il 2 novembre, nella mia Palermo, la tradizione voleva che fossero i defunti a portare regali, tra questi i caratteristici «pupi di zucchero». Poi nel multicolore freddo autunnale si andava al cimitero. I Greci lo chiamavano necropoli, città dei morti, convinti che dopo la morte diventiamo ombre che si aggirano in una incolore e triste imitazione della vita. Opponevano quindi la solidità delle case-tomba all’oblio: la pietra, fissando il nome, consentiva all’individuo di non sparire del tutto. In fondo erano loro ad aver dato agli uomini il nome del loro destino: «i mortali». Sapere di essere tali era l’origine dell’amore per la vita e quindi della creatività della cultura, che è infatti ciò che l’uomo di ogni epoca oppone alla morte. La morte ci costringe a definire ciò che per noi ha veramente valore. Per loro la morte era anonimato e oblio, e strappare un individuo a queste forze era strapparlo alla morte: l’eroe la sconfiggeva facendosi un nome eterno. Meglio una vita breve ma memorabile che lunga e anonima: in questa scelta c’è tutta la storia greca da Achille ad Alessandro Magno.

Se l’eroe antico mostra ciò che l’uomo può fare con le sue forze, il santo (l’eroe cristiano) mostra ciò che Dio può fare nell’uomo. In entrambe le visioni, pagana e cristiana, la morte è così presente che genera un effetto creativo e propositivo sulla vita terrena: passione, ricerca, impegno … I «mortali» per guadagnare l’immortalità, i «viventi» per riceverla in dono. E noi oggi che rapporto abbiamo con i morti e quindi con la morte? Ci sono rimasti Halloween e gli zombie dei film, perché abbiamo scelto di considerare la morte la debolezza di un’umanità arcaica e immatura. Per noi progrediti la morte non esiste più. Ma che riflesso ha questo sulla vita? Siamo cresciuti in una cultura di soddisfazione del desiderio ed ebbrezza tecnica senza precedenti. Ci sentiamo liberi: ciò che è permesso e ciò che è possibile non hanno o non avranno presto più confini, libertà e progresso sono per noi un tutt’uno.

Poi arrivarono i cristiani e preferirono la parola «cimiteri», perché il cadavere era solo la scorza di un seme nato a nuova vita. Cimitero significa infatti giaciglio come la terra è il letto del seme: la morte è solo il passaggio dal seme al germoglio. Ogni sera noi «moriamo» un poco mettendoci orizzontali, ma è

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Poi, all’improvviso arriva il virus, e l’illusione si sgretola: la morte torna reale, vicina, e la paura ha il

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non evoca le energie che moltiplicano la vita, che è per lui un oggetto fragilissimo da proteggere da ogni «colpo», da ogni «paura». Ma così si perde il gusto di vivere, perché la vita non è un oggetto ma la ricerca che i vivi conducono per trovare un antidoto alla morte: che cosa è più forte della morte?

sopravvento sulla razionalità e l’azione. La parola paura ha la stessa radice di pavimento. Paveo (in latino: ho paura, da cui pavido e impavido) in origine indicava «l’esser percossi». La paura colpisce il corpo come i passi il suolo. Amo questa strana e antica parentela tra paura e pavimento: il timore ci costringe a puntare i piedi e scoprire su cosa abbiamo costruito.

Essere a-mortali impedisce di trovare la risposta, perché tutto il coraggio per vivere dipende dal saper morire.

La paura sta mettendo alla prova le fondamenta del nostro vivere: il pavimento della nostra vita.

Alessandro D’Avenia (Corriere della Sera, 2 novembre 2020)

Se camminavamo sulle sabbie mobili affonderemo, ma dalle sabbie mobili si esce aggrappandosi a un elemento esterno e stabile. Il virus ci sta obbligando a cercarlo, ricordandoci che la morte c’è ancora e che la soddisfazione di ogni desiderio unita al progresso senza limiti non bastano per essere felici. La rimozione della morte ci ha reso come bambini che vanno incontro a prese elettriche e finestre aperte come fossero divertimenti. Abbiamo deciso di far finta che la morte non esista: l’abbiamo rimossa dal nostro vissuto quotidiano. Ulisse, Enea, Dante per trovare/tornare a casa devono prima incontrare i morti. Noi i morti li abbiamo fatti sparire. Ma la morte resta lì, limite invalicabile della vita e suo paradossale appello. Senza la consapevolezza e l’accettazione della morte, che crediamo o no nell’aldilà, non si può essere innamorati della vita: l’uomo crea, ri-crea e pro-crea per non morire. L’uomo «a-mortale» di oggi invece spesso «decrea», cerca la sicurezza, rischia ben poco e quindi AT T U ALIT À

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Didattica a distanza … didattica distante

“Buongiorno ragazzi, allora ci siete tutti? Accendete la videocamera e spegnete i microfoni” “Scusi prof, ho avuto problemi di connessione, non riuscivo a entrare nella video-lezione” “Allora ragazzi, adesso vi scrivo il link nella chat, così potete aprire il modulo online per il test di verifica di oggi”. “Prof, io non vedo il link, dove l’ha messo?” “Prof, a me non fa entrare nel modulo, mi dice che non ho l’autorizzazione …”. “Perché qualcuno ha ancora la videocamera spenta? Dai ragazzi, devo vedervi. Guardate che anche se siete a casa, siete comunque a scuola”. “Prof, a me si è rotta la videocamera, non posso attivarla”. “Prof, la batteria del cellulare è quasi scarica, non so se riesco ad essere presente tutta l’ora”. “Prof, ha suonato al campanello il corriere di Amazon, posso andare ad aprire e ritirare il pacco?”. “Ragazzi, allora, adesso vi condivido lo schermo del computer perché voglio farvi vedere un video che spiega bene quello che abbiamo detto a lezione oggi. Ve lo carico anche su classroom, così potete riguardarvelo anche con calma, in vista della verifica della prossima volta”. “Prof, non riesco a vedere bene, il video va a scatti”. “Prof, io non riesco a sentire”. “Prof, a me continua a laggare (citazione testuale …), cosa posso fare?”. “Io posso andare in bagno?”. “Prof, mia mamma chiede se posso uscire dalla lezione dieci minuti prima, perché è pronto il pranzo”.

volte con la videocamera spenta. Perché naturalmente i nostri studenti sono ragazzi, adolescenti e giovani, e ogni occasione è buona per nascondersi, esattamente come fra i banchi di scuola. Insegnare così è strano, annulla la dimensione più importante e più decisiva per l’apprendimento, che è la relazione, l’interazione personale. Ma è l’unica cosa che si poteva e si può ancora fare per continuare a essere presenti ai nostri ragazzi, per offrire loro un po’ di normalità, nello smarrimento e nella paura che, ovviamente, questo virus si sta portando con sé. Io spero che, dietro tutta questa corsa tecnologica della scuola e dei docenti, dietro l’ansia da connessione che sta prendendo un po’ tutti, ci sia anche la voglia di ripensare la scuola. Non si tratta di fornire banchi con le rotelle (devo ancora capirne il senso …), di dotare ogni singola aula con la lavagna interattiva o attivare i migliori contratti per il registro elettronico, ma qui si tratta di avere la voglia di ripensare la scuola seriamente, perché finalmente parli una lingua che sia comprensibile e interessante per i nostri studenti, che sia vicino a loro, alle loro scelte per il futuro, alla loro vita concreta. Invece siamo ancora una scuola molto nozionistica, pretendiamo che i nostri ragazzi siano un contenitore di conoscenze il più grosso possibile, conoscenze che il più delle volte non verranno mai spese o impiegate nella vita reale. E l’ansia maggiore di molti docenti si traduce in questa frase: “Ma adesso, con la didattica a distanza, come faccio a fare tutto il mio programma? Come faccio a interrogare, a fare le verifiche ed essere sicuro che nessuno copi da internet?”. Stiamo vivendo un tempo “sospeso”, un tempo di emergenza che richiede cambiamenti anche urgenti, perché la scuola fa così fatica a cambiare? È proprio così importante che i nostri ragazzi sappiano tutti i programmi di tutte le materie, come se non fosse mai successo nulla nella nostra Italia, nella nostra Bergamo e nel mondo? E tutto questo mentre in molte famiglie (anche dei nostri studenti) si vive l’angoscia di un lavoro che non è più sicuro, il dolore di una persona cara scomparsa, la paura di una malattia ancora sconosciuta, la consapevolezza della fragilità della vita, cui forse raramente abbiamo pensato prima dell’arrivo di questo virus dalla Cina. Didattica a distanza, ovviamente, è l’unica soluzione per adesso … purtroppo, però si tratta ancora di una didattica distante, dai ragazzi e dalla vita reale. A noi docenti il compito di ridurre, ogni giorno sempre di più, questa distanza.

Sembra la parte di un copione di una recita, invece è quello che stiamo vivendo a scuola ormai da qualche mese. La pandemia ha stravolto le nostre vite, le nostre abitudini, i ritmi di tutti i giorni e, naturalmente, anche la scuola. Noi docenti non eravamo preparati a tutta questa tecnologia tutta insieme. Di colpo ci siamo ritrovati a dover gestire account istituzionali, classi virtuali, lezioni online, verifiche ed interrogazioni a distanza. Siamo stati (e lo siamo ancora adesso, purtroppo) ore e ore seduti davanti allo schermo di un computer, con i nostri alunni ridotti a un piccolo quadratino sul monitor, il più delle AT T U ALIT À

Marco

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INSI EM E N. 70 – DICEMBRE 2020


Informazioni parrocchiali Gli orari e le indicazioni qui riportate sono state predisposte considerando le difficoltà del periodo che stiamo attraversando. Orari e disposizioni potranno cambiare con i prossimi mesi via via che la situazione si modifica e si normalizza, anche gli stessi orari delle Messe. Ma ne daremo opportuna e puntuale comunicazione, nel caso. ORARI SANTE MESSE DA LUNEDÌ A SABATO MATTINA: ore 8,00 - 18,00 in Parrocchia (in caso di funerale la messa delle 18 è sospesa). SABATO (prefestiva): ore 16.30 e ore 18.00 in Parrocchia. DOMENICA: ore 7.30 - 9.00 - 10.15 - 11.30 - 18.00 (tutte in Parrocchia). Disponibilità per le Confessioni Don Giacomo: venerdì 16.00 - 17.30 Don Ubaldo: ogni sabato 09.30 - 11.00 Don Carlo: ogni sabato 15.00 - 16.30 I posti in Chiesa sono limitati per via delle distanze che vanno assolutamente mantenute: potranno entrare in tutto 80 persone in Parrocchia e 150 in Oratorio. Per Oratorio si intende logicamente lo spazio aperto sul cortile. 

Un incaricato all’esterno accoglierà i fedeli, verificherà la presenza della mascherina (obbligatoria), i guanti (in alternativa sarà necessario igienizzare le mani con il gel posto all’ingresso). Entrati in Chiesa andrete ad occupare i posti più vicini all’altare occupando le sedie disponibili o i posti indicati nei banchi.

E’ vietato l’ingresso a chi ha sintomi legati al virus, a chi ha febbre oltre i 37.5, a chi ha frequentato persone positive al Covid nei giorni precedenti.

Ricordiamo alle persone più anziane e fragili che si raccomanda di stare a casa con la garanzia che il precetto festivo è assolto comunque partecipando alla messa in TV. La domenica l’accesso per partecipare alla celebrazione sarà consentito a partire da 30 minuti prima della celebrazione. Evitiamo rincorse ai posti o affollamenti all’ingresso e tra i banchi.

Due regole assolute su tutte: mantenere la mascherina che copra naso e bocca e non avvicinarsi mai agli altri né muoversi senza motivo dal posto che vi sarà assegnato.

Si invita chi si trovasse a non poter entrare in Chiesa a non creare assembramenti sulla piazza della Chiesa, mantenendo in ogni caso la distanza dagli altri e indossando la mascherina.

La Chiesa di Casa Serena rimane chiusa agli accessi esterni. Rimanderemo a data da destinarsi la celebrazione dell’Eucaristia aperta ai fedeli.

Telefono Oratorio:

380.7522605

Tel. dei Sacerdoti:

Don Giacomo Ubbiali Tel. 380.6984169 e-mail: giacomoubbiali@virgilio.it Don Carlo Comi Tel. 035.332092 - cell. 340.6483352 e-mail: comicarlo@virgilio.it Don Ubaldo Nava Tel. 035.908406 - cell. 333.3229389 e-mail: d.ubaldonava@gmail.com


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