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Periodico della Parrocchia S. Maria Assunta in Brembate di Sopra Anno XI - N. 65 - DICEMBRE 2019


ABBONAMENTO Poiché molte persone hanno chiesto chiarimenti su come ricevere a casa il giornalino parrocchiale "Insieme", ecco alcune precisazioni che speriamo possano essere utili. 1) Il nome e l'indirizzo vanno consegnati in sacrestia. 2) La quota chiamata "di abbonamento" o "quota annuale" (di euro 15,00) verrà inserita in un’apposita busta distribuita nel mese di Febbraio. I Copertina: Paesaggio invernale presso il Rifugio Calvi. IV Copertina: Presepio artigianale.

Tale quota si raccoglie in chiesa nella cassetta con l'indicazione "INSIEME" oppure in sacrestia. La quota serve per sostenere le spese di stampa.

Foto: Luca Bonati.

Direttore: don Giacomo Ubbiali Direttore responsabile: Davide Agazzi Editore: Parrocchia S. Maria Assunta, Brembate di Sopra

Stampa: EQUA - Clusone Redazione: don Carlo, Chiara, Dario, Marco, Max, Luca, Luciano, Patrizia Impaginazione e coordinatore: Luciano Foto ed elaborazione foto: Max Distributore: Diego

Sommario 3 Editoriale 5 Vita parrocchiale 10 Anagrafe

Collaboratori: don Giacomo, don Carlo, Mirella e Claudio, Alice, Micol, Laura, sr. Nives, Luca, Marco, Chiara, Dario, Patrizia

E-mail: insiemebrembatesopra@gmail.com Sito web: www.parrocchiabrembatedisopra.it AUTORIZZAZIONE DEL TRIBUNALE DI BERGAMO N. 28 DEL 20.10.2008

12 La voce dell’Oratorio 17 Vita della Chiesa 26 Attualità


Editoriale

Fatti a immagine e somiglianza di Dio

H

a destato sconcerto e dolore la prematura scomparsa di Padre Giorgio Bonati, frate Cappuccino originario di Paladina. Sono rimasto sorpreso di come abbia saputo seminare tenerezza, fiducia e meraviglia nel cuore di tante persone che cercano Dio. Valori che di questi tempi risultano essere merce piuttosto rara. A pochi giorni dal Natale, che narra del mistero grande dell’incontro tra l’umano e il divino, credo sia importante riprovare a soffermarsi su quei valori che ci rendono veramente umani, secondo il Vangelo, in tempi nei quali forse troppa gente pretende di rivestire di Vangelo gesti e parole che nulla hanno di cristiano, di divino e quindi anche di umano … Mi faccio aiutare da spunti di riflessione preparati dalla Comunità di Romena (Arezzo), punto di riferimento per tanti cercatori di Dio e luogo abitato per qualche anno dallo stesso Padre Giorgio. Con l’augurio che questo Natale e l’anno nuovo ci vedano impegnati a ricostruire ciò che esalta l’immagine di Dio in noi …

*** Nella Bibbia è scritto che siamo fatti a immagine e somiglianza di Dio: mi sforzo di trovare in me e negli altri questa somiglianza, che immagino simile a quella che esiste tra familiari. Un po’ come quando, appena nato un bambino, si cercano i tratti in comune con i suoi genitori. Immagino così questa somiglianza, come se tutti insieme, noi della grande famiglia umana, ricostruissimo il volto, il cuore, le sembianze di Dio. Confesso però che faccio fatica, nella violenza e nell’egoismo del mondo di oggi, a ritrovare un pur piccolo segno di somiglianza: mi sembra piuttosto di essere diventati gli aborti mostruosi di quel Dio da cui siamo nati. È stato fin troppo facile rinnegare, dimenticare o zittire la nostra vera natura umana, quella fatta ad immagine e somiglianza di Dio. Oggi più che mai dobbiamo ritrovare la nostra umanità, dobbiamo “disseppellire in noi quel pezzetto di Dio nascosto dalle macerie”, come diceva Etty Hillesum; è necessario fare un percorso a ritroso, lasciando cadere le maschere con cui abbiamo coperto il nostro vero volto. Ricostruire la nostra umanità, ecco quel che dobbiamo fare, pazientemente, come un bravo muratore che, dopo aver abbattuto un muro pericolante e fittizio, aggiunge pietra a pietra, ripulendole una ad una, guardandole alla luce per controllare che si conformino bene e diventino una solida costruzione. Ed ecco le nostre sette piccole pietre, quelle che potranno servirci nel lavoro di riedificazione della nostra umanità: sette atteggiamenti da riscoprire, da riportare alla luce e rianimare dentro di noi. Perché possiamo, almeno qualche volta nella nostra vita, assomigliare davvero al Padre. Rispetto Etimologicamente la parola rispetto significa “guardare bene” che diventa quindi la prima condizione del poter rispettare: se ti rispetto vuol dire che ti ho visto, che il mio sguardo si è posato su di te e ti ho riconosciuto. Quanta invisibilità invece esiste oggi, quanto facilmente e volutamente ci nascondiamo allo sguardo degli altri e quanto poco siamo capaci di posare uno sguardo attento su noi stessi, sulla natura, su chi ci sta accanto. È così facile rendersi invisibili ed è altrettanto facile far sentire invisibili gli altri, magari quelli che vivono accanto a noi, o quelli che attraversano le nostre strade e sui quali posiamo appena uno sguardo di commiserazione. Eppure Dio è invisibile: solo attraverso uno sguardo benevolo e delicato potrò riconoscerlo là dove si nasconde, riconoscerlo e dargli casa, perché avrò accolto l’altro e il mondo che lo contiene. Responsabilità […] Nel giardino dell’Eden Dio ha chiesto all’uomo di custodire e coltivare e questa è una disciplina dura, è disciplina da scalatori, che chiede respiro ansimante, mani spellate e piedi gonfi: il vero custode si sente responsabile di tutto ciò che vede e gli è stato affidato. Siamo noi che generiamo il mondo e le relazioni, siamo noi a dettarne le condizioni a definirne i confini e disegnarne i colori. Il problema è che questa responsabilità non l’assumiamo su di noi, non ce la sentiamo addosso. Se davvero esiste un peccato originale non è certo quello di aver mangiato la mela, ma è invece nel grave torto che quotidianamente facciamo al creato di non sentircene responsabili […] EDIT O RI ALE

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Passione “Quando ero piccolo mi innamoravo di tutto”, cantava Fabrizio De Andrè in una sua canzone. […] Forse Dio è un bambino entusiasta con la sua voglia di crescere e di trasformare, con la sua sete di novità e di creazione infinita. Sì, Dio preferisce la vita che si prepara, il ventre gonfio di possibilità, di slancio, di attesa e di amore verso un mondo che non si presume di conoscere. Gesù ce lo ha detto: ”Se non diventerete come bambini non entrerete nel regno dei cieli”. Come a dirci “Tornate sui banchi della vita, restate eterni scolari desiderosi di apprendere, di capire e di gustare la vita”.

role, inceppato dalla presunzione di sapere già tutto e di avere per tutto una risposta. Gentilezza […] È la preghiera di ogni essere vivente, uomo e donna, animale e pianta, fiori e acque di questa terra: sii gentile, sii leggero con me. La gentilezza è impastata di leggerezza e la sua presenza rende leggera la vita ferita dalla noncuranza e dall’indifferenza. Si tratta di una questione di gravità, nel senso della pesantezza; si tratta della nostra capacità di scrollarci di dosso il peso dell’egoismo; si tratta del pensare il significato del nostro essere nel mondo. Il gesto gentile benedice l’altro, gli sussurra: “Tu sei degno come me”. È l’infinito che ci portiamo dentro a richiamarci verso la nostra umanità, quella scintilla di Dio presente in ciascuno di noi che urla, da sotto le macerie, per essere portata alla luce come un tesoro, come una perla trovata dopo il naufragio.

Pazienza “Chi non conosce l’attesa non sa nulla dell’amore”, amava ripetere Rainer Maria Rilke: l’amore è dunque impastato anche di un qualcosa fatto di nulla, di un tempo carico dell’energia del desiderio, proiettato in un momento che ancora non c’è. […] È saper stare in attesa. Ed è direttamente proporzionale all’amore per la vita, come il tempo del lievito che fa crescere la pasta o quello del granello di senape che diventerà un grande albero. C’è bisogno di un grande amore per essere pazienti: la vita cresce lentamente e tortuosamente, spesso nascosta, vuole fiducia al buio e domanda calore. Ma solo una forza tranquilla e profonda e un provare e riprovare ostinato, le consente di crescere.

***

E se crediamo che tutto questo oscilli tra il patetico e l’impossibile, guardando a questo nostro mondo, chiediamo lo sguardo e l’entusiasmo di un altro grande uomo, P. Luis Espinal, un gesuita che in un contesto assai difficile (la Bolivia degli anni 80, bisognosa di umanità e giustizia come la Bolivia di questi giorni…) ha dato la vita nel martirio per un mondo più giusto dove tutti possano essere riconosciuti “umani”: ecco la sua preghiera, che facciamo nostra in questi tempi…

Compassione C’è un modo di guardare indifferente, frettoloso, come se non volessimo sporcarci, occhi che alzano un muro per non lasciarsi penetrare, occhi di ghiaccio. E c’è invece uno sguardo abitato di tenerezza, che si commuove quando incontra un’imperfezione, una sofferenza, una pena. La compassione è un allargare la nostra tenda per far entrare l’altro, per poterlo accogliere, non tanto per sentirci a posto con la coscienza e compiere così un’opera buona, ma perché una scheggia del dolore dell’altro ci ha trafitto il cuore e abbiamo conpatito, cioè sofferto insieme. È ciò che abbiamo nel nostro cuore che ci rende degni di chiamarci umani, non solo la nostra intelligenza o la capacità di raggiungere i nostri obiettivi, ma quel che sta piantato al centro del nostro cuore, la sua permeabilità, flessibilità e tenerezza: la capacità di sanguinare con i graffi e le ferite dell’altro.

Allenaci, Signore, a lanciarci nell’impossibile, perché dietro l’impossibile ci sono la tua grazia e la tua presenza: non possiamo cadere nel vuoto. Il futuro è un enigma, il nostro cammino si inoltra nella nebbia; ma vogliamo continuare a donarci, perché tu stai aspettando nella notte, con mille occhi umani traboccanti di lacrime.

Ascolto […] Ci sveglia dal sonno nel quale siamo di solito immersi, fa risaltare e brillare i dettagli che trascuriamo e perdiamo, non sapendo che sono, proprio quelli, i miracoli della vita. Dobbiamo reimparare ad ascoltare, dobbiamo riappropriarci di questo senso, sopraffatto dal rumore, distratto dalle troppe cose e dalle troppe paEDIT O RI ALE

Luis Espinal

don Giacomo

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CALENDARIO PARROCCHIALE CATECHESI ADULTI

CATECHESI RAGAZZI (oratorio)

Mercoledì

Martedì

15.00 - 16.00

Sabato

15.00 - 16.00

8.30 in Parrocchia

* Sono programmati incontri sulla parola di Dio lungo tutto L’ANNO LITURGICO.

ADORAZIONE

Il Santissimo Sacramento resta esposto ogni Venerdì dalle ore 16.00 alle 18.00 18.00 S. Messa. 21 Sabato. S. Pietro Canisio, sacerdote e dottore della Chiesa.

DICEMBRE

22 Domenica IV di Avvento. (Is 7,10-14; Sal 23; Rm 1,1-7; Mt 1,18-24)

1 Domenica I di Avvento. (Is 2,1-5/ Sal 121/ Rm 13,11-14/ Mt 24,37-44) Ore 10.00: Presentazione dei ragazzi di terza elementare.

23 Lunedì. S. Giovanni da Kęti, sacerdote. Ore 9.30: Confessione degli ospiti di Casa Serena. Ore 15.00 – 18.00 e 20.30 - 22: Confessioni per tutti in chiesa.

3 Martedì. S. Francesco Saverio, sacerdote. 4 Mercoledì. S. Giovanni Damasceno, sacerdote e dottore della Chiesa.

24 Martedì. Ore 8.30 – 12.00 e 15.00 – 18.00: Confessioni per tutti in chiesa.

6 Venerdì. S. Nicola, vescovo.

Natale del Signore (Vigilia: Is 62,1-5/ Sal 88/ At 13,16-17.22-25/ Mt 1,1-25) (Notte: Is 9,1-6/ Sal 95/ Tt 2,11-14/ Lc 2,1-14a) (Aurora: Is 62,11-12/ Sal 96/ Tt 3,4-7/ Lc 2,15-20) (Giorno: Is 52,7-10/ Sal 97/ Eb 1,1-6/ Gv 1,1-18)

7 Sabato. S. Ambrogio, vescovo e dottore della Chiesa, Patrono della Regione Lombardia. 8 Domenica. Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria. (Gn 3,9-15.20/ Sal 97/ Ef 1,3-6.11-12/ Lc 1,26-38) Ore 11,15: Celebrazione dei battesimi. Giornata dell’adesione all’Azione Cattolica.

24 Martedì. Ore 21.00: S. Messa di Natale in Casa Serena. Ore 23.30: Veglia di Natale in chiesa. Ore 24.00: S. Messa nella Notte Santa.

9 Lunedì. S. Giovanni Diego Coauhtlatoatzin. 10 Martedì. Beata Vergine Maria di Loreto.

25 Mercoledì. Natale del Signore. Sante Messe secondo gli orari festivi.

11 Mercoledì. S. Damaso I, papa. 26 Giovedì. S. Stefano, primo martire. S. messe: ore 7.30 – 9.00 (Casa Serena) – 10.30 – 18.00.

12 Giovedì. Beata Vergine Maria di Guadalupe. 13 Venerdì. S. Lucia, vergine e martire.

27 Venerdì. S. Giovanni, apostolo ed evangelista. Gli adolescenti partono per il campo scuola invernale.

14 Sabato. S. Giovanni della Croce, sacerdote e dottore della Chiesa.

28 Sabato. Ss. Innocenti, martiri.

15 Domenica III di Avvento. (Is 35,1-6a.8a.10/ Sal 145/ Gc 5,7-10/ Mt 11,2-11) Presentazione dei ragazzi di seconda elementare

29 Domenica. Santa Famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe. (Sir 3, 3-7.14-17a; Col 3, 12-21; Sal 127; Mt 2, 13-15. 19-23) 10° Anniversario della morte di mons. Roberto Amadei, vescovo di Bergamo.

16 Lunedì. Ore 20.30: Confessioni per gli adolescenti a Pontida.

31 Martedì. S. Silvestro I, papa. Ore 18.00: S. Messa festiva di ringraziamento.

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GENNAIO

(Is 8,23b-9,3/ Sal 26/ 1Cor 1,10-13.17/ Mt 4,12-23)

1 Mercoledì. Maria Santissima, Madre di Dio. Ottava di Natale. (Nm 6,22-27/ Sal 66/ Gal 4,4-7/ Lc 2,16-21) 53a Giornata mondiale della pace.

27 Lunedì. S. Angela Merici, vergine.

68a Giornata mondiale dei malati di lebbra.

28 Martedì. S. Tommaso d’Aquino, sacerdote e dottore della Chiesa.

Ore 17.00: Adorazione eucaristica per la pace.

31 Venerdì. S. Giovanni Bosco, sacerdote.

2 Giovedì. Ss. Basilio Magno e Gregorio Nazianzeno, vescovi e dottori della Chiesa.

FEBBRAIO

3 Venerdì. Ss. Nome di Gesù. 5 Domenica II di Natale. (Sir 24,1-4.8-12; Sal 147; Ef 1,3-6.15-18; Gv 1,1-18)

2 Domenica. Presentazione del Signore (Ml 3,1-4; Sal 23; Eb 2,14-18; Lc 2,22-40) 43a Giornata nazionale per la vita. XXIV Giornata mondiale della vita consacrata.

6 Lunedì. Epifania del Signore. (Is 60,1-6/ Sal 71/ Ef 3,2-3.5-6/ Mt 2,1-12)

Giornata mondiale dell’infanzia missionaria. Ore 15.00: Vespro e processione dei Re Magi.

3 Lunedì. S. Biagio, vescovo e martire. S. Ansgario (Oscar), vescovo. Al termine delle messe: benedizione della gola.

7 Martedì. S. Raimondo de Peñaford, sacerdote. 12 Domenica. Battesimo del Signore. (Is 42,1-4.6-7/ Sal 28/ At 10,34-38/ Mt 3,13-17) Ore 11.15: Festa del Battesimo per tutti i bambini battezzati durante l’anno. Ore 16: Celebrazione dei battesimi.

5 Mercoledì. S. Agata, vergine e martire. 6 Giovedì. B. Francesco Spinelli, sacerdote. 7 Venerdì. S. Paolo Miki, sacerdote e Compagni, martiri.

13 Lunedì. S. Ilario, vescovo e dottore della Chiesa. Inizia il Tempo ordinario.

8 Sabato. S. Girolamo Emiliani. S. Giuseppina Bakhita, vergine.

14 Martedì. Anniversario della Dedicazione della Cattedrale di Bergamo.

9 Domenica V del Tempo ordinario. (Is 58,7-10/ Sal 111/ 1Cor 2,1-5/ Mt 5,13-16) Ore 11.15: Celebrazione dei battesimi.

15 Mercoledì. Ss. Narno, Viatore e Giovanni, vescovi di Bergamo. 17 Venerdì. S. Antonio, abate. 31a Giornata nazionale per l’approfondimento e lo sviluppo del dialogo tra cattolici ed ebrei.

Cronaca parrocchiale

18 Sabato. Inizia la Settimana di Preghiera per l’Unità dei cristiani.

a cura di Don Carlo

19 Domenica II del Tempo ordinario. (Is 49,3.5-6/ Sal 39/ 1Cor 1,1-3/ Gv 1,29-34)

Ottobre missionario. Ottobre è sempre considerato il mese missionario e del rosario. Quest’anno Papa Francesco ha voluto rendere straordinario il messe missionario, in occasione del centenario di un importante documento: la lettera enciclica “Maximum illud” di Benedetto XV sulla missionarietà oltre il colonialismo e l’europocentrismo che non di rado avevano viziato l’azione missionaria nei secoli precedenti. In particolare l’intento del Papa era di proporre due obiettivi: risvegliare la consapevolezza dell’urgenza della missio ad gentes, a cui dare nuovo slancio, e contribuire alla trasformazione in senso più missionario della pastorale ordinaria. L’evento che ha caratterizzato la vita della Chiesa è stato il Sinodo per l’Amazzonia (di cui si parla in due articoli che trovate su questo numero del notiziario), che si è svolto dal 6 al 27 ottobre e ha portato a un’ampia discussione su diversi temi legati non solo alle

20 Lunedì. S. Fabiano, papa e martire. S. Sebastiano, martire. 21 Martedì. S. Agnese, vergine e martire.

23 Giovedì. S. Paola Elisabetta Cerioli, religiosa. 24 Venerdì. S. Francesco di Sales, vescovo e dottore della Chiesa. 25 Sabato. Conversione di S. Paolo, apostolo. Si conclude la Settimana di Preghiera per l’Unità dei cristiani. 26 Domenica III del Tempo ordinario. VIT A P AR RO CCHI AL E

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terre amazzoniche ma di grande importanza per tutta la Chiesa. Nella nostra comunità si è dato risalto sia al Sinodo, sia all’opera dei missionari nel mondo. Non sono mancati momenti particolari di preghiera, soprattutto durante le celebrazioni eucaristiche e le adorazioni del venerdì. Una preghiera speciale c’è stata durante le messe di domenica 20 ottobre, in occasione della 93a Giornata missionaria mondiale che quest’anno ha sviluppato il tema: “Battezzati e inviati”. Lunedì 21 ottobre, nella chiesa parrocchiale di Prezzate, numerose persone, di varie parrocchie della nostra fraternità, si sono ritrovate per la tradizionale veglia missionaria.

in un momento di pausa della pioggia, si è conclusa a Tresolzio sotto una fitta pioggia che ha consigliato di concludere in modo sollecito la celebrazione. Come dicevo prima, anche in questa circostanza non sono mancati né l’entusiasmo né la buona volontà perché le persone che hanno partecipato erano molto numerose. La festa è terminata lunedì 21 ottobre con il programma solito. Al termine della messa con il rinfresco conclusivo ci si è dati appuntamento al prossimo anno, nella speranza che nel frattempo la chiesetta di San Luca possa essere riparata e tornare ad essere utilizzata anche per le messe del sabato pomeriggio. Nonostante il tempo incerto e spesso piovoso non sono mancati l’impegno dei numerosi volontari e la partecipazione della gente. Questo ha fatto sì che la somma consegnata a don Giacomo al termine delle giornate di festa è stato solo di poco inferiore a quello dello scorso anno, quando il clima è stato molto più buono. Un sincero e doveroso ringraziamento va agli organizzatori e ai tanti volontari, che con tanta dedizione e con tanto impegno di tempo e di energie hanno preparato e organizzato la festa.

17 – 21 ottobre. Festa di San Luca. Giovedì 17 ottobre, dopo molti giorni di preparazione da parte dei tanti volontari, inizia l’annuale Festa di San Luca nello spazio adibito in Via Tresolzio. Da più di un anno la chiesina di San Luca è stata chiusa per motivi di

20 ottobre. Domenica. Apertura dell’anno pastorale. Mandato ai catechisti e agli operatori pastorali. Anche se l’attività pastorale era già iniziata nella seconda metà di settembre, domenica 20 ottobre, durante la messa delle ore 10, si è avviato ufficialmente l’anno pastorale. Erano presenti numerosi ragazzi, invitati con i loro genitori per iniziare insieme il catechismo annuale. Durante la celebrazione, semplice ma intensa, è stato affidato il mandato agli operatori pastorali: catechisti, animatori, lettori, ministri straordinari dell’Eucaristia, cantori volontari della Caritas … Dobbiamo abituarci a considerare queste persone parte importante del lavoro pastorale della parrocchia. Non sono soltanto persone volenterose che svolgono un compito a servizio degli altri. Nel loro impegno ci sta anche la fede che li spinge ad accogliere l’invito del Signore a prestare la loro opera e il loro tempo per incarichi importanti nella vita di ogni comunità cristiana e perciò anche nella nostra. Sappiamo, soprattutto per

sicurezza. Questo, però, non ha impedito che la festa si svolgesse come da tradizione. Ogni giorno si inizia con le tombolate, le ruote e le caldarroste. Dopo il divertimento si entra nel vivo delle giornate con la celebrazione della messa, sempre molto partecipata. Il più delle volte ci si è raccolti sotto il tendone. A parte la prima giornata, infatti, le altre sono state caratterizzate dal tempo incerto che però non ha fermato l’entusiasmo dei partecipanti. Con particolare solennità si è celebrata la messa di venerdì 18, giorno in cui la liturgia ricorda San Luca. Nella serata di sabato 19, dopo la messa è stata portata in chiesa la statua di San Luca che per tutto l’anno ha trovato la sua sistemazione dell’atrio dell’oratorio, accanto alla statua di San Giovanni Bosco. Nel pomeriggio di domenica 20 ottobre, dopo la preghiera del vespro nella chiesa parrocchiale si è svolta la processione. Il tempo non era di quelli migliori. Infatti, la processione, iniziata VIT A P AR RO CCHI AL E

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quel che riguarda i catechisti, con quanta fatica si dedicano ad aiutare i nostri ragazzi a conoscere e ad amare Gesù. Sappiamo anche quanto sia preziosa l’opera di quanti s’impegnano per il decoro della liturgia e per la pulizia della nostra chiesa. Sappiamo, infine, quanto conforto recano agli infermi e agli anziani i ministri dell’Eucaristia. Questi “ministeri” non sono a numero chiuso e riservati a pochi privilegiati. Sono sempre aperti a tutti quelli che volessero “mettersi in gioco” e impegnarsi per il bene della comunità. Novembre. Celebrazione di Tutti i Santi e ricordo dei defunti. La Solennità di Tutti i Santi dà inizio al mese di novembre. È la festa che ci ricorda che la santità è il dono che Dio fa a tutti. Possiamo guardare come si è realizzata in tanti nostri fratelli e sorelle che hanno cercato di vivere secondo la volontà di Dio. Nel pomeriggio di venerdì 1 novembre la comunità si è ritrovata al cimitero per pregare per i propri defunti e per rendere loro omaggio passando tra le tombe. Sabato 2 novembre è stato il giorno dedicato dalla liturgia alla Commemorazione di tutti i fedeli defunti. Oltre alle sante messe del mattino, se ne è celebrata una alle ore 15 al cimitero con la partecipazione di numerose persone. Il ricordo dei defunti è continuato anche nei giorni dell’ottavario. Tutti i giorni, alle ore 15, si è celebrata la santa messa nella cappella del cimitero. La cappella è stata “provvidenziale”, perché spesso la pioggia ha accompagnato queste celebrazioni. Sabato 16 novembre, durante la santa messa delle ore 18, abbiamo ricordato tutti i defunti deceduti nell’ultimo anno. È sempre una celebrazione molto partecipata e molto sentita. Dopo l’omelia, al suono della campana, è stato

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letto il nome delle 69 persone decedute dal novembre dello scorso anno. Dopo la comunione, i familiari hanno ricordato i loro cari con una preghiera particolare. Domenica 17 novembre, alle ore 15, ci siamo ritrovati ancora in molti, nonostante la pioggia battente, per la santa messa al cimitero.

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Ricordo di mons. Giacomo Panfilo

bisogno, e buono in tante altre occasioni. Accogliente verso chi si presentava alla sua porta; ascoltava sempre, anche se a volte dava l’impressione di essere soprappensiero. Poi, se poteva, aiutava, sempre con molta riservatezza. Sapeva dare aiuto nel bisogno, non con i soldi, ma con grande intelligenza. È stato amico di tutti, specialmente dei ragazzi, dei giovani, delle famiglie, degli alpini (quelli sono stati speciali), delle autorità del paese e degli anziani. L’abbiamo visto soffrire molto quando una famiglia perdeva un figlio. Quando dava fiducia a qualcuno, lo faceva in modo totale. Con la sua ironia provocatoria faceva riflettere molto. Quando don Giacomo iniziò la sua malattia, anche se nella sua vita aveva già sofferto molto da giovane, ogni volte che si andava a trovarlo, voleva sempre avere notizie di Brembate di Sopra, dei ragazzi, della comunità. I suoi fratelli non l’hanno mai lasciato solo e gli sono stati sempre vicini. Un giorno non stava bene, ma ha chiesto al fratello di portarlo fuori con la carrozzina. Si alzò, impugnò il suo bastone e cominciò a camminare come quando andava in montagna con i ragazzi. Quanta fatica avrà fatto con un polmone solo! Ma quando arrivava, era l’uomo più felice. Soffriva, ma era molto contento. È stato molto felice quando il nostro parroco Don Giacomo Ubbiali è andato a trovarlo e a conoscerlo. In questi ultimi tempi, ogni volta che si andava a trovarlo si vedeva che deperiva sempre più, ma lui non si lamentava e ti sorrideva sempre. Il giorno prima della sua morte, grazie all’aiuto provvidenziale di alcuni amici, siamo tornati a fargli visita,e anche questo lo consideriamo un segno del Signore. Quando ci ha visto con le lacrime agli occhi, lui li ha chiusi per un attimo. Poi li ha riaperti, sorridente e ci ha salutato. Il giorno dopo ci è giunta la notizia che alle ore 13 era morto. Grazie, Don Giacomo, per tutto quello che hai fatto nella nostra comunità e nel nostro paese. “L’Amore sincero non si dimentica mai”.

Lo scorso 3 ottobre, dopo lunga malattia, è morto a Clusone mons. Giacomo Panfilo. Ricordiamo, in modo sintetico la sua vita. Nato il 19 maggio 1937 a Levate, ha vissuto la sua infanzia a Vilminore. Ordinato sacerdote il 16 giugno 1962, fu destinato come coadiutore parrocchiale a Cenate. Ammalatosi, fu nominato cappellano del Sanatorio di Gandino, dove rimase dal 1962 al 1968. Divenne poi Direttore della Casa del Clero dal 1968

al 1971. Nel frattempo svolse anche altri incarichi: Segretario degli Incontri dei Sacerdoti Novelli (1966-1971); Assistente Provinciale dell’A.G.E.S.C.I. (1968-1971); Membro del Consiglio Presbiterale Diocesano dal 1969 al 1972 e poi dal 1992 al 2002. Fu quindi nominato Cappellano per gli Emigranti in Svizzera, ministero che esercitò dal 1971 al 1978. Rientrato in Italia, fu Cappellano alla Madonna della Neve in S. Anna a Bergamo dal 1978 al 1979. Fu anche Membro del Consiglio Pastorale Diocesano dal 1979 al 1984. La sua vita sacerdotale continuò come coadiutore parrocchiale nella parrocchia di S. Lucia in città dal 1980 al 1984. Fu poi nominato Parroco di Ossanesga, incarico che svolse dal 1984 al 1992. Nel 1992 fu nominato parroco della nostra comunità di Brembate di Sopra fino al 2002, quando fu destinato come Prevosto di Calusco. Nel 2005 il vescovo l’ha nominato Arciprete plebano di Clusone, incarico tenuto fino al 2012, quando si dimise per raggiunti limiti di età. Dal 2006 al 2011 svolse anche l’incarico di Vicario Locale del Vicariato di Clusone - Ponte Nossa. Nel 2012 divenne anche Canonico Onorario del Capitolo della Cattedrale. Ha vissuto gli ultimi anni della sua vita a Clusone, dove, fin quando la salute lo ha assistito, ha continuato a svolgere il suo ministero. Ci ripromettiamo di ricordare meglio, in un prossimo numero del Notiziario, soprattutto la sua opera nella nostra comunità. Per ricordarlo abbiamo pensato di chiedere a Mirella e Claudio, che per vario tempo l’hanno accompagnato e assistito, di scrivere alcune riflessioni in suo ricordo. C’è una vecchia canzone con la strofa che canta così: “E non c’è al mondo più grande dolor che di veder un amico morir”. È una canzone alpina. Questo è stato per noi il nostro Don Giacomo Panfilo. Amico grande e sacerdote vero nel suo ruolo. Come un papà nei confronti dei ragazzi nei campi scuola, severo, quando c’era VIT A P AR RO CCHI AL E

Mirella e Claudio

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Anagrafe BATTESIMI BENEDETTI AMELIA di Omar e di Giacometti Milena nata a Bergamo il 14.09.2018 battezzata il 13.10.2019

BARELLI CATERINA di Andrea e di Salvi Nicoletta nata a Ponte San Pietro il 03.05.2019 battezzata il 13.10.2019

VALSECCHI ALESSANDRO TOMMASO di Oscar e di Bettoni Eva nato a Bergamo il 02.01.2019 battezzato il 13.10.2019

MAGGIONI MATTIA di Omar e di Cordoni Elena nato a Bergamo il 14.05.2019 battezzato il 13.10.2019

LOCATELLI BIANCA di Fabrizio e di Ignoto Miriam nata a Bergamo il 08.03.2019 battezzata il 13.10.2019

TORRI ILARY di Morgan e di Bosco Pamela nata a Bergamo il 12.07.2019 battezzata il 13.10.2019

FRASSONI AURORA di Ruggero e di Semperboni Chiara nata a Bergamo il 21.04.2019 battezzata il 13.10.2019

MATRIMONI

BALDI ALICE di Luca e di Ruggeri Daniela nata a Bergamo il 22.04.2019 battezzata il 13.10.2019

Fuori parrocchia:

Barachetti Paolo con Mazzoleni Monica, il 09 settembre a Mapello.

TESTA ALISON di Steven e di Calvi Erica nata a Bergamo il 24.04.2019 battezzata il 13.10.2019

Angioni Mattia con Mascheretti Lidia, il 20 settembre a Seriate.

TINTORI ISABEL di Alex Giuseppe e di Longhi Marta nata a Bergamo il 29.04.2019 battezzata il 13.10.2019

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FUNERALI GUERINI SANTA di annni 89 morta il 02 settembre.

GANDOLFI GIUSEPPINA ved. Doneda di anni 84 morta il 27 ottobre.

TIRONI MARIA ved. Preda di anni 93 morta il 03 novembre.

TORRI SILVIO di anni 96 morto il 01 ottobre.

PREDA SILVANO di anni 92 morto il 05 novembre.

LOMBONI ANGELICA in Curiazzi di anni 88 morta il 06 ottobre.

CELORIA FRANCESCO di anni 74 morto il 08 novembre. TIRONI GIULIO di anni 80 morto il 09 ottobre. PREDA ALMIRO di anni 79 morto il 14 novembre. ROTA CARMELA ved. Natali di anni 89 morta il 21 ottobre.

FUMAGALLI PAOLINA (Lina) ved. Cantuni di anni 90 morta il 18 novembre.

BOTTI LIBERO di anni 79 morto il 23 ottobre.

MASCHERETTI GIACOMINO di anni 79 morto il 25 novembre.

FUSTINONI MARIA LETIZIA in Pesenti di anni 75 morta il 27 ottobre.

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RICCI VALLEVERDE ved. Ferrara di anni 89 morta il 25 novembre.

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Comboni Missionary Sisters P.O.Box 61 Gelgel Beles Beneshangul Gumuz Ethiopia Ottobre 2019 “L’Amore si inginocchia così tanto da essere nascosto nel volto tuo e mio” Dear Amici che camminate con me, pace e bene. Ho appena terminato un colloquio con un ragazzo che presta servizio nella clinica. Il gelo del suo sguardo sembrava tradire anni di rabbia e di rancore. Chiedeva di essere finanziato per degli studi non richiesti da noi. Negai, offrendo un sorriso bianco come la menzogna, di non avere possibilita’. Si infilò un berretto in testa che sembrava una padella fusa abbozzata da Dali. Ha un’ottica securitaria di corto respiro ... e per questa ragione insieme alle diverse soluzioni percorribili, ho ripetuto il mio NO!! La mia memoria sta svanendo nella nebbia, con tutto il suo passato non detto e non dischiuso. Sento forte dentro di me l’odore di lontana gioventù. Contemplo con meraviglia le strane svolte del mio destino - come è lontana casa mia - e la mia mente va ad altre storie. Ho sempre trovato che i ricordi si affollano nella memoria più facilmente di notte. Le associazioni vengono naturali. Voglio imparare a sentire il grande corpo della terra vivo nel canto del villaggio, il profondo respiro del nostro pianeta ... e mi metto in ascolto. C’è l’incantesimo del vento e a volte quello della pioggia leggera sul tetto di lamiera. L’incantesimo della tempesta, del tuono e del fulmine che solca il cielo livido. Vivo apprezzando il fatto che è la presenza della morte che effettivamente rende la mia vita preziosa, dato che mi chiama a vivere pienamente ogni giorno, ed è vivendo pienamente che entro nell’ a-temporalità della vita. Penso a cose serie: due protagonisti, Maria e Giuseppe, ma in realtà uno solo: Dio, che prepara un evento di salvezza. Un evento che matura nella sofferenza umana e psicologica di due persone, come spesso avviene per i progetti di Dio. Entrambi sono silenziosi, né l’uno né l’altra dicono una parola. Giuseppe ribalta il progetto di vita famigliare, per obbedire all’imprevibilità di Dio; Maria per la stessa imprevibilità sa rischiare la solitudine l’abbandono, e sa prestare il corpo e la mente perchè siano luogo d’innnesto di un futuro sognato da Dio. Il sogno di Dio era farsi uomo e rimanere fra gli uomini. Come entrare noi pure nel sogno di Dio? Non ponendoci mai fuori dagli uomini né fuori dal mondo, ma vivendo in concreto una totale disponibilità ad aiutare questo mondo e questa umanità che Dio ama, amando le diversità e l’imprevivilità del futuro che Dio pazientemente costruisce. Il Grande si fa piccolo; l’Onnipotente si fa debolezza; il Creatore si fa creatura; la Parola si fa carne; l’Eterno entra nel tempo; Dio si fa caparbiamnte uomo e l’uomo viene messo nella possibilità di farsi Dio. Ma l’atteso non è forse il già venuto? In realtà è già molte volte tornato e molte volte torna ancora. Torna come bambino sfruttato, come straniero scacciato, come donna dal volto sfigurato, come emarginato, disoccupato, escluso, povero, detenuto, calpestato, irregolare, clandestino; torna come bimbo di strada, come straccione, come minoranza, invisibile. È già tornato e tante volte torna ancora nei crocefissi ricacciati negli scantinati della storia e del mondo, in coloro che subiscono le ingiustizie, in coloro che pagano perché non si adeguano. E noi spesso non lo riconosciamo nel nostro cuore, scacciandolo dalla nostra vista, dalle nostre strade, dalle nostre case, dalla nostra vita. Torna spesso senza essere riconosciuto. E non perché viene sotto mentite spoglie, ma perché l’Incarnazione lo ha rivestito delle carni dell’uomo, e quindi lo ha trasformato. VIT A D ELL A CHI ES A

Mi domando: che cosa caratterizza maggiormente la razza umana? La crudeltà o la capacità di provarne vergogna? Ora che sono più saggia, (parlo da sola) so che né l’uno né l’altro, caratterizzano la razza umana. È il perdono che ci rende unici. Senza perdono la nostra specie si sarebbe distrutta in una serie di faide senza fine. E lo sperimento ogni giorno pure qui. E sogno il sogno di Dio. Noi sogniamo un mondo libero dalla poverta’, dalla fame, dalla malattia, e dalla mancanza, dove ogni vita possa prosperare. Sogniamo un mondo libero dalla paura e dalla violenza. Un mondo alfabetizzato. Un mondo con accesso universale a una educazione di qualità a tutti i livelli, ad una assistenza sanitaria dove il benessere fisico, mentale e sociale venga assicurato. Un mondo dove ci sia il diritto all’acqua potabile, e ai servizi igenici sicuri e dove ci sia una igiene migliore. Un mondo dove il cibo sia sufficente per tutti. Un mondo che investe nelle nuove generazioni e in cui ogni bambino può crescere lontano dalla violenza e sfruttamento. Un mondo dove ogni donna possa godere di una uguaglianza di genere, e ogni barriere venga abbattuta. Un mondo giusto, tollerante, aperto e inclusivo che soddisfi anche i bisogni dei piu vulnerabili, e dignitoso per ciascuno. E se, come singoli non possiamo dare quello che non abbiamo, la disponibilità economica, i letti, il cibo, e un posto di lavoro, partiamo da quello che come cristiani certamente abbiamo: un atteggiamento di comprensione, di solidarietà e di misericordia, verso chi, per noi, come noi, è autenticamente figlio di Dio. Il nostro compito è condividere con tutti il pane della conoscenza ... Mi trovo a pensare che, forse, sono i problemi che danno equilibrio alla vita. Signore, ti chiediamo la capacita di magistrare noi stessi. Nel male da non ripetere, e nel bene da continuare con scelte passate al setaccio di quello che oggi viene chiamato “discernimento”. Come il mio NO, dato al ragazzo poco fa. Dentro l’odore e il rumore della storia. In che altro consiste la spiritualità se non nel far crescere il Dio in noi, negli altri e in tutto ciò che è, finché Dio sia tutto in tutte le cose? In che altro consiste la spiritualità se non nel liberare Dio da catene, dai nostri pensieri, finché Dio non raggiunga la sua piena liberazione nella liberazione di tutte le creature? Ha senso parlare cosi? Tutto dipende da ciò che si intende con il termine Dio, il più equivoco di tutti i termini. Nell’arco della mia vita ho sperimentato che Dio non è mai equilibrato: eccede nel perdono, eccede nella pazienza, eccede nell’amore! È il parto della divinità che portiamo dentro di noi. Ci conduce al cuore della vita: Gesù Cristo, nostro Signore. Questa è la festa che ci prepariamo a celebrare, voi li, noi qui, in tempi diversi, ma unico Mistero di amore. Uniamoci nella preghiera e nell’invocazione: Maranatha, vieni Signore Gesù. Buone feste a tutti. Sr. Nives

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sarci mi viene da stare male. Come se non fossero abbastanza quei due che abbiamo e che non riusciamo a farli stare zitti e fermi un attimo. Tutti i sacrosanti giorni ne hanno una da fare, da dire, da inventare. Non si potrebbe fare un’eccezione e quest’anno passare ai vangeli di Marco o Giovanni? Poi alla sensazione di malessere si sostituisce un approccio più fiducioso e meno pessimista. Quantomeno il nuovo arrivato, San Matteo, riabiliterà un poco questo nobile nome decaduto e nel suo vangelo avrà cose da raccontare di tutt’altro spessore, tracciando una Storia di vera speranza. Un Cammino ben segnato da parole pesanti come pietre che diventano testata d’angolo e una meta meno fumosa e indefinita rispetto agli altri due concorrenti. Una meta da vedere con la fede, con occhi che si guardano bene dal farsi abbagliare, perché non è tutto oro quel che luccica. Ma il bello dell’anno che finisce sono le feste e i regali. Che, saremo anche a bolletta sparata, ma la scenografia, i botti e i riti di festa non possono mancare. Soprattutto ci sono i regali che ci piovono dal cielo. Che sia Santa Lucia, Babbo Natale, Gesù Bambino o la Befana, la magia che accende gli occhi dei bambini di tutto il mondo è, in mezzo a tanta materialità, la sensazione più bella che avvertiamo. E noi, che di anni cominciamo ad averne sulle spalle, abbiamo una grande nostalgia di quei momenti. Saranno quasi cinquant’anni … Ma lo sai che cosa ti combino? Questa volta la scrivo di nuovo una letterina a Santa Lucia, chissà che magari nell’animo anche solo per un attimo mi riesce di riassaporare quei momenti di gioia e innocenza. Metto giù vicino alla finestra una tazza di latte, un tozzo pane e del fieno e vado a letto a far finta di dormire. Vediamo cosa succede …. “Carissima Santa Lucia…bentornata!!! Sì, lo so, sono abbastanza stagionato e non dovrei scrivere questa lettera. Ma se guardiamo a queste cose, al tempo che passa, qui finisce che se sei vecchio ti vorrebbero togliere anche il diritto di voto, perché sei poco sveglio o addirittura rincoglionito. E di questo passo magari ti toglieranno anche il diritto di vivere, perché diventi un costo per la società. Almeno tu ascoltami, ascoltaci. Non siamo stati affatto bravi, è vero, e ci meriteremmo un vagone di carbone. Non quello dolce, proprio il carbone. Ma non puoi fare una cosa del genere altrimenti potrebbero dubitare e asserire che non hai uno spirito che rispet-

Letterina di Natale Zitta zitta, quatta quatta, sta arrivando la fine dell’anno e si porta appresso quella voglia di ritagliarsi un attimo di tempo per fare un consuntivo del tempo trascorso, ringraziare il Padreterno per esserci arrivati e fare qualche buon proposito per il prossimo 2020. Subito ti viene da storcere il naso e fare gesti scaramantici, perché quello che arriva sarà un anno bisestile. Come dice il proverbio, anno bisesto, anno funesto. Poi ti fai passare subito le paturnie perché bisogna essere un poco ottimisti e guardare speranzosi al futuro (anche perché ottimismo e speranza sono ancora tra le poche cose “gratis” e non tassate e quindi non costa nulla spenderne un poco).

Osservando il nostro vivere quotidiano ci accorgiamo però che è un’enorme e ripetuta contraddizione: siamo il tutto e il contrario di tutto. Non siamo messi proprio bene, specie economicamente. Balliamo come saltimbanchi su un filo sottile, abbiamo una spada di Damocle che pende costantemente sopra il nostro capo, fatichiamo a essere lungimiranti. Ci viene più facile farla giù da Lucignolo, da paese dei balocchi, da formiche che opportunamente ipnotizzate dallo stregone di turno si credono cicale. Anzi, che la vivono da cicale. Finché non si prendono una bella randellata che gli spezza le ossa, ma anche in questo stato, cornuti e mazziati, sono lì con un occhio sempre attento ad un nuovo venditore di sogni per ripartire da capo con il girotondo. Ma fosse solo una questione economica. Guarda in che stato ci siamo ridotti: rognosi, cattivi, perennemente arrabbiati, nidi di odio, senza coscienza e valore alcuno. Individualisti, egoisti, paranoici, esauriti. Fosse solo questione di ricchezza e povertà…. A proposito di girotondi. Anche la Chiesa ha le sue belle gatte da pelare. Ma non è di quelle che vorrei parlare, ma dei suoi bei cicli e ricicli. Ad esempio, i calendari liturgici e le sacre scritture. Abbiamo quattro bravi Evangelisti e, per non fare torto a nessuno, alterniamo nelle Sante Messe del tempo ordinario le letture dei loro Vangeli. L’anno che è trascorso l’ha fatta da padrone San Luca, il mio omonimo (e, chissà come mai, il mio preferito). L’anno prossimo si cambia e tocca a San Matteo. A penVIT A D ELL A CHI ES A

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ta il pianeta, perché la combustione del carbone libera nell’aria troppa CO2 ed altre porcherie del genere, che ne abbiamo già abbastanza. Sulle prime ci sarebbero tante di quelle cose da chiederti che la lista farebbe impallidire quelle che ti preparano i bambini. Ma invecchiando, se ti impegni un poco, riesci a capire e vedere cose (anche se dobbiamo mettere gli occhiali) che prima non hai mai notato. Sarebbe inutile chiederti cose, perché a conti fatti, se abbiamo un poco di salute e un minimo di indipendenza economica, ne abbiamo fin troppe. E come per i giochi dei bimbi, dopo i primi momenti, non sapremmo dove riporle. Più che portare delle cose sarebbe carino se tu le portassi via. E qui parte la lista: Quei musi lunghi e tristi, quando non hanno ragione di essere. Il male che rode dentro, le solitudini, gli abbandoni. Le amarezze, certe nostalgie, l’indifferenza e l’apatia. Non si dovrebbe scomodare una Santa, per questo. Avremmo dovuto imparare per conto nostro a saperli alternare con la gioia e la serenità ma sembra che quest’ultime le abbiamo perse per strada. Portaci via l’immondizia. Non quella che abbiamo sulle strade e che tanto ci urta. Quella che abbiamo dentro, nel cuore e nell’anima e che non vogliamo vedere. Perché in fondo, e non sempre solo in fondo, c’è uno strato di marciume dove macerano inermi le spoglie della nostra umanità, dei nostri valori, della nostra coscienza, del nostro sentirci uomini. Puzza, di vuoto e di niente, di pesce e di cadaveri. Di smog e di alberi bruciati. Di porte chiuse e di muri. Anche se magari in questi giorni il profumo di dolci, di panettoni e canditi, di candele e di cibi succulenti riescono a sovrastarla. Portaci via l’uomo nero, (e pure la donna nera …) che incupiva i nostri pensieri da bambini e che pensavamo di VIT A D ELL A CHI ES A

aver finalmente rimosso per sempre. Ma c’è chi, nonostante gli insegnamenti della storia, ne alimenta ancora oggi il ricordo e la nostalgia. E prenditi pure quelli del colore opposto, tirati a nuovo, che paiono buoni, forti e rassicuranti, ma che non ci convincono per niente. Portaci via il rumore. Di quelli che urlano e sbraitano, di quelli che parlano perché hanno la bocca ma non accettano l’idea di riempirla con l’armonia di una nota o di un suono. Hanno spazio solo per urla. Di quelli che deve esserci sempre uno contro, dall’altra parte, perché se non ce n’è uno dall’altra parte ti riesce impossibile fare capire da che parte sei tu. Anzi, entri in crisi perché non sai nemmeno cosa sei. Se invece c’è un altro, un muro, puoi sempre dire che tu sei all’opposto. Di cosa? Di chi? Portaci via le parole inutili e forse potremo riuscire a riscoprire quelle che abbiamo cancellato dal vocabolario del nostro cuore: amore, fratellanza, compassione, pietà. Non ne servono tante di parole, concetti. Ne bastano pochi, che abbiano un significato, un contenuto. Povero asinello … se Santa Lucia ce li portasse via per davvero, che fatica faresti a trascinarli fino al ripostiglio, al deposito. A proposito, se per caso vi resta ancora un poco di spazio sul carro, e visto che adesso arriva San Matteo, non è che ci portate via un poco quegli altri due, quelli del papetee e della leopolda … Se non proprio fino prossimo giro, almeno per le feste di Natale, mica che gli salti in mente di fare il Bambino nei presepi viventi. Che oramai hanno fatto di tutto, gli manca solo quello. Fategli vedere un poco il mondo … Gli farebbe bene. Ne farebbe tanto anche a noi. E buon Natale anche te, Santa Lucia!” Luca

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voce, per condividere con voi lettori questo mio dubbio. Che cosa vuol dire “stare accanto”? È solamente un modo elegante e più in linea con la psicologia attuale di parlare di educazione? Ogni generazione ha cercato di educare i propri figli, i propri giovani, usando il linguaggio che più riteneva opportuno ed efficace. Sbagliando, a volte … ma chi non sbaglia? Quindi, senza incorrere nell’errore di dire che oggi non siamo più capaci di educare, senza dire che non ci sono più i valori di una volta, senza citare tutti questi inutili e dannosi luoghi comuni, che cosa vuol dire per me oggi, come padre e come insegnante, “stare accanto”? Cerco di rispondere con due esempi, legati a due persone, una mia alunna e un prete, che ho avuto la fortuna di incontrare nel mio cammino. È sempre così, se Dio vuole incontrarti, lo fa attraverso le persone che ti mette accanto. A volte la cosa più difficile è rendersene conto.

Te l’avevo detto … Una frase che abbiamo sentito tante volte, che abbiamo sopportato senza rispondere, che tutto sommato ci aspettavamo di sentirci dire dopo aver combinato qualcosa o, più semplicemente, dopo aver agito di testa nostra. “Te l’avevo detto”, pronunciato con autorità, con tono imperativo, con fare pedagogico (direbbero oggi gli esperti del settore …), sicuramente con amore. Quel tipo di amore che è proprio di chi vuole il tuo bene e cerca di indicarti la strada giusta. Peccato accorgersene, il più delle volte, dopo tanti anni.

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2. Il mio amico prete, che ora si trova già in Paradiso, che parlando al nostro gruppo di (allora) giovani, dice: “Se qualcuno ci indica la strada, la cosa peggiore che possiamo fare è fermarci a guardare il suo dito”.

E così, passati tanti anni dopo aver sentito per l’ultima volta quella frase, dopo aver passato la giovinezza, aver costruito qualcosa nella vita, essere entrati di forza nel mondo degli adulti, ecco che il “Te l’avevo detto”, quasi per caso, torna alla mia attenzione. Ma il caso non esiste! Niente accade per caso! (ma di questo parleremo un’altra volta …). Un pomeriggio in oratorio, a far compagnia ai ragazzi e agli adulti che giocano a carte, dopo aver bevuto un buon caffè mi metto a sfogliare il giornale. Ed ecco che compare questo articolo, dal titolo curioso: “Vietato dire “Te l’avevo detto”. L’adulto deve stare accanto”. Comincio a pensare che io sono un adulto e che ho dei figli cui, ma questo lo so già, devo stare accanto. Poi penso che, oltre ad essere un padre, sono un insegnante, e ogni giorno ho davanti ragazzi adolescenti a cui “devo stare accanto”. Ma la mente non può ignorare che sicuramente anche il “Te l’avevo detto” che quarant’anni fa tante volte mi sono sentito dire dai miei genitori, anche quello era un modo per “stare accanto”. Allora mi chiedo, e lo faccio ad alta VIT A D ELL A CHI ES A

Una mia alunna che, un giorno, mi scrive questa frase: “I migliori insegnanti sono quelli che ti dicono dove guardare, ma non ti dicono cosa vedere”.

Non lo so se ho risposto alla domanda, però mi piace pensare che il mio “stare accanto”, ai miei figli come ai miei alunni, non sia un “mettersi davanti”, che invece fa perdere di vista la meta che vogliamo raggiungere. Insieme. Marco

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«Abbiamo i nostri riti, ma al centro c’è Gesù»

nezuela, Suriname, Guyana e Guyana francese. Ospita più di un terzo delle foreste di tutto il mondo, per questo è considerata a ragione la più importante fonte di ossigeno, e quindi di vita, del pianeta. L’Amazzonia conta una popolazione di circa trentaquattro milioni di abitanti, di cui oltre tre milioni sono indigeni, appartenenti a più di 390 gruppi etnici. Già in occasione del III Forum dei Popoli Indigeni, nel febbraio 2017, Papa Francesco aveva così espresso la sua preoccupazione: “Il problema essenziale è come conciliare il diritto allo sviluppo, incluso sociale e culturale, con la protezione delle caratteristiche degli indigeni e dei loro territori”. Così, il Papa ha voluto che al Sinodo sull’Amazzonia partecipassero non solo i porporati, ma soprattutto chi nel Sud America tutti i giorni con la sua attività si impegna per la tutela dell’ambiente e dei popoli indigeni. «Vi vedo preoccupati, dubbiosi. Come se non foste in grado di capire ciò di cui l’Amazzonia ha necessità. Vi chiedo: non indurite il vostro cuore. Addolcitelo. Questo è l’invito di Gesù. Crediamo in un solo Dio. Dobbiamo restare uniti. Questo è quello che noi desideriamo come indigeni. Abbiamo i nostri riti, però questi devono incardinarsi nel centro, che è Gesù». È questo l’appello accorato di Delio Siticonatzi dalla Sala stampa vaticana. Il giovane docente universitario peruviano ha cominciato il proprio intervento salutando nella lingua del suo popolo, gli Ashaninka. «Ma sono qui al Sinodo come rappresentante delle quarantotto etnie native peruviane. Noi indigeni siamo da sempre i custodi dell’Amazzonia. Non lo facciamo, però, solo per noi stessi: è in gioco la vita di tutti. E tutti dobbiamo farci carico della difesa della casa comune. Non lasciateci soli», ha aggiunto. «La nostra lotta è molto dura. Ci uccidono quando reclamiamo i nostri diritti, nonostante questi siano sanciti dalle leggi – ha sottolineato – quest’assemblea ci ha dato molta speranza». Il Sinodo – gli ha fatto eco il sacerdote messicano Eleazar López Hernández – segna un passo fondamentale nella costruzione di una nuova relazione con i popoli indigeni: «non più asimmetrica bensì fraterna». Padre López Hernández è lui stesso un nativo, per quanto appartiene al popolo Zapoteca, originario dell’America centrale e non dell’Amazzonia. «Noi amerindi, però, abbiamo un modo comune di intendere la vita e Dio nella vita. Cinquecento anni fa, la Chiesa è venuta nelle nostre terre sulle navi dei conquistatori. Già allora molti missionari compresero che quello non era il loro posto. Negli ultimi cinquant’anni, tantissimi sono scesi dalle navi e sono saliti sulle nostre canoe. Anche papa Francesco l’ha fatto. Perciò gli indios sono colmi di gratitudine e speranza». Gli stessi sentimenti sono stati espressi da suor Mariluce dos Santos Mesquita, indigena Brassana. La religiosa ha affermato: «In queste settimane ho imparato molto. Tutti abbiamo imparato. A partire dall’ascolto, papa Francesco sta proponendo di riconoscere, di approfondire maggiormente il modo indigeno di vivere la fede. A partire dall’evangelizzazione, la nostra spiritualità originaria ha interagito con la Parola di Dio che s’è incarnata nella cultura nativa». E ancora «Noi indigeni viviamo il Vangelo in

Da poche settimane si è concluso il Sinodo sull’Amazzonia, fortemente voluto da Papa Francesco allo scopo di "trovare nuove vie per l'evangelizzazione di quella porzione del popolo di Dio, in particolare le persone indigene, spesso dimenticate e senza la prospettiva di un futuro sereno, anche a causa della crisi della foresta amazzonica, polmone di fondamentale importanza per il nostro pianeta ". Ancora, “È indispensabile prestare speciale attenzione alle comunità aborigene con le loro tradizioni culturali. […] Per loro, infatti, la terra non è un bene economico, ma un dono di Dio e degli antenati che in essa riposano, uno spazio sacro con il quale hanno il bisogno di interagire per alimentare la loro identità e i loro valori. Quando rimangono nei loro territori, sono quelli che meglio se ne prendono cura. Tuttavia, in diverse parti del mondo, sono oggetto di pressioni affinché abbandonino le loro terre e le lascino libere per progetti estrattivi, agricoli o di allevamento che non prestano attenzione al degrado della natura e della cultura”. (dalla Lettera enciclica Laudato si’ di Papa Francesco) Partiamo innanzitutto dalla definizione di Amazzonia. Si tratta di un’area dell’America latina che si estende su nove Paesi: Bolivia, Brasile, Colombia, Ecuador, Perù, Ve-

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zioni al riguardo, è a livello di parrocchie che dobbiamo coinvolgere sempre più le donne nei processi decisionali», dichiara il vescovo Ricardo Ernesto Centellas Guzman, presidente della conferenza episcopale della Bolivia. Il vescovo ha portato l’esempio della sua diocesi, dove, ha detto, «ho una vicaria pastorale e il modo in cui chiama a percorrere il cammino pastorale è diverso rispetto al modo in cui potrebbe farlo un uomo: non cerca di imporsi, convoca le persone per ricevere suggerimenti e questo permette alla comunità di essere soggetto sinodale e decisionale. Il modo di percepire la vita, di affrontare i problemi, di far sì che la Chiesa possa camminare in comunità è un approccio completamente diverso». L’autorità di governo nella Chiesa è principalmente maschile, ma il contributo alla pastorale della Chiesa è marcatamente femminile, ha detto ancora il vescovo: «Tutta la sensibilità nei confronti dei drammi umani, tutta la partecipazione della Chiesa deriva dall’intuito femminile più che dall’autorità di governo». Si tratta quindi di riconoscere che non si tratta di una superficiale questione di pari opportunità, perché non nasce dalla rivendicazione di spazi e poteri, ma da una ricchezza da recuperare; si tratta di riconoscere che quello dell’Ordine, riservato agli uomini, non è il solo sacramento a garantire un’assistenza dello Spirito santo in fase di ascolto, di confronto e di decisioni; che è piuttosto il Battesimo a “investirci” e a “inviarci” come missionari nel mondo. Del resto lo stesso messaggio viene ribadito nell’esortazione Evangelii gaudium sulla missione: «La Chiesa riconosce l’indispensabile apporto della donna nella società, con una sensibilità, un’intuizione e certe capacità peculiari che sono solitamente più proprie delle donne che degli uomini... per tale motivo si deve garantire la presenza delle donne nell’ambito lavorativo e nei diversi luoghi dove vengono prese le decisioni importanti, nelle strutture sociali quanto nella Chiesa». L’Esortazione ricorda anche che il sacerdozio ministeriale è uno dei mezzi che Gesù utilizza al servizio del suo popolo, ma che «la grande dignità viene dal Battesimo, che è accessibile a tutti». Pertanto «la configurazione del sacerdote con Cristo Capo non implica un’esaltazione che lo collochi in cima a tutto il resto. Perché «nella Chiesa le funzioni non danno luogo alla superiorità degli uni sugli altri. Di fatto, una donna, Maria, è più importante dei vescovi». In conclusione, solo riconoscendo gli specifici riti locali e la parità di funzioni si può pensare a una Chiesa amazzonica.

base alla nostra spiritualità, questo Sinodo ci dà riconoscimento». Tant’è che dall’Assemblea è emersa la proposta di definire un rito amazzonico. «È naturale: i popoli della regione sentono la necessità di poter comunicare con la loro lingua, i loro simboli e la loro ritualità locale». Insomma, la parola d’ordine del Sinodo appena concluso è stata “riconoscere”. «Abbiamo fatto un passo, siamo qui. Un passo che non avevamo immaginato. Questa è la prima volta che non solo le popolazioni indigene, ma le donne delle popolazioni indigene hanno voce in un’aula come questa, qui in Vaticano. E siamo qui non per fare colore e dipingere nell’aria, siamo qui come donne, come figlie, madri, mogli con la nostra vita reale, vissuta ventiquattr’ore su ventiquattro nella nostra terra, non solo guardando ma agendo. Siamo qui con la dignità della nostra vita reale minacciata che portiamo nel nostro sangue e nel nostro cuore». Anitalia Pijachi, di etnia okaina witoto, è una delle donne indigene dell’Amazzonia colombiana che hanno preso posto al Sinodo accanto a vescovi, religiosi e laici. Per la prima volta partecipano a un Sinodo trentacinque donne tra le quali leader di popolazioni indigene, esperte, laiche e religiose. Questo è «un passo che ci porta – afferma ancora la leader indigena – anche a fare un processo di riconciliazione dei popoli originali con la Chiesa, di riconciliazione con le nostre memorie storiche». Continua dicendo «Siamo davvero ascoltate ed è interessante vedere come proprio i maggiori problemi di distruzione della vita e dell’ambiente, siano portati al Sinodo attraverso le parole delle donne». L’esempio di un ascolto attento verso le testimonianze di queste donne l’ha dato il Papa stesso, stimolando a quella naturale reciprocità maschile-femminile un’assemblea di vescovi che senza la loro presenza si sarebbe probabilmente interrogata con meno coraggio. È emerso così che c’è una Chiesa che non esisterebbe senza le donne. E non si tratta di 'supplenze': i vescovi e i sacerdoti di quella regione ne sono consapevoli e riconoscono il ruolo centrale che le donne oggi svolgono nella comunità, nella formazione, nella pastorale, nei movimenti sociali, nella missione della Chiesa Pan - amazzonica. «La presenza della donna nella Chiesa è una maggioranza, ma la sua partecipazione nell’organizzazione a livello decisionale è molto scarsa, quasi invisibile, e quindi se non cambiamo le nostre strutture e il nostro modo di organizzarci la situazione non cambierà. Bisogna iniziare dalle cose più piccole: non c’è bisogno che la Santa Sede ci dia indicaVIT A D ELL A CHI ES A

Chiara

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Dal sinodo sull’Amazzonia esce una “terza chiesa”?

la di milioni di fedeli! Che cosa vuol dire questo? Nel terzo millennio, si può iniziare a parlare di “terza chiesa”? Secondo Jenkins sì, sia perché proviene dal terzo mondo sia perché cambiando le persone che credono con la loro “cultura”, si intravede un altro modello di chiesa, meno eurocentrico e occidentale. Questo è già successo, quando ad esempio con il crollo dell’impero romano il cristianesimo si è “fuso” con i nuovi dominatori barbari e ha “cambiato volto” (e anche Gesù ha perso la sua fisionomia ebraica per diventare alto, biondo e bianco). Nei secoli il cristianesimo si è identificato sempre di più con l’Europa, ma questa è un’idea parziale della storia poiché si è sviluppato in Medio Oriente in modo diffuso e profondo a tal punto che ancora oggi, nonostante secoli di tribolazioni e sofferenze, queste chiese sono vive e resistono in territori che ci sembrano impossibili come l’Arabia, l’Iraq, l’Iran, l’Egitto, la zona del Kerala in India (p. 34). L’autore conclude che “nel suo complesso l’idea di un “cristianesimo occidentale” è una distorsione del vero percorso dello sviluppo che avuto questa religione nel tempo” (p.24) e invita e evitare identificazioni troppo semplicistiche: se “Europa=cristianesimo? Sì, ma non solo!” è anche vero che “cristianesimo= Europa? No di sicuro!” (p. 25). Ci sono stati aspetti negativi come l’identificazione tra conquistatori bianchi e missionari, ma alla fine la fede cristiana è rimasta (p. 62) e anzi, oggi si espande con grande forza, anche tra i giovani: nel 1965 in Africa si contava un quarto di presenza cristiana; nel 2000 i cristiani dichiarati sono la metà (p. 79). In modo un po’ ironico Jenkins scrive che “presto l’espressione “un cristiano bianco” comincerebbe a suonare in modo leggermente sorprendente, tipo “un buddista svedese” (p. 5). Come mai questo aumento? Le nuove chiese si affermano perché “soddisfano nuove necessità sociali e danno un contesto pratico in cui la gente può migliorare la propria vita” (p. 109): la gente cerca soluzioni e non eternità, e con la conversione “il cambiamento trionfa in ogni aspetto della vita, dall’etica del lavoro e dell’attenta gestione economica, alle relazioni tra i sessi” (p.111). In un contesto di povertà, violenza e senso di abbandono, queste cose esercitano una forte attrazione e fanno pensare alla forza della comunità raccontata negli Atti degli Apostoli. Questo tipo di risposte immediate si combina bene con il senso “spirituale” della vita e con l’aspetto comunitario, cose che noi occidentali abbiamo smarrito sia perché essendo razionalisti, ci sfugge spesso il legame diretto tra quello che succede e la presenza di Dio, sia perché siamo più individualisti rispetto a tempo fa. Nel terzo mondo il senso della presenza di Dio è molto forte e quasi “diretto”, così immediato che manifesta anche alcune ambiguità che fanno pensare a una sorta di animismo e al rischio di una rinascita di riti pagani (p. 153). Ad esempio gli esorcismi: per noi è difficile accettare questa realtà anche se molto presente nel vangelo (e cerchiamo di spiegarla come malattia psichiatrica), mentre in queste comunità ha un valore molto forte. Anche l’aspetto comunitario è molto percepito in queste nuove chiese: quello che conta è sentirsi coinvolti, emotivamente inseriti, mentre

Si è da poco concluso il sinodo sull’Amazzonia (dal 6 al 27 ottobre), una zona vastissima che fa pensare al Brasile ma che in realtà include anche ampie zone del Perù, del Venezuela, dell’Ecuador, della Bolivia, della Colombia, del Suriname, della Guyana e della Guyana francese. Non si è parlato solo di cura del creato, ma anche di annuncio del vangelo e attenzione ai poveri. Queste tematiche però assumono un valore un po’ diverso in questo contesto perché l’Amazzonia è enorme e qui la chiesa prova a “funzionare” in modo diverso dalle nostre abitudini: accanto a grandi città ci sono moltissimi villaggi sparsi, la presenza dei preti è molto ridotta (in regioni grandi come la Lombardia si trovano ad agire solo 4 o 5 sacerdoti), la percezione della fede è molto comunitaria e “carismatica” con oscillazioni tutte da verificare tra la spiritualità e l’animismo. Insomma, un mondo così diverso dal nostro europeo che si potrebbe pensare quasi a un’altra chiesa. Mi è venuto allora in mente un libro che ho letto tempo fa: “La terza Chiesa. Il cristianesimo nel XXI secolo”, scritto nel 2002 da Philip Jenkins, storico delle religioni e professore alla Pennsylvania State University, esperto di sociologia delle religioni. Non è un teologo ma la sua prospettiva demografica è interessante perché richiama l’attenzione sulla crescente importanza del Terzo mondo all’interno della cristianità: l’idea di un cristianesimo in crisi è solo europea, dal momento che nel sud del mondo i cristiani aumentano in modo molto consistente, e si par-

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di vista biblico. L’autore cita ad esempio la forza di certi racconti in cui Gesù si avvicina ai dimenticati da tutti in un contesto di divisione in caste come quello indiano; oppure la diversità di prospettiva nel leggere il libro dell’Apocalisse: se per noi questo testo appare piuttosto incomprensibile oppure lo ritroviamo scimmiottato nei peggiori film in cui si parla di “fine del mondo”, il senso del messaggio è molto più chiaro a popolazioni povere o perseguitate: qualunque sia il male del mondo, alla fine Dio trionferà! L’autore conclude che questo sguardo nuovo che arriva dal sud del mondo non si pone necessariamente come alternativa alla tradizione occidentale ma sicuramente questi nuovi punti di vista dal terzo mondo possono indicare nuove strade e anche aiutare noi occidentali, assuefatti a una religione che dichiariamo “nostra”. Concludo proponendovi anche questo testo dello stesso autore: “La storia perduta del cristianesimo. Il millennio d’oro della Chiesa in Medio Oriente, Africa e Asia (VXV secolo)”. Anche qui Jenkins ci costringe a riflettere: se nella nostra mente (e anche in quella dei fondamentalisti islamici!) il cristianesimo è una realtà molto “occidentale” e ci sembra quasi strano sentire parlare di comunità cristiane molto vive e numerose quando si sente parlare di Medio Oriente, in realtà leggendo questo libro si scopre che il cristianesimo si era diffuso anticamente in una vastissima area non europea che si estendeva dall’Africa del nord al Medio Oriente e fino all’India. Non solo: queste prime comunità cristiane riuscirono a vivere per vari secoli in un clima di convivenza pacifica, che si interruppe solo con l’inizio di nuove persecuzioni dei cristiani intorno all’anno 1300 da parte dei dominatori islamici. Come fecero a sopravvivere? E perché quasi scomparirono? Questi libri sono interessanti sia dal punto di vista storico sia per le domande di attualità che pongono oggi: come quel primo tipo di cristianesimo medio-orientale è quasi scomparso, lasciando il posto a un secondo cristianesimo più europeo, è possibile che scompaia anche quest’ultimo per lasciare spazio a un terzo cristianesimo, più africano, sudamericano e asiatico? E cosa comporterà questo per la chiesa?

contano molto meno le formulazioni esatte della fede e la dogmatica (p. 184). Anche questo aspetto, fresco e travolgente ha i suoi risvolti negativi, come quello di interpretare la bibbia in modo “utilitaristico”, come un manuale per migliorare la propria vita, ma la cosa funziona e i credenti aumentano. Ci sono molte problematiche che si aprono in queste nuove chiese che si sganciano da una visione della fede culturalmente europea a una visione della fede che recupera la loro cultura: come mantenere la centralità di Cristo senza perdere, ad esempio, in certi luoghi del mondo, il ruolo importante degli antenati? Come integrare la dottrina morale con usanze normali in alcune popolazioni come la circoncisione e la poligamia? Se il “centro” del cristianesimo dovesse spostarsi, quante cose potrebbero cambiare nella chiesa? Una prima rivoluzione culturale consiste nella sconvolgente idea di “evangelizzare il nord del mondo”! L’autore cita un missionario anglicano di origini ugandesi che arrivando a Londra dichiara: “ è stato così deprimente quando sono arrivato qui, vedere le chiese vuote , che venivano vendute, quando in Uganda nelle nostre chiese non c’è abbastanza spazio per contenere la nostra gente. In Inghilterra c’è bisogno di una rinascita … il Paese ha bisogno di essere riconvertito” (p.293). Nessuno conosce il futuro del cristianesimo e neppure l’autore di questo libro ma il titolo dell’ultimo capitolo è significativo: “Vedere di nuovo il cristianesimo per la prima volta”.

Dario

Qualche anno dopo Jenkins è tornato sull’argomento con il libro “I nuovi volti del cristianesimo” in cui riprende le stesse tematiche ma analizzandole soprattutto dal punto VIT A D ELL A CHI ES A

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Alla ricerca della profezia Mercoledì 9 ottobre si è riunito a Pontida il Consiglio Pastorale Territoriale (C.P.T.) allargato ai (pochi) rappresentanti parrocchiali. La serata è stata occasione per conoscere e condividere il tema annuale proposto dal vicario don Angelo Riva e dai coordinatori delle Terre Esistenziali (T.E.). A seguito di un percorso avviato da tempo ed arricchito dal contributo formativo di don Giuliano Zanchi sui contenuti del testo “RIMESSI IN VIAGGIO – IMMAGINI DA UNA CHIESA CHE VERRA’“e da incontri di approfondimento e confronto tra i componenti delle diverse T.E. della Comunità Ecclesiale Territoriale (C.E.T.) è emersa chiara la situazione di difficoltà e disagio dei cattolici e delle comunità parrocchiali di fronte ai repentini cambiamenti e riferimenti culturali propri dei nostri tempi. Ha ragione Papa Francesco: “Questa non è solo un’epoca di cambiamento. E’ proprio un cambiamento d’epoca”. Viviamo tempi in cui appare sempre più il bisogno, per ogni uomo, di (ri)trovare punti fermi, mete di riferimento, persone e parole di fiducia a cui affidarsi. Abbiamo bisogno di parole … profetiche, capaci di farci vedere, leggere, comprendere QUANTO e COME ancora oggi DIO E’ PRESENTE nella storia e ci ama. Abbiamo bisogno di (ri)scoprire i doni spirituali ricevuti con il battesimo: ad ogni cristiano è riconosciuta la triplice identità sacramentale di re, sacerdote e profeta che fa di ciascuno di noi figli del Padre. A ciascuno è affidato il compito di continuare la creazione avviata da Dio, quale processo verso il compimento del suo disegno, verso la realizzazione piena dell’uomo. E’ questo il compito generativo (non solo fisico/filiale) che spesso dimentichiamo: “Sia che mangiate, sia che

beviate, sia che facciate qualsiasi altra cosa, fate tutto per la gloria di Dio” (1Cor 10). E’ un compito che sollecita interrogativi, sia come comunità parrocchiali che singoli credenti: come essere creatori/generativi? Muoversi verso quale orizzonte? Quale la meta cui tendere? Le riflessioni condivise nel C.P.T. hanno quindi determinato la scelta di avviare per l’anno 2019/2020 un percorso di approfondimento sulla PROFEZIA, quale dono e impegno di ogni cristiano per il bene di tutta la comunità e di ogni persona. Si è pertanto condiviso un calendario di lavoro di gruppo, incontri comuni e momenti formativi con esperti con i seguenti obiettivi: Imparare/accrescere la capacità di DISCERNIMENTO, quale capacità e processo che permette di leggere la presenza di Dio oggi, nella pur complessa realtà; Imparare a guardare, VEDERE, ASCOLTARE e comprendere CHI e QUANTO ci sta attorno per essere in grado di TROVARE LA PAROLA, i GESTI, lo STILE che esprimano, in forma profetica, come oggi essere seguaci di Cristo; Discernere per stimolare forme di GENERATIVITA’, così da completare, per quanto è nostro compito, la creazione iniziata da Dio e affidata all’uomo. Abbiamo bisogno di formazione per essere aiutati, ma anche CORAGGIO e INTRAPRENDENZA, cioè capacità di creare impresa, azioni, proposte che siano di evidenza per tutti, attraverso la valorizzazione delle esperienze, dei luoghi comuni e delle testimonianze che aiutino le nostre comunità e la Chiesa locale a ritrovare il SENSO DEL VIVERE e VIVERE DA CRISTIANI. Gli approfondimenti saranno aperti a tutti e a tutte le Parrocchie della C.E.T. a cui, comunque, saranno comunicate e fornite proposte concrete di conoscenza ed approfondimento, per rendere il nostro stile di vita più autenticamente cristiano. Giovanni Colombi Coordinatore TE Lavoro-Festa

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Don Oreste Benzi, scarabocchio di Dio Mi è capitato recentemente tra le mani un opuscoletto con dodici ricette antispreco. Riportava l’immagine di un piatto con relative posate e al centro c’era la scritta “Un pasto al giorno“. Sotto campeggiava il logo dell’associazione XXIII ispirata a Papa Giovanni con il motto: Finché gli ultimi non saranno i primi. All’interno c’erano delle semplici ricette dettate dallo scopo di riutilizzare il cibo che viene spesso buttato, tipo le bucce delle patate, il pane secco, avanzi di pasta, formaggio o verdure varie che spesso finiscono in pattumiera. Le ho lette incuriosita dalla loro fattibilità e dal sapore che sapevano emanare anche attraverso la parola scritta. Ma quello che mi ha colpito di più è stato sapere che questa associazione serve ogni giorno 41.000 pasti in oltre 600 realtà di accoglienza che, in Italia e nel mondo, forniscono un pasto caldo e il sostituto del calore di una famiglia a persone che ogni giorno vivono il dramma della fame e della malnutrizione, non in qualche remoto paese africano, ma qui accanto a noi. Sono italiani che non arrivano alla fine del mese, bambini malnutriti, profughi che fuggono dalla guerra. Le molte miserie della porta accanto. La Comunità Papa Giovanni XXIII è fatta di volontari che aiutano persone rimaste ai margini, ed è un’idea nata dal grande progetto del fondatore don Oreste Benzi. Vediamo di conoscerlo più da vicino. Nasce in un paesino dell'allora provincia di Forlì, nell'entroterra collinare a 20 km da Rimini, da una povera famiglia di operai, sesto di nove figli. All'età di dodici anni (nel 1937) entra in seminario a Urbino per passare dopo tre anni a quello di Rimini. Viene ordinato sacerdote il 29 giugno 1949. Il 5 luglio dello stesso anno viene nominato cappellano della parrocchia di San Nicolò al Porto a Rimini. Insegna poi nel seminario di Rimini ed è in questo periodo che matura in lui la convinzione dell’importanza del periodo dell’adolescenza, periodo nel quale si formano i valori di vita. Riteneva fondamentale, infatti, realizzare una serie di attività per coinvolgere gli adolescenti ad avere incontri decisivi con Cristo. Nel 1968, con un gruppo di giovani e con alcuni altri sacerdoti ha dato vita al primo soggiorno estivo per ragazzi disabili. Il soggiorno non è rimasto un episodio isolato e a questo, e alla vita insieme ai disabili sviluppatasi subito dopo, si fa risalire la nascita dell'Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII. Nello stesso anno e fino al 2000 diventa Parroco della Parrocchia "La Resurrezione" in un quartiere della periferia di Rimini che divenne la sua casa fino alla morte avvenuta nel 2007. Cito da Avvenire: “Erano in diecimila al suo funerale, i suoi "piccoli", gli ex disperati, tutti con la luce negli occhi e un contagio di gioia nel cuore. L’omelia dice: Don Oreste non è ancora santo ma è vissuto da santo pur senza mai ritenersi tale. A chi lo considerava tale già in vita rispondeva di essere solo uno scarabocchio di Dio. Della "Papa Giovanni XXIII" diceva: «è come il calabrone: un insetto così tozzo e con le ali così piccole che per gli scienziati non avrebbe mai potuto volare. Eppure vola». E così realizza l’irrealizzabile.” Con il suo carisma, il suo sorriso e il suo coerente impegno è stato uno degli uomini di Dio più amati, rispettati e seguiti del nostro tempo. AT T U ALIT À

Dopo la sua morte, la Comunità Papa Giovanni XXIII prosegue l'impegno nella sua opera quotidiana di carità e accoglienza verso i più deboli secondo le indicazioni date da don Benzi. I settori in cui opera sono: tossicodipendenza, sfruttamento della prostituzione, accoglienza di minori, disabilità, aborto, emarginazione delle classi sociali più deboli, con un'attività che tende alla rimozione stessa delle cause che creano le povertà. Tornando all’opuscolo di cui parlavo, nella parte finale ho trovato le cifre delle due facce della stessa medaglia: fame e spreco. Nel mondo quasi un miliardo di persone soffre fame e malnutrizione. La metà dei decessi di bambini sotto i cinque anni è da attribuire alle medesime cause e sono più di tre milioni ogni anno. Nei paesi in via di sviluppo ogni giorni sessantasei milioni di bambini vanno a scuola a stomaco vuoto . Questo mentre si è calcolato che il costo mondiale degli sprechi alimentari si attesta sui 1000 miliardi di dollari. È stato calcolato che ciascun cittadino dell’unione europea spreca in media 173 kg di cibo l’anno, mentre ogni nucleo familiare getta nell’immondizia ogni settimana l’equivalente di 6 euro di spesa. Di fronte a questa situazione promuovere una cultura capace di incrementare il recupero del cibo è un imperativo di civiltà. Vedo attorno a me parecchie realtà che si danno da fare per azzerare questo scandalo. Proprio nel nostro paese ogni giovedì il gruppo Caritas distribuisce generi alimentari invenduti o prossimi alla scadenza ritirati dal supermercato Coop. Questo dello spreco è un problema planetario dovuto a molteplici fattori, ma ognuno di noi può impegnarsi a non incrementarlo con una gestione oculata degli acquisti e con l’educazione dei più piccoli. Ho scoperto che la Giornata Nazionale di Prevenzione dello Spreco Alimentare è il 5 febbraio ... ma non aspettiamo quella data per impegnarci in prima persona. Il sogno di Don Oreste è stato quello di essere una famiglia per chi non l’ha e direi che la sua opera ha superato ogni aspettativa. Questo personaggio mi è stato fatto conoscere dal nostro Don Carlo, ma non ho subito accettato il suo invito a scrivere di lui. Alcune sue posizioni, specialmente sull’omosessualità e sull’aborto mi sembravano troppo intransigenti e lontane dalla mia sensibilità ma poi sono stata conquistata dalla figura di questo prete così semplice, così appassionato e così vicino ai poveri. Quei poveri per cui sembra esserci sempre posto nel banchetto celeste, non per i loro meriti, ma proprio per il fatto di essere poveri. È una strada che ci indica con fermezza anche il nostro Papa Francesco e anche se difficile da percorrere con coerenza dobbiamo farla nostra se vogliamo essere degni di essere chiamati cristiani. Patrizia

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INSI EM E N. 64 – OTTOBRE 2019


Informazioni parrocchiali Orari delle S. Messe Feriali: ore 8,00 - 9,00 (in Casa Serena) - 18,00 (sospesa quando c’è un funerale). Festive: Sabato sera e vigilia delle feste: ore 18,00 ore 16,30 a Tresolzio (maggio-ottobre). Domenica e feste: ore 7,30 - 9,00 (Casa Serena) - 10,00 - 11,15 - 18,00. Disponibilità per le Confessioni Sacerdoti a turno: giovedì 09.30 - 10.30 (Casa Serena) Don Giacomo: venerdì 16.00 - 17.30 Don Carlo: ogni sabato 16.00 - 17.30 Don Ubaldo: ogni sabato 09.30 - 11.00 N.B. A richiesta i sacerdoti, nei limiti del possibile, sono sempre a disposizione per questo ministero. In particolare subito dopo le S. Messe. Celebrazione del Battesimo Il battesimo dei bambini si celebra una sola volta al mese. N.B. In vista del Battesimo, si prenda contatto con il Parroco. Il Mercoledì che precede la 2ª domenica del mese alle 20.30 si terrà in Oratorio un incontro di preparazione per i genitori ed i padrini. I catechisti battesimali incontreranno i genitori nelle loro case.

Calendario battesimi 2020 12 gennaio 08 febbraio 08 marzo 19 aprile 03 maggio 14 giugno 12 luglio 09 agosto 13 settembre 11 ottobre 08 novembre 13 dicembre

ore 16.00 ore 11.15 ore 16.00 ore 11.15 ore 16.00 ore 11.15 ore 16.00 ore 10.30 ore 16.00 ore 11.15 ore 16.00 ore 11.15

il rito 08 gennaio il rito 05 febbraio il rito 04 marzo il rito 15 aprile il rito 29 aprile il rito 10 giugno il rito 08 luglio il rito 05 agosto il rito 09 settembre il rito 07 ottobre il rito 04 novembre il rito 09 dicembre

Celebrazione del Matrimonio Il Matrimonio si può celebrare in ogni giorno dell’anno, eccetto le domeniche e i tempi di Avvento e di Quaresima. Occorre prepararsi adeguatamente. È possibile partecipare anche a corsi fuori parrocchia. In ossequio a giuste disposizioni diocesane, il Matrimonio va celebrato o nella parrocchia della sposa, o in quella dello sposo o in quella dove la coppia andrà ad abitare. Per eventuali eccezioni ci si rivolga alla Curia vescovile. Telefono Oratorio:

380.7522605

Tel. dei Sacerdoti:

Don Giacomo Ubbiali Tel. 380.6984169 e-mail: giacomoubbiali@virgilio.it Don Carlo Comi Tel. 035.332092 - cell. 340.6483352 e-mail: comicarlo@virgilio.it Don Ubaldo Nava Tel. 035.908406 - cell. 333.3229389 e-mail: d.ubaldonava@gmail.com


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INSIEME N 65 - dicembre 2019  

Bollettino della Parrocchia S Maria Assunta di Brembate di Sopra (Bg)

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