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Periodico della Parrocchia S. Maria Assunta in Brembate di Sopra Anno X - N. 59 - Dicembre 2018


ABBONAMENTO Poiché molte persone hanno chiesto chiarimenti su come ricevere a casa il giornalino parrocchiale "Insieme", ecco alcune precisazioni che speriamo possano essere utili. 1) Il nome e l'indirizzo vanno consegnati in sacrestia. 2) La quota chiamata "di abbonamento" o "quota annuale" (di euro 15,00) verrà inserita in un’apposita busta distribuita nel mese di Febbraio. I Copertina: Mapello: Viale della Madonna di Prada. IV Copertina: Presepio a Branzi.

Tale quota si raccoglie in chiesa nella cassetta con l'indicazione "INSIEME" oppure in sacrestia. La quota serve per sostenere le spese di stampa.

Foto: Luca Bonati.

Direttore: don Giacomo Ubbiali Direttore responsabile: Davide Agazzi Editore: Parrocchia S. Maria Assunta, Brembate di Sopra

Stampa: EQUA - Clusone Redazione: don Carlo, Chiara, Dario, Marco, Max, Luca, Luciano, Patrizia Impaginazione e coordinatore: Luciano Foto ed elaborazione foto: Max Distributore: Diego

Sommario 3 Editoriale 5 Vita parrocchiale 12 Anagrafe

Collaboratori: don Giacomo, don Carlo, Marco G., Alice, Raide, Sr. Nives, Federico, Marco, Dario, Chiara, Luca, Patrizia

E-mail: insiemebrembatesopra@gmail.com Sito web: www.parrocchiabrembatedisopra.it AUTORIZZAZIONE DEL TRIBUNALE DI BERGAMO N. 28 DEL 20.10.2008

14 La voce dell’Oratorio 18 Vita della Chiesa 23 Attualità


Editoriale

Auguri scomodi

I

n vista del Natale ormai prossimo, faccio mie le parole di un grande Vescovo, un profeta dei nostri tempi. Mons. Tonino Bello, che inviò gli auguri ai fedeli della sua Diocesi, definendoli auguri scomodi. Sono parole forti, a volte fastidiose rispetto alla nostra inerte attesa del Natale, festa che dovrebbe sconvolgere e cambiare la vita degli uomini. Creeranno sicuramente qualche interrogativo in più dentro di noi su cosa è il Natale e su come lo stiamo vivendo … Vi consegno queste parole, sentendole rivolte innanzitutto a me e poi a voi, nella speranza che l’attesa del Signore nel Natale quest’anno sia viva e operosa perché “sul nostro vecchio mondo che muore, nasca la speranza”. Carissimi, non obbedirei al mio dovere di vescovo se vi dicessi “Buon Natale” senza darvi disturbo.

EDIT O RI ALE

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Io, invece, vi voglio infastidire. Non sopporto infatti l’idea di dover rivolgere auguri innocui, formali, imposti dalla routine di calendario. Mi lusinga addirittura l’ipotesi che qualcuno li respinga al mittente come indesiderati. Tanti auguri scomodi, allora, miei cari fratelli! Gesù che nasce per amore vi dia la nausea di una vita egoista, assurda, senza spinte verticali e vi conceda di inventarvi una vita carica di donazione, di preghiera, di silenzio, di coraggio. Il Bambino che dorme sulla paglia vi tolga il sonno e faccia sentire il guanciale del vostro letto duro come un macigno, finché non avrete dato ospitalità a uno sfrattato, a un marocchino, a un povero di passaggio. Dio che diventa uomo vi faccia sentire dei vermi ogni volta che la vostra carriera diventa idolo della vostra vita, il sorpasso, il progetto dei vostri giorni, la schiena del prossimo, strumento delle vostre scalate. Maria, che trova solo nello sterco degli animali la culla dove deporre con tenerezza il frutto del suo grembo, vi costringa con i suoi occhi feriti a sospendere lo struggimento di tutte le nenie natalizie, finché la vostra coscienza ipocrita accetterà che il bidone della spazzatura, l’inceneritore di una clinica diventino tomba senza croce di una vita soppressa. Giuseppe, che nell’affronto di mille porte chiuse è il simbolo di tutte le delusioni paterne, disturbi le sbornie dei vostri cenoni, rimproveri i tepori delle vostre tombolate, provochi corti circuiti allo spreco delle vostre luminarie, fino a quando non vi lascerete mettere in crisi dalla sofferenza di tanti genitori che versano lacrime segrete per i loro figli senza fortuna, senza salute, senza lavoro. Gli angeli che annunciano la pace portino anEDIT O RI ALE

cora guerra alla vostra sonnolenta tranquillità incapace di vedere che poco più lontano di una spanna, con l’aggravante del vostro complice silenzio, si consumano ingiustizie, si sfratta la gente, si fabbricano armi, si militarizza la terra degli umili, si condannano popoli allo sterminio della fame. I Poveri che accorrono alla grotta, mentre i potenti tramano nell’oscurità e la città dorme nell’indifferenza, vi facciano capire che, se anche voi volete vedere “una gran luce” dovete partire dagli ultimi. Che le elemosine di chi gioca sulla pelle della gente sono tranquillanti inutili. Che le pellicce comprate con le tredicesime di stipendi multipli fanno bella figura, ma non scaldano. Che i ritardi dell’edilizia popolare sono atti di sacrilegio, se provocati da speculazioni corporative. I pastori che vegliano nella notte, “facendo la guardia al gregge”, e scrutano l’aurora, vi diano il senso della storia, l’ebbrezza delle attese, il gaudio dell’abbandono in Dio. E vi ispirino il desiderio profondo di vivere poveri che è poi l’unico modo per morire ricchi. Buon Natale! Sul nostro vecchio mondo che muore, nasca la speranza. Don Giacomo

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CALENDARIO PARROCCHIALE CATECHESI ADULTI (Avvento)

CATECHESI RAGAZZI (oratorio)

Mercoledì

Martedì

15.00 - 16.00

Sabato

15.00 - 16.00

8.30 in Parrocchia

* Sono programmati incontri sulla parola di Dio lungo tutto L’ANNO LITURGICO.

ADORAZIONE

Il Santissimo Sacramento resta esposto ogni Venerdì dalle ore 16.00 alle 18.00 18.00 S. Messa. gli adolescenti ad Almenno San Bartolomeo.

DICEMBRE

21 Venerdì. S. Pietro Canisio, sacerdote e dottore della Chiesa.

2 Domenica I di Avvento. (Ger 33,14-16/ Sal 24/ 1Ts 3,12-4,2/ Lc 21,25-28.34-36) Ore 10.00: Presentazione dei bambini della Prima Comunione.

22 Sabato. Ore 15 – 18: Confessioni. 23 Domenica IV di Avvento. (Mic 5,1-4a/ Sal 79/ Eb 10,5-10/ Lc 1,39-45) Ore 15 – 18: Confessioni.

3 Lunedì. S. Francesco Saverio, sacerdote. 4 Martedì. S. Giovanni Damasceno, sacerdote e dottore della Chiesa.

24 Lunedì. Ore 8.30 – 12: Confessioni. Ore 15 – 19: Confessioni.

6 Giovedì. S. Nicola, vescovo.

Natale del Signore (Vigilia: Is 62,1-5/ Sal 88/ At 13,16-17.22-25/ Mt 1,1-25) (Notte: Is 9,1-6/ Sal 95/ Tt 2,11-14/ Lc 2,1-14a) (Aurora: Is 62,11-12/ Sal 96/ Tt 3,4-7/ Lc 2,15-20) (Giorno: Is 52,7-10/ Sal 97/ Eb 1,1-6/ Gv 1,1-18)

7 Venerdì. S. Ambrogio, vescovo e dottore della Chiesa. Patrono della Regione Lombardia. Ore 18:00 Santa Messa animata dai Ministri Straordinari dell’Eucaristia 8 Sabato. Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria. (Gn 3,9-15.20/ Sal 97/ Ef 1,3-6.11-12/ Lc 1,26-38) Giornata dell’adesione all’Azione Cattolica.

24 Lunedì. Ore 21.00: S. Messa di Natale in Casa Serena. Ore 23.30: Veglia di Natale in chiesa. Ore 24.00: S. Messa nella Notte Santa.

9 Domenica II di Avvento. (Bar 5,1-9/ Sal 125/ Fil 1,4-6.8-11/ Lc 3,1-6) Ore 11.15: Celebrazione dei battesimi.

25 Martedì. S. Messe secondo gli orari festivi. 26 Mercoledì. S. Stefano, primo martire. S. Messe: ore 7.30 – 9.00 – 10,30 – 18.

11 Martedì. S. Damaso I, papa.

27 Giovedì. S. Giovanni, apostolo ed evangelista. Gli adolescenti partono per il campo invernale a Cinte Tesino (TN).

12 Mercoledì. Beata Vergine Maria di Guadalupe. 13 Giovedì. S. Lucia, vergine e martire.

28 Venerdì. Ss. Innocenti, martiri.

14 Venerdì. S. Giovanni della Croce, sacerdote e dottore della Chiesa.

29 Sabato. S. Tommaso Becket, vescovo e martire.

16 Domenica III di Avvento. (Sof 3,14-18a/Sal. Is 12,2-6/ Fil 4,4-7/ Lc 3,10-18) Ore 10.00: Presentazione dei Cresimandi.

30 Domenica. Santa Famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe. (1 Sam 1,20-22.24-28/ Sal 83/ 1 Gv 3,1-2.21-24/ Lc 2,4152)

17 Lunedì. Ore 20.30: Confessioni interparrocchiali per VIT A P AR RO CCHI AL E

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31 Lunedì. S. Silvestro I, papa. Ore 18.00: S. Messa festiva di ringraziamento.

25 Venerdì. Conversione di S. Paolo, apostolo. Conclusione della Settimana di preghiera per l’Unità dei Cristiani.

GENNAIO

26 Sabato. Ss. Timoteo e Tito, vescovi. 27 Domenica III del Tempo ordinario (Ne 8,2-4.5-6.8-10/ Sal 18/ 1Cor 12,12-30/ Lc 1,1-4; 4,14 -21) Si conclude a Panama la 34a Giornata per la Gioventù. 66a Giornata mondiale dei malati di lebbra.

1 Martedì. Ottava di Natale. Maria Santissima Madre di Dio. (Nm 6,22-27/ Sal 66/ Gal 4,4-7/ Lc 2,16-21) LII Giornata Mondiale della pace sul tema: «La buona politica è al servizio della pace». Ore 17.00: Adorazione eucaristica per la pace.

28 Lunedì. S. Tommaso d’Aquino, sacerdote e dottore della Chiesa.

2 Mercoledì. Ss. Basilio Magno e Gregorio Nazianzeno, vescovi e dottori della Chiesa.

31 Giovedì. S. Giovanni Bosco, sacerdote.

3 Giovedì. Ss. Nome di Gesù.

FEBBRAIO

6 Domenica. Epifania del Signore. (Is 60,1-6/ Sal 71/ Ef 3,2-3a.5-6/ Mt 2,1-12) Giornata mondiale dell’infanzia missionaria. Ore 15.00: Vespro e processione dei Re Magi.

2 Sabato. Presentazione del Signore. XXIII Giornata mondiale per la vita consacrata.

7 Lunedì. S. Raimondo de Peñaford, sacerdote.

3 IV del Tempo ordinario (Ger 1,4-5.17-19/ Sal 70/ 1Cor 12,31-13,3 Lc 4,21-30) 41a Giornata nazionale per la vita.

13 Domenica. Battesimo del Signore. (Is 40,1-5.9-11/ Sal 103/ Tt 2,11-14; 3,4-7/ Lc 3,15-16.21 -22) Ore 11.15: Invito alla Messa per le famiglie dei bambini battezzati durante l’anno scorso. Ore 16: Celebrazione dei battesimi.

Cronaca parrocchiale

14 Lunedì. Dedicazione della Cattedrale.

a cura di Don Carlo

15 Martedì. Ss. Narno, Viatore e Giovanni, vescovi di Bergamo.

28 settembre, venerdì. Suor Nives ci saluta. Un incontro in oratorio per ascoltare Suor Nives in partenza per la sua nuova missione. Dopo un periodo di meritato riposo Suor Nives si appresta a ripartire per l’Etiopia, dove inizierà una nuova missione, lontano da Addis Abeba dove finora ha svolto la sua attività. Nell’auditorium dell’oratorio sono presenti molte persone venute per sentire il commento di Suor Nives ed alcune diapositive che illustrano quanto finora ha svolto a favore delle popolazioni etiopiche. Anche l’Etiopia è soggetta a notevoli cambiamenti sociali sopraggiunti in questi ultimi tempi. Grazie a Dio sembra si sia finalmente conclusa la guerra che per lunghi anni ha interessato l’Etiopia e l’Eritrea, e questo ha portato anche nuovo slancio nella gente. Partire per una nuova missione significa anche per Suor Nives

17 Giovedì. S. Antonio, abate. XXX Giornata nazionale per l’approfondimento e lo sviluppo del dialogo tra Cattolici ed Ebrei. 18 Venerdì. Inizio della Settimana di preghiera per l’Unità dei Cristiani. 20 Domenica II del Tempo ordinario. (Is 62,1-5; Sal 95; 1Cor 12,4-11; Gv 2,1-12) Giornata del Seminario nella nostra Parrocchia 21 Lunedì. S. Agnese, vergine e martire. 22 Martedì. S. Vincenzo, diacono e martire. Inizia a Panama la 34a Giornata per la Gioventù. 23 Mercoledì. S. Paola Elisabetta Cerioli, religiosa. 24 Giovedì. S. Francesco di Sales, vescovo e dottore della Chiesa. VIT A P AR RO CCHI AL E

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ricominciare con entusiasmo una nuova attività a favore di altre persone bisognose. Accompagniamo, perciò, Suor Nives con la nostra preghiera e con il nostro continuo ricordo.

18 – 22 ottobre. Festa di San Luca a Tresolzio. Giovedì 18 ottobre, giorno della festa liturgica di San Luca, inizia l’annuale festa che i brembatesi di Tresolzio celebrano ogni anno in suo onore. Quest’anno c’è, però, una novità: la chiesina di San Luca, dal mese di agosto, è inagibile. Questo ha portato alla sospensione

30 settembre, domenica. Apertura dell’anno catechistico. Sono ricominciate le scuole e questo significa che per i ragazzi si è ritornati alla piena attività. Anche il catechismo, perciò, ricomincia dopo la pausa estiva. Durante la Messa delle ore 10 di domenica 30 settembre, abbiamo dato avvio ufficialmente al nuovo anno catechistico, con la presenza di molti bambini e ragazzi, accompagnati dai loro genitori. Un nuovo cammino di fede significa per tutti nuove esperienze, nuove conoscenze e una crescita nella consapevolezza della propria fede. Questo, ovviamente, non vale solo per i ragazzi, ma anche per i loro genitori. Ai catechisti è stato dato un mandato a nome della comunità, perché siano guide pazienti e credibili per i ragazzi loro affidati. A volte l’impegno, per i catechisti, diventa un po’ arduo perché i ragazzi sono sempre più vivaci. Ma la volontà di testimoniare la propria fede, da parte dei catechisti, aiuta a superare tutte le difficoltà. Anche quest’anno ci saranno incontri di catechesi anche per gli adulti, in particolare per i genitori, sullo stile dello scorso anno. Ci si confronterà sull’ascolto della Parola di Dio. È per tutti un’occasione per conoscere meglio la Parola di Dio e per cercare di viverla nella vita quotidiana.

della messa del sabato pomeriggio che veniva regolarmente celebrata nella chiesetta. Non ha, però, impedito agli organizzatori di Tresolzio di preparare la festa come hanno sempre fatto. In ogni giorno feriale si è iniziato con il ritrovo per la tombola. Alle 16.30 la messa che ha sempre visto la presenza di numerose persone. La festa continuava poi con le caldarroste e le altre cose preparate per l’occasione. Un’altra novità è rappresentata dal percorso della processione di domenica pomeriggio. Quando fu necessario chiudere la chiesina, la statua di San Luca fu portata in oratorio. Sabato 20 ottobre, dopo la messa serale, la statua è stata portata in chiesa parrocchiale, dove ha fatto bella mostra di sé per tutte le messe mattutine. Alle ore 15, si è pregato in chiesa e poi è iniziata la processione con San Luca. Dalla chiesa parrocchiale, con l’accompagnamento della Banda Donizetti, ci siamo recati allo spazio nel cuore di Tresolzio, dove per cinque giorni le persone si sono ritrovate per la festa. Una breve riflessione di don Giacomo ha preceduto la benedizione con la reliquia del santo, che ha concluso la celebrazione. La festa si è conclusa il lunedì successivo, quasi una sorta di ringraziamento per la bella esperienza di comunità. La parrocchia ringrazia i tanti volontari che si sono dati da fare per la buona riuscita della manifestazione. Come sempre, poi, gli organiz-

Ottobre: mese missionario e del rosario. Ottobre è forse l’unico mese in cui vengono ricordati due aspetti importanti della nostra fede: il compito della missione e il ricordo di Maria, invocata nel rosario. Parto da questo secondo momento. Il Rosario ha accompagnato intere generazioni di credenti come preghiera popolare per eccellenza. Il 7 ottobre si celebra la memoria della Beata Vergine Maria del Rosario. Da qui nasce la particolare devozione legata soprattutto a questo mese. Quest’anno, poi, Papa Francesco ha invitato tutti i credenti a recitare ogni giorno il rosario per chiedere l’intercessione di Maria perché il Signore ci liberi dall’opera del maligno che è continuamente in azione per minacciare la vita della Chiesa e dell’umanità. Nel mese di ottobre, poi si celebra la Giornata Missionaria mondiale. Questo ha fatto sì che ottobre diventasse il mese missionario per eccellenza. Infatti, il nostro Gruppo missionario, ci ha aiutato, soprattutto durante le adorazioni eucaristiche del venerdì, curate dal gruppo stesso, a dare uno sguardo diverso al nostro impegno di testimonianza cristiana che tutti ci lega. VIT A P AR RO CCHI AL E

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zatori hanno consegnato al parroco il ricavato della festa che quest’anno è stato di € 6,200,00. 22 ottobre, lunedì. Veglia missionaria interparrocchiale all’oratorio. Nell’ambito delle iniziative per l’ottobre missionario il lunedì successivo alla Giornata missionaria mondiale è tradizionalmente dedicato alla veglia missionaria interparrocchiale. Nell’ormai decaduto Vicariato di Mapello-Ponte San Pietro ci si ritrovava presso la chiesa della Dorotina a Mozzo. Ma da quest’anno Mozzo non fa più parte della nostra CET. Ci siamo ritrovati presso il nostro oratorio, con la partecipazione di numerose persone provenienti da diverse comunità. La veglia ha coinvolto anche gruppi di adolescenti. Si è svolta nei locali dell’oratorio presentando varie riflessioni sull’apertura all’altro, soprattutto se più svantaggiato di noi. La fratellanza e la solidarietà sono valori che vanno coltivati partendo dalla nostra vita quotidiana. Non è necessario fare cose straordinarie per essere missionari.

particolarmente toccante il saluto che i bambini della scuola materna le hanno rivolto, segno del profondo affetto che i bambini nutrono nei suoi confronti. Anche se con un numero minore di anni di ministero, abbiamo ringraziato il Signore anche per i vent’anni di sacerdozio di don Giacomo. Gli siamo vicini con la preghiera e con il sostegno per il compito non sempre facile che ha ricevuto dal Signore.

28 ottobre, domenica. 50° di Professione religiosa di suor Bianca e 20° anniversario di ordinazione di don Giacomo. Ci sono nella vita date che rivestono una particolare importanza perché segnano una specie di traguardo e al tempo stesso sono motivo di nuovo slancio per il proseguo della propria esistenza. Domenica 28 ottobre abbiamo voluto unire nel ricordo grato al Signore, Suor Bianca e don Giacomo. Suor Bianca ha raggiunto quest’anno il traguardo del 50° di Professione solenne e don Giacomo il 20° anniversario di ordinazione sacerdotale. Li abbiamo festeggiati insieme perché si voleva proporre un’occasione per riflettere sull’importanza della preghiera per le vocazioni sacerdotali e religiose. Sappiamo quanto sia preziosa per la nostra comunità la presenza delle suore. Ecco perché ci è sembrato importante festeggiare il 50° di Suor Bianca. Unirci al suo ringraziamento al Signore per i suoi cinquant’anni di vita religiosa significa anche ringraziare lei per tutto quanto ha fatto e continua a fare tra di noi. Durante la messa è stato

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1 – 2 novembre, celebrazione di Tutti i Santi e Commemorazione di tutti i fedeli defunti. Sembrano un po’ passati i tempi in cui per i Santi e per i morti si facevano le code davanti ai confessionali. La mia non vuole essere una sterile critica, ma solo una constatazione. Credo sia il segno che anche la morte sia vissuta con distacco, almeno finché non ci tocca personalmente. La vita frenetica dei nostri giorni costringe le persone a non pensare troppo alla mor-

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te. Nonostante questo credo di poter dire che a Brembate siano ancora tante le persone sensibili a quest’aspetto della propria vita, cercando di viverlo nella riflessione sulla morte contemplando il volto glorioso dei Santi e nella preghiera per i propri cari defunti. Giovedì 1 novembre le messe sono state celebrate ai soliti orari festivi e si può dire che sono state più frequentate del solito. Nel pomeriggio si è ripetuta l’esperienza già attuata l’anno scorso. La comunità si è ritrovata alle ore 15 direttamente al cimitero, dove si è svolta la liturgia della Parola accompagnata dalla preghiera itinerante fra le tombe dei nostri cari morti. Anche venerdì 2 novembre, giornata della Commemorazione di tutti i fedeli defunti, ha visto una numerosa partecipazione alle messe celebrate in chiesa al mattino alle ore 8 e alla sera, alle 20, e a quella delle ore 9 a Casa Serena. Alle ore 15 è stata celebrata una messa anche al cimitero, molto frequentata, nonostante le proibitive condizioni del tempo. La celebrazione della messa al cimitero è continuata, poi, per tutto l’ottavario dei morti, fino a venerdì 9 novembre.

sco”, sono stati proposti testi, poesie e canti, il tutto accompagnato da immagini, per commemorare il Centenario della conclusione della Prima Guerra Mondiale. È stata sicuramente una serata utile per una riflessione sulla storia italiana e non solo. Il sacrificio di tante giovani vite, non deve lasciare indifferente la società odierna. Se oggi stiamo vivendo un lungo periodo di pace, lo dobbiamo anche al loro sacrificio. La Commemorazione è terminata con la lettura dei nomi dei giovani soldati brembatesi morti nel conflitto mondiale. 17 – 18 novembre. Ricordo dei defunti dell’anno. Sabato 17 novembre, la messa delle ore 18 è stata celebrata nel ricordo delle persone care scomparse nell’ultimo anno. Hanno partecipato i familiari di coloro che il Signore ha chiamato a sé in quest’ultimo anno. Dopo l’omelia sono stati letti i nomi delle ottanta persone care che lungo l’anno abbiamo accompagnato nel loro ultimo viaggio. I rintocchi della campana hanno reso più commovente il momento del ricordo. Dopo la comunione è stata letta una preghiera per domandare al Signore l’aiuto e la forza per superare il difficile momento dovuto alla scomparsa di una persona cara. Nel pomeriggio non si è fatto il corteo dalla chiesa al cimitero come finora si era sempre fatto. Questa scelta un po’ è dovuta a motivi di opportunità. Il traffico che passa per Brembate è diventato molto intenso, e un corteo di persone a piedi è diventato un po’ problematico. Un altro motivo si è riscontrato nel fatto che ormai da un paio d’anni erano sempre meno le persone che partivano dalla chiesa, per poi ritrovare gli altri già in attesa al cimitero. La messa è stata celebrata in suffragio di tutti i defunti, con un ricordo particolare per quelli scomparsi in quest’ultimo anno.

9 novembre, venerdì. Incontro per commemorare la fine della Prima guerra mondiale. Una bella proposta è stata presentata nella sala consiliare del nostro municipio nella serata di venerdì 9 novembre. A cura del Gruppo “Giovani dentro”, in collaborazione con il Comune di Brembate di Sopra, la Biblioteca comunale e l’Oratorio “S. Giovanni Bo-

25 novembre, domenica. Presentazione dei bambini che si preparano alla Prima Confessione. I bambini di seconda elementare che nel prossimo mese di aprile celebreranno la loro Prima Confessione, sono stati presentati alla comunità durante la messa delle ore 10 di domenica 25 novembre, solennità di Gesù Cristo Re dell’universo. I nomi dei bambini erano scritti su foglietti applicati alle sagome di alcune pecore, per ricordare la pecora smarrita della parabola evangelica. Come Gesù ci spiega nel vangelo, il buon pastore va alla ricerca della pecora smarrita, e non è contento finché non la ritrova. Così si comporta con noi ogni volta che ci allontaniamo da lui. La Confessione, che i bambini celebreranno, è il momento in cui si manifesta la gioia perché chi si era perduto è stato ritrovato dall’amore di Gesù.

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Le nostre campane Cari amici, siamo finalmente giunti a mettere la parola fine al lungo percorso di sistemazione delle nostre campane… con il mese di novembre abbiamo proceduto a versare l’ultima tranche a saldo del lungo e impegnativo lavoro. Abbiamo messo a disposizione una cifra importante per dare finalmente decoro e sicurezza al concerto campanario. Non impiegheremo moltissimo a recuperare l’ammanco creato da una spesa così importante. La gente di Brembate di Sopra si è sempre dimostrata generosa, senza neanche bisogno di chiedere spesso. Per fare un ultimo sforzo in questo senso e direi soprattutto per ringraziare chi ha dato la sua disponibilità a sostenere questo oneroso progetto, abbiamo pensato di mettere su DVD la storia del nostro campanile ivi compresi gli ultimi sviluppi legati al lavoro di quest’anno. Abbiamo pensato di porre in una forma originale il nostro grazie a tante persone che ci hanno aiutato a sostenere quest’opera (comprendendo nel grazie anche chi si è organizzato con iniziative a sostegno del restauro, insieme a qualche ufficio e ditta e a tanti, tanti parrocchiani singoli e famiglie)… abbiamo creato un DVD, ideato e realizzato da Chroma-Key, l’associazione culturale che ne ha curato lo sviluppo e l’opera finale. E’ questa l’ultima iniziativa specifica a sostegno della spesa delle campane. Dal giorno di Natale potremo acquistare il DVD con 10 euro di offerta dove si raccolgono tante cose straordinarie: il grazie a chi ha collabo-

rato a questo restauro e lo ha sostenuto, a perenne memoria; vi si trovano immagini storiche del paese e altre foto uniche nel loro genere prese dall’alto con una prospettiva nuova grazie all’uso di un drone! Vi si trova un pezzo di storia del nostro paese, e tante notizie sulle gioie e le fatiche che le nostre campane, e il paese con esse, hanno dovuto affrontare negli anni bui delle guerre. C’è soprattutto un “fare memoria” che non dobbiamo perdere mai di vista per costruire con più saggezza il futuro per noi e per i nostri figli. Non mostreremo il video pubblicamente, se non più avanti… ora vi chiedo di pensare seriamente alla possibilità di tenere in casa il ricordo di un passaggio importante della nostra vita di comunità e della nostra storia, sostenendo nel contempo anche la spesa delle campane. Abbiamo ringraziato chi ha sostenuto economicamente l’opera, ma sono tanti i modi di essere vicini e di aiutare in questo… un grazie conclusivo anche a tutti coloro che nel tempo si sono presi cura di questo pezzo della nostra storia; grazie a chi ora se ne prende cura (merita una menzione particolare Michele, che ha curato e cura le nostre campane facendovi appassionare anche i più piccoli e le famiglie, in collaborazione con la Federazione Campanari Bergamaschi): un grazie a tutti i volontari che si sono rimessi in gioco per suonare a corda nelle occasioni più importanti della vita della nostra comunità… grazie a chi negli anni si è preso cura di questo patrimonio… penso ai sacerdoti, a tanti volontari, a chi ha voluto portare una foto storica o si è emozionato al vedere le campane partire dal paese e tornare. Grazie a chi ha dato il materiale perché questa storia ci possa aiutare a ritrovarci uniti e ad unirci, come in un concerto di campane che suona concorde a festa. Il Dvd nella sua precisione e bellezza aiuterà anche a ricordare chi magari non ho qui ricordato. Don Giacomo NB: il DVD è acquistabile in sagrestia o presso il bar dell’Oratorio al costo di 10 euro a partire dal giorno di Natale

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Celebrare le esequie cristiane Un invito alla riflessione per tutti i parrocchiani, pensando a uno dei momenti che caratterizzano la vita delle nostre comunità e che coinvolge tutti, prima o dopo. Per questo lo ritengo un argomento sensibile, su cui riflettere e confrontarsi con pacatezza, intelligenza e responsabilità. Mi riferisco alla celebrazione dei funerali di una persona cara, o comunque parte della nostra comunità di Brembate di Sopra. La morte tocca corde profonde dell’animo umano, rimette in questione tante cose vissute, ci obbliga a riflettere sul futuro, sulla fede più o meno viva nell’eternità, sulla ferita di un distacco che obbliga a ripensare un sacco di equilibri. Queste dinamiche, queste domande, saranno sempre presenti e sempre provocanti. Il giorno in cui non lo saranno più, sarà perché o saremo morti tutti o avremo perso completamente il lume della ragione e il senso del nostro essere umani. Mentre permangono i valori e le domande, diverso può essere il modo di affrontarli, così come nuovo o rinnovato può essere il modo di celebrare il saluto a una persona cara. Ci accorgiamo di questa necessità con il mutare dei tempi e della società. I cambiamenti stessi, che avvengono rapidi anche nella nostra comunità, impongono una riflessione. Il nostro modo di partecipare alle celebrazioni funebri, il modo di esprimere la vicinanza e la commozione del momento, i cortei, le preghiere e i ricordi familiari, la Parola di Dio, la partecipazione all’Eucaristia. A volte si celebrano liturgie che poco o nulla hanno a che fare con la vita e la storia del defunto… In un funerale le situazioni possono essere le più diverse: defunto credente e praticante con parenti poco praticanti e credenti; defunto credente con familiari non credenti o non praticanti, che però ci tengono a far “dire la Messa”; defunti non credenti con familiari (o alcuni di essi) praticanti, che almeno da morto vogliono portare il defunto a Messa; parenti indifferenti e disponibili a tutto… Ci siamo interrogati come Consiglio Pastorale parrocchiale… e abbiamo provato a dare alcune indicazioni e a prendere qualche decisione al riguardo. Tra queste, lasciando certamente la libertà di scelta ai parenti, segnaliamo che è prevista dal Nuovo Rito delle Esequie la possibilità di vivere il funerale con una Celebrazione nella liturgia della Parola, senza l’Eucaristia (che si celebrerebbe poi nel trigesimo o nell’anniversario, come pure nella celebrazione annuale di ricordo dei cari defunti). Questa celebrazione, più leggera a livello celebrativo, permette nei tempi e nella forma una risposta di fede a volte più rispondente al cammino di fede del defunto e apre spazi per una attenzione maggiore al ricordo familiare e un poco più personale della persona cara; resta inteso che la forma comunque privilegiata dalla Chiesa in Italia è quella della celebrazione funebre inserita nella Celebrazione eucaristica. VIT A P AR RO CCHI AL E

Abbiamo anche valutato insieme al Consiglio Pastorale la necessità di interrompere i cortei dalla casa alla Chiesa e poi al cimitero. Le motivazioni sono tante: la viabilità diventa sempre critica perché dobbiamo necessariamente passare da un’arteria importante, molto trafficata. Con essa nasce anche un problema di sicurezza non indifferente… ormai i sorpassi rischiosi del corteo e il rischio reale è che non tutti rimangano in buon ordine nell’inevitabile coda che si crea. Non approfondisco l’aspetto della preghiera o quantomeno del silenzio che dovrebbe accompagnare il corteo funebre… pare comunque evidente che chi segue il feretro solitamente non l’abbia come priorità. Abbiamo quindi convenuto che a partire dal 1° gennaio 2019 non svolgeremo più cortei funebri (ringrazio le famiglie che, colpite da un lutto, hanno colto il senso di questa proposta e già si sono rese disponibili nei mesi precedenti a vivere così il saluto al loro congiunto). Il sacerdote dunque si recherà ad aprire la celebrazione dove si trova la salma e poi la accompagnerà sul carro funebre fino alla Chiesa. Lì si svolgerà la celebrazione e poi sempre con corteo di macchine ci recheremo al cimitero, dove si svolgerà regolarmente la conclusione del rito. Questo non abbrevierà i tempi della celebrazione se non di poco, e daremo comunque la possibilità a chi vuole raggiungere il cimitero a piedi di poterlo fare personalmente partendo subito dopo il rito funebre per trovarci insieme alla benedizione finale laggiù. E’ data, inoltre, anche la possibilità alla famiglia che lo desidera di portare il defunto in Chiesa mezz’ora prima della celebrazione, permettendo a tutti di poter pregare e di prepararsi così al saluto della comunità, senza spostamenti dall’abitazione. In quel caso si pregherà già il Rosario alla presenza del defunto e si comincerà regolarmente la Messa funebre all’orario stabilito. Nulla cambia invece nel caso della scelta della cremazione, dove alla benedizione dopo la Messa sulla piazza della Chiesa segue il ritrovo al cimitero nel giorno dell’arrivo delle Ceneri. Avremo modo di approfondire più avanti altri aspetti che riguardano questo tipo di celebrazioni e le scelte che caratterizzano questi momenti importanti della vita del credente. Don Giacomo

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Anagrafe BATTESIMI

MATRIMONI

CAPRINO FRANCESCO di Nicola e di Zanchi Fabienne nato a Bergamo il 02.05.2018 battezzato il 30.09.2018

In parrocchia:

TIRONI FRANCESCO e SOFIA di Cristian e di Valsecchi Chiara nati a Bergamo il 19.03.2018 battezzati il 14.10.2018

Campana Ivan Giacomo con Rota Barbara, il 29 settembre. Aresi Paolo con Consonni Francesca, il 05 ottobre.

LEIDI FRANCESCO di Fabrizio e di Bonomi Silvia nato a Bergamo il 05.04.2018 battezzato il 14.10.2018

Poleni Fabio con Peruta Sara, il 06 ottobre.

ROTA SPERTI TOMMASO di Luca e di Gotti Lorenza nato a Bergamo. il 23.04.2018 battezzato il 14.10.2018

Fuori parrocchia: CARP NICOLAS di Claudiu e di Ceobaniuc Madalina Dumitra nato a Ponte San Pietro il 03.08.2018 battezzato il 20.10.2018

Vassalli Andrea con Cattaneo Felicina, il 22 settembre a S. Teresa Gallura (OT).

RIVA LORENZO di Ivano e di Ramanouskaya Alena nato a Bergamo il 25.03.2018 battezzato il 11.11.2018

Manenti Ferruccio con Locatelli Monia, il 29 settembre a Solaro (MI).

PEDRUZZI RICCARDO di Diego e di Roncelli Sara nato a Bergamo il 24.08.2018 battezzato il 11.11.2018

Costanzo Andrea con Brozzoni Tiziana, il 01 ottobre ad Almenno San Salvatore.

AGAZZI GIOIA di Oscar e di Formenti Elettra nato a Bergamo il 11.07. 2018 battezzato il 24.11.2018

AN AG R AF E

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FUNERALI TIRONI GIULIA ved. Morlotti, di anni 68 morta il 05 ottobre.

VIGANÒ CESIRA in Locatelli di anni 82 morta il 02 novembre.

SERBOLI GIANCARLO di anni 86 morto il 12 ottobre.

MAZZOLENI FERRUCCIO di anni 87 morto il 05 novembre.

GHEZZI ROSA ved. Riva di anni 90 morta il 15 ottobre.

BUSI SILVESTRO di anni 71 morto il 13 novembre.

BOSCHINI ANGELO (Franco) di anni 79 morto il 23 ottobre.

COLLEONI GIUISEPPE di anni 82 morto il 16 novembre.

BOLIS ROSA ved. Brembilla di anni 93 morta il 30 ottobre.

BIGONI GIOVANNI di anni 93 morto il 17 novembre.

MESSI TIZIANO di anni 77 morto il 02 novembre.

AN AG R AF E

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L A VO CE DELL’O R AT O RIO

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L A VO CE DELL’O R AT O

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L A VO CE DELL’O R AT O

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L A VO CE DELL’O R AT O

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Brembate Sopra 8 ottobre 2018

Nel sogno di Gesù c’è pane per tutti: basta mettere insieme ciò che si ha, aver la volontà di non rimandare nessuno affamato, e il banchetto è pronto. Il problema è che abbiamo banalizzato i rapporti e tradito il sogno di Dio: quello di preparare un banchetto per tutti i popoli dove noi stessi siamo chiamati a dar da mangiare agli altri, perché figli di una chiesa che per DNA viene dalle genti e testimonia che tutti siamo pellegrini, persone che portano nel proprio zaino l’essenziale: il Pane Eucaristico che nutre e genera condivisione, perché libera da ogni paura e da ogni forma di pensiero a tavolino. Nelle nostre società sviluppate ci si ammala per eccesso di cibo. In altre parti del mondo invece, ci si ammala e si muore per scarsità di cibo. Quando nel prossimo non riusciamo più a vedere una persona con i nostri stessi problemi, necessità, desideri, ma solo un concorrente da superare o un nemico da cui difenderci, c’è poco da fare La nostra è una economia del disprezzo. Disprezzo della vita, di persone scambiate con il petrolio, con le armi, e su cui fanno affari di miliardi la mafia italiana, russa, cinese, libica, l’Isis, il KGB… Che fare? Come uscire ed entrare in una nuova era? Se guardo il Signore, per Lui i negativi più maligni sono la ricchezza e la religione; la prima perché soffoca la compassione, la seconda perché crocefigge la verità. Ma noi non possiamo rinunciare al primato dei poveri, degli emarginati, delle nuove povertà e schiavitù. Là si gioca il nostro credo. E’ nelle pieghe della vita ordinaria, che abbiamo il compito di essere pietre vive di questa chiesa. “Usciamo fuori perché è fuori che bisogna portare la buona novella.” (Papa Francesco)

Ciao, pace e bene a tutti. Dopo aver parlato e presentato a voi il mio nuovo progetto di missione, molte persone mi interrogano sulla validità di questo passo. Lavoro in Etiopia da trentasette anni. Ho quasi settanta anni e non mi sento obbligata a delle strettoie, mi sento libera di dire quello che penso. In casa mia mi hanno insegnato a dire pane al pane, e vino al vino.

Oggi, so di giocare fuori casa, fuori da spazi recintati, ma riconoscetemi il coraggio di non sottrarmi e di espormi. Guardo le situazioni dell’Italia/ Europa e sto in silenzio. Ho bisogno di capire ed interpretare cosa il Signore vuole, con rispetto profondo e speranza. Oggi in tanti posti del mondo c’è la guerra e c’è fame. L’Onu continua a distribuire mensilmente una razione di cibo. Ma la gente non vive solo di polenta e fagioli. Forse dobbiamo chiederci: come mai ci sono oggi tanti poveri che patiscono la fame, in un mondo che ha liberalizzato i mercati? In un sistema che ha globalizzato le merci e che rende possibile trovare qualunque prodotto in qualsiasi supermercato del mondo? Il paradosso è che nella nostra società, quando si produce in eccedenza, il cibo deve essere buttato via, mentre altre persone patiscono la fame. Ma chi ha inventato leggi cosi assurde? Sicuramente qualcuno che di fame non se ne intende proprio. VIT A D ELL A CHI ES A

Io mi sono incarnata nella storia ed ho assunto l’odore delle strade polverose piuttosto che di incenso..., ma io non devo promuovere la salvezza della chiesa, ma la salvezza dell’umanità. I poveri ci regalano la loro ricchezza. I ricchi hanno già tutto. Mi domando, e vi domando se davvero vogliamo cogliere la novità della missione, e se davvero un’altra missione è possibile. Io mi sento come la levatrice quando sta per nascere una creatura: un’altra vita è possibile. Un’altra missione è possibile! In una realtà dove non è possibile la predicazione ma l’in-

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contro e il dialogo. Dobbiamo camminare includendo, facendo entrare gli altri, non eliminandoli.... c’è spazio per tutti... Io sento che le differenti forme di vita spirituali, vanno viste come sinfonia non come concorrenza. Lo Spirito soffia sulla storia dell’uomo, soffia su ogni cam-

né da dove vieni, sono sempre pronti a sorriderti. L’Africa è calore, è casa dove chiunque è accolto. È un mondo da scoprire e vivere. Ritorno in Etiopia incoraggiata a camminare verso un sogno che da qualche tempo faccio ad occhi aperti, insieme ad altre sorelle: siamo certe che “se i ragni uniscono le loro ragnatele, possono bloccare un leone”. Una paura sposata con una speranza. Dobbiamo dar importanza al valore della relazione, la gioia dell’incontro, la bellezza del sedersi a parlare. La storia si racconta e si racconta. Mantenere la possibilità di un orizzonte dilatato e capace di scrutare, di trovare “nuove risposte” alla sfida permanente della domanda “e voi chi dite che io sia?”. Con un respiro davvero grande – internazionale mondiale. E Dio è vigile: se avremo il coraggio di rinnovarci,

mino, a tutte le latitudini. Ovunque porta un frammento di verità, una intuizione, una luce. Ho imparato che la verità non appartiene a nessuno, che esistono tante “verità” che possono arricchire il cammino dell’umanità e che siamo chiamate a coniugare insieme in atteggiamento di responsabilità e di reciproca fiducia. Uno stile si comunica, non si riproduce. Io credo che la grande sfida sia quella di custodire la fede in Gesù avendo gli occhi del camaleonte, per guardare il futuro, ma anche dietro, per non perdere mai di vista il passato, ma usarlo come bussola. Non dobbiamo temere i contatti con altre spiritualità, ma alimentarli. Enzo Bianchi dice: Non è l’albero che dà la forza al seme, ma è il seme che con la sua forza si sviluppa in albero. La forza del regno non va confusa con il fascino della grandezza, prestigio, potere.... Chi dice che l’Africa è povera? L’africa è ricca, ha così tanto da insegnare, da trasmettere da regalare. L’Africa è la forza delle persone che nonostante la povertà trovano ogni giorno la forza di sorridere, di sperare di rialzarsi, di ringraziare Dio o Allah, per quello che hanno. E’ semplicità, genuinità, purezza. L’Africa è luce, quella luce che hanno negli occhi mentre ti salutano, ti ringraziano, ti sorridono, ti raccontano la propria storia. L’Africa è colore, musica, gioia, tutto ciò che compone le feste. E’ un sorriso che accomuna tutte le persone. Non importa se non sanno il tuo nome, VIT A D ELL A CHI ES A

una nuova primavera ci attende. Il problema non è trovare tattiche “furbe” per piazzare il “prodotto vangelo” o usare metodi efficaci per essere ascoltate, come fanno i partiti in vista delle elezioni. L’obiettivo cui dobbiamo tendere non è tanto quello di far diventare cristiane più persone possibili, ma quello di essere testimoni credibili del vangelo. E a voi tutti del mio Paesello, auguro la capacità di sognare i sogni di Dio, e vi chiedo il sostegno di una preghiera. Il resto è grazia. E la tenerezza di Gesù Bambino che verrà fra poco riempia le nostre case. Con affetto. Sr Nives

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davvero dire la verità. Beh ditela tutta! Non si tratta di essere buoni e di ignorare la verità. È esattamente il contrario. Essere buoni e non nascondere la verità'. Se davvero si tratta di essere cattivisti e non più buonisti, i missionari dovranno ripetere al mondo che è troppo facile girare lo sguardo e ricacciare indietro persone che sono parte di popoli depredati dai Paesi più ricchi. Toccherà a loro, ai missionari, far conoscere le storie che qui pochi desiderano conoscere per mettere davanti alla realtà chi pensa che in mare 'muore chi se l’è cercata'. Saranno i missionari a dover ripetere che dal 1990 a oggi la lotta alla fame ha prodotto qualche piccolo risultato nel mondo, ma non in Africa e, in particolare, non nel Sahel. E se proprio ognuno deve stare a casa sua, che anche europei, cinesi, turchi americani e tutti gli altri se ne vadano fuori dall’Africa dove da sempre fanno affari con ricchi tiranni che affamano la povera gente. Se c’è da essere risoluti e cattivi, facciamolo. Ma tutti insieme. Chiudiamo i porti, chiudiamo il Mediterraneo ma chiudiamo anche l’Africa allo sfruttamento. Il Vangelo non è buonista, il Vangelo è gentilezza contro il nemico ma è durezza contro l’ipocrisia che è l’unico nemico che il Vangelo ci impedisce di amare. Il mondo così come è funziona per chi è potente. Accodarsi a questa processione perché nati dalla parte fortunata non è una grande idea: è un pensare da furbi. Furbo non è stato padre Pierluigi Maccalli che questo mondo ha voluto vederlo sempre dal basso. E lì, ora, è ostaggio di un gruppo di terroristi, perché ha scelto di essere ostaggio dei poveri e del Vangelo.

Missione: fessura sull'ingiusto mondo In questo ultimo giorno d’ottobre 2018 dobbiamo chiederci da cristiani che senso ha avuto celebrare l’Ottobre missionario assieme e attorno a una Giornata mondiale dedicata alle Missioni. Dobbiamo chiederci che senso ha avuto celebrare coloro che a casa dei migranti ci sono andati quando sembra esserci una nazione, un continente, forse anche una parte della Chiesa che si sentono accerchiati da persone migranti che qui vorrebbero arrivare. La maschera della propaganda, oggi così diffusa nella vecchia Europa, dileggia tutti coloro che parlano di un mondo che dovrebbe essere capito a partire dagli ultimi. Non sono pochi coloro che vorrebbero una Chiesa interessata solo alle anime e non ai corpi. Magari additando il Vangelo come fonte di un 'buonismo' incapace di affrontare le radici dei problemi. Come se oggi parlare di accoglienza e di prossimità assomigli alla dannosa clemenza del dottore che si rifiuta di curare la piaga. Chi siamo dunque noi che ci siamo seduti all’ombra delle capanne, che abbiamo mangiato il cibo di chi non aveva soldi, che abbiamo imparato una lingua, siamo stati accolti e abbiamo studiato una cultura e siamo stati per anni lì, insieme agli ultimi, aiutando, pregando, morendo in un terra diventata la nostra? Siamo davvero gli ingenui o piuttosto siamo gli unici ad aver visto il mondo dalla sola fessura che lo mostra davvero? Quella dei poveri. E allora se i missionari potessero parlare come parlano oggi certe cancellerie, come articolano certi giornali e come annuisce, e magari grida sui social, certa gente, direbbero una cosa molto semplice: 'Smettetela di fare i forti con i deboli e di essere deboli con i forti! Volete

VIT A D ELL A CHI ES A

Federico Tartaglia Già sacerdote fidei donum in Malawi (da Avvenire – 31 ottobre 2018)

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Parliamo di … Ora di Religione a scuola Carissimi amici di Brembate, in questo numero del nostro giornalino non vi propongo un’intervista, come faccio di solito, ma voglio parlarvi dell’IRC, ossia dell’Insegnamento della Religione Cattolica nella scuola. Insegno religione dall’ormai lontano 1993 … ho girato diversi Istituti nei vari ordini e gradi di scuola, ho conosciuto centinaia, migliaia di ragazzi e ragazze di cui, ovviamente, non posso ricordare nomi e volti, ma di cui ho ben presente l’affetto e la stima reciproci che ci hanno in qualche modo unito. Ricordo il primo giorno di scuola, il mio primo incarico come supplente, mese di ottobre 1993, prima ora di lezione in una classe quinta di un liceo artistico alle porte di Milano, io ventitré anni, i miei alunni diciotto … chissà se si ricorderanno di me ancora oggi. Io sicuramente mi porterò dentro l’ansia con la quale sono entrato in quella classe, passando in mezzo a ragazzi quasi coetanei che nel tempo dei pochi passi dalla porta alla cattedra ti squadrano, danno un giudizio su di te, si lanciano qualche occhiata di comunicazione e poi … aspettano che tu cominci a dire qualcosa, per capire, nell’arco di pochi minuti, se vale la pena starti a sentire e partecipare alla lezione. Molte volte funziona così anche oggi, dopo venticinque anni di “carriera”, ti giochi gran parte della stima e dell’attenzione dei tuoi alunni nei primi minuti di lezione di ogni anno scolastico. E funziona così anche ogni volta che entri in classe, tutti i giorni. In queste poche righe non voglio, ovviamente, viaggiare sui binari dei ricordi e annoiarvi sulle note della solita canzone che a noi adulti piace, cioè “erano meglio i nostri tempi”, che però non ci porta da nessuna parte. Voglio tentare invece di comunicarvi le cose che rendono bello, anzi molto bello, il mio lavoro di tutti i giorni.

senza di un’ora di religione nella scuola pubblica non deve far pensare a una proposta di fede, a una scuola di tipo confessionale. La religione fa parte della nostra cultura e della cultura di tutto il mondo, quindi a scuola se ne parla dal punto di vista storico, culturale, artistico, letterario … e non c’entra niente la propria adesione di fede personale. Possono partecipare tutti, cattolici, musulmani, atei, testimoni di Geova, agnostici, indifferenti … ecc … perché tutte le persone del mondo credono in qualcosa. Parlarne, confrontarsi, discutere, ragionare insieme può solo fare del bene ai nostri ragazzi e arricchisce il loro bagaglio culturale. Lo dico sempre ai miei studenti: «Qui a scuola non mi interessa se andate o meno a messa, se credete o meno in Dio; mi interessa che abbiate voglia di confrontarvi con me su questo grande mistero che è la religione e che riguarda tutti noi».

L’IRC è una materia facoltativa, che i ragazzi e le loro famiglie possono scegliere o meno di frequentare all’inizio di ogni percorso di studi e, se vogliono, anche all’atto dell’iscrizione ad ogni anno scolastico. Questo fatto potrebbe essere considerato un limite, perché sottopone al rischio di un’utenza scolastica che ogni anno potrebbe diminuire. Proviamo a vederlo, invece, come una risorsa. Essendo una materia non obbligatoria, per la quale non sono previsti esami o debiti di riparazione, è possibile pensarla e viverla con molta serenità e libertà. I programmi svolti possono tranquillamente essere integrati da approfondimenti e interessi che vengono dagli stessi studenti. Si possono affrontare tematiche sempre più legate alla vita e alle esperienze che gli adolescenti vivono e di cui vogliono parlare. E questo accade sempre, ogni anno … a settembre si pensa a un programma da svolgere e, a giugno, ci si accorge di quanto è stato arricchito cammin facendo.

Concludo queste mie righe invitando tutti, ragazzi e famiglie, a scommettere sull’IRC a scuola, a dare credito a questa ora a volte considerata male e bistrattata dal sistema scolastico. È una grande occasione, a volte addirittura unica, per poter parlare, ragionare, discutere con il professore della classe che, insieme ai suoi adolescenti, cerca di capire se questo grande mistero che è la religione riesce a dire e ad insegnare qualcosa ancora oggi ai nostri ragazzi. Io credo di sì.

IRC non è catechismo. Sembra inutile ribadire questo concetto, ma di fatto non è così inutile. La preVIT A D ELL A CHI ES A

Io lavoro nella scuola superiore, quindi ho a che fare con ragazzi adolescenti, che vanno dai tredici ai diciannove anni. Tutti dicono che è un’età difficile, ovviamente anch’io sono d’accordo su questo. Mi permetto però di aggiungere, di fianco alla difficoltà, la bellezza di questa fascia di età. Sono ragazzi pieni di vita, di entusiasmo, di voglia di fare, di voglia di mettersi in gioco con te, di voglia di comunicare, di parlare, di ascoltare e di essere ascoltati. Naturalmente hanno bisogno di adulti davanti. È vero che molte volte “mettono un muro” alla comunicazione con gli adulti, soprattutto se si tratta dei genitori, ma è anche vero che tocca a noi adulti provare a togliere un mattone alla volta di questo muro e offrire la possibilità ai nostri ragazzi di parlare e di aprirsi. Ogni tanto a scuola succede questo piccolo “miracolo”, ci si accorge come la ricchezza del tuo lavoro stia proprio nel volto dei tuoi ragazzi che hai di fronte. E che ti comunicano proprio tanto, più di quello che tu riesci a comunicare loro.

Marco

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Invito alla lettura.

menticare lo sviluppo più popolare che indaga sull’origine e i nomi dei magi: appaiono così i nomi che noi conosciamo, Gaspare, Melchiorre e Baldassarre, considerati studiosi delle stelle, saggi e sapienti. Nel frattempo iniziamo a incrociare le prime immagini tra cui i magi raffigurati nelle catacombe di Priscilla a Roma (III secolo) oppure nei mosaici di S. Apollinare a Ravenna. In seguito il cristianesimo medievale trasformò i magi da sapienti in re: questa lettura molto più “politica” si deve al legame tra la chiesa e i vari regni europei che si stavano formando, per cui anche i magi acquistano questa sfumatura nobile. Accanto ai “nuovi” magi diventati re dell’India, della Persia e dell’Arabia, nascono anche diverse letture che li associano ai tre popoli discendenti dai figli di Noè: Sem, Cam e Jafet, per cui vengono immaginati con fisionomie dei tre continenti conosciuti in quel tempo, l’Asia, l’Africa e l’ Europa. Nasce anche l’interpretazione che unisce i magi e le tre età dell’uomo: uno è giovane, uno è maturo e uno è vecchio. In questo periodo poi compare la tradizione sulle reliquie: trasportate in Europa da S. Elena nel IV secolo, le troviamo prima a Milano, nella chiesa di S. Eustorgio, in un sarcofago ancora visibile, e dal 1164 fino a oggi, “rubate” dal Barbarossa, in bellissimo e dorato sarcofago nel duomo di Colonia. Insomma, non solo i magi, ma anche le loro reliquie hanno viaggiato! L’autore affronta poi il periodo rinascimentale in cui la fama dei magi si diffonde sempre di più con moltissimi pittori che li rappresentano come astrologi, filosofi, per metà maghi e per metà scienziati; in ogni città ci sono confraternite a loro dedicate e il 6 gennaio vengono organizzati cortei imponenti: dal 1366 ancora oggi un corteo solenne accompagna i magi dal Duomo di Milano alla chiesa di S. Eustorgio.

I Re Magi, un cammino nei secoli Da sempre i magi hanno qualcosa di affascinante e misterioso. Chi sono questi personaggi che vengono da lontano, che cercano un re e trovano un bambino, che dopo averlo trovato e adorato, se ne vanno? Sembrano venire dal nulla e nel nulla scomparire. Nel vangelo occupano pochissimo spazio ma nella storia del cristianesimo hanno sempre ricevuto una certa considerazione. Qualche risposta prova a darcela Fulvio De Giorgi nel libro I re magi, un cammino nei secoli, un libro di un centinaio di pagine con spiegazioni brevi e precise, accompagnate da moltissime fotografie che raffigurano i magi nell’arte cristiana lungo i secoli. Tanto per iniziare: l’unico vangelo che ne parla è quello di Matteo; perché? Qui si dice che vengono da un imprecisato Oriente e vengono a cercare il re dei Giudei; eppure nessuno dei giudei si muove da Gerusalemme … Strano! Forse Matteo, che indirizza il suo vangelo agli ebrei, si lamenta proprio con loro, quasi a dire: “voi avete fuori casa il vostro re e non lo riconoscete! Questi estranei vengono da chissà dove e sono gli unici a trovarlo”! Forse una polemica anti-giudaica? In ogni caso, a partire da quei pochi versetti in Matteo partono due riflessioni distinte ma intrecciate: una più teologica e una più popolare, entrambe influenzate dall’immaginazione, da leggende e anche dai vangeli apocrifi. E così nei primi secoli della chiesa i commenta-

Andando oltre, con la Riforma protestante e la Rivoluzione francese, pian piano si persero il culto dei magi e il loro ruolo di re. Anche le scoperte scientifiche e astronomiche contribuirono a indebolire l’importanza dei magi nel contesto sociale europeo ma la scoperta dell’America diede ai magi una sfumatura missionaria completamente nuova: essi non erano cristiani e venivano da lontano per cercare Gesù, e quindi diventavano il simbolo dei nuovi popoli da avvicinare al cristianesimo: alcuni pittori raffigurano i magi come indios del Sud America o con tratti tipici dell’estremo Oriente. E oggi? Che ruolo hanno i magi nel nostro mondo? L’autore passa in rassegna alcuni film che ne parlano, e ci ricorda come appaiano nel periodo di Natale per essere i protagonisti di qualche pubblicità: più che cercatori di qualcuno sembrano “venditori” di qualcosa. Che ne sarà di questi magi domani? Concludo consigliando anche il film di Ermanno Olmi, Camminacammina (1983) e il libro di Franco Cardini, I re magi, leggenda cristiana e mito pagano. Buona lettura … natalizia!

tori del vangelo pongono l’accento sull’identità dei magi e sul simbolismo dei loro doni: che cosa rappresentano oro, incenso e mirra? L’autore ci racconta le diverse e suggestive interpretazioni e il loro significato, senza diVIT A D ELL A CHI ES A

Dario

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Cristiani perseguitati: una sentenza storica Mentre in queste ore si diffonde la notizia di una retata che ha portato all'arresto di numerosi attivisti islamici pakistani, si rincorrono le voci di una vera e propria "caccia" casa per casa ad Asia Bibi e ai suoi familiari da parte dei fanatici rimasti in libertà. ta Europa, per chiedere ai rispettivi governi di accogliere la donna e la sua famiglia. Basterebbe che un ambasciatore di un qualsiasi Paese straniero si recasse in Pakistan e fornisse ad Asia un visto e un passaporto esteri: a quel punto la donna non risulterebbe più cittadina pakistana e potrebbe finalmente lasciare il Paese. Eppure finora, forse anche per il timore di subire ritorsioni da parte degli integralisti islamici, nessun Paese occidentale si è concretamente adoperato in questo senso, stando a quanto riporta l'avvocato di Asia.

Per Asia, cinquantatré anni, pakistana di religione cristiana, la salvezza non è ancora certa, nonostante una storica sentenza della Corte suprema del Pakistan, che proprio lo scorso 31 ottobre l'ha assolta dall'accusa di blasfemia. Non si può ancora dire archiviata la condanna a morte per la donna: la decisione della Corte ha difatti scatenato le ire dei fanatici del gruppo islamista locale Tehreek-e-Labbaik, che strumentalizza la devozione di masse di fedeli musulmani per sovvertire l'ordine pubblico e colpire una donna innocente. Persino i giudici, il primo ministro e il capo dell'esercito pakistani sono stati minacciati di morte, oltre all'avvocato di Asia, un musulmano che, con coraggio, sta sfidando i propri confedeli e anteponendo la giustizia ad ogni ossessione religiosa. La decisione finale della magistratura, insomma, non conta nulla per il gruppo di integralisti musulmani, i quali hanno chiesto un'udienza di revisione del processo. Dal canto suo il governo pakistano, in balia di questi violenti, ancora non ha concesso ad Asia un visto e un passaporto validi per l'espatrio, temendo che il Paese venga messo a ferro e fuoco. Così, da parte della famiglia di Asia arriva la richiesta di asilo politico verso qualsiasi Paese che garantisca loro la salvezza. Numerosi sono i gruppi della società civile che si sono mobilitati, in Italia e in tut-

Ma ripercorriamo la vicenda dall'inizio. È il giugno del 2009 quando, sul luogo di lavoro, nella campagna del Punjab pakistano, Asia attinge acqua da una fonte. Basta questo gesto a generare il disprezzo delle colleghe musulmane, che la accusano di aver "contaminato" la loro acqua, in quanto "infedele" e "intoccabile": i cristiani in Pakistan costituiscono tuttora solo l'1,5% della popolazione e sono trattati alla stregua di lebbrosi, atteggiamento che affonda le sue radici nell'antica divisione sociale in caste, che annoverava i cristiani tra le fasce più umili. Asia reagisce a quegli insulti del tutto ingiustificati e, a detta delle colleghe, offende il profeta Muhammad. A quel punto le colleghe, guidate da un imam locale, si vendicano sporgendo una denuncia di blasfemia nei suoi confronti: da qui l'inizio del calvario per Asia, con la condanna a morte arrivata nel 2010, confermata dalla sentenza in appello nel 2014, ribaltata dalla Corte suprema qualche settimana fa. Fino alla prossima udienza, ci auguriamo che la diplomazia internazionale si adoperi per far espatriare Asia e la sua famiglia. A noi resta il dovere di tenerci informati su quanti cristiani nel mondo rischiano la stessa sorte di Asia, e l'obbligo di impegnarci affinché simili episodi di discriminazione religiosa siano sempre più rari. Chiara

AT T U ALIT À

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di immensi eserciti di soldati falciati dalla Grande Guerra e reincarnate negli alberi per fare da fedeli sentinelle a proteggere valli e borghi a vegliare sugli uomini dalle frane e valanghe ma più ancora dall’odio da stoltezze e debolezze perché mai più accadesse quell’immane tragedia. E proprio dopo cent’anni mentre facciamo memoria ancora una volta, crudele, l’ombra della falce fatale è calata sulle martiri valli reincarnandosi nel vento e con una furia selvaggia ha di nuovo offeso e ferito l’imperituro ricordo seminando il dolore e ora ci restano immensi cimiteri di tronchi inermi. In questo quattro novembre versiamo nuove lacrime amare non solo sui morti soldati ma anche su queste infinite distese d’alberi abbattuti ormai scheletri di boschi fino ieri fieri eserciti verdi picchetti schierati a custodia dei cimiteri di guerra e di tracce della memoria, onore a questi nuovi caduti sui campi gloriosi del Triveneto.

Alberi caduti Nei giorni appena trascorsi abbiamo fatto memoria anche nel nostro paese con numerose iniziative del centenario della fine del primo conflitto mondiale. Tra questi il momento rievocativo con riflessioni e canti presso la sala comunale, il 9 novembre 2018. Tanto si è detto, e in questa sede non ci soffermiamo a lungo a ripetere. Tanto, ma non sarà mai abbastanza. Per non dimenticare, ma soprattutto perché non succeda mai più. Pare scontato, dopo una tragedia, che sia impossibile da ripetere. Ma tra non molto, il primo settembre 2019, si farà memoria dell’inizio della seconda guerra mondiale, nella quale il genere umano dopo solo vent’anni ha saputo superarsi per atrocità e nefandezze. Mentre facevamo memoria, proprio agli inizi di novembre, le terre devastate dal primo conflitto venivano di nuovo messe in ginocchio questa volta non da bombe ma da un evento atmosferico altrettanto devastante. Proprio cent’anni dopo quelle terre contano ancora caduti, intere foreste di alberi caduti.

Non erano solo tronchi, fronde di rami imbruniti dal tempo d’autunno su tappeti di aghi di pini, non erano solo alberi sinuosi abeti sempreverdi o austeri larici rivestiti dell’aureo colore della luce, quelli che la furia selvaggia di un vento di morte ha strappato dai fianchi ora desnudi dei monti. Erano le anime buone

Luca

AT T U ALIT À

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Paolo VI Che dire di Papa Paolo VI che non sia già stato detto in occasione della sua canonizzazione avvenuta il 14 ottobre di quest'anno. Nei quindici anni del suo papato, esercitato in un momento sociale saturo di tensioni e difficoltà, i suoi contributi alla crescita della Chiesa sono stati molteplici. Basti pensare alle sette encicliche che portano il suo nome, al completamento e alla chiusura del Concilio Vaticano II, alle numerose riforme da lui effettuate. Questo Papa apparentemente così discreto e dimesso è stato invece una figura centrale nella storia della Chiesa. È quindi necessario fare una scelta, privilegiare alcune tematiche per contribuire con un tassello in più alla ricca sfaccettatura di questo Papa ingiustamente sottovalutato e dimenticato e di cui oggi si riscopre la grande attualità e l'enorme influsso spirituale. Egli si pone in una linea di continuità con i predecessori e i successori e nonostante le differenze di personalità e temperamento, si può affermare che una linea continua unisce l'operato dei successori di Pietro, nel solco tracciato dallo Spirito Santo per la crescita della Chiesa. Ciascuno di loro completa e arricchisce ciò che è già iniziato.

stiani e laici. Quell’appello ha influenzato politiche pubbliche e azioni della società civile in tutto il mondo e ha contribuito alla nascita di programmi che hanno permesso di migliorare sensibilmente le condizioni di vita in diverse aree del pianeta. Ma molte «disuguaglianze clamorose» sono purtroppo ancora presenti. Sono risolvibili solo in un contesto di relazioni solidali in cui tutti sono tenuti a dare il proprio contributo. Paolo VI afferma: «La Chiesa chiede ad ognuno di rispondere con amore al proprio fratello. Oppure vogliamo rispondere come Caino: "Sono forse io il custode di mio fratello?"». Proprio qui sta la straordinaria modernità dell’appello di Montini, in un contesto come quello attuale segnato da paure e pregiudizi che parlano alla pancia delle persone, anziché alle loro intelligenze e ai loro cuori. È un appello che chiede tuttora assunzione di responsabilità a tutti i cittadini del pianeta. L'Enciclica è una delle più importanti della storia della Chiesa e a suo tempo fu oggetto di feroci critiche, soprattutto da parte degli ambienti più conservatori. Paolo VI tuona: “Nessuno è autorizzato a riservare a suo uso esclusivo ciò che supera il suo bisogno quando gli altri mancano del necessario”. Affermazione fortemente ribadita anche dal suo successore Giovanni Paolo I. Andatelo a dire a Trump e agli Stati Uniti assediati dall'esodo del popolo honduregno e anche ai nostri governanti che basano tutta la loro politica sulla paura dei migranti, a questo punto poco più di un pugno di persone rispetto alla migrazione biblica appena citata. I popoli sospinti dalla fame, causata spesso dai cambiamenti climatici a cui contribuiscono in maniera massiccia l'industrializzazione e gli stili di vita dei popoli occidentali, sospinti da guerre fomentate e finanziate dalle nostre lobbies delle armi, non si possono fermare. Paolo VI guardava lontano. Sapeva scrutare a fondo alcuni fenomeni che investono, a volte in modo tragico, la società dei nostri giorni. Ce lo ricorda, in occasione della beatificazione, monsignor Gian Carlo Perego, direttore generale della fondazione Migrantes. «Il Pontificato di Paolo VI - scrive il prelato - è caratterizzato non solo da una ricchezza di riferimenti al tema delle migrazioni e della mobilità umana, ma anche da una vera e propria riorganizzazione della pastorale”. Lo stesso Paolo VI faceva corrispondere «a questa mobi-

In questo mio contributo vorrei focalizzare l'attenzione sul contenuto dell'Enciclica “Populorum Progressio”, che mi sembra di particolare attualità anche nel momento storico che stiamo vivendo. È il 26 marzo 1967. È Pasqua e Paolo VI consegna il testo della Populorum progressio, la grande enciclica sociale con cui denuncia «lo scandalo di disuguaglianze clamorose». Il Papa scrive con grande libertà intellettuale e non usa mezzi termini: «La proprietà privata non costituisce per alcuno un diritto incondizionato e assoluto». Le sue parole vibranti e commosse colpiscono come un pugno nello stomaco, oggi come allora: «I popoli della fame interpellano oggi in maniera drammatica i popoli dell’opulenza. La Chiesa trasale davanti a questo grido d’angoscia». Non intervenire significherà affrontare «la collera dei poveri». I primi contatti di Paolo VI con il terzo mondo avvennero quando era ancora arcivescovo di Milano. Compì infatti viaggi in America Latina e in Africa. Diventato pontefice si recò India, toccando con mano i grossi problemi legati al sottosviluppo. Con la Populorum Paolo VI afferma che «lo sviluppo è il nuovo nome della pace» e chiama alla responsabilità criAT T U ALIT À

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lità del mondo contemporaneo la mobilità della pastorale della Chiesa». Paolo VI poi, dedica una riflessione a profughi e migranti discriminati «a causa della loro razza, della loro origine, del loro colore, della loro cultura, del loro sesso o della loro religione», facendosi promotore di «uno statuto che riconosca un diritto all’emigrazione, favorisca la loro integrazione, faciliti la loro promozione professionale e consenta a essi l’accesso a un alloggio decente, dove, occorrendo, possano essere raggiunti dalle loro famiglie». Mi viene giusto in mente un episodio riportato dai giornali poco tempo fa. Una signora urlava ad uno straniero di andare a sedersi in fondo al pullman su cui entrambi viaggiavano poiché “di razza e religione diversa”. Stiamo tornando ai tempi dell'apartheid sudafricano? Gli atteggiamenti dei nostri politici hanno sdoganato sentimenti retrivamente razzisti nel cuore di molti. In netta antitesi con la visione di una Chiesa che esce verso il mondo, che entra in dialogo. Un tratto che si può riconoscere chiaramente anche nelle parole di papa Francesco quando ribadisce la necessità che la Chiesa esca dal proprio ambiente e vada verso le periferie del mondo». AT T U ALIT À

Un filo rosso che lega i due Papi e che la diocesi di Brescia, guidata dal vescovo Luciano Monari, non mancherà di sottolineare nel pellegrinaggio che porterà a Roma, il 22 giugno, oltre 4200 persone. Già, perché tra gli ispiratori di Jorge Mario Bergoglio c'è sicuramente questo suo predecessore. Papa Francesco non ne fa mistero. Questa Chiesa che respiriamo ogni giorno ha in sé tanto di Paolo VI. Non a caso fu lui che nel discorso con cui chiuse il Concilio Vaticano II, il 7 dicembre 1965, parlò di una Chiesa «samaritana», «ancella dell'umanità», più incline a «incoraggianti rimedi» che a «deprimenti diagnosi», a «messaggi di fiducia» che a «funesti presagi». Una ragionata gratitudine Bergoglio l'ha espressa a voce alta il 19 ottobre 2014, proclamando beato Montini. «Nei confronti di questo grande Papa», disse Francesco, «di questo coraggioso cristiano, di questo instancabile apostolo, davanti a Dio non possiamo che dire una parola tanto semplice quanto sincera ed importante: Grazie! Patrizia

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Informazioni parrocchiali Orari delle S. Messe Feriali: ore 8,00 - 9,00 (in Casa Serena) - 18,00 (sospesa quando c’è un funerale). Festive: Sabato sera e vigilia delle feste: ore 18,00 ore 16,30 a Tresolzio (maggio-ottobre). Domenica e feste: ore 7,30 - 9,00 (Casa Serena) - 10,00 - 11,15 - 18,00. Disponibilità per le Confessioni Sacerdoti a turno: giovedì 09.30 - 10.30 (Casa Serena) Don Giacomo: venerdì 16.00 - 17.30 Don Carlo: ogni sabato 16.00 - 17.30 Don Ubaldo: ogni sabato 09.30 - 11.00 N.B. A richiesta i sacerdoti, nei limiti del possibile, sono sempre a disposizione per questo ministero. In particolare subito dopo le S. Messe. Celebrazione del Battesimo Il battesimo dei bambini si celebra una sola volta al mese. N.B. In vista del Battesimo, si prenda contatto con il Parroco. Il Mercoledì che precede la 2ª domenica del mese alle 20.30 si terrà in Oratorio un incontro di preparazione per i genitori ed i padrini. I catechisti battesimali incontreranno i genitori nelle loro case.

Calendario battesimi 2019 13 gennaio 10 febbraio 10 marzo 07 aprile 12 maggio 09 giugno 14 luglio 11 agosto 08 settembre 13 ottobre 10 novembre 08 dicembre

ore 16.00 ore 11.15 ore 16.00 ore 11.15 ore 16.00 ore 11.15 ore 16.00 ore 10.30 ore 16.00 ore 11.15 ore 16.00 ore 11.15

il rito il rito il rito il rito il rito il rito il rito il rito il rito il rito il rito il rito

09 gennaio 06 febbraio 07 marzo 03 aprile 08 maggio 05 giugno 10 luglio 07 agosto 04 settembre 09 ottobre 06 novembre 04 dicembre

Celebrazione del Matrimonio Il Matrimonio si può celebrare in ogni giorno dell’anno, eccetto le domeniche e i tempi di Avvento e di Quaresima. Occorre prepararsi adeguatamente. È possibile partecipare anche a corsi fuori parrocchia. In ossequio a giuste disposizioni diocesane, il Matrimonio va celebrato o nella parrocchia della sposa, o in quella dello sposo o in quella dove la coppia andrà ad abitare. Per eventuali eccezioni ci si rivolga alla Curia vescovile. Telefono Oratorio:

380.7522605

Tel. dei Sacerdoti:

Don Giacomo Ubbiali cell. 340.4183919 dal 01.01.2019 Tel. 380.6984169 e-mail: giacomoubbiali@virgilio.it Don Carlo Comi Tel. 035.332092 - cell. 340.6483352 e-mail: comicarlo@virgilio.it Don Ubaldo Nava Tel. 035.908406 - cell. 333.3229389

e-mail: ubaldo.nava@tin.it


INSIEME N.59- DICEMBRE 2018  

Bollettino parrocchiale di Brembate di Sopra (Bg). Numero 59 del Natale 2018

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