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Dialogo e Famiglia Giornale dell’unità pastorale delle Parrocchie Badia-Mandolossa e Violino N˚ 1 - Marzo 2013

Costruiamo insieme la Chiesa del domani


Sommario Editoriale del Parroco. .

Du pai bagnacc dé sanc. . . . . . .

pag. 3

Vita della Chiesa La Chiesa di domani. . . . . . . . . . Papa Benedetto XVI. . . . . . . . . . Papa Francesco. . . . . . . . . . . . . . Rifondare la fede e la vita. . . . .

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Vita dell’Unità Pastorale Dal Consiglio Pastorale Lumen gentium. . . . . . . . . . . . . . Esperienze di cammino insieme . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Nuovo ICFR e Unità Pastorale . . . . . . . . . . . . Il Dialogo. . . . . . . . . . . . . . . . . . .

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Dai nostri Oratori Il cammino degli oratori continua verso il consiglio dell’oratorio . . . . . . . . . . . . . .

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Vita dei Quartieri Basta sale gioco nel Comune di Brescia. . . . . . . . Il labirinto . . . . . . . . . . . . . . . . . . Uno di noi . . . . . . . . . . . . . . . . . . ACLI - Villaggio Badia. . . . . . . . Un cinema per voi... . . . . . . . . . .

Öda la crus, öda la tomba, Pö niènt. Én tera ‘n pan, én banda na preda. E la zént? “I la portat vià, i la robat.” L’era rissüsitat! Fina ‘n paradis l’era nat sö, a dirvim l’ös. El mort l’era vif, én ciel, én tera, Énpertöt. Issé, i tre ciocc, i du pai, na crus, i m’á salvat.

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Cronaca dell’Unità Pastorale Un dolore condiviso è un dolore dimezzato. Una gioia condivisa è una gioia raddoppiata. . . . . . . “è così che si fa un branco”. . . . Seconda mostra dei presepi. . . . Torino: una città da scoprire. . . . L’estate sta arrivando. . . . . . . . I Papi del nostro tempo. . . . . . . Poesie. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

Nà crus, sensa cìode con tre büs, la sterlüs.

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Redazione Don Raffaele Donneschi, Don Fausto Mussinelli, Elena Rubaga, Elena Vighenzi, Edoardo Dioni, Mirco Biasutti, Beppe Maifredi, Carlo Zaniboni, Guerino Toninelli, Luigi Biemmi.

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Santo Minessi

Contatti dei presbiteri della Unità Pastorale Parroco don Raffaele Donneschi: Parrocchia San Giuseppe Lavoratore trav. VIII,4 - Villaggio Violino tel. (segreteria parrocchiale) 030 312620 e-mail: raffado@alice.it www.parrocchiaviolino.it Curato don Fausto Mussinelli: Parrocchia Madonna del Rosario via Prima, 81 - Villaggio Badia tel. 030 313492 - cell. 328 7322176 e-mail: donmussi80@gmail.com www.parrocchiabadia.it

Riferimenti per gli oratori: Oratorio San Filippo Neri via Prima, 83 - Villaggio Badia Oratorio Violino via Prima, 2 - Villaggio Violino

Foto in copertina: Icona della Risurrezione, il Papa Francesco e le chiese parrocchiali


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Parola del Parroco

Per una Pasqua “contemporanea”

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iorno dopo giorno ci troviamo sommersi da un universo tecnologico, virtuale, a volte più simile alla fantascienza che alla realtà… ma allo stesso tempo tante persone che incontriamo, che conosciamo, forse anche nella cerchia ristretta degli amici, della famiglia, dei vicini, affrontano situazioni fino a poco tempo fa impensabili: il cibo non garantito, la salute a volte precaria per mancanza di mezzi economici adeguati, il lavoro saltuario, o addirittura mancante, che non permette di guardare al futuro con serenità… Questo contrasto paradossale è solamente un elemento della nostra complessa costituzione sociale e culturale. In questa situazione c’è ancora spazio per la riflessione e per la vita di fede? Che importanza rivestono i valori cristiani, principalmente della solidarietà e dell’amore al prossimo in una società sempre più segnata dall’individualismo, personale o di clan, e dall’autonomia o dal distacco da ogni norma morale, non solo che faccia riferimento alla scelta religiosa, ma anche a quella del vivere civile (basti pensare alla corruzione dilagante e apparentemente inarrestabile…)? Che cosa significa, in questo contesto, celebrare la Pasqua? In che modo possiamo mettere in relazione l’evento pasquale con la crisi finanziaria internazionale, con la crisi economica, sociale e politica del nostro Paese, con la crisi di valori in cui sembra trovarsi l’umanità? In che modo il riflettere sulla Pasqua può contribuire alla possibilità di costruire una vita degna dell’essere umano? La morte e la risurrezione di Gesù hanno un qualche significato per il nostro contesto socioculturale? Certamente l’interrogativo forte per noi cristiani riguarda la nostra fede in Gesù Cristo. Senza la

fede in Gesù non possiamo celebrare la Pasqua visto che la Chiesa celebra la morte e risurrezione di Cristo e la morte e risurrezione di coloro che credono e seguono Cristo. Nella società moderna e post-moderna, caratterizzata dalla ragione, dall’efficienza e dove l’unico valore sembra essere il piacere del momento, la Pasqua è diventata un week end prolungato, un’occasione per il commercio, il turismo e l’economia di introitare qualche utile in più, al massimo si prova un qualche vago sentimento religioso o del sacro… Una risposta sta proprio in ciò che celebriamo: festeggiare la Pasqua ha tutto a che vedere con il nostro contesto, difatti celebriamo la risurrezione di un crocefisso, Gesù di Nazaret. La Pasqua è prima di tutto una celebrazione della speranza; non esiste realtà di ingiustizia e sofferenza che non possa essere superata dalla risurrezione. Il nostro impegno come cristiani è vivere questa risurrezione diventandone ‘strumenti’ che rendono possibile questa rinascita e far sì che questa accada proprio lì dove viviamo: in mezzo alla gente, nella scuola, nel lavoro… Tutto questo ha senso perché Colui che è risorto è stato prima crocifisso. Gesù ci dimostra come riconvertire la situazione: ‘è solo amando sino alla fine’ che è possibile cambiare la realtà della nostra vita, della nostra società. Inoltre la Pasqua ci riporta a una dimensione di solidarietà a partire dalla figura di Gesù Risorto che passò la vita intera facendo il bene, come ci dicono gli Atti degli Apostoli. Sembra semplice ma, quando guardiamo al suo percorso di vita lo troviamo tutto permeato di solidarietà. Quando guardiamo alla pratica di Gesù vediamo un uomo che guarda con attenzione, con prossimi-


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tà, gli altri esseri umani e agisce in loro favore, spende per loro il suo tempo, le sue energie e fa di questa azione in favore degli altri un progetto per tutta la vita. In questo senso la Pasqua ha tutto a che vedere con la solidarietà, ma una solidarietà che non sta appena nel compiere piccole azioni o alcuni gesti, una volta ogni tanto… È una solidarietà fatta stile di vita, assunta come progetto personale, è l’atto del dare la vita per l’altro per amore. Chi celebra la Pasqua si rende disponibile a percorrere questo cammino che è stato di Gesù e che nel Vangelo va sotto la profe-

zia di Regno di Dio, da iniziare a realizzare già qui ed ora. La solidarietà non è in opposizione all’autonomia della persona. Siamo solidali nella misura in cui decidiamo e agiamo di andare verso l’altro e ri-conoscendo l’altro. In questa dimensione ci ‘umanizziamo’ e riscopriamo il nostro essere sociali, bisognosi radicalmente gli uni degli altri. In un certo senso è l’eterno paradosso dell’esistenza di Gesù che vale anche per noi: è solo morendo che si può vivere per sempre. Don Raffaele

Vita della Chiesa

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La Chiesa di domani

n questi giorni ho incontrato una settantina di giovani della Diocesi di Milano che hanno trascorso un fine settimana di spiritualità nel nostro Convento qui a Brescia. Sono per la maggioranza impegnati in parrocchia come animatori o catechisti. Hanno tra i 20 e i 27 anni. Abbiamo parlato della Chiesa e nel confronto sono emerse due idee ricorrenti che provo qui a delineare e commentare. 1. La Chiesa deve trovare un modo nuovo di presentarsi alla gente e di andare incontro alle persone. È vero che è sbagliato dividere la Chiesa in due parti, la Gerarchia e i Fedeli, ma è realistico il fatto che la gente tende a dividere i due aspetti, accetta la fede della gente ma fatica ad accettare la Chiesa. C’è un’immagine di Chiesa che passa per prima alla gente ed è quella della Gerarchia. Non possiamo fingere che non sia così. 2. La Chiesa deve trovare un modo nuovo di comunicare con la gente, con il mondo. Lo sta facendo dal Concilio Vaticano II in poi, ma gli alfabeti cambiano vorticosamente ed occorre entrare in dialogo continuamente rinnovati e capaci di nuove strutture e forme di comunicazione: anche la Sante Sede ci prova con Twitter e la Diocesi di Padova con la Lettera Pastorale e annessi aggiornamenti quotidiani attraverso newsletter. La Liturgia e le cerimonie non ba-

stano più. Ultima grande conquista è il Cortile dei Gentili, spazio comune di confronto e dialogo tra credenti e no su temi etici, artistici e di pensiero. La Chiesa deve pensare forme nuove di presenza: il modello tradizionale non è più supportabile per il calo vocazionale, ma anche per la tipologia dei fedeli. Il sinodo sulla Nuova Evangelizzazione ha portato alla certezza che serva un “Evangelizzazione Nuova” creativa, sperimentale, coraggiosa. Il modello di Chiesa rimane sempre Gesù: il suo andare a prendere i pasti con i peccatori, il suo prendere le distanze dal denaro e dal potere, il suo essere Maestro a partire dalla Parola, il suo sguardo positivo sull’uomo ritenuto sempre recuperabile, il suo relazionarsi libero con il mondo femminile; il suo donarsi fino alla fine per gli altri. Il suo essere uomo di preghiera e non solo di azione. Insomma non ci manca nulla, ma forse i lineamenti di Cristo non sono ancora ben delineati sul suo Corpo che è la Chiesa. Le “dimissioni” di Benedetto XVI come gesto di umiltà e di profonda umanità hanno evangelizzato più di tante parole i lontani: forse qui in questo gesto che è un “segno” molto forte va cercata la ricetta della Chiesa del domani: e se fosse solo più umile e umana? Padre C. Paris


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Papa Benedetto XVI

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a decisione di concludere il ministero come successore dell’apostolo Pietro alla guida della Chiesa Cattolica, è stata accolta con grande emozione. È un evento eccezionale, importante e significativo. Nel nostro piccolo ci facciamo eco della risonanza mondiale, immediatamente seguita alla comunicazione, tramite i media. Soprattutto vogliamo manifestare un vivo senso di gratitudine al nostro Papa Benedetto per il luminoso magistero e la cura pastorale della Chiesa universale, insieme all’espressione del sentimento di sincero rincrescimento, che abbiamo riscontrato nella maggioranza della nostra gente. Non mancano però, anche in questa circostanza, coloro che interpretano il gesto del Papa come conseguenza di lotte di potere all’interno del mondo ecclesiastico, asserendo che Benedetto XVI non essendo in grado di affrontarle ha deciso di dimettersi. Siamo addolorati e sdegnati per questo modo di pensare e di giudicare, perché è manifestazione di superficialità e di acredine nei confronti della Chiesa, in particolare verso i suoi pastori. Però non dobbiamo stupirci, avendo il Signore,

nell’imminenza della sua passione, avvertito i suoi:  “Se il mondo vi odia, sappiate che prima di voi ha odiato me. Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo; poiché invece non siete del mondo, ma io vi ho scelti dal mondo, per questo il mondo vi odia” (Vangelo di Giovanni 15, 18-19). La scelta di Benedetto XVI è un gesto coraggioso ed esemplare per umiltà che è  suggerimento per tutti a confidare nel Signore e a dare generosa e responsabile risposta alla sua volontà, sapendo di essere “servi inutili”. Il nostro atteggiamento deve essere quello di pregare e di rispettare la scelta del Pontefice oltre che aver fiducia nel Signore. A cura di Giuseppe C.

Papa Francesco

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gni nome evoca un cammino, una speranza, e il tempo di crisi e sfiducia in cui viviamo aveva bisogno di un nome nuovo. Il cardinale argentino Jorge Mario Bergoglio, gesuita 76enne, chiamato a succedere a Benedetto XVI, ne ha scelto uno impegnativo: Francesco. Sappiamo ancora poco della sua storia personale, ma presto prenderemo confidenza col suo suo magistero. Impareremo a capirne i gesti e a gustarne la spiritualità. Il primo incontro di mercoledì 13 marzo con il popolo di Roma e con il mondo è stato solo un assaggio del suo stile, ma già ci ha allargato il cuore. Fratellanza, fiducia, preghiera, semplicità, sorriso, hanno dato contenuto e forma all’attesa di tutti.

La Chiesa è veramente viva, come ricordava papa Ratzinger lo scorso 27 febbraio, lo Spirito Santo la guida e papa Bergoglio dà il via, ora, a un nuovo inizio. Il nome Francesco fa affiorare, poi, alla memoria cristiana la ricca testimonianza del Poverello d’Assisi. San Francesco fu l’alter Christus nella cui carne furono impressi i segni della passione di Gesù. È stato il riformatore obbediente di una Chiesa in rovina, l’uomo del dialogo con tutti, l’amico dei poveri, il Santo della perfetta letizia e del Cantico delle creature in intima unione con Dio nella preghiera. Grazie papa Francesco di aver accettato di camminare con noi. Il Signore ti benedica sempre. A cura di Don Adriano Bianchi


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Rifondare la fede e la vita

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molti avvenimenti religiosi che si sono succeduti, in questi ultimi mesi nella Chiesa, hanno creato, da una parte, aspettative e speranze di un rinnovato spirito missionario, ma hanno anche prodotto una specie di smarrimento sul “che cosa fare”. La proclamazione dell’Anno della fede, il Sinodo dei vescovi sulla nuova evangelizzazione, la ricorrenza dei cinquant’anni dall’inizio del concilio e il 20° anniversario della pubblicazione del Catechismo della Chiesa cattolica, la rinuncia di papa Benedetto, rischiano di creare incertezza sul “che cosa fare”. A ben seguire le intenzioni, si riesce a intravvedere invece una linea precisa. Il tema è quello della nuova evangelizzazione rivolta a chi non conosce il Vangelo – e quindi squisitamente missionaria – ma anche a coloro che, «pur essendo battezzati, si sono allontanati dalla Chiesa e vivono senza fare riferimento alla prassi cristiana» (Benedetto XVI, Omelia alla celebrazione eucaristica per l’inaugurazione del Sinodo, Roma, 7 ottobre 2012). L’Anno della Fede. Dal clima generale dei primi riscontri sembra che l’Anno della Fede sia interpretato nelle nostre diocesi e parrocchie come occasione di rinnovata attenzione ai temi biblici, liturgici e catechetici con appelli generici alla solidarietà, interpretando l’allontanamento dalla fede cristiana come conseguenza di non adesione a Cristo dell’intelletto e della volontà dell’uomo moderno. Nel Messaggio finale al popolo di Dio del Sinodo c’è un passaggio illuminante: «Sta a noi oggi rendere concretamente accessibili esperienze di Chiesa (…) Qualcuno chiederà come fare tutto questo. Non si tratta di inventare chissà quali nuove strategie, quasi che il Vangelo sia un prodotto da collocare sul mercato delle religioni, ma di riscoprire i modi in cui, nella vicenda di Gesù, le persone si sono accostate a Lui e da Lui sono state

chiamate, per immettere quelle stesse modalità nelle condizioni del nostro tempo». In questo senso, il Sinodo suggerisce molti temi sui quali la Chiesa, nell’Anno della Fede, può essere attiva e creativa. La globalizzazione. Il fenomeno della globalizzazione ha coinvolto pesantemente la nostra civiltà e la nostra cultura. Tale realtà ha posto ai cittadini e ai cristiani problemi nuovi e impegnativi. Se, nelle sensibilità di alcuni cristiani, sono state approntate iniziative caritatevoli di accoglienza, non sono mancati episodi e comunità ostili allo straniero, dimenticando che «il Signore protegge i forestieri/ egli sostiene l’orfano e la vedova/ ma sconvolge le vie dei malvagi» (Sal 146,9). Si tratta di problemi complessi da affrontare prima con coraggio che con sintesi precostituite. I poveri. La crisi economica che ha investito l’Italia e l’Europa ha fatto rivivere – almeno ai più anziani – il clima di precarietà vissuto dopo la guerra. Almeno allora c’era speranza, voglia di ricominciare. Oggi è tutto più difficile. Soprattutto per le famiglie monoreddito, anziani soli, famiglie numerose. Non c’è lavoro, le pensioni non sono sufficienti, i figli rimangono in casa, sopravvivendo con gli aiuti dei genitori e dei nonni. È da quindici anni che l’Istat pubblica il rapporto sulla povertà in Italia. Ma tutto è come da sempre. Ognuno si arrangia. Chi non riesce, è disperato. La dottrina sociale della Chiesa sembra ininfluente, incapace di suggerire, di creare solidarietà. Sono terminate tutte le forme di solidarietà. I parroci dei primi del ’900 avevano inventato gli istituti bancari, le botteghe comunitarie e le gratuità per la costruzione di alloggi, di chiese, di oratori. Loro e i fedeli delle loro parrocchie. Oggi i cristiani e i parroci sono più attenti al numero delle candele, agli inchini previsti, alle decorazioni, alle vetrate, convinti che il culto


DialogoeFamiglia possa essere sufficiente ad esprimere l’amore di Dio. Il Messaggio finale del Sinodo ha riproposto un’espressione che sembrava in disuso: «Ai poveri va riconosciuto un posto privilegiato nelle nostre comunità (…) La presenza del povero nelle nostre comunità è misteriosamente potente: cambia le persone più di un discorso, insegna fedeltà, fa capire la fragilità della vita, domanda preghiera; insomma, porta a Cristo». Giovani e famiglia. Un senso di impotenza sembra avere coinvolto l’intera comunità cristiana a proposito di giovani e di famiglie. I ragazzi, dei quali non comprendiamo più i linguaggi, si sono allontanati dalla fede. Inoltre, li abbiamo anche abbandonati. Tramontati i tempi dei grandi raduni dell’oratorio, non abbiamo reagito. Li accogliamo fino alla seconda/terza media, per poi perderli senza ritorno. Si tratta di una grave mancanza da parte degli adulti, educatori e genitori. Essi avrebbero bisogno di grandi progetti, ma non ne abbiamo; di orizzonti vasti, ma siamo noi i primi ripiegati spesso sul nulla; di affetto e di tolleranza, ma siamo noi stessi rigidi. In fondo, essi hanno mostrato entusiasmo e partecipazione quando è stata offerta loro occasione. La Gmg è una dimostrazione che non sono perduti e insensibili. Alle famiglie sono state additate tutte le respon-

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sabilità: dalla fragilità del vincolo, alla diseducazione dei figli, fino all’incapacità di non essere all’altezza della missione. Non è giusto, perché non è sempre vero. Gli stessi genitori sono fragili, a volte vittime, spesso in ricerca di affetti e di futuro che non riescono a raggiungere. La presenza nella società. Il Sinodo sottolinea attentamente la presenza della Chiesa nel mondo. Dice il Messaggio: «La fede non chiude lo sguardo neanche di fronte ai laceranti interrogativi che pone la presenza del male nella vita e nella storia degli uomini, attingendo luce di speranza dalla Pasqua di Cristo». Sono citate le emergenze nelle quali l’evangelizzazione deve prestare attenzione: il campo dell’educazione e della cultura, il mondo delle comunicazioni, il sapere scientifico e il mondo dell’economia e del lavoro, per terminare con la raccomandazione di «una limpida testimonianza nell’esercizio della politica». Non è dunque vero – come poteva sembrare – che l’Anno della Fede sia una specie di celebrazione avulsa dalla realtà. Il Sinodo, di proposito inserito nel contesto della proclamazione di questo anno speciale, ha suggerito indirizzi, contenuti, prospettive. Alla comunità cristiana la possibilità di accoglierli e di viverli. a cura di don Mario


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Vita dell’Unità Pastorale

Dal Consiglio Pastorale Lumen gentium

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inizio del nuovo anno ha visto i due consigli pastorali riuniti riflettere su un noto documento della Chiesa: Lumen gentium. Il documento è una delle quattro costituzioni del Concilio ecumenico Vaticano II, insieme alla Sacrosanctum Concilium, Gaudium et Spes e Dei Verbum. Fu emessa il 16 novembre del 1964 e promulgata da papa Paolo VI il 21 novembre dello stesso anno. Il primo capitolo “Il mistero della Chiesa”, ci fa capire che la Chiesa in quanto mistero non è opera umana: è progettoiniziativa di Dio che diventa sacramento, segno e strumento della volontà di Dio, che vuole la comunione di tutti gli uomini con Lui. Al centro di questo mistero “Cristo Signore è la luce delle genti” e il mistero trinitario diventa estensione della Chiesa verso l’umanità. Non è facile riuscire a comprendere e a vivere questa visione ecclesiale, soprattutto nelle situazioni odierne dello stile di vita “occidentale”, gravemente malato di secolarismo. Ma se non riusciamo a fermare almeno un po’ l’attivismo frenetico, cui siamo condannati, e a fare un po’ di spazio alla contemplazione e alla preghiera rischiamo di sprecare il meglio della nostra vita ecclesiale. Il secondo capitolo affronta la struttura della Chiesa, “popolo di Dio”, formato da pastori e laici e individua la Chiesa come un organismo vivente che si articola nella diversità dei carismi, distribuiti dallo Spirito ai singoli membri e dei servizi affidati a ciascuno di essi. All’interno della Chiesa è necessario il dialogo, che deve diventare uno sforzo quotidiano, con chi è diverso da noi. All’esterno invece la Chiesa esprime in modo pieno la sua “missionarietà”, dove per il cristiano diventa un dovere l’evangelizzare esprimendosi con la propria vita. Il terzo capitolo affronta la costituzione gerar-

chica della Chiesa ed in particolare dell’episcopato. Quando Gesù chiama a se gli apostoli con l’istituzione dei dodici, dà la stessa missione che lui stesso ha, così che, colui che parte, ha gli stessi poteri di chi l’ha inviato. Con questo concetto così importante ha inizio il “collegio apostolico” che negli anni si è allargato e oggi conta più di 5 mila vescovi, ma si mantiene nell’unità nonostante il trascorrere dei secoli. Tale unità è dovuta alla gerarchia cattolica della Chiesa che è riuscita a mantenere insieme la cattolicità. Nella scala gerarchica troviamo i vescovi quali successori degli apostoli, il collegio dei vescovi e il suo capo, i sacerdoti e i loro rapporti con Cristo, con i vescovi, con i confratelli e con il popolo cristiano e infine i diaconi. La struttura così definita si articola fra autorità, che ha un’origine voluta da Dio nel ministero originario del vescovo, e collegialità: entrambe vanno vissute con autentico spirito di fede, andando ben oltre gli stretti confini politici della monarchia e della democrazia. Può spaventare una struttura così rigida, ma, come abbiamo sottolineato durante la discussione in Consiglio Pastorale, ci aiuta vedere la Chiesa non come una piramide, bensì come una ruota di una bicicletta, dove dal perno partono tanti raggi che raggiungono i fedeli . Con questo tipo di visione nel rapporto preti, laici e religiosi si configura una Chiesa che non è un “oggetto” che sta davanti, ma è un intreccio di relazioni, di interazioni che non oscurano l’istituzione, al contrario conferiscono ad essa un’anima e la fanno essere maggiormente ‘famiglia’. L’istituzione regola, caso mai, i rapporti tra i diversi soggetti, cosicché lo Spirito agisca liberamente su di noi.


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Esperienze di cammino insieme... La Lectio Divina “Chiedete e otterrete, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto”, la scala che ci avvicina al mistero di Dio. La catechesi del mercoledì sera, esperienza di unità pastorale. n’ottima proposta attiva ormai da tempo nella comunità della Badia è la lectio divina del mercoledì sera, la cosiddetta “catechesi degli adulti”, guidata negli ultimi anni da don Mario. La lectio è finalizzata alla conoscenza della Parola di Dio e si svolge, secondo il codice di Guigo II (monaco certosino del XII secolo) in quattro momenti: la lectio, che consiste nella lettura di un brano della bibbia, la meditatio, che è la riflessione, la meditazione sul testo letto, l’ oratio, il momento della preghiera derivante dalla riflessione fatta sul testo, ed in ultimo la contemplatio, cioè la contemplazione, il silenzio, la parola che viene ad abitare nel fedele; questi momenti, nella visione di Guigo II, costituiscono i pioli di una scala che permette al fedele di avvicinarsi, almeno in parte, al mistero di Dio. Tema della lectio divina di quest’anno è il Vangelo di San Luca che segue l’esperienza della riflessione sul vangelo di San Marco dello scorso anno. Proprio nel nome dell’erigenda unità pastorale, la proposta è stata allargata, a

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partire dallo scorso ottobre, ai fratelli del villaggio Violino. L’esperienza è, per chi scrive, estremamente positiva, l’arrivo di nuove persone, ha portato ad un arricchimento indubbio; le diverse esperienze, la diversa comunità entro la quale si è cresciuti sino ad ora nella fede, hanno reso possibile una condivisione più ampia; ognuno porta in sé un’unicità che non può altro che arricchire e quindi anche questa esperienza rappresenta una preziosa occasione per condividere la ricchezza dei diversi carismi. La disponibilità ad essere provocati dalla Parola di Dio e la sapiente guida di don Mario, hanno subito dipanato le umane paure della novità e del confronto con chi non si conosce; ciò che, con i limiti umani, si tenta di fare è quello di mettersi in ascolto di quello che la Parola ci suggerisce e ci muove dentro ed un gruppo più ampio, anche eterogeneo, permette ovviamente un confronto e quindi una crescita maggiore. Tra le buone cose che l’unità pastorale ci ha portato, non possiamo quindi dimenticare di citare la lectio divina del mercoledì sera; a tutti coloro i quali volessero provare a salire questa scala insieme, rinnoviamo l’invito ad investire quell’ora di sera, in cambio avremo tanto! Elena V.

Nuovo ICFR e Unità Pastorale A

ll’inizio di settembre del 2006 il Consiglio pastorale annunciava a tutta la comunità che con l’anno pastorale 2006-2007, nella nostra parrocchia e in quelle della zona pastorale, si sarebbe avviato un nuovo cammino di Iniziazione Cristiana per Fanciulli e Ragazzi (ICFR). Con tale rinnovata modalità, la Chiesa bresciana intendeva formare cristiani maturi e consa-

pevoli. Ad essere direttamente coinvolte erano le famiglie dei fanciulli che iniziavano il cammino, anche se nessuno doveva sentirsi escluso, poiché l’azione educativa della Chiesa è e resta chiaramente comunitaria. Ora siamo nell’anno pastorale 2012-2013 e, dopo questi primi anni di percorso ICFR, la comunità oggi vive la nuova esperienza dell’Unità pastorale.


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Ecco quindi che il nostro gruppo di genitori dopo 5 anni di incontri insieme nella comunità del Violino ha iniziato a vivere l’esperienza dell’Unità Pastorale, condividendo l’itinerario proposto dalla diocesi con il gruppo della Badia. Sono pochi mesi che insieme stiamo procedendo nel percorso di catechesi e l’esperienza è già intensa ed entusiasmante. Il nome del nostro gruppo è “Antiochia” e certamente è di grande auspicio. Antiochia, la città dalla quale San Paolo parte per i primi viaggi missionari, rappresenta per noi il punto di partenza per costruire l’Unità pastorale. Ma partiamo dall’inizio. A Natale i nostri sacerdoti ci hanno lanciato la proposta di unire i due gruppi di genitori. Dopo un primo momento di sorpresa è partita l’avventura. Ricordo il primo incontro tra catechisti a casa di Paolo e Elena alla Badia. Ci siamo confrontati sul cammino di questi cinque anni nelle due parrocchie e abbiamo rivissuto le emozioni e i fatti che ci hanno fatto crescere insieme. Ci siamo domandati cosa fare e come procedere. Con l’aiuto di don Fausto abbiamo scatenato la fantasia e abbiamo dato il via al primo di una serie di incontri insieme. Il primo incontro è stata una grande festa, tutti i genitori erano curiosi e l’attesa era tanta. È bastato un gioco insieme per stemperare le

prime ansie e alla fine dell’incontro gli sguardi di tutti erano entusiasti. Il tema del primo incontro era la Celebrazione Eucaristica, il centro del nostro essere famiglia, del nostro essere comunità e ora del nostro essere Unità pastorale. Anche il secondo incontro è stato stimolante. Siamo partiti dalle nostre comunità e siamo andati a scuola di San Francesco. Un padre francescano ci ha ospitato nel convento in città e ci ha provocato sul tema della pace. Essere operatori di pace: ecco l’invito a tutti noi come uomini e donne sul nostro posto di lavoro, come marito e moglie, come genitori nell’educazione dei nostri figli e come famiglie nella testimonianza operosa giorno dopo giorno. Cosa dire dunque di questi primi passi ? Sicuramente i nostri figli, dai più piccoli ai più grandi, saranno facilitati nel percorso verso la costituzione dell’Unità pastorale per la loro capacità naturale di adattarsi alle novità e per le molteplici occasioni di incontro che avranno, ma è a noi famiglie che è lanciata la sfida principale, la sfida dell’apertura della nostra casa, della nostra comunità. I nostri figli ci accompagnano e noi siamo chiamati a vivere la nostra Antiochia nei gesti e nei fatti. Giuseppe Maifredi


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Il Dialogo

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biarono: dal logo centrale dell’Oratorio Luce e Vita, con tre versioni di colori alternate ogni anno (verde, azzurro, caffelatte) , all’imamgine delle tre chiese (Badia, S. Antonio e Mandolossa) per finire con immagini diverse ogni numero, legate al periodo liturgico o ad un particolare evento. Nella redazione di “giornalisti improvvisati” si sono succedute diverse persone, come numerosi sono stati coloro che, sporadicamente o continuativamente, hanno dato un contributo con i loro scritti. Non si possono citare tutti, ma ci sono alcuni che non si possono non menzionare: Alfredo Prandolini, che è stato fra i fondatori di questo giornale e lo ha animato con le sue interviste, poesie, cenni storici e culturali, recensioni e con la sua pungente ironia; la Prof. Rossana Prestini, che ha pubblicato a puntate un inserto tratto dal suo libro sulla Badia; le nostre suore, che attraverso le loro lettere ci hanno spalancato le porte di una realtà bisognosa della nostra solidarietà; la scuola di vita familiare che, tramite le sue educatrici, non ha mai mancato di avvicinarci al mondo dei giovani; Luigi Biemmi che è stato (e spero sarà ancora) presente in ogni numero del “Dialogo”; e, naturalmente, tutti i sacerdoti succedutisi in questi anni. Per parte mia, dell’esperienza quasi venticinquennale nella redazione di questo bollettino parrocchiale, vorrei ricordare l’impegno, a volte oneroso ma anche gratificante, la soddisfazione di veder realizzato (grazie anche al prezioso supporto della tipografia) un particolare progetto, il piacere di confrontarmi con le persone. Non posso però dimenticare anche la delusione per le tante volte in cui il “Dialogo” non è riuscito ad essere quello che il suo nome dice, cioé lo strumento di comunicazione tra le varie realtà parrocchiali, che troppo spesso sono state mute davanti alle richieste di collaborazione. sacerdoti, alla catechesi ed alla testimonianza di Sono certa che la nuova redazione, formata da tante persone che, attraverso ricordi ed esperien- persone della Unità Pastorale, saprà dare uno ze, poesie ed interrogativi, volevano stimolare il stimolo nuovo al dialogo tra le due comunità. nostro essere comunità in cammino. Mi auguro che questo strumento prezioso posCon il numero 1 del gennaio 1990 (era parroco sa continuare ad aiutarci a diffondere la parola allora Don Gino Regosini) venne inaugurato di Dio e confrontarci su di essa, perché sia seml’attuale formato rivista (più maneggevole e più pre “lampada per i nostri passi e luce sul nostro facile da sfogliare) con 6 uscite annuali, rubriche cammino”. fisse, fotografie e copertine che, negli anni, camMariateresa in dai primi anni della sua nascita il Villaggio Badia vide il sorgere di associazioni culturali e di aggregazione civile, che si affiancavano alla Parrocchia. A dar voce a queste realtà ci furono varie pubblicazioni periodiche, che esprimevano la voglia di raccontarsi e di conoscersi, in questa comunità giovane e vivace. Ricordiamo “Il Lampione”, “Calze verdi”, “Il rompiglione”, “Non tacere” e, verso la meta’ degli anni ’70, Il “Dialogo”. Il notiziario parrocchiale, allora in forma di giornale e con poche pagine, dava spazio alle riflessioni religiose dei


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Dai nostri Oratori Il cammino degli oratori continua verso il consiglio dell’oratorio

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unedì 28 gennaio per la comunità della Badia e il 4 febbraio per il Violino si sono svolte due serate importanti per dare il “la” giusto al cammino dei nostri oratori. Possiamo riassumere in due parole chiave il lavoro svolto e lanciare uno sguardo al futuro. La prima parola è educazione. Le due serate hanno visto la presenza di diverse persone che operano in oratorio, ovviamente siamo ancora lontani da un vero senso di “comunità educativa” sia nello stile che nel numero, tuttavia è stato un momento importante per precisare ancora una volta il senso dell’ambiente dell’oratorio: è luogo educativo verso l’incontro con il Cristo. Gli strumenti utilizzati per svolgere l’azione educativa della comunità parrocchiale sono i più diversi: lo sport, la musica, la cultura, il gioco libero, l’animazione, lo svago, l’incontro informale e così via. Insomma l’oratorio è un grande contenitore di attività e proposte diverse, ma che devono avere un unico obbiettivo: far crescere dai più piccoli ai più grandi perchè nessuno ha mai finito di crescere nel cuore. Comprendere la centralità dell’educazione in oratorio non è così scontato, anzi, mette in moto una serie di scelte che, se pur dolorose, vanno fatte affinchè non si perda la bussola del nostro viaggio. L’educazione così intesa ha bisogno del contributo di ciascuno, non si possono creare gruppi o delegare persone: tutti educhiamo o diseduchiamo anche solo con il nostro stile, con il linguaggio, con la presenza o l’assenza. In tal senso davvero l’educazione è responsabilità comune della comunità: possiamo dire che una comunità viva è una comunità che educa, una comunità attiva, ma non coordinata è una co-

munità destinata solo a sopravvivere. Cristo non ci chiama a sopravvivere, ma a vivere in pienezza. Da qui la necessità di formulare insieme un “progetto educativo” che orienti tutti a lavorare per il bene della comunità prima ancora che per il proprio tornaconto. Ci auguriamo di vedere presto alla Badia e al Violino comunità e oratori vivi! La seconda parola che fa da sintesi alla proposta è corresponsabilità: non solo i nostri vescovi, ma anche il nostro semplice buon senso ci fa affermare che se tutti sono coinvolti nell’educare, questa è una responsabilità che va condivisa. Oggi parlare di condivisione è di sicuro impegnativo: facciamo fatica a condividere un sorriso o un saluto, pensiamo a quanto possa essere difficile condividere un obbiettivo così grande come quello di educare. Proprio per questo abbiamo bisogno di essere guidati nella corresponsabilità: serve chi coordina, chi da l’anima, chi continua a richiamarci qual’è l’obbiettivo che dobbiamo perseguire insieme; in tal senso la figura del parroco, dei suoi collaboratori, del Consiglio Pastorale e del direttore dell’oratorio diventano una necessità. Per favorire il cammino della condivisione della responsabilità lo strumento del Consiglio dell’oratorio assume un ruolo decisivo. “Educare” e “corresponsabilità” ci hanno offerto l’orizzonte del cammino che ci aspetta: in questi mesi stiamo lavorando per ri-costituire il Consiglio dell’Oratorio in entrambi gli oratori e cominciare a scrivere un nostro “progetto educativo”: la sfida è grossa, ma il dado è tratto! Un grazie anticipato a chi si metterà all’opera perché l’orizzonte diventi realtà! Don Fausto


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Vita dei Quartieri

Basta sale da gioco nel Comune di Brescia

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’è un fenomeno che si sta diffondendo sempre più nel nostro paese, un fenomeno molto grave che vede il proliferare del gioco d’azzardo legato alle slot machine nei locali pubblici: bar, tabaccherie, edicole, pizzerie, per non parlare dei mini casinò, sempre più frequentati da “disperati” in cerca di fortuna. Una nuova malattia, una grave patologia si sta diffondendo: la ludopatia. Questa patologia trascina nell’angoscia tante famiglie che già colpite dalla grave crisi che stiamo vivendo per la perdita del lavoro, aumento del costo della vita, i risparmi di una vita che si assottigliano sempre più e avendo perso ogni prospettiva economica, sono portate a confidare nella buona sorte, nel lotto, nel “gratta e vinci”, nel superenalotto, nelle lotterie nazionali, nelle slot e nelle scommesse. Ci troviamo di fronte ad una terribile filiera economica del vizio che illude i più e fa guadagnare gli operatori del settore consentendo allo Stato di lucrare somme considerevoli. Solo nel 2011, tredici miliardi di euro. In uno stato democratico è sostenibile una cosa del genere? Non serve prendersela con i titolari delle sale slot e nemmeno con i giocatori perchè il disagio di questi è l’effetto e non la causa del gioco d’azzardo. In Italia ci sono più di un milione di persone già dipendenti dal gioco. Il doppio di quanti sono seguiti dal Sert per la dipendenza da droghe ed alcol. Di fronte a questa situazione c’è la consapevolezza che solo la politica ci può aiutare perchè essa emana le leggi. Anche se non sarà facile, alcuni cittadini si stanno organizzando per la formazione di un gruppo che metta in campo tutte quelle iniziative per portare all’attenzione del governo questo grave

problema, promuovendo anche una raccolta di firme per chiedere di vietare il gioco d’azzardo o quantomeno prendere provvedimenti legislativi per limitare l’installazione di queste slot e soprattutto dare più poteri ai sindaci. La notizia apparsa sul giornale il mese scorso dove si legge che un signore di 48 anni uccide la madre novantenne per rubarle la catenina d’oro per pagare parte dei debiti accumulati con il vizio del gioco, deve farci riflettere. Le iniziative prese da persone o enti per il contrasto di tale fenomeno, vedi: il sindaco di Villanuova che prende posizione contro il dilagare del gioco d’azzardo, una signora cremonese che elimina dal suo locale le slot pur sapendo di perdere gli introiti, i consiglieri comunali di minoranza di Gargnano dicono che serve un piano di contrasto e presto porteranno in consiglio una proposta, le Acli che hanno bandito queste macchinette dai loro circoli, devono essere incoraggiate. Possono sembrare piccole cose, ma passo dopo passo e l’impegno di persone di buona volontà, si possono ottenere dei risultati soddisfacenti, limitando al massimo il numero di persone che si trovano ad affrontare esperienze negative di questo tipo. Quando sarà pubblicato questo articolo le elezioni politiche saranno concluse nell’augurio che si riesca ad avere un governo stabile e duraturo, confidiamo che il problema della ludopatia venga affrontato in tempi brevi e con determinazione. Guerino Toninelli


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Il labirinto

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l nostro tempo ci porta a vivere una crisi morale, sociale ed economica che scuote dalle fondamenta la nostra società. Aziende che chiudono, scandali finanziari, corruzione a tutti i livelli, traspare spesso un senso di scoramento di mancanza di fiducia verso il futuro. In questo particolare momento è indispensabile da parte di ogni cittadino reagire, nutrire e nutrirsi di speranza, credere nella possibilità di un futuro migliore. Questa speranza passerà anche da una rinnovata capacità di districarsi nel labirinto delle mille proposte politiche, votando in modo più consapevole. Anche le prossime elezioni amministrative cittadine appaiono come un intricato dedalo di stradine. Dal punto di vista cristiano è certamente importante accostarsi al voto con attenzione cercando tra le varie proposte politiche , quella più vicino ai temi legati al valore centrale della persona umana. Partendo dai più bisognosi, dai più deboli, poveri, malati, bambini, anziani, li l’azione politica deve concentrarsi. La famiglia nucleo fondamentale della società, culla di rapporti umani e costruttrice, insieme alla scuola,

dei futuri cittadini. Il lavoro, stabile, sicuro, dove l’uomo, senza differenza di genere, possa trovare la propria dignità e le risorse economiche per costruirsi un futuro. Il rispetto del pianeta che ci ospita e che dovrà rimanere ospitale anche per le prossime generazioni. Molte sono le sollecitazioni che spingono ad una maggior presenza dei Cristiani in politica. Certo è importante che “l’offerta” comprenda persone capaci di tradurre in atti concreti i valori prima descritti. Superare il “labirinto” sarà possibile attraverso una ampia possibilità di informarsi e confrontarsi con i candidati così da poter scegliere le persone migliori all’altezza del difficile compito assegnato dal voto. In questa prospettiva il Gruppo di riferimento Parrocchiale intende organizzare, in vista delle prossime amministrative della nostra città, un incontro con tutti i candidati Sindaco che si renderanno disponibili, per poter meglio capire e confrontarsi con le varie proposte politiche. Crediamo di offrire un utile strumento per un voto più consapevole, utile per uscire dal labirinto. a cura di M. Biasutti

Uno di noi Il Consiglio dell’Unità Pastorale ha discusso dell’iniziativa europea “UNO DI NOI”, il cui valore umano e cristiano è stato riconosciuto anche dal nostro vescovo Luciano Monari in una lettera rivolta Alle Associazioni e Aggregazioni di fedeli laici della Diocesi di Brescia (2/1/2013). In particolare l’iniziativa denominata “UNO DI NOI” intende chiedere alle Istituzioni europee, attraverso il coinvolgimento dei cittadini, il riconoscimento della dignità del bambino concepito e non ancora nato e il suo diritto alla vita, anche attraverso l’introduzione di un divieto al finanziamento di attività che implicano la distruzione di embrioni umani. La proposta è finalizzata quindi alla promozione di una società più giusta in grado di riconoscere che tanto più la vita è fragile, come quella di un bambino nei primi momenti della sua vita, tanto più è degna di rispetto e di amore. “UNO DI NOI” è promossa dalle principali associazioni pro-life d’Europa, fra cui anche il Movimento per la vita italiano, ed è sostenuta da un Comitato in cui è rappresentato il Popolo della vita in tutte le sue articolazioni. Pertanto il Consiglio dell’Unità Pastorale, data l’importanza del tema oggetto dell’iniziativa su descritta, ha ritenuto opportuno organizzare un incontro di informazione-formazione. L’incontro si terrà il 12 aprile 2013 alle ore 20.30, presso il teatro del Villaggio Violino e sarà tenuto dal Prof. Luca Guerra, docente in filosofia, esperto in bioetica e membro del Consiglio Pastorale. L’incontro è rivolto a tutti, anche a giovani e giovanissimi. Vi aspettiamo numerosi. Il Consiglio dell’Unità Pastorale


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Il Gruppo Ricerca Badia Trenta in collaborazione con la Parrocchia Madonna del Rosario Badia-Mandolossa e la Circoscrizione Ovest di Brescia presenta

1° CONCORSO FOTOGRAFICO “Chiesa di Sant’Antonio alla Badia” Tema del concorso: SPIRITO E NATURA CALENDARIO Termine presentazione opere............. 04/05/2013 Giuria...................................................... 11/05/2013 Comunicazione vincitori.................... 15/05/2013 Inaugurazione mostra......................... 18/05/2013 Premiazione........................................... 19/05/2013 Tutte le fotografie dovranno essere consegnate entro il 04/05/2013 presso: Gruppo Ricerca Badia Trenta via Prima, 85 Villaggio Badia Brescia Life Video Foto via L. Rizzo, 90 Brescia Foto Cine Brescia via dei Cominazzi, 46 Brescia

Primo premio: Targa e buono acquisto di € 200 Migliore Studente: Targa e buono acquisto di € 100 Con le fotografie del concorso sarà allestita una mostra aperta dal 18/05/2013 al 02/06/2013 nei giorni di sabato e domenica presso la Chiesa di Sant’Antonio alla Badia in via Badia, 86 a Brescia

Info: www.badiatrenta.it - info@badiatrenta.it - tel.339 8705210 Silvano Minessi. Il Regolamento con la scheda di partecipazione al concorso sono allegati alla locandina.


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ACLI - Villaggio Badia Il circolo ACLI Badia comunica a tutta la cittadinanza che da martedì 2 aprile si aprirà ufficialmente la

“Campagna Fiscale 2013” relativa alla dichiarazione dei redditi anno 2012. Chiunque abbia interesse o chiarimenti in merito, ci può trovare il martedì e il giovedì non festivi dalle ore 16.00 alle ore 18.00 presso l’oratorio in via Prima 85 - Villaggio Badia. Le dichiarazioni interessate sono: 730/13 - Unico13 - RED - DETRA - IMU. La raccolta e la riconsegna delle pratiche verrà effettuata dal nostro promotore sociale ACLI nei giorni e negli orari d’ufficio sopra indicati. I tempi di accettazione da parte nostra delle varie dichiarazioni saranno subordinati alle disposizioni ministeriali e/o degli Enti preposti non appena se ne conosceranno i termini. Ringraziamo per la vostra cortese attenzione e porgiamo augurio di Buona Pasqua nel Signore. Per il Consiglio di Circolo Il presidente Giuliano Pollonini

ARGO

Un cinema per voi...

Regia

Ben Affleck

Interpreti Ben Affleck Bryan Cranston Alan Arkin John Goodman Origine Durata

Usa 2012 120’

Iran, Teharan novembre 1979, Komeini va al potere, l’ambasciata Americana viene assaltata dai militanti che prendono in ostaggio 52 funzionari. Nel trambusto altri 6 riescono a fuggire trovando rifugio in casa dell’ambasciatore canadese. Se scoperti rischiano la morte. La Cia deve trovare velocemente il modo di riportarli in patria. Un agente escogita un piano al limite della follia: farli passare per membri di una troupe cinematografica, arrivati per individuare le location di un film di fantascienza da girare in Iran. Il film è ispirato alla vera storia di Antonio Mendez, agente della Cia che allora pilotò l’operazione raccontata. Se il Ben Affleck attore di qualche anno fa non era molto considerato, oggi dietro la macchina da presa, diretto da se stesso, è notevolmente migliorato, come attore e come regista muovendo con sicurezza le pedine dell’estetica, per seguire le orme di due illustri colleghi che lo hanno preceduto con successo, Robert Redford e Clint Eastwood. Premiato da poco con l’Oscar 2013 per il miglior film. Walter Salemi


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Cronaca dell’Unità Pastorale

Un dolore condiviso è un dolore dimezzato. Una gioia condivisa è una gioia raddoppiata.

È

stata una scelta insolita per noi ragazzi, quella di trascorrere un capodanno diverso dal solito, al servizio degli altri. Per quattro giorni abbiamo deciso di metterci a servizio della Caritas di Roma, disposti ad aiutare in qualunque mansione: dallo smistamento delle scorte in magazzino, al cambio delle lenzuola nell’ostello, alla sorveglianza notturna e in particolar modo alla distribuzione dei pasti alla mensa serale. Siamo partiti da Brescia pronti a tutto, non sapendo precisamente che cosa avremmo incontrato e in quali condizioni avremmo lavorato, armati di buona volontà, spirito di adattamento e intraprendenza. Come spesso accade, il primo impatto è stato abbastanza spaventoso e caotico, ma in pochissimo tempo, non solo ci siamo abituati, anzi ci siamo affezionati alla nostra routine quotidiana e alle persone, senzatetto e operatori, che ogni sera incontravamo e ormai consideravamo amici. La difficoltà più grande in cui ci siamo imbattuti all’inizio di questa esperienza è stata senza dubbio quella di approcciarsi ai senzatetto, persone che abitualmente guardiamo dall’alto in basso e contro le quali solitamente nutriamo disprezzo, indifferenza e pregiudizi di ogni genere. L’aiuto che abbiamo portato loro è stato sia fisico che morale: più interagivamo con loro, più comprendevamo il loro bisogno di raccontare la propria esperienza, di confrontarsi con noi ragazzi, di condividere e renderci partecipi delle loro sofferenze e delle loro piccole soddisfazioni quotidiane, di conoscere noi e le nostre idee, di stare in compagnia specialmente in un periodo dell’anno, in cui è difficile stare soli, al margine di una strada e al margine della

società. Molti di loro si meravigliavano di come un gruppo di ragazzi come noi potesse rinunciare a festeggiare l’ultimo dell’anno con gli amici per stare lì ad alleggerire le loro preoccupazioni almeno per una sera, a strappar loro un sorriso o un canto, ad auspicare loro i migliori auguri di un buon anno; proprio a loro, che più di tutti, meritano uno speciale augurio per il loro futuro. Con un po’ di vergona per la loro situazione e con il timore di essere un peso per noi, ci chiamavano “angeli terrestri” senza rendersi conto, alla fine, che tutto quello che donavamo loro, in realtà, lo acquisivamo noi, poiché l’amore che doniamo, non può mai essere fine a se stesso, anzi, ci arricchisce e ci fa crescere, proprio come ha fatto questa esperienza con noi. Abbiamo imparato ad abbattere i muri del disprezzo e dell’indifferenza che spesso costruiamo nella vita quotidiana per difenderci dalla scomoda realtà dei senzatetto, a parlare con loro, ad ascoltarli, a voler loro bene, a guardarli con occhi nuovi. Ma il fatto sorprendente, tuttavia, è che tutto questo, a rifletterci bene, non l’abbiamo imparato dal viaggio, ma da loro, da questi strani maestri di vita, dai loro sorrisi, dai loro sguardi, dalla semplicità di chi affronta le cose essenziali della vita e ne parla col cuore e dalla loro generosità; la generosità di persone che pur non avendo niente cercano di regalare qualcosa per ringraziare e sdebitarsi, chi una medaglietta, chi una lettera, chi una pietra, chi alberelli costruiti con fili di rame, chi anche solo un abbraccio, un sorriso o una parola di gratitudine perché in fondo la morale di questa esperienza non può che essere ovvia: non c’è amore senza condivisione.


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Le nostre riflessioni su questa esperienza, durante il viaggio di ritorno da Roma: Ho capito che basta poco per far nascere un sorriso. Quando Michele ha fatto la fotografia con uno degli ospiti, per lui è stata una cosa da niente, ma per quell’uomo ha significato molto. Lo si vedeva dalla sua espressione.

La sera della tombola, alcuni di loro ci hanno regalato gli oggetti che avevano vinto... pur avendo poco sono stati capaci di questo atto di generosità nei nostri confronti. Ricorderò la totale fiducia che questa gente ripone in Dio, il fatto che lui sia una parte fondamentale della loro giornata. Parlando con dei ragazzi del Senegal, loro mi hanno detto: “Dobbiamo avere fiducia nel domani e in Dio, perchè solo lui sa quello che ci accadrà. Fai del tuo meglio per aiutare gli altri. Dio ti benedica” Ho notato che alla fine siamo stati noi, che eravamo partiti per aiutare, quelli che hanno guadagnato esperienza. L’entusiasmo con cui abbiamo partecipato è stato bellissimo da vivere, adesso dobbiamo riuscire a mantenerlo quotidianamente Sono stati loro, alla fine, che ci hanno regalato i loro sorrisi e le loro storie. Abbiamo tutti imparato molto, pur avendo donato il nostro aiuto. Noi ci siamo divertiti, ma la cosa che mi ha reso più felice è stato vedere che anche loro si sono trovati bene con noi. Siamo entrati in confidenza, credo che alcuni di loro ci mancheranno.

Ho visto che augurando “Buon Anno” a chi se ne andava, molti si giravano con un sorriso enorme, come se gli avessi fatto un favore gigantesco. Basta poco per renderli felici. Considerata la situazione in cui si trovano, hanno una voglia di vivere e una speranza che è sconvolgente.

Mi ha colpito il loro bisogno di parlare con noi, di sfogarsi con qualcuno e la grande gratitudine che provano nei nostri confronti. Un signore ci ha chiamati “gli angeli terrestri”. Mi è rimasta impressa la frase “non c’è amore senza condivisione”. Penso che sia particolarmente vera. Inizialmente mi sembrava normale ridere e scherzare con loro. Poi mi ha colpito la loro forza e la leggerezza con cui ci parlavano di loro. Forse nella loro condizione non sarei in grado di essere così positivo.

Mi ha colpito la semplicità con cui riescono a passare da un paese all’altro e la facilità disarmante con cui parlano a noi del loro passato. Un ragazzo mi ha raccontato che è scappato dal suo paese perchè avevano ucciso la sua famiglia, ma come se fosse una cosa naturale. E in soli pochi giorni sono riusciti ad affezzionarsi a noi. Si ricordavano i nostri nomi fin da subito, ci hanno fatto dei regali quando siamo partiti. Tengono molto alle relazioni che instaurano con gli altri.

Mi sono resa conto che il modo con cui facciamo anche le cose più semplici può influenzare l’altro. Basta un sorriso in più o un “grazie”, una parola gentile, per cambiare la serata ad una persona. Noi siamo stati bene con loro, ma nella vita di tutti i giorni abbiamo molti pregiudizi. Credo che questa esperienza ci abbia aiutato ad abbattere alcuni dei muri che ci sono nella vita di tutti i giorni tra noi e la gente più povera. Ho visto che erano quasi sorpresi di vederci lì con loro, che mangiavamo le loro stesse cose, come se si sentissero finalmente “normali”. Un capodanno così può essere l’inizio di un anno pieno di energia e di servizio.

(DON) Le ragioni dell’esperienza che abbiamo vissuto sono molte: per vivere il servizio, per aiutare il prossimo, per conoscere altre realtà, ma quella che racchiude tutte è questa: per formare una parte di noi. Per vivere il Natale come il vero arrivo di un Dio che si è fatto uomo per vivere in mezzo a noi, insegnandoci a vivere come fratelli, facendoci scoprire quanto è bello amare gli altri.


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“È così che si fa in un branco”

3-6 gennaio 2013, campo invernale a Spiazzi di Gromo

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urante le vacanze invernali, i ragazzi di 3° media e 1°superiore della Badia e del Violino si sono uniti per vivere una breve, ma davvero intensa, esperienza sulla neve a Spiazzi di Gromo. Guidati dal film “L’era glaciale”, i ragazzi hanno fatto attività, esperienze e giochi finalizzati a capire l’importanza di creare un gruppo coeso per raggiungere i propri obiettivi e per divertirsi. Ad esempio, i nostri giovanissimi sono stati invitati a cimentarsi per la prima volta come animatori: insieme hanno ideato e ha messo in pratica uno strepitoso “gioco dell’oca” per le famiglie del Violino alloggiate nel nostro stesso albergo. L’attività ha avuto così tanto successo che anche altri ospiti dell’hotel si sono aggregati per partecipare al gioco. Nonostante ci fossero pochi sciatori, i ragazzi non hanno rinunciato alla possibilità di trascorrere molto tempo sulla neve: abbiamo fatto grandi scivolate col bob, ci siamo colpiti con le palle di neve e abbiamo cercato di costruire pu-

pazzi. Abbiamo fatto anche un bel giro in funivia fino al rifugio e non è mancata una passeggiata con le ciaspole. I momenti di gioco e divertimento sono stati accompagnati da momenti di preghiera e riflessione, che hanno aiutato i ragazzi a vivere in maniera più intensa le giornate di vacanza. L’esperienza è stata davvero positiva, vi aspettiamo numerosissimi l’anno prossimo! Gli animatori Non possiamo non aggiungere un riferimento alla bella esperienza delle famiglie, circa settanta persone, in prevalenza del Violino che hanno trascorso cinque giorni insieme all’insegna del riposo, della neve, del divertimento, ma anche con momenti di preghiera, di confronto, di condivisione. Un grazie a Luca Morzenti che ha organizzato e coordinato questo “Campo famiglie invernale” e speriamo che sempre più si consolidi questa esperienza come occasione di crescita per le nostre famiglie.


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Seconda mostra dei presepi

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i è chiusa con un bilancio positivo la seconda mostra dei presepi che si è svolta nel periodo natalizio presso la Chiesa di S. Antonio. Nei nove giorni di apertura più di seicento persone sono salite alla chiesetta per ammirare le opere esposte. I commenti sono stati molto favorevoli e accomunati dalla richiesta di ripeterla il prossimo Natale. Gli espositori sono stati 35 con 37 opere a cui si aggiungono trenta disegni fatti dai piccoli alunni delle classi 2° A e B della scuola elementare “Don Milani” dal titolo: “Il presepio nel disegno”. Oltre al contributo ricevuto dalla Circoscrizione Ovest per l’allestimento della mostra, è stata raccolta una discreta somma che verrà utilizzata per la manutenzione della chiesetta. Grazie ai nostri sacerdoti per la disponibilità dimostrata e a tutte quelle persone che hanno collaborato per la buona riuscita dell’iniziativa.

Torino: una città da scoprire...

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egli ultimi giorni del carnevale, mentre si scatenava sul nord’Italia una prevista “bufera” di neve, ventidue ragazzi di terza media della Badia e del Violino hanno raggiunto Torino per scoprire quali esempi di vita nasconde questa città. In due giorni sono state tante le esperienze e le realtà incontrate. Siamo partiti da Colle Don Bosco, il luogo dell’infanzia di San Giovanni Bosco e della mamma Margherita. Il nostro viaggio è poi proseguito verso il centro di Torino nei luoghi storici e suggestivi di questa città per giungere al primo oratorio di Don Bosco a Valdocco. Non poteva mancare una bella vista notturna su questa città moderna e antica, ricca di industrie ma anche di cultura. Il secondo giorno siamo scesi più nel profondo della realtà dei nostri giorni entrando nel Cottolengo, il grande ospedale della Provvidenza e della carità. Nel pomeriggio la nostra esperienza torinese si

è conclusa conoscendo il Sermig e l’ “arsenale della pace”: un luogo di pace e di aiuto concreto per i più poveri e disagiati della società, affinchè con piccoli passi si possa costruire la “Civiltà dell’amore”. Il tutto si è completato con un bello spirito di gruppo e tanta allegria che lasciano pensare ad un futuro positivo per la nostra comunità. Chiedendo ai ragazzi cosa li ha colpiti di più è emerso che la testimonianza di Angela, un’ospite del Cottolengo, cieca, sorda e muta e che può comunicare solo con l’utilizzo delle mani e del tatto li ha profondamente stupiti per il messaggio di felicità e di incoraggiamento che ha saputo comunicare nonostante la sua condizione: l’amore è un linguaggio superiore a qualsiasi altro! Torino si è così rivelata una città profondamente ricca di storia, di santità, di esempi di vita, di messaggi...ci auguriamo che l’esperienza vissuta porti frutto!


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L’estate sta arrivando... Ecco le proposte per una fantastica estate insieme in oratorio e non solo...

Il tempo estivo porta con sè tante possibilità di vivere in maniera più estesa e tranquilla i nostri ambienti e così creare rapporti e relazioni più fraterne e solidali. Tutto questo si inserisce bene nel cammino educativo verso e con Cristo nostro Signore. I nostri oratori in questa estate vogliono fare tutto questo, o almeno ci stiamo lavorando. Intanto abbiamo iniziato con gli animatori che si stanno formando in questi mesi sia nell’oratorio del Violino che nell’oratorio della Badia, appaiono come un esercito di circa cento adolescenti che si metteranno al servizio dei nostri bambini. La proposta dell’estate è pensata anche come un servizio per le famiglie che devono pensare a far vivere al meglio questo tempo ai propri ragazzi e in ambienti ricchi dal punto di vista valoriale. Per questo il grest ha una datazione estesa su cinque settimane tra le due parrocchie, a cui seguono i campi estivi per elementari e medie, così che fino all’inizio di agosto sostanzialmente i nostri oratori hanno sempre una proposta attiva: speriamo che tale idea sia accolta positivamente anche se chiede di adattarsi un poco. Ulteriori informazioni verranno date in seguito negli oratori e in chiesa.

Grest presso l’oratorio del Violino:

dal 10 al 28 giugno

Grest presso l’oratorio della Badia:

dal 24 giugno al 12 luglio

“Azzurro”, spazio compiti al Violino:

dal 14 al 26 luglio e dal 26 agosto al 6 settembre

Campo elementari (dal 2004 al 2002):

dal 14 al 21 luglio

Campo medie (dal 2002 al 1999):

dal 21 al 28 luglio

Proposta di campo-avventura per adolescenti:

la prima settimana di agosto

Campo famiglie:

nella seconda settimana di agosto;

N.B. per procedere alla prenotazione della casa è necessario riuscire a raccogliere almeno una trentina di adesioni (basta segnalare la propria disponibilità ai sacerdoti)

Esercizi Spirituali per famiglie a Roma:

20-23 agosto

Fine agosto: esperienza in preparazione alla celebrazione dei sacramenti dell’I.C. ad Assisi per i ragazzi e i genitori del gruppo Emmaus.


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I Papi del nostro tempo

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ono giorni particolari, per non dire speciali, quelli nei quali mi accingo a stendere alcune note relative al papato nell’ultimo secolo, perché sta iniziando un nuovo papato, che in linea con quelli precedenti intende guidare la Chiesa nella volontà di Dio. Per questo motivo facciamo memoria dello straordinario percorso che gli ultimi papi ci hanno consegnato. 1903-1914: Pio X, Giuseppe Sarto di Riese (Treviso), eletto nel 1903 alla morte del suo predecessore Leone XIII. Egli condannò il modernismo ed ebbe forti contrasti con la Francia. Consentì la partecipazione dei cattolici italiani alla vita politica. Oggi è venerato dai fedeli come Santo. 1914-1922: Benedetto XV, Giacomo della Chiesa, genovese. Durante la Prima Guerra Mondiale si adoperò per la pacificazione dei popoli, promulgò il codice di Diritto Canonico, diede impulso alle missioni, beatificò Giovanna D’Arco, istituì una Congregazione per le questioni della Chiesa Orientale. 1922-1939: Pio XI, Achille Ratti di Desio (Milano); fece concordati con Lettonia, Polonia, Baviera, Lituania, Portogallo, Romania, Prussia. Nel 1929 stipulò i Patti Lateranensi con l’Italia. 1939-1958: Pio XII, Eugenio Pacelli di Roma; scoppiata la Seconda Guerra Mondiale si dedicò a lenire le sofferenze delle popolazioni, dei prigionieri, degli internati di vari paesi e di ogni fede, per cui ottenne plauso e riconoscenza da tutto il mondo. 1958-1963: Giovanni XXIII, Angelo Giuseppe Roncalli di Sotto il Monte (Bergamo); è stato Patriarca di Venezia, ha convocato il Concilio Vaticano II ed ha svolto una intensa opera in favore della pace. Fondamentali le sue Encicliche “Pacem in Terris” e “Mater ed Magistra”. Memorabile il discorso dalla loggia papale nel quale,

rivolgendosi ai genitori, pronunciava queste parole: “Tornando a casa, date una carezza ai vostri bambini e dite che è la carezza del Papa...”. Per questo motivo è stato chiamato il “papa buono”. Attualmente è venerato come santo. 1963-1978: Paolo VI, Giovanni Battista Montini di Concesio (Brescia): è il papa bresciano, il quale, pur non disponendo di una particolare statura fisica, si è dedicato attivamente alla guida della Chiesa concludendo il Vaticano II e rafforzando il magistero circa la vita con l’enciclica “Humanae vitae”. Presto sarà proclamato beato. 1978-1978: Giovanni Paolo I, Albino Luciani di Belluno: il suo pontificato è durato solo 32 giorni, ma nonostante la sua brevità è rimasto il ricordo della dolcezza di questo papa. 1978-2005: Giovanni Paolo II, Karol Woityla di Wadovice in Polonia: è stato una grande papa in particolare nel ricordo della gente e con i suoi numerosissimi viaggi ha favorito la diffusione del messaggio papale in tutto il mondo. Dal 2011 è beato. 2005-2013: Benedetto XVI, Joseph Ratzinger, venuto dalla Germania è entrato nel nostro pensiero e nel nostro cuore con la sua figura delicata e dolce. Egli appare come un pastore sensibile ed attento alla Chiesa. La sua salute fragile e la sua età lo ha portato al ritiro dall’impegno papale piuttosto gravoso. Nella preghiera continuerà a seguire e servire la Chiesa concludendo così con l’ultima tappa il suo pellegrinaggio terreno, come lui stesso ci ha chiesto. Come potete vedere è stato delineato il cammino della Chiesa in questo nostro tempo ed appare chiaro anche per noi il dovere di contribuire a far sì che questo cammino prosegua nel modo più generoso possibile. Luigi Biemmi


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Poesie ALLA MADONNA

Ave,Vergine Maria, Madre santa,Madre pia! Ave Vergine beata, dalla grazia salutata! Ave,Vergine d’amore! In te venne il dolce Fiore, che spandea sì grande odore, come giglio in sull’albore. Ave, rosa del giardino Più preziosa d’oro fino! In te venne il Sol divino, chiara stella del mattino.

PREGHIERA

Sono un uomo, figlio della terra ed immenso anelito, ma già il vuoto della morte toglie il respiro alla mia tenue vita… Quale sublime accordo Mi generò all’universo in cui mi distruggo? Non posso capire: sono figlio della terra. Non posso capire Né la vita,né la morte, né l’infinito ch’io bramo… Sulla nuda terra geme L’angoscia mia preghiera.

ANONIMO

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Foto ricordo...

Carnevale alla Badia

UN GRAZIE SENTITO AI NOSTRI ADOLESCENTI PER L’IMPEGNO E LA BUONA RIUSCITA DELLA FESTA

Cariolata al Violino

Ringraziamo tutti quelli che hanno partecipato nella speranza che momenti sereni di festa siano sempre più condivisi e partecipati!


Dialogo e Famiglia N°01 2013