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4 a “botte”; i fogli di Populit adeguatamente curvati venivano applicati alle volte delle altrimenti umide gallerie nella roccia e successivamente intonacati. La pavimentazione di tutti i camminamenti sotterranei veniva realizzata interamente da un battuto in cemento, dotato di sistemi drenanti, sul quale veniva mosso un carrello adibito al trasporto dei proietti dei cannoni da 152/45, dalle riservette alla postazione dell’artiglieria. Lo sviluppo planimetrico dei tunnel prevedeva la realizzazione di una serie di locali adibiti a magazzini delle cariche esplosive, a base di polvere nera e Balistite o Cordite, e dei proietti. Ogni proietto infatti, pesava circa 50 kg e per il loro spostamento veniva utilizzato all’interno delle gallerie un carrello adibito al trasporto. Gli artiglieri trasportavano lungo i tunnel i proietti e le cariche, che venivano portati nei pressi della postazione di tiro, sollevate e consegnate, attraverso una feritoia, ai serventi al pezzo presenti all’esterno sulla piazzola. Il rifornimento idrico del complesso proveniva da una cisterna allacciata all’acquedotto comunale, mentre la corrente elettrica era assicurata da una linea quadripolare aerea a sezione degradante, fornita dal presidio della Marina Militare al Se22 • PORTOFINO PER TERRA E PER MARE

maforo Nuovo e dalla linea dell’O.E.G. (Officine Elettriche Genovesi). Con l’Armistizio dell’8 settembre 1943, proclamato dall’allora Capo del Governo, il maresciallo d’Italia Pietro Badoglio, venne a crearsi una particolare confusione tra le forze armate Italiane su tutti i fronti sui quali ancora combattevano. Più del 50 per cento dei soldati abbandonarono le armi, ed in abiti civili tornarono alle proprie case. Oltre 600.000 soldati Italiani vennero catturati dall’esercito germanico e destinati a diversi lager con la qualifica di I.M.I. (internati militari italiani), nelle settimane immediatamente successive. Anche i soldati di stanza alla Batteria di Punta Chiappa abbandonarono il presidio e le artiglierie vennero sabotate e rese inefficaci, prima di essere definitivamente evacuate. Gli otturatori ed i sistemi di puntamento vennero volontariamente danneggiati o dispersi, con la precisa intenzione di rendere inutilizzabile il complesso di artiglieria costiera. Nei giorni che seguirono l’Armistizio Badoglio, l’Italia venne occupata dall’ex alleato tedesco. La 202a batteria di Punta Chiappa, passò in carico alle truppe tedesche del 619° Battaglione (MAA 619) della “Marine Artillerie”, l’artiglieria costiera

A sinistra, le “Batterie” sono una delle località maggiormente visitate dagli escursionisti (foto Benedetto Mortola). Sopra, una bomba a mano SRCM 35 Balilla (foto Benedetto Mortola) e una copertura antischegge del deposito di cariche esplosive (foto Mario Malatesta).

Portofino per terra e per mare - N°6  
Portofino per terra e per mare - N°6  
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