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MEMORIA Incontro del 28 gennaio 2011 con l’Assessore Regionale all’Ambiente On.le Pugliano

Il Parco Marino Regionale come strumento fondamentale per la valorizzazione della “Costa degli Dei” – Sintesi Attività svolta dall’aprile 2010. L'ambiente marino che caratterizza i fondali ricadenti nei Comuni di Pizzo, Vibo Valentia, Briatico, Zambrone, Parghelia, Tropea e Ricadi, costituisce, ai sensi dell'art. 10 della L.R. n.10 del 14/07/2003 "Norme in materia di aree protette", un sistema omogeneo di biodiversità caratterizzato dalla presenza di specie animali e vegetali di grande interesse naturalistico, culturale, educativo e ricreativo, la cui tutela, valorizzazione e gestione la Regione Calabria ha promosso l’istituzione del Parco Marino Regionale “Fondali di Capocozzo − S. Irene − Vibo Marina − Pizzo Calabro − Capo Vaticano – Tropea”. Legge istitutiva (L.R. 21 aprile 2008, n. 13) in realtà unisce in un unico ambito di continuità le tre aree SIC (Siti d’Interesse Comunitario), individuate tra i Siti Natura 2000 note come "Fondali di Capocozzo− S. Irene", "Fondali di Pizzo" e "Fondali di Capo Vaticano". Sono fondali sono caratterizzati da uno degli esempi più belli di flora e fauna mediterranea, in particolare per la presenza di estese praterie di Posidonia Climax, ad alta biodiversità, importante nursery per pesci anche di interesse economico, e per la salvaguardia delle coste dall’erosione, sottoposta tutt’oggi a fenomeni di regressione, sottoposti ad un alto grado di vulnerabilità per una ormai storicamente eccessiva antropizzazione della costa, dal conseguente inquinamento organico da scarichi di impianti fognari a mare, nonché da alcuni fenomeni di pesca abusiva con reti a strascico, anche sotto costa. E’ dunque la necessità di fronteggiare i pericoli dovuti all’impatto antropico inteso come sfruttamento incontrollato delle risorse e del paesaggio, anche per le aree marine e i loro territori limitrofi, che ha spinto il legislatore regionale ad istituire il Parco Marino. Sebbene sia trascorso del tempo tra l’atto istitutivo e l’individuazione di un soggetto provvisorio di gestione (Comitato di Gestione Provvisorio istituito con DPR 163 del 2 luglio 2009, insediatosi 29 ottobre 2009, ma in realtà attivatosi operativamente dal maggio 2010), nel 2010 è stato completato in parte il percorso istituzionale utile alla formalizzazione dell’Ente gestore definitivo, che avvalendosi degli organi e degli strumenti classici adottati dai parchi terrestri, potrà in breve redigere quali il Piano per il Parco, il Regolamento del Parco (che disciplina l’esercizio delle attività consentite entro il territorio del parco) ed il Piano pluriennale economico e sociale (che specifica gli obiettivi da conseguire, definisce le priorità, i tempi, le risorse necessarie ed i finanziamenti ). L’Ente provvisorio, dal canto suo, avverte tutta la responsabilità di strutturarsi in modo da garantire la massima efficienza possibile ed autorevolezza istituzionale, così ci si è adoperati a costituire gli organi previsti dalla legge, approntati i bilanci finanziari, attivati i rapporti con il mondo universitario e la Soprintendenza Archeologica , avviate le relazioni con l’associazionismo e il volontariato, aperti canali di


comunicazione con le forze dell’ordine e la Capitaneria di Porto, attivati i contatti istituzionali con i soggetti pubblici locali competenti in materia di tutela delle coste. Nel giugno 2010 è stata istituita la COMUNITA’ DEL PARCO (Del. N. 3 del 30.06.2010 Comunità del Parco) che ha affidato la sua presidenza al Sindaco di TROPEA (delegato V. Sind. Rodolico Giuseppe) e VicePresidenza al Sindaco di BRIATICO (delegato Ass. Turismo Savino Vincenzo). Nel dicembre 2010 è stato approvato all’unanimità dei suoi organi lo Statuto dell’Ente, cosa che consentirà di dedicare i prossimi mesi alla stesura del Piano Pluriennale economico e sociale, necessario per concludere il percorso provvisorio e condurre l’Ente Parco alla sua gestione ordinaria. Sarà dunque il Piano di gestione il traguardo da raggiungere entro i primi mesi (maggio?) del 2011, che consentirà all’ente oltre che a “dimensionare” le sue risorse di uomini e mezzi, di dotarsi di uno strumento normativo che sostituisce ad ogni effetto – integrandoli - i piani paesistici, i piani territoriali, urbanistici ed ogni altro strumento di pianificazione dei singoli comuni costieri, permettendo così di disciplinare l’organizzazione generale del territorio e la sua articolazione in aree caratterizzate da forme differenti di uso, godimento, tutela e vincoli. Quantunque però un efficace piano di gestione si caratterizzi come uno strumento di pianificazione urbanistica, seppur orientato sostanzialmente ad interventi sulla flora e sulla fauna marina, sistemazione di attrezzature e servizi per la fruizione del parco, la legge istitutiva presenta il limite di circoscrivere “univocamente” l’area di competenza del Parco esclusivamente al mare ed ai suoi fondali, trascurando di considerare (ed esaltare) l’evidente vincolo di legame con l’ambiente terrestre e fluviale dell’immediata fascia costiera. Fortunatamente, essendo gli strumenti gestionali e finanziari del Parco Marino affidati ad un piano triennale di sviluppo socio-economico sarà possibile programmare assieme agli Enti locali (in attesa di una opportuna modifica legislativa), strumenti partecipati e condivisi utili a colmare questa lacuna, valorizzando e proteggendo efficacemente le aree marine, prevedendo l’istituzione di “aree di rispetto” nelle aree demaniali comunali ed esse prospicienti. Un vero parco marino non può che essere un parco terra+mare, così come prevede l’articolo 19 della legge 394/91, che consente di estendere lo status protettivo marino a quello terrestre. Con un simile credito progettuale e strategico, si comprende come la Regione Calabria punti a sostenere, con finanziamenti adeguati, i programmi futuri del Parco, investendo su un’area marina protetta che non può che muoversi con slancio e divenire stella polare di un territorio e delle sue prospettive di sviluppo del turismo ambientale di eccellenza, oltre che di protezione di un patrimonio naturale dalle caratteristiche uniche. Va detto che stiamo affrontando questa sfida con pochissime risorse economiche, sostenuti dal senso di responsabilità che rappresenta il valore aggiunto messo in campo dall’attuale Comitato di Gestione Provvisorio: con la stipula di Protocolli d’Intesa con gli enti locali, attuando principi di efficienza, efficacia ed economicità, siamo riusciti a dotarci di una sede con la collaborazione del Comune di Vibo Valentia, di un utile supporto per la gestione contabile, con un Protocollo d’intesa con il Comune di Zambrone, ed è allo studio un ulteriore protocollo con l’ArpaCal, Dipartimento di Vibo Valentia, per una collaborazione tecnica,


quanto mai utilmente specializzata, per la stesura degli strumenti tecnico-normativi di gestione del Parco (Piano del Parco, Regolamento del Parco, Zonizzazione dell'Area Marina protetta).

Approvazione della Statuto Lo Statuto dell’Ente Parco Marino Regionale, è stato elaborato ed approvato dal Comitato di Gestione, con Del. n. 9 del 13.11.2010, ed approvato dalla Comunità del Parco con parere favorevole con Del. N.4 del 21.12.2010. E’ stato trasmesso Racc. AR con nostra del 23.12.2010 al Dirigente Dipartimento 14, Politiche dell’Ambiente, Settore 3 e ricevuto in data 11.01.2011 (preceduta da invio email con allegati integrali del 23.12.2010), unitamente al parere positivo dalla Comunità del Parco, per le valutazioni e pareri di competenza, previsti dalle leggi regionali, ai fini della sua definitiva approvazione. Approvazione Documenti Contabili I bilanci di Previsione 2009; Rendiconto 2009, Previsione 2010 e Previsione 2011, con relativi quadri riassuntivi sono stati approvati con riserva (riserva conseguente alla mancanza del Collegio dei Revisori) con Delibera del Comitato Provvisorio n. 8 del 19.11.2010 e n. 9 del 13.11.2010, ed approvati dalla Comunità del Parco con parere favorevole con Del. N.4 del 21.12.2010. Tali documenti sono stati trasmessi con una prima Racc. AR con nostra del 04.12.2010 al Dirigente Dipartimento 14, Politiche dell’Ambiente, Settore 3 e ricevuta in data 17.12.2010 (preceduta da invio email con allegati integrali del 04.12.2010), nonché con successiva Racc. AR con nostra del 23.12.2010 al Dirigente Dipartimento 14, Politiche dell’Ambiente, Settore 3 e ricevuto in data 11.01.2011 (preceduta da invio email con allegati integrali del 23.12.2010) unitamente al parere positivo dalla Comunità del Parco, per le valutazioni e pareri di competenza, previsti dalle leggi regionali, ai fini della sua definitiva approvazione. Comitato di Gestione Provvisorio Così come dimostrato dai Verbali deliberativi del Comitato di Gestione Provvisorio si riscontra l’assoluta indisponibilità alla partecipazione del Prof. A. Bianchi. Considerando che lo stesso è stato designato in rappresentanza delle Università regionali, ritenendo altresì importante un contributo attivo del mondo universitario nella stesura degli strumenti di pianificazione e regolamentazione del Parco, si richiede di valutarne la sostituzione.

Personale Rappresenta la nota dolente dell’Ente. Attualmente non esiste alcun personale in dotazione, né l’ente provvisorio ha sufficienti risorse economiche per prevedere di dotarsene. Importante sarebbe una azione sinergica tra gli enti locali per attuare forme di comando dei propri dipendenti per almeno 3 unità. Risorse Economiche


Il recente Bilancio di Previsione 2011 della Ragione ha accolto il nostro appello lanciato in Commissione Vigilanza lo scorso ottobre 2010 di raddoppiare quanto meno il contributo fisso regionale. Se a tale dato si aggiungono le economie realizzate da questa gestione provvisoria, per il 2011 il Parco potrà avere a disposizione per l’attuazione delle iniziative di istituto circa 100 mila euro nel caso la Regione si accollasse il costo dei previsti Revisori dei Conti.

Tonnara di Bivona – Vibo Valentia Riteniamo un’importante opportunità che l’Ente Parco possa in qualche modo contribuire alla valorizzazione della Tonnara di Bivona, di uno dei beni più importanti di archeologia industriale legata alla cultura del mare, nel quale istituire un efficace Museo Multimediale della Cultura del Mare (per il quale l’edificio storico ha ottenuto finanziamenti regionali ed europei per il recupero) ed il futuro Centro Visita del parco. Disponibilità in tal senso è stata già espressa dal Comune di Vibo Valentia e dall’Assessorato all’Ambiente (vedi Report allegato).

Visione Ma c’è una visione che caratterizza il nostro impegno: riconnettere i valori del mare con quelli della terra! Solo ricucendo l’attuale lacerazione tra questi due ambienti riusciremo a sottrarci agli errori compiuti in questi anni nella gestione del territorio (dissesto idrogeologico, inquinamento, impoverimento della flora e della fauna). In quest’ottica sarà possibile valorizzare un patrimonio marino che è legato da sempre alla nostra gente, come dimostrano la ricchezza di riti e tradizioni ancora oggi radicate (pensate alle tante processioni a mare o gli ex-voto dei pescatori), le inimitabili produzioni enogastronomiche locali e l’importanza dei siti di archeologia subacquea esistenti. Il Parco Marino dunque non potrà che essere il frutto di un corale consenso sociale, di un attivo e sinergico protagonismo degli enti locali e del lungimirante sostegno dell’Assessorato Regionale all’Ambiente.

Il Presidente Antonio Montesanti


PROPOSTA “WORKSHOP per una PIANIFICAZIONE PARTECIPATA” Attività di analisi e studio condivisa con i comuni costieri a supporto della programmazione e della gestione del Parco Marino Regionale. Si propone il sostegno ed il patrocinio dell’Assessorato Regionale all’Ambiente del “WORKSHOP per una PIANIFICAZIONE PARTECIPATA del PARCO” che andremo a realizzare a febbraio 2011, finalizzato alla redazione di un Documento Strategico Preliminare (DSP) sulle prime linee di indirizzo per lo sviluppo del Parco, che vedrà protagonisti i comuni del parco ed i loro tecnici, e che attraverso l’azione mediatrice e indirizzatrice dell’Ente Parco ed un confronto aperto fra le Istituzioni competenti in materia di Aree Protette, punterà ad armonizzare e condividere le azioni di pianificazione e di gestione delle aree sottoposte a tutela.

L’Ente Parco Marino Regionale ha scelto di qualificare e strutturare il processo di pianificazione, programmazione e gestione del territorio di sua competenza, ritenendo importante avviare una serie di analisi e studi specifici. In particolare ha commissionato la redazione di un Documento Strategico Preliminare con la finalità di focalizzare un primo campo di linee di indirizzo, strategie, da condividere con i soggetti che animano il territorio in un percorso continuo di concertazione e verifica degli strumenti di gestione dell’area protetta. Il percorso di lavoro dovrà quindi essere strutturato e finalizzato in particolare a: - individuare strategie generali e possibili linee di intervento per l’attuazione delle attività istituzionali del Parco; - definire i contenuti di maggiore importanza dei singoli strumenti di gestione del Parco; - evidenziare fattori ed elementi strategici che dovranno essere oggetto di concertazione con i soggetti interessati. Sarà dunque importante comporre un quadro conoscitivo, un quadro interpretativo e strategico di sintesi. Il quadro conoscitivo dovrà riportare in modo sintetico una “fotografia dello stato di fatto” dell’area del Parco e delle sue tendenze evolutive, contenente: - una rassegna normativa dove vengono riportati con una sintesi ragionata i principali riferimenti a livello comunitario, nazionale e regionale che inquadrano il ruolo e le competenze del parco in termini di gestione del territorio, aree naturali protette e rete ecologica europea, rapporto tra governo del territorio e politiche del Paesaggio, difesa del suolo e governo del rischio idrogeologico. - una descrizione, strutturata per aree tematiche, dei caratteri fondamentali dell’area del parco marino e del contesto territoriale in cui è inserito;


- una rassegna dei principali strumenti di pianificazione e programmazione che interessano l’intera fascia costiera, redatti dai 7 comuni inclusi nel parco, approvati o in via di approvazione. Nella fase di valutazione e interpretazione, attraverso un raccordo di tipo interdisciplinare delle questioni emergenti nel quadro conoscitivo e nel raffronto con l’Ente Parco, dovrà essere individuata una “visione guida” ovvero una prima idea di Parco che, racchiudendo in sé i caratteri strutturali del territorio (risorse, beni e regole di uso) indispensabili a garantire equilibri ambientali ed insediativi irrinunciabili, possa costituire un quadro con cui confrontarsi nei processi di valutazione e di scelta delle strategie di sviluppo e conservazione che riguardano il futuro del Parco. Per verificare il potenziale del Territorio/Mare/Parco saranno individuati gli indirizzi prioritari, sui quali costruire una valutazione strutturata per evidenziare i fattori che rappresentano punti di Attività di analisi e studio a supporto della programmazione e della gestione del Parco Marino Regionale L’intero progetto di workshop dovrà essere attuato con risorse tecniche e professionali degli enti territoriali (Regione, Provincia, Comuni), così da condividere tutte le fasi d’attuazione della programmazione e della gestione dell’attività del parco marino, alla luce dei singoli strumenti di programmazione territoriale, ambientale ed urbanistica. Periodo previsto: Entro Febbraio 2011 Durata: 2 giornate

Richiesta: Collaborazione Tecnica del Dipartimento 14, settore Parchi Collaborazione Tecnica dell’Assessorato Urbanistica Collaborazione Arpacal Patrocinio e Sostegno spese Il Presidente Antonio Montesanti


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Oggetto: Scheda Progettuale Polo Museale della Civiltà del Mare e Centro Visita del Parco Marino Regionale “Fondali di Capo Cozzo, S. Irene, Vibo Marina, Pizzo, Tropea e Capo Vaticano” Certi della vs sensibilità sui temi legati alla cultura del mare nella nostra regione, si invia una scheda progettuale sul Polo Museale della Civiltà del Mare, legato alla salvaguardia e Valorizzazione della Tonnara di Bivona, nonché dell’intero complesso delle tonnare del Golfo di S. Eufemia. Il Polo Museale della Civiltà del Mare intende assicurare in forma permanente, sul territorio e con la partecipazione della popolazione, le funzioni di ricerca, conservazione, valorizzazione dell’insieme di beni naturali e culturali, rappresentativi dell’ambiente e dei modi di vita dell’area costiera calabrese, occupandosi di rappresentare e valorizzare la memoria collettiva delle sue comunità. Pone comunque al centro della propria attenzione tutto il territorio costiero come un museo diffuso, ove rendere nuovamente leggibile e apprezzabile – ed in primo luogo alla sua popolazione - l’identità e la diversità del paesaggio, la cultura materiale e immateriale, le caratteristiche e i valori utili ad orientare con maggiore coerenza le future scelte di sviluppo sostenibile. Le finalità generali in cui si inserisce la proposta del progetto sono: l’avvio di un processo che porti alla costituzione del Polo, al suo allestimento museale, alla sua organizzazione e gestione; il coinvolgimento delle comunità locali, degli enti pubblici e privati, delle sue associazioni, delle categorie imprenditoriali e delle scuole nel processo di riconoscimento e riappropriazione del complesso dei valori identitari legati alla relazione con il mare. Oggetto dell’intervento è il Complesso Architettonico della Tonnara di Bivona è posto nel Comune di Vibo Valentia, frazione Marina. Edificato nel 1885 esso rappresenta l’unica testimonianza strutturale esistente dell’antico nucleo storico della nuova frazione, oggi inserito in un insediamento privo di elementi identitari e di spazi pubblici, rappresentato quasi esclusivamente da seconde case residenziali. Il Complesso si presenta fruibile interamente, grazie agli interventi di restauro strutturale realizzati in questi anni (finanziamenti manutentivi della Soprintendenza ai Beni Storici ed Ambientali di Cosenza; della Regione Calabria, di £. 1.050.000.000, con delibera del05/08/98 della Giunta Regionale; nell’ambito del Progetto “Asse Città” del Comune di Vibo Valentia, per complessivi € 865.000). Esso consta di una palazzina gentilizia, la casa del rais (capotonnara), un’ampia loggia ed un’area esterna utile per l’esposizione e recupero di imbarcazioni.


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Il Complesso e la sua area esterna, dietro richiesta di concessione demaniale, sono nella disponibilità del Comune di Vibo Valentia. L’intervento sarà utile a chiudere il ciclo dei lavori di recupero sino ad oggi attuati, realizzando il definitivo allestimento interno ed esterno (quest’ultimo dedicato ad area di recupero/espositiva dei barconi e pescherecci antichi) ed l’avvio della sua attività di Polo Museale e Centro Visita del Parco, incentrata sulla messa in valore dei saperi aulietici della provincia e della regione. L’area direttamente interessata dall’istituzione del Polo Museale della Cultura del Mare è compresa in tutto l’ambito costiero della provincia di Vibo Valentia. L’obiettivo strategico è quello della valorizzazione dei centri storici costieri di Nicotera, Tropea, Parghelia, Briatico, Bivona-Vibo Marina e Pizzo, in relazione al loro originale rapporto con l’attività storica di fruttamento del mare, e che oggi rappresentano un patrimonio archeologico, storico, artistico e demo-etno-antropologico di assoluto valore, non ancora “raccolto” in maniera organica, scarsamente fruibile, spesso minacciato da interventi non sostenibili. Il Polo Museale della Civiltà del Mare avvierà altresi il censimento, la raccolta e la valorizzazione dei saperi tramandati collegati all’attività aulietica, così distinti: Patrimoni del saper fare: i sistemi di armamento e pesca; le tecniche di produzione e conservazione; la gastronomia e le tradizioni; i valori d'uso ed i valori simbolici; Patrimoni del saper dire: Il patrimonio linguistico tra modi di dire, proverbi e canti; raccolta testimonianze orali e video documentate, descrizioni metodi e procedure; applicazione dei metodi di partecipazione delle comunità costiere alle operazioni di censimento dei saperi; Contaminazioni culturali: leggere la cultura ed il paesaggio dal mare, le interazioni tra paesaggio costiero e agrario (antiche specie arboree, i manufatti a destinazione speciale come peschiere, tonnare, approdi, fornaci, le principali filiere di produzione connesse al paesaggio, ecc.); Patrimoni formativi: messa a valore dei patrimoni del sapere documentati al fine di implementare percorsi formativi utili alla fruizione del mare (corsi per brevetti, attività artigianali o marittime utili all’imbarco). I risultati concreti attesi in seguito alla realizzazione del Polo Museale possono essere così sintetizzati: - avvio della mappatura completa, ragionata e partecipata del territorio individuato;- miglioramento della conoscenza del patrimonio culturale da parte della popolazione; - avvio di relazioni e sinergie per allargare la consapevolezza delle comunità sull’identità e sul valore del loro patrimonio/ambiente; - coinvolgimento delle comunità sul tema della salvaguardia e trasmissione dei valori individuati;


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- avvio di strategie di coordinamento tra progetti ed iniziative esistenti nel territorio di riferimento e compatibili con gli obiettivi del museo; - messa in valore della qualità di filiera nei settori di mercato interessati dal progetto (pesca, produzione, trasformazione, conservazione); - orientamento ed incremento di un turismo sostenibile ed appropriato; - ripresa e sostegno di attività produttive tradizionali, innovative, sostenibili; - avvio delle condizioni per lo scambio di esperienze e per la riproponibilità del progetto con altre realtà nazionali ed europee. Sicuri di averLa accanto nel nostro impegno per la valorizzazione del complesso monumentale Distinti Saluti Il Presidente Antonio Montesanti


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Progetto “Polo Museale della Cività del Mare e Centro Visita del Parco Marino”

A. Introduzione Il Polo Museale della Civiltà del Mare è un istituzione culturale che assicura in forma permanente, sul territorio e con la partecipazione della popolazione, le funzioni di ricerca, conservazione, valorizzazione di un insieme di beni naturali e culturali, rappresentativi di un ambiente e dei modi di vita che lì si sono succeduti. - è un’istituzione che si occupa di studiare, conservare, valorizzare e presentare la memoria collettiva di una comunità e del territorio che la ospita, delineando linee coerenti per lo sviluppo futuro - è il frutto del rapporto costruttivo tra una popolazione, la sua amministrazione e un equipe pluridisciplinare di esperti - è un organismo che, pur rivolgendosi anche ad un pubblico esterno, ha come interlocutori principali gli abitanti della comunità i quali, anziché visitatori passivi, vogliono diventare fruitori attivi. - è un museo del tempo, dove le conoscenze si estendono e diramano attraverso il passato vissuto dalla comunità per giungere nel presente, con un’apertura sul futuro


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- è un museo dello spazio: spazi significativi dove sostare e camminare. Privilegia il linguaggio visivo diretto degli oggetti fisici e delle immagini, nel loro contesto originario e nella loro esposizione al pubblico il “Polo Museale della Civiltà del Mare” è il frutto del processo di trasformazione del territorio realizzato gradualmente nel tempo dal succedersi delle popolazioni insediate, che ha reso celebri i luoghi della provincia di Vibo Valentia per la loro grandissima diversità e per l’inconfondibile identità culturale che ne è derivata. Pone al centro della propria attenzione tutto il territorio come un museo diffuso, ove rendere nuovamente leggibile e apprezzabile - in primo luogo alla sua popolazione - l’identità e la diversità del proprio paesaggio, la cultura materiale e immateriale qui radicata nei secoli, le caratteristiche e i valori che possano orientare con maggiore coerenza scelte di sviluppo sostenibile. La proposta di progetto “Polo Museale della Civiltà del Mare” nasce per iniziativa della Pro Loco di Vibo Marina all’interno dell’area costiera vibonese, considerato come territorio marinaro-rurale di grande valore ambientale, culturale e storico, e propone una cooperazione interterritoriale con un’altra realtà museali già presenti o da istituire sul territorio provinciale.

Il progetto “Polo Museale della Civiltà del Mare”, rappresenta: - la fase di avvio delle ricerche per l’individuazione e la futura costituzione del “Polo Museale della Civiltà del Mare” nella zona vibonese; - la possibilità di condurre un’esperienza mirata di individuazione e conoscenza di alcuni dei saperi connessi con la produzione aulietica e rurale e manutenzione del paesaggio, ancora trasmissibili - la proposta e la sperimentazione di metodi e forme per l’apprendimento dei saperi - lo scambio di metodologie, esperienze e risultati Il progetto pilota deve essere concluso entro il 2007 e dovrà rappresentare la necessaria fase di verifica preliminare - sia rispetto alle caratteristiche del territorio, che all’interesse e alla risposta attiva della comunità e dei suoi soggetti - all’istituzione vera e propria del “Polo Museale della Civiltà del Mare” ed alla sua progettazione ed attuazione complessive, che avverranno necessariamente in fasi successive.

B. Compiti e metodi “Museo: un territorio, una popolazione, un patrimonio.” Queste dunque le 3 componenti essenziali di ogni museo, che ne costituiscono contemporaneamente sostanza, contenuto e metodo di lavoro.


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1. Il territorio perché “Polo Museale della Civiltà del Mare” non è un edificio o un luogo, ma è diffuso in modo sistemico a tutto lo spazio, rappresentandone e rendendone più visibili le caratteristiche, il paesaggio, la storia, la memoria, l’identità. Il suo studio sarà oggetto in particolare della prima fase del progetto pilota. 2. La popolazione perché essa è il vero soggetto-oggetto del museo, perché solo la sua partecipazione ne legittima l’esistenza, perché è il succedersi delle comunità e delle popolazioni nello spazio e nel tempo che ha creato il paesaggio e il patrimonio di un territorio.

Il “Polo Museale della Civiltà del Mare” può essere definito anche come “Museo della Comunità", poiché si rifà ad alcuni principi, quali: · La comunità intera costituisce un museo vivente il cui pubblico si trova permanentemente all’interno · Il museo non ha visitatori, ha abitanti · Pur rivolgendosi a un pubblico esterno, il museo ha come interlocutori principali gli abitanti della comunità · La restituzione e interpretazione della memoria collettiva è resa possibile ai visitatori. Ma gli abitanti ne rimangono i custodi. · Il riconoscere la popolazione come soggetto si ritraduce nel voler fornire alla collettività un riflesso della sua complessità e della sua ricchezza creativa. Affinchè la partecipazione non resti semplicemente uno slogan e non si limiti a forme puramente rappresentative senza alcun potere ed effetto reale, è essenziale quindi stabilire, in quali forme e a quali livelli si vuole coinvolgere la popolazione. Il campo di azione del “Polo Museale della Civiltà del Mare” si realizzerà attraverso tre livelli: - il livello della raccolta e della conservazione la raccolta degli oggetti, la conservazione di manufatti e siti, a differenza dei musei tradizionali, è basata sostanzialmente sulla collaborazione della popolazione, che attraverso donazioni, prestiti, apertura delle case e degli edifici rurali, conservazione dei vecchi utensili e ambienti nella loro condizione originaria, contribuisce in modo fondamentale al patrimonio del museo - il livello della restituzione e della testimonianza se la popolazione partecipa alla donazione, è giusto che partecipi anche alle fasi della restituzione


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(comprese le forme e i progetti per la comunicazione) che possono coinvolgere la storia degli oggetti, la memoria conservata, l’uso tradizionale, i saperi, le testimonianze dirette dei donatori e della comunità tutta - il livello dell’accoglienza, dell’informazione e della gestione se il museo vuole riflettere la comunità è normale che i suoi membri se ne facciano portavoce e carico, che accolgano il pubblico, che raccontino il loro sapere e la loro visione in modo diretto e non filtrato, contribuendo a rendere viva la conoscenza e la propria identità ed a gestire in modo diretto il proprio patrimonio.

La terza componente dell’istituendo museo è costituita infine dal patrimonio, inteso non come una parte (come l’arte o la scienza o l’archeologia o l’etnografia) ma come tutto ciò che per una comunità è degno di essere considerato tale, o anche tutto ciò che i padri ci hanno lasciato perché venga trasmesso accresciuto ai nostri figli. Questa accezione di patrimonio, che è l’oggetto-soggetto del museo, non può che essere molto vasta: è quello del territorio, quello del paesaggio, quello dell’ambiente, quello bello e quello brutto, quello pubblico e quello privato, quello materiale e quello invisibile, quello culturale e quello storico, quello memorabile e quello rimosso, è tutto quello a cui la comunità (direttamente o con i suoi rappresentati e le sue forme di espressione) ha attributo nel tempo sufficiente valore da essere manifestato. E non può che essere dinamica, perché non è possibile congelare un patrimonio, lo si può solo dissipare o accrescere (per noi in un’accezione non solo quantitativa, ma principalmente qualitativa). Il “Polo Museale della Civiltà del Mare” quindi ha un compito rispetto al passato – cioè fino a ieri (individuare, conoscere) e al futuro – e cioè da domani - (trasmettere). Il “Polo Museale della Civiltà del Mare” ha perciò tra i suoi compiti primario quello di individuare, conoscere e trasmettere il proprio patrimonio, materiale e immateriale, nel tempo e nello spazio.

Per fare ciò, considererà il patrimonio locale il suo oggetto-soggetto promuovendone: 1. l’individuazione 2. la conoscenza 3. la trasmissione.


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1. L’individuazione del patrimonio si avvia con una fase di ricerca continuata nel tempo e nello spazio e presuppone una scelta preliminare debitamente omogenea. L’individuazione dovrebbe seguire, almeno a grandi linee, procedure del tutto analoghe a quelle degli altri musei: ricognizione, inventariazione e catalogazione. La ricognizione consiste in un esame a tappeto dell’ambito del museo per rintracciare le singole componenti, localizzarle e quantificarle. Questa fase ha l’obiettivo di permettere anche l’individuazione dei grandi temi che ne contraddistinguono l’identità.. L’inventariazione è il secondo passo: degli elenchi ordinati di componenti da cui derivare raggruppamenti omogenei che permettono di meglio soppesare sia il gruppo, sia la specifica componente. La catalogazione (attraverso schede molto semplificate, poco più di un inventario,) permette di fissare nello spazio e nel tempo le singole componenti individuate, a beneficio di futuri accessi alla catalogazione, sia di semplice fruizione che di approfondimento. Queste tre operazioni possono essere condotte per singoli temi, ma hanno poi l’obiettivo di ricomporsi in sintesi descrittive e visive.

2. La conoscenza del patrimonio è la seconda funzione specifica del museo. Anche in questo caso, molte operazioni assomigliano a quelle di un qualsiasi museo, ma vanno tarate sulla peculiarità museografica degli ecomusei. La conoscenza prevede delle fasi specifiche, di analisi, di studio e di sintesi. L’analisi non deve appiattirsi sulle modalità proprie e specifiche delle varie discipline (territoriali, storiche, antropologiche, sociologiche, naturalistiche…) ma deve promuovere la convergenza, lo scambio e l’interazione di sguardi diversi, primo fra tutti quello di chi ci vive. Lo studio, che dovrebbe sempre seguire e non precedere l’analisi, ha valenze molto variegate poiché può essere condotto in sedi e da soggetti molto vari: dallo studioso professionale all’appassionato, dalle scuole di ogni ordine e grado, alle associazioni, producendo nel tempo una cultura e dei cultori del museo.

3. La trasmissione del patrimonio e delle conoscenze su di esso sviluppate è la terza funzione tipica di ciascun museo. Anche in questo campo il “Polo Museale della Civiltà del Mare” può partire dalle esperienze più tradizionali, ma deve sviluppare modi propri. Il principio informatore di questa fase è quello che il


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patrimonio lo riceviamo in eredità dai nostri padri e in prestito dai nostri figli cui dovremo trasmetterlo integro e possibilmente accresciuto. Le fasi attraverso le quali un patrimonio può essere tramandato sono sostanzialmente: la alvaguardia, la partecipazione e la comunicazione. La salvaguardia (specie per beni e componenti che devono ecomusealmente rimanere in situ) è l’elemento indispensabile per la trasmissione del patrimonio nel futuro. Essa si esplica attraverso diverse modalità: manutenzione, restauro, ripristino di componenti fisiche, ma anche azioni di documentazione e trasmissione di componenti intellettuali e morali, ossia saperi. Spesso il patrimonio cosiddetto minore rischia di essere disperso (vedi capitelli, piccoli manufatti, ma anche molto altro come biotopi, documenti d’archivio, fotografie, oggetti della cultura materiale, ecc.). La partecipazione al patrimonio intesa come condivisione della conoscenza che via via si acquisisce è forse il principale obiettivo di politica culturale del museo. Una conoscenza diffusa e partecipata del valore del patrimonio e l’unica forma di tutela e sviluppo possibile. Senza di essa, non ci sono sollecitazioni, richiami, promozioni o vincoli, che tengano: chi non conosce non può ovviamente percepire la necessità di salvaguardare. Far partecipare anche fisicamente alla fruizione del mare ed in tal caso risulta importante riuscire a restaurare un peschereccio da utilizzare per escursioni di fuizione didattica e/o turistica. Naturalmente la partecipazione così intesa implica, al tempo stesso, assoluta trasparenza e circolarità nella comunicazione. Fare comunità significa infatti condividere a fondo nozioni e saperi e comunicare alla pari. La comunicazione del patrimonio si rivolge sia all’interno che all’esterno del museo. Per questo motivo deve sviluppare modi originali e tempi e adeguati, solo in parte analoghi a quelli delle comunicazioni di massa.

C. Saperi e paesaggio L’antropologia sociale ha da tempo cominciato a vedere i saperi come un sistema vivente e perciò non come elementi separati in sé stessi, ma come punti di emergenza entro un campo relazionale. Come non possiamo sapere dove e quando spunterà un fungo, che nasce dalla struttura sotterranea del micelio, non possiamo prevedere e definire con certezza i tempi e i motivi della scomparsa o del permanere di un sapere. Nel concetto locale la tradizione è un processo, che procede di continuo attraverso la relazione pratica della comunità con il suo ambiente. Per la comunità la cosa importante è che il processo continui, non che porti alla replicazione di forme identiche. E’ qui importante introdurre il concetto di abilità, intesa come la capacità di rispondere abilmente (respons-abilità), abitus quindi abitudine a fare.


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E’ chiaro che il paesaggio dell’Area Costierea Vibonese può essere definito come un paesaggio culturale, ovvero interamente trasformato e modellato nei secoli dall’opera dell’uomo. Il termine paesaggio deriva etimologicamente da paese e sta a significare il profondo senso di riconoscimento e appartenenza sviluppato dalle comunità nei confronti dell’immagine visiva del proprio territorio. Cultura e coltura conservano la stessa radice etimologica, dal latino còlere, coltivare. Per paesaggio culturale si può quindi intendere letteralmente quello che è stato coltivato dall’intervento umano, che vi ha impresso le tracce della propria cultura. Questi paesaggi differiscono uno dall’altro a seconda delle diverse condizioni naturali e delle strategie che sono state messe in atto dalle comunità umane, al fine di renderli vivibili. Sono quindi specchi sia delle differenze geografiche, che di quelle culturali, ovvero delle articolateed originali risposte dell’uomo al proprio ambiente. La seconda fase del progetto pilota andrà quindi alla ricerca dei saperi intesi come le abilità sviluppate dalle popolazioni che hanno reso vivibile, abitato, utilizzato questo paesaggio-storia come oggi lo possiamo leggere. Tra di esse verranno naturalmente privilegiati quei saperi/maestrie/pratiche ancora presenti, significativi per la manutenzione e lo sviluppo sostenibile del paesaggio, e realisticamente trasmissibili, in un’ottica non di mera replica di forme sempre uguali, ma di continuazione di un processo di costruzione e produzione di cui la comunità sia soggetto consapevole. In questo senso si eviterà ogni atteggiamento di “accanimento terapeutico” nei confronti dei saperi: nell’ottica del concetto locale della conoscenza tradizionale e della “teoria fungina” è normale che un sapere scompaia, a volte senza lasciare tracce e che al suo posto se ne sviluppino altri. Il lavoro della prima fase (studio e ricerca) del Progetto Pilota sarà quindi mirato anche ad una prima individuazione/selezione di quei saperi che il paesaggio come storia può raccontare. La seconda fase (partecipazione e promozione) andrà ad approfondire, secondo i metodi della ricerca etnografica, in primo luogo quelle pratiche presenti connesse agli usi tradizionali della pesca e della produzione agricole del territorio, al suo presidio idrogeologico, alle dinamiche e alle conoscenze inerenti la costruzione del paesaggio nelle sue varie componenti, in sintesi le abilità relative ai processi di pesca, coltivazione e produzione. A partire da questa ricerca verranno date indicazioni per successivi possibili approfondimenti sui saperi connessi ai processi di trasformazione ed elaborazione dei prodotti e del paesaggio stesso.


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D. L’area di studio L’area di studio di cui si occuperà in via preliminare il progetto pilota, comprende prima di tutto l’ambito territoriale del comune di Vibo Valentia, per poi estendersi a tutti i comuni costieri della stessa provicia fino a comprendere tutti quelli del Tirreno e dello Ionio calabrese. La tipologia insediativa dominante è costituita da paesi e borghi collinari e da parsi e borghi costieri con un’edilizia residenziale rurale sparsa, per lo più in pietra, che ha subito gravi fenomeni di abbandono a partire dagli anni ’50. Pur presentando l’area una chiara vocazione turistica balneare ed agrituristica, la struttura ricettiva è assolutamente carente sia da un punto di vista quantitativo e distributivo, che da quello qualitativo, mentre estremamente consistente è il fenomeno delle seconde case e dei residence turistici (come “oasi felici” in cui confinare i turisti). Crocevia di genti e culture diverse fin dalla preistoria, presenta un patrimonio archeologico, storico, artistico e demo-etno-antropologico di assoluto valore, in parte non ancora studiato o raccolto, scarsamente fruibile, spesso minacciato da interventi non sostenibili. Il territorio è animato dalla presenza di diverse associazioni culturali, che stanno tentando un coordinamento sovracomunale, da alcuni centri di documentazione su tematiche specifiche (archeologia, geologia, musica), da alcuni musei locali, teatri e biblioteche comunali. A questa dotazione di base corrisponde una pluralità di modalità di gestione e funzionamento delle strutture e degli spazi, spesso con carenza di risorse gestionali e strumentali, e senza un reale coordinamento a livello di area, con conseguenti difficoltà gestionali-organizzative e penalizzazioni in termini di visibilità ed efficacia nell’attrarre visitatori e fungere da centro di animazione culturale del luogo.

Nello svolgimento della fase di studio e ricerche del progetto pilota, una volta stabiliti i criteri indicatori per la valutazione dell’omogeneità delle aree da includere nel progetto ecomuseale, si prenderanno in considerazione anche altre aree limitrofe, per verificare la fattibilità dell’allargamento di una proposta museale a tutto il paesaggio dell’area costiera calabrese.

E. Struttura e Localizzazione del Museo: Tonnara di Bivona Lungo il litorale vibonese è presente il Complesso Architettonico dell’Antica Tonnara di Bivona, edificio ottocentesco unico in Calabria legato alla pesca del tonno, esempio straordinario di valida archeologia industriale marinara. Esso consta di una palazzina gentilizia comprendente l’abitazione stagionale dell’imprenditore, quella del rais (capotonnara) e di alcuni tonnaroti, la cappella dei pescatori, l’ufficio della vendita dei tonni. Inoltre di un’ampia loggia ad unico tetto in tegole sostenuto da pilastri in legno di quercia


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adibito a deposito del cordame, ancore, reti e ove ancor oggi sono presenti gli antichi barconi della tonnara. Inoltre altri locali per il deposito del sale e del sughero e di quanto altro necessativa a tale tipo di pesca. L’ antica Tonnara di Bivona (VV) è quanto di meglio si possa conservare oggi in Italia ; insieme alla tonnara di Favignana (Egadi) sono gli esempi più prestigiosi dell’antica mattanza fonte di economia delle popolazioni costiere, ma anche straordinario fenomeno culturale legato alla tecnica di pesca e conoscenza del mare, religiosità e canti popolari, storie e racconti. L’attività della pesca, sin dai tempi più remoti, ha sempre costituito una delle più importanti risorse delle popolazioni costiere della Calabria, spesso caratterizzando interi borghi come centri di particolari tipi di pesca e di tradizioni. La pesca del Pesce Spada o del Tonno, in particolare, hanno rappresentato una delle forme più originali tecniche di pesca calabrese, perchè fondate sulla produzione di strutture ed imbarcazioni che fossero in grado di consentirne l’efficace cattura. Particolarmente lungo le coste tirreniche della nostra regione, poste lungo il tragitto migratorio degli enormi pesci, prende corpo negli anni una cultura del mare legata a tali prede, che sin dalla colonizzazione greca e dalla conquista romana, vedrà sorgere impianti produttivi legati all’allevamento ed alla pesca. Non vi sarà colonia o subcolonia, municipio o porto calabrese, che rinuncerà di trarre vantaggi economici dall’attività della pesca: le coste calabresi sono segnante dalla presenza di appostamenti per i tunnoskopoi, cetarie, vivarium, che fisicamente ed emblematicamente rappresentano tappe di una continua evoluzione che raggiungeranno il loro culmine agli inizi del X secolo, quando negli anni dell occupazioni turchesche, si realizzerà una vera e propria svolta nelle tecniche di pesca. Il Complesso Architettonico della tonnara di Bivona è posto nell’area costiera del comune di Vibo Valentia, al centro del Golfo di Sant’Eufemia. Esso è in realtà parte di quello che un tempo veniva denominato “malfaraggio” della tonnara, e che comprendeva sia le opere di terra che quelle necessarie per intallare in mare la trappola per i tonni. E’ composto da una palazzina gentilizia a due piani, dalla capiente loggia, dai magazzini del sale e dei galleggianti e dall’edificio adibito ad appartamento del Rais. Il complesso architettonico della Tonnara di Bivona, edificato nel 1885 dal Cav. Gaetano de Carolis e completato nella sua attuale struttura dal Marchese Enrico Gagliardi nel 1911, si presenta oggi del tutto integro ed in discreto stato di conservazione. La Palazzina gentilizia, nel piano terra, venne suddivisa in maniera tale da ospitare, in alcune camere, i pescatori stagionalmente assoldati per la pesca; le stanze necessarie all’amministrazione dell’attività di vendita ed una piccola cappella a navata unica, dedicata a S. Antonio di Padova, utilizzata per le funzioni religiose ed i riti propiziatori della pesca.


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Nel primo piano erano invece gli appartamenti gentilizi, provvisti di tutti i servizi, ampia cucina e perfino una sala da fumo. La Loggia, cioè l’enorme magazzino adibito alla custodia dei barconi, delle reti, nonchè ad una prima lavorazione del pescato, rappresenta la struttura più originale ed unica nella regione. L’intero tetto in tegole, di circa 20x60 metri e costruito a capriate di legno di quercia, è sorretto da otto pilastri costituiti da quattro grossi tronchi, anchessi in legno di quercia, poggianti su una base di mattoni in cotto e malta. L’incrociarsi di travi, aste e tronchi, creava una serie di spazi a 3,5 metri d’altezza, utilizzati come ricovero per le reti ed al contempo come appiccatoio per il dissanguamento dei tonni. Essa rappresenta uno dei rari capolavori dei mastri d’ascia locali e siciliani, eseguito alla fine dell’ottocento. Oltre al magazzino dei galleggianti in sughero, dinanzi la palazzina gentilizia era posto il magazzino del sale, meglio noto come fondaco, sale che fino ai primi anni del novecento veniva adoperato per la conservazione del pescato. L’appartamento del Rais, termine arabo con cui si indicava il capo assoluto della tonnara, consentiva al personaggio più carismatico ed importante di tale tipo di pesca, di trasferirvisi con l’intera famiglia, per poter sovrintendere ogni fase della preparazione degli attrezzi, delle reti e dell’allestimento della trappola nel mare. Spesso i Rais provenivano della Sicilia, ma anche Rais della vicina Pizzo hanno lavorato nella Tonnara di Bivona, comandando ciurme composte dai 70 ai 90 pescatori. Attualmente nella loggia sono custoditi alcuni grossi barconi in legno impeciati utilizzati per la pesca. Il loro nome mutava secondo la posizione assunta lungo la trappola delle reti poste in mare, verso le quali venivano trainate, tutte in fila, da un rimorchiatore, di cui rimane il primo esemplare a motore a scoppio.

Interventi già realizzati per la funzionalità della struttura Gli interventi di restauro strutturale del Complesso Architettonico della Tonnara di Bivona sono stati sino ad oggi realizzati con finanziamenti della Soprintendenza ai Beni Storici ed Ambientali di Cosenza, un finanziamento della Regione Calabria, con delibera del 05/08/98 della Giunta Regionale, di £. 1.050.000.000. E’ in via di bando di gara ultimo finanziamento a sostegno del recupero finale del complesso monumentale di € 865.000 nell’ambito del progetto “Asse Città di Vibo Valentia”, con destinazione di Polo Museale della Civiltà del Mare, che consentirà il totale recupero del complesso, già attrezzata per ospitare gli utenti finali, sala espositiva e sala incontri per circa 100 persone.


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F. Obiettivi del progetto Le finalità generali in cui si inserisce la proposta del progetto del “Polo Museale della Civiltà del Mare” sono: - avvio di un processo, di cui il progetto pilota rappresenta la fase preliminare e dimostrativa, che porti alla costituzione del Museo , alla sua progettazione attuativa, alla sua realizzazione partecipata, alla sua organizzazione e gestione; - diffusione e condivisione dell’idea, delle funzioni, degli obiettivi di un museo come progetto culturale che ha il compito primario di individuare, conoscere e trasmettere il proprio patrimonio, materiale e immateriale, nel tempo e nello spazio, orientandone lo sviluppo; - coinvolgimento della comunità locale, degli enti pubblici e privati, delle sue associazioni, delle categorie economiche e imprenditoriali, della popolazione, delle scuole, nel processo di riconoscimento e riappropriazione della propria identità territoriale e delle specificità storiche e antropologiche, per giungere a quello che gli ecomusei chiamano il “risveglio” . - cooperazione con esperienze avviate in realtà territoriali diverse per un allargamento delle conoscenze ed un confronto finalizzato allo scambio di problematiche, potenzialità e soluzioni proposte e in via di sperimentazione in realtà affini.

Gli obiettivi specifici del progetto pilota all’interno delle finalità generali descritte sono:

A. prima individuazione e conoscenza del territorio, delle sue caratteristiche, delle sue risorse e potenzialità, delle sue problematiche e debolezze B. proposta di metodi per la mappatura del territorio e delle sue componenti e per la costruzione di banche dati C. applicazione e sperimentazione di metodi per la conoscenza e la trasmissione, ad un settore specifico del patrimoniomuseale, che è quello dei saperi e delle maestrie viventi connesse alla manutenzione e corretto sviluppo del paesaggio e del rapporto storico-etnografico delle popolazioni costiere con il mare. Tale obiettivo comprende a sua volta due finalità specifiche: - condurre, attraverso la necessaria raccolta di informazioni etnografiche e tecniche, una attività di animazione e diffusione del museo sul territorio; - stabilire contatti di scambio e lavoro comune con un museo nazionale, per l’impostazione delle metodologie di trasmissione dei saperi e di verifica dei risultati.


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D. organizzazione di un momento di sintesi parziale del lavoro attraverso un convegno di studio, che ha l’obiettivo di discutere e diffondere i risultati e di formulare proposte per la prosecuzione del progetto generale, confrontandosi anche con realtà diverse.

G. Articolazione del progetto pilota Il progetto pilota rappresenta il primo intervento propedeutico all'istituzione del “Polo Museale della Civiltà del Mare” della provincia di Vibo Valentia. La sua titolarità è assunta dalla Associazione Turistica Pro Loco di Vibo Marina. Il lavoro servirà per avvicinare la comunità locale ai primi contenuti del museo e si articolerà secondo le tre fasi di: 1) Studio e ricerca; 2) Partecipazione e promozione; 3) Cooperazione e scambi.

FASI DEL PROGETTO 1. Fase Studio e Ricerca Obiettivo operativo: conoscere e rappresentare il territorio che formerà il primo nucleo del “Polo Museale della Civiltà del Mare” coinvolgendo la comunità

Stadi di lavoro: 1.1 Individuazione del territorio 1.2 Realizzazione di un Atlante del patrimonio locale (repertorio filmografico, bibliografico, fotografico etc.)

Descrizione degli stadi di lavoro: 1.1 Individuazione e rappresentazione cartografica del territorio secondo criteri di omogeneità paesaggistica, ambientale e culturale E’ la fase propedeutica all’individuazione e realizzazione del “Polo Museale della Civiltà del Mare”, dedicata alla raccolta di informazioni e dati, ed alla loro lettura e interpretazione, al fine di proporre


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motivatamente l’individuazione del territorio e delle sue componenti secondo criteri/indicatori di omogeneità paesaggistica, ambientale, culturale, storica, ecc. 1.1.a Individuazione del territorio: - per prima cosa verranno definiti gli indicatori che contribuiscono alla determinazione dell'identità del paesaggio, utilizzando strumenti derivati da analisi visive, presenza e ricorrenza di elementi significativi, ecologia del paesaggio, morfologia, idrografia e geologia, genesi e tipologie insediative, notizie storiche, etnografiche,…… - i parametri da valutare saranno relativi a : paesaggio e usi del suolo (usi agro-aulietico, edificato, infrastrutture, ecc.) tipologie di paesaggio, unità paesaggistiche a grande e a piccola scala, elemen ti del paesaggio, tecniche di impianto peschiero tradizionali, tipologie insediative, tipologie edilizie, ecc. ambiente e natura, geo-morfologia, idrologia, vegetazione, fauna, emergenze, ecc. identità, storia, archeologia, etnografia, cultura materiale, ecc. caratteristiche demografiche, socio-economiche, risorse, punti di debolezza, potenzialità, ecc. risorse ecomuseali esistenti: progetti, iniziative, realizzazioni, studi/ricerche, istituti culturali, associazioni, personaggi, archivi, siti, percorsi, musei locali, attività, ecc. con relativi punti di forza e problematiche presenti. - verranno quindi definiti i criteri e gli strumenti per la raccolta e l’inventariazione degli elementi (schedatura, metodi di ricognizione sul terreno, analisi cartografica, rilettura critica di studi e documentazione esistenti, ricerche d’archivio, interviste, questionari, colloqui, incontri) - prima della effettiva applicazione saranno effettuati alcuni test insieme agli addetti, per il rodaggio del metodo di raccolta e inventariazione e per le opportune correzioni, su un primo nucleo di zone rappresentative del territorio prescelto - inizio della raccolta e inventariazione degli elementi in una prima area significativa del territorio, per individuare e definire l'identità princip ale del paesaggio; allargamento e applicazione della raccolta al territorio per tracciare e rappresentare un primo perimetro e avviare in modo visibile e partecipato il progetto del museo 1.1.b Rappresentazione cartografica - verrà infine elaborata una rappresentazione cartografica dell’individuazione proposta contenente i principali elementi distintivi dell’identità del paesaggio del museo . Elaborati: cartografia contenente la prima individuazione del territorio modelli per le schede di rilevazione


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inventari dei dati raccolti relazione di sintesi

1.2 Realizzazione di un Atlante del patrimonio della comunità L’individuazione e conoscenza del patrimonio complessivo - materiale e immateriale – del museo implica la costruzione della struttura generale di un Atlante del patrimonio della comunità, inteso come specchio di conoscenza del territorio e della sua identità, costruito dalla comunità in primo luogo per la comunità stessa, e strumento partecipato per gli orientamenti futuri. Compito del progetto pilota è l’ideazione: - della struttura dell’Atlante - dei metodi di ricerca, inventario e catalogazione dei dati - di modelli per la rappresentazione degli elementi del patrimonio - di individuazione dei grandi temi del museo - di esperienze pilota per la partecipazione della comunità alla costruzione delle mappe dell’Atlante. I suoi contenuti verranno per lo più implementati in tempi successivi al progetto pilota, con un ampio lavoro di partecipazione e di coinvolgimento del sapere e della memoria della comunità. Gli stadi di lavoro comprese nel progetto pilota sono: - progetto della struttura dell'Atlante, linee guida, obiettivi, metodi per la compilazione - definizione delle mappe da redigere nel corso del progetto pilota - verifica di metodi ecomuseali di mappatura già collaudati in Italia e all’estero (mappe culturali, mappe di comunità, landmap, parish maps, ……) e costruzione di un metodo ad hoc, calibrato sui tempi e le risorse (finanziarie, umane, tecniche, strumentali) disponibili - prime applicazioni per: - la ricognizione, l'inventario e la catalogazione (costruzione di un data base correlato) - il censimento e la schedatura del patrimonio culturale dell’area e della sua organizzazione e gestione (siti, percorsi, manufatti, musei, istituzioni culturali, associazioni, personaggi, studi, ecc.) - l'individuazione dei temi principali connessi all’identità del paesaggio locale, inteso come patrimonio della comunità, su cui verrà impostato il successivo lavoro di raccolta e implementazione dati nell’Atlante


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- realizzazione sistema di documentazione e consultazione (repertorio filmografico, bibliografico, fotografico etc.)

2. Fase Partecipazione e Promozione Obiettivo operativo: approfondire la conoscenza dei saperi connessi con la costruzione e manutenzione del paesaggio studiando metodi di trasmissione e coinvolgendo la comunità

Stadi di lavoro: 2.1 Censimento dei saperi 2.2 Studio e sperimentazione di percorsi formativi Descrizione degli stadi di lavoro.

2.1 Censimento dei saperi - organizzazione di un primo censimento dei saperi tramandati, collegati all’attività aulietica ed alla costruzione e alla manutenzione del paesaggio (riguardanti le tecniche di costruzione dell’edilizia rurale e del paesaggio costiero e agrario, le sistemazioni idrauliche, gli impianti di pesca e colturali tradizionali, le antiche specie arboree, i manufatti a destinazione speciale come peschiere, tonnare, approdi, fornaci, le principali filiere di produzione connesse al paesaggio, ecc.) - raccolta informazioni orali e video documentate, descrizioni metodi e procedure, selezione di alcuni saperi per la fase successiva al progetto pilota - applicazione dei metodi della partecipazione alle operazioni di censimento dei saperi, e al programma di allargamento progressivo della base partecipativa

Patrimonio del saper fare. Cordai - Valori d'uso e valori simbolici. Riuso di resti di macchinari Mastri d’ascia - Gli attrezzi La pesca – i sistemi di pesca La produzione – tecniche di produzione e conservazione La gastronomia – Patrimonio gastronomico e tradizioni


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Patrimonio del saper dire. Il patrimonio linguistico: modi di dire, proverbi e canti

Specificità dei luoghi. Le Tonnare e gli approdi

Didattica. Laboratori per le scuole

Sovrapposizioni culturali. Vecchie dimore dei pescatori e borghi nuovi, leggere il paesaggio dal mare Il progetto si svilupperà attraverso un itinerario costiero, storico-archeologico-antropologico, che punterà alla valorizzazione dei siti di eccellenza, ubicati lungo la costa vibonese: Ricadi, Tropea, Parghelia, Zambrone Briatico, Bivona-Vibo Marina, Pizzo e Acconia. 2.2 Studio e sperimentazione di percorsi formativi - studio della metodologia per il recupero dei saperi tramandati e per la trasmissione e l'applicazione del patrimonio di conoscenze ad essi collegate - studio e confronto dei percorsi formativi corrispondenti, assieme al museo con il quale si prevede di svolgere il rapporto di cooperazione interterritoriale, che prevederà anche la possibilità di scambio di moduli di docenza - organizzazione di un workshop di formazione pilota su un sapere recuperato e particolarmente significativo per la manutenzione del paesaggio, applicato ad un manufatto esemplificativo - elaborazione di un modello didattico per la trasmissione di saperi da effettuarsi eventualmente in una fase successiva al progetto pilota - monitoraggio e documentazione videofotografica - in questi centri costieri indicati saranno allestite mostre permanenti, relative alla pesca, messe in rete tra di loro. Da questi si svilupperanno alcuni percorsi “interni”, di collegamento, attraverso i quali, si metteranno in evidenza aree collegate tra loro e con l’itinerario costiero, tramite l’approccio storico-archeologico-antropologico:


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Il filo conduttore sarà quello della pesca in tutte le sue forme materiali (le strutture, gli stabilimenti per la lavorazione del pescato, le tonnare, i villaggi dei pescatori, gli arnesi della pesca) e quelle immateriali (le modalità della pesca a mare e lungo i corsi fluviali, il consumo del pesce salato, le espressioni del culto: le processioni a mare)

3. Fase Cooperazione e scambi Obiettivo operativo: confronto, valutazione e sintesi dei risultati, verifica e formulazione delle proposte per la prosecuzione del progetto Stadi di lavoro: 3.1 Convegno di studio 3.2 Sintesi dei risultati e delle proposte Descrizione delle fasi di lavoro: 3.1 Convegno di studio - organizzazione di un convegno di studio e di confronto con museo/i con il quale si prevede di svolgere il rapporto di cooperazione interterritoriale 3.2 Elaborazione di una sintesi dei risultati del progetto pilota e delle proposte emerse dal convegno e dal lavoro del comitato tecnico-scientifico per la continuazione del progetto e l’eventuale costituzione del “Polo Museale della Civiltà del Mare”

Promemoria 28 gennaio 2011  

Incontro con Assessore Regionale Ambiente On.le Pugliano

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