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Parco Marino Regionale “Fondali di Capocozzo – S.Irene – Vibo Marina – Tropea – Capo Vaticano – Pizzo” (istituito con L.R. 21.aprile 2008 n.13)

Progetto di ripopolamento attivo dell'Astice mediterraneo (Homarus gammarus), nell'area SIC “Fondali di Capo Cozzo - S. Irene” cod. 200IT9340094 all'interno dell'area di Parco.

RELAZIONE FINALE

Data: 30/05/2014

IL COMMITTENTE Il Presidente del Parco Marino Regionale

Il Progettista Biologo Marino Prof. Roberto Minervini

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INDICE PREMESSA……………………………………………………………………………… pag 3 MOTIVAZIONE DEL PROGETTO…………………………………………………………

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- Il ripopolamento attivo quale strumento di recupero ambientale................................... ATTIVITA’…………………………………………………………………………………….

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- Produzione e semina di giovanili di Astice mediterraneo……………………………….

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- Individuazione delle aree idonee alle operazioni di semina ed interventi formativi…..

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- Operazioni di fornitura e semina di giovanili di Astice mediterraneo…………………...

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MONITORAGGIO……………………………………………………………………………

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- Finalità………………………………………………………………………………………

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- Campionamento con nassini………………………………………………………………

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- Ricerca subacquea (Visual census)………………………………………………………

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DIVULGAZIONE ED INFORMAZIONE……………………………………………………..

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RISULTATI…………………………………………………………………………………….

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- Campionamento con i nassini……………………………………………………………...

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- Riscontri dall’indagine subacquea (Visual census) e da altre fonti……………………...

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CONSIDERAZIONI CONCLUSIVE…………………………………………………………..

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ELENCO ALLEGATI………………………………………………………………………….

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SCHEDE DI CAMPIONAMENTO CON NASSINI…………………………………………… 29 VISUAL CENSUS NOTTURNO……………………………………………………………… 45 PROTOCOLLO DI PESCA CON NASSINI………………………………………………….

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PROTOCOLLO DI VISUAL CENSUS NOTTURNO………………………………………..

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COMUNICAZIONI ALLE A d G REGIONALI………………………………………………..

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PROTOC. DI FORNIT., DI SEMINA E DI CONTEGGIO DEI GIOVANILI DI ASTICE……. RIFERIMENTI DI LAUREA MAGISTRALE IN BIOLOGIA ………………………………..

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ELENCO FAUNA ASSOCIATA RINVENUTA……………………………………………….

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VERBALI DI SEMINA…………………………………………………………………………

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Parco Marino Regionale “Fondali di Capocozzo – S.Irene – Vibo Marina – Tropea – Capo Vaticano – Pizzo” (istituito con L.R. 21.aprile 2008 n.13)

PREMESSA La Provincia di Vibo Valentia è impegnata ad attuare le misure innovative previste dalla Legge regionale n. 27 del 2004, volte ad incentivare l’occupazione e promuovere l’economia ittica, e ad attivare le procedure per reperire ed utilizzare al meglio i fondi nazionali e comunitari per lo sviluppo del settore della pesca sul territorio. Per supportare l’Amministrazione provinciale nell’identificazione dei bisogni strutturali del settore e nella programmazione di interventi mirati allo sviluppo sostenibile dell’economia ittica, nasce l'idea da parte del Parco Marino Regionale “Fondali di Capocozzo – S.Irene – Vibo Marina – Tropea – Capo vaticano – Pizzo”, ricorrendo al supporto tecnico-scientifico e alla esperienza maturata nel campo della ricerca da parte dell'Università della Tuscia Dipartimento di Ecologia e Biologia, con la quale è già in essere un protocollo di intesa, di ricorrere, inizialmente in via sperimentale, ad un progetto (di interesse collettivo) di ripopolamento diretto di una delle aree SIC ricomprese nel Parco, al fine anche di perseguire il punto strategico 4.4.5 del Documento di Programmazione della Provincia di VV e cioè la valorizzazione delle 3


aree comprese nella rete Natura 2000. A tal fine è stata quindi volontà dell'Ente di gestione del Parco, con opportuno atto deliberativo, dare vita ad un progetto che comportasse interventi di recupero faunistico nell’area marina ricompresa nel Parco attraverso la partecipazione al bando pubblico di attuazione della Misura 3.2 del FEP (ai sensi art. 38 Reg. CE 1198/2006).

Area del Parco Costa degli Dei (in rosso)

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L’area SIC Fondali di Capocozzo – S.Irene

MOTIVAZIONE DEL PROGETTO Il Mar Mediterraneo sta attraversando un periodo cruciale che lo vedrà protagonista di trasformazioni anche profonde nel corso di questo nuovo millennio. I cambiamenti climatici, la costante introduzione di specie “aliene”, lo sversamento di rifiuti tossici, gli eccessi della pesca professionale e l’inquinamento costiero sono solo i più importanti fenomeni di aggressione di questo mare che per storia, biologia e turismo è sicuramente fra i più importanti e caratteristici al mondo. La presenza in Calabria di ben cinque Parchi marini è una sana ed intelligente risposta alle aspettative di conservazione e valorizzazione di un mare di cui il nostro Paese è stato, almeno fino ad oggi, il maggiore fruitore. La realizzazione di aree marine protette è sicuramente la migliore soluzione per consentire di mantenere, almeno in aree destinate, una struttura ecologica non compromessa in grado di fungere, oltre che da “deposito di biodiversità” per un più vasto ed importante comprensorio, anche da volano di tutta una serie di attività con importanti risvolti economici e soprattutto per il turismo e la pesca professionale. In questo ruolo quindi, che il Parco Marino si sta accingendo 5


a svolgere, è importante che si giunga il più rapidamente possibile ad elevati livelli di qualità ambientale intesi sia come caratterizzazione qualitativa delle acque che dei popolamenti animali e vegetali. Un Parco ben popolato dal punto di vista ambientale sia come numero di specie che d’individui e dotato di acqua marina di elevate caratteristiche di salubrità, non può che stimolare, oltre alla tradizionale balneazione, anche attività di forte interesse turistico come l’osservazione subacquea e la pesca sportiva ed artigianale. Non va infatti sottaciuta la necessità, ormai apertamente conclamata, di dover rendere assolutamente economica la gestione delle aree protette. Riuscire infatti a coniugare la protezione ambientale con lo sviluppo economico non è soltanto una necessità contingente al periodo di grave crisi internazionale, ma un target, forse l’unico, in grado di garantire anche nel tempo l’esistenza, il consolidamento e la crescita delle aree destinate alla protezione e gestione dell’ambiente naturale, e questo è uno degli scopi principali a cui il presente progetto intende mirare. In quest’ottica quindi la particolare ricchezza dei fondali del Parco e la loro articolazione fortemente frammischiata fra substrati duri e molli dei suoi fondali associati a vaste estensioni di Posidonia costituisce, come evidenziato in molteplici lavori di indagine scientifica effettuati dai biologi marini negli ultimi decenni, la premessa migliore per consentire la nascita, lo sviluppo ed il consolidamento di biocenosi di tipologia varia a cui vanno ad associarsi sia specie di interesse prettamente biologico che quelle d’importanza per la pesca professionale e sportiva. E’ questo quindi il contesto propizio in cui si è voluta verificare l’opportunità di “accelerare”, attraverso lo strumento del ripopolamento attivo, un recupero naturale che, per concomitanze difficilmente prevedibili, potrebbe altrimenti rivelarsi lungo o comunque non in linea con le tempistiche gestionali e promozionali che L’Ente Parco si prefigge. D’altro canto un ripopolamento rapido, e rivolto anche a specie di interesse economico, renderebbe sicuramente più interessante il ruolo di recupero ambientale che è alla base di tutte le aree protette ed in particolare di quelle marine, considerata la funzione primaria come fonte di 6


approvvigionamento ittico che tutti i mari del mondo ancora svolgono appieno per il sostegno alimentare di tanta parte della popolazione del pianeta. Il ripopolamento attivo quale strumento per il recupero ambientale Laddove la pesca eccessiva o eventi distruttivi, di varia origine e natura, abbiano compromesso o solo sensibilmente ridotto, la presenza di determinate specie il ripopolamento attivo è lo strumento che, grazie a sempre nuove acquisizioni tecnologiche, ci consente di provare “a ripristinare” un ecosistema impoverito o squilibrato. A solo titolo di esempio valga l’esperienza giapponese che dispone di numerosissimi Centri Ittiogenici Marini in cui, oltre alla sperimentazione ed allo svolgimento di appositi programmi di ricerca, vengono prodotti i giovanili di varie specie di organismi marini, alghe incluse. Questo “prodotto” viene quindi “seminato” in mare a beneficio dell’ambiente e dell’attività di pesca professionale. In Italia c’è un solo Centro Ittiogenico Marino (alle Saline di Tarquinia presso l’Università della Tuscia di Viterbo) che abbia finalità esclusive di ripopolamento ittico marino. Nel nostro Paese infatti non c’è la concezione che il mare possa essere “ripopolato”. Proprio le decennali esperienze giapponesi hanno invece ampiamente dimostrato che il ripopolamento attivo costituisce l’unica possibilità per riequilibrare, almeno per alcune specie, il grande divario oggi esistente in mare fra le potenzialità dell’ambiente e la triste realtà delle nostre sovrasfruttate risorse alieutiche. Al fine di conseguire quindi un più rapido recupero ambientale e per migliorare le rese della pesca artigianale nelle aree di pertinenza del Parco è stato realizzato un mirato programma di restocking ambientale basato su specie di interesse commerciale di cui sono note le abitudini costiere. In tale programma un ruolo fondamentale è stato svolto dalla reintroduzione nell’area del Parco dell’Astice mediterraneo (Homarus gammarus). Questo grande crostaceo, il più grande del Mediterraneo, è già riprodotto e seminato in mare da parte di molti Paesi del NordEuropa che svolgono regolarmente, ormai da molti anni, questa attività a vantaggio della pesca professionale che ha visto incrementare, e di molte tonnellate l’anno, la raccolta di 7


Distribuzione dell'astice europeo

questo importante crostaceo. Questa specie, ampiamente riprodotta in decine di migliaia di individui presso il Centro Ittiogenico dell’Università della Tuscia, è scarsamente mobile, di accrescimento abbastanza rapido, di altissimo valore di mercato e di forte adattabilità ambientale. Suo grande limite è la vulnerabilità alla pesca, sia con attrezzi da traino che da posta, e quindi si è fortemente rarefatto in tutto il bacino del Mediterraneo. Il Parco potrebbe quindi svolgere anche il ruolo di “forziere” in cui contenere un prezioso stock di riproduttori che ogni anno fornirebbe i giovanili che andrebbero ad incrementare le popolazioni decimate dall’attività di pesca. Attività economica quest’ultima che andrebbe comunque regolamentata e coordinata, anche attraverso i previsti Consorzi di Gestione, affinché il Parco svolga un concreto ruolo di struttura di conservazione e ripopolamento non effimera, ma destinata a durare nel tempo.

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L’Astice Mediterraneo (Homarus gammarus)

ATTIVITA’ Produzione e semina dei giovanili di astice Presso il Centro Ittiogenico Marino dell’Università della Tuscia sono stati raccolti in mare, con varie tecniche di pesca, numerosi riproduttori di Astice per poi stabularli presso l’impianto.

Addome di una femmina ovigera di Astice maditerraneo 9


Dopo circa quattro mesi i soggetti femmine di questi riproduttori, che sono portatrici di uova fecondate sotto l’addome, hanno cominciato a liberare le larve che hanno terminato il ciclo di sviluppo all’interno dell’uovo. Le larve così ottenute sono state poste in appositi incubatoi presso l’avannotteria dell’Università. Durante questo periodo sono state nutrite con formulati alimentari messi a punto in anni precedenti. Le condizioni di allevamento sono state tenute a livelli

ottimali

di

temperatura

(inferiore

ai

18°C)

e

qualità

biochimiche.

Incubatoio delle larve di Astice

L’esperienza in questo settore dei paesi del Nord-Europa ha ampiamente dimostrato che non sempre è bene forzare l’allevamento per ottenere esemplari di astice di più grandi dimensioni da destinare alle semine. Il cannibalismo infatti comporta perdite talmente elevate che sicuramente è molto più conveniente introdurre in mare quantità rilevanti di giovani astici ad una taglia più piccola (circa 1,5 - 2 cm), anziché soggetti di taglia più grande, ma di numero 10


molto inferiore. Sintomatico in questa direzione è quanto avviene ad esempio in Scozia dove ogni anno le avannotterie locali distribuiscono lungo la costa oltre mezzo milione di giovanili di astici di piccole e piccolissime dimensioni. In Norvegia, dove vengono seminati in mare astici ogni anno nell’ordine di milioni di individui, hanno deciso di ridurre drasticamente la taglia media (1,5 - 2 cm) degli individui seminati a vantaggio di un numero più elevato degli stessi ottenendo rese in prodotto finito decisamente migliori. In questi paesi, dove il restocking in mare è ormai da tempo una prassi a diversi livelli e per diverse specie, la pesca costiera sta raccogliendo frutti straordinari, a condizione però che la gestione di questi patrimoni venga condivisa fra gli addetti alla pesca che ne diventano non solo i fortunati fruitori, ma anche i gelosi e vigili custodi. L’introduzione in mare di questi giovanili, associata a misure di controllo e di gestione dell’area protetta, costituiranno una fondamentale premessa per generare un rapporto nuovo all’interno del mondo della pesca che potrà operare, così come dovrà avvenire anche in Italia, in una maniera nuova in cui le rese saranno meno soggette alle fluttuazioni ambientali naturali grazie a queste nuove forme di gestione. Individuazione delle aree idonee alle operazioni di semina ed interventi informativi La localizzazione del siti dove effettuare le semine si è basata sostanzialmente su due fattori: le tipologie dei fondali alle diverse profondità lungo la costa e lo sforzo di pesca praticato in quelle aree. Quest’ultimo parametro, pur importante ai fini della protezione della specie nel suo sviluppo giovanile, in realtà, data la dispersione a cui è soggetta la specie per motivazioni strettamente inerenti il suo comportamento e le sue esigenze, non è controllabile se non attraverso una presa di coscienza degli operatori della pesca. La semina dei giovanili è stata infatti effettuata in due aree ritenute particolarmente idonee (S. Irene e Capo Vaticano) allo sviluppo dei giovanili i quali però, disperdendosi in un’areale infinitamente maggiore, sono ovviamente soggetti alle catture dei pescatori locali anche quando non hanno ancora raggiunto le giuste taglie alle quali la pesca è consentita (30 cm di lunghezza totale). Aver 11


posto quindi, ad opera del Parco, un divieto di pesca nell’areale di maggiore intervento di semina (area SIC Fondali di Capo Cozzo - S. Irene cod. 200IT9340094), ha quindi un valore relativo ai fini della tutela dei giovanili di astice se non c’è la attenta collaborazione dei pescatori locali che devono rigettare in mare tutti gli esemplari sotto misura. A tal fine è stata cura degli operatori del progetto informare, in numerose occasioni di incontri con le marinerie locali, i pescatori del loro ruolo di “gestori” di una risorsa nuova, economicamente interessante, ma vulnerabile soprattutto nelle prime fasi di insediamento nell’area. Nel caso dell’Astice mediterraneo le praterie di Posidonia costituiscono un’ area di elezione per ospitare i giovanili di questa specie, sia per le possibilità di rifugio offerte che per la disponibilità di cibo. Fra le alghe ed i limitrofi ambienti rocciosi riscontrati nell’area di semina gli astici hanno effettuato le prime mute di accrescimento ed i fondali a Posidonia rapidamente degradanti verso maggiori profondità riteniamo rappresentino gli l’habitat ideali per questa importante

specie

di

Crostaceo

Decapode.

Ciclo vitale dell’Astice mediterraneo

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Operazioni di fornitura e semina di giovanili di Astice mediterraneo L’Astice mediterraneo ha una forte propensione al cannibalismo, durante tutte le sue fasi di crescita, talmente sviluppata da rendere essenziale, dalla raccolta dai contenitori di allevamento in avannotteria fino al momento della semina in mare, che si prendano alcuni importanti accorgimenti per preservare i giovanili dalla loro innata aggressività (all. Protocollo di trasporto, conteggio e semina). La fornitura ha quindi avuto inizio, con la raccolta dei giovanili per la spedizione, solo al momento in cui si è avuta l’assoluta certezza di poter portare a termine, nel lasso di tempo di ventiquattr’ore, tutte le operazioni fino alla semina in mare. La prima fase è stata quindi quella di procedere alla conta delle larve e di stoccarle, con un adeguato surplus, nei contenitori predisposti, con adeguata temperatura, a prevenire il cannibalismo. Al momento del confezionamento i giovani astici in fase planctonica sono stati contati partendo da 2000 esemplari puntualmente contati in un contenitore di allevamento. Questo contenitore è stato quindi visivamente paragonato con altri contenitori uguali in cui si sono raggiunti numeri simili di larve ed addizionati poi con un surplus del 10-15%. Le larve, conteggiate quindi con questa metodica normalmente applicata al novellame di molte specie destinate all’allevamento o al ripopolamento in natura, sono state poi trasferite in busta con acqua di mare ed ossigeno e con 5 - 8°C.di temperatura. Le buste sigillate sono quindi state inserite in scatole coibentate. Il ruolo della temperatura è importante in quanto fino ai 10°C il metabolismo delle larve si riduce e si sospende l’attività alimentare e quindi il cannibalismo. A questo contribuisce anche l’assenza di luce all’interno delle scatole coibentate. Durante il viaggio dall’avannotteria di Tarquinia al punto d’imbarco a Tropea si sono effettuate numerose verifiche della temperatura all’interno delle scatole di polistirolo al fine eventualmente di aggiungere contenitori congelati per ridurre la temperatura, ma tale intervento non si è mai reso necessario. Per assicurare alle larve seminate in mare il massimo della sopravvivenza possibile il rilascio 13


dei giovanili è avvenuto dopo il tramonto del sole. Durante le ore notturne infatti si riesce a limitare la predazione sulle larve da parte dei pesci di piccola taglia, in particolare dei Labridi, che hanno abitudini alimentari diurne. Subito dopo il tramonto sono avvenuti gli imbarchi e si sono potuti raggiungere i luoghi di semina con ancora un pò di visibilità, mentre sott’acqua era già buio grazie al fenomeno della riflessione della luce che anticipa di quasi un’ora la notte sott’acqua. Al fine di diminuire poi lo sbalzo termico fra la temperatura di trasporto e quella del mare, le singole le buste con le larve sono state mano mano aperte in un contenitore contenente acqua marina raffreddata, quando necessario, con pani congelati. Inoltre, per consentire il rilascio dei giovanili in prossimità del fondo, le larve sono state aspirate da un tubo dotato di zavorra che giungeva fino alla prossimità del fondo. Durante questa operazione la velocità del natante adoperato era di circa un nodo. Tutte le operazioni di trasporto, conteggio e semina sono state eseguite secondo quanto previsto dall’apposito protocollo previsto in progetto. Per le operazioni di semina ci si è avvalsi della collaborazione della Cooperativa Pescatori di Tropea che ha messo a disposizione una imbarcazione per effettuare una prima semina di 20.000 esemplari (oltre al 10% di compensazione per eventuali mortalità) di giovanili di astice in fase pre-bentonica (cioè ancora in fase ”natante”) rilasciati in corrispondenza della zona SIC di S.Irene e 2000 esemplari, trasportati a bordo in provette singole, nella più avanzata fase bentonica (cioè metamorfosati per la vita di fondo) e rilasciati in un’area prossima a Capo Vaticano. Con questa seconda operazione di semina, effettuata il 24/02/2012, si è conclusa l’attività di rilascio in mare dei giovani astici. Attività a cui hanno partecipato, oltre ai tecnici dell’Università della Tuscia, a membri del Consiglio Direttivo del Parco Costa degli Dei e pescatori locali, anche rappresentanti della Regione Calabria, come da verbali di semina allegati.

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Stadi giovanili di Astice mediterraneo: tre stadi pre-bentonici e uno stadio bentonico (a destra)

Una larva pre-bentonica prodotta in laboratorio 15


Giovanile di Astice mediterraneo in fase bentonica

MONITORAGGIO Finalità Il monitoraggio effettuato nel presente progetto ha avuto diverse finalità, la principale è stata naturalmente il rinvenimento e, possibilmente, la cattura di qualche giovanile di astice al fine di verificarne accrescimento e condizioni generali e quindi l’adattamento all’ambiente in cui è stato reintrodotto. Per conseguire questa finalità si è operato attraverso metodi di indagine che hanno previsto la cattura di giovani astici o semplicemente, e a mezzo di subacquei professionisti, la loro osservazione nell’ambiente di fondo. Le due indagini hanno reso necessario organizzare due diverse tipologie di campionamento: con l’ausilio di attrezzatura specifica per la pesca e la ricerca notturna subacquea. E’ stata anche attivata un’indagine indiretta che si è avvalsa invece della ricerca di informazioni, nell’ambito delle marinerie più prossime all’area di semina (soprattutto Tropea e Zambrone), sulla eventuale cattura o avvistamento di giovanili di Astice mediterraneo. Poiché 16


questa specie è da ritenersi ormai scomparsa nell’areale di reimmissione l’eventuale segnalazione di esemplari di astice, di taglia compatibile con quella dei giovanili reimmessi, è quindi attribuibile all’intervento di restocking effettuato.

Provettoni per il trasporto singolo di giovanili di Astice in fase bentonica

Altra importante finalità del monitoraggio è stata quella di informare la comunità dei pescatori locali dell’indagine in corso, sia per tenerli aggiornati sulle risultanze dell’operazione, che cercare di ottenere dagli stessi informazioni su eventuali catture accidentali di astici di piccola e media taglia. Campionamento con i nassini Ai fini della buona realizzazione del monitoraggio con interventi diretti di pesca in mare ci si è avvalsi della collaborazione di pescatori professionisti selezionati per tipologia di imbarcazione disponibile ed esperienza nella pesca con le nasse. Presso la marineria di Tropea è stato individuato un equipaggio dotato di una imbarcazione idonea a questo scopo e dell’esperienza necessaria per effettuare il lavoro previsto. Durante questa fase si è proceduto anche ad una verifica del pescato normalmente catturato 17


nel tratto di mare interessato dalle semine di giovanili di astice, anche al fine di avere un’idea sulla tipologia e frequenza dei possibili predatori degli astici alle diverse taglie del loro successivo sviluppo. Questa fase preliminare è stata effettuata sia osservando il prodotto abitualmente pescato dall’equipaggio prescelto per il monitoraggio che da parte di altri pescatori della marineria di Tropea.

La barca della cooperativa di Tropea adoperata per i campionamenti

Il prodotto catturato e quello sbarcato hanno evidenziato, anche per le ridotte taglie medie degli esemplari riscontrati, come nell’area presa in esame vi sia un sostenuto sforzo di pesca che, riducendo i predatori, in teoria dovrebbe facilitare la sopravvivenza dei giovanili di Astice mediterraneo immessi, almeno fino alla taglia di reclutamento alla rete (due anni dall’immissione). Nel contempo è stato concordato con l’equipaggio prescelto ogni dettaglio dell’attività, compresi ovviamente i costi, le tempistiche ed anche la costruzione di cento nassini, da realizzarsi su modello di un esemplare, di più piccole dimensioni rispetto a quelli di uso 18


comune, fatto appositamente preparare da un pescatore della marineria di Civitavecchia.

Nassini predisposti per essere innescati ed imbarcati

Si è optato per l’uso dei nassini e non di reti o di altri attrezzi per la cattura dei giovanili di astice in considerazione del fatto che gli astici di piccole dimensioni sono poco mobili nella ricerca del cibo, ma anche perché le loro modestissime dimensioni ne avrebbero vanificato la cattura con le reti tradizionalmente adoperate in loco. D’altra parte reti di maglia apposita avrebbero avuto un impatto molto pesante sui giovanili di tante altre specie presenti nell’area che, tra l’altro, è inserita in un parco marino regionale. I nassini sono stati innescati con diversi tipi di esche anche in base alla disponibilità del prodotto ittico locale. In genere si sono utilizzati pesci come lo sciabola, le sarde, sugheri zerri, vope e talvolta anche totani e seppie.

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Astice catturato con nassini. 30mm di lunghezza di cefalotorace

Gli esemplari di fauna associata catturati sono stati rigettati vivi in mare. Il 24/04/2012 si sono concluse le operazioni di semina dei giovanili di astice, mentre il 19/04/2013, quindi a distanza quasi di un anno esatto, si è dato inizio alla prima operazione di tentata cattura degli astici con i nassini, attività conclusasi, dopo 15 campionamenti, il 18/06/2013. Per ogni uscita in mare sono stati annotati i dati relativi al punto di cala, alle condizioni meteo, alle esche adoperate per innescare i nassini, ai rinvenimenti della fauna marina catturata dai nassini e classificata al livello di specie, oltre ad eventuali annotazioni sull’attività a bordo. Ogni uscita in mare cominciava con la posa dei nassini al tramonto e terminava con il loro salpaggio al mattino successivo. Tutti i dati sono stati raccolti in 15 schede corrispondenti (v. allegato) alle 15 uscite effettuate e tutte le specie rinvenute e relative alla fauna associata sono state annotate e fotografate (v. allegato ).

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Astice catturato con nassini

Per queste operazioni, poiché spesso in contemporanea, al calare della notte, venivano anche realizzate le immersioni con i subacquei per la ricerca “de visu” degli asticini, su iniziativa dell’Ente Parco, ci si è avvalsi della collaborazione di due giovani assistenti reperiti in loco. Uno dei quali ha utilizzato questa opportunità per portare a buon fine una tesi sperimentale per il conseguimento, a pieni voti, della Laurea Magistrale in Biologia. Ricerca subacquea Il 09/04/2013 sono anche cominciate le nove indagini subacquee finalizzate alla ricerca diretta degli astici, A tale riguardo sono state effettuate 9 immersioni notturne e la ricerca, così come avvenuto in progetti analoghi, si è effettuata di notte in quanto questa specie ha abitudini spiccatamente notturne. Le immersioni sono state effettuate da subacquei professionisti, con buona conoscenza della fauna marina, ed hanno avuto durata variabile a seconda della profondità media dell’area oggetto della ricerca. 21


Anche in questo caso è stata stilata un’apposita scheda afferente ad ogni immersione (v. allegato ) dove, oltre ai dati di base come nel caso precedente, venivano annotate numerose informazioni sulla fauna locale corredate da foto e filmati, in particolare nel caso del rinvenimento di astici. DIVULGAZIONE ED INFORMAZIONE Sin dall’inizio dell’attività di semina ci si è avvalsi della collaborazione dei pescatori locali sia per la profonda conoscenza delle caratteristiche dei fondali della zona di Tropea, sia per avere con loro scambi di informazioni e creare quel clima collaborativo indispensabile quando si compiono operazioni tecnico-scientifiche nel mondo della pesca. Questa impostazione ci ha consentito l’immediata partecipazione e curiosità da parte dei pescatori locali i quali, anche in seguito, hanno continuato a seguire l’evoluzione dell’attività di ricerca e, talvolta, anche fornendo utili indicazioni sulla cattura accidentale o sull’avvistamento, da parte di subacquei, di qualche giovane astice. Oltre a questa forma di diffusione di informazioni presso i pescatori, molti articoli e comunicati sono apparsi sui giornali locali e su riviste di più ampia diffusione come “Calabria Rurale” edito direttamente dalla Regione Calabria. Altra forma di divulgazione dell’attività si è avuta attraverso una conferenza stampa, tenutasi presso la Capitaneria di porto di Vibo Valentia Marina, che è stata molto partecipata e foriera di numerosi articoli su diverse edizioni regionali. RISULTATI Campionamento con i nassini La ricerca con i nassini è stata quella che, dal punto di vista delle catture, ha dato i risultati meno interessanti. Si sono infatti raccolte molte informazioni sulla fauna presente nell’area di semina (v.allegato), ma poche sulla presenza degli astici di cui è stato infatti catturato un solo esemplare (All. scheda n° 11). L’esemplare, di sesso maschile, misurava lunghezza del cefalotorace di 30mm, ed appariva in perfette condizioni fisiche. Lo scarso riscontro delle catture di giovanili di astice è attribuibile sostanzialmente a due 22


fattori: la grande estensione dell’areale da indagare ed il tempo trascorso (1 anno) dall’ultima semina effettuata. Il fattore tempo ha sicuramente influito favorendo la dispersione, su un’areale marino vastissimo, dei giovani astici. Altro fattore importante, ma difficilmente quantificabile, è quello relativo alla mortalità naturale da predazione dei giovani astici. Questo importante fattore, come si diceva, di difficile quantificazione, può essere però limitato nei suoi effetti negativi con ripetute immissioni di giovanili nell’areale prescelto, così come accade infatti in Nord Europa dove queste semine sono di grande entità (centinaia di migliaia di giovanili di astice l’anno a fronte di soli ventiduemila come nel caso del presente progetto) e per almeno cinque anni di seguito. Questo può spiegare la scarsità delle catture riscontrate dalla pesca con i nassini al cui proposito va ricordato che altri crostacei, pur abbondantemente rinvenuti durante le immersioni notturne, sono stati invece catturati solo occasionalmente dai nassini. Aspetto questo che pone anche un problema di “catturabilità” dei giovani astici che, come citato in letteratura, da giovani sono poco mobili nella ricerca del cibo trovando quanto occorre al loro sostentamento nelle aree limitrofe alla loro tana abituale. Gli astici sembrano invece essere sensibili ad altri fattori che possono farli “migrare” verso località e profondità evidentemente più consone ai loro fabbisogni. Degne di nota sono inoltre alcune informazioni sulla fauna associata che ci hanno consentito di identificare due substrati caratteristici: Coralligeno e Posidonieto, con tutta una serie di ambienti intermedi fra i due. Il rinvenimento di specie tipiche di questi due ambienti, secondo il Trattato di Bionomia Bentonica (Peres e Picard, 1964), ci ha confermato che l’area prescelta per il rilascio delle larve ben si prestava alla sopravvivenza dell’Astice, sia come substrato che come andamenti delle profondità. Riscontri dall’indagine subacquea (visual census) e da altre fonti Altre informazioni si sono inoltre ottenute dalle indagini subacquee notturne Durante le immersioni infatti si sono individuati, fotografandoli e filmandoli, due astici, mentre altri quattro sono stati osservati da altri subacquei professionisti che operavano a Tropea come diving. Anche in questi casi le osservazioni sono state effettuate di notte, la taglia si aggirava sui 23


dieci-dodici centimetri e l’areale era in due di questi ultimi quattro casi limitrofo a quella di semina, mentre negli altri due il rinvenimento è avvenuto a considerevole distanza. A testimonianza che, soprattutto gli stadi pre-bentonici, sono soggetti a rilevante dispersione, cosa diversa invece dovrebbe accadere seminando giovanili di stadio più avanzato (bentonici). La dispersione dei giovanili non è comunque un fenomeno da ritenersi negativo in quanto, se seminati in numero congruo, possono consentire il ripopolamento di areali più vasti e con probabilmente maggiori garanzie di sopravvivenza. Altri due astici, sempre di taglia simile a quella delle precedenti catture, sono stati catturati da pescatori di Tropea e rigettati in mare dopo averli delicatamente staccati dalla rete (tramaglio in entrambi i casi). Quattro esemplari sono invece stati rinvenuti, sempre in reti di pescatori professionisti, molto recentemente, nel mese di Aprile 2014, mentre altri due, nel Gennaio del 2014, sono stati rinvenuti nel contenuto stomacale di un dentice pescato a Tropea. Anche questo dato, forse curioso per certi aspetti, testimonia però due cose importanti: da una parte l’interesse dei pescatori a far circolare informazioni sulle risultanze del ripopolamento svolto, dall’altro come i predatori siano poi in effetti i migliori “campionatori” dell’ambiente in cui operano ed i contenuti stomacali, come insegna una vasta letteratura scientifica a riguardo, sono sempre forieri di informazioni e sorprese sula vita e abitudini degli organismi marini. In totale quindi, allo stato attuale, si hanno riscontri attendibili per quindici esemplari catturati a taglie compatibili con quelli seminati. Altre segnalazioni sono pervenute, ma non sono sembrate sufficientemente attendibili poiché provenienti da persone che non dimostravano possedere le necessarie competenze in quanto non erano né pescatori, né subacquei professionisti.

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Astice rinvenuto dai subacquei durante il visual census notturno

Le segnalazioni relative al rinvenimento dei giovani astici indicano comunque che evidentemente c’è stata una buona divulgazione delle informazioni relativamente al progetto in corso e che l’iniziativa ha suscitato consenso e partecipazione da parte di varie categorie operanti nell’area dell’ intervento. CONSIDERAZIONI CONCLUSIVE Il monitoraggio effettuato con i nassini, per i motivi esposti, non ha dato risultanze entusiasmanti, ma la strada maestra in questo tipo di attività, tesa in vaste aree marine al recupero faunistico ed anche economico di una specie, è quella tracciata da paesi come la Norvegia dove il ripopolamento con giovanili di astice è stato effettuato per anni, con centinaia di migliaia di giovanili immessi (ormai nell’ordine dei milioni fino ad oggi) e con una stretta collaborazione fra Enti preposti alla pesca, strutture tecnico-scientifiche ed il mondo dei diretti operatori. Oggi in quei paesi in cui le semine di astici (ma anche di altre specie) sono diventate una prassi la pesca ne ha tratto benefici tali da aver migliorato il tenore di vita dei pescatori 25


locali. L’export in tutta Europa dell’astice vivo così ottenuto è in crescita e precisi programmi di gestione della risorsa ittica tengono conto di questa nuova impostazione dell’attività dei pescatori che è diventata, almeno per la specie astice, meno aleatoria oltre che più remunerativa. In questi Paesi poi, seguendo l’esempio del Giappone, si sta allargando la gamma delle specie seminabili dando forte impulso alla ricerca finalizzata alla produzione di novellame da semina. Nel caso dell’intervento nelle acque del Parco Marino Costa degli Dei si è forse compiuto un primo passo fondamentale per il nostro Paese. Per la prima volta infatti il nostro mare ci appare più gestibile, anche se, in considerazione dei pochi giovanili seminati, non si possono attendere ricadute strabilianti sulla pesca professionale, ma si è aperta la possibilità che in futuro l’Astice torni ad essere catturato dai pescatori locali. Grazie a questa “iniezione” di giovani esemplari di una specie ormai scomparsa si sono probabilmente ricreate le condizioni per ricostituire uno stock di riproduttori di Astice mediterraneo in quella parte del Tirreno e quindi di consentire a breve nuove catture ai pescatori locali, così come ancora avviene per l’Aragosta. Ma un altro aspetto appare importante in questa pratica di recupero faunistico e cioè l’interesse manifestato dai pescatori su quanto è stato fatto. Per la prima volta infatti, ha confessato un pescatore in banchina, si assisteva a qualcosa di nuovo che dava speranza ad una attività ormai in forte declino anche in Calabria e praticata soprattutto da anziani. Il pensare infatti che il mare, nonostante la sua vastità, possa essere gestito attraverso pratiche ittiogeniche appositamente finalizzate costituisce un’ipotesi concreta grazie anche alla straordinaria capacità riproduttiva dei pesci, dei molluschi e dei crostacei. Questa caratteristica, che consente la produzione in ambienti artificiali, anche di centinaia di migliaia, se non di milioni, di giovanili di tantissime specie costituisce uno strumento formidabile per affrontare il ripopolamento di un ambiente vasto come il mare. La gestione delle risorse ittiche passa quindi anche attraverso la realizzazione di appositi centri di produzione di novellame di specie marine, da dislocare in diverse località della costa, con cui ripopolare la fascia costiera e rendere meno aleatoria l’attività della pesca professionale. A questa attività, sicuramente utile a recuperare le risorse biologiche di un mare ormai troppo 26


sfruttato, bisogna però affiancarne un’altra che coinvolga maggiormente le maestranze della pesca. Anche la figura professionale del pescatore ha bisogno infatti di essere ridisegnata. Ancora oggi la sua attività, specie quella del pescatore artigianale, vero depositario di un mestiere complesso e svolto in un ambiente spesso difficile, è vista come inserita in un contesto avulso dalla realtà moderna. Quasi come un residuo di un antico ed ormai inesistente passato. Al mestiere di pescatore non è riconosciuto infatti quel ruolo di professionalità che meriterebbe perché il suo ruolo non è stato e non si è riqualificato nel tempo. Il mestiere del pescatore deve riuscire a compire quel salto di qualità per trasformarsi in un’attività professionale più consapevole del suo ruolo in un contesto ambientale oggi sempre più delicato e compromesso. Il mondo sta cambiando, la società tutta sta cambiando ed anche i nostri mari si sono trasformati da riserva inesauribile di proteine in un ecosistema reso più fragile ed imprevedibile. E’ necessario quindi un approccio gestionale completamente nuovo, fatto di maggiore conoscenza e di oculati interventi correttivi e in quest’ottica è ancora possibile recuperare la pesca come attività produttiva destinata a durare nel tempo. Anche da parte dei suoi operatori però occorre una maggiore preparazione tecnica e maggiore consapevolezza dell’importanza del delicato ruolo svolto. Solo attraverso questa trasformazione la figura del pescatore potrà acquisire una nuova professionalità che sia anche socialmente qualificante. Non c’è da stupirsi infatti che nel nostro Paese l’età media dei pescatori è in inarrestabile aumento perché poco attraente per i giovani ed è probabilmente da loro che bisogna ripartire. Questa esperienza vuole essere quindi anche un contributo nella direzione di questa nuova maniera di intendere la pesca e l’utilizzo delle risorse biologiche del mare.

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ELENCO ALLEGATI Schede tecniche della pesca con nassini con elenchi fauna associata rinvenuta Schede tecniche del Visual census notturno tramite subacquei Protocolli per la pesca con i nassIni Protocollo di Visual census notturno subacqueo Comunicazione alle AdG Regionali sulle semine al fine del recupero faunistico Protocollo di fornitura, di conteggio e di semina di giovanili di Astice mediterraneo Riferimenti di Tesi di Laurea Magistrale in Biologia conseguita durante il progetto Foto ed elenco di fauna associata rinvenuta e classificata Verbali di semina

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Schede di campionamento giornaliero della pesca con nassini

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VISUAL CENSUS NOTTURNO

PROG. ASTICI 1

Scheda di osservazione subacquea n° 1

Giorno 09/04/2013 Ora uscita porto 21:45 Stato del mare Poco mosso (onda lunga) Stato del cielo Sereno (assenza di luna) Nominativi equipaggio (sottolineare la coppia che s’immergerà)Pedazzo Giuseppe (OTS); Picardi Raffaele; Minervini Roberto; Monteleone Alberto; Condello Martino. Coordinate inizio immersione NORD 38° 42. 293' EST 15° 57. 440' Profondità di inizio e fine immersione 16 metri; 31,3 metri. Ora inizio e fine immersione 22:10 – 22:46 Tipologia del fondale osservato Fondale sabbioso Astici osservati (n° prog.) tipologia del fondale (roccia, Posidonia, misto, ecc) profondità osservazioni 0 Sabbia 16 – 31 metri Visibilità in acqua ottima e con presenza di pochi organismi: Seppia (Sepia officinalis); Gronco (Conger conger).

Osservazioni varie sull’intervento (controlli da enti vari, presenza di reti, guasti, ecc)…………………………………

Orario rientro porto:

23:10

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PROG. ASTICI 1

Scheda di osservazione subacquea n° 2

Giorno 10/04/2013 Ora uscita porto 19:30 Stato del mare Quasi calmo Stato del cielo Sereno (assenza di luna) Nominativi equipaggio (sottolineare la coppia che s’immergerà)Pedazzo Giuseppe (OTS); Picardi Raffaele; Minervini Roberto; Monteleone Alberto; Condello Martino. Coordinate inizio immersione NORD 38° 43.804' Profondità di inizio e fine immersione 18 metri; 22 metri.

EST 16° 0.391'

Ora inizio e fine immersione 20:24 – 21:10 Tipologia del fondale osservato Posidonia alta e poca scogliera Astici osservati (n° prog.) tipologia del fondale (roccia, Posidonia, misto, ecc) profondità osservazioni misto: Posidonia e roccia in parte 18 – 22 metri

Visibilità discreta con la presenza di: 3 Murene (Muraena helena); diversi esemplari di Gronco (Conger conger); alcuni esemplari di Sarago (Diplodus sargus); 1 esemplare di Scorfano (Scorpaena scrofa); diversi esemplari di Polpo (Octopus vulgaris); riscontriamo anche la presenza di diverse Pinna nobilis.

Osservazioni varie sull’intervento (controlli da enti vari, presenza di reti, guasti, ecc)…………………………………

Orario rientro porto:

22:30

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PROG. ASTICI 1

Scheda di osservazione subacquea n° 3

Giorno 10/04/2013 Ora uscita porto 19:30 Stato del mare Quasi calmo Stato del cielo Sereno (assenza di luna) Nominativi equipaggio (sottolineare la coppia che s’immergerà) Picardi Raffaele; Pedazzo Giuseppe (OTS); Minervini Roberto; Monteleone Alberto; Condello Martino. Coordinate inizio immersione NORD 38° 43.804' Profondità di inizio e fine immersione 18 metri; 22 metri.

EST 16° 0.391'

Ora inizio e fine immersione 21:20 – 22:05 Tipologia del fondale osservato Posidonia alta e poca scogliera Astici osservati (n° prog.) tipologia del fondale (roccia, Posidonia, misto, ecc) profondità osservazioni 1 misto: Posidonia e roccia 18 – 22 metri Si è in presenza di una visibilità discreta del fondale con la presenza di: Diversi esemplari di Gronco (Conger conger); diversi esemplari di Sarago pizzuto (Puntazzo puntazzo); diversi esemplari di Polpo (Octopus vulgaris); si riscontra la presenza di Magnosa o Cicala grande di mare (Scyllarides latus). Temperatura acqua:

15 – 16 °C

Osservazioni varie sull’intervento (controlli da enti vari, presenza di reti, guasti, ecc)…………………………………

Orario rientro porto:

22:30

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PROG. ASTICI 1

Scheda di osservazione subacquea n° 4

Giorno 11/04/2013 Ora uscita porto 19:00 Stato del mare Calmo Stato del cielo Sereno Nominativi equipaggio (sottolineare la coppia che s’immergerà)Pedazzo Giuseppe (OTS); Picardi Raffaele; Minervini Roberto; Monteleone Alberto; Condello Martino; Pantano Matteo. Coordinate inizio immersione NORD 38° 43' 52.3'' EST 16° 0'27.4'' Profondità di inizio e fine immersione 20 metri; 27 metri. Coordinate risalita immersione NORD 38° 43’ 50.7’’ EST 16° 0’ 30.2’’ Ora inizio e fine immersione 20:12 – 20:45 Tipologia del fondale osservato Posidonia alta e roccia Astici osservati (n° prog.) tipologia del fondale (roccia, Posidonia, misto, ecc) profondità osservazioni 1 misto: Posidonia e molta roccia 24 metri Si è osservato la presenza di 1 esemplare di Astice intanato; la sua lunghezza dovrebbe aggirarsi intorno ai 10 – 12 cm; assenza di foto causa Castagnola (Chromis chromis) che ha occluso la visuale al momento dello scatto della foto. Si è in presenza di una visibilità discreta del fondale con la presenza di: di Gronco (Conger conger); di diversi esemplari di Scyllarus sp.; la presenza di 1 Sepia sp. di piccole dimensioni; di una Cernia bruna (Epinephelus marginatus);

Temperatura acqua:

14°C

Osservazioni varie sull’intervento (controlli da enti vari, presenza di reti, guasti, ecc)…………………………………

Orario rientro porto:

21:25

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PROG. ASTICI 1

Scheda di osservazione subacquea n° 5

Giorno 11/04/2013 Ora uscita porto 19:00 Stato del mare Calmo Stato del cielo Sereno Nominativi equipaggio (sottolineare la coppia che s’immergerà) Picardi Raffaele; Pedazzo Giuseppe (OTS); Minervini Roberto; Monteleone Alberto; Condello Martino; Pantano Matteo. Coordinate inizio immersione NORD 38° 43.523' EST 16° 00.274' Profondità di inizio e fine immersione 20 metri; 27 metri. Coordinate risalita immersione NORD 38° 43.507' EST 16° 00.302' Ora inizio e fine immersione 20:15 – 20:45 Tipologia del fondale osservato Posidonia alta e roccia Astici osservati (n° prog.) tipologia del fondale (roccia, Posidonia, misto, ecc) profondità osservazioni misto: Posidonia e molta roccia 24 metri Si è in presenza di una visibilità discreta del fondale con la presenza di: di Grongo (Conger conger); di diversi esemplari di Cicala di mare. Si devono allegare foto

Temperatura acqua:

14°C

Osservazioni varie sull’intervento (controlli da enti vari, presenza di reti, guasti, ecc)…………………………………

Orario rientro porto:

21:25

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PROG. ASTICI 1

Scheda di osservazione subacquea n° 6

Giorno 12/04/2013 Ora uscita porto 18:33 Stato del mare Calmo Stato del cielo Sereno secondo giorno di luna 10% Nominativi equipaggio (sottolineare la coppia che s’immergerà) Picardi Raffaele(OTS); Pedazzo Giuseppe (OTS); Minervini Roberto; Monteleone Alberto; Condello Martino; Pantano Matteo. Coordinate inizio immersione NORD 38° 43.503' EST 16° 00.261' Profondità di inizio e fine immersione 14 metri; 27 metri. Coordinate risalita immersione NORD 38° 43.507' EST 16° 00.302' Ora inizio e fine immersione 20:06 – 20:55 Tipologia del fondale osservato Posidonia e roccia Astici osservati (n° prog.) tipologia del fondale (roccia, Posidonia, misto, ecc) profondità osservazioni 1 misto: Posidonia e molta roccia 24 metri Presente una discreta corrente in superficie, non presente ,invece, nel fondale. La visuale è ottima e si è osservata la presenza di: diversi esemplari di Scyllarus sp. ; di diverse Cernie brune(Epinephelus marginatus); di diversi esemplari di Occhiata (Oblada melanura); diversi Saraghi(Diplodus sargus e D.vulgaris); una Polpessa (Octupus macropus); alcuni esemplari di Pinna nobilis; In questa uscita gli organismi sul fondale risultano molto più attivi rispetto alle uscite precedenti. Leggera torbidità per la presenza di plancton e particellato.

Temperatura acqua:

14°C

Osservazioni varie sull’intervento (controlli da enti vari, presenza di reti, guasti, ecc)…………………………………

Orario rientro porto:

22:05

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PROG. ASTICI 1

Scheda di osservazione subacquea n° 7

Giorno 12/04/2013 Ora uscita porto 18:33 Stato del mare Calmo Stato del cielo Sereno secondo giorno di luna 10% Nominativi equipaggio (sottolineare la coppia che s’immergerà) Picardi Raffaele(OTS); Pedazzo Giuseppe (OTS); Minervini Roberto; Monteleone Alberto; Condello Martino; Pantano Matteo. Coordinate inizio immersione NORD 38° 43.503' EST 16° 00.261' Profondità di inizio e fine immersione 14 metri; 27 metri. Coordinate risalita immersione NORD 38° 43.507' EST 16° 00.302' Ora inizio e fine immersione 20:06 – 20:55 Posidonia e roccia Tipologia del fondale osservato Astici osservati (n° prog.) tipologia del fondale (roccia, Posidonia, misto, ecc) profondità osservazioni 1 misto: Posidonia e molta roccia 24 metri Presente una discreta corrente in superficie, non presente, invece, nel fondale. La visuale è ottima e si osserva la presenza di: diversi esemplari di Scyllarus sp. ; di diverse Cernie Brune(Epinephelus marginatus); di diversi esemplari di Occhiata (Oblada melanura); diversi Saraghi(Diplodus sargus e D.vulgaris); osservata anche la presenza di una Polpessa (Octupus macropus); fra i molluschi sono stati rilevati anche alcuni esemplari della specie protetta i Pinna nobilis; In questa uscita gli organismi bentonici risultano molto più attivi rispetto alle uscite precedenti. L'immersione è stata fatta in una massa d'acqua molto ricca in plancton.

Temperatura acqua:

14°C

Osservazioni varie sull’intervento (controlli da enti vari, presenza di reti, guasti, ecc)…………………………………

Orario rientro porto:

22:05

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PROG. ASTICI 1

Scheda di osservazione subacquea n° 8

Giorno 18/06/2013 Ora uscita porto 19:30 (Villaggio “Il Gabbiano”) Stato del mare Calmo Stato del cielo Sereno secondo giorno di luna 10% Nominativi equipaggio (sottolineare la coppia che s’immergerà) Picardi Raffaele(OTS); Pedazzo Giuseppe (OTS); Minervini Roberto; Monteleone Alberto; Condello Martino NORD 38° 43.894' EST 16° 00.422' Coordinate inizio immersione Profondità di inizio e fine immersione 25 metri; 25,4 metri. Ora inizio e fine immersione 20:35 – 21:25 Tipologia del fondale osservato Posidonia e roccia Astici osservati (n° prog.) tipologia del fondale (roccia, Posidonia, misto, ecc) profondità osservazioni 24 metri misto: Posidonia e molta roccia Durante questa uscita la visibilità è risultata ottima anche al livello del fondale; sono stati avvistati numerosi saraghi (Diplodus sargus e D. vulgaris), anche di grandi dimensioni e in molti anfratti si rileva una presenza massiccia di cicalette di mare (scyllarus sp); durante l'immersione si sono visti anche molti esemplari di vermocane Hermodice carunculata e infine una grossa murena M. helena, Quest'immersione effettuata con un certo distacco temporale dalla precendente mostra gli effetti positivi dell'aumento di temperatura, infatti i pesci e gli altri organismi sono molto più vivaci e girovaghi..

Temperatura acqua:

20°C

Osservazioni varie sull’intervento (controlli da enti vari, presenza di reti, guasti, ecc) Durante questa uscita si sono effettuati quattro sopralluoghi in quattro siti identificati per l’allocazione dei corpi morti di ancoraggio delle boe di delimitazione dell’area. Non è stata rilevata presenza di Posidonia.

Orario rientro porto:

23:30

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PROG. ASTICI 1

Scheda di osservazione subacquea n° 9

Giorno 18/06/2013 Ora uscita porto 19:30 (Villaggio “Il Gabbiano”) Stato del mare Calmo Stato del cielo Sereno secondo giorno di luna 10% Nominativi equipaggio (sottolineare la coppia che s’immergerà) Picardi Raffaele(OTS); Pedazzo Giuseppe (OTS); Minervini Roberto; Monteleone Alberto; Condello Martino Coordinate inizio immersione NORD 38° 43.894' EST 16° 00.422' Profondità di inizio e fine immersione 25 metri; 25,4 metri. Ora inizio e fine immersione 21:30 – 22:20 Tipologia del fondale osservato Posidonia e roccia Astici osservati (n° prog.) tipologia del fondale (roccia, Posidonia, misto, ecc) profondità osservazioni misto: Posidonia e molta roccia 24 metri Oltre ai numerosi nudibranchi , granchi e vari echinodermi in questa immersione è stato avvistato un giovane esemplare di astice. L'esemplare è stato osservato ad una profondità di 24,5 metri su un fondale misto di sabbia e roccia al confine con una prateria di posidonia, il colore è di un azzurro forte e la lunghezza stimata è di circa 11 cm, sono state scattate varie fotografie dell'esemplare e un breve filmato

Temperatura acqua:

20°C

Osservazioni varie sull’intervento (controlli da enti vari, presenza di reti, guasti, ecc)

Orario rientro porto:

23:30

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PROTOCOLLO DI PESCA CON NASSINI PROTOCOLLO PER LA RICERCA DI GIOVANILI DI ASTICE EUROPEO MEDIANTE L’USO DI NASSINI

Scopo: Finalità principale di questa indagine è la ricerca di giovanili di Astice europeo, seminati in mare circa un anno fa, per verificarne l’accrescimento e, possibilmente, la consistenza numerica. Area d’indagine: L’area d’indagine comprenderà i luoghi di semina dei giovanili di astice nei due areali di mare antistanti Briatico e Capo Vaticano e può essere individuata come una “fascia” di mare fra le batimetriche da circa 15 m(verso terra) fino a 35 m verso mare). Caratteristica del fondale: Il fondale dell’area presa in esame sarà caratterizzato dalla presenza di ampie zone di Posidonia intervallate da zone sabbiose, sassose o rocciose. La posa dei nassini dovrebbe escludere le vaste zone sabbiose che sono incompatibili con la vita dei giovani astici. Attrezzatura: a) Imbarcazione. L’imbarcazione per svolgere questo tipo di attività non dovrebbe avere lunghezza inferiore ai dodici metri, con una consistente area pontata, un verricello salpareti, uno scandaglio, GPS e dotazione di sicurezza per ospitare a bordo, oltre l’equipaggio previsto, almeno due tecnici afferenti al progetto. b)Attrezzi da pesca. L’attrezzatura da pesca consisterà solo in cento nassini realizzati appositamente di piccole dimensioni per non recare danno alla macrofauna dell’area in esame. L’apertura del nassino, regolata da un elastico, consentirà la fuoriuscita degli animali di più grandi dimensioni. I nassini saranno calati in numero di cento e suddivisi in due differenti “collane”, con collegamento ad un cordino, che fa da “trave”, da 8mm, da cinquanta nassini ciascuna. I nassini saranno innescati la sera stessa della posa in mare con esca fresca reperibile sul mercato. Durata dell’attività di pesca. I nassini saranno calati in mare dopo il tramonto e risalpati all’alba. Nell’intervallo fra le due operazioni l’imbarcazione rientrerà nel porto di Tropea.

S C H E D A D E L L ‘ A T T I V I T A’ D I P E S C A A) CALA Stato del mare: Coordinate di inizio e fine cala: Profondità: annotata all’inizio e alla fine della cala: Ora inizio e fine della cala: B) SALPAGGIO 54


Stato del mare Ora inizio e fine del salpaggio Caratterizzazione e foto delle specie associate catturate: Conta, misurazione del cefalotorace, documentazione fotografica degli esemplari catturati e loro rilascio in mare:

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Protocollo di Visual census notturno subacqueo PROTOCOLLO D’ INDAGINE SUBACQUEA PER LA RICERCA DI GIOVANILI DI ASTICE EUROPEO

Scopo: l’indagine subacquea ha sostanzialmente lo scopo di accertare la presenza di giovanili di Astice nell’ambito del comprensorio di semina. Tale ricerca, in considerazione delle abitudini strettamente notturne di questi animali, deve avvenire necessariamente nelle ore notturne. Area d’indagine: L’area d’indagine può essere individuata come una “fascia” di mare che comprenda, verso terra e verso mare, un’areale che vada da – 10 m di profondità (verso terra) a + 10 m (verso mare) rispetto alla batimetrica di semina. Con questi presupposti l’indagine si svilupperà fra le batimetriche da circa 15 m(verso terra) fino a 35 m verso mare). Caratteristica del fondale: Il fondale dell’area presa in esame sarà caratterizzato dalla presenza di ampie zone di Posidonia intervallate da zone sabbiose, sassose o rocciose. E’ poco produttivo ricercare a vista i giovani astici (della lunghezza di circa 10 cm) nel fitto della Posidonia, dovrebbe essere senz’altro più utile, ai fini dell’indagine, cercare i giovani animali nelle zone dove la Posidonia è più rada, nelle zone sassose e nel coralligeno. Vanno assolutamente escluse dall’indagine le aree a forte prevalenza sabbiosa perché inadatte alla vita degli astici. Attrezzatura: Oltre alla normale attrezzatura per l’attività subacquea, possibilmente con pinne corte per ridurre il sommovimento del particellato di fondo, è indispensabile l’uso di torce a fascio largo. La ricerca dei giovani astici non è infatti cosa semplice e torce di piccole dimensioni non facilitano la ricerca. Durata dell’immersione : La durata dell’immersione sarà funzione della profondità, così come previsto dalle norme di sicurezza. Equipaggio: L’equipaggio a bordo dovrà essere composto per l’indagine subacquea da due sub ed un marinaio per la movimentazione del mezzo nautico. I due sub, per ragioni di sicurezza, si muoveranno assieme sul fondale, a vista, ma ognuno indipendente nella ricerca e dotato di torcia. A bordo potranno essere ospitati anche uno o due tecnici afferenti al progetto. Scheda d’immersione: Alla fine di ogni immersione dovrà essere compilata l’apposita scheda rispondendo a tutti gli items indicati.

S C H E D A D’ I M M E R S I O N E

- Stato del mare: - Coordinate del punto d’immersione: 56


- Profondità media: intesa come variazione (se variava) della profondità durante l’immersione - Ora inizio e fine dell’immersione: intesa dal momento della discesa in acqua all’uscita, compresa decompressione. - Caratteristiche del fondale: PF=Posidonia fitta; MR=Misto di Posidonia e Roccia; MS=Misto di Posidonia e Sabbia; RS=Roccia e Sabbia; C=Coralligeno. - Fauna individuata: Indicarne la tipologia individuata ad es. saraghi, occhiate, musdee ecc, ma con particolare attenzione ai Molluschi Cefalopodi quali polpi e seppie. - Astici individuati: segnalare il numero degli esemplari avvistati e la posizione rispetto alle caratteristiche del Fondale, ad es. su roccia, su sabbia, fra la Posidonia, intanato, ecc. - Campionamento: nel corso dell’indagine verrà deciso se campionare alcuni degli astici individuati.

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Comunicazione alle AdG Regionali Attuazione Misura 3.2 del PO FEP - Misure intese a preservare e sviluppare la fauna e la flora acquatiche (art.38) Recentemente è nata l'esigenza di chiarire un aspetto importante dell'attuazione dell'art. 38, riportato qui di seguito : -----------------------------------------------------------------------------Art. 38 Reg. FEP 1. Il FEP può finanziare misure di interesse comune intese a preservare e sviluppare la fauna e la flora acquatiche migliorando nel contempo l'ambiente acquatico. 2. Le misure riguardano: a) la costruzione o l'installazione di elementi fissi o mobili destinati a preservare e sviluppare la fauna e la flora acquatiche; o b) il recupero delle acque interne, comprese le zone di riproduzione e le rotte utilizzate dalle specie migratorie; o c) la preservazione e il miglioramento dell'ambiente nel quadro di Natura 2000, se direttamente inerenti alle attività di pesca, esclusi i costi operativi. Il ripopolamento diretto non beneficia dell'aiuto, salvo se esplicitamente previsto come misura di conservazione da un atto giuridico della Comunità. -----------------------------------------------------------------------------La frase evidenziata in grassetto riporta la condizione alla quale è possibile finanziare il ripopolamento diretto (cattura o acquisto, trasporto e reintroduzione nell'habitat scelto) nell'ambito di un progetto per la preservazione e lo sviluppo della fauna acquatica, ovvero la presenza di una esplicita previsione di tale possibilità in relazione alla specie ittica in questione nel testo di un atto giuridico comunitario.

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PROTOCOLLO DI FORNITURA, DI SEMINA E DI CONTEGGIO DI GIOVANILI DI ASTICE EUROPEO

In considerazione della forte tendenza al cannibalismo che pervade questa specie, e non solo durante gli stadi giovanili, è importante che tutte le fasi che intercorrono dalla raccolta dai contenitori di allevamento in avannotteria alla semina in mare si svolgano il più rapidamente possibile. La fornitura avrà quindi inizio, con la raccolta dei giovanili per la spedizione, solo al momento in cui si avrà assoluta certezza di poter portare a termine, nel lasso di tempo di ventiquattr’ore, tutte le operazioni fino alla semina in mare. La prima fase sarà quindi quella di procedere alla conta delle larve e di stoccarle, con un adeguato surplus, nei contenitori appositamente strutturati per evitare il cannibalismo. Al momento del confezionamento i giovani astici in fase planctonica saranno trasferiti in contenitori con acqua di mare ed ossigeno e con acqua a 8-10°C di temperatura. I contenitori sigillati saranno quindi inseriti in scatole coibentate. Nel caso le temperature esterne fossero particolarmente rigide si provvederà ad inserire in ogni scatola un riscaldatore chimico per mantenere l’ambiente alla temperatura desiderata. Il ruolo della temperatura è importante in quanto ad 8-10°C il metabolismo delle larve si riduce, si sospende l’attività alimentare e quindi il cannibalismo. A questo contribuisce anche l’assenza di luce all’interno delle scatole. Al momento della semina in mare sarà possibile effettuare rapidamente il conteggio scegliendo e contando le larve di un contenitore e confrontandole visivamente, secondo una metodica di uso comune in acquacoltura, con le larve predisposte in altri contenitori di forma e dimensione uguale a quello con le larve contate. Questo metodo, seppure approssimativo, è l’unico rapido ed efficace quando si ha a che fare con grandi numeri di esemplari di piccole dimensioni, di cui comunque è buona prassi fornirne un sovrappiù per compensare eventuali mortalità da trasporto ed errori di calcolo. Compatibilmente con la delicatezza dell’operazione e della sua tempistica è opportuno che il rilascio in mare avvenga non prima del tramonto. A quell’ora infatti si riesce a limitare la predazione dei pesci di piccola taglia, in particolare Labridi, che hanno abitudini alimentari diurne. Al tramonto inoltre si ha l’opportunità di sfruttare il fenomeno della riflessione della luce che anticipa di almeno un’ora la notte sott’acqua. Al fine di diminuire poi lo sbalzo termico al momento della semina, fra la temperatura di trasporto e quella del mare, le singole scatole di polistirolo, contenenti le larve, verranno riempite d’acqua pur rimanendo coperte per contenere il cannibalismo. La semina verrà effettuata con il rilascio in mare di parte degli astici in fase larvale con l’imbarcazione in movimento alla velocità di circa due nodi o a “scarroccio” di corrente, percorrendo le zone ritenute più idonee nell’ambito dell’area SIC. Il rilascio avverrà in prossimità del fondo con un apposito strumento, manovrabile dalla superficie, o mediante un lungo tubo zavorrato. Nel caso invece degli esemplari in fase bentonica il problema del conteggio delle larve non si pone in quanto questi esemplari verranno trasferiti in contenitori singoli tenuti in acqua o in ambiente umido. Anche questi esemplari saranno seminati con l’ apposito strumento per il rilascio sul fondo o con un tubo zavorrato.

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UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI MESSINA DIPARTIMENTO DI SCIENZE BIOLOGICHE E AMBIENTALI Corso di Laurea in Biologia ed Ecologia dell’Ambiente Marino Costiero

Prove di ripopolamento dell’astice europeo Homarus gammarus (Linnaeus, 1758) nei fondali del Parco Marino Regionale “Costa degli Dei” (VV)

Tesi di Laurea di: Alberto Maria Monteleone

Relatore: Chiar.mo Prof. Antonio Manganaro

Correlatore: Chiar.mo Prof. Roberto Minervini Univerità della Tuscia di Viterbo

Anno Accademico 2012-2013

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V04-Coris julis C01-Dardanus calidus 61


-V05Diplodus annularis E04-Echinaster sepositus V06-Epinephelus marginatus C02-Galathea squamifera V07-Gobius sp. C07-Liocarcinus sp. A01-Hermodice carunculata C04-Homarus gammarus C05-Homola barbata C06-Ilia nucleus C08-Liocarcinus corrugatus C07-Maja sp. E05-Marthasterias glacialis M02-Buccinulum corneum V08-Murena helena M03-Murex sp. M04-Octopus macropus M05-Octopus vulgaris C09-Pagurus anachoretus C10-Pagurus prideauxi C11-Palaemon xiphias V09- Moridae sp. C12-Portunus hastatus V10-Scorpaena sp. C13-Scyllarus arctus C14-Scyllarus pigmaeus V11-Serranus scriba V12-Serranus cabrilla V13-Symphodus ocellatus uova di Sepia officinalis C15-Stenopus spinosus C16-Dromia personata E02-Asterina sp. V01- Apogon imberbis E01- Antedon mediterranea E03- Astropecten sp. M01- Calliostoma conulus V02- Chromis chromis V03- Conger sp. V04- Coris julis C01- Dardanus calidus V05- Diplodus annularis E04- Echinaster sepositus V06- Epinephelus marginatus C02- Galathea squamifera V07- Gobius sp. C07- Liocarcinus sp. C08- Liocarcinus corrugatus A01- Hermodice carunculata C04- Homarus gammarus C05- Homola barbata C06- Ilia nucleus C07- Maja sp. E05- Marthasterias glacialis M02- Buccinulum corneum V08- Murena helena M03- Murex sp. M04- Octopus macropus M05- Octopus vulgaris C09- Pagurus anachoretus C10- Pagurus prideauxi C11- Palaemon xiphias V09- Moridae sp. 62


C12V10C13C14V11V12V13C15C16E02-

Portunus hastatus Scorpaena sp. Scyllarus arctus Scyllarus pigmaeus Serranus scriba Serranus cabrilla Symphodus ocellatus Stenopus spinosus Dromia personata Asterina sp.

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Profile for Parco  Marino

Astici relazione finale costa degli dei  

Progetto di ripopolamento attivo dell'Astice mediterraneo (Homarus gammarus), nell'area SIC “Fondali di Capo Cozzo - S. Irene” cod. 200IT934...

Astici relazione finale costa degli dei  

Progetto di ripopolamento attivo dell'Astice mediterraneo (Homarus gammarus), nell'area SIC “Fondali di Capo Cozzo - S. Irene” cod. 200IT934...

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