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Università IUAV di Ve n e z i a Facoltà Pianific a z i o n e del ter r i t o r i o Corso di Laurea Specialis t i c a i n pianificazione della città e del ter r i t o r i o

L’arte di vivere lo spazio nella città contemporanea

Relatore

Giulio Ernesti

Correlatore Ruben Baiocco Laureando Paolo Papparotto

Anno accademico 2008/2009 Sessione primaverile di l a u r e a


0. INDICE

Il tempo di cambiare Abitare la città contemporanea: Comunità, Città dell’uomo, Cittadini Attivi, Esperienza urbana, i situazionisti, L’urbanesim come modo di vita Disegnare il futuro La città e il desiderio Abitare Le citta nuove


2. SITUAZIONI

01 home page portale access 5

1.1 access 5 bilbao Il Museo Guggenheim di Bilbao in collaborazione con la Scuola di Architettura di Grenoble propone nel 1999 un progetto di ricerca concernente il vasto patrimonio industriale dismesso della città, con riferimento agli edifici distribuiti lungo le rive del fiume e costitutivi della grande area produttiva bilbaina che risale verso l’oceano. Si trattava di un operazione di conoscenza e di riappropiazione temporanea di questi spazi marginali motivata dall’esigenza di farne i punti di riferimento per la costruzione di una rete culturale alternativa a quella che si era andata rapidamente costituendo come espressione dei grandi progetti di riqualificazione della città, dell’impronta di marketing urbano che li connotava e centrata sulla realizzazione di funzioni pregiate ed attrattive di scala nazionale e internazionale: museali e culturali (museo Guggenheim e Palazzo della Musica), congressuali, turistiche. Quell’insieme di progetti e realizzazioni che, integrate con coerenti realizzazioni di carattere infrastrutturale, rientrano nel programma Ria 2000, vero e proprio asset strategico, ... della riconversione di Bilbao, del suo passaggio da città industriale a città post-industriale. Un programma, Ria 2000, di rinascita urbana apertamente confliggente con il deposito e la stratificazione fisica, spaziale, ma anche culturale e identitaria della industrializzazione. In altri termini, con il motore primo della storia contemporanea della città. Conflitto sul lavoro, conflitto sociale e politico, colonizzazione demografica e industriale dei margini fluviali, costruzione della città borghese, ridestinazione sociale e funzionale del vecchio centro, questione igenica-sanitaria e abitativa, insomma quanto occorre a definire la morfologia fisica e sociale della città è riconducibile allo sviluppo dell’industria; ci riporta allo scenario dell’industrializzazione. Uno scenario, testimonianza di un’anima della città a rischio di una condizione, e più ancora, un processo di sradicamento programmato rispetto al quale Acess 5 cerca quantomeno di sollevare interrogativi di portata collettiva, proponendo un progetto di campionatura del territorio industriale, dei suoi caratteri identitari, del suo valore di memoria di una intera colletività. Un’operazione culturale dunque, che s’interroga sulla possibilità (e sui relativi nessi) di una riqualificazione urbana che porta dalle aree di margine, sforzandosi di mettere in moto una sintesi virtuosa fra passato e presente. E ciò in un contesto di profonda incertezza che, se da un lato sembra abbandonare estese porzioni di aree industriali ad una


inevitabile demolizione, dall’altro sviluppa un interesse crescente per le culture e le identità locali, per la loro capacità di creare reti di interazione sociale attente a valorizzare ciò in cui parti consistenti della società ancora si riconoscono. Un clima di cui una crescente attenzione in Europa per la riappropiazione e il recupero di tali realtà e testimonianza diffusa. L’attenzione di Access 5 si rivolge dunque alla conoscenza del mondo delle pratiche di riappropiazione, delle sue potenzialità in termini di sensibilizzazione e di crescita rivitalizzazione. Access 5, detto altrimenti, sembra interessata a sondare la possibilità di attivare una strategia, che potremmo definire inversa rispetto a quella adottata da Ria 2000 e dal suo progetto urbano di eliminazione dei segni industriali e nel contempo di programmata obsolescenza, premessa a sua volta della cancellazione e sostituzione successiva. Un progetto, quello di Access 5 che dunque si sforza di indagare un possibile senso nuovo di quelle aree e presenze; di mettere a fuoco una immagine nuova di quella zona. La struttura del progetto si accorda con questi intenti, promuovendo un processo che, fondato sulla memoria e partecipazione individuale come punto d’avvio, possa, utilizzando la comunicazione digitale come fondale interattivo, trasformandosi in memoria collettiva condivisa. E anche in qualcosa di più: in uno spazio di confronto e soprattutto di proposte, di progetto, a partire dal ruolo di intersuadiazione tra i potenziali attori che lo spazio comune digitale può assumere. In concreto vediamo come si struttura Access 5. Esso si articola, proprio come dice la sigla, in 5 livelli di accesso.

04 Interfaccia Access 5: Il primo livello di accesso consisteva nel rapportarsi al territorio tramite una deriva urbana. Si eveidenziano i 5 itinerari proposti.

02 ii 5 livelli di accesso: Access 5 esplora una possibile riattivazione della Ria di Bilbao, attraverso 5 livelli di accesso in cui poter esplorare questi spazi industriali marginali

03 zoommata dell’interfaccia Access 5: in rosso si evidenziano gli edifici da esplorare


2. SITUAZIONI

Il primo è, di fatto, una deriva. Chi è interessato è sollecitato a visitare la Ria di Bilbao seguendo 5 itinerari proposti e percorsi nel corso di una settimana del novembre 1999. Il secondo è costituito dalla lettura delle schede tecniche degli edifici messi a disposizione degli organizzatori. Conclusa questa duplice fase, di progressivo avvicinamento alla conoscenza dello spazio, sorta di prerequisito, può partire il terzo livello.

05 Interfaccia Access 5: secondo livello d’accesso, in rosso si evidenziano gli edifici da analizzare. Selezionando il singolo edificio si entrerà nella sezione scheda tecnica.

06 Interfaccia Access 5: scheda tecnica per ogni singolo edificio. gli organizzatori mettono a disposizioni i materiali per la consultazione

Si tratta del cuore dell’esperienza: l’esplorazione vera e propeia, una sorta di percorso continuo fra gli edifici, alla ricerca di connessioni, porte d’acceso particolari. Un percorso in uno spazio inesplorato, solo “tecnicamente” conosciuto, da percorrere in modo aperto ad accogliere sorprese, cose inattese; da scoprire, in altre parole, grazie alla distanza che separa la conoscenza indiretta e filtrata dalla presa diretta con la realtà e fra immaginario e realtà. In un processo, data la ricchezza impalpabile ma densa di quei luoghi, continuo di stimoli fra conoscenza e immaginario. Esaurita l’appropiazione si avvia la fase della documetazione e, più esattamente, della spedizione di documenti, testi, video, foto ecc. materiali che danno corpo all’ultimo livello di accesso: quello della messa in comune dell’esperienza, una volta scaricati sul web tutti i materiali raccolti e frutto, ripetiamolo, di un’azione di riappropiazione. Una pratica la cui finalità è quella di sviluppare politiche culturali nuove ed anche, in potenza, politiche urbane nuove. In estrema sintesi, la ricerca di spunti di conoscenza utilizzando l’offerta in tal senso di pratiche d’effrazione, esplorazione e riappropiazione temporanea che sono, di fatto, operazioni di


riciclo o se, si vuole, ridestinazione dello spazio. Una pratica, Access 5, che rimanda all’universo dell’ urban exploration, assai frequentata in Canada e USA, nonchè in pieno sviluppo in Europa ed in Italia; come testimoniano, fra l’altro, un manuale e una rivista internazionale. Ciò che mette in evidenza l’intensificarsi dell’urban exploration (cioè del piacere di violare segretamente un luogo vietato) è la natura molteplice e contradittoria dello spazio urbano; dell’altro il bisogno di trasformarlo, di adottarlo, di farlo proprio che i differenti gruppi sociali manifestano. Detto altrimenti, il bisogno crescente di conoscere e far propri luoghi sociali ed urbani di margine, rimossi, dimenticati, negati sembra rispondere a più necessità: l’affermazione del diritto di conoscere lo spazzio in cui si vive; la curiosità e anche l’ansia di frenare la velocità e l’indifferenza con cui la società consuma il proprio passato, la propria storia; l’ansia di affermare, prima della scomparsa, frammenti e tracce lasciati da chi è venuto prima e, quindi, riconnettersi con un passato ancora molto vicino. Direi che non è del tutto azzardato affermare che le ragioni del successo crescente dell’esplorazione urbana stanno nel bisogno di vivere individualmente e con immediatezza i segni di una civiltà bruscamente rimossa eppur così presente, ingombrante e, evidentemente, perturbante. In presenza di diffusi processi di spaesamento, se non sradicamento, messi in moto prepotentemente dalla nuova società, riappropiarsi direttamente delle conoscenze dei luoghi di un passato ancora operante (anche se per negativo) è un modo per ambientarsi, per educarsi all’abitare; in definitiva per vivere consapevolmente. Vedere, esperire, fissare emozioni e decifrarle, raccontare, ovvero prendere possesso selezionando cose, pensieri, spazi. Tutto concorre a costruire storia; cioè a legare, anche se stessi, a ciò che è stato. Ancora una volta, si tratta di fondare le condizioni dell’abitare.

07 foto dall’archivio Access 5: Gli utenti sono invitati a esporare, documentare (testi, foto e video) le proprie “infiltrazione” urbane, per poi passare all’ultimo accesso cioè nella condivisione attraverso l’inserimeto del materiale nel portale web. la freccia verde sta ad indicare la porta d’accesso, clicandoci sopra si entra nella documentazione interna dell’edificio.


2. SITUAZIONI

BIBLIOGRAFIA E SITOGRAFIA •

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Lorenzo Tripodi ,Digital City, Collaborative mapping, Ict e hacktivismo in Digimag on line, s.d. http://www.digicult.it/ digimag/article.asp?id=124 http://axs5.free.fr/# , Access 5 http://aranel.splinder.com/, l’abbandono, il vuoto, i non luoghi, la città nel suo complesso. Un viaggio alla scoperta di Milano. http://www.thumped.com/bbs/archive/index.php/t-40728. html, un archivio utile per chi vuole approciarsi al tema dell’esplorazione urbana nel campo dell’architettura http://www.stalkerlab.it/, sito ufficiale degli stalker http://contestiurbani.wordpress.com/category/esplorazioneurbana/, l’esplorazione urbana nelle città digtali, Blog http://en.wikipedia.org/wiki/Urban_exploration http://www.infiltration.org/history-timeline.html, infiltration è la prima rivista al mondo che tratta il tema d’esplorazione urbana.

IMMAGINI • • • • • • •

01. 02. 03. 04. 05. 06. 07.

http://axs5.free.fr/# http://axs5.free.fr/# http://axs5.free.fr/# http://axs5.free.fr/# http://axs5.free.fr/# http://axs5.free.fr/# http://axs5.free.fr/#

esplorazioni urbane a fini architettonici •

Abandoned :fornita documentazione fotografica di edifici industriali abbandonati, localizzati, la maggior parte nelle aree periferiche di Mosca. http://www.abandoned.ru/ Abandoned Place: esplorazioni e fotografie di edifici abbandonati in Belgio, principlamente fabbriche ed ospedali. http:// home2.planetinternet.be/henk/ Abandonned Subway Stations: documentazione forografica di stazioni della Metropolitana abbandonate. una sezione molto fornita di documentazione in merito alla città di NYC http:// www.columbia.edu/%7Ebrennan/rails/disused.underground. html Archigram: Un lavoro sperimentale prodotto da questo gruppo


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di archietti Londinesi. http://www.archigram.net/, http://www. brickhaus.com/amoore/magazine/archi.html) Cataphile: Urban Adventure in France, Buona documentazione di Metropolitane, monumenti, fabbriche e cave abbandonate, . http://cataphile.free.fr/ Cave Clan: gruppo di esploratori Australiani. http://www.caveclan.org/ Derelict London: gruppo londinese di eslorazione urbana, “per gli amanti della capitale nascosta” http://www.derelictlondon. com/


2. SITUAZIONI

01 home page biomapping.net

02 2 partecipanti all’Emotion Map nel quartieri di Kensington - Londra

1.2 Biomapping Firenze, Siena, Londra, Il progetto di ricerca Biomapping da circa due anni sta percorrendo le strade di alcune città del mondo: per ora Greenwinwich, San Francisco, Parigi, Stockport. Artista, accademico, attivista, impegnato lungo l’ibrida intersezione tra Arte e Scienza, Christian Nold ne è l’ideatore Il suo esperimento muove da due constatazioni e cioè che, da un lato: “la convergenza fra la tecnologia wireless e quella mobile, ha reso il nostro corpo, lo spazio e la percezione di esso tracciabili, individuabili, archiviabili”, stravolgendo cosè la nostra tradizionale esperienza del mondo; dall’altro che la tecnologia di sorveglianza e controllo, “non ha a che fare solo con la sicurezza pubblica, bensì innesca un ben più ampio sistema di monitoraggio delle nostre vite” () Di qui l’idea di Biomapping; l’idea cioè di ricartografare la città mappando le emozioni di chi le percorre. L’idea di Nold utilizza quattro componenti. Un rilevatore dele alterazioni degli stati emotivi che ottiene attraverso la conducibilità elettrica della pelle, come una sorta di macchina della verità. Un normale GPS commerciale, cioè un rilevatore della posizione geografica come quelli usati dai navigatori per auto o imbarcazioni. Un software per creare mappe geografiche personalizzate come Google Map e simili. Infine un seplice taccuino su cui appuntare sensazioni, impressioni, cioè che colpisce. Biomapping, in altri termini, combina la tecnologia mobile GPS con quella biometrica GSR (galvanic skin re-sponse) destinata a rilevare il livello di stress del nostro corpo. Grande come un I-pod e do-ato di una webcam abbinata al rilevatore di pressione da indossare sul gomito, altro non è che un ricevitore portabile connesso a dei satelliti che registra il nostro stato emotivo in de-terminate coordinate geografiche. Il nostro corpo diventa, come sottolinea Nold, un produttore di dati e, quel che conta, solleva interessanti questioni su ciò che noi abitualmente chiamiamo spazio. Cosa avviene è facile da dirsi. Alcuni volontari (cittadini) indossano e “tracciano” una deriva urbana nella loro città. Lo stato emotivo di questi volontari varierà nel corso della giornata e verrà registrato. I dati poi vengono trasmessi al software di mapping (google earth) il quale crea una bio-mappa della città dei tracciati di ogni singolo utente. Un ruolo non irrilevante nella costruzione dei picchi di emozione viene svolto dalle annotazioni del taccuino; annotazioni per lo più assai semplici, spesso quasi banali nella loro disarmante normalità. La possibilità di inserire queste informazioni nel portale web danno la l’opportunità a chiunque di scaricare questi dati gratuitamente


e utilizzarli per gli scopi più variegati. Nel blog sono presenti tutte l’esperienze di mappatura emotiva relative a diverse città che hanno ospitato le singole mostre. In sostanza, come è stato osservato, il fenomeno dell’ Emotion Mapping fa pensare a una futuristica attuazione dei vagabondaggi psicogeografici situazionisti che ludicamente interagivano con lo spazio urbano circostante. Il progetto vuole esaltare e rendere visibili soprattutto alla comunità, gli stati d’animo che determinati luoghi e situazioni provocano in noi. Il risultato è tangibile nella visualizzazione di vere e proprie cartografie personali che, condivise con altri utenti, arricchiscono via via la mappatura del territorio che ci circonda. Ciò detto, il dato che vorrei sottolineare è che si tratta di un uovo approccio alla cartografia che sfida l’ impostazione tradizionale dall’alto e lascia intravedere alternativi modi di partecipazione dal basso. Un approccio che chiarisce come il progetto nasca dalla combinazione di ragioni sociali e politiche associate ad un uso alternativo delle nuove tecnologie, come sottolinea lo stesso artista. “le tecnologie biometriche stanno entrando nella nostra vita: sentiamo parlare di retina scanning, di mappatura fisiognomica e attualmente nel Regno Unito c’è la proposta di inserire il codice dna per definire e riconoscere la nostra identità. Voglio trovare il modo di invertire questa direzione, di generare un’altro tipo di discorso attorno a queste tecnologie e renderle utili per il singolo individuo”. Un’esperienza volta alla ricerca di possibili impieghi delle tecnologie di controllo, alternatii sotto il profilo politico. Un’operazione che esplicita una ricerca che muove dalla valorizzazione della riappropiazione individuale, istintivo, veritiero e in definitiva, non controllabile offre l’individuo: le propie emozioni, intese come riserva fondamentale di conoscenza. In questo senso, l’artista è consapevole di non aver creato un media in grado di cambiare “radicalmente qualcosa a livello politico”; quanto di aver contribuito allo “svecchiamento di un concetto bloccato in una vecchia metafora, quella dello spazio sociale”; chiedendosi al riguardo: “ E’ quest’ultimo qualcosa di individuale o piuttosto qualcosa da condividere? E’ qualcosa di pre-esistente o qualcosa da costruire con le altre persone?” Questo è il nodo e a scioglierlo contribuiscono alcune certez-

03 dispositivo che combina la tecnologia mobile GPS con quella biometrica GSR (galvanic skin re-sponse) destinata a rilevare il livello di stress del nostro corpo. strumento che registra il nostro stato emotivo in determinate coordinate geografiche.

04 elaborazione Emotion Map Kensington, 2004, attraverso l’utilizzo di google earth; Kensington Emotion Map - 39 participanti all’esperienza urbana


2. SITUAZIONI

05 rappresentazione cartacea della mappatura individuale di uno dei partecipanti all’esperienza urbana nel quatiere di Kensington 2004

ze e prerequisiti: che l’avere accesso ai propri dati biometrici contribuisce ad una più consapevole esperienza del vissuto personale e che a tale fine è utile visualizzare come la nostra percezione reagisce all’ambiente; che il fatto di possedere i nostri dati personali, è ciò che consente di decidere se e quando condividerli con qualcun’altro, che, in definitiva, condividere queste infromazioni e pensare collettivamente al nostro spazio è il punto cruciale del progetto al fine di aumentare e rinforzare il potere individuale di partecipazione. Le reazioni ricevute da questo progetto sono state delle più varie e curiose: da una parte molto interesse è arrivato dalla scena dei media più radicale, ma allo stesso tempo molte aziende e professionisti si sono dimostrati interessati: medici per monitorare crisi di panico, urbanisti per progettare nuovi piani urbani, promotori di feste per localizzare il miglior party in città . Una cosa sembra certa: la questione del controllo globale dei dati informatici è un argomento molto delicato, ma se si ricreano questi meccanismi in una tecnologia speculare dal basso è molto meno probabile che si abusi delle nostre informazioni

06 esempio stampa emotion map, città di Stockport , Regno Unito, 2007

personali . Infine, da rilevare che a Firenze una mostra dal titolo “Sistemi emotivi” ha dedicato spazio a questi temi e quesiti. Fra gli artisti presenti c’era Nold. L’amministrazione di Siena, interessata al suo lavoro, l’ha invitato a visitare la città con il fine di ricreare l’esperienza di mappatura attraverso la percorrenza di 3 auto distinte attraverso le vie più congestionate della città.


La mappa “emotiva” che si è generata è la risposta emotiva agli ingorghi sempre più frequenti. La mappa ha voluto rappresentare tramite i punti più alti lo stress causato da questi ingorghi stradali e tutta la tensione accumulata dai conducenti. Un’esperienza, in conclusione, volta a sondare le potenzialità del Biomapping. Uno strumento, ripeto, pensato non per il controllo, ma per migliora la qualità della vita; per cogliere a fondo le cause dello stress da lavoro; oppure per creare nuove mappe “emotive” in grado di dare alle città volti completamente nuovi e vivi rispetto le tradizionali mappature statisticogeografiche 07 emotion map cartacea, città di Stockport , Regno Unito, 2007


2. SITUAZIONI

BIBLIOGRAFIA E SITOGRAFIA • • • •

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http://biomapping.net/ http://biomapping.net/interview.htm Luca dalla Villa, Gps e un software per conoscere le emozioni delle persone ovunque siano. E’ il bio-mapping in Webmasterpoit. http://www.webmasterpoint.org/speciale/2007dic07biomapping-tracciare-emozioni-posizione-di-ciascuno.asp Elena Dusi, La citta disegnata con i battiti del cuore in La Repubblica 9 dicembre 2008, http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2008/12/09/le-citta-disegnate-daibattiti-del-cuore.html Sara Tirelli, Biomapping, Ambienti in Digimag on line Agosto 2006. http://www.digicult.it/digimag/article.asp?id=391 Fabien Girardin , Visualising the Pulse of the City in Infovis megazine, s.d. http://www.infovis.net/printMag. php?lang=2&num=190

IMMAGINI • • • • • • • •

01.http://biomapping.net/ 02. http://www.digicult.it/digimag/article.asp?id=391 03.http://www.digicult.it/digimag/article.asp?id=391 04.http://biomapping.net/new.htm 05. http://biomapping.net/old.htm 06.http://biomapping.net/old.htm 07http://stockport.emotionmap.net/ 08. http://stockport.emotionmap.net/

altre città biomappate • • • • • • • • • •

Kensington, quartiere di Londra, Regno Unito Harrow, Regno Unito Huddersfield, Regno Unito Londra, Regno unito Nottingham, Regno Unito Portsmouth, Regno Unito Rotterdam, Olanda Suomenlinna, Finlandia


2. SITUAZIONI

02 Home page e logo del gruppo “cartografiaresistente.org”

02 Elettro+ è un centro di produzione giovanile sorto nel 2004 a Firenze. Un laboratorio urbano. che rivendica gli spazi urbani della città

1.:: Cartografia resistente Firenze Il progetto Cartografia Resistente è nato a Firenze nel 2004, come “laboratorio di esplorazione urbana”, con l’idea di sperimentare modi possibili di articolare esperienze psicogeografiche e forme innovative di rappresentazione dei fenomeni urbani. E’ un laboratorio che intende sviluppare nuove modalità di descrizione del paesaggio in evoluzione, a partire da una prospettiva dal basso, e fornire strumenti accessibili ad un vasto pubblico per la costruzione condivisa di un atlante alternativo della città. L’obbiettivo è quello, come si evince dal sito, di produrre visioni differenti ed antagoniste per una città sempre più presa nella morsa dell’economia capitalista globalizzata, preda degli imperativi dettati dal turismo e dalla valorizzazione del patrimonio culturale storico. Il laboratorio è stato avviato da un gruppo informale di persone accomunate da una prospettiva critica sulle trasformazioni della città, che avevano precedentemente condiviso esperienze di conflitti per lo spazio, come occupazioni di edifici dismessi e creazione di zone temporaneamente autonome. Il progetto è stato in un primo momento sviluppato all’interno dell’Elettro+, centro di produzione giovanile, sorto a Firenze sulla scia di una serie di interventi ed occupazioni che rivendicavano spazi di espressione. Il laboratorio si è successivamente distaccato da quel contesto, assumendo una collocazione indipendente e nomade. In una prima fase, attraverso un workshop di due giorni tenuto nell’ottobre del 2004 il gruppo si è posto degli obbiettivi, che riguardavano la produzione di una serie di narrazioni e mappe riguardanti il paesaggio fisico, politico e mentale della città. La discussione ha esplicitato una vasta serie di idee e di possibili campi di applicazione, focalizzando diversi aspetti della configurazione urbana che sarebbe stato interessante descrivere e mappare. Questo primo elenco includeva una mappa “dell’intensità della vita pubblica”, una degli “spazi negati”, ovvero di quegli spazi che, nonostante siano pubblici, vengono, tramite il controllo degli accessi, vissuti come privati; una delle “controgeografie dei corpi” - che raccontasse i microcomportamenti quotidiani che ridefiniscono e “detournano” gli spazi progettati ; una mappa delle “Relazioni metropolitiche”, vale a dire una mappa dei poteri, ovvero un tentativo di rappresentazione grafica delle relazioni di potere che si sviluppano tra i principali attori economici e istituzionali che agiscono a Firenze. Ed altre ancora, fra le quali è oppurtuno se-gnalare quelle del “Delirio


Architettonico”; ovvero una sorta di “guida alle più brutte, bizzarre, inquietanti ed inquite archietture di Firenze” . Il progetto è ambizioso ancorchè totalmente privo di risorse economiche e produttive di ogni tipo. Il coinvolgimento dei partecipanti è del tutto volontario. Si è posto quindi il problema di come affrontare un simile sforzo disponendo del tempo limitato impiegato da persone appassionate, solo in qualche caso coadiuvate da interessi professionali sull’argomento. Uno dei primi passi è stato quello di adottare degli strumenti collaborativi di rete per acquisire e organizzare le informazioni raccolte. Inoltre, data la dispendiosità di produrre materiali stampati tipograficamente, è parso opportuno pubblicare i materiali online in formato digitale per poter rendere così accessibile il lavoro prodotto. Quindi è stato attivato uno spazio collaborativo su internet, www.cartografiaresistente.org che risponde al duplice obbiettivo di proporsi come officina di elaborazione e sito di pubblicazione. Il concetto centrale è di annullare la distanza tra il fornitore ed il fruitore di informazioni, tra il cartografo e l’abitante, tra chi analizza la realtà dello spazio urbano, e chi la vive e la subisce. Potenzialmente tutti possono partecipare ad ampliare una voce, a descrivere un luogo, a precisare un dato o offrire una diversa interpretazione. La configurazione adottata in un primo momento utilizza software open source di scrittura collaborativa Wiki ed una galleria di fotografie. Il sito wiki consente di inserire testi, aggiungere pagine, categorie e caricare files di vario tipo tra cui anche suoni ed immagini. Tramite links le parti di testo possono essere collegate alla galleria di immagini. L’accesso è consentito a tutti. Vengono definite alcune categorie base per ordinare i materiali, per luoghi, per percorsi di esplorazione, per argomenti, che via via nell’uso verranno ampliate, precisate e riorganizzate. E’ quanto è bastato per cominciare ad accumulare materiali di varia natura. L’obbiettivo successivo è stato quello di integrare il sistema con una mappa interattiva che consentisse agli utenti online di creare ed associare dei punti sulla mappa a pagine di testo ed immagini. Il secondo passo è quello di iniziare una fase di esplorazione dello spazio urbano, cercando di controbilanciare l’approccio mediato dall’uso di tecnologie digitali con l’esperienza concre-ta del territorio, con il contatto dei luoghi, con un approc-

03 Mappa dei Poteri: un primo approccio ad una catalogazione condivisa degli spazi urbani

04 la prima pagina web di accesso al portale wiki di cartografiaresistente. org. strumento cooperativo aperto a tutti per la costruzione di una memoria urbana condivisa.


2. SITUAZIONI

05 ciclo derive urbane: schema delle “triangolazioni”

cio psicogeografico. In qualche modo due polarità tutt’altro che inconciliabili emergono con evidenza. Da un lato una visione, definita dal sito, “situazionista”, influenzata cioè da una spinta al perdersi nella città, alla “flanèrie”, a cercare conseguentemente delle “forme di rappresentazione non cartesiane del paesaggio”. Dall’altra una visione più politica e analitica, che intende approfondare visioni critiche sulle trasformazioni della città, sui processi speculativi e sui fenomeni repressivi, for-nendo informazioni pratiche ed alimentando forme di resistenza ai processi dominanti. Inizia quindi una pratica di “derive urbane” volte ad esplorare la periferia di Firenze, ed allo stesso tempo ad esplorare molteplici modi di guardare alla città. Il ciclo iniziale, detto Triangolazione, è stato eseguito tracciando sulla mappa di Firenze un triangolo che unisce tre elementi costitutivi del paesaggio della zona di espansione della città a nord: l’area Ex-Fiat, soggetta ad un vasto progetto di nuovo insediamento residenziale e terziario; l’Ikea e il carcere di Sollicciano. Tre aree, o potremmo dire tre “situazioni” che forniscono una interessante combinazione di simbologie e poteri, ma che possono essere anche interpretate come pretesto. L’idea è di cercare di seguire le rette tracciate sulla mappa il più fedelmente possibile, facendo i conti ovviamente con tutti i limiti, le barriere naturali e gli impedimenti di ogni ordine che si possono incontrare camminando per la città. Come si osserva ancora nel sito, cercare di seguire una astratta linea retta diventa un modo di leggere la frammentazione, la parcellizzazione e la distribuzione dei confini materiali e psichici del tessuto urbano. Il percorso è stato compiuto in quattro diverse giornate, una delle tratte essendosi rivelata eccessivamente lunga e tortuosa per essere risolta in un giorno solo. I partecipanti hanno preso nota dell’esperienza in vari modi, fotografando, filmando, registrando suoni o scrivendo. Una narrazione corale è stata imbastita a partire dai singoli contributi, attraverso il testo e la galleria di foto connesse sul sito internet. Un racconto in progress che poco a poco si è ar-ricchito aprendo digressioni e collegamenti. Raccontare un percorso lineare nella città si evolve, quindi, poco a poco nello sviluppo di links con argomenti connessi, immagini e collegamenti ad altre pagine web che contengono informazioni correlate. Lo scoprire argomenti e fenomeni di ordine generale a partire dallo specifico incontrato nelle es-


plorazioni ha innescato nuove categorie di analisi, fatto aprire nuove pagine di informazioni, nuove catalogazioni, nuovi layers di possibili mappe. L’esperienza delle tre derive iniziali è stata elaborata successivamente in un evento istallativo che si è tenuto nello spazio expo dell’elettro+ nell’estate 2005. I materiali eleborati attraverso gli strumenti collaborativi di rete sono stati riorganizzati con diverse modalità di output. Tre sequenze fotografiche raccontano lo sviluppo del percorso snodandosi sopra il tracciato disegnato sul pavimento. Lo accompagnava un cut-up di testi tratti dal sito. Una istallazione audio distribuita sui tre lati riproduceva frammenti del paesaggio sonoro. Elaborazioni grafiche sono prodotte a partire dal tracciato della linea spezzata del percorso. Una istallazione interattiva consente di scorrere le sequenze fotografiche seguendo il percorso con il mouse. Installazioni video imbastiscono altre narrazioni dell’esperienza. In sostanza una esperienza riuscita di laboratorio sulla rappresentazione del paesaggio urbano. Da allora sono state organizzate altre derive. Ad esempio è stato iniziato un ciclo di sopralluoghi alla ricerca dell’attuale sorte di spazi una volta sede di occupazioni, associando racconti e testimonianze di come erano stati vissuti a informazioni ed immagini su cosa sono diventati. La qualcosa è andata a incrementare le pagine dedicate ad una parallela catalogazione delle più brutte o bizarre architetture di Firenze. Una successiva deriva fatta sul tracciato del cantiere della tranvia in costruzione ha dato l’occasione di allargare l’interesse verso le relazioni di potere che si dispiegano nell’area metropoltana. Come sottolineato nel sito; “Stiamo facendo uno sforzo per aprire pagine informative e link ad altre fonti su quelli che sono i principali attori politici ed economici che gestiscono le trasformazioni e la produzione in questa città, con l’intenzione di tracciare quella che abbiamo chiamato una mappa delle relazioni metropolitiche, che riveli intrecci, interessi, partecipazioni e scatole cinesi attraverso cui si strutturano le ruling forces che guidano le trasformazioni del territorio” Nel frattempo un altro passo nello sviluppo degli strumenti è stato fatto, aggiungendo al sistema online la mappa interattiva. Realizzata con il free open source software WorldKit, adesso è connessa al sito una mappa su cui gli utenti possono liberamente intervenire, collegando punti linee o aree su una foto aerea di Firenze con pagine del wiki.

05 ciclo derive urbane: schema del tracciato tra Ikea e Carcere di Sollicciano


2. SITUAZIONI

Il sistema consente di accendere e spegnere diversi layers, che sono stati associati alle principali categorie di analisi del progetto. Sono stati ad esempio segnati i percorsi delle derive, riportate le aree calde, in trasformazione della città ed i principali luoghi ed edifici trattati nel sito. Il sistema software nel suo complesso è ancora piuttosto rudimentale e instabile. Ciononostante si sta rivelando già uno strumento utilissimo per la costruzione di un database “elastico, cooperativo e sfaccettato” in grado di trasmettere delle conoscenze sostanziose e produrre delle rappresentazioni elaborate. Ha il vantaggio di essere facilmente aggiornabile da un gruppo distribuito di curatori e da utenti occasionali. I risultati sin qui raggiunti hanno dimostrato l’interesse di perfezionare e diffondere il sistema, e suscitato possibilità di collaborazioni più ampie.

07 interfaccia web Living Mapa: schermata d’accesso all’interazione

Sul piano tecnico l’obbiettivo adesso è quello di sviluppare un’unica interfaccia software che includa testo, database galleria di files e mappa; insomma una vero e proprio sistema di co-noscenze in diverso modo e grado elaborate, dedicato alla descrizione distribuita del paesag-gio urbano. Sul piano dell’elaborazione dei contenuti il compito ancora più arduo che “cartografiaresistente” sembra volersi dare, è quello di convogliare abbastanza energie e trovare le risorse adeguate per completare alcune operazioni di mappatura e pubblicarle, anche in for-mato cartaceo. Una valutazione critica dell’attività svolta viene dato dallo


stesso attore-promotore. “Cartografiaresistente” sottolinea infatti che un ostacolo con cui il progetto si è scontrato è il fatto che non basta sviluppare strumenti per innescare una pratica diffusa di osservazione e critica dei processi che ci circondano. Soprattutto sottolineano, che occorre spendere una grande energia nel costruire occasioni di coinvolgimenti e relazioni stabili tra i soggetti interessati a portare avanti un simile progetto. Fino a questo momento, si osserva, il sistema si è rivelato efficace nell’aprire numerose fine-stre di osservazione, nell’avviare diversi progetti di rappresentazione cartografica, ma non ha trovato la chiave per chiudere, per completare ad un livello sufficentemente dettagliato la fase di raccolta dati e sviluppare appropriate forme di restituzione. Una constatazione semplice e quasi banale nella sua evidenza, emerge dal lavoro sin qui condotto e dalla valutazione dei risultati eaggiunti rispetto agli ambiziosi abiettivi messi via via in campo. Ed è che il tempo rubato ai ritmi quotidiani, anche attraverso le modalità di rete, pare non consentire una concentrazione di protagonisti, sufficiente per soddisfare gli obiettivi. Ciononostante CartografiaResistente avanza con passi discontinui e risultati gratificanti.

08 Interfaccia web Living Map: legenda interattiva


2. SITUAZIONI

BIBLIOGRAFIA E SITOGRAFIA • • • • • •

http://www.cartografiaresistente.org/ http://it.wikipedia.org/wiki/Cartografia http://www.produzionidalbasso.com http://www.euromovements.info/new/newsletter/articles/cartografia_emotiva.html Lorenzo Tripodi, Mappe Resistenti tra arte e rete in rivista online DigiMag, gennaio 2007, http://www.digicult.it/digimag/ article.asp?id=656

IMMAGINI • • • • • • • •

01. http://www.cartografiaresistente.org/ 02. http://www.exibart.com/ 03. http://www.cartografiaresistente.org/twiki/bin/view 04. http://www.cartografiaresistente.org/twiki/bin/view/Main/ ZoneCalde 05. http://www.cartografiaresistente.org/twiki/bin/view/Main/ Derive 06. http://www.cartografiaresistente.org/twiki/bin/view/Main/ IkeaSollicciano 07 http://mappeaperte.net/cartografiaresistente 08. http://mappeaperte.net/cartografiaresistente

PROGETTI SIMILI •

Redactiva. Fondatrici dell’associazione sono la psicologa Alejandra Pérez, e la sociologa urbana Alexandra Hache. Riappropriarsi della città, analizzare quanto si è interiorizzato dell’ambiente circostante e riposizionarci attivamente nello spazio che occupiamo, è uno degli scopi di RedActiva, un’associazione spagnola che si dispiega tra Barcellona e Parigi. L’idea, fondamento di tutti i progetti sviluppati dall’associazione, è quella di aprire (open sourcing) la città, renderla accessibile a chiunque, andare oltre i limiti imposti dalle regole territoriali e sociali, ricendo quell’intimità che lega la città all’individuo. www.redactiva.tk mappe aperte. In questa ricerca di tesi il laureando si chiede come gli abitanti rappresentino il territorio in cui vivono. Il contesto è un piccolo borgo montano semi-abbandonato, Lucchio, frazione di Bagni di Lucca (LU). Di fronte alla problematica dell’abbandono che affligge gran parte della montagna, e davanti al conflitto locale generato da alcune scelte politiche di gestione territoriale, si è domanda con quali pratiche quo-


tidiane i pochi presidiatori contribuiscono a costruire il loro territorio futuro. il progetto quindi si prefigge di non restituire solamente la presenza di un identitĂ  diffusa, ma addirittura far raccontare agli abitanti stessi dei luoghi la loro visione del territorio. la produzione successiva di un sito web, diventa una volontĂ  del laureando di continuare la ricerca e mantenere un progetto aperto a possibili implementazioni future, dando modo anche al singolo utente di interagire con il proprio territorio divulgando conoscenza. http://www.mappeaperte.net/


2. SITUAZIONI

1.4 ChiamaMilano Milano Chiamamilano è uno spazio interattivo a disposizione dei cittadini che nasce nel 2002 e si sviluppa grazie a tutti coloro che vogliono esprimere idee o raccontare notizie e curiosità, proporre progetti e contenuti innovativi sulla metropoli milanese, per poterla rendere più vi-vibile e aperta. “A Milano si può vivere felicemente, non è necessario rassegnarsi al grigio. Per questo è nata una fondazione a servizio della gente, che vuole collaborare con le istituzioni e che conta sull’aiuto di tante persone intelligenti” .

01 simbolo distintivo dell’associazione ChiamaMilano disegnato da Oliviero Toscani. Ad ogni numero è associata una zona del comune di Milano. l’utente può interagire attraverso l’uso di questa tastiera, individuando l’area su cui esprimere una propria idea o dissidenza

Con queste parole Milly e Massimo Moratti, hanno dato ininizio al progetto “Chiamamilano”. la fondazione che vuole rispondere alle domande dei milanesi sulla città. Il nucleo promotore della Fondazione è costituito da: Milly Moratti, Massimo Moratti, Marina Spadafora, Nico Colonna, Stefano Boeri, Carlo Paris, Guido Rossi, Francesca Luchi, Virginio Colmegna, Giacomo Leva, Lella Costa, Gino Rigoldi, Marco Roberto Cabassi, Chicca Nicolet-ti, Pierfrancesco Barletta. Si tratta di un progetto per la città, la tappa di un percorso per dar voce ai milanesi. Con un simbolo che richiama una tastiera telefonica, con i numeri delle nove zone della città, la Fondazione vuole essere un punto di riferimento per i milanesi, attraverso due principali strumenti di comunicazione: il portale internet e il giornale, un periodico mensile. Portale internet. Il sito www.chiamamilano.it vuole denunciare e risolvere i problemi cittadini, proponendo soluzioni, divulgando iniziative, e richiamando l’attenzione su temi di particolare interesse. il portale da la possibilità all’utente di inserire le proprie segnalazioni e i propri progetti in 4 sezioni definite da 4 criteri: spazio, tempo, argomenti, notizie

02 mappa interattiva in cui segnalare e aprire dibattiti collaborativi. le ricerche possono essere effettuate attraverso 4 sezioni: spazi, argomenti, tempi, notizie

Spazio: in questa sezione è possibile localizzare in una delle nove zone di Milano la segnalazione. Tempo: Le segnalazioni possono riguardare il passato, cioè i progetti in fase di realizzazione o già avviati dall’Amministrazione cittadina, da privati, associazioni, comitati e singoli cittadi-ni o il futuro, cioè i progetti e i desideri dei cittadini per la città. Argomenti: questa sezione è organizzata per categorie, al cui


interno si è invitati a collocare le segnalazioni. Questo l’elenco: ambiente, arte e cultura, comunicazione, lavoro ed economia, pubblica amministrazione, sanità, scuole e formazione, sport e tempo libero, trasporti, vivibilità, volontariato. E’ interessante notare come l’elenco copra le tematiche fondamentali della vita urbana. Le voci sembrano corrispondere ad una canonica partizione e organizzazione dell’amministrazione della città. Peraltro, la scelta di una stretta aderenza alla struttura amministrativa pare esprimere (oltre a garantire un’immediata comparazione) ed evidenziare lo sguardo ravvicinato e critico dell’Associazione. Fuoriecono dallo schema, rafforzandolo però, le ultime due voci: vivibilità e volontariato. La prima sembra concepita per accogliere un ampio arco di proposte, per tema, taglio e localizzazione. proposte, puntuali e circoscritte o di maggior respiro, rese tutte comunque omogenee dal valore aggiunto che arrecano proprio in termini di viabilità. Sembrerebbe essere la categoria riassuntiva: quella, cioè, che esprime la finalità del progetto e dunque la voce cui ricondurre le segnalazioni. La seconda sembra richiamare esplicitamente uno dei riferimenti principali del progetto. Riferimento essenziale per soddisfare l’obiettivo del coinvolgimento attivo e, per tale via, problematizzare il rapporto società-politica, società-istituzioni. Notizie: una sorta di finestra sulla città curata dalla redazione di chiamamilano, in cui vengono pubblicate notizie dai quartieri, inchieste, pareri degli esperti sulla città che “cambia, che cambierà, che dovrebbe cambiare”. Anche in tal caso è interessante osservare la struttura di questa seione. Come “qualità dell’aria” si esplicita un tema e problema fondamentale della città e dei cittadini e lo si pone al centro di una continua e aggiornata informazione. Con “ChiamaMilano” s’aggiorna l’informazione e la riflessione su di una serie di “grandi progetti” e, più in generale iniziative alla quali partecipa o di cui è protagonista ChiamaMilano. Per citarne alcune: Educaria, campagna di informazione e sensibilizzazione, condotta nelle scuole elementari e medie, sul tema dell’inquinamento; AbitaMilano, ricerca-sondaggio in collaboraione col Politecnico di Milano sul vissuto e l’immaginario dell’abitare a Milano; Fa la cosa giusta, fiera del consumo

03 copertina del giornale ChiamaMilano

04 elementi cliccabili della guida interattiva, inclusi nella sezione Spazio: numerazione ed elenco dei quartieri riferiti alle 9 zone del comune di Milano


2. SITUAZIONI

05 elementi cliccabili della guida interattiva, inclusi nella sezione argomento: elenco degli argomenti su cui poter associare la propria annotazione

06 elementi cliccabili della guida interattiva, inclusi nella sezionet tempo e notizie: la ricerca delle diverse annotazione rilasciate dai diversi cityuser sono catalogate in un database, permettendo così una ricerca per data di pubblicazione oppure per notizie o temi maggiormente trattati o commentati

critico e degli stili di vita sostenibili organizzato da “Terre di mezzo”. Con le sezione “Giornale”(su cui torneremo fra breve), “Archivio - Notiziari on line” si garantisce una puntuale informazione, di cadenza settimanale, sulle vicende milanesi, su ciò che concerne la sua trasformazione in atto o progettata. Notizie e pensieri: sull’andamento del mercato delle case; sui progetti speculativi conseguenti l’approvazione della legge regionale seulle aree a vincolo decaduto; sui tentativi di colpire (“la guerra dei Kebab”) le attività commerciali gestite da stranieri; su vari progetti di riqualificazione di parti della città (ol mercato storico di via Benedetto Marcello; la Ztl del quartiere cinese) (“la guerra dei carrelli”); sull’Expo 2015, oggetto di costante e preoccupata attenzione; nonchè, ovviamente, sugli altri grandi e discussi progettti di trasformazzione delle aree centrali della città, costantemente al centro dell’attenzione e oggetto di continue iniziative di opposizione e, talvolta, di controprogetti. Con la vove “Links” si documenta, zona per zona, la rete delle connessioni, la portata delle interazioni, la trama su cui poggiare il lavoro di documentazione, comunicazione, progettazione ed azione che ChiamaMilano intende svolgere e garantire. Con “Inventa città” si fa spazio, invece, alle proposte dei cittadini. Si tratta di una multiforme offerta di idee di riarredo, ripavimentazione, illuminazione, rinaturalizzazione; riqualificazione, in generale, di spazi, scorci, strade, piazze, edifici privati e pubblici, stazioni della metropolitana creativa e artistica, che ricorre spesso alla tecnica del foromontaggio, al confronto spesso impietoso, fra lo stato attuale delle cose ed uno possibile. Una sorta di collage di tessere per la città di domani. Da segnalare infine un ultimo spazio: Chi siamo. Si tratta di una sorta di vove articolata che spazia dalla dichiarazione della missione dell’associazione alla rassegna stampa relativa alle sue iniziative, all’indicazione di queste (si tratta anche di partecipazioni ad altrui iniziative), all’elenco dei contatti. Una voce che consente di apprezzare con efficacia obiettivi, attività, relazioni in altri termini: senso e collocazione, quanto meno, culturale dell’Associazione. Fra le varie iniziative e progetti qui illustrate, di una vorremmo dire più diffusamente. Si tratta del “Negosio civico”, uno spazio di 150 mq. nel centro di Milano (Largo Corsia dei Servi), aperto tutti i giorni


dalle 12 alle 20. Come si legge nel sito, si tratta di uno spazio reale di incontro, di circolazione e scambio di informazioni e conoscenze, di organizzazione di atività ed eventi. E’ dunque uno spazio di visibilità e proposta per singoli cittadini, per Comitati, per Associazioni. E’ altresì, una sorta di grande Archivio aperto, di documenti, relazioni, fotografie e quant’altro concerne problemi, denunce, proposte, relative alla vita della città, con particolare riguardo per l’ambiente e la qualità della vita quotidiana. E’, ancora, un luogo per attivare coinvolgimento e partecipazione. Ma è anche un luogo a servizio dei cittadini. Si vedano: lo sportello attivato a tutela del consumatore; lo soprtello integrato di famiglia; lo sportello di orientamento legale con particolare attenzione alle questioni del lavoro e alle realzioni con lapubblica amministrazione e, naturalmente, ai problemi della popolazione immigrate. Insomma, un’articolata attività di ascolto e sostegno.

07 Negozio Civico: all’interno è appessa su di una parete una grande mappe di Milano in cui poter archiviare, attraverso documenti, relazioni e fotografie, i materiali sulle 9 zone della città. uno strumeno utile per far circolare le idee e le segnalazioni dei cittadini.

Il portale può essere consultato da tutti, anche da chi non possiede un computer, perché è data la possibilità di connettersi in alcune librerie della città, dove anche chi non sa «navigare» sarà aiutato da personale esperto. Lo spirito dell’iniziativa può essere ulteriormente chiarito da questa citazione: “Vorrei che questo portale fosse uno spazio di risonanza, di dibattito tra tutti i cittadini. Perché il milanese si sente spesso umiliato nel non essere coinvolto nelle scelte dove aiutarsi e partecipare attivamente”   Annachiara Sacchi, Moratti: ecco il “portale” per dialogare con la Città in il Corriere della Sera, 23 marzo 2002

08 Il negozio civico: spazio libero a disposizione per tutte le associazioni, comitati o gruppi che necessitano di uno spazio per riunirsi, farsi conoscere e proporre attività, progetti, laboratori, eventi. Una iniziativa gratuita e orientata al miglioramento della qualità della viita della città di Milano


2. SITUAZIONI

Altro strumento di comunicazione e divulgazione, si diceva, adottato dalla fondazione è il giornale, realizzato con il coordinamento milanese delle testate di zona e distribuito ogni mese. L’obiettivo è quello di fornire ai lettori dei giornali di zona, già informati in modo puntuale sul loro quartiere, una visione d’insieme dei problemi e dei progetti concernenti l’intera città. La fusione delle due dimensioni dovrebbe favorire una conoscenza meno angusta, più aperta e dialettica, favorendo una cittadinanza più consapevole. In definitiva, attraverso il proprio portale web e un periodico mensile, Chiamamilano raccoglie voci, bisogni e proposte per una città migliore, informando i cittadini e denunciando i mille problemi della città. Possiamo tornare ora agli scopi della fondazione : In primo luogo, secondo quanto già detto, fornire ai cittadini milanesi gli strumenti di comunicazione, di contatto e di utilità comune atti a consentire l’esame e la discussione sui vari temi di interesse della Città; nonché fornire l’accesso ai programmi elaborati e alle decisioni prese dalle istituzioni locali, per acquisire informazioni e conoscenze in modo confermativo. in secondo luogo, e si tratta di un’ambiziosa forma di attivazione di iniziativa locale, promuovere e contribuire a realizzare progetti sulla Città ai quali gli abitanti partecipino attivamente, anche dal punto di vista ideativo e progettuale. In sintesi La missione che si prefigge l’associazione è dunque sviluppare e diffondere le conoscenze sulla Città e nel contempo la progettazione partecipata. Detto altrimenti, contribuire in modo propositivo al miglioramento di Milano, favorendo nuove modalità di comunicazione tra le persone, ascoltando i bisogni e le idee dei cittadini milanesi e trasformando alcune di queste in progetti concreti e sostenibili. Tutto ciò utilizzando il supporto di competenze professionali specifiche e di una attività di lobbying per la loro affermazione e realizzazione. Per concludere e meglio comprendere l’azione di ChiamaMilano vale la pena di render conto della prospettiva opposizione svolta dall’Associazione rispetto ad uno dei più rilevanti ed impattivi grandi progetti portati avanti dalla Amministrazione comunale: quello concorrente l’area Garibaldi - Repubblica. Alla proposta dell’Amministrazione ChiamaMilano ha contrap-


posto un proprio progetto. Direi, un vero e proprio controprogetto che senza sconvolgere parametri ed indici urbanistici mostra, grazie proprio allo strumento progettuale, le possibilità di riqualificazione ambientale della iniziativa. Uno sforzo realistico di progetto giustificato dalla consapevolezza, diffusa e raccolta da ChiamaMilano d’essere “di fronte ad una occasione storica nel centro della città, ad una scommessa che non possiamo perdere nella ridefinizione degli spazi fruibili dai cittadini. E’ in gioco quell’equilibrio tra costruito e spazi vuoti e verdi che contribuisce a determinare la qualità della vita di ciascuno di noi”. Queste le ragioni di una proposta che riprende quanto suggerito negli anni da abitanti, asso-ciazioni e comitati affinché il verde pubblico sia davvero pubblico ed usufruibile, con percorsi in continuo, non sia cioé “condominiale” o frazionato in fazzoletti di terra. Queste le ragioni di una proposta che, non a caso, si intitola: Il Parco (è) Possibile.

09 Planivolumetrico Parco (è) Possibile, promossa dall’associazione ChiamaMilano: veduta da Viale della liberazione

Naturalmente, tutto prende avvio dalla constatazione che a Milano ce n’é poco, di verde (calcolato, tra l’altro, con modalità assai discutibili e cioé con-siderando anche il cosiddetto “verde di arredo stradale” come aiuole spartitraffico, filari alberati e rimasugli di giardinetti e aiuole), che quel poco versa in cattive condizioni, che l’inquinamento dell’aria sia così el-


2. SITUAZIONI

11 Il negozio civico: spazio libero a disposizione per tutte le associazioni, comitati o gruppi che necessitano di uno spazio per riunirsi, farsi conoscere e proporre attività, progetti, laboratori, eventi. Una iniziativa gratuita e orientata al miglioramento della qualità della viita della città di Milano

evato obbligherebbe un’Amministrazione consapevole non solo a contenere nuove volumetrie ma ad esigere con severità che ogni operazione immobiliare fosse dota-ta del massimo di spazi verdi. E certamente - qui vi è una nota polemica verso alcuni progetti correttivi di tale carenza - non praticando la trasformazione del verde orizzontale a disposizione di tutti in verde “verticale” a portata di mano dei soli residenti.In particolare, le pesantissime volumetrie previste al Garibaldi-Repubblica avrebbero dovuto per lo meno garantire, in luogo di giardini frazionati, la realizzazione di un grande polmone verde capace di favorire la depurazione dell’aria dai veleni che Milano é costretta a respirare ed offrire ampi spazi pedonabili e ciclabili per tutti (anziani e bambini compresi)

10 Planivolumetrico del Progetto promosso dall’Amminstrazione: veduta da Viale della liberazione

Chiamamilano ha voluto fornire la riprova che, quando la volontà é quella di determinare vantaggi per i cittadini, é possibile raggiungere risultati straordinari. Infatti, il progetto presentato, Parco (è) Possibile dimostra che, non modificando le citate volumetrie (non per questo, va segnalato, vengono avallate), il verde a disposizione dei cittadini può addirittura raddoppiare e costituire un parco urbano degno di questo nome, che é possibile sviluppare le volumetrie dove insistono i diritti, contenerne l’altezza ai fini dell’impatto sullo skyline, inoltre che é possibile salvare il verde di prossimità all’Isola recuperando la


Stecca degli Artigiani per ricavarne servizi comunali legati alla salute, al mondo della scuola e della cultura. Quindi, una proposta che parte dal verde. Ma che non si ferma al verde. Altresì una proposta rivolta all’Amministrazione ed alle parti sociali “affinché il percorso dei vari Programmi Integrati di Intervento e di Recupero non resti scandito dai ricorsi al TAR ma venga invece affrontato con spirito costruttivo e lungimirante una stagione partecipativa sino ad oggi solo gabellata e mai praticata nella realtà.” Il progetto è stato, ovviamente, inserito sul programma Google Earth, ciò denota una volontà dell’associazione di renderlo il più accessibile e visitabile virtualmente dal pubblico. Grazie agli strumenti partecipativi di Internet, si sottolinea nel sito, il progetto virtuale diventa lo spunto per un dibattito concreto, aperto alla cittadinanza. La tecnologia 3d si trasforma in una piattaforma partecipativa, in grado di ospitare il social network dei cittadini interessati al futuro di Milano. Come si rileva ancora nel sito, “soluzioni finora riservate a progettisti e ingegneri diventano alla portata di tutti, con un gesto innovativo che può aprire una nuova fase nella gestione dei grandi progetti urbanistici”. Ciò che si vuole sottolineare, riprendendo le finalità complessive di ChiamaMilano, è che l’iniziativa sperimenta un atteggiamento aperto al confronto tra la società civile e i soggetti propositivi delle grandi opere di interesse pubblico: “una sorta di Blog 3d volto alla ricerca della verifica e del consenso sulle scelte attraverso il dibattito in rete”. Google Earth, insomma, viene utilizzato in una modalità innovativa, non solo come riproduttore virtuale della realtà geografica attuale, ma come laboratorio plastico di un mondo futuro possibile, e auspicabilmente migliore.

12 Progetto Parco (è) Possibile: tipologie edilizie


2. SITUAZIONI

BIBLIOGRAFIA E SITOGRAFIA • • •

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http://www.chiamamilano.it Annachiara Sacchi, Moratti: ecco il “portale” per dialogare con la Città in il Corriere della Sera, 23 marzo 2002. http://www. chiamamilano.it/cgi-bin/testo2.pl?pmid=5&pos=3 Rodolfo Sala, “Una Fondazione per la città”in La Repubblica, 23 marzo 2002. http://www.chiamamilano.it/cgi-bin/testo2. pl?pmid=5&pos=3 s.a., “ChiamaMilano” Sito e giornale per raccogliere le voci della città in Il Giornale 23 marzo 2002. http://www.chiamamilano.it/cgi-bin/testo2.pl?pmid=5&pos=3 Massimiliano Mingoia, Al Battesimo “ChiAMA Milano”, per ritornare a vivere la città in Il Giornale 23 marzo 2002. http:// www.chiamamilano.it/cgi-bin/testo2.pl?pmid=5&pos=3 Dilauro, Milly e Massimo Moratti, un nuovo sito per la città. in Libero 23 marzo 2002. http://www.chiamamilano.it/cgi-bin/ testo2.pl?pmid=5&pos=3 Lorenza Margherita, la città alternativa di ChiamaMilano in Acido Politico marzo 2007. http://www.chiamamilano.it/cgibin/testo2.pl?pmid=5&pos=5 Carlotta Magnanimi, quanti sono i cyber ecologisti, in La Repubblica 3 febbraio 2007. http://www.chiamamilano.it/cgibin/testo2.pl?pmid=5&pos=5 s.a, Siti Caldi in Il Mondo 8 novembre 2002. http://www.chiamamilano.it/cgi-bin/testo2.pl?pmid=5&pos=5 Filippo Poletti , Grande successo per chiamaMilano, In Il Nuovo 26 giugno 2002. http://www.chiamamilano.it/cgi-bin/ testo2.pl?pmid=5&pos=5 s.a, Un Giornale per chiamaMilano della Moratti in Prima Comunicazione aprile 2004, http://www.chiamamilano.it/cgibin/testo2.pl?pmid=5&pos=5

IMMAGINI • • • • • • • • •

01. http://www.chiamamilano.it/ 02. http://www.cartografiaresistente.org/twiki/bin/view 03. http://www.chiamamilano.it/cgi-bin/testo2.pl?pmid=15 04. http://www.chiamamilano.it/ 05. http://www.chiamamilano.it/ 06. http://www.chiamamilano.it/ 07. http://www.chiamamilano.it/cgi-bin/testo2. pl?pmid=21&pos=1 08. http://www.chiamamilano.it/cgi-bin/testo2. pl?pmid=21&pos=4 09. http://www.chiamamilano.it/media/files/garepparcopos-


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sprog.pdf 10. http://www.chiamamilano.it/media/files/garepparcopossprog.pdf 11. http://www.chiamamilano.it/media/files/garepparcopossprog.pdf 12. http://www.chiamamilano.it/media/files/garepparcopossprog.pdf

altre associazioni a Milano, che si occupano della città •

Associazione Vivi e Progetta un’Altra Milano è nata nel 1989 con lo scopo di migliorare la qualità della vita nella zona Sempione-Certosa. Si sono occupati inizialmente di piccoli problemi quali lo spostamento di un mercato o la difesa dalle onde elettromagnetiche di una antenna radio . Nel 1990 l’associazione si è impegnata a sostenere la proposta dello spostamento della Fiera di Milano aRho . Hanno partecipato attivamente alla campagna cittadina “Aria Pulita” e dal 2004 si stanno impegnando nella “battaglia” per migliorare il progetto City Life. Il portale è ricco di informazioni riguardanti City Life, con un ampia rassegna stampa dedicata. http://www. quartierefiera.org/


2. SITUAZIONI

01 simbolo distintivo e marchio presenta nella Home page del movimento Critical Mass Italia

02 Volantino pubblicitario di Critical Mass-Roma, che invita gli interessati a partecipare alla “massa critica”

1.4 Critical Mass Milano Massa critica (spesso chiamata col termine inglese critical mass) è un raduno di biciclette che, sfruttando la forza del numero (massa), invadono le strade normalmente usate dal traffico automobilistico. Più precisamente consiste in una serie di iappuntamenti convenzionali (“coincidenze organizzate”) di ciclisti che attraversano insieme tratti di percorso urbano in sella ai loro mezzi. Il fenomeno si è sviluppato, a partire da San Francisco dove nel 1992 si svolse la prima marcia di Critical Mass. Questo raduno di ciclisti iniziò a prendere piede e tramutarsi in un vero e proprio movimento accolto dalle più grandi metropoli mondiali. La “massa” attiva che partecipava a questo raduno, iniziò ad aumentare esponenzialmente, spingendo così, quasi naturalmente, a coniare la sigla di questa pratica. E’ interessante ricordare quanto già da altri rilevato e cioè che i termini “massa” e “critica” rimandano a concetti tanto della fisica, quanto delle scienze sociali ed umane. Massa critica sarebbe cioè la qualità fisica e socialmente consapevole, necessaria ad attivare un atteggiamento di rivendicazione e di rifugio; a superare detto altrimenti, la soglia oltre la quale l’atteggiamento disopportazione e tolleranza obbligata dell’individuo di una situazione e condizione insoddisfacente può trasformarsi in opposizione e rifiuto attivo; può, insomma, scombinare la percezione diffusa di ciò che viene avvertito come comune sentire, come senso comune, come normale. In questo caso la normalità del traffico delle macchine. In sintesi, la soglia critica svilupperebbe senso di appartenenza e condivisione. Ciò promuoverebbe l’azione collettiva come espressione di rivendicazione ed anche come espresssione di rivendicazione ed anche come espressione di forza. Azione e forza necessaria per sfidare il modello di senso comune di mobilità. La massa, quindi diventa l’elemento principale perchè la riappropiazione abbia effetto. Come si evince dai vari siti web di promozione “ la massa è sufficiente (ovverosia critica) la dove, il traffico non ciclistico viene bloccato anche su strade di grande comunicazione, come viali a più corsie”. E’ proprio questa sua caratteristica non organizzativa, più semplicemente di massa, ciò che caratterizza il movimento. Un movimento in cui l’individuo aderisce spontaneamente semplicemente partecipandovi. E’ per questo che Critical Mass è spesso definita una “coincidenza organizzata”, senza leader,


organizzatori, o membri individuati da qualcosa che non sia la loro partecipazione all’evento. Anche il percorso seguito durante la manifestazione viene deciso sul momento, spesso da chi è in testa al gruppo; oppure chiunque abbia una propria idea su un percorso possibile, può stampare delle mappe e distribuirle ai partecipanti. Altre volte la decisione del percorso viene presa e condivisa tra più persone subito prima che la marcia abbia inizio. In questo modo il movimento si spoglia di tutto ciò che è implicato nella creazione di una organizzazione gerarchizzata: “nessuna struttura interna, nessun capo, niente politica interna, niente direttive di movimento, ecc.” Detto altrimenti, per far esistere una Critical Mass tutto ciò che serve è che un numero abbastanza elevato di persone sappiano della sua esistenza e si incontrino il giorno designato per il raggiungimento della massa critica, per occupare tranquillamente un pezzo di strada, in modo da escluderne i mezzi motorizzati. Proprio in conseguenza di questa mancanza di gerarchia, è richiesto che i cicloattivisti assumono la responsabilità dell’evento, ciascuno individualmente. Molteplici e diverse sono le motivazioni con cui ciascun ciclista partecipa alla massa critica .Tra queste la voglia di fare un giro in bicicletta, l’impegno ambientalista o per la sicurezza dei ciclisti sulle strade, il gusto anarchico e situazionista dell’atto, la pulsione a creare confusione o conflitto. Gli appuntamenti, tipicamente in luoghi pubblici e ad alta visibilità, sono pubblicizzati mediante affissioni, circuiti di amicizie e di attivismo politico, comunicazioni elettroniche, e hanno tipicamente periodicità mensile o settimanale, con l’obiettivo di diventare appuntamenti fissi nella vita di una città. Il fine della massa quindi è quello di restituire allo spazio pubblico la funzione che gli spetterebbe per definizione: quella di centro di aggregazione, di luogo catalizzatore di attività collettive. Si denuncia, quindi, una città più a misura d’uomo, da poter attraversare lentamente soffermandosi su tutto ciò che attrae la nostra attenzione lungo il percorso senza rischiare di essere travolti da una “scatola di metallo a motore”.Una città più ecosostenibile in cui muoversi sfruttando le proprie energie e respirare aria meno inquinata. In altri termini, la strada e la bicicletta si combinano per una critica radicale alla società, alla città, all’idea di tempo che governa e domina società e città. Una critica che passa attraverso il rifiuto di un certo modello di mobilità.

03 Volantino pubblicitario della critical mass planetaria, Cremmona 2008

04 Volantino pubblicitario: Linee guida per una corretta “massa critica”


2. SITUAZIONI

04 Gesti Critici: stampa su t-shirt di un manifestante al cremmona 2008

05 bandiere decorano le bici e identificano la provenienza di alcune “masse critiche”durante il raduno Cremmona 2008

Ridestinare la strada alle persone significa riappropiazione dello spazio e del tempo sottratti all’interazione sociale, alla ricchezza e varietà dei rapporti dalla congestione, dalla privatizzazione e dalla volontà di un modello distorto di mobilità. Risignificare la strada, grazie alla bicicletta, significa, per quanto appena detto ripensare, in definitiva, la nozione di abitare, ovvero del vivere insieme la città. Attraverso queste denunce che si tramutano in azioni di riappropiazione dello spazio urbano è chiaro come il movimento voglia sensibilizzare la gente: non solo la gente che vi partecipa; ma soprattutto la gente tutta, quella che osserva dai....... della strada, quella che si affaccia da finestre e balconi, che esce dai negozi e dai bar, che attende, paziente o nervosa, nelle automobili. Quell’automobilista medio che spesso rende molto pericolosa la viabilità dei ciclisti nelle città, ricordando lo slogan “noi non blocchiamo il traffico, noi siamo il traffico” Questo movimento ormai noto e partecipato in tutto il mondo è praticato in tantissimi paesi tra cui l’Italia, la Francia, il Belgio,il Lussemburgo, l’Inghilterra, l’Irlanda, la Svezia, la Danimarca, l’Ucraina, la Russia, l’India, ecc... n Italia il fenomeno della massa è molto presente in città come Torino, Milano, Roma, Napoli, Novara anche perché non essendoci un’adeguata rete di percorsi ciclabili, il ciclista è obbligato a viaggiare nella “giungla” del traffico urbano. Importanti per il movimento le passeggiate serali settimanali organizzate nelle strade del centro di Milano. Importanti per l’azione di sensibilizzazione che hanno svolto e tuttora sostengono contribuendo a quei passa, ancora incerti, che il comune ha fatto per diffondere l’uso della bicicletta. Dal 2004 viene organizzato a Roma, oltre ai classici appuntamenti mensili della Critical Mass cittadina, un evento aperto anche alla partecipazione di ciclisti da altre città italiane e anche dall’estero. È chiamata Critical Mass Interplanetaria o Ciemmona e prevede una serie di appuntamenti, oltre alla classico raduno di “bici da ogni dove” volti alla sensibilizzazione e alla diffusione della cultura della bici, alla festa e alla voglia di stare insieme. Difficilmente ci si può spiegare il successo su scala globale di questo movimento senza considerare il fondamentale supporto degli strumenti informatici e, in particolare, di Internet. Tutti i gruppi sono supportati da centinaia di “comunità virtuali”, di siti, di blog, di forum, di mappe interattive che ne segnalano la


presenza nei quartieri, nelle città, nei continenti, nel mondo. Per averne un’idea più chiara, prendiamo ad esempio il caso di Critical Map un progetto di “ciclocartografia partecipata”. Il sito www.criticalmap.org costituisce una piattaforma comune che permette - a chi si muove in bicicletta - di fissare la propria visione dello spazio urbano sulla mappa della propria città. Il nome “Critical Map” ha un doppio significato: da una parte, fa riferimento all’esperienza di Critical Mass, che ha dato origine allo spunto iniziale. Dall’altra, fa riferimento alla possibilità di fissare su una mappa la visione “critica” ed onirica che un ciclista ha della propria città e delle possibilità che il suo territorio può offrire. L’obiettivo di Critical Map è duplice: Critical Map è una mappa ad uso e consumo dei ciclisti, utile per aver consigli sui percorsi migliori da percorrere in bicicletta, sulle zone da evitare, sui cantieri delle nuove piste ciclabili, ecc.; allo stesso tempo, Critical Map vuole dare la possibilità di rappresentare la città così come ognuno la desidera, o così come dovrebbe essere per venire incontro alle proprie esigenze di mobilità.

07 Critica Map: mappa interattiva nella città di Milano. Vengono segnalati attraverso dei segnaposti, problemi, consigli, fontanelle e informazioni utili per i ciclisti. una mappatura collaborativa prodotta dai singoli utenti.

Con Critical Map si può, ad esempio, mostrare alle amministrazioni locali quali sono i punti critici in cui sarebbe utile intervenire, dove servirebbero nuove piste, dove bisognerebbe controllare meglio la situazione del traffico, ecc... Parallelamente a ciò si possono segnare luoghi o percorsi di utilità o di attenzione per il ciclista urbano: “ciclofficine, percorsi della massa critica, fontanelle dove abbeverarsi, luoghi e traiettorie per inventarsi percorsi comuni verso i luoghi di lavoro, studio,

06 Gesti Critici: targa applicata alla bici di alcuni manifestanti durante il raduno, cremmona 2008.


2. SITUAZIONI

08 Critica Map: mappa interattiva nella città di Milano. Un piccolo esempio dell’interfaccia collaborativa. E’ possibile implementare testi, inserire immagini, oppure semplicemente commentare le diverse segnalazioni

divertimento...” Ma non solo: si possono anche segnare luoghi e percorsi legati all’aspetto emozionale (singolare e collettivo) dell’andare in bicicletta: luoghi della memoria, luoghi in cui si sono provate emozioni particolari. Critical Map potrebbe essere definita una sorta di blog della strada, una mappa psicogeografica che si muove “come una scia immaginaria in cui tracciare di volta in volta, i propri percorsi, i propri racconti, le proprie emozioni, i propri desideri...” In sostanza una mappatura che è, da un lato, tradizionale restituzione cartografica, dall’altro un insieme mutevole, per nulla strutturato, di tracce, traiettorie e percorsi vissuti o immaginati, di luoghi reali o possibili. Il successo dell’iniziativa rende pertinenti ed utili, per comprendere tale esperienza, le osservazioni di Levy, quando osserva come il fatto che così tanti individui da ogni parte del mondo abbiano voglia di incontrarsi e di mettere in condivisione le loro esperienze in una grande comunità virtuale “esprime l’aspirazione alla costruzione di un legame sociale, che non sia fondato né su appartenenze territoriali, né su relazioni istituzionali, né su rapporti di potere, ma sul radunarsi intorno a centri di interesse comuni, sul gioco, sulla condivisione del sapere, sull’apprendimento cooperativo, su processi aperti di collaborazione”. (Lévy, 1997, pag. 126) Vale la pena di osservare, nel merito, che, mentre le organizzazioni politico-territoriali si avvalgono della rappresentanza e della delega, le possibilità tecniche del cyberspazio rendono praticabili ed agevoli forme inedite di democrazia diretta su vasta scala (Ibidem). Uno spazio evidentemente consono a tutti quei movimenti sociali che si fondano sulla partecipazione attiva e collettiva dei cittadini dal basso, e che, dunque trovano nel cyberspazio il loro naturale canale di comunicazione, e nella mappa lo strumento ideale attraverso cui attingere e, allo stesso tempo, immettere informazioni, scambiarle e diffonderle su scala planetaria. In definitiva, CriticalMap, un riferimento, giocato, su più livelli comunicativi, partecipativi e conoscitivi (al contempo pragmatico - operativo e psicogeografico), certamente utile ad estendere ed arricchire CriticalMass; a tener alta (oltre la soglia critica) quella massa necessaria - come già ricordato - ad atti-


vare reazione collettiva a modelli socioeconomici e territoriali, in nome di una vita urbana pi첫 vivibile.

Segnala un percorso ciclabile

Scatta una fotografia

Segnala un pericolo

Segnale lavori in corso

Segnala Wireless Hotspot

Segnala Fontanella

Segnala Cicloriparatore

Scrivi un ciclo racconto

Segnale un evento di Massa Critica

09 Critica Map: simbologia di segnalazione


2. SITUAZIONI

BIBLIOGRAFIA E SITOGRAFIA • • •

• • • • • • •

Gianni Rondinella, Masse in bicicletta, Tesi di Laurea presso l’Università Iuav di Venezia, 2004 Laura Belloni,Una critical mass per i diritti dei disabili in La Repubblica 30 settembre 2007. http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2007/09/30/una-critical-massper-diritti-dei-disabili.html Ilaria Ciuti, La bicicletta fa la forza è l’ ora della Critical mass in La Repubblica 9 Ottobre 2002. http://ricerca.repubblica.it/ repubblica/archivio/repubblica/2002/10/09/la-bicicletta-fa-laforza-ora.html s.a., E alle 16 parte la Critical Mass corteo a pedali ‘anti-inquinamento’ in La Repubblica 31 maggio 2008, http://ricerca. repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2008/05/31/alle16-parte-la-critical-mass.html Tana Rizza, Critical mass: occupare il traffico, diventare il traffico in Girovite,segnali della città invisibile 18 maggio 2005. http://www.girodivite.it/Critical-mass-occupare-il-traffico. html Paola Pagliaro, Da Critical mass al bikesharing: meno inquinamento e più buonumore per chi sceglie le due ruote in Ecologia, s.d. http://www.ecologiae.com/da-critical-mass-albikesharing-meno-inquinamento-e-piu-buonumore-per-chisceglie-le-due-ruote/415/ http://www.criticalmass.it/ http://it.wikipedia.org/wiki/Critical_mass http://ciemmona.org/ http://www.girodivite.it/ http://www3.autistici.org/criticalmass//wiki/doku.php http://www.fiab-onlus.it/critical/fiab1.htm

IMMAGINI • • • • • • • •

01.http://www.criticalmass.it/ 02.http://www.criticalmass.it/ 03.http://ciemmona.org/2008/index.php?option=com_ frontpage&Itemid=105. http://www.chiamamilano.it/ 04. http://ciemmona.org/2008/index.php?option=com_conte nt&task=blogsection&id=7&Itemid=45 05. http://www.flickr.com/photos/fotoharing/2564200664/ 06. http://www.flickr.com/photos/gforest/2539959836/ 07. http://www.flickr.com/photos/27416071@ N06/2554601098/ 08. http://www.criticalmap.org/


09. http://www.criticalmap.org/

principali Critical Mass in Italia • • • • • •

Critical Mass Firenze, http://www.firenzeinbici.net/criticalmass/criticalmass/default.asp Critical Mass Torino, http://www.massacriticatorino.it/ Critical Mass Roma, http://www.tmcrew.org/eco/bike/criticalmassroma/index.html Uanauick Roma, http://www.uanauick.it/ Bici8: nasce come alternativa di movimento in occasiona del vertice G8 di Genova (e relativo controvertice). È un’iniziativa che vuole tracciare un filo rosso che unisca città e persone che vogliono affrontare i problemi irrisolti che avvelenano la quotidianità di tutti. http:// www.bicig8.org Ciclistica: un blog riguardante notizie, spunti e riflessioni sul ciclista urbano, aggiornato quotidianamente da Alberto Biraghi (Critical Mass Milano) http://www.ciclistica.it W la velorution: moviemnto di matrice “ciclo-anarchica”, che presenta all’interno del portale web molti link, a livello mondiale, di Massa Critica.

altre attività in bicicletta •

Velocity: è una specie di gara urbana (o meglio, come segnalao nel sito “un delirio ciclico di 40 minuti nell’alba metropolitana” nessuna regola, nessuna rete di protezione, e una città come non l’hai mai vista”.Da segnalare l’evento milanese del 2005, Velocity06 Milano. http://204.73.203.34/ Bike Polo: versione ciclistica del polo, già diffusa negli Stati Uniti e in altri Paesi europei, da settembre 2008 è sbarcata anche in italia, precisamente a Milano. Grazie Andrea Schilirò di ritorno da un viaggio negli USA. Questo sport ha appunto le sue radici nel 2000 a Seattle. Successivamente poi dal 2004, le città del Nord America hanno iniziato a promuovere veri e propri tornei .Il più grande torneo di bike polo è stato svolto a Chicago mese di agosto del 2008 e ha richiamato 34 squadre provenienti da oltre una dozzina di città. Lo sport è anche cresciuto in popolarità in Europa. Londra per esempio ha ospitato la seconda edizione di Polo Invitational Londra nel mese di agosto 2008 e recentemente sembra sino in programma altri tornei a Zurigo, Parigi e Berlino.


BLEECKER AT CHRISTOPHER

2. SITUAZIONI

SPRING STRETT

FINN SQUARE

WEST BROADWAY


ASTOR PLACE

PETROSINO SQUARE

GRAND STREET

ALLEN STREET

GANSEVOORT PLAZA


2. SITUAZIONI

01 logo e marchio distintivo dell’associazione CityRepair

1.5 CityRepair Portland Il progetto City Repair è animato da un gruppo di “cittadini attivisti” che hanno creato nel corso della loro attività, luoghi di ritrovo pubblici e che hanno aiutato gli altri cittadini a trasformare in maniera creativa i luoghi dove vivono. Costituito a Portland (Oregon) nel 1996 come ulteriore sviluppo di una vincente iniziativa locale che convertiva gli incroci delle strade residenziali in piazze pubbliche, City Repair ha fondato il suo progetto sull’idea che la localizzazione di cultura, economia e decisione fosse necessaria per produrre sostenibilità. Di qui l’idea di richiedere spazi urbani per creare luoghi per la comunità. Alla base di tutte le iniziative, i progetti debbano Ispirare il cittadino a comprendere da un lato di essere parte di una comunità più grande, e dall’altro di essere saggio e utile a soddisfare il proprio potenziale creativo. Aggiungiamo che l’associazione si propone di andare oltre i due obiettivi appena indicati. Suo intento infatti non è solo stimolare le persone ad essere parte della comunità, ma far comprendere che esse sono parte del sistema decisionale che definisce il futuro della comunità stessa. I vari progetti di City Repair sono stati ottenuti grazie a gruppi di volontari e con l’aiuto di centinaia di cittadini attivisti. Potremmo sostenere che una vocazione territoriali sta, comunitario-identitaria ed un’assonanza con le teorie comunitarie del planning sembrano ispirare il gruppo. Almeno stando a questa loro motivazione: “vogliamo piantare i semi per una migliore comunicazione locale, rendere più forte la nostra comunità e la nostra cultura”

02 “Share-It Square” , una delle prime iniziative nel progetto Intersection Repair : il cittadino viene guidato nella trasformazione di una strada urbana convertendola in una piazza pubblica. diventa quindi un tentativo di riaprire la città alla comunità, una nuova pianificazione urbanistica alimentata dalla creatività, dall’aggregazione, dal dialogo, al fine di promuovere il proprio quartiere

Una volontà e allo stesso tempo una finalità che si traduce in un inteso ed organizzato sforzo progettuale per rendere più semplice la creazione di luoghi orientati al decoro e alla qualità degli spazi, nonché alla compatibilità ambientale. Ciò attraverso progetti rispettosi delle connessioni fra comunità umane e mondo naturale. Progetti che si traducono in installazioni temporanee e permanenti, in eventi per la “comunità”, a volte con un taglio educazionale, in consulenza con il supporto tecnico relativo.

http://www.cityrepair.org


Progetti che hanno come quadro di riferimento il campo dell’urban design e del planning e che in tali ambiti rimandano ad impostazioni che si sforzano di integrare sostenibilità ecologica e sociale, attraverso approcci decisionali bottom up, costruiti su principi di equità e tolleranza, nonché sull’aspirazione a garantire identità culturale e riconoscibilità sotto ogni riguardo. Fra i numerosi, City Repair ha lanciato recentemente un nuovo progetto chiamato Depave, anch’essa un organizzazione noprofit. Depave è stato pensato per ispirare e promuovere l’eliminazione di inutili zone asfaltate o cementificate nelle aree urbane, motivando che una depavimentazione può ridurre l’inquinamento delle acque di scolo e di conseguenza dei fiumi; che l’esubero di pavimentazione provoca l’inalzamento della temperatura nella stagione estiva in città e nelle periferie; che ciò, a sua volta, aumenta la necessità di potenza di energia elettrica per il funzionamento dei condizionatori. Nel merito Depave sottolinea come ad esempio il cemento e l’asfalto, in quote ridotte, possà essere utili per fornire l’accesso per pedoni, ciclisti, automobili e disabili in sedia a rotelle. Altresì rileva che in molte città, più della metà del territorio urbano è lastricato di strade e parcheggi, e che la riduzione al minimo di tale pavimentazione risulta essere una condizione necessaria per ripristinare l’ambiente naturale sviluppando le superfici di vegetazione urbana ed ottenendo così

05 progetto Fargo Garden, sostenuto da diversi partern: The Waypost, Towards Carfree Cities Conference, City Repair, Street Films, Fancypants Design

03 logo e marchio distintivo dell’associazione CityRepair

04 locandina pubblicitaria dell’iniziativa Fargo Garden avvenuta il 21 giugno 2008


2. SITUAZIONI

molteplici, benefici effetti: raffreddamento di case e uffici, ombreggiatura idai raggi del sole e protezione dai venti; raffreddamento da evaporazione e traspirazione della pioggia sulle foglie; valorizzazione estetica delle aree, ma anche benefici di natura psicosociale associati all’aumento del verde. Miglioramento della qualità mediante l’eliminazione di particelle inquinanti e di biossido di carbonio,per converso la produzione di ossigeno; nonché, su di un altro versante, riduzione dell’inquinamento acustico. Senza contare la mitigazione del traffico che deriva dalla piantu-mazione delle strade urbane. Non irrilevanti poi i positivi effetti che discendono dalla ricostruzione di habitat per gli uccelli, gli insetti e altri animali selvatici. Non di meno indubbiamente utile il ripristino di usi agricoli per una migliore alimentazione dei residenti. E se in precedenza-pavimentato terra è utilizzato per l’agricoltura, questo fornisce alimenti e della nutrizione per i residenti locali. Questo, in definitiva, il programma di Depave: fornire informazioni, ispirazione, e assistenza tecnica a coloro che desiderano agire nella rimozione di pavimentazioni inutili; educare il pubblico sui vantaggi della de pavimentazione; promuovere un responsabile e creativo riciclaggio di calcestruzzo e asfalto; fornire l’occasione per una maggiore connessione con il mondo naturale. Tutto ciò, nelle intenzioni di Depave, attraverso Workshop, dimostrazioni, siti internet dinamici e interattivi 06 i volontari di depave all’opera


Tutti i progetti promossi da questa associazione sono quasi completamente sostenuti da volontari, sono il frutto di centinaia di volontari e coordinatori che vedono nella comunità quell’ organo istituente e coordinatore del proprio quartiere. Qui di seguito elencherò brevemente le attività promosse da questa associazione. The Village Building Convergence è un evento annuale promosso generalmente nel periodo primaverile. Il quartierie durante questi 10 giorni, si assume l’incarico di realizzare, attivandosi, quei luoghi pubblici, previsti, rielaborati, discussi durante l’anno. L’evento quindi, si finalizza nell’auto-produzione di quegli spazi voluti dalla comunità che vi abita, costruendo quei luoghi propri in cui la comunità si riconosce,si identifica e successivamente manterrà. L’associazione, durante l’evento doterà la comunità di quegli strumenti utili per realizzare i loro progetti, come citato nel sito, darà nozioni e istruzioni in merito a “permaculture design and construction, ecological building, and public art”. Tutti i progetti sono costruiti attraverso la collaborazione, l’impegno della comunità e le azioni di riconversazioni, non solo per migliorarne l’aspetto, ma per costruire, attraverso diversi workshop attinenti con la cultura sostenibile, una sensibilità diffusa per i propri luoghi e spazi vitali in cui ogni giorno la omunità si identifica. VBC will feature projects located in or adjacent to the public right of way and private projects that support community in various neighborhoods. Private site projects will be structures or systems that are built by and available to the communities concerned with that site, and hopefully available to some extent to the larger community. These will include public squares and meeting houses, community kiosks and benches, solar-powered and artistic innovations, and many other new ideas. Each project is initiated and managed by neighborhood groups with support from the VBC Placemaking Committee. The Placemaking coordinators will help neighborhoods facilitate and coordinate the outreach/public involvement process, community decision-making and design workshops, and the permit process with the City. Dal 1970, gli Stati Uniti celebrano la Giornata della Terra durante mese di aprile. CityRepair organizza quest’evento annulamente nella città di Portland. l’Earth Day Celebration, questo il nome dell’evento promosso. Questa “celebrazione della cultura locale”, coinvolge la maggior parte delle imprese

07 la comunità si attiva attraverso il blog per segnalare i possibili luoghi di portland da depavimentare. questi sono i luoghi segnalati dagli utenti

08 allo stesso modo depave.org segnala i luoghi potenziali di riconversione, previo accordo con l’amministrazione della città di Portland. il blog viene utilizzato come mezzo di diffusione e di adesione alle azione di depavimentazione


2. SITUAZIONI

locali al finanziare l’iniziativa. Un progetto di servizio a favore della comunità che durante il prossimo 25 aprile avrà sede nell’ Wallace Park a Portland. Come dichiarato nel sito, questo evento attira ogni anno oltre 4000 partecipanti. I Partecipa sono invitati dal mattino a partecipare a determinate attività, principalmente riguardanti il rispetto del verde, attraverso svariate forme di rappresentazione, dalla musica alla promozione di veicoli alternativi. La giornata poi per poi concludersi a fine giornata in una parata al mattino uartiere di progetti di servizio e poi venire a vivere la celebrazione per bande, veicoli alternativi, ad attivisti del verde o semplici cittadini accomunati dal verde un’altro progetto da citare, almeno brevemente è Intersection Repair. Con questa iniziativa il cittadino viene guidato nella trasformazione di una “Intersection”, un’intersezione urbana, più semplicemente un incrocio, trasformandolo temporaneamente in una piazza pubblica, aiutandosi con pennelli, colori, e spirito di collaborazione. Un tentativo di riaprire la città alla comunità, una nuova pianificazione urbanistica alimentata dalla creatività, dall’aggregazione, dal dialogo, al fine di promuovere il proprio quartiere. Un progetto che vuole incoraggiare la comunità locale attraverso una comunicazione sociale al fine fornire un senso al luogo, dando inizio alla costruzione di una comunità-quartiere vibrante. Come si evince da un intervista, CityRepair, con questa iniziativa vuole denunciare lo sviluppo immobiliare non regolamentato che oggi caratterizza le città di periferia Americanene. gli Stati Uniti, quasi tutte le nostre città e periferie sono stati, pianificato e costruito da sviluppatori immobiliari. Per la maggior parte della storia umana, gli insediamenti sono stati in gran parte pianificati e costruiti da professionisti che non avrebbero mai abitato in quel luogo. si speiga quindi la mancata necessità di pianificare e costruire luoghi d’incontro, piazze.Le piazze sono quasi completamente assenti dal panorama americano, in parte perché, come nel caso specifico di Portland, le città sono state costruite principalmente per il commercio, e non di certo per la comunità sottovalutando l’importanza di questi luoghi in cui la gente si riunisce: gli scambi di merci, lo scambio di notizie, incontrare gli amici, organizzare, si innamorano, o ad uno qualsiasi degli altri innumerevoli interazioni che avvengono ogni giorno in una comunità sana. CityRepair mira a “riparare le città” per renderle i luoghi, più vivi, e un opportunità in più per le persone che li abitano, di


identificarsi ed appartenere ad una comunità. E’ interessante notare come l’iniziativa del progetto debba partire dal basso, proprio dalla comunità. il singolo individuo o il gruppo deve promuovere l’iniziativa ad altri del quartiere, raggiungere un numero di partecipanti utile e contattare City Repair che provvederà a ricevere i permessi dal l’amministrazione. Dal gennaio 2000, l’amministrazione di Portland ha emandato un ordinanza che consente ai quartieri a sviluppare un proprio progetto di spazio pubblico, incluso gli incroci stradale. Attraverso un processo di coinvolgimento creativo, i quartieri sono ora legalmente abilitati a progettare e costruire luoghi pubblici, che riflettono la loro cultura locale, previa adesione di almeno l’80% dei residenti del quartiere. Lordinanza quindi sancisce la collaborazione tra l’amministrazione di Portland e l’associazione CityRepair

dipende - ognuno è diverso. Forse la gente vuole un punto focale per loro quartiere, un luogo di interazione della comunità e stagionali Forse vogliono rallentare il traffico, e lasciare che i pedoni parti lo spazio pubblico della strada, ugualmente con le automobili


2. SITUAZIONI

Fargo Garden è il primo grande progetto di de-pavimentazione promosso da CityRepair con la collaborazione di diversi partner tra cui, City of Portland Bureau of Environmental Services , Community Watershed Stewardship Program, Portland Brownfield Program Portland Brownfield, Towards Carfree Cities Conference e la propietaria del lotto, Angela Goldsmith. L’azione di de-pavimentazione ha previsto la trasformazione di 3000 metri quadrati di asfalto a parcheggio, in luogo d’incontro per dare inizio ad una comunità “greenspace” promuovendo i questo spazio coltivazioni di ortaggi, di alberi da frutto, e piante di qualsiasi genere. Free soil! Libera suolo! è il motto che ha dato inizio alla squadra di lavoro, composta da un team-leader (gruppo Depave)e dalla collaborazione di 147 volontari, tra cui due Portland City Council. La presenza di Amanda Fritz, uno dei due Portland City Council ha contribuito alla regolamentazione e la sicurezza della de-pavimentazione, la sua esperienza attiva in 100 rogetti di volontariato negli ultimi 8 anni, ha reso possibile dei 2 candidati ha permesso di trasformare queste buone intenzioni in un efficiente lavoro. Inoltre la partecipazione del Towards Carfree Cities Conference , il cui obiettivo è quello di mettere insieme persone attive nella promozione di pratiche auto-dipendenti, provenienti da tutto il mondo ha reso internazionale l’evento contanto all’interno dei 147 volontari una presenza notevole di persone provenienti da altre città Americane e non solo. Thiago Benicchio dal Brasile, da Toronto Andrew Munger sono stati tra i tanti che sono venuti a contribuire all’evento Questo è stato motivo ulteriore di successo ricordando che Depave cerca non solo di eseguire progetti di de-paviementazione, ma cerca di educare e ispirare altre comunità a fare lo stesso.


2. SITUAZIONI

BIBLIOGRAFIA E SITOGRAFIA • • • • • • • • •

http://newvillage.net/Journal/Issue2/2shareitsquare.html http://www.cityrepair.org/wiki.php/projects (inguadratura progetti) http://www.cityrepair.org/about_ir.pdf http://depave.org/blog/index.php http://depave.org/blog/2007/11/25/help-turn-a-parking-lotto-paradise/ http://depave.org/blog/how-to-depave/ ( I 5 step di depave) http://depave.org/blog/2008/10/06/fargo-garden-work-partyoct-11-12/ (fargo garden) http://depave.org/blog/2008/06/21/june-16th-depaving-atfargo-garden/ (fargo garden) http://depave.org/blog/2007/04/05/seoul-depavers (articolo su sindaco seul)

IMMAGINI • • • • • • • •

01. http://www.cityrepair.org 02. http://www.cityrepair.org/about_ir.pdf 03. http://www.depave.org 04. http://picasaweb.google.com/depave.portland/ 05. http://picasaweb.google.com/depave.portland/ 06.http://picasaweb.google.com/depave.portland/ 07. http://depave.org/blog/2007/05/17/check-out-our-mapof-depaved-sites/ 08. http://depave.org/blog/2007/05/17/check-out-our-mapof-depaved-sites/

PROGETTI SIMILI •

Free Learning Operativo : “Costruire comunità, incoraggiando la condivisione delle conoscenze attraverso mezzi non convenzionali”. quali, Unschoolers, drop-out, homeschoolers, ocon le competenze di diversi attivisti, ed insegnanti,http:// www.flopdx.org/ Friends of Trees “Seminare o piantare alberi lungo le strade della città, in quelle aiuole abbandonate o degradate, o semplicemente. l’associazione fa dei veri e propri progetti di giardinaggio, stando bene attenti a che alberi piantare, soprattutto per la loro “amichevole sopravvivenza”. http://www. friendsoftrees.org/ Growing Gardens: progettano giardini per i prodotti alimentari freschi, inoltre istruiscono la comunità a mantenerli e


prendersi cura di questi “orti urbani” http://www.growinggardens.org/ Livable Oregon : Associazione dove, cittadini, aziende private e funzionari pubblici lavorano insieme a progetti di placemaking e altre iniziative volte a costruire comunità vivibili. http:// www.livable.org/


2. SITUAZIONI

1.6 Concrete Dialogues - narrating the city Perth-Australia La mediazione culturale applicata al web per ciò che concerne la rappresentazione di un terri-torio è spesso veicolata da Google Maps. Grazie a questo nuovo strumento di mappatura, molte iniziative hanno cominciato a capitalizzare sulle possibilità di condividere collettivamente dati, basandosi su uno specifico luogo.

08 Home page delll’iniziativa concrete dialogues

07 mappa interattiva in cui i giovani scrittori raccontano e descrivono gli angoli sconosciuti della città di Perth

In Concrete Dialogues un progetto della Concrete Organization, scrittori locali sono stati in grado di narrare il loro territorio, postando i loro scritti relativi ad una specifica area di Perth (Australia), rappresentata istantaneamente come un punto rosso sulla mappa. La finalità del progetto è quella di costruire uno strumento di scrittura on-line al fine di creare una sorta di narrativa collettiva dello spazio urbano condiviso. Detto in altri termini, creare un luogo dove la città scrive di sè stessa, definendo una geografia di ricordi e sensazioni personali. La mappa della città restituita dai contributi mappati rappresentano una parte vitale del suo modo di vivere e respirare, esprime così una propensione collaborativa della città. Come si osserva nel sito, un raccolto di storie che narrano dei marciapiedi e del silenzio di Perth, di strade che sono state inghiottite da sobborghi appena nati. Un racconto, quello che i giovani scrittori espongono, che rivela un lato della città probabilmente non conosciuto. Non solo, il progettto risulta essere una rara oppurtunità per i giovani scrittori di Peth. Il portale web diventa un nuovo spazio in cui poter esporre i propri lavori e magari entrare in contatto con altri scrittori. La città, in sostanza, come una pagina bianca, si cui si imprimono testi che, come specchi letterari, riflettono l’anima della città. L’iniziativa si è rivelata di successo e ha in particolar modo attratto giovani scrittori tra i 16 e i 30 anni, che, attraverso questa sorta di ‘literature mapping’, hanno soprattutto cercato di descrivere e indagare le proprie realtà quotidiane. Il progetto quindi, mira a ridisegnare lo stradario della città attraverso la molteplicità e diver-sità dei testi letterari. “Lasciate le nuove autostrade e mettete il vostro nuovo segno sulla mappa” è l’invito del sito: per esplicitare, seppur attraverso un canale costantemente selettivo, il “modo di vivere e respirare” della città.


Oltre a questo sito, Concrete Dialogues pubblica anche una rivista e una serie di carte da collezione che il sito promette presto reperibili per le strade di Perth.


2. SITUAZIONI

BIBLIOGRAFIA E SITOGRAFIA • • •

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http://dialogues.concrete.org.au/ http://www.neural.it/art_it/2007/09/concrete_dialogues_narrare_la.phtml http://portobeseno.splinder.com/post/14118610/Concrete+Di alogues,+narrare+la http://www.atlasoffiction.com/ http://www.bibliotecadigitale.com/casal/blog/ http://geoblog.it/francigena/ http://geoblog.it/castell/

IMMAGINI • •

01. http://dialogues.concrete.org.au/ 02. http://dialogues.concrete.org.au/

PROGETTI SIMILI • •

http://www.atlasoffiction.com/ Leggere Roma: Il progetto iniziale “Leggere Roma - 7 scrittori per 7 fotografi”, ideato e curato dalla Casa delle Letterature dell’Assessorato alle Politiche Culturali del Comune di Roma, nel 2006,prevedeva la realizzazione di una mostra fotografica e di un libro (edizioni Fandango) in occasione della Giornata Mondiale del Libro, in cui Roma insieme a Torino sono state proclamate dall’Unesco Capitali Mondiali del Libro. E’ stato chiesto a 7 scrittori di ambientare un testo inedito nel luogo di Roma da loro preferito . Sono stati chiamati, poi, 7 fotografi a raccontare con le immagini quegli stessi luoghi. Da questi lavori si è prodotto un libro ed una mostra che, attraverso le forografie e i testi tracciavano un affascinante percorso d’autore nella nostra capitale. Da qui parte l’iniziativa di Scrittura Online promosso dalla Casa delle Letterature e Scuola Omero, con la partecipazione di Carlo Infante (PerformingMediaLab). L’iniziativa consiste nell’apertura di un geoblog sfruttando le potezialità di Googlemaps, avviando così l’inizio di un Laboratorio di Scrittura On Line che da modo di narrare le strorie nelle geografie. La mappa di LeggereRoma è quindi a disposizione di chiunque voglia esplorare la città di Roma attraverso una serie di frammenti letterari e poetici situati (meglio: geo-referenziati) nei luoghi a cui si riferiscono. All’interno del portale web ad esso dedicato, si scovano riferimenti a Hoffmann ( da “La Principessa Brambilla”) lungo


Via del Corso oppure a De Cataldo ( da “Romanzo Criminale”) nella Magliana, questi solo 2 esempi. http://www.bibliotecadigitale.com/casal/blog/ GeoFrancigena: geoblog della Via Francigena del Lazio. Lungo le tappe della Via Francigena che dall’alto Lazio vanno verso Roma è possibile, attraverso i commenti propri della pratica blog, rilasciare le proprie esperienze sia culturali sia turistiche (nonché didattiche) di un viaggio attraverso cui scrivere le proprie storie nelle geografie. http://geoblog.it/francigena/ CasTELL. Narra Casale e il suo Castello: A Casale Monferrato sta partendo una Palestra di cittadinanza attiva in rete. Si tratta di un laboratorio ludico-partecipativo rivolto ai giovani, in generale del Monferrato e, in particolare, ai ragazzi delle scuole superiori e dell’università di Casale. L’attività si svolge su più piani: azioni nei social networking (Facebook in primo luogo) e sviluppo di una piattaforma originale: un geoblog basato su una mappa interattiva per narrare Casale e il suo Castello che a marzo inaugurerà consegnando alla città un nuovo spazio pubblico. http://geoblog.it/castell/


2. SITUAZIONI

1.7 CriticalCity.org Milano

01 logo e marchio distintivo della comunità di Critical City

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02 prima locandina pubblicitaria di promozione pubblicitaria al sito web, la struttura è simile agli annunci “offro ripetizioni di...” . la locandina è stata appesa in tutti i luoghi nevralgici della Milano giovane

Le città sono composte di molteplici aspetti ed ambiti: non sono formate solo da strade, se-mafori e rotonde, ma anche da cittadini, associazioni, luoghi di ritrovo. Esiste una rete invisibile di relazioni all’interno della città che trova espressione in gesti e pratiche quotidiane: “gesti quotidiani persone che si recano al lavoro in auto, massaie a piedi che vanno a fare la spesa, gruppi di adolescenti in un parco a giocare a pallone e molte altre”. Si tratta di flussi e relazioni che spesso modificano la città ed il modo in cui questa viene vissuta e percepita. «Libera il gioco, riconquista la città»Questo lo slogan di Critical City, un nuovo gioco urbano lanciato di recente da quattro amici sulla trentina, utilizzando come mezzo di comunicazione e divulgazione Internet e utilizzando come campo d’azione l’intera città, con l’obiettivo primario di riscoprire il territorio e riappropiarsene “divertendosi”, come affermano nel sito molto esplicitamente: «Siamo partiti con Milano, ma la piattaforma è già pronta per tutta Italia. L’idea di fondo è che i cittadini siano i legittimi proprietari dello spazio pubblico e che sia tempo che le città tornino ad essere di chi le abita. Giocare, per noi, è una delle strade che può innescare questo processo. Con le nostre sfide desideriamo spingere la gente ad agire sul territorio e a riappropriarsene».  In altri termini, lo scopo è quello, attraverso un processo di riappropriazione degli spazi pubblici innescato proprio dal gioco, di portare i cittadini a conoscersi tra loro e creare una rete che sia poi fondamento per la città che ognuno ha voglia di creare e nella quale ha voglia di vivere. Occorre osservare che dal punto di vista territoriale la vicinanza fisica non è un elemento in-dispensabile per avviare le missioni da svolgere. La registrazione e la partecipazione è aperta a tutta Italia, anche se gli eventi di coinvolgimento collettivi per ora sono stati organizzati solo a Milano, per caratteri tecnici e organizzativi. La vicinanza tra gli individui risulta essere stata fondamentale nella fase iniziale e di sperimentazione e giusto per questo a Milano è presente il più alto tasso di utenti. In altri termini il campione Milano risulta perfetto per organizzare studiare e perfezionare il modello. L’idea alla base di criticalcity è stata quindi quella di partire da

  Raffaella Oliva in ViviMilano, 04 giugno 2008,


una concentrazione fisica degli utenti su un territorio limitato (Milano) per poi, in futuro amplificare le potenzialità di in-contro, conoscenza e anche di impatto sulla città. Vediamo meglio di cosa si tratta. CriticalCity è un gioco gratuito di collaborazione urbana.E’ reso possibile da una rete di giocatori e di sfide che vengono chiamate “missioni”: prove di abilità, creatività, espressione, senza delimitazioni spaziali nè temporali. La “missione” per essere valida deve soddisfare alcuni requisiti: deve essere svolta dall’autore; essere ben documentata; essere creativa o fantasiosa. Ogni missione sarà soggetta a voto, da parte della comunità; in realtà sarà il singolo utente a decidere se una missione è valida oppure no. Si può giocare singolarmente o collaborare, in una sorta di caccia al tesoro permanente che diviene metodo per far sì che l’arte e la creatività entrino a far parte della vita di ogni giorno delle persone. Si tratta, come sottolineano i promotori, dell’evoluzione e al tempo stesso delll’opposto di SecondLife. Si tratta infatti di “una community che spinge i propri utenti ad uscire di casa, costruire relazioni reali - fatte di persone in carne ed ossa” – e, dunque, a trasformare la città, “divertendosi e sviluppando la propria creatività”. Dall’esame delle prime missioni svolte, s’evince che i partecipanti hanno cercato di utilizzare il gioco come portavoce dei problemi della città. Ad esempio una risposta è stata data in reazione agli incidenti che di recente hanno visto deragliare due tram in zona Precotto,in tale caso, i “cittadini-user” hanno costruito dei cartelli stradali simili ai classici triangoli indicatori di pericolo, ma con disegnata sopra la figura di un tram che va a sbattere contro una macchina. C’è poi chi ha creato delle sculture con cartacce e rifiuti raccolti in un parco o chi ha fatto il giro del mondo raccogliendo una serie di interviste a extracomunitari. Queste missioni sono solo un esempio di come Criticalcity non guardi solo al gioco come semplice divertimento, ma assuma soprattutto un risvolto sociale e politico e di governo del territorio dal basso. CriticalCity si articola in due fasi, la prima è quella della “città

03 Home page del portale web. i pallini viola segnalano la residenza dei partecipanti alla comunità CriticalCity nella città di Milano

04 Critical Headquarter. attraverso una finestra interattiva è possibile visionare le new, le missioni svolte, le missioni da svolgere, e la FAQ, cioè la filosofia del gioco con relativi articoli di testate giornalistiche che parlano in merito a questa iniziativa


2. SITUAZIONI

invisibile”, la seconda sarà quella della “città visibile”, La città invisibile mira a creare uno strato urbano intessuto di relazioni sociali come quello che ci descrive Italo Calvino (Ersilia, la città dei fili, dei rapporti intricati che cercano una forma) e quindi a modificare l’aspetto non visto, vale a dire le fondamenta relazionali della città. In questa fase si gioca senza limitazioni spaziali. Le esperienze mirano a modificare la percezione del pubblico da parte del giocatore. Si tratta di missioni che hanno lo scopo di creare dei cittadini più consapevoli di ciò che li circonda, in grado di usare al meglio le proprie capacità espressive. Si tratta di missioni il cui scopo è quello di favorire una coscienza rinnovata di cittadini attivi. Si tratta di una fase, quella della “città invisibile”, il cui obiettivo è quello di avviare la costruzione di una comunità che si riconosce nella condivisione di una sensibilità comune verso i problemi della città. una sensibilità che si nutre di attenzione alla qualità della vità quotidiana, del bisogno di comunicarle e mettrela a disposizione, della necessità, in definitiva, di attivarsi. Una fase, insomma, preliminare alla seconda; che si pone l’obiettivo di creare le basi per poter scendere poi nello spazio reale ed operarvi concretamente. Significative, al riguardo, le “missioni” individuate. Si tratta di video, di storie disegnate, di foto racconti con vignette, di vita vissuta; vale a dire di momenti particolari della quotidianità ripercorsi con ironia e disincanto, per lo più. Comunque, con indubbia leggerezza creativa. La città visibile sarà allora il mescolarsi tra questa sensibilità e il territorio reale, lo spazio quotidiano, le nostre strade, le piazze e i parchi in un’ottica di coinvogimento attivo dei cittadini in un processo di riqualificazione “dal basso” e costante della città. . 05 Missione Cartellartistica Fasi di preparzione alla missione e documetanzione dell’installazione della nuova segnaletica stradale in zona Precotto, Milano. Da quanto documentato dai Critical city users, l’installazione è durata più di una settimana, e successivamente il consiglio di Zona 2 ha votato all’unanimità una mozione contenente proposte per rendere più sicuro e meno rumoroso il tratto della linea 7. Proposte che prevedono fra l’altro, l’adeguamento della segnaletica all’incrocio di via Soffredini. Una missione compiuta!

Qui di seguito elenco, di questa seconda fase, alcune interessanti missioni urbane, già attivate e catalogate, indice di una comunità attiva, che attraverso l’esperienza sul campo gioco (la città) esprime una conoscenza che mostra di saper incidere e trovare soluzioni ai comuni problemi urbani. Clandestinità Realizza una missione “fisica” (pianta la pianta, disegna e attacca un nuovo cartello stradale, esplora un edificio, etc...)


Piccolo Urbanista Proponi un’originale soluzione urbanistica per la tua città. Pulizia Urbana spazza un marciapiede, raccogli una cacca o lucida un semaforo. Insomma, fai qualcosa per rendere più pulita la tua città. Esporazione urbana Esplora un edificio abbandonato della tua città e pubblica la tua storia. Scopri qualcosa che ti stava aspettando. Aggiungi foto, filmati, interviste ai tuoi compagni di avventura, ecc... Arredo Urbano Personalizza i cestini, le panchine o i pali di un parco Pianta la Pianta Inserisciti nelle crepe della cementificazione, pianta una pianta, rendi un’area accogliente ed ombrosa, crea un luogo di sosta dove prima non c’era nulla. Ma soprattutto prenditi poi cura di questa creatura vivente a cui hai dato una nuova casa.

06 Misione Esplorazioen urbana. fabbrica abbandonata in viale Toscana.

Un fiore nel cemento Metti una pianta con vaso o un fiore in un luogo pubblico (es: in una biblioteca, in ascenso-re, in metropolitana, alla fermata dell’autobus) e fa in modo che sia difficile spostarlo. Scende alla prossima? Scendi ad una fermata del metrò (o di un altro mezzo pubblico) in cui non sei mai sceso. Guardati intorno, esplora il territorio, raggiungi a piedi la fermata dove saresti dovuto scendere . Deriva Vaga per la città, segui un istinto, chiudi gli occhi, va dove ti porta il cuore, traccia un mappa, lascia un segno, descrivi le tue sensazioni Percorso gratuito Segnala almeno 5 tappe, nella tua città, di luoghi dove si possa usufruire gratuitamente di qualcosa. Possono essere cibi, eventi, mostre, ecc. la ragione è semplice e preoccupante, come si sottolinea nel sito: negli ultimi anni, la vita, e a mag-

07 Missione Pianta la Pianta il luogo prescelto è una delle tante aiuole presenti nella città milanese. L’azione di “guerrilla gardening”, avvenuto in una notte d’agosto, ha suscitato dell’interesse da parte della comunità limitrofa. Ancora oggi la comunità limitrofa si impegna a prendersi cura di queste piante e dell’intera aiuola


2. SITUAZIONI

08 Missione Percorso gratuito: un kit di sopravvivenza dei servizi gratuiti presenti nella città di milano.

gior ragione, la vita nelle città si è fatta cara, e diversi sono i segnali che giornalmente evidenziano il problema: l’aumento delle tasse, i costi dei trasporti (benzina e mezzi pubblici), alimenti, ecc. interessante l’iniziativa di un utente di criticalcity che con l’apporto della comunità, sta cercando di sviluppare una mappatura dei servizi gratuiti presenti nella città di Milano: W.C.,giornali, acqua (fontanelle), mostre, esposizioni, dormitori, mense. Una specie di kit di soppravvivenza, sia per la gente comune, ma soprattutto per i meno fortunati. Un kit che spiega perché la comunità di criticalcity ha creato una mappa interattiva, da aggiornare continuamente segnalando tutti quei luoghi gratuiti che la città offre. Un segno forte, di una comunità, che gioca, partecipa, e si attiva nel sociale Paperopoli Scopri luoghi della tua città con nomi divertenti / strani / d’altriposti, disegna una mappa connettendoli. Cartellartistica Realizza e installa un nuovo cartello stradale. Una rotonda sul mare Riutilizza una delle centinai di Rotonde che stanno fiorendo all’interno della tua città, organizza una festa, una partita a carte, una corsa campestre ridotta. Pic-quick Realizza un pic-nic a lume di candela all’interno di una aiuola pubblica. Goditi il tuo spazio e lascialo migliore di come l’hai trovato. 6 o senso Bendati.Esci di casa e attraversa la città. Fotografa le cose che noti.

09 Missione Itinerario a tema: percorso vita. Nel fotoracconto viene esplicitato che il percorso sarà da farsi a piedi, la durata è di un giorno e mezzo ed è consigliato portarsi il saccoapelo.

Itinerario a tema Crea un tuo percorso urbano a tema. Può essere il percorso “svacco”, il percorso degli odori di violetta, il percorso “concime urbano”. Disegnane la mappa e pubblicalo. In questa missioni è da segnalare un itineraio interessante, a mio avviso: i freestylers dello skate hanno segnalato i luoghi da loro frequentati per cimentarsi nella loro attività ludica, dando anche dei semplici consigli su come praticarlo. La res-


tituzione dell’itinerario è avvenuta attraverso una mappatura in dettaglio, con descrizioni, foto e video, degli spazi dedicati a questo sport, sia a Milano che nella sua provincia, distinguendo le descrizione in due sezioni. Nella sezione Milano City sono stati elencati nuovi spazi urbani in cui la comunità freestyle si ritrova. Qui di seguito riporto l’elenco: Skatepark Parco Lambro, Milano – Ramp; Trinity ska-tepark, Milano - Ramp Park; MC Stazione Centrale, Milano – Street; Skatepark Idroscalo, Milano - Park ; Skatepark Idroscalo, Milano - Park; Bicocca, Milano – Street; Area Motta, Milano - Ramp Par ; Big Black Block, Milano - Street; Stazione di Lam-brate, Milano – Street;

10 Missione itinerario a tema: i Freestylers dello skate e delle bici acrobatiche .

Nella sezione Provincia di Milano: CST Skatepark, Carugate - Street; Garbagnate skatepark, Garbagnate Milanese - Park; Canale, Rho - Street; Mini rampa pubblica, Cornate d’Adda - Ram ;Mini rampa pubblica, Melzo - Ramp; Un altro interessante itinerario redatto da un utente di crticalcity.org, interessa i parchi milanesi. Attraverso una mappatura, l’utente individua un percorso a tema attraverso i parchi d’interesse faunistico presenti in città. Prendendo come riferimento un libro dal titolo “La flora spontanea della città di Milano alle soglie del terzo millennio e i suoi cambiamenti a partire dal 1700” l’autore della missione mappa un percorso alternativo, un itinerario curioso per rivivere la città attraverso un verde ormai dimenticato. Dall’introduzione del libro si denota la volontà di ragionare criticamente sulle conoscenze della flora attuale in città. Partendo da un’analisi temporale identificata attraverso gli scritti degli autori che hanno trattato precedentemente il tema, osservazioni dirette, a raccolte, e relativi contributi di diversi colleghi e amatori, viene così redatto un elenco sistematico aggiornato della flora milanese; con l’aggiunta, inoltre, di quattro elenchi riferiti precisamente alle entità avventizie transitorie, alle dubbie, alle erronee (excludendae) e alla flora (estinta) della “Merlata”, che ebbe un peso particolare nella diversificazione dell’ambiente cittadino. Viene ricostruito l’andamento della biodiversità attraverso gli ultimi due secoli, relativamente a ciascuno dei parametri floristici sopra indicati, a intervalli di 50 anni, sulla base degli elenchi floristici disponibili e dei dati attuali. Nella parte conclusiva del testo, nella missione dall’utente che ha poi fatto l’azione di mappatura ,si evidenzia che, mentre

a tema at11 Missione Itinerario traverso i parchi d’interesse faunistico presenti in città.


2. SITUAZIONI

la qualità della flora ha subito un degrado con la perdita irreversibile di specie “interessanti” e l’aggiunta di specie “banali” – “fatto di per sè prevedibile”-, la biodiversità, non è andata incontro a modificazioni sostanziali. Ecco qui, potremmo dire la ragione della missione, ovvero della mappatura: essa risponde ad una domanda: perché per vedere i parchi belli è necessario uscire da Milano? Disponiamo ora degli elementi di conoscenza necessari per meglio comprendere intenzioni e struttura di CriticalCity. Lo schema sottostante esplicita i potenziali campi d’azione e sviluppo di CriticalCity, oltre che la trama delle reciproche connessioni. Parrebbe una struttura dinamica che, muovendo dall’intenzionalità dello “sviluppo personale”, del suo migliororamento attraverso un’accresciuta consapevolezza, grazie alla forza coinvolgente di una dimensione ludica localizzata e interessa, stimola creatività condivisa e, per tale via, la costruzione di una rete sociale fondata sulla condivisione della realtà quotidiana della vita urbana; per approdare infine – esito cui sembra mirarare Critical City – ad una cittadinanza attiva

12 schema dei potenziali campi d’azione e sviluppo di CriticalCity

dissusa, interattiva, operativa e, soprattutto, consapevole del ruolo propositivi che essa può svolgere sulla scena urbana La dimensione del gioco urbano e la cittadinanza attiva mi sembrano dunque, i due assi portanti del progetto. Assi su cui posizionare e calibrare il progetto per puntare ad ottenere sia un’ampia base di aderenti, che sostegno da parte di istituzioni locali (e perche’ no eventuali sponsor). Le altre dimensioni “gruppali” (social network per la città e piattaforma di condivisione di esperienze artistiche e creative), le interessanti tappe e conseguenze di un gioco ur-bano che stimola comporta-


menti di cittadinanza attiva. Un gioco quindi che stimola un movimento civico, un movimento organico, che cerca di realizzare focolai di buone pratiche e circoli virtusi. Definirei quindi queste azioni territoriali come una sorta di virtuosismo civico grazie al quale, attraverso pratiche ludiche di appropiazione degli spazi urbani, la comunità ridisegna la città e le sue funzioni. Criticalcity sta iniziando a esprimere la volontà di realizzare dei mini-progetti con amministrazioni locali. A quel punto il progetto diventerebbe una sorta di ponte tra gli indirizzi e le proposte della Pubblica Amministrazione, e i desideri, le energie e le passioni dei cittadini. Una notizia recente sembra attesti che un possibile partner commerciale sia interessato al progetto.Una azienda creativa di milano che ha alle spalle lo sviluppo di una webtv (simil current) e rapporti con player di grandi dimensioni (endemol, vodafone, ecc...) sembra sia intenzionata afar firmare a CriticalCity un accordo e dare così la possibilità allo staff di elaborare un documento strategico di sviluppo che individui i vari mercati possibili (partner pubblici, sponsor privati, ecc...) Una proposta di avanzamento potrebbe includere la costruzione di una piattaforma comune suddivisa in “isole” tematiche A titolo d’ esempio una “isola” potrebbe concentrarsi solo sui contenuti “ecologici” di CC e spenderli con una realtà come Italia Nostra o Legambiente. In tutto ciò l’unica cosa certa è che gli organizzatori di CriticalcCity vorrebbero evitare un’impronta commerciale per poter in tal modo mantenere viva l’anima profonda del progetto:la riqualificazione ludica partecipata della città e della sua vita quotidiana.

13 primo brain-storming di possibili aree tematiche da sviluppare nel progetto Critical City


2. SITUAZIONI

BIBLIOGRAFIA E SITOGRAFIA • • • • •

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Raffaella Oliva ,Critical City: la città diventa un grande gioco in ViviMilano, http://milano.corriere.it/... Cella Federico, Missioni cittadine in ViviMilano, http://archiviostorico.corriere.it/2008/dicembre/... Nicola Bruno, Milano Città Critica in Il Manifesto, http://www. criticalcity.org/articoli/articolo_manifesto.pdf Di Luca Dello Iacopo, Community imperante in Nova Sole 24 ore, http://www.criticalcity.org/articoli/Nova24.pdf Mirko Peddis, DemCamp 2008 la “non conferenza” che prova a rinnovare la democrazia in Repubblica, http://www.repubblica.it/2008/09/sezioni/cronaca/... sezione gli appuntamenti, Iniziativa CriticalCity: Una caccia al tesoro per vivere la citta’ in Il Giornale, http://www.criticalcity. org/articoli/ilgiornale.pdf. Angelo Di Mambro, A caccia di creativi nelle terre di Kublai in DNews Milano, http://www.criticalcity.org/articoli/DNewsMilano.pdf http://www.criticalcity.org/ http://progettokublai .ning.com/group/criticalcity http://www.romecamp.it/persone/criticalcity-rivoluzioni-urbane-ludiche-e-partecipative/ http://www.02blog.it/post/3696/critical-city-e-l-appropriazione-debita-della-citta http://designdigitallife.blogspot.com/2008/12/come-esploriamo-gli-spazi-urbani.html (interessante spunto sui giochi urbani)

  Kublai vuole costruire una comunità di persone competenti e appassionate e aiutarle a mettersi in gioco per realizzare progetti innovativi per il proprio territorio. Kublai è promosso dal Laboratorio per le politiche di sviluppo del Ministero dello Sviluppo Economico, ed attuato attraverso Studiare Sviluppo.

IMMAGINI • • • • • • • • • •

01. Download Area ,http://www.criticalcity.org/ 02. Download Area ,http://www.criticalcity.org/ 03. http://www.criticalcity.org/ 04. http://www.criticalcity.org/ 05. http://www.criticalcity.org/cartellartistica 06. http://www.criticalcity.org/eslorazione urbana 07 .http://www.criticalcity.org/pianta la pianta 08. http://www.criticalcity.org/percorso gratuito 09. http://www.criticalcity.org/itinerario a tema 10. http://www.criticalcity.org/itinerario a tema


• • •

11. http://www.criticalcity.org/itinerario a tema 12. http://progettokublai.ning.com/group/criticalcity/forum/ topics/2089256:Topic:7462 13. http://progettokublai.ning.com/group/criticalcity/forum/ topics/cosa-trasformare-delle-citta

PROGETTI SIMILI •

Area/code: studio newyorkese di media e game design fondato da Frank Lantz e Kevin Slavin. Area/Code è forse il riferimento internazionale per quanto concerne i giochi urbani. “I giochi e i media definiscono spazi immaginari da vivere ed esplorare. Gli svariati progetti promossi da questo studio, vogliono sottolinere il legame tra spazi immaginari e il mondo che ci circonda. Questi legami possono assumere diverse forme tra cui la trasformazione della planimetria urbana come spazio di gioco”. http://www.areacodeinc.com SFZero: è un gioco di collaborazione urbana nella città di San Francisco, sponsorizzato da BART Psychogeographical Association, EquivalenZ, Humanitarias Crisis, l’Università degli Studi di Aesthematics, BIOME e l’Exploratorium Chrononautic Society. Gli obiettivi del gioco sono molto similari al progetto di CriticalCity: esperienze urbane documentate attraverso un portale web, riappropiazione degli spazi urbani, partecipare ai problemi della città, attivandosi nello spazio urbano. il gioco, anche in questo caso è strutturato allo stesso modo, quindi per “Missioni”, anch’esse documentate e commentate dai city-user. Bisogna dare atto però che questa iniziativa è appoggiata da diverse istituzioni.... http://sf0.org/ Come Out & Play Festival: dal 2006 un gruppo di volontari associati al partner Bluestockings (libreria e cafè equo solidale situato nel centro di Lower East Side di Manhattan, la loro missione è quella di sostenere attivamente movimenti che aiutino a rendere le persone più consapevoli di ciò che gli sta attorno) e alla città di New York, trasforma la città in un parco giochi per un week-end. il festival permette a tutti di partecipare e riscoprire vecchi giochi di strada. la volontà dell’organizzazione è quella di far rivire la città attraverso il gioco, dare forme nuove allo spazio pubblico attraverso le forti interazioni che si instaurano fra gli individui. l’obbiettivo primario quindi è far interagire le persone ma soprattutto le comunità che vivono quotidianamente questi luoghi. il successo del primo festival nel 2006 ha portato nel 2007 l’iniziativa in europa, precisamente nella città di Amsterdam, per poi ritornare nel 2008 a New York nel quartiere al Lower East Sid. http://comeoutandplay.org


2. SITUAZIONI

01 logo e marchio distintivo del progetto glocalmap.to

1.:: GlocalMap.TO Torino glocalmap.to è il progetto di una mappa attiva dell’area metropolitana torinese (un vasto territorio compreso fra il traforo del Frejus, la campagna collinare e la barriera di Rondissone dell’autostrada Torino – Milano) sulla quale prendono forma le informazioni raccolte in un gioco di creatività connettiva disseminato nella città. il progetto è una produzione dell’associazione culturale the beach°. In collaborazione con: Regione Piemonte, Provincia di Torino, Città di Torino, Fondazione Atrium, Fondazione CRT, Torino 2006-Comitato per l’organizzazione dei XX Giochi Olimpici invernali. Dall’azione locale nel territorio alla comunicazione globale nelle reti, questo il fondamento del progetto, reso possibile tramite la costruzione di una piattaforma software e hardware, in grado di ricevere e archiviare messaggi SMS, MMS, e-mail con allegati, visualizzandoli nel punto della mappa scelto dal cittadino-player. moblog è il nome di questa piattaforma interattiva, un blog mobile prodotto via MMS, che ha coinvolto Torino nei 42 giorni, tra febbraio e marzo 2006, durante le Olimpiadi della Cultura.

12 Moblog : mappa interattiva, su cui poter lasciare la propria traccia nelle geografie della città. attraverso la tecnologia mobile. E’ giusto sottolineare che questo progetto ha anticipato google, che dopo un anno ha lanciato googlemap.

Si sono utilizzate diverse soluzioni tecnologiche creando le condizione sia per lo sviluppo di particolari narrazioni (fiction interattive) che per la partecipazione libera dei cittadini ( e turisti) player di una mappa da tracciare in prima persona. Il gioco si pone l’obiettivo di declinare le tecnologie interattive


al servizio della composizione di un atlante ludico-partecipativo della città, ma anche quello di costruire come in un mosaico una nuova mappa di Torino capace di svelare le nuove geografie, tracciare e nominare i luoghi senza nome , “offrendo cittadinanza alle pulsioni urbane spontanee”. La creazione di una piattaforma software e hardware (socialtagging), in grado di ricevere e archiviare sms, mms ed e-mail, ha permesso di usuffruire di un servizio che conserverà e organizzerà per contenuto e spazio, testi, foto e altri materiali che gli utenti vorranno inviare e condividere. La finalità del progetto consiste nella realizzazione di una mappa online della città , illustrata e interattiva, che visualizzi su diversi livelli sovrapponibili, informazioni cartografiche ufficiali e contenuti forniti dai partecipanti-autori. Uno strumento facilmente replicabile e tematizzabile per registrare e pubblicare geo-annotazioni provenienti anche da dispositivi mobili. La mappa renderà attivi e visibili ciò che l’associazione definisce i “social tagging”, ovvero le tracce delle azioni sociali, ludiche e partecipative, che i cittadini e i turisti player posteranno sulla piattaforma. glocalmap.to definisce chiaramente il proprio scopo: trasporre il principio della geografia umana, quella tracciata dalle persone che usano un territorio, in una forma narrata ed iconica. Si tratta, come si può evincere dalla rassegna degli articoli di commento all’iniziativa riportati nel sito di glocalmap.to, di un’”escursione ludica” nella città, di un’operazione leggera, direi, di raccolta di azioni e informazioni dalle quali ricavare gruppi di senso relativamente a luoghi e percorsi da attuare all’interno della città. Per capire meglio, si tratta del’invito a cittadini e turisti a segnalare spazi, luoghi, aree della città, storici e non, centrali e periferici, luoghi di ritrovo, di commercio, sedi di eventi e quant’altro, che hanno colpito immaginazione e sensibilità dei players, producendo riflessioni estemporanee o invece più meditate. Segnalazioni che costituiscono una mappa di sensazioni, di emozioni, non regolata da scopi, fatta di frammenti sparzi e disordinati; sotto i quali si legge però un evidente bisogno e piacere di comunicare e condividere l’impressione vissuta. Una mappa non prevedibile e di continuo mutevole.

01 un esempio di interazione da parte di city-user che scrive un commento “quadrilatero romano, vivi qui e vivrai dell emozioni dei tempi remoti”. le “x” rosse presenti nella mappa sono indice di un’affiorente adesione all’iniziativa da parte degli utenti, ad ogni “x” un commento emozionale


2. SITUAZIONI

03 barra laterale di interazione e navigazione, ciò permette l’interazione immediata, sia di scrittura che di ricerca. è possibile commentare le tracce lasciate da altri utenti.

In “istant city” o, meglio, una sequenza di “istant cities” costruire via web e mobile, il web diventa il luogo attraverso cui guardare alla “città intermedia”, quella situata tra “le pieghe dell’ordinamento sociale costituito, nel tentativo di dare forma sociale alle informazioni prodotte dall’azione vitale dei giovani cittadini-player, offrendo gli strumenti per la costituzio-ne di inedite comunanze urbane”. Un’indicazione importante per una nuova generazione che rischia di entrare nella società dell’informazione solo attraverso una serie di automatismi che rischiano di viziare il concetto d’interattività. Automatismi che tendono a “saturare i rapporti con i media e con gli schermi in genere (come per i videogame) velocizzando il rapporto tra sguardo e interpretazione, comprimendo la capacità d’attenzione”. Una tendenza che consente di parlare di sindrome da deficit d’attenzione (ADHD: Attention Deficit Hyperactivity Disorder) che può essere affrontata offrendo ai giovani la possibilità di concepire l’interattività come occasione di partecipazione attiva e di produzione d’informazione basata sull’esperienza diretta, ludica e creativa. In definitiva ciò che i commentatori mettono in evidenza è che il progetto tende a produrre percorsi esperienziali per individuare casuali comportamenti, “propri dell’indeterminatezza umana, sia soggettiva sia collettiva”. Una condizione ludica e spettacolare che tende a “cortocircuitare” il rapporto tra realtà e rappresentazione in un format elettronico ed emozionale “più coinvolgente e seducente dei reality show televisivi”; e che talunni commenti tendono a definire, forse un po’ enfaticamente, un’evoluzione post-politica del radicalismo delle nuove generazioni (“riprendiamoci la città”) degli anni ’60 e ’70.


BIBLIOGRAFIA E SITOGRAFIA • • •

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Carlo Infante, 2006, PerformingMedia politica e poetica delle reti Melina Ruberti in MyMedia, Innovazione territoriale mediante i new media , http://www.mymedia.it/infante.htm Maria Di Paolo in Forum PA Tecnologie ,Il real social tagging: quando il virtuale si innesta nel territorio, http://tecnologie. forumpa.it/story/35064/il-real-social-tagging-quando-il-virtuale-si-innesta-nel-territorio http://www.glocalmap.to http://www.mondiattivi.org http://www.performingmedia.org http://www.teatron.org http://www.izmo.it/ http://www.7thfloor.it/2007/07/25/performing-media-per-linnovazione-territoriale-2/ http://www.iuav.it/Servizi1/concorsi-e/Assegni-di/archivio-c/ Assegni-di8/n--1-asseg4/index.htm (da leggere)

IMMAGINI • • •

01. http://www.glocalmap.to 02. http://www.glocalmap.to 03. http://www.glocalmap.to

altri progetti performingmedia.org •

Mappa Emozionale della Memoria Antifascista a Torino: La città di Torino, drammaticamente segnata dagli orrori del nazifascismo e della seconda guerra mondiale, racconta quelle vicende attraverso i luoghi che ne portano i segni e ne raccontano la storia. Torino è da sempre una città laboratorio, e questa sua natura ha spinto Museo Diffuso della Resistenza assieme al PerformingMediaLab di Acmos di sperimentare un nuovo modello di rapporto tra quei monumenti della nostra memoria collettiva e le nuove generazioni. Il progetto nasce nell’ottica di creare una memoria sociale che possa rimanere intatta al corso del tempo. Per fare questo, sono stati collocati dei codici a matrice sui luoghi della memoria che, se fotografati con il cellulare, porteranno virtualmente all’interno del luogo stesso, permettendo a chi lo vorrà di “entrare”, vivere e recuperare le storie di cui questi luoghi sono intrisi...


2. SITUAZIONI

e poi commentare, aggiungere, integrare. Si tratta quindi di un nuovo format d’intervento culturale definiro come “real social tagging” perché rileva sul campo le “tag” disseminate con l’intenzione di mettere in relazione, attraverso i nuovi media, l’immaterialità delle reti con il territorio vissuto da cittadini, attraverso un’esperienza emozionale. Il rapporto tra il virtuale e il reale è potenzialmente un’enorme possibilità di condivisione di saperi: da questo rapporto nascono nuove possibilità di interazione con il passato, per coniugare storia, memoria e impegno. Tecnologie mobili (come il sistema matrix-code per gli smart-phone e il moblog) e web (come il geoblog e il wiki) permetteranno di creare su questo sito una mappa tematica ed emozionale di Torino. Un’azione di digital story telling urbano quindi. Dove a parlare sono i luoghi e le emozioni che questi luoghi attraversano; dove i contributi di ognuno contribuiscono alla creazione di una narrazione non ufficiale, senza intermediari, che tenta di restituire la memoria e tracciare il futuro. La piattaforma è stata premiata con la menzione speciale della sezione eCulture dell’eContent Award Italy 2007. http://acmos.net/memoria/ e http://storiesongeographies. eu/ ( stesso progetto promosso dalla stessa azienda però esteso a scala europea) TarantaVideoBlog: il progetto realizzato da Carlo Infante, Antonio Rollo e Raffaella Rivi, vuole restituire on-line le emozioni che la Notte della Taranta, un festival di musica tradizionale, avrebbe messo in gioco durante i giorni di agosto, in un susseguirsi di appuntamenti musicali nella provincia di Lecce (Salento). L’idea dell’utilizzo di un Video Blog si basa sulla costruzione giorno per giorno, attraverso un diario audio visivo, delle sensazioni scaturite in questo singolare contesto ‘in un dribbling leggero tra flussi di parole e video’. La poetica del TarantaVideoBlog prende forma dal desiderio di armonizzare prospettive globali con una cultura locale. Una risposta al fenomeno della globalizzazione che vede soffocare le culture locali a scapito di una standardizzazione del pensiero e dell’azione. L’alternativa proposta è quindi quella di volgersi verso un armonica cross-vivenza tra i fenomeni globalizzanti e le tradizioni locali con il proposito di tendere ad una ‘consapevolezza globale’ che Rifkin vede come Sogno Europeo. ‘L’Europa è diventata un gigantesco laboratorio dove ripensare il futuro dell’umanità all’insegna dello sviluppo sostenibile, dell’integrazione tra persone e natura, della responsabilità collettiva’. Una poetica del Video Blog che porta dunque il singolo autore a riflettere sulla necessità di distribuire sulla grande rete le proprie visioni personali. Un senso di responsabilità sul messaggio che si propone, aprendo le pagine di un diario privato. Ma sarà proprio l’interconnessione contestuale


delle visioni a costruire uno spaccato di un mondo che cambia. Ogni singola video pagina del TarantaVideoBlog ha voluto mostrare al pubblico connesso ‘quanto si stava perdendo’ a non essere presenti. Questo parametro estetico ha portato a intersecare i parametri del Marketing Territoriale che spesso non tengono conto dello stesso territorio. http://www.0280. org/eMAP/map/index.html


2. SITUAZIONI

01 logo e marchio distintivo del ConfluxFestival

02 logo e marchio distintivo del ConfluxFestival

1.:: Glowlab-ConfluxFestival NewYork Conflux è il festival annuale di New York in cui artisti visivi e sonori, scrittori, “avventurieri urbani” e pubblico si incontrano, per quattro giorni, per esplorare il proprio ambiente urbano. Con strumenti che spaziano dalle tradizionali mappe cartacee ai dispositivi mobili ad alta tecnologia, gli artisti presentano tour a piedi, installazioni pubbliche, arte di strada e performan-ce, così come spedizioni in bici e in metro, workshops, letture, rassegne di film e, in serata, esibizioni di musica dal vivo. Durante il festival, le passeggiate sono letteralmente trasformate in un laboratorio in movimento per l’azione creativa attraverso cui persone, dai più diversi background e culture reimmaginano collettivamente la città come un terreno di gioco, uno spazio per un cambiamento positivo ed un’opportunità di coinvolgimento civico. Conflux è prodotto e seguito dai residenti che condividono il desiderio di capire, esplorare, sostenere ed incoraggiare l’esperienza urbana. A sentire gli organizzatori, da architetti a skateboarders, i partecipanti di Conflux hanno un entusiasmo per la città che è contagioso. Il pubblico di Conflux è introdotto all’attività degli artisti per mezzo del trattamento di diverse tematiche punti di vista che indagano tematiche come il danno ambientale, lo sviluppo abitativo e la privatizzazione dello spazio pubblico. Tecniche che costituiscono lo punto per iniziative creative che si traducono in affascinati tentativi per umanizzare le città, incoraggiando il dialogo tra le comunità. Una città che gli artisti usano liberamente, trasformano in continuazione e offrono allo sguardo di tutti. L’ambiente urbano diventa, attraverso le loro manipolazioni, qualcosa di familiare e inusuale allo stesso tempo; inoltre come sottolineano i promotori, una risposta attiva al martellamento visivo della pubblicità e dei messaggi del potere costituito. “lo stesso edificio può ospitare stratificazioni di graffiti su un lato e la sterile insegna di un ristorante dall’altro; un cartello stradale può nascondere un manifesto pacifista, sui muri si possono trovare indicazioni ai “naviganti” cittadini e nelle vetrine si possono scoprire affettuosi omaggi a New York. E tutto nel raggio di pochi isolati… Questi singoli interventi isolati diventano un’azione collettiva e coordinata durante il Conflux Festival, che accoglie ogni tipo di espressione artistica che possa contribuire all’esplorazione attiva degli spazi urbani


dalle mappe alle tecnologie digitali” Christina Ray promotrice del progetto afferma che il Conflux Festival, iniziato nel 2003, “ha potuto cominciare grazie al fatto che le persone che vi hanno partecipato si sono “incontrate” tramite mailing list, forum, insomma, tramite Internet. Conoscevo artisti interessanti in Olanda o a Londra senza averli fisicamente incontrati, solo tramite la Rete. E’ stato grazie ai media online che abbiamo potuto dire “Incontriamoci nello spazio reale!”. Ciò che l’artista vuole sottolineare è che il nostro concetto di spazio è cambiato completamente negli ultimi anni; che non viviamo più solo in uno spazio fisico, ma anche in uno virtuale e che è dunque necessario facilitare la comunicazione fra queste due dimensioni. La volontà di aggiungere questo scopo è dunque all’origine del festival; si traduce in un’iniziativa tradizionale che porta a confluire in un’iniziativa tradizionale che porta a confluire in un determinato luogo e momento territoriale un intenso lavoro di comunicazione e scambio e che di tale incontro in una realtà determinata fa la leva per generare nuovi creativi. Mi sembra doveroso prendere come esame un progetto promosso dall’artista Liz Kueneke, durante i 3 giorni del conflux Festival, come campione d’indagine, per capire ed addentrarci in ciò che propone questa iniziativa. “Manhattan’s Urban Fabric”, questo ilnome del progetto, si proponeva di prendere in esame i parchi di Manhattan du-

04 logo e marchio distintivo del ConfluxFestival

03 logo e marchio distintivo del ConfluxFestival


2. SITUAZIONI

05 logo e marchio distintivo del ConfluxFestival

rante il fine settimana in cui veniva promosso il ConfluxFestiva 2008. Il programma prevedeva un intervento diretto con i passanti, cittadini, visitatori, che avrebbero voluto cimentarsi in un dibattito, attorno ad un tavolo, nei rispettivi giorni e piazze: il giovedì a Tompkins Square Park, il Venerdì ad Union Square, il sabato al Washington Square Park e Domenica al Center for Architecture, dalle 12.00 AM alle 18 PM. l’originalità del progetto prevedeva il trasporto del “tavolo di condivisone”(un tavolo facilemente smontabile e trasportabile) sul cui piano venne applicata una mappa di NYC. La volontà di richiamare l’attenzione dei passanti è essenziale ai fini del progetto. La necessità di creare un dibattito in una piazza prevede l’affluenza di più persone e dato il grande numero di passanti, con le proprie percezioni e impieghi, risulta essere un luogo ideale per raccogliere un quantità variegata di significati e interpretazioni diverse di città. “Manhattan’s Urban Fabric” vuole quindi rappresentare un intervento pubblico che intende mostrare solo un barlume di questa ricchezza, un modo alternativo per rendere visibile ciò che normalmente rimane invisibile in un luogo: le nostre opinioni, impressioni, sentimenti e su di esso. I partecipanti rispondevono alle varie questioni ricamando un simbolo nella mappa e motivando le loro diverse visioni e usi degli spazi in

05 logo e marchio distintivo del ConfluxFestival

a Manhattan. Attraverso questo lavoro Liz Kueneke offrire una esperienza di partecipazione con la popolazione di Manhattan, che consente loro di riflettere sulle loro uso dello spazio urbano. Il progetto ha due obiettivi principali. In primo luogo, la comunicazione tra i partecipanti sui ricordi personali e le questioni comunitarie, è facilitato dall’intimità del parlare attorno al “tavolo di condivisione” . Inoltre, l’atto di ricamo, che per alcuni è un hobby, e per gli altri una nuova esperienza, migliora la conversazione.


In secondo luogo, i risultati ottenuti possono essere un importante fonte di materiale per la pianificazione urbana, o perlomeno, come possibile fonte di discussione futura. Conflux Festival, risulta essere dunque un momento di aggregazione non solo tra gli artisti ma anche tra gli artisti e i cittadini. L’attenzione quindi non è rivolta solo al singolo artista, ma alle modalità con cui egli vuole trasmettere il proprio messaggio: vale a dire comunicare con la comunità e la città. La psicogeografia di questa esperienza propone in definitiva un approccio nuovo allo spazio urbano attraverso esperienze emozionali che portino a un radicale cambiamento nel vivere la città non più come mero luogo fisico ma come spazio affettivo.


2. SITUAZIONI

BIBLIOGRAFIA E SITOGRAFIA • • • • • • • •

http://www.glowlab.com/ http://confluxfestival.org/conflux2008/ http://www.digicult.it/2008/confluxfestival2008.asp http://en.wikipedia.org/wiki/Psy-Geo-Conflux http://en.wikipedia.org/wiki/Psychogeography

Christina ray: Territori Open Source di Monica Ponzini, Digimag, Marzo 2008, http://www.digicult.it/digimag/article. asp?id=1102 Psychogeographers Navigate New York City’s Changing Landscape di Bryan Zimmerman, New Voice, http:// www.villagevoice.com/2003-05-06/news/public-notice/1 In Brooklyn, a Confluxion Junction di Martha Schwendener, New York Times, September 18, 2007, http://www.nytimes. com/2007/09/18/arts/design/18conf.html?_r=1&scp=1&sq=c onflux&st=nyt In Brooklyn, a Confluxion Junction di Martha Schwendener, New York Times, September 18, 2007, http://www.ciac.ca/ magazine/archives/no_20/en/compterendu.htm Adrift on Memory Bliss di Andrea Moed, Knowledge Circuit [University of Minnesota Design Institute], September 12, 2004. http://www.utne.com/2004-07-01/a-new-way-of-walking.aspx A New Way of Walking:Artist-explorers called psychogeographers are changing the way we experience the city by Joseph Hart, Utne magazine, July / August 2004, http://www.nypress. com/17/19/listings/thisweek.cfm?page=2&last=1 PSY-GEO-CONFLUX di Alan Lockwood, New York Press, May 12-18, 2004, http://www.nypress.com/17/19/listings/ thisweek.cfm?page=2&last=1 Psy.Geo.Conflux 2004, psicogeografia a New York, Neural.it, May 13, 2004.http://www.neural.it/nnews/psygeoconflux2004. htm Three Days of Psychogeographic Heaven – An Overview of the PsyGeoConflux 2003 in NYC di Dave Mandl, Christina Ray, et al., Year Zero One Issue #12 [Psychogeography - Space, Place and Perception], Summer 2003. http://www.year01.com/forum/issue12/conflux.html Street Artists, Fighting Over Gentrified Streets di Corey Kilgannon, The New York Times, May 12, 2003, Section B, page 6. http://query.nytimes.com/gst/fullpage.html?res=940DEED A133FF931A25756C0A9659C8B63


IMMAGINI • • • • • •

01. Download Area ,http://www.criticalcity.org/ 02. http://confluxfestival.org/conflux2008/ 03. http://confluxfestival.org/conflux2008/ manhattan%C2%B4s-urban-fabric/ 04. http://confluxfestival.org/conflux2008/ manhattan%C2%B4s-urban-fabric/ 05. http://confluxfestival.org/conflux2008/ manhattan%C2%B4s-urban-fabric/ 06. http://confluxfestival.org/conflux2008/ manhattan%C2%B4s-urban-fabric/

Altri festival psicogeografici • • • • •

Berlin Urban Drift festival, Berlino London Psychogeographical Festival, London Manchester, Mancubist: Life is good in Manchester Pre/amble Festival of Art and Psychogeography Vancouver, Canada Psicogeography mentalReaction, Toronto


2. SITUAZIONI

01 Ragazzi combattono contro il cemento che soffoca le nostre città e agiscono in prima persona per rendere più vivibili gli spazi urbani.

02 Un libro, scritto da Michela Pasquali nel 2002, frutto dell’esperienza da lei vissuta dal 1993-1995 nel Lower Side est (NYC), un piccolo quartiere di Manhattan nato per accogliere le grandi ondate di immigrati e da sempre molto attivo culturalmente, situato ai confini con il Financial District. Il libro vuole accompagnare il lettore in un singolare viaggio attraverso i numerosi giardini nati nelle aree abbandonate di Loisaida. Non più tardi costruisce un blog interattivo in cui volontari, interessati o guerriglieri si cimentano nel raccogliere informazioni in merito ad azioni di guerrila gardening e quant’altro interessi il tema.

1.::Guerrilla Gardening NewYork,Londra, Milano Con Guerrilla gardening si intende una forma di giardinaggio politico, una forma di azione non violenta diretta, praticata soprattutto da gruppi ambientalisti. Questi movimenti sono solitamente legati alla permacultura o attenti alle problematiche riguardanti i diritti della terra. Col primo termine intendendo un utilizzo sostenibile ed equilibrato della terra. Detto più specificatamente, un approccio alla trasformazione dell’ambiente mirato all’attivazione di sistemi produttivi in grado di durare nel tempo, ovvero capaci di autosostenimento e rinnovamento sulla base di un basso imput energetico. Insomma, modelli umani, produttivi ed insediativi imitativi degli ecosistemi naturali. Modelli, in generale, ispirati alla cura della terra, vale a dire, ad una sostanziale condivisione delle sue risorse, secondo una logica compensativa degli abusi da essa subiti che presuppone la riduzione a minimi livelli dell’imprinting trasformativo umano, della sua impronta. In questa prospettiva, ma fatta propria con realistica concretezza, gli attivisti rivelano un pezzo di terra abbandonato, che non appartiene loro, per farvi crescere verde, piante, fiori, verdure. Con un intento che è allo stesso tempo provocatorio, simbolico e pedagogico, la maggior parte dei gruppi di guerrilla compie le proprie azioni “attacchi” durante la notte, in relativa segretezza, per seminare e prendersi cura di un nuovo tappeto vegetale o fiorito. Altri gruppi, invece, lavorano più alla scoperto per tentare di coinvolgere gli abitanti o le comunità locali. Una strategia che sembra privilegiare l’intento didascalico e partecipativo, individuando inoltre nel coinvolgimento una forma di garanzia di successo e, verrebbe da dire, di attecchimento della pratica del gardering nelle aree attaccate. Comunque, entrambe le modalità si richiamano, come osservato nel sito, a forme di attivismo pro-attivo. Modalità di attivismo, quelle del pro-attivismo, fondate nel convincimentto della necessità dell’assunzione di un ruolo attivo nei processi di produzione, creazione e consumo; basate sull’intento di favorire la formazione di un individuo capace di reagire in modo consapevole e responsabile agli avvenimenti non lasciandosi condizionare né dalle proprie remore psicologiche, né dalla circostanze ambientali esterne. Potremmo forse dire, individui disponibili ad agire ai margini delle regole costituite nel nome dei beni comuni e, fra questi, della terra.


Un approccio ed un esito che possiamo riconoscere nella parabola della pratica di riappropiazione urbana del Guerrilla Gardening, cioè di quella forma di giardinaggio che è fare giardinaggio nella terra di qualcun’altro senza permesso. Vediamo la parabola. La prima volta che viene usato il termine Guerrila Gardening è nel 1973 da parte di Liz Christy e del suo gruppo Green Guerrilla (Guerrilla verde), allorchè, nell’ area di Bowery Houston, nel Lover East Side, a New York, esattamente all’incrocio di Bowery e Houston Street, trasformano un derelitto lotto privato in un giardino. Dopo trent’anni questo spazio è ancora ben tenuto. Se ne prendono ancora cura alcuni volontari, ma ora gode della protezione del dipartimento parchi di New York. Insomma, un processo che va dall’atto provocatorio alla sua accettazione e radicamento sino all’istituzionalizzazione. Ma vediamo meglio scopi e iniziative di Green Guerrilla. La Mission è, come si legge, un “mix of education, organizing and advocacy”: per aiutare la gente a coltivare giardini comuni; per sostenere gruppi di base attivi in diversi “neighborhoods”; per attrarre ed impegnare giovani nelle iniziative di Green Guerrila, portando così linfa vitale indispensabile a farle sopravvivere e sviluppare. In altre parole, un’azione di ostegno e implentazione per quello che l’organizzazione stessa definisce un lungo viaggio verso il futuro.

04 Il quartiere Loisaida (Lower Est Side), In verde: giardini urbani riconvertiti dalla comunità di Green guerrilas . In rosso: ex giardini riconvertiti dalla comunità, all’oggi demoliti

03 Mappa di New York City, in verde l’inquadramento del quartiere Lower Est Side


2. SITUAZIONI

05 logo e marchio distintivo presente nel blog della comunità Green Guerrilas

06 Uno dei tanti Murales disegnati, da Keith Haring nel quartiere Lower Est Side (NYC). Artista-attivista degli anni 80, ha disegnato diverse opere nelle principali città Americane, ed Europee. La sua arte iniziò ad essere apprezzata e riconosciuta proprio dalle svariate opere impresse sui muri di questo quartiere. C’è chi afferma che prendesse ispirazione dialogando con i passanti, ma soprattutto con la comunità del Lower Est Side, spesso registando le voci ed i suoni dei momenti di vita quotidiana del quartiere

un futuro, diremmo, più sostenibile in forza di una serie continua di piccole conquiste di nuovi spazi convertiti a verde e ad orti, nel cuore delle aree urbane. Un paziente e continuo lavoro collettivo di erosione delle lle superfici dure della città. Lavoro che l’organizzazione sostiene: con la propria assistenza tecnica e materiale; favorendo l’apertura dei giardini verso la comunità esterna, facendone dei centri di cultura ambientale, dei luoghi per workshops, degli spazi di partnerships con le scuole. Un esterna sintesi, una vasta e articolata azione di sostegno, diffusione e radicamento delle proprie iniziative che ruota, è bene ricordare, intorno all’attività di rivitalizzazione e recupero all’uso collettivo di spazi verdi abbandonati in disuso, “inactive”. Spazi che possono essere utili per avvicinare i bambini alla terra, per fornire cibo fresco (ortaggi) al quartiere, per offrire spazi verdi piantumati - ovvero, ombra e sosta - dove evidente è la penuria. Interessante è sottolineare il sostegno prestato ad alcuni Community Garden Groops (nell’area di Bedford - Stuy versant, sempre nel Lower Est Side) per incrementare il raccolto di cibo sano e fresco, per la sua distribuzione nel quartiere e, non di meno, per farne una comunità di urbanfarmers. Da segnalare, ancora, il Youth, Art and Enviroument Fellowship Program e in particolare il Youth Mural Project che mira a creare una collaborazione stretta fra community gardeness e giovani; tutti uniti per immaginare, disegnare e realizzare murali. Una pratica d’arte popolare partecipativa perchè può coinvolgere già nell’ideazione e nel disegno, oltre che nella campitura di colore, residenti, giovani, bambini ecc. Una prat-

07 Festa del 4 luglio in un community garden a New York.


ica importata dal Messico negli anni venti; ampliamente utilizzata nei programmi culturali del New Deal per la forza comunicativa e di denuncia sociale; risposta negli ultimi decenni delle comunità di più recente immigrazione, specie caraibica e non a caso regolarmente utilizzata nel Lower Est Side, negli “spazi derelitti” fra i t.......... di alphabet city, riconquistati a spazio verde e luogo d’incontro. Spirito e attività del Guerrilla Gardering sono naturalmente diffusi in molti paesi. fra i molti movimenti oggi attivi un posto di riguardo spetta al gruppo inglese, per la rete assai ampia e variegata cui fa riferimento e per la risonanza di alcune sue iniziative. E’ generalmente accettata la convinzione che in Inghilterra il più famoso esempio di guerrila gardening sia l’azione di protesta condotta a Londra in occasione della festa del 1° maggio del 2000. Si è tratato - ed è questo un aspetto rilevante - di un’azione condotta sotto l’ombrello coordinatore di “Reclaim the streets”, un network di collettivi (locali e di scala mondiale) impegnati in azioni “rivoluzionarie” sul piano sociale ed ecologico: vale a dire, ostili agli aspetti autoritari e gerarchici della società globale,in linea generale; e, nello specifico, contrari all’uso disseminato delle risorse, ed alle sue ricadute in termini di consumi e stili di vita. Con questo spirito comune e coordinando differenti forme di opposizione e protesta Reclaim the Streets organizò un’attacco di massa di Guerrilla Gardening presso la piazza del Parlamento a Londra. Dopo una parata e una biciclettata di Massa Critica da Hyde Park, qualche migliaio di “giardinieri” occuparono la piazza piantando fiori e ortaggi. Nella piazza erano presenti striscioni con scritte tipo “La resistenza è fertile”, “Lasciate che Londra Germogli”. Un’impostazione di lotta, insomma, riconducibile al movimento no global. Un’impostazione che parrebbe distante dalla ricerca di radicamento, di lavoro continuo, strettamente aderente ai temi della qualità della vita quotidiana di quartiere, che sembra caratterizzare l’attività del ..... originario Newyorkese. Distante, in altri termini, da quella tradizione educational e comunitaria o di “vicinato”, che è parte integrante, storicamente, dei momenti americani e delle loro pratiche e finalità di riambientamento e riappropiazione. Naturalmente Guerrila Gardening ha attecchito anche in Italia,

08 Attraverso la costruzione del portale web (www.guerrilagardening.org portale inglese) Richard Reynolds, parlando e interagendo attraverso il blog con un svariato numero di “giardinieri urbani” provenienti da tutto il mondo, è stato incoraggiato da alcuni editori a scrivere un libro, dandogli modo di raggruppare tutto in un bel manuale che potesse raccontare e dar voce a tutte quelle persone che lottano a favore della Guerrilla Gardening. questo libro vuole essere quindi una raccolta di approcci diversi, racconti e consigli, sollevando pure delle questioni sulla società di oggi in rapporto allo spazio in cui vive quotidianamente.

09 Reclaim the Streets,1° maggio 2000, piazza del Parlamento Londra. Una delle azione di Guerrila gardening più discusse dalle testate giornalistiche inglesi.


2. SITUAZIONI

10 logo e marchio distintivo presente nel blog della comunità Guerrila Gardering Italiana

specie in alcune grandi città e fra queste anche Milano. Qui Guerrilla Gardening si propone come un gruppo aperto a tutti; un gruppo di appassionati del verde che ha deciso di interagire positivamente con lo spazio urbano attraverso piccoli atti dimostrativi, chiamati appunto “attacchi” verdi con i quali opporsi attivamente al degrado urbano agendo contro l’incuria delle aree verdi. L’attività principale del gruppo è, in effetti, quella di rimodellare ed abbellire, con piante e fiori, le aiuole e le zone dimesse o dimenticate della città. Anche in Italia, il movimento, nato circa 3 anni fa per iniziativa di alcuni giovani milanesi, segue e consiglia, attraverso un portale web, i gruppi indipendenti che stanno attivandosi. È interessante capire, attraverso le testimonianze del gruppo di guerrilla gardening Milanese che effetti ha questo tipo di azione illegale sullo spazio pubblico, agli occhi della comunità abitante. Dalle informazioni ricavate da un’intervista fatta da Panorama (riportata sul portale) si può intuire che la popolazione cittadina sembra rispondere bene a questo movimento “illegale”; addirittura alcune aziende di giardinaggio offrono il loro aiuto con consigli, donazioni di piante e materiali utili per la causa. “talvolta capita che, se ci sono negozi, uffici o enti collaborativi nelle immediate vicinanze, siano loro a mettere a disposizione i loro rubinetti ai quali ci si aggancia con una canna. Altrimenti spesso sono gli stessi residenti del posto che, a turno, innaffiano personalmente le piante con i classici ‘bottiglioni’!” L’aspetto della collaborazione di residenti e delle persone del posto è molto interessante e sembra avere risvolti sociali per nulla trascurabili, Infatti, durante le sessioni di lavoro che durano generalmente un giorno intero, è normale che chi passa si fermi incuriosito a guardarli o addirittura si unisca a questa forma di riappropiazione “ illegale”. Un aiuto sicuramente per uno dei problemi che caratterizza le città metropolitane contempo-ranee, cioè la perdita del senso del “quartiere” inteso non come agglomerato di edifici ma di persone. Il fatto di creare uno spazio al quale ciascuno può dare il proprio contributo è un’opportunità inestimabile sia per ripristinare i rapporti umani, sia anche per educarsi ed educare al rispetto civico del verde. A ribadire l’apporto attivo delle persone, i militanti intervistati sottolineano che “è sempre più frequente che molte persone ci regalino spontaneamente le loro piante, o magari dei secchi


che non usano più - e che per noi non sono mai abbastanza! -, e non è un caso che poi siano proprio quelle stesse persone ad occuparsi della manutenzione e della tutela dell’aiuola o del giardino quando non possiamo farlo noi...” Oltre a ciò, il fato rilevante e conformante che pare emergere e che ogni giorno nuovi “guerriglieri” si aggiungono alla loro causa, per trasformare e riappropriarsi degli sterili ed impersonali spazi comuni cittadini. Stanno quindi nascendo nuovi gruppi in tutte le grandi città. Per aderire basta agire, individualmente o collettivamente, negli spazi urbani abbandonati delle proprie città, riappropriandosi temporaneamente del suolo e riconvertendolo con la medesima modalità messa appunto dall’associazione madre e riferimento obbligato per certificare l’appartenenza del sottogruppo Inviando ,attarverso internet . la documentazione “dell’attacco” con foto video e testi, l’utente o il gruppo, diventa parte della comunità di guerrilla . L’intervista fa emergere con chiarezza la ragione e la finalità di fondo del gruppo: la riappropiazione, che vuol dire dar voce alla lotta contro quell’edilizia sempre più mediocre e insensata e invasivamente presente nelle città metropolitane, restituendo, come si osserva, “alle città ma soprattutto ai cittadini, la vegetazione che viene loro sottratta da cantieri e calcestruzzo” “Le città metropolitane sono caratterizzate da un edilizia “pesante”, casermoni, stecche, can-tieri, grattacieli ed altre simili “attrattive”, tutte ammassate e incastrate l’una con l’altra, senza dare spazi vitali ai cittadini che la abitano e che respirano solo attraverso piccoli spazi soffo-cati, giardinetti pubblici, parchi mal frequentati. Al cittadino non basta questo per certificare che in un luogo ci sia del “Verde”: servono soprattutto una sensibilità ecologica e un impegno ambientale che l’odierna cultura edilizia sta ricoprendo con colate di cemento armato sempre più invasive” Sensibilità ecologica e impegno ambientale sono dunque alla base di questo movimento al fine di restituire il Verde alle città e ai cittadini. Guerrilla Gardening, occore a questo punto precisare, è un movimento del tutto pacifista che ha “come uniche “armi” la pala, il rastrello, il setaccio, qualche secchio e tante, tante piante!”. Ma è altrettanto opportuno notare che il termine “Guerrilla” si riferisce al fatto che questi gruppi si (ri)appropriano in modo ‘non autorizzato’ di uno spazio verde abbandonato o

Prima

Dopo

11 Un’aiuola spartitraffico in via Restelli a Milano. L’attacco è durato 3 ore, ed avvenuto sotto gli occhi di decine di persone affacciate alle finestre del vicinato. L’aiuola è stata successivamente “adottata” dal propietario pakistano del phone center situato nele vicinanze, che ha promesso di prendersene cura.


2. SITUAZIONI

Prima

Dopo

12 Un giardino iniziato e mai finito nella periferia sud di Milano è stato attaccato da un gruppo di guerriglia con a capo Alessio D. Come evince il blog di Guerrila Gardering, il quartiere ha reagito con entusiasmo e non sono mancati aiuti e forniture extra di piante dagli abitanti. Molti dei fiori e delle essenze sono infatti state donate dai cittadini. Inoltre viene testimoniato che nei giorni successivi all’attacco sono comparsi diversi accessori aggiuntivi, probabilmente aggiunti da “ignoti del quartiere” tra cui anche una splendida panchina recuperata.

lasciato incustodito e nell’incuria, allo scopo di trasformarlo in un microsistema vivo, in un segno ambientale forte e in una sorta di oasi naturale all’interno di una realtà urbana omologata e soffocante. Altresì, il termine “Guerrila” trova senso nel fatto che combatte quel nemico reale già richiamato: la speculazione edilizia e la sua mediocrità. “La componente di “lotta” esiste, ma è contro la forsennata speculazione edilizia che è sotto i nostri occhi tutti i giorni, e si attua attraverso la buona volontà e il buon esempio, non certo attraverso l’uso della forza .Per inciso: anche la scelta stessa della (ri)appropriazione “non autorizzata” non è strettamente voluta come atto di ‘ribellione’; è che passare attraverso tutte le pastoie burocratiche attualmente previste oggi dalle nostre amministrazioni per prendere in gestione un’aiuola o uno spazio verde è cosa talmente lunga e laboriosa che vale la pena bypassarle direttamente a monte...” Un’illegalità, insomma, obbligata - potremmo sostenere - che si riscatta sia per le motivazioni, assai fondate, sia, altrettanto, per le finalità e, coerentemente, per lo sforzo dimostrativo, educativo, partecipativo. Piccoli atti illegali, ma innocui, di riappropiazione in nome dei cittadini, con le speranze di attivare cittadinanza. Peraltro, l’aspetto della collaborazione delle persone del posto, semplici abitanti, negozianti ecc. è assai importante, come già rilevato, per i risvolti sociali che comporta. Infatti, durante le sessioni di lavoro che durano generalmente un giorno intero, è normale che chi passa si fermi incuriosito a guardare o addirittura si unisca a questa forma di riappropiazione illegale. Un aiuto sicuramente per uno dei problemi che caratterizza quindi le città metropolitane e cioè la perdita del senso del “quartiere” come luogo vitale, confortevole, rassicurante. Il fatto di creare uno spazio, si sottolinea, al quale ciascuno può dare il proprio contributo è un’opportunità inestimabile sia per ripristinare i rapporti umani, sia anche per educarsi ed educare al rispetto civico del verde. Un passo utile, relativamente facile da fare, forse, per contrastar, senza roboanti parole d’ordine, il degrado assai diffuso del valore civico, per riattivare il bisogno di riconoscersi in un contesto e riappropiarsene in nome di qualcosa - forse il bene pubblico - che va oltre il solo particolare. Una notazione che prelude ad un’amara e disarmante con-


statazione. L’esperienza maturata pone in evidenza che l’amministrazione pubblica, inspiegabilmente, è indifferente a queste modalità del “fai da te” urbano, non rendendosi conto di quale risultato si potrebbe ottenere stimolando e valorizzando questo tipo di attività “anche ragionando solamente in termini di marketing”. Questi interventi di riqualificazione urbana potrebbero acquistare senso e pregnanza con l’appoggio - moltiplicatore e razionalizzatore - delle amministrazione pubbliche, al fine di perseguire il massimo risultato con il minimo sforzo. “E’ veramente il classico “uovo di Colombo” che garantirebbe il massimo risultato con il minimo sforzo. Eppure non esiste alcun sostegno, non esistono stanziamenti, e pensa che addirittura può capitare che le forze di sicurezza vogliano farti sgombrare da un’aiuola perché il contributo che stai dando all’intera città “non te l’ha chiesto nessuno!” Per fortuna, come in molte situazioni analoghe, si sottolinea, il passaparola e l’agregazione dal basso sono molto funzionali di qualsiasi altra forma d incentivo istituzionale. Potremmo parlare di inerzia delle istituzioni, o meglio di difficoltà di “apprendimento”. In altri termini, si tratterebbe di una sostanziale latitanza dell’intelligenza ordinatrice e promotrice del “pubblico”; ma anche di una ormai nota distanza della politica dal corpo della società e del suo quotidiano. Buone motivazioni, insomma, per insistere sulla strada di un’innocua e altresì educativa guerriglia. Guerriglia che, come ogni guerriglia, speimenta tecniche innovative, le valida e comunica.+tecniche che si traducono in “consigli” per l’azione: come comportarsi per non attirare attenzione; come giustificarsi con le autorità; o, all’opposto, come coinvolgere gli abitanti, agendo allo scoperto. Ovviamente, consigli anche su come condurre “tecnicamnete” l’azione per portarla a buon fine. Consigli, diremmo, tecnici in tutti i casi e specificamente di giardnaggio. Vale la Pena, credo, di riportarli per esteso, riprendendoli letteralmente dal sito di un altro gruppo milanese: i Critical Gardens. Uno spunto, ra l’altro, per dare conto dell’attenzione crescente rivolta a questa pratica di riappropiazione dello spazio urbano. Si tratta di 8 Consigli che formano quello che viene definito un “Manuale del giardino abusivo”.

Prima

Dopo

13 Grazie a quest’azione, il Gruppo Salvaguardia Casalucese, in provincia di Caserta, inizia a far parte della comunità Guerrilagardering.it Motivati dalla voglia di agire, di far rinascere la propria città e di dare un futuro migliore ai bambini di Casaluce, i GSC si sono rimboccati le maniche e si sono dati da fare. Alla fine dell’azione di guerriglia i GSC hanno lasciato un messaggio che sicuramente aiuterà a mettere in gioco tutta la comunità limitrofa...


2. SITUAZIONI

MANUALE DEL GIARDINO ABUSIVO 1. Individuate un terreno abbandonato nella vostra zona. Vi sorprenderà scoprire quanti piccoli appezzamenti di suolo abbandonato e pubblico ci siano. Aiuole trascurate, fioriere di cemento piene di rifiuti nelle quali le piante crescono senza controllo, zone abbandonate… Sceglietene uno vicino a casa, che magari vedete tutti i giorni andando a lavorare o a fare la spesa, e adottatelo. Sarà molto più facile prendersene cura. 2. Pianificate la vostra missione. Scegliete un giorno e segnatelo sulla vostra agenda come come la giornata giusta per partire all’attacco con il vostro Critical Garden. Invitate amici che vi sostengono oppure arruolate degli sconosciuti con condividono le vostre idee annunciando l’attacco sul sito www.criticalgarden.com 3. Trovate un fornitore locale di piante. Più a buon mercato, meglio è. Per chi abita in città, rivolgetevi a negozi di fai da te, supermercati e grossisti locali. Le piante che costano meno sono quelle gratis. Capita che dei vivai abbiano delle piante in più da donarvi per la causa. O fatevi amico qualcuno con un giardino. Pensate a questi luoghi come a dei campi di addestramento per raccogliere sementi, talee e piante adatte alla grande avventura del crescere nel selvaggio suolo pubblico. Se vi avanza del materiale, rendetelo disponibile ad altri Critical Gardeners della vostra zona mettendo un avviso nella pagina web. 4. Scegliete le piante per la battaglia in prima linea. Pensate a piante robuste – in grado di resistere alla mancanza di acqua e al freddo e, in alcune zone, di essere calpestate dai passanti! Per buona parte del tempo queste piante devono saper badare a se stesse. Pensate ad un impatto visivo – colori, fogliame da sempreverdi, dimensioni. Queste piante devono poter creare un’area verde per buona parte dell’anno. Visitate la pagina web per per condividere le vostre conoscenze di orticultura. 5. Procuratevi dei sacchi. Sacchetti di plastica e sacchi della spazzatura non solo vi aiutano a non sporcarvi le scarpe, ma sono essenziali per eliminare i detriti. Rifiuti, vasi da fiore e sassolini vanno portati via. Per i detriti più piccoli riutilizzate sacchetti trasportati dal vento; per quelli più consistenti riutilizzate sacchi da compostaggio o da materiali edili. La loro spessa plastica non si strappa e potete usarli per trasportare un bel po’ di materiali al più vicino contenitore per rifiuti. 6. Innaffiate regolarmente. Una delle responsabilità del Critical Gardener è quella di continuare a prendersi cura dei propri interventi. Il Critical Gardener di solito si porta dietro l’acqua per innaffiare (a New York si possono utilizzare idranti dei vigili del fuoco della starda); si possono usare le taniche per la benzina, ideali per trasportare liquidi. L’unico problema è che a volte dei passanti possano scambiarvi per piromani notturni. 7. Bombe di semi. Per le aree ad accesso difficile o dove non è possibile scavare, utilizzate una “bomba di semi”, costituita da semi e terreno avvolti in una capsula “esplosiva”. Le istruzioni sono state scritte nel 1973 dal New York’s Green Guerrillas e sono state gentilmente fornite da Donald Loggins. 8. Passate parola. Fate sapere cosa avete fatto infilando dei volantini informativi sotto le porte dei residenti della zona di guerra del Critical Gardens, affiggeteli sulle cabine telefoniche od alle fermate degli autobus, conficcate un cartello nel terreno. Cercate di parlarne con i passanti, portatevi dietro degli attrezzi da giardinaggio di scorta. Accogliete con favore stampa e media locali, in particolare se contribuiranno ai costi dell’iniziativa, cosa che spesso fanno.


BIBLIOGRAFIA E SITOGRAFIA • •

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Michela Pasquali, Loisaida NYC Community Gardens a+mbookstore edizioni. Milano 2006. Novella De Giorgi, Il giardino metropolitano. Analisi semiotica del movimento Critical Garden, tesi di laurea Facoltà di Lettere, Bologna, anno 2006/2007. http://crepeurbane.noblogs. org/gallery/4084/Il%20giardino%20metropolitano.pdf http://www.greenguerillas.org/ http://www.guerrillagardening.org/gglinks.html http://criticalgarden.netsons.org/wp/ http://www.guerrillagardening.it/ http://en.wikipedia.org/wiki/Guerrilla_gardening http://it.wikipedia.org/wiki/Guerrilla_gardening http://en.wikipedia.org/wiki/Reclaim_the_Streets http://rts.gn.apc.org/ Antonio Incorvaia ,Guerra” al cemento… a colpi di Verde! in Smemoranda, 28 Novembre 2007, http://www.smemoranda.it/ lifestyle/tendenze/2007/guerra_al_cemento_a_colpi_di_verde Federica Seneghini, Guerrilla gardening: riconquistare il verde urbano in Terra Nuova On Line, 13 Aprile 2008, http://www. aamterranuova.it/article2071.htm http://www.ecologiae.com/guerrilla-gardening-un-attacco-diverde-per-abbellire-il-mondo-con-bombe-di-fiori/1169/ Vanzetto Chiara in Corriere dekka Sera, Buffet botanico» e scambio di piante: è il guerrilla gardening, 13 Giugno 2007, http://archiviostorico.corriere.it/2007/giugno/13/Buffet_botanico_scambio_piante_guerrilla_co_7_070613044.shtml. s.a., Libera in Giardiniere che è in te in Il Corriere Verde, Febbraio/Marzo 2008, http://www.progettiepaesaggi.com/files/ pdf/stampa/ita/corriere_verde_01.pdf Lavinia Di Gianvito Arrivano i guerriglieri delle aiuole. Armati di zappe sfidano la legge per piantare e seminare le aiuole abbandonate delle città in Il corriere della Sera, s.d., http://www. cristianiambiente.org/index.php?module=loadSpeciali&idSpec iali=103&Pagina=1

IMMAGINI • • •

01. http://selvaggia-mente.blogspot.com/2008/12/guerrillagardening.html 02. http://www.linariabooks.com/indexphp?&zone=4&idbook =8 03. http://crepeurbane.noblogs.org/gallery/4084/Il%20giardin o%20metropolitano.pdf


2. SITUAZIONI

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08. http://www.guerrillagardening.org/onguerrillagardening. html 04. http://crepeurbane.noblogs.org/gallery/4084/Il%20giardi no%20metropolitano.pdf 05. http://www.greenguerillas.org/ 06. http://www.archimagazine.com/bharing.htm 07. Novella De Giorgi, Il giardino metropolitano. Analisi semiotica del movimento Critical Garden, tesi di laurea Facoltà di Lettere, Bologna, anno 2006/2007. http://crepeurbane.noblogs.org/gallery/4084/Il%20giardino%20metropolitano.pdf 08. http://www.guerrillagardening.org/onguerrillagardening. html 09 http://www.narconews.com/Issue34/article1089. 10 http://www.guerrillagardening.it/ 11. http://www.guerrillagardening.it/ 12 http://www.guerrillagardening.it/ 13. http://www.guerrillagardening.it/

ALTRI RIDERIMENTI •

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Clinton Community Garden: un gruppo amici nel 1977 notarono, nella 48 th strada NYC, uno spazio abbandonato da oltre 28 anni produrre piante di pomodoro, è stato semplice capire che li sarebbe nato il primo giardino abusivo della città. http:// www.clintoncommunitygarden.org/ Bruxelles Farmer: a Bruxelles un gruppo di Guerrilla Gardeners iniziò a piantargirasoli per tutta la città creando un fenomeno che portò alla nascita nel 2006 nacque del giorno internazionale dedicato ai girasoli. http://brussels-farmer.blogspot.com/ Public Space: è il principale gruppo di guerrilla gardening in Canada con sede a Toronto. http://www.publicspace.ca/gardenerspics.htm Julia 013: Grune Welle ha lanciato un sito web dedicato al guerrilla gardening a Berlino. il sito è scritto in tedesco, inglese e spagnolo. http://www.gruenewelle.org/ In Olanda la Guerrilla gardening ha preso piede con un certo Cerian che ha aperto un blog con i suoi progetti e con le sue apparizioni in TV. http://www.guerrillagardeners.nl/ Los Angeles Guerrilla Gardening: un gruppo impegnato a Hollywood. http://www.laguerrillagardening.org/ Seedy Sunday :Una comunità di “spargi semi” a Brighton e Howe. Semi ottenuti da piante locali è probabile che si adattino più naturalmente alle condizioni locali e mantengono un certa diversità che le grande aziende che producono semi non possono dare. http://www.seedysunday.org/why.htm


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Verdir: Emmanuelle e il suo team di Verdir sono dediti a Parigi. http://verdir.blogspot.com/ Dolphins Barn Garden:Facendo uso di spazi abbandonati questo gruppo di guerrilla sta coltivando verdure. La loro visione è di uno spazio sociale per coninvolgere la comunità e formare una zona verde nell’area industriale di Dublino. http://www. dolphinsbarngarden.org/

GUERRILLA NEL SOCIALE •

Pennsylvania Horticultural Society: Lavorando in collaborazione con residenti, organizzazioni di comunità e agenzie cittadine, PHS utilizza il G.G. come uno strumento di costruzione. Educa e rende più forte la gente in modo che la città sia più attrattiva e vivibile attraverso l’orticultura. http://www.pennsylvaniahorticulturalsociety.org/phlgreen/ Age Concern Gardening: aiuta a stabilire contatti fra gardeners giovani e anziani, in modo che si possano prendere cura dei giardini. Un progetto a Sud di Londra. http://www.acls.org. uk/volunteer.html London Food Link : è un intreccio di organizzazioni e individui che si prendono cura del cibo sostenibile e dell’aumento della disponibilità di cibo sostenibile a Londra. http://www.guerrillagardening.org/www.londonfoodlink.org In This Life Like Weeds: In Santa Barbara California guerrilla gardening is taking root, notably with this blog of reflections on squatting, struggles over housing and place, life in the global “slums,” land occupations, guerilla gardening, hobo and traveler culture, and anarchism.... among other things.. http://in-this-life-like-weeds.blogspot.com/

ALTRE CURIOSITA’ •

Nel 1906 Lewis H. Berens ha scritto un resoconto dettagliato del primo atto di guerriglia registrato il giardinaggio, che di Gerrard Winstanley e The Diggers il 1 ° aprile 1649. È possibile leggere questo enorme prenotare online presso il Progetto Gutenberg. http://www.gutenberg.org/files/17480/17480h/17480-h.htm#fn130_1_98 Storicamente, ciò che erano nati come conflitti, sono diventati “gardening”. Il report della NPR dice di più al riguardo. http:// www.npr.org/templates/story/story.php?storyId=5435131


2. SITUAZIONI

01 Home page del progetto Hystory Unwired

02 in alto: Mappa del quartiere castello con segnalati i punti trattati dalla guida interattiva tramite cellulare. sotto: esempio di inerfaccia nel cellulare durante l’esporazione urbana

1.:: History Unwired Venezia History Unwired è un gruppo di ricerca composto da ricercatori specializzandi del Massa-chusset Institute of Technology (MIT) di Boston, dipartimento di Comparative Media Studies (studi comparativi sui media), e dell’Università Cà Foscari di Venezia, Centro interateneo di Eccellenza per la formazione avanzata. Il programma in Comparative Media Studies del MIT, per sua natura multidisciplinare che si occupa di studiare l’innovazione tecnologica attraverso le prospettive delle scienze sociali e delle discipline umanistiche. Il team ha preso forma a partire da un interesse comune rispetto l’utilizzo dei terminali mobili per la comunicazione e l’informazione (telefoni cellulari, palmari) attraverso applicazioni con valore formativo ed educativo. Lavorando sugli applicativi software per il wireless, nell’ambito del progetto “Boston’s historic Freedom Trail”, i ricercatori hanno percepito il potenziale che queste tecnologie potrebbero avere per rivoluzionare il modo in cui i turisti esplorano le aree storiche e i centri urbani. Attraverso le tecnologie mobili si può fornire informazione “on demand” (su richiesta) su fatti, località, edifici, siti storici, eventi e connessioni personali con i siti che si stanno visitando. La connessione tra un ambiente fisico così caratteristico come quello veneziano e tecnologie personali hanno costituito il motivo predominante per l’avvio del progetto di ricerca su Venezia. Il Centro Interateneo di Eccellenza per la Ricerca Didattica e la Formazione Avanzata fa parte dell’Università Cà Foscari e opera appoggiandosi alle strutture della SSIS del Veneto (Scuola Interateneo di Specializzazione per gli insegnanti secondari). Il focus del centro è quello dello studio dell’impatto delle nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione sui processi di apprendimento e di nuove possibili ecologie per la società della conoscenza. Successivamente a una prima fase di presa di contatti con alcuni enti pubblici e privati, al gruppo di ricerca è stato concesso un finanziamento per uno studio qualitativo e di scenario, da parte dalla Regione Veneto (Ufficio Turismo), con contributi minori dell’AVA (Associazio-ne Veneziana Albergatori) e dal programma MIT-Italy del Massachussets Institute of Techno-logy. Obiettivo primario dello studio è quello di far convergere en-


tità diverse quali imprese private e istituzioni governative e accademiche verso il rinnovamento delle modalità attraverso cui i turisti accedono all’informazione pratica e a una comprensione più approfondita rispetto alla storia e all’attualità di Venezia. In sintesi, si tratta di progettare approcci e strumenti per abili-tare un nuova modalità di esplorazione urbana. La premessa per tale lavoro è credere che un’innovazione tecnologica significativa non può essere imposta dall’alto a una so-cietà ma piuttosto deve nascere dall’input “della strada”, della quotidianità degli abitanti di una città. E’ per questo che il lavoro di ricerca, come osservano i componenti del team, ha mosso i primi passi a partire dall’indagine sul campo, dai focus group, dalle riprese audiovisive di vari momenti nella catena del valore del turismo veneziano. Si sono altresì raccolte informazioni rispetto a possibili tecnologie che potrebbero essere impiegate su base regionale per far sì che i turisti si indirizzino in modo indipendente verso itinerari creativi e connessi tra loro, attraverso Venezia. un Progetto, in sintesi, che rimanda alla nozione di “turismo intelligente” e/o tecnologicamente intelligente. Quest’approcio al fenomeno del turismo che tende sd equiparare i turisti a cittadini, “cittadini dinamici” come usa dire. Detto altrimenti, un turismo che trasforma il turista da unità di spesa in unità di conoscenza. Una trasformazione cui si prestala città in genere e certamente Venezia per la ricchezza di informazioni, ma più ancora di conoscenza che in essa si è e tutt’ora si addensa. Aggiungerei, un turismo che tende, grazie alla prospettiva di cittadinanza che apre, a far si turismo civico; cioè turismo attento e consapevole dei problemi della città. Una disponibilità che potrebbe assumere non poca importanza nel caso di Venezia, città considerata patrimonio universale. Un turismo insomma che avvicina abitanti e visitatori, li rende compartecipi della vita della città, li rende protagonisti comunicativi. Un progetto che deve passare per un accresciuto grado di consapevolezza di tutti gli attori locali (dai cittadini, ai commercianti, agli albergatori, alle pratiche ed ai bisogni dei turisti; in ascolto della voce dei turisti, cui deve corrispondere un’analoga disponibilità all’ascolto della voce e del cuore della città da parte dei turisti. Un lavoro che produce, in concreto, nuove guide, mappe, avvisi in lingua, itinerari, punti informativi e quant’altro possa

03 possibili idee per il progetto, schematizzate durante un focus group con la comunità.


2. SITUAZIONI

tornare utile ad un progetto mirante ad integrare città e mondo dei visitatori.

03 Schema a Torta delle Anomalie del turismo veneziano: dalle % del grafico si riscontrano le maggiori anomalie in merito agli “alti prezzi” all’“orientamento” e al“movimento”.

Da seganlare la guida interattiva via cellulare sul sestiere di Castello e i chioscchi internet in cui alcune singolari voci veneziane, corrispondenti ad alcuni mestieri e lavori, se non tipici, comunque facilemnete specificati (musicista, critico d’arte, maestro vetraio, pescatore - storico, maestro d’ascia e remo), accompagneranno alla conoscenza della città.


BIBLIOGRAFIA E SITOGRAFIA •

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Michael Epstein, MIT, Cristobal Garcia, MIT, Filippo Dal Fiore, Cà Foscari ,Report Finale e documento tecnico guida al progetto: - History Unwired -Esplorando le frontiere veneziane Tecnologie mobili per un turismo intelligente: studi di comunità e analisi di design per un nuovo senso di cittadinanza. Agosto/Settembre 2003. http://web.mit.edu/frontiers/reportfinale.pdf http://senseable.mit.edu/ http://web.mit.edu/frontiers/. http://web.mit.edu/frontiers/reportfinale.pdf http://www.turistipercaso.it/noi/tamtam/testo.asp?id=202 http://www.travelblog.it/post/262/venezia-girare-castellocon-un-palmare-e-5-veneziani Alessandra Carboni in, Il turista è sempre più mobile in Il Corriere della sera, 23 Febbraio 2006, http://www.corriere.it/ Primo_Piano/Scienze_e_Tecnologie/2006/02_Febbraio/20/turisti.shtml Luca Falda, In tour tra calli e sestieri guidati da un palmare in Corriere del veneto 14 Settembre 2005, http://web.mit.edu/ frontiers/corriere2.pdf s.a., A Castello con il palmare: singolari percorsi multimediali nel sestiere, 2 Settembre 2005, http://web.mit.edu/frontiers/ nuova.pdf s.a, All’esporazione di castello col Palmare, 4 Settembre 2005, http://web.mit.edu/frontiers/gazz.pdf

IMMAGINI • • • •

01. http://web.mit.edu/frontiers/ 02. http://web.mit.edu/frontiers/tour.html 03. Report Finale e documento tecnico guida al progetto. http://web.mit.edu/frontiers/reportfinale.pdf 04. Report Finale e documento tecnico guida al progetto. http://web.mit.edu/frontiers/reportfinale.pdf


2. SITUAZIONI

PROGETTI SIMILI •

Whai Whay, play the storyline throught the city: whaiwhai maori è un parola che significa a cercare. Si tratta di un nuovo modo di visitare le loro città e luoghi d’interesse, un modo divertente, che pone il turismo al centro del suo viaggio, lasciando lui svolgere un ruolo attivo nella scoperta deila città Il progetto parte nell’ottobre 2007 e la prima città è Venezia. Poi a seguire, Roma, Firenze, Verona e ora sembra spostarsi all’estero, con Londra, Praga, Barcellona, Parigi Ma descriviamo di cosa si tratta. In questo gioco, il turista si muove in città alla ricerca del Ruyi, una storia fantastica alla ricerca di uno scettro magico trovato da Marco Polo e rubato da Kublai Khan prima di tornare dalla Cina. Nella caccia al ritrovamento, il’utente percorre divrsi lughi della città che nel corso dei secoli sono state il teatro di episodi misteriosi segreti e leggende. IL’obiettivo è quello di utilizzare i giochi come strumento per la costruzione di nuovi tipi di esperienze umane. Si tratta di un modo diretto per imparare, sviluppare relazioni e vivere. I giochi sono un mezzo per arricchire le esperienze, anche quelle che abbiamo già avuto molte volte, Per giocare dovrai munirti del tuo cellulare purché abilitato alla ricezione e all’invio di sms, del quaderno di gioco della città che vuoi visitare e di una mappa. All’interno del quaderno vengono raccontate 60 storie legate alle leggende e ai misteri della città, ma ogni storia è divisa in più parti e può essere compresa solo se le stesse vengono lette nell’ordine corretto, ovvero secondo una combinazione precisa che ti verrà svelata man mano che procedi nel gioco.i punti vendita selezionati oppure direttamente nel nostro sito alla sezione Shop. il gioco è disponibile in qualunque giorno e a qualunque ora, senza il bisogno di programmare nulla. http://www.whaiwhai.com/


2. SITUAZIONI

01 logo e marchio dell’iniziativa Urban pilgrims

1.:: UrbanPilgrims.org Copenhagen Le esperienze individuali diventano un dominio pubblico che genera una nuova cartografia del luogo. Queste le motivazioni che hanno spinto Angela Dorrel, artista, e promotrice di questo progetto. Basato su un archivio online interattivo e in continua espansione grazie all’apporto degli abitanti, urbanilgrims.org ricerca le storie individuali dello spazio urbano e le intreccia con lo spazio reale. Attraverso un questionario online e una mappa della città vengono chieste ai visitatori le loro esperienze personali su luoghi specifici scelti da loro. Attraverso le risposte, vengono affrontate questioni riguardanti le possibili relazioni di potere, la strutturazione degli spazi urbani e le varie forme di appropriazione urbana. I risultati del questionario vengono catalogati in base a una serie di parole chiave per facilitare l’accesso alle informazioni da parte di tutti gli utenti. Lo scopo del questionario è quello di far affiorrare le diverse visioni che il cittadino ha della propria città, ma allo stesso tempo utilizzare i loro giudizi e le loro risposte per scovare identità nascoste, semplici dissidenze urbane, o problemi sociali di qualsiasi natura allo scopo di produrre una mappatura reale ed esperienziale, che delinerà poi le tappe del pellegrinaggio. Urbanpilgrims.org, dunque, si occupa di aspetti, immagini e momenti caratteristici di un luogo utilizzando elementi di conoscenza di una visione subconscia; con lo scopo di definire una nuova conoscenza collettiva della città. Riassumendo, la finalità del progetto consiste nella produzione di una mappa interattiva aggiornabile tramite la compilazione dei questionari rispondendo alle undici domande presenti nel test-online. La georeferenziazione delle diverse visioni avviene previa compilazione del questionario, producendo una sorta di genius loci dei luoghi urbani. Angela Dorrer afferma che il progetto, basato sostanzialmente su di un modello d’indagine, non propone una lettura “più vera” del paesaggio urbano, ma intende fornire al visitatore uno sguardo molteplice fatto delle soggettività dei visitatori partecipanti. Uno sguardo di cui è parte è parte la soggettività di ciascun visitatore. In sostanza, Dorrer si propone, attraverso i risultati del questionario (immagini, giudizi, luoghi) ed il conseguente e non meno importante pellegrinaggio (costruito, come vedremo, come occasione per mettere a nuovo e confrontare dialetticamente visioni e opinioni contrastanti) da un lato di tracciare


una costellazione di racconti sull’ambiente urbano, dall’altro, di contribuire a costruire (come già s’è osservato) una onoscenza collettiva nuova della città. Nuovo perchè esito di un approccio interattivo non convenzionale ai conflitti che percorrono la città. Fondamentale è il ruolo di mediazione dell’artista, promuove la messa a conoscenza in comune di visioni individuali dei luoghi della città. Visioni, è bene sottolineare, che sono il prodotto dell’accettazione da parte dei cittadini di un coinvolgimento attivo: attivo già nella fase dell’offerta di impressioni e immagini in risposta al questionario; ma soprattutto attivo nella partecipazione al pellegrinaggio. Quel pellegrinaggio che, nutrito di riferimenti percettivi e memoriali sollecitati dal questionario, si sviluppa come esperiena creativa d’interazione. Ciò che la Dorrel sembra dire è che frammenti e materiali della città, importanti o meno possono acquisire nuovi e inattesi significati o confermare quelli già noti o prevedibili. Ciò che sembra emergere che novità e /o conferme paiono arricchire l’atmosfera distintiva dei luoghi (o altro) suggeriti. Paiono delineare aree con diversa densità di significati, tracciare nuove gerarchie.

03 la Home page del blog sull’esperienza di Copehagen e Cristiania

Interessante è soffermarsi nel percorso e metodo di avvicinamento ed approccio alla città messo a punto e rielaborato, nella base dell’esperienza condotta, dall’artista. La stessa Dorrel parla di una sorta di approccio autrofologico sperimentale. L’atteggiamento sarebbe quello di chi non s’aspetta nulla; di cui s’avvicina alla città volutamente libero da giudizi e pregiudizi: per fare esperienze della città. Il contatto con la città è innanzitutto individuale, strettamente personale. Poi segue l’avvio della fase di mediazione che avviene attraverso il questionario, la raccolta delle risposte, la

02 la Mappa del blog interattivo:si compone attraverso la compilazione del questionario, attraverso le risposte degli utenti sui luoghi della città


2. SITUAZIONI

04 2 foto del quartiere di Christania scattate e condivise dagli utenti all’interno del blog

05 polizia alle porte di Christania

loro classificazione, la restituzione nel suo blog. Una serie di operazioni che realizzano la prima parte del progetto: quella che vuole costruire una rete di storie e di esperienze. Qui scatta la seconda fase. Tutto ciò che è stato raccolto (e che, per inciso, la Dorrel reputa già utile per migliorare la città),tutta le messe di immagini che si è voluto far affiorare e trasmettere agli altri, tutto il lavoro di interpretazione e individuazione di nodo critici e problemi serve per definire le performance che avranno come teatro la scena urbana. Servono, insomma, per l’azione collettiva; azione che constituisce, dunque, il modo per sviluppare e mettere in tensione le storie raccontate. Performance, occorre precisare, che soddisfano una condizione necessaria: la necessità di entrare nel vivo ei problemi. La condizione, osserva la Dorrel, che fa scattare la partecipazione degli abitanti. Il caso di Copenhagen e, più signifamente, di Cristania - servono - servo scoperto delle contraddizioni sociali e culturali della città - può far meglio comprendere l’esperienza della Dorrer e del suo gruppo. Alcuni cenni sull’origine e sulla storia del quartiere sono indispensabili. individuale ,di tracciare una costellazione di racconti sull’ambiente urbano. Nel 1972, persone che desideravano vivere secondo principi collettivi e comunitari, al di fuori dagli schemi usual, occuparono un sito di un ex base militare, costituendo l’attuale quartiere di Cristiania. Fin dall’inizio la presenza di Christiania a soli dieci minuti dal centro della capitale fu controversa e ben presto la sua sopravvivenza di-venne materia di discussione per il Folketinget (Parlamento danese). Non senza problemi, la piccola città nella città riuscì ad essere accettata come esperimento sociale (in cambio del pagamento per l’uso di acqua ed elettricità) creando così una cittadinanza autogestita, governata assemblearmente. Vivere a Christiania insomma significava partecipare in prima persona alle decisioni collettive ed alla vita di tutti i giorni, in un processo che non privilegiava la ‘realtà di massa’, ma che ha come protagonisti gli individui e le loro scelte. Negli anni ‘80, con l’introduzione delle droghe pesanti sui mercati europei la sopravvivenza di questa “nuova società” fu scossa e duramente messa alla prova. La reazione dei christianiti fu immediata, approvando una serie di


trattamenti di aiuto ed informazione per i tossicodipendenti che tuttora rappresentarono uno dei pilastri dell’azione sociale di Christi-ania. Negli anni novanta infine, inizia un lunghissimo braccio di ferro con le autorità, sulla questione droga che vede un accerchiamento da parte della polizia di ben 18 mesi, dando inizio a rivolte, manifestazioni. il partito liberale danese, nel marzo del 2007 decise un “piano di normalizzazione” per la città di Christiania. Il progetto del governo, ad oggi ancora attivo, punta in primo luogo a smantellare il sistema di autogoverno assembleare (che si legge nel rapporto della commissione appositamente costituita, “spesso impedisce di prendere qualunque decisione”) e abolire la la proprietà collettiva. Le case saranno messe in vendita, trasformate in cooperative o affidate ad enti pubblici che le riaffitteranno a prezzi di mercato ai ‘christianiti’ che attualmente pagano un “ticket” uniforme alla comunità. Nel frattempo, nel quartiere di Norrebro Copenaghen, dopo anni di minacce il governo deliberava di sfrattare dalle case soccupate i giovani che vi abitavano. Gli edifici di proprietà del governo furono messi in vendita e, infine, acquistati dal gruppo religioso conservatore Faderhuset. Gli ex inquilini si r-fiutarono di abbandonare l’edificio e si attivarono attraverso una serie di proteste. Dopo un periodo di intenso conflitto tra manifestanti e polizia, il sito fu sgomberato e demolito. Il dibattito della società in queste scelte e reazioni fu assai acceso radicalmente polarizzato. Attivisti e polizia si scontrarono violentemente in quanto gli attivisti cercavano di ottenere un nuovo spazio. Nelle settimanali proteste, le marce occupavono tutte le strade della città fino al sito di Jagtveg 69, in cui prima sorgeva l’edificio rivendicato. Rispetto a questo contesto è maturata la messa a punto di una serie di performance. Fra l’altro una chiara rispost ai quesiti che Aazar & Sienkiewicz (=) si ponevano, percorrendo le esperienze della cultura di protesta europea, relativamente alla possibilità di manifestare dissidenze e contrati, ma soprattutto, relativamente alla possibilità, dato il vasto cinvolgimento emotivo di tali esperienze di lotta, di costruire uno spazio pubblico d’incontro e di discussione capace di produrre qualcosa di più delle consuete dichiarazioni di contrapposizione ed ostilità. .......più specificamente, una rispota alla domenda: se le strategie d’arte potessero, attraverso queste manifestazioni, tradursi in piattaforme sociali capaci di consentire e garantire

06 2 esempi di slogan prodotti dalle risposte al questionario attraverso il blog.

07 La Dorrer prima di intraprendere il pellegrinaggio con gli utenti consegna gli slogan.


2. SITUAZIONI

dialogo. Detto in altri termini, di costruire spazio di confronto pubblico. Una risposta che assumeva la forma di una serie di escursioni all’interno degli ambienti urbani, adottando la forma dei pellegrinaggio. Per l’esattezza nel corso di quattro mesi e con l’aiuto dei due schieramenti opposti, Dorrer si è impegnata ad attuare incontri con i residenti locali, negli spazi pubblici, compresi I bar, le saune, le strade, e attraverso la newsletter di Christiania. Ha inoltre promosso la compilazione di un questionario online attraverso adesivi, l’home page di uno dei più popolari bar di Christiania e il portale turistico di Copenaghen. Le informazioni così raccolte hanno consentito la messa a punto dei pellegrinaggi.

08 Uno dei luoghi significativi individuati dalle risposte del questionario, quindi motivo di sosta e discussione con i partecipanti.

Come è stato osservato, la Dorrer ha adottato e giocato con la dinamica della folla in una poetica processuale aperta, attraverso due pellegrinaggi pubblici urbani promossi nei mesi di gennaio e febbraio. Nel corso di una giornata un gruppo di cinquanta persone hanno preso parte a un pellegrinaggio in bicicletta che ha coinvolto tutta la città, prendendo parte a diverse attività che ci indirizzassero simbolicamente affrontando la dimesione soiale e politica della città di Copenaghen. Il percorso del tour, era determinato in certi punti dai questionari. Per altro verso aveva un significato simbolico rappresentativo, dotando appunto i partecipanti con fogli di protesta, che potevano rigorosamente tenere con la mano destra o con la sinistra, facendo così riferimento ai drammatici cambiamenti politici avvenuti negli ultimi anni in Danimarca, rappresentando così quel forte


dualismo che al momento divide i cittadini di posizioni sociali e politiche differenti. I partecipanti inoltre potevano indossare anche delle stampe ,dotate dall’organizzazione, che esprimevano i desideri elaborati per Copenaghen da condividere con i passanti.

QUESTIONARIO URBANPILGRIMS CRISTANIA 1a) When you think of Copenhagen, what first comes to mind? 1b) Is there a place in Copenhagen that reminds you of another place in the world, and if so, which place? 1c) Which place is for you personally significant or characteristic for Copenhagen? Please tell us something more about you and the story of this place. 1d) If Copenhagen would be personified, what kind of person would it be? 1e) The senses: Is there a specific smell, taste, sound or music that is for personally you connected to Copenhagen? If a specific location associated please name it. 1f) If you would be the good fairy and had a wish free for Copenhagen – what would you wish? 2a) When you think of Christiania, what first comes to mind? 2b) Is there a place in Christiania that reminds you of another place in the world, and if so, which place? 2c) Which place is for you personally significant or characteristic for Christiania? Please tell us something more about you and the story of this place. 2d) If Christiania would be personified, what kind of person would it be? 2e) The senses: Is there a specific smell, taste, sound or music that you connect to Christiania? If there is a specific location associated please name it. 2f) If you would be the good fairy and had a wish free for Christiania – what would you wish? 2g) What experiences from the last 30 years can Christiania give to the world? What can the world learn from Christiania? 3a) What does freedom mean to you? 3b) What does control mean to you? 3c) How would you characterize the relation between Copenhagen and the free city of Christiania?


2. SITUAZIONI

BIBLIOGRAFIA E SITOGRAFIA • • • • •

http://www.urbanpilgrims.org/Copenhagen_Christiania/blog http://www.urbanpilgrims.org/Copenhagen_Christiania/archiv http://www.urbanpilgrims.org/public/about http://www.andorrer.de/texte/


IMMAGINI • • • • • • • •

01. http://www.urbanpilgrims.org/Copenhagen_Christiania/ map 02. http://www.urbanpilgrims.org/Copenhagen_Christiania/ map 03. http://www.urbanpilgrims.org/Copenhagen_Christiania/ map 04. http://www.flickr.com/photos/urbanpilgrim/ sets/72157603173741358/ 05. http://www.flickr.com/photos/urbanpilgrim/ sets/72157603173741358/ 06. http://www.flickr.com/photos/urbanpilgrim/ sets/72157603910179457/show/with/2328885499/ 07. http://www.flickr.com/photos/urbanpilgrim/ sets/72157603910179457/show/with/2328885499/ 08. http://www.flickr.com/photos/urbanpilgrim/ sets/72157603910179457/show/with/2328885499/

PROGETTI SIMILI • • • • •

Berlin Urban Drift festival, Berlino London Psychogeographical Festival, London Manchester, Mancubist: Life is good in Manchester Pre/amble Festival of Art and Psychogeography Vancouver, Canada Psicogeography mentalReaction, Toronto


2. SITUAZIONI

011 logo e marchio distintivo del progetto Linked

1.:: Linked Londra Snodandosi da Hackney a Redbridge, la M11 Link Road è stata completata nel1999 dopo la demolizione di 500 case tra drammatiche e appassionate proteste. L’artista Graeme Miller, ha colmato il vuoto che dimora in questi edifici ,un tempo occupati da una striscia di suono segreta che celebrava un secolo di momenti quotidiani nella vita dell’East End. Miller, commissionato dal Museo di Londra ha risposto con la creazione di Linked, una progetto che testimonia l’impatto disastroso che la strada di collegamento, M11 ha avuto per il quartiere sin dalla sua costruzione negli anni 90. Aiutato da un team di ricercatori, Miller ha intervistato cittadini locali e manifestanti, che avessero preso posizione contro la costruzione della strada, facendo loro trasmettere le proprie testimonianze lungo la strada in modo tale da poter avviare questo progetto. Per partecipare a questo progetto, i cittadini sono stati dotati di una mappa e un ricevitore (una radiolina che assomiglia e funziona come ad un walkman) donatagli dalle Biblioteche locali nel quartiere di Hackney a Wanstead. Il suo proposito è offrire una storia alternativa del quartiere est di Londra che fu sconvolto e annientato dalla costruzione di questa strada. Linked rappresenta quindi una forma di resistenza, un memoriale sonoro per le famiglie che hanno vissuto nelle 500 case forzatamente requisite e demolite per dare spazio a questa arteria stradale. Per combattere l’amnesia del presente Miller ha delineato lungo la strada di collegamento un percorso di 4 miglia , predisponendo 20 trasmettitori con lo scopo di rievocare voci nascoste, testimonianze registrate e memorie riaccese di coloro che una volta vivevano e lavoravano dove ora sorge l’arteria autostradale.

02 tracciato del percorso di 4 miglia su cui sono predisposti 20 trasmettitori che hanno lo scopo di rievocare “voci nascoste”


Nella propaganda che accompagnava questo progetto, Linked è stato definito come un “landmark nel suono”, un lavoro artistico invisibile, una camminata. Non risulta difficile capire questo giudizio provocatorio benché il lavoro sia rigorosamente sito specifico perché il sito è in realtà assente, situato da “qualche parte” tra il vecchio quartiere e la nuova arteria. Questa invisibilità è quello che Miller vuole contestare, il suo memoriale sonoro vuole coinvolgere la strada, incoraggiando tutti gli utenti ad entrare a fare parte dell’ambiente urbano in cui ci si trova, dotandoli di questi trasmettitori, trasmettendo voci nascoste, testimonianze registrate e memorie riaccese di coloro che una volta vivevano e lavoravano dove ora sorge l’autostrada. Il tentativo di Miller si sforza quindi a fare interpretare modi di vita e tendente culturali attraverso osservazione diretta, il cammino diventa quindi una pratica attraverso cui diventa impossibile non pensare a questioni più ampie che hanno a che fare con lo stile di vita, gli spazi pubblici e ciò che significa essere un cittadino. Miller trasforma il progetto in una pratica civica, camminare lungo Linked è divenire parte della città, testimone dei suoi processi, eventi, ritmi e storie.

031 Manifesto di propaganda della protesta

031

034 il prima e il dopo: 2 foto rappresentative che evidenziano l’impatto che la M11 ha provvocato a questi luoghi


2. SITUAZIONI

BIBLIOGRAFIA E SITOGRAFIA •

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BBC on-line, on this day 1993, Activists lose battle over chestnut tree, http://news.bbc.co.uk/onthisday/hi/dates/stories/december/7/newsid_2536000/2536089.stm BBC on-line , aprile 2006, Anti-road protests ‘boosted cost, http://news.bbc.co.uk/2/hi/uk_news/4911468.stm Paul Kingsnorth in NewStatesMan, giugno 2003, http://www. newstatesman.com/200306300008

http://www.linkedm11.info/index2.html http://en.wikipedia.org/wiki/M11_link_road_protest (un bel o’ di riferimenti) http://libcom.org/library/m11-anti-road-aufheben http://www.indymedia.org.uk/en/2004/02/285484.html http://www.indymedia.org.uk/en/regions/london/2004/03/287260.html http://www.roadphotos.co.uk/Schemes/Road/A12/ East+London/Leytonstone/ http://www.leytonhistorysociety.org.uk/art_claremont.html (belle immagini) http://www.schnews.org.uk/sotw/claremont-rd.htm http://www.schnews.org.uk/archive/pdf/news003.pdf

IMMAGINI • • • •

01. 02. 03. 04.

http://www.linkedm11.info/index2.htm http://www.linkedm11.info/index2.htm http://en.wikipedia.org/wiki/M11_link_road_protest http://www.linkedm11.info/index2.htm

PROGETTI SIMILI •

Lagarina Sonora: Storie di gente comune: questo progetto è stato promosso dall’archivio storie in Valgarina ccon la cooproduzione dell’Associazione culturale Libera Mente nel corso del triennio 2005-2008 . in questi tre anni sono state intervistate quindici persone nei paesi di Besenello, Calliano, Volano e Folgaria, per abbozzare un paesaggio identitario della Val-


lagarina tra gli anni trenta e settanta del Novecento. La ricerca si è focalizzata su aspetti diversi: feste e tipi di divertimenti, descrizioni del castello di Beseno, racconti di guerra e vicende partigiane; racconti di lavoro, di operai della Michelin e di pastori, di donne coraggiose e personaggi scomodi; narrazioni sulle identità dei paesi legate alle attività economiche, alla posizione geografica; testimonianze sui mutamenti sociali dopo il boom economico; riflessioni sul senso di appartenenza ad una comunità, ai significati e ai valori incarnati da una tradizione che forse non corrisponde più all’identità culturale della valle. Da quanto si evince dal sito web correlato all’iniziativa, sembrerebbe che l’iniziativa sia partita da una forte desiderio di archiviare, catalogare e restituire le diverse storie della gente che ha vissuto questi luoghi, un bisogno radicato, e ancora presente oggi in ogni settore della vita pubblica e culturaledi questi luoghi. Il metodo autobiografico serve a questo scopo: è un approccio con cui si incontrano e si ricevono in testimonianza storie di qualsiasi persona, soprattutto anziana. È un modo per conservare memorie dei luoghi, dei contesti sociali, delle relazioni tra la gente, per favorire lo scambio tra generazioni e consolidare il senso di comunità. È soprattutto un modo nuovo per ricostruire una propria identità, personale e collettiva. L’ascolto delle memorie della gente è anche un modo divertente ed educativo per abituarsi all’attenzione, per raffinare la propria sensibilità, per entrare in contatto con mondi e situazioni trascorse, ma che fanno parte integrante della nostra cultura. Per restituire alle comunità le storie raccolte sono stati messi a disposizione delle biblioteche comunali dei lettori multimediali Ipod dotati di comode cuffie per l’ascolto. Un piccolo volume illustra la ricerca effettuata e contiene la lista delle tracce sonore contenute nell’archivio sonoro. http://www.portobeseno.it


2. SITUAZIONI

1.:: Milano Cronache dell’abitare Milano Tag

città, abitare, comunità

Milano. Cronache dell’abitare è un’idea sui nuovi modi di abitare a Milano. Un campo aperto di racconti e immagini sui nuovi modi di abitare a Milano.

011 locandina pubblicitaria dell’iniziativa, Milano: Cronache dell’abitare

L’iniziativa parte da un’analisi condotta su cinquecento articoli, apparsi negli scorsi 5 anni, riferiti alle cronache locali. Pezzi di cronaca nera, sportiva, culturale, che raccontano di una creatività disperata e autorganizzata, che cerca di rispondere al problema dell’alloggio e della vita con nuove soluzioni, lavorando di “cazzuola e fantasia”. Il progetto curato dal gruppo di ricerca Multiplicity.lab e dall’associazione milanese Naga si sviluppa partendo da tre giorni di sopraluoghi, incontri, visite guidate aperte al pubblico nei luoghi dell’abitare a Milano. Sono stati scelti e poi analizzati sedici luoghi emblematici della vita quotidiana raccontati da chi li vive e commentati da osservatori, esperti e narratori della metropoli milanese al fine di costruire un atlante dell’abitare a Milano. Ogni giornata è stata tematizzata e questo è l’organigramma seguito. Primo giorno: Abitare difficile

021 aaaa

Esiste una Milano nascosta, dove abitare è difficile. Una Milano mimetizzata, che emerge solo attraverso i fatti della cronaca dei quotidiani: sgomberi, criminalità, incidenti. E’ la città dei giacigli di cartone nelle nicchie della Stazione Centrale. Delle baraccopoli, degli insediamenti abusivi nascosti nelle fabbriche in disuso, dei dormitori e delle mense, dei sottotetti stipati di materassi affittati in nero, del degrado urbano e sociale di alcuni quartieri di edilizia pubblica. Ma questa città non riguarda solo una minoranza. Oggi il disagio abitativo si allarga ovunque, penetra anche nei condomini del centro e nei palazzi attorno alla circonvallazione dove giovani coppie e anziani soli non riescono a pagare l’affitto Secondo giorno: Abitare Temporaneo Molti degli abitanti di Milano sono temporanei. Non cercano una casa per mettere radici, ma un alloggio per un periodo a termine. È una temporaneità dovuta ai diversicicli della vita (studente, lavoratore, anziano, malato) ma anche alla fragiliz-


zazione della famiglia, alla mobi-lità e flessibilità nel lavoro, ai ritmi crescenti e accelerati della globalizzazione. E alla presenza a Milano di popolazioni di utenti (modelle, ricercatori, uomini d’affari…) che ruotano attorno alle sue eccellenze nei campi della moda, dell’edi-toria, del design, della ricerca sanitaria Terzo giorno: Abitare Insieme Chi cerca casa non cerca più soltanto la qualità dell’alloggio, ma anche la qualità dell’ambiente spaziale e sociale circostante la sua casa. La vicinanza di un parco, di un bar, di un centro sociale, di una via di negozi, di una scuola sono un valore sempre più importante nella scelta abitativa. Negli ultimi anni sono nate a Milano sia comunità meticcie dove culture e stili di vita diversi si incontrano. Luoghi dell’abitare collettivo, che attraggono gruppi di in-dividui simili o creano relazioni tra individui diversi La costruzione di un Atlante dell’abitare a Milano inizialmente si sviluppa con una pubblicazione che cerca di proporsi come una carta di identità di una città in mutazione, dove per molti le condizioni dell’abitare sono diventate difficili se non addirittura estreme, dove cresce il numero dei cittadini temporanei, dove a pochi metri di distanza convivono comunità miste, che sembrano anticipare un futuro cosmopolita e aperto, ed egoismi arroganti. La finalità del progetto si concretizza con la produzione di un sito web, basamento e “conclusione” di questa iniziativa. L’utilizzo di un portale web risulta essere un’opportunità per dare continuità al progetto, ma soprattutto fungere come nuovo spazio comunitario in cui raccogliere informazioni, immagini, desideri, dei soggetti e dei nuovi stili di vita legati all’abitare a Milano.

021 interfaccia del portale web. Risulta essere fondamentale la costruzione di un sito, per dare continuità al progetto e sicuramente più consapevolezza alla comunità “dell’abitare”

031 I curatori di Multiplicity.lab e dell’associazione milanese Naga hanno individuato quattordici principali modi di abitare gli spazi urbani, descrivendoli attraverso mappe, dati, interviste, racconti e fotografie. L’Atlante dell’abitare a Milano che questo libro propone è la carta di identità di una città in mutazione, dove per molti le condizioni dell’abitare sono diventate difficili se non addirittura estreme, dove cresce il numero dei cittadini temporanei, dove a pochi metri di distanza convivono comunità miste, che sembrano anticipare un futuro cosmopolita e aperto.


2. SITUAZIONI

BIBLIOGRAFIA E SITOGRAFIA • • • •

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www.milanocronachedellabitare.net/ http://uninews.unicredito.it/it/articoli/page.php?id=7181 http://multilab.wordpress.com/2008/01/ (testo Lavarra) Fabio parenti in multiplicity.lab, 14 gennaio 2008, la città invisibile,http://multilab.wordpress.com/2008/01/14/la-cittainvisibile/ Luigi Bolognini in La Repubblica, 19 ottobre 2005, Tre giorni in giro per scoprire come si vive nell’altra Milano, http://www. chiamamilano.it/cgi-bin/testo2.pl?pmid=5&pos=5 Articolo in Il Giorno, 19 ottobre 2005, Da domani al Politecnico “i 3 giorni dell’abitare” http://www.chiamamilano.it/cgibin/testo2.pl?pmid=5&pos=5 Stefano Boeri in Corriere della Sera, 19 ottobre 2005, in viaggio per scoprire come si abita a Milano, http://www.chiamamilano.it/cgi-bin/testo2.pl?pmid=5&pos=5 Stefano Boeri in Domus, dicembre 2004, una favela a Milano, http://www.chiamamilano.it/cgi-bin/testo2.pl?pmid=5&pos=5 Giuseppe Nicotri in Espresso, febbraio 2004, O mia bella capannina, AL. Mensile di informazione degli architetti lombardi, novembre 2003, Riletture (interessante articolo sulle trasformazioni Milanesi) Intervista a Radio 3, 24 aprile 2007, Multiplicity Lab: Milano, Cronache dell’abitare flickr.com/photos/jfreire/413103250/ (immagini)

IMMAGINI • • •

01. http://www.cestim.it/sezioni/convegni-eventi/2007 02. http://multilab.wordpress.com/2008/01/10/milanocronache-abitare-in-una-baraccopoli/ 03. http://www.milanocronachedellabitare.net

PROGETTI SIMILI • • •

Tokyo Voids Perth ZolLverein


2. SITUAZIONI

011 logo e marco distintivo dell’iniziativa Park(ing)Day

021 i 4 loghi dei partners del national Park(ing)Day

1.:: Park(ING) Day New York, altre città mondiali Uno dei problemi più frequenti nelle città metropolitane è la crescente scarsità di spazio per scopi ludici e ricreativi o più semplicemente di spazi per il relax. Più del 70% degli spazi urbani di San Francisco e New York sono dedicati al posteggio del veicolo privato, mentre solo una minima parte di questi vengono destinati ad un utilizzo di tipo ricreativo. ll nome PARK(ing) deriva da un gioco di parole che rivela un doppio significato: parking inteso come parcheggio, e Park(ing) invece come azione di trasformazione del parcheggio in parco. Facili intuire, quindi, cosa possa essere il PARK(ing)Day. Esso è un evento globale incentrato a New York in cui artisti, attivisti, e cittadini collaborano per trasformare temporaneamente alcuni spazi destinati alla sosta. Un’iniziativa, il Park (Ing) Day N.Y.C., esito dello sforzo congiunto di quattro organizzazioni, la New York City Street renaissance e i suoi partners: la T.A. (Trasportation Alternatives), Open Planning Project, The Trust for Public Land. L’associazione capofila dell’iniziativa è attiva con progetti e perfomance che hanno come fulcro la trasformazione delle strade in spazio pubblico, partendo dalla convinzione che le strade costruiscono l’anima dei quartieri, ne sono lo spazio vitale, la trama che consente l’interazione sociale e la costruzione del senso di appartenza. Una convinzione ben radicata nella cultura di quella che potremmo defiire la tradizione di un planning alternativo america-no, assai vivace dagli anni ’50 e ’60 e nel cui solco sembra collocarsi l’associazione, non a caso afondata, come le altre coinvolte, all’inizio degli anni ’70. La Trasformation Alternatives è un’organizzazione no-profit sorta per “liberare” le vie di New York dalle macchine, sostenendo così pedoni, biciclette e trasporto pubblico, in nome di una città a dimensione d’uomo, friendly, come si può leggere nel sito. È interessante notare che essa è fondata nel ’73, nel periodo in cui si forma e rapidamente consolida una coscienza ambientale; coscienza che porta al Clean Air e clean Water Act e alla costituzione della Enviroumental Protection Agency. Altresì opportuno segnalare che essa è cresciuta nel tempo si-no a contare oltre 6000 membri in tutta New York e dintorni e che grazie alla sua forza è in grado di promuovere numerosi eventi anomali, come il New York City Century e il Tour di Brooklyn, del Bronx e del Queens in bicicletta. Ancora no-profit è la Trust for Public Land, un’agguerrita associazione che vanta nelle sue at-tività più di 3500 progetti


di riqualificazione di aree disseminati in oltre 47 stati del territorio nazionale. Nel merito è l’associazione che organizza dal 2007 il Il Park (Ing) Day nazionale e che, per tale scopo, si offre come terminale di riferimento per le iniziative locali che come ve-dremo fra breve, nel frattempo si sono sviluppate. Infine l’Open Planning Project, anch’essa no profit, caratterizzata da un largo spettro di interessi sociali e, come le precedenti, da un approccio tipico del collaborative planning. In parti-colare, l’associazione si distingue per la sua specializzazione nelle strumentalizzazione tecno-logica necessaria per quello che potremmo definire empowerment civico e così favorire, fra l’altro, pratiche di decisione garantite dal basso. E ad essa è affidato, appunto, il compito di costruire la piattaforma tecnologica connettiva e interattiva indispensabile alle attività dell’intera rete associativa. Tornando all’iniziativa, dunque, essa, attraverso il sostegno progettuale, tecnico e parzialmente pecuniario offerto a individui o piccoli grupi, promuove la trasformazione di più di 50 parking dislocati nei 5 quartieri di New York City’s, in dei luoghi piacevoli per la comunità che vi abita. In sostanza, piccoli, spazi pubblici temporanei che forniscono un po’di sollievo alla realtà caotica di New York e allo stesso tempo un luogo collettivo di dialogo in cui riconoscere l’idea condivisa che la comunità desidera. Un’attività che si è dilatata e che oggi, fa di PARK(ing)Day un evento internazionale che tra-sforma, anche se per un giorno solo l’anno, oltre 200 parcheggi in 50 città nel mondo, in affascinanti spazi pubblici e luogi di aggregazione comunitaria. Ricostruire la breve e intensa storia mi pare cosa utile. L’evoluzione del Park(ing)Day Tutto sembra avere inizio il 29 Ottobre 2005, quando l’associazione Transportation Alternatives (T.A.) da il via ad un’occupazione temporanea di un parcheggio a Bedford Avenue a Williamsburg Brooklyn. Utilizzando semplici materiali , viene così creato il primo “parcheggio abusivo”, offrendo gratuitamente un luogo in cui depositare le proprie biciclette e soprattutto, un posto per sedersi e parlare con amici e sconosciuti. E’ un successo immediato, che conquista l’attenzione di una buona parte della stampa. L’aspetto positivo che viene in particolar modo rilevato è che l’azione abusiva ha portato la gente

031 locandina pubblicitaria dell’ainiziativa nella città di Philadelphia: “istruzione per l’uso”


2. SITUAZIONI

031 allestimento di due parcheggi durante il national Park(ing) Day.

a riflettere su come 50 centesimi di $ all’ora fosse un prezzo equo per un così utile spazio pubblico, e, nel caso di una sua efettiva utilità, se utilizzarlo esclusivamente come par-cheggio auto. A questo punto occorre osservare che pressoché nello stesso momento e allo stesso modo nella west cost ci si è poneva le stesse domande e si agiva. Infatti, poche settimane dopo l’ occupazione a Brooklyn, la sede di San Francisco dell Arts collective REBAR lanciava il PARK(ing) Day a San Francisco. Il successo nelle due città è alla base di una rapida diffusione di iniziative in molte altre città americane. Iniziative che fanno riferimento al Trust Public Land, che diviene una sorta di ente di collegamento, di certificazione della natura no profit delle iniziativa stessa e di supporto garantendo il contributo creativo di Rebar. A questo punto siamo in presenza di due diverse organizzazioni, quella Neworkese e quella Californiana. Entrambe promuovono, come sviluppo della sperimentazione iniziale, un Park(ing) Day: New York in autonomia anche se con riferimento al Trust come garante, e concentrata sull propria conurbazione; mentre il Trust, col supporto di Rebar, cura l’estensione del Parkin(ing) Day a livello nazionale. Un evento , quindi, di grande scala e portata che si proponeva di generalizzare la possibilità per le semplici e normali persone di rivendicare la trasformazione degli spazi dei parcheggi in luoghi pubblici pieni di vita. Nel 2007 il trasporto alternative (TA), in collaborazione con l’Amministrazione Pubblica, ha lanciato il Park (Ing) Day NYC, portando l’evento newyorkese al successo internazionale. la manifestazione è caratterizzata da 25 parcheggi. Ogni spazio e’ stato organizzato indivi-dualmente da compagni e alleati che comprendevano dirigenti, artisti, architetti e urbanisti, sostenitori e cittadini. Nel giro di 3 o 4 anni, dunque, si sono moltiplicate le aree d’intervento e le città coinvolte, nel paese e fuori, sino a coinvolgere una ventina di città europee. Per totnare al Il Park (Ing) Day di NYC, quest’anno esso ha in progetto di raddopiare le po-stazioni da dedicare all’evento che saranno così 50, con più Parkingspot nel Brooklyn, nel Bronx, a Manhattan e nel Queens. Non solo, è significativo osservare che l’evolversi del pro-getto ha suscitato interesse non solo alla comunità attivista, ma anche fra designer di grande fama


chiamati ad assistere i cosìdetti “costruttori di parcheggi” Un´altra novità per il 2008 è anche il Parking day REDUX che si terrà il 18 ottobre. Si tratta di un’esposizione di progetti che metterà in evidenza una accurata selezione dei parcheggi riconvertiti della città, con foto e video, successivamente consultabili anche in rete. Occorre ancora aggiungere che sempre a N.Y., a partire dall’esperienza Park(ing), e a testimonianza del suo successo, i promotori - e cioè T.A. e C.S.R. e O.P.P. – hanno deciso di impegnarsi in un nuovo campo per avvicinare cittadini e comunità al tema del riuso e della riappropriazione della strada. Si tratta del Block Party N.Y.C. un’iniziativa, ora con scadenza assai intensa, quasi settimana-le, organizzata su sollecitazione locale e piano accodo con l’Amministarzione. Con l’occasione, la strada individuata viene chiusa per un giorno (dalle 10 alle 18), e diviene luogo di un festoso incontro organizzato con l’accordo dei negozi alimentari e altri prodotti della zona e, nel contempo, luogo di discussione e confronto sui problemi, a cominciare da quello del traffico, della comunità e , naturalmente, sui modi di risolverli; oltre che, luogo, per non dimenticare il mandato originario delle associazioni organizzatrici, di riappropriazione delle superfici destinate a parcheggio. È importante sottolineare che per l’occasione viene offerto alla comunità l’aiuto di un planner che, per la durata della festa, presta, in un dialogo continuo, a suo contributo di conoscenza, accettando di metterlo in discussione. Un’ulteriore osservazione concerne la funzione che, nel rapidissimo sviluppo dell’iniziativa, ha svolto l’attivazione e l’implementazione di un blog, con le molteplici funzioni che ha dovu-to sin qui assolvere. Per farsene un’idea, possiamo dire che, nel sito prodotto dall’associazione, si può accedere a dei tutorial che hanno il ruolo “cruciale” di aiutare a crea-re un Park(ing). Oppure attraverso il blog si da la possibilità di proporre suggerimenti per gli eventi del Park(ing) Day. La sezione links, poi, permette di conoscere ed entrare in contatto con i partecipanti di altri Park(ing), oltre a visionare le immagini e i video relativi ai park(ing) Day passati. il portale web inoltre ci permette di segnalare attraverso l’utilizzo di google map, i possibili Park(ing)Spot, sostanzialmente le proposte possibili di parcheggi da riconvertire du-

031 blog interattivo del park(ing) Day NYC. i girasoli stanno a rappresentare tutti i park(ing) spot approvati dal Trust Public Land per l’evento del 18.10.2008 nella sola città di NYC. Il cittadino, attraverso questa mappa, aveva la possibilità di segnalare un possibile park(ing) spot da riconvertire, documentando, attraverso testo o foto, le possibili idee in merito. il vantaggio di questa mappatura libera e interattiva, ha permesso anche “al vicino di casa” di aderire alla riconversione, costruendo così una rete invisibile autorganizzata e comunitaria di azioni puntuali sulla città


2. SITUAZIONI

031 portale web del Block party, l’home page invita chiunque ad iscriversi e proporre un ipotetico “blocco stradale”. il web diventa strumento di comunicazione tra i city-user, per organizzarsi, consigliarsi e aderire alle diverse iniziative

rante l’evento.Questa modalità di interazione, si evidenzia nel sito, tra attivisti e associazione, per-mette una pianificazione vera e propria dei luoghi su cui intervenire provvisoriamente. Il por-tale infine, applicando questa modalità, attiva inconsapevolemnete un network collaborativo in grado di organizzare le azioni, non solo individualmente, ma con l’aiuto di altri city-user. Infine, per intendere entità, pervasività e fortuna dell’iniziativa, specie di quella neyorkese, è fondamentale cogliere l’esplicita connessione fra Block Party, la comunità locale (Community Board), l’insieme delle comunità della città (Mayors Community Affairs Unit) e il Sindaco della città. in questa catena cruciale è il ruolo della CAU di tramite fra le iniziative dei vari boroughs e comunità e l’amministratore centrale. In altri termini, è essenziale comprendere come Park(ing), in tutte le sue manifestazioni, poggi su di una solida e sperimentata struttura gestionale comunitaria; alla quale, probabil-mente, possiamo ricondurre il successo ed il rapido diffondersi delle iniziative del pool di as-sociazioni ch stiamo esaminando.


2. SITUAZIONI

BIBLIOGRAFIA E SITOGRAFIA • • • • • • • • •

http://parkingdaynyc.org/ http://www.nycsr.org/ http://topp.openplans.org/ http://www.transalt.org/ http://www.tpl.org/tier3_cd.cfm?content_item_ id=22093&folder_id=3428 http://blockpartynyc.org/ http://www.rebargroup.org/index.html http://www.nyc.gov/CAU http://www.streetfilms.org/archives/parking-day-2008-nyc/

IMMAGINI • • • • • •

01. http://blog.parkingdayphilly.com/wp-content/uploads/2008/07/pday_poster5.jpg 02. http://parkingdaynyc.org/ 03. http://www.tpl.org/tier3_cd.cfm?content_item_ id=22093&folder_id=3428 02. http://parkingdaynyc.org/spots 04. http://www.flickr.com/photos/8768276@ N03/2871916684/ 05. http://parkingdaynyc.org/spots 06.http://blockpartynyc.org/

Città che hanno aderirto nel 2008 al National Parking day •

Albuquerque,Anchorage, AK, Atlanta, Ardmore PA, Austin Bakersfield CA, Birch Run MI, Boulder CO, Boston, Charleston, Charlotte, Chattanooga, Chicago, Cincinnati, Cleveland OH, College Station TX, Costa Mesa CA, Columbus OH, Dallas, Denver, Des Moines, Eugene OR, Flint, Goleta CA, Grand Rapids, Greenfield MA, Hillsboro OR, Hollywood FL, map, Honolulu, Ithaca NY, Irvine CA, Jacksonville, Kenosha WI, King of Prussia PA, Lake Worth FL, Las Vegas, Lauderdale Lakes FL, Lexington KY, Logan UT, Loganville GA, Los Angeles, Madison WI, Miami, Milwaukee WI, Minneapolis , Monterey CA , Morgantown WV, Mount Holly NJ, Newark NJ, New Haven CT, New Orleans, New York City, Oakland CA, Orange County, Orlando, Palm Beach Gardens FL, Pasadena CA, Philadelphia, Pittsburgh, Plantation FL, Portland OR, Redwood City


CA, Rochester NY, Sacramento CA, St. Louis, St. Paul map, Salt Lake City, San Diego, Sanford FL,San Francisco, Santa Monica, Sausalito CA, Seattle, Spartanburg SC, Springfield IL, Syracuse, Tallahassee, Tampa, Tempe, Troy MI, Tulsa, Tucson, Washington DC, Waukegan, IL, Wenatchee WA, West Palm Beach FL. • •

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Amsterdam - Olanda, Brisbane - Australia, Leeds - GranBretagna, Lisbona - Portogallo, Melbourne e Victoria - Australia, Milano - Italia, Monaco - Germania, Perth - Australia, Rio de Janiero - Brasile, Rotterdam - Olanda, Santiago de los Caballeros - Repubblica Domenicana, Sydney - Australia, Toronto - Canada. Ogni città presente nell’elenco ha un proprio blog, con foto, testi, video, che testimoniano l’azione di riconversione del parcheggio nella giornata dell’evento nazionale del Park(ing) Day 2008. Potete trovare altre informazioni a questo link: http:// www.tpl.org/tier3_cd.cfm?content_item_id=22100&folder_ id=3428


2. SITUAZIONI

1.:: Parkour Parigi, Londra, principali città mondiali Luc Besson, il regista francese di Nikita e Leon, non ha resistito al fascino “estremo” di questo stile metropolitano che propone un modo creativo per reimpadronirsi degli spazi urbani, anche quelli fin troppo alienanti come le banlieu parigine. E lo ha raccontato in un film del 2001 il cui titolo Yamakasi richiama il nome del gruppo fondato da David Belle. E’ proprio l’esperienza nel sobborgo parigino di Lisse a spingere David Belle, interessato agli aspetti fisici, e Sebastien Foucan, più filosofo, a mettere a punto nei primi anni ‘90 questa disciplina «tra sport e ribellione», che trae ispirazione dalle corse ad ostacoli nei boschi che Belle faceva durante l’infanzia seguendo il padre, vigile del fuoco. Il nome scelto per connotare questa nuova arte metropolitana viene da “parcour”, e rappresenta l’essenza di questa filosofia: il creare, appunto, un nuovo percorso all’interno dello spazio urbano Vediamo più esattamente in cosa consiste il parkour. Il parkour è una disciplina che consiste nell’attraversare la città seguendo percorsi non con-venzionali, oltrepassando, attraverso salti, scivolate, capriole e arrampicate, tutti gli ostacoli che l’architettura urbana propone: scalinate, palazzi, muri, cancelli, non importa quanto alti e pericolosi, ruvidi o scivolosi. E’ il risultato di calcolo, concentrazione e preparazione. Quanto serve per “tracciare” un percorso che è essenzialmente mentale e basato sulla velocità e la fluidità. Non occorrono dunque particolari attrezzature: niente corde, elastici o rampini; semmai un buon paio di scarpe da running e il coraggio di affrontare spericolati balzi eseguiti in corsa, veloci e inafferrabili, ai limiti di ogni immaginazione. Il parkour è l’arte dello spostamento e oltre a far leva sulla potenza, l’agilità e l’equilibrio, si basa sulla forza interiore. Nato per ripensare l’idea di spazio e non per creare spettacolo, più che uno sport è una filosofia di vita ai limiti del mistico. La riappropriazione della città è per il traceur, “colui che traccia”, un mezzo per effettuare un viaggio interiore, alla scoperta dei propri limiti. Gli ostacoli urbani sono dunque una metafora degli ostacoli della vita e superarli significa confrontarsi con le proprie barriere mentali. Il Parkour diviene così un modo per riappropriarsi di uno spazio urbano alienato e non identitario, conferendogli senso è umanità. Un’arte, quella dei traceurs, che non poteva che nascere all’interno dei cosiddetti “non luoghi”.


L’accrescimento dell’autocontrollo e della fiducia nelle proprie capacità va di pari passo con la preparazione atletica, necessaria per apprendere le tecniche principali ispirate ai movimenti animali: Monkey vault (per saltare una ringhiera), wall run (la corsa sul muro), king kong vault (il salto per gli ostacoli alti), cat balance (un movimento basato sull’equilibrio) sono so-lo alcuni degli strumenti per districarsi nell’avventura cittadina. I traceur si muovono in gruppi, detti crew, che fondano i propri criteri di appartenenza sulla condivisione di valori come l’amicizia, il rispetto, la positività, l’empatia, la forza, l’impegno e la determinazione. I Crew costituiscono le “new tribe”.La società post-moderna appare come un tessuto fatto di microgruppi in cui gli individui stabiliscono forti legami emotivi, una subcultura comune, una visione del mondo differente. Far parte di una tribù è diventato, per il soggetto, più importa-te che appartenere ai moderni gruppi di riferimento: ciò rende impossibile la classificazione secondo gli standard abituali. Il Parkour è una di queste tribù. Negli ultimi quindici anni il parkour è fuoriuscito dalla Francia dilagando in ogni parte del mondo, assumendo configurazioni diverse a seconda del paese di adozione . Grazie alla rete, come mezzo comunicativo, i traceur si organizzano in crew (gruppi),il web diventa lo spazio virtuale in cui pianificare i propri percorsi nello spazio reale. Quasi tutte le nazioni hanno un portale dedicato al parkour, con relativi link che rimandono ad altre crew regionali e sempre più spesso provinciali. Tutti i portali di questa disciplina hanno una caratteristica comune: l’ interazione con l’utente. Nei portali è sempre presente una sezione dedicata ai forum, in cui i traceur scambiano informazioni riguardanti le tecniche e le diverse tipologie di allenamenti. Inoltre attraverso google map segnalano e condividono nuovi “hotspot” (spazi della città in cui praticarlo) attraverso una documentazione con foto, video e brevi descrizioni. Il blog inoltre permette agli utenti di registrarsi e di essere aggiornati su tutti gli eventi a scala globale. L’organizzazione Worldwide JAM London in collaborazione con la South Coast of England Parkour sta recentemente lavorando ad un progetto di mappatura, interattiva e collaborativa, degli spazi urbani utilizzati da questi traceur . Lo scopo del progetto è creare un raccoglitore planetario di tutti gli


2. SITUAZIONI

031 mappature per lo Urban Freeflow , evento di un giorno a Londra, organizzato dall’associazione di Parkour Inglese, in cui tutti i traceur europei si incontrano per lasciare la propria traccia urbana nella città.

031 iniziativa del CUP (Comunità Umbra Parkour - http://cup.splinder.com/ post/14902977/Primi+Spot+di+park our+in+Umbri). Attraverso una mappatura con GoogleMap la comunità segnala degli spot per chi volesse cimentarsi a questa disiplina. La mappa, essendo interattiva, da la possibilità a chiunque di lasciare la propria traccia urbana.

spazi urbani che si prestano a questa disciplina, attraverso la condivisione e l’aiuto dei traceur mondiali. Il parkour è, naturalmente, approdato in Italia. A Milano è attivo da anni il gruppo dei Milan Monkeys. Una ventina di aderenti che pratica e organizza eventi soprattutto nella zona di Romolo, nell’area circostante la fermata della metropolitana: fra scarpate della ferrovia, vecchi edifici industriali dismessi, edifici riutilizzati, aree verdi di risulta cintale ecc. senza sottacere di altri luoghi della periferia oggetto di tracciamento: Quarto Oggiaro, San leonardo, Bonola, Bicocca. Da segnalare a Roma il raduno nazionale annuale organizzato dall’Associazione Italiana Parkour.it, promosso dalla Provincia di Roma, dal Comune di Roma e dall’VIII Municipio, in collaborazione con l’Associazione Fiaba (Fondo italiano Abbattimeto Barriere Architettoniche) e con l’universtità di Tor Vergata che mette a disposizione gli spazi. Questo raduno ha lo scopo di combattere ogni tipo di barriera fisica, ma anche mentale. In particolare è suo intento abbattere le barriere architettoniche e mentali per i diversamente abili oltre a ciò si propone di affrontare il problema del disagio giovanile. A questi scopi presta il proprio apporto il Parkour che viene inteso, in metropoli sempre più dominate da vandalismo e mancanza di rispeto, come un modo utile per prendere sempre più coscienza degli spazi urbani, sfidandoli, ma al tempo stesso fondendosi con essi. Insomma, una modalità di riappropiazione della scena delle periferie metropolitane.


BIBLIOGRAFIA E SITOGRAFIA •

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I ragazzi del PARKOUR di Vanzetto Chiara, Il Corriere della Sera, 27 aprile 2007, (http://archiviostorico.corriere.it/2005/ aprile/27/ragazzi_del_PARKOUR_co_7_050427019.shtml) Il parkour, tra la rete e la strada di Carlo Prevosti, Web&BlogRunning, 27 gennaio 2009 (http://www.outdoorblog.it/post/2223/parkour-tra-la-rete-e-la-strada) http://it.wikipedia.org/wiki/Parkour http://www.parkour.it/ Perchè Parkour, (http://blog.tiziananenezic.com/2008/10/13/ perke-parkour/) Differenza tra parkour e Freerunning (http://www.leparkour. splinder.com/post/15345263/Differenze+tra+Parkour+e+Free +) Passeggiare sui tetti da Parigi aRoma (http://www.cafebabel. com/ita/article/27250/parkour-passeggiare-tetti-parigi-roma. html) Parkour: la nuova frontiera dello spostamento in città, (http://www.diregiovani.it/gw/producer/dettaglio.aspx?id_ doc=760)

IMMAGINI • •

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01. http://www.parkour.it/ 02. http://maps.google.it/maps/ms?hl=it&ie=UTF8&msa=0& msid=102207716244139394143.0004417e1515addcc5171& z=12 03. http://cup.splinder.com/post/14902977/Primi+Spot+di+p arkour+in+Umbri 04. http://www.momu.it/SitoMomu/FotoIVraduno1.htm

SPORT SIMILI •

Free Running /Yamakasi :è una dispiplina nata nel 1997 da 2 ex fondatori del parkour, David Belle , Sébastien Foucan. il fondamento quindi nasce dal Parkour ma con una differenza. il parkour premia l’efficienza con cui si superano degli ostacoli urbani, mentre nella filosofia Yamakasi, è l’estetica che conta, c’è una completa libertà nel tragitto e nella recirche di interpretare l’ostacolo tramite l’evoluzioni. Tricking : è una nuova disciplina urbana che unisce le arti marziali, la ginnastica e la breakdancing. il Tricking incorpora una varietà di mosse da diverse arti creando così un mix, “tra arti ed e estetica”


2. SITUAZIONI

SITI UFFICIALI PRINCIPALI INTERNAZIONALI •

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Urban free flow: Sito punto di riferimento per molti traceur inglesi, sicuramente uno dei portali più importanti riguardo al parkour. (http://www.urbanfreeflow.com/) Parkour.org.uk: Il primo sito Parkour Inglese, (http://parkouruk.proboards24.com/index.cgi) Le parkour: sito ufficiale francese, (http://www.le-parkour. com/) Parkour.com: Il sito di Sebastien Foucan, uno dei più bravi traceur francesi, (http://www.parkour.com/) World Wide Jam: Grande comunità mondiale del parkour, (http://www.worldwidejam.tv/index.php) Pawa:Il sito delll’associazione mondiale Parkour, (http://www. tracers.ru/shop/) PK finlandese: Il portale parkour dei traceur finlandesi,( http:// www.parkour.fi/drupal/) PK Polacco: Sito polacco sul Parkour, (http://www.justkeepwalking.prv.pl/) PK Portoghese,( http://www.parkourpt.com/) PK Spagnolo: (http://www.umparkour.com/) Pk Berlin: Sito dei traceur di Berlino, (http://www.berlinpk.com/) PK USA southest,( http://overflux.com/news.php) PK Canadese: Il sito dei traceur canadesi, (http://www.pkcc. ca/) PK Tedesco, (http://www.parkour.de/) PK Norvegia, (http://parkour.no/) PK Iraniano, (http://www.parkour.ir/) PK Cina, (http://www.parkour.cn/) PK Edimburgo, (http://www.ed-pk.com/) PK USA: PK Australia, (http://www.aparkour.com/) PK Svizzera, (http://www.freerun.ch/)


PRINCIPALI CREW NAZIONALI • • • • • • •

Associazione Parkour Italia, (http://www.apki.it/htm/links. html) Parkour Italia: tutte i Crew suddivisi per regione: http://parkouritalia.forumfree.net/ Crew di Roma (http://www.pkoloseum.135.it) Crew di Prato (http://www.krek.it) Crew di Milano (http://www.milanmonkeys.it.) Crew Cremona (http://www.freefallfamily.com Free2be www. Crew Padova (http://www.pkpd.tk) Crew Firenze (http://www.parkourfirenze.forumattivo.com Firenze)


2. SITUAZIONI

01 logo dell’organizzazione PPS

1.:: PPS NewYork, aprincipali città mondiali PPS (Progetto per gli Spazi Pubblici) è un’organizzazione non profit che aiuta le persone a creare e sostenere spazi pubblici che. Fondata nel 1975, PPS abbraccia le idee di William (Holly) Whyte, un “pioniere” della comprensione di come la gente utilizza gli spazi pubblici. Oggi, PPS è diventato un centro riconosciuto a livello internazionale per best-practice, informazioni e risorse sul Placemaking, un’approccio all’azione di trasformazione della città sul quale torneremo diffusamente più avanti. l’associazione si propone come uno dei riferimenti più del movimento “placemaking”, unendo “persone con idee, esperti e partner che condividono la stessa passione: creando spazi vitali”. Dal 1975 PPS lavora in più di 2000 comunità in 26 paesi del mondo aiutando le persone a convertire i loro spazi pubblici in posti vitali per la comunità, attraverso programmi, impieghi e installazioni che permettano di stabilire valori locali e di rispondere alle necessità delle comunità. Attraverso lo staff dell’associazione e con il contributo dei loro partner e finanziatori, quali le organizzazioni Wallence Fund, la Rockefeller Brothers Foundation, la Ford Foundation a la Kellogg Foundation e agenzie governative come la Federal Highway Administration, i dipartimenti dei trasporti statali e con la General Services Administration, hanno riqualificato parchi, mercati, strade, stazioni di transito all’interno Le aree dei programmi di riqualificazione urbana Hanno prodotto pubblicazioni , e centri web di risorse, utilizzati da migliaia di persone, per aiutare ad inserire politiche di Placemaking nelle loro attività quotidiane. Programmi e azioni si articolano per funzioni e temi. Interessante, riferendomi ai testi del sito, riprendere sinteticamente la filosofia che presiede ad ogni campo d’intervento.

02 Questo diagramma è uno dei mezzi che PPS ha sviluppato per la valutazione degli spazi di una comunità al fine di promuovere un processo di “placemaking”. Il cerchio più interno rappresenta le caratteristiche chiave, il cerchio verde rappresenta le qualità intangibili e il cerchio più esterno i dati concreti.

Per parchi, centri commerciali e piazze si sottolinea che le azioni hanno successo alle persone più che al progetto. A conferma di questa scelta si osserva che oggi PPS sta lavorando con ancora più comunità di prima per trasformare i parchi non sfruttati in grandi aree pubbliche che possano

  The Great Neighborhood Book: A Do-It-Yourself Guide to Placemaking (2007); l How to Turn a Place Around (2000); l Public Parks, Private Partners (2000); l Public Markets and Community Revitalization (1995); l The Social Life of Small Urban Spaces (William H. Whyte, 1980)


essere vive, sicure e, di volta in volta, diverse nella loro personalità una modalità ed una finalità d’azione che vale, ovviamente, anche per gli interventi di riqualificazione delle piazze e dei centri commerciali: gli uni e le altre da trasformare in spazi pubblici, in luoghi di vitale interazione. Per i trasporti si afferma che “ Se si progettano le città per le automobili ed il traffico, il risultato saranno automobili e traffico. Se si progettano invece per le persone e lo spazio, il risultato saranno persone e spazio”. PPS considera la vasta quantità di area urbana dedicata alle macchine, al traffico e ai parcheggi come una grande opportunità per creare spazi pubblici che possano servire alla “comunità”. In questa logica i progetti per il trasporto assumono la funzione di catalizzatori di un processo che trasforma le autostrade in viali, i parcheggi in luoghi di transito ad uso misto.

03 l 1981, Bryant Park, New York, NY PPS si è focalizzata sull’importanza dei parchi urbani e ha fatto molta attenzione al deterioramento e alle attività criminali che sono una minaccia per i parchi: ciò ha portato alla creazioni di spazi multifunzionali che sono ora l’orgoglio delle comunità

Per le sedi delle attività amministrative e ricreative del comune, l’obiettivo è subito messo a fuoco: collegare e ricollocare le persone alle istituzioni pubbliche che le rappresentano (tribunali, le biblioteche, sedi del governo e molti altri ancora). Un operazione di rivitalizzazione di spazi vitali per la collettività con evidenti vantaggi sia per le istituzioni sia per le comunità che queste servono. Per i mercati pubblici, attraverso la loro assistenza tecnica, seminari, ricerche, borse di studio, corsi di aggiornamento e conferenze, PPS opera per trasformarli in spazi pubblici vitali ed essenziali quindi per lo sviluppo delle comunità: per ciò che attiene la salute, l’alimentazione, la salvaguardia delle strutture produttive (come le fattorie a conduzione familiare) messe a rischio dalle grandi catene produttive e distributive. Per i centri delle città, l’assunto è semplice e lapidario: le aree centrali riempiono le città di vita quindi PPS aiuta la comunità a rinnovarsi attraverso nuovi metodi e pratiche d’azione capaci di far emergere la vitalità di queste aree. L’approccio è ovviamente quello del “placemaking” ai cittadini; quello cioè che orienta i cittadini e i residenti a concentrarsi nel miglioramento degli spazi più importanti per loro. In sostanza, un salto di scala nell’applicazione degli stessi principi che abbiamo visto all’opera nei precedenti ambiti funzionali e spaziali.

04 1983,Chapel Street,New Haven, CT PPS ha ristrutturato numerose strade principali, corridoi commerciali urbano e reti dei trasporti attraverso un programma innovativo e tecniche Placemaking, pubblicando diversi libri tra cui “Great Corridors, Great Comunities”

05 1993 - Oggi Placemaking raining,Czech Republic, Croatia , Serbia, & Montenegro In paesi devastate da cambiamenti culturali e perdite, PPS ha aiutato a ristabilire le tradizioni delle comunità attraverso laboratory di Placemaking e attraverso l’unione di reti di diverse comunità


2. SITUAZIONI

Può essere utile rilevare che l’attività di PPS ha trovato applicazione anche in due altri campi. Si tratta del campus universitario (un’istituzione di gramde rilevanza per la costruzione della città americana) e del porto, un’area che, storicamente itegrata strettamente alla città, s’è andata nel corso della modernità industriale progressivamente separando dalla città, sottraendo a questo affaccio e uso delle risorse d’acqua, fluviali o marine che fossero. E in effetti nei nei progetti di porti (da Hong Kong a San Diego a Memphis) PPS sta lavorando per reintegrare i porti, molti dei quali esclusi a causa di autostrade, impianti ferroviari, insediamenti industriali, ai contesti urbani. Tornando al campus, l’azione parte dal presupposto che non sia sufficiente costruire un università solo sulle specifiche necessità dei suoi programmi accademici ma che piuttosto si tratti di configurare una spazialità d’insieme capace di promuovere l’interazione fra coloro che partecipano alla vita accademica didattica e sociale del campus. E che sia inoltre fondamentale favorire l’interazione fra il campus e la città costruendo nel campus uno spazio pubblico aperto alla città.

06 1999-2001,Detroit, Campus Martius Park PPS ha aiutato le comunità e il governo cittadino di Detroit a raggiungere l’obiettivo di creare “il miglior spazio pubblico del mondo”, Campus Martius, lo storico cuore della città che una volta era un’isola di traffico isolata e deteriorata. Gli usi pubblici dentro e fuori del parco per persone di tutte le età e tipologia hanno portato ad una rinascita della città di Detroit

Vale ora la pena di esaminare sinteticamente i fondamenti su cui si basa l’azione di PPS emergono con sufficiente chiarezza da quando sin qui detto e sono, peraltro, ripresi e ribaditi di continuo nei testi che restituiscono l’attività assai imponente dell’associazione. Si tratta, come già osservato all’inizio di questa scheda, dai principi del placemaking. In grande sintesi, l’azione di PPS fa riferimento alla risorsa ed al potenziale delle comunità locali. Tende cioè a far riferimento alla “saggezza collettiva” delle comunità; vale a dire trarre alimenento, per la progettazione degli spazi, dalle conoscenze di chi abita quegli spazi, promuovendo, coerentemente, un approccio al progetto bottom up. Un approccio in grado di produrre spazi che, hano un significato per la gente, perché risultato ed espressione dei loro bosogni e dei loro desideri. Un esito che parrebbe dipendere òdalla capacità di accogliere “più gente comune possibile” nel processo di progettazione e, non di meno decisione. Un approccio dunque al progetto che tende a mettere in discussione le forme tradizionali dell’azione degli attori economici, istituzionali e tecnici: una modalità arrocata, distante, calata dall’alto; basata su logiche d’interazione interne alle tre componenti.


Un approccio dunque che tende, per un verso, a superare gli impedimenti all’interazione fra differenti livelli istituzionali; per un altro verso, a superare la rigidità dei limiti di scopo e funzione dell’approccio tecnico; per un altro verso ancora, a superare la ristrettezza degli ambienti in cui si definiscono le scelte di interesse. Oltre a ciò e su di un altro piano, ma pur sempre coerente con quanto sin qui detto, va sottolineato che a muovere metodi e pratiche di progetto sono due convincimenti di fondo: che l’obiettivo del progetto sia quello di produrre spazio pubblico, quale garanzia di vitalià; e che la qualità del progetto dipenda dalla capacità di produrre muxitè. Entrambe le cose, ottenibili attraverso l’ascolto, il coinvolgimento, il conflitto e la mediazione. Rispetto a tutto ciò assume significato chiaro l’impegno comunitario interattivo di PPS.


2. SITUAZIONI

BIBLIOGRAFIA E SITOGRAFIA •

Whyte W.H.,2007, The Great Neighborhood Book: A Do-It-Yourself Guide to Placemaking

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http://www.pps.org/ http://www.pps.org/info/placemakingtools/placemakers/ wwhyte#perspectives http://www.pps.org/info/bulletin/what_is_placemaking http://blog.pps.org/ http://en.wikipedia.org/wiki/Project_for_Public_Spaces http://www.streetfilms.org/archives/public-space-transformations/

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IMMAGINI • • • • • •

01.http://www.pps.org/ 02.http://www.pps.org/info/bulletin/what_is_placemaking 03.http://www.pps.org/info/newsletter/thirtieth_anniversary/ greatest_hits 04.http://www.pps.org/info/placemakingtools/Books_Videos/ Building_Community_through_Transportation 05.http://www.pps.org/info/newsletter/thirtieth_anniversary/90-94 06.http://www.pps.org/info/projects/campus_martius

Altre associazioni che si interessano di Placemaking •

Place Partners: Kylie Legge and Katrina Adams sono i direttori della Place Partners. sostanzialmente una società di consulenza, con un approccio interdisciplinare sulla creazione e la rivitalizzazione degli spazi urbani di una città. Questo approccio collaborativo si fonda sulla convinzione che i migliori spazi pubblici sono un sistema vivente di attività interdipendenti che si basano su forti relazioni di lavoro tra progettazione, sviluppo, commercio al dettaglio, marketing e pianificazioneurbanistica. L’ obiettivo è quello di rivelare e di rispondere alle volontà di una comunità, intervenendo sullo spirito dei luoghi e quindi al genius loci che carattaerizza qualsiasi comunità. Place Partners fornisce quindi i principi guida per le decisioni di progetto,una guida alla progettazione,e gestione dello spazio publico. (http://www.placepartners.com.au/) Village Well: “A livello globale e locale, stiamo assistendo a un ritorno alla comunità, e il ruolo delle imprese e di governo


come catalizzatori per un cambiamento positivo. La rinascita del borgo e quindi di una rinnovata appartenenza ad una comunità, risulta essere un’opportunità per costruire fondamenta sicure per le generazioni future, pur godendo di tutti i vantaggi della fiorente economia locale, la cultura e luoghi significativi” questa la breve introduzione nella home page di questa associazione con sede A Melbourne Australia. Sembra chiaro che ll loro approccio, parte quindi dalla volontà di migliorare e progettare gli spazi pubblici in cui la comunità vive. I principi cardine con cui lavora l’associazione risiedono nella collaborare le comunità, le imprese e il governo al fine di creare luoghi significativi che riflettono le esigenze delle persone che li abitano, comprendere, in un certo senso, il rapporto tra il costruito, gli ambienti naturali e quelli sociali, proponendo progetti innovativi, seminari, corsi di formazione ed eventi. (http://www.villagewell.org/) PlaceMatters: crede in informato, equo, efficace e l’impegno dei cittadini in modo sempre più complesse situazioni di pianificazione territoriale. Noi lavoriamo per far sì che le comunità e le organizzazioni di progettare e attuare processi che raccogliere un ampio coinvolgimento del pubblico e il piombo e il sostegno allo sviluppo sostenibile, comunità vivibili. Attraverso l’utilizzo di nuovi processi di impegno pubblico e di strumenti tecnici emergenti, lavoriamo per consentire l’uso del territorio efficace processo decisionale. Strumenti tecnici che aiutare i soggetti interessati a capire l’uso del territorio e di analizzare gli impatti tradeoffs, noto come “strumenti di supporto alla decisione”, quando accoppiato con una forte leadership e il buon pubblico processi, può democratizzare radicalmente ciò che sono spesso disfunzionali e / o di esperti guidato solo decisioni a livello comunitario.(http://www. playce.biz/)

Altre associazioni minori • • •

Playce: (http://www.playce.biz/) Place Matters: (http://www.placematters.org/) Sustainable Placemaking: (http://www.sustainable-placemaking.org/)


2. SITUAZIONI

pubblicitario e marchio 01 Logo dell’iniziativa Wikicity-Real time to roma promossa dal MIT

interattiva di 02 rappresentazione un’esempio di mappa in real time. Il progetto per Roma, che sarebbe avvenuto durante la notte bianca nel settembre prossimo, era già stato anticipato durante la Biennale di Venezia nel luglio 2006

1.:: WikiCity - Real Time to Roma NewYork, aprincipali città mondiali L’aumento vertiginoso dei sensori e dei dispositivi elettronici (cellulari, ad esempio, o GPS, Router wireless, eccetera) permette oggi uno studio “in tempo reale” di come la città si muove, e di come si trasforma. Dal punto di vista della mobilità già adesso moltissimi attori sociali si stanno occupando di questo problema. Sia le università che società private e pubblici (tipo Atac) stanno sviluppando piani di mobilità basati proprio sull’utilizzo dei GPS, specie in trasporto pubblico, con l’obiettivo di minimizzare i tempi di ciclo, massimizzando i benefici. Il progetto più interessante preso in esame, è stato sviluppato dal Senseable City Laboratory del Massacchusset Institute of Technology che prevede l’utilizzo dei dati del cellulare e della tecnologia wireless per mostrare i movimenti della città in tempo reale. Nell’occasione del grande happening della notte bianca 2006, che ha richiamato a Roma più di un milione e mezzo di persone, debuttò il progetto WikiCity Rome: un progetto di informazione ad alto tasso di tecnologia, frutto della collaborazione tra il Mit (Massachusets Institute of Technology), istituzioni locali, Seat, Telecom Italia, Tele Spazio, Atac e Trenitalia, con Repubblica come sponsor tecnico. Per tutta la notte, dalle homepage di repubblica.it e roma.repubblica.it è stata resa visibile una mappa della città, aggiornata in tempo reale, con informazioni non solo sugli eventi in corso e le news sulla viabilità e la situazione nelle strade della città, ma anche e soprattutto rendendo possibile la visualizzaziome minuto per minuto dei grandi spostamenti di persone e la posizione di autobus, taxi e treni all’interno della capitale. Il progetto ruota attorno ad un sistema in grado di monitorare le celle dei ripetitori di telefonia cellulare, restituendo i dati sulla mappa con una marcatura colorata più fitta a seconda della quantità di persone presenti in quel momentoin un determinato posto; non rilevando, dunque, l’identità dei singoli utenti, ma solamente l’intensità del flusso di comunicazione con le varie celle. Le altre informazioni di servizio, come la precisa localizzazione di bus, taxi e treni, è stata resa possibile grazie ai dispositivi satellitari montati sui vari mezzi. La mappa, diventa non solo uno strumento di monitoraggio ma di informazioni, riguardanti gli spettacoli e le notizie di servizio aggiornate per tutta la notte dai giornalisti della cronaca di Roma e di Repubblica.it.


Inoltre, la stessa mappa è stata proiettata anche sul maxischermo allestito in piazza Marconi. “Wiki City Roma - spiega Kristian Kloeckl, ricercatore del Mit di Boston e membro del SENSEable City Lab che sta lavorando al progetto - può dare ai romani una nuova consapevolezza sul loro stile di mobilità urbana nel corso di eventi eccezionali e/o quotidiani”. Vedere un grande afflusso di persone in una certa zona per assistere a un evento può indurre chi guarda la mappa tanto a dirigersi verso quel punto per partecipare, quanto invece a starne lontano. Queste informazioni possono insomma aiuter-

04 Legenda Wikicity map

03 mappa interattiva proiettata sulla parete esterna del Museo Pigorini in Piazza Marconi, durante la Notte Bianca del 2006. In giallo il flusso dei Trasporti pubblici, In blu il flusso dello spostamento di persone durante l’evento

ci a capire che genere di impatto questi eventi possano avere sulle città, ma soprattutto stimolano a riflettere sull’utilizzo di tecnologie mobili per risolvere problemi come il traffico. Questo il fine dell’MIT di boston e del suo progetto, presentato alla X Mostra internazionale di architettura della Biennale di Venezia nel 2006. Ogni telefono cellulare, se acceso, può essere localizzato con ottima approssimazione (il margine di errore è di qualche decina di metri) da parte del gestore telefonico che fornisce il servizio. In altri termini, il cellulare agisce come un vero e proprio sensore di movimento del suo proprietario. Se l’informazione spaziale viene registrata a intervalli di tempo regolari, si ottiene il percorso effettuato dal cellulare. Aggregando tali dati si ha una stima del flusso di persone che in un dato momento stanno percorrendo una certa strada. Ovviamente i dati verrebbero forniti dal gestore già in forma ag-


2. SITUAZIONI

gregata per garantire il rispetto della privacy. Le comuni mappe stradali o geografiche forniscono informazioni che non cambiano nel tem-po: sono mappe “statiche”. Già oggi è normale arricchirle con informazioni - come luoghi di pubblico interesse, parcheggi, ristoranti o alberghi - scelte dal fruitore del servizio. Se poi la mappa integra dei dati variabili forniti in tempo reale, diviene “dinamica”. Grazie a queste mappe dinamiche diventa possibile essere informati in tempo

05 Quadrante Est di Roma il giorno 21 Febbraio 2006 alle ore 9.00 am. Il flusso di traffico si dirige dal centro verso Est. In rosso i picchi di traffico attorno alla Stazione Termini, Via Tributina e l’autostrada A24.

reale sul traffico a un certo in-crocio, sull’affollamento di un particolare luogo, sull’evoluzione e la dinamica dei movimenti dei cittadini e dei visitatori all’interno della città. Come è evidente, le possibili applicazioni di questa tecnologia sono innumerevoli: le aziende di trasporto pubblico potrebbero far convergere più mezzi sulle fermate affollate; i taxi pianificare le loro corse tenendo conto della situazione attuale del traffico e della distribuzione spaziale della domanda; le autorità di pubblica sicurezza e la protezione civile mettere a punto piani efficienti di evacuazione in caso di emergenze. Inoltre, un’attenta analisi dei flussi in ingresso e in uscita dalla città evidenzierebbe i cosiddetti “colli di bottiglia”, permettendo di ripensare la viabilità in modo radicale. “Quanto l’accesso alle informazioni sulla mobilità in tempo reale può contribuire a determinare i processi decisionali, modificando l’orientamento a compiere un’attività o un’altra? - Quante volte siamo arrivati in aeroporto solo per scoprire che il nostro volo era stata posticipato o cancellato, o quante volte siamo stati bloccati da un ingorgo inaspettato? si chiede Kloeckl -”. Questa una delle tante domande alla quale il MIT inizia a trov-


are risposta, il progetto WikiCity, si è preoccupato di studiare non solo un nuovo modo di mappatura della città e delle dinamiche provvocate da essa, attraverso la monitorazione della città in tempo reale, ma bensì nel progetto, risiede la volontà di costruire uno strumento, utile per i suoi cittadini, dando modo ad essi di basare le proprie azioni/decisioni , attraverso un monitoraggio dei propri spostamenti. Il progetto, quindi, non si limita solo a rappresentare unicamente la città, ma piuttosto ha lo scopo di diventare un dispositivo collettivo, dettato dai diversi spostamenti che il cittadino compie all’interno del tessuto urbano, con il fine ultimo di suscitare una maggiore efficienza globale e una sempre più presente sostenibilità nell’uso della città. In sintesi, l’approccio scientifico di questo progetto è principalmente guidato da una ben precisa prospettiva culturale; quella di porre al centro della ricerca l’utente, quale cittadino e primo fruitore della città. Come accennato inizialmente, nei decenni passati sono stati sviluppati sistemi di controllo in tempo reale in una certa varietà di applicazioni dell’ ingegneria. Così facendo, si osserva, è aumentata drasticamente l’efficienza dei sistemi attraverso il risparmio di energia, la regolazione delle dinamiche, la maggiore resistenza e tolleranza dei disturbi. La prima domanda che l’MIT si è posta per iniziare questo progetto è stata: può esserci una città che si comporti come un sistema di minitoraggio in tempo reale? Questa domanda diventa con il tempo l’obiettivo del progetto WikiCity, partendo da una attenta disaminazione dei quattro componenti chiave di un sistema di controllo in tempo reale: 1. entità da controllare in un ambiente caratterizzato dall’incertezza; 2. sensori capaci di ottenere informazioni sullo stato dell’entità in tempo reale; 3. intelligenza capace di valutare la performance del sistema a fronte di esiti indesiderati; 4. mezzi/attuatori in grado di operare sul sistema per realizzare la strategia di controllo. L’ MIT iniziò a fare delle considerazioni in merito ai 4 punti elencati precedentemente. La città, dichiara il MIT, rientra certamente nella definizione del punto 1, e il punto 2, e ciò sembra non porre particolari problemi. Prendendo da esempio il

4.00

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06 Nella sequenza, dall’alto in basso, la mobilità oraria a Roma il giorno 9 febbraio 2008. Il primo quadrante è riferito alle ore 4 del mattino, il secondo alle 8, il terzo alle 20 e l’ultimo a mezzanotte. L’intensità luminosa indica il numero di auto in movimento


2. SITUAZIONI

progetto Real Time to Roma, esso usava dispositivi cellulari e GPS per raccogliere gli schemi di movimento della gente e dei mezzi di trasporto, e il loro utilizzo spaziale e sociale nelle strade e nei quartieri. Anche se la città contiene di per sè diversi tipi di attuatori come i semafori e la segnaletica stradale ,aggiornata a distanza, un attuatore ben più flessibile sarebbe i suoi stessi abitanti. Di conseguenza, il MIT sta creando una nuova piattaforma per archiviare e scambiare informazioni che siano sensibili a luoghi e tempo , rendendoli accessibili agli utenti attraverso i dispositivi mobili, le interfacce web e fisiche. Queste piattaforme, sostengono i ricercatori dell’MIT, permetteranno alle persone di diventare “attuatori intelligenti distribuiti”, che perseguono i propri interessi individuali in cooperazione e competizione con gli altri, diventanto così loro stessi attori rilevanti, se non i principali, del miglioramento dell’efficienza complessa dei sistemi urbani.


PROGETTI SIMILI BIBLIOGRAFIA E SITOGRAFIA •

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Patti Richards, ‘Wiki City Rome’ to draw a map like no other in MIT Tech Talk , 10 settembre 2007. http://web.mit.edu/newsoffice/2007/wikicity-0830.html Andrea Fiore, Realtime-Rome: Mappare i flussi di mobilità nella metropoli in Newseller Italiana di Mediologia 28 Aprile 2008. http://www.nimmagazine.it/?q=node/233 Alessio Balbi, Il Grande Fratello del traffico così si controlla la mobilità in La Repubblica 19 Luglio 2006. http://senseable. mit.edu/news/on_us/Repubblica19Jul2006.pdf Alessandro Rossi, Carlo Ratti, MIT: ecco la città del futuro in Associazione ADIT il network dell’innovazione tecnologica, s.d. http://www.aditonline.it/?page_id=296 Giuseppe Orilo, Smaltire il traffico con il cellulare in Epolis Eoma, 9 Ottobre 2006. http://senseable.mit.edu/news/on_us/ EPolis9Oct2006.pdf ihttp://www.complexlab.com/areetematiche/reti/mondoesterno/rassegna-stampa/la-mappa-di-romaa-suon-di-telefonini/newsitem_view?b_start:int=10, La capitale vive in digitale in ComplexLab http://senseable.mit.edu/realtimerome/ http://www.mit.edu/ h t t p : / / w w w. r o m a e c o n o m i a . i t / n e w s i t e / p d f r u b r. php?rub=2&id=31 http://www.googlisti.com/2006/09/08/roma-in-tempo-realesulle-mappe-del-mit.html http://www.i-dome.com/flash-news/pagina.phtml?_id_articolo=11793-Wiki-City-Rome-un-progetto-MIT-e-Pagine-Gialle. html

IMMAGINI • • • • • •

01. http://web.mit.edu/newsoffice/2007/wikicity-0830.html 02. http://senseable.mit.edu/realtimerome/images/IMG_5597. jpg 03. http://senseable.mit.edu/wikicity/rome/ 04. http://senseable.mit.edu/wikicity/rome/index.html 05. http://senseable.mit.edu/news/on_us/Repubblica19Jul2006.pdf 06. http://senseable.mit.edu/news/on_us/Repubblica19Jul2006.pdf

Altri progetti Real Time prodotti dal MIT • • •

Amsterdam Copenhagen Graz


2. SITUAZIONI

1.:: Real Time Amsterdam Amsterdam Un gruppo di designer-artisti ha utilizzato la tecnologia satellitare per una sperimentazione tra reale e virtuale in cui gli abitanti si fanno utenti e protagonisti di una sorta di interfaccia urbana. L’obiettivo era quello di sondare i possibili utilizzi della tecnologia GPS nella società, muovendo dall’assunto che l’evoluzione della tecnologia può essere dettata anche da sperimentazioni di altra natura come quelle artistico-filosofiche, in quanto ritenute capaci di mostrare significati nuovi.

01 home page real time to amsterdam

L’esperienza è stata condotta in occasione della esposizione “Maps of Amsterdam 1866-2000” all’Amsterdam City Archive. Gli artisti Esther Polak e Jeroen Kee hanno studiato un progetto che si intitola Real Time. Un Progetto che utilizza la tecnologia senza fili per tracciare i percorsi che le persone compiono nella città. Il progetto ha dotato per due mesi (dal 3 ottobre al 4 dicembre 2002) gli abitanti di Amsterdam, che hanno voluto aderire all’iniziativa, di un palmare con trasmettitore GPS annesso, (attraverso questo strumento, nello schermo del palmare ,l’utente poteva visualizzare il proprio percorso in tempo reale), proprio per mappare la città secondo quello che potremmo definire il vissuto degli spostamenti personali. Vale a dire, come scrive Esther Polak, secondo “l’invisibile mappa della città” che ogni user ha “nella sua mente”. Un progetto dunque, che “tenta una visualizzazione delle mappe mentali così ipotizzate attraverso i movimenti volontari degli utenti della città”. Un progetto che mostra in una sola città tante diverse psicogeografie individuali e altrettante mappe collettive urbane; mappe, occorre sottolineare, che non corrispondono agli edifici e alle strade ma agli spostamenti delle persone. Come rilevano i due artisti: “Quando diversi tipi di utenti con diversi mezzi disegnano le loro “linee” nella città, diventa chiaro l’interesse che potrebbe essere dato a questo tipo di sperimentazioni. Un ciclista produrrà diversi percorsi rispetto ad un automobilista oppure a chi utilizza i mezzi di trasporto. l’ubicazione della casa, il luogo di lavoro o altre attività (scuole, ospedali ecc…) costituiranno i luoghi nodali di questi tracciati. Lo city-user delineerà i suoi tracciati mentali che corrisponderanno al suo uso quotidiano. In questo modo si verrà a creare una mappa alternativa della città, una mappa dell’uso


della città e dei suoi spazi”  Gli artisti usano provocatoriamente il termine “users” della città, invece di abitanti o cittadini. In qualche modo essi interpretano lo spazio urbano come una sorta di interfaccia, che quindi deve essere usabile e fruibile rispetto alle nostre esigenze. Sembrano suggerire che tracciando i percorsi che le persone compiono in questa sorta di interfaccia si possono capire molte cose; si può descrivere, interpretare ed anche modificare la città. L’interfaccia, infatti, è sì un concetto che è stato approfondito nell’ambito informatico, e ancora di più nella riflessione comunicativa e cognitiva relativa all’interazione tra l’uomo e la macchina informatica, ma i tanti studi sull’interazione hanno in qualche modo indotto a una rivisitazione del rapporto dell’uomo in generale con gli oggetti e oggi sempre più con gli ambienti e gli spazi in cui esso abita. Come è stato osservato infatti: “Seguendo nuovi approcci di analisi non è più solo interfaccia lo schermo del computer e i vari componenti informatici, ma è interfaccia ogni cosa attraver-so cui l’uomo interagisce con delle entità dotate di senso. In una prospettiva semiotica, ogni elemento del mondo è interfaccia. Il concetto di interfaccia diventa quindi basilare per ogni tipo di design e rivisita la progettazione non solo delle vecchie tecnologie e degli oggetti (telefoni, segnaletica, pubblicità, televisori, elettrodomestici, guide, ecc), ma di tutti gli ambienti e in particolare di quegli ambienti in cui la funzione comunicativa è determinante per la com-prensione degli stessi (i musei, gli uffici pubblici, gli ospedali ecc, ma in generale anche la città)” Ogni spazio urbano dunque può essere osservato “sotto questo punto di vista e poiché la forma e la collocazione degli edifici influisce sui contenuti e sulle attività che essi contengono (pensiamo alle scuole, agli ospedali, alle fabbriche, alle case, alla pianificazione urbanistica), la progettazione degli spazi ha un significato comunicativo molto influente”. D’altro canto, come osserva ancora Raffaella Scalisi: “La storia dell’architettura e dell’urbanistica del resto conoscono esempi eclatanti di come errori comu-nicativi nella progettazione abbiano contribuito a creare disagi sociali ed emarginazione.” Ma tornando agli esperimenti psicogeografici dei due artisti, ciò che essi sembrano sollecitarci è di prestare la dovuta at  (Raffaella Scalisi) in ApogeONline;Il GPS per tracciare mappe psicogeografiche della città

02 Il soggiorno è più lungo o più spesso si visita un certo luogo, gradualmente l’intensità del colore che rappresenta questa località modifiche. Il bianco è il meno visitato, cambiando di colore giallo al rosso per la maggior parte dei luoghi visitati spesso.


2. SITUAZIONI

03 partecipante all’iniziativa

tenzione alla mappa urbana che è nella mente, ovvero alla ricchezza del vissuto che gli spostamenti personali esprimono. per dirci, ancora, che il pluralismo dello sguardo e del visuto esprime una trama di psicologie individuali e, potenzialmente, collettive, di ardua, se non implacabile decifrazione. ma che, anche, la consapevolezza di quel pluralismo educa ad una visone aperta, disponibile alla diversità, alla compresenza ed interazione delle differenze. Tutto ciò, io credo, per suggerirci che la comprensione della città deve oggi tener conto dell’apprendimento inatteso di uno sguardo plurale, non codificato e dunque libero e aperto. sguardo, sguardi che mettono a fuoco una città aperta, possibile, nuova; e ciò proprio perchè segnalano che, disponendo la città, fra gli altri possibili, di un carattere psichico, siamo in presenza non di una sola città, ma di tante, quante sono almeno i suoi abitanti; e mole di più considerando la condizione plurale dell’io. Sguardi, dunque, che si nutrono di corpi, oggetti, simboli; significandoli e trasformandoli. Sguardi che si nutrono di interfacciamenti continui; che dunque mostrano di voler comunicare, muovendo così dalla consapevolezza individuale a quella collettiva. In definitiva, ciò che Polak e Kee suggeriscono è non solo la potenzialità esplorativa e di conoscenza critica di tali sguardi, ma anche il potenziale arricchimento dell’attenzione e dell’azione sociale e politica che essi apportano


BIBLIOGRAFIA E SITOGRAFIA • • • • • • • • • •

Rafaella Scalisi , 2003, ApogeONline;”Il GPS per tracciare mappe psicogeografiche della città” Chaosmonautiche, Cyberzone n. 16, http://www.cyberzone.it http://www.waag.org/realtime/en_frame.html http://www.ztl.eu/ http://socialfiction.org/psychogeography/ http://www.rekombinant.org http://www.psychogeography.org.uk/ http://www.psychogeography.net/ http://www.ddss.nl/Eindhoven/publications/1703

IMMAGINI • •

01. http://realtime.waag.org/ 02. http://www.ztl.eu/

Progetti simili • • • • • •

Cabs real time, San Francisco, USA http://www.cabspotting.org STM Research by Nielsen, Copenhagen, DK http://www. spacetimeman.net IFP (International Federation of Pedestrians) http://www. pedestrians-int.org PQN (Pedestrian Quality Needs) http://www.ictct.orgShared Spaces http://begegnungszonen.ch/ Sense of the city project, Eindhoven, http://www.cityworks.nl, http://www.senseofthecity.nl Spatial Metro project http://spatialmetro.org/


2. SITUAZIONI

01 locandina pubblicitaria del secondo contest svoltosi a Milano, il 28 aprile 2006

02 Localizzazione del contest svoltosi a Milano, il 28 aprile 2006

1.:: StreetBoulderContest Milano, altre città d’italia Lo “street-bouldering”, è considerata una disciplina sportiva. Una disciplia che ha trovato nel nostro Paese il più alto numero di praticanti e il maggiore grado di organizzazione. Discendente dal “bouldering” (tipo di arrampicata che si effettua in natura), questa variante cittadina nasce dalla volontà di coloro che hanno scelto di “vivere la città anche in verticale”. dietro tale motivazione è però dato di leggere una forma di reazione all’eccesso di urbanizzazione che caratterizza le nostre città. Una sorta, diremmo, di pulsione a reintrodurre caratteri di naturalità nell’ormai incontrastata artificialità dell’organismo urbano. Una sorta di stridente contrasto, consapevolmente ricercato, volto a denunciare l’indifferenziata e insensata dilatazione della città e del suo vorace consumo di risorse. Una pratica, solitaria o di “cordata”, comunque discreta, di riappropiazione e valorizzazione del patrimonio di segni e memoria della città; e di riambientamento, direi, almeno per i cultori dello Street Boulder. in questa prospettiva, per chi pratica Street Boulder le grigie metropoli sembrano diventare un patrimonio inesauribile: La facciata di un palazzo, un monumento, un ponte o un vecchio edificio ormai dismesso, si tra-sformano in “blocchi” da conquistare e con i quali confrontare le proprie abilità. Come dichiarano Andrea Negrinelli e Massimiliano Sacchi, milanesi e, padri dello street-bouldering italiano, docente a contratto di biomeccanica all’università il primo, produttore musicale e insegnante di infor-matica alle scuole elementari il secondo) “Lo street bouldering è sicuramente un punto di vista diverso della città e anche degli spazi della città, diventa un modo nuovo di reinterpretare ciò che si ha attorno e valorizzarlo ai propri occhi” Un’operazione resa possibile grazie all’aggiunta di una nuova dimensione di percezione della città: quella verticale (già richiamata), di fatto, dimensione “perdente” rispetto a quella “naturale” dell’orizzontalità. una dimensione, però, capace di arricchire percezione e immaginario della città. Siamo in presenza di una “tribù metropolitana”, di una “comunità sportiva” che, attraverso una pratica di riappropiazione ludica, sta trasformando il modo con cui vedere, soprattutto, gli spazi degradati della città: vecchi edifici industriali, palazzi degradati e abbandonati, mura e quant’altro.


In fondo, una città “parco giochi” che, grazie ai numerosi e differenti resti o scorie della sua più recente modificazione concede il modo di “crearsi un parco-giochi vicino a casa”, come osservano Negrelli e Sacchi. Una pratica ludica che ripensa la città come un enorme e disponibile “parco giochi” e “parco sportivo”, compensandone così le tradizionali carenza, ma allo stesso tempo denunciandole come spia di un carente qualità di vita, e, soprattutto , di un insostenibile tempo quotidiano di vita; tempo di vita che gli stessi fondatori riconducono alla dilatazione dello spazio urbano e dlle pratiche di vita e lavoro della città postfordista. Vediamo ora di conoscere meglio la pratica. Lo street boulder contest è un raduno, una gara in cui partecipa chi vuole. Il punto di riferimento è internet (www.stonegrip.it). I partecipanti comunicano attraverso la rete, la chat diventa modo di comunicare e organizzare; e il sito di Stone Grip è la piattaforma. Tutti i partecipanti che intendono vorranno partecipare all’evento ricevono al momento dell’incontro nello spazio reale, un foglio in cui è indicato il ritrovo e tutti i percorsi da seguire con indicazioni specifiche.

04 Retro del foglio consegnato ai partecipanti del contest milanese 2006 indicazioni su come affrontare i blocchi

Non si sale più di quattro metri, sempre col materassino sotto ed evitando di rovinare monumenti, disturbare persone e soprattutto mettere a rischio l’arrampicatore. I fondatori hanno

03 Fronte del foglio consegnato ai partecipanti del contest milanese 2006 indicazione localizzazione blocchi


2. SITUAZIONI

05 Attrezzatura per praticare lo strett bouldering> scarpe da ginnastica e materassino a zaino

iniziato così, con la voglia di “giocare” per le strade di Milano senza dar noia a nessuno, la sera quando c’è meno traffico. Hanno scalato le “microvette urbane” di qualche cornicione, qualche cassonetto, un pilastro non troppo alto a sostegno della tangenziale. Arrampicarsi sugli edifici tecnicamente è violazione di proprietà privata, “ma scegliendo aree dove non davano fastidio, chiedendo il permesso e fermandoci se qualcuno si risentiva”, non hanno avuto problemi. La prima competizione di arrampicata dello Street Boulder Contest è stata quella del 2003, primo contest del genere al mondo, a cui ha poi fatto eco quello di Tolosa nel febbraio 2004 ed in seguito anche in Gran Bretagna. L’interesse dell’emittente televisiva Sky, del TGcom, e di testate giornalistiche qualiCorriere della Sera, ecc. , è indice della popolarità ed originalità dell’evento. Il fatto che il contest sia clandestino, che la località rimanga segreta fino al giorno stesso e che venga comunicata ogni anno in modo differente (quest’anno via sms) rende unica e coinvolgente questa iniziativa. L’ organizzazione ha come obiettivo quello di proporre l’evento nelle più importanti città italiane, di far rivivere gli spazi degradati della città almeno per una notte l’anno, coinvolgendo non solo i cosiddetti “arrampicatori metropolitani” ma anche chi vive questi quartieri di margine, magari attraversandoli con uno spirito diverso, più ludico e partecipativo.

06 street boulder contest 2006, Milano> arrampicatore metropolitano mentre si presta ad affrontare un blocco

Il mezzo per comunicare, organizzarsi e agire è un sito web, all’indirizzo www.streetbouldercontest.com (collegato con www.stonegrip.it ) costantemente aggiornato e fortemente interattivo le cui visite, nel 2008 sono state circa 56000 e oltre 784000 i contatti. L’idea di creare un movimento attraverso la rete, inserendo nel web dei video e delle foto che documentassero le loro arrampicate metropoliane , ha suscitato interesse per le piccole frange di streetboulder, dal 2003 con oltre 60 partecipanti , proseguendo nel 2005 con oltre 200 partecipanti. La finalità del progetto......stanno lavorando risiede in una mappatura dei numerosi “blocchi urbani” (possibile edifici in aree dimesse, arredi urbani, “ostacoli urbani”) per ora nella città di milano.


I due amici hanno già mappato e pubblicato tutte le zone che hanno esplorato con l’obiettivo di creare una piattaforma interattiva alla quale può contribuire chiunque sia interessato , inviando la documentazione dei blocchi attraverso foto, video e testi. Il fine comune di questa tribù metropolitana risiede nel creare una guida virtuale degli “ostacoli urbani” degradati presenti nelle nostre città, con l’intenzione che questo movimento si espanda non solo in italia ma anche in altre città europee. Inoltre nel portale è possibile trovare collegamenti con i migliori siti di urban climbing europei, allo scopo di creare un forum europeo di questa disciplina


2. SITUAZIONI

BIBLIOGRAFIA E SITOGRAFIA • • • • • • • • • •

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Pollarini, Scatigna, 2006, Next Game, Franco Angeli editore http://www.streetbouldercontest.com http://www.streetbouldercontest.com/sbc2006/sbc2006.htm http://www.streetbouldercontest.com/stats/webalizer/ http://www.streetbouldercontest.com/sbc2006/ComunicatoStampaSBC2006.pdf http://www.stone-grip.it/ Reportage dell’edizione milanese del 2006 trasmessa da Italia 1, http://www.youtube.com/watch?v=wmjNE9RG0T0 Un breve estratto del documentario di Rovero Impiglia, http://www.youtube.com/watch?v=rjtqgi246cE. per maggiori informazioi sul documetario originale vedi, http://www.cinemambiente.com/allegati/Schede_film_07/09_ambientazioni/ STREET_BOULDER.pdf Servizio trasmesso da SkySport2, http://www.youtube.com/ watch?v=56QuVG7pC0A

Jesi Carlotta, Muri o balconi per gli alpinisti metropolitani in Il Corriere della Sera 27 Aprile 2006, http://archiviostorico. corriere.it/2006/aprile/27/Muri_balconi_per_gli_alpinisti_co_ 7_060427064.shtml Cinzia Negherbon, Ombre agili nella notte in D La Repubblica della donna Dicembre 2007. http://dweb.repubblica.it/ dweb/2007/06/23/attualita/dspie/120agi554120.html Francesco Oggiano, Gli arrampicatori metropolitani in 24 Minuti, 23 Ottobre 2007. http://www.streetbouldercontest. com/images/Press/24minuti.pdf

IMMAGINI • • • • •

01.http://www.streetbouldercontest.com/sbc2006/locandinericevuteuk.htm 02. http://www.streetbouldercontest.com/sbc2006/doveuk. htm 03. http://www.streetbouldercontest.com/sbc2006/cartinauk. htm 04. http://www.streetbouldercontest.com/sbc2006/blocchi. htm 05. http://www.streetbouldercontest.com/images/Reportage/


sbc2006_dava/index.htm 06. http://www.streetbouldercontest.com/images/Reportage/ sbc2006_dava/index.htm

PROGETTI SIMILI • • • •

Denmark . http://www.urbanclimbing.dk/ Germany, http://herkules.jimdo.com/ Vancouver, Canada 5th Annual UBC Buildering Contest, http:// www.buildering.net/gallery/buildering/ubc/contest5/1.html University of California, Berkeley, http://www.stanford.edu/ ~clint/ba/berk68.htm


2. SITUAZIONI

01 logo e marchio presente nella home page del portale Trasform! Italia

1.:: Trasform Italia! Roma Transform! Italia, è una rete internazionale nata per iniziativa di associazioni culturali, riviste, case editrici, collettivi di ricerca, intellettuali, studiosi, individui provenienti da diverse esperienze di impegno politico, sociale e culturale, e diventata internazionale nel 2002 a Porto Alegre durante il World Social Forum. Alla costituzione e allo sviluppo dell’Associazione concorrono, dunque, persone, esperienze e culture diverse. Come è dato constatare dalla lettura del sito, il rispetto e la libera espressione di tali diversità, nonché il dialogo e il confronto tra differenti proposte e ipotesi costituiscono un valore e una pratica permanente della vita dell’Associazione, Compito dichiarato dell’Associazione è perciò quello di favorire la partecipazione della cultura critica italiana all’interno del dibattito politico-culturale internazionale; di favorire i rapporti tra essa e le esperienze di altri paesi; di aiutare e promuovere scambi, incontri e progetti transnazionali. Fra le attività d’indagine svolte credo vada segnalata l’esplorazione “politica” di un ben definito territorio: nel caso , quello dell’area metropolitana romana. Il lavoro ha prodotto una cartografia di alcuni nodo critici dell’attuale società: per l’esattezza una serie di mappe che sono state chiamate mappe dei conflitti. Gli ambiti tematici conflittuali mappati concernevano: il lavoro, i luoghi dei migrati (campi nomadi compresi), l’occupazione di case, elaborazioni riguardanti il nuovo piano regolatore, centri sociali, street parades e raves. Transform! Italia guarda allo strumento mappa come ad un nuovo linguaggio, capace di consentire all’ideologia di proiettarsi sul territorio. Quindi, non solo la mappa non è neutrale, ma può anche rappresentare un potente strumento di propaganda, in quanto “modello della realtà”. La mappatura puntale e precisa dei conflitti sociali esistenti nella Capitale si è avvalsa dell’aiuto dei cittadini e della tecnologia Web-GIS. La mappa permette di sovrapporre e combinare dati usuali (come i confini amministrativi e ambientali, le aree vincolate da piani regolatori, le in-frastrutture, il patrimonio archeologico e i beni culturali) con le informazioni relative ad azioni dissidenti e alternative. Si tratta insomma di mappe che, grazie ad informazioni ben più ricche di quelle normalmente messe a disposizione del cittadino dalle istituzioni, consentono di restituire la complessità dei processi in atto contestualizzandoli con esattezza, oltre a renderle fruibili,


con strumenti interattivi. Per ripensare la città a partire da ciò che in essa realmente coesiste e accade: un patrimonio nel “disfacimento delle forme di vita fordiste”, ricco di energie, tensioni vitali, possibili forze trasformatrici che a Trasform Italia pare saggio strappare dal “silenzio e dall’isolamento” e trasferirli in punti di un’immagine organizzata , cose trasformandoli in nodi di possibili reti cooperative. L’obiettivo era ed è quello di verificare, in definitiva, se attraverso uno strumento come questo fosse possibile produrre nuova conoscenza, scoprire o inventare nessi, suggerire possibili solidarietà. Ma anche, verificare il grado di possibilità dell’impresa, perchè, come è stato osservato, ogni brainstorming, ogni incontro, ogni appassionata discussione, non facevano che restituire una consapevolezza accresciuta della complessità della metropoli e dell’incontenibilità, entro facili e rassicuranti confini, dei suoi conflitti. Associazioni Luoghi di conflitto Luoghi d’aggregazione

01 mappatura delle Associazioni, degli ipotetici luoghi di conflitto e dei luoghi di aggregazione. Mappa costruita prendendo come riferimento I dati segnalati dalla comunità attraverso il portale interattivo

A questa difficoltà di fondo, andavano poi sommati il carattere sperimentale del progetto - privo di precedenti e di esperienze di riferimento - la sua complessità tecnica, e la stessa difficoltà nel reperire fonti o raccogliere dati “mappabili”. In merito a ciò ,per attivare l’impresa s’è dovuto fare delle scelte, abbandonando piste di ricerca e rinunciando a raccontare ambiti im-portanti del conflitto metropolitano, per concentrarsi invece su alcuni casi pilota, nei quali verificare la validità dell’ipotesi. Seguendo metodologie diverse, sono stati prodotti diversi tipi di mappe, nuove mappe, mappe dissidenti, come al sono

01 mappa della percentuale di stranieri presenti nel comune di Roma


2. SITUAZIONI

state definite dai militanti di Trasform; Mappe che costruiscono uno spazio di rappresentazione, emersione, riconoscimento e messa in rete dei conflitti metropolitani e dei soggetti sociali che li attivano. Gruppi che presentano alcuni caratteri: da un lato, autonomia, orizzontalità, molteplicità, irriducibilità a qualunque forma tradizionale di rappresentanza; dall’altro nuovo desiderio di coordinarsi, cooperare, contaminarsi. In definitiva, un censimento e il riconoscimento della “soggettività moltitudinaria, che abita, conflittualmente, la metropoli” Campi Rom 1990

Campi Rom 1995

Campi Rom 2004 Permanenti dal 1980 al 2004 Permanenti dal 1995 al 2004 03 evoluzione dell’insediamento di Campi Rom nel comune di Roma dal 1990 al 2004

Il problema della rappresentazione dei conflitti è colto con lucidità. Si afferma infatti che si conoscono molti tipi di conflitto, alcuni espliciti (lavoro, casa, immigrazione ecc.) e molti altri impliciti, di più ardua definizione, di difficile esplicitazione e valutazione. E ciò perché, come osserva, si tende sempre più a nascondere il conflitto, o a circoscriverlo in ridotti limiti, in quanto scomodo a chi governa, perché “ ricorda che le cose non vanno bene, che ci sono parti della popolazione che soffrono, che vivono continui disagi”. La scelta di rappresentare i luoghi del conflitto in una metropoli come Roma nasce quindi dall’esigenza di mettere in evidenza una realtà molto spesso nascosta, rappresentata, nel migliore dei casi, come “fenomeno puntuale e isolato (occupazione della fabbrica di… lungo la via..., occupazione della casa… in via...)” senza mai avere una visione complessiva dei luoghi in cui nascono i contrasti, siano essi di natura sociale, economica o politica. Nasce come risposta a chi il conflitto tende a isolarlo sia dal punto di vista territoriale, sia per nascondere le motivazioni che spingono al contrasto: “come se non esistessero legami tra una casa occu-pata e un fenomeno di immigrazione o un centro sociale o un rave, e come se questi feno-meni potessero non avere legami con il territorio in cui si manifestano” Rappresentare il conflitto sembra quindi un lavoro molto complesso, soprattutto per la dinamicità dei molti fenomeni da rappresentare, per la difficoltà di reperire i dati di base e per l’importanza che il fattore tempo assume nella rappresentazione. Per affrontare queste difficoltà e poter dunque rappresentare si è deciso di avvalersi dello strumento GIS. Il GIS consente, inoltre, di confrontare e verificare le relazioni tra le diverse tematiche individuate, visualizzandole contem-


poraneamente e tematizzandole. Inoltre la forte necessità di esplicitare il conflitto ha rafforzato l’idea di costruire un Web-GIS e di renderlo fruibile in rete, permettendo in questo modo la consultazione delle mappe su internet e dando la possibilità all’utente di costruirsi una propria carta attraverso l’interrogazione, libera, dei dati disponibili e di fornire, là dove riscontri incongruità o abbia a disposizione nuove informazioni, i dati necessari all’aggiornamento del database. E’ opportuno segnalare che l’attività di Trasform ha interessato successivamente il settore della cosiddetta “altra economia”, oggetto d’attenzione anche da parte dell’Assessorato alle politiche per le periferie. Anche da tale indagine e censimento sono state elaborate mappe (per categorie e localizzazione) suscettibili di arricchimenti “dal basso”, cioè attraverso pratiche di autorappresentazione. Annunciate le prossime: sui migranti e sul lavoro Se è possibile una conclusione è forse quella che riprende un’osservazione del gruppo di ricerca, la dove sottolinea che costruire una mappa del conflitto, centrata sul legame col territorio, permette in definitiva, di indagare più approfonditamente le motivazioni stesse del conflitto e consente altresì di dare adeguata risposta all’importanza dell’aspetto comunicativo, giacchè in questa epoca di dominanza dell’informazione sta assumendo sempre più valore il concetto secondo il quale ciò che non viene rappresentato non esiste.

Rave temporanei Rave permenenti Rave street-parade

05 Mappatura dei Rave presenti nel comune di Roma


2. SITUAZIONI

BIBLIOGRAFIA E SITOGRAFIA •

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Transform! Italia La riva sinistra del Tevere, allegato a “Carta-Cantieri Sociali”, 4 marzo 2005. http://www.transform.it/politica1/mappa-dei-conflitti/?searchterm=mappa%20dei%20conflitti s.a. Roma e le mappe da inventare in Carta, marzo 2005. http:// archivio.carta.org/rivista/settimanale/2005/09/09mappe.htm s.a. Trasform, l’altra economia in Carta, marzo 2005. http://archivio.carta.org/rivista/settimanale/2006/08/qui8transform_ fuorig.pdf http://www.transform.it http://www.carta.org/ricerca http://it.wikipedia.org/wiki/Marco_Berlinguer

IMMAGINI • • • • • •

01. http://www.transform.it 02. Transform! Italia La riva sinistra del Tevere, allegato a “Carta-Cantieri Sociali”, 4 marzo 2005. 03. Transform! Italia La riva sinistra del Tevere, allegato a “Carta-Cantieri Sociali”, 4 marzo 2005. 04. Transform! Italia La riva sinistra del Tevere, allegato a “Carta-Cantieri Sociali”, 4 marzo 2005. 05. Transform! Italia La riva sinistra del Tevere, allegato a “Carta-Cantieri Sociali”, 4 marzo 2005. 06. http://www.streetbouldercontest.com/images/Reportage/ sbc2006_dava/index.htm

PROGETTI SIMILI •

Napoli/terzopiano. TerzoPianoAutogestito è uno spazio all’interno della facoltà di Architettura di Napoli occupato nel 1995 da un gruppo di studenti per realizzarvi in piena autonomia inziative politiche e culturali. Il progetto dal titolo: tracce testimonianze e teritori si prefigge di sperimetare un nuovo approccio teorico-pratico alle principali tecniche di indagine diretta del territorio (fotografia, video, intervista), attraverso la realizzazione di una videoinchiesta su alcuni spazi dell’area napoletana. Grazie allo sviluppo tecnologico la documentazione e la restituzione saranno agevolate anche ad un pubbluco non professionista, uno strumento utile nel campo dell’indagine urbanistica. http://isole.ecn.org/terzopiano/videoindagine/Temi.html


Neighbourhood Knowledge Los Angeles, è il progetto on-line sviluppato dall’ UCLA department of urban planning. l’idea è quella di sviluppare un “Quartiere della conoscenza” attraverso la collaborazione dei singoli utenti, in merito ad alloggi, salute e servizi. Il progetto ha ricevuto riconoscimenti internazionali per aver utilizzato la tecnologia come mezzo di costruzione di comunità . http://nkla.sppsr.ucla.edu/


2. SITUAZIONI

01 Logo e marchio dell’iniziative NapoliEst

02 Le tre sezioni del Portale N.EST

1.:: N.EST Napoli N.EST è un progetto sull’immaginario urbano, viene definito come un database generativo di opere e progetti artistici indicizzati sulla mappa di un territorio reale – l’area orientale di Napoli – al quale è chiesto di ispirarsi. N.EST è un database collegato alla mappa dell’area; uno spazio simbolico sulla rete agli indirizzi napoliest.it, napoliest.com, napoliest.net. N.EST è un progetto su più livelli, che agisce attraverso la progettazione artistica e coinvolge creatività eterogenee. Come si legge nel sito, “E’ sia un opera di critica urbana, sia un elaboratore di forme espressive, una fonte di riflessione, un archivio del contemporaneo che nasce per confrontarsi con uno spazio e tentare di conoscerlo nell’intimo: di capirlo e quindi di interpretarlo/modificarlo anche in termini reali” N.EST è insomma un “ibrido a metà tra arte, ricerca, ed esperienza quotidiana”; è un luogo di discussione e si sviluppa come soggetto culturale attivo: registra il presente di un territorio e le sue percezioni. Occorre a questo punto specificare che il territorio in questione, Napoli Est è la più vasta zona industriale di Napoli; che include i quartieri S.Giovanni, Barra, Pon-ticelli, Gianturco, Poggioreale. ed è’ un territorio - cerniera con i paesi vesuviani – condizionato da caos e degrado ambientale. Peraltro la La presenza dell’aeroporto e dell’area portuale, di autostrade, ferrovie regionali e nazionali, lo rende un luogo di importanza strategica. Ed anche un luogo storico dell’industrializzazione perchè nel paesaggio “ameno” dei mulini e delle ville, dei torrenti e delle paludi che si trovavano ad est delle antiche mura della città hanno avuto inizio i primi insediamenti produttivi. Una zona che, l’ultimo secolo ha inciso con profondi segni di metamorfosi incontrollata e devastatrice, Il territorio ha preso forma sotto la spinta prevalente degli interessi e delle contingenze economiche, senza che per quasi un secolo nessuna istituzione sia riuscita a renderne coerente e vantaggioso lo sviluppo. Cento anni che hann, come rileva crudemente il sito, spezzato la continuità del tessuto urbano provocando degrado ambientale, mancanza di qualità, perdità di identità. Questo in sintesi lo scenario odierno: grandi lotti industriali, infrastrutture di trasporto come il rilevato ferroviario, gli oleodotti e le bretelle autostradali ingabbiano, fratturano ed isolano Barra, Ponticelli, S. Giovanni, Poggio-reale; tutta l’area tenuta distante dal fronte del mare, occupato dallo scalo merci


del porto e dal fascio dei binari che corre sulla costa; impianti e quartieri industriali dismessi e abbandonati, ambienti ibridi da restituire alla qualità urbana. Oggi però, so osserva, tra le rovine e lo sfacelo urbano vive e lavora una “sottile massa critica” di persone, piccole, medie e grandi imprese, che rende la zona una chiave dello sviluppo futuro della città. Questa decisione dell’area per dirci che Napoliest.it si impegna ad investire le arti e, in particolare, quelle digitali sul delicatissimo terreno all’impegno sociale, chiedendo loro di restituire visioni capaci di svelare possibili significati della metamorfosi di questo spazio ur-bano durante il prossimo futuro. Detto più specificatamente N.EST si propone come soggetto attivo sul territorio promuovendo una nuova immagine e un nuovo approccio alle questioni inerenti lo sviluppo dei quartieri dell’area orientale di Napoli. Su questa linea, N.EST si profila come una strategia complementare ai grandi progetti di riqualificazione e riconversione urbana previsti dal Piano Regolatore attualmente in vigore.

04 interfaccia web del Portale N.EST, cliccando nei rettangoli si accederà al databese che cataloga tutte le esperienze di documentazione prodotte da articti e cittadini

In concreto il progetto vuole costruire un archivio di documentazione delle trasformazioni urbane attraverso l’arte e un’idea per ridefinire l’identità e la percezione degli spazi reali della città attraverso un sistema d’interventi leggeri (le amenità urbane) - temporanei e non – da realizzarsi nello spazio pubblico. Lavorare, dunque, sulle amenità urbane e forme di dispositii acceleratori e moltiplicatori di aggregazione e riidentificazione

03 home page del portale N.EST


2. SITUAZIONI

05 Amenità: immagini catturate da un video inserito nella sezione N.ESTube, prodotto da 2 cittadine napoletane. Lucrezia Miracolo ed Elena Mormile N.ESTube è un database che raccoglierà i contributi video e fotografici raccolti nell’area est di Napoli, realizzati da cittadini, artisti e creativi attraverso l’utilizzo di videocamere e telefonini.

sembra essere l’obiettivo di fondo. E la definizione proposta di amenità sembra farsi interprete di tale potenziale funzione. Come si legge testualmente, “Una amenità urbana può essere un oggetto architettonico, un’opera d’arte, un evento in grado di produrre fenomeni aggregativi e di appartenenza”. Essa inoltre “transitoria o permanente, relazionata al territorio” secondo un criterio di mimèsi oppure di discontinuità, “non prescinde mai dal luogo specifico in cui si agisce, perchè il suo scopo sarebbe quello di “rendere possibile nel presente il desiderio d’appartenenza e di fruizione del luogo stesso” Essa, si prosegue, “ nasce tra le pieghe del territorio, ma anche tra le pieghe della sua storia, intesa come sommatoria di microstorie, racconti e tradizioni, reali o trasfigurate dal tempo. Un’edicola votiva scomparsa, un racconto di un anziano abitante, rappresentano un esempio di “materiale” utile alla creazione di una amenità urbana, un concept applicabile all’ interno di qualsiasi realtà territoriale, ma che trova nel genius loci le infinite variabili interpretative di applicazione. Tale agire sul territorio è dunque “empirico” perché si fonda sul contatto diretto con il luogo e si occupa degli aspetti di natura “antropologica”, legati cioè alle istanze primarie dei fruitori”. Su quanto detto si basa pertanto la convinzione che le amenità urbane proposte possano divenire propulsori di qualità ad effetto espo-nenziale, introducendo piccole trasformazioni urbane in grado di innescare processi molto più estesi rispetto alla loro stessa localizzazione. Gli interventi che il Programma raccoglie e privilegia non sono interventi di grandi dimensioni, ma interventi di dimensioni ridotte in aree pubbliche (quali strade, slarghi, assi, piazze, ecc.) di più immediata disponibilità. Ciò nonostante non esclude di far più ampio riferimento alla ricchezza di potenzialità urbane rappresentate da spazi inutilizzati o sotto-utilizzati, da contenitori di grandi e piccole dimensioni abbandonati, da aree dimesse, aree libere e aree incolte, che fanno dell’area un’enorme risorsa territoriale a valenza metropolitana. Occorre ancora rilevare, come viene osservato opportunamente, che il parlare di amenità in un luogo dove si sono persi riferimenti geografici, morfologici, paesaggistici è una provocazione, ma allo stesso tempo una sfida che N.EST lancia ai cittadini, alle amministrazioni, agli artisti e ai professionisti; invitando artisti e archittetti, creativi, studiosi di qualsiasi disciplina sociale, fotografi, musicisti, scrittori e grafici a pre-


sentare opere su formato riproducibile in digitale (testi, video, file audio, file grafici, immagini), da pubblicare su internet nel database del progetto. Da notare che la condizione essenziale chiesta agli artisti per partecipare è quella di “conoscere i luoghi a cui si riferisce il progetto, indagare e scoprire lo spazio fisico, economico e relazionale”. Ancora, “ con la propria sensibilità o interesse teorico una o più zone di quel territorio per rappresentarle, studiarle, trasformarle o raccontarle con la creatività. Anche attraverso progetti collettivi o ricerche sul campo, tecniche performative, di teatro e di relazione”. Quanto sin qui detto, per affermare, come sottolinea Danilo Capasso (uno dei membri del collettivo di artisti curatori di N.EST) che, oltre ad essere un progetto artistico nell’immaginario urbano, N.EST “è anche una pratica urbana”,basata sull’investigazione sensibile del territorio”, a sua volta indispensabile “ “chiave per la costruzione di nuove idee per la rigenerazione, per proiettare nello spazio della periferia industriale le istanze e i desideri di quanti vivono quei luoghi per resistenza o per lavoro. La periferia deve diventare città, e le forze creative presenti nel suo tessuto sono chiamate a partecipare con la messa in scena di una pianificazione virale, basata sull’esperienza diretta, partecipativa e complementare ai processi di cambiamento in corso “() Una pratica, osserva ancora Capasso, che ha lo scopo di mettere in connessione artisti e cittadini, partendo dalla mobilità degli artisti, dalla loro capacità di investigazione “quali cittadini sensibili e dotati di uno sguardo capace di svelare aspetti inediti dei luoghi, di ri-identificarli e di esperirli e trasmetterli”(). Una Pratica, aggiungerei, perchè al prodotto artistico si giunge attraverso un’esperienza di laboratorio fatta di discussioni e incontri (fra artisti, esperti, cittadini, associazioni ecc.), di visite e perlustrazioni; insomma, si esperienze, esito di quell’ibrido, già ricordato, “a metà tra arte, ricerca ed esperienza”

06 Amenità: forma spontanea di documentazione dello spazio urbano che usa la fotografia come vettore. I luoghi riportati dal progetto di Danilo Capasso sono la fabbrica dismessa Corradini, la centrale termoelettrica di Vigliena. Un area della città che sta andando incontro a radicali cambiamenti con la creazione di un porto turistico e le possibilità di riuso degli immensi spazi della fabbrica dismessa come centro polifunzionale e servizi per il diporto. La contraddizione di questi luoghi è che mentre si progettano riusi sostenibili per il fronte mare della città, a pochi metri l’impianto originario della centrale termoelettrica è stato potenziato cosi come resta la grande banchina di scarico per i carburanti...una crasi ambientale in piena regola.


2. SITUAZIONI

BIBLIOGRAFIA E SITOGRAFIA •

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Redazione, N.Est. Quando lo spazio urbano incontra arte e nuovi media ib Tafter cultura e sviluppo, 5 maggio 2008. http://www.tafter.it/2008/05/05/nest-quando-lo-spazio-urbano-incontra-arte-e-nuovi-media/ http://www.napoliest.it/ http://www.nestube.com/ http://www.arstuavitamea.com/atvm/2008/02/22/i-vuoti-urbani-da-criticita-a-ricchezza/ I vuoti urbani, da criticità a ricchezza, Blog http://urbanohumano.org/2008/01/nest-20-the-making-ofthe-citydisegna-la-tua-citta-fino-al-25-febbraio/ N.EST 2.0 The making of the city/disegna la tua città., Blog

IMMAGINI • • • • •

01. http://www.nestube.com/nest/home.php 02. http://www.napoliest.it/ 03. http://www.nestube.com/nest/home.php 04. http://www.nestube.com/nest/home.php 05. http://www.nestube.com/tube/view_video.php?viewkey=5 513206b999ec0d90d1f&page=1&viewtype=&category=mr06. http://www.streetbouldercontest.com/images/Reportage/ sbc2006_dava/index.htm 06. http://www.nestube.com/nest/scheda_contributo. php?lang=0&id=183#


2. SITUAZIONI

01 logo del settimo torneo di Urban Golf svoltosi a Portland nel maggio 2006

1.:: UrbanGolf Amsterdam, Berlino, Parigi, Londra A spogliare il golf dei suoi canoni elitari sta provvedendo sempre più una nuova moda urbana, una forma di golf sempre più di tendenza: l’ Urban Golf o Cross Golf (www.urbangolf.org ; www.crossgolf.org). Sono infatti sempre più numerosi gli Urban golfers, cioè una nuova generazione di golfisti (studenti e impiegati in pausa pranzo) sono i praticanti di un golf giocato per le strade o in aree industriali dismesse, utilizzando al posto della buca tradizionale un oggetto qualsiasi da colpire: un palo della luce, un bidone della spazzatura o una macchina abbandonata. Il golf on the road sembra arrivare dalla Germania e sembra anche avere un iniziatore ben individuabile: tale Torsien Schilling che ha cominciato a giocare da solo, senza conoscere le regole, a modo suo, convincendo un po’ di amici a seguirlo, trasformando in questo modo parchi, cantieri abbandonati, strade e fabbriche in costruzione o abbandonate in ottimi campi da gioco, oltretutto gratis. Sembra anche però che lo Urban Golf originale, quello cioè giocato esclusivamente tra le strade e i parchi cittadini, sia stato inventato da un certo Brian Peterson, a El Paso, Texas (USA), dove si sarebbe svolta la prima partita. Aldilà della disputa sulle origini conta il fatto che in meno di 5 anni questo sport conta già migliaia di seguaci, i “natural born golfers” (www.naturalborngolfers.com), che vengono chiamati anche Urban golfers o Punk golfers, che, raccolti nella comunità internazionale Crossgolf, si danno appuntamento on-line(proprio sui siti già citati). La maggior parte degli urban golfers sono dislocati principalmente in Germania, Austria, Svizzera e negli Stati Uniti ma anche in alcuni paesi asiatici. Le mazze sono vere mentre spesso le palline sono di caucciù o imbottite di piume d’oca per non ferire i passanti.

02 Immagini al Shoreditch Urban Open, torneo di urban Golf svoltozi nel 2004 a Londra. sopra: Golfista nello “urban-green” sotto: pallina per lo urrab golf. è differente da quella usata per il golf, è fatta di caucciù oppure vengono imbottite di piume d’oca per non ferire i passanti o danneggiare automobili ed arredi urbani.

Il torneo di urban golf, soprattutto quello in percorsi cittadini è rigidamente clandestino, anche se non fuorilegge visto che non esistono segnali di “divieto di golf”. Tornei con cadenza settimanale si svolgono in Germania, Inghilterra, Svizzera, Belgio. Per accedere ai tornei basta essere presentati da qualcuno che è già inserito nel gruppo. Tra i tornei più importanti di Urban golf, sicuramente il “Volkswagen Tournament” a Berlino dove il tee di partenza era sul tetto dell’Hotel Intercontinental. Poi il Shoreditch Urban


Open (www.sgcgolf.com) svoltosi nel 2004 a Londra, dove il vincitore è stato incoronato Urban Golf World Champion, e che prevedeva un percorso cittadino di 18 “buche” tra i palazzi utilizzando le coperture degli idranti come buche previste tra cabine telefoniche e parcheggi auto, mentre le palline utilizzate erano di un tipo di cuoio speciale. In Italia la pratica del golf urbano è ancora limitata, ma già qualche iniziativa o praticante inizia a farsi strada tra il tessutto urbano milanese. Durante il Salone del mobile 2008 viene inaugurata la prima gara di urban-golf mai organizzata in Italia, «XGolf Marketing Forum Challenge». il 28 maggio durante l’orario dell’aperitivo inaugurale del Super Studio Più di Milano, in via Tortona, Il Marketing Forum 2008 ha ospitato lo sport più cool del momento: una gara di golf urbano . come evince un’articolo sembrerebbe che “Questo sport offre uno sfogo perfetto per lo stress a cui sono sottoposti i manager aziendali, senza richiedere enormi spostamenti verso il green”, inoltre “In tutto il mondo, gare di urban golf aziendale si stanno diffondendo all’interno delle grandi imprese” Inoltre recenti testate giornalistiche interessate al fenomeno, segnalano la diffusione dell’attività anche tra i giovani. Grazie al contributo di Giovanni Rizzi, ventiduenne, quasi ingeniere, e 2 amici compagni del liceo, di ritorno da un viaggio ad Edimburgo. Durante il viaggio furono incuriositi nel notare, che, nei parchi cittadini, persone di qualsisasi età, portavano con se mazze da golf professionali.Dopo averli visti in azione, la domanda è sorta spontanea, perchè non portare questa attività a Milano? Ad oggi gli 19thholegolf, questo il nome del gruppo, conta una quindicina di aderenti che normalmente si trovano di notte nel Parco Solari. Da quanto dichiarato dai giovani golfer sembrerebbe ci fosse l’intenzione di organizzare un vero e proprio torneo nel Parco di Trenno, un’iniziativa volta, parrebbe, dall’intensificazione di aderenti negli ultimo mesi del 2008. Da segnarelare, inoltre, l’esperimento condotto a Mantova. Qui l’associazione “Amici ludici” e il comitato organizzatore “ludicamente”. hanno coivolto alcuni comuni della provincia per proporre un nuovo modo di riscoprire la città di Mantova attraverso l’urban golf. L’iniziativa è durata per tutto il periodo estivo, coinvolgendo tutti i cittadini, con un discreto succeso.

05 Let’s play Hoboken! Hoboken è un quartiere nel New jersey (USA), principalmente caratterizzato da una zona industriale collocata sulla riva del fiume Hudson.Questo gruppo di urban-golfisti propone una mappature di 9 possibili buch. Tutti sono invitati a sperimentare il campo di gioco.

05 XGolf Marketing Forum Challenge». il 28 maggio durante l’orario dell’aperitivo inaugurale del Super Studio Più di Milano, in via Tortona. praticanti manager golfer alle prese con lo urban golf.


2. SITUAZIONI

L’esperienza sembra indicare un ambito di riferimento selezionato (quando al tipo di partecipanti), istituzionabile e relativamente poco originale per quanto attiene i luoghi, certamente non riconducibili a quel mondo di spazi di margine, periferici, abbandonanti, dismessi o segregati che sembrano caratterizzare altre pratiche ludiche di avvicinamento, conoscenza e riappropiazione che abbiamo esaminato


REGOLE DI URBAN GOLF Regola 1. Rispetto e responsabilità Il tuo campo da gioco diventa la città, ma questa è anche il posto dove molte persone abitano. Sentiti libero di giocare e di creare nuovi percorsi ricordandoti: di non danneggiare cose o persone, di dare la precedenza a che non gioca. Controlla sempre gli incroci che non arrivino passanti. Se danneggi, rovini o rompi qualcosa non scappare ed assumiti le tue responsabilità. Regola 2. Il cervello Usa sempre la testa, evita di metterti in situazioni pericolose o imbarazzanti per te, per i tuoi amici e per tutti coloro che praticano questo gioco. Ricordati che il tuo primo obbiettivo è divertirti, perché stai giocando. Regola 3. l’attrezzatura Va bene qualsiasi ferro o bastone e chi non ne possiede può prenderne in prestito dagli altri partecipanti. Fa parte del gioco. Palline: le palline da tennis sono ottime, ma si preferiscono le palline di gomma delle stesse dimensioni di quelle da golf. Non rompono e non danneggiano. Regola 4. Il Gioco Il gioco consiste nel mandare in “buca” la palla nel minor numero di colpi possibili. Per far questo si decide chi è il primo che parte ed esegue il tiro. Dopo il tiro di tutti, almeno una volta parte sempre colui che è più indietro nel percorso. Quando tutti sono andati in buca, il vincitore è colui che l’ha fatto nel minor numero di colpi. Regola 5. Il Percorso Scegli un punto di partenza, start, ed un punto di arrivo, buca. Evita che questi punti siano in mezzo al traffico o in zone non pubbliche. Il tuo percorso dovrà svolgersi in zone private solo dopo aver il permesso dei proprietari. Regola 6. La Buca La buca nell’urban golf è composta da un qualunque arredo urbano non fragile. Un palo, un cestino, un segnale stradale o qualunque cosa la vostra città vi offre andranno benissimo. Non mettetevi a scavare e soprattutto non danneggiate la città. Regola 7. Gli ostacoli Giocare in città prevede sicuramente degli ostacoli. Ricordati la regola generale: qualunque cosa tocchi, sposti o muova la tua pallina fa campo, quindi se un simpatico cagnolino ti prende la palla ti è permesso di convincerlo a lasciarla ma la palla rimane dove l’ha depositata. . Ostacoli in movimento: macchine, biciclette, gatti, cani, etc… fanno parte del percorso, non ti è permesso mirarli per fare sponda o altri colpi analoghi, ma se per sbaglio ne prendi uno accertati che non si sia fatto male o danneggiato, la tua pallina rimane dov’è finita. Altri ostacoli: se qualunque ostacolo non ti permette di tirare in sicurezza puoi spostare la tua pallina al massimo della lunghezza di un putter. Questo movimento non può far si che la tua pallina cambi altezza. Regola 8. Palla persa Se perdi la tua pallina hai 5 minuti di tempo per trovarla se non riesci a trovarla prendi tre colpi di penalità. Se in seguito ritrovi la tua pallina togli due dei tre punti di penalità ma continua a giocare con la pallina sostitutiva. Regola 9. Palla in acqua Se la tua pallina finisce in acqua o in luoghi analoghi hai alcune possibilità: Se riesci a recuperarla: puoi tirare nuovamente dallo stesso punto aggiungendo un colpo di penalità. Se non la recuperi: la palla è persa. Se la tiri da dov’è finita: sei talmente coraggioso che non ci sono penalità per te.


2. SITUAZIONI

principali gruppi di Urban Golf • • • • • • • • • • • • •

Firegolfers, http://www.firegolfer.de/ Lost Canyon. http://www.lostcanyon.ch/ Mosh golfers. http://www.moshgolfers.com/ Urban Golf France. http://www.urbangolf.fr/ Royal Urban Golf Club. http://www.urbangolf.ch/ Urban Golf Belgium. http://www.urban-golf.be/ Urban Golf Australie. http://www.urbangolf.info/ Shoreditch golf club. http://www.sgcgolf.com/ Natural Born Golfers. http://www.naturalborngolfers.com/ urban golf tube. http://www.youtube.com/urbangolftube CUDGEL Chicago. http://www.cudgel.org/ Le19emetrou. http://www.19mtrou.com/ Funfolio. http://www.funfolio.nl/


BIBLIOGRAFIA E SITOGRAFIA • • •

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NextGame libro.... Costanza Alvaro, Germania: altro che green, è l’ora dell’urban golf in Panorama 23 Agosto 2007. http://blog.panorama.it/ mondo/2007/08/23/germania-altro-che-green-e-lora-dellurban-golf/ Laura Belloni, Golf by Night, quando scende il buio il parco diventa un green in La Repubblica, 1 Agosto 2008. http:// 19thholegolf.files.wordpress.com/2008/08/repubblica1agostoxv.jpg s.a, Marketing Forum 2008: La prima gara di urban-golf in Italia! in Il Corriere del Web, 29 Maggio 2008, http://ilcorrieredelweb.blogspot.com/2008/05/marketing-forum-2008-laprima-gara-di.html http://www.urban-golf.it/ http://www.urbangolf.org/ http://www.urbangolf.nl/ http://www.sgcgolf.com/ http://en.wikipedia.org/wiki/Urban_golf http://19thholegolf.wordpress.com/, portale dei 19th Hole Urban Golf, gruppo Milanese http://www.ludicamentemantova.it/fiera/gioco_ludicamente_ 2008.php?id=112&titolo=Urban%20Golf http://hoboken411.com/archives/10153 http://www.izmo.it/Wikizmo/Articoli/Giochi_urbani_contemporanei. Lista dettagliata di possibili giochi urbani contemporanei Video, Golf Urbano a Mantova, http://www.youtube.com/ watch?v=hCe1tHCsWfY

IMMAGINI • • • •

01. http://sites.younglife.org/sites/PortlandCentral/NewsDetail.aspx?ID=3 02. http://www.sgcgolf.com/ 03. http://hoboken411.com/archives/10153 04. http://2.bp.blogspot.com/_II6pyYGz3ks/SD67ZlCDbuI/ AAAAAAAAAFU/_sfhkXvxHi4/s400/xgolf1.jpg


2. SITUAZIONI

01 marchio e logo identificativo del geocaching.com

02 GPS, strumento utile per la ricerca dei Cache

03 Cache: sono contenitori di varie dimensioni. il cache deve sempre contenere un logbook (librettino) in poter dare la possibilità a ciascun visitatore di lasciare la propria firma ad ogni ritrovamento. Solitamente si trovano anche: un foglio descrittivo che informa gli eventuali scopritori accidentali e una matita e/o una penna per poter firmare.

1.:: Geocaching aaa Il Geocaching è uno sport, un gioco, ma, soprattutto, una intrigante e appassionante attività che concilia la classica logica della caccia al tesoro con la moderna tecnologia offerta dalle unità GPS portatili, e che permette di sfruttarne le potenzialità in un modo divertente. L’idea alla base del gioco è veramente molto semplice: alcune persone, singoli o in gruppo chiamati (hiders) nascondono dei contenitori di varie dimensioni (i cache) da qualche parte in tutto il mondo, acquisendone le coordinate geografiche tramite un GPS e rendendoli poi note sul sito ufficiale di questo sport (www.geocaching.com). In questo modo i vari cercatori (chiamati seekers) possono utilizzare i loro GPS per trovare questi tesori, conoscendone il punto esatto. Il geocaching quindi, è un’attività che si pratica in parte su internet, in parte all’aperto. Chiunque voglia parteciparvi deve innanzitutto avere accesso alla rete, per potersi registrare sul sito web ufficiale, ossia www.geocaching.com. Gli “hiders” , ossia i partecipanti al gioco che nascondono le cache, devono pubblicare su tale sito sia le coordinate (longitudine e latitudine) del contenitore, rilevate accuratamente con un ricevitore GPS, sia una descrizione del luogo, il tutto accompagnato da eventuali suggerimenti. Questi sono spesso necessari in quanto la precisione del GPS difficilmente scende al di sotto del 3-4 metri ed all’errore della propria unità bisogna anche sommare quella dell’unità di chi l’ha nascosta. Per ogni cache nascosta esiste sul sito ufficiale una propria pagina web con le caratteristiche, la descrizione, eventuali aiuti (“hint”), alcune foto o immagini, ecc. ecc. I “seekers”, ossia gli utenti che vogliono cimentarsi nel ritrovamento delle cache, possono accedere al sito web, acquisire le coordinate della/delle cache che intendono cercare e, dotati a loro volta di un ricevitore GPS, si cimentano nella ricerca della scatola che contiene il tesoro. Una volta ritrovata, il geocacher deve seguire le semplicissime regole del gioco: riporta nel logbook il proprio ritrovamento, se vuole può prendere un oggetto dal contenitore, ma in quel caso dove lasciarne uno proprio. In questo modo i contenuti della cache cambiano ad ogni visita. Solo dopo aver trovato il tesoro è possibile riportare sulla pagina della cache il proprio ritrovamento, cercando, se possibile, di corredarlo di foto e, magari, di altre annotazioni che possono eventualmente fornire indicazioni a chi l’ha nascosto (e magari anche a chi lo vuole cercare). Ad esempio è molto importante riportare se il contenitore non si


trova in buono stato, se non è più protetto, se il logbook sta per finire o altre annotazioni. In questo modo le pagine web dedicate alle varie cache si arricchiscono anch’esse via via di commenti, foto, segnalazioni, e così via. Ogni ritrovamento registrato, infine, contribuisce ad incrementare un contatore associato ad ogni utente, in modo da poter avere sempre sotto controllo il numero di cache rinvenute. Indicativamente, i geocacher più appassionati del mondo hanno al loro attivo oltre un migliaio di ritrovamenti. Oggi, oltre 800.000 Geocache sono registrati sui vari portali web dedicati a questa attività, racchiusi però all’interno del portale comune a cui tutti fanno riferimento: www.geocaching.com .

05 mappa interattiva del portale geocaching.com. Portale a cui tutti i siti mondiali di geocaching fanno riferimento. Solo in questo portale è possibile aggiungere cache, documentarli ma soprattutto farli certificare. Essiste un regolamento molto a cui tutti devono attenersi. Un esempio: Mappa di Milano con tutti i cache certificati da geocaching.com.

I Geocache sono attualmente collocati in oltre 100 paesi in tutto il mondo e su tutti i sette continenti compresa l’Antartide. In Italia i geocache presenti sono oltre 2700. Le motivazioni che spingono le persone a praticare questo sport sono differenti, il fine comune però è la ricerca del cache e l’emozione del suo ritrovamento. Alcuni, ricercatori, e fra questi le famiglie con bambini, trovano interessante aprire il cache e scoprirne il contenuto, leggere sul logbook i commenti che hanno lasciato i precedenti visitatori, scegliere un oggetto da prendere e lasciarne uno proprio. Per altri, invece, la parte più gratificante del gioco è scoprire un luogo nuovo, sconosciuto sino ad allora, caratterizzato da un paesaggio particolare o da qualche bellezza nascosta.

Traditional Cache Le coordinate che vengono fornite sulla pagina che lo descrive portano alla posizione del cache e, una volta che il logbook è stato firmato ed il cache viene rimesso a posto è tutto finito. Multi/Offset Cache è più vicino alla logica della caccia al tesoro: per arrivare al cache finale si devono raggiungere una serie di “step” che forniscono le coordinate finali. Solitamente dal punto indicato nel listing si trova qualche indizio che porta o al cache finale o ad un altro indizio e così via. In altri casi si devono raggiungere uno o più luoghi e mettendo insieme le indicazioni fornite in quei posti si raggiuge il cache finale. Anche in questo caso una volta che il logbook è stato firmato ed il cache viene rimesso a posto è tutto finito. Mistery/Puzzle Cache, spesso chiamato Unknown Cache che raccoglie tutte le possibili idee e combinazioni non previste dai cache di tipo Traditional e Multi/Offset. Le coordinate sulla pagina sono solitamente “fasulle” e per ottenere quelle vere bisgna risolvere qualche q u i z / r o m p i c a p o/gioco proposto sulla pagina del listing. Appartengono a questa tipologia anche tutti quei cache di tipo Traditional o Multi/Offset che richiedono operazioni aggiuntive dopo aver firmato il logbook: mandare una foto o una parola speciale, scrivere il log in un modo particolare, ecc. ecc. 04 i 3 principali cache: descrizione delle caratteristiche di ogni cache


2. SITUAZIONI

06 Itinerario Geo Francigena: Elenco dei cache. In Verde cache ancora attivi. In Rosso quelli archiviati. Alcune volte i cache vengono archiviati perchè non più reperibili, probabilmente smarriti. E’ l’utente, la maggior parte delle volte, che attesta ciò e lo segnala nel portale di riferimento.

Oltre alla sua vocazione ludica, le caratteristiche e le logiche alla base della sua ideazione sembrano renderlo un ottimo e apprezzato strumento per poter fare turismo alternativo: molti cache, infatti, sono nascosti in prossimità di luoghi che non sempre fanno parte dei normali itinerari turistico/culturali e ci permettono di scoprire aspetti e curiosità dei luoghi sino a quel momento sconosciuti. Una sezione del portale è dedicata appunto agli itinerari turistici e culturale. E’ proprio per queste ragioni che a fine Settembre 2005, durante il Labante Event è stata lanciata una grande proposta: nascondere dei cache lungo il percorso della Via Francigena, creando così un vero e proprio itinerario turistico e culturale, sfruttando il geocaching per riscoprire la più famosa delle vie romee. Da allora sono stati creati differenti itinerari e a questi si sono aggiunte le raccolte a tema, ossia collezioni di cache legate tra loro da un comune denominatore. Non esistono delle regole di base per poter creare un itinerario, se non che i cache che li compongono debbano seguire, appunto, un itinerario logico come il sito dimostra nella lista degli itinerari. Tra i più interessanti appunto La geo-Francigena composta da 22 tappe e relative regole per la costruzione dei relativi cache. In più è presenta una dettagliata sitografia e bibliografia riferita appunto a nozioni di carattere storico ed organizzativo per intraprendere il pellegrinaggio. Milano è la prima città italiana che presenta il maggior numero di adesioni a questo sport/ludico/culturale. Significava l’iniziativa, Milano Curiosa, lanciata il 5 ottobre 2008 dallo staff geocaching-italia in collaborazione con un gruppo di geocacher milanesi e lombardi, con il fine di avvicinare le persone che potessero essere incuriosite a riscoprire una milano diversa e più curiosa. Questo geocaching event organizzato all’interno della manifestazione “Innovation Circus”, fu pensato e organizzato per riscoprire il senso dei luoghi che spesso ci stanno attorno e che inconsapevolmente ingnoriamo passandoci quotidianamente di fronte. Come tutte le grandi città, anche Milano è ricchissima di piccoli e grandi curiosità, talvolta connesse a leggende cittadine, altre volte legate alla storia della città stessa o di alcuni dei suoi abitanti più rappresentativi o particolari. Dopo questo evento l’esperienza s’è estesa ad atre città italiane: città come Venezia, Roma, Bologna oggi contano decine di cache.


Eventi di entità maggiore si sono già verificate da tempo nelle grandi metropoli mondiali, facendo esplodere questa attività/sport di esplorazione urbana, che ad oggi conta, più di 800mila aderenti Oltre quelli citati, vari sono altri itinerari curiosi in italia: lungo Il Po, mettendo così a punto un modo differente per seguire il Grande Fiume; lungo La Via Appia , l’antica via romana che da Brindisi portava a Roma; tra le guglie della grignetta, un itinerario montano lariano; tra i Monti della Roda de Pütia; lungo la Strada de la Vena, l’antica via del ferro; nel Parco di Monza, Il più grande parco recintato d’Europa, un luogo perfetto per una giornata di riposo. A differenza degli itinerari, i cache a tema non sono altro che delle collezioni di cache che non devono necessariamente essere geograficamente vicini tra loro, ma che sono tutti accomunati da un argomento o da un soggetto di base. Fra questi possiamo segnalare: quello che connette i Ponti del diavolo, ponti che per le leggende o credenze popolari sono legati al diavolo; quello che posiziona cache sui Passi Itlaiani, sulle Montagne Lariane; o quello che si snoda fra Abbazie, Basiliche, Chiese e Santuari Lombardi Movie Collection, un modo per unire il geocaching a quell’incredibile mondo che è il cinema. Ci deve, ovviamente, essere un collegamento tra il cache ed il film che lo ha ispirato. Questo può avvenire in varie forme: dal contenuto (un film a tema western potrebbe avere come contenuto solo oggetti legati a western) alle modalità per trovarlo (risolvere un quiz sulla storia per ritrovare un cache ispirato ad un film storico) al luogo (il cache nascosto in un vicino a qualcosa che riporta immediatamente in mente il film). Alcune considerazioni possono consentirci di comprendere meglio la portata di questa pratica-gioco e la sua fortuna. Per chiarire nel portale web www.geocaching.com si trova il regolamento comportamentale per chi vuole cimentarsi nel ritrovamento o nel nascondere i cache. Le regole più o meno esplicite che evitano di creare pericoli per i partecipanti, per l’ambiente, per animali o altre persone, fanno si, ad esempio, che in America, questa attività ludica è maggiormente praticata da famiglie con bambini. Al riguardo è da notare che, data la diffusione del geocaching in ambienti naturali, un contributo.....alle regole e, per tale via, ai comportamenti virtuosi viene dagli enti e istituzioni coin-

07 Duranta l’ innovation circus 2008, kermesse sull’innovazione tecnologica, il gruppo di geocacher milanesi e lombardi hanno promosso un nuovo itinerario: Milano Curiosa. In sequenza fofografica: il ritovamento e l’aperura del cache, la firma nel logbook


2. SITUAZIONI

08 “A free pubblic resource ok land management policies for geocaching and similar activities”. Negli Stati uniti si è cercato di regolamentare questi tipi di attività, fornendo, attraverso un portale web, un luogo dove geocachers e gestori del territorio possano comunicare ed impararare reciprocamente.

volti. Alcuni staff dei parchi hanno recentemente dato informazioni su come queste attività GPS possano essere gestite in maniera appropriata per offrire valore educazionale e ricreazionale significativo ai visitatori, un’attenzione dovuta quando si pensi che i manager dei parchi devono prendere decisioni tenendo conto dei fattori riguardanti il valore e le risorse del parco, degli impatti che possono essere causati al parco, e alle varie attività annesse. Molti parchi come Acadia National Park e Curecanti National Recreation Area, hanno creato con successo o autorizzato attività di cache per aumentare i loro programmi di educazione. Un gioco insomma, aperto ad un pubblico ampio ed eterogeneo rassicurato e controllato da una serie di sperimentate regole: come quella che esplicitamente ricorda che i tesori non vanno mai nascosti in luoghi che possono creare allarme, pericolo, o essere scambiati per oggetti pericolosi, né in luoghi che possono arrecare danni in caso di un forte incremento antropico (ad esempio, siti archeologici o particolari oasi naturali). Regole motivate dall’esperienza negli Stati Uniti, dove il gioco è molto diffuso, vi sono stati casi in cui dei geocacher sono stati fermati dalle forze dell’ordine in quanto sospettati di essere terroristi nell’atto di costruire bombe artigianali o piazzare esplosivo sotto a ponti. In un caso, poi, un cache è stato “visitato” da una squadra di artificieri convinta di avere a che fare con un bomba.


BIBLIOGRAFIA E SITOGRAFIA •

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Giorgia Gay, Geocaching, la caccia al tesoro col GPS,In tutto il mondo i giocatori sono più di 600 mila. E si cimentano tra web e natura alla ricerca della cache in Il Corriere della Sera, 7 Agosto 2008. http://www.corriere.it/scienze_e_tecnologie/08_agosto_06/geocaching_gay_ade45444-6392-11ddb86d-00144f02aabc.shtml Laura Bellomi, La caccia al tesoro via satellite in La Repubblica , 20 Agosto 2008. http://ricerca.repubblica.it/repubblica/ archivio/repubblica/2008/08/20/la-caccia-al-tesoro-via-satellite.html http://www.geocaching.com/ http://www.geocaching-italia.com/ http://en.wikipedia.org/wiki/Geocaching http://it.wikipedia.org/wiki/Geocaching http://www.outdoorblog.it/tag/cache, Geocaching - Un pomeriggio in a caccia di Cache a Milano in Outdoor.it Blog, http://www.ecoblog.it/post/6202/geocaching-per-aiutare-lambiente, Geocaching per aiutare l’ambiente in ecoblog.it.

IMMAGINI • • • • • • • •

01. http://www.geocaching.com/ 02. http://www.gpsmagazine.com/assets/geocaching.jpg 03. http://vanamonde.splinder.com/tag/milano 04. http://www.geocaching-italia.com/geocaching/page. zul?faqcache 05. http://www.geocaching.com/map/default.aspx?lat=45.476 50323381732&lng=9.183197021484375&zm=10&mt=m 06. http://www.geocaching-italia.com/itinerari/page. zul?geofrancigena 07. http://www.outdoorblog.it/galleria/big/milano-geocaching/ 08. www.geocachingpolicy.org


2. SITUAZIONI

Altre attività simili •

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OpencachingInteressante iniziativa tedesca, è un sito “parallelo” a quello ufficiale, dove chiunque può pubblicare le proprie cache senza dover sottostare alle regole dei reviewer, in quanto questa figura non è prevista, la “qualità” delle cache è garantita dalla correttezza delle persone che partecipano al gioco. Il sito è solo in tedesco. Terracaching: un sito molto simile a quello ufficiale del geocaching, con la differenza che si propone di porre cache di qualità “controllata”, è molto meno diffuso rispetto al primo. Bookcrossing: l’idea è quella di abbandonare in luoghi pubblici dei libri che potranno essere raccolti da altri lettori e successivamente di nuovo messi in circolazione con la medesima modalità. Una segalazione interessante concerne infine “l’Earthcache” “, un tipo molto particolare di cache originariamente diffuso negli Stati Uniti con la sponorizzazione dell’Associazione Americana per la Geologia e che,col passare del tempo ha iniziato a diffondersi anche in tutto il mondo. Non esiste alcun contenitore ma le coordinate corrispondono ad un luogo caratterizzato da qualche particolarità geologica, e/o legata all’ambiente e/o a reperti fossili. Si considera trovato quando si raggiunge il luogo e se ne fornisce la prova richiesta dal creatore della cache. L’idea alla base degli EarthCache è che la visita al luogo indicato dal cache dovrebbe avere uno scopo “educativo”.

Link Utili • • • • • • • •

Geocaching-Italia Wiki: wiki italiano, in linea da marzo 2007. http://wiki.geocaching-italia.com/ Ladinia Geocaching Team: sito ufficiale del L.G.T.. http://www. ladinia.it/geocaching/ Italian Adventure Caches:Iniziativa simile al geocaching ma orientata all’avventura. http://geogioco.wordpress.com/ Waymarking.com: un modo per condividere luoghi di interesse o utili. http://www.waymarking.com/ Wherigo.com: un nuovo modo di vivere esperienze con il GPS. http://www.wherigo.com/ Navicache: cache virtuali e tradizionali. http://www.navicache. com/ Opencaching: sito ufficiale tedesco. http://www.opencaching. de/ gcinfo.no: sito ufficiale norvegese. http://www.gcinfo.no/


politiche per il geocaching •

Geocaching Policy , sito web che cordinale le attività di geocaching, tra utenti e amministrazioni. http://www.geocachingpolicy.org/ Handicaching: Sito che aiuta a migliorare l’accessibilità del geocaching per i portatori di handicap. http://www.handicaching.com/


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