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ASSOCIAZIONE DI VOLONTARIATO “PROMETEUS”

LA FONTE DI

SAN ROCCO

Ieri un sogno, oggi una realtà


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QUEST’OPERA E’ PROMOSSA E SOSTENUTA DA: ASSOCIAZIONE VOLONTARIATO PROMETEUS PALMI Iscritta al N. 65 del Registro Provinviale del volontariato Cod. Fisc. - 91014000805

INVESTI NELLA CULTURA E NEL SOCIALE, OFFRI UN TUO CONTRIBUTO SUL C/C POSTALE N. 000094156981 - INTESTATO A “ASSOCIAZIONE CULTURALE PROMETEUS”


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LA FONTE DI SAN ROCCO Un Sogno divenuto realtà IDEAZIONE E PROGETTAZIONE Associazione Prometeus ELABORAZIONE TECNICA E PROGETTAZIONE GRAFICA Paolo Ventrice FOTOGRAFIE F.lli Caruso - M.R. Trapasso - M. Zoccali Ove non diversamente specificato - Ass. Prometeus AUTORI DEI TESTI Saverio Petitto Giuseppe Cricrì Maurizio Carnevali Carmelo Bagalà Giorgia Gargano Rocco Militano Antonio Salvati Enza Spatola Gianni Costa Nunzio Lacquaniti Franco Collura Mario Idà Paolo Ventrice Salvatore De Francia Enzo Suraci Achille Cofano COPERTINA Realizzazione del Maestro Carnevali

Copyright Associazione volontariato PROMETEUS Palmi

TUTTI I DIRITTI SONO RISERVATI E’ consentita la riproduzione parziale solo a fini didattici a condizione che venga citata integralmente la fonte


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“Se uno sogna da solo, il suo rimane un sogno. Ma se sogna insieme agli altri, il suo sogno è già all’inizio Della realtà”. Dom Helder Pessoa Câmara

Dedicato a coloro che hanno condiviso con noi un sogno.


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ASSOCIAZIONE DI VOLONTARIATO Palmi

“PROMETEUS”

Perché abbiamo dato questo nome alla nostra Associazione Culturale? La motivazione trova le sue ragioni nell’esperienza che i suoi soci fondatori hanno maturato in anni di militanza associativa palmese ove spesso gli intenti sarebbero stati solo quelli di “…offrire un segnale fermo e chiaro nel segno del cambiamento e del riscatto. Dando così un contributo nel campo culturale finalizzato a risvegliare dal suo lungo torpore una terra tanto meravigliosa quanto piagata da una infinità di mali; in cui anche la più semplice delle iniziative è destinata ad urtare contro molteplici ostacoli (quasi sempre…umani). Troppo spesso in questa nostra amata Palmi fatta “Sarmura” dai suoi figli peggiori il semplice si è fatto difficile e complicato, il chiaro è divenuto oscuro, il genuino adulterato, l’agevole arduo, l’innocente colpevole, l’onesto criminale, il vero falso, l’ovvio opinabile, il bello brutto, l’amico nemico. E’ dalle ceneri di questa assurda condizione che nasce, nel 2007, come novella fenice, l’Associazione Prometeus. Nasce da una consapevolezza che giammai diventa rassegnazione. Nasce dalla convinzione che l’intento da parte dei pochi, di offrire, donare, regalare progresso e riscatto, crescita e luce, ai molti cittadini può, a Palmi, significare per quei pochi generosi, dover pagare l’orrendo prezzo della ritorsione. C’è sempre un demone in attesa in queste povere strade, appostato per colpire. Per incatenare alla rupe la vittima sacrificale, e poi ci sono sempre stormi di avvoltoi affamati, pronti a dilaniare ventri innocenti, ad estrarne fegati caldi. Ma Il fegato dei Prometei si sa, ricresce nel breve volgere di una notte. La magia di un sole nascente può sempre vanificare l’opera malefica degli amanti della tenebra. Prometeo è diventato il nostro talismano contro il brutto della stupidità, contro l’arroganza dell’analfabetismo, contro le barbarie della crassa ignoranza. Il logo in dotazione dell’associazione Prometeus diviene sintesi di una idea, il dono viene dal mare, e il fuoco è luce, calore, progresso, esso è offerto da una barca che diviene mano tesa, che approda nella baia dello scoglio dell’ulivo, è il sogno di un momento di felice condivisione, di crescita collettiva , sempre fiduciosa e consapevole che le difficoltà presenti dietro l’angolo possano essere superate.


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MAURIZIO CARNEVALI Presente con costanza nel panorama dell’arte contemporanea, l’artista Maurizio Carnevali, che vive e lavora a Lametia Terme, vive e racconta l’arte quale esperienza personale e collettiva, che sente e trasforma in forme e dimensioni spazio-temporali interpretando la vita e il genere umano in totale libertà interiore, ma con «coraggio, forza, solitudine, verità e denuncia», responsabile e consapevole del suo percorso di artista. Maurizio Carnevali ha tenuto mostre nelle più importanti città europee, cogliendo gli aspetti più svariati della vita e della società attuale, mosso da grande impulso e intuito interiori.

CARMELO BAGALA’ L ‘architetto Carmelo Bagalà, palmese di nascita,che lavora tra Mogliano Veneto e Milano, è un professionista orientato alla ricerca e alla sperimentazione di nuovi linguaggi dell’architettura e di nuove modalità di progettazione attraverso lo sconfinamento delle frontiere disciplinari tra architettura, design ed allestimento. Il Coniugare confort e benessere con la tutela ambientale, attraverso la modifica degli attuali comportamenti , creando un ponte di collegamento tra le progettazioni “vecchia maniera” e le nuove tecnologie per una architettura sostenibile è la filosofia che accompagna il professionista nel suo lavoro ricco di soddisfazioni.


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A FONTE DI SAN ROCCO: segno di fierezza e di appartenenza alle proprie radici.

Ho pensato e riflettuto a lungo sull’ opportunità di scrivere, insieme ad alcuni amici, un libro che potesse raccontare la straordinaria avventura vissuta in occasione della realizzazione della “Fonte di San Rocco”; se fosse il caso di regalare a quei magnifici “ragazzi” che hanno lavorato senza risparmiarsi e con una grande generosità , difficilmente riscontrabile in altre occasioni, qualcosa che, con l’ausilio di foto, aneddoti e racconti, li potesse, in qualche modo, ricordare nel tempo. Ma, passando spesso, davanti la statua di San Rocco, ormai diventata una piacevole abitudine, comune a molti palmesi, e rimanendo, ammirato dalla sua bellezza, come fosse sempre la prima volta, non ho avuto nessun dubbio e nessuna esitazione nel portare avanti un tale progetto, che vuole, in un certo senso, essere la testimonianza di un percorso, ardito, difficile ma certamente, pieno di passione, intrapreso da un piccolo gruppo che aveva un sogno divenuto, poi una bella realtà. L’opera , che si erge, con tutta la sua avvenenza, nella piazzetta di San Rocco, oltre al valore, più volte ribadito, di fede e di tradizione, per noi che l’abbiamo realizzata, con amore, sacrifici, dedizione e spirito di appartenenza alle proprie radici, resterà per sempre un segno indelebile di un’ amicizia sincera e autentica, nata tra le macerie, le ansie, i sacrifici dei lavori nel cantiere della Fonte di San Rocco. Uomini che hanno creduto nella realizzazione di un sogno a dispetto di tanti ostacoli e preconcetti, ma che dimostra, se ce ne fosse ancora bisogno, che quando c’e’ purezza di animo ed amore verso ciò’ che si vuole fare, tutto viene spazzato via . Di questa autentica ed originale avventura rimarrà un ricordo, per coloro che hanno avuto la fortuna di partecipare, che li segnerà per tutta la vita: Enzo Simonetta Franco Pardeo Pino Iannelli Pino Oliveri Tonino Orlando Pasquale Fontana Pietro Caravelli Lello Arcuri Cecè Caccamo Paolo Ventrice Rocco Ortuso Bruno Vadalà Walter Cricrì Giuseppe Cricrì Carmelo Bagalà Maurizio Carnevali Pasquale Frisina Salvat. De Francia Saverio Petitto

- imprenditore edile; - imprenditore edile; - imprenditore edile; - imprenditore edile - imprenditore edile; - imprenditore - impianti idraulici; - imprenditore - impianti elettrici; - imprenditore - ebanista; - imprenditore - marmista; - imprenditore, coordinatore; - imprenditore, coordinatore; - imprenditore, coordinatore; - addetto stampa; - pubbliche relazioni; - Architetto del progetto; - scultore, autore dell’opera; - coodirettore cantiere dei lavori; - vicepresidente Prometeus , coodirettore cantiere dei lavori; - Presidente Prometeus - direttore del progetto;

Quest’ opera, anche per la maniera con la quale è stata concepita e realizzata, vuole rappresentare, nel suo piccolo, un momento di orgoglio e di rilancio nel modo di pensare e di essere Palmesi. Un paese che deve essere fiero del proprio modo di progettare il vivere insieme e della propria capacità di gestire il bene pubblico. Un paese che deve essere consapevole della propria cultura storica, con salde radici nel suo prestigioso passato, ma proiettarsi anche, con slancio nel futuro, cercando di coinvolgere in questo progetto la parte più attiva della collettività , soprattutto le sue giovani intelligenze. Solidarietà, impegno e sensibilità verso il bene pubblico, amore ed orgoglio per la propria storia, la propria cultura, il proprio ambiente; questi devono rappresentare i principi in cui credere e per i quali vale la pena vivere. Appartenere ad una terra come la nostra , tra bellezze e generosità , perbenismi e conformismi, incertezze e ambiguità, ha un significato speciale: dovrebbe far scattare, per chi ha il privilegio di appartenervi, un senso di fierezza e di legame alle proprie radici, nonostante l’esistenza di cose negative ed altre da mutare. Noi apparteniamo al nostro paese, che amiamo e dove viviamo, ed esso appartiene a noi! Palmi, 12 agosto 2010 Saverio Petitto (Presidente dell’Associazione di Volontariato” PROMETEUS”-Palmi)


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La fonte di San Rocco un’idea che si fa simbolo di un popolo

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ulla accade per caso, l’attuazione di un fausto evento è sempre espressione della coincidenza di tanti fattori che concorrono a crearlo. Così è stato per questo monumento a San Rocco che oggi vede la luce in una delle più importanti piazze della nostra Città. Esso racchiude in se tanti significati, oltre che fonte, zampillante di fresca acqua, pronta a dissetare il passante, è anche ricovero per chi si vuole soffermare col pensiero o la meditazione in una pausa della propria giornata, per chi con fede vuole rivolgere il proprio spirito ad un Santo, espressione della più genuina umanità, posta al servizio del prossimo, tanto da farsi divina. E’ bellezza scultorea questo monumento, frutto della creatività e dell’ingegno artistico, integrato nel tessuto urbano per valorizzare e riqualificare un sito importante del centro storico, ma è anche motivo di conversione, di solidarietà, di passione, di gioia, di partecipazione, di cooperazione, di orgoglio, di disponibilità, di abnegazione e di conferma di valori che forse oggi si fa troppo in fretta a credere smarriti. Questo monumento racchiude in se una molteplicità di significati, tanto da essere esso stesso simbolo di rinascita, conferma dell’esistenza di un valore essenziale per un popolo, l’amore universale, amore che da religioso affianca quello civile, in un travalicare di valori, di sentimenti, di speranza e di ottimismo. Nella storia di una comunità vi sono momenti come questi che vanno ricordati e riverberati alle nuove generazioni, nella cronaca recente della nostra Città, mancava, infatti un’esperienza collettiva che avesse un effetto cementante di questa natura. Questa opera, nata come frutto geniale della caparbia volontà di pochi, quasi una scommessa difficile da vincere, ha finito per essere l’obiettivo prestigioso di tanti, tantissimi cittadini di buona volontà e dal cuore generoso, che oggi, a buon titolo, possono considerarsi i veri proprietari di un bene comune che verrà usato da tutti e consegnato ai posteri. Fu in occasione delle realizzazione del volume aVARIAta che gli autori decisero di chiedere all’artista Maurizio Carnevali una partecipazione per la realizzazione della copertina. Fu allora che Maurizio parlò del suo sogno nel cassetto, della bozza di un monumento bronzeo dedicato a San Rocco che egli avrebbe desiderato realizzare ed offrire gratuitamente alla Città di Palmi, a suggello della grande devozione che il popolo nutre per il proprio Protettore. La generosa, partecipata disponibilità dell’artista fu presa in parola, i membri dell’Associazione Prometeus, con a capo il suo Presidente Saverio Petitto, si adoperarono da subito affinché l’ambizioso progetto potesse essere realizzato entro il volgere del successivo semestre. Per la realizzazione del progetto di inserimento urbanistico del monumento fu contattato l’Architetto Carmelo Bagalà che unitamente all’artista Carnevali aveva concorso, senza percepire compensi, all’ esecuzione di un’altra importantissima opera sacra, promossa dalla suddetta Associazione Prometeus, e che consisteva nella collocazione nella Concattedrale della teca del Sacro Capello di Maria SS, la preziosa reliquia legata alla storia e alla tradizione e che fa di Palmi “la Città della Varia.” Questa legata a San Rocco sembrava impresa impossibile, senza il ricorso al pubblico denaro o la partecipazione economica di una pubblica amministrazione, ma molto stimolante sarebbe stato il raggiungere l’obiettivo senza utilizzare tali prerogative. La sola difficoltà per il reperimento dei fondi necessari all’acquisto di particolari materiali, (es. bronzo della fusione) sembrava rendere proibitiva l’impresa. A quel punto si partì con lo slogan “ Quando il sogno di un piccolo gruppo diventa il sogno della collettività, è molto probabile che possa trasformarsi in realtà” Vennero informati del progetto l’arcidiacono Don Silvio Mesiti e il Sindaco Dott. Ennio Gaudio, i quali espressero entusiasticamente il loro partecipe consenso mostrandosi da subito disponibili ad offrire la più ampia collaborazione. A quel punto saggiata la fattibilità del proposito, si mise in moto la macchina del coinvolgimento collettivo al progetto. Si informò mediaticamente la cittadinanza con la copertina del numero zero del periodico Madreterra, i cui membri della omonima associazione affiancarono da subito quelli della Prometeus, unitamente ai componenti


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della Cittadipalmi.it, con la pubblicazione del progetto nell’omonimo sito internet, e dei laboriosi amici della Ass. Per Palmi che si sarebbero mostrati particolarmente operativi . Per il reperimento dei primi fondi venne da subito distribuita una stampa dell’erigenda opera realizzata a tiratura limitata, firmata dall’artista Carnevali. Grande entusiasmo coronò in modo tangibile l’impegno di chi si accingeva a promuovere l’opera. Il pubblicò da subito partecipò generosamente con contributi sempre gioiosi. Grandi dimostrazioni di umanità ed altruismo vennero quotidianamente registrati da chi aveva l’onere e l’onore di coordinare il progetto. Tanti imprenditori e tante maestranze si mostrarono disponibili a dare un contributo gratuito della loro opera. Al contempo vennero ideate e realizzate tante iniziative che avrebbero consentito di raggiungere, tramite contribuzioni popolari, la quota necessaria per coprire le spese. Citiamo “ La partita del cuore “ che registrò un record di presenze allo stadio Lo Presti, ove ogni spettatore offrì un euro per il costo del biglietto; L’evento “ Un sogno all’asta” in cui svariati artisti di tutta Italia offrirono le loro splendide opere che furono messe all’incanto; La rivisitazione e la pubblicazione della poesia di Pietro Milone Pe’ nu matrimoniu, curata insieme a Dirigente, docenti e alunni della Scuola Elementare De Zerbi, con la realizzazione di un opuscolo illustrato. Particolarmente coinvolgente è stata anche l’evoluzione dei lavori sul cantiere con il succedersi di svariate maestranze che, con abnegazione e professionalità, tralasciando il proprio lavoro e rinunciando al benché minimo compenso, hanno dato un fantastico contributo il cui risultato è oggi sotto gli occhi di tutti. Lo spirito di collaborazione registrato fra questi uomini ha fatto si che nei tempi previsti si potesse consegnare il monumento finito anche nelle sue parti accessorie. Da oggi in poi Palmi e la sua gente avranno due statue di San Rocco, quella storica, fatta con legno di tiglio, che esce in processione ogni 16 agosto trovandosi nella chiesa dell’Immacolata, alla quale tutti noi Palmesi siamo particolarmente affezionati, e questa nuova fatta in bronzo, che presto impareremo ad amare, nella quale vedremo il Nostro Santo in tutta la sua umanità, nella quale forse ci identificheremo, quando anche a noi, come è stato per lui, capiterà di trovarci stanchi ed afflitti, ad affrontare le avversità della vita, ma sempre fiduciosi che la divina provvidenza possa accorrere in nostro soccorso, magari anche dandoci il conforto di un segno semplice ed efficace come potrebbe essere il bere un sorso d’acqua o il vederci consegnare un inaspettato tozzo di pane da parte di un cagnolino fedele. Giuseppe Cricrì


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Piazza San Rocco - Palmi - A.D. 2010


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PALMI, DICEMBRE DUEMILANOVE

La genesi

Il tutto nasce dall’incotro avuto con Maurizio Carnevali in occasionedellaVariaduemilaottoeconlasuccessivacollaborazione nella costruzione della Teca del Sacro Capello all’interno della Chiesa Madre di Palmi

…l’arte al servizio della collettività


Cap. 1 - LA GENESI

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8 Dicembre 2009 - In occasione Della presentazione Della nuova rivista “Madreterra Palmi&Dintorni”, nella provvisoria sede dello stesso giornale, viene illustrato il progetto di massima Della “Fonte di San Rocco” al cospetto di un pubblico qualificato e numeroso.

Don Silvio Misiti Ed il Maestro Maurizio Carnevali relazionano sull’iniziativa. Un momento di commozione prelude l’originalità e la peculiarità dell’opera


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Cap. 1 - LA GENESI

Copertina del Nr Zero della rivista “Madreterra”, dedicata alla presentazione Della “Fonte di S. Rocco”


Cap. 1 - LA GENESI

I protagonisti giurano impegno e fedeltà sul primo blocco di marmo di trani.

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Maurizio Carnevali, appone la firma sul primo blocco di marmo che verrà utilizzato per il basamento su cui sorgerà la statua bronzea.

La firma dell’Architetto Bagalà, cui seguiranno le firme Il Presidente dell’Associazione “Prometeus”, consegna di tutte le maestranze. all’artista il primo assegno destinato alla fonderia “Magnifico” di Bari.


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Cap. 1 - LA GENESI

Foto di gruppo dopo la cena di lavoro.

15 Maggio 2010 - Cena di lavoro con le maestranze per organizzare le fasi della lavorazione.


Cap. 1 - LA GENESI

I CONTI IN TASCA…

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La domanda che ci sentiamo spesso fare è la seguente: come avete fatto a raccogliere tutti quei soldi? La risposta, nell’immediatezza , nasce spontanea,… con l’aiuto di San Rocco! In effetti, al di là della risposta che potrebbe nascondere delle verità, per chi ha fede e per certi “strani” accadimenti verificatesi nel corso dei lavori, la storia è molto più complessa e difficile e racchiude in se un “mondo” colmo di sensibilità, di spirito di appartenenza, di fede e soprattutto di credibilità , prerogativa questa dei promotori dell’iniziativa. Molteplici sono state le iniziative che hanno coinvolto tutti i settori sociali della città. La prima fase è stata caratterizzata dalla distribuzione di n. 204 litografie autografate, donate all’associazione dall’artista Carnevali. E’ stato questo, un periodo difficile, ma allo stesso affascinante, che ha visto la partecipazione di tantissimi cittadini generosi che hanno donato quello che era nelle proprie possibilità economiche, da un euro( quota minima raccolta) a 2.500,00 quota massima donata da un singolo. Le maggiori difficoltà incontrate, in questa fase della raccolta, sono state le circostanze, che non si conosceva con completezza l’opera, dal timore che venisse compromessa la piazza, allo stato asservita a sosta di automobili, ma soprattutto, in un contesto ambientale che non è abituato al cambiamento radicale, l’antica e radicata paura del “nuovo”. Nonostante questo, la credibilità e la serietà, dimostrata dagli interlocutori in altre occasioni, hanno permesso di acquisire fiducia nella gente che ha partecipato alla raccolta in maniera generosa ed imponente. L’altra idea vincente, promossa da Rocco Cadile, è stata l’organizzazione della “PARTITA DEL CUORE” che ha visto gli avvocati/Magistrati contri gli impiegato Comunali, di fronte ad un pubblico numeroso ed entusiasta nel mitico campo sportivo “Lo Presti”di Palmi. Il biglietto d’ingresso, simbolicamente fissato in un euro, ha facilitato gli incassi. Grande impegno e collaborazione hanno dimostrato molti cittadini che si sono prodigati spontaneamente a raccogliere fondi tra questi, Eugenio, Daniele,Franco,Nunziatina, Antonella, Franco, Rocco, Pina, Rita ,Cece’e Gaetano. Fantasiosa e ben organizzata è stata la rassegna teatrale promossa insieme al Direttore Del primo circolo “De Zerbi”, Gianni Costa e dall’insegnante, Enza Spatola imperniata sulla poesia di Pietro Milone, “Pe nu matrimonio”. Contemporaneamente alla rassegna e’ stato pubblicato un libro sulla rivisitazione della poesia , composto da Giuseppe Cricri’ e Saverio Petritto,che ha portato nelle casse un discreto incasso. Altro fiore all’occhiello, di tutta la fase organizzativa è stata l’allestimento della suggestiva mostra d’arte dal titolo emblematico, “UN SOGNO ALL’ASTA”, evento che ha visto in prima fila ed affiancate all’associazione Prometeus, altri enti di volontariato: PER PALMI , MADRETERRA E CITTA’ DI PALMI, con la partecipazione di più di 60 artisti calabresi che hanno voluto contribuire mettendo all’asta alcuni loro manufatti, aggiudicate poi al miglior offerente. In evidenza, nella circostanza, il generoso e concreto apporto di Rocco Militano, Enzo Brando, Umberto fonte, Bruno Vadalà, Dario Galletta, Rocco Ortuso, oltre ai nostri soci, Salvatore De Francia, Paolo Ventrice, Giuseppe Cricrì e Saverio petitto. Grande e deciso è stato l’apporto finanziario degli sponsor, LEONARSO SRL di Gioia Tauro che ha allestito una delle più belle strutture mai viste a Palmi e senza alcun compenso,( spesa risparmiata per l’eventuale locazione della struttura 2.800,00 x gg.9= 25.200,00) TEMPTATION SRL per il finanziamento di tutte le spese per l’organizzazione (3000,00) E AGO SRL di Palmi con l’apporto di 1.800,00 euro), ai quali va il nostro ringraziamento e la nostra gratitudine. Un plauso particolare va alle graziose ragazze prestate all’ingrato compito di hostess delle serate svolto con impegno e professionalità. Determinanti , nell’economia generale, sono stati , per cui vanno ricordati con gratitudine, Demetrio Crucitti,che ha fornito gratuitamente tutto il materiale occorrente per la struttura e Carmine Melara che ha donato, oltre il materiale ferroso tutto ciò che serviva all’occorrenza. La loro generosità e il loro attaccamento al proprio paese hanno permesso un risparmio non indifferente nel bilancio totale delle spese pari ad euro 9.653,11. Al termine della complessa e difficile raccolta, iniziata l’ otto dicembre duemilanove, la somma complessiva introitata dall’associazione è stata pari ad euro 64,881,03. Alla somma incassata vanno aggiunti gli apporti gratuiti dell’artista, del progettista, dell’autotrasportatore e delle maestranze pari ad euro 48.200,00. L’amministrazione Comunale ha avuto un ruolo importante e, nello spirito di sana e fattiva collaborazione instauratosi sin dall’inizio di quest’avventura, ha acquisito all’asta , nel corso della mostra, n. 2 importanti opere, “……………….”di Maurizio Carnevali ( 2.000,00 euro) ed un busto in gesso di D.Augimeri dello scultore Achille Cofano (2.000,00 euro), che saranno annoverate tra le opere della Casa della Cultura. L’altro contributo elargito, dalla stessa Amministrazione di 8.000,00, è stato destinato alla sistemazione della piazzetta e che ha trovato la disponibilità dell’associazione Prometeus a mettere a disposizione e gratuitamente le maestranze che si stavano occupando della costruzione della struttura della” fonte di San Rocco”. Le spese sostenute, regolarmente fatturate e tracciabili con i titoli di credito emessi dall’associazione, per comodità di lettura si predispongono in apposito elenco:


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Cap. 1 - LA GENESI

lavori di fonderia….. ………………………………………33.600,00 materiale marmoreo………………………………………. 7.000,00 materiale cantiere/trasporti inerte…..……………………. 1.997,20 bitumazione e pavimentazione piazza………….……… 5.880,00 materiale elettrico……………………………….…………. 6.464,01 arredi piazza…………………………………….………….. 1.000,00 materiale illustrativo/inviti/depliants…………..........…….. 1.257,59 Totale costi sostenuti……....………………………………...57.198,80 Il ricavato dei contributi di liberalità:

- Contributi di liberalità………………………………………61.947,00 - nota credito materiale elettrico stornato……….……….. 1.947,00 987,03 - abbuono attivo su materiale elettrico……….………….. Totale incassi

……………………………………………. 64.881,03

Differenza positiva………………..………………………… 7.682,23 Per completare il quadro economico-finanziario in maniera che si possa dare l’idea di quale costo abbia potuto avere l’opera realizzata, occorre quantificare tutto il materiale, le prestazioni e i servizi gratuiti: pertanto: -prestazioni gratuite nel cantiere delle maetranze: Edilizia,impianti idraulici,impianti elettrici, lavorazione del marmo,allestimenti vari, trasporto statua ................................................. (Simonetta, Orlando, Oliveri, Pardeo, Iannelli, Trimboli, Caccamo, Fontana, Caravelli, Arcuri, Sainato)

25.000,00

-fornitura gratuita del materiale da cantiere (CRUCITTI-MELARA)………….................. -allestimento copertura cantiere(LEONARDO SRL)……………………………….....…… -progettazione e compenso artistico ( BAGALA-CARNEVALI)..………………….......…. -completamento arredo della piazza(RA.DI SRL)………………………………………….. Totale apporti e forniture gratuite………………………………................................................

9.653,11 2.000,00 20.000,00 1.200,00 57.853,11

Totale costo dell’opera……………………………………………….........................................

115.051,91

I dati esposti e le risultanze contabili evidenziati , dimostrano, ancora una volta, che con l’onestà nella gestione delle entrate e delle uscite, con una grande ponderatezza e con la volontà si possono raggiungere risultati eccezionali, …anche quelli di realizzare un sogno!

Litografia a tiratura limitata (204 copie) del Maestro M. Carnevali che ha permesso la maggior raccolta di fondi.


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Le fasi progettuali e di lavorazione dell’opera

LAMETIA TERME, GENNAIO DUEMILADIECI

A gennaio dell’anno 2010, nel suo laboratorio di Lamezia Terme, il Maestro Maurizio Carnevali inizia la lavorazione dell’opera

...grande coinvolgimento interiore dell’artista.


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Cap. 2 - LA FASE DI LAVORAZIONE

Lettera di accompagnamento del progetto presentato all’Amministrazione comunale il 01/04/2010.


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Cap. 2 - LA FASE DI LAVORAZIONE

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averio, carissimo amico,

e Carmelo, Paolo, Pasquale, Salvatore, Walter, Achille, Peppe, Rocco, Bruno, Enzo, Franco, Pino I., Lello,Tonino,Pasquale, Cecè, Pino O. Mastro Rocco, Pietro Demetrio e Carmine, ora che tutto quello che si poteva fare per innalzare questo monumento al nostro San Rocco è stato fatto, mi chiedo se abbiamo veramente finito o se, invece, questa non sia che una tappa. Ho vissuto un’avventura entusiasmante: un’idea di pochi adottata così presto e con tale generosità dai Palmesi che oggi legittimamente è figlia di ognuno di quelli che le si sono dedicati, chi con il lavoro, chi con la contribuzione volontaria, chi con l’affetto, chi con la condivisione dei sentimenti di quanti hanno lavorato in prima linea. Nei mesi in cui lievitava la possibilità di dare vita concretamente a quest’idea, è avvenuta, in parallelo, una metamorfosi significativa anche dentro di me, che si è materializzata nella maturazione di una nuova interpretazione dell’opera. Di questa evoluzione, che è stata condizionata dal progressivo coinvolgimento di una collettività che ho avvertito sempre più stringersi intorno al progetto, rimane testimonianza documentale nelle diverse fasi progettuali che, graficamente rappresentate, riflettono la variazione e la nuova emotività che alimentava la mia idea del santo. Nella concezione plastica originale, dieci anni fa il mio San Rocco era nato sdraiato nell’assopimento di chi è vinto dalla fatica del lungo cammino, mentre il cane sembrava vegliare il sonno del suo compagno. Solo successivamente, in una seconda rappresentazione, San Rocco si solleva come appena destato, mantenendo però quel senso di stanchezza e di attesa di chi ancora non ha raggiunto la fine del viaggio. Infine, nella terza e ultima interpretazione, corrispondente all’impianto plastico finale della statua, il santo è completamente desto, vigile e giustamente preoccupato. Nel suo gesto, egli interagisce ora con chi gli farà visita, offrendo a chiunque si ponga al suo cospetto dell’acqua, quella del ruscello presso cui sosta. Quella che sgorga dal nostro monte. E’ lo scorrere della vita intorno a San Rocco quello che si sente attraverso lo scrosciare dell’acqua ed il cane non è più sentinella del sonno, ma creatura viva che asseconda e condivide l’umore del suo compagno di viaggio. Oggi leggo questa trasformazione, che nel suo farsi era inconsapevole, non come l’assoggettarsi alla necessità di una nuova logica estetica. La forza dell’entusiasmo di voi tutti ha creato in me mutamenti d’animo così profondi da modificare la mia intima visione dell’opera. Per questa ragione condividerò con voi tutti e con te particolarmente, Saverio, la paternità di un risultato che, mi auguro, possa essere colto nella sua ricchezza di sfumature dall’intera collettività. Credo sia un caso più unico che raro che un’opera di questa importanza possa nascere in un contesto in cui sono stati messi in gioco solo la devozione e l’amicizia. E fondamentali sono state quelle ali - l’amministrazione comunale e la chiesa – che, seppure non sono servite a volare, certamente ci hanno offerto piena protezione. Sento ora di dover dire grazie a Palmi. Vi abbraccio, amici e compagni di un viaggio irripetibile.

Carnevali

Maurizio


Cap. 2 - LA FASE DI LAVORAZIONE

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Cap. 2 - LA FASE DI LAVORAZIONE


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Cap. 2 - LA FASE DI LAVORAZIONE

Il volto di San Rocco è modellato con l’argilla e risulta, questo, il momento più laborioso di tutto l’intervento scultoreo. Al volto si vuole conferire l’espressione di sofferenza, speranza, forza e spiritualità che il Santo dovrà trasferire a chiunque si ponga al suo cospetto. Il calcolo delle varianti delle sorgenti luminose, mantenendo immutabili i tratti fisionomici nelle diverse condizioni, rappresentano uno dei problemi più difficoltosi da superare. .......

Il cane è colto nel gesto di porgere un tozzo di pane non solo a San Rocco, ma a quanti insieme al Santo ne possono avere bisogno.


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Cap. 2 - LA FASE DI LAVORAZIONE

La gestualità del Santo deve apparire nella più totale naturalezza. Un momento in cui interagiscono l’atto del riposo, l’offerta dell’acqua e la potenza dell’uomo pronto ad intraprendere, ancora una volta, il suo viaggio. Il modellato prende corpo dall’uso dell’argilla plasmata su una struttura di gesso e ferro.


Cap. 2 - LA FASE DI LAVORAZIONE

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Cap. 2 - LA FASE DI LAVORAZIONE

La fonte si ripropone come un tassello della memoria storica di Palmi e, in questo caso,si carica di valori simbolici. Modellata e poi fusa, rendendola infine smagliante con la lucidatura del bronzo. Essa esprime il concetto che i doni offerti dalla natura , dopo aver ricevuto la grazia della trasformazione, ad essa ritornano per rigenerarsi. CosÏ l’acqua che sgorga da un rametto di ulivo si versa nel grembo della conchiglia, ritornando alla madre, ma non prima d’aver dissetato il viandante.


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Cap. 2 - LA FASE DI LAVORAZIONE

LA FONDERIA “MAGNIFICO”

La fonderia artistica Magnifico è nata a Bari alla fine degli anni 70, dal professor Michele Magnifico, scultore ed insegnante di disegno e storia dell’arte, per il completamento delle Opere personali. Nel tempo, riconoscendone l’indubbia professionalità, molti artisti hanno intrapreso rapporti di collaborazione con il prof. Magnifico, contribuendo, pertanto, allo sviluppo ed all’ingrandimento della fonderia, che ormai può contare su una esperienza trentennale nel settore artistico. Il professor Michele Magnifico attualmente oltre a dirigere la fonderia, è docente di “tecnica di fonderia” presso le accademie di belle arti di Bari e Lecce.

Fasi di lavorazione all’interno della fonderia


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Cap. 2 - LA FASE DI LAVORAZIONE

Lavorazione del cane

Pablo Carnevali con Michele Magnifico


Cap. 2 - LA FASE DI LAVORAZIONE

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Cap. 2 - LA FASE DI LAVORAZIONE

Ultime fasi di lavorazione in fonderia. Mercoledì 4 agosto 2010, l’opera è ormai pronta per raggiungere la sua piazza a Palmi.


Cap. 2 - LA FASE DI LAVORAZIONE

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L’atmosfera della Festa. S

an Rocco, evoca in me una moltitudine di pensieri, di storie familiari e di ricordi. A mio nonno, Annunziato Seminara, costruttore (l’ultimo suo lavoro è stato il campanile della concattedrale), devo la prima volta che ho assistito, attaccato alla sua mano forte e protettiva, all’uscita del Santo dalla chiesa . Avevo nove anni e da allora penso di non aver mai perso questa festa. Ricordo il caldo, gli ex voto ai piedi dell’altare e il motivo di una litania cantata da un gruppo di donne guidate nel canto da un uomo con folti baffi. La cosa che più mi ha impressionato è stata il vedere il pianto dei fedeli, questo atteggiamento mi sembrava eccessivo, in seguito mi sono, invece, ricreduto. Ogni 16 agosto avverto una forte emozione che non riesco a trattenere durante l’uscita, ma anche nel lungo tragitto della processione, vissuta con grande partecipazione e orgoglio da oltre cento portatori che, al ritmo di una marcetta, fanno dondolare il cappello d’argento posto dietro le spalle del Santo. Negli anni successivi mi accompagnavo con Pippo Silvestri, dentista in Perugia, e il rituale era sempre lo stesso: l’appuntamento era all’entrata laterale della chiesa alle ore 17,40, scavalcavamo la recinzione e, dopo la benedizione della statua, salutavamo i nostri amici mbuttaturi; poi, precedendo i portatori con la statua, ci posizionavamo all’uscita davanti alla moltitudine di fedeli che premeva. San Rocco, per moltissimi palmesi è un “amico” particolare con il quale si può parlare, al quale confessare le proprie sofferenze. Con quegli occhi neri, infatti, sembra ascoltare tutti. Anch’io, del resto, il 2 agosto del 2004, quando sono stato colto da un malore improvviso, mi sono rivolto a Lui. Al mio risveglio, dopo un lungo intervento chirurgico eseguito magistralmente dall’equipe del primario di neurochirurgia dell’ospedale Pugliese di Catanzaro, Claudio Ceccotti, il primo pensiero è corso, prima ancora che alle persone care che mi hanno assistito, al Santo al quale ho rivolto una preghiera di ringraziamento. In tutto il reparto dell’ospedale questa devozione che dimostravo nei confronti di San Rocco si era rapidamente diffusa, tant’è che alcuni operatori sanitari mi hanno portato l’immaginetta di San Rocco dei loro paesi (Tiriolo, Girifalco, Gerocarne, Gioiosa). L’unico cruccio è stato che la dimissione, avvenuta il 22 agosto, mi ha impedito di partecipare alla tradizionale processione. A distanza di qualche anno, nel 2009, nella qualità di amministratore del Comune di Palmi, ho accolto con grande interesse e gioia l’idea progettuale di un’associazione di giovani professionisti guidata dal vulcanico Saverio Petitto che, con l’amico artista Maurizio Carnevali, imponendo una tabella di marcia incalzante, coinvolgendo l’intera città in una serie di iniziative e manifestazioni per raccogliere i fondi necessari, hanno trasformato la piazza antitante la chiesa realizzando un monumento di grande pregio collocato su un’artistica fonte. Anche l’Amministrazione comunale di Palmi ha contribuito all’iniziativa, oltre che sul piano economico, superando in tempi rapidissimi tutto l’iter burocratico necessario. Il mio augurio, adesso, è quello che si possa istituire nella vecchia chiesa in Piazza San Rocco un museo di arte sacra e della pietà popolare. Quest’opera servirebbe, a mio avviso, a mantenere viva nel tempo l’atmosfera della festa nello scorrere del tempo e delle generazioni. Nunzio Lacquaniti


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Cap. 2 - LA FASE DI LAVORAZIONE

La processione di san Rocco

C

i sono santi e ci sono icone. San Rocco, per i Palmesi, non è solo “un santo”. E’ metafora dell’appartenenza al paese, è rito e strumento di identificazione con le nostre radici, occasione annuale di incontro e di meditazione, anche e – forse - soprattutto per chi non è un cattolico praticante nel resto dell’anno. La processione, che ci rende per qualche ora emuli e partecipi del lungo cammino del santo partito da Montpellier, è una fatica catartica, che ogni anno ci riavvicina e ci rinnova; è un perdere un po’ della nostra individualità per ritrovarci parte di una comunità. Mai nell’anno come ogni 16 agosto Palmi è una collettività stretta intorno al proprio simbolo condiviso e riconosciuto. E molto amato. Migliaia di persone, attonite, attendono sotto il sole cocente, nella piazza antistante la Chiesa, lo scoppio dei mortaretti che annunciano l’uscita del Santo. Un brivido percorre la schiena di ognuno e la sagoma della statua appare sul portone della chiesa; in quel momento ci si sente talmente piccoli e bisognosi dell’intercessione del Santo, tanto da commuoversi. Con la preghiera ci si affida a Lui, riponendo nella supplica le speranze per una vita in salute e prosperità per sé e per i propri familiari. Contemporaneamente parte l’incessante ritmo dei tamburi che accompagnano il Palio in testa alla Processione seguito dal corteo degli Spinati, uomini, donne e a volte bambini che scalzi e avvolti da imperscrutabili cappe di rovi seguono il percorso recitando il Rosario e stringendo al petto la foto del Santo mentre gli appuntiti aculei flagellano loro le carni. Lungo il tragitto, che tocca tutta la città da nord a sud e da est ad ovest, i portoni e le finestre, addobbati con fiori, drappi e bandiere, sono spalancati affinché la Benedizione possa entrare nelle case di tutti. Dai balconi, stipati all’inverosimile, i fedeli acclamano il Santo segnandosi. Tutto ciò continua finché la processione non ritorna nella piazza da cui era partita, la stessa che ospiterà il monumento che vuole essere la Fonte alla quale attingere per mantenere, qualora ce ne fosse bisogno, sempre alta la devozione a San Rocco, ferito e guaritore, pellegrino e presente, icona di quello che siamo e che possiamo essere, noi, popolo calabrese, disperato e reattivo, emigrato e sempre con gli occhi e il cuore al proprio paese. Giovanni Bruzzese


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La fase progettuale

MILANO, DUE FEBBRAIO DUEMILADIECI

dell’architetto

Il due febbraio duemiladieci, nel suo studio di Milano, l’architetto Carmelo Bagalà inizia a progettare la “Fonte di San Rocco.”

...Semplicità e raffinatezza.


CAP. 3 - LA FASE PROGETTUALE DELL’ARCHITETTO

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CAP. 3 - LA FASE PROGETTUALE DELL’ARCHITETTO

RELAZIONE DELL’ARCHITETTO IL LUOGO: La scelta dove collocare la fonte di San Rocco, in un primo momento, è stata pensata nel giardino adiacente la chiesa, sull’angolo prospicente la piazza. Qui la posizione del monumento, con la presenza del verde, avrebbe dato un aspetto diverso, più intimo a tutta la composizione. Poi, per volontà e desideri generali, attraverso una sorta di referendum tra chi ha contribuito all’opera, si è scelto il centro della piazza, per dare più visibilità e più austerità a tutta l’opera. Io l’ho chiamata piazza ma, come si può vedere e come in tanti sanno, non si può considerare piazza un crocevia di due strade e uno spazio relegato al parcheggio permanente di poche macchine. Su invito dell’associazione Prometeus, ho fatto uno studio preliminare su questo spazio, cercando di caratterizzare e dare un contenuto nuovo di fruibilità di una futura piazza, lasciando inalterato il traffico carrabile sulle vie san Rocco e Oberdan. La piazza si sviluppa sulla parte opposta alla chiesa, nell’angolo tra due edificio privati. E’ quasi un quadrato e tutta la pavimentazione in pietra (granito) in quadrati concentrici è alla quota delle due strade, senza gradini e quindi senza barriere architettoniche. L’unico elemento in rilievo è la presenza solo su due lati di quindici blocchi di marmo di Trani di 50x50x50 cm con luce led nella parte bassa di ogni cubo, utilizzabili anche come sedute; elementi che serviranno anche da barriera al traffico carrabile e che si dovranno in seguito realizzare. E’ semplice ed essenziale per dare risalto a tutta l’opera artistica del maestro Carnevali.

IL BASAMENTO: La parte basamentale, che ho curato confrontandomi con l’artista, è di forma quadrata (6x6 m) è modulare 1x1, il tutto è posizionato al centro delle diagonali dello spazio che ho descritto prima ed è quasi sul baricentro della facciata della chiesa di San Rocco. La composizione, contornata da gradini, presenta al centro un parallelepipedo di 2x1 m per un’altezza di 1 m dove sarà inserita la roccia naturale e la scultura di San Rocco; sul lato corto del solido è posizionato un altro elemento di forma cubica con all’interno una fontana in bronzo creata dall’artista. Tutte le parti dell’opera strutturale sono realizzate in pietra di Trani, con una bocciardatura grossa e fine con punta di scalpello. L’acqua che sgorga dalla roccia simbolicamente rappresenta la sorgente, e quindi “la fonte” riempie la parte superiore del solido, trasborda lungo le pareti del parallelepipedo e si raccoglie in un canale lungo tutto il perimetro della composizione dove è collocata la scultura. Questo canale di acqua, scavato come un solco sul quadrato basamentale, contiene al suo interno dei led che illuminano tutto il parallelepipedo e parte della composizione artistica.

Arch. Carmelo Bagalà


CAP. 3 - LA FASE PROGETTUALE DELL’ARCHITETTO

Studio preliminare di tutti gli elementi della composizione

Progetto di massima di piazza San Rocco

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CAP. 3 - LA FASE PROGETTUALE DELL’ARCHITETTO

Planimetria del luogo d’intervento

Studio in bianco e nero dell’opera


CAP. 3 - LA FASE PROGETTUALE DELL’ARCHITETTO

Rendering con vista notturna - Studio delle luci

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CAP. 3 - LA FASE PROGETTUALE DELL’ARCHITETTO

Rendering - il basamento illuminato ed il particolare della fontana

Rendering - Viste diurne dell’opera


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PALMI,

La partita del cuore

DICIASETTE APRILE – CAMPO SPORTIVO “LO PRESTI”

Nel mitico campo sportivo“Lo Presti”si svolge l’incontro di calcio, organizzato da Rocco Cadile, tra Mgistrati e avvocati contro impiegaticomunali,chehavistoun’eccezionale cornicedipubblico composta dagli alunni delle scuole pubbliche di Palmi.

...Platea divertita ed appassionata.


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CAP. 4 - LA PARTITA DEL CUORE

Partita del cuore

“Il tuo gesto per un sogno: La Fonte di San Rocco” C’era il pubblico delle grandi occasioni allo stadio “G. Lo Presti” di Palmi, sabato 17 Aprile, dove si è svolta la 4^ Edizione della partita del cuore ”Il Tuo gesto per un sogno”, tra Magistrati -Avvocati e Impiegati comunali -Personale Scolastico, che aveva come obiettivo quello di sostenere un’importante iniziativa promossa dall’Associazione “Prometeus” di Palmi. La manifestazione, finalizzata alla raccolta di fondi da destinare alla realizzazione de “LA FONTE di SAN ROCCO”, ha riscosso un grande successo, e le oltre duemila presenze hanno consentito un incasso di circa 2500 euro (l’offerta era di un euro) che si aggiungeranno ai 35000 euro già raccolti, grazie al sostegno dei cittadini palmesi, devoti al venerato Santo. Qualcuno ha detto che, il “Lo Presti” così gremito, composto dai ragazzi di tutte le scuole di Palmi, di ogni ordine e grado, ad eccezione dell’ Istituto Tecnico Commerciale, i quali hanno partecipato con grande entusiasmo all’evento, non si vedeva dai tempi in cui la Palmese giocò contro il Messina. Erano palpabili l’atmosfera di festa e l’entusiasmo, che hanno acceso il sorriso nei bambini dei due Circoli Didattici De Zerbi e S . Francesco, che tifando con fervore, hanno regalato grandi emozioni; ma anche dei ragazzi delle scuole superiori, e in modo particolare del Liceo Classico, accompagnati dalla dinamica Prof. Maria Bonfiglio e dello Scientifico N.Pizi,

presenti numerosi, che hanno applaudito la loro Preside Prof. Maria Corica nel momento in cui ha preso la parola e dato il calcio d’inizio. “Ringrazio gli organizzatori di aver dato l’opportunità a tutti i presenti, di vivere un momento di grande significato culturale e religioso che contribuisce alla crescita del territorio”. Gli applausi si sono ripetuti quando, la poliedrica Anastasia Romeo che frequenta il quinto Scientifico, parlando a nome dei ragazzi, ha espresso gratitudine a tutti coloro che, a vario titolo, hanno contribuito alla riuscita dell’iniziativa, sottolineando anche il grande impatto emotivo che una tale manifestazione può suscitare. Un altro momento rappresentativo è stato quando, il Presidente dell’Ordine degli Avvocati, Avv. Francesco Napoli, ha consegnato alla Dott. sse Maria Rosa Garipoli e Mirella Foti e al Presidente dell’Associazione “Prometeus”, Dott. Saverio Petitto, il contributo raccolto prima dell’incontro, dimostrando disponibilità e spirito di collaborazione. Anche l’Avv. Silvio Runci ha voluto evidenziare la validità dell’iniziativa rievocando il pensiero del Prof. Domenico Ferraro: ”Dire di San Rocco a Palmi è come parlare dell’aria, della luce, dell’acqua; egli è il Santo di tutti, è il compatrono della città, è l’avvocato nei bisogni. Non c’è famiglia in cui la sua immagine non sia venerata in patria e fuori. La statua che si realizzerà, darà lustro e vigore alla piazza e alla città”. La

manifestazione ha raggiunto il suo culmine quando, la straordinaria voce di Stefania Lombardo ha intonato l’Inno di Mameli; è stato un momento di assoluto silenzio sfociato alla fine in una grande ovazione. Per la cronaca: il match diretto con padronanza e inflessibilità dall’amico Pino Vincenzi, è stato molto equilibrato. Dopo una prima fase di studio da parte di entrambe le squadre, sono stati i giureconsulti a pigiare sull’acceleratore mettendosi in evidenza con un tiro da fuori, calciato dall’onnipresente Cardone, neutralizzato, poi, con una plastica parata dal portiere Ursino. Gli avversari, non da meno, hanno incominciato a imbastire manovre a centrocampo suggerite dalla genialità di Mercuri, per lanciare lo scatenato Fotia e il funanbolo De Francia, controllati bene dalla difesa avversaria, dove si sono evidenziati Runci, Santoro, Loiacono e il capitano Pasquale Saffioti. Il gioco, nel primo tempo è stato un continuo cambiamento di fronti; in uno di questi, l’estremo difensore Tedesco, ha parato da par suo, un bolide calciato da Mercuri. Più incisiva è apparsa la squadra di mister Perna che aveva in avanti il giovane Aquino, un attaccante bravo e veloce, annullato a turno da Gullo, Gianni Saffioti e Mambrino, che hanno fatto vedere, nonostante gli anni, di che “pasta” sono fatti. Nel secondo tempo, iniziato a ritmi più blandi, mister Raffaele Fotia, non ha cambiato assetto tattico, ma ha chiesto a Filippone e Maisa-


51 no di giocare più vicini al claudicante capitan Cadile, per filtrare le sortite del regista Grillea, Parisi, Napoli e del mediano di spinta Palmisano, per partire, poi, dalla fascia sinistra, con rapidi contropiedi, effettuati dal tenace e fisico Ventrice ( una particolare segnalazione per la positiva prestazione) e da Antonello Fotia. All’inizio del secondo tempo, quando il risultato era ancora in parità, la squadra di Fotia ha perso, per infortunio, due pedine importanti: Cadile e Mercuri; sostituite egregiamente da Parrello e Gerocarni. Mentre nelle fila dei Magistrati –Avvocati, due “forze fresche” come Novella e Melissari, sono stati decisivi ai fini del risultato. E’ stato, infatti, Novella all’ 85’ a portare in vantaggio la sua squadra, segnando un gol di pregevole fattura, dopo una distrazione della difesa avversaria. Alla fine, il risultato è rimasto inchiodato sull’1-0, in favore della squadra del Presidente, Avv. Francesco Napoli; ma il gol più bello, senza dubbio, è stato messo a segno dai ragazzi, intervenuti numerosi, i quali non si sono sottratti al dovere morale della solidarietà, dando così prova di grande maturità e senso civico. Rocco Cadile

CAP. 4 - LA PARTITA DEL CUORE Impiegati Comunali Personale Scolastico

Magistrati-Avvocati

Tedesco Loiacono Runci Palmisano Santoro Saffioti P. Napoli Cardone Parisi (Melissari) Grillea (Novella) Aquino All. Perna

1 - 0

Ursino Saffioti G. Ventrice Maisano Gullo Mambrino Filippone Cadile (Parrello) Fotia Mercuri (Gerocarni) De Francia All. Foria R.

Arbitro: Pino Vincenzi Marcatori: 85’ st Novella

La piccola Mascotte Gabriele Runci con Pasquale Saffioti


CAP. 4 - LA PARTITA DEL CUORE

Franco Tigano, rappresentante del CONI e Rocco Cadile

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CAP. 4 - LA PARTITA DEL CUORE

La Preside, Prof.ssa Corica, madrina Della manifestazione

Le squadre schierate al centro del campo


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CAP. 4 - LA PARTITA DEL CUORE

Tra gli ospiti, M. R. Garipoli, Mirella Foti, Pino Vincenzi, arbitro dell’incontro e Francesco Napoli.

Fasi di gioco. Sullo sfondo il numerosissimo pubblico.

Peppe Saletta, Francesco Napoli, Franco Tigano, Saverio Petitto e Pino Vincenzi. _______ Nella pagina a fianco, la consegna del trofeo ai vinvitori.


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CAP. 4 - LA PARTITA DEL CUORE

le foto della “partita del cuore” sono di mimmo zoccali


CAP. 4 - LA PARTITA DEL CUORE

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BELLEZZA E LEGALITA’ (BELLEZZA E’ LEGALITA’) Da molto tempo mi trovo a pensare che esiste un nesso, un legame nascosto ma vero, tra bellezza e legalità. Mi rendo conto che ad un primo approccio non si potrebbe pensare a due aspetti, a due valori più distanti (“e che c’azzecca?”, direbbe un ex collega passato a più fortunata ed agevole vita). Il nesso invece c’è, e probabilmente occorre essere meridionali – seriamente ed irreversibilmente meridionali, direi – per coglierlo nella sua interezza. Io, per mia fortuna, lo sono. Una prima, facile risposta potrebbe essere data dal semplice rilievo che tutto quello che accade nel nostro Sud d’Italia, luogo di continua ed incessante contrapposizione tra Stato e non-Stato, ha inevitabilmente a che fare con il concetto (meglio, con il valore) della legalità. Non c’è spazio per una sorta di neutralità concettuale, per aree “estranee” alla continua lotta tra chi vive, ama e difende questa terra rispettando e facendo rispettare le sue leggi, le sue regole e chi invece, in nome del proprio interesse, cerca al contrario di distruggerla, di offenderla, di renderla sterile. In quest’ottica, anche l’inaugurazione di una statua come quella di San Rocco diventa – suo malgrado – simbolo di tutto quello che è “altro” rispetto al non – Stato, alla negazione delle regole, alla malavita ed al malaffare. Se non altro, un evento importante come la “nascita” di un’opera d’arte (e di una piazza) può quanto meno dimostrare quel che è ovvio e scontato: che questa terra (parlo ovviamente di Palmi, della Calabria, ma penso a tutto il Sud) non è soltanto criminalità, disoccupazione, crisi economica o sociale. E questo, con buona pace di chi – mezzi d’informazione in primo luogo – non può che dire (o suggerire) altro per ovvi motivi di battage pubblicitario. Vorrei però provare a dare una spiegazione ulteriore. Più intima, più articolata. Cosa c’entra la bellezza, l’educazione al bello, con la legalità? E’una questione di aspirazioni, di bisogni. Di esigenze. Chi ama il bello (inteso come bello artistico, certo, ma anche come bello architettonico, urbanistico: è “bello” anche una villa comunale con i giardini curati e ben tenuti), desidera inevitabilmente modificare l’esistente. Desidera creare (una statua, un quadro), costruire (un palazzo, un parco). In una parola: desidera migliorare. Sente che qualcosa “manca” e si dà da fare per colmare questo bisogno. Il bello, quindi, si riassume secondo me proprio in questo: desiderare, e migliorare creando. Cambiando. Fermiamoci un attimo. Tiriamo un respiro, e proviamo a riflettere. Sembrano parole semplici, normali, quasi banali: eppure, a mio avviso, hanno una portata quasi rivoluzionaria se calate nel nostro territorio, nella nostra società. Perché lo scopo principale della ‘ndrangheta, come di ogni altra forma di malavita organizzata, è proprio – al contrario – convincere tutti che nulla è mai cambiato, nulla cambia e nulla cambierà mai. Perché “non deve” cambiare. Perché sperare in un futuro migliore, diverso, è assolutamente inutile. La mafia si nutre non solo della paura che incute con le minacce e le violenze, ma anche di quella rassegnazione che è il primo – e più orrendo – frutto di questa paura stessa. La ‘ndrangheta uccide non solo quando spara, ma anche – se non soprattutto – quando toglie la speranza nel futuro. Quando, saldandosi con quel misto di piccole invidie, gelosie, misere rendite e meschine liti di cortile, fa affiorare alla mente di ognuno di noi la dannata domanda “ma a me, chi me lo fa fare?”. Già, chi ce lo fa fare di impegnarci, di spingere ognuno nel proprio piccolo, nel proprio lavoro, nella propria vita quotidiana, per cercare di migliorare ciò che ci circonda? La sensazione bruciante di quello (ed è tanto) che ci manca, è la risposta. E la mafia vuole, e desidera, ed opera perché questa sensazione di bisogno non nasca, non si affermi nella comunità. Perché dal bisogno nasce la voglia di cambiamento. E questo non è tollerabile, per chi conduce quelle misere esistenze da soldati del non – Stato. Ecco perché questa inaugurazione, questa statua, questa “nuova” piazza rappresentano probabilmente più di quello che sono. Diventano simbolo, esempio. Mostrano che si può operare con trasparenza, alla luce del sole, senza sciupio di soldi pubblici, senza padrini o compari, senza “agganci”, dal basso e con la buona volontà di tutti, anche con sacrificio personale: il tutto, per il bene della collettività. Per il bene di tutti, anche di quelli che – legittimamente – hanno idee diverse sul se, come e quando. Mostrano che si può fare. O, se volete, che “fare” si può. Non mi viene in mente nulla, in questo momento, che possa essere più contrario alle logiche paludose del non – Stato, della malavita. Uno schiaffo, in piena faccia. Simbolico, e per questo ancor più forte. Mi piace pensare, poi, che proprio “questa” statua, di “questo” santo rappresenti la conferma più diretta di quel che dico. I santi, si sa, non sono tali per grazia divina. Sono uomini come noi, che sono assurti alla santità per mezzo delle opere che hanno realizzato in vita. Santo, per la fede cattolica, può e deve essere chiunque, senza la necessità di particolari doni o capacità.


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CAP. 4 - LA PARTITA DEL CUORE

Ecco perché la postura di questo San Rocco, così come stupendamente resa da quel Maurizio Carnevali che ben conosco come autore capace come pochi di rendere la vasta gamma dell’espressività dell’umano essere, mi sembra perfetta – molto più delle mie parole – per esprimere quel che voglio dire. Il San Rocco di Carnevali non è un santo come da agiografia tradizionale. Non è forte, possente, muscoloso ed al contempo – e qui chiedo scusa – ieratico, austero, quasi distante nella sua perfezione fisica. No. E’ un uomo che è stanco. Ed è stanco perché ha fatto tanto, ha lavorato, si è speso. Per i suoi valori, per le sue idee. Per il bene di tutti. Personalmente, ho sempre amato questa tipologia di santi. Il San Girolamo di Caravaggio o di Colantonio, per intenderci, piuttosto che quello di Antonello da Messina o le rappresentazioni rinascimentali ed idealizzate dei santi. Uomini come noi, quindi, che invecchiano, ingrigiscono, diventano deboli. Ma dopo aver tanto amato, tanto lottato, tanto creduto. E tanto operato. Il messaggio di questa statua è quindi per me quanto mai chiaro. Ed ha a che fare, eccome, anche con la legalità. Chiaro, come il lavoro che ha portato alla sua realizzazione. Vale la pena ripeterlo: si può fare. “Fare”, si può. Ed io aggiungerei: si deve. Antonio Salvati

La piazza prima...

... e dopo

Foto Mimmo Zoccali


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La serata di presentazione 59

PALMI, QUINDICI MAGGIO, HOTEL STELLA MARIS

del progetto

In una bellissima sala gremita di cittadini viene presentato dagli edeatori e dai progettisti il progetto esecutivo .

... efficenza ed organizzazione


CAP. 5 - LA SERATA DI PRESENTAZIONE DEL PROGETTO

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A

lla raccolta fondi ,così come dichiarato dal Presidente della “Prometeus” dott. Saverio Petitto, hanno partecipato circa 3000 cittadini . palmesi e non ,con libere donazioni in denaro ,in materiali e mano d’opera , tanto che la somma necessaria è stata quasi raggiunta . Molteplici sono state le iniziative che hanno coinvolto tutti i settori sociali della città : tra le tante meritano di essere ricordate  l’organizzazione della “Partita del cuore” tra dipendenti comunali e avvocati ; la vendita di 200 litografie numerate dell’opera San Rocco alla fonte e , con il patrocinio del Comune di Palmi,della Provincia ,della Camera di Commercio di Reggio Calabria e della Regione, la mostra-mercato d’arte  e cultura che sarà inaugurata sabato 29 maggio alle ore 18.30 presso la Palestra “De Zerbi”.Saranno presenti alla mostra mercato opere di pittura e scultura  di artisti calabresi che hanno voluto contribuire mettendo all’asta alcuni loro manufatti che sarà possibile aggiudicare al miglior offerente entro  sabato 5 giugno,data di chiusura dell’asta artistica. Tutti i proventi saranno destinati alla realizzazione del monumento a San Rocco. “Anche la scuola Primaria “De Zerbi”-come ha dichiarato durante la manifestazione il preside Prof.Giovanni Costa -“ non poteva mancare a questo importante appuntamento con la città,per dare ai ragazzi esempio pratico del fare comunità. Pertanto, su invito  di “Prometeus”, sarà messa in scena la trasposizione teatrale della divertente opera “Pè nu matrimoniu”, del concittadino Pietro Milone , scritta dall’ins.te Enza Spatola, il cui testo  sarà pubblicato in libretto  e distribuito alla cittadinanza,insieme alla traduzione della poesia scritta dal Dott. Giuseppe Cricrì e istoriata con simpatiche caricature dal dott. Saverio Petitto “.Erano presenti alla serata gli avvocati Alvaro,Parisi e Veneto , ex sindaci della città, nonché numerosi assessori e  il Sindaco in carica, Dott. Ennio Gaudio che ,auspicando un sempre crescente amore per la città , ha dato lettura della delibera di approvazione del progetto da parte degli organi comunali. Al via i lavori! Megale Hellas - Mediterraneoline.it


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CAP. 5 - LA SERATA DI PRESENTAZIONE DEL PROGETTO

Inviti della serata stampati gratuitamente dalla Tipografia Pugliese di Palmi

Poster 6 x 3 posto sulla via B. Buozzi, offerto dalla ditta Grafia PubblicitĂ di Cipri


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CAP. 5 - LA SERATA DI PRESENTAZIONE DEL PROGETTO

Saverio Petitto relaziona sul sogno della “Fonte di San Rocco”. Con lui L’Architetto Carmelo Bagalà ed il Maestro Maurizio Carnevali

L’intervento del sindaco di Palmi, Ennio Gaudio

L’intervento di Rocco Militano

L’intervento del Dirigente scolastico Giovanni Costa, coadiuvato da Enza Spatola


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CAP. 5 - LA SERATA DI PRESENTAZIONE DEL PROGETTO

La platea della presentazione all’Hotel Stella Maris.


CAP. 5 - LA SERATA DI PRESENTAZIONE DEL PROGETTO

Intervento di Paolo Ventrice. Sullo sfondo Bruno Vadalà, a fianco Giuseppe Cricrì

Un momento della proiezione dei filmati

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CAP. 5 - LA SERATA DI PRESENTAZIONE DEL PROGETTO

Relazione dell’architetto Bagalà


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PALMI VENTICINQUE MAGGIO 2010 - CASA DELLA CULTURA

Spigolature su San Rocco Racconti, preghiere, canti e curiositĂ sul pellegrino di Montpellier

...e la fede sopravvive alla tradizione e alla storia


CAP. 6 - SPIGOLATURE SU SAN ROCCO

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A pagina 9 del“ Progetto del Piano regolatore della città di Palmi”redatto il 10 maggio 1911 dall’ Ing. Antonio Pucci ( stampato dalla Tip. D. De Gennaro) nel paragrafo dedicato alla “ Giacitura del vecchio e del nuovo abitato “ così si legge:

IlvecchioabitatodiPalmigiacesullapenultimaterrazzaquaternariaoccidentaledelpromontorio Sant’Elia.Questaadovestècontenutaanchedaunaltrobaluardodaldepositomorenico,postonei dintornidellaVillafragliestremioccidentalidelCorsoGaribaldiedellaviaTribunali(oggiviaRoma n.d.r.).Ditalchè,perpiùditrequarti,l’areasucuiècostruitalavecchiacittà,ècostituitadaunavera vascaricolmadimelma,icuiestremisonocontenutiadestesuddallediramazionidelMonteS.Elia,e dai lati aperti verso il mare dai banchi calcareo sabbiosi e dal deposito morenico. Unverobacinomelmoso,conavvallamentonelmezzo,segnatodallaviaSanRocco,colfondononprivo d’acqua,comeosservasialpozzonellaPiazzettaSanRocco,all’altrodelSig.CalogeroinviaF.Cilea, costituisce adunque la maggior parte dell’area della città murata…. Daquantosegnalatodall’Ing.A.PucciinquestodocumentoufficialedelComunediPalmi,sievincela certapresenza,almenofinoall’anno1911,didettoPozzoinPiazzaSanRocconell’esattoluogoincuioggi sorge la Fontana monumentale dedicata al Santo.

Tratto da “Palmi” di Mico Morabito, cassa editrice Ardenza-Napoli,1945 Unaleggenda,ilpopolodiPalmi,dedicaaS.Rocco:PerantichirancoriedodidiclasselavicinaSeminaraerasempreinlottaconquelladiPalmi,vuolsiuntempochealcunicittadiniSeminaresinottetempo volevanoavvelenarel’acquapotabilediPalmiilcuicondottoidricopassaperlecampagnediSeminara; ma San Rocco comparve ai manigoldi e li disperse a colpi del suo bastone. Purmancandodielementipervagliarescrupolosamentelaveridicitàdelfattoedelmiracoloèindubbiamentechequestaleggenda,inscenatanelterritoriodiunacittàcomePalmi,acquistaperciòstesso verosimiglianzaeconferisce,perlomeno,unincantodipiùaquestoangolo,cosìsuggestivodellapittoresca Calabria.


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CAP. 6 - SPIGOLATURE SU SAN ROCCO

SAN ROCCO

ORAZIONE CANTATA

Ascultati; o miei cristiani, chi vi vegnu a raccuntari: Santu Roccu fu carciaratu, Fici cinc’anni di carciri duru, D’amici e di parenti abbandunatu, ‘Ntra la Tuscana fu perseguitatu, Lu gran tirannu venia e nci dicia: - Tu si’ potenti e jeu su’ cchiú di tia, Se comu dici ca ti mandau Ddeu, Sana la piaga chi a la gamba porti, Poi Iu pigghiaru e lu ligaru forti, E lu levaru ‘ccussì ‘n criminali. E pe’ castigu lu vulianu mortu, Non nci dezaru pani pe’ mangiari, Oh miraculu vistu di continu Lu cani veni e ciba ‘u pellegrinu, Quandu lu rre lu vinni ad appurari, Jìu a la caserma e nci vozzi parlari: Dimmi tu d’undi veni, Dimmi comu ti chiami. E Rroccu nci rispusi ‘n santità: - Jieu sugnu nativu di la Francia, Di residenza nescia a Monteneru, Tuttu lu mundu lu vogghiu girari, Di principi su’ figghiu e cavaleri, E se vui non criditi ‘a me’ vuci, Guardàti ‘n pettu, ca Portu la cruci, - Quandu lu rre la cruci abbistau, Di veru cori si ndi ripentiu, Di lu peccatu Perdunu cercau’ E Santu Roccu nci lu Perdunau, ‘N Paradicu cud’idu si ndi jìu.

A li pedi di Santu Rroccu e nu bellu cagnolu nci stà San Rroccu di la francia fatindilla la carità.

- R. Lombardi Satriani: Cantí popolarì calabresî, vol. VI, Napoli 1940

A li pedi di Santu Rroccu e na bella varetta nci stà San Rroccu di la francia fatindilla la carità. A li pedi di Santu Rroccu e na bella TIMANA nci stà San Rroccu di la francia fatindilla la carità. A la ucca di lu cagnolu e nabella panetta nci stà San Rroccu di la francia fatindilla la carità. A la manu di Santu Rroccu e nu bellu bastuni nci stà San Rroccu di la francia fatindilla la carità. A lu latu di Santu Rroccu e nu bella cucuzza nci stà San Rroccu di la francia fatindilla la carità. A la destra di Santu Rroccu e na bella patella nci stà San Rroccu di la francia fatindilla la carità. A la sinistra di Santu Rroccu e na bella crocetta nci stà San Rroccu di la francia fatindilla la carità. A li spaddhri di Santu Rroccu e nu bellu cappellu nci stà San Rroccu di la francia fatindilla la carità. A lu coddhru di Santu Rroccu e na bella collana nci stà San Rroccu di la francia fatindilla la carità. E non mindi vaiu di ccà se sta grazianonmifa facitimmilla San Rroccu santu facitimmilla pe carità.


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LEONIDA RACCONTA... C

ipiaceriproporreunasuggestivaquantosurrealenarrazione,trattadallepaginedella“StoriadeiRupe”operadelgrandeLeonida Repaci,nellaqualeilnostroSanRoccodivieneprotagonista.Lavicendaraccontaunepisodionelqualetrasudanolapaura,l’ansia el’incontenibilefervorereligiosodiunpopoloche,terrorizzatodalsuccedersididisastrosieventitellurici,rivolgelesueresiduesperanzeallastatuadelSanto,imponendolelarichiestadiunmiracolo,arrivandopersinoafarlesubirel’impetodellafollaimplorante. L’epilogotratteggiatoconsoffertapartecipazionedallapennadelloscrittoremostraquanto,persinounospiritolaicocomequellodi Repaci non sappia rimanere immune al fascino taumaturgico che pervade la figura del Santo pellegrino. <<…Unaturbadiossessi,dopoaverlambitoconlalinguailsagratoeilpavimentodellachiesa,arrivaaluiche,dall’altodella

barelladilegnoodorosoedorato,senestachiuso,perunaservitùnecessaria,nellasuamalinconiad’uomo,fissataedespressacon tocco ispirato dall’artefice nella vena del tiglio. SanRoccononmostrameravigliaalcuna,eglisad’essereilSantodellegrandicalamità,sentequaleprodigiodibeneedispirituale perfezionesicelinelcocioredellepiaghecheilSignoremandaagliuominiperavvertirlichelacarnesicorrompeesvanisce,malo spirito resta. Trovanaturalechelamoltitudinevengaastrisciareaisuoipiedi,ariabbracciarelafedechefasopportarelaprovaedàla speranzanell’avvenire.Ilcane,ilfidocompagnodelSanto,sentendolafollaavanzarestrisciando,comeunmillepiedi,sivolterebbeper fermarlaconqualcheminacelarato.MavedendoSanRoccorestareimmobileetrasognato,abbandonatocoldolcesorrisodisempre alsuobordonedicamminante,ecolditosullapiagapurulentacheglirodelacoscia,nonosalevarglididossoimitiocchiacquei. Seguitaatenereinboccailpanecheservìneldesertoanutrirel’attesadell’eremita,edesprimeconlacodaondeggianteeleorecchie basse la sua devozione e obbedienza. Auntrattolaturba,rizzandosi,circondaconmanirabbioselabarelladelPatronopostaadunodeilatidell’Altaremaggiore.Sivedono alcunianimosiportaresullaschienaicompagnigridandoimperiosamente:“Anoi,lefunipresto!primachecifulmini!”aquell’ordine,una selvadimanisollevaicaviintrodottidisoppiattonellachiesaecopertidalcorpostrisciantedellafollaperchéilSantononsospettasseI’agguato.Itemerariafferranoicanapialleestremità,e,inmenchenonsidica,liavvolgonoattornoallavitaedallebraccia del Patrono, cadendo subito dopo in ginocchio e mormorando: “San Rocco, perdona a questi cuoriafflitti.Scioglitidaquestecatenepersalvarci.Nontisvincoli,senonottienidaDiochecessiquestoflagello.Tusolociresti, San Rocco caro, tu che mai negasti a nessuno il tuo soccorso “ ! >>. L’adorazioneespiatricedellaturba,stampatacolvisosulmarmoverdazzurrodelpavimento,duraqualcheattimo,rottadaaltipianti edaspasimantipreghiere.Pocodopo,all’ordinediunomonedalvisobutteratoedallosguardoardente,lagentelasciaprecipitosamente lachiesa,esiammassaanelantesulsagrato,aspettandoiportatoridellabarellacolprigioniero.QuandoSanRocco,legatocomeun assassino,apparenell’arcodelportico,traunafantasticariddaditorceaventoediclamori,lafollainunimpetodifedeedisperanza sigenufletteancoragridando:<<SanRocconostro,SanRoccopietoso,SanRoccogentile,aiutatantipoveriafflitticuori.Liberartidalle funièperteunmiracolodapoco.PregaDiochetiaiuti,eallontanadanoiquestasventura.Salvacidallaguerradellaterra,delmare e del fuoco>>. SanRoccononrisponde.Subisceconsdegnosaindifferenzalaprocessioneperlestradedevastatedalterremoto,cheilriverbero dell’incendiopopoladilarverossastre,dizoned’ombrapaurose.Alsuopassaggioimorentiparcheriprendanofiato,alzanopiúacutii lorolamenti.Isuperstitisibattonoilpettoconipugnistanchi,rabbrividisconomirandoilsacrilegiodelSantolegato,poisiunisconoalla turba,sentendoche,dallapietàdiSanRoccoperisuoiribaldifedeli,dipendelacessazionedelflagelloeilprincipiodellasalvezza. Quandolaprocessionegiungealla“Villa”,ilmostrosotterraneodàun’altravigorosaspallataallasuarossaprigione,facendolaprecederedaunosbadigliocherintronasinistramentenellaconcadelbassoMediterraneo.Sbandamentopaurosodellafollachepareunmare dispighefalciatodalvento.Iportatoriabbassatalabarellasibuttancolvisocontroterravedendocongliocchispalancatiindento una voragine di fiamme dove son per precipitare. Silenzio. S’odeimprovvisamentepiangerepocodistante.L’ecoarrivaallamoltitudineprostratacomeunostrappodiviolinoinsordina.Èun


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bambino che, sotto una casa crollata, miracolosamente vivo, cerca la sua mamma. SanRoccononpuòresistereaquelpiantodibambino.Eglidimenticainunbaleno|’affrontodiquellefunicheI’avvinconofortemente,alzagliocchialcielo,mentresullelabbraglifiorisceilprofumatogigliodellapreghiera.Èl’incantodiunattimo. Unapupilla,ch’eglisoloscorge,piovelucesullasuatesta.Eglineèinondato.E,conlui,quellaturbamiserabilechesoffretoppoper poter fare del suo spasimo il lievito del pane futuro. LefunicadonocomefilidipagliadallebracciadelSanto.L’incendiosispegne.Laterraplacalasuaansia.Ilmarerifluisceallesue consuete rive. E il bambino non ha piú paura della tomba che ha sepolto la sua culla...>>.


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Un po’ di storia LafiguradiSanRoccorappresentaperipalmesiunriferimentoimportantenell’ambitodellareligiosità,intesacomesentimentodi fede,didevozione,dipietas.IlSantodiventaperquestacomunitàinterlocutoreprivilegiato,valenteProtettorecheintercedeconil Cielo,Compatronoacuisioffrevenerazione.E’probabilechel’originedelcultodiSanRocconellacittàdiPalmisialegatoadeventi catastrofici scatenati da sismi o dallo scoppio di epidemie di peste o di colera. Dopoilterribilesismadel16Novembre1894,allorquandonellagiornatasuccessivatuttelestatuesacrevenneroradunatenella pubblicapiazza,anchequelladiSanRocco,(immagineraccoltadalfotografoGaetanoVadalà.)fuattorniatadafedeliche,conprecie invocazioni, imploravano aiuto e protezione. Secondolefontipiùaccreditate,giànel1414,duranteilConciliodiCostanza,RoccovenneinvocatocomeSanto.Nel1584nevenne sancitalacanonizzazione,perlafondatezzaelarilevanzadelsuoculto,giàdatempoesistente.(Difatto,perSanRoccononvenne maitenutounveroeproprioprocessodicanonizzazione,procedurachefudefinitivamenteistituzionalizzatasolocolConciliodiTrento). Papa Gregorio XIII infatti ne fissò la sua festa al 16 agosto. Secondoalcune(nonancoraprovate)tesisullasua“francescanità”parecheilcultodelpellegrinodiMontpelliersiastatodiffuso grazieall’azionedeireligiosifrancescani,siasurichiestadellaCortedelRegnodelleDueSicilie,(alcuniBorbonifuronoguaritipersua intercessione) che per mandato di Pontefici provenienti dall’Ordine dei Minori. NellazonadiMontpellierilsuocultoarrivòdopo(laprimaprocessionerilevanteinsuoonorefucelebratanel1505),perpropagazione dalnorddellaFranciadoveerastatodiffusoaseguitodellozelodellafamigliadicommerciantigermanico-venezianiImhoff.Coloroche storicamente più si prodigarono affinché venissa fatta conoscere questa carismatica figura di santità furono: •

iDomenicani(laprimacappelladedicataglifuerettanelconventocosiddetto“deiGiacobini”,casadomenicanadelcentro storico di Montpellier, tuttora attiva)

iTrinitari(lacasareligiosapiùimportantedellazonaeraquelladiArles,dovesicustodivanolereliquiedisanRoccodi Autun,inseguitofuapertaquelladiMontpellierdovelafamigliaDeCastriesfecegiungerelareliquia-tuttoraconservata evenerata-diunatibiadisanRoccodiMontpellier,appunto);questireligiosiguidavanolaprocessionechelaseradel15 agostosirecavadinanziallacasadelsantopercantarvil’innoAveRoche;dopolesoppressionilalorochiesafuriconsacrata nel 1830 come santuario - tuttora esistente - del santo

iFrancescani,comeindicanochiaramenteadesempiole“FontiFrancescane”,chesonounapreziosaraccoltadidocumenti sullastoriadelfrancescanesimoingenerale,cheriportanotuttaladocumentazionecoevaaSanFrancescoedoltre,proprio relativamentealladiffusionedelsuoOrdinedapocoapprovato,echeinFrancia,cosìcomeintantissimealtrenazioni,avrà una diffusione capillare.

leconfraterniteintitolateaSanRocco(acominciaredall’ArciconfraternitaScuolaGrandediVenezia,chenecustodisceil corpo),iniziaronoadessereistituitedallasecondametàdel‘400esioccuparonotral’altroanchedellasepolturadeicadaveri abbandonatiduranteleepidemie.QuelladiRomadal1556hailtitolodiArciconfraternita(decretodiPapaPaoloIV)conla facoltàdiaggregarealtreconfraterniteomonime.Nellasuachiesa,pervolontàdiPapaClementeVIII,dal1575ècustodita l’InsigneReliquiadiunaporzioned’ossodelbracciodestrodiSanRocco,reliquiaoggipellegrinaalparidialtrereliquie conservateinaltrelocalitàechevengonorecate,surichiesta,pressolecomunitàcheveneranoSanRoccoedintendono onorarne i resti.

LaprincipaleReliquiainsignedisanRoccorestaquellacustoditanellachiesaparrocchialediSanRoccodiVoghera,chenecustodì ilcorpofinoallafinedel‘400quandofuportatoaVenezia.Vogherarimanecomunqueilcentrodacuisisviluppòilcultodelsanto pellegrino di Montpellier, la cui celebrazione è attestata a partire dalla fine del ‘300.


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Immagine raccolta dal fotografo Gaetano VadalĂ - come si evince dalla sovraimpresione in basso a sinistra -


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Antica Preghiera degli spinati O santu Rroccu fìlici e ‘mbiatu Cu cerca grazzia e cu di vui s’inchina, arretu a na spina fustu ‘ndinocchiatu, di notti e jornu e di sir’e matina. E cu nu libriceddhu accreditatu la studiastu la leggi divina e di Gesù Vui fustu mandatu mi disponiti grazzij sir’e matina. Gloria Patri, Figghju e Spiritu Santu, Santu Rroccu è nu gran Santu, è gran Santu di valuri, Santu Rroccu è lu protetturi.

Gli Spinati Le manifestazioni d’amore verso San Rocco assumono varie forme. Lapiùsingolareècaratterizzatadallapresenzadeglispinatichesonodevotichesicopronodiunacappadispineesfilanoperil paese disposti su due file anticipando il Santo durante le quattro ore del percorso processionale. L’usanzaèlegataallavitadelgiovaneRoccocherinunciòagliagidiunanobilecasatafranceseesidedicòadoperedicaritàedi beneficienza. Colpitoluistessodaun’epidemiadipestesirifugiòinuncapannodirovinellaforestaelifucuratodallagraziadivina. Inmemoriadiquestaedaltreleggendesimilariglispinatisisottopongonoavereepropriesofferenzefisichecheinizianoall’alba delferragosto,quandosirecanosuicostonidelmonteSant’EliaperraccogliereleSpalas,unaparticolarevarietàdiginestrachesi presenta come un arbusto spinoso, con cui costruiscono la cappa di spine. Lasceltadelcompimentodelsacrificioèstrettamentepersonale,nonesisteunaetàminima,nesipuòstabilireaprioriperquanto tempo una persona ripeterà il medesimo gesto. Larealizzazionedellacapparichiedebuonapartedelpomeriggioenumeroseproveperadeguareciascunadiessealbaricentrofisico di chi la deve indossare. Così come farebbe un sarto, chi la costruisce fa si che la cappa aderisca al fisico dello specifico spinato. Lefasidellacostruzionerichiedonograndeattenzioneperchéglispinatisonoconsapevolicheilloroattonondevemaiassumerela veste di un’autoflagellazione, concetto che contrasterebbe con la logica cristiana. Pertaleragionecercanodifareinmodochelespinenonaderiscanoaunasolapartedelcorpoenonferiscanogliocchi.

Giuseppe Cricrì


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spinati


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PALMI VENTICINQUE MAGGIO 2010 - CASA DELLA CULTURA

La pubblicazione e la rassegna teatrale su Pietro Milone L’Associazione Prometeus e la Scuola Elementare R. De Zerbi, organizzano una rassegna teatrale sulla rivisitazione della poesia di Pietro Milone“Pé nu matrimoniu”, con la pubblicazione di due libri.

...La cultura e la fantasia dei bambini al servizio del progetto


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Correva l’anno 1898... “

P

è nu matrimoniu!”è forse uno dei più deliziosi bozzetti poetici di Pietro Milone : una farsa in versi di straordinario brio e altrettanta delicatezza che trasporta il lettore in una Palmi di fine ‘800 ancorata alle tradizioni , ma nella quale è possibile riconoscere i fermenti sociali del nuovo secolo che avanza. Correva l’anno … E proprio correva ! L’Europa viveva la sua “Bella Epoque”.Nel 1889 era stato inaugurato a Parigi il Moulin Rouge , che con le sue attrazioni esotiche di scimmie , ballerine di cancan, clown e acrobati esaltava civetteria ed esibizionismo. Chi rappresenta il Greco , se non l’ incarnazione dell’imperante gusto di stupire che avrebbe portato ,entro qualche decennio, al Futurismo? Politicamente l’Italia stava vivendo con Crispi il mito del nazionalismo ,e la forte spinta industriale che ne derivò avrebbe contribuito a segnare quel gap tra nord e sud che ancora oggi permane. Il meridione rimaneva , dunque, quello di sempre , cenerentola al focolare. Chi incarna lo stimato Don Lacquaniti, se non il caronte a cui Milone affida il trasporto dell’esotico all’interno della comunità palmese ? E a chi se non a lui, uomo che godeva della stima di tutti e a cui era facile entrare nelle intimità delle famiglie per via del suo lavoro, avrebbe potuto affidarlo ? “ …parlar con altri a me più non conviene…” replica il greco alle perplessità di don Lellaro, quando quest’ultimo comprende pienamente l’onere del compito che gli viene affidato . I Palmesi, nella fattispecie la famiglia della ragazza, dimostrano di accettare il nuovo, specialmente quando capiscono di non dover mettere in gioco nulla di quanto posseggono , dote o tradizione che sia.( E, se volessimo aprire una parentesi , quale miglior prova dell’accoglienza da sempre riservata allo straniero nelle nostre contrade?) La Chiesa , Stato nello Stato, tropo dei Cattolici tenuti ai margini della politica si dissocia dall’amalgama sentimentale su cui è chiamata a decidere , e quell’amore platonico che ha la freschezza e l’ardore di un’alba che sorge inevitabilmente, abbandonando la tradizione e chiunque voglia continuare a seguirla, tratteggia il carattere riformista dell’incombente ‘900. Questo il quadro allegorico. Ma forse il nostro Milone non avrà pensato di riservarsi il ruolo di “ novello Dante” e Palmi non era ai suoi occhi una “ Firenze”.Come tutti i poeti, ha semplicemente traslato emozioni , con verve ed ironia , al solo scopo di strappare qualche sorriso ai posteri! Enza Spatola


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C’era una volta il Sensale

M

olto probabilmente “Pe’ nu matrimoniu” è il pezzo più famoso fra quelli contenuti nell’ antologia poetica di Pietro Milone Picci e zannelli . Si sarà certamente divertito il Poeta, a raccontare con questa originale poesia, scritta nel lontano settembre del 1898, la storia del Greco innamorato e della bella Parmisana. Ancora oggi è piacevole immaginare la vicenda ambientata in quella Palmi di allora, in quel mondo semplice, nel quale ci volevano circa sei ore per percorrere in calesse, i trenta kilometri che separano la nostra cittadina da quella di Mileto. Sembra di vederli i suoi personaggi, descritti con nitidezza, uscire fuori dal foglio di carta ed animarsi, dare vita alla rappresentazione narrata. Era un mondo senza telefonini e televisori, senza computers, senza motori, nel quale le sorti di una coppia che stava per formarsi erano affidate all’arte di un personaggio originale come u Lellaru. (il sensale) che, mettendo il gioco le sue indiscusse capacità dialettiche, la sua abilità nel mediare, poteva combinare matrimoni, determinare così il destino di due giovani che si univano per sempre. Da allora, seppur sono trascorsi così tanti anni, una cosa forse non è cambiata nella nostra società, rimane quasi immutata la sottile diffidenza delle “Istituzioni” laiche o religiose (a volte distanti dall’animus del popolo) nei confronti di chi, ospite,“straniero”, aspira ad integrarsi. Questa poesia del Nostro, espressa con arguzia e sagacia diventa spunto per una riflessione. Pietro Milone ci induce a riflettere sui valori della fratellanza e dell’uguaglianza, fra genti diverse, con differenti religioni, culture e tradizioni. Solo un popolo capace di unire ed affratellare, con lo spirito dell’amicizia “amistati” tanto caro al nostro simpatico Lellaru può guardare al futuro con fiducia, speranza ed ottimismo. Giuseppe Cricrì

Un “piccolo mondo”

I

l luogo che ispirò il poeta dialettale Pietro Milone , per comporre questa che è una delle più belle poesie, è stato la farmacia. In quei tempi la farmacia rappresentava un “piccolo mondo” dove usavano riunirsi un gruppo di amici e nel retrobottega veniva commentato tutto ciò che riguardava l’Amministrazione comunale, l’attività politica parlando e sparlando di tutti e di tutto, ma sempre con un senso ironico, beffardo e goliardico. Il luogo era, anche, usato per piccoli convivi. Tra l’altro il farmacista non era solo un dispensatore di medicinali, ma anche un confessore laico dove molte persone si recavano per parlare degli affanni ed in questo contesto nasce questa farsa poetica dove il titolare della “drogheria” farmacia riesce a favorire un matrimonio tra un eclettico personaggio greco e una ragazza palmese. La pubblicazione di questa poesia è un ulteriore “tramite” per raccogliere fondi per la realizzazione di quest’opera bronzea in onore. di San Rocco, il più venerato Santo palmese. Nunzio Lacquaniti


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La copertina del libro “Pè nu matrimoniu” - In piccolo il retro del libro

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SCUOLA DELL’INFANZIA E PRIMARIA 1° CIRCOLO “R. DE ZERBI”

Corso Garibaldi n° 2 - 89015 – PALMI (RC) Distretto Scolastico n° 34 – C.F. 82000540805 Cod. Mec. RCEE067009 – Tel. Segr. 0966/22601 – Tel. Dir. 0966/263583 - fax 0966/263582 E-mail : rcee067009 @ istruzione.it

I

bambini sono la parte più genuina della società, se non altro per la spontaneità con cui riescono a rapportarsi. Rimane a noi adulti il compito di educarli a certi comportamenti: al senso del vivere comunitario, al gusto del bello,al rispetto di quei valori che servono loro nel lungo cammino della vita. La scuola, e principalmente la scuola primaria, è la prima istituzione educativa che ha il difficilissimo compito di trasmettere questi insegnamenti. I primi messaggi sono quelli che incidono profondamente sull’educazione, per cui devono essere oculati e ben mirati, per evitare ai bambini interpretazioni diverse. E’ proprio con questo spirito che il sottoscritto a nome della scuola De Zerbi ha accolto l’invito dell’associazione “ Prometeus “ per la realizzazione di un progetto teatrale che vede impegnati i nostri alunni nella rappresentazione della poesia del poeta dialettale palmese Pietro Milone : “ Pè nu matrimoniu “. L’argomento trattato dall’autore, nonostante sono trascorsi moltissimi anni dalla sua stesura, rappresenta oggi un tema di attualità. In un’epoca in cui sono cadute le barriere tra i popoli, e l’Italia, in virtù anche della sua posizione geografica che le ha dato, sin dai tempi più antichi, il ruolo di cuore del Mediterraneo , ha aperto le porte al mondo, il problema dell’integrazione sociale e religiosa è argomento quotidiano. Diventa, allora, compito della scuola educare i bambini ad accogliere i propri coetanei nell’amore, nel rispetto delle tradizioni, della diversità religiosa principalmente della dignità dell’uomo. Difficile è creare poi le condizioni perché l’integrazione dei bambini stranieri avvenga nel modo migliore senza provocare loro ulteriori traumi in aggiunta a quelli subiti per l’allontanamento dagli affetti più cari, dalle proprie case, dai propri giochi. Il compito diventa ancora molto più difficile, nel momento in cui la scuola, da sola, si rende conto di non avere i mezzi per affrontare tutta un serie di problematiche che richiedono un lavoro di equipe tra le istituzioni preposte. Il “ fai da te “ diventa allora il motto predominante, specialmente se, gli Enti Locali, i Centri territoriali, le ASL e tutti gli organismi interessati che dovrebbero essere coinvolti per la risoluzione del problema, non rispondono alle richieste dell’istituzione scolastica. Ricade solo sulla scuola il peso di educare i nostri bambini a non sentirsi “violentati” e i bambini stranieri a non sentirsi “emarginati”. La scuola deve inventarsi la qualunque per trasmettere loro, società del futuro, i giusti messaggi, assumendosi spesso ruoli e responsabilità che non le competono. L’invito dell’Associazione “ Prometeus “ si è poi maggiormente consolidato quando il programma iniziale ha assunto nuove proporzioni con l’idea di realizzare la pubblicazione di questo opuscoletto, i cui proventi serviranno per la realizzazione del monumento bronzeo raffigurante S. Rocco, ideata dallo scultore Maurizio Carnevali e che sorgerà nella piazza antistante la chiesa dell’ Immacolata. La scuola “ R. De Zerbi “ sempre sensibile a tutte le iniziative che interessano il sociale, non poteva che essere al fianco degli organizzatori per far sì che il motto “ realizziamo un sogno! “ diventi al più presto realtà. Tutta la comunità scolastica della scuola “ De Zerbi “ è sempre pronta a contribuire a trasformare in realtà i sogni che servono a migliorare questa nostra Palmi a cui la natura ha dato tanto ma che gli “ uomini “ non sono riusciti e non riescono ad utilizzare per garantire un futuro alle giovani generazioni.

IL DIRIGENTE SCOLASTICO Prof.Giovanni Costa


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Invito alla rappresentazione teatrale


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Scuola dell’Infanzia e Primaria “ De Zerbi”

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Associazione “Prometeus”-Palmi

E

gregi Genitori , le presenti pubblicazioni nascono quale contributo della Scuola “ De Zerbi “ e dell’Associazione “Prometeus” per la realizzazione dell’opera “ La fonte di San Rocco”, scultura in bronzo dell’artista Maurizio Carnevali da posizionarsi nella piazzetta antistante la Chiesa dell’Immacolata in Palmi, su progetto dell’architetto Bagalà. La Scuola , il cui fine è di educare oltre che di alfabetizzare, non poteva rimanere indifferente a questo momento di crescita sociale che è la compartecipazione di più forze per uno scopo pubblico. In questo percorso socio-culturale c’era l’opportunità di rendere tangibile la cosiddetta “ cittadinanza attiva”, che da più parti viene auspicata come mezzo per insegnare alle nuove generazioni il vivere civile e per maturarle nel senso di appartenenza alla comunità . In che modo i ragazzi potevano cooperare ? Come si suol dire da cosa nasce cosa . L’Associazione “Prometeus” , ha proposto alla Scuola di mettere in scena una poesia in vernacolo del poeta dialettale palmese Pietro Milone , “ Pè nu matrimoniu” , la stessa che loro avevano pensato di tradurre e di illustrare a beneficio della collettività che la disconosceva. La comunità scolastica ha subito raccolto il suggerimento dando la propria disponibilità all’attuazione del progetto di cui sopra. D’altronde , da anni ormai il Progetto Teatro viene puntualmente inserito nel POF d’Istituto come viatico di sani principi , di divertimento e di buone pratiche didattiche Sicuri di poter coinvolgere tutte le famiglie nella realizzazione di un “ sogno” che ha già interessato gran parte della popolazione palmese, inviamo : 1-la pubblicazione dell’Associazione “Prometeus” ; 2-la pubblicazione della scuola “De Zerbi “; 3-la stampa a colori dell’opera; 4-biglietto per offerta. Fidiamo nella vostra sensibilità e nella condivisione dell’iniziativa e chiediamo un ultimo sforzo : aiutateci con un piccolo contributo a raggiungere l’obiettivo . San Rocco , dispensatore di grazie , protegga Palmi e tutti i suoi generosi figli. PALMI,MAGGIO 2010 Il Dirigente Scolastico Giovanni Costa

Il Presidente di “Prometeus” Saverio Petitto


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PALMI, PALESTRA DELLA SCUOLA ELEMENTARE “DE ZERBI”- 29 MAGGI – 6 GIUGNO

Un sogno all’Asta

Il ventinove del mese dimaggio, , promossa dalle associazioni, Prometeus, Madreterra, Per Palmi e Città di Palmi, viene inaugurata la mostra di opere d’arte “un sogno all’asta” , con la partecipazione di piu’ di sessanta artisti

…che professionalità.


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L’arte regala amore La bellezza dell’arte si fa messaggera di cooperazione, di unità, di comunione. Nobile e senza precedenti l’iniziativa “Un sogno all’asta” che ha visto la partecipazione appassionata di … artisti, palmesi e non, vicini e lontani, pronti ad offrire il frutto della loro generosa genialità, per raggiungere un obbiettivo comune, per dare un segnale di positività, per intonare con la voce della creatività, del talento, dello stile, un inno nuovo :” Palmi c’è ”. In questa occasione Palmi e la sua gente insieme agli amici non palmesi, hanno saputo rispondere alla chiamata del gruppo di indomiti sognatori, organizzatori dell’evento . La partecipazione attiva di artisti e amanti dell’arte, di creativi e curiosi, appassionati acquirenti, ha visto realizzare un obbiettivo insperato. Il fine era quello di ricavare un fondo spendibile per la realizzazione della Fonte di San Rocco, anche questa iniziativa si accodava alle altre, volte a raggiungere la cifra necessaria per coprire le spese vive, necessarie per completare la fonte monumentale dedicata al Santo di Montpellier. Nella palestra della Scuola Elementare De Zerbi, come per magia trasformata per l’occasione in un fantastico salone espositivo, ove, grazie alla duttile versatilità degli stands e ad un sapiente gioco di luci, ogni opera esposta ha saputo mostrarsi in tutto il proprio valore e la propria bellezza, per una intera settimana dal … al… tutte le opere: “quadri e gioielli, incisioni e bassorilievi, ornamenti e sculture,” sono state offerte all’osservazione dei partecipanti all’asta, con la possibilità di seguire l’andamento dell’incanto anche su internet. Nella serata della domenica ….alla conclusione dell’asta, il lusinghiero risultato ottenuto ha reso tutti, i numerosi acquirenti e gli organizzatori, entusiasti per l’obiettivo raggiunto. Per la riuscita di questa originale iniziativa occorre dire grazie a…

Giuseppe Cricrì


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CAP. 7 - UN SOGNO ALL’ASTA

Locandina Pubblicitaria dell’evento


CAP. 7 - UN SOGNO ALL’ASTA

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UN’ESPERIENZA ASSOCIATIVA COMUNITARIA ESEMPLARE

Tanti acuti osservatori del movimento associazionistico palmese confessano di ritenere che San Rocco, con la religiosità che la sua figura promana, ha fatto in modo tale che si realizzasse, nell’occasione delle iniziative di partecipazione alla costruzione della sua fontana monumentale,un evento straordinario che certamente, al di fuori di quella predisposizione spirituale collettiva, non si sarebbe potuto realizzare né potrà più, in condizioni diverse, ripetersi. Si è infatti verificato, da aprile in poi, che quattro delle Associazioni più attivamente capaci di operare a Palmi, ( Prometeus, MadreTerra, Città di Palmi e Per Palmi ) deponendo ogni proprio istintivo ed abituale atteggiamento leaderistico e concorrenziale,hanno ritenuto di partecipare all’iniziativa cancellando preconcetti di carattere personalistico e, con totale spirito di comprensione ed apertura sincera al dialogo ed alla condivisione, hanno correttamente e produttivamente collaborato alla realizzazione del sogno! E’ stata così organizzata e realizzata per la prima volta a Palmi, peraltro con grande successo,un’asta di beneficenza delle produzioni artistiche di oltre 50 talenti locali che ha registrato un decisivo risultato finanziario con una grande affluenza di visitatori che hanno sì apprezzato la qualità delle opere e le capacità artistiche degli autori, ma hanno anche e soprattutto percepito, apprezzato e condiviso l’impegno corale ad accompagnare, tutti assieme, l’iniziativa consistente nel donare alla Città il valore finale ed esemplare di una straordinaria e spontanea partecipazione dell’intera cittadinanza. E’ stato così raggiunto l’obiettivo sognato isolando e sconfiggendo le interpretazioni disfattistiche con cui pochissimi nichilisti cercavano di squalificare un’idea che ha volato altissima sulla venerazione dei cittadini per il Santo e che ha arricchito il patrimonio culturale e storico palmese di un monumento di grande pregio riportando a reale luogo di aggregazione e socializzazione l’antica piazzetta San Rocco. L’auspicio è che il nostro Santo vegli ancora sulle nostre menti portandoci a non più desiderare la morte della capra sul balcone del vicino ed a farci apprezzare invece l’importanza della collaborazione sincera,del superamento del personalismo e della cooperazione positiva verso ulteriori alti traguardi, unicamente nell’obiettivo interesse pubblico, con animo di cristiano rispetto delle altrui persone e delle loro oneste idee. Rocco Militano


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CAP. 7 - UN SOGNO ALL’ASTA

ELENCO DEI DONATORI DELLE OPERE

Barbera Matteo Barone Enzo Barone Giuseppe Belloni Fabio Brando Adriana Bruzzese Giovanni Caccamo Cecè Camillò Franco Carnevali Maurizio Cassalia Antonino Cerra Antonio Ciappina Enzo Cipri Francesco Cipri Giuseppe Cofano Achille Condurso Paolo Costa Antonino Enbrand Fede Ferraro Enzo Gallo Rosalia Gaudio Gino Idà Salvatore La Malfa Renato Laganà Ottavio Leonardo Srl

Ligato Giuseppe Magazzù Carlo Magazzù Antonino Monterosso Rosalba Nasso Elia Occhiuto Carmela Ortuso Maria Parisi Giancarlo Persico Antonio Petitto Saverio Pieroni Osvaldo Pro Loco Palmi Pucci Franco Rinaldi Stefania Saffioti Lucia Simonetta Enzo Simonetta Giancarlo Simonetta Giuseppe Staltari Giuseppe Suan Surace Aldo Surace Silvana Suriano Gaetano Tropea Carmelo Ventrice Paolo Zoccali Mimmo

Hanno partecipato i bambini della Scuola Elementare R. De Zerbi con le loro creazioni in ceramica


CAP. 7 - UN SOGNO ALL’ASTA

Foto di gruppo nella sala mostra dell’ Asta. Da sinistra: Giuseppe Cricrì, Enzo Brando,

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CAP. 7 - UN SOGNO ALL’ASTA

Bruno Vadalà, Saverio Petitto, Umberto Fonte, Paolo Ventrice e Rocco Ortuso


CAP. 7 - UN SOGNO ALLâ&#x20AC;&#x2122;ASTA

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Fase di montaggio delle attrezzature e degli stands per la mostra. Sopra: Bruno VadalĂ , allestitore, proprietario della LEONARDO srl, fornitrice degli impianti fieristici. Sotto: Felice Ed Enzo, collaboratori Della Leonardo srl.


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CAP. 7 - UN SOGNO ALL’ASTA

Domenico Augimeri - L’opera creata da Achille Cofano è stata acquistata dal Comune di Palmi per essere donata al Museo ella Casa Della Cultura L. Repaci.


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CAP. 7 - UN SOGNO ALL’ASTA

Sopra: Opere create dagli alunni della Scuola Elementare R. De Zerbi, esposte all’asta Sotto: “I Giganti”, realizzati da Adriana Brando.


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CAP. 7 - UN SOGNO ALLâ&#x20AC;&#x2122;ASTA

La fanciulla e il nido caduto - Opera del maestro A. Cerra


CAP. 7 - UN SOGNO ALLâ&#x20AC;&#x2122;ASTA

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CAP. 7 - UN SOGNO ALL’ASTA

Stesicoro - L’0pera, del Maestro Carnevali, acquistata dal Comune, che sarà esposta nel museo della Casa Della Cultura di Palmi


CAP. 7 - UN SOGNO ALLâ&#x20AC;&#x2122;ASTA

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CAP. 7 - UN SOGNO ALLâ&#x20AC;&#x2122;ASTA

Un momento goliardico Della mostra con Alessia Ventrice e Federica De Salvo, hostes dellâ&#x20AC;&#x2122;evento.


CAP. 7 - UN SOGNO ALLâ&#x20AC;&#x2122;ASTA

Un pubblico interessato e competente visita la mostra

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CAP. 7 - UN SOGNO ALL’ASTA

Il taglio del nastro e l’inaugurazione dell’asta. in prima fila: l’Animedda ..., Saverio Petitto, Salvatoire Silvestri, Umberto Fonte e Rocco Militano. Sotto: un momento con Don Silvio Mesiti in visita alla mostra.


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DAVANTI A S. ROCCO Io non so parlare di Santi, non li conosco abbastanza e forse non ci credo troppo. Credo invece nelle persone, nella forza delle idee, nell’entusiasmo, nella volontà e nel coraggio. In quest’anno che sta per chiudersi, ho incontrato alcune persone che hanno dimostrato di avere tutto ciò. Hanno saputo credere, avere tenacia e coraggio. Hanno voluto porsi un obiettivo e seguire un progetto e ci hanno fatto capire che si può riuscire a fare bene se si fa insieme, se si guarda dalla stessa parte, se si opera in modo disinteressato e per il bene di tutta la comunità. Il risultato è stato un monumento, un blocco di pietra che parla al cuore della gente che sa farsi ascoltare anche dai più scettici, da quelle persone più ostili che hanno preferito stare lontano, a guardare, a cercare il ma, il se, il forse… Quelle stesse persone oggi si avvicinano al volto sofferente di S. Rocco e si dissetano alla fonte con una serenità mai provata che ha qualcosa di soprannaturale. Qualcosa di miracoloso era presente anche mentre la piazza prendeva forma, quando vedevamo crescere l’entusiasmo e con esso, la consapevolezza di voler andare avanti. C’è stata sempre la fede dietro ogni difficoltà, dietro ogni dispiacere e …davanti a tutto. Io ho visto gli uomini, loro hanno visto il Santo. E sono stati ispirati a stare insieme, a collaborare, a far nascere la voglia di partecipare, non solo per costruire un’opera architettonica, ma per riuscire a vincere l’indolenza, l’invidia, l’egoismo. Lì, tra quelle piccole luci che illuminano le rocce, oggi, c’é tutta la forza e la devozione della nostra comunità verso un Uomo che è stato esempio di umiltà, pietà e misericordia, verso un Santo che sa sempre guidare e confortare . Davanti a Lui mi inginocchio con pudore, piccola nel mio essere nulla, sperando di sentirlo vivo in me sempre di più, per esserne soggiogata con la stessa forza con cui ha saputo conquistare il cuore del popolo palmese.

Sebastiana Cannata


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QUELLA NUOVA STATUA DI S.ROCCO CHE EVOCA ALLA MENTE LO SPIRITO DI POVERTÀ.

N

el mese d’agosto, la nostra cittadina ha accolto in una delle piazzette più significative della stessa, la piazzetta S.Rocco, una statua bronzea di buona fattura. La installazione della stessa ,ha visto l’impegno dei componenti l’Associazione “Prometeus” ideatrice del progetto insieme all’autore (maestro Maurizio Carnevali),la partecipazione di tanti cittadini che economicamente hanno caldeggiato con passione l’idea, le tante iniziative organizzate dalle varie associazioni per la raccolta dei fondi, quasi tutti i componenti la Giunta Comunale, nonché ultimi in questo elenco, ma primi per spirito di sacrificio ed abnegazione: le ditte e gli operai delle stesse che gratuitamente hanno prestato la loro opera tutti i giorni per far sì che il monumento fosse inaugurato qualche giorno prima che dalla chiesa uscisse il S.Rocco ligneo,quello di sempre, venerato con gli ex-voto, temuto e rispettato, così come vuole la tradizione religiosa, a sfilare per la processione lungo le vie cittadine. Sicchè, a mio parere, la statua bronzea in piazza, completa con gusto quel contesto, nobilitandolo con la sua presenza. La fontana ed il gioco di luci sapientemente disposti, costituiscono un colpo d’occhio ( specie la sera! ) per i cittadini che in un sito di assiduo transito hanno la possibilità di sostare, bere, raccogliersi in preghiera all’aperto o in alternativa, con più intimità, nel tempio antistante. Quanto scritto è finora un commento di cronaca; altri però lo hanno fatto o si accingeranno a farlo con più dovizia di particolari e meglio di me. Quello che voglio scrivere adesso, è la sensazione che ho provato osservando da solo, in modo assorto, quel monumento. Innanzitutto quel volto! Il Maestro Carnevale, laico ma artista sensibile e rispettoso della fede religiosa, proprio in virtù di questo suo “status” di laico, quindi mentalmente più libero di scorporare “dall’immaginario” dell’iconografia dei Santi così come ci vengono tramandati dalla religione, è riuscito ad estrarre magistralmente, da quel volto uno sguardo che da santo diventa profondamente umano, assiso alla fonte, col suo cane ai piedi ,meditabondo, pronto a riprendere un nuovo cammino . Quello sguardo profondamente umano, da mendicante, ha innescato nella mia memoria ricordi di adolescente, quando sino alla fine degli anni 60, si vedevano in giro tanti poveri. Io ho avuto la fortuna di appartenere ad una famiglia borghese, ma certo non si sperperava la roba così come avviene oggi, e poi avevamo compagni di scuola tra loro, si cresceva insieme per le strade, si giocava e si dividevano le cose che avevamo; si avvertiva lo spirito di povertà, ma ciò non creava barriere. Ricordo come i preti di alcune chiese andavano, dopo avere scelto tra i ragazzini degli oratori, coloro che dovevano accompagnarli a benedire le case e tutti i suoi abitanti; benedicevano stanza per stanza con l’aspersorio, mentre noi bambini curiosi, rubavamo immagini di una vita non nostra. C’erano poi le case povere di campagna , composte da gente che si assomigliava tutta per via della fatica: erano contadini, operai,pastori, casalinghe, erano vecchi che sapevano invecchiare,e giovani che ancora non volevano arrendersi alla città. Allora mi piaceva vederli nelle cucine annerite, dove il fuoco faceva famiglia: le donne prendevano il rosario tra le dita, i capelli raccolti, gli occhi abbassati, gli uomini il berretto ripiegato in mano, le scarpe sporche di fango. Si faceva silenzio e quando il sacerdote entrava, era come se Dio varcasse quelle soglie. Allora non lo sapevo, ma oggi posso dire che mi era stato concesso di assistere alla fine di un’epoca. Quella gente era cresciuta con nulla, un vestito addosso, cibi poveri, schiena curva sui campi. Ma le mamme avevano avuto un seno generoso,perché il latte non fosse un’esclusiva dei figli, i padri muscoli forti ma di poche parole, di cui una: onestà! Dicevano con vergogna di essere somari, in realtà erano maestri a cielo aperto. Io ed i miei coetanei quei valori li abbiamo appena conosciuti in tempo per riscaldarci al loro fuoco; il mondo stava cambiando, sollevato dal benessere, da una ricchezza mai conosciuta prima. Naturalmente nessun rimpianto! La povertà non si rimpiange. M a occorre ricordare, è doveroso! Oggi noi viviamo protetti ed assistiti: soprattutto dal superfluo, dal momentaneo. Per noi il povero è l’emarginato, l’asociale, il non inserito.Noi nasciamo per possedere,mantenere quello che è stato accumulato dai nostri padri. Poi addormentiamo il povero, gli diamo qualcosa perché se ne vada al più presto. Ecco perché dobbiamo difendere la “memoria “, non nel senso limitante di ritorno al passato perché tutto era più bello, certamente no! Ma perché essa oltre a tenere insieme la nostra vita ( e non è poco!), la tiene ordinata perché evidenzia, segnala, richiama l’attenzione. E’ come una matita che sottolinea avvenimenti,momenti,persone. oggi occorre che le “tecniche moderne”, i cui benefici sono innegabili, e che ci rendono una vita comoda ed agiata, vengano usate solo per gli scopi per cui sono state inventate, senza che noi “ ci consegniamo” ad esse in ogni momento, in ogni atto del nostro vivere quotidiano. Il rischio reale in tal caso è anche quello che le tecniche puliscano dal tempo i nostri ricordi, li disattivano, rendendoli quasi indistinguibili dal presente. Il passato insomma deve rimanere quel punto di partenza che sia ponte tra lo ieri, l’oggi, il domani. Enzo Suraci


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Elenco di coloro che hanno dato un contribuito economico. Alvaro Domenico Anedda Nunzia Angi' Cettina Arcuri Antonino Arcuri Lorenzo Arcuri Massimiliano Arcuri Santo Arena-Gangemi Arena-Riotto Auddino Vincenzo Augimeri Guido Badolati Anna Badolati Annamaria Badolati Felice Bagala' Elena Bagala' Antonella Bagala' Pietro Balzama' Saverio Balzama' Concetta Barbaro Carmela Barbaro Immobiliare Srl Barbaro Maria Grazia Barbaro Oscar Barbaro Rocco Barbaro Salvatore Barbaro Teresa Barbaro Vincenzo Barbera CarmEla Barone Antonio Barone Francesco Barone Giovanni Barone Sissi Bernardini Luisa Bombardiere Vincenzo Borgese Teresa Bova Maria Bracco Giuseppe Bragano' Francesco Brando Adriana Brunetta Rocco Bruzzese Giovanni Bruzzese Manuela Buda Palma Caccamo Antonio Caccamo Carmelo Caccamo Cece' Caccamo Francesco Caccamo Vincenzo Caligiuri Giuliana Cambrea Carmela Cambrea Francesco Cambrea Rocco Cambrea Valeria Camera Antonio Camera Francesco Cannata Nella CapUa Chiara

Caratozzolo Salvatore Carbone Claudio Cardoso Susanna Cariddi Giuseppina Caristi Pino Carmela Occhiuto Carmelitano Matteo Carnevali Graziella Carra' Assunta Carrozza Domenico De Salvo Francesca Caruso Tota Benedetta Catalano Maria Rosaria Catalano Rachele Catanzariti Vanda Cauterucci Luigia Chizzoniti Cristina Choteua Pascal Ciani Alessandra Ciccone Carmelo Cilona Annunziata Cilona Domenico Cilona Palma Cipri Francesca Cogliandro Carmine CoglianDro Soccorsa Collura Carmelina Collura Domenico Collura Francesco Collura Salvatore Commisso Rocco Condello Lilly Condello Nunzio Condello Nunzio E Lilly Condello Stafano Condurso Vincenzo Cordopatri Francesco Cosoleto Caterina Costa Concetta Maria Costa Giovanni Costantino Lucia Cricri' Aurora Cricri' Claudio Cricri' Giuseppe Cricri' Walter Crucitti Demetrio D'agostino Francesco D'agostino Maria Conceta Davi' Giuseppe De Francia Emanuela De Francia SalvaTore De Maio Armando De Maio Filippo De Maio Laura De Salvo Carmelo De Salvo Francesca De Santis Mariangela

De Santis Vincenzo De Stefano Renato E Teresa Del Sordo Mauro D'elia Teresa Deodato Anna Donato Peppino Esposito Rosetta Fameli Rocco Fausto Maria Fedele Luigi Ferrante Giuseppe Ferraro Domenico Ferraro Vincenzo Ferrigno Giovanna Ficarra Nicolo' Filippone Francesco Filippone Roberto Fiorillo Carmelo Fiorino Carmelo Fiorino Domenico Fiorino GraziellA Fisiofit Foti Antonio Foti Mirella Fotia Carmelo Franconeri Pasquale Frisina Pasquale Gagliostro Angela Gagliostro Carmelo Gagliostro Caterina Gagliostro Concetto Gagliostro-Cordopatri Galimi Antonio Galimi Giuseppe Galimi Vincenzo Galletta Antonino Galletta Dario Galletta Natascia Gallo Giuseppe Gallo Rosalia Gargano Ernesto Garipoli Maria Rosa Gaudio Ennio Gaudio Eugenio E Savina Gaudio Savina Gentile Francesco Giacobbe Maria Selene Giacobbe Rocco Giordano Pasquale Giordano Salvatore Grassi Giuseppe Grasso Davide "Gruppo ""Palmesi Del New Jersey""" "Gruppo ""Palmesi Di Milano""" "Gruppo ""Palmesi Di New York"" " "Gruppo ""Palmesi Di Roma"" " "Gruppo ""Palmesi Di Sidney"" "


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"Gruppo "" Palmesi Vienna""" Guerrera Carmelo Guerrera Giuseppe Guerrera Rosa Gullo Antonino Hyerace Franca Iannelli Antonino Iannelli Antonino Iannino Annunziata Iaria Silvana Impiombato Antonin Impiombato Domenico Infantino Vincenzo Ioculao Antonio Ippolito Daniela Isola Giuseppe "Istituto Magistrale ""Corrado Alvaro""" Istituto Professionale Istituto Tecnico Agrario La Face Maria Lacapria Caterina Lacquaniti Nunzio Lanucara Marisa Lanucara Marisa Lega Navale Palmi Leonardis Anna Maria Leonardo Srl Liceo Classico Liceo Scientifico Ligato Maria Loiercio Teresa Lombardo Stefania Longo Filippo Loprevite Tersa Lucente Gianfranco Luppino Carmela Magazzu' Antonno Magazzu' Giuseppe Maisano DomEnico Manago' Andrea Manago' Vincenzo Manucra Francesca Marazzita Rita Massara Francesco Matarese Giovanni Matina Francesco Mazzagatti Rita Mazzullo Giuseppe Mazzullo Saverio Melara Antonino Melara Carmine Melara Maria Concetta Melissari Maria Melissari Michele Mesiti Silvio Migliadi Emilia Militano Maria Teresa Militano Rocco Mimmo Zoccali Minasi Annamaria Morabito Alfredo Morabito Giovanna Morgante Antonio Mura Antonino Muratore Piero Mussuto Elda MuSsuto Wanda Napoli Teresa Nicotra Ferruccio Nizzari Domenico Noto Vincenzo

Nunnari Vincenzo Oliva Carlo Oliveri Giuseppe Ordine Avvocati Foro Di Palmi Ortuso Andrea Ortuso Giovanna Ortuso Lucia Ortuso Rocco Pagano Carmelo Palamara Teresa Pansera Antonino Paparo Concetta Pardeo Angela Pardeo Francesco Pardeo Gaetano Pardeo Rocco Parisi Antonino Parisi Carlo Parisi Enzo Parrello Carmela Parrello Giovanni Parrello Giuseppe Parrello Rocco Pentimalli TeresA Perna Giovanni Petitto Antonio Petitto Concetta Petitto Pina Petitto Rosa Petitto Saverio Piccolo Giovanni Piccolo Giuseppe Pipino Roberto Pipino Tommaso Pirrottina Domenica Pirrottina Rocco Pititto Luigi Pizzuto Dino Previtera Marianna Princi Rocco Pro Loco Palmi Pugliese Carmelita Pupo Francesco Putrino Giuseppe Ranuccio Salvatore Reni Marcella Clara Repaci Fausta Ricciardi Diego Rigitano Eugenio Rinaldi Oreste Riotto Caterina Riotto Domenico RiOtto Loredana Riotto Ninotto Riotto Pasqule Rizzitano Carmelo Rl Pitagora 29 Agosto Romano Annamaria Romeo Antonino Romeo Franco Romeo Giuseppe Romola Debora Rosina Angela Rotary Club Palmi Rotondo Rosa Runci Silvio Russo-Barbaro Sacca' Natale Sacca' Nino Saffioti Antonino Saffioti Antonio

Saffioti Carmelo Saffioti Ettore Saffioti Loredana Saffioti Maria Saffioti Salvatore Sainato Marcella Sainato Roberto Salvo Francesco Salvo Rosa Sansalone Luciana Scarfone Antonello Scarfone Rosario Schiava Giuseppe Schipilliti Antonio Schipilliti Vincenzo Scidone Rocco "Scuola Elementare ""De Zerbi""" Scuola Media Zagari-Milone Seminara Eugenio Seminara Giovanni Seminara Girolamo Silvestri Salvatore Societa' Operaia Mutuo Soccorso Sofi Rosa Solano Domenico Sorace Pierluigi Speranza Maria Sprizzi Nini' Sprizzi Nunzio Sprizzi Pasquale Stefania Rinaldi Sturniolo Giuseppina Surace Demetrio Surace Domenico Surace Domenico LUigi Surace Gianfranco Surace Pasquale Surace Rocco Surace Rocco Surace Saverio Surace Vincenzo Suraci Vincenzo Tigano Franco Topa Giuseppe Trapasso Maria Rosara Tre Re Nino Trentinella Caterina Trentinella Francesco Trimboli Alessandra Trimboli Concetta Trimboli Saverio Tripodi Carmelo Tripodi Chiara "Uni.Tel. Calabrese ""Nicolo' Cusano""" Vadala' Bruno Vansesi Pina Veneto Armando Veneto Mara Ventrice Giuseppe Alberto Ventrice Loredana Ventrice Paolo VeZzana Francesco Vincenzi Giuseppe Zagari Cosimo Zappone Francesco Zavaglia Domenico Zinnato Carmelo Zinnato Domenico Zinnato Manuela Zirino Giuseppe Zirino Pasquale


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PALMI,

I lavori di Piazza

TRE GIUGNO –DODICI AGOSTO DUEMILADIECI

San Rocco

Il tre di giugno iniziano i lavori nella piazzetta San Rocco sotto ladirezionedelgeometraEnzoSimonetta,cominciaun’avventura affascinante che si concluderà il dodici del mese di agosto

…Che passione!


CAP. 8 - I LAVORI DI PIAZZA SAN ROCCO

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Il miracolo di San Rocco I

l mito vuole che Tauro, fondatore di città, abbia fondato in un primo momento l’antica Taureana, progenitrice di Palmi, sulla sponda calabrese, e che si sia successivamente recato su quella sicula per fondare una città gemella, Taormina: ovviamente si tratta solo di una leggenda, peraltro una tra le diverse esistenti sul conto di questi due paesi. Tuttavia, a dar credito al mito, peraltro suffragato dalle caratteristiche simili dei territori, le due città sarebbero accomunate da un’origine condivisa e speculare: tale comunanza non sembra però tradursi in un destino comune, almeno a guardare il presente, e verrebbe da chiedersi perché. Quando a più riprese durante quest’ultimo mese ho fatto presente ad amici e conoscenti che Palmi potrebbe e anzi dovrebbe essere la Taormina calabrese, l’eloquente risposta che ho invariabilmente ricevuto sono state occhiate di scetticismo e rassegnazione. Forse proprio la sfiducia nel futuro e nelle potenzialità di questo territorio sono la spiegazione migliore per le sue innumerevoli occasioni mancate: passate, presenti e future. Palmi sonnecchia e arranca in un presente privo di prospettive perché è opinione comune che questo e nessun altro possa essere il suo orizzonte. Proprio dieci anni fa lasciavo questo paese per andare a studiare all’università, ed agli occhi di chi va via il tempo si misura nelle cose che cambiano in propria assenza, ogni volta che si fa ritorno a casa. A far da controcanto agli interminabili ed estenuanti lavori della A3 che accompagnavano i miei viaggi, Palmi offriva una a suo modo rassicurante immobilità: la cifra di questa immutabilità, agli occhi ingenui di un ragazzino che frattanto è divenuto adulto, si è via via identificata con la rotonda di via Concordato, che ormai da anni è costituita da precari bidoni di plastica bianchi e rossi posti in cerchio, almeno fin quando folate di vento più decise non arrivino ad alterarne il profilo; da anni ormai giungo a Palmi e l’interrogativo che sintetizza uno stato d’animo è: “chissà se questa volta troverò una rotonda in muratura ed un’idonea segnaletica stradale”; ed ogni volta le mie speranze di cambiamento, seppur minimo, vengono puntualmente deluse. Forse sbaglio, ma ai miei occhi Palmi è così, e ormai da anni: ferma, sospesa tra l’immutabile e il provvisorio. Condizione rassicurante per coloro i quali avversano il cambiamento, ai quali Palmi va bene così com’è. Ma va davvero bene Palmi così com’è? Io mi considero fortunato rispetto a tanti miei coetani perché ho dovuto lasciare il mio paese più per scelta che per necessità: volevo fare delle cose che si fanno solo in certi luoghi, ed il mio destino non sarebbe stato diverso se fossi nato in una città più grande, anche del nord: mi sento un cittadino europeo, totalmente a mio agio a vivere all’estero come in Italia, perché il mio esilio comincia ogni volta che varco il confine del Petrace, ed ogni luogo a nord è ugualmente altro e lontano. Tanti giovani miei coetani condividono questa condizione di “esilio”, eppure mi chiedo quanti di loro l’abbiano liberamente scelta, e a quanti non sia stata imposta invece da un tessuto socio-economico fragile, che non offre molte opportunità a chi voglia costruire per sé un futuro onesto e autonomo. Troppo comodo per tutti sostenere che chi è andato via farebbe bene a non parlare, perché solo chi è rimasto ha avuto il coraggio di resistere. Io reclamo per chi è partito il diritto e il dovere di intervenire nel dibattito pubblico del nostro paese d’origine, e di dare il contributo assieme ai fratelli rimasti per far cessare il dolore più grande che una madre possa soffrire, quello di perdere i propri figli uno ad uno, e che la nostra madre terra è costretta a patire come un destino incontrovertibile. La colpa è certamente della politica, che nel nostro Paese in generale e nel nostro territorio in particolare è scesa a livelli bassissimi vieppiù nell’ultimo decennio, in termini di qualità del proprio personale, delle proprie strutture organizzative, e dei fermenti ideali che dovrebbero percorrerla e che sono ormai assenti. Ma la colpa è anche e ancor più della società civile, perché la politica è lo specchio di questa, ed ogni popolo ha semplicemente i rappresentanti che merita. Nello spegnersi del dibattito e delle grandi tensioni ideali si è affermato l’equivoco per cui la politica dovrebbe limitarsi ad essere piccolo cabotaggio e gestione del quotidiano. Tempo fa ho sentito dire che Palmi avrebbe avuto bisogno di un sindaco che si prendesse esclusivamente cura di tenere le strade pulite e ordinate: ma non basta avere un efficiente corpo di polizia municipale per avere una buona amministrazione. Oggi nessuno saprebbe dire dove va Palmi, semplicemente perché manca un orizzonte e una prospettiva. Eppure la colpa va equamente divisa tra gli amministratori e la mancanza di aspettative maggiori nei loro confronti, poiché se si crea un vuoto di idee tutti finiscono per esserne risucchiati: anche se, va detto, il ruolo di un leader dovrebbe essere quello di guidare il suo popolo, e proprio questa dovrebbe essere la differenza con il follower, chi si limita a seguire ed assecondare. Lo scenario non è però così cupo da non lasciare spazio alla speranza: chi abbia partecipato alle encomia-


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CAP. 8 - I LAVORI DI PIAZZA SAN ROCCO

bili iniziative del 12 agosto scorso sarà rimasto impressionato dalle preziose risorse che il popolo di questa città può esprimere se opportunamente sollecitato. In occasione della visita inaugurale del parco archeologico a Taureana e dell’inaugurazione della fonte di S. Rocco si poteva avvertire palpabile e forte l’identità e il senso di appartenenza di una comunità capace di ritrovarsi attorno a un progetto comune e di darsi generosamente, anche in termini finanziari e di partecipazione. La cifra comune delle due esperienze è stata la capacità di gruppi della società civile di farsi promotori della cura dell’identità e del futuro di una comunità, nel nome di quella che potremmo chiamare la religione laica e civile della polis. A fronte della negligenza dei rappresentanti istituzionali nell’officiarne i riti - semplare l’assordante silenzio del dibattito pubblico relativamente all’adozione del PSC che avrebbe potuto e dovuto rappresentare il momento programmatico di ripensamento della città - è oggi compito di ogni buon cittadino uscire dal barbaro isolamento cui ci costringe una società egemonizzata dal consumo passivo del mezzo televisivo, e portare sangue nuovo di idee e attivismo nelle piazze reali e virtuali della nostra città. Non ci resta che sperare che in occasione di S. Rocco quest’anno sia avvenuto un silenzioso e laico miracolo di rigenerazione, e che una nuova primavera sia alle porte: tutto dipende dalla volontà di ciascuno di noi, e da quanto abbiamo realmente a cuore questa nostra terra e i suoi figli.

Andrea Riso

SAN ROCCO E IL SUO “DOPPIO” Due raffigurazioni diverse del Protettore della nostra città. Una, la più antica, sotto forma di statua: l’aspetto del Santo è fiero, solenne, ieratico e dallo sguardo ammonitore. Il 16 di agosto viene portata a spalla in processione per le vie del centro, preceduta dal corteo degli “spinati”. L’altra, recente, è una pregevole scultura in bronzo opera del M° Maurizio Carnevali, che campeggia al centro della piazzetta al Santo stesso intitolata. Qui il Nostro, accosto ad una fonte d’acqua con il suo inseparabile cagnolino, le palpebre socchiuse, assume le sembianze di un uomo affaticato e stanco. Io non so dire se, nel suo immaginario, l’artista ne abbia voluto privilegiare la dimensione squisitamente umana. Ma, proprio perché si tratta di un Santo, voglio pensare che l’apparente stato di riposo sia l’effetto dello stordimento provocato dalla visione estatica della beatitudine celeste. Come che sia, si tratta di due forme diverse, ma al tempo stesso complementari, di rappresentazione simbolica del nostro, amatissimo, Protettore. Mario Idà


CAP. 8 - I LAVORI DI PIAZZA SAN ROCCO

Maurizio Carnevali e Carmelo BagalĂ si confrontano sul progetto

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CAP. 8 - I LAVORI DI PIAZZA SAN ROCCO

Enzo Simonetta e, sullo sfondo, Papaianni Francesco


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CAP. 8 - I LAVORI DI PIAZZA SAN ROCCO

Tonino Orlando

Nunnari e Forgione, operai dell’acquedotto “Vina” di Palmi


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CAP. 8 - I LAVORI DI PIAZZA SAN ROCCO

Enzo Simonetta e Morandi in una fase di studio della carpenteria del telaio di base


CAP. 8 - I LAVORI DI PIAZZA SAN ROCCO

Fasi di preparazione dellâ&#x20AC;&#x2122;impianto idraulico e del telaio di base

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CAP. 8 - I LAVORI DI PIAZZA SAN ROCCO

Francesco Costa ed Enzo Angalò

Demetrio Crucitti ed il Presidente di PROMETEUS Saverio Petitto

Franco Pardeo e Lello Arcuri


CAP. 8 - I LAVORI DI PIAZZA SAN ROCCO

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CAP. 8 - I LAVORI DI PIAZZA SAN ROCCO

Enzo Angalò


CAP. 8 - I LAVORI DI PIAZZA SAN ROCCO

La colata di cemento nel telaio di base

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CAP. 8 - I LAVORI DI PIAZZA SAN ROCCO

Matteo Gentiluomo

Pasquale Fontana

Franco Pardeo


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CAP. 8 - I LAVORI DI PIAZZA SAN ROCCO

Maurizio ed Enzo, della ditta LEONARDO srl, montano il telone offerto dalla P.P.M. di Palmi


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Pasquale Frisina, co-direttore dei lavori

I momenti difficili sono passati... Il gruppo è più rilassato.

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CAP. 8 - I LAVORI DI PIAZZA SAN ROCCO

Momenti di posa del lastricato della piazza e del basamento - Sopra mastro Rocco Trimboli, addetto alla finitura della fontana.

Gli istallatori delle lastre di marmo posano gli ultimi blocchi


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CAP. 8 - I LAVORI DI PIAZZA SAN ROCCO

Foto di gruppo, al riparo dai cocenti raggi del sole, in un momento di riposo

Pino Oliveri con Enzo Simonetta studiano le fondazioni


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CAP. 8 - I LAVORI DI PIAZZA SAN ROCCO

Il direttore dei lavori, Salvatore De Francia, in un momento di riflessione


CAP. 8 - I LAVORI DI PIAZZA SAN ROCCO

Pino Iannelli Ed Enzo Suraci provano l’impianto idraulico

L’addetto alle finiture delle fughe, Ciccio Salvo

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CAP. 8 - I LAVORI DI PIAZZA SAN ROCCO

Il montaggio delle pesantissime lastre di marmo richiede nuove braccia e nuove energie


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Lello Arcuri mentre monta il telaio che sosterrà il telo “San Rocco e la peste” di Maurizio Carnevali

Francesco Collura, attivo collaboratore

Il “custode” della “Fonte di San Rocco”, Pasquale Marafioti, con Lello Arcuri e Achille Cofano _________ La prestazione di Custode e salvaguardia del monumento, viene svolta gratuitamente e con grande costanza e dedizione


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Carmine Melara con un prestatore d’opera occasionale

Paolo Ventrice, Cecè Caccamo e Franco Pardeo in un momento di pausa

Carmelo Bagalà e Cecè Caccamo alle prese con la misurazione per l’istallazione dei marmi


CAP. 8 - I LAVORI DI PIAZZA SAN ROCCO

Marco Riotto alle prese con la modellatura della pietra

La lavorazione delle pietre che saranno poste sotto la Statua

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CAP. 8 - I LAVORI DI PIAZZA SAN ROCCO

Momenti di lavoro e di amicizia. Rocco Ortuso, Tonino Orlando e Maurizio Carnevali.


CAP. 8 - I LAVORI DI PIAZZA SAN ROCCO

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CAP. 8 - I LAVORI DI PIAZZA SAN ROCCO

Una suggestiva immagine che lega lo sforzo degli uomini alla sofferenza del Santo


CAP. 8 - I LAVORI DI PIAZZA SAN ROCCO

Il maestro modella personalmente la pietra che sarĂ posta sul basamento

Momenti di distensione tra due dei maggiori protagonisti dellâ&#x20AC;&#x2122;opera

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CAP. 8 - I LAVORI DI PIAZZA SAN ROCCO

Viene posta la “firma” all’interno dell’opera, con il montaggio dello stemma dell’Associazione PROMETEUS

Dopo Il montaggio del marmo, è la volta di Pietro Caravelli e dei suoi uomini con l’istallazione dell’impianto illuminante


CAP. 8 - I LAVORI DI PIAZZA SAN ROCCO

Il direttore dei lavori Pasquale Frisina, mentre controlla scrupolosamente, lâ&#x20AC;&#x2122;esecuzione

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CAP. 8 - I LAVORI DI PIAZZA SAN ROCCO

QUALCHE RIFLESSIONE SUL “PELLEGRINO” DI M. CARNEVALI

La statua bronzea, opera dello scultore Maurizio Carnevali, situata recentemente davanti alla chiesa dell’Immacolata, ove in passato era un pozzo, una sorgente, non ripropone propriamente il San Rocco da noi venerato, nonostante l’evidente riferimento. Non avrebbe avuto senso, d’altronde, farne un’altra simile. Meglio si potrebbe definire il “Pellegrino”, perché più che altro questo raffigura e, se vogliamo, il Pellegrino di Montpellier. Gli attributi iconografici: il cane, la conchiglia, il bastone, la mantellina ( sanrocchino) indicano, certamente, il santo nostro compatrono. Piuttosto, la visita dei luoghi santi, il pellegrinaggio, come supremo atto di devozione e di fede, viene messo in risalto. Questa tematica allegorica, quindi, svolge precipuamente lo scultore con eccellente perizia e pregevole capacità artistica, evidente in ogni particolare dell’opera, compiuta non per mero esibizionismo, ( la sua non è arte fine a se stessa, arte per arte), ma per uno di quei reconditi e soavi impulsi, che sovente spingono le coscienze più pensose e sensibili ad esprimersi, a creare e si fanno subito un bisogno dell’anima. In questo caso diventano, però in senso deterministico, manifestazione di identità spirituale, materializzazione della cultura del luogo di appartenenza, evocazione di volti, espressioni, emozioni. Non occasionali, fugaci e fittizi, ma via via accumulati e consolidati nello spazio (ambiente ) e nel tempo (storia). Ora, dopo un pellegrinaggio nella memoria e nei comuni valori, tutti sono elaborati da un’accentuata sensibilità e tradotti in maniera sintetica in una forbita plasticità realista, pregiata alquanto dalla perfezione anatomica, dall’elevato livello del peso visivo, che va già oltre i limiti angusti del provincialismo. Tutti questi fattori contestuali, dall’autore stesso ammessi nel suo enunciato percorso progettuale, in attesa di essere plasmati e determinare l’opera nella sua interezza, hanno trovato in Carnevali un attento ed incomparabile artefice, nel suo Pellegrino la suggestiva armonia delle forme aperte, l’equilibrio compositivo. Ecco i risultati che avvalorano il significato complessivo e lo spessore artistico. La conchiglia sulla mano destra è stesa non per chiedere, ma per donare. Lo sguardo verso il petto non è tanto in segno di affaticamento ben celato e, certo, consolato dalla fede, ma indica il cuore, sinonimo di generosità e carità cristiana, come ribadito dalla conchiglia dell’acqua ristoratrice offerta. Il cane resta adagiato ai piedi per lenire pressoché la gravezza del lungo viaggio. La sobrietà pauperistica delle vesti non turba l’equilibrio anatomico né svilisce la perfezione della modellatura, senz’altro estranea ad ogni modernismo e sperimentalismo. Lo scroscio dell’acqua sommesso anima il tutto, in quanto sembra una voce misteriosa e pur familiare, quella di un prossimo, un congiunto tanto atteso, fermatosi per riposare e riprendere poi il cammino. Nella serenità del viso, dimesso per la pietà verso le umane sventure, non c’è dolore, fatica, ma la consapevolezza appagante di chi ha mantenuto un voto, concluso un viaggio, perche’ il pellegrinaggio non è altro che la metafora del viaggio incessante dell’anima verso il cielo. Quella del Pellegrino, insomma, uno di noi, non è una presenza distinta, estranea alla città, da essa certamente impreziosita, ma il riflesso della realtà umana e sociale, impressa nel volto dell’opera, materiato di dolcezza, non in modo statico, compassato, bensì dinamico. Ognuno, infatti, per una misteriosa disposizione potrebbe quasi con la mente e col cuore dare a quel viso le sembianze volute. Questo volto, allora, può davvero idealmente acquistare ogni fisionomia, ogni aspetto, suscitare qualsivoglia emozione, accomunando tutti in un sincero sentimento di fratellanza e condivisione. A questo punto, un paragone è d’obbligo. Fra le due statue, dentro e fuori la chiesa, che completano e consolidano in ogni caso il comune senso religioso, c’è diversità non solo apparente. La prima è un’effigie, la seconda un simbolo. Una rappresenta la santità in senso assoluto, l’altra l’umiltà intesa come virtù cristiana e condizione umana, mirabilmente consacrata questa dal realismo bruzio di Carnevali. Il San Rocco in quella solenne, venerabile e ferma ieraticità incute davvero una certa soggezione, il timore dell’oggetto di culto (sacrum). Il Pellegrino, di contro, ispira concreti sentimenti di fratellanza, compassione, di appartenenza sociale e comunità religiosa (ecclesia), che diventano sincera ed accesa devozione (pistis). Il primo, eretto, si osserva; il secondo, adagiato, si accarezza, perché più terreno ed umano, eppure tutti e due immanenti nel civile destino. Il simbolo, nondimeno, conduce all’effigie mediando tra l’umano e il sacro. Il fine supremo è raggiunto col bronzo, che con la sua algida monotonia cromatica spesso costringe l’arte, rendendo a volte difficile il messaggio. Per concludere, la scultura, che ingemma la piazzetta, completa l’esperienza artistica e la formazione di Carnevali, il quale ad essa arriva attraversando il bassorilievo e rivelando la piena maturità della sua vera vocazione. Sarà questo approccio con la materia plasmata d’ora in poi ad affermare il suo genio, la cui irruente capacità espressiva, specie quando è alimentata dallo slancio popolare, crea grandi e magnifiche cose. A Palmi, in una sera d’estate, la nitidezza della sua opera e la fede sincera insieme hanno operato il miracolo, che solo il bello può compiere: la sorgente e la statua, ormai nostre, sono rese pure dalla sublime divinità dell’arte. Francesco Collura


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Saverio Petitto e Paolo Ventrice, ad Altomonte (CS) con la Statua vista per la prima volta dal vivo


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Ciao Gigi...

Ciao Saverio...


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In ricordo di due cari amici scomparsi

“La Pietà di San Rocco” - di Maurizio Carnevali


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Maurizio Carnevali con Rocco Anania e XXXXXXXXXXX mentre lavorano la pietra


CAP. 8 - I LAVORI DI PIAZZA SAN ROCCO

Roberto Sainato, con Giordana, proprietario della ditta che ha offerto il trasporto della Statua da Bari a Palmi

Lâ&#x20AC;&#x2122;autotreno, personalizzato per lâ&#x20AC;&#x2122;occasione, usato per il trasporto della Statua

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Durante il trasporto la Statua fa sosta ad Altomonte, ospite dell’amico Vincenzo Barbieri Bruno Vadalà, Saverio Petitto, Walter Cricrì, Rocco Ortuso, Peppe Brando e Paolo Ventrice

Dopo l’arrivo della Statua, il Bar XXXXXXXX offre un buffet per festeggiare - ore 03,30 del 7 agosto 2010


CAP. 8 - I LAVORI DI PIAZZA SAN ROCCO

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I lavori di rifinitura richiedono molta attenzione e precisione


CAP. 8 - I LAVORI DI PIAZZA SAN ROCCO

Le ultime fasi di montaggio della Statua sul basamento. Rocco Cadile, Lello Arcuri e Il Maestro Carnevali

Pietro Caravelli completa lâ&#x20AC;&#x2122;impianto elettrico

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CAP. 8 - I LAVORI DI PIAZZA SAN ROCCO

Mastro Rocco Trimboli mentre lavora alla fontana

Tonino Orlando realizza la canalizzazione dellâ&#x20AC;&#x2122;acqua dalla mano alla ciotola


CAP. 8 - I LAVORI DI PIAZZA SAN ROCCO

Il montaggio dell’occhio di bue, sulla chiesa, che illuminerà la Statua

La bitumazione Della piazza alla fine dei lavori

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Achille Cofano e Cettina Angì curano la copertura della Statua per difenderla dall’assalto dei curiosi, prima dell’inaugurazione

Lello Arcuri e Diego Mandy montano il padiglione che copre la Statua prima dell’inaugurazione

I lavori sono terminati, si procede al lavaggio della piazza. Tonino Orlando e Nino Fameli.


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CAP. 8 - I LAVORI DI PIAZZA SAN ROCCO

Dal Tartarin del 13 ottobre 1907

ARTE ED ARTISTI Per un quadro ignorato

S

ono stato nello studio del Maestro Antonio Sacco, per conoscere un quadro da lui tempo dietro eseguito e rappresentante una scena della nostra vita popolare – ritorno dalla Chiesa dopo un matrimonio – e, francamente son rimasto ammirato dinnanzi alla squisita fattura di quella che, senza reticenze io chiamo un’opera d’arte. Il gruppo principale- gli sposi ed il seguito- un gruppo che ha tutta quanta, la necessaria vivezza di colorito e il movimento spigliato e naturale e che ha come sfondo un paesaggio pieno d’aria, di luce, di sole, sta nel mezzo della scena, sulla via che dalla Chiesa campestre mena alla casa degli sposi; a destra vari gruppi di gente curiosa, ma indifferente; a sinistra due ragazze che non sanno nascondere la loro invidia per la buona fortuna della sposa, ed una vecchia a cui nulla importa degli sposi e delle ragazze, una vecchia che fila, stanca e sonnolenta, mentre il corteo si avanza sfolgorante negli abiti di seta delle donne, negli abiti di velluto dei contadini. Il quadro è senza dubbio originale ed è forse il più forte lavoro dell’egregio professore. Ma è un quadro che resterà, chissà per quanto tempo, ignorato da tutti, senza arrecare all’autore quella legittima soddisfazione che egli meriterebbe. E ciò dipende dal solo fatto che il Sacco, è d’una indole nient’affatto amante di quella rèclame che talora eleva al cielo delle vere proprie nullità; non sollecita mai la lode, non liscia mai nessuno: non cerca mai di vendere i suoi quadri, né grandi né piccoli. E perché rimasero invenduti, se non per la ragione da noi addotta, quelle altre piccole tele che onorano lo studio del Sacco? Quel San Rocco, che nella verde solitudine d’un bosco piega a terra il ginocchio e prega cessi il colera, non è forse degno del pennello di un grande artista? Quella faccia d’asceta, pallida, soffusa d’un dolore profondo, la quale si rivolge fidente verso il cielo- d’un azzurro purissimo- è d’un grande potentissimo effetto; vi conquista al primo vederla, vi commuove e vi entusiasma per la perfetta esecuzione della divina figura, che l’artista intravide con l’occhio della sua fantasia. Ebbene, il San Rocco è gettato li, in un angolo dello studio senza alcuna speranza di essere ammirato su qualche altare o nella galleria di qualche ricco. E così potrei dire di cento altri lavori del nostro egregio concittadino; così potrei dire dei tanti e tanti ritratti che escono dalla sua mano maestra. Da quello studio modesto, solitario e …mal ridotto, a causa di sue flagelli ( il terremoto e l’avarizia del locatore) stanno per uscire dei ritratti che sono davvero ammirevoli per la rassomiglianza, per la posa, per l’esecuzione finemente perfetta. E sono quello del defunto giovinetto Spina, un ebete che conserva nella tela tutta la sua aria malaticcia ed incosciente. Quello del defunto Luigi Misale; quello di Achille Topa, ed altri, di cui non parlo perché darei all’egregio Maestro Sacco un non lieve dispiacere, facendogli tornare a mente la ricordanza lontana d’una triste manifestazione della miseria altrui…Questi ritratti, che ricordano per l’indiscutibile valore artistico, quello del Bagalà, quello del Silvestri, quello del dottore Rovere e quello -perfettissimo- del defunto Marchese Aiossa andranno via dallo studio del Maestro Sacco, senza il rumore della solita grancassa, senza previa esposizione nella vetrina di qualche dolciere, e sarà molto se troveranno per via un paio di persone oneste e disinteressate, che diranno apertamente il loro giudizio. Io non ho con questa breve recensione di adulare il Maestro Sacco; ho inteso soltanto di reagire contro la sua innata modestia, additandolo- suo malgrado- alla considerazione dei lettori del nostro giornale.

r. g.


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Il quadro del Maestro Antonio Sacco che si trova allâ&#x20AC;&#x2122;interno della Congrega di San Rocco


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IL SAN ROCCO DI CARNEVALI: UNA PROSPETTIVA INTERNA. Quando uno scultore non risolve la propria esperienza artistica nel mero appagamento della propria vena creativa, la realizzazione di un monumento pubblico è esperienza differente dall’elaborazione di una tela o di una piccola scultura destinata alla sfera privata. In fase di progettazione, è necessaria una lunga ricerca iconografica – affinché, nel caso di fisionomie codificate dal tempo e più o meno realistiche, non si debba tacciare lo scultore di arbitrio o di scarsa attendibilità. Segue necessariamente una ricerca storica, perché nel linguaggio dell’arte gli attributi sono come indizi disseminati sulla scena di un delitto in cui si muovono l’artista e lo storico dell’arte. Tutto questo, che potrà essere considerato un approccio desueto agli estimatori di Maurizio Cattelan, è il modo di procedere di Carnevali. Che non inaridisce la propria creatività neppure quando la filtra attraverso le maglie dell’erudizione. Tale carattere gli viene, probabilmente, dalla passione per la narrazione in ogni sua forma; non è prevista la staticità, nei suoi monumenti: per descriverli, c’è sempre bisogno di un mucchio di parole. Sono infatti in lui una naturale propensione, un’innata curiosità, una congenita benevolenza nei confronti dell’intero genere umano: non esistono gradi di giudizio, nel suo approccio alla vita, ma metri di valutazione. Parlare e raccontare sono per lui importanti quanto ascoltare e imparare. Depurata attraverso un setaccio di schizzi e bozzetti, la fase progettuale ha dunque termine. A questo punto, Carnevali giunge al momento in cui ha metabolizzato una quantità di nozioni di cui è persuaso di non ricordare più niente (tra Maurizio e la citazione erudita c’è un abisso), perché quello che ama diventa immediatamente interiore e finisce nella rete di una visione della “cultura” sorretta da due pilastri: riserbo e intimità; carattere, questo, che spesso demarca il limite fra chi fa arte e chi ne parla (inclusa la sottoscritta). Le emozioni, finora nutrite e tenute a bada, ora possono rivelarsi: il rapporto tra la materia e le mani diventa rapido, preciso, convulso, continuo. Per ore e ore Maurizio e il suo San Rocco si osservano, prendono le distanze, si incontrano, poi di nuovo non si riconoscono, in un balletto di fare e disfare che dura un tempo breve e intensissimo. Il tempo di un incantesimo. Riconosciuta l’uno la grammatica dell’altro, giunge il momento della forma: Maurizio sa chi è il suo San Rocco, chi sarà – avrà bisogno solo di tempo, ma la baruffa tra l’autore e l’immagine è ormai conclusa. Per chi osserva dall’esterno, questa è la fase più fascinosa: vedere qualcosa che prende forma grazie alla sapienza, alla dedizione, alla lentezza, alla maestria, alla visionarietà, al sogno, all’impalpabile arcano arcaico gusto che, dalla Genesi in poi, sappiamo che prova chi conferisce volume a un’idea. Ormai, San Rocco è un quasi-uomo, una quasi-statua. Certo con Maurizio deve aver dibattuto parecchio, perché, nel momento in cui, col suo cane, esce dal laboratorio per viaggiare verso la fonderia, pare di essere soli. D’improvviso, vengono agli occhi le scorie, i nuclei di argilla appena conformati e poi scartati, pezzi di nasi mani piedi ginocchia. D’improvviso, c’è un silenzio in quel laboratorio, che sconcerta. Da ora, sarà un’attesa. Si fonde, oggi, con la stessa tecnica inventata dai Greci. Che probabilmente, a differenza di noi, lasciavano che il tempo necessario per fare le cose scorresse come doveva. Chi scolpisce sa che non dovrà mettere fretta alla fucina di Michele il fonditore, il nostro Efesto. San Rocco ora è nelle sue mani e il lavoro, da solitario, diventa corale. Diventa il lavoro di chi, a questa statua, sta costruendo il futuro – Saverio, Carmelo, Salvatore, Pasquale, Cecè, Paolo …. Gli interlocutori di Carnevali, ora, cominciano ad apparire: sono quelli a cui sente di dover rendere conto, quelli che dovranno decretare se il lavoro è riuscito. Non si parla, qui, del dubbio se la statua “piacerà” o no. Il problema, la sfida, è che questa statua “appartenga” al paese e ai fedeli. Ecco la trappola del monumento pubblico e sacro: non sarà solo una platea di civili, quella che assisterà alla scopertura, ma di fedeli, per la maggior parte. Lungi da Maurizio lo snobismo: è a loro che l’opera dovrà essere accetta, senza essere dicotomica rispetto all’icona lignea tradizionale che viene portata in processione, ma integrata in un’ottica differente rispetto alla funzione e alla posizione, in forza anche di una visione compositiva ovviamente più moderna. Che si riconoscerà, per esempio, nella scabra superficie del bronzo – per chi vuole attenersi a parametri tecnici. Ma direi, soprattutto, nell’idea sottesa alla statua: che vuole raffigurare un uomo, eccezionale, ma uomo; che ti guarda negli occhi, ti comunica la sua personale idea di santità, di militanza, di resistenza, di pervicacia. Non è stato un uomo facile né comune, Rocco di Montpellier; è stato un ribelle all’autorità costituita, alla chiesa, al papa. Al lusso, all’ambizione, alla politica. Ma quanti dei suoi fedeli sono interessati a questo aspetto di Rocco? Quanti accetteranno l’uomo stanco


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che guarda verso il basso offrendoti una scodella d’acqua - così distante dalla classica effigie dai tratti somatici idealizzati e con gli occhi al cielo? Come verrà accolto il cane, lui sì estatico e ispirato, i cui occhi mansueti non incrociano quelli del santo? Il tempo scorre e, man mano che si approssima la data in cui Efesto magicamente restituirà in bronzo la statua un tempo d’argilla, Maurizio fa i conti con le aspettative e le ansie di una famiglia allargata che gli si va costituendo attorno, con gli occhi interrogativi di preoccupazione ben celata e con i problemi pratici che ora altri affrontano. D’improvviso, non si tratta più di una statua ma di una piazza – un luogo. La piazza antistante la chiesa dove l’icona tradizionale è custodita, la piazza dalla quale la processione ogni anno parte, la piazza sulla quale affaccia lo scheletro dell’antica chiesa – memento di una catastrofe ancora non del tutto medicata. La piazza – parcheggio, la cui funzione è quotidianamente annientata dall’affollarsi di automobili e motorini. Il Sindaco, però, la Giunta, il Consiglio comunale, pure loro credono nel potere taumaturgico di San Rocco – scommettono anche loro sulla statua e sul progetto di Carmelo Bagalà. Scommettono sull’affidabilità di Saverio Petitto e delle associazioni che coordinano la raccolta dei fondi. Scusatemi se faccio esplicitamente questi nomi, con una caduta di stile, forse. Ma servono al mio racconto: perché la pressione, a questo punto, non è più solo su Carnevali ma su un gruppo, che adotta la statua senza averla ancora mai vista; che appoggia, condivide, investe su un progetto che, nel prendere corpo, è diventato altro. E’ di materiali, di impianti, di mezzi che si parla. Di soldi. E nella canicola di luglio e agosto, a ogni ora del giorno e della notte e facendo appello alla saggezza per soprassedere sull’unica solitaria sparuta dissonante voce di protesta, si lavora. Per chi, per che cosa? Cosa è diventata, oggi, questa scultura? Un’occasione di incontro? Un modo di misurarsi? Una dimostrazione di lealtà all’idea? Un atto di fede? Un’isola, sulla quale si incontrano vecchi e nuovi amici; un’agorà, nella quale c’è spazio per l’opinione di ciascuno; un cantiere, dove le mani di tutti servono, anche quelle anziane e ancora valide di mastro Rocco. Aumentano i volti, i nomi di chi ruota attorno al progetto: San Rocco non è già più di Carnevali. La notte del 12 agosto, un enorme camion riconsegna, per un attimo, la statua nelle mani di Maurizio. Una parte di lui è dentro quel bronzo, se ne accorgono tutti. San Rocco, dalla sua posa immobile e ancora senza quinte, comunica subito la pietà per l’uomo: per questo, dice qualcosa a ognuno. Per questo, i pochi che la vedono nella semioscurità di questa notte indimenticabile, assistono ad un fenomeno strano: non sembra un arrivo. Sembra un ritorno. Gli abbracci, la commozione, sono quelle di chi si ritrova, non di chi deve prendere confidenza con una novità. Mentre, dal loro balcone, il signor Pasquale e la sua famiglia già stendono il loro velo di protezione. Vedrò molte volte, nei giorni seguenti e dopo l’inaugurazione, fare il gesto, che è stato anche il mio, di accarezzare i capelli della statua, toccargli le mani, dare un buffetto al cagnolino. E’ il modo di rapportarsi degli istintivi e dei fedeli. Gli altri soppesano, criticano, annuiscono, valutano, osservano, misurano ... tutto nella routine del post scopertura di un monumento pubblico. Gli occhi di chi lo guarda si sovrappongono ai miei, mutando di volta in volta il mio punto di vista e la mia opinione, ammesso che ne abbia una, osservando dalla posizione defilata che mi è congeniale. Dai piedi del palco, la sera dell’inaugurazione, mi preme sul cuore l’attesa, durante quelle parole senza fronzoli, come si conviene, di Saverio, Maurizio e del caro don Silvio. Perché il silenzio che c’è nella piccola piazza gremita è tutto un’attesa. La scopertura, non so com’è andata. Non voglio vedere i visi delle persone, non voglio sentire le voci. Tutto questo non si svolge più nell’intimità di Maurizio e di qualche decina di amici e di persone bendisposte. Per chi fa un monumento che dovrà accompagnare la vita di un paese, con le straordinarie modalità che questo monumento senza committente ha avuto, l’accoglienza si misura nei primi istanti. Mi torna alla mente il silenzio di ghiaccio della scopertura di un monumento alle vittime della mafia in un paese vicino a Palmi, rotto dai battiti delle quattro paia di mani di quattro carabinieri. Ma è un boato, quello che sento a Palmi. Durante la notte, e all’alba successiva, e ancora durante tutta la giornata e così fino a quando non torneremo a casa, con la nostalgia che si fa strada tra ricordi di giorni irripetibili di amicizia, vedremo sempre gente intorno alla statua. Punto di incontro, oggetto benedetto, meta di passeggiate, fontana che disseta, feticcio: San Rocco è ora quello che ognuno vuole farne. E sia. A Maurizio è toccata un’esperienza che scultori più grandi di lui forse non hanno provato: un abbraccio collettivo, un’overdose di amicizia, una sensazione di calore che abbatterà qualunque solitudine la sua vita artistica possa riservargli. Una confusione, che ancora non vogliamo dirimere. Uno stordimento, per il quale non possiamo trovare che una parola: grazie. Giorgia Gargano


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PALMI,

L’apoteosi

DODICI AGOSTO DUEMILADIECI

Ildodicidiagostoinunasplendidaseratadell’agostopalmese,con lacornicediunafollaincredulaedentusiasta,vieneinaugurata ed benedetta da Monsignore Silvio Mesiti “LA FONTE DI SAN ROCCO”

…Che splendore!


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CAP. 9 - L’APOTEOSI

Momenti che precedono la scopertura dell’opera


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CAP. 9 - L’APOTEOSI

L’intervento del Maestro Maurizio Carnevali


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CAP. 9 - Lâ&#x20AC;&#x2122;APOTEOSI

Le fasi, indimenticabili e commoventi, della rimozione del telo


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CAP. 9 - L’APOTEOSI

Mons. Silvio Mesiti benedice la “Fonte di San Rocco”


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CAP. 9 - L’APOTEOSI

Ieri un sogno, oggi una realtà!!!


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CAP. 9 - Lâ&#x20AC;&#x2122;APOTEOSI


CAP. 9 - Lâ&#x20AC;&#x2122;APOTEOSI

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CAP. 9 - Lâ&#x20AC;&#x2122;APOTEOSI


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CAP. 9 - Lâ&#x20AC;&#x2122;APOTEOSI

Grazie ragazzi!


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CAP. 9 - L’APOTEOSI

Lo sguardo profondo di Rocco il pellegrino suscita nel devoto mistica emozione. C’è chi percepisce, in un fremito gentile, la dolce carezza Della fede.


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CAP. 9 - Lâ&#x20AC;&#x2122;APOTEOSI

Foto Mimmo Zoccali


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CAP. 9 - Lâ&#x20AC;&#x2122;APOTEOSI

Foto Mimmo Zoccali


CAP. 9 - Lâ&#x20AC;&#x2122;APOTEOSI

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CAP. 9 - Lâ&#x20AC;&#x2122;APOTEOSI


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CAP. 9 - Lâ&#x20AC;&#x2122;APOTEOSI

G

razie a tutti coloro che hanno creduto in noi, alla nostra associazione, al nostro modo di essere palmesi e a coloro che hanno idealmente viaggiato insieme a noi verso una meta che sembrava impossibile ma che è stata raggiunta. Associazione PROMETEUS PALMI


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CAP. 9 - L’APOTEOSI

Preghiera a San Rocco O San Rocco glorioso, fosti uomo del cielo mandato fra gli uomini, semplice fra i semplici, sofferente fra i sofferenti, povero fra i poveri, pellegrino nelle strade del mondo. Fosti fonte di amore, conforto e solidarietà. Il Tuo cammino nella fede, sia esempio. Sia per noi faro luminoso che rischiara le strade più buie. Sia forza e sollievo, per sopportare i travagli gravosi. Sia il bastone che sorregge, quando il sentiero si fa erto ed accidentato. Sia il balsamo che lenisce le piaghe della vita sui corpi e le anime nostre. Sia il soffio di brezza che spinge lo spirito verso la meta. Sia il percorso sicuro che porta alla pace e alla felicità. Sia l’orecchio che ascolta pietoso il lamento di chi vive l’angoscia e la sofferenza. Sia la voce indulgente che intercede fra le nostre piccole cose terrene e la grandezza infinita di Dio. Così sia. Giuseppe Crìcri


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ASSOCIAZIONE CULTURALE PROMETEUS ONLUS PALMI

Profile for Paolo Ventrice

La Fonte di San Rocco  

Libro raccolta foto dei lavori attuati per la trasformazione di piazzetta San Rocco a Palmi (RC) e il posizionamento del monumento a San Roc...

La Fonte di San Rocco  

Libro raccolta foto dei lavori attuati per la trasformazione di piazzetta San Rocco a Palmi (RC) e il posizionamento del monumento a San Roc...

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