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La battaglia Biserta di ieri è stato un saccheggio senza freni inibitori dove giovani e anziani si strappavano di mano casse di birra, televisori, arredi di supermercati. L’assalto ai centri commerciali è un leit motiv in tutto il paese: la pancia vuota dei tunisini è piena di rabbia da sfogare. «Qui la polizia non si vede più da due giorni: hanno lasciato campo libero alle bande, come se volessero trascinarci nell’anarchia o peggio ancora nella guerra civile», accusa Naoufel Nefati, 42 anni, imprenditore che imbottiglia olio per un partner italiano di Martina Franca, il preoccupato signor Pino De Rossi. Le paure della Tunisia... Al sindacato Ugt, unica organizzazione con una certa presa sulla società civile, hanno insediato un comitato di salute pubblica contro i saccheggiatori, con un piglio rivoluzionario forse iniettato dalle cellule comuniste sopravvissute a due decenni di repressione. I militanti sfilano in piazza dell’Orologio sventolando la mezzaluna tunisina in campo rosso: «Soltanto così si difende la libertà e la dignità del popolo contro il tiranno Ben Alì». Gridano tutti, rossi in faccia, con un’ira sorda e profonda, soffocata per anni. A Biserta, un tempo sonnolento porto di provincia, i soldati guardano senza intervenire, protetti dalle concertine di filo spinato che difendono caserme e banche. Il Maghreb arabo vive al ritmo degli eventi che si stanno sviluppando in Tunisia. Tali eventi portano con sé numerosi interrogativi sul futuro dei regimi al potere nella regione, dopo la caduta del regime di Zine El-Abidine Ben Ali in conseguenza dell’ingiustizia politica e sociale da esso praticata per più di due decenni. Un’analoga ingiustizia è presente nel resto dei paesi della regione, e ciò rende del tutto possibile che il contagio delle proteste si estenda. Allo stesso tempo questi sviluppi portano con sé interrogativi sul vergognoso atteggiamento dell’Occidente a sostegno di questi regimi, visto che l’Occidente è divenuto un ostacolo allo sviluppo democratico della regione. La rivolta politica che sta vivendo la Tunisia mostra che le stesse ragioni che hanno portato alla caduta di Ben Ali, dopo 23 anni di governo dispotico e di militarizzazione del paese, sono presenti con forza nei restanti paesi del Nord Africa – Marocco, Algeria, Libia ed Egitto. L’Algeria vive una fase di instabilità e la sua popolazione soffre di un progressivo impoverimento malgrado gli enormi introiti petroliferi dello Stato. La famiglia del presidente

counterwording @scottmsandridge hey, cen-

sorship in #Tunisia is tougher than Iran http://bit. ly/9raSbH 3.26 AM FEB 11th

EFFETTUALE

Abdelaziz Bouteflika – ed in particolare i suoi fratelli – ha cominciato a tessere relazioni tentacolari con i generali per impossessarsi delle ricchezze del paese. In Marocco, la cerchia del re Mohammed VI si arricchisce in maniera scandalosa mentre la popolazione soffre dell’elevato costo della vita e i disoccupati vengono quotidianamente umiliati dai manganelli delle forze di sicurezza davanti al parlamento. In Libia, il regime si è impadronito delle sorti finanziarie e politiche del paese. In Egitto, la famiglia del presidente Hosni Mubarak cerca di entrare nel club delle famiglie regnanti dopo aver assunto il controllo di settori economici strategici. Nel frattempo, la corruzione è diminuita in Mauritania a seguito degli ultimi golpe militari a cui ha assistito il paese. Malgrado la corruzione dominante negli ambienti del potere in Nord Africa, l’Occidente – ed in particolare l’Unione Europea – si impegna a difendere i regimi presenti in questi paesi. Fino alla sua clamorosa caduta, Zine El-Abidine Ben Ali era considerato il “figlio viziato dell’Occidente” a causa della sua politica intransigente contro i movimenti islamici. L’Occidente non si è preoccupato dell’elevata corruzione né delle continue violazioni dei diritti umani o del saccheggio delle ricchezze appartenenti al popolo da parte dell’élite al potere – la quale in gran parte è cliente delle banche europee. Esso si è preoccupato piuttosto che vi fosse al potere qualcuno che tenesse lontano dai paesi occidentali lo spauracchio degli “islamisti”. ...e le paure dell’Occidente. Il profilo corvino di Ben Alì, che ha mandato all’estero moglie e parenti, e il suo ritratto sui palazzi del potere l’unico sempre uguale da 23 anni - devono apparire una maschera un po’ logora anche in tv a un paese che non gli obbedisce più, che non gli crede e, soprattutto, che ha dimostrato di non temerlo. Ben Alì è un ex poliziotto non un politico, il suo nell’87 fu un colpo di stato di provincia, senza fuochi d’artificio, condotto a passo felpato per esautorare un anziano leader moribondo, che passò quasi inosservato anche per la collaborazione dei servizi segreti italiani. Non ha le dimensioni del raìs arabo nazionalista, la facondia di un Nasser e neppure il fascino tragico e feroce di un Saddam Hussein. E tanto meno l’abilità manovriera del siriano Assad. In questi momenti ingenerosi - ma non si può chiedere ai popoli troppa riconoscenza - si dimentica che ha evitato al Paese il contagio islamico, salvando il laicismo lasciato da Bourghiba e associando il paese all’Unione europea. venerdì: è la prima prova per capire se Ben Alì è riuscito a contenere l’intifada della Tunisia.

Aloha_Analytics RT @Jnoubiyeh: Victory For

Code_Du RT @ghonim: Can a north African

16.26 AM FEB 28th

3.26 AM JAN 11th

#Tunisia: Adhering to the will of the #Tunisian people, a court dissolves RCD, the party of ousted dictator #BenAli. #SidiBouzid

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unity happen once things stabilize? #Egypt #Libya #Tunisia. Huge opportunities and potential. Let’s dream!

Mese di MARZO 2011

IN TUNISIA VINCE LA RIVOLTA

cati, sfregiano le ville della famiglia Ben Alì, tra anarchia e protesta politica, in un’intifada disordinata e senza capi, con molte vittime e un bilancio quasi impossibile da verificare: otto morti a Tunisi tra mercoledì e ieri, due ad Hammamet, due a Biserta, sei a Gabés, dove per la prima volta sarebbe stato l’esercito a sparare sulla folla. Dall’inizio della rivolta le stime dei morti sono fra 60 e 80.

Effettuale  

Effettuale - Political Magazine created for a school project (Ied - European Institute of Design) - Topic: the Arab Spring in Tunisia, Egypt...

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