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persino bancari e assicuratori, una società civile esasperata e confusa, compatta però nel non voler più vedere la galleria dei suoi ritratti che tappezzano il paese. Detestato tanto lui quanto la moglie Laila Trabelsi, ritenuta il capo del clan dei razziatori. E ora un destino incerto attende la patria del gelsomino, fiore delicato, simbolo di un paese sostanzialmente mite che non merita un’altra tragedia dopo quella di avere sopportato un regime predatorio e illiberale. Battaglia a Tunisi, non tutto fila liscio

Lo spettro dell’anarchia Chi governa adesso la Tunisia esacerbata dalla repressione e lacerata come non mai? L’anatomia di questo colpo di stato non è di facile interpretazione: sembra improvvisato, in stile maghrebino, ma allo stesso tempo quasi ineluttabile dopo una sollevazione popolare che stava scivolando verso l’anarchia. La maggior parte delle cancellerie occidentali è stata colta di sorpresa non tanto dall’intervento dei militari quanto dall’accelerazione rapida, a precipizio, della crisi. Nelle strade comandano i militari, mentre la presidenza ad interim è stata affidata proprio al premier Mohammed Gannouchi che guida un comitato di sei “saggi” in attesa di convocare elezioni anticipate (chieste anche dal presidente americano Barack Obama). Gannouchi, economista, 69 anni, è un uomo di Ben Alì descritto come un abile negoziatore: in questa crisi ha avuto un ruolo di primo piano, licenziando il ministro degli Interni e tenendo i contatti con l’opposizione. La fuga e il bottino Prima di andarsene Ben Alì non ha rinunciato al riflesso anchilosato del poliziotto, lanciando i reparti anti-sommossa contro i dimostranti che assediavano il ministero degli Interni, simbolo di una repressione che in queste settimane ha fatto un centinaio di morti. Quando un corteo ha scaricato davanti al ministero il feretro di Helmi, 24 anni, falciato da uno sniper della Guardia Nazionale, la polizia ha caricato con ferocia. Erano da poco passate le 14 e 30 e tre ore dopo Ben Alì si era già involato. In serata a Cagliari il giallo di un aereo tunisino atterrato per uno scalo. Secondo il sito di «El Pais» sul velivolo c’era Ben Alì, ma fonti governative italiane, dopo che la polizia era salita sul velivolo, hanno smentito: a bordo ci sarebbe state soltanto una hostess, un pilota e un terzo passeggero. Ben Alì, respinto dalla Francia, secondo la tv Al Arabiya era invece atterrato nella notte a Gedda, in Arabia Saudita. In piazza arrivava un corteo dopo l’altro: prima i sindacalisti, poi gli avvocati, i professori, i giovani delle periferie,

counterwording @scottmsandridge hey, cen-

sorship in #Tunisia is tougher than Iran http://bit. ly/9raSbH 3.26 AM FEB 11th

EFFETTUALE

La battaglia di Tunisi si combatte anche con le donne che lanciano vasi e pietre dai balconi di Avenue de la Liberté e Rue de Rome mentre la Guardia nazionale spara sulla folla: due i morti, ferito anche un giornalista francese. L’ondata della protesta si rovescia nel cuore della capitale, infrange il quartiere degli affari e dello shopping, sbriciolando sulla costa di Hammamet la vetrina turistica di un regime che sta vacillando: è un potere quasi svuotato e inefficace quello che adesso rincorre i tunisini. E puntualmente Ben Alì cede alla piazza. «Vi ho compreso - esordisce nel suo discorso alla nazione - e voglio soddisfare le vostre rivendicazioni». Il presidente compare a tarda sera in tv per ordinare di non sparare più sui manifestanti (ma la polizia ha ucciso due dimostranti a Tunisi proprio durante il discorso), annunciando il calo del prezzo del pane, del latte, dello zucchero, promettendo la libertà di stampa e di togliere i blocchi a internet (i siti censurati sono tornati accessibili subito dopo), uno dei protagonisti con i blogger della rivolta. Ma soprattutto proclama che non si ripresenterà nel 2014, al prossimo appuntamento elettorale, quando avrà ormai 79 anni. Perché non è ancora finita? Il tono è accorato, parla in tunisino, a cuore aperto, come un buon padre di famiglia sembra chiedere scusa a un intero popolo: questo appello, il secondo in appena quattro giorni, è l’ultima chance che si gioca per stare in sella e guidare nei prossimi anni la transizione. Per essere più convincente invia qualche centinaio di supporter a scandire il suo nome in Avenue Bourghiba sotto coprifuoco: cortei rumorosi che devono essere ripresi dalla tv e dare coraggio a un sistema che dura da oltre un ventennio. I tunisini non chiedono più soltanto pane e lavoro, marciano nelle strade, attaccano banche e supermer-

Aloha_Analytics RT @Jnoubiyeh: Victory For

Code_Du RT @ghonim: Can a north African

16.26 AM FEB 28th

3.26 AM JAN 11th

#Tunisia: Adhering to the will of the #Tunisian people, a court dissolves RCD, the party of ousted dictator #BenAli. #SidiBouzid

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unity happen once things stabilize? #Egypt #Libya #Tunisia. Huge opportunities and potential. Let’s dream!

Mese di MARZO 2011

IN TUNISIA VINCE LA RIVOLTA

Trabelsi, quando andiamo al lavoro prendiamo autobus Trabelsi, anche il nostro letto è un Trabelsi e quando accendiamo la radio, la tv o un telefono anche quelli sono loro». La Tunisia è stata in mano per oltre vent’anni a questa tribù vorace che possiede tutto, con uno stuolo di parenti odiati come Imed, il fratello di Laila, la “regina di Cartagine”, che ieri sarebbe stato accoltellato mentre a Gammarth, sobborgo lussuoso della capitale, le ville dei Trabelsi venivano sistematicamente saccheggiate da bande selvagge delle banlieu. Una figlia e una nipote di Ben Alì sono intanto già atterrate a Parigi, il genero Sakhr Matri è a Dubai, forse insieme a Laila.

Effettuale  

Effettuale - Political Magazine created for a school project (Ied - European Institute of Design) - Topic: the Arab Spring in Tunisia, Egypt...

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