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Clavilux Edizioni

22 itinerari motociclistici e una guida turistica del Piemonte. Tra avventura, arte ed enogastronomia.

Fabrizio Bruno

Fotografie di Carlo Zanardi

da oltre vent’anni viaggi e spedizioni nei luoghi più affascinanti del pianeta. È direttore tecnico di “Culture Lontane”, agenzia specializzata in viaggi-avventura. Da sempre appassionato motociclista, ha percorso migliaia di chilometri in tutti i continenti, su strada e fuoristrada.

Fabrizio Bruno | Mototurismo in Piemonte

Fabrizio Bruno realizza

Mototurismo in Piemonte 21 itinerari su strada 1 itinerario fuoristrada

€ 13 Clavilux Edizioni www.clavilux.it

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Il re di pietra Quota max raggiunta: 2740 m Distanza totale: 360 km Tempo di guida: 8 h Partenza/arrivo: Saluzzo (Cn) 44°39’0’’N 7°29’0’’E

Informazioni pratiche Consigliato in 2 giorni, con pernottamento in uno dei centri toccati dall’itinerario. Possibilità di semplice concatenamento con i percorsi n° 2-8-9-10-11-12-13-14. Parte del percorso si snoda a ridosso di montagne alte e valichi alpini elevati (tra questi il Colle dell’Agnello, che con i suoi 2740 m è il più alto colle internazionale asfaltato d’Europa); attenzione quindi alle condizioni meteo e alla transitabilità dei passi. Il tracciato sconfina per un tratto in territorio francese, attenzione quindi a essere in regola con assicurazione e documenti. Tracciato molto tortuoso e con grandi variazioni altimetriche. Strade in gran parte secondarie, con qualche chilometro su direttrici nazionali e internazionali, comunque sempre di piccole dimensioni e prive di tratti ad alta velocità. Lunghi tratti su strade prive di segnaletica orizzontale e di protezioni laterali. Numerosissime possibilità di inserire varianti o “puntate” su sterrati o piccole vie di comunicazione alla ricerca di luoghi di interesse storico, geografico, artistico o naturalistico, situati a volte in fondo a strade senza uscita che richiedono un’andata e ritorno sullo stesso percorso.

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percorso

sr23 sr23

Colle del Monginevro

Sestriere

Briançon Pinerolo

n94 fr

sp589

it

Château Queyras Barge

Pian del Re

Paesana

Colle dell’Agnello Monviso

sp251

sp105

sp662

Saluzzo Brondello Isasca

Sampeyre

Elva

km parziali

Villar San Costanzo

Saluzzo 0 Castellar Pagno Brondello 12 Isasca 18 Venasca Rossana Villar San Costanzo 47 Dronero Stroppo Elva 89 Sampeyre 112 Casteldelfino Chianale Colle dell’Agnello 144 Molines en Queyras

Château Queyras 169 Arvieux Briançon 207 Colle del Monginevro 221 Cesana Sestriere 239 Fenestrelle Villar Perosa Pinerolo 298 Cavour Barge 321 Paesana 329 Revello Staffarda Saluzzo 360

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itinerario

In partenza da Saluzzo, passando nell’abitato della frazione San Lazzaro, si imbocca in direzione ovest la strada che risale la piccola e corta Valle Bronda (valle laterale della più nota Valle Po), la si percorre fino in fondo lasciandosi alla destra il perfetto e fiabesco Castello di Castellar. Dopo aver attraversato Pagno e Brondello, si prosegue sull’unica strada disponibile e in breve, dopo strettissimi tornanti e ripide salite, si raggiunge il colle di Isasca dal quale si discende all’omonimo paese situato in Valle Varaita. Da qui si raggiunge la statale che risale la valle e costeggia il torrente fino a raggiungere l’abitato di Venasca, da dove si imbocca l’asfalto per Rossana (si transita in un centro abitato di montagna attraverso viuzze che sembrano finire in cortili privati) e quindi si inizia un percorso che, balzando da un lato all’altro delle valli Maira e Varaita, conduce in alcuni tra i più bei passaggi delle Alpi. Dapprima, da Rossana si raggiunge l’omonimo colle che immette in Valle Maira, su un percorso breve e tortuoso con ottimo fondo che permette divertenti “pieghe” ai più sportivi. Poi si risale la tormentata strada di fondovalle, ad iniziare da Villar San Costanzo dove si trova il famoso parco

naturale dedicato ai fenomeni geologici detti “I Ciciu”, giganteschi funghi di pietra formati dall’erosione. Si incontra Dronero (non dimenticate di passare sul ponte del Diavolo), quindi San Damiano e via via tutti i piccoli centri di fondovalle fino a Stroppo dove, poco oltre il ponte della Cheina, si lascia la strada principale per imboccare a destra il vallone di Elva. Qui si presentano al pilota 10 chilometri mozzafiato intagliati nella roccia, in uno dei canyon naturali più belli d’Italia, con gallerie costruite nella pietra, senza l’uso del cemento, e cascate d’acqua che in alcune stagioni passano sopra la strada creando un tunnel liquido veramente suggestivo (se vi impressiona il paesaggio o se il clima non lo consente, si può optare per una più comoda e meno suggestiva strada parallela che parte da località Bassura). Terminato il vallone e raggiunta Elva, una breve sosta permetterà di visitare alcuni piccoli gioielli di arte e architettura locale come la parrocchiale affrescata da Hans Clemer, celebre maestro di Elva. Si prosegue poi fino al colle di Sampeyre dove, a quota 2282, si incrocia uno dei più noti e suggestivi percorsi di fuoristrada delle Alpi. 21

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Per gli appassionati di mountain-bike, trekking e alpinismo, è doveroso segnalare come questo percorso incontri in più punti il sentiero dei Percorsi Occitani e la Grande Traversata delle Alpi. Dal colle di Sampeyre si scende nuovamente in Valle Varaita fino a raggiungere l’asse principale, poi si svolta a sinistra e si risale fino a Casteldelfino, Ponte Chianale e Chianale (un tempo sede doganale), lasciandosi a destra la splendida foresta di pini cembri del bosco dell’Alevée e a sinistra il lago artificiale di Castello frequentato dagli appassionati di windsurf. Se non si appartiene alla categoria dei forzati della manetta e se in precedenza si è deciso di visitare alcuni dei luoghi interessanti attraversati durante il viaggio, concedendosi magari uno spuntino in qualche trattoria tipica, consiglio di impiegare due giorni per percorrere l’intero anello, pernottando in questo tratto di valle dopo aver gustato i piatti tipici della ricca cucina cuneese. La Valle Varaita offre varie soluzioni: dal campeggio libero autorizzato a quello organizzato in camping di qualità, dall’agriturismo spartano alla locanda, dal rifugio alpino all’hotel di lusso, il tutto a prezzi abbordabili. Pronti a partire il mattino seguente e a ricongiungersi al percorso segnalato, dopo la deviazione fatta per pernottare. A questo punto è necessario

indossare un abbigliamento pesante e “inserire le ridotte”, perché la strada si inerpica con tornanti stretti ed esposti fino al mitico Colle dell’Agnello che, con i suoi 2748 m, è il più alto colle internazionale asfaltato d’Europa e nei pochi mesi di apertura sfodera la sua severità con venti e temperature di tutto rispetto. Nessuna disattenzione è ammessa, quindi, meglio fermarsi in uno spiazzo ad ammirare il panorama mozzafiato per poter poi viaggiare concentrati sulla strada dove, in uno spazio ridottissimo, oltre ai motociclisti transitano turisti in auto storditi dalla quota, ciclisti sfiniti dalla fatica, alpinisti ed escursionisti con lo sguardo sulle vette, animali selvatici che giocano in casa (tra questi molte marmotte) e infine pietre rotolanti non così infrequenti in un ambiente tanto selvaggio; ma una foto ricordo in agosto con la moto appoggiata alla neve vale pure qualche sacrificio! Finalmente in Francia e via per il prossimo colle, quello dell’Izoard, passando dapprima accanto a Saint-Véran (piccolo gioiello di architettura montana completamente pedonalizzato) e poi attraverso Molines en Queyras e Château Queyras, dove si imbocca a destra la strada D 902 per il colle che ci porta fuori dal Queyras, uno dei più selvaggi parchi naturali francesi. In discesa dal Col d’Izoard (2360 m), sempre sulla D 902

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si attraversa Cervières e poi si raggiunge Briançon, nota cittadina turistica apprezzata da tutti i praticanti di sport estremi o semplicemente dagli appassionati di vita all’aria aperta. Da qui si imbocca a destra la nazionale 94 e si raggiunge Montgenèvre attraverso il cui colle, a 1850 metri di altitudine, si rientra in Italia via Claviere e Sestriere. Saliti ancora una volta a 2000 metri, ci si potrà fermare sul colle o nella famosissima stazione turistica per apprezzare un residuo di atmosfera olimpica e riposarsi prima della discesa verso la pianura piemontese. Via quindi per la Val Chisone sulla statale 23 recentemente rimodernata in occasione dei Giochi Olimpici invernali del 2006. Si tratta dell’unico tratto di grande comunicazione dove, pur nel rispetto del codice della strada, è consentito aprire un po’ di più il gas e sfoderare i cavalli della nostra cavalcatura, ma attenzione, in molti luoghi la strada di fondovalle lambisce parchi naturali (della Val Troncea, Salbertrand e Orsiera-Rocciavrè), oppure attraversa piccoli centri abitati tra i quali Pragelato, Fenestrelle, Roure, Perosa Argentina, Pinasca, Villar Perosa e Porte; attenzione dunque ai limiti di velocità, ai pedoni e agli animali selvatici. Alcuni di questi piccoli centri meritano senz’altro una visita e possono essere scelti come sosta a seconda delle passioni personali: Fenestrelle per la visita al

forte; Villar Perosa per il calcio e la Juventus, che da anni vi organizza ritiro, preparazione e amichevoli fuori stagione; Pinerolo e la Val Pellice per gli amanti del trial e dell’hockey su ghiaccio, tanto per fare degli esempi. A questo proposito, gli uffici turistici di valle diventano preziose fonti di informazione, pronti per essere interpellati e utilizzati (tra i tanti siti: http://www.montagnedoc.it/index.php). Dopo Pinerolo, grande cittadina di fondo valle con un passato ricco di storia e tradizioni, si raggiunge la Rocca di Cavour, curiosa roccia affiorante in piena pianura torinese e appartenente, dal punto di vista amministrativo, al Parco del Po cuneese. Da qui si rientra veramente in piena Provincia Granda e si raggiunge l’abitato di Barge in Valle Infernotto. Si continua su ottimo asfalto in direzione del Monviso per raggiungere i 613 metri della Colletta che, girando intorno al Monte Bracco (il Monbracho citato da Leonardo nel 1511 a proposito delle sue cave di pietra), scende su Paesana in piena Valle Po. Qui, se rimane un po’ di tempo, è possibile fare una puntatina fino alle sorgenti del fiume, altrimenti si discende la valle fino a Revello poi, con 9 chilometri di spostamento verso nord, si passa a Staffarda. Qui è d’obbligo una fotografia accanto ad una delle più belle e meglio conservate abbazie del XII sec. che si possano incontrare in Europa 23

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(http://www.mauriziano.it/ arte/monumenti/staffard/ staffard.htm). Da Staffarda, una veloce galoppata sulla statale 589 dei Laghi d’Avigliana in direzione di Saluzzo, ci riporta in meno di 10 chilometri alla capitale dell’antico Marchesato, dove sarà delizioso attendere il tramonto in uno dei tipici locali del centro storico e poi passeggiare alla ricerca di una trattoria dove ricordare con gli amici le esperienze del viaggio appena concluso, esagerando forse qualche particolare, complice l’atmosfera medievale di questa “Siena del Piemonte”. Variante: andata e ritorno alle sorgenti del Po

Un’interessante escursione “andata e ritorno” da aggiungere al già impegnativconforo road-book sopra descritto, è rappresentata dalla salita alle sorgenti del Po (fiume più lungo d’Italia con i suoi 650 chilometri) a Pian del Re, quota 2020. La cima è oggi accessibile per la via normale a un gran numero di appassionati, ma si tratta pur sempre di una vetta da affrontare con grande rispetto e prudenza. La deviazione non è molto lunga ma impegnativa dal punto di vista motociclistico: partendo da Paesana, l’itinerario si snoda dapprima su una buona strada larga e confortevole per poi si trasformarsi in un’entusiasmante salita di 500 metri fino a Crissolo da dove ci si inerpi-

ca fino al Pian della Regina su una salita alpina panoramica e strettissima. Gli ultimi 9 chilometri, aperti solo in alcuni periodi dell’anno, si percorrono su fondo asfaltato molto irregolare, assolutamente privo di segnaletica orizzontale e molto spesso sprovvisto di barriere a valle su dirupi impressionanti. In caso di incrocio con veicoli provenienti in senso inverso, è necessario fare manovra o retromarcia. La cornice di montagne di rara bellezza, la piramide del Monviso che sovrasta il pianoro e la presenza di endemismi, sia animali sia vegetali, tipici del Parco Naturale del Po, che qui ha inizio, rendono eccezionali i ricordi di questa breve escursione. Per gli appassionati di alpinismo e di storia delle Alpi, va ricordato che la salita alla vetta del Monviso e il trekking Giro del Monviso hanno qui un facile punto di partenza per accedere a famosi rifugi alpini quali il Gagliardone, il Vallanta e il Quintino Sella. L’itinerario transita sotto il Buco Di Viso, prima galleria delle Alpi scavata nel 1480 per volere del Marchese Ludovico II.

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sulla strada

Il Monviso Con i suoi 3841 metri sul livello del mare rappresenta la vetta più alta della provincia di Cuneo, divisa tra questa e la Francia. Si presenta come una piramide quasi perfetta che sovrasta la pianura e le Alpi circostanti apparendo più elevato di quanto non sia in realtà. La sua forma di montagna ideale e il fatto che dalle sue pendici nasca il Po (precisamente a Pian del Re a quota 2020 m), le hanno conferito un’importanza eccezionale nei tempi passati, come testimoniano le origini del suo nome, Mons Vesulus, ossia il Monte Visibile, e la credenza che fosse la montagna più alta delle Alpi. Oggi sappiamo che il Monviso lascia quasi mille metri di vantaggio al Monte Bianco ed è superato in altezza da molte cime ben meno maestose in questa particolare classifica. Resta comunque indubbio che la sua sagoma incute rispetto e il suo profilo svetta visibile da gran parte della Pianura Padana, guidando come un faro i viaggiatori che raggiungono il Piemonte. Va ricordato infine che, nel 1863, l’alpinista e allora ministro Quintino Sella, decise di fondare il Club Alpino Italiano proprio dopo la discesa da questa mitica montagna, già presente nella fantasia, nella

storia e nei poemi dell’antichità (il C.A.I. venne ufficialmente fondato il 23 ottobre 1863 a Torino). Il Marchesato di Saluzzo

Le terre saluzzesi sono abitate prima dai Liguri Vagienni e poi dai Salluvi, mentre i Romani arrivano intorno al 200 a.C. durante la conquista della Gallia Cisalpina. Dopo il 500 d.C., forse il territorio passa ai Longobardi e poi ai Carolingi, ma queste sono supposizioni non confortate da fatti storici certi. Intorno all’anno mille, l’insieme di borghi presenti sul sito diviene una curtis alle dipendenze del Marchese Olderico Manfredi, per poi trasformarsi in feudo di Bonifacio del Vasto. Manfredo, uno dei suoi figli, fissa la dimora a Saluzzo e suo figlio Manfredo II diviene formalmente Marchese di questa nuova Marca. Immediatamente nascono le ostilità con Cuneo, Asti e con i Savoia. Ma con l’avanzare del tempo il Marchesato si consolida e acquista nuova potenza, assumendo il controllo addirittura su Cuneo e su tutta la Valle Stura. Fino al 1549 i Marchesi di Saluzzo si permettono di mantenere una propria linea di condotta, creando alleanze di convenienza e restando tra i potenti che dominano quella piccola regio25

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ne dell’Europa. In particolare, sotto la reggenza di Ludovico II si toccano alti livelli di potenza economico-politica, visibili anche nelle manifestazioni artistiche locali. Verso la metà del XVI sec. Saluzzo si unisce al Delfinato, ma le ostilità con i Savoia continueranno fino al 1601, anno in cui, grazie alla mediazione papale, si arriva alla pace di Lione. Quindi la cittadina entra a far parte del regno di Sardegna con alcune brevi interruzioni dovute alle invasioni francesi, tra le quali quella napoleonica. I fasti e le testimonianze di questa grande storia di Saluzzo sono tuttora visibili e una visita alla Capitale del Marchesato, con passeggiata serale nel centro storico, ci riporta indietro nel tempo, complice l’atmosfera medievale del borgo antico, il particolare andamento e la caratteristica conformazione delle strade e dei vicoli. I paesi occitani e le Valli Valdesi

Le valli di Cuneo comprese tra Mondovì e Saluzzo, con l’aggiunta del Pinerolese in provincia di Torino, rappresentano l’estrema propaggine dell’area Provenzale Cisalpina, dove si sono mantenute alcune tradizioni e caratteristiche tipiche della nazione Occitana. La parola deriva da Lenga d’Òc, in cui òc significa sì; è la lingua romanza del sud della Francia, diffusa dalla Cataluña alle valli piemontesi. In particolare

nella parte alta delle valli e nei borghi più isolati, l’antica lingua (caratteristica che più di ogni altra identifica una nazione e un popolo) si è mantenuta incredibilmente viva. Le origini di questa nazione affondano nella storia medievale, mentre la disgregazione culturale di questa regione è relativamente recente (dopo le guerre mondiali). Ad eccezione di pochissimi casi isolati, tra cui la Bahio (o Bajo) che ricorda la cacciata dei Saraceni e che è tuttora molto sentita in Valle Varaita, feste e costumi sono stati relegati ad attrazione per turisti. Interessanti anche alcuni momenti di incontro reinventati da studiosi e appassionati, quali Lo Roumiage de Settembre che si tiene a Sancto Lucio De Coumboscuro in Valle Grana, patria simbolica degli Occitani, dove è presente un interessante museo etnografico. Le valli Pellice, Chisone e Germanasca, a lungo contese tra i Re di Francia e i Savoia, conservano viva e intatta la loro caratteristica fede religiosa valdese. Teatro di fughe, esodi e terribili persecuzioni, dopo il 1184 queste valli ospitarono i seguaci dello scomunicato Pietro Valdo. Solo dopo il 1561 i Valdesi ottennero il primo riconoscimento ufficiale e il diritto di abitare quelle valli. La zona, permeata di segni dell’identità valdese, si è giovata della presenza di questa minoranza religiosa molto aperta e progressista, diventando scrigno di cultura e moderazione, nonché

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Il Forte di Fenestrelle

Costruito sulla riva sinistra del fiume Chisone per volere di Vittorio Amedeo II, ad iniziare dal 1727 vide lavori, cambiamenti e battaglie fino a che venne terminato sotto il governo di Carlo Alberto. Costituito da quattro corpi fortificati (San Carlo, Tre Denti, Valli e Carlo Alberto) collegati da un’immensa scala coperta di oltre 4000 gradini, sostituì il Forte Mutino, costruito da Luigi XIV, ed i cui resti pericolanti furono abbattuti definitivamente nel 1836. Nella sua storia fu dapprima grande baluardo militare sabaudo contro i Francesi, poi base militare, prigione e infine monumento storico. Oggi rappresenta uno dei più grandi complessi fortificati storici del nostro Paese. È possibile visitarlo seguiti dalle gentili guide locali o semplicemente ammirarne la titanica possanza, in particolare di notte, quando l’illuminazione artificiale lo rende ancora più magico ed imponente.

ä la ricetta

modello di tolleranza. Oggi, nella moderna struttura di Agape nelle vicinanze di Prali, si incontrano fedeli di tutte le religioni.

Les ravioles

Ingredienti per 4 persone: 4 etti di farina di grano, 2 etti di toma, una noce di burro, un uovo, la punta di un cucchiaino di sale. Preparazione: sistemate la farina con il cratere al centro in cui metterete il sale e l’uovo intero, iniziate a impastare e aggiungete a poco a poco il formaggio sbriciolato. Continuate a impastare fino ad ottenere un impasto perfetto. Tagliatelo e formate dei bastoncini (come grissini) che poi taglierete a dadini. Tirate a mano i dadini fino ad ottenere piccoli fusi lunghi come il mignolo. Cuoceteli come normali gnocchi (in acqua bollente e salata). Dopo averli scolati, conditeli con abbondante burro fuso preparato a parte. In molte zone, all’impasto si aggiunge un chilogrammo di patate lessate, sbucciate e schiacciate, e al burro fuso si aggiungono altri 100 grammi di toma.

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Le montagne olimpiche Quota max raggiunta: 2084 m Distanza totale: 391 km Tempo di guida: 8,5 h Partenza/arrivo: Pinerolo (To) 44°53’0’’N 7°20’0’’E

Informazioni pratiche Consigliato in 2 giorni con pernottamento in uno dei centri toccati dall’itinerario. Possibilità di semplice concatenamento con i percorsi n° 1-3-8-9-13-17. Parte del percorso si snoda a ridosso di montagne alte e valichi alpini elevati, quindi è necessario porre particolare attenzione alle condizioni meteo e alla transitabilità dei passi. Il tracciato sconfina per un tratto in territorio francese, attenzione quindi ad assicurazione e documenti. Tracciato molto tortuoso e con grandi variazioni altimetriche. Strade in gran parte secondarie, con qualche chilometro su direttrici nazionali e internazionali, comunque sempre di piccole dimensioni e prive di tratti ad alta velocità. Lunghi tratti su strade prive di segnaletica orizzontale e di protezioni laterali. Numerosissime possibilità di inserire varianti o “puntate” su sterrati o piccole vie di comunicazione alla ricerca di luoghi di interesse storico, geografico, artistico o naturalistico, situati a volte in fondo a strade senza uscita che impongono un’andata e ritorno sullo stesso percorso.

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percorso

Viù Modane

Colle del Frejus

Ciriè

Moncenisio fr

Venaus

it

Susa

Venarie Reale

Chiusa di San Michele

sacra di san michele

Bardonecchia

Avigliana sp197

Orbassano

parco regionale la mandria

Torino

Stupinigi parco naturale di stupinigi

Cumiana

km parziali

Pinerolo

Pinerolo 0 Cumiana 16 Giaveno Avigliana 32 Condove Sant’Antonino San Giorio Chiomonte Exilles Bardonecchia 105 Colle del Frejus 115 Modane 150 Lanslebourg Col du Mont-Cenis 188 Susa 218 Bussoleno Borgone

Chiusa di San Michele 238 Almese Rubiana Viù 280 Germagnano Lanzo Torinese Mathi Nole Ciriè 307 Robassomero Venaria Reale 320 Collegno Rivoli Orbassano Stupinigi 361 Airasca Pinerolo 391

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ale ndria

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itinerario

L’itinerario parte da Pinerolo, storica cittadina posta all’imbocco della Val Chisone, con una grande tradizione legata alla storia dei Savoia e alla Cavalleria, di cui conserva un interessante museo. Da qui, su una statale molto trafficata si prosegue in direzione di Cumiana per raggiungere Giaveno seguendo la provinciale 193, stretta e tortuosa, ma molto divertente. Proseguendo in direzione nord si raggiunge Avigliana dopo aver costeggiato gli omonimi laghi, il più piccolo dei quali è stato dichiarato riserva naturale integrale (vietata quindi qualsiasi attività nelle sue acque). Imboccato l’asse principale della Valle Susa, tra le varie strade a disposizione si sceglierà di rimanere, per il percorso di andata, sulla statale 24 fino all’ingresso di Oulx. L’itinerario corre a volte alla destra, a volte alla sinistra orografica della Dora Riparia e attraversa i molti piccoli centri abitati della valle. Ad Oulx si lascia la statale del Monginevro, che conduce a Sestriere o a Montgenèvre via Cesana e si segue invece la 335 in direzione del traforo del Frejus. Il tratto di territorio che appartiene all’area torinese offre ai visitatori tantissime opportunità di visita; se il tempo a disposizione è limitato, suggerisco almeno un attimo

di sosta o una visita al complesso monumentale della Sacra di San Michele che sovrasta in maniera quasi irreale l’inizio del percorso vallivo; sulla sinistra rispetto al senso di marcia, si osservano da lontano i boschi del Parco Naturale dell’Orsiera Rocciavrè. Anche Susa, con i suoi resti romani, meriterebbe una visita, ma lasciamo questo proposito per il ritorno o per un’eventuale giornata in un’altra gita. Altri centri importanti che toccheremo durante il nostro viaggio, continuando verso l’alta valle, sono, in rapida successione: Chiomonte, Exilles con il suo bellissimo forte, Saltbertrand con il suo Gran Bosco dichiarato riserva naturale, Oulx, meta turistica sia estiva che invernale, prediletta dagli inglesi e dagli appassionati di sci alpino. Raggiunta finalmente Bardonecchia, ci concederemo una pausa, magari passeggiando nella centralissima via Medail, punto di incontro della vita mondana dei villeggianti torinesi. Da qui imboccheremo il moderno e costoso Traforo del Frejus che in pochi minuti conduce a Modane, in Francia. Per chi ha scelto di viaggiare nei giorni feriali, va ricordato che questo tratto di strada rappresenta uno dei nodi stradali più importanti d’Europa e di 31

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conseguenza è sottoposto ad un transito di mezzi pesanti e di automobili veramente eccezionale. Da Modane, seguendo la Nazionale 6, raggiungeremo Lanslebourg, ammirando lo splendido scenario naturale offerto dal dipartimento Rhône-Alpes e lasciandoci sulla sinistra il massiccio della Vanoise con il suo parco nazionale. Dopo il bivio con la D 902, la N6 cambia aspetto e con un rapido susseguirsi di curve e tornanti si arrampica fino a Mont-Cenis, dove è d’obbligo una sosta accanto al lago, affascinante e selvaggio, come è tipico dei laghi d’alta quota. Ripresa la motocicletta, continuiamo fino al confine italiano, dove la strada cambia nome e diventa la statale 25 del Moncenisio, che scende velocemente tra splendide vette e strette gole fino ad incontrare nuovamente la valle principale nei pressi di Susa. Da qui la statale segue parallela l’itinerario dell’andata e ci permette di vedere l’altro lato della valle, fermandoci a visitare tutti i luoghi interessanti lasciati precedentemente. Se proprio il tempo non ce lo permette, scattata qualche foto all’inconfondibile vetta del Rocciamelone, risaliamo in sella e ci dirigiamo verso la pianura. Scopriremo che, curiosamente, la strada statale del Monginevro e quella del Moncenisio, in questo tratto si incrociano nei pressi di Sant’Antonino, scambiandosi lato della valle. In ogni caso, noi seguiremo la

25 fino ad Almese e all’incrocio del con la provinciale 197, imboccheremo questa, lasciando la statale alla nostra destra. Seguendo un percorso molto più “motociclistico” del precedente, passeremo Almese e Rubiana per poi raggiungere il Colle del Lys e infine il paesino di Viù, da dove la provinciale 32 ci condurrà fino a Lanzo Torinese, imbocco delle tre valli “gemelle”: Val Grande, Val di Ala e Val di Viù. Tutte meriterebbero una visita, ma in questo caso la vacanza dovrebbe durare molto più di un fine settimana. Continuiamo allora il viaggio e imbocchiamo la trafficata provinciale 2 che in pochi chilometri raggiunge Ciriè, con il suo interessante castello e un affascinante centro storico. Da qui, deviando sulla provinciale 18, lasciamo la provinciale 2 che raggiunge l‘aeroporto internazionale di Torino Caselle e ci portiamo sulla parallela 1, che si addentra nel Parco Regionale della Mandria e arriva fino allo splendido complesso del castello di Venaria Reale, alle porte della Capitale del Regno dei Savoia. Una sosta è d’obbligo. Ripresa la marcia, affronteremo un percorso quasi parallelo alla tangenziale di Torino. Tra grandi complessi industriali e centri commerciali, si scoprono gioielli di arte e architettura ormai circondati dall’espandersi della moderna metropoli. Tra questi va sicuramente citato il Castello di Rivoli, sede del

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Museo di Arte Contemporanea. In posizione molto visibile, il severo edificio domina la pianura industriale sottostante. Per arrivarci, seguiremo ancora una volta prima la statale 24 e poi la 25. Dopo Rivoli, seguiremo le indicazioni per Rivalta e poi Orbassano. Da qui, seguendo la provinciale 143, raggiungeremo lo spettacolare castello di Stupinigi, antica residenza di caccia dei Savoia. Ancora una volta, una sosta nel parco è quasi obbligatoria. Risaliti in sella, affronteremo il ritorno a Pinerolo seguendo la veloce strada statale n° 23 che corre parallela alla nuovissima autostrada ultimata in occasione delle Olimpiadi Invernali del 2006. Variante: salita al Sommellier

Per gli appassionati di strade “difficili”, segnalo una variante molto interessante, anche se non priva di qualche difficoltà. Si tratta di raggiungere il colle del Sommellier, a quota 3000. Nei pressi del traforo del Frejus si imbocca il vallone di Rochemolles che si percorre su strada asfaltata, stretta e incassata, fino a raggiungere l’omonimo lago artificiale. Da qui parte uno sterrato abbastanza facile e, con la dovuta cautela, adatto a ogni tipo di motocicletta; la meta è il Rifugio Scarfiotti, in una splendida conca naturale, paradiso degli escursionisti e delle mountain-bike. Il percorso prosegue a destra

del rifugio su una mulattiera priva di ripari a valle, con il fondo spesso molto difficile e accidentato. Si procede verso il colle seguendo tornanti, gole e precipizi, in un luogo dove le condizioni meteo cambiano con una rapidità eccezionale e la temperatura varia di molti gradi in pochi minuti. Se però avrete la fortuna di arrivare al lago antistante la sommità del colle in una giornata limpida, la soddisfazione sarà immensa e il panorama superbo. Inutile sottolineare che in caso di maltempo la salita al Sommellier può diventare un’impresa estrema, specialmente per chi si sia avventurato su questo itinerario con una moto “stradale” e pneumatici da pista, durante una nevicata. Comunque in occasione del grande raduno motociclistico denominato “la stella alpina”, mentre accompagnavo un gruppo, ho visto gli immancabili motociclisti tedeschi tentare la scalata con Lambrette d’epoca, Gpz con le semislik, Harley con forcella chopper e Bmw con sidecar! Se deciderete di provare a raggiungere il ghiacciaio, ricordate di essere prudenti e rispettosi: la disputa tra i vari utenti che affollano questa montagna ha raggiunto toni un po’ marcati e non corre buon sangue tra escursionisti, motociclisti, quaddisti, fuoristradisti in 4x4 e bikers, tutti convinti, con circostanziate ragioni, di poter legittimamente occupare la sede stradale mettendo a repentaglio la sicurezza e il di33

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sulla strada

vertimento degli altri. Proprio per questi motivi, in alcuni periodi dell’anno il transito in zona è regolamentato per orari e per categorie; informazioni in merito si possono ottenere presso l’ufficio informazioni turistiche di Bardonecchia. Nota importante: ricordarsi che il valico è pedonale, quindi la strada finisce di fatto in un sentiero, obbligando forzatamente ad un percorso di andata e ritorno sui propri passi, in ogni caso la neve e piccole frane ostruiscono spesso il passaggio, impedendo ai veicoli a motore di raggiungere la fine del tracciato. Una nota curiosa ancora, sempre riguardante i dintorni di Bardonecchia: dalla parte opposta a quella del Vallone di Rochemolles inizia la Valle Stretta, che ha la singolare caratteristica di essere amministrativamente in territorio francese, a partire dalla frazione Sette Fontane, cosa che obbliga i pochi abitanti della zona a valicare il colle Della Scala per rimanere in patria e raggiungere un centro abitato di medie dimensioni, analogamente a quanto avviene per gli abitanti italiani e francesi citati in Valle Roya nell’itinerario n° 11.

La Palazzina di caccia di Stupinigi La Palazzina di Caccia di Stupinigi è un capolavoro dell’arte barocca settecentesca, probabilmente uno dei migliori complessi architettonici europei dell’epoca. Voluta dai Savoia e iniziata nel 1728 dall’architetto Filippo Juvarra, è attualmente di proprietà dell’Ordine Mauriziano e ospita al suo interno un importante Museo dell’Arredamento. Molto curata negli affreschi, negli arredi e nelle decorazioni interne, tra le quali spicca quella del salone da ballo affidato al genio creativo dei fratelli Valeriani, la Palazzina stupisce per l’armonia e l’equilibrio delle proporzioni esterne. Vero emblema della periferia sud di Torino, con il suo grande cervo bronzeo sul tetto della parte centrale rappresenta un punto di riferimento per chi percorre Corso Unione Sovietica in uscita dalla città. Valle di Susa, capitale mondiale dello sci

La Valle di Susa, scavata nel corso dei millenni dalla Dora Riparia, ha vissuto alterne vicende storiche che l’hanno fatta conoscere al resto del mondo per motivi militari, industriali, turistici e politici.

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Dal 2006, il nome della Valle Susa è indissolubilmente legato alle Olimpiadi Invernali, al mondo dello sport, della neve e del ghiaccio. Infatti le Olimpiadi Invernali di Torino 2006, seguite dalle Paraolimpiadi e dalle Universiadi, hanno consacrato le valli torinesi Pellice, Chisone e Susa, a luoghi d’eccellenza nel panorama turistico europeo e mondiale. Impianti per la pratica dello sci alpino e nordico, piste dedicate allo snow-board, palazzi del ghiaccio, trampolini per il salto e una modernissima pista da bob e slittino, compongono un insieme di attrattive irresistibile per gli appassionati del settore. In attesa di vedere quali saranno gli sviluppi e le offerte turistiche che il comprensorio saprà mantenere nel dopo olimpiade, quando si transita in zona nella giusta stagione non resta che godersi la bellezza e la dinamicità di queste discipline, sia in veste di appassionati praticanti, sia in quella di spettatori, scegliendo con cura tra le varie località e le loro offerte: Torre Pellice, Pinerolo, Pragelato, Sestriere, San Sicario, Cesana, Sauze d’Oulx e Bardonecchia. I trafori del Frejus

Individuato come punto ideale per congiungere Francia e Italia nell’alta Valle Susa, il luogo ove sorge il tunnel ferroviario del Frejus fu scelto da Carlo Alberto nel 1845, ma soltanto all’epoca di Cavour si passò

dallo studio teorico alla realizzazione pratica. Nel 1857 iniziarono i lavori sotto la direzione degli ingegneri Germano Sommellier di Saint Jeoire, Sebastiano Grandis di Borgo San Dalmazzo e Severino Gattoni di Voghera. Il traforo venne ultimato a Natale del 1870 e l’anno seguente fu organizzata l’inaugurazione. Lungo poco più di 13 chilometri e mezzo, di cui quasi 7 in territorio italiano, il traforo è tuttora in pieno utilizzo, con binari raddoppiati dal 1985. Le recenti polemiche che hanno investito il progetto dell’alta velocità, hanno riportato all’attenzione dell’opinione pubblica l’importanza e la delicatezza di opere di queste dimensioni. Dal 12 maggio 1979, quasi parallelamente al tunnel ferroviario, corre una galleria autostradale moderna ed efficiente che permette di passare in Francia molto rapidamente, ma con l’inconveniente di dover pagare un pedaggio elevato e di doversi privare delle bellezze paesaggistiche offerte dal Monginevro o dal Moncenisio. Se la vostra meta francese è da raggiungere in fretta, non resta che imboccare questo gioiello della tecnologia stradale alpina e percorrere i quasi 13 chilometri di galleria con la vostra motocicletta; entrerete in Italia a quota 1297 ed uscirete in Francia a 1228 metri sul livello del mare. Nel caso in cui abbiate più tempo a disposizione e le condizioni meteo lo consentano, i due colli del 35

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Monginevro o del Moncenisio offriranno ai centauri un percorso molto più lungo, ma sicuramente più divertente. La Sacra di San Michele

Posta nel primo tratto della Valle di Susa a 962 m sul lato orografico destro della valle, la Sacra di San Michele svetta dalla cima del Monte Pirchiriano, austera, misteriosa, affascinante e impressionante. Costruita a partire dall’ultimo decennio del X secolo, venne più volte rimaneggiata, ampliata e modificata. Subì saccheggi, guerre, terremoti e devastazioni con i conseguenti lavori di ripristino che la videro adattarsi al corso dei secoli. Alcune parti cadute in rovina sono giunte fino a noi in forma di ruderi, altre nella loro splendida ed austera bellezza stupiscono ancora i visitatori con le ardite forme architettoniche riportate all’originaria perfezione dopo i grandi restauri del 1937. Attualmente consacrata e presidiata dai Padri Rosminiani, la Sacra, che secondo la leggenda fu creata dagli Angeli (da cui il nome “consacrata”), fu spesso abbandonata anche

per lunghissimi periodi e nella sua storia fu anche fortificazione, sbarramento difensivo e luogo di potere. Il monte su cui sorge, abitato fin dalla preistoria, fu occupato dai Liguri, dai Celti e dai Romani, ai quali succedettero Bizantini, Longobardi, Carolingi e Saraceni. Di tutte queste dominazioni restano tracce e testimonianze in numerosi siti della zona. Dal 1836, la costruzione sacra custodisce le spoglie di 24 tra principi e principesse di casa Savoia, trasferite qui dal Duomo di Torino, tumulate in sarcofagi di pietra per volere di Carlo Alberto e di Papa Gregorio XVI. Gli archi, le grandiose scalinate e i pilastri appoggiati alle fondamenta rocciose della chiesa, rappresentano un simbolo per la valle. In ogni caso, l’ardita facciata di 41 metri merita un momento di ammirazione. Per chi avrà voglia di affrontare la salita a piedi fino al portale della chiesa, il premio sarà lo stupendo interno di questo gioiello dell’arte sacra piemontese unito all’impressionante colpo d’occhio di cui si potrà godere da quel privilegiato “balcone sulla Provincia di Torino”.

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Sebbene le sue origini siano contese tra il Piemonte e la Lombardia, la produzione del panettone si concentra nella campagna piemontese compresa tra la pianura pinerolese e quella cuneese. Tante delle maggiori e più note aziende produttrici del noto “pane dolce” hanno sede nel triangolo formato da Torino, Pinerolo e Cuneo. Se, come me, appartenete alla folta schiera dei golosi impenitenti, disposti a destinare parte della gita alla degustazione del mitico panettone “Galup” (in lingua piemontese vuole appunto dire “goloso”), non perdete l’occasione di offrirvi una colazione o una merenda all’imbocco della Valle Chisone, nello spaccio aziendale o nel lussuoso bar sotto i portici di Pinerolo. Per chi non lo sapesse, ricordo che la ricetta base del panettone si compone di ingredienti molto semplici: farina, uova, latte, acqua, burro, zucchero e uvetta, ma le infinite varianti con mandorle, canditi, cioccolato, nocciole e farciture fantasiose non mancano di certo.

La Sacra di San Michele e il Rocciamelone

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ä la ricetta

Il panettone

La papina

In realtà “papina” è il nome di questa ricetta nel paesino di Viù. In altre località delle Valli di Lanzo questa polentina molle veniva chiamata “la vianda”. Ingredienti per 4 persone: Un litro di latte, 2 cucchiai di farina di grano, 3 cucchiai di farina di mais, un pizzico di sale e una noce di burro. Preparazione: fate bollire il latte in una pentola, aggiungete la farina di grano e quella di mais, rimestando in continuazione con una frusta per evitare i grumi. Salate a piacere e continuate la cottura a fuoco lento per circa 20 minuti, sempre rimestando e facendo attenzione a non lasciare attaccare l’impasto sul fondo. A cottura ultimata, aggiungete il burro. Servite a piacere, sia caldo che freddo. Alcune varianti diffuse in passato, prevedevano l’utilizzo di farina di castagne e/o di un pugno di riso.

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Motorismo in Piemonte  

Guida turistica (Clavilux Edizioni)

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