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COSĂŒ NUDA CHE NON OSO COPRIRMI Nina J. Kors

Dedicato a tutti coloro Che si riconoscono.


AGOSTO 2013- L’EPILOGO. Ho nuotato oggi. Ero sdraiata sul lettino della spiaggia e un refolo di vento mi ha portato sollievo al caldo, facendo sbattere le alucce degli ombrelloni e portando la voce di qualcuno che diceva: - Oh bene, lo faremo a settembre!Un colpo per me, che non ho piani per settembre e non posso farne. Mi sono guardata dentro e ho trovato un vuoto di vita. Sono passati tre anni da quando ho deciso di cambiare vita. Non è facile ma non tornerei indietro. Non tollero più le mie pesantezze, specialmente adesso, quando ho il mare pronto ad accogliermi. Quindi mi sono alzata, ho preso le racchette per le mani con cui nuoto e sono andata a fare il bagno. Con calma e determinazione sono scesa in acqua. Un brivido mi ha preso quando il mare salato, dopo aver circondato le cosce ed essersi infilato nello slip, mi ha bagnato il ventre. Ho proseguito a camminare, decisa di fare il bagno ristoratore del corpo e dello spirito. Ho allungato le braccia e sono scesa nell'acqua fresca, dando un piccolo scatto al mio metabolismo che così deve riequilibrare la temperatura del corpo troppo accaldato. Con calma ho cominciato a dare bracciate, prima in direzione del largo, poi virando parallelamente alla spiaggia. Con un ritmo regolare e lento davo bracciate, spostando l'acqua sotto di me, ma senza mettere la testa sotto, perché volevo essere distratta dalla luce. Come si fa a non pensare, quando le hai pensate tutte e non hai più soluzioni, come si fa. Ho virato a sinistra e mi sono inoltrata nel mare alto. È difficile vuotare la mente quando non sai di cosa riempirla: perché mi devo fare carico io dei miei genitori, perché. Perché mi devo fare carico io, ancora, dei miei figli. Perché non mi risponde Forrest Gump, o il Carro, o Quello, perché le mie lettere devono cadere così nel silenzio come le mie aspirazioni e i miei desideri. Perché. Le bracciate sono misurate, non ho fretta, la spiaggia è alle mie spalle, il cielo azzurro, l'acqua è di un verde intenso. Il rumore dell'acqua sotto le mie mani è potente e salvifico. Nuoto lentamente e finalmente trovo


qualcosa con cui riempire la mente, una domanda facile a cui potrei forse dare una risposta: quanto tempo potrei durare nuotando? Dove è il punto di non ritorno per cui hai consumato tutte le forze che ti servivano per tornare indietro? È una bella domanda, e batto un braccio dopo l'altro, la testa fuori, i piedi che si muovono, io nuoto nel mare che è diventato blu, le boe sono lontane, la spiaggia è lontana, il bagnino è lontanissimo e nemmeno sa che esisto, ci sono solo io e il mare e il ritmo regolare del respiro mentre l'acqua sostiene il corpo e io nuoto, sempre più verso il largo e ancora mi domando: sono in grado davvero di stabilire dove è il mio punto di non ritorno? Dove le forze scemeranno e lasceranno spazio alla spossatezza? Come si fa ad arrivare al punto in cui stai per annegare per la stanchezza eppure l'istinto ti tiene a galla in qualche maniera, ancora per un po', ancora per quel secondo per cui le cose del mondo possono cambiare e una barca che non hai visto si avvicina e ti salva? Quale potrebbe essere la mia golden hour, quell'ora del tramonto in cui le luci su un cielo limpido diventano sfuocate, i colori si smorzano, i rosa si fondono con gli azzurri, e il sole regala luci che sembrano chiamare Dio e i primordi della Natura? Questa, questa potrebbe essere la mia golden hour, quella in cui i medici si affannano intorno a un corpo così colpito dalla sorte che la morte lo ha avvinghiato al collo rendendolo rigido eppure è in quell'ora che si percorre un cammino, il corpo e i medici, mentre l'anima sta a guardare, indecisa mentre valuta se tornare o andare. Nuoto, mi prende un crampo al piede, ma io continuo, secondo me ho ancora molte forze, posso ancora tornare indietro, nonostante il crampo alle dita del piede, io proseguo, una bracciata dopo l'altra, vado avanti, il respiro è ancora regolare e io vado avanti. Sono le mie scelte consapevoli che mi sorreggono. Mi chiamo Nina, Nina J. Kors.


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