Issuu on Google+

Paolo Margari

Note


2009

2


attese ......................................................................5 azione.....................................................................6 volti........................................................................6 coccarda .................................................................7 valore .....................................................................7 nome ......................................................................8 abitudini.................................................................9 luci ...................................................................... 11 epoche................................................................. 11 costante ............................................................... 11 istanti .................................................................. 12 silenzio................................................................ 12 desiderio ............................................................. 13 linguaggio ........................................................... 14 creazioni ............................................................. 15 alternative ........................................................... 16 antagonismo........................................................ 17 blu ....................................................................... 20 presunzioni ......................................................... 23 amorespento........................................................ 25 altro..................................................................... 25 azioni .................................................................. 25 superficie ............................................................ 26 dentro .................................................................. 26 tempo .................................................................. 27 3


scelte ................................................................... 27 letture .................................................................. 28 disordine ............................................................. 29 luce...................................................................... 30 cambio ................................................................ 31 amore .................................................................. 32 cambiamenti ....................................................... 33 cemento............................................................... 35 parzialitĂ  ............................................................. 37

4


attese schiudo le palpebre, il mondo è cosÏ lontano. resto inerme nel freddo dinamismo che si spegne, ripiegandosi nel fervido tepore di un'immobile attesa che pare eterna. coppe sospese sull'orlo stanco di muri insipidi dentro piccole piante sagaci di un verde affievolito scrutano il cimitero, lampante nel ricordo immemore di un distacco temporale. poi la luce negata, assieme ai suoi frutti, mai visti ma immaginati con il loro inconsueto sapore, in un tempo a venire, incastrato nella comoda attesa che erode la vita. come piante sagaci di un verde affievolito, che vivono senza tempo, in attesa di nulla. attraverso i pensieri scrutano chi pensa a loro e scorgono una lieta affinità che le riscalda di complicità, nel cimitero delle eterne attese.

5


azione occupare lo spazio interdetto. immaginare salti improbabili in ambienti inediti. distruggere il piattume delle regole istintive con illuminanti pensieri fastidiosi. non scindere piĂš l'unitarietĂ  degli esseri viventi, distinguere solo il tempo operando sullo spazio. lasciar perire i discorsi agendo in silenzio. comunicare con gesti logici rispetto al disegno rivelatore del nuovo. azione decisa noncurante di qualsiasi interdizione. nell'assenza dei soggetti ogni ostacolo si supera. volti Volti marcati sfondano pacifiche considerazioni. La durezza delle affinitĂ  biologiche esplode mostrando lembi di sedimentazioni sfuggenti al dominio individuale. E nelle rughe restano insediate le immagini di luoghi vissuti da generazioni.

6


coccarda si mostra ma non torna utile a particolari desideri. silenziosa, compare come un'alba e giace immediata. era stata sempre lì, coperta dalle utilità che ferocemente depredano tutte le attenzioni: la coccarda è il frutto delle sottrazioni. è il fermo dopo il trambusto, tornerà solo in un nostalgico ricordo del tempo che celebrò con la sua apparizione. valore illudersi sul valore. capitalizzare le attese, risparmiare le assenze, smettere di tornare su sterili presenze. oggi si macinano foglie cadute col vento, domani toccherà all'albero innaffiato col pianto. ritrova quel che riprova, nuova eppure sempre uguale.

7


nome E' frequente fermarsi sul nome a margine, descritto da una fievole luminescenza. Cosa sei di piĂš, cosa sei di meno. Entra senza bussare uno stato di leggerezza, vittorioso su notti pesanti buttate via, assieme a gran parte del tempo dimenticato incredibile come gran parte del tempo ricordato. Pomeriggi assolati lontani da un moderato brio giovanile, piante giĂ  morte, suoni abbandonati come certe mode troppo circostanziate.

8


abitudini e cosÏ va a finire che certe abitudini sovrastino ogni possibile alternativa dettata dall'arbitrio. la pulizia è una brutta rogna. le candide superfici, linde, puzzano di maniacali ossessioni che illudono le prede di vite migliori. intanto il tempo che si divertono a distruggere, come si fa pressando sino a far esplodere l'aria dei plasticosi palloncini di certi fogli d'imballaggio, si perde per sempre con tutte le opportunità di vite migliori che ci sarebbero potute essere. forse le assuefazioni sono tali perchÊ nella costanza si crede di evitare il peggio, ma questo costa il prezzo del meglio. sonnolenti ruoli si ripetono in non-tempi, quelli devoluti senza grandi benefici a deleterie abitudini. certe isteriche fissazioni trasformano l'ambiente in una perenne minaccia per la propria salute, e si pulisce la superficie dimenticandosi dell'aria. si pulisce la parola dimenticandosi della coscienza. si pulisce l'abito dimenticandosi della parvenza. si ripete il tutto per molte volte e lo si insegna con forte determinazione, per non sentirsi soli in questo esercizio meschino per lo spirito di esplorazione, che cede il passo a quello della derisione verso chiunque provi a dissentire dalla coscienza ormai 9


schiavizzata da troppi rivoli che divorano con voracità il tempo che resta. le risate frutto di cattiveria fanno male, sono la più vivida testimonianza della schiavitù culturale, sono l'estenuante pianto del libero arbitrio. continueranno a farsi sentire, dissipate su molte bocche, smarrite, incapaci di smettere quando si perpetua l'abbattimento della ragione. mi lascio attraversare da quel male, perché non ferisce, è solo un'anima dispersa, evanescente, viziata da una condizione di sudditanza che rischia di protrarsi per tutto il tempo che le è concesso.

10


luci luci spente accendono tiepidi ossimori fotonici.

epoche la contemporaneità distrugge, il futuro incrimina, il passato addormenta.

costante la carne è segnata da lunghe meditate attese, riempite da estemporanei sforamenti nel piccolo mare di fuori. la carne è costante, vicina e fresca. luccica di speranza e non è sola.

11


istanti solo il vento vivo ripete e spazia al confine lo stesso adire sottile. con certezza restaura passati oscuri ma ora c'è luce, calore, dolcezza di vivere, istanti infiniti dai sensi goduti.

silenzio l'energia sprecata per una cieca battaglia d'orgoglio ha già dissipato il suo carbone lungo la strada del patibolo. ogni colloquio futile è potenzialmente letale in assenza di grazia e cordialità. è bene spegnere le sue fiamme, prima che divampino con risultati compromettenti, alimentate dall'ostenzazione di conoscenza, una grave debolezza della specie umana. la forza risiede nel silenzio, profuma di rinascita.

12


desiderio il desiderio insoddisfatto è una pena. tuttavia, non si può invidiare chi ha goduto dell'oggetto del desiderio se la sua condizione presumibilmente privilegiata è mutata, altrimenti il desiderio non è più costituito dall'oggetto, ma dal suo mero utilizzo, e questo snatura l'oggetto stesso. inoltre il desiderio muove le azioni all'oscuro di una condizione di soddisfazione, è spesso frutto di un'immaginazione verace prodotta dalla necessità di fuga da situazioni vissute con insoddisfazione. il discorso volto al raggiungimento dell'oggetto di un desiderio è un'arma a doppio taglio, che fende in proporzione alla profondità di analisi del recettore. approfondirlo è una necessità rischiosa, mentre limitarlo può rappresentare una sconfitta. ostentarlo altrettanto. il desiderio stimola l'efficienza del discorso, ma non sempre l'efficacia, perturbata dalla condizione del recettore. l'insoddisfazione del desiderio altera la comunicazione e l'invidia che ne è spesso conseguenza produce espressioni lontane dagli obiettivi di partenza.

13


linguaggio il linguaggio non è la condizione ma solo una cornice. esso trasforma il metodo ma non snatura l'obiettivo. da una casuale considerazione comprese l'essenza del suo agire, sempre piÚ insostenibile per tempi e spazi che era costretto a vivere. sarebbe stato comunque insostenibile per qualsiasi configurazione spazio-temporale perchÊ quando si insegue perennemente una condizione impossibile si finisce in un tragico loop senza fine.

14


creazioni Lottare contro il sistema è fare il suo gioco. Ammutolirsi per il passato è crepare per esso. Angosciarsi per il futuro è negarsi al presente. Le occasioni sfuggite fanno male, ma possono essere nuove prospettive. C'è una linea che congiunge ammirazione, idolatria, stima, invidia, disprezzo e ignoranza. La linea è fatta di scelte delle quali non è facile cogliere quella giusta. Spesso si cade nella trappola dell'emulazione. Si è giunti tardi. Una personalità viva non riproduce, ma crea. La creazione è un processo arduo da compiere, che accresce e stimola un senso di benessere in sè. L'esempio è la strada, i passi devono essere i propri. La direzione un caso scelto con sentimento.

15


alternative Possibilità che si alternano alla regressione dei pensieri, verso il baratro. Dammi l'energia che si trasformerà in calore, ancora, per te. Dammi qualcosa che puoi e sentimi con tutti i tuoi sensi, non tralasciare alcuno. Tutto può rivivere in un piccolo fascino sconosciuto a chi non ha avuto il coraggio di scoprirlo. Parole vane, solo parole vane. Parole. Strumenti del comunicare, e la comunicazione che è il male del nostro essere umano, l'elemento fondamentale della nostra assuefazione culturale dalla quale è difficile fuggire. Lo sguardo merita non meno del resto, ma uno sguardo profondo, che raggiunga la più intima delle percezioni che provi. Nulla è dovuto, nulla è deciso, poco è scontato, tutto è possibile.

16


antagonismo Incantevoli percezioni, uno stile personalissimo, legato ad una non cultura che in fondo è sempre una cultura. Antagonismo non come scelta, ma come resistenza all'alienazione sociale. Una società generalmente assente, che va ricostruita nel piccolo, attraverso una lenta ma costante ricerca di occasioni relazionali con soggetti affini al proprio punto di vista sovrastrutturale. Le particolarità solo elementi distintivi da ignorare. L'approccio riferito ad esse è la vera discriminante per giudicare l'affidabilità delle frequentazioni, intese come momenti di crescita e quindi fondamentali dinamiche del benessere individuale. Essere così, semplice nel trattare la complessità, prevedendo le trappole imposte da chi, con lo stesso approccio sovrastrutturale, tende a inculcare la centralità degli elementi superficiali nel correre della vita. Difesa e reazione, per sopravvivere e quindi, se si vuole, vivere, il processo di mutazione costante che nel cambiamento di stato chimico-fisico ci porta ad essere entità viventi. Uno stato particolare dell'essere generale, con la discriminante della ragione, le cui linee-guida sono 17


spesso confuse con un'agire accumulatorio, illusione di poter perpetrare il nostro stato attraverso la riproduzione biologica e culturale. La riproduzione biologica conserva alcuni caratteri estetici, mentre quella culturale tramanda il desiderio di potere, di scoperta, di riproduzione stessa, di illimitatezza che si contraddice perennemente con la natura del tutto. Parentesi delimitate da perenni mutazioni in una globalità illimitata composta dal complesso dinamismo del tutto e del nulla. La cultura è solo una prerogativa illusoria di chi spera, con essa, di vivere meglio, nel presente, con il proprio corpo, e nel futuro con quelli di chi verrà. La parzialità nel preferire caratteri biologici propri rispetto a caratteri terzi è traslata negli atteggiamenti culturali, costruzioni sociali che difendono e promuovono quanto di biologico è innegabile sia pur casuale. Limitare la casualità è un carattere del tentativo di un razionale dominio culturale su una natura tendenzialmente irrazionale rispetto ai propri canoni culturali, finalizzati quindi autolimitati. Il caos non è comtemplato dalla razionalità culturale, è descritto come disordine, viluppo di circostanze la cui pigrizia nel dominarle produce esistenze negative. 18


Le esistenze si crede che possano migliorare addomesticando la casualità, sviluppando la complessità per produrre e riprodurre traiettorie commestibili a entità il cui arbitrio, apparentemente infinito, è in realtà estremamente limitato. Con le menzogne culturali si vuol credere che tutto sia governabile, mediante l'agire o mediante la narrazione che colma artificiosamente, con elevati gradi di fantasia, vuoti di potere incolmabili, date le possibilità.

19


blu La notte è un vizio che non può mancare ai suoi occhi, stanchi ma appagati della pace che non trova in nessun altro momento della giornata. Una vita sino ad oggi percorsa d'un fiato su percorsi disegnati da altri è stata finalmente ripresa in pugno al calar della notte, quando improvvisamente è comparsa un'energia inedita ad accompagnare la voglia di crescere che ora non è più un luogo comune. E' il giorno, a tacer d'altro, un luogo comune, affollato di presenze che proseguono su percorsi disegnati da altri. E' una rete i cui nodi non sono quasi mai arbitri del proprio destino, ma schiavi di una collocazione che molto spesso è difficile alterare. La notte invece, vissuta come gli riusciva da un po' di tempo, era una sfida vinta contro la necessità fisiologica di dormire e il desiderio non sempre appagato di sognare. Partiva con un caffé intorno alle 21, quando gli altri si accomodavano sul sofà a vedere la tv oppure optavano per altre frivolezze culturali. Le condizioni meteorologiche non invogliavano che pochi spiriti liberi a uscire dalle gabbie urbane, per poi rientrare dopo aver pisciato un po' di alcool nei cessi di qualche gabiotto pubblico, dove la gente, a pezzi, si 20


ritrova per disseminare e raccogliere involontariamente memi o sperare di porre le basi per la riproduzione dei geni. Lui preferiva le luci della notte più profonda per evitare quelle minacce culturali, preservando qunto più possibile la propria identità affannosamente costruita ammucchiando memi ed esperienze di conoscenze antropologicamente differenti tra loro. La migliore arma contro la contaminazione culturale non gradita o non utile è sempre stata la forza d'animo che evidentemente viene meno quando la vita è disturbata dal dire o dal fare di individui viziati da eccessivo edonismo. Anziché far paura, questi guadagnano ammirazione per i loro successi, talvolta illusori. Le condizioni illusorie tuttavia non sono un freno ai convincimenti, cosicché le persone viziate da edonismo, anche coloro che falliscono nel loro intento, attraggono a sè individui che si riempiono di debolezze, rendendosi vulnerabiili a memi inutili o dannosi. L'erba cattiva non muore mai, proprio perché paradossalmente piace quindi la si riproduce, come si può. Lui sfuggiva e questo non lo preservava certo da rischi. Il primo era l'esclusione. L'erba cattiva si rivela da subito velenosa a chi non la innaffia, mentre ai suoi affezionati concede vilmente vitali 21


tregue. Pur evitandola, l'erba cattiva cresce dovunque, al punto da rendere difficile evitarne il contatto.

22


presunzioni Diamo per scontati fatti che non conosciamo, supposti da altri talvolta con fini altrettanto ignoti ai destinatari. L'arte di discernere il mito dal fatto non è padronanza di molti, ma solo di chi ama esplorare con la convinzione di non giungere mai ad alcuna convinzione. La natura umana ha generato la mente, un affascinante paradosso biologico. L'essere che si pone domande sul suo essere. Il grado di abilità della mente non è misurato dalla capacità di risposta, ma solo da quella di domanda. Più è grande la domanda più è lontana la risposta. Nel percorso teso a raggiungere una risposta si incontrano scogli rappresentati da ulteriori domande che agevolmente si superano costruendo, artificialmente, basi fondate su presunzioni, oppure ricorrendo a presunzioni altrui. Le presunzioni altrui non sono sempre frutto di logica, ma di immaginazione, una stortura mentale che affascina. Il potere dell'immaginazione non è così forte da quello della rinuncia ad essa, dovuta al consolidamento di autorevolezza misurato quantitativamente dal grado di condivisione di un 23


fatto (vero o presunto). La discriminante della veridicità di un fatto non risiede nel grado di autorevolezza di chi lo riproduce, ma nel numero di riproduzioni, tant'è che grandi soluzioni logiche sono spesso ignorate per via dell'esistenza di spiegazioni illogiche ma generalmente accettate da menti pigre.

24


amorespento amorespento è una parola. un sentimento morto un'illusione delle tante che tormentano questa parentesi concessaci da quanto nessuno poteva prevedere. altro doveva essere altro e invece è stato altro. azioni azioni sbagliate turbano il rampante consolidamento della struttura. il flusso si ritira per un lungo attimo lo spazio è colmato da una condizione impensabile poco tempo prima. bontà ferita punisce la coscienza mentre lo stallo prosegue sino a che non ritornerà il flusso portando con sè l'evoluzione del pensiero e un briciolo di sicurezza. 25


superficie certo ridente gracchiare rasenta la morte dell'individuo. spoglio della consapevolezza del proprio io, bada a relazioni superficiali: solo cultura che assuefando implode.

dentro nuove lente e voraci fiamme spingono verso l'accaduto. l'essenza si purifica da frastuoni inutili il ghiaccio stride a morte sgorga l'interiora mostrandosi innocente spoglia dell'involucro di noia e consapevolezza. complice di luce sarĂ  l'aria fedele rifugio di particelle.

26


tempo tempo dove sei? eternamente nascosto nei ricordi che testardi riaffiorano smarrendoci con imbarazzo mai sopito, rabbia che si riaccende o nostalgia che corrode un attimo del nostro presente. scelte Penso al tempo che uccide il pensiero, istigato da gabbie asfissianti. Lievitano in fretta luminose attese, abbagliate da lampi incostanti. Nostalgia di giorni andati, di silenzi lentamente volati, riconducono a falsi presenti, non ancora vissuti e forse mai ambiti.

27


letture leggere per fermarsi con l'ambizione di muovere innanzi o fermarsi per leggere con la certezza di tornare addietro. fermarsi per confermare o muoversi per smuovere la lettura inevitabile volteggia nel mezzo. critico l'occhio cinico legge ma non bada ai contorni preoccupandosi almeno di essere sveglio saltano parole fuori da ogni lettura tutte usate ma presto abbandonate tradite da estranei ritorni. chiosa la cenere del riverito orgoglio di ogni incontro parassita di modesti lettori inavvertitamente piombati nel crogiolo degli spenti autori.

28


disordine persevero nell'elogio del disordine ma rifuggo trepidante da esso. nella temporanea materialità dei nostri esseri guerra è vita brutale pace è morte serena. vita serena sta' fuori in altri corpi immateriali eterni finchÊ saranno vissuti e contribuiranno a nuove vite in altri corpi immateriali eterni finchÊ saranno vissuti.

29


luce candida l'attesa mentre tutto è ordinato dalla luce gialla che accarezza l'ombra delle cose della stanza, luogo di rumorose ansie e profondi sensi di colpa. i passi di fuori segnano il tempo che qui illude d'essere preoccupazione d'altri. presto sarà ora di spegnere la luce per accorgersi che il tempo torna, quello di fuori che presto inonderà ancora d'ansie il candore appena riconquistato della stanza.

30


cambio grigio tepore di un aumento autunnale di detriti, speranze e intuizioni si incanala tra spazi rappresi di lampi beati che pian piano addomesticano il guado. sogno convinto - e stavolta mi svelo scoperto il mentre di un nuovo trapasso. cumuli di foglie, testimoni di sere dimenticate, volteggiano agonizzanti.

31


amore è un sentimento inevitabilmente complice. complice e maturo, vissuto appieno, da tutti coloro che sono coinvolti nell'esoterico momento che altera i sensi. amore non è una convenzione sociale. amore non è un rapporto finalizzato, nè un atto dovuto. non siamo costretti ad amare così come non siamo costretti ad odiare. amore è uno stato sublime, che emancipa i sensi dalla loro costrizione temporanea ad una realtà fisica mutevole ma passeggera, circoscritta, finita. l'amore è una finestra sull'infinito resa a chi lo sa donare, e per questo merita di riceverne altrettanto.

32


cambiamenti ci accorgiamo dei cambiamenti perché ci aspettiamo proiezioni esenti dal nostro agire. invece la cultura cambia con noi, non la riconosciamo più, non siamo i noi stessi di ieri. i nuovi arrivati non potranno mai provare le stesse emozioni che abbiamo provato noi. sono stato testimone come altri della mia generazione di un'epoca di grandissimi cambiamenti, fondamentali per l'umanità. l'avanzata tecnologica nelle comunicazioni ha rappresentato un punto di non ritorno, eppure oggi l'ignoranza delle masse fa più paura di prima. non disporre di una tecnologia faceva venire sete di conoscenza. goderne in maniera scontata invece appiattisce. così oggi uno strumento potenzialmente rivoluzionario come l'internet - volutamente anteponendo l'articolo come dovrebbe essere fatto diviene altra leva nelle mani del potere. il potere ha cambiato forma, ma i divari di classe nella società non sono scomparsi. pericolosamente sono stati offuscati dalla convinzione che la forma sia indicativa della sostanza. oggi si scambiano forme, le sostanze per molti non hanno più alcun valore positivo. piuttosto, il loro 33


valore è percepito come negativo qualora dovessero fungere da deterrente all'acquisizione di forme desiderate. l'azione è più dinamica, ma ben inscatolata in strutture predisposte dal potere. demolire le strutture è un'azione affascinante e rivoluzionaria. un tempo si temeva il relativismo delle azioni, perché erano queste che disegnavano la struttura. oggi si teme il relativismo delle strutture, perché è la loro dimensione e soprattutto il loro contenuto che determina il potere di chi le amministra, così dominare una grande struttura è cruciale per il potere. le relazioni sociali sono impacchettate in un grande format, la presunta sovranità concessa agli attori che lo animano è in realtà limitata da regole precise volte alla difesa dello status quo. le microculture che si sviluppano in questo ambiente protetto sono dunque prevedibili, dunque previste per rispondere a precisi scopi economici di chi, apparentemente tutore di questa libertà (parziale), subdolamente ritaglia non indifferenti margini di profitto dalle più svariate occasioni, inedite per l'economia tradizionale. per la determinazione della capacità effettiva delle strutture si predilige la quantità alla qualità, annoverando anche la capacità di fare nella prima categoria e relegando la coscienza individuale alla seconda. 34


cemento cemento ti contorna e non ti stupisci mai. illuditi di qualche fogliolina verde tra tanto grigio che si ritrova nella tua staticità espressiva. sempre così, fiducios* delle tue convinzioni, vulnerabile al vento dell'inganno di massa. con la costanza del tuo apparire hai ferito a morte la tua personalità e quasi sei orgoglios*, elemento. fedele a quanto ti da' forza, illudendoti di mascherare il tuo malessere esistenziale, segui la regola che impone di condannare chi dissente dalla rappresentazione dominante, che ti affanni a perseguire, ciecamente. ti sei fatt* convincere che i perché feriscano il tuo presunto benessere, così hai smesso di chiederti anche le domande necessarie a comprendere la tua morte intellettuale, che dunque non riconosci. hai offeso il tuo intelletto, hai offeso il tuo essere umano, hai offeso i tuoi geni, hai offeso le prospettive di una società matura. lo hai fatto con le tue azioni immature, finalizzate a replicare acriticamente quanto ti è quotidianamente somministrato, a un carissimo prezzo che ancora ritieni sia un profitto. sei in vita solo in quanto essere funzionale a un sistema che non comprendi, ma di cui costituisci 35


solo nutrimento. il sistema ti illude con misero denaro, voluttuario benessere materiale, degradanti ruoli peraltro affannosamente conquistati, ridicoli titoli di studio, sorrisi ipocriti e false cortesie e tu credi ancora che sia quella l'essenza della vita. godi della prematura morte del tuo spirito, della tua mente, della tua ragione, del tuo essere, della tua esistenza poichĂŠ non pensi, dunque non esisti.

36


parzialità Flashback emozionali verranno ancora, premio banale allegato al rotocalco delle facili emozioni, acquistato per lenire la noia e illudersi di poter crescere rubando un bottino svenduto al peggior offerente. Cosicché, in sintonia con le pagine di cultura del rotocalco, si esaltano le rispettive suole plasticose di calzature pornografiche, immeritate dinanzi a una profonda disonestà che illude il cervello ma non più il resto del corpo. E chi legge si chiede se un tu sia riferito alla sua persona o ad altre persone o sia impersonale, quindi forse riferito alla sua anima, ammesso che la sua persona ammetta l’invadente compresenza di un’anima in un gioco di pari che misticizzi un fisico cambiamento di stato, presumendo che l’anima viva in eterno. Ma pur credendo che un’anima viva in eterno, spesso non ci si chiede se essa viva da sempre. L’eternità a venire è altro rispetto a quella che si dirige nell’opposto senso temporale. Perché il tempo ha due sensi oltre allo stato istantaneo che è impercettibile pertanto sfugge allo stesso tempo in quanto mobile. L’istante è statico e rappresenta meglio lo spazio, che non è duale bensì multiversale, ma non conosce movimento. 37


E’ un tappeto sul quale far camminare il tempo, che non ha velocità, non ha ragioni per fermarsi né per cambiare direzione, poiché non esiste. Il tempo è la ragione che diamo al cambiamento di stato nostro e di quanto ci circonda, ma non esiste, non è tangibile neppure se volessimo declassarlo alla consistenza dello spazio cosmico. L’istante è antiestetico perché non ci appartiene. L'estetica è una caratteristica culturale dunque umana. Siamo esseri in costante movimento, perché la nostra essenza fisica è in costante movimento. Questo accade ad ogni scala: tutto cambia, intraprendendo un percorso per molti versi caotico, dal destino incerto, per altri previsto, comunque irreversibile. L’istante si può cogliere ma perde qualsiasi legame con la sua realtà. Una fotografia è monca del suono. Se pure dell'istante che rappresenta volessimo coglierne il suono verrebbe fuori un’infinitesima parte di onda sonora - o di silenzio - che da sola non direbbe nulla, per qualunque esperienza auditiva che provi a coglierla. E così il profumo, pur potendolo riprodurre verrebbe meno il suo modificarsi, nel tempo. Il tempo è un falso strumento che giustifica la mobilità delle cose, immobili in tutto, anche nella dinamica delle proprie particelle costituenti, ma in un solo istante, impossibile da cogliere nella sua 38


interezza. E' lo spazio la concretezza di quell’istante, impossibile da cogliere interamente nella sua mobilità. Le convenzioni temporali, data l'artificialità di quanto tendono a scandire, sono facili da modellare a seconda di caratteristiche fisiche alle quali si va ad attribuire, attraverso significanti numerici o verbali ai primi correlati, significati culturali, spesso con finalità economiche, come i compleanni.

39


Note Paolo Margari 2009 40


Note - Paolo Margari