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PAOLO MÀRGARI

GLOSSARIO DEL NULLA

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Quest'opera è rilasciata sotto licenza Creative Commons BY-ND "Attribuzione - Non opere derivate 3.0" Unported License 2012.

Nel caso in cui la giurisdizione non dovesse riconoscere la suddetta licenza, si applicheranno le norme sul Copyright. Ulteriori permessi per l'utilizzo di quest'opera, anche parzialmente, possono essere richiesti attraverso il sito www.paolomargari.it

Tutte le immagini pubblicate sono state realizzate dall'autore, sono disponibili sul sito www.paolomargari.it o su richiesta e sono distribuite con medesima licenza Creative Commons BY-NC-SA 3.0 Prima edizione: Agosto 2012.

Lulu Publishing Inc., USA Opera disponibile in formato cartaceo e digitale attraverso il sito www.lulu.com e altri circuiti di distribuzione.

ISBN 78-1-291-03053-2

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Premessa I contenuti di questa pubblicazione, frutto di riflessioni o pensieri spontanei e impulsivi, sono scaturiti senza ricorrere ad alcun metodo scientifico pertanto non vi sono citazioni ad autori o studi già realizzati. Il metodo scientifico è una barriera che esclude dall'attività di produzione scientifica coloro i quali non possono godere del beneficio di fare parte di alcuna comunità scientifica per le più disparate sventure. Una parte del pensiero altrui, patrimonio universale dell'umanità, rientra tuttavia nei contenuti, mediata da interpretazioni parziali dell'autore. La raccolta che segue, è costituita da una serie di testi indipendenti, redatti in improponibili luoghi e momenti, su differenti supporti. A ciascun testo è stato assegnato un termine identificativo (non necessariamente descrittivo), in maniera istintiva e casuale. I testi sono quindi ordinati secondo l'ordine alfabetico dei termini ad essi assegnati, pertanto non c'è alcun nesso contenutistico nella sequenza generata. Anche le immagini non seguono alcuna sequenza premeditata, ma sono associate ai testi seguendo una casuale logica istintiva. I testi sono in gran parte caratterizzati dal dualismo fra natura e cultura - quest'ultima intesa come esperienza riproducibile - una costante emergenza della seriale caoticità del vivere, nonché dagli effetti derivanti da tale eterna contrapposizione, apparentemente inevitabile. pm 1


Abitudini E così va a finire che certe abitudini vincano ogni possibile alternativa. La pulizia è una brutta rogna. Le immacolate superfici puzzano di maniacali ossessioni che illudono le prede di presupposte vite migliori. Intanto, il tempo eroso dalle abitudini muore, trascinandosi al patibolo le potenziali opportunità di vite migliori. Sonnolenti ruoli si ripetono ciclicamente nei non-tempi dell'esistenza, devoluti a deleterie abitudini. Maniacali ossessioni trasformano l'ambiente in una perenne minaccia per la propria esistenza, eppure gli schiavi delle abitudini continuano a vedere solo quanto conoscono, e a ignorare il prossimo sconosciuto o invisibile. Si pulisce la parola dimenticandosi del significato. Si pulisce l'abito dimenticandosi della parvenza. Si ripete il tutto molte volte e lo si insegna con forte determinazione agli altri, soprattutto a chi si ha più a cuore, nella presunzione di fare qualcosa di buono, ma inconsciamente per non sentirsi soli nel condurre un esercizio che calpestando lo spirito di esplorazione, lascia marciare trionfalmente fra i propri costumi derisione e disprezzo verso chiunque dissenta dal possedere una coscienza schiava di inutili regole, che divorano con voracità l'esiguo tempo che resta da vivere. Le derisioni, palesi o no, pubbliche o private, quando sono frutto di una cattiveria indotta dalla schiavitù culturale dell'agente, fanno molto male perché rappresentano in maniera vivida e inequivocabile la sconfitta dell'arbitrio, la schiavitù cul2


turale della mente umana. Continueranno a manifestarsi, su molte bocche incapaci di smettere fintanto che si perpetuerà il sonno della ragione. Quel male può attraversarci senza ferire, ma lasciando un forte dispiacere, in quanto fa sentire piÚ soli, in un mondo di orgogliosi schiavi, ignari di esserlo.

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Altro Doveva essere altro, e invece è stato altro. C'è sempre dell'altro a pesarci addosso, come le speranze inespresse, o rinfrancarci, come le possibilità negate solo da circostanze avverse. La concentrazione prova a sottomettere un turbinio di presunte priorità, alcune delle quali riescono a guadagnare centralità e clamore, senza il pegno di alcuno sforzo.

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Antagonismo Uno stile personalissimo, legato a una non cultura - che in fondo è sempre una cultura - produceva incantevoli percezioni. L'antagonismo non può essere una scelta, ma una forma di resistenza all'alienazione prodotta nella/dalla società, tanto più evanescente quanto più estesa. Le particolarità solo elementi distintivi da ignorare. L'approccio riferito ad esse è la vera discriminante per giudicare l'affidabilità delle frequentazioni, intese come momenti di crescita e quindi fondamentali dinamiche del benessere individuale. La semplicità nel trattare la complessità consente di prevedere le trappole imposte da chi, con da un piano altro, e con metodi sovrastrutturali, ambisce a farci attribuire centralità a elementi superficiali nel corso della vita. Difesa e reazione conducono a vivere il processo di mutazione costante, che nel cambiamento di stato chimico-fisico che attraversa il nostro essere, ci porta temporaneamente ad essere entità viventi. La condizione di essere vivente è uno stato particolare, che in gran parte dei casi è accompagnata dalla ragione, portatrice di un agire accumulatorio, illusoriamente orientato a perpetrare la condizione vivente attraverso la riproduzione biologica e culturale. La riproduzione biologica proietta nel tempo a venire alcuni caratteri estetici, mentre quella culturale può tramandare desideri e ambizioni di potere, di scoperta, di riproduzione stessa, di illimitatezza che si contraddice perennemente con la natura del tutto. 5


Mentre la trasmissione dei caratteri biologici fra genitori e figli è inevitabile, quella dei caratteri culturali è legata al veicolo dei memi e non è affatto scontata. La cultura è solo una prerogativa illusoria di chi spera di vivere meglio, attraverso un'incondizionata resa ad essa. La parzialità nel preferire caratteri biologici propri rispetto a caratteri di terzi è traslata negli atteggiamenti culturali, costruzioni sociali che difendono e promuovono quanto di biologico è innegabile, sia pur casuale. Limitare la casualità biologica è frutto dell'ambizione di un razionale dominio culturale su una natura tendenzialmente irrazionale, ma in un certo senso prevedibile nella sua evoluzione, più di quanto non accada in ambito culturale. Il caos non è comtemplato dalla razionalità culturale, ma è disordine, viluppo di circostanze la cui pigrizia nel dominarle produce esistenze negative. Le esistenze si tende a credere che possano migliorare addomesticando la casualità, sviluppando la complessità per produrre e riprodurre traiettorie commestibili a entità il cui arbitrio, apparentemente infinito, è in realtà estremamente limitato. Con il ricorso a menzogne culturali si vuol far credere che tutto sia governabile, mediante l'agire la narrazione che colma artificiosamente, con elevati gradi di fantasia, vuoti di potere incolmabili.

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Attese Schiudo le palpebre, il mondo è cosÏ lontano. Resto inerme nel freddo dinamismo che si spegne, ripiegandosi, nel fervido tepore di un'immobile attesa che pare eterna. Piccole piante sagaci, di un verde affievolito, scrutano il cimitero delle attese. Poi lentamente si fa avanti la luce negata, assieme ai suoi frutti, mai visti ma immaginati con il loro inconsueto sapore, in un tempo a venire, incastrato nella comoda attesa che erode la vita, come piante sagaci, di un verde affievolito, che vivono senza tempo in attesa di nulla. Forse scrutano i pensieri di chi pensa a loro, scorgendo una lieta affinità che le riscalda di complicità.

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Azione occupare lo spazio interdetto. immaginare salti improbabili in ambienti inediti. distruggere il piattume delle regole istintive con illuminanti pensieri fastidiosi. non scindere piĂš l'unitarietĂ  degli esseri viventi, distinguere solo il tempo, operando sullo spazio. lasciar perire i discorsi agendo in silenzio. comunicare con gesti logici rispetto al disegno rivelatore del nuovo. azione decisa, noncurante di alcuna limitazione. in assenza di regole, e loro tenutari, ogni ostacolo si supera.

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Cambiamenti La cultura, tanto quella che pervade la nostra mente, quanto quella che combatte da fuori per conquistare il nostro cervello, cambia lentamente al punto da apparire immutabile; noi cambiamo con essa, al punto da non essere più i noi-stessi di ieri. Ciascuno vive una propria, personalissima esperienza, rispetto alla cultura del suo luogo e del suo momento. L'ignoranza delle masse angoscia chi ambisce ad un mondo di pari. Uno strumento potenzialmente rivoluzionario come l'internet - con l'articolo volutamente anteposto, come dovrebbe essere sempre fatto - può essere trasformato da minaccia in opportunità, per chi gode di una forte influenza sulla cultura dominante, a proprio esclusivo beneficio. Al pari dei cambiamenti culturali, anche il potere, qui inteso come nucleo di produzione e controllo dei memi di successo, finalizzati a generazione, mantenimento e accrescimento di benefici economici parziali, ha cambiato forma, ma a ben vedere i divari cronici che si osservano in molti aspetti della società non sono affatto scomparsi. Tali divari, sono stati offuscati dalla convinzione che la forma sia indicativa della sostanza. Oggi si scambiano forme, mentre le sostanze per molti non hanno più alcun valore. Il valore della sostanza è percepito come negativo, qualora dovesse fungere da deterrente all'acquisizione di forme desiderate. L'azione è più dinamica, ma ben inscatolata in strutture predisposte dal potere. Demolire le strutture è un'azione affascinante e rivoluzionaria. Dimensione e contenuto delle strutture, determinano il grado di potere di chi le amministra. Dominare una grande struttura è cruciale per la sopravvivenza del potere. Le relazioni sociali sono 9


impacchettate in un grande format; la presunta sovranità concessa agli attori che lo animano è in realtà limitata da regole precise volte alla difesa dello status quo. Le microculture che si sviluppano in questo ambiente protetto sono dunque prevedibili, dunque previste per rispondere a precisi scopi economici di chi, apparentemente tutore di questa libertà (parziale), ritaglia in maniera subdola cospicui margini di profitto dalle più svariate occasioni, inedite per l'economia tradizionale.

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Carcasse Carcasse di quotidiani locali della domenica mattina, non sono serviti a niente, come i raggi di sole negati per una lettura superficiale delle sventure di periferia condite da modeste vanitĂ  e autocelebrazioni. In quelle insipide letture, il fuoco letale della noia brucia, puntuale e crudele, il proprio tempo.

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Cemento Cemento, ti avvolge e non ti stupisci mai. Illuditi di vedere una foglia verde fra tanto grigio che cresce rigoglioso nella tua staticità espressiva. Sempre così: con cieca fiducia nelle tue convinzioni, vulnerabile al vento dell'inganno e con inquietante costanza estetica superficiale, hai ferito a morte la personalità e questo fatto, che ignori nei dettagli, ti rimpie di orgoglio, numero. Fedele a quanto ti da' forza, illudendoti di mascherare il tuo malessere esistenziale, obbedisci alla regola non scritta che impone la condanna di chi dissente dalla rappresentazione dominante, quella che ti affanni a perseguire. Qualcuno è riuscito a convincerti che i perché feriscono il tuo presunto benessere, così hai smesso di chiederti anche le domande necessarie a comprendere le cause della tua evidente morte intellettuale, che non potrai riconoscere più. Hai offeso ripetutamente il tuo intelletto, il tuo essere umano riposto nei geni che albergano tristi nel tuo corpo, e le aspirazioni di chi avrebbe voluto vedere in te una riscossa, vendicativa di sacrifici a questo punto inutili. Hai sbagliato e continui a sbagliare, perpetrando ripetutamente azioni immature finalizzate a replicare acriticamente quanto ti è quotidianamente somministrato, a un carissimo prezzo che ancora, paradossalmente, consideri un profitto. Sei in vita solo in quanto essere funzionale a un sistema che non comprendi, ma di cui costituisci nutrimento in misura inversamente proporzionale al tuo grado di emancipazione mentale. Pochi sedicenti benefattori ti illudono con misero danaro da essi stampato e mai sudato, concreta testimonianza di un vo12


luttuario benessere materiale elargito in cambio di degradanti ruoli conquistati con affanno e sacrifici, mesti riconoscimenti della presunta conoscenza (mai critica), ipocriti sorrisi e strette di mano e corruzione vestita di cortesia, e tu credi ancora che sia quella l'essenza della vita o, nei momenti di sconforto, che non ci sia via di uscita. Godi della prematura morte della tua ragione, poichĂŠ chi non pensa di sĂŠ non esiste.

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Chiacchericcio A un tratto, quando non sai pi첫 che dire, pensi di vivere una crisi artistica. Elogio del chiacchericcio passato, disprezzo di un naturale silenzio, finalmente vittorioso sui tanto inutili quanto stupefacenti marchingegni mentali.

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Cicli La positività della mente fertilizza il campo delle opportunità fino al punto in cui molte, incluse le migliori, non potendosi cogliere, si lasceranno marcire al suolo, o si vedranno crescere rigogliose in un campo vicino. Questo fenomeno spegnerà il dinamismo mentale, scoraggiando nuove iniziative e spegnendo la fertilità. Per tornare a creare, si dovrà attendere il rigenerarsi di un lieto ciclo, sempre possibile eppure mai scontato.

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Creazione La lotta antisistemica legittima l'esistenza dei sistemi. Il silenzio che segue un increscioso passato consolida il fallimento già maturato. Le occasioni perse e i fallimenti, invece, possono essere le fondamenta di ogni nuovo inizio, mentre l'angoscia per il futuro equivale alla negazione del presente. Una strada immaginaria congiunge idolatria, ammirazione, stima, ignoranza, invidia e disprezzo: percorrerla tutta è controproducente perché i suoi tratti estremi non rispondono alle esigenze proprie. Una personalità viva non riproduce, ma produce, mai dal nulla. Chi cade nella trappola dell'emulazione, invece, è sui tratti estremi della strada immaginaria e dovrebbe invertire la rotta. La produzione è un processo arduo da compiere, ma appaga profondamente, rispondendo alla natura esploratrice e innovatrice dell'essere umano. Gli atavici, assuefatti di cattive culture, surrogano la produzione con la riproduzione, l'innovazione con la creatività, la sostanza con la forma.

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Credenze La ragione non sempre può spiegare tutto, ma trovo arrogante voler giustificare con soluzioni metafisiche tutt'altro che ragionate (e ragionevoli), i vuoti inevitabilmente creati dai nostri limiti. Nel mondo sopravvivono presunte verità fondate sulla convinzione di chi le diffonde. Il fatto che coesistano numerosi e svariati credi religiosi è un paradosso: professare una fede religiosa equivale a mancare di rispetto ad altri esseri umani che professano altre. Se la verità esiste non può che essere una. E' grottesco che alcune confessioni religiose, vicendevolmente in conflitto, siano nati da lievi sfumature interpretative relative a supposte verità, peraltro impossibili da verificate con metodo scientifico. Inoltre: perché in assenza di prove si pretende di sostituire la superstizione al metodo scientifico, ossia la fantasia alla ragione? E' un atteggiamento profondamente falso, grottesco, pericoloso oltre che offensivo per la ragione umana i cui limiti dovrebbero essere sempre rispettati, così come i suoi vuoti di conoscenza che, col tempo, sono colmati dalla fede nella scienza. Siamo esseri viventi al pari di piante e animali, ma il nostro difetto è disporre di una mente critica che costruisce e vive in mondi paralleli, immaginari, nei quali è possibile creare e far sopravvivere, anche per periodi più estesi della nostra esistenza, entità immaginarie alle quali si attribuiscono poteri soprannaturali, presto traslati nella realtà in ogni occasione in cui la scienza non riesce a fornire risposte valide. E' questa la ragione per cui chi lucra sulla base di tali entità e mondi immaginari, pretenda, in nome di una preordinazione superiore, di controllare e circoscrivere la scelta, anche con metodi 17


cruenti che non hanno risparmiato la vita degli scienziati, già in passato tacciati di stregoneria ossia relegati in altri mondi immaginari creati ad hoc per proteggere quelli più profittevoli. Il concetto di divinità riempie quindi artificiosamente i vuoti delle scienze, pertanto i signori dei credi sono fortemente ostili al progredire naturale e incontrollato del ragionamento scientifico, visto (a ragione!) come una grave minaccia per le fortune delle organizzazioni che gestiscono. Molti esseri umani sono assuefatti dal consumo di droghe culturali, a cominciare dalle fedi religiose, per seguire con varie idolatrie nei più svariati campi, spesso definiti con -ismi o -èsimi (luoghi, politica, arti, spettacolo, sport). La dipendenza da tali assuefanti è inversamente proporzionale al grado di fede nella scienza (e parallelamente, al grado di ricchezza economica che permette di accedere alla conoscenza che vale, mentre le credenze fantasione sono spesso a buon mercato se non gratuite). Povertà e disperazione esistenziale tendono a produrre fede in memi fantasiosi, al soldo di speculatori che ne manovrano le sorti. Le religioni, in particolare, sanno speculare sulle disgrazie degli esseri umani pertanto all'aumento di popolazione (cui consegue un generale peggioramento delle condizioni di vita) è legata la loro prosperità. Da qui la generale tendenza a promuovere il proselitismo, condannare l'apostasia e ostacolare qualsivoglia politica di controllo delle nascite. Impedendo, limitando o controllando il progresso scientifico, si rafforzano posizioni di sudditanza (gerarchia autoreferenziata sostenuta da credenze popolari, non certo da prestigio scientifico) e povertà, economica e intellettuale.

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Dentro Nuove, lente e voraci fiamme spingono verso l'accaduto. L'essenza si purifica da frastuoni inutili, mentre il ghiaccio stride a morte. Sgorga l'interiora, mostrandosi innocente e spoglia dell'involucro di noia e consapevolezza che l'aveva avvolta sinora. La luce sarĂ  complice dell'aria, fedele rifugio di particelle.

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Differenze La differenza fra potere e volere è una timida pigrizia mascherata da saggezza. La differenza fra volere e potere è una silente frustrazione, mascherata da capacità intellettiva. La saggezza potrebbe essere dunque considerata come il reciproco della capacità intellettiva. Un individuo saggio, infatti, non si fregerebbe della sua capacità di esplorazione, interpretazione, analisi, in quanto sarebbe già sicuro sul da farsi. Un individuo presumibilmente intelligente, invece, tenderebbe a determinare cosa fare col rischio che, nel tempo, accumulando il frutto delle sue scoperte, andrebbe a costruire un bagaglio di saggezza che lo renderebbe sicuro e pigro nel cercare risposte che presume già di possedere. La saggezza quindi spegne l'intelligenza. I grandi saggi non riflettono, ma rispondono e se aspettano prima di rispondere è solo perché cercano le risposte nelle proprie conoscenze già sedimentate, senza crearne di nuove. Chi fa quel che può, senza ambire a nulla, non si dimostra né saggio né intelligente.

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Diritto Per le strade c'è alienazione, la si percepisce attraverso i volti invecchiati dei giovani, inconsapevoli di vivere in un lager a cielo aperto. E i più anziani, consumati, dai 30 in su, nell'utopica speranza di riciclare i propri destini, vivono l'abbandono alle regole che odiano eppure difendono quali unici baluardi dell'appartenenza a una comunità di ordine superiore ai propri immediati affetti. Senza quelle regole, la guerra tribale, eternamente combattuta all'ombra dell'ipocrisia legalitaria, non sarebbe più un tabù. Per le strade non si sentono odori di cibo. Questi emergono solo in alcune isole spaziotemporali, e sono falsi, perché scimmiottano un'autenticità preconfezionata e resa privato privilegio di pochi fortunati occupanti di carceri d'oro, foraggiati da noia, fuffa e paura, spesso ereditate insieme alle loro cause. Per le strade non si vedono sorrisi spontanei e sinceri che non siano generati da elementi culturali. I sorrisi sono spesso futili distrazioni circoscritte, talvolta tristi parodie della propria condizione o segni di un linguaggio non verbale ipocrita non meno di quello udito. Il diritto resta un giardino della schiavitù, mentale innanzitutto, alla quale non si riesce a immaginare un'alternativa. La schiavitù prodotta dal diritto è un morbo dell'umanità, la cui regola fondamentale assicura che non possa mai estinguersi. La schiavitù è perennemente in trasformazione e diffusione e per le strade, qualcuno, crede illusoriamente di essere immune al suo giogo.

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Eco Quanta tristezza nel via vai di un eco perduto. Ronde di norme e margini mollicci, complementari alle bocche cucite, assistono distratti.

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Epica Rapidamente si torna a vivere, rievocando trascorsi mitici. L'epica però, ogni volta di più, si consuma in un piccolo mare di attributi che, ironicamente, riempiono i minuti circostanti, quei minuti vissuti rapidamente. Si cerca altro, si cerca qualcosa che duri, nella fisicità di uno sguardo profondo, sincero, leggero e allegro. Certi sorrisi che avvolgono la quotidianità, invece, mascherano terrore, tristezza, falsità, banalità. Il desiderio vuole trasmettere l'amore perso, quell'amore che riaffiora da un tepore lontano e dopo tanti stravolgimenti ancora resiste, dignitosamente. Le responsabilità dell'oggi restano relegate all'amore taciuto di altre persone. La contemporaneità distrugge, il futuro incrimina, il passato addormenta.

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Estetica L'estetica annienta la razionalitĂ , drasticamente. Inattesa, con garbo, irrompe naturalmente. La forma diventa sostanza che scuote la mente. Passato e futuro, per un istante, si mescolano nel presente.

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Fallimenti I fallimenti di mercato sono un toccasana in quanto rigenerano, nella misura in cui il fallito è tenace (e capace). Il concetto di accumulo, di cui i fallimenti sono nemici terribili, è radicato nella cultura al punto da crederlo un istinto umano innato, eppure gli esseri viventi non umani, naturalmente, non lasciano la propria casa ai figli, ma la abbandonano a chiunque verrà, quando il loro corpo è stanco di vivere. Auguriamoci ancora più fallimenti di mercato.

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Foraggio Arrivano da numerosi luoghi, ma vivono la città in parte come luogo di detenzione, in parte come luogo turistico, di quel turismo spicciolo che si può costruire nelle poche ore disponibili quando si visita un luogo per rispondere a esigenze decise od organizzate da altri. Durante le poche ore libere, asseriscono con toni orgogliosi e turbati di non avere tempo per fare altro, eternamente presi dal proprio lavoro, visto come un tesoro da proteggere. Il lavoro diviene foraggio di bestie che, in ossequio al proprio dettato genetico, e costretto dalle infezioni culturali che dettano le modalità di somministrazione, sognano solo di replicarsi, mettendo definitivamente a rischio la propria risicata, marginale porzione di pace, al crepuscolo delle possibilità.

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Fuori Ed eccoli gli altri che scrivono e scrivono e scrivono e lasciano andare e forse rivedono lampi saltare e su e giÚ e notte e giorno e niente intorno. Si lasciano dire dal fato perverso che cosa risplende e cos'altro è immerso in tenebri nubi che avvolgono l'onda di un lento appassire del mondo che esonda. Parole che brillano lucciche e ostili al quieto rivolgere di neri febbrili prodotti da un trucco che serve a svegliare la mente ferita da troppo pensare. Un colpo di spugna nel mentre ricoglie la gelida luna che attarda le doglie e spegne la flebile luce cadente da un arco montano ferito e piangente. Il circolo è chiuso e presto riparte per nuove avventure che offendono l'arte la quale si ostina a vivere altrove per ridere immune da un falso clamore.

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Futilità L'acqua che scorreva generosa nelle tazze del cesso era più o meno la stessa ovunque, a differenza del voluttuario che la circondava. Il distacco, le tensioni e gli sprechi disegnavano un ambiente mai vissuto ma già immaginato, senza scomodare alcun déjà vu. La realtà degradava le peggiori fantasie, ma resisteva in essa la coercizione di una silente grazia estetica che vitalizzava cromaticamente un ambiente altrimenti grigio e ostile. Era un'estetica moderna, spicciola, moderatamente funzionale e alquanto dispendiosa sebbene vestita di parsimonia. era un'estetica subita, passiva, mai compartecipe di alcun esito, non di rado insulso e scontato, che potesse maturare e consumarsi in essa. L'eco autoreferenziale delle vanità lambiva le propaggini più lontane del pianeta, mascherato da futilità e ipocrisia in linea con lo stile, unico legame gravitazionale di una galassia ormai decadente.

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Futuro Roghi, poli smarriti, temperature e colori sbiaditi. Tecnologia superata che pareva immensa, perchÊ il futuro nella sua rincorsa eterna è sempre una piccola storia che non conosciamo bene e forse non ci riguarda. I suoni muoiono per sempre, ma restano certe immagini vive a riempire i vuoti dell'oggi, traditi da quel futuro di cui non ci importava molto.

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Limitazioni Entrai in silenzio in una stanza con poca luce. C’erano dei colori intorno, ma non bastavano a riscaldare un clima raffreddato qualche giorno prima, quando sorprendentemente un evento ruppe uno stato di quiete forzatamente cercata con l’ignobile arte del rimandare un problema a latere. L’energia antropica impauriva, così costante e diretta, e presto sarebbe stata pretesa anche dal mio povero corpo, per anni pigramente forgiato da presunzioni errate e ora costretto a subire, ancora una volta, un addomesticamento sociale per avere in cambio di che vivere. Con sempre maggiore frequenza hanno fatto irruzione tra i pensieri immagini del passato prossimo, che oggi appare molto lontano. Quel che sembrava vicino ora è diventato un ricordo nostalgico e si vede svanire la possibilità che quello stato si verifichi ancora. Con gli anni sopraggiunge il prezzo delle responsabilità e un senso di solitudine che trasforma i sorrisi in risate molto concise, spesso invlontariamente strappate da prassi culturali, per chi cerca di sentirsi vivo con un senso di appartenenza, o sociali, per chi cerca di sentirsi accettato con un senso di vitalità. Le risate sono tuttavia strattonate dall’immane cinismo della quotidianità che assale gran parte delle persone che riempiono spazi e tempi, così la sofferenza appare un atto dovuto al punto che alcuni pazzi la elogiano, rendendola trofeo di uno stile di vita sobrio, banale, triste, l’esatto opposto di chi si illude che esista la felicità eterna. Si prova una forte complicità con chi è costretto a vivere in maniera addomesticata, pagando il prezzo delle svogliatezze altrui, presto vendicate su poveri ignari malcapitati. Molte persone si rinchiudono nel privato perché non hanno ambizioni pubbliche, e fanno del loro piccolo privato, così costretto dalle circostanze, un triste vanto. Dal weekend al centro commerciale al messaggio di circostanza con la persona che si crede di amare 30


solo perché è vicina per paura di restare sola in un mondo di bestie feroci ed egoiste, le azioni della piccola borghesia sono illusoriamente una rivincita contro le costrizioni di una socialità che in realtà è solo la somma di beceri egoismi incastonati secondo schemi presumibilmente orientati a favorire il bene comune. Evidentemente il bene comune non è mai universale, ma solo un pretesto imposto da chi può comunicare, a prescindere che lo sappia fare bene. La pazzia resta l'unico raggio vitale in un clima di tenebrosa razionalità.

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Linguaggio Il linguaggio non è la condizione, ma solo una cornice. Esso trasforma il metodo, ma non sempre snatura l'obiettivo. Da una casuale considerazione, è possibile provare a comprendere l'essenza di un'azione, anche quando questa risulta insostenibile a causa dalle restrizioni dettate da tempi e spazi che si è costretti a vivere. Sarebbe stato comunque insostenibile andare oltre, con qualsiasi configurazione spazio-temporale adottata, perché quando si insegue la conoscenza delle ragioni di una condizione impossibile si finisce in un tragico loop senza fine.

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Localizzazioni Le circostanze non sono mai del tutto fortuite. I percorsi sarebbero limpidi se non fossero annebbiati dalla cultura. Come i cani che pisciano in strada, anche quando costretti entro un raggio d'azione limitato dall'egoismo di chi si arroga immeritatamente il diritto di definirsi loro padrone. Dopo una breve e attenta ricerca, i cani localizzano sempre un sito da innaffiare con il loro acido urico. La medesima operazione risulta difficile a molti esseri umani, i quali hanno solo due opzioni: pisciare senza pensarci al primo posto utile o trattenersi (per ragioni evidentemente culturali) - e non parliamo delle donne... Nella prima ipotesi, non c'è alcuna considerazione sensoriale del luogo prescelto: vince il caso. Gli umani, il territorio preferiscono marcarlo con la cultura, il piÚ delle volte una sua riproduzione abbozzata piuttosto che una rigenerazione meditata.

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Luci Luci spente accendono tiepidi ossimori fotonici.

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Margini Erano affari di modesta entitĂ . Emozioni minori, specialitĂ  di periferia, agonia maturata nel quieto rodersi lento e veloce, vorace e silenzioso. Sfascismo, azione perpetrata nella propria storia a margine di un insuccesso, o di un ammutinamento. Gli abbandoni sono possibile fonte di prossime novitĂ . Dinamismo vitale, sebbene virtuale, in un microclima artificiale, e habitat costruito da certa cultura preordinata, inviolabile, lentamente modificabile solo in pochi aspetti irrilevanti della sua facciata. Facile esercizio, lo sfascismo, verso i propri pensieri: distruggere per ricostruire, uccidere per rinascere. Ciclo ripetuto con sfumature lenitive di marca meramente esperenziale, non sempre vantaggiosa.

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Medaglie Diritti e doveri sono due facce della stessa medaglia: maggiori diritti corrispondono a maggiori doveri. La medaglia rappresenta la stabilità del potere costituito che attribuisce accezioni negative a parole come rivoluzione o sovversione. Anche insurrezione è una parola temuta, criminalizzata e condannata, sebbene sia un effetto generato da un'eccessiva sperequazione, soprattutto quando il fenomeno da essa rappresentato è in fase crescente.

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Memi La memetica, in quanto scienza, (ancora) non esiste. I memi invece sì, sebbene nella loro natura di elementi mentali, sinao costituiti esclusivamente da materiale mentale, dunque astratto, impalpabile, a qualsivoglia scala o dimensione. I memi possono solo essere addomesticati a distanza ricorrendo a complessi normativi fragili e mutevoli. Esistono privilegi e posizioni dominanti ma non diritti inviolabili nè acquisiti. Più in generale, rispetto ai memi, non esistono diritti nè doveri, ma solo opportunità mobili e mutevoli. Il territorio memetico è inevitabilmente caotico in quanto il suo cambiamento di stato è influenzato dagli effetti prodotti da numerosi veicoli memetici, costantemente mutevoli e parzialmente indipendenti (le nostre menti ma anche tutti gli altri supporti compreso questo). L'imprevedibilità previsionale dei cambiamenti di stato del territorio memetico cresce in proporzione al numero di influenzatori presenti (veicoli attivi come le menti e passivi come un libro), ponderato al grado di influenza individuale definito da regole o circostanze particolari (si pensi a gerarchie di ogni tipo).

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Memoria La memoria ci accoglie, prodiga di fatti da ricordare, e scompare quando serve, perchĂŠ adora farsi aspettare, e talvolta dimentica gli appuntamenti, nonostante solleciti che cadono nell'oblio.

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Normale OstilitĂ , sregolatezza, impulsivutĂ , incostanza, impazienza e poi distrazioni facili, prudenza, rabbia, noncuranza, abbandono. 24 ore di vita in meno e 3600 minuti in piĂš. Anche questa sembra una giornata assolutamente normale.

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Notte La notte è un vizio che non può mancare ai suoi occhi, stanchi ma appagati della pace che non trova in nessun altro momento della giornata. Una vita sino ad oggi percorsa d'un fiato, su percorsi disegnati da altri, è stata finalmente ripresa in pugno al calar della notte, quando improvvisamente è comparsa un'energia inedita ad accompagnare la voglia di crescere che ora non è più un luogo comune. E' il giorno, a tacer d'altro, un luogo comune, affollato di presenze che proseguono su percorsi disegnati da altri. Il giorno è una rete i cui nodi non sono quasi mai arbitri del proprio destino, ma schiavi di una collocazione che molto spesso è difficile alterare. La notte invece, vissuta come gli riusciva da un po' di tempo, era una sfida vinta contro la necessità fisiologica di dormire e il desiderio non sempre appagato di sognare. Partiva con un caffé intorno alle 21, quando gli altri si accomodavano sul sofà a vedere la tv oppure optavano per altre frivolezze culturali. Le condizioni meteorologiche non invogliavano che pochi spiriti liberi a uscire dalle gabbie urbane, per poi rientrare dopo aver pisciato un po' di alcool nei cessi di qualche gabiotto pubblico, dove la gente, a pezzi, si ritrovava per disseminare e raccogliere involontariamente memi o sperare di porre le basi per la riproduzione dei geni. Lui preferiva le luci della notte più profonda, per evitare di subire minacce culturali, preservando qunto più possibile la propria identità affannosamente costruita ammucchiando memi ed esperienze molto distanti fra loro. 40


La migliore arma contro la contaminazione culturale non gradita o non utile è sempre stata la forza d'animo che evidentemente viene meno quando la vita è disturbata dal dire o dal fare di individui viziati da eccessivo edonismo. Anziché far paura, questi individui guadagnano ammirazione per i loro successi, talvolta illusori. Le condizioni illusorie tuttavia non sono un freno ai convincimenti, cosicché le persone viziate da edonismo, anche coloro che falliscono nel loro intento, attraggono a sè individui che si riempiono di debolezze, rendendosi vulnerabiili a memi inutili o dannosi. L'erba cattiva non muore mai, proprio perché paradossalmente piace quindi la si riproduce, come si può. Lui sfuggiva e questo non lo preservava certo da rischi. Il primo era l'esclusione. L'erba cattiva si rivela da subito velenosa a chi non la innaffia, mentre ai suoi affezionati concede vilmente vitali tregue. Pur evitandola, l'erba cattiva cresce dovunque, al punto da rendere difficile evitarne il contatto che per molti, prima o poi, avviene, irrimediabilmente.

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Parole Le parole misurano l'estroversione (o il suo contrario) e sono solo mezzi, talvolta testimoni di una misteriosa partogenesi che nasconde autentici archetipi del pensiero. Le parole mascherano abilmente le debolezze di chi le esprime, oppure le ornano di lustro. Adoperandole con destrezza, possono favorire un'estensione della propria agonia, caricandola di un senso di vergogna che esploderĂ  in modo tanto piĂš irruento quanto piĂš tardivo.

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Partiti Lo sguardo perso evocava egoismi parziali. Vigile, si riprese allorquando ad esso fu contrapposto il pesante dazio dell'attenzione. Barcollava il simbolo, ultimo residuo di un'epoca mitica, mai esistita ma solo sognata in varietĂ  molto personali. La speranza di un tempo diveniva reliquia viva, un fantoccio ideologico in eterna agonia, perchĂŠ la regola della sopravvivenza, ordita da ingordi tenutari inamovibili, non concedeva spazi alla morte, impedendo quindi anche la venuta del tempo delle risurrezioni. Lo spazio era continuamente eroso da onde di merda che, attraverso lievi mutazioni formali, conquistavano nuove porzioni di territorio friabile di nuove terre, destinate a mescolarsi e diventare un solido guano corrosivo della dignitĂ  umana.

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Parzialità Flashback emozionali verranno ancora, premio banale allegato al rotocalco delle facili emozioni, acquistato per lenire la noia e illudersi di poter crescere rubando un bottino svenduto al peggior offerente. Cosicché, in sintonia con le pagine di cultura del rotocalco, si esaltano le rispettive suole plasticose di calzature pornografiche, immeritate dinanzi a una profonda disonestà che illude il cervello ma non più il resto del corpo. E chi legge si chiede se un tu sia riferito alla sua persona o ad altre persone oppure sia impersonale, quindi forse riferito alla sua anima, ammesso che la sua persona ammetta l’invadente compresenza di un’anima in un gioco di pari che misticizzi un fisico cambiamento di stato, presumendo che l’anima viva in eterno. Ma pur credendo che un’anima viva in eterno, spesso non ci si chiede se essa viva da sempre. L’eternità a venire è altro rispetto a quella che si dirige nell’opposto senso temporale. Perché il tempo ha due sensi oltre allo stato istantaneo che essendo per sua natura impercettibile sfugge allo stesso tempo che è mobile. L’istante è statico e rappresenta meglio lo spazio, che non è duale bensì multiversale, ma non conosce movimento. E’ un tappeto sul quale far camminare il tempo, che non ha velocità, né ragioni per fermarsi o per cambiare direzione, poiché non esiste. Il tempo è la ragione che diamo al cambiamento di stato, nostro e di quanto ci circonda, ma non esiste, non è tangibile neppure se volessimo declassarlo alla consistenza dello spazio cosmico. L’istante è antiestetico e non ci appartiene. L'estetica è una caratteristica culturale dunque umana. Anche in uno stato di apparente staticità, siamo esseri in costante movimento, perché la nostra essenza fisica è in costante movimento. Questo accade ad 44


ogni scala: tutto cambia, intraprendendo un percorso per molti versi caotico, dal destino incerto; per altri previsto, comunque irreversibile. L’istante si può cogliere ma perde qualsiasi legame con la sua realtà. Una fotografia è monca del suono. Se pure dell'istante che rappresenta volessimo coglierne il suono, verrebbe fuori un’infinitesima parte di onda sonora - o di silenzio - che da sola non direbbe nulla, per qualunque esperienza auditiva che provi mai a coglierla. E così il profumo, pur potendolo riprodurre verrebbe meno il suo modificarsi, nel tempo. Il tempo è un falso strumento che giustifica la mobilità delle cose, immobili in tutto, anche nella dinamica delle proprie particelle costituenti, ma in un solo istante, impossibile da cogliere nella sua interezza. E' lo spazio la concretezza di ogni istante, impossibile da cogliere interamente nella sua dinamicità. Le convenzioni temporali, data l'artificialità di quanto tendono a scandire, sono facili da modellare a seconda delle caratteristiche fisiche a cui, attraverso significanti numerici o verbali ai primi correlati, si attribuiscono significati culturali, spesso con finalità economiche, come nel caso dei geneatliaci.

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Percorsi Tutto dev'essere perfetto, ma una condizione costantemente perfetta è irraggiungibile. La sua condizione teorica è immutabile, mentre quella pratica muta senza soluzione di continuità, forgiata dall'ambiente. I percorsi che conducono ad essa, quindi, saranno differenti, laddove non interrotti da circostanze endogene o esogene. Le persone sono fattori perturbanti tali percorsi, tanto nel ruolo di guide che in quello di distrazioni.

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Prassi Persiste la catena di montaggio di temporanee attrazioni, colte per colmare ciclicità temporali altrimenti apparentemente spoglie, mentre corrono, nelle proprie carrozze inespugnabili e veloci, che lasciano polvere, rughe e l'ombra di qualche miliardo di calorie in un cervello sempre piÚ stanco e colmo di flashback. Una cultura indefinibile esaltava talune caratteristiche fisiche, rese ambiziose mete. In tutto ciò, la musica aiutava a coltivare l'adrenalina presto esaurita per rinascere in una nuova stagione. Prassi sociali, cibo usuale di culture da raccontare a se' stessi, per testimoniarne l'esistenza, diffondendole sottobanco, senza neppure la certezza che si guadagni qualcosa.

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Presunzioni Diamo per scontate verità riferite a fatti che non conosciamo, talvolta frutto di supposizioni altrui. L'arte di discernere il mito dal fatto non è padronanza di molti, ma solo di chi ama esplorare con la convinzione di non giungere mai ad alcuna convinzione. La natura umana ha generato la mente, generatrice di un affascinante ciclo ricorsivo senza soluzione di continuità (a meno che non si intervenga artificiosamente con verità costruite per fermare il tragico loop senza fine). La mente consente a un essere di porsi domande sul suo essere. Il grado di abilità della mente non è misurato dalla capacità di risposta, ma solo da quella di domanda. Più è grande la domanda più lontana sarà la risposta. Nel percorso teso a raggiungere una risposta si incontrano scogli rappresentati da ulteriori domande che si possono superare agevolemente per mezzo di risposte fantasiose fondate su presunzioni, oppure prendendo in prestito (e talvolta facendo proprie) presunzioni altrui. Le presunzioni altrui non sono sempre frutto di logica, ma di immaginazione, una stortura mentale che affascina in quanto consente di costruire scenari e conquistare spazi e tempi senza sforzo alcuno. Il potere dell'immaginazione deve misurarsi con l'abbandono all'ammissione di fatti, reali o presunti, nella nella misura sia consolidata la loro autorevolezza, legata alla condivisione sociale. Purtroppo, la veridicità di un fatto non si lega all'autorevolezza goduta da chi lo riproduce, ma al numero di riproduzioni, tant'è che grandi soluzioni logiche sono spesso ignorate per via dell'esis48


tenza di spiegazioni illogiche ma generalmente accettate da menti pigre. La presunzione di alcuni fatti lascia prevedere gli esiti. Ammetterli senza dubbio alcuno è un atto di masochismo intellettuale.

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Prossimo Il prossimo era un vezzo superfluo. I linguaggi dell'oggi parevano vieppi첫 traslati mestamente sui binari di qualche decennio fa e puzzavano di un moderno esautorato delle sue grandi speranze, della sua routine e della veste attraente il cui inganno appare oggi, finalmente, svelato.

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Recinti Quanta tristezza lungo le strade di certi villaggi dell'entroterra, gialli di sole, modesti e banali, inconsapevolmente superflui. La loro gente vaga entro recinti fuori dai quali si aggirano i mostri delle coscienze, bislacche e crudeli, feconde e bugiarde.

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Regresso L'aumento di trogloditi è il risultato taciuto ma pianificato attraverso una precisa strategia del governo (mero braccio operativo dell'oligarchia finanziaria) volta all'annientamento dell'arbitrio individuale e collettivo che, grazie allo strumento della 'democrazia rappresentativa' - la quale è paradossalmente ritenuta dalle sue vittime un valore da difendere - consente la riproduzione del potere costituito caratterizzato da altissima sperequazione economica, crudeltà umana, cinismo ed egoismo e, non ultime, insostenibilità ambientale ed economica (dunque politica e sociale). In tale contesto, il suffraggio universale resta il più grande ostacolo al progresso della civiltà umana (e nel contempo il più grande strumento in favore del suo regresso).

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Residuo Quando ritrovi il tempo stagionale rivedi i meandri spiacevoli di quel che, dopo averlo vissuto, è divenuto un lieto miraggio dipinto dalla nostalgia. Il residuo esperenziale del vissuto non dice nulla a priori sul passato rivissuto, ma cade roboante, talvolta caotico e ambiguo, quando giunge il suo momento.

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Risulta I recinti, costruiti nella mente col materiale di risulta della propria vita, difendono tenacemente i pregiudizi coltivati in essi, annaffiati con l'invidia che li spinge a desiderare il mondo di fuori, sconosciuto e disprezzato per autocompiacimento.

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Risultati La motivazione è un sentire interiore che si riflette sull'esterno. L'ambizione riguarda l'esterno, ma i suoi effetti afferiscono all'interno di un individuo. Motivazione e ambizione sono quindi due misure fondamentali per la determinazione dei risultati delle azioni individuali (e indirettamente, in alcuni casi, collettive), vicendevolmente condizionate, sebbene concettualmente opposte.

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Ritorni Candida è l'attesa, mentre tutto è ordinato dalla luce gialla che accarezza l'ombra delle cose della stanza, luogo di rumorose ansie e profondi sensi di colpa. I passi di fuori segnano il tempo, che qui illude d'essere preoccupazione d'altri. Presto sarà ora di spegnere la luce, per accorgersi che il tempo torna. Quello di fuori che presto inonderà ancora d'ansie, il candore appena riconquistato della stanza.

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Roma Città di linee diagonali, spigoli pesanti e grate. Alternanza di vastità e costrizione. Città cotta e calpestata in cui la contemporaneità si mostra posticcia. Città di sudditi e principi, legati da un falso rispetto, vicendevolmente conveniente, che anima un sottobosco di cruda violenza, spesso taciuta a causa dell'assuefazione verso prassi e destini cementati dal tempo. Città di una lentezza apparente che in realtà corre veloce, bruciando le tappe e consumando gli spazi di vita. Malcostume e atavismo ispirati da un'eterna memoria frutto di grandiose crudeltà, archetipo delle moderne inciviltà, e fomentati da una crescente costrizione di spazi, tempi, diritti e opportunità, in un recinto di usi, costumi e leggi parziali che proteggono le nicchie di pace, esclusive e inestirpabili. Cittadina infinita, galassia di abusi edilizi di ogni tempo e fiera di segrete speranze incompiute, emerse come un lungo flash nei magnifici tramonti, al crepuscolo della sera, quando ormai è troppo tardi per concretizzarle. E poi i ricordi, solo ricordi: nostalgie calpestate, rotte come le strade ma pur sempre lì, certe e inamovibili.

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Scandali Sono intimamente intollerante verso chiunque si scandalizzi. Una mente aperta non dovrebbe scandalizzarsi davanti a nulla, ma ammettere con disinteresse la coesistenza di memi eventualmente avversi ai propri. Invece, chi si scandalizza soffre di partigianeria culturale e, non di rado, gode di una privilegiata posizione economica (dacché sociale in un contesto in cui la libertà è proporzionale alle risorse economiche). Il perbenismo è un rifugio dalla presunzione degli "scandalizzati", perennemente convinti di essere dalla parte del giusto, mettendo in luce un'evidente limitazione mentale mascherata da apertura anche quando paradossalmente deride/denigra/esclude il pensiero avverso, consapevole o meno che sia. Il perbenismo è dunque uno strumento di difesa e la difesa è un atteggiamento dei deboli. Le persone forti non si difendono, ma attaccano, confortate dalla propria natura. Le ferme condanne sono gesti deprecabili e spesso si limitano a un gesto automatico di approvazione (o disapprovazione) di taluni segni visualizzati da un certo numero di utenze su piattaforme digitali. Anche la condanna delle condanne, paradossalmente, è una condanna, eppure credo che sia meglio condannare il censore, chiunque esso sia, piuttosto che, con ignavia mascherata da libertà, lasciarlo portare a termine la sua opera potenzialmente infinita di aggiustamento dell'evoluzione memetica, attraverso la costante ed indiscussa soppressione di memi (e talvolta loro veicoli). 58


La diversità di cui siamo frutto costituisce la caotica ricchezza culturale della nostra circoscritta e casuale esistenza. Ogni mente ha dei limiti, ma è meglio che valgano sempre i propri piuttosto che quelli di altri.

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Scarpe Tutte le persone sono parte della storia. Sarebbe straordinario osservare da vicino quello che fanno e dicono e pensano senza essere notati. Varrebbe l'esperienza di un'altra vita, immacolata dalla nostra influenza, che nel confronto sporca l'altro e torna in parte mediata da filtri che non ci appartengono. Ci sono essenze e filtri. I filtri sono il frutto di processi esogeni collettivi interiorizzati mediante meccanismi di replicazione contagiosa, mentre le essenze sono i veri volti della mente, mai candidi a meno che non siamo di fronte a situazioni temporanee o permanenti di distacco della coscienza. Le essenze sono come le scarpe, che dovrebbero riassumere le aspettative di chi le indossa. A volte si è costretti ad indossare scarpe scomode o poco inclini alla nostra personalità per poter attraversare i filtri della mente (nostra, riflesso di quella altrui); altre volte pur essendo liberi di esprimerci, perchÊ ignoriamo volontariamente o no i filtri, o perchÊ non è necessario tenerne conto, non troviamo quello che intimamente vorremmo per soddisfare la nostra essenza; altre volte, infine, si preferisce andare scalzi.

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Schiavi C'è chi riesce a evitare di ridere per nulla, tenendo accesa la luce sullo stato delle cose. Lo sforzo di un'inutile risata è evitato da chi non cade nella trappola delle false felicità, frutto di persuasione temporanea, flash di apparente benessere nella melma rappresentata da una condizione di perenne schiavitù mentale. Il corso della storia non si ferma e le sue vicende peggiori sono causate dalla debolezza delle menti della maggior parte degli esseri umani. Tutti gli esseri viventi hanno il tempo contato. Prima o poi, la carne inerme del corpo, in stato di decomposizione, sarà divorata e digerita da altri esseri viventi in qualche periferica tomba, mentre fuori altri esseri - temporaneamente viventi - continueranno a preoccuparsi di futilità. Il cambiamento di stato è quello che molti temono maggiormente, principalmente perché non sarà più possibile esercitare il proprio potere di replicazione culturale. Le menti schiave, pur assenti sono la maggioranza e godono di pari diritti rispetto a chi sa emanciparsi attraverso il proprio pensiero (a prescindere da livello e contenuto). Per abili manipolatori di menti è quindi facile garantirsi il controllo sociale attraverso un meccanismo chiamato democrazia, nella quale sono irrilevanti le menti pensanti, perennemente in minoranza, e i i cosiddetti pazzi, ossia le vere persone libere dalla ogni forma di schiavitù mentale se non le proprie ossessioni, per questo identificate e segregate, private di ogni diritto, escluse dalla vita sociale, civile, politica dai veri schiavi, inconsapevoli replicatori di regole altrui. Quando le regole limitano il pensiero, la società che se ne è dotata è destinata al fallimento. 61


La povertà intellettiva rinfranca chi ancora sa pensare con la propria testa, in tutto o in parte immune da schiavitù culturali. Eppure, chi è scevrò da schiavitù culturale vive una condizione di isolamento.

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Servi Quando la frustrazione ricorsiva di una condizione coercitivamente subordinata produce il paradosso di un'orgogliosa obbedienza, la conseguente viltĂ  che decora l'intera esistenza generalmente indossa una divisa, una tonaca o l'abito di un utile nemico immaginario.

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Simulazioni Zapping sociale: è necessario quando sui volti conquistati compaiono anzitempo i titoli di coda, o si scopre che si tratta solo di banali consigli per gli acquisti intervallati da alcuni dati anagrafici, talvolta falsati. Assuefatti o indipendenti che siano, è raro il piacere di concedersi un'esplorazione senza soluzione di continuità. Le propaggini dei volti sono liete distrazioni, spesso unici fattori di attrazione temporanea che invitano a simulare episodi di diffusione genetica, in un lieto e breve incontro fra natura e cultura.

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Soci La qualità delle relazioni sociali a scopo professionale si può misurare attraverso tre caratteristiche fondamentali: capacità, affidabilità e costanza. Ulteriori caratteristiche sono specifiche al settore e al ruolo svolto.

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Sprechi L'energia sprecata per una cieca battaglia d'orgoglio ha già dissipato il suo carbone lungo la strada del patibolo. Ogni colloquio futile è potenzialmente letale in assenza di grazia e cordialità. E' bene spegnere le sue fiamme, prima che divampino con risultati compromettenti, alimentate dall'ostenzazione di conoscenza, una grave debolezza della specie umana. La forza risiede nel silenzio, che profuma di rinascita.

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Staffetta Traiettorie e inerzia arrestano il pensiero, e ogni tentativo di oltraggio fisico e mentale è punito dalla ragione collettiva, addomesticata dal risicato numero di menti libere e crudeli che, istintivamente, accumulano benessere durante il loro cammino, passando la staffetta del potere ai propri simili, perlopiÚ consanguinei.

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Stratagemmi Rincorrere disperatamente vecchi sbagli, perchĂŠ il tempo li ha ricoperti di illusorio candore. Lamentarsi per errori ben noti, invece che rantolare per cause sconosciute. Sconfiggere ogni auspicata speranza, facendo del passato un mostro perennemente in agguato. Sono tutti rapidi stratagemmi per suicidare la felicitĂ .

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Superficie Certo ridente gracchiare rasenta la morte dell'individuo. Spoglio della consapevolezza del proprio io, si bada a relazioni superficiali: solo cultura che assuefacendo implode.

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Tempo Tempo, dove sei? Eternamente nascosto nei ricordi che testardi riaffiorano, smarrendoci, con imbarazzo mai sopito, o nella rabbia che si riaccende, o dietro la nostalgia che corrode un attimo del nostro presente.

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Temporanei Ti mettono al mondo e cominci a obbedire alla missione genetica che, trasformandoti, condurrà a un cambiamento di stato dopo un certo tempo, la cui durata esatta è imprevedibile, ma circoscritta. Una massa di molecole prese in prestito dall’universo e rilasciate ad esso prima o poi, andrà a costituire una strana e particolare conformazione che si muoverà autonomente, e nell’arco della sua esistenza vitale riuscirà persino a immaginare mondi inesistenti, popolati da entità altrettanto immaginarie ma generate da elementi della realtà. Con il fine ultimo di garantirsi i mezzi per la sussistenza nell’arco temporale della condizione vitale, questa mutante conformazione di particelle autodefinitasi individuo, talvolta tende a credersi – o anche solo a dimostrarsi – superiore ai propri limiti e ai propri simili, cominciando a stabilire relazioni di dominanza o sudditanza rispetto ad altre conformazioni di particelle, talvolta scomparse, oltre che con le fantasie da queste generate.

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Tifosi La condizione di tifoso, al pari di quella di fedele, rappresenta un triste esempio di una forma di dipendenza culturale, talvolta leggera, disinteressata e giustificata solo dalla paura di essere esclusi dal gregge; altre volte militante, al punto da farla divenire priorità assoluta, piÚ della propria vita fisica e mentale. Giustificato da ragioni geografiche, affettive o addirittura casuali, l'individuo si annulla, diventando insignificante parte di massa che, al posto di ricevere una ricompensa per il suo gesto, paradossalmente si spinge a pagare un onere materiale e figurativo, dimostrando inequivocabilmente la propria impotenza intellettuale. L'unica ragione che giustifica tali scelte è chiamata "fede", un fenomeno ritenuto inspiegabile (definito come un mistero e un dono, da alcune organizzazioni religiose), in quanto assolutamente impossibile da verificare. Masse costituite da elementi privati dell'arbitrio, che mai lasceranno traccia nella storia dell'umanità, devolveranno una buona parte del loro tempo libero dalla schiavitÚ del lavoro, assumendo supinamente i periodici eventi sportivi, e lasciandosi anche assorbire dal corollario di imprese che, parallelamente agli agoni competitivi, lucrano spudoratamente sulle insanabili dipendenze mentali.

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Totalizzazioni Ci sono momenti in cui si ambisce a rinunciare a ogni sfaccettatura particolare. Si generalizza, codificando uniformemente e sognando un sistema unificante, totalizzante, che annulli qualsiasi diversità. Niente numeri nè operatori, nessun calcolo di utilità per nessun individuo: eliminazione immediata di chiunque provi ad oltraggiare la sacralità del totale annullamento di ragione e qualsivoglia consapevolezza, definitiva ed irreversibile. Le nostre attrazioni invece sono frutto della diversità. Ci innamoriamo della casualità, dacché natura, natura, natura, tollerando cessioni di potenza a un essere immaginato ma in realtà indefinibile quindi inesistente. La natura preda della ragione anche paradossalmente di un'irrazionale ragione - quindi dominata ferocemente, sottomessa, oltraggiata, violentata nella sua presunta casualità, resterà sempre natura.

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Treni Metti quei treni che si spera di prendere perché si dice che passino una sola volta. Spesso non si fermano, sono affollati, non si ha il biglietto – o semplicemente costa troppo da poterselo permettere – oppure si arriva troppo tardi in stazione, o si sale per errore sul treno sbagliato. Chi riesce a salire a bordo sul treno giusto, pagando un costoso biglietto, scopre che il viaggio non è poi così comodo come lo si immaginava. Scopre, inoltre, che le immagini del mondo scorrono rapide mentre il convoglio è in corsa, mentre la vita propria è costretta in un ambiente artificiale, una gabbia di lamiere che conduce al baratro della coscienza e, successivamente, dell'esistenza. Qualcuno che se ne accorge vorrebbe scendere, ma non sa come fare. Aspettare la prossima stazione è una truffa. Le stazioni oggi sono sempre meno, e rappresentano la porta d'ingresso di una gabbia a cielo aperto. Il mondo visto dal finestrino invoglia ad abbandonare il convoglio, ma è altro rispetto a quello conosciuto da un pendolare. E’ una dimensione irraggiungibile dal passeggero costretto a portare a termine il suo viaggio obbligato. E’ un ambiente ostile per i passeggeri nati nella cattività di percorsi prestabiliti. Non resta che buttarsi dal treno, sperando di cadere in quella residuale probabilità di sopravvivenza nell’abbracciare il vuoto dell'ignota terra di mezzo, quella che separa stazioni identiche, ma sempre più distanti.

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Tuono Avanza la freschezza di un tuono improvviso che ha squarciato un cielo ormai densamente plumbeo. Era difficile credere in un temporale in arrivo sino a poco prima. Ora corrono veloci le immagini formicolanti che accompagnano un'anima in piena, componendo una nuova vita nata dal fantoccio di un'altra. La trepidazione per una volta supera la tentazione, il timore vince una disillusa sicurezza. Ci si reinnamora della natura, dopo un abbaglio di cultura, e lentamente la natura riemerge, dopo averla creduta dimenticata. Il cielo torna sereno, pronto ad essere ancora sporcato da cumulonembi di umane fantasie.

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Velluto Velluto liscio, come pelle matura di una ruvidità ancora sconosciuta soleva rigato, come addosso non se ne vede più, sulle gambe di qualche anno addietro. Ha deposto la sua immagine verde o blu dentro ricordi colorati che atteporano un inverno sbiadito, allietato da vite scomparse, in un androne pacifico invaso da discreti neon e finestroni e vecchie lampadine incandescenti. Generosa e morbida l’esistenza, quando tutto scorreva in silenzio e le grida – anche le proprie – lentamente fuggivano lontano per scomparire nei meandri più oscuri del cervello, lasciandosi dietro, come orme sbiadite, il sordo eco della vita di oggi. Oggi che il silenzio stride, resistono pochi flebili istanti di pace a donare qualche amaro sorriso, da nascondere fra moribonde risate.

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Viaggi Conclamare uno stato di decadenza generale è un'ottima scusa per sfogare la pigrizia. Nulla che valga la pena fare o vedere, nulla per cui valga la pena lottare. Nessuna strategia di mantenimento, figurarsi di miglioramento. Decadenza è lo stato di chi sogna una perenne rivoluzione, come un treno sempre in corsa, trainato da una feroce locomotiva antitetica allo stato di abbandono dei passeggeri che salgono e scendono senza mai giungere a destinazione. La destinazione è la fine del viaggio, fine del movimento di idee, consolidamento di certezze. Quando si è a pochi passi dal teaguardo si può cedere e concludere, oppure abbandonarsi con un sorriso, fuori dal treno. Ci sarà sempre un altro vagone da scoprire, se si vorrà, anche se molti passeggeri coveranno il timore di non vedere passare altri convogli e saranno costretti a fare della loro casuale sosta una destinazione definitiva. Anche fosse vera, questa circostanza, non sarebbe un dramma. Si tende a evitare di far di un luogo una destinazione solo perché di esso non si conosce il nome. Così i solchi delle stazioni di arrivo più note sono sempre più usurati e i treni, prima o poi, giungono affollati a destinazione, dopo viaggi scontati.

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Vita La vita è un momento di mediocrità senza arte. Le mani dicono molto, gli occhi altrettanto. Le narici hanno respirato l'aria del tempo. Gli odori e le luci del mattino fuori, all'alba, davanti a un treno, sono stati un punto di partenza. A questi sono seguiti pomeriggi assolati, freddi inverni e solitudini piene di sonno. E poi masse di pagine da leggere e parole da ascoltare, ma un futuro sempre ignoto. Non saranno mai i libri letti a misurare il nostro valore, ma i secondi strappati ringhiando alla noia.

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Volti I volti marcati sfondano pacifiche considerazioni. La durezza delle affinitĂ  biologiche esplode, mostrando lembi di sedimentazioni sfuggenti al dominio individuale. Nelle rughe restano insediate le immagini di luoghi vissuti da generazioni.

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Indice PREMESSA ............................................................................. 1 ABITUDINI............................................................................. 2 ALTRO.................................................................................... 4 ANTAGONISMO ................................................................... 5 ATTESE .................................................................................. 7 AZIONE .................................................................................. 8 CAMBIAMENTI.................................................................... 9 CARCASSE........................................................................... 11 CEMENTO ........................................................................... 12 CHIACCHERICCIO ........................................................... 14 CICLI..................................................................................... 15 CREAZIONE........................................................................ 16 CREDENZE.......................................................................... 17 DENTRO ............................................................................... 19 1


DIFFERENZE ...................................................................... 20 DIRITTO............................................................................... 21 ECO ....................................................................................... 22 EPICA.................................................................................... 23 ESTETICA ............................................................................ 24 FALLIMENTI ...................................................................... 25 FORAGGIO .......................................................................... 26 FUORI ................................................................................... 27 FUTILITÀ............................................................................. 28 FUTURO ............................................................................... 29 LIMITAZIONI ..................................................................... 30 LINGUAGGIO ..................................................................... 32 LOCALIZZAZIONI ............................................................ 33 LUCI ...................................................................................... 34 MARGINI ............................................................................. 35 MEDAGLIE .......................................................................... 36 2


MEMI .................................................................................... 37 MEMORIA ........................................................................... 38 NORMALE ........................................................................... 39 NOTTE .................................................................................. 40 PAROLE ............................................................................... 42 PARTITI ............................................................................... 43 PARZIALITÀ ....................................................................... 44 PERCORSI ........................................................................... 46 PRASSI.................................................................................. 47 PRESUNZIONI .................................................................... 48 PROSSIMO........................................................................... 50 RECINTI ............................................................................... 51 REGRESSO .......................................................................... 52 RESIDUO.............................................................................. 53 RISULTA .............................................................................. 54 RISULTATI .......................................................................... 55 3


RITORNI............................................................................... 56 ROMA ................................................................................... 57 SCANDALI ........................................................................... 58 SCARPE ................................................................................ 60 SCHIAVI ............................................................................... 61 SERVI .................................................................................... 63 SIMULAZIONI .................................................................... 64 SOCI ...................................................................................... 65 SPRECHI .............................................................................. 66 STAFFETTA......................................................................... 67 STRATAGEMMI ................................................................. 68 SUPERFICIE ........................................................................ 69 TEMPO ................................................................................. 70 TEMPORANEI..................................................................... 71 TIFOSI................................................................................... 72 TOTALIZZAZIONI............................................................. 73 4


TRENI ................................................................................... 74 TUONO ................................................................................. 75 VELLUTO............................................................................. 76 VIAGGI ................................................................................. 77 VITA ...................................................................................... 78 VOLTI ................................................................................... 79

Per ulteriori informazioni sull'autore consultare il sito www.paolomargari.it Le fotografie sono pubblicate online su flickr.com/paolomargari Prima edizione: Agosto 2012. 5


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Glossario del Nulla