REM-Anno VII, n.1 del 1 giugno 2016 (Un Delta a misura di MAB)

Page 1

Anno VII, n. 1 del 1 Giugno 2016 | Euro

2,50

8° Edizione

R

assegna ideata e sostenuta da:

COPERTINA REM_14_fronte.indd Tutte le pagine

ENTRATA LIBERA

1896 - 2016

120° ANNIVERSARIO DI FONDAZIONE

Un Delta a misura di MAB

Ediventiun territorio... alla scoperta

Anno VII, n. 1 del 1 Giugno 2016

2016

Un Delta a misura di MAB

In questo numero: Bartolomeo Amidei | Maria Adelaide Avanzo | Natalino Balasso | Emy Bernecoli | Eddi Boschetti | Cristiano Corazzari | Luigi Costato | Diego Crivellari | Stefano Dessì | Roberto Finotello | Paolo Giolo | Mauro Giuriolo | Marco Gottardi | Marica Grego | Andrea Piva | Philippe Pypaert | Elena Samoilenko | Lino Tosini | Danilo Trombin | Marco Veronese Passarella | Giovanni Vianello | Mauro Zennaro |

07/06/16 13:32


REM

Foto di Fabio Causi

4


REM

EDITORIALE

Un numero speciale.................................................................................................................... 7 RUBRICHE

Anno VII, n. 1 del 1 Giugno 2016 Autorizzazione del Tribunale di Rovigo n. 3/2010 del 23/02/2010

Taccuino futile – Natalino Balasso.................................................................................................. 9 Visti da lontano – Marica Grego e Marco Veronese Passarella........................................................ 11 Opzione musica – Emy Bernecoli................................................................................................ 13 Visti da vicino – Elena Samoilenko............................................................................................... 15

Direttore Responsabile: Sandro Marchioro

PROSPETTIVE

e da: Cristiana Cobianco, Martina Fusaro, Nicla Sguotti, Danilo Trombin, Vainer Tugnolo, Francesco Casoni

Che cos’è il Mab...................................................................................................................... 17 Non un premio ma un’occasione. Intervista a Philippe Pypaert.................................................... 21 L’Ente che visse due volte. Intervista a Marco Gottardi.................................................................. 24 IDEE

Affinchè la speranza diventi virtù... Intervista a Bartolomeo Amidei............................................. 29 Una fase nuova per il Delta (e non solo). Intervista a Diego Crivellari......................................... 34 La Regione c’è. Intervista a Cristiano Corazzari............................................................................. 39 La versione di Eddi. Intervista a Eddi Boschetti.............................................................................. 45 Ordinare e coordinare: è in ballo il futuro. Intervista a Lino Tosini............................................. 48 Parola d’ordine: valorizzare (ma senza travisare). Intervista a Luigi Costato............................. 52 Biodiversità, cos’è questa cosa qua - Danilo Trombin................................................................ 55 PRODUZIONI

In principio era la zolla: senza terra non c’è futuro. Intervista a Mauro Giuriolo........................ 60 I vecchi, i giovani e il mare: il futuro nell’acqua. Intervista a Roberto Finotello........................... 65 La filosofia mite del produrre nel Delta. Intervista a Mauro Zennaro............................................ 68 Senza perdere la purezza. Intervista a Maria Adelaide Avanzo.................................................... 71 Bello il film, ma manca il regista. Intervista a Paolo Giolo........................................................... 74 Il rating tutto verde. Intervista a Giovanni Vianello......................................................................... 77 Quando le ciminiere soffiano il cambiamento. Intervista a Stefano Dessì................................... 80 ECO DESIGN WEEK Delta del Po........................................................................................................ 88

Editore: Apogeo Editore REM è fatto da: Sandro Marchioro, Monica Scarpari, Paolo Spinello e Michele Beltramini

Grafica e Impaginazione: Marta Moretto Stampa: Grafiche Nuova Tipografia - Corbola (RO) Tel. 0426.45900 Il responsabile del trattamento dei dati raccolti in banche dati di uso redazionale è il direttore responsabile a cui, presso Paolo Spinello Diffusione Editoriale Via Zandonai, 14 - 45011 Adria (RO) Tel. 347 2350644, ci si può rivolgere per i diritti previsti dal D.Lgs.196/03. Iscrizione al Registro degli operatori di comunicazione (ROC) n.19401 del 14/04/2010. Copyright - Tutti i diritti sono riservati. Nessuna parte della rivista può essere riprodotta in qualsiasi forma o rielaborata con l’uso di sistemi elettronici, o riprodotta, o diffusa, senza l’autorizzazione scritta dell’editore. Manoscritti e foto, anche se non pubblicati, non vengono restituiti. La redazione si è curata di ottenere il copyright delle immagini pubblicate, nel caso in cui ciò non sia stato possibile l’editore è a disposizione degli aventi diritto per regolare eventuali spettanze. REM ringrazia gli autori per la collaborazione e la concessione di foto pubblicate in questo numero. Tali foto sono date in utilizzo gratuito per l’inserimento nella rivista. Tutti gli altri utilizzi sono interdetti, ai sensi della Legge 633/41 e successive modifiche, e ai sensi del Trattato Internazionale di Berna sul Diritto d’Autore. Numero chiuso in redazione il 14/5/16.

STRISCE

- Andrea Piva.................................................................................................................. 102

ISSN 2038-3428

Ci trovi su:

In copertina: foto di Michele Viviani

5



EDITORIALE

UN NUMERO SPECIALE

I

l lettore che ci segue da qualche tempo noterà, in questo numero, un notevole sfasamento rispetto al nostro progetto editoriale originario: per la prima volta dedichiamo un numero intero ad un solo argomento e, soprattutto, per la prima volta ci occuperemo di qualcosa che non è strettamente di ambito culturale. È una scelta, questa, che probabilmente non ripeteremo; ma la questione che affrontiamo è davvero alta ed importante, soprattutto per noi che siamo legati Foto di Fabio Causi ad un territorio e che di questo territorio vogliamo raccontare gli aspetti più interessanti e belli. Ci è sembrato, e continua a sembrarci, che il riconoscimento dell’Unesco, che ha visto il Delta del Po meritevole di essere chiamato “Riserva della biosfera”, costituisca un evento davvero eccezionale per tutto il territorio polesano, che può portare un segno di autentico mutamento (in ambiti anche molto diversi tra loro) in una realtà da sempre considerata bella, ma povera e sfortunata. L’occasione per uscire da questa sorta di malìa ora c’è. Però va colta, sfruttata e praticata. Qui viene la parte difficile, che ci ha fatto sorgere alcune domande: siamo pronti ad accogliere questa sfida? Abbiamo capito bene cosa significa essere stati insigniti di questo riconoscimento? Saremo capaci di cambiare il nostro modo di vedere e di vivere il territorio in cui viviamo? Per rispondere a queste e ad altre domande abbiamo messo insieme più voci possibili, provenienti dai più diversi ambiti della vita civile di questa nostra casa. Non siamo sicuri di aver trovato risposte precise ed utili. Siamo però convinti che volevamo essere noi utili, contribuendo a suscitare un dibattito che ci pare necessario e, soprattutto, a far capire (lo diciamo noi che ci occupiamo, per genetica, di cultura) che è necessario un salto di qualità “culturale” in tutti coloro che si occupano direttamente o indirettamente di questo territorio; senza questo cambio di passo il riconoscimento Unesco verrà semplicemente buttato via, e con esso verrà buttata via un’occasione di crescita (in svariati sensi) di cui abbiamo un bisogno assolutamente vitale: in gioco c’è qualcosa di molto concreto: il rischio di diventare irrilevanti da ogni punto di vista. Ciò che non siamo, ciò che non vogliamo.

7


Guarda il video

Ma non a voi, a noi stessi! Per garantire ai nostri pazienti la massima qualitá, non badiamo a spese. Investiamo in cultura, specializzazione e tecnologie per migliorare ogni aspetto della nostra professione, convinti che il benessere della vostra bocca può cambiare la vostra vita. Scegli l’odontoiatria di qualità, sarà sempre la scelta più vantaggiosa.

foto di G. De Sandre

Non facciamo sconti Dott. Leonello Biscaro

Protesi, implantologia, chirurgia e parodontologia, odontoiatria estetica, ortodonzia, sedazione cosciente

Prenota subito il tuo check-up: telefona al 0426 40014 via Monsignor Pozzato 20/A, Adria (Rovigo) - www.biscaropoggio.it

Il sorriso ti cambia


RUBRICA

Taccuino futile

Foto di Nicola Boschetti

Il finitimo e la cura di Natalino Balasso

I

l nostro finitimo era sempre curvo su qualcosa, fosse un campo, un motore incarognito, una cartina di sigaretta. Era un uomo intento. Di lui ricordo la pignoleria nell’eseguire, che mi sembrava estranea: mio padre possedeva il dono della faciloneria, che avrei ereditato a piene mani, non gli interessavano i procedimenti, i passaggi intermedi, l’apprendistato, mirava ai risultati; il nostro finitimo no, tutto ciò che lui eseguiva faceva parte di un rito che proveniva da oscuri precordi. Per noi bambini, in genere, non c’erano confini e l’accesso a case e campi altrui era libero a noi come ai cani domestici. Non era raro entrare in una casa e vedersi offrire dell’aranciata o qualcosa di appetitoso. M’intrufolavo, ogni tanto, nella proprietà del finitimo. Dal

suo orto, i cui piccoli appezzamenti, se ne scopriva allora il colore dei ti regolari rappresentavano per me tessuti, sotto il cellophane protettivo, un’attrattiva notevole, si passava al che non era stato tolto all’acquisto. retro della casa. Intendiamoci: non Ci si sedeva sulla plastica per anni, bisogna immaginare gli angoli del prima di scartare quei mobili che marciapiede rifiniti col tagliabordi o apparivano, per la prima volta dopo le siepi regolari, stiamo parlando di molto tempo, ancora nuovi. Così era case di campagna il cui cortile non per le persone. Certo, si voleva bene era immune da schitti di galline e ai famigliari, ai cani, alle cose di tutcicche buttate là da antiche generati i giorni; ma molto più rispetto era zioni. Dal retro della casa, si aveva portato a quei parenti che si presenfacile accesso alla tavano una o due stalla. La stalla era volte all’anno, agli ormai vuota e vestrumenti poco niva usata un po’ usati e l’affetto per come deposito, un loro era protetto Era una Fiat 126 di un colore po’ come garage. da coperte e conindesiderabile, E lì campeggiava fezioni di ammirala Cosa. Era una zione. Il quotidialucidissima, la cui vernice Fiat 126 di un no occupava gli appariva appena, protetta colore indesideraultimi gradini delcom’era da vecchie bile, lucidissima, la considerazione, coperte e trapunte la cui vernice apnon c’era cura per secolari. pariva appena, lui. protetta com’era Oggi le cose non da vecchie cosembrano stare perte e trapunte più così, o forse secolari. Non riè cambiata l’idea cordo di avergliela mai vista usare del quotidiano, le macchine e i divaal di fuori del perimetro della casa; ni non riposano più sotto le coperte, ogni tanto lo si vedeva, curvo sul voper contro, si presta attenzione anlante, fare manovre per spostarla e che ai rapporti e alle relazioni frelasciare spazio a qualche trattore. quenti; ma c’è come l’impressione Ciò che serviva, ciò che si usava tutti che ancora molte coperte siano da i giorni, era disprezzato. Il trattore togliere, sopra le coscienze, sopra era sporco e così la bicicletta, la cui il rispetto, sopra l’accettazione delle ruggine non infastidiva, che se ne diversità, sopra la curiosità e lo stustava appoggiata a un muro, all’apore per il mondo. perto, pronta a partire. Non così era per tutte quelle cose che assumevano valore in quanto poco utili. Il salotto buono era sempre buio e ricoperto da copriletto che avevano perso la loro funzione ufficiale. Rarissime volte, poltrone e divano venivano svesti-

"

"

9



RUBRICA

Visti da lontano

Non è mai stato facile di Marica Grego e Marco Veronese Passarella

N

on è mai stato facile il rapporto con la nostra terra d’origine. Ce ne siamo andati molti anni fa, in cerca di condizioni di lavoro e di vita migliori. Certo, al Polesine ci legano ancora ricordi e relazioni affettive. Lì siamo nati, cresciuti, abbiamo frequentato le scuole, le parrocchie e i bar, abbiamo stretto le amicizie più durature. Anche negli anni dell’università il legame con il Polesine, con Adria in particolare, non è mai venuto meno. È a partire da Adria che pensavamo di poter mettere a soqquadro il mondo. Lì abbiamo partecipato alle prime riunioni di partito. Di quel partito che avremmo

infine contestato, fino ad allontanarcene, ma grazie al quale ci siamo ritrovati dopo gli anni delle scuole e abbiamo cementato il nostro rapporto. Lì abbiamo organizzato le nostre prime manifestazioni studentesche. Contro le riforme della scuola, contro la guerra, contro il governo, contro le opere inquinanti, contro tutto e tutti. Perché l’importante credevamo, e in certa misura crediamo ancora, era essere sempre contro. Ad Adria abbiamo sognato, invano, di aprire un centro sociale, sul modello di quelli che frequentavamo a Padova, a Marghera e a Rovigo. Ma più radicale, ci dicevamo. Perché di voglia di radicalità in quel periodo a cavallo tra la metà degli anni novanta e i primi anni duemila ce n’era davvero molta, ad Adria più che altrove. O almeno così ci sembrava quando ci ritrovavamo per lo spritz di rito nel vicolo di Piazza Cavour, trasformato quasi ogni fine settimana in un accampamento di alternativi, neo-hippy e punkabbestia da fare invidia al mercato dei freak di Bologna. Non erano solo la politica e la sua estetica del resto. Di Adria, di quella Adria, ci mancano i “volantini” dei “cordari” e il girovagare infinito per i bar del centro. Le discussioni al mercato del sabato e i pomeriggi assolati trascorsi all’“estivo dei comunisti”, in riva al canale. E poi i viaggi verso il mare nelle sere d’estate e l’aria carica di umidità dei giorni di Natale, le luci e i negozi del corso allestiti a festa, i cori del Bettinazzi, colorato di rosso amaranto, e le librerie affollate alla riapertura delle scuole a settembre. Sono queste le prime immagini che scorrono nella nostra mente quando ogni anno, in occasione del11

le maggiori festività, ci apprestiamo a salire sul treno o sull’aereo che ci riporterà “a casa”. Una casa che, però, da alcuni anni fatichiamo a riconoscere. Le ragioni sono molte. I volti che non incrociamo più per i troppi della nostra generazione che, come noi, sono emigrati altrove. Le saracinesche serrate e le vetrine vuote dei negozi del centro storico. I banchetti contro gli immigrati – ossia di quelli che, rispetto a noi, hanno fatto il percorso inverso – ispirati da fantasmi del passato rispetto ai quali Adria, cittadina da sempre democratica e votata all’accoglienza, era rimasta a lungo immune. Le strade statali in stato di degrado. Le grandi fabbriche chiuse. Sono tutte immagini che ci fanno male, ad ogni rientro sempre di più. Certo, le eccezioni non mancano. Nuovi locali hanno aperto, mentre la gente continua ad affollare le bancarelle del sabato, rifuggendo per una volta i grandi centri commerciali. Eppure rimane la sensazione che qualcosa sia andato perduto. Qualcuno dirà che siamo noi che siamo invecchiati. Che abbiamo torto perché siamo partiti. Che avremmo dovuto restare per cambiare le cose. È una cosa a cui pensiamo spesso. In fondo, non sarebbe male se, al prossimo rientro, fossero proprio due “marturèi” a dover ricordare a chi soffia sotto il fuoco dell’intolleranza quali siano i valori fondanti della nostra città. Quelli che ancor oggi portiamo con noi, ovunque ci troviamo.


re del Veneto ordest” – Corrie N a i) in m o u onne (e zettino nza, potere. D raggio” – Il Gaz co al re “Amore, viole ca vo ro p Verona est, storie per ne” – L’Arena di n o “Donne a Nord d le el d o d ar a rato con lo sgu La Nuova Venezi “Il Nordest nar tino di Padova eranza” – Il Mat sp e re lo o d i d tidiane est, storie quo “Donne a Nord

IO SONO IL NORDEST Voci di scrittrici per raccontare un territorio

a cura di Francesca Visentin 18 racconti di Antonia Arslan, Isabella Bossi Fedrigotti, Irene Cao, Mary B. Tolusso, Gabriella Imperatori, Barbara Codogno, Federica Sgaggio, Michaela K. Bellisario, Francesca Diano, Elena Girardin, Anna Laura Folena, Annalisa Bruni, Antonella Sbuelz, Micaela Scapin, Maria Pia Morelli, Serenella Antoniazzi, Irene Vella, Francesca Visentin

Diciotto scrittrici, le voci più rappresentative del Nordest, territorio in bilico tra crisi e rinascita, raccontano storie indimenticabili.

e 240 pagin 21 x 5 1 to Forma 3-9 8-99479-0 ISBN: 978-8 st.it noilnorde est www.ioso n onoil ord s o /i m o .c facebook


a

RUBRICA

Opzione musica

Sezione aurea ecosostenibile di Emy Bernecoli

Q

uattro secoli e non sentirli! Ancora oggi il violino incarna lo strumento ecosostenibile per eccellenza. Nasce alla fine del ‘500 tra gli alberi della foresta di Paneveggio nel Tirolo. I legni di abete rosso più pregiati vengono scelti qui dai grandi liutai dell’epoca come Stradivari e Amati per costruire uno strumento dalle proporzioni auree. La sezione aurea o proporzione divina che dir si voglia è un valore numerico costante che rappresenta il rapporto tra due lunghezze diverse. Nel violino tale valore è presente in tantissime parti: una su tutte tra il corpo dello strumento

e il manico. La natura ci insegna poi come la presenza di questo valore incarni dal punto di vista estetico i canoni della bellezza: le spirali delle conchiglie, la disposizione dei pistilli nei fiori, anche i semplici broccoli come pure le pigne ma anche il viso dell’essere umano ne sono l’esempio. Ecco che l’uomo nei secoli ha cercato quasi con ossessione di riprodurre nei

musica. Si appoggia sulla spalla e il legno che vibra proprio accanto alla parte sinistra del cuore è capace di mettere in risonanza l’anima. È capace di restituire tutta la natura di cui si compone. È lo strumento che di più si avvicina alla voce umana e il calore e la grazia del suo suono lo hanno reso destinatario desiderabile di ogni grande compositore

suoi manufatti la naturale bellezza del creato usando le conoscenze matematiche e geometriche relative alla sezione aurea. Dalla natura derivano anche gli altri elementi del violino. Il suono è prodotto da quattro corde in budello e dall’arco dove si montano crini di cavallo. Oggi nulla è cambiato! Il violino ha raggiunto la perfezione in quel lontano passato e oggi immutato regge il peso del tempo a riccio alto! Ogni sua parte ha origine dalla natura e in essa trova la perfezione grazie all’arte dei maestri liutai che hanno saputo unire materiali di eccellenza. Il suono prodotto dal violino profuma di bosco. Si racconta che alcuni liutai appoggino un orologio ad una estremità dei tronchi e l’orecchio all’altra e siano capaci di valutare il legno dal modo in cui percepiscono il ticchettio del meccanismo! La stagionatura del legno che può durare fino a 10 anni viene perfezionata all’aperto cullata da un corretto circolo d’aria e dal tepore del sole. Le vernici ad olio che ricoprono lo strumento sono una pelle che sa far respirare all’esterno le vibrazioni delle tavole. Ogni strumento è unico e costruito a mano. I calcoli delle proporzioni e le ricette delle vernici sono custodite in grande segreto e tramandate solamente da maestro ad allievo tra le mura di ogni bottega. Affascinante e miracoloso come violini costruiti quattrocento anni fa siano capaci oggi di regalare emozioni sempre più grandi. Acquistano valore e qualità con l’avanzare del tempo a differenza degli altri strumenti. Il tempo sembra avere nei confronti del violino non solo la clemenza, ma addirittura una sorta di timore reverenziale. Dona un infinito senso di libertà a chi con umiltà si mette al servizio della

del passato. Nell’iconografia musicale è stato scelto da sommi pittori come Caravaggio, tanto nelle rappresentazioni sacre quanto in quelle profane. Lo troviamo così imbracciato da un angelo nel Riposo durante la fuga in Egitto intento nella lettura di uno spartito o ai piedi di Amore in Amor Vincit Omnia. Gherardo delle Notti lo celebra in numerose tele stretto tra le mani di musici baccheggianti e ancora lo riconosciamo trionfante tra le nature morte fiamminghe. Estatico tra le braccia della protettrice dei musicisti in Santa Cecilia di Orazio Gentileschi come pure in quella di Guido Reni. Diabolico e con soltanto la corda più grave di sol nel celebre Autoritratto con la Morte violinista di Arnold Böcklin, colorato tra i violinisti di Marc Chagall. Rappresentante nei secoli delle tematiche più sentite e più forti, potrebbe oggi diventare forse il simbolo, oltre che dell’arte musicale, anche di una vita più ...sostenibile?

13

Guido Reni, Santa Cecilia, olio su tela (1606)


CATTOLICA PREVIDENZA

XILRISPARMIO DOMANIGRANDE

C’È UN FUTURO CHE VALE PIÙ DI OGNI ALTRO FUTURO

È QUELLO DI TUO FIGLIO. Noi di Cattolica abbiamo sempre creduto che non basta immaginare un mondo migliore, bisogna anche impegnarsi a costruirlo. E per farlo è obbligatorio partire dalle fondamenta. E quindi dai più piccoli. Questo è quello che pensavamo all’inizio del secolo quando abbiamo creato una polizza dedicata all’avvenire e all’educazione dei bambini.

QUESTO È QUELLO CHE PENSIAMO ANCORA OGGI. DomaniGrande è la soluzione assicurativa che consente di mettere da parte un capitale per gli studi e per realizzare progetti futuri; allo stesso tempo tutela i giovani dagli imprevisti della vita. É articolato in tre diverse soluzioni: Piano Università, Piano Master e Piano Libero studiate per garantire il completamento degli studi (Laurea, Master o corso di perfezionamento all’estero), per consentire di avviare un’attività imprenditoriale o per l’anticipo o acquisto della prima casa. In più i Bonus del Piano Università e del Piano Master premiano l’impegno scolastico facendo crescere ulteriormente il capitale accumulato. DomaniGrande Protegge, inoltre, il giovane beneficiario dagli imprevisti che potrebbero accadere a chi si sta preoccupando di costruire il suo domani, e che quindi impedirebbero il realizzarsi dei suoi sogni. Cattolica Previdenza si occuperà di completare il piano previsto e di offrirgli un sostegno concreto. Così, al termine del piano potrà comunque contare su una somma da poter utilizzare per il suo futuro.

Messaggio pubblicitario con finalità promozionali. Prima della sottoscrizione leggere attentamente il Fascicolo informativo disponibile sul sito www.cattolicaprevidenza.com

Paolo Cesare, Agente Generale C.so Risorgimento 160 45014 Porto Viro (Ro) Telefono 0426.320186 Simone Maistro, Sub-Agente Cellulare 347.4318924 E-mail: portoviro@cattolica.it


RUBRICA

Visti da vicino

Sospesa tra due mondi di Elena Samoilenko

S

ono nata in Ucraina, vicino a Poltava, teatro di una serie di battaglie combattute nel corso della spedizione militare di Carlo XII di Svezia contro i Russi guidati da Pietro il Grande, tra il 1707 e il 1709, durante la Grande guerra del nord. Sin da piccola, per seguire mio padre che prestava servizio presso la Marina Sovietica come ufficiale, ho viaggiato e studiato in diverse città come Gorki Leninskie, Ikša, Arcangelo, Amderma. Qui il giorno e la notte duravano sei mesi e i rifornimenti arrivavano con il rompighiaccio. È ancora vivo il ricordo dell’aurora boreale che preannunciava l’arrivo della tempesta di neve, come pure i paesaggi desolati della tundra dove lo sguardo sconfinava

per chilometri senza incontrare nulla. La nostra unica compagnia erano le renne e le volpi artiche, i nostri svaghi erano le lunghe sciate o le pattinate sul mare ghiacciato. Gli ultimi anni li ho trascorsi a Mosca dove mi sono laureata in Ingegneria Civile presso l’Università “V.V. Kuibyshev”. Ho iniziato subito a lavorare con strutture internazionali che operavano sul territorio dell’ex Unione Sovietica o con importanti aziende italiane. È cresciuta ben presto in me la passione per le lingue. La figura dell’interprete mi affascinava, tradurre simultaneamente da una lingua all’altra, caratterizzando il discorso con la propria gestualità, trasferendo anche emozioni personali stava diventando una esigenza interiore a cui non volevo rinunciare. Trasferitami in Italia nel 1997, ho perfezionato il mio italiano collaborando come interprete presso i tribunali. In tanti anni ho inoltre partecipato a diverse fiere e convegni in tutta Italia come interprete e traduttrice, cercando sempre di migliorare e crescere professionalmente. Adesso, dopo tanti anni di permanenza in Italia, a Ferrara, penso di poter affermare di essere italiana, ed il mio accento emiliano ne è la conferma. Ferrara è una città tranquilla, quasi assonnata, dove dietro ad alti portoni si nascondono giardini fioriti e antichi porticati. Il tempo è scandito dal passare delle biciclette, nulla a che vedere con il traffico caotico di Mosca a cui ero abituata. Qui ho la mia famiglia, con un marito e due figli che giocano a rugby a Rovigo, con i quali ogni domenica condivido le trasferte nel Veneto, nel fango di ogni campo, in ogni terzo tempo. I 15

miei figli sono rimasti conquistati dal gioco, io dai valori trasmessi: non credo che possa esistere uno sport di squadra in cui lealtà e coraggio siano così amplificati. È l’apparente caos, che si trasforma nella ricerca della perfezione, passando dalla fatica dipinta sui volti della mischia alle corse da far scoppiare i polmoni delle ali. Tutta la stanchezza, tutta la sofferenza scompare quando l’ovale varca la linea di meta ed esplode la gioia, l’abbraccio tra compagni, tra fratelli. Anche questo mi lega alla terra di confine del Polesine, a questo tratto di terreno a cavallo del Po dove convivono emiliani e veneti, apparentemente diversi ma in realtà simili. L’emiliano allegro ed espansivo ed il veneto più riservato, ma entrambi sostenuti da una volontà ferrea, un orgoglio che neppure le calamità naturali hanno saputo spezzare. Io vivo qui, e quando torno a Mosca dai miei genitori provo sempre una strana sensazione, come se fossi sospesa tra due mondi, così simili eppure così differenti per cultura ed abitudini. Vedere come le mie radici, la mia Russia, sia cambiata nel tempo, vivere appieno i due differenti modi di affrontare la quotidianità mi fanno sentire fortunata perché ho avuto la possibilità di vivere questi recenti cambiamenti storici e di leggerli con occhi distaccati e consapevoli, cogliendo il meglio di entrambe le realtà.


PROSPETTIVE

Le foto di questa sezione sono di Paola Cominato

16


REM

Prospettive Ad un anno di distanza dal riconoscimento Unesco cerchiamo di capire quali siano le prospettive per il territorio del Delta del Po.

Che cos’è il Mab di Sandro Marchioro

P

rima di iniziare il percorso che ci ha portato a sentire le voci più disparate su questa grande occasione rappresentata dal riconoscimento del Delta del Po quale “Riserva della biosfera”, è necessario, crediamo, fornire ai lettori degli strumenti per capire, in maniera semplice e schematica, cosa significa tale riconosci17


PROSPETTIVE

mento, da dove arriva, quale prospettive apre. Cominciamo quindi dall’inizio. Il riconoscimento a riserva della biosfera viene dall’Unesco. L’Unesco è l’organizzazione dell’Onu che si occupa di educazione, scienza e cultura (in inglese: United Nations Educational and Cultural Organization). È stata fondata dalle Nazioni Unite il 16 novembre 1945 per incoraggiare la collaborazione tra le nazioni nelle aree dell’istruzione, scienza, cultura e comunicazione. Sono membri dell’UNESCO 195 Paesi più 7 membri associati. Il quartier generale dell’UNESCO è a Parigi.

biodiversità con l’utilizzo sostenibile delle risorse naturali a beneficio delle comunità locali. Ciò comprende attività di ricerca, controllo, educazione e formazione.

L’Unesco è famosa per assegnare ad alcune aree di grande interesse culturale e naturale il titolo di “Patrimonio Mondiale”; ma accanto a questo, assegna anche la qualifica internazionale di “Riserva della biosfera”, per la conservazione e la protezione dell’ambiente, nell’ambito del Programma “L’Uomo e la Biosfera” (MAB). Le Riserve della biosfera sono aree di ecosistemi terrestri, costieri e marini in cui, attraverso un’appropriata gestione del territorio, si associa la conservazione dell’ecosistema e la sua

• Funzione di conservazione: contributo alla conservazione dei paesaggi, degli ecosistemi, delle specie e delle variazioni genetiche. • Funzione di sviluppo: incentivare e promuovere lo sviluppo sostenibile. • Supporto logistico: supporto a progetti dimostrativi, di educazione, formazione, di ricerca e monitoraggio in tema di conservazione e sviluppo sostenibile a livello locale, regionale, nazionale e globale.

Ad oggi le Riserve della biosfera riconosciute dall’UNESCO nel mondo sono poco più di 600, solo 9 delle quali in Italia (l’ultima è quella del Monviso) e non ve ne sono per ora in Veneto, nemmeno parzialmente. Ciascuna riserva è a sua volta suddivisa in “aree”, ciascuna delle quali ha funzioni di conservazione, sviluppo e supporto logistico.

18


REM

Questo tipo di riconoscimento internazionale mette in moto ed alimenta energie, interesse, partecipazione, risorse che possono oggettivamente concorrere ad un miglioramento della qualità della vita e del contesto territoriale. Dalle indagini svolte sono stati dimostrati i positivi benefici derivanti ai luoghi dove sono stati concessi i riconoscimenti internazionali. In particolare, Il 75% del campione intervistato ritiene che il marchio UNESCO sia importante nella promozione di attività, il 52% lo considera garanzia di qualità, il 40% elemento di eccellenza. UNESCO porta valore aggiunto nella tutela dei beni culturali (88%), nella promozione di beni naturalistici (86%) e in quella dei monumenti (84%).

(network) delle riserve consente una valida possibilità di scambio di conoscenze, di buone pratiche, di strumenti gestionali nonché l’accesso a progetti, programmi e fondi internazionali appositamente dedicati ad affrontare problematiche legate allo sviluppo, tra le quali i cambiamenti climatici, la perdita di biodiversità e la rapida urbanizzazione. Il riconoscimento di “Riserva della biosfera”, per esplicita dichiarazione dell’UNESCO, non implica alcun vincolo giuridico ulteriore, ma va inteso come occasione per affrontare e risolvere, con la partecipazione della popolazione, i problemi locali e i relativi possibili conflitti in una dimensione globale. Inoltre, il riconoscimento non va inteso come l’assegnazione di un “logo”, bensì come assunzione di responsabilità e scommessa del territorio a ideare, sperimentare e sviluppare buone pratiche da estendere anche all’esterno.

L’inserimento di un territorio nella rete mondiale delle Riserve della Biosfera del Programma MAB dell’UNESCO potrebbe favorire l’accesso a programmi e fondi internazionali finalizzati allo sviluppo di progetti di collaborazione. La Riserva della biosfera non va considerata come un progetto a tempo limitato, bensì un’operazione di lungo termine. La partecipazione alla rete mondiale

(Nella stesura di questo profilo sono stati usati materiali informativi gentilmente forniti dalla Regione Veneto) 19



PROSPETTIVE

Intervista a

Philippe Pypaert

Non un premio ma un’occasione di Sandro Marchioro

È

evidente che l’Unesco è stato ed è un attore fondamentale nel processo che ha portato al riconoscimento Mab Unesco. È importante, quindi, per noi che viviamo questa stagione fondamentale del nostro territorio, capire quale sia la prospettiva di chi propone il programma Mab. Per questo abbiamo sentito Philippe Pypaert, rappresentante dell’Ufficio europeo dell’Unesco in Italia, con sede a Venezia, che gentilmente ha risposto alle nostre domande. In che cosa consiste, in sintesi, il

21


PROSPETTIVE

riconoscimento dato dall’UNESCO al Delta del Po? L’inserimento del Delta del Po nella rete mondiale delle Riserve della Biosfera costituisce prima di tutto un riconoscimento a livello internazionale di un territorio di indiscutibile pregio ambientale, ma anche di grande dinamismo socio-economico e culturale. Per le istituzioni e le comunità impegnate nella sua conservazione e nella sua gestione, questo riconoscimento rappresenta quindi una grande opportunità di promozione del Delta a livello nazionale e mondiale, che deve incoraggiarli e spronarli a proseguire sulla strada scelta del rilancio territoriale del grande Delta. La designazione UNESCO di cui si può oggi pregiare il Delta del

Po lo inserisce di diritto in una rete di territori (ad oggi 669 in 120 paesi) impegnati nella sperimentazione dello sviluppo sostenibile, nelle sue più varie forme. Il recente Congresso Mondiale delle Riserve della Biosfera, tenutosi a Lima in Perù a metà marzo, lo ha ribadito con forza: le Riserve della Biosfera sono lo strumento privilegiato di cui dispone l’UNESCO per promuovere questa grande idea ed aiutare i suoi stati membri nell’attuazione dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile (contenente i cosiddetti SDGs, obiettivi dello sviluppo sostenibile). Quali sono i motivi per cui l’UNESCO ha visto nel Delta del Po un territorio meritevole di questo riconoscimento?

22

Nell’accogliere favorevolmente questa candidatura, il Consiglio Intergovernativo di Coordinamento del programma “L’Uomo e la Biosfera” (MAB) ha giudicato che per la natura stessa del territorio del Delta, ma anche in ragione delle procedure di coordinamento e di gestione avviate sin dalle prime fasi del processo di candidatura, tutte le condizioni erano presenti perché il Delta del Po potesse riempire appieno il suo ruolo di “territorio modello di sostenibilità”. L’ottenimento di questa ambita designazione va celebrato oggi come il risultato di questo impegno collettivo, ma segna anche il punto d’inizio di un processo che richiederà un’altrettanto forte capacità di fare sistema, affinché questo riconoscimento possa portare frutti e rendersi strumento di sviluppo sostenibile del territorio. Con la designazione del Delta del Po a Riserva della Biosfera si aggiunge un nuovo elemento – speciale, in quanto unisce due regioni, due province, due parchi e molti comuni in una progettualità comune – ad una collana già molto ricca di “perle” designate come Riserve della Biosfera o Patrimonio Mondiale sia in Veneto che in Emilia Romagna. La lista è lunga, ma merita di essere citata per intero: Ravenna, Ferrara e il Delta del Po, Modena, l’Appenino Tosco-Emiliano in Emilia-Romagna, e più recentemente Parma come Città Creativa; e ancora in Veneto Venezia e la sua Laguna, le Dolomiti, Vicenza e le Ville Palladiane, Verona, i siti palafitticoli, il Giardino Botanico di Padova. Con il riconoscimento loro conferito, queste città e territori, e per essi le competenti amministrazioni locali


REM

e nazionali, si assumono l’impegno di fronte alla comunità internazionale di tutelare i valori che ne sono alla base. Allo stesso modo, lo spirito di tali designazioni non risiede solo nel prestigio che ne deriva, ma nel farsi opportunità di sviluppo territoriale sostenibile a beneficio delle comunità locali, fondato sull’eccellenza in materia di cultura, creatività, partecipazione, rispetto della diversità e dell’ambiente. Quali potrebbero essere le progettualità da attuare in tale ottica? Nel mese di giugno 2012 è stato dato l’avvio ad una proficua collaborazione fra la Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo e l’UNESCO, tuttora in corso, a sostegno della candidatura del Delta del Po quale Riserva della Biosfera in un primo momento, per poi dedicarsi alla promozione del territorio del delta nell’ambito di EXPO 2015 in un secondo momento. Grazie a questo progetto sono state realizzate nel 2015 varie mostre e installazioni multimediali, guide interattive e materiali informativi sulle Riserve della Biosfera, nonché incontri a carattere regionale, nazionale e internazionale. L’esperienza in corso si è arricchita così dello scambio con altri territori, permettendo la condivisione di esperienze e lo sviluppo di partenariati. Nell’ambito dello stesso progetto, nel 2016, l’UNESCO sarà coinvolta nell’organizzazione in questo territorio della prima edizione della Settimana dell’Eco-Design, nell’ambito della quale sarà riproposta la mostra “Dietro la Sostenibilità

Alimentare” presso il museo della Bonifica di Ca’ Vendramin, e saranno organizzati incontri e dibattiti con rappresentanti di altre Riserve della Biosfera italiane e europee sul tema del marketing territoriale e della creazione di un marchio per la Riserva della Biosfera del Delta del Po, nonché la sua promozione come “destinazione” per il turismo sostenibile. Da mesi il gruppo di coordinamento della Riserva della Biosfera sta animando una serie di tavoli di lavoro sui temi principali che alimenteranno il futuro piano di gestione e di azione della Riserva come il turismo, il paesaggio, la biodiversità, la gestione idrica o la progettualità europea. Sono molte infatti le possibilità offerte in questo periodo da programmi europei come INTERREG (Alpine

23

Space, Central Europe, Adrion) e il Delta del Po si sta proponendo all’interno di varie partnership molto promettenti. Progetti come questi si alimentano dall’energia che generano le grandi sfide. Mentre non si è ancora esaurita quella derivante dal riconoscimento ottenuto un anno fa, una nuova sfida è stata lanciata al territorio del Delta del Po in occasione del Congresso di Lima: organizzare nel mese di settembre 2017 il primo Forum Mondiale dei giovani del Programma MAB! Un evento unico nella storia di questo programma, a sostegno del quale ci auguriamo si mobiliteranno le migliori energie del territorio.


PROSPETTIVE

L’Ente che visse due volte Intervista a

di Sandro Marchioro

Marco Gottardi 24

È

il centro di tutto: invocato, tirato in causa ogni volta, chiamato ad agire da tutti i nostri referenti: è l’Ente Parco del Delta del Po, che oggi condivide un unico presidente con tutti gli altri parchi del Veneto. Al Direttore del Parco,


REM

Marco Gottardi, che l’Ente Parco lo conosce come le sue tasche avendoci lavorato da sempre in varie funzioni, abbiamo rivolto questa serie di domande sul significato del riconoscimento Unesco e, soprattutto, sul lavoro che tale risultato impegna a fare.

la candidatura stessa, il Piano di Azione e governance allegato. Il piano di azione prevede le attività che nei prossimi dieci anni si debbono realizzare e che tutte le associazioni di categoria economiche, ambientali, culturali, enti pubblici e regioni si sono impegnate a realizzare.

Che cosa significa, materialmente, per il territorio, il riconoscimento Mab Unesco?

Quindi grande impegno del territorio che sicuramente cambierà il modo di porsi nei confronti dell’ambiente ma soprattutto nella consapevolezza dell’essere umano all’interno del mondo. Quindi anche una questione etica.

Il riconoscimento a Riserva di Biosfera MAB UNESCO è un processo di consapevolezza, condivisione e responsabilità che un territorio si assume nei confronti della comunità mondiale.

Qual è il ruolo che dovrà svolgere l’ Ente Parco per realizzare quanto richiesto dal Mab?

Quando dico comunità mondiale identifico 634 aree in 159 paesi che condividono una visione di sviluppo economico sostenibile del territorio e per questo si impegnano ad attuare azioni e scelte nel rispetto dell’ambiente ma soprattutto dell’uomo come elemento centrale del mantenimento della biodiversità. Quali azioni materiali? Consapevolezza: essere coscienti che il delta del Po ed il suo parco sono un valore che trasforma i vincoli in valori etici ed economici.

L’ente Parco è il soggetto responsabile della candidatura e della sua attuazione per tutto il territorio, compreso il territorio dell’ente parco Emilia Romagna. Ogni due anni dovrà relazionare a Parigi sullo stato di avanzamento del Piano Azione approvato. Dal momento del riconoscimento ad oggi cosa è stato fatto? Dalla proposta di candidatura ad oggi molto è stato realizzato; in particolare: attivazione del contratto di foce, realizzazione di incontri internazionali di approfondimento sulle specie migratorie dell’area, promozione turistica dell’intera area del delta del Po, presentazione di sei progetti internazionali per reperimento risorse europee.

Ad esempio il canneto che filtra le acque dolci del Po è un valore ambientale per la nidificazioni degli anatidi, ma anche un valore economico perche le acque dolci che filtrano producono valore economico nella produzione di vongole ed altre specie ittiche. Questa consapevolezza e responsabilità nel mantenere questo bene viene comunemente detto capitale naturale.

Una visione comune di approccio a tematiche ambientali quali: riconversione della centrale di Polesine Camerini, opposizione all’estrazione del gas nelle aree di terra ed entro le dodici miglia, Sviluppo del territorio attraverso la proposta turistica di grande delta.

Responsabilità: oggi più che mai è importante la responsabilità che ognuno di noi assume nel mantenere le funzionalità ecologiche presenti nel territorio. Inoltre la grande responsabilità della trasmissione dei valori territoriali è un importante risultato che con la candidatura MAB si vorrebbe raggiungere nella popolazione e le attività economiche presenti.

Quali saranno le prossime significative azioni? Le prossime azioni riguardano soprattutto la fase di monitoraggio delle componenti ambientali del territorio per analizzare quale sostenibilità nello sviluppo economico si può attuare mantenendo il grande valore ambientale presente. Attivare azioni importanti nel mondo della scuola e della ricerca per far sì che le menti del Delta del Po lavorino per lo sviluppo territoriale. Dare speranza

Come si realizza questo riconoscimento? Un protocollo, una convenzione o cos’altro? La candidatura MAB si è realizzata attraverso una condivisione sottoscritta di un protocollo di intesa che approva 25


PROSPETTIVE

Quali difficoltà si stanno incontrando?

individuando progetti comunitari che possano fornire le prime risorse per attivare nuove imprenditorialità atte a concretizzare il concetto di sviluppo sostenibile nell’area del Delta del Po.

La difficoltà maggiore è la mancanza di fiducia che nelle nostre aree si è venuta a creare. Fiducia nel pubblico che si pone non come impositore di vincoli ma come portatore di valori da condividere.

In pratica messaggio ai giovani che nel Delta del Po si può fare. In queste azioni ricopre grande importanza il ruolo della Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo che fin dal principio ha creduto a questa visione di sviluppo.

Far capire che i vincoli hanno un valore economico che bisogna saper sfruttare è un importante salto culturale. Il nostro territorio adesso è pronto. 26


REM

Concretamente, in cosa sarà diverso il territorio del Delta se si riuscissero a realizzare tutte le indicazioni suggerite dal Mab Unesco?

pratica e condivisa di abitare in un’area di notevole pregio ambientale, riconosciuto dal mondo, porterà ad una preservazione dell’ambiente e quindi del vivere “sano” che nell’area del Delta del Po sarà un bene prezioso anche da vendere. Però con parsimonia.

Il territorio del Delta del Po ha già imboccato, con la candidatura, un percorso virtuoso di consapevolezza del valore ambientale e sociale che porterà allo sviluppo di azioni durature di miglioramento economico ed ambientale dell’intera area del Delta del Po.

Noi in fondo siamo la Cappella Sistina del bacino del Po e come tale abbiamo l’obbligo della tutela e dello “sfruttamento”.

Il superamento dell’idea di parco e la consapevolezza 27


IDEE

Idee

Le foto di questa sezione sono di Rachele Claudio

28


REM

Politici, amministratori, ambientalisti, uomini di cultura ed altro a confronto su come cogliere le opportunità offerte dal programma Unesco.

Intervista a

Bartolomeo Amidei Affinchè la speranza diventi virtù... di Sandro Marchioro

C

on Bartolomeo Amidei, sindaco di Loreo per un decennio ed ora Senatore della Repubblica, dovremmo parlare del Mab Unesco e invece per più di due ore facciamo tutt’altro. Lui è completamente preso dal raccontarmi di questo luogo in cui siamo, ed io lo ascolto volentieri perché il luogo in cui siamo regala un colpo d’occhio strepitoso, e in fondo in fondo ho l’impressione che stiamo parlando di Man and the Biosphere e di Del29


IDEE

ta anche se percorriamo la storia e le vicende minime di questo rudere diventato villa Anconetta, che spunta da un’ansa di uno dei tanti corsi d’acqua di questa terra, che fu barchessa di una villa di Alvise Cornaro, figura centrale dell’umanesimo veneziano, famoso per essere amico e mecenate del Ruzante; il quale, Ruzante, potrebbe anche essere stato qui ma anche se non c’è stato sicuramente furono rappresentate qui le sue opere dato che lo scenario è quello di un teatro, come certamente fu, che dilettava le permanenze di una nobiltà veneziana da sempre amante di campagne e rivi languidi e cieli sereni e delizie agresti. Un tempo risplendeva come una stella, questa villa Anconetta, poi il giro dei secoli e vicende su vicende la sprofondarono nell’abbandono e fu un trionfo di muffe, di piccoli crolli, di sterpi che smangiucchiano intonaci, di topi e di insetti, di scuri scardinati e di travature incrinate. Quando lo acquistarono, Amidei ed il fratello, c’era da mettersi le mani nei capelli, oltre che in tasca. Un lento lavoro, una ricostruzione minuziosa, filologica, attenta al più piccolo dettaglio, a non tradire soprattutto il carattere del luogo e la storia di quelle pietre, hanno riportato in vita l’antica barchessa che oggi è una struttura turistica, un bed and breakfast di elevata raffinatezza frequentato da una clientela internazionale, che qui si riposa e si rilassa prima di partire all’assalto delle bellurie di Venezia, o di Padova e Ferrara, ma anche e forse soprattutto dei delicati profili del nostro Delta. E 30


REM

quando mi racconta della passerella in legno che percorre per un bel tratto il profilo del canale che sta in faccia alla villa, o del colore dei sassetti della palladiana, o del tipo di intonaco usato sui muri interni, o delle capriate in larice che abbelliscono e scaldano alcune stanze, beh, è adesso che mi sta dicendo il senso profondo di questo riconoscimento Unesco che il Delta si trova a gestire; più di quando si mette a fare il politico e ordina in bello stile le sue idee sul tema. Perché in fondo la sostenibilità, per lui, è questa cosa qua: recuperare, mantenere, conservare, restaurare e poi proporre ad un pubblico, trasformare in economia una passione, vendere un prodotto che è anche la tua storia e farne commercio senza consumarlo. Ci siamo arrivati con fatica al riconoscimento Mab Unesco – dice – c’è stato l’impegno di molti e adesso che è arrivato il riconoscimento non dobbiamo sprecare questa grande occasione. Adesso siamo sotto gli occhi di un pubblico internazionale più di prima, dobbiamo rendercene conto e cominciare ad agire di conseguenza. È quello che dicono tutti, dico io; ma come si fa? Partiamo dalla nostra storia, che è la storia di un ambiente straordinario plasmato però dal lavoro dell’uomo. Senza questo lavoro il Delta non potrebbe esistere, le bellezze naturali che abbiamo intorno sono soprattutto il frutto di scelte, di interventi, di obiettivi raggiunti integrando l’ingegno umano con la na31


IDEE

tura che nei secoli gli uomini hanno avuto intorno. È come se uomini e ambiente qui si fossero più compresi che combattuti. Dovremmo continuare su questa china: aiutare un ambiente a rimanere quello che è perché esso aiuti noi a vivere bene. Tutto qui. Beh, sembra facile; son belle parole senatore: di fatto però ci troviamo con un territorio poverello che non riesce a sviluppare le potenzialità che ha. Di occasioni ne abbiamo perse parecchie, mi pare; a tal punto da temere che potremmo perdere anche questa del Mab. Hai ragione – mi dice – di sicuro dovremo imparare a valorizzare quello che abbiamo. Il primo passo però è quello di prendere consapevolezza di quello che abbiamo intorno e di cosa può rappresentare anche a livello di sviluppo. Ma questa consapevolezza deve essere diffusa, non può essere patrimonio di pochi. Noi siamo eccellenza e tutto ciò che si realizza qui (dalle produzioni ai servizi) deve diventare eccellenza e deve essere vissuto come eccellenza che nasce da un ambiente unico e irripetibile. Facile essere d’accordo: ma chi ficca nella testa della gente queste belle idee? Beh, allora facciamo una proposta concreta che nasce da un’analisi altrettanto concreta della situazione: ci vuole una realtà istituzionale che sia preposta al coordinamento sia della salvaguardia che dello sviluppo di quest’area. Questa istituzione ce l’abbiamo già: è l’Ente Parco. Che oggi mi pare troppo una realtà a se stante, che invece do-

vrebbe agire quotidianamente con le strutture e le attività del territorio. Due parole magiche: sinergia e rete. Due parole che finora non sono diventate affatto pratica quotidiana. E invece il futuro del “Delta patrimonio 32

della biosfera” ha bisogno di un Ente Parco che lavori quotidianamente per coordinare, per mettere insieme, per stimolare, per far collaborare, valorizzandole, tutte quelle attività che possono portare ad un beneficio non solo dell’ambiente del Delta, ma


REM

no: che devono ricordare, sempre, che tutto ciò che si produce qui, da adesso in poi, deve venire prodotto in un certo modo e con processi precisi, chiaramente ed evidentemente sostenibili. Le cose da fare sono di più di quelle fatte, insomma: È sempre così; anzi, deve essere un atteggiamento di vita quello di chi si pone sempre nuovi obiettivi: pensiamo al turismo, all’accoglienza, che potrebbe essere la chiave di volta in questo territorio e che dal riconoscimento Unesco potrebbe trarre grandi vantaggi: sempre che sappia migliorarsi, cambiare; un settore che dovrebbe ripartire ed essere ancora insoddisfatto di se stesso: agriturismo, alberghi, ristorazione, balneazione, tempo libero, maneggi, piste ciclabili: quello che c’è va bene com’è? Io credo che ci siano ampi margini di miglioramento. Ovviamente, tutto quello che abbiamo e che avremo va promosso e, ancora una volta, anche qui l’Ente Parco ha e potrà avere un ruolo strategico, per coordinare e valorizzare l’iniziativa privata, che viene comunque prima di ogni altra cosa e che è fondamentale per la crescita di questo territorio.

anche di chi ci vive. Il Mab, poi, dovrebbe diventare un marchio presente in tutto ciò che facciamo; ogni ambito dei prodotti e servizi (dall’industria all’artigianato all’agricoltura al turismo, ovvia-

mente) dovrebbe vantare in maniera chiara ed anche plateale, se volete, questo riconoscimento. Ed è ovvio che il marchio non andrebbe usato soltanto come strumento di marketing, ma anche come monito, promemoria per tutti coloro che produco33


IDEE

Intervista a

Diego Crivellari

Una fase nuova per il Delta (e non solo) di Sandro Marchioro

34

N

on è solo il curriculum di umanista preciso e puntuale, avvezzo a pensieri articolati e spessi, con una laurea in filosofia ed un master in editoria sotto la direzione di Umberto Eco, a far pensare che Diego


REM

Ad esempio?

Crivellari alla Camera dei deputati ci sia andato e non finito, come molti altri suoi compagni di scranno romano. Va detto, perché quando gli chiedi cosa ne pensa dello sviluppo futuro del Delta del Po, adesso che il marchio Mab spicca dal bavero di questo territorio, le risposte di Crivellari sono elaborate, complesse, perfino difficili da seguire dato che snocciola termini specifici del lavoro parlamentare; ma hanno un filo chiaro e robusto, che si può dire in due parole due: il Mab non è una bandierina da sventolare ridenti e contenti: è un’opportunità che va colta, ma soprattutto perseguita, anche con strumenti normativi nuovi, che fungano da motore, da impulso ad un processo che deve iniziare fin da subito, pena lo sfacelo e la decadenza. Ma seguiamolo, questo ragionamento:

Beh, credo si cominci a pensare seriamente alla necessità strategica di una legge speciale per il Delta del Po. È un processo che sto seguendo con molta attenzione e molto impegno, ma ho l’impressione positiva che questo sia un passaggio condiviso da attori diversi, anche politicamente lontani ma unitariamente convinti di un cambiamento radicale che può avvenire solo da uno strumento di legge nuovo. È già capitato che i ministri Galletti e Franceschini, alla presenza dei presidenti delle due regioni interes-

Il riconoscimento Unesco è indubbiamente una opportunità, ma non è banale dire che c’è il rischio che qualcuno lo intenda come un punto di arrivo e non invece come un dato di partenza. È vero anche che c’è una difficoltà storica del territorio a fare rete; un elemento che accomuna sia gli enti locali che i vari operatori economici e sociali. Ma qualcosa si sta muovendo e forse per la prima volta si stanno delineando una serie di circostanze favorevoli. Ben venga, ma da fuori non si vedono ancora Onorevole: dove sono e in cosa consistono? Sono molte e concrete. Il primo dato è molto evidente: finalmente è venuto meno il vincolo che legava il Delta al polo energetico Enel di Porto Tolle. Che non faceva certo pensare, in quelle condizioni, alla sostenibilità. Venuto meno il progetto di riconversione si è riaperta un’altra storia tutta da disegnare, magari anche con la partecipazione della stessa Enel. Ma è a livello normativo che si stanno muovendo molte cose. Ma è così importante un nuovo livello normativo? Sì, lo è: perché permetterà di iniziare una fase nuova per il Delta con strumenti normativi nuovi che possono portare anche i fondi necessari per fare tutta una serie di cose, per curare e accompagnare nuove strategie di sviluppo in chiave sostenibile. 35


IDEE

36


REM

sate, Bonaccini e Zaia, abbiano discusso pubblicamente su una legge speciale per il Delta del Po e si siano trovati d’accordo, dimostrando che potrebbe essere un obiettivo comune sia di uomini di schieramenti politici diversi che di regioni con sfumature di interesse non completamente omogenee. E a cosa porterebbe una legge speciale per il Delta del Po? Da un lato rafforzerebbe “istituzionalmente” un territorio, dall’altro contribuirebbe in maniera decisiva a valorizzarne le risorse, a sostenerne uno sviluppo coerente con le proprie aspirazioni. A stimolare una collaborazione fattiva tra le due realtà, veneta ed emiliana, a far crescere le potenzialità che oggi fanno fatica ad emergere. La discussione, è ovvio, comprende anche la possibilità della creazione di un parco interregionale, un vero salto di qualità nella gestione di un territorio da valorizzare in maniera unitaria. E qui valorizzare ha un doppio significato: perché quando si usa questo termine per il Delta del Po si deve intendere conservare e mantenere l’ambiente e lavorare perché le sue molte risorse (ambiente, cultura, prodotti, servizi) vengano conosciute e fruite creando così sviluppo per chi in questo territorio ci vive. Ma non basta: quando parlavo di diverse opportunità da cogliere intendevo anche altre ipotesi che stanno diventando realtà. Quali? Questo territorio sarà compreso dentro la Strategia Nazionale per le Aree Interne, che ha come obiettivo quello di rilanciare dal punto di vista economico, sociale e culturale quelle aree del paese lontane dai grandi centri di agglomerazione e caratterizzate da uno sviluppo incerto. Ci sono 480 milioni a disposizione per strategie di sviluppo di queste aree. Un’occasione da cogliere anche per noi. Ma c’è ancora un’altra occasione da sfruttare, e che va vista in sinergia con quella appena descritta: il Contratto di foce, un vero strumento di coesione territoriale e di riferimento strategico per i Sindaci dei Comuni interessati.

37


IDEE

Molta carne al fuoco. Ma sapremo cogliere e coordinare tutti questi stimoli?

produce oggi lo fa con un occhio di riguardo all’ambiente in cui è inserito: ed anche questa è una cosa strategica per un territorio come quello del Delta.

Dovremo farlo, e comunque sono fiducioso. Il fatto che per la prima volta il Delta sia al centro dell’agenda politica, il fatto che ci sia una congiunzione favorevole è sicuramente uno stimolo per chi lavora nelle istituzioni, a qualsiasi schieramento appartenga, ma è anche uno stimolo per il territorio. Tutto questo, insomma, deve attivare il mondo che sta fuori delle istituzioni, quello che tutti chiamiamo il territorio, la comunità, la società civile; che deve senz’altro saper cogliere le occasioni di questa fase operando un salto di mentalità, che sono sicuro sta già avvenendo. Ripeto, una cosa positiva, in questo momento, è che si stanno superando gli schieramenti, che non ci sono sostanziali divisioni tra gli attori politici ed istituzionali, anzi: questo è un dato molto positivo. Tra l’altro, pure questo elemento importante, mi pare si stia realizzando anche un salto “culturale”: non c’è più quella visione manichea che vede l’industria da una parte e l’ambiente da un altro: è caduto lo steccato, anche chi

Ma tutti questi stimoli non avrebbero bisogno di un coordinamento? Sì, senz’altro. È certo uno dei nostri punti deboli. Soffriamo di un certo campanilismo, è vero, di una certa difficoltà a capire che è necessaria una cabina di regia. Ma io sono ottimista. Anche perché spero che questo riconoscimento dell’Unesco collochi ancora di più l’Ente Parco al centro della scena, perché di fatto non vedo altre realtà che possano coordinare i molti stimoli che in questa fase è necessario raccogliere. Tra l’altro dobbiamo dircelo: non possiamo perdere tempo. Le occasioni si stanno presentando in questa fase, ed è adesso che dobbiamo coglierle. Il rischio è quello di perdere il treno, e di diventare un territorio irrilevante e destinato a stentare. Nessuno di noi lo vuole. 38


REM

Intervista a

Cristiano Corazzari

La Regione c’è di Sandro Marchioro

L

a Regione Veneto, è evidente, è un attore fondamentale nella gestione del territorio e lo è, quindi, anche in una fase così importante per l’area del Delta del Po, che deve operare azioni strategiche proprio per attuare tutte le aspettative emerse dopo il riconoscimento Unesco. L’assessore regionale ai parchi ed alle aree protette è un polesano, Cristiano Corazzari, che conosce bene il contesto del Delta e che quindi sente con particolare intensità la questio-

39


IDEE

ne dello sviluppo di questo territorio. A Corazzari abbiamo chiesto un intervento diretto su tale materia, per capire quale sia l’impegno della Regione Veneto nel contribuire a realizzare il programma Unesco. Lo riportiamo di seguito. Il riconoscimento dell’Area del Po a Riserva della Biosfera all’interno del Programma MAB (Man and the Biosphere – L’Uomo e la Biosfera) dell’UNESCO è un riconoscimento che ci rende particolarmente orgogliosi. È un riconoscimento reso possibile grazie alle politiche regionali dedicate ai parchi e alle biodiversità ed è una prova della validità delle scelte ambientali e gestionali che si sono assunte nel tempo. Il merito va a questa comunità per aver saputo custodire e curare questo territorio con rispetto e dedizione e al lavoro di collaborazione tra diversi soggetti che con intensità e convinzione si sono impegnati nella candidatura, nel seguirne l’iter fino all’ottenimento di questo importante risultato. In qualità di Assessore ai Parchi della Regione del Veneto ricordo che il territorio della nostra regione è caratterizzato dalla presenza di numerosi Parchi e Aree naturali protette che costituiscono un “Sistema Parchi del Veneto”, distinti tra loro per eterogeneità di ambienti naturali e varietà dell’offerta culturale, turistica, di intrattenimento, sport ed enogastronomia. Un “sistema” che offre una opportunità unica per scoprire i luoghi incontaminati e per immergersi nella bellezza e tranquillità della natura, per scoprire il ricco patrimonio storico-culturale e

gustare i prodotti tipici del territorio, offrendo allo stesso tempo occasioni di svago, sport e relax, adatte a tutte le esigenze, oltre a occasioni per nuove professionalità e attività. Nel territorio del Veneto si trovano 5 Parchi Regionali e 1 Parco Nazionale e il grazie va quindi anche al personale che si dedica a questo patrimonio 40

dell’umanità. Per quanto riguarda il Delta del Po il riconoscimento che è stato ufficialmente consegnato lo scorso 18 gennaio 2016 nel corso di una cerimonia ufficiale che si è svolta a Palazzo Roncale a Rovigo, ci permette di essere conosciuti nel mondo e dobbiamo prepararci, oltre a continuare a conservare, pre-


REM

gni, paludi, dune e canali, con pinete costiere e terre coltivate dominate dalle risaie. Un esempio recente di quanto stia anche cambiando la cultura del nostro agire è la partecipazione di Comacchio e Rosolina insieme alla fiera del turismo di Utrecht in Olanda, coordinata dall’Ente Parco: è una dimostrazione che la capacità di unire le risorse, umane, finanziarie e professionali può essere un valore aggiunto per la valorizzazione del Parco del Delta e di tutto il nostro territorio.

servare e valorizzare il nostro patrimonio culturale e naturale, anche a gestire questa opportunità di lavoro e visibilità internazionale. Ricordo che la Riserva della Biosfera del Delta del Po si estende su circa 139 mila ettari e comprende 16 Comuni per un totale di 120 mila abitanti. Comprende formazioni come lagune, sta-

Ancora una volta il Parco del Delta e quindi il Veneto, insieme all’Emilia Romagna, attraverso una appropriata gestione del territorio dimostra di essere un’eccellenza. Molti sono gli argomenti da affrontare in futuro, dalla conservazione dell’ecosistema e la sua biodiversità con l’utilizzo sostenibile delle risorse naturali a beneficio delle comunità locali. Ciò comprende e ci impegnerà tutti su attività di ricerca, controllo, educazione e formazione e sarà occasione per affrontare e risolvere, con la partecipazione della popolazione, i problemi locali ed i relativi possibili conflitti anche in una dimensione globale. Una opportunità unica che ci viene offerta dalla straordinaria varietà naturale che ci circonda: rendere la risorsa ambientale un fattore di promozione dello sviluppo economico sostenibile e di crescita per il nostro territorio. Le prospettive future. Delta del Po Riserva di Biosfera - Uomo, Natura e Sviluppo. Il ruolo e l’impegno di Unesco nel 41

perseguire gli obiettivi di pace ed uguaglianza tra i popoli ha prodotto diversi programmi e riconoscimenti negli ambiti in cui opera: Educazione, Cultura, Scienze ed Educazione Ambientale. Dalle parole di I.Bokova, direttore generale Unesco: “È fondamentale imparare a vivere all’interno dei limiti ambientali del nostro pianeta e imparare a costruire una società giusta, equa e pacifica”. Il Programma Mab sviluppa le basi tra scienze naturali e sociali per un utilizzo razionale e sostenibile, per una conservazione delle risorse della biosfera e per il miglioramento complessivo delle relazioni tra le persone ed il loro ambiente. Oggi in tutto il mondo sono state riconosciute 651 Riserve di Biosfera Mab, in 120 paesi diversi, che operano principalmente su 3 funzioni: conservazione, sviluppo economico, supporto logistico ad attività di ricerca, oltre alla costruzione di reti internazionali, regionali, sub-regionali e specifiche di ecosistemi, obiettivo chiave del programma. I principali benefici che derivano dall’appartenenza al programma Mab sono di tipo economico, legati a caratteristiche e peculiarità del territorio, sono uno sviluppo del turismo sostenibile ed uno stile di vita per le popolazioni socialmente e naturalmente sano. Dato l’alto valore ambientale in questo territorio (l’area protetta del Delta del Po costituisce uno dei più importanti Parchi deltizi d’Europa), l’Ente Parco ha iniziato a ragionare con diversi attori territoriali fin dal 2011 sulla possibilità di inserire quest’area in un percorso di candidatura a Riserva della Biosfera Mab Unesco. Grazie al supporto della Fondazione Cassa di Rispar-


IDEE

mio di Padova e Rovigo ed alla sinergica collaborazione dei molti attori territoriali, si è avviato un percorso progettuale inclusivo che ha portato ad individuare le linee guida per la definizione della candidatura dell’area del Delta del Po a Riserva della Biosfera. Il riconoscimento di Riserva della Biosfera, ottenuto il 9 giugno 2015, per esplicita dichiarazione dell’UNESCO, non implica alcun vincolo giuridico ulteriore, ma va inteso come occasione per affrontare e risolvere, con la partecipazione della popolazione, i problemi locali ed i relativi possibili conflitti in una dimensione globale. Il riconoscimento ottenuto rappresenta un importante passo verso la visione a livello internazionale e nazionale di un unico Grande Delta permettendo così una gestione e pianificazione del territorio congiunta tra il delta Emiliano-Romagnolo e quello Veneto. I progetti futuri sono volti a tutelare la biodiversità valorizzando il lavoro dell’uomo per uno sviluppo sostenibile e vedono come obiettivi generali: Qualità ambientale e territoriale; Consapevolezza Ambientale; Identità territoriale; Ricerca e innovazione; Sviluppo economico-sociale sostenibile; Contratto di Fiume o foce; Gestione integrata delle Zone Costiere. La Governance della Riserva di Biosfera è composta da: Gruppo di Coordinamento, Tavoli Tecnici Tematici, Ufficio Mab, Comitato Tecnico Scientifico, Osservatorio di Monitoraggio e Ricerca. Il Coordinamento ha funzioni politico/decisionali e di indirizzo generale, pone obiettivi, verifica le pianificazioni e programmazioni esistenti facendo sintesi del-

le azioni prioritarie per l’area Mab. I tavoli tecnici tematici rappresentano il supporto tecnico per la fase decisionale di indirizzo e di attuazione delle azioni previste nel Piano di Azione. Sono composti da rappresentanti e tecnici degli Enti aderenti alla candidatura. Il coordinamento tecnico viene effettuato dall’Ente o Associazione che per tema risulta maggiormente competente, supportato dall’Ufficio dell’Ente Parco Veneto del Delta del Po. I tavoli tecnici tematici attivati sono: gestione idrica, biodiversità, paesaggio, ecomuseo, progetti comunitari e turismo. Il Parco del Delta del Po ha presentato circa 14 progetti sulla programmazione comunitaria, per un totale di circa 15 milioni di euro, che andranno a sviluppare proprio gli obiettivi previsti dalla Riserva di Biosfera. Questo territorio non esisterebbe senza l’opera costante dell’uomo e continua a mantenere tutto il suo fascino grazie al rispetto che l’uomo ha per la natura. Si tratta di un territorio unico nel suo genere e irripetibile altrove, in cui l’attività economica convive in perfetto equilibrio con l’ecosistema che la ospita. Si tratta però di un territorio da preservare, in cui non si può pensare di portare un turismo di massa ma un turismo sostenibile. Il dott. Mauro Giovanni Viti, oggi commissario straordinario dell’Ente Parco, paragona la morfologia del Delta ad una splendida architettura, fatta non di mattoni ma di scanni, barene, lagune. Il confronto con le riserve di Biosfera di tutto il mondo, presenti al recente Congresso Mondiale tenutosi a Lima in 42

Perù, ha permesso di rendersi conto che il Programma Mab offre importanti ed indispensabili opportunità di scambio ed apprendimento delle buone pratiche, le migliori in assoluto, per la gestione di territori di inestimabile valore ambientale. Proprio per questo le 4 Riserve di Biosfera


REM

presenti lungo l’asse del Po (oltre al Delta, Monviso, Ticino e Collina Torinese) si sono incontrate il 22 aprile a Torino per lavorare ad una sinergia di azioni tra le Riserve del Po. Inoltre nel 2017 il Delta del Po organizzerà e sarà lo scenario del primo Forum Mondiale dei Giovani delle Riserve

Mab Unesco, nell’ambito del quale giovani provenienti da tutto il mondo si confronteranno sulle loro esigenze e prospettive per il futuro. Infine, si ripeterà l’esperienza del 2015 e il Delta del Po ospiterà, nell’autunno 2017, il secondo Connectivity Workshop del CMS o Convenzione di 43

Bonn (ONU) sulle specie migratrici. Il Delta del Po Riserva di Biosfera, è quindi evidente, è pronto e definitivamente introdotto sulla scena internazionale. E questo rappresenta una prospettiva davvero unica per il nostro territorio.


lsa anni vive e pu t’ n a tt o a d e adra ch e alle gno di una squ na a non fermarci di front so il lo so ta n o racc inseg la maglia non n libro che ci “Il cuore sotto di noi. È molto di più: è u o dentro ognun tia Signorini Mat

Caterina Zanirato

IL CUORE SOTTO LA MAGLIA Rugby Rovigo, ottant’anni di sogni da Lanzoni a Zambelli

e 208 pagin 21 x 5 Formato 1 9-08-4 7 8-994 ISBN: 978-8 e.it www.psd lamaglia uoresotto .com lc /i m o .c k faceboo lia@gmail ttolamag o s e r o u c il

“L’immortalità nasce dal ricordo che lasci, non dalle vittorie in campo”


IDEE

Intervista a

Eddi Boschetti

La versione di Eddi di Francesco Casoni

45

V

ogliamo dare concretezza a questo riconoscimento? Presentiamoci all’Unesco con le carte in regola: c’è molto da fare sul fronte della manutenzione e della sorveglianza del Delta.


IDEE

Eddi Boschetti, presidente del WWF provinciale, conosce il territorio polesano praticamente palmo a palmo. Ha chiaro in modo quasi istintivo cosa serve per valorizzarlo.

zione di sbando su più fronti, dalla mancanza del piano ambientale del Parco fino ai problemi lasciati aperti sul fronte della caccia, per cui manca ancora il piano faunistico provinciale. E ancora, la pesca illegale. La situazione della Provincia e, di conseguenza, della Polizia provinciale pesa ulteriormente - prosegue il presidente del WWF -. Ma con che carte ci presentiamo all’Unesco? Con una sorveglianza scadente in un’area che è lo zoccolo duro dell’attività di caccia nel nostro paese? Con la manutenzione del territorio allo sbando, per la mancanza dei forestali della Regione?

Il riconoscimento è importante, ma, a parte i convegni e una promozione fine a se stessa, non si sta facendo molto. Occorre, invece, che il marchio diventi un impegno e che si concretizzi in azioni di conservazione ambientale. I problemi principali da affrontare sono due: Partiamo dalla manutenzione e dalla sorveglianza, che sono ancora insufficienti - dice Boschetti -. Senza questi, il Delta scompare. Il nostro è un ambiente umido, modellato dall’uomo per cinque secoli, interagendo con la natura. Se non c’è un’azione costante e sapiente, questo patrimonio va perso.

Oggi a garantire ancora un minimo presidio del territorio sono le associazioni ambientaliste: Siamo la stampella che risolve molte mancanze, ma la nostra non è una presenza sufficiente. Al nostro corso per guardie eco zoofile abbiamo registrato il tutto esaurito, segno che la voglia di fare qualcosa c’è. Ma non possiamo certo affidare il

Nella gestione del territorio, Boschetti descrive una situa-

46


REM

monitoraggio ai volontari. Tutto ruota intorno alla conservazione del Delta come ambiente in cui, spiega, l’economia c’è già, senza bisogno di inventare chissà cosa. Qui molte attività umane e specie animali sono in sintonia da sempre. Occorre solo realizzare progetti che si integrino con la pesca e le attività del territorio, l’agricoltura, la bonifica. Non servono grandi hotel o mega parchi acquatici, ma un’economia in grado di restituire l’identità di un popolo che da secoli vive in questo ambiente e, con gesti che si ripetono da sempre, plasma il territorio.

Anche perché sull’altra sponda del Po, molte cose si fanno già da anni. Lì hanno imparato a mettere a sistema un’offerta. Faccio un esempio: esistono convenzioni con i bus di linea per gli appassionati di birdwatching che da Comacchio visitano le zone circostanti. Da noi è ancora impensabile: Non esiste nessun progetto di turismo intermodale. C’è perfino un regio decreto che vieta l’uso a tutti i mezzi, bici comprese, sulle strade arginali. In alcuni casi, i privati lo applicano, chiudendo tratti di strada, che potrebbero invece essere utilizzati come itinerari per la visitazione delle valli. Nessuno ha mai pensato di risolvere questo problema.

Il Delta può vivere di turismo, attraverso strutture ricettive diffuse, coinvolgendo aziende agricole, pescatori, campeggi, ostelli - è convinto -. Non è nulla di inimmaginabile. È il turismo che andiamo a fare in Irlanda o Toscana. Da noi sarebbe possibile da subito.

La domanda è quella di sempre: chi dovrebbe fare il primo passo? Nessuno degli enti interessati si muove. Servirebbe un soggetto al di sopra delle parti, che operi ad esempio nell’ambito della progettazione europea. Alcuni segnali ci sono, ma ancora troppo timidi.

47


IDEE

Intervista a

Lino Tosini Ordinare e coordinare: è in ballo il futuro di Sandro Marchioro

C

i sono molti modi di amare il Delta; quello scelto da Lino Tosini è serenamente totalizzante, inscindibile dalla sua storia e dalla sua vita, vasto come uno dei tanti paesaggi deltizi. Lo capisci da come parla di questo territorio, dalle idee che snocciola per la sua vita futura, dalla cura davvero filiale che rivela per ogni suo aspetto. Lo capisci poi sia dalla sua storia che dal suo presente: perchÊ dopo aver passato una vita a dirigere il Consorzio di bonifica adesso dirige una fondazione dedicata al Delta, alla sua vita complessa, al suo futuro incerto

48


REM

come il suo profilo che butta verso il mare. La Fondazione Ca’ Vendramin oggi è un punto di riferimento sicuro per questo territorio; che fa cose importanti e basilari, come studiare, ricercare, promuovere e connettere iniziative. Ma è importante sentire cosa pensa Tosini di questo riconoscimento dato dall’Unesco al territorio del Delta non solo per quello che fa oggi, ma per quello che ha fatto negli ultimi quarant’anni: perché per tenere in vita il Delta, perché il Delta esista (forse pochi lo sanno) è stato ed è fondamentale il lavoro della bonifica, che ogni giorno, ogni momento, evita che questa terra venga invasa e coperta dall’acqua. Per far questo bisogna conoscere il Delta in ogni sua ansa, in ogni suo fosso, in ogni suo metro quadrato insomma. Bisogna conoscere lo scheletro, la muscolatura, il sistema nervoso, le linfe e gli sbocchi ed ogni metro quadro di terra. E quando conosci tutto questo e ci lavori dentro per decenni, come ha fatto Tosini, il Delta non te lo cavi più dalla testa e ci investi ogni energia.

giate dal punto di vista ambientale e naturalistico ed attività umane che si svolgono in altre aree, ma dentro lo stesso ambiente. E dobbiamo darci delle regole (che in parte già ci sono) per far crescere il territorio senza né imbalsamarlo né snaturarlo. La sostenibilità è già insita in alcune produzioni del Delta, pensiamo alla molluschicoltura; ma in genere tutte le attività che si svolgono qui devono mirare a portare a casa un risultato economico lasciando meno segni possibili sul terreno. L’agricoltura, ad esempio, può benissimo incrementare produzioni a basso impatto, o migliorare la sua relazione con le caratteristiche del territorio: pensiamo alla risicoltura, ed ad alcune esperienze che sono fruttuose nel Delta dell’Ebro,

Per questo è bello ed importante sentirlo parlare, perché in lui naturalmente si mischiano tecnica conoscenze affetto e idee: La storia di questa terra è fatta di conservazione e sviluppo ed il suo futuro non può staccarsi da questo schema – dice – dovremo anzi accentuare il dialogo tra questi due poli, mirare ad un equilibrio perfetto tra rispetto e salvaguardia delle aree più pre49

dove la risaia viene lasciata allagata anche quando la produzione non c’è, dando questo aspetto di zona umida perenne che si integra perfettamente con l’ambiente. Non so se qui si possa attuare, però è un esempio di come le produzioni possono andare incontro ad un territorio, e non semplicemente sfruttarlo. In questa serie di interviste di idee ne abbiamo sentite e ne sentiremo tante: ma, chiediamo a Tosini, quali strumenti ci sono per non sprecare l’occasione del Mab Unesco? Di strumenti ce ne sono –dice – ed altri si possono anche trovare; l’importante sarebbe più che altro coordinarli. Io dico: esiste un Piano del Parco: beh, usiamo quello, prendiamolo come un riferimento fondamen-


IDEE

tale per lo sviluppo del territorio e delle attività economiche che su di esso insistono e per integrarle con l’ambiente. C’è poi un’altra questione importante: quella della sicurezza: non dimentichiamo che la sicurezza idraulica del territorio è fondamentale e deve venire prima di tutto perché senza sicurezza idraulica il territorio semplicemente sparisce. Quindi attenzione: regole fin che si vuole, ma che tengano presente le caratteristiche strutturali di questo ambiente e le necessità vere di chi ci vive. Difendere questa terra dall’invasione dell’acqua è necessario proprio per la sua sostenibilità; se vogliamo è la bonifica stessa che crea la sostenibilità. Aggiungo ancora un altro elemento a questo discorso: la visitazione, il turismo sono sicuramente un settore che ha grandi possibilità di crescita. Dovremmo però fare uno sforzo per migliorare l’offerta, ancora, troppo spesso, improvvisata e scarsa di strutture. Penso ad esempio a quanto importante sarebbe far conoscere davvero il Delta più nascosto, quello al di fuori dei circuiti fissi che si sono realizzati in questi anni. Si potrebbe ad esempio cercare di coinvolgere la realtà delle valli da pesca e di chi le gestisce: ambienti unici al mondo, bellissimi, oggi difficilmente accessibili ma che, ne sono convinto, regalerebbero emozioni uniche ai visitatori. È una parte di Delta fondamentale, oggi troppo poco conosciuta. Questo tipo di visitazione andrebbe organizzata, integrata, strutturata molto meglio e di più di quanto è adesso.

Sarebbe importante, chiediamo a Tosini, che a gestire tutto questo, comprese le azioni indispensabili per realizzare il progetto Unesco, fosse un solo Parco? Non lo ritengo essenziale – dice Tosini – in fondo è una scelta politica ma io davvero non credo che la questione sia se avere un parco o averne due. Potrebbero anche restare due, se non si riesce a fare altrimenti: quello che è davvero essenziale, per il futuro, è la capacità di coordinarsi, di lavorare insieme, di proporre insieme un territorio vivo e ricco di iniziative condivise: che senso ha due piccole fiere del riso, ad esempio? Coordiniamoci tra territori e facciamone una di rilievo e di richiamo nazionale: otterremmo il risultato di portare attenzione su tutto il territorio. Lo stesso per altri tipi di manifestazione. Iniziative comuni, coordinate, mirate ad un unico obiettivo. In tutte queste proposte la Fondazione Vendramin, di cui Tosini è direttore, ha molte parole da spendere e molte ne produrrà in futuro: studi, incontri, coordinamento di azioni: un esempio da seguire, interventi necessari non solo a produrre qualcosa di concreto, ma anche a stimolare un elemento essenziale in questo periodo: la discussione sul nostro futuro.

50


REM

51


IDEE

Intervista a

Luigi Costato

Parola d’ordine: valorizzare (ma senza travisare) di Sandro Marchioro

52

A

bbiamo voluto intervistare il presidente della Fondazione Banca del Monte di Rovigo, prof. Luigi Costato. Presidente, perchĂŠ una fondazione


REM

bancaria come la vostra è interessata al riconoscimento Mab Unesco?

valorizzazione del Delta del Po. Cosa dovrebbe fare il territorio adesso, dal vostro punto di vista?

Perché la straordinaria biodiversità presente nel Parco del Delta del Po è meritevole di questo riconoscimento, e non solo.

Dovrebbe valorizzare le potenzialità turistiche della zona senza consentire un suo stravolgimento ma appoggiando progetti poco invasivi e rispettosi del territorio.

Quale sinergia potete contribuire a mettere in atto, come Fondazione, per realizzare il progetto Unesco?

Concretamente, avete già attuato alcune iniziative? Se sì, quali?

Non abbiamo la forza economica per sostenere in maniera immediata e diretta questa iniziativa ma abbiamo già svolto più di un intervento che ben si collega alla

Abbiamo già dato un contributo alla valorizzazione dell’intero territorio polesano, compreso il Delta, attraver-

53


IDEE

so la pubblicazione della guida del TCI “Rovigo e provincia. Il Polesine e il Parco del Delta del Po” e di un’altra pubblicazione del TCI nella collana “Itinerari” intitolata “Rovigo e Delta del Po. Cinema e gastronomia”. Inoltre abbiamo coinvolto le scuole del territorio basso polesano in alcune iniziative a carattere didattico tendenti a valorizzare la peculiarità dei luoghi.

territorio così importante e prezioso. Sviluppo inteso, naturalmente, massimamente rispettoso delle caratteristiche ambientali. Lei ha l’impressione che il nostro territorio si stia muovendo nella direzione giusta? Ben poco. Occorrerebbe affidarsi a specialisti in promozione e sviluppo per una adeguata campagna.

Quali suggerimenti si sente di dare al territorio per cogliere appieno questa opportunità?

Quali le sembra siano i principali problemi da affrontare?

Promuovere la valorizzazione della parte veneta del Delta del Po, evitando che il monopolio di queste iniziative sia di fatto gestito dalla parte emiliana, dove peraltro il Delta del Po è ben poco presente. In sostanza si suggerisce di agire con tutti gli strumenti disponibili per aiutare la conoscenza da un lato, lo sviluppo dall’altro, di un

Affidare la gestione del Delta a chi in esso creda non per ragioni elettorali ma per conservare e valorizzare un patrimonio straordinario che merita di essere al centro di molte iniziative.

54


REM

Biodiversità , cos’è questa cosa qua

di Danilo Trombin

A

vrete sicuramente già appreso, da ben più illustri relatori, il significato del termine “biodiversità”, la sua etimologia greca, il perché sia così importante e perché sia oggi da difendere. E da molti avrete già sentito esaltare le meraviglie e le potenzialità del territorio, la miriade di progetti che vedranno la luce nell’immediato futuro, quando il Delta del Po diventerà ancora più “volano dello sviluppo” di quanto non sia mai stato in passato, e arriveranno i benefici 55


IDEE

derivanti dal Mab Unesco e la ricaduta positiva per tutto il territorio e per tutti i settori economici. A me capita, invece, quando sento parlare di “biodiversità”, di essere colto da spasmi di varia natura e da attacchi improvvisi di orticaria. Intendiamoci: non perché io non ami la natura in tutte le sue forme, come alcuni sapranno… mi viene l’orticaria perché mi sembra che ormai questo termine sia abusato e utilizzato, nella maggioranza dei casi, in maniera impropria, per favorire l’eloquio di qualcuno o per pavoneggiarsi con termini alla moda e dotati di buona pastosità, così che gli interlocutori possano annuire ammirati. È un termine ormai logoro, adoperato, ad esempio, anche per descrivere la complessità agro-alimentare ed enogastronomica del nostro Paese, allo stesso modo in cui si legge la parola

“ecologia” nei nomi delle ditte che trattano rifiuti speciali. Sia chiaro, non mi voglio scagliare contro coloro che si impegnano per la salvaguardia del territorio. Il punto è che penso che ci sia ancora moltissimo da fare e che il tempo a disposizione sia sempre, drasticamente meno. Perché, a dispetto dei proclami decennali e dei riconoscimenti attuali, la biodiversità sembra essere più che altro un nemico quotidiano contro il quale lottare. A noi la biodiversità fa schifo, a noi piace l’omologazione. A noi la complessità ci mette ansia e paura, perché preferiamo la piattezza monotona di un orizzonte senza imprevisti. Basta guardare fuori dalla finestra per capire che negli ultimi cinquant’anni la strada intrapresa è quella della banalizzazione del territorio e del paesaggio. Quello che ci

56

troviamo di fronte è un tavoliere sterile, più povero di un qualsiasi deserto, che diventa di un acceso giallo velenoso ogni primavera, invece di fiorire, per poi ottenere un verde uniforme durante l’estate e rimanere col terreno nudo per la maggior parte dell’anno. Una delle frasi maggiormente ricorrenti detta da coloro che mi conoscono e sanno quello che faccio, può essere usata come esempio lampante a sostegno di quanto sto cercando di dire: “ormai ci sono troppe gazze”; o ancora: “in campagna c’è pieno di cornacchie!”; per finire con: “i gabbiani reali sono pericolosi!”. È tutto vero. Negli ultimi cinquant’anni, l’impoverimento del territorio, l’eliminazione delle zone umide minori, delle siepi poderali, dei maceri, della vegetazione acquatica spondicola e flottante ha causato una riduzione degli habitat e una crescente omologazione del paesaggio, col risultato che le specie meno specializzate e dotate di un ampio spettro trofico sono aumentate a dismisura, a scapito invece di quelle più legate alla differenziazione degli habitat. E questa è solo la punta dell’iceberg. Le specie più in crisi oggi sono proprio quelle legate agli agro-ecosistemi, ovvero quelle che si sono evolute di pari passo all’uomo negli ultimi diecimila anni, ma che non riescono a tenere il ritmo dei repentini cambiamenti legati all’industrializzazione agricola degli ultimi cinquant’anni. Oltre a essere sparite le rondini, come ben sappiamo dalle numerose campagne mediatiche, non ci sono più nemmeno i passeri che cinguettano sopra la nostra testa.


REM

Odiamo la biodiversità, soprattutto quando si tratta di insetti, che non ci sono più. I prati non hanno più farfalle, le lucciole non si accendono più, per non parlare di quello che sta accadendo alle api, anch’esse al centro di numerose campagne d’informazione, che purtroppo non hanno, ad oggi, sortito effetto alcuno. Il fatto è che gli uccelli, anche i granivori, utilizzano in primavera molti insetti, come fonte primaria di proteine, per allevare i pulcini. Ma in mancanza di insetti è ovvio che i pulcini muoiono di fame. Nei fossi non ci sono più le rane, e proprio dove fino a un paio di decenni fa se ne contavano milioni, troviamo solo veli d’acqua iridescente e maleodorante, priva di ogni forma di vita. L’acqua, che dovrebbe essere fonte e sorgente di vita… Siamo testimoni inconsapevoli di una catastrofe immane che si consuma nella nostra quotidianità e sotto i nostri occhi, e il fatto è che quello che vediamo oggi non è altro che l’effetto di ciò che abbiamo prodotto nei decenni passati, e purtroppo la tendenza non accenna a invertirsi, anzi… Mi si obietterà che sono un catastrofista, che le campagne devono per forza essere coltivate, che le zone umide non se la passano così male, perché ad esempio gli uccelli acquatici sono in aumento e sono proprio le zone umide oggetto di tutela e insignite dal riconoscimento UNESCO. A parte il fatto che secondo me è aberrante che la terra possa essere proprietà di qualcuno, così come non può esserlo l’acqua o l’aria, che sono patrimonio di tutti (ma questa è un’altra storia), questo è solo parzial-

mente vero. La fauna ittica dei corsi d’acqua polesani, compresa quella del Po, è ormai costituita da specie aliene, che hanno ormai quasi del tutto soppiantato le specie nostrane, con buona pace della biodiversità. Recenti ricerche, infatti, evidenziano la presenza di 18 specie di pesci autoctoni, a fronte di ben 23 specie esotiche, introdotte dall’uomo, per quanto riguarda il tratto di bassa pianura del Fiume Po (Puzzi et al. 2008). Senza contare il modo in cui vengono trattate dai pescatori di frodo le acque interne, a giudicare dalle notizie riportate dalle cronache dei giornali. La pesca in laguna, nelle numerose lagune del Delta del Po, è stata quasi del tutto abbandonata, a favore dell’allevamento dei molluschi bivalvi, attività molto impattante per la fauna ittica. D’altra parte le lagune sono oggetto di costanti interventi che ne snaturano la transitorietà im57

plicita, nel tentativo di renderle stabili e quindi utilizzabili per i bivalvi. Non esistono quasi più scambi naturali tra laguna e fiume. Le lagune subiscono una sorta di processo di “bacinizzazione” che aumenta l’erosione interna, a scapito della flora e della fauna presenti. Anche le valli non se la passano meglio. Sono pochi, infatti, i proprietari di valle che ancora si ostinano a produrre pesce come vuole la tradizione polesana, perché nel mondo globalizzato di oggi abbiamo produzioni più rapide e più efficienti in altre parti del globo, naturalmente a scapito della qualità, e il pesce di valle è diventato anti-economico. Questi esempi di economia sostenibile ante litteram, quindi, sono in fase evolutiva, tanto che molte valli si sono convertite alle sole ragioni della caccia, modificando la propria struttura ambientale e morfologica per attirare le anatre da sparare anziché i pesci, introducendo maggiori quantità d’acqua


IDEE

dolce che ovviamente si traduce con in profonde modifiche degli habitat presenti. Un recente rapporto elaborato dal Comitato Italiano dell’IUCN (International Union for Conservation of Nature) pone in evidenza quali sono le bellezze naturali e le molteplici criticità dell’Italia. Emerge il quadro di un Paese che unisce un grande assortimento di ambienti naturali, dove sono ben 130 gli habitat codificati ai sensi della Direttiva “Habitat” 92/43/CE. La fauna italiana annovera più di un terzo delle specie presenti nel continente europeo, mentre sono state censite ben 6.711 piante vascolari. Il nostro patrimonio ambientale è però uno dei più minacciati del vecchio continente: infatti, dai dati che emergono dalla Lista Rossa Nazionale, 6 specie si sono estinte in epoca recente, mentre quelle minacciate di estinzione sono ben 161 (138 terrestri e 23 marine), pari al 28% delle 672 specie di vertebrati valutate. Allora ben vengano i riconoscimenti, le onorificenze, i convegni, i proclami, i volani per lo sviluppo e tutto il resto, purché lascino finalmente da parte le chiacchiere e traducano in fatti quanto di positivo può derivare per il nostro territorio. Mentre scrivo, infatti, mi viene in mente che i ricercatori che seguono la più importante popolazione mondiale di pelobate fosco insubrico, un rarissimo rospetto endemico della Pianura Padana ritenuto estinto in Veneto dagli anni ’70 del secolo scorso, lo stanno facendo a titolo personale e gratuito. 58


Territorio e Qualità

Q

la storia del Salumificio Bovolenta in due concetti

ualità, tradizione, onestà: oggi i consumatori, sempre più attenti a ciò che acquistano, cercano essenzialmente queste caratteristiche non sempre facili da trovare, tuttavia, nella gran massa di prodotti che si assiepano sui banconi dei luoghi di vendita. Ad un consumatore attento non dovrebbe quindi sfuggire la grande passione e la grande attenzione alla qualità che ormai da oltre cinquant’anni contraddistingue il lavoro del Salumificio Bovolenta, che ha sede in uno dei luoghi per tradizione deputati alla trasformazione della carne di maiale in deliziosi prodotti destinati al consumo; una tradizione che oggi si integra alla perfezione con le ricchezze di un territorio, il Delta del Po, che si offre sempre di più all’attenzione di un pubblico sempre più vasto e attento alla ricerca di bellezze paesaggistiche e di bontà provenienti dalla storia del territorio. L’azienda nasce nel 1962, si trova sulla vecchia Romea a Rivà di Ariano, e produce proprio qui esclusivamente salumi legati alla tradizione della nostra terra. Nulla è cambiato da quando è iniziata l’avventura di questa realtà produttiva: l’obiettivo è sempre quello di mantenere livelli qualitativi eccellenti seguendo un procedimento tipico, anche se adeguato costantemente alle nuove normative. Evidenziamo qui di seguito i punti salienti che ci permettono di produrre salumi tipici del Delta del Po: • Suini di peso medio di circa 170/180 kg allevati all’inte-

rno del Parco del Delta. • Tracciabilità alimentare specifica: insieme agli allevatori abbiamo stabilito che i suini debbano avere un’alimentazione naturale e costante nel tempo, con materie prime provenienti principalmente dagli allevamenti stessi e da produzioni locali. • I suini vengono macellati e sezionati all’interno del nostro stabilimento (nr. autorizzazione sanitaria IT 92867L CE). La vicinanza degli allevamenti comporta un breve viaggio per i suini riducendo così lo stress degli animali. • Dopo la fase di macellazione e sezionamento inizia la fase della lavorazione delle carni durante la quale tutte le parti del suino (coscia, spalla, coppa, pancetta, gola, guanciale, etc.) vengono trasformate per la produzione, all’interno della nostra azienda, di salame (di varie tipologie, calibri e budella), salsiccia, cotechino, pancetta arrotolata, coppa stagionata, oltre ai prodotti che vengono mandati presso altri stabilimenti per la stagionatura (prosciutto crudo Berico-Euganeo Dop, culatello con cotenna) o cottura (prosciutto cotto). L’attenzione a ciò che si produce, come si vede, è costante e quasi maniacale: il risultato è evidente: un prodotto che soddisfa tutte le esigenze del consumatore, da quelle relative alla sicurezza a quelle che pongono attenzione al gusto. In tanti anni di lavoro l’obiettivo costante è stato uno solo: mai deludere chi si affida al nostro lavoro. Che ci siamo riusciti o meno, lo dice la nostra storia.

Via Romea Vecchia, 223 | Rivà di Ariano nel Polesine (RO) | Tel. +39 0426 79014 | www.salumificiobovolenta.com


PRODUZIONI

Produzioni A cambiare le cose nel Delta saranno quelli che lavorano. Come?

Intervista a

Mauro Giuriolo In principio era la zolla: senza terra non c’è futuro di Sandro Marchioro

T

erra e acqua, acqua e terra: fisicamente il Delta è questo. Estensioni di terra che non si immaginano altrove, dove i campi hanno misure ridotte: il campo veronese, il campo trevisano, quello bellunese (dai tremila ai quattromila me60


REM

Le foto di questa sezione sono di Michele Viviani

61


PRODUZIONI

tri quadri circa); non è un caso che qui l’unità di misura sia l’ettaro ed altre unità non siano nemmeno conosciute. Qui lo sguardo rotola lontano, si perde; ed è evidente la sensazione che l’agricoltura sia importante, tanto importante, che dia un impulso forte all’economia dei luoghi e che abbia imbevuto da sempre la cultura, il vivere quotidiano, il sentire.

cipi di una agricoltura che serve il territorio servendosene il meno possibile. Di fatto i principi per il progetto Mab Unesco sono perfettamente in linea con la nostra filosofia, con il modo in cui ci accostiamo al fare agricoltura qui, nel nostro Delta e, più in generale, nell’intero territorio Polesano. Su cosa bisognerà fare adesso Giuriolo non ha dubbi: Ci sono delle parole che indicano obiettivi precisi: noi la pratichiamo da tempo e continueremo ad insistere su questo ambito: preservare, mantenere, produrre in maniera equilibrata, creare cultura del territorio anche attraverso attività che non siano strettamente agricole ma partano dal lavoro dei campi: spingere per avvicinare produttore e consumatore, far conoscere la cultura del territorio facendo anche educazione attraverso le fattorie didattiche, integrare la produzione agricola con la visitazione turistica.

Per questo definire questo territorio Riserva della biosfera significa anche segnare i confini di una questione importante: se c’è un ambito nel quale l’uomo è in contatto più che altrove con la “biosfera” è proprio quello dell’agricoltura: lo capisci solo percorrendo le strade più nascoste del Delta, quelle meno turistiche, quelle che costeggiano i campi coltivati; in autunno ed in primavera quando vedi i trattori lenti ribaltare la crosta di terra, poi quando vedi gli stessi trattori spruzzare sulle piantine un vapore che ti chiedi cosa sarà mai e poi ancora d’estate quando i cannoni sparano sui campi archi d’acqua per giorni e giorni.

Abbiamo fatto molto su questi ambiti, è sotto gli occhi di tutti ed è perfettamente in linea con un percorso di rispetto, integrazione e preservazione della biosfera”.

Dietro a queste immagini c’è il senso di un rapporto con la terra che non è fatto di cose buone e di prodotti tipici, ma anche di sostanze chimiche, di acqua consumata a bizzeffe, di cose, insomma, che con il rispetto della biosfera hanno poco a che fare o che comunque pongono dei problemi mica semplici da risolvere. Che impongono un percorso per mettersi in linea con quanto l’Unesco chiede di fare per integrare questo settore fondamentale con una visione del territorio e del suo utilizzo che è una visione della vita e del mondo: e che a volte si discosta in maniera sensibile da quanto vediamo intorno a noi oggi. Sono problemi di cui gli stessi contadini sono coscienti ed insieme a loro le associazioni di categoria che li rappresentano.

Ma anche sui limiti di questo intervento Giuriolo è lucido e fattivo: Certo, sono tutti aspetti sui quali bisogna intervenire ulteriormente: c’è ancora molto da fare, ad esempio, sull’integrazione tra l’agricoltura ed il turismo, dove credo ci siano prospettive davvero molto evidenti e rilevanti, che mettono in campo ragionamenti sulle strutture ricettive, sui prodotti tipici, sulla rete vendita e via di questo passo. Io credo ci sia bisogno da un lato dell’impegno di tutti gli operatori e le associazioni di categoria come la nostra, dall’altro però mi pare sia necessario anche un coordinamento di tutte queste attività, un’integrazione tra le proposte che vengono dal nostro mondo e quelle che vengono da altri ambiti: e credo che questo lavoro di coordinamento non possa farlo che l’Ente Parco; è questa la struttura, l’istituzione che ci dovrebbe aiutare a fare sistema, che dovrebbe mettere insieme tutti gli stimoli e le potenzialità del territorio e farle diventare proposta, offerta, un agire concreto insomma.

Mauro Giuriolo, attuale presidente provinciale di Coldiretti, che ha passato e sta passando i migliori anni della sua vita chino sui problemi dell’agricoltura e degli agricoltori, è pienamente cosciente della responsabilità che il riconoscimento Mab Unesco al Delta del Po implica per l’intero territorio. Ma è ottimista e positivo perché, dice, in questi anni abbiamo lavorato molto e moltissimo stiamo ancora facendo per portare l’agricoltura ad essere in linea con i prin-

I Parchi sono due, il Delta è uno solo, obiettiamo: È vero, 62


REM

ed è vero anche che noi abbiamo il 90% del territorio del Parco e ci comportiamo spesso come se questo dato non esistesse. Credo che i due parchi debbano lavorare in sinergia, probabilmente fino anche a diventare una sola realtà istituzionale. Ma credo sia soprattutto vero che noi della parte veneta, polesana diciamo, al di là di un percorso condiviso con i colleghi emiliani, dovremmo dimostrare un maggiore orgoglio per quello che abbiamo ed una più spiccata intraprendenza; una caratteristica in cui in tutti questi anni non abbiamo spiccato.

percorso di implementazione (parola odiosa ma efficace) del tema della sostenibilità, anche di questo è cosciente Giuriolo: Quello di arrivare ad una agricoltura pienamente sostenibile è un nostro obiettivo primario, ma ti garantisco che da anni lavoriamo su questo piano, ben prima che arrivasse il riconoscimento Mab; non per adeguarci ad una richiesta che viene da una istituzione internazionale, il motivo è molto più profondo: non crediamo ci siano alle alternative, crediamo che il futuro del rapporto uomo agricoltura non possa che essere quello di un maggiore rispetto dell’ambiente, pena conseguenze molto pesanti; ci sono temi che perseguiamo da tempo: ambiente, tipicità, salute, tracciabilità. Vanno tutte in un unico senso: o capisci che la sostenibilità significa garantirci un futuro o metti a repentaglio la vita stessa delle generazioni a venire.

Diciamocelo – sospira Giuriolo – questa è una occasione unica che non dobbiamo sprecare, sarebbe gravissimo farlo ed avrebbe conseguenze davvero molto pesanti. Che poi, tecnicamente, l’agricoltura in sé debba fare un

63


PRODUZIONI

Concretamente cosa significa tutto ciò? Già oggi noi abbiamo molti produttori che virano verso il biologico: carne, frutta, cereali: stiamo creando filiere biologiche: non è solo per il fatto che ce lo chiede il mercato: il biologico va sostenuto anche perché questo tipo di produzione si integra a perfezione con la struttura fragile e particolare del territorio del Parco del Delta. Che oltretutto si può integrare a perfezione con le sue possibilità di crescita di un turismo diretto ad un pubblico particolare, sensibile a tutto ciò che significa rispetto dell’ambiente e miglioramento della qualità della vita.

giore esborso, ma come un investimento in salute, soprattutto, ma anche in un diverso approccio tra noi e ciò che ci circonda: non c’è soluzione alternativa, per un mondo diverso e migliore, ad un diverso modo di produrre e di consumare. Che il consumatore sappia tutto questo è fondamentale: per questo noi spingiamo per l’etichettatura e per dare sempre notizie al consumatore (o al visitatore che sia) di cosa stiamo facendo e di come stiamo lavorando, in modo che sappia che non sta solo consumando un prodotto, ma una cultura, una storia, una prospettiva nuova e innovativa del modo in cui noi produttori ci relazioniamo con il nostro lavoro e con la terra che lo permette.

Per questo è importante una politica decisa di differenziazione delle nostre produzioni da tutto ciò che viene da fuori e che viene prodotto in maniera diversa da come facciamo noi. È un discorso che la nostra associazione porta avanti da tempo su tutto il territorio nazionale ma che vale in maniera particolare qui, nel nostro Delta: il consumatore deve sapere che il prodotto che sta consumando è stato prodotto qui, secondo metodi che ne esaltano le qualità, ne fanno un prodotto unico e irripetibile e soprattutto che non mette a rischio la salute.

E poi valorizzare ciò che abbiamo, le nostre tipicità, lo diciamo ormai da decenni e dobbiamo imparare a farlo sempre meglio: i nostri DOP e IGP (aglio, riso, lattuga, cozze, radicchio) devono essere non solo le nostre bandiere, ma dei veicoli attraverso cui noi esportiamo il nostro territorio ed il modo in cui lo custodiamo e lo amiamo. In una prospettiva in cui la parola “sfruttamento” diventa sempre più obsoleta e stinta, simbolo di un mondo che sta sparendo e lascia strada ad uno nuovo che sta arrivando, Giuriolo, lo dicevamo, è positivo ed ottimista. Ed è pure bello lasciarsi contagiare dalla fiducia in ciò che c’è da fare, una volta tanto.

Deve sapere che alcune produzioni, ad esempio, seguono un percorso diametralmente opposto alle stesse produzioni di altri paesi, dove le normative permettono l’uso di fitofarmaci che da noi sono vietati da almeno vent’anni. La strada dell’ecocompatibilità – dice ancora Giuriolo – è non solo obbligatoria, ormai, ma soprattutto doverosa. Ne siamo coscienti noi e ne sono coscienti in primo luogo gli operatori: non sarà mica un caso se qui in Polesine ormai ci sono 300 aziende che hanno sposato la politica di riduzione dei concimi chimici e di acqua: è un dato, ma soprattutto un comportamento, molto importante. Le difficoltà sono ancora molte, però: Certo, ma le dobbiamo affrontare e minimizzare: dobbiamo estendere le conquiste fatte, rendere diffusa la mentalità dell’agricoltura di qualità e a basso impatto; ma dobbiamo anche far capire al consumatore cosa stiamo facendo, quindi comunicare meglio, creare un rapporto maggiormente diretto tra produttore e consumatore. È vero che il nostro prodotto costa di più, ma dobbiamo far intendere questa maggiorazione non come un mag64


REM

Intervista a

Roberto Finotello

I vecchi, i giovani e il mare: il futuro nell’acqua di Sandro Marchioro

65

I

pescatori del Delta la loro terra la amano cosĂŹ, senza filtri o mediazioni culturali, perchĂŠ ci sono nati, ci vivono e da qui traggono la loro sussistenza e il senso stesso delle loro vite. Vite difficili e faticose anche da sempre, da secoli, in passato ed oggi che ci sono mezzi meccanici che li aiutano; ma pur sempre vite che stanno dentro il Delta, in un significato molto ampio ma principalmente fisico, materiale; allevare vongole, ad esem-


PRODUZIONI

pio, vuol dire alzarli all’alba ogni stagione, vuol dire anche immergersi nell’acqua ghiacciata e sguazzare nella melma del fondale tirando un attrezzo per ore, ad agosto come a novembre, col sole rovente e con il gelo, il vento, la nebbia, la pioggia. Conoscere il Delta così, abbrancandolo tutti i giorni fino alle ventriglie, è ben diverso che percorrerlo in mountain bike con una tutina in lycra antisudore; vuol dire soprattutto che riserva della biosfera ha un altro significato, più semplice e insieme più complesso e profondo. Se poi di mez-

zo c’è anche l’economia, il benessere di tante famiglie, allora mantenere questa riserva diventa una necessità; perché qui la pesca fa vivere migliaia di persone: solo i membri del Consorzio Cooperative Pescatori del Delta, l’organizzazione di allevatori e produttori di molluschi (per lo più cozze e vongole), sono oltre 1500; che significa l’industria più importante non solo del Delta, ma di tutto il Polesine, dove un’altra industria che dà da vivere a così tanta gente non c’è: Con gli enti promotori del progetto Mab abbiamo collaborato fin dall’inizio – dice Roberto Finotello,

66

presidente del Consorzio – per noi è stata un’occasione per riflettere su quanto stavamo facendo, scoprendo che era in linea con l’idea Unesco da tempo e casomai apportando soltanto qualche miglioria. Finotello dà voce a 14 cooperative, non sempre in linea su tutti i problemi del mondo della pesca, ma perfettamente unite su quanto si intende per sostenibilità. Ed in questo è coadiuvato anche dall’apporto scientifico di un biologo, Emanuele Rossetti, che da decenni lavora per il Consorzio e che ha pensato, fin dai tempi delle


REM

superiori e fin dall’inizio della sua passione per le scienze biologiche, che tutto il suo sapere lo avrebbe speso qui: e così è andata. La sostenibilità per i pescatori è una materia prima – dice Rossetti – nonostante questo è un concetto da difendere e da praticare quotidianamente, perché per un’azienda come la nostra significa anche difesa della nostra storia e del nostro prodotto insieme”. Questo non significa che non ci sia nulla da fare e che sia tutto perfetto così: Abbiamo già promosso iniziative ed altre ne stiamo promuovendo o studiando – dice il presidente Finotello – lavorando ad esempio sulle quantità prelevabili. Scegliere di non perpetuare l’aumento del prelievo sulla stessa area di allevamenti significa non gravare oltre sull’ambiente su cui lavoriamo: abbiamo stabilito una diminuzione del prelievo di 2000 tonnellate di vongole: dalle 8000 del 2015 passeremo alle 6000 di quest’anno.

modo per incidere meno sul prelievo di legno in ambienti montani dove i pali vengono prodotti. Ancora, abbiamo in sperimentazione dei motori che funzionano a solare ed eolico negli impianti di allevamento delle ostriche.

Continueremo poi a lavorare sui mezzi di pesca, tutti autorizzati, cercando di usare sempre meno quelli più invasivi per il fondale, come ad esempio il rastrello a pompa: tutti gli strumenti che usiamo sono pensati per garantire un basso impatto ambientale, oltre ad una vitalità del prodotto. Abbiamo sviluppato anche un progetto per la sostituzione dei pali in legno degli impiamti di allevamento delle cozze (che devono essere cambiati ogni 10 anni circa perché vengono attaccati da un microrganismo che li disgrega) con pali in materiali assolutamente innovativi e senza alcun impatto. Tra l’altro è un

Sempre per la lavorazione delle cozze, nelle cavane in cui vengono portate dopo essere state prelevate dall’acqua e lavorate, useremo travagli e sgranatrici alimentate con motori a corrente elettrica e non più a gasolio, con tutto quello che significa in termini di inquinamento acustico e ambientale. Il comune di Porto Tolle, infatti, ha realizzato il progetto che aspettavamo da tempo di portare una linea elettrica fino a dove sono situate le cavane. Non dimentichiamo poi che il nostro stare continuamente sul territorio ci elegge davvero a sentinelle di questo ambiente: la nostra terra è sotto il no67

stro controllo ogni minuto del giorno, coccolata come un figlio, e la nostra attenzione è massima ogniqualvolta si presenta uno sversamento, un mutamento di qualche tipo, o semplicemente il bracconaggio che se ne infischia dell’ambiente e pensa solo a depredare. Buoni padri e buone madri, i pescatori e le pescatrici (sono tante) del Delta; che allevano non solo cozze e vongole, ma soprattutto un modo di vivere e tramandare una ricchezza che deve rimanere tale anche per quelli che vengono dopo. Che questo modo di vedere la vita e il lavoro e la terra coincida con il programma Unesco non è del tutto casuale.


PRODUZIONI

Intervista a

Mauro Zennaro

La filosofia mite del produrre nel Delta di Sandro Marchioro

68

N

on lo immagini nemmeno il Delta del Po stando sulla Romea: traffico caotico, smog, brutture di varia natura. Soprattutto capannoni e capannoni, che si addensano nel tratto che va da Porto Viro a


REM

Porto Tolle e che sono la fotografia di uno sviluppo che non piace a chi ama l’ambiente, ma sono anche la realtà di quel po’ di ricchezza che abita in questo territorio, fatto di realtà artigianali e piccolo industriali dinamiche, sveglie, commercialmente abili.

si integrino perfettamente con l’ambiente in cui vengono collocati. Non solo: ma che cambino anche la filosofia di vita di chi li abita: un prodotto che dà senso, piuttosto che svilire il senso di ciò che ha intorno. Meglio di tutti lo spiega nel dettaglio, ancora, Mauro Zennaro: Ci stiamo muovendo per realizzare strutture fatte in legno ad alta tecnologia. Il legno è stato ormai sdoganato come elemento strutturale e noi cogliamo questa opportunità anche fornendo una progettazione dedicata a questo tipo di materiale per creare strutture ad uso abitativo civile, industriale o dedicate al turismo, che nel nostro caso è un ambito sul quale vorremmo particolarmente insistere.

Non è detto che dentro questi brutti capannoni si pensi alla crescita solo in maniera invasiva e distruttiva, o comunque nettamente antagonista a quando di meraviglioso si stende a poche centinaia di metri da qui, verso la costa e il mare. Ne abbiamo la prova incontrando Mauro Zennaro, che oggi è una delle anime della Zennaro Legnami di Porto Viro, un’azienda che da oltre cinquant’anni “opera nel settore del legno e dei suoi derivati”, come dice la descrizione dell’azienda, stringendo un po’ su quello che negli ultimi anni questa realtà è riuscita a fare. A partire dalla precisa coscienza di operare in un territorio unico al mondo, al quale bisogna dare qualcosa, oltre che ricevere.

In ogni caso, con soluzioni che evitino la cementificazione o l’uso di materiali che siano impattanti; e che non lascino segno alcuno nel momento in cui sia finito il loro uso. È questo che noi possiamo fare in un territorio come quello del Delta: costruire, fornire servizi al suo sviluppo tenendo presenti le raccomandazioni che vengono, prima ancora che dall’Unesco, dalla nostra coscienza di abitanti del Delta: preservare in ogni modo quello che abbiamo, crescere e creare ricchezza senza depredare.

La filosofia mite di questo smilzo e gentile uomo d’azienda è questa, nulla di più: Dobbiamo semplicemente cercare di uniformarci al territorio in cui operiamo – dice Mauro Zennaro – ed è sostanzialmente ciò che abbiamo cercato e che stiamo cercando di fare in questi ultimi anni. Non è soltanto giusto, per un’azienda, fare così: noi stiamo scoprendo che è anche opportuno e perfino redditizio. Per questo sono convinto che non dobbiamo vedere il riconoscimento dell’Unesco a “patrimonio della biosfera” come un qualcosa di limitativo; anzi, è uno stimolo a cercare un modo nuovo di produrre, di costruire, di abitare. Certo, per vincere la sfida dobbiamo puntare a lavorare in sinergia con altre aziende: dobbiamo pensare anche alla nostra piccola realtà come ad una rete: fare sistema è l’unico modo non soltanto per superare la crisi che ci sta mettendo tutti in serie difficoltà, ma anche per pensare un nuovo modo di produrre e di “stare” su questo territorio: che, non dobbiamo mai dimenticarlo, è unico e irripetibile.

Da questo punto di vista la Zennaro è un’azienda che già da tempo ha aperto una pista che molti altri potrebbero seguire, in quanto a filosofia produttiva: mettendo insieme altre imprese del settore costruttivo ed impiantistico, ha realizzato l’anno scorso la prima “casa passiva” proprio qui a Porto Viro: una struttura completamente in legno ed altri materiali naturali e provvista da fonti energetiche completamente rinnovabili. Un caso unico nel territorio, non solo del Delta, non a caso seguita e monitorata dall’Università di Padova per certificarne le qualità abitative. (tutta una serie di ulteriori stuzzicanti informazioni si possono vedere nel sito www. habita.it). Tra l’altro – prosegue Zennaro – in questo ed in altri progetti cerchiamo sempre di perseguire anche un altro tipo di sostenibilità, oltre a quella ambientale; facendo lavorare ed impegnando imprese locali e risorse umane locali, valorizzandole ed esaltandone le conoscenze già in atto. Ed è anche questo che ci ha portato ad elaborare anche altri progetti: ad esempio stiamo lavorando su un modulo

Ed è proprio da questa unicità che l’azienda è partita per iniziare quella che, è evidente, è una nuova fase: non più solo commercio e trasformazione di legname, ma produzione di un “sistema” che usa il legno, fonte di per sé ecosostenibile, per produrre elementi abitativi che 69


PRODUZIONI

che possa essere utilizzato in ambito turistico, che porti alla realizzazione di strutture abitative o di servizio o di visitazione, comunque dotate dei più avanzati servizi tecnologici utili al visitatore, che a me piace chiamare ospite: ecco, portare le nostre produzioni ad occuparci di turismo ci sembra vada nel senso indicato dall’Unesco (e non solo) quando parla di sostenibilità delle produzioni e comunque di integrazione profonda e rispettosa tra mondo produttivo e territorio.

non come due corpi separati ed estranei l’uno all’altro. Tra l’altro ci piacerebbe che anche il territorio condividesse questa ricerca continua, questo non stare mai fermi alla ricerca del meglio, che noi come azienda viviamo come solo e unico modo di esistere. Perché la ricerca del nuovo, saldamente unita ad una gestione razionale e al mantenimento di alcune tradizioni e modi di vedere che vengono dal lavoro di chi mi ha preceduto è una filosofia che ci sta premiando come azienda, e crediamo possa premiare anche il territorio in cui siamo inseriti e nello sviluppo del quale crediamo fermamente.

Noi crediamo nel turismo e nelle sue possibilità di crescita qui nel Delta, e mettiamo le conoscenze sviluppate in cinquant’anni di lavoro (quello che in termini tecnici si chiama know-how) a servizio di queste aspirazioni nuove del nostro territorio, con l’obiettivo di crescere insieme, noi come azienda e il territorio nel suo complesso: io sono convinto sia più facile crescere così, insieme, che

70


REM

Intervista a

Maria Adelaide Avanzo

Senza perdere la purezza di Francesco Casoni

71

C

’è chi nel Delta del Po come meta turistica non solo ci crede, ma ha messo in gioco se stessa, con idee molto chiare su cosa occorre per accogliere turisti in questo territorio: Tiriamo fuori il nostro carattere. Maria Adelaide Avanzo è titolare della tenuta Ca’ Zen, elegante agriturismo nel cuore del Delta del Po. Ha da poco smesso i panni di referente per il turismo di Unindustria Rovigo.


PRODUZIONI

Il riconoscimento dell’Unesco, dice, può essere importante, ma ci sono delle condizioni. Oggi si parla tantissimo di marchi. Dal punto di vista formale, con questo riconoscimento potremmo elevarci e paragonarci ad altri territori, essere belli nella mente delle persone. Questo, però, è un ragionamento in astratto. In concreto, invece, ancora questo riconoscimento non è percepito dalla gente, in primis dai visitatori. Avanzo ha investito scorte di ottimismo pressochè inesauribili nel suo progetto di accoglienza turistica, ri-

cavandone i frutti. Meno ottimista è sulla capacità delle istituzioni di far fare al Delta del Po il salto di qualità: Non siamo ancora una destinazione turistica, perchè è mancata una strategia di marketing territoriale. Ci abbiamo provato in tutti i modi, senza mai riuscirci. Oggi la situazione è ancora più problematica: la spaccatura tra operatori e vertici degli enti politici è così grande che gli operatori non partecipano più. Ognuno è tornato nel proprio giardino. Eppure, sottolinea, negli ultimi quindici anni il Delta è divenuto più co72

nosciuto. Ma non ancora abbastanza. Eppure le cose da fare sono così semplici. Infatti - ride - non ne è stata fatta nessuna. Ad esempio? Partiamo dal paesaggio e dall’architettura: in qualunque parte d’Italia si va per borghi, si apprezza la commistione tra borghi, natura, paesaggio. Qui i borghi ci sono: penso ad Adria, Loreo, Crespino, Comacchio - elenca -. C’è Venezia, c’è un territorio molto ampio e meno urbanizzato del resto del Veneto, un giardino tra le città d’arte. Siamo anche terra agricola, che vive di agricoltura, con alcuni limiti che questo comporta, ma anche


REM

con un patrimonio rurale molto bello, molto particolare, da cui emerge una storia non comune: quella dei veneziani nel nostro territorio. E ancora: Abbiamo la via navigabile tra Mantova e Venezia - prosegue -, ditemi quanti luoghi d’Italia hanno un collegamento simile tra due città di questa bellezza. Nessuno pensa alla valorizzazione delle idrovore, aggiunge: Sono dei bellissimi siti di architettura industriale, ma potrebbero anche diventare strutture ricettive. Serve un modello di accoglienza turistica ad hoc per il Delta del Po: Non è necessario puntare a un modello totalmente nuovo. Basta creare un modello in cui tutti gli elementi sono messi a sistema e si realizzi un modo comune di fare ospitalità. Un turismo di qualità rispettoso del territorio, senza perdere purezza e autenticità. Chi dovrebbe dare il primo impulso? A livello familiare già facciamo rete. Serve qualcosa di più strutturato, ma sugli enti pubblici non possiamo contare. L’iniziativa deve partire dal privato. Non penso che in questo momento sia possibile l’avvio di un meccanismo virtuoso tra pubblico e privato. È una cosa che mi affascina, ma non è possibile. Chiudiamo con una nota ottimistica: se si investe nel Delta, i risultati si vedono. Servono molte energie per portare qui le persone, ma noi stiamo crescendo e chi viene torna a casa entusiasta. Occorre solo fare un turismo che valorizzi ciò che abbiamo e ciò che siamo. In altre parole, tirare fuori il nostro carattere. 73


PRODUZIONI

Intervista a

Paolo Giolo

Bello il film, ma manca il regista di Francesco Casoni

74

Q

uella dell’Unesco è una medaglia e ovviamente fa piacere. Dopo la celebrazione, però, c’è la quotidianità, in cui occorre passare dalle parole ai fatti. Paolo Giolo è l’attuale responsabile della condotta po-


REM

lesana di Slow Food, l’organizzazione fondata trent’anni fa da Carlo Petrini per promuovere il cibo sano e autentico. E proprio il cibo, ossia le produzioni locali, possono essere uno strumento per raccontare il Delta del Po e farlo crescere dal punto di vista economico.

che il Delta è un territorio delicato e occorre viverlo nel rispetto della natura e del territorio. L’Eco Design Week in programma a fine giugno è un buon esempio di come dovrebbe essere fatto un evento nel nostro territorio: Coinvolge il Delta nel suo complesso, è proiettato con lo sguardo nel futuro, considera diversi punti di vista, dalla gastronomia al turismo, coinvolge vari soggetti, per primi i privati, e tocca il tema della sostenibilità, fondamentale per il futuro della nostra terra.

Cosa occorre fare? Azioni ce ne sono, manca una regia comune, un coordinamento che potrebbe venire da un ente pubblico, come l’ente parco - dice Giolo -. Slow Food sta cercando di creare una rete di piccoli produttori, ristoratori, commercianti, abitanti del luogo, turisti, che permetta di vivere nella quotidianità i vantaggi della filosofia Slow Food: cibo buono, pulito e giusto. Rispondiamo alla crescente richiesta di cibo di qualità.

Servono eventi, insomma, ma non eventi spot. Il parco va vissuto tutto l’anno. Possiamo anche pensare di portare grandi eventi, che catalizzino l’attenzione e il pubblico, seppure con tutti i limiti del caso. A monte, però, ciò che manca è un lavoro quotidiano e una regia, che crei un raccordo tra vari elementi. Il coordinamento spetterebbe al pubblico, ma è appiattito sul tran tran quotidiano, con scarsa capacità progettuale. Si pensa ai progetti come

Una delle chiavi sono gli eventi. Penso ad eventi che sfruttino soggetti locali in rete, che consentirebbero di valorizzare al massimo questo ambiente, ricordandoci

75


PRODUZIONI

investimenti di risorse e basta. La progettualità viene così lasciata a volontariato o privati profit.

pesca e allevamento del pesce. E poi il tema dell’innovazione: Possiamo ripensare all’agricoltura, ad esempio sostituendo le monocolture con produzioni orticole, più pregiate sul mercato e che richiedono più manodopera.

Torniamo a parlare di cibo. Il Delta - dice Giolo - ha una grande ricchezza di cibi e di ritualità, feste e tradizioni legate al cibo. I principali divulgatori sono i ristoratori, che propongono i cibi della tradizione, a base di pesce o cacciagione. Si può creare lavoro attorno alle produzioni locali? Gli imprenditori possono fare molto. Nel Delta c’è la Romeo e ci sono molte attività, basta pensare ad un’economia che rispetti il territorio. Smettiamo di vedere questa terra come fosse in una palla di vetro. È una terra da vivere, che offre molte possibilità di lavoro, pensiamo ad esempio al commercio o alla lavorazione dei prodotti. I posti di lavoro possono venire dalle nostre specificità: turismo, agricoltura, commercio dei prodotti, ristorazione,

Il Delta ha già una ricchezza economica, poco conosciuta: È fatta di piccole aziende familiari che coltivano nel rispetto della terra e dell’ambiente, producendo prodotti tradizionali e, in alcuni casi, produzioni più recenti. Da qui possono nascere nuove forme di economia, all’interno di progetti di più ampio respiro. Ciò che occorre non sono i soldi, ma le idee e la capacità di pensare in modo nuovo.

76


REM

Intervista a

Giovanni Vianello

Il rating tutto verde di Sandro Marchioro

77

P

arlare male delle banche è uno sport facile facile; con la cronaca che racconta nefandezze indigeribili diventa addirittura inevitabile. L’occhio critico oggi è indispensabile, ma un ragionamento più pacato non può fare a meno di ammettere che nei processi di trasformazione, nei percorsi di mutamento della fisionomia economica di un territorio l’operato di un istituto di credito è indispensabile. I soldi puzzano, va bene, ma senza di essi aziende


PRODUZIONI

per sostenere questo processo di cambiamento che, se perseguito con razionalità, porterà sicuramente vantaggi evidentissimi ad un territorio che ha un grande bisogno di crescere. Certo, qui la crescita non può essere indistinta e generica, ma deve avvenire in piena sintonia con il territorio e con le sue caratteristiche ineguagliabili, in parte irripetibili.

più o meno piccole sono del tutto incapaci di inseguire e perseguire processi di adattamento, di crescita, di riconversione: è un ragionamento semplice ma mica tanto all’ordine del giorno quando si tratta di parlare di banche. Per prima cosa poi bisognerebbe distinguere tra banche e banche. Ci sono realtà che non perseguono, quasi per statuto, il puro profitto, ma che nascono e crescono con l’obiettivo di sostenere la società in cui sono inserite, di coltivare il tessuto di cui fanno parte. Sta da questa parte l’attività di Bancadria, 120 anni di storia alle spalle ed un radicamento al territorio polesano che la rende inscindibile da esso, dalla sua storia, dalle svolte più o meno opportune e più o meno riuscite della sua economia. Tanto più adesso, con questo progetto che l’Unesco ci regala, è in-

dispensabile sentire cosa pensa la banca più antica del Polesine, come interpreta o reinterpreta il suo ruolo, cosa mette a disposizione delle speranze e delle potenzialità del Delta “riserva della biosfera”. Concreto, preciso, ragionamenti affilati, senza tanti fronzoli, Giovanni Vianello, presidente di lungo corso di Bancadria, non nasconde il suo interesse per il riconoscimento Unesco al Delta del Po che, dice esalta le caratteristiche intrinseche del territorio, ma ne mette anche alla prova le capacità di fare sistema, di coordinare un processo decisivo per il suo futuro. Gli attori protagonisti sono tanti, è evidente: devono trovare la capacità di sedersi intorno ad un tavolo e di discutere serenamente delle prospettive che un progetto come quello Unesco mette in campo. Noi da parte nostra mettiamo a disposizione tutte le nostre conoscenze e tutti i nostri strumenti 78

Ed è evidente, nelle parole di Vianello, che questo processo, nella testa della dirigenza di questo istituto, è ben chiaro e non è nato con il riconoscimento Unesco, ma ben prima: È un percorso che abbiamo iniziato da almeno un decennio. Per una banca come la nostra è doveroso e fisiologico porsi delle domande sul senso del nostro operato nel territorio in cui siamo inseriti. Lo abbiamo fatto periodicamente, e già più di un decennio fa le nostre analisi ci portavano nella direzione che adesso indica il Mab; è evidente che le caratteristiche ambientali e naturalistiche del Delta costituiscono la propria ricchezza: le ricchezze non vanno sperperate, vanno protette, valorizzate, bisogna investirci sopra; ci siamo chiesti, in coincidenza con il 110° anniversario della nostra nascita: cosa possiamo fare per sostenere ed incrementare processi di queto tipo? La risposta è stata un prodotto finanziario che incentivasse, che sostenesse e che, appunto, valorizzasse gli interventi economici che valorizzavano l’ambiente: abbiamo così elaborato una sorta di “rating ambientale” che misurava l’impatto, l’incidenza ambientale delle operazioni economiche che andavamo a finanziare: in sostanza, se un’azienda ci chiedeva


REM

un finanziamento per un determinato scopo, questo finanziamento era tanto meno oneroso quanto più l’intervento che andavamo a finanziare si sposava con una certa filosofia: quella del rispetto dell’ambiente e della compatibilità o sostenibilità che dir si voglia. A monte, quindi, c’è, da parte nostra, una idea dello sviluppo di questo territorio che si integra perfettamente con quello che oggi è stabilito dal Mab Unesco. E questa linea di indirizzo dice molto chiaramente che abbiamo capito cosa bisogna fare per il futuro di questo territorio

e che, per quanto ci compete, noi ci mettiamo a disposizione. Una disponibilità che non si esaurisce solo con l’elaborazione di strumenti finanziari, ma che si estende anche ad altre possibilità di intervento ancora da studiare o, meglio, da coordinare: per questo noi diciamo, molto semplicemente: questa del Mab Unesco è una occasione da non buttare via, che può significare una svolta anche economica per il territorio: mettiamoci intorno ad un tavolo e discutiamone. Noi, per quanto è nelle nostre possibilità, ci siamo e mettiamo a di-

79

sposizione gli strumenti che abbiamo per accompagnare tutti quei processi di cambiamento che hanno bisogno di linfa finanziaria o di altri tipi di sostegno di nostra competenza: noi interpretiamo così il nostro ruolo. È nella storia. E vogliamo che la nostra storia prosegua e continui ad integrarsi con la realtà in cui è inserita.


PRODUZIONI

Intervista a

Stefano DessĂŹ

Quando le ciminiere soffiano il cambiamento di Sandro Marchioro

80

L

a carenza di siti industriali, cruccio di chi parla dell’arretratezza economica del basso Polesine, è invece tacitamente benedetto da tutti coloro che invocano un destino diverso da quello industriale per questo territorio. Il con-


REM

trasto feroce tra questi due modi di vedere lo sviluppo e la crescita di un territorio potrebbe trovare una sintesi, però, in quelle produzioni che non incidono sul territorio con pesanti costi a livello ambientale, che rispettano l’ambiente, danno lavoro e soprattutto sposano una filosofia produttiva che ha l’ecosostenibilità come suo motore principale. Molti entusiasmi, in questo senso, ha suscitato il varo di un progetto industriale come quello di Novamont, con sede a Bottrighe, da più parti visto come un’opportunità per conciliare modi diversi di intendere la crescita economica di un territorio. Che tra l’altro potrebbero essere in linea anche con i dettami del Programma Mab dell’Unesco. Per verificare quanto questa sintesi sia davvero possibile abbiamo rivolto una serie di domande a Stefano Dessì, direttore del nuovo impianto industriale di Bottrighe.

gio che consiste nel fatto che gli stessi hanno dimensioni più contenute dei normali stabilimenti petrolchimici e ben si adattano al territorio. Un processo produttivo Bio BDO si avvicina molto, in linea di principio, ad un processo di produzione della birra per i non addetti ai lavori. Quali sono le caratteristiche “ecosostenibili” di questo tipo di produzione? Nello specifico, come detto sopra, il processo è principalmente a base di acqua, inoltre per dare nutrimento ai microorganismi per la produzione del BDO si potranno utilizzare, una volta avviato l’impianto, anche prodotti di scarto dell’industria alimentare (vedi dello zucchero) o si potrà pensare di partire da biomasse di scarto della produzione agricola senza sottrarre prezioso terreno agricolo all’uso alimentare ed integrando comunque la filiera agricola a quella industriale. Inoltre gran parte dei residui delle lavorazioni verranno reintegrati nel ciclo produttivo dove possibile, ad esempio usando la biomassa di scarto del processo di fermentazione che verrà utilizzata per generare biogas utilizzato poi all’interno dell’azienda per produrre vapore. Lo stabilimento è stato costruito affinché i bilanci di materia si chiudano e ci sia il meno possibile consumo di riserve naturali. Tuttavia ulteriori ottimizzazioni verranno eseguite a stabilimento in marcia.

In quale tipo di produzione è impegnata la vostra azienda? Mater Biotech appartiene al gruppo Novamont azienda leader in Italia nella produzione di polimeri biodegradabili e nello specifico del Mater B. Questo biopolimero viene utilizzato per realizzare molti prodotti di uso comune quali sacchetti per la raccolta dell’umido, sportine dei supermercati sempre riutilizzabili nel ciclo dell’umido, posate e vario altro materiale per il catering, sino ad arrivare alle cialde per il caffè con la collaborazione di Lavazza; infine molto anche nel settore dell’agricoltura, tipo teli di pacciamatura. Il Mater B viene prodotto a partire da materiale agricolo (quale, ad esempio, l’amido) ma anche da monomeri di derivazione chimica come il Bio Butan Diolo (Bio BDO). Questa molecola verrà prodotta presso lo stabilimento di Bottrighe che sarà il primo impianto al mondo a produrre il BDO per via Biochimica utilizzando un processo di fermentazione licenziato da un’azienda americana di nome Genomatica. La produzione per via fermentativa del BDO è una rivoluzione in quanto di questo prodotto se ne fanno svariate tonnellate all’anno nel mondo ma principalmente di derivazione petrolchimica. La rivoluzione di Novamont - Genomatica sta nel passare da un processo essenzialmente petrolchimico ad un processo tutto a base di acqua, quindi molto più verde ed a basso impatto per quello che riguarda l’ambiente. Gli stabilimenti biochimici hanno un altro vantag81


PRODUZIONI

Secondo lei, la vostra attività si integra con un territorio riconosciuto “riserva della biosfera” e perché?

Il vostro insediamento produttivo presenta delle criticità rispetto al territorio in cui è inserito? Le difficoltà di uno stabilimento Biochimico, anche se di chimica verde, sono sempre molteplici, tuttavia Mater Biotech e Novamont hanno cercato di minimizzare l’impatto sul territorio analizzando ogni singola parte del processo di produzione del Bio BDO nel dettaglio (vedasi impatto ambientale, acustico, viabilità). Nell’immediato riteniamo di aver cercato di mettere in essere tutti i sistemi necessari per mitigare possibili criticità, tuttavia essendo il primo impianto e non avendo quindi un termine di confronto faremo di tutto nel mitigare possibili problematiche che potessero insorgere in fase di avviamento.

Pur essendo un insediamento comunque industriale il processo introdotto in Mater Biotech è, come detto sopra, un processo verde che parte essenzialmente dall’acqua e da soluzioni zuccherine per generare il Bio BDO. Inoltre come menzionato sopra i processi produttivi all’interno dello stabilimento sono stati disegnati per chiudere il più possibile i flussi quindi recuperare tutto il recuperabile. In tal senso ritengo che tale attività si integri bene sul territorio, inoltre, sempre come menzionato sopra, il nostro Bio Monomero andrà ad essere utilizzato per la produzione di Mater B, un prodotto che ha fatto la storia della chimica verde negli ultimi anni in Italia.

Cosa dà a questo territorio, oltre al prodotto che crea, l’azienda che lei rappresenta? 82


REM

Avete progetti di espansione per l’immediato futuro?

Sicuramente Novamont con il progetto Mater Biotech haconsentito di riqualificare un’azienda che dal 2006 ormai non produceva più, ristrutturando la struttura sia in termini di edifici che di impianti e possibilmente riqualificando il personale disponibile facente parte ancora della vecchia proprietà Ajinomoto.

Il progetto Mater Biotech apre la strada a possibili altri progetti qualora questo avviamento dia esiti positivi, dagli zuccheri di prima generazione a quelli di seconda generazione, dall’utilizzo delle biomasse per generazione di carboidrati di nuova generazione mediante l’utilizzo di processi biotecnologici sia all’introduzione di altre produzioni che potrebbero essere necessarie al gruppo Novamont. Lo stabilimento di Bottrighe pone le basi per un centro di sviluppo per le biotecnologie industriali di Novamont e quindi a possibili ulteriori miglioramenti ed eventuali espansioni. Questo anche in considerazione del capitale umano e delle specializzazioni preziose che nel sito stesso si andranno a creare.

Inoltre sicuramente il ripristino dell’attività consentirà di aumentare l’indotto di gente occupata, anche giovane, oltreché di aziende specializzate facenti parte del territorio stesso. Infine il progetto Mater Biotech sarà la dimostrazione che il saper fare italiano unito al know how internazionale e la tecnologia rendono possibile l’introduzione di un processo che è davvero il PRIMO IMPIANTO AL MONDO in una zona sensibile e deindustrializzata come il Delta del Po ed il Polesine riqualificandolo sia a livello italiano che a livello internazionale. 83


MESSAGGIO REDAZIONALE

BANCADRIA: “IL MESTIERE DEI SOGNI” CON “SCRATCH” Una cultura dai “nuovi occhi”

B

ancadria fa “sognare” i ragazzi dai 10 ai 14 anni con un corso che, lo si spera, apra a nuovi mestieri legati all’informatica e alla robotica. Una decina di ragazzi hanno seguito le tre lezioni che si sono svolte nel mese di aprile/maggio presso la sala riunioni della filiale di Piazza Groto. In precedenza l’iniziativa era stata presentata in occasione della convenzione firmata tra il Presidente Giovanni Vianello ed il Presidente della Cooperativa “La Fucina delle Scienze” Marco Picarella. Nel corso dei tre incontri erano presenti i vertici della Banca con il Consigliere

Riccardo Crestani (organizzatore e mente del corso) ed il componente il Collegio Sindacale Vittorio Boscolo Meneguolo. Da parte della “Fucina” i docenti Marco Picarella e Alfonso

La firma della convenzione da parte del pres. Vianello e del dott. Picarella 84

d’Ambrosio. Si è trattato del corso “introduttivo alla programmazione con scratch”. L’iniziativa nasce ad Adria ma è intenzione del CdA di Bancadria di estenderla a tutto il ter-

Gli studenti in aula


REM

ritorio di competenza offrendola a tutti i ragazzi che trovano interesse per questo strumento didattico che “apre all’innovazione”. Trattasi di un programma intuitivo che insegna a pensare in maniera creativa, a ragionare in modo sistematico ed a lavorare in maniera collaborativa, tutte “capacità essenziali per chi vive nel XXI secolo” hanno precisato i docenti.

Il Consigliere Crestani ha sottolineato che l’appuntamento del 14 maggio “è un evento che ha vissuto anche Adria inserita nella rete per celebrare lo scratch day” e nell’occasione è stato illustrato il progetto “Nipoti e nonni” dove si impara a programmare insieme una storia in “scratch”. La lezione del 7 maggio è stata tenuta dal professor Alfonso D’Ambrosio, docente ricercatore innovativo ed

ambasciatore italiano dell’innovazione. Non c’è di meglio per insegnare ai ragazzi un mestiere innovativo per il loro futuro! I fondamentali dello scratch sono stati spiegati ai ragazzi dal professor Marco Picarella. Per Bancadria un’esperienza positiva vissuta guardando alla cultura con “nuovi occhi”.

1896 - 2016

120° ANNIVERSARIO DI FONDAZIONE

Per ragazzi dai 10 ai 14 anni come strumento di apprendimento per indirizzare la didattica verso l’innovazione.

ADRIA (RO)

14 MAGGIO 2016

ore 15.00 / 18.00

85

Presso Sede di Bancadria Piazza Cieco Grotto, 1


MESSAGGIO REDAZIONALE

BANCADRIA RITROVA SE STESSA NELLA “PIAZZA”

É

novità assoluta per la Banca. Alla premiazione, oltre a Vianello, erano presenti il vice Presidente Trevisan e Davì con il Direttore Generale Biasioli. Il Responsabile Commerciale Perosa ha fatto da speaker della serata, intrattenendo il pubblico presente presso la sala “Federighi”. In apertura sia Vianello che Biasioli hanno ringraziato i partecipanti al concorso ed i presenti. Per l’Amministrazione il delegato alla Cultura Mara Bellettato ha portato i saluti del Comune, ringraziando Bancadria per la bella iniziativa che “radica dopo 120 anni sempre più la Banca sul territorio”. Vincitrice Franca Ferrarini di Rovigo con la foto panoramica di Piazza Garibaldi a Rovigo, al secondo posto Michele Stoppa con piazzetta Oberdan di Adria ed al terzo la foto in bianco e nero di Maria Burgato di Porto Viro, con Adria nella nebbia. Giuria composta da Simone Meneghini, Consigliere del-

riassunta nell’intervento conclusivo del Presidente Giovanni Vianello la motivazione culturale sottesa all’iniziativa del Concorso fotografico “Piazze del Territorio”, tema 2015: “Istanti di vita quotidiana”. Il centro storico, i monumenti, le persone, i fatti e gli eventi che caratterizzano la vita nelle piazze. “Il concorso con a tema la piazza sta a simboleggiare ha detto Vianello - una banca aperta, nel territorio e per il territorio, che si ritrova nelle piazze dove pullulano le attività di un paese e dove sovente è presente la filiale”. Quindi un concorso tarato su quella dimensione “piazza”, che è luogo fisico di Bancadria e cuore delle attività sociali, economiche e finanziarie. La conclusione del concorso è riassunta in 145 foto presentate, con 48 partecipanti e tre vincitori (primo premio 500 euro, secondo 300 e terzo 200). Più 12 foto prescelte per quanti sono i mesi dell’anno che porteranno alla nascita del primo calendario di Bancadria, nel 2017, 86


REM

la Banca e dai professionisti della fotografia Sabrina De Grandis e Roberto Scarpari di Rovigo che si sono espressi positivamente nel merito delle foto e dei fotografi. Infine “scatti� di rito ed un meritato brindisi per tutti i partecipanti.

Da sinistra il vice presidente Trevisan, il presidente Vianello, i tre vincitori, il direttore generale Biasioli e il vice presidente DavĂŹ 87


foto by Essent’ial

Una settimana di incontri, esposizioni ed eventi culturali legati al vivere e al saper fare eco sostenibile. 23-26 giugno 2016 www.ecodesignweek.it


A R I D.O.P.

O

ZZ

A

DI

SCA

R D OV

SPECIAL PARTNER

C

PATROCINI Regione del Veneto Fondazione Ca' Vendramin Parco Regionale Veneto del Delta del Po CCiAA Venezia, Rovigo, Delta Lagunare MAB Unesco Provincia di Rovigo GAL Delta del Po Città di Porto Viro Città di Adria Comune di Taglio di Po Comune di Loreo Comune di Porto Tolle Comune di Rosolina ADI Veneto Trentino e Alto Adige FLA Federlegno Arredo

COSTRUZIONI

PARTNER PRINCIPALI

MEETING PARTNER

COLLABORATORI


ECO DESIGN WEEK

“Vogliamo mettere il design, inteso come pensiero progettuale, al centro di un evento che non parli solo di arredamento o di oggetti esteticamente apprezzabili, ma si occupi in generale di progettare edifici, iniziative e servizi in maniera consapevole, nel rispetto dell’ambiente”.

Com'è nata l'idea Eco Design Week 90

di Gianluca Vassalli (Agenzia Vassalli Associati)

L'idea di Eco Design Week è nata nell'aprile del 2015, durante un viaggio in auto di ritorno dal Salone del Mobile di Milano. Quest'ultimo è senza dubbio un evento unico e ricco di mille suggestioni, che rende l'Italia speciale agli occhi del mondo: da qui mi è nata la voglia di fare qualcosa di simile anche nel nostro territorio, un luogo meraviglioso ma allo stesso tempo apparentemente immobile.


REM

Ormai da oltre vent'anni, precisamente dal 1993, frequento puntualmente la design week milanese e sempre più negli ultimi anni ho potuto notare la crescente attenzione dei designers e delle aziende verso la sostenibilità: sono sempre di più i prodotti che vengono concepiti e proposti esaltando il tema dell'ecologia, del riuso dei materiali, del riciclo e dei processi produttivi sostenibili. Nell'ultimo decennio il format della “design week” è esploso ovunque; le più grandi città del mondo e dell'Italia provano a sviluppare nei loro centri storici, nelle aree fieristiche o nei quartieri questi eventi diffusi, legati spesso all’arredamento, al complemento, all'autoproduzione e ai makers: è un tema ormai conosciuto e ampiamente diffuso, apprezzato e di moda. Però da noi c'è di più, perché fino ad ora in nessuna città, a parte qualche piccolo esperimento, si è provato a fare una design week interamente dedicata al tema dell'ecologia e del saper fare eco-sostenibile. Nessuno ha mai provato a farla in un parco naturale. Vogliamo mettere il design, inteso come pensiero progettuale, al centro di un evento che non parli solo di arredamento o di oggetti esteticamente apprezzabili, ma si occupi in generale di progettare edifici, iniziative e servizi in maniera consapevole, nel rispetto dell'ambiente. Il design è un concetto molto interessante e vastissimo, che non si occupa solo di estetica fine a sé stessa, ma di emozioni, forma e funzioni unite insieme da un filo conduttore, cioè da un progetto. Ormai il concetto stesso di design è cambiato rispetto ad un tempo, perché oggi forse il mondo non ha più

davvero bisogno di nuovi prodotti, ma di certo ha bisogno di design: cioè della capacità di risolvere i problemi in modo creativo, multi-disciplinare e umanistico. E le aziende hanno voglia di design strategico, cioè della capacità di pensare a prodotti, servizi, interazioni, comunicazione ed esperienze in modo integrato. C'è un mondo da costruire, vedi il settore delle costruzioni ad esempio, ed è il momento di farlo usando strategicamente il design come disciplina innovativa e amica dell'ambiente. Proprio nel momento in cui riflettevamo su questi temi, è stato ufficializzato al Delta del Po il riconoscimento MAB UNESCO, la qualifica internazionale di “Riserva della Biosfera” ad aree di ecosistemi terresti, costieri e marini in cui, attraverso un’appropriata gestione del territorio, si associa la conservazione dell'ecosistema e della sua biodiversità ad un uso sostenibile delle risorse naturali, a beneficio delle comunità locali. Oggi il Delta del Po vive un suo momento storico particolarissimo, che va visto con speranza e ottimismo. Si è chiusa la lunga storia legata alla Centrale Enel e ad Adria arriva un'azienda straordinaria come Novamont-Mater Biotech, che ha nelle biotecnologie e nella riqualificazione industriale le caratteristiche fondamentali del suo business. Nel Delta del Po arriva la “chimica verde”. Sono segnali che devono dare fiducia nel futuro. Queste coincidenze hanno fatto sentire in me, in Gianni Ravarro (esperto organizzatore di eventi e grande amante del Delta del Po) e negli amici dell'Associazione Invillaangeli, l'urgenza di cogliere questo momen91

to storico per il nostro territorio, che impone per il suo sviluppo una scelta legata alla sostenibilità. Dopo aver creato un Comitato promotore, con le associazioni ambientaliste e culturali del Delta del Po, è iniziato un lungo percorso di consultazioni e interazioni rivolto verso tutti gli attori pubblici e privati, profit e no profit, che operano a vario titolo nel nostro territorio. Non siamo riusciti a convincere tutti, soprattutto non siamo riusciti a convincere alcune istituzioni pubbliche a credere fin da subito in questo progetto. Ma la risposta di piccoli e grandi imprenditori del territorio e non solo, di tanti operatori che nel Delta portano avanti un'offerta turistica straordinaria e di qualità, ha dato una grande spinta emotiva a questa nostra iniziativa, che nasce come “Laboratorio 2016”, quest'anno in versione sperimentale, ma con un programma già molto ricco e articolato, sopra le nostre aspettative. Sentiamo che attraverso una guida e un progetto condivisibile è possibile far nascere una sinergia fra tutti gli operatori e le risorse locali, una sinergia che valorizzi le peculiarità e i diversi punti di vista che determinano il carattere del territorio. Il design ormai include il saper-fare (artigiano, industriale e non solo), che oggi più che mai giornalisti ed economisti considerano la via per lo sviluppo del nostro Paese. Per quanto riguarda il territorio del Delta del Po e la sua biosfera, lo sviluppo deve essere necessariamente sostenibile. Di questo parleremo, questo sarà il tema al centro del nostro piccolo grande esperimento.


ECO DESIGN WEEK

Il Delta del Po, il nostro sguardo L'ASSOCIAZIONE IN VILLA ANGELI di Genny Augusti (Presidente Associazione Invillaangeli)

Invillaangeli nasce dalla volontà di un gruppo di amici desiderosi di condividere e, soprattutto, di far emergere quali e quante siano le potenzialità del nostro territorio e dei suoi residenti. Stanchi di piangersi addosso e di rimarcare i motivi per i quali ci hanno da sempre convinti che queste terre siano e debbano rimanere sempre “zone depresse”, consapevoli invece

della fortuna di abitare in un territorio dalle enormi risorse naturali e umane, abbiamo deciso di avviare una serie di eventi legati ad aspetti culturali che puntassero i riflettori su artisti, letterati, designer, musicisti, scrittori e di tutti coloro che fossero attratti da questo mondo. L'acquisizione di una residenza di particolare pregio avvenuta da parte della famiglia Franzolin, che è tra gli ideatori della Associazione Invillaangeli, ci ha immediatamente proiettati 92

verso obiettivi di natura artistica e culturale. Situata nel cuore della città di Adria e costruita su progetto del grande architetto Giambattista Scarpari (18841962) negli anni '20, ha generato sin da subito la necessità di far rivivere quegli ambienti, che naturalmente richiamano storia e bellezza, come luoghi ove sviluppare idee più attuali legate alla cultura. Oggi, oltre a rappresentare il quartier generale della associazione, questa suggestiva e particolare location si identifica come luogo ideale per mostre e per l’organizzazione di eventi culturali. Dal 2013 la villa è stata messa a disposizione per essere aperta al pubblico attraverso l'organizzazione di molteplici eventi, che hanno fatto rivivere la casa, rendendola luogo di incontro di coloro che tendono alla ricerca di differenti esperienze culturali. Grazie al coinvolgimento del Museo Archeologico Nazionale di Adria e del Conservatorio, proprio nell'autunno di quell'anno, la villa ospita otto weekend all'insegna della cultura, della musica, della letteratura. Filo conduttore degli otto weekend la mostra di tre giovani artisti locali emergenti e di fama internazionale: Elisa Rossi, originaria di Venezia e per anni residente ad Adria; Elisa Bertaglia, originaria di Rovigo oggi residente del mondo assieme al suo compagno Grabriele Grones, pittore iperrealista notevolmente apprezzato in tutta Europa e da qualche tempo anche in America. Nella primavera del 2014, la villa viene aperta al pubblico in occasione delle giornate del FAI: quasi 2000 visitatori in 2 giorni ci hanno resi


REM

consapevoli che il nostro desiderio di attorniarsi di spazi fortemente legati alla cultura potevano essere condivisi con molte altre persone. Nell'autunno dello stesso anno, con l'evento “Dalla carta, l'idea”, l'arte, il design e l'architettura si sono incontrati per parlare di idee. Idee che nascono improvvisamente e che chiedono alla carta la possibilità di prendere forma. La villa per l'occasione era stata personalizzata e allestita con arredi B&B Italia grazie alla collaborazione con Ideacasain di Portoviro e con le opere d'arte realizzate da artisti internazionali su carta delle Cartiere del Polesine. Ben presto si fa strada l'idea che occorre dare una forma all’entusiasmo. L'obiettivo che maggiormente ci ha stimolato a far nascere una vera e propria associazione no profit, è derivato dall'idea di poter contribuire attraverso una raccolta fondi (anche con l'utilizzo del sistema crownfounding) al restauro, completo di successiva idonea esposizione presso il Museo Archeologico Nazionale di Adria, della imbarcazione di epoca romana attualmente giacente inerme da circa 35 anni presso il deposito interrato del museo stesso. Abbiamo riflettuto sull'importanza, anche metaforica, di riportare a galla questa imbarcazione grazie all'aiuto di tutti i cittadini adriesi e non che, come noi, abbiano la stessa passione per la cultura e che riescano ad intravedere nel raggiungimento di questo ambizioso obiettivo, una sorta di “riscatto” morale dell’antico splendore che la nostra cittadina vantava fino a qualche decennio fa. “Riportiamola a galla” è il motto di questa operazione…

già il titolo lascia intendere quanti e quali aspetti si intersecano con questo ambizioso progetto che ci auguriamo di riuscire a realizzare molto presto. Quindi nel 2015, questa passione per la cultura, per le arti visive e soprattutto per il territorio, ha generato l'unione ufficiale di questo gruppo di amici, professionisti dei settori più diversi, dando vita alla associazione no profit In Villa Angeli. Oggi l'associazione Invillaangeli è coinvolta come capofila di un Comitato di associazioni che promuove Eco Design Week: una meravigliosa sfida che ci vede promotori di un evento diffuso su tutto il territorio del Delta del Po, grazie all'organizzazione di meeting ed esposizioni che legano il mondo del design eco-sostenibile alla delicatezza rappresentata dalla natura di questo territorio. Dal 23 al 26 giugno il Delta del Po ha una grande occasione di dimo-

Villa Angeli, Via Angeli, 7, Adria (RO) 93

strare a tutti, non solo di meritare il riconoscimento di territorio MAB che gli è stato conferito qualche mese fa dall'UNESCO, ma anche di farsi pioniere di un evento che per la prima volta mette in rete tutti i Comuni e tutti i rappresentanti del Delta del Po. Mi si chiede: perché lo facciamo? Lo facciamo per divertirci, per mettere in contatto le menti, perchè crediamo sia giusto e necessario, perché siamo coscienti di vivere in un territorio pieno di risorse che necessitano ancora di trovare la giusta valorizzazione. L'appello è rivolto a tutti coloro che leggendo queste poche righe si riconoscano in questa missione e che quindi vogliano essere coinvolti con noi in prima linea associandosi, a tutti coloro che si riconoscono Invillaangeli. www.invillaangeli.it


ECO DESIGN WEEK

dei delitti contro l'incolumità pubblica. Si darà spazio inoltre alla recente legge regionale in tema di valutazione di impatto ambientale. ORGANIZZATO DA: Avv. Cristina Sarto cri.sarto@hotmail.it

ECO DESIGN WEEK, UNA SETTIMANA DEDICATA ALLA SOSTENIBILITÀ MEETING E WORKSHOP Green economy 23/06/2016 La Green Economy, è un modello teorico di sviluppo economico che oltre al profitto delle aziende considera l'impatto ambientale che l'intero ciclo di produzione aziendale può avere sull'ambiente. ORGANIZZATO DA: Associazione PiùInforma Michela De Faveri ufficiostampa@associazionepiuinforma.org Nuove leggi sui reati ambientali 23/06/2016 L'incontro si pone lo scopo di analizzare il nuovo assetto della disciplina penale in tema di reati ambientali, e

Quale futuro per il delta? 23/06/2016 Le associazioni ambientaliste coordinate dal WWF fotograferanno la situazione del territorio evidenziandone le potanzialità in termini di sviluppo sostenibile. ORGANIZZATO DA: Eddi Boschetti rovigo@wwf.it Idee, innovazioni e territorio 23/06/2016 Gli amministratori locali si confronteranno con le idee di imprenditori innovatori nell'ambito della sotenibilità. ORGANIZZATO DA: La Piazza Giuseppe Bergantin giuseppebergantin@me.com “Costruire con il legno” un'opportunità per lo sviluppo ecosostenibile 24/06/2016 Grazie al Centro Studi di FederlegnoArredo con il Dott. Marco Luchetti avremo una fotografia del paese per quanto riguarda il numero delle costruzioni pubbliche e private realizzate in legno e quali saranno gli sviluppi futuri. Anche per ambienti umidi come l'area del Delta. ORGANIZZATO DA: Zennaro Giuseppe Legnami Mauro Zennaro mauro.zennaro@zennarolegnami.com 94

Materiali e impianti NZEB 24/06/2016 Il convegno esamina il ruolo chiave di materiali e soluzioni impiantistiche nella realizzazione di edifici NZEB. ORGANIZZATO DA: Casaclima Network Padova Rovigo Venezia Arch. Veronica De Stefani arch.destefani@tiscali.it Geom. Massimo De Grandis ma65mo@libero.it Visita al primo edificio passivo certificato del Delta del Po 24/06/2016 L’Ing. Michele Pivanti, l’Arch. Mauro Toso e l’Ing. Pierdamiano Ferro organizzeranno la visita alla casa passiva Habita, il primo Edificio Passivo certificato realizzato nel territorio del Delta del Po. Un progetto nato seguendo criteri quali: comfort come esigenza, ecologia come necessità e design come opportunità. ORGANIZZATO DA: Zennaro Giuseppe Legnami Mauro Zennaro mauro.zennaro@zennarolegnami.com La cozza di Scardovari. Un mollusco straordinario, primo in Italia riconosciuto DOP 25/06/2016 I produttori di Scardovari ogni anno rinnovano un patto con la natura, consapevoli del delicato equilibrio che si crea nella laguna tra le due grandi masse d'acqua, dolce e salata. ORGANIZZATO DA: Cons. Coop. Pescatori del Polesine O.P. Pres. Roberto Finottello consorzio@consorzioscardovari.it


REM

La rete sostenibile 25/06/2016 Fatti concreti ed esperienze di sostenibilità quotidiana: guardiamo troppo avanti? ORGANIZZATO DA: Slow Food Rovigo Paolo Giolo info@slowfoodrovigo.it "Come nasce un prodotto sostenibile" 25/06/2016 Il percorso culturale che porta alla creazione di un prodotto può anticipare e prevenire i grandi problemi legati al consumo delle risorse, alla creazione di rifiuti e al loro smaltimento.Sempre più il mondo del design, dell'artigianato e dell'industria (nella gestione dei suoi processi soprattutto) sta prestando attenzione a questa mentalitá e a questi valori. ORGANIZZATO DA: Gianluca Vassalli info@vassalliassociati.com Aperitivo con il designer 23-24-25/06/2016 Ogni pomeriggio alle 18.30 sarà possibile ascoltare importanti designer che raccontano la loro esperienza nella realizzazione di un prodotto. Alla fine dell'incontro verrà offerto ai visitatori un aperitivo (con il designer). ORGANIZZATO DA: Ass. Invillaangeli Incontro con l'autore 23-24-25/06/2016 Ogni sera alle 21.00 sarà possibile incontrare un autore che ha realizzato un' opera editoriale ispirata all'ambiente. ORGANIZZATO DA: Ass. Invillaangeli

ECO DESIGN Introduzione alla mostra “Behind Food Sustainability” 23/06/2016 In occasione di Eco Design Week - il Laboratorio 2016, la mostra “Behind Food Sustainability” riapre presso il Museo della Bonifica di Cà Vendramin, nel cuore della Riserva della Biosfera del Delta del Po. A CURA DI: Philippe Pypaert Progetti e prodotti di eco design 23-24-25/06/2016 La teoria e la pratica, il mondo accademico e i prodotti del Made in Italy. Il padiglione dell'Eco design all'interno dell'edificio Red Line di Porto Viro sarà occupato da una serie di prodotti pensati per rispettare la natura e ridurre lo spreco di risorse. Oltre agli oggetti il visitatore potrà visionare i progetti svolti dagli studenti delle Università del Design (IUAV e Università di Ferrara). Le idee delle aziende 23-24-25/06/2016 Dal legno per costruire ai serramenti di nuova concezione, dal piccolo artigiano alla grande industria. Dentro i padiglioni dell'Eco Design Center (Red Line di Porto Viro) le aziende del territorio e non solo mostreranno i loro prodotti e soprattutto la loro attenzione verso la sostenibilità.

95

Tutti gli incontri si terranno nelle due principali sedi dell'evento: ECO DESIGN FORUM Museo regionale della bonifica Ca'Vendramin, Taglio di PO, Rovigo ECO DESIGN CENTER Red Line, via Murazze, Porto Viro, Rovigo

Per luoghi ed orari delgi eventi visitate il sito: www.ecodesignweek.it


ECO DESIGN WEEK

ECO TOURS, ALLA RICERCA DEL TURISMO SOSTENIBILE ECO TOURS “Con le mani nella rete”: un'alba di pesca tra la sacca e la foce del Po 23-24/06/2016 La pesca nel Delta del Po, un'attività secolare che ancora oggi viene praticata con le stesse modalità di un tempo. ORGANIZZATO DA: Delta Pool Service CO.SE.DEL.PO – La Cooperativa del Parco a.r.l. Francesco Beltrame 329 4248555 Alla scoperta della “Tamisiana Repubblica di Bosgattia” in canoa canadese 23-24-25/06/2016 Navigheremo lungo il Po in canoa

canadese alla scoperta dei fantastici luoghi teatro di una bellissima storia di libertà, Una storia vera, la storia della “Tamisiana Repubblica di Bosgattia”. ORGANIZZATO DA: Ivan Pericoli 348 4902076 deltadelpo@ opencanoe-openmind.com

Alla scoperta della biodiversità delle Dune Fossili 23-24-25/06/2016 La biodiversità la “DIVERSITà DELLA VITA” delle Dune Fossili. ORGANIZZATO DA: Dismo Milani 342 6935310/ 349 4260709 dismo.milani@alice.it

Tour in bicicletta (in partnership con WWF) 23-24-25/06/2016 Da Ca' Vendramin, servizio biciclette disponibile anche con pedalata assistita. Guide naturalistiche abilitate. ORGANIZZATO DA: Delta Pool Service CO.SE.DEL.PO – La Cooperativa del Parco a.r.l. Francesco Beltrame 329 4248555

La laguna al tramonto 23-24-25/06/2016 Visitate le lagune del Parco Regionale del Delta del Po Veneto in compagnia dei pescatori. ORGANIZZATO DA: Corradin Gianluca 348 2848885 scardo203@libero.it

Veleggiata di giornata intera lungo il litorale 23/06/2016 Giornata a bordo del Catamarano F40 Playtime, con possibilità di osservare le specie ornitologiche, relax o manovre a vela, tuffo in mare! ORGANIZZATO DA: Circolo Vela Velare ASD Staff Catamarano Playtime Gianluca 339 2930502 Alessandro 349 7959537 La cozza DOP della Sacca degli Scardovari 23-24-25/06/2016 Seguiamo passo passo il “cammino” di questo prodotto, dalla produzione, alla degustazione. ORGANIZZATO DA: Corradin Gianluca 348 2848885 scardo203@libero.it 96

Veleggiata di mezza giornata lungo la costa fronte il Delta del Po 24/06/2016 Mezza giornata a bordo del Catamarano F40 Playtime, con possibilità di osservare le specie ornitologiche, Relax o manovre a vela, tuffo in mare! ORGANIZZATO DA: Circolo Vela Velare ASD Staff Catamarano Playtime Gianluca 339 2930502 Alessandro 349 7959537 La valle da pesca: uno scrigno di tradizioni e cultura 24-25/06/2016 Un itinerario alla scoperta di uno dei luoghi più tipici del Delta del Po la Valle da pesca, luoghi quasi “fiabeschi” per la presenza di cigni e fenicotteri rosa. ORGANIZZATO DA: Delta Pool Service CO.SE.DEL.PO – La Cooperativa del Parco a.r.l. Francesco Beltrame 329 4248555


REM

Veleggiata di giornata intera a Venezia 25-06-2016 Un'intensa giornata a vela con transito a Venezia. ORGANIZZATO DA: Circolo Vela Velare ASD Staff Catamarano Playtime Gianluca 339 2930502 Alessandro 349 795953 Birdwatching nelle lagune del Delta 26-06-2016 Ambienti palustri e paesaggi lagunari: alla scoperta dell'Oasi di Ca'Mello e della grande Sacca di Scardovari. ORGANIZZATO DA: Delta Pool Service CO.SE.DEL.PO – La Cooperativa del Parco a.r.l. Francesco Beltrame 329 4248555 Lungo le rive del “fiume incantato” 26-06-2016 Lussureggiante, sinuoso e generoso, il Po di Maistra rappresenta il ramo più ricco del Delta, con grandi specchi d'acqua e rive rigogliose ricchissi-

me di uccelli. ORGANIZZATO DA: Delta Pool Service CO.SE.DEL.PO – La Cooperativa del Parco a.r.l. Francesco Beltrame 329 4248555 Concerto galleggiante 26-06-2016 Crociera sul Delta del Po in collaborazione con Voci per la Libertà. Concerto di Riki Anelli e performance di body art di Lisa Bettini. Buffet a cura del Bar Cavour di Adria. ORGANIZZATO DA: REM, DeltArte e Voci per la Libertà Monica 339 3162455 Selene 348 7457849 ECO FOOD Eco menù 23/24/25/26-06-2016 Un menù sostenibile, un protocollo sviluppato dalla sapiente regia di Slow food verrà messo in pratica dai migliori ristoratori del territorio del Delta del Po. Le modalità di preparazione, la tracciabilità del prodotto, la valorizzazione delle tipicità locali e

97

l'utilizzo di piatti e posateria biodegradabile garantiranno un'esperienza gastronomica unica, sana e sostenibile. ORGANIZZATO DA: Slow Food Rovigo Paolo Giolo 329 9871015 info@slowfoodrovigo.it La mensa salutaredalla sedia al cibo: pausa pranzo sostenibile! 23/24/25-06-2016 Una mensa salutare che pensa al futuro! Realizzabile per scuole, aziende, istituzioni, è un format salutare e sostenibile a 360°. Dalle sedie al cibo tutto è pensato a favore della salute e dell'ambiente. ORGANIZZATO DA: Jean Claude Bontorin 340 3409863 Per maggiori informazioni visitate il sito: ecodesignweek.it La rivista REM, tra i promotori di Eco Design Week, dedica il numero di giugno al riconoscimento MAB Unesco e a Eco Design Week.


MESSAGGIO REDAZIONALE

FONDAZIONE BANCA DEL MONTE DI ROVIGO

Le Guide del Touring Club Italiano

R

ovigo e provincia. Il Polesine e il Parco del Delta del Po fa parte della storica collana delle ”Guide Verdi” del Touring Club Italiano, collana riconosciuta come strumento principe di conoscenza dei beni cultuali, ambientali e turistici.

La guida conduce i visitatori a scoprire le bellezze di un’area geografico-territoriale affascinante e complessa, in primis terra di acque che culmina nell’intrico di canali e fiumi del Delta, oltre ai tesori artistici disseminati tra prestigiose ville e preziosi musei.

Dal 2008 la guida dell’autorevole e prestigioso editore si trova nelle librerie di tutta Italia e non solo. Una pubblicazione per far conoscere il ricco patrimonio paesaggistico e artistico e l’alta qualità dell’offerta turistica del nostro territorio.

Dando seguito al progetto editoriale di valorizzazione del territorio, nel 2011 è uscita la pubblicazione Rovigo e Delta del Po. Cinema e gastronomia, con la finalità di approfondire le specialità del Polesine. 98


REM

Proponendo il sorprendente filone che coniuga le tipicità, la tradizione gastronomica e il cinema girato nell’area polesana.

Entrambe le pubblicazioni, fortemente volute dalla Fondazione Banca del Monte di Rovigo, sono state realizzate in collaborazione con Regione del Veneto, Comune di Rovigo, Provincia di Rovigo, Parco Regionale del Delta del Po.

La guida della collana “Itinerari” rappresenta e valorizza luoghi, paesaggi e curiosità di una terra che è stata anche fonte di ispirazione e sfondi per molte storie di cinema italiano: da Luchino Visconti a Michelangelo Antonioni, da Antonio Pietrangeli a Giuliano Montaldo, da Pupi Avati a Carlo Mazzacurati.

Un momento degli eventi di presentazione pubblica delle guide presso il salone d’onore del Comune di Rovigo (23.9.2010) 99


MESSAGGIO REDAZIONALE

N

Progetti didattici

ell’ambito del settore di intervento statutario “Educazione, istruzione e formazione” la Fondazione Banca del Monte di Rovigo interviene con particolare attenzione nel mondo della scuola, offrendo il proprio contributo per la realizzazione di progetti didattici che vertano su ricerche e valorizzazione del territorio. Tra quelli sostenuti dalla Fondazione vengono segnalati due progetti, in ambiti diversi, realizzati nello scorso anno scolastico nel territorio bassopolesano, rispettivamente dall’Istituto Comprensivo di Taglio di Po e dall’Istituto Comprensivo di Loreo. di gruppo teoriche e pratiche, è intervenuto a coltivare le tradizioni e a valorizzare il patrimonio culturale tipico del Delta in collaborazione con il “Museo dell’Ocarina” di Ariano nel Polesine, presso il quale i bambini hanno partecipato al laboratorio manuale creando l’ocarina tradizionale in terracotta per l’uso didattico-musicale. Il secondo progetto, invece, ha puntato sulla valorizzazione del territorio dal punto di vista imprenditoriale, sempre con attenzione alle specificità e nell’ottica di va-

Il primo, denominato “Educazione musicale attraverso lo strumento ocarina”, ha avviato un percorso di alfabetizzazione musicale applicato allo strumento ocarina, attraverso un progetto extracurricolare e tenendo conto proprio delle peculiarità del territorio in armonia con il bisogno formativo degli studenti. L’ocarina è uno strumento a fiato che rientra nella lunga tradizione del Basso Polesine dove la materia prima, l’argilla, si trovava in abbondanza già in epoca antica. Il progetto didattico, mentre approcciava all’educazione musicale con lezioni 100


REM

lorizzare le risorse locali e in modo sostenibile. Il progetto “La scuola incontra il territorio”, avviato nell’anno scolastico 2014-2015, ha trovato continuità nell’anno scolastico successivo con “La simulazione d’impresa” incoraggiando negli alunni la conoscenza e l’analisi delle realtà produttive locali nei vari settori (primario, secondario, terziario) e stimolando idee e progettazione aziendali, pur virtuali, calati nel territorio. Il progetto si è posto l’ambizioso, ma fortemente formativo, obiettivo di promuovere la cultura d’impresa poiché lo sviluppo di un territorio passa, prima di tutto, attraverso il riconoscimento delle potenzialità, l’incitamento allo spirito d’iniziativa e l’educazione ad un certo atteggiamento culturale al pari della preparazione e dell’accrescimento di competenze trasversali.

Nelle foto alcuni momenti delle attività didattiche: - Progetto "Educazione musicale attraverso lo strumento ocarina". Gli alunni di classe 4° e 5° della scuola primaria dell’I.C. di Taglio di Po (pag. 100) - Progetto "La scuola incontra il territorio". Gli alunni delle classi 2° A e 2°B della scuola secondaria di I grado dell’I.C. di Loreo (pag. 101)

101


Strisce

102


Andrea Piva

103


Strisce

104


105


I FOTOGRAFI DI QUESTO NUMERO

Fabio Causi è nato ad Adria dove attualmente vive. Dopo gli studi classici è stato tra i fondatori della compagnia teatrale “Teatro Nexus”. Nel mezzo di questa sua prima esperienza teatrale ha iniziato gli studi di Giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Ferrara. Ha sempre coltivato un grande amore per l’arte, in particolare per la poesia e la fotografia.

Paola Cominato è nata ad Adria, vive a Bologna dove ha frequentato l’Accademia di Belle Arti. Nel processo artistico personale utilizza la fotografia come un’estensione dell’apparato psichico che le permette di elaborare emozioni e vissuti facendo coincidere il suo mondo interno con il mondo esterno.

Rachele Claudio è appassionata di fotografia, per lei il suo linguaggio silenzioso porta ad un’esperienza del guardare che diventa sintesi armoniosa fra la vista e la mente e dove la memoria individuale si fonde con la storia. Ghirri, riferendosi a Walker Evans, uno dei fotografi che più amava, definiva la fotografia come “carezze fatte al mondo”.

Foto di Fabio Causi 108

Michele Viviani vive a Porto Viro, ha cominciato con la maggiore età a fotografare con la prima reflex analogica a 35 mm e da lì è iniziata la sua passione. Si è cimentato anche nell’astrofotografia, prima in analogico, adesso in digitale. Condivide l’esperienza fotografica con tanti amici con i quali programma uscite naturalistiche dedicate prevalentemente a scatti di paesaggi o astronomici.


Millions discover their favorite reads on issuu every month.

Give your content the digital home it deserves. Get it to any device in seconds.