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STALKING I. Aspetti sostanziali

A cura di Paolo Corsaro. Hanno collaborato Antonio Boffa, Costantino Cardiello, Luigi Ferrone, Domenico Russo.

1. LA LEGGE, 2-3; 2. IL DELITTO, 4-6; 3. MATERIALI, 7-14 4. BIBLIOGRAFIA, 15 5. ALLEGATI

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LA LEGGE

DECRETO LEGGE 23 FEBBRAIO 2009 N. 11 Misure urgenti in materia di sicurezza pubblica e di contrasto alla violenza sessuale, nonché in tema di atti persecutori. (G.U. n. 45, 24 febbraio 2009, Serie Generale) Convertito in legge, con modificazioni, dall’art. 1, comma 1, L. 23 aprile 2009, n. 38. CAPO II DISPOSIZIONI IN MATERIA DI ATTI PERSECUTORI Art. 7. Modifiche al codice penale 1. Dopo l’articolo 612 del codice penale è inserito il seguente: “Art. 612-bis (Atti persecutori). - Salvo che il fatto costituisca più grave reato, è punito con la reclusione da sei mesi a quattro anni chiunque, con condotte reiterate, minaccia o molesta taluno in modo da cagionare un perdurante e grave stato di ansia o di paura ovvero da ingenerare un fondato timore per l’incolumità propria o di un prossimo congiunto o di persona al medesimo legata da relazione affettiva ovvero da costringere lo stesso ad alterare le proprie abitudini di vita. La pena è aumentata se il fatto è commesso dal coniuge legalmente separato o divorziato o da persona che sia stata legata da relazione affettiva alla persona offesa. La pena è aumentata fino alla metà se il fatto è commesso a danno di un minore, di una donna in stato di gravidanza o di una persona con disabilità di cui all’articolo 3 della legge 5 febbraio 1992, n. 104, ovvero con armi o da persona travisata. Il delitto è punito a querela della persona offesa. Il termine per la proposizione della querela è di sei mesi. Si procede tuttavia d’ufficio se il fatto è commesso nei confronti di un minore o di una persona con disabilità di cui all’articolo 3 della legge 5 febbraio 1992, n. 104, nonché quando il fatto è connesso con altro delitto per il quale si deve procedere d’ufficio.”. Art. 8. Ammonimento 1. Fino a quando non è proposta querela per il reato di cui all’articolo 612-bis del codice penale, introdotto dall’articolo 7, la persona offesa può esporre i fatti all’autorità di pubblica sicurezza avanzando richiesta al questore di ammonimento nei confronti dell’autore della condotta. La richiesta è trasmessa senza ritardo al questore. 2. Il questore, assunte se necessario informazioni dagli organi investigativi e sentite le persone informate dei fatti, ove ritenga fondata l’istanza, ammonisce oralmente il soggetto nei cui confronti è stato richiesto il provvedimento, invitandolo a tenere una condotta conforme alla legge e redigendo processo verbale. Copia del processo verbale è rilasciata al richiedente l’ammonimento e al soggetto ammonito. Il questore valuta l’eventuale adozione di provvedimenti in materia di armi e munizioni. 3. La pena per il delitto di cui all’articolo 612-bis del codice penale è aumentata se il fatto è commesso da soggetto già ammonito ai sensi del presente articolo. 4. Si procede d’ufficio per il delitto previsto dall’articolo 612-bis del codice penale quando il fatto è commesso da soggetto ammonito ai sensi del presente articolo. Art. 9. Modifiche al codice di procedura penale 1. Al codice di procedura penale sono apportate le seguenti modificazioni: a) dopo l’articolo 282-bis sono inseriti i seguenti: “Art. 282-ter (Divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa). - 1. Con il provvedimento che dispone il divieto di avvicinamento il giudice prescrive all’imputato di non avvicinarsi a luoghi determinati abitualmente frequentati dalla persona offesa ovvero di mantenere una determinata distanza da tali luoghi o dalla persona offesa. 2. Qualora sussistano ulteriori esigenze di tutela, il giudice può prescrivere all’imputato di non avvicinarsi a luoghi determinati abitualmente frequentati da prossimi congiunti della

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persona offesa o da persone con questa conviventi o comunque legate da relazione affettiva ovvero di mantenere una determinata distanza da tali luoghi o da tali persone. 3. Il giudice può, inoltre, vietare all’imputato di comunicare, attraverso qualsiasi mezzo, con le persone di cui ai commi 1 e 2. 4. Quando la frequentazione dei luoghi di cui ai commi 1 e 2 sia necessaria per motivi di lavoro ovvero per esigenze abitative, il giudice prescrive le relative modalità e può imporre limitazioni. Art. 282-quater (Obblighi di comunicazione). - 1. I provvedimenti di cui agli articoli 282bis e 282-ter sono comunicati all’autorità di pubblica sicurezza competente, ai fini dell’eventuale adozione dei provvedimenti in materia di armi e munizioni. Essi sono altresì comunicati alla parte offesa e ai servizi socio-assistenziali del territorio.”; b) all’articolo 392, il comma 1-bis è sostituito dal seguente: “1-bis. Nei procedimenti per i delitti di cui agli articoli 572, 609-bis, 609-ter, 609-quater, 609-quinquies, 609-octies, 612-bis, 600, 600-bis, 600-ter, anche se relativo al materiale pornografico di cui all’articolo 600-quater. 1, 600-quinquies, 601 e 602 del codice penale il pubblico ministero, anche su richiesta della persona offesa, o la persona sottoposta alle indagini possono chiedere che si proceda con incidente probatorio all’assunzione della testimonianza di persona minorenne ovvero della persona offesa maggiorenne, anche al di fuori delle ipotesi previste dal comma 1.”; c) al comma 5-bis dell’articolo 398: 1) le parole: “e 609-octies” sono sostituite dalle seguenti: “, 609-octies e 612-bis”; 2) le parole: “vi siano minori di anni sedici” sono sostituite dalle seguenti: “vi siano minorenni”; 3) le parole: “quando le esigenze del minore” sono sostituite dalle seguenti: “quando le esigenze di tutela delle persone”; 4) le parole: “l’abitazione dello stesso minore” sono sostituite dalle seguenti: “l’abitazione della persona interessata all’assunzione della prova”; d) al comma 4-ter dell’articolo 498: 1) le parole: “e 609-octies” sono sostituite dalle seguenti: “, 609-octies e 612-bis”; 2) dopo le parole: “l’esame del minore vittima del reato” sono inserite le seguenti: “ovvero del maggiorenne infermo di mente vittima del reato”. Art. 10. Modifica all’articolo 342-ter del codice civile 1. All’articolo 342-ter, terzo comma, del codice civile, le parole: “sei mesi” sono sostituite dalle seguenti: “un anno”. Art. 11. Misure a sostegno delle vittime del reato di atti persecutori 1. Le forze dell’ordine, i presidi sanitari e le istituzioni pubbliche che ricevono dalla vittima notizia del reato di atti persecutori, di cui all’articolo 612-bis del codice penale, introdotto dall’articolo 7, hanno l’obbligo di fornire alla vittima stessa tutte le informazioni relative ai centri antiviolenza presenti sul territorio e, in particolare, nella zona di residenza della vittima. Le forze dell’ordine, i presidi sanitari e le istituzioni pubbliche provvedono a mettere in contatto la vittima con i centri antiviolenza, qualora ne faccia espressamente richiesta. Art. 12. Numero verde 1. Presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento per le pari opportunità è istituito un numero verde nazionale a favore delle vittime degli atti persecutori, attivo ventiquattro ore su ventiquattro, con la finalità di fornire, nei limiti di spesa di cui al comma 3 dell’articolo 13, un servizio di prima assistenza psicologica e giuridica da parte di personale dotato delle adeguate competenze, nonché di comunicare prontamente, nei casi di urgenza e su richiesta della persona offesa, alle forze dell’ordine competenti gli atti persecutori segnalati.

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La nuova figura di reato è stata inserita nel Capo III del titolo IX, parte II del codice penale, nella sezione relativa ai delitti contro la libertà morale: la fattispecie ha lo scopo di tutelare la libertà di autodeterminazione del soggetto; il reato potrebbe assumere la natura plurioffensiva qualora la condotta dell’agente determini anche la lesione dell’incolumità personale attraverso la produzione di un “perdurante e grave stato d’ansia o di paura”.1

IL DELITTO

Natura

La norma configura un reato di danno2, che si consuma con l’effettiva lesione del bene o dei beni giuridici tutelati; il Legislatore richiede la realizzazione alternativa di una delle tre situazioni previste dalla norma, con condotte non predeterminabili (reato forma libera): “…chiunque, con condotte reiterate, minaccia o molesta taluno in modo da cagionare un perdurante e grave stato di ansia o di paura ovvero da ingenerare un fondato timore per l’incolumità propria o di un prossimo congiunto o di persona al medesimo legata da relazione affettiva ovvero da costringere lo stesso ad alterare le proprie abitudini di vita.” Per la sussistenza del reato è necessario che si realizzino una serie di comportamenti ripetuti nel tempo, secondo lo schema del reato abituale improprio, sebbene da questo se ne discosti perché è richiesto che le condotte reiterate producano determinati eventi Lo “stillicidio persecutorio rappresenta l’in sé dell’incriminazione”3. Ripetitività, persistenza e frequenza sono requisiti essenziali della condotta. Quid juris nel caso di condotte in parte realizzate prima dell’avvento della nuova legge e in parte dopo l’entrata in vigore della nuova fattispecie? Si ritiene, secondo la tesi della dottrina più illuminata, che in caso di successione di legge creatrice del reato abituale le condotte poste in essere anteriormente non possano cumularsi con le successive: le prime saranno punite ove costituiscano altro reato, le seconde qualora configurino gli estremi della nuova fattispecie4. Configurabile il reato formale, ex art. 81, c.1, cp, in caso di condotte ai danni di più persone. L. Terzi, Il nuovo reato di stalking: prime considerazioni, Riv. Pen., p. 782, n. 7/8, 2009; A. Barbazza - E. Gazzetta, Il nuovo reato di “atti persecutori”, in www.altalex.it.; A. Luini, Il reato di stalking o atti persecutori ex art. 612 bis c.p. Brevi note, in Riv. Pen., 9.2009; R. 1

Bricchetti - L. Pistorelli, Il decreto anti-violenze, in Guida al diritto, n.10, pp. 58-63, 2009; Valsecchi, Il nuovo delitto di atti persecutori (c.d. stalking), in Riv. it.dir.proc.pen., 2009, in corso di pubblicazione.

Secondo alcuni sarebbe stato preferibile considerare il reato di pericolo concreto: “questa interpretazione risulta più coerente con il ruolo proprio della norma, ossia di colmare il vuoto normativo, sanzionando in maniera adeguata quelle condotte persecutorie che costituiscono spesso il preludio alla commissione di reati più offensivi, fornendo a tal fine una tutela anticipata alla vittima”, L. Terzi, Il nuovo reato di stalking …, p. 782, op. cit. 3 L. Pistorelli, Sicurezza penale e sicurezza pubblica: le riforme del 2009, p. 162, Ipsoa, 2009. 4 F. Mantovani, Diritto penale, p. 492, Cedam, 2007. In senso contrario, Tribunale di Milano, 17.04.2009, “Il reato di stalking dopo l’entrata in vigore del dl 23.2.09 qualora anche un solo atto di minaccia o di molestia sia compiuto dopo quel momento, e sempre che vi siano tutti gli elementi costitutivi previsti, anche grazie ad atti precedenti all’ultimo, ad essi legato da un vincolo di abitualità. ne consegue che il nuovo reato può applicarsi in relazione a condotte poste in essere reiteratamente in parte prima e in parte dopo la sua introduzione”, in Corr.merito, n. 6/09, p. 650. 2

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Condotta

La condotta tipica si realizza attraverso la minaccia o la molestia, limitando, da un lato, la punibilità di condotte neutre, dall’altro, escludendo le condotte tipizzate dalla violenza, già autonomamente sanzionate. L’unico riferimento alla molestia, intesa come comportamento inopportuno e fastidioso teso ad alterare l’equilibrio psichico di una persona, è desumibile dall’art. 660 cp, quale species del delitto in esame. La perplessità che la formulazione della condotta può generare per contrasto con il principio della tassatività e determinatezza dell’incriminazione, tipica del resto anche delle altre legislazioni estere5, trova una sua giustificazione nella realtà complessa del fenomeno criminologico dello stalking, e un suo temperamento nella necessità che la condotta determini uno degli eventi previsti dall’art. 612 bis cp.

Evento

Gli eventi che connotano il reato sono: a) perdurante e grave stato di ansia o di paura. La formula legislativa pare faccia riferimento a forme patologiche caratterizzate dallo stress, che trovano riscontro nella letteratura medica6. b) ingenerare un fondato timore per l’incolumità propria o di un prossimo congiunto o di persona al medesimo legata da relazione affettiva. Nessun dubbio in merito alla nozione di prossimo congiunto (art. 357, c. 4, cp); eccessivamente generica la nozione di “relazione affettiva” (gli altri congiunti, i rapporti amicali). Il “fondato timore” è da valutarsi ex ante, per rendere oggettiva la percezione della vittima. c) costringere ad alterare le proprie abitudini di vita. Perplessità per l’individuazione della soglia minima dell’alterazione oltre la quale possa ritenersi effettivamente consumato il reato. Configurabile il tentativo di delitto, trattandosi di reato di evento.

Dolo

Il dolo richiesto è quello generico. Dubbi sulla possibilità del dolo eventuale: la locuzione “in modo da cagionare” (uno di tre eventi previsti) imporrebbe una stretta relazione tra il momento rappresentativo e quello volitivo.

Concorso di reati

Reato eventualmente plurioffensivo, salvo che il fatto costituisca più grave reato: la clausola di sussidiarietà opererà qualora il fatto più grave arrechi offesa al medesimo bene giuridico: il delitto di maltrattamenti in famiglia (art. 572 cp) assorbirà il delitto di atti persecutori. La limitazione della tutela alla libertà morale della persona, consente di ritenere materialmente in concorso con il delitto de quo le fattispecie di violenza sessuale, di Il par. 646.9 del cod. pen. della California contiene una descrizione della norma in larga parte riprodotta nel testo dell’art. 612 bis cp;il Protection from Harrasment Act del Regno Unito(1997) configura lo stalking in qualsiasi condotta che possa costituire molestia per una persona oppure indurla a temere un’imminente violenza su di sé; l’art. 238 StGB della Germania, riformulato nel 2007, tende a tipicizzare la condotta secondo l’individuazione di una casistica, salvo poi inserire una clausola indefinita di chiusura, L. Pistorelli, Sicurezza penale e sicurezza pubblica…, p. 160, op. cit. 6 Principio di determinatezza, capacità di provare obiettivamente l’evento e suggestioni della persona offesa, rappresentano i limiti della descrizione letterale dell’evento contenuta nella norma, cfr. L. Terzi, p.782, op. cit.; V. Maio, Brevi osservazioni sulla condotta del reato di stalking, in Avvocatura e concorsi, luglio 2009. 5

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lesioni, anche gravi e gravissime, salvo le ipotesi in cui la malattia che consegue non coincida con l’evento tipizzato dall’art. 612 bis cp; di danneggiamento (ipotesi frequente nella casistica dello stalking); Il reato di minaccia, quello di violenza privata (qualora determini un’alterazione delle abitudini i vita) e quello di molestie (660 cp), restano assorbiti nella nuova incriminazione. Aggravanti

Aggravante comune, “se il fatto è commesso dal coniuge legalmente separato o divorziato o da persona che sia stata legata da relazione affettiva alla persona offesa”: fuoriesce dalla previsione l’aggravamento del reato per il reato commesso a danno del coniuge separato di fatto; l’aggravamento è solo in caso di vincoli coniugali o affettivi “passati”; ritorna la genericità della locuzione “relazione affettiva”; Aggravante ad effetto speciale, “La pena è aumentata fino alla metà se il fatto è commesso a danno di un minore, di una donna in stato di gravidanza o di una persona con disabilità di cui all’articolo 3 della legge 5 febbraio 1992, n. 104, ovvero con armi o da persona travisata”; Aggravante comune extra codicem, “La pena per il delitto di cui all’articolo 612-bis del codice penale è aumentata se il fatto è commesso da soggetto già ammonito ai sensi del presente articolo” (art. 8): appare introdotta una sorta di recidiva impropria, per cui l’aggravamento riposa sulla circostanza che l’agente sia stato in precedenza raggiunto da un ammonimento, anche se poi ha consumato il reato a danno di una vittima diversa rispetto a quella per cui era stato emesso l’ammonimento; dubbi, infine, sui limiti temporali della mancata ottemperanza all’ammonimento; Aggravante speciale ad effetto speciale, “… autore del delitto previsto dall’art. 612 bis cp nei confronti della stessa persona offesa” (art. 576, c.5.1, cp), per il delitto di omicidio; il Legislatore lega l’aggravante, applicazione delle pena dell’ergastolo, all’autore – si prescinde quindi da una precedente condanna per 621 bis cp – di atti persecutori nei confronti della stessa persona offesa. Qualora, tuttavia, la condotta di stalking sfoci nell’omicidio, per il principio di assorbimento, il delitto di cui all’art. 612 bis è assorbito in quello più grave.

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3. MATERIALI

Atti Persecutori – Stalking – Elementi Strutturarli – Applicazione [art. 612 bis c.p.] Perché sussista la fattispecie delittuosa degli atti persecutori è necessario: * il ripetersi della condotta: gli atti e comportamenti volti alla minaccia o alla molestia devono essere reiterati; * i comportamenti devono essere intenzionali e finalizzati alla molestia; * occorre che i suddetti comportamenti abbiano l'effetto di provocare disagi psichici, timore per la propria incolumità e quella delle persone care, pregiudizio alle abitudini di vita. (Fonte: Altalex Massimario 18/2009) TRIBUNALE DEL RIESAME DI BARI SENTENZA 6 APRILE 2009 Il M. è stato attinto dall'ordinanza del GIP del Tribunale di Foggia applicativa della misura della custodia cautelare predetta in quanto gravemente indiziato del reato di atti persecutori di cui all'art. 612 bis c.p. come introdotto dal d.l. 23 febbraio 2009, n. 11. Va brevemente premesso che, come emerge anche dalla lettura dei lavori parlamentari, ed in particolare delle schede dell'Ufficio Studi del Dipartimento Giustizia, il fenomeno dello stalking - termine derivato dall'esperienza giuridica dei Paesi di common-law e recepito dalla nostra dottrina negli ultimi anni - è individuato nel comportamento assillante e invasivo della vita altrui realizzato mediante la reiterazione insistente di condotte intrusive, quali telefonate, appostamenti, pedinamenti fino, nei casi più gravi, alla realizzazione di condotte integranti di per sé reato (minacce, ingiurie, danneggiamenti, aggressioni fisiche). Si tratta, quindi, di comportamenti persecutori, diretti o indiretti, ripetuti nel tempo, che incutono uno stato di soggezione nella vittima provocandole un disagio fisico o psichico e un ragionevole senso di timore. Per meglio comprendere la nuova fattispecie di reato occorre fare brevi riferimenti al diritto comparato, ed in particolare ai paesi di common law che sono da tempo intervenuti legislativamente sul fenomeno dello stalking. In generale, pur considerate le differenze fra i vari ordinamenti, l'approccio utilizzato nei paesi di common law è così sintetizzabile: si prevede una norma penale che dà una definizione dello stalking “minimale”, cui sono connesse pene non troppo elevate; allo scattare della fattispecie (o di un fumus della realizzazione della stessa), la vittima può richiedere all'autorità di emanare un restraining order (o injunction), con cui si diffida lo stalker dal proseguire nelle molestie persecutorie; se questi viola il restraining order scatta un'aggravante del reato, e qui le sanzioni divengono più pesanti; spesso le misure penali sono affiancate da sanzioni interdittive o civili, o da trattamenti M. - psicologici (non previsti, invece, nel nostro ordinamento). In assenza della previsione nel nostro codice penale di una specifica fattispecie di reato, il fenomeno dello stalking viene generalmente ricondotto al reato contravvenzionale di molestie (art. 660 c.p.), del tutto inidoneo a colpire lo stalker e a prevenire la possibile escalation dei suoi atti persecutori, mentre le fattispecie più gravi (ad esempio, violenza privata o i reati contro la vita o l'incolumità individuale, quali maltrattamenti) sono applicabili solo nei casi in cui la situazione è già precipitata e dunque la risposta è del tutto tardiva. Risultano, in particolare, puniti ai sensi dell'art. 660 c.p. i comportamenti che, non integrando alcun delitto specifico contro la libertà sessuale in quanto non idonei a coartare la volontà della vittima, risultino tuttavia molesti nei confronti di essa. L'interesse tutelato dall'art. 660c.p., peraltro, è tradizionalmente individuato nell'ordine pubblico, considerato nel suo particolare aspetto della pubblica tranquillità: nella dimensione generale dell'interesse tutelato trovano ragione la procedibilità d'ufficio per la contravvenzione e la conseguente attuazione della tutela penale a prescindere dalla volontà della persona molestata o disturbata. Al fine, quindi, di colmare il vuoto di tutela della vittima di comportamenti ripetuti ed insistenti tali da non integrare ancora i più gravi reati contro la vita o l'incolumità personale, ma comunque idonei a fondare un giustificato timore tale per tali beni, si è inserita la nuova fattispecie di reato di cui all'art. 612 bis cp. Perché sussista la fattispecie delittuosa è quindi necessario, in primo luogo, il

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ripetersi della condotta: gli atti e comportamenti volti alla minaccia o alla molestia devono essere reiterati. Inoltre, i comportamenti devono essere intenzionali e finalizzati alla molestia. Inoltre, occorre che i suddetti comportamenti abbiano l'effetto di provocare disagi psichici, timore per la propria incolumità e quella delle persone care, pregiudizio alle abitudini di vita. Nel caso di specie, le persone offese, tale B. R. e M. F., rispettivamente moglie (separata) e figlia del prevenuto, con una prima denuncia del 24.2.2009 denunciavano che il marito, scarcerato il 22.2.2009 dopo avere espiato una pena detentiva per il reato di maltrattamenti in famiglia ed altro, nel corso del processo le aveva più volte minacciate che appena uscito dal carcere le avrebbe uccise. Verso le 22,00 del 24.2.2009 aveva suonato insistentemente al citofono chiedendo di poter salire, ingenerando nelle due, alla luce del comportamento pregresso, un timore di qualche rappresaglia. Le stesse chiamavano quindi la Polizia che interveniva ma non trovava più nessuno. Successivamente, verso le 24,00, suonava nuovamente il citofono, la B. rispondeva e riconosceva la voce del marito che le diceva “preparati a morire” e dopo ciò si allontanava. Ancora, la mattina del 25.2.2009, la figlia F. trovava alcune telefonate fatte verso le 2,00 dall'utenza del prevenuto. Va ulteriormente precisato che, con decreto dell'8.2.2009, il Giudice civile del Tribunale di Foggia aveva disposto l'allontanamento del M. dalla casa familiare, ravvisando seri pericoli per l'incolumità di moglie e figlia dello stesso. Ancora, il 27.2.2009 in sede di sit la B., oltre a confermare quanto oggetto delle precedenti denunce, riferiva che verso le 14 del giorno prima la figlia aveva notato dai vetri il padre che guardava verso l'abitazione e le chiedeva come avrebbe fatto ad andare all'Università visto che temeva per la sua incolumità. In quell'occasione il M. era rimasto a guardare verso l'abitazione per circa sue ore. Il giorno successivo di mattina la B. notava nuovamente il marito in macchina sempre sotto casa delle denuncianti che scendevano dal portone e si infilavano velocemente in macchina per andare via e il giorno dopo ancora sempre dai vetri della finestra alle otto di mattina la B. lo notava 'appostato' al solito posto che osservava l'abitazione. Le dichiarazioni venivano sostanzialmente confermate dalla figlia del prevenuto, M. F.. Al fine di meglio comprendere lo stato di ansia e timore che la condotta del M. ha ingenerato nelle congiunte, e da esse rappresentato, occorre brevemente ricordare che in data 21.12.2006 il M. era stato attinto da ordinanza di custodia cautelare per maltrattamenti nei confronti di moglie e figlia, concretizzatisi in violenze verbali e fisiche. Inoltre, già in quella sede veniva dato risalto ad un comportamento 'persecutorio' del ricorrente che in diverse occasioni minacciava moglie e figlia di morte e di incendiare e le assillava con continue telefonate e con atteggiamenti molesti (quali colpire con pugni il portone di casa, inseguirle a bordo della sua autovettura, minacciando di mali ingiusti entrambe, colpire con pugni fino a danneggiare l'auto della moglie). Per tali reati il M. veniva in seguito condannato con sentenza del Tribunale di Bari confermata in sede di Appello e scontava la pena detentiva di un anno e otto mesi di reclusione cessata, come già detto, il 22.2.2009, giorno a partire dal quale sono cominciati nuovamente gli atti persecutori denunciati dalle persone offese. Con successiva denuncia dell'11.3.2009 la B. riferiva, ancora, che il giorno prima, mentre tornava a casa in auto, notava il M. che si apprestava ad aprire la maniglia dell'auto e, vedendo che non riusciva ad aprire la portiera, iniziava a dare violenti pugni sul vetro del finestrino e a proferire insulti e minacce di morte. La B. chiamava il 113 e a quel punto il M. scappava via per tornare ad avvicinarsi e tirare sassi. Poco dopo sopraggiungeva una volante della Polizia che

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notava i segni dei pugni sul finestrino. La B., in sede di denuncia, si dichiarava certa che prima o poi il marito sarebbe riuscito ad ammazzarla. Le dichiarazioni venivano confermate dalle annotazioni di servizio del 10.3.2009. Ritiene il Collegio che sussistano gravi indizi di colpevolezza a carico del ricorrente in ordine ai reati contestati. Va premesso che, come affermato da Cass. n. 39366 del 26/10/2006: in tema di misure cautelari, il richiamo ad opera del comma primo bis dell'art. 273 cod. proc. pen. dei commi terzo e quarto dell'art. 192 cod. proc. pen., non comporta la necessità che le dichiarazioni della persona offesa trovino riscontro in elementi esterni, così che esse possono ancora costituire da sole fonte di prova quando siano ritenute dal giudice, secondo il suo libero e motivato apprezzamento, attendibili sul piano oggetto e su quello soggettivo (fattispecie in tema di misura cautelare personale). Nel caso di specie, le dichiarazioni della persona offesa, già di per sé precise e circostanziate, sono state confermate dalla figlia e dalle annotazioni di Polizia degli agenti intervenuti in seguito alle chiamate di soccorso da parte della B. che, pur non avendo mai trovato il M. sui posti, chiaramente allontanatosi, comunque davano atto delle richieste di intervento da parte della B.. Inoltre, le dichiarazioni della persona offesa risultano attendibili anche alla luce del comportamento pregresso del M., che ha determinato la sua condanna per maltrattamenti e l'ingiunzione da parte del giudice civile ad allontanarsi dall'abitazione coniugale, oltre che la separazione personale dei coniugi, nel quale già emergeva una condotta, oltre che lesiva della incolumità personale della moglie, comunque persecutoria nei confronti della stessa e della figlia. Quello che connota il reato in oggetto, distinguendolo dai maltrattamenti, è infatti, come già detto, la circostanza che le condotte del denunciato, sono reiterate e ingenerano un fondato timore da parte della vittima di un male più grave, pur senza arrivare ad integrare i reati di lesioni o maltrattamenti. Alla luce delle reiterate minacce, riferite dalla B., anche durante il precedente processo e la promessa di “fargliela pagare” non appena uscito dal carcere, le condotte di appostamento, continue telefonate, minacce e aggressioni fisiche alla vettura non possono none essere lette come “atti persecutori” tali da ingenerare nelle vittime uno stato di continua paura per sé stesse e da doversi continuamente “guardare alle spalle” così modificando le proprie normali abitudini di vita. In sede di interrogatorio di garanzia, infine, il M. si è limitato a negare tutte le circostanze denunciate senza fornire versioni alternative se non la pervicace volontà della B. di farlo rimanere in carcere, volontà persecutoria che non appare verosimile anche alla luce di tutti gli elementi evidenziati. A tal fine non rileva neanche la “diffida" fatta dal M. appena uscito dal carcere presso gli uffici di Polizia a che la moglie non gli si avvicinasse, posto che nessuna valenza probatoria può avere tale dichiarazione di volontà rispetto ai fatti concreti e circostanziati riferiti coerentemente da moglie e figlia e confermati dalle annotazioni di polizia. Ritiene il Collegio che, alla luce di tutte le circostanze, permangano gravi esigenze cautelari nei confronti del ricorrente che legittimano la misura della custodia cautelare in carcere, avendo il prevenuto dimostrato in più occasioni una totale mancanza di autocontrollo che sconsiglia anche l'applicazione della misura meno affittiva della detenzione domiciliare. Ne consegue che il riesame va rigettato con la conferma dell'ordinanza impugnata. P.Q.M. Letto l'art. 309 cpp: rigetta la richiesta di riesame proposta da M. A. contro l'ordinanza del Gip del Tribunale di Foggia del 13.3.2009 e, per l'effetto, conferma integralmente l'ordinanza impugnata con condanna del ricorrente al pagamento delle spese del procedimento. Manda alla cancelleria per le comunicazioni di competenza.

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Bari, 6.4.2009. DEPOSITATO IN CANCELLERIA IL 6 APRILE 2009. Il quid pluris che caratterizza il reato di atti persecutori rispetto alle minacce ed alle molestie, in sintesi, è costituito da due elementi: a) la reiterazione delle condotte, sicché l’illecito può ascriversi nel novero dei reati abituali; b) la produzione di un grave e perdurante stato di ansia o di paura o di un fondato timore per l’incolumità propria o di un prossimo congiunto o di persona al medesimo legata da una relazione affettiva o una alterazione, non voluta, delle proprie abitudini di vita. Si tratta, quindi, di un delitto di danno e di evento, sebbene la norma, richiedendo la determinazione di uno stato di ansia “grave” o di un “fondato” timore per l’incolumità propria o di un prossimo congiunto sembra evocare una valutazione di idoneità ex ante della condotta. Il dolo richiesto è generico e deve necessariamente ricomprendere anche la rappresentazione dell’evento quale conseguenza della reiterata abituale voluta dal suo autore. (Fonte: Altalex Massimario 29/2009)

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TRIBUNALE DI NAPOLI UFFICIO DEL GIUDICE PER LE INDAGINI PRELIMINARI SEZIONE QUARTA 30 giugno 2009 Ordinanza applicativa della misura cautelare del divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa (art. 282 ter c.p.p.) Il Giudice per le indagini preliminari dott. Luigi Giordano; Letta la richiesta del Pubblico Ministero pervenuta il 19 giugno 2009 di applicazione della misura della custodia cautelare di cui all’art. 282 ter c.p.p. nei confronti di C. S., nato a N. il *** in ordine ai seguenti reati: a) del delitto di cui all’art. 612-bis c.p. perché, non accettando la decisione di I. F. di procedere alla separazione legale, la pedinava, controllava, anche tramite terzi, i suoi movimenti, si recava sul posto di lavoro della medesima inveendo contro di lei davanti ai colleghi, le telefonava ossessivamente chiedendo contezza del contenuto delle telefonate, la minacciava ed ingiuriava di continuo, anche per strada; con tali reiterate e costanti condotte procurando alla I. un perdurante e grave stato di ansia ed il fondato timore di aggressioni gravi alla propria incolumità. In N. dal marzo 2009 ad oggi; condotta in atto b) del delitto di cui all’art. 572 c.p. perché, picchiandola ed ingiuriandola di continuo, anche quando la stessa era in stato interessante ed anche alla presenza dei figli minori, sottoponeva la medesima ad un regime di vita intollerabilmente vessatorio. In N., sino al marzo 2009 c) del delitto di cui agli artt. 81, 574, c.p. perchè, in diverse occasioni, sottraeva il figlio minore G. di anni dieci alla potestà genitoriale della madre che sapeva di averlo mandato a scuola. In N., sino al 27.5.2009, ultimo episodio d) del delitto di cui agli artt. 612 cpv, 614 ultimo comma perché, dopo aver ripetutamente minacciato di morte la I., la seguiva sino a casa dei genitori ed ivi prendeva a calci il cancello posto avanti la porta, buttandolo giù, e facendo ingresso nella predetta abitazione. In N. il 29.3.2009 OSSERVA I gravi indizi di colpevolezza. 1. Con denuncia presentata in data 11 giugno 2009, I. F. ha riferito di essere sposata da circa dieci anni con C.S.. Il rapporto, fin dal fidanzamento, è sempre stato turbato dalla violenza e dalla prepotenza del coniuge. Dal matrimonio sono nati due bambini, di dieci e quattro anni. Nel corso della vita coniugale è stata più volte percossa, a seguito di litigi causati dai più futili motivi e molto spesso dinanzi ai bambini. In una di queste circostanze, il marito le ha rotto il timpano, costringendola ad un delicato intervento chirurgico. Un’altra volta le ha rotto il dito e più volte le ha tirato i capelli, staccandola anche una ciocca Ella ha precisato: “L'ultimo episodio, risalente al 29.03.2009, si è concluso con la sua decisione di cacciarmi di casa a seguito di un ennesimo litigio. Io, esasperata da questi comportamenti, ho colto l'occasione e mi sono subito trasferita a casa dei miei genitori, dove tutt’ora risiedo con i miei due bambini. Durante la discussione mio marito mi ha apostrofato con volgarità di ogni sorta: "vattenn, mi hai fatt nu bucchin, sei una puttana e una bucchina". Giunti a questo punto, io feci per andare a preparare un borsone dove mettere le cose necessarie per andare via mentre lui continuava a minacciarmi urlando: “Ti ammazzo, t'aggia accirer”. Questa scesa si è svolta alla presenza dei figli. Le urla e le minacce sono state udite da più persone all’interno del palazzo, ma anche nel vicinato al punto che addirittura i genitori della denunciante, che abitano a pochi metri da noi, sentendo quanto stava accadendo, si sono allarmati. Il padre, in particolare, ha cercato di intervenire per riportare la calma, ma è stato invitato dall’indagato a non intromettersi in questa vicenda. La I. ha aggiunto che, a questo punto: “Dopo poco che ero andata via, però, mio marito, con una furia incontenibile si presenta nel palazzo dove abitano i miei genitori, riesce a varcare la soglia di ingresso fino a giungere al cancello che consente di entrare in casa, lo butta giù con un calcio e, incurante della violazione del domicilio dei miei genitori, incomincia ad inveire contro di me perpetrando le minacce di morte che mi aveva fatto in precedenza. Fortunatamente, in quel momento in casa dei miei genitori c'erano anche i miei fratelli che sono riusciti a braccarlo, ma ciononostante, è riuscito ugualmente a

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raggiungermi e a farmi cadere in terra con una spinta. A seguito delle urla e del trambusto causato dalla sua aggressione, sono giunti sul luogo molti dei condomini che, unitamente ai miei fratelli, sono riusciti a portarlo via, ma mio marito, divincolandosi dalla presa, ha sferrato un pugno contro un vetro, rompendolo”. Dal mese di marzo in poi, dunque, la denunciante vive con i genitori, presso i quali ha condotto anche i due bambini (“che ho ritenuto di dover portare con me in quanto, se lasciati al padre, avrebbero vissuto in una situazione di totale abbandono, senza, però, impedire a mio marito di vederli ogni qual volta lo desideri”). La denuncia, quindi, prosegue con l’illustrazione dei problemi sorti nella gestione del rapporto con i figli ed in particolare con il bambino di dieci anni. La I. ha manifestato la sua ferma intenzione di chiudere ogni rapporto con il marito, sottolineando che l’attuazione di questa decisione è resa complicata anzitutto dal fatto che abitano a pochi metri di distanza e, soprattutto, dai suoi comportamenti che spingono nella direzione di un ricongiungimento. Ella ha riferito: “Non si contano, infatti, gli sms che mi invia quotidianamente in cui mi invita a ripensarci e a ritornare con lui, le telefonate che mi giungono dalla sua utenza mobile e talvolta anche da numeri anonimi in cui controlla le mie mosse, mi chiede cosa stia facendo in quel preciso momento proprio allo scopo di monitorare i miei comportamenti e i miei spostamenti. Ma vi è di più: dopo che io ho preso, ogni tanto, a non rispondere alle chiamate anonime e a quelle provenienti dalla sua utenza, di recente ha cominciato a telefonarmi dal numero di cellulare del bambino in modo da avere la sicurezza di poter interloquire con me”. Il marito, infatti, ha sviluppato un sentimento di gelosia nei suoi confronti assolutamente asfissiante, sostenendo che alla base della decisione della moglie di allontanarsi non ci fossero i dissapori e i contrasti fisici e verbali che hanno sempre caratterizzato il loro rapporto, ma una presunta e infondata relazione con un altro uomo. Recentemente, la sua gelosia lo ha portato addirittura a ricattare la moglie, minacciando di possedere delle fotografie che immortalerebbero la donna con altri uomini e di cui era entrato misteriosamente in possesso. Ulteriori difficoltà e contrasti sono avvenuti sul luogo di lavoro della donna, dove il marito si è recato compiendo una “scenata”. Il giorno 27.05.2009, ultimo giorno di scuola, infine, il marito ha prelevato il figlio dalla scuola, non riportandolo neppure a sera ed inducendola a sporgere una denuncia querela. 2. Secondo l’indirizzo giurisprudenziale consolidato, la deposizione della persona offesa dal reato può essere assunta come fonte di convincimento al pari di ogni altro mezzo di prova. Il Giudice, peraltro, è tenuto a compiere un esame sull’attendibilità intrinseca del dichiarante, oggettiva e soggettiva, che deve essere particolarmente penetrante e rigoroso, in special modo nei casi in cui fossero carenti dati obiettivi emergenti dagli atti a conforto delle affermazioni della vittima. Le dichiarazioni della persona offesa possono anche essere assunte da sole come fonte di prova (cfr., Corte di Cassazione 28 febbraio 1992, Simula; da ultimo, Corte di Cassazione 29 maggio – 22 agosto 2001 n. 31400, Cipolli; Corte di cassazione 16 febbraio – 15 maggio 2001 n. 19683). Non è necessario, in ogni caso, verificare la sussistenza di riscontri esterni, non essendo applicabile il canone di valutazione stabilito dall’art. 192 c.p.p. (cfr., tra le altre, Corte di cassazione 17 marzo 1997 n. 2540). La deposizione della parte offesa, nonostante sia portatrice di un interesse antagonista di quello dell’imputato, pertanto, non necessita di riscontri oggettivi e non può essere valutata con un criterio differente da quello utilizzato per una persona estranea, nonostante sia sempre necessario un controllo di credibilità e di attendibilità, particolarmente presentante solo ove il suo contenuto sia contrastato da più elementi di prova (Cass. 28 novembre 2002 – 23 gennaio 2003 n. 3162). Il giudizio di attendibilità del testimone o della persona offesa, inoltre, correttamente può essere circoscritto solo ad una parte della sua deposizione. In tema di prova testimoniale, infatti, trova applicazione il principio della “scindibilita” della valutazione, da intendersi nel senso che il giudice può ritenere veritiera una parte della deposizione e, nel contempo, disattendere altre parti di essa (cfr. Corte di cassazione 6 luglio 1998 n. 7900; Corte di cassazione 25 luglio 1991 n. 8123; Corte di cassazione 3 novembre 1992 n. 10625). Tuttavia, in siffatte ipotesi, il giudicante deve dare conto, con adeguata motivazione, delle ragioni che lo hanno indotto a tale diversa

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valutazione e deve anche chiarire i motivi per i quali il giudizio espresso non si risolve in un complessivo contrasto logico – giuridico della prova (Cass. 22 aprile 1998, Martello). 3. Nel caso di specie, le dettagliate accuse della I. risultano pienamente credibili. La donna, infatti, ha fornito un racconto coerente e ragionevole. Ella ha collegato le gravi condotte di molestia alla decisione da lei assunta di procedere alla separazione legale ed alla conseguente non accettazione di tale decisione da parte del coniuge. Ha quindi riferito una serie di episodi di violenza e di condotte di persecuzione in atto con dovizia di particolari. Di questo racconto colpiscono i toni equilibrati e la preoccupazione della tutela dei figli, continuamente esposti alle aggressioni ed incursioni paterne e, addirittura, nel caso del figlio maschio, anche alla formazione scolastica. 4. Il Pubblico Ministero ha ipotizzato la sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza dell’indagato in ordine al reato di cui all’art. 612 bis c.p. in relazione alle condotte tenute dal marzo 2009 e tuttora in atto. Perché sussista la fattispecie delittuosa degli atti persecutori introdotta dal d.l. 23 febbraio 2009 n. 11, invero, è necessario il ripetersi di una condotta di minaccia o di molestia. Le condotte, inoltre, debbono produrre l’effetto di provocare disagi psichici (un perdurante e grave stato di ansia o di paura) ovvero timore per la propria incolumità e quella delle persone care o ancora una alterazione delle proprie abitudini di vita. Il quid pluris che caratterizza il reato in esame rispetto alle minacce ed alle molestie, in sintesi, è costituito da due elementi: a) la reiterazione delle condotte, sicché l’illecito può ascriversi nel novero dei reati abituali; b) la produzione di un grave e perdurante stato di ansia o di paura o di un fondato timore per l’incolumità propria o di un prossimo congiunto o di persona al medesimo legata da una relazione affettiva o una alterazione, non voluta, delle proprie abitudini di vita. Si tratta, quindi, di un delitto di danno e di evento, sebbene la norma, richiedendo la determinazione di uno stato di ansia “grave” o di un “fondato” timore per l’incolumità propria o di un prossimo congiunto sembra evocare una valutazione di idoneità ex ante della condotta. Il dolo richiesto è generico e deve necessariamente ricomprendere anche la rappresentazione dell’evento quale conseguenza della reiterata abituale voluta dal suo autore. 5. Nel caso di specie, sussiste un grave quadro indiziario del reato citato. La persona offesa, infatti, ha raccontato di aver subito una serie di atti che possono essere definiti persecutori a partire dal mese di marzo del 2009. Dal momento in cui ella si è determinata a lasciare il domicilio familiare ed a tornare presso i genitori, la persona offesa ha subito una serie di condotte reiterate di minaccia e di molestia che le hanno cagionato un perdurante e grave stato di ansia o di paura e le hanno ingenerato un fondato timore per l’incolumità propria e del figlio. Gli atti sono stati compiuti per mezzo del telefono, di minacce verbali, di violenze, di ricatti. I comportamenti di sorveglianza della vittima posti in essere dall’indagato sono stati intrusivi e reiterati (ad esempio, con continue telefonate, sms, pedinamenti – “se mi incontra personalmente mi bracca” - o fotografie) e tali da turbare le normali condizioni di vita della persona offesa, generando in lei uno stato di soggezione e di disagio emotivo anche sul luogo di lavoro, al punto da costringerla a modificare le sue intenzioni o le sue abitudini di vita (“… fa di tutto per impedirmi di muovermi e mi costringe a rientrare a casa per non incorrere in conseguenze più gravi … spesso esco di casa solo se è inevitabile proprio per evitare di incontrarlo e di dovergli rendere conto delle mie mosse e dei miei spostamenti …”). 6. La fattispecie descritta dall’art. 612 bis c.p. prevede una clausola espressa di sussidiarietà. Deve ritenersi, in linea generale, che detto reato non possa concorrere con quello di maltrattamenti, nel quale gli atti persecutori sono assorbiti. Nel caso in esame, peraltro, deve ritenersi la concorrenza tra di due illeciti, ravvisandosi maltrattamenti nella condotta tenuta dall’indagato fino al marzo 2009, epoca in cui la persona offesa si è allontanata dall’abitazione e il reato di cui all’art. 612 bis nelle condotte successive a questa data. La denunciante, infatti, ha raccontato di una serie di fatti, avvenuti dall’inizio del rapporto con il coniuge e proseguiti fino al marzo 2009, di molestie, di minacce, di ingiurie e di percosse che appaiono assorbite dal reato di cui all’art. 572 c.p. e di almeno due gravi fatti di lesioni (rottura del timpano e di un dito) che, se per un verso la giurisprudenza tende a ritenere in concorso formale con i maltrattamenti, per altro verso sono altamente sintomatici del clima

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di violenza esistente nella famiglia. Le esigenze cautelari 7. Ricorrono le esigenze cautelari: - di cui all'art. 274 lett. c) c.p.p., in quanto, per le specifiche modalità e circostanze del fatto (desumibili dall’aggressività mostrata in più occasioni dall’indagato), per la personalità e per il comportamento complessivamente tenuto (privo della minima considerazione e rispetto dei diritti fondamentali della ragazza), vi è il concreto pericolo che egli perseveri nell'azione delittuosa ma, soprattutto, che la stessa sortisca epiloghi peggiori di quelli attuali; - di cui alla lettera a) dell’art. 274 c.p.p., perché le indagini da compiere potrebbero essere gravemente pregiudicate ove le condotte dell’indagato non fossero limitate. La misura cautelare maggiormente idonea ad evitare l’ulteriore prosieguo delle suindicate condotte possa, allo stato, essere, quella di cui l'art. 282-ter c.p.p. nei termini di cui ai commi l, 2, 3 del c.p.p., ossia l) il divieto di avvicinamento ai luoghi abitualmente frequentati dalla persona offesa (abitazione e pressi della stessa, luogo di lavoro, abitazione dei genitori); 2) il divieto di avvicinamento a luoghi frequentati da prossimi congiunti della medesima, tra i quali anche i figli, o da persone a lei legate da relazione affettiva, anche amicale; 3) il divieto di comunicare con la persona offesa e con le persone di cui al punto 2). Il giudicante si riserva, all’esito dell’interrogatorio ex art. 294 c.p.p., di disciplinare l’eventuale rapporto dell’indagato con i figli. Tanto premesso, Letti gli artt. 272 e ss. c.p.p.. DISPONE Nei confronti di C. S. la misura cautelare del divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa I. F. e, per l’effetto, prescrive a C.S. 1) di non avvicinarsi a luoghi determinati abitualmente frequentati dalla persona offesa ovvero di mantenere una distanza di almeno 100 metri da tali luoghi o dalla persona offesa; 2) di non avvicinarsi a luoghi determinati abitualmente frequentati dai prossimi congiunti della persona offesa tra i quali anche i figli, riservandosi, all’esito dell’interrogatorio ex art. 294 c.p.p., di disciplinare l’eventuale rapporto dell’indagato con i figli o da persone con questa conviventi o comunque legate da relazione affettiva ovvero di mantenere una distanza di almeno 100 metri da tali luoghi ovvero da tali persone. 3) di non comunicare, attraverso qualsiasi mezzo, con le persone sub 2). Manda alla cancelleria per la comunicazione del presente provvedimento all’autorità di pubblica sicurezza competente, ai fini dell’eventuale adozione dei provvedimenti in materia di armi e munizioni. Essi sono altresì comunicati alla parte offesa e ai servizi socio-assistenziali del territorio. Dispone che la presente ordinanza dopo l’esecuzione venga depositata unitamente agli atti allegati alla richiesta del P.M. presso la cancelleria di questo ufficio e che, a cura della cancelleria, venga dato avviso ai difensori in occasione della notifica dell’avviso dell’interrogatorio ex art. 294 c.p.p.. Manda alla Cancelleria di trasmettere immediatamente la presente ordinanza in duplice copia al P.M. in sede che ha richiesto la misura per l’esecuzione. Manda alla Cancelleria per gli ulteriori adempimenti di competenza. Napoli, il 30 giugno 2009 Il giudice per le indagini preliminari, Dott. Luigi Giordano

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4. BIBLIOGRAFIA

Parodi Cesare Stalking e tutela penale. Le novità introdotte nel sistema giuridico dalla l. 38/2009, 2009 IX 296, Giuffrè; Forum-Associazione Donne Giuriste Stalking e violenza alle donne. Le risposte dell'ordinamento, gli ordini di protezione, 2009 pp. 240, Franco Angeli Editore; Bartolini Francesco Lo stalking e gli atti persecutori nel diritto penale e civile. Mobbing, molestie, minacce, violenza privata, 2009, 233 p., La Tribuna; Curci Paolo; Galeazzi Gian Maria; Secchi Cesare La sindrome delle molestie assillanti (stalking), 2003, 197 p., Bollati Boringhieri; Bruno Carmine Gargiullo , Rosaria Damiani Lo stalker, ovvero il persecutore in agguato. Classificazioni, psicocomportamentali, 2008 pp. 112, Franco Angeli Editore;

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(VWUDWWRGD)RUR6DOHUQLWDQRQU individuo, se e in quanto vi sia stato turbamento della quiete pubblica (5).

" ”Lo stalking: prospettive criminologiche.

Classificazione psichiatrica. In psichiatria (6) si parla di tre tipi di stalkers: 1) ossessivo: alla base vi è una relazione precedente tra aggressore e vittima (rapporti di vicinato, relazione professionale o sentimentale). L'atteggiamento molesto inizia perché l'aggressore, a seconda del rapporto pregresso, vuole ricongiungersi con l'altra persona, o cercare qualche tipo di risarcimento; 2) erotomane: tema centrale è un amore romantico idealizzato nei riguardi di una persona estranea al mondo del persecutore, solitamente di ceto sociale più elevato e, generalmente, legata sentimentalmente ad altra persona. (7); 3) amante ossessivo: con caratteristiche simili al precedente, si riscontrano in tali soggetti pregresse diagnosi di disturbo della personalità. Il pedinamento consente al soggetto che le vittime si accorgano di lui. Una diversa classificazione (8), basata sull'analisi delle motivazioni dominanti, parla di cinque categorie: a) il risentito: l'obiettivo di queste persone è quello di vendicarsi di un danno o di un torto subito, spaventando la vittima e danneggiandola in vari modi. Il risentito è fermamente intenzionato a perseguire un piano punitivo e considera giustificati i propri comportamenti, da cui trae confortanti sensazioni di potere e di controllo, che hanno poi l'effetto di rinforzarlo inducendolo a continuare; b) il respinto: inizia generalmente la persecuzione dopo che la partner (o il partner) lo ha lasciato, o ha espresso il desiderio di porre fine alla relazione. L'obiettivo esplicito può essere la riconciliazione oppure la vendetta. In pratica, però, è molto frequente che egli porti avanti entrambi gli obiettivi e che passi dall'uno all'altro a seconda delle circostanze. E' questa una delle forme più persistenti di stalking. Il 'respinto' è consapevole del fatto che insistenze, minacce, pedinamenti, aggressioni, denunce e rappresaglie hanno l'effetto di peggiorare il suo rapporto con l'oggetto amato e tuttavia non desiste, anzi da' vita ad una sorta di escalation. Questa ha l'effetto di produrre, nella vittima, reazioni sempre più negative e, nello stalker, uno stato di inquieta eccitazione e una sete crescente di rivalsa. Il respinto può lamentarsi del fatto che la relazione è sempre stata insoddisfacente, che l'ex partner è una persona indegna ma, nonostante questo, non esce dalla morsa che lo tiene legato all'oggetto d'amore. La persecuzione, in questo caso, diventa una continuazione della relazione, la cui perdita è percepita come troppo minacciosa. Ad essa sono legate emozioni e desideri irrisolti che risalgono molto spesso all'infanzia. C'è chi vive la fine di una relazione come un'umiliazione tanto grave da distruggere la propria autostima e chi, avendo investito tutte le proprie speranze e aspettative in un partner da cui è totalmente dipendente, ha l'impressione di perdere una parte fondamentale di sé; c) il bisognoso di affetto: ricerca un rapporto intimo (d'amicizia o d'amore, non necessariamente sessuale o romantico, ma anche materno o fraterno) con un partner idealizzato. La relazione che sogna dovrebbe risolvere un dilemma centrale della sua vita: quello della solitudine, della mancanza di una relazione fisica o emotiva stabile con un'altra persona. Molti sono

(Parole chiave: Molestie Stalking Disturbo Delirante, tipo erotomanico Vittimologia) Con il termine stalking si fa riferimento ad una serie di comportamenti, quali le molestie, le minacce, i pedinamenti, le telefonate oscene e petulanti, che un soggetto compie in modo persistente nei riguardi di un'altra persona (1). La letteratura psichiatrica e medico-legale del mondo anglosassone (2), che da tempo ha dedicato ampi studi in materia, ha ritenuto inizialmente di poter individuare e circoscrivere lo stalker nei casi di persecuzione di persone del mondo dello spettacolo (3), salvo poi ricredersi in quanto il fenomeno è spesso circoscritto nell'ambito domestico-familiare. La gran parte dei comportamenti vessatori sono infatti consumati tra persone che si conoscono: spesso i persecutori sono maschi che infieriscono sulle loro ex compagne al fine di ristabilire il rapporto, per gelosia, per vendetta. La normativa. Negli Stati Uniti, verso la fine del 1994, tutti gli stati della confederazione si sono dotati di una specifica legislazione anti-stalking: per lo più si tratta di normative tese a punire comportamenti che si sostanziano in molestie continuate nei riguardi di una data persona. In alcune di esse si richiede la presenza, accanto alle molestie, di una minaccia credibile percepita dalla vittima. In Canada è considerato delitto il molestare intenzionalmente o imprudentemente un'altra persona in ciascuno dei seguenti modi: 1) seguendo o comunicando direttamente o indirettamente con quella persona o i suoi conoscenti; 2) sorvegliando i luoghi dove quella persona o un suo conoscente risiede, lavora o si trova ad essere; 3) mettendo in atto condotte minacciose di qualsiasi tipo dirette a quella persona o ai suoi familiari, tali da indurre la persona stessa a temere ragionevolmente per la sua sicurezza. Nel Regno Unito, invece, è stato adottato nel 1997 il “Protection from Harassment Act ” che prevede che una persona non deve attuare una condotta che sa o che dovrebbe sapere essere causa di molestia ad un'altra. Se una persona ragionevole, in possesso delle medesime informazioni, pensasse che la condotta dell'imputato corrisponde a molestia, ciò significa che il crimine è stato commesso. Occorre peraltro dimostrare che l'imputato sapeva o avrebbe dovuto sapere che la sua condotta avrebbe causato timore di violenza nei confronti della vittima. In Australia la legge prevede la possibilità di emanare provvedimenti inibitori (intervention/protective or restraining orders) ingiungendo al molestatore, per esempio, di non entrare in un'area geografica definita attorno all'abitazione della vittima, pena l'aggravante del reato o l'esecuzione dell'arresto e/o la fine della sospensione condizionale di una pena detentiva per stalking già giudicata, anche se il reato è stato consumato senza minacce esplicite o atti violenti (4). In Italia la norma di riferimento è da individuarsi nell'art. 660 c.p. (molestie o disturbo alle persone), ma essa rappresenta una tutela mediata e indiretta del singolo 276


convinti che i loro sentimenti siano cambiati e che l'altro debba essere aiutato a superare qualche problema (concreto o affettivo) che lo blocca. Da un lato, possono vedere nel partner d'elezione delle qualità umane uniche e, dall'altro, rimproverargli di non saper dimostrare o ascoltare i propri sentimenti, di averne paura, di essere insensibile e crudele. Per mantenere nel tempo un attaccamento nei confronti di qualcuno che non risponde positivamente agli approcci, bisogna reinterpretarne continuamente i feedback, un'attività a cui il 'bisogno d'affetto' dedica molte delle sue energie mentali; e) il corteggiatore incompetente: non riesce ad entrare in sintonia con il partner desiderato, ma stavolta il motivo è da rintracciarsi nella sua incapacità nell'approcciare e nell'intrattenere dei rapporti interpersonali con persone dell'altro sesso. Quando è uomo, l'incompetente è la caricatura del macho: assertivo, opprimente, convinto che le donne debbano subire il suo fascino e cadergli immediatamente tra le braccia. Le sue avance sono grezze ed esplicite. Pensa di avere il diritto di ottenere ciò che vuole e se non lo ottiene diventa maleducato, aggressivo, manesco. Il forte bisogno di possesso e di conquista lo porta a considerare l'altro come un semplice oggetto ai cui sentimenti è del tutto insensibile. Rispetto agli altri tipi di stalker, le molestie del corteggiatore incompetente durano meno nel tempo. Possibile recidivismo; f) il predatore: il cui scopo è sempre quello di avere un rapporto sessuale con la vittima. Per raggiungere il suo obiettivo può dedicare molto tempo alla pianificazione delle proprie azioni e degli inseguimenti. A differenza del risentito, che trae gran parte del suo piacere dallo spaventare e torturare la vittima, il predatore prova soddisfazione e senso di potere nell'osservarla di nascosto, nel pianificare l'agguato senza minacciare o lasciar trapelare in anticipo le proprie intenzioni. I predatori, che sono sempre di sesso maschile e che spesso vengono arrestati per molestie sessuali (e qualche volta per omicidio), costituiscono un piccolo ma determinato e pericoloso gruppo di persecutori che attacca di sorpresa. Tra loro ci sono anche pedofili, esibizionisti e feticisti. Le prede possono essere adulti o bambini, donne o uomini. In linea di massima, i predatori, più o meno come gli incompetenti, sono privi delle abilità sociali di base, incapaci di fare profferte amorose in modi accettabili e di interpretare correttamente i segnali comunicativi altrui. Si ritiene che il fattore critico all'origine della loro deviazione sia proprio questa incapacità a relazionarsi con il sesso preferito, incapacità che incomincerebbe a diventare un problema a partire dalla pubertà.

delle vittime donne è stata molestata da un ex-partner intimo e solo il 23% da uno sconosciuto. Per gli uomini il quadro è differente, perché le vittime più frequentemente sono state molestate da conoscenti o sconosciuti, ma non partners e, in questo caso, il 90% dei molestatori è dello stesso sesso. La presenza di minacce esplicite ha riguardato meno della metà delle vittime. Solo il 7% delle vittime riporta come possibile motivazione delle molestie un disturbo mentale nell'aggressore o l'uso di droghe o alcool. L'81% delle donne che ha dichiarato di essere stata molestata in modo assillante da un partner intimo riporta anche episodi di violenza fisica e il 31% è stata abusata sessualmente. Ancora maggiore la prevalenza di molestie assillanti riportate da un campione di 1.171 donne maggiori di diciotto anni dello stato della Louisiana intervistate telefonicamente. In questo campione l'11,7% delle donne è stata vittima durante l'arco della vita, il 2% lo al momento dell'inchiesta e il 32% ha ricevuto lesioni fisiche (dai graffi ai colpi di arma da fuoco). Ancora, la maggioranza degli aggressori è identificata in partner intimi (51%) e solo il 13% è stato molestato da uno sconosciuto. Lo studio ha anche confermato uno dei pochi dati replicati in più ambiti circa il rischio di violenza nello stalking, che risulta associato a un precedente rapporto intimo con l'aggressore. Le donne che avevano avuto una relazione con il molestatore avevano un rischio relativo di essere aggredite fisicamente 4,5 volte maggiore rispetto a chi era stata molestata da conoscenti o estranei (10). Interessante è anche l'analisi della percezione della vittima del proprio aggressore: il 21% crede che l'aggressore voleva il controllo su di lei, il 20% perché crede che l'aggressore voleva trattenere la vittima nella relazione, il 16% perché voleva spaventarla, il 12% non era sicuro del perché, il 7% perché l'aggressore aveva problemi mentali o con sostanze, il 5% perché l'aggressore voleva l'attenzione della vittima per sé ed infine l'1% voleva sorprendere la vittima fare qualcosa che non doveva (11). Nelle vittime accertate si sono riscontrati determinati disturbi: perdita di sonno e di peso, ansia molto elevata, depressione e difficoltà di concentrazione. A molte di queste, inoltre, è diagnosticato un Disturbo PostTraumatico da Stress, in cui subentrano ansia costante, ricordi sempre presenti e sentimenti di impotenza nei riguardi dell'aggressore, nonché, infine, una percezione di sé stessi come poco protetti dalle persone più care. “In conclusione si può affermare che lo stalking è ben presente nella nostra società, ma ha un elevato numero oscuro, o perché l'aggressore dopo qualche tempo e per un qualche motivo smette la sua condotta deviante, o perché le vittime non hanno il coraggio di denunciarlo temendo delle conseguenze peggiori o perché dopo una breve separazione i due "amanti" si rimettono insieme, o per altri molteplici motivi. Quel che è certo è che questo fenomeno non può interessare solamente le agenzie di controllo quando esso viene denunciato o i medici, quando le vittime vengono ricoverate per lesioni. Poiché nello stalking abbiamo un tipo di comunicazione e relazione distorta fra due persone, esso è un reato che ha l'obbligo di essere studiato anche da criminologi, psicologi e sociologi con la finalità di capire il numero maggiore di

Epidemiologia. Sesso maschile, anni 35, disoccupato con scarsa preparazione professionale, insignificante vita sentimentale pregressa: questo è il profilo dello stalker elaborato sulla scorta dei primi studi statistici effettuati negli Stati Uniti. Il più importante è stato realizzato dal Dipartimento di Giustizia Americano (9): la prevalenza di molestie assillanti ammonta all'8% della popolazione di sesso femminile e al 2% di quella maschile. Inoltre, l'1% delle donne e lo 0,4% degli uomini è stata molestata in modo assillante nell'anno precedente il sondaggio. Il 74% delle vittime è nel range di età 18-39. La maggioranza delle vittime conosce il suo molestatore, in particolare il 59% 277


sfumature possibili durante il suo esplicarsi (si tratta di molestie morali, sessuali, mobbing, falsa vittimizzazione?) e poterlo arginare il prima possibile in quanto causa di sofferenze elevate a breve e medio termine per la vittima.” (12). (Paolo Corsaro)

attendere un congiunto del presunto debitore sotto casa in ora notturna in compagnia di altre persone, posto in essere successivamente a numerose e insistenti telefonate al debitore stesso, costituisce condotta oggettivamente molesta, caratterizzata sotto il profilo soggettivo dalla petulanza, intesa come volontà specifica di dare fastidio a una persona, idonea ad integrare il reato di cui all'art. 660 c.p.”; Cass., sez. I, 6 dicembre 2000, De Luca, in FI, 2001, II, 470, “Anche il pedinamento è riconducibile alla previsione dell'art. 660 c.p. quando si concreta in un'azione pressante, ripetitiva, indiscreta e impertinente, e quindi idonea a interferire sgradevolmente nella sfera della quiete e della libertà delle persone (nella specie, l'azione molesta consisteva nel seguire insistentemente con un'autovettura due giovani, fratello e sorella, lungo le vie della loro città).” (6) E' stata abbandonata la prima classificazione ad opera di Meloy (JR. Meloy, “Nondelusional or borderline erotomania.”, in Am J Psychiatry 1990, 820) secondo la quale lo stalker è affetto da erotomania non delirante o borderline, che si manifesta in un morboso attaccamento verso un'altra persona, con cui in passato si è vissuta una effettiva relazione. Limite di tale definizione è dato dal riconoscimento di episodi di molestia in ambito professionale e con motivazioni rivendicative. Parimenti non è accolta quella che definisce i molestatori quali “inseguitori ossessivi” (Meloy JR, Rivers L, Siegel L, Gothard S, Naymark D, Nicolini JR., “A replication study of obsessional followers and offenders with mental disorders” in J Forensic Sci 2000, 147-52.) in quanto “l'utilizzo dell'attributo "ossessivo" nella definizione dei comportamenti di stalking è stato fatto notare come esso risulti idiosincratico rispetto alla definizione psicopatologica di ossessione che si riferisce a idee, pensieri, impulsi o immagini persistenti vissuti come intrusivi e inappropriati, egodistonici seppur non imposti dall'esterno. Sebbene il DSM-IV contempli la possibilità che fenomeni ossessivi siano accompagnati da scarso insight, l'aggettivo appare comunque inesatto a denotare il comportamento degli stalkers, i cui pensieri persistenti rispetto all'oggetto (quando non di origine delirante) sembrano nella maggior parte dei casi essere vissuti come piacevoli e soddisfacenti, assumendo in molti casi il carattere di idea prevalente. L'ipotesi che pensieri di tipo ossessivo rispetto la vittima provochino comportamenti di molestia persistente risulta non provata allo stato dell'arte. A chi scrive sembra tuttavia che effettivamente a taluni degli atti degli stalkers potrebbe adattarsi meglio l'attributo di compulsavi […] In sintesi, la definizione dello stalking risulta difficile perché il fenomeno descrive una costellazione comportamentale complessa, che può avere diverse motivazioni anche, ma non solo, di pertinenza prettamente psicopatologica. È pertanto un gruppo di comportamenti trans-nosografici, una serie di attività che sfumano in comportamenti accettati socialmente e considerati normali, quali sono i tentativi di ristabilire una relazione interrotta, ma che possono assumere, per pervasività, coerenza e persistenza nel tempo, effetti psicologici sul destinatario e rischio di violenza associato, dignità di focus dell'attenzione clinica oltrechè di quella legale. Le definizioni del fenomeno che concentrano l'attenzione sulla gravità del disturbo del molestatore tendono a privilegiare situazioni limite come quelle rappresentate dall'erotomania, in cui il tipo di relazione con la vittima e la risposta emozionale e comportamentale vengono effettivamente messe in ombra dalla gravità della psicopatologia dell'aggressore. Pure, la semplice selezione di relazioni in cui si verificano ripetute e intrusive comunicazioni e ricerche di contatto viene ad includere la grande maggioranza di casi dove tali modalità si iscrivono in rapporti di coppia significativi in cui il comportamento di stalking rappresenta l'appendice violenta messa in atto da ex-partners rifiutati con conseguente terrore per la vittima. Un'interpretazione dei casi dove la dinamica in gioco è di

Note (1) Termine inglese che letteralmente si può tradurre con “cacciare”, “inseguire”. P. Tjaden e N. Thoennes (National Institute of Justice and Centers for Disease Control and Prevention, Washington, D.C., 1998) offrono questa definizione: “Lo stalking si riferisce generalmente al comportamento molesto o minaccioso che un individuo adotta in maniera ripetitiva, come il seguire una persona, comparire in casa sua o nel suo posto di lavoro, compiere molestie telefoniche, lasciare oggetti o messaggi scritti o danneggiare le proprietà della vittima. Queste azioni possono essere o non essere accompagnate da una seria minaccia di concreto pericolo e possono o non possono essere precursori di una aggressione o un omicidio”. (2) Solo di recente iniziano a pubblicarsi testi in italiano sull'argomento. Tra questi si segnalano, M. Aramini, “Lo stalking: aspetti psicologici e fenomenologici”, in G. Gulotta, S. Pezzati, Sessualità, diritto, processo, Giuffrè, 2002, pagg. 495-539; P. Curci, G.M. Galeazzi, C.Secchi, La sindrome delle molestie assillanti (stalking), Torino, 2003. (3) R.I. Simon, I buoni lo sognano, i cattivi lo fanno, Milano, 1997, pagg. 59-62. (4) M. Bedetti, “Lo stalking”, in www.themiscrime.com; R. Saunders, “The legal perspecive on stalking”, in Meloy JR, ed. The psychology of stalking, San Diego, Academic Press 1998, 28-48. (5) “Con la disposizione prevista dall'art. 660 c.p. il legislatore, attraverso la previsione di un fatto recante molestia alla quiete di un privato, ha inteso tutelare la tranquillità pubblica per l'incidenza che il suo turbamento ha sull'ordine pubblico, data l'astratta possibilità di reazione. Pertanto, rispetto alla contravvenzione in discorso, viene in considerazione l'ordine pubblico, pur trattandosi di offesa alla quiete privata; onde l'interesse privato individuale riceve una protezione soltanto riflessa, cosicché la tutela penale viene accordata anche senza e pur contro la volontà delle persone molestate o disturbate”, Cass., sez. I, 29 settembre 1994, Bolani, in GP 1995, II, 431; Cass.., sez. I, 9 maggio 2002, n. 25045, Placidi, in RP, 2003, 581; Cass., sez. I, 20 aprile 1998, n. 7437, Tedesca, in RP, 1998, 885. Parte della dottrina (G.M. Flick, “Molestia e disturbo delle persone” in Enc. Dir., XXVI, 1976, 698) contesta questa tesi sostenendo che per ragioni di ordine testuale (vista la necessità che la condotta di molestie sia rivolta contro persona determinata e la previsione dell'uso del telefono, che necessariamente trasporta la molestia in ambito privato), e di ordine storicoideologico (la norma soffre del contesto politico nel quale fu concepito il Codice Rocco improntato prevalentemente alla tutela collettiva), e colloca l'art. 660 c.p. a presidio della tranquillità personale. In giurisprudenza Cass., sez. I, 22 novembre 1996, La Cava, rv 206155, “Ai fini della sussistenza del reato di cui all'art. 660 c.p. deve considerarsi petulante l'atteggiamento di chi insista nell'interferire inopportunamente nell'altrui sfera di libertà, anche dopo essersi accorto che la sua condotta non e' gradita ed essere stato anzi diffidato a porre fine alla stessa. (La Suprema Corte ha affermato tale principio rigettando il ricorso proposto dagli imputati i quali erano stati condannati per il reato in questione, per essersi recati per alcune sere, dopo le ore 22 e con il pretesto di seguire una locale tradizione - sotto l'abitazione delle parti offese bussando con bastoni, campanacci ed altri oggetti, insistendo nella turbativa nonostante l'espressa volontà degli interessati di non prendere parte alla manifestazione e l'intervenuta diffida da parte della forze dell'ordine di porre fine alle molestie)”; Cass., sez. I, 11 maggio 2000, n. 7379, Terra, in CP, 2001, 1487, “Il fatto di pedinare e 278


comprensione meno facile rispetto a quelli (rari) costituiti dagli stalkers erotomani e quelli (comuni) che si riscontrano nei casi di violenza domestica può utilmente avvalersi di una concezione sindromica dello stalking, interpretato come patologia della comunicazione e della relazione. Si propone di denominare questo quadro "sindrome del molestatore assillante.”, G.M. Galeazzi, P. Curci, “Sindrome del molestatore assillante (stalking): una rassegna”, in www.sopsi.archicoop.it. (7) L'erotomania è un delirio cronico di tipo passionale (DSMIV), nota anche con il nome di “sindrome di de Clèrambault” (8) A. O. Ferraris, “Stalker: il persecutore”, in Psicologia Contemporanea 2001, n. 164. (9) National Institute of Justice and Centers for Disease Control and Prevention, Washington, D.C., 1998, citato in nota n. 1. (10) G.M. Galeazzi, P. Curci, “Sindrome del molestatore”, cit. (11) M. Bedetti, “Lo Stalking”, cit., che evidenzia i rischi di incorrere in vittime affette dalla sindrome di “falsa vittimizzazione”, un disturbo di personalità istrionica in cui il soggetto tenta di convincere qualcun altro che è stata perseguitata con l'obiettivo di ristabilire equilibrio in una relazione che sta andando male o per ottenere attenzione, adottando comportamenti che destano impressione, ma sono privi di emozioni e dettagli. Tre i sintomi principali: paralisi isterica, in cui attraverso la conversione in sintomi fisici (come ad es., la paralisi di un arto, di sintomi psicologici si possono evitare eventi stressanti o paurosi); Munchausen, in questo caso un soggetto crea o finge sintomi fisici o psicologici per assumere il ruolo di malato; Munchausen per procura, in questo contesto il soggetto produce o finge che ci siano sintomi fisici o psicologici in un'altra persona, generalmente il figlio, per poter assumere, indirettamente il ruolo di malato. (12) M. Bedetti, cit.

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Stalking I. Aspetti sostanziali  

Breve analisi dei profili di diritto sostanziale del nuovo delitto di atti persecutori

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