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Quest’opera è protetta dal plagio da un servizio di deposito e protezione. Ai sensi della legge, è vietata la riproduzione integrale o parziale del testo per uso pubblico.

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Copyrighted Book

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Paola Secondin

Splendore Copyright © Paola Secondin 2016

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Titolo: Splendore Autore: Paola Secondin Copertina a cura dell’Autrice

Copyright © Paola Secondin 2016 © Tutti i diritti riservati all’Autore

Questa è un’opera di fantasia. Nomi, personaggi, luoghi, e avvenimenti sono il frutto dell’immaginazione dell’Autore o sono stati usati in chiave fittizia. Qualsiasi rassomiglianza con fatti, località reali, persone realmente esistenti o esistite è puramente casuale. La riproduzione non autorizzata del testo è severamente vietata e punibile con la legge.

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Capitolo 1

La mattina del 24 Settembre, un Sabato piacevolmente soleggiato e particolarmente caldo, Nicole Parisi si destò da un sonno profondo popolato di confetti bianchi al ripieno di cacao e mandorla, emergendo dalle lenzuola di cotone al suono insopportabile della sua sveglia digitale. Ad occhi chiusi e con un colpo di mano preciso, la donna spinse a terra la piccola sveglia che cadde sul pavimento in legno con un tonfo secco. A quel rumore, i dolci confetti zuccherosi svanirono dalla sua mente e i suoi occhi si spalancarono fissando il soffitto bianco della camera da letto. Nicole si sollevò di scatto e sporse la testa dai corti capelli castani oltre il bordo del materasso, fissando la sua povera sveglia digitale praticamente muta e aperta in due. “Oh, accidenti! Ne ho spaccata un’altra…”, si lamentò, guardando con aria dispiaciuta l’oggetto che giaceva a terra ormai senza vita. “È già la terza in un solo mese. Devo comprare una di quelle sveglie indistruttibili per bambini che rimbalzano se cadono.” I suoi occhi grigi sfumati d’azzurro fissarono l’orario rimasto impresso sul quadrante della sveglia con il vetrino in plastica crepato nel mezzo. “Sono le 7:00! Capperi, il matrimonio di Sara!” Il ricordo improvviso delle nozze di una delle sue migliori amiche che si sarebbe svolto proprio quel giorno la fece balzare giù dal letto con un salto degno di un’atleta olimpica, e Nicole raccolse velocemente da terra la sveglia 5


rotta rassegnandosi all’idea di doverla buttare via. Con addosso solamente una canotta verde menta coordinata agli slip a vita bassa, Nicole corse in cucina per gettare nel bidone della plastica la terza sveglia che spaccava in quel mese e aprì l’anta di un armadietto per prendere la sua tazza rossa e il bollitore in vetro del thè, lo riempì d’acqua e lo mise sul fornello, girando la manopola del gas. Soffocò uno sbadiglio con il dorso di una mano e preparò in fretta due fette biscottate dorate spalmate di marmellata di ciliegia. Quando il bollitore fischiò, spense il gas e versò l’acqua bollente nella tazza che aveva zuccherato e guarnito con una rondella di limone. Il thè era troppo caldo per berlo subito, avrebbe fatto in tempo a darsi una sistemata. Lasciò la cucina e si rifugiò nel bagno, aprì il rubinetto della doccia e attese che il getto fosse tiepido, quindi si spogliò della canotta e degli slip e si concesse la sua quotidiana doccia mattutina strofinandosi il corpo con il suo docciaschiuma preferito alla mora e muschio bianco, avendo cura di lavarsi anche i capelli lisci tagliati alla maschietta. Dieci minuti esatti ed era già asciutta, avvolta in un telo di spugna fermato sotto le ascelle da una clip arancione. Si asciugò i capelli con alcuni colpi di pettine e phon, poi tornò in camera e indossò un paio di slip bianchi puliti e una canotta dalle spalline sottili dello stesso colore. Il thè nel frattempo aveva raggiunto la giusta temperatura, e Nicole volò in cucina con un paio di infradito ai piedi, sedendosi sullo sgabello metallico del ripiano da colazione per sgranocchiare le sue fette biscottate e sorseggiare il suo thè dal sapore forte e aromatico. Il sole di fine Settembre 6


splendeva radioso oltre la tendina leggera della finestra. Era una bella giornata, perfetta per il matrimonio dell’amica Sara Ferretti con il suo storico fidanzato Andrea Greco. La scelta di sposarsi all’aperto nel grande parco verde della villa dei genitori di Andrea era stata una scelta azzardata per la fine del mese di Settembre, ma grazie al cielo l’estate si era prolungata di alcune settimane e quel giorno non avrebbe piovuto. Nicole bevve l’ultimo sorso di thè e sciacquò in tutta fretta la tazza vuota e il bollitore in vetro sotto il flusso d’acqua fredda del lavello, asciugandoli con uno straccio e riponendoli nel loro armadietto. “Dai Nicole, sbrigati, devi prepararti e vestirti”, si disse, sgusciando di nuovo in bagno per lavarsi i denti con cura e profumarsi il collo e i polsi con la sua fragranza preferita ai fiori di fresia. Se ne spuzzò un po’ anche sui capelli, pettinandoli con la scriminatura laterale e il ciuffo castano piegato sul lato destro della fronte. Si guardò il viso riflesso nello specchio del lavandino, decidendo di dare un tocco di colore alla sua carnagione chiara con un velo di fard color pesca su guance e zigomi. Non era un’habitué del trucco, preferiva un look acqua e sapone, però quel giorno doveva essere bella per Sara e Andrea, perciò stese sulle palpebre dell’ombretto color glicine perlato e si passò le ciglia con del mascara nero. Niente rossetto, meglio del lipgloss rosato. “Voilà, je suis parfait!” Soddisfatta del risultato ottenuto, scivolò in camera e sfilò il suo abito da cerimonia dalla custodia protettiva in plastica. Era un abito semplice, leggero, che si allacciava 7


dietro il collo, con la scollatura circolare sulla schiena e il corpino dritto sopra il seno, la vita sfiancata e la gonna al ginocchio morbida e svasata. Il color glicine era stato scelto da Sara, tutte le sue amiche avrebbero indossato lo stesso abito di quel colore fresco e delicato, e le scarpe erano in tinta abbinata, delle decolleté con il tacco basso. Prima di indossare il vestito, Nicole si sfilò la canotta bianca e indugiò con aria critica davanti alla specchiera dell’armadio. “Sei ancora bella, ammettilo”, si disse, osservando il proprio corpo di appena un metro e sessanta centimetri ben proporzionato e snello. Non aveva le gambe corte, tutt’altro, il sedere era piccolo e sodo, la vita sottile, il seno stava su da solo, senza l’aiuto del reggiseno, la pelle era tonica e giovane. Merito del suo passato da pattinatrice, attività agonistica abbandonata con rammarico a soli vent’anni. Gli allenamenti sul ghiaccio avevano ben modellato il suo corpo, che era rimasto tale e quale ad allora nonostante l’avanzare del tempo. A quarant’anni da poco compiuti Nicole ne dimostrava dieci di meno e sembrava una trentenne. Nessuno riusciva mai a indovinare la sua vera età, e questo era un punto a suo vantaggio. Sorrise alla propria immagine riflessa nello specchio e infilò le gambe nel vestito da cerimonia allacciandolo dietro al collo e chiudendo la zip quasi invisibile posta sul retro del corpino. Si rimirò da un lato e dall’altro, constatando che l’abito le stava a pennello, poi infilò i piedi nelle scarpe e ringraziò Sara per non aver scelto il tacco dodici, che non avrebbe sopportato per più 8


di mezz’ora. Ecco fatto, era pronta. Doveva solo prendere la pochette di raso glicine dove aveva già infilato il portafogli, il cellulare, fazzoletti di carta, lipgloss, uno specchietto con il fard, e il mazzo di chiavi di riserva del monolocale in cui abitava. Controllò rapidamente l’orario sull’orologio da polso che indossava. Si erano già fatte le 9:30! Il matrimonio era alle 11:00 in punto, ma il rinfresco per gli invitati iniziava con un’ora d’anticipo. “Alice, dove diavolo sei finita?”, chiese, riferendosi all’amica Alice Fontana, incaricata di venirla a prendere con la sua auto. Nicole non aveva una quattroruote di sua proprietà, quand’era adolescente la bicicletta e lo scooter erano stati i suoi unici mezzi di trasporto, e a diciott’anni, troppo presa dagli studi liceali e dagli intensi allenamenti di pattinaggio, non aveva avuto il tempo e neppure la voglia di sostenere l’esame per la patente. Negli anni a seguire, la metropolitana era stata la sua pratica scelta di spostamento, il mezzo pubblico che utilizzava ancora per gironzolare nella trafficata città di Torino. E poi c’era Alice, sempre pronta a scorrazzarla ovunque con la sua Ford Fiesta, quindi perché mai avrebbe dovuto farsi la patente e acquistare un’automobile a quarant’anni? Non le serviva proprio, per i tragitti lunghi c’era la metro, e per recarsi al lavoro le bastavano cinque minuti a piedi. Se doveva viaggiare, prendeva l’autobus o il treno. L’aereo no, perché aveva il terrore di volare, e neppure le navi le stavano simpatiche, soffriva il mal di mare. Mentre si perdeva in quelle riflessioni mentali, udì il clacson della Ford di Alice strombazzare fuori in strada. 9


“Arrivo, arrivo!”, esclamò, correndo svelta verso l’ingresso dell’appartamento. Aprì la porta per uscire, la richiuse con tre giri di chiave e infilò il mazzo intero nel sottovaso della pianta di ficus benjamin posizionata nell’angolo del pianerottolo. Non era certo un posto sicuro, ma se i ladri fossero venuti a rubare, non avrebbero trovato nulla di costoso. Nicole non possedeva gioielli, non li indossava mai, e tutti i suoi soldi erano al sicuro in banca e nella sua carta di credito. Scese i gradini del vestibolo della palazzina a tre piani e pigiò il dito sul pulsante di apertura della porta a vetri. Il sole la investì con il suo caldo abbraccio, e Nicole si portò una mano al viso per proteggersi gli occhi dalla luce accecante del mattino. “Ciao Nicole!”, la salutò Alice dal finestrino dell’auto blu. “Ciao! Ti stavo aspettando”, le rispose Nicole, girando attorno all’auto e salendo a bordo dal lato del passeggero. Le due amiche si guardarono reciprocamente dalla testa ai piedi, belle come il sole e profumate come mazzi di fiori. “Wow, sei uno schianto!”, commentò Alice, capelli biondi lunghi e lisci e vivaci occhi nocciola, vestita esattamente come lei. “Questo vestito color glicine ti dona moltissimo, e ti sei perfino truccata! Sei proprio bellissima.” “Anche tu sei una meraviglia, come sempre del resto.” “Oh, non fare la modesta, non sai quanto ti invidio per l’aspetto fresco che hai. Guardati, Nicole, quarant’anni e nemmeno una ruga! Io ne ho trentadue e ho già le zampette di gallina che minacciano di uscire allo scoperto. Per fortuna Francesco non le ha ancora notate, è talmente

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sbadato che se mi spuntasse un neo gigante sulla punta del naso non se ne accorgerebbe nemmeno!” “Ti ha sposata sei mesi fa, ti ama troppo per vedere i tuoi difetti. Aspetta tra una decina d’anni e poi ne riparliamo.” “Hey, non gufare, zitellona…” “Non usare quel termine dispregiativo, io sono felicemente single, lo sai bene.” “Oh, sicuro! Mai una volta che tu faccia gli occhi dolci a uno dei tanti clienti di sesso maschile che gentilmente vengono a fare acquisti nel nostro negozio di antiquariato.” “Sono tutti uomini sopra i quaranta. Sposati o divorziati. Muniti di vistosa pancetta. Praticamente inguardabili.” “Eh già, sono troppo vecchi per te… Chi guarderai oggi al matrimonio di Sara? Gli amici ventenni di Andrea?” “Certamente! Chi altro potrei guardare?” Alice scoppiò a ridere divertita e partì sgommando immettendosi sulla strada trafficata che conduceva alla villa della famiglia di Andrea Greco, dove il rinfresco nuziale stava iniziando senza di loro. *** Com’era prevedibile, il matrimonio di Sara e Andrea fu un tripudio di gigli bianchi sparsi ovunque, palloncini lilla ondeggianti attorno al gazebo nuziale, decorazioni e fiocchi in tinta bianca o lilla. Al rinfresco furono servite tartine salate e pasticcini dolci, e gli invitati, più di cento, occuparono gran parte del parco esibendo i loro bei vestiti da cerimonia. All’arrivo di Andrea, tutti presero posto sulle 11


sedie disposte davanti al gazebo nuziale, e pochi minuti dopo Sara percorse il tappeto erboso cosparso di petali di rosa bianchi al braccio del padre, stupenda nel suo vestito da sposa immacolato di foggia classica, con il corpetto ricamato di perline iridescenti e la gonna ampia in chiffon plissettato a balze, e un lungo velo fissato tra i capelli bruni sorretto dalle sue due nipotine gemelle. La cerimonia fu breve, essenziale, celebrata da un parroco, con scambio di fedine d’oro e promesse d’amore allietate dalla musica toccante di un quartetto d’archi, poi ci fu un romantico bacio tra Sara e Andrea dopo l’unione in matrimonio, e quindi il simbolico lancio in volo di due colombe bianche chiuse in una gabbietta al termine del rito. Seguì una pioggia di riso che investì i novelli sposini, e subito dopo il lancio del bouquet di rose viola, che finì tra le mani di Elisa Serra, l’amica trentenne di Sara fidanzata da tre anni con Marco Borghetti. Mentre il fotografo immortalava gli sposi in ogni angolo del parco, gli invitati si spostarono sotto la pompeiana della villa e all’interno dei grandi gazebi allestiti sul prato, prendendo posto sui tavoli con i loro nomi già predisposti. Furono serviti gli antipasti, a base di pesce e verdure impanate, e all’arrivo di Sara e Andrea iniziò il pranzo vero e proprio, con due primi a scelta tra risotto e fettuccine, i secondi piatti di carne grigliata e pesce al cartoccio, i contorni di verdure fresche condite da salsine aromatiche, il sorbetto al limone, e infine il dolce, una maestosa torta nuziale bianca a sei piani con ripieno di pan di spagna e crema alla nocciola. Fu un matrimonio perfetto, organizzato nei minimi 12


particolari, e nessuno si ubriacò a tal punto da rovinare il clima festoso. Alle cinque del pomeriggio, terminato il pranzo, si accesero le luminarie della pista da ballo montata nel cuore del parco ed ebbe inizio la festa nuziale vera e propria, con una giovane band live ingaggiata dagli sposi per suonare canzoni melodiche internazionali, sostituita in tarda serata da un noto DJ locale che fece scatenare gli ospiti sulla pista con le sue moderne melodie dance e techno. Mentre tutti ballavano nell’oscurità della notte rischiarata dalle luminarie gialle applicate lungo i tralicci metallici della pista da ballo e dai faretti colorati roteanti montati sopra la consolle del DJ, Nicole vide Sara ballare con Andrea sprizzando gioia pura da ogni parte del corpo, attorniata dalle amiche Alice, Elisa, Veronica, Giulia e Sabrina in allegra compagnia dei loro rispettivi fidanzati e mariti. Nicole non amava ballare, era sempre stata quel tipo di donna un po’ timida e riservata che alle feste di ogni tipo si faceva da parte e guardava gli altri divertirsi. Fece lo stesso anche quella sera, appartandosi accanto al chiosco del bar sorseggiando un cocktail analcolico alla pesca e maracuja. Certa che nessuno ci avrebbe fatto caso, si levò le scarpe preferendo stare a piedi nudi sull’erba rasata a prato inglese del parco, inconsapevole che due occhi azzurri come il mare dei tropici si erano posati su di lei e la stavano osservando con evidente interesse. Ci volle un bel po’ di tempo prima che Nicole si accorgesse di essere nel mirino di quello sconosciuto che l’aveva tenuta d’occhio fin dal mattino, quand’era arrivata alla villa in compagnia di Alice, catturando subito la sua attenzione. 13


Lui non avrebbe saputo dire perchÊ, ma quella ragazza lo attraeva in un modo sconcertante‌

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Capitolo 2

L’erba era soffice e fresca sotto i piedi nudi di Nicole. Levarsi le scarpe dopo averle indossate per tutto il giorno era stato un vero sollievo. Nonostante il tacco fosse alto solo cinque centimetri, lei era abituata da sempre a indossare scarpe comode, dai mocassini alle ballerine, dalle snickers sportive agli stivaletti scamosciati con la suola in gomma. Alice e Sara, come tutte le altre sue amiche, indossavano il tacco dodici senza mai lamentarsi, e Nicole si chiedeva come riuscissero a sopportare quelle scarpe così scomode e dolorose per i piedi e le caviglie. Lei le detestava, e non le importava un fico secco che piacessero tanto agli uomini e fossero considerate un simbolo di eleganza e femminilità. Mordicchiò la cannuccia rosa infilata nel bicchiere del suo cocktail fruttato e rimuginò sul discorso che Sabrina aveva intavolato durante il pranzo nuziale. A sentire lei, le donne che superavano i trent’anni senza sentire il ticchettio del proprio orologio biologico che le invogliava a mettere al mondo un figlio con il proprio partner, erano destinate a non avere mai dei figli, poiché prive del naturale istinto materno. La mancata generazione di uno o più bambini spingeva queste donne a rivolgere altrove il loro innato desiderio di proteggere un essere umano ai loro occhi bisognoso d’affetto, e questo spiegava l’aumento sempre più frequente di donne mature che sceglievano di accoppiarsi con degli esemplari maschili più giovani di 15


loro di dieci o anche vent’anni. Era naturale, secondo Sabrina, che l’istinto materno femminile negato ad un neonato fosse riversato su ragazzi appena ventenni e giovani uomini sotto i trenta dall’aspetto fresco e ammaliante. “Se non hai un bambino piccolo da amare, finisci col dare amore a una persona che ha le sembianze di un figlio un po’ cresciuto, è normale per una donna, e non c’è nulla di strano o immorale in questo”, aveva detto Sabrina, psicologa ospedaliera, spiegando a Elisa perché la loro amica Carlotta, non presente al matrimonio, avesse condotto una lunga vita da single per poi sposare un giovanotto toscano che aveva la metà dei suoi anni. Nicole era pienamente d’accordo con l’opinione di Sabrina, ecco perché i suoi occhi grigi stavano saltellando da un ragazzo all’altro, tutti intorno ai venti o trent’anni, che in quel momento ballavano in pista sulle note trascinanti della musica dance sparata ad alto volume dalle casse acustiche poste accanto alla consolle del DJ. Alice la prendeva sempre in giro, ma per Nicole era una cosa assolutamente normale rifarsi gli occhi con un ragazzo giovane e aitante piuttosto che con un uomo sopra i quaranta che aveva perso tutta la freschezza e lo splendore della sua giovinezza. Peccato che le mancasse il dono della conquista, altrimenti non se ne sarebbe stata lì tutta sola a succhiare il fondo del bicchiere ormai vuoto con la cannuccia rosa mordicchiata… Sospirando, si volse di spalle in cerca del barman per farsi dare un altro cocktail alla frutta, e mentre ruotava la testa incrociò un paio d’occhi di un intenso azzurro caraibico che la distrassero al 16


punto di far quasi cadere a terra il bicchiere vuoto che stava appoggiando sul bancone del chiosco-bar. Con una mossa repentina, riuscì a raddrizzare il bicchiere prima che scivolasse giù dal bordo del tavolo, evitando per un pelo di farlo finire sul prato. Il barman non si accorse di nulla, e Nicole gli sorrise mentre l’uomo afferrava il bicchiere chiedendole: “Ne vuole un altro, signorina?” Nicole lo avrebbe baciato solo per il fatto di averla chiamata signorina e non signora, ma quei due occhi tropicali che l’avevano tanto turbata erano ancora lì, appoggiati su di lei, se li sentiva addosso come una mano posata sulla pelle nuda delle spalle, perciò rispose gentilmente: “No, grazie. Magari più tardi.” A quel punto girò la testa di lato e mise a fuoco la meravigliosa creatura che le stava a pochi metri di distanza. Un esemplare maschile sul metro e ottanta in camicia bianca dal taglio sfiancato con le maniche arrotolate sull’avambraccio, pantaloni neri di cotone jersey che gli aderivano alle cosce, scarpe scure eleganti, i primi tre bottoni della camicia aperti sulla parte alta del petto. Lieve abbronzatura dorata, capelli biondo scuri non troppo corti, due labbra sensuali nel viso sbarbato da eterno ragazzino, e due iridi azzurre come il mare delle Maldive sormontate da sottili sopracciglia castane chiare ad ala di gabbiano. Una visione paradisiaca che lasciò Nicole senza parole per alcuni secondi. Da dove spuntava quell’angelo biondo che la stava fissando con tanta insistenza? 17


“Ciao”, lo sentì dire, con tono suadente, mentre lei infilava un piede dopo l’altro dentro le decolleté color glicine guadagnando cinque centimetri d’altezza in più. “Sei amica della sposa o dello sposo?”, le domandò, avvicinandosi di un passo. Era sotto i trent’anni, Nicole non aveva dubbi. E il suo viso le era stranamente familiare, ma non lo aveva ancora inquadrato. Di una cosa era certa: era un gran fico! Nicole sfoderò il migliore dei suoi sorrisi. “Sono amica intima di entrambi, in realtà. Conosco Sara dai tempi del liceo, e Andrea è il mio attuale dentista.” Lo sconosciuto si appoggiò al bancone con una mano, e Nicole riuscì a sentire il profumo emanato dalla sua pelle. Era Acqua di Giò di Armani, fresco e marino, proprio come piaceva a lei. “E tu di chi sei amico?”, chiese di rimando. “Sono il cugino di Andrea. Il cugino russo, così come mi chiama lui. Mio padre è originario di San Pietroburgo, ma ha sposato una donna piemontese. Sono italo-russo, e vivo qui a Torino, ho una casa tutta mia appena fuori città.” Nicole boccheggiò come un pesce fuor d’acqua prima di fare uno più due e capire chi aveva di fronte. Il cugino russo di Andrea, ma certo! Ecco perché il suo viso le sembrava tanto familiare, lo conosceva! “Sei Maxim Ivanov… Il pattinatore di figura su ghiaccio.” “In persona”, ammise lui, aggiungendo: “Ex pattinatore, ad essere onesto. Ho smesso di gareggiare nel 2006.” Nicole lo sapeva. Alle Olimpiadi invernali di Torino del 2006 lei era presente e aveva assistito al suo terribile incidente sulla pista da ghiaccio del Palavela nel corso del 18


riscaldamento pre-gara. “Non posso crederci, Maxim Ivanov! Sono trascorsi dieci anni dall’ultima volta che ti ho visto, e tu sei rimasto tale e quale a com’eri allora! È un piacere rivederti.” Lui sorrise, incassando il complimento con nonchalance. “Ti ringrazio per l’apprezzamento. Anche se ho lasciato il pattinaggio, non ho smesso di fare attività sportiva.” “Si vede, sei in gran forma! E il tuo ginocchio come sta?” “Guarito alla perfezione. È tornato tutto intero.” Nicole non riuscì a nascondere il proprio entusiasmo nel rivedere un atleta che sul ghiaccio aveva dimostrato di essere un pattinatore eccellente vincendo tre argenti e quattro ori in soli due anni di gare agonistiche. Peccato che l’incidente al ginocchio lo avesse privato della possibilità di aggiudicarsi la medaglia d’oro alle Olimpiadi del 2006. “Sono davvero felice per il tuo ginocchio… Capperi, ricordo ancora adesso il rumore della tua rotula che andava in pezzi quando ti sei scontrato con il pattinatore svedese Darién Klausberg. Ero in piedi a bordo pista e ti assicuro che mi sono sentita male al posto tuo.” “In effetti è stata una gran brutta botta, eravamo entrambi lanciati a tutta velocità sul ghiaccio e lo scontro è stato inevitabile. Lui non si è fatto quasi nulla, mentre il mio ginocchio è andato in frantumi. Un dolore indescrivibile.” Nicole contrasse il viso in una smorfia dispiaciuta. “Ricordo che sei svenuto sulla pista e i paramedici ti hanno portato via in barella. Che grande sfortuna, eri il favorito dell’anno, hai perso la medaglia d’oro per un soffio.” Maxim si strinse nelle spalle. 19


“È successo. Una fatale distrazione. Non ne faccio una colpa a nessuno. Ogni sport ha i suoi rischi e pericoli.” “Certo, però quell’incidente ti è costato la carriera.” “Ufficialmente sì. Ho usato l’infortunio al ginocchio per anticipare il mio ritiro dalle gare. Ma c’erano altri motivi per cui ho deciso di lasciare il pattinaggio, questioni personali che non ho dato in pasto ai giornalisti.” “Capisco… Anch’io mi sono ritirata dalle gare nel momento migliore della mia carriera.” Lui sembrò cadere dalle nuvole. “Davvero? Eri anche tu una pattinatrice agonistica?” “Sì, lo sono stata. Ho iniziato a nove anni sui pattini a rotelle e poi sono passata al pattinaggio su ghiaccio fino ai vent’anni. Ho vinto sette medaglie importanti. Due bronzi, tre argenti e due ori. Non ho avuto l’occasione di tentare di salire sul podio delle Olimpiadi perché mi sono ritirata prima del tempo.” Maxim la scrutò con attenzione, e Nicole si chiese se si ricordasse di lei. Dopotutto, si erano incrociati molte volte lungo i corridoi dei palazzi del ghiaccio d’Europa. “Aspetta un momento… Forse sto per prendere un bel granchio, ma giurerei di conoscerti… Sei Nicole Parisi, ho indovinato?” Nicole annuì con un cenno del capo. “Hai una bella memoria, non ci siamo mai parlati, soltanto visti di sfuggita tra una competizione e l’altra.” “Questo è vero, ma mi sei rimasta impressa nella mente. La tua esibizione al galà di chiusura delle Olimpiadi di Torino è stata un numero eccezionale, avevi addosso quel 20


costume rosso con la gonnellina a balze e hai pattinato sulla Carmen di Puccini. Il mio ginocchio era ingessato e dolorante, ero fisicamente e moralmente a pezzi, ma non mi sarei perso le gare dei miei colleghi e il galà finale per nessuna ragione al mondo. Tu eri bravissima, i tuoi axel perfetti, e le tue trottole velocissime… Perché hai mollato?” Nicole evitava spesso e volentieri di parlare della sua improvvisa decisione di lasciare il pattinaggio, era un tasto dolente per lei, però in quel momento non se la sentì di accantonare il discorso con una mezza verità. “La mia esibizione a Torino con il brano della Carmen è stata l’ultima apparizione in pubblico come pattinatrice fuori gara. Una sorta di omaggio al mio pubblico italiano. In realtà mi ero già ritirata nel 1996.” Maxim si mostrò sorpreso. “Così presto? Come mai?” Nicole fece spallucce e ammise l’amara verità. “Sono crollata. Non ho retto allo stress degli allenamenti intensivi, alla tensione delle gare, e al peso dello studio liceale. Troppi impegni da sostenere e poca buona salute. Ho sofferto di anoressia nervosa in quegli anni, non ero più in grado di pattinare decentemente, avevo bisogno di staccare la spina e condurre una vita normale lontana dal ghiaccio. Così mi sono ritirata. E nel 2006, visto che le Olimpiadi si svolgevano qui a Torino, ho pensato di tornare in pista con quell’esibizione della Carmen creata apposta per i miei sostenitori. Dopo quel giorno ho appeso i pattini al chiodo per sempre.” L’espressione di Maxim si fece rammaricata. 21


“Accidenti, che peccato… Eri davvero talentuosa, io ti ammiravo… Non pattini più, nemmeno per divertimento?” Nicole scosse il capo. “No, ho cambiato vita. Adesso gestisco un negozio di antiquariato, La Bell’Époque, proprio in centro città. Gli oggetti antichi mi hanno sempre affascinato, ognuno di loro racchiude in sé la sua storia, un frammento di passato incancellabile. Amo il mio lavoro, il pattinaggio è solo un bel ricordo che mi sono lasciata alle spalle.” “Che tristezza, però! Dovresti ricominciare a gareggiare.” “Stai scherzando? Sono troppo vecchia per tornare sul ghiaccio dopo vent’anni di mancanza di allenamento.” Lui storse la bocca in un’espressione buffa. “Come sarebbe a dire che sei vecchia? Quanti anni hai?” Nicole finse di non aver sentito ciò che le aveva appena chiesto e ruotò il viso verso la pista da ballo. “Hey, non fare la gnorri, rispondi alla mia domanda.” Lei tornò a guardarlo e rispose vagamente. “Diciamo che… Sono un tantino più grande di te.” Maxim era un tipo sveglio e ci mise ben poco a fare un paio di calcoli mentali. “Effettivamente hai iniziato a pattinare molto prima di me. Io ero un ragazzino alle prime gare juniores e tu eri già pronta per le Olimpiadi… Okay, mi butto alla cieca, hai trentacinque anni.” Nicole sorrise e scosse la testa. “No, purtroppo sono già quaranta.” “Non li dimostri affatto, parola di gentiluomo.” “Sì, come no… E tu invece quanti ne hai?” 22


“Quindici di meno. Venticinque.” “Ecco, lo vedi? Sei tu quello che dovrebbe tornare a gareggiare! Sei nel fiore degli anni, ancora in tempo per dare il meglio di te, mentre io sto benissimo circondata dai quadri antichi e dalle lampade in stile art déco degli anni trenta disseminate nel mio negozio.” Lui si mise a ridere divertito. “Guarda che l’età è solo un numero. Evgeniy Plushenko gareggia ancora, è un fenomeno sul ghiaccio, e non è più un trentenne. Tu non sei affatto vecchia, sei la donna single più bella presente a questo matrimonio. Sono sincero, sembri ancora una ragazzina.” Un lieve rossore imporporò le guance di Nicole. “Grazie del complimento, anche se detto da te è quasi imbarazzante, lo sai?” “Perché? Sono forse troppo giovane per te? Preferisci gli affascinanti over cinquanta con i cappelli brizzolati?” L’immagine di Richard Gere con i capelli bianchi, gli occhiali da vista calati sul naso e una decina di chili di troppo le si affacciò alla mente all’istante. “Assolutamente no”, rispose. “Preferisco un toy-boy.” Maxim si chinò in avanti leggermente e le sussurrò: “Ne hai uno davanti proprio adesso.” Nicole indietreggiò di un passo. “Mi prendi in giro?” “Per niente… Dai, vieni a ballare con me, bellezza.” Senza alcun preavviso, le afferrò una mano stringendola tra le sue dita e la fece avanzare di qualche metro verso la pista da ballo, dove il DJ aveva cambiato il genere 23


musicale mettendo sulla consolle una canzone lenta remixata con sonorità latino americane. Nicole puntò i piedi nell’erba e ritrasse la mano. “Aspetta un attimo, io non ballo mai, non mi piace.” “È una canzone melodica romantica, non vuoi stringerti a me per cinque minuti e lasciarti andare alla musica?” Ridendo, Nicole incrociò le mani sul petto. “Maxim, sei davvero stupendo, lo ammetto, ma io… Sono felicemente single, perciò non provarci con me.” Lui non era il tipo che accettava un rifiuto, perciò la prese in giro scherzosamente. “Che fifona che sei… Di cosa hai paura? È solo un ballo, non sto cercando di abbordarti.” “Ci mancherebbe! Mi conosci da appena un quarto d’ora.” “Veramente mi sei sempre piaciuta. Come pattinatrice eri un vero angelo sul ghiaccio, leggera come una farfalla, e la tua costumista ti cuciva dei vestitini davvero sexy… Non sai quante volte sono venuto a guardarti durante le prove di riscaldamento prima delle gare. Ammiravo la tua elasticità e fluidità sul ghiaccio, il tuo corpo sinuoso che si piegava come un fuscello nelle trottole di Biellmann. Non sei cambiata per nulla, sei bella come allora… Però eri distaccata e riservata anche a quei tempi, sembravi irraggiungibile, rinchiusa nel tuo mondo privato. Perché scappi ancora oggi dagli approcci delle altre persone?” Nicole sapeva di risultare fredda agli occhi della gente, ma non lo faceva apposta, era nella sua natura proteggere se stessa dai duri colpi della vita. Sentì il bisogno di giustificarsi per non apparire come un’asociale. 24


“Sai, sono una donna molto fragile nella vita reale, anche se sul ghiaccio davo l’impressione di essere forte e determinata. Ho paura di soffrire, come chiunque. Per questo non mi sono mai innamorata di nessuno. Eccetto di una sola persona che mi ha spezzato il cuore, ma questa è una storia ormai dimenticata e sepolta.” Maxim affondò le mani nelle tasche dei pantaloni e mosse alcuni passi verso di lei. “So bene cosa significa sentirsi fragili ed esposti al dolore. Ho sofferto anch’io per amore”, ammise in tono serio. “Scommetto che sei incappato in una bellissima donna russa dal cuore di ghiaccio.” Lui sorrise, per poi tornare subito serio. “No, nessuna donna russa bella e glaciale… Mi sono innamorato di un personal trainer.” Nicole lo guardò sorpresa. Forse aveva capito male. “Come, scusa? Un maschio?” Maxim non ebbe alcun problema ad ammetterlo. “Sì, un uomo. Ho avuto una relazione gay di tre anni.” Nicole tacque, anche se quella di Maxim non era affatto una rivelazione sorprendente. Era risaputo nell’ambiente sportivo che quasi la metà dei pattinatori maschi era omosessuale o bisessuale. “Quindi, tu sei…” disse, fermandosi a metà della frase quando lui scosse il capo biondo in segno negativo. “No, non sono gay. Non tendenzialmente. Sean è stato un capitolo particolare della mia vita privata, l’unico maschio che mi abbia attratto e fatto innamorare. Era un bel ragazzo, non lo nego, fisico palestrato e faccia da modello, 25


ma la nostra storia non è mai stata di tipo sessuale, non eravamo intimi in quel senso. Ho amato l’essere umano che lui era, la sua anima e la sua mente, non il suo corpo. Era una gran bella persona, io avevo appena detto addio alle gare, ero in crisi totale, in dubbio sul mio futuro, e lui era lì, pronto a sostenermi, a darmi affetto in un momento in cui ne avevo un estremo bisogno. Sono andato a vivere con lui a New York per tre anni. Stavamo bene insieme, eravamo una coppia molto unita, e il nostro rapporto era puramente sentimentale. Non avevamo rapporti sessuali, ci bastava essere l’uno accanto all’altro. Il nostro amore era qualcosa di raro e unico, speciale… Ma sai com’è la vita, a volte ti toglie ciò che ti da, all’improvviso, senza darti il tempo di accettare che tutto finisca.” “Cos’è successo?” Maxim guardò Nicole con evidente commozione mentre parlava di Sean. “Un fatale imprevisto. Lui era un tipo avventuroso, amava sfidare la natura, scalare le pareti rocciose, pagaiare contro corrente lungo le rapide dei fiumi, gettarsi da un aereo e aprire il paracadute all’ultimo minuto… Era spericolato e impavido. Ho sempre pensato che un giorno gli sarebbe capitato un incidente mentre faceva il pazzo da qualche parte in giro per l’America, e invece… Un Lunedì mattina è andato al supermarket a comprare il latte per la colazione e non è più tornato a casa. Un piccolo delinquente del Bronx gli ha sparato un colpo al cuore mentre stava rapinando il negozio. Sean era l’uomo sbagliato, nel posto sbagliato, al momento sbagliato. Un classico esempio della 26


dura e spietata realtà quotidiana statunitense.” Nicole sciolse le braccia ancora conserte e gli accarezzò una spalla con la mano. “Maxim, mi dispiace moltissimo… Davvero.” Lui si riscosse dai propri ricordi e la guardò con gli occhi velati di malinconia. “Ho pianto come un disperato per un paio di mesi, e poi me ne sono fatto una ragione. Non potevo cambiare il destino, Sean non era più al mio fianco, mentre io ero vivo e avevo l’esistenza intera davanti a me. Mi sono fatto coraggio e ho ricominciato a vivere senza di lui… Sai, il dolore si supera, è passeggero, ad un certo punto capisci che la vita continua, che va avanti lo stesso… E così, eccomi qui, di nuovo in Italia, invitato al matrimonio di un cugino di cui conosco solo il nome, e in lieta compagnia di una splendida donna single spuntata fuori dal mio passato.” Le fece gli occhi dolci, e Nicole si toccò il collo in un vezzo che faceva sempre quando si sentiva in imbarazzo. “Se hai intenzione di lanciarti in una nuova relazione, non guardare me, ci sono tanti ragazzi carini presenti a questa festa di nozze, qualcuno di loro sarà sicuramente gay.” Maxim rise divertito. “Ho già avuto una storia d’amore con un ragazzo gay molto carino. Adesso voglio innamorarmi di una donna.” “Con me caschi male, sono allergica alle relazioni serie.” “Oh, preferisci le avventure brevi?” “Nemmeno quelle. Pratico l’astinenza.” Lui sgranò gli occhi azzurrissimi. 27


“Sul serio? Niente sesso? Niente amore?” “Sì, niente di niente. Ti pare strano? A me invece piace stare da sola. Sto benissimo con me stessa.” Maxim annuì in segno di comprensione e tirò fuori le mani dalle tasche dei pantaloni per cercare le sue. “Va bene, ho capito che con te non ho alcuna speranza di fare colpo… Possiamo almeno essere amici?” La sua domanda le accarezzò il cuore con dolcezza. “L’amicizia non si nega a nessuno”, gli rispose, accettando che lui le stringesse le dita con le proprie. “Allora il prossimo ballo me lo concedi? Solo come amico, niente di più di questo.” Come poteva rifiutarsi? Nicole si arrese con piacere alla sua galante proposta e disse: “Va bene, ballo concesso. Però non lamentarti se ti pesto i piedi, sono una vera frana.” “Leggera come sei, non sentirò alcun male.” Maxim la condusse verso il palco affollato dove gli sposi e i loro ospiti stavano ballando una canzone melodica di John Legend, “All of me”, e dopo aver trovato un angolino libero tutto per loro, le cinse la vita con le braccia e Nicole poggiò le mani sulle sue spalle. Iniziarono a ballare guardandosi negli occhi, e lui guidò i suoi passi al ritmo lento della musica. “Sono felice di averti incontrata di nuovo, Nicole. Non ho amici qui in Italia, a volte mi sento tremendamente solo.” “Dovresti comprarti un bel cane. Ti terrebbe compagnia, oltre a volerti un gran bene chiedendo in cambio soltanto un po’ di pappa e delle coccole.” 28


“Mi piacerebbe avere un cane, ma non posso proprio. Sono allergico al pelo degli animali.” “Ecco, ci mancava solo l’allergia…” Maxim scoppiò a ridere e Nicole si strinse un po’ di più a lui, godendosi la vicinanza del suo corpo profumato e caldo e la piacevole stretta delle sue braccia attorno ai fianchi. Pensò che Maxim Ivanov era capitato nella sua vita in un momento perfetto, perché mai come in quel periodo si sentiva emotivamente pronta a lasciarsi amare da qualcuno. Certo, quindici anni di differenza tra di loro non erano briciole di pane, però a detta della saggia Sabrina non era affatto anomalo frequentare un ragazzo più giovane. Se per lui l’età non era un problema, di sicuro non lo era nemmeno per lei. Ovviamente, Nicole l’avrebbe tenuto a freno, perché l’amore per lei era un sentimento prezioso, e i suoi rapporti con i maschi erano sempre stati complicati. Era una donna dalle esigenze particolari, e sebbene le dispiacesse ammetterlo, l’amore le metteva addosso una tensione che sfiorava quasi la paura. Non era facile per lei lasciarsi andare, e nonostante Maxim fosse un ragazzo perbene, Nicole non poteva evitare di sentirsi ugualmente intimorita dalla prospettiva di farlo entrare nella sua esistenza solitaria concedendogli la libertà di prendersi il suo cuore e la sua anima.

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Capitolo 3

Era un tranquillo e piovoso Mercoledì pomeriggio. Una perturbazione temporalesca di vaste proporzioni si stava abbattendo sulla città di Torino fin dalle prime ore del giorno con violenti acquazzoni alternati a piccole pause di pioggerella tipicamente autunnale. Fuori, la temperatura si era già abbassata di un paio di gradi e molti cittadini avevano tirato fuori dall’armadio i loro spolverini. L’estate era giunta agli sgoccioli, e il maltempo si sarebbe portato via il clima insolitamente mite del Sabato precedente. Era tempo di riporre le magliette nei cassetti e iniziare a indossare i primi leggeri golfini. La stagione autunnale stava arrivando in tutta fretta, come accadeva ogni anno, e Nicole quel giorno indossava un coprispalla bianco di cotone a maniche lunghe sopra la maglietta infilata nei blue-jeans a vita bassa. All’interno del negozio di antiquariato La Bell’Époque, la sua amica Alice stava aprendo degli scatoloni consegnati da un corriere quel mattino, esponendo la merce ordinata online sulle scaffalature in legno. Nicole era seduta alla cassa, intenta a catalogare sul registro dell’inventario i nuovi oggetti messi in vendita. Erano una collezione di dieci statuine in porcellana biscuit degli anni cinquanta raffiguranti delle ballerine di danza classica in varie pose da ballo e dieci figurette di angeli alati che reggevano degli strumenti musicali tra le braccia, arrivati da Londra insieme ad un servizio da thè completo di teiera e zuccheriera in ceramica 30


finemente decorata a mano, delle bambole antiche con i vestitini in pizzo e gli occhi di vetro, e una serie di diversi portagioie in legno laccato con un carillon incorporato all’interno che si azionava sollevando il coperchio. Era tutta merce comprata all’asta, oggetti di pregio che i proprietari mettevano in vendita per disfarsi di loro ricavandone una discreta sommetta, e che Nicole e Alice acquistavano e rivendevano a buon prezzo agli amanti dell’antiquariato. Il negozio era piccolo, intimo, e il rumore della pioggia che scrosciava sull’asfalto della strada e picchiettava sulla capottina in plexiglas all’esterno dell’ingresso era l’unico suono che riempiva il silenzio. Nicole amava la pioggia torrenziale e le giornate piovose come quella, le infondevano un senso di profonda tranquillità interiore che ben si accordava con il suo carattere placido e nostalgico. Alice invece non sopportava la pioggia, e il cielo basso e grigio la rendevano poco loquace e nervosa. Il suo pensiero era rivolto agli amici Sara e Andrea, partiti Domenica sera per la loro luna di miele di due settimane nella romantica città di Parigi. Nicole invece ripensava a Maxim Ivanov, e alla promessa che lui le aveva fatto Sabato notte al momento di salutarsi. “Passo a trovarti in negozio”, le aveva detto, senza precisare quando. Nicole immaginava che avrebbe seguito la regola dei tre giorni, ovvero mai telefonare o rivedere la donna che ti piace prima di tre giorni per non darle l’impressione di essere cotto di lei. Era il quarto giorno, e se Maxim si fosse presentato lì in negozio sarebbe stato un buon segno. Il suo sesto senso le diceva che nonostante la 31


giornata piovosa avrebbe mantenuto la promessa, e onestamente Nicole fremeva all’idea di rivederlo. Era strano per lei ritrovarsi a pensare a lui con quella sensazione di trepidante attesa che aleggiava dentro il suo petto, non ricordava nemmeno l’ultima volta che si era sentita così… Era passato molto tempo, aveva respinto l’amore per troppi anni, e ora si sentiva strana, in balia di sentimenti romantici che aveva smesso di provare dopo la fine dell’adolescenza. Maxim le piaceva moltissimo, negarlo a se stessa sarebbe stato un comportamento da ipocrita, però in passato aveva avuto delle serie difficoltà con i rapporti amorosi, era una donna molto complicata, poco propensa a lasciarsi andare alla passione, timorosa di sentirsi soffocare dalle sue stesse emozioni. Quando amava, Nicole si donava all’altro con tutta se stessa, svuotandosi completamente, diventando fragile e debole, e la paura di dipendere totalmente da un’altra persona con il rischio di ritrovarsi con il cuore in frantumi e l’anima stracciata era l’ostacolo invalicabile che da sempre la frenava. E poi c’era il sesso, un altro punto dolente, perché Nicole era fondamentalmente una romantica donna d’altri tempi che preferiva l’amore platonico a quello fisico, i moti dell’anima ai richiami della carne. Era una moderna Jane Eyre, delicata e rinchiusa in se stessa, e una Jane Austen che alla vita di coppia preferiva la solitudine. Il sesso era per Nicole un bisogno puramente fisico che non aveva nulla a che fare con l’amore, il sentimento che nasceva nella mente, sgorgava dallo spirito, era puro e immacolato. Non aveva bisogno di essere intaccato dall’unione carnale 32


di due corpi, fare l’amore era un atto strettamente collegato al piacere, a lei bastava l’amore, senza il contatto fisico. Dormire nello stesso letto abbracciata all’uomo che amava condividendo carezze e baci era già sufficiente per Nicole. Andare oltre era troppo per lei, non le piaceva, e questo la rendeva diversa da qualunque altra donna. In passato aveva parlato a lungo con Sabrina del suo totale disinteresse per il sesso, fortemente preoccupata che fosse un’anomalia da dover curare, ma l’amica psicologa l’aveva rassicurata dicendole che molte donne non praticavano il sesso per scelta personale, non era un problema da risolvere, si trattava semplicemente di asessualità, ovvero la mancanza di desiderio fisico e il rifiuto dell’attività sessuale più intima. Nicole aveva sempre sospettato di essere asessuale, e Sabrina le aveva fornito la conferma di ciò che lei era. Una donna in grado di amare molto profondamente il proprio partner, ma purtroppo incapace di condividere con lui le pulsioni sessuali strettamente legate all’intimità di coppia. Questo suo modo di vivere l’amore a metà le aveva precluso la possibilità di essere pienamente felice accanto ai ragazzi che aveva frequentato da adolescente, e adesso che Maxim aveva messo piede nella sua vita risvegliandola da un lungo torpore sentimentale, la sua paura più grande era che lui non riuscisse a comprendere e accettare la sua asessualità. Ma non voleva respingerlo solo per questo motivo, le piaceva troppo, desiderava frequentarlo e amarlo. Se lui avesse preteso il sesso insieme all’amore, Nicole gli avrebbe donato soltanto la sua amicizia. Non poteva permettersi 33


una relazione passionale, andava oltre i propri limiti personali. Sospirò, rendendosi conto di essere una donna difficile, ingestibile per certi uomini, e sperò che Maxim non fosse l’ennesima delusione amorosa della sua vita. Si strinse nelle spalle e riprese a scrivere sul registro dell’inventario il costo dei nuovi prodotti che Alice aveva ormai terminato di prezzare ed esporre sugli scaffali. Fuori stava diluviando, rigando d’acqua piovana la vetrina espositiva del negozio. “Che tempaccio! Oggi non verrà nessuno, ci scommetto”, commentò Alice, infilando gli scatoloni vuoti uno dentro l’altro. “Faccio un salto alla stazione ecologica per gettare via questi scatoloni, e tornando indietro mi fermo al supermercato per fare un po’ di spesa. Ti serve qualcosa da mangiare?” Nicole si riscosse dai propri pensieri e sorrise all’amica che si stava infilando un kappa-way giallo fluo prima di uscire sotto la pioggia scrosciante. “Ho finito le ciambelle, me ne prendi una confezione?” “Certo tesoro. Nient’altro?” “No, sono a posto, grazie.” “Va bene, allora io vado. Dovrei tornare fra un’oretta, dubito che il negozio sarà affollato nel frattempo.” “Tranquilla, vai pure. Ci penso io ai clienti.” “Okay, a dopo.” Nicole la salutò con un cenno della mano, e Alice sollevò da terra gli scatoloni uscendo sul marciapiedi per caricarli in macchina, quindi rientrò in negozio per prendere l’ombrello e ripararsi dalla pioggia mentre apriva la 34


portiera della Ford e saliva all’interno della vettura. Nicole la vide andarsene svanendo nel traffico cittadino, e rimase sola con il registro ormai completato. Lo chiuse, riponendolo nel cassetto del bancone della cassa, e si sfregò i palmi delle mani fredde mentre muoveva qualche passo tra gli scaffali del negozio. L’orologio a pendola esposto in un angolo accanto a un cucù tirolese batté le 4:00 del pomeriggio con i suoi cupi rintocchi, e Nicole si soffermò a sistemare le sfere di vetro con l’acqua e la neve arrivate il giorno prima. Ne scosse una sottosopra, osservando i pallini bianchi che vorticavano attorno alla figuretta di un cervo attorniato da due alberi spogli e da un pino verde. Rimise al suo posto la sfera e ne prese un’altra, con il carillon posto dentro la base in legno, mettendolo in funzione. Pallini bianchi e brillantini glitterati presero a ruotare sospinti da una piccola elica nascosta sotto l’angioletto paffuto con i riccioli dorati e la veste bianca, e la melodia del carillon riempì il negozio di note delicate dal sapore d’infanzia e bei tempi andati. Proprio in quel momento, la campanella d’ottone appesa alla porta d’ingresso del negozio tintinnò allegramente annunciando l’arrivo di un cliente. Nicole si girò verso la vetrina inondata di pioggia e vide un ombrello nero chiudersi gocciolando acqua sullo zerbino in feltro verde dove i clienti si pulivano le scarpe. Maxim Ivanov abbassò il cappuccio del giubbino sportivo blu navy che indossava e si passò una mano tra i capelli biondo scuri ravviandoli con le dita. Nicole sentì il proprio cuore fare una capriola nel petto mentre realizzava che Maxim aveva mantenuto la 35


promessa di passare a trovarla, e il suo viso s’illuminò di un dolce sorriso che svelava tutta la contentezza che provava nel rivederlo. “Guarda un po’ chi è venuto a trovarmi”, disse, mentre lui deponeva l’ombrello nell’apposito bidone in ferro battuto antico e si asciugava le mani umide di pioggia sulle cosce avvolte dai jeans sdruciti. “Sei zuppo d’acqua, levati il giubbino, te lo asciugo in un attimo.” Maxim si addentrò nel negozio e la salutò come si deve. “Ciao, Nicole. Come stai?” “Bene, grazie. E tu?” “Ho rischiato di annegare venendo qui, ma a parte questo, tutto okay. E mi sei mancata, ovviamente.” “Sul serio? Sono passati soltanto tre giorni.” “Io non ti sono mancato?” Nicole prese il giubbino che lui si era tolto, rimanendo in maglietta, e si avviò alla cassa per recuperare un panno con il quale asciugare le gocce d’acqua che avevano bagnato il tessuto impermeabile. “Fa lo stesso se ti dico che ti ho pensato?”, rispose alla sua domanda, mentre lui si guardava intorno. “Va benissimo. È bello sapere che ti sono passato per la mente. Significa che non ti sono indifferente.” Nicole lo raggiunse e gli restituì il giubbino asciutto. “Rimettitelo. Prenderai freddo se resti in maglietta.” “Hai paura che mi buschi un raffreddore?” “Bè, fa freddino oggi, e non si scherza con i cambi di temperatura improvvisi.” “Vero. Ma i pattinatori sono abituati al freddo.” 36


“L’umidità è diversa dal freddo secco del ghiaccio. Ti entra nelle ossa in un modo terribile. Dai, rivestiti.” “Come sei premurosa... È uno dei tuoi numerosi pregi?” “Mi piace prendermi cura delle persone.” Maxim le sorrise, ricordandole quanto era sexy, e si rimise il giubbino tirando su la zip fino a metà torace. “Posso dare un’occhiata al tuo negozio?” “Certo, accomodati. Ci sono un sacco di oggetti antichi qui dentro. Io e Alice, la mia socia e co-proprietaria del negozio, passiamo ore incollate al computer per acquistare ciò che vedi alle aste online. A volte concludiamo dei buoni affari, la gente vende di tutto, soprattutto quello che non usa più e che molto spesso ha un valore storico. Altre volte acquistiamo oggetti di arredamento più moderni ma bizzarri, oppure della merce particolare che non si trova ovunque e che va sempre bene per essere regalata nelle occasioni speciali.” “Da dove ti arriva questa passione per l’antiquariato?” “L’ho ereditata dai miei nonni paterni. Hanno dato vita a questo negozio negli anni quaranta. L’avevano lasciato in eredità a mio padre inizialmente, ma quando ho smesso di pattinare ho preteso di averlo tutto per me. Alice era senza lavoro all’epoca così mi sono offerta di farla diventare la mia socia in affari.” “Dividete i ricavi alla pari?” “Sì, il cinquanta per cento a testa. Del resto siamo amiche.” “E un domani a chi pensi di lasciare il negozio?” “Non ci ho mai pensato, in realtà. Se Alice non vorrà più lavorare qui dopo essersi sposata e aver messo al mondo 37


un paio di bambini, credo che continuerò a gestirlo da sola finché non sarò una vecchietta rugosa con tutti i capelli bianchi. A quel punto lo metterò in vendita. Sono figlia unica, non ho dei nipotini a cui lasciarlo in eredità.” “È un peccato interrompere la tradizione di famiglia.” “Lo so. Ma io non ho figli, perciò…” “Sei ancora in tempo per farne uno. Non vuoi provare l’esperienza di diventare madre?” “Onestamente no. Il mio orologio biologico non ha mai fatto “tic-tac”. Sono una donna troppo adulta ormai.” “A me piacciono i bambini. Molto. Ma non credo che sarò mai padre. È un’enorme responsabilità al giorno d’oggi. Il mondo è diventato strano, non è più un ambiente sano in cui crescere un bambino.” “Hai ragione. C’è così tanta violenza attorno a noi. La società è piena di rabbia, razzismo, discriminazioni, ingiustizie… Non vorrei rinascere in quest’epoca.” “Sei una nostalgica del passato?” “Oh, sì, da morire! Se potessi tornerei indietro nel tempo a cavallo tra gli anni ottanta e i novanta, l’epoca più bella della storia umana. Bastava così poco per essere felici, e la tecnologia non aveva ancora rovinato la comunicazione tra le persone.” “Scommetto che sei stata una di quella ragazzine che sognavano di sposare Simon LeBon dei Duran Duran.” “No, per niente. Il mio vero idolo era Axl Rose. Bello e dannato. Anche Jon Bon Jovi era affascinante. E pure quel pazzo scatenato di Sebastian Bach degli Skid Row. Adoravo i suoi capelli lunghi…” 38


“Accidenti, non ho alcuna speranza di competere contro di loro, non credo di essere così fico.” Nicole rise alla sua battuta e precisò: “Ho smesso da molto tempo di ammirare i musicisti rock. Mi entusiasmavano quand’ero un’adolescente, adesso preferisco gli attori di Hollywood.” “Di male in peggio. Non ho proprio alcuna speranza di fare breccia nel tuo cuore. Oppure sì?” Maxim la fissò negli occhi, e Nicole rimase imbambolata a guardarlo senza sapere cosa rispondere. “Non dovremmo essere solo amici, noi due?”, gli ricordò, toccandosi involontariamente il collo. “Scusa, ti ho messo in imbarazzo. Ti tocchi sempre il collo quando non sei a tuo agio, lo sapevi?” Nicole ritrasse subito la mano ficcandosela in tasca. “È un tic nervoso di cui non riesco a liberarmi.” “Non è un difetto. È il tuo corpo che parla.” “Bè, allora forse parla un po’ troppo.” Maxim comprese al volo cosa intendeva dire e la guardò ammaliato mentre lei arrossiva in viso come una sciocca. C’era un’alchimia pazzesca tra di loro, un magnetismo corporeo che entrambi avvertivano senza neppure sfiorarsi, erano come due calamite attratte l’una versa l’altra. Il problema era che Nicole si bloccava ogni volta che lui provava a sedurla con gli occhi o con le parole, e questo suo continuo frenarsi le impediva di essere se stessa e di comportarsi come avrebbe voluto, senza barriere. Maxim la tolse dall’impaccio del momento esprimendosi chiaramente con lei. 39


“Nicole, voglio essere onesto con te. Non sono il tipo che gira intorno alle cose, preferisco essere diretto e chiarire subito la situazione. Tu sei stupenda, mi piaci, mi attrai molto, ma non voglio forzarti a compiacermi, ho capito che sei una donna particolare, che hai bisogno di tempo, dei tuoi spazi, e che non ti piace subire pressioni. Possiamo essere soltanto amici se non vuoi nient’altro, basta che tu me lo dica e smetterò di fare il carino con te corteggiandoti e mettendoti in difficoltà. Sii sincera con me, non aver paura di offendermi, anche se sono più giovane di quindici anni non devi avere alcun riguardo nei miei confronti, sono pur sempre un uomo, e so comportarmi come tale.” Nicole capì che era arrivato anche per lei il momento di dirgli chiaramente ciò che provava e pensava, perciò prese un bel respiro e decise di gettare via il velo dietro il quale si nascondeva. “Maxim, tu sei spuntato nella mia vita all’improvviso, mi hai colta di sorpresa, impreparata, e io non mi aspettavo di poterti piacere. Sono una donna molto complicata, l’hai capito tu stesso, ho bisogno di tempo, di spazio, detesto le pressioni, la fretta, e le decisioni repentine. Io voglio essere tua amica, mi piace parlare con te, e allo stesso tempo vorrei qualcosa di più di una semplice amicizia, perché sei un bel ragazzo, mi piaci anche tu, e non m’importa niente se ci sono quindici anni di differenza tra di noi, io non mi sento una quarantenne, sono una ragazzina mai cresciuta. Il mio problema è che non sono una donna come tante altre che si innamora e si butta a capofitto in una relazione, ho delle insicurezze personali 40


che mi frenano, non mi piace il sesso, non lo pratico, io voglio l’amore romantico fatto di piccoli gesti, tenere carezze, lunghi sguardi che sostituiscono le parole, caldi abbracci e dolci coccole. È tutto ciò che desidero e che posso darti, e non so se a te questo può bastare. Forse preferisci una donna normale con cui essere libero di fare tutto quello che ti va, specialmente il sesso.” Maxim le rivolse uno sguardo colmo di dolcezza e allungò una mano per sfiorarle una guancia. A quel contatto, Nicole non si ritrasse, anzi, si appoggiò alla sua mano dal palmo caldo che le trasmetteva un’insolita e piacevole tranquillità. “Nicole, tu mi piaci esattamente come sei, tremendamente dolce e delicata, fragile e complicata. Il sesso non mi interessa, ho amato Sean per tre lunghi anni senza mai avere un solo rapporto sessuale con lui, mi bastavano le sue carezze e i suoi abbracci. Posso amare te allo stesso modo, non ti voglio corteggiare e portare a letto per rifarmi della mia precedente relazione senza sesso, se vuoi l’amore romantico io te lo darò, se preferisci il sentimento ai rapporti fisici per me non è affatto un problema, non ti sto appresso perché voglio divertirmi con te, se avessi desiderato questo mi sarei cercato una qualunque ragazza frivola che al primo appuntamento mi avrebbe concesso tutta se stessa. Io voglio te, Nicole, e mi sta bene se sei problematica e incasinata, perché infondo lo sono anch’io. Ho abbandonato il pattinaggio quando invece avrei voluto continuare a gareggiare, ho amato un uomo e mi sono ritrovato a chiedermi se fossi gay, non ho saputo darmi 41


una risposta eccetto riconoscere che era amore vero, ho sofferto come un cane quando ho perso Sean e la ferita non si è mai chiusa del tutto, ho trovato la forza di ricominciare a vivere e adesso sono qui, pieno di dubbi sul mio futuro, completamente solo in una grande casa vuota, e tu sei l’unica persona che desidero avere al mio fianco in questo momento. Posso amarti come vuoi tu, devi solo dirmi come si fa perché non voglio rovinare tutto. Tu sei perfetta per me, Nicole, tu ed io insieme possiamo essere felici, dobbiamo solo trovare il giusto punto d’incontro.” Nicole non avrebbe mai pensato di sentirsi dire quelle cose da Maxim. Lo aveva giudicato male, immaginando che fosse un ragazzo di venticinque anni desideroso di rifarsi una vita, invece era lì davanti a lei, con tutte le sue fragilità esposte, complicato e incompleto esattamente com’era lei, erano più simili di quanto non pensasse, e le stava dicendo che voleva amarla, non a modo suo, non con il sesso, non come avrebbe amato un’altra donna. Voleva amarla così com’era, imperfetta, e sentirsi parte di lei semplicemente grazie al suo affetto. Nicole non poteva chiedere di più, lui le stava offrendo tutto ciò che aveva sempre desiderato. Lo guardò negli occhi azzurri così limpidi che poteva specchiarsi nelle sue iridi e gli prese la mano posata sulla sua guancia per stringerla nella propria e intrecciare le dita alle sue. “Maxim, io voglio essere la tua migliore amica, la donna della tua vita, la tua confidente e il porto sicuro in cui tu possa rifugiarti quando ne hai bisogno. E voglio che tu sia tutte queste identiche cose per me. Il mio amico, il mio 42


uomo, il mio custode, la mia fonte di gioia. È questo che desidero. Il nostro punto d’incontro è stare insieme a modo nostro, come ci piace, senza fare progetti, vivendo giorno per giorno, condividendo lo stesso sentimento d’amore puro e incondizionato... Può andare bene per te? Ti può bastare?” Maxim si lasciò catturare dai suoi occhi grigi sfumati d’azzurro e capì che quella piccola donna che gli stava di fronte era l’essere umano più incantevole che avesse potuto incontrare sul suo cammino. La voleva nella sua vita e desiderava che fosse sua. “Va benissimo per me, Nicole. Certo che mi può bastare.” “Ne sei sicuro?” “Sì. Ho bisogno di una donna come te. E tu sei unica.” Nicole gli lasciò andare la mano e mosse un passo verso di lui, accorciando la distanza che li separava. “Allora è tutto chiaro. Tu sai di cosa io ho bisogno e io so che cosa vuoi tu. Non ci resta che provare a frequentarci e vedere cosa succede.” Maxim udì la sua voce attraverso il rumore della pioggia battente, e un attimo dopo le sue braccia le circondarono la vita e la strinsero piano a sé. Era così minuta da ispirargli tenerezza, e il suo corpo era piacevolmente caldo. Nicole gli accarezzò le braccia attraverso il tessuto del giubbino e sospirò mentre ricambiava il suo sguardo. “Questo momento è l’inizio di qualcosa d’importante fra noi due?”, le domandò. “Direi di sì, Maxim.” La sua risposta gli piacque. Semplice e diretta. E non c’era 43


bisogno di aggiungere altro. “Bene. Anzi, benissimo. A questo punto posso definirmi sentimentalmente “impegnato” da oggi in poi.” “Credo proprio di sì. E lo stesso vale per me. Abbandonerò la mia storica etichetta di “felicemente single” per sostituirla con quella di “accoppiata”. Non pensavo che sarebbe potuto succedere…” “Era inevitabile. Hai incontrato me.” “Già, ho incontrato te… Sono stata fortunata.” “Il fortunato sono io. Tu sei speciale, solo che non te ne rendi conto.” “È un altro dei miei difetti. Scarsa autostima.” “Siamo tutti difettosi, chi più e chi meno. La perfezione umana è solo un’illusione, non esiste.” “Sono d’accordo. Però quando due anime affini si trovano e si fondono insieme, completandosi a vicenda, creano una bellezza particolare che viene definita “splendore”. Noi due siamo questo. Splendore.” “Che bel pensiero… Sei poetica.” “Io sono tante cose. Le scoprirai tutte un po’ per volta.” “Lo farò. Senza fretta.” Nicole sollevò le braccia e allacciò le mani dietro il suo collo per abbracciarlo e Maxim la strinse più forte a sé, in un momento magico che entrambi avrebbero sempre ricordato come l’istante in cui tutto era cominciato.

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Capitolo 4

Il giorno seguente, Nicole arrivò in negozio con quindici minuti di ritardo per colpa della nuova sveglia e del suo allarme troppo leggero che non l’aveva svegliata alle 8:00 in punto. Per fortuna Alice aveva aperto il negozio in orario, puntuale come un orologio svizzero. “Ciao, Alice”, la salutò, entrando dalla porta a vetri e pulendosi i mocassini sullo zerbino. “Scusami per il ritardo, non ho sentito la sveglia. Ha il volume dell’allarme troppo basso, devo ricordarmi di alzarlo al massimo.” L’amica era seduta alla cassa, e non appena Nicole si fu levata lo spolverino color beige appendendolo nel piccolo ripostiglio del negozio, le rivolse una domanda con lo stesso tono indagatorio che avrebbe usato un inquisitore medievale. “Chi è Maxim?” Nicole si avvicinò alla cassa tirando un po’ su le maniche del maglioncino di cotone rosso che indossava sopra ai blue-jeans e sbatté le palpebre un paio di volte. “È un amico”, rispose con voce neutra. “Un amico? Tu non hai amici maschi.” “Bè, ora ne ho uno.” “E da dove spunta? Si può sapere?” Nicole si appoggiò al bancone della cassa con i gomiti. “È una vecchia conoscenza. Un ex pattinatore agonistico. Era tra gli ospiti del matrimonio di Sara e Andrea.” “Davvero? Non mi pare di averti vista parlare con nessuno 45


durante il pranzo, e neppure dopo.” “Ci siamo incontrati al chiosco del bar. Tu eri impegnata a ballare con Francesco, ecco perché non ci hai visti parlare insieme.” “Okay, quindi è un amico. Che guarda caso ti ha mandato un mazzo di fresie con bigliettino allegato”, disse Alice, deponendo sul bancone un bellissimo bouquet di fresie rosa che aveva nascosto nel ripiano sottostante. Nicole fissò i fiori con sorpresa e si sentì lusingata di averli ricevuti da parte di Maxim. Che bel gesto! Era davvero un ragazzo romantico e galante. “Sono da parte di Maxim? Per me?”, domandò, sorridendo entusiasta e con gli occhi che brillavano per l’emozione. “Sì, sono per te. Li ha consegnati a me un fattorino due minuti dopo che ho aperto il negozio”, le spiegò Alice. “Gli amici non ti mandano mazzi di fiori freschi, e soprattutto non scrivono sul bigliettino “Ciao bellissima, ti vengo a prendere in negozio questa sera, ho una sorpresa per te”. Chi è veramente questo Maxim?” Nicole annusò le fresie profumate e lesse il messaggio scritto a mano sul cartoncino del biglietto allegato, che diceva le stesse cose che Alice le aveva appena riferito. “Perché hai letto il biglietto se i fiori erano per me?” “Non ho resistito alla tentazione. Tu non ricevi mai mazzi di fiori, mi pareva molto strano.” “Maxim è il cugino di Andrea.” Alice spalancò la bocca per lo stupore. “Come? Il cugino di Andrea? Quello di origini russe?” “Sì, lui. Si chiama Maxim Ivanov, non lo sapevi?” 46


“No, non conoscevo il suo nome, ma l’ho visto, me l’ha indicato Sara al ricevimento. È un gran pezzo di gnocco! Sembra uscito da un catalogo di moda. Ed è giovane!” “Confermo. Bellissimo, sensualissimo, e venticinquenne.” “Venticinque anni?! Praticamente un fiore… Non ci credo che siete solo amici, avanti Nicole, sputa fuori la verità.” Nicole sorrise vedendo Alice in preda alla curiosità. “Cosa dovrei dirti? L’ho incontrato al bar, ci siamo ricordati di essere stati colleghi sportivi in passato, abbiamo parlato del pattinaggio e di altre cose, e poi ci siamo concessi un ballo lento, uno solo.” “E tu non ci hai provato con lui? È il tuo tipo ideale!” “Mi conosci, io non seduco, mi lascio sedurre casomai.” “E l’hai fatto? Ci sarà un buon motivo se ti ha mandato dei fiori e se ti vuole rivedere questa sera.” “Forse vuole solo ricordare i bei tempi in cui entrambi eravamo due pattinatori di punta, visto che ci siamo entrambi ritirati dalle gare.” “Perché non pattina più?” “Ha avuto un infortunio al ginocchio destro.” “Così grave da doversi ritirare?” “Ha fatto una scelta, come l’ho fatta io.” “Ma tu stavi male, avevi problemi di salute. Un ginocchio rotto guarisce in tre mesi.” Nicole prese il mazzo di fiori e cercò un bel vaso in cui infilarli, allontanandosi per alcuni minuti da Alice, che ovviamente il giorno prima era rientrata in negozio dopo che Maxim se n’era andato e quindi non sospettava nulla di ciò che si erano detti. Sistemò le fresie nel vaso ricolmo 47


d’acqua e lo posò sopra il bancone, vicino alla cassa. “Nel biglietto lui ti ha scritto che ha una sorpresa per te”, riprese Alice, sempre più curiosa. “Chissà che cos’ha in mente… Magari la sorpresa è quello che ha dentro i pantaloni.” Nicole lanciò un’occhiataccia all’amica. “Alice, non essere volgare… Sarà di certo una semplice cena tra amici in qualche posto carino, perché dev’essere per forza una sorpresa a sfondo sessuale?” “Perché è un ragazzo di venticinque anni, e a quell’età i maschi sono ancora arrapati!” “Dio mio, Alice, sei proprio un caso perso… Francesco è un santo, non so come faccia a sopportarti. Ficchi il naso ovunque e sei pettegola.” Alice assunse un’espressione colpevole. “Okay, hai ragione, scusami. Non volevo essere invadente, è solo che questo Maxim è davvero un bel ragazzo e ho pensato che finalmente ti fossi decisa ad uscire dal tuo guscio per concederti una sana relazione, tutto qui.” “Bè, potrebbe succedere… Siamo già amici, basta poco per passare a qualcosa di più.” “Allora lo ammetti che ti piace! È un tipo simpatico?” Nicole si sedette accanto ad Alice e rispose: “È molto gentile e galante, un ragazzo per bene. Più adulto dell’età che ha, dolce e sensibile, tranquillo e pacato. Qualche battuta di spirito la fa, però ha un carattere mite, è molto simile a me.” “Oddio, Jane Eyre in versione maschile. Ma voi pattinatori siete tutti fatti con lo stesso stampo?” 48


Nicole rise e diede una spintarella all’amica. “Il pattinaggio è uno sport molto serio, ne consegue che chi lo pratica è altrettanto diligente caratterialmente.” “Sì, ma adesso che non pattinate più potreste anche sciogliervi un pochino, oppure il ghiaccio vi entra dentro nel sangue e vi raffredda l’anima a vita?” “Questa è una battutaccia, non te la concedo.” “Va bene, scusa… Comunque questa sera datti da fare e conquistalo! È troppo sexy, non potete restare solo amici, sarebbe un delitto.” “Domani ti saprò dire com’è andata la serata, okay? Adesso apri il tuo computer e vediamo se c’è qualche asta in corso, mettiamoci al lavoro.” Alice le obbedì all’istante, e Nicole approfittò della sua momentanea distrazione per rileggere il messaggio di Maxim scritto sul bigliettino che accompagnava i fiori. “Ciao bellissima, ti vengo a prendere in negozio questa sera, ho una sorpresa per te”. Nicole sorrise, grata per averla definita bellissima e assai curiosa di scoprire dove l’avrebbe portata e quale sorpresa avesse in serbo per lei. Rimise il bigliettino tra i gambi delle fresie, colpita che le avesse regalato proprio quel tipo di fiori. Doveva aver notato che il suo profumo era all’essenza di fresia, e di conseguenza le aveva regalato delle fresie anziché un mazzo di rose. Quell’attenzione per i minimi particolari era la dimostrazione della sua indole premurosa, e questo aspetto le piaceva molto. Non vedeva l’ora che si facesse sera per poterlo rivedere di nuovo…

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*** Alice stava riordinando la vetrina del negozio mettendo in esposizione delle copie originali della prima edizione del libro “Il vecchio e il mare” di Ernest Hemingway quando una Maserati sportiva nera parcheggiò proprio di fronte al negozio e il conducente suonò due colpetti di clacson. “Nicole? Credo che sia arrivato il tuo amico Maxim”, disse Alice a voce alta, richiamando l’attenzione dell’amica. “Penso che non abbia intenzione di scendere dall’auto, perciò vestiti e non farlo aspettare.” Nicole era corsa nello sgabuzzino appena aveva visto l’auto fermarsi davanti al negozio, e ne uscì con addosso lo spolverino, pronta ad andarsene con dieci minuti d’anticipo sull’orario di chiusura. “Sei pronta?” “Sì, eccomi qui. Chiudi tu il negozio?” “Certamente, tu vai, corri… E divertiti, mi raccomando.” “Grazie. Ci vediamo domani mattina.” “Sì, sì, ciao.” Nicole si accostò all’amica e la baciò sulla guancia per salutarla, aprì la porta a vetri facendo tintinnare la campanella d’ottone e uscì in strada chinandosi sul finestrino dell’auto per regalare un sorriso sbarazzino a Maxim, poi fece il giro della vettura e aprì la portiera. “Sei in anticipo”, disse, salendo a bordo. “Scusa se non sono sceso per aprirti lo sportello. La tua socia ci sta guardando, non so se sa di noi due, così ho preferito evitare di creare una situazione imbarazzante.” 50


“Hai fatto bene, non le ho detto niente infatti.” Si guardarono, lui bellissimo in giacca elegante color ghiaccio e pantaloni scuri, lei emozionata e radiosa avvolta nel suo spolverino beige. “Ciao, Nicole”, la salutò lui. “Ciao, Maxim”, rispose lei. Si scambiarono un sorriso complice, consci dei sentimenti che provavano l’uno per l’altra. “Grazie per le fresie, mi sono piaciute molto”, gli disse Nicole, mentre lui toglieva il piede dalla frizione e dava gas all’automobile. “Anche il biglietto allegato mi ha fatto molto piacere. Non mi aspettavo proprio di ricevere un mazzo di fiori, mi hai stupita.” “Ho pensato che tu li avresti graditi.” “Infatti è stato così. Perché proprio le fresie?” “Credo ti piacciano. Il tuo profumo è alla fresia.” “L’hai notato.” “Io noto tutto di te.” Nicole si allacciò la cintura di sicurezza mentre l’auto si immetteva nel traffico delle 7:30 di sera. “Questa mattina ho fatto tardi al lavoro, e il fattorino del fioraio ha consegnato i fiori ad Alice. Mi ha fatto il terzo grado quando sono arrivata al negozio, non mi ha neppure salutata, voleva sapere chi era Maxim e perché mai mi aveva regalato dei fiori.” “E tu cosa le hai detto?” “Che siamo amici di vecchia data.” “E lei ti ha creduto?” “Per fortuna sì, ma ho dovuto faticare un bel po’ per non 51


dirle come stanno veramente le cose. È una tremenda impicciona, ma io le voglio un gran bene.” “La prossima volta se preferisci ti telefono sul cellulare, magari fuori dagli orari di lavoro.” “Oh, non preoccuparti. Prima o poi dovrò dirle che non siamo solo amici, non posso mentirle in eterno, è troppo perspicace.” Maxim svoltò a una curva guidando dolcemente, e l’auto imboccò un viale alberato che s’inoltrava verso la periferia della città. “Posso chiederti dove stiamo andando o è davvero una sorpresa?” “La sorpresa non è questa. Ti sto portando a casa mia. Voglio cucinare per te.” “Okay… Una cena a casa tua, dunque.” “È troppo azzardato? Inverto subito il senso di marcia e ti porto in un bel ristorante.” “No, a casa tua va benissimo. Sono curiosa di vedere dove abiti. Cos’hai in mente di cucinare?” “Quello che piace a te. Menù a tua scelta.” “Veramente? Guarda che a me basta un semplice panino al prosciutto, mi accontento di molto poco.” “Se vuoi un panino te lo faccio, basta chiedere.” “No, scherzavo. Facciamo una spaghettata al pomodoro e basilico per tutti e due.” “Aggiudicata. E dopo?” “Non sono una buona forchetta, ho mantenuto gli standard alimentari del periodo in cui mi allenavo.” “Bè, anch’io se è per questo. Certe abitudini sono difficili 52


da cambiare. Però so fare degli involtini di insalata e würstel grigliati davvero buoni. Li vuoi assaggiare?” “Volentieri. Il gelato ce l’hai?” “Sicuro, io vivo di gelato. Che gusti preferisci?” “Menta e cioccolato.” “Perfetto. Abbiamo il menù completo della nostra cena.” Nicole rise, e Maxim staccò una mano dal volante per un breve attimo, giusto per posarla sul suo ginocchio in una carezza fugace che a lei non dispiacque affatto. “Immagino che questa serata a casa tua sia il nostro primo appuntamento”, disse Nicole cercando i suoi occhi azzurri. “Sì. Lo è in effetti. Per te va bene?” “Certo. Non stai correndo troppo.” “Bene. Se dovessi farlo, frenami senza timore.” Nicole annuì con un cenno della testa e Maxim le disse subito dopo: “Mentre venivo a prenderti al negozio mi sono chiesto come dobbiamo definirci… Siamo due amici di vecchia data? Amici intimi? Una coppia?... Vorrei sentirlo dire da te, se vuoi chiarire il nostro tipo di conoscenza.” Nicole rifletté sulla sua domanda per una manciata di secondi, quindi rispose: “Penso che le definizioni più giuste per dare un senso a noi due siano “Ci frequentiamo” oppure “Stiamo insieme”. A te quale piace tra le due?” Maxim ci rifletté per un minuto mentre guidava nella penombra azzurra della sera che volgeva in notte. “Non ci siamo ancora baciati, quindi “Stiamo insieme” forse è troppo intimo come termine.” 53


“Giusto. Però “Ci frequentiamo” è troppo amichevole, un po’ impersonale. Non trovi?” Lui si fermò davanti a un semaforo rosso e la guardò negli occhi. Nicole gli fissò il viso e poi le labbra, e prima di cambiare idea si sporse verso di lui e premette la bocca sulla sua. Lo baciò a labbra socchiuse, affondando nelle sue, morbide e calde, e rimase incollata a lui per alcuni secondi, per poi ritrarsi e tornare seduta al suo posto. “Ci siamo baciati. Cioè, io ti ho baciato. È stato un bacio innocente, ma le mie labbra hanno toccato le tue. Il bacio è un’espressione di intimità. Non siamo più semplici amici. Perciò… “Stiamo insieme” è perfetto.” Maxim non si aspettava affatto di essere baciato al volo e senza preavviso da Nicole, e quel contatto breve, dolce e casto, lo lasciò piacevolmente sorpreso. Si toccò la bocca con le dita, sentendo ancora la lieve pressione delle labbra soffici di Nicole, e poi le sorrise. “Okay… A questo punto, “Stiamo insieme” va benissimo.” “Esatto. Se qualcuno dovesse chiederci di che tipo è il nostro rapporto, risponderemo che noi due stiamo insieme. È abbasta chiaro. Vuol dire che ci apparteniamo, in un certo senso…” Il semaforo divenne verde e Maxim premette il piede sull’acceleratore, proseguendo lunga la strada che portava a casa sua. “Grazie per il bacio”, disse, mentre guidava e sorrideva compiaciuto. “È stato inaspettato. Molto tenero.” “Posso fare di meglio. Almeno credo… Però dammi tempo, questo era solo un assaggino.” 54


Lui le rivolse uno sguardo malizioso, poi si concentrò sulla guida mentre Nicole si passava la lingua sulle labbra e avvertiva il sapore di menta delle labbra di Maxim che teneva un chewingum in bocca masticandolo di tanto in tanto. Un’abitudine dura a morire, visto che dieci anni prima, alle Olimpiadi del 2006, ricordava di averlo visto molte volte masticare chewingum durante gli allenamenti e prima delle gare. Nicole non sapeva dire perchÊ, ma quel vezzo di masticare chewingum lo rendeva ancora piÚ sexy.

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Capitolo 5

La casa di Maxim era un gioiellino di architettura moderna. All’esterno si presentava come una costruzione rettangolare tinteggiata di grigio fumo disposta su due piani, con un gioco d’illuminazione esterna applicata lungo il perimetro delle pareti, un’ampia terrazza al primo piano, grandi vetrate per illuminare le stanze, e un tetto ricurvo con pannelli solari al posto delle tegole. Attorno alla casa correva una recinzione in muratura bassa con siepi di alloro che garantivano la privacy, e il giardino ben curato fiancheggiava i due lati dell’abitazione. Il cancello era automatico, e la serranda del garage si avvolgeva su se stessa elettricamente. In quanto all’interno, l’arredamento in legno di frassino chiaro, i pavimenti di parquet color miele, e le pareti intonacate di bianco ben si accordavano con i faretti d’illuminazione in stile hi-tech. Nessun quadro alle pareti, soffitti bassi, e tendaggi grigio chiari in tutte le stanze. Nicole si aggirava nella casa mentre Maxim, in cucina, metteva a bollire l’acqua per gli spaghetti. Le aveva detto “Guardati pure intorno, sbircia nei miei cassetti, fai come se fossi a casa tua”, come se non avesse nulla da nascondere e non gli dispiacesse affatto che lei scoprisse come viveva. La pulizia della casa era impeccabile e l’ordine regnava sovrano ovunque. A Nicole piacque moltissimo il bagno, tutto rivestito di tessere di mosaico azzurre, con i sanitari bianchi, il box doccia per due persone, e la vasca a idromassaggio ovale incassata nel 56


pavimento. Il soggiorno era un tutt’uno con la cucina, entrambi essenziali e moderni, e la sua camera da letto era provvista di materasso matrimoniale e tivù al plasma applicata alla parete di fronte. Nicole si soffermò accanto al comodino e vide una foto incorniciata di un ragazzo sorridente dall’aspetto californiano, alto e biondo, atletico, abbronzato, e molto carino. Immaginò che dovesse essere Sean, e le fece tenerezza constatare che Maxim teneva la sua foto accanto al letto. Non doveva essere stato facile per lui accettare la sua scomparsa dopo tre anni di relazione. Nicole diede un’occhiata al bagnetto della camera, e sbirciò nell’armadietto appeso sopra il lavello. Al suo interno, una mensola era interamente riservata alle vitamine e agli integratori energetici, come per tutti gli sportivi, mentre sulle mensole restanti c’era un po’ di tutto, dagli antidolorifici alla classica aspirina, un flacone di disinfettante, cerotti medicati, spazzolini di ricambio, shampoo, docciaschiuma, schiuma da barba, rasoio professionale, il profumo Acqua di Giò e una scatola di preservativi Durex. Nicole sorrise, pensando che ogni uomo ne aveva una nel proprio armadietto. Quando ritornò in cucina, Maxim stava scolando gli spaghetti nel lavello, lei si sedette a tavola e lo osservò mentre versava la pasta in una pirofila bianca e aggiungeva il sugo di pomodoro condito con basilico fresco e un goccio d’olio. “Allora, ti piace la mia casa?”, le chiese, raggiungendola con la pirofila fumante e profumata. “È molto bella, ordinata e pulita.” “Le faccende domestiche le faccio tutte io. Bucato e stiro 57


compresi. E falcio l’erba del giardino ogni due settimane.” “Che bravo… Sei da sposare.” “Bè, in effetti… Vuoi sposarmi tu?” Nicole rise, sorseggiando la sua cola. “Perché no? Ho sempre sognato il vestito bianco.” “Non è mai troppo tardi per fare il grande passo.” “Maxim, siamo al primo appuntamento, dammi il tempo di conoscerti.” “Non mi conosci già abbastanza?” “Se ti riferisci ai tempi in cui eravamo entrambi atleti, ti conosco bene, ma la tua vita attuale è un po’ un mistero.” “Vuoi sapere cosa faccio nel tempo libero? Mi divido tra la palestra e tre sport diversi, il tennis, il golf, e il nuoto. La casa è un regalo di mio padre, le bollette le paga lui, io posso permettermi di non lavorare. Perciò mi tengo in forma, pulisco la casa, e passo le serate a guardare la tivù, o a leggere un buon libro.” “Non esci mai per un drink con gli amici o una serata in discoteca?” “Raramente. Sono un lupo solitario.” ���Mi piace. Sei la mia fotocopia.” “Mi manca solo un negozio di antiquariato da gestire.” “Vuoi venire a lavorare nel mio? Ad Alice farebbe piacere averti intorno, ti ha definito “un gran pezzo di gnocco uscito da un catalogo di moda”. Se non fosse già fidanzata saresti il suo tipo.” “Alice è molto bella, però io preferisco te.” Le fece l’occhiolino, e Nicole sorrise di nuovo. “Che ne dici, mangiamo?” 58


“Sì, ho fame. E questi spaghetti emanano un profumino…” Mangiarono di gusto, affondando le forchette nella pirofila per arrotolare gli spaghetti, lanciandosi muti sguardi e sorseggiando cola e birra dai loro rispettivi bicchieri. Quando la pirofila fu quasi vuota, presero dei pezzi di pane per fare la scarpetta e godersi il sugo rimasto sul fondo. “Erano degli spaghetti buonissimi”, decretò Nicole, mentre Maxim portava via la pirofila vuota e apriva il forno per tirare fuori la teglia con gli involtini di salata e würstel. “Assaggiane uno e dimmi se ti piace. C’è un po’ di senape, oltre al ketchup. La cipolla non l’ho messa, in genere alle donne non piace.” “Infatti io la detesto.” Diede un morso all’involtino caldo di forno e le piacque molto il sapore di carne affumicata del würstel combinato con quello acidulo della senape. “Uhm, delizioso… Mi piace.” Maxim si mostrò soddisfatto, e addentò il suo primo involtino seguito da altri tre, dimostrando di avere un buon appetito. A Nicole ne bastarono due per sentirsi già sazia. Il suo stomaco si era ristretto a causa dell’anoressia nervosa, ed era rimasto di piccole dimensioni. “Scusami se non ne mangio un altro, ma devo lasciare un po’ di spazio per il gelato.” “Tranquilla, poi te lo incarto, così te lo porti a casa e lo mangi domani. Hai ancora problemi con l’anoressia?” “No, per mia fortuna è stata solo un fenomeno passeggero dovuto allo stress. Il nervoso mi chiudeva lo stomaco e m’impediva di mangiare, ma quando mi sono ripresa mi è 59


tornato l’appetito. Però sono stata male per un anno intero e il mio stomaco si è ristretto.” “Capita a molti atleti, non sei l’unica. L’importante è che adesso tu stia bene.” “La mia salute è okay, e tu mi sembri altrettanto in forma.” “Adoro mangiare, sono goloso. Quand’ero a New York ho assaggiato di tutto, dalla cucina messicana a quella thailandese, tanti piatti giapponesi e cinesi. E la cucina statunitense offre delle bistecche di manzo tenere come il burro, alte dieci centimetri.” “Senti la mancanza di New York?” “Onestamente sì, è una città piena di vita e di culture diverse, vivace e multietnica, l’ombelico del mondo.” “Perché non sei rimasto a vivere là?” Maxim si strinse nelle spalle. “Non lo so… Senza Sean mi sembrava un luogo meno divertente. Ho preferito tornare in Italia.” Nicole annuì con il capo e gli disse: “Ho visto la foto di Sean che tieni sul comodino della tua camera. Era un ragazzo bellissimo… Ti manca molto?” “È sempre presente”, ammise Maxim. “Non riesco a non pensare a lui, specialmente quando sono qui da solo. Mi manca la sua risata allegra, la sua compagnia… Mi rendeva felice con poco, era davvero un tipo straordinario.” “Non devi sforzarti di dimenticarlo. È bello che lui viva ancora nei tuoi ricordi. Tienilo sempre con te, non lasciarlo andare via.” Maxim la guardò negli occhi. “Non sei gelosa di lui?... Non ti da fastidio che sia sempre 60


presente nella mia mente?” “No, per niente. Le persone che abbiamo amato hanno il diritto di essere ricordate. E poi io non sono gelosa.” “E se fosse stata una donna, anziché un uomo?” “Non mi darebbe fastidio neppure in quel caso. Ho molto rispetto per i sentimenti altrui, non vanno mai calpestati.” Maxim le accarezzò con le dita il dorso della mano che teneva poggiata sul tavolo. “Hai un cuore grande, lo sai?” “È il mio pregio migliore.” Per un attimo rimasero lì a guardarsi, attratti dal magnetismo che scorreva tra di loro, poi Maxim si riscosse. “Preparo il gelato.” Nicole lo seguì con gli occhi, osservando i suoi gesti morbidi, aggraziati, mentre prendeva due coppe di vetro e le riempiva con una pallina di gelato al cioccolato e una alla menta, versandoci sopra un po’ di sciroppo d’acero. “Quante calorie questa sera! Meno male che non siamo più degli atleti, altrimenti sul ghiaccio saremmo pesanti come due elefanti”, commentò Nicole mentre gustava un cucchiaino colmo di gelato e sciroppo dolce. “E se ti dicessi che dopo cena ho una sorpresa per te che riguarda proprio il pattinaggio?”, le disse Maxim, con l’aria sorniona di un gatto. “Hai ragione, nel biglietto hai scritto che avevi in serbo una sorpresa… Ma cosa c’entra il pattinaggio?” Maxim non rispose subito, lasciandola in attesa per un minuto buono. 61


“Hai perlustrato bene la mia casa?” “Sì, l’ho fatto. Escluso il piano interrato.” “La sorpresa è proprio laggiù.” Nicole mischiò il gelato alla menta con quello al cioccolato sul fondo della coppa di vetro, riflettendo in silenzio. “Okay, non ci arriverò mai da sola. Cosa c’è al piano interrato?” “Se te lo dico rovino la sorpresa.” “Non tenermi sulla corda, non mi piace. Dai, confessa cosa nascondi sotto questo pavimento.” Maxim spinse da una parte la sua coppa di gelato vuota. “Ho una pista da ghiaccio tutta mia.” Nicole lo guardò sbigottita. “Sul serio?! Una vera pista da ghiaccio? Oppure una di quelle fatte di pannelli sintetici xtraice montabili?” “No, una pista vera! Ho un impianto di raffreddamento a serpentine che mantiene costantemente gelata l’acqua.” “Mi prendi in giro…” “Finisci il gelato e te la faccio vedere.” “Oh, capperi… Hai una pista da ghiaccio tutta tua! Ma quanto ti costa?!” “Parecchio. Ma mio padre è un finanziere russo, può permettersi di pagarne le spese di mantenimento senza problemi. L’ha fatta costruire apposta per me quando ho iniziato a gareggiare a livello mondiale, perché mi allenassi quando ne avevo voglia senza dover affittare la pista del Palavela per un paio d’ore al giorno.” “Quindi pattini ancora, non hai smesso del tutto!” “Mi alleno ogni giorno per almeno mezz’oretta.” 62


“Avevi detto che avevi smesso… Mi hai mentito.” “Sei tu che hai appeso i pattini al chiodo. Io no.” Nicole era senza parole. Era un lusso di pochi atleti poter avere una pista da ghiaccio propria in cui allenarsi in totale tranquillità, per giunta sotto casa! Maxim era fortunato, e in quel momento lo invidiava. “Sono stupefatta. Avrei continuato a pattinare anch’io se avessi avuto un pista da ghiaccio privata in cui allenarmi quando ho ripreso a stare bene.” “Puoi ricominciare questa sera. Ho un paio di pattini della tua misura. Hai il piede piccolo, ho preso un trentasei.” “Non li avrai comprati apposta per me?!” “Invece sì. Voglio vederti tornare in pista. E non accetto un “no” come risposta.” “Maxim, sono dieci anni che non metto piede sul ghiaccio.” “E allora? Sei fuori allenamento, ma pattinare è come andare in bicicletta, non si dimentica mai come si fa.” Nicole sapeva che era vero, ma si era ripromessa di abbandonare per sempre il pattinaggio, ricominciare era pericoloso, poteva farle tornare la voglia di esibirsi in pubblico, e questo la spaventava. “Allora, mettiamo i piatti nella lavastoviglie e andiamo a fare un giretto sul ghiaccio? Tu ed io da soli?” La proposta era troppo allettante per poterla rifiutare. “Accetto solo se mi prometti di non ridere di me in caso dovessi finire con il sedere per terra.” “Lo giuro. Nessuna presa in giro.” “Okay. Va bene. Non posso dirti di no, è più forte di me, non vedo l’ora di risentire il ghiaccio scorrere sotto la lama 63


dei pattini.” “Sapevo che avresti detto di sì. Aiutami a sparecchiare, così ti porto di sotto.” In pochi minuti la tavola fu sgomberata, il cibo avanzato incartato e messo da parte, e piatti, bicchieri e tutto il resto finirono nella lavastoviglie ad incasso della cucina. Maxim azionò il tasto del lavaggio e si voltò verso Nicole porgendole la mano. “Vieni con me?” Nicole strinse le dita attorno alle sue e lo seguì lungo il corridoio della casa fino ad una porta chiusa che scendeva nel seminterrato. Maxim le fece strada scendendo i gradini in cemento della scala, e quando giunsero al piano interrato Nicole sentì il ronzio di un grosso generatore elettrico che manteneva ghiacciata la pista attraverso il sistema di raffreddamento a serpentine. “Capperi, che emozione!”, disse, mentre Maxim apriva la porta che dava accesso alla pista da ghiaccio. Trasse un bel respiro, e lo seguì con il cuore che batteva forte nel petto e la sensazione di stare per tornare indietro nel tempo.

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Capitolo 6

Appoggiato al parapetto che delimitava la pista da ghiaccio lunga nove metri per quattro, Maxim osservava Nicole che scivolava sul ghiaccio con una sicurezza e una fluidità incredibili per un’atleta rimasta in assoluto riposo per ben vent’anni intermezzati da un’unica esibizione fuori gara avvenuta dieci anni prima. Alla vista della pista da ghiaccio aveva lanciato un gridolino eccitato, e mentre si allacciava i pattini ai piedi le aveva visto gli occhi brillare di pura emozione. Poi, non appena era entrata in pista aggrappata al suo braccio, lo aveva pregato di fare un paio di giri assieme, non sentendosi sicura di partire da sola fin da subito. Quando Maxim le aveva lasciato andare la mano, lei aveva ripreso confidenza con il ghiaccio nell’arco di pochi secondi, e si era impossessata della pista provando e riprovando salti, figure e trottole, tutti eseguiti alla perfezione. I primi salti erano stati un po’ sporchi, ma dopo vari tentativi sembrava aver ritrovato le sue capacità atletiche, mettendo in fila una serie di axel praticamente perfetti sia in entrata che in appoggio, dei toe-loop semplici e poi doppi, un paio di salchow da tre e da quattro rotazioni, tripli flip e tripli lutz a filo di lama con atterraggi puliti a braccia aperte. Era in gran forma nonostante il lunghissimo periodo di lontananza dal ghiaccio, e sembrava divertirsi un mondo a rigare la superficie gelata della pista con la lama eseguendo figure d’angelo, trottole alte alternate a quelle basse, e sequenze 65


di passi in diagonale con cambio di filo e di piede. “Avevi detto che eri fuori allenamento, ma non mi sembra proprio”, le disse Maxim, distogliendola dall’esecuzione di un triplo salchow. Nicole scivolò verso di lui sorridente e felice. “Wow, avevi ragione, è come andare in bicicletta, non mi sono scordata nemmeno un salto. Ho un po’ di fiatone, ma la colpa è tua, mi hai rimpinzata di cibo.” “Sei leggerissima sul ghiaccio, e i tuoi salti sono puliti.” “Davvero? Io mi sento un po’ pesante e lenta.” “Non direi proprio, ammesso che tu non pretenda di volare anziché pattinare.” “Non pensavo di essere ancora così elastica, e non sono nemmeno vestita comoda, con i jeans le trottole sono faticose da fare.” “Ti assicuro che ti vengono tutte benissimo, anche se non mi hai mostrato la biellmann… Avanti, fanne una, solo per accontentarmi.” “Ma ho i jeans, fanno troppa resistenza.” “Provala da ferma, vediamo se ce la fai.” “Okay, ci provo”, disse, appoggiandosi al parapetto con la mano sinistra e afferrando un pattino con la destra. Sollevò la gamba piegata fino all’altezza della testa, quindi lasciò il parapetto e afferrò il pattino anche con l’altra mano, restando ferma in quella posizione per alcuni secondi. “Eccola la biellmann. Ce l’hai fatta, visto?” Nicole lasciò andare la gamba e scivolò indietro sul ghiaccio di qualche centimetro. 66


“Provo a farla in movimento.” Prese la rincorsa e fece un ampio giro di pista, quindi pattinò fino al centro e si afferrò il pattino come poco prima con una mano mentre ruotava in cerchio, sollevò la gamba fino alla testa e sempre ruotando prese il pattino anche con l’altra mano, eseguendo una trottola biellmann di quattro rotazioni con la schiena arcuata all’indietro. Maxim le fece un piccolo applauso, e Nicole tornò da lui frenando con le lame affilate a bordo pista. “Senza jeans sarebbe venuta meglio.” “Era perfetta già così, sei bravissima.” “Anche tu lo sei, e si vede che ti tieni allenato. Cos’aspetti a riprendere a gareggiare?” “Ci sto facendo un pensierino.” “Ah, meno male! Sei al top, la stagione invernale sta per cominciare e potresti riuscire ad iscriverti ad almeno una delle gare previste per Novembre o Dicembre.” “Non ho un programma pronto.” “Preparalo. Ti aiuto io se vuoi, ti faccio da coreografa.” “Mi mancano un coach e un paio di sponsor.” “Chi era il tuo coach alle Olimpiadi? Alexey Vasileyev?” “Sì, proprio lui. Non so se sia libero, ha sempre due o tre atleti sotto la sua ala protettrice.” “Hai conservato il suo numero? Prova a contattarlo, è un uomo che non dice mai di no. Per un anno ha allenato anche me, quand’ero ancora una junior, mi chiamava con affetto “piccolo axel”, perché avevo solo dodici anni ma i miei axel erano già perfetti, e lui si stupiva che non avessi paura di eseguirli, visto che sono salti in avanti che danno 67


quella brutta sensazione di gettarsi nel vuoto.” “Lavorare con lui sarebbe un onore, però ci devo pensare sopra per bene prima di prendere questa decisione. Se torno a gareggiare, torno per vincere l’oro.” “Sei ambizioso…” “Ho perso la medaglia d’oro delle Olimpiadi del 2006 per colpa del ginocchio, ne voglio vincere un’altra, magari quella dei Campionati Europei di Gennaio.” “Punti in alto, Maxim Ivanov.” “Voglio solo vincere quello che valgo.” “Una medaglia d’oro. La meriteresti, sei un talento sprecato se non torni a gareggiare.” “E tu? Non vuoi tornare in pista da senior?” “Cosa? Ricominciare con gli allenamenti? No, per carità, ho il mio lavoro al negozio, la mia vita tranquilla, ho raggiunto il mio equilibrio fisico e mentale, non voglio mandare tutto all’aria.” Maxim si accarezzò il mento con aria pensosa e poi disse: “Potremmo tornare a gareggiare insieme.” Nicole lo guardò di traverso. “Vorresti lasciare la specialità del pattinaggio singolo per passare a quello di coppia? Con me? Tu sei matto.” “Perché no? Siamo entrambi bravi, affiatati, potremmo fare danza, oppure tentare con la figura di coppia. Non è una cattiva idea.” “La danza è noiosa, e la figura di coppia ha troppi elementi complicati, dai sollevamenti ai salti lanciati, è un azzardo.” “A me piacciono le sfide. E poi tu saresti perfetta come mia partner. Preparata, leggera e talentuosa quanto me.” 68


“Maxim? Scordatelo, è un “no” gigantesco.” Per tutta risposta, lui si staccò dal parapetto e le afferrò il polso trascinandola in pista. “Dai, proviamo qualche sollevamento.” “No, Maxim, non li so fare i sollevamenti.” “Bugiarda. Li facevi sempre con Travis White, ti ho vista allenarti con lui.” “Era solo per gioco… Giusto per provare.” Maxim non le diede ascolto, le cinse la vita e insieme scivolarono sul ghiaccio in una coreografia di danza di coppia. Non c’era la musica, ma per danzare sul ghiaccio anche il silenzio andava bene. Nicole si lasciò guidare da lui, e dopo alcuni giri di pista Maxim provò a sollevarla da terra in una figura ad angelo che gli riuscì piuttosto bene. Provarono ancora, eseguendo delle trottole combinate a due, un salto semplice lanciato, un angelo di coppia, e una spirale in avanti. Nicole aveva una base di preparazione minima per il pattinaggio di coppia, però Maxim aveva molta resistenza nelle braccia e il vantaggio che lei fosse più piccola di statura e leggera da sollevare. Stavano solo provando, eppure quando Maxim la sollevò in una spaccata in aria non ebbe alcun problema a reggerla sopra la sua testa con un solo braccio mentre lei assumeva la posa di una ballerina classica, quindi la rimise a terra senza farla cadere e dopo un altro giro di pista provò un sollevamento rovesciato, strappandole un gridolino mentre la sollevava in alto a testa in giù e schiena ad arco reggendola soltanto per una coscia. Ritornati a bordo pista, Maxim le disse ciò che pensava. 69


“Sei una piuma, posso reggerti benissimo, e tu sai quali pose assumere quando sei in alto. Se ti fidi di me e non hai paura che possa farti cadere, il gioco è fatto.” “Stai parlando di tornare a gareggiare in coppia, ma io non voglio. È bellissimo, lo ammetto, ma…” “Ma, cosa? È troppo stressante? Pensi di non farcela?” “Dovremmo preparare due programmi, uno per lo short e l’altro per il libero, provarli entrambi fino allo sfinimento, cercare una sarta per i costumi, trovare due musiche adatte... È troppo per me.” “Ma non abbiamo alcuna fretta, nessuna pressione… La coreografia possiamo idearla da soli, non abbiamo bisogno di un coach finché non decidiamo di partecipare ad una competizione.” “Sono due coreografie, due programmi, due costumi, e…” “E due medaglie d’oro. Una per me e una per te.” Nicole si appoggiò al parapetto e scosse il capo. “Non riuscirai a convincermi, Maxim. Puoi usare tutto il tuo fascino e regalarmi un mazzo di fiori al giorno o prepararmi cenette squisite tutte le sere, ma la mia risposta sarà sempre negativa.” Maxim si appoggiò a lei spingendola contro il parapetto del bordo pista e Nicole sentì il suo corpo aderire al proprio. Erano entrambi accaldati e sudati, e quella vicinanza era fin troppo intima. “Scommettiamo che riesco a convincerti?”, le chiese, a due centimetri dalla sua bocca. “Non provare a baciarmi, non ti ho dato il mio permesso”, lo minacciò lei, sollevando un ginocchio proprio in mezzo 70


alle sue gambe. “Guarda che ti assesto un colpo dove fa tanto male.” “Non oseresti mai, non sei così perfida.” Nicole sentì il suo profumo di maschio accaldato che la avvolgeva in un intimo abbraccio, e il suo respiro solleticarle le labbra. Abbassò il ginocchio rimettendo il piede a terra e rimase ferma a guardare Maxim che la teneva inchiodata al bordo pista senza l’intenzione di lasciarla andare. “Allora… È sempre negativa la tua risposta?”, le sussurrò, avvicinandosi ancora di più. “Sei sleale. Non puoi usare l’influenza che hai su di me per ottenere ciò che vuoi. È scorretto.” “E tu sei testarda, oltre che fifona.” “Il tuo ginocchio potrebbe fare cilecca, e a me potrebbe venire una crisi d’ansia. Sai che bella figura, medaglia di cartapesta per tutti e due.” “Il mio ginocchio è guarito perfettamente e tu non sei più una studentessa oberata di impegni. Cresci, Nicole. Sei una donna ormai, sai benissimo quello che vuoi dalla vita, non aver paura di prenderti tutto.” Nicole mosse i fianchi per tentare di spostarsi, ma ottenne solo il risultato di sfregare il proprio bacino contro quello di Maxim. Quel contatto la fece fremere, e la sua vicinanza, il suo buon profumo, e i suoi occhi azzurri come il mare caraibico la mandarono in tilt. Senza nemmeno rendersene conto, gli prese il viso tra le mani e lo baciò, sorprendendolo per la seconda volta nella stessa sera. Questa volta le sue labbra indugiarono più a lungo su 71


quelle di Maxim, e lui dischiuse la bocca, senza però azzardarsi ad approfondire il bacio. Lasciò che fosse Nicole a gestire la situazione a modo suo, e la sentì impacciata come un’adolescente inesperta. Le sue labbra erano timide, lo baciavano con delicatezza, in un susseguirsi di piccoli baci casti, dove non c’era né ardore né passione, solo tanta dolcezza e il desiderio di un contatto che fosse il più innocente possibile. Maxim capì che era così che voleva essere baciata, e assecondò i suoi baci stringendo piano le sue labbra tra le proprie e lasciando che lei facesse la stessa cosa, in uno scambio reciproco di carezze bocca a bocca. Fosse stato per lui, l’avrebbe baciata con la lingua per gustare il suo sapore, ma immaginava che a lei non sarebbe piaciuto, perciò si lasciò andare a quello scambio di sfioramenti di labbra finché lei, dopo almeno cinque minuti, non si scostò per guardarlo negli occhi. “Baci come una ragazzina, lo sai?” “A me piace così.” “Stranamente piace anche a me.” “Bugiardo… Vorresti baciarmi con la lingua.” “Bè… Sì, anche in quel modo… Però a te darebbe fastidio.” Nicole gli accarezzò la bocca con il pollice e poi lo baciò ancora, premendo forte le labbra sulle sue in un bacio a stampo con tanto di schiocco. “Devi avere pazienza con me. Non mi concedo facilmente.” “L’ho capito. E mi sta bene.” Le diede un bacio a stampo a sua volta e lei sorrise divertita. Subito dopo lo abbracciò affondando la testa nell’incavo della sua spalla, e lui le accarezzò i capelli corti alla base 72


della nuca e il collo lungo e sottile come quello di un cigno. Respirò il profumo di fresia della sua pelle e la tenne stretta a sé godendo di quel contatto affettuoso. Nicole era una moderna Jane Eyre, molto più carina e decisamente più socievole, ma l’anima e il cuore erano identici, poetici e romantici. Quando lei si staccò da lui, Maxim fece un passo indietro sul ghiaccio, lasciandola libera di muoversi, e lei gli girò attorno sui pattini per poi afferrargli un polso e invitarlo a seguirlo al centro della pista. “Vuoi provare qualche altro sollevamento?”, gli domandò, mentre danzavano insieme sul ghiaccio. “Dobbiamo fare molta pratica se vuoi che torni a gareggiare insieme a te.” Maxim la prese per i fianchi e se la mise in spalla, dove lei riusciva a sedersi perfettamente tra il suo collo e il braccio teso in fuori. “Mi stai dicendo che accetti la mia proposta?” Nicole scivolò tra le sue braccia con grazia e toccò di nuovo il suolo ghiacciato. “Potrebbe rivelarsi una bella esperienza, vale la pena di tentare… È un “Sì”, Maxim.” “Veramente? Poco fa era un gigantesco “No”. Hai cambiato idea piuttosto in fretta.” “Mi piaci troppo, non riesco a dirti di no.” “Guarda che io dicevo sul serio. Vuoi davvero essere la mia partner e gareggiare con me?” “Ti ho appena detto di sì, sciocchino. Vuoi che te lo scriva con carta e penna?” Maxim le fece fare una piroetta e poi la strinse a sé. “Grazie Nicole. Per me significa molto.” 73


“Mi ringrazierai quando avremo entrambi una medaglia d’oro appesa al collo, okay?” “È già nostra. Ci sta solo aspettando.” Nicole gli sorrise, e un istante dopo lui la prese in braccio e le fece girare la testa in una veloce trottola a due che lasciò dei graffi circolari sulla superficie ghiacciata della pista.

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Capitolo 7

Era tornato a splendere il sole sulla città di Torino, ma la temperatura era cambiata, l’estate spazzata via del tutto dal maltempo, l’Autunno alle porte con i suoi colori di ruggine e giallo pronti a dipingere le chiome degli alberi. Nicole varcò la soglia del suo negozio alle 9:00 in punto con gli occhi assonnati e l’espressione stanca dipinta in viso e ogni singolo muscolo del proprio corpo indolenzito e dolorante. Alice stava passando il mocio sul pavimento e quando la vide sedersi alla cassa con una smorfia di fastidio, si appoggiò al palo del mocio e la guardò incuriosita. “Mio Dio, che faccia sciupata… Stai bene Nicole?” “Uhm, non proprio.” “Cos’hai combinato? Sembri a pezzi.” “Sono andata a dormire alle 4:00 del mattino, dopo un’intera nottata passata sul ghiaccio a pattinare.” “Cosa?! Ho sentito bene?” “Sì, non sei ancora diventata sorda. Indovina un po’? Maxim ha una casa meravigliosa, cucina meglio di uno chef stellato e possiede una pista da ghiaccio privata nascosta nel suo seminterrato. Era quella la sorpresa della serata, mostrarmi la sua pista e farmi pattinare fino all’alba! È stato bellissimo rimettere i pattini ai piedi e scoprire che non ho perso la mia bravura sul ghiaccio, ma non ho fatto i conti con i postumi del dopo allenamento. Sono dolorante dalla testa ai piedi, ogni singolo muscolo 75


del mio corpo è indolenzito e rigido, e le mie palpebre minacciano di chiudersi da un momento all’altro per il sonno. Credo che avrò questo aspetto per l’intera giornata. Ho preso un antidolorifico e un integratore di magnesio, ma non stanno facendo effetto.” “Non ci posso credere, hai rimesso i pattini ai piedi!” “Non ho saputo resistere alla tentazione, la pista di Maxim è piccola ma stupenda, e pattinare insieme a lui è stato davvero emozionante.” “Com’ è riuscito a convincerti a pattinare di nuovo? Ha usato il suo fascino irresistibile?” “Direi proprio di sì. Prima mi ha cucinato una cenetta spartana ma deliziosa, e poi mi ha trascinata sulla pista. Che bello tornare a pattinare! Non mi sentivo così felice e orgogliosa di me stessa da un sacco di tempo! Peccato che tu non c’eri, ti sei persa certi numeri… Maxim mi ha fatto fare dei sollevamenti in aria da brivido, e non sono caduta nemmeno una volta, le sue mani hanno una presa di ferro. È bravissimo sul ghiaccio, e vuole tornare a gareggiare.” “Non si è ritirato dalle competizioni per un infortunio al ginocchio?” “Oh, il suo ginocchio sta meglio di prima! E comunque il suo ritiro non è stato ufficiale, quindi può tornare in gara quando vuole.” “Bene. Dunque ti sei divertita?” “È stata una serata magica. E non ti ho detto ancora tutto!” “Fallo immediatamente, dimmi cos’altro avete combinato insieme… Hai dormito da lui? Nel suo letto?” “Alice, frena le tue fantasie… Ho dormito a casa sua perché 76


era troppo tardi per farmi accompagnare al mio appartamento, e non ho dormito nel suo letto, ma nella camera degli ospiti. Non abbiamo fatto nulla di ciò che la tua mente immagina. Ci siamo solo baciati. Anzi, io l’ho baciato.” Alice spalancò la bocca per la sorpresa: “Tu hai baciato lui?! Questa sì che è bella, Jane Eyre si è risvegliata dal suo torpore!” “Non l’ho baciato alla francese, ci siamo scambiati dei baci molto dolci e per nulla focosi.” “E lui non ci ha provato con te? Nemmeno un po’?” “No, non l’ha fatto. Ha molto rispetto per me, mi tratta come una principessa.” “Quindi niente sesso… Solo tanto pattinaggio e una serie di baci da adolescenti… Zero passione.” “Ci sono molti tipi di passione, e la nostra è prettamente sportiva. Quando siamo sul ghiaccio insieme facciamo faville… Indovina cosa mi ha proposto?” Alice rimase a guardarla in silenzio, cercando una risposta alla sua domanda, ma non aveva idea di cosa le avesse potuto proporre. E Nicole non la fece stare sulle spine. “Alice, non sforzarti troppo, faccio fatica pure io a credere che Maxim mi abbia chiesto di tornare a gareggiare in coppia con lui. E io gli ho detto di sì, ti rendi conto? Ho accettato di essere la sua partner!” Alice posò il mocio a uno scaffale e si avvicinò alla cassa. “Hai intenzione di ricominciare a gareggiare a livello agonistico? Dopo così tanto tempo? Avevi chiuso per sempre con le gare!” 77


“Lo so. Ma ho cambiato idea. Ho ancora tanto da dare sul ghiaccio, ho smesso di pattinare troppo presto. E ho voglia di tornare a compere insieme a Maxim. Sarà un’esperienza esaltante cambiare specialità.” “Hey, un momento, frena… Chi si occuperà di questo negozio se tu lo abbandoni dall’oggi al domani?” Nicole sorrise all’amica e le fece un buffetto sulla guancia. “Ci penserai tu, ovviamente. Sei la mia socia. Ho intenzione di promuoverti al ruolo di proprietaria, affidandoti la gestione del negozio. Guadagnerai il cento per cento dei profitti. Ti piace l’idea?” “Nicole, questo negozio appartiene alla tua famiglia da tre generazioni, non puoi lasciarlo a me.” “Certo che posso. Sei la mia migliore amica, la sorella che non ho mai avuto, a chi altri potrei affidarlo se non a te?” “Ma… Sei sicura?... Voglio dire, nell’arco di una serata hai ribaltato completamente la tua vita e sei tornata indietro di vent’anni. Non è da te, tu non sei così impulsiva, non prendi mai decisioni affrettate.” “Hai ragione, sto cambiando. Merito di Maxim, lui mi sta facendo uscire dal guscio in cui mi sono rinchiusa tanto tempo fa. Non sei felice per me?” “Certo… Però non mi aspettavo tutto questo, non da te.” Nicole tamburellò con le dita sulla superficie del bancone e sospirò. “Anch’io sono stupida di me stessa. Sto per tornare in pista, ci pensi?... Dio, che emozione!” Alice non poté fare a meno di abbracciarla e Nicole ricambiò la stretta affettuosa dell’amica. 78


“Sei contenta di diventare la proprietaria di questo negozio e di incassare tutti i guadagni?” “Certo che lo sono, io amo essere un’antiquaria.” “Allora sei d’accordo, non c’è nessun problema.” “Figurati, sarà un piacere diventare la proprietaria di questo adorabile negozietto. Grazie, Nicole.” Alice si sciolse dall’abbraccio dell’amica e la guardò con gli occhi nocciola un po’ tristi. “L’unica cosa che mi dispiace è che non ti vedrò quasi mai perché sarai occupata ad allenarti giorno e notte.” “Sciocchina, verrò a trovarti ogni volta che posso, non ho intenzione di scomparire dalla tua vita.” “Mi mancherai da morire lo stesso… Dovrò comprarmi un gatto che mi faccia compagnia qui in negozio.” “Addirittura? Dai, vedrai che ti piacerà gestire da sola questo posto, non noterai nemmeno la mia assenza.” “Bè, può darsi. Effettivamente tu non parli quasi mai quando siamo qui insieme, sei talmente silenziosa che a volte ho l’impressione che tu non ci sia proprio.” Nicole rise, ma le contrazioni muscolari all’addome la fecero smettere subito. “Accidenti, che mal di pancia terribile… Non posso neppure ridere, sono piena di acido lattico.” “Dovevi immaginare che un’improvvisa attività fisica ti avrebbe ridotta in questo stato… Posso fare qualcosa per farti stare meglio?” “Non preoccuparti, domani starò meglio.” “Almeno hai fatto colazione?” “Maxim mi ha offerto thè caldo e biscotti al burro prima di 79


riportarmi qui, sono a posto.” “Magari un caffè forte ti darebbe un po’ di carica. Vado a prendertelo al bar qui all’angolo, okay?” “Non stavi passando il mocio?” “Finisco dopo, quanto torno. Tu non ti muovere da lì, ci metto cinque minuti.” “Va bene, grazie Alice.” L’amica prese il giubbino di jeans appeso nello sgabuzzino e uscì dal negozio per correre al bar. Nicole attese il suo ritorno dando un’occhiata al monitor del pc di Alice dove un’asta online stava per cominciare, e il suo cellulare vibrò nella tasta dello spolverino beige. Controllò subito i messaggi, e vide che ne aveva ricevuto uno da Maxim. Lo aprì e lo lesse. “Spero che tu stia un po’ meglio. Dovresti farti una bella dormita per recuperare il sonno perso e riposare i muscoli. Sto passando l’aspirapolvere in questo momento ma non riesco a non pensare a te e alla decisione che abbiamo preso insieme. Sono entusiasta, è un nuovo capitolo della mia vita che inizia insieme a te. Non stancarti troppo oggi. Un bacio, Maxim.” Nicole sorrise di contentezza e gli rispose subito componendo il messaggio di risposta sulla tastiera digitale del suo SmartPhone. “Alice si sta prendendo cura di me, sono in buone mani. Le ho parlato, è tutto a posto con il negozio. Sono entusiasta anch’io per la nostra decisione di ritornare sul ghiaccio, è il merito è solo tuo che mi hai convinto a non buttare via il mio talento. Dopo il lavoro andrò a casa a dormire, mi reggo in piedi a stento. Domani sera ti va se cucino io per te?... Baci baci, Nicole.” 80


Inviò il messaggio, e la risposta di Maxim arrivò pochi secondi dopo. “Accetto l’invito a cena con grande piacere. Passo a prenderti alle 7:30 e il dolce lo porto io. A domani sera, Nicole.” Lei rimise il cellulare nella tasca dello spolverino e cominciò a pensare a cosa poteva preparargli per cena. Nello stesso momento, Alice ritornò dal bar con un bicchiere di cartone colmo di caffè caldo alla panna e Nicole lo sorseggiò lentamente scacciando via un po’ di sonnolenza, mentre Alice finiva di lavare il pavimento del negozio e poi la raggiungeva sedendosi accanto a lei. “C’è un’asta in corso, è appena iniziata”, la informò Nicole. “Guarda questo lampadario di cristallo, non è bellissimo?” “Decisamente sì. Facciamo un’offerta?” “Decidi tu. Il negozio adesso è tuo.” “Giusto. Allora piazzo subito il mio prezzo, lo voglio.” Nicole si lasciò prendere dalla routine quotidiana che conduceva da anni insieme ad Alice, e la giornata gocciolò via rapidamente scandita dai cupi rintocchi della pendola in legno e ottone posta nell’angolo del negozio.

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Capitolo 8

Sebbene Nicole non fosse un’amante dell’arte culinaria, fece del suo meglio per preparare una cena leggera ma gustosa, e decorò con cura anche il tavolo mettendo al centro un vaso di gerbere rosse e gialle. Maxim aveva portato una millefoglie alla crema pasticcera spolverata di zucchero a velo e una scatola di cioccolatini con ripieno alla fragola come regalo per lei. Nicole aveva indossato un golfino bianco con la scollatura a “v” che lasciava intravedere l’incavo tra i suoi seni e un paio di jeans aderenti blu scuri. Maxim l’aveva osservata per tutto il tempo dal divano del salottino mentre si muoveva tra i fornelli cucinando un risotto ai funghi porcini dal profumo invitante, e i suoi occhi avevano indugiato più volte all’interno della scollatura del golfino quando Nicole si chinava per aprire il forno e controllare i pomodori al cartoccio con ripieno di carne che aveva scelto come secondo piatto. La cena si svolse in un clima rilassato, con Maxim che dava fondo al piatto del risotto e faceva sparire i pomodori al cartoccio in pochi minuti. Nicole era molto più lenta a mangiare, e dovette velocizzarsi per non restare indietro. Il dolce era soffice, goloso, e lo mangiarono assieme ad una coppetta di frutti di bosco cosparsi di cristalli di zucchero. Al termine della cena, mise sul fuoco la caffettiera e sciacquò i piatti nel lavello prima di infilarli nella lavastoviglie, quindi versò il caffè in due tazzine e aprì la scatola dei cioccolatini che le aveva regalato Maxim, 82


offrendone un paio anche a lui. Durante la cena avevano parlato pochissimo, ma dopo si lanciarono in una fervida discussione sui progetti che riguardavano il loro futuro. “Penso che dovremmo allenarci almeno quattro ore al giorno, meglio al mattino, con la mente riposata e il corpo più attivo. Se necessario, potremmo aggiungere due ore al pomeriggio. I nostri punti di forza sono i salti e le trottole singole, perciò non dobbiamo allenarci troppo su quelli. I sollevamenti vanno provati e riprovati finché non saranno fluidi e puliti, e la stessa cosa vale per le spirali e per le trottole a due. Dovremo esercitarci anche sulle figure combinate, sulle sequenze di passi sincronizzati, sui salti lanciati, e su tutti gli elementi di danza e di coreografia che fanno da contorno. Siamo carenti in questo, e le coppie di atleti che al momento vanno forte sul ghiaccio guadagnano punteggi alti proprio con tutti questi elementi.” “Con la musica cosa facciamo? Creiamo due coreografie su delle basi musicali provvisorie, oppure decidiamo subito quali pezzi vogliamo usare?” “Bè, per lo short ci serve una canzone di almeno tre minuti e mezzo, e io direi di scegliere un pezzo non troppo lento, abbastanza ritmato, mentre per il programma libero direi di optare per una musica più melodica che duri almeno cinque minuti.” “Io le sceglierei subito, non alla fine, così possiamo creare le coreografie adattandole al ritmo delle melodie.” “Va bene, allora sceglieremo i pezzi e poi ci costruiremo sopra le coreografie.” Nicole rifletté in silenzio per un breve istante. 83


“Dovremmo inspirarci alle coppie che di recente sono salite sul podio delle competizioni, giusto per vedere su quali elementi puntano per guadagnare punteggi.” “Concordo, però cerchiamo di essere originali, di colpire la giuria con elementi nuovi.” “E per i costumi?” “La mia sarta è andata in pensione. La tua?” “Credo lavori ancora insieme alla figlia, perciò i costumi non sono un problema se scegliamo i pezzi musicali subito e decidiamo cosa indossare.” “Va bene, quindi la musica viene prima di tutto. Hai già qualche idea?” “A dire il vero no, ma ho una pila di cd in salotto, se vuoi ci diamo un’occhiata e ascoltiamo qualche pezzo.” “Sì, buona idea. Ah, prima che me ne scordi… Il twist lanciato l’hai mai fatto prima?” “No, ho provato solo degli axel semplici lanciati, ma il twist mai. Onestamente mi fa un po’ paura.” “Lo so, sembra terribile, però se io ti lancio bene tu atterri sul ghiaccio altrettanto bene, quindi sono io che devo esercitarmi a lanciarti con la giusta forza. Tu devi solo pensare alle rotazioni in aria e all’atterraggio. Più ti fidi di me, meno rischi corri di scivolare e farti male.” “Hai una presa d’acciaio, mi fido di te. Sono leggera, quindi non dovrai usare troppa forza nel lancio.” “Proveremo il twist lanciato come primo elemento da imparare alla perfezione, e lo faremo da fermi, con un bel po’ di tappeti elastici di sicurezza sparsi sul ghiaccio, così se cadi atterri sul morbido.” 84


“Okay, cominceremo gli allenamenti con il twist. E poi passeremo al resto… Andiamo a sentire i miei cd?” “Sì, scegliamo dei pezzi che ci piacciono.” Trascorsero più di un’ora seduti sul divano ad ascoltare una cinquantina di cd differenti che spaziavano dalla musica pop a quella classica, valutando la struttura delle canzoni e la loro durata. Nicole si era fatta un’idea di ciò che le sarebbe piaciuto e lo espose a Maxim. “Cosa ne dici di usare “I won’t let you go” di James Morrison per il short program? La lunghezza è di tre minuti e mezzo, e il ritmo è medio-veloce. Ti piace?” “Non è male come pezzo, possiamo provare ad usarlo e poi cambiarlo se vediamo che non va bene per la coreografia.” “E per il programma lungo cosa preferisci tra “Angel” e “I don’t wanna miss a thing” degli Aerosmith? Sono entrambe lente e d’impatto emotivo.” “Preferisco la seconda, è più romantica, ha più pathos.” “Dura cinque minuti esatti, e piace anche a me più dell’altra. Scegliamo questa?” “Sì, “I don’t wanna miss a thing” per il programma lungo.” Nicole rimise a posto i cd che non servivano, lasciando sul tavolino quelli di James Morrison e degli Aerosmith. “Senti, tu che sei femmina e hai più gusto in fatto di abbigliamento, quali costumi ti immagini abbinati a queste due canzoni?” Nicole ripensò alle canzoni appena scelte e provò a farsi un’idea per i costumi. “Allora, fammi pensare… “I won’t let you go” è melodica e moderna e anche “I don’t wanna miss a thing”… Io ti 85


vedrei bene con un costume semplice per entrambe, niente di luccicante, un pantalone nero abbinato a una camicia bianca o a una maglia a manica lunga. Il look total black spicca sul ghiaccio, e se la camicia o la maglia si muove durante l’esibizione è tanto meglio, tra i giudici c’è sempre qualche donna, un pezzetto di pelle nuda che si intravede di tanto in tanto ti renderebbe più sexy. L’aspetto conta parecchio.” “Pensavo anch’io ad un look total black, però alla camicia preferirei una maglia a manica corta un po’ aderente.” “Per tutti e due i programmi?” “Dipende dal costume che indossi tu.” “Va bene, allora scarto subito lustrini e paiettes, che secondo me sono più adatti per pezzi di musica classica, e opterei per un costume semplice, un mini abito senza maniche con le spalline, la scollatura dietro che scende fino a un fianco e la gonnellina corta e liscia con uno spacchetto laterale. Se tu usi il nero, io potrei abbinare il blu scuro oppure il bordeaux, per la prima canzone.” “Preferisco l’accostamento nero e bordeaux, e il tuo costume, così come me l’hai descritto, sarebbe davvero carino addosso a te.” “Immaginavo che l’avresti detto, sei fissato con i miei costumi… Per la seconda canzone, più romantica, potrei avere un abitino sempre corto e aderente, però con le maniche lunghe e un po’ di gonnellina a strascico solo sul retro, sempre corta sul davanti. Di colore bianco, magari con qualche ricamo argentato sulla gonnellina e sul bordo della scollatura. Tu potresti tenere i pantaloni neri e 86


cambiare la maglia facendotene cucire una uguale all’altra ma di colore bianco e con i miei stessi ricami argentati sulle maniche e sul fondo, per essere più simili.” “Mi piace come idea, però in questo caso la maglia dovrebbe avere le maniche lunghe, non corte.” “E se invece usassi una manica fino al gomito, anziché corta? Sai, tipo maglia arrotolata sull’avambraccio.” “Sì, sarebbe meglio. Due maglie con manica a tre quarti, una nera semplice e l’altra bianca e argento, e pantaloni neri in tutti e due i programmi. Aggiudicato.” “Perfetto, abbiamo le musiche e anche l’idea per i costumi, dobbiamo solo farceli cucire.” Maxim si sfregò i palmi delle mani e sorrise a Nicole. “Abbiamo risolto in due ore il problema delle musiche e dei costumi, ora dobbiamo solo allenarci.” “È la parte più impegnativa. Secondo te quanto ci vorrà per ideare le coreografie? Un paio di mesi?” “Siamo quasi ad Ottobre, perciò un mese di allenamenti dedicato solamente ai salti e agli elementi che dobbiamo perfezionare dovrebbe bastare, più un altro mese e mezzo se non due per imparare entrambe le coreografie. A Dicembre dovremmo essere già pronti, e potremmo partecipare a qualche galà natalizio per provare i programmi davanti al pubblico e vedere se funzionano e se piacciono.” “Bellissimo… Adoro i galà natalizi, e sarebbero l’occasione giusta per essere presentati al pubblico come una nuova coppia di pattinaggio di figura.” “Appunto. Un bel trampolino di lancio per la coppia Nicole 87


Parisi e Maxim Ivanov. Suonano bene i nostri nomi messi assieme, non trovi?” “Mamma mia, non vedo l’ora di scendere in pista e sentire il calore del pubblico che ti accoglie… Come ho fatto a rinunciare a questa gioia per così tanto tempo?” “Non stavi bene, è normale che tu abbia deciso di mollare tutto di punto in bianco. Ho fatto la stessa cosa anch’io. Quando il ginocchio è guarito potevo rimettermi in gioco, e invece ho preferito ritirarmi. Ho sbagliato, ma ora ho l’opportunità di recuperare il tempo sprecato.” “E se non mi avessi mai incontrata? Cos’avresti fatto?” “Non lo so… Forse avrei scelto di fare il coach. Non sarei tornato a gareggiare da solo.” “Per quale motivo? Risolto il problema al ginocchio non avevi altri ostacoli.” “In realtà stavo attraversando un brutto periodo… Ero stressato e depresso, insoddisfatto di me stesso. E quando ho conosciuto Sean mi è sembrato un sollievo andare a vivere a New York e tornare ad essere un ragazzo normale libero di vivere la mia vita senza il peso degli allenamenti.” “Forse avevi troppa pressione addosso.” Maxim annuì con un cenno del capo e Nicole capì perfettamente come doveva essersi sentito, perché lei stessa aveva provato quel senso di pressione insostenibile che l’aveva messa al tappeto. “È sempre difficile riprendere in mano le redini di ciò che ci siamo lasciati alle spalle”, le disse Maxim interpretando i suoi pensieri. “Ci vuole tanta forza d’animo, e molto spesso non riusciamo a trovarla dentro di noi.” 88


“È proprio vero”, ammise Nicole, concorde con lui. “Io non ho avuto il coraggio di ricominciare a pattinare dopo che mi sono ripresa. Ho gettato la spugna e mi sono detta che dovevo cambiare vita. Che grave errore… Eppure all’epoca sembrava la cosa più sensata che potessi fare.” Maxim le accarezzò un ginocchio in un gesto affettuoso, e Nicole posò la mano sopra la sua. “Saremo grandi insieme. Mostreremo a tutti che valiamo molto. E anche se non dovessimo arrivare al podio, sarà bello comunque gareggiare insieme.” “Uhm, io voglio vincere. Diventare campione d’Europa. E se ci riusciamo, poi andremo ai Mondiali.” “I Campionati Europei si svolgeranno dal 25 al 31 Gennaio a Bratislava, e i Campionati Mondiali si terranno dal 28 Marzo al 3 Aprile a Boston. Dal 10 al 13 Dicembre ci sarebbe anche l’ISU Grand Prix Final a Barcellona, ma forse non saremo ancora pronti per parteciparvi.” “Vedremo come vanno gli allenamenti e poi decideremo. Dovremo inoltrare anche la nostra richiesta di ritorno alle competizioni all’ISU per poter gareggiare. Siamo entrambi ritirati, non definitivamente, ma pur sempre fuori gara, quindi l’associazione sportiva dovrà approvare il nostro rientro agonistico con il cambio di specialità.” “Non ci saranno problemi, vero?” “No, stai tranquilla. È solo una formalità che si sbrigherà in pochi giorni. Mi occuperò io di fare la richiesta per entrambi. Anche se cambiamo specialità di gara non ci sarà alcun problema.” “E per il coach e gli sponsor cosa dovremmo fare?” 89


“Chiamerò Alexey Vasileyev. Ero il suo pupillo, accetterà volentieri di farci da coach. E agli sponsor penserà lui, è bravo nel suo lavoro, il migliore sul campo.” Nicole gli strinse la mano ancora appoggiata sul suo ginocchio, e Maxim si chinò un poco verso di lei. “Ti va di cambiare argomento e di fare qualcos’altro?” “Sì, basta parlare di lavoro per questa sera.” Si alzò dal divano per andare in cucina e prendere un barattolo di gelato dal freezer, ma lui la trattenne con la mano costringendola a risedersi. “Volevo prendere del gelato, ma non posso farlo se non mi lasci andare la mano.” “Non ho voglia di gelato, resta seduta qui con me.” Nicole lo fissò negli occhi. E vi lesse dentro tanta voglia di tenerezza, fusa con un velo di desiderio. “Che intenzioni hai, Maxim? Mi stai guardando in modo piuttosto strano…” “È il guaio di avere gli occhi chiari. Sono trasparenti. Puoi leggerci dentro tutto quello che mi passa per la mente.” “L’ho notato. E scommetto che oltre al gelato non ti va neppure di guardare un bel film insieme. Mi sbaglio?” “No, non ti sbagli. Lasciamo stare gelato e film. Pensiamo a noi due… Ho voglia di baciarti, Nicole.” Lei tacque, rapita dall’azzurro dei suoi occhi e dal tono suadente della sua voce, e Maxim le confessò: “È tutta la sera che ti guardo, ti sei messa addosso questo maglioncino scollato e sotto non porti niente.” “Non è vero, ho la canotta sotto il golfino.” “Ma non porti il reggiseno.” 90


“E tu come lo sai?” “Lo so perché ogni volta che ti chinavi per aprire il forno la tua scollatura cedeva in avanti e io da qui vedevo tutto.” “Maxim… Hai sbirciato dentro la mia scollatura?” “Non ho sbirciato, mi hai offerto tu un bel panorama senza nemmeno accorgetene.” “Mi hai guardato il seno?” “Sì, l’ho fatto. È molto carino, sai? Piccolo e sodo.” Nicole sentì un’ondata di calore salirle al volto e immaginò di essere arrossita come un pomodoro. “Non dovevi guardare. Che mascalzone…” “Scusami, non ho resistito.” “E adesso cosa vuoi? Tastarne la consistenza?” “Volentieri, se mi dai il permesso di farlo…” Nicole non rispose. Maxim era lì al suo fianco, in attesa di un suo cenno per abbracciarla, accarezzarla e baciarla, e lei non sapeva se scansarlo via o cedere alle sue richieste. “Vuoi il permesso di rotolarti sopra di me su questo divano e palpeggiarmi mentre mi baci? Vai dritto al sodo.” “Sì, non perdo mai tempo… Posso farlo? Prometto di non baciarti con la lingua e di non toccarti dove non vuoi.” “E perché mai dovrei lasciarti fare tutto questo?” “Perché se non erro stiamo insieme, e io ho una gran voglia di stringermi a te e darti un po’ d’affetto.” “E hai aspettato fino ad ora per dirmelo?” “Eri tutta presa dalla musica e dai costumi, non volevo interromperti… Nicole, facciamoci un po’ di coccole.” Lei si ritrasse all’indietro, e così facendo si appoggiò allo schienale del divano assumendo una posizione rilassata 91


che Maxim interpretò come un invito a buttarsi su di lei. Prima di avere il tempo di decidere se voleva o meno rotolarsi con lui sul divano, si ritrovò distesa sui soffici cuscini con Maxim a due centimetri dalla sua bocca. “Tieni a posto la lingua, okay? Niente baci alla francese”, riuscì a dirgli, prima che lui la baciasse premendo le labbra con dolcezza sulle sue. Com’era accaduto due sere prima a casa sua, sulla pista da pattinaggio, Nicole si lasciò sfiorare dalle sue labbra calde e umide contraccambiando ogni singolo bacio, e sospirò quando lui le accarezzò i seni attraverso il maglioncino con un tocco leggero e delicato. Decise che quell’assalto repentino le piaceva, si distese meglio sul divano e lui la coprì con il suo corpo facendo attenzione a non schiacciarla. Nella mezz’ora che seguì, sentì le sue mani toccarla ovunque, infilandosi sotto la canotta per toccarle il seno pelle a pelle, accarezzandole il collo, le spalle, la pancia, le cosce e i glutei avviluppati dai jeans, e non smise neppure per un attimo di baciarla come piaceva a lei, con le labbra che si schiudevano contro la sua bocca teneramente. Nicole lo accarezzò a sua volta sul petto e sul dorso, gli sfiorò il viso e infilò le dita tra i suoi capelli, e si lasciò andare completamente a quel reciproco scambio di coccole affettuose. Le piacque così tanto che quando lui si fermò un secondo per controllare se lei fosse felice di essere baciata e toccata in quel modo, gli sussurrò: “Ancora, Maxim. Non smettere.” E ricominciarono da dove si erano interrotti, continuando indisturbati fino a perdere la nozione del tempo.

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Capitolo 9

Nei due mesi seguenti, la vita di Nicole prese una piega totalmente differente da quella che aveva condotto negli ultimi vent’anni, e accanto a Maxim divenne una donna meno fragile, più loquace, e pronta a sperimentare cose nuove senza timore. Il guscio protettivo in cui si era rinchiusa dopo il ritiro dal pattinaggio si aprì giorno dopo giorno rivelando la vera se stessa, una donna in realtà molto forte e combattiva che sapeva cosa voleva dalla vita. Gli allenamenti sulla pista da ghiaccio privata di Maxim iniziarono ai primi di Settembre, tutte le mattine per quattro ore filate e anche al pomeriggio per una o due ore. All’inizio fu stancante sostenere quel ritmo, ma già dopo una settimana divenne una routine per nulla stressante. Il primo ostacolo che affrontarono fu il twist lanciato, quella figura di pattinaggio di coppia in cui l’uomo sollevava da terra la propria partner e la lanciava in avanti facendole compiere delle rotazioni aeree che terminavano con un atterraggio sul ghiaccio su un solo piede, il tutto compiuto in velocità. Lo provarono da fermi, attorniati dai tappeti elastici di sicurezza, e all’inizio lo sbagliarono entrambi. Maxim impiegò due giorni per capire esattamente quanta forza doveva imprimere al lancio del corpo di Nicole, e lei dovette faticare il doppio per riuscire a fare almeno tre rotazioni aeree e poi atterrare al suolo senza cadere. Dopo una settimana di prove, il twist lanciato divenne una figura eseguita alla perfezione, e quando lo provarono sul 93


ghiaccio pattinando in velocità, Nicole non cadde mai, atterrando sul piede sinistro con la grazia di un angelo. Risolto quel problema, si dedicarono ai sollevamenti, perfezionando quelli che già erano in grado di fare e introducendone un paio di nuovi. Il sollevamento aereo con spaccata di gambe da parte di Nicole era il più semplice, seguito da quello rovesciato in cui Maxim reggeva Nicole con una mano puntellata sul suo fondoschiena e lei si arcuava a testa in giù con le gambe tese in aria oppure piegate a novanta gradi. Anche il sollevamento ad angelo era piuttosto semplice, con le braccia spalancate, il corpo disteso e le gambe allungate all’indietro sopra la testa di Maxim. C’era poi il sollevamento a testa in giù, un pochino più difficile, e quello in orizzontale, nel quale Nicole doveva restare ben tesa mentre Maxim la faceva roteare sopra di lui spostando il suo peso da una mano all’altra. Gli atterraggi erano sempre morbidi, le mani di Maxim maneggiavano il corpo di Nicole come fosse una bambolina, tanto era minuta e leggera rispetto a lui, più alto e robusto. Raggiunta la giusta confidenza con i sollevamenti, provarono le spirali della morte, così chiamate perché il pattinatore ruotava sul posto con le gambe leggermente piegate e la sua partner scivolava in cerchio sul filo della lama del pattino con il corpo allungato e sospeso a pochi centimetri dal ghiaccio. La spirale in avanti, più classica, prevedeva le gambe allungate in avanti con i piedi incrociati, la testa rivolta verso l’alto, un braccio teso lungo il fianco e l’altro saldamente stretto tra le mani di Maxim. Nella spirale 94


rovesciata Nicole ruotava in cerchio con la testa e la schiena incurvate sul ghiaccio, una gamba piegata a novanta gradi e l’altra tesa e sollevata a mezz’aria. La più difficile era quella in cui Maxim afferrava Nicole per le caviglie e la faceva roteare intorno tenendola sospesa in aria. La provarono un paio di volte, ma decisero di non utilizzarla come figura da introdurre nei loro programmi perché spesso i giudici delle competizioni non gradivano quella spirale davvero pericolosa. Le altre figure da provare erano quelle sincronizzate, ovvero eseguite insieme fianco a fianco, come la trottola biellmann, con un pattino sollevato fino alla testa trattenuto da una o due mani, la trottola seduta su un piede con il corpo allungato sull’altra gamba tesa in avanti, la trottola rannicchiata sulle ginocchia con un braccio sollevato in aria, e la classica trottola in piedi con le braccia piegate e i gomiti in fuori, una specialità del pattinatore svizzero Stephàne Lambiel. A queste trottole in sincronia si abbinavano le trottole combinate a due, dove l’uomo e la donna ruotavano con i corpi allacciati, lei rannicchiata sotto di lui, oppure entrambi in posizione d’angelo ma posti in verso contrario. E poi c’era l’angelo a due, che poteva essere frontale per entrambi oppure laterale, con le braccia e le teste unite ma i corpi rivolti l’uno a sinistra e l’altro a destra. Tutti questi elementi erano collegati tra loro da sequenze di passi in diagonale lungo tutta la pista con cambio di filo e di piede, movimenti di danza, piroette, piccoli saltelli sollevati, e altre figure coreografiche che aggiungevano fluidità e bellezza ai programmi. Dopo un 95


mese intero di prove di tutti questi elementi, Maxim e Nicole decisero di iniziare a creare i due programmi, quello corto basato sulla canzone di James Morrison, e quello lungo con la musica degli Aerosmith. Stilarono due coreografie scrivendo su carta tutti i passi e gli elementi da eseguire, quindi iniziarono a provarli a giorni alterni utilizzando le basi musicali scelte. I due programmi erano essenzialmente simili, perché per gareggiare era necessario seguire determinate impostazioni previste dal regolamento competitivo, perciò andavano differenziati gli elementi coreografici più semplici che facevano da collante tra salti, sollevamenti, trottole e spirali. A fine Novembre i due programmi erano entrambi pronti, mancavano solo i costumi. Maxim e Nicole si recarono insieme dalla sarta Rosa Gentilini con i bozzetti disegnati da Nicole, e la donna prese loro le misure. In una sola settimana, grazie all’aiuto della figlia Clara, i costumi furono cuciti e ricamati, e quando tornarono al negozio sartoriale per ritirarli, li provarono nel camerino e furono entusiasti del risultato, specialmente Nicole, che adorava il suo vestito bordeaux corto con retro scollatura e spacco laterale e quello bianco con i ricami argentati e la gonnellina corta sul davanti e più lunga sul retro. Maxim era davvero sexy con il costume total black, e quello con la maglia bianca e argentata e i pantaloni neri gli dava un tocco principesco. Soddisfatti del risultato, provarono i due programmi con i costumi addosso, registrandoli con una videocamera posizionata sul soffitto della pista, e poi si riguardarono alla tivù commentando le loro esibizioni e decidendo di 96


apportare delle migliorie qui e là. Rifecero tutto da capo finché non furono del tutto soddisfatti dell’impatto emotivo e tecnico dei loro programmi, e a quel punto prenotarono una mattinata al palazzo del ghiaccio Palavela di Torino per provare i due programmi in una vera pista da pattinaggio molto più grande. Alle loro prove fu presente il coach russo Alexey Vasileyev, contattato telefonicamente da Maxim, che prese un aereo da Mosca per volare in Italia e giudicare le loro coreografie. “Ottimo lavoro”, commentò l’uomo sulla cinquantina, pienamente soddisfatto, con il suo forte accento russo e il suo italiano imperfetto. “Buona esecuzione tecnica, elementi puliti, pathos coreografico. Aggiungere più passione e programmi uscire fuori perfetti.” Quando Maxim gli chiese se volesse rappresentarli come coppia di figura e procurare loro alcuni sponsor necessari per gareggiare, Alexey accettò senza indugio, felice di tornare a rappresentare il suo ex pupillo. “Quando voi pronti per gareggiare, voi chiamare me e io prendere aereo. Portare sponsor non è problema, pensare io a tutto. Voi pattinare bene come oggi.” Al colmo della felicità, Nicole e Maxim tornarono a casa con una bottiglia di spumante che stapparono dopo cena, brindando al loro impegno, ai risultati ottenuti, e al futuro che li attendeva. Libera dagli allenamenti, Nicole si concesse alcuni giorni di riposo che trascorse insieme ad Alice nel suo ex negozio d’antiquariato, facendo visita a Sara, tornata dalle nozze da un pezzo e in dolce attesa del suo primo figlio con 97


Andrea, e concedendosi un po’ di svago per le vie della città con le amiche Elisa, Veronica, Giulia e Sabrina, tutte entusiaste che lei stesse per tornare a gareggiare e si fosse per giunta accoppiata con un ragazzo più giovane e attraente abbandonando la sua vita da eterna single. Maxim approfittò della loro pausa dagli allenamenti per volare a San Pietroburgo dai suoi genitori, trascorrendo una settimana nella città natale del padre e informando sia lui che la madre della sua decisione di riprendere a pattinare in coppia con Nicole. Una notizia che entrambi i genitori accolsero con entusiasmo, orgogliosi della decisione presa dal loro unico figlio. Il primo Dicembre Maxim tornò a casa e telefonò subito a Nicole per avvisarla del suo ritorno in Italia, e la loro breve pausa si concluse, perché gli allenamenti andavano ripresi in vista dei galà di pattinaggio natalizi ai quali avevano intenzione di partecipare. La casa di Maxim era ormai diventata anche la casa di Nicole, aveva trascorso lì con lui tre mesi interi, dormendo nella camera degli ospiti e godendosi lunghe sedute nella vasca a idromassaggio del suo bagno dopo gli intensi allenamenti. Il loro rapporto era fatto di coccole, baci e carezze, ridevano e scherzavano, stavano bene insieme, si completavano a vicenda, e l’alchimia tra di loro era sempre presente. Nicole era innamorata di Maxim, e lui lo era di lei, ne erano entrambi consapevoli, anche se non si erano mai detti “Ti Amo” e continuavano a rotolarsi tra il divano e il letto pomiciando come due adolescenti. La loro intimità si era rafforzata, avevano dormito nello stesso letto nudi e abbracciati molte 98


volte nelle ultime settimane, e la doccia, che inizialmente facevano in momenti separati, era diventata una doccia a due dove le carezze si sprecavano e gli sguardi indugiavano con piacere sui loro corpi nudi. Mancava solo l’aspetto sessuale più intimo, e Nicole si chiedeva sempre più spesso se le sarebbe piaciuto fare l’amore con Maxim o se la sua asessualità avrebbe reso sgradevole quell’atto fisico che non aveva mai sperimentato. La tentazione di provare a fare sesso con lui le sorgeva spontanea ogni qualvolta lo vedeva nudo nella doccia o lo sentiva incollato alla sua schiena di notte, e quando apriva l’armadietto del bagno per prendere il flacone dello shampoo o il deodorante, la scatola di preservativi era sempre lì a ricordarle a cosa servivano. Nicole era combattuta tra il desiderio di spingersi oltre con Maxim e la paura che il suo corpo non reagisse positivamente al sesso vero e proprio. Maxim non le aveva mai fatto nessuna pressione, sembrava che il sesso non gli importasse e fosse disposto ad amarla anche così, ma Nicole pensava che fosse giusto che tra di loro ci fosse più intimità. Doveva solo trovare il coraggio di sfidare se stessa e i propri limiti, abbattendo quella barriera mentale che le impediva di vivere una vita sessuale completa con Maxim. Doveva almeno tentare, e scoprire se il sesso era davvero un ostacolo insuperabile come pensava.

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Capitolo 10

Era Venerdì sera. Il piccolo bagno della camera da letto di Maxim era pervaso dal vapore della doccia che aveva appena terminato di fare insieme a Nicole. Mentre lei si asciugava i capelli davanti allo specchio, lui se ne stava sdraiato sotto le coperte facendo zapping da un canale all’altro della tivù al plasma. Nicole aveva trascorso l’intera serata a decidere che quella notte avrebbe fatto l’amore con Maxim, e ora, di fronte all’armadietto dei medicinali aperto, fissava la scatola dei preservativi con una certa esitazione. A bloccarla non era certo l’idea di provare dolore fisico, visto che la sua verginità se n’era andata a tredici anni a causa di un Tampax della misura sbagliata che l’aveva deflorata mentre lo inseriva all’arrivo del primo ciclo mestruale. Il suo problema era un altro, di tipo psicologico, che riguardava lei e il suo corpo. L’idea di essere penetrata da un organo sessuale maschile, invasa nell’intimità più profonda e dominata da un’altra persona, non le era mai andata a genio. La sua asessualità la portava ad essere gelosa del proprio corpo, che vedeva come un tempio sacro che nessuno poteva profanare, una gelosia unita alla preoccupazione di non provare alcun piacere durante l’atto sessuale e di non sentire nulla eccetto la sgradevole sensazione di essere intimamente violata. Sospirò di fronte al lavabo, indecisa sul da farsi, sentendosi afferrare dall’ansia, e si diede della stupida. Maxim era adorabile, eccitante e sensuale, e lei lo amava, 100


perché mai avrebbe dovuto darle fastidio se una parte del suo corpo si fondeva con il proprio?... Non le piacevano i baci alla francese, questo era vero, ma il bacio in sé era molto più intimo di un rapporto sessuale, quindi perché non provare a fare sesso e lasciarsi andare a quel tipo di contatto così penetrante?... Si mordicchiò l’unghia di un dito per alcuni minuti, tentennando, poi prese al volo la scatola dei preservativi e chiuse l’anta dell’armadietto. Voleva provare. E quella serata era perfetta. Maxim era già sotto le coperte senza nulla addosso, lei era nuda sotto il telo di spugna oramai asciutto, la protezione adeguata era tra le sue mani, cos’altro aspettava?... Chiuse la luce del bagno e mise piede nella camera da letto illuminata da una lampada a stilo in vetro satinato posata nelle vicinanze del comodino. Quando Maxim la vide entrare, smise di fare zapping e chiuse la tivù, pronto a sgusciare sotto il piumone insieme a lei per scambiarsi tenerezze prima di addormentarsi. Nicole si sfilò il telo di spugna e lo lasciò cadere a terra, quindi si sedette sul letto e guardò Maxim negli occhi. “Vuoi fare l’amore con me?”, gli domandò, posando sul piumone la scatola dei preservativi. Maxim impiegò alcuni secondi per elaborare la domanda di Nicole e darle una risposta sensata. “Hai detto che non ti piace il sesso, e che non lo vuoi fare.” “Sì, l’ho detto. Ed è così, in effetti. Però tu ed io stiamo insieme da quasi quattro mesi, siamo diventati molto intimi, ho fiducia in te, perciò sei la persona giusta con cui posso provare a fare sesso.” 101


Maxim era piacevolmente sorpreso e stuzzicato da quella sua repentina decisione, ma non voleva essere frettoloso correndo il rischio di rovinare la magica alchimia che si era creata tra di loro. “Non lo stai facendo per me, vero?”, le chiese, lasciandole intendere che la mancanza di sesso non l’avrebbe di certo fatto stancare di lei. “Lo sai che non m’importa se non abbiamo un’attività sessuale.” Nicole s’infilò sotto le coperte per non sentire freddo e gli spiegò cosa le passava per la mente. “Devo farlo per me stessa. Ho bisogno di capire se davvero non mi piace il sesso o se è solo un mio blocco personale. Se non provo almeno una volta, non posso sapere come reagisce il mio corpo. Devo fare un tentativo.” “Okay, ho capito. Se però facciamo l’amore e a te non piace per niente, poi cosa succede? Roviniamo il bel rapporto che c’è tra noi?” Nicole lo rassicurò su quel dubbio legittimo. “Se proprio non dovesse piacermi non cambierà nulla. Non proveremo più a farlo.” “E quando hai preso questa decisione?” “Ci sto pensando da un bel po’ di tempo. Voglio fare un tentativo, Maxim. Per me è importante. E anche per te.” Lui prese la scatola dei preservativi e guardò la scadenza stampigliata sul fondo. “Non ricordo nemmeno quando li ho comprati, ma sono ancora buoni. Sono lubrificati, vale a dire scivolosi. Perfetti per un rapporto sessuale con una vergine.” Nicole sorrise imbarazzata. 102


“Maxim, non preoccuparti, io non sono vergine.” Lui la guardò sbigottito. “Come sarebbe a dire che non sei vergine?” Lei si strinse nelle spalle. “Ho avuto un piccolo incidente da ragazzina con un Tampax. Ne ho usato uno della misura sbagliata e ho lacerato l’imene da sola.” Sul viso di Maxim si dipinse un’espressione divertita. “Hai perso la verginità con un Tampax… Piuttosto strano. Gli assorbenti interni non sono creati su misura per voi donne, comprese le ragazzine vergini?” “Lo sono, in effetti. Però può succedere a volte che l’imene si laceri se è molto sottile. La mia lo era. E il Tampax che ho usato era della grandezza sbagliata.” “Che ragazzina distratta.” “Non avevo una sorella maggiore a cui chiedere consiglio. Ho fatto da sola e ho sbagliato. Comunque, mentalmente sono ancora vergine.” Maxim pensò che l’assenza di una verginità fisica era un vantaggio, perché non le avrebbe procurato il tipico dolore della classica “prima volta”. “Dunque non ti farei alcun male se facessimo l’amore.” “No. Nessun dolore. Puoi stare tranquillo.” “Bè, è un problema in meno… Posso chiederti esattamente cos’è che ti blocca con il sesso?” Nicole fu sincera con lui e gli disse la verità. “Non mi piace l’idea di essere penetrata. Di lasciare che un corpo estraneo entri dentro di me. E ho il timore che possa darmi fastidio, e che non mi procuri alcun piacere.” 103


“Perché non dovresti provare piacere? È una cosa naturale avere un orgasmo mentre si fa sesso. Ti sei mai…” “Masturbata da sola? Qualche volta sì, da ragazzina. Ma non riuscivo mai a raggiungere l’orgasmo, così ho lasciato perdere. Mi sono detta che ero frigida.” “Ma non lo sei affatto. Il tuo corpo si eccita quando ti accarezzo, io me ne accorgo.” “Lo so. Per questo voglio provare a fare l’amore. Potrebbe piacermi, ho il diritto di scoprire se la mia asessualità è cambiata con il tempo, e posso saperlo solo avendo un rapporto sessuale completo e ascoltando le sensazioni che il mio corpo mi trasmette… Tu ne hai voglia?” Maxim sorrise sornione e ammise: “Mi eccita solo il pensiero di fare l’amore con te.” Nicole si aspettava quella risposta. Maxim era il tipo d’uomo che non rifiutava proposte allettanti come la sua. “Allora non aspettare oltre. Datti da fare prima che cambi idea. Fai l’amore con me.” “Sei davvero sicura di volerlo? Puoi pensarci su qualche altro giorno e poi decidere con calma.” “No, ci ho già riflettuto fin troppo. Facciamolo adesso.” Maxim la guardò negli occhi teneramente e si chinò su di lei per baciarla sulla bocca con dolcezza. “Va bene, proviamo”, le sussurrò contro le labbra. Nicole gli fu grata per essersi finalmente deciso. Lo guardò nervosamente mentre apriva la scatola dei preservativi e ne prendeva uno ben chiuso nel suo involucro celeste. Si stese comodamente sul materasso e attese con ansia che Maxim le rotolasse sopra, ma lui non lo fece, sedendosi sui 104


propri talloni di fronte a lei e trascinandosi dietro le coperte e il piumone. “Che stai facendo? Ridammi subito le mie coperte, vuoi farmi congelare?”, protestò Nicole, privata del caldo tepore del letto sotto il quale si era rifugiata poco prima. “Abbi fede, tra un po’ non sentirai più freddo, te lo garantisco”, le assicurò lui, mentre la prendeva per i fianchi e la trascinava verso di sé, sollevandole il bacino fin sopra le sue cosce piegate. “E adesso posso sapere cosa combini?” “Non mi piace fare l’amore nella posizione del missionario, preferisco farlo in questo modo.” “Ah, okay… E che posizione sarebbe questa?” “Si chiama Altalena. È la mia preferita, ho preso spunto dal libro del Kamasutra.” Prese il suo cuscino e lo infilò sotto la schiena di Nicole, in modo che potesse rimanere con il bacino sollevato dal materasso e posizionato verso il proprio pube. “Perché ti piace tanto questa posizione?” “Perché è comoda, e mi permette di guardarti negli occhi senza schiacciarti con il mio peso.” Nicole afferrò il proprio cuscino e se lo mise sotto la testa, mentre Maxim le dischiudeva le gambe reggendole sotto le ginocchia piegate. Lei arrossì mentre gli occhi di Maxim indugiavano proprio in mezzo alle sue cosce. Era il primo uomo che la guardava in quel punto così intimo e privato. Per le visite ginecologiche aveva scelto una dottoressa femmina, quindi non era abituata a mostrare la sua vagina agli occhi di un maschio. Lui però le sorrise, come per dirle 105


che gradiva la visuale, e le fece appoggiare i piedi sul materasso con le ginocchia piegate. Era una posizione rilassante, Nicole poteva guardare il corpo nudo di Maxim di fronte a lei godendo della vista del suo torace scolpito dall’attività fisica, e perdersi nei suoi occhi azzurri come il mare tropicale. Inevitabilmente, le cadde lo sguardo sul suo basso ventre, precisamente sul sesso gonfio e turgido. “Sei già eccitato”, gli fece notare, sorpresa dalla rapidità con cui aveva raggiunto l’erezione. “Sono un tipo che si scalda piuttosto in fretta.” Nicole lo vide strappare l’involucro del preservativo con i denti e lo osservò mentre srotolava l’anello in silicone trasparente sul proprio fallo eretto e turgido. “Il tuo pene è lievitato di almeno cinque centimetri. Non ha affatto un aspetto rassicurante”, mormorò, conscia del fatto che Maxim stava per penetrarla con quei venti centimetri di virile mascolinità. “Fai piano, okay?” “So bene cosa devo fare. Ho una certa esperienza in questo campo. Non ti agitare, rimani tranquilla.” Nicole sapeva che Maxim aveva avuto parecchie ragazze negli anni del liceo, molte delle quali erano vergini, ma ciò non le impedì di sentirsi tesa e per nulla rassicurata. “Guarda me, tieni gli occhi fissi nei miei. Respira a fondo, e non pensare a niente”, le disse lui, sentendo che il suo corpo si era irrigidito. Nicole sollevò lo sguardo incontrando i suoi bellissimi occhi dall’espressione calma e rassicurante, e la tensione che aveva addosso si sciolse quasi subito, sostituita da un senso di fiduciosa sicurezza. Era in buone mani. Si fidava 106


ciecamente di lui sul ghiaccio, quando la lanciava in aria e la riprendeva con la sua presa salda, doveva fidarsi anche in quel momento, perché era lui che avrebbe gestito l’intera situazione. “Nicole, ti senti pronta? O preferisci aspettare?” “Credo di essere pronta… Sono tranquilla adesso.” “Va bene, allora facciamo l’amore.” Nicole annuì con un cenno del capo, e le mani di Maxim si aprirono a ventaglio sotto le sue cosce, afferrandola gentilmente e attirandola verso di sé. Nicole sentì la punta del suo pene ingrossato sfiorarla in mezzo alle gambe e deglutì a vuoto. L’attimo seguente, Maxim la penetrò con un solo colpo di reni, strappandole un gemito di sorpresa che le morì in gola come un sussulto soffocato. “Capperi…”, mormorò, mentre avvertiva il sesso di Maxim che premeva contro le pareti strette della sua vagina e pulsava dentro di lei. Era caldo, voluminoso, e la riempiva tutta. Lui si mosse in avanti, affondando dentro di lei ancora di più, fino in fondo, occupando ogni millimetro disponibile del suo spazio interno, e Nicole si sentì posseduta nel cuore più segreto della sua persona. Maxim rimase immobile, e la guardò con gli occhi annebbiati, liquidi, che vibravano di emozione. “Nicole, è tutto okay?”, le chiese, premuroso come sempre. “Sì… Credo di sì…”, rispose lei, sospirando. “Sono dentro di te. È una sensazione che ti piace?” “È strana, invadente… Ma non mi infastidisce.” Lui le sorrise, chinandosi in avanti, quindi si mosse piano dentro di lei, ritraendosi un pochino e tornando a colmarla 107


subito dopo, facendola sospirare di nuovo. “Vuoi che mi fermi… O devo continuare?” Nicole sorrise, sentendosi stranamente eccitata. “Continua”, rispose, senza distogliere lo sguardo dal suo. “Okay. Lo farò piano, senza fretta.” Lei annuì, e Maxim prese a muoversi lentamente avanti e indietro proprio come un’altalena, scivolando dentro di lei con un moto ondulatorio simile a quello di un’onda marina che correva verso uno scoglio, lo accarezzava con i suoi flutti e tornava indietro, e poi ripeteva da capo il suo avanti e indietro lento e carezzevole. Il respiro di Nicole era regolare, seguiva quel ritmo, e anche il suo bacino assecondava quel dondolio strofinandosi contro il pube biondo di Maxim, andandogli incontro, mentre le sue mani la tenevano stretta per i fianchi. Ad ogni affondo, una serie di spasmi piacevoli iniziarono a contrarle il basso ventre, e Nicole ascoltò quelle intime sensazioni per lei nuove, si abbandonò ad esse, e si sorprese nel rendersi conto che il suo corpo non le respingeva, anzi, le accoglieva e ne richiedeva altre. Capì di stare provando piacere, dapprima leggero e distante, poi sempre più ravvicinato e intenso, e quel piacere nasceva dall’incontro del suo corpo con quello di Maxim, dall’unione dei loro bacini, dal pulsare sincronizzato dei loro sessi eccitati. Chiuse gli occhi quando avvertì un brivido caldo scorrerle in tutto il corpo, facendola fremere dalla testa ai piedi, e riconobbe in quel tremito profondo e piacevole l’inizio di quello che stava per trasformarsi nel primo orgasmo della sua vita. Tornò a fissare Maxim, che si stava impegnando a rendere 108


il loro amplesso dolce e delicato, trattenendo il proprio desiderio di aumentare il ritmo per raggiungere in fretta il culmine. Nicole capì che voleva prolungare il rapporto il più a lungo possibile, e comprese che non si sarebbe lasciato andare finché non fosse stata lei a godere per prima. Allora strinse le dita attorno agli angoli del cuscino, sollevò il bacino e arcuò la schiena immaginando di essere lo scoglio contro il quale s’infrangeva l’onda, e si mosse anche lei insieme al bacino di Maxim, adattandosi all’andatura sensuale dell’amplesso e assaporando ogni brivido di piacere con sorpresa ed entusiasmo, felice di scoprire che il sesso con Maxim era bello e inebriante. Il respiro di lui si fece più rapido, come le sue spinte, e anche Nicole sentì il fiato farsi più corto e il cuore accelerare i battiti nel suo petto. Poi, quando meno se l’aspettava, l’orgasmo sbocciò all’improvviso dentro il suo ventre togliendole il respiro e irradiandosi in tutto il suo corpo, facendola vibrare come una corda di violino tesa all’estremo sulla nota musicale più alta. Reclinò la testa all’indietro e chiuse gli occhi, assaporando quell’intenso piacere che pareva una vertigine, e quando dischiuse le palpebre scorse il volto di Maxim che si arrossava mentre l’orgasmo esplodeva anche dentro di lui, strappandogli un gemito dalle labbra aperte. Lo guardò mentre godeva del suo medesimo piacere, immaginando che per lui fosse amplificato, più forte e dirompente, e sentì il suo sesso contrarsi dentro di lei come una parte di lui viva e pulsante, un secondo cuore che batteva nella sua intimità. Fu un bell’orgasmo, diluito nell’estasi del momento, 109


prolungato dalle spinte di Maxim che voleva farlo durare di più, e che lasciò entrambi appagati e stupiti, finché non si placò del tutto scivolando via dai loro corpi accaldati. Nicole accolse Maxim tra le braccia quando sgusciò fuori dal suo basso ventre e si chinò sopra di lei per stringerla a sé e affondare la testa sul suo petto. Lo abbracciò forte, grata per averle donato cinque lunghi minuti di puro godimento, e gli baciò la fronte con le labbra che scottavano. Maxim sollevò la testa e la guardò negli occhi, per poi baciarla sulla bocca e sulle guance, sfiorandole il viso con le dita. “Com’è stato, Nicole?”, sussurrò, ancora affannato. “Bello. È stato bello”, ammise lei, sollevata e commossa. “Allora è andata bene… Ti è piaciuto.” “Sì, moltissimo… Ho avuto un orgasmo bellissimo.” Maxim le sorrise, compiaciuto e felice per lei. “Non sei affatto asessuale, il tuo corpo mi ha accolto senza alcun problema, e sei riuscita a provare piacere. Eri solo bloccata psicologicamente, non c’è niente che non va in te, sei una donna come tutte le altre, normalissima.” “Sono felice di averlo scoperto. Mi piace fare l’amore con te, il sesso non sarà più un problema d’ora in poi. Faremo l’amore ogni sera, e proveremo altre posizioni.” “Dovrò comprare molte scatole di preservativi…” “Capperi, sì! Ci serviranno di scorta.” Maxim scoppiò a ridere e le confessò: “Mi piace tanto quando dici “capperi”… Sei unica, Nicole.” Quell’espressione le veniva spontanea, l’aveva imparata da bambina dal nonno, che esclamava “Capperi!” ogni volta 110


che era sorpreso o indispettito da qualcosa. “Maxim… Grazie per aver fatto l’amore con me questa notte. Sei un amante meraviglioso, non esiste al mondo una persona tanto premurosa e gentile come sei tu. Mi hai regalato una prima volta indimenticabile.” “È stato un amplesso stupendo anche per me, Nicole. La prossima volta andrà ancora meglio.” “Perfetto… Faremo molta pratica. Allenamenti intensi.” Risero entrambi, avvinghiati l’uno all’altra, e Maxim tirò il piumone sopra le loro teste per non permettere al calore dei loro corpi di andarsene troppo in fretta. “Nicole, io ti amo. Lo sai, vero?” Lei trattenne a stento una lacrima spuntata di colpo all’angolo del suo occhio sinistro che minacciava di rotolarle lungo la guancia. “Sei il primo uomo della mia vita. Anch’io ti amo. Non sai quanto, Maxim. Ti amo per il modo amorevole con cui mi guardi negli occhi, per come mi parli e mi tocchi, per i tuoi gesti affettuosi e gentili. Ti amo per la sicurezza con cui mi guidi sul ghiaccio, per le tue mani forti che mi tengono stretta saldamente e non mi fanno mai cadere, per l’attenzione costante che mi dimostri in tutto ciò che fai per me e insieme a me. Ti amo perché mi hai cambiata, rendendomi più sicura di me stessa, liberandomi dalle mie tante paure e insicurezze. Grazie a te ora sono una donna completa, felice e appagata.” Maxim le accarezzò i capelli castani tagliati corti che le incorniciavano il volto donandole un aspetto sbarazzino, e mettevano in risalto i suoi lineamenti delicati e minuti. 111


“Io credo di averti amata dal primo istante in cui ti ho vista pattinare sul ghiaccio, tanti anni fa. Ho capito già allora che avevi qualcosa di speciale, anche se te ne stavi chiusa nel tuo mondo fatto di silenzio e solitudine. Ritrovarti dopo tanti anni è stato il regalo più bello che la vita potesse farmi. Ho ripreso ad amarti appena ti ho rivista.” “Siamo una bella coppia tu ed io. Nella vita e sul ghiaccio.” “Sì, una splendida coppia.” Nicole gli regalò un sorriso commosso, e Maxim le sfiorò le labbra con i polpastrelli, per poi baciarla con infinito trasporto e stringerla tra le sue braccia con dolcezza e tenerezza. Avvinghiati sotto il piumone, si scambiarono un’infinità di baci e carezze, finché la spossatezza non li fece addormentare l’uno al fianco dell’altra, le mani intrecciate, i cuori cuciti.

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Capitolo 11

Per Nicole il periodo natalizio era sempre stato una fonte di gioia, fin da bambina, quando in famiglia le decorazioni addobbavano la casa intera e nell’aria si respirava un clima di festa. Quell’anno, il Natale di Nicole fu ancora più magico, perché non lo festeggiò da sola, ma in compagnia di Maxim, delle loro rispettive famiglie, e delle sue amiche Alice, Sara, Sabrina, Elisa, Giulia e Valentina. Il giorno di Natale, come da tradizione, sua madre Lorena organizzò un pranzo con i fiocchi, e suo padre Carlo accolse Maxim come fosse un figlio acquisito, dimostrandosi felice che Nicole avesse deciso di smettere di essere single. La differenza d’età esistente tra Maxim e Nicole non fu affatto un problema per i suoi genitori, poiché la sua felicità era molto più importante di tutto il resto. Al lauto pranzo consumato in casa Parisi fece seguito una ricca cena al ristorante assieme a Boris e Ksenia Ivanov, i genitori di Maxim ritornati in Italia per festeggiare il Natale con il figlio e la sua “compagna”, così come lui presentò Nicole al padre e alla madre. Durante la cena Maxim fece una grande sorpresa a Nicole, regalandole un anello in oro con un diamantino rotondo al momento del dessert. Nicole non si aspettava di ricevere un dono simile, e quando Maxim sfilò l’anello dalla sua scatolina di velluto nero per metterglielo al dito, le chiese di fronte ai suoi genitori se volesse essere la sua “fidanzata ufficiale”. Nicole ovviamente rispose di sì, e per tutta la serata continuò a 113


guardarsi la mano dove l’anello brillava riflettendo la luce. Terminata la cena, Maxim la portò a fare una passeggiata romantica lungo le vie del centro di Torino illuminate a festa, e quando tornarono a casa fecero l’amore nella vasca a idromassaggio del bagno più grande attorniati dalle bolle d’acqua che rendevano la situazione più eccitante. Il mattino dopo, ancora sazi per tutte le leccornie che avevano mangiato il giorno prima tra pranzo e cena, si svegliarono presto e bruciarono un bel po’ di calorie in eccesso allenandosi fino a mezzogiorno sulla pista da ghiaccio del seminterrato. Nel pomeriggio, prepararono le valige per la loro partenza di quella sera per il Trentino Alto Adige, dove li aspettava la loro prima esibizione pubblica in Val Gardena, nello stadio del ghiaccio Pranives che avrebbe ospitato lo spettacolo di pattinaggio natalizio “Christmas on Ice”. All’evento erano stati invitati i loro rispettivi genitori, le amiche di Nicole con i loro compagni e mariti, alcuni conoscenti di vecchia data di Maxim, e naturalmente sarebbe stato presente il loro coach Alexey Vasileyev, orgoglioso di rappresentali come nuova coppia del pattinaggio di figura. Il viaggio in treno fu piacevole, e l’albergo in stile tirolese dove alloggiarono era sfavillante di decorazioni natalizie. Lo spettacolo si sarebbe svolto in serata, perciò entrambi si riposarono tutto il giorno per essere pieni di energia al momento dell’esibizione. Come programmato, Maxim e Nicole avrebbero presentato al pubblico le due coreografie studiate e provate a lungo in previsione dei Campionati Europei di Gennaio. Quando varcarono la soglia del palazzo del ghiaccio Pranives, la 114


loro tensione era altissima, e non diede cenno di smorzarsi mentre indossavano i loro bei costumi nello spogliatoio riservato agli atleti partecipanti allo show. “Sono nervosissima, Maxim, mi tremano le gambe”, gli confidò, cercando il suo sostegno. “Anch’io sono teso. Ma non dobbiamo lasciare che l’ansia ci rovini la serata. Andremo sulla pista e daremo il meglio di noi. Infondo è solo un’esibizione, non siamo in gara, nessun giudice ci darà dei punteggi questa sera. Divertiamoci, Nicole, è il nostro ritorno sul ghiaccio, mostriamo a tutti cosa siamo in grado di fare insieme.” Lei trasse un profondo respiro. “E se dovessi dimenticare qualche passaggio di una delle due coreografie? O se atterrassi male sul ghiaccio dopo il twist lanciato e cadessi a terra sbattendo il sedere? La tensione gioca brutti scherzi e io non voglio fare brutta figura proprio durante la serata di presentazione del nostro ritorno agonistico.” “Non sei sola, siamo in coppia. Se ti scordi un passaggio te lo suggerisco io all’orecchio, non preoccuparti.” “Va bene, niente panico, è solo uno spettacolo.” “Appunto. Godiamocelo, Nicole.” Lei annuì, Maxim la prese per mano e insieme raggiunsero il bordo pista in penombra. Lo spettacolo era in corso, e sul ghiaccio si stava esibendo una celebre coppia di pattinatori di danza giapponesi. Sugli spalti, interamente occupati dal pubblico, c’erano i loro parenti e amici, curiosi di vederli finalmente pattinare sul ghiaccio insieme dopo mesi di duri allenamenti di preparazione. Nicole 115


strinse il braccio di Maxim al quale si era appigliata entrando nella zona del bordo pista e gli chiese: “Ti ricordi cosa ti ho detto il giorno in cui sei venuto a trovarmi al negozio di antiquariato, quando mi hai detto che volevi frequentarmi?” “Certo che ricordo le tue parole, non le ho dimenticate.” “Ripetile, voglio sentirtele dire.” Maxim la guardò negli occhi e ripeté ciò che lei gli aveva detto quel giorno di fine Settembre mentre fuori dal negozio La Bell’Époque diluviava e loro due stavano gettando le prime basi del loro rapporto d’amore. “Mi hai detto esattamente questo: “Quando due anime affini si trovano e si fondono insieme, completandosi a vicenda, creano una bellezza particolare che viene definita “splendore”. Noi due siamo questo. Splendore”. Vale ancora questo tuo pensiero?” “Sì, Maxim, oggi più che mai. Tu ed io insieme siamo splendore. Mostriamolo a tutti, questa sera e in tutte le competizioni che affronteremo in futuro.” “Lo faremo, Nicole. Lo faremo.” Si scambiarono un lungo e intenso sguardo carico di complicità, e attesero che i loro nomi venissero annunciati dallo speaker appostato nella sua cabina a bordo pista. Quando giunse il momento tanto atteso, i loro cuori sussultarono nell’udire la presentazione dei loro nomi e cognomi, Maxim la prese delicatamente per mano e insieme si affacciarono al cancelletto d’ingresso della pista. Poi, sempre mano nella mano, fecero il loro ingresso in pista scivolando sul ghiaccio illuminati dall’occhio di bue 116


del faro bianco puntato su di loro, e un caldo applauso di accoglienza li accompagnò fino al centro della pista ovale dove il ghiaccio sembrava cosparso di polvere di stelle, lucido e brillante nel riflesso della luce. Maxim e Nicole assunsero la posizione iniziale della coreografia del loro programma corto, lui in piedi dietro di lei con le braccia avvolte attorno al suo corpo, lei rannicchiata contro il suo petto in una posa romantica. Erano bellissimi nei loro costumi di colore total black e bordeaux, e il pubblico li osservò con attenzione, incuriosito dalla nuova coppia che rappresentavano. Le note iniziali della canzone “I won’t let you go” di James Morrison riempirono il silenzio che li circondava, e da quel preciso momento tutto intorno a loro scomparve. C’erano solo la musica, il ghiaccio luccicante, le lame affilate dei loro pattini, e la voglia di danzare e volare sulla pista. Un passo di danza e una piroetta aprì la coreografia, seguito da una sequenza di passi iniziali alternati ad un giro e mezzo di pista in velocità. Dopo, fu un susseguirsi di salti, figure, sollevamenti, trottole singole, sincronizzate, e combinate a due. Un programma fluido, pulito, che seguiva il ritmo della musica e offriva agli spettatori una performance ricca di tecnica e di pathos emotivo. Eseguirono un doppio axel lanciato con atterraggio perfetto da parte di Nicole e un triplo twist aereo altrettanto eccellente e senza sbavature, un triplo salchow sincronizzato seguito da una sequenza di passi e da un triplo toe-loop e un doppio flip combinati in sincronia, una spirale in avanti da tre giri con cambio di mano da parte di Maxim e altri tre giri sul ghiaccio di 117


Nicole, una trottola ad angelo, una seduta, e una rannicchiata con braccio sollevato eseguite fianco a fianco, seguite da una biellmann sincronizzata con doppia presa del pattino, un giro di pista, altri passi in sequenza, elementi di danza con un doppio twist lanciato finale, una bellissima figura ad angelo laterale, altri passi di danza, un triplo lutz in sincronia, un sollevamento ad angelo e uno rovesciato, due trottole combinate, una con Maxim in posizione d’angelo e Nicole rannicchiata sotto di lui, e l’altra con Maxim in piedi che reggeva Nicole in sospensione aerea, altri due giri di pista danzando ed eseguendo passi con cambio di filo e di piede, un altro sollevamento orizzontale con rotazione di Nicole e uno con spaccata aerea rovesciata, e sul finire due trottole alte sincronizzate con i gomiti puntati all’esterno e una chiusura coreografica con abbraccio appassionato. La musica finì, e immediatamente dopo il pubblico applaudì con un grande entusiasmo. Nicole si sciolse dall’abbraccio di Maxim e insieme si chinarono di fronte al pubblico da un lato della pista e dall’altro, per poi scivolare verso l’uscita mano nella mano. Al cancelletto trovarono Alexey ad accoglierli, che porse loro i coprilama in plastica per i pattini e nella penombra del bordo pista esclamò: “Meraviglioso! Esecuzione perfetta, emozionante, tecnica pulita! Bravi ragazzi, lavoro eccellente!” Al colmo della gioia, Maxim sollevò da terra Nicole e la tenne stretta a sé reggendola sotto le natiche. “Ce l’abbiamo fatta, Maxim! Nessuno sbaglio, siamo stati perfetti! Capperi, è stato eccezionale!” 118


“Lo so, abbiamo dato il massimo, e tutto il programma è andato liscio come l’olio, senza la minima sbavatura!” Nicole approfittò della sua posizione sospesa da terra per prendergli il volto tra le mani fredde e baciarlo sulla bocca con trasporto, e lui ricambiò il bacio per poi sorriderle e rimetterla giù. “E adesso? Che si fa, bambolina mia?” “Aspettiamo. Riprendiamo fiato. E poi torniamo in pista con il programma lungo.” “Dai, andiamo a cambiarci.” Si affrettarono verso lo spogliatoio, dove si sedettero per riposarsi un paio di minuti, quindi Nicole indossò il suo costume bianco ricamato d’argento che richiamava la maglia aderente di Maxim. Attesero che gli altri pattinatori si esibissero, e quando venne di nuovo il loro turno, comparvero sul cancelletto della pista pronti ad esibirsi sulle note di “I don’t wanna miss a thing” degli Aerosmith. Come poco prima, il loro ingresso in volata sul ghiaccio fu accolto dal calore del pubblico, e nel silenzio che precedeva l’esibizione, si disposero l’uno di fronte all’altra con i palmi delle mani sollevati a mezz’aria e premuti gli uni contro gli altri. Era l’inizio della coreografia, che si snodò in una fluida danza dove Nicole eseguiva piccoli saltelli e piroette e Maxim la afferrava per i fianchi per farla sedere sulle proprie cosce o sollevarla sopra di sé roteando sul posto. Il resto della coreografia seguì uno schema molto simile al precedente, con un doppio twist lanciato iniziale e un triplo twist aereo subito dopo, quindi un triplo salchow sincronizzato seguito da una sequenza di passi e da un 119


triplo toe-loop e un doppio flip in sincronia, una spirale questa volta rovesciata all’indietro da tre giri con cambio di mano da parte di Maxim e altre tre giri di Nicole sempre in posizione rovesciata, una trottola ad angelo, una seduta con gamba tesa, e una rannicchiata con entrambe le braccio sollevate eseguite fianco a fianco, seguite da una biellmann sincronizzata con doppia presa del pattino, due giri di pista con altri saltelli e piroette, altri passi in sequenza, elementi di danza con un triplo twist lanciato in chiusura, una doppia figura ad angelo frontale, altri passi di danza, un triplo salchow lanciato seguito da un doppio axel, un sollevamento con spaccata aerea frontale, altri due giri di pista danzando ed eseguendo passi in sequenza con cambio di filo e di piede, una seconda spirale ora distesa con cambio di mano e otto giri totali, una combinazione sincronizzata di triplo axel e doppio toeloop, uno spettacolare sollevamento aereo di Nicole in posizione verticale con le braccia spalancate sorretta da Maxim con una sola mano, un quadruplo lutz di Maxim eseguito in solitario seguito da un triplo axel di Nicole, ancora due trottole biellmann sincronizzate con presa del pattino prima singola e poi doppia, e per finire, un giro di pista solitario in verso contrario per entrambi con l’incontro di Nicole e Maxim al centro dell’ovale ghiacciato e una presa al volo con sollevamento ad angelo in rotazione che si concluse con la caduta aerobica di Nicole fra le braccia di Maxim e le loro teste che si appoggiarono l’una sull’altra. La risposta del pubblico a quel programma complesso fu un applauso ancora più forte del precedente, 120


e quando Nicole rimise i pattini sul ghiaccio incontrò lo sguardo di Maxim e lui le sorrise, prima di prenderle la mano affinché si inchinassero entrambi per ringraziare gli spettatori che non smettevano di applaudire, ammaliati dalla coreografia quasi struggente e dalla tecnica esemplare di tutti i loro elementi. Alexey li accolse al cancelletto con un piccolo applauso, abbracciandoli e complimentandosi con loro per il lavoro eccellente che avevano svolto sulla pista. Rientranti nel loro spogliatoio, si abbracciarono, e Nicole scoppiò a piangere tra le braccia di Maxim, talmente soddisfatta di se stessa da essersi commossa fino alle lacrime. Maxim la cullò e la tenne stretta a sé finché non si fu sfogata, e solo allora la guardò negli occhi per dirle: “Sei stata meravigliosamente brava. Sono fiero di te.” “E io sono orgogliosa di te, perché sei il miglior partner che potessi mai desiderare di avere al mio fianco. Se sono qui oggi lo devo a te. Hai cambiato la mia vita, mi hai ridato tutto ciò a cui tenevo e che io avevo gettato via. Sono così felice, Maxim.” “Piccola Nicole, ti amo alla follia.” “Io ti amo di più, molto di più.” “Capperi, sono proprio fortunato.” Lei scoppiò a ridere alla sua battuta, e le lacrime si mischiarono al riso, in quella conclusione di serata che aveva decretò l’inizio del loro stupefacente ritorno sul ghiaccio. Quella sera, dopo gli abbracci affettuosi e le congratulazioni entusiaste da parte di genitori e amici, rientrarono in hotel con il cuore gonfio di emozione, e 121


anziché dormire passarono la notte intera sotto le coperte a fare progetti per il loro futuro, sognando di gareggiare ai Campionati Europei e ai Campionati Mondiali vincendo la medaglia d’oro in entrambe le competizioni. Sapevano di potercela fare, e desideravano quelle preziose medaglie d’oro più di ogni altra cosa. Quattro giorni dopo, sulla pista del Palavela di Torino, si esibirono nuovamente nello show di Capodanno, e questa volta non ci fu nessuna tensione a precedere le loro due esibizioni, perché ormai sapevano che insieme erano forti e ben preparati, due atleti completi ritornati a splendere come stelle dopo una pausa di buio totale. Al termine dello spettacolo, si cambiarono d’abito in tutta fretta e raggiunsero parenti e amici riuniti insieme nel ristorantepizzeria-discoteca “Discorante”, dove festeggiarono le ultime due ore dell’anno vecchio ballando sulle note di canzoni latinoamericane, divertendosi come mai avevano fatto prima, specialmente Nicole. Allo scoccare della mezzanotte, accolsero l’inizio dell’anno nuovo sotto una pioggia di coriandoli dorati e argentati, brindando con due flûte colmi di spumante. “Facciamo un brindisi al nostro futuro, al nostro amore, alle medaglie che ci aspettano, e al pattinaggio”, disse Maxim, avvicinando il suo flûte a quello di Nicole. Lei gli sorrise, e aggiunse: “Che il domani sia meraviglioso per entrambi, e che questo nuovo anno ci riservi molte sorprese.” I loro flûte tintinnarono uno contro l’altro, e prima di sorseggiare il dolce spumante frizzante, Maxim e Nicole si 122


scambiarono un bacio alla francese che aveva in sé tutto l’ardore del loro amore appassionato e romantico. L’ombra di Jane Eyre svanì per sempre con quel bacio, sostituita da una nuova Nicole che aveva scoperto la gioia di essere donna a quarant’anni grazie al venticinquenne Maxim, l’uomo della sua vita e il suo unico vero amore. “Ya lyublyu tebya, moy malen'kiy”, sussurrò Maxim, dicendo a Nicole in lingua russa “Ti amo, piccola mia.” Nicole, che stava imparando la sua lingua madre, gli rispose “Ya tozhe”, che significava “Anch’io.” E a quel punto, non ci fu nient’altro da aggiungere.

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Epilogo

Come in tutte le storie d’amore che finiscono bene, anche in questa c’è un finale a lieto fine. Nicole Parisi e Maxim Ivanov parteciparono ai Campionati Europei di Bratislava a fine Gennaio, piazzandosi al secondo posto con il loro short program con uno scarto di tre punti che recuperarono con il programma libero, un’esibizione di alto livello che incantò i giudici e li fece salire al primo posto sul podio. L’agognata medaglia d’oro e il titolo di Campioni d’Europa furono entrambi conquistati, decretando un ritorno agonistico in coppia di cui parlarono tutte le riviste specializzate nel settore sportivo. Alla fine del mese di Marzo, Maxim e Nicole volarono a Boston per partecipare ai Campionati Mondiali, dove si scontrarono con i campioni in carica di origine americana. Anche qui, il loro programma corto conquistò il secondo posto con la differenza di un solo punto, un’inezia criticata dai cronisti che accusarono i giudici di gara di voler favorire i campioni in carica americani. Ma la sorte era dalla parte di Maxim e Nicole, perché il programma lungo della coppia americana fu rovinato da una caduta del pattinatore maschio durante l’esecuzione di un quadruplo salchow, che costò alla coppia una penalizzazione sul punteggio finale. Il programma lungo di Nicole e Maxim fu invece eseguito senza sbavature né imperfezioni, e la decisione finale della giuria fu espressa dopo ben quindici 124


minuti d’attesa, decretando la vittoria della medaglia d’oro per il duo italiano Parisi-Ivanov. Fu una vittoria meritata, che li rese Campioni del Mondo nella specialità di pattinaggio di figura a coppie. Il ritorno in patria di Nicole e Maxim fu accolto con grandi titoli positivi pubblicati sulle riviste sportive, e molte reti televisive chiesero alla coppia di poter essere intervistati in svariati talkshow. Accettarono di apparire in tivù in tre show diversi, raccontando la loro esperienza sul ghiaccio prima e dopo il ritorno alle gare. Quando una conduttrice chiese loro come volevano essere definiti dal pubblico, Nicole guardò Maxim negli occhi e lui rispose alla domanda dicendo: “Noi siamo splendore.” Quella risposta divenne il marchio di riconoscimento di Nicole Parisi e Maxim Ivanov, che continuarono a pattinare in coppia regalando ai loro fans coreografie sempre più belle e complesse. I loro nomi guadagnarono un posto di rilievo nella storia del pattinaggio di figura a coppie, e il pubblico che li amava e sosteneva coniò per loro il nomignolo affettuoso di “Coppia Splendore”. Nicole e Maxim si sposarono l’anno seguente, e le nozze furono celebrate da un parroco sulla pista da ghiaccio del Palavela di Torino. Lei era in abito bianco di raso e seta, lui in completo elegante nero, entrambi muniti di pattini ai piedi. Sulle fedine in oro che si scambiarono, era incisa la scritta “Tu sei il mio splendore”, e il bouquet della sposa era ovviamente composto da profumate fresie bianche.

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Nicole Parisi è una donna single di quarant’anni che gestisce un negozio di antiquariato nel centro di Torino. Ex pattinatrice sul ghiaccio, vive una vita solitaria e schiva, e fugge dalle relazioni amorose per paura di soffrire. Quando al matrimonio di un’amica incontra Maxim Ivanov, un ragazzo più giovane di quindici anni che un tempo gareggiava come pattinatore agonistico come lei, Nicole si lascia conquistare dal suo fascino e dalla sua simpatia e tra loro nasce un’amicizia basata sulla reciproca conoscenza, quand’erano entrambi pattinatori di punta prima di decidere per motivi diversi di ritirarsi dalle gare. Ma la loro amicizia diventa presto un’alchimia che li attrae, e la passione per il pattinaggio che li accomuna li spinge a frequentarsi e a diventare più intimi, fino a prendere la decisione di tornare a gareggiare sul ghiaccio non più da soli ma come una coppia. Per Nicole è l’occasione perfetta per cambiare vita e lasciarsi finalmente amare.

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SPLENDORE - Paola Secondin - Romanzo