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Opera tutelata dal plagio su www.patamu.com con numero deposito 47700

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Paola Secondin

Per Sempre Mia

Š Paola Secondin 2016 3


Titolo: Per Sempre Mia Autore: Paola Secondin Copertina a cura dell’Autrice Copyright © Paola Secondin © Tutti i diritti riservati all’Autore

Questa è un’opera di fantasia. Nomi, personaggi, luoghi, e avvenimenti sono il frutto dell’immaginazione dell’Autore o sono stati usati in chiave fittizia. Qualsiasi rassomiglianza con fatti, località reali, persone realmente esistenti o esistite è puramente casuale. La riproduzione non autorizzata del testo è severamente vietata e punibile con la legge.

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Capitolo 1

All’interno della sua villetta a piano terra con giardino e piscina scoperta posti sul retro, Sonya Woodley era in procinto di recarsi all’Hotel Mondrian dove quella sera si sarebbe svolta una festa celebrativa in onore di Kirsten Hewitt, giovanissima e talentuosa attrice emergente scoperta dall’agenzia di scouting Woodley Agency, di cui Sonya era la proprietaria. Fondata tre anni prima e situata a Melrose Place, l’agenzia aveva sfornato numerosi volti nuovi del panorama cinematografico hollywoodiano, giovani promesse divenute in breve tempo vere e proprie star amate da pubblico, attori e attrici in erba di cui i registi sia indipendenti sia di grosso calibro erano in costante ricerca per i loro film. Sonya aveva fiuto per il talento, e Kirsten Hewitt era la sua scoperta più recente, richiestissima sul mercato e protagonista di un film che nelle sale e nei botteghini internazionali stava riscuotendo un notevole successo. Tratto da un libro fantasy del celebre scrittore Woody Knight, il film intitolato “La gemma di Babilonia” del regista Greg Sullivan aveva trasformato Kirsten Hewitt da una semplice attrice esordiente ad una celebrità affermata, e alla festa di quella sera sarebbero stati presenti numerosi attori famosi del grande schermo e registi più o meno importanti pronti a ingaggiare Kirsten offrendole grandi somme di denaro. Peccato che Sonya non guadagnasse neppure un centesimo del cachet di Kirsten, visto che la ragazza, dopo un’apparizione in una 5


sola puntata di una nota serie televisiva per giovani adulti, era stata accalappiata dall’agenzia DreamStar che le aveva offerto un contratto esorbitante garantendosi l’esclusiva su di lei e sulla sua attività recitativa. Sonya era abituata a vedersi soffiare sotto il naso gli astri nascenti che lei stessa portava alla luce, nell’ultimo anno le era capitato di perdere ben cinque attori e tre attrici tutti giovani e promettenti che la DreamStar e la Golden Hollywood, sue agenzie rivali, avevano ingaggiato e messo sotto contratto utilizzando l’esca del denaro, esattamente ciò che Sonya non possedeva. Quando aveva dato vita alla Woodley Agency, gestendola da sola e scoprendo nuovi talenti a cui poteva offrire un contratto modesto, sapeva che gli squali di Hollywood non avrebbero esitato a soffiarle quelle promesse dal valore incalcolabile, e lei, piccolo pesce nel grande oceano dello star sistem, era stata divorata viva, con la conseguenza inevitabile di perdere introiti indispensabili per mantenere in piedi l’agenzia. Privata delle quote di denaro che le sarebbero derivate dalla rappresentanza di quelle giovani star, Sonya aveva assistito all’indebolimento progressivo della propria agenzia, che ora si trovava a rischio di chiusura. E da sola non poteva fare nulla per salvarla, dato che la propria condizione economica era precaria. Era una ragazza madre trentenne che aveva ipotecato la casa per pagare le cure mediche ospedaliere della sua bambina di quattro anni Amber, ammalatasi di una forma rara di leucemia che per poco non l’aveva strappata alla vita. Sonya aveva speso tutto e di più per far curare Amber dai migliori specialisti 6


degli Stati Uniti, e dopo un calvario durato un anno e mezzo, la piccola era guarita grazie al trapianto del midollo spinale da parte di un donatore anonimo compatibile con il suo DNA. Sonya aveva temuto di perdere Amber da un giorno all’altro, la sua bellissima bambina nata da una relazione con il regista californiano Jordan Grant, un uomo di cui si era follemente innamorata cinque anni prima, scoprendo solo in seguito che lui era interessato solamente alla propria carriera, al denaro, e a una vita dissoluta. La loro relazione era finita dopo soli tre mesi di intensa e indimenticabile passione, Jordan l’aveva amata profondamente, Sonya ne era certa, ma la sua avidità di giovane cineasta trentacinquenne lo aveva spinto a rinnegare il loro amore per gettarsi a capofitto in una vita fatta di lusso, belle donne, e fin troppe ore bruciate dietro la cinepresa. Sonya se n’era andata dalla sua enorme villa di Beverly Hills senza dirgli di essere incinta, e sebbene Los Angeles fosse una piccola città e Melrose Place non distasse molto da Hollywood, lei e Jordan non si erano più visti, lui troppo impegnato a girare un film dopo l’altro, lei intenzionata a restare fuori dalla sua vita nella convinzione che Jordan non avrebbe mai voluto crescere una figlia capitata nel momento sbagliato. Sonya aveva partorito e cresciuto Amber in completa solitudine, aiutata solamente dalla sorella minore Emily, che viveva in casa con lei e che stava frequentando un corso universitario di sceneggiatura e drammaturgia. Quando Amber si era ammalata, Emily aveva sospeso gli studi per occuparsi dell’agenzia di scouting mentre Sonya portava la piccola Amber da un 7


ospedale all’altro lottando per salvarle la vita. Ora che sua figlia era del tutto guarita, Sonya era uscita dall’incubo di vederla spegnersi troppo presto e troppo in fretta, e aveva ripreso a lavorare all’agenzia mentre Emily si occupava della piccola e proseguiva i suoi studi universitari a casa. Ma le cure mediche erano state pesantissime da sostenere, e Sonya aveva accumulato un debito di trecentomila dollari oltre ad aver ipotecato la casa. Le serviva un prestito, doveva ripagare la banca il prima possibile per non perdere in un colpo solo l’agenzia e la propria villetta. Se i suoi genitori fossero stati sufficientemente ricchi, l’avrebbero aiutata senza alcun problema, ma erano entrambi due modesti operai che vivevano fuori Los Angeles e guadagnavano ben poco. Sonya sperava che quella sera, alla festa dell’Hotel Mondrian, fosse presente qualche celebrità con cui aveva rapporti confidenziali, in modo da poter chiedere un prestito amichevole per salvare se non l’agenzia perlomeno la propria casa. Detestava l’idea di doversi abbassare al livello di elemosinare il denaro altrui, ma lo faceva per Amber, per garantirle un futuro felice dopo l’anno e mezzo di sofferenze che aveva patito. Era viva per miracolo, e Sonya avrebbe fatto qualunque cosa per lei. Si guardò allo specchio lisciandosi il tubino nero smanicato e ravviandosi i lunghi capelli bruni sciolti sulle spalle, infilò un paio di scarpe tacco dodici nere e scivolò silenziosamente nella cameretta di Amber. La piccola stava dormendo nel suo letto con il pigiamino rosa a cuoricini rossi e stringeva tra le braccia il suo orsetto di peluche 8


preferito. Sonya si chinò ad ascoltare il suo respiro tranquillo, e le sfiorò i capelli castani ricci che le erano ricresciuti dopo i cicli di chemioterapia. Amber era tornata a sorridere, era una bambina vivace e sveglia, con due irresistibili occhi nocciola e il nasino a patatina. Assomigliava in modo impressionante a Jordan Grant, il padre che non aveva mai conosciuto e che credeva lontano per lavoro, così come Sonya le aveva fatto credere per giustificare la sua assenza paterna. Amber era la parte migliore e più bella dell’amore che c’era stato tra Sonya e Jordan, peccato che lui fosse totalmente inadatto a fare il padre. Sonya si risollevò in piedi e uscì dalla cameretta piena di angeli di porcellana, vetro, terracotta e altri materiali di cui la bambina si era circondata durante la malattia. Sonya gliene aveva regalato uno per ogni lacrima versata e ogni sofferenza provata, dicendole che quegli angeli l’avrebbero protetta e fatta guarire. Non c’era da stupirsi se Amber, ora che stava bene, continuasse a collezionare quelle statuine alate preferendole alle Barbie e alle bambole. Sonya chiuse la porta lasciando un piccolo spiraglio aperto e raggiunse l’entrata della casa, dove la sorella Emily la stava aspettando. “Pronta per la tua serata mondana?”, le chiese la ragazza, identica a lei, porgendole la borsetta nera. “Augurami di trovare qualcuno disposto ad aiutarmi a sanare i nostri debiti, ne abbiamo veramente bisogno.” “Buona fortuna, allora. E non stare in pensiero per Amber, la tengo d’occhio io.” “Grazie Emily, spero di non fare troppo tardi.” 9


“Coraggio, vai. E spremi qualche riccone di Hollywood.” Sonya salutò la sorella con un bacio sulla guancia, dopodiché uscì in cortile e salì sulla propria auto mentre il cancello automatico si spalancava dietro di lei. Percorse il vialetto in retromarcia e poi si avviò lungo la strada che conduceva al Sunset Boulevard in West Hollywood.

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Capitolo 2

Allo Sky Bar dell’Hotel Mondrian la festa in onore di Kirsten Hewitt era in pieno svolgimento, e la giovane attrice appena ventenne era al centro degli sguardi di tutti i presenti, favolosa in un miniabito di lustrini glitterati color argento che le fasciavano il corpo slanciato, e con i capelli biondi arricciati per l’occasione in una cascata di boccoli dorati. Seduto all'estremità del bancone del locale affollato, il regista Jordan Grant era in attesa dei suoi drink e osservava pigramente la gente che chiacchierava lungo il margine della piscina a cielo aperto godendosi il panorama mozzafiato di una Los Angeles notturna tutta illuminata. Christopher Lane, suo caro amico nonché produttore cinematografico di fama, lo aveva trascinato a quella serata convincendolo che ci sarebbero state tante belle ragazze da conquistare. La decisione di Jordan di accompagnare Christopher alla festa per celebrare il successo di Kirsten Hewitt era stata dettata più dal desiderio di sfuggire alla noia che dalla ricerca di sesso occasionale. Avendo da poco concluso una relazione poco soddisfacente con una incantevole ma petulante modella di Victoria’s Secret, non voleva complicarsi la vita con un'altra donna e non era neppure interessato alle avventure di una notte. Non era il momento adatto, aveva la testa piena zeppa di idee per un nuovo progetto da portare sul grande schermo e il sesso sarebbe stato un’inutile distrazione in quella fase iniziale di creazione 11


del suo quattordicesimo film. Essere in quel locale era come trovarsi ai confini tra cielo e terra, lo Sky Bar rappresentava un rifugio dallo stress quotidiano dove la gente poteva godersi tranquillamente una pausa rilassante in un ambiente raffinato ed elegante. La musica lounge di sottofondo contribuiva a rendere piacevole l’ambiente, anche se il chiacchiericcio degli invitati era fastidioso come il canto incessante delle cicale nelle giornate di pieno sole. “Signor Grant, ecco i suoi drink”, gli disse il barista, porgendogli due bicchieri di Margaritas con ghiaccio. Jordan prese i bicchieri dopo aver pagato la consumazione e raggiunse l’amico Christopher al loro tavolino, notando la presenza di una donna dai capelli rossi che civettava con lui giocherellando con la sua cravatta. “Christopher, non posso lasciarti solo nemmeno per un secondo”, disse, mentre si sedeva al suo posto e deponeva i bicchieri. “Lo perdoni, signorina, è un dongiovanni impenitente. Le ha già chiesto il colore delle mutandine che indossa?” La rossa sorrise a Jordan e poi a Christopher. “Io non le porto le mutandine”, ammise, lasciandosi andare ad una risatina divertita e ammiccante. “Uh, hai sentito Jordan? Niente mutandine…”, commentò il produttore, palpeggiando una coscia della donna. Doveva essere un’attricetta di scarso talento che andava a caccia di un’occasione vendendosi al primo offerente. Jordan lasciò che Christopher si divertisse con lei e sorseggiò il suo drink concentrandosi sulla folla di invitati che attorniava Kirsten Hewitt. Una coppia di donne attirò 12


la sua attenzione. La prima era vestita di bianco e i suoi lunghi capelli neri erano raccolti in una coda di cavallo. La seconda gli dava le spalle e indossava un tubino nero scollato sulla schiena. Anche lei aveva i capelli lunghi e bruni, però erano sciolti, e quella massa scura e morbida le ricadeva sulle spalle invogliando gli sguardi maschili a scendere più in basso. Aveva un corpo fantastico: fianchi rotondi e glutei sodi, vita stretta e lunghe gambe che il vestito non riusciva a nascondere. Mentre parlava con la donna in bianco, mosse alcuni passi verso la piscina muovendosi con una sensuale eleganza. E quando l’amica o conoscente che fosse si allontanò da lei con un cenno di saluto, la bruna in nero si volse proprio in direzione del suo tavolino e Jordan poté vederla in viso. Sopracciglia arcuate, grandi occhi verdi, bocca carnosa, lineamenti delicati. Jordan riconobbe all’istante quel bellissimo volto emerso all’improvviso dai suoi ricordi. Era Sonya Woodley! La sua Sonya. Nel riconoscerla, per poco Jordan non rovesciò parte del contenuto del suo drink. Sentì una morsa allo stomaco, unitamente a un tonfo al cuore. Sorpreso, cercò di ragionare, reprimendo l’istinto di alzarsi in piedi e di raggiungerla all’istante. Mai si sarebbe aspettato di incontrarla così, senza preavviso, dopo cinque anni dal giorno in cui si erano lasciati. Era sicuro che le loro strade non si sarebbero mai più incrociate. Dopo che avevano deciso di interrompere la loro passionale storia d’amore durata tre mesi indimenticabili, Sonya era svanita nel nulla, uscendo completamente dalla sua vita, tanto che lui 13


aveva pensato che si fosse traferita altrove lasciando Los Angeles per sempre, e invece adesso era lì a pochi metri di distanza, ancora più bella e femminile di come se la ricordava, nel mezzo di quella festa popolata da star hollywoodiane, produttori cinematografici, registi e commediografi. Non era il suo ambiente, quando l’aveva conosciuta era una talent scout alle prime armi che non conosceva nessuno all’interno del mondo luccicante del cinema, eppure si muoveva a suo agio tra gli ospiti, e riservava sorrisi e saluti a persone celebri che lui conosceva bene. Chi l’aveva invitata? Era possibile che nei cinque anni trascorsi si fosse ritagliata un suo posto all’interno della grande famiglia di Hollywood?... Jordan aveva avuto molte donne nella sua vita, anche se nei loro confronti non aveva mai provato la stessa profondità di sentimenti che aveva condiviso con Sonya. Dopo la loro rottura, avvenuta in modo brusco e con un certo rammarico da parte sua, non aveva più voluto sperimentare forti emozioni d’amore con nessun'altra donna. Era stato più facile dedicarsi completamente al suo lavoro di regista senza concedersi altre relazioni serie che sapeva di non essere in grado di portare avanti. Con Sonya aveva sperimentato l’amore vero, quello che univa due persone nel profondo dell’anima, e lasciarla andare era stata una decisione sofferta, anche se all’epoca gli era sembrata la scelta più giusta. Ora però, rivedendola dopo cinque anni, gli sembrava di aver commesso l’errore più grande della sua vita nel rompere con lei. Il tuffo al cuore che aveva appena provato gli diceva che il sentimento 14


d’amore condiviso con Sonya non era spento del tutto, anche se in quel momento non aveva più alcun senso. Ciò che era stato era stato, e lui non era il tipo d’uomo che ritornava sui suoi passi. Anche se per Sonya Woodley avrebbe potuto fare un’eccezione. Distolse lo sguardo da Sonya e tornò a concentrarsi sull’amico Christopher e sulla rossa avvenente che lo stava abbindolando con le sue esplicite avances e che rispondeva al nome di Naomi. Proprio in quell’istante, il regista del film “La gemma di Babilonia” Greg Sullivan richiamò l’attenzione dei presenti alla festa per chiedere un brindisi seguito da un applauso, entrambi dedicati alla protagonista del suo fantasy movie, la stella nascente Kirsten Hewitt. Jordan si girò a guardare la giovanissima attrice che riceveva congratulazioni e strette di mano, e vide di nuovo Sonya, che questa volta si avvicinò proprio a Kirsten offrendole un meraviglioso sorriso e la strinse in un abbraccio quasi materno subito dopo. Kirsten contraccambiò l’abbraccio affettuosamente, come se conoscesse Sonya da sempre e le fosse grata per qualcosa di cui lui era all’oscuro, e osservò curioso lo scambio di parole tra le due donne. Era evidente che Kirsten la stava ringraziando. Forse, era stata proprio Sonya a scoprirla e lanciarla nel mondo del cinema. Non poteva essere altrimenti. Sapeva che Kirsten era rappresentata dalla DreamStar, ma era possibile che fosse approdata in quell’agenzia proprio per merito di Sonya, arguta scopritrice di talenti. Jordan cercò di rammentare a se stesso che Sonya era la donna che aveva respinto senza 15


troppe esitazioni cinque anni prima, e quindi non avrebbe dovuto soffermarsi a rimuginare sul loro passato. Tuttavia, era stata la sua compagna di vita più importante, e non riusciva proprio a non sentirsi ancora attratto da lei nonostante gli anni di lontananza. Desiderava salutarla, guardarla negli occhi ancora una volta, scambiare due parole con lei sperando che non lo mandasse al diavolo. La tentazione era troppo forte, per questo si alzò dal tavolino e disse a Christopher: “Scusami, ho intravisto una persona che vorrei salutare. Ti dispiace se ti lascio solo?” “Sono in buona compagnia, non farti problemi, Jordan”, rispose l’amico, avvinghiato al corpo di Naomi la rossa. “Divertiti, allora. Ci vediamo dopo.” E così dicendo si diresse verso la donna che cinque anni prima aveva amato con tutto se stesso per poi rinunciare a lei preferendo la carriera dietro alla cinepresa.

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Capitolo 3

Kirsten Hewitt aveva appena terminato di ringraziare Sonya per averla scoperta offrendole il suo primo contratto sotto l’ala protettrice della Woodley Agency, ed era stata così corretta da chiederle scusa per aver accettato l’offerta dell’agenzia rivale DreamStar, che l’aveva voluta a tutti i costi e subito presentata a dei famosi produttori. “Il successo che stai ottenendo è giustamente meritato Kirsten. Credimi, non ha importanza da quale agenzia sei rappresentata, io sono felice di aver scoperto il tuo talento, e rimarrò sempre la talent scout che ti ha spianato la strada verso Hollywood.” “Questo è certo, Sonya. Se non fosse per te, oggi non sarei qui. Ti sarò sempre debitrice per ciò che hai fatto per me.” “Ti ringrazio, Kirsten. Sono felice che la tua carriera stia spiccando il volo. Hai un grande futuro che ti aspetta, sii sempre te stessa e continua a recitare con il cuore, come hai fatto finora.” “Prometto che lo farò. E presterò molta attenzione a non incappare in progetti artistici che non mi valorizzano come persona e come attrice.” “Brava. E ricorda di tenere i piedi ben saldati a terra. Puoi volare in alto quanto vuoi, ma mantieni sempre un netto confine tra finzione e realtà.” La giovane attrice fece tesoro del consiglio di Sonya e la strinse tra le braccia prima di essere rapita da un regista emergente che voleva proporle un suo copione da 17


analizzare per un eventuale parte da protagonista nel film che ne sarebbe nato. Con un sospiro, Sonya si guardò attorno in cerca di un amico o di un’amica che potesse risolvere il suo problema finanziario e lo sguardo le cadde sulla figura di un uomo in completo grigio fumo e camicia bianca senza cravatta con il colletto sbottonato sul collo. Le bastò una sola occhiata per riconoscerlo all’istante. Dopo cinque anni, non era cambiato di una virgola, anzi, era ancora più affascinante. “Sonya…” Quella voce... Sonya fu scossa da un brivido. Il suo stomaco si contrasse, reagendo al bisogno di negare quello che il suo cuore stava provando in quel momento. “Jordan...” Quel nome, pronunciato con un accenno di sorpresa imbarazzante, le uscì dalla bocca senza che potesse trattenerlo. Lui sorrise, ammaliandola con lo stesso potente carisma che l’aveva conquistata cinque anni prima, e abbattendo ogni sua difesa con quegli occhi nocciola penetranti. Nulla in lui era cambiato, neppure un singolo filo argentato tra i suoi folti capelli castani o qualche piccola ruga sul suo bellissimo volto dai tratti decisi. Il suo fisico alto e possente era sempre caratterizzato da un irresistibile sex appeal. Ieri come oggi, e cinque anni nel mezzo spazzati via in un secondo. “È bello rivederti, Sonya”, le disse lui con la sua voce dal timbro profondo. “Avrei dovuto immaginare che saresti stato presente a questa serata”, replicò lei, infastidita dall'effetto che 18


Jordan Grant esercitava ancora su di lei. Aveva dominato la sua vita per tre mesi e poi aveva capito di essere stata per lui solamente un passatempo, un amore che poteva gettare via senza alcun rimorso. “Sono davvero sorpreso di incontrarti qui. Sono passati cinque anni, eppure sembra ieri l’ultimo giorno che ci siamo parlati.” “Non rivangare il passato, Jordan. Mi hai lasciata su due piedi, te ne ricordi?” “Lo ricordo perfettamente. Un giorno molto triste. Ti ho fatta soffrire e me ne dispiace.” “Allora non eri affatto dispiaciuto di troncare la nostra relazione. Mi hai liquidata nel giro di mezz’ora.” “Hai ragione. Sono stato avventato, egoista e bastardo. Lo ammetto Sonya, ho commesso un grave errore.” “Dunque lo riconosci?” “Se ripenso a quel giorno… Sì, mi sono comportato da vero idiota. Non avrei dovuto rinunciare a te con tanta leggerezza.” Sonya fu lieta di sentirgli ammettere i propri sbagli e ne ricavò una piacevole soddisfazione. “Sei splendida, lo sai? Tale e quale a come ti ho lasciata.” “Il lupo perde il pelo ma non il vizio”, commentò Sonya con sarcasmo. “Dov’è la tua giovane ennesima fiamma? Parcheggiata a bordo piscina?” “Sono qui da solo, in realtà.” “Questa sì che è una sorpresa. Tu da solo ad una festa mondana. Hai abbracciato la pace dei sensi?” Jordan incassò la frecciatina e sorrise beffardo. 19


“Quello che ho nei pantaloni funziona alla perfezione, te lo posso garantire. Non ho ancora l’età per la pillolina blu che va tanto di moda tra gli uomini. La mia freccia colpisce sempre il bersaglio.” Sonya represse un sorriso e si sforzò di non dargli corda. Jordan sapeva essere tremendamente simpatico, era la sua carta vincente, e le allusioni sessuali erano il suo forte. “Un po’ di astinenza non ti farebbe affatto male.” “Dubito che mi piacerebbe. Mi conosci, sono un tipo che necessita di dare sfogo alla propria carica interiore, e se posso farlo con una bella donna, di certo non mi tiro indietro.” “Sei il solito playboy che colleziona avventure solo per il gusto di appagare i propri istinti.” Jordan la osservò con attenzione, cercando di capire il motivo di tanto astio nei suoi confronti. “Sei ancora arrabbiata con me per il modo in cui ti ho lasciato? Se vuoi mi inginocchio e ti chiedo perdono.” “Lascia perdere, Jordan. È successo cinque anni fa.” “Ma ce l’hai a morte con me, lo sento.” “Hai preferito la tua carriera a me. Non è stato bello essere scaricata dopo tre mesi idilliaci sentendosi dire “Il mio lavoro viene prima di tutto, non posso concedermi altre distrazioni, e tu sei un’enorme distrazione”. Certe parole fanno più male di uno schiaffo, e non si dimenticano.” “Sonya, ti chiedo scusa per essere stato così privo di tatto. Veramente, mi dispiace per come ho agito nei tuoi confronti. Ferirti non era il mio obbiettivo.” “Bè, mio caro regista, sappi che mi hai fatto molto male.” 20


“Lo vedo. Sei furente come una tigre.” Sonya sospirò, cercando una via di scampo da quella conversazione che toccava dei tasti dolenti. “Mi volevi fuori dalla tua vita. Punto e basta. Non cercare altre scusanti, la verità è solo questa.” Jordan annuì con il capo e trasse a sua volta un sospiro profondo. “Ascolta, Sonya… Deponiamo per un attimo l’ascia di guerra e proviamo a parlare civilmente. Vuoi?” Lei si strinse nelle spalle. “Di cosa dovremmo parlare, scusa?” “Per esempio potresti cominciare col dirmi come stai.” “Sto bene. Sono in gran forma.” “Sì, questo l’ho notato. E dove sei stata negli ultimi cinque anni? Hai cambiato paese?” “Sì, ho viaggiato un po’… Motivi personali che non ti riguardano.” “E adesso dove vivi, di nuovo qui a Los Angeles?” “Abito a Melrose Place.” “Stranissimo. Come abbiamo fatto a non incontrarci mai?” Lei sfoderò un’espressione impavida. “Conosco bene i luoghi che ami frequentare. Ti ho evitato accuratamente. Ecco perché non ci siamo mai più visti.” “E che mi dici di questa sera? Come mai sei qui? Hai detto che immaginavi di potermi incontrare, perché ti sei esposta ad un tale pericolo?” “Non potevo mancare alla festa per Kirsten Hewitt. Sono io la sua talent scout. Il suo successo lo deve a me. Lavorava da Starbucks prima di diventare una piccola star, 21


serviva caffè caldo ai clienti. Io l’ho vista e ho capito subito che era speciale. Difatti, guarda dov’è arrivata.” “Quindi hai continuato a fare la talent scout anche dopo che ci siamo lasciati.” “Sì. Ho aperto un’agenzia tutta mia. La Woodley Agency.” “Congratulazioni, Sonya. E come vanno gli affari?” Accidenti, ecco il tasto dolente che veniva sfiorato. Come doveva rispondere? Con una bugia? O ammettendo di essere in gravi difficoltà economiche? Jordan l’avrebbe considerata una perdente se gli avesse confessato che stava per perdere sia la casa che l’agenzia. Non voleva che lui la umiliasse. Era già imbarazzante trovarsi lì a parlare con lui, sarebbe stato sciocco peggiorare la situazione. “Va tutto bene. Ho un gran fiuto per le giovani promesse”, mentì spudoratamente. “Lo sai che hai esitato prima di rispondere? Significa che non sei stata sincera. Hai forse qualche problema?” Sonya non voleva parlargliene. Distolse lo sguardo dai suoi occhi indagatori e indugiò ancora prima di rispondere. “Io sono molto brava nel mio lavoro”, disse, come per giustificarsi. “Ma la mia agenzia è piccola, e ogni giorno devo fare i conti con la concorrenza. La DreamStar e la Golden Hollywood hanno preso il vizio di soffiarmi i miei talenti offrendo loro contratti a sei cifre, cosa che io non posso fare.” “Quindi sei in difficoltà. È così?” “Soltanto un po’, ma non è nulla di grave.” Jordan non era stupido, e Sonya non era brava a raccontare frottole. Capì subito che aveva dei problemi più 22


seri di quanto non volesse ammettere. “Sonya, sii sincera con me. Posso aiutarti se hai bisogno di soldi, lo sai che sono ricco.” Lei rise. “Certo, il denaro non ti manca, ne hai le tasche piene. I tuoi film incassano il triplo di quanto spendi per pagare la loro produzione. Leggo i giornali, so tutto di te.” “Bene. È un motivo in più per chiedere il mio aiuto nel caso tu ne abbia bisogno.” “No, Jordan. Non voglio soldi da te.” “Hey, aspetta un attimo… Parliamone.” “Non c’è molto da dire. Ho dei debiti, ma tu sei l’ultima persona a cui chiederei un prestito.” “E perché mai? Sarei felice di aiutarti.” “No, grazie. Non voglio essere legata a te da una questione di soldi prestati. E comunque non potrei ripagarti.” Jordan sfilò le mani dalle tasche dei pantaloni e le toccò un braccio con le dita, procurandole un brivido lungo la spina dorsale. Quel tocco… Le sue dita sulla sua pelle… Il suo calore… Ricordi lontani affiorarono in superficie con violenza, rammentandole quanto aveva amato le sue mani e le sue carezze. Lo guardò negli occhi nocciola, e si sentì tremendamente vulnerabile di fronte a lui. Jordan Grant l’aveva lasciata, umiliandola e ferendola, ma lei lo aveva amato profondamente, e dal loro amore era nata Amber, la sua splendida bambina. Jordan era suo padre. Senza di lui, Amber non sarebbe mai nata. “Sonya, a quanto ammonta il tuo debito?” “È una cifra piuttosto alta, Jordan. Lasciamo perdere.” “Dimmi quanto, Sonya. Non fare la sciocca.” 23


Controvoglia, lei ammise l’ammontare dei suoi debiti. “Ho accumulato un debito di trecentomila dollari. E la mia casa è stata ipotecata.” “Santo cielo, Sonya… Hai investito in borsa, per caso?” “Certo che no! E non ho nemmeno perso i miei soldi al casinò, prima che tu me lo chieda.” “E allora a cosa sono dovuti tutti questi debiti?” “Spese sanitarie. Ho avuto un problema serio in famiglia. Non ti riguarda, perciò non chiedermi altro.” “Va bene. Non voglio ficcare il naso nella tua vita privata. Spero almeno che chi ha goduto delle costose cure mediche adesso stia bene.” “È stato un bruttissimo periodo che non auguro neppure al mio peggior nemico, ma lo abbiamo superato con coraggio. Quei soldi hanno salvato una vita, perciò non sono stati spesi invano.” “Mi dispiace molto che un membro della tua famiglia sia stato malato così gravemente. Sono felice che il peggio sia passato.” “Stiamo tutti bene adesso. Eccetto per il debito, che non so in che modo sanare.” Jordan le sfiorò di nuovo il braccio con le dita della mano e le sorrise amabilmente. “Posso farti un prestito, ammesso che tu lo accetti.” Sonya lo fissò negli occhi. Era sinceramente disposto ad aiutarla. Ma conoscendolo, aveva di certo in mente qualcos’altro oltre ad un possibile prestito. “Sei gentile a offrirmi il tuo aiuto, ma non posso accettarlo, non da te, Jordan.” 24


“Non capisco il perché… Ho soldi a sufficienza per darti il doppio della somma che ti serve, che male c’è ad accettare i miei soldi?” “Semplicemente perché non li voglio da te.” “Mi odi fino a questo punto?” Sonya scosse il capo, combattuta e innervosita. “Io non ti odio, Jordan.” “Allora accetta il mio prestito. Ti do il doppio della cifra. Mi sembra un buon affare.” “Per chi dei due? Per me o per te?” “Sei tu che hai dei debiti, io no di certo.” “Già… E come vuoi essere ripagato?” “Sarebbe soldi regalati, Sonya. Come ringraziamento per i tre mesi incantevoli che abbiamo vissuto insieme. Ci siamo amati, non puoi negarlo. Ed è stato bello, finché non è finita. Accetta i miei soldi come un atto d’amore postumo.” Sonya si guardò la punta delle scarpe, indecisa sulla decisione più giusta da prendere. Aveva un dannato bisogno di quei soldi. L’agenzia e la sua casa erano a rischio, se non avesse pagato il debito entro la fine del mese, la banca si sarebbe presa tutto. Non poteva permettere che ciò accadesse. Non poteva fare questo ad Amber. Dove sarebbero andate a vivere, dai suoi genitori? Ed Emily? Come avrebbe potuto laurearsi senza un sostegno economico? Dipendeva tutto da lei, e Jordan le stava offrendo su un piatto d’argento la sua salvezza. Doveva accettare il suo aiuto. Anche se questo significava andare contro il proprio orgoglio e abbassarsi a ricevere aiuto dall’uomo che l’aveva lasciata spezzandole il cuore. 25


“D’accordo. Accetterò un prestito da te”, disse, capitolando di fronte a lui e ingoiando il proprio orgoglio ferito. “Ma esigo di ripagarti, in qualunque modo tu voglia.” Jordan non poté evitare di essere contento che Sonya si fosse finalmente decisa a lasciarsi fare un prestito da lui, e si chiese come avrebbe potuto farsi ripagare del cospicuo favore che stava per concederle… C’era solo un modo di ripagarlo che lui avrebbe gradito immensamente, ma non era sicuro che Sonya lo avrebbe accettato... “Ricominciamo a frequentarci”, le disse, colpendo dritto al centro del bersaglio. “Sonya, ritorna ad essere la mia donna.” A quelle parole, lei sentì un altro tuffo al cuore, e un senso di vertigine la fece barcollare. “Cos’hai detto, scusa?” Jordan le strinse le dita attorno al braccio e si avvicinò pericolosamente, tanto che lei riusciva a sentire il suo respiro solleticarle il viso. “Se davvero vuoi ripagarmi del favore, permettimi di tornare ad essere l’uomo che hai amato cinque anni fa.” “Stai scherzando? Io con te ho chiuso. Per sempre.” “Veramente sono io che ti ho cacciato via dalla mia villa. E adesso, ti sto dando la possibilità di ritornarci. Potrebbe essere piacevole per entrambi.” Sonya dischiuse le labbra e scosse la testa, stupefatta dalla sua proposta imprevista e assurda. “Non posso credere che tu mi stia chiedendo una cosa simile. Per chi mi hai preso, per una prostituta?” Jordan volle subito esporle il suo personale punto di vista. 26


“Sonya, no. Non ti ho chiesto di fare sesso con me in cambio dei miei soldi. Io voglio di più del sesso, desidero che proviamo a tornare insieme.” “Dopo cinque anni?... Cosa ti fa credere che io provi ancora dei sentimenti per te?” “Hai detto che non mi odi. Puoi ricominciare ad amarmi.” “Scordatelo. Tu sei un errore del mio passato, non ti farò tornare nel mio presente, mi dispiace.” “Non ti piaccio più? Sei fidanzata? Sposata?”, indagò lui, cercando una spiegazione al suo rifiuto di amarlo. “Non ti rivoglio nella mia vita. È semplice da capire.” “Quindi non sei disposta ad amarmi come un tempo?” “No, Jordan. Per niente.” “Allora, se non vuoi il mio amore, sarà solo sesso fine a se stesso. Prendere o lasciare.” Lei strinse i denti e non aggiunse altro, sapendo che sarebbe stato fiato sprecato. Del resto, Jordan si era sempre comportato così con le donne. Una volta, quel suo atteggiamento le aveva dato la sensazione di essere amata, ma le sue gentilezze non avevano niente a che fare con il sentimento. Lui credeva di amare, ma in realtà non ne era affatto capace. Confondeva il cuore con il sesso, e le persone con gli oggetti. Era fatto così. Metteva se stesso davanti a tutto e a tutti. “Questo è uno sporco ricatto, lo sai?” Lui la fissò con intensità. “Sonya, io ti ho offerto il mio cuore, ma tu ti sei appena rifiutata di prenderlo. Quindi, ci incontreremo nella mia villa di notte, e tu mi concederai solo il tuo corpo.” 27


“Sei meschino, Jordan.” “Sono realista. E adoro i compromessi.” Quel desiderio ingannatore che aveva portato Sonya a concedergli il suo cuore cinque anni prima la spaventava da morire. Jordan aveva già distrutto la sua autostima una volta. La sola idea di concedergli di nuovo quel potere era una pura follia. Tuttavia, lui la stava salvando dalla bancarotta e Sonya era una donna forte, lo avrebbe usato per i propri bisogni senza lasciarsi coinvolgere dai sentimentalismi. Avrebbe tenuto la situazione sotto controllo. Nessuna intrusione da parte di Jordan nella sua vita privata. E non avrebbe commesso per la seconda volta l'errore di confondere l'amore con il piacere fisico. “Vuoi il sesso? Va bene. Lo avrai. Quante notti?” Lui fece spallucce, gli occhi che brillavano di pura soddisfazione nel bel volto abbronzato. “Non lo so, decidi tu.” Sonya sapeva di avere una precisa scadenza da rispettare con la banca e glielo disse. “Devo saldare il mio debito entro la fine di questo mese.” “Perfetto. Oggi è il primo Luglio. Sarai mia per le prossime trenta notti. E avrai il mio prestito da seicentomila dollari depositato sul tuo conto entro la fine del mese.” “E se la banca volesse essere pagata in anticipo?” “Vuoi i soldi subito? Te li darò domani stesso, ma solo se giuri di essere mia per il tempo che abbiamo stabilito. Se ti rifiuti, mi riprendo il prestito.” “Quindi non mi dai scelta. Devo accettare per forza.” “Sei sempre in tempo per decidere di amarmi di nuovo.” 28


“No, Jordan. C’è già stato un noi, ed è fallito miseramente. Non voglio ripetere la stessa esperienza. Avrai solo il mio corpo, il cuore me lo tengo ben stretto.” “Come preferisci. Sarà molto eccitante rotolarmi nel mio letto con te per un mese intero. Domani mattina avrai i miei soldi e domani sera tu verrai da me.” “Va bene, accetto la tua offerta. Alle mie condizioni.” “Prenderò quello che mi spetta fino all'ultimo centesimo.” “Non ti riprenderai il mio cuore però”, pensò Sonya con ferrea determinazione. Jordan Grant non se ne sarebbe impadronito una seconda volta per spezzarlo di nuovo. “Questo è l’accordo, dunque?”, domandò lei. “Affare fatto e concluso”, precisò lui. La mente e il corpo di Jordan erano eccitati per quella nuova sfida. Questa volta non si sarebbe lasciato scappare Sonya. Era determinato a infrangere la sua resistenza e farla tornare con lui. Voleva una seconda opportunità, ed era sicuro che lei avrebbe ceduto e si sarebbe lasciata sedurre e amare di nuovo. “Adesso andiamo al bar a bere un drink e parliamo un po’ di noi due, ti va?” “No, la mia serata finisce qui. Io me ne torno a casa”, disse Sonya, declinando il suo invito. “È presto per andare via, resta ancora un po’ con me.” “Non posso. Devo proprio andare.” Jordan si arrese. Sonya era un osso duro, ostinata e ribelle sotto la morbida corazza esterna. “Come vuoi. Ti lascio il mio biglietto da visita. Chiamami. Oppure mandami un’email con gli estremi del tuo conto in banca domani mattina.” 29


Sonya prese il biglietto che lui aveva sfilato dal taschino della giacca e lo infilò nella borsetta. “Preferisco mandarti un’email. Mantieni la tua parola, Jordan. Niente scherzi.” “Mi conosci bene. Sai che sono un uomo onesto. Domani riceverai il mio prestito e potrai estinguere i tuoi debiti.” Sonya gli rivolse un’occhiata imbarazzata. “Allora… A domani sera, Jordan. Sarò da te dopo le nove, prima non posso, ho degli impegni familiari da rispettare.” Lui annuì e le regalò un sorriso carico di promesse. “Non vedo l’ora che arrivi domani sera, Sonya.” Lei si voltò, e si fece strada fra la gente per raggiungere l’uscita del bar. Tremava come una foglia. Era incredula. Sorpresa di aver avuto il coraggio di accettare la sua proposta in cambio di un prestito raddoppiato. Jordan avrebbe pagato i suoi debiti e lei sarebbe diventata la sua bambola del sesso per un mese. Essere l’oggetto del suo piacere fisico non sarebbe stata una novità, disse a se stessa. Si sarebbe trattato semplicemente di una ripetizione di ciò che era accaduto in passato, quando i loro tre mesi d’amore erano stati caratterizzati da focose notti di sesso sfrenato. Non era sbagliato. Né peccaminoso o squallido. Erano entrambi adulti e vaccinati. Tuttavia, le tremavano le gambe mentre lasciava lo Sky Bar dell’Hotel Mondrian e risaliva in macchina per tornare a casa a Melrose Place. Lo stava facendo per Amber, si disse mentre guidava. Soltanto per lei, la sua adorata bambina.

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Capitolo 4

Il mattino seguente, Sonya si risvegliò da un sonno inquieto popolato dai ricordi mai svaniti della sua storia d’amore con Jordan avvenuta cinque anni prima. Aveva sognato il loro primo incontro, in una galleria d’arte di South Los Angeles, quando Jordan l’aveva conquistata con il suo sguardo enigmatico e la sua simpatia, per poi invitarla a cena da Spago e sedurla apertamente con apprezzamenti espliciti e chiare allusioni sessuali. Aveva sognato la loro prima notte insieme, nella sua grande villa di Brentwood, a Beverly Hills, quando Jordan l’aveva fatta impazzire con le sue carezze e i suoi baci tra le lenzuola di seta del letto cosparso di petali di rose, e la passione era scoppiata irruente incendiando i loro corpi e offuscando le loro menti. Aveva sognato i giorni più belli vissuti al suo fianco, in quei tre mesi di ardore e romanticismo in cui sembrava che il loro amore crescesse a dismisura mettendo radici inestirpabili nei loro cuori. E poi aveva sognato la fine improvvisa di quell’idillio d’amore, la mattina in cui Jordan aveva deciso che tra loro non poteva più continuare in quel modo; era troppo amore, troppo sesso, troppa voglia di appartenersi, troppa felicità da condividere. Jordan si era lasciato spaventare dalla forza dirompente del loro amore, e aveva preferito mandarla via, spezzare il loro legame, tornare ad essere un uomo libero, pensare solo a fare soldi e a guadagnare la fama come regista. Sonya scese dal letto turbata da quei ricordi così 31


vividi, e ripensò alla conversazione avuta con Jordan la sera prima allo Sky Bar. Rivederlo dopo cinque anni era stato uno shock, perché si era resa conto di non aver scordato nulla di ciò che provava per lui, l’antica fiamma si era riaccesa avvampandole il sangue, e aveva accettato il compromesso di Jordan con una facilità di cui ora si pentiva. Tornare fra le sue braccia era pericoloso, lui la rivoleva come compagna, era stato chiaro, ma Sonya non poteva rischiare di soffrire ancora, e soprattutto doveva proteggere Amber, il frutto del loro amore, evitando coinvolgimenti emotivi che avrebbero potuto condurla a rivelargli di essere il padre di una splendida bambina. Non voleva che lui sapesse dell’esistenza di Amber, desiderava che lei crescesse lontana dal mondo di Jordan fatto di denaro, lusso, mondanità, materialismo, sterili sentimenti. Sognava per Amber un futuro più modesto e concreto, una vita vera distante dalla falsità del luccicante universo hollywoodiano. Per questo aveva detto a Jordan che tra loro ci sarebbe stato solamente del sesso fine a se stesso. Sonya era in grado di separare il sesso dall’amore, erano due cose diverse, l’uno coinvolgeva solamente il corpo e non arrecava danni, l’altro si insinuava infondo all’anima e lasciava profonde cicatrici. Avrebbe ripagato Jordan del suo favore con trenta notti di sesso inebriante senza perdere la testa, e poi tutto sarebbe tornato come doveva essere, ognuno per la sua strada, senza rimpianti né ferite da curate. Poteva farlo. Era solo sesso. Il suo corpo, non il suo cuore. Anche se Jordan era maledettamente sexy e irresistibile e lei lo amava ancora, Sonya si sarebbe 32


limitata a offrirgli trenta notti di piacere con il distacco necessario per non cedere all’ingannevole richiamo dei sentimenti. Sapeva di essersi infilata in una situazione altamente rischiosa, ma non aveva altra scelta, le serviva il denaro di Jordan per salvare la Woodley Agency dal fallimento e riavere il possesso della propria casa. Seicentomila dollari erano un’offerta che non poteva rifiutare, quei soldi avrebbero risolto tutti i suoi problemi, e Sonya non vedeva l’ora di recarsi in banca per pagare il suo debito di trecentomila dollari e tornare a condurre una vita serena. Un’ora più tardi, dopo essersi fatta la doccia e aver preparato la colazione per Amber, si ritrovò seduta al computer, pronta a trasmettere a Jordan i dati del suo conto bancario. “Non pensarci”, disse a se stessa mentre scriveva l’email. “Fallo e basta, è la cosa giusta.” Inviò l’email all’indirizzo di Jordan e richiuse il computer con un sospiro. Ora doveva solo aspettare che lui trasferisse i seicentomila dollari sul suo conto. Nell’attesa che lui lo facesse, si occupò di Amber, svegliandola dal suo sonno beato e portandola in cucina per mangiare insieme alla piccola latte caldo con polvere di cacao e biscotti al miele a forma di stelle e cuoricini. Poi le fece il bagnetto, giocando con lei con i suoi pesci di gomma galleggianti colorati inseguiti da uno squalo di plastica che minacciava di mangiarli. Terminati i giochi acquatici nella vasca da bagno, l’asciugò da capo a piedi e la pettinò con cura, quindi scelsero insieme il vestitino che avrebbe indossato quel giorno, optando per un prendisole giallo con la gonnellina a balze. Nel frattempo anche Emily si era 33


svegliata, e gironzolava tra il bagno e la cucina in maglietta e pantaloncini corti mentre il caffè borbottava sul fornello. Sonya avrebbe dovuto raccontarle ciò che era successo la sera precedente alla festa dello Sky Bar e già si immaginava la reazione della sorella minore, che non aveva mai visto di buon occhio Jordan e non sarebbe stata felice di sapere che genere di accordo Sonya aveva stipulato con lei. A venticinque anni, Emily era una ragazza adulta molto protettiva nei suoi confronti, sapeva quanto aveva sofferto cinque anni prima quando Jordan l’aveva messa alla porta senza troppi complimenti, le era rimasta accanto mentre il suo ventre si ingrossava per la gravidanza in atto, era presente con lei in sala parto mentre Amber veniva al mondo, e si era presa cura della piccola come fosse stata figlia sua. Emily avrebbe faticato a capire il compromesso che Sonya aveva accettato, perciò decise di parlargliene con calma al momento più opportuno. Attese che si fosse cambiata e che avesse bevuto il suo caffè mattutino, quindi le chiese di portare Emily a giocare nel parco giochi per bambini del quartiere visto che fuori splendeva il sole ed era una calda giornata estiva. Emily acconsentì con piacere, e quando rimase sola, Sonya si dedicò alle pulizie di casa per una mezz’oretta, prima di attaccarsi al telefono per chiamare la banca e sapere se sul suo conto fossero stati depositati i seicentomila dollari promessi da Jordan. L’impiegata al di là della cornetta le confermò che il versamento era avvenuto da poco, segno che Jordan aveva letto la sua email e subito trasferito la somma pattuita dal suo conto a 34


quello di Sonya. Raggiante di felicità e sollevata dal peso che da mesi si era portata sul cuore, uscì di casa per recarsi subito in centro città, raggiungendo la sede della banca e saldando il suo debito con la somma di trecentomila dollari, la metà del prestito offertole da Jordan. L’impiegato che firmò le carte sancendo il saldo del debito, le disse che grazie al suo pagamento sarebbe stata ritirata anche l’ipoteca fissata sulla sua villetta in Melrose Place. Soddisfatta, Sonya ritornò a casa a cuor leggero. In pochi minuti e con un paio di firme aveva salvato la propria agenzia dal fallimento e riottenuto il pieno possesso della sua abitazione. I suoi problemi erano stati spazzati via nell’arco di poche ore, e aveva altri trecentomila dollari da parte per migliorare la Woodley Agency offrendo contratti più elevati ai suoi giovani talenti bramosi di fama e successo. Tutto questo, per merito di Jordan e del suo prestito. Sentì il bisogno di ringraziarlo, perciò gli mandò un messaggio sul cellulare scrivendo semplicemente “Grazie. Ho saldato tutti i miei debiti” e lui le inviò un messaggio di risposta che diceva “Ringraziami questa notte.” Sonya immaginò che lui fosse impaziente di rimettere le sue mani sul suo corpo, e quel pensiero la rese inquieta, ma era talmente felice di essersi liberata dei suoi problemi che non fece caso a quella sensazione di irrequietezza e si mise ai fornelli per cucinare il pranzo. Emily e Amber rientrarono dal parco giochi giusto in tempo per lavarsi le mani e sedersi a tavola insieme a Sonya, che aveva preparato insalata di pollo con verdure fresche e budino alla vaniglia guarnito di créme caramel. 35


Al termine del pranzo, mentre Amber faceva il suo riposino pomeridiano nella sua cameretta e lei lavava i piatti passandoli a Emily che li asciugava con uno strofinaccio, decise che era giunto il momento di comunicare alla sorella la lieta notizia del giorno. “Sono andata in banca questa mattina. Ho saldato il debito dell’agenzia e ho riavuto il possesso di questa casa.” Emily trattenne un’esclamazione di gioiosa sorpresa per non svegliare Amber e le chiese: “L’agenzia e la casa sono salve? Tutte e due?” “Sì, entrambe. È tutto risolto, possiamo stare tranquille adesso, i nostri problemi sono svaniti in un soffio.” “Che bella notizia, Sonya! Da chi hai avuto il prestito? Di certo da una persona molto generosa e con un cuore d’oro! Avanti, raccontami tutto di ieri sera, chi è l’angelo che ci ha salvate dalla bancarotta?” Sonya si tolse i guanti da cucina e disse: “Ho incontrato una mia vecchia conoscenza alla festa per Kirsten Hewitt. Abbiamo parlato del passato e gli ho esposto i miei problemi, e lui si è offerto di aiutarmi.” “Stai parlando di un uomo? Di chi si tratta?” Sonya esitò alcuni secondi prima di rispondere a Emily. “Jordan Grant. Ci siamo incontrati quasi per caso, non sapevo che lui sarebbe stato presente.” Emily assunse subito un’espressione rabbuiata. “Hai chiesto un prestito a quell’uomo?... Sonya, avevi promesso a te stessa che non avresti avuto più nulla a che fare con lui.” “Lo so benissimo, Emily. Ma lui mi ha offerto il doppio del 36


denaro di cui avevo bisogno, ha versato sul mio conto bancario seicentomila dollari. È stato un bel gesto da parte sua, ha risolto tutti i nostri problemi.” Emily scosse il capo incredula. “Jordan Grant! Quell’uomo senza scrupoli che ti ha usata e gettata via come un oggetto rotto cinque anni fa… Come hai potuto permettere che rimettesse piede nella tua vita?” “Mi ha solo prestato i suoi soldi, resterà fuori da questa casa e dalla mia vita.” “Davvero? Lo conosco bene, è un uomo subdolo, e di certo vorrà qualcosa in cambio per la somma che ti ha prestato. Non voglio neppure immaginare cosa potrebbe chiederti di fare per lui.” Sonya si strinse nelle spalle. “Abbiamo stretto un accordo. Il suo denaro in cambio della mia compagnia. Dovrò rivederlo ogni sera per un mese intero, l’equivalente del tempo che la banca mi aveva dato come scadenza per il pagamento dei debiti.” Emily rimase senza parole e le puntò addosso gli occhi verdi come i suoi colmi di disappunto. “Non guardarmi in quel modo”, le disse Sonya. “Jordan non è un pericolo né per me né per Amber. Il nostro accordo non prevede nessuna intrusione nella mia vita privata, vuole solo essere ripagato a modo suo per il favore che mi ha concesso.” “Sentiamo, che cosa significa esattamente essere ripagato “a modo suo”? Cosa vuole da te?” “Mi aveva proposto di ricominciare a frequentarci, per provare a ricucire il nostro rapporto finito male. Ma io non 37


ho accettato, innamorarmi di nuovo di lui sarebbe troppo rischioso, Jordan non è in grado di portare avanti una relazione seria a lungo termine, è troppo preso dalla sua carriera e dai suoi film, non c’è spazio per l’amore nella sua vita. Perciò abbiamo deciso diversamente.” “Puoi essere più specifica?” “Te l’ho già detto, ci vedremo ogni sera per trenta giorni.” “Stai parlando di cenette romantiche a lume di candela? Jordan Grant non mi sembra affatto il tipo d’uomo che ama questo genere di serate.” “Infatti non ci saranno né cene né candele, solamente del sano sesso fine a se stesso.” “Oh, Sonya, no… Ti sei venduta a lui per un prestito?! Non posso crederci, da te mi sarei aspettata di tutto tranne questo… Sesso! Per un mese intero! Come ha osato farti una proposta del genere, e tu come hai potuto accettarla?” “Avevo bisogno del suo denaro. Per Amber e per noi due. Ho accettato perché era l’unica occasione che avevo per tirarmi fuori dai guai con la banca, nessuno eccetto lui mi avrebbe concesso un simile prestito.” “E quindi cosa farai? Ogni sera andrai da lui per fare sesso gratuito? È una cosa squallida, Sonya!” “Sei tu che la vedi come una brutta cosa, ma non lo è affatto. Sono una donna sola, se volessi potrei concedermi un’avventura a notte con tanti partner diversi, e sarebbe ugualmente sesso senza impegno, ma a mio parere molto meno dignitoso rispetto al concedere il mio corpo ad un solo uomo per trenta notti, non una di più.” “E credi che lui si accontenterà del sesso? Sei un’ingenua, 38


Jordan Grant ti rivuole, e sarà così bravo a letto da farti innamorare di lui di nuovo.” “Emily, il sesso e l’amore sono due cose diverse, e io sono perfettamente in grado di tenerle separate.” “Ti sbagli Sonya. Una parte di te ama ancora Jordan, sei legata a lui dalla presenza di Amber, lui è suo padre e tu ne sei cosciente. Non riuscirai a separare il sesso dall’amore. Jordan sa come riconquistarti, conosce i tuoi punti deboli, gli basteranno poche notti per passare dal sesso al fare l’amore, e quando dopo un paio di mesi si sarà stancato di te finirà tutto come cinque anni fa, con il benservito da parte sua e tu che tornerai a casa in lacrime.” Sonya ripose i guanti nel cassetto del lavello e trasse un sospiro prima di porre fine alla discussione con la sorella. “Restane fuori Emily. Ti prego, non giudicarmi e lasciami fare ciò che ho deciso. Sono adulta e responsabile. Jordan non mi avrà di nuovo. Sarà solo sesso. Nient’altro.” “Fai come vuoi. Divertiti con lui quanto ti pare. Ma secondo me è un grande errore, e non dovevi abbassarti a tanto per una questione di soldi.” Emily lasciò cadere lo strofinaccio sul ripiano del lavello e uscì dalla cucina per rifugiarsi nella sua stanza. Sonya le andò dietro e si affacciò sulla porta della camera. “Posso capire che tu non sia d’accordo con la mia decisione, ma non arrabbiarti con me per questo motivo. Avrò bisogno di te per il prossimo mese. Baderai tu ad Amber mentre io sarò da Jordan? La calmerai tu se dovesse svegliarsi in piena notte e scoprire che la sua mamma non può coccolarla perché non è in casa? Emily, ti 39


chiedo solo questo, non pretendo che tu capisca il resto.” La ragazza distolse lo sguardo dalla sua scrivania colma di libri universitari e la guardò per un breve attimo. “Non preoccuparti per Amber. Starà benissimo anche senza di te. Ci sarò io accanto a lei.” “Grazie Emily… Per favore, non creiamo tensione in casa. Amber ha bisogno di un clima sereno.” “Lo so benissimo. Non sono arrabbiata con te. È solo che non mi sembra corretto che tu faccia ciò che Jordan ti ha chiesto, tutto qui.” “Sono stata io a preferire il sesso a una nuova relazione con lui. Mi è sembrata la via più facile e meno rischiosa per il mio cuore. Se sta bene a me, dovresti appoggiarmi. Sono solo trenta notti, come se avessi un flirt passeggero con un qualunque altro uomo.” Emily guardò la sorella maggiore e si avvicinò a lei per abbracciarla. “Scusami se ho reagito male. Non voglio che tu debba soffrire ancora per colpa di Jordan Grant.” Sonya ricambiò l’abbraccio della sorella minore. “Prometto che starò molto attenta a non lasciarmi circuire dal fascino di Jordan.” “D’accordo. Io fingerò che tu ti sia trovata un bel maschione latino con il quale spassartela un po’, come fanno tante madri single.” Sonya sorrise alla sorella e la baciò sulla guancia, sollevata dal fatto che la loro breve discussione si fosse conclusa con un abbraccio affettuoso e uno scambio di promesse.

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Capitolo 5

Quella sera, dopo che Sonya ebbe messo a letto Amber leggendole una favola fino a farla addormentare, si preparò per la sua prima notte con Jordan Grant, indossando un comodo vestito di cotone bianco decorato a fiori colorati e trattenendo una parte dei capelli sulla nuca con una clip color ambra. Non si truccò in modo sofisticato come la sera precedente, preferendo ostentare la sua bellezza al naturale, e non indossò né gioielli né profumo, certa che Jordan avrebbe gradito la semplice fragranza fiorita della sua pelle fresca di doccia. Mentre saliva in macchina, raccomandò a Emily di accudire Amber in sua assenza e le promise di tornare a casa prima dell’alba, in modo da poter svegliare la piccola e prepararle la colazione com’era solita fare. Il tragitto verso Brentwood, la zona collinare di Beverly Hills che ospitava le dimore delle star di Hollywood, fu piuttosto breve, e Sonya giunse a destinazione alle nove in punto, parcheggiando l’auto nella piazzola antistante l’ingresso della villa di Jordan. Rimase dentro la vettura per un paio di minuti, rilassandosi e non dando peso ai mille ricordi che la legavano a quella villa che ben conosceva, quindi prese la borsa e aprì la portiera della vettura, dirigendosi al cancello in ferro battuto munito di videocamera. Premette il pulsante del campanello e pochi secondi dopo il grande cancello tinto di verde si aprì automaticamente nel mezzo lasciandola entrare nel vialetto che saliva verso l’ingresso della villa. 41


Sul patio della costruzione tutta bianca illuminata da lampioncini gialli, Jordan la stava aspettando in pantaloni di cotone leggeri blu navy e una camicia turchese con le maniche arrotolate fino al gomito. Era una splendida serata estiva, ma la sua attenzione era interamente rivolta a Sonya. Era sicuro che sarebbe arrivata puntuale e non si era fatto la minima illusione sui motivi che l'avevano spinta ad accettare il suo accordo: una situazione finanziaria gravissima unita a un desiderio di rivalsa per come lui si era comportato nel porre fine alla loro relazione cinque anni prima. La parte finanziaria era stata sistemata quel mattino stesso, adesso voleva concentrarsi esclusivamente su di lei. Desiderava follemente fare sesso con Sonya come ai tempi del loro amore. La notte prima gli aveva acceso il fuoco nelle vene allo Sky Bar dell’Hotel Mondrian e ora il suo unico desiderio era prendere tutto di lei. Nelle trenta notti che gli spettavano come risarcimento per l’aiuto economico che le aveva offerto confidava di portare a termine un assedio che avrebbe azzerato le sue difese. C'era già riuscito una volta. La voleva ancora, e adesso sarebbe stato finalmente libero di riprovare a riconquistarla. Sonya si stava avvicinando al patio senza alcuna esitazione. Non aveva indossato abiti seducenti o scarpe dal tacco a spillo. Il suo abbigliamento lasciava intendere che la comodità aveva avuto la prevalenza su qualsiasi desiderio femminile di eccitarlo. Era chiaro che non le importasse niente di ciò che lui provava o sentiva. Era persa nei suoi pensieri e non lo stava cercando con lo sguardo. Si stava semplicemente recando sul luogo del loro 42


primo appuntamento come fosse una normalissima serata senza importanza. Jordan notò la piccola borsa che teneva in mano e capì che per quella notte non era previsto niente di frivolo. Sorrise, considerando che Sonya si sbagliava se pensava di spegnere il suo ardore in quel modo. Come se avesse percepito lo sguardo di lui su di sé, Sonya sollevò la testa e lo fissò dritto in viso, realizzando che il gioco di seduzione di Jordan era iniziato. Lui scese i tre gradini del patio per accoglierla. Sonya ignorò il battito accelerato del suo cuore e si sforzò di assumere un'espressione tranquilla mentre andava incontro all'uomo che cinque anni prima l’aveva amata per tre mesi e poi cacciata via da un giorno all’altro, lo stesso uomo che l’aveva salvata dalla bancarotta e adesso la rivoleva indietro, approfittando delle trenta notti che aveva a disposizione per riprendersi il suo cuore. Un sorriso iniziale sembrava il modo migliore per cominciare quella serata del tutto fuori dall’ordinario. “Jordan...”, disse, mentre lui le sfiorava la pelle di un braccio come la sera prima. “Ti sono davvero grata per aver messo a disposizione il tuo denaro così velocemente da permettermi di saldare i miei debiti questa mattina stessa. Hai reso la mia giornata estremamente bella, è un vero sollievo sapere che non corro più il rischio di perdere la mia agenzia di scouting e la casa in cui abito.” Si era preparata quel breve discorso di ringraziamento perché sapeva che il forte magnetismo di lui le avrebbe impedito di pensare sensatamente. Il solo tocco della sua mano sul braccio le aveva procurato un brivido che non era riuscita a ignorare. Cinque anni prima aveva fatto tutto 43


il possibile per fuggire dall'attrazione sessuale che la teneva legata a Jordan dopo che si erano lasciati, evitando di frequentare i bar, i club, i ricevimenti mondani e perfino i negozi e i supermarket dove avrebbe rischiato di poterlo incontrare. In parte l’aveva fatto per nascondergli la sua gravidanza, e in parte perché aveva bisogno di ricucire il suo cuore strappato lontana da lui, tentando di dimenticarlo. Credeva di esserci riuscita, ma il forzato allontanamento da lui non aveva diminuito il potere del suo fascino, anche se questa volta non avrebbe potuto permettersi il lusso di caderne ancora vittima. “Sei splendida, Sonya. Molto più bella di quanto immagini così struccata e abbigliata in modo semplice. Mi tornano in mente i giorni in cui eri la regina della mia casa, libera di gironzolare da una stanza all’altra in reggiseno e mutandine senza un filo di trucco addosso, con le guance arrossate dal sesso appena consumato.” “Quei giorni non ritorneranno, Jordan. Hai avuto la tua chance, ma l’hai bruciata in un solo giorno.” “Come una partita a poker persa per colpa di una carta giocata male.” “Esattamente. Avresti dovuto riflettere a lungo prima di troncare la nostra storia, anziché agire di fretta senza valutare le conseguenze del tuo gesto.” “Cinque anni fa ero molto più ambizioso ed egoista di quanto non sono oggi, credimi. Sono cambiato, sono un uomo diverso, più riflessivo e meno avventato.” “Buon per te. Ma il passato non si recupera, ciò che è andato perduto resta tale.” 44


Jordan comprese che Sonya aveva innalzato un muro invalicabile contro di lui, e tentare di abbatterlo quella sera stessa sarebbe stata un’impresa impossibile. Doveva concedere a Sonya il tempo necessario per capire che accanto a lui poteva tornare ad essere una donna felice e appagata. Avrebbe dovuto essere molto paziente. “Vieni, entriamo in casa. Ho preparato dei cocktail alla frutta apposta per te”, le disse, cercando la sua mano. Sonya non gli permise di stringere le dita attorno alle sue e si mosse in avanti di qualche passo. “Ricordo ancora com’è fatta questa villa, mi faccio strada da sola se non ti dispiace.” “Prego. Mi casa es tu casa, accomodati, io ti seguo.” Sonya si ritrovò a percorrere gli spazi ariosi dell’entrata e della sala da pranzo, luoghi in cui aveva camminato scalza mentre Jordan si divertiva a rincorrerla per poi acciuffarla e gettarsi assieme a lei nell’acqua blu della piscina ovale posta sul retro dell’abitazione. “Vedo che non hai affatto cambiato l’arredamento”, osservò, proseguendo verso la zona bar. “Nessuna delle tue numerose conquiste ha mai tentato di rinnovare il mobilio o i quadri appesi alle pareti?” “Qualcuna ci ha provato, ma io non ho voluto. Ogni oggetto presente in queste stanze mi ricordava te.” Sonya sorrise, chiedendosi se fosse sincero o se la stesse solamente adulando. In fondo, Julian era un giocatore nato, tutta la sua vita si basava su giochi d’astuzia studiati a tavolino, e in quel momento la stava adulando in modo fin troppo esplicito. 45


“Jordan, io non sono più la tua bella bambolina, me ne sono andata, fattene una ragione.” “Veramente in questo momento sei qui con me. Tornata all’ovile dopo cinque anni.” “Sappiamo entrambi il vero motivo per cui sono tornata in questa casa questa sera. Sesso. Nient’altro che questo.” Jordan si fermò accanto al bancone del piccolo bar del salotto e le porse un cocktail a base di vodka e succo di mirtillo rosso. “È il tuo drink preferito”, sussurrò, mentre lei prendeva il calice ghiacciato guarnito da una fettina di limone. “Grazie. Non bevo più alcolici, soprattutto drink alla vodka come questo.” “Se vuoi ti preparo qualcosa di analcolico.” “Non disturbarti, per questa volta farò un’eccezione.” Lui sollevò il suo calice contenente un Margaritas e lo accostò a quello di Sonya. “A cosa dovremmo brindare?”, chiese lei, evitando di perdersi nel suo sguardo nocciola caldo e lascivo. “Al tuo ritorno, ovviamente. Anche se sarà solo una questione di sesso, farò in modo che il mese che ci aspetta sia indimenticabile per entrambi. Sessualmente parlando, dato che non desideri altro da me.” “Io preferisco brindare al mio debito saldato e alla tua generosità. Grazie per il prestito.” Jordan annuì, e fece tintinnare il calice contro quello di Sonya. Lei sorseggiò il suo drink alcolico al succo di mirtillo e si domandò cos’altro avesse in mente di fare Jordan prima di portarla in camera da letto e prendersi la 46


prima rata del suo risarcimento in natura. Ebbe la risposta quando lui si avvicinò allo stereo e mise sul piatto del giradischi un vinile scelto tra quelli della sua collezione. “Ricordo che questa canzone ti piaceva molto. Ti va di concedermi un ballo, Sonya?” Le note della celebre ballata di Eric Clapton “Wonderful Tonight” uscirono dalle casse stereofoniche posizionate ai lati dell’impianto stereo, ricordandole tutte le volte in cui avevano ballato quella canzone l’uno stretta all’altra, prima di fare l’amore dal tramonto all’alba. “Jordan, dici di essere cambiato, ma stai giocando a fare il seduttore come hai sempre fatto.” “Saper sedurre le donne è un pregio per un uomo. L’ho mantenuto intatto, eliminando solo i difetti peggiori.” “Non mi sembra. Hai ancora il vizio di comprare con il denaro tutto ciò che vuoi possedere, compreso l’amore di una donna attraverso il sesso.” “Il prezzo dell’amore”, rifletté Jordan. “Lo stesso prezzo che ho pagato per avere te, Sonya. Forse avrei dovuto sborsare più soldi per riaverti completamente anziché per un solo mese.” “Ti sbagli. Non puoi comprarmi con nessuna cifra. Non sono un bell’oggetto in vendita. Tu brami la lussuria, non l’amore vero.” “Mi stai dipingendo come un cinico. Ma se lo fossi davvero, ieri sera ti avrei mandata al diavolo quando mi hai chiesto di aiutarti, non credi?” “Hai fatto il tuo gioco. E hai vinto trenta notti con me. Questo fa di te tutt’altro che un gentiluomo.” 47


Jordan le sfilò il calice dalla mano e infilò un braccio dietro la sua schiena per cingerle la vita e trascinarla al centro del soggiorno, quindi le prese la mano destra stringendola nella sua e le sollevò il braccio sinistro fin sopra la sua spalla. “Balliamo questa canzone, Sonya. Lascia che io ti stringa a me come un tempo. Sono un sognatore, e poter stare così vicino a te è un sogno che torna a realizzarsi. Permettimi di sognare.” Sonya si sentì invadere da un'ondata di insolito piacere al contatto con il suo corpo caldo e protettivo. Dovette ammettere, suo malgrado, che nessun uomo eccetto Jordan era mai riuscito a suscitare in lei sentimenti così forti e dirompenti. Gli concesse quel ballo senza opporre resistenza, e poi un altro ancora, seguito da un terzo. “Mi sei mancata moltissimo, Sonya”, le sussurrò Jordan fissandola con intensità. “Non abbastanza da rinunciare alla tua carriera per impedirti di lasciarmi”, ribatté lei. “Ero tua, Julian, ti appartenevo. Perché mi hai lasciata andare? Perché mi hai gettata via se eri davvero innamorato di me?” “Non avevo abbastanza tempo per amarti come tu meritavi di essere amata.” “No avevi tempo per me e basta.” “Non tanto quanto volevi tu, è vero” ammise lui con voce roca. “Però molto di più di quello che ho mai dedicato a qualsiasi altra donna.” Sonya scrutò le sue iridi nocciola e vide che era sincero. Forse era davvero pentito di aver troncato la loro relazione 48


e se ne rendeva conto adesso, mentre la stringeva a sé. Jordan era l’uomo più complicato che lei avesse mai incontrato, un’anima inquieta perennemente combattuta tra la passione per il proprio lavoro di regista e l’adorazione per le donne. Non era incapace d’amare, bensì poco propenso a dedicare tutto se stesso alla propria compagna, e probabilmente aveva paura dell’amore stesso, un sentimento che non sapeva controllare. Era un vero artista dietro la macchina da cinepresa, i suoi film erano spettacolari, pieni di sentimento e di magia. Jordan dava l’anima per rendere indimenticabili le sue storie per il cinema, era un professionista nel proprio lavoro. Forse questa sua dote innata per il cinema non era altrettanto appassionata con i rapporti umani, in particolare con le relazioni d’amore. Non era capace di tenersi stretto la propria donna, quando l’amore diventava troppo intenso da sostenere, lui lo soffocava, lo estirpava dal proprio cuore, per poi rendersi conto di aver sbagliato. “Abbiamo vissuto dei bellissimi momenti insieme”, gli disse, sciogliendosi dal suo abbraccio. “La nostra storia è stata importante, almeno per me. Se non lo fosse stata, non sarei qui ora, non avrebbe alcun senso.” Jordan annuì, e poi le confessò: “Il giorno in cui ti ho detto che tra noi era finita e che non ti amavo più, ho mentito a te e anche a me stesso. Poi ti ho guardata mentre uscivi dal cancello con le valige strette nelle mani e salivi sul taxi giallo che ti stava portando via, e ho capito che ti stavo perdendo per sempre… Ci credi se ti dico che ho rincorso quel taxi per quasi un chilometro e 49


ho gridato al vento il tuo nome finché non ho più avuto fiato nei polmoni e sono stato costretto a fermarmi?” Sonya deglutì un nodo di commozione e immaginò Jordan che rincorreva il suo taxi per non lasciarla andare via. Era un comportamento tipico di lui cacciarla e subito dopo cambiare idea e rivolerla indietro. “Jordan, io ti credo”, ammise, sfiorandogli il petto. “Perché non sei venuto a cercarmi? Los Angeles è piccola, non ero andata troppo lontana. Sarei ritornata da te se me lo avessi chiesto. Ti avrei perdonato.” I suoi occhi fremettero mentre la guardava. “Sono stato un vigliacco, Sonya. Ho avuto paura che tu mi rifiutassi. Per questo non ti ho cercata. Ho rinunciato a te senza lottare per riaverti.” “Che sciocco… Hai rovinato tutto.” “Ne sono consapevole. È un rimpianto insopportabile. Una dannazione eterna che mi porto nell’anima.” Sonya avrebbe dovuto dirgli che se l’era cercata, che ora stava pagando la pena peggiore per il suo più grande errore, che si meritava di provare quel rimpianto. Ma non poteva dirgli quelle cattiverie perché non le pensava. Era dispiaciuta, e provava pena per lui. “Non possiamo ricominciare da dove ci siamo fermati, io non posso farlo, Jordan.” “Lo capisco. Quel taxi giallo è uscito dalla mia vita per sempre. Ma posso illudermi per trenta notti che in realtà io l’abbia raggiunto in tempo per farti scendere e chiederti di perdonarmi.” “Ti accontenti di un’illusione? Di un sogno irreale?” 50


“Mi accontento di tornare indietro nel tempo per trenta notti e immaginare che tra noi non sia mai accaduto nulla, che tu sia ancora mia, come cinque anni fa.” “Jordan…” “Sonya, non dire niente. Lasciami sognare.” Dunque era questo che voleva da lei. Solamente rivivere la loro storia d’amore come se fosse un bel sogno. E il sesso faceva parte di quel sogno illusorio e consolante per il suo rimpianto senza fine. Non poteva negargli una fantasia che lo avrebbe guarito dal suo personale dolore. Gli avrebbe dato ciò che voleva. Dopotutto, era solo una finzione. Senza nemmeno chiederle il permesso, Jordan le catturò la bocca in un bacio che aveva il sapore dolceamaro di antichi ricordi felici, e lei lo contraccambiò, lasciandosi prendere dall’enfasi del momento. E dopo, quando lui la prese in braccio per portarla in camera da letto, si disse che anche per lei sarebbe stato come accarezzare un sogno in cui le loro vite ormai distanti e separate erano ancora intrecciate in una sola vita palpitante d’amore.

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Capitolo 6

Sonya non aveva mai realmente dimenticato cosa si provava a fare sesso con Jordan Grant. Le sensazioni e le emozioni che lui era in grado di scatenare dentro di lei con il suo tocco e possedendo il suo corpo erano state relegate in un angolo della sua memoria e congelate nel tentativo di cancellarne il ricordo. Bastò che lui le sfilasse di dosso il vestito e la biancheria intima per far sì che quelle emozioni e sensazioni riprendessero vita come una fiammella morente di colpo ravvivata da un nuovo fuoco. Nuda di fronte a lui, Sonya guardò l’uomo che le stava di fronte mentre si levava la camicia e i pantaloni seguiti dai boxer di marca, e contemplò il suo corpo statuario forgiato dai numerosi sport che aveva praticato in passato, dal baseball al football, con l’aggiunta del fioretto, del tennis, e dello squash, che praticava ancora quando non girava i suoi film. Jordan era bello, e Sonya provò un brivido di piacere nell’accarezzare i suoi pettorali sodi, gli addominali ben scolpiti sotto la pelle, le spalle e le braccia dai muscoli torniti. Anche Jordan si perse nell’ammirazione del corpo florido di Sonya, notando che i suoi seni erano aumentati di una taglia – merito della gravidanza, ma lui non poteva saperlo – e che i suoi fianchi si erano fatti più rotondi, mentre l’addome era rimasto piatto come un tempo e il suo pube sfoggiava un piccolo triangolino di peluria scura. Era irresistibile, sensuale come Venere emersa dalle acque, la sua pelle era liscia, morbida al tatto, e ogni parte del suo 52


corpo era soffice sotto le dita bramose di Jordan. Poterla toccare di nuovo fu più di un sogno. La fece distendere sul letto e l’accarezzò ovunque, premendo le dita sulla carne delle sue cosce, scorrendo con i palmi delle mani sul suo ventre, stringendo le dita a coppa attorno ai suoi seni. Sonya rimase sdraiata tutto il tempo alla sua completa mercé, lasciando che lui la accarezzasse e la baciasse con quelle mani che sapevano essere dolci e delicate e al contempo audaci e possessive. Jordan adorava i preliminari, ed era un maestro nel procurare piacere ad una donna, perciò non si stupì quando lui affondò la testa nel mezzo delle sue cosce e la portò all’eccitazione estrema con il semplice tocco della sua lingua. Chiuse gli occhi, e assorbì ogni singolo brivido in silenzio, come una bella bambola che giaceva su fresche lenzuola di seta ed era lì per soddisfare ogni più piccolo desiderio dell’uomo che l’aveva avuta al prezzo di seicentomila dollari. In realtà, Sonya sapeva che Jordan non le avrebbe mai dato un prezzo o un valore monetario, si capiva dai suoi gesti che era ancora pazzo di lei e che avrebbe cercato di riconquistarla nel solo mese che gli era stato concesso. La rivoleva, e il sesso era solo una scusa per poter stare con lei, per poterla amare ancora, per illudersi che non avesse mai smesso di appartenergli. Quando riemerse dalle sue cosce dopo averla fatta eccitare fin quasi all’orgasmo, infilò una mano sotto il proprio cuscino e prese un profilattico. Sonya gli fu grata di aver pensato a preparare quella protezione per entrambi, cosa che non era mai accaduta cinque anni prima, quando lei prendeva la pillola 53


anticoncezionale ed erano liberi di fare l’amore senza usare i profilattici. Sonya era rimasta sorpresa quando aveva scoperto di essere rimasta incinta, e si era chiesta perché la pillola non avesse funzionato proteggendola dal rischio di una gravidanza indesiderata. Aveva scordato di prendere un confetto? Lo aveva ingoiato all’ora sbagliata? Sonya non se lo ricordava. E la certezza di aspettare un bambino l’aveva gettata nel panico. Non era il momento giusto per avere un figlio da Jordan, era troppo presto, lui non era pronto per fare il padre, la loro relazione non era sufficientemente solida, non ancora. Per questo non gli aveva detto nulla. E due settimane dopo, lui l’aveva mandata via dicendole che non poteva più permettersi di amarla. Il lavoro veniva prima, era più importante, sesso e amore potevano aspettare. Come avrebbe reagito se gli avesse detto che aspettava un figlio da lui? L’avrebbe lasciata ugualmente, magari accusandola di aver tentato di incastrarlo, o invece avrebbe deciso che dovevano restare insieme perché desiderava quel bambino più di ogni altra cosa? Sonya non poteva saperlo, e non era quello il momento più adatto per porsi simili domande. Ritornò al presente, al corpo caldo di Jordan che premeva contro il suo, e le sfuggì un gemito dalle labbra quando lui la prese con forza, possedendola con un impeto quasi selvaggio, penetrandola con l’ardore di un uomo che aveva pregustato quel momento per lungo tempo. Il loro amplesso fu tutt’altro che tenero e delicato. Julian si lasciò guidare dal proprio desiderio a lungo represso comportandosi come un amante appassionato e focoso, 54


dimostrandole che a letto era sempre lui che comandava. La strinse a sé conficcandole i polpastrelli nella morbida carne, mentre muoveva il bacino assestandole dei colpi tanto audaci da mozzarle il fiato in gola, guidando il loro rapporto sessuale con ritmo serrato e affondi potenti. Sonya si era aspettata quell’assalto prepotente, era il suo modo di dirle che era ancora sua, che nessun’altro eccetto lui l’avrebbe fatta godere tanto quanto lui. Ed era vero, perché Sonya non poté fingere di non essere scossa da fremiti violenti e spasmi incontrollabili, come non poté non provare un piacere carnale e profondo che la portò quasi alle lacrime da quanto era piacevole e appagante. Jordan attese che fosse lei ad essere travolta per prima dall’orgasmo, ascoltandola gemere forte tra le sue braccia e guardandola contorcersi sotto di lui mentre il godimento s’impossessava di lei. Dopo, si prese il proprio piacere con un’ultima serie di affondi, ansimando e tremando quando l’orgasmo esplose con forza anche dentro di lui. Sonya lo vide rovesciare la testa all’indietro esponendo la gola e il pomo d’Adamo prominente, e l’attimo seguente si accasciò su di lei con la fronte imperlata di sudore. La tenne stretta sotto di lui finché il suo respiro affrettato non tornò normale, e a quel punto rotolò al suo fianco sfilandosi subito il profilattico. Sonya rimase immobile a guardare il soffitto della stanza tinteggiata di grigio tortora, recuperando il controllo dei propri sensi scombussolati da quell’amplesso furioso. Era stato bello, non poteva negarlo a se stessa, ma non c’era stato amore in quella corsa verso l’estasi. Sonya aveva imposto la regola che tra loro ci fosse 55


solo del sesso, e quello che avevano appena consumato era stato dell’ottimo sesso. Jordan aveva rispettato l’accordo stipulato la sera precedente, e questo era un gesto leale da parte sua. Nessun coinvolgimento emotivo, nessuna traccia di romanticismo, soltanto piacere fine a se stesso. Trascorse una mezz’ora di totale silenzio, durante la quale Sonya permise a Jordan di giocherellare con i suoi capezzoli con le labbra e disegnare con le dita immaginari arabeschi sulla sua pelle. Poi, senza preavviso, l’afferrò alla vita e fu di nuovo sopra di lei, pronto ad affrontare un secondo amplesso. Sonya lo guardò negli occhi nocciola torbidi di passione mentre sollevava le cosce e gli consentiva di affondare in lei per la seconda volta, e come poco prima lui la guidò in un altro amplesso prepotente, meno rapido ma altrettanto dominante, e capì che Jordan aveva una fame insaziabile di lei, e che quella prima notte sarebbe stata molto lunga, languida e inebriante, fatta di intenso piacere e orgasmi spossanti. Jordan non si sarebbe accontentato di due rapporti sessuali, ne avrebbe voluto un terzo, e forse un quarto. Dopotutto, era sempre stato bravo a letto, e la resistenza fisica era una sua qualità saliente che lo rendeva un amante focoso e mai sazio. Sonya si arrese al suo dominio con placida sottomissione, e il suo corpo raggiunse le vette più alte del piacere fisico e mentale nel corso di quella notte bollente. Fu la vibrazione intermittente del suo cellulare posato sul comodino accanto al letto a destare Sonya alle cinque del mattino. Lentamente socchiuse le palpebre emergendo dal sonno profondo in cui era precipitata, e le ci vollero un 56


paio di minuti per svegliarsi del tutto. Si drizzò a sedere sul letto e sporse le gambe oltre il materasso, toccando il pavimento con i piedi. Volse le testa di lato per controllare Jordan, che stava dormendo tranquillamente a pancia in giù abbracciando il cuscino con entrambe le braccia. Allora si alzò in piedi e recuperò dal pavimento la sua biancheria intima, il reggiseno di pizzo coordinato agli slip, e il vestito bianco a decorazione floreale. Si rivestì con calma, senza fare rumore, mentre ripensava ai quattro rapporti sessuali che Jordan era riuscito a gestire con invidiabile padronanza del proprio corpo. Era un uomo virile, insaziabile e ingordo. Ora appariva sfinito, ma aveva a disposizione tutto il giorno per ricaricarsi ed essere di nuovo arrapato entro sera, quando lei sarebbe dovuta tornare da lui per la seconda notte delle trenta stabilite dal loro accordo. Sonya era tutta indolenzita, aveva un vistoso succhiotto violaceo sul collo e sentiva un fastidioso bruciore tra le gambe. Troppo sesso in una sola sera dopo cinque anni di astinenza totale. Non vedeva l’ora di tornare a casa propria per infilarsi sotto la doccia e necessitava di una buona dose di gel decongestionante da applicare laddove sentiva pizzicare e bruciare ad ogni movimento. Avrebbe fatto una rapida sosta in farmacia ad acquistare una confezione di quel gel miracoloso che le era stato prescritto dal ginecologo dopo la nascita di Amber per curare le piccole lesioni interne dovute al parto naturale. Quando fu del tutto rivestita, infilò i piedi nei suoi comodi sandali estivi e prese la borsa avviandosi verso la porta della camera da letto. Jordan si mosse nel letto e la vide lì 57


in piedi, pronta ad andarsene. “C’è un taxi giallo che ti aspetta sulla strada per portarti via da me di nuovo?”, le chiese, con voce assonnata. “La notte è finita, è già sorta l’alba. Devo tornare a casa.” “Perché tanta fretta di andare via? È stato così brutto e spiacevole passare la notte con me?” Sonya gli rivolse uno sguardo ammiccante. “No, Jordan. Non è stato affatto spiacevole. Sei ancora lo stallone da rodeo di cinque anni fa.” “Allora perché scappi via senza neppure salutarmi?” “Ho una vita mia, Jordan. E un lavoro da portare avanti. Devo riaprire la Woodley Agency, è stata chiusa per tre settimane e ho una lunga lista di aspiranti talenti che aspetta di essere esaminata da me.” Jordan si passò una mano tra i capelli bruni scompigliati e le sorrise maliziosamente. “Immagino che ti rivedrò in serata, dunque.” “Questo è il nostro accordo, e io intendo rispettarlo.” “Brava ragazza… Ti aspetto alla stessa ora.” “Sarò puntuale.” Jordan le fece un cenno di saluto con la mano e Sonya uscì dalla sua camera e dalla sua villa risalendo in macchina e immettendosi nel traffico mattutino non ancora intenso. Come previsto, fece sosta in farmacia, quindi raggiunse Melrose Place e parcheggiò l’auto nel vialetto di casa. Entrò senza fare rumore per non svegliare Emily, che aveva il sonno leggero, e aprì un poco la porta della cameretta di Abby per controllare che sua figlia stesse bene. La piccola dormiva tranquilla abbracciata al suo 58


orsacchiotto, e la luce del giorno nascente che filtrava dalle tendine rosa appese alla finestra faceva luccicare le ali degli angeli in cristallo disseminati sulle mensole e sopra i mobili. Sonya guardò il visino di Amber e sentì una stretta al cuore. Quella dolcissima creaturina che profumava di talco e di zucchero era viva per miracolo, aveva lottato come una piccola guerriera contro un gigante che voleva portargliela via. Aveva il carattere di suo padre, era combattiva e testarda proprio come lo era lui, oltre ad assomigliargli per il colore degli occhi e i tratti del viso. Amber era il miracolo più bello che le fosse capitato, e in lei scorreva lo stesso sangue di Jordan. Era una Grant, non una Woodley. Se Jordan avesse saputo della sua esistenza, probabilmente l’avrebbe amata alla follia, e forse sarebbe stato un padre meraviglioso per lei. Ma Sonya aveva deciso che Jordan non doveva sapere dell’esistenza di Amber. Non finché fosse stata così piccola e innocente. Richiuse la porta della cameretta e si infilò nel bagno, spogliandosi di tutto. L’acqua fresca della doccia lavò via il sudore dal suo corpo e l’odore del sesso e di Jordan, e Sonya si godette quel getto rigenerante che scacciò via la stanchezza della notte dissoluta da poco terminata. Quando finalmente poté sdraiarsi a letto, chiuse gli occhi e dormì tranquilla per un paio d’ore, prima che la sveglia delle otto suonasse sul suo comodino annunciandole il momento di alzarsi e di indossare i suoi panni quotidiani di mamma affettuosa.

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Capitolo 7

La giornata di Sonya iniziò in modo positivo e proseguì fino a sera con altrettanta serenità. La colazione mattutina con Amber fu allegra come al solito, e vederla mangiare con gusto i pancakes allo sciroppo d’acero che aveva preparato quel giorno la rese felice quanto l’abbraccio che la bimba le riservò subito dopo sussurrandole un “Ti voglio bene, mammina” seguito da un bacio dolce e appiccicoso. Emily si svegliò verso le nove, e fu sorpresa di trovare i pancakes pronti per lei sulla tavola della cucina. “Come mai hai cucinato i pancakes? Dici sempre che non ti piace stare ai fornelli appena sveglia.” “È vero, ma oggi Amber aveva voglia di una colazione diversa e così l’ho accontentata.” “Li hai fatti anche per me.” “Certo. Perché ti voglio bene.” Emily guardò la sorella con occhio indagatore, scoprendo che era particolarmente di buon umore. “Sei radiosa quest’oggi”, le fece notare mentre assaggiava un pezzetto di pancake. “Ho un buon motivo per esserlo. Finalmente posso riaprire la mia agenzia e tornare al lavoro.” “Dunque è questo il motivo di tanta euforia… Per un attimo ho pensato che fosse dovuta alla tua serata fuori casa in compagnia di Jordan Grant.” Sonya captò il sottile sarcasmo intriso nelle parole di Emily e provvide a tranciare subito l’inizio di una 60


conversazione che non voleva affrontare in presenza di Amber, intenta a bere il suo frullato di latte e fragole. “Quello che è successo ieri sera non è un argomento di cui parlare con una bimba piccola seduta al tavolo”, le disse a mezza voce. “Hai ragione, scusami. Spero solo che sia stata una nottata poco sgradevole.” “Preferirei non parlarne, se non ti dispiace. È una delicata questione che riguarda soltanto me e Jordan. E in ogni caso, non è stata affatto una nottata sgradevole. Il buon sesso non lo è mai, specialmente se fatto bene.” Emily deglutì un sorso di caffè e commentò: “Ne deduco che tu ti sia divertita parecchio.” “Se proprio muori dalla voglia di saperlo, allora sì, è stata una nottata favolosa, e mi sono divertita parecchio. Jordan è uno stallone di razza.” Detto ciò, Sonya aprì il rubinetto del lavello e strofinò la padella che aveva usato per cucinare i pancakes, mentre Emily realizzava che la sorella maggiore trovava piacere nel concedersi così facilmente allo stesso uomo che l’aveva tanto ferita lasciandola sola ad affrontare una gravidanza imprevista e a crescere una bambina che a soli due anni e mezzo si era ammalata di leucemia rischiando di morire. “Però, uno stallone di razza… Buon per te, Sonya”, le disse, finendo la colazione in silenzio. Lei non replicò, e si concentrò su Amber, che le stava porgendo il bicchiere vuoto del suo frullato. “Era buono, amore?”, chiese alla piccola. “Sì. Buono buonissimo! Posso guardare la tivù adesso?” 61


“Prima devi andare a lavarti i denti. Non vuoi che ti venga la carie, vero?” “No no no.” “Allora corri subito in bagno, prendi lo spazzolino e mettici sopra un po’ di dentifricio, e poi strofina bene tutti i denti come ti ho insegnato a fare.” “Sì mammina, vado!” Amber corse fuori dalla cucina e Sonya finì di lavare piatti, tazze e posate, poi raggiunse sua figlia in bagno e vide che era impegnata a spazzolarsi i denti con una cura quasi maniacale. “Tesoro, sei stata proprio brava. Adesso però sciacquati la bocca con l’acqua, i tuoi denti sono fin troppo puliti.” La bambina obbedì, e Sonya le accarezzò i capelli castani che si arricciavano sulla nuca e ai lati del viso. “Puoi andare a guardare la tivù ora, scegli il cartone animato che ti piace di più.” “Sì, mammina.” Amber corse via con le sue gambette veloci e quei piedini ancora piccoli che sfioravano il pavimento quasi senza produrre alcun rumore, e Sonya asciugò il lavabo tutto schizzato d’acqua. Poco dopo, pronta per andare all’agenzia, salutò sua figlia con un bacio e un abbraccio. “La mamma deve tornare al lavoro oggi, le vacanze sono finite. Tu fai la brava, e se hai bisogno di qualcosa, c’è zia Emily qui con te. Non disturbarla però, deve studiare.” “Okay. Torna presto.” “Sarò a casa per l’ora di pranzo, quando la lancetta piccola 62


dell’orologio è sopra al numero dodici”, le fece capire, indicandole l’orologio da parete appeso nel soggiorno. “Va bene, ho capito.” “Ciao, cucciola”, la salutò ancora, per poi correre verso la porta dell’ingresso. “Emily, pensi tu ad Amber?”, domandò alla sorella. “Corri all’agenzia e stai tranquilla, è in buone mani”, fu la risposta della ragazza, che accudiva la bambina fin da quando era nata. “Buona giornata.” “Grazie. Ci vediamo a pranzo.” Ritornare all’agenzia fu emozionante, e Sonya si mise subito al lavoro, telefonando alla lunga lista di giovani talenti che avevano fatto richiesta di essere provinati da lei. Fu una mattinata intensa, interrotta da una breve pausa pranzo a base di pasta al sugo e bistecche di manzo cucinate da Emily, e un pomeriggio produttivo durante il quale ebbe modo di assistere ai provini di recitazione di una ventina di ragazzi e ragazze, individuando tra di loro un giovane comico adatto per il cabaret e due attori che potevano andare bene per le serie tv o per le soap-opera. Alle sette e trenta chiuse i battenti dell’agenzia e mentre saliva in macchina ricevette un messaggio sul cellulare. Era da parte di Jordan, che le diceva: “Non cenare in famiglia, mangiamo insieme, ho già il menù pronto.” Sonya non sapeva se rifiutare il suo invito improvviso o se accettare… Una cena a due, magari romantica, non era prevista dal loro accordo, andava oltre il semplice appuntamento a scopo sessuale… Jordan era un seduttore e stava sfoderando le sue carte migliori per fare colpo su di 63


lei… Era furbo, ma lei era astuta. Alla fine decise di accettare l’invito, giusto per farlo contento. “Grazie per l’invito a cena, accetto con piacere”, scrisse sul cellulare, inviando il messaggio al destinatario. Quindi mise in moto la vettura e sfidò il traffico dell’ora di punta giungendo a casa appena in tempo per evitare che Emily cucinasse anche per lei. “Non hai fame?”, le chiese Emily, insospettita. “Ho ricevuto un invito a cena all’ultimo minuto.” Emily immaginò chi l’avesse invitata a cenare altrove. “Non dovevate soltanto passare le notti insieme? Adesso si aggiungono anche le cene?” “È solo per questa sera, non diventerà un’abitudine.” “Lo spero bene.” Sonya si sedette comunque al tavolo della cucina e osservò Amber che si rimpinzava di bastoncini di pesce impanati allungandone un pezzetto verso il suo orsacchiotto seduto al suo fianco fingendo di imboccarlo. Dopocena, lasciò che Emily si occupasse delle stoviglie mentre lei dava inizio al rituale di coccole e lettura di favole per mettere a dormire Amber. Quando la bambina si fu addormentata, Sonya si cambiò d’abito indossando alla svelta un prendisole verde menta con le spalline sottili e la scollatura dritta a volants, e indossò la sua collanina preferita, un girocollo d’argento con un piccolo pendente a forma di angelo. Raccolse i capelli sulla nuca in uno chignon improvvisato trattenuto da due spilloni in legno di bambù e fu pronta per uscire. “Emily, io vado. Se Amber ha bisogno di me, non esitare a chiamarmi, d’accordo?” 64


“Amber sta bene, è guarita. Non essere così apprensiva.” “Lo so che sta bene. Però questa sera ha mangiato tanto, potrebbe venirle sete e svegliarsi.” “Le darò da bere la sua acqua minerale, non preoccuparti.” “E se ti chiede di me?” “Le dirò che avevi un impegno di lavoro e che sei dovuta uscire di fretta, ma che tornerai presto da lei.” “Spero che non si svegli.” “Avanti, corri al tuo appuntamento, Sonya. Non vorrai far aspettare troppo il tuo Jordan Casanova.” “Smettila di prenderlo in giro e di lanciarmi queste frecciatine, avevi promesso che l’avresti presa come una qualunque relazione passeggera.” “Devo ancora abituarmi all’idea, dammi solo un altro paio di giorni di tempo.” “Va bene, te li concedo. Jordan non è un uomo spregevole, in passato mi ha spezzato il cuore, è vero, ma è seriamente pentito e sta tentando di rimediare meglio che può.” “Vuole riconquistarti, ne sono certa.” “Ci sta provando, ma io non sono una facile preda. So bene cosa significhi essere la sua donna, può essere stupendo ma altamente rischioso per il cuore.” “Non cadere nella sua trappola.” “Fidati, sono molto cauta. Dagli errori si impara molto.” Emily sospirò, convinta dalle parole della sorella. “Buona serata, Sonya. Goditi la cena e tutto il resto.” Sonya le lanciò un’occhiata complice, poi se ne andò.

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Capitolo 8

Il cancello della villa di Jordan si spalancò di fronte a lei come la sera prima e Sonya incedette con passo altero lungo il vialetto che conduceva al patio. Non appena ebbe percorso mezzo metro, la voce di Elvis Presley che cantava “Only You” si sprigionò intorno a lei facendola sussultare per la sorpresa, e rimase ferma dov’era ad ascoltare quella canzone romantica. “Only you… can make all this world seem bright… Only you, can make the darkness bright…” La canzone non era di certo stata scelta a caso, perché le sue parole avevano un significato eclatante. “Solo tu puoi far sembrare tutto questo mondo luminoso, solo tu puoi rendere il buio luminoso, solo tu e tu soltanto puoi farmi rabbrividire come fai tu e riempire il mio cuore di amore solo per te. Solo tu puoi causare questo cambiamento in me, perché è vero, tu sei il mio destino. Quando mi stringi la mano, io sento la magia che tu crei. Sei il mio sogno che si avvera, la mia sola e unica tu.” Sonya era senza parole, e non capiva da dove provenisse la musica. Forse Jordan aveva nascosto le casse stereofoniche in mezzo ai cespugli di alloro che crescevano in giardino. Lo vide uscire dal patio sorridente e scosse la testa prima di dire: “Tu sei fuori di testa. Hai perso il senno.” “Volevo solo accoglierti in modo speciale.” “Bè, devo dire che ci sei riuscito. Non mi aspettavo questo inizio di serata musicale.” “Hai gradito la sorpresa?” 66


“Mentirei se dicessi di no. È stato insolitamente piacevole.” “E la canzone ti è piaciuta?” “Elvis Presley piace a tutti, è un mito.” “Intendevo dire il testo della canzone, il suo significato.” Sonya posò gli occhi di lui, sulla sua camicia color pesca sbottonata sul collo e sui pantaloni bianchi comodi e leggeri che gli fasciavano le gambe muscolose. Era irresistibile, il sogno in carne ed ossa di ogni donna, e lui non aveva occhi che per lei. Ne era lusingata, ma si era ripromessa di non cedere al suo gioco di seduzione, e non intendeva abbassare le proprie difese. “Sì, ho capito Jordan… Sono il tuo sogno che si avvera, la tua sola e unica donna. È molto romantica come dichiarazione d’amore, ma dovevi farmela cinque anni fa.” Jordan mimò il gesto di mordersi una mano in segno di disperazione, e poi le sorrise. “Lo ammetto, arrivo in ritardo. Però spero che tu abbia gradito almeno il gesto.” “L’ho gradito, Jordan. Grazie per il romanticismo.” Lui parve contento e dopo averla osservata disse: “Sei ancora più bella di ieri, Sonya. E questo vestito ti sta d’incanto.” “Ho indossato il primo straccetto che mi è capitato sottomano aprendo l’armadio. È solo un prendisole, niente di speciale.” “Sei tu che lo rendi speciale con la tua bellezza… E questa collana? Cos’è, un amuleto contro le mie avances?” Sonya si portò una mano al collo e toccò il girocollo d’argento con il pendente a forma di angelo. 67


“È un portafortuna. Il mio angelo custode.” “Carino. Ti piacciono gli angeli?” “Credo in loro. E li colleziono come statuine protettive.” Jordan annuì in segno di assenso e Sonya gli disse: “Sono affamata. Vorrei cenare se per te va bene.” “Certamente. Andiamo dentro e mangiamo.” Sonya lo seguì all’interno della villa, fino alla piscina esterna sul retro, dove lui aveva preparato un tavolo da giardino rotondo con due sedie e un grosso cero acceso al centro. I piatti erano già disposti sul tavolo, coperti da campane di metallo affinché non si freddassero. “Cena all’aperto a lume di candela. Impressionante.” “Ho esagerato con il romanticismo?” “No, quello non guasta mai. Fa sempre piacere essere trattate come delle principesse.” “Allora ti piace l’idea della cena in piscina?” “Sì, mi piace. Hai cucinato tu?” “Lo sai che non ne sono capace. Mi sono affidato a degli esperti. Avevo pensato di portarti da Spago, ma poi ho cambiato idea. Non volevo essere osservato dalla gente e finire sulle riviste scandalistiche di domani. I paparazzi sono ovunque, e dato che io sono un regista famoso, ho preferito evitare questo tipo di pubblicità invasiva. L’ho fatto soprattutto per preservare la tua privacy.” “Ti ringrazio, però è un peccato. Adoro la cucina di Spago, è il mio ristorante preferito.” “Lo immaginavo. Per questo ho fatto venire Spago qui da me. Il potere della fama è ineguagliabile.” “Sei proprio matto… Cos’hai ordinato?” 68


“Dunque… Risotto ai gamberi e scampi, costine di agnello brasate, verdure miste grigliate, e per dessert, cassata siciliana con gelato alla vaniglia.” Sonya avvertì un languore alla bocca dello stomaco. “Oh Dio, che fame! Possiamo cenare subito?” “Accomodati. È tutto pronto per deliziare il tuo palato.” Le fece strada fino al tavolo e le spostò la sedia per farla sedere al suo posto. “Che cavaliere… Grazie.” Lui fece il giro del tavolo e si sedette sull’altra sedia. “Il vino lo bevi?” “Solo il Pinot bianco.” “Ho scelto un Lugana. È un vino particolare, ma se non ti piace scendo in cantina e prendo il Pinot.” “No, andrà benissimo, ne bevo solo un goccio.” “E l’acqua la vuoi frizzante o naturale?” “Preferisco quella naturale.” “Almeno questa l’ho azzeccata.” Sonya rise, e Jordan le parve un quindicenne alla sua prima uscita con la fidanzatina di turno. Voleva che tutto fosse perfetto, e si era impegnato molto affinché lo fosse. Era davvero un uomo eccezionale, con la sola pecca di aver paura di amare la stessa donna per la vita intera. “Io inizio a mangiare, scusami ma ho troppa fame.” “Fai pure. Buon appetito.” Sonya scoperchiò il piatto del risotto ai gamberi e scampi dal colore rosato e dal profumo di mare, ne prese una forchettata e lo assaggiò. “Uhm, è divino! Buonissimo.” 69


Jordan la osservò mentre mangiava con evidente appetito, ricordando come fosse stata poco vorace ai tempi della loro relazione e scoperchiò il proprio piatto iniziando a mangiare a sua volta. “Ceniamo in silenzio o facciamo due chiacchiere tra un boccone e l’altro?”, s’informò, abituato a mangiare da solo e quindi senza parlare. “Credo sia meglio rimandare le chiacchiere al dopocena. Questi piatti sono troppo gustosi, meritano di essere assaporati deliziando tutti i sensi.” “Sono d’accordo. Onoriamo il sapore della cucina italiana d’importazione.” E così la cena si svolse in silenzio, sul bordo della piscina illuminata dai lampioncini gialli, con il cielo stellato sospeso su di loro e una falce di luna bianca che occhieggiava maliziosa nel manto blu sfumato di indaco. *** Era da poco passata la mezzanotte. Sonya nuotava nella piscina blu di forma ovale della villa di Jordan completamente nuda, e lui la osservava ammaliato dal bordo della piscina, sdraiato su un lettino solare. “Com’è l’acqua?”, le chiese, mentre lei raggiungeva il lato sinistro della piscina. “Piacevolmente fresca”, rispose Sonya, appoggiandosi al bordo. “Ho anch’io una piscina sul retro della mia villetta, ma la tua è tre volte più grande.” “Ti è sempre piaciuto sguazzarci dentro. E qualche volta ti 70


tuffavi dal bordo. Te lo ricordi?” “Sì. Questa piscina era il mio angolo di paradiso sulla terra. Passavo più tempo qui che dentro casa.” Jordan non aveva dimenticato quelle giornate di sole in cui lei prendeva il sole sdraiata sul lettino e poi si tuffava nell’acqua per rinfrescarsi. “Eri la mia splendida sirena. Scrivevo le mie sceneggiature lanciando continue occhiate verso di te, e qualche volta ti raggiungevo e ti baciavo sott’acqua.” “Come sei nostalgico… Non ti fa bene vivere nel passato, devi voltare pagina, Jordan.” “Il presente non mi piace un granché.” “Come sarebbe a dire? Sei un regista pluripremiato, i tuoi film sono dei capolavori, hai una casa splendida e una vita invidiabile… Cos’altro vuoi di più?” “Voglio te, mi sembra ovvio.” Sonya scosse il capo. “Non sono io ciò che ti manca per essere felice. Lo pensi perché sai di non potermi riavere, ma se io fossi di nuovo la tua sirena, ti stancheresti di me in breve tempo.” “E se invece ti proponessi di sposarmi e trascorrere al mio fianco il resto della tua vita?” “Sposarti?! Jordan, tu non sei fatto per il matrimonio, sei un lupo solitario. Mi sorprende che tu non l’abbia ancora capito.” “Se ti facessi una proposta di nozze mi diresti di no?” “Ovviamente! Sarei pazza a dirti di sì. Sei l’uomo più inaffidabile che conosca.” Sonya s’immerse nell’acqua e nuotò fino al lato opposto 71


della piscina, per poi tornare indietro e riaffacciarsi sul bordo di fronte a Jordan. “Lo sai che il mio vicino di casa mi spia dalla finestra ogni volta che nuoto nella mia piscina? Ha un binocolo.” “Denuncialo, è uno stalker pervertito.” Lei rise divertita. “Poverino, è solo un’adorabile vecchietto ottantenne che a stento si regge in piedi. È innocuo, per questo gli permetto di spiarmi.” “E nuoti nuda sapendo che lui ti guarda?” “No, indosso sempre il bikini. Potrebbe eccitarsi troppo e farsi venire un infarto. Mi sentirei colpevole.” Questa volta fu Jordan a ridere, e Sonya pensò che la sua risata era un suono argentino che le accarezzava il cuore. “Stai lavorando a un nuovo film in questo periodo?” “Sì e no. Ho un progetto che mi frulla per la testa ma non ho ancora cominciato a scrivere la sceneggiatura. Inizio a diventare pigro e scostante. Forse ho bisogno di una lunga vacanza. Ho lavorato per troppi anni consecutivi e ho esaurito la mia creatività.” “Non ti credo. Tu sei nato per creare storie per il cinema. Sei un drogato di successo. Prenditi una breve pausa. Fatti un viaggio in Europa e sperimenta nuove culture.” “Potrebbe essere una buona idea, ma solo se tu venissi via con me. Ti porterei a Parigi, a Lisbona, ad Amsterdam, a Venezia… Ci divertiremmo, tu ed io insieme.” “Spiacente, non posso lasciare Los Angeles. Dovrai partire da solo, o in compagnia di qualche altra donna.” “Cosa ti trattiene in questa caotica città dove la pioggia si 72


vede di rado e fa caldo anche a Natale?” “Ho un’agenzia di scouting da mandare avanti. Il mio lavoro mi piace. E Los Angeles è perfetta per me, adoro il sole, anche in pieno inverno.” “A proposito dell’agenzia, l’hai riaperta?” Sonya annuì con evidente contentezza. “Questa mattina”, rispose. “E ho provinato una ventina di nuovi talenti. Peccato che solo tre di loro fossero davvero dotati per la recitazione.” Jordan scese dal lettino e si sedette sul bordo della piscina in boxer, immergendo le gambe nell’acqua. “Hai intenzione di raggiungermi?”, gli domandò Sonya, schizzandolo con l’acqua. “Dai, vieni a nuotare.” “Se entro lì dentro ti prendo e ti faccio mia all’istante.” “Interessante… Sesso aquatico in piscina.” “Non sarebbe la prima volta per noi due.” “Effettivamente no. Però è un’alternativa al letto.” Jordan valutò quella possibilità, mentre Sonya spariva sott’acqua e riappariva sul bordo del lato opposto. “Vuoi davvero farlo qui? Sotto le stelle e con la luna che ci guarda invidiosa?” “Un posto vale l’altro. Io non ho preferenze.” Jordan attese qualche minuto, poi s’immerse in acqua e nuotò fino a raggiungere Sonya. Quando le fu vicino, le cinse la vita con un braccio e la trascinò sotto il pelo dell’acqua baciandola a sorpresa. Sonya rispose al suo bacio evitando di respirare, mentre Jordan la teneva stretta e muoveva il braccio libero per non risalire a galla troppo presto. Sonya non aveva preso una boccata d’aria 73


sufficiente per un lungo bacio, e quando non ebbe più ossigeno nei polmoni si liberò dal suo braccio e risalì in superficie. “Scusami, mi mancava l’aria”, disse, riacciuffata subito dopo da Jordan. Lui riprese a baciarla galleggiando vicino al bordo della piscina, e quando decise che voleva di più di uno scambio di baci la spinse verso la scaletta in acciaio, e lei vi si aggrappò con le mani. “Ce li hai i profilattici?”, gli chiese Sonya, notando che Jordan si stava sfilando i boxer. “Ne ho due. Li tenevo nelle mutande.” “Avevi già previsto di scoparmi in piscina?” Jordan la riprese bonariamente. “Non usare quel termine, non ti si addice. Tu non sei una prostituta d’alto borgo, sei la mia amante. Con te faccio sesso pulito.” “Dove sta la differenza? È comunque sesso in entrambi i casi, e hai pagato per averlo.” “Per me non è mai solo sesso. Con te io faccio l’amore.” Sonya lo guardò negli occhi, intuendo il messaggio che le stava inviando. Quello che lei considerava del sesso fine a se stesso in realtà per lui era qualcosa di più, e l’intensità del suo sguardo era più significativo delle parole che aveva appena pronunciato. Sonya non replicò, limitandosi ad annuire e aspettando che lui si infilasse il profilattico con le mani infilate sott’acqua. “Non ci sono vicini che ci guardano, vero?”, chiese, di colpo imbarazzata dall’ipotesi di essere spiata nell’intimità 74


di quel momento che apparteneva solo a loro due. “Non essere timida. Da queste parti tutti fanno l’amore in piscina, nessuno ci farà caso.” Sonya strinse le dita attorno ai manici della scaletta e sentì le mani di Jordan afferrarle le caviglie per aprirle le gambe, e poi le sue dita aperte a ventaglio posarsi sulle sue natiche per attirarla a sé. Non ci furono preliminari questa volta. Lui la prese subito, scivolando dentro di lei con la stessa foga della sera prima, e la guidò in un amplesso reso più dolce dall’acqua che faceva galleggiare i loro corpi. Sonya si abbandonò al piacere che Jordan era in grado di procurarle, e lui la guardò negli occhi per tutto il tempo, interrompendo il contatto visivo solamente quando l’orgasmo li colse entrambi all’improvviso, annebbiando i loro sensi e rendendo i loro corpi frementi. Jordan si abbassò per succhiarle i capezzoli inturgiditi dai brividi dell’estasi e Sonya lasciò la presa della scaletta aggrappandosi alle sue spalle ampie e forti. Nuotarono nella piscina avvinti l’uno all’altra, scambiandosi carezze subacquee e giocando a prendersi e lasciarsi, finché Jordan non la spinse di nuovo verso la scaletta e fece l’amore con lei per la seconda volta, più lentamente, rimandando l’orgasmo più volte per allungare l’amplesso il più a lungo possibile. Fu bello e piacevole entrambe le volte, così come baciarsi sott’acqua, accarezzarsi e toccarsi nuotando sul fondo della piscina. “Saliamo in camera da letto, ti voglio ancora”, le disse Jordan, rimasto senza protezione. “Sei proprio insaziabile, Jordan.” 75


Sonya ci mise pochi secondi a sgusciare fuori dalla piscina, e come era solita fare in passato, corse in casa a piedi nudi e con il corpo gocciolante acqua lasciando una scia bagnata dietro di sé, inseguita da Jordan che cercava di afferrarla. Lei raggiunse la camera e si gettò sul letto, e Jordan fece altrettanto coprendola con il suo corpo. “Non ti muovere”, le intimò, mentre lei abbracciava il cuscino distesa a pancia in giù sul materasso. “Voglio prenderti da dietro. Ti bacerò il collo tutto il tempo.” “Uhm… Mi piace la posizione del cucchiaio. Sentire il tuo corpo caldo contro la mia schiena mi eccita molto.” “Ti accontento subito”. Jordan la penetrò da quella posizione, che non permetteva a Sonya il contatto visivo ma offriva a lui il completo dominio su di lei, e fu proprio così che si sentì, dominata dall’uomo che le stava alle spalle, posseduta nel profondo senza potersi muovere, completamente sottomessa al suo volere. Chiuse gli occhi e si godette ogni singola stilla di piacere, succube di Jordan e della sua maestria nel trattare il suo corpo come uno strumento a corde che il sapiente musicista sapeva far vibrare alla perfezione.

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Capitolo 9

Come il giorno prima, anche quel mattino Sonya fu svegliata dalla vibrazione del suo cellulare programmato per azionarsi alle cinque in punto. Jordan le cingeva la vita con un braccio e lei fece il possibile per non svegliarlo mentre gli sollevava il braccio e sgusciava via dalla sua stretta e dal suo letto. Lui si svegliò ugualmente, e si mosse fra le lenzuola tutte spiegazzate socchiudendo le palpebre per guardarla mentre si rivestita indossando il prendisole della sera prima e raccogliendo i lunghi capelli bruni nel medesimo chignon che aveva sfoggiato al suo arrivo. “Scappi via senza salutarmi?”, mormorò, mentre lei si allacciava i sandali ai piedi. “Arrivi di sera illuminando il buio della notte con il tuo splendore e te ne vai al sorgere del sole lasciandomi qui da solo in questa enorme villa. Comincio a credere che tu sia una fata notturna che scompare all’arrivo del giorno.” “Sono una donna impegnata, e non posso crogiolarmi tutto il giorno dentro il tuo letto.” “Da chi ritorni quando te ne vai via? Chi ti aspetta a casa?” Sonya prese la borsa dal comodino e gli sorrise. “Non c’è nessuno nella mia vita, Jordan. Me ne vado perché non sono né la tua fidanzata né tua moglie. Questa villa è il tuo regno. Io vivo altrove.” “Penserai a me oggi?” “Ne dubito, ho parecchio lavoro da sbrigare.” “Io invece ti penserò tutto il tempo.” 77


“Perché invece non ti dai da fare e cominci a scrivere la sceneggiatura del tuo nuovo film?” “Sono deconcentrato in questi giorni. Tu mi distrai.” “Non pensarmi, allora. Dai vita a un nuovo capolavoro. Sei un genio nel creare storie che appassionano gli spettatori.” Jordan si accarezzò il petto con una mano, disteso in modo lascivo sul materasso, e Sonya pensò che lui era una visione davvero eccitante e tentatrice, ma scacciò subito quella considerazione pensando ad Amber che l’aspettava nella sua casa in Melrose Place. “Buona giornata, Jordan. Non sprecare tempo, scrivi la tua sceneggiatura.” “Va bene, ci proverò… Tu però torna da me, mia bellissima fata notturna.” “Sarò qui alla solita ora.” Jordan le lanciò un bacio volante, e Sonya si congedò da lui con un cenno della mano. La sua giornata seguì gli schemi abitudinari della sua vita di madre e donna in carriera, e non ci fu il minimo spazio per pensare a Jordan mentre era impegnata ad accudire Amber, ridere e scherzare con lei, prepararle la colazione e lasciarla alle cure di Emily, recarsi all’agenzia e accogliere con un sorriso le ragazze e i ragazzi che speravano di poter sfondare nel mondo del cinema. A mezzogiorno tornò a casa con tre scatole di pizza fumante, suscitando la gioia di Amber che era golosa di mozzarella filante cosparsa di olive verdi e nere. Nel pomeriggio ritornò all’agenzia, e all’ora di chiusura si fermò al supermercato per fare un po’ di spesa. A cena, Amber le raccontò di essersi divertita con 78


zia Emily a creare tanti cigni colorati con la carta origami, e glieli fece vedere tutta contenta chiedendole di poterli appendere accanto alla finestra. Sonya accontentò la figlia in pochi minuti, creando un intreccio di nastri colorati da appuntare da uno stipite all’altro della finestra, ai quali appese una decina di cigni con del filo da cucito in modo che potessero essere leggeri e dondolare al minimo soffio d’aria. Amber fu entusiasta del risultato, e dopo il bagnetto serale indossò il suo pigiamino e s’infilò a letto, ascoltando la voce narrante di Sonya che le raccontava le avventure del giovane Peter Pan e della fatina Trilly nel magico mondo dell’isola che non c’è. Amber si addormentò dopo il bacio della buonanotte, e Sonya si concesse una lunga doccia preparandosi per la sua terza notte con Jordan. Il tempo era volato così in fretta che le sembrava di essere appena tornata dalla sua villa, e mentre guidava in direzione di Brentwood si domandò se Jordan avesse in serbo per lei qualche altra sorpresa… Appena varcata la soglia del cancello d’entrata, fu stupita di non essere accolta in modo sorprendente com’era accaduto la sera prima e le parve strano che Jordan non fosse in piedi sul patio ad aspettarla. “Jordan?”, lo chiamò, attraversando l’entrata della villa stranamente silenziosa. “Dove sei?” Si guardò attorno incuriosita, e vide che la porta del soggiorno era chiusa. Ai suoi piedi, posata a terra, c’era una grande scatola rossa con un biglietto posato sopra. Sonya si chinò per raccoglierlo e lesse ciò che Jordan aveva scritto di suo pugno. “Nella scatola c’è un vestito speciale 79


per te. Aprila e indossalo.” Sonya non perse tempo: sollevò il coperchio della scatola e vide un meraviglioso abito di seta e pizzi di colore verde pastello con il corpino stretto e la gonna a balze voluminosa di foggia settecentesca. Sembra un abito da ballo, e le ricordò immediatamente i preziosi vestiti delle dame veneziane. “Cosa ti sei inventato questa volta, Jordan Grant?”, si chiese, levandosi il vestito di morbido cotone azzurro con la gonna corta che aveva scelto per quella notte. Infilò le gambe al centro della gonna dell’abito in stile veneziano con almeno quattro strati di tessuto che la rendeva ampia e gonfia e infilò le braccia nelle maniche lunghe fino al gomito orlate di volants di pizzo, sollevando il corpino sul busto e scoprendo che avrebbe dovuto levarsi il reggipetto perché con quel vestito i suoi seni sarebbero stati coperti solo per metà, sollevati verso l’alto e premuti l’uno contro l’altro dalla scollatura bassa. Faticò un bel po’ a intrecciare i lacci incrociati che chiudevano l’abito sul retro, e alla fine si sistemò il corpino ridendo divertita alla vista dei propri seni che minacciavano di saltare fuori. Sul fondo della scatola c’erano anche delle scarpe abbinate con il tacco e una fibbia sul davanti con un fiocchetto, e una misteriosa busta sulla quale Jordan aveva scritto “Non aprirla finché non sarai pronta. Poi, bussa alla porta.” Bene, il gioco si faceva molto interessante. Pensò che pronta significasse abbigliata e pettinata con cura, per questo rovistò nella sua borsetta alla ricerca degli spilloni di bambù che utilizzò per appuntarsi i capelli sulla nuca, lasciando alcune ciocche libere di sfiorarle il collo e i lati del viso. A quel punto aprì 80


la busta, che conteneva una mascherina veneziana di velluto nero da indossare per coprire la parte alta del viso. Sonya se la mise sul volto sistemandola per bene attorno agli occhi, sollevò una mano e batté le nocche contro la porta chiusa del soggiorno. Dopo un breve attimo di attesa, udì la chiave girare nella toppa, l’entrata del soggiorno si spalancò e una cascata di coriandoli di carta colorati le piovvero intorno, lanciati dalle mani di uno sconosciuto abbigliato da arlecchino. Sonya rimase impalata sul posto mentre di fronte a lei comparivano un numero imprecisato di dame vestite e acconciate nel suo stesso modo ma in tinte diverse, accompagnate da gentiluomini abbigliati con giacche e pantaloni tipici del vestiario settecentesco dei conti veneziani. Tutti lanciavo in aria manciate di coriandoli e soffiavano anelli di carta che si trasformavano in colorate stelle filanti, e in sottofondo si udiva la musica barocca del celebre ensemble musicale dei Rondò Veneziano. Dal centro di quella caotica festa carnevalesca, finalmente spuntò fuori Jordan, che doveva aver preso in prestito uno dei costumi di scena utilizzati per il film “Casanova”, composto da giacca a maniche lunghe con polsini di pizzo e pantaloni al ginocchio color crema abbinate a calze aderenti bianche e scarpe chiare con tacco, fibbia dorata e fiocco. Gli mancava solo la parrucca cotonata e sarebbe stato fin troppo perfetto. Sonya scoppiò a ridere per la sorpresa che trovava eccentrica ma molto divertente, e Jordan le fece un inchino porgendole la mano.

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“Madame Woodley, benvenuta al carnevale di Venezia. Spero che questa festa sia di suo gradimento. Mi concede l’onore di farle da cavaliere?” Sonya sollevò la mano destra per posarla sopra il suo palmo e chiese: “Mi perdoni, messere, posso sapere il suo nome?” “Per lei e solo per lei, sono il conte Giacomo Casanova, noto seduttore di Venezia.” “Quale onore… Ha intenzione di sedurmi al termine della festa in maschera?” “Se non lo facessi, guasterei la mia rinomata reputazione di impagabile amante, perciò sì, madame, la sedurrò a mio piacimento. Ma prima, divertiamoci… Danziamo?” Sonya si calò con vero piacere in quell’allegro gioco, e il conte Casanova la condusse al centro del soggiorno per farle ballare solo il primo di una lunga serie di balli barocchi. Per l’intera durata della festa in maschera, Sonya ebbe davvero l’impressione di essere piombata in pieno settecento e di stare vivendo una delle celebri serate del carnevale Veneziano che si svolgevano all’interno del Palazzo Ducale. C’erano perfino le frittelle con l’uva passa servite su vassoi d’argento e calici di vino rosso italiano, e tutti quei coriandoli e stelle filanti che davano alla festa un tocco di magia e d’incanto. Sonya non aveva bisogno di prendere un aereo per volare a Venezia nel mese del Carnevale, perché Jordan aveva portato entrambi lì nella sua villa di Beverly Hills solamente per lei.

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*** “Come sei riuscito ad organizzare una simile festa curata nei minimi dettagli in così poco tempo?”, domandò Sonya a Jordan, mentre erano entrambi sdraiati a letto dopo aver fatto sesso già due volte. “Ho fatto un paio di telefonate alle persone giuste. È stato facilissimo procurarmi i costumi di scena e i figuranti che hanno animato la serata.” “Immagino che avrai pagato profumatamente ogni singola persona… Come ti è venuta questa folle idea?” “Volevo farti una sorpresa. Il Carnevale di Venezia era un evento spettacolare all’epoca del settecento, ho voluto riproporlo com’era allora, e ho scelto di impersonare Giacomo Casanova perché era un grande seduttore.” “Proprio come te. Anche lui era un amante insaziabile, lo sai che ha avuto ben centoventidue donne diverse?” “Sì, un numero che gli fa onore.” “Qualcuna l’ha amata davvero, come Francesca Bruni.” “Era pur sempre un uomo, naturale che si innamorasse.” Sonya lo scrutò negli occhi liquorosi dopo il sesso, e sentì il bisogno di ringraziarlo. “Mi è piaciuta moltissimo la tua sorpresa, e mi sono divertita a fingere di essere una dama del settecento. Grazie per questa festa inaspettata.” “Non ringraziarmi. Farei di tutto per vederti sorridere e per renderti felice. Sei molto importante per me, anche se tu non mi credi.” 83


Le prese un polso tra le dita e le baciò la pelle sottile dell’interno, sentendo il suo cuore palpitare quieto nelle sue vene. Sonya allungò una mano e gli fece una carezza sul viso, rivolgendogli un dolce sguardo. “Non è vero che non ti credo, Jordan. Lo so che mi hai amato e che mi ami ancora… Sono io che ho deciso di non ricominciare ad amarti come un tempo.” “Donna crudele… Saremmo una bella coppia, affiatata e complice. È un peccato che tu non voglia riprendere da dove il nostro rapporto si è interrotto.” “Jordan, in cinque anni la mia vita è cambiata moltissimo, non sono più la stessa Sonya che amavi un tempo. Ora ho altre priorità, uno stile di vita diverso, delle responsabilità importanti… Il tuo mondo e il mio sono completamente differenti, viviamo su due fronti opposti.” “Certo, posso capirlo. La ruota gira, le persone cambiano, e con esse anche la loro vita. Mi ritengo molto fortunato ad aver ottenuto da te una seconda chance, non importa se non puoi amarmi, mi basta averti qui al mio fianco.” “E cosa farai quando sarà finito il nostro mese?” Jordan si fece pensieroso per un attimo, prima di risponderle. “Sarà un gran brutto momento per me. Forse piangerò. Ma ti lascerò tornare alla tua vita senza chiederti altro. E non verrò mai a cercarti, promesso.” L’idea che Jordan uscisse per sempre dalla sua esistenza procurò a Sonya una sensazione di abbandono e sconforto che la lasciò perplessa. Senza di lui la sua vita sarebbe stata meno bella, tornare alla solitudine non sarebbe stato 84


piacevole dopo aver assaporato la gioia di divertirsi con Jordan, e il sesso con lui le sarebbe mancato da impazzire. Per quanto si fosse imposta di mantenere un certo distacco nei suoi confronti, era impossibile non lasciarsi affascinare dal suo carisma e non provare nessun tipo di sentimento o di emozione. Non aveva un cuore di ghiaccio, anzi, la nascita di Amber l’aveva resa ancora più mite di quanto non fosse già per natura. “Mi mancherai, Jordan”, ammise, esponendosi forse un po’ troppo. Per questo aggiunse: “Ma nemmeno io verrò a cercarti. Andrò per la mia strada, e tu per la tua.” Lui annuì, accettando quella sua decisione, e posò la testa sul suo petto, lasciando che lei gli accarezzasse i capelli. Più tardi, dopo aver fatto l’amore una terza volta, Jordan si alzò dal letto e aprì un cassetto dell’armadio, tornò a sdraiarsi sul letto e le porse una scatola rettangolare avvolta in un pacchetto regalo blu con il nastro rosso. “Questo è per te. Un mio pensiero senza secondi fini.” Sonya sorrise, e si rigirò la scatola tra le mani. “Mi hai fatto un regalo?” “Ho visto una cosa bella esposta nella vetrina di un negozio e ho pensato che potesse piacere a te. Aprilo, scopriamo se ho fatto una buona scelta.” “Va bene, ora lo scarto.” Sonya sciolse il fiocco rosso e strappò la carta blu, e si ritrovò tra le mani una scatola bianca che recava il marchio Angels around us. Incuriosita, aprì il lembo superiore della scatola e sbirciò all’interno. Era una statuina. Un angelo. Lo estrasse con due dita e lo guardò 85


con un misto di meraviglia e commozione. Le ali erano in resina bianca cosparsa di brillantini iridescenti, grandi e ben definite, era una angelo femminile con i capelli biondi raccolti in una lunga treccia che si adagiava sul vestito rosa lungo e svolazzante che indossava. Teneva un mazzolino di fiori colorati tra le mani poste nel gesto di donarli a chi lo guardava e aveva un drappo bianco sottile avvolto da un braccio all’altro i cui lembi fluttuavano attorno alla veste. Il viso era dipinto a mano nei minimi particolari come tutto il resto, e la sua espressione trasmetteva fiducia e tranquillità. “Jordan, è un regalo bellissimo… Adoro gli angeli, e questo è davvero stupendo. Grazie, che splendido dono.” Sollevò la testa dal cuscino per stampargli un bacio sulle labbra e lui sorrise soddisfatto. “Come sai che mi piacciono le statuine degli angeli?” “Me l’hai detto tu ieri, quando io ho notato la collanina che portavi al collo.” “Hai ragione, che sbadata! Ti sei ricordato di quel piccolo particolare… Sei davvero unico, Jordan. Grazie ancora, mi piace tantissimo.” “Ne sono felice. Spero che lo aggiungerai a quelli che già possiedi, così quando ti capiterà di guardarlo, ti ricorderai di me per un breve secondo.” Sonya rifletté sulle sue parole e comprese dal tono della sua voce una verità che lui cercava di nascondere a tutti. “Jordan, hai paura di essere dimenticato?”, gli chiese, guardandolo negli occhi. “Temi che le persone che hai intorno si scordino di te e ti abbandonino?” 86


Lui si strinse nelle spalle. “È la storia della mia vita. Fin da quando ero un bambino, tutti mi hanno lasciato solo. Mia madre è stata la prima, lo sai, il cancro me l’ha portata via a soli nove anni. A diciott’anni ho perso mio padre, colpito da un infarto, e due anni dopo mia sorella minore, Meredith, è stata investita accidentalmente da un furgoncino slittato sul ghiaccio della strada. Poi ho incontrato te, ti ho ferito, ti ho mandata via, e tu mi hai chiuso fuori dalla tua vita. E adesso sto per perdere mio fratello maggiore, Stuart. Entra ed esce in continuazione dalle cliniche di riabilitazione, e non riesce a liberarsi dalla schiavitù della droga. Un giorno o l’altro morirà di overdose, me lo sento. A quel punto sarò rimasto completamente solo, e non avrò nessuno su cui poter contare. Perciò, sì, ho una paura tremenda di essere dimenticato e relegato in un angolo.” “Jordan, non dire così…”, mormorò Sonya, attirandolo a se e stringendolo fra le braccia. “Non preoccuparti, Sonya. Mi sto abituando all’idea che un giorno rimarrò solo. Probabilmente sarò solo anche quando sarà giunta l’ora di lasciare questo mondo.” La sua voce era triste, e Sonya si sentì stringere il cuore. “Sei una persona meravigliosa, Jordan. Prima o poi troverai una compagna adatta a te, la amerai e la sposerai, e avrete almeno tre o quattro bambini, così la tua vita sarà piena d’amore e completa.” Jordan sospirò contro il suo seno. “Avrei voluto che fossi tu la mia compagna per la vita”, ammise, cingendole il fianco con un braccio. 87


Sonya chiuse gli occhi per non lasciarsi travolgere dalle emozioni e lo abbracciò ancora più forte. “Non posso essere io, Jordan. Mi dispiace, non posso.” “L’ho capito, Sonya. Non importa. Va bene così. Tu ed io non possiamo stare insieme, lo accetto.” Sonya gli baciò la fronte, e dopo alcuni minuti di silenzio, lui sollevò la testa dal suo petto e la guardò in viso. “Scusami. Non era mia intenzione rovinare la nostra gioiosa serata con le mie stupide riflessioni pessimiste. Fingiamo che questa conversazione non sia mai avvenuta. Facciamo l’amore e dimentichiamo tutto. È stato solo un momento di debolezza, non si ripeterà più.” Sonya sapeva che non era vero, aveva capito che Jordan nascondeva le proprie fragilità e paure sotto un tappeto come fossero granelli di polvere, era stato sincero, le aveva aperto il suo cuore per un breve momento confessandole i suoi timori più segreti. Avrebbe voluto rassicurarlo, dirgli che lei ci sarebbe sempre stata per lui, ma gli avrebbe mentito, perché non poteva essere presente per lui. Così tacque, e gli permise di affogare i suoi tormenti nel piacere del sesso ancora una volta, l’ultima per quella notte. Al sorgere dell’alba, Sonya scivolò via dal suo abbraccio e se ne andò dalla villa senza che lui se ne accorgesse, sfinito dal troppo sesso e addormentato profondamente. Quando fu a casa propria, Sonya si chiuse nella sua camera da letto e guardò a lungo l’angelo che Jordan le aveva regalato, poi lo rimise nella sua scatola e lo nascose nel cassetto della biancheria intima, dove lo avrebbe lasciato per non far capire ad Emily che Jordan stava abbattendo le sue difese 88


riuscendo giorno dopo giorno a riconquistare il suo cuore. Onestamente, Sonya non sapeva fino a che punto sarebbe riuscita a nascondere i sentimenti che aveva iniziato a provare per lui di nuovo. Erano bastate solo tre notti per renderla così vulnerabile. Ne restavano ancora ventisette. Avrebbe ceduto, se lo sentiva. E alla fine gli avrebbe concesso di riprendersi il suo cuore e la sua anima. Sarebbe stato un errore? Oppure era giusto che finisse così? “Abbiamo generato una figlia insieme. Amber è nostra, appartiene ad entrambi. Ha il suo stesso sangue, non ha il mio.” Si chiese se fosse giusto tenergli nascosta l’esistenza della bambina. Lui non era stato presente durante i nove mesi della gravidanza, non aveva assistito alla sua nascita, non c’era quando piangeva di notte, e soprattutto non l’aveva sostenuta quando si era ammalata rischiando di morire. Ma non era colpa sua. Se lei gli avesse detto di essere incinta, Jordan non l’avrebbe mai lasciata, ne era certa. “È colpa mia, sono io che ho sbagliato. Dovevo dirglielo. Lui aveva il diritto di sapere la verità e di scegliere se voleva diventare padre oppure no. Anche se il nostro rapporto non si fosse ricucito, lui sarebbe stato presente per Amber come padre e l’avrebbe colmata d’amore.” Sonya si guardò allo specchio e si sentì una codarda. Stava negando ad Amber l’affetto del suo vero padre e impedendo a Jordan di conoscere e amare la sua legittima figlia. Era sbagliato. Lei stava sbagliando. Dunque, cosa doveva fare?... Prese un profondo respiro e cercò di calmarsi, ragionando a mente fredda.

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“Aspetterò”, si disse. “Continuerò a vederlo e aspetterò il momento giusto per confessargli tutta la verità.” Era la cosa migliore da fare. Jordan doveva sapere. Ma gli avrebbe raccontato tutto a tempo debito.

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Capitolo 10

Era la quindicesima notte che Sonya trascorreva alla villa di Jordan. Quella sera, al suo arrivo, Jordan l’aveva accolta sul patio con un mazzo di rose rosse e un bigliettino allegato che diceva “Per festeggiare la metà del nostro mese insieme”. Sonya aveva infilato le rose in un vaso colmo d’acqua affinché non si appassissero fino all’alba del giorno seguente, quando le avrebbe portate a casa con sé, e Jordan le aveva proposto di andare a Venice Beach per una passeggiata romantica in riva al mare. Sonya aveva accettato, ed era salita a bordo della sua auto sportiva. Raggiunto il litorale, Jordan l’aveva presa per mano e insieme avevano passeggiato sul lungomare di Venice Beach, il celebre sidewalk, confondendosi con gli abitanti del luogo e con i vacanzieri di origine straniera. Sonya aveva lasciato i capelli sciolti sulle spalle, liberi di essere smossi dal vento, e indossava un abito di cotone bianco smanicato con la gonna divisa in tre falde da due audaci spacchi laterali. Ad ogni passo, le sue gambe venivano messe in mostra fino a metà coscia, e Jordan apprezzava quella vista che anche i passanti sembravano gradire. Durante la passeggiata, Jordan le aveva parlato dei progressi della sceneggiatura che aveva iniziato a scrivere da una settimana, raccontandole la trama del film che ne sarebbe nato. Sorpresa, aveva scoperto che Jordan stava scrivendo una sceneggiatura che illustrava la sua vita privata attraverso gli occhi di un uomo, se stesso, 91


dall’infanzia difficile minata dalla scomparsa prematura della madre, passando per la giovinezza tormentata e sofferta a causa della perdita del padre, e l’età adulta caratterizzata dall’incidente fatale della sorella minore e i problemi legati alla droga del fratello maggiore. “Sono giunto alla parte più bella da scrivere, quella in cui racconto il nostro incontro e l’inizio della nostra relazione. Descriverò tutti i momenti più belli, e poi affronterò il giorno in cui ho deciso di dividere le nostre strade.” “Hai in mente una scena in cui il protagonista rincorre il taxi della sua amata senza riuscire a raggiungerlo?” “Certamente. Quella scena sarà il momento saliente del film, il più drammatico e struggente.” “Dovrai trovare un attore degno di rappresentarti, uno capace di esprimere al meglio le tue emozioni.” “La scelta del cast di attori e attrici avverrà alla fine dell’intera sceneggiatura, non voglio mischiare le due cose insieme, preferisco portare a termine la storia e poi scegliere gli interpreti.” “E il finale della storia? Hai già pensato a come concludere il film? Devi stupire gli spettatori, farli emozionare in modo tale che desiderino ritornare al cinema per rivederlo una seconda volta.” “Veramente non ho ancora pensato al finale. Non intendo far capire al pubblico che sto raccontando la mia storia, non voglio che questo film sia la mia autobiografia cinematografica, perciò il protagonista non diventerà un regista affermato, gli troverò un’altra occupazione.” “Uno scrittore di romanzi gialli.” 92


“Sì, potrebbe andare bene.” “Scommetto che hai in mente di far ricongiungere il protagonista con la donna che il taxi giallo gli ha portato via anni prima. Ho indovinato?” “Bè, non posso certo lasciarlo triste e solo a commiserarsi per le proprie sofferenze e gli errori che ha combinato, voglio creare un finale positivo, un happy end che faccia commuovere gli spettatori.” “Quindi lei ritornerà da lui?” “No. Sarà lui a cercarla e a trovarla. E le chiederà perdono in ginocchio.” Sonya aveva pensato che sarebbe stato un film bellissimo, ma si era trattenuta dal proporgli un finale in cui l’uomo ritrovava la propria compagna e scopriva di avere una figlia concepita nel momento d’oro della loro relazione. Era la conclusione perfetta, ma Sonya temeva che lui potesse capire che era proprio così che stavano le cose. Mentre proseguivano la passeggiata, Sonya si era resa conto che stava rimandando notte dopo notte il momento in cui gli avrebbe parlato di Amber. Ogni momento sembrava quello giusto, ma aveva paura che Jordan reagisse male. Temeva che si sarebbe infuriato con lei per non avergli detto subito di essere incinta, preferendo svanire nel nulla, partorendo e crescendo la loro bambina da sola, e non sapeva se sarebbe stato felice di sapere di essere padre, o se si sarebbe sentito escluso dalla vita della figlia, tagliato fuori come se non fosse importante il suo ruolo paterno. Sonya non voleva che Jordan reagisse nel modo sbagliato d’innanzi a quella rivelazione sconcertante, 93


e stava escogitando un modo più diretto per fargli conoscere Amber, come ad esempio invitarlo a casa propria e metterlo al cospetto del fatto compiuto. Era certa che Jordan non sarebbe sbottato di fronte all’innocenza dello sguardo di sua figlia, anzi, le sembrava un modo molto dolce per rivelargli la verità che gli aveva nascosto per ben cinque anni. Immaginava che Jordan si sarebbe commosso nell’apprendere che il loro amore aveva dato vita ad una creatura meravigliosa, e stava iniziando ad accarezzare l’idea che loro tre potessero divenire una famiglia. Ciò significava permettere a Jordan di tornare ad essere il suo compagno di vita, consentendogli di far parte della sua esistenza e di quella di Amber. Sarebbero stati felici insieme. Sonya ne era convinta. Jordan era cambiato, desiderava la stabilità di una relazione duratura, era innamorato di lei, e Sonya, giunta alla quindicesima notte, faticava non poco a nascondergli di amarlo di nuovo come cinque anni prima. Sì, lo amava. Non aveva più paura di essere ferita da lui, perché sapeva che Jordan non avrebbe commesso lo stesso errore una seconda volta. Si era pentito profondamente, e se avesse potuto, l’avrebbe ripresa con sé subito, ma Sonya lo teneva ancora distante, in attesa che scoprisse la verità celata dietro il suo finto distacco. Le loro notti erano diventate sempre più tenere, facevano l’amore senza rendersene conto, non era più solo del buon sesso fine a se stesso, si coccolavano e si baciavano con l’autentico trasporto di una coppia di innamorati. Sonya era felice accanto a lui, voleva essere la sua donna per la vita intera, non poteva più immaginare 94


un futuro senza Jordan al suo fianco. Ritrovarsi per caso era stato un bene, perché tra di loro esisteva un amore che non si era mai spento del tutto, ma solo assopito per poi riaccendersi e radicarsi saldamente dentro di loro. Jordan aveva smesso di affrontare l’argomento dell’ultima notte, la trentesima, non volendo immaginare come si sarebbe sentito nel dire addio per sempre a Sonya, e lei non gli aveva fornito alcuna speranza di continuità della loro frequentazione al termine del mese di Luglio. Non avrebbe aspettato di arrivare a fine mese per farlo incontrare con Amber, era quasi pronta, doveva solo farsi coraggio e organizzare per bene l’incontro. Emily era partita proprio due giorni prima per recarsi all’università di San Francisco e dare gli ultimi esami di laurea, e non sarebbe tornata a casa prima della settimana seguente, quindi era giunto il momento più adatto per invitare Jordan a casa propria senza che ci fosse Emily di mezzo a rovinare il delicato momento del suo segreto che veniva svelato. Ci voleva solo una valida scusa per fargli mettere piede nella sua villetta in Melrose Place, e Sonya stava pensando di organizzare una cenetta alla quale Jordan non avrebbe di certo detto di no. Doveva solo scegliere il giorno. Nient’altro. La loro passeggiata notturna sul lungomare di Venice Beach si stava per concludere quando a Jordan venne in mente un’idea bizzarra. “Hey, ti ricordi quella volta che siamo venuti qui e abbiamo fatto l’amore nel gommone dei bagnini?” Sonya sorrise. “Certo che me lo ricordo. Era pieno giorno, tu hai affittato il gommone e ci siamo spinti al largo. E poi 95


abbiamo fatto l’amore sotto il sole cocente rischiando una bella scottatura.” “È stato eccitante, ammettilo.” “Con te ogni cosa era eccitante, Jordan.” “E se lo rifacessimo? Adesso?” “Non possiamo, c’è un sacco di gente qui intorno.” “Dai, chi vuoi che se ne accorga? Guarda, il gommone è posteggiato sulla riva, non ci noterà nessuno se ci infiliamo là dentro, e a quest’ora i bagnini non sono di turno.” “Jordan, il mare è mosso, non possiamo andare al largo con questo buio.” “Restiamo lì sulla spiaggia. Dentro il gommone. Ti va?” Sonya si guardò intorno e vide che i passanti erano impegnati a chiacchierare facendosi gli affari propri. “Va bene, scendiamo in spiaggia. Però senza farci notare.” Jordan si lasciò andare ad una risatina sardonica, la prese per mano e insieme scesero dal sidewalk fino alla spiaggia facendo attenzione a non essere visti. “Aspetta, mi levo i sandali”, sussurrò Sonya, mentre Jordan si era già sfilato le scarpe. “Andiamo lumacona, sbrigati.” “Eccomi, arrivo.” Mano nella mano, corsero sulla sabbia fredda baciata dalla luna piena e attraversarono la spiaggia deserta fino a raggiungere il gommone rosso dei Baywatchers che era stato posteggiato sotto la torretta di guardia affacciata sul mare. Jordan vi salì a bordo per primo, seguito da Sonya. “Mi sento una quindicenne che sta per commettere un reato. Come ti vengono in mente certe idee, Jordan? E io ti 96


assecondo, devo proprio essere diventata matta.” “Shhh, zitta brontolona. Levati il vestito, dai.” Sonya controllò che non ci fosse nessuno nei dintorni prima di sollevarsi il vestito fino alla vita e poi sfilarlo dalla testa. Jordan si era tolto la camicia e stava armeggiando con i pantaloni per liberarsi di loro. Il gommone era appoggiato sulla sabbia, ma le onde della marea notturna gli lambivano la parte anteriore sollevandolo a tratti. “Non finiremo in mare, vero?” “Vieni qui, sciocchina.” Jordan si era disteso sul fondo del gommone ed era praticamente nudo. Sonya si levò il reggiseno e poi si abbasso le mutandine per sfilarle. A quel punto, si chinò in avanti e Jordan l’attirò sopra di sé. “Hai messo il profilattico?” “Già da un paio di minuti. Avanti, sali a cavallo. Ti concedo la guida del rodeo.” “Lasci a me condurre le redini del gioco?” “Sì, invertiamo i ruoli per stasera. Cavalcami, cowgirl.” “Santo cielo, Jordan… Cosa c’era nel drink che hai preso al chiosco del bar? Vodka mista a cocaina?” “Sei tu che mi mandi su di giri.” Sonya sentì la sua mano che le si posava dietro il collo e l’attirava in basso. Si baciarono, e i capelli sciolti di lei ricaddero in avanti, attorno alla testa di Jordan. Le sue mani l’afferrarono per le natiche e lei si sistemò sopra il suo bacino, scivolando indietro un paio di volte, finché non sentì la sua erezione penetrarla un po’ alla volta. Le mani di Jordan si chiusero a coppa attorno ai suoi seni, 97


accarezzandoli e stringendoli tra le dita, e Sonya iniziò a muovere il bacino con un andamento sinuoso e regolare, come se stesse danzando. La brezza marina le soffiava sulla pelle nuda, e l’odore della sabbia umida, del sale marino e dell’aria salmastra le riempivano le narici. “Ti piace essere dominato?”, chiese a Jordan, che si godeva in silenzio quel rapporto dov’era lei a condurre il gioco. “Solamente da te, mia bella sirena.” Sonya gli morse un labbro con i denti senza fargli male e lui prese a succhiarle il collo per poi leccarle lo sterno e l’incavo tra i seni. Eccitata e desiderosa di procurare piacere ad entrambi, Sonya si puntellò sulle spalle di Jordan e cambiò il ritmo con cui muoveva il bacino, alternando rapidi colpi di reni a mosse più lente, e sentì che Jordan iniziava a sospirare sotto di lei. Anche lei si stava scaldando parecchio, ma non voleva che l’estasi arrivasse troppo presto, così continuò a rallentare il suo ritmo e poi velocizzarlo in un tira e molla che stava incendiando il suo corpo quanto quello di Jordan. “Sonya… Così mi fai impazzire…” “Hai voluto lasciarmi condurre il gioco… Ora scelgo io quando farlo finire.” Quell’amplesso sembrò non dovesse finire mai, e ad un certo punto Jordan la strinse ai fianchi e la rovesciò sotto di lui, prendendo il comando della situazione. Gli bastarono un paio di affondi per raggiungere la soglia più alta del piacere fisico, e poi si lasciò stordire dall’orgasmo che arrivò in fretta e gli scosse il corpo in piccoli spasmi simili a tremiti. Sotto di lui, anche Sonya raggiunse il 98


proprio piacere, e mentre godevano entrambi dello stesso fluido e intenso appagamento, non riuscirono a controllare i propri gemiti, che risuonarono nell’aria e si sparsero lungo la spiaggia sospinti dalla brezza. Jordan soffocò i gemiti di Sonya con un languido bacio, e lei si avvinghiò al suo corpo con le braccia e con le gambe. Poi si cullarono a vicenda, assaporando le mille sensazioni che scaturivano dai loro corpi invasi dal piacere. “Ci avranno sentiti?”, mormorò Jordan, non appena si fu ripreso dall’estasi. “Spero proprio di no.” Rimasero in silenzio, tendendo gli orecchi, e udirono il fruscio di alcuni passi sulla sabbia. Si guardarono a vicenda trattenendo il respiro, finché la voce di una ragazzina sussurrò da qualche metro di distanza: “Zack! Dove vai?... Vieni via!” “C’è qualcuno nel gommone, ho sentito dei gemiti.” “Zack! Non fare l’idiota, torna subito indietro!” “Aspetta, voglio solo dare un’occhiata.” “E cosa speri di trovare?” “Secondo me ci sono due tizi lì dentro che stanno facendo sesso. Se lo diciamo ai bagnini ci danno una ricompensa.” Sonya guardò Jordan negli occhi e gli bisbigliò: “Fa qualcosa, mandali via.” Jordan sollevò la testa di scatto mentre il ragazzo si stava accostando al gommone ed esclamò con voce grossa: “Hey, ragazzino! Levati dai piedi, fila via subito! Ti faccio le chiappe nere se ti prendo!” Spaventato, il ragazzo corse via all’istante afferrando la sua 99


fidanzatina per trascinarla lontana, verso il sidewalk. “Sono andati via”, disse Jordan a Sonya. Lei scoppiò a ridere, e Jordan si unì a lei in un insieme di risate divertite causate dall’imbarazzo di essere stati beccati da una coppietta di ragazzini curiosi. “Oh Dio, che figura… Quei due ci stavano spiando.” “Ma da dove sono sbucati? Non c’era nessuno in giro.” “Rivestiamoci, dai. Qui finisce che ci danno la multa per atti osceni in pubblico.” “Cavoli, la spiaggia non è più un posto tranquillo per fare sesso in santa pace.” “Jordan, non farmi ridere di nuovo, ti prego.” “Okay, è meglio andare via subito. Quei due ragazzini saranno andati a fare la spia.” Si rivestirono in tutta fretta e Jordan aiutò Sonya a scendere dal gommone, poi si affrettarono sulla spiaggia raggiungendo il sidewalk. Sonya si rimise i sandali e lui le scarpe, ed entrambi assunsero un atteggiamento composto e indifferente passeggiando in mezzo alla folla come se nulla fosse accaduto. Ma quando salirono in auto, a Sonya prese la ridarella, e Jordan dovette ammettere che non era stata una buona idea fare l’amore dentro quel gommone. “Però è stato divertente, non negarlo”, disse Sonya, e ricominciò a ridere senza riuscire a smettere. Quella notte dormirono abbracciati, accontentandosi di scambiarsi carezze e baci finché non crollarono dal sonno. Il mattino dopo, Sonya salutò Jordan con un bacio affettuoso, e prese il mazzo di rose rosse che lui le aveva regalato e se le portò a casa propria. 100


Capitolo 11

Tre giorni dopo, Sonya si svegliò tra le braccia di Jordan al solito orario, e lui, che aveva udito la vibrazione del cellulare sul comodino, la tenne stretta a sé per alcuni minuti mormorando piano: “Resta qui con me, non andare via”. Sonya sarebbe rimasta ben volentieri, ma doveva tornare a casa in tempo per farsi la doccia, preparare la colazione di Amber, e svegliare la bambina. Sapeva che con lei c’era la babysitter che aveva accolto in casa il giorno stesso della partenza di Emily per San Francisco, una ragazza portoricana di nome Ileana diplomata in pedagogia sulla quale poteva fare affidamento senza preoccuparsi, però non voleva rinunciare ai suoi principali compiti di mamma. Inoltre era Domenica, il giorno di pausa di Ileana, e voleva che la ragazza fosse libera di tornare alla sua vita e godersi la giornata fin dal mattino. “Oggi è Domenica, non devi andare al lavoro. Resta qui.” “Ho molte altre faccende da fare. Il mio frigorifero è quasi vuoto, devo assolutamente fare la spesa, la mia casa ha bisogno di essere passata con l’aspirapolvere, ho il bucato settimanale da mettere in lavatrice e quello già asciutto da stirare. In più devo falciare il prato, l’erba è troppo alta. Come vedi ho una giornata piena.” “Va bene, ho capito… Ti lascio andare.” Jordan la liberò dal suo abbraccio e Sonya scese dal letto iniziando a vestirsi. Mentre lo faceva, pensò che quel 101


giorno sarebbe stato perfetto per invitare Jordan a casa sua e farlo incontrare con Emily. Aspettare oltre era inutile, oramai era giunto il momento di confessargli il suo segreto, cosa che avrebbe fatto quella sera stessa. “Jordan, ti andrebbe di venire a casa mia questa sera?”, gli chiese, attirando la sua attenzione. “Vorrei invitarti a cena e farti assaggiare la mia cucina… Ti va l’idea?” Lui si mosse fra le lenzuola e la guardò sorpreso. “Mi stai invitando a cenare a casa tua?” “Sì. Non mi sembra una cosa strana, è solo un invito a mangiare insieme a me sotto il mio tetto.” “Avevi detto che non dovevo mettere piede in casa tua e che non potevo invadere la tua privacy. Perché questo improvviso invito a cena proprio da te?” Sonya fece spallucce. “Così, tanto per cambiare. Sono sempre io a venire qui, per una volta non posso averti come ospite in casa mia? Dopotutto è solo una cena, e il mio letto è morbido quanto il tuo, perciò se non sei troppo impegnato a scrivere la sceneggiatura del tuo film, mi farebbe piacere se accettassi il mio invito.” Jordan non se lo fece ripetere due volte. “Se la metti su questo piano, allora va bene. Accetto il tuo invito a cena. Devo portare una bottiglia di vino buono? O preferisci che mi occupi del dolce?” Sonya rifletté un istante in silenzio e poi gli rispose. “Al vino e al dolce posso pensarci io. Se vuoi, portami un angelo come presente.” Jordan sorrise. “Vuoi un altro angelo?” 102


“Sì, lo gradirei molto. Sai che mi piacciono le statuine raffiguranti gli angeli. Quello che mi hai già regalato era bellissimo, scegline uno con cui possa fare coppia, così non sarà un esemplare spaiato all’interno della mia collezione.” “Okay. Ti porterò un angelo.” “Grazie.” Sonya, vestita e pronta ad andarsene, si chinò sul letto per dargli un bacio. “Ci vediamo questa sera alle otto. Abito al 554 di Seville Road, a Melrose Place. La prima villetta dietro il parco giochi per bambini. Sii puntuale.” “Puntualissimo. Grazie ancora per l’invito, non vedo l’ora di assaggiare la tua cucina.” Sonya gli sorrise e si avviò alla porta. “A questa sera, Jordan. Non scordare l’angelo.” Lui annuì, e Sonya se ne andò. Tre ore più tardi, fresca di doccia e pronta ad iniziare la giornata, mise piede nella cameretta di Amber e svegliò la bambina con tante coccole e una pioggia di baci. “Facciamo il bagnetto, tesoro?” “Sì, andiamo a giocare con i pesci.” Sonya prese in braccio la piccola, la portò in bagno e riempì la vasca di acqua calda, quindi si dedicò a lei e ai loro giochi con i pesci di gomma e il terribile squalo che voleva mangiarli. “Cosa vuoi per colazione, principessa?” “Frullato alla banana! E una ciambella con la glassa rosa.” Sonya accontentò la figlia dopo averle fatto indossare un vestitino smanicato azzurro con la gonnellina a volants, e 103


si sedette al tavolo della cucina assieme a lei guardandola mangiare con appetito. “Amber, ti ricordi quando ti ho detto che il tuo papà è un uomo molto impegnato con un lavoro importante?”, chiese alla piccola. “Sì, me lo ricordo.” “E lo sai che il tuo papà è riuscito a trovare del tempo libero per venire a trovarti?” La bambina reagì con un’esclamazione di sorpresa. “Sul serio?! Papà viene a trovarmi?!” Sonya le rivolse un dolce sorriso. “Certo. Questa sera verrà a cena da noi.” “Che bello, mammina!” “Sei felice di conoscere il tuo papà?” “Sì sì sì, felice felice!” “Bene. Ti ricordi come si chiama il tuo papà?” “Ehm… No, l’ho scordato.” “Si chiama Jordan Grant.” “Jordan Grant”, ripeté Amber come per imprimersi quel nome nella memoria. “Mi piace. Ha un bel nome.” “Vuoi vedere una sua fotografia?” “Oh, sì! Voglio vedere com’è fatto!” Sonya prese il cellulare posato sul ripiano della zona cottura e le mostrò la foto che aveva scattato a Jordan tre sere prima sul lungomare di Venice Beach. “Eccolo qui. Questo è il tuo papà. Ti assomiglia molto, ha gli occhi nocciola come i tuoi, vedi?” Amber osservò attentamente la fotografia di Jordan. “È un bel papà”, commentò dopo averlo analizzato a lungo. 104


“Sì, è un bell’uomo. E questa sera verrà qui da noi e tu potrai parlargli.” “Cosa devo dirgli?” “Quello che vuoi, tesoro. Magari lui sarà un po’ timido perché non ti ha mai vista, ma tu non preoccuparti se dovesse parlare poco, ha solo bisogno di capire come si fa il papà, non è abituato. Capisci?” “Sì, capito. Posso fargli vedere la mia collezione di angeli?” “Certo che puoi.” Amber guardò di nuovo la fotografia del padre e chiese: “Perché è sempre tanto impegnato? Che lavoro fa?” “È un regista. Lui crea i film per il cinema.” “Davvero?... Allora è famoso!” “Sì, lo è. I suoi film sono molto belli, ha vinto tanti premi importanti, e le persone lo conoscono e lo ammirano.” “Ci vuole molto tempo per fare un film?” “È un lavoro lungo e impegnativo. Per questo ha poco tempo per venire a trovarti.” “E a lui dispiace?” “Bè, sa che sei al sicuro con me, perciò non si preoccupa.” Amber annuì muovendo su e giù la testolina castana. “Se viene a trovarmi dovremo preparargli qualcosa di buono da mangiare.” “Hai ragione. Gli prepareremo una cena speciale.” “La cena del papà.” Sonya sorrise, poi chiese alla bimba: “Cosa potremmo cucinare per lui? Carne o pesce?” Amber ci pensò un secondo. “A lui cosa piace di più?” 105


“Mangia di tutto, proprio come te.” “Uhm… Allora cuciniamogli il pesce.” “Cosa ne dici della polpa di granchio rosso? A te piace?” “Sì, è dolce. Però voglio anche i gamberetti rosa.” “Va bene. Granchi rossi e gamberetti rosa. Andremo a prenderli al supermercato.” “Gli prepariamo anche una torta? Con la cioccolata! E ci scriviamo sopra una frase… Benvenuto papà!” “Ma che bella idea! Una torta al cioccolato. Sarà contento di questa sorpresa.” Amber sorrise e batté la manine entusiasta. “Mammina, andiamo a fare la spesa?” “Sì, amore. Andiamo subito.” Sciacquate le stoviglie della colazione, Sonya prese la borsa e insieme ad Amber salirono in macchina per recarsi in centro al supermercato. Amber fu felice di aiutare Sonya a riempire il carrello di latte, pasta, biscotti, marmellata, frutta e verdura, e quando arrivarono al bancone del pesce fresco Amber scelse personalmente i granchi rossi ancora vivi che si muovevano nella loro vasca piena d’acqua e indicò alla commessa i gamberetti più grandi e più rosa. Poi, raggiunto il reparto pasticceria, Amber scelse una torta ricoperta di cioccolato a forma di cuore con il ripieno alla frutta e guardò attentamente il pasticcere che scriveva sulla torta Benvenuto Papà con la glassa bianca. “Che bella torta! A papà piacerà tanto!” Terminata la spesa, Sonya riportò a casa Amber, e mentre faceva il bucato e rassettava la casa, la bambina si sedette alla scrivania della sua cameretta con fogli bianchi e matite 106


colorate cercando di disegnare la loro casa con il giardino verde e la piscina blu, la sua mamma Sonya, lei al centro, e il papà Jordan al fianco. Quando fu mezzogiorno, Amber corse in cucina per mangiare la pasta al sugo che Sonya aveva preparato, felice che fossero spaghetti, e anche se non le piaceva tanto, mangiò il filetto di fegato che Sonya le preparava due volta a settimana perché era ricco di ferro. “Devi mangiarlo perché ti fa stare bene”, le ripeteva sempre Sonya, e Amber ubbidiva, spaventata dall’idea di ammalarsi di nuovo e di dover tornare in ospedale. Dopo pranzo, Sonya disse ad Amber di fare un riposino e mentre la bimba dormiva lei si occupò di stirare lenzuola e tovaglie pulite e poi uscì in giardino per falciare il prato. Amber si svegliò verso le quattro, reclamando il suo gelato alla frutta per merenda, e osservò in silenzio Sonya che metteva a bollire sul fuoco i granchi e i gamberetti. Quando furono cotti, dispose i gamberetti su un grande piatto ovale con una spolverata di prezzemolo tritato, un goccino d’olio, e uno spizzico di sale. Quindi sgusciò i granchi per tenere solo la polpa bianca, che preparò in un altro piatto ovale tenendo le chele intatte disposte tutte intorno, e il guscio vuoto di un granchio posto nel mezzo come decorazione. Un po’ di limone e olio e il piatto fu pronto. Mise i due piatti al fresco nel frigorifero e preparò una pirofila di pomodori tagliati a fettine con dell’insalata verde croccante e carote crude alla julienne. “Manca qualcosa?”, chiese alla sua piccola Amber, che aveva osservato l’intera preparazione della cena con evidente interesse. 107


“La tovaglia bianca con i fiocchetti gialli. E poi i piatti, i bicchieri, le posate e il pane.” “Giusto, prepariamo la tavola.” Amber volle aiutarla passandole le posate, e decise che avrebbe bevuto l’acqua frizzante. “Non vuoi la tua aranciata, tesoro?” “Tu e papà cosa bevete?” “Siamo grandi, perciò beviamo l’acqua e il vino bianco.” “Anch’io voglio l’acqua. Con le bollicine. L’aranciata è per i bambini.” “Oh! E tu non sei una bambina?” “Sì. Ma questa è una cena da grandi, e l’aranciata non va bene con il pesce.” “Okay, allora acqua frizzante per tutti.” Felice di essere stata accontentata, Amber corse a guardare la tivù in cerca dei suoi cartoni animati preferiti, mentre Sonya andava a cambiarsi indossando il vestito bianco con gli spacchi laterali che tanto era piaciuto a Jordan tre sere prima, e raccolse i capelli in una treccia laterale che le ricadeva sul lato destro del petto. L’emozione per quanto sarebbe successo quella sera iniziava a farsi sentire, ma Sonya era felice che Jordan stesse per conoscere sua figlia, sarebbe stato un momento cruciale per tutti e tre. S’impose di mantenere la calma, e prese la scatola con l’angelo che Jordan le aveva regalato. Era il momento di tirarlo fuori e metterlo in bella vista assieme a tutti gli altri. Entrò nella cameretta di Amber e depose il suo angelo dalla veste rosa sulla mensola più bassa, dove la bambina teneva i suoi angeli preferiti. Poi ritornò in cucina 108


e dispose i piatti nel forno elettrico pronti per essere intiepiditi, mise in tavola l’insalata di verdure e il pane fresco tagliato a fette ovali. Come centrotavola, scelse un’ampolla di vetro con un cero rosso all’interno che avrebbe acceso al momento della cena. Controllò con ansia l’orologio da parete e vide che mancavano solo cinque minuti alle otto. “Amber? Papà sta per arrivare. Sei pronta per conoscerlo?” La bambina annuì, dondolando sui piedini chiusi nelle scarpine azzurre come il vestitino. “Sei emozionata?” “Un pochino.” “Anche il tuo papà sarà tanto emozionato. Cosa ne dici se quando arriva io lo accolgo sulla porta e tu aspetti nella tua cameretta che lui entri per salutarti?” “Sì, va bene mammina.” “Brava. Allora vai, siediti sul letto e aspetta lì tranquilla, così gli facciamo una sorpresa.” Amber batté le manine emozionata e corse nella sua cameretta chiudendo la porta. “Ci siamo”, pensò Sonya, con il cuore che palpitava nel petto. “Il momento tanto atteso sta per arrivare. Andrà tutto bene. Non c’è motivo di preoccuparsi. Jordan sarà felice di scoprire che ha una figlia. L’adorerà. E sarà felice di entrare a far parte della sua vita. Coraggio Sonya, è più facile di quanto non sembri, stai calma e sorridi. Sii naturale.” Alle otto in punto, il campanello di casa trillò per due volte di seguito e Sonya andò ad aprire la porta.

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Capitolo 12

Jordan Grant era ritto in piedi sulla soglia di casa Woodley in giacca color giaccio con pantaloni abbinati e camicia immacolata chiusa da una cravatta turchese. In una mano reggeva un mazzo di gerbere gialle e nell’altra una scatola incartata di rosso con nastro e fiocco bianco. “Ciao, Sonya”, disse, sfoderando un sorriso smagliante. Lei lo guardò dalla testa ai piedi. “Jordan… Cos’è tutta questa eleganza? Ti ho invitato a una semplice cena, non ad un ricevimento mondano.” “Non ti piace la cravatta?” Lei sorrise divertita. “Non indossi mai la cravatta, non ti dona.” “Scommetto che mi invecchia e mi rende meno sexy.” “Dai, entra, così puoi levartela.” Jordan mise piede all’interno dell’abitazione, fece alcuni passi e porse a Sonya i fiori e il regalo. “Ti ho preso delle gerbere, le rose te lo ho già regalate. E questo è il tuo angelo.” “Grazie mille, adoro le gerbere”, disse Sonya, prendendo il mazzo di fiori e la scatola rossa infiocchettata. Jordan ne approfittò per levarsi la cravatta e slacciarsi i primi bottoni della camicia. “Va meglio così?”, domandò, passandosi una mano tra i folti capelli castani. “Decisamente sì. Ora ti riconosco, prima sembravi tanto un avvocato in carriera appena uscito dal tribunale.” 110


Lui piegò la cravatta con cura e se la mise in tasca. “Non hai caldo con la giacca? Siamo a Luglio.” “Sonya, non avevo idea di come dovevo vestirmi, non ricevo molti inviti a cena.” “Dai, togliti la giacca e appendila nell’ingresso. Stai molto meglio con addosso soltanto la camicia.” Jordan seguì il suo consiglio e si arrotolò le maniche della camicia bianca fino al gomito, esponendo gli avambracci abbronzati coperti da una leggera peluria chiara. “Metto le gerbere in un vaso, tu intanto guardati attorno.” “Okay, do un’occhiata al tuo regno.” Sonya lo lasciò libero di gironzolare in salotto mentre levava il cellophane dalle gerbere e riempiva d’acqua un vaso in terracotta smaltata, quindi vi dispose i fiori con cura e appoggiò il vaso sul ripiano in marmo bianco della cucina, proprio sotto alla finestra. “Mi piace la tua casa”, commentò Jordan, passeggiando lungo il corridoio. “È molto accogliente, arredata in modo semplice, pulita e ordinata… Sa di casa felice.” “Ti ringrazio. In effetti, questo è il mio nido, qui dentro mi sento al sicuro.” Agli occhi attenti di Jordan non sfuggirono i numerosi libri ammassati sulla scrivania della stanza di Emily e neppure i pesciolini di gomma e lo squalo di plastica messi in fila sul bordo della vasca da bagno. “Vivi qui tutta sola?”, indagò, sbirciando nella camera da letto più grande. “No, mia sorella Emily abita con me. Ha venticinque anni e in questo momento è a San Francisco per dare gli esami 111


finali del suo corso universitario di drammaturgia e sceneggiatura. Se tutto va bene tornerà a casa con la laurea in mano.” “Mi ero scordato che avevi una sorella minore. È questa bellissima ragazza ritratta nella foto?”, chiese, indicando una fotografia incorniciata di Emily appesa alla parete del corridoio. “Sì, è lei. Hai visto quanto mi somiglia?” “Come una goccia d’acqua! Sembrate sorelle gemelle.” “Lo so. Nostra madre ci ha fatte con lo stesso stampino.” Jordan rise, quindi guardò le altre fotografie incorniciate che decoravano la parete. “Emily ha una figlia, per caso?” Sonya rimase ferma sulla soglia della cucina e rispose: “No, non ha neppure un fidanzato.” “Allora a chi appartiene questa adorabile bambina che sembra una bambola?” “Quella foto ritrae Amber”, si limitò a dire Sonya, senza specificare chi fosse. Jordan sorrise. “Amber… Lo stesso nome di mia madre”, mormorò, con un pizzico di nostalgia. Sonya mosse qualche passo verso di lui e quando gli fu accanto lo guardò negli occhi. “Vuoi conoscere la sua storia?” Jordan annuì con un cenno del capo. “È nata per caso, da una relazione d’amore che sembrava dovesse durare per sempre, ma che invece si è interrotta all’improvviso. Sua madre era spaventata e sola, ma ha 112


trovato il coraggio di portare avanti la gravidanza fino all’ultimo. Desiderava avere la sua bambina a tutti i costi, perché era preziosa, il frutto dell’amore con l’uomo che aveva amato più di se stessa. Amber è venuta al mondo senza un padre, ma sua madre sapeva che poteva renderla felice anche da sola, e ce l’ha messa tutta per farla crescere sana e forte. Era una bambina molto dolce, e lei l’amava moltissimo. Poi, quando Amber ha compito due anni, si è ammalata all’improvviso, e il suo sorrisino innocente si è spento di colpo. Una grave forma di leucemia acuta le stava distruggendo il sangue. Per i medici, non c’era nulla da fare, non sapevano come curarla. Ma sua madre non si è arresa. Ha preso la bambina e l’ha portata dai migliori specialisti degli Stati Uniti, finché non ha trovato un oncologo disposto a tentare di salvarle la vita. Amber ha sopportato cicli di chemioterapia con la forza di una piccola guerriera, ha lottato per restare al mondo, ma aveva bisogno di un miracolo per farcela… Sua madre era a pezzi, ma non si è mai rassegnata, e si è affidata a Dio, pregandolo di inviare un angelo sulla terra che la facesse guarire… Alcune settimane dopo, uno sconosciuto si è presentato alla clinica medica e ha donato ad Amber il suo midollo spinale. L’oncologo si è stupito molto quando ha scoperto che il midollo spinale dell’uomo era compatibile con quello di Amber, e l’ha subito sottoposta ad un trapianto. La madre della bambina ha pregato Dio e i suoi angeli che il trapianto funzionasse, e pochi giorni dopo Amber ha iniziato a stare meglio, il suo corpo ha reagito positivamente alle cure, e nell’arco di otto mesi è guarita 113


completamente. La piccola guerriera ha sconfitto il gigante maligno, la leucemia è stata annientata. Quando Amber è tornata a casa, sua madre è andata in chiesa e ha pianto di gioia ai piedi del crocifisso di Gesù Cristo, giurandogli fede eterna. Da quel giorno è passato un anno e mezzo, e Amber non è più stata male. La sua cameretta è piena di statuine di angeli che la proteggono, e sua madre crede in loro, nel loro potere e nei loro miracoli.” Jordan aveva ascoltato le parole di Sonya senza staccarle gli occhi di dosso, l’aveva vista raccontare quella storia con dolore e poi con sollievo, e ora che la guardava in viso, vedeva i suoi occhi verdi brillare di commozione. Con un soffio di voce, Jordan le domandò: “Chi è la madre coraggiosa che ha affrontato da sola questo bruttissimo incubo?” Sonya sorrise. “Era una ragazza che credeva nell’amore, un’ingenua sognatrice che si è ritrovata con il cuore spezzato in due e una gravidanza inattesa a cui non avrebbe mai rinunciato… Una ragazza portata via dal suo grande amore da un taxi giallo che lui ha rincorso per quasi un chilometro nella speranza di raggiungerla e chiederle perdono.” Jordan rimase in silenzio, gli occhi nocciola fissi in quelli verdi di Sonya, il cuore palpitante nel petto e un improvviso nodo alla gola che non riusciva a deglutire. Quando trovò la forza per respirare, chiese: “Amber è tua figlia?” Sonya rabbrividì da capo a piedi e poi fu invasa da una vampata di calore. 114


“Sì, Jordan. È mia figlia”, ammise con un sorriso pieno di orgoglio. “E tu sei suo padre.” Jordan provò un tuffo al cuore e si sentì mancare il pavimento sotto i piedi. Aprì la bocca per parlare, ma non riuscì a dire niente. Allora Sonya gli posò una mano sulla spalla e gli disse: “Ho scoperto di essere incinta il giorno stesso in cui tu hai deciso che la nostra storia doveva finire. Ti amavo così tanto che ho deciso di tenere il bambino e crescerlo da sola. Amber è nostra, Jordan. L’abbiamo creata noi due, insieme.” Jordan si portò una mano al petto e guardò la bambina che sorrideva nello scatto fotografico. Occhi nocciola come i suoi dal taglio leggermente a mandorla, lo stesso sorriso aperto, la carnagione scura, i lineamenti del viso identici ai suoi quando aveva la sua età. “Sonya… Questa è mia figlia?... Amber è mia?” Sonya annuì. “Sì. È tua figlia. Ha il tuo gruppo sanguigno, è una piccola Grant.” Jordan trasse un sospirò profondo e si passò entrambe le mani tra i capelli. “Oh Dio mio… Sono padre… Io ho una figlia…”, sussurrò, frastornato e incredulo. “Non posso crederci… Sono padre di una bambina…” Sonya lo vide sconvolto, perciò lo afferrò per un braccio e lo trascinò in cucina, aprì l’anta di un armadietto e prese una bottiglia di whiskey, ne versò due dita in un bicchiere e lo porse a Jordan. “Bevi. Ne hai bisogno.” 115


Lui prese il bicchiere e ingoiò il liquido ambrato, poi lo posò sul ripiano in marmo e disse: “Ancora. Un altro goccio.” Sonya lo accontentò, e Jordan chiuse gli occhi dopo aver mandato giù il secondo sorso di whiskey. “Okay. Ora sto meglio. Grazie.” Sonya rimise la bottiglia nell’armadietto e sciacquò il bicchiere nel lavello. “Hai detto che non bevi alcolici, a che ti serve una bottiglia di whiskey?” “Lo uso per l’impasto dei dolci che necessitano di un goccio d’alcool. E inoltre è utile per gli shock emotivi come quello che hai appena avuto tu.” Jordan sembrava essersi ripreso, e la prima domanda che le pose fu quella che Sonya si aspettava. “Perché non me l’hai detto, Sonya?” “Esattamente quando avrei dovuto dirtelo? Il giorno in cui me ne sono andata dalla tua villa oppure nelle quindici notti che ho trascorso insieme a te?” “Quando hai scoperto di essere incinta, cinque anni fa. Perché non me l’hai detto? Io non ti avrei lasciata andare via sapendo che aspettavi un bambino, non avrei rotto con te mentre nel tuo grembo cresceva mia figlia.” “Ho avuto paura, Jordan. Temevo che mi avresti accusata di averti incastrato, cosa che non avrei mai fatto.” “Ma come è potuto succedere? Tu prendevi la pillola…” “A volte non funziona. Basta scordarsi di prendere un solo confetto o mandarlo giù all’ora sbagliata.” “E noi non usavamo nessuna protezione.” 116


“No, non la usavamo.” “Sonya… Mi sono perso tutto… La tua gravidanza, la nascita della bambina, la prima volta che ha parlato, i suoi primi passi… Ti sei sobbarcata tutto da sola. E io non ero presente quando la bambina si è ammalata. Santo cielo, leucemia! A soli due anni… Povera piccola.” “Jordan, adesso sta bene, è guarita al cento per cento.” “E lei sa di me? Sa che ha un padre?” “Certo. Le ho sempre parlato di te. Sa che sei molto impegnato con il tuo lavoro, che sei un regista, che realizzi film… A lei non importa se non c’eri, ma ora vuole conoscerti, questa serata è la tua occasione per iniziare ad essere suo padre.” “E se non ne fossi capace? Io non ho avuto un’infanzia felice, non so nemmeno come sia il mondo dei bambini.” “È un mondo fatto di sogni, di fantasia e di magia, un mondo dove contano solo l’amore, gli abbracci e le carezze. Tu sei capace di offrire tutto questo a tua figlia.” Jordan guardò Sonya negli occhi e le chiese ancora: “I debiti che hai accumulato, sono stati causati dalle cure mediche che hai dovuto sostenere per curare Amber?” “Sì. Le cliniche private sono costosissime, ho speso tutto ciò che avevo per salvare la vita di Amber.” Jordan aprì le braccia e la strinse forte a sé, avvolgendola nel suo calore, e le sussurrò all’orecchio: “Perdonami, Sonya. Non volevo distruggere la nostra storia e lasciarti da sola con un bambino in grembo. Se solo lo avessi saputo sarebbe andato tutto diversamente. Mi dispiace tanto, per tutto quanto… Scusami.” 117


Sonya ricambiò il suo abbraccio e si sentì sollevata di un peso che si era portata appresso per cinque anni. “Abbiamo sbagliato entrambi, Jordan”, mormorò contro la sua spalla. “Ciascuno di noi ha le sue colpe. Ora dobbiamo solo rimediare, rimettere tutto a posto. Non è troppo tardi per ricominciare da capo.” Jordan si scostò un poco per guardarla negli occhi. “Possiamo ricominciare? Sonya, possiamo tornare ad essere felici insieme? Tu, io e la nostra bambina?” Lei sorrise. “È proprio ciò che voglio. E tu, lo vuoi?” Jordan annuì. “Lo voglio anch’io. Desidero te e Amber. Saremo una famiglia, se tu me lo permetterai.” “Hai il mio permesso. Voglio che tu sia il padre di Amber e il mio compagno per la vita. E voglio che la nostra sia una piccola famiglia felice. Siamo giovani, Jordan. Possiamo avere altri figli… Ti darò un maschio questa volta.” Gli occhi di Jordan brillarono, e Sonya vi lesse dentro tanto amore e tanta emozione. “Dov’è mia figlia? Voglio vederla.” “È nella sua cameretta. Ti sta aspettando. Vuole mostrarti la sua collezione di angeli.” “Allora è lei che li colleziona, non tu.” “Ho iniziato io ad acquistarli e poi lei ha seguito le mie orme. Ne ha moltissimi, quasi un centinaio. È convinta che siano i suoi protettori, e lo credo anch’io. Si è salvata per miracolo. Quel donatore comparso dal nulla le ha donato il suo midollo spinale e l’ha guarita. In tutto questo io vedo la mano miracolosa di Dio e di un angelo sceso sulla terra per suo volere. Ho molta fede, e credo nei miracoli.” 118


“Ci credo anch’io. Tu e Amber siete il mio miracolo.” Sonya gli sorrise, e Jordan la baciò sulle labbra con tenerezza infinita. “Non ha più senso continuare ad incontrarci di notte. Il nostro accordo finisce qui, adesso. Non ci saranno altre notti di sesso senza amore.” “Per me non è mai stato solo sesso, Jordan. Ho solo finto di non provare nulla per te.” “Vale lo stesso per me, Sonya. Ho fatto l’amore con te fin dalla prima notte, credimi.” “Jordan, non hai bisogno di dimostrarmi che mi ami ancora, lo so che non hai mai smesso di amarmi.” “E tu? Mi ami, Sonya?” “Sono stata in collera con te, e ho cercato di cancellarti dalla mia vita, ma non ci sono mai riuscita. Ti amo anch’io, oggi come allora.” Jordan la baciò di nuovo, questa volta con più passione, e Sonya si sciolse fra le sue braccia per un breve attimo, poi si scostò da lui e gli disse: “Amber starà pensando che hai paura di entrare nella sua cameretta se non la raggiungi subito. Prendi l’angelo che hai comprato oggi e vai da lei, coraggio.” “Mi mandi da lei da solo?” “No, vengo con te, ma resterò in silenzio. Questo è il tuo momento, Jordan. Amber vuole conoscere il suo papà.” Jordan prese un bel respiro e raccolse dal tavolo la scatola rossa con il nastro bianco. “Spero che le piaccia il mio angelo.” “È il primo regalo del suo papà, vedrai che lo adorerà.” 119


“Va bene, sono pronto.” Sonya lo condusse fino alla porta della cameretta della bimba, bussò con le nocche per tre volte e abbassò la maniglia. Amber era in piedi al centro della stanza, e guardava fuori dalla finestra. Appena la porta si aprì, i suoi occhioni nocciola si posarono sull’uomo alto e robusto che entrò nella stanza con una scatola rossa tra le mani. Era proprio l’uomo che la sua mamma le aveva mostrato nella fotografia scattata con il cellulare, solo che sembrava diverso. Lui le sorrise, e poi le disse: “Ciao, Amber.” Lei si dondolò sui piedini e nascose le mani dietro la schiena in un gesto di infantile timidezza. “Ciao…”, mormorò, con la vocina così sottile che sembrava il miagolio di un gattino. Sonya capì che si sentiva in imbarazzo e bisbigliò a Jordan: “Siediti sul letto, sei così alto che l’hai intimidita.” Jordan fece come Sonya gli aveva suggerito, sedendosi sul morbido lettino. “Amber, sai chi sono, vero?” La bambina annuì. “Sei il mio papà.” “Esatto. Sono il tuo papà. E sono molto felice di essere qui e di poterti conoscere. Scusami se non sono venuto a trovarti prima, sono stato molto impegnato.” “Lo so. La mamma mi ha detto che sei un regista e che fai i film per il cinema.” “È vero, sono un regista di film. È un lavoro impegnativo, e 120


mi dispiace tanto se non sono venuto a trovarti prima. Però questa sera sono qui solo per te, e ti ho portato un piccolo regalo. Lo vuoi aprire?” Amber gli sorrise, mettendo in mostra i suoi dentini da latte, e si avvicinò esitante per prendere la scatola rossa dalle sue mani. “Grazie, papà.” “Prego… Hai tanti angeli bellissimi qui dentro.” “Sì, sono i miei angeli custodi.” Le sue manine paffute sciolsero il nastro bianco che avvolgeva il regalo, poi strapparono la carta rossa e aprirono il lembo superiore della scatola. Amber sbirciò all’interno con un occhio solo ed esclamò entusiasta: “Un nuovo angelo per la mia collezione!” Lo tirò fuori con due dita e lasciò cadere a terra la scatola per tenerlo con entrambe la manine. “Ohhh… Che bello… Le sue ali brillano! E ha una faccina carina, sembra un angelo femmina! Ha i capelli lunghi pieni di fiorellini, e un uccellino bianco su una mano! È proprio bello, mi piace tanto tanto tanto! Grazie, papà!” Come se quell’angelo fosse bastato per rompere il ghiaccio, Amber corse da Jordan e gli gettò le braccine al collo. Lui, sorpreso ed emozionato, ricambiò l’abbraccio avvolgendo la bambina con cautela, come fosse fatta di cristallo. “Puoi stringerla, non si rompe”, gli bisbigliò Sonya dalla porta, e Jordan sorrise mentre abbracciava la bambina un po’ di più sentendo il suo corpicino morbido e caldo che profumava di talco. Poi Amber si ritrasse e guardò Jordan da vicino. 121


“Grazie per il regalo, papà. Posso darti un bacino?” “Sicuro. Anch’io ne do uno a te, se vuoi.” Amber non perse tempo e gli stampò un bacio su una guancia, e a quel punto lui le prese una manina e le depose un bacio sopra il dorso. “Oh! Un bacio sulla mano! Come fa il Principe Azzurro con Cenerentola!” Rise divertita, poi afferrò la mano di Jordan e lo fece alzare dal letto. “Vieni, papà. Troviamo un posto per questo nuovo angelo.” “Dovresti averne uno simile, l’ho regalato alla tua mamma. Se li metti vicini sembreranno una coppia.” “Aspetta, ora lo cerco… Eccolo qui! Ha le ali che brillano come il mio. È questo il tuo angelo, mamma?” Sonya annuì con la testa. “Allora li mettiamo vicini… Ecco fatto. Guarda che belli, mammina!” Jordan la guardò mentre rideva felice, e le accarezzò i capelli corti e ricci, dello stesso colore castano dei suoi, come gli occhi nocciola e la carnagione color miele. Era proprio sua figlia, ed era bellissima. “Ti è piaciuto il mio regalo?”, le chiese ancora. “Tantissimo! Adesso però andiamo a mangiare. Io e la mamma abbiamo preparato una cena speciale per te! C’è anche la torta, ma non posso dirti cosa si mangia, è una sorpresa!” “Una sorpresa per me?” “Sì! La cena speciale per il mio papà! Hai fame?” “Certo, una fame da lupo.” 122


“Allora andiamo in cucina!” Amber cercò la mano di Jordan grande e abbronzata per stringergli tre dita e trascinarlo verso la porta. “Vado a mettere i piatti nel forno”, disse Sonya, facendosi da parte. “Intanto tu e papà andate a lavarvi le mani con il sapone, va bene?” “Si, mammina. Vieni, papà. Ti mostro dov’è il bagno.” Jordan seguì la sua bambina che gli stringeva le dita, e quando incontrò gli occhi di Sonya sulla soglia della cucina, lei gli sorrise e gli disse: “L’hai già conquistata.” “E io l’adoro. È un amore.” Sonya gli fece una carezza al volo sul braccio, poi si affrettò ad accendere il forno per intiepidire il menù della cena. Dal bagno le giunse la vocina di Amber che istruiva Jordan su come bisognava lavarsi le mani per uccidere tutti i germi cattivi, e le venne da ridere. Amber si era già affezionata al suo papà con un entusiasmo positivo, e lui sembrava totalmente innamorato della figlioletta, anche se appariva ancora un po’ impacciato nel suo nuovo ruolo di padre. Aveva solo bisogno di adeguarsi alla situazione, poi gli sarebbe venuto naturale comportarsi da papà affettuoso con Amber. Sonya sospirò sollevata. Tutto si era svolto come aveva sperato. La sua adorata bambina e l’uomo cha amava da sempre ora si conoscevano e si volevano già bene. Li attendeva una lunga e indimenticabile serata, tutti e tre riuniti insieme come una vera famiglia.

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Capitolo 13

La cena fu una meraviglia. Amber volle sedersi accanto a Jordan sul lato più lungo del tavolo rettangolare, lasciando a Sonya il posto a capotavola. Quando lei mise in tavola i piatti di polpa di granchio al vapore e gamberetti rosa con contorno di insalata di verdure, Jordan fu servito per primo essendo l’ospite della serata e Amber si assicurò che il suo piatto fosse sufficientemente pieno. Mentre mangiavano tutti assieme, la bambina rivolse al suo papà un milione di domande, dalle cose più banali, come ad esempio se aveva un cane o un gatto, quali erano i suoi colori preferiti, cosa mangiava a colazione, se gli piacevano la pizza e il gelato, alle domande più personali, tipo dove viveva, com’era fatta la sua casa, quante macchine possedeva, se era ricco, come si faceva un film, e se aveva vinto un Oscar. Jordan rispose a ogni singola domanda, e Amber concluse il suo interrogatorio dichiarando che era il papà migliore del mondo. Sonya gli servì una seconda porzione di polpa di granchio e gamberetti rosa, e lui le fece i complimenti per il delicato sapore del menù che aveva preparato. Al termine della prima parte della cena, Amber scese dalla sedia e corse in camera per prendere i suoi disegni, mostrandoli a Jordan. “Sei davvero molto brava a disegnare. Vuoi fare l’artista da grande?”, le chiese osservando il disegno della villetta con il giardino verde, la piscina blu, e loro tre che si tenevano 124


per mano come una famiglia felice. Amber gli mostrò anche un ritratto di Sonya e uno di “papà Jordan” che sembravano usciti dalla mano della figlia di Pablo Picasso. “Disegni come gli artisti cubisti, lo sai?” “E chi sono?” “Erano un gruppo di pittori famosissimi che ritraevano le persone con le facce spigolose e gli occhi un po’ storti, proprio come hai fatto tu. Sono tutti morti, ma tu sei la loro erede.” “Cosa vuol dire erede?” “Più o meno significa figlio o figlia. Tu ad esempio sei la mia erede.” “Ah, ora ho capito… Posso fare la regista come te?” “Dovrò insegnarti come si fa. Vuoi creare film anche tu?” “Sì. Cartoni animati però. Belli come “L’era glaciale” e “Madagascar”. Mi piacciono tanto.” “Quelli non sono cartoni animati. In realtà si chiamano film d’animazione. E lo sai perché?” “No, me lo spieghi?” Sonya si alzò dalla tavola per sparecchiare un po’, lasciandoli interagire in quel modo del tutto naturale, come se si conoscessero da sempre. Poi, giunse il momento della torta, e Amber disse a Jordan: “Chiudi gli occhi, è una sorpresa! Non sbirciare.” “Non sbircio, promesso.” Sonya mise in tavola la torta al cioccolato a forma di cuore con la scritta in glassa di zucchero “Benvenuto Papà” e Amber aprì un cassetto della dispensa e prese una candelina da compleanno che porse a Sonya sussurrandole 125


all’orecchio: “Mettiamo la candelina sulla torta, così papà può esprimere un desiderio.” “Ma non è il suo compleanno.” “Non importa, è la sua serata, metti la candelina.” Detto, fatto. Sonya accese la candelina con un fiammifero e a quel punto Amber si sedette al suo posto e disse: “Adesso puoi guardare, papà.” Jordan aprì gli occhi e rimase di stucco di fronte alla torta con tanto di scritta di accoglienza e candelina da soffiare. “Ho scelto io la torta! È stata una mia idea!”, tenne a precisare Amber. “Ti piace? È la torta per festeggiare il tuo ritorno a casa.” “È bellissima, Amber. E mi piace il cioccolato. Grazie.” Le diede un bacio sulla guancia e lei rise felice. “Adesso devi esprimere un desiderio e soffiare sulla candelina.” “Va bene. Allora… Cosa desidero in questo momento?” “Non lo dire, sennò non si avvera! Pensalo e poi soffia.” Jordan desiderava una sola cosa. Avere una famiglia con Sonya come moglie e Amber come figlia. E magari un altro bambino o bambina. Nient’altro. Chiuse gli occhi per un istante, poi li riaprì e soffiò sulla candelina spegnendola. “Bravo, papà!”, esclamò Amber battendo forte le manine. “Adesso la mangiamo questa bella torta?” “Sì, taglia tu la prima fetta, sei il festeggiato.” La torta con il ripieno alla frutta finì nei loro piatti, e ne rimase una metà che Sonya mise in frigorifero. “Chi vuole un po’ di gelato alla vaniglia?” 126


Amber alzò il braccino in aria, e Sonya le preparò una coppetta di vetro con una sola pallina. “Papà, tu non vuoi il gelato?” “No, io e la mamma beviamo il caffè. Tu sei troppo piccola, dovrai aspettare una decina d’anni per assaggiarlo.” Sonya mise sul fuoco la moka e preparò due tazzine con un goccino di latte, quindi versò il caffè caldo e profumato. “Amber, chi devo ringraziare per questa bellissima serata, tu o la tua mamma?” “Tutte e due. Lei ha cucinato e io ho scelto la torta.” “Allora grazie di cuore ad entrambe per avermi accolto in questa casa con così tanto affetto. Mi sento benvoluto, e il mio cuore batte per te, Amber, e per te, Sonya. Vi voglio bene, siete la mia famiglia.” Amber lo guardò negli occhi e gli disse: “Anch’io ti voglio bene, papà.” Lui le sorrise e le accarezzò i capelli soffici, poi guardò Sonya negli occhi e lei ammise: “Anche la mamma vuole tanto bene al papà.” Lui allungò un piede sotto il tavolo e le accarezzò una caviglia, strappandole un sorriso divertito. Finirono di bere i loro caffè corretti, e la cena si concluse. “Vuoi una mano a sparecchiare la tavola?” “Assolutamente no. Credo che Amber preferisca mostrarti che sa giocare agli scacchi.” “Davvero? A quattro anni?” “L’ha imparato in ospedale. Aveva tanto di quel tempo da passare a letto che un’infermiera le ha insegnato a giocare a dama e a scacchi. Anche a poker, a dirla tutta.” 127


“Allora ti lascio qui da sola con i piatti da pulire?” “Non preoccuparti, li sciacquo un pochino e li metto nella lavastoviglie. Tu vai da Amber.” Julian seguì la figlia in salotto, e lei tirò fuori la scacchiera da un cassetto. Seduti sul tappeto persiano, Sonya li vide giocare insieme e li sentì ridere e scherzare mentre ripuliva la cucina e piegava la tovaglia. Quando li raggiunse, Amber commentò: “Papà ha già vinto tre volte, io solo due. È troppo bravo, si mangia sempre la mia regina.” “Oh, povera regina… Non c’è l’alfiere a difenderla?” “Mangiato anche quello.” Sonya si sedette accanto a loro e dopo un rapido sguardo bisbigliò alla figlia la mossa che doveva fare. Amber seguì il suo consiglio e con la pedina del re riuscì a bloccare il sovrano avversario. “Accidenti, il mio povero re non ha nessuno che lo difenda. E adesso? Gli toccherà essere mangiato”, disse Jordan, consentendo ad Amber di avanzare di un’altra casella. “Scacco matto! Ho vinto io!” “Che brava! Adesso siamo pari… Vuoi giocare ancora?” “Magari un’altra volta. Adesso ho tanto sonno”, disse la bimba, soffocando uno sbadiglio. “Mammina, posso andare a lavarmi i denti e mettermi il pigiamino?” “Certo, amore. Fai da sola?” “Sì, da sola.” Corse via trotterellando sulle gambette svelte, e Sonya rimise al suo posto la scacchiera. “Jordan, vuoi bere qualcosa? Una birra, o una soda?” 128


“No, grazie. Sono sazio.” “Amber ha gli occhietti assonnati, troppe emozioni per lei questa sera, credo che si addormenterà appena si sdraierà nel suo lettino. Perché non vai a stenderti in camera mia? Ti raggiungo tra dieci minuti.” “Okay, ti aspetto di là.” Si alzò in piedi e uscì dal salotto imboccando il corridoio e poi la camera da letto. Sonya attese che Amber si fosse lavata i denti, e quando ebbe indossato il pigiamino prese il suo orsacchiotto e salì sul lettino. “Pronta per dormire?” “Sì, mammina.” “Allora chiudi gli occhi e fai bei sogni.” “Dov’è papà Jordan?” “È andato in camera mia. Credo che dorma di già.” “Non l’ho salutato. Quando lo rivedrò?” “Sono certa che domani sera verrà a trovarti di nuovo.” “Gli dici che gli voglio bene e che mi piace come papà?” “Certo, tesoro. Adesso dormi però, sei tanto stanca.” Si chinò a baciarle la fronte, e le augurò la buona notte. Amber strinse forte il suo orsacchiotto e si addormentò subito. Sonya spense la lampada posata sul comodino e uscì dalla cameretta lasciando una fessura tra la porta e lo stipite, quindi inserì l’allarme antifurto ed entrò nella propria camera chiudendo la porta. Jordan era disteso su un lato del materasso e si era appisolato con la testa abbandonata sul cuscino. Sonya gli scosse un braccio e lui aprì gli occhi sbattendo le palpebre. “Mi sono addormentato?” 129


“Sì, interamente vestito. Vuoi una mano a spogliarti?” “Pensavo di dovermene tornare a casa mia…” “Scherzi? Tu questa notte rimani qui.” “L’invito a cena si è esteso a passa la notte da me?” “Ormai sei già nel mio letto, tanto vale che ci resti. Puoi tornare alla tua villa domani mattina.” “Devo finire di scrivere la sceneggiatura del mio film, credo che andrò via presto.” “Va bene. Amber spera di rivederti in serata.” “Verrò dopocena, così mi sarò portato avanti con il lavoro. Ora so come concludere il mio film, e ho già pensato agli attori che potrebbero interpretare il mio e il tuo ruolo.” “Davvero? E chi sarebbero i fortunati?” “Richard Madden e Olivia Wilde. Sono perfetti, non credi? Lui un po’ mi somiglia e lei ha un gran fascino.” “E come finisce il film? La ragazza del taxi giallo torna dal suo amante e gli dice che aspetta una bambina?” “Una cosa del genere… Questa serata è stata illuminante.” “Solo illuminante?” “No. Sconvolgente, direi. Sono ancora frastornato. Cavoli, ho una figlia di quattro anni… Ed è adorabile.” “Avrà preso da te o da me?” “Di certo da te. Ma i lineamenti sono miei. Mi assomiglia.” Sonya si sciolse i capelli intrecciati e si sfilò il vestito dalla testa, e Jordan capì che la serata non era affatto finita. “Mi stai seducendo, mammina?” “Spogliati, papà Jordan. E fai l’amore con me.” Poteva forse dirle di no? Di certo, non quella notte.

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Capitolo 14

Sonya sprizzava gioia da tutti i pori. Era talmente felice che non riusciva a stare seduta composta sulla poltrona girevole della Woodley Agency. Seguitava ad alzarsi, passeggiare lungo il suo ufficio, risedersi per qualche minuto, e poi riprendere a passeggiare. La serata precedete si era svolta alla perfezione, e quel mattino lei e Jordan avevano bevuto un caffè insieme prima che lui tornasse alla sua villa con le mille idee che gli frullavano in testa riguardo alla sceneggiatura che stava scrivendo. Sonya aveva lasciato Amber nelle buone mani della tata Ileana e si era recata al lavoro dedicandosi subito al provino di tre giovani ragazzi in cerca di fama. Tuttavia, il pensiero di Jordan che era tornato a far parte della sua vita e di Amber che aveva accolto il suo papà con l’allegria tipica dei bambini piccoli, era costantemente presente, rendendola irrequieta e distratta. Mancava mezz’ora alla pausa di mezzogiorno e non erano previsti altri provini per quel mattino. Sonya decise di telefonare a Emily per sapere come stavano andando i suoi esami di laurea. Inoltre, doveva rivelarle quanto era successo la sera prima, sperando che fosse in grado di capire perché avesse consentito a Jordan di rimettere piede nella sua vita privata. Compose il suo numero al cellulare e attese che lei rispondesse alla chiamata. “Pronto?” “Emily, ciao! Sono io, Sonya.” 131


“Hey, sorellona! Come stai?” “Benissimo! E tu? Tutto bene con gli esami?” “Sono appena uscita dall’aula magna. Il mio colloquio finale è andato liscio come l’olio, credo di avere la laurea in pugno ormai.” “Emily, che bella notizia! Sono orgogliosa di te.” “Grazie. Penso di tornare a Los Angeles prima del previsto, forse dopodomani. Attendo solo di sapere i risultati e di ottenere il mio papiro di laureanda.” “Accidenti, sei una drammaturga e una sceneggiatrice a tutti gli effetti dunque!” “Dopo tanto studio, era ora che mi venisse conferita questa laurea. Inizierò subito a lavorare sodo, scriverò una sceneggiatura dopo l’altra, e le proporrò ai produttori teatrali e cinematografici.” “Avrai successo, Emily. Sono felicissima per te.” “E tu cosa mi racconti? Tutto bene a casa?” “Sì, una meraviglia… Sai Emily, ci sono stati dei grandi cambiamenti… Te li dico adesso, non voglio aspettare il tuo ritorno a casa.” “Va bene, sentiamo. Di che cambiamenti parli?” “Ecco… So che tu sei prevenuta riguardo a Jordan Grant, e posso capirne il motivo, dato che io ho sempre parlato di lui come dell’uomo che mi ha spezzato il cuore e che non aveva altro interesse all’infuori del suo lavoro e del mondo dorato di cui fa parte… Però ho avuto modo di capire come lui sia cambiato nel corso di cinque anni, e soprattutto ho capito che io e lui siamo fatti per stare insieme, il nostro amore non è stato un bel sogno andato in fumo, si è 132


ridestato nelle ultime due settimane, ed entrambi ora sappiamo di aver commesso degli errori e di poter ricominciare da capo. Perciò… Torneremo insieme, e saremo una coppia affiatata come lo eravamo un tempo.” “Sonya… Non posso crederci, vuoi davvero tornare insieme a lui?! Avevi promesso che non avresti ceduto alle sue avances, perché hai cambiato idea così di colpo?” “Emily, aspetta, la mia decisione è ben ragionata, puoi credermi. So bene quello che sto facendo, ed è la cosa più giusta. Io e Jordan ci amiamo ancora e vogliamo stare insieme per essere una famiglia.” “Una famiglia?!... Hai coinvolto Amber in tutto questo?” “Le ho fatto conoscere suo padre.” “Oh, Sonya! Quando?!” “L’ho invitato a cena ieri sera a casa nostra, gli ho raccontato tutto quello che giustamente doveva sapere, e poi lui ed Amber si sono incontrati. È stata una serata emozionante, incredibile e stupenda! Avresti dovuto essere presente per vedere come Jordan e Amber hanno subito legato! Lei lo ha già messo su un piedistallo, lo adora, e si è subito abituata all’idea che lui sia il suo papà. E Jordan ha dimostrato di essere pronto a fare il padre, ha accettato Amber con una naturalezza che mi ha sbalordito, è così dolce con lei, così tenero e paterno… Noi tre insieme vogliamo essere una famiglia felice, è giusto così, e tu devi accettarlo lasciando da parte tutti i pregiudizi che hai per la testa. Dico sul serio, Emily… Sei mia sorella, e ti voglio un gran bene, perciò desidero che tu capisca la mia decisione e ti renda conto che è la scelta più ovvia che 133


potevo e dovevo fare. Amber ha bisogno di suo padre, e Jordan è intenzionato ad amarla con tutto se stesso, così come vuole fare con me. Io stessa ho bisogno di lui, non posso più nascondere i miei veri sentimenti, lo voglio nella mia vita e ho già permesso che lui ci metta piede.” Un lungo silenzio precedette il commento della sorella. “Io non voglio essere un ostacolo per te e Jordan. Se sei davvero convinta di ciò che dici, allora ricominciate a stare insieme, non sarò certo io ad impedirti di essere felice. Mi chiedo solo come farete a conciliare i vostri due mondi. Jordan è praticamente una star, ricco e famoso, invischiato negli ingranaggi luccicanti e complessi della macchina hollywoodiana, mentre tu sei una semplice talent scout indipendente che conduce una vita modesta di madre e casalinga. Come farete a stare insieme? Lui ha una villa gigantesca a Brentwood, mentre tu possiedi una villetta a Melrose Place. Ti trasferirai da lui portando Amber a vivere in una casa che non ha il calore di quella in cui è cresciuta? Oppure sarà Jordan a trasferirsi da noi per giocare alla famigliola felice con te e Amber? Hai pensato a tutto questo, Sonya?” “Certo che ci ho riflettuto, e anche Jordan. Siamo entrambi d’accordo sull’idea di lasciare l’intera situazione così come sta per il momento. Amber ha bisogno di stabilità, e Jordan non vuole portarla nella sua villa, anzi, desidera che rimanga a vivere con me nella nostra casa. Sarà lui a venire da noi ogni volta che vuole stare con me e con Amber, non gli pesa affatto fare la spola tra Brentwood e Melrose Place, e Amber ha capito che suo padre non può 134


essere sempre presente perché ha un lavoro importante da portare avanti. Tu non l’hai vista ieri sera, era così felice di avere conosciuto il suo papà, è una bambina intelligente e ha capito che potrà vederlo solo quando lui avrà del tempo libero da dedicare a lei.” “Quindi Jordan sarà una sorta di padre a ore? Verrà a casa nostra solamente quando gli pare e piace?” “Verrà ogni sera, tutti i giorni, e ad Amber sta bene così. Non chiede di più, le basta sapere che lui c’è e che potrà vederlo quando non è impegnato a scrivere sceneggiature o a girare i suoi film.” “Allora dovrò abituarmi a vedere Jordan Grant circolare per casa nostra ogni sera… È questo che mi aspetta al mio ritorno. Un estraneo che gioca con Emily un paio d’ore dopo cena e poi si apparta con te nella vostra camera da letto… Splendido! E tu la chiami famiglia felice…” Sonya pensò di aver sbagliato a chiamare la sorella per metterla al corrente della nuova situazione che si era creata tra lei, Amber e Jordan. Emily era talmente scettica e dispotica che le stava guastando la bolla di felicità in cui si sentiva avvolta. “Emily, credo sia meglio che tu ti trovi un appartamento tutto per te il prima possibile se proprio non riesci ad accettare che io e Amber possiamo essere felici insieme a Jordan. Fammi il favore di non tornare a casa se hai intenzione di mettere zizzania tra di noi, resta pure a San Francisco finché non avrai capito che le persone cambiano, le situazioni cambiano e la vita stessa cambia.” Stizzita, Sonya interruppe la telefonata senza lasciare che 135


Emily potesse replicare, e chiuse il telefono affinché non la richiamasse. Che testarda! Perché non voleva accettare che lei fosse felice con Jordan? Perché lo detestava così tanto? Non lo conosceva di persona, e non aveva il diritto di dipingerlo come una cattiva persona. Sonya vide che si era fatto mezzodì, così si alzò dalla sedia e chiuse l’agenzia per tornare a casa per il pranzo. Strada facendo, scacciò via il pensiero di Emily e quando aprì la porta di casa, Amber le corse incontro raggiante. “Mamma, mamma! Papà Jordan mi ha telefonato!” “Davvero?... Quando ti ha chiamata, amore?” “Mentre giocavo con i miei mini pony Pinky e Sissy.” “Raccontami, cosa ti ha detto il tuo papà?” “Mi ha detto “ciao principessa” e mi ha chiesto se avevo dormito bene e fatto una buona colazione. Poi mi ha detto che questa mattina non era qui a salutarmi perché doveva tornare a casa per lavorare al suo film, e mi ha chiesto scusa, ma io gli detto che non fa niente perché il suo lavoro è importante e io so che non può stare sempre con me. Dopo mi ha chiesto cosa stavo facendo, e io gli ho risposto che stavo giocando con i miei cavallini, allora lui mi ha detto che mi vuole tanto bene e che questa sera viene a trovarmi di nuovo.” Sonya la prese in braccio e la baciò sulle guance paffute. “Sei contenta che papà ti abbia telefonato?” “Sì, tanto. Mi ha fatto una bella sorpresa.” “Papà ti ama moltissimo, lo sai Amber? E ti pensa sempre, anche quando non è qui con te.” “Lo so, mammina. Deve lavorare, proprio come fai tu.” 136


“Giusto. E ti ricordi perché il lavoro è tanto importante?” “Perché senza lavoro non ci sono soldi e senza soldi non si può mangiare, e con la pancia vuota si è tanto tristi.” “Esatto. Chi non lavora non mangia e non è felice. Adesso andiamo a riempirci il pancino di pappe buone?” “Sì, mammina. Lo sai che Ileana ha cucinato il pollo con le patatine al forno?” “Uhm… Che buono il pollo! Corriamo a mangiare, dai.” Sonya rimise a terra la bambina, che subito si rifugiò in bagno per lavarsi le manine con il sapone, poi trotterellò in cucina dove si sedette sulla sua sedia e si mise il tovagliolo sulle ginocchia per non sporcarsi il vestitino. Sonya si avvicinò alla babysitter e la ringraziò per aver provveduto al pranzo. “Ileana, ti ringrazio per aver cucinato al mio posto. Non rientra nei tuoi compiti, dovrò aumentarti la paga”, disse alla ragazza, vedendo il pollo dorato con le patatine tutte intorno adagiato nella pirofila di ceramica bianca posata al centro del tavolo. “Oh no, non c’è n’è bisogno signora Woodley. A me piace tanto cucinare, l’ho fatto volentieri. Lei è impegnata con il suo lavoro e Amber è una bambina così tranquilla che oggi mi stavo quasi annoiando.” “Sei stata ugualmente gentile. Siediti e mangia con noi.” “Grazie signora Woodley. Spero le piaccia, ho cucinato il pollo con un po’ di salsa al curry, ma poca poca, perché ai bambini non sempre piace.” “Ha un aspetto invitante, sono certa che è delizioso. Con la piccola Amber non ci sono problemi, lei mangia di tutto, 137


vero cucciola?” “Sì sì sì, ho sempre fame!” Sonya rise e anche Ileana, e il pollo fu ben presto affettato e mangiato in un clima sereno e gioioso. *** Come promesso, Jordan suonò alla porta di casa Woodley verso le nove e Amber corse incontro al suo papà che subito la prese in braccio e le disse “Ma come sei pesante, cos’hai mangiato oggi?” Amber gli elencò l’intero menù della giornata, dalla colazione fino alla cena, e Jordan disse ancora “Sei una mangiona! Ecco perché pesi tanto!” Sonya fu felice di rivederlo e gli chiese come fosse andata la sua giornata. “Molto produttiva”, rispose lui, il che significava che doveva aver scritto una nuova parte della sceneggiatura del suo film. Ileana era andata a casa da un pezzo e i piatti della cena erano già nella lavastoviglie, per cui Sonya era libera di trascorrere la serata in compagnia di Amber e Jordan. Si sedettero tutti e tre sul divano e Amber volle mostrare a Jordan l’album di fotografie di quando era più piccola. Per Jordan fu bellissimo sfogliare le pagine di quell’album dove le prime foto ritraevano Sonya con il pancione nelle varie fasi della gravidanza, e subito dopo venivano gli scatti che immortalavano Amber appena nata che dormiva sul petto di Sonya e nella culletta dell’ospedale. Seguivano tante immagini dolci e simpatiche che ritraevano Amber in vari momenti della sua vita quotidiana, nelle occasioni speciali, durante le festività 138


natalizie e pasquali, tutte foto scattate nel corso dei suoi quattro anni di vita. Dall’album erano state tolte le poche istantanee del periodo in cui era stata ammalata, dolorosi ricordi che Sonya aveva preferito strappare e gettare via. “Sono tutte fotografie digitali. Le ho fatte stampare per creare l’album, ma conservo gli originali in una pendrive. Te la presto, così puoi scaricarle nel tuo computer o fartene una copia in carta fotografica”, disse Sonya a Jordan, mentre Amber rimetteva l’album al suo posto. “Grazie Sonya. Duplicherò il contenuto della tua pendrive, in modo che entrambi ne avremo una, e penso proprio che farò stampare gli scatti più belli per incorniciarli e metterli sulla mia scrivania, oltre che creare un album all’interno dell’archivio del mio computer.” “Se ti interessa ho anche un dvd con dei filmati girati durante i suoi quattro compleanni che contiene il parto ripreso integralmente da un infermiere. Ti presto anche quello, così lo masterizzi.” “Mi sono perso la sua nascita, ma almeno posso vederla in dvd. Credo che piangerò.” “Davvero? Non ti facevo così facile al pianto.” “Si tratta della nascita della mia unica figlia, è ovvio che mi commuoverò. Il mio cuore è di burro sotto la sua scorza protettiva.” Sonya lo sapeva. Jordan era un uomo buono, e con Amber riusciva a dimostrarlo pienamente. “Papà, io devo fare il bagnetto adesso. Vuoi giocare con me a “mordi il pesce” nella vasca?” “Sicuro. Però mi devi spiegare che cos’è questo gioco, temo 139


di non conoscerlo.” “Oh, è facile. Lo ha inventato la mamma. Ci sono cinque pesci di gomma che un grosso squalo di plastica vuole mangiare. Io faccio la salvatrice dei pesci e tu lo squalo cattivo che se li vuole mangiare. Se ne mordi uno, io perdo e tu vinci, e se resto senza pesci allora diventi il re squalo. Capito come si fa?” Jordan annuì. “Sono prontissimo a mangiare tutti i tuoi pesciolini.” “Allora andiamo!” Sonya li accompagnò in bagno, e rimase sulla porta a dare istruzioni a Jordan, intenzionato ad imparare a fare il bagnetto a sua figlia. Da bravo papà, Jordan riempì la vasca di acqua calda e di bagnoschiuma per bambini, poi sfilò il vestitino di Amber e la sollevo da terra per infilarla nella vasca. Prima di giocare a “mordi il pesce” Sonya gli disse come lavarle i capelli e farle il bagnetto, e lui si dimostrò efficiente e molto delicato. A quel punto si poteva giocare. Amber mise nell’acqua i suoi pesci colorati e a Jordan toccò lo squalo cattivo che doveva mangiarli. Mentre lei li pescava uno per uno con le manine per salvarli, Jordan infilava sott’acqua lo squalo che aveva la bocca apribile e tentava di morderli. Il pesce giallo fu il primo a soccombere, seguito da quello verde e da quello blu. Amber tentò di salvare i suoi pesciolini rosa e viola, ma lo squalo li morse entrambi. “Ho vinto io! Sono il re squalo adesso?” “Sì, hai vinto tu. La prossima volta lo squalo lo faccio io e tu salvi i pesci. E vinco io, perché sono uno squalo feroce.” 140


“Uh, che paura!” Finito il bagnetto, Julian imparò ad asciugare Amber per bene e a pettinarle i capelli sciogliendo i nodi che si formavano tra le ciocche ricce. “E adesso che si fa?” “Ora mi metto il pigiamino, e siccome non sono tanto stanca tu mi leggi una storia.” “Benissimo. Andiamo nella tua cameretta.” Amber fu veloce come un lampo a mettersi il pigiamino e a stendersi a letto con il suo orsacchiotto, che Jordan scoprì avere il semplice nome di “Orso”, quindi si sedette ai piedi del letto e Amber gli porse “Il libro della Giungla”. “Mamma è arrivata al capito quattro.” “E cosa sta combinando il giovane Mowgli?” “Sta fuggendo dalla tigre cattiva Shere Khan.” “Va bene, ecco qui il capitolo quattro. Dunque… “Mowgli passeggiava da solo nella foresta buia e silenziosa, e…” Sonya rimase appoggiata allo stipite della porta ad ascoltare Jordan che leggeva quel libro a sua figlia, stupendosi che sebbene fosse la prima volta che faceva una cosa simile, era davvero bravo a raccontare la storia cambiando tono di voce e ruggendo come una tigre. Amber era tutta presa dal racconto, e guardava Jordan con i suoi occhioni nocciola pieni di attenzione. Lui lesse due capitoli di fila, e quando arrivò al sesto fece una pausa. “Leggo ancora o ci fermiamo qui?” “Ci fermiamo, sennò finiamo tutto il libro.” “Allora lo mettiamo via, ecco fatto. E adesso si dorme.” “Prima devi darmi il bacio della buonanotte.” 141


Jordan si chinò su di lei e le posò un bacio sulla fronte. “Grazie papà.” “Dormi bene, principessa.” “Sì. Buonanotte.” “Sogni d’oro, piccolina.” Amber si girò sul fianco stringendo l’orsacchiotto e Jordan rimase lì per qualche minuto ad accarezzarle i capelli finché non si fu addormentata. Allora si alzò dal letto per raggiungere Sonya che lo aspettava fuori dalla cameretta e socchiuse la porta dietro di sé. “Sei più bravo di me a leggere le favole”, gli sussurrò lei, cercando le sue labbra per essere baciata con dolcezza. “Facciamo l’amore?”, chiese lui, accarezzandole i seni attraverso la maglietta di cotone che indossava sopra i pantaloncini corti. “Vorrei tanto, Jordan… Ma ho le mie cose…”, rispose lei in tono dispiaciuto. “Che dispettose, ci vogliono rovinare la serata.” “Fra tre giorni saranno sparite, vanno e vengono in fretta.” “E se… Optassimo per una scorciatoia?” “Cosa vuoi dire?” Jordan le posò entrambe le mani sul sedere. “Potrei perlustrare il tuo giardino posteriore… Cinque anni fa lo facevamo, e ricordo che ti piaceva parecchio.” Sonya capì cosa intendeva dire. “Che proposta indecente”, mormorò, prima di baciarlo di nuovo. “Però si può fare, a patto che tu sia molto, molto delicato.” “Ce l’hai un gel di qualche tipo qui in casa?” 142


“Per tua fortuna sì. Un gel molto scivoloso.” “Usiamolo. E divertiamoci un po’ prima di dormire.” Sonya sorrise, poi lui la prese per mano e la spinse dentro la sua camera da letto, chiudendosi la porta alle spalle.

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Capitolo 15

Sei giorni dopo, la tranquilla villetta al 544 di Seville Road nel quartiere di Melrose Place fu teatro di un piccolo party privato organizzato da Jordan nella piscina all’aperto posta sul retro dell’abitazione. Era Venerdì, l’inizio del weekend, e Jordan si era preso tre giorni di vacanza. Non voleva scrivere la sceneggiatura del suo film durante quel weekend, preferiva trascorrerlo lontano dalla sua villa e in compagnia delle sue amate principesse, una alta, sensuale e bruna, l’altra piccolina, tenerissima e castana. Alle dieci del mattino era piombato lì armato di stereo portatile, racchettoni da spiaggia, maschera per immersioni, salvagenti gonfiabili, una borsa contenente giochi e decorazioni, e un pacchetto di carne fresca da cuocere sul barbecue. Con grande sorpresa da parte di Sonya e di Amber, Jordan si era occupato di decorare la piscina con palloncini rosa e bianchi, aveva gonfiato i salvagenti a ciambella e un materassino giallo galleggiante, quindi aveva messo nello stereo un cd di musiche hawaiane e il party estivo privato della famiglia Woodley-Grant aveva avuto inizio. Sonya, bellissima in bikini a triangolo rosso, era apparsa in piscina insieme ad Amber, che per l’occasione indossava un costumino da bagno intero color lilla con i volants sulle spalline, occhiali da sole blu elettrico rubati alla mamma, e un cappellino di paglia intrecciata sulla testolina riccia. Mentre mamma sirena e la piccola sirenetta nuotavano nella piscina blu sotto il 144


sole splendente e caldo della California, papà Jordan aveva steso sulla graticola del barbecue delle grosse bistecche di manzo burrose e soffici accompagnate da striscioline di pancetta e alcuni wurstel di pollo. Lo sfrigolio della carne che si cuoceva sulla griglia e il profumo emanato dalla pancetta aveva fatto venire l’acquolina in bocca sia a Sonya che ad Amber, spingendole ad uscire dalla piscina per asciugarsi al sole e poi preparare piatti e bicchieri di plastica usa e getta sul tavolo bianco da giardino per quattro persone. Acqua minerale e aranciata frizzanti erano state disposte sul tavolo insieme a fette di melone appena tagliate, crema di yoghurt ai mirtilli, e spiedini di ananas e mango. A quel punto Jordan aveva servito la carne, bistecca e pancetta per lui e Sonya e wurstel di pollo per la piccola Amber. Il pranzo si era consumato sotto l’ombrellone da spiaggia piantato nel giardino, e dopo una prima bistecca di manzo, Jordan e Sonya ne avevano mangiata una seconda divisa a metà per ciascuno, e ad Amber erano stati concessi altri due wurstel di pollo. Il tutto accompagnato dal melone e dallo yoghurt, e per finire dagli spiedini di ananas e mango. Sazi e appagati, Jordan e Amber avevano giocato prima a bocce e poi a racchettoni, mentre Sonya si rosolava al sole stesa su un lettino a bordo piscina. Nel pomeriggio, sempre in compagnia della musica hawaiana, Jordan si era immerso in piscina, raggiunto da Amber e Sonya, e i giochi acquatici si erano susseguiti tra tuffi dal trampolino e dallo scivolo in plastica, gare di nuoto in stile rana e delfino, immersioni subacquee a caccia di stelle 145


marine di gomma adagiate sul fondo della vasca, partite di pallanuoto, e una nuova versione del gioco “mordi il pesce” inventata da Jordan, dove lui era lo squalo e sua figlia Amber il pesciolino da mangiare. Risate e gridolini avevano animato la piscina fino a sera, quando era arrivata l’ora di cena e sul barbecue Jordan aveva messo a cuocere dei filetti di merluzzo tirati fuori dal freezer di casa. Il sole non era ancora tramontato quando la cena era stata servita, e Amber aveva mangiato seduta in braccio al suo papà, che tra un boccone e l’altro le regalava baci e carezze. Il party era ancora in pieno svolgimento alla luce dei lampioncini gialli della piscina quando Emily Woodley scese da un taxi con il suo trolley nero, e dopo essere entrata in casa si affacciò sul giardino sul retro con piscina scoperta incuriosita dalla musica e dalle risate di Amber che giocava a pallone con Jordan Grant. “Buonasera a tutti”, disse Emily attirando su di sé la loro attenzione. “C’è una festa in corso in questa piscina?” Sonya si alzò dal lettino solare e andò incontro alla sorella. “Emily! Sei appena arrivata da San Francisco?” “Eccomi qui, fresca di volo aereo.” “Bentornata”, le disse Sonya, abbracciandola. “Sei ancora in tempo per partecipare al nostro party hawaiano. Se hai fame, c’è della carne o del pesce al barbecue.” Amber arrivò di corsa stringendo le gambe della sua amata zia e interruppe bruscamente la conversazione che stava avvenendo tra le due sorelle. “Zia Emily! Sei tornata!” “Ciao, Amber! Come stai, piccolina?” 146


“Mi sei mancata tanto, zia! Adesso che sei tornata resterai qui con noi per sempre?” “Si, Amber. Ho finito gli esami, non devo più andare via.” “Sono contenta che sei tornata per restare. Vieni, devi conoscere il mio papà! Si chiama Jordan Grant, è un regista famoso, lui fa i film per il cinema!” Trascinata da Amber, Emily si ritrovò di fronte a Jordan Grant in canotta bianca e bermuda azzurri, tanto affascinante quanto misterioso. “Ciao Emily, sono Jordan Grant. È un piacere conoscerti.” Emily strinse la mano che lui le porgeva, calda e vigorosa. “Piacere mio. Vedo che Amber ti stima già molto.” “Credo di piacerle come padre. E io adoro lei.” “Zia? Hai visto come ci somigliamo io e papà Jordan? Lui è un bravo papà, mi fa il bagnetto ogni sera e gioca con me a “mordi il pesce”, poi mi legge le storie prima di dormire e quando non è impegnato è sempre qui a coccolarmi. Mi ha regalato un angelo bellissimo, te lo farò vedere. E oggi ha deciso di fare questa festa per me e la mamma.” Emily ricevette troppe informazioni tutte in un colpo e si sentì un po’ frastornata e fuori luogo. “Emily, hai fame? Ti cucino qualcosa se vuoi”, le propose Jordan, indicando il barbecue. “Grazie, sei molto gentile. In realtà vorrei farmi una doccia e cambiarmi, sono un po’ stanca. Magari vi raggiungo tra una mezz’oretta, dopo che mi sarò ripresa dal volo aereo.” “Certo, vai pure. Noi ti aspettiamo, vero Amber?” “Sì zia! Ti aspettiamo”, ripeté la piccola, aggrappandosi ai polsi di Jordan. Lui la prese in braccio, e Amber gli strinse 147


le braccine al collo. “Scusatemi, entro in casa per darmi una sistemata.” Con quelle parole, Emily imboccò la porta d’entrata del soggiorno collegato con il giardino e Sonya la seguì dentro casa dicendo a Jordan di continuare a giocare con Amber mentre lei parlava con la sorella minore. “Emily?... Emily, aspetta!” La ragazza si voltò sulla soglia della propria camera. “Sonya, cosa c’è?” “Potevi avvisarmi che stavi per tornare da San Francisco, ti avrei preparato qualcosa per cena.” “Ho preferito non chiamarti. L’ultima volta che ci siamo parlate mi hai chiuso il telefono in faccia. Immagino che tu sia arrabbiata con me.” Sonya scosse il capo. “Io non sono affatto arrabbiata con te. Vorrei solo che tu capissi e accettassi la scelta che ho fatto.” Emily si strinse nelle spalle. “Non credo ci sia alcun bisogno di riparlare di questo argomento. Amber è stata piuttosto chiara poco fa. Sembra che Jordan si sia calato alla perfezione nel suo ruolo di padre. Le fa il bagnetto, le legge le favole, gioca con lei, la coccola… Amber mi sembra molto più felice adesso di quando sono partita. Forse mi sbagliavo, ho giudicato Jordan senza prima conoscerlo, e come sempre tu avevi ragione e io torto. In giardino c’è una festa in piscina, un clima gioioso che non avevo mai visto prima, sembra che qui regni la felicità più assoluta.” “È così, infatti. Siamo tutti molto felici.” 148


“L’ho appena visto. E mi è sembrato così strano…” Sonya guardò la sorella negli occhi e le disse: “Emily, perché non ti metti addosso un prendisole e non vieni fuori con noi? Jordan ti cucina una bistecca o del filetto di pesce, sarai affamata… Dai, lascia stare la doccia e la valigia, vieni a divertirti anche tu.” Emily sentì Amber ridere divertita e sbirciò dalla finestra della sua camera giusto in tempo per vedere Jordan che si rotolava sull’erba mentre Amber lo schizzava d’acqua con una pistola giocattolo. “Sembra così felice insieme a lui”, osservò, con un misto di contentezza e invidia. “Jordan ha preso il mio posto, io non sono più la zia preferita di Amber.” Sonya le mise le mani sulle spalle. “Emily, cosa dici? Amber ti vorrà sempre bene, sei come una seconda mamma per lei. Non devi essere gelosa di Jordan, è suo padre. È naturale che sia così presa da lui, gli vuole bene. E ne vuole anche a te, ma in modo diverso. Anch’io sono stata messa un po’ da parte, il suo papà adesso viene prima di tutto. Ma sono sempre la sua mamma, e lei non conosce distinzione tra più affetto e meno affetto, per lei è tutto amore in egual misura.” Emily sospirò. “Sonya, tu e Jordan avete ripreso a stare insieme come un tempo? E lui viene qui ogni sera per stare con Amber?” Sonya annuì, confermando ciò che le aveva già detto al telefono sei giorni prima. “Quindi procede tutto bene… Insomma, lui ama te e ama Amber, e insieme siete una famiglia felice, giusto?” 149


“È esattamente così, Emily. Va tutto bene.” “Allora ti devo delle scuse, ammesso che tu le accetti.” Sonya strinse la sorella fra le braccia, e lei ricambiò la stretta sospirando. “Mi dispiace tanto, Sonya. Sono stata davvero ingiusta con te, e soprattutto con Jordan.” “Mettiamoci una pietra sopra, Emily. Vogliamoci bene senza bisticciare come due sciocche. Siamo sorelle.” “Hai ragione, basta con i malintesi. È una cosa sciocca.” “Brava. E adesso mettiti qualcosa di comodo e vieni in piscina con noi. Subito, non aspettare un minuto di più.” “Va bene, ora arrivo.” Emily si affrettò a pescare dal proprio armadio un copricostume lungo di colore viola e si cambiò in tutta fretta, quindi uscì in giardino e si sedette al tavolo. Jordan la vide con la coda dell’occhio, si mise a sedere sull’erba con Amber che lo abbracciava da dietro e le chiese: “Bistecca o filetto di pesce?” Emily gli sorrise per la prima volta nella sua vita. “Filetto di pesce, grazie.” “Arriva tra cinque minuti.” Jordan si alzò in piedi per accendere il fuoco del barbecue, ed Amber corse dalla zia in cerca di un abbraccio. “Hai visto che bella festa, zia Emily?” “Sì, tesoro, ho visto. È proprio una festa divertente.” Dal bordo della piscina, Sonya le sorrise. Emily si guardò attorno, e finalmente capì che anche lei faceva parte di quella nuova famiglia felice.

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Capitolo 16

Nel corso delle settimane seguenti, Emily ebbe modo di constatare con i propri occhi l’armonia che si era creata tra Jordan Grant e la piccola Amber, realizzando di essere stata troppo frettolosa nel giudicare Jordan come un uomo attaccato al denaro a cui non importava nulla dell’amore e di sua figlia. Vedendolo giocare ogni sera con Amber, occuparsi di lei con il bagnetto, leggerle le favole prima che si addormentasse, e fare tutto ciò che un normalissimo padre avrebbe fatto con la propria figlia, Emily si ricredette sul suo conto e trovò il modo di conoscerlo meglio attraverso lunghe chiacchierate notturne fuori in giardino sorseggiando della birra fresca. Ben presto, Jordan divenne per Emily il quarto membro della famiglia Woodley, e la sua presenza nella loro casa divenne una cosa normalissima. Nel frattempo, Jordan proseguì nella stesura della sceneggiatura del suo film, concludendolo nei primi giorni di Settembre. Soddisfatto per il risultato ottenuto, chiese a Emily, fresca di laurea, di leggere l’intera sceneggiatura per avere un suo onesto parere. Emily fu entusiasta della trama della storia e si complimentò con lui assicurandogli che il testo non aveva bisogno né di ritocchi né di migliorie. Jordan fu lieto della sua approvazione, e le riprese del film iniziarono ad Ottobre, con un cast di attori in erba e celebrità già affermate. La location scelta fu Los Angeles, e questo offrì 151


a Sonya l’occasione per portare Amber sul set per vedere il suo papà svolgere il suo lavoro di regista seduto dietro la macchina da cinepresa. Amber scoprì come venivano realizzati i film, e fu affascinata nel vedere Jordan che dirigeva gli attori protagonisti spiegando loro come dovevano interpretare le scene. Lui la fece sedere sulla cinepresa fissa più di una volta, e le permise di usare il megafono per annunciare “Ciack! Azione!” all’inizio di molte scene. Jordan terminò di girare il film alla fine di Dicembre, e si avvalse dei migliori collaboratori di sua conoscenza per avviare il processo di produzione e sponsorizzazione della pellicola. Il film, intitolato “La ragazza sul taxi giallo”, fu presentato ai principali festival cinematografici americani ed europei, e la prima proiezione della pellicola fu programmata lì a Los Angeles per il 10 Aprile dell’anno seguente. Prima che tutto ciò accadesse, Emily confessò a Jordan il suo desiderio di poter lavorare all’interno della Dreamworks, la compagnia produttrice di film di animazione per bambini e adulti, e per Jordan non fu affatto un problema trovarle un posto di lavoro come sceneggiatrice. Mentre Emily iniziava la sua carriera con la Dreamworks, Sonya portò ad un buon livello la sua Woodley Agency, riuscendo a mettere sotto contratto dei nuovi attori che furono ingaggiati per ruoli da protagonisti in serie tv rinomate, e uno di loro, Logan Smith, ottenne la parte di co-protagonista in un film d’azione diretto da Martin Scorsese. Sonya vide incrementare i propri profitti, e Kirsten Hewitt ruppe il suo contratto con la DreamStar per tornare alla Woodley 152


Agency, felice di essere rappresentata da Sonya che al contrario dei dirigenti dell’agenzia avversaria non era intenzionata a sfruttarla come un oggetto in grado di far salire le loro quotazioni in borsa. Sonya le fece ottenere un ruolo da protagonista in una pellicola romantica che riscosse un notevole successo, mantenendo inalterata la fama di Kirsten nonostante il cambio repentino di agenzia di rappresentanza. In seguito all’improvviso aumento degli impegni lavorativi di Sonya, alla nuova attività lavorativa di Emily presso la Dreamworks, e alle riprese del film di cui Jordan si stava occupando, fu necessario assumere Ileana come tata fissa per Amber, che accettò il lavoro con entusiasmo occupandosi della bambina quando i suoi genitori e la zia erano fuori casa per lavoro. Sonya pensò che Amber dovesse integrarsi maggiormente con il mondo esterno, per questo la iscrisse alla scuola materna e ad un corso di nuoto, in modo che socializzasse con altri bambini della sua età e facesse dello sport sano che avrebbe giovato alla sua salute. Il giorno 19 gennaio Amber compì cinque anni, e per festeggiare il suo compleanno Jordan organizzò una festa a sorpresa per sua figlia con la partecipazione di un gruppo di artisti del Cirque Du Soleil che si esibirono solo per lei in uno spettacolo acrobatico e circense nell’arioso soggiorno della sua villa. Per Amber fu un compleanno sorprendente, alimentato dalla presenza dei suoi genitori e della zia Emily, e dal dono prezioso di ben quattro angeli; uno in cristallo Swarovski regalatole dal suo papà, un secondo in porcellana bianca dipinta a mano da parte della mamma, il terzo in resina gessata acquistato 153


da zia Emily, e il quarto fatto a mano da Ileana con perline colorate fissate su una struttura metallica. Durante la festa di compleanno, Emily ebbe modo di visitare la villa di Jordan e si sorprese di quanto fosse bella e spaziosa, tenendo conto del grande giardino che la circondava e della stupenda piscina scoperta posta sul retro. Emily pensò che la villetta in Melrose Place era diventata un tantino stretta per cinque persone, e Jordan propose a Sonya di trasferirsi alla villa in pianta stabile. Lei chiese ad Amber cosa ne pensava e la piccola disse che la casa del papà le piaceva molto di più. La decisione fu unanime: trasferimento immediato in casa Grant. E così, Amber ebbe una nuova cameretta molto più spaziosa con le pareti dipinte di rosa, una grande e luminosa finestra dalla quale si riusciva a vedere il mare di Venice Beach, un letto più ampio e una nuova scrivania da “bambina grande”, e tante mensole applicate alle pareti dove disporre i suoi numerosi angeli. In seguito al trasferimento, Sonya propose ai suoi genitori Annette e William Woodley di lasciare la periferia di Los Angeles e il loro piccolo appartamento per trasferirsi nella villetta di Melrose Place. Con i nonni materni a portata di mano, Amber divenne ancora più felice, e al contempo si adeguò senza problemi ad abitare nella spaziosa villa del papà che fu ribattezzata casa Woodley-Grant. Il rapporto amoroso tra Sonya e Jordan continuò tranquillamente nello stesso modo in cui era iniziato, con notti infuocate nella camera della villa e cenette romantiche nei ristoranti di Beverly Hills. Sempre più affiatati e innamorati, iniziarono a pensare ad un 154


possibile matrimonio, e il giorno di San Valentino Jordan chiese ufficialmente a Sonya di diventare sua moglie regalandole un anello di fidanzamento in oro con un diamante solitario da dieci carati. Sonya accettò la proposta di matrimonio senza pensarci due volte con grande gioia da parte di Jordan e la data delle nozze fu fissata per il 29 Maggio. Alcuni giorni dopo, Sonya si recò con Emily sul Sunset Boulevard alla ricerca di un abito da sposa adatto per lei, e dopo averne provati una decina senza trovare il suo abito di nozze, decise di rivolgersi ad una famosa sarta di Hollywood presentandole un bozzetto su carta dell’abito dei suoi sogni. La donna capì al volo che tipo di vestito desiderava, e le prese le misure dicendole che l’abito sarebbe stato pronto entro un mese. Quando Sonya tornò da lei per provarlo, si commosse guardandosi allo specchio, e chiese alla sarta di aggiungere solamente un piccolo particolare nel ricamo del corpetto. Tre settimane dopo, il 10 Aprile, il film di Jordan fu proiettato nelle sale losangeliane, e l’intera famiglia Woodley fu presente alla prima del film, seduti in prima fila senza farsi notare troppo dal pubblico presente in sala. “La ragazza sul taxi giallo” fu acclamato dalla critica come il film più commovente e romantico della stagione primaverile, e i giornali parlarono del film e dei suoi protagonisti principali per due settimane di fila, mentre la pellicola seguitava ad essere proiettata nelle sale weekend dopo weekend guadagnando ben presto il triplo del budget speso da Jordan per pagarne i costi di produzione. Orgoglioso del successo ottenuto, dovette ringraziare la 155


sua musa ispiratrice, Sonya, e lo fece portandola in vacanza per una settimana sulle spiagge bianche dei Caraibi con il consenso di Amber, affidata alle cure di Ileana e dei nonni. Durante quella vacanza, Jordan si prese l’impegno di organizzare per Sonya un matrimonio semplice ma indimenticabile, e quando ritornarono a Los Angeles Jordan seppe di aver ricevuto una nomination ai Golden Globe per la sua pellicola nella categoria di miglior film dell’anno e una nomination agli Accademy Awards come miglior regista dell’anno. L’idea di vincere il suo primo Oscar come miglior regista era piuttosto allettante, ma la cerimonia di premiazione si sarebbe svolta a Febbraio dell’anno seguente, quindi la sua attenzione fu rivolta esclusivamente a Sonya e al loro imminente matrimonio previsto per la fine di Maggio. Un giorno certamente importante per entrambi, ma che Jordan non vedeva l’ora di affrontare. Sonya sarebbe diventata sua moglie, l’unica donna della sua vita, e lui avrebbe così coronato il sogno di renderla per sempre sua.

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Capitolo 17

Era il giorno del suo matrimonio. Il giorno in cui Sonya avrebbe detto “Sì” a Jordan. La realtà di quanto stava succedendo era lì, intorno a lei, nella camera da letto della villa di Jordan, dove sua madre Annette e sua sorella Emily erano già pronte per la cerimonia nuziale. Entro mezz'ora sarebbe diventata la “Signora Grant”, alle dodici in punto di quel 29 Maggio caldo e soleggiato in cui il vento di Santa Ana soffiava su Los Angeles spargendo intorno il dolce profumo di fiori sbocciati nei giardini delle abitazioni di Brentwood. Il tempo stava scorrendo veloce e Sonya non riusciva ad allontanare da sé la sensazione di essere al centro di un bel sogno. “Che tipo di matrimonio vorresti?”, le aveva chiesto Jordan due settimane prima. “Non lo so”, aveva risposto lei sincera. “Tu cosa vorresti?” “Qualcosa di bello e memorabile. Ma non troppo fastoso.” “Sono d’accordo. Perché non lo organizzi tu?” Lui aveva corrugato la fronte. “È il giorno più importante per una sposa e io non credo di essere all’altezza di rivestire il ruolo di wedding planner.” “Vuoi scherzare? Sei un regista. Nessuno meglio di te può rendere speciale il giorno più bello della mia vita.” “Okay, accetto la sfida. Ti regalerò un matrimonio unico e indimenticabile.” Ora, seduta immobile davanti alla toeletta mentre l'estetista perfezionava il suo trucco leggero e delicato, 157


Sonya non poté fare a meno di pensare che Jordan aveva mantenuto la sua promessa, organizzando un matrimonio in bianco che si sarebbe svolto sotto il grande patio laterale della villa, quello affacciato sul giardino, con pochi intimi ospiti e tanti fiori e palloncini bianchi che decoravano le aiuole e la pompeiana. La lista degli ospiti di Sonya era abbastanza limitata. Aveva invitato i suoi genitori Annette e William, la giovane tata Ileana, e la sua ex scoperta Kirsten Hewitt divenuta una star affermata di Hollywood. Naturalmente, alla sorella Emily spettava il ruolo di damigella d’onore e testimone di nozze. Dalla parte di Jordan, la lista era altrettanto ridotta, dato che i suoi genitori e la sorella erano deceduti, e il fratello Stuart era ricoverato in una rinomata clinica riabilitativa che gli stava restituendo una nuova vita fuori dal tunnel della droga. Gli unici invitati erano i due attori principali del suo film, i suoi tre fedeli collaboratori e aiuto-registi, e ovviamente il suo caro amico Christopher Lane, che gli avrebbe fatto da testimone. Pochissimi invitati per una cerimonia in famiglia davvero semplice e intima. Stavano per sposarsi. Quello era ciò che contava più di tutto. “Non ti ho mai vista così bella, Sonya”, le disse Emily avvicinandosi. “Anche tu lo sei, sorellina. Mi piace molto questo vestito color acquamarina che hai scelto di indossare.” “Grazie, Sonya. Sono emozionatissima, spero di non mettermi a piangere durante la cerimonia.” “Io sono molto tranquilla, invece. Questo giorno è solo la ciliegina sulla torta della mia nuova vita accanto a Jordan, 158


il giusto coronamento di un sogno che si è già avverato.” “Lo ami tanto, non è vero?”, le chiese Emily con affetto. “Sì”, rispose Sonya senza alcuna esitazione, abbassando lo sguardo sul magnifico diamante solitario che luccicava al suo anulare sinistro. “E so che lui mi ama ancora di più.” Amber entrò nella stanza proprio in quel momento. “Mamma, è arrivato il momento di metterti l'abito da sposa?”, volle sapere tutta eccitata. “Quasi, tesoro. Aspetta ancora un paio di minuti.” “Io ho finito!” esclamò l'estetista, soddisfatta del risultato ottenuto. “Si piace, signora Grant?” Sonya si guardò nello specchio portatile dell’estetista. “Sì, il trucco è leggerissimo e l’acconciatura semi raccolta in stile greco è perfetta. A Jordan piacerà la mia scelta di portare i capelli sciolti così intrecciati sulla nuca. Grazie mille Odette, ha fatto un lavoro eccellente.” “Grazie a lei per avermi chiamata, signora Grant. Ora mi levo dai piedi, il mio compito è terminato.” Mentre l’estetista raccoglieva i suoi trucchi e pennelli per andarsene, Sonya rivolse la propria attenzione ad Amber. “Vieni qui, amore, fatti guardare. Sei proprio adorabile con questo vestito, sembri un angioletto”, le disse, pensando che il rosa pallido si intonava perfettamente ai colori della sua bambina. Amber fece una giravolta gonfiando la gonnellina lunga fino ai piedi e disse: “È lo stesso colore del vestito del nuovo angelo che mi ha regalato papà. Gli ho detto che volevo un vestito di colore uguale. E lui me l’ha fatto fare su misura, ha anche i volants dietro la schiena che sembrano due ali d’angelo. 159


Non è stata un'idea fantastica, mammina?” “Sì, tesoro. Sei bellissima”, concordò lei. “E poi, papà mi ha comprato questi fermagli di strass a forma di ali da mettere nei capelli”, dichiarò orgogliosa la bambina, mostrandole i due fermagli appuntati sulle tempie che sostenevano i suoi capelli castani boccolosi ormai cresciuti fino alle spalle. “Sono davvero molto belli, Amber, e ti stanno benissimo.” Annette, abbigliata con un elegante completo lilla, entrò agitata nella stanza. “Sono le undici e quaranta, Sonya! Non sei ancora pronta? Il pastore è appena arrivato!” “Stai tranquilla mamma, devo solo infilarmi il vestito. Il pastore Raymond può attendere, vero Amber?” “Sì, le spose arrivano sempre in ritardo, è la regola.” Sonya si tolse la vestaglia di raso per infilarsi il vestito bianco da sposa adagiato sul letto matrimoniale. Una nuvola di seta bianca leggerissima venne estratta dal cellophane e adagiata sul pavimento per permettere a Sonya di entrarci senza strappare la stoffa con i tacchi alti delle scarpe. Poi infilò le braccia nelle sottili spalline di pizzo ed Emily chiuse la cerniera del corpetto. Sonya si guardò nello specchio a muro della stanza per ammirarsi. L’abito era in stile greco, molto simile ad un peplo femminile, il corpetto aderente era scollato al centro e ricamato con perline di cristallo che riproducevano la sagoma di due ali d’angelo spiegate poste proprio sotto il seno, e la gonna liscia aveva uno spacco laterale molto femminile che si fermava all’altezza di metà coscia. Dietro, 160


l'abito aveva un lungo strascico di seta tutto tempestato di perline di cristallo come il corpetto. Annette sospirò felice. “Sei un sogno, Sonya.” “Spettacolare”, commentò Emily. “Sei contenta del lavoro della sarta?” “Oh, sì! È un magnifico vestito, mi fa sembrare una vestale della Grecia antica”, ammise Sonya compiaciuta. Jordan non si era risparmiato per fare in modo che tutto fosse perfetto per lei e aveva pagato di tasca propria la sarta che aveva dato vita a quell’abito da sposa divino. Sicuramente nessun altro uomo avrebbe cercato di accontentare la sua donna nei minimi dettagli se non l'avesse amata come lui l’amava. “E adesso i fiori” disse Emily, porgendo a Sonya un bouquet composto da rose bianche. Le rose erano aperte ed emanavano un intenso profumo, così come quella che Odette le aveva appuntato nei capelli proprio sopra l'orecchio sinistro. Jordan non aveva voluto che indossasse il velo, ma solo quella rosa bianca e una piccola tiara per esaltare la naturale bellezza dei suoi capelli bruni. Il bouquet di Emily era invece composto da roselline di tutti i colori e anche Amber ne aveva uno identico. “Sono uguali alle rose del mio nuovo angelo”, tenne a precisare Amber. “Anche lei ha un cestino di roselline colorate.” L’angelo di cui Amber andava tanto orgogliosa era una statua in resina di gesso alta cinquanta centimetri, un angelo femminile con la veste rosa pallido lunga fino ai 161


piedi che reggeva un cesto di roselline colorate tra il braccio e il fianco. I suoi capelli biondi erano lunghi e svolazzanti attorno al corpo, i piedi nudi poggiavano su una nuvola azzurra, e le ali erano spiegate in volo, spruzzate di vernice argentata. Jordan aveva ordinato quell’angelo dall’Italia apposta per Amber, e ora occupava un posto d’onore nella camera della bambina, accanto alle mensole dov’erano allineati i suoi centoventi angeli tutti diversi per forma, colore e materiale. Amber aveva chiamato l’angelo Gioia, un nome scelto per rappresentare lo stato d’animo che regnava nella loro famiglia. “Direi che sono pronta, e che è giunto il momento di scendere di sotto”, annunciò Sonya, avviandosi verso l’uscita della camera da letto. Emily la precedette insieme ad Amber, e Annette seguì Sonya reggendole lo strascico di seta finché non giunsero sotto al portico affacciato sul giardino. Due file di sedie bianche erano state disposte in ordine sul prato verde accuratamente rasato ed erano già occupate dagli invitati. Sotto la pompeiana, delle colonne doriche in gesso erano state decorate con ciotole rotonde di rose bianche pendenti e il pastore Raymond, che indossava un completo nero, era già appostato dietro un leggio di legno dove aveva appoggiato il libro del cerimoniale. La scena era molto romantica, un sogno ad occhi aperti. Jordan, però, non era una fantasia. Appena la vide arrivare le venne incontro, splendido con addosso uno smoking nero, e sorrise a Sonya con gli occhi nocciola che brillavano di pura emozione. 162


“Sonya, sei una visione angelica, davvero stupenda”, le disse, baciandole il dorso della mano libera. “Sei felice di come ho organizzato il tuo giorno speciale?” le chiese, fissandola intensamente. “Sì, Jordan”, rispose lei ricambiando il sorriso. “Molto felice. È tutto perfetto. Soprattutto tu. Stai bene in smoking. Il papillon è sopportabile?” Lui rise. “Appena potrò me lo toglierò.” Sonya rise a sua volta, consapevole dell’allergia di Jordan per le cravatte e tutto ciò che stringeva il collo. “Mi vuoi davvero sposare, Sonya Woodley? “ le mormorò dolcemente, prendendola sottobraccio. “Non desidero altro… Fammi tua per sempre.” “Sei l’amore della mia vita Sonya, nulla eccetto Amber è più prezioso e importante per me. Siete la mia felicità.” Quelle parole risuonarono nella mente di Sonya come un inno di gioia e l'accompagnarono per tutto il percorso fino al cospetto del pastore Raymond. Sua madre Annette aveva preso poso accanto a suo padre William, Emily era al suo fianco, e Amber in piedi accanto a lei, sorridente ed emozionata. La cerimonia fu breve ma molto commovente. Christopher Lane ed Emily lessero alcuni brani poetici sull'amore e sul matrimonio e Kirsten Hewitt recitò una lunga lista di frasi celebri tratte dai film d’amore più romantici della storia del cinema. Quando Jordan pronunciò i voti nuziali, la sua voce vibrò carica di un tale trasporto che Sonya si commosse, e recitò a sua volta la formula del rito trattenendo a stento le lacrime spuntate all’improvviso tra 163


le ciglia dei suoi occhi verdi. Fu solo nel momento in cui firmarono il registro che riuscì a ricomporsi e a salutare i presenti che li avevano attorniati per congratularsi dell’avvenuta unione sacra. Durante il banchetto nuziale, celebrato sotto il patio, furono servite ostriche e caviale, pasta mari e monti, salmone affumicato e aragosta al forno. La torta nuziale a tre piani ricoperta di cioccolato bianco con ripieno di fragole e panna fu servita dopo il taglio della prima fetta ad opera di Sonya e Jordan, e il servizio del catering si occupò di distribuire le bomboniere agli invitati, costituite da piccole statuine di angeli in cristallo Swarovski. Christopher Lane fece ridere gli invitati con le sue battute di spirito incentrate sulla sua storica amicizia con Jordan, ed Emily tenne un breve ma intenso discorso parlando dell’amore tra sorelle e dell’importanza della famiglia. A quel punto toccò a Jordan alzarsi in piedi e fare un discorso. Sonya rimase seduta, con gli occhi verdi fissi su di lui e il cuore che batteva forte nel petto al pensiero di ciò che stava per dire. Lo ascoltò con attenzione, parola per parola. “Il mio amico Christopher poco fa ha giustamente definito Sonya come “la donna del mio cuore”. Quando l’ho conosciuta, cinque anni fa, il mio primo pensiero in effetti è stato proprio “Questa è la mia donna”. Fortunatamente il desiderio di stare insieme era reciproco, così è diventata la mia compagna. Mi ha donato il suo amore per tre mesi, ma io ho commesso l'errore di non capire l'importanza di quel dono. Non sono stato in grado di mescolare il mio cuore con il suo e il risultato è stato che l’ho fatta sentire 164


come un oggetto che potevo prendere e lasciare secondo i miei capricci. Così l’ho persa... Non solo ho perso la mia donna, ma anche la creatura che portava in grembo, la nostra bellissima Amber, che ha avuto da sua madre tutto l'amore che io non ho potuto offrirle fino al giorno in cui non ho saputo della sua esistenza. Sono passati cinque anni prima che le nostre strade si incrociassero di nuovo, un tempo lunghissimo durante il quale ho compreso quanto fosse vuota la mia vita senza di lei accanto a me. Avrei dato qualunque cosa pur di riaverla, e il destino questa volta è stato clemente con me. Sonya aveva bisogno di aiuto, e io gliel'ho dato. Questo mi ha permesso di guadagnare del tempo per dimostrarle che ero cambiato e che non avrei più ripetuto gli stessi errori del passato. E lei mi ha concesso una seconda, preziosissima possibilità di amarla. Da lei e da mia figlia Amber ho imparato che il dono dell'amore è infinitamente prezioso e che la felicità, quella vera, sta nelle piccole cose della vita. E ora che Sonya è finalmente diventata mia moglie, io mi impegnerò ancora di più per costruire un meraviglioso futuro insieme a lei, ad Amber e al prossimo figlio che avremo, sperando che sia un maschio.” Mentre gli ospiti applaudivano, Sonya capì che quella dichiarazione d’amore era autentica, soprattutto perché Jordan le sorrise con una tale adorazione che lei si sentì sconvolgere l'anima. Dalle casse dello stereo preparate in un angolo del patio uscirono le note della canzone “Everything I do, I do it for you” di Brian Adams, e Sonya e Jordan si lanciarono in un lungo e appassionato bacio, 165


quindi lui la prese per mano e la condusse in uno spazio libero dai tavoli per ballare insieme a lei. Nessuno dei due era consapevole di essere osservato dagli invitati che sorridevano commossi. Erano consci soltanto l'uno dell'altro e della forte alchimia fisica che c'era sempre stata tra di loro. Adesso, si aggiungeva anche la consapevolezza di un amore così forte che li avrebbe tenuti legati per il resto delle loro vite. “Ti amo, Jordan. Grazie per questo giorno perfetto. Lo conserverò nel mio cuore finché vivrò.” “Ti prometto che costruiremo insieme un domani pieno di ricordi altrettanto unici, abbiamo una vita intera per farlo, saremo felici insieme”, le garantì lui. Sonya sorrise con tenerezza. “La ragazza del taxi giallo alla fine è ritornata da te per non andarsene più via.” Jordan ricambiò il sorriso. “Forse quella ragazza non è mai veramente uscita dalla mia vita… Si era solo allontanata da me per qualche tempo, ma dentro di lei sapeva che il suo posto era al mio fianco. Ecco perché è tornata.” “Ha impiegato cinque anni per capirlo, e adesso che è di nuovo tua, non ti libererai mai più di lei.” “Meglio così. Adoro quella ragazza. Sarà per sempre mia.” Jordan baciò Sonya tra un passo di danza e l’altro, e dal suo tavolo poco distante Amber guardò la sua mamma e il suo papà che ballavano insieme felici e si sentì la bambina più fortunata del mondo.

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Epilogo

La cameretta aveva le pareti tinteggiate di azzurro, lo stesso colore del cielo, con nuvolette bianche e rondinelle nere dipinte qua e là. Accanto alla finestra illuminata dalla luce della luna che filtrava attraverso la tendina celeste, c’era una culla in legno di colore blu chiaro con una giostrina di farfalle di stoffa colorate che vi girava sopra al suono di un dolce carillon. Amber si avvicinò alla culla senza fare rumore e vi guardò all’interno. Il bambino era lì, piccolo e paffuto, somigliante ai bambolotti che tante volte aveva visto nei negozi di giocattoli. Ma lui era un bambino vero, più bello, più morbido e più profumato. Le sue manine erano piccolissime, strette a pugno, i suoi capelli folti e scuri, i suoi occhi grandi e verdi, anche se adesso erano chiusi perché stava dormendo. Amber lo guardò per un lunghissimo momento, felice che fosse lì, con la sua tutina verde addosso e il ciuccio di gomma stretto nella boccuccia rosa. Era bellissimo, e Amber gli voleva già tanto bene. Facendo attenzione a non spingere la culla per paura di svegliarlo, Amber allungò un braccino verso di lui e appoggiò vicino alla sua testolina l’angelo di stoffa azzurra imbottito di bambagia che aveva cucito per lui con l’aiuto di Ileana. “Ecco”, bisbigliò sottovoce. “Questo è il tuo primo angelo. Vedrai che ti proteggerà, così starai sempre bene e non ti ammalerai come è successo a me.” Ritrasse la mano e fece ruotare la giostrina con le farfalle di stoffa, così che il 167


carillon continuasse a suonare. Guardò il bambino che respirava piano, e sempre bisbigliando gli disse: “Benvenuto a casa, Joey Jordan Junior. Dormi tranquillo, e fai tanti bei sogni. Il tuo angelo veglia su di te.” Mentre il carillon suonava e le farfalle giravano in cerchio sopra di lui, Amber si allontanò piano dalla culla blu, e quando fu vicina alla porta sussurrò: “Buona notte, fratellino.” Uscì dalla cameretta lasciando la porta aperta, e corse nel suo letto infilandosi sotto le coperte, ricominciando a leggere il suo nuovo libro “Alice nel paese delle meraviglie”. Era una bambina grande ormai, aveva sei anni, il suo papà non doveva più leggerle le storie. Le avrebbe lette a Joey Jordan Junior, il suo fratellino nato da appena cinque giorni. E lei gli avrebbe regalato i suoi pesci colorati di gomma e lo squalo di plastica, così anche lui avrebbe potuto giocare a “mordi il pesce” quando avrebbe fatto il bagnetto. Mamma Sonya diceva che era ancora troppo piccolo per giocare, ma lei sapeva che sarebbe cresciuto in fretta. Doveva solo aspettare qualche mese. Assonnata, Amber chiuse il libro e lo mise sul comodino, poi spense la luce e si stese sotto il piumone. Presto sarebbe arrivato un nuovo Natale. Doveva ricordarsi di appendere una calzetta al camino per i regali di JayJay.

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Jordan Grant è un famoso regista di Hollywood conosciuto per la sua fama di moderno Casanova oltre che per i suoi celebri film. Sonya Woodley è una talent scout che si divide tra il proprio lavoro e il suo ruolo di mamma single. Entrambi vivono a Los Angeles, e in passato hanno avuto una breve ma intensa relazione. A cinque anni dal giorno in cui si sono lasciati, Jordan e Sonya s’incontrano per un caso fortuito a una serata mondana e dopo l’imbarazzo e la sorpresa iniziale, si ritrovano a conversare rivangando il passato. Jordan si è amaramente pentito di aver troncato la sua storia con Sonya, e lei ha fatto di tutto per stargli alla larga. Ma il caso vuole che Sonya, indebitata fino al collo per una questione personale, si ritrovi a chiedere aiuto proprio a Jordan, che pur di riconquistarla le offre il suo appoggio economico ad una precisa condizione: ritornare ad essere la sua donna. Seppur riluttante, Sonya accetta la sua proposta e rimette piede nella vita di Jordan, senza però dirgli che cinque anni prima dal loro fugace amore è nata una figlia, la piccola Amber…

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PER SEMPRE MIA - Paola Secondin - Romanzo