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Quest’opera è protetta dal plagio da un servizio di deposito e protezione. Ai sensi della legge, è vietata la riproduzione integrale o parziale del testo per uso pubblico.

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Copyrighted Book

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Paola Secondin

Irresistibile Follia

Š Paola Secondin 2017

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Titolo: Irresistibile Follia Autore: Paola Secondin Copertina a cura dell’Autrice Copyright © Paola Secondin © Tutti i diritti riservati all’Autore

Questa è un’opera di fantasia. Nomi, personaggi, luoghi, e avvenimenti sono il frutto dell’immaginazione dell’Autore o sono stati usati in chiave fittizia. Qualsiasi rassomiglianza con fatti, località reali, persone realmente esistenti o esistite è puramente casuale. La riproduzione non autorizzata del testo è severamente vietata e punibile con la legge.

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Capitolo Primo

Las Vegas, Luxor Hotel, 8 Maggio Avanish Darsha, comunemente chiamato Avan, non era di certo un uomo che passava inosservato. Il suo fascino esotico catturava gli sguardi ammaliati del genere femminile presente nella sala spettacoli del Luxor Hotel e suscitava una notevole invidia negli uomini che ben lo conoscevano per la sua carismatica bellezza e soprattutto per il denaro che possedeva. Avan Darsha era originario della città di Chandigarh, nell’India settentrionale, e a soli ventinove anni era già un ricco miliardario che gestiva un lussuosissimo hotel nella sua città natale, il The LaLit, e si trovava in Nevada per dirigere i lavori di costruzione di un nuovo hotel identico al The LaLit sullo strip luccicante di Las Vegas. Cresciuto nella ricca e bella Chandigarh dai genitori Arun e Shanti, entrambi di elevata casta sociale, Avan si era laureato in economia e commercio e aveva iniziato subito a lavorare al fianco del padre nel ramo alberghiero come vice dirigente del The LaLit. Il lusso e la bella vita erano una componente fondamentale della sua esistenza, così come le costose automobili sportive, gli abiti eleganti e raffinati, la ricerca continua del piacere e del divertimento. Avan non si faceva mancare nulla nonostante fosse già promesso in sposo alla giovane ereditiera indiana Leela Sethi secondo l’antica usanza indiana dei matrimoni combinati tra figli di famiglie

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ricche, e la sua fama di conquistatore di belle donne lo aveva reso molto celebre a Las Vegas. Di lui si diceva che fosse un amante focoso oltre che un galantuomo e i suoi appetiti carnali erano rinomati tanto quanto la sua ricchezza. Avan era un tipo d’uomo che sapeva di piacere alle donne e ne approfittava senza vergognarsene. Dopotutto, gli restava solamente un anno da scapolo prima di dover convolare a nozze con Leela Sethi e dire addio per sempre alla propria libertà, ecco perché da quando si trovava a Las Vegas, tre mesi esatti, aveva già trascorso le sue nottate con sei donne diverse, tutte modelle o aspiranti attrici conosciute nello scintillante mondo della città del Nevada famosa per i suoi numerosi casinò e nightclub. Erano stati solo dei flirt basati sul sesso, niente di più di questo, e le ragazze che gli ronzavano attorno costantemente erano consapevoli della sua fama di playboy. Avan era davvero affascinante, sempre ben vestito e ben curato, alto e slanciato, i capelli bruni lunghi fino alle spalle portati sciolti, gli occhi color cacao grandi e maliziosi, un sorriso pieno di charme, la pelle color miele tipica della sua nazionalità indiana, i modi gentili e affabili, l’eleganza innata di chi nasce e cresce in un ambiente di alto rango dove educazione ed istruzione sono qualità predominanti. Avan Darsha era un mix di bellezza e ricchezza che piaceva alle donne e infastidiva i maschi. Non che ad Avan importasse l’opinione degli abitanti di Las Vegas, anzi, se ne infischiava altamente dei loro giudizi e commenti, interessato solamente a dare vita al suo nuovo albergo di

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lusso di cui sarebbe stato il dirigente e a divertirsi il più possibile finché si trovava lì per lavoro. Anche quella sera, come tutti i Venerdì, Avan era salito a bordo della sua Lexus grigia metallizzata poco prima del tramonto e aveva guidato sullo strip di Las Vegas fino al ristorante francese Joel Robuchon dove aveva cenato in compagnia del costruttore edile indiano Samir Kumar ingaggiato per l’edificazione del nuovo hotel The LaLit, quindi si era mischiato alla folla maschile in coda davanti all’entrata del Luxor Hotel per assistere allo spettacolo per adulti delle showgirls del “Fantasy”, celebre show composto da coreografie di ballo di gruppo, esibizioni di pole dance e di burlesque. Avan si era rifatto gli occhi guardando lo show dal suo tavolo singolo posto in prima fila centrale di fronte allo stage sorseggiando un paio di cocktails alla vodka e frutta, godendosi le bellissime coreografie di ballo che vedevano per protagoniste nove giovani ragazze dai corpi sensuali che si muovevano con naturalezza sia da vestite che senza veli per la gioia degli astanti. Erano tutte tremendamente sexy, ma Avan aveva messo gli occhi sulla stella del momento del “Fantasy”, la prima ballerina venticinquenne bionda con gli occhi azzurri che rispondeva al nome di Victoria Flanagan e costituiva l’attrazione principale dello spettacolo grazie al suo viso d’angelo in contrasto con il corpo voluttuoso, nonché per la grinta con cui ballava sul palco spiccando fra le altre otto ragazze. Avan l’aveva vista esibirsi nel “Fantasy” il weekend precedente e per l’intera settimana il suo bel viso aveva invaso le sue notti e dominato i suoi

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sogni. Quella sera era tornato al Luxor Hotel per guardarla esibirsi di nuovo e soprattutto per avvicinarla e conoscerla. Victoria Flanagan era una giovane donna splendida e Avan non aveva nessuna intenzione di lasciarsela sfuggire. La voleva nel suo letto, ed era pronto a sfoderare tutto il suo irresistibile fascino orientale pur di raggiungere quell’obbiettivo. Si era già accordato con il direttore artistico dello show per poter parlare in privato con Victoria, doveva solo aspettare che lei si levasse gli abiti e il trucco di scena e lo raggiungesse nel privé della sala spettacoli dove lui la stava già aspettando. Era un’attesa di pochi minuti che Avan poteva concederle ben volentieri. “Buonasera, signor Darsha. Ho saputo che ha chiesto di vedermi in privato. A cosa devo così tanta privacy?” Una calda e sensuale voce femminile distolse l’attenzione di Avan dall’ombrellino di carta azzurra da cocktail con il quale stava giocherellando, facendolo girare di scatto. Il primo particolare che attirò la sua attenzione fu la figura a clessidra del corpo di Victoria Flanagan inguainato in un miniabito di lamé dorato luccicante. Poi il suo sguardo salì rapidamente scorrendo dal basso verso l’alto, scivolando sulle gambe lunghe e affusolate, accarezzando i fianchi generosi, indugiando sui seni rotondi stretti nel corpino aderente come una seconda pelle. Infine, i suoi occhi scuri si posarono in quelli azzurro mare della ragazza per un lungo istante, per poi spostarsi sui capelli biondi mossi che incorniciavano il suo viso ovale dalla

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pelle candida e le labbra rosse come rubini. Era perfetta, incantevole, una bambola in carne ed ossa… In pochi secondi Avan aveva già formulato una decina di pensieri licenziosi. “Sono davvero onorato di poterle parlare da solo, signorina Flanagan. Mi permetta di dirle quanto lei sia meravigliosa e unica. Una creatura decisamente fuori dal comune, tanto talentuosa quanto affascinante”, disse in tono galante, posando sul tavolino l’ombrellino di carta e alzandosi in piedi. “Sono Avanish Darsha, piacere di conoscerla”, si presentò, porgendole la mano destra. “Accetta un baciamano?” Victoria sorrise amabilmente e lasciò che Avan le stringesse le dita con le proprie e si chinasse in avanti per deporre un casto bacio sulla pelle nivea del dorso della sua mano. “Che gesto cavalleresco. Lei mi fa sentire preziosa come una dama dell’ottocento.” Avan si risollevò diritto lasciandole andare la mano e Victoria gli sorrise per la seconda volta nell’arco di pochi secondi. “Victoria Flanagan, il piacere di conoscerla è tutto mio”, disse, osservandolo con malcelato interesse. “Lei non è un residente di Las Vegas, dico bene?” Avan scosse lievemente il capo e i suoi capelli bruni ondeggiarono sulle sue spalle. “Sono originario di Chandigarh, a nord dell’India.” “Avrei dovuto immaginarlo da sola. Ha un aspetto molto esotico. È per caso un rajah indiano?”

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“Oh, certo che no. Ammetto di essere ricco, ma non un principe. Sono solo un albergatore.” “Mi faccia indovinare, lei è qui per costruire un nuovo hotel di lusso in stile indiano. Oppure un altro casinò.” “Ha centrato il bersaglio, complimenti. Sto lavorando per erigere il mio primo hotel. Sorgerà sullo strip, accanto al Circus Circus.” “Dunque si trova qui a Las Vegas soltanto per lavoro, signor Avanish. Scommetto che ritornerà in India quando il suo hotel sarà stato pianificato nei minimi dettagli.” “Adoro questa luminosa città, ma non mi tratterrò per molti mesi, giusto il tempo di approvare i disegni del geometra che si sta occupando di tutto. Ad ogni modo, mi chiami Avan, la prego.” “D’accordo, Avan… Credo di aver sentito parlare di lei più di una volta ultimamente.” “Davvero? E cosa si dice sul mio conto?” “Pare che lei sia un playboy.” “Effettivamente… Amo la compagnia femminile.” “Lo sta ammettendo, dunque. Va a caccia di belle donne per puro edonismo o sta cercando una moglie?” “Preferisco definire il mio comportamento come una celebrazione disinvolta del mio ultimo anno da scapolo.” “Interessante… E la sua futura moglie lo sa?” “Ovviamente no. In realtà neppure ci frequentiamo. Le nostre rispettive famiglie hanno combinato il matrimonio quand’eravamo entrambi dei bambini. È una tradizione indiana che le famiglie di alto rango rispettano ancora.” “Quindi si sposerà fra un anno?”

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“Purtroppo sì. Dovrò onorare la mia sposa per tutta la vita. Ecco perché sto cercando di divertirmi più che posso qui a Las Vegas.” “Non può proprio svincolarsi dall’obbligo del matrimonio combinato?” “Sarebbe una grave offesa verso la mia promessa e la sua famiglia. È un dovere che sarò costretto a perseguire quando sarà il momento.” “Invidio quella donna. È davvero fortunata a sposare un uomo come lei. Ricco, affascinante, galante.” “Manca ancora un anno alle nozze. Posso frequentare chi voglio nel frattempo. Lei è interessata, Victoria?” “Ci siamo appena conosciuti e lei già mi corteggia.” “Sarei sciocco se non lo facessi. Una bellezza come lei merita un invito a cena e molto altro.” “Mi sta proponendo un appuntamento?” “Non solo uno.” “Caspita. Lei va dritto al sodo.” “Dopo averla vista esibirsi per due volte consecutive sullo stage del “Fantasy” non posso trattenermi dal tentare di strapparle un appuntamento. Ho apprezzato molto le sue esibizioni di ballo e di burlesque, lei è davvero talentuosa oltre che terribilmente provocante.” “Mi ha osservata a lungo prima di chiedere al mio capo questo incontro privato. Ne sono lusingata.” “Le andrebbe di conoscerci un po’ meglio? Posso portarla ovunque lei voglia.” “Intende questa sera? Adesso?” “Il tempo è prezioso, non va mai sprecato.”

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“E cosa vorrebbe propormi come prima uscita?” “Una passeggiata sullo strip sarebbe un buon inizio.” “Io e lei che camminiamo fianco a fianco su Las Vegas Boulevard scambiandoci confidenze reciproche? Molto romantico da parte sua, sono abituata ad un altro genere di appuntamenti, decisamente più spinti, che rifiuto quasi sempre perché sono una brava ragazza.” “Non metto in dubbio la sua integrità morale. Essere una showgirl non implica affatto che lei sia al contempo una sorta di escort.” “La maggior parte degli uomini la pensa esattamente così, lo sa? Credono che se mi spoglio sul palco danzando lo possa fare anche fuori dall’orario di lavoro. Ovviamente si sbagliano, ma è molto difficile mantenere una buona reputazione quando si fa questo tipo di lavoro. Pensano tutti di potermi trattare come una prostituta.” “Mi dispiace sentirle dire ciò. Nella cultura indiana la donna è oggetto di rispetto da parte dell’uomo, danzatrici del ventre e ballerine poco vestite non vengono mai insultate per il lavoro che svolgono.” “Beate loro. Io amo ballare ed esibirmi sul palco con quasi nulla addosso, è un gioco di seduzione piacevole e divertente. Peccato che sia male interpretato.” “Non da me, può starne certa. Posso guardarla mentre si esibisce e fantasticare nella mia mente, ma non oserei mai farle delle proposte indecenti.” “Com’è sincero! Io le piaccio, Avan?” “Moltissimo. La trovo splendida.” “E nelle sue fantasie, io e lei cosa facciamo?”

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“Non ho intenzione di dirglielo, Victoria. Non sarebbe educato se…” “Se ammettesse che come tutti gli altri maschi non le dispiacerebbe affatto giacere con me nello stesso letto e possedermi in una danza di sesso selvaggio?” “Così non vale, mi sta mettendo in imbarazzo.” “Oh, non sia pudico! Si legge nel suo sguardo che lei mi desidera. I suoi occhi parlano, anche se sono così scuri e profondi.” “Allora le chiedo scusa per la trasparenza del mio sguardo. Lungi da me offendere la sua dignità con i miei intimi pensieri, mi creda.” “Non si preoccupi Avan, sono cosciente di suscitare fantasie eccitanti negli uomini che assistono alle mie performances, credo sia più che normale. L’importante è che tali fantasie non diventino squallide proposte che urtano la mia sensibilità di donna.” “La capisco perfettamente. E le garantisco che pur desiderandola non mi azzarderei mai a chiederle di passare la notte con me senza che lei lo volesse.” “Intende dirmi che alla nostra passeggiata sullo strip non seguirà nient’altro se accetterò la sua proposta?” “Certamente. Sarò felice di riaccompagnarla a casa al termine della chiacchierata e salutarla con un altro baciamano, niente di più di questo.” “Vedo che è sincero… Accetto l’invito con molto piacere.” “Le confesso che è ciò che speravo. La ringrazio per questa rara opportunità di conoscerla meglio, ne sono entusiasta.”

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“È la prima proposta senza secondi fini che mi viene offerta da un uomo, come potrei rifiutarla? E poi Las Vegas è talmente bella di notte, soprattutto se si passeggia sullo strip! Prendo la mia borsetta, ci metterò pochi secondi. Non scappi via senza di me.” “Non lo farei mai. Sono un gentiluomo.” “Mi creda, l’ho notato, Avan Darsha.” “Possiamo smetterla di darci del lei? È così fuori luogo.” “Hai ragione, passiamo al tu. Corro a prendere la borsa.” “Ti aspetto qui. Grazie, Victoria.” “Grazie per cosa?” “Per aver accettato di uscire con me. La mia reputazione di playboy mi precede, purtroppo.” “Non ringraziarmi, Avan. Sono piacevolmente affascinata da te. Anche se non lo sei, hai l’aria di un principe. E sono certa che tu sia un vero gentiluomo d’altri tempi.” “Sono comunque un uomo con dei sani appetiti.” “Lo immagino. E io sono una donna che sa benissimo cosa vuole, non temere.” “Credo che tu ed io ci intenderemo alla perfezione.” “Stavo pensando la stessa cosa.” Victoria lanciò un sorriso malizioso in direzione di Avan mentre si voltava per incamminarsi verso il suo camerino ondeggiando i fianchi ad ogni passo e lui la seguì con lo sguardo infilando le mani nelle tasche dei pantaloni del completo scuro di Armani che indossava. Soddisfatto per essere riuscito ad ottenere una serata in compagnia della bellissima showgirl, pianificò di farle fare un giro sul Las Vegas Boulevard approfondendo la sua conoscenza, per

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poi offrirle un cocktail nel raffinato ed elegante Mandarin Bar dove avrebbero potuto parlare ancora, seduti ad un tavolino accanto alla vetrata con vista panoramica sullo strip. A notte fonda, se Victoria glielo avesse chiesto, l’avrebbe invitata a salire nella propria suite in affitto temporaneo presso il Four Seasons Hotel all’interno dell’imponente complesso del Mandalay Bay Resort and Casinò. Altrimenti, l’avrebbe accompagnata a casa per salutarla davvero con un altro baciamano e la promessa di un secondo appuntamento. Era intenzionato a corteggiarla assiduamente, con infinita pazienza, senza farle pressioni. Era certo che prima o poi sarebbe stata lei a chiedergli di diventare la sua nuova donna. Victoria Flanagan sarebbe stata sua, Avan non aveva alcun dubbio in merito.

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Capitolo Secondo

La passeggiata notturna lungo la scintillante Las Vegas Boulevard in compagnia di Avan Darsha era stata davvero molto piacevole, così come il tempo trascorso nell’intimità del Mandarin Bar d’innanzi a due mojito. Victoria non ricordava quanto tempo fosse passato dall’ultima volta in cui aveva accettato l’invito di un uomo, ma di certo nessuno l’aveva trattata come una principessa o l’aveva fatta sentire tanto a suo agio com’era accaduto quella sera con Avan. Era una persona di piacevole compagnia dai modi affabili, dotato di un sano umorismo e di una parlantina gioviale. Victoria aveva ascoltato con sincero interesse la storia della sua vita in India, a Chandigarh, e gli aneddoti sulle tradizioni della sua cultura indiana, scoprendo quanto lui fosse intimamente legato alle sue origini e al contempo mentalmente aperto verso gli aspetti culturali e abitudinari del mondo occidentale. Pur essendo un uomo molto ricco, non era affatto borioso o vanitoso, anzi, la semplicità e l’umiltà del suo docile carattere l’avevano impressionata positivamente. Generalmente Victoria era restia a raccontare il proprio vissuto, ma con Avan si era sentita libera di confessargli di essere nata e cresciuta in una roulotte posteggiata nel deserto del Nevada insieme ai genitori neohippies che gestivano una bancarella di libri di seconda mano e oggetti d’antiquariato. Non si era vergognata di ammettere di essere stata povera, di non

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aver frequentato regolarmente la scuola, di aver vissuto la propria adolescenza senza progetti per il futuro. Finché, al compimento del ventunesimo anno d’età, non aveva messo in valigia i suoi pochi vestiti e aveva lasciato il deserto in autostop trasferendosi a Las Vegas. Aveva vissuto per un anno intero nella stanza di un motel, da sola, lavorando duramente in una tavola calda per racimolare i soldi necessari per iscriversi ad un corso di ballo moderno e frequentando le scuole serali per ottenere un diploma d’istruzione. Si era impegnata per diventare una persona acculturata, e la passione per il ballo l’aveva condotta fino al cuore di Las Vegas, dove aveva affrontato il suo primo provino da showgirl ottenendo il ruolo di ballerina secondaria nello show del “Fantasy”. Dopo due anni di gavetta vissuti danzando tutte le sere ai margini dello stage e dormendo in un bilocale assieme all’amica costumista Rebecca Miller, il direttore artistico dello spettacolo l’aveva promossa a prima ballerina, facendola diventare la nuova stella del “Fantasy”, acclamata e desiderata. Con il denaro guadagnato con le prime esibizioni era riuscita ad acquistare un modesto appartamentino a pochi passi dal Luxor Hotel, lasciando per sempre il bilocale di Rebecca. Non vedeva i suoi genitori da quattro anni, ma sapeva che stavano bene perché spediva loro un assegno monetario mensile ricevendo in cambio una telefonata di ringraziamento da parte della madre Louise e del padre Trevis. Avrebbe voluto che i suoi genitori lasciassero il deserto per trasferirsi in periferia, ma loro erano

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irremovibili, troppo affezionati allo sterile paesaggio sabbioso del Mojave. Avan l’aveva ascoltata senza battere ciglio mentre lei gli rivelava il suo passato, per poi commentare saggiamente “Ciascuno ha la propria storia personale e nessuno deve sentirsi inferiore o superiore agli altri. Il denaro non rende migliori gli esseri umani, è la nostra anima ciò che ci caratterizza e fa di noi delle persone rispettabili.” Victoria era perfettamente d’accordo con Avan, e il fatto che lui non desse importanza né al suo passato né al suo lavoro di showgirl la metteva a suo agio facendola sentire una bella persona. Per l’intera durata del loro appuntamento Avan l’aveva osservata con evidente ammirazione, nel suo sguardo color cioccolato aveva colto un misto di desiderio e languore che lui non aveva minimamente cercato di nascondere, e sebbene Victoria fosse abituata a suscitare simili reazioni nei maschi, essere guardata da Avan in quel modo le era piaciuto particolarmente. Ogni sua occhiata le era parsa una carezza sul viso e sulla pelle nuda di braccia e gambe, aveva percepito chiaramente il calore dei suoi sguardi intensi e l’attrazione fisica che esercitavano su di lei. Senza volerlo, Avan l’aveva corteggiata con gli occhi ora dopo ora, e adesso che si apprestavano a ritornare al parcheggio dove la Lexus grigia metallizzata di Avan li stava aspettando, si domandò se lui avesse in serbo qualche sorpresa inattesa o se invece si sarebbe limitato a condurla a casa. La risposta al suo quesito le giunse pochi attimi dopo che furono saliti a bordo dell’auto sportiva.

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“È stata una serata indimenticabile, Victoria. Spero che avremo modo di ripetere questa esperienza quanto prima, magari la prossima volta mi concederai l’onore di portarti a cena in uno dei migliori ristoranti della città.” “Dunque il nostro primo appuntamento si conclude qui?” Avan ruotò il polso per gettare un’occhiata al suo Rolex d’oro che segnava le due e mezza di notte. “È piuttosto tardi. Immagino che tu sia stanca dopo lo show di questa sera.” “Stanca? Per nulla. Ballare non mi stanca affatto, l’adrenalina mi tiene sveglia fin quasi all’alba.” “Comprensibile. Penso sia comunque il caso di non esagerare per questa volta e di accompagnarti al tuo appartamento.” “E se invece passassimo dell’altro tempo insieme?” “Dipende da cosa vuoi fare. Un salto al casinò?” “Hai soldi da spendere?” “Onestamente il poker e i dadi non sono il mio hobby preferito. Mi piace giocare, ma detesto perdere.” “Allora… Perché non mi porti nella tua suite e parliamo ancora un po’ di noi due?” “Se è ciò che desideri…” “Sì. È ancora troppo presto per salutarci. Sto bene in tua compagnia.” “Mi fa piacere saperlo. Vale lo stesso anche per me.” Victoria si passò una mano tra i capelli biondi e sbatté le lunghe ciglia che orlavano i suoi occhi azzurri mentre sorrideva compiaciuta e maliziosa al contempo. Avan non sapeva con certezza cosa lei si aspettasse da lui, ma aveva

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tutta l’intenzione di scoprirlo. “Va bene. Andiamo nella mia suite.” “Perfetto. Dai gas a questo gioiellino.” “Ti piacciono le auto sportive?” “Mi piacciono da impazzire.” “Vuoi fare un giro in città e sentire il rombo del motore?” “Volentieri.” Avan girò la chiave d’accensione della Lexus e spinse il piede sull’acceleratore un paio di volte facendo ruggire i potenti cavalli dell’automobile. Victoria rise, l’espressione del volto eccitata, e Avan uscì dal parcheggio infilandosi in Las Vegas Boulevard a tutto gas. La suite di Avan presso il Four Seasons Hotel era grande come un attico e incredibilmente lussuosa. Il panorama offerto dalla terrazza esterna mozzava il fiato, ma Victoria non pareva interessata alla vista di Las Vegas da dodici metri di altezza. La sua attenzione era espressamente rivolta agli oggetti personali che Avan aveva disseminato un po’ ovunque per sentirsi a casa propria come fosse in India. Lui si appoggiò alla parete a muro della zona soggiorno osservando Victoria che perlustrava ogni stanza sfiorando con le dita il mobilio e le statuette indiane poggiate sopra, dagli elefanti d’avorio e giada alle raffigurazioni delle divinità sacre Brahma, Shiva, Vishnu e Kalì. “Vuoi bere qualcosa? Il frigo bar è enorme, c’è di tutto.” “Ti ringrazio, ma non ho sete.” “Un po’ di fame? Ho del gelato se vuoi.”

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“Ho cenato subito dopo lo show, sono ancora sazia.” “Avrai mangiato un’insalata, o un panino farcito.” “Entrambe le cose in verità. Sono la ballerina di punta del “Fantasy”, non posso permettermi di ingrassare.” “Sei in perfetta forma fisica, puoi concederti uno sfizio di tanto in tanto. Oppure no?” “Lo ammetto, sono golosa di dolci. E di cibi fritti. Ma seguo una dieta ferrea e salutare, perciò non tentare di corrompermi con le calorie.” “Come vuoi, principessa.” Avan si sfilò la giacca scura del completo elegante e la piegò con cura prima di deporla sul divano in pelle bianca della suite. Sciolse il nodo della cravatta bluette e se la tolse, quindi slacciò un paio di bottoni della camicia immacolata e arrotolò i polsini delle maniche fino al gomito. Lentamente, raggiunse il tavolo da pranzo e accese il suo portatile. “Vuoi vedere che aspetto avrà il mio nuovo hotel?”, chiese a Victoria, che lo raggiunse subito posizionandosi al suo fianco per guardare le immagini che apparivano sullo schermo luminoso. “Questo è il The LaLit Hotel costruito e gestito da mio padre a Chandigarh. È il complesso alberghiero più lussuoso della città, e io ne sono il vice direttore.” “Questa è la hall d’ingresso? È enorme!” “Sì, lo è in effetti. I clienti restano a bocca aperta quando vi mettono piede. Sono affascinati dai marmi bianchi del pavimento e delle pareti e dagli stucchi dorati del soffitto.”

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“È molto accogliente, un ingresso favoloso. La forma circolare lo fa sembrare un salone da ballo più che una hall, veramente impressionante.” “Aspetta di vedere il resto… Ecco, questa è una delle tre sale da ricevimento per le cerimonie importanti e i pranzi nuziali.” “Meravigliosa…” “Accoglie un centinaio di banchetti matrimoniali all’anno, e i clienti l’adorano. Le altre due sale sono identiche.” “I matrimoni indiani sono molto sfarzosi?” “Per le persone di elevato ceto sociale sì, e queste tre sale sono abbastanza grandi da contenere almeno duecento invitati ciascuna. Come vedi c’è una zona adibita a pista da ballo e un piccolo palco per l’orchestra.” “Non ho mai assistito ad un matrimonio indiano, ma immagino che sia un tripudio di danze e canti.” “Più o meno come un film di Bollywood, giusto per darti l’idea di come si festeggiano le nozze.” Victoria rise, mentre sullo schermo apparivano altre immagini dell’hotel. “Questa è la sala convegni, utilizzata per i meeting aziendali o gli incontri fra imprenditori… E questo è il ristorante dell’hotel, che può ospitare ottocento persone. La cucina è indiana, ma abbiamo un menù internazionale per i clienti stranieri, in gran parte turisti da tutto il mondo. Come vedi in cucina ci sono ben venti chef, e i camerieri sono una cinquantina.” Victoria era visibilmente impressionata, e Avan proseguì mostrandole il resto.

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“Questa è la piscina esterna scoperta, con il solarium e i gazebi per il ristoro, mentre questa è la piscina interna collegata alla spa e al centro benessere. Ovviamente ci sono anche una palestra attrezzata per il fitness e una grande sauna con vasche a idromassaggio adiacenti. I nostri clienti sono assidui frequentatori di queste due zone, il personale che li segue è composto da personal trainers qualificati, oltre che da un gruppo di estetiste e parrucchiere che si occupano anche della loro bellezza, infatti come vedi questo è il salone per il taglio capelli, il make-up, la manicure e pedicure.” “Se dovessi fare una vacanza a Chandigarh troverei tutti i comfort possibili al The LaLit”, commentò Victoria, arrotolandosi una ciocca di capelli dorati attorno alle dita. “Naturalmente. Abbiamo una clientela multietnica che si ritiene totalmente soddisfatta dai servizi offerti dal nostro hotel. Le cinque stelline che compaiono sulle brochure illustrative del The LaLit sono più che meritate.” “Lo immagino… Queste sono le camere da letto?” “Sì. Le più modeste hanno due letti matrimoniali e un bagno, poi si passa alle suite che sembrano dei piccoli appartamenti. Abbiamo anche camere singole per un sola persona, adatte a chi soggiorna in hotel per una notte o un paio di giorni al massimo. L’arredamento è elegante, in linea con lo stile dell’intero complesso… E questa bellezza è il giardino pensile sulla terrazza del tetto, un luogo dove puoi ammirare il cielo stellato sorseggiando un cocktail preparato dal bar all’aperto. Organizziamo molte feste di compleanno qui sopra, soprattutto per la

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clientela più giovane, oppure serate a tema danzanti, e anche qualche addio al celibato o nubilato.” “E tu stai pianificando di costruire qui a Las Vegas un hotel identico all’originale, se ho ben capito.” “Proprio così. Il The LaLit Hotel che sorgerà accanto al Circus Circus sarà uguale in tutto e per tutto a questo, e ovviamente sarà solo mio.” “Diventerai il direttore assoluto di questa meraviglia?” “Mio padre mi ha indirizzato su questa strada, era destino che seguissi le sue orme di albergatore.” “Hai detto che rimarrai qui a Las Vegas solo per un anno, ma per costruire il nuovo The LaLit ci vorrà più tempo.” “Come minimo due anni per erigerlo, rifinirlo e aprirlo al pubblico. Vedrò nascere le fondamenta e la struttura portante, poi tornerò in India e seguirò l’andamento dei lavori di costruzione da Chandigarh. Quando il The LaLit sarà pronto, saluterò l’India per trasferirmi qui in pianta stabile e calarmi nel ruolo di direttore dell’hotel.” “Immagino che ciò significhi che nel frattempo ti sarai sposato, e che tua moglie ti seguirà qui a Los Angeles.” Avan spense il portatile e lo chiuse mentre le parole di Victoria gettavano un’ombra sul suo entusiasmo. “Già… Il mio matrimonio… Un passo che eviterei volentieri se mi fosse possibile. La mia promessa, Leela, è uno splendore di donna indiana, ma io non la amo, e l’idea di sposarla senza esserne innamorato mi preoccupa notevolmente.” Victoria cercò il suo sguardo e vide nei suoi occhi un velo di turbamento che pochi attimi prima non c’era.

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“Allora non sposarla. Spezza il legame che hai con lei e con la sua famiglia. Manda al diavolo la tradizione e sposa chi vuoi tu.” “Non è così semplice, sai? C’è un accordo scritto e firmato su carta dai miei genitori e dai genitori di Leela, certe tradizioni non si possono spezzare tanto facilmente.” “Quindi ti sposerai con Leela ugualmente?” “Sì, lo farò. E con il tempo imparerò ad amarla. Così come amerò i nostri figli.” “Ammiro il tuo rispetto per le tradizioni della tua cultura, ma non sono d’accordo con te. Non dovresti sposarti con una donna per cui non provi nessun sentimento.” Avan si perse nell’azzurro oceanico degli occhi di Victoria e i loro sguardi rimasero incatenati per un lungo e silenzioso momento. “Victoria Flanagan, tu sei tremendamente pericolosa. Riusciresti a corrompere anche un uomo di chiesa con un solo sguardo.” “Può darsi… La seduzione è la mia arma vincente, non scordare che una showgirl corrompe gli animi tutti i giorni per pura professione. Sono molto brava in questo.” “Sì, lo vedo. O forse dovrei dire… lo sento, visto che ad ogni tua occhiata il mio rigido autocontrollo vacilla pericolosamente.” “Davvero ti faccio questo effetto?” “Non sono incorruttibile. Tutt’altro.” “Vuoi che ti faccia perdere la testa del tutto?” “Sono certo che ci riusciresti. Ma questo è solo il nostro primo appuntamento, ed io sono un gentiluomo.”

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Victoria gli sfiorò la pelle di un avambraccio con i polpastrelli e Avan fu scosso da un brivido elettrizzante. “Mi stai tentando?”, chiese, mentre lei posava la mano sul suo braccio e lo guardava sorridendo. “Voglio vedere fino a che punto resisti.” “Sono un uomo di carattere, non mi arrendo facilmente.” Victoria si spinse contro di lui, facendo aderire le proprie cosce nude alle sue attraverso i pantaloni e reclinò il capo di lato, un gesto molto femminile sottolineato dall’ondeggiare dei suoi lunghi capelli. Avan si era ripromesso di tenere le mani a posto e di comportarsi dignitosamente, ma Victoria lo stava stuzzicando di proposito e a lui bastava poco per eccitarsi. “Stai solo giocando con me oppure fai sul serio?”, le domandò, evitando di toccare il suo corpo caldo, profumato e troppo vicino al proprio. “Cosa penseresti di me se ti dicessi che sono venuta qui per passare la notte nel tuo letto? Sii sincero.” Avan deglutì a vuoto prima di rispondere. “Penserei che sono talmente attraente da aver mandato in fumo i tuoi buoni propositi di comportarti da ragazza assennata. Mi capita spesso, anche con donne molto più pudiche di te.” “Quindi non penseresti che sono una donna sfacciata e priva di moralità?” “Se è il mio giudizio che ti preoccupa, sappi che non sono come quegli uomini che ti considerano un bel giocattolo con cui divertirsi. Sei una donna adulta, consapevole di ciò che fai, libera di esprimere le tue emozioni e i tuoi

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desideri.” “E se ti dicessi che muoio dalla voglia di essere baciata da te adesso e di sentire le tue mani sul mio corpo, cosa faresti?” “Per prima cosa ti bacerei. A lungo. Dolcemente. E dopo ti toccherei con le mani e con le dita dappertutto. Lentamente. Assaporando il piacere del contatto con la tua pelle che profuma di fiori.” Victoria smise di sorridere e sul suo volto di bambola comparve un’espressione arrendevole, come se stesse comunicando ad Avan che desiderava che lui facesse tutto ciò che aveva appena detto. In quel frangente, lui la vide gettare via la maschera da showgirl seducente per rivelare il viso d’angelo che nascondeva sotto, un volto di donna tenera e delicata che supplicava di essere amata con il cuore anziché con gli occhi. Avan comprese in quell’istante perché Victoria era lì con lui quella notte. Non per la sua ricchezza, forse nemmeno per il suo fascino, ma semplicemente perché in lui aveva intravisto un’anima gentile alla quale aggrapparsi per ricevere dell’amore sincero. Victoria anelava ad essere stretta tra le braccia, cullata, baciata, accarezzata. Victoria aveva un gran bisogno di contatto umano e aveva capito che lui poteva donarglielo. Doveva sentirsi molto sola, messa in un angolo dalla sua stessa facciata di showgirl aggressiva. “Sono qui, Victoria. Ti vedo. Vedo chi sei realmente.” Lei si lasciò sfuggire un lieve sospiro e le sue palpebre sbatterono rapidamente come ali di farfalla. “Avan… Puoi darmi ciò di cui ho bisogno?”

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Lui non fece nulla eccetto guardarla negli occhi per cinque interi secondi. Quindi si sporse in avanti, le cinse il busto con le braccia e la baciò. Victoria chiuse le palpebre e si sentì come se lui l’avesse sollevata da terra, leggera come una piuma sospinta dal vento. Le girò la testa. Le uscì tutto il respiro dal petto. Le braccia le rimasero lungo i fianchi come fossero gli arti di bambagia di una bambolina di pezza. Poi le mosse. Le sollevò lentamente e strinse Avan a sé come avrebbe fatto la mortale Psiche con il divino Eros, e rispose al suo bacio con la sete di chi si abbevera alla fonte dell’amore dopo tantissimo tempo.

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Capitolo Terzo

Avan non riusciva a credere che stesse accadendo veramente. Non l’aveva previsto né pianificato, quel bacio era scaturito dal nulla, chiedendo di essere consumato, e Victoria gli stava rispondendo aggrappandosi alle sue spalle con veemenza. Le sue labbra erano calde e soffici, la sua bocca sapeva di rum, di menta e di zucchero, e il loro bacio era insieme dolcezza e fuoco, tenerezza e ardore. Le dita di Avan premettero sulla schiena di Victoria affamate della sua carne, del suo corpo vibrante. Il pavimento della stanza parve inclinarsi sotto i suoi piedi, una violenta vertigine lo fece vacillare, e per la prima volta nella sua vita si sentì inghiottire dall’impeto della passione. Sentì Victoria fremere nel suo abbraccio, sapeva di essere ancora un estraneo per lei, eppure c’era una fiducia enorme nel suo bacio contraccambiato, un abbandono totale. Avan non ricordava di aver mai provato una simile affinità per una donna appena conosciuta, un simile desiderio di affondare insieme a lei nel piacere e concederle tutto di se stesso. Si scostò per un breve attimo, colpito dall’intensità delle emozioni che stava provando. Il suo cuore tamburellava nel torace come fosse impazzito, si sentiva stordito e febbricitante. Victoria lo guardò, gli occhi appena dischiusi, sorpresa da quel distacco improvviso. Avan la voleva troppo. E sapeva di non poterla amare come avrebbe voluto. C’era un contratto, una sposa promessa, un matrimonio in attesa

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di essere celebrato. “Victoria… Dimmi di smettere, ti prego. Respingimi”, le disse, sussurrando quelle parole contro le sue labbra. Lei scosse la testa e si strinse a lui ancora di più. “Non voglio che tu smetta, Avan. Baciami”, replicò a bassa voce. “Ho solo un anno di tempo da darti. Non posso amarti oltre lo scadere di questo limite. Non posso appartenerti. Capisci cosa intendo dire?” Victoria annuì. “Posso accontentarmi di un anno. Quando sarà il momento, ti lascerò libero di andartene.” Avan sapeva che iniziare una relazione con Victoria sarebbe stato molto più pericoloso di quanto avesse immaginato inizialmente, eppure volle credere alle sue parole e decise che sarebbe stato suo per tutto il tempo che aveva a disposizione, fino all’ultimo secondo dell’ultimo giorno. Le prese il viso tra le mani e ricominciò a baciarla con lo stesso trasporto fisico di pochi attimi prima, sopraffatto dal folle bisogno di fondersi con lei e in lei, vinto da una grande tenerezza e dalla voglia di amarla. Le sue mani cercarono la zip posteriore del miniabito di lamé dorato di Victoria e le sue dita si mossero con destrezza e senza fretta. Lentamente aprì la zip scendendo verso il basso, e il miniabito senza spalline scivolò via con un lieve fruscio adagiandosi attorno alle caviglie di Victoria. Lei sfilò i piedi dalle scarpe tacco dodici dorate e Avan la sollevò da terra prendendola in braccio. Continuò a baciarla mentre raggiungeva alla cieca la grande camera da letto con il

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materasso a tre piazze rivestito da lenzuola di raso cremisi e la depose fra i cuscini di seta indiana sparsi ovunque. Victoria si allungò sul letto e gli sbottonò la camicia rapidamente aiutandolo a sfilarla via dalle braccia, lui si slacciò i pantaloni e se ne liberò alla svelta insieme ai boxer. Solo allora si stese accanto a lei, rimasta in slip di pizzo bianco, le baciò la gola, le spalle, le braccia. Quando la morse leggermente alla base del collo, Victoria emise un gemito di piacere, un piccolo suono che gli infiammò il sangue nelle vene. L’intento di Avan era proprio quello di donarle piacere, e fu soddisfatto nel constatare che tutto ciò che le faceva sembrava piacerle eccitandola. La sentì rabbrividire quando la baciò dietro le orecchie. Sospirò più volte mentre le lambiva lo sterno con la punta della lingua. E gemette piano quando le prese i capezzoli tra le labbra succhiandoli e leccandoli. La sua pelle profumava di gelsomino e rosa, il suo ventre era piatto e liscio, il suo ombelico perfettamente rotondo, i suoi capezzoli setosi come il raso. Infilò le dita sotto l’elastico degli slip di pizzo e lei sollevò il bacino affinché lui potesse sfilarglieli via. Contemplò il suo corpo totalmente nudo, statuario e perfetto, quindi infilò una mano tra le sue cosce e la fece gemere di nuovo nel toccarla tra le gambe con le dita, sentendola calda e umida al contatto con i suoi polpastrelli. Victoria si agitò sul letto serrandogli la mano tra le cosce, poi lo liberò da quella stretta e lo attirò a sé cingendogli le spalle con le mani. Avan non aveva previsto che la loro prima serata insieme avrebbe avuto un simile esito, sebbene ne avesse

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accarezzato l’idea mentre attendeva Victoria nel privé del Luxor Hotel. Ora si trovava sprovvisto di una protezione da indossare, ma si fidava di Victoria, e immaginava che prendesse la pillola anticoncezionale. Per quella notte, il sesso sicuro avrebbe lasciato il posto ad un rapporto fisico libero e carnale. Afferrò Victoria per i fianchi e l’attirò sotto di sé con un gesto repentino da dominatore, lei gli avvolse braccia e gambe attorno al busto strettamente, e dondolando il bacino avanti e indietro gli fece capire che era pronta per lui. Fare l’amore con Victoria fu bello ed esaltante come fosse la sua prima volta in assoluto. Anzi, fu mille volte meglio della sua prima volta, durante la quale era stato dolcemente delicato con la sua fidanzatina indiana vergine di appena sedici anni. Victoria era calda come il fuoco, un limbo rovente in cui trovare rifugio. Avan ebbe l’impressione di scottarsi mentre affondava in lei, fu un vero supplizio, il più dolce, il più puro tormento fisico della sua vita. Ad ogni spinta avrebbe voluto che un potente orgasmo si riversasse su di lui, ma con respiro affannoso si tratteneva volutamente prolungando il piacere, dilatando il tempo per consentire a Victoria di raggiungere l’apice prima di lui o insieme a lui. Quando la sentì tremare e poi gridare, lui ebbe un brivido, e non avrebbe potuto fermarsi per nessun motivo al mondo. L’orgasmo lo afferrò e lo trascinò verso il culmine. Fu scosso e sconvolto da un piacere violento che gli attraversò languidamente prima l’inguine e poi il corpo intero in un susseguirsi inarrestabile di ondate dal ritmo serrato. Si

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lasciò andare, cedette a quella deliziosa agonia, e precipitò nel vortice dell’estasi portando con sé anche Victoria. La sentì contrarsi ripetutamente sotto di lui, gli piantò le unghie nella schiena facendogli quasi male, e pronunciò il suo nome fra i gemiti per due volte di seguito. Fu bellissimo per entrambi, irripetibile e indimenticabile. Avan si sentiva pervaso da un senso di euforico benessere mentre giaceva accanto a Victoria. Aprì gli occhi per guardarla, traendola a sé, tenendola stretta nel suo abbraccio. Lei era arrossata, i capelli biondi sparsi sul cuscino in una cascata disordinata, le labbra gonfie per i baci e i morsi, i respiri ancora corti e irregolari come lo erano i suoi. Era adorabile, un angelo scarmigliato nel suo letto. Le depose un bacio sulla fronte che scottava, le accarezzò una guancia bollente, la vide sorridergli estasiata e appagata. “Non mi aspettavo che saremmo finiti a letto insieme questa notte. È successo tutto talmente in fretta che mi sembra quasi impossibile”, le confessò. Victoria sorrise timidamente e si strinse addosso a lui. “Non lo dire a me. Tutti i miei buoni propositi di tenerti a debita distanza sono andati in fumo in pochi attimi.” Avan le sfiorò la parte superiore della spalla percorrendo il profilo della clavicola con un dito. “Avevo progettato di farti una corte spietata, di portarti fuori a cena al ristorante, di passare una divertente nottata al casinò, perfino di andare a ballare insieme…

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Avevo calcolato tutto nei minimi dettagli, volevo darti il tempo di conoscermi bene prima di giungere a questo straordinario epilogo.” Victoria gli scostò una ciocca di capelli bruni dalla fronte e lo ammirò nella sua spiazzante bellezza esotica. “Preferisco che sia andata così. È tutto più vero quando accade senza essere stato progettato. Le emozioni sono più intense. Non mi dispiace affatto di aver saltato le tappe che ti eri prefissato. Questa notte un po’ folle mi resterà impressa nel cuore per l’eternità.” Avan si chinò in avanti e la baciò sulla bocca. “Sono felice che tu sia qui con me. Spero di essere stato un buon amante.” Lei sorrise di nuovo. “Il migliore amante che potesse capitarmi. Dico davvero, sei stato perfetto.” “Ho un vasto bagaglio di esperienze alle spalle.” “Si vede. Sai trattare una donna come si deve, conosci i punti giusti da toccare, non perdi troppo tempo in noiosi preliminari, e soprattutto, hai la gentilezza di attendere che l’orgasmo arrivi prima per lei.” “Penso sia importante dare piacere ad una donna. Il sesso è un’intima danza che si compie insieme passo dopo passo, altrimenti diventa un atto puramente egoistico.” “È il tuo modo personale di considerare il sesso, oppure fa parte della cultura indiana?” “Credo sia un concetto tipicamente indiano. Hai presente il manuale del Kamasutra? Insegna alle coppie come godere insieme delle gioie del sesso. Da ragazzino l’ho letto con molta attenzione e ho fatto tesoro dei suoi

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insegnamenti. Li metto in pratica ogni volta che faccio l’amore con una donna.” Victoria sollevò una mano per affondarla tra i suoi capelli folti e lunghi e gli rivolse uno sguardo che gli fece tremare il cuore dentro il petto. “Mi piacciono i tuoi capelli. Ti danno un’aria così maschia e selvaggia. E amo il colore caramellato della tua pelle, così liscia e morbida. Di te mi piace tutto. Il tuo profumo, i tuoi occhi scuri e profondi, il tuo sorriso aperto, la tua voce profonda, le tue mani dal tocco gentile… Ci si può innamorare di una persona in una sola notte?” “Credo di sì… Ciò che provi per me è sincero?” “Mi batte forte il cuore ogni volta che mi guardi. Anche adesso. Mi fai emozionare, e non so neppure perché.” “Pensi che sia amore a prima vista?” “Decisamente sì. E tu? Cosa provi per me?” Avan si lasciò sfuggire un respiro profondo. “So che può sembrare assurdo da dire, ma credo che tu mi sia entrata nel sangue la prima volta che ti ho vista ballare sullo stage del “Fantasy”, esattamente una settimana fa. Mentre ti guardavo ho sentito un fremito infondo allo stomaco, forse nell’anima, e da quella sera non ho fatto altro che pensare a te. Volevo rivederti, parlarti, conoscerti. Credo sia stato amore a prima vista anche per me.” “Allora siamo nei guai…” “Innamorarsi è pericoloso? Io non credo, se ci fa stare così bene insieme.” Victoria trasse un profondo sospiro.

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“L’unico problema è che noi due non possiamo stare insieme. Me lo hai rammentato tu prima. Hai solo un anno di tempo da darmi. Non puoi appartenermi.” “Hai ragione, l’ho detto. Purtroppo ho una sposa indiana che sta già organizzando i preparativi per le nostre nozze. Che destino ingrato mi è toccato.” “Non pensarci, Avan. In un anno possono accadere molte cose. Potremmo anche disinnamorarci l’uno dell’altra e lasciarci dall’oggi al domani.” “Quindi cosa proponi di fare? Fingere che Leela non esista e vivere questa nostra folle relazione finché non ci stancheremo o fino al giorno in cui sarò costretto a dirti addio per tornare in India?” “Io sono abituata a vivere il presente giorno per giorno. Lo faccio da una vita.” “E sei felice?” “Certo che lo sono. Non mi preoccupo per il futuro. Prendo ciò che la vita mi offre ogni mattina e vivo la giornata senza pensieri.” “Esattamente il contrario di ciò che faccio io, tutto preso a programmare il mio domani.” “Questo ci rende troppo diversi?” “No… Posso abbracciare anch’io la tua filosofia di vita.” “Bene. Allora impara la lezione numero uno. Non trascurare la donna che giace nel tuo letto adesso pensando alla donna che sposerai tra un anno.” “Giusto. Questa notte è solo nostra, e non è ancora finita. Voglio fare l’amore con te un’altra volta.” Mentre Avan pronunciava quelle dolci parole, Victoria si

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ritrovò nuovamente sotto di lui e fu ben felice di accoglierlo tra le sue cosce. Lo abbracciò come poco prima, i palmi delle mani aperti e premuti sulla sua schiena, il corpo modellato al suo come creta in attesa di riceverlo dentro di sé. Avan le concesse un languido bacio prima di afferrarla saldamente per i fianchi e invaderla completamente con una spinta lunga e forte. Dopo riprese a baciarla mentre la riempiva tutta, bruciando nel suo calore, cedendo sotto l’impeto del piacere, portandola con sé verso il culmine dell’estasi, le bocche fuse l’una nell’altra, le dita saldamente intrecciate sul cuscino, i respiri che si rincorrevano al ritmo ondeggiante del loro amplesso, finché lei non si arcuò sul materasso gridando di pura gioia e lui gettò indietro la testa in cerca di un respiro nel momento esatto in cui l’orgasmo travolgeva entrambi quasi nello stesso istante e li squassava senza pietà, ancora e ancora e ancora.

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Capitolo Quarto

Contrariamente al solito, Avan si svegliò molto tardi la mattina dopo. Era quasi mezzogiorno e aveva un braccio intorpidito. La causa era una showgirl americana che gli dormiva addosso beata tenendolo stretto a sé con una mano premuta sul suo fondoschiena. Avan sorrise e cercò di sfilare il braccio da sotto il corpo di Victoria senza svegliarla. Si stiracchiò sul letto e sospirò di gioia. La notte precedente gli aveva riservato una serie di sorprese inaspettate. Il karma aveva preso il sopravvento sui suoi piani dimostrandogli che a volte la vita poteva essere più eccitante della fantasia. Tutto era iniziato con un bacio ed era proseguito lì, su quel letto, dove lui e Victoria si erano rotolati fin quasi all’alba facendo l’amore ripetutamente. Avevano condiviso una notte di piacere infinito, e Avan era grato al karma per aver fatto in modo che accadesse ciò che era accaduto. Non era stato calcolato, per questo era ancora più bello da ricordare. Si erano baciati, accarezzati, esplorati a vicenda, avevano goduto insieme bruciando nel fuoco della passione, si erano lasciati andare alla dolcezza inebriante dell’estasi, si erano scambiati sorrisi, confidenze reciproche, parole d’amore. Non aveva importanza se era successo tutto in una sola notte, ora non erano più due estranei, non potevano esserlo dopo così tanta intimità condivisa. Avan posò lo sguardo sul viso roseo di Victoria e le sfiorò le labbra rosse e carnose con il pollice. Lei parve sentire quel lieve

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contatto perché si mosse contro di lui e le sue palpebre chiuse fremettero prima di sollevarsi lentamente. I suoi occhi azzurri lo guardarono con espressione confusa per alcuni secondi, poi anche nella sua mente i ricordi della notte precedente emersero rapidamente, ricordandole chi era quell’esemplare maschile meraviglioso che la stava guardando amorevolmente a pochi centimetri di distanza dal suo viso e perché lei era stretta al suo corpo nudo e caldo che profumava di patchouli e sandalo. Incurvò le labbra in un dolce sorriso e sospirò profondamente. “Avan Darsha… Sei reale, non ti ho sognato.” Lui ricambiò il suo sorriso e le sfiorò la guancia con il dorso delle dita. “Main tumhaare baare mein paagal ho raha hoon”, le disse a bassa voce, in lingua indiana. “Credo di non aver capito una singola parola, sai?” “L’esatta traduzione è ‘Sono pazzo di te’.” “Una frase così lunga per sole quattro parole?” “La lingua hindi è meno spiccia dell’inglese.” “Anch’io credo di essere pazza di te, Avan Darsha… Dimmi qualcos’altro di carino.” Avan affondò le dita tra i suoi capelli soffici e le solleticò la base della nuca con i polpastrelli. “Aap ek aakasmik dhan ho… Sei un dono del cielo.” “Penso esattamente la stessa cosa di te. Sono felice di aver accettato il tuo invito la notte scorsa. Non immaginavo che una passeggiata sullo strip e un drink in un bar ci avrebbero portati a questo, ma sono felice che sia successo. È stata la notte più appagante della mia vita.”

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“Concordo in pieno. Tum mere dil churaaya hai.” “È un complimento?” Avan fece scivolare la mano dalla sua nuca al collo e poi scese più giù, fino a premere le dita sul suo petto. “Vuol dire ‘Mi hai rubato il cuore’.” Victoria sembrò gradire quella confessione perché i suoi occhi parvero brillare fra le ciglia folte e chiare. “Lo rivuoi, o posso tenermelo?” “Il mio cuore? Tienilo, ma abbine cura.” “Di solito sono gli uomini che mi prendono e mi lasciano, mai il contrario.” “Devono essere matti, per lasciarti andare.” “Tu che intenzioni hai? Fai sul serio con me?” Avan spostò la mano sulla sua spalla e con le dita aperte le percorse la schiena e la circondò con l’intero braccio. “Main tumhen pyaar karata hoon”, sussurrò, prima di avvicinare il viso al suo e cercare le sue labbra in un bacio dolce e delicato. Victoria gli sorrise quando lui si scostò un poco. “Sembrava una dichiarazione d’amore… Lo era?” “Era un folle e azzardato ‘Ti amo’. Non ho resistito dal pronunciare quelle parole.” “Nessuno mi ha mai detto di amarmi in un modo così intenso. Secondo te siamo entrambi matti da legare?” “Perché dovremmo esserlo?” “Perché fino a ieri eravamo due perfetti estranei.” “Questo è vero. Ma forse il karma ha voluto unire le nostre strade.” “Il karma?”

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“E chi altro se non lui? Dovevamo essere destinati ad incontrarci e ad amarci, per questo ora ci ritroviamo qui a parlare d’amore come due sciocchi innamorati.” Victoria appoggiò la guancia sul palmo della propria mano e guardò Avan negli occhi scuri come il caffè nero. “Chi l’avrebbe mai detto… Proprio tu ed io, così diversi e così lontani, uniti in una cosa sola dal karma.” “Non credi nel potere del destino?” “Veramente sono cresciuta pensando che sarei stata io la padrona del mio destino, e difatti è andata così, ho plasmato la mia vita secondo i miei piani, raggiungendo i miei obbiettivi con la sola forza della mia volontà e un pizzico di fortuna. Ma non avevo programmato di incontrare te e di lasciarmi guidare da un sentimento che mi ha travolta con la potenza dell’acqua di una diga che spezza gli argini in cui è trattenuta a forza… Mi sento stranamente agitata, quando ti guardo provo quella sensazione di sfarfallio nello stomaco descritta nei romanzi rosa, e al contempo sento che è giusto che io sia qui con te, e che non dovrei essere da nessun’altra parte in questo momento… Forse il karma o destino, come preferisci chiamarlo, ha deciso al posto mio che dovevi essere tu l’uomo della mia vita. E non poteva scegliere un uomo migliore, perché tu sei perfetto per me.” Avan deglutì a vuoto e si portò una mano sul cuore. “Victoria, ti giuro che nemmeno io mi sono mai sentito così come mi sento adesso. Il mio cuore è tachicardico, sono in balia di un ciclone di emozioni. E sei tu la causa di tutte queste sublimi sensazioni, il solo guardarti mi

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riempie di gioia, e l’idea che tu possa rivestirti e andartene via mi terrorizza.” “Non ho nessuna intenzione di andarmene da qui. Sto troppo bene fra le tue braccia.” “Allora è ufficiale. Siamo entrambi pazzi.” Avan riprese possesso della bocca di Victoria e la baciò per un tempo incalcolabile, avvinghiato al suo corpo e al suo calore, intenzionato a tenerla per sempre nel cerchio delle sue braccia. Victoria gli concesse tutta se stessa, prendendosi avidamente ogni suo bacio, ogni sua carezza, ogni suo respiro. Avrebbero potuto fare l’amore di nuovo, se non fossero stati entrambi affamati. “Dovremmo mangiare qualcosa, Avan. Siamo esausti”, disse Victoria, staccando le labbra dalle sue. “Moriremo di fame se continuiamo a rotolarci in questo letto. Ordiniamo la colazione.” Con riluttanza, Avan si scostò di lato, permettendo a Victoria di liberarsi dal suo abbraccio per mettersi a sedere dal letto. La guardò mentre si pettinava i capelli con le dita, bella come la dea Venere nata delle acque del mare, con la sua pelle così pallida costellata di piccoli nei sparsi ovunque, i seni rigogliosi con i capezzoli turgidi, la vita sottile, i fianchi rotondi e generosi, un triangolino di peluria bionda sul pube, le cosce modellate dal ballo e le gambe lunghe affusolate. Che visione paradisiaca! Gli fu estremamente difficile scollarle gli occhi di dosso, e scendere dal letto per raggiungere il telefono fu quasi una tortura interiore. “Cosa vuoi per colazione?”, le domandò, mentre solleva il

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ricevitore e premeva il tasto di chiamata della reception senza mettersi nulla addosso. Victoria scese dal letto nuda e gli fu subito accanto, facendo scorrere le dita lungo il solco profondo al centro della sua schiena. “Ho una gran voglia di dolci… Croissant francesi alla crema chantilly e marmellata di fragole da spalmare su fette di pane caldo e fragrante.” “Non saranno troppe calorie?”, scherzò lui, rammentando che la sera prima gli aveva detto di seguire una dieta ipocalorica. “Chi se ne frega, ho una fame tremenda. Voglio anche una spremuta di succo d’arancia e del latte caldo con una spolveratina di cacao.” “Come desideri, principessa. Io ho bisogno di una tazza di caffè italiano cremoso e aromatico e un paio di ciambelle al cioccolato.” “Ti piacciono i donuts?” “Ne vado pazzo!” Victoria gli baciò la spalla nuda, e quando la receptionist rispose alla chiamata Avan le elencò gli ingredienti della loro colazione. Poi depose la cornetta e agguantò Victoria per la vita. “La colazione ci verrà servita tra dieci minuti esatti.” “Dovremmo metterci qualcosa addosso prima che arrivi il cameriere.” “Ci sono degli accappatoi di spugna appesi in bagno. Possiamo indossare quelli e mangiare seduti sul letto. Dopo colazione ho intenzione di immergermi nella vasca

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a idromassaggio insieme a te.” “Oh sì… Adoro tutte quelle bolle d’aria che ti accarezzano la pelle, è così rilassante.” “Credi davvero che avrai il tempo di rilassarti?” “Perché, tu cos’hai in mente di fare?” “Kamasutra acquatico, per esempio.” “Lo immaginavo… Per me va bene, non sono ancora sazia di te e del tuo sensualissimo corpo.” Gli schiaffeggiò una natica, e Avan le regalò un bellissimo sorriso, provocando in lei una tempesta di emozioni che le fecero accelerare il battito cardiaco. Più tardi, poco dopo le tre del pomeriggio, Avan se ne stava sdraiato di traverso sul letto dalle lenzuola stropicciate con addosso solamente un telo di spugna allacciato ai fianchi e osservava Victoria che si rivestiva di fronte allo specchio a muro della camera coprendo le sue grazie con il miniabito di lamé dorato ripescato dal pavimento del soggiorno della suite. “Devi proprio andare via? Resta qui con me un altro po’.” “Mi piacerebbe tanto Avan, non immagini quanto, ma a differenza di te io devo lavorare ogni giorno per guadagnarmi il pane.” “Ma oggi è Sabato, prenditi la serata libera.” “Non posso proprio, questa sera la sala spettacoli farà il tutto esaurito come ogni Sabato, e senza di me lo spettacolo non si può fare. Sono la stella di punta del “Fantasy”, hai idea di cosa significhi?” “Uhm, immagino che tutti i presenti in sala saranno lì per

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guardare soltanto te mentre ti esibisci sul palco.” “Appunto. Ecco perché non posso mancare. Inoltre sono previste due coreografie nuove per questa sera, devo riprovare i balletti con le altre ragazze prima dello spettacolo.” “Verrò a vederti. Sarò seduto in prima fila.” “Allora ballerò esclusivamente per te.” Ruotando sui tacchi alti, Victoria fece ondeggiare la massa vaporosa dei suoi capelli biondi suscitando in Avan un moto di eccitazione, quindi si accostò al letto e si chinò in avanti per offrire le labbra all’uomo che la stava amando con gli occhi. “Mi annoierò a morte senza di te”, si lamentò lui, prima di sollevarsi su un gomito e sfiorarle la bocca con la propria in una serie di piccoli teneri baci. “Non hai un hotel da costruire?” “In effetti devo incontrarmi verso sera con il geometra indiano che ho assunto per controllare le planimetrie dell’edificio.” “Dunque sarai impegnato, e prima che tu te ne accorga arriverà il momento di occupare il tuo posto nella sala spettacoli.” “Non vedo l’ora… Ieri sei stata favolosa su quel palco.” “Questa sera lo sarò ancora di più, perché ci sarai tu a guardarmi.” “Sono un uomo davvero fortunato.” Victoria gli rubò un altro bacio, quindi si risollevò in piedi aggiustandosi la scollatura dell’abitino senza spalline sul seno florido.

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“Non vuoi che ti accompagni al Luxor Hotel con la mia bella auto sportiva?”, le domandò Avan. “Non disturbarti, prendo un taxi.” Lui sospirò. “Va bene. Vai al lavoro. Ci rivedremo questa sera, principessa.” “Al termine dello spettacolo potrai portarmi dove vuoi.” “Puoi scommetterci che lo farò.” Victoria gli gettò un’occhiata carica di apprezzamento e con un sensuale sorriso si voltò verso la porta della camera da letto. “Grazie di tutto, Avan. Ho passato delle ore magnifiche accanto a te. Incontrarti è stata la cosa più bella che potesse capitarmi, e conoscerti intimamente… Bè, non so descrivere a parole ciò che significhi per me, è la prima volte che sento le farfalle nello stomaco, ed è una sensazione che mi piace tantissimo.” Avan sorrise, felice di sentire quelle parole, e l’emozione che lo invase gli impedì di parlare. Si limitò a sollevare una mano per salutarla e Victoria fece altrettanto prima di scivolare fuori dalla stanza con il passo ancheggiante di una modella e sparire dalla sua vista. Quando la porta d’ingresso della suite si chiuse alle sue spalle con un lieve scatto, Avan si lasciò cadere sul cuscino e rimase lì ad ascoltare il proprio cuore che palpitava rapidamente nel suo petto. Non si era mai sentito così. Era pazzo d’amore per Victoria Flanagan.

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Capitolo Quinto

Victoria mantenne la promessa fatta ad Avan. Alle nove in punto di quel Sabato sera, nella sala spettacoli del Luxor Hotel stipata di clienti di sesso prettamente maschile, le luci illuminarono il palcoscenico e le ragazze del “Fantasy” uscirono dal tendone color porpora una dietro l’altra ricevendo immediatamente un calorosissimo applauso accompagnato da fischi e acclamazioni. Sulle note musicali di “New York, New York” di Liza Minelli lo show ebbe inizio con la prima coreografia di ballo che prevedeva un’esibizione di gruppo con le nove bellezze ben truccate, i capelli raccolti sotto i cappelli a cilindro neri, una giacchina corta abbottonata sui corpi seminudi, scarpe dai tacchi vertiginosi che facevano sembrare ancora più slanciate le loro belle gambe, un bastone da passeggio fra le mani con cui giocherellare e una sedia ad accompagnare i loro movimenti di danza sexy e accattivanti. Seduto allo stesso tavolino della sera precedente, proprio ai piedi del palco, Avan ebbe un fremito d’eccitazione non appena posò lo sguardo su Victoria, splendidamente truccata, che si muoveva a passo di danza con la grazia felina di una pantera. Lei lo cercò con gli occhi, e quando lo vide il suo viso si illuminò e il suo sorriso si fece radioso, e da quel momento in poi ballò senza mai interrompere il contatto visivo con l’uomo di cui si sentiva innamorata. La platea parve scomparire assieme agli applausi, alle acclamazioni, ai

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fischi degli astanti. Quella sera per Victoria c’era solo Avan Darsha seduto lì di fronte a guardarla ammirato, e lei diede il meglio di sé ballo dopo ballo, coreografia dopo coreografia, e trovò il modo di sedurlo e mandarlo in visibilio quando uscì da sola sul palco prima in un numero di pole dance ad alto tasso erotico e poi con un’esibizione di burlesque alquanto maliziosa e sensuale. Avan ringraziò che la sala fosse in penombra perché dovette fare i conti con una serie di erezioni continue tenute a bada con grande difficoltà. Il suo eccitamento raggiunse il picco quando Victoria si levò gli slip durante l’esibizione di burlesque e li lanciò nella sua direzione. Le mutandine di pizzo rosso lo colpirono in pieno petto ricadendo sul tavolino e Avan le raccolse con una mano stringendole nel pugno e annusandone il profumo di cui erano impregnate. Per poco non ebbe un orgasmo, evitato per un pelo grazie al suo ferreo autocontrollo, e sorrise a Victoria che si rotolava su un grande letto con addosso un micro tanga color carne e due nappine dello stesso colore incollate ai capezzoli. Sembrava nuda, e il pubblico maschile presente in sala si lasciò andare ad espressioni di apprezzamento piuttosto esplicite e colorite. Avan baciò gli slip appena ricevuti e poi li rilanciò a Victoria, che li acciuffò al volo e se li strinse al petto, scendendo dal letto e lasciando il palco con il suo corpo statuario ricoperto di lustrini iridescenti. Lo spettacolo proseguì con un’altra esibizione di ballo country di gruppo e si concluse poco dopo con la coreografia finale, un omaggio a Las Vegas, nella quale tutte le ragazze del “Fantasy”

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danzavano sul palco con addosso una tutina velata aderente alla quale erano cucite carte da gioco da poker poste sopra i seni, sul pube e sulle natiche. Victoria, sempre al centro del palco, sfoggiava le carte della regina di cuori e tra una mossa di ballo e l’altra lanciava in aria dei grossi dadi di plastica rossi come un’abile giocoliera. Allo stop della musica, le nove ragazze ricevettero un boato di applausi e grida euforiche, qualcuno lanciò sul palco delle rose rosse, dei cuori di stoffa imbottiti, e perfino delle cravatte di seta come omaggi. Mentre un paio di ragazze si chinavano a raccogliere quei doni, Victoria sollevò sopra la testa entrambe le braccia salutando il pubblico, quindi retrocedette di alcuni passi e si prostrò in un inchino imitata dalle compagne. Prima di correre via, Victoria soffiò un bacio verso la platea, e Avan seppe che era destinato a lui perché i loro occhi si incatenarono in una complice occhiata. Fu un sollievo per Avan potersi alzare dal tavolino e raggiungere il bagno, dove si rinfrescò il viso con dell’acqua fredda per placare i bollori che sentiva ardere in corpo e attese qualche istante al fine di recuperare un aspetto presentabile. Dopodiché raggiunse il privé adiacente alla sala spettacoli in attesa che Victoria uscisse dal suo camerino struccata e pronta per accogliere lui, l’uomo che poteva vantarsi di aver conquistato in una notte e mezza giornata il cuore della stella più bella del “Fantasy”. Lei si fece attendere a lungo, ma alla fine comparve avanzando su un paio di scarpe argentate con un delizioso vestito bianco leggero dalla gonna ampia a balze e il corpino stretto sul busto

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con due sottili spalline allacciate dietro il collo. Aveva raccolto i capelli in una coda molto alta, lasciando solo alcune ciocche libere di incorniciarle il viso ai lati delle guance e senza un filo di trucco era una bellezza naturale fresca e luminosa. “Sapevo che ti avrei trovato qui ad aspettarmi”, civettò dolcemente avvicinandosi svelta. “Dimmi, hai gradito lo spettacolo di questa sera?” Avan le prese entrambe le mani fra le proprie e le baciò sui dorsi, poi fece scorrere un braccio sul fianco di Victoria e le cinse la vita. “Sei stata esplosiva, mi hai fatto impazzire! Ero talmente eccitato che temevo di avere un orgasmo in sala durante lo show. Che serata!” “Ho dato il meglio di me perché tu mi stavo guardando. Volevo farti girare la testa.” “Ci sei riuscita benissimo. Sono ancora scombussolato e stordito. Non hai idea dell’effetto che mi fai.” Victoria gli accarezzò la giacca di velluto blu e si aggrappò alla sua cravatta celeste attirandolo più vicino. “Baciami, Avan Darsha. Lasciami senza fiato.” Lui lo fece immediatamente. Prese possesso della sua bocca con irruenza, baciandola con le labbra e con la lingua, avidamente, trasmettendole tutto il suo calore e togliendole davvero il respiro. Victoria rispose al suo assalto con altrettanta passione, fondendosi con lui in un solo corpo febbricitante, un solo respiro affrettato, un solo cuore palpitante. “Wow… Era proprio il tipo di bacio che volevo ricevere”,

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commentò quando Avan staccò le labbra dalle sue. “Potrei baciarti così per ore senza mai stancarmi”, le disse lui, accarezzandole la guancia con il pollice. “Ti sono mancata questo pomeriggio?” “Talmente tanto che il mio geometra continuava a richiamare la mia attenzione sui disegni delle planimetrie dell’hotel. Avevo la testa altrove, non riuscivo a smettere di pensarti.” “E adesso che l’attesa è finita e siamo di nuovo insieme, cosa ne facciamo della notte che ci attende?” “Siamo a Las Vegas. Facciamo una follia.” “Che genere di follia avresti in mente?” Avan sorrise, e mentre si specchiava negli occhi azzurri di Victoria, ebbe il coraggio di dire: “Sposiamoci.” La prima reazione di Victoria alle parole di Avan fu un’espressione di puro stupore seguita da una risata divertita. “Sposarci?!... Avan… Stai scherzando, vero?” Lui scosse la testa e assunse un’aria serissima. “Non sto affatto scherzando.” “Ma… Noi non possiamo sposarci… Ci conosciamo da appena un giorno!” “E con questo? Abbiamo condiviso un’intimità profonda, ci siamo confessati i segreti più importanti, quando siamo insieme la felicità ci riempie l’anima, proviamo delle emozioni profonde l’uno per l’altra, io sono pazzo di te e tu lo sei di me… Facciamo una follia, una di quelle che si

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fanno una volta sola nella vita e di cui non ci si pente mai. Questa notte è unica, speciale, è solo nostra… Rendiamola indimenticabile, Victoria.” Lei boccheggiò senza sapere cosa dire, mentre Avan la teneva ancora stretta e il suo cuore batteva forte sotto il palmo della mano che teneva appoggiata sul suo petto. “Avan… Tu non puoi sposarti, sei promesso a Leela.” “Oh, al diavolo il matrimonio combinato! Leela e io non ci amiamo, non ci piacciamo nemmeno, siamo due completi estranei.” “Hai detto che non puoi sottrarti alle nozze, che c’è un contratto fra le vostre famiglie…” “Non è un vero contratto, è solo un pezzo di carta con le firme dei nostri genitori e una frase che dice più o meno “Quando i nostri figli saranno adulti si uniranno in matrimonio e noi tutti diventeremo una sola famiglia” o qualcosa di simile, non ricordo bene, ma non è un documento ufficiale firmato da un notaio, non vi è alcun obbligo legale di rispettare la promessa.” “Eppure mi hai detto che sarebbe un’offesa rifiutarti di sposare Leela, il matrimonio combinato è una tradizione indiana antica che va rispettata.” “Le tradizioni… Non hanno più senso in questo mondo così evoluto, migliaia di giovani indiani spezzano promesse come la mia per sposare chi amano veramente, accade tutti i giorni. Io dovrei rispettare la tradizione soltanto perché sono nato ricco e quindi mi spetta una moglie altrettanto ricca? È assurdo, non ti pare?” “Avan, fa parte della tua cultura, non sta a me dare un

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giudizio in merito a questo.” “No, infatti. Riguarda solo me e il fatto che sono indiano. Sta a me decidere cosa fare del mio futuro, e io non desidero una moglie ricca che non mi ama, io voglio te, Victoria, voglio sposare te.” Lei si ammutolì nuovamente, poi scosse la testa e rise ancora. “Tu sei pazzo… Davvero, sei pazzo.” “Pazzo in generale non direi, ma pazzo di te sì.” “Perché dovresti sposare proprio me, una showgirl con un passato discutibile, una donna nata povera, cresciuta tra la polvere del deserto del Mojave?... Sei un uomo elegante e rispettabile, non ti meriti una moglie come me.” Avan corrucciò le sopracciglia brune e folte. “Tu sei perfetta per me. Non m’importa quali sono le tue origini, io ti apprezzo per la persona che sei adesso, per il tuo buon carattere, per la tua purezza d’animo, per come mi fai sentire quando ti sto accanto. Ho avuto molte donne nel corso della mia vita, ma mai nessuna di loro mi ha preso il cuore come hai fatto tu. Sei speciale, e io voglio che tu sia mia.” Victoria non poté fare a mano di sentirsi lusingata dalle parole di Avan. Era maledettamente sincero, le stava parlando con il cuore in mano, e una parte di lei era una timida Cenerentola che credeva alle belle favole d’amore e si aspettava d’incontrare il Principe Azzurro. Avan le stava proponendo una favola vera, le stava chiedendo di sposarlo… Chi era lei per dire di no? Perché mai avrebbe dovuto respingerlo?... “Per mille ragioni diverse,

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Victoria”, le disse una vocina nella testa. “Lo conosci appena, appartenete a due mondi diversi, lui è indiano e tu sei americana, le vostre radici e culture sono agli antipodi, non credete nemmeno nello stesso Dio”. Eppure, l’idea di compiere una follia per amore le sembrava tanto folle quanto eccitante. Non avrebbe mai più incontrato una persona come Avan, sarebbe stato sciocco gettare via un’occasione simile. Poteva anche funzionare, con l’aiuto del karma… “Avan, te lo ripeto ancora. Tu sei completamente pazzo. E io credo di essere pazza quanto te perché sono tentata di dirti di sì.” “Allora non esitare oltre. Dimmi che lo vuoi anche tu e facciamolo!” “Aspetta, non correre… Tra un anno il tuo albergo sarà a buon punto e tu ritornerai in India comunque, anche senza la scusante delle nozze con Leela. Se accetto di sposarti, cosa ne sarà di me quando te ne andrai via?” “Verrai con me, a Chandigarh. Sarai la moglie di un albergatore miliardario, e vivrai una vita da signora in una villa lussuosa.” “E se io non volessi lasciare l’America? Non ho mai aspirato a diventare una ricca signora, a me piace ballare, non voglio cambiare vita.” “Hai ragione, ti capisco. Vorrà dire che non tornerò in India e cambierò paese pur di vivere al tuo fianco.” “Faresti questo per me?” “Te lo sto proponendo, Victoria. Una donna indiana mi avrebbe già detto di sì senza pensarci troppo. Hai paura

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che io ti lasci sola tra un anno? Credi che me ne andrò via abbandonandoti qui? Sarei un’idiota se lo facessi.” “Non ho paura di nulla, Avan. Vengo dal deserto, sono una donna forte, e so cavarmela da sola.” “Allora perché esiti?” “Forse per il timore che il tempo rovini ciò che ci unisce adesso. Non sopporterei l’idea di perderti, di vivere senza il tuo amore, di soffrire perché ho commesso un errore.” “Va bene, rispondi a questa domanda. Quante volte hai sbagliato nella tua vita seguendo l’istinto?” “Uhm, fammici pensare… Ho lasciato il deserto contro il volere dei miei genitori senza un soldo in tasca. Ho vissuto da sola per un anno con una paga davvero misera. Ho studiato sodo per avere un diploma e per imparare a ballare su un palco. Ho partecipato ad un provino e l’ho superato alla grande. Ho fatto tanta strada e sono diventata una showgirl, la prima ballerina di uno show fantastico. Ho sempre seguito l’istinto e non ho mai sbagliato nel farlo. Mai.” “E in questo momento che cosa ti suggerisce di fare?” “Mi sta dicendo che se non accetto la tua proposta me ne pentirò per tutta la vita.” Avan vide gli occhi di Victoria brillare fra le ciglia, e capì guardandola quale sarebbe stata la risposta alla sua prossima domanda. “Victoria Flanagan, vuoi sposarmi?” Lei trattenne il respiro nei polmoni, poi scoppiò a ridere e gli gettò le braccia al collo. “Lo voglio, Avan Darsha. Sì, ti sposo.”

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Lui la strinse in un forte abbraccio e le baciò il collo, la guancia, il mento e infine le labbra. “Grazie, Victoria. Prometto che ti renderò felice.” “Anch’io farò in modo di rendere felice te.” Si guardarono negli occhi per un lungo momento, consapevoli di stare per compiere un passo che avrebbe intrecciato a doppio filo le loro vite. Era ciò che volevano, anche se sembrava una follia. “Andiamo a cercare un prete che ci sposi?” “Sì, andiamo. Las Vegas è piena di cappelle per le coppie fuori di testa come noi, cerchiamone una di carina.” “Ci daranno un paio di fedine nuziali?” “Ci daranno tutto quello che vogliamo, anche la musica e i fiori, basta che tu firmi un bell’assegno.” Avan scoppiò a ridere, quindi prese Victoria a braccetto e si avviò assieme a lei all’uscita del Luxor Hotel in cerca di una cappella nuziale.

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Capitolo Sesto

Alla fine la scelta di Avan e Victoria cadde sulla Little White Wedding Chapel, una graziosa cappella tinteggiata di bianco dove per soli sessanta dollari, briciole per Avan, un vero prete li accolse calorosamente accettando di unirli in matrimonio con una cerimonia della durata di dieci minuti. Vista l’ora tarda, le undici passate, e la fretta di Avan, il servizio nuziale offrì loro gli addobbi floreali e le musiche scelte da una giovane coppia inglese che si era unita in matrimonio mezz’ora prima di loro. La cappella era un tripudio di rose bianche dall’intenso profumo dolciastro, la musica di fondo per la camminata fino all’altare era “I wanna grow old with you” dei Westlife, durante lo scambio degli anelli era previsto un duetto d’arpa e violino, ci sarebbe stato un fotografo pronto ad immortalare i momenti salienti della cerimonia, e le fedi nuziali, offerte dalla cappella, erano due semplici anelli d’oro con la parola Forever incisa all’interno. Victoria era già vestita di bianco, non aveva bisogno di un classico vestito da sposa, e anche Avan, nel suo completo di velluto blu di Tom Ford era già elegantissimo. Una gentile signora dai capelli biondo cenere raccolti a chignon offrì a Victoria un bouquet di roselline bianche avvolte nel tulle rosa pallido, e lei lo strinse tra le mani con evidente emozione. Anche se celebrato in dieci minuti, era pur sempre un matrimonio legale, ed era inevitabile che la sposa fosse emozionata. In quanto ad

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Avan, il suo nervosismo era perfettamente camuffato sotto l’aura da impeccabile gentiluomo d’altri tempi che lo caratterizzava. Quando il prete fu pronto e il fotografo in procinto di scattare le foto, Avan porse il braccio sinistro a Victoria e lei vi infilò il braccio destro appoggiandosi a lui mentre nel pugno della mano sinistra stringeva il bouquet di roselline bianche. Dopo essersi scambiati un sorriso trepidante, s’incamminarono sul tappeto rosso steso a terra accompagnati dalle note della canzone dei Westlife e si fermarono ai piedi dell’altare di fronte al prete. La musica cessò, e Avan chiese all’uomo in tonaca bianca e paramenti dorati di celebrare un rito abbreviato privo di citazioni religiose dato che lui era induista e la sposa cattolica. Il prete non fece una piega, e dopo una breve introduzione formale, giunse subito lo scambio degli anelli. Al suono del violino accompagnato dall’arpa, Avan si volse a guardare Victoria e pronunciò la sua promessa matrimoniale. “Victoria Flanagan, ti prometto di essere un buon marito, un compagno di vita, un amico e confidente, la tua spalla su cui piangere, la tua roccia a cui aggrapparti. Giuro di esserti fedele, di onorarti e rispettarti, di amarti ogni giorno della mia vita, e di renderti felice fino alla fine dei miei giorni.” Detto ciò, prese la fede d’oro più piccola dal cuscinetto di velluto rosso e la mise all’anulare sinistro di Victoria dicendo: “Victoria, con questo anello io ti sposo e ti prometto amore eterno.” Commossa, lei gli sorrise e ricacciò indietro una lacrima

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spuntata all’improvviso all’angolo di un occhio. A quel punto fu lei a pronunciare la sua promessa. “Avanish Darsha, ti prometto di essere una buona moglie, una compagna di vita, un’amica e confidente, la tua guida e consolazione. Giuro di esserti fedele, di onorarti e rispettarti, di amarti ogni giorno della mia vita, e di renderti felice fino alla fine dei miei giorni.” Mentre Avan le porgeva la mano, Victoria prese la fedina dorata e la spinse dolcemente fino alla base del suo dito anulare. Quindi si schiarì la gola e disse a sua volta: “Avanish, con questo anello io ti sposo e ti prometto amore eterno.” Lui le catturò lo sguardo con un’occhiata piena d’amore che la fece sciogliere dentro, e mentre il prete benediva la loro unione, si sorrisero a vicenda tenendosi per mano. Infine l’uomo li dichiarò marito e moglie incitandoli a scambiarsi un bacio. Avan colse al volo quell’invito e baciò Victoria sulla bocca stringendole il viso tra le mani. Una pioggia di petali di rose bianche gettati in aria dall’assistente del prete ricadde su di loro, e la canzone dei Westlife riprese a suonare. Victoria rise felice subito dopo il bacio ricevuto da Avan, e lui le posò una mano sul fondoschiena guidandola sul tappetto rosso verso l’uscita della cappella. Sostarono nell’ingresso per alcuni minuti, in attesa che il fotografo consegnasse loro la busta contenente le numerose istantanee scattate durante la breve cerimonia nuziale, dopodiché lasciarono la White Wedding Chapel a braccetto e salirono a bordo della Lexus grigia di Avan.

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“Dio mio, non posso crederci! L’abbiamo fatto davvero! Ci siamo sposati!”, esclamò Victoria, contemplando la fedina d’oro che brillava sulla sua mano. “Incredibile! Adesso sono tua moglie! Santo cielo… Tua moglie.” Non le pareva vero. Era un bellissimo sogno dal quale non voleva risvegliarsi. “Sei mia ora. Soltanto mia.” “Anche tu sei mio. Non guardare nessun’altra donna eccetto me, hai promesso di essermi fedele.” “Ai tuoi ordini, signora Victoria Darsha.” “Il tuo cognome mi calza a pennello, suona bene.” “Sei felice di avermi sposato?” “Devo ancora rendermene conto, ma in questo momento sono al settimo cielo. Sei il marito più affascinante, gentile e premuroso che potesse capitarmi.” “Sono anche ricco, non dimenticarlo.” “Non ti ho sposato per i soldi. L’avrei fatto anche se fossi stato povero in canna. Ti amo, Avanish Darsha.” “Main tumhen pyaar karata hoon. Ti amo anch’io, Victoria Flanagan. Follemente.” Lei gli sorrise, si sporse verso di lui e gli offrì le labbra per essere baciata di nuovo. Sopra di loro, il cielo di mezzanotte passata era un drappo intessuto di stelle luminose e una falce di luna splendeva nel blu profondo. Era una notte calda e senza vento, e Las Vegas era in pieno fermento con i suoi casinò sempre aperti, i lounge bar stipati di clienti, le mille luci degli hotel accese nell’oscurità. “Dovremmo festeggiare le nostre nozze”, rammentò Avan

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alla sua fresca sposa quando pose fine alla lunga serie di baci che si erano appena scambiati. “Cosa vuoi fare, principessa?” Victoria ci rifletté per un lungo momento. “Mi piacerebbe tornare nella mia città natale, Beatty, nel deserto del Mojave, e fare una sorpresa ai miei genitori. Potremmo acquistare una bottiglia di Champagne Moët Chandon, spingere questa macchina lungo la Route 66 e ritrovarci a Beatty in meno di un’ora. Mio padre non va mai a dormire prima delle quattro di notte, se ne sta seduto fuori dalla roulotte a suonare la chitarra per mia madre che quasi sempre canticchia per fargli compagnia. Vorrei vedere le loro facce sorprese alla vista della loro unica figlia che torna a casa dopo quattro anni per presentare loro il suo ricco e bellissimo marito. Sarebbero felici di riabbracciarmi, fieri di me per l’uomo che ho scelto di sposare, e ti accoglierebbero con tanto calore. Mio padre Travis è un tipo molto socievole, assomiglia un po’ a Kevin Costner, e mia madre Louise è una bionda tutta curve che mi ricorda tanto le dive degli anni cinquanta. Avan, vuoi conoscere i miei genitori?” “Se è questo che desideri, allora va bene anche per me.” “Davvero?... Ti avviso, dovremo dormire nel deserto, in una tenda da campeggio, perché nella roulotte non c’è spazio per quattro persone.” “Non ho mai dormito in una tenda da campeggio. Credo sia un’esperienza da provare.” “Allora metti in moto e partiamo, coraggio.” “Va bene, andiamo nel deserto.”

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Victoria saltellò sul sedile e Avan accese il motore della Lexus. L’auto sportiva ruggì mentre inforcava Las Vegas Boulevard, e il viaggio verso la piccola cittadina di Beatty ebbe inizio nel cuore della notte. Prima di imboccare la statale Route 66, Avan fece sosta da Wicked Spoon per acquistare un grande scatola piena di tortine alla frutta, pasticcini alla crema, cioccolatini e praline, e una bottiglia di Moët Chandon Magnum da tre litri. Ripresero la corsa viaggiando a velocità sostenuta con la capote abbassata e il vento caldo fra i capelli, accompagnati dalla musica notturna trasmessa dalla stazione radiofonica Truckee Tahoe. Seguendo le indicazioni di Victoria, lasciarono la statale e percorsero delle strade asfaltate secondarie finché non oltrepassarono il cartello stradale della cittadina di Beatty. Posta ai piedi dei picchi rocciosi del Nevada, a due passi dalla Death Valley, la piccola Beatty contava meno di cinquecento anime, numerosi motel, altrettante stazioni di benzina, posteggi per case mobili, caravan e roulotte. Victoria riconobbe subito la roulotte metallizzata dei genitori che non si era spostata di un millimetro in quattro anni, tutta illuminata da una fila di lampadine colorate, affiancata dalla bancarella chiusa per la vendita dei libri usati e degli oggetti d’antiquariato. Esattamente come Victoria ricordava, Travis e Louise Flanagan sedevano appena al di fuori dell’ingresso della roulotte, lui con una chitarra acustica sottobraccio, lei con un gatto tigrato acciambellato in grembo. Nulla era cambiato da quando se n’era andata. Avan spense i fari della Lexus e la posteggiò a pochi metri dalla roulotte.

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“Siamo arrivati”, disse, rivolto a Victoria. “Sì, sono tornata a casa… Aspettiamo un attimo prima di scendere. Dammi alcuni minuti per contenere l’emozione, detesto piangere, soprattutto di fronte ai miei genitori.” Avan le mise un braccio attorno alle spalle e lei si voltò a guardarlo con gli occhi lucidi. “Grazie per avermi portato fin qui. È il regalo di nozze più bello che potevi farmi.” “La famiglia è importante, e il luogo in cui nasciamo è la casa del nostro cuore.” “Sei così buono e saggio… Ti merito?” “Certo che sì… Sono felice di essere qui con te. È la nostra notte, la tua gioia è anche la mia.” Victoria gli accarezzò una guancia in un gesto affettuoso, poi si fece coraggio e aprì lo sportello dell’auto scendendo a terra. Stringendo il bouquet di roselline bianche tra le mani, mosse alcuni passi in direzione dei suoi genitori, seguita da Avan che le stava alle spalle con la scatola di dolciumi sorretta dal palmo di una mano e la bottiglia di champagne stretta nell’altra. “Allora, signori Flanagan, come ve la passate?”, esordì Victoria, attirando l’attenzione del padre e della madre. “Non siete ancora stanchi di questa noiosa cittadina sperduta nel deserto?” Travis Flanagan depose a terra la chitarra e si alzò in piedi in tutto il suo metro e novanta di altezza. “Santiddio benedetto! Victoria, sei proprio tu?!” Lei sorrise e spalancò le braccia. “Ciao papà. La tua bambina è tornata a casa.”

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Louise Baker Flanagan si alzò in piedi a sua volta e soffocò tra le mani un’esclamazione gioiosa. “Victoria?!... Oh, santo cielo! Vicky!”, esclamò subito dopo, stupita e incredula. “Ciao, mamma.” Sia Travis che Louise corsero incontro alla loro figlia e la strinsero fra le braccia a turno. “Quanto sei bella, bambina mia. Sembri una star del cinema!” “Oh, papà, grazie! Tu non sei affatto cambiato, nemmeno una ruga in più sul viso o un po’ di pancetta!” “Tesoro! Fatti guardare… La mia Vicky… Come sei cresciuta, sei diventata una splendida donna!” “Mamma, anche tu sei bella come sempre!” Avan assistette in disparte allo scambio di baci e carezze tra Victoria e i suoi giovani genitori, in attesa di essere presentato. “Cosa ci fai qui a Beatty, bambina? Sei venuta da sola? Hai fatto l’autostop da Las Vegas?” “Vicky, non ci hai detto che avevi intenzione di tornare!” “Papà, mamma, volevo farvi una sorpresa, per questo sono arrivata così all’improvviso.” “Ce l’hai fatta la sorpresa! Vero Louise?” “Tuo padre ha ragione, che bello riabbracciarti!” “Sono felice di essere venuta a trovarvi. Sapete, oggi è una giornata speciale per me. Mi sono sposata!” “Come?! Sposata?! Con chi?!” “Ti sei sposata oggi?! E dov’è tuo marito?!” Victoria scoppiò a ridere e tentò di smorzare l’entusiasmo

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irrefrenabile dei suoi genitori. “Calma, calma! Ora vi presento l’uomo che mi ha chiesto di diventare sua moglie.” Avan fece un passo avanti uscendo dall’ombra della notte e sfoderò il migliore dei suoi sorrisi. “Buonasera, signori Flanagan.” “Papà, mamma, vi presento mio marito, Avanish Darsha. Potete chiamarlo Avan, lui lo preferisce. È un albergatore, la sua famiglia vive in India, ci siamo conosciuti dopo un mio spettacolo, siamo usciti insieme, ci siamo piaciuti, e oggi lui mi ha chiesto di sposarlo. Ho accettato perché lo amo, e ora sono sua moglie.” Travis e Louise squadrarono Avan esaminandolo dalla testa ai piedi, immagazzinando le informazioni appena ricevute dalla figlia e cercando le giuste parole per accoglierlo in famiglia. “Complimenti Vicky, hai scelto proprio un bell’uomo come marito”, esordì Louise colpita dal fascino di Avan. “Se ho ben capito, tu non sei americano, vero?” “No signora, sono di origini indiane. Provengo da una ricca famiglia di albergatori.” “Dì un po’, ragazzo, sei un figlio di papà con le tasche piene di assegni?”, gli chiese Travis senza andare troppo per il sottile. “Papà, non essere scortese!”, lo rimbeccò Victoria. Avan sorrise di fronte alla schiettezza dell’uomo, per nulla offeso dalla sua domanda. “Signor Flanagan, lei mi ha inquadrato perfettamente. Sono un giovane uomo d’affari, un miliardario, e la mia

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famiglia è altolocata.” “Bene! Mi fa piacere sapere che Victoria non ha sposato un poveraccio qualunque. Come hai detto che ti chiami?” “Il mio nome è Avan, signore. È indiano.” “È un vero piacere conoscerti, Avan. Benvenuto nella nostra famiglia. Come vedi, siamo persone semplici e modeste, viviamo con poco.” “Victoria mi ha parlato molto di voi. So che amate il deserto e la vita solitaria che avete scelto di condurre. Sono felice di fare la vostra conoscenza.” Victoria lo liberò dall’impiccio della scatola di dolci e della bottiglia di champagne, permettendogli di stringere la mano di suo padre Travis e di sua madre Louise. “Lei è bella come sua figlia, signora”, si complimentò, offrendole un baciamano inaspettato. “Che uomo galante! Sei il benvenuto Avan. Sappi che per noi non ha importanza se non sei americano, basta che tu renda felice la mia Vicky.” “Mi sono impegnato a farlo, signora. Amo Victoria e intendo farle vivere una vita agiata.” Louise gli sorrise, e Victoria si strinse al braccio di Avan. “Allora, vogliamo festeggiare tutti insieme le mie nozze? Abbiamo portato dei dolci e una bottiglia di champagne.” “Ma certo! Ora festeggiamo come si deve. Louise, aiutami a tirare giù il tavolino dal tetto della roulotte.” “Arrivo, Travis, arrivo! Voi due intanto, perché non vi sedete qui su queste sedie?” Victoria lanciò un’occhiata ad Avan e gli sussurrò: “È andata bene. Ti hanno già preso in simpatia.”

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Lui trasse un sospiro di sollievo. “Meno male… Temevo che il fatto di essere indiano fosse un problema per tuo padre.” “Oh, non farci caso, lui è sempre un po’ sospettoso con chi non è americano. Mio padre è un nazionalista patriottico, ma tu gli piaci sul serio.” “Perché sono ricco?” “Già. Perché sei ricco.” Risero entrambi di fronte a quella palese constatazione, e mentre Travis e Louise si prodigavano per preparare il tavolino da picnic, si sedettero sulle due sedie di tela ai piedi della roulotte e si abbracciarono scambiandosi un bacio sotto il cielo stellato del deserto del Mojave.

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Capitolo Settimo

L’auto sfrecciava sulla Route 66 in direzione di Las Vegas sotto il cielo rossastro del tramonto e Johnny Cash cantava alla radio “Ring Of Fire”. Victoria canticchiava felice mentre il vento le scompigliava i capelli e Avan guidava lanciandole continue occhiatine divertite. Avevano trascorso la Domenica a Beatty in compagnia di Travis e Louise dopo una lunga nottata di festeggiamenti a base di Moët Chandon, domande e risposte, chiacchiere d’ogni tipo, e una prima notte di nozze bizzarra consumata all’interno di una tenda da campeggio piccola e scomoda. Avevano fatto l’amore in quello spazio ristretto ridendo per il troppo champagne bevuto, e si erano svegliati a mezzogiorno sotto il sole cocente del deserto. Travis stava armeggiando con la carbonella per accendere il barbecue mentre Louise insaporiva grosse bistecche di manzo con salsa di pomodoro speziata. Il tavolino da picnic era stato preparato con cura, con piatti di plastica gialli e il bouquet da sposa di Victoria in un vasetto blu posto al centro. Avevano pranzato all’ombra di un ombrellone da spiaggia multicolore assaporando le burrose bistecche grigliate accompagnate da pannocchie di mais bollite e patatine fritte, bevendo un vino rosso dolciastro proveniente dalla Napa Valley e completando il pasto con una fetta di torta di mele casalinga e caffè allungato con whiskey. Subito dopo, Travis aveva preso la sua chitarra acustica intonando celebri canzoni degli anni

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settanta e Victoria si era lanciata in una serie di duetti con sua madre Louise sotto gli occhi divertiti di Avan che teneva il tempo battendo le mani. Le ore erano volate via in un soffio, allegramente, e poco prima del calar del sole Victoria aveva salutato i suoi genitori abbracciandoli e baciandoli. Avan aveva ricevuto la benedizione di Travis come nuovo membro della famiglia Flanagan e Louise gli aveva raccomandato di prendersi cura di Vicky. Era stata una piacevolissima giornata, e adesso, mentre si lasciavano Beatty e il Mojave alle spalle per rientrare a Las Vegas, Avan iniziava a pensare al futuro. “Hey, principessa? Non abbiamo ancora deciso dove vivremo ora che siamo sposati. Pensi di lasciare il tuo appartamento per trasferirti nella mia suite al Four Seasons Hotel?” Victoria smise di canticchiare e assunse un’espressione pensierosa. “Il mio appartamento è a due passi dal Luxor, è comodo per andare a lavorare. Se mi trasferisco da te dovrò prendere un taxi tutti i giorni.” “Sai che non è un problema, il denaro non mi manca.” “Era più una questione di praticità… Però la tua suite è favolosa in confronto al mio mini appartamento, perciò prenderò le mie poche cose e verrò a stare da te. Dopotutto sono tua moglie, il mio posto è al tuo fianco.” “E cosa ne farai dell’appartamento?” “Non lo so… Anzi, ora che ci penso potrei prestarlo a Kelly, la ragazza nuova del “Fantasy”, quella con i capelli rossi. Mi ha detto che è ospite da un parente ma che

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vorrebbe vivere da sola, quindi perché non dare a lei il mio appartamento? Le piacerà, ne sono sicura.” “È un’ottima idea, un gesto molto generoso da parte tua.” “Aiutare una mia collega e amica è il minimo che possa fare. Siamo tutte molto solidali l’una con l’altra, non c’è rivalità tra di noi, ci vogliamo bene come fossimo sorelle.” Avan aveva notato la complicità delle ballerine del “Fantasy” sul palco durante le esibizioni, avrebbe dovuto immaginare che tra loro c’era anche un legame affettivo. Spinse il piede sull’acceleratore della Lexus e rivolse a Victoria la sua seconda domanda. “Lo vuoi un anello di fidanzamento, tipo un diamante solitario? Posso portarti da Tiffany e farti scegliere quello che più ti piace.” “Abbiamo saltato la fase del fidanzamento, siamo già sposati. A cosa mi serve un diamante di Tiffany?” “Di solito tutte le donne sposate ne possiedono almeno uno. È un pegno d’amore da parte dei loro compagni, dovresti averne uno anche tu. Non ti piacciono i gioielli?” “Onestamente no, non sono attratta dagli oggetti costosi. E poi ho già questa fedina d’oro che rappresenta il simbolo del nostro legame, non mi serve un anello con un diamante.” “Sei sicura? Sarei felice di regalarti un solitario.” “Grazie, ma non ne ho bisogno. Sei tu il mio diamante.” Avan si volse a guardarla sorridendole e lei gli posò una mano su una coscia in un gesto affettuoso. “Pensi che avremo dei bambini un giorno?”, le chiese lui, immaginandola nel ruolo di mamma.

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“Bambini?... Credo di non sentirmi ancora pronta per generare una nuova vita. Sono troppo giovane, all’inizio della mia carriera… Forse dopo i trent’anni potrei farci un pensierino. Tu vuoi avere una famiglia numerosa?” “Mi piacciono i bambini, però essendo figlio unico non ho mai valutato l’ipotesi di una famiglia con tre o quattro bambini. Un figlio solo sarà sufficiente.” “Ne riparleremo tra cinque o sei anni, va bene?” “Sono d’accordo. Prima godiamoci la vita di coppia.” “Mi piacerebbe vedere il mondo, non sono mai stata all’estero. Faremo qualche viaggio?” “Certamente. Ti porterò in India, a conoscere il mio paese natio, i miei genitori e i miei numerosi parenti, e…” “Hey, aspetta un secondo”, lo bloccò Victoria. “Non puoi portarmi in India se prima non risolvi la questione di Leela e del vostro matrimonio combinato.” Avan non aveva affatto scordato quel piccolo problema, l’aveva solo riposto in un angolo della sua mente in attesa di trovare la soluzione migliore. “Non preoccuparti per Leela. Ho intenzione di affrontare l’argomento delle nozze combinate con mio padre e mia madre il prima possibile. Farò in modo che capiscano che non posso sposare una donna che non amo. Sono persone ragionevoli, seppur rispettose delle tradizioni. Quando sapranno che mi sono sposato senza il loro consenso saranno costretti ad accettare la mia scelta.” “Io di certo non gli piacerò. Una donna americana povera cresciuta nel deserto e per giunta showgirl… Chissà cosa penseranno di me.”

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“Arun e Shanti Darsha non hanno una mentalità ristretta come si potrebbe pensare. Tu sei una brava ragazza, con dei sani principi morali, per loro non avrà importanza se sei americana, di umili origini, e se balli seminuda su un palcoscenico. Sei una donna di spettacolo, un’artista, non c’è nulla di male nell’essere una showgirl. Anche se il tuo genere di lavoro non rientra nei canoni della cultura indiana, saranno in grado di capire che fa parte di un mondo differente dal loro e ti accetteranno per la splendida persona che sei.” “Ne sembri convinto.” “Conosco mio padre e mia padre, e so quanto tengono alla mia felicità. Quando li metterò al corrente di tutto, otterrò la loro approvazione, e quando tu li conoscerai personalmente ti renderai conto che non sono poi così diversi da Travis e Louise.” “Mi fido del tuo istinto. E ti prometto che farò del mio meglio per piacere ai tuoi genitori.” “Non dovrai fare nulla eccetto essere te stessa.” Victoria annuì con un cenno del capo, rassicurata dalle sue parole, poi pensò a Leela e si sentì in colpa. “Come pensi che reagirà Leela quando verrà a conoscenza del fatto che il suo promesso sposo ha preso in moglie un’altra donna mentre lei progettava le vostre nozze?” “Conosco Leela molto poco, ma da quanto ho capito è una giovane donna intelligente dal carattere indipendente. So che frequenta l’università a Bombay e che si sta laureando in marketing aziendale. Ha un futuro di donna manager davanti a sé, dubito che sia felice di questo matrimonio

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combinato. Probabilmente sarà sollevata quando i suoi genitori le comunicheranno che non dovrà più sposarmi. L’ultima volta che l’ho vista, durante le celebrazioni del Diwali indiano, la “festa delle luci” che corrisponde al Ringraziamento statunitense, ci siamo parlati faccia a faccia e ho capito di non piacerle come uomo. Credo di non essere il suo tipo, o forse è già innamorata di un altro. Durante la cena celebrativa del Diwali a casa dei suoi genitori non faceva altro che nominare un certo Naveen Ram, un suo collega universitario, e ho avuto il sospetto che volesse farmi capire che c’è qualcosa fra di loro. Non ho indagato a fondo perché non mi interessava, ma se davvero Leela e Naveen stanno insieme, allora la notizia del nostro matrimonio saltato la renderà felice.” “Mi auguro che sia davvero così come dici, non vorrei essere la causa dell’infelicità altrui.” “Victoria, non ci pensare. È una faccenda che riguarda soltanto me. Cambiamo argomento, parlami di quali altri luoghi del mondo ti piacerebbe visitare dopo l’India.” “L’Europa intera! Città storiche come Parigi, Londra, Roma, Madrid, Berlino, Amsterdam…” Mentre Victoria sciorinava le mete turistiche da visitare insieme ad Avan, la Lexus proseguiva spedita sulla Route 66 e il sole svaniva oltre la linea dell’orizzonte lasciando il posto al sopraggiungere della sera. Un’altra calda notte stava per accendere di luci e colori la città di Las Vegas, e intanto al Luxor Hotel iniziavano i preparativi per lo spettacolo domenicale del “Fantasy” che attendeva solo l’arrivo della sua stella di punta.

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Chiusa nel suo camerino personale, Victoria aveva appena terminato di levarsi il trucco di scena con dischetti di ovatta imbevuti di latte detergente e tonico all’estratto di rosa canina. Si spazzolò con cura i lunghi capelli biondi e li raccolse in un morbido chignon dietro la nuca, rimise al loro posto i flaconi utilizzati per la pulizia del viso e spense le luci che bordavano la specchiera. Pulita e profumata, uscì nel corridoio salutando le sue colleghe e raggiunse il privé dove Avan la stava aspettando da circa mezz’ora, ovvero dal termine dello show di quella sera. “Scusami per l’attesa. Tutti quei lustrini sono tremendi da togliere dalla pelle”, gli disse, cercando la sua mano per intrecciare le dita con le sue. “Dove andiamo?” Avan aspirò il fragrante profumo di rosa che emanava il suo corpo e le depose un bacio sulle labbra rosse. “Ho pensato di festeggiare a modo mio le nostre nozze. Prima con una cena a base di aragosta da Joel Robuchon, e dopo con una divertente serata al casinò. Faremo tardi, perciò domani mattina avrai tutto il tempo che desideri per andare al tuo appartamento e prendere le tue cose. Io sarò impegnato al cantiere del mio hotel in costruzione, ti darò le chiavi della mia suite in modo che tu possa entrare e uscire con comodo.” “Va bene, allora mi trasferirò da te domani. Andiamo a cena e poi al casinò.” “Ti piace l’aragosta?” “È deliziosa. L’ho mangiata solo una volta, sembrava burro, ha un sapore così delicato.”

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“E al casinò preferisci giocare a poker o alla roulette?” “Preferisco la roulette. Mi piace lanciare i dadi.” “Hai una mano fortunata?” “In genere sì. Spero di farti vincere contro il banco.” “Te l’ho detto che detesto perdere?” “Sì, ma io ti farò vincere.” S’incamminarono all’esterno del Luxor Hotel e salirono a bordo della Lexus di Avan. “Ho in mente qualcosa di speciale dopo il casinò.” “Sarebbe a dire?” “Lo scoprirai più tardi.” Avan avviò il motore, lasciando Victoria piacevolmente curiosa di sapere come si sarebbe conclusa quella serata. La cena al ristorante Joel Robuchon fu un vero incanto. Avan aveva prenotato un posto a sedere in un angolino intimo e appartato, predisponendo anche alcuni dettagli romantici. Il loro tavolo era stato abbellito da petali di rose rosse sparse sulla tovaglia immacolata e da un grosso cero bianco che ardeva dentro un vasetto di vetro. La prima portata, crostini di pane gratinati con gamberetti rosa e caviale, fu servita con un vino bianco molto dolce, quindi arrivò il vassoio d’argento con l’aragosta bollita dalla polpa succosa condita con succo di limone e prezzemolo. Seguì un piatto di verdure miste crude insaporite con salsa di asparago bianco e un dessert a base di gelato alla vaniglia con fragole ricoperte di cioccolato fondente. Infine, lo chef Joel Robuchon in persona spinse fino al tavolo un carrello portavivande con

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sopra una torta nuziale a tre piani ricoperta di panna e ripiena di crema chantilly con una simpatica statuina decorativa sulla cima rappresentante due sposini danzanti. Victoria rimase senza parole per la sorpresa, e un cameriere scattò una fotografia ricordo mente lei e Avan tagliavano insieme la prima fetta della torta. Brindarono con due flûte colmi di champagne e il resto della torta fu distribuito alla clientela presente nel ristorante, che applaudì ai novelli sposi in segno di ringraziamento. Conclusero la cena con un buon caffè italiano e con un giro di valzer improvvisato sul momento da un violinista del ristorante. Raggiante come il sole, Victoria danzò con Avan in mezzo agli altri tavoli, ridendo felice e spensierata, sentendosi una vera principessa stretta fra le braccia del suo amato principe. Poco dopo, lasciò il ristorante al braccio di Avan portandosi via come ricordo la foto scattata dal cameriere e la statuina dei due sposini, e insieme si recarono allo Stratosphere Las Vegas Casinò. Salirono sulla torre panoramica alta quasi quattrocento metri per godere della visuale mozzafiato dell’intera città e lì sopra Avan baciò Victoria dopo averle detto ‘Ti amo’, facendola sentire la donna più fortunata del mondo. All’interno del casinò gremito di turisti di passaggio e giocatori abitudinari sedettero al banco della roulette e iniziarono a giocare puntando cinquecento dollari sul rosso. Victoria lanciò i dadi dopo averli scossi nel pugno e pregò che uscisse un numero rosso. Vinsero quel primo lancio raddoppiando la cifra scommessa, guadagnarono altri duecento dollari al secondo lancio,

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poi persero tutto al terzo lancio. Giocarono per più di un’ora, vincendo e perdendo, e smisero soltanto quando la mano fortunata di Victoria trasse i dadi un’ultima volta facendo uscire il numero 9 nero. Avan aveva puntato mille dollari sul nero e con quel lancio si aggiudicò il doppio della somma puntata. Lasciarono il banco soddisfatti e ritirarono i contanti alla cassa, quindi si diressero alla suite del Four Seasons Hotel dove Victoria avrebbe ricevuto la sua sorpresa speciale ideata da suo marito. Avan aveva riempito fino al bordo la grande vasca ovale del bagno senza accendere l’idromassaggio. L’acqua era calda al punto giusto, la stanza avvolta da un velo di vapore. Immersa fino alle spalle, Victoria stava per sperimentare un trattamento particolare. Lo capì quando Avan prese posto nella vasca insieme a lei e le bendò gli occhi con una delle sue cravatte di seta azzurra. “Cosa vuoi farmi, mascalzone?” “Shhh, non parlare… Immagina il mio viso e rilassati.” “Okay… Ti vedo già… Intrigante come sei.” “Perfetto. Continua a immaginarmi e non muoverti.” Victoria ubbidì, e si morse il labbro inferiore quando sentì le mani di Avan accarezzarle i fianchi e poi le cosce, prima all’esterno, quindi all’interno. Sospirando, appoggiò la testa all’indietro sul bordo della vasca e si rilassò, mentre la mano di Avan scivolava nel cuore pulsante in mezzo alle sue gambe. Senza parlare, lui le tempestò la gola e il collo di piccoli baci delicati, quindi mosse la mano e

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l’accarezzò lentamente. Il cuore di Victoria batté subito due volte più veloce. Sorrise, immaginando cosa lui stava per farle, poi emise un piccolo sospiro nel sentire il palmo della sua mano che strusciava contro la sua femminilità. Sollevò un ginocchio e poi l’altro, facendoli emergere dall’acqua, e divaricò le gambe con voluttuosa sensualità. Avan le mordicchiò una spalla, poi l’altra, e le strappò un altro sospiro premendo il palmo più forte contro il suo pube. Victoria iniziò a sentire le guance infiammarsi, si concentrò sull’immagine del volto di suo marito, dei suoi occhi color cioccolato, dei suoi capelli bruni lunghi e folti, della sua bocca carnosa… Gemette allorché un’audace carezza la fece fremere di piacere, e lui le posò le labbra sullo sterno baciandola anche lì. Un secondo più tardi, le dita di Avan le stuzzicarono le parti intime facendola gemere di nuovo. Sollevò una gamba poggiandola sul bordo della vasca e si inarcò all’indietro esponendo i seni fuori dall’acqua. Avan ne strinse uno con la mano libera e vi chiuse intorno le labbra, succhiandole il capezzolo roseo che divenne subito turgido, quindi spinse piano un paio di dita all’interno del suo corpo, e lei gemette ancora, più forte di prima. Avan prese a giocherellare anche con l’altro seno, mentre muoveva le dita su e giù con una lentezza quasi torturante. Victoria avrebbe voluto toccare il corpo di Avan, ma s’impose di tenere ferme le mani e cercò di non deconcentrarsi. Le dita di Avan accelerarono un po’ il movimento, le labbra di Victoria si schiusero in un altro sospiro. Roteò i fianchi nell’acqua andando incontro a quelle dita che le stavano procurando un

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infinito piacere, e lui le affondò all’interno aumentando il piacere che già provava. Victoria sollevò anche l’altra gamba fuori dalla vasca con il piede appoggiato sul bordo, lui si mosse dentro di lei ancora, scivolando in profondità, lei sentì il cuore martellare nel petto e il respiro farsi corto. Il suo corpo era in fiamme, così come le guance che scottavano. All’ennesima intima carezza di Avan, Victoria quasi gridò, le dita dei suoi piedi si flessero, il suo busto s’inarcò per la gioia di Avan che godette della splendida vista dei suoi seni floridi lucidi d’acqua. Le stuzzicò ancora i capezzoli, mordendoli piano con i denti, lei si lamentò, trattenne il respiro, gemette di nuovo tendendo il busto all’indietro. Avan premette il pollice sul suo punto più sensibile e Victoria ebbe un sussulto, seguito da un tremito. A quel punto, Avan le prese le labbra fra le proprie, sfilò via le dita con un gesto rapido, l’avvinghiò per le natiche e la penetrò con una sola spinta, riempiendola tutta. Victoria gli morse piano un labbro, e lui la guidò velocemente verso l’apice del piacere, facendole raggiungere l’orgasmo in pochi secondi. La sentì tremare fra le sue braccia, tendersi come un arco, il respiro le morì in gola e i piedi si sollevarono dalla vasca per puntare dritti verso il soffitto del bagno. Avan fu inondato a sua volta da un piacere intenso che giunse a squassarlo correndo come un treno sulle rotaie del piacere, e si strinse a Victoria che boccheggiava come un pesce godendosi l’estasi che lui stesso le aveva procurato. Dopo, la discesa del piacere fu fin troppo rapida, li lasciò entrambi storditi, con le membra molli, i

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visi infiammati, i cuori impazziti. Victoria si levò la cravatta dagli occhi e la gettò via, quindi si perse nello sguardo languido del proprio amante, e finalmente si concesse di abbracciarlo, premendo forte le dita e i palmi delle mani sulla sua schiena ampia. Lo avvinghiò con le ginocchia e con i piedi incrociati, obbligandolo a restare dentro di lei, fluttuando nell’acqua agganciata al suo corpo bollente. “Sei nato per fare impazzire le donne”, mormorò contro le sue labbra, prima che lui la baciasse di nuovo. “È la nostra luna di miele. Dovevo per forza fare qualcosa di memorabile.” “Puoi star certo che non scorderò mai questo regalo.” “Sono stato bravo?” “Un maestro.” Lui rise, e Victoria gli accarezzò i capelli bagnati che gli incorniciavano il viso. “Come sei bello, amore mio… Mi sei piaciuto fin dal primo istante. Ti ho desiderato. E poi ti ho conquistato.” “Sei riuscita a mettermi un anello d’oro al dito.” Lei sorrise maliziosamente. “Sono una donna molto scaltra. Quando voglio qualcosa so cosa devo fare per ottenerla.” Avan dovette ammettere che non aveva dovuto faticare troppo per stregarlo e farlo suo. “Mi sono lasciato conquistare facilmente. Volevo che tu fossi mia. Ed io volevo essere tuo.” Victoria premette forte le labbra contro le sue. Poi lo guardò con amore e gli chiese:

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“Quale divinità indiana devo ringraziare per averci fatto incontrare?” “Kama. È il dio del piacere sessuale, dell'amore carnale e del desiderio.” “E come posso ringraziarlo?” “La preghiera indiana è fatta di piccoli gesti. Mani giunte portate lentamente sopra la testa, sulla fronte e sul petto, qualche bastoncino d’incenso fumante, l’offerta di una ghirlanda di fiori di gelsomino, e la spiritualità del tuo cuore che dice semplicemente grazie.” “Ho così tanto da imparare sulla tua cultura. Dovrai insegnarmi tutto.” “Quando ti porterò a Chandigarh, andremo in un tempio a pregare davanti alla statua di Shiva, il dio indiano che governa tutti gli altri. Avrai un bellissimo sari indiano di seta colorata da indossare e un cerchietto rosso dipinto al centro della fronte. Shiva ti accoglierà a braccia aperte.” “Sarò felice di mettere piede in un tempio indiano.” “L’India ti piacerà. È un paese che ti entra nell’anima.” Victoria immaginò il giorno in cui Avan le avrebbe regalato un sari di seta per poi portarla in un tempio a pregare tra corone di fiori e bastoncini d’incenso. Sarebbe stato bello. Non vedeva l’ora di andare in India. Si lasciò cullare dalle braccia amorevoli di Avan, suo marito, e quando l’acqua della vasca non fu più calda, lui la strinse al proprio petto e la portò nella stanza da letto, dove si stese al suo fianco e intonò per lei un mantra indiano facendola scivolare dolcemente nel sonno.

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Capitolo Ottavo

Il mattino seguente, Avan si destò all’alba, scese dal letto senza turbare il sonno di Victoria, si fece una lunga doccia, si rasò la barba con cura, indossò un completo color ghiaccio e una cravatta lilla, ordinò un caffè bollente e un cornetto alla crema per colazione, quindi raccolse la cartelletta con tutti i documenti riguardanti l’edificazione del suo hotel e lasciò la suite dopo aver deposto un bacio sulla fronte di Victoria e aver scritto un biglietto in cui le augurava una splendida giornata e le spiegava che avrebbe trascorso il giorno intero al cantiere del The LaLit per controllare i lavori già avviati da tre mesi. Quando raggiunse il vasto appezzamento di terreno dove stava sorgendo il nuovo The LaLit Hotel, il costruttore edile indiano Samir Kumar gli venne incontro sorridente. “Buongiorno, signor Darsha.” “Buongiorno a lei, Samir.” “La squadra di muratori sta per arrivare. Le misurazioni perimetrali sono già state effettuate ed esaminate con meticolosa attenzione dall’ingegnere Omar Rajan. Siamo pronti a procedere con la prima fase di costruzione, oggi getteremo la base in cemento armato per le fondamenta dell’intero edificio. Assisterà ai lavori, signor Darsha?” “Certamente. Sono venuto qui proprio per osservare il lavoro dei suoi uomini.” “Bene. Vedrà che sarà soddisfatto dal lavoro di squadra dei miei operai. Ho scelto i migliori muratori e carpentieri

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della città, sono veloci e precisi, entro questa sera stessa le fondamenta saranno pronte.” Avan seguì Samir Kumar lungo la passerella in legno predisposta lungo il perimetro dell’enorme e profonda buca scavata nel terreno dove il primo strato di cemento era già stato versato sopra le strutture portanti in ferro e acciaio che costituivano l’anima interna dell’edificio. Il sole splendeva alto nel cielo limpido, la mattinata era calda ma ventilata, e Avan era più che felice di poter assistere personalmente alla nascita del suo The LaLit. Victoria si stiracchiò sul letto e si rese subito conto che Avan non era lì al suo fianco. Aprì gli occhi e si mise a sedere sul materasso, guardandosi attorno. Vide subito il biglietto che Avan le aveva lasciato sul comodino. Allungò il braccio per prenderlo e lesse il breve messaggio scritto a penna da Avan. “Buongiorno principessa. Sono uscito presto per recarmi al cantiere del mio hotel in costruzione. Ordina ciò che vuoi per colazione e passa una buona giornata. Ci vedremo in serata, al termine del tuo spettacolo. Ti amo, Avan.” Victoria annusò il biglietto che profumava di sandalo e patchouli, le note speziate del profumo di suo marito, e si guardò la mano sinistra dove brillava la fedina nuziale d’oro. Con il cuore gonfio di gioia, saltò giù dal letto e iniziò la giornata con una doccia calda seguita da un’abbondante colazione. Quel giorno sarebbe andata al suo appartamento per mettere in valigia tutti i suoi vestiti e oggetti personali e trasferirsi stabilmente lì nella suite del Four Seasons

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Hotel. La sua nuova vita come ‘signora Darsha’ stava per cominciare e ciò la rendeva estremamente emozionata oltre che felice. Le lancette del Rolex da polso di Avan segnavano le dodici e trenta e il suo stomaco brontolava per la fame. Lanciò un’occhiata alla squadra di dodici muratori che avevano appena terminato di stendere il cemento liquido riversato dalle autobotti direttamente sulla piattaforma rettangolare delle fondamenta del suo futuro hotel e poté ritenersi soddisfatto del lavoro che era stato eseguito fino a quel momento. “Samir? Dica ai suoi uomini che possono fermarsi per la pausa pranzo e riprendere a lavorare quando il cemento si sarà asciugato.” “Come desidera, signor Darsha.” “Le va di pranzare in un ristorante qui vicino?” “Volentieri, signor Darsha.” “Perfetto. Prenoto subito un tavolo per due persone all’India Oven. Il menù è molto vario e offre delle squisite portate seguendo alla regola le ricette della cucina tradizionale indiana.” “Un buon piatto di riso basmati al curry è proprio quello che ci vuole, signor Darsha.” “Può ben dirlo, Samir.” Mentre Avan sfilava il suo cellulare blackberry dalla tasca interna della giacca e selezionava il numero telefonico del ristorante memorizzato in rubrica, Samir Kumar diede istruzioni agli operai di terminare la lisciatura del

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cemento fresco e di concedersi una pausa pranzo di almeno un’ora. Pochi attimi dopo, il costruttore edile si avviò a piedi al fianco di Avan in direzione del vicino ristorante India Oven, dove avrebbero pranzato in un clima rilassante tipicamente indiano. Victoria scese dal taxi e pagò in contanti il conducente del mezzo prima di varcare la soglia del Luxor Hotel. Erano le sei di sera e le prove per lo spettacolo serale del “Fantasy” sarebbero iniziate verso le sette. Aveva tutto il tempo di prendere da parte Kelly Langford e spiegarle che poteva prendere possesso del suo ex appartamento. Victoria aveva impiegato la mattinata intera per svuotare armadi e cassetti, riempire le valige, portare tutto alla suite, riporre i suoi abiti nel grande armadio vuoto accanto a quello contenente i raffinali completi di Avan, e disseminare sui mobili i pochi oggetti d’arredamento a cui teneva particolarmente. Poi era tornata di nuovo all’appartamento per svuotare la dispensa e il frigorifero degli alimenti aperti o scaduti e gettare via l’immondizia, quindi aveva annaffiato le piantine verdi disposte sul davanzale della finestra del salottino che non intendeva portare alla suite. Si era scordata di pranzare, perciò l’avrebbe fatto in compagnia di Kelly presso il ristorante del Luxor. Cercò la collega di lavoro nel suo camerino personale ma non la trovò, allora bussò alla porta del camerino di Patricia Ford, dal quale proveniva un vivace chiacchiericcio alternato a risate divertite. La ragazza, alta, bruna e formosa, aprì la porta e la fece accomodare.

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“Lo sai che ti stavamo aspettando?”, cinguettò Patricia. “Davvero? Bè, ora sono qui.” “Festeggiamo il mio compleanno. Vuoi una fetta di torta al cioccolato?”, le chiese Anna Bruster. “Oh, tanti auguri Anna! Scusami se mi sono scordata che oggi era il tuo compleanno!” “Figurati, non lo sapeva nessuno, quindi non sei la sola che non mi ha fatto gli auguri.” “Potevi informarci, avremmo organizzato qualcosa tutte insieme, vero ragazze?” Un coro di ‘Sììì’ riempì il piccolo camerino, mentre Anna porgeva a Victoria un piattino di carta con una grossa fetta di torta al cioccolato. “Stiamo festeggiando adesso, va benissimo anche così. Mangia il dolce, l’ho fatto io con le mie mani.” “Grazie Anna. Buon compleanno.” Victoria prese posto su una sedia e staccò con le dita un boccone della soffice fetta di torta farcita al cioccolato portandoselo alle labbra. “Mmm, è davvero buona… Complimenti Anna.” “Sto facendo un corso di cake design, e questa torta è il mio primo esperimento ben riuscito.” Victoria mandò giù un altro boccone, poi vide Kelly seduta vicino a Danielle e richiamò la sua attenzione. “Kelly, se non sbaglio stai cercando casa, giusto?” “Sì, vorrei un appartamentino che non abbia l’affitto troppo caro, possibilmente qui vicino.” “Puoi smettere di cercarne uno. Se vuoi ti do le chiavi del mio appartamento. A me non serve più, ho traslocato

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altrove questa mattina.” “Dici sul serio?! Cavoli, sarebbe fantastico!” “È arredato, ben tenuto, a pochi passi da qui. Non mi devi nemmeno pagare l’affitto, te lo cedo gratis.” Kelly scoppiò a ridere entusiasta e corse ad abbracciarla. “Grazie Victoria! Sei una vera amica!” Lei sorrise e si lasciò stringere dalla giovane ballerina dai focosi capelli rossi, frugò nella tasca dei blue-jeans e tirò fuori il portachiavi per consegnarlo a Kelly. “Queste sono le chiavi, prendile. L’appartamento è pulito, devi solo fare un po’ di spesa e riempirlo con le tue cose.” “Oh, Victoria… Non so proprio cosa dire.” “Mi hai già detto grazie, è più che sufficiente.” Kelly l’abbracciò ancora, e Victoria si sentì orgogliosa di se stessa per aver aiutato un’amica in difficoltà. Patricia si intromise tra di loro domandando: “Victoria, dove ti sei trasferita?” Lei si strinse nelle spalle trattenendo a stento la gioia che provava e rispose: “Al Four Seasons Hotel. In una splendida suite che sembra una reggia.” Tutte le ragazze strabuzzarono gli occhi e la fissarono a bocca aperta, mettendola in imbarazzo. “Ho conosciuto una persona… Un uomo fantastico… E mi sono trasferita da lui questa mattina.” Patricia lanciò un fischio di sorpresa e disse: “Ma tu senti! Un uomo fantastico! Chi è, lo conosciamo?” “Forse l’avrete sentito nominare… Si chiama Avanish Darsha, è qui a Las Vegas per costruire un nuovo hotel di

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lusso accanto al Circus Circus.” “Cosa?! Stai forse parlando dell’Avanish Darsha che tutti conoscono in città? Il miliardario indiano venuto da Chandigarh? L’albergatore super sexy con la fama di playboy?”, esclamò Patricia con stupore. “Sì, proprio lui. Lo conoscete, per caso?” “Sicuro che sì tesoro, quell’uomo non passa di certo inosservato. Giovane, bello, ricco, ben vestito e galante.” “Lo avete visto aggirarsi qui in hotel?” “È stato presente ai nostri show per ben tre volte, sempre seduto in prima fila. Gli hai perfino lanciato addosso i tuoi slip di scena, non te lo ricordi?” Victoria tacque, sentendosi in colpa per aver nascosto alle sue colleghe tutto ciò che era successo con Avan, e Alicia Barrow la guardò con sospetto. “Hey ragazze, aspettate un attimo. Victoria ci nasconde qualcosa… Dì la verità, lui ti ha corteggiata. Scommetto che ti ha pure invitata ad uscire a cena con lui. Una cosa tira l’altra e ci sei finita a letto. E poi lui ti ha chiesto di restare nella sua suite, per questo ti sei trasferita. Ho indovinato? È andata proprio così?” “Victoria, sei la nuova conquista di Avanish Darsha?”, insinuò Rachel Beck. “Vi state frequentando?”, azzardò Pamela Woods. “Da quanto tempo state insieme?” Victoria sollevò entrambe le mani in segno di resa, quindi mostrò a tutte loro la fede nuziale d’oro che brillava al suo dito anulare e ammise tutto d’un fiato: “Confesso di averlo incontrato e conosciuto Venerdì sera,

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di essere stata corteggiata e di aver accettato un suo invito per una passeggiata romantica e un drink, di essere finita a letto con lui la notte stessa e il giorno seguente, di essermi innamorata pazzamente di lui e di averlo sposato Sabato notte in un momento di irresistibile follia. È mio marito adesso. E io sono sua moglie, la signora Darsha.” Otto paia di occhi la fissarono increduli e un silenzio di tomba avvolse il camerino, seguito subito dopo da una valanga di domande sovrapposte. “Ti sei sposata con lui?!” “Sei diventata sua moglie?!” “Come hai fatto a mettergli la fede al dito?!” “Perché non ci hai detto niente?!” “Ma lui ti ama davvero?!” Victoria si alzò in piedi e sventolò le mani in aria per placare quel bombardamento di curiosità rumorosa. “Calmatevi, ora vi racconto tutto, va bene?”, esclamò, ottenendo un po’ di silenzio. “Siamo tutte orecchi. Avanti, vuota il sacco”, le disse Patricia facendosi portavoce delle sue colleghe. Victoria si risedette e sospirò. Era pronta a raccontare alle ragazze come si erano svolti i fatti, iniziando proprio dal suo primo incontro con Avan nel privé. Aprì la bocca e iniziò a raccontare alle sue otto amiche la sua inaspettata e meravigliosa favola d’amore. Non avrebbe risparmiato loro niente, nemmeno i particolari più intimi e piccanti.

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Avan era in ritardo. Si era intrattenuto troppo a lungo a cena con Samir Kumar e Omar Rajan a discutere dei lavori da effettuare per erigere il The LaLit, e quando aveva congedato i due uomini si era reso conto di aver perso lo spettacolo del “Fantasy”. Quando mise piede al Luxor Hotel raggiunse di corsa la sala spettacoli e la vide vuota, allora si precipitò nell’adiacente privé e scorse Victoria con addosso un abito rosso dalla gonnellina corta e svasata che conversava con le altre otto showgirls dello show. Avan si schiarì la gola con un colpetto di tosse e Victoria si voltò nella sua direzione, così come fecero le sue colleghe e amiche di lavoro. Lui guardò la donna che amava sollevando le spalle come per scusarsi del ritardo e mimò un’espressione dispiaciuta. “Mi sono perso lo spettacolo. Scusami, amore, non volevo fare tardi. Sono stato a cena con Samir e Omar, ero così preso dai dettagli della nostra discussione lavorativa che ho scordato di controllare l’orario.” Victoria gli sorrise, felice di rivederlo dopo un’intera giornata di lontananza da lui e lo raggiunse. “Avan, non ti preoccupare. Quando non ti ho visto in platea ho immaginato che fossi stato assorbito dal lavoro. Non fa niente, ti è concesso arrivare in ritardo.” Noncurante della presenza delle altre otto showgirls, Avan le prese il viso tra le mani e la baciò dolcemente sulle labbra. “Mi sei mancata oggi. Non ho fatto altro che pensarti.” “Anche tu mi sei mancato. È bello riabbracciarti.”

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Lui la baciò di nuovo e le circondò la vita con le braccia, stringendola in un tenero abbraccio. Victoria si godette con infinito piacere le sue effusioni amorose, poi si scostò un poco e gli bisbigliò piano: “Le ragazze ci stanno guardando. Non voglio farle morire d’invidia. Salutale a andiamocene via.” Avan la liberò dal suo abbraccio e la prese per mano, quindi puntò il suo sguardo affascinante sul gruppo di donne che avevano assistito in silenzio al loro scambio di baci dal fondo del privé. Sorrise loro educatamente per poi dire: “Buonasera, signorine. Congratulazioni per lo show, siete tutte davvero meravigliose, apprezzo molto le vostre esibizioni. Scusatemi per l’intrusione nel vostro privé, sono venuto a prendere Victoria. Ora la porto via con me. Arrivederci, signorine.” Le ragazze ricambiarono il suo saluto sfoderando i loro sorrisi perfetti e agitando le mani quasi timidamente, e solo Patricia riuscì a dire: “Buona serata, signor Darsha.” Victoria salutò le amiche con un gesto della mano e Avan la trascinò via a passo spedito. “Scusami ancora per il ritardo. Ho preso due biglietti per il Cirque Du Soleil per farmi perdonare.” “Che bello! Adoro il Cirque Du Soleil.” “Mi fa piacere… Sei splendida, lo sai? Il rosso ti dona.” “Anche tu stai bene con questo completo chiaro.” “Ti sei trasferita da me con tutte le tue cose?”, s’informò Avan, guidandola verso il parcheggio del Luxor Hotel.

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“Certo, mi sono sistemata nella tua suite questa mattina. E ho ceduto il mio appartamento a Kelly.” “Quindi da oggi in poi ti avrò sempre al mio fianco.” “Sono tua moglie. Il mio posto è accanto a te.” “Lo so benissimo. Ti adoro, principessa.” Salirono in auto diretti all’hotel Bellagio che ospitava gli spettacoli serali e notturni del Cirque Du Soleil, e durante il tragitto Victoria ricevette un messaggio sul cellulare inviato da Patricia con i nomi siglati di tutte le ragazze. “Sei davvero troppo fortunata. Ti invidiamo tantissimo.” “Non rosicate, fa male alla salute”, rispose Victoria.

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Capito Nono

Un’altra giornata lavorativa presso il cantiere del nascente The LaLit Hotel aveva tenuto Avan lontano da Victoria, facendogli perdere per la seconda volta consecutiva lo spettacolo del “Fantasy”. Come la sera precedente, si era attardato a cena con Samir e Omar, ai quali si era aggiunto un terzo ospite, l’architetto Ketan Tanwar, che si sarebbe occupato di dirigere i lavori architettonici. Il tempo era volato in fretta, la cena si era prolungata più del dovuto, e Avan non aveva potuto sottrarsi a quell’impegno pur sapendo che Victoria si stava esibendo sul palco mentre lui discuteva di pavimentazioni e murature. Quando finalmente rientrò nella propria suite al Four Seasons Hotel erano le undici di sera passate. Victoria aveva lasciato il Luxor Hotel a bordo di un taxi, lo sapeva perché lei stessa gli aveva inviato un messaggio sul cellulare dicendogli “Penso che tu sia impegnato anche questa sera. Non preoccuparti, prendo un taxi e ti aspetto nella nostra suite. Un bacio, Victoria.” Dispiaciuto per essere nuovamente in ritardo, Avan aveva acquistato un mazzo di orchidee rosse in una costosa fioreria e quando aprì la porta della suite sperò che Victoria gli venisse incontro, in modo da poterla accogliere con quell’omaggio floreale. Invece la porta si chiuse alle sue spalle, e subito notò che le luci della suite erano abbassate, le stanze quasi in penombra, e dallo stereo del soggiorno scaturivano le note orientaleggianti

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di uno dei suoi cd di musica indiana preferiti, Gayatri Mantra di Deva Premal. Il volume della musica era sufficientemente alto da invadere ogni singola stanza e nell’aria aleggiava un intenso profumo di bastoncini d’incenso che ardevano in un vasetto di terracotta posto sul tavolino del salotto. Avan avanzò di qualche passo con le orchidee adagiate su un braccio e si guardò attorno cercando Victoria. “Principessa? Sono tornato!”, disse a voce alta, posando i fiori sul tavolo. “Dove sei, Victoria?... Stai riposando?” Seguendo il proprio istinto, si diresse verso la camera da letto e non appena ebbe superato la soglia della stanza scarsamente illuminata avvertì un leggero fruscio di passi alle sue spalle. Non ebbe il tempo di voltarsi che si ritrovò con gli occhi bendati da una fascia di tessuto. “Bentornato a casa, amore mio”, gli sussurrò Victoria all’orecchio, annodando la fascia dietro la sua testa. “Hai intenzione di punirmi per il mio ennesimo ritardo?”, domandò lui, lasciandola fare. “Nient’affatto. Ho una piacevole sorpresa per te, un dono d’amore che sono certa gradirai.” “Capisco… Vuoi giocare con me… Che ragazzaccia.” “È troppo stretto il foulard?” “Credevo fosse una delle mie cravatte… Stringi di più se vuoi, mi eccita essere alla tua mercé.” Victoria non strinse oltre il foulard, non voleva torturarlo bensì regalargli un quarto d’ora di intenso piacere. “Ti piace la musica? Io la trovo molto rilassante.” “Hai scelto il mio cd preferito. Amo questo mantra.”

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“Benissimo. Adesso dimentica il cantiere e tutto ciò che riguarda il tuo hotel, concentrati sulla musica e su di me, e soprattutto esegui i miei ordini.” “Va bene. Dimmi cosa devo fare.” “Niente. Tu non ti muovere, faccio tutto io.” “Vuoi che stia zitto?” “No, parla pure se vuoi, ma non muovere un dito.” Avan sorrise e Victoria, che indossava solamente una corta vestaglietta di seta rosa, lo prese per le spalle e lo spinse più vicino al letto. “Sei un po’ troppo vestito per i miei gusti, leviamo questa giacca tanto per cominciare.” Lui non disse nulla e Victoria lo spogliò lentamente della giacca color senape facendola scivolare oltre le sue spalle, fino a che non cadde sulla moquette della camera. “Anche la cravatta non ti serve… E neppure la camicia.” Alle sue parole seguirono i fatti. La cravatta verde pastello fu snodata e i bottoni della camicia bianca aperti uno ad uno dalle dita di Victoria. Entrambi gli indumenti raggiunsero la giacca sul pavimento e Avan rimase a torso nudo di fronte a lei. “E adesso togliamo tutto il resto.” Così dicendo gli slacciò la patta dei pantaloni, abbassò la zip, e li fece scorrere lungo le sue gambe, fino a terra. Inginocchiata ai suoi piedi, gli tolse le scarpe e poi gli sfilò i calzini, quindi si rialzò e afferrò i boxer aderenti per il bordo elastico spingendoli verso il basso. Avan era completamente nudo, e Victoria si godette la vista del suo corpo ambrato virile e perfetto.

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“Adesso stenditi sul letto e rilassati.” Lo spinse delicatamente all’indietro e lui si adagiò sul soffice materasso che cedette un po’ sotto il peso del suo corpo. Victoria salì sul letto carponi e si sedette piano sulle sue cosce. Lui avvertì il contatto della propria pelle nuda con la carne calda della moglie e sorrise. “Sei nuda?” “Quasi… Ho solo uno straccetto addosso.” Lui sollevò una mano per toccarla, ma Victoria gli prese il polso bloccandolo a mezz’aria. “Non puoi toccarmi. Rimetti a posto questa mano e non ti muovere. Questa sera comando io.” “Oh, scusami… Prometto di stare fermo.” “Bravo… Adesso ci divertiamo un po’, okay?” “Non potrei chiedere di meglio. Torturami quanto vuoi.” Victoria si allungò sopra di lui scostando i due lembi della vestaglietta e appoggiò i seni nudi sul suo petto per poi scivolare verso il basso strusciando il proprio ventre contro il suo. Avan emise un sospiro e si passò la lingua sulle labbra, mentre le mani di Victoria andavano a posarsi sulla parte alta delle sue cosce risalendo fino all’inguine accarezzandogli la pelle. Lui sospirò di nuovo, e lei posò delicatamente una mano sulle sue parti intime, accarezzandolo in quel punto con il palmo, scivolando su e giù ripetutamente. “Ti piace?”, gli chiese continuando a toccarlo. “Da impazzire”, ammise lui. “Non smettere.” “Non ho intenzione di fermarmi, ho appena cominciato a divertirmi.”

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Avan emise un sospiro profondo e lei passò alla fase successiva. Strinse le dita attorno al suo membro strappandogli un piccolo gemito, quindi iniziò a muovere la mano avanti e indietro, sapendo che quella leggera frizione lo avrebbe eccitato. Avan socchiuse le labbra con evidente piacere e il suo respiro si fece più rapido, sempre più corto e veloce man mano che Victoria aumentava il ritmo del suo movimento e stringeva le dita rendendo la frizione sempre più piacevole. Passarono alcuni minuti e si ritrovò tra le mani il membro di Avan sempre più turgido e caldo. La sua eccitazione era stata rapidissima, lo sentiva duro contro il palmo della sua mano, ma non era ancora il momento di andare oltre. Continuò a procurargli piacere facendolo gemere piano, alternando carezze lievi a frizioni più audaci, osservando il suo ventre che si contraeva e il suo torace che si alzava e abbassava ritmicamente. Il suo viso già ambrato si fece presto arrossato, e sulla sua fronte comparve un velo di lucido sudore. Victoria decise che era il momento di passare alla fase successiva, perciò lo liberò dalla stretta delle sue dita e scivolò in avanti finché il suo bacino non fu esattamente sopra a quello di Avan. A quel punto sollevò un poco i glutei e poi si abbassò lentamente, guidando il suo membro dentro di lei con una mano, per poi sedersi sul suo pube e sentirsi riempire tutta. Avan gemette più forte, e Victoria iniziò a muoversi sopra di lui ondeggiando avanti e indietro, su e giù, provando lo stesso piacere che stava provando lui. Si liberò della vestaglietta gettandola via, prese le mani di Avan e se le portò sopra i seni.

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“Puoi toccarmi adesso”, gli disse, lasciandolo libero di muoversi come voleva. Avan strinse le dita attorno ai suoi seni soffici, poi le accarezzò la curva dei fianchi e l’afferrò per le natiche traendola verso di sé, penetrandola ancora di più. Lei gemette, rovesciò la testa all’indietro, gli poggiò le mani sui pettorali e aumentò la velocità delle spinte gradualmente, minuto dopo minuto, sentendo l’orgasmo che si avvicinava rapidamente. Fu lei a guidare la corsa che in pochi attimi li portò al galoppo fino all’apice del piacere, e quando Avan si lasciò andare completamente esplodendo dentro lei anche Victoria raggiunse il culmine dell’estasi. Vennero insieme, gemendo all’unisono, gridando forte mentre i loro corpi tremavano e fremevano per gli spasmi violenti di quell’amplesso spinto fino al limite, e Victoria continuò a ondeggiare per prolungare quelle sensazioni indescrivibili che incendiavano il suo sangue e quello di Avan. Dopo, così com’era arrivato, il piacere defluì, scivolò via, Victoria si stese sopra il petto di Avan e lui l’abbracciò stretta coccolandola nella dolce morsa delle sue braccia. Le cercò la bocca, la baciò con la lingua, si prese il suo respiro lasciandola senza fiato. E alla fine la furia della tempesta si placò, lasciando il posto alla quiete, alla dolcezza dei corpi spossati, deboli e molli come gelatina. Victoria riprese a respirare normalmente, e solo allora liberò gli occhi di Avan dal foulard con il quale l’aveva bendato. Lui sbatté le palpebre un paio di volte, la guardò negli occhi azzurri resi più cupi dal piacere, le accarezzò le guance arrossate, caldissime, e

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con le dita giocherellò con le ciocche setose dei suoi capelli chiari sciolti e selvaggi. “Grazie, Victoria”, le disse, regalandole un dolce sorriso. “Prego. È stato eccitante giocare con te.” “Vieni qui, piccola. Stringiti a me.” Victoria lo fece, rannicchiandosi contro di lui, guancia a guancia, assaporando il calore umido del suo corpo e il profumo speziato della sua pelle. Rimasero così per un tempo incalcolabile, ascoltando la voce suadente di Deva Premal che intonava il Gayatri Mantra dal soggiorno a ripetizione continua. Più tardi, stesi sul letto l’uno di fianco all’altra, occhi negli occhi, si sfiorarono e accarezzarono a lungo, lasciando che fossero le mani a parlare al posto loro. Finché non fu Avan a spezzare il silenzio dicendo: “Sei brava con le mani… Dove hai imparato a dare piacere ad un uomo come hai fatto con me?” “È una lunga storia. Vuoi che te la racconti?” “Sì. Raccontamela.” Victoria sospirò piano, ripensando al suo passato. “Quando avevo sedici anni, i ragazzi del deserto mi ronzavano attorno come api sul miele. Io li tenevo a distanza, ero già donna ma non mi sentivo ancora pronta per fare l’amore. Mi sembrava troppo presto. Così, quando un ragazzo carino ci provava con me, lo cacciavo via senza troppi complimenti. Ma uno di loro, Bobby Lee Evans, mi piaceva davvero, e quando mi corteggiava io non riuscivo a mandarlo via. Era proprio un bel tipo, alto

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e muscoloso, con un dragone tatuato sul petto, l’aria da sbruffone e i capelli un po’ lunghi sempre raccolti in un codino. Aveva diciott’anni e lavorava nella stazione di benzina di suo padre. Bobby Lee veniva a trovarmi quasi ogni giorno, mentre i miei genitori erano impegnati a vendere libri e oggetti antichi ai turisti che visitavano il Mojave, entrava nella nostra roulotte e si sedeva sul mio letto. Faceva il carino con me, mi accarezzava le gambe, mi stuzzicava un po’, e alla fine io cedevo sempre. Ricordo che ci baciavamo a lungo, ho imparato da lui a baciare con la lingua, le sue mani mi toccavano dappertutto, e ogni volta mi chiedeva di fare l’amore con lui. Io gli dicevo sempre di no, perché non volevo, e allora lui mi prendeva la mano e mi diceva “Se non vuoi fare sesso, almeno dammi un po’ di piacere.” Mi sembrava un buon compromesso, perciò l’accontentavo. Le prime volte ero molto impacciata, non sapevo bene come dovevo fare, ma Bobby Lee mi ha insegnato ad usare mani e dita per procurargli piacere fisico. Non capitava spesso, due o tre volte al mese, e pensavo che prima o poi avrei fatto l’amore con lui. Ma un bel giorno Bobby Lee ha deciso che la vita nel deserto gli stava stretta, così si è arruolato nell’esercito ed è partito per l’Iraq. È stato via per due lunghi anni, e per tutto quel tempo io l’ho aspettato, perché ne ero innamorata. Doveva tornare a Beatty in Dicembre per un periodo di congedo, invece ad Ottobre l’hanno spedito a casa su una sedia a rotelle. La scheggia di una granata gli si era conficcata nella spina dorsale privandolo della sensibilità di entrambe le gambe. Non

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era del tutto paralizzato, ma non riusciva a reggersi in piedi. Quando sono andata a trovarlo nel suo caravan, lui mi ha guardata negli occhi e mi detto “Mi dispiace Vicky, non potrò mai fare l’amore con te.” Era molto cambiato, mi sembrava maledettamente triste e abbattuto. Volevo che fosse felice, che tornasse a sorridere come un tempo, perché mi piaceva ancora, e l’amavo come si può amare solo a diciott’anni, intensamente. Quel giorno mi sono seduta sul suo letto e gli ho detto “Bobby Lee, ci penso io a te, non preoccuparti.” E subito dopo mi sono spogliata di fronte a lui, senza alcun timore. Lui non mi ha cacciata, anzi, si è goduto le mie carezze, mi ha permesso di dargli piacere come facevo prima della sua partenza, e alla fine abbiamo fatto l’amore. Ho fatto tutto da sola, ed è stato bello. Lui ha pianto alla fine, e mi ha ringraziata per avergli fatto dono di me stessa. È così che ho perso la verginità. Con Bobby Lee, il mio primo amore. Credevo che per noi potesse esserci un futuro, non m’importava nulla se era costretto a stare su una sedia a rotella, lo amavo così com’era. Ma i due anni in Iraq l’avevano rovinato dentro, era tormentato dagli incubi e dai sensi di colpa per le vite che aveva sacrificato in nome di una guerra sbagliata. Due settimane dopo il suo ritorno a casa, una notte ha preso la pistola di suo padre e si è sparato un colpo dritto al cuore. Credo che non fosse abbastanza forte per vivere nel deserto, accettando una vita miserevole. La sua morte mi ha fatto odiare il deserto. Senza di lui mi sentivo persa. Ho iniziato a mettere da parte un po’ di soldi, e a ventun’anni me ne

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sono andata via per sempre. Bobby Lee mi è rimasto nel cuore, e non ho più dato piacere a nessun uomo dopo di lui. Fino a questa sera. Tu hai guarito una ferita che mi portavo dentro da tanto tempo.” Avan sospirò mentre appoggiava la fronte a quella di Victoria e la guardò negli occhi con tenerezza. “Mi dispiace per Bobby Lee.” Victoria gli accarezzò una guancia. “È solo un ricordo lontano ormai. Un fantasma della mia vecchia vita nel deserto. Non conta più nulla.” “Il primo amore non si scorda mai.” “No. Ma io l’ho chiuso a chiave in un angolo buio della mia memoria. Non parlo mai di lui.” “Ci sono altri scheletri nascosti nel tuo armadio segreto?” “No, nessun segreto. Sono un libro aperto per te.” Avan le baciò la punta del naso, poi le dita di una mano, un polpastrello dopo l’altro. “Sei una donna speciale, Victoria. Sei bella dentro, oltre che fuori. Sono orgoglioso che tu sia mia moglie.” Victoria sorrise felice e lo abbracciò per una lunga manciata di minuti. Poi gli disse: “Grazie per le orchidee. Adoro i fiori freschi. Ma non devi sentirti in colpa ogni volta che fai tardi a causa dei lavori al cantiere. Aspettarti qui non mi dispiace affatto.” “Non voglio trascurarti.” “Che sciocchezza, tu mi tratti come una regina.” “Sei felice accanto a me?” “Sono al colmo della gioia. Tu mi fai sentire in paradiso.” Avan sorrise compiaciuto, guadagnandosi un altro dolce

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abbraccio e una serie di baci sul collo. “Non voglio che le orchidee appassiscano, vado a metterle in un vaso. Non muoverti da qui, ci metto un attimo.” Riluttante, Avan la lasciò sgusciare via dal suo fianco e la seguì con lo sguardo mentre scendeva dal letto nuda e i suoi capelli lunghi le lambivano il fondoschiena ad ogni passo felino. Attese pazientemente che riponesse i fiori in un vaso colmo d’acqua e mettesse a tacere la voce di Deva Premal, quindi la sentì ritornare da lui e stendersi di nuovo al suo fianco, calda e profumata. “Domani ti porto da Tiffany. Voglio che tu abbia un anello con un diamante solitario. Non dire che non lo vuoi.” “Se per te è così importante, allora va bene, avrò il mio anello con diamante. Piccolo però. Niente di vistoso.” “Come desideri, signora Darsha.” Victoria emise un leggero sospiro, chiuse gli occhi e in un attimo si addormentò con la testa adagiata nell’incavo della spalla di Avan. Lui rimase sveglio ancora un po’, ascoltando il suo respiro leggero, lento e regolare, e infine chiuse gli occhi a sua volta, lasciandosi abbracciare dal quieto limbo del sonno.

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Capitolo Decimo

Il giorno seguente, com’era stato deciso, Avan portò Victoria da Tiffany per farle scegliere un anello solitario con diamante. All’interno del negozio dove trovava esposizione ogni sorta di gioiello costoso e luccicante, Victoria si mosse quasi a disagio e scelse in fretta un semplice anello in oro bianco con un piccolo diamante rotondo incastonato al centro. Era il meno costoso fra tutti quelli esposti nella vetrinetta, e Avan le disse che poteva permettersi un anello di fidanzamento con un diamante più grande, ma a Victoria piaceva quello che aveva scelto e provato e Avan accettò la sua decisione senza obbiettare oltre, infilandole l’anello all’anulare della mano destra con impagabile soddisfazione. Quando uscirono dal negozio, Victoria gli disse che aveva un appuntamento prefissato al beauty saloon per una seduta di taglio capelli, manicure e pedicure, perciò lo salutò con un bacio affettuoso e salì su un taxi, lasciandolo libero di trascorrere il resto della giornata al cantiere dell’hotel. Quella sera Avan non si fermò a cena con Samir e Omar, e si godette lo spettacolo del “Fantasy” in prima fila guardando la sua favolosa moglie che ballava sul palco agitando gli animi dei maschi presenti in sala con le sue curve generose e i suoi numeri di pole dance e burlesque sempre diversi ed estremamente eccitanti. Al termine dello show, cenarono insieme all’India Oven, dove Victoria ebbe modo di sperimentare i veri sapori speziati

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e piccanti della cucina tradizionale indiana, dimostrando di gradire ogni portata, dagli antipasti al dolce. I Samosa, fagottini di pasta croccante a forma di triangolo ripieni di verdure le piacquero molto, e all’arrivo del riso Biryani con gamberetti fritti insaporito da zenzero, aglio e peperoncino piccante si godette ogni forchettata con evidente piacere. Il pollo Tandoori allo yogurt, arrostito in un forno particolare con coriandolo e cumino fu servito insieme al Korma, un piatto speciale di ortaggi misti bolliti e speziati con chiodi di garofano, pepe e cannella, e Victoria dimostrò di gradire quei sapori agrodolci e volle assaggiare anche il Tikka Masala, pollo disossato ridotto in pezzi e cotto con salsa di pomodoro, chili e panna, accompagnato dal tipico pane indiano Chapati. Prima del dolce Avan ordinò delle frittelle Pakora a base di patate e cipolle avvolte e fritte in una pastella di farina di ceci, che Victoria definì ‘sfiziose’. A chiudere la cena giunsero in tavola prima i Jalebi, tipici dolci indiani ricoperti da glassa di zucchero e composti da un impasto di farina, yogurt, acqua alle rose, zafferano e cardamomo, e per finire il Lassi di Mango, un frullato molto denso a base di yogurt, polpa di mango e ghiaccio tritato. Victoria si sentiva talmente sazia che decisero di smaltire un po’ di calorie andando a ballare alla discoteca XS, luogo affollatissimo di turisti con una pista da ballo enorme e una piscina esterna dove consumare cocktails alcolici come la Caipirinha brasiliana. Avan non era un amante della musica house e techno mixata dall’esperto dj e sparata a tutto volume dalle casse del locale ed era più

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abile nei balli lenti piuttosto che nella danza scatenata, perciò rimase accanto a Victoria rigido come un manico di scopa mentre lei saltellava sui tacchi e gli girava attorno ancheggiando in modo sexy, utilizzando il suo corpo quasi come fosse il palo di acciaio della pole dance. La situazione fu alquanto divertente e quando il dj si degnò di mettere sulla consolle un tris di salsa, merengue e tango remixati, finalmente Avan poté dimostrare a Victoria di essere un bravo ballerino, stringendola fra le braccia e guidandola passo dopo passo, senza tralasciare un paio di casquè. Dopo due ore di divertimento smodato rientrarono nella loro suite decisamente brilli a causa dei tre bicchieri a testa di Caipirinha sorseggiati a bordo piscina e crollarono sul letto senza togliersi i vestiti di dosso addormentandosi di botto l’una sopra l’altro. Il mattino seguente, si svegliarono entrambi storditi e con la testa pesante, e ci vollero due tazze di caffè forte per rimetterli in sesto. Avan si recò al cantiere come al solito e Victoria decise di concedersi un po’ di shopping in città insieme alle sue colleghe di lavoro prima di una nuova serata scintillante sul palco del “Fantasy”, seguita da una cena giapponese con Avan e un salto al casinò per un paio di giocate a poker. I giorni trascorsero veloci uno dopo l’altro, così come le settimane, e dopo due mesi dal loro primo incontro Avan e Victoria erano innamorati più che mai e formavano una solida coppia, a dimostrazione che l’amore vero poteva sbocciare anche nell'arco di soli due giorni. Tutto procedeva alla perfezione, compresi i lavori al cantiere

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edilizio. La struttura portante del The LaLit stava per essere completata e Avan riusciva a intravedere la forma di quello che sarebbe stato il suo primo hotel di lusso costruito lì a Las Vegas. Le numerose nottate trascorse nei casinò della città del piacere e del divertimento consentirono ad Avan di mettere da parte una consistente somma extra di denaro in contanti di cui non aveva affatto bisogno, perciò propose a Victoria di regalare quei soldi ai suoi genitori, che li avrebbero potuti utilizzare per migliorare la propria esistenza a Beatty. Gli assegni furono spediti da un corriere della FedEx e consegnati a Travis e Louise, che telefonarono a Victoria sbalorditi ringraziando Avan per la sua bontà d’animo. Victoria convinse i genitori ad acquistare una piccola casa mobile per due persone, lasciando per sempre la loro vecchia roulotte metallica, e con il denaro avanzato Travis riuscì ad acquistare un nuovo e moderno Pick-up Toyota in sostituzione di quello vecchio degli anni sessanta che ormai non si accendeva quasi più. Soddisfatta per aver sistemato i suoi genitori, Victoria li andò a trovare insieme ad Avan soggiornando nella loro nuova casa mobile davvero carina per un Sabato notte e una Domenica e mezza, e questa volta Travis portò Avan a visitare il Parco della Death Valley di cui aveva tanto sentito parlare. Fecero tappa nella vicina città di Rhyolite, ‘città fantasma’ mineraria abbandonata dagli anni cinquanta molto piccola visitabile a piedi, costituita da edifici d’epoca interessanti e al tempo stesso inquietanti. Avan mise i piedi sul Badwater, il grande

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letto del lago preistorico Manly ormai prosciugato; una depressione di 86 metri sotto il livello del mare della superficie della Death Valley che offriva uno scenario di una bellezza ultraterrena, un paesaggio quasi lunare, dove si viveva un’atmosfera unica e un silenzio misterioso. E non poterono non godersi la vista delle colline di spuma rocciosa di Zabriskie Point, bellissime montagne alte più di 1500 metri posizionate sul fondo della valle sotto il sole cocente del deserto e una temperatura di 45 gradi insopportabili. Al termine dell’escursione turistica nella ‘valle della morte’ a bordo del nuovo Pick-up Toyota di Travis e Louise, Avan e Victoria cenarono insieme a loro nella piccola veranda in legno della casa mobile, per poi salutarsi affettuosamente e ritornare a Las Vegas giusto in tempo per lo spettacolo domenicale del “Fantasy”. Trascorsero altre due settimane piacevoli e tranquille, e proprio quando Avan stava iniziando a pensare a come comunicare ai propri genitori che non avrebbe sposato la sua promessa sposa Leela Sethi, il karma lo precedette, perché accade qualcosa di veramente inaspettato.

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Capitolo Undicesimo

Era la mattina del 27 Agosto. Il cameriere aveva appena lasciato la suite dopo aver consegnato la ricca colazione che Avan e Victoria si concedevano ogni giorno prima di uscire in città. Lei era ancora in accappatoio di spugna dopo la doccia mattutina, lui aveva appena finito di annodarsi la cravatta color porpora abbinata al completo elegante grigio fumo. Stava per versarsi il caffè nella tazza quando qualcuno bussò energicamente alla porta della suite. Sorpreso, Avan lanciò un’occhiata interrogativa a Victoria che fece spallucce e scosse la testa, quindi rimise a posto la caffettiera sul vassoio d’argento e con passo deciso raggiunse la porta e l’aprì. Rimase di stucco e senza parole nel vedere sua cugina Karisma Darsha ritta sulla soglia con i lucidi capelli neri sciolti sulle spalle abbigliata con un elegante tallier beige. I suoi occhi nocciola chiaro lo fissarono intensamente e Avan cercò di riprendersi in fretta dalla sorpresa. “Ciao Avanish”, disse la giovane donna venticinquenne laureata in medicina e sposata con il celebre chirurgo indiano Vivek Khan. “Karisma! Cosa ci fai qui a Las Vegas?!” “Ho bisogno di parlarti, Avanish. Posso entrare?” “Certo, accomodati.” Karisma varcò la soglia della suite con passo altero e Avan richiuse la porta alle proprie spalle.

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Victoria stava per addentare un croissant al cioccolato quando vide la bruna donna indiana affacciarsi in soggiorno. Depose subito la brioche nel piatto e corse via nascondendosi dietro la parete divisoria del salottino, tendendo le orecchie per ascoltare la conversazione tra quella donna misteriosa e suo marito. Avan notò che sua moglie aveva lasciato la stanza e pensò che fosse meglio così data la presenza inattesa di Karisma. “Allora, sentiamo. Perché sei qui?” Karisma trasse un profondo sospiro prima di iniziare a parlare con voce dolce e sottile. “Immagino che tu sia sorpreso di vedermi. Di certo non ti aspettavi il mio arrivo.” “Ovviamente no. Dovresti essere a Chandigarh con Vivek, non qui in America.” “Sono qui per un buon motivo, non certo in vacanza.” “È successo qualcosa ai miei genitori? Stanno bene?” “Stanno benissimo, non ti preoccupare. Tuo padre e tua madre sono qui a Las Vegas.” “Co… Come?... Papà e mamma sono qui in città?” “Esatto. Soggiornano proprio in questo hotel.” “Stai scherzando… Cosa ci fanno qui?!” “Avanish, tu non hai idea del pasticcio che la tua promessa sposa Leela Sethi ha combinato dopo che hai lasciato l’India.” “Hey, aspetta un attimo, cosa centra Leela Sethi con i miei genitori?” “Scusami, non volevo metterti in confusione, ora ti spiego tutto con ordine. Sono sei mesi che sei qui a Las Vegas, e

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in tutto questo tempo Leela si è data da fare. Anziché avviare i preparativi per le vostre nozze, ha iniziato a frequentare il suo collega universitario Naveen Ram. Ho sempre pensato che non fosse la ragazza giusta per te, e ne ho avuto la conferma quando ho saputo che il suo rapporto con Naveen è andato ben oltre una semplice amicizia. Due settimane fa Leela mi ha confessato che Naveen le ha regalato un anello di fidanzamento e le ha chiesto di sposarla. Ti rendi conto? La tua promessa sposa si è fidanzata con un altro uomo! E lo vuole addirittura sposare! È assurdo, Leela sa benissimo che entro la fine dell’anno deve sposare te!” Avanish registrò in fretta tutte quelle informazioni e ripeté più a se stesso che alla cugina: “Leela e Naveen si sono fidanzati… E vogliono sposarsi.” “Hai capito benissimo. Leela non ha saputo rispettare l’accordo matrimoniale stabilito dai tuoi e dai suoi genitori. Ha aspettato che tu fossi lontano da casa per gettarsi fra le braccia di Naveen Ram. I suoi genitori sono furenti, e anche tuo padre e tua madre sono arrabbiati per come si è comportata. Ecco perché sono venuti qui a Las Vegas, vogliono metterti al corrente di tutto e soprattutto sistemare il pasticcio combinato da Leela.” Avan guardò la cugina in silenzio e rifletté su quanto aveva appena sentito. La mossa di Leela non era nulla di grave in confronto a ciò che aveva fatto lui sposandosi con Victoria. E i suoi genitori non lo sapevano ancora. Che doppio pasticcio… Doveva subito mettere in chiaro la sua posizione.

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“Karisma, ascoltami attentamente. Io sapevo che Leela aveva un debole per Naveen, l’avevo capito da tempo, perciò non mi sorprende affatto che si sia fidanzata con lui e che adesso lo voglia sposare. In quanto a me… Sono venuto qui per erigere il mio hotel, lo sai bene, però non mi sono comportato come un santo… Intendo dire che ho frequentato parecchie donne americane pur sapendo di essere promesso a Leela… E poi, tre mesi fa… Ecco, io… Ho conosciuto una donna meravigliosa, ho perso la testa per lei, e senza pensarci due volte l’ho sposata.” Karisma sgranò gli occhi nocciola e aprì la bocca senza emettere alcun suono, sbalordita dalla confessione del cugino maggiore. “Karisma, non guardarmi così… Mi sono innamorato. Sul serio. Non ho mai provato nulla per Leela, non mi è mai piaciuta… Non avevo intenzione di sposarla, credimi. Per questo quando ho incontrato Victoria mi sono lasciato conquistare da lei… L’ho sposata per amore, e adesso sono un uomo pienamente felice al suo fianco.” Karisma scosse la testa e si portò una mano sulla fronte. “Non posso crederci… Ti sei sposato?!” “Sì, l’ho fatto. Guarda qui, questa è la mia fede nuziale.” Le fece vedere la mano con la fedina d’oro e la cugina boccheggiò un paio di volte prima di parlare. “Avanish! Come hai potuto sposarti senza il benestare dei tuoi genitori?!... E sapendo che eri promesso ad un’altra donna!... Sei forse impazzito?!... Ti sei comportato peggio di Leela! È vergognoso, Avanish! Davvero, mi lasci senza parole… Che situazione imbarazzante! Adesso chi lo dice

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a tutti gli altri? Oh, Shiva, aiutaci tu.” Avan tentò di calmare la cugina che appariva piuttosto scossa a causa della sua confessione. “Karisma, non ti agitare. Non è successo nulla di grave. Leela ha preso la sua decisione e io ho preso la mia. Mi sembra ovvio che il nostro matrimonio non si farà più, quindi perché ti sconvolgi così tanto?” La donna scosse il capo e sbuffò indispettita. “Avanish, tu non capisci. I tuoi genitori hanno lasciato l’India assieme ai genitori di Leela, e adesso sono qui, in questo hotel, per parlare con te. E non è tutto. Anche Leela e Naveen sono qui in hotel, e io sono stata mandata in questa suite per farti scendere nella stanza che hanno prenotato per discutere con te di tutta la faccenda.” Avan strabuzzò gli occhi. “Mi stai dicendo che è stata organizzata una sorta di riunione familiare in questo hotel per uno stupido matrimonio combinato andato a monte?” “Proprio così, Avanish. Ma di certo nessuno si aspetta di sentirti dire che tu ti sei sposato.” “Bè, dov’è il problema? Ora scendo di sotto e lo dico a tutti, così chiudiamo subito questa faccenda e sia io che Leela potremo andare liberamente per le nostre strade.” Karisma si ammutolì di fronte alla risolutezza del cugino. E Avan ne approfittò per presentarle Victoria. “Principessa? Dove sei?... Esci fuori, non nasconderti.” La testa bionda di Victoria spuntò dalla parete del soggiorno e dopo un breve attimo di esitazione mise piede in soggiorno camminando scalza sulla moquette

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chiara con i capelli mossi sciolti sulle spalle e il fisico statuario avvolto nell’accappatoio di spugna rosa. “Karisma, questa bellissima principessa bionda è mia moglie, Victoria Flanagan”, disse Avan, accogliendo il suo arrivo con un cenno del braccio. La giovane donna indiana studiò Victoria dalla testa ai piedi con evidente stupore e lei si sentì esaminata come fosse un’aliena piovuta sulla terra direttamente dallo spazio. Sfoderò uno smagliante sorriso e allungò la mano destra verso la cugina di Avan. “Ciao, Karisma. È un piacere conoscerti.” La donna esitò un istante prima di stringerle la mano a sua volta e dire: “Piacere mio, Victoria. Sei… Molto alta, oltre che bella.” “Grazie, come sei gentile… Tu assomigli ad Avan, sei davvero splendida.” Il ghiaccio era stato rotto. Avan si sentì meglio. “Posso chiederti cosa fai nella vita?”, chiese Karisma alla moglie del cugino. “Ehm, io… Sono nel ramo dello spettacolo.” “Sei un’attrice? Una cantante?” “No, sono una showgirl… La prima ballerina di uno spettacolo per adulti.” “Una showgirl… E cosa fai in pratica?” Avan venne in soccorso di Victoria. “Lei balla, Karisma. Balla seminuda su un palcoscenico insieme ad altre otto bellissime creature. Si spoglia per il pubblico in un numero di burlesque molto eccitante. Hai presente cos’è il burlesque, vero?”

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“Avanish, sono indiana, non stupida”, lo riprese la cugina con voce stizzita. “Facevi prima a dirmi che tua moglie è una spogliarellista, così avrei capito al volo che lavora fa.” Victoria non fece caso alla sua battuta poco felice, del resto era abituata ad essere fraintesa riguardo al suo mestiere, ma Avan reagì diversamente. “Victoria non è una spogliarellista. Non si apparta con i clienti in uno squallido nightclub e non si fa infilare banconote negli slip. È la stella di uno spettacolo di ballo coreografico chiamato “Fantasy”, devi vederla ballare prima di giudicarla nel modo sbagliato.” “Scusami Avanish, non intendevo mancarle di rispetto.” “Chiedi scusa a lei, non a me.” “Avan, non importa, non mi sono offesa”, disse Victoria, avvertendo il tono piccato della sua voce. “Sono sicura che Karisma si è solo espressa male, dico bene?” “Sì, ma certo. Scusami se ho definito la tua professione con il termine sbagliato. Non era mia intenzione farlo.” “Tranquilla, è tutto a posto.” Karisma sorrise a Victoria, poi guardò suo cugino. “Cosa intendi fare con i tuoi genitori, i genitori di Leela, Leela e Naveen? Ti stanno aspettando tutti di sotto.” “Stavo per fare colazione con mia moglie quando tu sei arrivata. Ho intenzione di bere il mio caffè con calma, dopodiché io e Victoria scenderemo di sotto. Tu perché non ci precedi e dici a tutti che non sono più scapolo? Forse è il caso di avvertirli in anticipo prima che sentano uscire dalla mia bocca le parole ‘sposato’ e ‘moglie’, non credi? Coraggio, vai da loro, noi ti raggiungiamo tra una

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ventina di minuti. Facciamo colazione con calma e dopo mettiamo fine a tutta questa storia assurda.” “Va bene, come vuoi Avanish. Mi hai sganciato la patata bollente e ora mi tocca sbucciarla. Spero solo che a nessuno venga un infarto. Ti aspettiamo tutti al decimo piano, stanza 105.” Con un piccolo cenno di saluto, Karisma si diresse da sola verso la porta e uscì dalla suite veloce come un razzo. La porta sbatté dietro di lei e Avan trasse un profondo sospiro di sollievo. “Avan, stai bene? Non ti ho mai visto così nervoso.” “Mia cugina mi fa sempre quest’effetto, non andiamo molto d’accordo… E comunque non mi è piaciuto il modo in cui ti ha guardata e trattata, non sei una poco di buono. Le persone devono avere maggiore rispetto di te.” “Lo sai che sono abituata ai giudizi della gente, non angustiarti per questo motivo. E poi Karisma non voleva offendermi, non l’ha fatto apposta. Dai, mangiamo, io sono affamata.” Lo prese per mano e lo trascinò dolcemente verso il tavolo del soggiorno, sperando che il nervosismo gli passasse presto. Lui la seguì e si versò il caffè, e Victoria riprese in mano il croissant al cioccolato che stava per addentare prima dell’arrivo di Karisma. Mangiarono in silenzio, lui pensieroso, lei inquieta. “Cosa devo mettermi per essere presentata ai tuoi genitori? Un vestito accollato e con le maniche lunghe?” “Nemmeno per sogno, non sei una suora. Indossa quel vestitino rosso che mi piace tanto, con la gonnellina

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svasata. E lascia i capelli sciolti. Voglio che tutti vedano quanto sei bella.” “Questa specie di riunione di famiglia durerà a lungo?” “Per niente. In cinque minuti metterò fine alla faccenda. Leela si sposerà con Naveen, io vivrò felice con te, e il matrimonio combinato sarà annullato. Fine della storia.” “Accidenti, come sei risoluto.” “Stai solo vedendo il mio lato peggiore. Di solito non mi arrabbio mai, ma oggi non sono riuscito a non perdere le staffe. Scusami amore, tra non molto tornerò ad essere l’uomo che conosci e che hai sposato.” “Mi piaci anche così, amo ogni lato di te, lo sai.” Avan si avvicinò a Victoria e le sfiorò una guancia con il dorso della mano, poi le tolse uno sbaffo di zucchero a velo dall’angolo della bocca e la baciò con dolcezza. Sapeva di zucchero e cacao, era la sua donna, la sua vita, l’altra metà della sua anima. “Corri a vestirti. Andiamo ad affrontare i draghi.” Lei rise. “Devo portare una spada d’acciaio?” “Sono io il cavaliere, la spada la porto io.” “Mi vesto in un attimo, aspettami qui.” Avan la lasciò andare e Victoria sparì in camera da letto. Rimasto solo, si preparò mentalmente a porre fine al matrimonio combinato organizzato dalle famiglie Darsha e Sethi. E se c’era quel maledetto pezzo di carta che loro chiamavano ‘contratto di matrimonio’ l’avrebbe preso e stracciato in mille pezzettini. Anzi, l’avrebbe bruciato.

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Capitolo Dodicesimo

Nella stanza 105 del Four Seasons Hotel aleggiava il profumo speziato dei bastoncini d’incenso che bruciavano nel centrotavola del soggiorno. Seduti attorno ad un tavolo rettangolare, da un lato Arun Darsha con la moglie Shanti Azeem e dall’altro Sharukh Sethi e la consorte Armila Kapoor, i ‘draghi’ avevano appena terminato di ascoltare le minuziose spiegazioni di Leela e Naveen e di Avanish e Victoria riguardo alle loro relazioni amorose. Leela aveva ammesso di essere innamorata di Naveen, lui aveva confermato di amarla e di averle proposto prima il fidanzamento e poi il matrimonio. Avanish aveva spiegato rapidamente a tutti i presenti di non aver mai avuto intenzione di sposare Leela e di essersi innamorato di Victoria al punto di decidere di sposarla dopo soli due giorni, e lei si era presentata ai suoi genitori spiegando loro di essere stata corteggiata da Avanish e di aver accettato di diventare sua moglie perché lo amava sinceramente e desiderava renderlo un uomo felice. Al centro del tavolo c’era il famigerato pezzo di carta con le quattro firme dei coniugi Darsha e Sethi che sancivano la promessa del matrimonio combinato tra Leela e Avanish. Victoria era seduta accanto a suo marito, radiosa come il sole, e Shanti Azeem, la madre di Avanish, la guardava con occhi ammaliati, conquistata dalla sua bellezza. Aveva già preso in simpatia la moglie di suo figlio e non vedeva l’ora di poterla abbracciare.

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Arun Darsha spezzò il silenzio del momento affermando con voce solenne: “Questa riunione può ritenersi conclusa. Credo sia chiaro per tutti i presenti che il matrimonio combinato tra Avanish e Leela non potrà essere celebrato, dato che entrambi si sono impegnati con un uomo e una donna estranei al contratto firmato dalle nostre famiglie molti anni fa. Ritengo che la questione sia stata chiarita e risolta, perciò dichiaro ufficialmente sciolta la promessa fatta da Avanish e Leela. Possa il grande Shiva benedire le vostre unioni e il karma assistervi nel vostro cammino accanto ai compagni che avete scelto di amare.” “Amen”, pensò Victoria, e vide la mano di Avan prendere il foglio di carta con le firme e avvicinarlo ai bastoncini d’incenso. Il calore annerì la carta in un angolo e poi, lentamente, il foglio si accartocciò su se stesso fino a bruciarsi del tutto. Ridotto in cenere, il contratto fu spazzato via con un colpo di mano da parte di Arun Darsha e tutti parvero trarre un sospiro di sollievo. “Bene! E adesso, posso sapere se esiste in questa caotica città un decente ristorante indiano dove poter mangiare qualcosa che non sia un hamburger con patatine fritte?” Un coro di risate generali stemperò l’atmosfera tesa che aveva regnato nella stanza per circa un’ora e tutti si alzarono dalle proprie sedie. “È andato tutto bene”, sussurrò Victoria all’orecchio di Avan, prima di essere raggiunta da sua madre Shanti. “Victoria, mi raccomando, prenditi cura di Avanish.” “Lo farò, signora Azeem. Lo renderò un uomo felice.”

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“Lo sta già facendo, mamma. Victoria mi ama davvero.” “Lo so tesoro, è una donna dagli occhi trasparenti, si vede che il suo amore per te è sincero.” Avan abbracciò sua madre baciandola sulle guance e lei accarezzò il viso del figlio per poi cercare le mani di Victoria e stringerle nelle proprie. “Che Shiva sia con te. Sarai sempre la benvenuta nella nostra famiglia.” Con quella benedizione, Victoria seppe di essere stata accettata e si sentì sollevata da ogni preoccupazione. “Allora, questo ristorante indiano esiste oppure no?”, volle sapere Arun Darsha. “Certo che c’è, papà. Ora ci andiamo tutti quanti insieme. Prenotiamo un bel tavolo per nove persone e festeggiamo il fidanzamento di Leela con Naveen e il mio matrimonio con Victoria”, disse Avan, che aveva ritrovato la sua solita tranquillità ora che la questione delle nozze combinate con Leela era stata archiviata definitivamente. Il ristorante India Oven li accolse con i suoi profumi speziati e le deliziose portate indiane che tanto erano piaciute a Victoria, e il pranzo si rivelò un piacevole momento di conoscenza reciproca tra la novella sposa di Avanish e i suoi garbati genitori. Nel pomeriggio, una visita al cantiere dell’hotel The LaLit giunto a buon punto di costruzione e una passeggiata di gruppo lungo lo strip alla scoperta dei luoghi caratteristici e pittoreschi di Las Vegas coinvolse i componenti delle famiglie Darsha e Shanti, che ebbero modo di apprezzare la città del piacere e del divertimento tanto decantata nei film e nei libri.

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Quando scese la sera, Victoria si congedò per andare a prepararsi per lo spettacolo del “Fantasy”, al quale tutti loro parteciparono avendo modo di capire quale fosse l’attività lavorativa della moglie di Avanish. Inutile dire che lo show piacque moltissimo ad Arun, Sharukh e Naveen, nonché a Shanti, Armila, Leela e Karisma, alquanto sorprese nel constatare quanto fossero artisticamente preparate le nove ballerine che non si limitavano a spogliarsi quasi del tutto ma offrivano delle coreografie di danza piacevoli da vedere. Quella sera Victoria si esibì come una vera star, dimostrando di essere bellissima, bravissima, sensualissima, scherzosa e divertente, atletica e professionale, e soprattutto molto amata dal pubblico in sala che gridava il suo nome e le lanciava fiori sul palco. Avan fu fiero di lei, perché dimostrò di essere una showgirl degna di rispetto, che dominava il palco con la sua carismatica presenza e guidava le altre otto ragazze come se lei fosse la regina dello show e loro le sue ancelle. La giornata, iniziata con la visita inaspettata dei parenti indiani di Avan e caratterizzata da momenti di tensione seguiti da un sollievo distensivo, si concluse serenamente con i saluti di congedo alle famiglie Darsha e Shanti, che non avrebbero pernottato oltre a Las Vegas preferendo ritornare subito in India con un volo aereo notturno. Avan disse ai propri genitori che avrebbe portato Victoria a Chandigarh molto presto, e con quella promessa salutò la sua famiglia che sparì nel traffico intenso a bordo di una limousine nera. Dal marciapiedi del Mandalay Bay Resort, Victoria lanciò

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uno sguardo ad Avan che la teneva stretta a sé con un braccio avvolto attorno al suo corpo. “Allora, sei soddisfatto ora che la tua famiglia mi ha conosciuta e accettata senza problemi come tua moglie?”, gli chiese, scrutando il suo bel viso incorniciato dai capelli bruni sciolti sulle spalle. “Certo che lo sono. Mia madre ti adora, e anche Karisma ti ha rivalutata. Sono felice che tutto si sia risolto per il meglio, e che finalmente tu ed io possiamo essere liberi di vivere la nostra vita da sposati in completa tranquillità.” “Ci aspetta una lunga esistenza fianco a fianco, un futuro tutto nostro da condividere giorno per giorno, insieme.” “Già. Da questo istante in poi sarà tutto più semplice, le nostre preoccupazioni sono finite. È un grande sollievo.” “Sì, è bello sapere che nulla potrà più divederci. Il karma è dalla nostra parte, e Shiva è con noi.” Avan le sorrise con dolcezza e le depose un bacio delicato sulle labbra. I suoi occhi color cioccolato erano colmi d’affetto e la guardavano con incanto. “È stata una giornata lunga e piena di emozioni per entrambi. Propongo di salire nella nostra suite e di dedicarci alle coccole reciproche prima di metterci a dormire. Cosa ne dici, principessa?”, le domandò con la voce impregnata di voglia di lei. “Penso sia un’ottima idea, tesoro mio. Andiamo subito a rifugiarci nel nostro nido d’amore”, rispose Victoria, baciandolo teneramente nell’accecante fulgore delle mille luci colorate di Las Vegas.

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Capitolo Tredicesimo

Due mesi dopo… Dicembre era alle porte. Il periodo più bello dell’anno, l’avvento del Natale, si stava rapidamente avvicinando. Se fosse stata ancora una bambina, Victoria avrebbe preso un foglio di carta e compilato una lunga lista di desideri da spedire a Babbo Natale. Ma essendo una donna adulta che aveva ottenuto tutto ciò che voleva dalla vita, l’unico desiderio che aveva nel cuore era quello di passare un Natale speciale con suo marito. E sapeva con certezza che il suo desiderio si sarebbe avverato, visto che da due settimane lei e Avan si erano trasferiti dalla suite del Four Seasons Hotel in una elegante villa a due piani con patio esterno affacciato su un ampio giardino e piscina scoperta collocata sul retro. La loro nuova casa, situata nella zona residenziale di Las Vegas a due passi dal centro città, era stata acquistata da Avan a metà Novembre e arredata con gusto sapiente da una ditta specializzata in arredamenti d’interni che aveva unito praticità e comfort allo stile moderno del mobilio. Alcuni quadri raffiguranti paesaggi orientali fatti arrivare direttamente dall’India erano stati appesi alle pareti, statuette di Shiva e delle numerose divinità indiane facevano bella mostra di sé in soggiorno e in salotto, mentre nella camera da letto, sopra il letto matrimoniale a tre piazze, capeggiava un grande trittico con le immagini cristiane della Vergine Maria, del Cristo

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Risorto e della Sacra Famiglia. Victoria adorava la nuova casa e stava valutando l’opzione di acquistare un bel cane, magari un cucciolo di Golden Retriever da accudire con amore. Una casa senza un cane sarebbe statua vuota, perciò entro Natale il cucciolo sarebbe arrivato, diventando il terzo membro della famiglia Darsha Flanagan. Victoria aveva già in mente di ordinare un pino vero di almeno due metri da decorare per le feste con palline dorate e argentate, e stava organizzando con ampio anticipo la cena natalizia che avrebbe ospitato Travis e Louise e di certo anche Arun e Shanti, ai quali Avan aveva già inviato un biglietto d’invito. Victoria immaginava che i suoceri avrebbero accettato con piacere di passare il Natale lì a Los Angeles, e lei era ansiosa di festeggiare il 25 Dicembre con le famiglie Flanagan e Darsha riunite attorno allo stesso tavolo. Victoria avrebbe cucinato un misto di piatti tipici indiani e gustose ricette americane per accontentare il palato di tutti gli ospiti. Il tacchino non sarebbe mancato e neppure il pollo Tandoori. Tutto sarebbe stato perfetto, proprio come lo era la sua vita. L’hotel indiano di Avan, il lussuoso The LaLit, era stato completato per quanto riguardava la struttura portante e gli ambienti interni. Nell’arco di altri cinque mesi sarebbero stati installati gli impianti di aerazione e di riscaldamento, l’elettricità e il gas, il sistema idrico, pavimenti, vetrate e infine l’arredamento interno. Avan era entusiasta della sua creatura, e aveva calcolato che entro la fine dell’estate il The LaLit sarebbe stato

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inaugurato e aperto al pubblico. Essendo il proprietario e dirigente dell’hotel, il suo ritorno in India era escluso. La sua vita adesso era lì a Los Angeles, dove aveva una moglie, una bellissima villa, e un futuro albergo da gestire. Tuttavia, Victoria avrebbe avuto modo di accompagnarlo a Chandigarh e di visitare la sua città natia nell’anno nuovo, precisamente il 12 Aprile, la data delle nozze di Leela Sethi con Naveen Ram. L’invito al matrimonio era già arrivato, e Avan aveva prefissato due settimane di vacanza a Chandigarh per entrambi. Victoria sapeva che sotto l’albero di Natale avrebbe trovato una scatola contenente un bel sari indiano da indossare per l’occasione. Non era una veggente, aveva solo ascoltato involontariamente la conversazione telefonica di Avan con un’amica indiana di nome Pryanka alla quale aveva chiesto di confezionare un sari femminile di seta di colore azzurro cielo con un abito da sera indiano color beige decorato da ricami dello stesso azzurro del sari. Victoria aveva finto di non aver sentito neppure una parola di quella telefonata e il giorno di Natale avrebbe esultato di gioia alla vista del sari che Avan le avrebbe regalato. Già s’immaginava al suo fianco a Chandigarh con addosso il vestito lungo da sera color beige con i ricami azzurri e il sari color cielo avvolto attorno al corpo e sul capo. Sarebbe stata un incanto, e Avan avrebbe indossato una giacca di seta lunga in stile indiano con il colletto alto color beige ricamata di fili blu e pantaloni di seta azzurri. Lo sapeva perché nel suo armadio, nascosti all’interno di un involucro di cellophane, Victoria aveva intravisto la

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giacca e i pantaloni mentre cercava di capire quale colore mancasse alla sua collezione di cravatte, e aveva immediatamente capito che lui avrebbe indossato quel completo molto simile al suo vestito con sari il giorno delle nozze di Leela e Naveen per essere abbigliati con gli stessi colori. Ovviamente custodiva quel segreto per sé, e intanto aveva già acquistato da Chanel quattro cravatte di seta da regalare ad Avan per Natale nei colori ciclamino, verde pistacchio, cipria rosa e giallo mandarino che non possedeva nella sua collezione. Il pacchetto argentato era già pronto, ben nascosto infondo al cassetto della sua personale biancheria intima, insieme ad una busta dorata di Armani contenente due camicie nuove, una color acquamarina e l’altra verde menta. Se avesse potuto, Victoria avrebbe regalato ad Avan il proprio cuore infiocchettato, ma cravatte e camicie lo avrebbero reso ugualmente contento. Mentre fantasticava su questi pensieri, si rese conto che era trascorso il tempo sufficiente per far lievitare l’impasto del soufflé di patate dolci e cuori di carciofi che aveva infilato in forno, perciò si riscosse e corse in cucina. Il soufflé era dorato al punto giusto, lo estrasse dal forno e trattenne il respiro per un minuto. Quando vide che manteneva la sua bella forma rigonfia, riprese a respirare. L’esperimento culinario era riuscito, il soufflé non si era sgonfiato. Era stata brava, merito del corso di cucina che stava frequentando da una settimana. Non si era mai impegnata a sufficienza con i fornelli, ma da quando lo show del “Fantasy” aveva cambiato direttore artistico,

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Victoria aveva molto più tempo libero, visto che gli spettacoli erano stati ridotti a sole tre serate: il Martedì, il Giovedì e il Sabato. Il nuovo direttore artistico, Robert Clark, era un celebre coreografo di danza proveniente da New York che aveva rivoluzionato lo show, rendendo gli spettacoli ricchi di elementi scenografici ed effetti scenici come il fumo, la pioggia e la neve, erano stati eliminati la pole dance e il burlesque a favore di veri e propri balletti con costumi meno succinti, le ragazze erano state aumentate a tredici, accompagnate da ballerini maschi belli e aitanti. Il nuovo “Fantasy” assomigliava ad un ricercato e scintillante spettacolo di ballo e canto in stile Broadway, la clientela era più raffinata, e lei era ancora la stella dello show, meno spogliata, ma sempre accattivante e sensuale. Victoria era felice di avere del tempo libero per dedicarsi alla preparazione di deliziosi pranzi e sfiziose cenette per Avan, si stava impegnando per portare in tavola non solo gustosi piatti di cucina francese e italiana ma soprattutto pietanze indiane dal sapore speziato e aromatico. Quella sera in particolare aveva cucinato un antipasto di vol-au-vent salati ai funghi champignon, un primo piatto di lasagne al forno al ragù di carne, il soufflé di patate e carciofi, e i Jalebi, i dolci indiani ricoperti di glassa di zucchero fatti con farina, yogurt, zafferano e cardamomo. La tavola era già apparecchiata: tovaglia bianca, piatti di porcellana, posate d’argento e bicchieri di cristallo, un centrotavola di orchidee selvatiche viola con due candele alla vaniglia pronte da accendere. Tutte le portate erano già pronte,

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bastava solo riscaldarle nel forno. Avan sarebbe rientrato a casa da un momento all’altro, Victoria aveva giusto il tempo di togliersi il grembiule da cucina, indossare il nuovo vestito blu con la scollatura circolare sul seno, sciogliersi i capelli e ravviarli con un paio di colpi di spazzola, e infilare nello stereo un cd di musica hindi rilassante. Quando fu pronta, sentì il motore della Lexus di Avan ruggire nel vialetto d’ingresso della villa. Fece partire la musica e attese che suo marito entrasse in casa. Pochi attimi dopo, Avan aprì la porta d’ingresso e se la richiuse alle spalle, deponendo il mazzo di chiavi dell’auto sul mobiletto dell’ingresso. “Victoria? Sono tornato.” Lei lo guardò ammaliata dalla soglia della cucina. Com’era affascinante con il suo completo di velluto nero di Tom Ford e i capelli selvaggi sciolti sulle spalle! Avrebbe volentieri saltato la cena per rotolarsi con lui fra le lenzuola se non fosse stata affamata e desiderosa di fargli assaggiare i suoi piatti. “Ciao, bell’uomo. Cercavi forse me?”, esordì, attirando la sua attenzione. Avan indirizzò lo sguardo su di lei e lanciò un fischio d’apprezzamento. “Mi piace il tuo vestito nuovo. Posso levartelo di dosso?” “Adesso no. Ho cucinato la cena per te. Prima mangiamo, e poi ci divertiamo come ti pare e piace.” Avan sorrise slacciandosi il bottone centrale della giacca e camminò verso di lei con sguardo malandrino. “E se invertissimo l’ordine delle cose? Prima il sesso e poi

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il cibo?”, le propose, levandosi la giacca e allentando il nodo della cravatta rossa. “Non questa sera. Mi sono impegnata troppo.” “Davvero? E cos’hai cucinato?” “Due o tre cosine buone… Hai fame?” “Di te, sempre.” Lanciò via la cravatta e l’afferrò alla vita attirandola contro di sé. Victoria si lasciò baciare dalla sua bocca mai stanca di donarle calore e piacere e gli slacciò i primi quattro bottoni della camicia. Lui infilò due dita nella scollatura del suo vestito e le accarezzò la parte superiore di un seno. “Sicura che vuoi mangiare subito?” “Ho preparato i Jalebi… Non li vuoi assaggiare?” Avan si scostò un poco e annusò l’aria. “Sento il profumo dello zafferano.” “Ho seguito la ricetta alla perfezione. Credo di essere stata brava nel cucinarli.” “Verifichiamo subito?” “Ma si mangiano per ultimi, non prima dell’antipasto.” “Fammene assaggiare solo un pezzetto, così ti dico se sono venuti bene.” “Okay, solo un assaggino.” Avan la lasciò libera dal suo abbraccio e Victoria sgusciò via addentrandosi in cucina. Lui la seguì d’appresso e vide la tavola apparecchiata con cura. “Festeggiamo qualcosa di particolare o volevi solamente stupirmi con questa cena sofisticata?” “Diciamo che invece avevo voglia di sedurre il tuo palato

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prima di dare fuoco a qualcos’altro…” Avan sorrise sornione. “Non tentarmi… Lo sai che mi accendo facilmente.” Victoria rise, prese un Jalebi e ne staccò un piccolo pezzo, quindi tornò da Avan e gli porse il boccone. Lui le succhiò la punta delle dita, quindi masticò il pezzetto di dolce assaporandolo con attenzione. “Mmm, è buono, ma non sento il cardamomo.” Lei si fece subito seria e disse: “Forse ne ho messo troppo poco.” Avan scosse il capo divertito. “Stavo solo scherzando, questo Jalebi è perfetto.” Lei gli assestò un finto pugno nello stomaco. “Perché mi prendi sempre in giro, mascalzone?” “Perché mi piacciono le espressioni buffe del tuo viso.” “Quindi il cardamomo si sente?” “Sì, ha un sapore equilibrato. Sei stata brava.” Victoria ne fu felice. Era la terza volta che provava a cucinare dei Jalebi a regola d’arte e finalmente c’era riuscita. Avan tentò di riprenderla fra le braccia, ma lei lo respinse dolcemente. “Perché non fai un salto in bagno e ti sciacqui le mani mentre io intiepidisco l’antipasto?” Lui sospirò contro i suoi capelli. “Va bene, prima mangiamo quello che hai cucinato per me e dopo prendiamo il dessert in camera da letto, anche se avrei preferito il contrario.” “Lo so, ti conosco… Non sei mai sazio di me.” “Come potrei? Sei l’amore della mia vita.”

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Victoria lo guardò negli occhi e come sempre sentì quel familiare sfarfallio nello stomaco. Dopo sei mesi dal giorno in cui l’aveva conosciuto, provava per Avan le stesse sensazioni ed emozioni dei loro primi due giorni insieme, come se il tempo non fosse mai passato e ogni giorno fosse il giorno del loro primo incontro. Non aveva mai amato nessuno così profondamente, era follemente innamorata di lui. Avan ricambiò il suo sguardo con pari intensità e sfiorandole i capelli vaporosi le chiese: “Victoria, ti ho mai detto che ti amo?” * Lei scosse il capo. “No.” Allora lui disse: “Ti amo.” E lei: “Ancora?” Avan annuì. “Sempre.” Le labbra di Victoria s’incurvarono in un dolce sorriso e Avan la riprese tra le braccia, annullando il tempo e lo spazio con un bacio sensuale. Non mangiarono subito neppure quella sera, troppo presi a nutrirsi di un altro tipo di estasi che non aveva nulla a che fare con il cibo. La cucina dovette aspettare ancora un po’ prima di essere colmata dalla loro presenza e i dolci Jalebi rimasero a lungo sul piatto di porcellana spargendo intorno il loro delizioso profumo di cardamomo e zafferano.

* Citazione tratta dal film “Proposta Indecente” di Adrian Lyne

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Avanish Darsha è un giovane albergatore indiano miliardario e affascinante che ama il lusso e le belle donne. Giunto a Las Vegas per edificare un nuovo hotel, Avanish si lascia conquistare dalla bellezza provocante della showgirl Victoria Flanagan, una ballerina di burlesque che gli fa perdere la testa. Infatti, non solo Avanish la corteggia e la seduce, ma dopo due giorni di calda passione prende la decisione avventata di sposarla in una cappella di Las Vegas. Una irresistibile follia d’amore che rende felici entrambi. Però Avanish non è un uomo libero, perché è già stato promesso ad una ricca donna indiana che dovrà sposare entro un anno per rispettare il matrimonio combinato deciso dai suoi genitori e dalla famiglia della futura sposa. Il suo amore per Victoria lo ha indotto a ignorare la tradizione, e prima o poi dovrà confessare ai propri familiari di aver spezzato la promessa sposando la bellissima showgirl americana. Ma nel frattempo, Avanish e Victoria si godono la loro nuova vita insieme tra focose nottate di passione, romantiche cene in ristoranti costosi, e divertenti serate trascorse giocando nei casinò della sfavillante e colorata Las Vegas…

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IRRESISTIBILE FOLLIA - Paola Secondin - Romanzo