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Opera tutelata dal plagio su www.patamu.com con numero deposito 46628


Paola Secondin

Inseparabili

Copyright Š Paola Secondin 2016 1


Titolo: Inseparabili Autore: Paola Secondin Copertina a cura dell’Autrice Copyright © Paola Secondin 2016 © Tutti i diritti riservati all’Autore

Questa è un’opera di fantasia. Nomi, personaggi, luoghi e avvenimenti sono il frutto dell’immaginazione dell’Autore o sono stati usati in chiave fittizia. Qualsiasi rassomiglianza con fatti o località reali o con persone realmente esistenti o esistite è puramente casuale. La riproduzione non autorizzata del testo è severamente vietata e punibile con la legge.

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Capitolo 1

Scambio di lettere tra la contessa Emma Carswell e la sua fidata amica e duchessa Anna Winkler.

19 Aprile 1815, Londra Mia carissima Anna, finalmente ho tue notizie! Sono immensamente felice di aver ricevuto la tua lettera, attendevo con ansia di leggere come stai. Mi riempie il cuore di gioia sapere che il tuo matrimonio con il duca austriaco Markus Winkler sta procedendo a meraviglia, ho sempre pensato che fosse un amorevole gentiluomo perfetto come marito per te. Congratulazioni sentite per la tua prima gravidanza! Ti auguro con tutto il cuore che il bambino nasca sano e che il parto non sia troppo difficile. Sono certa che il nascituro sarà bellissimo, avrà i tuoi delicati tratti londinesi e l’aspetto aristocratico di Markus. Come ti invidio, Anna! Desidero anch’io diventare madre, dev’essere un’esperienza unica e meravigliosa, sei proprio fortunata… La tua lunga descrizione di Vienna e delle sue bellezze artistiche mi ha incantata, spero di trovare l’occasione giusta per venire a trovarti e trascorrere alcuni giorni in tua compagnia. Mi manchi moltissimo, da quando sei partita per Vienna non vi è stato un singolo giorno in cui non abbia desiderato di riaverti qui al mio 3


fianco, mia cara e intima amica. Senza di te talvolta mi sento persa, la tua saggezza e i tuoi consigli mi sarebbero stati d’aiuto in quest’ultimo periodo… Londra è sempre la stessa, la stagione dei balli è iniziata, il mio guardaroba ha tre favolosi abiti nuovi, e sebbene io non sia più una giovane debuttante, partecipare alle serate danzanti è sempre emozionante. Ma di questo argomento ti parlerò dopo, prima voglio farti sapere che ho seguito il tuo suggerimento di prendere lezioni d’arte da un vero maestro di pittura, Mister James Scott, che mi sta insegnando i segreti e i trucchi del suo mestiere, e i risultati iniziano a vedersi. La mia acerba predilezione per il disegno a carboncino e la pittura ad olio si sta evolvendo rapidamente in un talento artistico che ignoravo di possedere, e secondo il parere di Mister Scott le mie capacità artistiche sono elevate. Le mie giornate trascorrono liete nel cottage di famiglia, talvolta dipingo per ore senza stancarmi e la mia tecnica migliora giorno dopo giorno. Mi sto dilettando con i paesaggi e le nature morte, ma presto inizierò ad esercitarmi anche con i ritratti, ammesso che trovi dei soggetti viventi disposti a posare per me… Questa nuova passione per l’arte non mi ha di certo distolta dalle mie serate musicali a Covent Garden, difatti ho già eseguito due concerti al pianoforte presso il Theatre Royal di Londra riscuotendo un notevole successo. Continuo ad esibirmi con il nome di Miss Angelique, assecondando il volere di mio padre, che come ben sai non approva che una giovane contessa si abbassi al ruolo di pianista. Essere la figlia del conte 4


Victor Carswell non è affatto facile, questa etichetta nobiliare mi impedisce di uscire allo scoperto ed esibirmi in pubblico con il mio vero nome, Emma Carswell, e più passa il tempo più io mi sento soffocare dalle rigide regole imposte dalla società. Che male c’è ad essere una contessa dotata del talento di pianista? Sono una donna di venticinque anni, non più una giovane debuttante… Oh Anna, il mio cuore è talmente in subbuglio ultimamente... Devo subito raccontarti ciò che ho rimandato all’inizio della lettera! So già che rimarrai sconvolta da quanto sto per confessarti, ma ti prego di non giudicarmi, al cuore non si comanda e tu lo sai benissimo. Ebbene, ho conosciuto un uomo, un affascinante e meraviglioso uomo. È accaduto due settimane fa, a una serata danzante a Covent Garden. Era un ballo in maschera, e tutti indossavano una mascherina nera sulla parte alta del viso. Ero in attesa di essere invitata a ballare quando un uomo alto e bruno con gli occhi verdi e la bocca sensuale mi ha presa per mano e senza nemmeno presentarsi mi ha trascinata al centro del salone. C’era in lui qualcosa di misterioso e familiare al contempo, e io mi sono lasciata conquistare dal suo carisma irresistibile. Dopotutto era un ballo in maschera, e divertirsi era la regola dettata dagli organizzatori. Abbiamo danzato insieme tutta la sera, senza scambiarci una sola parola, guardandoci negli occhi per tutto il tempo. E poi, quando la serata volgeva al termine, siamo usciti sul patio del palazzo, e lui ha avuto l’ardire di baciarmi sulla bocca. Che bacio! Mi ha rubato il fiato, mi ha fatta fremere da 5


capo a piedi, mi ha incendiato il sangue! È stato un bacio intenso, stupendo, indimenticabile… E quando è finito, lui si è tolto la mascherina dal viso rivelandomi la sua identità. Credimi Anna, per un attimo mi sono sentita svenire, perché di fronte a me avevo il marchese Dominick Sinclair, proprio lui, il figlio maggiore della famiglia Sinclair! E lui sapeva benissimo che io ero Emma Carswell, mi ha riconosciuta nonostante la mascherina che indossavo. Che momento imbarazzante! Avrei dovuto schiaffeggiarlo, eppure non ne sono stata capace. Ho sempre avuto un debole per Dominick, fin dal giorno del mio debutto in società, quando lui si è proposto come mio cavaliere. Certo, all’epoca avevo solo diciott’anni, ero molto più acerba di come sono ora, e anche lui era meno affascinante di adesso, eppure tra noi è scattato subito qualcosa… Peccato che i tristi eventi accaduti in seguito ci abbiano separati soffocando sul nascere il nostro sentimento… Come vorrei che mio fratello Andrew non si fosse mai immischiato tra Gabriel Sinclair e Johanna Linden! Se Andrew non si fosse azzardato a fare la corte a Johanna ben sapendo che era promessa in sposa a Gabriel, non ci sarebbe stata nessuna furiosa lite, e Gabriel non sarebbe precipitato dalla balconata del suo palazzo spezzandosi l’osso del collo. Che orribile disgrazia! Per colpa di Andrew e della sua arroganza, una giovane vita è stata spezzata, e da quel giorno le famiglie dei Carswell e dei Sinclair sono divenute acerrime nemiche. Non sono servite a nulla le numerose scuse di mio padre rivolte al marchese Douglas 6


Sinclair, e neppure la punizione inferta a Andrew, ripudiato e cacciato dalla nostra famiglia. L’odio e il rancore sono ancora presenti, dividono le nostre famiglie, e Dominick lo sa quanto me. Eppure in lui non c’è più alcuna traccia di rabbia per la morte del fratello Gabriel, né il disprezzo per Andrew, colpevole di averlo involontariamente spinto oltre la balconata causandone la precoce morte. Dominick è un uomo di trent’anni che ha saputo seppellire il passato e andare avanti, e la notte del ballo in maschera, quando mi ha vista e riconosciuta, l’antico sentimento che provava per me si è riacceso in lui, sugellato da quel bacio che mi rubato sul patio del palazzo dei duchi di Ashford. Nessuno ci ha visti per fortuna, eravamo al buio, sotto il cielo stellato della notte. Il nostro incontro inaspettato al ballo in maschera è stato solo l’inizio di un’assidua frequentazione che prosegue tutt’oggi. Io e Dominick stiamo vivendo una relazione amorosa di cui nessuno è a conoscenza, lo confesso soltanto a te Anna in questo istante. Il mio cottage d’artista è diventato la nostra segreta alcova d’amore, in sole due settimane siamo passati dai baci a fare l’amore in modo così rapido da stupire entrambi, siamo pervasi dal fuoco della passione, il nostro sentimento è vero e profondo, lui dice di amarmi, ed io… Oh Anna, mi sono innamorata perdutamente di lui! Stiamo così bene quando siamo insieme, ridiamo, scherziamo, parliamo di tutto, siamo una coppia perfetta… Non rinuncerò mai a Dominick solo per assecondare l’odio dei Sinclair per i Carswell, accada quel che accada io vivrò questo amore e 7


ne affronterò le conseguenze. Penserai che sono una sciocca, o che ho perso il lume della ragione, ma non posso soffocare ciò che sento e provo per Dominick, non intendo farlo. Piuttosto che rinunciare a lui, sono disposta a frequentarlo in segreto per la vita intera, anche se il marchese Edward Harlings dovesse bussare alla porta di casa nostra domani stesso per chiedere la mia mano e io fossi costretta a sposarlo. Non amerò nessun altro uomo eccetto Dominick, diverremo amanti se sarà necessario. Anche lui non vuole rinunciare a me, e la sua posizione è ancora più difficile della mia, perché ha già chiesto la mano della contessa Tess Mallory e non potrà rimandare a lungo le nozze con quella donna. Siamo entrambi consapevoli di essere intrappolati in un gioco d’amore proibito e scandaloso, ma questo non ci preoccupa, ci amiamo follemente, viviamo giorno per giorno nel fuoco del desiderio, e nulla ci potrà separare. Ti prego, Anna, rispondi presto a questa mia lettera, e se puoi, dammi un saggio consiglio, ma non scrivermi di ritornare sui miei passi e di lasciare Dominick perché non lo farei… Non posso. È lui l’uomo della mia vita. Forse lo è sempre stato, fin dal nostro primo incontro di sei anni fa, al ballo delle debuttanti. Abbiamo il mondo intero contro di noi, ma combatteremo per il nostro amore, costi quel che costi. Ora ti saluto, mia cara amica, scrivimi quanto prima! Ti abbraccio con profondo affetto. La tua devota amica, Emma Carswell

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Vienna, 8 Maggio 1815 Cara Emma, quanto fervore nella tua lettera! Il marchese Dominick Sinclair ti ha letteralmente conquistata a quanto sembra, mi hai parlato di lui con così tanta passione! Rammento benissimo il ballo del nostro debutto, e se non fossi stata già innamorata di Markus, ti garantisco che mi sarei lasciata sedurre proprio da Dominick! Ma lui quella sera ha scelto te fra tutte le debuttanti presenti al ballo, e dubito che sia stato un caso fortuito… Dominick Sinclair è un buon partito, un uomo accattivante e galante al contempo, ti consiglio di seguire il tuo cuore e di vivere la tua storia d’amore con il marchese lasciando da parte la ragione. Non lasciartelo sfuggire! E non farti condizionare dal passato e dal rancore che divide le vostre rispettive famiglie. Il vero amore accarezza il cuore di una donna una sola volta nella vita, se rinunci ad esso non amerai più con la stessa intensità, perciò non rinunciare ai tuoi sentimenti, mia cara Emma, vivili! Sono certa che il marchese Edward Harlings e la contessa Tess Mallory non intralceranno la tua relazione con Dominick Sinclair, dopotutto sono solo delle proposte di matrimonio, Dominick è libero di ritirare la sua come tu puoi rifiutare quella del marchese Harlings… Certo, è una situazione complicata, ma tu sei così impavida mia cara, e Dominick è un uomo assennato… Troverete il modo per amarvi alla luce del sole, se davvero siete intenzionati a portare avanti la vostra relazione e farla sbocciare in un 9


futuro matrimonio. Ti auguro ogni bene, Emma, e che la buona sorte ti accompagni! Non smettere di dipingere e di suonare il pianoforte, coltiva le tue doti, sono un dono prezioso… Se potessi verrei a trovarti con piacere, ma la mia gravidanza è in stato avanzato e il medico di famiglia mi ha consigliato di non strapazzarmi. Affrontare un viaggio stressante nelle mie attuali condizioni sarebbe rischioso per il bambino, perciò dovrò aspettare che sia nato per rivederti… A meno che tu non voglia raggiungermi quando sarà il momento del parto, previsto per la fine del mese di Giugno… Credo che metterò al mondo una bambina, sai? Il mio sesto senso mi dice che sarà una femmina. Per Markus non fa differenza, è talmente emozionato che il sesso del nascituro è irrilevante per lui, desidera solo diventare padre e avere almeno altri tre figli, perciò prima o poi concepirò anche un maschio. Il mio pancione di otto mesi è veramente enorme, dovresti vedermi, sono talmente goffa che non c’è abito che mi stia bene addosso! Però è così bello sentire la creatura che porto in grembo muoversi e scalciare dentro di me, è una sensazione bellissima che anche tu proverai un giorno, diventare madre è un’esperienza esaltante… Concludo la mia lettera con la speranza di poterci riabbracciare presto e con l’augurio che tutti i tuoi sogni si avverino. Buona fortuna con Dominick Sinclair! Che il cielo vi protegga e che Dio vi benedica. La tua affezionatissima, Anna Winkler

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Capitolo 2

Londra, 22 Maggio 2015 “Sei in ritardo, Dominick”. Di ben due ore. Emma aveva contato ogni singolo minuto d’attesa mentre si distraeva con colori e pennelli all’interno del piccolo cottage di famiglia illuminato dal sole primaverile che filtrava dalle tende di mussola appese alle finestre. “Perdonami, Emma. Ho avuto un contrattempo”, si scusò il marchese Dominick Sinclair, chiudendosi alle spalle la porta del cottage. Emma depose il pennello che reggeva tra le dita e si affrettò a raggiungere l’uomo che amava. “Sei perdonato. Qualunque imprevisto ti abbia tenuto lontano da me fino a quest’ora.” Sorridendogli gioiosamente, Emma gli volò fra le braccia, e lui la strinse a sé in un abbraccio forte e delicato al contempo. “Emma… Mia bellissima Emma”, sussurrò Dominick, guardandola con i suoi dolci occhi verdi e sfiorandole la pelle arrossata di una guancia con il dorso della mano. “Questa notte non sono riuscito a dormire. Il pensiero di te mi ha tenuto sveglio fino all’alba. Non vedevo l’ora che sorgesse il sole per precipitarmi qui e poterti abbracciare. Mi stai facendo impazzire, lo sai?”

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Emma gli accarezzò le spalle ampie con le mani e poi allacciò le dita dietro al suo collo. “Ora sei qui, l’attesa è finita, godiamoci il tempo che rubiamo alla vita per stare insieme.” Dominick le sorrise, e il suo sguardo si posò sull’abito di cotone di foggia modesta macchiato di colore ad olio che Emma indossava ogni qualvolta si accingeva a dipingere. “Ti ho mai detto che sei terribilmente eccitante con questo vestito che profuma di trementina?” “Davvero? E io che pensavo di andare a cambiarmi per indossare l’abito di seta azzurra che tengo nell’armadio della camera da letto.” “No, non lo fare. Mi piaci così come sei.” “Dominick, ho i capelli che sfuggono dallo chignon e le mani sporche di colore, e questo vestito è uno straccetto pieno di macchie di colore. Sono inguardabile, e poi la trementina ha un odore fastidioso, come puoi apprezzarmi così conciata?” “A me piace l’odore della trementina, intenso e pungente, e adoro il tuo aspetto così naturale e semplice, le tue guance arrossate e i capelli fuori posto, e anche le tue mani sporche di colore. Mi piaci tutta, sei adorabile.” “Dunque non vuoi che vada di là a cambiarmi d’abito?” “No, non voglio. Preferisco spogliarti e fare l’amore con te subito, qui sul pianerottolo se necessario.” “Dominick, che impazienza!”, lo rimproverò lei, ma gli sorrise, e il contatto con il corpo di quell’uomo alto e virile suscitò in lei un’ondata di desiderio improvvisa.

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“Ho atteso tutta la notte per rivederti, brucio dalla voglia di prenderti e farmi mia.” Emma avvertì la stretta delle sue braccia attorno al busto farsi più audace e una vampata di calore le salì al volto imporporandole le guance ancora di più. “Anch’io ti desidero in egual modo, Dominick Sinclair. Ma abbiamo tempo, non consumiamo troppo in fretta i nostri appetiti carnali. Divertiamoci un po’ prima di rotolarci insieme fra le lenzuola.” “Emma, come sei impertinente quest’oggi”, le sussurrò con voce vellutata, facendola fremere. “Sei tu che mi rendi così impertinente”, ammise lei, mordendosi il labbro inferiore. “Merito una punizione, e credo che un bacio rovente sarebbe un buon inizio.” Dominick colse al volto quel chiaro invito a baciarla e senza alcun indugio si chinò sul suo viso e le prese le labbra tra le proprie in un bacio avido, stringendola forte contrò di sé mentre le loro bocche si fondevano l’una nell’altra e la passione divampava in loro come un incendio a stento domato. Emma sospirò e gemette fra le braccia di Dominick, gli offrì le labbra e la lingua senza pudore, e lui le regalò alcuni istanti di piacere puro accarezzandole la bocca con le sue labbra morbide e la sua lingua umida e calda. Il loro bacio si protrasse più del dovuto, ed Emma si scostò prima che entrambi perdessero il controllo. “Mio Dio, Dominick, sei così irruente… Controllati, amore mio, o finirai per fare impazzire anche me.”

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Dominick si scostò a sua volta, lasciandola respirare, e si leccò le labbra dov’era rimasto il suo dolce sapore. “Scusami, Emma. Quando sono con te riesco a stento a dominare le mie voglie. Tu mi fai questo effetto.” Emma sbatté le lunghe ciglia castane e lo guardò nelle iridi verdi screziate di nocciola dei suoi occhi maliziosi. “Ne sono molto felice. E comunque, sappi che anch’io sono pazza di te, ti amo come non ho mai amato nessun’altro.” Dominick si perse nel languore del suo sguardo, in quegli occhi azzurri che tanto gli ricordavano i cieli estivi tersi e sconfinati, e sentì dentro di sé quella familiare sensazione di sfarfallio alla bocca dello stomaco. “Il mio amore per te è cento volte più forte, Emma. Se solo potessi immaginare come mi sento adesso…” “Scombussolato? Con il cuore palpitante e le farfalle nella pancia?... Io mi sento così, e tu?” Lui rise. “Provo le stesse identiche sensazioni.” Emma fece scivolare le mani dal suo collo fino al petto e con aria seria disse: “Allora siamo tutti e due ammalati d’amore. E non c’è alcuna medicina che possa guarirci. Siamo spacciati.” Dominick rise di nuovo, ed Emma scivolò via dalle sue braccia con la leggerezza di una libellula. “Non restare lì sull’ingresso, entra in casa Dominick. Vuoi un goccio di brandy? O un sorso di scotch?” Il marchese mosse i suoi passi verso la stanza principale del cottage e si sbottonò la redingote di velluto blu per poi appoggiarla sulla spalliera del divanetto del salotto.

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“Grazie Emma, ma non ho sete. Sono stato in città con Richard Garreth e abbiamo bevuto del porto da Billing’s.” “Immagino che il tuo ritardo al nostro appuntamento sia dovuto al vostro incontro, dunque.” “Esattamente. Avevamo un affare in comune da portare a termine, e ci siamo attardati al pub perdendo tempo in chiacchiere tra uomini.” “Capisco… Io invece mi sono data da fare con quest’opera. Non è ancora finita, ma gradirei un tuo sincero parere.” Dominick seguì Emma fino al cavalletto di legno posto al centro della stanza illuminato dalla luce del giorno, dov’era appoggiata una tela che ritraeva un vaso di vetro traboccante di rose rosse. “Cosa ne pensi? È sufficientemente realistico?” Dominick osservò il quadro con attenzione per alcuni secondi, quindi affermò con evidente apprezzamento: “Emma, è molto bello. Il vaso riflette la luce in modo splendido e le rose sono ben definite, sembrano quasi vellutate. Complimenti, migliori di giorno in giorno.” “Grazie Dominick, sono felice che ti piaccia. Devo solo ritoccarlo in qualche punto, per dare dei piccoli colpi di luce all’insieme.” “Una volta terminato, sarà un quadro meraviglioso.” Il viso di Emma s’illuminò di soddisfazione, e Dominick pensò che il suo talento di pittrice la rendeva ancora più straordinaria. Sapeva che era anche una eccellente pianista e sperava di poter assistere molto presto ad uno dei suoi concerti solisti. Emma Carswell era una donna bellissima e talentuosa, e lui non l’avrebbe lasciata andare per nessun 15


motivo al mondo. Era preziosa come un diamante, l’amava profondamente, e sebbene il loro amore fosse minacciato dall’odio reciproco delle loro rispettive famiglie, dalla promessa di matrimonio che lui stesso aveva fatto alla contessa Tess Mallory, e dal pericolo che il marchese Edward Harlings chiedesse la mano di Emma da un giorno all’altro, Dominick era pronto a lottare contro tutte quelle avversità per poter amare Emma e fare in modo che fosse sua per sempre, soltanto sua. Per ora erano amanti segreti, s’incontravano di nascosto e vivevano il loro amore nell’ombra, ma lui avrebbe fatto tutto il possibile per migliorare la situazione e abbattere tutti gli ostacoli. “Dominick, a cosa stai pensando? Hai un’espressione così seria… C’è qualche problema?”, domandò Emma, accortasi del suo improvviso silenzio. Lui si riscosse dai propri pensieri e la rassicurò all’istante. “No, nessun problema, Emma. Riflettevo tra me e me.” Emma non volle indagare oltre, e per distrarlo dai suoi ragionamenti gli fece una proposta azzardata. “Dominick, ti andrebbe di posare per me? Per un ritratto?” Lui sgranò gli occhi, sorpreso. “Vuoi che mi metta in posa per te? Adesso?” “Sì, hai capito benissimo. Voglio provare a farti un ritratto con il carboncino!” “Mmm… Ci vorrà molto? Detesto stare immobile su una sedia a fissare il vuoto.” “Dovrai guadare me, non il vuoto. E non ci vorrà molto con il carboncino, giusto un’oretta.”

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“Un’ora?! Emma, non possiamo rimandare il ritratto ad un'altra volta? Ho una folle voglia di te, non torturarmi, ti supplico.” “Dominick, è il primo pomeriggio, abbiamo tempo fino a notte fonda per fare l’amore, concediamoci questo piccolo svago, sarà divertente.” “Ne dubito. Mi annoierò a morte.” “Ti prometto che non accadrà. Avanti, accontentami.” Dominick trasse un profondo sospiro. Emma lo stava guardando con gli occhi supplichevoli di un cucciolo e lui non poteva dirle di no, non ne sarebbe stato capace. “D’accordo, Emma. Dimmi cosa devo fare.” Lei sorrise eccitata e corse subito a prendere una sedia dal tavolo da pranzo per portarla fin sotto la finestra. “Ecco fatto. Vieni, siediti qui.” Dominick la raggiunse e prese posto sulla sedia imbottita e rivestita di velluto rosso. “Ho tolto la redingote, vuoi che la indossi?”, domandò, accavallando una gamba sull’altra. “No, stai benissimo così, con il fazzoletto da collo elegantemente annodato e il panciotto aderente che mette in risalto la forma del tuo busto. Stai seduto comodo, non irrigidirti, e soprattutto non muoverti.” Dominick fece esattamente tutto ciò che Emma gli aveva detto e la osservò mentre toglieva il quadro con il vaso di rose rosse dal cavalletto poggiandolo contro la parete della stanza e poi fissava al cavalletto una tavoletta di legno con un cartoncino bianco appuntato sopra con alcuni spilli da cucito. Con aria disinvolta si sedette sullo sgabellino da 17


pittrice e rovistò nella cassetta contenente vasetti di colori ad olio e numerosi pennelli alla ricerca di un carboncino. Quando lo ebbe tra le mani, gli sorrise e disse: “Io sono pronta. E lei, marchese Sinclair?” “Sono imbalsamato.” Emma scoppiò a ridere, coprendosi la bocca con una mano, quindi si fece seria e accostò il carboncino al foglio immacolato. “Bene, sto per cominciare. Mantieni la posa, sei perfetto.” “È il tuo primo ritratto?” “Sì, il primissimo. Non ti garantisco che verrà bene, ma voglio almeno tentare.” “Sono certo che mi ritrarrai esattamente come sono.” “Oh, lo spero bene! Mister Scott sarà fiero di me se farò un buon lavoro. Dice che ho talento, ha molta stima di me.” “Emma, il tuo maestro non ha torto. I tuoi quadri sono tutti molti belli, sei davvero talentuosa.” “E questo ti piace?” “Ti rende ancora più speciale ai miei occhi.” Emma gli sorrise dolcemente, e subito dopo la sua mano delicata iniziò a tratteggiare sulla carta quello che doveva essere un primo abbozzo del ritratto. Dominick la osservò in silenzio per alcuni minuti, contemplando i suoi occhi che si spostavano rapidamente dal foglio alla sua figura immobile, la sua espressione concentrata e tranquilla, il movimento sicuro del polso che guidava la mano sulla carta. Rimase imbambolato a fissarla, lasciando scivolare lo sguardo dapprima sulle ciocche bionde ribelli che sfuggivano dal suo chignon per ricaderle ai lati del viso e 18


sul collo e dopo sul leggero vestito di cotone ricamato a fiorellini macchiato di colore che le fasciava il corpo mettendo in risalto le forme tondeggianti dei seni rigogliosi, la vita sottile, i fianchi sinuosi e generosi. La gonna le copriva le gambe, lunghe e affusolate, e dall’orlo del vestito spuntavano gli stivaletti di pelle nera stretti attorno alle caviglie sottili. “Sei stupenda, Emma”, sussurrò dopo quella lunga pausa contemplativa. “Guardarti disegnare mi eccita molto.” Lei gli regalò un sorriso compiaciuto. “Hai visto? Te l’ho detto che non ti saresti annoiato.” Dominick Sinclair non poteva darle torto. Rimase in posa tranquillo, mentre il tempo scorreva via rapidamente e il suo ritratto prendeva forma sulla carta.

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Capitolo 3

Emma e Dominick sostavano in piedi di fronte al cavalletto con la tavoletta di legno sulla quale era stato appuntato il cartoncino da disegno, guardando il ritratto a carboncino finito e firmato da Emma. “Mi rassomiglia in un modo impressionante”, commentò Dominick osservando la copia in bianco e nero di se stesso immortalata sulla carta. “Sono proprio io. Mi riconosco in quest’uomo dall’aria così aristocratica.” Emma spostò lo sguardo dal ritratto e lo posò sul volto di Dominick. “Sei soddisfatto del risultato? Ti piace davvero?”, gli chiese, dubitando del proprio lavoro. “Non potevi ritrarmi meglio di così. È un capolavoro.” “Sì, in effetti è venuto bene”, ammise Emma. “Non vedo l’ora di mostrarlo a Mister Scott e sentire il suo parere.” “L’allieva sta superando il maestro”, le disse Dominick, prendendole la mano con la quale aveva sfumato il carboncino. “Attento! Ho i polpastrelli anneriti dalla grafite, non vorrai sporcarti i vestiti.” Dominick le baciò il dorso della mano, poi afferrò uno straccio umido di trementina e le pulì le dita una dopo l’altra, sfregando la stoffa contro i suoi polpastrelli. “Come sei galante… Tuttavia ci vorrà un bel po’ d’acqua e sapone per togliere del tutto le macchie di grafite e colore 20


ed eliminare l’odore della trementina.” “Non vorrai farti un bagno, spero.” “Sarebbe l’ideale. Un bel bagno ricco di essenze profumate prima di offrirti il mio corpo.” “No, non se ne parla proprio. Ti ho già concesso un’ora di tempo per ritrarmi, adesso fila in bagno e lavati le mani con il sapone, e non fare niente di più.” Dominick le assestò una pacca su una natica ed Emma ritrasse la mano dalla sua presa. “Impudente”, sussurrò, correndo via per intrufolarsi nel bagno. Dominick la seguì, fermandosi sulla soglia mentre Emma si sciacquava le mani in una bacinella colma d’acqua e si strofinava le dita con una spazzolina di setole di cinghiale insaponate. Quand’ebbe finito, si asciugò con cura con un panno e si assicurò di non avere alcuna traccia di sporco sulle mani ben curate. “Hai uno sbaffo nero di grafite proprio qui”, le fece notare il marchese, indicandole lo zigomo destro. “Lascia che te lo tolga io”. Intinse il proprio fazzoletto di stoffa nell’acqua della bacinella e lo passò delicatamente sulla guancia di Emma, rimuovendo lo sbaffo e asciugandole la pelle rosata con un lembo pulito. “Ecco fatto. Niente più sbaffo e mani pulite. Ora sei pronta per me.” Senza darle il tempo di replicare, Dominick la sollevò da terra di peso reggendola con le braccia strette attorno alle sue cosce ed Emma rise divertita mentre la portava fuori dal bagno e imboccava la porta della camera da letto. “Cosa vuoi farmi, mascalzone?”

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Dominick la rovesciò sul letto ed Emma lo fissò negli occhi verdi che splendevano di desiderio. “Ho intenzione di spogliarti da capo a piedi, tanto per cominciare. Dopodiché, mi spoglierò anch’io, e quando saremo entrambi senza vestiti ci accarezzeremo a vicenda fino a non poterne più. A quel punto ti prenderò, e ti farò gemere di piacere molto lentamente.” “Non dovrei permetterti di farmi queste cose, sono una brava ragazza, per di più contessa”, scherzò Emma, sollevando la gonna del vestito per mettere a nudo una porzione di gamba inguainata dalla calza di seta. “Oh, non metto in dubbio la tua integrità morale. Sono io il libertino che ti ha sedotta e che ti costringe a fare queste cose proibite e scandalose.” “Diavolo di un marchese…”, continuò lei, sollevando la gonna di più, fino a scoprire le cosce. “Approfittarti così impunemente della virtù di una giovane nobildonna… Dovresti vergognarti.” Dominick le afferrò una caviglia e le tolse lo stivaletto di pelle nera, poi fece l’identica cosa con l’altro piede. “Sei una tentazione a cui non so resistere, Emma Carswell. Ti ho sognata per anni, e adesso finalmente sei mia.” Le sue mani grandi e calde si posarono sulla pelle nuda di una coscia di Emma e le sue dita sfilarono via prima una calza e dopo l’altra, liberandole le gambe da quel sottile velo di seta. La guardò con espressione vogliosa, ed Emma lo stuzzicò allungando un piede fino a sfiorargli il visibile rigonfiamento della sua eccitazione nascosta nelle brache scamosciate. 22


“E tu sei mio, Dominick Sinclair?” “Conosci già la risposta.” Il marchese salì caponi sul letto e armeggiò con impazienza con la lunga fila di bottoncini che chiudevano il corpino del vestito di Emma dalla scollatura circolare fino al ventre, dove iniziava la gonna. “Detesto tutti questi bottoncini, sono peggiori dei lacci.” “Slacciarli uno ad uno fa parte del gioco del piacere.” “Il gioco della tortura, vorrai dire.” Emma rise, mentre Dominick era già a buon punto e l’abito si stava aprendo rivelando ai suoi occhi la sottoveste di raso che lei indossava sotto. Pochi attimi dopo, le sue dita afferrarono il vestito strattonandolo verso il basso ed Emma fu spogliata quasi del tutto. “Ecco una visione incantevole”, commentò Dominick, di fronte al corpo seminudo di Emma. “È la stessa visuale di ieri, dell’altro giorno, e del giorno prima ancora… Lo stesso corpo che ti diverti a spogliare da quattro settimane. Non te ne sei ancora stancato?” “Mai Emma. Mai mi stancherò di te e del tuo meraviglioso corpo. Solo un folle lo farebbe, ed io non lo sono di certo.” Prima di levarle anche la sottoveste, Dominick decise di togliersi il panciotto color crema slacciandone i bottoni e sfilandoselo di dosso con una scrollata di spalle. L’elegante fazzoletto che aveva al collo annodato con cura secondo la moda londinese si sciolse dopo che ne ebbe afferrato un’estremità tirandola verso il basso, e lo lasciò cadere a terra per passare subito dopo alla camicia immacolata, che raggiunse il pavimento mettendo in bella mostra le sue 23


spalle ampie e il petto dalla carnagione chiara ombreggiato al centro dello sterno da una rada peluria bruna. “Ora sono io la fortunata che si gode lo spettacolo”, civettò Emma, sbrigandosi a togliere le forcine che trattenevano i suoi lunghi capelli nello chignon. Le ciocche bionde si sparsero a raggera sul materasso, invogliando Dominick ad affondarvi le mani per tastarne la morbidezza setosa. Si sfilò in tutta fretta i lucidi stivali neri da equitazione alti fin sotto il ginocchio e le brache in pelle scamosciata, offrendo ad Emma la vista delle sue cosce lunghe e muscolose, quindi non esitò a levarsi anche la biancheria intima, liberando l’eccitazione dal tessuto che la opprimeva. Emma posò gli occhi proprio lì sopra e uno spasmo le contrasse il ventre facendola avvampare. “Dovrei ritrarti come sei adesso, completamente nudo ed eccitato, bellissimo e irresistibile.” Dominick risalì sul letto che aveva abbandonato per levarsi i vestiti di dosso e disse: “Sarebbe un ritratto altamente scandaloso, soprattutto se fosse esposto in una galleria d’arte di Covent Garden.” Emma sollevò le braccia sopra la testa e gli permise di toglierle la sottoveste, rivelandogli lo splendore del suo corpo di donna nel fiore della propria femminilità. “Oh cielo, sì, tutte le dame si coprirebbero gli occhi gridando “Vergogna! Orrore! Oltraggio al pudore!”, e gli uomini rimarrebbero di stucco chiedendosi perché mai madre natura ti abbia dotato di cotanta grazia. T’immagini l’intera scena?”

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Il materasso cedette un poco sotto il peso del corpo atletico di Dominick mentre si sdraiava accanto ad Emma. La guardò e rispose alla sua domanda. “Una scena davvero esilarante. Tutto il ton di Londra sconvolto e imbarazzato di fronte al mio ritratto, schiamazzi e borbottii diffusi nell’aria, occhi sgranati e forse anche qualche svenimento.” Una risata divertita scosse il corpo di Emma, e Dominick si unì a lei ridendo di gusto. I loro occhi si incontrarono, e la complicità che c’era tra di loro li fece sentire l’uno parte dell’altra, due spiriti affini che si erano trovati e insieme davano vita ad una sola anima. “Oh, Dominick, tu ed io siamo così simili… Più stiamo insieme e più mi rendo conto di quanto ci assomigliamo.” “Hai ragione, Emma. Siamo entrambi due ribelli, due scostumati che non si vergognano di amarsi di nascosto contravvenendo alle regole del ceto nobiliare.” “Se le nostre famiglie sapessero che stiamo insieme scoppierebbe il finimondo.” “Ma non lo sanno. E noi non glielo diremo.” “E se lo scoprissero?... Cosa faremmo?” Dominick le posò una mano sul corpo nudo e le accarezzò la curva rotonda del fianco, scendendo nell’avvallamento della vita sottile, risalendo sul torace e fermandosi sul petto stringendo tra le dita il suo seno morbido e gonfio. “Lotteremo insieme per fare in modo che non ci separino. Noi non siamo due sciocchi ragazzini come Romeo e Giulietta di Shakespeare, non permetteremo alle nostre famiglie di rovinare il nostro amore, le costringeremo a 25


deporre l’ascia di guerra e a lasciarci vivere in pace. Ecco ciò che faremo.” Emma annuì, accarezzandogli la spalla e poi il braccio. “Giusto. Lotteremo per la nostra felicità. Insieme. Ma come risolveremo il problema del marchese Edward Harlings e della contessa Tess Mallory? Il marchese chiederà presto la mia mano, ne sono certa, e tu ti sei dichiarato alla contessa già da alcuni mesi, non potrai farla attendere oltre.” Dominick giocherellò con un capezzolo di Emma facendolo inturgidire e le sue dita le sfiorarono la clavicola e poi il collo, risalendo fino alla tempia e affondando nella massa serica dei suoi capelli. “Non sei costretta a fidanzarti con un uomo che non ami, sei abbastanza caparbia da rifiutare la proposta del marchese Edward Harlings, ed io posso sempre cambiare idea e annullare le nozze con Tess Mallory per sposare un’altra donna.” Emma gli accarezzò una guancia e disegnò con l’indice il contorno delle sue labbra. “Forse penserai che sono avventata, ma sai che cosa ci salverebbe da questa situazione complicata?” “Che cosa, Emma? Dimmelo.” Lei lo guardò negli occhi e sorrise. “Un figlio”, disse con tenerezza. “Un piccolo Sinclair nato da una Carswell. Un nipotino che con la sua innocenza potrebbe riappacificare le nostre famiglie una volta per tutte, e che ovviamente annullerebbe i nostri obblighi verso il marchese e la contessa.” 26


Dominick rifletté in silenzio sulle parole di Emma. “Un figlio”, ripeté, accarezzando l’idea di diventare padre. Era ancora giovane per calarsi nel ruolo di genitore, e un bambino era una grossa responsabilità, però prima o poi sarebbe dovuto accadere. Lui era un marchese, aveva bisogno di un erede a cui lasciare in futuro le proprietà terriere dei Sinclair e tutti i loro averi. Un figlio con Emma sarebbe stata la via più facile per risolvere tutti i loro problemi. Si amavano, avrebbero potuto crescere un bambino con amore, riportando la pace tra le famiglie dei Sinclair e dei Carswell e annullando i loro impedimenti costituiti dal marchese Harlings e dalla contessa Mallory. “Pensi che la mia idea sia sbagliata?”, domandò Emma, vedendo che lui tardava a rispondere. “Non vuoi avere dei figli? Non ti senti pronto?” Dominick si riscosse dai suoi pensieri e le rivolse lo sguardo più dolce che Emma gli avesse mai visto dipinto in viso prima di quel momento. “Emma, avere un figlio da te sarebbe la cosa più bella che potrebbe capitarmi. Non è affatto un’idea sbagliata, al contrario. Amerei il nostro bambino immensamente, e il suo arrivo potrebbe davvero risolvere tutti i nostri problemi e liberarci dallo scandalo del nostro amore segreto. Non avevo mai pensato a questa possibilità. Nessun uomo è mai veramente pronto a diventare padre finché non stringe fra le braccia il suo bambino appena nato.” Emma sorrise, sollevata e felice. “Allora pensi che dovremmo fare un figlio?” 27


Dominick le prese il viso tra le mani. “Emma, mi stupisco che dopo quattro settimane di relazione tu non sia già in dolce attesa.” Emma sbatté le palpebre rapidamente e ammise: “Sono stata molto attenta. Non ero certa che tu fossi pronto per la paternità e avevo paura che un bambino potesse rovinare il nostro rapporto.” Dominick le accarezzò i capelli e annuì. “Ti capisco… Ma non avresti dovuto temere che io potessi lasciarti se fossi rimasta incinta. Non ti lascerei per nessuna ragione al mondo, meno che mai a causa di una gravidanza inaspettata. Credimi Emma, ti amo così tanto che nulla potrebbe separarmi da te.” Si protese su di lei, e la baciò sulle labbra con tenerezza, sfiorando la sua bocca con la propria. Emma rispose al bacio con passione, avida di lui e del suo sapore, e le loro lingue si accarezzarono con la stessa frenesia della sera del loro primo incontro, quando Dominick l’aveva baciata sul patio del palazzo dei duchi di Ashford nell’oscurità della notte con le sole stelle a guardarli dall’alto del cielo. Interrompendo il bacio per un breve istante, Dominick le sussurrò maliziosamente: “Facciamo davvero un figlio, Emma. Un piccolo Sinclair.” “Sei sicuro di volerlo sul serio?” “Sì. Ne sono certo.” “Allora fai l’amore con me, Dominick, e riempi il mio ventre con il tuo seme, così il nostro bambino arriverà presto. O magari, una bambina.”

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“Un erede maschio sarebbe preferibile per le questioni ereditarie, ma anche una femmina sarà accolta con amore. La tratterò come una principessina.” “Dominick, amore mio…” La voce di Emma fu soffocata da un nuovo bacio di Dominick, che rotolò sopra di lei coprendola con il proprio corpo. Emma divaricò le cosce e lui si accoccolò tra le sue gambe con immenso piacere. Alice si inarcò contro di lui, offrendogli il proprio corpo per ricevere le carezze delle sue mani gentili, assaporando il suo tocco sui seni turgidi, sui fianchi generosi e sulle cosce. Lo attirò a sé per sentirlo aderire alla propria pelle, insinuò le dita tra i suoi capelli scuri, e si abbandonò alle squisite sensazioni che lui era in grado di regalarle ogni volta che facevano l’amore. Rabbrividì di piacere quando le sue dita scesero nel cuore della sua intimità per toccarla nel profondo, strappandole un gemito e facendola fremere da capo a piedi in una esplosione di estasi pura e accecante che le invase il basso ventre. Il suo corpo continuò a pulsare anche dopo che Dominick smise di toccarla fra le cosce, si aggrappò alle sue spalle con le mani, lasciandole scivolare lungo i muscoli torniti delle braccia, percorrendo il solco profondo nel mezzo della sua schiena, stringendo le dita attorno alle sue natiche sode. Dominick la fece impazzire tempestandole di baci il collo, lo sterno e i seni, succhiando i suoi capezzoli e leccandole la pelle attorno all’ombelico. In risposta, lei gli graffiò una spalla con un morso, poi infilò una mano tra i loro corpi per accarezzargli il membro eretto e duro. Avvertì contro il 29


palmo l’involontaria contrazione dei suoi muscoli e lo sentì trattenere il fiato mentre lei lo toccava. “Emma…” “Dominick…” Il marchese si impadronì di nuovo della sua bocca mentre lei gli circondava i fianchi con le gambe per accoglierlo dentro di sé. Dominick le scivolò dentro colmandola tutta, e insieme si mossero in quella danza antica come il mondo che univa un uomo e una donna in un solo essere pulsante e vibrante, conducendoli verso i picchi più alti dell’estasi. Emma gemette forte quando l’orgasmo la scosse tutta, e Dominick pronunciò il suo nome contro le sue labbra mentre l’amplesso giungeva al suo culmine facendolo tremare tra le braccia della sua amante. Emma lo tenne stretto a sé, impedendogli di uscire dal suo ventre, e avvertì il calore liquido del suo seme che la invadeva tutta. Rimasero così, abbracciati stretti e fusi in un solo corpo, finché l’erezione di Dominick non si afflosciò, e allora Emma lo lasciò andare, e lui, come sempre, la circondò con le braccia e con il corpo come volesse proteggerla dal mondo intero. Emma assaporò la sensazione del suo respiro caldo che le solleticava i capelli e il collo e la stretta possessiva delle sue mani grandi intorno ai seni, la vitalità di quel corpo solido e virile che impediva al proprio di raffreddarsi e di perdere lo splendore rosato dell’amore appena consumato. Quando, poco dopo, lui cercò la sua bocca per ricominciare tutto da capo, Emma sospirò felice e il suo cuore danzò di gioia nel suo petto, rotolò sopra di lui e Dominick la tenne stretta per i fianchi guidandola in 30


un nuovo sconvolgente amplesso, e la passione che ardeva in loro senza mai spegnersi fece svanire tutto ciò che li circondava annullando perfino il tempo.

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Capitolo 4

Emma stava dormendo, i capelli sparsi sul cuscino, le guance imporporate dal torpore del sonno. Le labbra, quei morbidi petali rosa così invitanti, erano leggermente dischiuse. Dominick si chinò su di lei e le depose un lieve bacio sulla fronte. A quel contatto, Emma emise un sospiro e sembrò destarsi lentamente. Dominick la stette a guardare mentre indossava la redingote di velluto blu recuperata dal salotto, e quando Emma sbatté le palpebre e lo mise a fuoco, un sorriso felice si dipinse sul suo viso. “Buongiorno”, la salutò il marchese, pronto per iniziare una nuova giornata. “Buongiorno a te”, replicò Emma, stiracchiandosi sotto le lenzuola. “Te ne stai andando via?” “Sì, devo andare, anche se a malincuore. Richard Garreth mi aspetta nel suo studio per definire gli ultimi dettagli dell’affare che abbiamo concluso ieri.” Emma si finse dispiaciuta, ma la sua pelle perfetta aveva tutto lo splendore di una donna completamente appagata, il che riempì Dominick di orgoglio. “Che peccato… Potevamo concederci un’altra dose di intenso piacere.” Dominick sorrise maliziosamente. La notte precedente, dopo il loro primo amplesso, Emma ne aveva desiderato un altro e lui era stato fin troppo entusiasta di compiacerla. Poi si erano concessi un terzo amplesso, e 32


infine un quarto. Se Emma si era dimostrata insaziabile, lui si era comportato come un satiro. “Onestamente mi hai sfinito, Emma. Sarei molto felice di accontentarti, ma mi occorre un po’ di tempo per recuperare le energie perdute. Temo che tu mi abbia prosciugato della mia virilità.” “Oh, addirittura!”, esclamo lei scoppiando a ridere. “Seriamente, Emma, sei davvero insaziabile. Concedimi almeno mezza giornata di pausa.” Lei si sollevò un poco puntellandosi sui gomiti e lo ammirò in tutta la sua fierezza. “Come sei bello, Dominick. Hai proprio l’aspetto raffinato di un marchese, e i vestiti ti stanno così bene addosso… Anche se ti preferisco nudo, lo ammetto.” “Anche tu sei una visione splendida con addosso i tuoi costosi abiti di seta e pizzo, e perfino con un modesto vestito di cotone macchiato di colore ad olio. Ma senza veli sei ancora meglio, adoro il tuo corpo sensuale e morbido.” Emma si mosse sul materasso e il lenzuolo le scivolò giù dal petto scoprendole in parte i seni rigogliosi. Non fece nulla per ricoprirsi, anzi, lasciò che Dominick posasse lo sguardo su di lei e la contemplasse con evidente interesse. “Mi stai tentando, Emma?” “Farei di tutto per trattenerti qui con me.” “E io sarei felice di restare. Ma il dovere mi chiama, devo proprio scappare.” Si chinò sul letto e la baciò sulle labbra delicatamente, quindi si rimise in piedi e le sorrise. “Quando posso rivederti, Emma?” 33


“Mmm… Oggi mi aspetta una giornata piena di impegni. Devo recarmi nei sobborghi di Londra per fare visita a mio fratello Andrew. Non ho sue notizie da un mese e voglio assicurarmi che stia bene. Poi devo tornare in città per ritirare un nuovo abito al negozio di Madame Roxanne. Mio padre ha deciso di dare una festa da ballo nella nostra residenza, così questa sera sarò costretta a fare gli onori di casa e danzare con i conti e baroni che hanno ricevuto l’invito. Non sarò libera prima di domani.” Dominick annuì con il capo, quindi azzardò: “E se mi intrufolassi alla festa?” Emma inarcò un sottile sopracciglio castano. “Non puoi presentarti a casa mia con mio padre e mia madre presenti. Ti caccerebbero via all’istante.” “Potrei passare inosservato con un buon travestimento.” “Cosa intendi dire?” “Ho un amico fidato che lavora al Theatre Royal, potrebbe procurarmi facilmente una parrucca, baffetti e barba posticci, e un bel paio di occhiali da intellettuale. Costumi di scena. Nessuno mi riconoscerebbe, te lo garantisco.” Emma lo guardò sorpresa. “Vuoi davvero travestirti per presenziare alla nostra festa da ballo? Sarebbe un grosso rischio… E inoltre il nostro maggiordomo non ti farebbe entrare in casa perché non sei sulla lista degli invitati.” “Aggiungimi tu sulla lista. Scrivi il nome di… Fammi pensare… Mister Charles Dupont! Drammaturgo. Se tuo padre ti chiede informazioni, digli che mi hai conosciuto al Theatre Royal in occasione dei tuoi precedenti concerti al 34


pianoforte. Funzionerà, ne sono certo. Danzeremo insieme tutta la sera senza che i tuoi genitori sappiano chi sono realmente. Te la senti di sfidare la sorte?” Emma si strinse nelle spalle. “Perché no? Sembra tutto così eccitante!” “Benissimo. Allora… Ci vediamo questa sera, dopo le otto.” “Sarà un piacere, Mister Charles Dupont. Spero solo di riconoscerti.” “Indosserò questi stessi abiti, oltre al mio camuffamento composto da occhialini rotondi, parrucca, baffetti e barba.” “Sarai biondo o bruno?” “Biondo, ovviamente. E avrò un’aria molto intellettuale.” Emma sfilò un braccio da sotto le lenzuola e lo allungò verso Dominick. Lui le strinse la mano nella propria e si chinò in avanti per baciarle il dorso. “A questa sera, contessa Carswell.” “Conterò le ore che ci separano, Mister Dupont.” Lasciata la mano di Emma, Dominick le sorrise e con passo altero uscì dalla camera da letto. Emma ascoltò i suoi passi attraversare il salotto, poi il rumore della porta d’ingresso che si apriva e richiudeva alle sue spalle. Il giorno prima Dominick era giunto da Londra guidando il suo calesse, che aveva posteggiato nella rimessa sul retro del cottage, accanto al calesse che lei utilizzava ogni giorno per raggiungere da sola il cottage senza il bisogno di essere accompagna dal cocchiere di famiglia. Emma attese di sentire lo scalpiccio degli zoccoli del cavallo sulla stradina sterrata accompagnato dal cigolio delle ruote in ferro del calesse di Dominick che rapidamente se ne andava dalla 35


proprietà di campagna dei Carswell posta a due miglia di distanza dalla residenza cittadina dei conti Victor e Sophia Carswell, nel cuore di Londra. Rimasta sola, Emma scese dal letto e indossò la sua vestaglia da notte di raso damascato, raggiunse a piedi nudi il cucinino dove si preparò un thè caldo e due fette di pane cosparse di marmellata d’arancia. Dopo, si concesse un bagno profumato al mughetto nella vasca in maiolica del bagno, e prima che la pendola del salotto suonasse le undici del mattino, Emma raccolse i capelli in un morbido chignon e indossò il suo abito da passeggio giallo e un cappellino di feltro e taffettà dello stesso colore appuntato sulla testa con alcune forcine. Uscì di casa sotto il sole tiepido della primavera, raggiunse la rimessa che ospitava il suo calesse e si diresse in città per far visita al fratello e ritirare l’abito nuovo per la festa di quella sera. *** Il sobborgo di Southwark era situato nella periferia di Londra e ospitava le umili abitazioni in mattoni rossi costruite nel periodo della rivoluzione industriale per accogliere gli operai tessili che lavoravano nelle fabbriche londinesi. Dopo essere stato diseredato dal padre Victor Carswell in seguito allo sfortunato incidente che aveva causato la morte prematura di Gabriel Sinclair, sei anni prima, Andrew Carswell, fratello maggiore di Emma, si era rifugiato nel sobborgo per condurre una vita semplice ed espiare le proprie colpe in completa solitudine. Andrew 36


aveva la stessa età di Dominick, trent’anni, e lavorava come giornalista per il Times, occupandosi degli articoli di politica ed economia che scriveva personalmente. Quel lavoro gli consentiva di pagare l’affitto e di condurre una vita discreta, lontano dagli agi e gli sfarzi della vita nobiliare che gli era stata sottratta come punizione. Emma provava un profondo affetto per Andrew, e cercava di fargli visita almeno una volta al mese, per assicurarsi che stesse bene e per farlo sentire ancora un membro della famiglia Carswell. Quel giorno, quando bussò alla sua porta, Andrew comparve sulla soglia in camicia di lino e brache di fustagno, i capelli biondi ben pettinati e gli occhi azzurri come i suoi che subito si accesero di gioia alla vista di Emma. Dopo averla abbracciata e baciata sulle guance, la invitò ad entrare e le offrì di pranzare assieme a lui, facendola accomodare al tavolo della cucina e porgendole un piatto di zuppa di verdure con crostini di pane e una bistecca di manzo accompagnata da vino rosso. Emma pranzò volentieri con il fratello, e al termine del pasto ebbero modo di chiacchierare amabilmente. “Allora, dimmi come stai, Andrew.” “Sto bene, Emma. Non devi preoccupati per me, questa vita mi piace, la paga del Times è buona, ho un tetto sulla testa e non mi manca nulla.” “E la salute? Ti prendi cura di te?” “Certamente. Vado dal medico due volte l’anno, sono sano come un pesce e non prendo un raffreddore da tempo immemorabile. Sto benissimo, e sono sereno.” “Anche al lavoro va tutto bene?” 37


“Sono un ottimo giornalista. Il direttore del Times apprezza i miei articoli sull’economia inglese e sugli scandali politici, e i miei colleghi mi rispettano.” “Hai degli amici?” “Certo. Moltissimi amici. E anche numerose donne.” “Che genere di donne? Rispettabili?” “Lavoratrici tessili, per lo più. Donne di umili origini che lavorano sodo per guadagnarsi il pane e vanno in chiesa ogni Domenica. Alcune sono molto belle, sai? Non hanno abiti di seta e non si imbellettano il viso, ma questo fatto non le rende meno attraenti. Sono donne semplici che si accontentano di molto poco.” Emma guardò il fratello con occhi amorevoli e gli accarezzò la mano posata sul tavolo. “Mi manchi molto, Andrew. Ti rivorrei a casa nostra. È quello il tuo posto. Sei un conte, non dimenticarlo.” “Ho smesso di essere un conte dopo che nostro padre mi ha ripudiato e cacciato di casa.” “Ma il tuo sangue è nobile, e lo sarà sempre, anche se papà ti ha privato del titolo di marchese. Gli parlerò ancora, gli chiederò di farti tornare a casa.” “Emma, lui non ti darà ascolto. Mi detesta. Non mi rivuole tra le mura del palazzo dei Carswell.” “Non dire sciocchezze. Nostro padre è un uomo orgoglioso e testardo, lo riconosco, ma tu sei comunque suo figlio, il suo primogenito, l’unico erede maschio. Tutti i nostri possedimenti e gli averi monetari dovranno essere tuoi quando lui non ci sarà più. Io non accetterò di diventare un’ereditiera, sei un Carswell e un giorno avrai ciò che ti 38


spetta. La tua vita non è questa, puoi aspirare ad avere il meglio, sei nato conte e tornerai ad esserlo.” “Non ti piace come vivo? Pensi che sia troppo povero? Che il mio lavoro non mi piaccia? Credi che io non sia felice?” “No, Andrew, non intendevo dire questo. È solo che non è giusto che tu sia stato privato del tuo status sociale per un incidente accaduto sei anni fa. Non sei neppure colpevole. Ero presente quella sera, lo sai che ho visto tutto. Hai spinto Gabriel Sinclair per schivare il suo pugno, questo è vero, ma se lui fosse stato sobrio sarebbe stato capace di restare in piedi. Invece aveva bevuto troppo, e la tua spinta gli ha fatto perdere l’equilibrio. È caduto dalla balconata perché era ubriaco. Tutti hanno visto che hai tentato di afferrarlo per il panciotto per evitare che cadesse di sotto. Non è colpa tua se è morto, non puoi pagare in eterno per un fatto che non hai compiuto. Tu ritornerai a casa Carswell, dovessi litigare furiosamente con papà per farlo ragionare. Te lo prometto, gli parlerò.” Andrew sorrise. “La mia sorellina è diventata una donna caparbia.” Emma si strinse nelle spalle. “Non sono più la bambolina di papà. Sono cresciuta, ho rafforzato il mio carattere, e sono pronta a lottare per ottenere ciò che voglio.” “Ho sentito dire che un marchese vorrebbe prenderti in moglie. È vero o sono solo chiacchiere?” Emma sospirò e ammise quella spiacevole realtà. “Purtroppo è vero. Nostro padre si è convinto che il marchese Edward Harlings possa essere un buon marito 39


per me, ma ha fatto tutto da solo, senza interpellarmi, e quel marchese è il tipo d’uomo che non sposerò mai. Non mi piace affatto, è pieno di lentiggini, con i capelli rossicci e l’aspetto di uno smidollato. Per carità! Non ha ancora chiesto la mia mano, non ufficialmente, e se dovesse farlo reclinerò la sua offerta, non m’importa se darò scandalo.” Andrew le strinse la mano con la quale lei poco prima gli aveva fatto una carezza. “Se posso darti un consiglio da fratello maggiore, ti suggerisco di non sposare nessun uomo che non ti faccia battere il cuore con un solo sguardo.” A quelle parole, l’immagine di Dominick Sinclair comparve all’istante di fronte agli occhi di Emma. “Ho già trovato quell’uomo, Andrew”, ammise, suscitando la curiosità del fratello. “Davvero? Ti sei innamorata?... Avanti, dimmi chi è, lo conosco per caso?” Emma arrossì involontariamente. “Sì, sono innamorata di lui. È un uomo meraviglioso, perfetto per me. Anche lui mi ama, e so che è sincero. È un marchese, e tu lo conosci… È Dominick Sinclair.” Andrew tacque, l’espressione sorpresa e incredula al contempo dipinta sul bel viso dai tratti aristocratici. “Stai frequentando Dominick Sinclair?... Il fratello di Gabriel?... Emma, nostro padre lo sa?” “Non lo sa nessuno. L’ho confessato solo a te e alla mia cara amica Anna Winkler. Ho incontrato Dominick per puro caso, è successo inaspettatamente… E da un semplice bacio siamo finiti per trascorrere quasi tutte le notti nel 40


cottage della nostra famiglia. Ci amiamo molto, Andrew, la nostra relazione è una faccenda seria, anche se vissuta nell’ombra.” Andrew si passò una mano tra i folti capelli biondi pettinati all’indietro ed espresse le sue preoccupazioni. “Emma, così ti metterai nei guai. Dominick Sinclair… Perché hai scelto proprio lui?... Vuoi essere diseredata anche tu da nostro padre?” Emma difese fermamente il suo sentimento per Dominick. “L’ho sempre amato, e tu lo sai. È stato il mio cavaliere al ballo delle debuttanti, e da allora ho sempre pensato a lui con ardente desiderio. Quando ci siamo rivisti, quattro settimane fa, tra noi è scoppiata la passione, e ora siamo una coppia perfetta, lui mi rende molto felice.” Andrew scosse il capo, dubbioso. “Non otterrai mai il permesso di sposarlo da nostro padre. E Dominick non avrà il benestare di Douglas e Judith Sinclair. Sei una Carswell, i Sinclair non ti accetteranno mai come loro nuora. E poi, scusami Emma, ma Dominick è già impegnato, ha chiesto in sposa la contessa Mallory!” “Andrew, lo so che può sembrare una follia, e che il nostro amore è sbocciato nel momento sbagliato. Ma ti garantisco che siamo disposti a tutto pur di restare insieme.” La preoccupazione attraversò gli occhi chiari di Andrew. “Non avrete intenzione di fuggire insieme e sposarvi in un altro paese? Non sareste i primi a fare una cosa simile.” Emma lo tranquillizzò. “No, Andrew, non faremo nulla del genere. Io e Dominick risolveremo l’intera situazione in un altro modo.” 41


“Cos’avete in mente?... Coraggio, dimmelo.” Emma si morse il labbro inferiore prima di rispondere. “Ecco, noi… Abbiamo pensato che… Un bambino potrebbe essere la soluzione per impedire ai Sinclair e ai Carswell di continuare a portarsi rancore.” Andrew la fissò ancora più sorpreso di prima. “Oh, Emma… Stai cercando di avere un figlio da lui?” “Lo vogliamo entrambi questo bambino. È una decisione che abbiamo preso insieme.” “Ti rendi conto che scoppierà ugualmente uno scandalo? Un figlio generato prima delle nozze desterà molto scalpore. E il vostro sarà un matrimonio riparatore.” Emma fece spallucce. “Questo è ciò che penserà la gente. Ma per noi sarà diverso, l’inizio di una vita insieme con un bambino da amare e accudire. I Sinclair e i Carswell non potranno non accettare il loro nipotino.” “Ne sei certa? E se invece non funzionasse? Se i nostri genitori e quelli di Dominick non volessero riconoscere il bambino come il loro legittimo nipote? Cosa farete a quel punto? Vivrete ugualmente felici e contenti nonostante i pettegolezzi della nobiltà e l’odio di entrambe le famiglie?” Emma non voleva neppure prendere in considerazione quell’ipotesi negativa, perciò affermò con convinzione: “Io e Dominick avremo un figlio e ci sposeremo. Con o senza il benestare delle nostre rispettive famiglie. Ormai è deciso, non torneremo sui nostri passi.” Andrew dovette ammettere che la sorella minore era davvero cambiata, sfoderando il lato forte del suo carattere 42


solitamente mite e malleabile. “Sei davvero coraggiosa, Emma. Sfidare le rigide regole della nobiltà in nome dell’amore non è da tutti. Sei ammirevole. Non posso fare altro che augurarti di essere felice con Dominick.” Emma sorrise al fratello. “Ti ringrazio, Andrew. Il tuo appoggio mi infonde ulteriore sicurezza. Mi raccomando, mantieni il segreto. Nessuno dovrà sapere nulla finché non sarò certa di aspettare un bambino.” “Sarò muto come un pesce, puoi contare sul mio silenzio.” Emma si sentì sollevata e solo allora si ricordò della sorpresa che aveva in serbo per il fratello. “Oh, che sbadata che sono! Stavo quasi per dimenticare di darti il regalo che ho portato per te.” Infilò una mano nella borsetta da braccio che aveva con sé e porse ad Andrew un foglietto di carta stampata. Andrew lo prese tra le dita ed esclamò: “Un biglietto per il Theatre Royal?” “Sì. È un posto riservato in terza fila. Per la sera del mio concerto al pianoforte accompagnata dal violinista Hugh Jamison. Suoneremo in duetto. Voglio che tu sia presente. Ti prego, non mancare.” “Come potrei non accettare questo invito? Verrò a vederti suonare con enorme piacere, sorellina.” Emma si rese conto di aver portato un raggio di sole nella vita grigia del fratello e gioì nel vederlo così felice. “Ce l’hai un completo da gentiluomo elegante, vero?” Andrew assentì. 43


“Sì, ne ho conservati un paio. Sceglierò il migliore e lo farò sistemare da una sarta di mia conoscenza. L’ultima volta che li ho indossati avevo ventiquattro anni, ero più gracile, l’età mi ha irrobustito.” “Posso procurartene uno nuovo se lo desideri.” “No, non ce n’è bisogno. Quelli che ho sono perfetti, hanno solo bisogno di qualche piccola modifica per renderli meno aderenti sulle spalle.” “Va bene. Allora conto di vederti a teatro. Dopo il concerto potremo incontrarci nel foyer.” “Nostro padre sarà presente?” “Oh, no, lui non viene mai a vedermi suonare, dice che una contessa non dovrebbe esibirsi sul palco di un teatro.” “È proprio un uomo ottuso. Dovrebbe essere orgoglioso di te anziché sminuire il tuo talento.” “Non preoccuparti, Andrew, a me non importa nulla del suo parere, io vado dritta per la mia strada. Non sono mai stata simile alle dame che trascorrono tutto il tempo a spettegolare sedute sul loro bel divano pasteggiando con thè e biscottini. Io sono diversa.” “Lo sei sempre stata, fin da bambina. Rammento che preferivi uscire con me a cavalcare piuttosto che giocare con le tue bambole.” “Hai ragione, ti stavo sempre appresso. Che bei tempi… Ma torneranno, Andrew. Non resterai in questa casa per sempre, farò in modo che papà ti perdoni.” Andrew si alzò dalla propria sedia ed Emma fece lo stesso, volando fra le braccia dell’amato fratello. “Ti voglio bene, Andrew.” 44


“Te ne voglio anch’io, piccola Emma.” Si guardarono negli occhi, e rimpiansero di non vivere più nello stesso palazzo giocando a rincorrersi da una stanza all’altra come facevano da ragazzini. La nostalgia per quegli anni felici andati perduti si dipinse nello sguardo di Emma, ma si affrettò a scacciarla via per non mostrarsi debole di fronte al fratello. “È sempre un piacere rivederti, Andrew. Ti ringrazio per il pranzo, era delizioso, e non sto affatto scherzando.” “Sono stato costretto ad imparare a cucinare in modo decente, in assenza di una cuoca che lo facesse per me.” Emma lo abbracciò forte, poi si lisciò il corpino dell’abito da passeggio e si preparò ad andarsene. “Bene, devo avviarmi adesso. Devo passare da Madame Roxanne per ritirare un nuovo abito. Questa sera ci sarà un ballo nella nostra residenza, papà ha invitato mezza Londra.” “Festeggiate qualcosa di particolare?” “No, è solo una festa come tante altre. Almeno lo spero! Papà è così imprevedibile…” Andrew le fece una carezza sulla guancia. “Divertiti, Emma. Ci rivedremo a teatro.” “Certo. Nel frattempo continua a prenderti cura di te.” “Lo farò, stai serena.” Emma si avviò alla porta, che Andrew le aprì per farla uscire nel pomeriggio assolato. La guardò salire sul calesse e le sorrise dalla soglia. “A presto, Emma.” “Arrivederci, Andrew.” 45


Lo salutò con un cenno della mano, quindi afferrò le redini del cavallo che trainava il calesse e il mezzo si mosse rapidamente lasciando il sobborgo di Southwark per dirigersi nel centro di Londra. *** “È splendido!”, esclamò Emma un’ora dopo, nel negozio di Madame Roxanne, alla vista dell’abito di seta e chiffon che la sarta francese aveva confezionato su misura per lei. “Vi piace, Miss Carswell? Volete provarlo?” “Sì, con molto piacere. Sono curiosa di vedere come mi sta addosso. Il colore è magnifico.” “Venga, Miss, si accomodi dietro il separé.” Emma seguì la donna nella stanza privata del negozio e si spogliò dell’abito giallo per indossare il nuovo vestito di un tenue color lavanda tendente al glicine. Madame Roxanne l’aiutò a chiudere i lacci di raso che serravano il corpino sulla schiena ed Emma si guardò nel grande specchio della saletta. L’abito era davvero straordinario, sia per il colore che per la lucentezza della seta. La scollatura era di foggia diversa, a forma di “v” anziché rotonda, le maniche a palloncino non erano esageratamente gonfie e la gonna svasata cadeva giù fino ai piedi in morbide pieghe esaltando la forma dei suoi fianchi. Le rifiniture dell’orlo della gonna, della scollatura e delle maniche erano dorate, e una fascia di raso color violetta era cucita sotto il seno e annodata al centro con un piccolo fiocco. Il sottogonna era composto da tre strati di chiffon bianco che conferivano un 46


naturale volume alla parte finale dell’abito. “Devo farle i miei complimenti, madame. Non ho mai indossato un abito tanto bello e delicato.” “Le sta benissimo, Miss. E il colore s’intona alla perfezione con i suoi capelli. Le propongo di pettinarli alla greca, tutti raccolti dietro con alcuni boccoli ai lati del viso, e magari di indossare un piccolo diadema con brillanti.” “La ringrazio vivamente per il suo consiglio, madame, lo seguirò alla lettera.” “Perfetto! Sarà bellissima e tutti l’ammireranno.” Emma tornò dietro il separé e si cambiò d’abito, uscì dalla saletta privata e consegnò alla sarta il nuovo vestito che fu subito piegato con cura e impacchettato a dovere. Mentre usciva dal negozio pienamente soddisfatta dell’acquisto appena fatto e risaliva sul suo calesse, pensò che avrebbe indossato quella sera stessa l’abito nuovo, in modo da apparire splendida agli occhi degli invitati e in special modo all’attenzione di Mister Charles Dupont, il suo ospite speciale che avrebbe inserito nella lista degli invitati non appena avesse varcato la soglia del palazzo della sua famiglia.

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Capitolo 5

La residenza a tre piani dei conti Carswell era illuminata da centinaia di candele infilate nei candelabri a muro disseminati lungo il salone da ballo, e dal soffitto color crema decorato da stucchi dorati pendevano tre enormi lampadari di cristallo che irradiavano una luminosità sfavillante. Il pavimento in marmo era stato tirato a lucido, le tende bianche poste alle finestre erano spalancate, centinaia di sedie dorate rivestite di velluto blu erano pronte per ospitare gli invitati, e l’intera servitù stava ultimando la preparazione dei vassoi con gli antipasti e i manicaretti da servire durante il ballo assieme a lunghi calici di cristallo riempiti di champagne fino all’orlo. L’orchestra a nolo, posta sul fondo del salone, aveva terminato di accordare gli strumenti e i musicisti si stavano organizzando sulla scaletta delle musiche da suonare. Tutto era pronto per l’inizio della festa e gli invitati sarebbero arrivati a momenti. Emma scese i gradini della scala del secondo piano con addosso il suo nuovo vestito color lavanda tendente al glicine, i capelli raccolti alla greca, un piccolo diadema tempestato di brillanti posto sul capo, una collana con un cammeo pendente sul petto, orecchini di perle ai lobi delle orecchie, e il viso accuratamente incipriato. Ai piedi della scala, intravide suo padre, che subito le corse incontro.

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“Mia cara Emma, sei uno splendore”, disse Victor Carswell, osservando la figlia con ammirazione. “Farai ingelosire tutte le dame che ho invitato alla festa con la tua radiosa bellezza.” “Grazie papà. Sai dov’è la mamma?” “Sta ultimando di abbigliarsi, credo. Lo sai com’è fatta, non sa mai quale vestito scegliere in occasioni come queste, spero che non ci metta troppo tempo.” Emma guardò suo padre, un uomo elegante in completo nero e grigio chiaro, alto e magro, che ben portava i suoi sessant’anni dimostrandone almeno dieci di meno grazie all’aspetto curatissimo, agli occhi azzurri che brillavano di entusiasmo, ai capelli brizzolati con la scriminatura laterale e il ciuffo arricciato in un’onda sulla fronte, e le lunghe basette che gli orlavano gli zigomi. Era stato un bell’uomo da giovane, e il suo fascino era rimasto inalterato con il passare degli anni. Emma gli voleva bene, ma non riusciva a perdonargli di essere talmente orgoglioso da non voler porre fine per primo alla faida che divideva i Carswell dai Sinclair, e soprattutto non capiva come avesse potuto cedere al volere di Douglas Sinclair che sei anni prima gli aveva suggerito di punire Andrew a dovere per la morte del figlio Gabriel. “Emma, ultimamente sei poco presente qui in casa, passi troppo tempo in quel vecchio cottage di campagna.” “Papà, non lamentarti. Il cottage è il mio studio di pittura, mi piace passare le giornate da sola e dipingere in pace i miei quadri, la luce della campagna è perfetta per l’arte.”

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“Certo tesoro, comprendo questa tua nuova passione per le arti pittoriche e il tuo desiderio di non essere disturbata, ma nelle ultime settimane ti avrò vista a pranzo e a cena solamente due o tre volte. Non starai esagerando?” “Nient’affatto, papà. Mi sto esercitando con impegno e sono diventata molto brava. Un giorno ti farò un ritratto, ammesso che tu abbia voglia di stare in posa per almeno un’oretta.” “Un ritratto? No, grazie. Ne ho già tre appesi in casa, non me ne serve un quarto. Ritrai tua madre piuttosto, a lei farà certamente piacere.” “Come vuoi, papà, niente ritratto. La mamma è incapace di stare ferma per più di due minuti, preferisco ritrarre altri soggetti. E ad ogni modo, lascia che ti ricordi che sono una donna oramai e che tu non puoi più comandarmi a bacchetta.” Victor Carswell assunse un’espressione offesa. “Emma! Da quando sei diventata così insolente?” “Abituati papà, è nella mia natura. Ho preso da te.” “Oh, non credo proprio.” “Sicuro? Se non sbaglio sei tu che hai voce in capitolo su tutto ciò che accade in questa famiglia. Tutti eseguono i tuoi ordini e ti compiacciono, non stupirti se ho iniziato a comportarmi come fai tu.” Il conte le rivolse un’occhiata severa. “Dovresti portarmi più rispetto, Emma. Non sei ancora maritata e finché non lo sarai ti piegherai al mio volere. Sono tuo padre, non dimenticarlo.” Emma non si lasciò affatto intimidire dal suo tono di voce 50


perentorio e gli ricordò l’errore che aveva commesso sei anni prima con Andrew. “Sei un padre ingiusto, che ha ripudiato il suo unico figlio maschio per un incidente di cui non ha colpa. Hai cacciato Andrew da questa casa e l’hai privato di tutto, non credere di poter fare la stessa cosa anche con me.” Victor scosse il capo mostrando il proprio disappunto. “Questa storia di Andrew è diventata la tua ossessione. Cosa speri di ottenere rinfacciandomi di continuo la punizione che ho riservato a tuo fratello? Non lo farò tornare a casa, scordatelo.” Emma sollevò il mento per fronteggiare il padre con aria di sfida e disse: “Io amo Andrew, è il mio unico fratello, e so con certezza che non si meritava la punizione che tu gli hai inferto. Finché non lo farai tornare in questa casa e non gli restituirai tutto ciò che gli hai tolto sei anni fa, tu ed io non andremo più d’accordo come un tempo.” Victor guardò la figlia stringendo gli occhi in due fessure azzurre dall’espressione gelida. “Mi stai sfidando, Emma?” “Sì, papà. Ti ho appena dichiarato guerra.” Victor Carswell scosse il capo di nuovo, questa volta con evidente delusione. “Sei diventata una ribelle, Emma. Non ti si addice questa sfrontatezza. Dov’è finita la mia bambolina dolce e mite?” “Apri gli occhi, papà. Quella ragazzina non c’è più. Io sono Emma Carswell, tua figlia, e sono cresciuta. Ora decido da sola come devo comportarmi.” 51


“Bene. Dunque siamo in guerra? Padre contro figlia?” Emma sostenne il suo sguardo altero, per nulla intimorita. “Esattamente, papà. Siamo l’uno contro l’altra. Se vuoi un armistizio, perdona Andrew e consentigli di tornare ad essere un Carswell.” Victor le lanciò uno sguardo torvo. “Mi stai chiedendo troppo, Emma.” Lei lo guardò di traverso, quasi con disprezzo. “Allora tra noi due non ci sarà più pace.” Victor stava per replicare qualcosa, ma Emma si voltò di fretta e lo lasciò lì da solo a riflettere. Raggiunse l’ingresso, dove trovò il leggio in legno con la lista egli invitati poggiata sopra. Senza esitare un istante di più, prese la lista e corse nel vicino studio privato di suo padre, sfilò il pennino dal calamaio e scrisse sul fondo della lista il nome di Mister Charles Dupont. Soffiò sull’inchiostro affinché si asciugasse, poi lasciò lo studio e ripose al suo posto la lista degli invitati. Stava per andarsene quando scorse il nome di Edward Harlings tra gli invitati. Emma avvertì un guizzo di rabbia agitarsi nel petto e mentre rientrava nel palazzo mormorò a se stessa: “Lo sapevo… Ha invitato il marchese… Maledizione, chissà cos’ha in mente di fare mio padre… Magari un annuncio di fidanzamento a sorpresa… Non posso permettergli di farmi questo, è un colpo basso.” Determinata ad affrontare di nuovo il padre, Emma lo raggiunse nel salone, cogliendolo di sorpresa mentre dettava ordini precisi ai musicisti dell’orchestra.

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“Papà!”, esclamò, afferrandolo per un braccio e facendolo voltare verso di lei. “Ascoltami bene. Se hai invitato alla festa il marchese Edward Harlings con l’intento di stupire tutti i presenti con un annuncio a sorpresa riguardante un mio possibile fidanzamento con quell’uomo, ti consiglio caldamente di non fare nulla di simile perché ti giuro che ti metterò in imbarazzo di fronte ai tuoi ospiti rifiutando la sua proposta senza alcun riserbo!” “Emma! Non parlarmi con questo tono! Tu non farai nulla di ardito questa sera, decido io cosa è meglio per te, tu ti comporterai da amabile gentildonna come io ti ho educato ad essere e accetterai che io offra la tua mano al marchese Edward Harlings!” Emma perse le staffe e sbottò ferocemente: “No! Questa sera non ci sarà nessun annuncio! Nessuna proposta di matrimonio! Io, Emma Carswell, non sposerò mai, e ripeto, mai, il marchese Edward Harlings! Né oggi né in futuro. Sono stata chiara?!” Victor Carswell le afferrò un polso e lo strinse tra le dita tanto forte da farle quasi male. “Abbassa la voce, Emma. Non siamo soli.” Lei strattonò il braccio e si liberò dalla sua presa. “Non m’importa nulla dei musicisti, che ascoltino pure se vogliono. Dimmi che hai capito quello che ti ho appena detto di non fare questa sera.” “Certo che ho capito, non sono sordo e tu stavi gridando. Come osi opporti al mio volere? Con quale coraggio?” “Il coraggio di una giovane donna che non vuole essere venduta al primo buon partito che tu ritieni sia l’uomo 53


giusto per me”, rispose Emma con fervore. “Hai scelto quell’uomo senza nemmeno interpellarmi, ma io non sono un bell’oggetto che tu puoi mettere all’asta a tuo piacimento, sono una persona, ho dei sentimenti, e tu non puoi calpestarli come ti pare e piace. Lasciami dire un’ultima cosa… Se Edward Harlings oserà chiedere la mia mano qui, questa sera, durante la festa e di fronte a tutti, ti garantisco che non mi rivedrai mai più in questa casa. Non sto scherzando. Mi traferirò nel cottage di campagna e non farò più ritorno in questo palazzo. Tu non sei il padrone della mia vita, non puoi decidere per me. Piuttosto preferisco andarmene e rimanere zitella!” Victor Carswell guardò sua figlia Emma con il volto paonazzo per la rabbia senza però riuscire a replicare, e per un lungo attimo padre e figlia si fronteggiarono a colpi di sguardi taglienti. “Emma, hai superato il limite. Ti sei spinta troppo oltre. Chiedimi immediatamente scusa.” “No. Non ho nulla di cui scusarmi, ho il diritto di essere ascoltata e rispettata. Se non ti piace come mi comporto, farò le valigie e me ne andrò via domani stesso.” “Non andrai da nessuna parte senza il mio permesso.” “Bè, questo lo vedremo!” La giovane contessa diede le spalle al padre senza aggiungere altro e si voltò bruscamente attraversando il salone a passo spedito. “Non finisce qui, Emma! Domani riparleremo di tutta questa faccenda e ti garantisco che ti farò ragionare e cambiare idea! Sono tuo padre, e decido io cosa devi fare!” 54


In quell’istante, Sophia Carswell, la madre di Emma, fece il suo ingresso nel salone dalla porta laterale e vide la figlia che usciva dall’ingresso principale con il viso contratto dalla tensione e l’espressione furibonda. “Victor?... Victor, che cos’ha Emma? Non sta bene?”, chiese la contessa dai capelli castani e gli occhi nocciola raggiungendo il marito nella nuvola frusciante di seta scarlatta del suo sontuoso abito da ballo. “No, Sophia, sta benissimo, non temere. Ha solo bisogno di essere raddrizzata. Se non fosse adulta potrei ancora sculacciarla a dovere, ma troverò un altro modo per domare il suo carattere ribelle.” “Ma… Victor, l’ho sentita gridare, e anche tu hai alzato la voce con lei, che cosa è successo? Avete litigato come al solito? L’hai fatta arrabbiare?” “Sophia, è stato solo un piccolo fraintendimento, nulla di grave. Domani risolverò la questione con calma.” “Che genere di fraintendimento? Victor, non divagare!” “Cosa vuoi che ti dica, Sophia?! Tua figlia ha appena mandato a monte il mio piano di accasarla con il marchese Edward Harlings! Non vuole sposarlo. Ha minacciato di andarsene di casa e di non tornare mai più.” La contessa Sophia Carswell impallidì all’istante. “Oh santo cielo! Victor, abbiamo già perso Andrew, ti prego, non fare nulla che possa portarci via anche Emma!” “Sophia, non ti agitare, non puoi farti venire una delle tue crisi di nervi proprio adesso, la festa sta per cominciare. Non dirò nulla questa sera, ti prometto che non farò l’annuncio a sorpresa che avevo programmato. Quando il 55


marchese Edward Harlings arriverà, lo metterò subito al corrente di come stanno le cose. Se Emma non lo vuole sposare, le cercherò un altro marito. Qualcuno che sia in grado di tenerle testa e di dominarla. Ha bisogno di un marito dal carattere forte, e so già chi potrebbe riuscire a soffocare la sua indole ribelle.” Sophia Carswell scosse il capo di fronte al dispotico marito e sospirò preoccupata dicendo: “Vado subito a cercare Emma, mi sembrava davvero sconvolta. Povera ragazza, sei sempre così duro con lei.” Il conte trattenne la moglie per un braccio, impedendole di lasciare il salone. “No, Sophia, resta qui con me. Lasciala sbollire la rabbia da sola. Vedrai che tra un po’ si sarà calmata e tornerà qui per godersi la festa. Calmati ora, andiamo ad accogliere gli ospiti all’ingresso.” La contessa parve tentennare, ma alla fine si arrese al volere del marito. “D’accordo Victor, facciamo come vuoi tu. Pensiamo agli ospiti in arrivo. Parlerò con Emma più tardi.” Il conte e la contessa si avviarono insieme fuori dal salone, mentre Emma, risalita al piano superiore, sedeva sul letto della propria stanza sorseggiando un bicchiere di brandy per riprendersi dalla sfuriata contro suo padre. E mentre l’alcool le scivola giù per la gola bruciando come fuoco liquido, si congratulò con se stessa per aver avuto il coraggio di affrontare Victor Carswell con la ferocia di una leonessa tenendogli testa. Sapeva che suo padre non le avrebbe perdonato l’affronto subito pochi attimi prima, 56


ma non voleva guastarsi l’umore per colpa sua, perciò finì di bere il suo brandy con calma e decise che sarebbe scesa nel salone dopo l’arrivo di tutti gli invitati, a festa già iniziata. E si sarebbe divertita, dimenticando le dure parole di suo padre e danzando tutta la sera solamente con Mister Charles Dupont.

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Capitolo 6

Una carrozza a nolo guidata da due cavalli bianchi si fermò nel cortile del palazzo dei Carswell e ne scese un uomo alto e biondo, che dopo aver ringraziato il cocchiere del mezzo per averlo condotto fino a lì s’incamminò velocemente verso il portone d’ingresso nel suo completo di velluto blu e brache scamosciate. Il maggiordomo posto sulla soglia del palazzo gli chiese gentilmente il suo nome, e quando ebbe appurato che era compreso nella lunga lista di invitati alla festa gli permise di entrare con un cenno del braccio accompagnato da un sorriso accogliente. Dominick Sinclair, camuffato da Mister Charles Dupont, mise piede nella dimora dei conti Carswell e percorse con passo deciso il lungo corridoio che conduceva al salone principale. La festa era in pieno svolgimento, la musica riempiva il salone illuminato dai lampadari di cristallo e dai candelabri a muro tutti accesi, risate e mormorii creavano un brusio di sottofondo simile al canto incessante delle cicale in piena estate, camerieri e cameriere reggevano vassoi d’argento carichi di stuzzichini e calici di champagne, e al centro della sala da ballo gli ospiti stavano danzando una quadriglia. Dominick cercò con lo sguardo la testa bionda di Emma, impresa alquanto difficile considerando la presenza di un centinaio di invitati di cui la metà delle donne erano bionde. Mosse qualche passo lungo il perimetro del salone, aguzzando la vista e saltellando da 58


una dama all’altra, finché i suoi occhi verdi screziati di nocciola non riconobbero la sua incantevole e adorabile amante. Emma Carswell stava parlando con una graziosa fanciulla dai capelli bruni e l’abito rosa sul lato opposto della sala, accanto al caminetto spento sormontato da un grande dipinto raffigurante la famiglia Carswell al completo. Dominick guardò Emma da capo a piedi e rimase abbagliato dal suo splendore. Era abituato a vederla con addosso dei comodi abiti di cotone macchiati di colore ad olio e i capelli raccolti in un semplice chignon, e ogni volta che si erano incontrati al cottage aveva apprezzato quella sua mise ben poco nobile trovandola terribilmente eccitante. Ma quella sera Emma si era calata alla perfezione nei panni di contessa sfoderando tutta la sua ammaliante avvenenza. I suoi lunghi capelli biondi erano stati arricciati in morbidi boccoli raccolti dietro la nuca in una elaborata acconciatura alla greca e impreziositi da un diadema di brillanti, il suo bel viso era accuratamente incipriato, orecchini di perle le dondolavano ai lati del collo e un cammeo pendeva sul suo petto mettendo in risalto la scollatura audace del suo abito di seta color lavanda, o forse glicine, impreziosito da ricami dorati. Era una visione divina, e Dominick si sentì molto fortunato a possedere non solo il suo voluttuoso corpo celato dalla seta lucente, ma soprattutto il suo impavido e focoso cuore. Amava Emma Carswell come non aveva mai amato nessun’altra donna conosciuta prima di lei, e sapere che lei ricambiava in pieno il suo amore lo colmava di gioia. Senza indugiare oltre, Dominick 59


attraversò il salone infilandosi tra le coppie danzanti impegnate nella quadriglia e raggiunse Emma fermandosi a pochi passi da lei. “Buonasera, Miss Carswell”, disse con voce profonda, attirando la sua attenzione. Emma si voltò a guardarlo e per un attimo rimase stupita di fronte allo sconosciuto che l’aveva appena salutata, un uomo alto dai capelli biondi e lunghi raccolti in una coda di cavallo alla base del collo fermata da un fiocco di velluto blu scuro, un paio di baffetti chiari che contornavano la parte superiore della sua bocca sensuale, una corta barbetta bionda che dal mento si prolungava lungo il contorno della mandibola fino a raggiunge le basette, e un paio di occhiali d’argento piccoli e dalle lenti rotonde poggiati sul naso. Dietro di essi, splendevano due occhi verdi dallo sguardo familiare, intenso e malizioso. Emma spostò gli occhi azzurri sulla sua redingote di velluto blu e sulle brache scamosciate, e solo allora si rese conto di chi avesse davanti. Dominick! Non sembrava neppure lui! “Oh! Mister Charles Dupont!”, esclamò, realmente colpita dal suo travestimento. “Che piacevole sorpresa! Avete accettato il mio invito al ballo!” Dominick le fece un inchino, quindi disse: “Non avrei mai potuto rifiutare la vostra gentile proposta di unirmi a questa briosa festa da ballo, Miss Carswell.” Emma gli sorrise, poi si scusò con la giovane contessa Phoebe Carrington con la quale stava scambiando alcuni frivoli pettegolezzi, e non appena la fanciulla si fu voltata

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per allontanarsi, Emma rivolse tutta la propria attenzione al suo misterioso ospite. “Siete davvero affascinante, Mister Charles Dupont.” “E voi siete un incanto, Miss Carswell. Questa sera risplendete come un gioiello di rara bellezza.” Emma sollevò verso di lui una mano, che Dominick prontamente baciò sul dorso. “La quadriglia è terminata. Volete danzare con me la prossima melodia, Miss Carswell?” “Oh, certamente Mister Dupont. Con vero piacere.” Sulle note trascinanti di un valzer, Dominick ed Emma raggiunsero il centro del salone e iniziarono a ballare roteando sul lucido pavimento assieme alle altre coppie. “Mio Dio, Dominick, sei irriconoscibile”, gli disse Emma, stupita e divertita. “Sembri un’altra persona.” “Hai faticato a capire chi avevi di fronte?” “Decisamente sì. Ti ho riconosciuto dal colore del tuo completo. E dal tuo sguardo, che mi sembrava familiare.” “In effetti il mio camuffamento è venuto meglio di quanto pensassi. Ho provato tre parrucche diverse prima di trovare questa capigliatura bionda munita di coda, e i baffetti e la barba sono posticci, perciò avvertimi se qualcosa dovesse scollarsi.” Emma soffocò una risata divertita. “Ammettilo, sono un bell’uomo anche così conciato. Non mi trovi attraente?” “Devo ammettere che hai un certo fascino. Forse un po’ troppo intellettuale per i miei gusti personali, però potresti piacere alle numerose dame qui presenti.” 61


“Sono spiacente per loro, ma questa sera sono qui solamente per te.” “Oh, è una vera gioia poter danzare con te senza che i miei genitori sappiano chi sei in realtà. Non sospetterebbero l’inganno neppure se ti presentassi a loro come il geniale drammaturgo Charles Dupont.” “Evitiamo le presentazioni, se possibile. Potrebbe cadermi un sopracciglio rivelando quello bruno che sta nascosto sotto. Sarebbe un bel guaio.” Emma rise di nuovo, e gli passò un dito su entrambe le sopracciglia bionde posticce. “Chi ti ha aiutato a conciarti così bene?” “Il vero Charles Dupont, ovviamente.” “Vuoi dire che esiste? Non è un personaggio inventato?” “Posso confermartelo. È davvero un drammaturgo che scrive commedie teatrali. Siamo amici da molti anni, non gli è dispiaciuto prestarmi la sua identità per una sera. E mi ha aiutato ad assumere le sue sembianze grazie alla parrucca e a tutto il resto. Ovviamente non sa il motivo per cui mi sono camuffato così, gli ho detto solo che volevo provare a far colpo sulle donne con un aspetto diverso.” “Sei molto astuto, Dominick, complimenti.” “Farei qualunque cosa pur di stare con te ogni singolo momento del giorno e della notte.” Emma gli strinse più forte la mano con la quale la guidava nella danza del valzer e Dominick premette le dita sul suo fondoschiena. “Come vorrei baciarti, Emma!”

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“Non puoi, Dominick. Ci sono troppi occhi che ci guardano in questo salone. Rimandiamo le effusioni amorose al momento dei fuochi d’artificio, quando tutti usciranno in cortile per guardare il cielo.“ “Che tortura, dovrò attendere che si faccia notte!” “Balliamo, Dominick, fammi girare la testa.” E lui lo fece. La tenne stretta nel suo abbraccio e insieme rotearono nella girandola di coppie danzanti seguendo il ritmo della musica, un valzer dopo l’altro, fermandosi solo per qualche istante per bere un sorso di champagne e assaggiare qualche stuzzichino, come le fragole e i chicchi d’uva caramellati e i dolcetti alla crema di limone. Ballarono senza sosta sotto lo sguardo dei presenti, si mescolarono agli ospiti in un’altra quadriglia, risero e si scambiarono sguardi felici per tutto il tempo, incuranti che i conti Carswell potessero chiedersi chi era l’uomo con il quale si stava tanto divertendo la loro figlia. In effetti Victor Carswell si pose quella domanda quando vide Emma stringersi a quell’ospite baffuto e barbuto mentre l’orchestra suonava un lento, e chiese informazioni alla moglie Sophia, che non seppe dirgli altro eccetto “Ha tutta l’aria di essere un intellettuale, probabilmente è un artista o uno scrittore che ha conosciuto al Theatre Royal”. La serata si consumò velocemente, e la festa si avviò alla sua conclusione. Allo scoccare della mezzanotte furono annunciati i fuochi d’artificio, e gli invitati si riversarono nel cortile esterno del palazzo per assistere allo spettacolo dei razzi che sarebbero stati accesi e sparati in cielo dal giardino. Il salone si svuotò rapidamente, e quando 63


rimasero soli, Emma e Dominick si rifugiarono nella biblioteca del palazzo posta al terzo piano dell’edificio, dove nessuno li avrebbe cercati. “Quanto tempo abbiamo prima che la festa ricominci?”, chiese Dominick, chiudendo a chiave la porta. “I fuochi d’artificio dureranno almeno mezz’ora, mio padre non ha badato a spese.” “Allora farò molto di più che baciarti.” “Vuoi fare l’amore qui?” “Sì, lo voglio. Preferisci il divano o il tappeto?” “Facciamolo sul tappeto, stesi sul pavimento, sarà molto più eccitante.” “Lo penso anch’io. Il divano è troppo piccolo.” Dominick la rovesciò sul prezioso tappeto orientale che copriva il pavimento in legno della biblioteca, ed Emma afferrò l’orlo della gonna a tre strati di chiffon sollevandola fin sopra le cosce. “Non strapparmi il vestito, è una creazione costosissima.” “Mi limiterò a strapparti via solo la biancheria intima.” “Vuoi fare sesso violento?” “Audace e selvaggio, Emma, non violento.” “Non avere troppa fretta però, c’è tempo, i fuochi non sono ancora iniziati.” “Fidati di me, sono un maestro nel sesso improvvisato.” “Fammi godere, Dominick. Fammi sentire tua.” “Dammi solo un minuto per tornare ad essere me stesso.” Inginocchiato sul tappeto di fronte ad Emma, Dominick si levò la parrucca bionda dal capo e si passò una mano tra i capelli bruni per ravviarli, poi si strappo via le sopracciglia, 64


i baffetti e la barba posticci. Per ultimi, anche gli occhialini tondi sparirono dal suo viso. “Ecco l’uomo che amo”, disse Emma, mentre Dominick si sbottonava le brache e poi si chinava su di lei. “Finalmente posso baciarti”, sussurrò lui, prima di coprirle la bocca con la propria e afferrarle le labbra in un bacio irruento che pareva quasi un morso. Il boato del primo fuoco d’artificio che esplodeva in cielo accompagnò l’intreccio delle loro lingue impegnate a danzare un tipo di valzer ben diverso da quello che avevano ballato per l’intera serata, e quando il secondo razzo illuminò la biblioteca di una luce rossastra, Emma chiuse gli occhi mentre Dominick le sfilava via la biancheria intima con uno strattone deciso. Al terzo fuoco d’artificio, verde brillante, Dominick afferrò i fianchi di Emma e con un solo colpo di reni la penetrò strappandole un gemito di sorpresa e piacere. Seguì un altro boato e un luminoso bagliore giallo, mentre Emma si sentiva colmare tutta dall’erezione di Dominick spinta con ardore fino al cuore pulsante della sua intimità. Gemette di nuovo, e poi ancora, aggrappata alle braccia di Dominick, dominata dal ritmo incalzante e poderoso che lui aveva imposto al loro amplesso. Non l’aveva mai presa con tanta veemenza, non era mai stato così audace, ma ad Emma piacque, la fece sentire posseduta, perdutamente sua, come se le stesse dicendo con i soli movimenti del proprio bacino che apparteneva a lui soltanto. Dominick guidò l’amplesso da vero maschio, sottomettendo la sua donna al proprio volere, facendola sospirare e contorcere sotto di lui, 65


strappandole un bacio dopo l’altro, mentre fuori i fuochi d’artificio esplodevano in successione tingendo il cielo notturno di pennellate azzurre, arancioni, viola, bianche e dorate. Emma si abbandonò completamente al piacere fisico, gustandone ogni goccia, e quando sentì di essere sul punto di raggiungere l’apice si strinse a Dominick e l’orgasmo li scosse entrambi con forti spasmi e violente ondate di piacere, facendo tremare i loro corpi bollenti fusi insieme in una bolla di estasi pura. Rimasero avvinghiati per un lungo momento, godendosi quel piacere indescrivibile a parole che offuscava le loro menti e incendiava il sangue nelle loro vene, e anche dopo che fu svanito continuarono a cullarsi reciprocamente, avvolti da un dolce e caldo torpore, appagati nel corpo e nell’anima. “Sono stato troppo irruento?”, osò chiedere Dominick quando i loro respiri furono tornati regolari e tranquilli. “No, nient’affatto. Sei stato molto virile, mi è piaciuto il modo in cui mi hai presa.” Dominick le sorrise soddisfatto, ed Emma gli accarezzo il viso con le dita. “Dovremo farlo più spesso con questa intensità.” “Concordo pienamente con te.” Le depose un bacio sulla punta del naso e lei apprezzò quel piccolo gesto di tenerezza. “Credo che i fuochi d’artificio stiano per finire”, osservò Dominick, mentre i razzi venivano sparati in cielo con un susseguirsi più rapido rispetto a poco prima. “Hai ragione. Sarà meglio rivestirci. Non posso mancare al valzer di chiusura della festa e ai saluti degli ospiti.” 66


“Certo che no. Diamoci una sistemata.” Emma si mise a sedere sul tappeto e constatò che la sua acconciatura alla greca si era disfatta. Non aveva il tempo di rifarla uguale, perciò avvolse i capelli in un semplice chignon fermandolo con le forcine recuperate dal tappeto. Dominick fu così gentile da passarle la biancheria intima che le aveva strappato via senza troppi preamboli e lei si alzò in piedi per indossarla e lisciare la gonna del suo costoso abito che si era inevitabilmente sgualcito in vari punti. Anche Dominick si alzò da terra, riabbottonandosi le brache e indossando il panciotto e la redingote di cui si era spogliato. In assenza di uno specchio in cui guardarsi, si fece aiutare da Emma per rimettere insieme tutti i pezzi del suo camuffamento, tornando a rivestire i panni dell’amico drammaturgo Charles Dupont. “È tutto in ordine?”, chiese, tastandosi i baffetti biondi. “Sì, tutto a posto. Anche le sopracciglia.” “Cosa mi tocca fare per poterti frequentare…”, scherzò lui, facendo sorridere Emma. “Non mi sono mai camuffato per nessuna donna, l’ho fatto solo per te.” “Devo dedurre che mi ami al punto da fare follie per me.” “Esattamente, mia dolce Emma.” Le scostò un boccolo dorato dalla guancia e le sistemò il diadema di brillanti che pendeva un po’ di lato. “Sono presentabile?” “Nessuno si accorgerà che ti sei concessa una pausa di sesso selvaggio con il tuo amante segreto durante lo spettacolo pirotecnico. Sei perfetta.”

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Emma si appoggiò contro la libreria e gli disse: “Poco prima che la festa avesse inizio, ho avuto un’accesa discussione con mio padre.” “Davvero? A quale proposito?” “Inizialmente l’ho affrontato per chiedergli nuovamente di concedere a mio fratello Andrew il suo perdono e permettergli di ritornare a vivere in questa casa.” “E lui come ha reagito?” “Non l’ha presa molto bene. Sono stata piuttosto dura con lui, per non dire sfacciata e impertinente. Gli ho detto che finché Andrew non tornerà a vivere qui e non riavrà il suo titolo di conte, io e lui saremo in guerra. Credo che non si aspettasse questo genere di comportamento da parte mia, è rimasto basito, si è offeso e mi ha dato della ribelle.” “Pensi che non ti darà ascolto e non perdonerà Andrew?” “Non credo proprio. Per poco non ci siamo azzuffati, sono volate parole pesanti e grida rabbiose. Non era il momento adatto per parlargli di Andrew, era tutto preso dall’inizio della festa… Onestamente non è mai ben disposto ad affrontare questo argomento, non vuole rivangare il passato e ammettere di aver sbagliato. Sicuramente domani affronteremo questo discorso e litigheremo di nuovo come questa sera. Non riuscirò mai a farlo ragionare, è irremovibile. Io rivoglio Andrew in questo palazzo, mi manca la sua compagnia, e non voglio che continui a vivere nel sobborgo di Southwark lavorando come giornalista per il Times. Mio fratello è un conte, è il primogenito della famiglia, gli spetta l’eredità di tutti i nostri averi.” 68


“Hai perfettamente ragione. E sono il primo a dire che Andrew non ha nessuna colpa per la morte di Gabriel. Mio fratello era ubriaco quella sera, ha perso l’equilibrio da solo, Andrew lo ha spinto prima che lui inciampasse sui propri passi, ero abbastanza vicino da vedere come si sono svolti i fatti con esattezza. Andrew ha perfino tentato di afferrarlo per impedire che cadesse dalla balconata. Se l’ho perdonato io, non capisco perché tuo padre non voglia farlo e si ostini a lasciarlo vivere in quel sobborgo popolato da operai e povera gente.” “Mio padre è troppo orgoglioso per ammettere di aver sbagliato, è questo il suo problema. Ad ogni modo, non abbiamo discusso solo per questo motivo… Quando sono andata ad aggiungere il tuo nome fittizio alla lista degli invitati ho visto che anche il marchese Edward Harlings era fra gli ospiti. A quel punto ho capito che la festa da ballo di questa sera era stata organizzata con l’intento di annunciare a tutti i presenti il mio fidanzamento con il marchese. Mi sono infuriata così tanto che l’ho raggiunto nel salone e gli ho riversato addosso tutta la mia rabbia. Avresti dovuto vedermi, sembravo una leonessa inferocita. L’ho minacciato aspramente, gridandogli contro che se solo avesse provato a fare quell’annuncio a sorpresa durante la festa io me ne sarei andata di casa per non tornarci mai più.” “Emma, ti sei ribellata al conte Victor Carswell senza alcun ritegno… Hai avuto un bel coraggio!” “Lo so, e forse ho esagerato… Ma perlomeno mio padre ha capito che facevo sul serio, e mi ha dato ascolto, perché 69


all’arrivo di Edward Harlings li ho visti discutere a lungo nell’ingresso e alla fine il marchese se ne è andato via senza neppure chiedere di vedermi.” “Tuo padre deve avergli detto chiaramente che non sei intenzionata a sposarlo e il marchese Harlings avrà pensato che la sua presenza alla festa fosse inutile, dato che non ci sarebbe stato nessun annuncio di fidanzamento. Emma, ti sei liberata di una proposta di nozze che avrebbe intralciato il nostro rapporto, è una notizia splendida!” Emma annuì, e si lasciò baciare dalle labbra ancora turgide di Dominick. Tuttavia, espresse un dubbio che le pesava sul cuore. “Non penso che mio padre si arrenda tanto facilmente. Lo conosco bene, è intenzionato a trovarmi un marito, e di certo tra qualche giorno scoverà un nuovo pretendente a cui proporgli la mia mano. Non posso continuare a rifiutare tutti i suoi tentativi di accasarmi, temo che possa riuscire a intrappolarmi in qualche matrimonio dal quale non potrò sottrarmi.” “Non angustiarti, Emma. Se anche dovesse succedere una cosa simile, ci resta comunque il nostro segreto asso nella manica.” Così dicendo, le posò una mano sul ventre con dolcezza ed Emma sospirò a quel suo tocco. “Un figlio”, sussurrò, guardando Dominick negli occhi. “Sì, un figlio. La nostra carta fortunata, il jolly della nostra partita a poker contro i nostri rispettivi padri.” Emma sfiorò la mano di Dominick con la propria e il cuore le batté più forte nel petto. 70


“Come vorrei aspettare già un figlio tuo”, ammise, con la voce carica di emozione. “Se fossi già incinta potremmo dire a tutti che ci amiamo e sposarci subito, senza dover sperare che mio padre non cerchi di accasarmi e che la tua contessa non ti chieda di sposarla prima del previsto.” “Emma, potresti davvero aspettare già un figlio mio, ma per saperlo con certezza dovremo aspettare almeno un mese o due.” “No, Dominick, all’inizio di questo mese ho avuto il mio ciclo mensile, perciò non posso essere incinta. Non ancora purtroppo.” “Ma negli ultimi giorni, e anche poco fa, abbiamo fatto l’amore senza preoccuparci di stare attenti… Se il prossimo mese il tuo ciclo non dovesse presentarsi…” “Potrei essere incinta”, disse Emma, terminando la frase al suo posto. Dominick le accarezzò il ventre attraverso il soffice tessuto dell’abito di seta e la rassicurò dicendole: “Dobbiamo essere pazienti, e nell’attesa io farò tutto quanto mi è possibile per ritardare le nozze con Tess Mallory, e se tuo padre offrirà la tua mano a un nuovo pretendente, fingerai di accettare la sua proposta finché non saremo certi che dentro di te è sbocciata una nuova vita. A quel punto nessuno si opporrà alla nostra unione, ci sposeremo, e avremo il nostro bambino.” “Spero tanto che tu abbia ragione, Dominick.” Cercò il suo abbraccio, e lui la strinse contro il suo petto baciandole i capelli sulla tempia. All’esterno della libreria,

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nel cortile del palazzo, gli invitati al ballo stavano per rientrare dopo il termine dello spettacolo pirotecnico. “Coraggio, Emma, torniamo nel salone. Offri a quest’uomo l’ultimo valzer della serata, prima che scompaia per sempre dalla tua vita.” Emma si sciolse dall’abbraccio confortante di Dominick e accettò il braccio che le porgeva per aggrapparsi a lui e scendere al pianterreno del palazzo, dove concesse al suo misterioso cavaliere un ultimo ballo da sogno. Giunto il momento di separarsi, Emma si affrettò ad accompagnare il suo ospite in cortile, e all’ombra del fusto di un grande pino salutò Dominick con un bacio della buonanotte e la promessa di rivedersi il giorno successivo al cottage fuori Londra. Mentre Emma rientrava nella residenza per porgere i propri saluti agli invitati, Dominick salì sulla prima carrozza a nolo che si fermò di fronte al palazzo dei Carswell e sparì nella notte insieme al fascinoso Mister Charles Dupont.

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Capitolo 7

Il mattino seguente alla festosa serata da ballo che aveva portato una nota di brio nel silenzioso palazzo dei Carswell, Emma si svegliò alla buon’ora e fece colazione con la madre Sophia nella sontuosa sala da pranzo decorata da quadri antichi con raffigurazioni di paesaggi di mare e di campagna appesi alle pareti ricoperte dalla tappezzeria color cremisi. Quando la madre le propose di accompagnarla a Mayfair per una mattinata di acquisti presso i negozi di moda di quel celebre quartiere londinese, Emma accettò con entusiasmo, e dopo aver indossato il suo abito da passeggio giallo con cappellino abbinato, madre e figlia salirono sulla loro carrozza privata e si fecero scortare dal cocchiere nel centro cittadino, dove acquistarono nastri di raso e merletti di pizzo per abbellire i loro abiti, lozioni profumate da spargere nell’acqua del bagno e saponette all’essenza di fresia e di rosa, un nuovo paio di stivaletti in pelle per ciascuna, sottovesti di raso, biancheria intima ricamata, scatolette di cipria, due paia di orecchini con piccoli zaffiri a goccia, calze di seta nuove, e infine dei dolcetti francesi chiamati madeleine. Essendo ormai giunta l’ora di pranzo, si fermarono a mangiare in un elegante ristorante affacciato sul Tamigi, scegliendo dal ricco menù un piatto di ostriche appena pescate con contorno di gamberetti rosa e insalata verde, seguito da una macedonia di frutta e un goccio di brandy. Dopo una 73


breve passeggiata sotto il caldo sole primaverile, Sophia ed Emma Carswell rientrarono nella loro residenza cariche di pacchi e scatole infiocchettate e il maggiordomo Leopold fece sapere ad entrambe che il conte Victor Carswell aveva pranzato in compagnia di un ospite di riguardo e poi si era ritirato nel suo studio privato in attesa del loro ritorno. “Miss Carswell, mi perdoni, ma il conte desidera parlarle. La attende nel suo studio”, disse il maggiordomo ad Emma poco dopo che lei ebbe spacchettato tutti i nuovi acquisti riponendoli con cura nella propria stanza. “Certo Leopold, grazie. Dica a mio padre che lo raggiungo subito”, rispose Emma, immaginando che Victor Carswell volesse riprendere il discorso di Andrew affrontato e lasciato in sospeso la sera prima a causa della festa da ballo. Trasse un profondo respiro e si augurò di poter discutere con suo padre con toni rispettabili nonostante la sfuriata che lei stessa gli aveva fatto la sera precedente suscitando le sue ire. Si fece coraggio e scese di sotto. “Buon pomeriggio, papà”, lo salutò, entrando nello studio. Victor Carswell la guardò freddamente e le disse: “Chiudi la porta e siediti sulla poltrona.” Emma obbedì, e chiuse la porta dello studio per poi accomodarsi sulla poltrona di velluto posta davanti allo scrittoio dove sedeva suo padre. “Dobbiamo parlare, Emma.” “Certo. Sono qui. Parliamo.” Victor si prese una piccola pausa, quindi incrociò le braccia sul petto e assunse una posa rigida e severa.

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“Il tuo comportamento di ieri mi ha molto deluso, Emma. Posso capire che tu sia legata a Andrew e sia arrabbiata con me per la decisione che ho preso sei anni fa nei suoi confronti, ma questo non ti giustifica affatto per il modo irrispettoso con cui ti sei rivolta a me. Ti ho cresciuta insegnandoti a portare rispetto a tutti, soprattutto a me e a tua madre, ma ultimamente sembra che tu abbia dimenticato come si deve comportare una donna del tuo rango. Per questo motivo, credo che tu abbia bisogno di avere al tuo fianco una persona capace di tenerti a bada, un uomo in grado di dominarti e di placare il tuo carattere imprevedibile e bellicoso.” Emma si impose di restare calma, mentre stringeva con forza il bracciolo in legno della poltrona. “Se può farti piacere, ho parlato con il marchese Edward Harlings e gli ho spiegato che non sei disposta ad accettare la sua proposta di matrimonio. Il marchese si è dimostrato molto dispiaciuto, ovviamente, ma di fronte al tuo rifiuto non ha potuto fare altro che prendere atto di questa tua decisione. Ho riflettuto sulla tua situazione. Sei una donna di venticinque anni, pronta per essere accasata, e conosco dei buoni partiti che sarebbero ideali come tuoi possibili mariti. Ma tutti loro hanno il comune difetto di essere dei deboli che non saprebbero tener testa al tuo carattere insolente e sfrontato. Dunque, per fare in modo che questa tua inclinazione all’impertinenza sia frenata, ho deciso di offrire la tua mano ad un uomo che sarà perfettamente in grado di renderti docile e di plasmarti a suo volere e piacere… Sposerai il generale Jack Brighton, marchese di 75


Stonebury, esattamente fra tre mesi, il giorno 10 Agosto. La data è già stata decisa, e il matrimonio questa volta si farà, che tu lo voglia o meno.” Emma conficcò le unghie nel legno del bracciolo della poltrona mentre sbiancava in volto e si rendeva conto che sua padre l’aveva appena venduta all’uomo più disgustoso di tutta Londra, ben conosciuto per essere un libertino che picchiava le proprie donne quando non obbedivano ai suoi ordini. Per quanto potesse essere altolocato, ricco e rispettato da tutti, era un uomo dall’animo orribile, privo di dolcezza, un generale anche nella vita privata. Non poteva sposarlo, non voleva! Non quell’uomo! Non Jack Brighton! “Papà, se posso…” “No! Non voglio sentire una sola sillaba uscire dalla tua bocca! Ho preso la mia decisione e tu la rispetterai! Comando io in questa casa, sono io il conte di Carswell!” Emma tacque, ma avrebbe voluto gridare tanto forte da far esplodere la vetrata posta alle spalle del padre. Come osava farle questo?! Con quale diritto la trattava come fosse una merce di scambio da vendere al primo offerente?!... Jack Brighton era un mostro, e suo padre lo sapeva. La stava punendo per essersi ribellata a lui, e aveva scelto il metodo peggiore per renderla infelice. “Per quanto riguarda Andrew…”, riprese a parlare il conte Victor, “Sono disposto a perdonarlo e a farlo tornare a vivere in questa residenza, restituendogli il suo titolo nobiliare e il suo diritto all’eredità degli averi e dei possedimenti della nostra famiglia, ma lo farò solamente 76


dopo che tu e il generale Jack Brighton vi sarete uniti in matrimonio. Fino ad allora, Andrew continuerà a vivere nel sobborgo di Southwark.” Emma trattenne a stento un grido di rabbia. Che vile ricatto! Usare Andrew per costringerla a sposare Jack Brighton! Come poteva essere così crudele?! Emma non aveva parole, sentiva solo un fuoco doloroso bruciarle dentro, e il desiderio impellente di uscire dallo studio per correre nella propria stanza e sfogare tutta la sua delusione e il suo soffocante dolore con un pianto liberatorio. “Devi dirmi altro?”, domandò, fingendosi impassibile. Suo padre la guardò negli occhi senza un briciolo di amore. “Sposerai il generale Jack Brighton?” “Sì. Lo sposerò. Non per far felice te, ma per riavere Andrew. Soltanto per lui”, disse la bocca di Emma, mentre il suo cuore gridava “No! Mai!” “Bene. Quell’uomo saprà trattarti nel modo che meriti.” “Ne sono certa, papà. Dopotutto, è un uomo d’armi.” Victor Carswell annuì, compiaciuto di averla messa in trappola con il ricatto del perdono del proprio figlio. “Tuo fratello Andrew ritornerà a casa il giorno stesso delle tue nozze con il generale Brighton, proprio come tanto desideravi. Sei soddisfatta, Emma?” “Felicissima”, mentì lei, abbozzando un finto sorriso. “Perfetto. Allora non abbiamo altro da dirci. Tua madre si occuperà di tutti i dettagli per le tue nozze con il generale. E per il ritorno di Andrew, naturalmente. Vai pure, Emma, torna alle tue incombenze.” Emma si alzò dalla sedia di scatto. 77


“Ti ringrazio, per Andrew.” Victor Carswell si strinse nelle spalle con noncuranza. “Lo avrei perdonato comunque, anche senza le tue insistenti richieste. È il mio unico erede maschio, non potrei mai lasciare tutti i miei averi nelle mani di una figlia femmina poco assennata come te.” Quel commento le trafisse il cuore. Oltre il danno, anche la beffa! Emma stava per scoppiare. Senza dire nulla, aprì la porta dello studio e se la richiuse alle spalle con un tonfo sordo. Quindi salì di corsa i gradini della scalinata fino a raggiungere la sua camera da letto, entrò e chiuse a chiave la porta. A quel punto, si accasciò sulle proprie gambe e diede libero sfogo al suo dolore piangendo lacrime amare e soffocando i singhiozzi contro il fazzoletto di lino premuto forte contro la bocca. *** La residenza signorile dei marchesi Douglas e Judith Sinclair era avvolta nel silenzio del primo pomeriggio, momento in cui i domestici si ritiravano in cucina per dedicarsi alla pulizia delle stoviglie dopo aver sparecchiato la sala da pranzo. La marchesa Judith Sinclair si concedeva il suo abituale sonnellino di bellezza nella camera matrimoniale che condivideva con il marito da quarant’anni di felice matrimonio, e il marchese Douglas Sinclair sorseggiava il suo bicchiere di whiskey dopo pasto accanto alla finestra del soggiorno. Dominick aveva trascorso l’intera mattinata in città con l’amico Richard 78


Garreth ed era rientrato a casa da meno di mezz’ora. Era di ottimo umore, e pregustava il momento in cui avrebbe raggiunto il cottage di Emma per trascorrere il resto del giorno con lei. Attraversando il soggiorno per versarsi un goccio di brandy, vide il padre accanto alla finestra e lo raggiunse posando lo sguardo sulla loro splendida tenuta verdeggiante. “Sei stato in città con Richard?” “Sì, papà. Abbiamo concluso un ottimo fare l’altro giorno, e oggi abbiamo festeggiato pranzando insieme al club del poker.” “Tu non giochi a carte, vero?” “Talvolta sì, giusto qualche partita tra amici. Ma non scommettiamo denaro, è un vizio che porta alla rovina.” “Già. Purtroppo è vero”, ammise il marchese Douglas Sinclair, con un tono di voce alquanto insolito. Dominick lo osservò in silenzio, poi gli chiese: “Papà, stai bene? Hai l’aria stanca.” “Non è stanchezza, Dominick. È la consapevolezza di aver combinato un grosso guaio.” “Cosa intendi dire? Spiegami.” Il marchese depose il bicchiere vuoto su un tavolino e si lasciò cadere sul divano di velluto massaggiandosi il mento con aria pensosa. Dominick lo seguì con lo sguardo, notando come il padre si fosse lasciato andare negli ultimi anni trascurando la propria forma fisica, passando da una siluette piuttosto snella a un corpo dall’aspetto pingue con qualche chilo di troppo ben visibile sotto il panciotto. Anche il viso accusava i danni dell’abuso di alcool e di un 79


eccessivo utilizzo di tabacco da pipa, mostrando rughe profonde sulla fronte e ai lati della bocca. I capelli un tempo bruni come suoi si erano ingrigiti, e gli occhi nocciola apparivano cerchiati da profonde occhiate. Era evidente che suo padre non stava bene, ma Dominick non si era mai chiesto quale fosse il reale motivo del suo malessere. Prese posto sul divano accanto a lui e ripeté: “Papà, cosa c’è che non va? Di quale grosso guaio stai parlando?” “Ho esagerato con le scommesse ippiche. E ho perso ingenti somme di denaro giocando a poker.” “E quando sarebbe accaduto tutto ciò?” “È una storia che va avanti da un paio d’anni. Non ti ho mai detto nulla perché mi vergognavo di me stesso.” “Mi hai detto che avevi smesso di scommettere denaro con le corse dei cavalli e giocando a poker. Non è andata così?” “Ho mentito, figlio mio. Non ho mai smesso in realtà.” Dominick assunse un’espressione delusa e preoccupata. “Non ti sarai indebitato, spero.” Il marchese guardò il figlio con aria colpevole, e Dominick capì all’istante che suo padre aveva sperperato il denaro di famiglia con il gioco e le scommesse. “Sono piccoli debiti risolvibili?”, chiese, sperando in una risposta positiva. “Purtroppo no. Mi sono indebitato fino al collo.” “Esattamente quanto?” “Quanto basta per rischiare di perdere la metà dei nostri terreni.” Dominick non nascose la sua sorpresa. 80


“Stai scherzando?!... Metà dei nostri terreni?!” “Controlla pure i libri contabili se vuoi, e calcola tu stesso l’enormità del nostro debito.” Dominick scosse il capo, incredulo. “Santo cielo, papà… Come hai potuto indebitarti fino a tal punto?! Come?!” “Mi dispiace, Dominick. Sai come sono le scommesse, vinci una volta, poi un’altra ancora… E alla fine perdi in un colpo solo tutto ciò che avevi guadagnato. Allora riprovi a scommettere per tentare di recuperare le somme perdute, ma perdi di nuovo. E continui così, fino a indebitarti gravemente.” “So benissimo come funziona il mondo delle scommesse. Sei stato proprio tu a mettermi in guardia dal pericolo delle vincite facili. E ora mi vieni a dire che stiamo rischiando di perdere gran parte dei nostri possedimenti?” “Avrei dovuto fermarmi prima di toccare il fondo, lo so. Ma non ci sono riuscito, e ora mi ritrovo in una situazione alquanto spiacevole.” “La mamma ne è al corrente?” “Assolutamente no. E non deve saperlo. Che resti fra noi, Dominick. Ti prego, non accennarle nulla.” “Certo. Puoi contare sulla mia discrezione. Ma ancora non mi hai detto se hai solo sperperato il nostro denaro o se hai chiesto dei prestiti che ora non puoi più restituire.” Douglas Sinclair si posò una mano sul panciotto e chinò lo sguardo a terra. “Ho chiesto dei prestiti”, ammise in un sussurro. “E ho perso tutto a poker… I gentiluomini che mi hanno prestato 81


il loro denaro lo rivogliono indietro. Ma non potendo ripagarli, dovrò vendere loro alcune nostre proprietà.” Dominick chiuse gli occhi e trasse un pesante sospiro. “Cosa intendi fare, papà? Vuoi davvero vendere le nostre terre? È la mia eredità, il mio futuro.” “Cos’altro posso fare? Chiedere soldi agli strozzini?” “Non ci pensare nemmeno. È una pessima idea.” “Allora dimmi tu come uscire da questo pasticcio!” “Dannazione, avrai degli amici disposti ad aiutarti, sei un marchese, nessuno può prestarti del denaro?” “I Sinclair non hanno mai avuto dei veri amici. Siamo una famiglia odiata, persino i nostri parenti prossimi si sono rifiutati di darmi una mano.” “Dunque, cosa intendi fare?” “Non ne ho idea, Dominick. Se non vendo i terreni, non ho altre possibilità di pagare i miei debiti.” Alzandosi dal divano, Dominick si accostò alla finestra e lasciò scivolare lo sguardo sul parco che circondava la residenza. Non poteva permettere a suo padre di vendere i terreni che un giorno avrebbe ereditato, doveva trovare un modo per sanare i debiti senza toccare i loro possedimenti. “Al contrario di te, io ho moltissimi amici”, disse, pensando a Richard, a Barney, a Mattew, e ad altri giovani marchesi con cui aveva stretto rapporti amichevoli. “Posso chiedere dei prestiti a loro e restituirli con il tempo.” “Finiresti con l’indebitarti anche tu, peggiorando la situazione e rischiando di perdere tutto.” “Qualcosa devo pur fare, visto che tu non puoi sanare il debito da solo.” 82


Nel silenzio che seguì, padre e figlio vagliarono numerose ipotesi, cercando una soluzione fattibile. “I conti Mallory sono ricchi quanto noi”, disse il padre, riferendosi ai genitori della sua promessa sposa Tess Mallory. “Un matrimonio di convenienza potrebbe essere la soluzione ai nostri problemi.” Dominick si voltò a guardarlo e represse un “no” che per poco non gli era sfuggito dalle labbra. “Papà, aspetta un secondo… Io dovrei sposarmi in tutta fretta per stringere un’alleanza con i conti Mallory e permettere a te di chiedere a loro il denaro necessario per sanare il nostro debito?” “Lo chiamano matrimonio di convenienza proprio per questa ragione. La contessa è ricca, giovane e carina, hai già chiesto la sua mano, devi solo sposarla per ottenere l’appoggio dei suoceri.” “Credi che sia così facile?... Certamente lo sarebbe per te. Ma dimentichi che sono io che dovrei sposare Tess Mallory, e anche se le ho chiesto la mano tempo fa, nel frattempo ho cambiato idea. Non voglio più sposarla, ho intrapreso una relazione con un’altra donna.” Il marchese ignorò di proposito quanto il figlio gli aveva appena detto, ammettendo di avere un’amante. “Dominick, cerca di ragionare. Stiamo cercando di salvare il nostro patrimonio, e le nozze con la contessa Mallory sarebbero la via più semplice.” “Ma io non la amo, papà. Stavo giusto pensando di annullare la mia proposta di prenderla in moglie.”

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“Mi dispiace, figliolo. Non hai altra scelta. Se non sposi la contessa, io dovrò vendere i nostri terreni.” Dominick imprecò sottovoce e pensò ad Emma, la donna che amava, che desiderava, che voleva sposare, con la quale stava cercando di avere un figlio… Non poteva rinunciare a lei per sposarsi con Tess Mallory solo per salvare dei terreni. Maledizione! Possibile che i figli dovessero sempre pagare per le colpe dei padri? “Dominick, pensa al tuo futuro, al tuo domani… Non hai nient’altro eccetto i nostri possedimenti e l’eredità monetaria. Se non saldiamo i debiti perderemo quasi tutto, e allora cosa ti resterà? Il titolo di marchese e le tasche vuote? È questo che vuoi?” Furente, Dominick si voltò a guardare il padre. “Sei tu che hai buttato via il nostro denaro in scommesse e partite a poker, i debiti li hai creati tu, perché vuoi costringere me a risolvere i problemi che tu hai creato? Ti sembra giusto?” “No, non è giusto. Ma questa è la situazione in cui ci ritroviamo. Lo ammetto, è tutta colpa mia. E mi duole il cuore che sia tu a dover pagare per le mie debolezze. Neppure io amavo tua madre quando l’ho sposata. La ritenevo troppo frivola e inadatta a me. Eppure con il tempo ho imparato ad apprezzarla, e poi ad amarla, e lei mi ha donato due figli meravigliosi. Ho perso Gabriel, e ora mi resti soltanto tu. Sposa Tess Mallory. Salva il tuo futuro. L’amore esiste solo sulla bocca dei poeti romantici, non è altro che una bella favola. La realtà è ben diversa.”

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Dominick avvertì una stretta allo stomaco e un pugnale affilato gli trafisse il cuore da parte a parte mentre cedeva alle insistenze del padre. Si detestò profondamente per ciò che stava per dire e pregò che Emma potesse perdonarlo. “D’accordo. Farò ciò che vuoi tu, papà. Per causa tua, sposerò Tess Mallory e vivrò infelicemente il resto dei miei giorni. Il patrimonio sarà salvato, i tuoi debiti saldati, e il mio cuore destinato a spezzarsi in due e diventare freddo come la pietra.” “Dominick… Non dire così, ti prego…” Il figlio guardò il padre con grande amarezza. “Scrivi ai conti Mallory, progetta le mie nozze con la loro figlia, decidi come e quando avverranno, e salva te stesso sacrificando l’unico figlio che ti è rimasto. Per quanto mi riguarda, questo matrimonio è soltanto una farsa.” “Dominick, aspetta… Parliamone!” Arrabbiato e ferito nel profondo, Dominick uscì dal soggiorno lasciando il padre da solo, prese la redingote verde muschio che si era tolto poco prima e la indossò sul panciotto color panna, uscì dalla residenza e disse al cocchiere di preparare la sua carrozza. Pochi minuti dopo, salì a bordo della vettura e si fece portare in città, dove trascorse un paio d’ore seduto su una panchina a fissare il Tamigi maledicendo suo padre e il suo dannato vizio del gioco a scommesse.

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Capitolo 8

All’interno del cottage di campagna della famiglia Carswell regnava un pacato silenzio spezzato soltanto dal crepitio delle fiamme che bruciavano i ceppi nel camino accesso del salotto. Emma sedeva sul tappeto steso accanto al focolare fissando la danza delle lingue di fuoco arancioni, attendendo con impazienza che Dominick si presentasse al loro appuntamento e la prendesse tra le braccia. Mai come in quel momento aveva bisogno di lui e del suo conforto, si sentiva perduta, come una piccola barca dispersa nel mare in burrasca in balia delle onde, alla ricerca di un porto sicuro in cui trovare riparo. Dominick era quel porto, la sua salvezza dalla tempesta, il suo faro luminoso nella notte buia e oscura. Si chiese come mai fosse in ritardo. La luce del giorno si era affievolita, e le prime ombre della sera iniziavano ad ammantare il paesaggio oltre le finestre del cottage. Probabilmente Dominick aveva perso la cognizione del tempo in compagnia del suo amico Richard Garreth, con il quale trascorreva il suo tempo libero bazzicando i club per soli uomini di Londra e investendo denaro in piccoli affari economici che andavano sempre a buon fine. Di certo non si era dimenticato del loro incontro, e prima o poi sarebbe arrivato da lei. L’avrebbe aspettato lÏ, osservando il fuoco che crepitava nel camino infondendole un senso di quiete rassicurante che tranquillizzava i suoi nervi scossi. Poco dopo, il rumore di 86


una carrozza che percorreva il sentiero sterrato avvicinandosi al cottage catturò la sua attenzione, seguito dalla voce calda di Dominick che ordinava al suo cocchiere di passare a prenderlo l’indomani mattina, e di non dire a nessuno dove lo avesse condotto. Mentre la carrozza ripartiva, Dominick aprì la porta ed entrò nel cottage, ed Emma sentì i suoi passi attraversare la stanza e farsi vicini. “Sono di nuovo in ritardo. Perdonami, Emma”, le disse, mentre lei si alzava da terra e correva a rifugiarsi tra le sue braccia. “Abbracciami, Dominick. Stringimi forte, ti prego.” Lui lo fece subito, senza porre domande, ed Emma sospirò affranta contro il morbido velluto della sue redingote verde muschio. Dominick le accarezzò i capelli che lei aveva lasciato sciolti sulle spalle e sulla schiena, e le baciò una tempia con tenerezza. “Stai tremando, Emma. Senti freddo?” “No… Sono solo sconvolta.” Dominick le prese il viso tra le sue mani calde e la guardò negli occhi, gonfi e arrossati. “Hai pianto”, constatò, con tono dispiaciuto. “Perché, Emma? Che cos’hai?” “Oh, Dominick…”, sospirò lei, scostandosi un poco per potergli parlare meglio. “Non immagini cosa mi è capitato oggi… Ho vissuto un pomeriggio orribile.” “Raccontami tutto, Emma. Sfogati con me.” Lei si passò la lingua sulle labbra secche e prese fiato. “Non so da che parte iniziare… In pochi attimi il corso del mio destino ha subito un drammatico cambiamento.” 87


“Hai discusso nuovamente con tuo padre?” “Peggio. Lui ha deciso come sarà la mia vita futura. Mi ha messo di fronte ad una scelta terribile, un subdolo ricatto!” “Quale ricatto?” Emma sospirò forte. “Ha deciso che Andrew potrà ritornare alla nostra residenza e riottenere il suo titolo di conte solamente se io sposerò un uomo che mio padre ha già scelto per me.” “Quale uomo? Chi, Emma?” “Il generale Jack Brighton, marchese di Stonebury.” Dominick sgranò gli occhi e la guardò inorridito. “Che cosa?! Tuo padre ha offerto la tua mano al generale Jack Brighton?!” “Proprio così. Si è accordato con il generale a mia insaputa, e ha perfino già fissato la data delle nozze!” “Stai scherzando?! Quell’uomo è un depravato senza scrupoli! È un libertino che frequenta regolarmente i bordelli di Londra e picchia le prostitute, non ha alcun rispetto per le donne, ha già avuto due moglie ed entrambe sono fuggite da lui dopo pochi mesi di matrimonio. Lo sanno tutti che razza di degenerato lui sia! Un violento, un dominatore che usa la forza per ottenere ciò che vuole, non c’è un briciolo di umanità in quell’uomo! Non posso credere che tuo padre gli abbia offerto la tua mano, è inaccettabile!” Emma si sforzò di non ricominciare a piangere. “A sentire mio padre, è l’uomo giusto per me. Sono una donna ribelle, indomabile, e Jack Brighton riuscirà a piegarmi e a rendermi docile. È una punizione, Dominick. 88


La sua personale vendetta per averlo affrontato a testa alta, osando sfidarlo e dichiarandogli guerra, mettendolo in ridicolo di fronte al marchese Harlings con il mio rifiuto di sposarlo. Mio padre ha scelto di punirmi vendendomi a Jack Brighton, l’uomo che mi costringerà ad essere una donna docile e mite usando la forza e la violenza.” Dominick soffocò un’imprecazione e scosse il capo. “No Emma. Tu non sposerai quell’uomo, quella… bestia senza cuore capace solo di procurare dolore e sofferenza alle persone che gli stanno attorno. Non permetterò che ciò accada, tu sei mia, soltanto mia. E il generale Brighton non ti avrà mai.” “Dominick, è già tutto deciso. Diventerò sua moglie fra tre mesi, il 10 Agosto. Se non acconsento a sposarlo, mio padre lascerà Andrew nel sobborgo di Southwark!” Dominick strinse le mani a pugno e si trattenne a stento dal colpire il tavolo del salotto per sfogare la rabbia che gli era montata dentro nell’udire quella notizia. Mosse alcuni passi lungo la stanza illuminata dal bagliore del fuoco e cercò di recuperare la calma per quanto gli fosse possibile. “Emma, ti prometto che troverò una soluzione per liberarti dalla trappola in cui tuo padre ti ha imprigionata.” “Quale soluzione, Dominick? Abbiamo entrambi le mani legate, siamo due amanti che vivono il loro amore nell’ombra, le nostre famiglie si detestano e non acconsentiranno mai ad una nostra unione… Non c’è una soluzione!” Dominick riprese a camminare nello spazio ristretto della stanza e si lasciò andare ad una sommessa risata amara. 89


“Siamo proprio una coppia sfortunata tu ed io”, ammise, con tono sarcastico. “I nostri padri ci usano come pedine su una scacchiera da gioco.” Emma si appoggiò al tavolo con un fianco e chiese: “Cosa intendi dire, Dominick?” Il marchese non avrebbe voluto dirle ciò che era accaduto a lui quello stesso pomeriggio, ma Emma aveva il diritto di sapere come stavano le cose. “Oggi mio padre mi ha rivelato di essersi indebitato fino alla gola giocando a poker e scommettendo con le corse ippiche. Ha chiesto dei prestiti di denaro consistenti a delle persone influenti e poi ha perso ogni singolo penny al gioco, ritrovandosi con le tasche vuote. Il debito è talmente grande che sarà costretto a vendere la metà dei nostri possedimenti terrieri per evitare che la nostra famiglia finisca sul lastrico. A meno che… L’unico figlio che gli è rimasto, il qui presente Dominick Sinclair, non sposi quanto prima la ricca contessa Tess Mallory, in modo che suo padre possa sanare i nostri debiti di famiglia per assicurare a sua figlia un degno futuro al mio fianco. Come vedi, non sei l’unica ad essere stata vittima di un ricatto. Se non porto all’altare Tess Mallory, il buon nome dei Sinclair andrà in rovina, e a me resterà ben poco del patrimonio che dovrei ereditare alla morte di mio padre. Sarà un matrimonio di convenienza, celebrato in tutta fretta e senza amore.” Emma sentì un pesante macigno piombarle sul cuore nell’apprendere che anche Dominick era invischiato in una

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situazione scomoda, e il suo sconforto divenne così grande da inghiottirla. “Mio Dio, Dominick… Allora non c’è più alcuna speranza per noi due… Dovremo lasciarci, interrompere la nostra relazione, e rassegnarci al destino che i nostri padri hanno decretato per noi.” Dominick si fissò la punta degli stivali, ed Emma lo guardò tremando, pronta a sentirgli dire che la loro storia d’amore era tristemente giunta alla fine. Attese in silenzio che Dominick dicesse qualcosa, ma lui tacque, e il cottage piombò in un silenzio innaturale e spaventoso. Emma si avvicinò all’uomo che amava e gli sfiorò un braccio. Lui sollevò la testa e cercò i suoi occhi azzurri, poi le cinse la vita con un braccio e l’attirò a sé. “Non possiamo arrenderci, Emma. Abbiamo promesso l’uno all’altra di lottare per il nostro amore.” “Rammento i nostri buono propositi, le promesse che ci siamo scambiati. Ma ora siamo in trappola. Cosa possiamo fare, se non accettare il destino che ci è stato imposto?” Dominick la guardò negli occhi. “Noi non siamo come tutti gli altri, Emma. Non siamo dei deboli che cadono in ginocchio di fronte alle avversità. Siamo impavidi, coraggiosi, ribelli… Due lottatori.” Emma gli appoggiò una mano sul petto e sentì il suo cuore pulsare vigorosamente sotto il vellutato tessuto della sua redingote abbottonata sopra il panciotto e la camicia immacolata. Quel cuore batteva per lei, pulsava d’amore per lei, era pronto a combattere per lei.

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“Hai ragione”, disse piano. “Non possiamo arrenderci, tra noi non può finire tutto così presto, non questa sera, non per colpa dei nostri padri. Tu ed io siamo inseparabili, nessuno può dividerci.” Ritrovando un barlume di speranza, Emma cercò le mani di Dominick e intrecciò le dita con le sue stringendole forte. Il marchese ricambiò la stretta e i loro occhi si incatenarono in uno sguardo di reciproco sostegno. “Andremo avanti per la nostra strada, Emma. Insieme.” Lei annuì, assecondando le sue parole. “Sì, Dominick, insieme.” Lui si fece pensieroso tutto d’un tratto, ed Emma scrutò il suo sguardo per cercare di capire a cosa stesse pensando. Sembrava che stesse cercando una soluzione ai loro problemi, escogitando una via di fuga o qualcosa di simile. “Dominick, cos’hai in mente?” “Un piano per liberarci di Tess Mallory e Jack Brighton.” “Che genere di piano?” “Una scelta inevitabile, che ci consentirà di poter stare insieme senza che le nostre famiglie possano separarci.” “Sarebbe a dire? Avanti, dimmi cosa stai pianificando.” Dominick annuì con il capo e le rivelò le sue intenzioni. “Ascoltami bene, Emma. Domani mattina torneremo alle nostre residenze e fingeremo di aver accettato ciò che ci è stato imposto. Io andrò a fare una visita di cortesia alla contessa Tess Mallory, e tu accetterai di incontrare il generale Jack Brighton alla presenza di tua madre, non da sola. Invitalo per un thè, come farebbe qualunque altra contessa. Quando sarà sera, ti esibirai al Theatre Royal nel 92


tuo concerto in duetto con il violinista Hugh Jamison, ed io sarò in platea a guardarti, probabilmente in compagnia di Tess Mallory, e di certo anche il generale Brighton vorrà essere presente dopo che tu l’avrai invitato. Sarà una serata perfetta, assolutamente normale.” “Ho capito. Posso farcela, Dominick. Posso sopportare tutto questo, sono abbastanza forte.” “Bene. Il giorno seguente riceverai un telegramma, ovviamente falso, nel quale la tua cara amica, la duchessa Anna Winkler, ti prega di raggiungerla in Austria per la nascita imminente del suo primo figlio.” “Ma è troppo presto, Anna è solo in otto mesi, non è ancora giunta al termine della gravidanza.” “Certi bambini nascono prematuri, Emma.” “Hai ragione, un parto prematuro.” “Partirai la sera stessa, con il treno delle otto. Tuo padre non dubiterà mai che sia tutta una farsa e non farà alcuna obbiezione. Io sarò già a bordo del treno, dirò a mio padre che si tratta di un viaggio d’affari a Manchester con Richard. Mi crederà, sa che io non mento mai.” “E Richard verrà con noi?” “Sì, perché avremo bisogno di lui.” “Ma non andremo davvero in Austria.” “Naturalmente no. È solo la scusante più credibile che mi è saltata in mente. In realtà andremo in Irlanda.” “In Irlanda?... E cosa faremo là?” Dominick abbozzò un accenno di sorriso. “Ci sposeremo, Emma. A Dublino.” Emma spalancò la bocca senza emettere alcun suono e poi 93


domandò: “Ci sposeremo?! Senza il consenso delle nostre famiglie?” Dominick annuì con il capo bruno. “Certo. Acquisteremo una licenza di matrimonio per poche sterline. Grazie a quel documento rilasciato dal tribunale, potremo essere uniti in matrimonio dove e come vogliamo, purché sia un prete a celebrare il rito. Richard sarà il nostro testimone di nozze, il nostro garante, ecco perché verrà con noi.” “Ma sarà un matrimonio legale?” “Certo che sì. Molte coppie in difficoltà scelgono di sposarsi in un altro paese acquistando una licenza matrimoniale, sta diventando quasi una moda.” Emma ripensò alle parole del fratello maggiore. “In effetti Andrew me ne ha parlato quando sono andata a trovarlo l’altro giorno. Mi ha chiesto se avevo intenzione di sposarti in questo modo, dato che le nostre famiglie non ci appoggiano. Io gli ho detto di no, ma non sapevo che invece saremmo giunti a fare questa scelta.” “Vorresti che Andrew fosse presente alla cerimonia di nozze per farti da testimone?” “Potremmo invitarlo?” “Sì, se ciò ti rende felice. Potrai spiegargli tutto domani sera, al termine del concerto. Mi occuperò personalmente di pagare le spese del viaggio anche per lui.” “Va bene, domani gli parlerò. Credo che sarà felice di essere il mio testimone di nozze. E dopo che ci saremo sposati, cosa succederà?” Dominick abbozzò un altro sorriso. 94


“Torneremo a Londra con le fedi nuziali al dito e tutti sapranno che siamo una coppia sposata.” “Lo scandalo ci travolgerà.” “Oh, questo è certo. Saremo sulla bocca dell’intero ton di Londra, e le dame si divertiranno a spettegolare su di noi. Ma infondo che cosa ci importa del giudizio della gente? Grazie a queste nozze segrete ci libereremo di Tess Mallory e Jack Brighton per sempre. E se saremo fortunati, avremo presto un figlio.” Emma trasse un sospiro di sollievo e gli strinse più forte le mani ancora intrecciate alle sue. “Oh, Dominick! Spero che il tuo piano funzioni!” “Non preoccuparti, andrà tutto bene.” Emma lo sperava tanto, anche se non tutto si sarebbe risolto con le loro nozze. “Se il matrimonio con la contessa Mallory salterà, come ripagherai i debiti di tuo padre?” Dominick si strinse nelle spalle. “Onestamente non m’importa se mio padre sarà costretto a vendere la metà dei nostri terreni. Vorrà dire che sarò meno ricco, un marchese di titolo ma non di fatto. Mi resterà comunque l’altra metà dell’eredità.” “E dove andremo a vivere al nostro ritorno?” Dominick non ci aveva ancora pensato, ma la risposta era semplice: “Acquisterò una piccola, graziosa dimora nei pressi del Tamigi o a Covent Garden. Andrew potrà venire ad abitare con noi se tuo padre non dovesse mantenere il suo proposito di riprenderlo in casa vostra.” 95


“Sembra tutto così semplice”, disse Emma, immaginando il suo futuro al fianco di Dominick come sua legittima moglie e non più come sua segreta amante. “Lo sarà, Emma. Te lo prometto. Dobbiamo solo restare uniti e lottare sempre per la nostra felicità.” Emma gli lasciò andare le mani per cingergli le spalle con le braccia e si strinse a lui. “Dominick, amore mio.” Lui le sollevò il mento con un dito. “Emma… Mia dolce Emma.” Si scambiarono un bacio voluttuoso, carico di nuove speranze e del desiderio che faceva costantemente vibrare i loro corpi. Un bacio che Dominick interruppe soltanto per un breve momento, giusto il tempo di sollevarla da terra e portarla in camera da letto. “Facciamo l’amore, Emma. Generiamo una nuova vita.” Lei annuì, riprendendo il possesso delle sue labbra, mentre con le mani gli slacciava il fazzoletto da collo, lo spogliava della redingote e del panciotto. Dominick le stava già sbottonando il corpino dell’abito da thè in soffice mussola rosa a più strati, che raggiunse il pavimento dopo pochi secondi, seguito dalle sue calze di seta, dalla sottoveste bianca e dalla biancheria intima. Emma gli sbottonò le brache, e lui se le tolse insieme agli stivali e alla camicia. Quando fu completamente nudo, ed Emma già distesa sul letto offerta a lui come una rosa da cogliere dal giardino della lussuria, Dominick salì sul letto e tuffò la testa bruna tra le cosce di Emma, baciandola e leccandola nell’intimo mentre lei s’inarcava sul materasso e stringeva le lenzuola 96


tra le dita chiuse a pugno. Dominick la fece godere, lasciandola senza fiato e percorsa da mille brividi, poi si dedicò al resto del suo corpo, baciandole le cosce, la zona sensibile dell’inguine, tracciando una scia di baci dall’ombelico fino allo sterno, e con le mani le prese i morbidi seni e li strinse tra le dita, ne stuzzicò i capezzoli fino a renderli turgidi, li succhiò con le labbra e li bagnò con la lingua, quindi passò al collo, mordendole la carne con delicatezza per non lasciarle alcun segno, e infine si riprese la sua bocca, affondandovi la lingua con ardore. Emma lo accarezzò ovunque, prima sul petto e poi sulle spalle, passando alle braccia e scivolando sull’addome. Cercò il suo sesso già eretto e lo sfiorò con le dita procurandogli piacere, e quando non poté più aspettare, sollevò le gambe allacciandole dietro la sua schiena e con la mano gli guidò il sesso verso la sua femminilità calda e umida. Dominick non esitò a penetrarla con un solo affondo, sentendo i suoi muscoli interni avvolgerlo come una guaina di velluto. Si ritrasse un poco e tornò ad immergersi in lei, più profondamente questa volta. Emma sollevò il bacino per andargli incontro, accogliendolo dentro di sé più che poteva, per rendere quell’amplesso profondo e sensuale. Dominick continuò a ritrarsi e ad immergersi in lei ritmicamente, facendola sospirare e tremare, e aumentò il ritmo soltanto quando la propria erezione iniziò a fare male da quanto era tesa e gonfia. Allora Emma si aggrappò a lui, lo seguì nella danza dei loro bacini uniti, e quando l’orgasmo la travolse come un’onda, si prese il suo piacere gemendo forte, e continuò 97


a spingersi contro di lui finché non lo sentì esplodere dentro di lei inondandole il ventre con il suo seme bollente. Dominick gridò il suo nome mentre l’estasi lo avvolgeva da capo a piedi e il suo corpo si contraeva negli spasmi del piacere assoluto, carnale e primordiale. Emma lo tenne stretto contrò di sé a lungo, e Dominick si abbandonò su di lei e dentro di lei con gioia, felice di sentirsi parte di lei in quel modo così intimo e unico. Molto tempo dopo, Emma lo liberò dalla sua stretta, e Dominick scivolò fuori dal suo ventre lasciandosi cadere al suo fianco, appagato e sfinito al contempo. Emma si rannicchiò contro il suo petto e lui le cinse la schiena con un braccio. Si addormentarono così, cullati dal battito dei loro cuori innamorati che anelavano ad una vita da condividere insieme alla luce del sole.

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Capitolo 9

Il giorno seguente, come avevano programmato, Emma e Dominick si salutarono sulla soglia del cottage con un lungo e tenero abbraccio, e fecero ritorno alle loro rispettive residenze per mettere in atto il loro piano segreto. Dominick indossò un completo color cremisi e panna e si recò in Leicester Square a bordo della propria carrozza, dove la contessa Tess Mallory risiedeva con le due sorelle minori e i genitori, i conti Darren e Gwyneth Mallory. Bussò alla porta del palazzo signorile a due piani con un mazzo di rose rosse e gigli bianchi fra le mani, e fu accolto in casa dal maggiordomo che lo annunciò alla giovane contessa. Tess Mallory fu alquanto sorpresa della visita inaspettata di Dominick, e accettò l’omaggio floreale con evidente piacere. Era una donna di bassa statura con una folta massa di capelli bruni rigorosamente intrecciati sulla nuca, di corporatura esile e priva di forme, pallida come la neve e mediocremente bella. Dominick le propose una passeggiata in Hyde Park, e lei indossò un abito da passeggio verde menta corredato di cappello di feltro rigido dello stesso colore allacciato sotto il mento. La passeggiata in Hyde Park fu per Miss Mallory l’occasione perfetta per raccontare a Dominick tutte le sue attività quotidiane preferite e tempestarlo di domande personali alle quali lui rispose educatamente. Non parlarono delle nozze, dato che quella passeggiata era la loro prima uscita 99


ufficiale e Miss Mallory non aveva troppa confidenza con Dominick, ma al ritorno al suo palazzo in Leicester Square la contessa era raggiante e Dominick ebbe la certezza di averla resa felice. La invitò al Theatre Royal per assistere al concerto di quella sera del violinista Hugh Jamison accompagnato dalla pianista Miss Angelique, e Tess Mallory accettò l’invito precisando che si sarebbero incontrati nella hall del teatro. Soddisfatto di se stesso, Dominick ritornò al palazzo dei Sinclair e si concesse un pranzo in famiglia, mettendo al corrente il padre e la madre della visita fatta a Miss Mallory. Ovviamente suo padre ne fu contento, mentre sua madre ebbe da ridire sul fatto che Miss Mallory soffriva di salute cagionevole e non sarebbe affatto stata una buona moglie per Dominick. Al termine del pranzo, Dominick si recò nuovamente in città, dove raggiunse l’amico Richard Garreth al club per soli uomini in Saint George Street. Tra un sorso di brandy e una partita a scacchi, Dominick confidò a Richard di aver intrapreso una relazione con Emma Carswell, e gli rivelò tutti i loro impedimenti e il suo piano segreto per sposarla in Irlanda. Richard comprese appieno i sentimenti contrastanti dell’amico e gli garantì il suo appoggio come testimone di nozze. Dominick fece ritorno alla propria residenza verso sera, dove cenò nuovamente con i genitori e poi si preparò per recarsi al concerto di Emma presso il Theatre Royal. Contemporaneamente, sotto lo stesso cielo londinese, Emma dimostrò al padre di aver accettato di sposare il generale Jack Brighton invitando il marchese di Stonebury 100


a prendere un thè in compagnia di sua madre. Emma indossò un bellissimo abito turchese e raccolse i capelli in un elegante chignon, e quando il generale Brighton mise piede nel palazzo dei Carswell senza portare nessun omaggio floreale per la propria promessa sposa, Emma si finse ugualmente deliziata dalla presenza dell’uomo, conversando con lui per più di due ore e mantenendo un atteggiamento pacato e quasi timido. Jack Brighton era un uomo di quarant’anni dall’aspetto arrogante che sfoggiava le sue medaglie militari sulla redingote nera e portava i capelli precocemente ingrigiti pettinati all’indietro come un damerino. I suoi tratti erano tutto fuorché eleganti, gli occhi neri piccoli e malevoli, il naso adunco, la bocca dalla piega dura e le labbra sottili. Era alto e robusto, per non dire pingue, e solo a guardarlo Emma provava un forte disgusto per lui. Naturalmente non lo diede a vedere, e al termine dell’incontro lo pregò di essere presente al Theatre Royal quella sera stessa per assistere al suo concerto. Il generale accettò l’invito, quindi se ne andò con gran sollievo da parte di Emma. Nonostante fosse agitata, Emma riuscì a prepararsi per la serata indossando un abito bianco di tulle e chiffon dalla foggia principesca, con la gonna voluminosa e il corpino aderente sul busto, e una scollatura molto ampia che le lasciava nude le spalle. Raccolse i capelli in una lunga treccia adagiata sulla schiena e si appuntò sulla tempia una vistosa camelia di seta bianca, quindi indossò un paio di guanti di raso nero lunghi fino al gomito, una collana di rubini rossi e un paio di orecchini con le stesse pietre, assumendo così l’identità 101


di Miss Angelique. Pronta per esibirsi in pubblico, Emma salì in carrozza accompagnata solamente dalla madre, dato che Victor Carswell non approvava il fatto che lei si esibisse come pianista, e quando giunsero al teatro Emma entrò dall’ingresso posteriore riservato ai soli musicisti. Salutato il proprietario del teatro, Mister Lebreton, Emma si chiuse nel camerino a lei riservato e trovò un mazzo di rose scarlatte infilate in un vaso con un bigliettino che diceva “Sii grandiosa sul palco. Io ti guarderò brillare come una rara stella. Ti amo infinitamente, D. S.” Emma sorrise felice e annusò le rose profumate, poi si strinse il biglietto al petto e rilesse il messaggio scritto da Dominick. Era la prima volta che le inviava dei fiori, e per Emma fu un gesto d’amore e di sostegno che le diede una grande carica. Attese che Mister Lebreton bussasse alla sua porta per dirle che era il momento di andare in scena, e quando Emma si avviò lungo il corridoio che precedeva il grande palco circolare in legno tirato a lucido, si concentrò sulla musica dimenticando tutto il resto. Un lungo applauso scrosciante accolse il suo ingresso, mentre Mister Lebreton annunciava a gran voce “Signore e Signori, ecco a voi il mago delle sei corde Hugh Jamison e la pianista Miss Angelique!”. Emma si volse verso la platea inchinandosi più volte, imitata dal violinista Hugh Jamison in completo nero e capelli impomatati, sorrise al suo pubblico e scorse Dominick seduto in prima fila con accanto una brunetta che doveva essere la contessa Mallory, sua madre Sophia pochi posti più in là, il generale Brighton in seconda fila, e suo fratello Andrew ben vestito e ben pettinato che 102


applaudiva dalla terza fila. Erano tutti presenti, ma lei aveva occhi solo per Dominick e per Andrew, i due uomini più importanti della sua vita. Terminato l’applauso, Emma prese posto sullo sgabellino in pelle di fronte al pianoforte, controllò lo spartito musicale e prese un profondo respiro. Nel silenzio del teatro, le sue dita guantate di nero sfiorarono i tasti bianchi del pianoforte e in pochi attimi smise di essere Emma Carswell per diventare Miss Angelique. Suonò in modo eccellente, incantando la platea con il suo talento, composizione dopo composizione, quasi annullando la presenza carismatica di Hugh Jamison che l’accompagnava con il suo violino. Fu un concerto bellissimo, che terminò dopo due ore con un applauso senza fine. Miss Angelique salutò il suo pubblico con una lunga serie di inchini, e lasciò il palco per raggiungere il camerino, dove si riposò per alcuni minuti prima di raggiungere il foyer e incontrare le dame e i gentiluomini che le profusero complimenti a non finire. Per ultimi, salutò con un bacio sulla guancia la madre Sophia, che l’avrebbe aspettata in carrozza, il generale Jack Brighton, che le fece il baciamano e le disse che era stupenda oltre che talentuosa, la sua insignificante rivale, la contessa Tess Mallory, che vedeva di persona per la prima volta e alla quale strinse la mano gracile, e poi il marchese Dominick Sinclair, che finse abilmente di non conoscere, anche se i loro sguardi si intrecciarono per un lungo momento con complicità e amore reciproci. Infine, Emma abbracciò suo fratello Andrew, e lo prese sottobraccio per condurlo nel suo camerino. Raccontò al fratello tutto ciò che era 103


accaduto il giorno prima con il loro padre Victor Carswell e gli confessò il piano escogitato da Dominick, poi gli chiese di farle da testimone di nozze e fu sollevata quando lui acconsentì di buon grado a svolgere quel compito. Si accordarono per ritrovarsi alla stazione dei treni la sera del giorno seguente, per recarsi insieme in Irlanda, quindi Emma sfilò le rose scarlatte di Dominick dal vaso di vetro per portarsele a casa e il fratello Andrew l’accompagnò fino alla carrozza, salutandola a pochi metri dalla vettura per non essere riconosciuto dalla madre Sophia. La serata si concluse nel migliore dei modi, e quella notte, sdraiata da sola nel suo letto presso la residenza dov’era nata e cresciuta, Emma si addormentò pensando a Dominick e a ciò che li aspettava il giorno seguente. *** Il maggiordomo di casa Carswell, Leopold, bussò alla porta della sala da pranzo ed entrò reggendo un piccolo vassoio rettangolare d’argento sul quale era appoggiato un telegramma. “Mi perdoni, Miss Carswell, è appena arrivato questo telegramma per voi.” Emma sollevò lo sguardo dal proprio piatto e sotto gli sguardi incuriositi del padre e della madre prese il telegramma dal vassoio. “Ti ringrazio Leopold, vai pure.” Il maggiordomo uscì dalla sala, ed Emma osservò il telegramma rigirandolo tra le dita. 104


“Non lo apri, cara?”, le chiese la madre Sophia. Emma le sorrise, ruppe il sigillo in ceralacca rossa del telegramma e lo aprì per leggerne il contenuto. “Oh! È di Anna Winkler!”, esclamò sorpresa, ben sapendo che in realtà lo aveva scritto e fatto recapitare Dominick. “La duchessa d’Austria?”, s’informo il padre Victor. “Sì, proprio lei.” “Cosa ti ha scritto, tesoro?”, volle sapere Sophia. Emma lesse rapidamente il contenuto del telegramma, quindi disse ai genitori: “Anna mi ha invitata a raggiungerla a Vienna! Il suo bambino sta per nascere. Vuole che io sia presente al momento del parto.” Victor Carswell corrugò la fronte, mentre la moglie Sophia esclamò: “Che splendida notizia! Un erede in arrivo per il duca Markus Winkler!” Emma mostrò il telegramma alla madre, quindi chiese educatamente al padre: “Posso accettare l’invito di Anna a raggiungerla a Vienna?” “Non mi sembra il momento adatto, Emma. Hai appena iniziato a frequentare il generale Jack Brighton, non puoi assentarti da Londra proprio adesso.” “Ma non starò via molto, giusto un paio di settimane.” “Appunto. Devi organizzare i preparativi per le nozze, non puoi partire proprio adesso. È solo un parto, Anna Winkler non ha certo bisogno di te per mettere al mondo suo figlio. La raggiungerai a Vienna dopo che ti sarai sposata.”

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Emma guardò la madre in cerca di sostegno, la quale lanciò un’occhiataccia al consorte. “Victor, la duchessa è molto legata ad Emma. Sarebbe un gesto sgarbato rifiutare il suo invito. Non vorrai inimicarti il duca Markus Winkler, spero.” “Sophia, è un viaggio in Austria! Emma starà lontana per più tempo di un paio di settimane.” “E con questo? Posso occuparmi da sola dei preparativi per le nozze mentre Emma sarà a Vienna.” “Mamma, ho il tuo permesso per raggiungere Anna?” “No”, decretò il conte Victor. “Certo che sì, Emma”, ribatté la mare. “Puoi andare. Porterai i nostri saluti alla duchessa e al duca.” Emma sorrise felice. “Ti ringrazio, mamma. Partirò questa sera stessa. Voglio arrivare in tempo per assistere alla nascita del bambino.” “È un’ottima idea, cara. Anna ne sarà felice.” Mentre il conte borbottava tra sé e sé contrariato per la decisione della moglie, Emma terminò di pranzare con calma insieme ai genitori, e solo alla fine del pasto si congedò per salire in camera sua e preparare le valige, con la raccomandazione della madre di non portarsi appresso troppi bagagli ma solo lo stretto necessario. Emma sapeva già cosa mettere in valigia: biancheria intima, sottovesti, calze di seta, l’abito da passeggio giallo, un vestito da thè color pesca, due abiti di seta da ballo, uno azzurro e l’altro rosso, due paia di stivaletti di pelle neri e un paio color crema, e ovviamente il sontuoso vestito bianco di Miss Angelique, che avrebbe utilizzato come abito nuziale. Mise 106


in valigia anche i suoi effetti personali, ovvero spazzole, pettini, cipria, profumo, collane e orecchini. Aggiunse un paio di cappelli di feltro e taffettà, e i suoi documenti di viaggio. Chiuse la valigia con cura e lanciò un’occhiata alla pendola, che segnava le quattro del pomeriggio. Era troppo presto per recarsi alla stazione, perciò decise di rifugiarsi in biblioteca per leggere un libro e lasciare che il tempo scorresse minuto dopo minuto. Quando fuori si fece buio, scese di sotto e vide che la cena era stata anticipata alle sei e trenta. Sebbene dentro fosse tutta agitata, cenò tranquillamente con la madre e il padre, poi risalì nella propria camera e indossò un abito da viaggio cremisi con il colletto abbottonato fin sotto il mento e un cappello di feltro morbido con la veletta dello stesso colore. Prese la valigia e raggiunse l’ingresso, dove salutò la madre con un abbraccio mentre il padre la guardava andare via dal soggiorno senza neppure salutarla. Salita sulla carrozza, si sporse dal finestrino per salutare la madre. “Fai buon viaggio, Emma. E divertiti a Vienna, non pensare solo al figlio della duchessa Anna Winkler. Goditi questo inatteso soggiorno viennese.” “Lo farò mamma. Grazie per avermi concesso di partire.” “Oh, non preoccuparti cara. Al matrimonio ci penserò io.” Si salutarono con un cenno della mano e il cocchiere guidò la carrozza fuori dal cortile di casa Carswell, imboccando la via che conduceva alla stazione dei treni di Londra. Mentre Emma era a bordo della sua carrozza, Dominick aveva già salutato i suoi genitori e si apprestava a raggiungere Richard in Trafalgar Square. Dominick aveva 107


con sé una sola valigia, contenente tre redingote di velluto nei colori blu, verde, e nocciola abbinate a tre camicie bianche, tre panciotti crema con decorazioni azzurre, verdi e dorate, tre brache scamosciate, tre fazzoletti da collo bianchi, un paio di stivali neri, rasoio, colonia, pettine, denaro in contanti e documenti personali, e infine un completo nuovo di zecca tutto di colore bianco panna con decorazioni e ricami in oro che avrebbe indossato come completo nuziale per sposare Emma. La sua carrozza si fermò in Trafalgar Square, e Richard Garreth salì a bordo salutando l’amico e portandosi appresso la sua valigia da viaggio. La carrozza ripartì, diretta alla stazione dei treni. Nello stesso momento, Andrew Carswell era appena sceso da una carrozza a nolo e stava aspettando l’arrivo di Emma e di Dominick sul marciapiedi della stazione ferroviaria. Il primo ad arrivare fu proprio Dominick accompagnato dall’amico Richard Garreth. Il marchese Sinclair provvide subito ad acquistare quattro biglietti di sola andata per Liverpool. Il viaggio in treno sarebbe durato tutta la notte, perciò avrebbero viaggiato in due cabine separate munite di cuccette, una per sé ed Emma, e l’altra per Richard e Andrew. Giunti a Liverpool, sarebbero saliti su un battello a vapore che li avrebbe portati a Dublino in mezza giornata, e nella capitale irlandese avrebbero soggiornato presso un hotel degno del loro rango. “Emma è arrivata!”, esclamò Andrew, scorgendo la sorella che camminava sul marciapiedi una ventina di metri più avanti guardandosi attorno spaesata. Dominick la vide subito e le corse incontro. 108


“Emma? Sono qui, amore!” Lei si voltò, bellissima nel suo abito accollato color cremisi con il cappellino con la veletta, e corse incontro a Dominick trascinandosi appresso la pesante valigia piena fino al colmo. Si abbracciarono stretti, e si scambiarono un bacio appassionato. “Sei pronta per lasciare Londra?” “Sì, prontissima.” “Stai bene? Hai avuto qualche difficoltà?” “No, è tutto a posto. Non vedo l’ora di sposarti!” “Anch’io, se devo essere sincero.” Risero entrambi, felici di rivedersi dopo un giorno di lontananza e sollevati dal fatto che il loro piano stesse funzionando. Andrew e Richard li raggiunsero, e il gruppetto attese l’annuncio della partenza del loro treno a vapore. Alle otto in punto, il ferroviere esclamò a gran voce “Tutti in carrozza! Il treno per Liverpool sta per partire! Salite a bordo signori e signore, si parte!”. “È il nostro treno, andiamo”, disse Richard, salendo sul mezzo per primo, seguito da Andrew e poi da Emma e Dominick. Percorsero lo stretto corridoio della carrozza alla ricerca delle cabine numero 6 e 7, e quando le trovarono Richard si sistemò sul sedile della numero 6 insieme a Andrew, mentre Emma e Dominick occuparono la numero 7 mettendosi comodi. In meno di cinque minuti il treno si riempì di passeggeri, e alle otto e dieci le porte furono chiuse, i motori sbuffarono vapore, e le ruote iniziarono a muoversi lentamente sui binari per poi guadagnare sempre più velocità. Quando il treno uscì dalla 109


stazione e Londra divenne un puntino grigio lontano, Emma guardò Dominick e disse: “Ce l’abbiamo fatta. Il nostro sogno sta per avverarsi.” “Non ho mai dubitato che qualcosa potesse andare storto. Ero certo che saremmo stati qui, questa sera, su questo treno, noi due insieme.” “Sto per diventare tua moglie”, sussurrò Emma entusiasta. “E io sarò tuo marito”, le fece eco Dominick, tradendo una certa agitazione nel timbro della voce. “Non stiamo sognando, vero?” “No, Emma. È tutto reale. Sta succedendo davvero.” “Oh Dio mio, che emozione!” Dominick scoppiò a ridere, e abbracciò forte Emma, che sprizzava gioia pura dagli occhi e dal sorriso radioso. La felicità era a poche miglia di distanza e loro la stavano raggiungendo in fretta. Il loro treno a vapore sfrecciò sulle rotaie avvolto dall’oscurità della notte, portandoli sempre più vicini al loro destino che avevano scelto di cambiare insieme in nome dell’amore.

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Capitolo 10

L’Irlanda era una terra meravigliosa. Ad Emma bastò un solo giorno per innamorarsi delle sue verdi brughiere sterminate, dove pascolavano greggi di pecore dal muso nero e le abitazioni erano semplici, deliziosi cottage in muratura con il tetto rivestito di torba. Il clima era forse un po’ troppo umido, ma l’aria profumava di muschio, di terra e di erba, e il cielo era una tela azzurra che sovrastava le campagne con la sua straordinaria immensità. Era il luogo ideale per dipingere, immortalando quei pittoreschi paesaggi con pennelli e colori ad olio. Peccato che non avesse portato con sé i suoi strumenti d’artista, avrebbe potuto realizzare un paio di dipinti favolosi. Anche Dublino era una città interessante. Totalmente diversa da Londra, più tranquilla e silenziosa, meno trafficata, piacevolmente modesta e discreta. I palazzi signorili non erano molti, sulle strade acciottolate si affacciavano le abitazioni dei comuni cittadini irlandesi, le botteghe alimentari e di passamaneria, le locande e le taverne, e numerosi piccoli pub. L’albergo in cui alloggiavano, il migliore che avessero trovato, era in realtà una locanda a tre piani dall’aspetto molto sobrio e le camere ben tenute rivestite di tappezzeria bordeaux, con un mobilio spartano ed essenziale. I proprietari della locanda, i signori MacCallister, erano due irlandesi di poche parole dai modi gentili che si occupavano da soli della pulizia delle camere, 111


della cucina e dei pasti. Non c’erano cameriere né valletti, e i clienti venivano accolti nella hall con una firma sul registro delle prenotazioni e subito indirizzati alle loro stanze senza alcun tipo di accompagnamento. Era una realtà completamente diversa dai fasti e dagli agi di Londra, ed Emma trovava decisamente affascinante tutta quella semplicità. Aggrappata al braccio di Dominick, passeggiava lungo le vie della città in quel primo pomeriggio di fine Maggio dal clima più fresco rispetto a quello inglese e si godeva la visita di Dublino dopo il viaggio notturno in treno e la traversata mattutina del Mare d’Irlanda a bordo di un battello a vapore. Dopo aver deposto le loro valigie nelle stanze dell’albergo dei MacCallister, erano usciti per cercare una taverna in cui pranzare insieme a Andrew e Richard, riempiendosi la pancia di costolette d’agnello stufate e purea di patate accompagnate da una gustosa pinta di birra irlandese. Ora, mentre passeggiavano sotto il sole tiepido attirando su di loro gli sguardi dei cittadini irlandesi poco abituati alla presenza di turisti stranieri elegantemente abbigliati e dall’aspetto aristocratico, Emma si sentiva come una principessa al braccio del suo principe, e fremeva all’idea di diventare sua moglie. La loro passeggiata era diretta alla sede del Parlamento, nel quale si trovava la Camera degli Avvocati, ovvero l’ufficio dove avrebbero potuto acquistare una licenza di matrimonio. Dominick aveva chiesto indicazioni precise ai MacCallister, e dopo mezz’ora di camminata giunsero al palazzo del Parlamento ed entrarono nell’edificio cercando la Camera degli Avvocati. 112


All’interno dell’ufficio, Dominick acquistò per cinque sterline irlandesi la loro licenza matrimoniale, un documento sul quale l’impiegata dell’ufficio aveva vergato i loro nomi sotto la richiesta prestampata di unione in matrimonio. Con quella preziosa licenza fra le mani, lasciarono il Parlamento e ripresero la passeggiata, diretti alla chiesa di Saint Patrick dove avrebbero celebrato il rito nuziale. Il prete li accolse nella dimora di Dio facendoli accomodare nella sacrestia, dove ebbero modo di confessare all’uomo anziano dall’aspetto arzillo il motivo per cui avevano deciso di sposarsi a Dublino anziché a Londra. Il prete, che rispondeva al nome di Joshua MacIntyre, accolse la loro richiesta di matrimonio senza alcun problema, fissando la cerimonia nella cappellina della chiesa per il giorno seguente, alle undici del mattino. Dato che sarebbe stato un rito veloce e senza troppi sfarzi, il prete non pretese che la cappellina fosse decorata di fiori e come pagamento accettò una modica offerta in denaro. Terminato il colloquio, Emma espresse il desiderio di confessarsi in vista del matrimonio, e Dominick fece altrettanto imitato da Richard e da Andrew. Il prete MacIntyre li assolse dai loro peccati e li benedisse con l’acqua santa e con l’olio benedetto, quindi li invitò a pregare la Madonna per ricevere la sua protezione. Ciascuno di loro recitò le proprie preghiere e accese una candela ai piedi della statua della Vergine Immacolata, dopodiché il quartetto lasciò la chiesa per tornare all’albergo. La cena fu servita alle sette, e il loro tavolo per quattro persone fu invaso da ricche pietanze a base di 113


carne e verdure bollite, pane fresco, vino rosso e birra scura, e una generosa fetta di torta casalinga. Fu una serata piacevole, al principio grazie a Richard, che era un giovane marchese pieno di spirito sempre pronto a scherzare e a far ridere tutti con le sue allegre battute, e in seguito per merito di Andrew, che rispolverò dal cassetto dei ricordi tutti i momenti più belli passati al fianco di Emma, rammentando la loro infanzia felice e gli episodi salienti del loro intimo rapporto di fratello e sorella. Andrew colse l’occasione di quella cena per porgere le proprie sentite scuse a Dominick per l’incidente che aveva provocato la prematura morte di Gabriel sei anni prima, e Dominick gli disse che non c’era alcun bisogno di sentirsi in colpa per quello che era stato per l’appunto uno sfortunato incidente voluto dal destino. A quel punto Richard propose un brindisi benaugurale per i promessi sposi, e sebbene non avessero dei calici di champagne tra le dita fu ugualmente bello brindare con il vino rosso e la birra scura. Quando si fece tardi, tutti e quattro si ritirarono nelle loro stanze, e nel cuore della notte Dominick entrò di soppiatto nella camera di Emma infilandosi nel suo letto. Fecero l’amore per l’ultima volta come amanti in incognito, donandosi l’uno all’altra con dolcezza infinita, facendo durare a lungo il loro amplesso e passando l’intera notte ad accarezzarsi e coccolarsi dopo il sesso. Al sopraggiungere dell’alba, Dominick fece ritorno nella propria camera lasciando Emma avvolta nella quiete del sonno. E quando lei si destò, alle nove del mattino, si rese conto che era il giorno delle sue nozze e la gioia mista 114


all’emozione le misero addosso una trepidazione che la fece saltare giù dal letto per cominciare a prepararsi. Andrew bussò alla sua porta per portarle un vassoio con latte caldo e pane fresco imburrato, e lei mangiò tutto rapidamente per poi rimanere sola e concedersi un bagno. Uscita dalla vasca in metallo, aprì la valigia posata sopra il letto e tirò fuori il bell’abito bianco che indossava per esibirsi come Miss Angelique. Con la sua gonna vaporosa di tulle e chiffon, il corpino di seta stretto allacciato sul retro, la scollatura ampia che lasciava scoperte le spalle, il petto e la parte superiore della schiena, era davvero un vestito da principessa, perfetto per il suo matrimonio. Emma lo indossò sopra la sottoveste di raso bianca, allacciandosi da sola i nastri che chiudevano il corpino, poi infilò un paio di calze di seta nuove, una giarrettiera di colore blu, gli stivaletti di pelle color crema nuovi, un paio di orecchini con due perle pendenti già usati, e un bracciale anch’esso di perle appartenuto alla nonna Elisabeth, quindi vecchio. Il vestito era bianco, mancava solo qualcosa di prestato. Emma aveva messo in valigia uno spillone per capelli con una perla sulla sommità che la duchessa Anna Winkler le aveva prestato durante una festa da ballo a Londra e che Emma si era scordata di restituirle. Decise che avrebbe usato lo spillone per acconciarsi i capelli e si guardò allo specchio per un lungo minuti prima di scegliere la giusta pettinatura. Si spazzolò con cura i lunghi capelli biondi, ne raccolse la metà all’altezza delle tempie e li intrecciò sulla parte alta delle nuca in una treccia con un nastro di raso bianco infilato tra 115


le ciocche, fissandola alla fine con un fiocchetto sempre bianco. Infilò lo spillone di Anna all’inizio della treccia, in modo che la perla si vedesse, quindi fissò con due forcine una tiara di brillanti al centro del capo. Infine, sfilò due ciocche sottili dai capelli raccolti arrotolandoli con le dita bagnate di profumo affinché assumessero la forma di due boccoli adagiati ai lati del viso. Ecco fatto, mancava solo un po’ di cipria e un velo di fard sugli zigomi. E alcune gocce di profumo alla rosa sul collo, dietro le orecchie, all’interno dei polsi, e nell’incavo delle braccia. Finito. Era pronta. Si rimirò nello specchio e si piacque. Ma dov’era il suo bouquet?... Glielo portò Andrew pochi attimi dopo, bussando alla sua porta ed entrando nella camera con addosso un completo di velluto nero e brache color panna rimesso a nuovo e abbellito da un bocciolo di rosa bianco appuntato sul petto. “Emma, sei stupenda! Sembri uscita da un libro di fiabe.” “Grazie Andrew, anche tu sei bellissimo.” “Come ai vecchi tempi.” “Sì, come ai vecchi tempi… Ma non farmi pensare al passato, non adesso, potrei mettermi a piangere e non fermarmi più!” “Sei emozionata?” “Da morire!” “Non hai intenzione di svenire, vero?” “Assolutamente no.” “Bene, allora prendi questi fiori e stringili forte.” Le porse il bouquet rotondo, composto da una decina di rose bianche avvolte in un velo di tulle. 116


“Richard è già andato in chiesa con Dominick a bordo di un calesse, ora tocca a noi due raggiungerli. Sei pronta ad andare?” Emma trasse un profondo respiro. “Sì, sono pronta.” “Prego, madame. Si appoggi a me”, le disse Andrew, porgendole il braccio. Emma si strinse al fratello, e insieme scesero le scale dell’albergo. Quando attraversarono la hall, i signori MacCallister e i numerosi clienti presenti in quel momento la guardarono con ammirazione e stupore, battendo le mani in un applauso di felicitazioni. Sulla strada, un calesse l’aspettava. Richard l’aiutò a salire e si sedette accanto a lei sul sedile riparato dalla capotte in tessuto scuro, poi il calesse partì alla volta della chiesa di Saint Patrick ed Emma fu felice che il sole splendesse più limpido del giorno prima e che la temperatura fosse più calda. Il suo cuore palpitava veloce dentro il petto e le mani le tremavano un po’, ma era perfettamente normale, perché finalmente stava per diventare sul serio la moglie del marchese Dominick Sinclair.

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Capitolo 11

Nella cappellina della chiesa di Saint Patrick decorata da vetrate a piombo colorate illuminate dal sole del mattino, Dominick stava fremendo di pura emozione e impazienza ai piedi dell’altare immacolato. Meraviglioso nel suo completo bianco panna con la redingote chiusa da bottoni dorati, il fazzoletto da collo bianco annodato alla francese, il panciotto color crema tutto ricamato da fili dorati, le brache bianche anch’esse con i bottoni d’oro e gli stivali neri e lucidi alti fin sotto il ginocchio, pareva un principe in procinto di essere incoronato sovrano. Anche i capelli neri erano perfetti, pettinati con la scriminatura laterale e il ciuffo corvino che si adagiava sul lato destro della fronte in una morbida onda. Richard gli aveva appuntato sul petto un bocciolo di rosa scarlatto, ed essendo il suo testimone aveva in tasca l’anello d’oro con un rubino rosso incastonato nel mezzo con il quale Dominick avrebbe impalmato la bellissima Emma Carswell. La sposa era in ritardo di un paio di minuti e Dominick continuava a fissare la porta d’ingresso della cappella in attesa del suo imminente arrivo. “Non mi sono mai sentito tanto irrequieto come adesso in tutto il corso della mia vita”, ammise, facendo sorridere Richard, in completo nero al suo fianco.

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“Goditi questa tensione, amico mio, perché non ti sentirai mai più così irrequieto. L’emozione del matrimonio è unica e si prova una volta sola nella vita.” “Detto da te che non ti sei ancora sposato non è molto credibile, lo sai Richard?” “Ci sono arrivato vicino una volta… A sposarmi, intendo dire… Ma sono fuggito dall’altare all’arrivo della sposa.” “Sul serio? Non me l’hai mai detto, quando è capitato?” “Un paio d’anni fa… Non avevo mai visto la sposa di persona. Dio mio, era proprio brutta!” Dominick rise di lui, e Richard gli assestò una gomitata in un fianco. “Non lo dire a nessuno, è un episodio che sto cercando di seppellire nel dimenticatoio della mia mente.” Dominick tossicchiò per schiarirsi la gola e tornare serio, sentendosi nuovamente afferrare dall’ansia. Il prete Joshua McIntyre gli sorrise dalla sua postazione dietro l’altare, e Dominick cercò di distrarsi osservando gli stucchi e gli affreschi che decoravano la cappella. Richard aveva provveduto a ingaggiare un musicista che avrebbe suonato l’arpa durante il corso della cerimonia e quando un’improvvisa melodia angelica si sprigionò dalle corde dello strumento, Dominick si volse a fissare la porta e vide Emma al braccio di Andrew che faceva il suo ingresso trionfale nella cappella, avanzando lentamente sul tappeto di velluto rosso steso a terra. “Richard, ora svengo, me lo sento”, sussurrò, folgorato dallo splendore di Emma abbigliata con l’abito bianco di Miss Angelique che gli veniva incontro simile a una regale 119


principessa munita di tiara e sorriso radioso. “Dominick, tu sei lo sposo. Non tocca a te svenire”, lo rimbeccò Richard, ammettendo che la visione celestiale di Emma faceva un certo effetto anche a lui. Era bella da far girare la testa, una vera femmina da sposare e amare per la vita intera. Andrew la condusse fino all’altare, dove la baciò sulla guancia per poi consegnarla a Dominick, che le strinse le mani nelle sue e tremò da capo a piedi per l’emozione. “Sei meravigliosa, Emma. Ti amo alla follia”, riuscì a dirle, senza balbettare. “Ti amo anch’io, Dominick. Non immagini quanto”, bisbigliò lei, per poi voltarsi in direzione dell’altare. Fianco a fianco, mano nella mano, i due giovani sposi ascoltarono le parole del prete McIntyre che dava inizio alla cerimonia nuziale. Entrambi erano agitati e felici, e si scambiavano occhiatine fugaci e sorrisi nervosi mentre veniva letto un salmo introduttivo tratto dal vangelo e il suono dell’arpa riempiva la cappella di magia. Quando giunse il momento della fatidica domanda di rito, Dominick rispose con assoluta convinzione: “Sì. Lo voglio.” La stessa domanda fu rivolta ad Emma, che rispose: “Sì… Lo voglio.” A quel punto recitarono i voti nuziali insieme al prete, lui con voce forte e chiara, lei con un sussurro delicato e dolce. Allorché il prete chiese di avere gli anelli, Richard si fece avanti, deponendo sul libro del cerimoniale la fascetta d’oro semplice di Dominick e l’anello con il rubino rosso di 120


Emma. Il prete benedisse gli anelli, quindi porse la fedina d’oro ad Emma, che la infilò all’anulare di Dominick, e poi consegnò l’anello a Dominick, che lo mise al dito di Emma dopo averlo baciato. A quel punto, prima Emma e poi Dominick, recitarono entrambi il solenne giuramento di amarsi incondizionatamente per tutta la vita, nel bene e nel male, in ricchezza e in povertà, fino alla fine dei loro giorni. Il prete li fece inginocchiare sul cuscino di velluto posto ai piedi dell’altare e pronunciò la benedizione degli sposi, terminando con la frase: “Vi dichiaro uniti in matrimonio nel nome Onnipotente di Dio e della Santa Madre Chiesa. Amen.” Dominick provò un moto di esultanza nell’apprendere che Emma era a tutti gli effetti sua moglie, e anche lei avvertì un impeto di orgoglio nel rendersi conto che Dominick era suo marito. “Sei mia moglie. Sei mia, soltanto mia”, pensò Dominick fissandola negli occhi. “Sei mio marito, ora mi appartieni, nessuno può più separarmi da te”, pensò lei, contraccambiando il suo sguardo. Dopo un’altra lettura sacra, il rito nuziale giunse al suo termine e Dominick cinse Emma per la vita e le catturò le labbra in un bacio possessivo che mise in imbarazzo il prete McIntyre e fece sorridere sia Richard che Andrew. “Siamo sposati. Marito e moglie”, sussurrò Emma, quasi incredula, allacciata al collo di Dominick. “Sì. Siamo ufficialmente sposati, legati per sempre dal sacro vincolo del matrimonio”, le assicurò Dominick. “Oddio, ce l’abbia fatta!”, esultò Emma, saltellando di fronte a Dominick. Lui la sollevò da terra e la prese in 121


braccio, incamminandosi verso l’uscita con sua moglie adagiata fra le sue braccia. La depose a terra quando furono nel cortile esterno della chiesa, e di nuovo la baciò con passione mentre Richard e Andrew battevano le mani esclamando ripetutamente “Auguri agli sposi!” e “Felicità e figli maschi!”. Senza smettere di baciare Dominick, Emma lanciò in aria il suo bouquet che finì giusto tra le mani di Richard. “Oh, accidenti… Credo che il prossimo a sposarsi sarò io”, disse il marchese, per nulla allettato dalla prospettiva vista l’esperienza negativa di due anni prima. “Auguri, amico!”, gli disse Andrew, assestandogli una pacca sulla spalla. Le campane della chiesa di Saint Patrick batterono i dodici rintocchi del mezzogiorno, e mentre Dominick ed Emma seguitavano a baciarsi, Richard lanciò il bouquet a Andrew ed esclamò a gran voce: “Andiamo a festeggiare!” *** Sebbene non fosse stato previsto nessun tipo di festeggiamento nuziale, Richard Garreth si prodigò per rendere speciale quel giorno indimenticabile. Grazie alla sua spontanea capacità di familiarizzare con chiunque, il giovane marchese trascinò i freschi sposini e Andrew Carswell in una taverna dal nome The Old Barrel , dove si accordò con l’oste, dopo un lauto compenso monetario, per organizzare una vera festa irlandese, con balli e canti 122


popolari. Il pranzo fu servito subito, offrendo una serie di piatti tipici della cucina irlandese e ovviamente tanta birra bionda e scura. Seduti ad un tavolo rettangolare riservato solo a loro quattro, gli sposi e i loro testimoni mangiarono e bevvero fino a sentirsi sazi, mentre un gruppo di musicisti locali muniti di tamburelli, violini e altri strumenti a corda e a fiato, compresa una cornamusa, allietavano il loro pasto suonando ballate irlandesi che la figlia dell’oste, la deliziosa Margareth O’Malley, cantava in dialetto irlandese con voce soave e ben intonata. Al termine del pranzo, tutti i tavoli furono sparecchiati, la musica cambiò registro diventando godereccia e allegra, ed ebbe inizio la parte più divertente della festa nuziale, con balli di gruppo al centro della taverna, e soprattutto sopra i tavoli. Dominick ed Emma si divertirono come non mai, prima scatenandosi al centro della taverna in balli dal ritmo serrato ben lontani dal rigido valzer e dalla noiosa quadriglia, e poi salendo sul loro tavolo e sgambettando come due pazzi nell’esecuzione di danze mai provate prima, dove i piedi si incrociavano uno con l’altro e i saltelli erano obbligatori. Richard si mostrò notevolmente interessato a Margareth O’Malley, una ragazza dai capelli rossi con il corpo burroso e il fascino irresistibile di una sensuale popolana. Anche Andrew trovò pane per i suoi denti, incollandosi alla sorella minore di Margareth, Suzanne, rossa di capelli come lei e leggermente meno florida ma ugualmente focosa. Tra un ballo e l’altro, Dominick ed Emma ebbero il tempo di scambiarsi effusioni romantiche sotto gli occhi di tutti, e la festa 123


proseguì fino a sera, quando i piedi iniziarono a dolere e il fiato si fece pesante. A quel punto comparve un dolce preparato in poche ore dalla moglie dell’oste, una torta casareccia ricoperta di panna che Dominick ed Emma tagliarono insieme con un affilato coltello. Il dolce ripieno di frutta caramellata fu servito a tutti i commensali della taverna, che in seguito al suggerimento di Richard alzarono in alto i boccali di birra brindando gioiosamente al futuro dei novelli sposi. Per quanto semplice e pacchiana, fu la festa di nozze più divertente che Emma potesse aspettarsi, e Dominick fu immensamente grato a Richard per aver organizzato tutto trasformando quella giornata già favolosa in un ricordo indelebile che li avrebbe accompagnati per tutta la vita. Non contento di aver provveduto ai festeggiamenti, Richard chiese all’oste se vi fosse un luogo particolare dove i suoi amici sposi novelli potessero trascorrere la loro prima notte di nozze. L’oste gli suggerì la Roccaforte Mac Arthur, un vecchio possedimento di epoca seicentesca che veniva utilizzato proprio dalle coppie fresche di nozze per consumare il talamo nuziale. Una sorta di castello di pietra le cui stanze erano costantemente pulite e arieggiate per ospitare le coppie come Emma e Dominick. Richard concordò con l’oste che la Roccaforte Mac Arthur era il luogo ideale per gli sposi, e lo pagò nuovamente per i suoi servigi, pregandolo di trovare un calesse che potesse condurli fino alla roccaforte. “Dominick, Emma, c’è una sorpresa per voi”, annunciò agli amici. “Questa notte non dovrete rotolarvi su uno stretto e 124


scomodo materasso presso il nostro albergo, ho trovato per voi un luogo migliore dove passare la vostra prima notte da marito e moglie. Ovviamente non vi dirò di cosa si tratta, ma sono certo che gradirete il mio dono di nozze. Un calesse vi porterà sul posto, mentre io e Andrew torneremo da soli alle nostre stanze d’albergo. Anzi, non da proprio da soli… Pare che avremo la compagnia delle figlie dell’oste.” Dominick lanciò uno sguardo interrogativo ad Emma e chiese a Richard: “Non ci farai dormire in un fienile polveroso di campagna o in una stalla che odora di vacca, vero?” “No no no, sarà un luogo speciale, è assicurato.” Emma rise e sussurrò a Dominick: “Possiamo fidarci? Richard mi sembra un po’ ubriaco.” “Lo conosco fin da bambino, anche se non è lucido di certo possiamo fidarci di lui.” “Va bene, accettiamo il suo regalo allora.” Poco dopo, arrivò il calesse, e Dominick prese Emma per mano conducendola fuori dalla taverna, dove entrambi salirono sul mezzo guidato da un bel cavallo nero. “Divertitevi questa notte! E rendetemi zio!”, esclamò Andrew, che aveva bevuto fin troppo, con la rossa Suzanne incollata addosso. “Consumate le vostre nozze a dovere, e non fate nulla che io non farei!”, augurò loro Richard, con le mani affondate nel corpino dell’altra rossa, la burrosa Margareth. Il calesse partì per una destinazione a loro sconosciuta, ed Emma espresse la sua preoccupazione per il fratello e per 125


l’amico di Dominick: “Quelle due ragazze mi sembravano molto scaltre, siamo certi che domani non ritroveremo Andrew e Richard derubati fino all’osso?” Dominick scoppiò a ridere. “Lasciamo che si divertano. Male che vada rimarranno senza biancheria intima, oltre che privi di denaro.” “Oh, speriamo di no!” Risero entrambi, anche loro leggermente ubriachi per la troppa birra bevuta. Il calesse percorse delle buie stradine di campagna allontanandosi dalla citta di Dublino, e dopo una mezz’oretta si fermò ai piedi di un roccaforte di pietra. “Siete arrivati a destinazione! Benvenuti alla Roccaforte Mac Arthur! Scendete pure, e passate una luna di miele da ricordare”, disse loro il rubicondo cocchiere. Dominick saltò giù dal calesse e fece scendere Emma avvolta nel suo abito di tulle e chiffon bianco. “Passerò a prendervi domani mattina, se vi aggrada, verso mezzodì, dopo la mungitura delle vacche”, disse ancora il cocchiere, che probabilmente era un contadino locale. “Grazie signore, attenderemo il suo ritorno.” L’uomo li salutò con un cenno della mano e proseguì lungo il sentiero che s’inoltrava in mezzo alla brughiera. Rimasti soli, Dominick ed Emma bussarono al portone di quello che sembrava un antico castello. Quasi subito, una fanciulla vestita da cortigiana aprì loro il portone e li fece accomodare all’interno della roccaforte. “Benvenuti, signori. Le stanze da letto sono al piano superiore, scegliete pure quella che preferite.” 126


La fanciulla indicò loro la scala di pietra che saliva di sopra e Dominick si avviò con Emma nel cuore della roccaforte. Le stanze erano tutte camere da letto illuminate da candelabri a muro accesi, ed Emma suggerì a Dominick quella infondo al corridoio, che pareva più grande di tutte. Al suo interno, oltre al letto a baldacchino, c’era anche un camino dove ardeva il fuoco. “Prendiamo questa stanza, adoro fare l’amore alla luce del fuoco, è così eccitante!” Dominick l’assecondò, entrando dopo di lei e chiudendo la porta con un giro di chiave. “E adesso? Che si fa, mia bellissima moglie?” Emma si mordicchiò la punta di un dito. “Farò di te ciò che voglio. Ora sei mio, marchese Sinclair.” Lo afferrò per la cintola delle brache, e lo trascinò verso il letto come una femme fatale pronta a consumarlo con la sua rovente lussuria.

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Capitolo 12

Seduta sul bordo del letto, Emma guardava Dominick in piedi di fronte a lei che attendeva di ricevere i suoi ordini. “Togliti il fazzoletto dal collo, senza fretta”, gli disse, restando ferma a fissarlo. Dominick tirò un lembo del bianco tessuto di seta e sciolse il nodo alla francese del fazzoletto che aveva al collo, sfilandolo via e lasciandolo cadere a terra. “Adesso levati la redingote e il panciotto, lentamente.” Il marchese si sbottonò la giacca a due falde e la fece scivolare giù prima da una spalla e poi dall’altra, liberandosene. Passò al panciotto, che una volta aperto lui si tolse molto piano gettandolo a terra. “Ora levati la camicia e mostrami quanto sei bello.” Dominick impiegò una lentezza voluta di proposito per sfilarsi la camicia, quindi rimase a petto nudo e permise ad Emma di godere della vista del suo torace robusto con i pettorali e gli addominali tonificati dall’equitazione e le braccia muscolose ben tornite. “Sei stupendo… Via le brache, coraggio.” Lui si piegò in avanti per togliersi uno stivale e poi l’altro, si rimise dritto e aprì la patta sbottonandone i bottoni dorati. Attese un secondo e poi spinse giù le brache, liberandosi anche di quelle. “Che belle gambe hai, così forti e atletiche… Togliti la biancheria, mostrami cosa c’è sotto.” 128


Dominick sorrise, mentre si portava le mani alla vita e faceva scendere lungo le cosce la biancheria intima, rimanendo completamente nudo di fronte allo sguardo voglioso di Emma. “Un marchese ben dotato è sempre un buon partito per una giovane contessa in età da marito. Ho scelto bene il mio consorte”, sussurrò Emma, fissandogli il sesso tra le cosce. Non era certo la prima volta che lo vedeva, ma quel giochetto le piaceva da impazzire, essere una dominatrice aveva il suo fascino. “Adesso siediti tu sul letto. E poi, spogliami.” Ubbidiente, Dominick si accomodò sul letto ed Emma prese il suo posto davanti a lui, sollevando l’ampia gonna dell’abito con le mani fino a scoprire la gamba destra con la giarrettiera blu stretta attorno alla coscia. Appoggiò il piede sul letto e disse: “Toglimi lo stivaletto.” Dominick lo fece. Emma sollevò l’altro piede e disse: “Anche questo.” Con piacere, il marchese le strinse la caviglia e gettò via anche lo stivaletto destro. “Ora sfilami la giarrettiera. Con i denti.” Sorridendo, Dominick si sporse in avanti, le cinse la coscia con le mani e strinse tra i denti la giarrettiera blu tirandola verso il basso, mentre Emma sollevava la gamba per rendergli più facile quel compito. “Che bravo… Levami le calze adesso.” Le mani di Dominick srotolarono prima una e dopo l’altra calza, ed Emma si voltò di spalle. 129


“Ho un bel po’ di lacci sul corpino. Scioglili per me.” Il marchese iniziò a sfilare i nastri di raso dai loro forellini, e giunto all’ultimo della fila il corpino dell’abito si allargò. Emma si volse e gli sorrise. “Toglimi il vestito, liberami da quest’abito principesco.” Fu presto fatto. Gli bastò tirare la gonna verso il basso e l’intero vestito si accasciò ai piedi di Emma in una vaporosa e soffice nuvola bianca di strati di tulle e chiffon. “Mi è rimasto ben poco addosso… Vuoi privarmi della sottoveste o preferisci la biancheria intima?” “Prima sotto e poi sopra.” “Fai pure, marito mio.” Dominick allungò le mani in avanti, strinse i bordi della biancheria intima della sua sposa e la sfilò verso il basso, lasciandola cadere attorno alle sue caviglie. Emma la calciò via con un piede, sollevò le braccia sopra la testa e si abbassò un poco, in modo che Dominick potesse levarle la sottoveste senza alzarsi in piedi. Lui la fece volare via, ed Emma rimase completamente nuda con i seni rigogliosi dai capezzoli rosati come teneri boccioli che invogliavano Dominick a stringerli nelle sue mani. “Vuoi giocare con me, marchese Sinclair?”, gli chiese, poggiando una mano sul suo petto per spingerlo giù sul materasso. “Stenditi meglio, abbiamo tutto il letto a disposizione.” Dominick arretrò sul materasso fino a poggiare il capo bruno sul soffice cuscino, ed Emma recuperò da terra una delle sue calze di seta. Quindi salì sul letto a carponi come una pantera e si sedette sulle cosce del marito. 130


“Posso legarti al letto, amore mio?” “Sembra un gioco stuzzicante… Dai, legami.” Emma gli prese i polsi e gli fece sollevare le braccia oltre la testa, usò la calza per legargli un polso alla colonnina in legno della testata del letto, poi fece la stessa cosa con l’altro polso tendendo la calza fino al limite. “Ti ho legato troppo stretto?” “No, va bene così… E adesso?” Emma si passò la lingua sulle labbra e scivolò indietro, quindi chinò la testa sul ventre del marito e usò la bocca per dargli piacere, leccando la sua virilità e baciandola con le labbra bollenti. “Oh, cielo… Emma, che tortura!”, esclamò Dominick, contorcendosi sul letto. “Non smettere, continua…” Emma ne fu ben lieta, strappandogli un gemito dopo l’altro, assaporando il suo intimo sapore e stuzzicandogli la punta del membro con la lingua e con la bocca. L’erezione divenne ben presto potente ed Emma si fermò in tempo, prima che lui potesse esplodere. Lo sentì sospirare, gli appoggiò le mani sui pettorali e gli pizzicò i capezzoli facendolo gemere di nuovo. Poi gli baciò la pelle accaldata e gli succhiò il collo aspirandone la carne con la bocca fino a lasciargli un segno violaceo che il fazzoletto da collo avrebbe ben nascosto. A quel punto gli morse piano il labbro inferiore con i denti, e quando lui tentò di baciarla, Emma si ritrasse. “Aspetta… Non è ancora il momento dei baci.” Gli accarezzò i capelli con le dita, arruffando le sue ciocche brune, e si chinò di nuovo su di lui per succhiargli il lobo di 131


un orecchio. Guardandolo negli occhi, sollevò il busto e arretrò con il bacino per scivolare sopra di lui, poi con la mano sinistra si puntellò al materasso e con la mano destra gli strinse il membro ancora umido e lo guidò dentro di sé sentendolo affondare in lei lentamente, centimetro dopo centimetro. Quando si sedette su di lui, il suo membro la riempì completamente, troncandole il fiato in gola. Anche Dominick ansimò, ed Emma posò entrambe le mani sul suo petto. “Avanti, Emma, prenditi da sola il tuo piacere. Sono alla tua completa mercé.” Emma non disse nulla, incatenò lo sguardo al suo e iniziò a muovere il bacino avanti e indietro, ondeggiando con ritmo regolare, muovendo i fianchi come se stesse eseguendo la danza del ventre. Dominick apriva e chiudeva le mani ritmicamente, arcuava la schiena e fremeva sotto di lei, ed Emma provava un piacere profondo che la travolgeva a ondate, come i flutti del mare, spingendola ad aumentare il ritmo dei suoi movimenti e poi rallentarlo per allungare l’amplesso. Sapeva che per Dominick era un dolore quasi fisico non poterla toccare, così gli liberò una sola mano, permettendogli di toccarle i seni e giocherellare con i suoi capezzoli. “Quanto puoi durare, marchese Sinclair?” “Mi sto già trattenendo, non credo che resisterò ancora a lungo… Sei tremenda, Emma… Una vera diavolessa.” Lei agitò il bacino con una serie di rapide mosse, e sentì i muscoli delle cosce di Dominick contrarsi. Lo vide ansimare e tentare di liberare anche l’altra mano, ma più 132


tirava più il nodo si faceva stretto. Decise che lo amava troppo per non permettergli di toccarla con entrambe le mani, così lo liberò lacerando la calza con uno strattone. “Oh, era ora!”, esclamò lui, sollevandosi a sedere e avvolgendole il busto con le braccia. Affondò la testa nell’incavo tra i suoi seni ed Emma gli strinse tra le dita le folte ciocche scure, mentre seguitava a ondeggiare sopra di lui e l’orgasmo si avvicinava a passo spedito. “Emma, Emma, Emma…”, sussurrò Dominick, posandole le mani sulle natiche e spingendola contro di sé per rendere la penetrazione ancora più profonda. Emma gemette, velocizzò la sua danza, sentì il suo pube sbattere contro quello di Dominick e i loro ventri strusciare uno contro l’altro, assestò un colpo guizzante, poi un altro ancora, e al terzo ed ultimo movimento di bacino l’orgasmo giunse all’improvviso per entrambi, cogliendoli di sorpresa, scoppiando come un fuoco d’artificio dai mille colori che li fece gridare di piacere mentre si stringevano l’uno all’altra così forte da lasciarsi i segni sulla pelle. “Dominick! Ti amo!”, esclamò Emma, reclinando il capo all’indietro e chiudendo gli occhi per lasciarsi travolgere dall’estasi che annebbiava la mente e rendeva debole il corpo. Dominick soffocò i propri gemiti contro il suo petto, e anche lui perse il senso del tempo e dell’orientamento. Fu un amplesso tanto piacevole da portarli quasi alle lacrime, e mentre il godimento defluiva lentamente dai loro ventri, Emma continuò a dondolare avanti e indietro prolungando la loro beatitudine per alcuni minuti. Alla

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fine, ansimanti e spossati, si guardarono negli occhi, fronte contro fronte e si sorrisero. “È stato bellissimo, Emma… Indimenticabile.” “Sì… Il nostro migliore amplesso… Davvero memorabile.” Dominick la rovesciò sul letto, ritrovandosi sopra di lei, ed Emma lo tenne stretto a sé. “Rimani dentro di me. Non sgusciare via.” “Non lo farò, Emma. Non lo farò.” Finalmente riuscì a baciarla, catturando la sua bocca e la sua lingua. Sapeva di sesso, di zucchero e di Emma. Era la sua donna, sua moglie, la madre dei suoi futuri figli. Lei gli donò tutta se stessa, e quel bacio sembrò non avere più fine, tanto era bello e sensuale. Ma ad un certo punto Dominick lasciò la presa sulle sue labbra e posò la testa sul suo petto, sazio d’amore e sfinito. Emma lo cullò con dolcezza, felicemente appagata, e lui si addormentò profondamente. Senza svegliarlo, rotolò piano sul fianco spostando anche lui, e lo sentì uscire dal suo ventre. Si adagiò sul soffice cuscino restando sveglia per un po’, guardandolo dormire beatamente, poi afferrò un lembo del lenzuolo dai piedi del letto e ricoprì entrambi per ripararli dall’umidità di quel luogo antico fatto di pietre. La stanchezza ebbe la meglio anche su di lei, facendola scivolare in un sonno profondo, abbracciata all’uomo che soltanto poche ore prima era diventato suo marito.

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Capitolo 13

Immersa fino alle spalle nell’acqua tiepida della vasca di metallo di una nuova camera da letto dell’albergo dei MacCallister, Emma ripensava dolcemente alla notte di nozze precedente, mentre Dominick si accingeva a rivestirsi dopo essersi concesso un lungo bagno insieme alla sua neo-sposa. Erano tornati in città un’ora prima, dopo aver trascorso la notte alla Roccaforte Mac Arthur, riaccompagnati in città dal cortese contadino a bordo del suo piccolo calesse. Sebbene avessero scelto due stanze separate al loro arrivo a Dublino, adesso che erano sposati non volevano dormire in due letti singoli, motivo per cui Dominick aveva chiesto ai signori MacCallister di potersi trasferire con la moglie in una camera matrimoniale. La nuova stanza era più grande, modesta e spartana come le altre, ma perlomeno il letto era a due piazze. “Non abbiamo ancora deciso come e dove passare la nostra luna di miele”, disse Dominick a Emma, infilando la testa nel bagno. “Hai qualche desiderio da realizzare?” Emma lo guardò, intento ad annodarsi con cura il fazzoletto da collo, e intravide il livido violaceo che lei gli aveva procurato con le proprie labbra sparire al di sotto della seta leggera. Si concentrò sulla domanda che lui le aveva appena fatto e rispose: “Mi piacerebbe poter restare qui per una o due settimane, e visitare le lande desolate della brughiera. Se fosse 135


possibile, vorrei poter dipingere i meravigliosi paesaggi della campagna irlandese. Rimpiango di non aver portato con me una valigia in più con le mie terre colorate e i miei pennelli.” “Vuoi davvero restare in questo albergo e dipingere per tutto il tempo? Ti accontenti di così poco?” “La mia gioia più grande sei tu, mi basta starti accanto per essere felice, non ha importanza dove.” “Bè, se è questo ciò che desideri, allora farò in modo di procurarti delle terre colorate e dei pennelli. In città ci sarà sicuramente una bottega per artisti, avrai tutto ciò che ti serve, dai fogli alle tele, e anche un nuovo cavalletto.” “Davvero? Sarebbe splendido!” Dominick indossò la sua redingote verde muschio sul panciotto crema e si chinò sulla vasca per deporre un tenero bacio sulle labbra di Emma. “Esco subito. E non tornerò a mani vuote. Tu però esci da lì dentro, altrimenti ti spunteranno le pinne.” “Potrei trasformarmi in una incantevole sirena…” “Ti preferisco come sei. Le tue gambe sono perfette.” “Va bene, allora indosserò il mio abito da passeggio e aspetterò il tuo ritorno.” “Brava. Fatti trovare pronta, Richard ha scovato una taverna dove cucinano piatti di pesce deliziosi.” “Mmm… Che languorino!” Dominick le sorrise felice e si affrettò ad uscire dalla camera per andare in città alla ricerca di una bottega per artisti e pittori. Emma abbandonò la vasca colma d’acqua e si avvolse in un telo asciutto, e nella mezz’ora successiva si 136


vestì accuratamente indossando l’abito da passeggio giallo e lasciando i capelli sciolti sulle spalle, liberi da forcine e spilloni. Attese il ritorno di Dominick rimettendo in valigia l’abito bianco utilizzato per le nozze, e ripercorse ogni attimo di quella giornata indimenticabile. Si guardò la mano sinistra con l’anello di rubino rosso incastonato nel mezzo che brillava al suo dito anulare e sospirò estasiata ripetendosi che non era più la contessa Emma Carswell bensì la marchesa Emma Sinclair. Le sembrava ancora tutto un bel sogno, ma invece era la realtà, un meraviglioso presente che sarebbe durato in eterno. *** La frittura di pesce in pastella e la polpa di granchio bollita aromatizzata alle erbe erano saporiti e gustosi, e la taverna Oyster’s Bay si presentava come un piccolo ristorantino di mare semplice ma accogliente. Dopo l’antipasto di vongole al vapore servite su crostini di pane al burro, era stata servita la frittura di polipetti e gamberi rosa assieme al granchio bollito, con contorno di patate arrostite e rape rosse affettate e condite con olio e aceto. All’arrivo del dolce, una soffice pastafrolla ripiena di crema al liquore, Richard sorprese tutti i presenti con un’idea che aveva formulato proprio durante il pranzo. “Sapete, ho pensato a come potreste risolvere la scomoda situazione del vostro rientro a Londra da sposati”, disse, pulendosi la bocca con il tovagliolo. Emma e Dominick lo guardarono con attenzione, e anche 137


Andrew distolse lo sguardo dal proprio piatto. “La vostra fuga di nozze mascherata dal finto viaggio a Vienna di Emma e il mio fasullo incontro d’affari a Manchester in tua compagnia, Dominick, sarà di pubblico dominio non appena rientrerete a Londra. La verità verrà subito scoperta, è inevitabile, e darà vita ad una marea di pettegolezzi, senza contare il fatto che i vostri rispettivi padri non gradiranno affatto di sapere che vi siete uniti in matrimonio contro il loro volere. Potremmo contenere i danni, se così li vogliamo chiamare, con un modo meno drastico di comunicare a tutti che vi siete sposati.” “Sono proprio curioso di sentire cos’hai escogitato”, osservò Dominick, ben sapendo quanto l’amico fosse intelligente e pieno di iniziative sorprendenti. “Ebbene, miei cari piccioncini, questa è la mia idea. Mentre voi rimarrete qui a Dublino per godervi la vostra luna di miele di due settimane, io tornerò a Londra con Andrew domani stesso, e avrò il piacere di ospitarlo nella mia residenza, consentendogli di lasciare il sobborgo di Southwark che non si addice affatto al suo titolo di conte.” “Non ho più quel titolo, Richard. Mio padre mi ha ripudiato, rammenti?”, gli fece presente Richard. “Sì, lo so bene, ma è una storia vecchia di sei anni che merita di essere demolita, e comunque non basta essere ripudiato dal proprio padre per non essere più un conte, tu lo sei per nascita Andrew, ed è ora che ti riprenda il tuo titolo. In questo ti darò una mano io, ma ne discuteremo con calma a Londra… Per quanto riguarda voi due, Emma e Dominick, ho pensato di organizzare una festa da ballo 138


nella mia residenza approfittando dell’inizio dell’estate, alla quale inviterò la maggior parte del ton londinese. Gli inviti saranno spediti tra una settimana, e alla festa estiva presenzieranno anche i vostri genitori. Naturalmente penseranno di partecipare ad un ballo come tanti altri, e non immagineranno la sorpresa che sarà riservata a loro e a tutti i presenti. Nello specifico, dopo alcuni balli iniziali per scaldare l’atmosfera, io terrò un discorso per introdurvi al ton come marito e moglie, so già cosa dire e vi assicuro che farò commuovere le vostre madri. Al termine del mio discorso, vi presenterò come ospiti di riguardo e voi due farete il vostro ingresso nel salone sulle note di un valzer viennese, danzando di fronte a tutti con i vostri abiti nuziali, che sortiranno il loro effetto. Le dame presenti rimarranno folgorate dalla vostra raggiante felicità, e spettegoleranno molto meno di quanto farebbero se venissero a conoscenza del vostro matrimonio in modo meno vistoso. Sarete accolti in società con rispetto e riguardo, e lo scandalo verrà arginato dal clima brioso della festa. L’unico problema saranno i vostri padri, soprattutto Victor… Conoscendolo, andrà su tutte le furie, ma i miei maggiordomi saranno pronti a tenerlo a bada nel caso volesse tentare di strozzarti personalmente, caro Dominick. Confido nella saggezza e nel buon cuore di Missis Sophia per far ragionare il furente Victor, inoltre saranno presenti i miei genitori, che contribuiranno a tenere sotto controllo la situazione. Se tutto andrà come credo, mentre voi sarete impegnati a danzare deliziando gli invitanti, il conte Victor e il marchese Douglas avranno 139


modo di riappacificarsi e dimenticare per sempre la triste storia del nostro compianto Gabriel. E dopo aver appianato le loro divergenze, le vostre famiglie torneranno a trattarsi civilmente e vi accetteranno come marito e moglie… Cosa ne pensate?” Dominick posò lo sguardo su Emma, la quale esitò un istante prima di rispondere: “Potrebbe funzionare. Dopotutto è una festa, l’occasione giusta per farci vedere insieme come coppia sposata. Gli invitati saranno eccitati dal ballo in sé, e quindi ben disposti a ricevere la notizia delle nostre nozze celebrate in segreto. Penso che valga la pena di tentare… Sarà certamente meno traumatico per tutti quanti.” Dominick si tastò il mento prima di esprimere il proprio personale parere. “È sicuramente una buona idea. Ma resta il problema dei debiti di mio padre. Non sarà felice di scoprire che ho sposato Emma anziché Miss Tess Mallory. Contava sul mio matrimonio con la contessa per ottenere un prestito da suo padre e salvare i nostri terreni.” Richard annuì con il capo, poi disse: “Emma, tuo padre è molto più ricco del conte Mallory. Se dovesse far pace con Douglas Sinclair, potrebbe concederli il prestito che gli serve. Dopotutto, sarebbe a fin di bene, visto che ne va del tuo futuro di marchesa.” “Certamente. Mio padre è molto ricco, e ha già concesso dei prestiti monetari ad alcuni suoi intimi amici che si trovavano in gravi difficoltà. Sarebbe un comportamento ipocrita rifiutarsi di aiutare economicamente mio suocero, 140


vista la parentela generata dalle nostre nozze.” Dominick convenne che Emma aveva ragione, e che l’idea di Richard poteva davvero funzionare e ridurre al minimo i pettegolezzi malevoli del ton londinese. Ma gli restava ancora un ultimo dubbio. “Non hai considerato la reazione di certo violenta del generale Jack Brighton quando saprà che ho sposato Emma al suo posto, e neppure la grande delusione della contessa Mallory che si aspettava di finire all’altare appesa al mio braccio. Il primo darà di matto e la seconda si dispererà.” “Ho pensato anche a questo. Jack Brighton non sarà invitato alla mia festa e neppure la contessa Tess Mallory. Quando i vostri rispettivi pretendenti sapranno del vostro avvenuto matrimonio, confido che il conte Victor ti avrà già accettato come genero e parlerà personalmente con il generale Brighton per liquidarlo senza troppi preamboli. E alla contessa Mallory potrai inviare tu stesso un carretto intero di fiori accompagnato dalle tue più sentite scuse. Piangerà un paio di giorni maledicendoti e poi ti dimenticherà, Dominick.” Andrew si inserì nella conversazione, osservando: “A mio parere è il modo migliore per risolvere tutti i nostri problemi. La festa da ballo sarà l’occasione perfetta per annunciare le vostre nozze e presentarvi al ton, e in mezzo a tutti quegli invitati di alto rango nostro padre Victor non oserà mettersi in ridicolo scatenando un putiferio. Sicuramente nostra madre saprà tenerlo al suo posto, ti ha sempre difesa, Emma, ti vuole un gran bene.” 141


“Ne vuole anche a te, Andrew. Non immagini quanto sia addolorata dalla tua lontananza. Piange la tua assenza da sei anni, lei non ti avrebbe mai punito per quanto è successo con Gabriel. Sarà immensamente felice di riaverti a casa, smetterà di indossare quella maschera di dolore che porta sul viso da quanto papà ti ha ripudiato.” Andrew le sorrise, ed Emma allungò una mano sul tavolo per stringere il polso del fratello. “Allora, siete tutti d’accordo sulla mia idea della festa da ballo d’inizio estate? Preparerò un discorso favoloso, ve lo prometto. Passerò alla storia come il protettore delle giovani coppie innamorate e del vero amore che sfida le convenzioni sociali.” “Richard, che poeta!”, lo canzonò Andrew, prendendolo in giro bonariamente. Risero tutti, e alla fine Dominick disse: “Mi fido di te Richard, completamente. Organizza la festa da ballo estiva per me e per Emma. Noi faremo la nostra parte, vero amore?” “Puoi scommetterci, tesoro. Dimostreremo a tutti la coppia affiatata e stupenda che siamo.” Richard batté i palmi delle mani sul tavolo ed esclamò: “Facciamo un brindisi! Alla mia festa, alla vostra luna di miele, al vostro futuro, e all’amore!” Il quartetto fece tintinnare i bicchieri di vino rosso l’uno contro l’altro e il pranzo terminò in allegria. Quella sera stessa, dopo una cena leggera consumata nel salone del loro albergo, Richard e Andrew prepararono i bagagli per rientrare a Londra. Partirono la mattina 142


seguente, alle nove del mattino, salendo a bordo del battello a vapore diretto a Liverpool. Emma abbracciò forte il fratello Andrew ringraziandolo per aver rivestito il ruolo di suo testimone di nozze, e gli raccomandò di portare via tutte le sue cose dalla casa popolare nel sobborgo di Southwark per essere accolto nella dimora dei marchesi Garreth. Dominick strinse la mano dell’amico Richard affidandosi a lui per la buona riuscita della festa che avrebbe organizzato, e i due si scambiarono una pacca affettuosa sulla spalla. Il battello a vapore partì sbuffando solcando le acque blu del Mare d’Irlanda, e Dominick prese la mano di Emma per avviarsi con lei nel centro cittadino, concedendosi una lunga passeggiata al fianco della moglie che dal giorno delle nozze aveva smesso di portare i capelli raccolti preferendo lasciarli sciolti sulle spalle, alla mercé delle sue carezze. Rientrati in albergo, Emma guardò con amore la valigetta di legno contenente terre colorate, pennelli, olio di lino e trementina che Dominick aveva acquistato per lei il giorno precedente insieme ad alcune tele bianche di varie misure e un piccolo cavalletto pieghevole, e nel primo pomeriggio si fecero portare in calesse in aperta campagna, dove Emma poté dipingere il verdeggiante paesaggio irlandese punteggiato di fiori selvatici e greggi di pecore dal muso nero che pascolavano liberamente tra i campi. Seduto sul prato, Dominick si godette il sole caldo che splendeva nel cielo turchese osservando i capelli biondi di Emma agitati dal vento. Sarebbe stata una luna di miele davvero piacevole…

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Capitolo 14

Due settimane dopo… Era l’ultimo giorno della luna di miele di Emma e Dominick. Il tempo era volato via in fretta, offrendo loro giornate di sole trascorse all’aria aperta nella brughiera irlandese e serate romantiche consumate cenando ogni volta in una taverna diversa e facendo l’amore fino all’alba. Emma aveva dipinto una decina di quadri e realizzato dei disegni a carboncino, insieme avevano visitato ogni angolo di Dublino e passeggiato lungo i vicoli e le stradine della città, un paio di volte avevano noleggiato dei cavalli per concedersi delle cavalcate tra i casolari e i cottage delle numerose fattorie sparse tra i campi, avevano assistito alla nascita di un vitellino e provato a mungere le vacche nella stalla di un contadino, si erano divertiti a rincorrersi tra i prati rotolandosi sull’erba alta, avevano mangiato, bevuto, ballato e scherzato. Non si erano posti alcuna limitazione, e ogni giorno era stato unico e da ricordare. Entrambi erano soddisfatti del tempo trascorso insieme e la loro vita matrimoniale era iniziata nel migliore dei modi. Ora, giunti al termine delle due settimane di vacanza in Irlanda, si apprestavano a rientrare a Londra, dove li attendeva il grande evento della festa da ballo che Richard aveva organizzato per presentarli al ton londinese come marito e moglie. Dominick era emozionato per quella serata tanto importante per il loro presente e futuro, e anche Emma 144


provava una certa ansia al pensiero di doversi confrontare con la nobiltà londinese e soprattutto con suo padre Victor. Però erano entrambi sereni, sicuri che Richard avrebbe dato vita ad una serata perfetta priva di situazioni sgradevoli. Inginocchiata sul tappeto di lana grezza del pavimento in legno della loro camera d’albergo, Emma stava incartando con cura le sue tele dipinte avvolgendole una ad una in fogli di carta velina protettiva. Dominick leggeva una copia del Times vecchia di due giorni acquistata al porto di Dublino quel mattino, quando era andato a prenotare due posti sul battello a vapore per Liverpool, e se ne stava comodamente sdraiato sul letto in brache e camicia con il busto poggiato alla testata in legno. “Tuo fratello non scrive più per questo giornale”, disse, mentre Emma avvolgeva una tela nella carta velina. “Non c’è nessun articolo economico né politico che riporti il suo nome. È stato sostituito da un certo Jonathan C., di certo un giornalista alla ribalta che ha preso il suo posto.” “Questo è un buon segno. Significa che si sta godendo il ritorno alla sua vita di nobile sotto l’ala protettiva di Richard. Ne sono felice, il sobborgo di Southwark era un insulto al suo status sociale.” Pensò al fratello, sicuramente speranzoso di riavere al più presto il suo titolo di conte e tornare a dormire nella sua stanza all’interno del palazzo dei Carswell, e un sorriso le incurvò le labbra. Prese una nuova tela con il ritratto di una contadina che aveva posato per lei con un mazzo di fiori di campo tra le mani e lo posò a terra per avvolgerlo 145


nel foglio di carta velina. Quando si chinò in avanti, una fitta dolorosa le attraversò il basso ventre, costringendola a fermarsi. Si sedette sui propri talloni e si accarezzò quella zona con una mano. La fitta si fece sentire di nuovo, meno intensa di prima, ed Emma sentì il cuore agitarsi nel petto. Si tastò l’addome, solitamente piatto e morbido, che invece era lievemente tondeggiante e teso sotto la pelle. Provò a premere le dita in vari punti, provando una sensazione fastidiosa, poi si portò le mani al petto e si toccò il seno attraverso il leggero tessuto dell’abito da thè. Era gonfio, i capezzoli turgidi, e se lo accarezzava provava la stessa sensazione di fastidio della pancia. Rammentò che il giorno prima aveva avuto un lieve capogiro nell’alzarsi dal letto al mattino, e che a colazione aveva mangiato più pane imburrato del solito senza sentirsi del tutto sazia. Inoltre, aveva un’insolita voglia di dolcetti al limone, avrebbe pagato chiunque pur di averne un piatto da divorare. Tutto ciò era anomalo, e un sospetto le attraversò la mente. Prima di giungere a congetture sbagliate, si alzò in piedi e rovistò nella propria valigia alla ricerca del suo diario, quello dalle pagine bianche dove appuntava solamente le date del suo ciclo mensile. L’ultima volta che aveva sanguinato era successo all’inizio del mese, precisamente il giorno 6 Maggio… Erano trascorse più di quattro settimane da allora, e il suo ciclo non si era ancora presentato… “Dominick, oggi è il 29 Maggio?”, chiese, chiudendo il diario e riponendolo nella valigia. “Sì. Anche se questo giornale è di due giorni fa.” 146


“Il 29 Maggio”, ripeté Emma, portandosi entrambe le mani al ventre. “Ho un ritardo di tre settimane.” Dominick la udì parlare, ma non capì cosa stesse dicendo perché sussurrava tra sé e sé. “Stai parlando da sola, Emma?”, chiese, chiudendo il giornale per posare gli occhi su di lei. “Dominick… Ho una strana sensazione.” “Cosa vuoi dire?” “Ecco, io… Ho delle fitte al ventre, e la pancia è gonfia… Se mi sfioro il seno mi da fastidio… Ho avuto un capogiro ieri, e oggi a colazione avrei mangiato una terza porzione di pane e burro… Inoltre ho una voglia tremenda di dolcetti al limone… E ho un ritardo del ciclo di tre settimane.” Dominick registrò tutte quelle informazioni e lanciò via la copia del Times, drizzandosi a sedere sul letto. “Emma, sei forse incinta?”, domandò, sperando di sentirle pronunciare un “sì” come risposta. “Io… Credo di sì… Non ne sono sicura, ma…” “Ma pensi che sia possibile?” “Ho tutti i sintomi di una gravidanza in atto eccetto la nausea, che però non colpisce tutte le donne, perciò io credo di sì, penso di aspettare un bambino.” Il volto di Dominick s’illuminò di pura gioia. “Aspetti un figlio… Un figlio mio.” Emma sorrise, emozionata. “Oh, Dominick… Avremo un bambino.” Lui balzò giù dal letto e la raggiunse, poggiandole una mano sulla pancia. “Come possiamo esserne certi?” 147


“Dovrei andare da un medico e farmi visitare.” “Ti ci porto subito. Voglio avere la certezza che sei incinta.” “Adesso?! Devo preparare i bagagli, partiamo domani mattina presto e io devo finire di incartare le mie tele.” “Le incarto io le tue tele, non preoccuparti. Andiamo da un medico, chiediamo informazioni ai MacCallister.” Senza darle il tempo di obbiettare, le afferrò il polso e la trascinò fuori dalla camera, giù per le scale, fino al bancone della hall dell’albergo. “Ci perdoni, sa dirci dove possiamo trovare un dottore?”, domandò alla signora MacCallister. “Chi di voi due sta male?” “Nessuno. Ci serve solo un dottore.” “Se avete molta urgenza, potete andare infondo alla strada e girare a sinistra. Il Dottor Kellerman abita proprio lì, bussate alla seconda porta appena girato l’angolo.” “Grazie per l’informazione, ci è stata molto utile.” Dominick strinse Emma a sé e insieme raggiunsero la casa del dottore. Era quasi buio, perché stava calando la sera, ma quando Dominick bussò alla porta del medico per tre volte di seguito, un uomo anziano dai capelli canuti e gli occhiali calati sul naso venne ad aprire. “Buonasera. È lei il Dottor Kellerman?”, chiese Dominick cortesemente. “Sì, sono io. Posso fare qualcosa per voi?” “Potrebbe visitare mia moglie? Pensa di essere incinta, ma vorremmo esserne certi.” “Prego, accomodatevi”, disse il dottore, facendoli entrare in casa per condurli in una stanza che odorava di alcool. 148


“Venga signora, si stenda sulla branda dietro il paravento, la visito subito.” Emma seguì le indicazioni del medico e Dominick rimase sulla soglia della stanza in attesa fremente. Distesa sulla branda, Emma vide il dottore lavarsi le mani con il sapone in una bacinella e poi asciugarsi per bene con un panno. “Allora, mi dica perché pensa di essere incinta.” “Ho un ritardo del ciclo di tre settimane, la pancia gonfia e rigida, poco fa ho sentito delle fitte mentre stavo piegata sul pavimento, i miei seni sono gonfi e fastidiosi al tocco, ho avuto un capogiro, ho un appetito insolito e una strana voglia di dolci. Io e mio marito abbiamo fatto molto, molto sesso nell’ultimo mese.” “Capisco. Niente nausea?” “No, sto benissimo.” “Ha mai avuto figli?” “Questo sarebbe il primo.” “Le misuro la pressione e poi la visito, va bene?” Emma annuì, e lasciò che il dottore le fasciasse un braccio con il misuratore di pressione. “I valori sono nella norma. Sentiamo il cuore.” Anche quello era a posto, battito regolare nonostante l’emozione del momento. Il dottore le chiese di sollevare l’abito fino al seno e quindi le tastò la pancia e il basso ventre con le mani premendo con le dita. Poi prese uno sgabello, si sedette davanti alla branda e si scusò con Emma mentre le sfilava la biancheria intima e le infilava due dita tra le gambe facendola arrossire di vergogna. Era abituata alle intime carezze di Dominick, delicate e 149


sensuali, mentre il dottore non aveva alcuna grazia e la stava toccando nel profondo con le sue dita ruvide procurandole un fastidio sopportabile ma invasivo. Quando ebbe finito di frugare dentro di lei come un pirata alla ricerca di un tesoro nascosto, ritrasse prima le dita e dopo la mano e dichiarò con certezza: “Signora, lei è decisamente incinta. Il suo utero è gonfio al tatto, segno di una gravidanza in atto. Congratulazioni per il suo primo figlio.” Emma sorrise al dottore e si rivestì in tutta fretta per poi scendere dalla branda e correre ad abbracciare Dominick. “Sono incinta! Aspetto un bambino!”, esclamò, radiosa come il sole nascente del primo mattino. Dominick l’abbracciò stretta, e attese che il dottore si avvicinasse dopo essersi lavato le mani di nuovo. “Signore, lei sarà presto padre. Sua moglie è incinta, non c’è alcun dubbio.” “Che splendida notizia! La ringrazio per aver visitato mia moglie a quest’ora della sera e senza preavviso.” “Si figuri. È il mio lavoro.” “Mia moglie sta bene? Come procede la gravidanza?” “Potete stare tranquilli, è tutto a posto. Vi consiglio di limitare un po’ i rapporti sessuali almeno per i primi tre mesi. Potete fare l’amore, ma con delicatezza. Inoltre suggerisco a lei, signora, di alimentarsi regolarmente con carne al sangue e di assumere molto latte per assicurare al bambino una crescita sana. Se possibile, eviti di bere alcolici. E naturalmente, non si stanchi troppo nei primi tre mesi, giusto per non correre inutili rischi.” 150


“La ringrazio Dottor Kellerman, seguirò i suoi consigli alla lettera. Mangerò bene e non mi stancherò.” “Potrà danzare? Il valzer e la quadriglia intendo dire, non certo i balli irlandesi”, volle sapere Dominick, pensando alla festa da ballo che li attendeva a Londra. “Certo che potrà ballare. Senza esagerare troppo.” “Grazie Dottor Kellerman, è stato fin troppo gentile.” “Venite, vi accompagno alla porta.” Dominick ed Emma salutarono il dottore ringraziandolo ancora e rientrarono in albergo con due immensi sorrisi stampati in faccia. Quando li vide comparire nella hall, la signora MacCallister domandò loro: “Avete risolto il vostro problema di salute?” Emma si voltò per prima. “Nessun problema, aspetto un bambino!” “Mia moglie è incinta! Diventerò presto padre!”, aggiunse Dominick con tono euforico. La signora MacCallister rivolse loro un augurio sincero: “Congratulazioni ad entrambi. Che sia maschio o femmina, vi renderà comunque due genitori felici. E che nasca sano, questa è la cosa più importante. Auguri!” Dopo averla ringraziata, salirono in camera, e Dominick fece sedere Emma sul letto. “Adesso tu riposati. Io finisco di incartare le tue tele e di preparare i tuoi bagagli.” “Dominick, non sono malata, sono solo incinta.” “Hai sentito il dottore, devi riposare per i primi tre mesi. Il bambino deve attecchire bene al tuo grembo.” “Non smetteremo di fare l’amore, vero?” 151


“Lo faremo meno spesso, e con molta delicatezza.” “Che marito premuroso… Sono una donna fortunata.” “Sei mia moglie, e porti in grembo il nostro primo figlio. Farò tutto il possibile perché nasca sano e forte.” Emma si accarezzò il ventre che ancora non mostrava i segni evidenti della gravidanza, e pensò che avrebbe dovuto andare da Madame Roxanne per farsi cucire dei nuovi abiti senza lacci e molto comodi con le fascette sotto il seno e le gonne ampie adattabili al volume crescente della sua pancia. Poi le venne in mente il ballo organizzato da Richard e disse a Dominick: “Dovremo dirlo subito a Richard. Quando saprà che sono incinta vorrà cambiare il suo discorso.” “Hai ragione. Appena saremo a Londra gli daremo il lieto annuncio. Tuo fratello Andrew sarà contento di diventare presto zio.” Emma fece alcuni calcoli mentali. “Teoricamente sono solo al primo mese, perciò il bambino dovrebbe nascere a fine Gennaio.” “Caspita! Nove mesi di attesa saranno lunghissimi!” Emma rise, e Dominick si inginocchiò sul tappeto per finire di incartare le tele dipinte della moglie, che poi impacchettò insieme con della carta marrone. I bagagli erano già pronti, Emma doveva solo cambiarsi d’abito. Quella sera cenarono in camera seduti sul letto, ed Emma ebbe la sua prima bistecca di manzo al sangue annaffiata da una caraffa d’acqua al posto del vino. Si coricarono presto, senza fare l’amore, e si svegliarono all’alba. Subito dopo colazione, a base di latte caldo e pane imburrato, 152


salutarono i signori MacCallister che li avevano ospitati nel loro albergo per ben due settimane e salirono su un calesse diretto al porto di Dublino. Ritirati i biglietti prenotati da Dominick il giorno prima, presero posto sul battello a vapore e giocarono a poker per l’intera durata del viaggio in mare. Sbarcarono a Liverpool giusto in tempo per salire sul treno delle tre del pomeriggio, e il viaggio via terra fu allietato dalla presenza di un musicista nella loro stessa carrozza che suonò celebri melodie classiche con il suo flauto traverso. Il treno giunse alla stazione di Londra intorno all’una di notte, e Dominick faticò un poco a trovare una carrozza a quell’ora tarda. Il cocchiere li condusse a Covent Garden, dove si ergeva il palazzo dei marchesi Garreth, e il maggiordomo che li accolse sulla soglia di casa ricevette l’ordine di non svegliare i marchesi né tantomeno Richard e il suo ospite Andrew Carswell. Una cameriera incaricata in anticipo di occuparsi di loro li fece accomodare in una delle numerose stanze per gli ospiti del palazzo signorile a due piani, e finalmente poterono coricarsi e riposarsi dalla stanchezza del viaggio in mare seguito da quello in treno. “Siamo tornati a casa, Dominick. Londra mi è mancata, me ne accorgo solo adesso. Anche se Dublino, con la sua modesta semplicità, mi resterà per sempre nel cuore.” “Concordo pienamente, amore mio… Buona notte.” “Buona notte anche a te, Dominick.” Dormirono abbracciati, consapevoli della presenza di una nuova vita da poco sbocciata nel grembo di Emma.

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Capitolo 15

Due giorni dopo… Stava calando la sera sulla città di Londra. Il cielo sopra il Tamigi era color violetto sfumato di rosso acceso, e le prime stelle iniziavano già a brillare nella volta celeste. All’interno del sontuoso palazzo dei marchesi Garreth, tutto era pronto per dare inizio alla festa di inizio estate organizzata da Richard. Gli inviti erano stato spediti a ben duecento invitati tra duchi, marchesi, conti, e baroni, la créme della créme della nobiltà inglese, il cosiddetto ton di Londra, e le loro carrozze erano già pronte a condurli alla festa da ballo che aveva come tema la celebrazione dell’arrivo dell’estate e una sorpresa speciale che sarebbe stata il momento saliente della serata. Nel grande salone del palazzo dalle pareti intonacate di rosa pallido con tendaggi bordeaux alle finestre, lampadari di cristallo che si rispecchiavano sul pavimento di marmo bianco venato di striature rosa, lumi da parete accesi e un piccolo palco rialzato ospitante l’orchestra composta da un quartetto d’archi e strumenti a fiato, erano stati disposti lungo il perimetro della stanza dei tavolini circolari accompagnati da quattro sedie ciascuno, sopra i quali erano già adagiati vassoi di dolcetti caramellati e pastefrolle alla crema insieme a calici in cristallo che i camerieri avrebbero costantemente riempito di champagne. Nulla era stato 154


lasciato al caso, e i marchesi Garreth erano entusiasti di quella festa indetta dal loro unico figlio maschio. Anche le sue due sorelle minori, Daphne e Marlene, fremevano d’attesa, essendo entrambe alla ricerca di un buon partito da sposare. Quella sera sarebbero stati presenti molti giovanotti non ancora maritati, oltre alle solide coppie nobili ben note in società e agli ospiti di riguardo Victor e Sophia Carswell e Douglas e Judith Sinclair. Mancavano solo dieci minuti all’inizio della serata, e Richard stava ripassando il suo lungo discorso scritto di suo pugno, passeggiando nel corridoio del palazzo per nulla nervoso, sicuro di sé e della buona riuscita della festa. Nella sua stanza personale, Andrew Carswell stava appuntando un bocciolo di rosa giallo sulla redingote blu scura del suo elegante completo dalle brache scamosciate, e si diede un’ultima occhiata ai capelli biondi raccolti dietro la nuca in una coda bassa prima di imboccare la porta e raggiungere Richard, anch’egli in completo blu scuro e camoscio chiaro con il bocciolo di rosa giallo sul petto. Al piano superiore, Dominick Sinclair aveva appena finito di abbottonarsi la giacca a due falde del suo completo di nozze bianco panna decorato da bottoni e ricami dorati, ed Emma Sinclair si rimirava nello specchio a muro dopo aver indossato il suo favoloso abito bianco di tulle e chiffon con il corpino allacciato un po’ meno stretto per non costringerle il ventre. Si era pettinata esattamente come il giorno delle nozze, con i capelli raccolti a treccia decorati da un nastro bianco e dallo spillone con la perla dell’amica Anna Winkler, e la tiara tempestata di brillanti posta sulla 155


sommità del capo. Aveva indossato anche gli orecchini di perle pendenti abbinato al bracciale della nonna Elizabeth. Quando Dominick le porse il braccio, Emma gli sorrise emozionata e insieme scesero di sotto dove li attendevano Andrew e Richard. La serata era stata pianificata con estrema cura. All’arrivo degli ospiti, prima si sarebbe svolta una quadriglia di gruppo per scaldare l’atmosfera, e dopo un paio di balli singoli dal ritmo allegro e festoso, quindi tutti i presenti sarebbero stati pregati di ascoltare il discorso di Richard, durante il quale Andrew avrebbe fatto il suo ingresso solitario mostrando a tutti di essere tornato a rivestire i panni di conte, dopodiché ci sarebbe stata la parte più intensa e conclusiva del discorso che sarebbe terminato con la presentazione a sorpresa degli sposi Dominick ed Emma Sinclair. L’orchestra avrebbe suonato un valzer, e i marchesi avrebbero ballato di fronte a tutti suscitando certamente entusiasmo e meraviglia, oltre che stupore e sconcerto per certi ospiti di riguardo. A quel punto la festa sarebbe ripresa per tutti con altri balli, concludendosi con i fuochi d’artificio già pronti per essere sparati in cielo dal giardino interno della dimora dei Garreth. Richard era certo che tutto sarebbe andato bene, e con quella sicurezza che da sempre contraddistingueva il suo carattere, marciò verso l’ingresso del palazzo quando le prime carrozze iniziarono ad arrivare con a bordo gli ospiti invitati alla festa estiva. Andrew rimase nascosto nel vestibolo del salone insieme a Dominick ed Emma, e da lì ebbero modo di sbirciare attraverso il tendone bordeaux che si affacciava sulla sala l’ingresso dei primi invitati sulle 156


note musicali dell’orchestra che intonava un allegro. In pochi minuti, gentiluomini e nobildonne si riversarono nel salone in un tripudio di eleganza maschile e coloratissimi abiti femminili con gonne ampie, balze e volants, merletti e pizzi, cappellini piumati, gioielli splendenti, acconciature da favola, e ventagli veneziani decorati. Dopo un primo giro di stuzzichini e champagne, scambi di saluti reciproci, chiacchiere e risate, l’orchestra intonò le note della quadriglia, il ballo di gruppo al quale parteciparono tutti gli ospiti più giovani e anche le coppie già maritate da tempo. I tre ospiti a sorpresa, celati dal tendone bordeaux, intravidero Victor e Sophia Carswell appostati ad un tavolino insieme ai conti Vanderbilt, lui impeccabilmente vestito di nero e lei avvolta nel suo abito preferito di seta e organza scarlatti. Ad un altro tavolo, non molto distante, sedevano Douglas e Judith Sinclair con i marchesi Fairfax, lui rigorosamente abbigliato di nero e bianco e lei sfarzosamente vestita di lilla con strass luccicanti ricamati sulle balze della gonna e infilati tra i riccioli bruni dei capelli raccolti. Non parteciparono alla quadriglia, ma sembravano tutti e quattro di ottimo umore, perfino Victor, solitamente silenzioso e ombroso. Al termine del ballo di gruppo, ci fu un altro giro di dolcetti fruttati e champagne sulle note di un minuetto, al termine del quale un maggiordomo in livrea bianca pregò gli astanti di formare un semicerchio a pochi metri dal palco. Era giunto l’atteso momento del discorso di Richard. Il salone si fece silente, e il giovane marchese salì sul piccolo palco

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sfoderando tutto il suo carisma e dando il via al suo discorso imparato a memoria. “Signori e Signore, carissimi amici e conoscenti, benvenuti alla mia festa di inizio estate! Sono molto lieto che abbiate accettato di presenziare a questa serata danzante organizzata per accogliere l’arrivo della stagione più calda dell’anno, che sembra essere giunta a Londra con qualche settimana d’anticipo. In questa occasione di festa, vorrei prima di tutto ricordare assieme a voi tutti un mio carissimo amico che proprio in questo giorno, il primo Giugno di sei anni fa, ci ha improvvisamente lasciati... Sto parlando del marchese Gabriel Sinclair, una persona amabile e benvoluta, colpito da una fatale disgrazia che è stata un duro colpo per coloro che lo conoscevano e per i suoi familiari. A suo tempo si è ingiustamente spettegolato sulla sua dipartita, molte volte in modo errato, e qualcuno ha pagato un caro prezzo, accusato di essere il colpevole della caduta di Gabriel dalla balconata della sua residenza. Ebbene, quella triste sera io ero presente, come molti miei amici, e tutti sanno che in realtà Gabriel è stato vittima di un terribile incidente, uno scherzo del destino inevitabile. Chi era presente al ballo di quella lontana notte ricorderà benissimo lo scoppio improvviso di un litigio tra il conte Andrew Carswell e lo stesso Gabriel a causa della loro rivalità amorosa nei confronti della contessa Johanna Linden. Una zuffa tra maschi innamorati, dove sono volati insulti, ceffoni, e qualche pugno di troppo… Poteva risolversi tutto per il meglio, ma la sorte ha voluto diversamente… Io vi assicuro, cari amici, che sebbene 158


Gabriel sia stato spinto da Andrew per evitare un pugno in pieno viso, il giovane marchese Sinclair è maldestramente inciampato sui suoi stessi piedi perdendo l’equilibrio e precipitando dalla balconata. Un incidente, uno scherzo del fato, che avrebbe potuto accadere a me, se mi fossi intromesso nella lite, o allo stesso Andrew, se fosse stato vicino alla balconata… Il destino ha voluto che proprio Gabriel perdesse la vita quella notte, e purtroppo il conte Andrew Carswell ne ha subito le conseguenze, accusato della sua morte e ripudiato dalla sua famiglia, costretto a rifugiarsi nel sobborgo operaio di Southwark dove ha trascorso ben sei anni espiando una colpa non commessa. La punizione riservata a Andrew Carswell è stata ingiusta e immeritata, lo stesso Gabriel non avrebbe voluto che il suo caro amico fosse relegato a Southwark e che le loro rispettive famiglie fossero divise da un rancore e da un odio ingiustificato che ancora oggi impedisce loro di raggiungere la pace. Gabriel era un idealista, un sognatore e un pacifista, non sarebbe di certo contento di sapere che i Carswell e i Sinclair hanno smesso da allora di parlarsi civilmente… È proprio per questo motivo, nel ricordo della mia amicizia con Gabriel, che la settimana scorsa mi sono offerto di accogliere qui in casa mia il conte Andrew Carswell come mio protetto… Alziamo dunque i nostri calici per brindare alla memoria del nostro compianto amico Gabriel Sinclair, e per accogliere senza pregiudizi il ritorno nella buona società londinese del mio amico e conte Andrew Carswell!”

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Alle parole di Richard, fece seguito un tintinnio di calici seguito da un sonoro applauso, e dal tendone bordeaux del vestibolo laterale del salone comparve Andrew in tutto il suo fascino elegante raggiungendo Richard sul piccolo palco. L’applauso si intensificò, sincero e caloroso, e il conte Andrew Carswell si inchinò di fronte agli ospiti che affollavano il salone. Rialzandosi, incontrò gli occhi distanti del padre Victor e della madre Sophia, il primo alquanto stupefatto di rivederlo dopo sei lunghi anni e lei visibilmente commossa alla vista del suo adorato figlio maschio che da gracile ragazzo ventiquattrenne qual era si era trasformato in un affascinante ed aristocratico uomo di trent’anni. Alcuni metri a fianco, la marchesa Judith Sinclair si stava tamponando le guance con un fazzolettino bianco ricordando il figlio Gabriel deceduto in giovane età, e il marito Douglas le strinse un braccio per confortarla, mentre osservava Andrew e si rendeva conto che quel giovane uomo biondo dagli occhi azzurri doveva aver sofferto molto per l’accusa pesante di aver causato la morte di suo figlio Gabriel. Mentre l’applauso proseguiva, Douglas lanciò uno sguardo verso Victor, e i due gentiluomini si guardarono per la prima volta dopo sei anni condividendo il pensiero di aver forse sbagliato nel dichiararsi guerra reciproca. La loro attenzione e quella dei presenti fu attirata dalla voce di Richard che stava dando inizio alla seconda parte del suo discorso. “Carissimi ospiti, vorrei ora parlarvi dell’amore… L’amore a cui noi tutti aneliamo, il nobile sentimento che fa girare il mondo e addolcisce i nostri cuori, e che spesso è anche 160


causa di sofferenze profonde. Sappiamo tutti che i matrimoni combinati e le nozze di convenienza sono una consuetudine nel nostro ambiente. Ma questi legami imposti come un obbligo e privi d’amore sincero non sono quasi mai portatori di felicità, anzi, molte volte creano fratture deleterie tra genitori e figli con conseguenze inaspettate. La mia compianta cugina Eloise Garreth ha preferito annegare nelle acque del Tamigi a soli diciannove anni piuttosto che sposare un uomo che non amava. Un gesto esasperato, che ci dimostra che l’amore non può essere imposto, e che i figli dovrebbero essere liberi di sposare la donna o l’uomo che essi stessi scelgono d’amare. Anche Romeo e Giulietta sono l’esempio più celebre delle conseguenze dei matrimoni ostacolati dalle famiglie. Due giovani innamorati costretti ad amarsi segretamente perché i loro genitori erano in guerra e li avevano destinati a delle unioni di convenienza senza rispettare i loro sentimenti. Hanno scelto di morire insieme, pur di non essere separati. All’amore non si comanda, e tantomeno al cuore, e io ammiro gli impavidi amanti che decidono di lottare per rimanere insieme… Recentemente, ho avuto l’onore di essere il testimone di nozze di un mio carissimo amico d’infanzia, un uomo rispettabile e integerrimo che ha sposato in gran segreto la sua amata, sfuggendo così agli impedimenti insormontabili creati dalla sua famiglia e da quella della sua sposa. È stata una cerimonia commovente e meravigliosa celebrata alla presenza di Dio, un’unione regolare con il benestare della legge e del tribunale, benedetta da un vicario e dalla Madre Chiesa. 161


Ho visto trionfare l’amore vero, e vi assicuro che lo sposo tremava come una foglia per l’emozione del momento.” Un coro di risatine sommesse attraversò il salone, e Richard riprese a parlare dopo quella breve interruzione. “Non è stato un matrimonio combinato, né di convenienza, e neppure riparatore, come alcuni di voi potrebbero pensare… È stato un vero matrimonio d’amore, che ha unito un uomo e una donna coraggiosi che hanno deciso di agire all’insaputa delle loro famiglie sfidando e abbattendo le rigide regole convenzionali che il nostro status sociale ci impone. Quanti di voi pensano che un uomo e una donna dovrebbero sposarsi soltanto se davvero animati dal fuoco della passione e dal sentimento che germoglia vigoroso dal cuore senza alcuna imposizione?” Molte mani si sollevarono in aria tra gli ospiti, sia le mani delicate e ingioiellate delle nobildonne, sia quelle più robuste dei gentiluomini. “Bene. Sono lieto di constatare che non sono il solo a pensare che l’amore merita di essere rispettato e ascoltato anziché calpestato e abbattuto come spesso accade ogni giorno attorno a noi… Sapete, due anni fa mio padre Leonard mi ha imposto di sposare una donna che non amavo, ma il suo tentativo di accasarmi è sfumato quando sono letteralmente fuggito a gambe levate abbandonando la mia promessa sposa da sola di fronte all’altare.” Un coro di risate femminili e maschili si diffuse nel salone, e anche Richard si lasciò sfuggire un sorriso a quel ricordo. “Dopo quell’episodio alquanto imbarazzante e poco nobile, mio padre mi ha detto “Figliolo, scegli tu stesso la donna 162


che vuoi amare per la vita e sposala.” Un saggio consiglio, che metterò in pratica quando incontrerò la donna giusta e che trasmetterò ai miei futuri figli affinché si sposino solo per amore. Tutti noi giovani uomini e giovani donne di quest’epoca dorata meritiamo di essere felicemente innamorati e soprattutto liberi di sposare colei o colui che il nostro cuore sceglie di amare.” Un piccolo applauso scaturì tra i membri più giovani della nobiltà presente in sala, e qualcuno esclamò “Bravo!” e “Ben detto!”, facendogli intuire che il suo discorso era stato recepito e approvato dagli astanti. “Con questo mio lungo discorso, che mi auguro non vi abbia tediati, voglio accogliere in questo salone e presentare a voi tutti la coppia più bella e felicemente innamorata che io abbia avuto modo di conoscere fino ad oggi. Il loro matrimonio è stato celebrato fuori Londra due settimane fa, con l’approvazione e il sostegno di due testimoni di riguardo, me stesso e il qui presente conte Andrew Carswell. La luna di miele della coppia è terminata due giorni fa, e il loro rientro a Londra mi ha consentito di ospitarli nel mio palazzo finché non troveranno un nido d’amore pronto ad accoglierli qui in città. Permettetemi dunque di dare a questa coppia di novelli sposi il mio benvenuto affettuoso, e consentitemi di presentarveli con un valzer dedicato solamente a loro a all’amore che li ha uniti e resi inseparabili… Signori e Signore, sollevate nuovamente i vostri calici e brindate insieme a me per festeggiare ed accogliere in società il marchese Dominick Sinclair e la marchesa Emma Sinclair!” 163


Un mormorio di puro stupore e inattesa sorpresa uscì dalle labbra degli invitanti, che si guardarono tra di loro sgranando gli occhi e rimando a bocca aperta. Le note del celebre valzer viennese si librarono nell’aria coprendo il brusio della folla, e il tendone bordeaux del vestibolo del salone si aprì in due falde. Dominick Sinclair ed Emma Carswell divenuta la marchesa Sinclair fecero il loro trionfale ingresso nello splendore immacolato dei loro abiti nuziali e raggiunsero il centro del salone a braccetto per poi mettersi l’uno di fronte all’altra e sollevare le braccia per assumere la posa da ballo del valzer. Mano nella mano e braccio sul braccio, sorridenti e raggianti, mossero i primi passi sul pavimento di marmo rosato e diedero vita alla prima piroette della loro danza solitaria, seguita da una seconda e da una terza, seguendo il ritmo della musica e ruotando in cerchio come un principe e una principessa usciti da una favola, con gli occhi nocciola e azzurri che brillavano di emozione e la gonna dell’abito di Emma che svolazzava leggera come una nuvola impalpabile attorno alle sue caviglie. Sceso dal palco e accostatosi a Andrew, Richard batté le mani per primo, subito imitato dai suoi duecento ospiti che si profusero in un applauso fragoroso mentre la coppia di novelli sposi danzava il valzer a loro dedicato e riceveva sguardi ammirati e commenti di puro apprezzamento. Attorniati dalla folla eccitata, Victor e Sophia Carswell rimasero sbalorditi nel vedere la figlia abbigliata da sposa ballare tra le braccia di Dominick Sinclair, e si resero conto che Emma non era mai partita per Vienna, ma era andata a 164


sposarsi fuori Londra con il figlio dei marchesi Sinclair. Poco più in là, lo stesso stupore incredulo si dipinse sui volti di Douglas e Judith Sinclair che mai avrebbero sospettato che Dominick stesse frequentando Emma Carswell anziché organizzare le proprie nozze con la duchessa Tess Mallory. Entrambe le famiglie rimasero impalate sul posto per alcuni interminabili minuti, finché Sophia Carswell non fu sopraffatta dalla commozione e scoppiò in un pianto gioioso. Anche Judith Sinclair ebbe la stessa reazione, e le due nobildonne si cercarono con gli occhi lacrimosi e corsero l’una incontro all’altra per abbracciarsi in un fruscio di seta scarlatta e organza lilla. Piansero insieme, suscitando il turbamento dei loro rispettivi consorti, che si guardarono di nuovo da tre metri di lontananza indecisi sul da farsi. Continuare a non parlarsi coltivando l’antico rancore, o seppellire per sempre l’ascia di guerra e concedersi finalmente la reciproca pace?... Fu il marchese Douglas a cedere per primo, lasciando il suo posto e raggiungendo il conte Victor. Gli tese la mano un po’ grassoccia, e Victor tentennò per un breve istante, ma alla fine sollevò la mano lunga e magra e accettò la stretta del marchese. Fermi in quella posizione, si fissarono senza parlare, poi Victor Carswell disse: “Immagino che a questo punto dovremmo mettere da parte i nostri rancori, Douglas.” “Sì, Victor. Credo sia giunta l’ora di smettere di fare del male ai nostri figli e a noi stessi.”

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“Allora… Seppelliamo il passato e guardiamo al futuro con la speranza di andare d’accordo?” “Un tempo eravamo molto amici, Victor… Sono pronto a ricominciare dal punto in cui ci siamo arenati.” “E l’incidente di Gabriel?... Non potrà essere cancellato.” “No, la sua perdita farà sempre male. Ma tuo figlio Andrew ha pagato a sufficienza per la sua bravata, e pare che tutti siano dell’opinione che non ha avuto nulla a che fare con la caduta di Gabriel.” “Così sembra. Noi due non eravamo presenti. Potremmo esserci sbagliati, su quanto è accaduto quella notte.” “Temo che sia così, in effetti… Dimentichiamo tutto, Victor. Stiamo diventando vecchi, concediamoci un futuro sereno. I nostri reciproci figli si sono sposati, siamo diventati suoceri… Forse è il caso di riappacificarci.” “Suoceri… Tu ed io… Chi l’avrebbe mai detto?” Douglas sorrise, e Victor sospirò arrendendosi all’evidenza dei fatti ormai compiuti. “Che pace sia, dunque.” “Che pace sia.” Sancirono la fine dei loro dissapori con un cenno del capo e una vigorosa stretta di mano, mentre le loro mogli li raggiungevano singhiozzando nei fazzoletti ricamati e reclamando le loro attenzioni. “Suvvia, donne! Non piangete! È un giorno di festa!”, le riprese Victor con tono austero. Sophia e Judith smisero di piangere all’istante, e si tamponarono gli occhi e le guance umidi di lacrime. In

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quel mentre, Andrew Sinclair raggiunse i suoi genitori e Sophia gli gettò le braccia al collo. “Figlio mio, come sei cambiato! Ti sei fatto uomo!” “Sono cresciuto, mamma. Non sono più un ragazzino.” Victor lo guardò negli occhi e pronunciò le parole che Andrew si aspettava di sentire da ben sei anni. “Puoi tornare a casa, Andrew. Riavrai il tuo titolo e i tuoi possedimenti. Sei perdonato.” “Grazie, papà. Sappi che il tuo perdono significa molto per me. Ritornare a casa sarà meraviglioso.” Padre e figlio si abbracciarono, e i marchesi Sinclair assistettero a quel rappacificamento con sollievo, dato che Andrew era stato punito in seguito alle loro errate accuse. “Andrew, puoi accettare le nostre scuse dopo tutti gli anni che sono trascorsi? La perdita di Gabriel ci ha addolorati moltissimo, ma la tua innocenza pare evidente. Perdonaci per averti ingiustamente accusato.” “Volevo bene a Gabriel, eravamo molto legati. Quella notte una donna ci ha resi nemici, e abbiamo agito entrambi da sciocchi… Accetto le vostre scuse, il passato non ha più importanza, desidero solo ricominciare a vivere come un conte ed essere nuovamente felice.” “Sei un brav’uomo, Andrew. Bentornato in società.” “Grazie, signor Douglas.” Ai piedi del palco, Richard assistette da lontano alla fine dell’odio tra le famiglie Carswell e Sinclair, e fu soddisfatto di essere stato l’artefice di quel rappacificamento. Il suo discorso aveva sortito l’effetto sperato, e ogni cosa stava tornando al suo posto. Mancava solo un piccolo particolare 167


da aggiungere… Attese che il valzer finisse, e mentre Dominick ed Emma ricevevano un nuovo applauso e si inchinavano per ringraziare gli astanti, Richard fece tintinnare un cucchiaino d’argento contro il suo calice e si pose al centro del salone accanto agli sposi. “Signori e Signore, scusatemi per l’interruzione. Sarò breve questa volta, ve lo prometto. Vorrei proporre un ultimo brindisi, perché la luna di miele dei marchesi Dominick ed Emma Sinclair ha già dato i suoi frutti, e la qui presente radiosa sposa è in dolce attesa di un figlio! Possa essere un maschio galante come il padre o una femmina caparbia come la madre! Felicitazioni ai futuri genitori e ai nonni del piccolo erede!” Un nuovo applauso riempì il salone come uno scroscio di pioggia torrenziale nel silenzio della notte placida, e il lieto annuncio della gravidanza di Emma fu sottolineato dalle note incalzanti delle Quattro Stagioni di Vivaldi. Richard lasciò il centro della sala di corsa, e rimasti di nuovo soli, Dominick ed Emma si abbracciarono e si scambiarono un focoso bacio di fronte a tutti. Dopo, la festa da ballo riprese il suo corso, e il grande salone fu il teatro di una girandola vorticosa di ampie gonne colorate danzanti, fiumi di champagne spumeggiante che sgorgava dalle bottiglie e colmava i calici di cristallo, musica briosa e risate festose fuse insieme nell’aria mite di quella precoce serata estiva.

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Capitolo 16

Inutile dire che la festa da ballo d’inizio estate organizzata da Richard Garreth fu un vero successo, che fece divertire tutti gli invitati e passò alla storia per il profondo discorso del giovane marchese sull’amore e sui matrimoni celebrati senza seguire i dettami imposti dal mondo nobiliare. Prima che giungesse l’atteso momento del lancio dei fuochi d’artificio, Dominick ebbe modo di parlare con i suoi genitori, raccontando loro quando aveva conosciuto Emma e perché aveva deciso di portarla in Irlanda e sposarla a Dublino in seguito all’acquisto di una licenza matrimoniale. Sua madre Judith non ebbe nulla da ridire sulle scelte del figlio e corse a congratularsi con Emma per la sua gravidanza. Il marchese Douglas chiese a Dominick cosa intendesse fare con la contessa Tess Mallory e lui rispose che le avrebbe inviato dei fiori freschi e una lettera di sentite scuse, come Richard gli aveva suggerito. Il padre gli espose la sua preoccupazione per i debiti accumulati giocando a poker e scommettendo alle corse ippiche, domandando al figlio come avrebbero potuto recuperare le somme perdute e salvare dalla vendita i loro terreni. Dominick gli disse di mettere da parte l’orgoglio e di chiedere un prestito al suocero Victor Carswell, che data la nuova situazione familiare e il loro rappacificamento non gli avrebbe negato un aiuto finanziario.

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Nel frattempo, Emma fu catturata da suo padre, che volle ballare un lento con la figlia abbigliata da sposa e in dolce attesa. Mentre danzavano, la rimproverò bonariamente per essere stata così ostinata nei suoi confronti, tanto da farlo arrabbiare e indurlo a castigarla con il ricatto di Andrew e l’imposizione di sposare il generale Jack Brighton. Emma si scusò con il padre per la sua sfrontatezza e lo ringraziò per aver concesso a Andrew il suo perdono. Gli disse cosa provava per Dominick, quanto fosse profondo il loro amore e come si fosse sentita in gabbia di fronte alla minaccia del matrimonio con il generale Brighton. Victor la rassicurò sull’uomo che Emma tanto temeva, precisando che il giorno seguente si sarebbe recato personalmente dal generale Brighton per comunicargli la sua repentina decisione di darla in moglie ad un altro uomo. Se fosse stato necessario, lo avrebbe pagato pur di fare in modo che non le desse alcun fastidio e sparisse dalla circolazione. Emma disse al padre che il marchese Douglas versava in serie difficoltà economiche e lo pregò di essere indulgente con lui nel caso gli avesse chiesto un prestito. Victor acconsentì ad esaudire la richiesta della figlia, e sul finire del lento le disse che era una sposa bellissima e che sarebbe stato felice di diventare nonno. Emma danzò anche con Andrew, e poi con Richard, ringraziandolo infinitamente per quella splendida e perfetta serata organizzata per lei e per Dominick. La radiosa sposa non ebbe il tempo di raccontare tutti i particolari delle sue nozze e della luna di miele con 170


Dominick alla madre Sophia, perché il suo sposo la rapì dall’abbraccio materno per danzare con lei ancora una volta prima che la serata terminasse. Alla fine l’orchestra fu messa a tacere e lo spettacolo pirotecnico ebbe inizio. Questa volta Emma e Dominick si godettero i fuochi d’artificio dai mille colori abbracciati sul portico del cortile interno della residenza dei Garreth, e fu bello poter essere lì insieme attorniati dal ton londinese che li aveva già accettati senza remore né pettegolezzi. Fu quasi un dispiacere che la festa finisse, e quando gli invitati se ne andarono uno dopo l’altro, il salone si fece silenzioso, le luci vennero spente e tutti si ritirarono nelle proprie stanze per riposare pacificamente. Il mattino seguente, Andrew fece ritorno al palazzo dei Carswell, e Dominick uscì di casa lasciando Emma in compagnia dei conti Garreth mentre lui si recava al catasto per acquistare una nuova casa in cui andare a vivere insieme all’adorata moglie. Emma si fece accompagnare da Richard al suo cottage di campagna per recuperare gli abiti che aveva lasciato negli armadi e soprattutto i suoi attrezzi d’artista e i suoi dipinti e ritratti. Caricarono tutto sulla carrozza, e quando rientrarono Dominick l’aspettava sulla soglia del palazzo con in mano il certificato d’acquisto di una casa a due piani affacciata sul Tamigi. Si recarono subito a vedere la loro dimora, che era stata precedente abitata da un solo proprietario ed era in splendide condizioni. Tinteggiata di bianco all’esterno, con un grande giardino sul retro, l’abitazione era dotata di un salone di media grandezza per 171


i balli e i ricevimenti, un ampio soggiorno, una bella cucina attrezzata, uno studio di piccole dimensioni con biblioteca annessa, un grande bagno con la vasca in maiolica, la camera da letto luminosa affacciata proprio sulle rive del Tamigi, una cameretta sufficientemente spaziosa per ospitare almeno tre figli, una serra in cui coltivare fiori e piante, e un gazebo in legno e vetro che Emma promosse subito come suo personale studio di pittura. Nel salone c’era anche un pianoforte, e ciò rese Emma ancora più felice perché avrebbe potuto esercitarsi ogni giorno suonando i suoi candidi tasti. La casa necessitava di essere arieggiata, pulita e preparata ad accoglierli, e Dominick decise che avevano bisogno di un maggiordomo, di una cuoca, e di almeno due cameriere. Nell’arco di un paio di giorni, la servitù fu assunta e la casa lustrata a fondo, ed Emma e Dominick vi si trasferirono con tutti i loro bagagli. Una volta sistemati, Emma fece chiamare Mister James Scott, il suo maestro di pittura, affinché valutasse i suoi dipinti più recenti realizzati in Irlanda, e il maestro fu colpito positivamente dalla forza comunicativa dei paesaggi e dall’espressività dei ritratti. Le propose di allestire una mostra presso una galleria d’arte del nuovo quartiere di SoHo, ed Emma accettò di esporre le sue tele con grande soddisfazione. La mostra pittorica ebbe luogo il giorno 16 Giugno, con un notevole afflusso di collezionisti d’arte che rimasero affascinati dalla semplice bellezza delle opere di Emma. Tutte le tele, una quarantina, furono acquistate, e il ritratto a carboncino di Dominick finì nelle mani della 172


suocera Judith Sinclair. Con i guadagni della mostra, Emma arredò la cameretta per il piccolo che cresceva dentro di lei e acquistò in anticipo dei vestiti leggeri e più ampi da Madame Roxanne che le sarebbero serviti quando il suo ventre avrebbe iniziato ad aumentare di volume. La settimana successiva, Emma tenne il suo ultimo concerto da solista al Theatre Royal esibendosi al pianoforte con il nome di Miss Angelique, decidendo che avrebbe concluso la sua carriera di pianista per dedicarsi alla pittura e prepararsi al suo ruolo di futura madre. Mister Lebreton la pregò di non smettere di suonare, ed Emma mantenne quella promessa, esibendosi in casa propria per le nobildonne che invitava regolarmente a prendere un thè servito con dolcetti al limone, fonti della sua unica voglia dovuta alla maternità. Dominick ridusse le sue giornate trascorse con Richard al club del poker per passare più tempo con Emma, portandola a passeggiare in Hyde Park quasi tutti i giorni sotto il sole estivo caldo e luminoso. Il debito contratto da suo padre Douglas fu estinto da Victor Carswell, e i possedimenti della famiglia non rischiarono più di essere venduti. Quelle terre, che offrivano lavoro a centinaia di agricoltori e allevatori, erano la fonte di tutti i guadagni di Dominick, che essendo così ricco poteva permettersi di non lavorare. Ma lui continuò a svolgere insieme a Richard piccoli acquisti di lotti di terreno che poi rivendevano a doppio prezzo, e la loro attività li indusse ad aprire un piccolo ufficio di compravendita che chiamarono “Garreth & Sinclair”. Proposero a Andrew di unirsi a loro in quel 173


genere di affari, ma lui preferì continuare a dedicarsi alla scrittura, curando una rubrica di racconti e poesie presso un giornale letterario che ebbe un notevole successo a Londra. Alla fine di Giugno, Emma ricevette una lettera da parte di Anna Winkler nella quale la duchessa la informava della nascita della piccola Emily Rose Winkler. Il parto era stato difficile, ma madre e figlia stavano bene e godevano di ottima salute. Emma le scrisse una lettera di risposta di ben dieci fogli nella quale le raccontò tutti gli eventi accaduti dall’ultima volta che le aveva scritto, declinando a malincuore il suo invito, questa volta reale, a raggiungerla a Vienna per passare del tempo con lei e la sua bambina. Emma era solo al secondo mese di gravidanza e la pancia si notava appena, ma non riteneva fosse il caso di affrontare un lungo viaggio fino a Vienna nelle sue condizioni. Rimandò il viaggio a Vienna all’estate dell’anno seguente, quando suo figlio sarebbe già nato e avrebbe avuto almeno sei mesi di vita. Dominick l’avrebbe certamente accompagnata e per loro sarebbe stata una sorta di seconda luna di miele in terra viennese. I mesi passarono rapidamente, la pancia di Emma divenne visibile e assunse una forma tondeggiante che Dominick trovava assolutamente eccitante. Avevano ripreso a fare l’amore dopo il terzo mese, scoprendo nuove posizioni e una tenerezza negli amplessi che li rendeva appagati tanto quanto i loro precedenti rapporti focosi e selvaggi. La loro vita matrimoniale procedeva tranquilla, come avevano sempre sognato, e Dominick iniziava a fantasticare sul 174


sesso del nascituro. Emma era convinta che fosse un maschio, perché la sua pancia era piuttosto bassa, e sia sua madre sia la suocera sostenevano che una pancia bassa anziché alta fosse il segno premonitore della presenza di un bambino di sesso maschile. Si divertirono a scegliere i nomi, decidendo che se fosse stato un maschio lo avrebbero chiamato Gabriel Junior, in memoria del fratello di Dominick, e se invece fosse stata una femmina il suo nome sarebbe stato Ivory. A fine Dicembre, Emma iniziò a contare i giorni che la separavano dal parto e Dominick assunse una levatrice temporanea che fosse presente in casa al momento del parto, piuttosto che chiamarne una in tutta fretta quando fosse giunta l’ora della nascita del bambino. La notte di Capodanno la loro casa ospitò la prima vera festa da ballo organizzata da Dominick ed Emma, e i cento invitati presenti, tra cui i loro familiari e amici stretti, resero quella nottata magica e festosa, e il nuovo anno fu accolto con il lancio di fuochi d’artificio offerti da Victor e Douglas. Gennaio giunse presto, freddo e nevoso, ed Emma iniziò a sentire il suo bambino che scalciava e si muoveva molto più spesso rispetto ai mesi precedenti. Quando la sua pancia assunse una forma a pera, la levatrice le disse che il bambino si era girato con la testa verso il basso ed era pronto per venire al mondo. Poteva succedere in qualunque momento ed Emma sperò che Dominick fosse in casa per tenerle la mano.

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La notte del 23 Gennaio, Emma si svegliò intorno alle tre lamentando forti dolori all’addome e nell’arco di un’ora le sue acque si ruppero bagnando il pavimento del bagno. La levatrice la fece subito stendere a letto, ed Emma sentì il bisogno di stare appoggiata alla testata per poter spingere meglio ad ogni contrazione. Dominick si sedette al suo fianco, tenendole la mano come promesso, e mentre fuori cadeva la neve che imbiancava le strade e i tetti dei palazzi di Londra, Emma sperimentò il dolore del parto stringendo i denti per non gridare. Fu un parto veloce, perché il nascituro non era eccessivamente grosso, e alle cinque del mattino, con un potente vagito, venne al mondo il piccolo Gabriel Junior Sinclair, un maschio sano di quasi tre chili di peso dalla pelle rosata, i capelli bruni e gli occhi chiari. Dominick pianse, commosso, ed Emma sorrise di gioia e di sollievo. Il bambino fu subito lavato e avvolto in una copertina, e quando Emma lo prese in braccio il piccolo si attaccò subito al suo seno, succhiando il latte materno dai suoi seni floridi. Dominick dovette aspettare che suo figlio finisse di nutrirsi per poterlo prendere in braccio e cullarlo dolcemente, ed Emma, per nulla provata dal parto, si concesse subito un bagno caldo, per poi ritornare a letto, che nel frattempo era stato cambiato con lenzuola e coperte pulite, e sdraiarsi insieme a Dominick con il loro bellissimo bambino adagiato sul proprio petto. “È un bel maschietto”, disse Dominick, sfiorandogli le gote rosse. “Assomiglia ai Sinclair ma ha gli occhi dei Carswell. Sono certo che avrà il tuo temperamento ribelle e da grande suonerà il pianoforte e dipingerà opere d’arte.” 176


“Spero che sia anche galante come il suo papà, gentile e premuroso con le donne, e che diventi un uomo virile e affascinante come sei tu.” “Potrebbe diventare un libertino che infrange i cuori.” “Oppure un romantico marchese che recita poesie e regala fiori alle sue amate fanciulle.” Dominick sorrise mentre il bambino gli stringeva forte un dito nella manina stretta a pugno. “È il nostro piccolo, grande miracolo, Dominick”, disse Emma. “Un prezioso dono del cielo.” “Hai ragione. È il frutto del nostro amore, venuto al mondo per dimostrarci quanto siamo fortunati. Abbiamo lottato per stare insieme, siamo stati coraggiosi, forti e inseparabili. E ora eccoci qui, con questo meraviglioso bambino. È davvero il nostro miracolo.” “Lo cresceremo con amore, e gli insegneremo a combattere per realizzare i suoi sogni.” “Certo. Diventerà come noi, impavido e scaltro.” Emma gli sfiorò la testolina bruna con le dita. “Benvenuto al mondo, Gabriel Junior.” Dominick guardò Emma che stringeva al petto il loro primo figlio e sentì il cuore esplodergli nel petto per tutto l’amore che provava per lei e per il loro bambino. “Emma Sinclair, sei l’amore della mia vita.” Lei sollevò lo sguardo e incontrò i suoi occhi verdi screziati di nocciola. Gli accarezzò il mento e disse: “E tu sei il mio, Dominick Sinclair.” “Per sempre?” “Fino all’ultimo dei miei giorni.” 177


“Allora ci aspetta una lunga vita insieme.” “Oh, non chiedo di meglio.” Dominick le mise un dito sotto il mento e le depose un bacio sulle labbra calde. Emma posò la testa sul suo petto e guardò il loro figlioletto Gabriel Junior Sinclair che agitava i pugnetti in aria e muoveva le gambette avvolte dalla copertina. Pensò che la sua vita aveva raggiunto la perfezione e che la felicità, quella vera, era tutta lì, racchiusa in quella stanza e nel cerchio amorevole delle braccia protettive di Dominick. Non poteva davvero chiedere nient’altro di meglio.

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Londra, 1815. La bella e talentuosa contessa Emma Carswell e il galante e affascinante marchese Dominick Sinclair vivono la loro storia d'amore in gran segreto, incontrandosi in un cottage di campagna all'insaputa delle loro rispettive famiglie, i conti Carswell e i marchesi Sinclair, divisi da un profondo rancore germogliato sei anni prima che non vuole placarsi. Incuranti dell'odio tra le loro famiglie, Emma e Dominick si amano e fanno progetti per un futuro insieme, cercando di sfuggire anche al loro destino già programmato. Infatti, Emma sta per essere data in sposa al marchese Edward Harlings e Dominick ha chiesto la mano della contessa Tess Mallory prima di incontrare Emma e innamorarsi di lei. La passione che li lega è tanto forte da spingerli a lottare contro le proprie famiglie e le rigide regole dell'aristocrazia londinese pur di stare insieme. Ma un repentino cambiamento degli eventi mette a dura prova la loro relazione costringendoli a fare una scelta d'amore coraggiosa...


INSEPARABILI - Paola Secondin - Romanzo