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Opera tutelata dal plagio su www.patamu.com con numero deposito 42809


Paola Secondin

Eterni Versi Raccolta di Poesie

Š Paola Secondin 2015

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Titolo: Eterni Versi Autrice: Paola Secondin Copertina a cura dell’Autrice © Tutti i diritti riservati all’Autrice Nessuna parte di questo libro può essere riprodotta senza il preventivo assenso dell’Autrice. La riproduzione del testo o di parti di esso costituisce un reato punibile e perseguibile con la legge. © Paola Secondin 2015

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Questa è una raccolta di poesie scritte nell’arco di vent’anni ispirate dalla vita che ho vissuto. Poesie che parlano d'amore, di sentimenti provati, di emozioni che ho nel cuore, poesie intessute di ricordi, di felicità, di malinconia, poesie dedicate ad amori passati e a persone importanti, poesie romantiche, nostalgiche, passionali, realistiche. Ogni poesia è un frammento di me, di quello che mi porto dentro l'anima, del mio passato e del mio presente. Le mie poesie hanno un mio stile personale, non seguono schemi né rime tradizionali, alcune sono moderne e attuali, altre ricordano il Romanticismo e il Decadentismo dei poeti che ho letto e amato in gioventù. Non ho studiato poesia, mi diletto a scrivere seguendo l’impeto delle mie emozioni e sensazioni, esprimendo me stessa con parole che fluiscono liberamente dall’anima alla mia mano.

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ETERNI VERSI Eterni versi, immortali parole incise sulla nuda carta dal vigoroso pennino intinto nell’inchiostro del mio trepido cuore, moti dell’anima inquieta consegnati all’eternità dalla mia mano scrivente, frammenti di realtà vissuta, istanti consumati, bruciati, taglienti schegge di vita penetrate nella mia carne, indimenticabili momenti trattenuti e poi perduti, vivide emozioni imprigionate nel prezioso scrigno dei miei ricordi, intime sensazioni rinchiuse nella fortezza della mia memoria, eterni versi intrecciati in poesie intrappolate per sempre nelle sabbie del tempo.

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FRAGILI EMOZIONI Sono fragili emozioni, quelle che albergano nei miei intimi pensieri, quelle che attraversano la mia mente scrivendo le mie rime, ripensando al mio ieri, vivendo il mio oggi, immaginando il mio domani. Fragili emozioni, quelle che colgo negli sguardi dei passanti, dentro gli occhi di chi vive, nelle lacrime di chi piange e soffre, nei sorrisi di chi gioisce e ama, nei sospiri di chi sogna e spera. Fragili emozioni, nella dolce melodia di un pianoforte, nel triste lamento di un violino, nel caldo suono di una chitarra, nelle morbide note di una cara canzone. Fragili emozioni, nell'impercettibile palpito

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dell'universo, nell'armonioso canto degli uccelli in volo, nel lieve soffio del vento tra le fronde, nel quieto scorrere dell'acqua nei ruscelli, nel delicato scrosciare della pioggia sui tetti, nel muto candore della neve che fiocca. Fragili emozioni, come fragile è la vita umana, come fragile è la felicità, come fragile è l'amore, come fragile è il cuore delle donne, come fragile è l'anima degli uomini, come fragile è l'innocenza dei bambini, come fragile è tutto ciò che c'è di bello sulla terra. Fragili emozioni, scritte nei versi delle mie poesie, fragili come le ali di una farfalla, fragili come fragile sono io...

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INNO ALL'AMORE Amore, fascinoso inganno, tenera prigione, dei cuori solitari sei l'affanno. Amore scapestrato, violento sentimento pari ad animale selvaggio che fugge e non vuol essere domato. Amore è il nome di Dio sulle labbra del mondo, nelle carezze delle madri, nei sorrisi dei figli, nelle braccia dei padri. Amore è il rapido batticuore che imporpora le guance delle pallide fanciulle, amore è la bibbia profana ai fidanzati tanto cara, è la musa senza volto dei poeti che per lei si struggono cantandone la rara bellezza con parole e rime sognanti ricamate sulla carta. Amore, tempio pagano dei mortali, pregata e agognata ossessione, magico tocco che agli umani fai spuntare le ali. Amore è arcobaleno di mille colori dipinto

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che amoreggia col cielo e seduce l'universo, amore è il suono diletto di tintinnanti campane che squarciano il buio dell'odio malvagio e allettano i pensieri di chi patisce e soffre, amore è lo sguardo puro degli occhi splendenti dei bimbi, è la risata dell'infanzia spensierata, la voce angelica della giovinezza infatuata, l’antica ruota che da sempre intreccia i destini e come vino inebriante confonde le menti e lo spirito esalta. Amore, vellutata parola simile a petali di rosa, amore corteggiato come lasciva dama che ha negli occhi e in corpo il perverso marchio della malizia, amore predicato e osannato come salvezza celeste attraverso i solenni canti che risuonano gloriosi nelle chiese del Signore sulla terra disperse, amore, deliziosa acqua di fonte sulla bocca dei pellegrini assetati, nettare divino che dà sollievo ai disperati,

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amore, meraviglioso amore, cara voce dell'anima che si espande ovunque come maestoso inno pregno di vita.

MERAVIGLIOSO Meraviglioso è guardarti sul finir della sera, quando d'arancio il ciel si colora e sul tuo viso stanco un'ombra di barba scura pian piano affiora. Meraviglioso è abbracciarti sotto il fresco portone da fiori e piante adombrato e sulla tua pelle sudata sentir l'odore d'erba verde e terra bagnata. Meraviglioso è baciarti nel cortile di bimbi gremito che ridono, corrono e gridano ai cani e assaggiare il calore del sole della tua bocca pregna d'amore. Meraviglioso è seguirti entro le mura della casa serena ove sul fuoco bolle lenta la cena e vederti sedere alla tavola imbandita mentre già racconti le gioie della giornata da poco finita. Meraviglioso è mangiare in tua compagnia quando il cielo alla finestra scolora e nella via cala il vociare delle massaie sui balconi intente a parlare. Meraviglioso è ascoltarti fischiare

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quando t'immergi nell'ombroso giardino e seguirti a piedi nudi sul prato che freme di grilli e cicale, e ancora abbracciarti sotto i rami del pino nel placido respiro della notte che sale. Meraviglioso è rientrare fra le tue braccia sospesa come candida, vergine sposa e spogliarti nel bagno e toccarti mentre scivola l'acqua insaponata dalla spugna alla tua pelle accaldata. Meraviglioso è giacere sul letto al tuo fianco nel buio che odora di sapone e bucato e al chiaror della luna argentata giocare all'amore sussurrando il tuo nome. Meraviglioso è dormire nella tua stretta sicura nella culla del sonno che adagio ci avvolge e sapere che domani sarai ancora qui vicino nel roseo risveglio del pigro mattino. Meraviglioso è il senso del nostro amore, vigorosa catena di gesti baci e parole che al fluire del tempo non si piega e nel suo perpetuo corso si tempra.

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PRIMO AMORE Amore mio perduto, pittore strambo dallo sguardo triste, quanto mi manchi ora che sei lontano! Ricorda l'anima mia la piccola casa di periferia, fredda alcova dei nostri giorni lieti, la stanza bianca di luce vestita di niente e la vecchia sedia scricchiolante ai piè della finestra gialla di sole e rossa d'amore, e il letto, soffice giaciglio, ove riposavamo le stanche membra nelle pigre ore del giorno assolato. Amavi il mio corpo di struggente passione, mentre posavo quieta, nuda e tremante, con un drappo verde sulle spalle bianche e una corona di fiorÏ sul capo ramato. Cantavan gli usignoli sui rami odorosi nel silenzio del giardino in fiore e tu, artista virtuoso, sulla candida tela mi ritraevi come tenera figlia di primavera. Lento scorreva il tuo pennello intinto del colore della mia carne, e i tuoi occhi, vivaci zaffiri sempre attenti, solcavano il profilo e le chiare curve del mio giovane corpo dÏ femmina.

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Pelle di luna e capelli di rame, cosĂŹ mi chiamavi guardandomi dolce al chiaror del debole lume acceso alla finestra al calar della sera, quando la mano posavi stanca invitandomi a seguirti sul casto letto ch'era per noi rifugio d'amore. Ero per te ninfetta adorata, soave Lolita sognata, vergine fiore da annusare tra le bianche lenzuola, tiepida amante da abbracciare stretta su quell'altare di lino al tuo cuor cosĂŹ caro. Ricorda la viva memoria quelle notti d'incanto, le tue mani esperte che frugavano lente sul mio petto ansante, le dita di colore macchiate posate con ardore sul timido seno e sul pallido ventre, le carezze lascive fra le magre cosce e i baci ardenti sulle labbra rosate, e i tuoi sospiri, frementi soffi di brama sulla mia serica pelle. Ricordano i miei sensi il tocco gentile dei caldi polpastrelli e l'umida bocca di baci avida, l'odore asprigno della tua carne e l'aroma salato dell'umido petto,

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e il tuo peso greve su di me mentre ti prendevi dell'innocenza il mio fiore e gridavi il mio nome alle soglie del carnale paradiso. Ricordano gli occhi miei l'oro dei tuoi capelli e lo sguardo celestino, le nostre ombre danzanti sul muro alla tremula fiamma della candela, e l'amica oscuritĂ , cupo drappo dalla finestra sceso che celava il virginale rossore delle mie guance infiammate dal primo amore. Artista mio adorato, pittore pazzo e squattrinato, la tua Musa ancor ti ama e ti rammenta, come allora, giovane e bello, poeta e menestrello, amante appassionato della vita e dei suoi piaceri, cantore innamorato della sua bella e dei suoi misteri. Il tuo ricordo, mio primo amore, m'accompagna lieto riscaldandomi il cuore.

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PASSIONE Colora catene di nubi il sole morente steso sul fosco orizzonte, trafigge le nebbie sui monti la luce celeste della sera che avanza imminente, fluiscono lente le ombre disperse dal vento, appaiono, scompaiono, trattengono per un immobile istante il tempo evanescente, e fra le immagini stanche avvolte di spirali blu confusamente, come in sogno, affiori anche tu. Nuda e offerta, col cuore indebolito e molle d'amore nel tenero petto cerco con gli occhi i tuoi muti sguardi carichi di vogliosi desideri su di me adagiati, messaggeri silenti del tuo spirito inquieto agitato da lascivi sentimenti. Violento è il desiderio che scuote la mente dolente, disperata, affamata di te e di carnali piaceri, doloroso è l'affanno nel ventre bramoso

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di calde lussurie e segrete passioni. Chiusa è la mia anima nel tuo petto, prigioniera di te che sei il mio tutto nell'universo pieno di niente, tu che sei la casa del mio amore, mia unica, languida ossessione. La fragilità che mi storpia è una febbre che m'assale quando sono separata da te che sei il mio sole, ladro delle mie emozioni nascoste, malattia del mio fragile sangue, tu che mi rendi succube impotente del tuo affettuoso dominio, tu che mi rubi il fiato dal petto ansante coi tuoi baci accesi d’ardore, e in me sprofondi e ti fondi lacerando i miei cedevoli confini, entrandomi dentro come lama affilata di un sognato pugnale portatore di gioia. Amami ancora come fa il cielo col mare sulla linea confusa del velato orizzonte, amami sempre ed eternamente tu che m'hai reso tua schiava d’amore.

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L’AMANTE Giovane e impetuoso, sorprendente e coraggioso, il mio amante è come il sole. Ne ha la forza, l'ardore, il dirompente splendore. Sul viso imberbe sfoggia il casto marchio di un fanciullo innocente, fragile e introverso, inquieto adolescente dal cuore impavido che nulla teme. Bello come Narciso sulle acque affacciato, regale come cigno selvaggio, bianco giglio delicato tenero e sognante, spavaldo e incosciente. Il mio amante ride al mondo e vi balla nel mezzo, divora la vita con l'audacia del fuoco e semina ovunque la sua gaia risata, va a piedi nudi su prati fioriti e si lascia sfiorare dagli sguardi ammirati dei passanti, fra le mie braccia s'abbandona stanco quando s'accende la luna e s'alza il silenzio, e lÏ si addormenta

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come cucciolo d'uomo indifeso che cerca protezione e richiama amore. Il mio amante ha l'oro nei capelli e l'ambra sulla pelle, i suoi occhi son gemme di verde cristallo e mare celeste, la sua bocca è rossa come bacca di bosco, dolce di miele e calda d'amore, e le sue labbra son petali di rosa vellutata che dispensano baci infuocati. Ha grandi mani capaci di carezze di seta, calde braccia che sanno stringere con ardente passione, un nido d'affetto al posto del petto, natiche perfette su gambe d'acciaio e piedi felini dal passo svelto. Il mio amante è un angelo caduto dal cielo, divina creatura senz'ali né velo, è un diavolo tentatore che seduce con sguardi di brace e sussurra al mio cuore parole indorate. E’ amabile e gentile, ambiguo e perverso, è l'amante ch'io amo di un amore sviscerato e immenso.

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SENTIMENTO Sentimento, gioia inattesa che sboccia dentro, nuova emozione, brivido intenso, forse d'amore. Sentimento, tremito interiore che dà tormento, uragano sconvolgente, fingere che non ci sia non serve a niente. Sentimento, vertigine che controllo a stento, sapore dolce fra le labbra, morbido calore delle tue braccia. Sentimento, voce del cuore che ai miei giorni dà senso, quieta armonia, tenera pazzia. Sentimento, ciò che sento per te in questo momento, sentimento, strana melodia che annulla il tempo, sentimento senza nome cresciuto in noi come un fiore, sentimento naturale, no, non lasciarlo andare, sentimento, dolce marea in cui voglio naufragare.

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VITA Vita, terreno palcoscenico delle mie intime recitazioni, segreto battito che ti agiti nel mio petto, fuoco sacro che scorri liquido nelle mie vene e incendi le mie carni, voce del cuore che sussurri nella mia mente e mi spingi a cercare e ovunque strappare briciole d'affetto e brandelli d'amore, vita mia appassionata, cosĂŹ impervia e strana eppur ricca di emozioni e ricordi che fanno di me la donna che sono, regalo divino che custodisco gelosamente come raro e prezioso tesoro, vivida luce che invadi e accendi i miei occhi affacciati sull'arduo mondo, vita mia appagata, quante poesie mi hai ispirato, di quanti sogni hai intessuto le mie stagioni, di quante azioni sei stata il movente, di quanti affanni e pianti

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sei stata la causa, di quante gioie e risate sei stata la magistrale artefice, quanto amore hai versato per me e su di me, forse troppo! Ti amo vita, mia unica ragione d'esistenza, mio sole, mia anima gemella! Ti amo adesso che sei fiore sbocciato in me da poco, come fresca rosa splendida nel suo turgore, e ti amerò anche domani, quando appassirai lenta tingendo d'argento i miei capelli e sul mio viso traccerai i segni indelebili del tempo consumato, e ancora ti amerò, cara vita, fino all'ultima delle mie albe, quando sarò vecchia e ormai sciupata, troppo debole e sfinita per correrti appresso. Ti lascerò andare, vita, e soffrirò nel corpo per il tuo abbandono, ma con l'anima ti seguirò leggera e ti prenderò per mano, e insieme varcheremo i cancelli dell'agognato regno eterno e andremo oltre,

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cercando la fine dell'infinito. Fino ad allora, mia dolce vita, ti terrò stretta a me per non lasciarti andare, imprigionata negli abissi del mio cuore con i legacci saldi del mio amore.

NOTTE DI SOGNO Salpa lontano, mia nave di cristallo, scivola lenta sul mare di diamante, ascolta la dolce canzone della stella del mattino, canto divino che m'invita ad attraversare le acque solitarie, conducimi lĂ  dove risuona il tamburello distante del mio amato menestrello. Vieni straniero in questa notte insonne, costruisci un castello di note attorno al mio cuore, incantami con le parole del tuo canto, cullami nella melodia del tuo strumento, caro musicista venuto da una terra lontana dalle stelle. Quando il mattino busserĂ  alle porte del mio rifugio segreto, bacia le mie labbra e sospingi la mia barca, e canta le tue rime

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mentre scivolerò via addormentandomi nella nebbia dell'oblio, e quando, ormai lontana sentirò il richiamo di una sinfonia gitana, chiuderò gli occhi su questa notte di sogno e navigherò sola incontro ai verdi lidi del mio regno incantato.

ALL'OMBRA DEL SALICE All'ombra del salice, un mattino di Marzo, tu mi prendesti la mano e gli occhi tuoi color dell'ebano posasti nei miei. Tacquero gli uccelli mentre dicevi "Ti Amo", si levò il vento quando ti avvicinasti per stringermi al petto, e una nube velò il sole allorché mi baciasti sulla bocca innocente. All'ombra del salice mi facesti tua con le labbra e con il cuore, sotto le fronde ondeggianti m'insegnasti l'amore e il dolce torpore dell’umana passione. Quel giorno di Marzo capii che quel bacio mi avrebbe cambiata, all'ombra del salice morì la bambina e fiorì la giovane donna in me nascosta. Anni e stagioni sono trascorsi

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da quel lontano mattino, altri occhi e altre voci mi hanno parlato d'amore e molti sono i baci che il mio passato hanno segnato. Eppure oggi, all'ombra del salice, il tempo perduto mi scorre al fianco e le antiche emozioni tornano a fiorire. Ho perduto l'innocenza, ho vissuto la mia vita, ma in questo momento l'orologio del tempo è tornato indietro e ora batte i secondi preziosi di quel giorno di Marzo. Il ricordo del mio primo bacio inonda il presente e l'universo scompare come inghiottito entro le fauci del passato mai scordato. E mi scopro di nuovo bambina casta e innocente mentre siedo qui sola all'ombra del salice.

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COME IL MARE Immensa si fa l'anima e profonda come il mare quando il pensiero libero e sincero su ali di gabbiano vola sino a te. E infinito si fa il mio amore, come il mare, quando mi fondo come un'onda, insieme a te.

RISVEGLIO Riaprendo gli occhi pregni di buio notturno ho visto l'alba bianca e vermiglia danzare radiosa alla finestra, e il mite canto del fringuello ho sentito cinguettare nella pace del mattino. La vecchia campana del vicino paesello suonava i leggiadri rintocchi del pigro mezzogiorno, e piovevano dal roseo cielo collane di luce ambrata e tiepide lame di sole giallo, mentre tu mi giacevi accanto sul bianco guanciale addormentato,

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nude le spalle lambite dall'ombra dorata, offerta ai miei sguardi la bronzea schiena solcata nel mezzo, calmo il tuo respiro dal sonno rapito e tenera l'onda bionda dei capelli scarmigliati sulla liscia guancia poeticamente adagiati. Com'era bello guardarti dormire come fossi un angelo caduto per sbaglio lĂŹ al mio fianco! E infine abbracciarti e baciarti e dirti “Ti Amoâ€? nel silenzio incantato del mio risveglio beato.

LA DANZATRICE Ammaliatrice creatura dalla chioma corvina, languida incantatrice adorna di bellezza, la danzatrice avanza sicura sulle nobili gambe, alta e fiera la testa sulle nivee spalle. Dondola pigra sui piedi snelli calzati di stoffa ricamata, s'immerge tra le genti smuovendo le balze

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dell'ampia gonna, offre agli sguardi impuri il marmoreo pallore delle sue carni esposte, e gli occhi, tizzoni ardenti, ammiccano languidi fra le ciglia d'ebano frementi come ali di farfalla. La danzatrice balla, ondeggia Ă­ fianchi rigogliosi come onde marine sospinte dai venti, incanta gli animi con i seni rotondi che s'agitano bianchi tra i nastri allentati della veste purpurea, inarca la bella schiena nuda come un regal serpente che striscia sull'erba, e scuote le natiche piene celate alla vista sotto i veli leggeri d'un rosso cangiante. L'esile corpo si tende nel ballo sfrenato, guizza l'eterea pelle tra le pieghe di seta impalpabile, s'increspa la lunga chioma in riccioli e onde sul fragile collo,

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ride la bocca, rubino acceso pieno di dolcezza, e brillano gli occhi, spiragli dell'anima, come zaffiri sulle guance di perla. Balla la giovane ninfa sulle note dei cantori estasiati, rincorre il gioioso ritmo come selvaggia gazzella dal crine nero, ruota nell'aria le graziose mani di gioielli arricchite e solleva sul capo le braccia sinuose come morbidi giunchi. La danzatrice balla, offre la sua fresca gioventĂš agli sguardi lascivi dei maschi, danza leggera come brezza estiva spargendo intorno profumo di fiori e frutti che sgorga dai ricci scuri e dalle cosce vivaci. Bella come candida rosa racchiusa tra petali di stoffa sanguigna, amabile fanciulla dal cuore appassionato che arde nel petto, balla nella notte rossa e gialla di fuochi, e mostra la sua nobile figura avvolta di grazia e voluttĂ .

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Sua è la piazza, suoi sono i cuori dei presenti che si riempiono gli occhi delle sue floride curve, sua è la notte, oscura amica, e la luna e le stelle che ne invidiano il corpo plasmato come tenera argilla dall'amore di mani divine. E la guarda il cielo stregato mentre lei gira e balla, soave danzatrice di suprema bellezza.

IL PIANISTA Dita d'avorio leggere come farfalle in volo sui tasti biancheggianti, mani d'uomo gentili ebbre di dolcezza e tenacia al contempo, sinuose nei gesti, sensuali nel tocco, delicate come soffi di brezza marina che sorvolano il mare arricciando le onde. Il pianista suona nell'ombra

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della notte quieta, ama il suo strumento come morbido corpo di donna prostrata al suo grembo, ne accarezza i tasti come sfiorando le pallide carni dell'amata sognante, e la musica vibra, s'innalza colmando il silenzio, tremule note d'amore che s'inseguono e palpitano nell'aria muta, suono solenne, placido e soave, acquista vigore, cresce e si espande colorandosi di segreta passione. Nella musica che inebria i sensi e intorpidisce il cuore, il pianista s'abbandona con languore, i bell’occhi abbassati, gemme lucenti che guizzano d'irruenza fra le ciglia scure, e il corpo teso all'inseguimento dell'impavida melodia che sgorga leggiadra dall'anima inquieta. Assorto nella musica che rapisce e confonde lo spirito, il pianista si fonde col suo piano nell'appassionata armonia di suoni che salgono al cielo ammiccando alla gravida luna

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come baci d'amore sul volto arrossato d'una bionda fanciulla assopita sul petto del suo innamorato.

ORIZZONTI Ricordi, cara amica, l'estate azzurra della nostra vita, quando oziavamo sui verdi prati incolti guardando il cielo alto e immenso sulle nostre teste? I nostri giorni bianchi, tiepidi e velati, le pigre risate e i cieli inquieti brulicanti di stormi d'uccelli, l'aria fresca del timido mattino e le brine luccicanti nell'aurora infreddolita, e il tempo, oceano senza confini, dilatato nello spazio, illimitato, come i nostri sogni ... Ricordi, cara amica, gli incantevoli orizzonti che nelle ore brumose accendevano il sole, e l'umido paesaggio infiammato dai raggi che piovevano dal cielo annuvolato? Il verde lago addormentato

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dove stavano sospese, come a specchiarsi, le gonfie nubi ai picchi dei monti incatenate, o nascoste tra le cime ondeggianti dei pini, e il fruscio delle lepri in fuga sulle rive rosa e verdi, le azzurre lame d'acqua solcate dai nobili cigni e le erbose sponde simili a onde marine di fiori indaco e viola ricamate ... Ricordi, cara amica, i soli bruniti che al tramonto rivestivano i campi, e tingevano d'oro le strade, i canali, e la cittĂ  intera? E il profumo dell'eternitĂ , immensa come i cari orizzonti bagnati di rame nella calda luce della sera ... Ancor oggi, al sol pensiero, m'avvampa il cuore dei rossi orizzonti innamorato.

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PRIMAVERA Primavera, deliziosa ninfa di bosco che rinasci allo scader dell'inverno e dal rugginoso manto di foglie ti ergi radiosa come bianca fanciulla dal capo fiorito di primule e viole e i riccioli d'oro profusi di nettare, primavera che t'affacci ridente sugli specchi d'acqua sciogliendo l'ultimo gelo e tramuti la sterile terra in floridi prati smeraldini e tremule acque cristalline, primavera, fertile dea gravida di gemme e frutti che partorisci e spargi intorno tempestando di colori il grigio paesaggio, con il tiepido fiato riscaldi l'aria e di calore accendi il sole, con i limpidi occhi accarezzi il cielo donandogli una veste azzurra ornata di bianche corolle di nubi, con la voce soave richiami gli uccelli invitandoli a lasciare i nidi per cinguettar fra i rami in fiore annunciando il tuo lieto ritorno, e con l'incantevole sorriso semini bellezza lĂ  dove il freddo inverno

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ha scordato i suoi ingialliti orpelli. Ti amo primavera, per le tue miti giornate che odorano di fiori e per il delicato soffio del dolce vento che ha il sapore del sole, per i tuoi cieli turchesi e le verdi distese d'erba e mughetti che rallegrano il cuore, per il tuo vivido splendore che ovunque freme e talvolta affiora nella bella estate, tua amica, che in te giĂ  si rispecchia. Primavera, stagione mia adorata, cosĂŹ breve eppure intensa, sei la vita che rinasce, la bellezza che ritorna, e io t'ammiro, graziosa regina, come tenera rondinella che attende il tuo risveglio per tornare al caro nido abbandonato al tuo commiato.

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ELOGIO ALL’ESTATE Ti canterò in versi e tesserò le tue lodi con parole intrise d'amore, mi cullerò nel tuo calore e nella luce imbevuta d'oro del tuo radioso sole, la notte sospirerò di passione sotto il mistico alone della tua luna splendente, e conterò sulle dita le stelle come gemme drappeggiante nel blu sconfinato del tuo cielo sfavillante. Andrò per le strade orlate di rovi e cespugli di more rossastre e neri mirtilli con l'anima nuda e offerta al torrido bacio dei tuoi raggi invadenti, calpesterò a piedi scalzi l'erba smeraldina dei tuoi prati olezzanti di fiori profumati, e correrò libera fra le onde gialle di spighe di grano e i rossi papaveri dei tuoi campi arsi dal sole, la sera sosterò all'ombra dei peschi appesantiti dai frutti polposi e in silenzio amerò

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i tuoi tramonti vermigli e quei cieli grondanti di luminosi colori, ove le rondini impazzite danzano leggiadre ricamando archi e cerchi tra le rosse sfumature. Come vagabonda senza dimora dormirò s’un tappeto di bianche margherite ascoltando la quieta serenata delle cicale frementi e dei grilli esultanti, il canto lontano dei cuculi accaldati e le grida dei pavoni in amore. Avrò lucciole danzanti a tenermi compagnia, e forse un alito di brezza a stormir tra le fronde in adorabile sinfonia. Mi sveglierò all'alba con stille di rugiada tra i capelli e sulle labbra, nuoterò nelle acque lucenti di un fresco ruscello inebriandomi la vista dei luccicanti riflessi del rosato buongiorno. Poi ti prenderò per mano,

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e me ne andrò a spasso fischiando spensierata con le mani in tasca e un filo d'erba in bocca, un cappello di paglia sulla testa e un papavero appuntato sul petto. Vivrò di more e lamponi, fragole e ribes, fichi e meloni, placherò la mia sete con l'acqua zampillante delle fonti di montagna e mi sbronzerò di sole e vino come briccone di strada malandrino. Allo scoppiar degli acquazzoni troverò rifugio sotto pergole odorose di glicini in fiore, e lì contemplerò la magia dell'arcobaleno incantato, teso ad arco dalla terra di pioggia inzuppata alle nubi viola e nere percorse dai bagliori di lampi e tuoni. Sarò libera e selvaggia come il tuo caldo vento che sussurra tra i filari di frumento, sarò leggiadra come farfalla in volo sulle distese di girasoli dei tuoi verdi colli, avrò sulla pelle il colore del tuo miele

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e negli occhi il riverbero azzurro dei tuoi cieli ampi e tersi, e ti somiglierò, mia amata estate, trionfo della vita, esplosione di colori, profumi e odori, meravigliosa stagione tanto attesa che m'ispiri amore e soffi gioia pura sul mio tremulo cuore. Non aver fretta di appassire, mia bellissima estate!

AUTUNNO Autunno, vezzoso pittore che nella tua tavolozza mischi i colori del mondo e con la mano bizzosa dipingi i paesaggi di pennellate virtuose, di ruggine e rame le fronde, di giallo e rosso le tremule foglie. Autunno, brioso tripudio di tinte incendiate, i tuoi soli hanno il caldo riflesso dell'ambra, i tuoi cieli son tele gocciolanti d'oro brunito, e i prati e i campi

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sono immensi tappeti di foglie cosparsi. Autunno, pigro addio dell'estate, tempo di raccolta di frutti maturi che gravano sui rami di viti, noccioli, castagni e fichi. Sorridono i contadini coi cesti ricolmi di grappoli d'uve dai chicchi rubini, e bolle nelle vaste cantine l'odoroso mosto che gronderà vino nel dì di vendemmia, quando donne e bambini danzeranno scalzi nelle tinozze tra le risate e i canti della festa più gaia di codesta stagione. Echeggiano tra i boschi i primi spari dei pazienti cacciatori e pullulano i sentieri di chi raccoglie funghi novelli e castagne in riccio, mentre in casa già si preparano teglie e padelle per accogliere con calore prede e frutti da rosolar sulle fiamme del crepitante focolare. Autunno, tempo gradito ai Santi e ai Defunti compianti, tua è la sacra mano

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che di fiori e preghiere cosparge i silenziosi cimiteri, tue son le limpide giornate sferzate dai primi venti pungenti, tue son le corte ore che sfumano in notte nei tramonti d'arancio incendiati, e l'aria odorosa di legna bruciata che annuncia l'arrivo del maestoso inverno. Autunno, ozioso viandante che ti porti appresso cortine d'argentea pioggia e parate d'umida nebbia che infradicia le ossa, gioioso è lo scoppiettio del fuoco che arde nel camino al tuo arrivo, caldo è l'abbraccio delle soffici coperte che rivestono il letto e dei cari maglioni e cappotti che rispuntano dagli armadi per tornare a coprire le membra infreddolite dal tuo passaggio. Autunno, pacato quadro che ritrai i volti svogliati degli scolari sui libri chinati e le strade allagate di pioggia dove naufragano rapide le foglie appassite, sei la noia di chi non sopporta

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il tuo grigio mantello, sei la triste malinconia di chi s'accolla ai vetri appannati e sogna la spensierata allegria dell'estate radiosa ormai deceduta, sei il suono greve delle meste campane che richiamano i fedeli alle sante messe delle chiese nelle brumose domeniche profumate d'incenso e intrise di pace.

ADDIO ALL'INVERNO Rapido s'attorciglia il fumo serpeggiante come in spirale bianco-azzurra che dai negri comignoli si snoda e fluttuando sale. Nel cielo basso e greve che del carbone ha il nero colore muto muore il giorno percosso dal vento tagliente che sibila e ulula in tetro lamento. E' codesta la voce dell'inverno, oscuro cavaliere dalle spalle di gelo ammantate, la barba e il crine bianchi di neve,

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negli occhi il ghiaccio e nel suo fiato la nebbia. Inerte è la terra grigia e spoglia, sterile di fiori e frutti, immenso è il silenzio che dalle campagne nude alle strade deserte s'inerpica fino al cielo, e perfino le stelle, infreddolite, tremano come deboli fiammelle intimorite. Tedioso inverno, che costringi le genti a rannicchiarsi ai piè dei camini e delle stufe scoppiettanti, agguerrito nemico del sole che da te rifugge e dietro orpelli di livide nubi si nasconde, guarda le acque che ghiacciano in specchi lucenti al tuo passaggio, l'erba dei prati che ingiallisce sotto i tuoi gelidi passi, i rami ossuti degli alberi che paiono invocare pietà coi loro macabri scheletri, e il mesto paesaggio bianco di neve e brina che pare un mosaico inanimato. Tendi l'orecchio al pietoso canto dei magri passerotti che invano cercano cibo

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negli aridi orticelli incolti, e ascolta il sinistro gracchiar dei corvi che si librano nell'aria di piombo come demoni oscuri. Avvilito pare l'universo spento della vita e dei suoi colori, ma presto s'accenderà una luce nel cuore buio del creato allorché il Natale, dolcemente, busserà alle porte, e un gaio sospiro colmerà il silenzio con i botti del Capodanno, per poi aspettare il lieto arrivo del Carnevale, burlone mascherato con gli occhi che versano coriandoli e stelle filanti, e il grosso pancione ricolmo di frittelle e delizie zuccherose. Arlecchino ti porgerà il cappello e Colombina t'aiuterà a coprirti del tuo mantello, e la strada si spianerà al tuo orizzonte invitandoti a partire, sgradito inverno, lasciando il posto alla regina primavera che all'arrivo della Pasqua risveglierà la terra che tu hai ammortito. Molesto inverno, che incombi uggioso alla mia finestra, contati sono i tuoi giorni poiché al primo raggio di timido sole

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ti guarderò sparire sul tuo cavallo scuro, accompagnato da un corteo di corvi, tuoi fedeli servitori, e dal lento strisciare della tua grama ombra.

ROSA DI MAGGIO Rosa di Maggio che volgi i tuoi petali al sole per farti baciare, fiore vellutato che odori di profumata bellezza e spargi attorno il tuo nettare intriso d'amore. Quanti rigidi inverni hanno visto i tuoi fragili petali, quanto gelo ha patito il tuo stelo in attesa di un nuovo raggio di sole. Tu, piccolo bocciolo velato di rugiada, rinasci alla nuova primavera in un timido palpito, e sbocci ancora una volta sfoggiando l'immutata bellezza di una Rosa di Maggio mai appassita che non conosce il tempo e torna al suo vivido splendore come fosse sempre la prima volta. Forte e fragile al contempo,

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delicata eppur pungente, ti ergi nel vento indossando i colori dell'arcobaleno, fiera e selvaggia come sei, vellutata regina del mondo al risveglio.

MAMMA Mamma è il nome universale che fiorisce sulle labbra dei figli del mondo intero, mamma è la dolce parola che significa amore, sacrificio e tenerezza, mamma è l'umile donna che rinuncia alla propria libertà per donarla al fiore che germoglia nel suo ventre, mamma è un angelo terreno che sa capire, perdonare e tutto accettare. Mamma è una e una soltanto, è un'amica sempre presente, un appiglio sicuro a cui aggrapparsi quando la vita si gonfia come il mare in tempesta. Mamma è anche colei che si domanda se il suo amore è grande abbastanza, colei che teme di sbagliare

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e in silenzio si chiede se davvero è degna di portare un nome così speciale. Cara mamma, luce dei tuoi bimbi, non dubitare del tuo affetto perché comunque crescano i tuoi figli, Dio saprà che avrai fatto del tuo meglio per renderli perfetti. Dimentica i tuoi crucci e ritorna bambina, perché Mamma è soprattutto la donna che un tempo è stata bimba e figlia di un'altra Mamma dal cuore di burro nel petto di fiamma.

ODE ALLA NOTTE Maestosa è la notte, sovrana del silenzio, regale dama oscura di nero vestita. Stende sul mondo il suo manto d'ebano al morir del sole e come una regina indossa gli astri e la luna per far invidia al giorno. Tenebrosa è la notte, gelida signora dell'inverno,

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mite bimbetta di primavera, calda femmina estiva, umida ninfetta d'autunno. E gli occhi si sollevano estasiati al suo cospetto, e i cuori fremono al chiaror della sua luna. Pigra madre che culla i suoi figli nel grembo del sonno, dolce sorella degli animi inquieti che vagano per le strade sotto i lembi alzati del suo mantello, cupa amica delle vivaci creature che incendiano di vita la sua mite presenza. Notte serena dei fanciulli addormentati, notte ardente degli amanti innamorati, notte adorata e decantata da pittori, scrittori e sonatori. Notte sempre bella, misteriosa principessa che cede il trono alla figlia alba e si ritira in discreta parte. Nera è la notte

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come perla d'Oriente, deliziosa è la notte per chi s'abbandona alle sue braccia sognando di amarla come nericcia fanciulla dal crine bruno e occhi di stella.

ESILIO E s'alza il silenzio, respiro intenso dell'oscurità, drappo leggero che ammanta le cose, muto torpore che ubriaca la vita. II flusso del tempo è ora squarciato, dilaniato, le maree della pace si fanno vicine, le ore appesantite, sempre più grevi, e le ombre sorridono, scure e malinconiche, languide pennellate di buio guidate dalla mano di un triste pittore. Simile ad una tana è la mia umile, spoglia stanza, il silenzio mi accompagna, mi distrae e mi inganna. Tace la bocca, muore il lamento, sereno è il cuore assopito nel petto, appassiscono i rumori come fiori senz'acqua. E l'eco dell'anima si spegne, la solitudine m'assale, eterna divoratrice d'universi,

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lei che sotto false spoglie fa impazzire la gente, avida giocoliera dei fragili sentimenti umani, pacata amica che si nasconde dietro occhi di serpente. La mia mente viaggia oltreoceano, scivola inerte nel vuoto dell'assenza, e tacciono i pensieri, germogli addormentati, mentre avvizzisco come pianta senza radici. Notte d'esilio sotto un cielo indifferente, come scorre lento il ritmo della vita, e là, oltre il limite dell'infinito, com'è calmo il silenzio che sovrasta il nulla.

L'INDIFFERENZA Cupo è il sole addolorato che non incendia più la terra, racchiusa è la luna offesa in grembo al cielo, e fredde son le stelle di pece ricoperte. Il firmamento celeste è svanito, dall'orrore inghiottito. Spento è il sorriso sui visetti impauriti dei bimbi, piangono i vecchi che di tanto odio non san darsi pace, e intanto muore il mondo,

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soccombe tra i bagliori dei fuochi che di sangue e di morte accendono il cielo. L'universo che Dio ha plasmato si distrugge tra le mani dell'uomo, cresce il pianto insanguinato delle genti cacciate e dei popoli decimati, e nel grido osceno dell'umanità divisa, lacerata e usurpata, la bellezza della Terra sfiorisce, la gioia della vita s'appanna, e insieme a lei anche la pace s'annulla. Battagliera avanza l'ombra senza onore della guerra, l'aria si fa torva e greve nei giorni senza ore, mentre tace e d'indifferenza si riveste lo sguardo timoroso di chi non soffre, e da lontano sta a guardare come se niente fosse. Vergognosa è l'incuranza di chi chiude gli occhi per non vedere e si finge sordo per non sentire, vigliacco è il cuore umano che si rintana nel petto perché incapace di provare pietà e compassione per i fratelli agonizzanti sulle strade colpite e invase dalle lotte. Meschina è l'indifferenza, umana debolezza

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che oscura la vista e i sentimenti annienta.

ODE A CRISTO Vorrei essere nata nel tuo tempo e aver vissuto calpestando la tua terra. Vorrei averti incontrato sul mio cammino e ricevere la grazia di un tuo sguardo. Vorrei aver potuto ascoltare le tue sacre parole e sentire la fede ardere nel mio sangue. Vorrei aver camminato al tuo fianco e sfiorare con mano la tua benedetta veste. Vorrei aver peregrinato con te sulle strade di Galilea e assistere ai tuoi grandi miracoli con occhi estasiati. Vorrei essere stata una tua discepola e seguire i tuoi passi godendo della tua presenza. Vorrei aver ricevuto una tua carezza sul viso e provare la beatitudine del tocco della tua mano santa. Vorrei essere stata partecipe della tua missione terrena e sedere alla tua mensa mangiando il pane e il vino offerto dalle tue gloriose mani. Vorrei aver lavato e baciato i tuoi piedi stanchi e dimostrarti cosĂŹ la mia devozione assoluta. Vorrei essere stata presente allo scadere del tuo tempo e averti dato conforto mentre venivi tradito e abbandonato per salvare il mondo sacrificando la tua stessa vita. Vorrei aver condiviso il dolore struggente

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della tua passione e sorretto il peso della tua mortale croce. Vorrei aver pianto la tua morte e cosparso le tue ferite di unguenti e oli profumati in attesa della tua resurrezione. Vorrei aver esultato d’innanzi al tuo ritorno dal sepolcro e gioito un’ultima volta ancora alla vista del tuo beato volto prima della tua ascesa al cielo. Vorrei averti amato allora come ti amo adesso, perché tu sei la via, sei la verità, sei la vita, sei la mia guida, sei il mio pastore, sei il mio adorato Signore.

L’IMMENSO Siamo due germogli di vita che intrecciano le loro radici, siamo due vortici d’aria che si mescolano in un solo vento, siamo due fulgide stelle che risplendono nello stesso cielo, siamo due caldi respiri che si fondono in un solo fiato, siamo un groviglio di emozioni e sensazioni che generano un meraviglioso sentimento, siamo parole che sgorgano in una sola voce, siamo i pensieri della stessa mente, siamo i sorrisi della medesima gioia,

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siamo i gesti di un solo corpo, siamo l’incanto di un amore accecante, siamo l’infinito che non muore, siamo l’immenso senza confini.

TRISTEZZA E’ amaro e penoso, nei giorni d'autunno, ascoltare alla finestra dell'umida dimora l'eco distante di antichi ricordi che emergono dalle nebbie del tempo in fievoli canti e rantoli affranti. Muoiono lente le ore zoppicanti imbevute di noia e di tetri rimpianti, e l'anima geme sotto il cielo piovoso che grava, grigio e fosco come pesante macigno d'acqua asperso. Si stringe il cuore nel petto quando gli occhi al vetro appuntati si riempiono di pioggia, che dilatandosi in grandi nastri di cristalli e diamanti scintillanti evocano alla mente straziata le fredde sbarre luccicanti d’una prigione terrena senza confine. Vibra l'angoscia come corda di violino, crudele seviziatrice che mi percuote nel profondo e avvelena il mio sangue col suo morso di serpe,

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e piange la speranza vinta dalla nemica sofferenza, e il mondo intero gocciola stille di sogni infranti, stracciati e calpestati.

DOPO LA TEMPESTA Notte di lucciole tra verdi steli e bianche corolle, sfarfallio di falene nel magico alone di un fioco lampione, ombre di luna che chiazzano il prato, luccichio di stille che come perle brillano sul fogliame inzuppato di lucida pioggia dell'acquazzone passato. Brezza leggera che bisbiglia tra le foglie, profumo di muschio e odor di terra nell'aria sospesa che trasporta echi lontani di rombi di tuoni, lampi distanti che dipingono l'attimo

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colorando di blu e viola stralci di cielo strappato, di nero e grigio sfregiato. Notte serena dopo la violenta tempesta, gracchiar di ranocchi nell'immobile stagno, gocciolio d'acqua dalle fronde pesanti, miagolio d'un gatto spaesato che s'aggira felino tra i cespugli di mirto e rosmarino. Atmosfera fatata che sa d'incanto, delicato silenzio ammantato di pace, tenero respiro della natura turbata che si rianima lenta. Vestita d'argento è la ragnatela slabbrata del piccolo ragno, chiara e lucente è la striscia d'asfalto che serpeggia sul prato iridescente tra le umide pietre e le aiuole fiorite dove brillan le gocce come diamanti dispersi sui fragili petali stillanti. Notte di fiaba

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nel principesco giardino sfavillante che pare un regno di cristallo vivido e splendente nell'algido chiarore della luna occhieggiante fra le nubi scure.

AMORE DI FUOCO Arrivi all'improvviso, come un ladro, basta un attimo, il tempo di uno sguardo, e nulla tranne te ha piÚ importanza. All'improvviso tutto è fuori tempo, senza regole, improvvisato, un gioco sregolato, un'altalena di emozioni, e la vita non fa piÚ paura. Il cuore arde, la mente vola, vivo fluttuando nell'aria, farfalla innamorata. Respiro solo per te, ho fame della tua pelle, sete delle tue labbra, mi avvolgo nel tuo profumo. Prima del tuo arrivo ero un bozzolo vuoto, un'immensa attesa, ora vivo in fretta, divoro gli istanti bruciando con essi.

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Guardo il mondo andare avanti senza di me, io vivo altrove, chiusa nel nostro santuario, regno segreto costruito solamente per noi due. Le nostre notti sono puro abbandono, groviglio di gambe e braccia su lenzuola sgualcite, capelli che si intrecciano fra le dita, mani che si cercano, la mia testa sul tuo petto ad ascoltare il battito accelerato del tuo cuore fuso con il mio. I nostri giorni sono accesi, brillano di sguardi maliziosi, echeggiano di risate, fioriscono di gioia estrema. Salutarsi, separarsi, anche se per poco, è una pena dolorosa come un morso. Il sapore della tua bocca sulla mia prima dell'addio, poi l'attesa, infinita, ore che non passano, minuti che mi stracciano, l'ansia di aspettare di rivederti. Il paese del nostro amore è una stanza di quattro mura tappezzate di felicità ovattata. Fuori scorre la vita con i suoni della città, il vento che soffia,

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la pioggia battente sui vetri, giochi di luce tra sole e luna, dentro regna l'amore assoluto con gli echi delle nostre risate, il rumore dei baci, il fruscio delle carezze, l'intreccio dei nostri respiri. Questo amore di fuoco cosÏ appassionato ed esagerato ci avvolge nelle sue fiamme consumandoci lentamente, ci riduce in brace, incenerisce le nostre carni, per poi farci rinascere come fenici dalle polveri, continuamente, in un cerchio senza fine. E intanto tu mi entri dentro contaminandomi come un veleno, ammalando il mio sangue giorno dopo giorno di una malattia che non fa male. Non guarirò mai da questo amore, ti sei preso la mia linfa, la mia luce, il mio fiato. Sono parte di te e tu di me, lo saremo per sempre, vivremo uniti insieme ardendo come due fiammelle in un solo, eterno incendio.

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SIRENA Attraversando gli abissi marini degli oceani in burrasca, io, sirena, salirò in superficie senza mostrarmi, guizzando fra le onde bianche spumeggianti, celando la mia coda iridescente rivestita di lucide squame argentee alla vista dei tuoi occhi attenti di esperto marinaio, seguirò la tua barca nuotandoti appresso, aspetterò che cali la notte oscura sulle acque increspate dalla brezza, e mentre riposerai in attesa delle luci dell'alba io, sirena, salirò sullo scoglio a te più vicino per stordire i tuoi deboli sensi con la mia voce sciolta in fluido canto. Ti lascerò scrutare stupito e ammaliato il mio corpo nudo e luccicante nel limpido riflesso della luna, sporgerò verso di te i miei seni rigogliosi perché tu li ammiri, giocherò con le ciocche del mio crine biondo gocciolanti stille d'acqua, agiterò i fianchi di donna formosa in sensuale danza per stuzzicare le tue voglie, spalancherò le braccia invitandoti a raggiungermi, esibirò senza pudore la mia femminilità nascosta fra le fitte scaglie del mio corpo di ambigua creatura marina, e prima che faccia giorno

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mi lascerò catturare dalla rete che lancerai su di me per non farmi scappare. Mi aggrapperò a te cingendoti il collo, scivolerò sul tuo petto di affascinante maschio, non fuggirò dal tocco rude e indelicato delle tue mani ruvide di marinaio solitario, non mi opporrò quando cercherai di farmi tua sulle dure assi del ponte della tua barca, mi graffierò la candida schiena per regalarti il piacere che solo io, sirena, riuscirò a darti mentre le stelle ci spiano gelose. Ti guarderò godere e riderò compiaciuta per averti conquistato con il mistero della mia duplice forma, e tu non saprai mai che dopo questa notte la tua vita mi apparterrà in eterno. Entrerò in te rubandoti la ragione, scatenerò tempeste di passione nelle tue notti insonni, ti regalerò paradisi d'estasi mai provati, e tu, impavido marinaio che non temi le ire dei mari, ti arrenderai al mio fulgido, ingannevole sorriso come preda indifesa succube del tuo stesso desiderio, mi terrai con te, custodita gelosamente, nascosta al mondo intero, terrorizzato all'idea di perdere la tua bella e rara sirena, mi vestirai di sete preziose, mi ricoprirai di doni costosi, sprecherai i tuoi giorni a rimirarmi, impazzirai d'amore per me e ti rifugerai nel mio grembo, mentre io, sirena, ti ruberò gocce di vita istante su istante,

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privandoti del senno, indebolendoti nelle membra, invecchierai in fretta senza rendertene conto, ti porterò via ogni forza per trasformarla nella mia immortalità. Quando sarai ormai vecchio e stanco e non mi servirai più a niente, ti lascerò solo a morire di dolore abbandonandoti senza rimpianto, e farò ritorno al mio amato mare tuffandomi negli abissi più profondi, di nuovo libera e selvaggia, in attesa di un altro avvenente marinaio da conquistare e uccidere lentamente, io, crudele e spietata assassina nelle spoglie di una bellissima, indifesa sirena...

ANGELO Ti ho cercato negli angoli bui della sera, nei vicoli e nella luce delle piazze, smarrita e con lo sguardo offeso dal bagliore della luna, ti ho cercato negli umidi androni popolati di gatti randagi, nei giardini spogli dell'inverno, nelle ombre bluastre della gelida notte, ti ho cercato ovunque, vagando vestita di speranza tra le pieghe della solitudine,

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correndo sui granelli di sabbia del tempo, graffiando i miei piedi scalzi su prati di vetro. Ti ho cercato, scavando nelle rughe del presente, sentendo solo l'eco struggente del mio cuore che invocava il tuo nome, ho scavalcato i confini del sogno ascoltando i battiti del mio cuore straziato, sciogliendomi in rivoli di pianto, annegando in oceani di ricordi infranti, ti ho cercato, invocato, e alla fine ti ho trovato. Sei salpato sulle rive del mio mondo intessuto di giorni vuoti scanditi da ore malinconiche, ti ho intravisto tra le ciglia umide di pianto, ho udito il suono tenero della tua voce, ho percepito l'ansiosa dolcezza delle tue carezze, mi hai mostrato il tuo viso d'angelo prosciugando le mie tristezze, mi hai guardata, come facevi un tempo, hai sfiorato il mio petto con il tuo respiro, hai arrossato le mie labbra con un bacio, e con un solo tocco quasi impalpabile hai sciolto il mio ventre in minuscole farfalle. Ci siamo ritrovati per pochi istanti sul limite terreno a te proibito, sepolti nella nebbia azzurra del mattino, mentre un timido raggio di sole intiepidiva i nostri corpi abbracciati.

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Abbiamo finto di non sapere quali distanze ci dividono, lasciando che un alito di vita ti riportasse nel mio mondo come l'onda con la riva. Hai reciso il mio respiro ad ogni soffio sulla mia pelle, ti sei nutrito della mia stessa vita per riprenderti un brandello della tua nell’abbraccio tiepido che aveva il sapore dell’oblio. Avrei voluto tenerti stretto a me, annullare il tempo, cancellare il passato che ci tiene lontani … Invece ti ho lasciato andare, come sempre, con il cuore vestito di lividi, consapevole di non poterti trattenere oltre. Mi hai lasciato il ricordo di uno sguardo angelico e un sorriso lucente, sei svanito come vapore disperso nel vento, lasciando una candida piuma d’ali sul mio petto, simbolo e promessa del tuo ritorno, un giorno, per pochi istanti, quando avrò di nuovo bisogno di te per non morire di amarezza.

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A LUI Penso a lui, a lui che non è qui con me. A lui ho donato lo scrigno dei miei pensieri, a lui ho riservato le parole e le carezze che nessuno ha avuto mai e nessuno mai avrà. A lui, nel profondo del mio essere, ho promesso l’eternità …

DESIDERIO PROIBITO Sapevo che ti avrei trovato qui, ti stavo aspettando, mio desiderio proibito, giovane fiore biondo, iridi verdi che mi scrutano, mi sfidano, mi cercano, occhi di ragazzo acerbo, non ti posso guardare, non ti posso toccare, eppure m’insegui, mi stuzzichi, cerchi la mia mano, sfiori il mio collo, respiri piano sulla mia pelle, rabbrividisco, ma brucio dentro,

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ti voglio, adesso, ma sei proibito, sei peccato, non posso cedere, non posso averti, tu mi abbracci, impudente, mi spingi contro la parete, le tue mani sui miei fianchi, le tue dita sui miei seni, la tua bocca sulla mia, non posso resistere, non posso scacciarti, mi baci, ti bacio, il tuo sapore dolce mi stordisce, il tuo profumo fresco mi confonde, prendimi adesso, mentre la mia mente affonda, sprofonda, in questo languore incessante, mi sollevi la gonna, mi abbassi gli slip, non respiro, mi scoppia il cuore, è follia, è peccato mortale, eppure sono io che slaccio i tuoi jeans, e ti lascio fare, perché lo voglio, anche se è vietato, e tu mi prendi così, senza preavviso, mi scivoli dentro, ferro rovente, non posso sottrarmi, non posso liberarmi, mi sciolgo in liquido calore, sono cera bollente, mi aggrappo a te, mi sorreggi,

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il mio nome fra i tuoi rapidi respiri, il tuo nome fra i miei gemiti trattenuti, è il paradiso, è l’estasi assoluta, è sesso sfrenato, è pura lussuria, un amplesso agognato, il mio desiderio appagato, ma è proibito, è peccato, sei solo un ragazzo innamorato di una donna più grande, mi mordi le labbra, mi fai male, eppure mi piace, mi piaci, e non posso fermarmi, non posso ripensarci, ormai è tardi, il danno è fatto, il desiderio è consumato, il reato è compiuto, fremo e grido, tremo fra le tue braccia, mentre tu mi vieni dentro, e mi dici che mi ami, e la vertigine ci sorprende, ci toglie il fiato, impazzisce il cuore, s’incendia la carne, e il mondo svanisce, oblio totale, limbo nero sfavillante di stelle colorate, sublime piacere, torbida bellezza. Mio desiderio proibito, non guardarmi con quegli occhi suadenti, sei solo un ragazzo, hai avuto il tuo premio, ora lasciami andare,

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sento già il pentimento, colpevolezza assoluta, ho rubato la tua innocenza, ho corrotto la tua integrità, eppure non me vergogno, mi volevi, ti volevo, sei grande abbastanza, sei quasi un uomo, non posso odiarmi, non posso maledirmi, la mia coscienza non trema, era così che doveva andare, tu ed io in questa stanza a fare l’amore, è stato bello, bellissimo, un sogno a lungo esiliato, un tormento finalmente esacerbato, la fine di un’ossessione, non abbiamo colpa, siamo entrambi assolti, il nostro amore è pulito, anche se ci dividono vent’anni di differenza. È un particolare trascurabile, nulla d’importante, finisce tutto qui. E invece no, non finisce, perché da questa stanza usciamo insieme, mano nella mano, e mi chiedi se sono la tua donna, e io ti rispondo che sì, ora sono la tua donna,

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e tu, mio desiderio proibito, ora sei il mio ragazzo.

FATA E' la magica notte delle fate nel misterioso bosco incantato, sotto i rami nodosi del noce in fiore occhieggia la fata seduta sul suo giaciglio di arbusti e foglie, i lunghi capelli argentati profumati di fiori, i grandi occhi verdi cigliati, di petali di rose abbigliata e campanellini d'oro agghindata, pizzica un'arpa di fili d'erba intrecciati, si muove leggiadra sul manto erboso senza lasciare impronte, le enormi ali di farfalla spiegate, colorate e vellutate, sul ciglio del lago le sorelle fate e i fratelli elfi

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accendono gialli fuochi sulle rive muschiate, e già danzano in cerchio tenendosi per mano, mistiche creature del bosco ignote agli umani, fluttuano le lucciole nell'aria intorno, fremono i grilli nascosti nel terreno, cantano i gufi e le civette appollaiati sui pini, e nel mezzo delle danze la fata di rose vestita spinge lo sguardo oltre i confini del limitar del bosco, in cerca di colui che le ha rubato il cuore con un solo sguardo un giorno di fine estate, quando nel lago si è tuffato, e attraverso le cristalline acque, come in sogno, i suoi occhi di fata per un istante ha incontrato. Lei è fuggita impaurita, e ora rimpiange quell'umana occhiata, balla nella notte

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a lui pensando, svolazzando insieme alle lucciole fino ai raggi del primo sole, per poi tornare a nascondersi nel suo letto di foglie al primo canto dell'allodola, e assopita nel sonno come bambina, sognare ancora quel volto amato che mai più potrà rivedere, perché a lei non è concesso varcare il foglioso portale del suo fatato reame.

RICORDO DI UN AMORE Quell’alba un po’fredda, nell’oscurità che si solleva, le luci fioche che si spengono una ad una, quella strada in mezzo agli olmi che ben conosco, in cui spesso ritorno con il pensiero, quel mattino di fine ottobre, quando ci siamo detti “addio”… Non una volta, non per un attimo, ho pensato che sarebbe finita così, che mi sarei sentita come un “io senza te”. Passa il tempo come se nulla fosse mai accaduto,

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ma il ricordo non svanisce, rimane là, su quella strada indimenticata. Forse un giorno tutto sbiadirà, ma non adesso, non ancora. Ci sono istanti in cui ripercorro quella strada camminando sola sui ciottoli sconnessi per ricordare i nostri fugaci incontri. L’aria umida del primo mattino, l’odore di nebbia e asfalto bagnato, le tue mani sempre fredde, il tuo viso ispido non ancora rasato, il calore del tuo corpo premuto addosso al mio, gli abbracci eterni, senza fine, il calore delle tue labbra, il tuo sapore di menta, i nostri baci clandestini, così dolci, così lunghi, quasi dolorosi per troppo ardore… Chissà se anche tu a volte ripercorri quella strada con la mente, chissà se sorridi di nostalgia o piangi di malinconia al ricordo del nostro amore segreto, dei nostri incontri mattutini, dei nostri abbracci e baci infiniti, in mezzo agli olmi neri che ci guardavano silenti, chissà se anche tu, come me, ti senti un “io senza te”, e rimpiangi quell’ultimo addio frettoloso arrivato troppo presto, troppo in fretta, senza senso… Mi manchi, ora lo posso confessare, tornerei al passato per cancellare quello sbaglio e riavere tutto, come se non fosse mai finito.

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Credevo che tu fossi il mio “per sempre”, eri il mondo per me, non posso cancellarti così facilmente. Con il tempo forse riuscirò a pensare a quella strada e sorridere senza rimpianto di ciò che è stato, del nostro amore acerbo eppure immenso, ma per ora ne conservo intatto il ricordo, portandomelo dentro come una febbre che non guarisce, mentre continuo a vivere senza te al mio fianco.

SEGNI DI TE La stanza spoglia, silenziosa, lame di sole sul letto sfatto, lenzuola sgualcite, l’ombra del tuo corpo fra le pieghe di cotone bianco, il profumo dei tuoi capelli sul cuscino abbandonato, una maglietta grigia sul dorso della sedia. Gocce d’acqua nel lavandino, l’asciugamano umido sul bordo della vasca, profumo di sapone, schiuma da barba, colonia francese.

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Aroma intenso di caffè in cucina, la moka sul fornello, una tazza vuota da lavare, briciole di biscotti sul tavolo, una rosa gialla in un bicchiere, un post-it sul frigorifero: « Je t'aime, mon amour ». I tuoi giornali sparsi nel soggiorno, il tuo film preferito nel lettore dvd, le tue birre irlandesi nella dispensa, la tua biancheria usata nel cestone, il tuo mazzo di chiavi dimenticato sul comò. Sono i segni di te, sparsi intorno a me, ogni volta che te ne vai…

GLI AMANTI Notte di neve nel freddo pungente dell’inverno, finestrelle gialle di una casa in periferia, lingue di fuoco rossastre che ardono piano nel camino, un giovane uomo che attende ansiosamente nell’ombra del soggiorno contando i minuti e i secondi, sperando che lei arrivi presto. Un tremito nel petto quando l’attesa finalmente s’interrompe con un lieve bussare alla porta, un brivido caldo nelle viscere

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quando l’uscio si schiude. Una giovane donna infreddolita sulla soglia, il bel viso arrossato d’emozione. Uno scambio di sguardi ardenti, occhi che brillano languidi incatenandosi in un lungo istante sospeso nell’ignoto, prima dell’ebbrezza del momento più bello, la magia del primo bacio. Due bocche timide che si cercano, si sfiorano, si fondono nel calore della passione, un bacio di miele che diventa quasi un morso, due corpi tremanti che si lasciano avvolgere da una fiamma violenta che scalda e brucia, conforta e divora. La porta chiude fuori il mondo, gli amanti avvinghiati scivolano in casa, con gesti affrettati e impazienti si spogliano, lei si sfila il cappotto, lui le sbottona la blusa, lei gli slaccia i pantaloni, lui le toglie la gonna, i vestiti cadono a terra, i corpi nudi si fondono nella dolce penombra della stanza. Lei ha le guance che scottano, lui ha le mani che fremono, si baciano, si toccano, profumo di cannella e mughetto mischiati sulle loro pelli accaldate, il cuore palpita nel petto, i respiri si fanno veloci, nel silenzio, rantoli e gemiti soffocati. Lui è smarrito, perso nel vortice del desiderio, lei è fragile, una bambola di burro che si scioglie fra le sue braccia.

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Sulla piccola scrivania illuminata dal camino, lei si sdraia nuda offrendosi al suo amante, lui la sovrasta, imponente e selvaggio. E’ un groviglio di braccia e gambe che s’intrecciano, carezze audaci e profonde, pelle contro pelle, calore contro calore. E poi, tutto diventa vertigine, non esiste né uomo né donna, solo l’unione di due esuli in un paese straniero, due solitudini che s’aggrappano l’una all’altra, disperatamente innamorate. Dentro una casa coperta di neve, sotto un cielo bianco di fiocchi, nel gelo dell’inverno. Gli amanti non dormono in notti come queste, hanno troppo amore da darsi, bruciano il tempo fluttuando nell’aria, volando verso l’infinito con i cuori in tumulto. E’ un tripudio di desideri soddisfatti, istanti di felicità appagata, smaglianti ore di gioia condivisa che spazza via la solitudine e la tristezza di due anime solitarie. Gli amanti vivono di incontri incandescenti, persi in un meraviglioso film che appartiene a loro e a nessun’altro…

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ORA Ora che è svanita ogni speranza, ora che non c'è più tempo, ora che il tuo calore si è spento, ora che non sei più al mio fianco, mi consumo nel pianto maledicendo la tua assenza. Tutte le mie gioie non mi sostengono più, tutte le mie voglie non mi rallegrano più, passa il tempo con affanno e la vita mi scorre intorno mentre sono sola senza te e guardo il mondo correre senza di me. Ora che non ho altro se non rimpianti, se solo potessi ti darei i miei occhi per regalarti nuovi sguardi e specchiarmi nel loro riflesso, ti darei le mie mani per permetterti di accarezzarmi e rabbrividire al tuo tocco, ti darei tutti i miei sogni per farti volare con la fantasia e ritrovarti nei luoghi segreti dell'incoscienza, ti darei i miei pensieri

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per farti sapere che in mezzo a tanto dolore tu sei ancora l'unica gioia vibrante della mia memoria. Ora che ogni cosa è perduta e ogni singolo attimo è privo di senso, se solo potessi ti darei il mio cuore per poter sentire un nuovo battito pulsare forte nel tuo pallido petto, ti darei il mio respiro per riportare il fiato nella tua gola immobile, ti darei la mia anima per appartenerti ancora e vivere per sempre nella tua luce riflessa, ora che non desidero altro che riaverti indietro, se solo potessi ti darei la mia stessa vita per strapparti al gelo della morte e riportarti in questa esistenza dolorosamente vuota e mesta da quando, tuo malgrado, l'hai abbandonata. Ora che i tuoi giorni sono appassiti e l'eco della tua voce si è disperso nel tempo, non ho che mille lacrime per ricordarti, tristi sorrisi per pensarti,

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dolci parole per descriverti e una vita intera di silenzio per continuare ad amarti. Ora che non ho più sogni a cui aggrapparmi, ora che tutti i miei progetti sono andati distrutti, ora che non ho nulla più di una manciata di ricordi in cui affogare per non morire, ora e per sempre porterò questo amore chiuso a chiave nel mio cuore, e soffrirò in silenzio giorno per giorno, d’attimo in attimo, nel corpo e nella mente, guardando i fiori marcire lentamente sul freddo giaciglio della tua candida lapide.

AMABILE SORRISO Amabile sorriso, sincero e pulito, che ti levi argentino nell'aria immobile di un giorno qualunque, quale dolce suono, quale tenera carezza che giunge a me sulle ali del vento. Amabile sorriso, che brilli sul volto dei mio amore lontano,

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sorriso aperto, sconfinato, che infrangi la quiete con la tua gaia semplicità. Sei un richiamo, voce lontana eppur vicina che frena il mio respiro, sei un abbraccio, tenero e fremente come quello di un amante. Anche se duri un istante e il tuo eco si perde in fretta, tu, amabile sorriso, sei l'essenza della vita, il mare calmo dell'eternità ove io mi tuffo e mi lascio annegare.

PENSIERI LIBERI Avrò pensieri liberi come gabbiani in volo sull'oceano di smeraldo immaginando te che sei lontano oltre i confini del mio cuore. Canterò la nostra storia su bianchi fogli immacolati tracciando versi d'amore con un pennino gocciolante inchiostro rosso di passione, ti scriverò poesie imperlate di malinconia pensando a te che giaci all'orizzonte triste della nostalgia, e come l'acqua scrosciante

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di un fiume d'argento che spezza l'argine e intorno dilaga sentirò le emozioni rovesciarsi nell'anima mia, il mondo farsi piccolo come granello di sabbia nel palmo della mia mano, e il tuo richiamo sussurrare tra le righe scritte dalle mie dita. S'annulleranno i limiti della lontananza, in spirali di calore si dissolverà l'assenza della tua presenza, e ti saprò vicino come non sei stato mai. Vivrai di nuovo e ancora sulle maree dei miei ricordi, t'inseguirò a cavallo del tempo evanescente dentro sogni turchini, e aprendo gli occhi sul giorno rosa vestito di nuova aurora ti ritroverò al mio fianco come un tempo, sospeso fra i pensieri liberi che colmano lo spazio vuoto che m'hai lasciato in fondo all'anima nel mesto giorno che ti ho perso.

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FELICITA’ Felicità, delicato sentimento che vai e vieni in punta di piedi, ti nascondi fra le pieghe del tempo, negli anfratti dei miei giorni, nelle piccole cose quotidiane. Sei il cinguettio dei passerotti nell’alba del mattino, sei il profumo del pane caldo della mia colazione, sei un raggio di sole che illumina il mio cammino, sei lo sguardo sincero di mia madre, la carezza gentile di mio padre, la risata allegra di mia sorella, il tenero bacio dell’uomo che amo, un libro che mi scalda il cuore, i sogni che riempiono le mie notti, le note della mia canzone preferita, l’abbraccio affettuoso di un’amica, il cielo stellato nelle sere d’estate, il suono della pioggia d’autunno sul tetto, il soffio del vento sul mio viso, il rumore della vita che scorre veloce sulle strade della mia città, la quiete della sala di una biblioteca, il pranzo in famiglia della Domenica, il sapore dolce del cioccolato, un vestito nuovo che mi fa bella,

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i colori accesi dei fiori in primavera, il candore della neve che fiocca, la magia del Natale, un desiderio che si realizza, un regalo inaspettato, le candeline sulla torta nel giorno del mio compleanno, il tramonto rosso oltre le cime dei monti, l’acqua di mare che mi bagna i piedi, il respiro della terra che mi circonda, una lacrima di nostalgia sul mio viso, un album di fotografie da sfogliare, i ricordi più cari custoditi nella mia memoria, la presenza di Dio al mio fianco, il dono prezioso della mia vita. Questa è la felicità, non serve cercarla, basta coglierla al volo nella bellezza della semplicità.

ANIMA LUCENTE Malinconico è il ricordo che si aggira tra i miei pensieri, sereno è il volto amico che aleggia nei miei occhi. E nel vasto oceano del mio cuore, tu, anima lucente, riposi in pace al suono lieve del mio respiro.

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SEI TU Un raggio di sole che attraversa le tenebre, l'arcobaleno che cavalca il cielo dopo una tempesta. Un fiore che sboccia tra le crepe dell'asfalto, il vento che sussurra e freme tra le foglie di un olmo. Una carezza gentile che mi sfiora il viso nelle notti immobili, un ricordo palpitante che rallegra i miei pensieri. Sei tu, eco distante di una voce amata, dolce, amaro rimpianto sempre gradito.

A UN AMICO Sei un placido volto simbolo di sicurezza, sei la fine di una lunga amarezza. Sei una fiamma consumata troppo in fretta, sei la vittima innocente di una morte maledetta. Solcando mari aperti e cieli sconfinati, hai raggiunto la soglia dei Divini Portali di gemme e fiori inghirlandati, sei stato accolto nel cuore di tanti per poi svanire nell'eco dei loro pianti. Hai assaggiato il calore del sole, hai assorbito la sua luce e il suo calore,

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e ora viaggi nei ricordi della mente di chi ancora ti vede, ti parla e ti sente. Hai sofferto per troppo dolore ma hai avuto in cambio l'eterno amore di quel Padre che ti ha ripreso nel suo cuore. E ora giaci per sempre nella quieta pace dell'orizzonte.

UN ISTANTE Un istante, per incontrare il tuo sguardo e lasciarmi ammaliare dai tuoi occhi, un istante, per udire la tua voce e lasciarmi sedurre dal suo suono, un istante, per sfiorare il tuo corpo e lasciarmi travolgere dal tuo tocco, un istante, per provare l’emozione infinita di un nuovo amore che germoglia inatteso, un istante, per avvertire un fremito dentro e capire che ti avrei amato per sempre, un istante, per concederti di entrare in me e sapere che non ti avrei lasciato andare mai piÚ.

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PIOGGIA Piange il cielo lacrime di cristallo sull'immobile paesaggio, piovon zaffiri luccicanti e perle iridescenti sull'aria secca che già odora di tristezza, come diamanti brillano le stille sulla fine grana della mia serica pelle, d'argento si tingono i capelli orlati di gocce splendenti come brillanti, come foglio di carta s’accartoccia il cuore dentro il petto straziato dall'angoscia, e sanguina l'anima di vermiglio e rubino sotto la pioggia che lava via il dolore e scioglie in vapore la malinconia.

L 'ASSENZA Quando cala il sole e s'alza il velo scuro della notte, quando il mondo dorme e si culla al fremito dei grilli, io, sola con me stessa, veglio fino all'alba del nuovo giorno, e il tempo scivola via lento mentre penso a te e a quanto mi manchi. Com'è triste il vuoto della tua assenza.

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DONI PREZIOSI Mi hai regalato i tuoi sorrisi, così radiosi e luminosi, e le tue risate allegre, così piene di vita, perché io possa riscaldarmi con il loro calore quando sento freddo in tua assenza. Mi hai regalato i tuoi sguardi, così profondi e colmi di ricchezze, perché io possa vedere il mondo con l’entusiasmo dei tuoi occhi. Mi hai regalato tutte le tue gioie e le tue vibranti emozioni, perché io possa farle mie nei miei giorni più tristi. Mi hai regalato i tuoi sogni, così grandi e fantasiosi, perché io possa cullarmi nella dolcezza delle tue passioni. Mi hai regalato la tua anima, così pura e gentile, e con essa ogni parte di te, perché io possa perdermi nell’incanto delle tua meravigliosa essenza. Mi hai regalato il tuo amore, il dono più prezioso che potessi farmi, perché io possa sentirmi finalmente amata.

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AMORE VERO All’ombra di un respiro, nel cuore della notte, un volo di farfalla, nel cuore che si spacca, una voce nel silenzio, la mia anima che grida, un dolore come un crampo, nel petto accartocciato, la paura di svegliarmi, da questo sogno rarefatto, il tuo viso fra le mie mani, una visione che mi uccide, il calore del tuo corpo, una bruciatura sulla carne, il profumo della tua pelle, una droga che mi stordisce, il tuo amore così immenso, un sentimento che fa male, la tua presenza così reale, un’emozione che mi annienta.

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AUTORITRATTO Sono un’anima inquieta, una melodia astratta, una tela incompiuta, una nota stonata. Scrivo parole in poesia sulla carta immacolata, descrivo le mie sensazioni scavando nei miei sepolcri, i pensieri prendono forma leggeri come ali piumate illuminando il mio mondo segreto intessuto di fantasie e ansie represse, racconto i miei sogni e le mie malinconie, le mie intime passioni e i miei grandi tormenti, vivendo nell’attesa di un amore perfetto. Sono una scheggia di vetro, un frammento di cristallo, sono un’artista squattrinata, una poetessa innamorata, una piccola foglia in balìa del vento, un granello di sabbia nel deserto della vita. Questo è il mio autoritratto, un dipinto dai colori pasticciati, come l’immagine sdoppiata della mia anima riflessa in uno specchio.

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SACRO È L’AMORE Ragazzo, tenebroso e schivo, che vai per le strade a capo chino, che nascondi gli occhi ai passanti, che rinchiudi in te stesso il tuo segreto, temi il giudizio della gente, a nessuno riveli, per timore, il tuo prezioso sentimento. Nell’ombra scura della notte, al bagliore solingo della luna, celato al mondo dalle fronde di un maestoso pino, raggiungi silenzioso e guardingo il tuo adorato amante. Solo a lui spalanchi le porte del tuo cuore, lo baci con gli occhi, l’abbracci con l’anima, ti accendi di dolcezza mentre naufraghi felice nel quieto porto del suo petto. Nei suoi occhi di cielo cogli il guizzo del desiderio, dalle sua labbra angeliche bevi il succo della passione, tra i suoi ricci neri affondi le mani tremanti, sul suo corpo splendido riversi il tuo ardore.

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Colpevole, macchiato dal peccato di un amore “sbagliato”, è questo che pensi di te stesso mentre stringi forte le mani del tuo amato, e lacrime lucenti scavano solchi cocenti sulle tue pallide guance, cedendo al pianto, disperato e affranto. Ragazzo, non darti pena, non infierire sulla tua dignità con la lama tagliente del disonore, sacro è l’amore in ogni sua veste e forma, e tu che ami un uomo, riamato, non commetti alcun peccato se sincero e puro è il tuo sentimento. Sacro è l’amore, dono divino, versato in una coppa dalla quale tu ti disseti insieme al tuo amante. Non offendi il cielo né gli angeli, protettori del tuo spirito inquieto, che allontanano da te gli sguardi malevoli di chi non comprende e grida allo scandalo nel veder le tue labbra arrossate dai voluttuosi baci del fiero maschio che hai scelto per compagno. In questo Eden terreno non v’è serpente tentatore né frutto proibito, non v’è colpa da espiare per la gioia che provi

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quando allacci il tuo cuore a quello del tuo amante. Ragazzo, ama con dolce tenerezza l’uomo che allieta la tua vita, e spogliati della vergogna che non ha ragione di esistere. E voi, voi che guardate e malignate, e puntate il dito contro questo amore, volgete lo sguardo accusatore su voi stessi, e rammentate le parole di Colui che disse “Chi è senza peccato scagli la prima pietra”. Riflettete, perché se l’amore è un reato da punire, allora siete tutti colpevoli. Benedetto è il sentimento che sgorga dal cuore umano, sacro è l’amore, in qualunque sua veste e forma.

NOI DUE Ti aspetterò sul ciglio di un burrone chiamato destino, vedrò il cielo stellato sfumare in aurora, sentirò il vento soffiare tra i miei capelli sciolti e il canto delle rondini in volo nel cielo, il sole mi scalderà le membra infreddolite e il giorno mi regalerà un sorriso nuovo. Arriverai alle mie spalle con il tuo passo leggero, mi cingerai la vita nella stretta di un abbraccio, la bocca poserai sul mio collo per lasciarvi un bacio,

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e sul tuo petto mi cullerai per farmi capire che ti appartengo. Ce ne andremo incontro al domani tenendoci per mano, camminando a piedi nudi come due gitani, due poveri viandanti con le tasche vuote e la sola ricchezza dell’amore dentro gli occhi. Saremo uniti per sempre nel bene e nel male, e scriveremo insieme le pagine della nostra vita. Saremo noi due soli al centro dell’universo, il sole e la luna, il giorno e la notte, il cielo e la terra, l’uomo e la donna. E la nostra unione sarà eterna.

FIORE COREANO Due irresistibili occhi d’Asia nati in terra di Corea, due mandorle dal taglio obliquo perfetto, iridi scure come perle nere, capelli di seta corvina, pelle di latte sul viso regale, il profilo aristocratico nella curva del naso, un’ombra di casta giovinezza nella mascolina fierezza dello sguardo, due labbra di rosa morbide e carnose come una pesca succosa, un incantevole sorriso che cela promesse di piacevoli istanti, un’elegante grazia femminea che ammalia

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nei gesti e nel passo, affascinante come un antico sovrano Jòseon reincarnato nel presente, in un meraviglioso Fiore Coreano la cui rara bellezza m’incanta solo a guardarti...

INVISIBILE PRESENZA Anche se sono lontana, io ti sento, se solo chiudo gli occhi, io ti vedo, bellissimo come sei. Non posso toccarti, sei un’invisibile presenza, posso solo pensarti. T’immagino sorridente in mezzo alla gente, seduto in un caffè con i tuoi amici di sempre, quattro chiacchiere prima del lavoro, una birra in un pub prima di tornare a casa, nella quiete di quelle mura che non mi ospitano. Siamo lontani eppur vicini, hai tappezzato il tuo nido con le mie fotografie, hai spruzzato il mio profumo sui tuoi vestiti, leggi i libri che hai rubato dalla mia libreria, guardi i film che piacciono a me, dormi con il mio orsetto di stoffa, mandi messaggi d’amore al mio cellulare e mi chiami ogni sera per darmi la buonanotte. Tu sei il mio punto di arrivo,

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il mio paradiso sulla terra, l’unico padrone del mio cuore, sei una fortezza di allegria, una fonte di gioia, spensierato come sei. Ogni volta che siamo insieme il dolore della separazione si annulla, esistiamo solo noi, le ore si congelano, il tempo è come sabbia soffiata via dal vento. Tu ridi dei miei scherzi infantili, ti diverti a farmi sentire bambina, sorridi solo per me, mi regali il meglio di te, il tuo amore è sincero, so che non fingi, non ne sei capace. Ti conosco più di me stessa, con te non ho paura di lasciarmi andare, sei il solo e l’unico, il mio cavaliere senza paura, la casa del mio cuore. Anche se non ti vedo, tu sei qui con me, anche se non ti posso toccare, sento il tuo calore. La tua presenza rassicurante mi sostiene nel caotico turbinio della mia vita, nella solitudine dei miei giorni, nella malinconia della tua assenza, nel lento zoppicare delle ore, nella febbrile attesa del tuo ritorno fra le mie braccia.

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COSI’ COME SONO Prendimi così come sono, carina ma non bellissima, fragile come un fiore e dura come una roccia, taciturna e lunatica, semplice e complicata, difficile e irritante, caparbia e ostinata, maledettamente insicura, a volte incomprensibile, sfuggevole, inafferrabile, sensibile e delicata. Non ho pazienza, ma so ascoltare, non ho coraggio, ma so consigliare, se cerchi un abbraccio da me puoi averlo senza niente in cambio, se cerchi l’amore, quello vero e sincero, io te lo posso dare, fammi ridere e sarò il tuo sole, fammi del male e sarò il tuo demone, illudimi e mi spezzerai il cuore. Graffio, grido, scalcio e piango, ma se mi culli e mi accarezzi posso sciogliermi come burro,

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sono nervosa, sempre in ansia, ma se tocchi la corda giusta so essere calda come il fuoco, languida e appassionata, sensuale e spudorata. Lasciami i miei spazi, non puoi chiudermi in gabbia, dammi il mio tempo, non puoi mettermi fretta, sono solitudine e amarezza, compagnia e dolcezza, prendimi così come sono, non tentare di cambiarmi, non sarò mai la tua bambolina, né il tuo giocattolo preferito. Ti amerò male, a modo mio, perché sono distratta e scostante, ma se davvero vuoi rischiare allora prendi per mano questa piccola donna spaventata, chiusa in se stessa come un riccio, e insegnale ad essere più serena, a vivere nel mondo senza timore. Guidami, camminami al fianco, sorreggimi, rassicurami, spronami, dammi forza, e allora mi vedrai mutare, diventare arcobaleno, e sarò per te bellissima, meravigliosa, splendida. Non pretendere troppo,

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mi concedo a piccole dosi, non essere possessivo, m’infastidisce la gelosia, non soffocarmi con il tuo amore, lasciami respirare. Prendimi così come sono, se mi vuoi davvero, profondamente, allora sarò morbida creta fra le tue mani, e se saprai capirmi e amarmi come ho bisogno di essere capita e amata, allora sarò tua per sempre. Conquistami, se ne sei capace.

TRISTAN Nel magico momento del sole al tramonto sul mare, su quella spiaggia di sabbia gialla lambita dalla bassa marea, un’estate di tanti anni fa, in quel paesino della Bretagna chiamato Quiberòn. La sabbia molle sotto i piedi scalzi lungo la riva punteggiata di barche, l’aria fresca della sera sulla pelle nuda di gambe e braccia, quel vestito di cotone giallo che svolazzava leggero. Com’erano belli i ragazzi

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che rientravano dalla pesca nei vivai di cozze con le ceste colme di nere conchiglie caricate sulle spalle, avevano braccia muscolose e gambe abbronzate dal sole, capelli scuri ricciuti e un’ombra di barba sulle guance. Tristan era il più bello, il più alto, capelli biondi e occhi azzurri, ampie spalle color del bronzo, il corpo maturo di un giovane uomo di mare. Mi guardava da lontano mentre avanzavo leggiadra con i capelli raccolti a treccia sulla schiena, sapeva che ero lì per lui, mi aspettava fingendosi assorto nel suo lavoro, e poi si voltava a fissarmi, gli occhi così azzurri che spiccavano sulla pelle scura, quegli occhi cigliati di bella bambina, sembrava di vedere il mondo dentro di essi, sembrava di vedere quello che vedeva lui. Tristan, giovane figlio di pescatori bretoni, ricordo le sue mani grandi che sfioravano la mia treccia, le sue dita forti che mi stringevano i polsi, la sua risata allegra mentre mi trascinava via con lui correndo incontro al mare turchese, la forza con cui mi teneva stretta mentre le onde ci bagnavano schizzando sui nostri visi baciati dal sole morente. Nuotavamo come pesci

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nell’acqua fredda dell’oceano, la marea saliva lenta sommergendo i neri scogli punteggiati di cozze dove ci attardavamo a parlare, ricordo la pressione delle sue dita che stringevano la mia mano ritornando a riva di corsa per sfuggire alle onde al galoppo, il mio vestito fradicio che celava ben poco le forme acerbe del mio giovane corpo, i suoi sguardi attenti posati laddove il tessuto s’incollava ai seni e ai fianchi. Senza fiato, ci sedevamo sul pontile, fianco a fianco, le gambe penzoloni nel vuoto, guardando in silenzio il tramonto all’orizzonte arancione, la magia del sole infuocato che affondava nelle acque dorate. Rivedo le sue dita che giocavano sulla pelle bagnata delle mie cosce, come un granchietto risaliva lento lungo il braccio, sfiorandomi l’incavo del gomito, solleticandomi la spalla e il collo. Mi osservava fra le ciglia bionde con quegli occhi furbi dello stesso colore del mare, mi sorrideva malizioso lasciando scivolare la mano sul mio petto, e si sporgeva su di me slacciando i bottoni del vestito

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uno ad uno, senza timore. Ricordo la sua mano fresca che mi accarezzava il seno, e la sua voce bassa che mi sussurrava all’orecchio “Vieni via con me, vieni a scoprire il mondo con me”. E poi mi baciava, una mano fra le cosce e l’altra sul petto, i suoi baci sapevano di sale, mi facevano battere il cuore, mi stordivano la testa, mi toglievano il respiro. Tristan, irrequieto pescatore che sognava di girare il mondo come un vagabondo, una sola estate è durato il nostro amore, tutti quei giorni di risate e scherzi fra le onde, quelle sue carezze impudenti e quei suoi baci spudorati, quei suoi capelli biondi scompigliati e quegli occhi di bambina che lo rendevano così bello… Tristan, mio innamorato bretone, di lui ricordo tutto, e al cuore mio manca dolcemente dopo che il suo oceano ha lasciato per sempre, imbarcandosi su quella nave mercantile che l’ha portato via da Quiberòn. Di lui non ho saputo più niente, mi restano solo le fragili emozioni dei suoi sguardi celesti, dei suoi lunghi baci salati,

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delle sue carezze profonde, e quel meraviglioso incanto che si prova una sola volta nella vita quando ci s’innamora veramente.

IL TUO AMABILE TOCCO Mi basta il tuo amabile tocco per risvegliare in me l'incanto, il cuore e l'anima si schiudono come petali di un fiore addormentato per essere baciati dai sensi. Quando il tuo respiro lambisce la mia pelle si smorza il fiato nel mio petto, fremono le mie labbra assetate dei tuoi baci, brillano i miei occhi di già annegati negli abissi del tuo sguardo, si fanno roventi le mie carni strette nel tuo abbraccio, e di colpo ritorno a vivere, come nuda terra sfiorata dal sole. Riaffiora sulla mia bocca quel “Ti amo” che da tempo non pronuncio, segregato in me in attesa di questo momento, congelato nel tempo

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afflitto dalla tua mancanza. Stille di nuova vita dissetano il mio bisogno di sentirmi amata e desiderata, gridano il cuore e l'anima la gioia dell’amore ritrovato, mentre si espande su di te il mio calore rinnovato. Mi basta il tuo amabile tocco per sciogliere i nodi che mi trattengono dall’essere me stessa, mi basta il tuo amabile tocco per liberare la mia essenza di donna rinchiusa nel suo bozzolo di farfalla. E mi apro a te come conchiglia coi flutti del mare, mostrandoti la perla che racchiudo nel mio guscio, che solo il tuo tocco riesce a liberare. Non far finire mai questo mio intimo sentire, lascia che la gentilezza del tuo amabile tocco riscaldi sempre il mio corpo come radioso fulgore di sole.

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NOSTALGIA Nostalgia, presenza costante che t’insinui tra i pensieri delle mie notti solitarie, mi rubi il sonno, mi graffi il cuore. Ti nasconde tra le ombre del tempo infinito, ti sento agitarti nell’anima, ti rifletti nello specchio dei miei sogni, come un fantasma, una figura di donna ammantata d’inquietudine. Nostalgia, vola via dal mio giaciglio, lasciami riposare in pace, ladra di sospiri, ti nutri dei miei ricordi, trasformi le mie gioie in ansie e tormenti. Tutto è quiete intorno a me, solo tu ti agiti nel buio di questa fredda stanza, ti rifugi nel mio letto, adorni la mia mente di effimeri pensieri. Nostalgia,

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vattene via, riporta la tua triste veste oltre i confini della notte, rincorri il lieve soffio del vento che si libra leggero nel pallido cielo dell’imminente mattino. E ora fuggi, sconsolata, mentre rinasce il giorno, e lasci le tue tracce impresse sulle ore svanite. Trasognati i miei occhi scorgono nuovi orizzonti, e tu, nostalgia, ti disperdi e svanisci come polvere spazzata via dal primo albore di luce. Nostalgia, sorella mia, so che presto ritornerai, per ricordarmi crudelmente che non c’è piÚ il mio caro amore a dare un senso alla vita mia.

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IL LIBRO DELLA MIA VITA Ho aperto il libro della mia vita e ho sfogliato le pagine ingiallite dal tempo che ho consumato. Ho visto la mia infanzia felice costellata di materne carezze e paterni abbracci, ho sentito il dolce profumo dei giorni perduti che non potrò riavere indietro, ho respirato l’odore delle estati marine e degli inverni nevosi, ho visto me bambina tramutarsi in adolescente in un fremito di ciglia, ho rivissuto attimi di sconforto che fanno ancora male come chiodi piantati nel cuore, ho provato sensazioni dimenticate eppure ancora vivide, l’emozione del primo bacio, l’estasi del primo amore, la delusione del primo addio, la sofferenza delle prime sconfitte. Ho versato lacrime per sogni infranti, ho lottato per speranze destinate a soccombere, sono crollata sotto il peso delle mie incertezze, ho perso l’allegria, il sorriso,

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sono annegata nel mio dolore. Ho realizzato di essermi persa e di aver camminato sul ciglio di un burrone chiamato realtà, mi sono aggrappata con le unghie ai lembi del destino per non cadere, ho affidato il mio cuore a Dio e ho pregato di essere salvata. E quando credevo di essere rimasta sola, sei arrivato tu. Ho scoperto che l’amore vero rafforza l’anima e sana ogni ferita, ho trovato un amico, un compagno, un amante, un angelo custode. Sulle pagine del libro della mia vita il tuo nome è inciso a fuoco, e ora che sei qui con me vivere non fa più paura. Restami sempre accanto, ho bisogno di te per scrivere le immacolate pagine vuote del libro della mia vita.

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FIAMMA In questo mondo così freddo e ostile, tuo è il bacio più dolce, tuo è il tocco più caldo, tuo è il sorriso più gentile, come una fiamma tu mi riscaldi, tue sono le braccia più sicure, tue sono le parole più vere, tue sono le promesse più sincere, come una fiamma, tu mi riscaldi, nel tuo fuoco bruciamo uniti, questo nostro amore non svanirà, non sarò mai più sola, avvinta al tuo abbraccio di fiamma.

MIO CAPITANO Amore, capitano delle mie gioie, spingi la barca oltreoceano, lascia che il mare ci guidi lontano, non ci serve questa folle vita se io sono con te,

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se tu sei con me. Approderemo su una spiaggia deserta, suonerai la tua vecchia chitarra, canteremo a voce alta sotto un baldacchino di stelle, dormiremo abbracciati sulla sabbia, veleggeremo ovunque il vento ci condurrà, non ci servirà una mappa, perché insieme non saremo mai perduti. Amore, capitano delle mie gioie, rammenta i nostri sogni di gioventù, non è troppo tardi per lasciare tutto e fuggire via, seguendo l’onda, il passato non conta più, cavalchiamo il presente, tu sei ancora qui, mio capitano, ed io sono sempre la tua donna, come un tempo, ancora noi due, tu ed io insieme contro il mondo, lasciamo tutto e salpiamo verso un paradiso che sia solo nostro. Approderemo su una spiaggia deserta, suonerai la tua vecchia chitarra, canteremo a voce alta sotto un baldacchino di stelle, dormiremo abbracciati sulla sabbia, veleggeremo ovunque il vento ci condurrà, non ci servirà una mappa, perché insieme non saremo mai perduti. Amore,

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capitano delle mie gioie, lascia il timone e vieni qui, stringimi forte, toglimi il fiato, ovunque questa barca ci condurrà sarà perfetto, lasciala andare, tu hai me, io ho te, non ci serve altro, andremo alla deriva solcando i mari spumeggianti, e sarà meraviglioso, solamente tu ed io, e l’eternità intera ad aspettarci.

IL PAGLIACCIO Bianca la faccia di cerone truccata, neri gli occhi di matita cerchiati, grande la bocca dipinta con il sorriso all’insù, una pallina rossa al posto del naso, dei colori dell’arcobaleno la parrucca ricciuta sul capo, un cappello a cilindro con una piuma azzurra, la giacca nera

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rattoppata qua e là di pezze verdi e blu, una rosellina gialla appuntata al taschino, un maglione con i buchi a righe arancioni, i pantaloni scuri macchiati di viola, le scarpe enormi con la punta bombé. Sorride il pagliaccio lungo le strade della città, nei verdi parchi fioriti e nelle piazze assolate, fa ridere i bimbi camminando con passo ubriaco, si finge annoiato mimando smorfie e sbadigli, poi accenna un pianto e si soffia il nasone con un fazzoletto così grande che pare un lenzuolo, con quattro palline rosa fa il giocoliere imbranato, soffia bolle di sapone che si diverte a rincorrere e ingoiare fra le risate dei piccoli e gli applausi di mamme e papà. Ride il pagliaccio tutto il giorno mentre fa i suoi numeri per racimolare pochi spiccioli

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con cui comprarsi un boccone da mangiare per cena, poi solleva il cappello quand’è sera e s’inchina al suo pubblico congedandosi fino all’indomani. Torna a casa il pagliaccio con un panino in pancia e una bottiglia di vino in mano, seduto allo specchio si strucca il viso ridente per riconoscere nel riflesso del vetro crepato la sua bella faccia di ventenne squattrinato fuggito dalla povertà dell’Est. La vita è un’altalena che va su e giù, lui ha scelto di essere un pagliaccio di strada per regalare un po’ di felicità, per sentirsi meno solo e meno triste, la gente che lo sta a guardare è la sua speranza quotidiana, sogna un lavoro onesto, una fidanzata carina da amare, una piccola casa da dividere in due, e forse un giorno chissà dalla sua famiglia lontana ritornerà. Fare il pagliaccio non è poi così male, certo non è ricco e non ha un granché di cui sfamarsi, ma dietro il cerone bianco

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e i buffi vestiti spelacchiati batte il cuore semplice di un ragazzo che non si vergogna di travestirsi da pagliaccio per vivere con dignità senza rubare o spacciare, immaginando il suo futuro che di certo migliore un giorno sarà.

IL GIORNO PIU’ BELLO E’ arrivato il gran giorno, il sogno tanto atteso, nella sua cameretta di bambina la giovane sposa indossa il bianco vestito di seta, raso, tulle e pizzo, il corpino è stretto, la gonna è ampia, il velo trasparente fissato ai boccoli raccolti con un diadema di brillanti. Con il bouquet di rose bianche stretto tra le mani, la sposa scende le scale di casa e sale in macchina per raggiungere la chiesa. L’attende lo sposo ansioso e impettito

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di fronte all’altare decorato di fiori, quando lei arriva si leva un sospiro d’attesa, la marcia nuziale risuona fra le navate, il padre orgoglioso e commosso accompagna la figlia a braccetto sul lungo tappeto rosso. Solenne la sposa di bianco vestita percorre il cammino verso il suo destino, coronando il suo sogno d’amore in un giorno d’incanto. Bella è la sposa con gli occhi che luccicano di pura emozione, la guarda imbambolato l’imminente marito, le posa un bacio sulla mano di pizzo guantata, è arrivato il momento, un tremito prima di pronunciare il “Sì” che durerà per l’eternità, un bacio delicato a sugellare la promessa d’amore, il sogno è coronato, piange la sposa dolci lacrime di felicità. Un applauso degli astanti, una pioggia di riso all’uscita sul patio.

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Scende la sera sui festeggiamenti all’aperto, la luna d’argento illumina il palco mentre balla la sposa stretta al marito, uno sguardo, un sorriso, una canzone d’amore, un bacio appassionato. Notte di nozze in una stanza d’albergo illuminata di candele, la sposa si guarda allo specchio per l’ultima volta, per ricordare in eterno quel momento che aimè non ritornerà. Sposa bella, sposa innamorata, il tuo incanto d’amore inizia ora, il domani ti aspetta accanto all’uomo che ami. Appeso sta ora il vestito alla sua gruccia, immacolato trionfo di tessuti pregiati, ricordo indelebile del giorno più bello di ogni sposa.

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COME IL GHIACCIO Non è colpa tua se le tue mani sono fredde, ti porti addosso le cicatrici dei tuoi duri giorni d’infanzia, la tua paura di amare ti acceca, non riesci a vedere nient’altro che il dolore. Come il ghiaccio, il tuo cuore è congelato, ben nascosto in una nicchia buia scavata nel tuo petto, se solo ti lasciassi amare da qualcuno, il gelo che senti dentro si scioglierebbe in calore rendendo mite la tua vita, alleviando le tue pene. Se solo io potessi avvicinarmi a te, riscalderei il tuo cuore ancora una volta con infinita tenerezza, cancellerei le tue antiche paure per regalarti una nuova speranza, asciugherei il tuo pianto con il conforto dei miei abbracci. Anche se gli scherzi del destino fanno gelare il cuore, aldilà di tutte le tue lacrime c’è un tiepido raggio di luce che piomba nel buio e spazza via ogni sofferenza.

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Lascia che ti faccia sentire la forza del mio sentimento, fammi entrare in quella fortezza di ghiaccio che usi come rifugio. Siamo tutti alla ricerca di un posto lontano dalla tristezza che può guarire la solitudine, per te quel luogo è qui, accanto a me. Non aver paura, non esitare più, perché io ti proteggerò, perché questo amore è così vero, non temere di lasciarti andare, anche se solo per un attimo, ti farò sentire il mio calore, e questa volta sarà bello farti conoscere il mio amore.

BAMBINO Piccolo fiore da poco sbocciato, tenera creatura discesa sulla terra, hai il profumo degli angeli, hai il sorriso beato dell’innocenza. Cucciolo d’uomo, piccolo e indifeso, questa vita che ti accoglie è un miracolo divino, talvolta difficile e sofferta,

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ma così meravigliosamente bella. Avrai l’amore di una madre che ti sosterrà mentre crescerai, avrai l’affetto di un padre che ti difenderà da ogni male. Il loro amore ti plasmerà, il loro esempio ti farà da guida, t’insegneranno ad essere forte e a non aver paura di gioire e soffrire. Imparerai ad amare il mondo, con i tuoi occhi vedrai le meraviglie di cui è fatta questa sacra terra e ne apprezzerai la bellezza. Avrai i tuoi sogni a cui aggrapparti per crescere felice e sereno, sarai un essere speciale destinato a realizzare grandi progetti. Ma ora dormi, dormi tranquillo nella tua soffice culla, con il ditino in bocca e il suono di un carillon a farti compagnia, perché il tuo viaggio è appena iniziato, non aver fretta di svegliarti, avrai tutto il tempo che vorrai per diventare un uomo.

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LA LEGGENDA DI MAIRE La trovarono sulla spiaggia, fra le reti impigliata, non era una sirena, non era una fata, il suo corpo nudo era freddo, le sue labbra erano blu, la coprirono con un drappo e la portarono in un capanno. Le donne del paese di Killybegs la ripulirono dalle alghe e dalla sabbia, le lavarono i capelli di fiamma e la nivea pelle di latte, vegliarono sul suo sonno per tre giorni e tre notti, e quando gli occhi verdi lei finalmente aprì, le chiesero chi fosse e da dove venisse. Ma la fanciulla non parlava, era muta, non c’era voce nella sua gola, guardava il mare d’Irlanda oltre la finestra sospirando impaurita e smarrita. La chiamarono Maire, perché dal mare in tempesta era venuta, la vestirono di strati di soffice lino e le posero sul capo ramato una coroncina di bianche conchiglie. Alla festa d’equinozio del paese i marinai la guardavano curiosi e silenti, perché assai graziosa e misteriosa

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ai loro occhi appariva, il più giovane di loro si fece avanti, Islay era il suo nome, senza timore la invitò a danzare, Maire gli sorrise e si lasciò abbracciare, ballarono sotto il cielo di stella fra i canti e le musiche d’Irlanda nella notte di fuochi e torce illuminata, e quando la rosea alba sorse sulla baia la bella Maire a casa di Islay accettò di andare. Lui le insegnò a far l’amore e a gustare la passione, la riempì di baci e le promise eterno amore, e due giorni dopo in riva al mare sotto il sole d’Irlanda la fece sua sposa. Islay le insegnò paziente a scrivere e parlare, a cucinare, lavare e rammendare, una perfetta donna di casa la fece diventare. Lei pareva davvero felice, una moglie devota e appagata, ma ogni notte sgusciava via in segreto per tuffarsi nuda nell’oceano immenso e fino al mattino fra le onde scure nuotare. Era creatura selvaggia, ribelle figlia di mare, da lì era venuta e lì sarebbe tornata, questo dicevano le pie donne che avevano spiato le sue fughe notturne. Nessuno in paese si stupì quando un triste giorno all’improvviso Maire sparì, per tornare al suo amato mare

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abbandonando il povero Islay senza dirgli nemmeno addio. A nulla valse la lunga attesa sugli scogli del suo disperato sposo, Maire alla sua casa non fece ritorno, lasciando Islay a guardare affranto l’orizzonte per lunghi giorni e notti infinite, ma nessuno dopo di allora la rivide mai più. Così narra l’antica leggenda del giovane marinaio Islay, e della bella Maire, sua amata sposa, misteriosa creatura marina d’incantevole umana bellezza.

IL PRESEPE Brillano di stupore gli occhi dei fanciulli sul finir della Messa nella notte di Natale, intenti a guardare il Santo Presepe allestito ai piè dell'altare nella chiesa in festa. Son stelle dorate le piccole luci accese sul bel villaggio decorato d'erba e muschio, terriccio e sabbia, pietre e tronchi. Splende la stella cometa sulla capanna della Sacra Famiglia e dondolano gli angeli adorni di candide vesti e ali piumate che sorreggono il drappo

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del "Gloria! Alleluia! E’ nato il Salvatore!". Ride beato il nudo Bambinello adagiato in fasce sulla mangiatoia nella piccola capanna ricca di fieno e paglia, e spalanca le amorevoli braccine per accogliere il calore delle genti accorse alla sua venuta. Prega a mani giunte in solenne adorazione la bella Madonnina vestita di rosa e d'azzurro, sorregge il suo bastone il mite San Giuseppe, operoso falegname e devoto padre, e tra i mucchi di paglia fan capolino le teste ciondoloni del bue e dell'asinello. Dalle grotte rocciose e dai monti erbosi ecco arrivare i pastori, che accompagnano le greggi di pecore e capre belanti. Suona il mandolino il menestrello coperto di stracci, soffia nel flauto la bionda contadinella, e intonano melodie vivaci i sonatori di zampogne, per riscaldare e allietare i cuori infreddoliti dalla brusca notte. Brulicano le stradine e le viette del borgo degli abitanti del villaggio che accorrono festosi, carichi di gioie e doni da offrire alla soglia della capanna del Salvatore. Portano brocche di vino e anfore d'acqua le ridenti fanciulle

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in cerchio raccolte attorno al pozzo, traboccano i cesti delle pie donne di latte e formaggi, frutti e ortaggi, dolcetti e focacce. Discendono dai monti i silenziosi cacciatori carichi di fresca selvaggina, coi mantelli gonfi di vento e i cappelli calati sui visi barbuti. Chino sull'acqua del fiume di carta stagnola sta il vecchio pescatore che il suo bottino di pesci pescati contempla appagato prima di offrirli al Divin Redentore. Arde il focolare nella bottega del panettiere che impasta acqua e farina e cuoce nel forno il pane dorato che il giovine garzone offre ai viandanti affamati dal lungo viaggio. Rimesta la zuppa che fuma e ribolle in cucina l'anziana padrona della locanda, taglia le carni il rubicondo macellaio mentre rosolano sullo spiedo i polli e i maiali, s'indora il lardo e sbuffa la polenta sulle rosse braci dei falò accesi dai forestieri, e nella stalla si mungono le vacche per colmare i secchi di profumato latte. Dorme il pellegrino stanco sopra un sasso ai bordi del lago e lava i suoi panni la bella lavandaia nelle acque crespe del torrentello di cartapesta. Tra i boschi in lontananza abbattono tronchi e spaccano ceppi

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i boscaioli illuminati dalle tremule lanterne appese ai rami più alti, e lassù sugli aspri e rocciosi colli suona la tromba il pastorello scalzo e urla a gran voce "Venite! Il Messia è nato!" per annunciare al mondo la lieta novella. Alle porte del villaggio in festa s'affacciano i Re Magi in sella ai cammelli coi loro drappi e turbanti d'oro e seta ricamati. Portano in dono al Bambinello mirra, incenso e oro, e giungono da paesi lontani per inginocchiarsi devoti sul limitar della capanna del Figlio di Dio neonato. Ridono estasiati i bimbi d'innanzi alla magia del Presepe che pare muoversi e animarsi nella santa notte di Natale. Difficile è distogliere lo sguardo dal Salvatore che giace in fasce, poiché dolce è la silente visione dell'antico miracolo divino che rivive come in sogno tra i verdi muschi e le statuine belle del caro Presepe illuminato di stelle.

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IL FOCOLARE DI NATALE Miagola il gatto dal pelo fulvo ai piè del focolare acciambellato, e scoppietta brioso il vivace fuoco che lingueggia e di porpora fiammeggia tra i lignei ceppi e le nere braci del camino. Siede la nonna nello scialle avvolta sulla sedia a dondolo che cigola pigra, le svelte mani anziane che sferruzzano a maglia per preparar le calze da riempir di dolci e doni quando sarà il giorno di Natale. Giocano i bimbi in cerchio raccolti sul tappeto di balocchi cosparso, le paffute guance pennellate d'arancio e gli occhietti vispi in cui danzano birichine le gialle ombre delle fiamme ballerine. Legge la mamma un libro di fiabe, seduta tra i figli con sguardo sereno e le mani materne in una carezza posate sul gravido grembo, dove giace come in tiepida culla un altro erede che del mondo vedrà presto il buongiorno. Fuma la pipa di tabacco odorosa il burbero nonno seduto in poltrona, gli occhiali sul naso calati e un libro adagiato sulle ginocchia acciacchiate, finge di leggere assorto, mentre contempla l'anziana moglie

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che un tempo abbracciava e baciava al calor del lieto focolare che ora crepita e favilla nella stanza profusa d'aroma di legna e dolce fragranza di burrosi biscotti che lievitano adagio nel forno in cucina. Fischietta una nenia di Natale il papà ritto sulla scala, intento all'addobbo del maestoso abete che già scintilla di festosi gingilli e colorate sfere di cristallo ai rami verdi appuntate, e brilla la stella d'argento lassÚ issata a decorar la punta. Sparge il pino il suo odor di bosco nell’aria mite che arrossa le gote, palpita nei cuori l'allegro sentore del solenne Natale che bussa alle porte abbellite di luci colorate e ghirlande fiorite. Danza e occhieggia il caro focolare nella rigida sera d'inverno, mentre fuori scende lieta giÚ dal cielo la placida neve che tutto riveste di bianco candore. Fiocca leggera turbinando nel vento dell'atteso e glorioso Dicembre, benedetto mese che allieta il cuore con l'arrivo del Divino Salvatore. Canta in coro una melodia d'amore e di festa l'allegra famiglia ritratta come in un quadro nella luce ardente del focolare ridente.

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LA PRIMA NEVE Silenzioso s’è fatto il cielo, grigio mantello disteso sulla terra inerme, grava pesante sui tetti delle case serrate. Soffia un gelido vento sugli sterili campi, sui rami neri degli alberi spogli, sulle strade deserte dell’acerbo mattino. Ed ecco, d’un tratto, il volo delicato di una solitaria favilla di neve, che scende lieve dall’alto e sul terreno dolcemente si posa. Inizia a fioccare, danzano leggiadri i cristalli immacolati della prima neve d’inverno, sospinti dal vento cadono i fiocchi in bianco splendore, ruotano in spirali nell’aria, turbinano in vortici giocosi con muto candore. Lentamente tutto si veste di bianco, tetti, giardini, campi e strade, ogni lembo di terra si ricopre dello stesso niveo colore. È la prima neve d’inverno, che porta con sé la magia e l’incanto, d’improvviso tutto tace, ogni suono è attutito, ovattato, e la neve appena caduta luccica come polvere di diamante,

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brilla il paesaggio trasfigurato, che pare fatato, un mondo di fiaba dove regna la pace. Bella è la neve che ammanta le cose, purifica l’anima, rasserena il cuore, eleva lo spirito, fa brillare gli occhi, rispolvera l’infanzia dimenticata. E ogni amarezza svanisce nel soffice, tenero abbraccio della prima neve d’inverno.

AI MIEI NONNI Nei miei ricordi di bambina aleggia l’immagine di te cara nonna Tullia, la tua risata tanto allegra e i tuoi occhi così vivaci, quel viso ridente e paffuto di nonnina perfetta piena d’amore. La cucina della tua casa profumava di dolci e biscotti, la tavola era sempre imbandita di pasta che io mi divertivo a mangiare di nascosto mentre tu sul fornello bruciacchiavi il pollo da cucinare arrosto, c’era per me un magico cassetto sempre colmo di lecca-lecca e golose caramelle, ed erano momenti lieti e belli

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quelli trascorsi al tuo fianco a cucinare, ridere e scherzare. Non c’è giorno che io non ripensi a te con grande nostalgia, perché troppo presto te ne sei volata via, e mi manca il tuo viso gioioso, anche oggi che bambina più non sono… A volte ripenso alla mia infanzia ed ecco che appari tu, caro nonno Radames, con quel tuo nome altisonante, la bianca chioma fluente, il sorriso buono di un uomo saggio e mite, tu che hai combattuto la guerra da giovane e dei tedeschi sei stato prigioniero, uomo forte e laborioso, nella tua bottega di sarte te ne stavi a tagliare, cucire e stirare cappotti, giacche, gonne e pantaloni per le signore e i signori del nostro paese. Ogni volta che mi vedevi “colomba” mi chiamavi, e la mancetta sempre mi davi, avevi un canarino giallo a tenerti compagnia, e della guerra mi raccontavi insegnandomi il tedesco imparato in prigionia. La tua mancanza si sente, perché anche tu te ne sei andato troppo presto, e ora nessuno mi chiama più “colomba” come facevi solo tu a quel tempo… Se chiudo gli occhi per un momento,

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mi ritorna in mente un altro sorriso, il tuo, nonna Erminia, così bella, così dolce, sempre incollata al tuo divano a guardare la televisione, le tue mani profumavano di crema, i tuoi vestiti odoravano di buono, eri di poche parole ma ridevi sempre gioiosamente, ti volevo un gran bene, e mi duole forte il cuore a ripensare alle lunghe sofferenze che purtroppo hai patito prima di andartene per sempre… E come non ricordare quell’uomo alto e magro di nome Arturo, quel suo carattere scorbutico e aimè troppo duro, sempre chinato a zappare il suo bell’orto, le mani rugose e nodose, le sue ruvide carezze, i suoi sguardi ombrosi. Eri un nonno poco affettuoso, brontolavi sempre e te ne stavi in disparte. Avrei voluto sentirti più vicino, invece di te ho un ricordo distante, perché il nonno non amavi fare, e le favole non le sapevi raccontare… Tullia e Radames, Erminia e Arturo, i vostri nomi ora brillano nel cielo, siete stelle sospese nel firmamento blu, ricordi di un’infanzia che non c’è più,

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ma io vi tengo stretti al cuore e vi porto sempre con me.

AU REVOIR! Care lettrici, cari lettori, giunta è l’ora del mio commiato, la mano è stanca, il pennino è asciutto, il cuore è leggero come una piuma, sulla carta ho impresso le mie care rime, poesie a voi dedicate per allietare il vostro piacere, leggete e godete del dono che vi faccio, a voi l’arduo compito di giudicare il mio talento, io, poetessa per caso mi ritiro nel mio silenzio, e con un inchino vi ringrazio per aver condiviso la mia arte. Arrivederci miei cari, cali ora il sipario sulla fine di questa mia opera. Au revoir!

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DEDICA Questa raccolta di poesie è dedicata a tutte le persone dotate di anime sensibili che non hanno mai smesso di guardare il mondo con occhi attenti, catturando la vita e i suoi momenti importanti per poi trasformarli in versi poetici, rendendo immortali le emozioni e gli istanti dell’esistenza umana. Comporre poesia è aprire il proprio cuore, dare voce all’anima, far parlare lo spirito attraverso versi e rime che il tempo non potrà mai cancellare. La poesia rende immortale il poeta, consegna all’eternità il suo ricordo, lascia ai posteri una traccia indelebile del suo passaggio sulla terra. Paola Secondin

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© Paola Secondin 2015 © Tutti i diritti riservati all’Autore

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Questa e una raccolta di poesie scritte nell'arco di vent'anni, ispirate dalla vita che ho vissuto. Poesie che parlano d'amore, di sentimenti provati, di emozioni che ho nel cuore, poesie intessute di ricordi, di felicità, di malinconia, poesie dedicate ad amori passati e a persone importanti, poesie romantiche, nostalgiche, passionali, realistiche. Ogni poesia è un frammento di me, di quello che mi porto dentro l'anima, del mio passato e del mio presente. Le mie poesie hanno un mio stile personale, non seguono schemi nÊ rime tradizionali, alcune sono moderne e attuali, altre ricordano il Romanticismo e il Decadentismo dei poeti che ho letto e amato in gioventÚ. Non ho studiato poesia, mi diletto a scrivere seguendo l'impeto delle mie emozioni e sensazioni, esprimendo me stessa con parole che fluiscono liberamente dall'anima alla mia mano.


ETERNI VERSI - Paola Secondin - Poesie