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Opera tutelata dal plagio su www.patamu.com con numero deposito 45394


Paola Secondin

Awakening

Copyright © Paola Secondin 2016

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Titolo: Awakening Autore: Paola Secondin Copertina a cura dell’Autrice Copyright © Paola Secondin 2016 © Tutti i diritti riservati all’Autore

Questa è un’opera di fantasia. Nomi, personaggi, luoghi e avvenimenti sono il frutto dell’immaginazione dell’Autore o sono stati usati in chiave fittizia. Qualsiasi rassomiglianza con fatti o località reali o con persone realmente esistenti o esistite è puramente casuale. La riproduzione non autorizzata del testo è severamente vietata e punibile con la legge.

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Capitolo 1

Hornwood, Cornovaglia, 1300 Il vento freddo della notte le soffiava contro il viso, gonfiando il cappuccio del mantello che le copriva il capo. Alcune ciocche bionde sfuggite dalla crocchia le danzavano davanti agli occhi ad ogni soffio, e il cupo rumore del mare in burrasca le riempiva le orecchie coprendo lo scricchiolio delle sue scarpe sulla ghiaia del sentiero sterrato che stava percorrendo. Una lanterna ad olio stretta nella mano sinistra illuminava di giallo il percorso a lei sconosciuto, e non c’erano luna e stelle in cielo a indicarle la via con il loro chiarore. Si avvicinava una nuova tempesta, pronta ad abbattersi sulla contea di Hornwood con lampi e tuoni che già rumoreggiavano in lontananza sul confine a nord dell’orizzonte. Seanna Merrick strinse i cordini del suo mantello allacciato sul petto e si fermò a riprendere fiato osservando la stradina costiera che saliva verso la Redstone Tower, la torre di pietra rossa eretta sulla sommità della scogliera dai suoi padroni, Lord Eoghan Blackclaw e Lady Rosaleen Mordane. Quella torre di forma cilindrica alta una ventina di metri e composta da pietre d’arenaria rossa fungeva da postazione di vedetta per le guardie di Lord Eoghan, ma l’ultima volta che era stata utilizzata per quello scopo risaliva a dieci anni prima, durante la guerra fra Hornwood e la vicina contea rivale di Thornland, risoltasi con la vittoria dei Blackclaw sui

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Lumornith e la conseguente pace firmata da entrambi i capoclan. Adesso la torre era abbandonata a se stessa, e l’edera rampicante che ne ricopriva gran parte della superficie era la chiara testimonianza del suo disuso. Seanna respirò a fondo l’aria fredda dell’autunno avanzato che odorava di muschio selvatico e salsedine, quindi riprese il cammino. Il sentiero era così stretto e talmente vicino al bordo della scogliera che Seanna doveva prestare attenzione a dove metteva i piedi, procedendo con cautela nel buio che l’avvolgeva. Doveva fare presto. Qualcuno avrebbe potuto scorgere il barlume della sua lanterna dal maniero dei Blackclaw costruito ai piedi del promontorio. Se Lady Rosaleen avesse scoperto ciò che Seanna stava per fare, l’avrebbe uccisa con le sue stesse mani. Ripensò al mattino precedente, quando un paggio reale aveva messo piede nelle cucine del maniero infilando con gesto furtivo un pezzo di carta arrotolato su se stesso nell’ampia tasca del grembiule da serva di Seanna. Nessuno aveva notato quel rapido movimento eccetto Seanna, intenta a spennare un’oca per il pranzo dei padroni. Con il cuore che le batteva forte nel petto, si era allontanata dal tavolo per un breve istante rifugiandosi nella dispensa, dove aveva srotolato la striscia di carta frettolosamente. Il messaggio era da parte del giovane Lord Keeran Blackclaw, il figlio primogenito di Lord Eoghan e Lady Rosaleen ed unico erede maschio del casato di Hornwood. Scritto di fretta con pennino e inchiostro, il messaggio diceva “Seanna, mia amata, incontriamoci questa notte alla Redstone Tower, dopo il cambio della guardia. Io sarò là ad

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aspettarti. Keeran”. Seanna aveva subito ripiegato e nascosto il biglietto nella pettorina del vestito, ritornando in cucina per terminare di spennare la sua oca. Per tutto il tempo non aveva fatto altro che pensare a Keeran Blackclaw, celando a chiunque il rossore delle proprie guance infiammate dall’emozione e il tremito delle mani provocato dalle parole del giovane lord. Sapeva che prima o poi lui le avrebbe proposto un incontro segreto, l’aveva capito dopo il loro ultimo scambio di sguardi nel cortile del maniero, avvenuto tre giorni prima. Seanna stava riempiendo d’acqua alcuni secchi, appoggiata al grande pozzo di pietra, quando Keeran era rientrato da una battuta di caccia con il cugino Bowen. Scendendo da cavallo, aveva posato i suoi occhi nocciola su di lei, e mente si sfilava i guanti non aveva smesso neppure per un secondo di fissarla con evidente interesse. Seanna era arrossita, consapevole di essere solo una povera serva che non aveva il diritto di fantasticare sul figlio nobile dei suoi padroni, e aveva distolto lo sguardo con imbarazzo. Ma pochi attimi dopo, Keeran l’aveva raggiunta accanto al pozzo ignorando la sua indifferenza e nel trambusto del cortile in piena attività mattutina, le aveva sussurrato “Seanna Merrick, dal giorno in cui mio padre ti ha aperto le porte del nostro castello io non faccio altro che pensare a te. Ti sogno di notte e ti osservo di giorno. Sei bellissima, e io sono certo di essermi innamorato di te. Non m’importa se non hai sangue nobile, io voglio che tu sia mia. Non so ancora come farò, ma presto ti sposerò. Sarai mia moglie, Seanna. Lo giuro sul mio onore di

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nobile cavaliere”. Nell’udire quelle parole, Seanna aveva provato un fremito di eccitazione e timore al contempo, e quando Keeran le aveva sfiorato una mano poggiandovi sopra la propria, lei lo aveva guardato in viso, perdendosi nei suoi occhi scuri, nella bellezza dei suoi tratti, nei folti capelli bruni che portava raccolti in una coda di cavallo alla base del collo. Keeran aveva solo diciott’anni me era già un uomo fatto, e lei, appena sedicenne, era una giovane donna nel fiore della sua femminilità, con fianchi e seni rigogliosi, occhi azzurro cielo e lunghi capelli biondi raccolti sulla nuca che portava sciolti soltanto al termine del lavoro, nel privato del suo piccolo alloggio da serva. Keeran la teneva d’occhio da quasi un anno, e lei faceva altrettanto, pur sapendo che Lady Rosaleen avrebbe disapprovato il tenero legame che era nato fra di loro. Ogni sera, prima di andare a dormire, Seanna si affacciava sulla soglia del suo alloggio spazzolandosi a lungo i capelli e Keeran la stava a guardare ammaliato dal lato opposto del cortile, spingendo lo sguardo oltre il rettangolo della finestra della sua stanza regale. Il loro amore platonico era vero, sincero e profondo, e dopo un anno esigeva di essere consumato. L’incontro alla Redstone Tower era per entrambi una sfida contro il mondo, un mondo che si sarebbe opposto fermante alla loro unione. Seanna era una serva, una popolana, una figlia della gleba. Keeran era un nobile, un giovane lord, il futuro capoclan di Hornwood. Il loro amore era un insulto alle regole imposte dalla Cornovaglia, povertà e nobiltà non potevano fondersi, per questo il loro incontro quella notte sarebbe avvenuto in

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gran segreto. Nessuno doveva sapere. Nessuno avrebbe compreso. Nessuno lo avrebbe accettato. Eppure Keeran era pronto a sfidare la propria famiglia per lei, per la figlia di una contadina che lavorava come inserviente nelle cucine dei Blackclaw. Era una follia, ma a loro non importava. Seanna aveva paura, e forse anche Keeran, ma il desiderio di amarsi era più forte di ogni altro timore. Seanna percorse rapidamente il tratto più ripido del sentiero che saliva verso il promontorio della scogliera. Il vento soffiava incessantemente, portando con sé l’odore della terra bagnata dalla pioggia, e sopra di lei il cielo nero era percorso da luminosi bagliori bianchi che precedevano la tempesta imminente. Davanti a lei, la Redstone Tower svettava contro il cielo come un oscuro gigante rosso ricoperto di edera verde, illuminata da una fila di torce poste ad un metro e mezzo da terra che ne percorrevano la base circolare. La guardia addetta all’accensione delle torce era rientrata al maniero alcune ore prima, non c’era nessun pericolo ad attenderla sulla cima della scogliera. Seanna scorse a fatica un tremolante lumicino che danzava nel rettangolo di una feritoia posta sul tratto più alto del corpo di pietra della torre. Era il segno della presenza di Keeran! Una piccola bugia ad olio che brillava nell’oscurità per lei, per farle sapere che lui la stava aspettando! Impaziente di entrare nella torre, Seanna affrettò il passo lungo il sentiero costeggiato da una fitta vegetazione di arbusti selvatici smossi dal vento e finalmente giunse sul pianoro del promontorio ricoperto di ghiaia e macchie erbose. Il fragore di un tuono la fece sussultare di spavento

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e il suo mantello le svolazzò intorno al corpo mentre correva veloce verso il portone della torre illuminato da due torce poste ai lati. Reggendo la lampada ad olio nella mano sinistra, spinse con forza il portone di ferro battuto con l’altra mano e i cardini cigolarono rumorosamente all’aprirsi di un varco sufficiente a farla entrare nella torre. Seanna scivolò all’interno e si richiuse il portone alle spalle. Traendo un sospiro di sollievo per essere giunta fin lì sana e salva, sollevò la lanterna all’altezza della spalla e si guardò attorno. Non era mai stata lì dentro. Le pareti interne della torre erano tappezzate da macchie di licheni cresciuti fra le pietre rettangolari di arenaria rossa, l’aria odorava di stantio e di umidità. Di fronte a lei, una stretta scalinata a chiocciola con i gradini di pietra rossa saliva verso l’alto. Seanna si liberò il capo dalla protezione dell’ampio cappuccio del mantello che indossava sopra il lungo vestito di lino bianco cucito dalle sue stesse mani e con le dita libere sciolse la crocchia dai pettinini di legno che trattenevano i suoi lunghi capelli. Le ciocche bionde le ricaddero sulle spalle e intorno al viso lisce e folte, vi passò le dita in mezzo e sperò di essere bella e presentabile. Poi, lentamente, iniziò a salire la scalinata sollevando un poco l’orlo del vestito nel timore di inciampare. Il suo cuore batteva all’impazzata, e tutto il suo corpo fremeva d’attesa ed emozione pura. Quando giunse sul pianerottolo che dava accesso alla stanza di guardia della torre, deglutì a vuoto e trattenne il respiro mentre varcava l’arco di pietra ed entrava nella stanza buia. “Keeran?...”, mormorò, con voce tremante.

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La sua lanterna rischiarò lo spazio circolare in cui era entrata e finalmente lo vide. Keeran Blackclaw, il suo innamorato, in piedi accanto alla feritoia dove la bugia piena d’olio bruciava lo stoppino dando vita al lumicino che lei aveva intravisto dal sentiero della scogliera. “Seanna… Sei venuta”, disse il giovane, sorridendole felice. “Ho avuto il tuo messaggio da un paggio. Non potevo rifiutare l’invito e mancare a questo incontro.” Keeran mosse alcuni passi verso di lei, la guardò per un lungo momento, in silenzio, quindi le sfilò la lanterna dalla mano per posarla a terra, sulla pietra nuda, e un alone di luce rossastra circondò entrambi come un caldo abbraccio. “Sono felice che tu sia qui, Seanna. Ho atteso a lungo questo momento.” “Per me è un onore aver ricevuto la tua proposta. Potevi avere chiunque, la ragazza più bella e più nobile di tutta Hornwood, e invece hai scelto me, una povera serva.” “Le tue origini non hanno alcuna importanza per me. Sei incantevole, perfetta, e io desidero solamente te, nessuna ragazza di Hornwood mi fa battere il cuore quanto te.” Così dicendo, le prese una mano e la posò contro il proprio petto. Attraverso la tunica di seta dorata che Keeran indossava sopra la camicia di lino, Seanna riuscì a sentire il rapidissimo palpito del suo cuore. “Senti come batte forte?”, le domandò. “Sì, lo sento… Anche il mio cuore batte così forte.” Con un rapido gesto delle dita, Seanna sciolse i cordini del suo mantello e lo fece scivolare a terra. “Ascolta il mio cuore, Keeran.”

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Il ragazzo sollevò una mano e lei gli guidò il polso verso lo sterno, facendo in modo che le sue dita aderissero al tessuto di lino del suo umile vestito da dama, premendo contro il suo petto e sfiorando la morbida curva del suo seno sinistro. I loro occhi si incontrarono, avvinghiandosi in uno sguardo che vibrava di eccitazione fisica, ed entrambi emisero un sospiro, quasi all’unisono. “Seanna”, bisbigliò lui. “Keeran”, sussurrò lei. Un tuono si abbatté all’esterno della torre, riecheggiando tra le pareti spoglie della stanza, e il sibilo del vento sopraggiunse subito dopo colmando il silenzio. Keeran prese una ciocca di capelli di Seanna tra le dita e la guardò stupito, come fosse composta da fili di seta d’oro. Lei gli sfiorò una guancia con le dita, toccando la pelle morbida del suo volto privo di barba. Lui le sorrise, facendosi più vicino. E allora anche lei gli sorrise, sentendosi sciogliere sotto il suo sguardo nocciola. E a quel punto, mentre fuori infuriava la tempesta con lampi, tuoni e violente raffiche d’acqua sospinte dal vento, Keeran avvolse Seanna nel semicerchio delle sue braccia, e le loro labbra si unirono in un bacio delicato come il primo raggio di sole di primavera e ardente come il fuoco che divora la paglia generando un incendio.

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Capitolo 2

Lady Rosaleen Mordane era in collera. Il suo viso dai tratti aristocratici tradiva tutta la sua rabbia a stento trattenuta, i suoi occhi nocciola erano cupi, le sottili sopracciglia aggrottate in un’espressione stizzita, e le sue labbra avevano una piega dura e imbronciata. Camminava avanti e indietro da un capo all’altro della stanza padronale facendo frusciare lo strascico dell’abito di seta viola sul pavimento di pietra, e si tormentava le mani stringendole una nell’altra così forte da far sbiancare le nocche. Aveva appena cacciato via la sua serva personale, interrompendo il rituale serale dei cento colpi di spazzola necessari a rendere lisci come seta i suoi capelli bruni lunghi fino al gomito, e ora tentava di dare un senso alla notizia che aveva appena ricevuto da Ser Amon, il suo più fidato servitore nonché attento osservatore di tutto ciò che accadeva tra le mura del maniero dei Blackclaw. “Ne siete proprio sicuro?”, domandò Lady Rosaleen, fermandosi al centro della stanza illuminata dai candelabri accesi per fissare negli occhi l’uomo alto e magro immobile accanto alla porta. “Sì, mia signora. Li ho visti con i miei occhi.” Lady Rosaleen scosse il capo con evidente disappunto. “Mio figlio e quella poveraccia venuta dalla campagna, una serva senza padre nata da una madre sgualdrina! Non posso credere che Keeran si sia invaghito di lei, cosa gli è passato per la testa?! È un nobile, l’unico erede maschio di

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questo casato, non può accoppiarsi con una spregevole serva, è un abominio!” “Mia signora, mi permetta di ricordarle che è un ragazzo giovane con dei sani appetiti sessuali, probabilmente ha portato Seanna Merrick alla Redstone Tower solamente per togliersi un capriccio.” “Non va bene ugualmente! Se anche fosse un capriccio, quella lurida serva non può mettere le mani su mio figlio, non è degna di lui, e Keeran ha commesso un gravissimo errore! Sa benissimo che non deve avere alcun tipo di confidenza con i membri della servitù, figuriamoci un rapporto carnale! Mi si rivolta lo stomaco al solo pensiero… Dobbiamo fare qualcosa per fermarli, subito!” “Mia signora, la tempesta sta infuriando fuori da queste mura, penso sia più saggio attendere che il tempo migliori, la Redstone Tower è irraggiungibile in questo momento.” “No, non posso aspettare che passi la tempesta! Mio figlio e quella serva sono rinchiusi nella torre già da un’ora, non voglio che Keeran passi con lei un minuto di più!” “Desidera che invii delle guardie sul promontorio con il compito di riportare qui al castello Lord Keeran e Seanna Merrick, mia signora?” Lady Rosaleen annuì con un vigoroso cenno del capo. “Sì, dia immediatamente l’ordine alle guardie di salire sulla scogliera e fare irruzione nella Redstone Tower. Dica loro di riportare al castello mio figlio Keeran. E in quanto alla serva… Una punizione esemplare non basterà a farle capire quale grave errore ha commesso osando toccare mio figlio, e cacciarla dal castello non servirebbe a

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impedire che Keeran la vada a cercare… No, quella ragazza deve pagare un prezzo più alto per il crimine di cui si è macchiata… Fatela gettare giù dalla scogliera, la voglio morta!” Ser Amon ebbe un impercettibile sussulto. “Mia signora, mi state chiedendo di farla uccidere?”, domandò l’uomo, colpito dalla crudeltà della sua padrona. “Esattamente. Non deve sopravvivere. Sono certa che il cavaliere Lester Dougherty proverà un immenso piacere nel togliere la vita a Seanna Merrick. Lo incarichi di occuparsi di lei, e di far sparire il suo corpo, ovunque desideri seppellirlo.” “Sono queste le sue volontà, mia signora?” “Non temporeggi, Ser Amon, esegua i miei ordini all’istante! Rivoglio mio figlio entro mezz’ora!” “Come desidera, Lady Rosaleen. Sarà fatto.” “Benissimo. Ora vada, Ser Amon, si sbrighi. E mi raccomando, massima discrezione. Mio marito non deve sapere nulla di questa storia. Quando tornerà dal suo viaggio nelle terre dei Lumornith, avrò già fatto dimenticare a Keeran gli eventi di questa notte, in modo che suo padre non venga mai a conoscenza di come ha infangato il nostro nome e il rango sociale a cui appartiene.” “Lord Eoghan non saprà nulla della bravata di vostro figlio Keeran, ha la mia parola Lady Rosaleen.” Il servitore s’inchinò di fronte alla nobildonna prima di lasciare la stanza padronale, e quando si ritrovò nel corridoio esterno illuminato dalle fiaccole appese ai ganci

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delle pareti non poté fare a meno di pensare che Lady Rosaleen era una donna senza cuore. Detestava eseguire i suoi ordini, specialmente quando la sovrana si dimostrava tanto crudele da frustare e torturare i propri servi per delle sciocchezze, e ora doveva incaricare delle guardie di salire alla Redstone Tower per strappare il giovane Keeran dalle braccia della ragazza di cui si era malauguratamente innamorato e consentire a Lester Dougherty di uccidere Seanna Merrick. Povera fanciulla, aveva solo sedici anni… Peccato che lui non rivestisse il ruolo adatto per evitare la sua uccisione. Lady Rosaleen non avrebbe esitato a farlo impiccare se avesse disobbedito ai suoi ordini, per questo non aveva altra scelta che mettere in pratica la sua crudele decisione di eliminare Seanna Merrick per sempre. *** Avvenne tutto molto rapidamente, così in fretta che né Keeran né Seanna ebbero il tempo di rendersi conto di quanto stava accadendo loro. Un gruppo di guardie armate irruppe all’improvviso nel loro rifugio d’amore segreto cogliendoli di sorpresa, strappandoli dal dolce dormiveglia in cui erano sprofondati dopo essersi amati con dolcezza e tenerezza. Due cavalieri inzuppati di pioggia afferrarono Keeran per le braccia sollevandolo da terra e separandolo bruscamente dall’abbraccio di Seanna, e prima che lui potesse dire o fare qualcosa si ritrovò con il corpo nudo avvolto in una coperta pungente. Seanna sbatté le palpebre e vide i due cavalieri che uscivano dalla stanza della torre

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rossa portando via Keeran con forza. Avrebbe gridato se solo avesse potuto, ma la mano guantata di un cavaliere alto e robusto le tappò la bocca impedendole quasi di respirare. Seanna scalciò, si dimenò con tutto il corpo, ma non riuscì a impedire al suo aggressore di sollevarla da terra spingendola brutalmente contro il gelido muro di pietra. Vergognandosi per la propria nudità, tentò di coprirsi il petto e l’inguine con le mani, ma l’uomo in armatura e cotta di maglia le sferrò un colpo in pieno viso, facendola ricadere sul pavimento. Nel buio che l’avvolse, nonostante fosse intontita e dolorante, sentì le mani dell’uomo avvolgerle una ruvida coperta intorno al corpo, per poi legarla stretta da capo a piedi con una corda impedendole ogni movimento. Gemette un paio di volte, prima che un sacco di iuta le coprisse la testa e il volto come un sudario, togliendole il fiato. Un’altra corda le strinse quel cappuccio intorno alla gola, e Seanna riuscì a stento a respirare. Il suo aggressore l’afferrò con entrambe le mani stringendola in una morsa dolorosa e si caricò in spalla il suo corpo infagottato e legato. Spaventata e incapace di ragionare lucidamente, Seanna comprese soltanto che l’uomo la stava portando via con sé, scendendo rapidamente i gradini della scalinata a chiocciola. Il cigolio del portone che si apriva e il rumore scrosciante della pioggia misto al rombo dei tuoni le fecero capire che l’uomo l’aveva portata fuori dalla torre. In pochi attimi il cappuccio e la coperta che l‘avvolgevano s’inzupparono d’acqua piovana, facendola rabbrividire di freddo oltre che di paura. Cosa le stava capitando? Dov’era

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Keeran? Erano stati entrambi rapiti? Dove la stava portando l’uomo che la teneva sulle proprie spalle come un fagotto? Domande a cui non sapeva dare una risposta, terrorizzata com’era. Pochi attimi ancora, e il suo aggressore la depose a terra, tenendola dritta, e Seanna sentì sotto i piedi nudi le fredde rocce della scogliera bagnate di pioggia. Il suo cuore smise di battere per un secondo, la gola si serrò in una stretta di puro orrore, e tutto il suo corpo s’irrigidì. Stava per morire! Gettata giù dal dirupo della scogliera! Nel momento stesso in cui realizzò il suo triste destino, l’uomo alle sue spalle la spinse con forza in avanti, verso il vuoto, e Seanna non poté fare nulla per impedire che i suoi piedi si staccassero dalle rocce scivolose. Serrò gli occhi e soffocò un grido mentre precipitava nel nulla, e il suo ultimo pensiero fu per Keeran, il suo innamorato, il giovane lord dagli occhi nocciola e i lunghi capelli bruni che l’aveva baciata, sfiorata, abbracciata, accarezzata, il primo e l’ultimo ragazzo con cui aveva fatto l’amore. Era stata una notte bellissima. Meravigliosa. “Keeran, amore mio”, pensò Seanna, un secondo prima che il suo corpo si schiantasse contro gli scogli. Non vi fu alcun dolore, perché la sua giovane vita fu spezzata all’istante dall’impatto con le rocce. E le tenebre calarono su di lei, pesanti braccia scure e fredde che l’avvolsero tutta portandola via per sempre dal regno dei vivi. ***

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Quella stessa notte, al castello dei Blackclaw, Lady Rosaleen accolse nella stanza padronale il figlio Keeran portato al suo cospetto dalle guardie reali, e lo rimproverò aspramente per essersi unito carnalmente con una serva della gleba, convincendolo che era stato un errore imperdonabile e una macchia incancellabile sul suo nobile onore di lord. Keeran finse di dare ascolto alla madre mostrandosi pentito, mentre in realtà pensava a Seanna chiedendosi quale fosse stato il suo destino, e quando Lady Rosaleen strappò dalle sue labbra il giuramento di cancellare dalla sua mente gli eventi di quella notte e il ricordo di Seanna Merrick, lui promise a se stesso che invece non l’avrebbe mai dimenticata. Keeran guardò la propria madre con freddezza, sentendo crescere in lui quell’odio profondo e inestirpabile che già da tempo aveva messo radici giorno dopo giorno nel suo cuore, logorando e spezzando il legame affettivo verso di lei, e quando gli fu concesso il permesso di ritirarsi nella propria stanza, Keeran si chiuse la porta alle spalle e scoppiò a piangere pensando a Seanna e al loro amore infranto sul nascere dalla madre Rosaleen. La odiava per ciò che aveva fatto, come aveva potuto insinuarsi nella sua vita privata? Con quale diritto?... La maledisse, e sperò che a Seanna non fosse stato fatto alcun male. Contemporaneamente, ai piedi della scogliera, il cavaliere Lester Dougherty scavò una fossa molto profonda nel friabile terriccio sabbioso dal quale spuntavano gli scogli e vi gettò dentro il cadavere di Seanna avvolto nel suo sudario, poi ricoprì la fossa di terra e nascose la tomba di

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Seanna Merrick deponendovi sopra delle pesanti rocce che neppure l’alta marea avrebbe potuto spostare. A quel punto risalì sul suo cavallo e se ne andò, ritornando al castello dei Blackclaw, e prima che il nuovo giorno spuntasse all’orizzonte consegnò a Ser Amon un souvenir per Lady Rosaleen: una ciocca dei biondi capelli di Seanna Merrick tagliata di netto dalla sua folta capigliatura. Un piccolo dono che la nobildonna gradì immensamente, nascondendo la ciocca dorata in uno scrigno d’argento chiuso a chiave e riposto nel fondo di un baule intarsiato. Soddisfatta di se stessa per aver salvato il proprio figlio da una situazione scomoda e umiliante e per aver eliminato la causa di uno scandalo evitato per un pelo, Lady Rosaleen dormì sonni tranquilli, ignara delle conseguenze che il suo diabolico piano avrebbe comportato sul futuro del casato dei Blackclaw. Il mattino seguente, con la scusa di una breve cavalcata, Lady Rosaleen si fece scortare da Lester Dougherty fino alla fossa dove giacevano le spoglie di Seanna. La nobildonna fu lieta di vedere dove la serva fosse stata sepolta e si congratulò con Lester Dougherty per aver camuffato la tomba con le tre grosse pietre disposte sopra la terra smossa. Dopo un’ultima occhiata, Lady Rosaleen spronò la sua cavalla sulla strada di ritorno al maniero, lasciandosi alle spalle quel luogo di segreta sepoltura dove non avrebbe mai più rimesso piede.

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Capitolo 3

Tre giorni dopo… Estel Raven aveva avuto una visione durante la notte. Un sogno talmente reale da non poter essere altro che un fatto realmente accaduto. Una giovane ragazza dai lunghi capelli biondi e gli occhi azzurri le era apparsa in sogno chiedendole aiuto. Era bella, poco più che una ragazzina, con l’aspetto di una semplice popolana, una figlia della gleba abbigliata con un lungo vestito bianco di povera fattura che era stato cucito con l’intento di farlo somigliare a un bell’abito da nobildonna. Nella sua visione la ragazza era sdraiata in una profonda fossa, completamente nuda, e il terriccio che la ricopriva era misto a sabbia. In piedi accanto alla finestrella della sua capanna di legno ai margini del bosco, Estel Raven ripensava alla visione cercando di darle un senso. La ragazza doveva essere morta, ne era certa. E il fatto che invocasse aiuto stava a significare che qualcuno l’aveva assassinata. Il terriccio misto a sabbia della sua fossa sembrava terra di mare, e questo portava Estel a credere che fosse stata sepolta ai piedi della scogliera di Hornwood, nella terra dei Blackclaw. Si domandò chi potesse essere e perché mai fosse stata uccisa… Il suo intuito le diceva che la morte della ragazza era stata brutale, improvvisa, e il suo cadavere meritava una degna sepoltura in un suolo consacrato agli dei del cielo e della terra. Non solo. Se era

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stata assassinata crudelmente, la sua povera anima reclamava giustizia, ed Estel era pronta a trovarla e ad aiutarla a raggiungere la pace dello spirito. Distogliendo lo sguardo dal fitto bosco di querce e frassini dalle chiome baciate dai colori caldi e luminosi dell’autunno, Estel si mosse nella propria capanna spogliandosi della camicia da notte per indossare il suo comodo vestito di lino di colore blu scuro con le maniche lunghe e ampie sui polsi, si pettinò con cura i capelli rossi come il fuoco e li divise in tre parti uguali per farne una treccia fermata da un laccio di cuoio all’estremità finale, quindi si gettò sulle spalle un mantello nero e uscì di casa percorrendo il sentiero di pietre che attraversava il sottobosco e conduceva al paese contadino di Hornwood. Durante la passeggiata, Estel si godette il profumo intenso del muschio e dei licheni umidi di rugiada notturna, e quando si lasciò alle spalle il bosco per incamminarsi verso i campi coltivati, il sole del primo mattino riverberò nei suoi occhi verdi dal taglio felino. Giunta al mercato contadino, pagò un allevatore di cavalli affinché le prestasse una puledra dal manto color miele e l’uomo accettò le monete d’argento che lei gli offrì come pagamento senza chiedere spiegazioni. Estel Raven era ben conosciuta tra i villaggi contadini di Hornwood. Qualcuno la definiva una guaritrice, qualcun altro una veggente, alcuni sostenevano che fosse una strega dedita alla magia nera. Tutti la conoscevano e le portavano rispetto, chi per timore di ricevere un malocchio, chi per gratitudine dopo una guarigione miracolosa. Estel Raven era cresciuta tra i boschi, figlia di una guaritrice con il

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dono della veggenza, e aveva studiato per anni i polverosi volumi di magia bianca e nera imparando a memoria formule da recitare per ogni tipo di sortilegio. Come sua madre, anche lei possedeva il dono della veggenza, e grazie alla frequentazione di una setta segreta di fedeli adepti adoratori di Dùsgadh, l’antico signore del risveglio, Estel era in grado di riportare in vita i morti. Estel aveva strappato dagli abissi del nulla una bambina annegata in un fiume, un giovane mercante schiacciato dal peso di un carro, e una donna soffocata da un incendio. Il loro ritorno alla vita aveva suscitato notevole scalpore tra i plebei, soprattutto perché Dùsgadh pretendeva un prezzo molto alto per il risveglio dei morti: il dono della loro anima in cambio di una nuova vita. La bambina annegata, il giovane mercante e la donna dell’incendio erano tutti e tre tornati tra i vivi, ma il loro spirito albergava altrove, erano privi d’anima, e ciò si capiva dai loro occhi, inespressivi e vaghi, vuoti, come se i loro corpi fossero mossi dalle fila di un burattinaio. La gente li guardava con sospetto e timore, considerandoli degli spettri, ma loro erano totalmente indifferenti al giudizio dei compaesani e vivevano la loro nuova esistenza nella consapevolezza di essere senz’anima e destinati a non morire mai più. Estel lanciò la puledra al galoppo, cavalcando per più di un’ora tra i villaggi, finché il sole non fu alto nel cielo e ben presto ai campi erbosi si sostituì la terra del mare, farinosa e chiara, e la puledra percorse al trotto la lunga spiaggia bagnata dalle onde che si stendeva per chilometri seguendo le alte coste della Cornovaglia. Estel sollevò lo sguardo verso la collina

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verdeggiante dove il castello dei Blackclaw si mostrava in tutta la sua imponenza, con le sue quattro torri cilindriche e la facciata di pietra grigia. Un centinaio di metri più avanti, sulla sommità del promontorio della scogliera, si ergeva la Redstone Tower, la famosa torre di pietra rossa utilizzata in tempo di battaglia come postazione di vedetta. Estel tirò a sé le redini della puledra per farla fermare, scese a terra affondando nella soffice sabbia con gli stivaletti di cuoio e procedette a piedi verso la zona erbosa della spiaggia, seguita dalla puledra. Il sesto senso di Estel le diceva che la ragazza bionda della sua visione era seppellita proprio in quella zona, quasi certamente ai piedi della scogliera tra gli scogli e il terreno sabbioso ricoperto di rocce. Chiudendo gli occhi, Estel si lasciò guidare dal proprio dono, sentendo l’energia dello spirito della ragazza ancora intrappolato nel suo corpo che la attirava verso la sua tomba. Si fermò di fronte a un tratto di terreno dove tre grandi rocce bianche erano state disposte con cura sopra la terra smossa da pochi giorni. Eccola la fossa della giovane! Era sepolta lì sotto! Estel riusciva a sentire il richiamo del suo cadavere molto chiaramente. Fissò le pietre, pesantissime da spostare, e pensò che poteva rimuoverle dal terreno con l’aiuto di un grosso bastone. Senza perdere tempo, si mosse tra gli scogli alla ricerca di un ramo spezzato portato a riva dalla mareggiata della tempesta di tre notti prima, ne trovò più di uno, e alla fine scelse quello più grosso e resistente. Guardandosi attorno per assicurarsi che non ci fosse nessuno nei paraggi, afferrò saldamente il tronco tra le mani e lo infilò sotto la

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prima pietra facendo leva con il peso del proprio corpo. Faticosamente riuscì a spostare la pietra di mezzo metro, quindi provò a rimuovere le altre due rocce più piccole e meno pesanti, ottenendo lo stesso risultato. Troppo peso per una sola donna armata di un ramo spezzato. Chi aveva disposto le pietre sopra la fossa era stato certamente un uomo molto robusto e vigoroso. Estel non si diede per vinta, e spinse ancora e ancora, guadagnando un altro po’ di terreno, quel tanto che bastava per scavare nella fossa. Se solo avesse avuto una pala… Ma Estel era disposta a trascorrere il giorno intero a smuovere la terra con il suo ramo spezzato pur di liberare la ragazza sepolta lì sotto. Non fu affatto facile, perché la fossa era molto profonda, e alla fine Estel si liberò del ramo e preferì scavare con le proprie mani, affondando le braccia fino ai gomiti nel soffice terriccio misto a sabbia. Quando le sue dita sfiorarono quello che sembrava un ruvido sacco o qualcosa di simile, capì di essere arrivata a toccare il cadavere della ragazza. Allora immerse le braccia nella terra e strinse tra le dita il rigido involucro del cadavere, tirandolo verso di sé con forza. La terra si mosse, e al secondo tentativo il corpo infagottato venne alla luce. Estel si compiacque della propria tenacia, mentre ai suoi piedi giaceva una coperta marrone spessa e pungente avvolta attorno al corpo della ragazza. Non solo era stata infagottata e incappucciata con un sacco di iuta, il suo corpo era stato strettamente legato con una corda e anche il cappuccio era saldato al collo della giovane con la stessa corda. Povera creatura… Estel si chiese cos’avesse fatto per meritarsi di essere sepolta in

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quel modo… E soprattutto si domandò come fosse stata uccisa… Strangolata? Pugnalata a morte? Oppure… gettata nel vuoto dall’alto della scogliera?... Estel sollevò lo sguardo verso la cima del dirupo e inorridì. La scogliera doveva essere più alta di cinquanta metri, cadere da quell’altezza significava morire sul colpo e spezzarsi tutte le ossa. Che crudeltà! Estel scosse la testa e afferrò saldamente la coperta per trascinare il corpo lontano dalla fossa, dietro un grosso scoglio che l’avrebbe riparata da possibili sguardi indiscreti provenienti dal mare. Era una buona giornata per pescare, non voleva di certo essere vista da una qualunque barca di pescatori di passaggio. Si inginocchiò sul terreno, all’ombra dello scoglio, e cominciò a scogliere i nodi della corda per liberare il corpo della ragazza dal suo sudario mortale. Dopo averla slegata, sciolse anche il cordone stretto attorno al collo e finalmente poté sfilarle il sacco di iuta dalla testa. Il viso della ragazza apparve ai suoi occhi bianco come il marmo, la sua pelle gelida come il ghiaccio, le labbra bluastre, i capelli biondi e lunghi intrisi del sangue uscito dal cranio spezzato sul lato sinistro dall’impatto contro le rocce. Doveva essere morta da pochi giorni, perché il suo volto era ancora intatto, di una bellezza innocente che la morte non aveva ancora deturpato. Estel svolse i lembi della coperta e il corpo nudo della ragazza si rivelò ai suoi occhi. I traumi subiti nella caduta erano evidenti: tumefazioni violacee sulle braccia e sulle gambe, lividi blu sui fianchi e sul ventre, escoriazioni e tagli sparsi un po’ ovunque. Estel le strinse un braccio e sentì le ossa scricchiolare sotto la

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pelle livida. Come aveva immaginato, le sue ossa erano andate in frantumi. “Chi ti ha ridotta così?... Chi ti ha fatto tutto questo?” Il cuore di Estel si accartocciò nel petto e i suoi occhi verdi si riempirono di lacrime. Una giovane vita spezzata così brutalmente meritava giustizia e vendetta. “Ti riporterò in vita, chiunque tu sia. Dùsgadh, il signore del risveglio, sanerà le tue ferite e aggiusterà le tue ossa, ti restituirà il fiato e ti farà battere il cuore di nuovo. Rivivrai, e ti vendicherai del torto che hai subito.” Estel avrebbe voluto portare a casa il corpo della ragazza per compiere il rito di ritorno alla vita, ma Dùsgadh era ovunque e lei sapeva con certezza che le avrebbe dato ascolto anche lì, su quella spiaggia deserta, doveva solo invocarlo e pregarlo di donare alla ragazza una nuova vita. Estel la guardò con tenerezza, quindi infilò le braccia sotto il suo corpo rigido e freddo e la sollevò da terra tenendola in braccio. La pesantezza della morte rendeva il corpo faticoso da sostenere, ma Estel era una donna forte, e nulla le avrebbe impedito di portare a termine il suo rito. Uscì dall’ombra sicura dello scoglio per camminare verso la spiaggia con il corpo martoriato della ragazza stretto contro il petto, incurante di poter essere vista dai pescatori o dalle guardie dei Blackclaw in ricognizione mattutina. Raggiunse la spiaggia e poi la riva, entrò nell’acqua del mare procedendo di qualche metro, avanzando contro le onde finché l’acqua non le arrivò ai fianchi. A quel punto si fermò, e immerse il corpo della fanciulla nel mare, lasciando che le onde la ripulissero dal sangue, purificando

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le sue spoglie mortali. Poi sollevò il viso verso il sole e ad occhi chiusi invocò Dùsgadh, recitando come in preghiera la formula del rito di ritorno alla vita. “Dùsgadh, signore del risveglio e della rinascita, ascolta la mia voce. Volgi il tuo sguardo al corpo di questa giovane donna, strappala dalle braccia oscure della morte, infondi in lei un nuovo respiro, dona al suo cuore un nuovo battito, sana le sue ferite e ricomponi le sue ossa. Ti supplico, Dùsgadh, fai rinascere questa figlia della terra, riporta in lei il flusso della vita, e prendi la sua anima in cambio… Risvegliala, ora!” Estel ripeté la formula per tre volte di seguito, poi riaprì gli occhi e guardò la ragazza immersa nelle acque marine attendendo che il signore del risveglio la riportasse in vita. Potevano volerci pochi attimi, oppure più tempo, ma Estel sapeva che Dùsgadh l’avrebbe accontentata. Aspettò pazientemente un segno da parte del signore del risveglio, e quando vide la pelle del corpo della ragazza riprendere un colore rosato trattenne il fiato. Sotto il suo sguardo attento i lividi e le escoriazioni sbiadirono rapidamente, fino a scomparire del tutto, le tumefazioni scomparvero, e lo scricchiolio delle ossa che si aggiustavano laddove si erano spezzate le giunse alle orecchie chiaro e nitido. Senza smettere di sorreggere il corpo della giovane con le proprie braccia, avvertì un fremito leggero scuotere le sue membra, seguito da un altro ancora, e poi da un terzo, più forte e simile ad uno spasmo… E all’improvviso le sue palpebre si schiusero, e i suoi occhi si spalancarono fissando il cielo. Estel sorrise soddisfatta, ringraziando

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Dùsgadh per averle dato ascolto, e la ragazza trasse il primo respiro della sua nuova vita, un respiro profondo e rumoroso. Come se si fosse bruscamente risvegliata da un terribile incubo, agitò le braccia e le gambe nell’acqua, gemette e lanciò un grido, quindi fissò Estel negli occhi con l’espressione impaurita di una bambina spaventata. “Tranquilla, va tutto bene”, la rassicurò Estel con dolcezza, stringendola contro di sé per placare i suoi tremori. “Non devi aver paura, nessuno può più farti del male.” La ragazza parve darle ascolto, calmandosi e respirando regolarmente. Nei suoi occhi azzurri che ora brillavano di una nuova e intensa lucentezza, Estel colse un guizzo di sorpresa misto ad incredulità, seguito da un profondo turbamento, e poi dall’espressione spaesata tipica di tutti coloro che tornavano alla vita dopo la morte. Estel le accarezzò i capelli biondi bagnati e le sorrise teneramente. “Ben tornata, mia cara.”

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Capitolo 4

Seduta sul bordo di pietra del camino della capanna di Estel Raven, Seanna fissava le fiamme rosse e gialle che scoppiettavano tra i ceppi di legno arsi dal calore del fuoco. Accanto a lei, Estel Raven accarezzava il dorso dal pelo nero di una gatta dagli occhi verdi acciambellata ai suoi piedi. “Ero morta…”, sussurrò Seanna, stringendosi nel suo abito di lino bianco recuperato dalla fossa in cui era stata seppellita. “E adesso sono viva… Com’è possibile?” Estel fu felice che la ragazza avesse finalmente iniziato a parlare. Non aveva pronunciato una sola parola dal momento in cui era rinata, e neppure dopo, quando Estel l’aveva asciugata con cura usando il suo mantello nero, per poi aiutarla ad indossare il vestito bianco spuntato dalla sua tomba insieme al suo corpo infagottato nel sudario di lana e iuta, e convincerla a salire sulla puledra color miele per portarla lì, nel cuore del bosco, per scoprire quale fosse la sua storia. Aveva temuto che il signore del risveglio l’avesse privata del dono della parola, ma fortunatamente non era affatto così. “Dimmi chi sei e ti spiegherò tutto”, le disse Estel, incontrando il suo sguardo azzurro. Seanna non conosceva la donna che aveva di fronte, ma sapeva che l’aveva riportata in vita, anche se non riusciva a capire come ciò fosse possibile.

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“Il mio nome è Seanna Merrick. Ero una serva al servizio dei Blackclaw. Lavoravo nelle cucine del loro maniero da quasi un anno.” Estel si fece attenta, e pose la sua prima domanda. “Quanti anni hai, Seanna?” “Sedici. Mia madre non poteva mantenermi, così mi ha mandata dai Blackclaw chiedendo loro di poter far parte della servitù. Mi hanno accolta senza problemi, e da allora non sono più tornata al mio villaggio.” “Sei nata da queste parti?” “Non qui nel bosco. Vengo dalla campagna, dal villaggio di Jerwin. Vivevo in una capanna come questa con mia madre. Lavoravamo i campi e vendevamo gli ortaggi al mercato contadino.” “E tuo padre?” “Non l’ho mai conosciuto. Era un forestiero, un cavaliere di passaggio a Jerwin. Mia madre l’ha ospitato in casa nostra e gli ha offerto molto più di una zuppa calda. Non mi hai mai rivelato il suo nome, non so nient’altro di lui.” Estel prese in braccio la gatta, che si aggrappò al suo vestito con le zampe miagolando. “Cosa ti è successo, Seanna? Chi ti ha uccisa?” La domanda di Estel la fece rabbrividire. Ricordava tutto del suo passato, e sapeva perché era morta, ma prima di dirlo a quella donna voleva capire come potesse essere tornata in vita. “Dimmi perché sono viva. Lo voglio sapere.” “Sono stata io a strapparti dalla morte.” “E come hai fatto?!”

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“Con l’aiuto del signore del risveglio, il potente Dùsgadh. L’ho invocato affinché ti risvegliasse.” “Dùsgadh… Mia madre non lo nominava mai, diceva che era un dio cattivo, ne aveva molta paura.” “Dùsgadh non è affatto un dio cattivo. Sei viva grazie a lui. Ti ha donato una seconda vita.” “Perché? A quale scopo?” “Gliel’ho chiesto io. E lui mi ha ascoltata.” “Chi sei tu? Una strega?” Estel sorrise. “La gente di Hornwood mi chiama in molti modi diversi. Strega, veggente, fattucchiera, guaritrice… C’è chi ha paura di me e chi mi considera una fonte di salvezza. In realtà sono solo una donna come tante altre, devota al signore del risveglio e dotata del dono della chiaroveggenza. Ti puoi fidare di me, non sono l’incarnazione del male.” “Pratichi la magia nera?” “Preferisco la magia bianca.” “Qual è il tuo nome?” “Estel Raven.” “Perché hai invocato Dùsgadh per farmi rinascere? Io non ti conosco e tu non conosci me.” “Hai ragione, non ci conosciamo. Ma tu mi sei apparsa in sogno. Ho avuto una visione in cui mi chiedevi aiuto. Non ho potuto fare a meno di venirti a cercare.” “Io ti ho chiesto aiuto? Dopo che sono morta?” “Il tuo spirito era intrappolato nel tuo corpo, sepolto in quella fossa ai piedi della scogliera. Chi muore di morte violenta rimane intrappolato su questa terra, e allora grida

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aiuto, chiede di essere liberato. Io ho udito la voce del tuo spirito, e il sesto senso mi ha guidata fino al tuo cadavere.” “Che ne è stato del mio spirito?” “È stato liberato. Dùsgadh lo ha accolto nel suo regno in cambio della tua nuova vita.” Seanna rabbrividì di nuovo. “Mi stai dicendo che sono rinata senza un’anima?” “Proprio così. È il prezzo che Dùsgadh esige per ogni risveglio. La carne ritorna in vita, ma l’anima vola altrove.” “Ma questo è orribile! Io che cosa sono adesso? Se non ho più un’anima, a cosa mi serve una nuova vita? Sono un corpo vuoto? Un fantasma?” “Non sei nulla di tutto ciò. Sei ancora tu, Seanna Merrick, la stessa persona che eri prima di morire assassinata. Hai mantenuto i tuoi ricordi, il tuo passato, e hai un lungo futuro d’innanzi a te, una lunga vita da vivere. Dùsgadh ti ha fatto un grande dono, non disprezzarlo.” “Ma non ho un’anima… Ecco perché mi sento diversa.” “Cosa c’è che non va? Cosa provi?” “Un gran senso di vuoto dentro di me. Come se nel mio petto ci fosse una voragine oscura, un enorme buco, un fosso senza fondo silenzioso e buio… Questa sensazione mi fa tanta paura.” “Non devi ascoltarla, non guardare mai dentro il buio, non lasciare che il vuoto ti spaventi. Sei rinata, il tuo corpo si è risvegliato, presto ti abituerai all’assenza dell’anima. È solo una questione di tempo.” “E tu come lo sai? Se morta anche tu? Sei senz’anima?” Estel rimise a terra la gatta e per un breve momento lasciò

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vagare lo sguardo nella stanza illuminata dal fuoco. Poi ruotò la testa e tornò a fissare il volto angelico di Seanna. “Sì, sono morta anch’io, moltissimi anni fa. Ero solo una ragazzina quando il mio cuore ha smesso di battere. Mia madre era un’adepta del dio Dùsgadh, e non ha esitato un istante a invocarlo per chiedergli di riportarmi in vita. Sono rinata esattamente come te, senz’anima, e con il tempo ho imparato a provare emozioni e sentimenti pur non avendo uno spirito nel mio corpo. Ormai non sento più quel vuoto oscuro che adesso ti spaventa tanto. Sparirà, Seanna. Te lo garantisco.” “Sei una donna giovane, di bell’aspetto… Quanti anni hai in realtà?” “Lo vuoi sapere davvero?” “Sì, dimmelo.” “Va bene… Ho centocinquant’anni, anno più, anno meno.” “Sei vecchissima… Eppure sembri così giovane.” “Anche tu sei destinata a diventare come me. Passeranno gli anni, ma tu non sfiorirai mai. È il privilegio di chi non possiede un’anima. L’immortalità.” “Non posso crederci… Vivrò in eterno? Senza mai invecchiare?” “Hai solo sedici anni, perciò crescerai ancora e diventerai donna, ma quando sarai nel fiore della tua femminilità il tempo si fermerà, e da quel momento non dovrai temere né rughe né capelli grigi. Sarai bella e giovane per sempre.” “E le mie emozioni? Da dove nasceranno se non ho più un’anima?” “Ogni fibra del tuo essere è intrisa di emozioni, imparerai

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ad ascoltare il tuo corpo e le vibrazioni che produce, e le emozioni della carne e del sangue sostituiranno quelle generate dall’anima.” Seanna rifletté sulle parole di Estel, chiedendosi se davvero sarebbe riuscita a vivere senza sentirsi un bozzolo vuoto e insensibile… Era rinata da poche ore, eppure sentiva il proprio cuore pulsare forte nel petto, il sangue scorrere veloce nelle sue vene, e se si concentrava su queste sensazioni la mancanza dell’anima sembrava sparire in un angolo. Forse Estel aveva ragione, doveva essere paziente, darsi tempo… Già, il tempo. Quella ruota che girava senza mai fermarsi e faceva invecchiare le persone rendendo i loro corpi sempre più gracili e brutti… A lei non sarebbe successo, avrebbe vissuto in eterno, era stata trasformata in una creatura immortale… “Ci sono altre persone come noi?”, chiese ad Estel. “Sì, ce ne sono altre. Tu sei la quarta persona che io ho riportato in vita con l’aiuto di Dùsgadh. Le altre tre vivono nei villaggi qui intorno. Ma io non sono l’unica adepta del signore del risveglio che ha compiuto il rito della rinascita, ci sono molti altri adepti di Dùsgadh sparsi in tutta la Cornovaglia e questo significa che esistono altrettanti immortali come me e te. Ognuno di loro protegge con cura il proprio segreto. È importante che anche tu lo faccia, Seanna. Nessuno deve sapere che sei stata salvata dalle tenebre. I popolani sono ignoranti, privi di istruzione, non comprenderebbero il dono che ti è stato fatto.” “Non lo dirò a nessuno, te lo prometto.” Estel le sorrise e annuì con il capo in un cenno d’assenso.

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“Adesso vuoi dirmi come sei morta?” Seanna guardò il fuoco fiammeggiante nel camino, e dalla sua mente scaturirono immagini che andavano oltre i suoi ricordi, segno evidente che la sua nuova vita era ricca di sorprese inaspettate. “È successo la notte della tempesta.” “Tre giorni fa, dunque. Cosa ti è successo?” “Sono salita sulla sommità della scogliera, dopo la mezzanotte, per incontrare una persona nella Redstone Tower dei Blackclaw.” “Continua, io ti ascolto.” Seanna riprese a parlare guardando il camino. “Avevo ricevuto un messaggio da parte di Keeran Blackclaw, il figlio maggiore di Lady Rosaleen e Lord Eoghan. Era un invito ad incontrarci in segreto nella torre rossa. Keeran ed io… Ci amavamo. E volevamo stare da soli, lontani da tutti. Lui mi aspettava alla Redstone Tower, e io l’ho raggiunto. Stava per scoppiare la tempesta, sono arrivata sul promontorio prima che iniziasse a piovere furiosamente. Io e Keeran abbiamo fatto l’amore nella stanza di guardia della torre. È stato magico, bellissimo… E poi ci siamo addormentati abbracciati.” “Vi hanno scoperti, è così?” Seanna annuì, e i suoi capelli biondi ondeggiarono ai lati del suo viso illuminato dal fuoco. “È stato Ser Amon, la spia di Lady Rosaleen. Ci ha visti, e lo ha detto alla sua padrona. Lei ha dato l’ordine di mandare delle guardie alla torre rossa per separarci. Per la precisione, ha detto che Keeran doveva essere riportato al

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castello sano e salvo, mentre io dovevo essere uccisa.” “Lady Rosaleen Mordane ti ha fatta uccidere?” “Sì, è stata lei. Mi voleva morta e sepolta. Non sopportava l’idea che Keeran potesse amarmi, ero solamente una serva, indegna di lui. Ha ordinato che il cavaliere Lester Dougherty si occupasse di me. Quell’uomo è un mostro, non dimenticherò mai cosa mi ha fatto.” “Raccontami, voglio sapere cos’è accaduto.” “Le guardie hanno fatto irruzione nella torre e hanno portato via Keeran con la forza. Io sono rimasta sola, con Lester Dougherty, ho tentato di fuggire, ma lui mi ha colpita al volto con un pugno. Mi ha avvolta in una coperta e mi ha legata stretta con la corda, poi mi ha incappucciata con un sacco di iuta e mi ha stretto al collo un’altra corda. Mi ha caricata sulla propria spalla e mi ha portata fuori, sulla scogliera. Mi ha messa giù, in piedi sul ciglio del promontorio… E poi mi ha spinta da dietro gettandomi nel vuoto. Ho gridato, ma il buio mi ha avvolta subito. Non ho sentito alcun dolore, soltanto una sensazione di gelo che mi avvolgeva.” “Non ricordi altro?” “Ero morta, ne sono certa, eppure ho dei ricordi di cosa è accaduto dopo… Lester Dougherty ha scavato una fossa ai piedi della scogliera e mi ha gettata dentro senza pietà, poi ha ricoperto la buca con la terra e con tre pesanti pietre.” “E poi?” “Lester Dougherty è tornato al maniero, e ha consegnato a Ser Amon una ciocca dei miei capelli. Non ricordo in quale momento mi ha tagliato i capelli, forse mentre ero a terra

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priva di sensi a causa del suo pugno… Lady Rosaleen ha sorriso di gioia quando Ser Amon le ha consegnato la mia ciocca. E l’ha nascosta in uno scrigno, infondo ad un baule… Non ricordo altro, tranne un’immagine… Quella di Keeran chiuso nella sua stanza che piange domandandosi cosa mi è successo. I miei ricordi si fermano qui.” Estel sollevò una mano e la posò sulla spalla di Seanna. “Il signore del risveglio ti ha concesso la grazia di vedere chi ti ha ucciso e cos’è accaduto dopo la tua morte. Adesso che sai come si sono svolti i fatti, cosa pensi di fare?” Seanna volse lo sguardo verso Estel e si strinse nelle spalle. “Non lo so… Vorrei tanto riabbracciare Keeran, questo è certo. Io lo amo, e lui ama me. Non gli importa se sono nata povera e non ho sangue nobile nelle vene, lui sognava di sposarmi, voleva che diventassi sua moglie.” Estel le accarezzò i capelli, lucenti come seta dorata. “Potrebbe accadere, ora che sei tornata tra i vivi.” “Ma Lady Rosaleen mi crede morta… Non posso più tornare al castello.” “Dimentichi che lei non sa che tu sei rinata. È la tua occasione per liberarti di quella donna crudele. Non desideri vendicarti? Sei morta per causa sua.” “Lo so, e la detesto per questo. Ma cosa potrei fare?” Estel abbozzò un sorriso beffardo. “Qualunque cosa tu desideri, mia cara. Vuoi avvelenarla? Io ti darò il veleno più potente che esista al mondo. Vuoi che soffra come hai sofferto tu? Puoi attirarla alla Redstone Tower e gettarla giù dal dirupo. Vuoi torturarla? Conosco luoghi dove potresti rinchiuderla e lasciarla sola a

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morire di stenti. La scelta spetta solo a te.” Seanna trasse un sospiro pesante. “Vorrei farla sparire, ed essere libera di amare Keeran.” “Allora metti in pratica uno dei miei suggerimenti. Lei non ha avuto scrupoli nel farti uccidere, la tua morte l’ha fatta gioire, finché sarà viva non potrai mai più avvicinarti a Keeran Blackclaw.” “Lady Rosaleen non è l’unico problema. Lester Dougherty mi ha uccisa e Ser Amon sa delle mia morte. Tre persone ostacolano il mio futuro al fianco di Keeran, e io non posso ucciderle, non sono un’assassina.” Estel lo sapeva benissimo. “No, tu sei una brava ragazza, la tua bontà emerge dai tuoi occhi. Non uccideresti nemmeno un topolino in un fienile. Ma io ti sono amica, e se vuoi posso aiutarti.” “Aiutarmi? In che modo?” Estel aveva già la risposta alla domanda di Seanna. “Ci sarebbero molti modi per renderti giustizia, ma il più semplice di tutti è attirare quelle persone qui, nei boschi di Hornwood. Lady Rosaleen ama andare a caccia assieme al marito Eoghan Blackclaw, molte volte li ho visti galoppare insieme tra le radure che circondano i villaggi. Basterebbe un invito a caccia da parte di Lord Berick Drake della vicina contea di Mormonith, un alleato del casato dei Blackclaw. Lord Eoghan accetterebbe l’invito, e Lady Rosaleen lo seguirebbe senza remore, facendosi scortare da Lester Dougherty per essere protetta e da Ser Amon per essere servita e riverita. Conosco un cavaliere cacciato da Blackclaw alcuni anni fa per aver disobbedito a un ordine

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di Lady Rosaleen, un uomo rancoroso e vendicativo che guida un manipolo di briganti. Solitamente compiono razzie nei villaggi, ma basterebbe una mia parola per convincere il cavaliere a tendere un’imboscata ai tuoi quattro nemici.” “Non sono quattro, soltanto tre. Lord Eoghan mi ha sempre trattata bene, Keeran era certo che suo padre non si sarebbe opposto al nostro amore. Non voglio che lui sia ucciso, è un brav’uomo.” “Ne sei certa?” “Sì, Lord Eoghan è gentile e mite, e Keeran lo ama molto. Voglio che lui resti in vita.” Estel annuì, facendo dondolare sul petto la sua lunga treccia ramata. “Va bene, allora faremo in modo che le frecce avvelenate colpiscano solo chi è stato artefice e complice della tua morte: Lady Rosaleen, Lester Dougherty e Ser Amon. Lord Eoghan sarà risparmiato, come tu desideri.” Seanna si rabbuiò, pensando a Keeran e a ciò che era successo sulla scogliera la notte della tempesta. “Pensi davvero che dovrei fare una cosa simile? Vendicarmi per ciò che mi hanno fatto?” Estel la rassicurò. “No, se non è ciò che vuoi. Se preferisci puoi dimenticare Keeran Blackclaw e iniziare una nuova esistenza in un altro luogo, lontano da Hornwood.” “Ma io amo Keeran. Non ho intenzione di rinunciare a lui e rifugiarmi altrove. Voglio tornare da lui.” “Allora non hai scelta… Devi dare ascolto ai miei consigli e

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liberarti dei tuoi assassini.” Seanna non aveva mai fatto del male a nessuno, non era nella sua natura vendicarsi dei torti subiti, ma Estel le stava offrendo l’unica possibilità per restare ad Hornwood e continuare a vivere nei panni di Seanna Merrick. “Sei sicura che il tuo piano funzionerà?”, domandò, considerando l’ipotesi di metterlo in pratica. “Certamente. Non è la prima volta che tendo una trappola a delle persone malvagie, andrà tutto bene. Devi solo avere fiducia in me. Tu non dovrai fare nulla. Mi occuperò personalmente di ogni cosa. Quando il mio piano sarà compiuto, tu potrai presentarti al castello dicendo a Keeran che Lady Rosaleen ti aveva fatta cacciare dal maniero e ti mostrerai addolorata per la morte di sua madre. Il tuo adorato giovane lord ti accoglierà a braccia aperte, e suo padre Eoghan, rimasto vedovo, non si opporrà al volere di Keeran di prenderti in moglie. Come potrebbe deludere e ferire l’unico erede del suo casato? Non lo farebbe mai… L’assenza di Lady Rosaleen faciliterà le cose. Probabilmente il suo lutto durerà meno di una settimana, Lord Eoghan è un uomo ancora giovane e prestante, si troverà presto una nuova moglie. E tu, mia cara, nel frattempo sarai già divenuta una lady.” Seanna s’immaginò al fianco di Keeran, vestita con abiti di seta lucente, bella come una principessa, libera di danzare con lui nel salone da ballo del maniero, stretta fra le sue braccia… Desiderava Keeran e il suo affetto più di ogni altra cosa, aveva avuto un solo assaggio del suo amore e ne voleva ancora di più.

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“Keeran sarà mio”, disse, guardando Estel negli occhi verdi dal taglio felino. “Grazie a te potrò amarlo ed essere amata da lui, come ho sognato dal primo giorno in cui lui mi ha guardata. Voglio che tutto questo diventi realtà.” Estel le strinse le mani nelle proprie. “Avrai ciò che desideri, te lo prometto. Ma non ti scordare che Keeran non dovrà mai scoprire il tuo segreto. E sappi che un giorno lo perderai, perché la sua vita appassirà fino a spegnarsi del tutto, al contrario della tua.” “Oh, Estel… Spero che la sua vita duri a lungo, e che il suo corpo invecchi lentamente, in modo che io possa godere del suo amore per molti anni.” “Sarà sicuramente così… Però dovrai essere pronta a lasciarlo andare quando la vecchiaia verrà a reclamare la sua anima. Soffrirai per la sua perdita, e ti ritroverai sola. Ma la tua immortalità ti consentirà di incontrare altri uomini, di innamorarti di nuovo, e di vivere tante altre vite. È questo il futuro che ti attende.” “Ho capito cosa intendi dire. Dovrò accettare il dolore della morte delle persone a me care.” “Esattamente. È una triste condanna, l’immortalità. Io lo so per esperienza. Ma è anche un privilegio destinato a poche persone, perciò puoi ritenerti fortunata.” Seanna annuì, consapevole di non essere più la stessa ragazza di pochi giorni prima. “Avrò tempo per riflettere sulla mia condizione. Tutto ciò che desidero ora è amare Keeran, soltanto lui… Non voglio pensare a cosa mi aspetterà dopo la sua scomparsa.” “Hai ragione, adesso devi vivere il presente e fare in modo

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che sia splendido, il resto può aspettare.” Estel le sorrise, poi si alzò in piedi e si allontanò dal camino scoppiettante. Seanna rimase seduta da sola accanto al fuoco ancora per un po’, osservando le fiamme che consumavano i ceppi riducendoli in braci rossastre. Sentiva Estel muoversi in continuazione da una stanza all’altra, accompagnata dal fruscio della sua gonna sul pavimento e dal rumore di oggetti spostati. “Devi mangiare, Seanna. Il tuo corpo ha fame, è a digiuno da tre giorni. E hai bisogno di riposare, sei priva di forze, perciò alzati e vieni qui.” Ubbidiente, Seanna raggiunse Estel nel tinello, e la donna le cinse le spalle con un braccio. “Vivrai con me nei prossimi giorni. Mi occuperò di te, ti procurerò dei vestiti e delle scarpe nuovi, potrai restare in questa casa finché non arriverà il momento di tornare al maniero dei Blackclaw.” “Ti ringrazio, Estel. Non saprei dove altro andare. Mia madre non mi riprenderebbe con sé se bussassi alla porta della nostra capanna. Mi vuole bene, lo so, ma due bocche da sfamare sono troppe e lei non è in grado di farlo.” “Non preoccuparti, tesoro. La tua presenza qui mi rende felice, la solitudine è una pessima compagnia.” “È una conseguenza dell’immortalità, la solitudine?” “No, non sempre. Nel mio caso, è il prezzo che pago da anni per essere una donna che pratica la magia.” “Non hai affatto l’aspetto di una strega maligna.” Estel sorrise. “Quando è necessario lo sono, mia cara.”

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Capitolo 5

Il ritorno di Lord Eoghan Blackclaw dal suo viaggio di cortesia presso il casato dei Lumornith, nella contea di Thornland, fu accolto con gioia da Lady Rosaleen Mordane, che si prodigò a dare vita ad una serata di festa con un banchetto succulento allietato dalla musica delle ballate popolari di origine cornica. Keeran Blackclaw fece del suo meglio per mostrarsi contento del ritorno del padre, ma dopo poche ore dall’inizio dei festeggiamenti si ritirò sulla balconata esterna della sala dei banchetti per rimanere solo con il proprio dolore. La brusca separazione da Seanna Merrick, avvenuta cinque giorni prima, era il motivo del suo malessere interiore, e non riusciva a smettere di pensare alla bionda ragazza dal sorriso gentile di cui si era innamorato. Il ricordo della loro notte d’amore e passione all’interno della torre di pietra rossa lo tormentava dall’alba al tramonto, e il pensiero di essere stato strappato via brutalmente dalle braccia della sua amata lo rendeva profondamente triste. Seanna doveva essere stata cacciata via dal maniero, rispedita al suo villaggio tra le campagne di Hornwood, e Keeran era certo che sua madre l’avesse minacciata di morte se solo avesse rimesso piede nei possedimenti del loro casato nobiliare. Keeran aveva smesso di parlare con la madre, limitandosi a guardarla freddamente, e il suo comportamento non era sfuggito agli occhi attenti di Lord Eoghan. L’uomo aveva notato fin dal suo arrivo che il proprio figlio aveva un’aria

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molto cupa, e la sana preoccupazione nei suoi confronti lo spinse ad allontanarsi dal banchetto festoso per parlare con lui dei suoi problemi. Keeran non fu sorpreso di ritrovarsi sulla balconata in compagnia del padre, Lord Eoghan nutriva per lui un profondo affetto paterno, molto più forte del sentimento che lo legava alle altre due figlie minori, Gwenn e Danaes. “Keeran, figlio mio, non sembri affatto felice del mio ritorno”, disse il lord, affiancandosi al suo erede nella penombra notturna della balconata esterna affacciata sul cortile del maniero. “Padre, il tuo ritorno è una grande gioia per me. Perdonami se non sono riuscito a dimostrarlo come faccio solitamente”, si scusò Keeran, distogliendo lo sguardo dal cielo stellato. “Non è il caso che tu ti scusi. Piuttosto, dimmi che cos’hai. Mi sembri turbato e infelice, non eri così quando sono partito, cos’è successo mentre ero lontano?” Keeran guardò il padre negli occhi, desideroso di confessarsi con lui. “Posso parlarti a cuore aperto, senza nasconderti nulla?” “Certo che puoi. Sei mio figlio, devi essere sempre sincero con me, non dev’esserci alcun segreto tra di noi, lo sai.” “Allora ti dirò tutto, ignorando la promessa fatta a mia madre di non raccontarti niente di ciò che mi tengo dentro da giorni.” “Avanti, sentiamo. Cos’ha combinato questa volta la donna inquieta che ho preso in moglie vent’anni fa?” Keeran trasse un profondo respiro e si passò una mano tra

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i folti capelli bruni che quella sera portava sciolti sulle spalle anziché raccolti come al solito in una coda di cavallo alla base della nuca. “Mia madre mi ha ferito, umiliato e ridicolizzato di fronte alle nostre guardie. Si è intromessa nella mia vita privata senza alcun ritegno, e mi ha portato via l’unica ragione della mia gioia.” Lord Eoghan aggrottò le sopracciglia e si fece serio. “Cosa ti ha fatto?” Keeran sentì una morsa spinosa stringergli il cuore nel ricordare la notte dei tristi eventi. “Cinque giorni fa, a sua insaputa, mi sono appartato nella Redstone Tower con Seanna Merrick, la ragazza che lavorava nelle nostre cucine.” “Ti sei appartato con la giovane serva venuta da Jerwin, quella fanciulla bionda e graziosa che arrossisce ogni volta che mi serve il vino a tavola?” “Sì, proprio lei. So bene che non dovrei mischiare il mio sangue nobile con quello di una comune popolana, ma Seanna è entrata nel mio cuore dal primo giorno che l’ho vista e non ho potuto evitare di corteggiarla.” “Te ne sei innamorato?” “Sì, padre. Profondamente. Seanna mi ha conquistato, giorno dopo giorno, con la sua bellezza e la sua dolcezza. Non mi è mai importato nulla delle sue origini, volevo amarla con tutto me stesso. Così le ho inviato un messaggio per incontrarci in segreto alla Redstone Tower e passare la notte insieme. La desideravo, volevo farla mia… E così è stato.”

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Lord Eoghan assunse un’espressione compiaciuta. “Dunque sei finalmente diventato un uomo?” “Sì, ho fatto l’amore con Seanna, ho fuso la mia carne con la sua, ed è stato meraviglioso… Ma pochi attimi dopo, mentre dormivamo abbracciati nella torre rossa, alcune guardie sono entrate senza permesso nella stanza di guardia e ci hanno divisi senza alcun rispetto, trattandomi come un qualunque ladro sorpreso nell’atto di rubare. È stato umiliante. Le guardie mi hanno trascinato via senza vestiti, gettandomi addosso una lurida coperta, e Seanna è rimasta sola nella torre, nuda e spaventata, con il cavaliere Lester Dougherty. Non so con esattezza che cosa le abbia fatto quell’uomo. A sentire mia madre, Lester l’ha riportata al suo villaggio, nelle campagne di Hornwood, ma non sono certo che sia andata veramente così. Temo che Lester le abbia fatto del male, sono in pensiero per lei, e non riesco a darmi pace per quanto è successo.” Lord Eoghan scosse il capo con disapprovazione, e il suo disappunto mutò l’espressione del suo viso indurendo i suoi tratti. “Non posso credere che tua madre abbia potuto fare una cosa simile… Non avrebbe dovuto intromettersi nella tua vita privata senza prima consultarsi con me… Mi dispiace per l’umiliazione che hai subito, capisco benissimo la tua rabbia nei confronti di tua madre. Ha commesso un gravissimo errore, imperdonabile.” Keeran fu sollevato di sentire quelle parole. Sapeva che suo padre sarebbe stato dalla sua parte, era un uomo comprensivo e benevolo, al contrario di Lady Rosaleen.

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“Mia madre non voleva che tu sapessi di me e di Seanna, mi ha fatto giurare di non dirti nulla, e mi ha ordinato di dimenticare Seanna per sempre. Io non posso farlo, amo Seanna Merrick, e non voglio dimenticarla.” “Ti capisco benissimo, figlio mio. So quanto fa male rinunciare alla donna che si ama, è capitato anche a me prima che sposassi tua madre.” “Io non intendo rinunciare a Seanna, non sposerò mai una qualunque giovane nobile che non amo per poi vivere una vita coniugale infelice. Rivoglio Seanna, e chiedo il tuo permesso di poterla amare liberamente.” Lord Eoghan si massaggiò il mento con aria pensosa. “Sei certo che lei ti ami veramente? Le donne sono creature molto furbe, fanno di tutto per ottenere ciò che vogliono, specialmente quando sono povere… Tu sei un nobile, e lei è una popolana, hai la certezza che i suoi reali obbiettivi non siano il tuo titolo e le tue ricchezze?” Al dubbio espresso dal padre, Keeran rispose con fervore. “Non sono uno stupido. Seanna non mi ha mai chiesto nulla, sono stato io a iniziare a corteggiarla, lei si è sempre dimostrata schiva, quasi intimorita, consapevole di essere solo una serva. Ti garantisco che il suo amore per me è sincero e privo di altri scopi, ne sono più che certo.” Lord Eoghan guardò il figlio negli occhi e capì che il sentimento sbocciato tra Keeran e la giovane Seanna era quel genere d’amore che sfidava il mondo e le rigide regole sociali, un amore che lui, come padre e come uomo, non voleva soffocare sul nascere.

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“Tua madre non sarà felice della decisione che sto per prendere, ma sono abituato alle sue scenate furiose e so come gestirle… Hai il mio permesso di salire a cavallo e passare di villaggio in villaggio finché non avrai ritrovato la tua Seanna. Se la ami così tanto da stare male per la sua lontananza, è giusto che tu abbia la possibilità di riportarla qui e frequentarla liberamente.” Il volto di Keeran s’illuminò di sollievo e i suoi occhi nocciola brillarono come stelle. “Padre, non ti opporrai al nostro amore e al mio desiderio di prenderla in moglie?” “No, non mi opporrò. Ad un patto. Dovrai trasformarla in una nobile, insegnandole le regole di comportamento di una futura lady, assicurandoti che la sua istruzione non si limiti al solo saper scrivere correttamente e ad avere un linguaggio adeguato alla nostra posizione. Avrai il compito di plasmarla per renderla perfetta, in modo che sia degna di stare al tuo fianco nonostante le sue umili origini. Potrai sposarla solo quando si dimostrerà regale quanto una vera giovane nobile.” “Padre, ti ringrazio! Non ti pentirai di questa decisione. Seanna è già istruita e ben educata, non dovrò faticare per renderla degna di essere una vera lady, è una ragazza molto intelligente, credo che durante la sua permanenza qui al castello si sia spesso intrufolata in biblioteca per leggere la nostra collezione di libri antichi, e molte volte l’ho vista studiare il comportamento di Gwenn e Danaes per imparare da sola la gestualità e la camminata delle mie

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sorelle. È talmente bella che se Gwenn le prestasse uno dei suoi abiti chiunque la scambierebbe per una nobile.” Lord Eoghan sorrise di fronte all’entusiasmo del figlio e gli tese le braccia per abbracciarlo. “Non ti deluderò, padre.” “So che non lo farai. Ho piena fiducia in te.” Keeran si slacciò dall’abbraccio paterno ed espresse il suo unico cruccio. “Mia madre non accetterà mai Seanna.” “Questo è un problema che risolverò io. Non le permetterò di insultare o trattare male Seanna, te lo prometto.” “Grazie, padre. Sono in pensiero per Seanna e spero che stia davvero bene. Lester Dougherty esegue gli ordini di mia madre come un burattino, non vorrei che lei gli avesse detto di picchiare Seanna o di farle qualcosa di peggio…” “Non credo che tua madre sia arrivata a tanto, perlomeno è ciò che mi auguro… Tu comunque da domani potrai andare a cercarla, e quando l’avrai trovata sarà la benvenuta qui al castello. Le troveremo una stanza adatta a lei, non dovrà più lavorare nelle cucine come una serva. E le tue sorelle saranno libere di fare amicizia con lei, trattandola alla loro pari. A tua madre penserò io, e se dovesse creare problemi la minaccerò di spedirla da sua sorella Meredin, in compagnia dei suoi cinque pestiferi nipoti nella desolazione di Sandvalley.” “Piuttosto che tornare in quel luogo si rinchiuderebbe volontariamente nella sua stanza.” “Lo so bene. Ecco perché Meredin e Sandvalley sono le mie armi segrete per tenere a bada gli isterismi di tua madre.”

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Keeran sorrise, e insieme al padre rientrò nella sala dei banchetti dove musica e balli allietavano la serata. *** La locanda del Lupo Grigio era una topaia ai margini del bosco frequentata da briganti, ladri e assassini, oltre che da straccioni e ubriaconi incalliti. Quando Estel Raven varcò la porta in legno scricchiolante, tutti gli occhi dei presenti si posarono su di lei, e nessuno osò rivolgere la parola a quella donna conosciuta in tutta Hornwood per essere una strega adoratrice del dio Dùsgadh, considerato da molti un dio malefico e pericoloso. Estel aveva aspettato che calasse la notte per recarsi fino alla locanda, certa di trovarvi l’uomo di cui aveva bisogno seduto ad un tavolo con il suo seguito di briganti. Non fu affatto sorpresa di vedere Callum Forel seduto in un angolo della locanda a trangugiare vino scadente in compagnia dei suoi uomini. “Sapevo che ti avrei trovato qui”, disse Estel, attirando l’attenzione dell’uomo dai capelli incolti e la folta barba rossiccia. “Ma quale onore… Estel Raven è tornata a trovarmi”, commentò il brigante, che conosceva Estel da molti anni. “Scommetto che sei qui perché hai bisogno del mio aiuto, mi sbaglio forse?” “No, Callum, non ti sbagli. Mi serve un grosso favore, e come sempre ti pagherò in anticipo.” Così dicendo, Estel gettò sul lurido tavolo di legno un sacchetto di stoffa contenente del denaro.

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“Cosa sono, un pugno di monete d’argento?” “Cento denari tutti per te e per i tuoi uomini.” “Però, paghi sempre delle grosse cifre, sei davvero brava con gli affari. Dimmi Estel, chi vuoi che uccida questa volta? Chi ti ha pestato i piedi tanto forte da meritare la morte per mano mia?” “Vorrei che ti occupassi di tre persone di tua vecchia conoscenza.” “Davvero? A chi ti riferisci, donna?” “Lady Rosaleen Mordane, Lester Dougherty, e Ser Amon.” Callum Forel si mostrò piuttosto sorpreso. “Ma non mi dire… Il clan dei Blackclaw ha minacciato di bruciarti viva dopo aver scoperto che sei una strega?” “No, io non ho nulla a che fare con loro. Hanno ucciso brutalmente una giovane ragazza innocente, e io li voglio morti, tutti e tre.” “Caspita, sei una donna che non concede perdono proprio a nessuno. Chi era la ragazza?” “Questi non sono affari tuoi. Il tuo compito è un altro, perciò non fare troppe domande.” “Va bene, ho capito. Cosa vuoi che faccia esattamente?” Estel si strinse nel suo mantello nero. “Dev’essere un lavoro pulito, dovrà sembrare un attacco da parte di comuni briganti, non puoi e non devi sbagliare. Lady Rosaleen Mordane andrà a caccia con il marito Lord Eoghan Blackclaw e si farà accompagnare dal cavaliere Lester Dougherty e dal servitore Ser Amon. Tu e i tuoi uomini vi apposterete nei boschi nei pressi di Mormonith, e colpirete a morte la nobildonna e i suoi due servitori.

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Lord Eoghan non dovrà essere ferito, guai a voi se gli farete anche un solo graffio.” “Perché lui dovrà salvarsi?” “Perché non è implicato nell’omicidio della ragazza, è all’oscuro delle malefatte della moglie.” “Quindi dovremo uccidere solamente gli altri tre?” “Esatto. Lady Rosaleen Mordane, Lester Dougherty, e Ser Amon. Colpiti a morte da frecce avvelenate.” “Frecce avvelenate al posto di lame affilate con cui tagliare le loro nobili gole? Che strana scelta.” “Non voglio un esagerato spargimento di sangue. Le frecce andranno bene, la loro punta sarà cosparsa di veleno.” “Abbiamo le frecce, ma per il veleno…” “È questo”, disse Estel, posando sul tavolo un barattolo di legno chiuso da un tappo di sughero. “È già pronto, cospargete le punte delle frecce per bene e lasciatele asciugare. Quando saranno diventate bianche vorrà dire che il veleno è pronto ad agire. Non pungetevi per sbaglio, se non volete morire in pochi minuti.” “Che razza di veleno hai preparato?” “Un veleno altamente mortale. Se ne avanzate, bruciatelo nel fuoco. Non versatelo nel primo fiumiciattolo che incontrerete, avvelenereste le acque e fareste morire un intero villaggio. Mi sono spiegata bene?” “Certamente, donna. È tutto chiaro, non sbaglieremo.” “Bene. Il giorno dell’agguato è domani, colpirete nel primo pomeriggio.” “Consideralo già fatto.”

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Estel fissò Callum Forel intensamente, lui sostenne il suo sguardo per un lungo momento, poi disse: “È sempre un piacere lavorare per te, Estel Raven.” “Grazie, Callum Forel.” Estel si voltò in direzione della porta, e con passo altero se ne andò dalla taverna del Lupo Grigio scomparendo nella notte buia governata dal cielo stellato.

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Capitolo 6

Lord Eoghan Blackclaw stava amabilmente conversando con la figlia Danaes passeggiando nel giardino retrostante il maniero quando la voce squillante di Lady Rosaleen si diffuse nell’aria, precedendo il suo arrivo accompagnato dal fruscio dello strascico del suo abito color lavanda. “Eoghan? Marito caro, dove sei?” “Sono qui Rosaleen, vicino al roseto, in compagnia di Danaes”, rispose l’uomo fermandosi sul prato con la figlia minore aggrappata al suo braccio. Lady Rosaleen sfoderò uno smagliante sorriso. “Non sei troppo stanco dal tuo ritorno dal viaggio a Lumornith, vero caro?” “Per niente. Questa notte ho riposato benissimo.” “Mi fa molto piacere saperlo, perché abbiamo appena ricevuto un invito da parte di Lord Berick Drake della contea di Mormonith!” “Che genere d’invito?” “Una battuta di caccia al cinghiale! Per oggi, nel primo pomeriggio! Ci aspetta al limitare del bosco presso i suoi possedimenti, e ha invitato ad unirsi a noi anche Ser Amon e il cavaliere Lester Dougherty! È passato molto tempo dalla nostra ultima uscita a cavallo per la caccia, l’invito di Lord Berick Drake è l’occasione giusta per passare un lieto pomeriggio lontani da questo maniero, non sei d’accordo?” Lord Eoghan diede una rapida lettura alla missiva inviata da Lord Berick Drake e sorrise alla moglie.

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“Direi che dovremo iniziare a sellare i cavalli e preparare i nostri archi”, commentò, restituendo l’invito alla moglie. “Oh, che gioia! Adoro le battute di caccia al cinghiale, sono così entusiasmanti! Vado subito ad avvisare Ser Amon e Lester Dougherty, non sanno ancora di essere stati invitati. Pranzeremo prima del solito, perciò non ti attardare in futili chiacchiere con Danaes, d’accordo?” “Madre! Stavamo conversando di cose serie!”, la rimbeccò la figlia, infastidita dalla battuta della madre. “Figuriamoci! Tu e Gwenn fate a gara a chi spettegola di più sulle figlie dei nostri nobili amici. Mi sorprende che tuo padre ti stia ad ascoltare.” “Ma… Non è affatto vero che io e Gwenn spettegoliamo!” Lady Rosaleen sollevò una mano agitandola nell’aria come per scacciare via un insetto fastidioso, e subito dopo abbandonò di corsa il giardino. “Non la sopporto quando fa così, è una donna petulante e boriosa”, disse Danaes, rivolta al padre. “Lo so cara, lo so. Purtroppo l’ho sposata, quindi temo che dovrai portare molta pazienza con lei.” “Certo, la pazienza di una santa!” Lord Eoghan rise divertito, e riprese la sua passeggiata al braccio della figlia dai capelli castani intrecciati alla base della nuca. Come annunciato da Lady Rosaleen, il pranzo fu servito prima di mezzogiorno, e durante il pasto la nobildonna notò la mancanza del figlio Keeran. “Marito caro, hai idea di dove si sia cacciato tuo figlio?”, chiese a Lord Eoghan. “È uscito all’alba. Desiderava andare a cavalcare.”

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“Da solo? Senza il cugino Bowen? Esattamente dove?” “Rosaleen, per favore, non soffocare Keeran con le tue esagerate attenzioni. È quasi un uomo, devi concedergli maggiore libertà.” “Ne ha già fin troppa di libertà. Fa sempre ciò che vuole. Non mi da mai ascolto. Diventerà un figlio ribelle.” “Non credo proprio, cara. Somiglia molto a me da giovane, e questo mi rende orgoglioso di lui.” “Quindi saltare il pranzo con la sua famiglia per cavalcare chissà dove ti sembra un comportamento accettabile?” “Non ci vedo nulla di male. E comunque ha chiesto il mio permesso e ha avuto il mio benestare.” “Ebbene, io invece non sono d’accordo con te.” “Rosaleen, non dirmi come devo educare mio figlio. È il mio erede maschio, spettano a me le decisioni su di lui. Tu occupati delle tue figlie femmine, che necessitano di una guida femminile anziché maschile.” Con quella frecciatina, Lord Eoghan mise a tacere la moglie, e il pranzo proseguì nel silenzio più totale. Subito dopo, Lady Rosaleen salì nella camera padronale per indossare il suo abito da caccia color verde muschio, e quando fu pronta scese in cortile dove il marito l’aspettava insieme a Ser Amon e Lester Dougherty. “Rosaleen, abbiamo già sellato i cavalli. Sei pronta per partecipare all’invito di Lord Berick?” “Eccomi qui caro, eccitata dall’idea di uccidere un grosso e peloso cinghiale. Possiamo andare.” Saliti a cavallo, i coniugi Blackclaw lasciarono il maniero accompagnati da Ser Amon e da Lester Dougherty, ignari

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della trappola mortale in cui stavano per cadere. *** Estel Raven e Seanna Merrick erano chiuse all’interno di un piccolo capanno da caccia costruito con grossi tronchi d’albero, posto in una radura del boschetto di Waterfall ai margini delle terre dei Mormonith. Il capanno si affacciava sulla radura erbosa circondata dalle chiome color ruggine dei faggi e delle querce, e aveva una piccola apertura intagliata in un tronco che avrebbe permesso loro di guardare fuori senza essere viste. Callum Forel e i suoi uomini, una decina di briganti, erano già appostati tra le collinette erbose che scendevano verso la radura, ben nascosti dietro i grossi tronchi degli alberi secolari di Waterfall. La trappola era pronta, ben presto il piano di Estel si sarebbe realizzato in una fredda esecuzione dalla quale si sarebbe salvato solamente Lord Eoghan. Seanna non avrebbe voluto essere presente, ma Estel l’aveva convinta a seguirla fino a lì, e ora sentiva il proprio cuore rimbombarle nelle orecchie a causa dell’agitazione che provava. La sua nuova vita era iniziata da pochi giorni, si sentiva ancora strana, talvolta aveva la sensazione di essere un’altra persona, e il vuoto causato dalla mancanza di un’anima dentro di sé era molto forte, lo percepiva soprattutto nella quiete della notte oppure nei momenti in cui si abbandonava al flusso dei propri pensieri. Tuttavia, Estel aveva fatto del suo meglio per insegnarle a controllare quel vuoto, e Seanna stava imparando in fretta

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ad ignorarlo, come in quel momento, tutta presa dal batticuore nel petto e dai nervi tesi sotto la pelle. Estel percepiva la sua agitazione, e le stringeva una mano nella propria, come una madre protettiva, una sorella premurosa, un’amica confortante. Estel era per Seanna una persona di fondamentale importanza, il loro legame era molto stretto, sicuramente dovuto al fatto che era stata lei a riportarla in vita con l’aiuto di Dùsgadh. Quel legame non si sarebbe mai spezzato, lo sapevano entrambe, e Seanna aveva bisogno di poter contare sempre sul sostegno di Estel. “Stanno arrivando”, bisbigliò la donna, stringendo più forte la mano di Seanna. “Saranno qui tra pochi secondi.” “Keeran non c’è, vero? Non si è unito a loro.” “No, non c’è. Non preoccuparti, lui è altrove, al sicuro.” “E Lord Eoghan?” “Lui non sarà colpito. Callum ha ricevuto ordini precisi, era un cavaliere eccellente un tempo, non sbaglierà.” Seanna pregò che fosse davvero così. Si strinse contro il corpo di Estel e rimase in attesa tremando come una foglia scossa dal vento. *** Callum Forel era nascosto tra i rovi di un cespuglio di more selvatiche. Tutti i suoi uomini erano appostati in punti strategici, pronti a sferrare il loro attacco. Il veleno aveva reso bianche le punte in ferro delle loro frecce, chi stava per essere colpito non sarebbe sopravvissuto. Callum

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aveva testato il veleno su un capriolo, il quale, subito dopo essere stato abbattuto dalla freccia, aveva smesso di respirare dopo pochissimi secondi. Estel Raven aveva preparato un veleno micidiale ma non doloroso, a dimostrazione del lato pietoso della donna. I suoi nemici sarebbero morti senza troppe sofferenze, un gesto magnanimo da parte di una fredda vendicatrice. Forse Estel Raven non era diabolica come voleva far credere. Anzi, quella donna aveva un cuore capace di provare sentimenti d’amore, ma era brava a nasconderlo dietro la facciata della strega devota a Dùsgadh, il signore del risveglio che riportava in vita i morti privandoli della loro anima. Callum aveva conosciuto un uomo morto pugnalato e poi rinato per mano di un adepto di Dùsgadh. Ricordava i suoi occhi vuoti, inespressivi, e il suo modo di parlare lento e calcolato. Sembrava uno spettro, più che un essere umano. Callum non avrebbe mai voluto essere riportato in vita per diventare come quell’uomo. Eppure, poco prima, aveva visto Estel rinchiudersi nel piccolo capanno insieme a una giovane ragazza dai capelli d’oro e gli occhi di cielo. Doveva essere lei la vittima che Estel voleva vendicare. Una ragazza uccisa per un motivo che lui non conosceva, ma che il ritorno alla vita non aveva trasformato in un fantasma. Contrariamente all’uomo che aveva conosciuto, la ragazza aveva mantenuto un aspetto umano, i suoi occhi erano vivi e lucenti, la sua espressione attenta, si muoveva e parlava come se non fosse mai morta. Callum pensò che Dùsgadh fosse una divinità che agiva diversamente, trasformando in spettri i morti

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indegni di rinascere, e donando un aspetto quasi divino a chi possedeva un’anima pura e gentile. La ragazza che Estel aveva riportato in vita doveva essere stata innocente e buona prima di essere stata assassinata, per questo la sua rinascita non l’aveva privata del suo aspetto umano. Callum non ne era certo, ma sospettava che Lady Rosaleen Mordane fosse stata l’artefice della sua uccisione. Quella donna aveva un grosso conto in sospeso anche con lui. La nobildonna lo aveva fatto cacciare dalle guardie reali dei Blackclaw per aver disobbedito ad un suo comando, e aveva rovinato la sua vita privandolo in modo orribile della sua abilità di arciere. Callum non aveva scordato ciò che Lady Rosaleen gli aveva fatto. Poteva scommettere ad occhi chiusi che anche la ragazza bionda le avesse fatto un torto, magari rubandole un pettine d’argento, o una collana di smeraldi… O peggio ancora, finendo tra le braccia di suo figlio, il giovane Lord Keeran, di cui Lady Rosaleen era sempre stata morbosamente gelosa. Doveva essere stato questo il motivo che l’aveva spinta ad uccide la ragazza, e di certo non si era sporcata le mani personalmente con il suo sangue, Callum era sicuro che Lester Dougherty, un uomo brutale e senza scrupoli, avesse ricevuto l’incarico di toglierle la vita, e Ser Amon aveva in qualche modo partecipato all’omicidio della giovane. Povera ragazza… Callum non sopportava le ingiustizie ai danni dei più deboli. La sua prima freccia sarebbe stata scoccata per colpire il gelido cuore di Lady Rosaleen, la seconda freccia per porre fine alle barbarie compiute da Lester Dougherty, e la terza freccia per

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togliere il sorriso beffardo dalla faccia di Ser Amon… Il rumore inconfondibile degli zoccoli di un gruppo di cavalli al galoppo gli giunse all’orecchio da lontano, confermato dal tremolio del terreno sotto i suoi piedi. Callum emise un fischio per mettere sull’attenti i suoi uomini, quindi incoccò la prima freccia e tese l’arco rimanendo bloccato in quella posizione. “La tua vendetta sta per compiersi, giovane fanciulla bionda… E anche la mia personale resa dei conti”, pensò il brigante, abbozzando un sorriso compiaciuto tra i baffi e la barba rossicci. *** I cavalli lanciati al galoppo sbucarono uno dopo l’altro dall’ingresso della radura. Lord Eoghan guidava per primo il suo puledro dal manto nero, dietro di lui Lady Rosaleen spronava la sua cavalla color nocciola, seguita dal destriero grigio di Lester Dougherty e dal cavallo bianco di Ser Amon. Il nobile quartetto attraversò alcuni metri della radura erbosa, forse una decina, poi, all’improvviso, una pioggia di frecce acuminate si sollevò sopra di loro disegnando degli archi nel cielo e subito dopo ricaddero sui cavallerizzi che guidavano gli equini. Lord Eoghan non si rese conto di quanto stava accadendo finché non sentì la moglie Rosaleen lanciare un forte grido alle sue spalle. A quel punto frenò il cavallo, che spaventato dalla brusca interruzione della sua corsa si sollevò sulle zampe posteriori nitrendo imbizzarrito. Lord Eoghan tentò di dominare il suo puledro nero, mentre una seconda pioggia

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di frecce veniva scagliata contro le tre persone che stavano cavalcando dietro di lui. Altre grida giunsero alle orecchie del lord prima di essere disarcionato dal suo cavallo e cadere sull’erba colpendo il terreno con le natiche. Non si fece alcun male, si sollevò subito in ginocchio, e si voltò giusto in tempo per scorgere una terza pioggia di frecce che si abbatteva sui corpi già a terra della moglie e dei suoi due servitori. Lord Eoghan si accucciò sul terreno temendo di essere colpito, e rimase fermo sull’erba per alcuni minuti, mentre i briganti nascosti tra i cespugli della radura abbandonavano le loro postazioni in tutta fretta scomparendo oltre le colline della radura e poi nel fitto e ombroso boschetto di Waterfall. Un silenzio irreale ricoprì la radura come una pesante coperta invisibile. Lord Eoghan sollevò la testa e vide i cavalli stesi a terra, allora si sollevò in piedi e si guardò attorno, senza scorgere niente e nessuno, poi mosse un passo dietro l’altro fino a raggiungere il corpo della moglie riverso al suolo. “Rosaleen… Rosaleen!”, esclamò a gran voce il lord con orrore e incredulità, inginocchiandosi di fronte al corpo della donna trafitto da numerose frecce acuminate. La guardò, immobile e priva di respiro, con gli occhi spalancati che fissavano il cielo sopra la radura. “Oh no… Rosaleen… Moglie mia… Rosaleen…”. Capì che la moglie era morta, colpita dalle frecce, di cui una le aveva trapassato il cuore. Le tastò il collo e sentì che non c’era alcun battito sotto la pelle diafana sporca di sangue. Sollevò lo sguardo e realizzò che anche Ser Amon e Lester Dougherty erano stati infilzati dalle frecce in più parti del

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corpo. Entrambi giacevano a terra, insieme ai loro cavalli, e tutti e due non davano segni di vita. Lord Eoghan scosse la testa, incapace di capire cosa fosse accaduto, quindi si tastò il petto, e si guardò le spalle, ma su di lui nessuna freccia era ricaduta. Com’era possibile? E cos’era successo?... Raccolse da terra una freccia che aveva mancato il bersaglio e vide la punta in ferro cosparsa di bianco. Veleno! Erano tutte frecce avvelenate! Chi aveva deciso di uccidere sua moglie e i suoi servitori con delle frecce avvelenate? Chi li aveva attirati in quella radura per spezzare le loro vite?... Era stata un’imboscata organizzata da Lord Berick Drake?... Oppure il vile attacco da parte di un gruppo di briganti?... Lord Eoghan scagliò lontano la freccia che stringeva nel pugno e si chinò sul corpo insanguinato della moglie. “Rosaleen”, sussurrò con voce rotta, accarezzandole i capelli bruni intrecciati e posando una mano sulle sue palpebre per chiuderle gli occhi. “Perché mi hai lasciato? Perché, amore mio?... Oh, Rosaleen, come farò senza di te? Come crescerò le nostre figlie senza una madre? Che punizione ingiusta mi ha riservato il destino.” Lord Eoghan si coprì il volto con le mani e pianse come non faceva più da molto, troppo tempo. *** All’interno del piccolo capanno affacciato sulla radura, Seanna aveva assistito impietrita alla trappola mortale messa in atto dai briganti che Estel aveva pagato per

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compiere la sua vendetta contro Lady Rosaleen, Lester Dougherty e Ser Amon. L’attacco era stato preciso, rapido e fatale. Come promesso, Lord Eoghan non era stato sfiorato da nemmeno una freccia, al contrario della moglie e dei suoi servitori caduti sotto una pioggia di frecce scoccate per ben tre volte contro di loro. Il veleno cosparso sulle punte acuminate aveva ucciso in pochi secondi le tre persone coinvolte nel suo assassinio, e ora Lord Eoghan piangeva la morte della moglie accanto al suo corpo privo di vita. Seanna non era affatto felice di quel massacro avvenuto sotto i suoi occhi. La vendetta non le aveva procurato alcun sollievo, si sentiva ingiusta e colpevole. E il pianto addolorato di Lord Eoghan le stava spezzando il cuore. Distogliendo lo sguardo dalla visione della radura, Seanna sussurrò ad Estel: “Ti prego, andiamo via. Ho visto abbastanza, non voglio restare qui un secondo di più.” “I tuoi assassini sono stati eliminati, hai avuto giustizia.” “Avrei preferito che tutto questo non accadesse mai.” “Dimentichi il motivo per cui è stato fatto. Potrai riavere Keeran e iniziare la tua nuova vita alla luce del sole, proprio come desideravi.” “Lo so. Ma non posso accettare che Lord Eoghan soffra così tanto per causa mia. Anche Keeran soffrirà, così come le sue due sorelle. Lady Rosaleen era la loro madre, e io gliel’ho portata via.” “Seanna, il loro dolore sarà passeggero. Non tormentarti inutilmente, ricorda che quella donna non ha avuto alcuna

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pietà per te e neppure un briciolo di rimorso. Non si merita il tuo perdono.” “Forse hai ragione, ma io mi sento un mostro.” Estel si dispiacque per lei e la strinse fra le braccia per consolarla. Poi, senza fare rumore, sgusciarono fuori entrambe dal capanno e corsero via lasciando che il bosco le inghiottisse riportandole sulla strada di casa. Contemporaneamente, Callum Forel e i suoi uomini stavano fuggendo tra i fusti delle querce dopo aver compiuto il piano di vendetta di Estel Raven. Callum era riuscito nel suo intento di trafiggere il cuore di Lady Rosaleen e abbattere i suoi fedeli servitori. Si era preso la sua rivincita personale, e anche la ragazza dai capelli d’oro e gli occhi di cielo aveva ottenuto giustizia. Correndo nel fitto e incolto sottobosco di Waterfall, Callum condusse i suoi uomini al sicuro, nel loro rifugio segreto scavato tra i picchi montuosi di Hornwood. *** Quella stessa sera, poco dopo il tramonto, Keeran fece ritorno al suo maniero dopo aver cavalcato quasi tutto il giorno visitando cinque villaggi diversi alla ricerca di Seanna. Stanco e infreddolito, spinse il proprio cavallo dal manto nero verso le scuderie, cercando di contenere la delusione per non essere riuscito a trovare Seanna. Sapeva di non doversi scoraggiare. Le campagne di Hornwood erano molto estese, e i villaggi numerosi, non avrebbe smesso di cercare la sua amata. Scese da cavallo per

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condurre l’animale nella sua stalla, mentre nel cortile illuminato dalle fiaccole echeggiarono i passi frettolosi di qualcuno che correva nella sua direzione. Era suo cugino Bowen, e la sua faccia era stranamente cupa. “Keeran, finalmente sei tornato”, disse il giovane, basso e tarchiato, sostando sull’ingresso della stalla. “Ho passato tutto il giorno a cavalcare, sono stanchissimo. Tu invece che cos’hai? Sembri sconvolto.” “In effetti lo sono. Mentre tu non c’eri è accaduta una disgrazia terribile.” Keeran si fece serio, raggiungendo il cugino. “Di cosa parli? Quale disgrazia?” Bowen gli posò le mani sulle spalle. “I tuoi genitori sono caduti in un’imboscata mentre credevano di andare a caccia di cinghiali con Lord Berick Drake a Mormonith. Dei briganti li hanno assaliti presso la radura del bosco di Waterfall.” Keeran sentì un brivido freddo scivolargli lungo la spina dorsale e il suo primo pensiero fu per Lord Eoghan. “Mio padre è stato ferito?”, domandò al cugino, che scosse la stessa ricciuta. “No, tuo padre è sano e salvo, non ha nemmeno un graffio. Ma tua madre…” Keeran trattenne il respiro, in attesa di sentire ciò che Bowen non voleva dirgli. “Avanti, parla, cosa le è successo?” “Mi dispiace, Keeran. Tua madre è morta.” La notizia lo lasciò sconcertato, ma l’odio che aveva maturato per lei non gli permise di provare alcun dolore.

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“È morta? In che modo?”, domandò con freddezza. “Colpita al cuore da una freccia avvelenata. Sono stati dei briganti, almeno così sostiene tuo padre. Ser Amon e Lester Dougherty sono morti assieme a tua madre, anch’essi colpiti da frecce avvelenate. È un miracolo che tuo padre si sia salvato.” Keeran guardò il cugino negli occhi affranti e si sentì quasi ingrato per non provare nemmeno un grammo di tristezza per la perdita della propria madre. “Quando è successo?” “Nel primo pomeriggio. L’invito a caccia era falso, Lord Berick Drake non l’ha mai inviato. Era una trappola organizzata dai briganti per uccidere i tuoi genitori.” “A quale scopo? Pensavano di rubare un po’ di denaro, o dei gioielli? Non ha senso.” “Lo penso anch’io. Forse è stata una vendetta, un conto in sospeso da parte di qualche vecchio nemico del tuo casato. Tuo padre è sconvolto, e le tue sorelle sono in lacrime da ore. Mi dispiace profondamente per tua madre. Era una donna insolita, ma a suo modo adorabile.” Keeran lasciò che il cugino lo abbracciasse per confortarlo, eppure lui non sentiva il minimo bisogno di sostegno. La morte di sua madre non era dolorosa come Bowen pensava, e Keeran era sollevato dal fatto che nulla fosse accaduto a suo padre. “Sto bene, Bowen. Lasciami andare. Voglio vedere mio padre e le mie sorelle.” “Certo, scusami. Sono tutti e tre riuniti nella stanza padronale, corri da loro.”

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Keeran non se lo fece ripetere due volte. Attraversò di corsa il cortile ed entrò nel maniero raggiungendo la stanza padronale in pochi secondi. “Padre!”, esclamò entrando nella stanza illuminata dai candelabri accesi ovunque. Lord Eoghan gli corse incontro, e Keeran lo abbracciò stretto contro di sé. “Bowen mi ha raccontato tutto. Sono felice che tu ti sia salvato. Senza di te sarei perduto.” “Keeran, figlio mio… Mi dispiace… Non ho potuto fare nulla per evitare che tua madre fosse uccisa.” “A me importa solo che tu stia bene. Posso sopportare la morte di mia madre, ma non la tua.” Lord Eoghan guardò il figlio negli occhi. “Non preoccuparti per me, sono un uomo addolorato in questo momento ma per fortuna tutto intero. Dovrai aiutarmi, Keeran. Le tue sorelle sono solo delle ragazzine. Senza una figura materna si sentiranno perdute.” “Penserò io a loro, padre. Puoi contare su di me.” “Grazie, figlio mio.” Keeran abbracciò nuovamente il padre, ringraziando il cielo che stesse bene, poi raggiunse Gwenn e Danaes, sedute sul letto con i fazzoletti stretti tra le dita, e le accolse entrambe nel semicerchio delle sue braccia spalancate. “Non piangete, sorelle mie. Ci sono io al vostro fianco. Non sarete mai sole, ve lo prometto.” Quella notte, tra lacrime e singhiozzi, Keeran si strinse attorno alla sua famiglia addolorata, mentre sulle quattro

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torri del maniero venivano issati i vessilli neri in segno di lutto. E il giorno seguente, come voleva la tradizione, Lady Rosaleen fu sepolta nelle cripte sotterranee accanto ai suoi genitori e al fratello maggiore caduto in battaglia dieci anni prima. Le salme di Ser Amon e Lester Dougherty furono interrate nella collina che ospitava le lapidi dei cavalieri e nobili servitori di famiglia deceduti nel corso degli anni, posta nelle vicinanze della Redstone Tower. Fu una giornata pesante, soprattutto per Lord Eoghan e per le sue figlie Gwenn e Danaes. Keeran rimase al loro fianco, come promesso, ma la sua mente non fece altro che pensare a Seanna Merrick per tutto il tempo. Doveva ritrovarla. Aveva bisogno di lei e del suo amore, e della sua presenza femminile tra le stanze del maniero rimaste vuote dopo la scomparsa improvvisa di Lady Rosaleen. Terminato il periodo di lutto, Keeran avrebbe ripreso a cercarla finchĂŠ non fosse riuscito a riportarla lĂŹ, accanto a lui e alla sua famiglia.

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Capitolo 7

La notizia della morte di Lady Rosaleen Mordane si diffuse rapidamente in tutta Hornwood, e nella settimana che seguì alla sua sepoltura al castello dei Blackclaw vi fu una processione costante di nobili e nobildonne provenienti dalla vicine contee che fecero visita a Lord Eoghan portando omaggi e parole di conforto. La sorella di Lady Rosaleen, Meredin, giunse dalla lontana Sandvalley con i suoi cinque figlioletti e il marito Iarwen, e i pestiferi pargoli furono d’aiuto per scacciare via il clima pesante e luttuoso che regnava all’interno del maniero. Lord Eoghan si riprese rapidamente dallo shock della perdita della consorte, e il cognato Iarwen gli suggerì di risposarsi presto, essendo un uomo ancora troppo giovane per calarsi nel ruolo di vedovo. Lord Eoghan accettò di buon grado quel suggerimento, considerando che le figlie Gwenn e Danaes avrebbero avuto bisogno di una nuova figura materna su cui fare affidamento, e promise a Iarwen di riflettere sull’ipotesi di prendere in moglie la cugina minore di Meredin, Lady Alanna Mordane, una mite e graziosa nobildonna rimasta celibe a causa della sua impossibilità di avere figli. Lord Eoghan pensò che sarebbe stata la donna giusta per lui, che non desiderava avere altri eredi, e soprattutto per le sue figlie, bisognose di quell’affetto materno che Lady Alanna avrebbe offerto loro amandole come fossero nate dal suo stesso grembo. I giorni passarono in fretta, l’andirivieni di nobili andò

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scemando, Meredin e la sua famiglia fecero ritorno a Sandvalley, e Lord Eoghan si ritrovò a dover spartire gli averi della defunta moglie tra le figlie Gwenn e Danaes. La secondogenita ereditò i numerosi abiti della madre e i suoi preziosi gioielli, mentre alla terzogenita furono donati gli effetti personali come i pettinini per capelli, le lozioni profumate, e gli oggetti di poco valore accumulati da Lady Rosaleen nel corso negli anni. Quando Danaes aprì uno scrigno d’argento trovato sul fondo di un baule, il fratello Keeran era presente, e il suo cuore ebbe un sussulto alla vista di una lunga ciocca di capelli biondi legata da un nastrino azzurro. “Nostra madre non è mai stata bionda”, osservò Danaes con la ciocca di capelli nel palmo della mano. “Forse lo era nostra nonna.” Keeran prese tra le dita la ciocca di capelli e non ebbe alcun dubbio riguardo a chi fosse appartenuta. Erano i capelli setosi e dorati di Seanna Merrick! Ne era certo. Perché mai sua madre era stata in possesso di una ciocca di capelli di Seanna? Come se l’era procurata?... Un cattivo presentimento lo spinse a correre dal padre mostrandogli la ciocca bionda ed esponendogli i suoi pensieri. “Temo che mia madre abbia fatto del male a Seanna. Per quale altro motivo avrebbe nascosto questa ciocca in uno scrigno chiuso a chiave e sepolto in un baule? Sembra un piccolo trofeo, come se…” Non ebbe il coraggio di terminare la frase, inorridito al solo pensiero che sua madre avesse ordinato a Lester Dougherty di uccidere Seanna e tagliarle una ciocca di

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capelli ad opera compiuta come dimostrazione e macabro ricordo della dipartita della ragazza. “Keeran, non penserai che tua madre abbia fatto uccidere Seanna?! Non era una donna così crudele.” “Sì, padre, lo era. Tu forse non lo sai, ma molte serve sono state fatte frustare perché avevano combinato qualche piccolo guaio in cucina, e una volta l’ho vista ordinare a una nostra guardia di picchiare uno stalliere perché non aveva sellato correttamente la sua cavalla. Quell’uomo ha quasi perso un occhio!” “Stai parlando del vecchio Olly?” “Sì, padre, proprio lui. Non è vero che ha perso la vista dell’occhio sinistro a causa di un calcio sferrato da un nostro cavallo, io ero presente, e ho visto Olly mentre veniva colpito al volto dalla lancia di una guardia. Per ordine di mia madre, che se ne stava in un angolo a guardare la scena. Olly è diventato semicieco per causa sua! Non ha mai avuto il coraggio di confessare la verità per timore di essere cacciato via, e io ho taciuto perché credevo che fosse giusto così. Ma ora è diverso, non sono più un bambino, so distinguere il bene dal male, e so che i nostri servi non devono essere picchiati o torturati. Sono brave persone che lavorano duramente per noi, e meritano il nostro rispetto.” Lord Eoghan scosse il capo in segno di dissenso. “Non ho mai sospettato che tua madre trattasse male i nostri servitori, avresti dovuto dirmelo, Keeran.” “Non potevo farlo. Mia madre mi ha sempre minacciato di rinchiudermi nelle cripte se solo ti avessi raccontato le sue

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malefatte.” “Rinchiuderti nelle cripte?! È arrivata a dirti questo?” “Molte volte, purtroppo. E non dimenticare che la notte della tempesta, quando mi sono appartato con Seanna nella Redstone Tower, è stata lei a mandare delle guardie per separarci. Mi hanno portato via con la forza, e Lester Dougherty è rimasto da solo con Seanna. Potrebbe averle fatto qualunque cosa. Picchiata, stuprata, o addirittura uccisa! E questa ciocca di capelli è la prova che qualcosa di brutto quella notte è successo veramente.” “Io non capisco… Perché ucciderla? Avrebbe potuto cacciarla dal castello o punirla in un altro modo. E questa ciocca di capelli… Che cosa significa?” “Padre, è un trofeo. Quando dai l’ordine a qualcuno di uccidere una persona che detesti, vuoi che ti porti un ricordo della morte di quella persona, magari un dito della mano, oppure un orecchio, e nel caso di Seanna… una ciocca dei suoi bellissimi capelli.” “Ma queste barbarie vengono commesse dai briganti, non dalle nobildonne!”, esclamò Lord Eoghan, sconvolto. “Mi dispiace, padre. Non voglio infangare la memoria di mia madre, o il bel ricordo che hai di lei… Ti sto solo raccontando cosa faceva quando tu non eri presente. So che era mia madre, ma questo non m’impedisce di ammettere quanto fosse cattiva e vendicativa. E ti confesso che dopo gli avvenimenti della Redstone Tower il mio cuore ha smesso del tutto di provare amore per lei.” Lord Eoghan guardò il figlio negli occhi. “La odiavi?”, chiese, conoscendo già la risposta.

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Keeran sostenne il suo sguardo. “Sì, la odiavo. Per questo la sua morte non mi ha turbato. Ha fatto del male a molte persone nel corso della sua vita. Credo che qualcuno la volesse morta, forse per vendicarsi di un torto subito.” “Stai ipotizzando che l’imboscata di Waterfall sia stata pianificata appositamente per uccidere tua madre?” “Potrebbe essere così. Quell’attacco è stato studiato nei minimi dettagli, i briganti non vi hanno attaccati per derubarvi, le loro frecce erano avvelenate, dardi mortali preparati per garantire la morte sicura di chi avrebbero colpito... È stata una vendetta, e il fatto che tu sia stato risparmiato mi convince ancora di più dell’idea che quei briganti volessero uccidere mia madre e i suoi fidati complici. Ser Amon era una spia, mia madre si serviva di lui per scoprire qualunque cosa accadesse fra queste mura, e Lester Dougherty era un cavaliere spietato che eseguiva gli ordini di mia madre come un cagnolino ammaestrato. L’attacco a Waterfall è stata un’esecuzione ben studiata contro mia madre e i suoi due uomini. Qualcuno li voleva eliminare, tutti e tre.” Le supposizioni di Keeran fecero riflettere Lord Eoghan, offrendogli una spiegazione realistica dell’attacco subito a Waterfall. Suo figlio aveva ragione, era stata certamente una vendetta contro Rosaleen e i suoi due servitori, se fosse stata una normale imboscata avrebbero ucciso anche lui anziché lasciarlo illeso. “Chi potrebbe aver voluto vendicarsi di tua madre?”, chiese il lord, desideroso di trovare un possibile colpevole.

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“Non ne ho idea, padre. Molte persone sono stata cacciate via da qui per svariati motivi, e sempre per volere di mia madre. La nostra prima cuoca, che non riusciva a cucinare a puntino il cinghiale, una delle sarte, che aveva sbagliato il ricamo di un suo abito, il giardiniere, colpevole di non aver potato nel modo giusto il roseto del giardino, e poi chi altro ancora?...” Lord Eoghan ebbe un’illuminazione improvvisa. “Callum Forel”, disse, pronunciando un nome che Keeran non ricordava. “Era uno dei nostri migliori cavalieri, un eccellente combattente, astuto e intuitivo, e un arciere infallibile. Le sue frecce non mancavano mai il bersaglio, era il nostro tiratore scelto. Callum Forel aveva ricevuto da tua madre l’ordine di punire un ladruncolo che si era introdotto nel nostro maniero rubando una collana di rubini. Tua madre l’aveva colto in flagrante e voleva che fosse punito in modo esemplare. Era solo un bambino, avrà avuto nove o dieci anni, poteva essere rispedito al suo villaggio dopo una sgridata e una sculacciata. Ma tua madre chiamò Callum Forel e gli disse che poteva scegliere tra due punizioni: l’amputazione di una mano del ladruncolo o la sua impiccagione nel nostro cortile. Callum Forel si rifiutò di eseguire l’ordine, prese con sé il bambino e lo riportò al suo villaggio. Quando il cavaliere ritornò al maniero, tua madre era furente, e ordinò a Lester Dougherty di combattere contro di lui in un duello di spade. Callum accettò la sfida, non sapendo che Ser Amon gli aveva fornito una spada danneggiata. Durante il duello la lama si spezzò, e Callum capì di essere stato imbrogliato.

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Continuò a combattere difendendosi con ciò che restava della spada spezzata, ma Lester Dougherty ebbe la meglio su di lui e riuscì a ferirlo, colpendolo all’inguine. Fu a quel punto che tua madre disse a Lester Dougherty di mozzargli la mano destra, quella con cui incoccava le frecce. Callum non ebbe il tempo di rialzarsi e la sua mano fu amputata di netto dalla spada del suo duellante, decretando la fine della sua carriera di arciere di punta del nostro esercito. Mentre Callum veniva ricucito da Nigel Bronn, il nostro primo medico di corte, tua madre mise piede nella loro stanza e disse a Callum che la sua mano era stata tagliata al posto di quella del ladruncolo che lui stesso si era rifiutato di giustiziare. E quel giorno stesso, Callum Forel fu cacciato via dal nostro corpo di guardia, e di lui non si ebbe più alcuna notizia. Girano delle voci sul suo conto, pare che sia diventato un brigante a capo di un manipolo di predoni, e che si sia fatto forgiare una sorta di mano uncinata di ferro. Di certo non avrà perso la sua abilità di arciere, e forse con la mano di ferro munita di uncino la sua tecnica di tiro con l’arco potrebbe essere migliorata… Nessuno sa dove si nasconda. Lui e i suoi uomini terrorizzano i villaggi compiendo razzie, e se qualcuno lo paga bene non si tira indietro dal compiere azioni da fuorilegge. Non mi stupirei se la morte di tua madre fosse opera sua. Dopo ciò che gli ha fatto in passato, Callum potrebbe aver trovato il modo di vendicarsi di lei, di Ser Amon e di Lester Dougherty. Le frecce avvelenate usate come armi mi fanno pensare che sia stato proprio lui l’artefice dell’imboscata. E il motivo per cui sono ancora

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vivo è dovuto al fatto che Callum mi ha sempre onorato e rispettato quand’era al mio servizio come tiratore scelto. È stato il mio migliore cavaliere per molti anni, peccato che sia diventato un brigante.” Keeran aveva ascoltato il racconto del padre in silenzio, colpito dall’intera faccenda. “Non sapevo nulla di questa storia… Quando è successo?” “Durante la guerra contro i Lumornith, mentre io ero di stanza a Thornland. Avevo affidato la protezione di tua madre a Callum Forel perché era il migliore dei miei uomini, il più fedele e affidabile, e tua madre l’ha rovinato per sempre.” “Quindi non eri presente quando è stato cacciato via?” “No, non ero qui. L’intera faccenda mi è stata raccontata al mio ritorno da Thornland due mesi dopo. Fu tua nonna Nell a dirmi tutto, all’epoca era ancora in buona salute.” “E che provvedimenti hai preso contro mia madre quando hai saputo cos’aveva fatto?” “Non ho potuto fare nulla. Tu eri piccolo, avevi solo due anni, e tua madre era incinta di Gwenn. Non potevo di certo punirla. Sono stato costretto a dimenticare l’intera faccenda per il tuo bene e per quello di Gwenn.” “Avresti dovuto capire da quell’evento che genere di donna avevi sposato. È sempre stata crudele e vendicativa.” “Non rimproverarmi, Keeran. Tua nonna Nell mi aveva già messo in guardia, lei mi aveva detto fin dall’inizio che Rosaleen non era una lady adatta a me, ma io non l’ho ascoltata e ho sposato tua madre convinto che sarei stato in grado di domare la sua indole ribelle. Credevo di esserci

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riuscito, ma a quanto pare lei ha approfittato delle mie assenze per comportarsi come voleva.” “Ormai è tardi per i rimpianti. Non credi?” Lord Eoghan annuì con un cenno del capo. “Purtroppo sì… Ma forse non è troppo tardi per scoprire cos’è successo a Seanna Merrick.” Keeran aprì il pugno della mano e guardò la ciocca di capelli biondi come fili d’oro. “E se fosse morta?”, chiese, sentendosi spezzare il cuore. “Non pensare al peggio, ricomincia a cercarla!”, gli disse Lord Eoghan, stringendogli le spalle con le dita delle mani. “Ho il terrore di non riuscire a trovarla”, ammise, accarezzando la morbida ciocca con i polpastrelli. “Sono certo che non è morta. E forse questa ciocca di capelli non significa nulla. Keeran, non arrenderti. Sali sul tuo cavallo e passa in rassegna i villaggi che non hai ancora visitato, la troverai, devi almeno tentare.” “Non posso lasciare il castello adesso, siamo ancora in lutto, Gwenn e Danaes hanno bisogno di me, e anche tu.” “Al diavolo il lutto! Piangere una donna che non avrei mai dovuto sposare non è la cosa più saggia da fare. Penserò io a consolare le tue sorelle, tu sei libero di andare.” “Padre, sei sicuro?” “Sì, Keeran. Vai.” Lord Eoghan sorrise al figlio per incoraggiarlo, e quando il ragazzo si voltò per scendere le scale e raggiungere le scuderie, pregò che alla giovane Seanna Merrick non fosse stato fatto alcun male.

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Capitolo 8

Il tempio del signore del risveglio Dùsgadh era collocato all’interno di una grotta di pietra naturale nascosta alla vista da una folta parete di fogliame di edera rossa che cresceva sulla sommità della grotta stessa e la ricopriva tutta scendendo fino ai piedi dell’imboccatura d’entrata. Estel Raven aveva condotto Seanna fino al tempio, nel fitto bosco di Greywillow, perché potesse rendere omaggio a Dùsgadh per averla riportata in vita. Estel le aveva fatto strada, spostando la parete di rami e foglie con un braccio per permettere ad entrambe di entrare nella grotta, simile ad un cunicolo basso e stretto nella parte iniziale che dopo alcuni metri si allargava sempre di più fino a sbucare in un’ampia grotta circolare dal soffitto arcuato dove crescevano cristalli di quarzo trasparente dai riflessi iridescenti. Al centro della grotta, zampillava dal terreno roccioso una grande pozza d’acqua circondata da candele votive accese dagli adoratori di Dùsgadh, e sulla parete di fondo il signore del risveglio era rappresentato da un volto umano maschile scolpito nella roccia dagli adepti che avevano creato il tempio sfruttando lo spazio della grotta. Seanna osservò il viso di Dùsgadh, i suoi grandi occhi dal taglio felino dove erano state collocate due pietre turchesi, il naso allungato e sottile, e la bocca sorridente dalle labbra serrate. Era un volto pacifico che emergeva dalla roccia e fissava i suoi adoratori con quelle pupille turchesi quasi ipnotiche. Estel prese per mano Seanna e insieme si

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avvicinarono alla pozza d’acqua, inginocchiandosi sul pavimento roccioso dove ardevano le candele votive. “Chi ha scolpito il volto di Dùsgadh?”, chiese Seanna, curiosa di scoprire tutto ciò che non sapeva sul signore del risveglio. “È stato il sacerdote del tempio, Eamon Lusien. Ha avuto una visione del volto di Dùsgadh in sogno e l’ha scolpito personalmente. Gli occhi grandi e aperti simboleggiano il risveglio, le pietre turchesi la nuova vita dei rinati, e il sorriso beato la gioia di aver ottenuto l’immortalità.” “A cosa serve quest’acqua zampillante?” “Non è semplice acqua. È la fonte della vita. Tutti i rinati la bevono. Allevia il senso di vuoto.” “E le candele? Perché si accendono?” “Per ringraziare Dùsgadh di essere stati salvati dalle tenebre della morte.” Seanna sollevò lo sguardo verso i cristalli di quarzo che ricoprivano la volta della cripta. “Anche i cristalli hanno un significato preciso?” “Certo. Ogni rinato ne riceve uno dagli adepti. È un cristallo protettivo, generalmente si indossa al collo come un monile, oppure si fa incastonare in un anello, come ho fatto io centocinquant’anni fa.” Seanna guardò Estel e le chiese: “Ieri mi hai detto che io sono speciale, diversa dalle altre persone che hai riportato in vita. Cosa intendevi dire esattamente?” “Non tutti i rinati tornano alla vita conservando ricordi e provando emozioni. La maggior parte di essi perde la

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memoria, non riesce a sentire nulla eccetto il vuoto della mancanza dell’anima, vivono una vita solitaria senza mai parlare con nessuno, e i loro occhi sono privi di luce. Tu non sei come loro. Ricordi il tuo passato, hai mantenuto le tue caratteristiche umane, non sei cambiata internamente e nemmeno esternamente. I tuoi occhi sono lucenti, la rinascita brilla in essi, e la privazione dell’anima non ti ha resa insensibile e vuota. Ecco perché sei speciale. La vita eterna ti ha colmata, sei stata toccata dalla potente mano di Dùsgadh.” “Perché io ho ricevuto il suo tocco e gli altri rinati no?” “Questo non lo so. Dùsgadh sceglie a chi donare il suo tocco senza che gli adepti ne sappiano il motivo. Forse sei destinata a fare grandi cose nel corso della tua vita.” Estel le sorrise, quindi prese una candela dal sacco di iuta che aveva portato con sé. “Vuoi ringraziare Dùsgadh per averti riportata in vita?” “Sì, certo.” Estel le porse la candela di cera bianca e Seanna la prese fra le mani, poi l’avvicinò alla fiamma ardente di una candela già accesa e lasciò che lo stoppino si bruciasse generando una nuova fiammella. “Cosa devo fare adesso?” “Metti la candela a terra accanto alle altre e pronuncia le parole Mòran taing. Vuol dire grazie in gaelico antico.” Seanna posò la candela accesa sulla roccia vicino al bordo della pozza d’acqua, sollevò lo sguardo per fissare gli occhi di pietra del volto di Dùsgadh e disse: “Mòran taing.”

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Estel infilò nuovamente la mano nel sacco di iuta e ne tirò fuori una scodella di legno intagliata a mano. “Ora devi bere l’acqua della fonte della vita. Non è salata e neppure dolce. Quando l’ho bevuta io sapeva di muschio.” Estel immerse la scodella nella pozza d’acqua e poi la porse a Seanna, che la prese tra le mani e iniziò a berla a piccoli sorsi, avvertendo il suo sapore muschiato. “Stòr-beatha, lasachadh a 'bheag shluagh agaibh ùr nighean”, disse Estel, pronunciando la formula per chiedere all’acqua di alleviare il senso di vuoto dal corpo senz’anima di Seanna. Lei terminò di bere e restituì la scodella a Estel, che la rimise nel sacco. “Cos’erano quelle parole che hai mormorato mentre bevevo l’acqua?” “Ho chiesto alla fonte della vita di non farti sentire il vuoto dell’anima che ti è stata tolta.” “Fa parte del rito di ringraziamento?” Estel annuì, quindi si alzò in piedi e raggiunse il punto più basso della volta della grotta, sollevò un braccio e con la mano staccò un piccolo cristallo di quarzo iridescente. Ritornata al fianco di Seanna, prese dal sacco un cordino di cuoio e un punteruolo di ferro affilato, con il quale praticò un foro nel cristallo grande quanto un mezzo dito, vi infilò il cordino di cuoio e allacciò il monile al collo di Seanna dicendo: “Naoimhe Criostal, dìon an neo-bhàsmhorachd ùr nighean Dùsgadh, Seanna… Ho chiesto che il cristallo ti protegga sempre.”

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Seanna guardò il cristallo che pendeva sul suo petto appoggiandosi allo sterno. “È la prima collana della mia vita”, disse, apprezzando il dono. “Mi piace, è molto bello.” “Sarà il tuo portafortuna, ti proteggerà ovunque andrai o sarai. Se non potrai indossarlo al collo, tienilo in tasca oppure legato al polso, ma non separarti mai da esso.” “Lo farò, Estel”. La donna le accarezzò i capelli e la guardò con dolcezza. Non aveva avuto figli nei suoi centocinquant’anni di vita, e Seanna era una ragazza così dolce da farle desiderare che potesse essere sua figlia. “Sento che presto dovremo separarci”, le disse con un velo di dispiacere nella voce. “Riportarti in vita dopo averti sognata è stato bello come farti nascere dal mio grembo, e ospitarti nella mia capanna fino ad oggi mi ha riempita di gioia colmando la mia solitudine. Ma ora sei pronta per andare per la tua strada, non hai più bisogno di me, saprai da sola come condurre la tua nuova vita.” “Non ti rivedrò mai più?” “Potrai venire a trovarmi se vorrai. Ma io non ti verrò a cercare. La gente di Hornwood sa chi sono e cosa faccio, chi si avvicina a me viene giudicato male, non voglio che la tua reputazione sia messa in pericolo a causa mia.” “Tu mi hai salvata, Estel. Te ne sarò grata per sempre. E se potrò verrò a trovarti nel bosco. Non voglio perderti, sei stata come una seconda madre per me.” Gli occhi di Estel vibrarono di commozione, ma recuperò subito la sua facciata di donna forte ed misteriosa.

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“La strada verso Hornwood è lunga, facciamo ritorno a casa finché il sole splende.” Si alzò da terra e si sistemò il vestito, imitata da Seanna, poi rivolse l’attenzione al volto di Dùsgadh scolpito nella roccia e chinò il capo in segno di devozione. “Possiamo andare ora. Dùsgadh ti ha guardata, tu lo hai ringraziato, hai bevuto la sorgente della vita e hai ricevuto il tuo cristallo protettivo. Il tuo risveglio è completo, non devi fare altro che tornare a vivere nel mondo dei mortali.” Tese la mano a Seanna e lei la strinse nella propria, e insieme lasciarono il tempio per ritornare a Hornwood. Fu una lunga camminata attraverso radure incolte e sentieri di ghiaia che serpeggiavano nel sottobosco, e per tutto il tragitto Estel intonò antiche canzoni corniche che Seanna non aveva mai udito cantare prima di quel giorno. Il sole calò presto, e quando giunsero alla capanna di Estel era già buio e iniziava a fare freddo. L’inverno sarebbe arrivato presto, e con esso anche le prime tempeste di neve. All’interno della capanna, al termine di un pasto frugale, Seanna finì di piegare i suoi nuovi vestiti e li infilò nel sacco di lino che Estel le aveva procurato insieme a tutto il resto, dagli abiti alle scarpe. Quando ebbe indossato il suo nuovo mantello nero e fu pronta per andare via, Estel le porse una lanterna ad olio con cui farsi strada nel cuore del bosco e le disse: “Detesto gli addii, perciò niente abbracci e niente lacrime. Semplicemente vai, Seanna. Esci dalla porta e non voltarti indietro. Dùsgadh sarà sempre con te.”

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Seanna si mise il sacco in spalla e fece ciò che Estel le aveva appena detto. Reggendo la lanterna, uscÏ dalla porta e se la richiuse piano alle spalle. Senza voltarsi, i suoi passi si affrettarono sul sentiero di pietre illuminato dalla luna piena, portandola via da Estel e dal suo rifugio caldo e sicuro.

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Capitolo 9

Keeran Blackclaw sostava sugli argini erbosi di un piccolo laghetto circondato dai tronchi secolari di un boschetto di querce nei pressi di Jerwin, uno degli ultimi villaggi che gli restavano ancora da visitare. Purtroppo era già calata la notte, faceva freddo, era affamato e il suo cavallo era stanco. La giornata era stata lunga e faticosa, e le sue ricerche infruttuose. I popolani dei villaggi in cui era entrato si erano dimostrati gentili, rispondendo alla sua ripetitiva domanda “Sto cercando una giovane donna di nome Seanna Merrick, vive in questo villaggio?” con cenni del capo negativi e frasi del tipo “No, mai sentita nominare”. Keeran si era spinto fino alle campagne più a sud dei confini del casato dei Blackclaw, e al calar del sole aveva percorso strade deserte disperse tra i campi senza incontrare anima viva per molte miglia. Alla fine il suo cavallo si era rifiutato di continuare a galoppare, e ora stava riposando nella quiete della notte dopo essersi abbeverato nel laghetto e aver brucato dell’erba fresca. Keeran sapeva che non era prudente sostare nei boschi di notte, quando i predoni si aggiravano furtivamente in mezzo alla boscaglia alla ricerca di qualche forestiero da assalire per derubarlo dei suoi averi, e dopo quello che era successo a sua madre a Waterfall era ancora più pericoloso trovarsi nel cuore di un bosco da solo a notte fonda. Tuttavia, non c’erano locande in cui pernottare nei pressi di quel luogo, e il villaggio di Jerwin era vicino ma non

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raggiungibile con un cavallo stremato. Incamminarsi a piedi era irragionevole, perciò si era seduto sull’erba accanto al suo cavallo sdraiato sul tappeto erboso e ignorava i morsi della fame e la stanchezza pensando a Seanna e accarezzando la sua morbida ciocca di capelli biondi che alla luce della luna piena brillava di riflessi argentei tra le sue dita. “Dove sei, Seanna? Riuscirò mai a trovarti?”, si domandò, consapevole che Jerwin e Munrow erano gli ultimi due villaggi dove Seanna poteva essersi rifugiata. Il sospetto che sua madre l’avesse fatta uccidere non lo abbandonava neppure per un momento, e la paura di ritornare al maniero senza di lei gli rendeva il cuore pesante. Rimpiangeva di non averle mai chiesto dove fosse nata e cresciuta, e sperava ancora di poterla trovare tra le capanne di legno di Jerwin o Munrow. Avrebbe dovuto passare la notte lì, affamato e infreddolito, in attesa del sorgere dell’alba. Con quel pensiero in testa, si strinse nel suo mantello di lana pesante e rimase in silenzio a contemplare la luna rotonda che si rispecchiava sulle acque immobili del laghetto. Stava quasi per cedere al sonno quando da lontano gli giunse il flebile suono di una voce femminile che intonava la melodia di una canzone popolare. Si alzò subito in piedi, e cercò di capire da dove provenisse quella voce. I suoi occhi scrutarono il buio circostante, finché non scorsero tra i fusti neri del boschetto il bagliore arancione di quella che doveva essere una lanterna. Aguzzando la vista, vide la luce farsi sempre più nitida mentre avanzava nella direzione del laghetto, e la voce femminile che cantava

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accompagnando il proprio cammino divenne chiara e comprensibile man mano che si avvicinava alle rive del laghetto. Quando riuscì a distinguere la figura di una donna avvolta in un lungo mantello scuro, mosse alcuni passi in avanti ed esclamò: “Chi va là?” La sua voce spezzò il silenzio notturno echeggiando tra gli alberi, e il canto della sconosciuta si ammutolì di colpo. I suoi passi si bloccarono tra le querce e la lanterna rimase sospesa a mezz’aria e immobile. “Chi sei, donna?”, esclamò di nuovo Keeran. “Fatti riconoscere! Dimmi il tuo nome!” In risposta alle sue richieste, la viandante accostò la lanterna al proprio viso, e la luce tremolante della fiammella illuminò i suoi tratti e accese di riflessi dorati i suoi lunghi capelli biondi sciolti sulle spalle. “Non ti dirò il mio nome se prima non saprò il tuo, forestiero.” Keeran riconobbe all’istante quella dolce voce familiare, l’avrebbe riconosciuta ovunque. “Seanna!”, esclamò, sentendo il cuore balzargli in gola. “Sei proprio tu?” Lei riconobbe a sua volta la voce giovanile dell’uomo che sostava sull’argine del laghetto, e corse tra gli alberi verso di lui, uscendo allo scoperto e fermandosi a pochi metri. “Keeran Blackclaw?”, domandò incerta, per essere sicura di non sbagliarsi. Il giovane lord non poteva credere ai propri occhi. La viandante era Seanna! Era proprio lei!

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“Seanna, sono io, sono Keeran!” Lei rimase immobile, sconcertata, ma subito dopo avvertì il palpito del suo cuore accelerare nel petto e una vampata di calore montarle dentro come un incendio. Allora si gettò di corsa verso il ragazzo che amava e lui aprì le braccia per accoglierla. “Keeran!”, esclamò Seanna, lasciando cadere a terra la lanterna e gettando le braccia al collo del suo innamorato. Il loro abbraccio fu appassionato, carico di sentimenti. Dalla sorpresa al sollievo, dalla gioia all’amore. Si erano ritrovati, erano di nuovo insieme. “Ti ho cercata ovunque, Seanna”, mormorò Keeran senza allentare la stretta delle sue braccia attorno al suo corpo. “Sono così felice di poterti riabbracciare, temevo di non rivederti mai più.” Seanna tacque, troppo emozionata per parlare, e dopo un tempo lunghissimo, Keeran allentò la sua stretta e la guardò in viso. “Sei viva… E stai bene”, sussurrò, appurando che non le era stato fatto nulla di male. “Ho pensato che mia madre ti avesse fatta uccidere da Lester Dougherty la notte della tempesta. Sono stato così in pena per te.” Seanna gli accarezzò i capelli bruni raccolti nella coda di cavallo dietro il collo e comprese che da quel momento in poi avrebbe dovuto mentire a Keeran ogni giorno della sua vita, affinché non sapesse mai la verità su quella tragica notte e non potesse immaginare quello che le era successo tre giorni dopo. Il suo risveglio dalla morte era un segreto che doveva custodire con cura, anche a costo di mentire.

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“Sto bene, Keeran. Non mi è stato fatto alcun male”, lo rassicurò, accarezzandogli una guancia. “Ma dove sei stata finora? Perché non mi hai fatto sapere dov’eri? Avresti potuto inviarmi un messaggio per comunicarmi che era tutto a posto.” “Scusami Keeran, mi dispiace tanto che tu sia stato in pena per me. Tua madre mi ha fatta cacciare dal maniero, non potevo tornare.” “Quindi Lester Dougherty non ti ha toccata in nessun modo, è così?” “No, non mi ha fatto nulla”, mentì Seanna, proteggendo il suo segreto. “Mi ha solo portata via dalla Redstone Tower per poi abbandonarmi tra i boschi e dirmi di sparire, non è successo altro.” “E questa?”, chiese Keeran, infilando una mano nei calzoni e mostrandole la ciocca di capelli che Lester Dougherty le aveva tagliato per consegnarla a Lady Rosaleen. “Non è tua questa ciocca di capelli? Perché era tra gli effetti personali di mia madre?” Seanna dovette inventarsi una scusa credibile. “Sì, sono i miei capelli. Me li sono tagliati io, volevo che avessi qualcosa di mio da tenere sempre con te. Avevo chiesto a una serva di farti avere la ciocca di nascosto. È successo alcuni giorni prima del nostro incontro alla Redstone Tower. Lady Rosaleen ha sorpreso la serva mentre entrava nella tua stanza e le ha portato via la ciocca tenendola per sé. Sapevo che non l’avevi ricevuta. Scusa se non te l’ho detto, non ne ho avuto il tempo.”

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Keeran guardò la ciocca bionda che tanto lo aveva fatto preoccupare e si sentì uno sciocco. “Avrei dovuto immaginare che era un tuo dono per me. Invece ho ipotizzato le cose peggiori.” “Puoi gettarla via adesso”, gli disse Seanna, di fronte a quel frammento della sua precedente vita. “Non ti serve più, hai tutta me stessa.” “Hai ragione… Non ne ho più bisogno”, e così dicendo la lanciò lontano, e Seanna la vide sprofondare nelle acque chete del laghetto. “Mi sei mancato molto, Keeran”, gli disse subito dopo, guardandolo negli occhi. “Anche tu Seanna. Credevo di averti persa per sempre. In quale villaggio ti sei rifugiata? Non riuscivo a trovarti.” “Sono tornata alla mia casa natia, nel villaggio di Jerwin, a poche miglia da qui.” “Dunque sei nata lì, a Jerwin. Il villaggio che non ho fatto in tempo a visitare prima che calasse la notte.” “Non dovrai più venire a cercarmi, ora mi hai trovata.” “Tu hai trovato me in realtà... Ma dimmi, cosa ci facevi nel bosco da sola in piena notte? È pericoloso, soprattutto per una ragazza bella e indifesa come te.” “Sono nata da queste parti, e so che i briganti non frequentano questa zona. Il mio villaggio è povero, non troverebbero granché da razziare.” “E dove stavi andando?” “Stavo per tornare da te, con le mie poche cose”, gli disse, indicando il sacco di lino che aveva lasciato cadere a terra per abbracciarlo. “La notizia della morte di tua madre è

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giunta fino a Jerwin. Ho pensato che potevo tornare al maniero e supplicare tuo padre di riprendermi a lavorare come serva.” Keeran le sorrise, felice come non mai. “Tornerai al maniero insieme a me, sul mio cavallo. E non lavorerai mai più come serva nelle nostre cucine, farò di te una lady, e un giorno ti sposerò. Mio padre è d’accordo, ho avuto la sua approvazione.” Seanna non nascose la propria sorpresa e i suoi occhi brillarono nella penombra della luce lunare. “Lord Eoghan sa di noi due? Non si è opposto? Ti ha dato il permesso di amarmi?” “Sì, l’ha fatto. Ha posto alcune condizioni, ma tu non avrai alcun problema a diventare una lady istruita e ben educata. Le mie sorelle ti aiuteranno, vedrai, e saranno felici di averti come amica. Ti aspetta una nuova vita, Seanna, ammesso che tu lo voglia…” “Come potrei non volerla?... Keeran, io ti amo, ho sempre sognato di poter essere la tua lady. Anche se sapevo che non sarebbe mai potuto accadere.” “Lo credevo anch’io… Ma mio padre ha capito che il nostro amore è vero e profondo. E desso che mia madre non c’è più, nessuno ci impedirà di stare insieme.” Seanna si finse dispiaciuta. “Quello che è capitato a tua madre è stato terribile. Avrai sofferto molto per la sua perdita.” “In realtà no, non ho sofferto come credi. Io non amavo mia madre. E dopo quello che ci ha fatto l’ho odiata profondamente. La sua morte mi ha lasciato indifferente.”

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“E tuo padre? Immagino che sia molto addolorato.” “Lo è stato per i primi giorni, prima di scoprire che genere di donna era mia madre in realtà. Ora si è ripreso, pensa già a risposarsi. Le mie sorelle hanno bisogno di una guida femminile, sono loro che hanno sofferto più di tutti.” “Mi dispiace molto, Keeran.” “Si stanno riprendendo, non temere. Presto torneranno ad essere felici e serene.” Seanna trasse un sospiro di sollievo, e Keeran vide il cristallo di quarzo che aveva al collo luccicare sul suo petto. Incuriosito, lo prese fra le dita per guardarlo. “E questo cos’è? Un monile prezioso?” “È un dono. Una pietra protettrice. Me l’ha donata una donna gentile che mi ha ospitata per alcuni giorni prima del mio ritorno a Jerwin.” “Se ti piace tanto, lo farò incastonare in una collana d’oro assieme ad altre pietre, rubini o zaffiri, come preferisci.” “Grazie Keeran, ma non desidero gioielli da te, mi basti tu e il tuo amore. Non chiedo altro.” Keeran la guardò negli occhi, mentre affondava le dita tra i suoi capelli di seta dorata. “Sei bellissima Seanna… Sembri quasi diversa… I tuoi occhi hanno una luce particolare, così splendente… Non l’ho mai notata prima di questo momento.” “Forse non mi hai osservata attentamente, giovane lord dal cuore impavido.” Keeran le sorrise, e finalmente si decise a baciarla, cancellando in un solo attimo tanto dolore e tanti brutti ricordi. Seanna si perse nel suo bacio, e una parte di lei fu

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immensamente grata a Estel Raven per averla riportata in vita. Senza l’aiuto di Estel, il suo corpo sarebbe svanito per sempre, consumato dal tempo nella fossa in cui era stato seppellito. Ma il signore del risveglio era entrato in lei donandole l’immortalità, e Seanna era grata anche a Dùsgadh per il suo dono. In quanto all’anima, sapeva di non possederne una, e la sua totale assenza talvolta la sorprendeva con il suo vuoto oscuro, ma Seanna aveva imparando a dominare quella sensazione sgradevole, e di certo non si sentiva senz’anima in quel preciso momento, mentre Keeran le accarezzava il corpo attraverso il tessuto del mantello e le riscaldava il cuore con le sue dolci labbra e i suoi caldi baci. La notte era fredda e umida, ma entrambi erano giovani e arsi dal desiderio, per questo non attesero di essere distesi su un morbido letto al calduccio tra le mura del maniero dei Blackclaw, preferendo giacere sul sottobosco erboso di quel luogo desolato e fondere i propri corpi lì, con urgenza e passione, in quella notte di plenilunio avvolta dal lieve e pacato respiro della terra addormentata.

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Capitolo 10 Alcuni mesi dopo… La neve scendeva copiosamente dal cielo basso e grigio imbiancando con i suoi candidi fiocchi il cortile e le mura di cinta del maniero dei Blackclaw. L’inverno era arrivato, freddo e ventoso, e quella era la terza nevicata nell’arco della stessa settimana. Seanna sedeva accanto al fuoco scoppiettante in compagnia di Gwenn e Danaes Blackclaw nella stanza personale di Seanna, e le tre giovani donne erano impegnate nell’arte del ricamo su stoffa. Gwenn era molto esperta, e anche Danaes aveva raggiunto un alto livello. Seanna era ancora una principiante, eppure il ricamo di campanule azzurre che stava terminando era venuto davvero bene, tanto da meritarsi i complimenti delle due sorelle di Keeran. La sua educazione procedeva accuratamente giorno dopo giorno, e Seanna aveva già imparato molte cose nuove. I giorni in cui vestiva grossolani abiti di lino cuciti dalle sue mani e spennava oche e polli nelle cucine del maniero erano un ricordo lontano di una vita ormai passata e finita. Seanna era diventata una graziosa lady che poteva indossare un abito da nobildonna ogni giorno diverso per foggia e colore e scarpine di seta ricamate dalle sarte del maniero. I suoi capelli erano sempre sciolti sulle spalle, ornati da pettinini d’argento ai lati del viso o in parte raccolti in due trecce sottili che dalle tempie salivano verso la sommità del capo per poi fondersi in un’unica treccia. Keeran le aveva

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regalato un bracciale di zaffiri blu che indossava sempre, e al collo portava il suo cristallo di quarzo iridescente fatto montare su una collanina d’oro in sostituzione del cordino di cuoio. La sua stanza era spaziosa e luminosa, con il letto a baldacchino e il materasso enorme ricoperto di lenzuola ricamate e coperte in pelle di daino. Aveva un camino tutto per sé, una libreria personale, uno scrittoio accanto alla finestra, una vasca in metallo per il bagno, e poi pettini, spazzole e profumi. Era fin troppo per lei, cresciuta in povertà nelle campagne di Jerwin, ma la vita di una lady era ricca di comodità e di oggetti preziosi, e Seanna si era abituata ben presto a comportarsi come Gwenn e Danaes, sue maestre in tutto ciò che riguardava il ricamo, la lettura, la musica e il canto, le buone maniere, il sapersi abbigliare adeguatamente e il giusto comportamento da assumere a tavola o in compagnia di persone nobili. Anche Keeran era un buon maestro. Le aveva insegnato a cavalcare come una lady, a giocare a scacchi e a dama, e in quei giorni le stava raccontando com’era fatto il mondo oltre le terre della Cornovaglia. Il loro rapporto d’amore era solido e forte, benedetto da Lord Eoghan che aveva accolto Seanna a braccia aperte, dimostrandosi gentile e affabile, per nulla disturbato dal fatto che fosse stata una popolana e una sua serva. “Non è il sangue che rende nobili, piuttosto la cultura e il comportamento”, le aveva ripetuto molte volte nel suo primo mese di educazione al ruolo di lady. Seanna non lo aveva deluso, e Lord Eoghan era stato il primo a chiamarla Lady Seanna, cosa che ora facevano tutti eccetto Keeran e le sue sorelle, che tra di

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loro non usavano il linguaggio formale. Ogni notte Seanna andava a dormire dopo aver salutato Keeran con un casto bacio, ma sebbene non fosse un comportamento ammesso tra fidanzati non ancora sposati, Keeran violava quella regola molte volte, presentandosi nella sua stanza in piena notte e sgattaiolando via prima che i servi si svegliassero. Facevano l’amore molto spesso, e Seanna temeva di poter essere ingravidata prima che Lord Eoghan concedesse loro il permesso di sposarsi, ma fortunatamente fino a quel momento non era successo. Era certa che Lord Eoghan sapesse che Keeran trascorreva molte notti nel suo letto, ma di fronte agli appetiti carnali del figlio fingeva di non sapere nulla. Seanna era felice, e talvolta pensava a Estel Raven, che viveva tutta sola nella sua capanna tra i boschi. Le aveva già scritto una lettera, una settimana prima, pregando una serva di fargliela avere, e la donna aveva inviato il proprio figlioletto all’indirizzo indicato. Il ragazzino era ritornato dopo un paio d’ore con un messaggio di risposta, un foglietto di pergamena sul quale Estel aveva scritto “Sono molto felice per te, mia cara Seanna. Dùsgadh è al tuo fianco, e io ti penso sempre. Un abbraccio, Estel”. Seanna aveva riposto il messaggio tra i suoi oggetti personali, e sperava di poter rivedere Estel quanto prima. Una breve visita di cortesia sarebbe stata sufficiente per entrambe. Il rumore sordo del portone del maniero che si apriva annunciò il ritorno di Lord Eoghan, che due giorni prima si era recato a Sandvalley per fare visita a Lady Alanna Mordane, la cugina di Meredin Mordane, sorella maggiore

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della defunta Lady Rosaleen. Il lord aveva iniziato una relazione con Lady Alanna, e contava di prenderla in moglie entro la primavera. La notizia aveva reso felici tutti, perché Lady Alanna era una donna docile e adorabile che avrebbe portato tanta dolcezza tra le mura del maniero. Mentre Gwenn e Danaes si erano alzate in piedi esclamando “Nostro padre è tornato!” e si erano affacciate alla finestra per vedere il lord rientrare sul suo destriero nero, Seanna aveva percepito una strana sensazione, come un senso di pericolo, e quindi si era alzata a sua volta raggiungendo le due ragazze. “Non è tornato da solo”, annunciò Danaes, dopo aver dischiuso i balconi per sbirciare giù nel cortile innevato. “No, non è affatto solo… Chi sarà mai quell’uomo?”, commentò Gwenn, spingendo il naso verso l’esterno. “La sua faccia non mi piace per niente, sembra un losco individuo.” “Hai ragione… Oh! Guarda i suoi polsi, è legato!” “Legato?! Oh, si! Dev’essere un brigante!” Seanna cercò di guardare fuori, ma non c’era sufficiente spazio, perciò chiese: “Com’è quell’uomo? Ha forse i capelli e la barba di colore rossiccio?” “Sì, rossi come carote pelate!”, disse Danaes. Gwenn si voltò a guardare Seanna. “Conosci quell’uomo?”, le domandò subito. Seanna annuì. “Si chiama Callum Forel. È il capo di una banda di briganti che razziano i villaggi.”

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“E tu come lo sai?”, volle sapere Danaes. Seanna mantenne un’espressione tranquilla. “Sono cresciuta in uno di quei villaggi. Il suo nome era ben conosciuto tra i popolani.” “Perché nostro padre l’ha portato qui?” L’innocenza di Danaes faceva sempre tenerezza a Seanna, che rispose: “Penso che l’abbia catturato e che ora voglia giustiziarlo. Callum Forel era ricercato, è l’assassino di vostra madre.” Le ragazze sbiancarono in viso e si coprirono le bocche con le mani per soffocare i gemiti di orrore. Nello stesso istante, Keeran aprì la porta della stanza senza bussare ed entrò annunciando: “L’assassino di nostra madre è stato catturato da un cacciatore di taglie. Nostro padre l’ha portato qui.” “Lo sappiamo già, ce l’ha detto Seanna.” Keeran guardò prima Gwenn e poi Seanna. “Come facevi a sapere chi era?” Seanna si strinse nelle spalle, pronta a dire un’altra bugia. “Lo conosco. Era il terrore dei villaggi.” Per Keeran fu una risposta ovvia, dato che Seanna era nata e cresciuta a Jerwin. “Nostro padre lo farà impiccare?”, chiese Danaes. “Non lo so, in realtà. Callum Forel è un brigante e un assassino, ha ucciso nostra madre e chissà quante altre persone. Ma un tempo era una guardia reale del nostro castello, il migliore cavaliere di tutti. Nostro padre si fidava di lui, erano amici.”

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Seanna conosceva la storia di Callum Forel. Keeran le aveva raccontato ciò che Lady Rosaleen gli aveva fatto in passato. Quello che Keeran però non sapeva era che lei lo conosceva per un altro motivo, e Callum Forel l’aveva vista in faccia il giorno dell’agguato a Waterfall. Se quell’uomo l’avesse riconosciuta, avrebbe potuto rivelare a tutti il suo oscuro segreto: Callum sapeva che lei era una rinata di Dùsgadh e che Estel Raven l’aveva assoldato per vendicare la sua uccisione. Quell’uomo era a conoscenza di troppe verità nascoste, e se fosse stato interrogato da Lord Eoghan gli avrebbe rivelato ogni singola cosa. Seanna doveva tappargli la bocca prima che potesse parlare. “Dove lo portano adesso?”, chiese Seanna a Keeran. “Per il momento lo rinchiuderanno nelle celle sotterranee. Poi lo interrogheranno, e nostro padre deciderà cosa fare di lui. È colpevole di assassinio, non credo che avrà pietà per quell’uomo. Lo farà impiccare ugualmente, anche se un tempo era un nostro cavaliere. Almeno così credo.” Seanna rabbrividì. La confessione di Callum sarebbe stata la sua rovina. Avrebbe dovuto escogitare in fretta un modo per impedirgli di parlare… *** La cella in cui lo avevano rinchiuso era gelida e umida, e puzzava di piscio di cane. Callum Forel era rannicchiato in un angolo, cercando di riscaldarsi per non morire congelato. Uno dei suoi uomini l’aveva tradito, rivelando il suo nome alle guardie di Lord Eoghan per aggiudicarsi la

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taglia di trecento monete d’argento e fuggire a nord con la sua banda, verso le terre di Scozia. Callum Forel era stato acciuffato dalle guardie di Lord Eoghan, che lo avevano strappato via dal suo nascondiglio segreto e subito consegnato al loro padrone mentre tornava da un viaggio a Sandvalley. Lord Eoghan lo aveva guardato con disprezzo, e poi con amarezza. Forse aveva ricordato i bei tempi in cui andavano a cavallo insieme e tra di loro correva buon sangue. Erano stati amici, ma ora non lo erano più. Troppe cose erano cambiate da allora, e Lord Eoghan non lo avrebbe perdonato per l’uccisione della moglie, voleva la sua testa appesa a un cappio, o tagliata di netto da una spada affilata. Un leggero fruscio di scarpe sulle pietre del corridoio gli disse che stava arrivando qualcuno. Le guardie non erano lì a vegliare su di lui, quindi forse era Lord Eoghan che veniva a parlargli nel cuore della notte. Rimase di stucco quando una giovane nobildonna si affacciò alle sbarre in ferro della sua cella. La fissò, e i suoi occhi celesti che brillavano nella semioscurità come le iridi di un gatto gli fecero capire all’istante chi era. “Ragazza, noi due ci conosciamo”, mormorò, mentre lei posava a terra la lanterna che aveva in mano. “Tu non sai nemmeno il mio nome”, bisbigliò Seanna, gettandogli un tozzo di pane raffermo. Callum prese il pane e lo strinse tra le mani. “È vero, non so il tuo nome. Ma conosco la tua storia e so che ho ucciso Lady Rosaleen e i suoi servitori per

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vendicare la tua morte. Scommetto che Lord Eoghan non sa nulla di tutto questo.” “No, non lo sa. E non lo saprà mai.” “Uh, una minaccia… Hai avvelenato questo tozzo di pane per impedirmi di parlare?” “No. Il pane lo puoi mangiare, è solo vecchio di un giorno.” “Avrei gradito anche una coperta, qui sotto si gela.” “Non ti servirà, perché tu non resterai in questa cella.” “Ah no?... Hai per caso un pugnale nascosto sotto il mantello per trafiggermi le budella?” “Non sono venuta fin qui per ucciderti.” “Dunque è solo una visita di cortesia al povero condannato a morte? Molto gentile da parte tua, giovane lady.” “Tu non morirai, Callum Forel. So tutto di te. So chi eri in passato, so cosa ti ha fatto Lady Rosaleen, e so cos’hai fatto per me.” Callum la scrutò attentamente, senza parlare. “Com’è la tua vita da rinata? Nessuno ha notato che ti manca l’anima?” “Dùsgadh veglia su di me costantemente. La mia vita è perfetta, e nessuno può immaginare quello che sai tu.” “Bene, sono felice per te. Estel Raven mi ha detto cosa ti è capitato. Ho provato una gran pena per te, lo sai? E ho ucciso con piacere Lady Rosaleen e i suoi fidati compari per renderti giustizia. L’ho uccisa anche per vendicare me stesso, ovviamente. Quella donna si è presa la mia mano e tutta la mia vita.” Seanna vide il moncone di ferro uncinato che aveva al posto della mano destra.

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“Mi dispiace per la tua mano. In ogni caso, sei ancora un ottimo arciere. Hai trafitto il cuore di Lady Rosaleen al primo colpo, senza sbagliare il bersaglio.” “Ha pagato degnamente il suo debito. E la mia mano uncinata funziona meglio di quella che mi è stata mozzata. Peccato che Lord Eoghan voglia impiccarmi. Pensavo di morire da vecchio, dopo essermela spassata per un’altra ventina d’anni.” Seanna infilò una mano nella tasca del mantello e gli mostrò la chiave della sua cella. “Facciamo un patto, Callum Forel. Se io ti libero da questa cella e dal cappio che ti aspetta, tu mi prometti di sparire dalla Cornovaglia con tutti i segreti che conosci?” Callum si mostrò sorpreso. “Vuoi liberarmi? Sul serio?” “Solo se prometti ciò che ti ho chiesto di fare.” “Tu dammi un cavallo e del denaro e io raggiungerò il porto di Irongriff prima che sorga il sole. Salirò sulla prima barca mercantile disposta a portarmi in Bretagna e nessuno vedrà più la mia faccia da queste parti.” “Giuralo. Adesso.” “Lo giuro sulla mia mano sana, che possa essere mozzata se non manterrò la promessa.” “Non raccontare mai a nessuno che hai vendicato una dolce fanciulla gettata giù da una scogliera e fatta rinascere da Dùsgadh. Tu non mi hai mai vista né incontrata. Non mi conosci. Io non sono mai esistita.” “Giuro anche questo. Hai la mia parola di ex cavaliere.” Seanna infilò la chiave nella serratura e spinse forte per far

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girare il lucchetto arrugginito. La cella si aprì con uno scatto, e Callum Forel si alzò in piedi. “Ti sei liberato da solo”, disse Seanna, aprendo la porta della cella e gettando a terra un punteruolo affilato. “Avevi questo arnese nei calzoni.” “Probabilmente sì. E nessuno mi ha palpeggiato le palle per controllare se fossi armato.” “Avanti, esci. C’è un mulo sul retro della torre a nord-est che ti aspetta.” “Cosa?! Un mulo al posto di un cavallo?” “Non ho trovato di meglio, mi dispiace. Picchialo a dovere e lui correrà più forte.” “E il denaro?” “Non ti servirà. Sulle barche se ti offri come mozzo ti portano ovunque.” “Come le sai tutte queste cose?” “Le so e basta. Vattene via. E non farti scoprire.” Callum uscì dalla cella con fare guardingo, fissò Seanna negli occhi e le sorrise. “Grazie giovane lady, chiunque tu sia.” “Non scordare mai ciò che mi hai appena giurato.” Callum Forel le fece un inchino sgraziato, quindi si mosse furtivamente verso l’uscita posteriore dei sotterranei e scomparve dalla sua vista. Seanna si rimise la chiave in tasca, prese la lanterna e salì i gradini che portavano al cortile. La neve scendeva fitta, avrebbe coperto qualunque traccia lasciata dai suoi piedi e dagli zoccoli del mulo di Callum. Ripose la chiave della cella nel gancio appeso alla parete della guardiola, dove la

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guardia di turno si era addormentata, quindi scivolò rapidamente dentro il maniero e fino al piano superiore, chiudendosi nella sua stanza. Si levò il mantello e le scarpe e li ripulì dalla neve, quindi si infilò sotto le coperte e soffiò sulla candela che bruciava sul suo piedistallo in ferro. “Scappa Callum, scappa in Bretagna”, pensò, raggomitolandosi sotto le coperte. Era stata brava. Il suo segreto era al sicuro. Dùsgadh l’aveva protetta. Strinse il suo monile di cristallo tra le dita e lo baciò più volte, finché non si addormentò.

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Capitolo 11

Il mattino seguente, com’era prevedibile, Seanna fece il suo ingresso nel salone principale del maniero e vide Lord Eoghan che parlava con alcune guardie, attorniato da Keeran, Gwenn e Danaes. “Buongiorno”, disse Seanna, salutando i presenti con un leggero inchino. Keeran si voltò verso di lei e la raggiunse, prendendole le mani fra le proprie. “Purtroppo è una pessima giornata. Questa notte Callum Forel è fuggito dalla sua cella.” Seanna si finse sorpresa. “È fuggito?! Come può essere accaduto?” “La guardia che avrebbe dovuto controllarlo di tanto in tanto si è addormentata. Callum Forel deve averne approfittato per liberarsi. Ha usato un punteruolo affilato, forse lo teneva nascosto nei calzoni o in una scarpa, avremmo dovuto aspettarci che quel brigante avesse con sé un’arma o qualcosa di simile. È riuscito ad aprire la cella e ha rubato un mulo dalla stalla. Non avrebbe potuto prendere uno dei nostri cavalli, le scuderie sono ben controllate, lo stalliere ha il sonno leggero. Ad ogni modo, è riuscito a scappare, e la neve caduta durante la notte ha coperto tutte le sue tracce. Non sappiamo che direzione abbia preso, potrebbe essere andato ovunque.” Seanna guardò oltre le spalle di Keeran, cercando il volto di Lord Eoghan.

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“Tuo padre come ha reagito alla fuga di Callum?” “Malissimo. Appena l’ha saputo è diventato furioso. Adesso si è calmato, ma il suo umore non è dei migliori.” “Certo, è comprensibile… Non c’è proprio alcun modo per sapere dove Callum Forel sia scappato?” “Mio padre ha inviato delle guardie a perlustrare il territorio in cerca di alcune tracce, è in attesa del loro ritorno. Sul dorso di un mulo non avrà fatto molta strada, forse si è nascosto tra i boschi.” “I muli sono animali pigri, questo è risaputo, ma se li frusti per bene sulle natiche si mettono a correre, lo so per esperienza.” “Allora non ci resta che sperare che Callum Forel abbia fatto qualche passo falso e che le nostre guardie riescano a riacciuffarlo.” Seanna annuì, e Keeran le porse il braccio, al quale lei si aggrappò. Fu servita la colazione, e durante il pasto mattutino nessuno aprì bocca, soprattutto Lord Eoghan, il cui volto tradiva tutta la sua rabbia e preoccupazione. Fuori nevicava ancora, e la giornata era molto fredda. Alcuni membri della servitù entravano regolarmente nel salone per aggiungere nuovi ceppi al fuoco che ardeva fin dall’alba riscaldando la stanza, e quando la colazione ebbe termine Seanna si sedette assieme a Gwenn e Danaes sul bordo del camino per godere del calore del fuoco, mentre Lord Eoghan passeggiava avanti e indietro in attesa del ritorno delle guardie e Keeran teneva sotto controllo il portone del maniero appostato accanto alla finestra. Dopo

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una lunga attesa, finalmente le guardie ritornarono, e furono subito accolte all’interno del salone. “Allora? Ci sono buone notizie?”, chiese Lord Eoghan, rivolto ai suoi uomini armati. “Abbiamo perlustrato i boschi da nord a sud, senza trovare nessuna traccia. La neve ha coperto tutto, e il fuggitivo non ha cercato rifugio in nessuna locanda. Ci dispiace signore, ma quell’uomo è svanito nel nulla.” Lord Eoghan non fu affatto felice di ricevere quelle notizie negative, e il suo volto si fece truce. “I popolani rideranno di me quando sapranno che ho catturato un brigante assassino e che lui è riuscito a sfuggirmi sul dorso di un mulo. Sarò lo zimbello di tutta Hornwood.” Seanna si alzò in piedi e si avvicinò a Lord Eoghan. “Nessuno riderà di voi, Lord Eoghan. Conosco bene la gente dei villaggi e so che hanno un grande rispetto per voi. Callum Forel era ben conosciuto da tutti come un uomo scaltro e furbo, capiranno che non è colpa vostra se è fuggito. Hornwood vi ama, dovete credermi.” L’uomo le rivolse un dolce sguardo. “Vi ringrazio, Lady Seanna. Mi conforta sapere che il popolo mi sostiene. Non è piacevole essere derisi dai propri sudditi.” “Sono certa che non accadrà. I popolani non hanno il tempo di perdersi in inutili chiacchere, la loro vita è molto dura, specialmente quando l’inverno è così rigido.” Lord Eoghan annuì.

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“Avete ragione, Lady Seanna. Forse dovrei prestare maggiore attenzione ai miei sudditi. Di cosa potrebbero aver bisogno in queste giornate rigide e nevose?” “Cibarie, questo è certo. Farina per impastare il pane e verdure per cuocere zuppe calde. Il latte di capra non manca loro, e neppure la carne di maiale e le uova. I pozzi gelano solo in superficie, perciò sono provvisti d’acqua, e le greggi sono state rasate sul finire dell’autunno, quindi le coperte sono già state cucite. Avranno provviste di legna sufficienti per scaldarsi, d’estate si riempiono le legnaie in previsione della stagione invernale.” “Dunque è solo il cibo che scarseggia?” “Sì, Lord Eoghan. Il terreno è sterile d’inverno, e molte famiglie hanno più di quattro figli da sfamare. Talvolta i raccolti estivi non bastano per coprire tutti i mesi freddi.” Lord Eoghan immaginò per un attimo la vita dei suoi sudditi fatta di stenti e povertà, e il suo cuore si addolcì. “Ordinerò ai miei uomini di portare farina, patate, rape e cavoli in ogni villaggio. Dieci sacchi di ciascun alimento basteranno per un singolo villaggio?” Seanna sorrise. “Basteranno di certo, i villaggi sono piccoli, e i popolani si spartiranno le razioni in modo equo.” “Bene, allora provvederò oggi stesso a prestare soccorso a chi soffre la fame e non ha la fortuna di essere nato nobile. I nostri rifornimenti sono più che sufficienti a sfamarci fino a primavera inoltrata, manderò i miei uomini tra i villaggi a portare il cibo ai miei sudditi.”

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“È un gesto molto nobile, Lord Eoghan, avete un cuore d’oro. I popolani vi saranno molto grati per il vostro aiuto, salverete numerosi bambini che spesso non hanno nulla da mangiare eccetto un po’ di latte.” “È il minimo che posso fare per il mio popolo. Quest’anno l’inverno è spietato, non si è mai vista così tanta neve.” Seanna raggiunse il lord e gli strinse un braccio, mentre il suo volto gli sorrideva dolcemente e i suoi occhi lucenti splendevano come gemme. “Sono lieto di avervi qui, Lady Seanna. Voi mi rendete un uomo migliore. Rallegrate le mie figlie. E allietate i giorni di Keeran. Siete una creatura meravigliosa.” “Vi ringrazio, Lord Eoghan.” Lui le fece una carezza paterna sfiorandole il viso, poi le prese la mano destra e vi depose un bacio. “Scusatemi, ora devo tornare ad occuparmi dei miei problemi personali. Volate fra le braccia di Keeran.” Seanna chinò il capo in segno di rispetto e si allontanò per raggiungere Keeran, che la prese fra le braccia e le depose un bacio sulla fronte. “Signore, dobbiamo proseguire con le ricerche del prigioniero fuggito?”, domandò una delle guardie. “No, credo che oramai sia inutile. Chiedete al capo mastro di creare delle nuove pergamene con il nome di Callum Forel e la sua descrizione, e fate apporre una nuova taglia di cinquecento monete d’argento per chi riuscirà a trovarlo. Una volta pronte, fate distribuire le pergamene in tutte le locande e affiggetene alcune fuori dai confini di Hornwood.”

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“Ai vostri ordini, signore. È tutto?” “No. Scegliete un gruppo d’uomini che non siano già stati in ricognizione stamani e date loro istruzioni sulle riserve alimentari da portare ai villaggi. Che tutti ricevano le cibarie, nessun villaggio escluso.” “Sarà fatto, signore.” “Bene, siete congedati.” Le guardie si voltarono e uscirono dal salone chiudendosi le porte alle spalle, e Lord Eoghan si rivolse ai membri della sua famiglia. “Mi ritiro nelle mie stanze per scrivere delle missive da inviare ai nostri amici dei casati nobiliari della Cornovaglia per ragguagliarli su Callum Forel. Non intendo rinunciare alla possibilità di riacciuffarlo.” “Buon lavoro, padre.” “Grazie Keeran. Tieni compagnia alle nostre adorabili giovani dame. Se volete, chiamate i musici e danzate, così vi riscalderete i piedi.” Lord Eoghan lasciò il salone, e Gwenn prese in parola il padre, chiamando subito i suonatori di cetra e mandolino affinché intonassero delle ballate corniche, e mentre fuori continuavano a cadere grossi fiocchi di neve, Keeran si prestò a fare da cavaliere alle sue amabili sorelle e alla sua adorata promessa sposa facendole danzare e divertire. *** Quel giorno stesso, Callum Forel sbarcò in Bretagna, sulle coste a nord delle terre di Francia, e trovò rifugio in una

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piccola locanda, dove pagò una stanza con i pochi spiccioli prestatigli da un mozzo della barca mercantile che lo aveva condotto fin lì via mare. La prima cosa che fece fu radersi del tutto la barba e i baffi rossicci, poi si tagliò i capelli incolti, e a stento si riconobbe quando si guardò nel riflesso della lama del coltello usato come rasoio. Decise che gli serviva un nuovo nome, e da quel giorno si fece chiamare Antoine Brughel, identità rubata al personaggio menzionato in una ballata popolare bretone. Due giorni dopo, grazie a un passaggio di fortuna sul carro di un contadino, raggiunse la città di Parigi, dove trovò lavoro presso una fattoria che allevava vacche da latte e produceva formaggi. Grazie all’aiuto di una lavorante che pareva interessata alle sue attenzioni, sostituì il moncone di ferro uncinato con una finta mano di stoffa cucita e riempita di paglia, fissata al polso da una stretta fasciatura e ricoperta da un guanto di cuoio. Non potendo usare entrambe le mani, il fattore gli assegnò il compito di badare ai porci e agli animali da cortile, e sebbene non fosse un lavoro eccitante quanto il mestiere di ladro e brigante, Antoine Brughel si adeguò a quella sua nuova vita, senza mai dimenticare di essere stato salvato da una bionda fanciulla dagli occhi luminosi come stelle priva d’anima ma dotata di un cuore gentile. Callum Forel smise di esistere, e divenne un personaggio leggendario della Cornovaglia menzionato solo nei canti popolari delle locande frequentate da ubriaconi e forestieri di passaggio. Lord Eoghan non riuscì mai più ad avere sue

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notizie e si arrese all’evidenza di essere stato beffato dall’uomo piÚ astuto di tutta Hornwood.

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Capitolo 12

Primavera inoltrata… Era un giorno importante per i membri del casato dei Blackclaw. Lord Eoghan avrebbe sposato in seconde nozze Lady Alanna Mordane, e subito dopo la loro cerimonia, anche il giovane Lord Keeran e Lady Seanna Merrick sarebbero stati uniti in matrimonio. La giornata era splendida, soleggiata e mite, e i due matrimoni si sarebbero svolti all’esterno del maniero, nel giardino circondato dal roseto selvatico in fiore. Lord Eoghan non aveva invitato i nobili e le nobildonne dei casati circostanti, preferendo che entrambe le cerimonie fossero private, riservate solo ai componenti della sua famiglia. Nel fermento generale che regnava tra i servi alle prese con i preparativi del banchetto nuziale, Gwenn e Danaes, abbigliate da damigelle con due abiti di seta rosa pallido dal taglio identico e i capelli pettinati allo stesso modo, raccolti dietro la nuca in una cascata di boccoli bruni e castani, si precipitarono di corsa nella stanza personale di Seanna, trovandola già vestita e pettinata. “Ma come? Sei già pronta?”, esclamò Danaes dispiaciuta. “Perdonami Danaes, ero così emozionata che non riuscivo a stare a ferma e mi sono occupata dei capelli e dell’abito da sola. Dimmi, ho fatto un buon lavoro?” Gwenn precedette la sorella minore.

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“L’acconciatura è perfetta, ti manca solo la tiara”, disse, accostandosi a lei. “E noi te l’abbiamo portata.” All’interno di un piccolo bauletto, la tiara d’argento tempestata di zaffiri blu brillava come il più prezioso degli oggetti, e Danaes ebbe l’onore di posarla sul capo di Seanna infilandola tra le sue ciocche bionde raccolte dietro la nuca in una cascata di boccoli dorati, pettinatura uguale a quella delle due sorelle di Keeran. Anche l’abito nuziale aveva la stessa foggia, lungo e svasato, con la scollatura circolare e le maniche lunghe ampie sui polsi, cambiava solo il colore, bianco anziché rosa pallido. “Adesso sei pronta per sposarti”, decretò Danaes, guardandola con ammirazione. “Lady Alanna è già scesa in giardino, sta per raggiungere nostro padre, e Keeran ti aspetta nel salone principale. Vogliamo scendere e unirci agli altri?” “Sì, Gwenn, non vedo l’ora.” “Sei emozionata?” “Moltissimo. Non avrei mai pensato di vivere questo giorno, l’ho sognato tante volte, ma credevo che fosse irrealizzabile.” “E invece sta per avverarsi. Keeran non avrebbe potuto scegliere una sposa più bella e intelligente di te. Ricorda sempre che sei una di noi, anche se non hai sangue nobile, e non ripensare più al passato, è stata un’altra vita.” “Già. Era davvero un’altra vita”, ammise Seanna, ricordando a se stessa le sue origini plebee e poi la sua morte e rinascita ad opera di Dùsgadh, il signore del risveglio.

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“Su, andiamo, altrimenti nostro padre si sposerà senza di noi. E tu Seanna non puoi far attendere oltre il povero Keeran, ti sta aspettando da due ore!” Trascinata fuori dalla stanza e giù per le scale dall’esuberante Danaes, Seanna fece il suo ingresso nel salone del maniero, dove Keeran l’attendeva in piedi vicino al camino spento, in una bellissima tunica argentata e con i capelli bruni sciolti sulle spalle e accuratamente pettinati. Quando la vide entrare, il suo viso tradì tutta l’emozione e la gioia che tratteneva a stento, e il suo sorriso fu quasi impacciato e timido. “Sei arrivata finalmente”, disse, rimirandola da capo a piedi. “Mio cugino Bowen non sposerà mai una lady graziosa quanto te, mi sento molto fortunato in questo momento. Sei uno splendore, e tra poco sarai per sempre mia, come ho sperato dal primo giorno che ti ho vista, affacciata sulla soglia del tuo alloggio mentre ti spazzolavi i capelli che tenevi sempre raccolti in una crocchia.” “Era un’altra vita, Keeran. Ero diversa allora.” “Non sei affatto cambiata, soltanto migliorata. Ma sei sempre tu, la mia dolcissima Seanna.” Lo sguardo che si rivolsero mise in allerta Gwenn. “Ehm… Dovremmo uscire in giardino. Non baciatevi prima di esservi sposati, rendiamo tutto più solenne.” “È un po’ tardi, Gwenn. Io e Seanna…” “Sì, lo so cos’avete fatto più e più volte, trasgredendo alle regole prematrimoniali, ma fingiamo che non sia mai successo nulla, comportatevi come due fidanzati casti e immacolati.”

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Keeran rise, divertito. “Sarebbe preoccupante se io fossi casto e immacolato.” “Oh, Keeran!”, lo rimbeccò Gwenn, mostrando la sua indole pudica. Lo squillo di una tromba fece sussultare tutti e quattro. “Il matrimonio di nostro padre con Lady Alanna sta per cominciare! Andiamo!”, esclamò Danaes, correndo fuori dal salone per prima. “Ci siamo. Tra un po’ toccherà a noi due”, disse Keeran a Seanna, porgendole il braccio. “Non riesco a credere che diventerò tua moglie.” “Ripensamenti?” “Nessuno.” Gli sorrise, infilò il braccio nel suo e lasciarono il salone seguiti da Gwenn. Nel giardino del maniero, Lord Eoghan e Lady Alanna furono uniti in matrimonio da Ser Urie Valry con un rito breve e solenne, al termine del quale i due sposi poterono baciarsi tra il suono delle cetre e di un’arpa. A quel punto, Keeran e Seanna avanzarono sul prato fino al cospetto dell’anziano Ser Urie, e la celebrazione ebbe inizio. I due giovani ricevettero la benedizione del sacerdote devoto agli antichi e nuovi dei, quindi le loro mani furono intrecciate da un nastro di velluto rosso e insieme pronunciarono le sacre promesse nuziali. Seanna tremò come una foglia per tutto il tempo, e a Keeran cadde di mano l’anello d’oro con il rubino rosso che voleva donare alla propria sposa. Ma alla fine il rito si concluse e anche Keeran e Seanna si scambiarono un bacio. Le trombe squillarono e i presenti

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gioirono, e una giovane serva uscì in giardino per portare a tutti del sidro di mela con cui festeggiare. Dal cancello laterale che sbarrava l’ingresso del giardino, Estel Raven sorrise compiaciuta e felice nel vedere Seanna Merrick diventare la sposa del giovane Lord Keeran, e pregò il signore del risveglio affinché vegliasse sempre sulla giovane coppia appena unita in matrimonio. Accanto a lei, avvolta in un mantello di lino grezzo, un’altra giovane donna dai capelli castani striati di grigio e gli occhi color verde oliva si lasciò andare al pianto nel vedere la propria bambina divenuta donna e presa in moglie da un affascinante e premuroso lord. Kira Merrick, la madre di Seanna, aveva saputo da Estel Raven che la figlia stava per sposarsi e aveva lasciato il villaggio di Jerwin per assistere in segreto alle sue nozze. Nella missiva inviata ad Estel, Seanna aveva scritto “vorrei che mia madre potesse vedermi nel giorno del mio matrimonio ed essere orgogliosa di me”, ed Estel aveva provveduto a recarsi a Jerwin per avvisare la donna del desiderio della figlia. “La mia bambina avrà una vita felice, quella che io non avrei mai potuto darle”, disse Kira rivolta ad Estel. “Sei orgogliosa di lei?” “Come potrei non esserlo? È la mia unica figlia, cresciuta tra la polvere dei campi e divenuta una nobildonna. Era questo il suo destino, lo è sempre stato, ecco perché l’ho messa al mondo. Sapevo che un giorno si sarebbe riscattata, dopotutto la nobiltà scorre nelle sue vene.” “Credo sia importante che Seanna sappia chi era suo padre. Vuoi darmi la lettera che hai scritto per lei?”

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“Eccola qui”, disse Kira Merrick, consegnando a Estel un foglio di pergamena ripiegato su stesso in quattro parti. “Come farai a dargliela? Non sei stata invitata alle nozze.” “Non preoccuparti, seguimi e sta a guardare.” Estel e Kira lasciarono il cancello affacciato sul giardino, percorsero a piedi il perimetro della cinta muraria fino al portone del maniero, quindi Estel bussò al portone per tre volte e una guardia aprì una finestrella per guardare fuori. “Cavaliere? Può farmi un favore?” Ammaliato dagli occhi verdi della sconosciuta dai capelli di fiamma, il giovane soldato annuì senza emettere alcun suono ed Estel infilò nella finestrella il quadrato di pergamena. “Consegnate questo messaggio a Lady Seanna Merrick, e ditele che lo ha portato un ragazzino venuto da Jerwin.” “Sarà fatto”, disse il soldato, prendendo il messaggio e richiudendo la finestrella. Estel sorrise soddisfatta. Grazie alla magia, il suo sguardo aveva incantato il soldato senza alcun problema. “Torniamo a Jerwin adesso. Seanna saprà chi era suo padre, lasciamo che si goda il giorno più bello della sua vita con la famiglia che l’ha accolta e trasformata in una nobildonna.” Kira annuì, e salì sul proprio carretto guidato da un mulo. Estel prese posto al suo fianco, e le due donne imboccarono il sentiero che s’inoltrava tra i boschi e le campagne di Hornwood. ***

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Il banchetto nuziale era in corso e le due coppie di sposi avevano già danzato per tre volte di seguito. La musica allietava gli animi e il buon cibo deliziava i palati. Bowen Blackclaw stava per terminare il suo augurio di felicità e figli maschi al proprio cugino e alla sua neo sposa quando uno dei due soldati posti di guardia al portone mise piede nel salone e reclamò l’attenzione dei presenti. “Scusatemi per l’interruzione, signori. Dovrei consegnare un messaggio a Lady Seanna Merrick. L’ha portato un ragazzino venuto dal villaggio di Jerwin. Presumo sia una comunicazione importante.” Lord Eoghan si alzò dal tavolo e prese il messaggio, quindi congedò il soldato e si volse verso Seanna. “Tenete, Lady Seanna. Il vostro messaggio.” Lei prese fra le dita il pezzo di carta ripiegato e commentò: “Sono certa che è da parte di mia madre. Deve aver saputo in qualche modo che stavo per sposarmi.” “Allora leggetelo subito, potrebbe avervi inviato le sue congratulazioni per il vostro matrimonio.” “Sì, immagino sia così”, replicò Seanna, chiedendosi come sua madre avesse saputo delle sue nozze. Doveva essere stata Estel a darle la notizia, solamente lei sapeva che stava per sposare Keeran. Aprì il foglio di pergamena piegato in quattro parti e riconobbe subito la calligrafia incerta di sua madre e il suo linguaggio da contadina. “Scusatemi se non lo leggo a voce alta, mia madre non ha potuto imparare ad esprimersi educatamente.”

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“Non preoccuparti Seanna, è indirizzato a te, non devi leggerlo a tutti”, la rassicurò Keeran, sorseggiando del vino rosso dal suo calice. “Va bene. Allora vi dirò cosa mi manda a dire.” Senza aspettare oltre, Sianna lesse le parole di sua madre, poche righe scritte di certo con un po’ d’inchiostro e la punta di una penna strappata ad un pollo. “Mia madre mi fa sapere che sta bene, anche se sente la mia mancanza e l’inverno è stato molto duro per lei… Ringrazia voi, Lord Eoghan, per aver ricevuto farina e verdure con cui sfamarsi, e dice che tutto il villaggio ne ha beneficiato… Mi augura una vita lunga e felice al fianco di Keeran… Ed è orgogliosa di me e piena di gioia per la posizione che ho raggiunto… Se avesse potuto, si sarebbe occupata lei stessa della mia istruzione, ma la mancanza di denaro gliel’ha impedito… Aggiunge che…”. Si fermò un istante, stupita da ciò che aveva appena letto. “Mia madre mi chiede scusa per… non avermi mai detto… chi era mio padre…”. Seanna si fermò di nuovo, incerta se continuare a parlare o tenere per sé quel segreto svelato in poche parole. “Io… non so cosa dire… scusatemi, sono perplessa. Mia madre mi ha sempre detto di essere figlia di un forestiero di passaggio a Jerwin, un uomo senza importanza… Ma ora… Ora lei mi confessa che in realtà sono figlia di… un lord di Scozia… un nobile di nome Gregor Cassel… E termina la lettera dicendo che lui non ha mai saputo della mia esistenza… E infine mi augura ogni bene.”

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Seanna sollevò gli occhi e incontrò lo guardò stupito di tutti i presenti. Nella sorpresa generale, Keeran guardò suo padre, Gwenn e Danaes si guardarono tra di loro, Lady Alanna guardò prima il marito e poi Seanna. “È una notizia meravigliosa, mia cara”, disse la nobildonna per prima, spezzando il silenzio. Lord Eoghan prese parola dopo la sua sposa e disse: “Mia moglie Alanna ha ragione. È una buona notizia, sorprendente direi, soprattutto perché ho avuto modo di conoscere Lord Gregor Cassel in gioventù.” Seanna sgranò gli occhi. “Dite davvero? Avete conosciuto mio padre?” “Esattamente. All’epoca avevo l’età di Keeran, ed ero un giovane piuttosto irrequieto, per non dire scapestrato… Il mio buon vecchio padre non riusciva a tenermi a bada, e per punizione mi mandò per un anno in Scozia, al castello dei Cassel, molto noti per essere abili guerrieri. Voleva che imparassi a combattere, anziché correre dietro alle sottane delle fanciulle, e il mio addestramento militare presso la famiglia Cassel fu un’esperienza indimenticabile. Lord Gregor era un ragazzo esuberante, sfrontato, impavido ed estremamente abile a maneggiare la spada. Ogni duello contro di lui era perso in partenza, non sono mai riuscito a batterlo, e questo non mi rende onore. Ma era anche un divertente mascalzone, amante della buona birra e delle belle donzelle. Ci divertimmo molto io e lui durante quell’anno di addestramento voluto da mio padre, e ricordo benissimo che Lord Gregor aveva i vostri stessi identici capelli biondi e gli occhi più azzurri che avessi mai

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visto sulla faccia di un maschio. Era fin troppo affascinante, metteva quasi soggezione, voi gli somigliate moltissimo Lady Seanna, avete ereditato i suoi tratti, e certamente anche il suo sangue.” “Significa che sono metà nobile e metà popolana?” “Ovviamente, cara. E aggiungerei che siete anche metà scozzese e metà cornica.” “Sono sconvolta… Mio padre era un lord… Ho sangue nobile che scorre in me…” “Eravate una lady perfetta anche prima di scoprire l’identità di vostro padre. Questa discendenza scozzese aggiunge valore a quello che possedete già.” Seanna si strinse la lettera al petto. “Cos’altro sapete di Lord Gregor Cassel?” “Se non erro, si è sposato ben quattro volte, e ha avuto dieci eredi, tutti figli maschi. Voi siete l’unica femmina che ha generato. Come ha conosciuto vostra madre?” “Da quel poco che mi ha raccontato, mia madre ha ospitato nella sua casa un forestiero di passaggio, e gli ha offerto… molto più di un piatto di zuppa.” “Credo sia stato Lord Gregor a chiedere qualcosa di più della zuppa, è tipico di lui, specialmente se vostra madre era una bella donna.” “Sì, era molto bella da giovane. Ma poi il duro lavoro nei campi ha rovinato le sue mani e il sole ha invecchiato il suo viso precocemente... Mi chiedo perché non mi abbia mai detto chi era mio padre in realtà. Perché confessarlo proprio adesso?”

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“Forse ha pensato che ora che fate parte di questa famiglia fosse importante farvi sapere che non siete una comune popolana, ma la figlia di un lord scozzese. È il suo dono di nozze per voi, un gesto molto bello da parte di vostra madre… Vorreste conoscere vostro padre, Lady Seanna?” Lei soppesò a lungo la domanda di Lord Eoghan, per poi rispondere: “No, non credo di volerlo conoscere. Lui non sa della mia esistenza, sono nata da una relazione con una donna che non intendeva rivedere, perciò perché mai dovrei mettere in subbuglio la sua vita? Avrà già il suo bel daffare con dieci figli maschi e quattro mogli da gestire, mi basta sapere com’era e voi me lo avete dipinto molto bene.” “Vi racconterò tante altre cose su di lui, aneddoti e ricordi, sempre che vi faccia piacere.” “Oh, sì! Ne sarei lieta. Grazie Lord Eoghan.” Bowen si alzò in piedi in quel momento e con il calice colmo di vino in mano disse: “Io proporrei di brindare ai novelli sposi, Lord Eoghan e Lady Alanna, e Lord Keeran e Lady Seanna, e data la recente scoperta, alziamo i calici anche a Lord Gregor Cassel e alla sua unica figlia femmina, Lady Seanna Merrick Cassel Blackclaw!” “Ben detto, Bowen! Brindiamo!”, esclamò Keeran, alzandosi a sua volta e sollevando il suo calice. Tutti lo imitarono, e i calici cozzarono uno contro l’altro in quel giorno di festa e di sorprese inaspettate. Il banchetto nuziale riprese il suo corso, e poco dopo Keeran trascinò Seanna al centro della sala per danzare di nuovo con lei.

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“Ho sposato una lady con sangue scozzese, chi l’avrebbe mai detto?”, sussurrò Keeran all’orecchio di Seanna. “Cambia qualcosa per te?”, domandò lei. “Assolutamente no, Seanna. Ti rende solo più appetibile.” Lei gli sorrise, e si perse tra le sue braccia, felice di essere la sua sposa. “Ti amo, Keeran Blackclaw.” “E io amo te, Seanna Cassel.” Lei rise, contenta che sua madre le avesse rivelato quell’importante particolare sulla sua discendenza, e si ripromise di scriverle l’indomani stesso una lettera di ringraziamento per il regalo che le aveva fatto. Avrebbe scritto anche ad Estel, che di certo aveva messo il suo zampino nella rivelazione del segreto sull’identità di suo padre. Dal canto suo, Keeran Blackclaw non vedeva l’ora che il banchetto nuziale finisse al più presto, per poter scivolare sotto le lenzuola assieme a Seanna e consumare la loro prima, per così dire, notte di nozze.

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Capitolo 13

Sei mesi dopo… Un folto tappeto di foglie secche cadute dalle chiome degli alberi pennellati di ruggine e giallo ricopriva il giardino del maniero, e il vento che soffiava da sud portava con sé l’odore muschiato della nebbia. Un nuovo inverno era alle porte, e si annunciava rigido e nevoso come quello dell’anno precedente. Seanna camminava nel giardino calpestando le foglie secche, che scricchiolavano e si sbriciolavano sotto il suo peso, e scrutava il cielo nuvoloso in attesa di veder comparire le ali spiegate in volo del piccolo falco che da qualche mese Estel Raven aveva istruito affinché fungesse da portatore di messaggi tra lei e Seanna. La notte precedente, prima di andare a dormire, aveva scritto un messaggio per Estel, esprimendole la sua preoccupazione riguardo al fatto che nonostante l’intensa attività amorosa tra lei e Keeran il suo ventre non sembrava intenzionato ad accogliere una nuova vita, e Seanna iniziava a pensare di non poter essere in grado di concepire dei figli, proprio come Lady Alanna. Aveva chiesto a Estel se il mancato concepimento di un bambino fosse causato dalla sua rinascita dal mondo dei morti, e sperava vivamente che Estel le dicesse che non era quella la causa. Dopo aver arrotolato il messaggio, lo aveva affidato al falco, che poi aveva spiccato il volo dalla finestra della stanza verso i boschi di Hornwood con la pergamena

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stretta nel becco giallo. Sarebbe dovuto ritornare a momenti, solcando il cielo grigio di quel primo mattino umido e freddo. Keeran dormiva ancora nel loro letto nuziale, ignaro che la giovane moglie si fosse svegliata all’alba. Seanna udì un familiare battito d’ali e vide il falco planare sul ramo spoglio di un tiglio. Lo raggiunse ai piedi dell’albero e il falco aprì il becco lasciando cadere un rotolino di pergamena inviato da Estel. Seanna lo raccolse da terra e lo srotolò con impazienza, ma la risposta di Estel non le piacque per nulla. “Seanna, perdonami per non averti parlato prima di tutte le conseguenze del tuo risveglio, l’ho fatto perché speravo in un miracolo, ma forse ho riposto troppa fiducia nei doni di Dùsgadh. Pochissime donne rinate possono concepire dei figli. Un neonato possiede un’anima, e non può essere generato da una madre che non ne ha una, nascerebbe morto, privo di spirito, ecco perché noi donne rinate non avremo mai dei figli. Neppure io posso generare una nuova vita, è il prezzo che Dùsgadh fa pagare alle donne rinate… Mi dispiace Seanna, non potrai dare un erede a Keeran”. Dunque era così. Oltre all’anima, Dùsgadh si era preso anche la sua fertilità. Sconfortata da quanto aveva letto, Seanna accartocciò il foglio tra le dita e se lo mise in tasca, e mentre riprendeva a passeggiare sul tappeto erboso ricoperto di foglie secche, si chiese come avrebbe potuto mantenere vivo il suo matrimonio con Keeran, che di certo si aspettava di avere degli eredi… Quella stessa notte, mentre giaceva al suo fianco nel soffice letto a baldacchino, una lacrima le solcò il viso brillando alla luce delle candele

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e Keeran la guardò preoccupato. “Seanna, perché piangi?”, le chiese, asciugandole la lacrima con il pollice. “C’è qualcosa che non va?” Lei sospirò affranta, e ammise: “Sono triste. E mi sento inutile.” “Perché ti senti così? È colpa mia? Non ti rendo felice?” Lei scosse il capo adagiato sul cuscino. “No, Keeran, non è colpa tua, tu mi riempi di gioia, ogni giorno e ogni notte.” “Allora che cos’hai? Dimmelo, ti prego.” Seanna gli accarezzò il viso con i polpastrelli, guardandolo negli occhi nocciola pieni di dolcezza. “Credo di non essere in grado di concepire dei figli.” Keeran sbatté le palpebre rapidamente. “Cosa te lo fa pensare?” “L’evidenza dei fatti. Quante volte abbiamo fatto l’amore da quando ci siamo innamorati? Moltissime, e il tuo seme non mi ha mai ingravidata. Questo può significare soltanto che il mio ventre non è in grado di generare una nuova vita. Non posso darti un figlio, non avremo mai un bambino tutto nostro da stringere tra le braccia.” Keeran le accarezzò i capelli. “Forse è troppo presto, o ci vuole del tempo. Non è detto che tu sia incapace di avere dei bambini.” “No, Keeran… Il mio ciclo mensile è regolare, ma il mio grembo è sterile. Sono una donna, e queste cose le sento. Il tempo non mi farà restare gravida, ne sono certa.” Keeran non sembrò affatto turbato da quanto gli aveva appena detto.

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“Non devi essere triste, Seanna… Anche se non potremo avere dei figli, tra noi due non cambierà nulla, il nostro amore resterà immutato.” “Ma tu hai bisogno di un erede per il tuo casato, un figlio maschio che prenda il tuo posto quando sarai anziano… Chi governerà su Hornwood se non potrò darti un figlio?” “Dimentichi che i Blackclaw sono in tre. Gwenn sarà una perfetta governatrice se io non avrò degli eredi, e Danaes dopo di lei. Il nostro casato non si estinguerà per colpa mia, le mie sorelle regneranno al mio posto.” “Ma io desideravo tanto darti un figlio… E tu hai bisogno di diventare padre, è giusto che sia così.” “Io ho bisogno di te, Seanna. Sei tu la mia ragione di vita. Non sarà certo la mancanza di un figlio che ti renderà meno importante ai miei occhi. Mi basti tu, non desidero altro, te l’assicuro.” “Tra un paio d’anni cambierai idea e vorrai avere un bambino che somigli a te o a me.” “Non cambierò idea, non temere.” “E se invece accadesse? Cosa faremo?” “Nulla, perché non succederà. Noi due stiamo così bene insieme, non abbiamo bisogno di un bambino.” Seanna intrecciò le dita di una mano con le sue. “Mi dispiace di non essere perfetta, Keeran.” “Non dire sciocchezze, io ti amo così come sei, e ai miei occhi sarai sempre perfetta. Non dire mai più che ti senti inutile perché non lo sei affatto, e levati dalla testa quest’idea assurda di avere il dovere di darmi un erede. Non ti ho sposata per questo motivo. Ti ho presa in moglie

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perché ti amavo e volevo che fossi soltanto mia. Tu mi rendi felice, non immagini quanto.” Seanna vide che era sincero e la sua tristezza si dissolse. “Allora non è una brutta cosa il fatto che io non sia in grado di concepire? Non ti rende triste?” “Assolutamente no, non mi importa.” “Ne sei sicuro?” Keeran le cinse la vita con le braccia e la strinse a sé. “Basta con questi discorsi noiosi, facciamo l’amore.” “Di nuovo? L’abbiamo già fatto due volte…” “Ne voglio una terza. E non pensare ai bambini, chiaro?” “Va bene, non parliamone più.” “Esatto, impegniamoci in qualcosa di più eccitante.” Seanna recuperò il sorriso che aveva perso, e dopo quella notte chiarificatrice l’argomento eredi non fu più trattato. *** Due settimane dopo, complice una radiosa giornata di sole che avrebbe potuto essere l’ultimo scampolo d’autunno prima dell’arrivo delle tempeste invernali, Keeran e Seanna si svegliarono presto e durante la colazione decisero che avrebbero passato la giornata a cavalcare tra i boschi insieme, loro due da soli. Abbigliati con comodi vestiti da equitazione e protetti da mantelli bordati di pelliccia allacciati sul petto, raggiunsero le scuderie mano nella mano e fecero preparare i loro cavalli. “Lord Keeran, faccia riposare il suo puledro di tanto in tanto”, disse lo stalliere, mentre sellava il suo cavallo nero.

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“Ho notato che la sua zampa destra anteriore è leggermente gonfia. Penso che si tratti di un tendine infiammato, quindi non lo affatichi troppo.” “Capisco. Ad ogni modo può galoppare senza problemi?” “Sì, certamente. Non sente alcun dolore, l’infiammazione è leggera, e comunque ora gli fascerò la zampa per maggiore sicurezza, in modo che il tendine non si infiammi di più.” “Pensa che dovrei prendere un altro cavallo?” “No, non è il caso. La fasciatura lo farà stare meglio, eviti di condurlo su terreni troppo rocciosi, così la zampa non subirà dei duri colpi.” “Va bene, starò attento, e lo farò riposare.” “Male che vada, se la zampa dovesse fargli male, punterà gli zoccoli a terra e non vorrà più cavalcare”, commentò lo stalliere con un’alzatina di spalle. “Perfetto. Mi lascerà a piedi”, commentò Keeran, con una risata divertita e sarcastica. Seanna rise a sua volta, immaginando il puledro che si fermava di colpo e il povero Keeran costretto a tirarlo per le redini mentre l’animale faceva resistenza come un mulo. “Non si preoccupi, Lord Keeran, il suo cavallo è giovane e forte, quest’infiammazione non è nulla di ché.” Dopo che il cavallo fu sellato e la sua zampa fasciata ben stretta, Keeran accarezzò il muso del suo amato puledro e poi salì sulla sua groppa sistemandosi sulla sella. “Seanna, sei pronta?” Lei annuì con un cenno del capo dall’alto della sua cavalla grigia con il muso bianco. “Benissimo. Avviamoci allora.”

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Marito e moglie si accostarono l’uno all’altra facendo passeggiare i cavalli nel cortile assolato e imboccarono l’uscita del maniero per poi proseguire al passo lungo la discesa erbosa che digradava verso le campagne di Hornwood. “Sei mai stata sulle colline di Goldfield?” “No, le ho viste solo dalla pianura.” “Ti sei persa un panorama mozzafiato. Oggi ti porterò là, sono certo che resterai stupita dalla visuale che offre la cima più alta delle colline.” Lanciarono i cavalli al trotto, percorrendo alcune miglia tra radure e tratti boschivi, godendosi i colori della natura infiammata dall’autunno e riscaldando i muscoli dei loro animali, e mezz’ora dopo iniziarono a galoppare a velocità moderata spingendosi a nord, verso le colline di Goldfield. *** I cavalli galoppavano vicini, testa a testa, sfidandosi a vicenda a correre più veloci l’uno dell’altro sul morbido terreno della valle che precedeva le colline di Goldfield. Il rumore dei loro zoccoli era cupo e pesante, le loro zampe guadagnavano miglia su miglia con slanci poderosi e affondi potenti, i loro respiri erano rapidi e profondi, i muscoli scattanti sotto la pelle lucida di sudore. Keeran gettò uno sguardo eccitato a Seanna, sorridendole con i suoi occhi nocciola pieni di entusiasmo e di vita, e lei contraccambiò lo sguardo e il sorriso pensando che quel giorno Keeran era più affascinante che mai. Per un breve

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tragitto il suo puledro nero superò la sua cavalla grigia di qualche metro, e Seanna rimase leggermente indietro, pronta a riguadagnare il terreno perduto. Ma nell’attimo in cui spronò la cavalla a raggiungere il destriero nero, si udì chiaramente uno schiocco risuonare nell’aria, e prima che Seanna avesse modo di rendersi conto di ciò che stava accadendo, vide la zampa destra anteriore del cavallo di Keeran piegarsi su stessa mentre l’osso spezzato usciva dalla carne slabbrata intrisa di sangue rosso scuro. Con orrore vide il cavallo cadere in avanti a gran velocità, crollando sul terreno con tutto il suo peso e sbattendo il muso a terra con un tonfo sordo. Seanna sgranò gli occhi, e sotto il suo sguardo atterrito Keeran fu sbalzato via dalla sella con violenza, e il suo corpo lanciato in aria come un fantoccio di pezza. Seanna aprì la bocca per gridare, ma non le uscì alcun suono, e il volo di Keeran si fermò una decina di metri più avanti, quando il suo corpo sbatté contro il fusto di una quercia e poi ricadde indietro precipitando rovinosamente a terra. Tirando con forza le redini della sua cavalla, Seanna riuscì a fermare la sua corsa e saltò giù dalla sella prima ancora che la cavalla si fosse fermata. Gridando il suo nome a squarciagola, Seanna si gettò ai piedi del corpo immobile di Keeran e lo sollevò dal terreno per girarlo in posizione prona. “Keeran! Keeran!” I suoi occhi erano chiusi, il volto sporco di terra, e un rivolo di sangue gli usciva da un angolo della bocca. “Oh no! No, Keeran! Ti prego, apri gli occhi! Rispondimi amore mio!”

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Lo scosse leggermente, ma lui non si mosse. “Keeran, ti supplico, non farmi questo!” Chinò il viso su di lui ma non avvertì alcun respiro uscire dalle sue narici, allora gli slacciò il mantello e gli aprì la tunica blu e la camicia di lino bianca, poi appoggiò l’orecchio sul suo petto pregando di sentire il suo cuore battere sotto la pelle. Ma dall’interno del suo corpo non le giunse alcun battito. Il suo cuore si era fermato. Così come il suo respiro. “Keeran, no! Non puoi lasciarmi! Ti prego, respira!” Gli batté con forza un pugno sul petto, poi un altro ancora, e infine un terzo. “Stupido cuore, riprendi a battere!”, esclamò tremante e con il pianto in gola. “Non morire Keeran, non andartene, non adesso…”, mormorò, cercando di capire cosa poteva fare per risvegliarlo. Lo scosse di nuovo per le spalle, poi gli toccò il viso, la testa, e quando infilò una mano dietro il suo collo le sue dita sentirono una sporgenza tondeggiante alla base della nuca e le fu subito chiaro che quel bozzo era l’osso della sua spina dorsale. Il suo collo si era spezzato. Keeran era morto. “No no no, non oggi, non adesso, non ancora! È troppo presto, Keeran!”, gridò, scoppiando a piangere disperata subito dopo. “Non puoi morire così giovane!” Gli strinse il volto immobile tra le mani, e realizzò di averlo perso. Keeran se n’era andato. La morte se l’era preso e portato via con sé, strappandolo alla vita in un fatale secondo, in un modo brusco e inaccettabile per Seanna. “Perché?!... Perché è successo proprio ora?!...”, singhiozzò,

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vedendo svanire il suo sogno di una lunga e felice vita accanto a lui. “Non è giusto! Non puoi lasciarmi così!” Lo prese fra le braccia e strinse al suo petto il suo corpo senza vita, singhiozzando forte e cullandolo con straziante dolcezza. Pianse fino a sentirsi spaccare dentro, e il grande vuoto nero dell’assenza della propria anima si spalancò come un baratro che minacciava di inghiottirla. Fu allora che capì cosa doveva fare. C’era una sola possibilità per riavere Keeran. Non aveva altra scelta, non voleva e non poteva vivere senza di lui. “Tu non morirai oggi, Keeran Blackclaw”, disse fra i singhiozzi. “Tu rivivrai… Tornerai da me… Diventerai come me”. Con mano tremante, cercò nella tasca del mantello il piccolo fischietto di metallo che Estel le aveva dato per richiamare il loro falco portatore di messaggi, se lo portò alla bocca e fischiò più forte che poteva, ripetutamente, fermandosi per riprendere fiato e ricominciando subito dopo, con insistenza, finché non vide le ali marroni del falco planare dall’alto. Sollevò il braccio destro e il falco si posò su di esso artigliandole il polso. “Estel”, gli disse, guardandolo negli occhi. “Vai a chiamare Estel. Hai capito? Estel… Porta qui Estel.” Il falco aprì il becco e lanciò un grido acuto, poi spalancò le ali e si librò in volo, innalzandosi verso il cielo. “Fai venire qui Estel!”, grido Seanna, pregando che il falco eseguisse i suoi ordini. Ritornò a guardare il volto di Keeran che lentamente impallidiva, e gli asciugò il sangue dalla bocca con un lembo del mantello.

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“Non è finita, Keeran. Il signore del risveglio ti riporterà in vita. Dùsgadh ti farà rivivere, come ha fatto con me.” Lo abbracciò stretto, piangendo, in attesa di Estel.

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Capitolo 14

Estel Raven correva a perdifiato tra i fusti delle querce del bosco ai piedi di Goldfield, seguendo il falco che volava basso davanti a lei, guidandola verso il luogo in cui Seanna la stava aspettando da due ore. Quando finalmente raggiunse la radura, i suoi occhi verdi si posarono sulla figura immobile di Seanna, seduta sul terreno, con il corpo esanime di Keeran Blackclaw stretto al petto. “Seanna!”, esclamò, raggiungendola. Lei sollevò il capo e la guardò con gli occhi azzurri colmi di lacrime, oscurati da un velo nero di dolore. “Aiutami, Estel. Ti supplico.” La donna si inginocchiò accanto a lei. “Cos’è successo?” “Il cavallo di Keeran si è rotto una zampa mentre galoppavamo, è caduto a terra, e Keeran è stato sbalzato via dalla sella. Ha colpito la testa contro il fusto di una quercia, e il suo collo si è spezzato. È morto, Estel. Il mio Keeran è morto.” Estel le sfiorò una guancia bagnata di lacrime. “Non piangere, Seanna. Sono qui con te. Dimmi che cosa vuoi che faccia.” Seanna le rivolse uno sguardo supplichevole. “Riportalo in vita, ti prego. Fai a lui ciò che hai fatto a me. Invoca il signore del risveglio e pregalo di strapparlo dal mondo dei morti. Keeran non può morire adesso. È troppo presto, è troppo giovane… E io lo rivoglio al mio fianco.”

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Estel guardò Keeran, poi di nuovo Seanna. “Diventerà come te, Seanna. Dùsgadh prenderà la sua anima in cambio del suo risveglio, e Keeran non sarà più la stessa persona di prima. Sei certa di volere che lui diventi un rinato? Potrebbe tornare alla vita senza ricordare il suo passato, sai bene che Dùsgadh non agisce mai come noi vogliamo. Cosa farai se Keeran dovesse risvegliarsi ed essere totalmente diverso, vuoto e privo di emozioni?” Seanna scosse il capo, scacciando quel terribile pensiero dalla sua mente. “Non succederà… Andrà bene, Estel… Keeran rinascerà tale e quale a prima, Dùsgadh avrà pietà di lui come ne ha avuta per me.” “Non ne abbiamo la certezza, Seanna. Tu sei stata uccisa, eri una vittima innocente, per questo Dùsgadh ha avuto pietà di te. Ma Keeran è morto in un incidente, era il suo destino già scritto dal fato, non è stata una morte crudele come la tua. Il suo risveglio potrebbe essere diverso.” “Non ho altra scelta, Estel. Rivoglio Keeran. Riportalo in vita, ti prego. Non voglio vivere senza di lui.” Estel trasse un profondo respiro. “Va bene Seanna. Farò ciò che vuoi. Invocherò Dùsgadh e lo implorerò di essere magnanimo. Ma non ti garantisco che il rito del risveglio funzioni.” “Non dubitare di te stessa e di Dùsgadh. Tu sei Estel Raven, la donna che risveglia i morti, non hai mai fallito e non fallirai nemmeno oggi.” “Ci proverò Sianna. Con tutta me stessa.”

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Con quella promessa, Estel invitò Seanna a lasciare il corpo di Keeran, e insieme le due donne lo deposero a terra sull’erba cosparsa di foglie. Estel lo liberò del mantello, gli levò la casacca e la camicia di lino, quindi chiuse gli occhi e iniziò a mormorare una preghiera sottovoce, tenendo le mani sollevate sopra la testa con i palmi aperti e rivolti al cielo. Era il tardo pomeriggio, e il sole era basso sull’orizzonte. Il tramonto non era il momento più propizio per eseguire il rito del risveglio, ma Estel sapeva di potercela fare. Dùsgadh non l’aveva mai abbandonata, non lo avrebbe fatto nemmeno in quel momento. Continuò a pregare, finché non sentì quell’energia familiare scorrere nelle sue mani, segno che Dùsgadh era con lei e in lei. Aprì gli occhi e posò le mani sul petto nudo di Keeran, premendo i palmi contro la sua carne già fredda. Seanna le sedeva accanto osservandola, e intanto stringeva tra le dita il cristallo iridescente che portava al collo, implorando Dùsgadh di ascoltare l’invocazione di Estel. Il rito stava per iniziare, Estel respirò profondamente e poi si rivolse a Dùsgadh scandendo a voce alta la sua supplica e volgendo gli occhi verdi al cielo blu che diveniva color indaco. “Dùsgadh, signore del risveglio e della rinascita, ascolta la mia voce, ti prego! Volgi il tuo sguardo al corpo di questo giovane uomo, strappalo dalle braccia oscure della morte, infondi in lui un nuovo respiro, dona al suo cuore un nuovo battito, sana le sue ferite e ricomponi le sue ossa. Ti supplico, Dùsgadh, fai rinascere questa figlio della terra,

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riporta in lui il flusso della vita, e prendi la sua anima in cambio… Risveglialo, adesso!” Come voleva il rito, Estel ripeté l’invocazione per tre volte di seguito, e poi rimase in attesa chiudendo gli occhi. Seanna trattenne il fiato, prendendo una mano di Keeran e stringendola forte tra le sue, e i minuti trascorsero lenti, uno dopo l’altro, senza che nulla accadesse. Allora Estel ricominciò da capo, recitando di nuovo la sua invocazione per altre tre volte di seguito, e poi aspettando un segno da parte di Dùsgadh. Trascorsero altri lunghi minuti, pesanti come macigni, ma il corpo di Keeran non diede alcun segno di risveglio. “Non funziona”, sussurrò Estel, guardando Seanna. “Non sento più l’energia di Dùsgadh scorrere in me, non mi sta ascoltando.” “Riprova ancora Estel, non ti arrendere.” “Sento che Dùsgadh vuole qualcosa di più della sua anima in cambio del suo risveglio.” “Cos’è che vuole? Chiediglielo!” Estel si raccolse in preghiera, cercando di sentire la voce del suo dio, e Seanna rimase in attesa, sospesa tra disperazione e speranza. “Vuole il tuo sangue”, disse Estel, rimanendo in preghiera. “Cosa significa?... Perché vuole il mio sangue?” Estel non rispose. Passarono cinque, dieci, forse quindici minuti. Alla fine, Estel aprì gli occhi e afferrò il polso di Seanna stringendolo forte tra le sue dita. “Dùsgadh ti ha dato un altro dono. Il potere di risvegliare i morti con il tuo sangue. Ecco perché sei sempre stata

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speciale. Perché lui ha infuso in te il suo potere, e nel tuo sangue scorre la rinascita. Se vuoi salvare Keeran, dovrai fargli bere il tuo sangue. Tu sei più potente di me, Seanna, il mio potere da solo non basterà per riportare in vita Keeran. Lui ha bisogno di te.” “E cosa aspetti? Prendi il mio sangue, se è questo che Dùsgadh vuole veramente. Accontentalo!” Estel annuì con il capo, scavò nel terreno fino a prendere una pietra dal bordo tagliente e con forza lo premette sul polso di Seanna fino a tagliarle la pelle, quindi infilò due dita tra le labbra di Keeran per tenergli la bocca aperta, e a quel punto avvicinò il polso di Seanna a pochi centimetri dal viso di Keeran e lasciò che il sangue gocciolasse dalla sua ferita riempiendo la bocca di Keeran e scivolando giù per la sua gola. “Dùsgadh! Ecco il sangue della tua prescelta. Il sangue della rinascita e del risveglio. Fa che questo sangue sacro salvi dall’abisso della morte colui che lo beve, accetta il sacrificio della tua prescelta, e dona nuova vita al corpo morente rigenerato dal potere del sangue.” Seanna rimase immobile a guardare il proprio sangue che gocciolava copiosamente nella gola di Keeran ed Estel posò la mano libera sul petto del giovane lord, sopra lo sterno, aspettando di sentire un palpito scaturire dal suo cuore. Il tempo scorse lentamente, come un’attesa estenuante, e poi, sotto il palmo della mano di Estel, una leggera pulsazione vibrò nel petto di Keeran. “Sta funzionando!”, esclamò, premendo la mano più forte. “Ho sentito un battito!”

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Seanna guardò Keeran, e vide la sua pelle riprendere colore, tornando rosea, mentre uno scricchiolio di ossa rotte le suggeriva che la sua spina dorsale si stava aggiustando. Estel sentì un altro battito, poi un altro ancora, e finalmente il cuore di Keeran riprese a pulsare forte nel suo torace. Il suo corpo ebbe un fremito, e un colpo di tosse segnò il suo risveglio imminente. “Leva il polso, Seanna”, disse Estel, spingendole via il braccio con la propria mano. Stracciò un lembo del mantello di Keeran ricavandone una striscia di tessuto sottile, e la porse a Seanna, che si affrettò a fasciarsi il polso ferito e sanguinante. “Svegliati, Keeran! Ti prego, svegliati!” In risposta al suo richiamo, Keeran emise un profondo respiro gutturale, seguito da una serie di affrettati respiri, finché il suo petto non prese un ritmo regolare. “Keeran… Sono io, Seanna… Apri gli occhi, guardami!” Estel si sedette da parte, e con suo immenso sollievo vide il giovane lord spalancare gli occhi fissando il cielo. Le sue iridi nocciola erano cerchiate da un anello dorato splendente, il segno della rinascita avvenuta, la luce del risveglio che brillava in lui. “Keeran, amore mio”, sussurrò Seanna, prendendogli il volto tra le mani. Lui sbatté le palpebre e incontrò lo sguardo azzurro di Seanna. La fissò intensamente, come se tentasse di metterla a fuoco e di capire chi fosse. La sua bocca era sporca di sangue, e Seanna la ripulì con le dita, mentre Estel si affrettava a raggiungere la cavalla della giovane per

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prendere la sua borraccia d’acqua. “Tieni, dagli da bere.” Seanna tolse il tappo della borraccia e l’avvicinò alla bocca di Keeran. “Bevine un sorso, Keeran, è acqua.” Lui dischiuse le labbra, e l’acqua gli scivolò in bocca portandosi via il sangue che aveva ingoiato durante il rito. “Sean… Seanna”, mormorò, strappando un sussulto dal petto della donna che stava chinata sopra di lui. “Sì, sono io, sono qui con te.” Estel sorrise, ringraziando Dùsgadh per aver assecondato la sua richiesta di risvegliare Keeran dalla morte con l’aiuto di Seanna. “Ripeti il mio nome, Keeran.” Lui si mosse a fatica sull’erba, come se il suo corpo fosse ancora indolenzito, e con un filo di voce disse: “Seanna… Mio amore.” Lei sorrise, e le lacrime le riempirono gli occhi di nuovo. “Oh, Keeran… Sei qui con me, non ti ho perso.” Lui la scrutò in viso, confuso e frastornato. “Cosa mi è successo?” “Te lo spiegherò, amore. Ti dirò tutto con calma. Ho così tante cose da dirti.” Si chinò per abbracciarlo, stringendolo forte, e volse il capo di lato per cercare gli occhi di Estel. “Grazie”, le disse, piangendo di gioia. Estel le sfiorò una spalla. “Ringrazia te stessa. Lo hai salvato tu, non io.”

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Seanna lo sapeva. Ma era grata ad Estel per averla guidata durante il rito di rinascita. Senza di lei non ce l’avrebbe mai fatta. Keeran era rinato anche grazie a lei. E ora, avrebbe dovuto raccontargli tutta la verità svelando ogni segreto tenuto nascosto fino a quel giorno.

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Capitolo 15

La sera era scesa da poco. Estel era corsa in cerca di soccorso, bussando alla porta di un fattore che abitava nei paraggi di Goldfield. L’uomo di umili origini era stato così gentile da offrire il proprio aiuto a Seanna e a Keeran, ospitandoli nella propria casa modesta e occupandosi del cavallo ferito di Keeran. Mentre il fattore ed Estel tentavano di salvare il povero animale riposto nella stalla, all’interno della casa Keeran giaceva sul letto del fattore con Seanna sdraiata accanto, e nel silenzio delle pareti spoglie la voce della giovane lady raccontava a Keeran tutta la verità su se stessa e sugli eventi accaduti quel giorno. Non fu facile per lei confessare a Keeran ogni singola cosa, dovette cominciare dall’inizio della loro storia, dalla notte della tempesta e del loro incontro alla Redstone Tower. Rivelò a Keeran di essere stata uccisa per ordine di Lady Rosaleen, e di essere stata salvata da Estel Raven tre giorni dopo. Gli raccontò del suo ritorno alla vita, del signore del risveglio e dei doni che le aveva conferito prendendosi in cambio la sua anima. Gli disse di aver conosciuto e liberato dalla cella il brigante Callum Forel, l’assassino di sua madre e dei suoi due servitori, uccisi per vendicare la sua morte innocente. Ogni segreto fu rivelato, ogni bugia smascherata, e alla fine Seanna fece capire a Keeran cos’era diventato, spiegandogli che non avrebbe dovuto temere il vuoto che sentiva dentro, perché presto sarebbe svanito. Keeran ascoltò attentamente le

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parole di Seanna, e quando lei tacque, il giovane lord la guardò a lungo prima di trovare la forza di parlare. “Non ho mai creduto alla leggenda del signore del risveglio. Ho sempre pensato che fosse una sciocca storiella raccontata dai popolani per far addormentare i loro figli. Mai avrei pensato che un giorno quella leggenda si sarebbe rivelata autentica…” “Dùsgadh esiste davvero, e oggi mi ha mostrato la sua potenza riportandoti da me.” “Il tuo sangue mi ha salvato… Sei stata tu a ridarmi la vita… E per quanto sia irreale e difficile da credere, io ti sento scorrere in me… Quando tu parli la tua voce mi scivola dentro e mi infonde una sensazione di calma che contrasta la paura del vuoto che mi riempie tutto, e il mio sangue pulsa più forte nelle mie vene, come se ti riconoscesse…” “Ho mescolato il mio sangue al tuo, creando un legame che ci rende l’una parte dell’altro. Per questo mi senti vivere dentro di te.” “Il vuoto mi spaventa, è orribile, sembra che voglia inghiottirmi e annullarmi.” “Imparerai a contrastarlo, a dominarlo, fino a non sentirlo quasi più. Ti aiuterò io in questo, sarò sempre al tuo fianco per rassicurarti.” Keeran le cercò la mano, intrecciando le dita con le sue. “Non mi sbagliavo su mia madre, e su quella ciocca di capelli biondi… Avevo capito che ti era capitato qualcosa di terribile, ne ero certo… Ma quando ti ho ritrovata, sulle

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rive del laghetto, tu sei stata così brava a scacciare tutti i miei sospetti, e io ti ho creduto ciecamente.” “Scusami se ti ho mentito. Dovevo farlo. Non volevo perderti, temevo che tu non avresti capito. L’idea di essere respinta mi ha dato la forza di lottare per il nostro amore.” “E hai fatto fuggire Callum Forel perché non fosse interrogato e raccontasse il tuo segreto… Sei stata brava, una fuga che non ha lasciato tracce.” “La neve è stata mia complice. E comunque non è stato facile liberare quel brigante dalla sua cella, ho tremato per tutto il tempo per la paura di essere scoperta.” “Io ti perdono per le menzogne che hai dovuto raccontare. Ai mei occhi sei la vittima innocente della crudeltà di mia madre, ogni tua colpa è assolta.” “Ti ringrazio, Keeran. Avrei fatto qualunque cosa per difendere il mio amore per te.” “L’hai fatto anche oggi. Mi hai salvato da una morte precoce. Non so come, ma ti ho vista soccorrermi dopo la caduta, ti ho vista gridare e piangere disperata, cercare di svegliarmi, e promettermi che mi avresti riportato in vita. Ho visto e sentito tutto, so cosa tu ed Estel avete fatto per non lasciarmi tra le mani oscure della morte. Se sono vivo lo devo a te e ad Estel.” “E a Dùsgadh, che mi ha reso così speciale da poter risvegliare i morti con il mio sangue.” “Ora sono uguale a te… Siamo entrambi immortali… Vivremo in eterno, senza invecchiare mai.” “Immagina quante vite potremo vivere, una dopo l’altra, tutte diverse, e saremo sempre noi stessi, non cambieremo

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mai aspetto, saremo giovani per sempre… Dùsgadh ci ha fatto un grande dono, dovremo rendergli omaggio al tempio.” “Mi farai bere l’acqua che sa di muschio?” Seanna sorrise. “Fa parte del rito di benedizione. Avrai un cristallo protettivo come il mio, ringrazierai Dùsgadh accendendo una candela votiva, e berrai l’acqua della sorgente della vita. Forse non avrà un buon sapore, ma allevierà la sensazione di vuoto che provi adesso.” “Funziona davvero?” “Sì, è un’acqua potente. Non avrai più paura del vuoto dopo averla bevuta.” “E per quanto tempo mi sentirò così strano? So di essere Keeran Blackclaw, ma al contempo ho la sensazione di essere un’altra persona, diversa… Non è piacevole sentirsi così, mi rende debole e vulnerabile.” “È normale, ho provato anch’io le tue stesse sensazioni. Ci vorrà un po’ di tempo prima che tu ritorni a sentirti come prima, ma passerà presto, è uno stato di confusione momentaneo. Sentirai sempre la mancanza dell’anima, questo sì, però scoprirai che è sopportabile, e se ti concentrerai sul resto del tuo corpo lo sentirai vibrare e darti le stesse emozioni, come se avessi un’anima. Tornerà tutto a posto, Keeran, abbi fede in me.” Seanna lo abbracciò, e lui le cinse la vita con un braccio, sentendo il bisogno di averla vicina, soprattutto in quel momento. Lei era la sua ancora di salvezza, il porto sicuro in cui rifugiarsi per sfuggire dai pericoli delle tempeste.

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L’amava più di prima. Il proprio cuore pulsava allo stesso ritmo del suo, respiravano all’unisono, erano diventati una cosa sola, un unico essere vivente diviso in due metà separate. Il cigolio della porta della stanza che si apriva annunciò l’ingresso di Estel. “Scusatemi, non volevo disturbarvi.” “Tranquilla Estel, abbiamo parlato a lungo, Keeran sa tutto, gli ho spiegato ogni cosa.” Estel rivolse la sua attenzione su Keeran. “Come ti senti, giovane lord?” “Confuso. E sdoppiato. Ma Seanna dice che devo dare tempo al tempo.” “È un saggio consiglio. Seanna saprà guidare i tuoi passi nel cammino della tua nuova vita, dalle ascolto, e non dubitare mai di lei.” Keeran annuì, mentre Estel si stringeva nelle braccia. “Il fattore ha cercato di salvare il tuo cavallo. Purtroppo la ferita era troppo grave, ha perso molto sangue e il suo corpo ha ceduto. Era un bellissimo cavallo, mi dispiace che non si sia salvato.” “Ringrazierò il fattore per aver almeno tentato di sanare la sua ferita. È stato gentile da parte sua.” “È un brav’uomo. Si è offerto di ospitarci per la notte, ma io penso che dovremmo farci prestare due cavalli e recarci al tempio di Dùsgadh prima che si faccia giorno. Pensi di poter cavalcare?” “Sì, non sono così debole da non riuscire a restare in sella. Posso farcela.”

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“Bene. Allora faccio preparare i cavalli e le lanterne.” Estel uscì dalla stanza, lasciandoli nuovamente soli, e Seanna aiutò Keeran a rimettersi in piedi. “Senti dolore da qualche parte?” “Ovunque. Come se avessi tutte le ossa spezzate.” “Probabilmente lo erano, come la tua spina dorsale. Anche il dolore passerà. Domani ti sentirai già meglio.” “Dov’è il tempio? È lontano?” “Si trova nel bosco di Greywillow.” “Allora è qui vicino. Mi sento debole, ma prometto di non cadere da cavallo.” “Se vuoi puoi salire sul mio e reggerti a me.” “Farmi scortare da mia moglie?... Non sarebbe dignitoso.” “Che sciocchezza”, disse Seanna, sorridendo divertita. Indossarono i loro mantelli bordati di pelliccia, in parte strappati, rovinati e insanguinati, e attesero il ritorno di Estel, che pochi minuti dopo si ripresentò nella stanza annunciando che i cavalli e le lanterne erano pronte. Seanna offrì il braccio a Keeran, e lui esitò un istante prima di appoggiarsi a lei. “Ora sì che mi sento in imbarazzo.” “Smettila Keeran, lascia che mi prenda cura di te.” “Dovrebbe essere il contrario, ma date le circostanze, sono costretto ad affidarmi a te.” Uscirono all’esterno, dove ringraziarono il fattore per la disponibilità dimostrata, quindi salirono ciascuno sul proprio cavallo e partirono al passo dirigendosi verso il bosco di Greywillow, guidati dalla luce delle loro lanterne.

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*** La preoccupazione regnava sovrana in ogni stanza del maniero dei Blackclaw. Lord Eoghan più di tutti gli altri era in pensiero per il figlio Keeran e per Lady Seanna, usciti a cavallo quel mattino e non ancora rientrati nonostante fosse calata la notte già da tempo. Sapeva dell’intenzione di Keeran di portare Lady Seanna sulle colline di Goldfield, e sapeva anche che quella zona a nord di Hornwood non era soggetta ad attacchi da parte dei briganti. Tuttavia, come padre non poteva non essere preoccupato per quel ritardo nel loro rientro al castello, soprattutto dopo aver già vissuto in prima persona la terribile esperienza di un agguato tra i boschi. Lady Alanna tentava di rassicurarlo in tutti i modi possibili, ottenendo scarsi risultati, e di tanto in tanto andava a controllare anche Lady Gwenn e Lady Danaes, entrambe agitate dal pensiero che potesse essere capitato qualcosa al loro fratello maggiore e a sua moglie Seanna, che oramai consideravano come una sorella. Incapaci di dormire, le ragazze si erano sedute accanto al fuoco in camiciola da notte per ricamare, controllando il portone d’ingresso ogni cinque minuti. Lady Alanna era certa che non fosse accaduto nulla, e il suo pensiero positivo fu confermato molto più tardi, quando le guardie aprirono il portone del maniero per far entrare la cavalla grigia di Lady Seanna sulla quale montavano Keeran e sua moglie, il primo alle redini e la seconda seduta dietro di lui.

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“Eccoli! Sono tornati!”, esclamò Lady Alanna, avvisando tutti quanti. Gwenn e Danaes si precipitarono giù nel salone correndo a piedi scalzi, precedute da Lord Eoghan in vestaglia da notte. Per ultima Lady Alanna, per nulla agitata dal loro tardivo rientro al castello. Non appena Keeran e Seanna misero piede all’interno del salone principale, si ritrovarono al cospetto dell’intera famiglia Blackclaw, e Seanna strinse più forte il braccio di Keeran come per dirgli “Tranquillo, ti aiuto io”. Lord Eoghan fu il primo a parlare, zittendo moglie e figlie con un cenno della mano. “Si può sapere dove siete stati fino a quest’ora? Eravamo tutti preoccupati, temevamo che vi fosse accaduto qualcosa di terribile.” Keeran si finse sereno e rispose con calma al padre. “Non avevate motivo di stare in pensiero per noi due. Siamo qui, tutti interi, e non ci è accaduto nulla di male. Scusateci per il ritardo.” “Potevate rientrare per l’ora di cena. C’era proprio bisogno di stare fuori fino a quest’ora della notte?” Keeran si affretto a fornire alla sua famiglia una valida e credibile spiegazione. “Il mio cavallo aveva un tendine infiammato quando siamo partiti. Secondo il parere dello stalliere non era nulla di grave, ma durante il ritorno, mentre galoppavamo, la sua zampa destra si è fratturata. Siamo stati soccorsi da un fattore, che ci ha offerto un pasto caldo e ha esaminato la zampa del mio puledro. Purtroppo la frattura era troppo grave, anche se fosse stata aggiustata il mio cavallo

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sarebbe rimasto zoppo. Non ho potuto fare altro che chiedere al fattore di abbatterlo, con mio immenso dispiacere. Ecco perché abbiamo tardato così tanto.” Lady Alanna sorrise a Keeran. “Io sapevo che stavate entrambi bene, ne ero certa. Ho tentato di convincere Lord Eoghan e le tue sorelle di non preoccuparsi inutilmente, ma nessuno di loro ha voluto darmi ascolto.” “È per questo motivo che siete tutti ancora svegli?”, chiese Seanna, sorreggendo Keeran, provato dal lungo viaggio di ritorno a Hornwood. “Esattamente”, precisò Lord Eoghan, allacciando le mani dietro la schiena. “Come avremmo potuto dormire sonni tranquilli senza sapere che eravate tutti interi?” “Capisco la vostra preoccupazione, padre, ma non era necessaria. Goldfield è una zona sicura, non ci sono briganti su quelle colline.” “Keeran ha ragione. E la cavalcata è stata stupenda, fatta eccezione per il destino del povero cavallo di vostro figlio.” “Quindi… A parte la perdita di uno dei nostri migliori cavalli, la vostra giornata è stata piacevole?” “Bellissima, padre.” “Sì, meravigliosa, Lord Eoghan.” Lady Alanna prese il marito sottobraccio. “Coraggio, caro, andiamo a dormire adesso. Tuo figlio è tornato, e io sono molto stanca.” Quindi, rivolta alle ragazze: “Gwenn? Danaes? Mettete via il ricamo e filate sotto le coperte, siete stanche anche voi.”

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Le giovani ladies ubbidirono all’istante, scomparendo su per la scalinata che conduceva al piano superiore. “Bene, allora… Buonanotte Keeran. E buon riposo anche a voi, Lady Seanna. Scusatemi entrambi per aver esagerato con le mie preoccupazioni paterne”, disse Lord Eoghan, prima di essere trascinato via dalla moglie. “Dormite bene”, augurò loro Seanna, cingendo la vita di Keeran con un braccio. “Immaginavo che li avremmo trovati qui ad aspettarci. Per fortuna non hanno dubitato di nulla.” “Sei stato molto convincente. Adesso però saliamo nella nostra camera, devi riposare.” Keeran fu felice di potersi sdraiare sul proprio letto, e gradì immensamente di essere spogliato da Seanna. “Mi sento a pezzi…”, mormorò, quando Seanna si sdraiò al suo fianco tirando su le coperte. “Allora chiudi gli occhi e dormi. Io veglierò su di te.” “Hai paura che non mi risvegli? Sono immortale, non posso più morire.” “Questo lo so. Ma mi piace guardarti mentre dormi. E poi oggi ti ho perso, anche se per poco. È stato traumatico, devo ancora realizzare che sei rinato e che nessuno potrà separarci.” “Mi dispiace per averti fatta soffrire. Non ho mai pensato di poter morire cadendo da cavallo, non in giovane età perlomeno… Ma adesso non hai nulla da temere. Sono stato salvato, ho reso grazie a Dùsgadh nel suo tempio, ho bevuto l’acqua della sorgente della vita, e mi è stato dato il mio cristallo protettivo. Il signore del risveglio mi ha

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guardato con i suoi occhi di pietra turchese, sono stato consacrato a dovere.” “Lo so, non corri alcun pericolo.” “Allora dormi anche tu, non hai motivo di stare sveglia a fissarmi mentre russo.” “Tu non russi affatto, dormi come un angelo.” Keeran la guardò con le sue iridi che brillavano di luce dorata, e Seanna gli accarezzò i capelli. “I tuoi occhi hanno cambiato colore, lo sai? Non sono più nocciola, hanno un cerchio dorato che splende attorno all’iride. Come lo spiegheremo a tuo padre?” “Fingeremo che i miei occhi siano sempre stati di questo colore. Gli dirò quello che tu hai detto a me quando ho visto i tuoi occhi splendere d’azzurro nell’oscurità. “Padre, forse non mi hai osservato attentamente, i miei occhi hanno sempre avuto questa sfumatura dorata”. Pensi che mi crederà?” “Speriamo che non se ne accorga nemmeno. E neppure le tue sorelle. Loro sì che sono difficili da persuadere.” Keeran sospirò profondamente. “Cosa faremo, Seanna? Tutto è cambiato, non potremo continuare a vivere qui. Con il passare del tempo si accorgeranno che non invecchiamo. Come potremo spiegare loro una cosa simile? È contro natura.” “Non dobbiamo pensarci adesso. Ne riparleremo domani, quando avrai recuperato le forze e sarai più lucido. Decideremo con calma cosa è meglio fare.” “Potremmo andarcene via… Tuo padre, Gregor Cassel, ha molti possedimenti in Scozia. Non sarebbe bello se

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avessimo un piccolo appezzamento di terra tutto nostro? Mio padre non mi negherebbe la possibilità di diventare il lord di un possedimento al di fuori della Cornovaglia.” “E se invece prendessimo il mare? Potremmo trasferisci in Bretagna, o nelle terre di Francia, dove il clima è più mite e soleggiato.” “Sarebbe un’idea da valutare… Come le terre del Sacro Romano Impero. Ho sentito dire che la città di Roma è spettacolare e che i romani conducono una vita fatta di lusso, divertimenti e buon cibo.” Seanna pensò che qualunque luogo sulla terra sarebbe stato perfetto, purché fosse al suo fianco. “Avremo la possibilità di visitare tutti i continenti che vorrai, ma lo faremo quando starai bene. Adesso chiudi gli occhi Keeran, e lascianti portare via dal sonno.” “Dammi un bacio.” Seanna lo accontentò, premendo le sue labbra contro quelle calde e morbide di Keeran. “Grazie. Ora posso dormire e sognarti.” “Aspettami, ti raggiungo in sogno.” Così dicendo, Seanna spense la fiammella del candelabro posto accanto al letto e la stanza si fece buia. Abbracciò il corpo nudo e caldo di Keeran e posò la testa sul suo petto, ascoltando il battito confortante del suo cuore finché non si addormentarono entrambi, uno dopo l’altra.

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Capitolo 16

Tre mesi dopo… Nel grande cortile del maniero dei Blackclaw avvolto da una fredda nebbiolina azzurrina, un carro guidato da due cavalli ospitava tutti i bauli contenenti i vestiti e gli effetti personali di Keeran e Seanna, pronti a lasciare la Cornovaglia per seguire il giovane lord e la sua lady nel viaggio che li avrebbe condotti sul suolo italico. Dopo aver riflettuto attentamente sulla scelta del luogo in cui trasferirsi, Keeran e Seanna avevano scelto la Repubblica di Venezia governata dal Doge Pietro Gradenigo. Il viaggio sarebbe stato lungo, una parte via mare, una parte via terra, fino a giungere nella ricca città lagunare che intratteneva rapporti commerciali con l’Oriente. Grazie a un fitto scambio di lettere tra Lord Eoghan e un nobile conte veneziano di nome Alfonso Zorzi, Keeran e Seanna avrebbero trovato una casa degna del loro status sociale ad accoglierli a Venezia in quello che per loro sarebbe stato l’inizio di una nuova vita insieme, lontani dalla Cornovaglia e dai Blackclaw. Lord Eoghan aveva accettato con qualche riserva la decisione del figlio di trasferirsi a Venezia, dubitando che quella città mercantile e commerciale fosse adatta ad un lord cornico abituato a cavalcare tra boschi e radure e a vivere in un castello di solida pietra antica. “Cosa farai in quella città? Il mercante?... E di cosa ti occuperai? Di stoffe preziose? Di

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gioielli?”, aveva chiesto più volte, non capendo la scelta fatta dal figlio. Keeran gli aveva risposto che voleva vedere con i propri occhi il resto del continente occidentale, e che una volta giunto a Venezia avrebbe capito quale mestiere desiderava intraprendere. Lord Eoghan aveva espresso il proprio disappunto, ma non aveva negato al figlio il diritto di decidere il proprio futuro, e dopo numerose discussioni aveva accettato di lasciarlo partire insieme a Seanna. Il giorno della partenza era giunto fin troppo presto, e quel mattino di Gennaio, nebbioso e gelido, si era svolta l’ultima colazione della famiglia Blackclaw al completo riunita nel salone principale del maniero. Lady Alanna era emozionata, Gwenn e Danaes avevano gli occhi lucidi di pianto, e Lord Eoghan era serio e visibilmente commosso. Keeran e Seanna erano raggianti, felici di intraprendere quel viaggio che sapevano sarebbe stato soltanto il primo di tanti altri viaggi alla scoperta del continente. Il tempo era loro amico, avrebbero vissuto tante vite diverse in luoghi differenti e svolgendo attività sempre nuove. L’immortalità che li accomunava li avrebbe portati ovunque, Venezia era solo il punto di partenza di un’avventura senza fine. Quando giunse il momento dei saluti, l’abbraccio tra Lord Eoghan e il figlio Keeran fu intenso e prolungato. “Teniamoci in contatto, mi raccomando. E se decidi di tornare a casa, troverai il tuo castello ad aspettarti.” “Non cambierò idea, padre. Ci ho riflettuto a lungo, e questo viaggio conta molto per me.”

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“Allora ti auguro di essere felice, e che la fortuna sia dalla tua parte, qualunque cosa tu decida di fare a Venezia.” “Grazie padre. Abbi cura di Lady Alanna e delle mie sorelle. E di te, ovviamente.” Si abbracciarono ancora, poi Keeran raccomandò a Lady Alanna di tenere d’occhio suo padre e di essere sempre presente per Gwenn e Danaes. Alle sorelle disse di non sprecare inutili lacrime per la sua partenza, e di prepararsi a diventare il prima possibile mogli e madri. “Gwenn, governerai tu su Hornwood. E dopo di te lo farà Danaes. Non combinate guai, il nome dei Blackclaw è nelle vostre mani, rendetelo glorioso.” Le sorelle annuirono, e sprofondarono tra le braccia del fratello trattenendo le lacrime a stento. “Ci mancherai, Keeran.” “Terribilmente.” “Scrivetemi. Risponderò a tutte le vostre lettere, ve lo prometto. Riguardatevi. E non sposate dei mascalzoni che bevono troppo sidro.” Anche Seanna ebbe la sua dose di abbracci e baci, e tutti le augurarono di essere felice accanto a Keeran, senza dimenticare di chiederle di avere cura di lui. Al termine dei saluti, Keeran salì sul davanti del carro e porse la mano a Seanna per aiutarla a sedersi accanto a lui, vicina al fedele servitore di corte Augustus Klein che già sedeva alla guida del carro tenendo in mano le redini dei due cavalli da traino. “Fate buon viaggio!”, esclamò Lord Eoghan, quando le ruote del carro iniziarono a muoversi.

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“Buona fortuna!”, gridò Lady Alanna agitando la mano per salutarli. “Scriveteci!”, urlarono in coro Gwenn e Danaes, con i fazzoletti già pronti per asciugarsi gli occhi. Keeran alzò le mani in segno di saluto, imitato da Seanna, e per entrambi fu un momento difficile dire addio alle persone che amavano, al loro maniero, e alla terra in cui avevano vissuto fino a quel momento. Ma era la loro scelta, e sebbene fosse triste separarsi dai loro affetti, entrambi sapevano che era la cosa più giusta da fare. Ben presto il carro scomparve tra i filari di frassini che costeggiavano il sentiero sterrato e il maniero divenne un puntino lontano. Keeran e Seanna si guardarono negli occhi con emozione, stringendosi forte l’uno all’altra, e le loro iridi brillarono di celeste e d’oro come pietre preziose incastonate nei loro volti nel fiore della gioventù. Dall’alto della scogliera dove svettava la Redstone Tower, Estel Raven guardò i due giovani avviarsi verso la zona costiera della Cornovaglia, dove li aspettava una nave mercantile attraccata al porto che li avrebbe portati in Bretagna. Da lì avrebbero proseguito il viaggio verso sudest via terra per un paio di giorni, e alla fine sarebbero giunti a Venezia, splendida città costruita sull’acqua e fatta di graziosi ponti e stretti canali tra le case nobiliari. Estel li aveva salutati il giorno prima, rifiutando la proposta di Keeran di seguirli a Venezia. Era giusto che spiegassero le ali da soli, senza il suo aiuto. E sapeva che un giorno, in chissà quale vita, li avrebbe rivisti entrambi.

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Capitolo 17

C’era una regola che Keeran e Seanna avevano deciso di seguire nella loro nuova esistenza. Non restare mai nello stesso posto per più di vent’anni. Spostarsi in continuazione per proteggere il loro segreto di eterna giovinezza. Una regola che rispettarono, consapevoli di non poter correre inutili rischi. Venezia li accolse con il suo splendore incantevole, ed entrambi smisero i panni di lord e di lady per calarsi in quelli di comuni popolani. La loro casa era accogliente, affacciata su un canale, e per i primi tempi passarono molte giornate ad imparare la lingua del luogo con l’aiuto del conte Alfonso Zorzi, amabile uomo di cultura che aveva fatto costruire una delle prime biblioteche della città lagunare. Dopo alcuni mesi, Seanna iniziò a cucire e ricamare stole di seta per le nobildonne veneziane, lavoro che portò avanti per tutti i vent’anni che trascorsero lì a Venezia, mentre Keeran si interessò al commercio delle armi che fruttava alla città notevoli guadagni a causa delle crociate in Terra Santa indette dal papato. Quando decisero di andarsene, Firenze fu la loro seconda scelta. Una città in pieno fermento artistico e culturale, che offrì a Seanna la possibilità di proseguire nel suo lavoro di ricamatrice e sarta di abiti stupendi cuciti su misura per le ricche dame fiorentine. Keeran al contrario, trovò interessante dedicarsi all’arte artigianale della costruzione di strumenti musicali, in particolare di liuti e violini, presso la bottega di un rinomato liutaio. Imparò

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anche a suonare quei meravigliosi strumenti a corde, allietando le serate di Seanna suonando per lei romantiche composizioni. Quando il genovese Cristoforo Colombo scoprì le Americhe, nel 1420, Seanna e Keeran si trovavano a Roma già da alcuni anni, e avevano trasformato la loro abitazione a due piani in una taverna popolare che offriva pasti saporiti e buon vino agli avventori locali e ai forestieri di passaggio. Seanna era passata senza problemi dall’attività di sarta a quella di cuoca, mettendo in pratica ciò che aveva imparato nella sua precedente vita presso le cucine del maniero dei Blackclaw. Keeran si occupava di calcolare spese e profitti della taverna, nonché di acquistare gli alimenti frequentando i mercati della capitale. Trascorsero altri vent’anni spostandosi a nord-ovest, a Genova, aprendo una nuova taverna dove il pesce fresco pescato dai genovesi era il piatto forte del loro menù. In seguito lasciarono il suolo italico, trascorrendo vent’anni nella Camargue francese come allevatori di cavalli, e altri venti a Parigi, dove Seanna iniziò a scoprire il proprio talento per la scrittura frequentando i salotti letterari delle ricche dame francesi e dando vita in gran segreto ai suoi primi romanzi cavallereschi, che Keeran fece stampare su carta con un nome maschile fittizio, dato che all’epoca non era ancora permesso alle donne di occuparsi di letteratura. Dopo Parigi, il desiderio di entrambi di vedere con i propri occhi il nuovo mondo di cui tanto si parlava, le Americhe scoperte da Colombo, li fece imbarcare su una nave da carico diretta nella città di Newark, che poi avrebbe preso

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il nome di New York, e lì si ritrovarono in un ambiente popolato da immigrati irlandesi e scozzesi che si facevano la guerra tra bande rivali per il possesso della città. Seanna espresse chiaramente il proprio malcontento, e Keeran prese accordi con un immigrato di origini spagnole che aveva acquistato un fazzoletto di terra nelle praterie sottratte ai nativi americani del midwest. Si traferirono in aperta campagna, in una casa che Keeran costruì con le proprie mani aiutato dagli abitanti del luogo, e così nacque la loro prima fattoria, con un grande campo coltivato a mais e una stalla per le vacche da latte. Divennero agricoltori e mandriani, producendo farina, latte fresco e carne da macello. La vita all’aria aperta tra quelle assolate e immense campagne rese felici entrambi, e allo scadere dei primi vent’anni decisero di prolungare la loro permanenza nel midwest per un’altra decade. Si spostarono ancora, cambiando regione e città per ben tre volte nell’arco di sessant’anni, mantenendo la loro attività di agricoltori e mandriani fino al 1775, quando lo scoppio della guerra di indipendenza americana ruppe gli equilibri economici e pacifici dei territori coinvolti. Presi i loro bagagli, si imbarcarono alla volta dell’Inghilterra, acquistando un piccolo cottage nella periferia londinese. La rivoluzione industriale era in atto, Londra era una città vivace e culturalmente evoluta, e Seanna riprese a scrivere, cimentandosi con le commedie teatrali. Keeran si mise in affari con un gruppo di ricchi borghesi che commerciavano tabacco e liquori, e mentre Seanna vendeva le proprie commedie ai nascenti teatri londinesi, Keeran frequentava

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i club per soli uomini in compagnia di marchesi e conti dediti al gioco del poker. Gli anni passavano, lenti e piacevoli, ma Seanna e Keeran non invecchiavano, mantenendo l’aspetto di due giovani trentenni. Il mondo stava cambiando rapidamente, era in piena evoluzione, nascevano artisti di fama rinomata, pittori, scrittori, poeti, drammaturghi, musicisti e attori di teatro. Spostandosi continuamente tra Europa e Stati Uniti, assistettero alle rivoluzioni che cambiarono gli assetti politici dei paesi coinvolti e furono testimoni di scoperte innovative, come l’utilizzo dell’elettricità e del gas, la nascita di grandi transatlantici capaci di solcare i mari e treni a vapore che correvano su ferrovie d’acciaio, la costruzione delle prime automobili e la comunicazione via telefono. Sfuggirono alla prima guerra mondiale trovando rifugio nella neutrale Svizzera, assistettero impotenti al sorgere del nazismo e allo scoppio del secondo conflitto mondiale con gli orrori della deportazione ebraica. Nella tregua pacifica che seguì, ritornarono negli Stati Uniti, stabilendosi in Vermont, nel Missouri, in Idaho, in Texas, e in California. Poi, durante la guerra del Vietnam, furono entrambi due hippies pacifisti che protestavano per la fine delle guerre e partecipavano a concerti rock, come il famosissimo raduno musicale di Woodstock. Il loro furgoncino Volkswagen li portò in giro per l’America alla ricerca di emozioni e avventure sempre nuove, mentre il progresso migliorava sempre più le condizioni di vita dell’umanità. Ripensando alla loro prima vita, si stupirono di quanto il mondo si fosse evoluto, arricchendosi di comfort e tecnologie che nel

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1300 erano inimmaginabili. Non ebbero mai nostalgia per quei tempi passati, ma furono d’accordo sul fatto che molti valori antichi erano andati perduti e che l’eccessiva libertà a disposizione di tutti stava facendo crescere fenomeni di criminalità sempre più frequenti e forme di razzismo sociale deleterie per la pacifica convivenza. Dopo la caduta del muro di Berlino e lo smembramento della potenza russa, il continente europeo e il mondo in generale sembrava aver raggiunto un certo equilibrio. Ma lo scoppio di nuove guerre, la fame crescente nel Terzo Mondo, la piaga dilagante dell’Aids, l’inquinamento sempre più crescente, e molto più tardi la nascita del terrorismo e la tragedia delle Twin Towers, furono eventi che scossero profondamente Seanna e Keeran, portandoli a ripensare alle gioiose giornate trascorse a cavallo nei boschi di Hornwood, quando la vita era semplice, la famiglia era importante, bastava poco per essere felici e l’unico vero pericolo erano i briganti nascosti nelle radure. Nella loro villa costruita sulle rive del Lago di Como, nel 2015, Seanna scrisse un libro che raccontava la leggenda di una divinità cornica capace di riportare in vita le persone morte in cambio della loro anima, e sui tasti del suo portatile prese vita l’intera storia di un giovane lord innamorato di una serva e del loro destino messo a dura prova da una lady crudele e salvato da una misteriosa veggente fedele al cosiddetto signore del risveglio. Il romanzo, letto e approvato da Keeran, fu consegnato a una casa editrice e dato alle stampe in primavera, e la sua pubblicazione riscosse un notevole successo tra le lettrici

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più giovani, ragazzine adolescenti che amarono quella storia romantica e tragica dal sapore antico e dai risvolti fantasiosi. Il nome dell’autrice rimase anonimo per volere di Seanna, e il libro intitolato semplicemente “Dùsgadh” fu siglato con le iniziali “S.M.”, mantenendo segreta l’identità di colei che l’aveva scritto. Il libro fu tradotto in varie lingue e presentato nelle librerie d’Italia ed Europa dagli addetti stampa della casa editrice, e Seanna partecipò in forma anonima soltanto alla prima presentazione, accompagnata da Keeran, divenuto da pochi anni un imprenditore nel campo tecnologico. Seanna era una donna splendida, che vestiva alla moda e sfoggiava un taglio di capelli corto e sbarazzino, Keeran era un uomo attraente che preferiva vestire in modo casual e da secoli aveva detto addio ai suoi lunghi capelli castani a favore di un taglio corto maschile classico. Erano una coppia affiatata, e nessuno avrebbe mai potuto sospettare che avessero più di settecento anni di vita già vissuta. Una sera d’estate, mentre cenavano sulla terrazza all’aperto della loro villa affacciata sul lago di Como, Seanna disse al marito: “Nelle ultime settimane ho pensato spesso che potremmo passare alcuni giorni di vacanza in Cornovaglia per visitare i luoghi dove siamo nati.” Keeran sorseggiò il suo Pinot bianco e commentò: “Hornwood non esiste più da molti secoli. La contea ha preso il nome di Kingsbridge nel 1600. Ho cercato informazioni su Google riguardo ai possedimenti di mio padre e da ciò che ho visto il mio maniero e la torre rossa

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sono stati rasi al suolo. Hanno costruito degli alberghi lungo la zona costiera, e molti cottage sulla scogliera. È diventato una meta turistica da moltissimi anni.” “Lo immaginavo. Tuttavia mi piacerebbe così tanto rivedere quei luoghi e rimettere piede sul promontorio…” “Sei morta cadendo da là sopra”, le ricordò Keeran, finendo di mangiare la sua fetta di dolce al marsala. “Lo so benissimo. Ma ci vorrei tornare ugualmente, ho una certa nostalgia per quelle terre… Tu no?” “Mentirei se dicessi che non ho mai accarezzato l’idea di rimettere piede in Cornovaglia… Però non è rimasto nulla del nostro passato, il paesaggio è stato stravolto.” “Quindi mi stai dicendo che non faremo mai un breve viaggio di ritorno in quella che è stata la nostra terra d’origine?” Keeran non le aveva mai detto di no in settecento sedici anni, perciò la sua risposta fu prevedibile. “Okay, una piccola vacanza posso concedertela. La settimana prossima la mia azienda chiude per il periodo estivo. Passeremo le vacanze in Cornovaglia.” Seanna sorrise, e i suoi occhi azzurri vibrarono mentre incontravano le iridi dorate di Keeran.

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Capitolo 18

Tutto era cambiato. Le verdi colline erbose, i sentieri ghiaiosi costeggiati dai fusti dei frassini, la spianata che saliva dolcemente verso il maniero, i fitti boschi di querce circostanti… Il paesaggio che Seanna e Keeran ricordavano con nostalgia era stato modificato totalmente, non era più lo stesso luogo che avevano abbandonato molti secoli prima, sembrava di stare a guardare una cartolina sbagliata. Al posto del grande castello di pietra grigia dei Blackclaw era sorto un lussuoso hotel a tre piani con piscina esterna e campi da tennis per i villeggianti, e le strade sterrate erano state tutte asfaltate, gli alberi abbattuti, e i fitti boschi sostituiti da maneggi di equitazione. Perfino la scogliera era diversa. Per facilitare la salita verso il promontorio erano stati costruiti dei gradini di pietra, e un cordone fissato a dei paletti piantati nel terreno fungeva da appiglio a cui aggrapparsi per non rischiare di cadere di sotto. “E pensare che io ho risalito questa scogliera da sola e senza problemi in piena notte per raggiungerti alla Redstone Tower”, commentò Seanna, mentre saliva i gradini con Keeran dietro di lei. “Era un’altra vita Seanna, come mi hai spesso detto tu.” “Già. E noi eravamo due ragazzi più forti della moderna gioventù, non ci spaventava nulla, eravamo disposti a tutto

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per raggiungere i nostri obbiettivi, anche a rischiare di precipitare dalla scogliera per amore.” Keeran lanciò uno sguardo al promontorio, dove la Redstone Tower non c’era più. Al suo posto, una fila di cottage in muratura per turisti e vacanzieri occupava tutto lo spazio circolare, togliendo fascino alla scogliera stessa. Quando giunsero in cima, Seanna si sfilò gli occhiali da sole e lasciò che il vento le soffiasse sul viso con il suo inconfondibile profumo di salsedine. La gonna del suo prendisole bianco si gonfiò, svolazzando attorno alle sue gambe, e Keeran pensò che non era mai stata tanto bella come in quel momento. “Cosa provi adesso che sei qui sopra?”, le chiese, allacciandole le braccia attorno alla vita da dietro. “Vuoi sapere se ho scordato le emozioni di quella lontanissima notte del nostro primo incontro segreto?” “Io non le ho dimenticate. E tu?” “Sono più vive che mai. Anche la paura che ho provato dopo, quando Lester Dougherty mi ha fatta cadere nel vuoto. Il tempo non ha cancellato nulla.” “Ne è valsa la pena, considerando tutto ciò che ti è capitato dopo? Se potessi tornare indietro a quella notte, rifaresti tutto da capo?” “Non cambierei nulla, Keeran. La nostra vita insieme è stata meravigliosa, anche se ci sono capitate delle cose brutte. Era così che doveva andare.” Keeran le baciò il collo nudo, e lei si voltò per cercare le sue labbra, mentre con le dita sfiorava la patta dei suoi jeans e s’infilava sotto la t-shirt gialla di cotone leggero per

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toccargli il petto. “Noto con piacere che dopo settecento e sedici anni non avete perso nemmeno un briciolo della voglia di stare insieme”, commentò la voce di una donna alle loro spalle, interrompendo bruscamente quel momento di romantica intimità. Si voltarono entrambi, e il volto sorridente di Estel Raven incontrò i loro occhi. “Oh santo cielo! Estel! Sei proprio tu!”, esclamò Seanna, guardando la splendida quarantenne che le stava di fronte in piedi sul limitare della scogliera, con i capelli rossi sciolti sulle spalle che danzavano nel vento attorno al suo viso e il corpo sensuale fasciato da un leggerissimo vestito estivo scollato e smanicato. “Sapevo che sareste tornati. Vi ho sentiti arrivare. È una gioia rivedervi.” “Oh, Estel… Non sei per nulla cambiata… Guardati, sei una meraviglia!” “Mi mantengo bene, lo ammetto. Nonostante sia ormai vicina a raggiungere la soglia di ottocento e sessantasei anni… Chi direbbe mai che sono così vecchia?” “Non si nota affatto, Estel. Parola di lord”, le disse Keeran, avvicinandosi per lasciarsi abbracciare da lei. “Seanna è fortunata. Eri bello da ragazzo, ma diventando uomo ti sei fatto uno splendore.” “Merito tuo che mi hai salvato.” “Lo rifarei, mio giovane lord. E tu, ragazzina innamorata, cosa aspetti ad abbracciarmi?” Seanna le gettò le braccia al collo, felice di rivederla dopo

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secoli di lontananza. “Ti ho pensata sempre, ovunque fossi. Ho sentito la tua mancanza moltissime volte.” “Anche tu sei mancata a me, Seanna. Ma la lontananza non mi ha impedito di sapere dove eravate e cosa facevate. Nei miei sogni le visioni di voi due insieme mi hanno accompagnata costantemente.” “Allora saprai tutto.” “Non mi sono persa nulla, mia cara. Ho visitato il mondo seguendo i vostri spostamenti.” “Abbiamo avuto una lunghissima e straordinaria vita. Keeran può confermartelo.” “È vero. Abbiamo visitato moltissimi luoghi e vestito i panni di persone completamente diverse.” “E ora? Cos’è questa nostalgia che vi ha riportato alle vostre origini?” Seanna si strinse nelle spalle. “Non saprei, Estel. Forse era tempo di tornare, tutto qui.” “Seanna ci teneva tanto, e anch’io sinceramente”, aggiunse Keeran. “Peccato che tutto ciò che rappresentava il mio passato sia scomparso.” “Non tutto è svanito in realtà. C’è un luogo che nessuno ha trovato e che grazie al cielo è rimasto tale e quale a com’era in passato.” Seanna abbozzò un sorriso. “Scommetto che è il tempio di Dùsgadh.” Estel annuì. “La grotta che lo custodisce è rimasta intatta, sepolta dai rovi e dall’edera. Il bosco di Greywillow non è stato toccato, forse il signore del risveglio non vuole essere

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disturbato.” “E tu ci sei stata? Sei tornata a visitare il tempio?”, domandò Keeran, stupito che quel luogo mistico esistesse ancora. “Certo, molte volte. Sono un’adepta di Dùsgadh, non posso abbandonare il mio dio.” Estel si scostò una ciocca di capelli ramati dal viso e disse: “Sono felice che vi siate decisi a ritornare in Cornovaglia. Però non restiamo a parlare qui fuori, sotto il sole che scotta. Entriamo in casa. Il primo cottage è la mia nuova dimora. La mia antica capanna nel bosco è stata abbattuta insieme agli alberi secolari quando i costruttori locali hanno deciso di trasformare questo posto in un luogo di villeggiatura. Sono stata costretta ad andarmene, ma ci ho guadagnato in meglio. La vista panoramica sul mare non ha paragoni.” Si voltò facendo loro segno di seguirli, e Keeran prese Seanna per mano, conducendola nel cottage con giardino fiorito in cui Estel abitava. “Vivi ancora tutta sola? Nessun aitante straniero ti ha mai corteggiato in nostra assenza?” “Seanna, mi conosci. Non sono quel genere di donna che ama avere un uomo rompiscatole tra i piedi. Un mortale poi, figuriamoci! Preferisco la solitudine, al contrario di voi due.” Si sedettero nel patio ombreggiato dai rami di un salice piangente, ed Estel li osservò attentamente negli occhi. “Non vedo rimpianti per ciò che avete perduto lasciando la Cornovaglia, e questo è un bene. Anche se tu, mio giovane

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lord, hai sofferto per il distacco dalla tua famiglia. Te lo leggo nello sguardo. La voglia di riabbracciare tuo padre e le tue sorelle prima che morissero ti è rimasta dentro, non ti sono bastati gli scambi di lettere nei primi anni della tua vita lontano da qui. La perdita della tua famiglia ti ha rattristato, e non sei riuscito a scacciare via il desiderio di rivederli un’ultima volta. Ho ragione?” Keeran sapeva che era così. “Li ho lasciati perché sono stato costretto. È normale che sia dispiaciuto di non aver visto le mie sorelle diventare donne, sposarsi e mettere al mondo dei figli. E quando mio padre si stava spegnendo, non sono potuto tornare da lui per dirgli addio. Come gli avrei spiegato la mia immutata giovinezza?” “Ti capisco bene Keeran. L’immortalità ha le sue pecche. Hai scelto di abbandonare la tua famiglia perché sapevi che tutti loro sarebbero invecchiati tranne te e Seanna, non potevi fare altro. Andartene via era l’unico modo per proteggere il segreto che condividi con lei.” Seanna sfiorò la mano di Keeran. “Non lo ammetterà mai, ma io so quanto gli è costato rinunciare a vivere a Hornwood.” Keeran le rivolse un dolce sguardo, ed Estel si alzò dalla sua sedia di vimini. “Ho qualcosa per te, Keeran Blackclaw. Un regalo che ho tenuto da parte in attesa del tuo ritorno.” Entrò in casa seguita da un paio di gattini neri che gironzolavano nel giardino e ricomparve quasi subito con una scatola di legno intarsiato fra le mani.

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“Qui dentro c’è tutto ciò che resta della tua famiglia. Piccoli oggetti personali che sono riuscita a raccogliere dalle rovine del maniero prima che iniziassero i lavori di smantellamento. Li ho tenuti da parte per te, per questo giorno. Credo che sarai felice di poterli riavere.” Keeran prese la scatola fra le mani e sollevò il coperchio. Disposti con cura al suo interno, c’erano piccoli oggetti ed effetti personali appartenuti ai membri della famiglia Blackclaw. Keeran li osservò con tenerezza, prendendoli fra le mani e lasciandosi inondare dai ricordi. “Questo era mio”, disse, stringendo tra le dita un cavallino di legno intagliato a mano. “Era il mio giocattolo preferito da bambino, lo aveva fatto mio padre per me… Ricordo di averlo perso e mai più ritrovato, chissà dove si era infilato… Questo è un pettinino d’argento di Gwenn, lo riconosco dalle gemme d’agata della decorazione. Ne aveva talmente tanti, e spesso le cadevano dai capelli… Questo bracciale di perle di fiume era di Danaes, un regalo da parte mia per il suo tredicesimo compleanno… E anche questi nastri di seta erano suoi, li usava per legarsi le trecce castane… Questi orecchini di giada erano di Lady Alanna, me li ricordo bene, li indossava spesso… E questo è lo stemma del nostro casato, forgiato nel ferro, che mio padre usava come fibbia appuntata sui mantelli o sulle tuniche… Quanti ricordi mi tornano in mente…”, mormorò, accarezzando gli altri oggetti contenuti nella scatola, tutti frammenti di un tempo perduto a lui molto caro. “Ti ringrazio Estel per aver raccolto queste piccole cose prima che fossero spazzate via insieme al maniero, è

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bello avere qualcosa che mi ricordi le persone che ho amato. È un regalo bellissimo.” Estel gli sorrise compiaciuta, mentre gli occhi dorati di Keeran brillavano commossi incontrando le sue iridi verdi. “Non ho trovato nulla di tua madre, ma forse non ha molta importanza per te.” “No, non ne ha. È stata una pessima madre fin dai primi ricordi che ho di lei, incapace di donare affetto a me e alle mie sorelle, troppo presa da se stessa e dal suo egoismo.” Keeran chiuse il coperchio della scatola di legno e ringraziò Estel nuovamente. La donna gli sfiorò una spalla con una carezza, poi guardò Seanna. “Ho qualcosa anche per te, naturalmente”, disse, infilando una mano nel taschino laterale del suo vestito rosso. “Questo ciondolo di tua madre.” Seanna lo riconobbe appena lo vide. “Oh, è la collana che portava sempre al collo.” Prese fra le dita il cordino di cuoio rovinato dal tempo al quale era agganciata una conchiglia di mare dai riflessi rosati. “Non possedeva altro che questo monile, una conchiglia raccolta sulla spiaggia che per lei era un oggetto prezioso. Era una donna così semplice, si accontentava di poco… Sai com’è morta?” “Certo. Le ho fatto visita spesso dopo che tu e Keeran ve ne siete andati. I rigidi inverni nevosi le avevano indebolito i polmoni, e quando è diventata anziana una brutta influenza se l’è portata via nel sonno. Io ero con lei, non è morta da sola.”

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“Non l’ho amata abbastanza, credo… Sono stata una figlia poco amorevole e piuttosto ribelle.” “Ai suoi occhi eri perfetta. Era felice che avessi trovato l’amore e la gioia accanto a Keeran, voleva il meglio per te, di certo non la povertà di Jerwin. Anche se te ne sei andata di casa molto presto, lei non ne ha sofferto.” Seanna strinse la collana della madre tra le mani ripensando a lei, e Keeran le disse che poteva metterla nella scatola insieme agli oggetti dei suoi familiari. “Avremo molta cura di questa scatola, è tutto ciò che ci resta del nostro passato”, commentò Seanna, mentre Keeran richiudeva il coperchio di legno intarsiato. Estel raccolse da terra un gattino nero che le stava mordicchiando una caviglia e se lo mise in grembo accarezzandogli il pancino peloso con le dita. “Ho notizie anche di tuo padre Gregor Cassel, se ti può interessare.” “Certo, dimmi pure. Che ne è stato di lui?” “Ha regnato a lungo, prima di essere sostituito dai suoi dieci figli sparsi sul territorio scozzese. Beveva un po’ troppo, e questo vizio gli ha accorciato la vita di una decina d’anni. I suoi possedimenti sono stati spartiti tra gli eredi, e poi venduti al migliore offerente come terreni edilizi. È rimasto intoccato soltanto un piccolo castello a North Berwick, la residenza dell’ultimo dei suoi discendenti, e credo che attualmente sia in vendita. Qualcuno prima o poi l’acquisterà per farne un resort o un luogo di villeggiatura, anche se teoricamente sarebbe una tua eredità, dato che sei la sua unica figlia femmina rimasta in

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vita. Potreste acquistarlo voi, anziché lasciarlo in mano a degli estranei.” “Acquistare un vecchio castello in Scozia?”, chiese Seanna, sorridendo al pensiero di rimettere piede in una costruzione medievale. “Perché no? Dopotutto è tuo, anche se sei una Cassel illegittima e non riconosciuta come erede. Non hai bisogno di far sapere che discendi dal Gregor Cassel per poterlo acquistare, è stato ristrutturato e dotato di elettricità, acqua potabile, impianto del gas e tutto il resto. Potreste usarlo come residenza estiva.” Seanna cercò lo sguardo di Keeran, che subito le disse: “Decidi tu, è una tua proprietà.” “Sì, ma… Sarà molto costoso, essendo un castello d’epoca.” “Sono un imprenditore, il denaro non è un problema.” Seanna rifletté per un attimo su quell’ipotesi, e sentendosi presa in contropiede decretò: “Ci penserò sopra. Valuterò i pro e i contro con calma.” Estel sorrise. “Finirai per acquistarlo. E so anche come e per cosa lo utilizzerai. Ma non te lo voglio dire. Lo scoprirai da sola.” “Uhm, vedremo”, commentò Seanna, con aria misteriosa. Il resto del pomeriggio trascorse piacevolmente, con Estel che faceva mille domande sulle loro esperienze di vita in giro per il mondo e Seanna e Keeran che le raccontavano ciò che in parte lei aveva già visto attraverso i suoi sogni. Quando il sole si tuffò nel mare colorando d’arancio il cielo, giunse anche il momento dei saluti.

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“È stato bello rivederti, Estel. Grazie di tutto”, le disse Keeran, abbracciandola per primo. “Abbi cura di te, giovane lord.” Seanna si lasciò stringere dall’abbraccio affettuoso della donna, che le sussurrò all’orecchio “Prenditi ciò che ti appartiene”, riferendosi al castello dei Cassel in vendita a North Berwick. “Ci rivedremo, Estel? Verrai mai a trovarci in Italia?” “È difficile per me allontanarmi da questo luogo. Sono radicata alla mia terra come una vecchia quercia. Avremo modo di incontrarci ancora, non temere.” “Va bene, non insisto. Grazie per questa meravigliosa giornata, ho atteso a lungo di riabbracciarti, e sono felice che tu non sia cambiata e stia così bene.” “La vita eterna non rende bella soltanto te, ragazzina.” “Ottima osservazione.” Si scambiarono un sguardo d’intesa, poi Seanna la salutò. “Alla prossima occasione, Estel.” “Come e quando vuoi, tesoro.” Keeran le cinse la vita con un braccio e Seanna si voltò, allontanandosi dal cottage insieme a lui per dirigersi alla scalinata di pietra che scendeva ai piedi della scogliera. Non si girò a guardare Estel, perché sentiva addosso il suo sguardo magnetico che la osservava andare via e sapeva che detestava gli addii. Si limitò a guardarsi attorno, immaginando per qualche attimo di rivedere il grande maniero grigio dei Blackclaw dominare la spianata erbosa con le sue quattro torri svettanti verso il cielo e i vessilli del casato smossi dal vento…

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*** Quella sera, mentre Keeran sedeva sul letto della loro stanza d’hotel nel centro urbano di Kingsbridge intento a controllare il suo SmartPhone pieno zeppo di messaggi ricevuti dai collaboratori aziendali italiani, Seanna uscì dalla doccia dopo più di mezz’ora e si accoccolò accanto al marito ravviandosi i corti capelli biondi con le dita. “Sai a cosa ho pensato mentre mi facevo la doccia?”, chiese, attirando l’attenzione di Keeran su di sé. “Sentiamo, cosa ti frulla per la mente?” Lei sorrise e gli sfilò il telefono dalle mani. “Voglio avere il mio castello.” Keeran si grattò il mento fresco di rasatura. “Non hai detto che volevi rifletterci con calma e valutare i pro e i contro, prima di decidere?” “L’ho fatto sotto la doccia. E ho deciso che dovremmo acquistarlo.” “E per quale esatto motivo?” “Perché infondo è mio, mi spetta di diritto, sono un’erede di Gregor Cassel, illegittima ma pur sempre sua figlia.” “Certo. E come pensi di utilizzarlo?” “Su questo non ho ancora le idee chiare, o meglio, ho solo immaginato come potremmo sfruttarlo.” “Potremmo? Tu ed io? Ti ricordo che al momento sono un imprenditore e mancano ancora quindici anni al mio prossimo cambio di identità e di lavoro.” “Lo so benissimo. Infatti non ho detto che voglio lasciare l’Italia e trasferirmi in Scozia.”

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“Okay. Allora cosa vuoi farne del tuo bel castello, una residenza stagionale in cui passare le vacanze estive?” “No, ho pensato a qualcosa di più particolare…” “Sono tutto orecchi, spara.” “Dunque… Immagina se dopo averlo acquistato lo arredassimo esattamente com’era arredato il tuo maniero, con lo stesso stile e una disposizione simile delle stanze. Sarebbe bello, non credi?” “Vuoi far rivivere Blackclaw?” “Esattamente! È fattibile, un po’ costoso, ma realizzabile. E dopo averlo sistemato, potremmo aprirlo al pubblico, magari solo nei mesi d’estate, e organizzare delle feste medievali… Tutti i partecipanti abbigliati con costumi del 1300, dei figuranti pagati per suonare strumenti antichi e intonare le ballate di quell’epoca, e un servizio di catering scelto su misura per cucinare i piatti che si mangiavano in quel periodo storico. Ogni sera una festa diversa, con danze e canti, e noi due, ovviamente, saremmo i padroni del castello che accolgono gli altri nobili.” “Vorresti rimetterti addosso quei vestiti aderenti pieni di lacci con le maniche troppo ampie e le gonne dallo strascico ingombrante?” “Mi piacerebbe da impazzire! E tu saresti splendido con addosso una tunica del ‘300 e i calzoni infilati negli stivali alti fino al polpaccio, bello ed eccitante com’eri al tempo in cui ci siamo innamorati.” Keeran accarezzò quell’idea per un istante, pensando che dopotutto non era così folle. “Dovrai farti ricrescere i capelli per poterti pettinare come

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la giovane Lady Seanna che ho sposato.” “Nel giro di un anno mi arriverebbero già alle spalle se li lasciassi crescere.” “Io però non ho intenzione di ricominciare a farmi la coda di cavallo che ti piaceva tanto.” “Non hai bisogno di avere i capelli lunghi per sembrare un lord, ti basterà un filo di barba incolta e un taglio un pochino più selvaggio.” “E scommetto che i nostri abiti li cuciresti tu con le tue abili mani… Giusto?” “Ovviamente sì. Li rifarei uguali a quelli che avevamo, e potremmo tornare ad essere Lord Keeran Blackclaw e Lady Seanna Merrick. Ti immagini il salone del castello illuminato dalle candele, con il pubblico abbigliato da nobili e nobildonne, la musica delle cetre e dei mandolini, e noi due al centro del salone impegnati ad aprire le danze come facevamo nella nostra prima vita? Non sarebbe fantastico rivivere quei momenti così belli e unici?” Keeran sorrise dolcemente a Seanna, tornando indietro nel tempo e ricordando tutte le serate trascorse nel maniero a danzare con lei fino a notte tarda. “Sarebbe come sognare ad occhi aperti”, ammise, toccato dall’idea della moglie. “Allora lo faremo? Acquisteremo il castello di North Berwick e lo trasformeremo nel maniero dei Blackclaw?” Come sempre, Keeran non seppe dire di no a Seanna. “Va bene. Facciamolo. Buttiamoci in questa avventura.” “Sul serio?... Ti piace davvero la mia idea?” “Certo che mi piace. E penso che potrebbe renderci felici,

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oltre che fruttarci parecchio. Molte coppie moderne amano sposarsi in Scozia in un vero castello e abbigliati con costumi medievali. Potremmo organizzare anche dei veri matrimoni, non solo delle feste da ballo.” “Hai ragione… Che meraviglia!” Seanna sfoderò un sorriso smagliante e i suoi occhi azzurri brillarono sul suo volto sempre giovane e bello. “Quando pensi che potremmo contattare l’agenzia immobiliare che ha messo in vendita il castello?” “Anche domani se vuoi. Siamo già in Inghilterra. Prendiamo un volo per la Scozia e andiamo a vedere il castello di persona.” “Sì, fantastico! E il tuo lavoro?” “Mi prenderò un’altra settimana di vacanza. Dopotutto il capo dell’azienda sono io, posso tornare a lavorare in ufficio quando voglio.” “Allora è deciso. Ci tufferemo nel passato.” “Inizia a farti crescere i capelli, Lady Seanna Merrick.” “Anche tu, Lord Keeran Blackclaw.” Keeran la prese per la vita e la fece rotolare sul letto, stendendosi sopra di lei. Le loro iridi si incatenarono, accendendosi di celeste intenso e oro brillante, e il loro sangue prese a scorrere nelle vene più veloce e più caldo. “Ti ho mai detto cos’ho pensato la primissima volta che ti ho vista affacciarti sulla soglia delle cucine del maniero nel tuo grezzo vestito da serva e con i capelli che sfuggivano dalla crocchia?”, sussurrò Keeran contro le labbra di Seanna.

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“Hai pensato che non avresti mai potuto mettere le mani su di me perché non ero del tuo rango?”, ipotizzò lei. “Sbagliato. Mi sono detto “Quella ragazza un giorno sarà mia, e farò di lei una meravigliosa lady, costi quel che costi ”. Mi è bastato uno sguardo per volerti tutta per me.” “Hai ottenuto ciò che volevi. Mi hai fatta tua.” “Sì. E lo rifarei senza indugio. Tu sei nata per essere mia.” “Forse eravamo destinati ad appartenerci. Allora come adesso. In quella vita mortale e in questa vita senza fine. Dùsgadh ci ha riuniti perché fin dal principio era scritto che saremmo stati l’uno la parte essenziale dell’altra.” “A me sarebbe bastata anche una sola vita da vivere con te. Mi sarei accontentato.” “Invece avremo l’eternità per stare insieme. Siamo dei privilegiati.” “Concordo pienamente.” Keeran baciò Seanna sulla bocca, e i battiti dei loro cuori divennero una sola vibrante pulsazione mentre facevano l’amore, fondendo le loro carni in un solo corpo marchiato dal misterioso tocco dell’immortalità.

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Cornovaglia, 1300. Una notte di tempesta, un incontro segreto fra due giovani innamorati ai quali non è concesso stare insieme, una nobildonna crudele disposta a tutto per separarli... Amore, paura, una vita spezzata... E poi, il risveglio, il ritorno alla vita per mano di una donna misteriosa e di un antico dio cornico, il signore del risveglio... La storia di Seanna e Keeran e del loro amore che sfida il mondo e il passare del tempo. Un romanzo fantasy medievale ispirato a una leggenda.


AWAKENING - Paola Secondin - Romanzo