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25 nr.

IL PRIMO MENSILE GRATUITO CHE PARLA DI SALUTE

INFERTILITA’: CASI IN AUMENTO IN TERRA DI LAVORO

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ANORESSIA, FORSE È COLPA DI UN GENE

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DIABETE E ALIMENTAZIONE

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settembre 2013

Anno III Copia a distribuzione graTuita


Potrebbe essere un problema di postura? CEFALEE DOLORI CERVICALI

DISCOPATIE

DOLORI LOMBARI

SCIATALGIE

CELLULITE CATTIVA CIRCOLAZIONE

Presso il Centro di Valutazione Posturale “OK POSTURA” presso Centro Antidiabetico AID Stabia Sede di Castellammare di Stabia in via Rispoli, 56 · Ingresso in Piazza Spartaco, 7 Sarà valutato, in ogni persona, l’aspetto bio-meccanico, per individuare eventuali disordini posturali in atto o che si svilupperanno a medio o lungo termine. Info: 081 8721398 - 338-7787736 · www.okpostura.it - okpostura@libero.it Disponibile parcheggio gratis presso garage “STABIAE” in via Marconi,13

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ok postura


editoriale

Campania (in)felix: urgono le bonifiche, ma potranno mai partire? Nelle ultime settimane in Campania è riesploso, ammesso che si fosse mai sopito, il dibattito sull’inquinamento dei terreni colpiti per anni dagli sversamenti illeciti e dai rifiuti nocivi. In particolare, dalle parole di un collaborazione di giustizia, un camorrista pentito, si è tornato con insistenza a parlare di ampie zone tra il napoletano ed il casertano che necessitano di essere bonificate. L’intera area geografica che va dal giuglianese, nell’hinterland partenopeo, al litorale domizio, nel casertano, è fortemente inquinata, qualcuno dice addirittura non bonificabile, vista la strutturale penetrazione delle sostanze nocive avvenuta per troppi anni e con quantità enormi nei terreni. Servirebbero miliardi di euro, dicono alcuni tecnici, e servirebbe un piano per ricollocare tonnellate e tonnellate di rifiuti di ogni genere. Si tratta in pratica di un programma enorme, forse impossibile. Un’opera titanica, perché anche ammesso solo per ipotesi che si trovino le risorse economiche necessarie, la questione di come e dove mettere i rifiuti sembra di difficilissima soluzione. E così da giorni se ne sentono di tutti i colori. Quel che conta, però, è che la Campania è ormai una terra in…felix per gran parte delle aree che si estendono tra le province delle due città più urbanizzate, Napoli e Caserta (dove vivono circa 4 dei 6 milioni totali di abitanti della regione). Non parlare di tutti ciò, quindi, sarebbe ancora più grave. Proprio il silenzio, per anni, è stato l’alleato più forte dei criminali delle ecomafie che hanno avvelenato tutto. E così, ora più che mai, serve tenere alta la tensione, alimentare confronti e dibattiti, tra i cittadini, come tra i tecnici, i politici, le istituzioni. Se si tornassero ad abbassare i riflettori dell’attenzione collettiva si finirebbe solo per gettare nel dimenticatoio, definitivamente, quello che è il più grande disastro ambientale d’Italia e forse d’Europa. E la stessa questione di come salvare la Campania non è certo solo un problema locale, ma sicuramente continentale, visto anche il coinvolgimento, nelle azioni degli sversamenti illeciti, di molte aziende del nord Italia e di molti Paesi europei. L’Europa, come l’Italia tutta, deve fare la propria parte, per dare almeno una speranza tra la popolazione campana costretta a convivere con l’avvelenamento del proprio territorio ma che non può certo continuare a subire una catastrofe ambientale senza precedenti.

di Paolo Trapani

settembre


Ottica Ruocco Piazza Unità d’Italia, 5/7 Castellammare di Stabia (NA) tel. 081 871 3105


5 LENTI PROGRESSIVE, LA SOLUZIONE PERFETTA Ideali per una visione nitida a qualsiasi distanza

Francesco Ruocco Ottico Optometrista

La graduale perdita di accomodazione, ovvero la capacità di mettere a fuoco caratteri posti a breve distanza, assume una notevole importanza intorno ai quarant’anni; questo problema definito “Presbiopia” non è annoverabile tra i vizi di refrazione come Miopia e Ipermetropia poiché ha una origine fisiologica dipendente dalla perdita di elasticità del cristallino. Si determina quindi la necessità di fare uso di occhiali che permettano una corretta “ messa a fuoco” da vicino, ma, poiché le esigenze sono estremamente personali, sarà bene valutare attentamente le reali condizioni d’uso dettate peraltro dal tipo di attività che si conduce. Un occhiale di tipo monofocale permette una corretta messa a fuoco ad una sola distanza predefinita e ci impedisce di guardare oltre; un esempio classico ci è dato dall’utilizzo del computer che essendo un piano di lavoro posto a distanza diversa da quello di lettura, pone il soggetto nella necessità di avvicinarsi allo schermo per averne una percezione nitida, nonsolo, ma l’occhiale andrà subito rimosso laddove si abbia l’esigenza di guardare più lontano. Il ricorso all’uso di lenti progressive “Multifocali” risulta essere la soluzione del problema, poiché, una volta indossate, permettono con un semplice movimento del capo di individuare la zona di messa a fuoco ideale in rapporto alla distanza di lavoro. L’approccio a questo tipo di occhiale risulta più semplice per i soggetti ametropi già portatori di lenti correttive “per lontano” ed è da considerarsi per gli ultraquarantenni, la naturale evoluzione nel metodo di correzione delle problematiche visive che necessiterebbero altrimenti di più occhiali diversamente graduati a secondo della distanza di utilizzo. Anche soggetti presbiti emmetropi, che non necessitano di correzione , ricorrono spesso per esigenze legate al tipo di attività svolto, alla realizzazione di occhiali progressivi con potere neutro da lontano in modo da soddisfare la sola visione a media e breve distanza. Al fine di sfatare un tabù legato all’adattamento alle Lenti progressive, è importante sapere che le moderne tecniche costruttive hanno migliorato il prodotto in maniera tale che oggi, risulta molto difficile trovare soggetti che non si abituino all’uso; sarà certamente l’Ottico “Specialista della Visione” ad indicare, nella molteplicità dell’offerta di mercato, la soluzione ideale.


6 INFERTILITA’: CASI IN AUMENTO IN TERRA DI LAVORO I dati rilevati da recenti indagini tecniche

Bruno Ferraro Ginecologo Direttore UOSD Fisiopatologia della Riproduzione Ospedale Marcianise www.coppiainfertile.it

Nei terreni di Caivano, a luglio scorso, è stata rinvenuta una sostanza altamente tossica: il cloruro di Metilene. Le caratteristiche della sostanza sono state rese note dal Generale Sergio Costa e dagli uomini della forestale che hanno fatto accertamenti sui terreni incriminati. Il cloruro di metilene” è considerato dallo Iarc e dall’Unione Europea “potenzialmente cancerogeno” con un alto potere mutageno, cioè capace di modificare il Dna, e teratogeno, quindi in grado di intervenire sulla formazione del feto. Per questo, la quantità consentita di cloruro di metilene è pari a zero. Questo composto chimico è usato nelle aziende per verniciare i macchinari e quindi è un solvente che, dopo essere stato interrato in barili, ha finito per insidiarsi nelle acque del bacino imbrifero sottostante. I contadini che si sono prestati (per ignoranza o perché minacciati), non potevano immaginare le conseguenze del loro gesto: bambini deformi, col cranio deforme, con modificazioni al cervello. Bambini microcefali che non vivranno mai un solo minuto della propria vita con la coscienza di essere “umani”. Che non riconosceranno mai la propria madre e che non diranno mai di aver fame. Eppure tutto ciò continua e, non si comprende, nonostante le denuncie, in particolare di quelle di Don Maurizio Patriciello (vedi post sulla pagina facebook del Centro di Infertilità Ospedale di Marcianise), con quale coscienza si continui ad interrare rifiuti tossici adesso che le cose sono di dominio pubblico. E visto che dei Campani non interessa a nessuno possiamo definire tutto ciò un “genocidio razziale”. Il Generale Sergio Costa ha quindi dichiarato: «È la prima volta che ritroviamo una sostanza simile: il bicloro, secondo legge, non dovrebbe proprio essere presente nell’acqua, cioè la legge non consente la presenza neanche di un nanogrammo. Qui, invece, ne abbiamo trovati 71». Sulla vicenda è intervenuto anche l’Oncologo Antonio Marfella, Presidente dell’Isde, scrivendo che: «Il cloruro di metilene, oggi scoperto ancora a Caivano dalla Forestale in data 18 luglio 2013, è lo stesso composto che e’ stato documentato da Istituto Superiore Sanità e a noi trasmesso da commissario De Biase anche nelle prime analisi su campioni vegetali della resit! (diclorometano o cloruro di metilene) con ciò a significare che ogni giorno noi dobbiamo registrare in falda profonda i tossici (tipo cianuro) che ci hanno sversato dalle industrie del nord, tipo Acna di Cengio, ma ogni giorno, ogni giorno nelle terre dei fuochi si lavora in nero e si sversa nei campi i solventi e gli sverniciatori del settore merceologicho della produzione in nero di scarpe , borse e tessile. questi non sono veleni del nord, questi sono i veleni che le stesse mamme che poi piangono i figli avvelenati producono nelle nostre zone dove non si rispetta l’uomo e il suo lavoro». E’ fuori discussione che tali sostanze hanno effetto anche sulla fertilità, in particolare quella maschile, con danni, a volte irreversibili, alla qualità del seme. E’ solo la punta dell’iceberg, poiché purtroppo la gravità del danno è ancora non quantizzabile. Quello che è certo che è impossibile che tali sostanze non abbiano effetti sulla salute riproduttiva e questo spiega l’aumento di casi di infertilità di coppia in Campania in generale e in terra di lavoro in particolare.


7 9 SISTEMA SANITARIO, SERVE UN ACCORDO Alfonso Longobardi

È necessaria la partnership tra pubblico e privato

Presidente del Consorzio Sanità Manager aziende sanitarie

L’argomento oggi più discusso nell’ambito della sanità pubblica e privata è l’assegnazione dei budget di spesa per tutto il comparto. Come di consueto, quasi al termine dell’anno, la pubblica amministrazione stabilirà, con tempi e modalità quasi inverosimili, un tetto di spesa da applicare per lo stesso anno 2013. In sostanza, tutte le aziende sanitarie private (centri antidiabete, laboratori di analisi, centri di radiologia, etc), si vedono assegnare, in assoluto ritardo, un limite di spesa, rischiando di aver già fatturato, al momento dell’assegnazione, una quota maggiore del limite concesso, senza aver ricevuto alcun preavviso e dunque in assenza di programmazione. In qualsiasi organizzazione aziendale o sistema produttivo, il budget è oggetto di programmazione preventiva (ex ante) che viene stabilita in anticipo per l’anno successivo, per consentire alle società di adeguare il sistema azienda agli indicatori economici, onde evitare di programmare in maniera difforme la propria attività. Difatti, il budget assegnato determina anche i costi del processo produttivo (forniture, costi del personale, apparecchiature, assistenza tecnica), e in generale tutti quei fattori utili a garantire il migliore servizio possibile. Risulta quindi indispensabile una maggiore collaborazione tra pubblica amministrazione e sistema sanitario privato, al fine di permettere l’adozione di strategie organizzative che consentano alla sanità privata di programmare senza danni la propria attività, garantendo di conseguenza la migliore risposta, elevati standard qualitativi, e la massima soddisfazione del cittadino-paziente. Pertanto, è indiscutibile prevedere una maggiore

comunicazione e intesa tra sanità pubblica e privata, eliminando quella distanza ideologica tra due comparti in realtà uniti da un’unica mission, quella di garantire una sanità eccellente, e da una sola vision, cioè di farlo attraverso un sistema unico. Il modello migliore è garantito dalla commistione dei due livelli (pubblico e privato), facendo in modo che dove la sanità pubblica non può effettuare interventi clinici, diagnostici e chirurgici in tempi rapidi, deve avere la certezza di affidare tali attività scegliendo tra la migliore sanità privata, ed al prezzo più competitivo. Il tutto, nel sacrosanto rispetto dei vincoli di bilancio, troppo spesso imposti dal governo centrale, concretizzati nei suindicati tetti di spesa. Tale obiettivo non deve mai ledere i diritti alla salute dei cittadini, perché come dimostrato da esperienze sul campo, non investire sulla salute della popolazione, anche preventivamente, costa alle casse pubbliche molto di più.


8 LA VALUTAZIONE POSTURALE NELLO SPORT

Catello Coppola Posturologo e osteopata

La relazione tra attività fisica e postura

La valutazione posturale sta prendendo sempre più piede in ambito sportivo e questo perché molto spesso la postura può essere considerata un fattore predisponente a determinate patologie o favorente determinati infortuni. L’analisi posturale condotta di un posturologo può permettere di prevenire o di curare meglio alcune problematiche dolorose dell’apparato muscolo scheletrico. Non esiste la postura “ideale” o “corretta” e questo concetto è valido specialmente in ambito sportivo dove ogni atleta sviluppa spesso compensi muscolari e posturali correlati al gesto atletico che è abituato a compiere. Non è un caso infatti che sport “asimmetrici” come ad esempio il tennis e la scherma comportino uno sviluppo non armonico di alcuni gruppi muscolari e della postura stessa, naturalmente queste alterazioni devono essere abilmente compensate da un lavoro simmetrico in fase di preparazione atletica. Gli atleti che praticano questo tipo di sport non sono più predisposti di altri atleti a sviluppare infortuni in generale in quanto il loro sistema locomotore è cresciuto adattandosi al tipo di gesto atletico compiuto, tuttavia ovviamente sono maggiormente predi-

sposti a patologie da sovraccarico e traumatiche dirette ed indirette a livello delle regioni maggiormente coinvolte nell’esecuzione del suddetto gesto atletico. Dal punto di vista posturale tuttavia possono esserci delle alterazioni predisponenti allo sviluppo di determinati infortuni/patologie. Analizzando globalmente la postura di un atleta ci si deve soffermare prima di tutto sul tipo di sport praticato, molto spesso difatti alcune problematiche che a prima vista potrebbero sembrare patologiche in realtà sono il frutto di compensi che sono legati all’attività sportiva stessa e che non possono essere considerati patologici, almeno fino a quando non risultino causa di sintomatologia dolorosa o di infortuni recidivanti. Di conseguenza prima dell’analisi posturale vera e propria è importante l’anamnesi; attraverso questo atto medico si entra a conoscenza del tipo di sport praticato e soprattutto della presenza o meno di eventuali infortuni in atto o pregressi e diventa più semplice andare a ricercare eventuali predisposizioni posturali. In questo contesto risulta fondamentale la preparazione in ambito riabilitativo di colui che opera la valutazione posturale. Lo specialista in collaborazione con altre figure mediche e non, ha un ruolo cardine e centrale in questo processo potendo integrare varie competenze senza tralasciare aspetti basilari.


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10 IL PRONTO SOCCORSO IN CASA

Antonino Spano

Come tenere un armadietto dei medicinali

ti che non possono mai mancare in casa. Sono utili analgesici e antipiretici (come il paracetamolo) per abbassare la temperatura, per mal di testa, mal di denti e simili. Utili anche gli antinfiammatori (ibuprofene o ketoprofene o altri farmaci antinfiammatori non steroidei) per combattere nevralgie e dolori muscolari leggeri. Poi è consigliabile conservare qualcosa per l’acidità di stomaco e per la digestione, da concordare con il proprio medico. Inoltre una donna dovrebbe avere un antispastico per calmare i dolori mestruali. Anche diarrea e stipsi necessitano di prodotti specifici, in farmacia basta chiedere un antidiarroico e un lassativo. Gli antibiotici invece non vanno tenuti in casa ma comprati quando solo quando servono e dopo aver consultato il medico di famiglia. Avere un armadietto dei medicinali in casa è importante, ma la prima regola da rispettare è renderlo inaccessibile ai più piccoli. Perché essere pronti a gestire le emergenze è sempre una buona abitudine ma la prudenza non è mai troppa. In casa i farmaci più utili sono quelli acquistabili senza obbligo di ricetta. Inoltre può servire conservare i prodotti adatti a curare specifiche patologie che solo il medico di famiglia può riconoscere. DOVE SISTEMARE L’ARMADIETTO Il luogo deve essere asciutto e fresco, possibilmente distante da una fonte di calore e dall’umidità. Quindi chi sceglie il bagno o la cucina per posizionare il proprio kit farmacologico deve assicurarsi che non siano eccessivamente umidi. Per quanto riguarda il prodotto è importante ricordarsi di controllare la data di scadenza e di eliminare ciò che non va più bene”. Una buona abitudine è quella di conservare il foglietto illustrativo e la scatola. Così, quando serve, si hanno sempre tutte le informazioni a disposizione. I FARMACI UTILI Antinfiammatori e antifebbrili sono i due prodot-

FRONTEGGIARE LE EMERGENZE Sempre bene tenere in casa un termometro, ricordando che si deve optare per quelli elettronici o per quelli al galinstan, un liquido innocuo. La comunità europea ha infatti disposto che entro il 2009 i termometri a mercurio non possano più essere prodotti in Europa, perché questo metallo è considerato tossico. Per le ferite servono disinfettante, cerotti, garza e ovatta. Per i cerotti meglio scegliere quelli con medicazione incorporata. Infine è sempre bene avere una pomata cortisonica per le punture di insetto, una che contiene anestetici e antibiotici locali per le piccole ustioni e un doposole per le scottature. I FARMACI DA EVITARE Ci sono prodotti invece non si dovrebbe avere in casa. Come per esempio quelli scaduti o che non hanno il foglietto illustrativo. E ancora, i medicinali preparati dal farmacista su indicazione del medico. Dopo aver terminato la cura è bene buttare tutto. Infine per i colliri in confezione multidose e per le pomate oftalmiche è bene ricordare che, una volta aperti, vanno consumati entro un mese e, comunque, conviene eliminarli finita la cura.


11 L’ALLENAMENTO SPORTIVO

Antonino Spano

I consigli dell’esperta per una pratica corretta Negli scorsi numeri di Sanitalk ci siamo più volte occupati di sport e dei suoi benefici. Questo mese, per continuare ad approfondire l’argomento, abbiamo intervistato Giusy Raffone, campionessa italiana di fitness e personal trainer, che ci ha spiegato alcuni concetti, utili agli atleti esperti così come ai principianti.

Quali sono i consigli pratici per l’attività fisica al rientro dalle ferie? «Iniziare a piccole dosi, soprattutto se la pausa è stata lunga o si è agli inizi. Una corsa o camminata a passo veloce, al mattino, per 25 min., per poi aumentare gradualmente fino ad arrivare a 50min. A questo si aggiunge un pò di allungamento muscolare (stretching). Proseguendo, si possono aggiungere esercizi per l’addome, 3 serie per 15 ripetizioni con massimo 15 sec di recupero. Altra soluzione esercizi in casa. Riscaldare sempre i muscoli con una marcia sul posto per 5min. Eseguire a terra, con un tappetino adeguato, serie di esercizi per le gambe, glutei e addome. Il tutto in circa 20/30 min. più stretching». Qual è la differenza tra attività aerobica e anaerobica, e come decidere per l’una o l’altra? «I termini “aerobico” e “anaerobico” denotano diversi modi di generazione di energia nei muscoli durante l’allenamento. Aerobico indica “in presenza di ossigeno”, anaerobico “senza ossigeno”.L’energia è prodotta aerobicamente finchè è sufficiente l’ossigeno fornito

ai muscoli attraverso il sistema cardiovascolare. Quando non arriva abbastanza ossigeno, si genera energia anaerobica. Se l’obiettivo è ridurre il grasso corporeo, bisogna allenarsi aerobicamente, in quanto il grasso corporeo viene espulso nel flusso sanguigno e trasferito ai muscoli, dove, in presenza di ossigeno, viene bruciato aerobicamente assieme al glucosio per produrre energia. Il sistema anaerobico fornisce la maggior parte dell’energia per gli allenamenti di forza». In base a quali caratteristiche si stabilisce un programma di allenamento personalizzato, o la scelta dello sport da praticare? «Prima di iniziare una preparazione con un cliente, gli chiedo i suoi obiettivi e una “prova costume” per valutare il punto di partenza. Mi piace usare questa espressione:” cucire l’allenamento addosso”. Come già detto, le caratteristiche variano da soggetto a soggetto e da obiettivi. La genetica, l’età, il sesso, il tempo a disposizione per l’allenamento, l’eventuale presenza di qualche condizione fisica particolare, sono di certo elementi fondamentali. La scelta è molto soggettiva. E’ chiaro che per un soggetto in sovrappeso, la scelta deve essere quasi “obbligata” verso un attività più consona alla sua conformazione fisica». Quali sono i consigli per una attività fisica non agonistica per i dilettanti? «Dedicare almeno 1 ora 3 volte a settimana all’attività fisica. Mantenere una sana alimentazione. Essere costanti. E’ fondamentale intendere che lo sport deve diventare uno stile di vita, solo cosi si potranno avere risultati certi e salutari. Il “fai da te” va bene, ma senza esagerare con esercizi troppo complessi. Meglio rivolgersi ad un centro fitness, o ancor di più, ad un personal trainer». Per contatto mail: angelogiura@hotmail.it


12 L’IMPORTANZA DEL CONTROLLO ODONTOIATRICO

Gaetano Santarpia Laureato in Odontoiatria e Protesi dentale Università Federico II

La prevenzione protegge grandi e piccini dai danni più gravi Una recente indagine condotta per l’Osservatorio sanità di UniSalute ha evidenziato una certa resistenza da parte degli italiani a sottoporsi a visite odontoiatriche, a causa di una presunta onerosità delle cure. Si deve però considerare che la prevenzione evita l’insorgere di numerosi problemi odontologici e che non sottoporsi al controllo periodico può comportare, oltre all’aggravarsi di eventuali patologie, anche un aumento dei costi conseguenti al mancato tempismo nel curare il caso. Per evitare questo è necessario recarsi dal dentista per la visita di controllo almeno una volta l’anno. La prevenzione in campo dentistico è importantissima, anche e soprattutto per i bambini. E’ possibile infatti prevenire i problemi odontoiatrici già in tenera età.

Perché è necessario sottoporsi ai controlli Per quanto si possa pensare che sottoporsi a controlli periodici dal dentista comporti dei costi eccessivi, bisogna sapere che non farlo ci fa andare incontro ad una spesa ancora maggiore. Un esempio classico di quanto appena detto è costituito dalla carie che, in termini economici, costa notevolmente meno se curata tempestivamente. Il costo della cura di una carie, con conseguente otturazione, è piuttosto ridotto, ma se viene trascurata tende a progredire fino ad attaccare il nervo.

In questo caso sarà necessaria la devitalizzazione, che comporterà una spesa pari a circa il doppio del prezzo della normale cura, senza contare che, con il passare del tempo, il dente dovrà essere incapsulato e questo ci costerà ancora di più. Per non parlare del dolore, che sarà tanto maggiore quanto più verrà trascurato il problema. Come già detto, la prevenzione nel campo odontoiatrico è di fondamentale importanza per i bambini: il primo controllo dovrebbe essere effettuato intorno ai due anni. Nel corso del primo incontro il dentista valuta lo stato di salute della bocca del bambino tenendo in considerazione la corretta occlusione tra le arcate dentali. Il medico odontoiatra è poi l’unico a potere spiegare approfonditamente, anche ai genitori, come curare l’igiene orale dei ragazzi e quali sono le cattive abitudini che bisogna evitare per permettere alla bocca di formarsi in modo corretto e ai dentini di crescere sani. I controlli devono essere effettuati ogni sei mesi, per permettere di curare tempestivamente problemi che possono comportare la predisposizione all’insorgere di carie, alterazione delle articolazioni e caduta precoce dei denti. Per gli adulti è invece consigliato almeno un controllo annuale, così da prevenire l’insorgere di tutti quei fastidiosi disturbi che, se protratti nel tempo comporteranno oltre ad una maggiore sofferenza, anche una spesa destinata a crescere.


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14 ANORESSIA, FORSE È COLPA DI UN GENE

Francesca Mari

Uno studio ne dimostrerebbe il collegamento

Magre a tutti i costi, per piacersi di più, per uniformarsi ai modelli propinati dalla televisione e dagli altri mass media. Se si persegue il dimagrimento in maniera sana, seguiti da medici specialisti e praticando tanta attività fisica, allora si può dire che si stia seguendo un corretto stile di vita. Quando, però, l’idea del dimagrimento comincia a diventare un’ossessione, spinge il soggetto a rapportarsi col cibo in maniera arbitraria fino a nutrirsi male o, peggio, a non nutrirsi affatto, allora si sfocia nella patologia. Una patologia che a poco a poco divora il corpo e la mente fino a condurre alla morte. Una malattia che ha il nome di anoressia ma diversi sinonimi: agonia, devastazione, distruzione, morte. L’anoressia fa parte dei disturbi alimentari: in Italia sono circa tre milioni le persone che soffrono di disturbi del comportamento alimentare e il loro numero è in costante aumento. Secondo il «Primo monitoraggio sui disturbi alimentari online in Italia», condotto da Eurispes, infatti, ogni anno si contano in Italia 3500 nuovi casi di anoressia e 6000 di bulimia. Sebbene, però, la scienza da anni cerchi di individuare le cause di questi disturbi, legati perlopiù a disagi psichici e mentali, ragioni ben precise non sono state ancora individuate. Arriva dall’America, però, in queste ore uno studio che riscontrerebbe, tra le cause principalmente dell’anoressia, un fattore genetico. Anche il Dna, quindi gioca un ruolo nell’anoressia. Il più grande studio eseguito finora sul DNA di pazienti anoressiche ha portato alla luce un gene legato alla malattia, coinvolto nel metabolismo del colesterolo. A capo del maxi-studio multicentrico che ha coinvolto oltre 24 centri di ricerca nel mondo, è Nicholas Schork de The Scripps Research Institute (TSRI) di La Jolla, California. La ricerca è stata pubblicata sulla rivista Molecular Psychiatry. L’anoressia è una malattia diffusa soprattutto tra le donne e le ragazze, e riguarda fino all’1% delle donne. Si tratta della malattia psichiatrica con la maggiore morta- lità ed è legata sia a fattori culturali, sociali e familiari, sia anche a fattori di stress e alle difficoltà di un periodo delicato quale la pubertà. Ma studi su gemelli hanno dimostrato anche un contributo dei geni nella malattia. Eppure finora nessun grosso studio di genetica era stato condotto e nessun gene era stato definitivamente associato ad essa. Gli esperti hanno ripetuto su vari campioni di donne, per un totale di oltre 1200 anoressiche e quasi 2000 coetanee sane, uno studio genetico ad ampio spettro fino ad arrivare ad isolare EPHX2, un gene che fornisce alle cellule il codice per sintetizzare un enzima che regola il metabolismo del co-


15 lesterolo. Nelle anoressiche questo gene si trova spesso ‘mutato’, cioè difettoso. Essi ritengono di essere sulla strada giusta perché, il gene in questione, denominato EPHX2, è importante per regolare il colesterolo e, guarda caso, le anoressiche spesso - nonostante digiunino - hanno questo valore alto. In più il colesterolo è fondamentale per il funzionamento dei neuroni e quindi alterazioni del suo metabolismo incidono sull’umore. Resta da capire in che modo EPHX2 scateni o sostenga il perdurare della malattia scatenata per altre vie. Come riconoscere l’anoressia L’anoressia è classificata come “disturbo del comportamento alimentare” e rientra fra le malattie della sfera psichica. Le ragazze anoressiche desiderano il cibo, ma vi rinunciano deliberatamente, trasformando le quotidiane vittorie contro la fame nella loro unica ragione di vita. La diagnosi di anoressia viene effettuata valutando la presenza dei precisi sintomi elencati nel Dsm IV (Diagnostic and statistic manual of mental disorder), il testo nel quale sono descritti tutti i disturbi della sfera psichica a cui fanno riferimento gli specialisti di psichiatria dell’Occidente.

Ecco i sintomi che permettono di riconoscere l’anoressia: - dimagrimento veloce e costante fino al raggiungimento di un peso molto al di sotto di quello ideale; - ostinato rifiuto di mangiare allo scopo di recuperare un peso corporeo adeguato all’età e alla statura; - terrore ossessivo di ingrassare, nonostante il dimagrimento evidente e progressivo; - negazione costante della magrezza, dovuta a un’alterata percezione del proprio corpo, che viene giudicato comunque “grasso”; - attuazione dell’alimentazione “vicaria”, cioè fare mangiare gli altri, sia invitandoli con le parole a introdurre grandi quantità di cibo sia cucinando enormi varietà di piatti; - scomparsa del flusso mestruale almeno per tre cicli consecutivi.


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18 BELLI E IN FORMA ANCHE DOPO LA TINTARELLA

Francesca Mari

Chirurgia estetica, peeling e tanta frutta per restare in forma Dopo le vacanze, riposti in un cassetto costumi, abbronzanti e cartoline, oltre alla classica nostalgia settembrina che ci fa ricominciare a rilento le nostre attività di sempre, anche il fisico risente di un certo cedimento. A fine vacanze la pelle è macchiata, ispessita e più vecchia: insomma, appare spenta e spesso con antiestetiche macchie provocate dal sole. Se prima si attendeva qualche settimana per provvedere alla rigenerazione, recenti studi hanno dimostrato che non c’è bisogno di aspettare l’autunno, e che fin da subito si può intervenire per far rinascere la propria pelle, con peeling, un’alimentazione sana e la chirurgia estetica. «Il periodo che segue le ferie non è più ‘tabù’ per sottoporsi a trattamenti che possono aiutare a risolvere il problema, come i peeling: una volta erano ‘vietati’ e rimandati all’autunno, oggi le nuove formulazioni dei prodotti che utilizziamo consentono di agire anche subito dopo il ritorno dal mare». Parola di Giulio Basoccu, chirurgo estetico, responsabile della Divisione di Chirurgia plastica estetica e ricostruttiva dell’Ini (Istituto Neurotraumatologico Italiano). «E, dopo i bagordi estivi, questo è il momento giusto anche per ricominciare con un’alimentazione bilanciata e un pieno di frutta, in primis mirtilli, uva e agrumi, che garantiscono un alto apporto di acqua e sali minerali, essenziali per l’idratazione della pelle». L’esperto ha partecipato lo scorso 5 settembre a Roma all’incontro con medici e stampa di Zein Obagi, il dermatologo delle dive di Beverly Hills: lo studio Basoccu ha infatti ospitato per la prima volta in Italia il medico della pelle di molte attrici e attori di Hollywood, che ha tenuto un Private Training a un gruppo ristretto di medici. «È stata un’occasione unica per acquisire il metodo rivoluzionario di Obagi - racconta Basoccu - che si basa sul concetto di pelle sana, prima ancora che di cura dei disturbi che possono colpirla». Un concetto nuovo, che si unisce a quello della regola di una pulizia profonda da «effettuare due volte al giorno, non ci sono scuse - dice il dermatologo Usa - le donne europee sono diverse da quelle americane, sono meno vanitose: le statunitensi, appena vedono una ruga o un inestetismo vogliono cancellarlo, mentre le europee ci fanno meno caso, sono sicure di sé».

Quindi, secondo gli esperti, nonostante il sole sia ancora forte in molte località della penisola i migliori trattamenti antirughe da fare rientrati dalle ferie sono i peeling chimici, una volta ritenuti pericolosi e causa loro stessi di antiestetiche macchie se fatti nel periodo caldo e col sole. «Oggi invece gli esfolianti chimici sono stati completamente rivisti nelle formulazioni – ha concluso Basoccu - e rivalutati ampiamente come cura immediata contro le rughe al rientro dalle vacanze. Inoltre, è necessaria una alimentazione a ridotto contenuto di zuccheri come il glucosio e ricca di verdura e frutta, in particolare i mirtilli sono dotati di una ampia capacità antiossidante e, a seguire, gli agrumi ricchi di vitamina C. Frutta e verdura assicurano anche il giusto apporto di acqua e sali minerali al tessuto cutaneo».


19 Alcuni di questi trattamenti: Foto-biostimolazione: contrastare rapidamente i danni da photoaging È una biorivitalizzazione “dolce” che si avvale della terapia fotodinamica, una tecnica non invasiva nata per la cura dei tumori della pelle e ora utilizzata (in parte) per il ringiovanimento cutaneo. «Il trattamento inizia con un peeling booster specifico (ad azione anti aging, schiarente o purificante). Poi, una luce rossa ad alta intensità stimola la sintesi del collagene tonificando i tessuti, idratandoli in profondità e svolgendo un’azione fortemente antiossidante» dice la dermatologa Magda Belmontesi. «Il trattamento è dolce, non invasivo né tossico, e la luce fredda non irrita la cute. Bastano una o due sedute all’anno per contrastare i danni da esposizione ai raggi solari, e ridare compattezza alla grana del viso e mantenerlo visibilmente più giovane. È l’ideale per le pelli disidratate, in menopausa, ispessite o con elastosi solare». Enerpeel: contorno occhi e labbra «È un peeling chimico a base di acido piruvico particolarmente indicato per attenuare le discromie cutanee (le macchie che si evidenziano con l’abbronzatura), minimizzare le rughe sottili e i segni di espressione» dice la dermatologa Magda Belmontesi. «La sua formulazione in gel è molto leggera e lo rende perfetto per minimizzare le cosiddette zampe di gallina e il “codice a barre” (le rughette verticali che si formano sulle labbra, più evidenti nei fumatori)». Tecnica “Beau Visage”: strategie anti age su misura Cosmeceutici, filler o biorivitalizzazioni? Per sapere in anticipo (e con certezza) se il trattamento estetico è quello più valido rispetto al proprio tipo di pelle (e problema), oggi c’è la tecnica “Beau Visage”. È un apparecchio di nuova concezione che analizza in profondità l’epidermide e mette a fuoco le caratteristiche meno evidenti della cute: sangue, collagene, melanina, macchie, danni solari, il grado di invecchiamento cutaneo e l’età biologica della pelle. Le informazioni raccolte permettono di decidere quali sono i trattamenti più efficaci e di poterne valutare i risultati nel tempo, grazie a un database personale che immagazzina i dati del paziente, le immagini dello stato della pelle e i trattamenti effettuati.


20 Antonino Spano

SI TORNA A SCUOLA, MA ATTENTI ALLO ZAINO Come evitare i problemi alla schiena dei bambini

Ricurvi sui banchi, semi sdraiati sul divano a giocare coi videogiochi, immobili per ore davanti al computer: è grazie a queste cattive abitudini che la metà dei bimbi della scuola elementare lamenta mal di schiena. Un numero in crescita, pari al doppio di quello dei loro genitori quando avevano la stessa età, dai 6 ai 10 anni. Ma a pesare, in tutti i sensi, è anche lo zaino dei libri: per l’80% dei giovani scolari è causa di affaticamento, per il 46% provoca mal di schiena. La notizia, arriva dall’Associazione italiana di Fisioterapisti. «Il 75% degli adulti ha accusato almeno una volta dolore alla schiena», spiega il presidente dell’Aifi Antonio Bortone. E le basi per i futuri problemi vengono messe da piccoli, quando l’ossatura è in via di formazione e la colonna vertebrale rischia più facilmente di deformarsi. «Una vertebra sottoposta a forti pressioni tende ad assumere la forma di un cuneo, e più vertebre a cuneo danno luogo a una curvatura eccessiva della colonna». Non necessariamente si tratta di scoliosi vera e propria, ma le asimmetrie del dorso possono comunque portare, crescendo, a dolori cronici. «E’ importante educare a prevenire, perché così si risparmiano costi e problemi futuri», prosegue Bortone. Il problema della scuola eccessivamente “pesante” è sempre più sentito, e non certo solo nel nostro paese. Un allarme analogo a quello lanciato fisioterapisti italiani è giunto recentemente dall’Accademia americana ortopedica dei chirurghi, che ha lanciato un appello a genitori ed insegnanti, affinchè si impegnino a scongiurare l’insorgenza, sempre più frequente, di problemi di salute agli scolari. Riportiamo di seguito i suggerimenti dell’Accademia, che ha stilato un elenco di consigli rivolti ai bambini e ai loro genitori per evitare problemi alla schiena dei più piccoli: - usare entrambe le spalle per distribuire bene il peso dello zaino; - stringere bene le bretelle e, se presente, allacciare la cintura addominale intorno alla vita; - all’interno dello zaino, posizionare i libri più pesanti vicino alla schiena; - quando si solleva lo zaino da terra, bisogna piegare le gambe e tenere la schiena diritta; - portare solo lo stretto necessario: lasciare i libri non indispensabili a scuola oppure a casa; - i genitori dovrebbero incoraggiare il bambino ad avvisarli nel caso dovesse avvertire dolore alla schiena o disagio mentre porta lo zaino; - i genitori dovrebbero prestare attenzione alla comparsa di segni rossi sulle spalle dei bambini dopo che hanno indossato lo zaino.


21 DI CORSA PER LA SOLIDARIETA’

Nello De Martino

Grande successo per la manifestazione di Telese

Si è svolta da poco a Telese Terme,una corsa passeg-

Sanitalk vuole rendere omaggio all’iniziativa, pubbli-

giata di 5 Km., la Stracittadina Family Run “Telesia Fun

cando alcune foto dell’evento.

Telethon Walk of life”. Circa 700 atleti, partiti dal centro della città telesina, hanno affollato l’emozionante e spettacolare percorso di un evento che ha valorizzato l’impegno degli straordinari sostenitori della Telethon, amici di una delle principali Charity Italiane, conosciuta e apprezzata in tutto il mondo.

«E’ stata una mattinata veramente speciale» commenta entusiasta Carlo Pilotti, coordinatore Telethon «un momento di aggregazione sociale che fa onore alla Valle Telesina». L’evento è stato dunque animato da un fine nobile: raccogliere sempre più fondi da de-

LA PARTENZA

stinare alla ricerca scientifica sulle malattie genetiche rare e dare una risposta di cura concreta a ogni persona che ne è affetta.

Una lodevole missione pro-sociale e solidale, coltivata con particolare trasporto e passione, dagli Amici della Società sportiva Running Telese, brillanti organizzatori del “Trofeo Cittá di Telesia”, corsa interna-

SOLIDARIETÀ E FESTA

zionale di 10 Km su strada. «Abbiamo vissuto una grande e coinvolgente festa dell’Amicizia”commenta Mario Del Vecchio,presidente della Telese Running,” baciata dal sole e illuminata dal sorriso di chi ha corso e donato, nel segno di quello sport puro e sano che genera altruismo e generosità».

INTERVISTA A CARLO PILOTTI


22 Giovanni Favoloro

Psicologo clinico, di comunità e dello sport

IL CANOTTAGGIO, ORGOGLIO DI CASTELLAMMARE Ancora grandi soddisfazioni da uno sport che tempra corpo e spirito

I mondiali di canottaggio in Corea hanno visto trionfare un numero notevole di atleti italiani. Se Vincenzo Abbagnale (figlio del leggendario Giuseppe che stravinse proprio in Corea nell’88 insieme al fratello Carmine) ha trionfato nel “due con”, un equipaggio formato da otto giovani e grandissimi atleti ha sbaragliato le imbarcazioni di USA e Australia in una sfida tesa e incredibile fino alla fine. Questi ragazzi, pesi leggeri ma colossi per la loro abilità, rispondono al nome di Francesco Schisano, Vincenzo Serpico, Petru Alin Zaharia, Catello Amarante, Simone Molteni, Leone Maria Barbaro, Stefano Oppo e Paolo Di Girolamo. In particolare, Schisano e Serpico (insieme al timoniere Enrico D’Aniello) sono tra i portabandiera dello storico CN Stabia. Chi si è cimentato negli allenamenti del canottaggio sa quanto possono essere selettivi: o diventi forte e resistente, o molli. Chilometri di corsa per fare fiato, tanto lavoro con i pesi per fortificare i muscoli, sedute interminabili al remergometro per prepararsi alle uscite in barca. Calli, sudore e (qualche volta) lacrime. Ma chi viene preso da questo sport lo ama con tutto sé stesso, e diventa un vero e proprio “ironman”, in barca così come nella vita. Psicologicamente il canottaggio impone di acquisire

concentrazione, coordinazione dei movimenti e una motivazione incrollabile, unita ad una resistenza notevole. Un buon canottiere è abile nel gestire la fatica durante la gara: sa quando è il momento di spingere al massimo e quando tenere un’andatura più calma. In una specialità come l’ “otto con” è infine indispensabile avere delle ottime capacità di comunicazione. Vogare in barca è una delle metafore di vita più belle ed educative offerte dal mondo dello sport: si lotta fino alla fine per raggiungere un obiettivo riponendo la massima fiducia nei compagni, che fanno altrettanto. Praticato in età giovanile, il canottaggio porta quindi i ragazzi a sviluppare qualità mentali che li renderanno in seguito degli adulti ben equilibrati. Il canottaggio dunque “tempra” fisicamente e mentalmente, porta - una volta tanto - agli onori della cronaca Castellammare di Stabia. Ma come mai continua ad essere considerato un “cugino povero” del calcio? Citando Giuseppe Abbagnale: «Non avendo la stessa visibilità mediatica di sport come il calcio, il canottaggio stenta maggiormente a mostrare i suoi contenuti positivi: penso alla capacità di dare senso di appartenenza, il coinvolgimento di tutti, la fratellanza e l’amicizia. Il canottaggio ci aiuta a capire la vera essenza dell’attività sportiva». Speriamo quindi che in un futuro non troppo lontano si cominci a prestare una maggiore attenzione a talenti provenienti anche da altre discipline sportive, che danno lustro ad una città troppo spesso menzionata per motivi poco onorevoli.


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24 LA SCLEROSI MULTIPLA: SINTOMI E SEGNI

Francesca Mari

Una delle malattie più comuni del sistema nervoso La sclerosi multipla è una delle più comuni malattie che colpiscono il sistema nervoso centrale (cervello e midollo spinale); è una patologia infiammatoria demielinizzante. La mielina è una sostanza composta da acidi grassi che riveste i nervi, similmente a quanto avviene nel rivestimento dei fili elettrici, e questa sostanza consente la trasmissione rapida e coordinata degli impulsi. Sono la velocità e l’efficienza con le quali questi impulsi nervosi sono condotti che consentono l’esecuzione di movimenti armonici, rapidi e coordinati con poco sforzo conscio.

a settimane. Nel 10% dei casi , circa, la sintomatologia si instaura molto lentamente , nell’arco di sei mesi o più. I sintomi con cui la malattia si esprime più frequentemente all’esordio possono essere: - una diminuzione della forza muscolare ad uno o ad entrambi gli arti, specie a carico degli arti inferiori;

Nella sclerosi la perdita di mielina (demielinizzazione) è accompagnata da una alterazione dell’abilità dei nervi a condurre gli impulsi elettrici da e per il cervello, e questa alterazione produce i vari sintomi presenti nella sclerosi multipla. La patologia può colpire qualsiasi area del sistema nervoso centrale, pertanto da un punto di vista clinico è caratterizzata da un’ampia varietà di segni e sintomi neurologici. E’ una malattia estremamente variabile ed imprevedibile; fin dal suo esordio si esprime in modo diverso da caso a caso e nell’ulteriore decorso clinico può mutare in uno stesso individuo. I sintomi che verranno di seguito nominati non si presentano mai tutti contemporaneamente, ma con un andamento variabile ed imprevedibile nel tempo. Non è possibile, infatti, prevedere quali sintomi si presenteranno alla prossima ricaduta, con che entità, quanto tempo intercorre tra una ricaduta e l’altra, quanto tempo è necessario per il loro recupero; purtroppo, inoltre, non è possibile prevedere se vi sarà un recupero completo o incompleto in seguito ad ogni attacco. Gli stessi sintomi possono presentarsi in modo variabile da paziente a paziente; in alcuni la malattia può colpire maggiormente determinate aree corporee, che possono differire da quelle di altri soggetti. Per esordio si intende la prima comparsa dei sintomi propri della malattia; essi si manifestano più spesso in modo acuto, cioè nell’arco di minuti fino ad ore, o in modo subacuto cioè in giorni fino

- l’alterazione della sensibilità come intorpidimento e formicolii ad uno o a più arti; - una diminuzione della vista ad uno o ad entrambi gli occhi; - disturbi dell’equilibrio e/o della coordinazione nel compiere i movimenti. Quest’ultimi sono i sintomi che statisticamente si manifestano con maggiore frequenza all’esordio e all’inizio di malattia, ma seppur in una percentuale inferiore la sclerosi multipla può esordire con sintomi altrettanto importanti quali: - la visione doppia, detta anche diplopia; - una paralisi facciale e/o nevralgia del trigemino; - disturbi vescicali, intestinali e/o sessuali; - vertigini associate a nausea e vomito; - nistagmo ossia sonnolenza; - disturbi di carattere cognitivo.


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26 LA CUCINA MODERNA PER LE CERIMONIE NUZIALI

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Elaborazione ed esecuzione del “ banquet de mariage “ Esiste un fenomeno noto come “sindrome da matrimonio”, che colpisce buona parte dei giovani sposini. In pratica, i preparativi legati all’organizzazione della cerimonia nuziale, in tutti i suoi aspetti, possono costituire un forte elemento di nervosismo, che può sfociare in un disturbo più o meno grave, che rischia di compromettere la riuscita di un giorno così speciale. È buona norma, per evitare di perdersi nelle mille incombenze che precedono la celebrazione e la festa, organizzarsi per tempo, tenendo una lista di tutte le incombenze, scadenze, prevedendo i possibili e inevitabili intoppi. E’ opportuno poi, rivolgersi a persone competenti ed esperte. In particolare, il “Wedding menu ” ovunque nel mondo occidentale costituisce fonte di preoccupazione ed ansia per i futuri sposi. Cercare di accontentare tutti gli invitati, nella scelta delle portate valutandone i gusti e le intolleranze , le differenze anagrafiche e le consuetudini familiari, è certamente, unitamente alle molte altre incombenze , causa di notevole stress. Affidarsi ad una agenzia specializzata , che cura la cerimonia in ogni particolare è il rimedio semplicistico, ma che può determinare un effetto negativo noto come “IKEA WEDDING” . Valutare e scegliere senza influenze esterne rimane soluzione unica per l’ottenimento di una cerimonia esclusiva e difficilmente ripetibile. Personalizzare il menù confidando nel prezioso consiglio dello chef Impegnato, e dopo attenta valutazione della location, senza seguire pedissequamente una tendenza, sarà essenziale per l’agognato e finale risultato. Il ritorno al classico è la novità , il “ dernier cri ” parigino consiste nella semplicità e nella completezza del menù coordinato in un ambiente elegante ed esclusivo.


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28 DIABETE E ALIMENTAZIONE

Antonino Spano

Le regole per un’alimentazione soddisfacente e salutare

Quante persone ancora oggi ritengono il diabete una sorta di ‘allergia allo zucchero’, a tutto ciò che è dolce? «È un errore comprensibile», ammette Antonio Cimino, dell’Unità di Diabetologia ed Educazione Terapeutica degli Spedali Civili di Brescia, «fino a pochi anni or sono, il diabete di tipo 2 veniva considerato una patologia a se stante. Il diabetologo riteneva suo compito soprattutto riportare in equilibrio la glicemia e per raggiungere questo obiettivo la maniera migliore era proibire ‘le cose dolci’». L’approccio è cambiato. «Oggi il diabete di tipo 2 non si presenta quasi mai da solo: nel 90% dei casi la persona con il diabete è sovrappeso o obesa, spesso ha la pressione alta o una dislipidemia più o meno marcata», nota Cimino. Ciascuna di queste manifestazioni richiede o può richiedere interventi farmacologici specifici, «ma in tutti e tre i casi una alimentazione corretta è il cardine della terapia», insiste Cimino. L’alimentazione oggi consigliata alla persona con il diabete, prende in considerazione l’insieme delle abitudini alimentari del paziente, non tanto gli zuccheri. Studi condotti su grandissimi numeri di pazienti hanno permesso di determinare cosa si intende per alimentazione ‘corretta’. «E la terapia del diabete passa soprattutto attraverso una alimentazione corretta», insiste Cimino, «non si tratta di fare una ‘dieta per diabetici’ ma di ‘mangiare bene’, alimentarsi in modo sano. Fatto questo si è a metà dell’opera». Più frutta e verdura, meno carni e formaggi Parrebbe semplice, ma purtroppo non è così. «Cambiare le proprie abitudini alimentari non è facile», ammette Cimino, «soprattutto a una certa età. Per questo il nostro e altri Centri hanno ormai rinunciato a ‘prescrivere’ la dieta. Preferiamolavorarelentamente,facendociraccontarenel dettaglio cosa mangia abitualmente il paziente, quando mangia, come cucina. A quel punto proponiamo piccole sostituzioni, rinforzando le scelte più corrette e cercan-

do non di abolire, ma di ridurr e la frequenza con la quale gli alimenti meno appropriati compaiono in tavola, magari suggerendo riduzioni nelle dosi». L’obiettivo infatti è duplice: da una parte modificare il ‘menù abituale’, aumentando la quota di frutta, verdura e cereali e diminuendo proteine e grassi, dall’altra ridurre in generale l’apporto nutritivo. «I due obiettivi si rinforzano a vicenda: se mangio meno grassi e più verdura, assumo meno calorie e dimagrisco o comunque smetto di prendere peso”, afferma Cimino, «quando ci troviamo davanti una persona obesa però, riportare il peso più vicino alla normalità è un obiettivo prioritario». E per far questo è giocoforza ridurre le calorie abitualmente assunte. Si è grassi perché si ingeriscono più calorie di quelle necessarie. Per dimagrire bisogna assumerne meno del necessario, il che significa assumerne una quantità nettamente inferiore rispetto a quella abituale. Non perdere il piacere della buona tavola Da qui non si sfugge. Inutile proporre diete magiche. «perdere quattro chili in un mese è possibile, ma nel 99,9% dei casi si finisce per recuperarli e spesso ci si trova più grassi e più demotivati», nota Cimino, il quale sottolinea come in fondo il fatto che il diabete e l’obesità siano patologie croniche rappresenta anche una opportunità. «Possiamo impostare un progetto di lungo termine e quindi darci degli obiettivi graduali e raggiungibili: perdere qualche chilo, sostituire la frutta agli snack, cenare con un piatto unico ma so-


29 stanzioso... periodicamente si verificano insieme gli obiettivi raggiunti e si decide come andare avanti». Chi deve modificare l’alimentazione a causa del diabete o del sovrappeso non deve perdere il piacere di cucinare o di sedersi a tavola. È vero che i dolci, i grassi, i cibi ad alto contenuto di proteine sono gustosi. «Ma ridurne il ruolo nella dieta non vuol dire condannarsi da soli a una vita alimentare triste e monotona», sottolinea Cimino il quale consiglia creando un certo stupore, l’uso di spezie anche piccanti (quasi tutte hanno un bassissimo apporto calorico): pepe, peperoncino, coriandolo. L’aglio anzi ha proprietà curative e le cipolle sono ricche di fibre. Olio? Va bene meglio se crudo, d’oliva e saporito. «Mangiare meglio non vuol dire mangiare sciapo», ricorda Cimino, che fa eccezione per i gravi casi di ipertensione nei quali è consigliato un ridotto utilizzo del sale, «non chiediamo sacrifici, ma proponiamo degli scambi, dei piccoli compromessi quotidiani».

Una occasione perchè tutti in famiglia mangino meglio La persona che vuole perdere peso si trova in una condizione nota alla maggior parte delle famiglie: tante cose si vorrebbero acquistare, ma per far quadrare i

conti occorre fare delle rinunce o dei compromessi. Una coppia che ha appena sottoscritto un mutuo per la casa sarà disposta a spendere meno in vestiti e ‘uscite’ serali, ma non vorrà rinunciare a regalarsi un bel viaggio a Natale; un ragazzo terrà un anno in più la moto che pensava di cambiare ma rinnoverà l’abbonamento allo stadio... Ogni persona ha la sua testa, ed è giusto che sia così. «Il medico non può sapere quali sono le rinunce e gli scambi che la persona sovrappeso o obesa è pronta a fare. Se il gelato con gli amici è davvero così importante, il medico suggerirà magari di scambiarlo con un mezzo litro di vino in meno al giorno o con l’abolizione dei salami», continua Cimino, «il diabetologo e la dietista sono come le commesse in un negozio: possono dire i prezzi delle merci e dare qualche consiglio su richiesta ma non devono decidere quel che il cliente acquisterà». Pian piano le nuove abitudini entrano nella cultura non solo della persona con il diabete, ma di tutta la sua famiglia. Il diabete si cura in prima istanza e direi soprattutto facendo cose che tutti dovremmo fare: mangiare in maniera sana e fare esercizio fisico. In questo senso chi ha il diabete non deve sentirsi sfavorito dalla sorte e quindi costretto a una vita di rinunce. Il diabete è anzi l’occasione perché lui e tutta la sua famiglia adottino un approccio più salubre all’alimentazione.

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Francesca Mari, Nello De Martino, Antonino Spano HANNO COLLABORATO A QUESTO NUMERO

Francesco Ruocco, Alfonso Longobardi, Bruno Ferraro, Catello Coppola, Giusy Raffone, Geppi Rossano. REDAZIONE E AMMINISTRAZIONE

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