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C o p i a g r at u i ta

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MAGGIO 2017

Anno 10, Numero 4

PANTHEON VERONA NETWORK I big della finanza insieme dopo 10 anni VERONA NETWORK

A Giuseppe Manni il Premio 2017

A M M I N I S T R AT I V E 2 0 1 7

I candidati a Palazzo Barbieri

GIACOMO MARINO Nato a Verona, 38 anni, un curriculum internazionale e un patrimonio di 2 miliardi da gestire. Chi è il direttore generale di Fondazione Cariverona, dopo oltre 20 anni di era Biasi.

I L V O L TO NUOVO DELLA

FINANZA


20 milioni in finanziamenti per il Piano Industria 4.0

Iperammortamento al 250% e Superammortamento al 140%: prestiti per le aziende che vogliono usufruire delle agevolazioni previste dal piano “Industria 4.0� del Governo

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matteo.scolari@giornalepantheon.it @ScolariMatteo

“Il silenzio che accetta il merito come la cosa più naturale del mondo è la forma più alta d'applauso.”

Ralph Waldo Emerson

Maggio 2017

EDITORIALE Un Paese che ha bisogno di tornare a crescere, in tutti i sensi, necessita senza dubbio di persone competenti e preparate. Se nel passato, e talvolta anche nel presente, il binomio giovani e meritocrazia sembrava essere ben distante da un’italica concezione, oggigiorno dobbiamo far sì che proprio il merito entri con prepotenza nel nostro sistema culturale, relazionale e gestionale. E lo si faccia partendo dalle nuove generazioni, non solo perché è moralmente giusto, ma perché conviene a tutti. Non bastano i tagli e le imposte per invertire i trend negativi degli ultimi anni, accentuati anche dalla crisi economica: serve una rivoluzione fondata proprio su meritocrazia e rispetto delle regole. È un obbligo, per alcuni una speranza, per evitare che una nazione dall’alto potenziale, ma altrettanto statica, come l’Italia, perda sempre più posizioni e credibilità all’interno di uno scenario globalizzato, dove ad emergere e a creare opportunità sono economie più dinamiche ed efficienti, a partire da Stati Uniti e Inghilterra. E del modello inglese, “appealing”, ovvero attraente, ci ha parlato Giacomo Marino. Veronese, classe 1979, Marino dopo una laurea alla Bocconi di Milano e quasi dieci anni vissuti a Londra, città in cui ha lavorato per prestigiose realtà del settore finanziario e bancario, è tornato in Italia dove ha ricevuto l’incarico di direttore generale di Fondazione Cariverona. Un ruolo importante il suo: un patrimonio di due miliardi di euro da gestire su un territorio che parte da Verona e che tocca tutto il Veneto fino ad arrivare nelle Marche, ad Ancona e in altre zone d’Italia. Erogazioni da riversare sul territorio attraverso progetti di sviluppo in ambito culturale, storico, artistico e sociale che contribuiscono a mantenere “vivace” – come afferma lo stesso direttore – il tessuto socio economico di riferimento. Abbiamo dedicato a lui, a Giacomo Marino, la copertina e il Primo Piano di questa edizione del giornale. Perché riteniamo che sia preparato – e lo ha dimostrato portando a termine importanti operazioni bancarie e assicurative – sia competente, giovane e attento alle macrodinamiche che portano a una visione ampia e allargata di futuro. Per una volta tanto la giovane età c’è, il merito pure. E siamo in Italia. Una piccola grande rivoluzione è iniziata. Non a caso il direttore ha accettato di partecipare con la Fondazione - ed è stata la prima volta in dieci anni - all’incontro organizzato da Verona Network lo scorso 12 aprile, all’interno del quale si sono seduti allo stesso tavolo il Banco BPM, Cattolica e, appunto, Cariverona. Non era mai accaduto prima che le tre principali realtà finanziarie si trovassero fianco a fianco per confrontarsi, discutere, trovare, per quanto possibile, punti d’incontro. Segnale di un vento che forse sta cambiando. Come Marino, siamo convinti che ci siano decine, centinaia, migliaia di ragazzi e ragazze che si impegnano, faticano, investono tutto quello che hanno, ogni giorno, per far emergere il volto nuovo di un’Italia che, come dicevamo all’inizio, vuole tornare a crescere. A loro dovrebbe andare il nostro plauso, la nostra riconoscenza, la nostra attenzione.

foto di Anna Mainenti


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Registrazione Tribunale di Verona n.1792 del 5/4/2008 - Numero chiuso in redazione il 28/04/2017

INDICE 6 10 22 26 30 32 36 58 60 62 64 76

IN COPERTINA Giacomo Marino, il volto nuovo della finanza IN COPERTINA/2 D i a lo g h i (im ) p ossibil i COMUNALI 2017 C h i c o r r e ATLAS#VERONETTA I l r i t m o in v isibil e d e l l a c it tà TENDENZE D e n t r o un b a r b e r sh op MESTIERI LIEVI La c a r ta a r t ig ia n a l e d i M u r ie l ADOZIONI (A VERONA) C o m e , qu a n d o e p e r c h é REALTÀ VIRTUALE C o n t r o le f obie GEEK DINNERS N o n d i s o lo pa n e v iv e l a d on n a t e c h TRA I BANCHI Q ue i le ga m i i n d issol u bil i TERRITORIO E c c o c h i puli s c e i se n t ie r i BRACCIO DI FERRO i l c a m pi on e d i a r m wr e st l in g

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LIBRO DEL MESE

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Bellezza al Naturale

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IN CUCINA CON NICOLE

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L'oroscopo alla nostra maniera

El og i o al c orag g i o i n tu tte l e s u e forme, g u arda tu tti i p remi di Verona Network a pag 14

G l i eventi di mag g i o s ec ondo no i a pag 92

ERRATA CORRIGE - A pagina 31 di Pantheon 79 (anno 10, numero 4, aprile 2017) c'è un errore nella didascalia. Questa la versione corretta: da sinistra Alessandro Trani, Alessandro Bressan e Ikechucku Obi. ERRORI DA SEGNALARE? REDAZIONE@GIORNALEPANTHEON.IT

Direttore responsabile

M at t e o S c o l a r i

D I R E Z I O N E E D I T O R I A L E M i r ya m S c a n d o l a

Redazione e Collaboratori

R e d a z i o n e M at t e o S c o l a r i , M i r ya m S c a n d o l a F l av i o B r u t t i , M A R C O M E N I N I , S A R A H S A L G A R E L L I H a n n o c o l l a b o r at o a l n u m e r o d i m a g g i o 2 0 1 7 CARLO BATTISTELLA, VALENTINA BAZZANI, Matteo Bellamoli, fabio bertagnoli, Marta Bicego, CHIARA BONI, CLAUDIA BUCCOLA, michela canteri, Giorgia Castagna, federica lavarini, silvia maganzani, Marco Nicolis, Emanuele Pezzo, Erika Prandi, Nicole Scevaroli, Alessandra Scolari, Ingrid Sommacampagna, beatrice speri, paola spolon, Giovanna Tondini, giulia zampieri, Mattia Zuanni. C o p e r t i n a F l av i o B r u t t i P r o g e t t o g r a f i c o F l av i o B r u t t i S o c i e tà e d i t r i c e I n f o Va l S . r . l . R e d a z i o n e V i a T o r r i c e l l i , 3 7 ( Z A I -V e r o n a ) - P. I va : 0 3 7 5 5 4 6 0 2 3 9 - t e l . 0 4 5 . 8 6 5 0 7 4 6 - fa x . 0 4 5 . 8 7 6 2 6 0 1 m a i l : r e d a z i o n e @ g i o r n a l e pa n t h e o n . i t - w e b : w w w.V E R O N A - PA N T H E O N . C O M - Fa c e b o o k : / Pa n t h e o n - T w i t t e r : @ pa n t h e o n v r ufficio commercialE: 045 8650746 STAMPATO DA: Rotopress International srl - Via Brecce – 60025 Loreto (AN) - Tel. 071 974751 Via E. Mattei, 106 – 40138 Bologna – Tel. 051 4592111

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IN COPERTINA

«LA VERONA DEL FUTURO? T ECNOLOGICA E ATTENTA AI GIOVANI» di Matteo Scolari

È l'homo novus della finanza scaligera. 38 anni compiuti da poco, veronese, un’esperienza decennale all’estero nell’ambito dell’investment banking, Giacomo Marino vanta un curriculum di primo piano nell’ambito finanziario. È lui a gestire un patrimonio di due miliardi di Euro e a dettare l’agenda della storica Fondazione presieduta oggi, dopo i 22 anni di Paolo Biasi, da Alessandro Mazzucco.

D

irettore, lei rappresenta un volto nuovo per la finanza scaligera. Con quale spirito ha accettato il ruolo di direttore generale un anno fa, ereditando, tra l’altro, una gestione precedente che durava da oltre vent’anni? Da un lato vi è una motivazione professionale forte: negli ultimi dieci anni ho lavorato nel settore dell’investment banking, occupandomi di analisi, strategia e consulenza bancaria. Tuttavia ho sempre coltivato il desidero di poter passare, un giorno, dall’altra parte del muro. Ovvero di trovarmi in una struttura in cui potevo essere io a scegliere e a intervenire in prima persona, piuttosto che dare consigli ad altri su come gestire un’azienda. Devo dire che con molta umiltà, seppure con una buona esperienza sulle spalle, ho sempre puntato in alto, ponendomi degli obiettivi ambiziosi, ma senza mai montarmi la testa. Perché Cariverona? Era un’occasione che non potevo mancare. Mi è stata data l’opportunità di cui parlavo pocanzi: quella di avere un ruolo decisionale, a supporto ovviamente del Consiglio e del Presidente Mazzucco, all’interno di una storica e prestigiosa realtà che nel panorama finanziario nazionale si posiziona davvero in alto. Verona, tra l’altro, insieme a Torino e poche altre fondazioni in Italia, ha ancora la gestione diretta del patrimonio. Ho accettato con consapevolezza e con il desiderio di

CHI È G I A C O M O MA R I N O Nato a Verona il 3 febbraio 1979, è direttore generale di Fondazione Cariverona dal 4 marzo 2016. Maturità classica al Maffei nel 1997 e laurea nel 2003 alla Bocconi di Milano con una tesi sulla fusione tra Banca Popolare di Verona e Popolare di Novara. Ha iniziato la sua attività professionale nel settore della revisione contabile e consulenza aziendale presso KPMG, proseguendola presso Ernst & Young. Dal 2006 al 2010 ha lavorato a Londra presso Merrill Lynch, dove ha maturato importanti esperienze nel campo dell'advisory ad istituzioni finanziarie. L'impegno - sempre a Londra - è continuato dal 2010 presso il gruppo UBS. Nel corso della sua esperienza lavorativa nell'investment banking, ha concluso importanti operazioni societarie con ruoli primari che hanno interessato i maggiori gruppi bancari e assicurativi italiani ed europei.


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I n t e r v i s ta e s c l u s i va a l D i r e t t o r e G e n e r a l e d i F o n d a z i o n e C a r i v e r o n a

un segno distintivo di ciò che si è. Io non ho mai avuto problemi né di parlare quando ero preparato, né di stare zitto quando non avevo le competenze per farlo. Credo che a volte si faccia anche più bella figura a stare zitti quando non si sanno le cose, magari con la voglia di ascoltare e imparare, piuttosto di intervenire a caso. Saper unire l’educazione alla competenza di gestire certe situazioni va oltre l’età.

poter aggiungere al mio percorso professionale, nuove capacità istituzionali e manageriali. Poi Verona è la mia città, ha giocato un po’ anche il cuore. L’ambiente finanziario, talvolta, sembra essere diffidente nei confronti dei giovani. Lei, a 38 anni, vanta già solide esperienze internazionali in tema bancario e assicurativo. Sente questa pressione attorno a sé? Sono convinto che sia la competenza a dare

Lei ha vissuto e lavorato all’estero, in particolare a Londra. È tornato in Italia. Cosa direbbe ai tanti giovani che vogliono percorrere la strada inversa, andare via dall’Italia per cercare fortuna? Perché dovrebbero continuare a credere di costruire qui, nel nostro Paese, a Verona, il loro futuro? Io consiglierei a tutti, qualora ci fosse la possibilità, di fare un’esperienza all’estero. Anche alla luce degli scenari che andranno a configurarsi da qui ai prossimi cinque, dieci anni. Si impara molto. È auspicabile poi che ci sia un ritorno in Italia per rimettere a disposizione del nostro Paese le competenze acquisite oltreconfine. Se poi l’Italia stessa riuscirà a fare come ha fatto l’Inghilterra, che ha investito moltissimo nelle università, nei centri di ricerca, in certi ambiti che vedo-


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IN COPERTINA

no protagonisti soprattutto i giovani, allora ritorneranno anche per noi i presupposti per essere appetibili agli occhi di potenziali investitori. Cosa manca al nostro Paese per essere allineato a nazioni come l’Inghilterra? Manca un ordine che in altri Paesi c’è. Un esempio banale: a Londra, quando facevo la dichiarazione dei redditi, in 15 giorni mi veniva dato il responso. Più di una volta mi è arrivato il rimborso sul conto corrente per delle differenze riscontrate, ancor prima che mi venisse notificato il tutto via posta. Questo è “appealing” (attraente, ndr). Vi è un ordine, una certezza delle cose: elementi significativi che tracciano il solco tra chi sta davanti e chi leggermente più indietro. Ai suoi figli consiglierà di fare come ha fatto lei? Ai miei tre figli, che ora sono piccoli, consiglierò di andare all’estero per vedere, per conoscere e per confrontarsi con altre realtà ed altre persone, per poi tornare qua, o in un altro posto, e dar vita al loro sogno di vita, professionale e umano. Come sogna la Verona di domani? Tecnologica, all’avanguardia. Assieme ai nostri collaboratori di Fondazione Cariverona stiamo andando a visitare spazi di coworking, a conoscere start up, a incontrare giovani con idee di futuro. Siamo di fronte a un passaggio importante. Sappiamo tutti

I L B I L A N C I O 2016 D I F O N DA ZI O N E C A R I VE RON A Il 28 aprile scorso, il Presidente Alessandro Mazzucco e il Direttore Giacomo Marino hanno presentato alla stampa il Bilancio 2016. Scende del 9% il patrimonio netto della Fondazione che si attesta ora sui due miliardi di Euro. A pesare sui proventi, la prolungata instabilità dei mercati finanziari e, in particolare, la crisi che ha colpito Unicredit, di cui Fondazione è socia ora all’1,8%, dopo aver partecipato anche all’ultimo aumento di capitale di febbraio con 211 milioni di Euro. Nel 2016 sono stati sostenuti 749 progetti, deliberando risorse per complessivi 69,8 milioni di euro. Confermati poi gli impegni per le erogazioni per il Triennio 2017-2019, di 120 milioni di cui 43,3 milioni per l’anno in corso. L’avanzo dell’esercizio è stato di 9 milioni, determinato da alcune poste straordinarie quali svalutazioni relative ad alcune immobilizzazioni e al portafoglio azionario.

che è un momento difficile, specie per le nostre aziende, ma tanti potenziali investitori vedono ancora ricchezza e valore aggiunto nelle imprese italiane. La sfida che dovremmo porci è quella di rilanciare, anche attraverso l’innovazione, un tessuto economico vivace, che sia attivo e che risponda velocemente alle esigenze di cambiamento che ci sono sul territorio. E il tessuto economico della nostra area, seppur segnato dalla crisi, risponde. Una sua speranza per il futuro del territorio veronese e non solo? Quello che spererei è che le prossime generazioni capiscano l’importanza di ricercare un’imprenditorialità che non si esaurisce in un’idea, in una moda. Bensì un fare impresa condiviso e di ampio respiro che sia in grado di sostenere un progetto articolato con una prospettiva di medio e lungo periodo e che, possibilmente, abbia ricadute positive sul territorio. Mi auguro che si capisca, e si raccolga, anche qui nella nostra città, a Verona.


Verona

ASSEMBLEA 2017 FEDERMANAGER VERONA Venerdì 19 maggio 2017 - ore 17.30 Accademia di Agricoltura Scienze e Lettere Palazzo Erbisti, Via Leoncino 6, Verona Sessione pubblica aperta a tutti sul tema

IL MANAGER 4.O = FUTURO PROSSIMO interverrà il Presidente Nazionale di Federmanager dott. Stefano Cuzzilla Prima dell’incontro sarà possibile visitare l’Accademia, il tour inizierà alle ore 16.30, per prenotarsi scrivere a federmanager@federmanagervr.it oppure tel.045 594388

Verona

Via Berni 9 - 37122 Verona | Tel. 045 594388 federmanager@federmanagervr.it | www.verona.federmanager.it


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9a SETTIMANA VERONESE

PROVE DI DIALOGO TRA I BIG DELLA FINANZA SCALIGERA

di M. S.

Mai tutti e tre assieme prima del 12 aprile scorso, quando il presidente di Banco BPM Carlo Fratta Pasini, l’AD di Cattolica Assicurazioni Giovan Battista Mazzucchelli e il direttore di Fondazione Cariverona Giacomo Marino hanno accettato l’invito di Verona Network e si sono seduti attorno ad un tavolo per parlare, in particolare, di futuro. da sinistra Giovan Battista Mazzucchelli , Carlo Fratta Pasini, Giacomo Marino

U

N APPUNTAMENTO atteso da ben dieci anni. Tanto ci è voluto per riunire in un unico evento i vertici delle tre istituzioni finanziarie che hanno avuto origine a Verona. L’ex Banco Popolare, oggi Banco BPM, Cattolica Assicurazioni e Fondazione Cariverona hanno conosciuto nella nostra città i fasti della loro lunga storia, fatta di soddisfazioni, ma anche di periodi bui e di profonde crisi. Oggi, dopo fusioni, mutamenti di quadri normativi, e cambi al vertice, i tre big della finanza scaligera ripartono con toni più sobri e (questo l’obiettivo del convegno dello scorso 12 aprile) con un auspicato spirito di collaborazione. A organizzare l’incontro che coincide con la 9a Settimana Veronese della Finanza, dell’Economia e del Lavoro, l’associazione Verona Network che ha come mission quella di favorire il dialogo, nella convinzione che unirsi, fare rete e creare relazioni sia la soluzione giusta per affrontare le sfide del presente e del futuro.

IL PASSATO. In apertura di convegno si è partiti da una fotografia del 2007, quando dalla fusione tra l’ex BPI e BPVN, nacque il Banco Popolare. 17 miliardi di Euro di capitalizzazione ridotti ai circa 4 di oggi, tenendo conto anche di due aumenti di capitale eseguiti in corso d’opera. Non tanto meglio i numeri della Fondazione, che proprio nello stesso anno poteva disporre di un patrimonio netto di 4,3 miliardi, ridotto ai 2 di oggi (dato 2016). Erogazioni al territorio, pur sempre generose, passate da 168 milioni di dieci anni fa a 69,8 (dato 2016). IL PRESENTE. Cattolica, che il 22 aprile ha presentato in assemblea generale il risultato positivo di bilancio 2016 di + 76 milioni, con una capitalizzazione di 1.27 miliardi di euro e con un dividendo 2017 di 0.35 euro che verrà distribuito ai soci, non ha ancora risolto la questione Banca Popolare di Vicenza. Fondazione Cariverona, lo scorso marzo, ha sottoscritto per 211 milioni l’aumento di capitale di Unicredit (la quota oggi è del 1,8%; 3,46% nel 2015), ma non ha nessun rappresentante in consiglio. Banco BPM, il 9 aprile


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A l l o s t e s s o tav o l o B a n c o, C at t o l i c a e C a r i v e r o n a

ha tenuto la prima assemblea post fusione con più di 200mila azionisti attestandosi con il nuovo asset al terzo posto nella classifica nazionale degli istituti bancari. PROVE DI DIALOGO. Potrebbe essere proprio Fondazione Cariverona, l’anello di congiunzione tra le parti. Sue, infatti, due recenti azioni di avvicinamento, una nei confronti del Banco, l’altra nei confronti di Cattolica. Nel primo caso, l’acquisto di crediti d’imposta del Banco BPM pari a circa 8,5 milioni, nel secondo caso l’acquisto del 3,47% delle azioni di Cattolica appartenenti alla Popolare di Vicenza, per un controvalore di circa 35 milioni. Timide iniziative che tuttavia lasciano ben sperare per una maggiore apertura nei prossimi anni.

IL FUTURO. Per i soci veronesi del Banco BPM, la sfida è valorizzare sempre di più quel 30% circa di patrimonio appartenente ai privati, preservarlo da un 70% in mano ai fondi che potrebbe sradicare progressivamente la banca dal territorio, anche se non è di questo avviso il presidente Fratta Pasini, il quale ha accolto positivamente la nascita, lo scorso febbraio, della prima associazione soci Banco BPM con funzioni di stimolo e indirizzo per la banca. Per Cattolica, il futuro è proseguire come sta facendo, scongiurando – come ha ribadito l’AD Mazzucchelli, che dal 1 giugno 2016, un po' a sorpresa, sarà sostituito da Alberto Minali, già direttore e cfo di Generali – la trasformazione in società per azioni. Per la Fondazione, l’obiettivo è essere vicina, come ha sempre cercato di fare, al territorio e alle sue esigenze; non tanto come “cassa” o come “bancomat” dei veronesi – come ha specificato il direttore Marino – piuttosto valorizzando progetti di sviluppo e di crescita della comunità e in particolare dei giovani, nei confronti dei quali è stato avviato poco tempo fa un nuovo bando da 1,5 milioni. L’auspicio ora, è che le tre istituzioni scaligere intensifichino davvero i rapporti e le relazioni istituzionali per cercare di preservare quel patrimonio storico e ben radicato sul territorio scaligero che fa parte, in ogni caso, del loro DNA.


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VERONA NETWORK

GIUSEPPE MANNI V E R O N E S E D E L L’A N N O

di M. S.

Presidente di una delle realtà aziendali più importanti del panorama scaligero, oltre ai successi imprenditoriali raggiunti con il suo Gruppo, Manni ha scritto, in silenzio e senza mai apparire troppo, decine di pagine di filantropia in Italia e nel mondo. Premiato da Verona Network per la sua attenzione al sociale, l’imprenditore ci ha raccontato anche del suo progetto messo in campo di recente per tentare di salvare il patrimonio dell’Opera lirica in Arena.

G

iuseppe Manni ha ricevuto il Premio Verona Network 2017. Un riconoscimento che l’associazione scaligera omonima, nata in occasione di Expo 2015 e che oggi conta oltre 60 soci istituzionali, ha assegnato nel 2015 a Veronafiere per l’exploit del Padiglione del Vino proprio a Milano e nel 2016 al regista Gaetano Morbioli per la sua attività artistica che fa conoscere la città di Verona sui grandi palcoscenici internazionali. Lo scorso 21 aprile in Villa Arvedi, dicevamo, il Premio è andato all’imprenditore veronese con la seguente motivazione: «Per i risultati ottenuti dal Gruppo Manni e per l’impegno dimostrato nei confronti di realtà sociali, artistiche e culturali del panorama veronese, nazionale e internazionale». Imprenditore illuminato, presidente di una storica realtà veronese attiva nel campo siderurgico da oltre 70 anni e che dà lavoro a più di 1100 persone, Giuseppe Manni si eleva nel panorama scaligero per le sue capacità manageriali e non solo. Nota ed encomiabile, appunto, la sua attenzione nei confronti di progetti di sviluppo e diffusione dell’arte e della cultura, in Italia e nel mondo, attraverso collaborazioni con università, istituzioni, associazioni e ordini professionali. Un impegno culturale per nulla scontato, che lo configura come un moderno mecenate che opera però in silenzio con eleganza e stile, caratteristiche proprie della sua persona. Presidente, da dove deriva questo suo impegno extraprofessionale? È frutto di quel senso di responsabilità sociale che ti fa sentire tributario nei confronti della società, in particolare di quella in cui sei nato, cresciuto e dove hai ricevuto un’educazione. Ma poi rispecchia anche le passioni che ognuno di noi ha, che sento anch’io e da cui nasce la voglia di coinvolgere altre persone attorno a me. E quindi attenzione

verso l’arte, l’archeologia, la musica, il teatro, sempre nei ritagli di tempo, purtroppo. Il mio desiderio è trasferire la passione e quel senso di responsabilità a chi verrà dopo di noi, dopo di me, ed è questa la vera sfida. Non è scontato che un imprenditore di successo si preoccupi di aspetti sociali, artistici o culturali che abbiano ricadute sul territorio e sulle persone. Fa parte di una sua filosofia di vita? C’è un sostantivo molto bello e di moda oggi, talmente in voga che ho paura che venga inflazionato, e che tuttavia rappresenta una sorta di mantra spirituale anche per me. Mi riferisco al termine “sostenibilità”. Declinata in tre ordini: sostenibilità economica, il che significa che dobbiamo iniziare a ragionare su sistemi economici durevoli, non mordi e fuggi, che abbiano un impatto positivo costante anche sul territorio in cui un’impresa opera. Secondo aspetto: sostenibilità

Giuseppe Manni

«La grande soddisfazione? Capire che mio figlio avrebbe potuto sostituirmi»

Ritirano il premio assegnato a Giuseppe Manni, l'AD Enrico Frizzera e la resp.comunicazione Michela Moneta. A consegnare la targa, Plinio Menegalli vicesindaco del Comune Grezzana


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A s s e g n a t o a l l’ i m p r e n d i t o r E i l P r e m i o 2 0 1 7

sociale. Politiche che evitino di avvantaggiare a dismisura poche élite mentre si impoverisce una percentuale sempre più larga di popolazione. Non si crea sviluppo e si inaspriscono i conflitti. Terzo punto: la sostenibilità ambientale di cui dobbiamo necessariamente tenere conto da qui in avanti. Sappiamo che lei ha un progetto importante anche per Verona… Sì, e si chiama Arena Lirica Spa. Assieme agli avvocati Lambertini e Maccagnani abbiamo studiato e proposto una soluzione del tutto fattibile che preserverebbe un patrimonio che per Verona ha un valore inestimabile, ovvero la stagione lirica. Finché ci sarà un sistema di gestione centralizzato, pilotato da Roma, dal Ministero, e non di tipo privatistico e manageriale, con il quale si premia chi fa bene e si punisce chi fa male, non vi è dubbio che le cose non potranno mai funzionare. Stiamo assistendo a un declino gestionale e qualitativo dell’offerta. Contributi ministeriali (FUS) in costante calo, risorse che non permettono l’ingaggio di nomi di punta per lo spettacolo, pubblico che è passato dalle 15mila presenze a serata a circa la metà….è chiaro che le Fondazioni non riescono a far fronte ai costi col loro bilancio. Cosa prevede la vostra ricetta? Una gestione triennale della sola stagione lirica estiva, e non di tutto l’anno, che ridurrebbe i costi di circa un terzo, consentirebbe il pagamento in tre anni del debito della Fondazione che oggi ammonta a circa 30

milioni e introdurrebbe il concetto di fundraising. Sponsor internazionali che potrebbero intervenire economicamente, anche con la sponsorizzazione di una singola serata. Torniamo a lei. Ci dice qual è la più grande soddisfazione che ha avuto? Capire dopo molti anni che mio figlio Francesco avrebbe potuto sostituirmi. Lo dico non per vanità, ma perché non ne ero sicuro. I passaggi generazionali sono sempre molto delicati. Mi piacerebbe vedergli fare un percorso imprenditoriale altrettanto importante, con un impegno maggiore all’estero che è poi la strada su cui siamo impegnati da tempo. Sono sicuro che ce la farà. Un ricordo di suo padre e di sua madre? Mio padre mi ha insegnato il lavoro duro, l’importanza di sporcarsi le mani e di fare sacrifici. Mia mamma era una colonna per tutta la nostra numerosissima famiglia. Ha cresciuto otto figli, la ricordo sempre col pancione. Ha sostenuto mio papà nelle scelte professionali significative. Era la mente. Un sogno, presidente? Quello del centenario. Poco fa abbiamo festeggiato i 70 anni del Gruppo e i 56 della mia gestione. Mi auguro che Francesco, perché io non ci sarò più, possa festeggiare con lo stesso ardore, lo stesso gusto e la stessa soddisfazione che ho avuto io. Non mi piace essere l’unico ad averla provata.


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TUTTI GLI ALTRI PREMIATI

ELOGIO AL CORAGGIO E ALLA DETERMINAZIONE

di M. S.

Oltre a Premio Impresa conferito a Giuseppe Manni, nel corso della serata sono stati assegnati premi ad altre quattro categorie: enti locali, associazioni, startup e veronesi protagonisti.

Premio ENTI LOCALI

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Tra le scelte effettuate da Verona Network, per sottolineare esempi di realtà aggregative, innovative, che abbiano un impatto e una ricaduta positiva sul territorio, c’è quella che vede protagonisti i sindaci di Belfiore, Alessio Albertini, e Caldiero, Giovanni Molinaroli. Diversi tra loro dal punto di vista anagrafico e da quello delle esperienze politiche, i due primi cittadini dei due Comuni dell’Est Veronese sono accomunati da un sogno che possa garantire un rinnovato benessere ai loro cittadini nei prossimi anni. Classe 1983 il primo, eletto sindaco il 5 giugno 2016, e classe 1956, in scadenza dopo due mandati, il secondo, Alessio e Giovanni portano avanti non senza fatica e con molte resistenze da parte della cittadinanza, il progetto di fusione dei due Comuni. Alessio Albertini e Giovanni Molinaroli premiati dal sindaco di Bosco Chiesanuova Claudio Melotti

Il primo caso in Italia è stato quello di Valsamoggia, in provincia di Bologna. Nato il 1 gennaio 2014 dalla fusione di 5 piccole realtà amministrative, il nuovo Comune è oggi un caso nazionale per efficienza, ottimizzazione delle risorse e qualità dei servizi. Proprio a questo modello, studiato e ristudiato, si ispirano i due sindaci veronesi che proseguono decisi verso l’iter che porterà al referendum, convinti che la fusione sia la risposta giusta per dare soluzioni e opportunità ai propri cittadini in un periodo di ristrettezze economiche e di scarsità di risorse. A maggio dovrebbe arrivare il via libera della Regione proprio per il voto e poi saranno i cittadini a decidere. «L’importante è dare alle persone la possibilità di cogliere delle soluzioni - affermano in coro – poi andrà rispettato qualsiasi verdetto. Per noi sarebbe già una vittoria essere riusciti a proporre loro un’opportunità che, numeri alla mano, riteniamo essere davvero unica e straordinaria». Ed è per questo tentativo che ad Alessio Albertini e a Giovanni Molinaroli è stato assegnato il Premio Verona Network Enti locali 2017.

Premio

ASSOCIAZIONI

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Il riconoscimento è andato ad Ass.Im.p (Associazione imprenditori e professionisti di Verona) promotrice dei salotti di dialogo To Be Verona, finalizzati a creare un progetto aggregativo di network intelligente e una strategia di marketing territoriale veronese che restituisca alla città di Verona la consapevolezza di essere tra le grandi d’Europa. «Cerchiamo di coinvolgere le forze sociali, istituzionali, imprenditoriali scaligere per grandi progetti di miglioramento che possano dare luogo a iniziative orientate verso l’innovazione» hanno sottolineato il presidente dell’associazione Mauro Galbusera e la responsabile di To Be Verona, Elisabetta De Strobel. A breve un terzo convegno internazionale per rilanciare nuova progettualità sul suolo veronese. Mauro Galbusera e Elisabetta De Strobel premiati dal sindaco di Sant'Anna d'Alfaedo Raffaello Campostrini


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Un riconoscimento a chi ci crede

Premio START UP

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Assegnato ad Antonello Vedovato, presidente di Fondazione Edulife e promotore del progetto strutturato di coworking 311 Verona. Si tratta di uno spazio ricavato da un capannone dismesso di duemila metri quadrati in lungadige Galtarossa, all’interno del quale vengono condivise idee ed esperienze di giovani e meno giovani, viene favorito l’apprendimento in ambito dell’innovazione e proprio grazie alle nuove esperienze, alla somma di esse, si generano nuove competenze. È questo, come ha sottolineato Vedovato, l’elemento di differenza in un periodo di discontinuità (o di opportunità secondo i canoni orientali), dovuto alla crisi economica: la nascita di nuove competenze. Antonello Vedovato premiato dall'assessore di Grezzana Zeno Falzi

Premio

VERONESI PROTAGONISTI

Per i risultati professionali e i record ottenuti con l’A.C. ChievoVerona e per l’esempio di correttezza, passione e serietà dato alle nuove generazioni di sportivi, Verona Network, infine, ha voluto premiare l’attaccante e capitano del Chievo Sergio Pellissier, da molti considerato una delle ultime bandiere del calcio moderno. Il bomber clivense non era presente in Villa Arvedi poiché si trovava già in ritiro. Gli è stata consegnata la targa il giorno prima a Veronello, con grande soddisfazione e riconoscenza da parte sua.

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La consegna del premio a Sergio Pellissier

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PREMIO VERONA NETWORK

UNA MADRINA SPECIALE

«HO RE A L I Z ZA T O U N SOG N O GR A Z IE ALLA S P E N S I ERAT EZZA»

di M. S.

A consegnare i premi in Villa Arvedi c’era anche lei, Silvia Lavarini. Dopo il podio conquistato al concorso di Miss Italia 2016, la giovane ragazza originaria di Fosse ha le idee chiare sul suo futuro: studiare per tentare di entrare nel mondo dello spettacolo e della tv. Con un piano “B” sempre in tasca.

V

iaggia ancora sulle ali dell’entusiasmo, come è giusto che sia. Dopo otto mesi da quel terzo posto al concorso nazionale di bellezza per eccellenza, Silvia Lavarini ha ancora vive negli occhi tutte le emozioni di un’esperienza straordinaria che sognava fin da bambina. Partecipare a Miss Italia, conquistare la fascia prestigiosa di Miss Miluna, dopo aver ottenuto quella di Miss Veneto, ha un sapore magico per la giovane ventenne che, durante la serata di premiazioni a Grezzana, tra battute e gag simpatiche, ha svelato alcuni sogni e alcuni progetti per il futuro. Silvia, sono passati otto mesi da quella splendida serata di Jesolo che ti ha fatto

salire sul podio delle più belle d’Italia: cos’è cambiato da allora nella tua vita? È stato un anno fantastico, che per fortuna deve ancora terminare. Ho viaggiato tanto, in Italia e all’estero, ho conosciuto tante persone e questa esperienza mi ha aiutato a crescere molto. Ti aspettavi un risultato simile? Assolutamente no. Nel 2013, dopo essere rimasta affascinata dal concorso di Miss Lessinia nella piazza del mio paese, a Sant’Anna d’Alfaedo, decisi di iscrivermi all’edizione 2014. Vinsi e mi sembrò di aver conquistato il mondo. Poi le fasce locali di Miss Telearena e Miss Corti Venete, quelle regionali di Miss Miluna Veneto e poi Miss Veneto, tra il 2015 e il 2016. Più si andava avanti e più cresceva il livello di difficoltà e la competizione tra noi partecipanti. Arrivata a Jesolo, con 210 splendide ragazze davanti a me, la prima cosa che mi sono detta è stata: «Silvia, ma cosa ci fai qui, torna a casa». Non mi sentivo all’altezza ed è lì, forse, che ho imboccato la strada verso il risultato finale. Ho preso tutto con spensieratezza, senza grandi aspettative, consapevole che essere arrivata fino a quel punto era già un successo e ciò che sarebbe arrivato dopo, sarebbe stato tutto di guadagnato. Cosa farai da grande? Sto studiando dizione. Il mio sogno è quello di diventare una presentatrice televisiva. Mi piace molto Michelle Hunziker: è frizzante, simpatica, solare. Vorrei provare anche il teatro, dedicarmi alla recitazione. Tuttavia, se non dovessi riuscire a raggiungere questi obiettivi, ho un piano “B” che porto avanti da sempre... E cioè? Mi sono diplomata all’istituto alberghiero con indirizzo turistico. Mi piacerebbe molto gestire un albergo. Magari in Lessinia, perché no?

Silvia Lavarini

«Sto studiando dizione. Il mio sogno è quello di diventare una presentatrice televisiva»


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FOCUS SUL TURISMO

di M. S.

CI T TÀ E LAG O I N SI EME ? LA SFI DA PER I L FU T URO

Anche se sembra difficile, promuovere il territorio veronese, su scala nazionale e internazionale, come un unicum tra le due aree più rappresentative dal punto di vista turistico, non è impresa impossibile. Almeno per gli addetti ai lavori che hanno partecipato al workshop in Villa Arvedi.

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REARE AGGREGAZIONI, sinergie, collaborazioni territoriali tra operatori, piccoli o grandi che siano, e persone impegnate nel settore ricettivo e non solo. Promuovere al contempo il territorio veronese, città e lago, nella sua completezza e nella sua organicità. Questi alcuni spunti di riflessione interessanti emersi al convegno previsto dalla “Carta di Verona” dell’associazione Verona Network che si è tenuto venerdì 21 aprile a Villa Arvedi, a Grezzana, e che ha visto la partecipazione di prestigiosi ospiti e di oltre 150 persone tra il pubblico. Un incontro, dal titolo Le potenzialità turistiche di Verona e del lago di Garda, tra storia, paesaggi ed enogastronomia, durante il quale sono intervenuti relatori istituzionali e operatori del settore che hanno saputo tracciare un quadro realistico dello scenario turistico scaligero e veneto: numeri record (quasi 18 milioni di arrivi e oltre 65 di presenze nel 2016 nella nostra regione), che tuttavia potrebbero essere capitalizzati meglio in un’ottica strategica lungimirante. Note, infatti, le criticità: ancora ferme al palo, a Verona, le DMO (Agenzie del turismo), approvate con deliberazione delle Giunta Regionale n. 2286 del 10 dicembre 2013 e che a distanza di quattro anni non hanno ancora preso forma; una regolamentazione dei B&B che soltanto ora viene presa in considerazione; la scarsa conoscenza delle opportunità offerte dalle reti d’impresa; la poca valorizzazione delle associazioni o delle Pro Loco nel sistema complessivo dell’offerta turistica. A RAGIONARE su questi temi, portando dati, statistiche, esperienze e modelli vincenti, l’assessore alle attività economiche del Comune di Verona Marco Ambrosini; il presidente della Sezione Turismo di Confcommercio Paolo Artelio; il presidente di Federalberghi Garda Veneto Marco Lucchini; il presidente UNPLI Verona (Unione Nazionale Pro Loco d'Italia) Claudio Dal Dosso; il consulente d’impresa Luca Castagnetti. E poi ancora Enrico Ghinato, amministratore di Aquardens; Maria Ordinario responsabile comunicazione di Parco Natura Viva; Fabio Lotti co-fondatore di Progetto Yeah; Riccardo Zanini di Altalessinia.com, quest’ultimo rappresentante di una montagna veronese che, giustamente, vuole essere parte integrante di un “sistema Verona” che possa offrire esperienze al turista perché, in fondo, è quello che i visitatori oggi cercano e scelgono.

Il convegno sul turismo previsto dalla Carta di Verona


Rinasce la storica struttura di Bosco Chiesanuova Due giovani, una sfida, e un grande amore per la Lessinia

S

alendo a Bosco Chiesanuova e volgendo lo sguardo sulla destra appena giunti nella centralissima Piazza Guglielmo Marconi, non si può non notare l’elegante colpo d’occhio fornito dalla rinnovata struttura alberghiera Casa Leon d’Oro. Un albergo ristorante inaugurato la scorsa estate, dopo tre anni e mezzo di lavori, che impreziosisce ulteriormente con le sue forme, la sua struttura, i suoi servizi e la sua ospitalità il centro cittadino di Bosco. A scommettere in prima persona e a credere in questa avventura imprenditoriale, due giovani titolari, compagni nella vita, che proprio per amore della Lessinia hanno abbandonato i rispettivi lavori in città. Si sono trasferiti nel cuore della montagna veronese, portando una ventata fresca di entusiasmo, di calore, di gentilezza. Loro sono Gian Maria e Giorgia. Il primo, fino a pochi mesi fa, era impegnato nel settore immobiliare nel ramo turistico, sul Lago di Garda, la sua compagna, responsabile marketing di un’azienda privata con un contratto a tempo indeterminato. «L’albergo fu acquistato da mio padre cinque anni fa – spiega Gian Maria – Era lo storico Hotel Leon d’Oro e versava in condizioni “decisamente da migliorare”. Sia io che Giorgia abbiamo seguito le varie fasi che hanno portato al restauro e, nel corso dei mesi, ci siamo innamorati della struttura e del paesaggio circostante».

A Casa Leon d’Oro il venerdì sera musica dal vivo e il sabato incontri con i produttori vitivinicoli e menù degustazione

Gian Maria e Giorgia

«Ci siamo convinti, tra notti insonni e qualche pensiero come potete immaginare, a prendere in gestione l’albergo ristorante una volta conclusi i lavori – aggiunge Giorgia – Non è stata una scelta facile perché abbiamo dovuto lasciare i nostri posti di lavoro sicuri e accettare una sfida del tutto nuova per noi, seppur la mia famiglia fosse già nel settore. L’abbiamo fatto perché è quello che sentivamo e quello che desideravamo». Una storia nella storia che lega i due giovani poco più che trentenni a Bosco Chiesanuova. Il padre e la madre di Gian Maria, infatti, si conobbero proprio in paese. Tecnico per passione delle Mini Cooper della storica corsa StallavenaBosco il padre Giovanni e maestra alla colonia degli alpini la madre Maria Teresa. Oltre a Giovanni e Maria Teresa che hanno supportato questo progetto sin dall’inizio, e a cui va il riconoscimento più importante, a dare man forte ai due titolari di Casa Leon’d’Oro anche una persona speciale: «Dobbiamo ringraziare tantissimo Luca Bini, titolare della Casa del Vino della Vallagarina di Isera, in provincia di Trento. – aggiungono Gian Maria e Giorgia – Luca ci ha accolti nella sua struttura per un anno intero, il sabato e la domenica, insegnandoci i segreti del mestiere e tutti gli aspetti più pratici e logistici: dalla gestione dei menù, dalla parte amministrativa e contabile, del magazzino, dell’accoglienza, delle camere...gli siamo infinitamente riconoscenti. Alla Casa del Vino abbiamo incontrato anche il nostro attuale chef, Vincenzo, che dopo alcune esperienze internazionali e in particolare a Madrid, ha sposato il nostro progetto». «Siamo felici della scelta che abbiamo fatto. Siamo consapevoli che è una bella prova e che ci saranno momenti in cui dovremo stringere i denti – concludono - ma la Lessinia è un luogo meraviglioso, che mette pace, che rasserena. Vorremmo contribuire con il nostro lavoro alla valorizzazione del territorio, creando relazioni, sinergie e collaborazioni. Le persone di Bosco sono fantastiche, ringraziamo in particolare i “Falchi”, i ragazzi della squadra di hockey del paese e Tiziano Pasetto del rifugio Monte Tomba che ci sono stati tanto vicini quando siamo arrivati qui».


IL RISTORANTE La cucina è il vero motore della struttura. La già citata presenza di un giovane chef con esperienza internazionale, Vincenzo, e una scelta attenta dei prodotti freschi e originari del territorio, sono i punti di forza del ristorante di Casa Leon d’Oro, non solo riservato agli ospiti dell’albergo ma aperto 7 giorni su 7 anche al pubblico esterno. 40 posti nella sala interna, accogliente, curata, graziosa nella sua semplicità, 25 esterni nella terrazza adiacente l’ingresso principale e un wine bar. «Cerchiamo di non essere ripetitivi, cambiamo menù ogni giorno e ogni giorno facciamo la spesa, un po’ come a casa – spiega Vincenzo, cuoco di origine partenopea che ripropone piatti tipici del posto, rivisitati con uno stile mediterraneo – La scelta dei prodotti sta alla base della nostra cucina. Solo prodotti di stagione acquistati, nel limite del possibile, da fornitori della Lessinia». «Proponiamo quattro tipi di pane fresco ai nostri clienti – conclude lo chef - una focaccia bassa, simile alla pizza; un pane povero che noi chiamiamo pane cafone; il pane nero ai sette cereali; i grissini tirati a mano alle erbe». Al Leon d’Oro anche la pasta è fatta in casa e va ad arricchire un menù che comprende tagliatelle, ravioli, fusilli tirati a mano; e ancora risotti, selvaggina, carne... Anche la selezione dei dolci è rivisitata ogni mese a seconda della stagionalità. Ampia carta vini con oltre 50 etichette veronesi e nazionali, principalmente di piccoli produttori.

Lo chef Vincenzo

L’ALBERGO 13 camere, per un totale di 24 posti letto, suddivise tra Classic, Superior singola con letto alla francese e Superior doppia. C’è poi la chicca dell’hotel, ovvero la Stella Alpina, una junior suite con letto rotondo e vasca idromassaggio in camera. Tutte le stanze sono curate nei minimi particolari e sono state arredate con materiale del territorio: pietra della Lessinia, recuperata in parte dalla vecchia struttura; rifiniture in legno e muro in sasso “faccia vista” che creano un’atmosfera calda, accogliente, per un relax a tutto tondo. Altro punto di forza, una particolare soluzione che permette di unire due camere indipendenti e adiacenti e di trasformarle in un'unica grande stanza ribattezzata Family Room e dedicata, appunto, alla famiglia. La struttura dispone poi di impianto fotovoltaico, di serramenti coibentati di nuova generazione e pannelli solari per una massima attenzione al concetto di sostenibilità e di risparmio energetico.

L’IMPEGNO PER IL TERRITORIO Casa Leon d’Oro non vuole essere una struttura isolata dal territorio che la ospita. Sul sito internet www.casaleondoro.it un’ampia sezione dedicata alle attività e ai servizi presenti in Lessinia aiuta l’ospite a orientarsi e a godere di esperienze che solo la montagna veronese sa dare. Tramite il sito inoltre è possibile acquistare biglietti per l’Arena, per i Parchi divertimento del Lago di Garda, pacchetti ed escursioni per Verona, la Valpolicella... Inoltre, a disposizione degli utenti anche un video promozionale della Lessinia interamente girato con un drone.

Piazza Guglielmo Marconi, 44/45 - 37021 Bosco Chiesanuova - Verona Tel. 045 6780334 - Fax 045 6782516 - www.casaleondoro.it - info@casaleondoro.it /casaleondoro

APERTO TUTTI I GIORNI, PRANZO E CENA

Assieme allo staff


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IDEE

B F R E E , S P I E G A TA B E N E

L’A P P C H E S C O N F I G G E LE FRONTIERE

di Valentina Bazzani

Il turismo accessibile non è più solo un sogno. È nata BFree, un’applicazione mobile gratuita con tecnologia accessibile che segnala luoghi e percorsi a misura di tutti.

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NCHE VERONA è stata inserita nelle mappe di BFree, prodotto del più ampio progetto “Verona Smart & Easy”, nato dalla collaborazione tra l'azienda DAS e l'associazione Abiliatour ONLUS, che garantisce pari opportunità alle persone con disabilità. L’applicazione è stata realizzata da Global Accessibility Sagl, realtà specializzata nello sviluppare soluzioni per persone portatrici di handicap e con esigenze speciali (mamme con passeggini). BFree è un contenitore di guide accessibili open source dedicate ad ogni tipologia di utente: lo stesso percorso infatti, può essere affrontato in maniera diversa a seconda del tipo di disabilità, in carrozzina elettronica piuttosto che manuale, se si viaggia da soli o in compagnia, se si utilizzano ausili particolari. BFree interagisce con il fruitore in maniera rapida e semplice grazie a un’interfaccia intuitiva, un servizio di riconoscimento e una tecnologia facilmente utilizzabile da persone con disabilità fisica, sensoriale o anche da dislessici.

Un contenitore di guide accessibili open source dedicate ad ogni tipologia di utente I PERCORSI della mappa riescono a fornire le soluzioni più adatte per vivere un'esperienza autonoma. L’app è stata creata e testata a seguito di uno studio di un team composto da un project manager, un disability manager e un terapista occupazionale. Lo studio del progetto ha identificato i percorsi migliori, le strade e alcuni punti strategici e al contempo magici della nostra Verona: Castelvecchio, l’Arena, la Casa di Giulietta, le Arche Scaligere, la Basilica di Sant'Anastasia, Piazza dei Signori, Piazza Erbe, Palazzo della Ragione e Torre dei Lamberti. L'utilizzo di tecnologia mobile accessibile permetterà una maggiore distribuzione delle informazioni, velocizzando anche il processo integrativo e sociale. La lavorazione, pensata per le esigenze di ciascuno, consentirà un costante monitoraggio e aggiornamento del prodotto. Una bella soluzione per una Verona più smart!


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“Ci stanno a cuore le persone” Fondazione Just Italia sostiene un grande progetto di ricerca sull’autismo e iniziative solidali nel territorio attraverso il bando dedicato a Verona

Fotografia tratta da banca immagini. Modello in posa.

“Ci stanno a cuore le persone”. è per rispondere a questa mission che Just Italia S.p.a., che dal 1984 dalla sede nazionale di Grezzana (VR) distribuisce in tutta Italia i cosmetici naturali svizzeri Just, ha creato Fondazione Just Italia, Onlus che sostiene le organizzazioni non profit attraverso due filoni di attività: il supporto a un progetto nazionale di ricerca medico-scientifica o di assistenza sociosanitaria destinato ai bambini, e il sostegno a iniziative locali, destinate al territorio veronese. Dal 2008, data della sua costituzione, Fondazione Just Italia ha devoluto più di 3 milioni di euro e dato a tante persone opportunità concrete di cambiamento e miglioramento della qualità di vita. Quest’anno, il sostegno della Fondazione va alla Onlus “Il Ponte del Sorriso” di Varese e al progetto di ricerca sulla sindrome dello spettro autistico infantile, messo a punto con i Ricercatori degli Ospedali Di Circolo e Del Ponte di Varese in collaborazione con l’Istituto neurologico Mondino di Pavia. La grande causa che la Fondazione sposa ogni anno emerge da una modalità di selezione molto rigorosa, che coinvolge tutte le persone del “mondo Just”.

Attraverso un apposito bando riservato alle organizzazioni non profit nel periodo ottobre-novembre, la Fondazione riceve centinaia di candidature che, analizzate per ammissibilità e criteri di valutazione, vengono sottoposte alla validazione indipendente di AIRIcerca, l’Associazione dei Ricercatori italiani nel mondo, chiamata a confermarne validità e rigore scientifico. Successivamente, il Comitato di Gestione della Fondazione seleziona una rosa di tre finalisti, ritenuti particolarmente “coerenti” con i valori del mondo Just. I tre progetti selezionati vengono infine sottoposti alla votazione della Forza Vendita di Just Italia per identificare l’iniziativa da sostenere attraverso un’iniziativa di Cause Related Marketing rivolta ai clienti Just di tutto il territorio italiano: un’iniziativa che nel 2017 è stata premiata da un successo straordinario, tanto da consentire alla Fondazione di sostenere la ricerca con l’importo eccezionale di 420.000 euro. Ma quest’impegno non riveste solo un carattere nazionale: proprio al territorio di Verona e provincia – da sempre “patria” di Just Italia e della propria Fondazione – è riservata una specifica linea di finanziamento, dedicata a sostenere numerose attività sociali nel Veronese.

Il legame solido e amichevole con il territorio viene riconfermato ogni anno attraverso un bando che dal 1° gennaio al 30 giugno invita le organizzazioni non profit attive in ambito locale a candidare i propri progetti di assistenza sociale. Selezionare i finalisti non è semplice, come ricorda il Presidente della Fondazione Marco Salvatori: «è sempre difficile fare delle scelte. Tutti i progetti sono meritevoli ed esprimono in modo chiaro l’identità e i valori del territorio. Quello che accomuna tante iniziative solidali locali è soprattutto la testimonianza di una vicinanza umana e la risposta concreta ai bisogni della comunità: per questo sono fiducioso che anche l’edizione 2017 del Bando Locale, a cui è tuttora possibile partecipare attraverso il sito web della Fondazione, ci consentirà di fare del bene, e di farlo bene».

www.fondazionejustitalia.org


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AMMINISTRATIVE

Chi corre

IL PANORAMA POLITICO ( PE R OR A), V I S O PER VI S O

M

al di pancia, sorrisi tirati, coraggiose defezioni e passi indietro più o meno digeriti. Al netto dei travagli, i principali attori in gioco hanno espresso i loro candidati. Le comunali scrivono in miniatura i risultati delle politiche, dice qualcuno. Non si può negare che l’esito che re-

di Miryam Scandola

stituirà l’11 giugno (o il 25, in caso di ballottaggio) sarà un termometro chiaro per le elezioni nazional. I primi pezzi del puzzle delle comunali ci sono. Dieci i candidati ufficiali in corsa per Palazzo Barbieri. Nelle prossime settimane inizierà il ritornello delle liste per chi non le ha ancora presentate. Intanto, gli slogan, hastag muniti, sono pronti.

M I CHE L E B ER T U C C O

S I N I S T RA

ETÀ: 53 anni - I N B R EVE: Lavora in un istituto di credito. È stato sindacalista a livello nazionale e presidente di Legambiente Verona. Capogruppo per il Pd in Consiglio comunale, aveva tentato la corsa a Palazzo Barbieri con i dem già nel 2012. Dopo l’addio al PD per il suo “no” al referendum, ha fondato il movimento Piazza Pulita. L IKE FA C E B OOK: 706 - S L O GAN : VERONA IN COMUNE

PA T R I Z I A B I SI N EL L A

FA RE !

ETÀ: 46 anni - I N B R EVE: Consulente legale nel campo del diritto civile. Al Senato dal 2013 ricopre la carica di Segretario della I Commissione Affari Costituzionali e componente della Commissione bicamerale per l’attuazione del Federalismo Fiscale. Dopo 15 anni di militanza nella Lega Nord, Bisinella lascia il Carroccio per seguire il movimento creato da Flavio Tosi, suo compagno. Originaria di Castelfranco Veneto, vive da tempo a Verona. L I K E FAC EB O O K : 5.568 - S L OGAN: AMA VERONA

R OB E R T O B U SSI N EL L O

CASAPOUND

ETÀ: 57 anni I N B R EV E: Avvocato ed ex leader di Forza Nuova. Bussinello è stato consigliere comunale per Msi dal 1985 al 1990. Corre per il movimento di destra radicale CasaPound. L I K E FAC EB O O K : 872 SL O GAN : RIPRENDERSI VERONA

M I CHE L E CR O C E

VE RO N A P U L I TA

ETÀ: 43 anni - I N B R EVE: Avvocato tributarista, viene eletto nel 2012 in una lista civica a sostegno di Tosi. Come presidente di Agec è stato in carica da luglio a settembre dello stesso anno. Dopo la revoca firmata dal sindaco Tosi, Croce ha fondato Verona Pulita. L I K E FAC EB O O K : 6.6788 - S L OGAN: UNA VERONA MIGLIORE È POSSIBILE


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AMMINISTRATIVE

Chi corre

WI L L I A M DAP IR AN

MS I , D ES T R A N AZ I O N AL E

E TÀ : 47 anni - I N B R EV E: Autista di mezzi pesanti, è segretario regionale per il Movimento Sociale Italiano - Destra Nazionale. L I K E FA C EB O O K : 342 - SL O GAN : Non pervenuto

ALESSANDRO GENNARI

MOVIMENTO 5 STELLE

E TÀ : 33 anni - I N B R EV E: Lavora nell'azienda di famiglia nel campo delle finiture per interno e tendaggi. Ex rugbista, attore e regista in gruppi teatrali, è anche capogruppo in Quarta Circoscrizione per il M5S. Note le sue battaglie per la chiusura dell’impianto Ca’ Facci, a fianco dei cittadini di Madonna di Dossobuono. L I K E FA C EB O O K : 4.134 - SL O GAN : VERONA MERITA

M AR C O G IO R LO

T U T T O C AMB I A

E TÀ : 62 anni - I N B R EV E: Capotreno per le Ferrovie dello Stato ora in pensione. Per tre volte consigliere comunale, è stato assessore allo Sport e ai servizi demografici nella seconda amministrazione Tosi, da cui si è dimesso nel 2014 dopo i dubbi sollevati della trasmissione Report sulla sua condotta. Archiviata l'inchiesta per infondatezza del reato per presunti legami con la criminalità organizzata, Giorlo ora punta a Palazzo Barbieri. L I K E FA C EB O O K : 496 - SL O GAN : TUTTO CAMBIA

Verona rinasci!

FILIPPO GRIGOLINI

POPOLO DELLA FAMIGLIA

Il voto coerente per il futuro di Verona

Liberi e forti senza compromessi Famiglia al centro, per davvero!

E TÀ : 44 anni - I N B R EV E: Farmacista, oggi impegnato nell’informazione scientifica per una

• Azioni prioritarie per famiglie in diffi

multinazionale. Ex Lista Tosi, ex Forza Italia è presidente della Seconda circoscrizione. Nel 2016, dopo anni di militanza culturale al fianco di Gianfranco Amato, ha fondato il Popolo della Famiglia di Verona di cui è nominato presidente dal Segretario nazionale. L I K E FA C EB O O K : 314 - SL O GAN : VERONA RINASCE

• Reddito di maternità e sostegno alle

• «Fattore Famiglia» con riduzione dell

• Chiusura festiva degli esercizi comm

• Parco dello Scalo e promozione dell’am

• Competenza e onestà nella gestione

• Rilancio di Verona come eccellenza c • Innovazione, smart city e lavoro per

• Quartieri sicuri e vivibili con nuovi pe

GRIGOLINI SINDACO

ORI E T TA S ALE M I

C EN T R O S I N I S T R A

E TÀ : 58 anni - I N B R EV E: Insegnante di latino e greco. Consigliere comunale per il Partito Democratico nel 2012. Nel 2015 è stata eletta consigliere regionale. Fino alla sua recente autosospensione, è stata anche segretaria cittadina per i dem. L I K E FA C EB O O K : 2.429 - SL O GAN : LIBERA ENERGIA

FEDERICO SBOARINA

C EN T R O D ES T R A

*Dati raccolti fino alle ore 13 del 27 aprile

E TÀ : 45 anni - I N B R EV E: Avvocato, ex assessore allo sport (An) durante la prima amministrazione Tosi. La sua candidatura è sostenuta da Lega Nord, Forza Italia, Fratelli d’Italia, Battiti e da Verona Domani. L I K E FA C EB O O K : 1.787 - SL O GAN : UNITI PER VERONA

L'UNDIC E SIM O IN A SPE TTA T O Non ha ancora raccolto le firme necessarie alla candidatura ma dice che non è un problema. Si chiama Bruno Franco, viene da Bolzano ma la sua rivoluzione la vuole portare a Verona. «Basta, tutti a casa» il suo slogan che affianca una catena, il simbolo e il nome scelto per il suo movimento. 37 anni, ex artigiano edile, si definisce «rivoluzionario antipartitico».

Programma e candidati:

www.pdfverona.it Committente responsabile: Filippo Grigolini


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ATLAS#VERONETTA

IL RITMO TIMIDO DELLA CITTÀ

giovanna.tondini@verona-pantheon.com

di Giovanna Tondini

Ispirato ad un modello francese, è originale soprattutto nel metodo il progetto di ricerca partito da qualche mese che vede coinvolti tre dipartimenti dell’ateneo scaligero, 22 associazioni e tanti volontari. Insieme stanno realizzando una “fotografia animata” di uno dei nostri luoghi simbolo. «Riflettere più che sugli spazi, sui tempi». Questo il refrain dell’iniziativa che punta a misurare il respiro di Veronetta.

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’ERA UNA VOLTA il caos. Poi un giorno l’uomo decise di fare ordine e di rendere abitabile il mondo. Lo fece con una idea in mente. Con una visione di società, in cui la relazione ne era il fondamento. Serviva a quel punto uno spazio in cui vivere la relazione. E se è vero che senza confine non c’è spazio, e nulla esiste se non è definito in un limite, creò la città. Una città invisibile, per dirla alla Calvino. Quella dove ogni suo frammento sta accostato agli altri in una successione che non implica una consequenzialità o una gerarchia, formando una rete entro la quale si possono tracciare molteplici percorsi e ricavare conclusioni ramificate. Una città dove il pane viene sfornato alle 11 del mattino per essere ancora fresco all’ora di cena. Dove i servizi pubblici sono aperti alle 7 del mattino e chiusi alle 16, quando tutti sono al lavoro. Dove alcuni negozi aprono solo la mattina, altri solo nel pomeriggio, e altri ancora la sera. Dove la coda di macchine delle 8 non esiste più, perché negli uffici privati si va in orari diversi. Utopia? Forse. Ma si potrebbe chiamare prospettiva futura, in un mondo che cambia velocemente. Certo le resistenze sono tante, soprattutto in termini di flessibilità. Soprattutto in Italia, rispetto agli amici europei. Ci sono tuttavia alcuni fenomeni, come l’immigrazione, che spingono in una direzione che ormai è difficile frenare. Che inducono a sperimentare e calpestare dimensioni nuove. Come succede a Veronetta. LO SANNO BENE i numerosi partecipanti del progetto Atlas#Veronetta. Un consorzio che vede al lavoro i dipartimenti di Scienze Giuridiche, Scienze umane e Culture e civiltà dell’università di Verona, una rete di 22 enti del terzo settore, per la maggior parte

associazioni, coordinati da Alteritas. Tutti accomunati dalla loro residenza a Veronetta, e dalla volontà di indagare il quartiere della zona orientale della città da una nuova prospettiva e con una metodologia del tutto innovativa per l’ambito accademico. «L’ispirazione è venuta dall’incontro con Alessia De Biase, veronese trasferitasi in Francia presso LAA-LAVUE (Laboratoire Architecture Anthropologie) ENSA PARIS LA VILLETTECNRS, e l’antropologo Marc Augè» ci spiega Chiara Stella, una delle coordinatrici del progetto. L’approccio urbanistico-antropologico utilizzato nello studio dei quartieri è subito piaciuto ai professori dell’università di Verona, che non si sono fatti sfuggire l’occasione di sperimentare qualcosa di nuovo. «Una metodologia, in altre parole, che intende un approccio all’oggetto di ricerca non calato dall’alto, ma ispirato dalla gente», continua Simona Marchesini, presidente di Alteritas.

«Comprendere quindi come funziona Veronetta aiuta a trasformare quest’area in esempio positivo, in buona prassi che potrebbe essere estesa in futuro ad altre zone della città, con il coinvolgimento dell’amministrazione»


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Come si legge un quartiere Fotografa il codice QR e guarda il servizio realizzato per TV7 Verona Network Significa, quindi, mettersi in ascolto delle persone, partire da quello che dicono loro, per ottenere risultati di tipo qualitativo e non solo quantitativo, che restituiscano non una immagine statica, bensì una “fotografia animata” della zona. Saranno proprio questi primi risultati antropologici e sociologici a dare il via alle successive ricerche in ambito giuridico, geografico e umanistico. «Quello che noi abbiamo colto come opportunità è la possibilità di riflettere più che sugli spazi, sul tempo», ci spiega la professoressa Donatella Gottardi. «È l’organizzazione del tempo a essere, soprattutto oggi, al centro degli studi». Che se applicato alla città significa ripensare il rapporto tra gli orari di lavoro, quelli dei servizi e quelli del tempo libero delle persone. APPLICARE QUESTA metodologia proprio a Veronetta, dove già molti “schemi” sono stati superati, complice l’immigrazione, che negli ultimi vent’anni ha cambiato il volto del quartiere, è un’operazione concreta volta a dimostrare come ridisegnare l’organizzazione del tempo possa essere efficace. «Comprendere quindi come funziona Veronetta aiuta a trasformare quest’area in esempio positivo, in buona prassi che potrebbe essere estesa in futuro ad altre zone della città, con il coinvolgimento dell’amministrazione». Da un lato viene così a perdersi l’immagine stereotipata del quartiere veronese, dall’altra esso diventa modello. Ma questo non è l’unico obiettivo. L’indagine si concentra, infatti,

anche sul rapporto tra il quartiere e l’università, nella prospettiva che quest’ultima possa integrarsi sempre di più nell’area in cui essa è insediata. Il progetto è stato finanziato da Cariverona per un anno e si concluderà nell’autunno del 2017. Sarà compito delle associazioni locali, ora messe in rete grazie a questa iniziativa, e dell’ateneo, con i propri laureandi e dottorandi, portare avanti questo modello di ricerca-azione, che lavora non sulle, ma con le persone, per la valorizzazione del territorio e di chi lo abita. www.atlasveronetta.it


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LIRICA

QUELLA BELLEZZA PERFETTA

erika.prandi@verona-pantheon.com

di Erika Prandi

La sua è stata una folgorazione appena calcato il palco del teatro all’aperto più grande al mondo. Da quella volta non l’ha più lasciato. Stefano Trespidi è responsabile dell’ufficio regia della Fondazione Arena, che ogni anno organizza spettacoli sia in Arena che al Teatro Filarmonico. Per gentile concessione della Fondazione Arena di Verona. Foto Ennevi

Stefano Trespidi

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A MOSSO i primi passi non ancora maggiorenne come comparsa. Poi la laurea in giurisprudenza e, infine, il corso di formazione per regia e produzione teatrale all’Accademia di Arti e Mestieri del Teatro alla Scala di Milano. Una formazione che gli ha permesso di rimanere sul palco dell’anfiteatro scaligero ma con il privilegio di poter dirigere gli spettacoli in cartellone. Se chiedete a Stefano Trespiti cosa rappresenta la magia dell’Arena, vi risponde subito con un’unica parola: felicità. «Ma è anche entusiasmo, passione. Un’esperienza che ti penetra in maniera profonda». Ne parla con convinzione e con trasporto, come chi è riuscito a fare della propria ragione di vita un lavoro. «Mi sono innamorato profondamente di questo mondo: del teatro all’aperto, dell’opera, della musica, del teatro in musica. E questo incanto non mi ha più abbandonato. Per me l’inverno non era altro che un conto alla rovescia per capire quanto man-

cava all’inizio della stagione successiva». Al susseguirsi delle stagioni sono aumentati anche gli ingaggi e i lavori all’estero. Attualmente, infatti, ha «la fortuna, l’onore e il privilegio di andare in tutto il mondo a riprendere la regia del maestro Zeffirelli». Ed è sempre un’emozione. «Quando fai una nuova produzione in un luogo nuovo, anche se è la ventesima ripresa, è sempre diverso perché entri a contatto con persone sconosciute. E questo è un grande stimolo». «IN ITALIA c’è un meccanismo un po' negativo nei confronti degli operatori culturali perché tutto sta diventando molto business. Addirittura c’è chi dipinge gli artisti come persone sovvenzionate, privilegiate, ma non è per nulla vero. All’estero, invece, il fatto di essere un artista italiano crea entusiasmo. C’è molta più considerazione. Più ti allontani e più il tuo essere italiano è un valore aggiunto». Allora ai giovani consiglia una cosa


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IL dietro le quinte DI STEFANO TRESPIDI

«In campo artistico, soprattutto nel melodramma, siamo ancora una scuola. L’Arena è una grandissima palestra con ritmi molto serrati»

sola: formarsi in Italia e crescere all’estero. «In campo artistico, soprattutto nel melodramma, siamo ancora una scuola. L’Arena è una grandissima palestra con ritmi mol-

to serrati». Dal Nabucco di quest’anno al Galà Domingo, sono molti gli spettacoli che predilige. Ma il ricordo più bello, ammette, è quello relativo alla Carmen del 1995 che venne fatta con Zeffirelli. Se potesse, poi, cambiare qualcosa, non ha dubbi: «Allargherei i tempi di prova e il numero di nuove produzioni. Negli ultimi tempi c’è stata più attenzione per i concerti rock. Questa, secondo me, è una formula che non è così vincente. Piuttosto farei due grandi manifestazioni internazionali, a maggio fino ai primissimi di giugno e poi a settembre, dedicati al rock. L’Arena la terrei come sinonimo di eccellenza e di eccezionalità. Poi il mio grande sogno è di ricostruire i primi livelli dell’anfiteatro in un capannone della fiera per poter fare delle prove serie». Queste inizieranno a fine maggio fino alla Prima dell’opera che inaugurerà la 95esima edizione dell’Opera Festival 2017: il Nabucco, che andrà in scena il 23 giugno. Lo spettacolo avrà un nuovo allestimento curato dal regista francese Arnaud Bernard. Seguiranno l’Aida, il Rigoletto, Madama Butterfly, Roberto Bolle and friends, il Galà di Placido Domingo, l’Aida nell’edizione storica del 1913, la Tosca e il Galà IX sinfonia di Beethoven.

Verona rinasci!

Il voto coerente per il futuro di Verona Liberi e forti senza compromessi Famiglia al centro, per davvero! • Azioni prioritarie per famiglie in difficoltà • Reddito di maternità e sostegno alle giovani coppie • «Fattore Famiglia» con riduzione delle tariffe dei servizi • Chiusura festiva degli esercizi commerciali fuori dal centro

• Parco dello Scalo e promozione dell’ambiente • Competenza e onestà nella gestione della città, bene di tutti • Rilancio di Verona come eccellenza culturale ed economica • Innovazione, smart city e lavoro per i giovani

• Quartieri sicuri e vivibili con nuovi percorsi ciclabili

GRIGOLINI SINDACO

Programma e candidati:

www.pdfverona.it Committente responsabile: Filippo Grigolini


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TENDENZE

DOVE VAI SE LA BARBA NON CE L’HAI?

giorgia.castagna@verona-pantheon.com @CastaGiorgia

di Giorgia Castagna

Rasoio e lametta sono le sue bacchette magiche. Romesh Ethige Silva, ogni giorno, si tuffa nel passato solo per rimodellare, nel vero senso della parola, il presente. Il suo barber shop veronese è ormai meta indiscussa per gli amanti di baffi e pizzetti.

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uella del barbiere è una delle più antiche professioni di cui si abbia memoria scritta. Un mestiere che nei secoli passati sembra comprendesse anche piccoli interventi chirurgici, come l'estrazione di un dente o, persino, la pratica del salasso. Il più famoso barbiere della storia, (forse, in realtà neppure esistito) fu proprio quel Figaro, protagonista de Il barbiere di Siviglia di Gioachino Rossini, e delle Nozze di Figaro di Mozart. Tale è stato il successo di queste opere che il termine figaro è divenuto un modo scherzoso e bonariamente ironico per indicare questa professione tornata alla ribalta. Definita come l’attività del momento e, visto il boom del settore, anche del futuro. Ed è proprio dagli esperti della barberia italiana che arrivano dati e riscontri positivi che riaccendendo i riflettori su una professione che seduce sempre più giovani. Uomini di tutte le età hanno riscoperto l’esperienza del barbiere, in luoghi precisi ovvero quei club maschili dove curare la propria barba e ridefinire il proprio look. Di conseguenza si moltiplicano, nelle grandi e piccole città, i barber shop e le opportunità lavorative: il mestiere del barbiere è uno dei pochi lavori che in questi anni è riuscito a schivare le insidie della crisi economica. Non potevamo quindi non andare alla ricerca di un figaro veronese o meglio di adozione, d’eccezione. Lui è Romesh Ethige Silva, 37 anni di origini srilankesi proprietario del “C’era una volta”, salone da uomo nato nel 2011 in via San Nazaro. Vi basterà passare da lì per vederlo all’opera a suon di lamette e rasoio. Romesh da dove nasce la sua passione per questo lavoro? Amo lo stile vintage italiano e intorno a questo ho costruito il mio lavoro. Sono arrivato in Italia nel 1997 e ho deciso di entrare nell’Accademia di “Tony&Guy” di Mila-

Al centro Romesh Ethige Silva e il suo staff

no dove ho conseguito un diploma che mi ha poi permesso di aprire il negozio. Dopo qualche anno di gavetta, ho aperto la mia attività. Decisione difficile quella di aprire un esercizio da solo? Sono stati anni duri ma la passione e la voglia di fare ti permettono di arrivare ovunque. La mia prima attività, avviata nel 2011 sempre qui in via San Nazaro si chiamava "Antica Barberia" e mi ha permesso di farmi conoscere e di far crescere la mia clientela. Così, dopo quattro anni di lavoro e sacrificio, sono riuscito, grazie ad un amico, ad inaugurare il "C'era una volta". Era il 15 marzo del 2015. Qual è la cosa che più la spaventava? La verità? Avevo paura, essendo straniero,


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Il barbiere di via San Nazaro

«Avevo paura, essendo straniero, che non sarebbe venuto nessuno, e invece la maggior parte dei miei clienti è veronese!»

che non sarebbe venuto nessuno, e invece la maggior parte dei miei clienti è veronese! Oggi il negozio è ben avviato e posso contare su uno staff di cinque persone che condividono con me l’entusiasmo per questo lavoro. Con quale obiettivo ha aperto il suo salone? Volevo riportare lo stile vintage nei tempi moderni con un'ampia selezione di tagli di capelli senza trascurare le esigenze e i gusti

del cliente, utilizzando i prodotti migliori presenti sul mercato. Progetti per il futuro? Ciò a cui tengo di più è portare avanti e tramandare questo affascinante lavoro e l’arte del saperlo fare. Per questo, da alcuni anni ho iniziato a tenere corsi e sono chiamato in accademie, saloni e centri di tutta Europa per insegnare questo mestiere a cui sempre più giovani si avvicinano. www.ceraunavoltavr.it

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MESTIERI LIEVI

MURIEL,O DELLA DELICATA POESIA DI UN FOGLIO

giulia.zampieri@verona-pantheon.com

di Giulia Zampieri

Sonia Padovanello ha creato Muriel, il laboratorio di carta artigianale dove saperi antichi si uniscono a tecnologie moderne, in delicati fogli di carta.

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AL SUO ARRIVO in Europa, nel XII secolo, ogni giorno, ancora, continuiamo ad affidarle le nostre parole. Precise, le poche volte che stiamo attenti a soppesarle, vaghe, quando, distratti, vi annotiamo solo le nostre incerte impressioni. Chissà quante volte l’avremo accartocciata, strappata, scarabocchiata, la carta. Sonia Padovanello invece la carta la crea. A 25 anni appena compiuti, da gennaio si dedica infatti a Muriel, questo il nome scelto per una passione imprevista, che andava però assecondata: quella per la carta, fatta a mano, come una volta. Dopo la maturità, un anno trascorso negli Stati Uniti e 4 anni di lavoro, passati non a caso tra carte e scartoffie, per una compagnia di assicurazioni, oggi Sonia trascorre le giornate nel suo laboratorio, trasformando il suo tempo in fogli di carta riciclata. «È nato tutto quasi per caso – ci racconta Sonia –

durante il mio anno a Boston: stavo frequentando un corso di arte quando la mia insegnante mi suggerì di imparare a fare la carta riciclata». È qui che Sonia si avvicina per la prima volta a questo antico mestiere: inizia sfogliando pagine e pagine per documentarsi, e poi provando nella propria cucina a dare nuova vita a vecchi fogli di carta. «E guardando i video di Sandro Tiberi!», precisa Sonia, il massimo esperto italiano nella fabbricazione della carta fatta a mano, poi incontrato durante un percorso formativo di sei mesi, promosso dal Museo della Carta di Toscolano Maderno. Un’occasione preziosissima per apprendere e conoscere i segreti e gli strumenti di un’arte così antica. NOI LA INCONTRIAMO oggi, negli spazi di quel laboratorio delle meraviglie che è il FabLab di Grezzana, in Viale del Lavoro 2, con tanti pro-

Il progetto? Sperimentare nuovi modi per tingere la carta con pigmenti naturali, come spezie o ortaggi, continuando a sprecare sempre di meno


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C o m e n a s c e l a c a r ta a r t i g i a n a l e

con fibre naturali, ve ne abbiamo parlato su Pantheon 60, ndr) utilizzando scarti di tessuti di canapa». Il concetto di riciclo, infatti, è tra i principi che più stanno a cuore a Muriel e la direzione verso la quale tendono i nuovi progetti di Sonia. Tra questi, sperimentare nuovi modi per tingere la carta con pigmenti naturali, come spezie o ortaggi, continuando a consumare e sprecare sempre di meno. E poi il sogno di dare vita a una vera e propria linea di prodotti Muriel.

getti da realizzare. Mostrandoci i suoi strumenti di lavoro e il suo nuovo laboratorio, ci spiega come nasce un foglio: vecchi documenti triturati, impastati con acqua e colla, setacciati attentamente, e lasciati asciugare, con calma. Per le giornate in cui serve proprio un po’ di colore, basta poi un pizzico di curcuma per tingere un candido foglio di carta. «Oltre alla carta riciclata, da novembre ho iniziato a collaborare anche con Filotimo (marchio veronese di abiti realizzati

DELLA BELLEZZA di dedicarsi, concretamente, a progetti da realizzare con le proprie mani Sonia ci parla con semplicità, quando ci confida che la sua caratteristica pignoleria lascia il passo alla soddisfazione quando vede il prodotto finito davanti a sé: partecipazioni, diari realizzati e rilegati a mano, carte create con fondi di caffè, fiori e petali, ma anche paralumi e targhette per abiti. E poi, c’è la bellezza di lavorare in uno spazio, quello del FabLab, che «mi permette di confrontarmi e collaborare ogni giorno con altri giovani come me». Quel manipolo di coraggiosi artigiani veronesi che, nelle nuove botteghe digitali, sta forgiando il proprio futuro. info.cartamuriel@gmail.com Facebook/ Muriel – carta artigianale

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PERSONE

L’ESSENZA SEGRETA DELLE MASCHER E

ingrid.somma@verona-pantheon.com @ingridsomma89

di Ingrid Sommacampagna

Attore, autore e regista teatrale dalle mille sfaccettature, Stefano è uno dei pochi burattinai veronesi che mantengono forte un'antica tradizione, portando alla ribalta una maschera della città che era scomparsa dalle scene da anni: quella di Facanapa. Nei suoi spettacoli mescola teatro, improvvisazione, giochi di magia che trovano sintesi nella sua arte «prestidigitatoria».

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N VERONESE entusiasta della sua vita work in progress, sempre alla ricerca di nuovi metodi per comunicare, avendo come base il teatro, applicato al suo mestiere di monologhista, illusionista e burattinaio. Questo è Stefano Paiusco, 54 anni, la cui passione per il teatro parte da lontano, da quando aveva solo sei anni e partecipò per caso a un'edizione dell'Arlecchino ne Il servitore di due padroni di Strehler, al Teatro Romano di Verona. Si innamorò totalmente di quest'arte, che lo portò a 10 anni a scrivere la sua prima commedia, messa in scena con i suoi amici sotto casa, unendo le storie dei fumetti di Topolino a classici come Goldoni. Si ritrovò a 16 anni alle prese con la sua prima scrittura da professionista nella compagnia “Renato Simoni”, scrivendo e interpretando nella sua carriera più di trenta spettacoli, studiando, inoltre, da doppiatore e prestigiatore; ha pubblicato libri, cd, un film-documentario, insegnato nelle scuole e all'università, collaborato con il Mart di Rovereto e ha fondato nel 2011 il suo Teatro dei Burattini. È stato uno tra i primi attori italiani a portare in scena interamente, nel 1994, l'opera Il Grigio, di Giorgio Gaber e Sandro Luporini, intrattenendo il pubblico con un monologo di due ore. IL 28 FEBBRAIO, al Teatro Aurora di Verona, Stefano ha riportato sulla scena, dopo trentacinque anni di assenza, Facanapa, l'antica marionetta veronese, nello spettacolo “Fasolino e Sandrone e la collana magica”. Il burattino è stato inventato dal marionettista veneziano Antonio Reccardini, nel 1828, e gli studiosi si sono divisi sulla sua origine, ritenendolo provenien-

Stefano Paiusco

te da Rovigo o da Verona. Il nome si ispirerebbe alla lavorazione della canapa, oppure al suo nome iniziale, Fra Canàpa, perché aveva l'aspetto di un grosso frate con un naso esagerato; in dialetto, infatti, per indicare un naso grande, si dice «canàpa» o «canàpia». Venne assunta dai veronesi come la maschera della città e cominciò ad essere inserita anche negli spettacoli dei burattinai di altre città italiane. L'art designer


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I l b u r at t i n a i o S t e fa n o Pa i u s c o vista la sua onestà, ne esce quasi sempre vincitore.

La maschera Facanapa rappresenta il «buon» cittadino, simpatico, amante del vino e del cibo, generoso ma anche ingenuo

Kira Koi ha ricreato Facanapa per il Teatro di Paiusco, adornandolo di abiti ottocenteschi, curati nei minimi particolari, con fattezze delicate; l'artista veronese gli regala una voce dal timbro dolce, che si esprime in dialetto ma anche in lingua italiana, con spiccato accento veronese, perché rispecchia la personalità del burattino, rimasta inalterata nei secoli. Facanapa rappresenta il «buon» cittadino, simpatico, amante del vino e del cibo, generoso ma anche ingenuo, che si mette sempre nei guai per aiutare gli altri, ma,

«BISOGNA sudare, perché l'arte deve essere autodisciplina. Io mi alleno sei ore al giorno, con esercizi di magia e di vocalizzi, nella mia casa che è come quella di Hugo Cabret: sembra un negozio di giocattoli, con maschere, marionette e oltre tremila titoli di libri. La vita è sogno, come il titolo di un dramma di Calderón de La Barca, perché il sogno non è altro che la vera vita, e se questo sparisce, l'uomo muore spiega l'artista -. Nel teatro cerco proprio la vera vita, incontrando e trasmettendo energie, in un rapporto interattivo con lo spettatore, andando oltre lo spazio ed il tempo, in un'evoluzione continua. Non è possibile catalogare la vita per assiomi, e bisogna continuare a cercare, lasciando andare la mente oltre l'apparenza». Chi fa il burattinaio tramanda un'arte teatrale antica da valorizzare, che deve rimanere viva nella tradizione, perché collega il mondo degli adulti con quello dei piccini, nella dimensione del sogno, che è, forse, la vera realtà da abitare. www.stafanopaiusco.it stepaiusco@gmail.com

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ADOZIONI

GENITORI SI DIVENTA E NADIA TENDE LA MANO

marta.bicego@verona-pantheon.com @MartaBicego

di Marta Bicego

Adozioni internazionali, sostegno a distanza, progetti di cooperazione. Sono gli ambiti nei quali si muove, da vent’anni, la Nuova associazione di genitori insieme per l’adozione: Onlus che ha a cuore la solidarietà sociale. E la serenità dei bambini.

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AMMA e papà si diventa. E ad agevolare il percorso dell’accoglienza, che talvolta arriva ad oltrepassare i confini nazionali, c’è la Onlus Nadia. Sono trascorsi vent’anni dall’iscrizione nell’Albo regionale del Veneto tra le realtà del volontariato della Nuova associazione di genitori insieme per l’adozione, da cui deriva appunto l’acronimo Nadia; meno di dieci, era infatti il 2000, sono passati dal riconoscimento quale ente autorizzato allo svolgimento delle pratiche di adozione internazionale. E il bilancio risulta essere più che positivo: «In due decenni di attività abbiamo favorito la formazione di circa 1.300 nuclei familiari», sintetizza il presidente Luciano Vanti, arrotondando la cifra per difetto. Numero da cui si sono sviluppate molteplici azioni, in Italia e non solo. «Ogni bambino ha diritto ad avere una famiglia», sottolinea. A partire da tale principio, spiega, «l’associazione ha iniziato a muovere i primi passi negli anni Novanta per venire incontro

alle difficoltà di quei genitori che intraprendevano il cammino dell’adozione internazionale». Un iter che richiede impegno, poiché si protrae da uno a tre anni: è fatto di un prima, a fare i conti con la burocrazia di un luogo lontano; di un dopo, con l’ingresso del minore. E di un durante, in cui i professionisti di Nadia, dal neuropsichiatra infantile allo psicologo psicoterapeuta e al logopedista, tendono la mano per offrire sostegno, assistenza, accompagnamento. ATTENZIONE che, con il passare del tempo, si è ampliata fino ad abbracciare tutti i genitori, in generale. Ne sono esempio gli incontri serali incentrati sulla genitorialità che la Onlus ospita nella sua sede, a Villa Buri di San Michele, fino al mese di dicembre. Si parla di affettività nell’età dell’infanzia e dell’adolescenza, di apprendimento; ovviamente di adozione osservandola però con gli occhi delle mamme, dei papà, dei nonni ma anche dei figli, tenendo conto dei precedenti vissuti che ne hanno segnato la crescita. Al di là dell’etichetta di biologici, affidatari o adottivi: genitori si diventa


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Come, quando e perché

«Una piccola goccia, in un mare di bisogni, che però bagna» e le difficoltà da affrontare nella quotidianità sono comuni. Le famiglie, riconosce Vanti, devono essere sostenute: «Risentono dei cambiamenti della società, che è in continua evoluzione». Di conseguenza, è cambiato il panorama delle adozioni internazionali: «Sono dimezzate rispetto a una decina di anni fa. Una situazione dovuta a varie cause: la congiuntura economica e la perdita di posti di lavoro, innanzitutto, che hanno fatto per esempio desistere alcune coppie che avevano avviato il percorso dell’adozione». E l’Italia, che è sempre stato un Paese accogliente, risente dello stallo in cui versa la Commissione per le adozioni internazionali (Cai), dalla quale si attende un rinnovato corso e un maggiore controllo, premiando gli enti che lavorano bene e vigilando su chi opera senza trasparenza e con poca serietà.

©atelierorlandi.com

NEL 2016, grazie a Nadia sono arrivati 81 bimbi in Italia da diversi Paesi: Federazione russa, Polonia, Moldavia, Lituania Thailandia, India, Etiopia. Sono 220 le coppie attualmente impegnate in vari step della procedura di adozione. Tuttavia, precisa, «il primo diritto di un mino-

Luciano Vanti

re è crescere laddove è nato». Per questo l’associazione opera sul fronte della cooperazione internazionale e delle adozioni a distanza, con progetti mirati a sostenere la permanenza dei bambini nelle famiglie di origine che vivono situazioni di disagio e difficoltà. «Una piccola goccia, in un mare di bisogni, che però bagna», chiosa. Ed è una diramazione di quell’accoglienza che non conosce confini geografici. www.nadiaonlus.it

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VERONESI NEL MONDO

S T O R I E L O N TA N E E V I C I N E

JIU JITSU

ANCHE IN SALSA AUSTRALIANA

claudia.buccola@verona-pantheon.com

di Claudia Buccola

Marcel Leteri Sasso ha lasciato Verona per l’Australia per inseguire un sogno: riuscire a fare del Jiu Jitsu brasiliano un lavoro a tempo pieno

È

UN VERONESE d’adozione Marcel Leteri Sasso de Oliveira, atleta italo-brasiliano classe 1980. Marcel ha portato fra le mura scaligere molte medaglie d’oro e titoli internazionali di Jiu Jitsu brasiliano, un’arte marziale basata sulla lotta a terra, ancora poco conosciuta in Italia. Qui a Verona per otto anni Marcel si è allenato, ha gareggiato, sia da solo sia da capitano della Nazionale italiana di

Marcel Leteri Sasso

«Qui la cultura dello sport è molto forte:

è una parte essenziale della giornata di tanti australiani»

Jiu Jitsu, ed ha insegnato a classi sempre più numerose di allievi che negli anni, anche grazie a lui, si sono avvicinati a questo sport. Poi a marzo dello scorso la decisione di trasferirsi in Australia: «Il mio sogno era quello di fare del Jiu Jitsu un lavoro a tempo pieno – racconta Marcel - Ho riflettuto molto sull’investimento necessario per aprire una mia palestra a Verona, ma alla fine ho deciso di accettare l’invito di un collega brasiliano a raggiungerlo in Australia». DA QUEL MOMENTO è passato un anno esatto, e sembra proprio che Marcel abbia fatto la scelta giusta: «All’inizio non è stato facile. Sono arrivato con delle aspettative molto alte e invece per i primi mesi ho lavorato per il mio amico con una paga bassa e vivevo letteralmente nella sua palestra – dice Leteri – ma dopo un primo periodo mi sono ambientato, ho imparato bene l’inglese australiano (che è molto diverso dall’inglese britannico!) e sono andato per la mia strada. Qui la cultura dello sport è molto forte: è una parte essenziale della giornata di tanti australiani e la gente paga volentieri somme relativamente alte per corsi di qualità. Ora insegno Jiu Jitsu in due palestre, sia ad adulti che a bambini, studio per diventare un personal trainer riconosciuto, e gareggio: nel mio esordio in Australia ho vinto il Pan Pacific Jiu Jitsu Championship, gara della International Brazialian Jiu Jitsu Federation. Nell’ultimo anno poi ho arbitrato in vari eventi fra Melbourne, Sydney e Adelaide. Insomma, qui ora sono felice: finalmente vivo della mia passione e ho anche trovato l’amore, una ragazza fantastica che condivide con me la dedizione per lo sport». Ma cosa resta di Verona nel cuore di chi se ne va dall’altra parte del mondo? Marcel non ha dubbi: «Mi manca la bellezza della città e mi mancano gli affetti che ho lasciato. Sono venuto l’ultima volta a Natale e vorrei tornare almeno una volta all’anno, per dare continuità al percorso degli allievi che continuano ad allenarsi a Verona senza di me».


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n lungo corso di morbido asfalto, due imponenti archi e poi l’arrivo sull’antichissimo “sampietrino”: è questo l’ingresso principale, questa la via che porta dritta al cuore della città di Verona. E lungo quelle strade in cui passeggiano ogni anno milioni di turisti, si sono fermati in passato i grandi protagonisti della nostra cultura e della nostra

storia. Su tutti Dante Alighieri, scrittore e poeta italiano che proprio a Verona, alla corte di Cangrande della Scala, scrisse “Il Paradiso”, terzo canto della sua “Divina Commedia”. A lui è dedicata anche l’antica Piazza dei Signori nel cuore del centro storico. Ma nella città scaligera soggiornarono anche il musicista austriaco Wolfgang Amadeus Mozart, lo scrittore inglese Charles Dickens e Giosuè Car-

ducci. Gli oltre 4 milioni di turisti (quinta città italiana per visite turistiche annue) che ogni anno scelgono la città scaligera per le proprie vacanze, per un breve soggiorno o anche solo per trascorrere qualche ora nelle affollate vie del centro storico, lo fanno anche per ciò che il territorio circostante sa offrire. I piaceri di una delle migliori offerte enogastronomiche della penisola, per cominciare.

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A TASTE OF VERONA English

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erona, a romantic city of love. Every year, millions of tourists walk down the streets where, in ancient times, famous artists and poets got their inspiration. Wolfgang Amadeus Mozart, Dante Alighieri, Charles Dickens and Giosuè Carducci are some of the most

important people who came here. Verona is city of art, culture and history. It is still possible to see what the city was in the past and memories of bygone days in every corner. Here, asphalt has not yet taken the place of the Roman pavements called “sampietrini”. Thanks to its long tradition and the vital attachment to

Abitanti: 264158 Superficie: 206,64 km2 Densita: 1278,35 ab/km2

its history, Verona was designated World Heritage Site by UNESCO. «There is no world for me outside the walls of Verona, except purgatory, torture, and hell itself. So to be banished from Verona is like being banished from the world, and being banished from the world is death. » William Shakespeare.

Altitudine: 59 m s.l.m Patrono: San Zeno e San Pietro Martire Giorno festivo: 21 maggio e 29 aprile


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Speciale Food E Wine

IL VINO/ WINE

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l vino veronese è conosciuto in tutto il mondo, non ha bisogno di presentazioni. Le colline di Verona sono proprio la culla di questo prodotto che ha ormai ottenuto la sigla DOC (Denominazione di Origine Controllata) per la quasi totalità dei suoi prodotti, e addirit-

tura la DOCG (Denominazione di Origine Controllata e Garantita) per prodotti di eccellenza come il Recioto di Soave e l’Amarone della Valpolicella. Alla fine degli anni Novanta, esattamente nel 1999, proprio la valle di Soave istituì “l’Associazione Strada del Vino Soave” intuendo l’importanza nell’offrire

un pacchetto completo di proposte e servizi ai turisti, grazie alla collaborazione con più di cento soci tra cantine, agriturismi e hotel. Tre anni dopo è stata la volta della Valpolicella, che con l’omonima “Associazione Strada del Vino Valpolicella”, ha dato una scossa positiva al settore terziario della vallata.

of Verona are just the cradle of this product, which has now obtained the code DOC (Denomination of Controlled Origin) for nearly all of

its products. Amarone della Valpolicella is the only Italian wine sold, for example, in duty-free shops of ferries sailing daily to Scandinavia.

English

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eronese wine is known all over the world and it does not need any introduction. The hills

GLI IRRINUNCIABILI/ THE BEST VALPOLICELLA DOC

AMARONE DOC

SOAVE DOC

Zona: Valpolicella e Valpantena Abbinamento: per ogni occasione Caratteristiche e curiosità: Secondo alcune accreditate ipotesi, il nome Valpolicella deriverebbe dalla contrazione del toponimo “Vallis polys cellae” ovvero “Valli dalle molte cantine”. Di vero c'è che la Valpolicella è un territorio dove storia e tradizione si sono fuse insieme da secoli, con radici saldamente fondate nei coltivatori che da sempre abitano queste terre. Le uve adoperate per questo vino presentano un livello zuccherino nella media e un'acidità variabile. I vini prodotti possono così risultare da mediamente alcolici a poco alcolici, a seconda della zona di produzione. È un vino di colore rosso, con un profumo vinoso, mandorlato e dal sapore fresco, piacevolmente vivace.

Zona: Valpolicella e Valpantena Abbinamento: carni alla griglia, arrosti con sughi saporiti, selvaggina da penna, formaggi a pasta dura Caratteristiche e curiosità: La zona dell'Amarone della Valpolicella comprende 19 comuni della fascia settentrionale della provincia di Verona, da est a ovest. La storia di questo prodotto è particolare, ed unisce assieme tradizione e leggenda. Nasce alla metà dello scorso secolo, a causa di un errore nella preparazione del suo padre naturale: il Recioto. Oltre alla denominazione d'origine Valpolicella, è riservato l'uso della specificazione geografica “Valpantena” al prodotto ottenuto nei vigneti di questa particolare zona. Il colore è di un rosso rubino carico, con un sapore pieno e robusto.

Zona: Val Tramigna, Val d'Illasi, Mezzane, Collina di Soave e Val D'Alpone Abbinamento: a tutti i piatti, dà il meglio con il pesce Caratteristiche e curiosità: È un vino bianco ottenuto senza perdere né fragranza né leggerezza, ma caratterizzato piuttosto da una vibrante vivacità. Può essere considerato il vino bianco italiano per eccellenza, grazie alla validissima esportazione all'estero. Di colore giallo paglierino, ha un profumo intenso e delicato. Il sapore è asciutto, leggermente amarognolo.


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QUINTO DI VALPANTENA Via Colonia Orfani di Guerra, 5/b Tel 045.550032 Fax 045.550883 Lunedì-Venerdì: 08.00-12.00 / 14.00-18.00 Sabato: 08.00-12.00

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OLIVE OIL/

L’OLIO

U

n altro grande prodotto delle colline veronesi è l’olio extravergine d’oliva. Le forme morbide degli uliveti, le colline colorate dal verde tenue di queste maestose piante, è uno dei tratti caratteristici della collina veronese. Laddove non sorgono le viti, sono gli ulivi a farla da padrone. Un binomio, quello tra uva e oliva, che ha fatto della provincia di

Verona un marchio di qualità riconosciuto in tutto il mondo. La provincia veronese è inoltre la prima produttrice veneta del settore con le sue 4000 aziende sparse sul territorio e può vantarsi di ben due oli targati DOP (Denominazione di Origine Protetta): l’extravergine di oliva del Garda e quello della Valpolicella. Le diverse tipologie di olivi danno origine a degli oli dalle caratteristiche

molto differenti. Si va dal verde e dorato olio valpantenate fino al brillante e intenso giallo gardense, dai sapori delicati fino a quelli accesi e stimolanti. Essendo alla base della cucina italiana, da sempre troviamo l’olio quotidianamente protagonista sulle nostre tavole. Ideale per piatti complessi e sofisticati, ma ugualmente corposo anche con un semplice pezzo di pane.

L’OLIO EXTRAVERGINE DELLE COLLINE VENETE

È

nelle zone collinari della Valpantena, alle pendici dei monti Lessini che ha trovato i natali uno degli oli più particolari e gustosi dell’intera zona. Le olive destinate alla produzione dell’olio extravergine di oliva delle colline venete provengono da tipiche varietà della zona: Nostrano, Favarol e Grignano. Tra queste, solo quel-

le di altissima qualità vengono raccolte a mano o per mezzo di pettini seguendo la più tipica delle tradizioni. Consegnate in giornata, le olive vengono selezionate e in seguito sottoposte a molitura secondo un processo di lavorazione tecnologicamente avanzato. Le spremiture di massima qualità e delle etichette più pregiate vengono invece spremute con le antiche macine in pietra

e con il sistema della “spremitura a freddo”, che permette di ottenere un olio ancora più particolare sia nel colore che nel gusto. Quest’olio è stato il primo extravergine di oliva DOP in tutto il territorio Veneto. L’inconfondibile profumo di questo prodotto vi farà “scivolare” nelle zone più verdi del territorio, intrappolandovi nel gusto e nella freschezza che solo qui potrete trovare.

around the country and they can boast of two oils with the DOP (Protected Designation of Origin): extra-virgin olive oil from Garda and Valpolicella. Different types of olive oils originate various features: from the golden

green Valpantena oil up to the intense yellow Gardense; from the delicate flavors up to the stronger ones. Oil is the daily star of Italian cuisine, perfect for complex and sophisticated meals but also with a simple piece of bread..

English

E

xtra virgin olive oil is another famous Veronese product. The surroundings of Verona are the first oil producer in Veneto, thanks to its 4000 companies all


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Speciale Food E Wine

LE BONTA SCALIGERE

Delicacy of Verona

RISO

P

- SPECIAL RICE

rodotto tipico e base principale di molti dei piatti della tradizione veronese, il Vialone Nano Veronese è il riso ottenuto da semi selezionati della specie japonica della varietà

l

Vialone Nano. Dal 1996 è l’unico riso d’Europa ad aver ottenuto il marchio IGP (Indicazione Geografica Protetta) dall’Unione Europea. Sulla purezza della varietà, sui metodi di coltivazione, di lavorazione e di presentazio-

TRADITIONAL FOOD -

a pearà preparata con tanto pepe, pane grattugiato, burro, midollo di bue e brodo di carne, è la salsa ideale per arric-

ne al consumo vigila il Consorzio per la Tutela del Riso Vialone Nano Veronese, che raggruppa aziende impegnate nel rispetto di un disciplinare di produzione approvato e registrato dalla Comunità Europea.

BOLLITO E PEAR À

chire di sapore il lesso, solitamente costituito da specifici tagli di carne, come lo scamone e il biancostato, altre carni di manzo, oppure lingua di

bue, testina di vitello, gallina e cotechino. Ad accompagnare il ricco piatto, i corposi vini delle vallate veronesi, come il Valpolicella e il Bardolino.

SOPRESSE E INSACCATI

S

oppresse, salami, mortadelle, cotechini, speck e prosciutti abbondano sulle tavole dei veronesi, dei ristoranti con cucina tipica e su quelle di malghe e rifugi dei Monti Lessini. Prodotti tipici di alta qualità,

la loro produzione appartiene ad una tradizione ultra-secolare, sviluppatasi con l’intento di conservare la carne e prolungarne la disponibilità nel tempo. Nel periodo invernale, nei piccoli borghi della Lessinia, la lavorazione del maiale era un evento che coinvolgeva

l’intera comunità, radunata per l’evento nelle corti pubbliche o in quelle private. Menzione speciale meritano i prodotti che si fregiano del marchio “Parco della Lessinia”, tra cui il “lardo alle erbe del paroletto”, il salame al tartufo e la pancetta alle castagne.


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Speciale Food E Wine

RICET TE VERONESI

Recipes of Verona TRADITIONAL FOOD -

GNOCCHI SBATUI

Ingredienti

PROCEDIMENTO

• 600 g. di farina 00 • 1 l di latte oppure di acqua • 20 g. di sale circa 1. In una terrina disporre la farina a fontana, salare e versare lentamente il latte oppure l’acqua. 2. Amalgamare gli ingredienti mescolando con un cucchiaio di legno, quindi seguitare a mescolare energicamente. L’impasto dovrà risultare molto morbido, e sarà pronto quando alla fine di ogni “sbattuta” si forme-

ranno in superficie delle vistose bolle d’aria. 3. Fare bollire in una pentola una quantità d’acqua sufficiente, salarla con un cucchiaio di sale grosso e poi, servendosi di una forchetta o di un cucchiaio, versare nell’acqua bollente delle piccole porzioni dell’impasto. Questa operazione richiede una certa abilita’, in quanto dovrà

essere eseguita il più rapidamente possibile in un modo da ottenere una cottura omogenea. 4. Quando gli gnocchi affioreranno in superficie, lasciarli cuocere per 6-7 minuti, quindi pescarli con una schiumarola scolandoli dall’acqua di cottura. 5. Condire gli gnocchi con burro fuso e ricotta affumicata grattugiata.

RISOT TO AMARONE E MONTE VERONESE Ingredienti

• 320 g. di Vialone Nano • Formaggio Monte Veronese Stagionato • 60 g. cipolla tritata finemente • 40 g. di burro • 35 g. di midollo di bue • 1 lt di brodo di carne • 1/2 bottiglia di Amarone della Valpolicella. camente. Salare e pepare leggermente. 3. Aggiungere lentamente l’Amarone e portare a termine la cottura a fiamma viva, aggiungendo il brodo caldo poco alla volta man mano che si consuma e continuando a mescolare con un cucchiaio di legno.

4. Regolare di sale se necessario. La cottura dipende dai gusti, ma il chicco dovrebbe mantenere una certa consistenza. Spegnere il fuoco e mantecare mescolando con vigore e aggiungendo il burro restante e il Monte Veronese a pezzi o grattugiato.

PROCEDIMENTO

1. Riscaldare l’Amarone. In una casseruola con metà burro, il midollo, o l’olio, far rosolare la cipolla. 2. Quando la cipolla prende un bel colore dorato, aggiungere il riso e farlo tostare a fiamma media per alcuni minuti continuando a mescolando energi-


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RICICLO

L A P A R O L A D E L L’ E S P E R T O

TUT TA L’A C QU A CH E CI PERDI AMO di Marco Menini

O PE N6 " I NNOV IS IO NI"

continua il 13 maggio con l'inaugurazione della mostra VERONA IN CANTIERE. Gli scatti fotografici dello Studio Oppi, ore 10, Magazzino1

(E CH E P O TREM M O S ALVARE )

L’oro blu che, ogni giorno, usiamo e buttiamo, può e deve essere recuperato. Parola di Diego Rosso, professore associato alla Henry Samueli School of Engineering della Irvine University, in California. Ospite della rassegna Open: ingegneri aperti alla città, organizzata dall’Ordine degli Ingegneri di Verona, lo scorso martedì 11 aprile, il professore veronese ha parlato di depurazione, trattamento e riciclo delle acque reflue.

P

erché riciclare il refluo, ovvero l’acqua di scarico? Il refluo è un agglomerato di acqua e materia organica (quindi anche carbonio) che si può utilizzare come fertilizzante ed energia. Da sempre abbiamo associato il refluo ad un problema, e non all’opportunità monetaria di riciclare. Perché quindi continuare ad estrarre nuove risorse, che sono poi limitate in natura? Se una risorsa comincia ad avere un certo valore commerciale troppo elevato, riciclarne un’altra che sia altrettanto valida ma con origine diversa, diventa economicamente appetibile. Allo stesso modo nel refluo, per esempio, ci sono molti fertilizzanti che possono essere riciclati. Se ci spostiamo poi in luoghi dove l’acqua non c’è o scarseggia, il riciclo diventa obbligatorio. Un esempio sono i progetti che abbiamo fatto l’Arabia Saudita. Qui anche una goccia d’acqua ha un valore inestimabile. Bere acqua riciclata, è possibile? Nessuno vuole bere acqua riciclata, nonostante questo tipo di tecnologia sia stata verificata e sia completamente potabile. A Orange County, dove abito io, c’è proprio una distribuzione idrica nell’acquedotto: metà da quest’ultimo, e metà riciclata. In Italia? Qui piove, dunque c’è meno necessità di riciclare acqua. Tempo fa in California per sei anni ha piovuto pochissimo e quindi c’è stato il bisogno di riutilizzare quella presente. Dal 2000, lei studia i processi di depurazione per il trattamento del riciclo delle acque. Da dove nasce il suo interesse? Il mio interesse è nato per puro caso, perché co-

D I E G O ROS S O, I N B R E V E

Diego Rosso

nobbi un professore che studiava le bolle. Io mi innamorai subito di questa vasca con una finestrina e dentro tutte le bollicine. Andavo a fotografarle e studiarle: l’aerazione e i reflui. In tutti i depuratori, infatti, c’è un impianto di aerazione, perché senza ossigenazione dell’acqua non sarebbe possibile (o comunque sarebbe lentissima) eliminarne i batteri. Produciamo centinaia di litri di refluo ogni giorno, per questo abbiamo bisogno di poter trattare l’acqua con rapidità. La sua è una vera e propria passione per la depurazione… Lavorando in giro per il mondo con organizzazioni no profit come “Ingegneri senza frontiere”, ho avuto modo di rendermi conto di quanto sia scontato che l’acqua debba sempre essere potabile. E con questa ci laviamo la macchina. Ci sono persone che vorrebbero avere una bottiglia di acqua al giorno e non ce l’hanno. Con l’ingegneria chimica, però, si possono fare anche cose nobili e aprire la strada a nuove ipotesi.

Veronese, una laurea in ingegneria chimica all’università di Padova nel 2002, un master e un dottorato di ricerca in ingegneria civile all’Università UCLA a Los Angeles, Rosso studia dal 2000 il nesso tra acqua, energia e carbonio nei processi di depurazione, trattamento e riciclo delle acque con particolare riferimento alle problematiche connesse all’efficienza di aerazione, l’impronta energetica e di carbonio e la produzione ed emissione di gas serra da impianti di depurazione.


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HITECH

XIMULA, QUEL CHE C’È DA SAPERE

SE LA REALTÀ VIRTUALE AIUTA A

SUPERARE LE FOBIE

di Federica Lavarini

Al di là “dell’effetto wow” che ancora accompagna questa tecnologia, i risvolti sono trasversali e lambiscono pure inaspettati settori, come quello della psicologia.

Q

UANDO SI PARLA di realtà virtuale ci capita di pensare a persone bardate di maschera davanti agli occhi che si muovono in maniera strana ed eseguono movimenti del tutto scollegati con l’ambiente nel quale si trovano. A parte i cultori della PlayStation, che hanno maggiore familiarità con questo mondo immaginario, per tutti gli altri può voler dire trovarsi davanti alle proprie paure e non sapere come affrontarle se non togliendosi la maschera, dal peso di qualche centinaio di grammi ma ugualmente “gravosa” per la capacità di metterci alla prova. Nell’esperienza di VR, acronimo per virtual reality, lo spazio che vede l’occhio viene elaborato dal cervello, ma il non potersi muovere come in uno spazio vero può indurre senso di nausea e malessere a causa della forza di accelerazione. Fatto salvo questo svantaggio, ormai superato dalle nuove versioni della tecnologia, perché la VR dovrebbe entrare nelle nostre vite? «IN QUESTO PERIODO ci stiamo avvicinando al settore della psicologia» racconta Eugenio Perinelli di Ximula, azienda veronese attiva nel settore della VR nata all’interno del FabLab e ora ospitata negli spazi del coworking Lino’s & Co. «Siamo interessati a studiare e sviluppare le potenzialità della VR nell’ambito del trattamento di problemi come le fobie perché la realtà virtuale può riprodurre alcune situazioni di disagio vissute da persone claustrofobiche, agorafobiche o che soffrono di vertigini. Vorremmo capire come questa tecnica possa aiutare ad affrontare le fobie e la collaborazione con professionisti di questo settore della medicina sarebbe importante». La novità rivoluzionaria di questa tecnologia si scontra spesso con difficoltà di applicazione pratica, anche se "l’effetto wow" della VR è ancora molto forte. «Essendo una tecnica in evoluzione

suscita l’interesse da parte di molti settori, come il design e l’architettura - afferma Perinelli - ma spesso può essere più difficile del previsto trovare professionisti, abituati a lavorare in un certo modo, disposti a mettersi in gioco». Noi vogliamo pensare, invece, che per le nuove generazioni possa diventare presto uno strumento di lavoro quotidiano. Facebook/ximula.vr

IL BELLO DELL’ITALIA DEVE ANCORA VENIRE? Sabato 29 aprile c’era anche lei. La startup Ximula ha condiviso il corner sulla realtà virtuale al Palazzo della Gran Guardia dove è approdato il roadshow del Corriere della Sera. “Il bello d’Italia”, il titolo della rassegna che, giunta alla seconda edizione, chiarisce il filo conduttore. Un vero e proprio miscuglio di scintille quotidiane e tentativi coraggiosi che raccontano di un Paese diverso da quello che siamo abituati ad ascoltare. Sul sito (corriere.it/bello-italia) ci sono anche le storie “scritte” dai veronesi.

Alcuni paesaggi virtuali


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QUANTO DURA UN INTERVENTO DI IMPLANTOLOGIA DENTALE? Per l’inserimento di un impianto dentale generalmente vengono richiesti dai 20 ai 30 minuti, la tempistica comunque può variare molto in base alla complessità del quadro clinico di ogni paziente.

FINO A CHE ETÀ SI PUÒ EFFETTUARE UN INTERVENTO DI IMPLANTOLOGIA DENTALE?

A

B

Non esiste un limite di età per l’inserimento di impianti dentali. È stato dimostrato che non vi è differenza di età per quanto riguarda il processo di osteointegrazione e il successo degli impianti dentali, anche se nei pazienti giovani sotto ai 18/20 anni noi non consigliamo l’inserimento di impianti in quanto il paziente è ancora in fase di crescita ossea, meglio temporeggiare il più possibile per eseguire questo tipo di intervento.

C MA CHE COS’È L’OSTEOINTEGRAZIONE?

PUÒ ESSERCI UN RIGETTO NEGLI IMPIANTI DENTALI?

È l’intimo contatto che si stabilisce tra una vite in titanio (impianto) e l’osso neo formato che lo circonda.

Il titanio non ha mai causato fenomeni di rigetto essendo un materiale biocompatibile: viene cioè considerato dal nostro sistema immunitario come una parte del nostro corpo.

E

D

QUALE PERCENTUALE DI SUCCESSO HANNO GLI IMPIANTI DENTALI? Si parla del 99% di successo nella mandibola e del 96/98 % nella mascella, la percentuale può variare a causa di: • progettazione e pianificazione non corretta dell’intervento; • materiali utilizzati; • abilità del medico dentista; • sito di inserimento degli impianti dentali; • cura del paziente e dell’igiene domiciliare.

F

CI SONO ALTRE RAGIONI PER CUI SI POSSONO PERDERE GLI IMPIANTI? • Eccessivo carico masticatorio nei giorni successivi all’inserimento dell’impianto dentale; • insufficente stabilità primaria dell’impianto; • mancata osteointegrazione; • fumo; • diabete; • malattia paradontale; • assunzione di particolari farmaci.

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IN ROSA

NON DI SOLO CIBO VIVE LA DONNA (TECNOLOGICA)

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di Chiara Boni

Raccolgono e nutrono le menti di donne e ragazze che hanno scelto la tecnologia come ambito lavorativo: le Girl Geek Dinners tornano con un nuovo appuntamento a Verona, il 12 maggio, questa volta per parlare di makers. Le girl geek dinners per eccellenza: da sinistra Ilaria Fornasini, Paola Bernardotto, Lara Mazzi, Tiziana Cavallo, Marianna Bellamoli

«Vogliamo parlare di makers, di chi mette le proprie mani all'opera sulla materia e poi sulla tastiera, sfruttando anche i mezzi social per far conoscere la propria storia, in un periodo in cui la voglia di concretezza si affianca a una quotidianità sempre più virtuale»

N

ON PREOCCUPATEVI, l’attesa è finita: dopo un anno di pausa, torna l’appuntamento con le Girl Geek Dinners, il capitolo veronese del format pensato da Sarah Blow, programmatrice informatica londinese che nel 2005, stufa di vedere così pochi volti femminili agli eventi del suo settore, ha scelto di creare uno spazio e un tempo per raccogliere attorno a un tavolo tutte le donne che, per lavoro o per passione, hanno a che fare con la tecnologia e i suoi derivati. Da allora le Girl Geek Dinners hanno preso piede un po’ in tutto il mondo e Verona certo non è da meno: dal 2013 anche la nostra città ha il suo gruppo targato GGD (ve ne abbiamo parlato ancora sul lontano Pantheon 40, ndr), sempre in fermento. Le GGD veronesi sono un mix eterogeneo di passioni e lavori: «Ci siamo incontrate in un intreccio di amicizie e collaborazioni, – spiegano le fondatrici - pur specializzate in diversi campi (dal giornalismo all'architettura, dal graphic design al copywriting), siamo tutte

appassionate di tecnologia e crediamo nel potere del mettersi in gioco per provare a creare qualcosa di interessante». MA COSA si trova alle serate targate GGD? “Food for your belly and for your thought”, cibo per la pancia e per la mente, per cominciare. Oltre al momento – irrinunciabile – della cena, attorno al tavolo si raccolgono persone, esperienze, storie di chi ha scelto il campo della tecnologia e dell’innovazione per fare qualcosa di nuovo. Gli uomini sono ben accetti, assicurano le GGD, ma il focus è sull’altra metà del cielo: l’idea è di creare un momento di network tra le donne in un settore in cui la presenza femminile è ancora la minoranza. La data da segnare in agenda è il 12 maggio e questa volta il tema sarà "GGDo - let's create!": «Vogliamo parlare di makers, di chi mette le proprie mani all'opera sulla materia e poi sulla tastiera, sfruttando anche i mezzi social per far conoscere la propria storia, in un periodo in cui la voglia di concretezza si affianca a una quotidianità sempre più virtuale».


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Girl Geek Dinners in fermento

La partecipazione alla serata del 12 maggio sarà possibile solo previa iscrizione tramite link Eventbrite che verrà pubblicato sulla pagina Facebook delle Girl Geek Dinners Verona: Facebook/GirlGeekDinnerVerona

Ad ospitare l’evento, dalle 19 alle 21, sarà la cornice di Walk the line, lo spazio che ha visto nascere il nuovo brand di moda creato da Paola e Filippo Lorenzi. GLI OSPITI, come sempre, saranno all’altezza delle aspettative: a cominciare dalla padrona di casa, Paola

Lorenzi, che racconterà del suo marchio di moda caratterizzato da design ed eleganza tutti italiani. Ma ci saranno anche Pollaz, artista dal tratto delicato tra cinema e cucito, Tamara Roso, una designer di creazioni fuori dal tempo che hanno ammaliato gli USA, Simone Villa, stilista votato al riuso, crafter e knitter ma con un animo punk, Ribes Nero, artista che dà forma argentea ai propri sogni; ad addolcire l’evento ci penseranno le creazioni di Louisiana Cioccolato, un progetto culinario di Luisiana Spizzirri, tutto da scoprire. Non si fermano quindi le Girl Geek Dinners veronesi, che negli anni hanno raccolto storie e creato connessioni, cercando sempre di valorizzare il territorio: a partire da “iPlay”, il primo evento nel giugno 2013, dedicato al rapporto tra arte e tecnologia e ospitato, per l’occasione nella cornice di Porta Palio. Sono poi seguiti "Geek going", dedicato al tema del viaggio, "@tavola", il terzo evento con focus sul design, nell'anno di Expo, oltre ad un GGTea incentrato sui percorsi lavorativi al femminile, dalla giovane professionista alla manager esperta.

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TRA I BANCHI A

t u p e r t u c o n l a d i r i g e n t e N i c o l e t ta M o r b i o l i

COME SI RACCONTA UN LEGAME INDISSOLUBILE

alessandra.scolari@verona-pantheon.com

di Alessandra Scolari

Ci ha provato la dirigente, Nicoletta Morbioli, che ha narrato la storia di un’integrazione vera avvenuta tra i banchi di scuola. Il racconto è stato selezionato nel concorso «Lingua Madre 2017» promosso dalla Regione Piemonte. Sarà inserito anche nell’omonimo volume che uscirà al prossimo Salone Internazionale del Libro di Torino.

L

a storia di Patricia raccontata da Nicoletta Morbioli, finita tra i Racconti di donne straniere in Italia- Lingua Madre 2017 e pronta ad essere premiata al Lingotto di Torino (lunedì 22 maggio 2017), inizia dal primo giorno di scuola di un’alunna e di una maestra.

Nicoletta Morbioli

Ora dirige il C.P.I.A. (Centro Provinciale Istruzione Adulti) di Verona, ma come ha cominciato? Ho iniziato nel 1991, maestra di scuola elementare. Qui ho instaurato rapporti empatici con gli alunni: solo ascoltandoli è possibile intuire i loro talenti. Aiutarli a sviluppare le loro abilità è una sensazione impagabile. Mi sono laureata lavorando. Ho insegnato a Grezzana fino al 2007, anno in cui ho preso il ruolo di dirigente scolastica, scegliendo sempre la Valpantena: l’I.C. 16 Valpantena. Gli allievi sono rimasti nel suo cuore. Può la scuola facilitare l’amicizia e l’integrazione? Ricordo il nome di ogni mio alunno e quello degli studenti che hanno frequentato le scuole dell’I.C. Valpantena. Ho cercato di instaurare con ciascuno di loro un rapporto di scambio e di fiducia reciproca. Patricia è stata la mia prima alunna di origine ghanese e sì, sono convinta che la scuola possa facilitare l'amicizia e l’integrazione. Come la chiamano i suoi nuovi studenti? Quali sono i loro obiettivi? Gli studenti del CPIA sono di età (dai 16 anni in su) e nazionalità diverse. Mi chiamano "Preside" e mi piace perché evidenziano la valenza pedagogica-didattica del ruolo. Il CPIA offre l’opportunità agli adulti per riqualificarsi, rientrando nel sistema istru-

zione. Alcuni si prendono il titolo di studio o approfondiscono le lingue e l’informatica, altri recuperano la licenza media. Svolge anche un ruolo sociale, nell’alfabetizzazione degli stranieri e profughi. In Legami indissolubili racconta di Patricia e del suo legame e quello dei compagni. Oggi è ancora possibile? La famiglia di Patricia, fin da subito, ha cercato di essere parte attiva di Grezzana ed ha trovato una comunità accogliente: parrocchia, volontariato e istituzioni hanno fatto rete tra loro. Questa è la via che può portare all’integrazione.


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L’ i n i z i a t i v a d e l l’ I s t i t u t o d i L u g o di Alessandra Scolari

I L G I O CO S ERI O D EL L A SCI ENZA La scienza intorno a noi: non lascia dubbi il titolo del progetto sviluppato dalle classi IV e V della scuola primaria di Lugo, dell’I.C. “Giovanni Pascoli”. Progetto analogo a quello promosso anche a livello nazionale, nell’intento di diffondere la cultura tecnico scientifica e calarla nel territorio.

H

A PERCORSO il filone Alla scoperta delle risorse del territorio, la scuola primaria “Domenico da Lugo”, utilizzando l’approccio scientifico, con l’intervento di esperti di EnergyLand per le fonti di energia rinnovabili e dell’Associazione Biosphaera per le rocce. I benefici per bambini sono stati molteplici: dallo sviluppo dell’osservazione e della ricerca, alla capacità di orientamento. Insomma, hanno imparato a cogliere quegli aspetti del territorio che la mano dell’uomo può cambiare e migliorare. Protagonisti di questo nuovo progetto sono stati 39 bambini, la loro maestra Roberta Marcolini e la responsabile del progetto Francesca Bombieri, tirocinante dell'università di Verona. Alla classe IV elementare è stato assegnato il settore rocce, minerali e la loro lavorazione, mentre ai ragazzini di V, l’energia e le fonti rinnovabili. Elementi presenti sul territorio che sono stati (e sono tuttora) fonte di ricchezza e benessere per l’intera Valpantena. I bambini, accompagnati dalle insegnanti, sono andati a Falasco (Stallavena) per esaminare dal vivo le rocce, mentre l’impianto fotovoltaico di Orsara è stato presentato attraverso un audiovisivo.

ALLA RICERCA è seguito il laboratorio. Una metodologia che ha permesso ai bambini di lavorare in squadra e di coinvolgere genitori e parenti: tutti hanno lavorato e collaborato con grande entusiasmo e passione. Gli alunni hanno creato dei modellini e della documentazione (immagini, cartelloni, lapbook e quant’altro), che hanno esposto a scuola (venerdì 31 marzo) e illustrato ai compagni delle altre classi e alle autorità presenti. Un progetto innovativo per gli alunni che hanno toccato con mano l’utilità della conoscenza scientifica, con un riscontro pratico immediato. Una collaborazione che ha offerto buone opportunità per entrambe le parti: i ragazzi che hanno sviluppato la loro creatività e le realtà che hanno potuto presentare la loro attività anche nelle classi.

RICONOSCIUTI DAI GIUDICI ALTRI CASI DI AGEVOLAZIONI PRIMA CASA l’acquirente abbia la residenza nel comune in cui viene effettuato l’acquisto. In alternativa si può presentare una dichiarazione, inserita nell’atto, in cui l’acquirente si impegna a trasferire la residenza entro i 18 mesi dall’acquisto. Nel caso sottoposto ai supremi giudici (Cassazione n. 13334/2016), due coniugi in comunione dei beni hanno dichiarato, in atto, di voler trasferire la residenza, ma uno solo poi l’ha fatto, per cui l’Agenzia delle Entrate ha revocato le agevolazioni.

Per usufruire delle agevolazioni sulla prima casa con applicazione dell’imposta di rogito al 2% (anziché al 9%) sul valore catastale dell’abitazione principale e relative pertinenze, acquistate da privati, è necessario che

I giudici tributari hanno dato ragione all’Agenzia delle Entrate, ma la Cassazione ha ribaltato successivamente la decisione, osservando come sia rilevante non tanto la residenza anagrafica, ma la coabitazione. Non conta, quindi, la residenza anagrafica dei singoli coniugi, quanto quella della famiglia, soggetto autonomo e distinto dai due coniugi. Pertanto l’agevolazione è spettata ai due coniugi. In un altro caso, il contribuente ha venduto entro il quinquennio l’abitazione acquista-

ta con le agevolazioni prima casa e poi ha costruito entro l’anno la nuova prima casa su un terreno di sua proprietà. L’ufficio ha revocato le agevolazioni sul presupposto che il contribuente non avesse acquistato il terreno per costruire la sua nuova prima casa, ma si fosse limitato a costruire su terreno già di sua proprietà. Per i giudici della suprema corte (Cassazione n. 13334/2016) si deve prescindere dall’epoca dell’acquisto del terreno, posteriore o anteriore all’alienazione del primo immobile adibito a prima casa. Ciò che rileva è che su tale terreno, entro un anno dalla vendita del precedente immobile, sia costruito un fabbricato utilizzabile come abitazione principale. Anche l’Agenzia delle Entrate con risoluzione n. 13/E del 26/1/2017, si è adeguata all’orientamento dei giudici. Nei due casi esposti, il fisco, sotto la spinta dei giudici si è dimostrato attento al dato sostanziale e non al dato formale. L’importante è che venga soddisfatta la volontà della legge che mira a favorire l’acquisto o il riacquisto della prima casa.

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TERRITORIO

TUTTI I SENTIERI

DELLA CURA

matteo.bellamoli@verona-pantheon.com @MatteoBellamoli

di Matteo Bellamoli

Fioriscono le iniziative che vedono coinvolti i cittadini contro lo scempio di chi abbandona i rifiuti in montagna e sulle colline della provincia segno di una sensibilità crescente da parte dei cittadini. Da Roverè Veronese il progetto più interessante ideato da Patrick Garonzi.

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MARE IL TERRITORIO e preservarne l’integrità. Potrebbe essere questo l’aforisma che accomuna le iniziative di cui potete leggere in queste pagine, progetti orientati a salvare Vaj, boschi e montagne dallo scempio senza fine dello scarico incontrollato di rifiuti. Lo sa bene Patrick Garonzi, giovane architetto residente nel Comune di Roverè Veronese che qualche mese fa ha iniziato a monitorare e salvaguardare il patrimonio naturale che ci circonda. Ispirato dalle iniziative simili messe in atto nel piccolo comune di Falzes, in Val Pusteria, da cui è originaria la compagna, ha deciso che anche in Lessinia si poteva replicare un’iniziativa volta alla pulizia e alla salvaguardia del territorio. «Mi ha colpito l’amore per il territorio che unisce gli abitanti di Falzes, e in generale di tutto l’Alto Adige» ha spiegato Patrick, «e mi sono detto: perché non lo possiamo fare anche noi? Abbiamo zone dalla magica bellezza, dobbiamo prendercene cura». È NATO così il progetto “Ripuliamo il nostro Roverè”, una pagina Facebook e un gruppo Whatsapp che hanno dato il là ad un lavoro dall’alto valore sociale. «Lo scopo del progetto - prosegue Patrick, - è quello di riqualificare la nostra zona, le sue bellezze e le sue specificità riportando alla luce vecchi sentieri dimenticati oggi diventati, purtroppo, delle piccole discariche». Il sistema è molto semplice: con il passaparola si sceglie una data e la si condivide, dopodiché si esce tutti insieme, ci si divide in gruppi e si passa una giornata all’aria aperta in montagna seguendo vecchi sentieri e riportandoli al loro aspetto originario. «Quello che troviamo nei nostri boschi è davvero incredibile. Non ci sono solo copertoni di camion e trattori e sacchetti di nylon ma anche batterie, spaghi, frigoriferi, testate di letti, biciclette e carriole. Buttiamo tutto sul rimorchio di un trattore e poi, non è escluso, magari qualcuno di questi oggetti dimenticati troverà anche un nuovo utilizzo». «Era da tempo che avevo in mente di iniziare questa avventura - continua Patrick - e grazie al grande aiuto della

Patrick Garonzi e il gruppo "Ripuliamo il nostro Roverè"

Pro Loco di Roverè Veronese, in particolare di Giulio Composta, e di due miei carissimi amici, Valeriano Scardoni e Davide Garonzi, abbiamo tradotto la nostra voglia di fare in un progetto concreto». Il lavoro non è limitato alle sole uscite, Patrick studia infatti i vecchi sentieri e disegna a tavolino i percorsi prima dell’intervento di pulizia. «IN POCO TEMPO - prosegue Patrick - abbiamo acceso l’entusiasmo del territorio. Lo scorso 9 aprile eravamo in più di quindici e non solo dalla montagna e dai comuni limitrofi a Roverè. Sono saliti in Lessinia anche alcuni residenti nel Comune di Verona e questo è stato un gesto che abbiamo apprezzato moltissimo. Chi non può venire con noi, come ad esempio i ristoratori, si è impegnato per offrirci la colazione o il pranzo, il territorio si è unito e questo ci ha fatto davvero molto piacere. Speriamo davvero che l’iniziativa prosegua come è iniziata, senza dimenticare però che se tutti avessimo un minimo di buonsenso, non occorrerebbe nemmeno questo lavoro».

«Se tutti avessimo un minimo di buonsenso, non occorrerebbe nemmeno questo lavoro»


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C i t ta d i n i c o n t r o i r i f i u t i Foto P. Mezzari

MEZZANE ECOLOGICA Anche a Mezzane di Sotto, patria dell’olio extravergine di oliva veronese, da qualche anno gli abitanti si mobilitano per la cura e la salvaguardia del territorio. Sabato 8 aprile è andata in scena la giornata ecologica organizzata dall’amministrazione comunale in collaborazione con il Comitato Biblioteca e il Gruppo Alpini. I cittadini si sono dati appuntamento di buon mattino e poi, divisi in squadre, hanno setacciato il territorio ripulendolo da immondizia e oggetti abbandonati. Al termine, una risottata ha concluso la splendida giornata, partecipata come sempre da grandi e piccini. Interessante anche il concorso fotografico organizzato per l’occasione dal titolo “Ma che bel rifiuto”. I paladini del territorio hanno avuto tempo di scattare anche delle fotografie che sono state poi selezionate da una giuria che ha attribuito i premi alle migliori.

IL FORTE DI SAN BRICCIO Altro esempio virtuoso quello che, qualche anno fa, ha visto la pulizia, da parte di un numeroso gruppo di volontari, del Forte di San Briccio. Grazie anche al loro lavoro l’antica struttura ha potuto tornare ad essere visitabile e lo scorso 25 aprile ha ospitato la partecipata manifestazione di commemorazione della Liberazione d’Italia intitolata “All’ombra del Forte di San Briccio”.

PANTHEON E IL TERRITORIO Nel corso degli anni Pantheon si è occupato più volte della triste usanza di abbandonare rifiuti nella natura. Nel 2011 e nel 2013 abbiamo pubblicato due servizi sul bellissimo Vajo della Pernisa, che collega Lugo di Grezzana con Cerro Veronese, dove sono stati accatastati rifiuti di ogni tipo costringendo la Protezione Civile a più uscite di riqualificazione. Da ricordare anche il progetto, sempre del 2013, del Ci.Vi.Vi. (Comitato Valorizzazione Valpantena) che proprio nel 2013 aveva coinvolto i cittadini nella pulizia del Vajo della Barcona. Questo per sottolineare che l’amore per il territorio è vivo, occorrono solo le giuste iniziative per stimolarlo.

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TEATRO

IL PALCOSCENICO DEL CARCERE DI MONTORIO

CAMMINANDO

IN LUOGHI INVISIBILI

marco.menini@verona-pantheon.com @menini_marco

di Marco Menini

Sono andate in scena il 27 e il 28 marzo le due performance teatrali itineranti Invisibili, nei corridoi della Casa Circondariale di Verona. Solo 30 gli spettatori ammessi, per la terza edizione del laboratorio teatrale condotto da Alessandro Anderloni.

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N’ORA d’aria piuttosto intensa quella di cui hanno goduto alcuni detenuti, che in questa loro seconda vita hanno scelto di fare gli attori. Sono andati in scena, infatti, tra il 27 e il 28 marzo due spettacoli teatrali con il titolo Invisibili, alla casa circondariale di Montorio. Segna così la sua terza fatica, se così la si vuol chiamare, del laboratorio teatrale organizzato dall’associazione Le Falìe, con il sostegno della Fondazione San Zeno. Autori di Invisibili sono gli attori stessi, i detenuti, che guidati dal regista Alessandro Anderloni e da Isabella Dilavello, hanno raccontato una storia itinerante. Attraverso le stanze del carcere, gli spettatori (30 privilegiati) sono stati accompagnati in una riflessione ispirata alle Città Invisibili di Italo Calvino. Uno spettacolo necessario perché «questo luogo va camminato per capirne la desolazione sonora, la cupezza della luce», spiega Anderloni.

«Questo luogo va camminato per capirne la desolazione sonora, la cupezza della luce»

«QUESTI SPAZI non sono progettati per educare ma forse solo per punire. Ed è solo camminandoli, guardando i colori, che si può comprendere come questa sia una città che costringe a crearsi mille città interiori». Per i detenuti il teatro può essere un’opportunità, oltre che per cercare loro stessi, anche per essere critici e a rivalutare delle scelte personali. «Si dice che ogni uomo è un’isola», raccontano Isabella Dilavello e Alessandro Anderloni, «ma quando proviamo a visitarla, a conoscerla, quest'isola che siamo, scopriamo costruzioni, angoli, percorsi accidentati, luci, quartieri bui. Come fossimo una città, dove i desideri sono le luci che ci guidano, dove i ricordi e le memorie a volte odorano forte come spazzatura. Dove spesso ci muoviamo invisibili agli occhi di chi non ha tempo e voglia di vederci». A chiudere lo spettacolo, l’ingresso sulla scena di Valentino, un agnellino simbolo della pace che riesce a raggiungere anche questi spazi difficili, quasi dimenticati.

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SIPARIO

A TE A T R O D OV E TU T T O È FIN TO MA NI E NT E È FAL S O

di Federica Lavarini

Matteo Spiazzi ha in tasca, da sempre, il sogno della recitazione. L’attore e regista veronese ha sfidato scogli linguistici ed espressivi portando sui palcoscenici più illustri della Bielorussia diverse produzioni artistiche, come Pension Belvedere, acclamatissimo spettacolo che trova la sua cifra stilistica nell’assenza di dialoghi e nell’uso delle maschere. «In Slovenia, ho tenuto un workshop che suscitò l’interesse di un manager teatrale bielorusso, che mi invitò a condurre una masterclass all’Accademia Nazionale d’arte Drammatica a Minsk»

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Matteo Spiazzi

n famiglia lo volevano impiegato di banca, ma Matteo Spiazzi ha deciso di non seguire questa strada e di cimentarsi nel mondo del teatro entrando, dopo un anno di università, all’Accademia d’Arte drammatica di Udine. Matteo, come è stata accolta la sua scelta? Direi non molto bene. Subito sono stato molto criticato. La mia scelta è stata il frutto di una riflessione sulla mia identità e su che cosa avrei voluto fare nella vita. La lettura de La brevità della vita di Seneca mi ha ispirato: che cosa volevo fare per non dover un giorno dire di vivere un’esistenza che non volevo? Dopo il diploma all’Accademia di Udine perché è andato in Bielorussia? È stata una felice circostanza più che una scelta vera e propria. Affascinato dal mondo della commedia dell’arte, nel 2012, durante il festival teatrale internazionale Histeria in Slovenia, ho tenuto un workshop che suscitò l’interesse di un manager teatrale bielorusso, che mi invitò a condurre una masterclass all’Accademia Nazionale d’arte Drammatica a Minsk. In seguito, il direttore del Teatro Nazionale Russo mi propose di creare una pièce da inserire nel repertorio. Così è nata Viva Commedia, messo in scena con il titolo Venezia Venezia anche al teatro Camploy di

Verona. Ho poi lavorato su La Locandiera di Goldoni, ho scritto e diretto la commedia Pension Belvedere, con la totale assenza di dialoghi e basata sull’uso delle maschere e la potenza espressiva del corpo. Come è stato lavorare in Bielorussia? Nella cosiddetta Russia Bianca, il teatro è una forma di intrattenimento molto im-


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Da Verona alla Bielorussia e ritorno

Guarda il codice QR e guarda il servizio realizzato per TV7 Verona Network

portante. Minsk annovera due teatri stabili nazionali, uno in lingua russa e uno in bielorusso, con un organico di almeno una quarantina di attori ciascuno. Ogni giorno ci sono spettacoli diversi e, grazie anche a dei prezzi popolari, si fa sempre il tutto esaurito. È un settore sul quale lo Stato in-

veste molto e i risultati sono tangibili. Pension Belvedere è stata un’esperienza vitale per me: le maschere surreali, l’assenza di parole, l’uso della sola gestualità hanno sorpreso anche gli attori stessi, coinvolti in prima persona nella creazione della commedia e dei personaggi.


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CINEMA

L’ U LT I M O F I L M “ S C A L I G E R O ” D I M A R C O P O L L I N I

CARA MODA, ORA TI FACCIO MIA

di Valentina Bazzani

Si occupa delle pecore, del terreno di famiglia e pure della sorella. Giovannino sogna un po’ troppo in grande per la realtà piccola e stretta dove gli è toccato di nascere. Sullo sfondo di una Sardegna arrabbiata, la seconda pellicola Moda mia del veronese Marco Pollini racconta di un ragazzino che tenta di scrivere il suo futuro tra tessuti e passerelle.

Quando dici Sardegna, lei arriva subito. Sarda e orgogliosissima dei suoi natali, Melissa Satta è nel cast della pellicola di Pollini.

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MARZO è uscito nelle sale italiane Moda mia, l’ultimo lungometraggio di Marco Pollini, regista, produttore, editore e autore veronese. La pellicola vuole lanciare un messaggio di speranza invitando gli spettatori a inseguire le proprie passioni. Il film racconta la storia di Giovannino, ragazzino sardo che vorrebbe lavorare nel mondo della moda ma che vive in una realtà socioculturale lontana dai suoi sogni. Figlio di un pastore fedifrago e di una madre demotivata che decide di scappare dopo i continui tradimenti del marito, il protagonista deve occuparsi della casa, della sorellina, delle pecore e del terreno. Nonostante il continuo disprezzo del padre, il ragazzo, durante una sfilata di moda amatoriale vince un premio con vestiti realizzati con materiale di riciclo. Giovannino continuerà a inseguire il sogno di arrivare un giorno nel mondo delle passerelle a Milano. «HO SCRITTO questo film durante un'estate in

Sardegna con l’obiettivo di trasmettere sia la cultura sarda, sia la passione di un semplice ragazzo della provincia per un mondo apparentemente lontano da sé. Mostrare l’innovazione delle sue creazioni mi ha indotto a mettere in risalto, da un lato il suo carattere fragile nel rapportarsi con il padre e forte nell'inseguire i suoi sogni, dall'altro la sua vicenda umana» spiega il regista Pollini. Il film trova come sfondo i paesaggi naturali, incontaminati, selvaggi in cui appaiono i pascoli, le pecore le tradizioni e il folklore di gente all'apparenza semplice ma in realtà molto coraggiosa. «In questa pellicola appaiono persone che fanno la differenza e che grazie al loro entusiasmo realizzano i propri sogni - continua Pollini - Moda mia è una storia ricca di contrasti, contraddizioni, una storia di bellezza e crudeltà, una storia vera, un personale omaggio a quella splendida estate in Sardegna». Nel cast anche la straordinaria partecipazione di Melissa Satta, showgirl di origine sarda, innamorata della sua terra.


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UNDERGROUND

I G U A S TA F E S T I VA L , I N B R E V E

P ERCHÉ CER TA MUSICA NO N SI GUASTA MAI

marco.nicolis@verona-pantheon.com

di Marco Nicolis

Folli, animali da concerto, instancabili. È lungo l’elenco degli aggettivi che si sono guadagnati i quattro componenti di questa band veronese. Il loro marchio di fabbrica? Da una parte le cover di pezzi rock, pop, punk amalgama dei più svariati generi musicali. Dall’altra la loro inesauribile energia che li sta indirizzando verso nuovi sentieri musicali.

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ER DOVERE di cronaca va detto che, agli inizi, questa band era nata più come un passatempo temporaneo, una sorta di sfogo per un gruppo di scatenati. Eppure, che questo gruppo, nonostante le premesse, non fosse “da una botta e via” lo si era capito subito. Torniamo quindi indietro di qualche anno, esattamente sul palco della loro prima serata live. Siamo nel 2013 e precisamente ad Alcenago (Grezzana) durante l’annuale Cimix Rock Festival. Massimo Brunelli (voce e chitarra del gruppo), da sempre tra le fila degli organizzatori dell’evento, stanco delle pressanti richieste di alcuni tra gli headliner della serata e deciso a dare un pizzico di pepe in più all’edizione annuale, allestisce insieme ad altri un secondo palco contrapposto a quello principale dove far esibire altre band e animare ulteriormente la serata. Tra i gruppi scelti compare anche un nome nuovo, i Guastafestival (con un intento, per così dire, già chiaro). Un gruppo, come detto, creato su misura per l’occasione e che sarebbe dovuto durare per quella sola, unica serata. Tuttavia, in un mese di prove la neonata band colleziona un repertorio composto da una trentina di cover, tra pezzi storici del rock e brani più punkeggianti che vengono accolti alla grande da tutti i presenti. Così sfacciati e carichi che, a grande richiesta, tornano sul palco la stessa sera per ben due volte. Beh, come potrete immaginare dopo quella prima uscita live non si sono più fermati. Gettate le basi e consolidato il gruppo nei mesi successivi (nel frattempo due elementi della prima formazione lasciano la band) l’avventura prende il via. Centinaia le date nei posti e nei locali più disparati di Verona ma anche del Trentino e della Toscana. CON IL PASSARE del tempo però anche una nuova idea inizia a farsi largo nella testa dei quattro, quella di iniziare a scrivere e suonare pezzi nuovi e originali. L’obiettivo, infatti, è ben preciso, lasciare da parte le cover e dedicarsi,

MA S S I MO BRU N E L L I – VO C E E C H I TA RRA RI C C A RD O BE N E D E T T I VA L L E N A RI – C H I TA RRA L U C A T O MMA S I – BA T T E RI A - RO BE RT O GRI GE – BA S S O anima e corpo ai propri pezzi, alla propria musica, partendo anche da un nuovo nome (tuttora top secret), con l’aggiunta di qualche tocco di elettronica e uno stile più “francese”, mantenendo tuttavia l’energia che fino ad oggi li ha contraddistinti. Che la cosa si stia facendo seria lo si può capire semplicemente passando davanti alla loro sala prove, diventata sostanzialmente la loro nuova dimora. Infatti, in quei quattro muri ogni giorno si sperimenta qualcosa, nuovi pezzi, nuovi riff. Si prende maggiore confidenza con sintetizzatori ed effetti, continuando comunque a fissare il maggior numero possibile di serate dove potersi esibire, per affinare sempre più la sinergia tra di loro, per guadagnare maggiore consapevolezza nel lavoro intrapreso e, perché no, per provare e toccare con mano le prime reazioni del pubblico. Sinceramente, dopo averli visti suonare diverse volte, sono davvero curioso di sentire cosa partoriranno questi quattro ragazzoni. Nel frattempo che ne dite di dare un occhio alle loro prossime date in programma? Facebook /IGuastafestival. Sono sicuro che vi divertirete.


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FRU17

I L F E S T I VA L D E L L E R A D I O U N I V E R S I TA R I E

LE GIOVANI VOCI DI

di Chiara Boni

DOMANI Dal 18 al 21 maggio l’università di Verona ospiterà l’undicesima edizione del FRU, il Festival delle Radio Universitarie: una tre giorni dedicata al mondo radiofonico fatto dai giovani per i giovani.

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orkshop, eventi, conferenze, ma anche dirette radiofoniche, ospiti d’eccezione, incontri a tema: approda a Verona FRU17, l’attesissimo l’XI Festival delle Radio Universitarie, che dal 18 al 21 maggio animerà gli spazi dell’università di Verona. Organizzato dall’associazione RadUni, che dal 2006 ha lo scopo di promuovere l’esperienza radiofonica universitaria in Italia,

il Festival, alla sua undicesima edizione, riconferma il suo spirito giovane e il suo sguardo verso il futuro: il focus di FRU17 sarà il futuro delle emittenti radiofoniche universitarie e studentesche, ma anche gli sbocchi professionali che il percorso formativo nelle web radio RadUni potrebbe aprire, la possibilità di trasformare in business i propri format, l'evoluzione dei linguaggi radiofonici e molto altro ancora.

IL P R O G R A M M A , G I O R NO P ER G I O R NO G I O V EDÌ 1 8 M AGGI O

Si comincia nel pomeriggio con l’apertura delle registrazioni al Festival delle Radio Universitarie 2017. Il primo appuntamento sarà la conferenza di benvenuto, ospitata nel Polo Santa Marta, dedicata ai progetti internazionali che coinvolgono le radio universitarie italiane, europee (Europhonica) e mondiali (World College Radio Day).

V E N E RDÌ 1 9 MAGGI O

Inizio ufficiale delle attività con la cerimonia di apertura del FRU e i saluti istituzionali, seguita da tavole rotonde e workshop vari. Il pomeriggio sarà dedicato alla musica, protagonista indiscussa del Festival, ma anche al rapporto fra media e sport. A chiudere la giornata di venerdì sarà l'evening event FRU 2017, l'appuntamento social che unisce tutte le emittenti radiofoniche universitarie italiane.

S A BATO 2 0 M AGGI O Ci saremo anche noi di Pantheon a presentare il palinsesto TV7 Verona Network, realizzato in collaborazione con la storica emittente Triveneta. Un progetto innovativo e coraggioso che guarda all’ateneo come prezioso alleato.

Saranno i professionisti del settore, come Claudio Sabelli Fioretti e Claudio Di Biagio, a inaugurare la penultima giornata del FRU17. Il pomeriggio sarà invece dedicato a workshop tematici: storytelling, radiocronaca sportiva, digital marketing, social meda management, audio editing e conduzione saranno le aree di interesse toccate da incontri che coniugheranno teoria e pratica.

DO M EN I CA 2 1 M AGGI O

Il Festival delle Radio Universitarie si chiuderà con una corsa non competitiva (circa 6km) in occasione della ormai tradizionale Straverona, con la partecipazione di una squadra di redattori delle radio universitarie.


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BRACCIO DI FERRO

IL CAMPIONE VERONESE

DI CHE PARLIAMO QUANDO PARLIAMO DI ARMWRESTLING di Michela Canteri

Quando allungo la mano per salutarlo ho un attimo di titubanza. «Adesso me la stritola», penso. E invece Ermes Gasparini, pluricampione del mondo di braccio di ferro (o armwrestling), ha un tocco gentile ed educato.

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RMES HA CAPITO che la forza non è tutto nella vita, ma sa anche che la vita può cambiartela eccome, soprattutto quando è un talento innato. Veronese di Sant'Ambrogio di Valpolicella, 23 anni, un metro e novanta di muscoli, Gasparini è un ragazzo serio ed educato, che da sempre studia i limiti della sua forza per imparare a superarli. Tutto è cominciato come una sorta di dono genetico. Il padre Massimo, per ben 14 volte campione italiano di armwrestling, la sera spostava la tovaglia per “tirare” insieme al piccolo Ermes che cresceva. E infatti gli allenamenti casalinghi hanno avuto successo. A partire dai 17 anni Ermes ha conquistato una serie strabiliante di successi e di vittorie. Tra questi, dopo aver vinto i mondiali Juniores under 21 nel 2013 e nel 2014, si è aggiudicato il titolo mondiale nella categoria Senior nel 2015 e nello stesso anno è diventato campione italiano assoluto di destro e sinistro. Nel 2016, anno di grandi conferme, il giovane Gasparini si è aggiudicato il primo posto nella sua categoria (Senior Men Right 95) allo “Zloty Tur World Cup”, l'evento più prestigioso nell'ambito dell'armwrestling mondiale, ed è stato eletto “Miglior atleta dell'anno” dai tifosi di tutto il mondo tramite l'autorevole sito mondiale XSportNews. INSOMMA, per chi pensa al braccio di ferro con una sorta di nostalgia infantile, qui è necessario ricordare che la ricreazione è finita da un pezzo. Nonostante il suo nome sia salito alla ribalta tanto da essere invitato dalle radio e dalle tv nazionali e da comparire sulle maggiori testate giornalistiche e sportive italiane, Ermes continua a fare il marmista vicino a casa (aspettando di trovare nuovi sponsor per le sue trasferte in giro per il mondo), e nel tempo libero si dedica alla sua associazione “Valpolicella armwrestling”. Oltre a ciò continua ad allenare duramente il suo fisico.

Nel 2016 miglior atleta dell’anno per XSportNews

Ermes Gasparini

Anche se «in gara è la mente che fa la differenza. Se sono concentrato come dico io, vado dritto verso il mio obiettivo e non c'è nessuno che mi faccia paura». Chi ha orecchie per intendere...


r.l. a .

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SUL GHIACCIO

MICHELE TUPINI E IL SUO HOCKEY

L A MIA VITA DA CAPITANO

emanuele.pezzo@verona-pantheon.com @Manupegaso

di Emanuele Pezzo

Pur essendo uno sport di squadra tra i più praticati al mondo, in Italia è ancora una disciplina minore. L'hockey su ghiaccio è presente anche sulla montagna veronese, dove i Falchi Bosco, capitanati da un "ragazzo" nato alla fine degli anni Settanta, un mese fa hanno vinto il loro campionato contro club lombardi, emiliani e laziali.

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ono trascorsi più di vent'anni dalla prima volta in cui ha apposto la "C" di capitano sulla maglia da partita. Dopo centinaia di partite, e vittorie a latitudini inusuali per l'hockey su ghiaccio, Michele Tupini ha guidato i Falchi Bosco alla vittoria nel campionato GHL. Cosa significa la vittoria di questo campionato? È sempre una grande soddisfazione: la GHL Championship è un campionato di seconda fascia, ma è sempre un "più uno" nel palmares che dopo trent'anni di attività non può che far piacere. Cos'è l'hockey per lei? È vita, è la più bella droga che ci possa essere. Negli anni hanno cominciato ad esserci lavoro, famiglia e altri problemi, ma quando non mi alleno sento come un vuoto dentro. E poi è una scuola di vita, è condividere fatiche, vittorie e sconfitte. Ti insegna a stare al mondo. Che tipo di capitano è? Penso si debbano avere non solo capacità "hockeistiche", ma anche umanità, sapere relazioFoto di Michele Albrigo

narsi, condividere anche fuori dallo sport. Il capitano deve saper ascoltare e fare da collante in uno spogliatoio e penso di essere portato per farlo. Qual è il suo più bel ricordo della carriera? Di ricordi ne ho veramente tanti. La più bella soddisfazione è stata vincere la coppa di miglior difensore al campionato mondiale di Berlino nel 1996 con la Nazionale giovanile. Un altro bel ricordo è stato anche quando, nel 1993, andando a Budapest con la rappresentativa regionale, siamo rimasti bloccati una notte intera dalla neve, venendo liberati dai militari. Arrivati allo stadio, ci siamo cambiati e abbiamo anche vinto. Lei è consigliere di minoranza: cos'è il Palaghiaccio per Bosco Chiesanuova? È un'attrazione, senza ombra di dubbio. Ma ormai è una struttura invecchiata, difficile da mantenere. Ora che c'è la proposta di ristrutturarlo, abbattendo i costi di gestione, spero arrivi una svolta anche per i nostri sport del ghiaccio. Da sinistra il presidente-giocatore Sandro Constantini, Nicola Scala e il capitano Michele Tupini

«La più bella soddisfazione è stata ricevere il premio come miglior difensore al Mondiale giovanile»


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DI CORSA

83 ANNI E NON SENTIRLI

SULLA STRADA DOVE HANNO CAMMINATO I PROFETI di Emanuele Pezzo

Rodolfo Zanchetta con la squadra Ovunquerunning ha preso parte alla Maratona di Gerusalemme, giunta alla settima edizione. Una corsa che transita lungo siti con oltre 3000 anni di storia, con panorami spettacolari e aria di montagna, data l'altitudine della capitale d'Israele.

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NA VOLTA si chiamava corsa, adesso si chiama running. Nella sostanza cambia poco: un sentiero, una strada, una corsia... e via, il più velocemente possibile in relazione alla distanza da percorrere. L'atleta Emil Zatopek però diceva: «Se desideri vincere qualcosa puoi correre i 100 metri. Se vuoi goderti una vera esperienza corri una maratona». Un veronese ha deciso di seguire questo consiglio: si tratta di Rodolfo Zanchetta, il quale in marzo ha preso parte alla settima edizione della Jerusalem Winner Marathon con la squadra Ovunquerunning. Zanchetta, iscritto alla mez-

Zanchetta ha partecipato alla mezza maratona assieme ad altri 4800 concorrenti Rodolfo Zanchetta

za maratona con distanza 21,1 km assieme ad altri 4800 concorrenti, di cui 3572 maschi, ha sudato e faticato lungo le strade dove «hanno camminato re e profeti», come le ha descritte il sindaco della città, Nir Bakrat, nel messaggio di benvenuto ai corridori. IL TRACCIATO, sul quale si corrono anche la maratona da 42,2 km, una gara da 10 km, due da 5 km (una competitiva e una popolare), una corsa da 800 m per la comunità ed una da 1,7 km per le famiglie, ha visto sfilare oltre 27mila partecipanti da oltre 70 nazioni diverse. «È un impegnativo percorso collinare, tutto sali e scendi – così Rodolfo descrive la sua esperienza – che affatica la muscolatura delle gambe e la resistenza psicologica. Le immagini però comunicano e chiariscono meglio di qualsiasi parola». Alcuni particolari omessi: Zanchetta è un classe 1933, di fatto il corridore più anziano della propria gara. E poi, al termine della mezza maratona passata davanti al Knesset, parlamento israeliano, al mercato di Machané Yehuda, sul Monte Scopus e vicino alla Torre di Davide, il veronese è pure riuscito a chiudere la corsa in 4h05'06", primeggiando nel gruppo di età "80+" e portandosi a casa una medaglia che, più che un risultato sportivo, è un ricordo di un'esperienza indelebile.

L'evento è detto anche "Maratona della pace", nonostante sia blindato dalla presenza massiccia di militari a presidio della sicurezza


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ANGOLO PET

Ogni mese quello che c’è da sapere di Ingrid Sommacampagna

L A P RI MAVERA E TUTTI I SUOI PER IC OLI La processionaria del pino e della quercia è un lepidottero dall'apparente aspetto innocuo, che prende questo nome dalla peculiare abitudine di muoversi in fila, come in una processione. Da adulta si trasforma in falena, ma nello stadio larvale è pericolosa per gli esseri umani e letale per gli animali.

L

A STAGIONE DEI FIORI porta con sé le file di processionaria (la cui disinfestazione è d'obbligo da decreto ministeriale), che causano gravi problemi al nostro cane. I bruchi, da marzo, scendono dalle piante camminando a terra, e, spesso, il nostro amico a quattro zampe, incuriosito, li tocca. I peli urticanti che gli insetti rilasciano nell'aria hanno una forma uncinata e si ”agganciano” alla vittima causano reazioni alle mucose, alle congiuntive e alle vie respiratorie. Il cane comincia a salivare intensamente per via dell’infiammazione che colpisce la bocca, la lingua, l'esofago e lo stomaco. Si arriva persino alla necrosi, che interessa la parte di mucosa che è venuta a contatto con i peli urticanti, con la conseguente perdita della lingua o di alcune porzioni di essa. Il cane diventa depresso, inappetente e presenta spesso febbre, vomito e anche diarrea. La prima cosa da fare è rimuovere i peli residui lavando la bocca dell'animale con acqua e bicarbonato, armandosi di guanti di lattice. Anche gli effetti sulle persone possono essere gravi nei soggetti più sensibili, con reazioni epidermiche, allergiche o infiammatorie, che diventano gravi se vi è stata inalazione. «MI ARRIVANO circa tre casi all'anno ed è sempre un evento drammatico perché la necrosi della lingua, a causa dell'infiam-

mazione con conseguenti trombi nelle vene del piccolo circolo, comporta il suo distacco o asporto chirurgico. Il cane va ricoverato, seguendo una terapia endovenosa, con farmaci antinfiammatori a base di cortisone, antistaminici e antibiotici per evitare l'infezione secondaria. Non abbiamo molte armi, bisogna essere rapidi e il risultato dipende dal temperamento dell'animale e dalla veemenza del contatto. Un cane che ho avuto in cura quindici anni fa si adattò a suggere l'acqua. Per prevenire, consiglio di accertarsi se sugli alberi ci sono nidi che sembrano zucchero filato (tipico aspetto delle “case”delle processionarie, ndr), una volta scovati, prendere il guinzaglio e tornare indietro», spiega Cesare Lerco, medico veterinario dell'Ambulatorio Veterinario Illasi.

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a cura di Chiara Boni

Pagine per i grandi

I

L LIBRO: Galeotta fu un’Olympus Six, una macchina fotografica di tempi passati, che il protagonista di questa storia cerca in un negozio di antiquariato a Cambridge: al suo posto, però, trova lei, l’iraniana Feruzeh. I due scoprono di condividere molto più del destino comune degli esuli e, tra mille tazze di tè e troppe notti insonni, Brani Tawo, traduttore turco in esilio nel Regno Unito, si ritrova a raccontare a Feruzeh la storia appassionata della sua terra, che fa da sfondo a quella - a tratti incredibile - della sua famiglia.

Titolo: Gli Innocenti Autore: Burhan Sönmez Casa Editrice: Del Vecchio Traduzione: Eda Özbakay Pagine: 216

L’AUTRICE: Burhan Sönmez, nato nel 1965 ad Ankara, è stato giornalista e avvocato per i diritti umani. Nel 1996, in un violento scontro con la polizia turca, è rimasto gravemente ferito e si è in seguito trasferito nel Regno Unito per poter essere curato: è stato in esilio per diversi anni prima di poter tornare in terra natale. Anche oggi che vive tra Cambridge e Istanbul non ha perso lo sguardo malinconico di chi è stato costretto ad amare la sua terra da lontano. CURIOSITÀ: Gli innocenti è il secondo romanzo di Burhan Sönmez e anche quello che l’ha portato a farsi conoscere al pubblico italiano. Premiato nel 2011 con il Premio Sedat Simavi, uno dei più prestigiosi riconoscimenti letterari in Turchia, Gli Innocenti è stato anche tra i finalisti dell’edizione 2014 di Scrivere per Amore, il premio letterario internazionale dedicato alla scrittura romantica organizzato dal Club di Giulietta proprio a Verona. Nel 2015 Sönmez è tornato sugli scaffali con Istanbul Istanbul, edito in Italia da Nottetempo.

a cura di Alessandra Scolari

Pagine per i (più) piccoli

I

L LIBRO: Racconta la storia di Matt, suo nonno e Aman, un bambino in fuga dall'Afghanistan in guerra, con la sua mamma che non rinuncia al figlio. Sono soli e senza un soldo. Aman incontra Ombra, una cagnolina addestrata a fiutare gli ordigni esplosivi, fuggita durante un'imboscata al suo plotone inglese e data per dispersa. Quando la trova è debole, affamata, ferita dai ragazzi del villaggio. Aman se ne prende cura e Polly-Ombra lo ricompenserà. Perché loro «Non sono vittime, sono persone». Ombra li guiderà verso la salvezza e non solo loro.

Titolo: Verso casa Autore: Michael Morpurgo Traduttore: M. Bastanzetti Casa Editrice: Piemme Collana: Il battello a vapore Pagine: 187 Età di lettura: Da 11 anni

L’AUTORE: L’inglese Michael Morpurgo è uno scrittore per l’infanzia di fama internazionale. Ha al suo attivo più di cento romanzi, molti adattati per il grande e piccolo schermo. Figlio di attori, dopo la laurea, insegnò per una decina d’anni. Poi, assieme alla moglie Clare, nel Devon, si dedicò alla Fattoria per i bambini di città, un’associazione che avvicina i bambini di città alla vita di campagna (oltre 2000 i bambini che durante il periodo scolastico trascorrono una settimana in questa fattoria a fare i lavori di campagna). Tra i suoi libri di maggior successo: Il naufragio dello Zanzibar, Il Regno di Kensuke, La guerra del soldato Pace e War Horse (1982), trasposto da Steven Spielberg (2011) in una pellicola di successo. Morpurgo per l’impegno, civile e letterario, nel 2006, è stato nominato «Ufficiale dell'Impero Britannico». CURIOSITÀ: Bella la figura del nonno, un giornalista in pensione, che guardando il cielo canta «When the stars begin to fall…» e stringe con il nipote un connubio perfetto. Matt gli racconta l’avventura dell’amico Aman finito non si sa dove. Il nonno grazie alle sue entrature va in un campo profughi dove la situazione anche per lui è molto provante, ma non può «perdere l’onore di fronte al nipote». Entra e trova Aman e la mamma, lo guarda negli occhi che «erano due pozze di solitudine e disperazione». Ne esce scosso. Guardando le stelle a Matt viene un’altra idea «Li rivogliamo con noi»: diventa anche il titolo di prima pagina di un articolo che racconta la storia di Aman e della sua mamma, interrompendo il silenzio. Un libro dal linguaggio lineare ed incisivo. Anche gli adulti lo leggeranno d’un fiato.

Se vi serve un po 'di poesia

Come fiori di mandorlo o più lontano di Mahmoud Darwish


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BOX OFFICE

a cura di Mattia Zuanni

IL FILM

1993. Bre-X Minerals Ltd. David Walsh, su consiglio del geologo John Felderhof comprò un terreno nella giungla del Borneo in Indonesia, vicino al fiume Busang, per estrarre un deposito d'oro. Inizialmente si stimò la presenza di circa 2 milioni d'oro all'oncia. Nel 1995 la stima raggiunse i 30 milioni, 60 nel 1996 e 70 nel 1997. Di conseguenza, le azioni della compagnia raggiunsero un prezzo record e una capitalizzazione di mercato di 4,4 miliardi di dollari. Poco a poco, si scoprì che i campioni trovati erano in realtà stati coperti con della polvere d'oro.

CURIOSITÀ

Stephen Gaghan è alla sua terza opera da regista; conosciuto maggiormente come sceneggiatore, ha vinto l’Oscar nel 2000 con Traffic, lungometraggio che gli valse anche un premio BAFTA e un Golden Globe. Non solo cinema però; è sua anche la sceneggiatura di Call of Duty: Ghosts, primo COD per consolle Next Gen.

Titolo: Gold La grande truffa Genere: Avventura, Drammatico Durata: 121 minuti Regia: Stephen Gaghan Attori: Matthew McConaughey, Edgar Ramìrez, Bryce Dallas Howard, Corey Stoll Uscita (Italia): 4 maggio

fotografa il

codice QR per vedere il trailer

C LASSICI DA NON PERDERE Titolo: Blood Diamond Genere: Azione, Drammatico Durata: 143 minuti Regia: Edward Zwick Attori: Leonardo di Caprio, Djimon Hounsou, Jennifer Connely, Arnold Vosloo

Sullo sfondo del caos e della guerra civile che ha colpito la Sierra Leone negli anni '90, Danny Archer è un ex mercenario dello Zimbawe e Solomon Vandy un pescatore di Mende. Entrambi gli uomini sono africani, ma le loro storie e le loro situazioni sono le più diverse, fino a quando i loro destini si incrociano nell'impresa di ritrovare un raro diamante rosa, il tipo di pietra che può trasformare una vita...oppure farla finire. Scatti d 'arte di C olato Cesar

foto

notizia

Facebook.com/Cesarfhoto

foto di Colato Cesar

Una foto e una storia Terza puntata di La bellezza del passato, una caccia al tesoro per (ri)conoscere le meraviglie culturali del nostro territorio grazie alla luce della fotografia, un mese per volta. Per aprile, il fotografo veronese Colato Cesar ha illuminato Castelvecchio, l'eredità preziosa della signoria Scaligera. Un castello che lascia ancora oggi leggere il ruolo militare che aveva in passato. La merlatura che accompagna il ponte fino all'Arsenale, poi, scrive da sempre pagine di segreto fascino nel cuore di Verona. L'approdo, per così dire, culturale è costituito dal Museo di Castelvecchio pensato dall'architetto Carlo Scarpa che, intervenendo con delicatezza sugli spazi, dal 1975 ha consegnato alla città 30 sale che tengono insieme le meraviglie dell'arte italiana ed europea.


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lo sguardo di verona sul futuro Intervengono MARCO CASAGNI - Vice Responsabile della Direzione Committenza dell’ENEA MARIO PEZZOTTI - Delegato alla ricerca del rettore dell’Università degli Studi di Verona BRUNO GIORDANO - Vice Presidente per le aggregazioni di filiera e start up per la crescita di Confindustria FABIO VENTURI - Presidente di AGSM

INGRESSO LIBERO

VALENTINO TRAINOTTI - Direttore generale della Banca di Verona

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BELLEZZA AL NATURALE La curcuma Da qualche anno si parla molto delle proprietà benefiche che si ottengono inserendo nella propria dieta la curcuma, una spezia di origine orientale. Forse, però, sono meno conosciute le sue proprietà per pelle e capelli: vediamo quindi alcuni consigli di bellezza per utilizzare la curcuma nelle ricette fai da te.

Maschera antiage Unite ¼ di cucchiaino di curcuma in polvere ad un albume. Usando un batuffolo di cotone, applicate il composto sul viso e lasciatelo riposare per 30 minuti, infine risciacquate e passate un tonico per eliminare macchie o eventuali residui.

Trattamento antiforfora Mescolate 1/2 cucchiaino di curcuma in polvere con 2 cucchiai di olio di cocco o di olio extravergine di oliva e massaggiate su tutto il cuoio capelluto. Lasciate in posa per 15 minuti e poi risciacquate e procedete al normale shampoo.

Maschera antimacchie La curcuma schiarisce la pelle e uniforma il colorito. Per sfruttare questa proprietà si può preparare una maschera viso mescolando un cucchiaio di curcuma, uno di succo di limone e uno di miele. Lasciate agire per 15 minuti e poi risciacquate con acqua tiepida. Per completare il trattamento si consiglia di applicare alcune gocce di olio argan.

Trattamento localizzato contro i punti neri Unite un cucchiaino di curcuma, un cucchiaino di yogurt naturale e un pizzico di cannella. Applicate la miscela sulla zona da trattare, lasciate in posa per 10-15 minuti e infine risciacquate con acqua fredda.

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in cucina con Nicole

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Convinceranno anche i più dubbiosi!

POLPETTE DI MERLUZZO AL LIMONE* INGREDIENTI • 250gr di merluzzo • 1 patata • prezzemolo • farina 2 limoni

*Per rendere le polpette adatte ai celiaci vi basterà usare della farina di riso.

**Se nei biscotti non volete il latte, scegliete una variante vegetale.

Lessate e schiacciate la patata. Frullate merluzzo, prezzemolo e un pizzico di sale. Unite la patata e un cucchiaio di farina. Create delle palline, infarinatele. Rosolatele in padella, sfumate con il succo dei limoni, un mestolo d'acqua o brodo, fate asciugare e servite.

BISCOTTI ALL'ERBA MADRE** Ispirati alla torta della mia nonna INGREDIENTI • 300gr di farina 1 • 150gr di zucchero • 100gr di olio girasole • 1 bustina di lievito per dolci • 30gr di mandorle • 1 manciata di erba madre • 80gr di latte • un pizzico di sale

Tritate le mandorle, l'erba madre e lo zucchero. Unite farina, lievito e sale. Aggiungete olio e latte. Impastate, ricavate delle palline, schiacciatele e date forma ai biscotti. Infornate a 180 gradi per 15 minuti.


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NEWS DA VERONA

Q u a n d o l a m u s i c a s ta i n u n a va l i g i a Non siamo a parlarvi di migrazioni come di solito le intendete, ma di migrazioni e contaminazioni del suono. Robe difficili, ma anche no. Aggiungiamoci un pizzico di arte e cultura e la dodicesima edizione de “La valigia dei suoni” è fatta. Sarà infatti l'incontro tra queste due materie, declinato in musica che animerà la Chiesa di Santa Maria in Organo. Tutti i venerdì alle 21, tra il 9 e il 30 giugno. L'armonia di echi lontani, gentilmente offerta dalla Fondazione Campostrini.

di Marco Menini

Di Medioevo e di feste a tema Si possono anche festeggiare i “Secoli bui”. Ce lo ricorda Soave, con la sua festa Medievale e del vino bianco dal 19 al 21 maggio. Un viaggio nel tempo lungo 500 anni per tornare al giorno in cui Soave riceveva il vessillo di San Marco dalla Repubblica di Venezia. Esibizioni, escursioni, degustazioni di buon vino e musica, ci faranno ricordare la fedeltà e le gesta eroiche compiute durante la battaglia con la Lega di Cambrai.

L e g i t e i n b i c i c l e t ta , s e c o n d o n o i Avete voluto la bicicletta? Pedalate. L'avete voluta ma non la usate? Tranquilli, vi perdoniamo, ma ad una condizione. Mettetevi in sella e godetevi le salite ciclabili con il gruppo sportivo di Novaglie: domenica 28 maggio si andrà in Valsugana, il 25 giugno in Val di Fiemme e Val di Fassa, il 23 luglio in Val Venosta e il 10 settembre al parco Dell'Adda. Per chi ama invece i sentieri (anche quelli “scassati”), vi suggeriamo di seguire il gruppo “Teste di Marmo”, che organizza per il 24 giugno una giornata dedicata agli ammortizzatori, con bike shuttle da Lugo di Grezzana a Bosco Chiesanuova.


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NEWS DAL MONDO

di Marco Menini

Scrivere col pensiero (sui social) Sarà possibile. Arriva dalla California, dalle parole di Regina Dugan, direttrice della DARPA (agenzia per la ricerca degli Stati Uniti) e di ATAP (laboratorio di Google dei progetti speciali) al Facebook F8, la conferenza annuale sul futuro della tecnologia social. Durante la giornata è emersa però anche la criticità relativa alla velocità del pensiero, che supera di gran lunga quella del linguaggio. Per i prossimi anni, insomma, dovremo “accontentarci” di riuscire a muovere il cursore del mouse con la forza della nostra mente.

Cerchi la voglia di correre? Basta guardare qualcuno che corre e il desiderio di fare jogging vi assalirà. Lo ha detto Christos Nicolaides, ricercatore della MIT Sloan School of Management del Massachussetts, che per un anno ha raccolto le abitudini sportive di un milione di americani. Un consiglio? Accompagnatevi a gente pigra.


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ADICONSUM

di Carlo Battistella per Adiconsum Verona

È O RA D I C A M B I ARE ARI A Con la cattiva abitudine di passare dal riscaldamento al condizionatore senza soluzione di continuità va scomparendo la tradizione di aprire porte e finestre. Ma senza un corretto ricambio d'aria gli inquinanti prodotti da diverse sorgenti presenti in casa si accumulano comportando rischi per la salute.

S

I SENTE SPESSO parlare di inquinamento atmosferico – smog, polveri sottili, emissioni industriali – e altrettanto di inquinamento alimentare – pesticidi, conservanti, coloranti. Sono temi che hanno assunto sempre maggiore importanza non solo per la raggiunta intollerabilità ma anche grazie al rinnovato istinto salutistico dei cittadini. È, invece, poco discussa la questione dell'inquinamento indoor. Abitazioni, luoghi di lavoro, scuole sono spazi chiusi nei quali trascorriamo gran parte del nostro tempo, magari illudendoci di essere al riparo dall'aria malsana. Purtroppo non è così. A mettere in luce l'argomento ci ha pensato l'Istituto Superiore di Sanità che ha istituito un Gruppo di Studio Nazionale dedicato ed ha recentemente pubblicato un opuscolo (www.iss.it/ indo) con alcune indicazioni fondamentali. PER L'INQUINAMENTO interno i maggiori imputati sono i materiali da costruzione e i prodotti per la pulizia, ma è bene sapere che anche i mobili nuovi possono rilascia-

re composti organici volatili. Contribuiscono poi all'inquinamento i processi di combustione per la cottura dei cibi e il riscaldamento degli ambienti. E ovviamente gli impianti di condizionamento, in cattivo stato di pulizia e manutenzione, annidano colonie di microorganismi e possono rappresentare pericolose fonti di inquinamento biologico o chimico. Come difendersi? Secondo l'ISS bisogna cambiare frequentemente l'aria aprendo porte e finestre. Ciò contribuirebbe a disperdere parte degli inquinanti presenti, riducendo di conseguenza i rischi per la salute degli individui. Una semplice mossa che può restituire salubrità agli ambienti chiusi in cui viviamo e utile, forse, per ricordarci in che stagione siamo. Su questo tema Adiconsum Verona ha organizzato il convegno aperto al pubblico "Epigenetica e qualità dell'aria domestica L'inquinamento tra le mura di casa ed i suoi effetti sulla salute" il prossimo 10 maggio alle ore 20.45 presso Sala Lucchi - Piazzale Olimpia, 3.


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Maggio

2017

La prima settimana di maggio non ce la siamo dimenticata, semplicemente e giaà sfumata.

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DOMENICA

Ingresso a 1€ la prima domenica del mese a Verona Luogo: musei e monumenti civici di Verona Ora: tutto il giorno

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LUNEDÌ SABATO

Serata ingiusta a Verona Luogo: Teatro Ex Centro Mazziano Ora: 18:00 Bollicine in Torre a Verona Luogo: Cortile Mercato Vecchio Ora: tutto il giorno

19

VENERDÌ

08

GIOVEDÌ

14

MOSTRE/ARTE

CINEMA

LIBRI

MUSEO

SPORT

INCONTRI

FIERA

DANZA

MUSICA

AMORE

CARNEVALE

TEATRO

Il Paesaggio Sommacampagna si racconta Luogo: Villa Venier Ora: 21:00

15

DOMENICA

Aspettando la Corsa più Bella del Mondo Luogo: Verona e Provincia Ora: tutto il giorno

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SABATO Arsenale Vintage World Luogo: Arsenale Verona Ora: tutto il giorno Guida al giro del mondo Luogo: Arsenale Verona Ora: 16:30

26

Elio Germano e Teho Teardo con “Viaggio al termine della notte” Luogo: Teatro Camploy Ora: 21:00

legenda

MARTEDÌ

GIORNO EUROPEO 2017

Concerto di Patti Smith a Verona Luogo: Teatro Filarmonico Ora: 21:00

FRU17 - XI^ Edizione del Festival delle Radio Universitarie Luogo: Università degli Studi di Verona Ora: tutto il giorno

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09

LUNEDÌ

VENERDÌ

Pucci al Teatro Romano Luogo: Teatro Romano Ora: 21:00

LUNEDÌ

Mostra Et Fiat Lux / Špela Volčič Luogo: Galleria Fuori le mura Ora: 9:00-13:00, 15:00-17:00

21

DOMENICA

Straverona 2017 – La corsa tradizionale di Verona Luogo: Piazza Bra Ora: dalle 07:30 Confessioni di un runner d’alta quota Luogo: Arsenale Verona Ora: 16:00

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SABATO

Inaugurazione (dita incrociate) della Funicolare Luogo: Castel San Pietro Ora: 18:00

non ce li siamo dimenticati: non ci stavano

28

DOMENICA

Buskers Park Luogo: Parco Giardino Sigurtà Ora: dalle 11:00

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30

LUNEDÌ

Anderson .Paak & The Free Nationals Luogo: Teatro Romano Ora: 21:15

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gli eventi del mese secondo noi 10

11

MERCOLEDÌ

Venezia a tavola: tra cicchetti e ombre de vin Luogo: Masi Tenuta Canova Ora: dalle 19:30

16

La Divina Commedia con Alessandro Anderloni Luogo: Teatro Ristori Ora: 20:30

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MARTEDÌ

State a casa, prendete coraggio e leggetevi una poesia

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Riposatevi, davvero e sul serio

presenta

MARTEDÌ

Il viaggio a Reims di Gioachino Rossini Luogo: Teatro Filarmonico Ora: 18:00

Castello di Montorio DUE VALLI

MERCOLEDÌ

Orchestra Filarmonica di Novosibirsk al Ristori di Verona Luogo: Teatro Ristori Ora: 20:30

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LUNEDÌ

ASSOCIAZIONE

GIOVEDÌ

GIUGNO SETTEMBRE 2017

Eventi Estivi

12

VENERDÌ

10.000 km Luogo: Cinema Teatro Alcione Ora: 7:00, 19:00, 21:00 BeerEat – Beer & Street Food Festival Luogo: Ex Arsenale Ora: tutto il giorno

18

GIOVEDÌ

Mille Miglia 2017 Luogo: Piazza Bra Ora: dalle 15:00 Verona Network, Innovazione&Tech Luogo: Ordine degli Ingegneri Ora: dalle 18:00

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MERCOLEDÌ

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Andrea Nale

L'OROSCOPO ALLA NOSTRA MANIERA

ARIETE

TORO

GEMELLI

CANCRO

Tutto ciò che in qualche modo esiste, pesa o si appoggia su qualcosa. Niente può bastare a se stesso: la solitudine che ricerchi è ansia di comunicazione verso le persone, è ansia di trovare le cose migliori da comunicare agli altri.

La soglia è quel luogo dove ti senti ancora a tuo agio come a casa ma puoi sentire il profumo del baratro solleticarti le narici. In quante soglie stai esitando, contemporaneamente?

Ci sono tantissime specie di animali che hanno trovato un ottimo habitat tra palazzi e marciapiedi. Stai pur certo che troverai il modo migliore per vivere in questo ambiente che non sembra essere il tuo.

Per capire qualcosa di questo strano periodo devi uscire e perderti tra le delizie del mondo e della città: rimanere a rimuginare su di te sarebbe come smontare una sveglia per scoprire cosa sia il tempo.

21 MARZO - 20 APRILE

21 APRILE - 20 MAGGIO

21 MAGGIO - 21 GIUGNO

22 GIUGNO - 22 LUGLIO

LEONE

VERGINE

BILANCIA

SCORPIONE

Non cercare di giustificare e comprendere tutto e tutti solo perché ti hanno sempre descritto come una persona buona. Cercare, attraversare e superare il conflitto con qualcuno è il più grande gesto d'umanità.

Non siamo fatti di sole comodità e centri commerciali: trovati una nuova bottega di fiducia a Verona e passaci del tempo fino a conoscere il proprietario; fa che diventi parte della tua vita e non solo un luogo di commercio.

Tieniti un quadernino vicino al letto e quando ti svegli scrivi quel che ti ricordi dei sogni. A lungo andare sarà come vivere la tua vita e conservare i ricordi di una vita parallela.

Esclusi i genitori, parenti e partner qual è la prima persona che chiameresti se succedesse qualcosa di brutto o bello?

23 LUGLIO - 23 AGOSTO

24 AGOSTO - 22 SETTEMBRE

23 SETTEMBRE - 22 OTTOBRE

23 OTTOBRE - 22 NOVEMBRE

SAGITTARIO

CAPRICORNO

ACQUARIO

PESCI

Hai iniziato migliaia di progetti e non ne hai portato a termine nemmeno un decimo. Può significare due cose: o che sei inconcludente o che hai una straordinaria ossessione per gli esordi. Decidi tu.

Essere felici a volte significa sentirsi vittima di quell'equilibrio che già si sta incrinando. Pensaci bene, sarà meglio viverla o cercarla, la felicità?

Impara ad usare delle parole inutili e bellissime: dei veri preziosismi. E trova occasioni per ripeterle, anche a costo di risultare ossessivo.

Da Van Gogh ad Einstein, tutti i più grandi avevano qualche tratto che li rendeva persone stranissime. Tu sembri normale ma sappiamo che non è vero, se diventassi un genio per quale particolare saresti ricordato?

23 NOVEMBRE - 21 DICEMBRE

22 DICEMBRE - 20 GENNAIO

21 GENNAIO - 19 FEBBRAIO

20 FEBBRAIO - 20 MARZO


95

GARDEN MATTARANA Pro f e s s i o n a l i tà

Q u a l i tà

C o r te s i a

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dalle 9.00 alle 19.30 Garden Center

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