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il magazine di Verona e Lessinia Anno 5 Numero 9 - novembre 2012

www.giornalepantheon.it

EMIGRAZIONE FORZATA? La tendenza dei giovani ad andare via dall’Italia Ma c’è chi resta, con nuove idee, nuovi progetti.

EDILIZIA

MONDO

HI-TECH

SPORT

Finanziamenti ed incentivi al vaglio del Governo

La Bolivia dice no alla Coca Cola

Simone Pagan Griso “Il mio Cern”

Quintarelli bis in SuperGT è ancora campione


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novembre 2012 aNOVEMBRE

6 Primo

il sommario 16

Piano

Arrivederci a presto!

Il Magazine di Verona e Lessinia

Il Rapporto Veneto sull’Immigrazione ci ha fornito una fotografia sulla situazione di chi arriva nel nostro Paese, ma oggi sono più i giovani che partono dall’Italia. Analizziamo un fenomeno che sembrava scomparso.

Registrazione Tribunale di Verona n.1792 del 5/4/2008 Direttore responsabile: Matteo Scolari Capo redattore: Matteo Bellamoli Redazione: Matteo Bellamoli, Matteo Scolari, Moira Falzi, Mattia Vinco. Hanno collaborato al numero di novembre 2012: Jessica Ballarin, Marta Bicego, Giorgia Castagna, Fabio Dai Prè, Elisa Guarnieri, Francesca Mauli, Francesca Merli, Arianna Mosele, Alessandra Scolari, Giovanna Tondini, Francesco Turlon, Giulia Zampieri. Copertina e progetto grafico: Mattia Vinco Società editrice: InfoVal S.r.l. via Roma 68, 37023, Grezzana, Verona Sede redazione: via Tavigliana 1/A, Grezzana tel. e fax. 045.8650746 mail: redazione@giornalepantheon.it web: www.giornalepantheon.it Facebook/Pantheon Sviluppo commerciale e pubblicità: Moira Falzi 340 8775197

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agricoltura

L’olio che l’Europa (e il mondo) ci invidia...

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sicurezza Verona è a prova di ladro?

hi-tech

Simone Pagan Griso ci svela il CERN di Ginevra

economia

Confindustria riapre sulla politica industriale

Alla 67ma Assemblea di Confindustria, andata in scena a fine ottobre, pugno di ferro per rilanciare l’industria veronese. Non sono mancati gli affondi e le frecciate. Quale futuro?

notizie dal mondo Che sapore avrà la felicità?

La Bolivia vieterà la Coca Cola a partire dal 21 di dicembre, mentre Mc Donald’s ha già abbandonato per scarsi introiti il paese sudamericano. Ma è quindi possibile vivere senza multinazionali?

Cresce il numero dei reati in Italia, e secondo il viminale Verona sta a metà classifica fra le città con il più alto numero di illeciti. Siamo sicuri davvero? C’è da preoccuparsi? Quali sono i rischi?

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Le speranze del mattone

I finanziamenti al 55% per i fabbricati eco sostenibili, gli incentivi al 50% per le ristrutturazioni, l’IMU e il Piano Casa. Il mondo dell’edilizia alla svolta della fine dell’anno: cosa cambia e cosa resta?

Volge al termine il periodo di raccolta dell’oliva. Daniele Salvagno, presidente del Consorzio di Tutela Veneto DOP, toglie il velo su alcuni dei segreti che fanno del prodotto Veneto un vero must.

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EDILIZIA

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“Il punto dall’immensamente piccolo” è il titolo di questo articolo che parte dalle scoperte del Bosone di Higgs per capire dove sta andando la scienza. Siamo entrati per voi al CERN di Ginevra.

salute

Riusciremo a debellare il male del secolo?

Dal 3 all’11 novembre i “Giorni della Ricerca” AIRC (Associazione Italiana Ricerca sul Cancro) riportano in primo piano il tema della lotta ai tumori. A che punto sta la ricerca per la vita?

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Più cooperative, Più lavoratrici.

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Chi vuol far buon vino

Bicicletta abbandonata, bicicletta guadagnata!

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Quelle colline restituite alla natura

PANTHEON

ENGLISH

Ronnie Quintarelli concede il bis

Accogliamo il grande freddo!

ECOLOGIA

AMIA al servizio dei commercianti

solidarietà A.M.I.C.I. per la vita

53 SPICCHI 56 Eventi TERRITORIO A

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A scuola di danza ...sul ghiaccio!

LETTERARIO

pollice verde

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sport/2

SPAZIO

Emergenza cinghiali

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sport/1

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vita di montagna

Sono gli agricotori a lanciare l’allarme in Lessinia. Tanti cinghiali che in questo periodo arrecano più di qualche danno. Ci sono soluzioni per arginare questa diffusione, quali le regole regionali?

paesaggio

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La Lessinia incontra i folletti

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didattica sociale

Con lezioni rivolte ai corsisti e incontri aperti alla cittadinanza ha preso il via la Scuola di Formazione all’impegno Sociale e Politico, un’iniziativa alla quale in molti guardano con il giusto interesse.

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cultura

Un viaggio emozionante delle fiabe della Lessinia sino nella verde Irlanda, dove Alessandro Anderloni ha letto alcuni dei brani della tradizione veronese nella Dublino di inizio ottobre.

Menti e cuori, per una cittadinanza responsabile

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Sede legale:

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RIUSO

Si chiama “La Scatenata” ed è la Ciclofficina di Verona dove le bici pronte allo sfasciacarrozze ritrovano nuova vita e magari anche nuovi padroni. Una filosofia molto interessante da scoprire.

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Quasi cento anni fa...

Ci avviciniamo ai cento anni della Prima Guerra Mondiale e la Lessinia porta avanti l’ambizioso progetto dell’Ecomuseo per far riviviere le trincee all’interno di percorsi pedonali turistici.

Il mondo delle cooperative registra in Italia numeri altissimi di presenze femminili anche a livelli dirigenziali e non solo di attività sul campo. Entriamo in uno dei mondi dove la donna è protagonista.

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storia

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DOPO


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“Fuga dalla disoccupazione”

Immagine di copertina:

il magazine di Verona e Lessinia

I

n un recente monologo pronunciato alla trasmissione Rai “Che tempo che fa”, lo scrittore napoletano Roberto Saviano, parlando della sua terra, così difficile da vivere, compromessa dall’illegalità e da numerose ingiustizie, ha esortato i suoi concittadini a non rinunciare mai al desiderio di cercare un cambiamento forte, radicale, epocale. Di non rinunciare mai al sogno di una svolta, di un riscatto, di un sensibile miglioramento della realtà nella quale ognuno di noi, quotidianamente, è inserito. «Amami quando lo merito meno, perché sarà quando ne ho più bisogno» ha esclamato Saviano, riprendendo un famoso aforisma di Catullo. Amiamo l’Italia ora, quando probabilmente meno se lo merita, quando sicuramente ne ha più bisogno, mi sento di aggiungere io.

In un Paese in netta difficoltà, che dimentica valori fondamentali come l’audacia, l’onestà e il coraggio, che non riesce più a garantire punti di riferimento chiari e affidabili, che non riesce a mostrare piani di crescita convincenti, programmi di sviluppo seri e lungimiranti, molte persone, soprattutto i giovani, si sentono legittimate ad andarsene per cercar fortuna all’estero. Negli ultimi anni, e non accadeva da decenni, il fenomeno dell’emigrazione di nostri connazionali dal nostro Paese verso destinazioni europee ed extraeuropee ha assunto un peso specifico rilevante. Tra i motivi principali delle partenze, come dicevamo, la sfiducia nei confronti del “sistema Italia”, ma anche quel milione e mezzo di posti di lavoro persi dagli under 35, dal 2007 a oggi, che genera un buco occupazionale, per il momento, difficilmente colmabile. Accanto a un’Italia che va, che non è più disposta ad aspettare, che dubita che si possa invertire in fretta la rotta, c’è anche un’Italia che resta. Un’Italia orgogliosa che non demorde, che cerca nelle idee originali, nei progetti innovativi e nello spirito ottimista di chi ha ancora voglia di crederci, la soluzione per ambire al cambiamento di cui si parlava all’inizio. È a questa Italia, in particolare, che dobbiamo garantire la nostra attenzione, la nostra fiducia, il nostro aiuto, il nostro supporto morale. A questa Italia, dallo spirito molto spesso giovane, che ha ancora tanto da dire, tanto da fare, tanto da dimostrare. Continuiamo ad amare il nostro Paese, anche se non è facile, anche se, probabilmente, non se lo merita. Soltanto così possiamo coltivare la speranza di un presente e di un futuro migliori.

Premiazioni Concorso Scatti d’Autore Le premiazioni del concorso di terranno lunedì 10 dicembre nel corso della serata di fine anno organizzata da Pantheon. Dettagli sul sito www.giornalepantheon.it

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PRIMO PIANO Come cambiano gli spostamenti da e per l’Italia

Arrivederci, a presto! Nel secondo dopoguerra l’Italia si svuotò di tante potenziali braccia, negli anni Sessanta il boom degli spostamenti verso l’Australia. Con la fine degli anni Ottanta fu invece il nostro Paese a trasformarsi progressivamente in Terra Promessa per tanti. E oggi? Dal Rapporto Immigrazione in Veneto sino alla nuova ondata di partenze giovani, fenomeni non così nuovi che stanno rivoluzionando il concetto di migrazione. di Matteo Bellamoli

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Giornalepantheon novembre 2012


Come cambiano gli spostamenti da e per l’Italia

C’è chi arriva... C’è chi arriva...

I

C

osa scatta nella vita di chi parte? Quanti sono i distacchi inevitabili per necessità, e quanti quelli dettati da un’insoddisfazione personale prima che professionale? Gli spostamenti internazionali da e per l’Italia vivono in questi mesi uno dei loro periodi storici cruciali. Mentre non si fermano gli arrivi di chi vede ancora nel nostro Paese una meta di riscatto, aumentano anche gli “arrivederci” di chi lascia l’Italia per le

più disparate destinazioni. E se l’immigrazione è un fenomeno che anche politicamente teniamo costantemente aggiornato con studi e rapporti statistici, l’emigrazione risulta ancora difficilmente monitorabile, forse nascosta dietro alla falsa credenza che si tratti di un momento passeggero. Sulle spalle di chi parte, e di chi arriva, storie di un’Europa che sogna di diventare America, ma che ha ancora tanta strada da fare, da entrambe le parti.

l 14 settembre, a Venezia, la Regione ha presentato l’attesissimo Rapporto veneto sull’immigrazione 2012, uno dei documenti più attesi dell’annata perché capace di fotografare una situazione della quale un po’ ovunque si discute. Un lavoro importante, quello del Rapporto, che almeno sulla carta dovrebbe aiutare a capire se le politiche sui flussi di persone attuate sino ad ora sono state efficaci, e soprattutto intuire le linee guida da intraprendere con il nuovo anno. Stando ai dati, alla fine del 2011 erano 600mila gli stranieri presenti in Veneto, di cui 530mila residenti, a cui,

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PRIMO PIANO Come cambiano gli spostamenti da e per l’Italia per raggiungere il totale vanno inclusi anche i regolarmente presenti ma non residenti e gli irregolari. Circa 426mila i non comunitari (71%). Non spaventano i dati sulla disoccupazione. Se, sempre secondo la Regione Veneto, addirittura il 25% dei disoccupati 2011 sarebbe migrante, le stime Istat dal canto loro evidenziano un movimento tutt’altro che in frenata. Per la fine del 2012 gli stranieri residenti si stimano sulle 800mila presenze, circa il 15% dell’intera popolazione. Rilevante da questo punto di vista la presenza delle giovani generazioni nel mondo della scuola: circa 100mila (12% del totale studenti, +2% rispetto al 2008). Oltre 9mila le persone che hanno ottenuto la cittadinanza italiana, circa il 4% sul totale degli stranieri con permesso di soggiorno a lungo periodo. Rimangono stabili i principali Paesi di provenienza: Romania, Marocco, Albania, Moldavia e Cina. Nonostante questo importante movimento verso l’Italia, il lavoro manca per tutti. Gli occupati risultano non superiori alle 248mila unità, con una contrazione in merito ai posti di lavoro e una pesante influenza delle forme di impiego ai margini del lavoro dipendente standard come le job on call (lavoro a chiamata, ndr). Il 29% di queste assunzioni di migranti sareb-

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Giornalepantheon novembre 2012

be stato regolato da contrattualistiche di questo tipo. Parallelamente, molti sono stati interessati dall’intervento degli ammortizzatori sociali, sia per chi ha avuto accesso alle liste di mobilità sia per chi è entrato nella disoccupazione ordinaria.

C’è chi parte...

O

ltre 4milioni e mezzo di emigrati e loro discendenti sono i numeri dei veneti nel mondo, con alberi genealogici arrivati alla quinta generazione. Un milione e mezzo i posti di lavoro persi dagli under 35 in Italia negli ultimi cinque anni. 233mila (+23% rispetto al dicembre 2011, ndr) gli italiani iscritti all’Agenzia di Lavoro tedesca al maggio 2012. Sono solo alcuni dei numeri che evidenziano il nuovo fenomeno migratorio dall’Italia e dal Veneto, approfondito a Verona il 26, 27 e 28 ottobre scorsi quando il nostro capoluogo si è trasformato nella capitale degli emigrati veneti, grazie alla tre giorni in cui si sono tenute la Consulta dei veneti nel Mondo e la Quinta Giornata dei veneti nel Mondo. Partire sta diventando un fenomeno sempre più diffuso, e meno difficile di qualche decennio fa. La migrazione nell’era dei social network è quasi uno scherzo. Facebook aiuta a capire le leggi e le regole per l’immigrazione, basta conoscere qualche amico che ci sia già passato e abbia qualche informazione da condividere. Ma non solo Facebook. Registra infatti milioni di click anche il blog degli italiani in Germania dove si possono trovare tutte le informazioni del caso.

È un fenomeno tutto nostro, al quale forse arriviamo ancora impreparati. Se l’Unione Europea fosse davvero un’unione, come sottolineava un noto settimanale qualche giorno fa, non farebbe così scalpore la mobilità interna che noi tutti definiamo ancora esterna. Negli Stati Uniti, nessuno chiama emigrante un ragazzo che si sposta dal New Mexico al Texas, o dall’Ohio al Michigan, perché gli Usa la bandiera la usano veramente, non solo per le sigle dell’Eurovisione in tv. E così i giovani che partono dall’Italia per Inghilterra, Germania, Austria, Australia e via dicendo, hanno ancora il sapore di quei pionieri che riempivano di sogni la valigia di cartone e salivano titubanti sui treni a vapore. «Stiamo vivendo un momento di grave crisi» sono state le parole di Daniele Stival, assessore regionale ai flussi migratori, «e i nostri giovani sono di nuovo costretti a partire per trovare nuove opportunità di lavoro. È un nuovo fenomeno migratorio, altamente qualificato, che però non perde la caratteristica della costrizione». Costrizione, sì, molto spesso dettata dalla vera impossibilità di trovare un lavoro, altre volte dalla pesante insoddisfazione che cova sotto anni di studi, interi scaffali di libri ammucchiati per un contratto a tempo determinato o peggio ancora a chiamata. Una nuova migrazione che fa storcere il naso a tanti innamorati della nostra Italia, ma che non può essere ignorata. Chissà che da questi “arrivederci” non ne esca un’Italia migliore, arricchita da venti internazionali che da troppi anni rispediamo al mittente tutti acciaccati dopo averli fatti schiantare sulle nostre belle Alpi.


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Le colture della vite e dell’olivo trovano in Valpantena un terreno ideale per il loro sviluppo, crescendo assieme in un perfetto connubio che si rivela nei segni pittorici delle balze coltivate, nelle armonie dello splendido paesaggio collinare e nella sinergia delle produzioni agricole della zona. Un’antica e nota tradizione del mondo rurale infatti vuole che sia riconosciuta alle terre coltivate a vite anche la vocazione alla produzione olearia. La produzione olearia della Cantina Valpantena ha sviluppato in tempi recenti, notevoli ammodernamenti sia negli impianti produttivi che nelle tecniche produttive, attualizzando i sistemi di coltivazione e raccolta. Le colture , con le qualità tipiche del territorio come il Grignano e i Favarol, sono state incrementate con l’innesto di altre qualità, adatte al clima ed alle caratteristiche del terreno. Il frantoio della Cantina Valpantena utilizza processi di lavorazione modernissimi, con impianti e tecnologie a ciclo continuo, consentendo di seguire con accuratezza il percorso della materia prima e la sua trasformazione. Tutte le lavorazioni del frantoio e la cura di ogni parte del ciclo produttivo garantiscono inoltre la conservazione delle preziosissime caratteristiche organolettiche dell’olio e ne preservano le delicate fragranze ed armonie di sapore.

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Punto di forza della produzione olivicola della Cantina Valpantena, premiato in molte competizioni nazionali, è l’Olio DOP Veneto Valpolicella “Torre del Falasco”. Quest’olio, ottenuto con 50% da olive di qualità Grignano e 50% di qualità Favarol, è caratterizzato da un colore verde oro, da un profumo di fruttato leggero con un retrogusto di mandorla, ravvivato da venature amare e piccanti. Si rivela particolarmente indicato come condimento per cibi crudi o nella preparazione di quelli cotti. L’Olio DOP Veneto Valpolicella “Torre del Falasco” presenta una bassissima acidità, ben al di sotto del 0.5 prevista dal disciplinare DOP Veneto Valpolicella, una caratteristica che ne aumenta sensibilmente il valore alimentare e qualitativo.

Gli ampi punti vendita propongono anche una ricca gamma di vini appartenenti alla tradizione veronese. QUINTO DI VALPANTENA Via Colonia Orfani di Guerra, 5/b Tel. 045/550032 - Fax 045/550883 Orari: Lu-Ve 8.00-12.00 14.00-18.00 Sa 8.00-12.00

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PRIMO PIANO Come cambiano gli spostamenti da e per l’Italia Alla ricerca di una nuova America partivano, dalla Lessinia, un secolo fa. Alla volta della terra dei sogni si avventurano oggi molti giovani. A dare una lettura del fenomeno dell’emigrazione veronese, tra passato e presente, il libro Australia solo andata tra le cui pagine si leggono tante curiosità.

Cervelli in fuga,

di Marta Bicego Foto di Ella Pellegrini

U

n puntino sulla mappa dell’Australia. Per i più rappresenta questo Griffith, cittadina a 600 chilometri da Sydney. Non è un luogo qualsiasi se si passano in rassegna i cognomi dei suoi 26 mila abitanti, il 60% dei quali è di origine italiana: Aganetti, Baltieri, Bicego, Brighenti, Castagna, Corradi, Gaspari, Guglielmini, Scardoni, Valbusa, Vinco... Tra questi cittadini si nascondono i pionieri partiti novant’anni fa dalla Lessinia che hanno contribuito a trasformare un insediamento di frontiera nel cuore del deserto nell’attuale città fiorente di vigneti, agrumeti, risaie e campi coltivati a ortaggi. Griffith è la “capitale verde” dei veronesi d’Australia: dove si dialoga in veneto misto a inglese italianizzato, si festeggia il Papà del Gnoco, si appen-

I giovani di oggi a Griffith

dono alle pareti quadri con Castelvecchio e L’Arena e si cucinano pizza, pasta fatta in casa, gnocchi di patate e tiramisù. Dalle voci e dai volti delle persone di questa comunità hanno tratto ispirazione i tre autori del libro Australia solo andata: il giornalista del Corriere Veneto Alessio Corazza, la fotoreporter Ella Pellegrini e Miche-

le Grigoletti, presidente dell’Associazione Veronesi nel Mondo di Sydney (dove risiede dal 2004 e lavora in una multinazionale tedesca, ndr) e primo eletto all’estero tra i Veneti nel Mondo a rappresentare il New Galles del Sud. Il volume (Cierre edizioni), premette Grigoletti, «non è un progetto scientifico o storico sotto l’aspetto tradizionale». Prende spunto da testimonian-

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Come cambiano gli spostamenti da e per l’Italia

, destinazione Australia I Bicego a San Rocco di Piegara

ze dirette, raccolte in dieci giorni di interviste a una sessantina di famiglie che vivono nelle fattorie di Griffith e intrecciate con le fonti storiche di biblioteche e archivi sia italiani che australiani, per offrire una lettura originale del fenomeno dell’emigrazione verso la terra dei sogni che conserva un’attrazione speciale per le nuove generazioni.

Australian dream

M

agari non tutti scelgono un biglietto aereo di sola andata, ma il Paese dei canguri si conferma essere una meta allettante. Complice il visto annuale vacanza-lavoro che chiunque, tra i 18 e 30 anni, può richiedere senza tante garanzie in cam-

bio. Un trend positivo confermato dai dati del dipartimento australiano dell’immigrazione: «Tra il 30 giugno 2011 e 30 giugno 2012 sono stati rilasciati 9 mila 600 visti di questo tipo a ragazzi italiani, in aumento del 49,3% » spiega Grigoletti. I giovani scelgono le grandi città, ma non snobbano i centri agricoli, come Griffith, per la possibilità di prolungare il soggiorno

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John Bonetti nella sua risaia di Griffith, uno dei pi˘ grandi possidenti della zona

lavorando nei campi come stagionali. Nel leggere i racconti dei nuovi emigranti incrociati dagli autori durante la stesura della pubblicazione, si scopre che sogni e aspettative non sono diversi da quelli dei veronesi partiti un secolo fa, per «la moneta», e spesso mai più ritornati. «Oggi l’emigrazione giovanile ha raggiunto il picco degli anni Sessanta. Il contesto storico è differente, ma le motivazioni sono le stesse: realizzazione personale e professionale, ricerca di un’occupazione adeguatamente retribuita». Per alcuni italiani il visto temporaneo è il lasciapassare per chiedere la cittadinanza: sono stati 660 a ottenerla, tra 2010 e 2011, lo 0,5% del totale. Guai a pensare che sia un percorso semplice: «Lavorando duramente, si può raggiungere il successo. Nel mezzo ci sono sacrifici e peripezie da affrontare» ricorda. In questo senso, le voci dei pionieri partiti un secolo fa dalla montagna possono dare lezioni di vita alle nuove generazioni.

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Giornalepantheon novembre 2012

Fattoria nelle vicinanze di Griffith

Alba Bonetti, una delle migranti tutt’ora residenti a Griffith

Dai Lessini a Griffith

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n molti, a inizio Novecento, erano partiti alla volta dell’Australia alla ricerca di un futuro migliore. Tra questi c’erano parecchi veronesi: «Provenivano soprattutto dalla Lessinia: da Roveré, San Rocco di Piegara, Velo, Badia Calavena» elenca Grigoletti. C’era Luigi Bonomi di Velo: il primo a diventare proprietario, nel 1915, di un’azienda agricola. E, ancora prima, «quel Francesco Bicego che a 28 anni arrivò a Griffith, nel 1913, quando la

città non esisteva ancora e contribuì alla sua crescita». Allora mancavano strade e ferrovia, tutto attorno era brullo deserto mentre ora è uno dei maggiori centri agricoli del Paese. La tenacia dei montanari aveva, e ha, parecchio da insegnare. Il loro esempio aprì la strada all’ingresso di altri veneti, calabresi e abruzzesi con diverse ondate migratorie. Toccante è il capitolo dedicato agli internamenti, quando gli italiani durante la Seconda Guerra Mondiale venivano considerati nemici e rinchiusi nei campi di concentramento. Da leggere, le testimonianze degli ex prigionieri Adelio Lavarini e Bruno Favetta; da osservare, le immagini del volume: storie nelle storie. «È importante non dimenticare il nostro passato e mantenere la conoscenza storica di un fenomeno ancora attuale e presente» conclude Grigoletti. «È importante dare un senso di appartenenza e comunità alle migliaia di giovani veronesi e veneti che oggi, come allora, lasciano l’Italia. Solo così si potrà avere un futuro migliore».


Come cambiano gli spostamenti da e per l’Italia

Una casetta in Canada Da un giovane valpantenate, un’alternativa alle consuete mete di emigrazione scelte dai giovani italiani. di Francesca Mauli

F

ortemente variegato da un punto di vista etnico e culturale, è uno dei più riusciti esempi di multiculturalismo. Accoglie ogni anno circa 300mila nuovi cittadini e, a differenza delle politiche di immigrazione di buona parte del resto del mondo, nelle quali è imperante il modello dell’assimilazione alla cultura ospitante, favorisce spazi e tutele alle singole culture d’origine, come sancito dalla legge in materia. Ospita inoltre una delle città più vivibili al mondo, sempre ai vertici delle classifiche più accreditate. Di quale Paese stiamo parlando? Del Canada, la terra dell’acero e dei grandi spazi incontaminati, dell’hockey su ghiaccio e degli orsi. Scartato da molti italiani per il suo clima, offre in realtà interessanti opportunità lavorative e di vita in città assolutamente

temperate, in primis Vancouver. Per gli amanti del freddo, comunque, a latitudini più nordiche non mancano climi rigidi e paesaggi innevati. Molti nostri compatrioti, in passato, hanno compreso le potenzialità di questa terra, tanto che oggi il 4,6% della popolazione è di origine italiana. Tra gli italiani emigrati in Canada c’è anche un valpantenate doc: Roberto Saletti, classe 1983, a Vancouver da oltre un anno. «Dopo la laurea in farmacia sognavo di dedicarmi alla ricerca, ma mi venivano offerti solo stage, con al massimo un rimborso spese, troppo poco per chi mira all’indipendenza economica» racconta. Da lì la decisione di affrontare l’esame di Stato per diventare farmacista, e poi l’assunzione in una catena di parafarmacie: «Avevo un buon impiego a tempo indeterminato, ma il lavoro

in sé non mi soddisfava». Quando alla sua fidanzata, di origini francesi, viene offerto un lavoro in Canada, coglie la palla al balzo e inizia ad affrontare l’iter burocratico per l’ottenimento del visto di ingresso. «Nulla di complicato: tutte le informazioni sui diversi permessi di soggiorno si trovano sul sito internet dell’Ambasciata canadese in Italia. Nel mio caso l’ideale era il “working holiday visa”, richiedibile fino ai 35 anni, della durata di un anno, che consente di lavorare nel Paese per massimo sei mesi, e di viaggiare per altri sei. Il lavoro in Canada non manca e gli stipendi sono molto più alti rispetto ai nostri. La vita è un po’ più cara, ma non è dif-


PRIMO PIANO Come cambiano gli spostamenti da e per l’Italia ficile riuscire a mantenersi. Arrivato a Vancouver ho trovato casa e lavoro in meno di due settimane utilizzando il sito internet craigslist, una sorta di piazza di scambio gratuita». Tra le figure più richieste nel mondo del lavoro: camerieri, cuochi e commessi. I canadesi amano mangiare fuori casa e i ristoranti sono molto Roberto Saletti

diffusi. In città in continua espansione come Vancouver è facile trovare lavoro anche nel settore dell’edilizia. E i farmacisti? «C’è lavoro anche per loro, ma il titolo di studio italiano non è sufficiente per lavori altamente qualificati, come farmacista, medico, ingegnere. La laurea è riconosciuta» chiarisce Roberto, «ma occorre frequentare un corso e affrontare l’equivalente del nostro esame di Stato». Corso che ha costi non propriamente accessibili. «In futuro forse lo frequenterò e tornerò a fare il farmacista, ma al momento preferisco concentrarmi sulla mia nuova carriera da giardiniere». Com’è stato il passaggio da farmacista a giardiniere? «Ho sempre avuto un rapporto particolare con la natura, a Verona curavo l’orto di casa, e durante l’università avevo già avuto una breve esperienza nel settore» spiega, aggiungendo che si tratta di un’attività molto considerata dai canadesi, che hanno un grandissimo amore per la cura e l’estetica del verde. Anche lo stipendio, ammette, non è male: «lavorando all’aperto, a contatto con la natura, guadagno il doppio rispetto

al mio stipendio italiano da farmacista». Un’esperienza da consigliare, quindi. «Assolutamente sì, sia che si stia cercando una prospettiva di vita stabile, sia che ci si voglia limitare a un’esperienza di alcuni mesi. Il Canada offre buone possibilità di lavoro e grandi spazi da riempire con abitanti e manodopera, oltre a panorami magnifici. La vita canadese ha ritmi meno forsennati e si avverte meno la pressione della società. I servizi, poi, sono ottimi». Nessun aspetto negativo? «La pioggia! Per noi mediterranei è difficile abituarsi a tutta quella pioggia! Ma il clima, a Vancouver, è simile al nostro. Nulla a che vedere con i lunghi e gelidi inverni di altre città». Scaduto il visto, Roberto ha scelto di rientrare a Vancouver per un periodo più lungo, grazie all’assunzione da parte del suo datore di lavoro. «Ai ragazzi veronesi che si trovano ancora alla ricerca di un lavoro e di prospettive di vita migliori, consiglio di tener presente il Canada: lasciate l’Italia, se non vi merita, ed esplorate nuovi lidi: potreste rimanerne piacevolmente sorpresi».


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EDILIZIA Detrazioni e bonus fiscali

Le speranze del mattone Torniamo nel mondo dell’edilizia per fare il bilancio dell’anno che sta per chiudere. Nonostante la crisi e le contrazioni finanziarie, il mercato del mattone beneficia di alcuni provvedimenti che potrebbero proseguire anche il prossimo anno, e dai quali dipende la vitalità di uno dei settori numero uno in Italia. di Matteo Bellamoli

I

l 29 ottobre la Commissione Ambiente della Camera ha chiesto ancora una volta la stabilizzazione del bonus fiscale del 55% riservato agli interventi di riqualificazione energetica dei fabbricati. È un tema sul quale si stanno accendendo le speranze e le paure di tutti gli operatori del settore edile. Il bonus, attivato nel 2007, è uno dei più generosi sistemi di incentivazione messo in campo dal Governo per promuo-

vere sia il lavoro dell’edilizia, sia lo sviluppo eco-sostenibile della nostra penisola. Per sopravvivere alla crisi, il settore del mattone deve infatti obbligatoriamente allinearsi alle linee di green builging europee, unica via per trovare ancora lavoro, risorse e creare occupazione. Fatto sta che dopo un quinquennio di proroghe, il bonus fiscale (che ha interessato un milione e mezzo di interventi per oltre venti miliardi di euro di investimenti, ndr) scadrà il 30 giugno del prossimo anno. Ancora non è stata data a sapere l’eventuale nuova proroga. È estremamente difficile, in modo particolare per le piccole e medie imprese, poter gestire programmi a lungo termine non sapendo con una certa continuità il futuro di questa detrazione. In questi ultimi mesi moltissime associazioni di settore hanno provato a rimettere sul piatto questa discussione chiedendone una definitiva stabilizzazione almeno fino al 2020, in linea con gli obiettivi siglati nel famoso Protocollo di Kyoto. Piazza A. Massalongo 11 - Tregnago 37039 (VR) Cell. 349 5388260 - Mail: mirkocarpene81@gmail.com

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Giornalepantheon novembre 2012


Detrazioni e bonus fiscali È stato aperto anche il “Manifesto 55%” al quale dovrebbero unirsi le firme di tutti gli operatori di settore per far riattivare il bonus alla scadenza prevista. C’è fermento, ma ancora nessuna pronuncia sul tema. «Con lo stop del 55%» ha detto Francesco Ferrante, membro della Commissione del Senato Territorio, Ambiente e Beni Ambientali «arriveremmo presto al collasso del settore. Una scelta assurda se si pensa che in questi anni abbiamo maturato un risparmio energetico di 8.600 Gwh/anno pari a due megacentrali termoelettriche». Non vanno dimenticati poi tutti gli incentivi per le ristrutturazioni, che sono IMU, ANCORA TROPPO SILENZIO Ammonterebbe a circa l’80% il numero dei comuni italiani che ancora non ha dichiarato le aliquote di pagamento dell’IMU mentre si avvicina la data dell’ultima rata. Anche in Veneto, e in modo particolare nella zona di Verona, i silenzi da parte delle amministrazioni si stanno facendo per certi versi imbarazzanti, caratterizzati da conferme e smentite sui tassi. L’impressione è che si voglia limitare il più possibile la singola iniziativa, quanto piuttosto aspettare le scelte dei vicini per orientarsi su aliquote politically correct in base alle tendenze territoriali. Sarà vero?

passati dal 36% al 50% e teoricamente saranno salvati dalla recente Legge di Stabilità, ancora al vaglio delle Commissioni. Il testo della norma prevede un tetto minimo di accesso alle detrazioni che non potrebbero superare i 3mila euro complessivi. Una batosta piuttosto influente sui bonus, che fortunatamente per ora sembra essere stata arginata, dato che le spese per gli interventi di ristrutturazione e riqualificazione energetica (a cui si rivolgono le detrazioni) non sono conteggiate in questo tetto. Se tutto resterà come ora, la retroattività non andrà a toccare le ristrutturazioni, agevolabili al 50% sino al 30 giugno 2013, mentre dal primo luglio si tornerà a regime del 36%.

PIANO CASA IN VENETO: I NUMERI Altro segnale di vita per l’edilizia, l’accesso al Piano Caso registrato in Veneto nel corso del primo semestre 2012. Stando ai dati regionali, le richieste di agosto 2012 sarebbero state 45.335 contro le 44.100 del 2011 e le 26.361 del 2010. Nelle richieste del Piano Casa, inoltre, spicca un numero piuttosto alto di interventi di riqualificazione energetica, che danno una risposta a chi temeva la trasformazione dei centri in agglomerati urbani dalla linea architettonica molto caotica. C’è da dire che, almeno su scala territoriale, gli interventi sono stati fatti con un certo criterio anche se spesso dettato solo dall’iniziativa personale che non da normative specifiche.

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AGRICOLTURA Certificazione DOP e internazionalizzazione

L’olio che l’Europa (e il mondo) c’invidia… Crescita esponenziale negli ultimi anni dell’olio italiano, e ancor di più quello a denominazione di origine protetta, che si colloca molto bene nei mercati esteri come prodotto di qualità.

A

nche dal SIAL (Salon International de l’Agroalimentaire) di Parigi, che si è concluso a fine ottobre e che rappresenta uno degli appuntamenti più importanti al mondo per quanto riguarda l’agroalimentare, è arrivata un’ulteriore conferma: l’olio certificato italiano ha un valore aggiunto fondamentale che lo fa eccellere nel mercato internazionale. A ribadire l’importanza di una filiera tracciata dell’olio, che sia prodotto con olive italiane, coltivate in particolare nelle zone a denominazione di origine protetta, è Daniele Salvagno, vicepresidente di Federdop nazionale e presidente del Consorzio di tutela Veneto DOP: «Siamo appena tornati da Parigi, dove abbiamo potuto notare ancora una volta come il nostro olio italiano, specie quello marchiato e certificato DOP, susciti un grande interesse da parte del cliente estero,

di Matteo Scolari

soprattutto quello americano, giapponese e russo. E questo perché il prodotto è qualitativamente ottimo ed è corredato da certificazioni europee che ne garantiscono la genuinità e la provenienza». La produzione di olio nel Veneto si attesta sul 2% circa della produzione totale nazionale, nonostante ciò la nostra regione è ritenuta una delle capofila per quanto riguarda la tradizione, la cura e la commercializzazione del prodotto all’estero. «É vero, ci sono regioni, specie nel sud Italia, che hanno migliaia di ettari coltivati a oliveto e che vantano una tradizione secolare per quanto riguarda l’olivicoltura, tuttavia il Veneto si posiziona ai vertici per efficienza, per produttività e per la diffusione del prodotto nei mercati stranieri. È anche grazie a questi motivi che ho avuto l’onore, da veronese e da grezzanese, di ricevere la nomina di vicepresidente di Federdop» prosegue Salvagno, che aggiunge «Oggi contiamo 27 consorzi certificati DOP distribuiti lungo tutto lo Stivale e ognuno di questi produce un olio con caratteristiche specifiche legate al territorio di provenienza. La molteplicità di varianti, unita da un minimo comune denominatore che è l’italianità del prodotto di origine, ovvero l’oliva, ci permette di presentarci in Europa e negli altri continenti con un prodotto forte, richiesto e apprezzato». Per quanto riguarda la situazione veronese, sono due i consorzi di tutela del prodotto: il Veneto DOP, di cui Daniele Salvagno è presidente e il Garda DOP. Il primo comprende i territori che vanno dalla Valpolicella alle valli orientali della Lessinia fino a toccare i Colli Euganei e le zone attorno a Bassano del Grappa. Il secondo tutta la zona del lago e il Trentino. «L’olio certificato DOP è una parte dell’olio totale prodotto, ma è molto importante perché costituisce l’eccellenza del territorio stesso, offrendo la certezza al consumatore che le olive siano state coltivate, raccolte, spremute, controllate e imbottigliate in loco» aggiunge il presidente del Consorzio Vene-

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Giornalepantheon novembre 2012


Certificazione DOP e internazionalizzazione to «L’organismo di controllo CSQA di Thiene esce ogni volta che ci sia una produzione a denominazione di origine protetta. Viene certificato che il raccolto sia stato effettuato in giornata e che sia stato spremuto entro 24/48 ore. Dopo l’analisi chimica seguono l’assaggio da partedi una commissione composta da 12 persone e il nulla osta finale che permette la marchiatura progressiva numerata delle bottiglie». «Non è da sottovalutare la provenienza dell’olio che portiamo in tavola» prosegue Daniele «Ci sono nel mercato molti nomi blasonati che utilizzano il marchio italiano per commercializzare un prodotto ottenuto con olive comunitarie, coltivate magari in Spagna, in Grecia, o in Marocco. Consiglio di diffidare da un olio che viene venduto a meno di 4/5 euro perché è tecnicamente impossibile produrlo di qualità a quel prezzo. Proprio in questi giorni il listino ufficiale della Borsa merci di Verona ha stabilito il prezzo al quintale delle olive che è di 70/85 euro per

Daniele Salvagno

Valpolicella

Valpolicella DOP

Lago di Garda

Lago di Garda DOP

Superficie coltivata (ha)**

1500

600

2000

950

Piante

400000

160000

550000

170000

Produttori

2500

350

2200

400

Frantoi

20

13

12

9

Aziende confezionatrici

-

30

-

37

Comuni area Dop

28

-

25

-

Produzione media di olio (q) – 2011

5000/5500

650

5000

1500/1600

Produzione media di olive (q) – 2011

40000/45000

-

35000/40000

-

il Veneto DOP e di 95/110 euro per il Garda DOP. Il che vuol dire che un litro di prodotto viene introdotto nel mercato attorno ai 7/8 euro». E per quanto riguarda la campagna di raccolta 2012 il titolare dei Frantoi Redoro spiega che «l’estate, essendo stata particolarmente siccitosa, ha creato più di una preoccupazione tra noi produttori. Non vedevamo un livello regolare di accrescimento del frutto e le piogge di settembre, per fortuna, ci hanno salvato. Il livello di polpa attorno al nocciolo è tornato nella norma anche se la resa, essendo il frutto più acquoso, sarà minore e la produzione

scenderà di un 20-25% rispetto alla scorsa stagione. Nonostante questo la qualità è molto buona e invito giovani e meno giovani a visitare i frantoi veronesi in questo periodo per osservare da vicino e assaggiare un prodotto della nostra terra di cui dovremmo essere davvero orgogliosi. Se pensiamo, anche qui in Valpantena, a quanta cura hanno avuto i nostri nonni e bisnonni e ancora prima le generazioni che ci hanno preceduto, dovremmo come minimo sentire l’obbligo morale di preservare e mantenere intatto un patrimonio paesaggistico che ci contraddistingue da secoli».


ECONOMIA 67ma assemblea Confindustria

Confindustria riapre sulla politica industriale Entusiasmo e fiducia dalla 67^ assemblea annuale dell’Associazione Industriali, che si è svolta al Palazzetto dello Sport di San Bonifacio «Palaferroli», costruito dall’imprenditore Dante Ferroli e donato alla comunità. 1600 tra imprenditori e ospiti presenti. di Alessandra Scolari

D

alla 67^ assemblea di Confindustria sono arrivati alcuni messaggi confortanti sulla ripresa economica, anche se non sono mancate richieste specifiche alle istituzioni, rappresentate dal Ministro dell’Economia Vittorio Grilli e da alcuni parlamentari presenti. In sala anche gli amministratori locali e Giorgio Squinzi, presidente nazionale Confindustria. Il presidente Andrea Bolla, che ha aperto l’assemblea dallo slogan significativo “Mettiamoci in gioco. Al centro del cambiamento”, non ha fatto sconti: ha richiamato tutti all’assunzione della propria responsabilità. Ai rappresentanti delle istituzioni pubbliche ha detto tra l’altro: «servono più rispetto per le imprese, con la certezza del diritto, la chiarezza delle norme e la semplificazione amministrativa. I provvedimenti complessi, spesso non sono accompagnati da decreti applicativi, e le imprese non possono supplire a queste inefficienze: è mancanza di rispetto». «Occorre trovare le risorse per sostenere la ripresa» ha continuato «e attivare meccanismi premianti per le imprese che creano sviluppo ed occupazione, come la defiscalizzazione degli utili reinvestiti in azienda o usare il credito di imposta per nuovi investimenti». Parecchie sono state le riflessioni sollecitate dalle argomentazioni del presidente Bolla. Ci siamo soffermati sul termine «rispetto», inteso come serietà di chi governa, dedizione al lavoro e spirito di servizio

di chi svolge incarichi pubblici, perché riteniamo sia il comportamento, tenuto dalle molte brave persone, che ha permesso di superare momenti difficilissimi. Oggi stiamo attraversando un periodo delicato (auspichiamo sia la coda dei quattro anni di crisi conclamata, ndr) che richiede da parte delle istituzioni una nuova sensibilità verso le aziende e, soprattutto, nei confronti delle famiglie per incoraggiare i consumi e la domanda dei prodotti. Sul passaggio generazionale il presidente Bolla ha detto «preferisco il passo a lato e la condivisione delle responsabilità» e ha commentato «non è che i giovani devono avere strada libera solo perché sono giovani: devono avere preparazione e capacità». Aggiungiamo: i giovani devono poter confrontarsi con i colleghi di altri Paesi e quindi anzitutto devono conoscere bene altre lingue. Anche secondo i dati degli economisti, presentati dal presidente Ipsos Nando Pagnoncelli, «l’industria rimane centrale nel modello italiano dell’economia», ma deve puntare all’internazionalizzazione, quindi andare verso «la rete di imprese», cioè aprirsi allo scambio di collaborazioni e informazioni tra aziende, e cercare una maggiore riqualificazione dell’offerta. Sempre secondo gli economisti, fermi restando i punti cardine dell’industria italiana, quali il rapporto fra territorio e realtà produttiva, la creatività nel processo di produzione e la capa-

cità imprenditoriale di risolvere i problemi, servono nuove strategie. Ad esempio occorre un’equa distribuzione del carico fiscale, ma è altrettanto importante mettere a frutto le proprie conoscenze, innovandole, pensando ad una nuova logica di marketing internazionale, entrando in nuovi mercati. A tal riguardo, molto importanti sono le risorse umane (molte volte sottovalutate nelle aziende), che vanno scelte con cura, formate e impiegate in modo idoneo. Diventa valore aggiunto anche la formazione continua nelle aziende, perché consente di adeguare la propria struttura alla continua evoluzione tecnologica (e non solo) e al tempo stesso di motivarla. Ovviamente nessuno ha la bacchetta magica! Oggi però pensiamo sia possibile guardare con un po’ di entusiasmo e fiducia al futuro, continuando a pensare a come apportare delle migliorie nell’organizzazione interna delle nostre aziende, come avvalersi di nuove tecnologie e investire in ricerca sia di nuovi prodotti che di mercati.

Andrea Bolla

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Giornalepantheon novembre 2012


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SICUREZZA Numero di reati in aumento

Verona è

a prova di ladro?

I dati diffusi dal Viminale alla fine dell’estate mettono in allarme i cittadini sulla sicurezza domestica, ma quali sono i reali rischi che corrono le famiglie?

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7.697 reati denunciati nella provincia di Verona nel 2011, su un totale di 2.763.012 a livello nazionale. È questo il dato più eclatante della lunga serie di numeri diffusi dal Viminale alla fine dell’estate e pubblicati su tutti i maggiori quotidiani grazie anche a un’esauriente rielaborazione a cura de Il Sole 24 Ore. Un dato che non può lasciarci indifferenti e che posiziona Verona al 39esimo posto delle province italiane come numero di reati, con 4.097 denunce ogni 100mila abitanti. Certo, sono dati che vanno

di Matteo Scolari

analizzati con cura e che non devono creare ansia o eccessivo allarmismo. Anzitutto fra i quasi 40mila reati vanno inseriti anche i comportamenti vandalici, le minacce e le diffamazioni che non coinvolgono direttamente il domicilio o la proprietà. Oltre a questo, Verona non è nelle province in cui si è registrato un maggiore incremento a livello nazionale, anche se sono aumentati i furti in casa del 48% rispetto al 2011. Buona parte della nostra provincia si presta tuttavia a questo tipo di reato, dato che, soprattutto nelle zone di campagna, è piuttosto frequente trovare villette isolate e quindi meno controllate. È diverso chiaramente il discorso dei centri urbani o ancor più della parte storica della città. Va detto poi che i furti in casa sono aumentanti mediamente del 20% lungo tutto lo Stivale, e questo testimonia anche la difficoltà che stiamo attraversando. Pensiamo agli scassi di cantine e garage, che li possiamo oramai contare all’ordine del giorno. È del tutto probabile che si tratti di malviventi d’occasione, dato che questo tipo di reati è quello più facile e

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Giornalepantheon novembre 2012

che comporta meno rischi. Non tutti i garage sono dotati di allarme, ed è molto frequente che vengano trafugati anche oggetti che fino a qualche tempo fa non sarebbero stati presi in considerazione. Questo a riprova di una nuova fetta di disperati disposti anche a rubare. Chiaramente sarebbe sbagliato fare di tutta l’erba un fascio, perché in alcune zone della nostra provincia, l’attività dello scasso dimostra invece un’ottima organizzazione criminale, professionisti che si distinguono sia per le modalità di furto, sia per il materiale trafugato, tra cui spiccano anche le automobili. Cambia di conseguenza anche la per-


Numero di reati in aumento cezione delle persone sulla sicurezza. Secondo uno studio Istat pubblicato all’inizio dello scorso anno, è cresciuto negli ultimi dieci anni l’influenza della criminalità sulle abitudini dei cittadini. Aumentano, infatti, le preoccupazioni di subire scippi o borseggi (dal 44,2% del 2002 al 48,1%) rapine e aggressioni (dal 43 al 47,6%) e per le ragazze la violenza sessuale (dal 36,3 al 42,7%). Chiaro da questo ultimo punto di vista che occorre sempre essere in compagnia soprattutto se in zone isolate durante le ore di buio. In questa situazione la prima contromisura sarebbe quella di aumentare i controlli delle forze dell’ordine. A tal proposito il Siap (Sindacato Italiano Appartenenti Polizia) e l’Anfp (Associazione Nazionale Funzionari di Polizia) hanno ricordato che «il Governo sta tagliano un miliardo e mezzo di euro ai corpi di Polizia, incidendo negativamente sull’operatività delle forze dell’ordine. Nel 2012 dovevano essere assunti nella sola Polizia di Stato 2000 agenti, ma saranno complessivamente messi a concorso solo 400 posti». Un bel taglio. Nonostante

questo le istituzioni locali si trincerano dietro un poco rassicurante “no comment”. Ma quali sono (se ci sono) le metodologie concrete da mettere in atto per difendersi dai “topi” d’appartamento? Buona norma tenere sempre fotocopia di tutti i documenti di identità e degli atti importanti (come rogiti o ricevute fiscali). Se avete inoltre oggetti di valore fotografateli e tenete una scheda di archivio che vi sarà utile in caso di (si spera sempre di no) denuncia. Da non sottovalutare il rapporto con i vicini, che possono essere i primi soccorritori da avvisare in vostra assenza: allacciate quindi rapporti duraturi con le persone che abitano al vostro fianco. Va da sé che se avete una casa con finestre al piano terra dovrebbero essere protette con grate di ferro o con vetri antisfondamento e se abitate isolati adottate un cane da guardia da mettere in giardino. Non fatelo dormire in casa la notte, ma predisponetegli una cuccia all’aperto, di modo che abbia sotto controllo la situazione del suo (e vostro) territorio.

Per i garage e le cantine, predisponete delle serrature più forti di quelle installate in originale, illuminate abbondantemente le zone buie anche con sistemi ad accensione automatica in modo che le eventuali telecamere abbiano maggiore visione di zona. Se avete allarmi, collegateli con il 112 o con altri numeri di emergenza diretti, non ad altri privati. Secondo una ricerca di Altroconsumo, poi, prestate attenzione ai comportamenti: non serve a nulla un impianto da migliaia di euro se poi dimenticate porte e finestre aperte (anche se vi assentate per una corsa al supermercato) oppure le chiavi nella toppa.

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RUBRICA

Notizie dal mondo

Che sapore avrà

la felicità? Dal 21 dicembre 2012 la Bolivia bloccherà completamente la commercializzazione della bibita più famosa al mondo: la Coca-Cola. Ecco il retroscena, le cause e le aspettative dietro questo avvenimento. di Giulia Zampieri

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l 2012 ha tutta l’aria di essere un anno di grandi cambiamenti: il famigerato e temuto 21 dicembre, giorno profetizzato da molti come la fine del mondo, per la Bolivia sarà sicuramente una data memorabile in quanto il governo nazionale ha deciso di dire il suo, definitivo, no alla lattina più famosa del mondo, proprio in concomitanza con la fine del calendario Maya. La scelta della data non è di certo lasciata al caso, ma è un chiaro richiamo alle radici storiche e culturali della Bolivia e ancor di più a un auspicato ritorno «alla cultura della

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Giornalepantheon novembre 2012

Coca Colla è una delle alternative boliviane alla storica bevanda

vita», come afferma il Ministro degli esteri boliviano David Choquehuanca, che saluta il prossimo solstizio di inverno come «la fine dell’egoismo, del capitalismo, della divisione». Con l’addio alla storica bevanda, i boliviani, è chiaro, non verranno di certo lasciati a bocca asciutta: si è già pensato infatti ad una valida alternativa, indicata dallo stesso Ministro Choquehuanca, ovvero «il mochochincè», un prodotto locale ricavato dal nettare di pesca. Ma del resto, già un anno fa era stata lanciata sul mercato un’altra bibita, la Coca-Colla, che nel nome, così povero di creatività, non vedeva un caso di evidente plagio bensì un rimando alle foglie di coca, il cui estratto viene utilizzato per produrre la bevanda, e agli indigeni Colla dell’altipiano andino. La guerra boliviana contro le grandi multinazionali americane non si limita però alla bevanda zuccherina ma coinvolge la più famosa catena di fast food: ben otto McDonald’s infatti sono stati costretti a chiudere i battenti a seguito di un massiccio boicottaggio da parte della

popolazione boliviana unita contro il colosso americano (vedi pagina successiva). Le ragioni alla base di una politica estera così severa non sembrano tuttavia meramente economiche e imputabili solo ad una politica di protezionismo che favorisca la crescita economica nazionale. Il governo boliviano ha infatti tenuto sott’occhio la Coca-Cola Company con una serie di rigidi controlli, per evitare irregolarità dal punto di vista fiscale o dello sfruttamento illecito dei dipendenti, condizioni già denunciate dal sindacato colombiano Sinaltrainal, e da altre eminenti voci, come quella di Gustavo Castro Soto, sociologo e membro del CIEPAC, Centro di


Notizie dal mondo Ricerche economiche e politiche di azione comunitaria, e autore del libro “La storia segreta della Coca-Cola”. Soto, passando in rassegna la secolare storia della Coca-Cola Company, in una rigorosa inchiesta ha denunciato le malefatte del colosso americano a

partire dagli ingenti danni all’ambiente causati da deforestazione selvaggia e inquinamento idrico, fino alle più gravi violazioni dei diritti umani che coinvolgono minacce e ricatti a lavoratori e sindacalisti, o ai commercianti al dettaglio, per arrivare fino alle

più pesanti accuse di collaborazionismo con eserciti o gruppi paramilitari latino-americani. Visto lo scenario, ora sembra più facile rispondere alla domanda iniziale: che sapore avrà la felicità? Quello di libertà!

L’amore per cucina e ambiente travolge anche McDonald’s Se gli statunitensi non rinunciano ad hamburger e hot-dog, i boliviani invece hanno detto no. Un rifiuto che ha comportato la chiusura di otto fast-food nel Paese.

L

’allegro pagliaccio dai capelli rossi e il tradizionale hamburger Big Mac non sono proprio stati digeriti in Bolivia. Nel dicembre 2011 infatti, dopo 14 anni di attività, gli otto McDonald’s situati tra le città di La Paz, Cochabamba e Santa Cruz de la Sierra sono stati chiusi definitivamente, a causa della poca affluenza dei cittadini e dello scarso profitto economico. La campagna pubblici-

di Arianna mosele

taria e la popolarità del marchio nel mondo non sono serviti a radicare l’idea di fast-food nella cultura gastronomica sudamericana, che sembra ancora preferire le proprie tradizionali empanadas e cibi a base di ingredienti genuini. Ad alimentare l’avversità dei boliviani nei confronti del MacDonald’s, sono state inoltre le accuse rivolte da Green Peace, che considera la società coinvolta nella distruzione della foresta pluviale dell’Amazzonia, dove è stato costituito un mercato oligopolistico della soia per gli allevamenti europei e con la quale vengono prodotti miliardi di

tonnellate di packaging per avvolgere hamburger e patatine. Prima della Bolivia, altri casi di fallimento della catena McDonald’s si sono verificati in Iran e Islanda, e altri punti vendita potrebbero essere chiusi in futuro a causa dei pochi profitti. Certamente rispetto ai 33mila locali aperti in tutto il mondo e i 58 milioni di clienti al giorno, la perdita non è molta, ma l’accaduto è un esempio di come oggi, nel ventunesimo secolo, molti paesi riescano a resistere alla forze della globalizzazione, facendo emergere una forte sensibilità sociale e ambientale.


HI TECH Dentro al CERN di Ginevra

Il punto

dall’immensamente

piccolo Simone Pagan Griso, originario di Montorio, è un ricercatore del Lawrence Berkeley National Laboratory. Si occupa di fisica delle particelle e attualmente vive e lavora al CERN di Ginevra, dove prosegue i propri studi sfruttando le strutture scientifiche più all’avanguardia e la collaborazione di scienziati da tutto il mondo.

A

partire dal 4 luglio scorso, momento in cui i dati relativi alla dimostrazione del bosone Higgs sono stati resi noti alla comunità scientifica, i fisici hanno percorso un ulteriore passo avanti nell’individuazione dei componenti primi della realtà che vediamo e in cui viviamo. Cosa ci riserva il futuro? A quali meraviglie porteranno le ricerche della fisica contemporanea? Lo abbiamo chiesto a Simone Pagan Griso che da Ginevra abbiamo intervistato in video conferenza. Ciò che colpisce durante l’intervista sono la notevole abilità nel spiegare fenomeni complessi in modo semplice, ricorrendo spesso ad aneddoti e metafore, e un profondo senso di umiltà ed entusiasmo per ciò di cui si occupa.

di Francesco Turlon Foto per gentile concessione: Cern

Dottor Pagan Griso, può parlarci brevemente del suo percorso di studi e di cosa si occupa attualmente? Mi sono laureato in Fisica a Padova dove ho sostenuto anche un dottorato di ricerca. Già durante la tesi per la laurea avevo cominciato a lavorare con un gruppo di ricerca a Chicago nell’ambito della fisica delle particelle. Quando studiavo a Padova il miglior acceleratore di particelle era il Tevatron al Fermi Lab di Chicago così mi recai là per condurre le ricerche. Dopo il dottorato ho cercato una posizione negli Stati Uniti e l’ho trovata presso il Lawrence Berkeley National Laboratory. Quando l’acceleratore Tevatron è stato dismesso a settembre dell’anno scorso per essere sostituito dal Large Hadron Collider (LHC) mi sono spostato a Ginevra lavorando per il progetto ATLAS che insieme a CMS ha portato avanti la ricerca sulla dimostrazione del bosone Higgs di cui tanto si è parlato nei mesi scorsi. Ciò a cui sto lavorando in questo momento riguarda ancora il bosone Higgs perché mi sarà utile nel delineare un processo per l’individuazione di nuove particelle in funzione dell’energia di collisione. Ora che il bosone è stato trovato questo studio torna ad avere un significato e ci permetterà di capire se il bosone Higgs è o meno una particella elementare. Che tipo di investimenti sta facendo l’Italia a Ginevra e su che studi? La componente di investimenti italiani è determinante negli esperimenti di LHC. Ci sono 180 istituzioni tra università e laboratori che partecipano, una quarantina di paesi e l’Italia è sicuramente tra i primi cinque. A cosa ha portato la dimostrazione della presenza del bosone Higgs? Ha confermato la teoria del Modello standard che i fisici applicavano da circa cinquant’anni per descrivere le interazioni a livello atomico, dal come si forma la materia ai decadimenti

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Dentro al CERN di Ginevra radioattivi, al perché la materia può esistere sotto questa forma e così via. Prima della dimostrazione della presenza di questa particella non riuscivamo a dimostrare che la materia che vediamo dispone di massa. Verso cosa sarà orientata la ricerca futura? Ci sono alcuni fenomeni che abbiamo già osservato ma che non sono descritti dalla teoria del Modello standard. Uno degli esempi più eclatanti riguarda la materia oscura. Da alcuni studi di astronomia appare che la maggior parte della massa dell’universo è composta da una particella che non conosciamo. Per arrivare a trovare quella particella dobbiamo prima studiare più in dettaglio il bosone Higgs e poi confermare un’altra teoria, chiamata “supersimmetria” che estende il Modello standard già in uso.

L’accelleratore di particelle al CERN

Pagan Griso (a destra) riceve lo “URA Thesis Award” da Steven Beering

Per quanto riguarda la parte di fisica applicata? A breve termine tutto ciò che riguarda l’elettronica e lo sviluppo di componenti per i nostri esperimenti lo si vedrà in commercio sotto forma di dispositivi di tutti i tipi, dalle sonde mediche alle tv. Nel medio termine chi gioverà delle nostre ricerche sarà la fisica medica, in particolare nel trattamento dei tumori, dalla radioterapia normale alla chemioterapia convenzionale, fino a tecniche più moderne che si basano sui protoni per i tumori in profondità. A lungo termine faccio fatica a dare degli esempi, ma pensiamo ciò che è successo con transistors e gps. I primi funzionano solo grazie alla fisica quantistica mentre i secondi riescono ad avere correzioni sempre più precise grazie alla relatività generale. C’è però un aneddotto molto bello che sembra attribuito a Michael Faraday. Lo scienziato studiava l’elettricità ancora agli inizi dell’800. La società al tempo era già sviluppata e la scienza cominciava

ALCUNI NUMERI PER CAPIRE L’ENORMITÀ DEL LAVORO SVOLTO DAI FISICI ALLE PRESE CON GLI ACCELERATORI DI PARTICELLE L’attività di lavoro di un acceleratore di particelle è divisa in due parti: da una parte un collisore accelera le particelle e le fa scontrare, dall’altra tutti i dati selezionati e raccolti dalle strumentazioni collocate in determinati punti del collisore viene analizzata per capire se sono nate delle nuove particelle e che funzione esse abbiano. Si parte dall’idrogeno, formato da un elettrone e da un protone. L’elettrone viene tirato via e ciò che rimane del protone con carica positiva lo si accelera a vari stadi facendo scontrare i protoni con l’obiettivo di creare delle nuove particelle. Ogni pacchetto è composto da cento miliardi di protoni raggruppati in fasci di 4 mila pacchetti che girano metà da una parte e metà dall’altra dell’anello dell’LHC avente una circonferenza di 27 km. Le dimensioni di ogni singolo pacchetto sono di 6 cm e hanno un diametro attorno a 0,01 millimetri. La frequenza con cui questi pacchetti percorrono l’anello è di 11mila volte al secondo in modo da ottenere qualcosa come 100 milioni di scontri ogni secondo. Molti degli eventi che accadranno nelle collisioni sono già noti per cui viene utilizzato uno strumento chiamato trigger che permette di selezionare le attività interessanti, in base a diverse ricerche di studio condotte in parallelo. L’archiviazione fisica di ogni scontro richiede qualche MegaByte per circa 100 milioni di scontri al secondo! È importante quindi selezionare accuratamente ciò che si vuole memorizzare con lo scopo di analizzarlo successivamente. Ogni anno vengono archiviati dai 15 ai 20 PetaByte di dati, resi disponibili e accessibili da un’infrastruttura nata parecchi anni fa chiamata Worldwide LHC Computing Grid.

a influire sul vivere quotidiano e inevitabilmente sulla politica. Un giorno si presentò quindi il primo ministro e gli domandò “ma gli studi che stai facendo, mi spieghi a cosa serviranno?”. Ovviamente Faraday non aveva la più pallida idea dell’impatto che l’elettricità avrebbe avuto sulla società e sul futuro e gli rispose “Guarda, io non ne ho la più pallida idea ma sono sicuro che sarai in grado di tassarla!”.


SALUTE

I giorni della ricerca sul cancro dal 3 all’11 novembre

Riusciremo a debellare il male del secolo? La ricerca ci informa: oggi alcuni dei complessi meccanismi molecolari dei tumori possono essere bloccati grazie a farmaci molto specifici, più efficaci e meno tossici delle terapie tradizionali.

E

di Giorgia Castagna

ra il 23 dicembre del 1971 quando, il presidente americano Richard Nixon firmava il decreto istitutivo: National Cancer Act, un programma di lotta contro il cancro, dichiarando: «Sarà un altro successo, come la conquista della luna». Sono passati oltre quarant’anni da quel giorno e la ricerca “della felicità” continua imperterrita, seguita da una sola domanda: riusciremo a sconfiggere il male del secolo? Alla domanda, che per ora non ha risposta, fanno eco i dati pubblicati da Airtum (Associazione italiana registri tumori) che fotografano una situazione Italiana piuttosto disastrosa. Solo in Italia nel corso del 2012 si stimano circa 364 mila nuove diagnosi per tumore maligno (scartando i carcinomi della cute) con un’incidenza maggiore tra la popolazione maschile (56%) rispetto a quella femminile (44%). Escludendo i carcinomi della cute dunque, il tumore più frequente risulta essere quello del colon-retto (oltre 50 mila nuovi casi), seguito dal tumore della mammella (46 mila nuovi casi),

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I giorni della ricerca sul cancro dal 3 all’11 novembre EVENTI AIRC A VERONA Sabato 10 novembre: I Doni per la Ricerca. Una nuova occasione per contribuire concretamente: protagonista il cioccolato per dare nuova energia al lavoro dei ricercatori. I volontari di AIRC, in circa 500 piazze, offrono un’elegante confezione di cioccolatini, per un contributo di 10 euro. A Verona sarà possibile trovare le confezioni di cioccolatini presso: Piazza Bra, Piazza Erbe, VeronaFiere S.p.A., San Giovanni Lupatoto, Centro Commerciale Verona 1, San Martino Buon Albergo, Le Corti Venete e a Super Rossetto di via Spaziani, 12. Per info e piazze www.airc.it o numero verde 800 350 350

dal tumore del polmone (38 mila nuovi casi) e dal tumore alla prostata (36 mila nuovi casi). Inoltre, dallo studio emerge che la prima causa di morte oncologica è il tumore al polmone per gli uomini e quello alla mammella per le donne. Tuttavia i dati indicano che la sopravvivenza a 5 anni è aumentata rispetto agli anni passati. La stima per il periodo 2000-2004 è del 52% per gli uomini e del 61% per le donne. Insomma uno spiraglio di luce che ci fa ben sperare e confidare che la luna sia più vicina del previsto. A credere fortemente nella ricerca e nell’innovazione è l’Associazione Italiana per la ricerca sul Cancro, che da sempre raccogliere fondi per il finanziamento di selezionati progetti scientifici e che torna anche quest’anno in piazza, con una serie di appuntamenti a livello nazionale per coinvolgere e mobilitare l’opinione pubblica. Grazie a “I Giorni della Ricerca” che si svolgeranno dal 3 all’11 novembre, infatti, AIRC intende comunicare i progressi della ricerca sul cancro e raccogliere fondi per sostenere il lavoro dei suoi ricercatori.

AIRC, in occasione dei Giorni della Ricerca, afferma che: «La complessità della ricerca sul Cancro può apparire come un ostacolo insormontabile ma i nostri ricercatori hanno capito che le molteplici armi del cancro sono in realtà ciascuna una opportunità di cura». Dieci sono le caratteristiche, o meglio proprietà biologiche comuni, di tutti i tipi di cancro, che, fanno sapere i ricercatori, spiegano come proprio queste siano «le carte vincenti che la ricerca può giocare: l’instabilità genomica, la proliferazione incontrollata, l’angiogenesi, la resistenza all’apoptosi, l’immortalità, il blocco dei geni oncosoppressori, le metastasi, l’infiammazione, il metabolismo e l’inibizione delle cellule immunitarie». Su queste tematiche i ricercatori di AIRC sono impegnati con un lavoro

APPUNTAMENTO DA NON PERDERE AIRC presenta i “Giorni della Ricerca” dal 3 all’11 novembre le giornate più significative dell’anno per informare l’opinione pubblica sui progressi della ricerca sul cancro nel nostro Paese attraverso appuntamenti di alto profilo istituzionale.

Camminare sereni verso il futuro, questa è la missione della ricerca contro il cancro.

intenso e senza tregua, che ha cambiato il modo di fare diagnosi e di proporre le terapie, ma anche il modo stesso di considerare la medicina clinica. «Grazie a questo» fa sapere AIRC, «si è arrivati ad un nuovo metodo, che potremmo chiamare medicina personalizzata, dove le caratteristiche genetiche del singolo tumore sono studiate in laboratorio, in modo che sia la diagnosi sia la terapia siano mirate. Oggi possiamo affermare che almeno alcuni dei complessi meccanismi molecolari dei tumori possono essere bloccati con farmaci molto specifici, più efficaci e meno tossici delle terapie tradizionali. Oltre 50 di questi nuovi farmaci sono già in uso nel mondo e un’altra decina viene approvata ogni anno».

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RUBRICA

L’angolo in rosa

di Francesca Mauli

Più cooperative, più lavoratrici Nel desolato panorama lavorativo italiano esiste un mondo alla rovescia, fatto di crescita occupazionale, professionale e sociale, ed è un mondo soprattutto femminile.

La sensibilità femminile è un vantaggio per svolgere i compiti di aiuto sociale

I

n un’Italia in crisi, con tassi di disoccupazione sempre più desolanti, soprattutto per i giovani e le donne, esiste un settore in cui l’occupazione non solo è in crescita, ma è anche rappresentata per la maggior parte da donne. Se nel Belpaese solo il 46,5% dei lavoratori è donna, contro una media europea del 58,5%, nel mondo delle cooperative lavorano 52 donne ogni 48 uomini. Nel roseo microcosmo delle cooperative sociali, poi, anche i CDA possono contare su

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una grande partecipazione femminile (43,2%). È quanto emerge dal primo Rapporto sulla Cooperazione in Italia divulgato negli scorsi mesi dal Censis, che presenta dati interessanti, soprattutto alla luce del periodo di grave crisi che stiamo attraversando e che non sembra intaccare il sistema della cooperazione. Le cooperative rosa, quelle in cui le donne rappresentano oltre la metà degli addetti e sono la maggioranza nel CDA, rappresentano in Italia il 18% del totale. Anche in Veneto le cooperative, soprattutto quelle sociali, segnano ottimi risultati. «I dati ufficiali confermano che fino al 2011 non solo c’è stata una tenuta occupazionale nel settore della cooperazione sociale e dell’impresa sociale in genere, ma si è avuto perfino un aumento del numero di occupati, pari oggi a circa 400.000 unità, l’85% delle quali con un contratto a tempo indeterminato» spiega Loris Cervato, responsabile settore sociale Legacoop Veneto. Nella nostra regione, il 6065% dei lavoratori impiegati nelle cooperative sociali è donna, percentuale

che scende però fino al 30-40% all’interno dei consigli di amministrazione. Questo fenomeno, cui Legacoop e altre associazioni del settore stanno cercando di far fronte con iniziative di vario tipo, è dovuto a una serie di problemi legati principalmente alla conciliazione dei carichi lavorativi con quelli familiari. Davanti alla necessità di curare anche l’aspetto domestico ci si vede quindi impossibilitate ad assumere responsabilità di alto livello. «Non deve spaventare l’idea di far parte di un consiglio di amministrazione. Se si hanno le capacità e se si tiene davvero al bene della cooperativa, non si troverà difficoltà a conciliare questo impegno con gli altri», sostiene Lucia Zanoni, membro del CDA della società cooperativa sociale onlus Spazio Aperto, realtà impegnata dal ’94 nell’ambito dell’educazione e nell’assistenza di bambini, adulti e anziani, con sede a Bussolengo e attiva sulla provincia veronese. Con 256 lavoratrici, a fronte di soli 13 lavoratori, e un CDA composto da cinque donne, Spazio Aperto può a tutti gli


L’angolo in rosa

effetti considerarsi una cooperativa “rosa” d’eccellenza. «C’è molta attenzione a conciliare entrambi gli aspetti della vita femminile, quello occupazionale e quello domestico, andando incontro alle diverse esigenze, anche improvvise, che possono sorgere. Questo comporta ovviamente un grosso sforzo organizzativo, che portiamo avanti con convinzione» sottolinea Lucia Zanoni. Altro consiglio di amministrazione “rosa” è quello della Cooperativa sociale di solidarietà onlus San Marco di Peschiera: due le donne, su un totale di tre consiglieri. Una scelta voluta, quella di mantenere una presenza maschile, perché, «avere un punto di vista diverso aiuta a completare la nostra visione». Ad affermarlo è Cristina Bertucco, presidente di questa

cooperativa, attiva da quasi 30 anni nell’inserimento lavorativo di disabili e persone disagiate. 112 soci, la metà dei quali è composta da donne, a cui si va incontro con contratti di lavoro flessibili. «Cerchiamo di creare, dove possibile, dei contratti ad hoc, soprattutto nei confronti delle donne, che si trovano a dover conciliare figli e lavoro, a volte in condizioni familiari e personali non facili. Non va dimenticato, infatti, che ci occupiamo di reinserimenti lavorativi di persone svantaggiate, oltre che di persone con disabilità» sottolinea. Accanto al lavoro, a queste persone viene offerto un ambiente familiare attento. «Collaboriamo con gli assistenti sociali nei casi più complessi, soprattutto di donne che vivono situazioni di violenza. Cerchiamo inoltre di facilitare

il rientro dopo la maternità, e, visto l’attuale periodo di crisi, abbiamo iniziato a proporre ai nostri soci acquisti convenzionati presso i nostri fornitori di materiali e di servizi, per abbattere i costi» prosegue Cristina Bertucco. Alla flessibilità garantita dalla cooperativa, i soci rispondono con la flessibilità nelle mansioni, mostrando capacità di adattamento ai diversi settori di impiego proposti, e aiutando così la cooperativa a garantire sempre uno stipendio a tutti. Sono moltissime, oggi, le esperienze lavorative di questo tipo, esperienze positive che fanno comprendere come sia sempre più necessario trovare un nuovo modello di sviluppo, fondato sulla cooperazione tra le persone e sul loro divenire vere protagoniste di una crescita lavorativa che non miri unicamente al profitto, ma punti al benessere, non solo economico, ma soprattutto sociale e di relazione con gli altri, con il tempo e con l’ambiente, di tutti.


STORIA

Il mondo delle trincee torna alla luce

Quasi cento anni fa…

Mentre ci avviciniamo ai cent’anni della Prima Guerra Mondiale, la Lessinia porta avanti l’ambizioso progetto dell’Ecomuseo, che valorizzerebbe le testimonianze del conflitto sulle nostre montagne. di Giovanna Tondini

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8 giugno 1914. Sarajevo. Gavrilo Princip, giovane studente bosniaco, colpisce con due mortali colpi di pistola Francesco Ferdinando, l’erede al trono austriaco, e sua moglie. Era l’inizio della fine. Da quel fatidico giorno l’Europa avrebbe conosciuto una rapida concatenazione di eventi, che di lì a poco avrebbero diviso il territorio in schieramenti opposti. L’Austria dichiarò guerra alla Serbia. La Russia prese le difese della Serbia. La Germania intervenne contro la Russia. La Francia alleata alla Russia mobilitò il suo esercito, provocando la dichiarazione di guerra della Germania. Seguì allora l’intervento della Gran Bretagna contro quest’ultima… Il 23 maggio 1915 fu la volta dell’Italia. Entrò in quella che sarebbe stata la prima guerra a livello mondiale. La prima guerra di massa. La prima guerra a provocare 13 milioni di morti in 4 anni. La guerra delle novità, nella tecnologia impiegata, nel modo di combattere. La trincea, infatti, entrò per la prima volta nella storia: cambiava la percezione

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della guerra da parte dei combattenti e modificava per sempre l’immaginario comune della guerra stessa. Là, in quel piccolo mondo isolato, si sarebbero incrociate le vite di tanti giovani. Segnando il destino di ognuno. Un progetto per ricordare E’ proprio il mondo delle trincee l’elemento identificativo che caratterizzerà l’Ecomuseo della Lessinia. Il progetto, ventilato ancora nel 2008, sta prendendo forma, grazie all’impegno della Comunità Montana della Lessinia e dell’architetto Fiorenzo Meneghello. Proprio nel mese di ottobre di quest’anno la Regione Veneto ha considerato il progetto meritevole di essere attuato. «Al momento, però, in Regione mancano i soldi» ha puntualizzato il sindaco di Cerro Veronese, Paolo Garra, nonché presidente della Comunità Montana. Questione di tempo, ma non troppo. Secondo il cronogramma, entro la fine del 2013 dovrebbero partire le prime celebrazioni in occasione del Centenario della Grande Guerra. La prossimità di un evento così importante ha già


Il mondo delle trincee torna alla luce

GRANDE D’ITALIA L’ARCHIVIO PIÙ ERRA È QUELLO GU DE SULLA GRAN DEL VENETO ande memoria sulla Gr L’Archivio della nell’aprile e -lin on to ura ug Guerra è stato ina è la o entro il 2018 del 2012. L’obiettiv l materiale de e on azi og tal ca raccolta e la que vo all’evento. Chiun storico veneto relati iale ter ma to es di qu fosse in possesso e, etc), le rafi og fot ri, dia , (lettere, cartoline ente all’Archivio: può inviare direttam grandeguerra.it ria mo me www.archivio

messo in moto una serie di iniziative regionali. Basti citare la creazione del primo archivio in Veneto dedicato alla memoria della prima guerra mondiale da parte del Centro Studi Storico Militari sulla Grande Guerra “Piero Pieri” di Vittorio Veneto. Parallelamente la Regione si è mossa per costituire una rete di comitati scientifici e di soci partecipanti, che abbiano come fine la valorizzazione territoriale sul tema della Grande Guerra. «C’è, però, un ulteriore rischio a livello locale per l’Ecomuseo», ha avvertito Garra. L’abolizione della Comunità Montana, prevista nei prossimi mesi, potrebbe infatti compromettere i la-

vori in corso. «L’unica speranza è che l’eventuale futura Unione dei Comuni garantisca continuità alla gestione dei beni storico-culturali e naturalistici del Parco della Lessinia, sulla traccia della Comunità Montana». Il sindaco non nasconde la preoccupazione che tutto il lavoro fatto in passato vada vanificato. Il Parco regionale, infatti, vanta due importanti musei: quello dei fossili a Bolca e il sito paleolitico di Fumane. Due realtà che stanno guadagnando sempre maggiore attenzione non solo locale, ma anche e soprattutto nazionale e internazionale. Lo stesso impegno si vorrebbe spendere per la realizzazione dell’Ecomuseo. «Potrebbe essere una nuova opportunità di lavoro per i giovani, soprattutto in questo momento di crisi» spiega Garra. La realizzazione di un museo all’aperto richiamerebbe un nuovo tipo di turismo, non solo legato all’ambiente, ma anche alla cultura. Non più solo “toccata e fuga”, ma permanente. Si attuerebbe così un valido indotto commerciale sul territorio. «Un motore, quindi, che potrebbe innescare un processo di rinnovamento locale».

Le nostre montagne potrebbero ospitare una delle sentieristiche più ampie dedicate alle trincee della prima guerra mondiale.

Non dobbiamo comunque dimenticare che l’Ecomuseo delle trincee sarà anzitutto un modo per ricordare il passato. Per non dimenticare. Perché è la memoria che permette la continuità nel futuro. Per ricostruire. Per sperare.

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il mio piccolo segreto… ascoltateci.


RIUSO Artigiani del riciclo

Bicicletta abbandonata, bicicletta guadagnata! “Prendi una bici, smontala e hai capito come funziona. Rimontala e hai capito come si ripara”. Che sia stato un saggio o meno a dirlo, è un detto che corrisponde al vero, tanto che alla ciclofficina “La Scatenata” è da sempre il principio ispiratore.

L

di Francesca Merli

a ciclofficina “La Scatenata” non è un negozio di bici né un’officina di riparazioni. È un piccolo spazio situato attualmente in vicolo Dietro Campanile San Tomaso 4, a Verona, all’interno del quale un gruppo di ragazzi volontari si occupa di rimettere in funzione vecchie biciclette abbandonate,

restituendo loro una nuova vita. Tra di loro Andrea, che racconta la storia della Scatenata. Le idee di partenza risalgono a cinque anni fa, quando con un gruppo di amici decide di formare un gruppo di lettura che parli di decrescita. Il termine decrescita fa riferimento per definizione ad un “pensiero politico,

I ragazzi della ciclofficina all’opera su una vecchia bicicletta

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economico e sociale favorevole alla riduzione dei consumi, con l’obiettivo di creare un equilibrio ecologico tra uomo e natura”. Come fare per mettere in pratica la riduzione dei consumi se non riciclando e riutilizzando? Partendo da qui, e dalla conoscenza di altre ciclofficine, il gruppo di lettura intendeva creare una realtà anche a Verona, in cui il riciclo e il riuso fossero le tematiche di base. La ciclofficina La Scatenata è proprio il luogo in cui questo si verifica. L’attività vera e propria inizia il 6 gennaio 2009 nella precedente sede situata in zona via XX Settembre, luogo in cui gli iniziatori del progetto, dopo aver messo insieme gli attrezzi per biciclette di cui disponevano, hanno dedicato un primo spazio alla sistemazione delle due ruote. A Verona è la prima e per ora l’unica ciclofficina, ma ce ne sono anche nel resto dell’Italia e nel mondo. «Di bici buttate ce ne sono tante» dice Andrea, «se sono proprio irrecuperabili ed eccessivamente danneggiate le buttiamo via anche noi, altrimenti le


Artigiani del riciclo smontiamo insieme a chi ce le porta. Chi volesse dar vita a una nuova bicicletta, segue il nostro corso di ciclo meccanica che gli permette di ricostruire la bici insieme a noi, partendo dal telaio». In questo modo si cerca di porre un freno al fenomeno delle bici troppo presto mandate in pensione, creando anche belle occasioni per stare insieme. Parlare e soprattutto far parlare di biciclette, interessandosi alla tutela dell’ambiente e alla difesa del territorio è un altro fra i temi che stanno a cuore ai ragazzi della Scatenata. Temi che stanno a cuore anche a tutti noi, specie quando sentiamo parlare di blocco del traffico a causa del troppo inquinamento. Alla ciclofficina ci sono una decina di collaboratori che danno una mano a sistemare le biciclette, ma è soprattutto l’arte di arrangiarsi a fare da padrona. «Troppo facile altrimenti», ironizza Andrea. «Chi porta qui la bici si deve occupare della sua sistemazione, e naturalmente i collaboratori aiutano a fare questo lavoro». A tutti coloro che portano il proprio

Alcuni “ferri” del mestiere

mezzo a due ruote viene chiesto un contributo del valore di dieci euro, che sono utili per dare un po’ di respiro ad un organico che si regge grazie all’autofinanziamento. «Con qualche donazione da parte dei soci, riusciamo a sostenere le spese» confida Andrea, «e nei nostri pensieri obbiettivi per il futuro c’è un ampliamento della struttura». Oltre alla ciclofficina, nello stesso luogo La Scatenata ha all’attivo dal 6 gennaio del 2011 una sartofficina. In questo spazio i ragazzi organizzano anche un corso di cucito, diviso in quattro incontri. «Il principio di funzionamento è lo stesso della cicloffi-

cina. Si viene per imparare, e soprattutto per mettere in pratica quello che si apprende. Le stoffe, che hanno un costo sostanzioso, spesso ci vengono donate, e chi intende fare un lavoro di sartoria può venire qui. Dall’orlo ai pantaloni a un borsello in stoffa, o per imparare ad allargare una giacca». Nella stanza dedicata ai lavori di sartoria ci sono ben quattro macchine da cucire, fili e rocchetti vari. Tutto per contribuire a realizzare quello che si desidera, nei limiti del possibile. Insomma, con all’attivo una ciclofficina e una sartofficina possiamo dire che i ragazzi della Scatenata con la loro buona volontà, hanno “stoffa da vendere”!

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CULTURA Fiabe veronesi in Irlanda

La Lessinia incontra i folletti Grazie all’Istituto di Cultura Italiana di Dublino, Alessandro Anderloni ha letto lo scorso 9 ottobre alcune fiabe della Lessinia nella capitale irlandese, facendo incontrare due mondi che vivono sulla magia di creature fantastiche. di Matteo Bellamoli

I

mmaginate i boschi, oppure ancor più suggestivamente una scogliera spruzzata del viola dell’erica a picco sul Mare del Nord. Chiudete per un attimo gli occhi. Non sentite il rumore del vento tra l’erba verde, il fruscio lieve della pioggia che cade senza farsi vedere, i colori del cielo azzurro nascosto tra le nuvole gonfie di pioggia? Avete appena sorvolato l’Irlanda. Ed ora provate a fare la stessa cosa pensando ai pini ondeggianti delle nostre montagne, al colore di pietra accesa delle malghe nascoste riflettenti la luce del sole di primavera, il profumo del fieno di un campo appena tagliato e l’inteso sapore del formaggio stagionato sulle assi di legno. State immaginando la Lessinia. Due mondi diversi, distanti ma magici ed affascinati. Unire tutte queste emozioni equivarrebbe ad un turbine

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di sensazioni, colori, musiche e tradizioni. Ed è questa magia che all’inizio di ottobre, è andata in scena a Dublino, nel cuore dell’Irlanda, grazie ad un progetto dell’Istituto di Cultura Italiana della capitale irlandese. Grazie a questo insolito gemellaggio, i folletti dalle scarpe a punta e dai cappelli tintinnanti si sono incontrati con le terribili fade che popolano i nostri boschi. Lo scorso 9 ottobre, Alessandro Anderloni, assieme all’attrice Simona Roveda, ha letto alcune delle storie contenute nel libro “Le Fiabe della Lessinia” (illustrato da Amaranta De Francisci) per i bambini e le famiglie di origine italiana che vivono lassù, un’iniziativa che si unisce alla serie di attività che sono state studiate in questo senso per diffondere la cultura italiana anche ai connazionali che vivono all’estero. E per farlo sono state scelte proprio le fiabe delle nostre montagne. Fade, orchi, basilischi, diavoli, santi, briganti e contrabbandieri si sono quindi timidamente affacciati nel-

la terra dei folletti, delle feste, delle canzoni e della birra. Un gemellaggio strano, per certi versi molto affascinante, che unisce due paesi con una cultura figurativa molto radicata, diversa ma anche decisamente simile, basta guardare le raffigurazioni di queste pagine per rendersene conto. Durante l’incontro si sono anche ascoltate alcune delle fiabe tratte dall’audiolibro interpretato dagli attori de Le Falìe e realizzato dalla studio Sample di Verona. In questa pagina vi regaliamo alcune delle illustrazioni del volume, immergendoci quanto più possibile nell’atmosfera magica che la fantasia delle fiabe di Lessinia ha portato nella terra del quadrifoglio verde.


Articolo Publiredazionale in collaborazione con Scuole Medie C. Perucci

UN ORIZZONTE ETICO

È un ambiente educativo che lavora in profonda sinergia con le famiglie, programmando realisticamente i percorsi di apprendimento, tenendo conto dei bisogni degli alunni e portando avanti, come fondamento, la motivazione etica e l’ispirazione cristiana. La scuola media Carlo Perucci di Marzana ha una storia che dura sin dal 1978, durante la quale l’esperienza ha affinato la didattica, i progetti e i programmi. Lo sa bene Damiano Ceschi, attuale Preside dell’Istituto, a cui sta molto a cuore il progetto educativo che caratterizza questa scuola paritaria. «La qualità di insegnamento si può trovare anche in altri istituti, dove si trovano docenti che lavorano con coscienza» ha sottolineato, «ma dal punto di vista formativo la nostra realtà ha un’impronta molto personale. Ogni docente è stato scelto anche in base all’adesione al nostro progetto educativo, educativ che fa riferimento a dei valo valori di vita cristiani. Se v vogliamo sperare in u futuro positivo anun ch in un momento così che du duro, dobbiamo essere ve su questo punto». veri IIll fatto che tutto il corpo docente si impegni q u quotidianamente a dare lla a propria p testimonianza ssu uq questi valori permette d dii a avere un clima omog en di intenti, di cui i geneo raga ragazzi beneficiano sia in classe che nelle loro relazioni interpersonali. Una scelta, questa, che per certi versi è in controtendenza con le logiche più economiche, ma che permette ai ragazzi di trovare un ambiente vitale e cordiale; esigente ma sereno. A testimoniare questo, le molte spinte innovative che si sono accese anche di recente sull’impostazione educativa d’origine. Sono infatti state aggiunte delle proposte e dei servizi di grande valore. «Le nuove programmazioni» ha proseguito Damiano Ceschi «sono orientate più sulle competenze che sulle nozioni, perché oggi più che mai è importante saper fare e non solo conoscere. Per questo motivo abbiamo avviato l’Inglese poten-

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ziato, che porta la lingua anglosassonee ad avere ben cinquee ore settimanali. Di re-o cente abbiamo svolto a un’uscita a Verona visitando i monumentiti econ la guida in ingleno se e diamo ogni anno ala possibilità di prepararsi agli esami per la certificazione linguistica europea». Quest’ultima offerta si inserisce nelle interessanti proposte extra curricolari. La programmazione didattica obbligatoria prevede infatti le sole ore del mattino (dal lunedì al sabato) e il pomeriggio sono invece attivi servizi facoltativi, a cui possono accedere gli alunni comunicandone l’intenzione anche durante la stessa mattinata. Nelle ore pomeridiane è sempre possibile usufruire dello studio assistito, con gli stessi docenti del mattino, durante il quale si può scegliere se fare i compiti o seguire attività mirate di recupero/potenziamento. Questa proposta viene arricchita con altre attività informatiche, artistiche, sportive, che hanno lo scopo di stimolare gli interessi e la fantasia dei ragazzi.

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DIDATTICA SOCIALE Una scuola per l’impegno sociale e politico

Menti e cuori, per una cittadinanza responsabile Con lezioni rivolte ai corsisti e incontri aperti alla cittadinanza, ha preso il via la diciottesima edizione della Scuola di formazione all’impegno sociale e politico promossa dal Vicariato per la cultura e il sociale della Diocesi di Verona. Una palestra per allenare le persone ad avere un ruolo attivo all’interno della società.

S

candali all’ordine del giorno e feste a tema, più o meno goliardico, indurrebbero a far pensare il contrario. In realtà “fare politica” o ricoprire incarichi in ambito sociale è un mestiere nel quale non ci si improvvisa e che richiede anzi, oltre alla passione, molta preparazione. Proprio sull’aspetto delle competenze, sia teoriche che pratiche, punta la Scuola di formazione all’impegno sociale e politico (www. sfisp.org), promossa dal Vicariato per la cultura e il sociale della Diocesi di Verona e realizzata dall’Ufficio della Pastorale sociale e del lavoro in colla-

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di Marta Bicego

borazione con la Fondazione Toniolo. A dare uno sguardo al programma della diciottesima edizione della Scuola, l’obiettivo di offrire una formazione integrale alla persona che vuole servire il bene comune è evidente. Al biennio in aula scandito da lezioni pomeridiane e iniziato in ottobre nella sede di via Seminario, si affiancano il laboratorio su “I linguaggi della politica” riservato ai corsisti, ma anche numerose iniziative aperte alla cittadinanza. In particolare sette incontri, in calendario da gennaio a marzo 2013, su tematiche di attualità (dalla crisi di valori a volontariato, antipolitica, ecologia) ai quali si aggiungono il dibattito La città che vorrei e due corsi monografici di approfondimento sui valori della Dottrina sociale della Chiesa e gli Strumenti e metodi per l’Amministrazione pubblica. Agire per il bene comune. «La Scuola ha struttura biennale e si rivolge a tutti i cittadini, nello specifico a coloro che vorrebbero assumere un impegno in ambito sociale e politico. Non ha però la pretesa di formare chi andrà a governare né tanto meno

“Ma dove siamo andati a finire?” sembra chiedersi Giulio Tremonti.

assegnare la patente di “buon politico”, ma intende creare una mentalità: menti e cuori per una cittadinanza attiva e responsabile» spiega il direttore della Sfisp, don Stefano Origano. E precisa: «Manca, oggi, all’interno dei partiti un percorso formativo che offra strumenti e metodologie a chi si avvicina alle attività politiche o sociali. Noi suppliamo a questa mancanza per formare una nuova schiera di cattolici impegnati, in maniera attiva, all’interno della società». Una palestra, in un certo senso, per iniziare ad allenare gli aspiranti politici al dialogo e alla discussione; per capire


Una scuola per l’impegno sociale e politico cosa è il bene comune, prosegue don Origano, «i cui principi assoluti e valori eterni devono trovare una mediazione con la realtà attuale». Tra i partecipanti (in quasi due decenni sono stati circa un migliaio, con una media di 70-80 iscritti ogni anno) si contano non soltanto giovani studenti delle scuole superiori, ma anche professionisti come medici e avvocati, impiegati e imprenditori. Una volta ultimato il percorso formativo, alcuni dei diplomati hanno deciso di affrontare un’esperienza in politica, altri si sono orientati a un impegno all’interno di associazioni o gruppi di volontariato. Formazione politica, non partitica. «In generale, abbiamo riscontrato una forte domanda di formazione in senso politico e un grande desiderio di impegno. Un interesse che fa ben sperare» segnala Vincenzo Corona, avvocato e coordinatore delle attività didattiche della Sfisp. Tra gli indicatori in positivo da considerare c’è, innanzitutto, la provenienza dei corsisti che non si limita esclusivamente al territorio della Diocesi scaligera e

coinvolge, oltre al Veneto, la Lombardia e il Trentino; non ultima, la partecipazione femminile che è in crescita, arrivando a superare la metà degli iscritti. Nella pratica, la formazione in aula considera aspetti valoriali (a partire da cosa è o dovrebbe essere la politica) e indica strumenti da applicare in concreto, prendendo a riferimento la struttura amministrativa del Comune: il primo livello, dalle Circoscrizioni per arrivare alle sedute di Consiglio, con il quale si confronta chi muove i primi passi in politica. Ci sono dei passaggi imprescindibili che una persona dedita all’attività politica non può trascurare: «La conoscenza dello statuto comunale e dei regolamenti, il funzionamento delle commissioni. È fondamentale saper leggere un bilancio e i progetti urbanistici per essere consapevoli delle scelte che vengono attuate. Altro aspetto fondamentale è quello della comunicazione: come ci si deve esprimere, muovere e agire per essere efficaci». Il suggerimento, conclude Corona, «è diffidare da chi dice che

Disagio e proteste l’unica via per farsi sentire? Forse no.

non serve essere preparati per entrare in politica». E, a guardare l’improvvisazione di certi politici, viene spontaneo suggerire che... non è mai troppo tardi per ritornare sui banchi di scuola.


Vita di montagna

RUBRICA

Emergenza

cinghiali A lanciare l’allarme sono gli agricoltori: troppi esemplari devastano pascoli e colture, dalla collina all’alta montagna. Le soluzioni per contenere la diffusione della specie si dividono tra prevenzione e abbattimento controllato. Ma nel frattempo, chi subisce danni, è disperato. di Marta Bicego

R

isorsa o elemento di rischio per l’ecosistema? L’interrogativo lo solleva la presenza del cinghiale (Sus scrofa) in Lessinia, la cui proliferazione tra le colline, nei boschi e fin sugli alti pascoli del Parco naturale è causa di dibattito. Le lamentele non mancano, specie tra i residenti: per piantagioni distrutte, terreni devastati, frutti (come marroni e ciliegie) raccolti dalla terra o dagli alberi dal vorace animale prima che dalle mani dei contadini. Per gli incidenti stradali nei quali alcuni automobilisti

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Un cinghiale attraversa la strada nei pressi di Marcellise.

sono incappati, nelle ore notturne, trovandosi all’improvviso la carreggiata invasa da uno o più di questi ungulati dalla stazza forte e robusta, il cui peso può andare dagli 80 (se si è fortunati) ai 300 chili (per buona pace della carrozzeria). C’è chi teme per la possibilità, a dire la verità non così remota, di trovarsi al cospetto di un esemplare mentre passeggia per i boschi. Se il maschio è in genere schivo e disinteressato al contatto con l’uomo, la femmina è invece molto protettiva con i cuccioli e ha la tendenza a difenderli con ostinazione se incontra un estraneo lungo il proprio sentiero. In questa situazione è indispensabile mantenere la calma e rimanere il più possibile immobili o cercare riparo su un albero, evitando di spaventare l’animale con movimenti improvvisi come la corsa o la difesa con un bastone. Coltivatori in ginocchio A dare un quadro della situazione è Andrea Zumerle, referente di Coldiretti per la Lessinia centrale, che voci di malcontento ne ha raccolte parecchie assieme ai racconti di alcuni

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Vita di montagna generazione che possono avere un raggio di azione di un ettaro. Sono le armi di prevenzione sulle quali può contare chi vuole tutelarsi dalle invasioni di cinghiali. Le ulteriori due alternative per contenere la proliferazione della specie, illustra il referente del servizio Caccia della Provincia scaligera Ivano Confortini, «sono nella caccia, che sarà consentita a partire dal 1 novembre fino al prossimo 31 gennaio. E nel controllo con appostamenti o su altane, fuori dal periodo della stagione venatoria, per abbattere un certo numero di esemplari. In genere nel periodo della primavera, quando si verificano tra l’altro il maggior numero di danni». Nell’ambiente, non esiste di fatto un antagonista naturale del cinghiale. Ecco allora che devono intervenire le doppiette dei cacciatori, i quali devo-

no attenersi però a scrupolose regole dettate dalla Regione e dall’ente provinciale. «Purtroppo uno dei sistemi di gestione e controllo è nell’abbattimento attraverso la caccia che, nel nostro territorio, avviene in girata con l’ausilio di un unico cane» chiarisce Alessandro Salvelli, presidente di Federcaccia Verona. Non essendo un animale autoctono, prosegue, «non esiste da noi una tradizione legata alla caccia dei cinghiali come accade invece in Toscana o Umbria». Si tratta, in generale, di una pratica pericolosa (anche per gli stessi cani) che richiede molte precauzioni e per la quale i cacciatori devono essere adeguatamente formati.

“Le incursioni

sono quasi quotidiane... andare avanti così non è possibile”

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allevatori costretti a trovare rifugio su una pianta per sfuggire all’attacco dei cinghiali. «Il problema è molto sentito, dalla zona collinare all’alta montagna, dove per il grufolare di questi animali è andato distrutto il 25-30% dei pascoli». E rincara la dose: «I coltivatori sono disperati. C’è chi minaccia di abbandonare i terreni e i pascoli, nei quali c’è il rischio che il fieno da dare poi al bestiame sia contaminato dai loro escrementi. L’impressione diffusa è che non si voglia veramente affrontare la questione». Servono invece soluzioni concrete, perché i danni registrati sono quasi quotidiani. Al punto che molti agricoltori rinunciano a fare richiesta di indennizzo, per evitare di affrontare il lungo iter che consiste nel segnalare il problema alla Provincia, attendere l’uscita di un perito che valuta l’entità del problema e ottenere (l’anno successivo) un rimborso da parte della Regione Veneto. A conti fatti, poche centinaia di euro visto che il “gruzzolo” si divide tra il numero totale di persone che hanno fatto richiesta. Un esempio? «Per un danno di mille euro, si può ricevere un indennizzo di nemmeno 90 euro» quantifica Zumerle. Le incursioni sono quasi quotidiane e, segnala, essere continuamente alle prese con le scartoffie è impensabile. Insomma, dice, «andare avanti così non è possibile». Caccia o prevenzione? Recinzioni elettriche a difesa degli appezzamenti coltivati, repellenti di tipo chimico, dissuasori acustici di ultima

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PAESAGGIO Equilibrio uomo/ambiente

Quelle colline restituite alla natura Appena sopra Mizzole, in località Morago, da poco più di dieci anni un’area agricoloforestale di circa due ettari ospita l’attività di un’azienda agricola biologica dove il rapporto uomo e biodiversità animale e vegetale trova una dimensione originaria.

L

di Matteo Scolari

a sensazione che si ha, una volta varcato il cancello del fondo chiuso di proprietà del giovane Federico Braga, titolare dell’azienda agricola biologica “Bioarca” di Contrada Morago, sopra Mizzole, è di entrare in un luogo in cui la natura si è rimpossessata di ciò che originariamente era suo, ovvero l’ambiente. Questo terreno, infatti, comprensivo di un’ampia area boschiva e lasciato incolto dal Dopoguerra fino ai primi anni 2000, ha vissuto una nuova stagione di ripopolamento

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di flora, fauna, insetti, batteri e virus che hanno rigenerato quella biodiversità di specie che avremmo potuto riscontrare probabilmente nell’Ottocento, prima dell’intervento massivo e industrializzato dell’uomo in ambito agricolo. «Si tratta di un’area verde di circa due ettari posizionata in una piccola valle a circa 450 sl.l.m. a nord est del Comune di Verona, che si è mantenuta tale e quale da quasi settant’anni a questa parte» spiega Federico Braga «Abbiamo chiesto e ottenuto dalla Provincia di Verona la concessione del fondo chiuso proprio per evitare

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la caccia e preservare gli animali selvatici che vi sono all’interno tra cui le lepri, il tasso, la faina, la donnola. Questi ultimi considerati nocivi perché potenzialmente pericolosi per gli altri animali che alleviamo liberi quali capre, oche, maiali, polli, conigli, tacchini. Proprio quest’estate la faina ha falcidiato tutti i conigli in libertà e abbiamo dovuto recintarli per evitare che perissero tutti». Ma perché lasciare che animali nocivi per l’avifauna girino liberamente all’interno di quest’area? «Perché fa parte del ciclo normale della natura» risponde prontamente Federico. Da


Equilibrio uomo/ambiente qui si capisce la filosofia che regola il governo del fondo. «Troppo spesso l’intervento dell’uomo, specie negli ultimi decenni, ha alterato equilibri presenti in natura per creare opportunità di business. Certamente in modo lecito, ma pensiamo che possa esistere un’altra forma di convivenza tra uomo e ambiente, dove anche quest’ultimo può preservare la propria integrità». Accanto all’allevamento di animali e alla presenza di avifauna selvatica, all’interno dell’azienda agricola biologica troviamo anche ortaggi, erbe aromatiche, frutti di bosco, piante da frutto vengono coltivate in modo che crescano naturalmente e in simbiosi con l’ecosistema circostante. «L’agricoltura biologica non dovrebbe essere è fine a se stessa o finalizzata esclusivamente alla produzione di frutta e verdura destinate alla vendita. In primis avrebbe lo scopo di mantenere nel tempo il giusto rapporto con la natura e andrebbe praticata solo in quei luoghi in cui è consentita. Accanto a un controllo da parte degli enti preposti come l’ICEA, che garantisce le corrette procedure di coltivazione per mezzo delle leggi Reg. CE 834/07 e CE 889/08, vanno accompagnate alcune pratiche fondamentali quali la rotazione delle colture orticole e consociazione delle stesse, l’esclusivo utilizzo di fertilizzanti naturali come il letame bovino o equino, la limitazione degli interventi antiparassitari effettuati esclusivamente con prodotti naturali e ammessi dalla regolamentazione europea per il biologico, il divieto dell’uso di organismi geneticamente modificati (OGM), la scelta di piante che resistono alle malattie e si adattano alle condizioni del luogo e l’allevamento naturale degli animali in ampi spazi aperti per citarne alcune» prosegue Federico. «All’interno del fondo abbiamo inserito un centinaio di nidi artificiali per uccelli (cinciallegra, cinciarella, pettirosso, fringuelli, codirosso), per piccoli mammiferi come il riccio, che è molto utile perché contratta alcuni insetti o artropodi nocivi per le coltivazioni, per pipistrelli e alcuni insetti tra cui il bombo» aggiunge il titolare di Bioarca «ed è stato realizzato un percorso didattico naturalistico che, per mezzo di bacheche didattiche e punti di osservazione per l’avifauna (alcuni dei quali dotati in futuro di monitor sui quali osservare i nidi ripresi dalle telecamere), permette, soprattutto ai più giovani, di imparare a riconoscere quali sono gli elementi che caratterizzano l’agricoltura biologica e quali sono le interazioni tra l’uomo, l’ambiente naturale e gli animali selvatici che lo popolano». Proprio grazie a questa iniziativa, Lega Consumatori, in collaborazione con Bioarca, ha organizzato una serie di visite guidate in azienda indirizzate a «tutti coloro che vo-

gliono bene all’ambiente e in particolare alle direzioni didattiche, alle scolaresche, ai gruppi di acquisto solidale, alle associazioni culturali, ai centri ricreativi e ad altri gruppi organizzati». «L’offerta didattica è “naturalmente” molto articolata» conclude Federico Braga «Possiamo affrontare con i gruppi in visita alcuni degli argomenti più interessanti in base alla tipo e all’età dei visitatori: le stagioni nella natura, il campo e la fauna selvatica, gli animali da fattoria, il bosco le siepi e il prato stabile, l’agricoltura biologica, il cibo e il territorio». «Il messaggio che vorremmo far passare con la nostra attività è triplice, ovvero creare e mantenere l’equilibrio naturale per semplificare le tecniche colturali biologiche; preservare natura, paesaggio e territorio non ledendo l’ecosistema anche fuori dall’azienda; rispettare tutti gli esseri viventi, anche i predatori presenti che hanno il loro diritto di sopravvivenza. Tutto questo per ridare all’ambiente, soprattutto quello collinare, una sua dimensione originaria che restituisce benefici a tutti, all’uomo in primis».


SPORT Quintarelli è di nuovo campione SuperGT

Ronnie concede il bis A una gara dal termine del campionato, lo scorso 30 settembre, Ronnie Quintarelli è riuscito nella storica impresa di conquistare per la seconda volta consecutiva il prestigioso campionato SuperGT, dove corrono le vetture turismo più affascinanti del pianeta. Vi sveliamo i retroscena. di Matteo Bellamoli

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el weekend del 30 settembre, Ronnie Quintarelli e Masataka Yanagida hanno messo a segno un risultato che per l’Italia è storico: il secondo campionato SuperGt a fila. Storico perché mai un italiano aveva messo il sigillo sulla prestigiosa serie giapponese, figuriamoci su una doppietta. Storico perché mai nell’albo d’oro della serie, una coppia identica di piloti aveva concesso il bis. «Non è stata una stagione facile» ha commentato Ronnie raggiunto in videochiamata qualche giorno dopo il successo, «perché siamo partiti male,

abbiamo preso delle batoste pesanti nella prima parte dell’annata». In effetti nelle prime tre gare la Nissan GT-R GT500 dell’italiano ha colto un settimo, un ottavo e un ultimo posto. «La stagione sembrava segnata» ha proseguito Quintarelli, «ma il team ha reagito, ce l’ha messa tutta. Forse siamo partiti prendendola un po’ sottogamba dopo il titolo dell’anno scorso, ma grazie anche alla collaborazione con Michelin (che supporta solo un’altra vettura oltre a quella di Ronnie, ndr) siamo riusciti a capovolgere la situazione».

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Dopo l’ultimo posto in Malesia, a Sepang, circuito dove solitamente la Nissan esprime tutto il suo potenziale, il team S Road ha dovuto lavorare per capire le falle di un avvio disastroso. E così, ritornati in pista, sono arrivate due vittorie ed un terzo posto compreso il successo nella leggendaria 1000km di Suzuka. Complice anche una scarsa costanza dei rivali, già alla penultima gara sulla pista dell’Autopolis, a Quintarelli e Yanagida si è presentata l’occasione della vita, che hanno preso al volo facendo sognare gli appassionati di tutto il mondo.

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SPORT Ice Club Lessinia

A scuola di

danza

sul ghiaccio È l’unica associazione agonistica di pattinaggio artistico ed ha sede ovviamente a Bosco Chiesanuova. Scopriamo una realtà sportiva che quest’anno è stata invitata a partecipare all’Opera on Ice in Arena. di Matteo Bellamoli

I

l pattinaggio artistico italiano vive in questo periodo un momento d’oro. Carolina Kostner ha conquistato il Campionato del Mondo e il Campionato Europeo di pattinaggio di figura facendo balzare la disciplina sulle prime pagine dei giornali sportivi di mezzo mondo. Anche la Lessinia vanta un’esperienza non da poco in questo campo. È quella dell’Ice Club Lessinia, l’unica associazione della provincia di Verona a proporre pattinaggio artistico agonistico immersa, tra l’altro, nella splendida cornice di Bosco Chiesanuova. Nata dalla semplicissima idea di mettere insieme un gruppo di bambini per farli giocare, divertire ed avvicinare ad una disciplina tanto affascinante come l’ice skating, l’Ice Club Lessinia ha ben presto capito che la passione, la dedizione e la determinazione che stavano dietro al progetto meritavano molto di più. Da qui la nascita della squadra agonistica: da piccoli pattinatori traballanti sulle affilate lamine d’acciaio, fino ai primi salti, le prime piroette, le prime soddisfazioni sul campo. Grande merito di questa trasformazione da brutti anatroccoli a cigni va a Marguerite INIA ICE CLUB LESS Club dell’Ice ti en am en all Gli a tutti i nz sta co n co impegnano va (e per giustizia giorni. Le atlete l de zo az rag nico citato anche l’u i 4 e i 17 tra e res mp co gruppo) sono simi e di più sui pros anni. Per sapern tti nta co re per prende appuntamenti o o sit il te ita vis e con l’associazion inia.it www.iceclubless

Verboven, ex campionessa della specialità, che ha iniziato l’avventura di allenatrice a Bosco Chiesanuova nel 1987 e la sta portando avanti tutt’ora, aiutata dalla giovane Anna Maria Canteri, un tempo allieva e oggi istruttrice. Mentre Marguerite segue i percorsi agonistici e la preparazione alle gare, Anna Maria allena gli atleti più piccoli nei loro primi passi e collabora per la preparazione del gruppo pre-agonistico. È incredibile per un non addetto ai lavori, scoprire l’intensità e la costanza di questo gruppo. Sarebbe sbagliato pensare all’attività come a un impegno stagionale, dato che l’Ice Club è attivo tutto l’anno. La stagione agonistica va dal 20 ottobre fino ai primi sprazzi della primavera, ma il lavoro a Bosco è continuo anche durante gli altri mesi dell’anno. Anche per questo nella stagione appena passata l’Ice Club ha finalmente conquistato il primo posto al Trofeo Città di Feltre, che sfuggiva da tante edizioni. Forse anche a parziale ricompensa del successo ottenuto nel bellunese, nell’estate appena trascorsa alcuni degli atleti agonisti sono stati ospiti ad Anversa (Belgio) per uno stage estivo durato dieci giorni che li ha visti impegnati sul ghiaccio per ben quattro ore al giorno. Ma il prestigio di associazione ha ricevuto grande onore quando, quest’anno, è stata selezionata ed in-

Qui Benedetta Leso, sopra uno scatto dallo stage estivo in Belgio.

vitata a partecipare come ospite ad Opera on Ice dove la giovanissima Lavina Casteller ha potuto pattinare con i grandi nomi del pattinaggio, tra tutti proprio Carlina Kostner. Ed è la pattinatrice bolzanina forse l’esempio a cui aspirano le quaranta e più allieve della scuola dell’Ice Club. L’eccezionalità del progetto sta anche nel fatto che non vi siano strutture adeguate nell’arco prealpino come quella di Bosco, e questo fa dell’Ice Club un vero unicum. C’è da augurarsi proprio per questo che il palaghiaccio di Bosco si completi quanto prima con una copertura, che ne farebbe una struttura eccezionale in grado di ospitare eventi di ampio respiro che potrebbero fare molto bene anche all’indotto turistico della Lessinia.

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RUBRICA

Pollice verde

Accogliamo il grande freddo Novembre è un mese essenziale per preparare orto, giardino e cantina al freddo pungente dell’inverno. a cura di Matteo Bellamoli

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na metafora giapponese sostiene che la luna di novembre sia soprannominata “luna dalle braccia tese” perché riflette la sua luce sui rami degli alberi oramai spogli di foglie. In effetti nelle nostre zone, soprattutto dopo l’imprevista nevicata del 28 ottobre, novembre è già sinonimo di inverno anche se l’inizio ufficiale è fissato al 21 del mese. Vediamo quindi quali lavori ci aspettano questo mese per preservare le nostre piante, le nostre verdure e le nostre bottiglie dal freddo dell’inverno.

In giardino le piante non vanno spostate e richiedono protezioni per il freddo. In alcuni casi potrebbe essere sufficiente stendere uno strato di foglie o di paglia, mentre se sapete già che nel vostro giardino arriveranno le classiche gelate, allora è preferibile predisporre un rivestimento con materiale plastico. Gli alberi con ramificazioni a cono o piramide e i cespugli a crescita espansiva, vanno limitati legando i rami in modo che non si danneggino con il carico della neve. Per lo stesso motivo potete predisporre anche delle tettoiette di compensato che si carichino di neve al posto dei vostri alberelli. Attenzione però, perché non tutte le piante amano la copertura, soprattutto le perenni che temono l’umidità (specie le piante grasse). Per queste è meglio un tessuto non tessuto che faccia traspirare l’aria in modo da evitare marciumi. Piccolo consiglio per le rose da mettere a dimora. Proteggetene le radici nel terreno con torba o foglie, asportate tutte le foglie cadute per evitare l’insorgere di malattie e se la specie è rampicante legatela saldamente ai tutori. Nell’orto il freddo si fa sentire forse di più che nei vasi di terracotta. Nella prima decade di novembre, possiamo cogliere le ultime delizie autunnali prima che la terra si prepari al legargo. Raccogliamo quindi cavolfiori, lattughe, bietole, coste e rape. All’aperto si possono seminare piselli nani, spinaci invernali, aglio e cipolle, anche se l’aglio nelle nostre zone non “attacca” dappertutto. Dentro alle serre predisposte con la copertura in velo da sposa possiamo azzardare qualche semina meno resistente alle basse temperature: radicchio, rucola, lattuga da taglio e qualche rapanello. Sempre meglio seminare in luna calante ad eccezione del rapanello che predilige la luna crescente. Sempre in luna calante i lavori principali: legare i cespi di indivia, imbianchire cardo e porro e, qualora il terreno sia ben asciutto, non è da sconsigliare qualche lavoro per prepararlo alle semine primaverili. In cantina è periodo buono per lo stappo, anche se non mancano i lavori alla botte. I primi mosti bianchi hanno oramai terminato la prima fermentazione e vanno travasati per consentire un migliore appassimento. Nei locali la temperatura va mantenuta intorno ai 20°C e qualora si vada al di sotto vanno previsti dei sistemi di riscaldamento. I mosti rossi, raggiunto il colore e il profumo desiderato, vanno travasati e separati dalla vinaccia. Nel vigneto, dopo la vendemmia, è importante nutrire la pianta e lavorare il terreno con le concimazioni. Prima di tagliare i tralci è bene aspettare che cadano tutte le foglie dalla pianta.

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SPAZIO AI LETTORI Inviateci le foto dei vostri orti, delle vostre piante particolari per essere pubblicati all’interno di questa rubrica. Scatti e materiale da spedire entro il 23 del mese a matteo.bellamoli@giornalepantheon.it

Riceviamo e pubblichiamo la foto inviata in redazione da un nostro lettore che posa vicino alla sua pianta di girasole. Certo, non saranno 4 metri come il nostro record da battere, ma il colpo d’occhio è decisamente notevole.

Segnaliamo che la zona di Camposilvano si presta decisamente alle semine autunnali. La nostra lettrice Elena Gaole ci ha inviato questa foto in cui posa con le zucche del proprio orto, arrivate ad una circonferenza di 1 metro e 35cm. Un vero record per un paesino a 1200metri di altitudine.


ECOLOGIA Potenziamento della raccolta in centro storico

Amia al servizio dei commercianti Con il potenziamento del servizio di raccolta per carta e cartone nel centro storico, l’azienda veronese va incontro ai commercianti per il delicato periodo natalizio. di Matteo Bellamoli

A

vviare al recupero maggiori frazioni e garantire un maggior decoro alla città. Sono questi i due capisaldi che si è posta Amia con l’annuncio del nuovo potenziamento della raccolta di carta e cartone nel centro storico di Verona. Il servizio, già esistente, sarà infatti potenziato e perfezionato per quanto riguarda la raccolta porta a porta rivolta agli esercizi commerciali. Verrà aggiunto un passaggio il sabato mattina nelle strade di maggiore vocazione al commercio dove si affacciano il

maggior numero di attività di consumo. Per avere pieno sostegno sull’avvio dell’iniziativa, il presidente Amia, Andrea Miglioranzi, ha incontrato i rappresentanti delle associazioni di categoria aderenti a Confcommercio, Confindustria e Confesercenti per illustrare loro le evoluzioni del sistema. Ben 550 i negozi del centro coinvolti, ai quali sarà distribuito un calendario contenente le nuove scadenze di prelievo del materiale, l’orario previsto di esposizione per evitare l’impatto visivo e le disposizioni per il corretto

conferimento del materiale. L’obiettivo indiretto è quello di conoscere ben presto quelle attività che avranno una maggiore produzione di rifiuti, in modo da potenziare il servizio dedicato a queste realtà. Soddisfazione per l’iniziativa anche dal Comune di Verona: «Sono i complimenti dei turisti per la pulizia e l’ordine della nostra città» ha commentato l’assessore Corsi, «che dimostrano il modo eccellente con cui Amia lavora su Verona e sul centro storico».


RUBRICA

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A cura della redazione

Find the differnces Thanks for helping me! Now we can play together... find the differences: there are six in each pair of photos.

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RUBRICA

Il libro del mese

IL LIBRO DEL MESE

Fotografa con il tuo smartphone questo codice QR e guarda il book trailer con l’intervista all’autore

Il libro: Non avete mai notato che su tutti i manuali di utilizzo dei cellulari è consigliato, se non raccomandato, di utilizzarli tenendoli sempre a 1,5 o addirittura 2,5cm dalla testa? Quanti di noi lo fanno? Quanti si preoccupano effettivamente? Riccardo Staglianò presenta questa pubblicazione dai toni forti, a tratti drammatici, ma quanto più possibile trasparenti. Dati, numeri, testimonianze che dimostrano l’effettivo danno per la salute che porta il nostro amico cellulare. L’Agenzia Nazionale per la ricerca sul cancro lo ha inserito tra i possibili cancerogeni e in molti Paesi precise disposizioni sanitarie indicano di non tenerli vicino al letto accesi durante la notte. A Brescia l’Inail ha dovuto risarcire un ex manager colpito da tumore alla testa causato dall’eccessivo utilizzo dello smartphone. Notizie fumose forse tendenziose, che questa pubblicazione promette di svelare nel loro più intimo dettaglio. L’autore: Riccardo Staglianò ha 43 anni ed è nato a Viareggio. Gionalista de “La Repubblica” ha iniziato la sua carriera come corrispondente da New York per il mensile “Reset” occupando uno dei ruoli che giornalisticamente si dicono tra i più pregiati: l’inviato estero. È passato poi al “Corriere della Sera” e oggi scrive inchieste italiane ed estere per “Il Venerdì”. Insegna Nuovi Media all’Università Roma Tre ed è stato autore di vari libri tra cui: “Bill Gates: biografia non autorizzata” (Feltrinelli, 2000), “L’impero dei falsi” (Laterza, 2006), “I cinesi non muoiono mai” con Raffaele Oriani (Chiare Lettere, 2008). Recente e di grande successo anche “Occupy Wall Street” (Chiare Lettere, 2012) reportage dentro la protesta recente americana. Curiosità: Staglianò è cofondatore di Caffè Europa, giornale culturale che ha riscosso un discreto successo. Il libro nasce in modo casuale proprio leggendo sulle istruzioni del telefonino le regole di distanza dalla testa. La Chiare Lettere ha pubblicato un’interessante intervista/anteprima che potete vedere tramite QR code da questa pagina.

Autore: Riccardo Staglianò Titolo: Toglietevelo dalla testa Edizione: Chiare Lettere Prezzo: € 15,00 Pagine: 353

E PE DIT R R OR AG IA AZ ZI

recensione a cura di Alessandra Scolari

Autrice: Lina Lundh Titolo: Mio papà supermuscolo Edizioni: Bohem Press Italia (Trieste) 2010 (prima edizione Stoccolma 2006) Prezzo: 16,00 € Pagine: 149

Il libro: È la storia di Lisetta che, non avendo conosciuto il padre, ne fa uscire uno dalla sua fantasia. Lo sceglie impegnato e vincente, un sollevatore di pesi con tanto di medaglie d’oro al collo, ghiotto di succo alla carota e molto bravo a saltare la corda. Un papà che ogni mattina porta la sua bambina sul suo robusto braccio davanti alla scuola, aiutandola ad affrontare gli sberleffi delle compagne di classe dispettose. Questo «prestigioso» papà sta al fianco di Lisetta, specie nei momenti difficili, facendo crescere in lei l’autostima. Trova argomenti inattaccabili dalla bambina, come quando le consegna «il trucco segreto» che non è altro che «chiedere scusa», ma prima «bisogna esserne convinti, altrimenti non serve» e imparare il modo di dire questa formula magica. Papà Supermuscolo è sicuro «se nel profondo si è amici, si è sempre amici. Anche quando si litiga» e a Lisetta dice «è proprio bello trovare l’amica del cuore». La simpatia tra Lisetta e Kemira è istantanea, entra subito nell’animo, ma poi l’amicizia è da costruire con la complicità di papà Supermuscolo che «fa l’occhiolino con l’aria furbetta», della mamma non più triste, ma con «l’intera volta celeste» negli occhi, della nonna che aspetta con pazienza. Che ne sarà delle due amichette? E di papà Supermuscolo? L’autore: Lina Lundh, nata nel 1979, vive a Nybro, una cittadina della Svezia meridionale, la stessa regione in cui nacque Astrid Lindgren, della quale forse respira il grande amore per i bambini. In questo suo primo libro l’autrice descrive con un linguaggio semplice la vita concreta e fantastica (anche se talvolta sembra reale) e i suoi messaggi vanno diritti al cuore dei protagonisti e dei giovani lettori. Il libro è tradotto da Laura Cangemi e illustrato da Sara Not con grande cura. Fra le migliori illutrazioni, papà Supermuscolo che addormenta Lisetta: sono palpabili la forza, l’affetto e l’amore per questa bambina (diventata minuscolo frugoletto), abbandonata tra le braccia del «mio papà». Poco importa se Lisetta ha ormai 7 anni. Curiosità: Anche dal libro «Mio papà Supermuscolo» si evince che la letteratura contemporanea per ragazzi rispecchia la realtà quotidiana. Le figure adulte presentano la loro personalità complessa, le preoccupazioni e i limiti, però da loro emergono anche i valori umani legati alla capacità di dialogare e alla disponibilità al cambiamento. La mamma non sa spiegare a Lisetta dove si trova il suo papà e alla domanda «Ti dispiace?», la ragazzina pensa «io ho il mio papà Supermuscolo», un padre “su misura”, dotato di grandi capacità (non solo fisiche), che riempiono il vuoto, facendo scoprire alla bambina nuovi orizzonti. Ad esempio quando Lisetta non riesce ad ascoltare la maestra e fare i calcoli, perché «tra il mio banco e quello di Kemira c’è una voragine», papa Supermuscolo le insegna come ricomporre la situazione. Lisetta (e come lei molti altri bambini) deve riacquistare la serenità: anello indispensabile per la capacità cognitiva dei bambini (e non solo). Giornalepantheon novembre 2012

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SALUTE&SOLIDARIETÀ Ricerca medica per il morbo di Crohn

A.M.I.C.I. per la vita Lo scorso 6 ottobre presso il Centro di Formazione Solidarietà dell’Ospedale Sacro Cuore di Negrar si è svolto un incontro organizzato dall’associazione A.M.I.C.I. Onlus (Associazione Malattie Infiammatorie Croniche dell’Intestino, ndr.) , per fare il punto sullo stato della ricerca medica rivolta alla cura del morbo di Crohn e della colite ulcerosa. di Elisa Guarnieri

L

’associazione A.M.I.C.I. (Associazione Malattie Infiammatorie Croniche dell’Intestino) è costituita da diverse delegazioni disseminate su tutto il territorio nazionale. Attualmente in Veneto conta circa 500 iscritti, di cui 50 residenti nella nostra provincia. Presente a Verona dal 2005, sotto la direzione della signora Nadia Lippa, si trova presso il Centro Formazione Solidarietà dell’Ospedale Sacro Cuore-Don Calabria di Negrar, dove

MORBO DI CHRON E COLITE ULCEROSA, COSA SAPERE? La colite ulcerosa e il morbo di Crohn (chiamato così dal nome del medico che per primo ne descrisse i sintomi nel lontano 1932) sono due malattie croniche che determinano l’infiammazione dell’intestino, la cui causa scatenante rimane tuttora sconosciuta. I sintomi predominanti che accompagnano tali patologie sono i dolori addominali associati a diarrea e talora a febbre. Se non vengono tempestivamente diagnosticate, a lungo andare, possono comportare delle complicazioni a livello dei reni, della pelle, del sangue e dell’apparato scheletrico. Entrambe le malattie devono essere costantemente controllate attraverso esami da effettuarsi periodicamente e una terapia individualizzata, che cambia da paziente a paziente. Tutto questo ha lo scopo di favorire il mantenimento della fase di remissione, ad evitare le ricadute, a limitare il rischio di complicanze e ridurre la necessità di un intervento chirurgico, consistente nell’asportazione di parte dell’intestino.

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riunisce i pazienti affetti dal morbo di Crohn e da colite ulcerosa. Lo scopo dell’associazione è quello di dare sostegno a tutti coloro che sono colpiti da queste patologie, per aiutarli a superare le difficoltà che si trovano ad affrontare quotidianamente. Spesso infatti, a causa della scarsa informazione da parte dei medici di base, la diagnosi della malattia non è sempre immediata (in media occorrono 5 anni) e la persona che ne è colpita passa molto tempo in preda ad inutili sofferenze, con il rischio di subire ulteriori peggioramenti e danni irreparabili alla propria salute. Per questo A.M.I.C.I. organizza periodicamente degli incontri con degli esperti al fine di fornire maggiori informazioni non solo ai medici, ma anche ai pazienti che si trovano a convivere con queste patologie. I problemi però non finiscono qui: alla sofferenza fisica si accompagna molto spesso un disagio psicologico dovuto al repentino cambiamento di abitudini di vita cui è costretto l’ammalato. Ad esempio, il continuo andirivieni dal bagno a causa degli improvvisi dolori addominali e degli attacchi di diarrea costringono il paziente ad isolarsi, fino a spingerlo

addirittura a non uscire più di casa. A ciò si aggiungono poi le difficoltà legate al reperimento dei farmaci e al loro alto costo, soprattutto nel caso delle cosiddette “cure biologiche”. Sotto questo aspetto A.M.I.C.I. si impegna a sensibilizzare e a fare pressione sugli organismi politici e amministrativi per cercare di assicurare la gratuità dei farmaci, la loro facile reperibilità, la tempestività delle prestazioni, l’assistenza sanitaria integrativa relativa ai prodotti dietetici e la nutrizione artificiale domiciliare, la possibilità di usufruire dell’assistenza infermieristica, l’adeguamento e la diffusione delle strutture sanitarie di riferimento. Un altro aspetto di cui si occupa l’associazione è quello legato alla tutela del posto di lavoro, che il malato rischia frequentemente di perdere a causa delle continue assenze, e il riconoscimento degli effetti invalidanti della malattia. Per tutti coloro che intendessero ottenere maggiori informazioni è possibile consultare il sito internet www. amiciitalia.net, o amici.verona1@ gmail.com oppure chiamare il numero 3472881744.


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ERRITORto A SPIkkI

Brevi dalla Valpantena e lessinia

Lo Sci Club Edelweiss da 60 anni sulle nevi della Lessinia

BOSCO CHIESANUOVA

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ra il 1953 quando un gruppo di amici decise di fondare uno sci club che si occupasse di agonismo e di avviamento allo sci. Come sede naturale per lo svolgimento delle attività fu scelta la Lessinia. Griez, Tracchi, Branchetto-Monte Tomba, Dosso Alto, Malga San Giorgio i teatri naturali che nel tempo hanno ospitato gli atleti dello sci club. Negli anni Settanta, già nel mese di novembre, grazie ad uno skilift portatile (antesignano delle attuali manovie) i pullmini dell’Edelweiss portavano gli atleti nelle conche tra Branchetto e Malga San Giorgio dove la neve si accumulava abbondante. Da 60 anni lo sci club non ha mai abbandonato quei luoghi così vicini alla sua sede cittadina. Sempre negli anni Settanta alcuni soci fondatori hanno costruito il rifugio Dosso Alto con annessi impianti di risalita, motivo per il quale per un lungo periodo l’attività dell’Edelweiss si è svolta in questa località. Oggi l’Edelweiss è una realtà ben radicata nel territorio della Lessinia. 400 sono i bambini che partecipano all’attività di avviamento allo sci e 70 sono gli atleti che si allenano a Malga San Giorgio. Le attività organizzate in Lessinia per la stagione invernale 2012/2013 sono i corsi di sci Rosso e Arancio che si svolgeranno al sabato mattina, il corso Blu che si svolgerà al sabato pomeriggio. Il lunedì pomeriggio vedrà protagonisti sulla pista del Valon 48 bambini e bambine dai 4 ai 6 anni che animeranno la Baby School, asilo dello sci. Sempre sul Valon il giovedì pomeriggio si svolgerà, in quattro tappe, il trofeo Gruppo Finestre, vero trampolino di lancio per tutti i piccoli sciatori di Verona e provincia che si affacciano per la prima volta al mondo delle gare. Sempre in tema di gare l’Edelweiss organizzerà il 12 gennaio uno slalom speciale in notturna per allievi e ragazzi della FISI di Verona denominato Trofeo Avesani, preceduto al pomeriggio dalla gara di gimkana Lattebusche dedicata alle categorie baby e cuccioli. I dirigenti di oggi ringraziano quelli della fondazione per le scelte operate e traggono linfa vitale dall’entusiasmo che i pionieri hanno tramandato nei decenni di ininterrotta attività. La Lessinia è stata e sempre sarà la casa adottiva di questo gruppo. Un augurio per un inverno carico di soddisfazioni e abbondanti nevicate.

Verona Tornano le Stelle di Natale dell’AIL

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’edizione del 2011 della Campagna delle Stelle di Natale AIL (Associazione Italiana contro le Leucemie- i linfomi e mieloma) ha riscosso molto successo, grazie alla generosità delle tante persone che hanno partecipato all’iniziativa, permettendo di raccogliere 64.025,28 euro al netto. Quest’anno l’AIL Verona Onlus vuole fare di più... Così il 7, l’8 e il 9 dicembre in tutte le maggiori piazze di Verona e provincia e nei Centri Commerciali (Grande Mela, Corti Venete, Verona Uno, ndr.) saranno presenti gli stand presso i quali i volontari AIL vi aiuteranno a scegliere una graziosa e colorata Stella di Natale, in cambio di un piccolo contributo. Il ricavato della vendita delle Stelle servirà per sostenere le attività assistenziali in favore dei malati ematologici, quali l’assistenza domiciliare, l’assistenza psicologica in reparto rivolta ai pazienti e ai loro familiari, le Case AIL che ospitano gratuitamente i pazienti provenienti da fuori provincia per intraprendere le cure presso il Centro di Ematologia del Policlinico G.B. Rossi di Verona. Attenzione! AIL Verona Onlus avverte che NON CHIEDE MAI DENARO VIA TELEFONO!!! Se ricevete telefonate da parte di un’associazione che, spacciandosi per AIL, domanda insistentemente soldi, promettendovi in cambio biglietti per fantomatiche commedie o concerti, sappiate che È UNA TRUFFA! Questa spregevole attività danneggia l’immagine di AIL, con conseguenze negative che si ripercuotono poi negli eventi che AIL organizza. Perciò diffidate da questi impostori e ricordate che: “L’unico male incurabile è l’indifferenza”.

Grezzana I Twintera lanciano “Lines”, il primo album

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enerdì 16 novembre sarà una data storica per la band valpantenate Twintera che presenterà in esclusiva il primo album di inediti intitolato “Lines” alla quale la band ha lavorato per oltre due anni. Grazie alla firma del contratto con l’etichetta indipendente Logic Illogic il sogno è diventato realtà. La precedente esperienza in sala di incisione risale al 2009 con il demo “De-motion” che aveva riscosso un buon successo, ma chiaramente l’attesa era piuttosto alta per il lavoro vero. Ora, grazie ad un concerto evento al “Baricentro” di San Martino Buon Albergo (centro commerciale Verona Est) in programma appunto nella serata del 16 novembre, la presentazione ufficiale con i primi cd in vendita è pronta al via. Dieci brani completamente inediti, più un intro ad essere sinceri, che mischiano lo stile più graffiante dell’heavy metal ad imprevedibili tratti melodici a cui i Twintera non ci avevano mai abituato. Impreziosisce il tutto la collaborazione internazionale di Tom Englund, cantante e chitarrista della band svedese Evergrey, che ha prestato la voce nel brano “Oversight” contenuto all’interno dell’album. Testi e musiche di tutti i Twintera: Fabio Merzi (voce), Massimo Bellamoli (batteria), Stefano Fava (basso), Simone Zanoni e Al Pia(chitarre). Info su Facebook/Twintera La distribuzione ufficiale sarà curata da Andromeda mentre si attendono a questo punto le date del tour di lancio: qualche capatina anche in terra svedese?

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Prossimi appuntamenti Pantheon Business Training

Innoval Young

presenta

“Social Network e Internet 2.0: facciamo affari con il Business Digitale” Ore 9:00 - c/o “Sala Innovazione” in via Tavigliana 1/A - Grezzana

Per le aziende, gli imprenditori e per chiunque desideri scoprire e cogliere le opportunità del Business Digitale, parte il ciclo di tre esclusivi incontri* con Pietro Bazzoni e il Team di Officine Italiane Innovazione. 17 novembre 2012 – “Innovation Day: come fare Business in tempo di crisi”

1 dicembre 2012 – “Facebook, Twitter, Linkedin: fare Business con i Social Networks”

15 dicembre 2012 – “È tempo di Internet 2.0: come fare affari con il web”

*Costi: 1 incontro – 50euro (anzichè 120euro) 3 incontri – 100euro (anzichè 360euro) Speciale sconto 50% dal secondo acquisto per le aziende che desiderano far partecipare due o più dipendenti. Soci Innoval: Sconto 50% sulla prima sottoscrizione.

Per Info e prenotazioni: fabio.daipre@giornalepantheon.it

Ti aspetta c/o “Sala Innovazione” in via Tavigliana 1/A - Grezzana

19 novembre - ore 19:00 Consiglio Innoval Young

Sei un giovane dai 18 ai 35 anni? Partecipa anche tu al consiglio di Innoval Young e vieni a conoscere tutte le iniziative per la tua crescita personale e il tuo futuro.

24 novembre - ore 9:00

Presentazione Business Game Scuola di Impresa presenta la prima edizione di Business Game “Brains at work... Play to learn!”, il gioco didattico che simula la gestione tattico-strategica di una vera impresa.

10 dicembre

Ore 20:00 Grande Cena di Natale Ti aspettiamo all’esclusiva Cena di Natale, un momento speciale per fare il punto su tutti i nostri progetti e le nostre iniziative. L’occasione per trascorrere insieme una serata in allegria e scambiarci gli auguri di Natale.

Per info e dettagli: Via Tavigliana 1/A, Grezzana (Vr) Lunedì-Giovedì dalle 16:00 alle 19:00 Tel.Giornalepantheon 045.8650746 – info@innoval.it – www.innoval.it 54 novembre 2012 facebook/Innoval Young – twitter: @innoval Young


Vendri Mercatino di Natale a Villa Vendri

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orna sabato 24 e domenica 25 novembre il “Mercatino di Natale” in Villa Vendri organizzato dalla collaborazione straordinaria delle Scuole dell’Infanzia FISM paritarie della bassa Valpantena. Come molti sanno, questi singoli istituti anche trovandosi a pochi chilometri di distanza hanno storicamente faticato a collaborare tra di loro, ragionando spesso solo sui propri bilanci economici in modo autonomo con le più svariate iniziative. Dallo scorso anno, grazie alla caparbietà di una mamma, presidente della scuola di Quinto, che si è rimboccata le maniche e ha coinvolto le scuole vicine, è nata questa bellissima iniziativa del Mercatino in Villa Vendri, unico nel suo genere, che ha raccolto alla prima edizione una risposta di collaboratori e visitatori straordinaria. Presenti le Scuole dell’Infanzia di Quinto, Poiano, Santa Maria in Stelle, Novaglie e Marzana, che esporranno e metteranno in offerta lavori artigianali realizzati da mamme, nonne e perché no anche da bambini. Lo scorso anno fecero da cornice all’evento gli Alpini di Quinto, offrendo cioccolata, vin brulè e pandoro ai visitatori oltre al loro suggestivo coro, la Corale e il Coretto dei bambini di Poiano. Un grande successo che va condiviso tra i Comitati di Gestione delle scuole, le famiglie, le associazioni di volontariato, gli sponsor e gli abitanti della valle che numerosi sono accorsi. Il “Mercatino di Natale” dello scorso anno ha così gettato le basi per la collaborazione tra queste realtà nel vero spirito di fratellanza e condivisione promosse dal Cristianesimo del quale, le scuole FISM, si sono sempre fatte testimoni. Tutto quanto verrà raccolto durante il mercatino del 24 e 25 novembre andrà a beneficio delle scuole stesse e quindi dei bambini che le frequentano.

Flash news

Bosco chiesanuova

Una montagna di idee

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itornano anche quest’anno le attività creative de “Una Montagna di Idee”, associazione con sede a Bosco Chiesanuova. Particolare interesse susciterà il tradizionale Mercatino di Natale, in scena proprio a Bosco da venerdì 7 dicembre sino a domenica 9 dicembre. Il tipico allestimento natalizio aprirà alle ore 16:00 del 7 dicembre, e continuerà per tutto il weekend con la visita speciale di Babbo Natale nella giornata di domenica. Per tutte le info www. unamontagnadiidee@gmail.com oppure al numero 349.6802126

A Grezzana un inverno in biblioteca

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icchissimo il programma della biblioteca di Grezzana per i mesi invernali. Il cartellone proporrà infatti appuntamenti per tutti, dai più grandi sino ai più piccoli, a cui è dedicata come di dovere un’attenzione speciale. Il 5 novembre alle 18:30 Anna Lupi presenterà il suo libro “In Cucina con gli Avi”, serata a cura del Prof. Lorenzo Carpanè con la partecipazione del coro “Improvviso” diretto da Mirko Zamperini. Il 10 novembre alle ore 18:30, la Compagnia degli Argonath (vedi Pantheon 28, pg. 40) proporrà un incontro dal titolo “Alla Scoperta del Fantasy – J.R.R. Tolkien e il suo capolavoro Tra medioevo e fantastico” a cura di Roberta Tosi. Il 22 novembre alle ore 20:30 in collaborazione con la Scuola G. Pascoli di Grezzana, le dott.sse Giuliana Guadagnini, Annalisa Tiberio, Vanessa Folletto e il dr. Christian Serpelloni relazioneranno sui problemi dell’età della crescita in un incontro dal titolo “Diasgio e Adolescenza”. Il 29 novembre (ore 20:45), sempre in collaborazione con l’istituto scolastico di Grezzana, serata dibattito dal titolo “Sessualità: prestazione o relazione?”, come parlare di sesso ai propri figli evitando di essere scontati. Parleranno le dott.sse Guadagnini Giuliana, Annalisa Tiberio, Maria Grazia Cordioli e il dr. Giorgio Dolcetta. Non da ultimo le rappresentazioni teatrali “Peter Pan un sorriso...una fata” al Teatro Valpantena l’11 novembre alle ore 16:00, e l’evento “Il Bambino e le Fiabe” alla Biblioteca il 9, 16, 23 e 30 novembre dove saranno fatte delle letture ad alta voce per i bambini della scuola dell’infanzia. Tutte le info su bibliogrezzana@gmail.com oppure al numero 045.8650169

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DAL 8 AL 25 NOVEMBRE – ISOLA DELLA SCALA FIERA DEL BOLLITO CON LA PEARÀ PalaRiso Dodicesima edizione di una delle manifestazioni più prelibate dell’autunno veronese. Nel corso della fiera si potranno infatti degustare i tipici bolliti con la prelibata salsa veneta. Da non perdere. Info: Ente Fiera Isola della Scala 045.7300089 DAL 8 AL 11 NOVEMBRE – VERONA FIERACAVALLI Come ampiamente anticipato nello scorso numero di Pantheon torna la fiera numero uno (o forse due) in programma al polo fieristico di Verona. Tutte le info sul numero 34 di Pantheon. Info: 045.8298111 – www.fieracavalli.it 9 NOVEMBRE – GREZZANA TEATRANDO IL VENERDÌ Cinema Teatro Valpantena – Ore 21:00 “No n’è restà gnanca el paradiso” prosegue la rassegna teatrale di Grezzana. In scena torna l’acclamatissima Compagnia Instabile di Vaggimal. Ingresso €5, ridotto €4. Info: cinemavalpantena@libero.it 9, 16, 23 e 30 NOVEMBRE – GREZZANA LETTURA AD ALTA VOCE PER L’INFANZIA Biblioteca di Grezzana – Ore 16:30 L’evento dal titolo “Il Bambino e le Fiabe” propone letture ad alta voce per bambini della scuola dell’infanzia, Ingresso gratuito ma consigliata, per l’alto afflusso, la prenotazione. Info: Biblioteca Grezzana 045.8650169 – bibliogrezzana@ gmail.com 9 E 30 NOVEMBRE – VERONA UNA NOTTE AL MUSEO Museo di Storia Naturale Aperture serali con le torce per scoprire le specie ospitate nel museo di storia naturale di Verona. Info: 045.8036353 – www.spazioaster.it

10 NOVEMBRE– GREZZANA INCONTRO SUL GENERE FANTASY Sala Bodenheim/Biblioteca di Grezzana – Ore 18:30 Roberta Tosi e i ragazzi della “Compagnia degli Argonath” racconteranno il lavoro straordinario di J.R.R. Tolkien in un viaggio affascinante nel genere fantasy. Info: Biblioteca Grezzana 045.8650169 – bibliogrezzana@gmail.com 10 e 11 NOVEMBRE – TREGNAGO ANTICA FIERA DI SAN MARTINO Tensostruttura e vie del paese Tradizionale appuntamento a Tregnago con la festa contadina di San Martino, oggi evento riservato ai prodotti locali, cultura, gastronomia e arte tregnaghese e dell’intera Lessinia. Bancarelle, assaggi e qualche momento di musica e di intrattenimento. Info: www.comune.tregnago.vr.it 10 E 11 NOVEMBRE – GREZZANA L’ERA GLACIALE 4 Cinema Teatro Valpantena – Ore 21:00 (sabato), 18:00 e 21:00 (domenica) Appuntamento con uno dei futuri classici d’animazione. Qualche numero? La proiezione di Bosco Chiesanuova ha registrato un incredibile sold out. Ingresso €5, ridotto €3,5 (sconto €0,5 per i tesserati NOI). Info: cinemavalpantena@libero.it

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Giornalepantheon novembre 2012

11 NOVEMBRE – GREZZANA PETER PAN, UN SORRISO...UNA FATA Cinema Teatro Valpantena – Ore 16:00 Appuntamento curato dalla Fondazione Aida e dal Teatro Blu in collaborazione con la rassegna Teatrando il Venerdì e dedicato a tutti i bambini. Ingresso 5€, ridotto 4€. Info: Biblioteca Grezzana 045.8650169 – bibliogrezzana@gmail.com 11 NOVEMBRE – VERONA FAMIGLIE A TEATRO Teatro Filippini – Ore 16:30 Va in scena “Raperonzola” (Compagnia Rosaspina) dedicato ai bambini dai 3 anni in su. Un classico dei fratelli Grimm che ha tutti gli ingredienti di una ricetta favolosa: la bella fanciulla dalle trecce d’oro, un principe di bell’aspetto, una strega malvagia, una torre senza uscita. Versate tutto in un magico pentolone e mescolate, pronti per lo spettacolo. Ingresso €5 intero, €4 ridotto, bambini 0/3 gratis. Info: Fondazione AIDA 045.8001471 / 045.595284 - www.fondazioneaida.it 13 NOVEMBRE – BOSCO CHIESANUOVA CHI HA CHIAMATO LA CICOGNA? Sala Olimpica Teatro Vittoria – Ore 20:30 Incontro per approfondire il passaggio da coppia a genitori,

con il dr. Scarmagnani (www.studioscarmagnani.it) che aveva già tenuto le conferenze del ciclo “Io Tarzan tu Jane” la scorsa primavera meritevoli di aver riscontrato un ottimo successo. Incontro aperto a tutti. Info: Comune di Bosco Chiesanuova 045.6780383 - www.boscochiesanuova.net FINO AL 13 NOVEMBRE – SAN ZENO DI MONTAGNA CASTAGNE, BARDOLINO E MONTE VERONESE Vari ristoranti associati Rassegna enogastronomica che vede impegnati gli chef dei ristoranti: Al Cacciatore, Bellavista, Costabella, Sole, Taverna Kus che continuativamente propongono piatti tra tradizione e innovazione. I prezzi vanno dai 35 ai 45 euro e una bottiglia di vino compresa ogni due persone. Info: 045.6212567 – www. ilbardolino.com – info@winebardolino.it 16 NOVEMBRE – GREZZANA TEATRANDO IL VENERDÌ Cinema Teatro Valpantena – Ore 21:00 “Pallottole e Cornetti” prosegue la rassegna teatrale di Grezzana. In scena torna l’acclamatissima “Gli Insoliti Noti”, capitanata da Donato De Silvestri. Ingresso €5, ridotto €4. Info: cinemavalpantena@libero.it DAL 16 AL 25 NOVEMBRE – VERONA FESTIVAL DEL CINEMA AFRICANO Cinema della città Festival seguitissimo e per chi ancora non avesse avuto occasione di vederlo consigliamo vivamente di prendere almeno un appuntamento. Non solo film, ma anche conferenze, concerti, e coinvolgimento delle scuole della città. Scaricate il programma e le sedi che ospiteranno le proiezioni. Info: 045.8033519 – www.cinemafricano.it DAL 16 AL 18 NOVEMBRE – ILLASI ILLASI IN CAMPER Piazza del Municipio, Cantine e Frantoi della zona Consueto appuntamento: la Festa dell’Olio in Camper ad Illasi. Posti limitati per cui è opportuno prenotarsi. Si tratta infatti di una “girata” gastronomica tra cantine e frantoi non senza visita ai borghi dimenticati e una bella pedalata sulle colline che abbracciano il paese. Info: 045.7830415 – www.camperclubmarcopolo.com – marcopolo.valdillasi@gmail.com 17, 18 E 23, 24, 25 NOVEMBRE – MEZZANE DI SOTTO ANTICA FESTA DELL’OLIO Villa Maffei È la più antica fiera di paese di tutta la provincia, e qualitativamente si immerge nel territorio forse più caratterizzato dall’ulivocoltura. Mezzane di Sotto regala in questo periodo paesaggi indimenticabili che l’Antica Festa dell’Olio completa con i suoi sapori inconfondibili. Consigliamo vivamente la visita in una delle cinque serate in programma, spalmate su due weekend. Info: www.festadelloliomezzane.it - 045.8880100 - 347.9006296 17 NOVEMBRE – VERONA STORIE DI GNOMI CORAGGIOSI Teatro Filippini – Ore 20:30 Per la rassegna “Sera a teatro con mamma e papà” una divertente commedia per bambini in cui saranno protagonisti gli incanti del bosco popolato da gnomi e folletti. Ingresso €5 intero, €4 ridotto, bambini 0/3 gratis. Info: Fondazione AIDA 045.8001471 / 045.595284 - www.fondazioneaida.it 18 NOVEMBRE – VERONA FAMIGLIE A TEATRO Teatro Filippini – Ore 16:30 Va in scena “Sun e il pianeta terra” (Compagnia Artisti Associati) dedicato ai bambini dai 4 anni in su. Sun è un pianeta simile alla terra, popolato di creature progredite nella scienza e nella tecnica ma anche nell’amore e nel rispetto alla vita. Ai loro occhi la terra è un pericolo per l’egoismo dell’uomo. Un appuntamento dai forti messaggi morali. Ingresso €5 intero, €4 ridotto, bambini 0/3 gratis. Info: Fondazione AIDA 045.8001471 / 045.595284 - www.fondazioneaida.it 17 E 18 NOVEMBRE – GREZZANA LA MIA VITA È UNO ZOO Cinema Teatro Valpantena – Ore 21:00 (sabato), Ore 18:30, 21:00 (domenica) Uno scrittore di avventure rimane vedovo e con due figli deve affrontare la difficoltà di crescerli. Decide di comperare una casa in campagna nel cui pacchetto è compreso un zoo. Divertente storia per tutta la famiglia. Ingresso €5, ridotto €3,5 (sconto €0,5 per i tesserati NOI). Info: cinemavalpantena@libero.it 18 NOVEMBRE – GREZZANA LEAFIE, STORIA DI UN AMORE Cinema Teatro Valpantena – Ore 15:00, 16:40 La storia commovente in animazione di una gallina speciale che sfugge dall’allevamento. Reprise per certi versi simile a “Galline in Fuga” per altri nuovo e da non perdere. Ingresso €5, ridotto €3,5 (sconto €0,5 per i tesserati NOI). Info: cinemavalpantena@libero.it

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EVENTI


18 NOVEMBRE – VERONA FAMIGLIE A TEATRO Teatro Filippini – Ore 16:30 Va in scena il classico di “Biancaneve” (Compagnia La Contrada) per i bambini dai 4 anni in su. Una storia senza tempo pronta ad affascinare i piccoli e i loro genitori, che ricorderanno parti della loro infanzia. Ingresso €5 intero, €4 ridotto, bambini 0/3 gratis. Info: Fondazione AIDA 045.8001471 / 045.595284 - www.fondazioneaida.it 18 NOVEMBRE – CERRO VERONESE TEATRO: LA MOGLIE CON I BAFFI Teatro Don Angelo Vinco – Ore 17:00 Un marito poco fedele cerca di placare la furiosa amante con l’aiuto di un invadente ospite inaspettato. Purtroppo per lui nel suo appartamento capiteranno altri personaggi a dir poco ingombranti. Info: Contrada dei Miracoli www.teatrocerro.it 20 NOVEMBRE – BOSCO CHIESANUOVA VUOI PIÙ BENE AL PAPÀ O ALLA MAMMA? Sala Olimpica Teatro Vittoria – Ore 20:30 Incontro per approfondire il rapporto genitori/figli puntando sull’importanza di ascolto delle regole. Incontro aperto a tutti. Info: Comune di Bosco Chiesanuova 045.6780383 www.boscochiesanuova.net 22 NOVEMBRE – GREZZANA DISAGIO E ADOLESCENZA Sala Bodenheim/Biblioteca di Grezzana – Ore 20:30 Primo incontro aperto alle famiglie organizzato in collaborazione con la Scuola G. Pascoli. Interverranno le dr.sse Giuliana Guadagnini, Annalisa Tiberio, Vanessa Folletto e il dr. Christian Serpelloni. Info: Biblioteca Grezzana 045.8650169 – bibliogrezzana@gmail.com 23 NOVEMBRE – GREZZANA TEATRANDO IL VENERDÌ Cinema Teatro Valpantena – Ore 21:00 “Signori si nasce...stramassi se resta” prosegue la rassegna teatrale di Grezzana con la compagnia “Polvere Magica”. Ingresso €5, ridotto €4. Info: cinemavalpantena@libero.it DAL 23 NOVEMBRE – VERONA MERCATINO DI NORIMBERGA Piazza dei Signori Un mese di esposizione per uno degli appuntamenti natalizi più attesi. Orari da domenica a giovedì apertura ore 10:00 e 21:30; venerdì, sabato e prefestivi dalle 10:00 alle 23:00. Info: www.nataleinpiazza.it

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23, 24 NOVEMBRE – VERONA E ILLASI XXX RALLY DUE VALLI Partenza da Piazza Bra Il Rally d’eccezione a Verona quest’anno valido come Finale di Coppa Italia. Percorso in gran parte inedito in Lessinia tra Illasi, Roverè e Bosco Chiesanuova. Tutte le info al sito ufficiale. Info: 045.595403 – www.rallyduevalli.it 24 E 25 NOVEMBRE – GREZZANA FILM (PROGRAMMAZIONE NOVEMBRE) Cinema Teatro Valpantena – Ore 21:00 (sabato), Ore 15:00, 17:00, 19:00, 21:00 (domenica) Ultima proiezione del mese ancora da definire. Seguite le info in bacheca al Cinema Valpantena per scoprire questa...sorpresa! Ingresso €5, ridotto €3,5 (sconto €0,5 per i tesserati NOI). Info: cinemavalpantena@libero.it 27 NOVEMBRE – BOSCO CHIESANUOVA IL COMPITO EDUCATIVO DELLA FAMIGLIA Sala Olimpica Teatro Vittoria – Ore 20:30 Trasmettere l’autostima ai figli nel rapporto di crescita e di guida dei genitori. Ospite e relatore il dr. Lombardo (www.csevolution.com). Incontro aperto a tutti. Info: Comune di Bosco Chiesanuova 045.6780383 www.boscochiesanuova.net 29 NOVEMBRE – GREZZANA SESSUALITÀ: PRESTAZIONE O RELAZIONE Sala Bodenheim/Biblioteca di Grezzana – Ore 20:30 Secondo incontro aperto alle famiglie organizzato in collaborazione con la Scuola G. Pascoli. Si parlerà di come parlare di sesso ai figli senza mai essere banali. Interverranno le dr.sse Giuliana Guadagnini, Annalisa Tiberio, Maria Grazia Cordioli e il dr. Giorgio Dolcetta. Info: Biblioteca Grezzana 045.8650169 bibliogrezzana@gmail.com www.boscochiesanuova.net 30 NOVEMBRE – GREZZANA TEATRANDO IL VENERDÌ Cinema Teatro Valpantena – Ore 21:00 E giunse il momento dei “Meo de la Coà”. Con Jole e Gigi Laprostata tornano in scena gli organizzatori della bellissima rassegna teatrale di Grezzana. Ingresso €5, ridotto €4. Info: cinemavalpantena@libero.it 4 DICEMBRE – BOSCO CHIESANUOVA ADOLESCENTI E GENITORI Sala Olimpica Teatro Vittoria – Ore 20:30 Come favorire la gioia di studiare in un momento della crescita tra i più delicati di sempre. Incontro aperto a tutti. Info: Comune di Bosco Chiesanuova 045.6780383 www.boscochiesanuova.net

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SCATTI D aUTORE

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MINI CORSO IN 5 LEZIONI Quarto appuntamento: utilizzare al meglio la nostra macchina fotografica.

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entornati alla quarta lezione del minicorso di fotografia. Come accennato nell’articolo precedente, questa volta parliamo di inquadratura e composizione fotografica. Molte volte mi si chiede come riuscire a realizzare delle belle immagini. Tre sono i punti essenziali da tener presente, indipendentemente dal tipo di fotocamera impiegata: 1. Ricordarsi che gli oggetti fotografati sono immobili, mentre il fotografo è mobile, cosa assai banale ma che tutti dimenticano; 2. Riempire il fotogramma/inquadratura con quello che ci interessa; 3. Realizzare sempre un’inquadratura semplice contraddistinta da pochi elementi. Questi tre concetti di base, sono fondamentali per la riuscita di una buona foto, sono banali ma spesso dimenticati. Analizzando il primo punto, quante volte vi è capitato di dover fotografare dei soggetti e di chiedergli: “vieni più avanti, ti sposti di là” ecc? Ma la cosa più semplice, e non, è che si sposti il fotografo! Molte volte, spostandoci a desta o a sinistra, in alto o in basso, varia completamente quella che è l’inquadratura. Quando potete piegatele quelle gambe! Immaginate di dover fotografare un bambino, a seconda dell’inquadratura che realizzate trasformate il vostro soggetto in un “nanerottolo” (inquadratura dall’alto verso il basso), in un gigante, (inquadratura contraria dal basso verso l’alto) o in un bambino ed il suo mondo, (in quadratura ad altezza occhi). Quale sia l’immagine corretta decidetelo voi in base a quello che volete dire. Ricordatevi prima di scattare muovetevi per trovare l’angolazione migliore, non siate dei treppiedi umani che svolgono solo la funzione di supporto e scatto per la propria macchina fotografica. Il secondo punto, riempire il fotogramma, con solo questa operazione migliorate il 70% delle vostre immagini. Quando decidete di scattare una fotografia, alcuni secondi prima, siete stati colpiti da qualche cosa all’interno della scena inquadrata, è questo che deve essere esaltato, è la cosa che in quel momento prevale su tutto il resto. Bene, ponetelo in evidenza riempendo il fotogramma. Nell’esempio che segue potete notare come nella prima immagine fig. 1 vedete la classica foto della pianta di melograni, molto insignificante e vergognosamente piatta, nella fig. 2 ho focalizzato l’interesse su quello che mi ha colpito della pianta, i melograni. Le due immagini hanno un impatto emotivo diverso: la prima descrive sicuramente l’oggetto ma è dispersiva, dice poco o nulla, la seconda è immediata sull’oggetto/soggetto. Concretizzate i soggetti delle fotografie non lasciateli a margine o Fig.1 su una piccola porzione del fotogramma, io dico sempre “siate tirchi”, se avete acquistato una pellicola o una macchina digitale con un sensore di quel formato, sfruttatelo tutto, altrimenti era meglio comperare un formato più piccolo sicuramente meno costoso. Il terzo punto, le vostre immagini devono essere semplici, se andiamo a rivedere le nostre immagini più belle o ripensiamo a delle fotografie che ci hanno colpito, tutte hanno la caratteristica di essere molto semplici, le inquadrature non sono state riempite con una marea di oggetti/soggetti. Una buona fotografia è come un grande piatto creato da uno chef: ingredienti pochi, semplici e selezionati, che accostati tra loro creano un’esplosione nuova di gusti e sapori. Questo deve essere una buona immagine. Se vi colpisce un paesaggio, vi emoziona, fotografatelo come lo vedete, registrate quell’istan-

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te, se iniziate ad inserire persone od oggetti vari, perdete quella che è la Fig.2 sensazione e la freschezza che l’immagine vi ha trasmesso. Per esempio, immaginate di trovarvi all’estero, classico tramonto sulla spiaggia tropicale sabbia e sole dorati, riverbero del sole sull’acqua, che poesia. Infilateci poi in mezzo una persona cara, una parte dell’alloggio in cui eravate, l’indigeno sulla spiaggia e chi più ne ha più ne metta, il risulato…non so più dove guardare e la poesia del paesaggio che vi ha colpito si perde nei meandri della fotografia. Tenendo presente questi tre punti base, vediamo ora alcune semplici regolette su come comporre una buona immagine. La regola dei terzi, molto utilizzata in pittura ed in pubblicità alcuni anni fa, mi dice che dividendo in tre parti uguali un’immagine in orizzontale ed in verticale (fig.3), il punto d’incontro delle linee, detto fuoco, è un centro di maggior interesse in cui il mio occhio è portato a guardare. Se in quel punto pongo l’oggetto/soggetto che mi interessa lo esalterò ancora di più (fig.4). Visto che in un’inquadratura ci sono quattro centri d’interesse posso utilizzarli per inserire quattro soggetti differenti ai quali dovrò dare una scala d’importanza, in Fig.3 maniera da mettere in evidenza prima una cosa e poi l’altra, ed ecco che come per magia nella mia immagine ho più soggetti ritratti, quattro centri d’interesse con un ordine logico e l’imFig.1 magine che ne risulterà sarà sempre semplice. Altra regoletta che oggi vediamo riguarda il contrasto soggetto sfondo, oggi molto usata in pubblicità. Questa mi dice che Fig.4 se ho il mio soggetto posto su di uno sfondo uniforme con illuminazione sfondo/soggetto differente, il mio soggetto può essere posizionato in qualunque punto dell’immagine, che comunque si noterà. Se poi riuscite ad abbinare insieme, l’inquadratura giusta per il soggetto, la regola dei terzi, sicuramente l’immagine che otterrete sarà di sicuro effetto. (fig.5) Al momento vi lascio con queste poche e semplici regolette: provatele! La prossima volta continueremo con l’inquadratura e la composizione. Vi lascio con la frase di un famoso fotografo: Fig.5 “fotografare è mettere sulla stessa linea di mira la testa, l’occhio e il cuore” (Henri CartierBresson). Buona fotografia a tutti.

Se avete domande, volete far sentire la vostra presenza o avete piacere che vengano trattati determinati argomenti, potete scrivere alla redazione di Pantheon (matteo.bellamoli@giornalepantheon.it), sarà mia premura rispondervi quanto prima.

Gianluca Stradiotto Fotografo Via Leonardo da Quinto, 111 Quinto VR www.gianlucastradiotto.it


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Pantheon 35 - Novembre 2012  

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