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Anno 9, Numero 5

Giugno 2016

il magazine di Verona

Suolo letterario grazie a Shakespeare Tra palazzi antichi e capolavori quotidiani,

la città di Verona si interroga sul suo futuro turistico

Dove, se non Qui? MEDIO ORIENTE

AMBIENTE

B.GO TRENTO

IDEE

La Tenda delle Nazioni, spiegata bene

Povegliano è il comune più green

L'origine di un quartiere

L'app che volerà a Berlino


Acqua: dieta perfetta

Ricetta per la primavera

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EDITORIALE di

Matteo Scolari

@ScolariMatteo

Dobbiamo essere noi a decidere se vogliamo puntare sul turismo per creare nuove opportunità per l’Italia o se ancora una volta continueremo a vivere di minima rendita.

Verona, con le sue vecchie mura che l'attorniano, i suoi ponti dai parapetti merlati, le sue lunghe e larghe vie, i suoi ricordi del medio evo, ha una grande aria che incute rispetto. Paul Valery

O

gni volta che passeggio in centro, per lavoro o per diletto, e mi trovo davanti alla maestosità e all’eleganza dell’anfiteatro romano in Piazza Bra, mi chiedo quali possano essere lo stupore e la reazione di una persona di un’altra regione, o di un turista straniero, nel trovarsi per la prima volta di fronte a un incredibile esempio di architettura romana così perfettamente conservato qual è l’Arena. Ho 35 anni, sono nato e cresciuto a Verona. E forse è proprio per questo che mi pongo tale domanda. Mi rendo conto che troppo spesso noi veronesi diamo per scontate molte cose. Oltre all’Arena, appunto, come non soffermarsi con lo sguardo sul Castello Scaligero con il suo straordinario ponte sull’Adige, come non sognare antiche scene dall’alto degli scalini del Teatro Romano che si prolungano idealmente sull’antico Ponte Pietra, come non immaginare di attraversare l’Arco dei Gavi, magari posizionato nel suo luogo di origine lungo Corso Cavour, o come non ricostruire con la mente la Verona completamente fortificata al tempo di Cangrande della Scala e poi nel periodo asburgico. E come non sperare di rivedere in tutto il suo splendore, dopo anni di chiusura, il Pantheon di Santa Maria in Stelle, gioiello a me così caro visto che proprio nel paesino della Valpantena ho vissuto fino a qualche tempo fa. E mi fermo con gli esempi di Verona, senza addentrarmi in provincia dove l’elenco potrebbe proseguire all’infinito. La nostra città è un crocevia di storie, di passaggi, di vissuti che hanno lasciato traccia visibile e tangibile in epoca contemporanea; noi che qui ci abitiamo e ci viviamo, questo lo sottovalutia-

mo. È quello che non fanno nel resto del mondo, dove il patrimonio storico, culturale e architettonico veronese, dal valore inestimabile, ce lo riconoscono, ce lo apprezzano, in taluni casi ce lo copiano. L’amore degli stranieri per la città di Romeo e Giulietta è comprovato anche dai numeri: proprio nel 2015 (in parte forse anche per effetto di Expo?) si è registrato il record di sempre di arrivi e di presenze in Veneto e nella nostra città. Una crescita, fisiologica, che ci deve sì rendere felici, ma non così tanto da farci sedere sugli allori. Verona, lo sappiamo tutti, potrebbe fare molto di più. Dalla nascita delle DMO, o Agenzie del Turismo, ancora ferme al palo dopo la chiusura degli IAT, al coordinamento ormai necessario di decine di soggetti che operano già da tempo, o magari da poco, ma con formule innovative sul territorio, e che insieme potrebbero costituire una vera ricchezza per il settore turistico, dell’offerta e dell’incoming scaligero. Il prossimo triennio, anche per una serie di concause esterne, tra le quali, purtroppo, le tensioni generate dal terrorismo internazionale, il nostro Paese diventerà meta prescelta per tantissimi turisti europei ed extraeuropei. A questo punto dobbiamo essere noi a decidere se vogliamo puntare sul turismo per creare nuove opportunità per l’Italia o se ancora una volta continueremo a vivere di minima rendita. Il convegno organizzato lo scorso 20 maggio in Villa Arvedi da Verona Network, con la collaborazione di Pantheon, aveva proprio questo scopo: capire se a Verona ci accontentiamo ancora di essere passivi o se vogliamo essere protagonisti di un serio cambio di marcia che porti alla creazione di reti di collaborazione e sinergie davvero lungimiranti.


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Registrazione Tribunale di Verona n.1792 del 5/4/2008 - Numero chiuso in redazione il 06/06/2016

SOMMARIO 6 12 14 22 24 26

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Verona Green

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LIBRO DEL MESE - BOX OFFICE

PRIMO PIANO L a sed uz i o ne ( t u r i s t i c a ) di Ve r o n a 56 Brevi da Verona RA D IC I I N M OV I M E NT O Bi c i g r i ll e n u ovo ve r de s u ll'A di g e 58 Bellezza al Naturale RIVER L a pri mav era d ei l uo g h i i n e s p r e s s i 60 IN CUCINA CON NICOLE FE STI VA L B I B LI CO Piantando alberi, cresce (anche) la pace SCORCI Acquarelli e discorsi sospesi Due chiacchiere con Stefano Faravelli IL PERSONAGGIO L'amore per l'immagine si fa mestiere Con il fotografo Alessandro Cantoni SALUTE Io, praticante su sedia a rotelle La storia (ostinata) di Alberto Brunelli SOLIDARIETà C resc ere è un' avve n t u r a La natura secondo l'associazione Confini Vaganti A GR OA L I M E NTAR E S t o p a i p e s t i c i di Povegliano il comune (più) green cultura Una scuola prima, un quartiere poi La genesi di Borgo Trento, spiegata bene GIOVA NI & L AVOR O Cattolica Factory L'app che volerà a Berlino (con le sue ideatrici) VI GNE T T E Nuvo l e pa r la n t i e di n t o r n i La Sagra dei Fumetti atterra a Verona

28 30 34 38 42 44

In s eg u i i nos t ri aer o pl a n i d i ca r ta e sco pr i su w w w. verona-pantheon.c om i c o nte nuti multime d ia l i c he a b b ia mo pr e pa r ato p er t e Errata corrige: a pagina 10 e 11 di Pantheon 70 è stato erroneamente indicato come iCube, il robot iCub. Errori da segnalare? redazione@giornalepantheon.it Direttore responsabile

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Rumors FFDLESSINIA La valigia dei suoni


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PRIMO PIANO Numeri, prospettive e potenzialità

LA SEDUZIONE (TURISTICA) DI VERONA Seconda città italiana dopo Roma per la presenza di rovine romane ben conservate. E poi ancora, palcoscenico dei grandi della lirica (malgrado le recenti e indiscutibili criticità), luogo dove la voce dell'Estate Teatrale Veronese trova sintesi nell'incedere dell'Adige. Patria capace di far convivere la tragedia letteraria di Giulietta e Romeo con la storia degli Scaligeri prima, degli Asburgo poi. Eppure il dato di permanenza a Verona rimane fisso ad un giorno e mezzo. Cosa ci manca? di Miryam Scandola

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anira Enid Sanchez Opio, 31 anni, dirige a Porto Rico una stazione di benzina. È tornata a Verona una settimana dopo le nozze con il marito, per raccontare la sua storia d'amore, suggellata e benedetta dalla risposta insperata che ha avuto dall'eroina shakespeariana (o meglio, dalle penne amiche del Club di Giulietta). Le città sono come le persone. Possono far scoccare qualcosa in coloro che le visitano. Oppure consegnarli ad un'altra meta. Solo attraverso i viaggi possiamo sapere dove c’è qualcosa che ci appartiene oppure no, dove siamo amati e dove siamo rifiutati, diceva Roman Payne. E la nostra Verona sa amare e sedurre al punto giusto? Che, tra montagna, lago e fascino culturale, sia apprezzata non si può certo negare: 4 milioni di arrivi e 15 milioni di presenze nel solo 2015 tra città e provincia. «Nel primo quadrimestre 2016, Catullo S.p.A. “Aeroporti di Verona” ha registrato un traffico passeggeri in crescita del 10,5 per cento, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente» ha confermato Paolo Arena, presidente Catullo SpA “Aeroporti di Verona” e presi-

Verona piace o non piace? Scopri cosa ne pensano i turisti su verona-pantheon.com/Pantheontv dente ConfCommercio, durante il convegno “Speciale Turismo. Le potenzialità turistiche di Verona tra storia, paesaggi ed enogastronomia” promosso, venerdì 20 maggio presso Villa Arvedi, da Verona Network. «La città avrà grandi opportunità nei prossimi anni anche e soprattutto per la situazione internazionale, che, con la paura del terrorismo, ha ridimensionato i flussi verso i Paesi del Mediterraneo. Qualche anno fa dall'Aeroporto Catullo partivano 23 aeromobili solo tra sabato e domenica, oggi ne parte uno

a settimana verso queste mete» ha spiegato Arena che non ha nascosto l'intenzione, dopo l'importante riqualifica aeroportuale degli ultimi mesi, di attirare verso il polo altre compagnie per rafforzare l'incoming. Quando si sono fatti i conti, a tratti eccezionali, sul turismo della Regione a nessuno è sfuggita una delle principali cause. «Oggi i viaggiatori nei loro spostamenti valutano attentamente fattori come la sicurezza e la tranquillità del soggiorno e prediligono sempre più mete come Verona: facilmente raggiun-

LA CITTÀ DELL’AMORE SI FA ACCESSIBILE Turismo (davvero) per tutti. Non un semplice slogan per l'Associazione Gabbia-No che ha promosso la pubblicazione di “Turismo per Tutti. 20 percorsi per conoscere la Provincia di Verona”, guida turistica all’accessibilità del territorio scaligero, curata da Augusto Garau. Il libro, che è stato presentato mercoledì 1 giugno al Teatro Fonderia Aperta, si inserisce nel piccolo ma tenace capitolo che la città scaligera sta scrivendo per quanto riguarda il tema dell'accessibilità. Casa DisMappa, inaugurata il 3 dicembre scorso, ne è un chiaro esempio. Un alloggio unico nel suo genere che cerca di colmare la lacuna in termini di strutture ricettive accessibili, offrendo la possibilità, a 100 metri da Piazza delle Erbe, di prenotare una “sala di cortesia”, ma anche una camera da letto.


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PRIMO PIANO Numeri, prospettive e potenzialità

gibili, rassicuranti, funzionali, a misura d’uomo, con offerte poliedriche adatte a tutti e per tutte le età». Conferma questa tendenza Silvia Nicolis, presidente della sezione turismo di Confindustria Verona. Ma noi, verrebbe da chiedersi, siamo davvero pronti? Se guardiamo il lato finanziamenti, la situazione è tutt'altro che luminosa. «È stato modificato l’asset di gestione dell’incoming. Oggi i 60 milioni forniti dalla Regione destinati all'accoglienza si sono ridotti a 5 milioni, cifra risicatissima se si pensa che, qualche anno fa, ai 100 uffici Iat del territorio venivano riservati 11 milioni di budget, ridotti a 600mila nel 2015 e totalmente azzerati per il 2016. Il risultato? Una frammentazione dei soggetti delegati alla gestione turistica e una pluralità di interlocutori che rendono poco fruibile l'offerta e la promozione della città stessa». Questa la criticità scaligera secondo Loris Danielli di Turismo Srl - Provincia di Verona, che si aggiunge, tra l’altro, all'esclusione della città dal miliardo

stanziato per il piano strategico "Turismo e cultura", Fondo Sviluppo e coesione 2014-2020. «Qui abbiamo il lago, la montagna e un patrimonio storico di assoluto valore; forse, abbiamo troppo e non sappiamo promuoverlo in maniera efficace e coordinata» fa eco Alessandro Torluccio, vice direttore provinciale Confesercenti Verona. Proprio a livello regionale sono 13 - dopo l'ingresso di Vicenza e Chioggia il 31 maggio scorso - gli OGD (Organizzazione della Gestione della Destinazione), ovvero quegli enti misti pubblico-privato che, riconosciuti dalla Regione Veneto (legge regionale 11/2013) come gestori dei flussi turistici di una determinata area, possono costituirsi in totale autonomia. Questi presidi hanno il compito di tratteggiare gli scenari dell'accoglienza e, oltre ad una funzione di coordinamento tra soggetti pubblici e privati, hanno l'obiettivo di ringiovanire il "turismo maturo" a rischio di stagnazione. «L’OGD, come garante di una strategia turistica del luogo, affermandone

la specificità e delineando una politica di azione coordinata, è lo strumento da cui partire per confermare la preminenza di Verona nel sistema Veneto» sottolinea Torluccio. Rivalutare il potenziale locale per riconoscere alla città scaligera un ruolo di primo piano nel settore dell'accoglienza è dunque la sfida della DMO "Verona" riconosciuta dalla Giunta Regionale nel novembre 2014. In linea con questa attenzione, Verona Network, in quanto ente che conta oltre una cinquantina tra aziende e istituzioni, ha ideato Verona Experience, otto proposte turistiche progettate dai soci della rete al fine di offrire un'offerta turistica il più possibile in linea con le esigenze eterogenee del mercato. L'impegno dei mesi prossimi sarà quello di incrementare la qualità dell'offerta turistica finalizzandola all'aumento non tanto degli arrivi, quanto delle presenze. Perché all'alba della Verona che vorremmo ci sono tante Yanira che tornano a dire grazie, per mano al proprio marito.

GAL BALDO-LESSINIA, OPPORTUNITÀ PER LA MONTAGNA Illustrare le opportunità di finanziamento che ammontano a oltre otto milioni di euro a disposizione di cittadini e pubbliche amministrazioni con il Programma di Sviluppo Locale (PSL) 2014-2020 e le altre risorse economiche disponibili sul territorio. Questi gli obiettivi dei quattro incontri che il GAL Baldo-Lessinia organizza nel mese di giugno. Gli appuntamenti sono giovedì 9 giugno alle ore 18 a Negrar nella sala consiliare del Comune, mercoledì 15 giugno alle ore 17.30 a Soave nella sala delle feste – Palazzo del Capitano, giovedì 16 giugno alle ore 18 a Erbezzo nella sala Ciclamino del Comune e giovedì 23 giugno alle ore 18 a Caprino Veronese nella sede dell’Unione Montana del Baldo-Garda, Località platano. 


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PRIMO PIANO Verona per immagini (musicali)

«QUESTA CITTÀ È LA CORNICE PERFETTA

PER UN SACCO DI STORIE»

di Miryam Scandola

Se lo dice lui che ha firmato i videoclip dei grandi nomi della musica italiana (Adriano Celentano, Francesco Renga, Biagio Antonacci, Laura Pausini, Gianna Nannini, per dirne qualcuno) bisognerà crederci. E nel farlo, molto spesso il noto regista Gaetano Morbioli ha scelto Verona come privilegiata scenografia di molte delle sue produzioni. Un'attenzione per la città e per la sua promozione che è stata insignita del "Premio Verona Network" nella serata di venerdì 20 maggio, al focus sul turismo presso Villa Arvedi di Grezzana, promosso da Verona Network.

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ervono belle storie per vivere. E bei panorami. Perché lo sfondo di un racconto non è mai solo un contorno. Gaetano Morbioli, alla regia dei videoclip più noti nel panorama musicale italiano, lo sa bene. 264.400.224: questo il numero delle "visualizzazioni" che il regista ha regalato alla città e alla provincia veronese grazie all'ampia diffusione dei suoi video. Ha scelto la pineta di Santa Viola per il Deca Dance di J-Ax, la Biblioteca Civica per il singolo Eterna dei Dear Jack, il Parco Sigurtà per Sento solo il presente di Annalisa, l'Arena e il Ponte di Castelvecchio per infiniti altri brani di artisti come Marco Mengoni fino ad Alessandra Amoroso, passando per Francesco Renga. «Verona è il simbolo di un’Italia che mi piace. Per questo l'ho sempre prediletta come scenografia, non solo per un aspetto economico» spiega Morbioli, originario di Nesente, in Valpantena. «In trent'anni di carriera molti sono stati i cantanti e i musicisti che ho portato tra le mura scaligere. Verona l’abbiamo un po’ imposta, in certi casi “violentamente” – alcuni hanno iniziato anche a lamentarsi – ma questa città è la cornice perfetta per un sacco di storie», confessa Morbioli, con una convinzione gentile. Proprio nella Sala dei Titani di Villa Arvedi

Gaetano Morbioli

Guarda la video intervista su verona-pantheon.com/Pantheontv è stato girato il videoclip degli Zero Assoluto per il singolo Di me e di te presentato al Festival di Sanremo 2016. «Oltre 300 ballerini da tutto il Veneto hanno danzato in queste suggestive stanze», sottolinea il videomaker, classe 1967, che non ha dimenticato i suoi inizi nella televisione locale di Telenuovo. «Cerco con il mio lavoro di stare sempre a Verona anche per “fare un piacere” alla città che amo. Ambientare molte di queste mie produzioni è un modo di voler bene ai luoghi che ho nel cuore». Sono tanti e importanti i nomi che abitano la sua biografia professionale costellata da progetti significativi come la trasmissione Rockpolitik, le edizioni di Sanremo 2005, 2006 e 2007 e la regia persino di Wind Music Awards.

Suoi anche gli spot TV per The Voice of Italy con Noemi, Raffaella Carrà, Piero Pelù e Riccardo Cocciante, nel 2013. «Il videoclip musicale è uno dei prodotti più complicati da fare: non è tanto un lavoro di regia quanto di agenzia». L'obiettivo è quello di vendere, ma, con un complesso gioco di equilibri, Morbioli, negli anni, è riuscito a trovare quel «segreto industriale» che permette a un video di funzionare e di essere, allo stesso tempo, un piccolo capolavoro. «La cosa bella che sono riuscito a fare con Rock Economy (evento televisivo e musicale andato in onda su Canale 5 nel 2012, ndr) mi è rimasta nel cuore. Adriano Celentano mi ha confidato che quelle due serate in Arena sono ancora lì, ferme nei suoi ricordi».


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PRIMO PIANO

GLI ANGOLI DI PARADISO SI CREANO L’associazione Radici in Movimento ha acquistato a Roverchiara un terreno incolto per trasformarlo in un'oasi verde, con tanto di bosco e area ristoro per ciclisti. Il tutto sulle suggestive rive dell'Adige. di Luca Spaziani

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iecimila metri quadri di terreno, un’antica cascina e un grande sogno: fare di questo luogo un’oasi verde dove regnino la voglia di stare insieme e il rispetto per l’ambiente. Per realizzare questo progetto, partito lo scorso 22 maggio con l’apertura dell’area al pubblico, 27 persone di ogni età e professione si sono messe insieme, hanno costituito un’associazione denominata Radici in Movimento e hanno acquistato uno spazio situato nel Comune di Roverchiara, sulle sponde dell’Adige. Obiettivo: riqualificare l’area per offrirla a chiunque voglia trascorrervi del tempo in mezzo alla natura. Ma i propositi che animano Radici in Movimento sono ben più chiari e ambiziosi, come spiega Andrea Lista, membro dell’associazione: «Il nostro primo passo sarà la creazione di un bosco permanente che occuperà gran parte del terreno: insieme all’ONG Plants for the Planet pianteremo alberi appartenenti ad una trentina di specie locali come la quercia, il carpino, il ciliegio selvatico e il sambuco. Nell’attività coinvolgeremo anche i bambini delle scuole dei comuni della destra Adige». Questo, però, è solo l’inizio. E i primi ospiti sono arrivati, inattesi, ancor prima dell’inaugurazione ufficiale, in un sabato di maggio: una coppia austriaca con tre bambini al seguito ha chiesto di poter piantare la propria tenda prima di riprendere il viaggio in bici verso Rosoline, alla foce dell’Adige. Ma com’è nata quest’idea? «Molti di noi – spiega Lista – ap-

partengono al gruppo di acquisto solidale di Bovolone e condividono esperienze nel campo della cooperazione internazionale e dell’educazione ambientale. Quando si hanno grandi sogni col tempo si finisce o per metterli da parte o per diventare degli idealisti: noi abbiamo voluto provare a collocarci nel mezzo creando un’attività che coniughi diversi obiettivi. Vorremmo offrire uno spazio di aggregazione, dove le persone possano incontrarsi, conoscersi e magari fare qualcosa insieme, promuovendo uno stile di vita sano». Alle istituzioni locali i membri dell’associazione non chiedono soldi ma un appoggio concreto: «Se usciranno bandi adatti alle nostre esigenze parteciperemo, ma non vorremmo fare qualcosa solo per aderire ad un pro-

getto. Al Comune di Roverchiara abbiamo chiesto supporto dal punto d vista burocratico e per ora ci stanno dando grande sostegno».

«Ciò che vorremmo fare col tempo è rimodernare la cascina, mantenendo la struttura originale, e creare un luogo di ristoro e di sosta per i molti ciclisti che scendono lungo le rive del fiume, qualcosa di simile ai Bicigrill del Trentino»


13 Un (nuovo) bosco, un'area verde e il primo Bicigrill sull'Adige

BICIGRILL, DI CHE PARLIAMO Quello che i soci di Radici in Movimento sognano di aprire sarebbe il primo Bicigrill nella provincia di Verona, come ricorda Corrado Marastoni, vicepresidente della sezione veronese di FIAB, la Federazione Italiana degli Amici della Bicicletta. «Sarebbe un salto di qualità importante per il nostro territorio. Il modello a cui ispirarsi è quello ormai consolidato del vicino Trentino dove però, è giusto ricordarlo, per queste iniziative esistono maggiori opportunità di sostegno economico». In Trentino il Bicigrill è un marchio registrato già dal 2008; rinnovato nell’ottobre 2015, è regolato da un disciplinare con disposizioni precise relative alla collocazione e alla gestione dell’attività (orari di apertura, servizi minimi garantiti, caratteristiche dei prodotti alimentari offerti). La posizione scelta per il progetto, sottolinea Marastoni, «è particolarmente felice perché il terreno si trova poco distante dal ponte di Bonavigo e ad una cinquantina di

metri dalla pista ciclabile che corre lungo le rive della destra Adige, un percorso che, se valorizzato, richiamerebbe moltissimi turisti che dal cuore d’Europa potrebbero giungere fino all’Adriatico». Proprio l’adeguamento del tratto da Zevio a Ronco all’Adige, in continuità con quanto fatto negli ultimi anni dal Chievo al confine con

la provincia di Trento, rappresenta per la FIAB di Verona un’assoluta priorità. «Per noi l’Adige è un punto di riferimento fondamentale. Migliorare i percorsi significa renderli accessibili ad un numero sempre maggiore di persone, gli esempi ci dicono che i ritorni in termini economici e di benessere per le comunità sono impressionanti».

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PRIMO PIANO

LUOGHI INESPRESSI CHE PROVANO A SBOCCIARE

di Miryam Scandola

Si chiama RiVer la realtà giovanissima, costituita a febbraio da nove ragazzi veronesi che si sono scelti come impegno quello di trasformare, attraverso l'organizzazione di eventi dalla forte vocazione culturale ma non solo, i tanti scorci dimenticati della città in luoghi che chiedono qualcosa a chi li guarda.

Il team di RiVer (quasi) al completo

L

e cose lontane dallo sguardo si perdono; c'è poco da fare. Ci vuole un gesto deciso, a tratti innamorato, per restituire a uno spazio lasciato a se stesso il diritto di parola. Il Bastione di San Francesco, parte della cinta cinquecentesca veneziana di destra Adige, ha 600 anni e dal 2014, grazie all'impegno costante di Legambiente, è tornato alla città. Ma non ancora del tutto. Marginalizzato dalla posizione e da anni di abusivismo, rimane un luogo, più che da riconquistare, da riconoscere. Anche per questo, una sera «di inizio primavera» alcuni ragazzi veronesi, con l'età stretta tra i 25 e i 30, hanno deciso che a volte le porte non basta aprirle, bisogna accompagnarle. Il loro modo per farlo

è organizzare eventi di promozione artistica, culturale e ricreativa negli spazi dimenticati, con un'unica regola precisa: «Il protagonista deve rimanere il luogo». Il progetto RiVer- Primavere Urbane che ha un inizio poetico e un intento che poco se ne discosta, è un tentativo di «artistica occupazione» come si legge nel manifesto, che parte in concreto dagli ambienti dismessi o, comunque, non del tutto rivalutati del compendio delle mura magistrali. Nei nomi risiede sempre un po' di verità e se si prova il gioco di scomporre RiVer, i significati si moltiplicano. «Ri- è il prefisso di ogni rinnovamento - ci spiega il presidente Tommaso Ferrari – ri-valutazione, ri-utilizzo, ri-nascita, ri-lancio». E poi Ver

che è la particella che permette, in fin dei conti, ogni primavera. Infine, River come il fiume che attraversa la città: «vogliamo imitarne la dinamicità» e la capacità di insinuarsi in tutti quegli «spazi cristallizzati» e, in parte, perduti. Loro sono nove ragazzi, tutti maschi. «Perché è andata così», ma visto che non escludono niente per vocazione, probabilmente non è tanto lontana un'apertura al femminile. Architetti, ingegneri ma anche laureati in giurisprudenza; formazioni diverse ma età simili, le loro. «Giovane non è per forza una garanzia di qualità, - precisa il presidente - RiVer già nelle sue premesse nasce per includere». E infatti l'iniziativa del gruppo non è certo la prima che a Verona affronta il tema del disuso urbano; tante e altre sono le realtà scaligere che, negli ultimi anni, hanno saputo guardare con attenzione agli scorci dimenticati. «Vogliamo collaborare, perché si può essere complementari» sottolinea a più riprese Ferrari. Non per niente «alcuni dei luoghi che abbiamo mappato sono già gestiti da associazioni; noi non vogliamo sostituirci a nessuno ma coadiuvare dove possiamo». Un auspicio di sintesi che troverà modo di sperimentarsi molto presto. Il Bastione di San Francesco, che è in concessione dal 2012 a Legambiente, sarà il vero banco di prova per RiVer. L'appuntamento è per sabato 11 giugno, dalle ore 18.30, negli spazi dell'edificio ideato da Mi-


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Un'associazione per riportare la “primavera” negli spazi in disuso

Verso i nuovi Magazzini Il riutilizzo passa anche dal suono. Questa la chiave provocatoria sulla quale si giocherà, venerdì 17 giugno, “ReLife. Verso i nuovi Magazzini”. Un percorso di riflessione e confronto arricchito da mostre, conferenze e musica, che coinvolgerà un luogo caro alla città: l'area degli Ex-Magazzini Generali. Con il progetto M15 da settembre l’Ordine degli Architetti si insedierà nella nuova sede proprio qui, all’ingresso storico degli Ex Magazzini, assieme all’Ordine dei Consulenti del Lavoro e dei Commercialisti. L'evento, promosso dell’Ordine degli Architetti di Verona, in collaborazione con M15, Reverse, M28, Associazione A.G.I.L.E., Verona Risuona e Spoonス プーン, partirà alle ore 17 dall'esterno del cancello di ingresso, sotto il cavalcavia di Viale Piave.

chele Sanmicheli, che vedranno alternarsi la musica della Lite Orchestra, i tratti precisi del murales live a cura di Colori Portanti e i sapori dell'Osteria A la Carega. Le bevande saranno affidate al birrificio Mastro Matto e a due aziende, Tenuta La Cà e Antica Valpolicella e, come si conviene, grande cura sarà riposta anche negli arredi a firma di ECO logica. L'obiettivo di questo primo tentativo

è quello di «dare voce ai luoghi inespressi», renderli nuovamente quotidiani e pienamente inseriti nella sintassi della città. Con un significativo cambio di prospettiva perché «la location non è complemento per rendere l'evento più appetibile. È piuttosto il contrario. La scenografia non viene sfruttata, ma diviene l'occasione per fondere realtà culturali e promuovere contaminazioni, sempre tenendo come aspetto prioritario la rivalutazione del luogo». Dopo che i banchetti avranno chiuso, i concerti saranno terminati e le performance consegnate agli applausi, quello che rimane «deve essere il posto». Un'offerta che già negli intenti nasce per essere trasversale sia nelle modalità - si va dalle proiezioni cinematografiche agli spetta-

coli teatrali, fino alle manifestazioni eno-gastrononimiche - che negli aspetti più operativi, come il costo assolutamente accessibile del tesseramento. «L'idea nasce da quello che abbiamo visto fuori. Berlino è in questo senso un modello di vera ispirazione; insegna ciò che una città può essere» conclude Tommaso che si attribuisce «una passione smodata per il Parco delle Mura», che vede troppo spesso luogo di passaggio e mai di consapevole sosta. «Il sogno di RiVer è innescare un circolo virtuoso nella fruizione, una sorta di primavera per la città». Un tentativo, insomma, di creare una breccia di luce in spazi che, forse, aspettano solo di essere ricordati. Facebook.com/river.verona

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PRIMO PIANO

RUMORS: LA VOCE DELL'ARTE I N T E R P R E TA I L C O N T E M P O R A N E O Rumors Festival - Illazioni vocali è la manifestazione che da quattro anni a questa parte apre l’Estate Teatrale Veronese. È un appuntamento che raccoglie sempre maggior successo per l’innovazione e la qualità che porta nel mondo della cultura cittadina. Abbiamo intervistato la mente organizzativa del Festival, Elisabetta Fadini, attrice, cantante e sperimentatrice vocale. di Federica Lavarini

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ome è riuscita a portare questo festival a Verona? Stavo iniziando a organizzare Rumors a Milano quando l’amministrazione comunale di Verona mi ha chiesto di portarlo nella mia città di origine. Io ho accettato perché impegnarmi per questo progetto a Verona mi dà molta soddisfazione anche se si tratta di un lavoro con molte responsabilità. Gestire il denaro pubblico che mi viene assegnato mi fa sentire in dovere di restituire prodotti elevati dal punto di vista artistico e in grado di dare un ritorno al Comune. Come sarà l'edizione 2016? Quest’anno il festival è dedicato a David Bowie, un genio che ha cambiato per molti il corso della musica del Novecento. Come primo artista della rassegna ho scelto Rufus Wainwright, un grande cantautore: sa passare dal lavoro sui Sonetti di Shakespeare, come nel suo ultimo album, a Judy Garland. Quest’anno si celebrano i quattrocento anni dalla morte di Shakespeare e Verona conferirà a Rufus una targa di riconoscimento. Il 17 giugno è il turno di Jack Sa-

L’artista deve, credo, raccontare quello che sta accadendo nel mondo.

Neri Marcorè chiuderà la rassegna il 18 giugno con un omaggio a De Andrè

voretti, cantautore famosissimo. Ha fatto colonne sonore di film importanti e, nel luglio 2015, ha aperto il concerto di Bruce Springsteen all'Hard Rock Calling Festival di Londra. Il 18 giugno, serata finale, ci sarà Neri Marcorè: nato come cantautore, ha un grandissimo amore per De Andrè e la serata sarà un suo personale omaggio. Come è nata l’idea di Rumors? A un secolo dall’ultimo manifesto multiartistico italiano, io assieme ad altri artisti italiani abbiamo creato il Manifesto di Reading. Con me l’hanno firmato Stefano Bollani, Paolo Fresu, Gianni Maroccolo, Mauro Giovanardi, Garbo, Gianma-

ria Testa, che ci ha lasciati da pochi mesi, Alessandro Bergonzoni, e molti altri. È un manifesto dedicato alla voce, alla ricerca vocale. Come si è articolato il suo percorso artistico? Mi sono diplomata all’Accademia di Belle Arti di Verona con una tesi in antropologia culturale sul tema della voce. Il mio relatore è stato Roberto Sanesi, una delle persone che mi ha dato di più artisticamente. Secondo lui, con la mia voce, avrei potuto creare un’arte nuova. Cominciai allora a lavorare con il Living Theater e quando parlai con Judith Malina (regista, attrice e scrittrice tedesca, ndr) capii esattamen-


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Il festival tra prosa e danza

IL DE RERUM NATURA DI VERONARISUONA 2016

te che cosa volevo fare. Qual è la motivazione che la spinge a organizzare Rumors? Portare avanti l’arte e la cultura è ciò che mi sta più a cuore, a maggior ragione in un momento così difficile. L’artista deve, credo, raccontare Elisabetta Fadini

quello che sta accadendo nel mondo. L’artista, con l’opera d’arte, deve cercare di attutire le ferite di tutto il mondo, della gente che soffre. Vedere le persone che vanno a teatro ed escono cambiate, ricolme di qualcosa, è di fondamentale importanza. Penso che sia questo il vero successo.

Guarda la video intervista su verona-pantheon. com/Pantheontv

«Giocare con l’idea del confine tra naturale e artificiale, dal verde incontaminato al centro urbano, uscire dai luoghi classici dell’arte» questo l’obiettivo di VeronaRisuona 2016 nelle parole del co-curatore della rassegna, Francesco Ronzon, docente all’Accademia di Belle Arti di Verona. De Rerum Natura è il titolo dato all’undicesima edizione, che si è svolta dal 23 al 28 Maggio e che ha proposto un’analisi artistica sui mutamenti nel rapporto tra uomo e natura. Il 20 maggio si sono tenute tre anteprime: nel cortile di Palazzo Bocca Trezza, il concerto di gong dell’artista Riccardo Fai e il gruppo elettro-sperimentale Interior Harim, alla Dogana austriaca l’inaugurazione del Museo dell’Adige e la personale della fotografa Cristina Parona. L’avanguardia musicale è poi proseguita con vari eventi, tra cui il concerto al Seminario Vescovile, con musiche di Stockhausen, e la performance Are we human diretta da Ilaria Dalle Donne. VeronaRisuona è una rassegna di sound art promossa dall’Accademia di Belle Arti di Verona, dal Conservatorio di Verona e dall’Academy of Music and Drama di Goteborg (Svezia). Significativa a livello istituzionale l’inaugurazione del portale di Palazzo Verità Montanari e della nuova Aula Magna, interamente restaurati dagli allievi dell’Accademia di Belle Arti.


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FILM FESTIVAL DELLA LESSINIA Gli appuntamenti e le anteprime dell'edizione 2016

PICCOLI ASSAGGI DI MONTAGNA (E DI LESSINIA) IN CITTÀ

di Emanuele Pezzo

La rassegna cinematografica riservata alla montagna e alle terre lontane sbarca a Verona e in vari comuni della provincia, con piccole anteprime di quello che sarà la 22esima edizione a Bosco Chiesanuova. Abbiamo sentito a tal proposito il direttore artistico Alessandro Anderloni.

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on due eventi svoltisi in città è ormai partita la rincorsa al Film Festival della Lessinia, giunto alla 22esima edizione che si svolgerà a Bosco Chiesanuova dal 20 al 28 agosto 2016. Abbiamo scambiato due parole con Alessandro Anderloni, direttore artistico di questo evento che, di edizione in edizione, è diventato uno dei più importanti eventi cinematografici al mondo riservati alla montagna. Qual è il bilancio degli eventi veronesi del 12 e 13 maggio? Abbiamo deciso di portare la rassegna nel cuore della città, nella prestigiosa sede del Polo di Santa Marta dell'Ateneo di Verona e negli spazi di Porta Palio, per dire che questo è il Film Festival della montagna di Verona. La risposta da parte del pubblico è stata più che positiva. In oltre vent’anni di storia, siamo diventati punto di riferimento nazionale per la cinematografia di montagna. Lo dimostra il sostegno che il Ministero dei beni e le attività culturali e il turismo ha concesso al Festival a partire dal 2015. Quali saranno le altre iniziati-

Alessandro Anderloni

ve in corso di avvicinamento al festival? L’evento di maggio è stato il primo di una serie di iniziative che organizzeremo a Verona e nei paesi della provincia. Come lo scorso anno saranno delle proiezioni speciali in vari comuni della Lessinia a precedere l'inizio della rassegna e ad aprire la nuova stagione del festival. Qual è la tipicità del FFDL rispetto ad altri festival del cinema di montagna? Con pazienza ed impegno, continuando a percorrere il sentiero ben battuto della ricerca internazionale, negli anni si è affermato come portavoce credibile e riconosciuto, non solo in Italia, della produzione cinematografica riguardante la vita, la storia, le tradizioni in montagna. In dieci giorni condivide storie che non sono mai scontate, mette in luce aspetti inusuali e talvolta anche duri del vivere nelle terre alte, provoca e stimola la riflessione. Qualche anticipazione sulla

«Filo conduttore della 22esima edizione sarà il sottosuolo, inteso come grotte, miniere ed altre cavità, ma anche simbolo ancestrale dell'Aldilà» 22esima edizione? Filo conduttore sarà il sottosuolo, inteso come grotte, miniere ed altre cavità, ma anche simbolo ancestrale dell'Aldilà. Tema al quale si collegheranno alcuni eventi come la serata di anteprima del festival, dedicata all'Inferno di Dante. Proseguirà la collaborazione con l'Università di Verona, cui spetta l'organizzazione del ciclo di incontri letterari Parole Alte. Ma i veri protagonisti saranno i film, assieme ai loro registi e protagonisti. ffdl.it Facebook/FilmFestivaldellaLessinia Tw: @FFDLessinia

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LA PIETRA DELLA LESSINIA AFFASCINA ANCHE SULLE DOLOMITI Nel cuore di San Candido, coronato dalle montagne, è stato inaugurato il Museo Dolomytos dedicato ai milioni di anni di storia di flora e di fauna, un ponte vivo fra passato e presente, che si erge come una cattedrale con la sacralità di fossili testimoni dell’origine e dello sviluppo delle Dolomiti. Le ammoniti, simbolo della vita in rotazione, con i fossili di piante e di animali raccontano dal cuore delle montagne la loro storia regalando stupore e meraviglia al visitatore. L’ideatore di questo nuovo Museo, come ampliamento del museo già esistente, è stato Michael Wachtler, studioso paleontologo affascinato dalla storia delle pietre e dalla ricerca di risposte alle domande dell’umanità, ha affidato il suo sogno del Museo ad architetti del luogo nati con le montagne nell’animo. La scelta della Pietra della Lessinia come materiale privilegiato per gli interni e per le superfici esterne della struttura con finitura a spacco, ne è risultata una sfida emozionante dal punto di vista estetico e strutturale. Di rilievo le due scalinate ed alcune librerie con finitura rigata. Grazie alle capacità di progettazione ed alla forte conoscenza del materiale della ditta Guardini Pietre di Fane – Negrar, Verona, è stata realizzata un’opera unica nel suo genere, utilizzando la pietra a superficie naturale in maniera del tutto inedita. Il dimensionamento delle lastre con forme particolari e la realizzazione delle sedi di fissaggio delle lastre è riuscito grazie all’utilizzo di tecnologie digitali di progettazione e macchinari a controllo numerico. La pietra della Lessinia diventa la vera protagonista sia all’esterno che all’interno del Museo.

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FESTIVAL IN CITTÀ L’undicesima edizione della rassegna “La valigia dei suoni”

AFFRESCHI MUSICALI TRA MITI E RACCONTI Quattro appuntamenti con la musica, quattro concerti per scoprire mondi nuovi ed epoche diverse: prosegue il percorso musicale intitolato “La valigia dei suoni”, della Fondazione Campostrini che dal 10 giugno al 1 luglio ospiterà suoni e suggestioni tra i più diversi. In programma, I violini di Santa Vittoria, Zazous Quintet, Caítlin Nic Gabhann & Birkin Tree e Rhodes, Chelo y Nickelharpa. di Chiara Boni

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esteggia l’undicesimo compleanno il percorso musicale della Fondazione Campostrini: “La Valigia dei Suoni: Affreschi musicali tra miti e racconti” affronta quest’anno un viaggio tra musica e suoni da tutto il mondo. Da venerdì 10 giugno a venerdì 1 luglio, la rassegna musicale proporrà quattro concerti, che condurranno il pubblico a vivere miti e suggestioni antiche, anche se distillate da proposte originali e innovative. «Quest’anno il motivo che accomuna le quattro proposte della Valigia – spiega Max Marmiroli, curatore della rassegna insieme a Meri Palvarini – si può riassumere nella centralità del suono degli strumenti collegato alla loro storia. Spesso diamo per scontato che un certo strumento abbia un certo suono e una modalità unica di utilizzo. In realtà lo stesso strumento ha modalità di utilizzo che possono essere assai diverse. La scelta di quattro concerti con quattro strumenti molto diversi tra loro vuole dar voce a formazioni originali che diano spazio a musiche evocative». Tutti i concerti si svolgono nella sede della Fondazione, in via Santa Maria in Organo, 4 dalle ore 21.00. Venerdì 10 giugno alle 21 sarà l'occasione per sentire I violini di Santa Vittoria. L’ensemble costituito da tre violini, una viola e un contrabasso ripercorre la storia musicale di una comunità contadina della bassa reggiana, che dalla fine dell’Ottocento tramanda il

I violini di Santa Vittoria

mito del borgo dei cento violini. I brani eseguiti sono originali e inediti, le partiture risalgono agli anni ’30 e ’50 del XX secolo. Venerdì 17 giugno alle 21.00 sarà la volta dei Zazous Quintet. I suoni caleidoscopici della musica manouche, ovvero quel genere musicale nato dal felice incontro tra il mondo musicale tzigano e il linguaggio del jazz, vanno in scena con il Zazous Quintet. La voce di Betty Vezzani si unisce al gruppo per arricchire il progetto di brani cantati tratti dal repertorio della canzone francese dagli anni ’30 agli anni ’60. Venerdì 24 giugno alle 21 spazio ai Birkin Tree, con gli ospiti irlandesi Caítlin Nic Gabhann, Mick O’Brien e la figlia Kira. L’Irlanda celebrata attraverso musica e danza: Caítlin, vero talento della danza tradizio-

nale irlandese, si esibirà con i Birkin Tree, il più importante gruppo italiano di musica irlandese. Si chiude venerdì 1 luglio alle 21.00 con Rhodes, Chelo y Nickelharpa. Musica contemporanea e antica, folk, rock, jazz, flamenco, musica del Mediterraneo: innumerevoli i generi musicali rivisitati da questo insolito duo, formato da Sergi Fecé e Sebstiàn Lorca, a creare uno stile unico e personale. La rassegna musicale ha il patrocinio del Comune di Verona, della Provincia di Verona e della Regione Veneto, ed è stato realizzato con il contributo della Banca Popolare di Verona. Ingresso intero 15€, ridotto 10€ (studenti con tessera universitaria). 045/8670770 info@centrostudicampostrini.it

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Profumo delle colline, la scelta che guarda al futuro In Valpantena si guarda al futuro. Se è vero che entro il 2021, come previsto dalla Legge 90/2013, in Italia tutti gli immobili privati di nuova costruzione oppure quelli sottoposti a ristrutturazione rilevante dovranno tendere a un consumo di energia pari a zero, in provincia di Verona, a Quinto di Valpantena, è quasi giunta al termine la costruzione di 17 appartamenti di varia metratura (bilocale, trilocale, quadrilocale e penta locale con giardino, taverna e garage) in Classe energetica A3. “Profumo delle colline”, questo il nome del complesso residenziale di tre piani fuori terra a firma dell’arch. Roberto Grapulin e dell’ing. arch. Marco Giaracuni, costruito dalla ditta Ruffo Srl su terreno di proprietà di Bruno Venturi Spa, rappresenta un unicum straordinario per il nostro territorio. Si tratta di una tra le primissime realizzazioni in tutta la provincia scaligera in classe energetica A3. La classe A3, che si trova agli antipodi della classe G, la più dispendiosa in assoluto, è considerata il non plus ultra del risparmio energetico e della vivibilità generale all’interno dell’abitazione. Se pensiamo che in Europa, circa il 40% dell’energia totale viene dissipata dal settore residenziale e terziario, con un appartamento in Classe A3, si riesce a conservare all'interno dei locali quasi tutta l'energia termica prodotta nei locali, anche dal nostro stesso calore corporeo, con un primo grande vantaggio derivante dall’eliminazione eventuale degli impianti tradizionali di riscaldamento e di raffreddamento e con un conseguente e consistente abbattimento dei costi annui. L'impianto di riscaldamento convenzionale, infatti, negli appartamenti del complesso “Profumo delle Colline”, viene sostituito dall’adozione di un isolamento termico ad altissime prestazioni su murature perimetrali, tetto e superfici vetrate. L’irraggiamento solare diventa quindi sufficiente a garantire, per esempio, l’equilibrio termico durante la stagione fredda. In termini numerici, in una casa in classe A3 necessite-

remo di un fabbisogno energetico minimo di 22 Kwh/ mq annuo, quando per una casa media (classi D/E) si è tra gli 80 e 110 Kwh/mq annui. Tradotto economicamente, per un appartamento indipendente di circa 120 metri quadri, spenderemo circa 1000 euro nel caso tradizionale, meno di 120 euro nello stesso appartamento in classe A3 (fonte: sostariffe.it). Entro il 31 dicembre 2016, inoltre, il privato che acquista da impresa costruttrice può detrarre dall’Irpef il 50% dell’Iva pagata. La nuova lottizzazione di Quinto, oltre a garantire elevati standard abitativi e di risparmio energetico, è provvista di ampi parcheggi e di un parco giochi attrezzato e ricco di verde.

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Dall’esperienza quasi decennale nel settore di Marco Vanti e Simone Barrile, nasce un anno fa Grezzana Immobiliare Snc, affiliato Tecnorete. L’agenzia, che si trova in via Roma 29 a Grezzana, è esclusivista per la vendita del complesso residenziale Profumo delle colline.


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La fattoria di Nassar che accoglie sia israeliani che palestinesi

FESTIVAL BIBLICO

PERCHÉ LA PACE CRESCE DALLA TERRA, COME GLI ALBERI di

Chiara Boni

chiara.boni@verona-pantheon.com @chiarettaboni

Si rifiutano di essere nemici. Perché all’odio cieco hanno trovato una soluzione: Daoud Nassar e la sua famiglia, cristiani palestinesi, sulle colline attorno a Betlemme hanno costruito la Tenda delle Nazioni. Un luogo unico nel suo genere, vero esempio di resistenza non violenta, dove gli ospiti di qualsiasi provenienza convivono pacificamente. E piantano alberi.

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umud. È una parola, di difficile traduzione, che i palestinesi usano per descrivere l’audacia, testarda e paziente, dell’opporre resistenza, con coraggio e ostinazione, ma senza violenza. Daoud Nassar e i suoi fratelli sono decisamente sumud, e la loro Tent of Nations (Tenda delle Nazioni) ne è la massima dimostrazione. Sulla terra che la famiglia Nassar possiede da cento anni, la fattoria della famiglia è diventata un luogo di crescita e di pace, soprattutto di pace. Completamente circondata da insediamenti israeliani, negli ultimi venticinque anni la fattoria ha accolto chiunque, israeliani e palestinesi (ma tutto il resto del mondo è il benvenuto) per lavorare la terra, per imparare, per fare pace. Daoud Nassar era uno degli ospiti del Festival Biblico di Verona di quest’anno. Noi l’abbiamo intervistato, per farDaoud Nassar

ci raccontare com’è risolvere i conflitti, piantando alberi. "Giustizia e Pace si baceranno": è questo il tema scelto per la quinta edizione del Festival Biblico di Verona. Quale significato assumono queste parole per lei? Le parole del Salmo 85 hanno un significato molto profondo per me, anche se spesso è difficile mettere in pratica ciò che ci dicono. Giustizia e pace sono profondamente connesse tra di loro: senza giustizia non esisterebbe pace, e viceversa. Ma per quanto queste parole siano semplici da comprendere, la vera svolta avviene quando decidiamo di metterle in pratica. Innanzitutto non possiamo tralasciare il significato di giustizia. Giustizia significa cose diverse a seconda di chi si interroga. Per esempio, per me giustizia significa avere la possibilità di vivere sulla mia terra con dignità, e farlo in maniera pacifica. Ma è certo che

non ci sarà mai pace se non si avrà anche giustizia. Il Salmo 85 si applica molto bene alla nostra storia: quello che cerchiamo di fare con la Tenda delle Nazioni è di ottenere la pace, e quindi giustizia, in una situazione molto difficile. Lei parla di mettere in pratica questo insegnamento. Pensa che la sua fede, il suo essere cristiano, l’abbia in qualche modo influenzata nel costruire la sua Tenda delle Nazioni? Sì, assolutamente, perché quando si parla di pace, si parla innanzitutto della pace che viene dal cuore. E senza fede non può esserci pace nei cuori. E come si può diffondere la pace se non c’è pace nei cuori?Anche per questo motivo la nostra fede gioca un ruolo fondamentale nella nostra battaglia per diffondere la pace. "Ci rifiutiamo di essere nemici": all’ingresso della Tenda delle Nazioni si trova una


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FESTIVAL BIBLICO

ADOTTA UN ALBERO ALLA TENDA DELLE NAZIONI

Guarda la video intervista su verona-pantheon.com/ Pantheontv

grande pietra scritta in più lingue, con queste parole. Come riuscite a non essere nemici quando intorno a voi c’è così tanta violenza? In un contesto politicamente (ma anche economicamente e socialmente) così difficile, la prima reazione della gente è quella di non reagire, cioè di non rispondere alla violenza, di arrendersi e scappare. Per noi questa non è mai stata un’opzione, noi volevamo trovare una soluzione. Volevamo opporre resistenza, ma agendo in modo diverso. Così “rifiutarci di essere nemici” è diventata la nostra scelta di resistenza. Il rifiuto dell’odio è un modo attivo di opporre resistenza: per noi non è un segno di debolezza, ma di fede. Può dirci qual è secondo lei la soluzione – se una soluzione

c’è – al conflitto tra Israele e Palestina? Politicamente parlando, trovare una soluzione è molto difficile. Il mio approccio alla questione è molto diverso da quello puramente politico: io credo che le cose debbano partire dal suolo, dal basso, per arrivare a crescere. È questa la vera sfida: la pace, come tutto del resto, deve crescere dalla terra, cioè da ciò che noi seminiamo. Proprio come gli alberi. Solo dopo che ci siamo presi cura del suolo possiamo costruirvi qualcosa. Il processo che conduce alla pace è lungo e tortuoso: è un cammino lungo, da fare passo dopo passo. Ma una volta che hai seminato pace intorno a te, dalla terra non possono che crescere buoni frutti. Lei gestisce la Tenda delle

Un albero è un segno di speranza. Piantare un seme significa credere nel futuro e capire che la pace cresce anche dalla terra. A questo link potete supportare la famiglia Nassar, aiutandoli a diffondere la pace, un albero alla volta. www.tentofnations.org/ support/

Nazioni con la sua famiglia. Com’è per i suoi figli crescere in un contesto di questo tipo? È una domanda molto difficile a cui rispondere. È sempre difficile vivere in un contesto di conflitto, le difficoltà sono molte. Ma ciò che noi cerchiamo di insegnare ai nostri figli è di concentrarsi sulle possibilità, e non sulle difficoltà. È questa la filosofia della Tenda delle Nazioni: come possiamo trasformare la nostra rabbia, la nostra energia negativa, in qualcosa di bello, di utile, di pacifico? Penso che questa lezione sia molto utile per i miei figli, perché imparino a trovare il lato positivo in tutte le situazioni, anche quelle più difficili, anche in quella in cui ci troviamo.

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Intervista all'artista esploratore Stefano Faravelli

SCORCI

di

Miryam Scandola

L'UNITÀ DI MISURA DELLO SGUARDO

Ha le mani colorate dai suoi acquarelli quando lo incontriamo, al termine di un workshop organizzato dalla libreria di viaggio Gulliver Travel Books negli angoli verdi dell'Opificio dei Sensi a Ferrazze, lo scorso 21 maggio. Stefano Faravelli, artista esploratore tra i più affermati del nostro presente, già ospite delle nostre pagine (Pantheon 22), questa volta ci ha permesso di sfogliare con lui gli appunti ostinati del suo ultimo viaggio in Patagonia.

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ll'ispirazione non piace dare preavviso. Accade e ti costringe subito alla pagina, allo spartito, alla tela. O, nel caso del torinese Stefano Faravelli, al Carnet de Voyage. «Una partitura che tiene dentro tutto», nella definizione precisa che ama ricordare l’artista. Non è solo disegno, è «un intreccio di cose guardate». Una sorta di canovaccio dove si affollano pagine abitate da mille oggetti, immagini interrotte, lasciate proseguire dalle parole, che «non sono didascalie ma immagini in altre forme». I suoi acquarelli, arricchiti da prove di calligrafia, da pagine zoologiche e da «gli apporti» ovvero gli «oggetti trovati per la via», sono narrazioni di lunghe spedizioni un po' dappertutto, dal Mali al Giappone, dalla Cina al Madagascar fino all'Egitto. Dal 1994 Faravelli non fa che viaggiare e affrescare sintesi di quell'andare nei suoi quaderni, esposti nelle gallerie di Vienna, Madrid, Parigi, Londra, New York e numerose altre città. Cinque carnets di viaggio su Mali, Cina, India e Egitto (EDT) e Giappone (De Agostini) e cinque taccuini di città su Tokyo, Jenne', il Cairo, Istanbul e Delhi (Confluencias editorial); queste le pubblicazioni che l'hanno reso uno tra i più noti artisti di questo particolare genere. Usa la pittura e il disegno, intervallato dalla paro-

la, come strumento per intuire il mondo. Dipinge discorsi sospesi perché quel ritornello di gioia e sofferenza che è la vita, ha bisogno di voce. Il suo è un gioco di restituzione. Apriamo il taccuino della sua ultima esplorazione, un viaggio in barca a vela fino a Capo Horn dal quale è tornato a marzo. Come ha scelto di cominciare? Questo quaderno aveva due sole pagine iniziate prima di arrivare. Li chiamo i miei "presentimenti patagonici", questi appunti. Il primo è una fotografia che mi ha regalato, molti anni fa, una ragazza a cui, probabilmente, piacevo (ride, ndr). Me l’ha fatta scegliere tra gli splendidi scatti della collezione dello zio Alberto Maria DeAgostini, fratello del noto editore e missionario nella Terra del Fuo-

co. Questa immagine è rimasta nel mio studio per venticinque anni, sprigionando amore patagonico, che è sbocciato solo il gennaio di quest’anno, quando sono partito. Il secondo “presentimento” è un ritratto di un gigante patagonico mutuato da una statua lignea del Settecento che ho visto l’estate scorsa nel museo etnologico di Firenze. Quando l’ho disegnato nelle sue fattezze spropositate, come lo si immaginava all’epoca, non sapevo ancora che sarei partito. Qualche pagina più avanti si incontra una balena… Quando dormi in una barca la tua testa poggia su un cuscino che sai essere a pochi centimetri dal ventre del mare. Una balena antartica che nuota sotto l’imbarcazione che è il tuo giaciglio, non è una visione molto


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SCORCI

lontana dalla realtà. Là domina una natura incontaminata e perentoria. Questo ho soprattutto dipinto e questo ho tenuto a mente quando inseguivo il momento brevissimo delle fioriture australi, per trattenerlo nelle mie pagine. Lasciarsi affondare dal tempo, consigliava Pavese. Niente di tutto questo per lei, che sfugge i comodi slogan del "viaggio lento" e la retorica che ne consegue. Come viaggia un artista esploratore? Un viaggio sceglie in autonomia il suo ritmo, al viaggiatore non resta che seguirlo. Mentre eravamo a poche miglia dal Capo, una tempesta ha colpito l’imbarcazione e ci ha obbligati a riparare sull’Isola di Navarino, dove si trova l’ultimo insediamento umano prima dell’Oceano Antartico. Questo incidente ci ha impedito di arrivare a destinazione, ma ci ha anche regalato l’occasione di passare più tempo a Puerto Williams, dove ho potuto conoscere Christina Calderon, l'ultima indigena al mondo in grado di parlare la lingua Yagan. È un suo dono il coperchio della scatoletta di tonno che ho attaccato nel quaderno. Ma questa è un'altra storia. Affrescare, secondo lei, è un modo per comprendere? La realtà è un tessuto di segni che chiedono un'interpretazione. Bisogna fondersi con il paesaggio per tentare di narrarlo. Farlo nascere e cercare di schiuderlo prima dentro noi stessi. Non tutte le culture hanno consuetudine con la rappresentazione, a volte devo spiegare quello che sto facendo. In Giappone, per esempio, mi è capitato di essere scacciato da un tempio mentre dipingevo. Bisogna sapersi raccordare al mondo che si cerca di raccontare. L'avventura è una necessità o una seducente fuga? Il viaggio è puro quando non è una delega dal proprio presen-

Sfoglia con noi gli appunti dell'artista per il carnet sulla Terra del Fuoco su verona-pantheon.com/Pantheontv Stefano Faravelli all'Opificio dei Sensi

te. Quando cioè non somiglia a un'evasione. Io non vado in cerca dell'avventura, mi capita piuttosto. Sono le mete, il più delle volte a cercarmi; non sono un viaggiatore da qualunque destinazione, vengo chiamato. Veniamo alla domanda di rito, com'è il suo bagaglio? Più un atelier che una valigia? Innanzitutto è molto leggero. Acquarelli Winsor&Newton, Moleskine quanto basta, una precisa selezione di pennelli in pelo di martora e qualche vestito. Poi, sono fortunato: l'acqua si trova ovunque. Nessun libro? Non potrei viaggiare senza aver letto, ma non posso leggere mentre viaggio. Quando hai in

testa moltissimi libri, vedi infinite più cose. Qui (siamo negli spazi suggestivi dell'Opificio dei Sensi di Ferrazze, ndr) da cosa farebbe partire il suo dipingere? Inizierei dalla foglie. Non si capisce mai quanto siano grandiose le foglie. È una questione di unità di misura dello sguardo, come suggeriva Ernst Jünger. In ogni luogo bisogna imbastire una caccia sottile. Così un guscio di lumaca diventa un’architettura da studiare, una zolla d'erba si trasforma in foresta pluviale, una corteccia nella superficie di una terra emersa. Cogliere il pianto dolce delle cose, è un esercizio continuo.


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A tu per tu con Alessandro Cantoni

IL PERSONAGGIO

di

Giorgia Castagna

L'AMORE PER L'IMMAGINE SI FA MESTIERE

Giovane creativo veronese noto a molti nell'ambiente, visti i tanti progetti in testa e nell'obiettivo. La storia professionale di Alessandro Cantoni, classe 1974, prende corpo nell'Accademia di Belle Arti Cignaroli. Scenografo di formazione, ha scoperto negli anni passione e sviluppo creativo per il design, la grafica e la fotografia. Lo incontriamo nel suo studio, il mondo creativo dove ci racconta la sua passione, il suo lavoro e i suoi progetti.

Titolo del progetto: EndlessVoyage Giuliettaverona Una collezione di collage digitali che portano il Balcone di Giulietta in giro per il mondo. Un progetto potenzialmente infinito destinato a diventare presto "virale" che stabilisce un connubio tra fotografia e creatività digitale. Ad oggi sono disponibili 20 opere stampate su canvas oppure una serie di esclusive cartoline postali ad opera di Alessandro Cantoni.

A

lessandro, da dove nasce la sua passione per la fotografia? Non credo si possa determinare l'inizio di una passione, almeno nel mio caso. Lo sento più come un processo fluido, naturale espressione e sfogo creativo di un amore per l'immagine, maturato assieme alla mia crescita umana e professionale. Qual è stata la sua prima foto-

camera? Più che la prima macchina fotografica, il passaggio che per me ha segnato una svolta creativa è stato quando diversi anni fa, in netta avanguardia per l'epoca, di punto in bianco ho venduto tutta la mia attrezzatura tradizionale per acquistare una macchina digitale “ridicola”, paragonata alla tecnologia d'oggi, ma che personalmente mi ha aperto un mondo com-

pletamente nuovo. Oltre al mondo della fotografia la scopriamo un artista a tutto tondo.. Esatto. Per mia fortuna e intuizione, ho anticipato i tempi e mi sono messo al lavoro in diversi contesti, dalla moda al design passando per il food, l'industria e gli eventi. Questo mi ha permesso di integrare tutte queste esperienze e fare della fotografia un prezioso


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IL PERSONAGGIO

Il progetto si chiama GIULIETTAVERONA e vede la nascita di un marchio registrato in 14 classi merceologiche. L'idea è trasportare l'anima della città di Verona nel mondo. supporto a tutti i miei progetti. Dove trova l’ispirazione? Qual è il suo processo creativo? È un concetto molto complesso e al tempo stesso semplice, tutto parte dalla vita quotidiana, dalle persone che incontro, dai luoghi che visito. I progetti personali possono avere radici lontane, nascere, fermarsi ed essere ripresi in futuro, mentre le commissioni lavorative devono ovviamente trovare una risposta creativa ed esecuti-

va quasi immediata...qui sta la mia capacità professionale e creativa. Qual è il lavoro che più l'ha segnato? Tendenzialmente ogni lavoro lascia un segno ma la proporzione della soddisfazione personale e professionale arriva solo quando anche una sola persona viene coinvolta e “toccata” dalla mia creatività visiva ricevendone una sensazione positiva. A cosa sta lavorando attualmente? Recentemente ho intrapreso un' eccezionale collaborazione creativa con una giovanissima start-up veronese. Il progetto si chiama GIULIETTAVERONA e vede la nascita di un marchio registrato in 14 classi merceologiche ed attualmente prodotto su licenza in Giappone da una big company asiatica. L'obiettivo è creare un brand, un lifestyle tutto Italiano che partendo dall'ambito fashion

Alessandro Cantoni

possa spaziare trasversalmente in numerosi settori tra i quali il food, la cosmetica e gli eventi, trasportando l'anima della città di Verona nel mondo. Tutto partendo dalla più famosa storia d'amore, regalataci da Shakespeare con Giulietta e Romeo, essenza culturale ed evocativa della nostra splendida città. Alessandro Cantoni 3392695687 cantoni1974@gmail.com portfolio: be.net/cantoni1974

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SALUTE

HELLAS

L’intervista al direttore artistico

Agnese Moro racconta il padre Aldo

L’Ospedale di Negrar contro i tumori con i radiofarmaci

30 anni dalla vittoria dello scudetto

MA QUANTO COSTA VIVERE DA SOLI?

CRISI GRECA

ESTATE

SALUTE

ILLUSTRAZIONI

Intervista al Prof. Federico Testa

Itinerari e percorsi in Lessinia

Ok all’acquisto dei farmaci online

Il talento di Giacomo Bagnara


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La storia di Alberto aspirante avvocato in carrozzina

SALUTE & BENESSERE

di

Marta Bicego

IO, PRATICANTE SU SEDIA A ROTELLE

La disabilità non dev'essere un limite al raggiungimento di un traguardo. Lo insegna la storia del ventisettenne Alberto Brunelvia via allargando, crescendo paralle@MartaBicego lamente alle esigenze dell’evento, li, fresco di laurea in giurisprudenza e con il sogno di affermarsi sempre più impegnativo: dal nucleo come professionista. iniziale di 11 persone Alberto Brunelli Il Team TEDxVerona si è andato negli anni marta.bicego@verona-pantheon.com

L

a stretta di mano è decisa. Il piglio è quello di chi conosce il fatto suo, ma senza peccare di alcuna presunzione. Tutta questione di volontà, di sapersi rimboccare la “squadra”asi è estesa il le maniche ed impegnarsi anno fino a 19 per pieno, di non lasciarsi secondo scoraggiare dagli intralci che inevitaraggiungere gli oltre 20 bilmente la vita mette davanti. elementi attuali. In tal senso, dallo spirito propositivo di Alberto Brunelli c'è soltanto che da prendere ad esempio. Dicevano che non avrebbe concluso le scuole superiori. Invece si è diplomato con buoni risultati al liceo scientifico. Fin da quando era adolescente aveva un sogno, che era anche una promessa, quello di laurearsi in giurisprudenza. E lo scorso aprile ha festeggiato con una tesi sul diritto modertri» esordisce il ventisettenne no e contemporaneo e la codi Negrar. Il diritto, aggiunge, rona d'alloro la conclusione di «offre una visione del mondo anni di studio molto impegnaconcreta». E quando si ha a tivi, ma altrettanto ricchi di che fare con le barriere archisoddisfazioni, perché gli hantettoniche, le prospettive sono no permesso di toccare con due: lasciarsi limitare oppure mano la professione dell'uomo provare cambiare le cose, afdi legge. frontandole di petto e in maOccasione niente affatto niera diretta. scontata per chi, come AlberInutile precisare che, la strada to, vive la quotidianità da una scelta, è stata la seconda. «Mia sedia a rotelle. «Ho sempre madre diceva sempre che ho pensato che, avendo una disala lingua da avvocato...» si labilità fisica, avrei potuto usare scia sfuggire e accenna un bene la mia testa. Conoscere il sorriso. In realtà raggiungere mondo del diritto è un'opporil traguardo della laurea, contunità per aiutare me stesso fessa, «era una promessa fatta ed essere di sostegno agli alai miei genitori e soprattutto a

mia mamma, venuta a mancare nel 2007, anno in cui ho deciso di iscrivermi a giurisprudenza». E ora? Il problema principale è trovare posto nel mondo del lavoro. Con la pergamena in mano, e l'obiettivo di provare l'esame di Stato che apre la strada della carriera professionale, Alberto ha scoperto di essere il primo praticante sulla sedia a rotelle a richiedere l'iscrizione all'Ordine degli avvocati di Verona. Ed è qui, più che alle prese con codici e codicilli, che ha dovuto fare i conti con la realtà. «Molti studi non sono accessibili per chi come me è sulla sedia a


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SALUTE & BENESSERE

cia. Infatti la prospettiva è di portare a termine una piccola grande rivoluzione nella realtà giuridica veronese: stilare un protocollo utile ad agevolare l'inserimento delle persone di-

rotelle, lo stesso Tribunale ha stanze che non sono prive di barriere architettoniche. Ma ciò non mi distoglie dal tentare, a dicembre del 2017, l'esame di Stato. Per questo devo ringraziare l'avvocato Simone Curi, consigliere dell'Ordine, e la relatrice della mia tesi, l'avvocato Cecilia Pedrazza Gorlero, che mi stanno sostenendo nel cercare un mentore che mi permetta di portare a termine il periodo della pratica forense» prosegue. Intraprendere questo iter non è semplice, in generale per nessuno, ammette. Bisogna

fare i conti con la questione economica, non indifferente per chi aspira all'autonomia e ad affermarsi professionalmente. Alle difficoltà ordinarie si somma, fa notare, «la disabilità che ha un costo di vita non scontato, tra imprevisti e spese sanitarie». Premesse che male si conciliano con un percorso che, almeno all'inizio, non prevede alcuna retribuzione. Da qui lo stimolo a voler provare a cambiare le cose, pensando a chi, diversamente abile, rischia di desistere davanti ai primi impedimenti perché non ha la stessa tena-

A GE N Z IA D I G R EZ Z A NA

«Ho sempre pensato che, avendo una disabilità fisica, avrei potuto usare bene la mia testa. Conoscere il mondo del diritto è un'opportunità per aiutare me stesso ed essere di sostegno agli altri» versamente abili nell'iter della pratica forense. «La mia storia può essere uno stimolo per chi, disabile, si affaccia al mondo universitario oppure aspira a realizzare la propria autonomia» sottolinea. Nessuna disabilità, conclude il neo-dottore, «deve essere un ostacolo alla realizzazione dei propri sogni». Non è facile. Ma possibile, come insegna la determinazione di Alberto, quello sì.

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Un'associazione per “vivere” la natura

EDUCAZIONE

CRESCERE È di

Francesca Mauli

UN'AVVENTURA

Confini Vaganti, associazione veronese formata da educatori e professionisti, accompagna piccoli e giovani alla scoperta di se stessi, dei propri limiti e dei propri punti di forza, attraverso piccole e grandi avventure, pensate per far crescere ogni partecipante nella propria individualità, ma anche nello spirito di gruppo. Il team di Confini Vaganti

E

siste un’età più avventurosa di quella dell’infanzia, quando tutto è una scoperta e ogni piccola sfida diventa un’impresa? Arrampicarsi su un albero per cogliere un frutto, inseguire uno scoiattolo, osservare l’ambiente naturale e gli animali che lo popolano trasforma i piccoli osservatori in grandi esploratori, stimolando la conoscenza e la creatività. Per molti bambini, però, la dimensione dell’avventura è limitata allo spazio artificiale in cui vivono, studiano, crescono, lontano da quella natura che ne dovrebbe invece essere la protagonista. Per cercare di superare questo ostacolo, nel 2009, Nicola Rovetti e Diego Iori, insieme a un gruppo di amici, professionisti nel campo dell’educazione e delle attività motorie, hanno dato vita a Confini Vaganti, un’associazione che vede l’ambiente naturale come

Avventura non è solo affidarsi alla guida alpina mentre si è sospesi sulla roccia; a volte, è anche solo restare a contatto con la natura quando non si è abituati a farlo.

luogo d’elezione per la formazione ed educazione di bambini e ragazzi, attraverso modalità che oggi, nel panorama scolastico, non trovano spazio. Per far questo, Confini Vaganti propone a gruppi in età scolare attività da effettuare rigorosamente all’aria aperta, il cui filo conduttore è l’avventura, intesa non solo come impresa nuova, singolare, straordinaria, misteriosa, ma anche come capacità di mettersi in gioco, di accettare e superare gli imprevisti, di affidarsi all’altro, e quindi come percorso di crescita e di coraggio. Arrampicarsi su una parete di roccia, esplorare una grotta interfacciandosi per la prima volta con il buio completo, camminare lungo un torrente cercando di guadarlo, sono tutte attività che spingono a misurarsi con i propri limiti e le proprie paure, che possono essere superate contando sulla propria forza, ma soprattutto

su quella del gruppo. «Le nostre proposte – spiega Diego Iori, vicepresidente – sono rivolte a bambini e giovani che già si conoscono tra di loro, come classi, grest e centri estivi, ma anche gruppi di amici o di famiglie che vogliano condividere un’esperienza, perché per vivere queste avventure è necessario far leva su dinamiche che solo un gruppo già affiatato può avere. Proponiamo attività standard, adattate all’età dei partecipanti (vedi l’elenco completo su confinivaganti. it/catalogo, ndr), così come proposte tagliate su misura, che possono durare poche ore come anche più giorni. Ci sono genitori che ci contattano per far passare un compleanno diverso ai figli e ai loro amici, o per sostituire la “solita” pizza di classe con un momento di condivisione più intenso con figli e professori; insegnanti che chiedono attività specifiche per la loro classe, a conclusione di un


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EDUCAZIONE

percorso; noi lavoriamo con loro per creare un’attività ad hoc». In alcune uscite, all’educatore si affianca una figura specialistica, come la guida alpina o lo speleologo, che accompagna i ragazzi da un punto di vista tecnico. «Lo scopo di queste uscite, però, non è imparare una tecnica sportiva, ma capire come vivere, affrontare e gestire un’esperienza nuova» prosegue Martina Iori, educatrice. «Tutto viene proposto in funzione dell’aspetto formativo e di crescita dell’esperienza fatta. Importante è anche sviluppare il senso di fiducia nei confronti dei compagni di avventura. Ecco allora che chi ha meno difficoltà aiuta l’amico a superare quell’ostacolo: ci si incita a vicenda, ci si incoraggia e ci si aspetta, per raggiungere un obiettivo comune e capire che si è parte di un gruppo».

Avventura non è solo affidarsi alla guida alpina mentre si è sospesi sulla roccia; a volte, è anche solo restare a contatto con la natura quando non si è abituati a farlo: camminare in un bosco, magari a fianco dell’asinella Silvia, a cui Confini Vaganti affida il compito di trasportare libri da leggere lungo il percorso, è un’esperienza singolare per chi gli asini è abituato a vederli solo disegnati. «In alcune delle nostre proposte inseriamo la lettura di brani legati all’esperienza che si sta vivendo in quel momento; questo per far capire che leggere può essere anche qualcosa di diverso rispetto a quanto viene proposto a scuola o a casa. Il libro può essere un amico da portare con sé nello zaino e da tirare fuori mentre si è in un prato, perfino in una grotta, come un compagno d’avventura» conclude il vicepresidente.

L’avventura, insomma, non è solo quella che si può sperimentare concretamente in prima persona, ma anche quella vissuta attraverso i racconti di chi, per quell’esperienza, è già passato, racconti che possono diventare terreno di confronto su cui elaborare il proprio vissuto e sprone a partire verso nuovi confini. confinivaganti.it Facebook.com/confinivaganti. verona

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HI-TECH

R O B O VA L , D O V E L E I D E E D I V E N TA N O G R A N D I

di Chiara Boni

Tredici le aziende coinvolte, otto FabLab provenienti da tutto il Veneto per presentare i propri progetti, ospiti eccezionali (come l’incredibilmente giovane ingegnere aereospaziale Hady Ghassabian) e tantissimi, appassionatissimi makers di ogni età: Roboval 2016 è stato un successo, e qui trovate tutto quello che vi serve sapere al riguardo.

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na bottiglia di plastica e qualche tappo di sughero. Ad Hady Ghassabian, ingegnere aereospaziale di appena 23 anni, sono bastati davvero pochi ingredienti per spiegare al pubblico di makers dell’ultima edizione di Roboval come realizzare un razzo perfettamente funzionante. Perché a volte le idee migliori sono quelle che partono dal basso: si può riassumere così la filosofia che ha animato questa quinta edizione di Roboval, la fiera dell’artigianato digitale targata Verona FabLab, vero punto di riferimento per tutti gli “smanettoni” di Verona e provincia, quest’anno per la prima volta ospitata negli spazi di Model Expo Italy, la più grande fiera del modellismo d’Italia. Dell’innovazione dal basso – così come l’hanno definita gli organizzatori della kermesse – Ghassabian ha fatto un po’ la sua battaglia: ragazzo

TechForKids, pensata per giovanissimi makers dai 5 anni in su, ha messo in contatto l’innovazione e il gioco, per divertirsi con la tecnologia in maniera intelligente.

Hady Ghassabian

Guarda il nostro video racconto su verona-pantheon.com/Pantheontv prodigio, ha cominciato la sua carriera di inventore a soli 15 anni, con un progetto realizzato in collaborazione con l’Università di Verona. La passione per l’innovazione e la tecnologia l’hanno portato negli ultimi anni all’Agenzia Spaziale Tedesca (DLR Insitute of Space Systems) di Brema e recentemente ha partecipato a un progetto di formazione negli Stati Uniti finanziato dalla NASA. Ma se il workshop dedicato alla propulsione spaziale con Hady Ghassabian è stato tra i più curiosi, la due giorni di artigianato digitale è stata ricca di appuntamenti imperdibili. Il pubblico di appassionati di innovazione e tecnologia ha avuto l’occasione di impara-

re ad utilizzare la piattaforma elettronica Arduino, ma anche di assistere alle spettacolari evoluzioni di droni e alla realtà aumentata dei più moderni simulatori di volo. «Con Roboval abbiamo fatto un primo passo facendo uscire gli “smanettoni”, i makers, dai propri garage e facendoli convergere in un luogo dove esporre le proprie creazioni e confrontarsi tra di loro, un’occasione per dare una grande eco, anche mediatica, ai progetti che nascono all’interno dei FabLab. – continua Riccardo Bertagnoli, presidente di Verona FabLab - Roboval è l’evento a cui partecipare per conoscere questi progetti partiti dal basso, che danno la possibilità di portare innova-


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Come è andata la manifestazione dei makers I volontari di Roboval 2016

zione anche all’interno delle aziende, delle grandi realtà.» Largo anche ai più giovani, a cui quest’anno il villaggio dell’innovazione di Roboval ha dedicato un’area apposita: la TechForKids, pensata per giovanissimi makers dai 5 anni in su, che ha messo in contatto l’innovazione e il gioco, per divertirsi con la tecnologia in maniera intelligente. Immancabile l’ormai attesissima competizione tra gli istituti superiori di Verona e provincia: sono state 13 le scuole che si sono affrontate nelle quattro gare, pensate appositamente per ragazzi e ragazze (due gare di robotica terrestre, “Labirinto” e “Speed”, una gara di robotica aerea “Multirotori” e una gara di saldatura a stagno). Confermato dunque il successo di Roboval, che anno dopo anno è cresciuta sempre più: tredici le aziende che all’edi-

zione 2016 hanno proposto i loro esclusivi progetti e otto i FabLab provenienti da tutto il Veneto (uno è arrivato persino da Bologna), che sul palco di Roboval hanno potuto far conoscere le loro idee al pubblico di appassionati. «Siamo soddisfatti di questa quinta edizione di Roboval: ci siamo dimostrati all’altezza delle aspettative e il palco-

scenico di Model Expo Italy ha saputo darci ancora più visibilità. – ci dice il direttore tecnico di Roboval, Alberto Valente - Tantissimi i progetti che abbiamo avuto l’occasione di conoscere, tantissime le idee e i talenti che si sono messi in gioco: è la prova che l’innovazione dal basso può dare vita a grandi cose». www.roboval.it

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Intervista all'ex sindaco di Povegliano, comune "green"

AGROALIMENTARE & ALIMENTAZIONE

STOP AI PESTICIDI

VERONA IN PRIMA LINEA di

Matteo Bellamoli

matteo.bellamoli@verona-pantheon.com @MatteoBellamoli

Lo scorso 6 maggio l'Associazione Medici per l'Ambiente ha consegnato il premio “Lombrico d'Oro” ai tre comuni italiani che hanno vietato l'uso dei pesticidi nelle aree pubbliche comunali. Due sono veronesi. Povegliano è la prima amministrazione a Verona ad aver adottato questo provvedimento “green”.

S

an Floriano. Villa Lebrecht. Nella serata di venerdì 6 maggio l'Associazione Medici per l'Ambiente ha premiato i sindaci dei comuni italiani che più si sono distinti in azioni di difesa dell'ambiente e della salute dei propri concittadini. Il premio ha un nome tutto particolare: “Lombrico d'oro”. È proprio questo piccolo invertebrato che anima l'iniziativa, un piccolo ma indispensabile alleato per dare ricchezza e fertilità alla terra. Trasforma gli scarti in cibo, disintossica da determinati inquinanti, rattoppa anche quanto di male viene immesso in circolo dal mondo “civilizzato”. Ma questo potere e il beneficio della vita del lombrico vengono annullati dall'utilizzo di pesticidi, impedendo il naturale rigenerarsi dei terreni.

Anna Maria Bigon

Solo evitando l’utilizzo di prodotti chimici per la fertilizzazione e il mantenimento degli spazi verdi si preserva questo habitat con tutte le conseguenze positive che possiamo immaginare. Tre sono i comuni che hanno ricevuto il prestigioso premio, e ben due sono veronesi. Uno è Cavaion Veronese, mentre il secondo, Povegliano, è stato tra i primi in Italia a vietare l’utilizzo dei pesticidi sui terreni pubblici. Nel corso della serata è stato premiato anche il comune altoatesino di Malles. Abbiamo incontrato l'ex sindaco di Povegliano, Anna Maria Bigon, per conoscere i motivi che hanno spinto a questa lungimirante iniziativa. Dott.ssa Bigon, da dove nasce questa sensibilità verso la salute e il verde pubblico? Credo che a Povegliano vi sia una certa attenzione al rispetto dell’ambiente. Siamo il paese delle risorgive, nel nostro territorio ve ne sono 39 sulle 100 di tutta la Provincia, quindi da anni investiamo nel territorio e nella sua tutela. Lo abbiamo

fatto con l’acqua pubblica, lo facciamo ora con il verde pubblico. Inizialmente il divieto di utilizzare pesticidi non era supportato da un’ordinanza, ma solamente da un invito a tutti i nostri dipendenti a non utilizzare pesticidi per la manutenzione delle aree verdi. Quando questo divieto è diventato ufficiale? L’ordinanza è di tre anni fa. Da allora nei parchi pubblici, nelle risorgive e in tutti quei terreni di proprietà pubblica, l’utilizzo di prodotti chimici artificiali è vietato. Cosa significa questo per un’amministrazione comunale? Ovviamente sarebbe più semplice ed economico adottare i metodi “tradizionali”, perché dovendo utilizzare solo tecniche naturali dobbiamo investire in tecnologie a volte costose e la manutenzione è molto più frequente. Di recente abbiamo iniziato ad utilizzare un macchinario a vapore che ci ha fornito la società che ha in appalto il taglio dell'erba delle aree verdi. Questo ci consente di svolgere un’attività di manutenzione dei


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AGROALIMENTARE & ALIMENTAZIONE

«Quello che vogliamo dire e far capire ai colleghi delle altre amministrazioni è che “si può fare”». prati senza ricorrere a diserbanti artificiali. Sappiamo che parallelamente a questo avete però attivato anche un secondo progetto… Esatto. Si tratta di un progetto lavoro che ci consente di assumere dalle 10 alle 15 persone durante l’anno, specie nel periodo estivo, per le attività di manutenzione e tutela delle nostre aree verdi. Si tratta di un’iniziativa resa necessaria dalla necessità di aumentare il lavoro nelle aree verdi che ci permette di coinvolgere anche persone momentaneamente senza lavoro. Per il futuro avete ipotizzato di estendere il divieto anche alle aree private? È un passaggio complesso, sicuramente un’ipotesi da considerare. Molti concittadini hanno comunque espresso interesse per quanto facciamo nelle aree pubbliche, e il mio invito è sempre stato quello di adottare

questa direttiva anche sui propri terreni. L’amministrazione deve dare l’esempio, ma è attraverso la condivisione con agricoltori e abitanti che si potrà effettivamente fare squadra e comunità. Chiaramente si tratta di un passaggio più immediato nei giardini privati, più complesso e costoso in agricoltura. Il premio “Lombrico d’Oro” vi ha sorpresi? Sicuramente è stata una sorpresa. Essere contattati da un’iniziativa che riunisce anche WWF e Legambiente è stato il giusto riconoscimento di una scelta che portiamo avanti con orgoglio e sacrificio. Vi sono state altre amministrazioni che hanno seguito il vostro esempio? L’interesse è in crescita e questa visibilità garantita dal “Lombrico d’Oro” ci ha aiutato a far conoscere la nostra esperienza. Cavaion è uno dei comuni che ci ha seguito, ma spero davvero che l’interesse mediatico che si è acceso dopo la premiazione possa servire da cassa di risonanza per diffondere la cultura di quanto abbiamo messo in pratica in questi anni. Quello che vogliamo dire e far capire ai colleghi delle altre amministrazioni è che “si può fare”.

Coltivare senza pesticidi Una testimonianza interessante nell’ottica della coltivazione naturale e senza pesticidi è quella di un'azienda di San Martino Buon Albergo, che qualche anno fa ha trasformato un capannone utilizzato per l'allevamento avicolo in una serra per la coltivazione di funghi, cambiando completamente la propria mission. Oggi questa realtà coltiva e vende, nei mercatini di Coldiretti, quattro varietà di prodotto: Champignon, Pioppino, Pleurotus (la “brisa veneta, ndr) e Shiitaki. Un esempio di come la sensibilità e l'attenzione verso il biologico abbia innalzato non solo i consumatori, ma anche gli operatori del settore. Trovare esempi, come quello appena citato, di imprenditori che abbandonino altri settori per investire nell’ortofrutticolo specializzandosi in coltivazioni, come quella dei funghi, che di certo sono più lontane dalle nostre corde rispetto a tante altre, è un segnale di apertura e di ritorno “alla terra” che vanno considerati in tutta la loro importanza.

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A cura di Eliana Rapisarda, direttore Veronagreen.it

B A R ATTO E (S)C AMBI D ELL'AR MAD IO Nell’attuale società dei consumi siamo abituati ad acquistare sempre nuovi oggetti, più sulla scia dei messaggi pubblicitari che di ciò di cui abbiamo realmente bisogno. Questo meccanismo però genera spreco di risorse e indirettamente inquinamento, per la produzione eccessiva e sproporzionata di beni materiali. Una soluzione può essere il ritorno all’economia dello scambio, per ridare vita ad oggetti che a noi non servono più ma che nelle mani di altri sapranno tornare a essere valorizzati. Il baratto è stato da sempre una forma di economia sostenibile, soprattutto in periodi di crisi. Negli ultimi tempi questa pratica è tornata a diffondersi, non solo per la necessità di ridurre le spese familiari ma anche in un’ottica di riciclo e rispetto delle risorse. Oltre a vari siti internet che permettono di barattare e scambiare online i propri oggetti (Barattopoli.com, Soloscambio.it, Coseinutili.it, Reoose.com, Zerorelativo.it, etc.), anche su Facebook sono nati da tempo gruppi spontanei che mettono in contatto persone che non si conoscono accomunate da un interesse identico. Solo a Verona esistono almeno quattro gruppi Facebook

dedicati esclusivamente al baratto: Veronesi da Baratto e Scambiemose le strase (regalo e baratto), entrambi con oltre 2.600 membri, Regalo o baratto a Verona, con oltre 1.600 membri, e Baratto Verona e provincia, con quasi 300 iscritti. Barattare significa anche incontrare nuove persone e partecipare a quell’economia della condivisione e al quel recupero della socialità che, spesso, va di pari passo con una sensibilità ecosostenibile. Con gli “Swap Party”, inoltre, il baratto diventa anche una festa. Dall’inglese swap (barattare), si tratta di eventi sbarcati in Italia dagli Stati Uniti, eredità di una tendenza nata per liberare l’armadio da

tutti quei vestiti che, per vari motivi, non mettiamo più, rinnovando il guardaroba a costo zero e alleggerendo anche la produzione di rifiuti. Perfettamente in linea con i nostri valori, il 12 maggio scorso, abbiamo organizzato un primo evento di questo tipo a Verona. A grande richiesta, per la buona riuscita della serata, il prossimo appuntamento si terrà sabato 25 giugno nella bellissima location dell’Opificio dei Sensi, a San Martino Buon Albergo. Un’opportunità per scoprire di persona questa nuova forma di economia e di eco-consumo. Per informazioni e iscrizioni scriveteci a info@veronagreen.it.

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La storia dell’istituto scolastico “De Vedruna”

CULTURA

BORGO TRENTO, ECCO COME È NATO IL QUARTIERE Le suore Carmelitane della Carità con la loro scuola religiosa diedero l’impulso per la nascita di Borgo Trento con tanto di sede educativa e cappella per le celebrazioni eucaristiche. Il 22 maggio hanno voluto salutare la comunità e tutti i loro alunni con una festa di addio. A luglio lasceranno definitivamente Verona. Con loro, la città perde un pezzo della propria storia che ha dato forma a uno dei suoi quartieri più caratteristici.

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n fiocchetto colorato e un nome accanto a un anno, scritto all’interno. Si riconoscevano così gli ex alunni dell’istituto scolastico “De Vedruna” di Borgo Trento, il secondo ad essere sorto in Italia. Ma ormai uno dei tanti ad essere chiuso. Così il 22 maggio si è svolta la festa di addio nella sede storica, quella di via Calatafimi, tra giovani e anziani, tra chi ha visto crescere la scuola e chi ne ha ereditato l’insegnamento. Non senza un nostalgico ricordo o un pensiero speciale per quelle suore di Santa Joaquina de Mas y de Vedruna che hanno accompagnato con amore le prime fasi di maturazione dei piccoli alunni. Alberta Avesani, allieva della prima classe materna aperta il 17 maggio 1948 in via Risorgimento, ricorda con piacere quegli anni: «Ho sempre respirato aria di casa e vissuto in una dimensione di familiarità. Le amicizie che sono nate qui sono durate tutte. Credo sia una perdita per il quartiere perché l’istituto rappresentava uno spazio verde, di accoglienza, di crescita umana e spirituale». Sorta in una zona della città detta Campagnola, la scuola fatta costruire dalle suore Carmelitane della Carità era all’epoca l’unica insieme ad una manciata di palazzi. L’altra scuola più vicina si trovava in via Mameli. Man-

cava ancora la parrocchia di San Pietro, che sarebbe sorta più avanti, e per questo motivo la chiesa di riferimento della gente del quartiere era sempre stata San Giorgio in Braida. Poi arrivarono le suore che, insieme all’istituto, fecero costruire anche una cappella per le celebrazioni liturgiche e la commemorazione della loro santa (che cade proprio il 22 maggio). Da quel momento la comunità iniziò a frequentare quel luogo che divenne un punto di riferimento, come spiega la Madre Superiore suor Giuseppa Corradino: «Prima l’intero complesso era il cuore pulsante del quartiere, poi quando quest’ultimo ha iniziato a crescere sempre di più siamo rimasti

solo centro di educazione». Con rammarico, suor Pina spiega che le motivazioni di questa scelta sono «frutto di un discernimento: mancano forze nuove, ci sono poche nascite e la crisi economica ha fatto il resto. Ovviamente dispiace – continua – perché è da trent’anni che siamo qui». I ricordi tornano a galla, come un’immagine che riaffiora in superficie: «Ho vissuto dei bellissimi momenti – spiega suor Pina -. Da parte delle famiglie ho sempre trovato massima collaborazione». Una delle prime è stata proprio quella di Alberta Avesani il cui padre, avvocato e amministratore del palazzo in via Risorgimento, propose alle suore di prendere in affitto provvi-


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CULTURA

un incremento di 8mila abitanti in soli dieci anni: dal 1951 al 1961. Nel 1963 furono inaugurate le scuole elementari Provolo in via Camozzini, mentre quelle in via Cesiolo presero il nome di Fraccaroli. Verso la fine degli anni Settanta fu completata la costruzione del ponte

del Risorgimento, mentre negli anni Ottanta fu realizzata la seconda chiesa parrocchiale del quartiere: quella di San Francesco d’Assisi. Cambiamenti urbanistici che hanno modificato anche l’assetto sociale di una comunità, ancora adesso in continua evoluzione.

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soriamente i quattro locali a pian terreno e quello al primo piano del suo stabile mentre continuava la ricerca di una sede definitiva. Ora Alberta è presidente dell’associazione Abitare Borgo Trento onlus che ha già all’attivo una seconda pubblicazione sulla storia del quartiere dal titolo Borgo Trento. Un quartiere che cambia. E il quartiere è cambiato molto dagli anni Trenta ad oggi. Da quando la zona attorno all’ex Arsenale era principalmente campagna. Grazie alle suore si è avuta una svolta sociale importante: dapprima con l’apertura dell’istituto scolastico (nel ’48 in via Risorgimento, nel ’53 in via Calatafimi), poi della cappella che ha assunto le vesti di parrocchia prima dell’arrivo della chiesa di San Pietro, aperta al culto nel 1961. In quegli anni ci fu anche un intenso sviluppo edilizio che portò ad

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Rita Borsellino in Gran Guardia

STORIE DI STORIA

di

Giovanna Tondini

giovanna.tondini@verona-pantheon.com

LA MAFIA SPARIRÀ QUANDO AMEREMO (DAVVERO) LE ISTITUZIONI

Ospite dell'ultimo appuntamento dei numerosi che hanno animato il programma di “Prospettiva Famiglia” e della rete “Scuole e Territorio: educare insieme”, la sorella del magistrato ucciso nella strage di via D'Amelio ci ha raccontato il fratello e ci ha ricordato come si debba «tornare a sperare per costruire».

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uando arrivammo, girai le spalle. Dissi che in quel luogo non ci volevo più tornare. Ma sei pazza? Mi urlò mia figlia. Questo è un luogo sacro e noi dobbiamo rimanerci, mi disse. Lei aveva solo 21 anni e aveva già intuito il futuro». Da una tragedia si può cogliere la possibilità di un riscatto. Per Rita Borsellino è stata una «resurrezione». Quel 19 luglio 1992, passato alla storia come la strage di Via D’Amelio, Rita aveva 47 anni, un marito, tre figli e una vita del tutto tranquilla. Lavorava in farmacia e fin da piccola aveva «una timidezza patologica», come la definisce lei stessa. Quel giorno le cambiò la vita. «Non volevo vedere Paolo per salvare l'immagine bella che avevo di lui». Per un attimo Rita ebbe il dubbio di non essere abbastanza forte. Ma non ebbe il tempo di pensare, che la figlia la raggiunse con uno sguardo sereno. Le mostrò le mani e le posò su di lei: «ho accarezzato lo zio», le disse. «Lo zio sorride». Certo era un modo per consolarla. Ma «interpretai il sorriso come un segno. Forse per indicarci che c'era ancora qualcosa per cui vivere». I 24 anni che ci separano da quel terribile evento non hanno cambiato quell’aurea umile e timida che ancora avvolge Rita Borsellino. «Paolo mi la-

sciò un’eredità straordinaria». In fondo «quale diritto avevo di tenere solo per me il suo ricordo?». Il ricordo di un fratello, anzitutto, di un grande uomo e quindi di un grande magistrato. «Devi parlare di Paolo», le disse la madre, «perché la gente conosca e non dimentichi». Così è stato. Rita aveva cominciato a intuire che cosa doveva fare, alcuni giorni prima della morte del fratello. Ma non si era resa conto di cosa stava per accadere. Nei 57 giorni che separarono Paolo dalla strage di Capaci, in cui perse la vita Giovanni Falcone, il suo grande amico, prima che collega, «provò ad abituarci all’idea che sarebbe morto. Ebbe la forza di provare ad allontanarsi dalla sua famiglia, a cui era profondamente legato. Cercava di essere cupo». Lui, sempre così

irruente e focoso. Ma «non ci si può preparare a certe cose. Pensi sempre che non possano accadere a te». Dove il giudice ha trovato allora il coraggio di proseguire nonostante la consapevolezza della «condanna a morte» a cui era destinato? «Nella sua coerenza. Nella scelta di fare questo mestiere. Nel sapere affrontare la paura. Paolo sentiva un debito da pagare nei confronti delle persone che morivano». E poi c’era la passione, ci confida Rita. «Era difficile abbandonare». Oggi ha ancora senso donare la vita per un ideale, in una società molto diversa, individualistica? «Oggi è caduta l'etica nelle piccole e nelle grandi cose. È difficile avere un ideale vero. C'è una certa superficialità nell'affrontare la vita, perché sugli idea-


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STORIE DI STORIA Rita Borsellino

li ha prevalso il dio denaro. Si pensa che tutto si possa comprare e vendere. È un'economia senza etica». Cosa significa oggi Paolo Borsellino per i giovani? «Paolo diceva che quando i ragazzi negheranno il consenso, la mafia sparirà. L'impegno educativo è quindi necessario, perché il fenomeno della mafia sia conosciuto. Prima quindi la conoscenza e poi l'educazione delle nuove generazioni». Questo il motivo che ha condotto alla nascita del Centro Studi Borsellino, con una ricca biblioteca frequentata anzitutto dalle scuole. «Bisogna tornare a sperare per costruire. Per i giovani è difficile comprendere che la società non ha corruzione. I ragazzi sono scettici, disinnamorati delle istituzioni. Ma le istituzioni sono sacre. Abbiamo sì il dovere di giudicare, di criticare, ma solo per ricostruire il valore delle istituzioni. Altrimenti che cosa lasciamo ai ragazzi?».

Si tratta certo di cambiamenti culturali lunghi, «ma un cambiamento è già iniziato». Grazie anche alle associazioni create da Rita: quella con Don Ciotti, Libera contro la mafia e la Carovana antimafia, che da anni gira tutta l’Italia e l’Europa. Ai ragazzi si insegna quindi la legalità anzitutto, ma non in senso astratto. Quella concreta, che si traduce in senso di responsabilità, nel rispetto delle regole, nella cittadinanza responsabile. Tutti temi affrontatati anche da un’importante organizzazione, che ha preso vita nel veronese 8 anni fa, “Prospettiva Famiglia”, alla quale si è aggiunta la rete “Scuola e Territorio: educare insieme”. Questo è stato il motivo che ha spinto Rita Borsellino ad accettare l’invito della coordinatrice Daniela Galletta di testimoniare la sua esperienza davanti ad adulti, genitori e studenti. Lo ha fatto la sera, a seguito di uno spettacolo curato da Andrea De Manincor su un testo poetico di Ruggero Cappuccio. Lo ha ripetuto il giorno dopo davanti a 700 studenti alla Gran Guardia. Perché educare è fondamentale. E «solo attraverso la memoria, una memoria operante, si può costruire il futuro». www.prospettivafamiglia.it

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A scuola di prospettive Gli appuntamenti di "Prospettiva Famiglia" e della rete di scuole “Scuola e Territorio: Educare insieme” per l'anno 2015 - 2016 sono stati innumerevoli. I filoni tematici affrontati hanno spaziato dall'educazione alla legalità fino al cineforum in lingua inglese per i ragazzi, passando per la cittadinanza consapevole. Ma anche gli adulti sono stati protagonisti con la Scuola per Genitori ed Educatori. Tanti i temi, tanti i relatori che hanno animato questi mesi di formazione. Dal perdono responsabile con Don Gino Rigoldi e Francesca Manca, a “Le ultime diciotto ore di Gesù” con Corrado Augias, passando per la libertà che ha bisogno di regole giuste per esistere con Gherardo Colombo e Lella Costa. E poi ancora Massimo Recalcati che ha indagato il potere delle relazioni e Giorgia Benusiglio che ha ricordato come a volte la trasgressione voglia dire, semplicemente, andare controcorrente. Di particolare intensità anche gli incontri con Stefano Rodotà che è intervenuto circa il “diritto di avere diritti” e Vittorino Andreoli che si è invece concentrato su “L'uomo senza identità”. A chiudere il cerchio proprio Rita Borsellino, preceduta dagli incontri estremamente significativi di altri due donne Maria Falcone e Agnese Moro, loro malgrado, vittime della storia recente eppure narratrici di speranza e di perdono.

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Cattolica Factory, ecco il progetto che volerà a Berlino

GIOVANI & LAVORO

di

Giulia Zampieri

IL LABORATORIO DELLE IDEE CHE PRODUCE INNOVAZIONE

Dopo cinque mesi di impegno, incontri di idee e tanto lavoro di squadra il 27 maggio scorso si è conclusa Cattolica Factory, la competition promossa da “Progetto di Vita. Cattolica per i Giovani”. Sette team in gioco, un unico progetto vincente, che presto volerà a Berlino. Per andare incontro all’innovazione.

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ome si riesce a manipolare, aggiustare, magari stravolgere un’idea, per poi adattarla al mondo che cambia? Cosa serve per fare di quell’idea un progetto vincente? Tutto questo ci è stato mostrato lo sorso 27 maggio, quando a partire dalle ore 17 l’Auditorium Bisoffi di via Calatafimi, sede di Società Cattolica di Assicurazione, si è animato dell’entusiasmo e dell’intraprendenza dei quasi 90 giovani che hanno partecipato a Cattolica Factory, la prima edizione della sfida, disputata a colpi di innovazione, e promossa dal costante impegno di "Progetto di Vita. Cattolica per i Giovani". Un vero e proprio laboratorio di idee pensato per liceali e universitari e da loro direttamente interpretato. Un percorso iniziato a fine dicembre, quando l’iniziativa è stata presentata davanti a una giovanissima platea presso il Teatro Nuovo di Verona, e proseguito tra duro lavoro, ostacoli, ma altrettante soddisfazioni sino a fine maggio, quando i sette preparatissimi team in gara hanno presentato i propri lavori ad una giuria di professionisti: dodici autorevoli voci a rappresentare il mondo della formazione, del lavoro e dell’innovazione. Quattro le aree di lavoro con

Il team vincitore. Da sinistra a destra Cristina Rolli, Andrea Bronzati, Ilaria Milani, Elena Girelli e Claudia Annechini

le quali si sono cimentate le squadre partecipanti: l’ambito Internazionalizzazione con i progetti Clubbo, presentato dal team 1, e Tello per il team 2, entrambe proposte che promuovono la pratica e l’apprendimento delle lingue straniere attraverso app mobili. Per il tema La scuola per l‘impresa si sono invece sfidati il team 3 e 4, rispettivamente con B2S Business to School e Overpass, portali web ideati per avvicinare il mondo del lavoro a quello della scuola. Teach to Teach per il team 5 e Skill-Lab per il team 6 sono state invece le idee realizza-

te nell’ambito dell’Innovazione dei contenuti: un sito web e una piattaforma online che intendono sviluppare e stimolare le soft skill, quelle competenze trasversali, spesso a torto trascurate dalla scuola, ma risorse essenziali nel mondo del lavoro. E nella vita. E infine, l’ultima squadra, il team 8, unico rappresentante del tema Didattica 3.0 con Learning Cell, un sistema cloud che vuole portare innovazione e interattività nel mondo dell’insegnamento. A mancare è il team 7, che ha abbandonato la sfida nel corso dei lavori perché, come af-


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GIOVANI & LAVORO

fermano, concordi, tutti i team prima dei loro pitch, «sono stati mesi di duro lavoro, soprattutto all’inizio: nessuno di noi si conosceva prima di arrivare qui e proprio così abbiamo potuto testare le nostre capacità di fare vero team working», oggi una delle competenze più apprezzate e ricercate. La vittoria se l’è aggiudicata il

Con la nostra app abbiamo puntato sulla concretezza: per promuovere l’uso delle lingue, Clubbo permette di organizzare o prendere parte ad eventi di vario tipo, purché in lingua!

team 1 con il loro Clubbo: una piccola squadra tutta al femminile composta da Andrea Bronzati, Elena Girelli e Ilaria Milani, supportata dal prezioso aiuto della Community Angel Cristina Rolli, e, in qualità di tutor, da Claudia Annechini. Il loro punto di forza? «Da una parte, l’unione del nostro gruppo: siamo rimaste solo in tre alla fine e forse proprio per questo ci siamo impegnate ancora di più» ci confida Andrea Bronzati. «D’altra parte - prosegue Ilaria Milani - con la nostra app abbiamo puntato sulla concretezza: per promuovere l’uso delle lingue, Clubbo permette di organizzare o prendere parte ad eventi di vario tipo, purché in lingua! Si parte dal digitale sì, ma si arriva sempre al mondo reale!». E grazie a Clubbo partirà an-

Paolo Bedoni

che il Team 1, quando a settembre raggiungerà Berlino, per un viaggio alla scoperta di Factory Berlin, il più grande incubatore della cosiddetta “Silicon Allee”, ecosistema startup tra i più attivi al mondo. Un viaggio che porterà ispirazione. E la brezza, elettrizzante, che porta il cambiamento. Facebook.com/cattolicaperigiovani www.progettodivita.it

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La manifestazione dedicata all'arte della vignetta per la prima volta a Verona

FUMETTI

di

Emanuele Pezzo

emanuele.pezzo@verona-pantheon.com @Manupegaso

PREVISIONI PER GIUGNO: NUVOLE PARLANTI IN ARRIVO! Sbarca in città la Sagra dei Fumetti, per la prima volta a Verona dopo tre edizioni svoltesi al castello scaligero di Villafranca. Due giorni in cui saranno celebrati fumetti, cartoon, videogame e cosplay, con tanti eventi musicali e la voglia di far diventare Verona uno dei capoluoghi italiani delle fiere di settore.

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he giugno sia un mese speciale è innegabile. Finiscono le scuole, spesso ci sono eventi sportivi da vivere in compagnia e ormai l'estate è alle porte. Quest'anno a Verona ci sarà un motivo in più per amarlo: arriva infatti la Sagra dei Fumetti, l'11 e 12 giugno in Vallo Bastione San Procolo. Forse il nome "sagra" può sembrare riduttivo, ma ha un significato ben preciso. A spiegarcelo è Simone Bazzanella, organizzatore assieme ad Andrea Lucchi e Stefania Marino Gambazza: «Sagra è voler festeggiare qualcosa che viene adorato per tutto l'anno, come ad esempio i prodotti dell'agricoltura». Ovviamente a venire celebrati non sono grano, orzo e patate, ma i prodotti della cosiddetta "cultura nerd": fumetti, cartoon, videogame e il sempre più praticato cosplay, cioè il travestimento a tema. L'evento, nato quattro anni fa, mira a coniugare l'atmosfera del festival del fumetto e

L'evento è nato quattro anni fa coniugando festival del fumetto e Oktoberfest

anteprima d'apertura dell'evento al venerdì sera, Elio e Le Storie Tese. Conclude Simone: «Il nostro obiettivo per quest'anno è quello di entrare ufficialmente nelle fiere di importanza nazionale per il settore. Sulla carta i presupposti ci sono tutti e ne siamo orgogliosi, dopo solo 4 anni e senza avere alle spalle grosse produzioni». www.lasagradeifumetti.it quella dell'Oktoberfest. L'attenzione a creare un contesto a tema aveva spinto gli organizzatori a scegliere come location il castello scaligero di Villafranca, lasciato quest'anno a malincuore per una forte voglia di far crescere la manifestazione. Proprio questo desiderio ha spinto l'organizzazione ad entrare in collaborazione con il Lucca Comics & Games, il maggiore evento di settore in Italia. Dunque, per le strade della sagra si troverà di tutto: dal workshop con la Scuola del Fumetto di Milano al Cosplay Village, dagli spazi di esibizione degli autori a all'Artist Alley, e tanto altro ancora. Senza tralasciare gli eventi musicali con Cristina D'Avena, Gemboy e, come grandiosa

C'È ANCHE SIO! Tra i tanti autori presenti ci sarà anche il veronese Sio, al secolo Simone Albrigi, divenuto famoso grazie alle strisce Scottecs. L'ultimo suo lavoro, con il consueto senso dell'umorismo nonsense, è Johnnyfer Jaypegg e il tesoro degli alieni commestibili, un fumetto-game in cui il lettore può interagire scegliendo cosa far fare ai protagonisti.

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MA QUANTO COSTA VIVERE DA SOLI?

CRISI GRECA

ESTATE

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LETTERATURA Premio Salgari, tutte le novità dell’edizione 2016

L’AV V E N T U R A N A S C E T R A L E PA G I N E Giunge alla sesta edizione il contest dedicato alla letteratura avventurosa e intitolato a uno dei più grandi autori originari di Verona. Il Premio Salgari ha in serbo quest’anno tante novità: un sito internet dal respiro internazionale e un contest fotografico dedicato. In attesa della premiazione del vincitore, che sarà svelato in autunno, sono già stati nominati i tre finalisti. di Chiara Boni

È

l’autore del celebre Il collezionista di Ossa, Jeffery Deaver, da poco ritornato sugli scaffali con Il bacio d’acciaio, il vincitore del Premio IlCorsaroNero 2016. La splendida cornice del Giardino di Pojega, di Villa Rizzardi a Negrar ha accolto sabato 14 maggio la cerimonia di premiazione, che ha visto l’autore statunitense dialogare con il giornalista Luca Crovi e Simone Sarasso, vincitore della scorsa edizione del Premio Salgari. Secondo le motivazioni della giuria, Deaver «moderno alchimista, ha miscelato abilmente gli elementi di suspense nella sua narrativa, riuscendo puntualmente a stupire pagina dopo pagina i lettori». Caratteristiche, queste, paragonabili a quelle che si ritrovano nelle pagine di Emilio Salagari, celebrato scrittore di origine veronese e conosciuto in tutto il mondo. È proprio per tenere viva la memoria del più grande “messaggero letterario di Verona”, che dal 2006 l’associazione IlCorsaroNero organizza il Premio Salgari, contest letterario che biennalmente ricerca e seleziona accuratamente i migliori scritti inediti dedicati alla letteratura avventurosa. La consegna del premio IlCorsaroNero è stata l’occasione anche per annunciare i finalisti della sesta edizione del Premio Salgari, tra cui verrà scelto il vincitore: si tratta di Alberto Custerlina, con La carovana dei prodigi (Baldini&Castoldi, 2015), Michele Mari, con Rode-

Jeffery Deaver ritira il Premio IlCorsaroNero 2016

Guarda i video su verona-pantheon.com/Pantheontv rick Duddle ( Einaudi, 2014) e Marco Steiner, con Oltremare (Sellerio, 2015). La sesta edizione del Premio Salgari apre un nuovo capitolo del contest dedicato al grande autore, con un respiro più internazionale e contenuti più innovativi. Con la collaborazione di Pantheon Magazine, media partner dell’evento, il Premio dispone di un nuovo sito internet, in italiano e in inglese, fruibile dagli appassionati di tutto il mondo. Rinnovata anche la pagina Facebook dedicata all’evento, da cui è possibile seguire tutti gli appuntamenti in programma. Con l’appoggio della Biblioteca Civica, è nato anche il contest fotografico #salgaricontest2016, con cui è possibile condividere sui sociale le foto scattate con la statua di Emilio Salgari che si trova davanti alla biblioteca.

In attesa della premiazione finale in autunno, il prossimo appuntamento con il Premio Salgari è il 26 agosto al Festival Letterario di Torri del Benaco: l’autore Michele Mari, in concorso con il suo Roderick Duddle ( Einaudi, 2014), incontra il pubblico per parlare della sua opera all’Hotel Gardesana. Il Premio Salgari si avvale della collaborazione di: Comune di Negrar-Assessorato alla Cultura, Gulliver Libri per Viaggiare, Associazione e Rivista “Ilcorsaronero”, Betelgeuse editore, Libreria Biblos e Terradimezzo di Torri del Benaco e Bussolengo, Libreria Minotauro (Verona), Libriadi: Libreria Bonturi (San Bonifacio), Libreria Jolly del Libro (Verona), Libreria Minerva (Verona), Cartolibreria Mameli (Verona), Università del Tempo Libero di Negrar. www.premiosalgari.it

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Il paese di Cerro e le storie di chi l'ha abitato e amato

TERRITORIO TRA LE RIGHE

di

Alessandra Scolari

LE PIEGHE DELLA STORIA E DI UN PAESE

Flora Brunelli custode del tempo e di Cerro Veronese? Ebbene sì! Ancora una volta una donna coraggiosa, che per amore del proprio territorio è entrata nella vita più intima di alcuni commercianti cerresi per trasmettere i ricordi anche quelli più delicati e intimi, alle future generazioni. Cerro che negli ultimi decenni è cresciuto ed ha saputo mantenere a tutt’oggi la propria identità.

L

’autrice nel presentare il suo libro Le pieghe del tempo, patrocinato dal Comune e pubblicato da Infoval Srl, nella gremita sala Noi (lo scorso 27 maggio), ha esordito «da tempo sognavo di poter raccontare una storia inedita di Cerro. Lo spunto mi è venuto dalla storia della mia famiglia che ha gestito il “bar Cerro”, poi via, via gli altri commercianti»: i Zanella, i Lughezzani, l’hotel Belvedere, l’albergo Tomelleri, la ferramenta Poggese e i Busato tagliapietra. Un lavoro di due anni, in cui Flora con sensibilità e delicatezza è entrata nell’intimità delle persone intervistate: vere protagoniste del libro, dopo esserlo state nello sviluppo del paese. Nei loro negozi nascevano Flora Brunelli

le

pieghe del

tempo

idee, aneddoti e associazioni (ad esempio quella ciclistica). Fare il negoziante era anche fatica: l’affezionata clientela (ieri come oggi) ripagava di tanti sacrifici e del peso dell’incertezza. Cerro, che sotto il profilo amministrativo è stato unito a Grezzana dal 1928 al 1948, negli ultimi 40 anni è aumentato molto. Nel censimento del 1951 erano 1.026 i residenti, mentre oggi sono 2.500, poi ci sono i vacanzieri. La strada Stallavena/Boscochiesanuova (inaugurata nel 1956) ha portato a Cerro sviluppo edilizio e turistico, con incremento delle attività commerciali e valorizzazione di quelle «nate nel passato che vivono nel presente». Eppure non è stato facile. Per ragioni di spazio citiamo i primi due racconti. Pensiamo a Gemma Giberti che nel 1972 da Verona si trasferisce a Cerro (1.150 anime) e che

Le attività commerciali di Cerro nate nel passato, che vivono nel presente

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Flora Brunelli

con la famiglia va a coabitare con la sorella e i ragazzi; sono costretti a dormire «nello stesso letto singolo: uno al capo e uno ai piedi». Però, scrive Flora «quel periodo fu tra i più belli, coinvolgenti e nostalgici della mia vita». E i Zanella? Hanno un piccolo alimentari-bazar e quattro figli e (intorno al 1860) adottano Adriano, un ragazzo abbandonato. Di questa famiglia anche Don Pompilio Zanella classe 1891, sacerdote nel 1915, militare nella Grande Guerra (1915/1918): leader spirituale, uomo colto, buono e carismatico. Nel 1931 diventa parroco di Alcenago, qui non esitò ad ospitare partigiani e (nel 1944) a trasgredire il comando tedesco “per dare degna sepoltura” alle vittime di Monte Comun. Don Pompilio ad Alcenago vi rimase 35 anni: a lui è dedicato la piazza della chiesa. Morto nel 1971 riposa a Cerro.


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L LIBRO: Racconta di Valentina che ha quattordici anni e nuovi amici con cui vivere avventure fantastiche. Emerge in questo libro l’amicizia vera che fa dire ad Irene «vivo ogni giorno come un miracolo». Adesso vive nella famiglia di “Vale” e vorrebbe trascorrere luglio all’estero come ragazza alla pari. E a Maria e Stefano i genitori adottivi precisa: «vorrei un’esperienza che mi aiuti a crescere». Vale, Otilla e la Prof Linda organizzano per lei una vacanza a Parigi. Valentina segue le avventure di Irene via telefono e via e-mail. Bellissime anche le illustrazioni. L’AUTORE: Angelo Petrosino è nato a Castellaneta - Taranto (1949), ha vissuto parte della sua infanzia in Francia, poi in altre città italiane. Nel 1964 si stabilì a Chivasso (TO), dove si diplomò e laureò. Qui iniziò (1969) ad insegnare nelle scuole elementari, diventò giornalista (nel 1980 collaborava con riviste di pedagogia e letteratura per ragazzi), divenne poi scrittore per bambini e adolescenti e traduttore. Il suo primo libro uscì nel 1989, seguì nel 1991 Jessica: diario di una bambina. Oggi gira nelle scuole per diffondere i suoi libri, ma soprattutto per incontrare gli adolescenti. La sua celebre serie di Valentina (tradotta dall’editrice Romana Editorial) sta affascinando tantissimi in Spagna. Per Valentina ha ricevuto molti premi, tra i quali il Premio Andersen - Baia delle favole 1993 per la migliore collana di narrativa per ragazzi. CURIOSITÀ: Valentina nasce nel 1995 e diventa subito uno dei personaggi più amati dalle bambine/i italiani. Di Valentina (con l’editrice Piemme), sono usciti un centinaio di libri (divisi per fasce d’età), attraverso i quali l'autore ha esplorato l'infanzia e i cambiamenti sociali del nostro Paese, degli ultimi vent'anni. Petrosino ai ragazzi di una scuola ha detto: «Non basta essere un maestro per parlare dei ragazzi ai ragazzi. Per poter raccontarne le paure, i desideri, le speranze e i sogni, occorre entrare nel loro mondo». I suoi racconti sono lineari perché ha precisato l’autore «Oggi i ragazzi leggono libri scritti con grande scorrevolezza: non sopportano lunghe descrizioni e vogliono pagine piene di"fatti e di cose", per non annoiarsi. D'altra parte, con un linguaggio semplice e chiaro, si può parlare benissimo di tutta la vita nella sua ricchezza e complessità».

BOX OFFICE

IL FILM:

Nel 1981 Jake Bradford si trasferisce al college e prende possesso di un'abitazione insieme ai suoi compagni della squadra di baseball universitaria. Tra cameratismi e qualche conflitto interno al gruppo, tra notti folli alla perenne ricerca di conquiste femminili, Jake inizia un percorso di crescita che lo porterà anche a trovare l'amore. CURIOSITÀ: l film è stato presentato in anteprima al Southwest Film Festival. Ha avuto una distribuzione limitata nelle sale cinematografiche statunitensi il 30 marzo 2016, per poi averne una più ampia dall'8 aprile dello stesso anno. Per gli amanti delle “teen series”, l’attore Tyler Hoechlin non è un volto nuovo; infatti ha interpretato la parte di Derek Hale nel telefilm “Teen Wolf”.

TITOLO: TUTTI VOGLIONO QUALCOSA GENERE: COMMEDIA REGIA: RICHARD LINKLATER ATTORI: BLAKE JENNER, RYAN GUZMAN, TYLER HOECHLIN, GLEN POWELL DURATA: 116 MINUTI USCITA (Italia): 16 GIUGNO 2016

fotografa il codice QR per vedere il trailer

CLASSICI DA NON PERDERE Titolo: Il segreto dei suoi occhi Genere: Drammatico Durata: 127 minuti Regia: Juan Josè Campanella Attori: Ricardo Darìn Per venticinque anni un caso di omicidio è rimasto impresso in modo indelebile nella mente di Benjamìn Espòsito. Andato in pensione, decide di ripensare a quella storia per ripercorrere un passato pieno d’amore, di morte e d’amicizia. Ma quei ricordi, una volta liberati e scandagliati ossessivamente, cambieranno la sua visione del passato. E riscriveranno il suo futuro.

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Verona

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Uno sguardo alla settima edizione

TREGNAGO ROCK CONTEST

di

Ingrid Sommacampagna

INCORONATO IL ROCK DURO DEI KAOSKALMO

Si è concluso domenica 22 maggio il Tregnago Rock Contest, organizzato dalla Pro Loco, con l'assegnazione del primo premio al gruppo vicentino dei KaosKalmo. L'evento è stato realizzato nell'area dell'ex Italcementi, valorizzata da giochi di luce proiettati sulle mura; sono stati ospiti i Caprice, i MonnaLisa Smile (vincitori della scorsa edizione) e Pino Scotto che con la sua band ha concluso l'evento suonando alcuni suoi classici e dei brani del suo ultimo lavoro Live For A Dream. KaosKalmo

L

a musica è un viaggio in cui si impara a conoscere se stessi e a trasmettere agli altri un messaggio, portando con sé significati profondi che permettono di coinvolgere le persone, creando senso di appartenenza, fondamentale per i giovani. La giuria ha visionato i 12 gruppi finalisti, chiamati a riarrangiare due brani, uno in italiano e uno in inglese, in 30 minuti di tempo. I KaosKalmo hanno trionfato con il loro rock duro in italiano, meritando la promozione da parte dell'agenzia Vrec/Davvero Comunicazione; gli Jansheer, al secondo posto, dal rock multiforme, hanno ottenuto la realizzazione di un video professionale girato e montato da Luca Adami, e ai terzi, i tregnaghesi Megatherium, band stoner doom, un set fotografico offerto dal fotografo Mario Vugan Piemontese. Inoltre, il premio del pubblico è stato assegnato agli Agorà,

La giuria: da sinistra Francesco Marchiori, Francesco Bommartini, Gianni Della Cioppa e Eva Impellizzeri.

dal rock cantautorale, che corrisponde ad un buono di 200 euro spendibili al Musical Box. «Mai come quest'anno la giuria ha discusso animatamente per venirne a capo, a testimonianza di un livello veramente alto delle band. In fondo è solo suonare, divertirsi, conoscere altre realtà e condividere questa immensa passione», spiega Gianni Della Cioppa, uno dei giurati. «Nella scena del rock italiano ci sono ottimi musicisti ed altri che credono di esserlo, poi i reality televisivi danno false speranze ai giovani. Non c'è chi vince e chi perde, quando uno suona la sua musica, quando uno ci mette il cuore, ha già vinto», spiega Pino Scotto, 66 anni, ex voce dei Vanadium e volto di RockTv. Nella serata ha suonato il suo inedito Don't Touch The Kids che parla del suo aiuto a sostegno dei bambini, mentre The Eagle Scre-

am è dedicata a Lemmy dei Motörhead con cui ha collaborato. «La vittoria dà molta euforia, ne siamo entusiasti e felici; numerose le prove e i ripetuti ascolti dei nostri pezzi per sentire se funzionavano come volevamo. Facciamo rock alternativo cantato in italiano e di solito i nostri brani non arrivano subito all'orecchio del pubblico, ma per fortuna la giuria e tutte le persone che sono venute ad ascoltarci hanno smentito questo fatto. Il Contest ha avuto una bella organizzazione e non abbiamo dovuto subire numerose serate di selezione», conclude Riccardo Serafini, voce dei KaosKalmo. Il gruppo di Chiampo è composto da altre tre persone: Matteo (chitarra), Mirco (basso) e Jonathan (batteria). Facebook.com/KaosKalmo


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PANTHEON

UNDERGROUND di

Marco Nicolis

MUD

marco.nicolis@verona-pantheon.com

UNA VOCE CHE FA VIAGGIARE LA MUSICA TRA FANGO E PAROLE Nelle prossime righe daremo spazio ad un vero artigiano della musica, un artista che non ama complicarsi la vita dimenandosi tra mille distorsioni di chitarra, effetti, sintetizzatori ed elettronica, ma che, per i propri brani e la propria musica, ha scelto la via della “semplicità”.

L

a semplicità classica di una voce e di una chitarra, legate tra loro da testi ben curati dove le parole non sono mai gettate al vento, navigano tra semplici accordi e frasi senza eccessivi fronzoli, studiate e intrecciate nel dettaglio. Ecco, semplicità e precisione sono le parole d’ordine e proprio da queste inizio a raccontarvi Mud , l’idea di Michele Negrini. Cresciuto tra le fila dei Terzo Binario (rock band), il percorso nel mondo della musica di Michele con il tempo prende una piega diversa; una svolta. Le mille idee e parole che gli frullano in testa hanno bisogno di uno sfogo, di qualcosa di nuovo e questa è la soluzione: il progetto solista Mud. Un allegro pop – folk, che sa esprimere senza giri di parole il mondo e la quotidianità che ci circonda. Ma attenzione, se tradotto letteralmente il nome “mud”, dall’inglese “fango”, può assumere un'accezione negativa, cosa che Michele vuole assolutamente evitare. Infatti questo fango non è quello che

Un allegro pop – folk, che sa esprimere senza giri di parole il mondo e la quotidianità che ci circonda

sporca i vestiti, che inghiotte e divora tutto, ma è, nella sua visione, un elemento positivo. L’unione di acqua e terra, elementi vitali e positivi che si mescolano tra loro. L’acqua come movimento, motore che ci spinge a realizzare i nostri sogni tramite la passione e la buona volontà. La terra come tutta quella fatica, il sudore della fronte e l’impegno che ci vuole nella lunga strada per raggiungere i nostri progetti. D’amore e di fango è proprio il titolo dell’album pubblicato nel 2015 . Formato da 10 tracce che spaziano tra tematiche sociali, sogni, quotidianità, amore, l’album è una sorta di visione sul mondo che ci circonda. Proprio alcuni di questi pezzi sono stati selezionato per fare parte di un

EP contenente i migliori progetti indipendenti italiani e sarà di distribuito dalle librerie Coop. Ma Mud non è solo questo, non si divide solo tra album e sala prove. Per citare un riconoscimento alla musica di Michele torniamo al 2014, il Premio Amnesty Emergenti - Voci per la Libertà lo vede vincitore. Poi, serate live, palcoscenici dove “raccontare” la propria musica, luoghi che non avranno la stessa visibilità dei talent show ma che sanno regalare emozioni a chi sta sul palco, a chi si sofferma ad ascoltare. Adesso, mentre Michele lavora al prossimo album, che ne dite di prendervi un momento per seguirlo e ascoltare la sua musica? Qui troverete tutte le informazioni: www.mudworld.it


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UNDERGROUND

PATRICKS UN PO' DELLO SPIRITO IRLANDESE GERMOGLIA A VERONA Sotto il segno del verde trifoglio irlandese, all'incirca quattro anni fa, è nato un progetto particolare, decisamente molto ben ispirato e profondamente creativo.

I

rlandese proprio perché di musica tradizionale dell'isola si parla, arricchita da uno stile più contemporaneo, moderno: un pizzico di XXI secolo in uno stile decisamente tradizionale, con influenze alla Dubliners, Blackmore's Night e Modena City Ramblers . Ecco, forse l’unica pecca in termini di originalità è il nome, Patricks, ripreso proprio dalla tradizionale (e decisamente ben conosciuta anche in Italia) festa del 17 marzo, ma possiamo forse fargliene una colpa? Torniamo a noi, anzi, torniamo a loro, ai nostri 5 musicisti veronesi. Tale from Irish Waves (che significa "Racconti dalle onde irlandesi") è il primo lavoro della band, il quale vedrà la luce nei prossimi giorni. Un album che racconta le ballate dell’antica tradizione irlandese, legate tra loro da un’invisibile filo conduttore che sembra trasportare chi lo ascolta, lungo un viaggio attraverso le verdi colline oltre la Manica. Inoltre, al di là dei brani registrati, la nostra band è salita anche su diversi palcoscenici

Per info e adesioni: www.verona-pantheon.com eventi@veronanetwork.it 045 8650746

Foto di Corrado Benanzioli

MARGOT ZANETTI - VOCE ALESSIO MALESANI CHITARRA E VOCE GABRIELE GIRLANDA VIOLINO E BANJO RICCARDO ALBERTI - FLAUTI NICOLÒ ALBERTI - BATTERIA ANDREA ZENARO - FONICO tra cui New Beat Contest Verona, il festival internazionale “Irlanda in Festa”,  aprendo le danze a Cisco, ex Modena City Ramblers e dividendo nel 2015 anche il palco con i Goitse, miglior band tradizionale d’Irlanda (eletti proprio l'anno scorso). Ora, in attesa dell’uscita del disco, la parola d’ordine è: live. Locali, festival, palcoscenici; l'obiettivo è attraversare in lungo e in largo tutti i possibili spazi dove portare le veloci ballate irlandesi. Nel frattempo, per aggiungere un altro pizzico di

VER NA

N E T W O R K

vivacità alle loro note i Patricks sono in cerca di un fisarmonicista da aggregare in pianta stabile al gruppo. (Qualcuno tra voi è interessato?) Detto ciò, se avete voglia di farvi un serata all’insegna della musica alternativa, segnatevi queste date: 9 e 15 luglio 2016. La prima serata si terrà presso la sagra di Bosco Chiesanuova e la seconda alla sagra di Lugo di Grezzana. Andateci, ascoltateli e fateci sapere. (Vi divertirete!) patricks.irishband@gmail.com

venerdi

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giugno

arte, cultura E TRADIZONI La vocazione artistica di VeronA tra presente e futuro


Territorio

Brevi da Verona e Provincia

a

Spicchi A cura di Alessandra Scolari

Quando la musica è passione - GREZZANA Il concerto de “Gli orchi” per i dieci anni di attività, andato in scena lo scorso 14 maggio al Centro Eugenio Turri, promosso dalla professoressa Daniela Bazzoni in collaborazione con il comitato biblioteca comunale, ha offerto grandi emozioni. Hanno coadiuvato gli Orchi le docenti Lorenza Pollini (arpa), Julia Nagy (chitarra) e Nadia Pallaroni (violino), le giovani Sofia Signorini ed Emma Aldegheri al violino e alle percussioni Silvia Laico e Maria Zoccatelli. Una dozzina di appassionati della Valpantena - tra questi Nicola Bolla, Flavio Tommasi, Renato Castellazzi, Giovanni Dal Corso, Chiara Negrini, Livio Simone e Giorgio Venuti (alcuni over 50) -

che nel tempo libero imparano brani stupendi con i loro violini, viola e violoncello: strumenti ad archi (da cui «gli orchi»), per il grande amore della musica. Anima del gruppo è Daniela Bazzoni (residente ad Alcenago) docente di violino e viola e da 26 anni nell’orchestra della Fondazione Arena. Per il concerto del decennale hanno scelto un repertorio eccellente: da J.S. Bach, all’Inverno di A. Vivaldi (ai violini de “La pioggia” faceva eco un forte temporale), al “Sogno d’amore” di Franz Liszt, proseguendo poi con Handel, F. Mendhelsshon, la Cavalleria Rusticana di P. Mascagni, al valzer di Shostakovich, per poi passare alle colonne sonore dei film del Novecento:

da Braveheart (1995) di Mel Gibson, all’ultimo dei Mohicani del compositore sudafricano Alfred C.Jones, per finire con la musica del film La vita è bella del premio oscar Nicola Piovani. Molti gli applausi e gli occhi lucidi.

Donare sangue è donare vita. L’impegno della Fidas - TREGNAGO Fidas Tregnago, nata nel 1963, conta ben 230 donatori su 5000 abitanti, tra cui anche gli Amatori del calcio che hanno stretto una collaborazione solidale per incentivare la donazione di sangue dei giovani dai 20 ai 35 anni. La Pro Loco, inoltre, ha donato un gazebo per le manifestazioni tese alla sensibilizzazione per la ricerca di volontari e l'R.S.A. (Residenza Sanitaria Assistenziale) offre un ristoro il mercoledì. Donare sangue può salvare una vita e di sangue ne occorre sempre. In Italia, infatti, il fabbisogno annuo di sangue intero è di 2.400.000 unità, mentre quello del plasma è di 1.077.000 litri. Per gli ammalati è un fattore di sopravvivenza ed è necessario aumentarne la raccolta e quella dei suoi emocomponenti per la pratica medica, chirurgica e oncologica. La sensibilizzazione è ciò su cui puntano

le associazioni di donatori perché il 65% della popolazione italiana ha un'età compresa tra i 18 e i 65 anni, ma solo il 3% dona. L'Amministrazione comunale ha fatto da tramite tra la Fidas e l'R.S.A. del Centro Assistenza Fermo Sisto Zerbato, rendendo possibile la creazione di un ristoro post trasfusione ogni mercoledì mattina, giorno in cui vi sono le donazioni su chiamata, situato al secondo piano dell'ex Presidio Ospedaliero di Tregnago. «Ho iniziato a 18 anni a donare perché mio padre mi ha trasmesso il significato di questo gesto; sei un discepolo portatore di un messaggio di speranza» spiega Enrico Anselmi, 30 anni, presidente di Fidas Tregnago. «Ad oggi è motivo d'orgoglio vedere giovani volontari che, anche, grazie alle trasfusioni, hanno la salute costantemente monitorata visto che i Centri Trasfusionali effettuano ogni

A cura di Ingrid Sommacampagna

volta un controllo attraverso esami e visite. Ringraziamo chi ha donato e che ora non può più farlo a causa di motivi di salute o dell'età, che hanno contribuito a rendere forte il gruppo», conclude Stefano Dal Castello, 50 anni, vicepresidente di Fidas Tregnago. Il sangue non ha colore e va donato per un fine comune: salvare vite. Per info: tregnago@fidasverona.it

Il torneo Fidas Zona Nord di calcio a 7 compie 3 anni - STALLAVENA 15 giugno 2016, prende il via la terza edizione del Torneo Fidas zona nord di calcio a 7, il torneo più bello dell’estate. Il palcoscenico sarà sempre quello, il campo sintetico di Stallavena (Grezzana) situato in via Prealpi 15, sempre uguale sarà anche l’obiettivo: divertirsi e passare qualche ora in compagnia dello sport più appassionante del mondo. Il torneo, in collaborazione

con l’Union Grezzana Lugo e il gruppo sportivi di Stallavena sarà presente ogni lunedì, mercoledì e venerdì fino al 15 luglio, giornata di finali e premiazioni. Per l’intera durata dell’evento sarà presente un corner fornito di bevande e qualche stuzzichino per intrattenere squadre e semplici spettatori. Per info: Marco Nicolis : 3473782920

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Territorio

Brevi da Verona e Provincia

a

Spicchi A cura di Chiara Boni

Tutte l e s fu m at ur e d e l r i us o c o n R ig ioc a - SA N G IOVA N N I L U PA T OT O Con l’intenzione di diffondere la cultura del riuso e della condivisione, la manifestazione Rigioca torna a colorare il viale Giovanni Paolo II di San Giovanni Lupatoto nelle serate del 25, 26, 27 giugno. La manifestazione, giunta alla sua felice quinta edizione, sarà come sempre dedicata a bambini e ragazzi dai 6 ai 14 anni che potranno vendere o scambiare in piena autonomia giochi, giornalini, libri, collezioni, biciclette ed articoli di loro proprietà. L’unica condizione è che non si tratti di oggetti nuovi di fabbrica. Nella serata

del 25 giugno, a mettersi in gioco saranno anche i più grandi. Grazie alla partecipazione dell'Associazione L'Abbraccio delle Mamme sarà presente anche il Mercatino di Mamma e Papà che sarà riservato agli adulti i quali potranno scambiare e barattare, a fronte di un’offerta, articoli usati per la gravidanza e l’infanzia. Per informazioni ed iscrizione a Rigioca scrivere a rigioca@libero.it Per informazioni ed iscrizione al Mercatino di Mamma e Papà scrivere a labbracciodellemamme@gmail.com

Ai nas tri di pa r t e n z a la t r a d i z i o n a l e sag r a - sta l l av e n a Ritorna il classico appuntamento di inizio estate con la sagra di Stallavena. In programma da venerdì 17 giugno fino a domenica 19, la storica sagra sarà collocata all’ombra della palestra di Stallavena, proponendo come ogni anno musica, divertimento

e spettacolo. Durante la tre giorni si passerà dal tributo a Zucchero degli straordinari “Sigma Band” alle roboanti vespe del raduno di sabato 18 giugno. Dalle due ruote si passerà alle sonorità della Maraton Dj che vedrà esibirsi dj Vipera, dj Chice e dj

Berta. Si chiude domenica 19 con l’immancabile finale pirotecnico. Un evento da non perdere. Durante la manifestazione saranno inoltre a disposizione stand enogastronomici aperti a tutti.

A lezione di creatività - BOSCO CHIESANUOVA Perline, ceramica, uncinetto ma anche bricolage. Quando si tratta di passione non ci sono confini. Il 12 giugno dalle ore 15.00 l’associazione “Una montagna di idee” organizza il convegno “L’importanza di avere un hobby creativo” presso la Sala Olimpica del Teatro Vittoria di Bosco Chiesanuova. All’incontro interverranno Giorgia Zanini, Vice Sindaco del Comune di Bosco Chiesanuova, Dott.sa Elisabetta Villa psicologa e psicoterapeuta, Lorella Nodari,

insegnante Scuola dell’Infanzia di Verona e Maurizio Sacchi, co-fondatore dell’associazione e coordinatore dell’evento. Al termine sarà possibile assistere alle dimostrazioni di alcuni dei laboratori a cui è possibile partecipare durante l’anno presso il Laboratorio Creativo dell’associazione in Piazzetta Commercio, 8 a Bosco Chiesanuova.

CONVEGNO

L'importanza di avere un hobby creativo DOMENICA 12 GIUGNO 2016 | ORE 15.00

Teatro Vittoria - Sala Olimpica | Bosco Chiesanuova (VR) ORGANIZZATO DA

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SEGRETERIA ORGANIZZATIVA Associazione “UNA MONTAGNA DI IDEE” Piazzetta Commercio, 8 - 37021 Bosco Chiesanuova (VR) Tel. 349 6802126 | unamontagnadiidee@gmail.com

E l o s po rt sc e n d e i n pi a zz a - B O S CO C H IE SA N U OVA L’associazione Assobosco organizza anche quest’anno “Sport in piazza”: una giornata dedicata allo sport e al divertimento all’aria aperta, per conoscere le realtà sportive che operano sul territorio ma anche

sperimentare alcune delle attività proposte. Ci sarà l’occasione di provare tantissime attività sportive, dal nordic walk allo yoga, dallo sci di fondo alla pesistica, dagli sport più tradizionali fino a nozioni di

speleologia. Appuntamento per il 3 luglio, quando andrà in scena la terza edizione della manifestazione, organizzata con il patrocinio del Coni Verona e del Comune di Verona.

L es s inia L eg e n d, d i c h e pa r li a m o - BOSC O C H IE SA N U OVA Sport e mondo outdoor conosceranno il loro apice domenica 26 giugno con la 19° edizione di Lessinia Legend, la marathon più lunga d'Italia. Bosco Chiesanuova, località di riferimento per il turismo montano della provincia di Verona

sarà il palcoscenico, in questa tre giorni all'insegna della mountain bike, per atleti e semplici appassionati. Oltre a un percorso pensato per i più piccoli con il "Lessinia Legend Kids", da sabato 25 giugno sarà allestita Verona outdoor Expo, un'area

espositiva dedicata al mondo escursionistico e sportivo nella piazza del paese, con la possibilità di prendere parte ad escursioni gratuite tra boschi, vecchie contrade e pascoli incontaminati.


BELLEZZA AL NATURALE Mousse idratante corpo alla menta

Come avere una pelle morbida anche nei punti più critici come gambe, gomiti e talloni, soprattutto in vista dell’estate? Ci può venire in aiuto una ricetta a base di olio di cocco facilissima da preparare a casa: la mousse idratante corpo alla menta.

INGREDIENTI · Olio di cocco · Olio di mandorle dolci/Burro di karité/Burro di cacao · Olio essenziale di menta ·Vitamina E (facoltativo)

Procedimento Unite in una ciotola 150 gr di olio di cocco con l’altro ingrediente di base da voi scelto, quindi 50 ml di olio di mandorle dolci oppure 50 gr di burro di karité o di burro di cacao. Tenete presente che questa ricetta è molto versatile e si può fare anche diversa combinazione dei vari olii e burri, anche includendoli tutti e quattro, se li avete a disposizione (es. 100 gr cocco + 25 ml mandorle + 50 gr karité + 50 gr burro di cacao). Dopo aver unito tutti gli ingredienti desiderati in una ciotola, scioglierli a bagnomaria o nel microonde. Lasciate raffreddare il composto e, raggiunta la temperatura ambiente, unite 5 gocce di olio essenziale di menta e un cucchiaio di Vitamina E, se ce l’avete. Mescolate bene e mettete in frigo per circa un’ora: il composto alla fine dovrà risultare solido ma ancora abbastanza morbido al tatto. A questo punto montatelo a neve con un paio di fruste elettriche (sì, proprio come si fa con gli albumi) e voilà, in pochi minuti apparirà una mousse sofficissima e idratante.

Modalità d’uso Utilizzare la mousse sulla pelle secca, massaggiando una piccola quantità. È perfetta prima di andare a dormire, dato il suo tempo di assorbimento abbastanza lungo (ma ne vale la pena!).

Sostituzioni e note Ho scelto l’olio essenziale di menta perché dà un profumo fresco e perfetto per la stagione estiva, ma potete sostituirlo con quello che preferite (ad esempio quello di lavanda, o di arancio). Conservate la mousse in un barattolo di vetro a chiusura ermetica. Se avete la Vitamina E, che ha proprietà conservanti, non dovete preoccuparvi dei tempi di conservazione (arrivano fino a un paio di mesi); in caso contrario il mio consiglio è quello di consumarla entro due settimane.


Affi Cc Grand’Affi Shopping Center - T 045 7235995 - Desenzano Via U. La Malfa, 62/64 - T 030 9158682 - Caldiero SR11 Via San Pietro, 1 - T 045 6150780 Cc Verona Uno - S.G. Lupatoto T 045 8221081 - Legnago Via Luciano Lama, 5 - T 0442 642258 - Villafranca V.le del Lavoro, 1B - T 045 6305578 Stallavena Via Prealpi, 26 - T 045 907095 - San Bonifacio Via Villanova, 74 - T 045 6104798

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INGREDIENTI 200gr di farina 1 1 bustina di lievito per torte salate 2 zucchine 2 manciate di piselli 1 cipollotto foglie di menta fresca 40gr di olio extra vergine 120gr di latte vegetale/vaccino mezzo cucchiaino di sale

IN CUCINA CON MUFFINS SALATI

con zucchine, piselli e menta

NICOLE

MUFFINS DOLCI

(PER 4 PERSONE)

con zucchine, mandorle e 150gr di farina di riso lievito per dolci limone (senza glutine) 1 bustina di120gr di zucchero 2 uova 1 zucchina 40gr di mandorle 60gr di olio di girasole 1 limone

È arrivata l a sta gione dell e zucchine. Mi pia ceva l'idea di usare un solo ingrediente dal qual e partire per creare 2 ricette: una dolce ed una sal ata. Saltate in padella zucchine, pisellini e cipollotto a tocchetti. Mescolate farina, lievito, sale, latte ed olio. Unite le verdure e riempite i pirottini. Infornate a 180 gradi per 30 minuti. Unite le carote, le lenticchie e mescolate. Terminate la cottura aggiungendo brodo poco a poco. Spegnete il fuoco, unite la curcuma e mescolate. Mettete il coperchio per 5 minuti, poi servite.

Tritate le zucchine con le mandorle, il succo e la buccia del limone grattugiata. Sbattete le uova con lo zucchero, unite olio, farina, lievito ed il trito. Riempite i pirottini ed infornate a 180 gradi per 30 minuti.

Nicole Scevaroli

Le Ricette dal Mondo di

NICOLE

nicole.scevaroli@verona-pantheon.com

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Il Roadshow di “L e Ricette Dal Mondo di Nicol e” i prossimi gustosi appuntamenti Mercoledì 15 giugno ore 20.00 presso lo Sporting Club Verona, Via Corsini 5. La presentazione sarà accompagnata da cena e video ricetta (obbligatoria la prenotazione via sms a 340 7730549) Giovedì 23 giugno ore 16.30 presso Elk Bakery in via IV novembre 1A.


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CONSUMO CRITICO, OGNI SCELTA È DECISIVA

di Carlo Battistella per Adiconsum Verona

Il consumatore informato e attento ha un'importanza strategica nel mercato attuale. Sembra incredibile ma le sue scelte hanno il potere di cambiare le cose e, se sono giuste, di migliorarle.

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artiamo da una definizione. il consumo critico o consapevole consiste nell'orientare costantemente le proprie abitudini d’acquisto e di consumo preferendo merci e prodotti che soddisfino requisiti di qualità diversi da quelli normalmente valutati dal consumatore medio. Cosa significa in termini più pratici? Semplice; vuol dire che invece di riempire frettolosamente il carrello nel primo discount guardando solo il cartellino del prezzo ci si può soffermare a leggere l'etichetta, controllare provenienza, ingredienti e nome del produttore. Perché questi elementi nascondono un universo di informazioni per chi ha voglia di rendersi un elemento attivo e determinante di questa nostra società di cui è facile lamentarsi. Acquisire una valida cultura del consumo significa documentarsi e mantenersi aggiornati. Come? In libreria esistono pubblicazioni specifiche di facile fruizione molto utili per cominciare (es. Guida al Consumo critico, EMI), poi il web fa il resto. Come risultato, si potranno valutare i prodotti sulla base di parametri differenti dalla mera co nve n i e n z a e desumere dalle etichette notizie impor-

tanti, anche se, spesso, difficili da digerire. Ad esempio, in relazione ad un ingrediente che implica la distruzione di ecosistemi, al nome di una multinazionale coinvolta nel traffico di armi, ad un'origine remota che comporta l'impoverimento di un'economia nostrana. Tutte le merci presenti sul mercato possono avere un collegamento diretto con gravissime situazioni di sopruso, disagio, sofferenza, a volte inimmaginabili. Prendere coscienza di tale realtà è faticoso ma restituisce qualcosa di molto positivo: con una buona cultura del consumo si può scegliere consapevolmente, decidere da che parte stare e, ovviamente, esprimere il proprio consenso o dissenso nei confronti di determinati comportamenti che, sia a livello locale sia a livello globale, affliggono la società e l'ambiente

in cui viviamo. Ognuno di noi, infatti, deve prendere atto che ogni acquisto ha un effetto specifico e che tale effetto, per quanto il gesto del singolo possa sembrare insignificante, ha una portata devastante replicato nel comportamento degli altri consumatori. È lo stesso meccanismo del voto. Ogni elettore vota per uno ma la sua scelta è fondamentale per il risultato finale. Comprendere questo concetto mette a nudo le nostre responsabilità riguardo l'andamento del mondo che abitiamo ma allo stesso tempo ci assegna, come consumatori, un ruolo finalmente decisivo, trasformandoci da semplice fonte di guadagno per le imprese a impulso primario per il cambiamento di ciò che non va. A noi la scelta.


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